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Archive for the ‘News-ricerca’ Category

Scoperta associazione glucorticoidi e tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2017

I ricercatori del Laboratorio nazionale CIB e dell’Università di Trieste, coordinati dal prof. Giannino Del Sal hanno scoperto che una proteina denominata YAP, coinvolta nel tumore al seno, è potenziata da degli ormoni, i glucorticoidi.

cancro_seno

YAP è una proteina che gioca un ruolo cruciale in un grande numero di neoplasie, dove stimola la crescita tumorale e favorisce la comparsa di metastasi. I ricercatori sono alla ricerca di nuovi composti chimici in grado di bloccare questa proteina nelle cellule di tumore alla mammella. Dagli esperimenti dei ricercatori dell’Università di Trieste è emerso che una classe di molecole ha un effetto opposto a quello desiderato, cioè attiva la proteina YAP. Queste molecole sono gli ormoni glucocorticoidi, naturalmente prodotti dall’organismo e coinvolti in vari processi come il controllo del metabolismo, le reazioni del sistema immunitario, nelle risposte a situazioni di stress o anche durante lo sviluppo embrionale.

Abbiamo osservato che nelle cellule di tumore della mammella i glucocorticoidi possono accendere YAP, spingendola ad attivare a sua volta un gruppo specifico di cellule tumorali, le staminali tumorali, verosimilmente responsabili dell’aggressività della malattia e della sua resistenza ai farmaci” – afferma il prof. Del Sal.
I ricercatori hanno anche identificato e provato l’efficacia contro le cellule di tumore alla mammella di un composto chimico che agisce bloccando i glucocorticoidi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Glucocorticoid receptor signalling activates YAP in breast cancer
Giovanni Sorrentino, Naomi Ruggeri, Alessandro Zannini, Eleonora Ingallina, Rebecca Bertolio, Carolina Marotta, Carmelo Neri, Elisa Cappuzzello, Mattia Forcato, Antonio Rosato, Miguel Mano, Silvio Bicciato & Giannino Del Sal
Nature Communications 8, Article number: 14073 (2017) Published online:19 January 2017 doi:10.1038/ncomms14073

Fonte: Laboratorio nazionale CIB e dell’Università di Trieste

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Mercurio nel pesce, collegato ad alto rischio di SLA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Dartmouth College di Hanover, guidati dal prof. Elia Stommel ha valutato il rapporto tra SLA e il mercurio nella dieta. Il team di ricerca ha scoperto che il consumo di alti livelli di mercurio attraverso pesce e frutti di mare può essere un fattore di rischio per la malattia di Lou Gehrig – SLA.

mercury-fish

In totale sono stati presi in considerazione 518 partecipanti, 294 con SLA e 224 senza. Il team ha raccolto informazioni dietetiche con un focus particolare sui frutti di mare e i tipi di pesce che i partecipanti hanno mangiato. Il team ha scoperto che coloro che hanno mangiato pesce e frutti di mare contenenti alti valori di mercurio con regolarità, avevavo il 25 per cento in più di mercurio accumulato rispetto al normale ed hanno avuto il doppio del rischio di SLA rispetto a coloro che avevano livelli più bassi.

Gli autori ricordano che mangiare pesce e frutti di mare comporta numerosi benefici per la salute; tuttavia, suggeriscono che le persone prima di fare le scelte di quali pesci consumare devono essere informate sui possibili rischi. I pesce con bassi livelli di mercurio, tra cui salmone e sardine, potrebbero essere le scelte migliori rispetto a squalo o pesce spada.

Il mercurio è una neurotossina conosciuta, se il legame SLA e mercurio viene confermato su studi più ampi, la riduzione nell’assunzione di questo metallo pesante rimane una scelta sensata.
La presentazione dei risultati dello studio sarà fatta durante il 69th ANNUAL MEETING dell’American Academy of Neurology che si svolgerà dal 22 al 28 aprile 2017 a Boston.

Abstract Title: Fish Consumption, Mercury Levels, and Amyotrophic Lateral Sclerosis (ALS)
Elijah Stommel, Celia Chen, Tracie Caller, Patricia Henegan, Brian Jackson, Brenda Hall, Rup Tandan, Walter Bradley, Angeline Andrew
FEBRUARY 20, 2017

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Primi risultati del trapianto di staminali nella Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2017

Un nuovo studio pubblicato online sulla rivista “JAMA Neurology” esamina i risultati a lungo termine dei pazienti con forme aggressive di sclerosi multipla (SM) che non hanno risposto alle terapie standard e sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe utilizzando le proprie cellule staminali.

ms

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (AHSCT) è stato studiato come trattamento per la SM aggressiva, nella logica della ricostituzione immunitaria. Il tipo di trattamento condotto dai ricercatori dell’Imperial College of London per la sclerosi multipla che ‘azzera‘ il sistema immunitario ha stabilito che si può fermare la progressione della malattia in quasi la metà dei pazienti. Tuttavia, poiché il trattamento comporta la chemioterapia aggressiva che disattiva il sistema immunitario per un breve periodo di tempo, alcuni pazienti sono deceduti per infezioni. I rischi devono essere attentamente valutati.

In questo studio, che è il più grande studio di follow-up a lungo termine con questa procedura, abbiamo dimostrato che possiamo ‘congelare’ la malattia di un paziente – e impedirgli di peggiorare, per un massimo di cinque anni dopo il trapianto“- afferma il prof. Paolo A. Muraro dell’Imperial College. I pazienti più giovani con forme meno gravi della malattia hanno risposto di più alla terapia. La maggior parte dei pazienti nello studio aveva una forma progressiva di SM; la forma più grave della malattia, e per il quale non esistono attualmente trattamenti.

Questi risultati sono molto promettenti, il prossimo passo sarà quello di avviare un ampio studio randomizzato controllato per questo tipo di trattamento” – conclude il professor Muraro.

Leggi il full text dell’articolo:
Long-term outcomes after autologous hematopoietic stem cell transplantation for multiple sclerosis
Muraro PA, Pasquini M, Atkins HL, Bowen JD, Farge D, Fassas A, Freedman MS, Georges GE, Gualandi F, Hamerschlak N, Havrdova E, + al. for the Multiple Sclerosis–Autologous Hematopoietic Stem Cell Transplantation (MS-AHSCT) Long-term Outcomes Study Group.
JAMA Neurol. Published online February 20, 2017. doi:10.1001/jamaneurol.2016.5867

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Linee guida sulla diagnosi di Fibrosi Cistica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2017

Sono state pubblicate da un gruppo di esperti internazionali guidati da Philip Farrell, della University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, Madison, per la Cystic Fibrosis Foundation le linee guida per la diagnosi di fibrosi cistica.

cff

I criteri di diagnosi si basano sull’interpretazione della mutazione del Cftr (conduttanza transmembrana della fibrosi cistica) ottenuti attraverso il progetto Clinical and Functional Translation of Cftr (Cftr2 – (http://www.cftr2.org/index.php)). Lo screening neonatale e la comprensione della genetica CF hanno spinto ad una riconsiderazione dei criteri di diagnosi.
La linea guida comprende 27 dichiarazioni di consenso che si applicano a varie popolazioni di pazienti di ogni età.

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnosis of Cystic Fibrosis: Consensus Guidelines from the Cystic Fibrosis Foundation
Farrell, Philip M. et al.
The Journal of Pediatrics , Volume 181 , S4 – S15.e1 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jpeds.2016.09.064

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Linee guida sul trattamento dell’epilessia in età pediatrica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2017

Sono state pubblicate a cura della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia) le prime linee guida nazionali sul trattamento dell’epilessia in età pediatrica.

Linee guida epilessia_cover

“Il trattamento delle epilessie in età pediatrica – spiega Antonella Costantino, presidente Sinpia – ha implicazioni particolarmente complesse ed è gravato da un ampio margine di arbitrarietà dovuto alla eterogeneità delle epilessie in questo periodo della vita, alle difficoltà da parte di chi deve studiare il bambino con epilessia nel disporre di tutti i mezzi necessari per approfondire e concentrare in breve tempo gli elementi su cui si fonda il processo decisionale terapeutico e dalla bassa specificità dei trattamenti disponibili“. Il documento è un riferimento di facile consultazione che vuole contribuire a ridurre il margine di arbitrarietà che, in assenza di informazione sistematizzata, può condizionare le scelte in questo ambito così delicato.

Scarica e leggi il documento in full text.
Il trattamento dell’epilessia in età pediatrica

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Decriptato il genoma dei tumori al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2017

Un team internazionale multicentrico coordinato dal team veronese di Arc-Net, centro di ricerca Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata, diretto dall’anatomopatologo professor Aldo Scarpa, ha sequenziato il genoma dei tumori al pancreas e ne ha decriptato il panorama delle mutazioni genetiche.

La scoperta consentirà di indirizzare lo sviluppo di specifiche terapie che vadano a contrastare le diverse tipologie di alterazioni individuate. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

scarpa-pancreas-verona

Il lavoro – spiega Scarpa – risponde alla necessità di comprendere l’aggressività dei singoli Net del pancreas. Questo per orientare il chirurgo e l’oncologo nella scelta del più corretto intervento clinico da cui dipendono la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita dei pazienti. Grazie ai risultati del nuovo studio saremo in grado di suddividere i pazienti che possano trarre beneficio da una terapia aggressiva come chemioterapie, chirurgia e radioterapie, da quelli che, invece, non ne hanno bisogno limitando, così, il danno che deriverebbe da una terapia troppo aggressiva“.

Grazie al sequenziamento dei genomi di questi tumori i ricercatori hanno riscontrato mutazioni ereditarie. Sinora si pensava che solo il 5% di queste neoplasie fosse causato da fattori ereditari, cioè un aumentato rischio neoplastico dovuto alla mutazione dei geni MEN1 o VHL. Lo studio ha rivelato che ben il 17% dei casi presi in esame era legato a mutazione ereditaria, non solo dei due geni noti, ma anche dei geni MUTYH, CHEK2 e BRCA2. L’importanza di questa scoperta cambia l’approccio clinico alla malattia e potrebbe rappresentare un passo avanti nella diagnosi precoce in famiglie a rischio.

Leggi abstract del’articolo:
Whole-genome landscape of pancreatic neuroendocrine tumours
Aldo Scarpa, David K. Chang, Katia Nones, Vincenzo Corbo, Ann-Marie Patch + et al.
Nature (2017) Published online 15 February 2017 doi:10.1038/nature21063

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Cancro al Pancreas: Speranze da un farmaco antipsicotico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

Uno studio condotto dall’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs), in collaborazione con l’Università della Calabria e varie unità di ricerca spagnole, tra cui le università di Elche e di Saragozza, il Centro di malattie epatodigestive di Madrid e il Cancer Center di Marsiglia, ha individuato una molecola in grado di inibire la proteina Nupr1, appartenente alla classe speciale delle ‘proteine intrinsecamente disordinate‘, coinvolta nel cancro al pancreas.

modello_molecolare
Modello molecolare del farmaco (in grigio) in interazione con alcune strutture della proteina disordinata (in verde e arancio)

La ricerca è cominciata con lo screening di oltre mille farmaci già approvati per varie indicazioni terapeutiche”, spiega Bruno Rizzuti del Cnr-Nanotec di Rende. “L’uso combinato di tecniche sperimentali e di simulazioni al calcolatore ha permesso di identificare alcuni di questi farmaci in grado di interagire con la proteina Nupr1“.

Una molecola nota come trifluoperazina, finora utilizzata solo per la sua azione antipsicotica – è stato sperimentata ‘in vivo‘ su cellule del tumore del pancreas umano trapiantate su modelli murini, e si è dimostrata in grado di arrestare completamente lo sviluppo della malattia.
L’efficacia antitumorale della molecola è superiore perfino ai più potenti trattamenti chemioterapici finora disponibili. Inoltre, lo studio prova che questa nuovo composto non costituirebbe solo un’alternativa ai farmaci già noti, ma può essere combinata con questi per aumentare l’effetto terapeutico complessivo.

In attesa che si avvii la sperimentazione per l’uso di questo farmaco sull’uomo, questo lavoro segna un passo importante nella ricerca sulle ‘proteine con struttura disordinata‘, affermano i ricercatori che hanno pubblicato il lavoro sulla rivista “Scientific Reports“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a Drug Targeting an Intrinsically Disordered Protein Involved in Pancreatic Adenocarcinoma
José L. Neira, Jennifer Bintz, María Arruebo, Bruno Rizzuti, Thomas Bonacci, Sonia Vega, Angel Lanas, Adrián Velázquez-Campoy, Juan L. Iovanna & Olga Abián
Scientific Reports 7, Article number: 39732 – doi:10.1038/srep39732

Fonte: Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs)

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FDA approva un nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Siliq (brodalumab) per il trattamento di adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Siliq viene somministrato mediante iniezione.

psoriasis_skin

Siliq con il suo principio attivo (brodalumab) si lega a una proteina che causa l’infiammazione, inibendo la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della psoriasi a placche.

La sicurezza e l’efficacia di Siliq sono stati stabiliti in tre studi clinici randomizzati e controllati con placebo, per un totale di 4.373 partecipanti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che erano candidati alla terapia sistemica o fototerapia.
Siliq è commercializzato da Valeant Pharmaceuticals Bridgewater, New Jersey-based.

Leggi comunicato stampa FDA:
FDA approves new psoriasis drug
Siliq
Valeant Pharmaceuticals Bridgewater

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Viroterapia per reindirizzare il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

I ricercatori virologi dell’Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain, coordinati dal professore Ramon Alemany, hanno sviluppato un virus oncolitico che può reindirizzare il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Il lavoro, pubblicato sulla rivista “Cancer Research“, apre la porta allo sviluppo di nuovi percorsi terapeutici contro vari tipi di cancro.

virus-terapia
The T cells (in gray) of the immune system surround the tumor cells (in green) thanks to the action of BiTE antibodies secreted by the oncolytic adenovirus. CREDIT IDIBELL

Lavoriamo con gli adenovirus oncolitici, virus modificati che attaccano solo le cellule tumorali senza attaccare il tessuto normale, in forma di terapia mirata“, spiega Carlos Fajardo, primo autore dello studio. Gli adenovirus sono una famiglia di virus che possono causare raffreddori, gastroenteriti e congiuntiviti. Tuttavia, questi virus una volta modificati possono prendere di mira selettivamente le cellule tumorali fornendo un grande potenziale per un uso terapeutico anti-cancro.

La viroterapia contro il cancro è una ricerca molto attiva, grazie ai progressi della immunoterapia sviluppata negli ultimi anni. In questo campo ci sono però diverse limitazioni; uno di queste è che il nostro sistema immunitario riconosce il virus come un patogeno e attacca entrambi. I ricercatori affermano di essere riusciti a reindirizzare il sistema immunitario ad attaccare solo le cellule tumorali piuttosto che il virus.

Leggi abstract dell’articolo:
Oncolytic adenoviral delivery of an EGFR-targeting T cell engager improves antitumor efficacy
Carlos A Fajardo, Sonia Guedan, Luis A Rojas, Rafael Moreno, Marcel Arias-Badia, Jana de Sostoa, Carl H. June and Ramon Alemany
Cancer Research DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-16-1708 Published 31 January 2017

Fonte ed approfondimenti: Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain

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Scoperta la causa genetica del tumore ai testicoli.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

I ricercatori dell’Università degli Studi di Padova hanno scoperto le cause genetiche del tumore del testicolo. Il gene E2f1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, è più frequentemente alterato nei soggetti colpiti dal cancro al testicolo. La ricerca, coordinata dall’endocrinologo e andrologo dell’Università di Padova Prof. Foresta è stata condotta dall’Istituto Oncologico Veneto – IOV, e pubblicata sulla rivista “Endocrine Related Cancer”.

logo_unipd         iov

I ricercatori, studiando 261 giovani con cancro del testicolo, hanno dimostrato che l’aumentata attività di questo gene caratterizza la predisposizione alla replicazione cellulare tipica del tumore. L’alterazione del gene E2f1 giustifica almeno in parte le ragioni di una predisposizione familiare nello sviluppo del tumore. Inoltre, i risultati raggiunti permettono di identificare la suscettibilità a sviluppare questo tumore nei giovani a rischio.

Leggi abstract dell’articolo:
Copy number variations of E2F1: a new genetic risk factor for testicular cancer
Maria Santa Rocca, Andrea Di Nisio, Arianna Marchiori, Marco Ghezzi, Giuseppe Opocher, Carlo Foresta, and Alberto Ferlin
Endocr Relat Cancer first published on 19 January 2017, doi:10.1530/ERC-16-0514

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Troppo zucchero danneggia il fegato dei bambini.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per la prima volta dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sul “Journal of Hepatology“.

infografica-merendine-fruttosio

Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L’acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. I ricercatori hanno dimostrato l’associazione tra gli alti livelli di acido urico e l’aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum uric acid concentrations and fructose consumption are independently associated with NASH in children and adolescents
Antonella Mosca, Valerio Nobili, Rita De Vito, Annalisa Crudele, Eleonora Scorletti, Alberto Villani, Anna Alisi, Christopher D. Byrne
Journal of Hepatology Articles in press DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.025

Fonte ed approfondimenti: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

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Linee guida internazionali sul Gene Editing.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Sono state pubblicate a cura del National Academy of Sciences (NAS) e della National Academy of Medicine (NAM), le prime linee guida di gene editing – ovvero l’aggiunta, rimozione o sostituzione di sequenze di Dna in gameti o embrioni in stadio precoce di sviluppo.

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Il documento illustra le condizioni rigorose che andrebbero verificate prima di consentire l’avvio di studi clinici che impieghino queste tecniche applicate alla linea germinale. L’applicazione dell’editing del genoma a cellule germinali è molto controversa perché le modifiche introdotte verrebbero ereditate dalle generazioni successive.

Scarica e leggi il documento (necessaria registrazione):
Human Genome Editing: Science, Ethics, and Governance (2017)
DOI: https://doi.org/10.17226/24623

Fonti ed approfondimenti:
National Academy of Sciences (NAS)
National Academy of Medicine (NAM)
SaluteH24 (italiano)

 

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Un composto colpisce le cellule tumorali dall’interno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Il professor Peter J. Sadler, e il suo gruppo presso il Department  of Chemistry – University of Warwick, hanno dimostrato che un composto Organo-metallico Osmio FY26 uccide le cellule tumorali individuando e attaccando la loro parte più debole. Il nuovo composto è 50 volte più potente dei farmaci attualmente utilizzati nei trattamenti contro il cancro, come l’antitumorale cisplatino.

osmium_compound_fy26
osmium compound fy26 in cancer cell – credit university of warwick

Utilizzando l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), i ricercatori hanno analizzato gli effetti di composti organici di osmio FY26 in cellule di cancro ovarico – rilevano le emissioni di luce fluorescente a raggi X per monitorare l’attività del composto all’interno delle cellule. E’stato possibile vedere un livello di dettaglio senza precedenti.
FY26 è risultata essersi posizionato nei mitocondri – attaccando e distruggendo le funzioni vitali delle cellule tumorali all’interno, nel loro punto più debole.
I ricercatori hanno potuto vedere metalli naturali che sono prodotti dal corpo – come zinco e calcio – muoversi all’interno delle cellule. Più della metà di tutti i trattamenti di chemioterapia contro il cancro attualmente utilizzano composti del platino, che sono stati introdotti quasi 40 anni fa, per cui vi è necessario esplorare i benefici di altri metalli.

Questi studi si aprono la strada a nuovi approcci per la scoperta di nuovi farmaci e trattamenti” – afferma il prof. Sadler che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Chemistry A European Journal“.

Leggi abstract dell’articolo:
Synchrotron X-Ray Fluorescence Nanoprobe Reveals Target Sites for Organo-Osmium Complex in Human Ovarian Cancer Cells
Sanchez-Cano, C., Romero-Canelón, I., Yang, Y., Hands-Portman, I. J., Bohic, S., Cloetens, P. and Sadler, P. J.
Chem. Eur. J.. doi:10.1002/chem.201605911

Fonte: Department  of Chemistry – University of Warwick

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ACP: Linee guida per il trattamento del mal di schiena.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American College of Physicians le linee guida di pratica clinica per il trattamento del mal di schiena acuto o subacuto.
Secondo le raccomandazioni pubblicate sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, i medici ed i pazienti dovrebbero trattare il mal di schiena acuto o subacuto con le terapie non farmacologiche come quelle sotto forma di calore superficiale, massaggi, agopuntura, o manipolazione spinale. Se la terapia farmacologica è necessaria, si dovrebbero selezionare i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o rilassanti muscolari scheletrici.

back-pain

I medici dovrebbe rassicurare i loro pazienti che lombalgia acuta e subacuta di solito migliora nel tempo indipendentemente dal trattamento“, ha detto Nitin S. Damle (video). “I medici dovrebbero evitare di prescrivere esami inutili e farmaci costosi e potenzialmente dannosi, in particolare narcotici, per i loro pazienti.”
Le prove hanno dimostrato che il paracetamolo non è stato efficace nel migliorare gli esiti del dolore rispetto al placebo. Altre prove hanno dimostrato che gli steroidi sistemici non sono stati efficaci nel trattamento della lombalgia acuta o subacuta.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Noninvasive Treatments for Acute, Subacute, and Chronic Low Back Pain: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Timothy J. Wilt, MD, MPH; Robert M. McLean, MD; Mary Ann Forciea, MD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 14 February 2017] doi: 10.7326/M16-2367

Systemic Pharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2458

Nonpharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Robin Hashimoto, PhD; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA; Erika D. Brodt, BS
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2459

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I neuroni supportano la crescita del cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2017

Le cellule tumorali si basano per il loro sostentamento sulle cellule sane che le circondano. I tumori reindirizzano i vasi sanguigni per nutrirsi, secernono sostanze chimiche che bloccano le risposte immunitarie, e, secondo uno studio condotto dai ricercatori della Stanford University School of Medicine, pubblicato sulla rivista “Trends in Cancer“, anche reclutano e manipolano i neuroni a proprio vantaggio. Questo schema vale non solo per i tumori cerebrali, ma anche per il cancro alla prostata, cancro della pelle, cancro al pancreas, e cancro allo stomaco.

neuron-cancer
The image shows perineuronal satellitosis in the pons of a young child with pontine glioma (DIPG). The fluorescent image shows neurons (green) in co-culture with pediatric glioma cells (blue). CREDIT Venkatesh and Monje.

I trattamenti contro il cancro spesso hanno come bersaglio il taglio dei vasi sanguigni e altri percorsi di apporto di sostanze nutritive, i ricercatori affermano ora che potrebbe essere possibile intervenire sui nervi tramite delle terapie o semplicemente bloccando i fattori di crescita neuronali. La sfida è che i segnali promuovono la crescita e variano in base al tipo di neurone e al tipo di cancro. Inoltre, bloccare l’attività neurale può essere pericoloso.
La ricerca indica che le cellule tumorali non solo crescono vicino nervi, ma rispondono anche ai segnali chimici che i neuroni secernono.
Nella progressione del cancro allo stomaco, il blocco di un neurotrasmettitore nei nervi dello stomaco potrebbe rappresentare una nuova terapia. Con questo studio si prospetta la possibilità di trattare i tumori prendendo di mira i nervi circostanti.

Leggi abstract dell’articolo:
Neuronal activity in ontogeny and oncology
Venkatesh and Monje
Trends in Cancer Volume 3, Issue 2, p89–112, February 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.trecan.2016.12.008

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Mangiare meno rallenta il processo d’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2017

Gli scienziati del Brigham Young University, hanno scoperto che mangiare poco può rallentare il processo cellulare dell’invecchiamento. In particolare i Ribosomi – organuli cellulari, immersi nel citoplasma o ancorati al reticolo endoplasmatico ruvido, responsabili della sintesi proteica, quando rallentano nelle loro funzioni rallenta di conseguenza anche il processo d’invecchiamento.

ribosome

Il ribosoma è un computer molto complesso e come la vostra automobile ha bisogno periodicamente della manutenzione e sostituzione delle parti che si consumano più velocemente, ha detto John Price – professore di biochimica alla Brigham Young University. “La velocità della produzione dell’energia si abbassa, e permette ai ribosomi di auto-ripararsi”.

Dagli esperimenti sugli animali è emerso che “Quando è stato limitato il consumo di calorie, c’è un aumento lineare nella durata della vita” ha detto Price. “Abbiamo trovato che la restrizione ha causato i cambiamenti biochimici reali che hanno rallentato l’invecchiamento“.

I ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista “Molecular & Cellular Proteomics” affermano che la restrizione calorica non è stato testata negli esseri umani come strategia anti-invecchiamento, e il messaggio essenziale dello studio è comprendere l’importanza dei meccanismi dell’invecchiamento collegati alla nutrizione.

Leggi abstract dell’articolo:
Mechanisms of In Vivo Ribosome Maintenance Change in Response to Nutrient Signals
Andrew D. Mathis, Bradley C. Naylor, Richard H. Carson, Eric Evans, Justin Harwell, Jared Knecht, Eric Hexem, Fredrick F. Peelor III, Benjamin F. Miller, Karyn L. Hamilton, Mark K. Transtrum, Benjamin T. Bikman, and John C. Price
Mol Cell Proteomics 2017 16: 243-254, doi:10.1074/mcp.M116.063255

Fonte: Brigham Young University

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I cereali integrali mantengono l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2017

Uno nuovo studio condotto dai ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston, mette in evidenza i vantaggi di mangiare cereali integrali rispetto ai cereali raffinati, dopo aver constatato che il primo può portare ad un intestino sano e a delle migliori risposte immunitarie.

refined-grains whole-grains

Grano integrale, avena, segale, orzo, riso e quinoa sono tutti esempi di prodotti integrali, mentre i prodotti del grano raffinati comprendono farina di frumento, riso bianco, e pane arricchito.
Lo studio ha coinvolto 81 adulti sani per un periodo di 6 settimane. 40 dei partecipanti allo studio hanno seguito una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali raffinati, mentre i restanti 41 partecipanti sono stati sottoposti sempre ad una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali integrali.

Per valutare come ogni dieta ha influenzato la flora intestinale – la popolazione di microrganismi nell’intestino – i ricercatori hanno analizzato campioni di feci dei partecipanti e campioni di sangue per valutare le risposte immunitarie.
Coloro che si sono alimentati con una dieta ricca di cereali integrali hanno mostrato un aumento di un tipo di batteri chiamati Lachnospira, che è noto per la produzione di acidi grassi a catena corta. Gli acidi grassi a catena corta sono importanti per un sistema immunitario sano.
Inoltre, i soggetti che hanno consumato la dieta cereali integrali hanno mostrato anche una riduzione degli enterobatteri – i batteri che causano l’infiammazione.

Ricordiamo che i cereali integrali sono considerati una parte fondamentale di una dieta salutare. Secondo l’ American Heart Association, che possono contribuire a migliorare il livello del colesterolo, oltre a ridurre il rischio di obesità, malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “American Journal of Clinical Nutrition“.

Leggi abstract dell’articolo:
Substituting whole grains for refined grains in a 6-wk randomized trial has a modest effect on gut microbiota and immune and inflammatory markers of healthy adults
Sally M Vanegas, Mohsen Meydani, Junaidah B Barnett, Barry Goldin, Anne Kane, Helen Rasmussen, Carrie Brown, Pajau Vangay, Dan Knights, Satya Jonnalagadda, Katie Koecher, J Philip Karl, Michael Thomas, Gregory Dolnikowski, Lijun Li, Edward Saltzman, Dayong Wu, and Simin Nikbin Meydani
Am J Clin Nutr ajcn146928; First published online February 8, 2017. doi:10.3945/ajcn.116.146928

This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01902394.

Online Supporting Material

Fonte: Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston

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Programmati batteri contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2017

Gli scienziati della Chonnam National University Hwasun Hospital, Republic of Korea, sono riusciti a modificare dei batteri per combattere il cancro. Questi batteri della famiglia Clostridium e Salmonella si sono infiltrati con successo nei tumori ed hanno attivato il sistema immunitario per uccidere le cellule maligne; il nuovo studio è stato descritto sulla rivista “Science Translational Medicine“.

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Genetically modified Salmonella bacteria target tumors and make the immune system extra aggressive toward cancer cells. Younghee Lee/CUBE3D Graphic

Dagli esperimenti la dimensione dei tumori è diminuita al di sotto dei limiti rilevabili in 11 dei 20 topi che avevano ricevuto iniezioni di un ceppo di batteri progettati per essere innocuo, ma in grado di sopprimere in modo efficace la crescita delle masse tumorali.
Jin Hai Zheng e colleghi hanno utilizzato batteri di Salmonella typhimurium come “cavalli di Troia”, che infiltrati negli ambienti a basso ossigeno trovati all’interno dei tumori hanno attivato un segnale di risposta immunitaria – da una proteina chiamata FlaB, coinvolti nelle attività tumorali.

Gli autori ipotizzano che il buon profilo di sicurezza rende i batteri ingegnerizzati una potenziale strategia anticancro molto promettente.

Leggi abstract dell’articolo:
Two-step enhanced cancer immunotherapy with engineered Salmonella typhimurium secreting heterologous flagellin
BY JIN HAI ZHENG, VU H. NGUYEN, SHENG-NAN JIANG, SEUNG-HWAN PARK, WENZHI TAN, SEOL HEE HONG, MYUNG GEUN SHIN, IK-JOO CHUNG, YEONGJIN HONG, HEE-SEUNG BOM, HYON E. CHOY, SHEE EUN LEE, JOON HAENG RHEE, JUNG-JOON MIN
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE08 FEB 2017

Science news: Scientists turn food poisoning microbe into powerful cancer fighter
By Michael PriceFeb. 8, 2017

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WHO: Linee guida per la diagnosi precoce dei tumori.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2017

Sono state pubblicate a cura del WHO ( World Health Organization) in occasione del World Cancer Day (4 February) le linee guida per la diagnosi e trattamento precoce dei tumori.
Ogni anno 8,8 milioni di persone muoiono di cancro, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, questo perchè molti casi di cancro sono diagnosticati troppo tardi. “Diagnosi di cancro nelle fasi tardive, e l’incapacità di fornire un trattamento, condanna molte persone a inutili sofferenze e a morte precoce”, spiega Etienne Krug, direttore del WHO’s Department for the Management of Noncommunicable Diseases, Disability, Violence and Injury Prevention.
Attuando le misure della nuova guida OMS gli addetti ai lavori sanitari potranno migliorare la diagnosi precoci di cancro e garantire un trattamento immediato“.

cancer_diagnosis

Scarica e leggi il documento in full text:
Guide to cancer early diagnosis
Number of pages: 39 Languages: English ISBN: 978 92 4 151194 0

Fact sheet

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Un radiotracciante per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2017

I ricercatori del National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB) hanno sviluppato un nuovo radiotraciante per diagnosticare il cancro alla prostata. Lo studio di fase I di sperimentazione clinica si è concluso con successo. Ricordiamo che gli studi di fase I sono in genere condotti con un piccolo gruppo di persone, al fine di stabilire la sicurezza e identificare eventuali possibili effetti collaterali.

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The new tracer shows tumors in a 64 year old man newly diagnosed with prostate cancer.

Attualmente, i medici utilizzano una varietà di tecniche di imaging e test per diagnosticare e monitorare il cancro alla prostata compresi i test PSA sangue, la risonanza magnetica (MRI), il singolo fotone di emissione tomografia computerizzata (SPECT), tomografia ad emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata (CT ) a scansioni. Ogni metodo ha punti di forza e di debolezza, ma non esiste un unico metodo che è in grado di identificare con successo e monitorare tumori primari, linfonodi metastatici, e lesioni ossee.

Xiaoyuan Chen e il suo team hanno cercato di risolvere questo problema con lo sviluppo di un radiofarmaco che potrebbe identificare il cancro alla prostata in tutte le fasi. I radiotraccianti sono costituiti da molecole carrier che sono legate strettamente ad un atomo radioattivo.
Il tracciante, come descritto sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine” è stato in grado di identificare con successo 3 su 4 tumori primari, tutti i 14 linfonodi metastatici e, significativamente, è stato in grado di identità tutti e 20 le lesioni ossee nei pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical Translation of a Dual Integrin αvβ3– and Gastrin-Releasing Peptide Receptor–Targeting PET Radiotracer, 68Ga-BBN-RGD.
Jingjing Zhang, Gang Niu, Lixin Lang, Fang Li, Xinrong Fan, Xuefeng Yan, Shaobo Yao, Weigang Yan, Li Huo, Libo Chen, Zhiyuan Li, Zhaohui Zhu, and Xiaoyuan Chen.
The Journal of Nuclear Medicine. 01 Feb. 2017.

Fonte: National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB)

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Un esame del sangue per rilevare il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2017

Un team di ricercatori degli Stati Uniti e della Cina ha presentato un test per rilevare il cancro del pancreas, una delle forme più letali, con meno di una goccia di sangue. In particolare il team ha identificato una proteina EphA2 (ephrin type-A receptor 2) sovraespressa nei tumori pancreatici.

Il tumore al pancreas è un tipo di cancro che necessita di un disperato bisogno di un biomarker nel sangue” ha detto il co-autore He Hu del Biodesign Institute, Arizona State University. Il test sviluppato rileva la presenza della proteina EphA2 in appena 0,001 millilitri di plasma sanguigno – la componente liquida del sangue, in cui le cellule sono sospese. La tecnica si basa sul rilevamento sensibile di vescicole extracellulari (SVE) – piccole bolle di materiale emessi dalla maggior parte delle cellule viventi.

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The paper describes a new technique for identifying tumor-derived extracellular vesicles (EVs). The method relies on differently shaped nanoparticle probes that refract light at different wavelengths, one spherical (green) and one rod-shaped, (red).

Questo è stato più preciso test al plasma esistente“, afferma il team. Nello studio pilota, il nuovo test è stato corretto oltre l’85 per cento nell’individuare pazienti affetti da cancro del pancreas. In una serie di esperimenti condotti dal Dr. Hu e colleghi, questo metodo ha identificato campioni di sangue da cancro al pancreas con un’alta sensibilità, compresi quelli con malattia in stadio precoce, facilmente distinguendoli da quelli dei pazienti pancreatite e individui sani. Inoltre, questo metodo ha rilevato alterazioni dei livelli ematici EphA2-EV nei campioni di sangue pre- e post-terapia corrispondente alla risposta del tumore alla terapia, dimostrando il potere del tecnica per monitorare l’efficacia del trattamento.

Anche se l’attuale studio ha esaminato campioni utilizzando la microscopia ottica, i ricercatori prevedono un sistema completamente automatizzato in grado di eseguire tali dosaggi nella clinica a basso costo e ad alto rendimento

I risultati devono essere convalidati in studi più ampi, ma la scoperta “ha il potenziale per migliorare la diagnosi precoce, il trattamento e il monitoraggio del cancro al pancreas e di altri tumori e infezioni“. conclude il prof Hu.
Secondo il prof. Hu saranno necessari 2-3 anni per l’approvazione da parte della FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Nanoplasmonic quantification of tumour-derived extracellular vesicles in plasma microsamples for diagnosis and treatment monitoring
Kai Liang, Fei Liu, Jia Fan, Dali Sun, Chang Liu, Christopher J. Lyon, David W. Bernard, Yan Li, Kenji Yokoi, Matthew H. Katz, Eugene J. Koay, Zhen Zhao & Ye Hu
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0021 (2017) Published online:
06 February 2017 doi:10.1038/s41551-016-0021

Fonte:  Biodesign Institute, Arizona State University

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Scoperte cellule nei tumori che inibiscono la risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2017

I ricercatori del Tumour Immunotherapy Program presso il  Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network, in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, hanno scoperto una popolazione di cellule distinte nei tumori che inibisce la risposta immunitaria del corpo per combattere il cancro.


Immune therapy scientists discover distinct cells that block cancer-fighting immune cells

I risultati che abbiamo prodotto sono fondamentali per capire di più sul perché i pazienti rispondono o non rispondono alle terapie immunitarie – dice l’autrice principale dello studio professoressa Pamela Ohashi direttore del Tumour Immunotherapy Program. “Abbiamo scoperto un potenziale nuovo approccio per modulare la risposta immunitaria al cancro”. “Osservando la biologia del tumore da questa diversa prospettiva, avremo una migliore comprensione delle barriere che impediscono una forte risposta immunitaria. Questo può aiutare lo sviluppo di farmaci da indirizzare contro queste barriere.

Fonte: Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network

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Terapia genica ripristina l’udito nei topi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2017

L’idea della terapia genica è quello di fornire una versione corretta del DNA nel genoma delle cellule, che permette di corregge re le malattie genetiche.
Ora in due studi, pubblicati in “Nature Biotechnology” i ricercatori del Boston’s Children’s Hospital attraverso la terapia genica sono riusciti a rispristinare l’udito nei topi geneticamente sordi.
Studi precedenti avevano utilizzato vettori – virus modificati in laboratorio per trasportare il DNA terapeutico – per tentare il ripristino dell’udito nei topi sordi. Tuttavia, i vettori sono solo riusciti a penetrare solo alcune cellule ciliate interne della coclea. Ora i ricercatori hanno sviluppato un nuovo vettore sintetico chiamato Anc80 che potrebbe trasferire geni alle aree più difficili da raggiungere delle cellule ciliate.

Abbiamo dimostrato che Anc80 funziona molto bene in termini di infettare le cellule di interesse nell’orecchio interno“, dice Konstantina Stankovic del Massachusetts Eye and Ear, Boston, Massachusetts, USA – autore del primo studio. “Con più di 100 geni già noti per causare la sordità negli esseri umani, ci sono molti pazienti che possono eventualmente beneficiare di questa tecnologia“.

geleoc
Unaffected mice, at left, have sensory hair bundles organized in ‘V’ formations with three rows of cilia (bottom left). This orderly structure falls apart in the mutant mice (middle column), but is dramatically restored after gene therapy treatment.
CREDIT: Gwenaelle Géléoc and Artur Indzkykulian

Nel secondo studio coordinato dal prof. Gwenaëlle Géléoc del Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School, Boston, Massachusetts, è stato testato Anc80 in un modello murino di sindrome di Usher. Questa sindrome è una malattia genetica causata da anomalie dell’orecchio interno.

Questa strategia è quella più efficace che abbiamo testato“, dice Géléoc. “Le cellule ciliate esterne amplificare il suono, consentendo alle cellule ciliate interne di inviare un segnale forte al cervello. Ora abbiamo un sistema che funziona bene e salva la funzione uditiva e vestibolare ad un livello che non è mai stato raggiunto prima“.
Dagli esperimenti: 19 topi su 25 hanno sentito i suoni sotto gli 80 decibel e alcuni dei topi potevano sentire i suoni tranquillamente tra i 25 e i 30 decibel.

Ora i ricercatori proseguiranno gli studi per testare la terapia genica in animali più grandi e per sviluppare trattamenti per altri tipi di sordità genetica.

Leggi abstracts degli articoli:
A synthetic AAV vector enables safe and efficient gene transfer to the mammalian inner ear
Lukas D Landegger,Bifeng Pan,Charles Askew,Sarah J Wassmer,Sarah D Gluck,Alice Galvin,Ruth Taylor,Andrew Forge, Konstantina M Stankovic,Jeffrey R Holt & Luk H Vandenberghe
Nature Biotechnology (2017) Published online 06 February 2017 doi:10.1038/nbt.3781

Gene therapy restores auditory and vestibular function in a mouse model of Usher syndrome type 1c
Bifeng Pan,Charles Askew,Alice Galvin,Selena Heman-Ackah,Yukako Asai,Artur A Indzhykulian,Francine M Jodelka,Michelle L Hastings,Jennifer J Lentz,Luk H Vandenberghe, Jeffrey R Holt & Gwenaëlle S Géléoc
Nature Biotechnology (2017) Published online 06 February 2017 doi:10.1038/nbt.3801

 

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Il consumo di uva previene la malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2017

Il consumo di uva due volte al giorno per sei mesi protegge contro calo metabolico nelle aree Alzheimer-correlate del cervello. Ad affermarlo uno studio randomizzato e controllato condotto dai ricercatori del Department of Molecular and Medical Pharmacology, David Geffen School of Medicine presso l’University of California Los Angeles, USA su persone con declino della memoria precoce. La bassa attività metabolica in queste aree del cervello è un segno distintivo della malattia di Alzheimer in stadio precoce.

grapes   demenza

I Fenoli d’uva, tra cui i flavonoidi e i polifenoli correlati alle uve, sono noti per avere proprietà antiossidanti e proprietà anti-infiammatorie (Joseph et al., 2005).
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Experimental Gerontology“, suggerisce che l’uva può contribuire a sostenere la salute del cervello, lavorando in diversi modi – riducendo lo stress ossidativo nel cervello, promuovendo il flusso di sangue sano nel cervello, aiutando a mantenere i livelli di una sostanza chimica cerebrale chiave che promuove la memoria (Maher P. 2016).

Leggi abstract dell’articolo:
Examining the impact of grape consumption on brain metabolism and cognitive function in patients with mild decline in cognition: A double-blinded placebo controlled pilot study
Jooyeon Lee, Nare Torosyan, Daniel H. Silverman
Experimental Gerontology Volume 87, Part A, January 2017 Pages 121-128

Maher, P. (2016). Grapes and the brain. In J.M. Pezzuto (Ed.), Grapes and health (pp. 139-161). Switzerland: Springer International Publishing. Doi: 10.1007/978-3-319-28995-3

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Un farmaco antitumorale promuovere la rigenerazione del tessuto cardiaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 4, 2017

Un agente antitumorale in fase di sviluppo promuove la rigenerazione del muscolo cardiaco danneggiato – una scoperta inaspettata che può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca.
Molte parti del corpo, come le cellule del sangue e il rivestimento dell’intestino si rinnovano continuamente per tutta la vita. Altri, come il cuore, non lo fanno. A causa della incapacità del cuore di riparare se stesso, i danni causati da un attacco di cuore provoca cicatrici permanenti che si traduce spesso in un grave indebolimento, conosciuto come insufficienza cardiaca.

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(From left) Dr. Rhonda Bassel-Duby, Dr. Lawrence Lum, Huanyu Zhou, Dr. Jesung Moon, and Dr. Wei Tan

Il nostro laboratorio ha studiato la riparazione del cuore per diversi anni, ed è stato sorprendente vedere che la somministrazione di un inibitore della Wnt ha significativamente migliorato la funzione del cuore a seguito di un attacco di cuore nei topi“, ha detto il professore Rhonda Bassel-Duby del Hamon Center for Regenerative Science and Medicine presso UT Southwestern Medical Center. È importante sottolineare che, oltre al miglioramento della capacità di pompaggio del cuore nei topi, i ricercatori hanno notato una riduzione delle fibrosi o cicatrizzazioni nei cuori. Il farmaco contro il cancro utilizzato mira alle molecole di segnalazione Wnt. Queste molecole sono fondamentali per la rigenerazione dei tessuti.

Speriamo di portare l’inibitore in test clinici come agente rigenerante per la malattia cardiaca entro il prossimo anno“, ha detto il dottor Lum, altro autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi abstract dell’articolo:
Blockade to pathological remodeling of infarcted heart tissue using a porcupine antagonist
Jesung Moon, Huanyu Zhou, Li-shu Zhang, Wei Tan, Ying Liu, Shanrong Zhang, Lorraine K. Morlock, Xiaoping Bao, Sean P. Palecek, Jian Q. Feng, Noelle S. Williams, James F. Amatruda, Eric N. Olson, Rhonda Bassel-Duby, and Lawrence Lum
PNAS 2017 ; published ahead of print January 31, 2017, doi:10.1073/pnas.1621346114

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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