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Archive for the ‘News-ricerca’ Category

Un nuovo sensore chimico per la diagnosi precoce dell’autismo.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2017

I ricercatori dell’Institute of Physical Chemistry of the Polish Academy of Sciences di Varsavia hanno realizzato un sensore che riconosce le molecole di ossitocina, un composto considerato uno dei biomarcatori dell’autismo.

Molecole di molti composti chimici diversi circolano nel sangue umano. Uno di questi è l’ossitocina, un composto più comunemente noto come “l’ormone dell’amore“. Distinti cambiamenti nella sua concentrazione ematica suggeriscono che il paziente potrebbe essere potenzialmente predisposto all’autismo. Il sensore chimico realizzato riconosce selettivamente anche piccole quantità di ossitocina, come riportato sulla rivista “Biosensors and Bioelectronics“, fascicolo di febbraio 2018.

oxytocin  autism

Il team del Prof. Kutner ha già sviluppato molti strati polimerici che reagiscono selettivamente anche a basse concentrazioni di sostanze chimiche importanti, tra cui melamina, nicotina, albumina e neopterina (uno dei biomarcatori del cancro). L’ossitocina si è appena unita a questo gruppo.
Nei test sperimentali, si è scoperto che il nuovo sensore rileva le concentrazioni micromolari di ossitocina e reagisce alla sua presenza anche quando è circondato da molecole di una struttura molto simile” – afferma il prof. Kutner. “Il nostro sensore chimico dell’ossitocina è davvero solo il primo passo verso la costruzione di un dispositivo medico più avanzato che diagnostichi una predisposizione all’autismo“.

Fino ad ora, la concentrazione di ossitocina è stata misurata mediante analisi enzimatica e radioimmunologica nei fluidi corporei, come plasma sanguigno , saliva e urina così come nel fluido cerebrospinale ( Szeto et al., 2011 ).

Leggi abstract dell’articolo:
Synthesis and application of a “plastic antibody” in electrochemical microfluidic platform for oxytocin determination
Piyush Sindhu Sharma, Zofia Iskierko, Krzysztof Noworyta, Maciej Cieplak, Wlodzimierz Kutner
Biosensors and Bioelectronics, Volume 100, 15 February 2018, Pages 251-258

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Nuovo stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2017

Un team di ricercatori guidati da Kath Bogie, un ingegnere biomedico e professore associato di ortopedia e ingegneria biomedica presso la Scuola di Medicina della Case Western Reserve University e colleghi del Case Western Reserve ed altre istituzioni, ha sviluppato uno stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione e lesioni profonde dei tessuti dei glutei. Queste gravi condizioni mediche, che sono causate da lunghi periodi di tempo a letto o seduti, possono portare a forti dolori e infezioni, e persino alla morte.

flextstim flextstim1

flexSTIM, così si chiama questo piccolo stimolatore, flessibile, completamente impiantabile con elettrodi che, con il semplice tocco di un pulsante, fornirà una stimolazione intermittente ai tre muscoli glutei che costituiscono i glutei. Imitando il regolare spostamento del peso corporeo – aumentando di conseguenza la massa muscolare – la stimolazione migliorerà la salute dei muscoli e aiuterà a prevenire le ulcere da pressione e le lesioni dei tessuti profondi.

FlexSTIM sarà adatto praticamente per tutti i pazienti con lesioni del midollo spinale e altri con condizioni mediche debilitanti” afferma il prof. Bogie.
I benefici del nuovo sistema completamente impiantato includeranno una maggiore qualità della vita e una riduzione dei costi delle cure mediche. I rischi saranno ridotti al minimo perché sarà necessaria solo una piccola incisione per impiantare il dispositivo di 4 mm di spessore da effettuarsi ambulatorialmente previa anestesia locale.

Preliminary development of an advanced modular pressure relief cushion: Testing and user evaluation.
Freeto T, Mitchell SJ, Bogie KM.
J Tissue Viability. 2017 Mar 20. pii: S0965-206X(17)30041-4. doi: 10.1016/j.jtv.2017.03.001

Case Western Reserve University Receives DOD Grant for Implantable Muscle Stimulator

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Realtà Virtuale: Terapia efficace dopo l’ictus.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2017

L’uso della terapia della realtà virtuale per migliorare il movimento delle braccia e delle mani dopo un ictus è altrettanto efficace della terapia regolare, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Neurology” e condotto dai ricercatori dell’Aarhus University, Hammel Neurocenter in Danimarca.

RV  VR1

Lo studio ha coinvolto 120 persone con un’età media di 62 anni che avevano avuto un ictus in media circa un mese prima dell’inizio dello studio. La metà dei partecipanti ha avuto una terapia fisica e occupazionale standard. L’altra metà aveva una formazione sulla realtà virtuale progettata per la riabilitazione e adattabile alle capacità della persona. I partecipanti hanno utilizzato uno schermo e guanti con sensori per giocare a diversi giochi che incorporavano movimenti di braccia, mani e dita.

Entrambi i gruppi hanno avuto miglioramenti sostanziali nel loro funzionamento, ma non c’è stata differenza tra i due gruppi nei risultati“, ha detto il prof. Brunner. “Questi risultati suggeriscono che è possibile utilizzare entrambi i tipi di allenamento, a seconda di ciò che il paziente preferisce“. “Il sistema di realtà virtuale non era un’esperienza immersiva, possiamo solo ipotizzare che l’utilizzo degli occhiali di realtà virtuale o altre tecniche per creare un’esperienza più coinvolgente potrebbe aumentare l’effetto riabilitativo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Virtual Reality Training for Upper Extremity in Subacute Stroke (VIRTUES) – A multicenter RCT
Iris Brunner, PhD, Jan Sture Skouen, PhD, Håkon Hofstad, PhD, Jörg Aßmus, PhD, Frank Becker, PhD, Anne-Marthe Sanders, MSc, Hanne Pallesen, PhD, Lola Qvist Kristensen, MSc, Marc Michielsen, MSc, Liselot Thijs, MSc and Geert Verheyden, PhD
Neurology Published online before print November 15, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004744

ClinicalTrials.gov identifier: NCT02079103

Fonte: AAN

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FDA approva la prima pillola “digitale”.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il primo farmaco negli Stati Uniti con un sistema di ingestione con tracciamento digitale (Abilify MyCite). Le compresse aripiprazolo hanno un sensore ingeribile incorporato nella pillola che registra che il farmaco è stato preso.

Il prodotto è approvato per il trattamento della schizofrenia, il trattamento acuto di episodi maniacali e misti associati al disturbo bipolare di tipo I e per l’uso come terapia aggiuntiva per la depressione negli adulti.

Abilify-Mycite  Abilify-Mycite1

Il sistema funziona inviando un messaggio dal sensore della pillola a una patch indossabile. La patch trasmette le informazioni a un’applicazione mobile in modo che i pazienti possano monitorare l’ingestione del farmaco sul proprio smartphone. I pazienti possono anche consentire ai loro operatori sanitari e medici di accedere alle informazioni attraverso un portale web-based.

Essere in grado di monitorare l’ingestione di farmaci prescritti per la malattia mentale può essere utile per alcuni pazienti“, ha detto il prof. Mitchell Mathis della FDA.

La nuova pillola ‘Abilify MyCite’ è realizzata in collaborazione da Otzuka (il produttore del principio attivo, già venduto negli Usa con l’etichetta “Abilify”) e da ‘Proteus Digital Health‘, l’azienda che ha creato il sensore.

Comunicato FDA:
FDA approves pill with sensor that digitally tracks if patients have ingested their medication

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Scoperta sostanza in grado di curare le forme di autismo.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Nitrosinaptina” è il nome del nuovo farmaco che potenzialmente sarebbe in grado di curare quasi tutte le forme di autismo. In seguito a test effettuati su topi che presentavano la malattia, la sostanza ha ripristinato il corretto funzionamento dei neuroni, i normali comportamenti negli animali e ha ridotto e riportato alla normalità le anomalie cerebrali.

Lo studio condotto dal team del prof. Stuart Lipton, presso The Scripps Research Institute di La Jolla (California) e presso lo “Scintillon Institute” in San Diego è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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La nitrosinaptina funziona riequilibrando uno sbilanciamento dell’attività eccitatoria dei neuroni rispetto all’attività insufficiente dei neuroni inibitori. In pratica il farmaco riduce l’eccesso di attività neurale. In seguito ai test effettuati sui topini autistici, una volta ripristinato il corretto equilibrio tra stimoli eccitatori e inibitori dei neuroni, i comportamenti degli animali risultano normalizzati e non mostrano più il quadro comportamentale “autistico“.

Pensiamo che questo candidato farmaco possa essere efficace contro multiple forme di autismo” – afferma il prof. Stuart Lipton. I buoni risultati sono emersi dai test preliminari condotti in laboratorio su cellule di pazienti autistici. Presto la nitrosinaptina potrebbe essere già testata sui primi pazienti.

Leggi il full text dell’articolo:
NitroSynapsin therapy for a mouse MEF2C haploinsufficiency model of human autism
Shichun Tu, Mohd Waseem Akhtar[…]Nobuki Nakanishi
Nature Communications 8, 1488 doi:10.1038/s41467-017-01563-8

Fonti: Scintillon Institute” in San Diego  –  The Scripps Research Institute di La Jolla – CA

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Terapia genetica fa regredire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Un team congiunto di ricercatori italiani e statunitensi, rispettivamente dell’Università Statale di Milano, dell’Università di Harvard e dell’ospedale pediatrico di Boston, hanno condotto con successo una sperimentazione il cui risultato ha stupito gli stessi scienziati. Grazie ad un mix di terapia genica e cellule staminali, infatti, i ricercatori sono riusciti a far regredire nei topi il diabete di tipo 1, la forma nella quale il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulle pagine della rivista “Science Translational Medicine“, sono estremamente importanti.


Un passo avanti nella cura del diabete di tipo 1: intervista a Paolo Fiorina

Le cellule staminali del sangue prelevate dal topo sono state modificate geneticamente in modo da aumentare la produzione della proteina PD-L1, i cui livelli sono bassi negli individui con il diabete di tipo 1. Una volta modificate, le cellule sono state reintrodotte mediante l’iniezione di un virus carrier (reso inoffensivo) ed hanno così raggiunto il pancreas, l’organo in cui si trovano le isole pancreatiche, le “fabbriche” dell’insulina. La procedura, relativamente semplice da attuare, ha consentito al team di ripristinare la normale produzione dell’ormone peptidico.

La forza di questo approccio è la virtuale mancanza di controindicazioni, perché si usano cellule dei pazienti stessi, per di più sicure e già ampiamente sfruttate in clinica come le staminali ematopoietiche“, aggiunge il prof. Fiorina (video). I ricercatori confidano di poter replicare il risultato anche nell’uomo, con test clinici previsti già nei prossimi 2-4 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
PD-L1 genetic overexpression or pharmacological restoration in hematopoietic stem and progenitor cells reverses autoimmune diabetes
Moufida Ben Nasr, Sara Tezza, Francesca D’Addio, Chiara Mameli, Vera Usuelli, Anna Maestroni, Domenico Corradi,…
Science Translational Medicine 15 Nov 2017: Vol. 9, Issue 416, eaam7543 DOI: 10.1126/scitranslmed.aam7543

Fonte: Università Statale di Milano    –  University of Harvard

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Creato idrogel simile alla cartilagine.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

I tessuti molli portanti, ad es. cartilagine, legamenti e vasi sanguigni, sono costituiti prevalentemente da acqua (65-90%) che è essenziale per il trasporto dei nutrienti alle cellule. Mostrano tuttavia una incredibile rigidità, robustezza, resistenza e deformabilità attribuite alla rete 3D riconfigurabile costituita da nanofibre di collagene rigido e proteoglicani flessibili.
Gli idrogel e i compositi esistenti raggiungono parzialmente alcune delle proprietà meccaniche dei tessuti molli naturali, ma a scapito del contenuto di acqua. Allo stesso tempo, i polimeri biomedicali ricchi di acqua sono elastici ma deboli.

artificial-cartilage   kevlar
The artificial cartilage is very flexible yet resistant to tearing. Image credit: Joseph Xu, Michigan Engineering

I ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Chimica e Dipartimento di Scienza e Ingegneria dei Materiali, Università del Michigan, coordinati dal prof. Nicholas A. Kotov hanno realizzato un nuovo idrogel a base di kevlar che ricrea la magia della cartilagine combinando una rete di nanofibre resistenti di Kevlar – le fibre “aramidiche” più note per la produzione di giubbotti antiproiettile – con un materiale comunemente usato nelle sostituzioni di cartilagine idrogel, chiamato alcol polivinilico, o PVA e con un contenuto di acqua del 70-92%. Le loro proprietà meccaniche del nuovo composto corrispondono o superano quelle dei tessuti prototipo, ad esempio la cartilagine.

Poiché le nanofibre aramidiche e il PVA non danneggiano le cellule adiacenti, il prof. Kotov prevede che questa cartilagine sintetica possa essere un impianto adatto per alcune situazioni, come le parti più profonde del ginocchio.

Leggi abstract dell’articolo:
Water-Rich Biomimetic Composites with Abiotic Self-Organizing Nanofiber Network
Lizhi Xu,Xueli Zhao,Chuanlai Xu,Nicholas A. Kotov
Adv. Mater. 2017, 1703343. https://doi.org/10.1002/adma.201703343

Fonte: Department of Chemical Engineering and Department of Materials Science and Engineering, University of Michigan

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Le noci rafforzano il cervello.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

Sempre più studi stanno rivelando che le noci sono un toccasana per la nostra salute, con benefici che vanno da una migliore salute cardiovascolare a una maggiore memoria e cognizione. Questo nuovo studio ha esaminato le onde cerebrali innescate dal consumo di noci e ha trovato ulteriori prove sui benefici cognitivi.
Lo studio pubblicato sulla rivista “Faseb Journal è stato presentato all’Experimental Biology 2017 annual meeting, San Diego, CA.

pistahios
Pistachios were shown to induce the strongest gamma waves, which are associated with improved cognition and learning.

Il prof. Lee Berk ed i suoi colleghi della School of Medicine, Loma Linda University, hanno osservato che le noci hanno alte concentrazioni di flavonoidi – cioè antiossidanti che si ritiene abbiano effetti anti-infiammatori, anti-cancerogeni e protettivi del cuore. Come dimostrato nello studio i flavonoidi possono anche entrare nelle aree dell’ippocampo cerebrale responsabili dell’apprendimento e della memoria. Questi flavonoidi inducono effetti neuroprotettivi, portando alla “neurogenesi” o “nascita” di nuovi neuroni, oltre a migliorare il flusso di sangue al cervello.

I partecipanti allo studio hanno consumato regolarmente mandorle, arachidi, noci e pistacchi. Sono state misurate le onde cerebrali con EEG. Dalle prove obiettive è emerso che le diverse bande d’onda degli EEG cerebrali sono modulate in modo differenziale dai diversi tipi di noci. Esiste un’associazione benefica per la salute delle noci in generale con un aumento delle onde gamma (deputate all’elaborazione e alla memorizzazione delle informazioni) e delle onde delta (collegate con una migliore risposta immunitaria). In particolare i pistacchi aumentano le onde gamma.

Leggi abstract dell’articolo:
Nuts and Brain Health: Nuts Increase EEG Power Spectral Density (μV&[sup2]) for Delta Frequency (1–3Hz) and Gamma Frequency (31–40 Hz) Associated with Deep Meditation, Empathy, Healing, as well as Neural Synchronization, Enhanced Cognitive Processing, Recall, and Memory All Beneficial For Brain Health
Lee Berk, Everett Lohman, Gurinder Bains, Kristin Bruhjell, Jessica Bradburn, Nikita Vijayan, Sayali More, Krisha Patel, Sayali Dhuri, Siddarth Mourya, Gyuhyun Park, Ankita Gujaran and Shruti Nikam
The FASEB Journal vol. 31 no. 1 Supplement 636.24

Fonte: School of Medicine, Loma Linda University, CA

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Un farmaco antiparassitario combatte il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

I ricercatori sul cancro dell’University of Bergen (UiB) hanno sperimentato centinaia di farmaci noti, per vedere come riuscivano ad influenzare le cellule tumorali. Hanno scoperto che una sostanza utilizzata contro parassiti come Giardia (un protozoo flagellato responsabile di un’affezione intestinale) e Tenia (un parassita pluricellulare appartenente alla categoria dei vermi intestinali), agisce come medicina su misura contro il cancro alla prostata e al colon.

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Abbiamo scoperto che questa sostanza specifica blocca la via di segnalazione nelle cellule tumorali e le fa smettere di crescere. Non è frequente che i ricercatori scoprano una sostanza che agisce sulle molecole specifiche esattamente come questa“, afferma il professor Karl-Henning Kalland.

I ricercatori hanno visto che le cellule nel cancro della prostata e del colon contengono elevate quantità di beta-catenina attivata. L’attivazione di questa proteina fa sì che le cellule vadano in giro e si dividano ad un ritmo alto. Inoltre, la beta-catenina rende le cellule tumorali più resistenti e più capaci di sopravvivere. Il team ha scoperto che una sostanza NTZ (nitazoxanide), un farmaco antiparassitario ben noto e approvato, decompone la beta-catenina attivata.

NTZ attacca le cellule tumorali ostacolando la beta-catenina attivata. Questo ostacolo stimola il sistema immunitario, che attacca le cellule tumorali.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Chemical Biology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Small molecule promotes β-catenin citrullination and inhibits Wnt signaling in cancer
Yi Qu, Jan Roger Olsen, Xing Yuan, Phil F Cheng, Mitchell P Levesque, Karl A Brokstad, Paul S Hoffman, Anne Margrete Oyan, Weidong Zhang, Karl-Henning Kalland & Xisong Ke
Nature Chemical Biology Published online: 30 October 2017 doi:10.1038/nchembio.2510

Fonte: University of Bergen

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Primo DNA modificato su un paziente.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

Modificato il primo Dna su un paziente. Un gruppo di scienziati statunitensi del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland e della  Sangamo Therapeutics, ha provato per la prima volta a modificare un gene di una persona direttamente nel suo corpo per cambiare il Dna in modo permanente, con l’obiettivo di curare una malattia.

L’esperimento è stato realizzato in California dal prof. Paul Harmatz del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland, su Brian Madeux, un 44enne affetto da una rara malattia metabolica congenita la mucopolisaccaridosi di tipo II (MPS II), nota anche come sindrome di Hunter. Ricordiamo che senza l’enzima, chiamato iduronato-2-solfatasi (IDS), le persone con MPS II soffrono di un debilitante accumulo di carboidrati tossici nelle cellule di tutto il corpo. L’esito del tentativo sarà noto con certezza tra tre mesi. La tecnica verrà testata anche per altre malattie, inclusa l’emofilia.

Mucopolysaccharidosis II  zinc-finger-nucleases

La tecnica usata è diversa dalla Crispr, il cosiddetto “taglia e incolla” del Dna introdotto di recente. Sul paziente è stato sperimentato un sistema chiamato “nucleasi delle dita di zinco“. Sono forbici molecolari che cercano e tagliano uno specifico pezzo di Dna. La terapia fa parte di uno studio clinico di fase 1/2 (“lo studio CHAMPIONS“) che valuta SB-913, una terapia di modifica del genoma in vivo sperimentale. Il protocollo SB-913 utilizza la tecnologia di editing del genoma chiamata “nucleasi delle dita di zinco” messa a punto dalla  Sangamo Therapeutics che permette di inserire un gene correttivo in una posizione precisa nel DNA delle cellule epatiche.

Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell’università romana di Tor Vergata commenta: “E’ la prima volta al mondo che si tenta un gene editing su una malattia metabolica con questa tecnica e su un uomo adulto – spiega – ed è una notizia straordinaria. Finora è stato modificato in laboratorio il Dna di cellule che sono poi state reimpiantate nei pazienti”.  Siamo all’inizio di una nuova frontiera della medicina genomica.

Rimaniamo in attesa della pubblicazione dello studio.

UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland Scientists Conduct First-Ever Gene Editing Inside a Patient’s Body

In 2017 Sangamo is conducting a Phase 1/2 clinical trial to evaluate safety, tolerability and preliminary efficacy of SB-913 in MPS II. Please visit the Clinicaltrials.gov webpage to learn more about our clinical trials.

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NCCN: Linee guida sul cancro al sistema nervoso.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of the National Comprehensive Cancer Network” le linee guida sul cancro al sistema nervoso. I dati che emergono negli ultimi anni hanno portato a significativi cambiamenti nella diagnosi, nella classificazione e nel trattamento dei tumori cerebrali. Sono stati identificati marcatori molecolari che forniscono informazioni diagnostiche, nonché informazioni sulla prognosi globale e sulle risposte a specifici trattamenti.

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Il documento è stato progettato dal National Comprehensive Cancer Network per soddisfare le esigenze educative di medici, infermieri e farmacisti coinvolti nella gestione dei pazienti con questa tipologia di cancro.

Scarica e leggi il documento in full text:
Central Nervous System Cancers, Version 1.2017
Featured Updates to the NCCN Guidelines
Louis Burt Nabors, MD1,*; Jana Portnow, MD2,*; Mario Ammirati
Natl Compr Canc Netw 2017;15(11):1331–1345 doi: 10.6004/jnccn.2017.0166

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AHA/ACC: Nuove linee guida americane sull’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Quasi la metà degli adulti negli Stati Uniti potrebbero essere classificati con alta pressione sanguigna, dopo che nuove linee guida dell’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno ridefinito i parametri.

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue spinge contro le pareti dell’arteria. L’alta pressione sanguigna, o l’ ipertensione, è quando questa forza diventa troppo alta. La pressione sanguigna viene misurata in millimetri di mercurio e ci sono due numeri utilizzati per valutare la pressione sanguigna: sistolica e diastolica.

La pressione sanguigna sistolica (il numero massimo) è la pressione sanguigna quando il cuore batte, mentre la pressione arteriosa diastolica (numero inferiore) è la pressione sanguigna tra i battiti cardiaci, quando il cuore è a riposo.

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Le linee guida precedenti – stabilite nel 2003 – definiscono l’ipertensione come pressione sanguigna di 140/90 millimetri di mercurio o superiore. Ora secondo i nuovi parametri l’ipertensione è classificata come una pressione sanguigna di 130/80 millimetri di mercurio o superiore, mentre la pressione sanguigna normale è classificata come una pressione sanguigna di 120/80 millimetri di mercurio.
Secondo l’AHA, le linee guida riviste presentate all’AHA Scientific Session ( November 11–15), mirano ad aumentare la consapevolezza dei rischi connessi con l’alta pressione sanguigna e combattere la condizione prima che conduca a maggiori problemi di salute.
Il nuovo documento è stato pubblicato in contemporanea sulle riviste: “Hypertension” e “Journal of the American College of Cardiology“.

Dr. Whelton – autore principale delle nuove linee guida – rileva che le persone con elevata pressione sanguigna ed ipertensione di stadio 2 (140/90 e superiore) sono ad alto rischio di complicazioni cardiovascolari e le nuove linee guida dovrebbero contribuire a evidenziare tale rischio e incoraggiare le persone a fare cambiamenti.
Vogliamo essere in linea con la gentese hai già raddoppiato il rischio, lo devi sapere. Non significa che hai bisogno di farmaci, ma è una luce gialla che devi abbassare la pressione sanguigna, soprattutto con approcci non farmacologico“- afferma il Dr. Whelton.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Paul K. Whelton, Robert M. Carey.. et al.
Hypertension. 2017; https://doi.org/10.1161/HYP.0000000000000065 Originally published November 13, 2017

2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults: Executive Summary

Fonti: American College of Cardiology  –  American Heart Association

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Linee guida USA sulle riniti allergiche stagionali.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Annals of Allergy, Asthma & Immunology” a cura della Joint Task Force on Practice Parameters (Jtfpp), le linee guida sul trattamento della rinite allergica (AR) stagionali negli adulti e nei bambini.

riniti-allergiche

Il documento aggiorna quello pubblicato nel 2008. Le nuove linee guida hanno lo scopo di migliorare la cura dei pazienti affetti da AR a seguito dell’introduzione di nuovi approcci di trattamento, mirando a contenere i costi non necessari.

Treatment of seasonal allergic rhinitis
Dykewicz, Mark S. et al.
Annals of Allergy, Asthma & Immunology Published online:November 02, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.anai.2017.08.012

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ASCO: Linee guida su alcol e rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“, a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) gli orientamenti sul consumo di alcol e lo sviluppo del cancro.
Secondo l’ASCO le probabilità di sviluppare il cancro aumentano con l’aumentare del consumo di alcol. Il fattore di rischio oncologico legato al consumo di alcol è spesso sottovalutato.

Alcohol-and-cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Alcohol and Cancer: A Statement of the American Society of Clinical Oncology
Noelle K. LoConte, Abenaa M. Brewster, Judith S. Kaur, Janette K. Merrill, and Anthony J. Alberg
Journal of Clinical Oncology 0 0:0

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Glioblastoma: possibile un nuovo trattamento.

Posted by giorgiobertin su novembre 13, 2017

Bloccare una proteina chiamata TRF1 potrebbe fermare la crescita dei glioblastomi – tumori cerebrali molto difficili da curare con scarsa sopravvivenza. Ad affermarlo i ricercatori del Telomeres and Telomerase Group at the Spanish National Cancer Research Centre (CNIO) di Madrid coordinati dalla prof.ssa Maria A. Blasco in uno studio condotto sugli animali e pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.

Primera terapia eficaz frente al glioblastoma atacando los telómeros

I glioblastomi si sviluppano da cellule cerebrali a forma di stella chiamate astrociti. Questi tumori contengono anche un sottogruppo di cellule denominate cellule staminali di glioblastoma (GSCs), che consentono ai tumori di rigenerarsi. Questo è un motivo per cui il glioblastoma è così difficile da trattare.

I ricercatori hanno notano che queste cellule staminali contengono livelli elevati della proteina TRF1. TRF1 è un complesso proteico che aiuta a salvaguardare i telomeri – cioè i tappi protettivi alla fine dei cromosomi.

I ricercatori hanno rimosso TRF1 durante la formazione di tumori di glioblastoma nei modelli di topo. Questo trattamento ha ridotto i glioblastomi nei roditori e aumentato la loro sopravvivenza dell’80%.
Inoltre il team ha scoperto che il blocco della proteina TRF1 nei tumori di glioblastoma ha causato danni al DNA dei telomeri nei GSCs, questo ha impedito a queste cellule di proliferare.
Abbiamo visto che l’inibizione di TRF1 è una strategia efficace per il trattamento del glioblastoma, sia da sola che in combinazione con le attuali terapie con radiazioni e temozolomide (agente chemioterapico)” afferma Maria A. Blasco (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Inhibition of TRF1 Telomere Protein Impairs Tumor Initiation and Progression in Glioblastoma Mouse Models and Patient-Derived Xenografts
Leire Bejarano, Alberto J. Schuhmacher, Marinela Méndez, Diego Megías, Carmen Blanco-Aparicio, Sonia Martínez, Joaquín Pastor, Massimo Squatrito, Maria A. Blasco,
Cancer Cell Volume 32, Issue 5, 13 November 2017, Pages 590–607.e4 – https://doi.org/10.1016/j.ccell.2017.10.006

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre (CNIO)

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NICE: Linee guida sulla valutazione e gestione del Disturbo Bipolare.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2017

Sono state aggiornate a cura di NICE le linee guida sul riconoscimento, la valutazione e il trattamento del disturbo bipolare (precedentemente noto come depressione maniacale) nei bambini, nei giovani e negli adulti. Il precedente documento era stato pubblicato nel settembre del 2014.

bipolar

Scarica e leggi il documento in full text:
Bipolar disorder: assessment and management
Clinical guideline [CG185] Published date: September 2014 Last updated: November 2017

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Scoperto biomarker per la rilevazione precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2017

I ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno identificato un peptide che potrebbe portare alla rilevazione precoce della malattia di Alzheimer (AD).

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, può anche fornire un mezzo per mettere a punto farmaci per le aree malate del cervello e per curare l’AD, la malattia di Parkinson, così come il glioblastoma, lesioni cerebrali e ictus.


Dr. Aman Mann of the Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute discusses a finding that may lead to earlier detection and treatment of Alzheimer’s disease.

Il nostro obiettivo era trovare un nuovo biomarker per l’AD“, afferma il prof. Aman Mann, “Abbiamo identificato un peptide (DAG) che riconosce una proteina che è elevata nei vasi sanguigni del cervello dei topi con AD e dei pazienti umani. Il target DAG, fattore di crescita del tessuto connettivo (connective tissue growth factor – CTGF), appare nel cervello di questi pazienti con AD prima che la malattia diventi patologica” (video).

CTGF è una proteina che viene generata nel cervello in risposta all’infiammazione e alla riparazione dei tessuti“, spiega Mann. “La nostra scoperta che collega elevati livelli di CTGF con AD è in linea con il crescente numero di prove che suggeriscono che l’infiammazione svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’AD“.
Dobbiamo prima sviluppare una piattaforma di imaging, utilizzando scansioni MRI o PET per differenziare i topi con AD dal vivo da quelli normali. Una volta questo step, possiamo concentrarci sugli esseri umani“, aggiunge il prof. Ruoslahti. “Man mano che la nostra ricerca progredisce, prevediamo anche CTGF come un potenziale obiettivo terapeutico che non è correlato al Beta amiloide (Aβ), la proteina tossica che crea le placche nel cervello“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a peptide recognizing cerebrovascular changes in mouse models of Alzheimer’s disease
Aman P. Mann, Pablo Scodeller, Sazid Hussain, Gary B. Braun, Tarmo Mölder, Kadri Toome, Rajesh Ambasudhan, Tambet Teesalu, Stuart A. Lipton & Erkki Ruoslahti
Nature Communications 8, Article number: 1403 (2017) Published online: 10 November 2017 doi:10.1038/s41467-017-01096-0

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Inibitori della pompa protonica e rischio malattie renali e cancro allo stomaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2017

Una recente meta analisi ha collegato inibitori della pompa protonica (PPI) con lo sviluppo di malattie renali croniche (CKD). I risultati sono stati presentati al Kidney Week 2017, the Annual Meeting of the American Society of Nephrology (ASN). La metanalisi ha incluso un totale di 5 studi con 536.902 partecipanti.
I risultati hanno mostrato che gli individui che hanno utilizzato PPI hanno avuto un aumento del 33% del rischio relativo di malattie renali croniche o insufficienza renale rispetto ai non utilizzatori.

PPI05

In un secondo studio pubblicato sulla rivista “Gut” gli inibitori di pompa protonica: se presi a lungo raddoppiano il rischio di cancro dello stomaco nei soggetti eradicati per Helicobacter pylori. E’ noto da tempo che l’impiego di questi farmaci per lunghi periodi determina un peggioramento dell’atrofia gastrica, soprattutto tra i pazienti con infezione da Helicobacter pylori (HP).

Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver seguito 63397 adulti, fra il 2003 e il 2012 in terapia per l’eradicazione dell’Helicobacter. Un trattamento prolungato con PPI, si associa ad un aumentato rischio di sviluppare un tumore dello stomaco. Il loro consiglio dunque è di essere cauti nel prescrivere per lunghi periodi i PPI, anche nei pazienti eradicati con successo.

I PPI che vengono comunemente utilizzati per vari disturbi acido-correlati sono: Omeprazolo, Esomeprazolo, Lansoprazolo, Rabeprazolo, Pantoprazolo.

Leggi abstract dell’articolo:
Proton Pump Inhibitors and Risk of CKD: A Meta-analysis
Charat Thongprayoon,…. et al.

Kidney Week 2017

Long-term proton pump inhibitors and risk of gastric cancer development after treatment for Helicobacter pylori: a population-based study
Ka Shing Cheung, Esther W Chan, Angel Y S Wong, Lijia Chen, Ian C K Wong, Wai Keung Leung
Gut Published Online First: 31 October 2017. doi: 10.1136/gutjnl-2017-314605

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AIOM: Linee guida di oncologia 2017.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2017

Sono disponibili in aggiornamento le linee guida di oncologia 2017 a cura dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
I documenti in lingua italiana sono scaricabili direttamente in formato pdf.

Aiom_logo

Fonte: AIOM

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Staminali e terapia genica per ricostruire la pelle.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2017

Grazie alle cellule staminali corrette geneticamente è stato possibile un trapianto di pelle in un bambino farfalla, affetto cioè da una grave malattia della pelle, la epidermolisi bollosa (Eb) (http://www.debra.org/).

Skin-stem-cell
Un lembo di epidermide geneticamente corretta coltivata in laboratorio

La epidermolisi bollosa è una malattia genetica rara che rende la pelle dei bambini affetti estremamente fragile, anche solo per piccole attività di sfregamento o pressione, associata alla comparsa di bolle e piaghe dolorose. I difetti genetici modificano l’anatomia della pelle.
Si tratta di geni che raccolgono le istruzioni per la formazione di alcune proteine fondamentali per ancorare tra loro epidermide e derma, rispettivamente lo strato più esterno e quello più interno della pelle. Quando questi geni sono mutati l’epidermide tende a staccarsi dal derma.

Un team di ricercatori internazionali coordinati dal Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia come descritto nel lavoro pubblicato sulla rivista “Nature“, hanno prelevato delle cellule staminali dell’epidermide da una zona non danneggiata del bambino, hanno allestito delle colture cellulari in laboratorio e hanno modificato (con un vettore virale) le stesse cellule con la copia corretta alla base della malattia (in questo caso il gene LAMB3, che codifica per la proteina laminina beta 3). Il gene corretto che si trova all’interno del vettore che si integra nel DNA della cellula ospite, la quale comincia a produrre la proteina corrispondente. “Abbiamo messo insieme la capacità rigenerativa delle cellule staminali con quella correttiva della terapia genica“, ricorda il prof. Michele De Luca. Il risultato è stata la produzione di lembi di pelle corretti, sani, che sono stati trapiantati nel bambino.

Dopo 8 mesi, e dopo tre trapianti, il bambino è stato dimesso. Con una pelle, di fatto, nuova. Oggi a due anni di follow-up il bambino sta bene: non ci sono bolle, lesioni, la pelle è capace di rigenerarsi da sola. Una ottima notizia.

Leggi abstract dell’articolo:
Regeneration of the entire human epidermis using transgenic stem cells
Tobias Hirsch, Tobias Rothoeft,Norbert Teig,Johann W. Bauer,Graziella Pellegrini,Laura De Rosa,Davide Scaglione,…… Sergio Bondanza & Michele De Luca
Nature Published online 08 November 2017 doi:10.1038/nature24487

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Scoperto un trattamento per ringiovanire le cellule vecchie.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2017

Un team di ricercatori guidati dal professor Lorna Harries, professore di genetica molecolare all’Università di Exeter, ha scoperto un nuovo modo per ringiovanire le cellule senescenti inattive.

Questa scoperta si basa su precedenti risultati dello stesso gruppo che aveva dimostrato che una classe di geni chiamati fattori di splicing sono progressivamente spenti quando invecchiamo. Il team di ricerca ha scoperto che i fattori di splicing possono essere reintegrati con sostanze chimiche, rendendo le cellule senescenti fisicamente più giovani con le naturali capacità di suddivisione.

resveratroloAging
This is a 92 hour time capture image from NHDF cells treated with DMSO and 92 hour time capture image showing NHDF cells treated with resveratrol. Credit: University of Exeter

I ricercatori hanno applicato alcuni composti analoghi del resveratrolo, sostanze chimiche basate su un prodotto che si trova naturalmente nel vino rosso, cioccolato fondente, uva rossa e mirtilli, alle cellule senescenti in coltura.  A poche ore dal trattamento le cellule più vecchie hanno cominciato a dividersi ed avevano i telomeri più lunghi.
Le sostanze chimiche hanno riattivato i fattori di splicing, che vengono progressivamente spenti ​​quando si invecchia, si è avuta un’inversione della senescenza cellulare nei fibroblasti primari umani.

La scoperta ha il potenziale per essere una nuova terapia che aiuta le persone a migliorare la loro salute con l’età, senza incorrere negli effetti degenerativi dovuti all’invecchiamento.
Il professor Harries ha dichiarato: “Questo è un primo passo nel cercare di far vivere la vita normale, in salute il più a lungo possibile. I nostri dati suggeriscono che l’uso di sostanze chimiche permette di riaccendere i principali geni spenti quando invecchiamo, abbiamo trovato un mezzo per ripristinare la funzione delle vecchie cellule“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Small molecule modulation of splicing factor expression is associated with rescue from cellular senescence
Eva Latorre, Vishal C. Birar, Angela N. Sheerin, J. Charles C. Jeynes, Amy Hooper, Helen R. Dawe, David Melzer, Lynne S. Cox, Richard G. A. Faragher, Elizabeth L. OstlerEmail author and Lorna W. Harries
BMC Cell Biology 2017 18:31 https://doi.org/10.1186/s12860-017-0147-7

Fonte: University of Exeter

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AHA/ACC/HRS: aggiornate le linee guida sulle aritmie ventricolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2017

Le tre società: l’American College of Cardiology, l’American Heart Association e la Heart Rhythm Society hanno aggiornato le linee guida 2006 per la gestione delle aritmie ventricolari negli adulti a rischio o meno di morte cardiaca improvvisa (Scd).

Guideline-Ventricular-Arrhythmias

Il documento è pubblicato sulle riviste “Journal of the American College of Cardiology (Jacc)” e “Circulation“.
Nel documento sono inclusi anche i test invasivi come la cateterizzazione cardiaca, l’angiografia TC, la terapia farmacologica, i defibrillatori, l’ablazione transcatetere e le procedure chirurgiche e di rivascolarizzazione.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 AHA/ACC/HRS Guideline for Management of Patients With Ventricular Arrhythmias and the Prevention of Sudden Cardiac Death: Executive Summary
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Rhythm Society
Sana M. Al-Khatib, William G. Stevenson, Michael J. Ackerman, William J. Bryant, David J. Callans, Anne B. Curtis, Barbara J. Deal, Timm Dickfeld, Michael E. Field, Gregg C. Fonarow, Anne M. Gillis, Mark A. Hlatky, Christopher B. Granger, Stephen C. Hammill, José A. Joglar, G. Neal Kay, Daniel D. Matlock, Robert J. Myerburg and Richard L. Page
Journal of the American College of Cardiology DOI: https://doi.org/10.1016/j.jacc.2017.10.053

Download PowerPoint File

Systematic Review

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Una nuova tecnica distrugge le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2017

Le cellule tumorali sono implacabili, possiedono la capacità di sviluppare resistenza alle terapie attuali e rendono la malattia forte a qualsiasi trattamento.
I ricercatori del McCormick School of Engineering presso la Northwestern University, in un nuovo studio hanno identificato il punto debole del cancro; la loro scoperta ha già portato alla quasi-eradicazione della malattia nelle colture cellulari.


Northwestern Engineering’s Vadim Backman has developed an effective new strategy for treating cancer, which has wiped out the disease to near completion in cellular cultures in the laboratory.

Lo studio – che è stato pubblicato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” – mostra come alterare la struttura della cromatina nelle cellule tumorali potrebbe rendere più facile la loro distruzione.
Nel nucleo cellulare, il DNA è avvolto intorno a proteine ​​chiamate istoni; insieme formano un polimero a catena disordinata la cromatina. Il compito della cromatina è di confezionare il codice genetico nel nucleo della cellula. Essa può anche regolare quali geni sono accesi e quali spenti. Nel caso del cancro, la cromatina ha la capacità di regolare la capacità delle cellule tumorali di trovare modi per adattarsi al trattamento esprimendo geni che consentono alle cellule tumorali di diventare resistenti al trattamento.

Se pensi alla genetica come hardware“, spiega il prof. Vadim Backman, “allora la cromatina è il software“. La nuova tecnica è chiamata  Partial Wave Spectroscopic (PWS)  (PWS) e permette di monitorare in tempo reale la cromatina nelle cellule viventi.
I ricercatori spiegano che PWS consente loro di valutare la cromatina ad una lunghezza di 20-200 nanometri, che è esattamente il range dove la cromatina subisce una trasformazione quando si forma il cancro (video).

Il team ha scoperto che è possibile modificare la struttura della cromatina alterando gli elettroliti nel nucleo delle cellule tumorali. Questa strategia: “terapia per la protezione della cromatina o CPT” è stata messa in pratica utilizzando due farmaci già approvati dalla Food and Drug Administration (FDA): Celecoxib e Digoxin.
Celecoxib è attualmente utilizzato per alleviare il dolore, mentre Digoxin è usato per trattare la fibrillazione atriale e l’ insufficienza cardiaca.
I composti CPT non uccidono le cellule; ristrutturano la cromatina. Se si blocca la capacità delle cellule di evolversi e di adattarsi possiamo combattere il cancro, questo è il loro tallone di Achille” – sottolinea il prof. Backman.

Dopo aver dimostrato un grande potenziale per combattere il cancro nelle colture cellulari di diversi tipi di cancro, il trattamento è in fase di studio in un modello di animali.

Leggi abstract dell’articolo:
Macrogenomic engineering via modulation of the scaling of chromatin packing density
Luay M. Almassalha, Greta M. Bauer, Wenli Wu, Lusik Cherkezyan, Di Zhang, Alexis Kendra, Scott Gladstein, John E. Chandler, David VanDerway, Brandon-Luke L. Seagle, Andrey Ugolkov, Daniel D. Billadeau, Thomas V. O’Halloran, Andrew P. Mazar, Hemant K. Roy, Igal Szleifer, Shohreh Shahabi & Vadim Backman
Nature Biomedical Engineering (2017) Published online: 06 November 2017 doi:10.1038/s41551-017-0153-2

Fonte:  Department of Biomedical Engineering, Northwestern University, Evanston, USA

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E’ possibile controllare la riparazione delle lesioni nervose.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2017

Gli scienziati dell’Università di Monash in collaborazione con i ricercatori dell’Università del Queensland sono molto vicini a risolvere l’enigma di come i nervi possono guarire.

La ricerca pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“, ha stabilito che la fusione assonale ripristina la funzione completa dei nervi danneggiati.
La fusione assonale è il processo per cui gli assoni di ricostruzione si ricollegano e si fondono con i propri frammenti separati, ripristinando rapidamente ed efficacemente il tratto assonale originale. “Abbiamo scoperto che il processo della fusione assonale ripristina la piena funzionalità dei neuroni danneggiati. Inoltre, dimostriamo che le alterazioni indotte dalle lesioni alla membrana assonica, che causano l’esposizione di segnali lipidici “save-me” mediano il livello di fusione axonica. Quindi i nostri risultati stabiliscono la fusione assonale come un meccanismo rigenerativo completo che può essere modulato cambiando il livello di segnali di salvataggio esposti dopo lesioni” – afferma il prof. Brent Neumann.

Monash
Monash University scientists are one step closer to solving the riddle of how nerves can self-heal. CREDIT Monash University.

Gli studi si sono basati su un modello di laboratorio, l’organismo quasi microscopico Caenorhabditis elegans un nematode trasparente che permette di osservare lo stato della rigenerazione. Le due estremità del nervo danneggiato erano in grado di riconoscere l’un l’altro e riconnettersi a seguito di specifici segnali di “salvataggio” visualizzati sulla superficie del nervo danneggiato.
I ricercatori hanno dimostrato che questi segnali “save-me”, essenziali per il processo riparativo, è possibile manipolarli geneticamente. In particolare una molecola, il recettore della fosfatidilserina (PSR-1), riesce a riconoscere, localizzare e rimuovere le cellule apoptotiche che sono pre-programmate per morire, insieme alle cellule necrotiche che sono state danneggiate e sono causa di infiammazione.

“Il verme di nematode è ideale per la ricerca sulla riparazione di lesioni nervose perché ha un sistema nervoso molto semplice e perché i meccanismi biologici coinvolti sono” conservati “e simili a quelli dell’uomo“.  “Conoscendo esattamente come avviene questo processo di riparazione, possiamo modularlo in modo più efficace e speriamo di applicarlo ai sistemi dei mammiferi” – conclude il prof. Neumann.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Phosphatidylserine save-me signals drive functional recovery of severed axons in Caenorhabditis elegans
Zehra C. Abay, Michelle Yu-Ying Wong, Jean-Sébastien Teoh, Tarika Vijayaraghavan, Massimo A. Hilliard, and Brent Neumann
PNAS 2017 ; published ahead of print November 6, 2017, doi:10.1073/pnas.1703807114

Fonte: Università di Monash

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Cancro al colon-retto: nuovi possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

I ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York City e del Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno sviluppato un nuovo sistema in tre fasi che utilizza la medicina nucleare per mirare ed eliminare il cancro del colon-retto.
In questo studio condotto su un modello di topi, i ricercatori hanno raggiunto un tasso di cura del 100%, senza effetti tossici correlati al trattamento.
Lo studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine“.

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Fino ad ora la radioimmunoterapia (terapia mirata) di tumori solidi che impiega radionuclidi mirati ad anticorpi, ha avuto un limitato successo terapeutico. La nuova ricerca porta alcune novità sostanziali nei parametri di trattamento.
Nello studio la glicoproteina A33 (GPA33), un antigene trovato su oltre il 95 per cento dei tumori cancerogeni umani primari e metastatici, è mirata con un anticorpo bispecifico per l’antigene del tumore A33 e un secondo anticorpo un aptene radioattivo (molecola a basso peso molecolare che funge da carrier  ed è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici ), un complesso di lutetium-177 (177Lu) e S-2- (4-aminobenzil) 1,4,7,10-tetraazaciclododecano tetraacetico (177Lu-DOTA-Bn).
Tutti gli animali trattati DOTA-pretargeted radioimmunotherapy (PRIT) hanno tollerato bene il trattamento e c’è stata una remissione del tumore del 100%.
I risultati suggeriscono che l’anti-GPA33-DOTA-PRIT può essere un potente radioimmunoterapico per tumori del cancro colorettale GPA33 positivo negli esseri umani.

Le applicazioni di questo protocollo di trattamento della medicina nucleare potrebbero estendersi anche ad altri tumori.

Leggi il full text dell’articolo:
Curative Multicycle Radioimmunotherapy Monitored by Quantitative SPECT/CT-Based Theranostics, Using Bispecific Antibody Pretargeting Strategy in Colorectal Cancer
Sarah M. Cheal, Edward K. Fung, Mitesh Patel, Hong Xu, Hong-fen Guo, Pat B. Zanzonico, Sebastien Monette, K. Dane Wittrup, Nai-Kong V. Cheung and Steven M. Larson.
J Nucl Med November 1, 2017 vol. 58 no. 11 1735-1742

Fonte: Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging

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