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Archive for the ‘News-ricerca’ Category

Tumori della mammella – linee guida.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

Il Collegio Italiano dei Senologi sta pubblicando le linee guida 2017-2018 sulla diagnosi, trattamento e riabilitazione dei tumori della mammella. Il Collegio è un organo della Scuola Italiana di Senologia Onlus.

La Scuola Italiana di Senologia è stata fondata nel 1984 da Umberto Veronesi per contribuire a migliorare il livello di qualità delle diagnosi e delle cure dei tumori della mammella. La Scuola opera da allora in diversi settori: formazione, informazione ed educazione sanitaria, editoria scientifica.

Tumori-mammella-cover

CAPITOLI

Capitoli in fase di revisione e presto disponibili

  • Diagnosi
  • Terapia chirurgica
  • Terapia medica

Fonte: Collegio Italiano dei Senologi

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Nuova terapia per la degenerazione maculare umida legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, in uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“,affermano che una terapia genica sperimentale che utilizza un virus per introdurre un gene terapeutico nell’occhio è sicura e può essere efficace nel preservare la vista nelle persone con degenerazione maculare umida legata all’età (Amd). La degenerazione maculare senile è una malattia complessa in cui più difetti genetici e fattori ambientali provocano la degenerazione della retina e graduale perdita della visione centrale.

Macula

Lo studio clinico di fase 1 ha coinvolto 19 uomini e donne, di 50 anni o più con AMD umida avanzata.

Abbiamo utilizzato un virus, simile a quello del raffreddore comune, ma alterato in laboratorio in modo che non sia in grado di causare malattie, come carrier per un gene e l’abbiamo iniettato nell’occhio” afferma Peter Campochiaro, della Johns Hopkins University School of Medicine che poi aggiunge: “Il virus penetrando nelle cellule retiniche deposita il gene che trasforma le cellule in fabbriche per produrre una proteina terapeutica, chiamata sFLT01“.

L’iniezione intravitreale di AAV2-sFLT01 sembrava essere sicura e ben tollerata a tutti i dosaggi. Una terapia innovativa che apre nuove speranze di cura per i pazienti affetti da questa patologia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Intravitreous injection of AAV2-sFLT01 in patients with advanced neovascular age-related macular degeneration: a phase 1, open-label trial
Jeffrey S Heier, Saleema Kherani, Shilpa Desai, Pravin Dugel, …… + al.
The Lancet Published: 16 May 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30979-0

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01024998.

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Nuove linee guida sull’ecocardiografia per la stenosi aortica.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2017

L’European Association of Echocardiography e l’American Society of Echocardiography hanno pubblicato le nuove raccomandazioni relative all’uso dell’ecocardiografia nella valutazione della stenosi aortica (aortic stenosis, AS). Il documento è un aggiornamento della linea guida pubblicata nel 2009, ed è disponibile sulla rivista “Journal of the American Society of Echocardiography“.
L’ecocardiografia è la principale modalità di diagnostica per immagini non invasiva utilizzata per valutare l’AS.

 

vidloop

Scarica e leggi il full text del documento.
Recommendations on the Echocardiographic Assessment of Aortic Valve Stenosis: A Focused Update from the European Association of Cardiovascular Imaging and the American Society of Echocardiography
Helmut Baumgartner, FESC, (Chair), Judy Hung… et al.
Journal of the American Society of Echocardiography Volume 30 Number 4 372-393, http://dx.doi.org/10.1016/j.echo.2017.02.009

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Create in laboratorio le staminali del sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2017

Due gruppi di ricerca sono riusciti a ottenere in laboratorio cellule staminali progenitrici di tutte le cellule del sangue. Il primo gruppo, guidato dal prof. Shahin Rafii del Weill Cornell Medical College, a New York, ha trasformato cellule mature di topi in cellule staminali del sangue completamente sviluppate.

rafiii
This image shows reprogrammed hematopoietic stem cells (green) that are arising from mouse cells. These stem cells are developing close to a group of cells, called the vascular niche cells (gray), which provides them with the nurturing factors necessary for the reprogramming. Image credit: Dr. Raphael Lis/Flow Cytometry and Microscopy Core, Starr Foundation, Tri-Institutional Stem Cell Derivation Laboratory.

Nel secondo lavoro il prof. George Daley del Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts, ha creato cellule umane che agiscono come cellule staminali del sangue, anche se non sono identiche a quelle che si trovano in natura.

Dopo la produzione in laboratorio le cellule staminali sono state iniettate in topi che erano stati trattati con radiazioni per uccidere la maggior parte delle loro cellule ematiche e immunitarie, e si è constatato che gli animali si sono ripresi. Le cellule staminali hanno rigenerato il sangue, incluse le cellule immunitarie, e i topi hanno continuato a vivere nel laboratorio tutta la loro vita, più di un anno e mezzo.

I lavori, descritti su “Nature“, offrono una speranza alle persone con leucemia e altri disturbi del sangue che necessitano di un trapianto di midollo osseo ma non trovano un donatore compatibile. Se i risultati si tradurranno nella clinica, questi pazienti potrebbero ricevere versioni coltivate in laboratorio delle proprie cellule sane.

Leggi abstracts degli articoli:
Conversion of adult endothelium to immunocompetent haematopoietic stem cells
Raphael Lis,Charles C. Karrasch,Michael G. Poulos,Balvir Kunar, David Redmond,Jose G. Barcia Duran,Chaitanya R. Badwe,William Schachterle, Michael Ginsberg,Jenny Xiang, Arash Rafii Tabrizi,Koji Shido,Zev Rosenwaks,Olivier Elemento,Nancy A. Speck,Jason M. Butler,Joseph M. Scandura & Shahin Rafii
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22326

Haematopoietic stem and progenitor cells from human pluripotent stem cells
Ryohichi Sugimura,Deepak Kumar Jha,Areum Han,Clara Soria-Valles,Edroaldo Lummertz da Rocha,Yi-Fen Lu,Jeremy A. Goettel, Erik Serrao,R. Grant Rowe, Mohan Malleshaiah,Irene Wong,Patricia Sousa,Ted N. Zhu, Andrea Ditadi,Gordon Keller,Alan N. Engelman,Scott B. Snapper,Sergei Doulatov & George Q. Daley
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22370

Fonti: Weill Cornell Medical College,  Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts – Le Scienze

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Gli acidi grassi polinsaturi nel sangue collegati all’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

Due nuovi studi collegano gli acidi grassi polinsaturi nel sangue con l’integrità delle strutture cerebrali e le abilità cognitive che è noto diminuiscono nell’invecchiamento.

acidi-grassi-omega-3   Tabella-acidi-grassi

I ricercatori in questi studi affermano che l’assunzione di acidi grassi omega-3 e omega-6 acidi grassi può promuovere un invecchiamento sano.”Abbiamo studiato una rete primaria del cervello – la rete fronto-parietale – che svolge un ruolo importante nella intelligenza fluida e che declina molto presto, anche in un invecchiamento sano“, ha detto Zamroziewicz uno degli autori. “Sono state dimostrate correlazioni tra i livelli ematici di tre acidi grassi omega-3 – ALA, acido stearidonico e acido ecosatrienoico – e l’intelligenza fluida negli adulti“.

Parecchi studi affermano che è necessario mangiare pesce e olio di pesce per ottenere effetti neuroprotettivi da parte di questi acidi grassi particolari, questi nuovi studi suggeriscono che anche i grassi che otteniamo da noci, semi e oli possono fare la differenza nell’invecchiamento del cervello“, specifica Zamroziewicz.

Nel secondo studio, pubblicato sulla rivista “Nutritional Neuroscience“, il team ha trovato che un equilibrio di acidi grassi omega-3 e omega-6 nel sangue, fornice una robusta conservazione della memoria negli anziani. Anche in questo caso, i ricercatori hanno visto che la struttura del cervello ha svolto un ruolo di mediazione tra l’abbondanza e l’equilibrio dei nutrienti nel sangue e la cognizione (in questo caso, memoria).

In entrambi gli studi, i ricercatori hanno utilizzato modelli di acidi grassi polinsaturi nel sangue degli adulti età da 65 a 75 anni. Essi hanno analizzato la relazione tra questi modelli di nutrienti e la struttura del cervello dei soggetti e le prestazioni nei test cognitivi.

Questi due studi sottolineano l’importanza di indagare gli effetti dei gruppi di nutrienti insieme, piuttosto che concentrarsi su una alla volta“, ha detto Barbey altro autore. “Essi suggeriscono che diversi modelli di grassi polinsaturi promuovono aspetti specifici della cognizione rafforzando i circuiti neurali sottostanti che sono vulnerabili alle malattie e declino relativo all’età.”

Leggi gli abstracts degli articoli:
Determinants of fluid intelligence in healthy aging: Omega-3 Polyunsaturated fatty acid status and frontoparietal cortex structure.
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, and Aron K. Barbey
Nutritional Neuroscience Pages 1-10 | Published online: 11 May 2017 – http://dx.doi.org/10.1080/1028415X.2017.1324357

Predictors of Memory in Healthy Aging: Polyunsaturated Fatty Acid Balance and Fornix White Matter Integrity
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, Aron K. Barbey
Aging & Disease DOI: 10.14336/AD.2017.0501

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Biomarcatori nella saliva per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

I ricercatori del Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA, in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Alzheimer Disease” hanno scoperto delle piccole molecole nella saliva che aiutano ad identificare le persone a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il prof. Stewart Graham, ha dichiarato: “Abbiamo usato la metabolomica, una tecnica più recente per studiare molecole coinvolte nel metabolismo. Il nostro obiettivo era quello di trovare modelli unici di molecole nella saliva dei nostri partecipanti allo studio che potrebbe essere utilizzati per diagnosticare la malattia di Alzheimer nelle prime fasi, quando il trattamento è considerato più efficace“.

Laboratorio

Lo studio ha incluso 29 adulti suddivisi in tre gruppi: decadimento cognitivo lieve, la malattia di Alzheimer e un gruppo di controllo. Dopo che i campioni sono stati raccolti, i ricercatori hanno identificato positivamente e con precisione, quantificandoli 57 metaboliti. Alcune delle variazioni osservate nei biomarcatori sono state significative. Da dati, è stato possibile fare previsioni per quelli a maggior rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Diagnostic Biomarkers of Alzheimer’s Disease as Identified in Saliva using 1H NMR-Based Metabolomics
Yilmaz A, Geddes T, Han B, Bahado-Singh RO, Wilson GD, Imam K, Maddens M1, Graham SF
J Alzheimers Dis. 2017;58(2):355-359. doi: 10.3233/JAD-161226.

Fonte: Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA,

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Origine genetica per l’anoressia nervosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2017

Lo sviluppo dell’anoressia nervosa è scritto nel Dna. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori padovani, in collaborazione con altri gruppi a livello internazionale (oltre 220 tra scienziati e clinici da tutto il mondo), il disturbo alimentare trova origine nei geni e più precisamente in una porzione del cromosoma 12.
La ricerca è stata pubblicata nella rivista “American Journal of Psychiatry”.

ajp-2017-174

Attraverso l’analisi del Dna di 3.495 persone affette da anoressia nervosa e di altri 10.982 individui sani provenienti da diversi Paesi è stato possibile isolare sul cromosoma 12 il primo “locus genico” (una specifica porzione legata alla malattia). Il locus genico dell’anoressia nervosa si chiama Rs4622308 e si trova in una regione che era già conosciuta per ospitare anche le sequenze genetiche legate al diabete giovanile e alle malattie autoimmuni.

L’approccio innovativo dello studio è quello di valutare quanto il rischio genetico di una determinata malattia “correli” con il rischio genetico di altre patologie. L’anoressia nervosa è risultata significativamente correlata con il nevroticismo (disturbi d’ansia, depressione) e con la schizofrenia, confermando così di essere una malattia psichiatrica a tutti gli effetti». Il riconoscimento dell’anoressia nervosa come malattia che ha sia componenti psichiatriche che metaboliche potrebbe avere implicazioni importanti nel trattamento farmacologico di questa grave patologia.

Leggi abstract dell’articolo:
Significant Locus and Metabolic Genetic Correlations Revealed in Genome-Wide Association Study of Anorexia Nervosa
Laramie Duncan, Ph.D., Zeynep Yilmaz, Ph.D., Helena Gaspar, Ph.D., Raymond Walters, Ph.D., Jackie Goldstein, Ph.D., Verneri Anttila…. et al.
American Journal of Psychiatry Published online: May 12, 2017|http://dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2017.16121402

Fonte: Il Mattino di Padova

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Identificati i deficit nella corretta riparazione del DNA in molti tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2017

Un nuovo studio condotto su oltre 48.000 campioni tumorali conservati ha permesso di trovare la prova che una carenza in un meccanismo chiave di riparazione, progettato per mantenere il DNA intatto, può creare la mutazione e provocare il cancro.

Il deficit di riparazione del DNA, homologous recombination deficiency, o HRD, è stato studiato in precedenza solo in pochi tipi di cancro, ora i ricercatori del Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center, Washington, hanno trovato questa carenza in altri tipi di cancro, tra cui quello della prostata, della mammella, del collo dell’utero e tumori dell’endometrio, nonché in due dei tipi più letali: cancro ovarico e glioma, un tipo di cancro al cervello.

ASCO logo

Non sappiamo ancora l’impatto clinico di molte di queste mutazioni. Tuttavia, diversi studi clinici sono attualmente in corso per valutare un tipo di terapia che inibisca un enzima di riparazione del DNA noto come PARP in tumori con HRD“, ha detto il prof. Heeke. “In effetti, verrà aperto un trial clinico (“Niraparib Plus Carboplatin in Patients with Homologous Recombination Deficient Advanced Solid Tumor Malignancies”) questa estate per valutare l’uso di un inibitore di PARP in pazienti con tumori con questa carenza“.

I ricercatori affermano che i risultati potrebbero svolgere un ruolo importante nell’identificare quali geni e quali tipi di tumore hanno la mutazione, e potrebbe essere mirati a sfruttare questa carenza per aiutare i trattamenti contro il cancro.

L’abstract che descrive il lavoro verrà presentato nel corso del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology che si terrà il mese prossimo a Chicago.

Leggi abstract dell’articolo:
Prevalence of homologous recombination deficiency among all tumor types.
Arielle Lutterman Heeke, Tabari Baker, Filipa Lynce, Michael J. Pishvaian, Claudine Isaacs; Georgetown Lombardi
J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr 1502)

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Nuovo test per diagnosticare rapidamente la Sepsi.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

I ricercatori hanno sviluppato un test in grado di diagnosticare rapidamente e in modo affidabile la sepsi, una complicazione potenzialmente pericolosa per la vita che può accadere quando il corpo intero reagisce ad un’infezione.

Nello studio riportato su “Journal of Clinical Laboratory Analysis“, i ricercatori descrivono quello che viene chiamato un sistema “TaqMan-Based Multiplex PCR real-time”, che permette di rilevazione rapidamente 10 dei più frequenti batteri patogeni da campioni di sangue in poche ore.

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È interessante notare che  gli agenti patogeni in alcuni casi risultati negativi in cultura da sangue di pazienti con sepsi sono stati rilevati con questo metodo. Noi ipotizziamo che i frammenti di DNA residui dei batteri potrebbero essere rilevati da questo sistema, anche se sono stati distrutti da farmaci antibatterici o dal sistema immunitario“, ha detto il dottor Bing Zhang, autore senior dello studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Rapid diagnosis of sepsis with TaqMan-Based multiplex real-time PCR
Chang-Feng Liu, Xin-Ping Shi, Yun Chen, Ye Jin, Bing Zhang
J Clin Lab Anal. 2017;00:e22256. https://doi.org/10.1002/jcla.22256

Fonte: Wiley

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Il finocchio riduce i sintomi postmenopausa.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Il finocchio è noto da tempo per i suoi benefici per la salute, per una serie di questioni, tra cui la digestione e i sintomi premestruali. Un nuovo studio conferma che è anche efficace nella gestione dei sintomi postmenopausa come vampate di calore, insonnia, secchezza vaginale, ed ansia, senza gravi effetti collaterali. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista “Menopause“, la rivista della North American Menopause Society (NAMS).

fennel

Il trial in triplo cieco, randomizzato, controllato con placebo è stato condotto su 79 donne iraniane di età compresa tra i 45 e i 60 anni. Si tratta di uno dei primi studi clinici che esamina i benefici del finocchio per la gestione dei sintomi della menopausa. Risultati molto positivi, anche se altri studi clinici con popolazioni più grandi sono necessari per confermare questo risultato.

Leggi abstract dell’articolo:
Effect of Foeniculum vulgare Mill. (fennel) on menopausal symptoms in postmenopausal women: a randomized, triple-blind, placebo-controlled trial.
Rahimikian, Fatemeh MSc; Rahimi, Roja PhD; Golzareh, Parvin MSc; Bekhradi, Reza MD; Mehran, Abbas MSc
Menopause: Post Author Corrections: May 15, 2017 doi: 10.1097/GME.0000000000000881

Fonte: North American Menopause Society (NAMS).

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Osteoartrosi al ginocchio: nessun beneficio dagli steroidi.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Il prof Timothy E. McAlindon, della Tufts Medical Center di Boston e i suoi colleghi hanno scoperto che le iniezioni di steroidi somministrati ogni 3 mesi non fornivano benefico rispetto al placebo, nell’alleviare il dolore al ginocchio nei pazienti con osteoartrosi del ginocchio (OA).

Osteoarthritis

I ricercatori hanno anche evidenziato che le iniezioni di steroidi in realtà portano ad una maggiore perdita di volume della cartilagine ossea se somministrati oltre 2 anni. Le scoperte del team provengono da un’analisi di 140 pazienti con OA sintomatica del ginocchio. Tutti i pazienti avevano infiammazione della membrana sinoviale, che riveste le articolazioni.
Rispetto ai pazienti che hanno ricevuto il placebo, coloro che hanno ricevuto triamcinolone hanno avuto una maggiore perdita di volume della cartilagine; si è vista una perdita di spessore della cartilagine di 0,21 millimetri, rispetto ai 0,10 millimetri del gruppo placebo.

In conclusione i pazienti con gonartrosi al ginocchio è improbabile che traggano beneficio da iniezioni di corticosteroidi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Effect of Intra-articular Triamcinolone vs Saline on Knee Cartilage Volume and Pain in Patients With Knee Osteoarthritis A Randomized Clinical Trial.
McAlindon TE, LaValley MP, Harvey WF, Price LL, Driban JB, Zhang M, Ward RJ.
JAMA. 2017;317(19):1967-1975. doi:10.1001/jama.2017.5283

Multimedia

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ACCP: Linee guida sulla terapia per la malattia tromboembolica venosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Jama” a cura dell’American College of Chest Physicians (ACCP) le linee guida sulla terapia antitrombotica per la malattia tromboembolica venosa o tromboembolismo venoso (TEV), una delle patologie più comuni del sistema circolatorio.

DVT

La malattia tromboembolica venosa o TEV, indica un problema che molti conoscono: la formazione di un trombo, cioè un coagulo di sangue che ostruisce una vena profonda (nella maggior parte dei casi agli arti inferiori) e che, in certi casi, si stacca e arriva ai polmoni, provocando un’embolia.

Leggi il documento:
Antithrombotic Therapy for Venous Thromboembolic Disease
Jain A, Cifu AS.
JAMA. 2017;317(19):2008-2009. doi:10.1001/jama.2017.1928

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Nanoterapia contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Per la prima volta, i ricercatori del Department of Pharmaceutical Sciences, Washington State University (WSU) hanno dimostrato che è possibile somministrare un farmaco contro il tumore collegandolo ad un globulo. Questa innovazione potrebbe colpire i tumori con farmaci antitumorali che, come succede ora danneggiano i tessuti sani.

Nanoterapia    Credit image: Washington State University

Il team ha lavorato su scala microscopica utilizzando una particella nano-terapica (nanoparticella + farmaco) collegandola ad un globulo bianco che combatte le infezioni, i ricercatori hanno dimostrato di poter rendere disponibile il farmaco oltre la corazza dei vasi sanguigni che di solito proteggono un tumore.

In particolare abbiamo iniettato nei topi nanoparticelle d’oro trattate con anticorpi che mediano l’unione delle nanoparticelle e dei neutrofili. Quando il tumore è stato esposto alla luce infrarossa, l’interazione della luce con le nanoparticelle d’oro ha prodotto calore che ha ucciso le cellule tumorali“, ha detto il professore di scienze farmaceutiche Wang.

Abbiamo sviluppato un nuovo approccio per fornire farmaci contro i tumori utilizzando i globuli bianchi del nostro corpo“, afferma Wang. “Questo sistema può essere applicato per fornire molti farmaci antitumorali, come la doxorubicina;  speriamo che possa aumentare l’efficacia delle terapie tumorali rispetto ad altri sistemi attualmente utilizzati.”

Leggi abstract dell’articolo:
Photosensitization Priming of Tumor Microenvironments Improves Delivery of Nanotherapeutics via Neutrophil Infiltration
Dafeng Chu, Xinyue Dong, Qi Zhao, Jingkai Gu and Zhenjia Wang
Advanced Materials Version of Record online: 15 MAY 2017 | DOI: 10.1002/adma.201701021

Approfondimenti:
Nanoparticle Targeting of Neutrophils for Improved Cancer Immunotherapy
Dafeng Chu, Qi Zhao, Jian Yu, Faya Zhang, Hui Zhang, Zhenjia Wang
Published Date – 17 March 2016

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Un collirio per curare la cecità legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Gli scienziati dell’Università di Birmingham hanno sviluppato un tipo di collirio che potrebbero rivoluzionare il trattamento di una delle principali cause di cecità: la degenerazione maculare legata all’età (AMD).

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Gli scienziati guidati dal biochimico Dr Felicity de Cogan, hanno sperimentato con successo un metodo per somministare un farmaco come collirio, ottenendo gli stessi risultati dell’iniezione. Viene utilizzato un “cell-penetrating peptide (CPP)” per rendere disponibile il farmaco.
Il CPP-farmaco ha il potenziale per avere un impatto significativo sul trattamento dell’AMD rivoluzionando le opzioni di consegna dei farmaci“. “Il complesso CPP-farmaco è anche una potenziale applicazione ad altre malattie oculari croniche che richiedono l’erogazione del farmaco nella camera posteriore dell’occhio“.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Investigative opthamology e Visual Science“, potrebbe significare la fine di iniezioni dolorose direttamente nell’occhio.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides.
Felicity de Cogan, Lisa J. Hill, Aisling Lynch, Peter J. Morgan-Warren, Judith Lechner, Matthew R. Berwick, Anna F. A. Peacock, Mei Chen, Robert A. H. Scott, Heping Xu, Ann Logan.
Investigative Opthalmology & Visual Science, 2017; 58 (5): 2578 DOI: 10.1167/iovs.16-20072

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Estratti di pomodoro contro il cancro allo stomaco.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2017

Un nuovo studio, pubblicato sul “Journal of Cellular Physiology“, condotto dai ricercatori dell’Oncology Research Center of Mercogliano (CROM), Istituto Nazionale Tumori – IRCCS – Napoli, Italia diretti dal Prof. Antonio Giordano ha dimostra che gli estratti di pomodoro intero proveniente da due diverse coltivazioni del sud Italia inibiscono la crescita delle cellule del cancro gastrico e le sue caratteristiche maligne.
La ricerca apre la strada a futuri studi volti a implementare le abitudini di vita, non solo per la prevenzione, ma potenzialmente come supporto alle terapie convenzionali.

corbarino       pomodori-san-marzano

Il loro effetto antitumorale non sembra legato a componenti specifici, come il licopene, ma piuttosto suggerire che i pomodori devono essere considerati nel loro complesso“, spiega la dott.ssa Daniela Barone, ricercatore presso il Centro oncologico di ricerca di Mercogliano (CROM).
Estratti di due diverse varietà di pomodori, San Marzano e Corbarino sono stati in grado di inibire la crescita e la clonazione delle cellule maligne. Il trattamento con gli estratti di pomodoro interi influenzano i processi chiave all’interno delle cellule e ostacolano la loro capacità di migrazione, arrestando il ciclo cellulare attraverso la modulazione di proteine specifiche, inducendo a morte le cellule tumorali attraverso apoptosi.

Leggi abstract dell’articolo:
Antitumoral Potential, Antioxidant Activity and Carotenoid Content of Two Southern Italy Tomato Cultivars Extracts: San Marzano and Corbarino
Barone, D., Cito, L., Tommonaro, G., Abate, A. A., Penon, D., De Prisco, R., Penon, A., Forte, I. M., Benedetti, E., Cimini, A., Indovina, P., Nicolaus, B., Pentimalli, F. and Giordano, A.
J. Cell. Physiol. Accepted manuscript online: 10 May 2017 doi:10.1002/jcp.25995

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Microbioma intestinale legato alla sclerosi sistemica.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori provenienti della University of California, Los Angeles (UCLA) e dell’Oslo University ha stabilito che i pazienti con sclerosi sistemica avevano un’alterazione dei livelli di batteri intestinali rispetto alle persone sane. Questo studio è il primo ad esaminare la composizione batterica gastrointestinale in due gruppi indipendenti di persone con sclerosi sistemica.

Sclerosi-sistemica

Persone con sclerosi sistemica avevano livelli significativamente più bassi di batteri intestinali che proteggono dall’infiammazione, come Bacteroide, faecalibacterium prausnitzii e Clostridium. I risultati di questo studio suggeriscono che il ripristino dell’equilibrio batterico intestinale attraverso la modificazione della dieta, probiotici e, eventualmente, il trapianto fecale può ridurre i sintomi gastrointestinali e migliorare la qualità della vita di questi pazienti.

La sclerosi sistemica, detta anche sclerodermia, è una malattia autoimmune che colpisce il tessuto connettivo del corpo. E’ caratterizzata da un indurimento della pelle e può progredire fino all’infiammazione e cicatrizzazione degli organi come i reni, cuore, polmoni e tratto gastrointestinale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Systemic sclerosis is associated with specific alterations in gastrointestinal microbiota in two independent cohorts
Elizabeth R Volkmann, Anna-Maria Hoffmann-Vold, Yu-Ling Chang, Jonathan P Jacobs, Kirsten Tillisch, Emeran A Mayer, Philip J Clements, Johannes R Hov, Martin Kummen, Øyvind Midtvedt, Venu Lagishetty, Lin Chang, Jennifer S Labus, Øyvind Molberg and Jonathan Braun
BMJ Open Gastro 2017; 4:e000134 doi:10.1136/bmjgast-2017-000134

Fonte: University of California, Los Angeles (UCLA)

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NICE: Linee guida sulla gestione delle fratture dell’anca.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2017

Sono state pubblicate in  aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence), le linee guida sulla gestione delle fratture dell’anca negli adulti dai 18 anni in su. Il precedente documento era datato 2011.

hip fracture1

Scarica e leggi il documento in full text:
Hip fracture: management Clinical guideline [CG124] Published date: June 2011 Last updated: May 2017

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Ipossia e metastasi del cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

Le concentrazioni di ossigeno sono importanti in molti tumori perchè aumentano la loro propensione alla metastasi ad altri tessuti. Ricercatori della Ludwig-Maximilians-Universitaet (LMU) di Monaco guidati dal Professor Heiko Hermeking hanno ora scoperto il meccanismo molecolare che collega i due fenomeni.
Molti tumori in crescita attiva hanno una scarsa irrorazione sanguigna, questo limita la concentrazione di ossigeno disponibile all’interno del tumore, una condizione nota come ipossia. La mancanza di ossigeno spiega in parte il fatto che tali tumori solidi sono resistenti alle radiazioni e alla chemioterapia, e promuovono anche la formazione di tumori satellitari in altri tessuti.

Come riportato nel lavoro pubblicato sulla rivista “Gastroenterology” i risultati rivelano come l’ipossia porta alla inibizione della sintesi di una breve molecola di RNA che sopprime normalmente la tumorigenesi.

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Carcinoma del colon scarsamente fornito di ossigeno. Le cellule tumorali infiltranti mostrano notevolmente aumentata l’espressione di PPP1R11 (rosso). Immagine: Dipartimento di Patologia, Università di Monaco di Baviera.

I tumori possono svilupparsi solo se i circuiti biochimici che controllano la proliferazione e il comportamento delle cellule vengono inattivati.
Questi meccanismi di sicurezza e controllo sono mediati da cosiddette proteine ​​oncosoppressori, uno dei quali è nota come p53. P53 codifica gene viene inattivato in oltre la metà di tutti i tumori. Inoltre p53 induce la trascrizione di un RNA corto – denominato microRNA-34a (miR-34a) – che svolge un ruolo centrale nella soppressione del tumore.

Il gene per miR-34a è molto frequentemente inattivato nei tumori metastastatici, che sono spesso caratterizzati da una carenza relativa di ossigeno“, spiega Hermeking. “Abbiamo trovato che le cellule tumorali innescano la sintesi di ipossia-inducibile fattore 1a (HIF1a), una proteina che reprime direttamente la trascrizione di miR-34a”.

Queste nuove scoperte hanno anche implicazioni terapeutiche; le metastasi potrebbero essere trattate con farmaci che consentono la riattivazione dell’espressione di miR-34a. Per esempio, la reintroduzione di miR-34a nelle cellule tumorali attiva anche il sistema immunitario del paziente per attaccare il tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Antagonistic Effects of p53 and HIF1A on microRNA-34a Regulation of PPP1R11 and STAT3 and Hypoxia-induced Epithelial to Mesenchymal Transition in Colorectal Cancer Cells
Huihui Li, Matjaz Rokavec, Longchang Jiang, David Horst, Heiko Hermeking
Gastroenterology Published online: April 20, 2017

Fonte: Ludwig-Maximilians-Universitaet (LMU)

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Scoperta proteina essenziale per la replicazione del citomegalovirus umano.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

Gli scienziati della Division of Infection and Immunity, The Roslin Institute, University of Edinburgh hanno dimostrato che una proteina umana nota come valosin containing protein (VCP) è essenziale per la replicazione di citomegalovirus umano (HCMV). I risultati pubblicati sulla rivista “PLoS Pathogens” identificano VCP come un potenziale nuovo obiettivo per il trattamento.

Alcuni trattamenti HCMV esistono, ma i loro benefici sono limitati, e gli scienziati stanno studiando nuovi modi per trattare e prevenire queste infezioni. Questa infezione durante la gravidanza può portare alla perdita e disabilità intellettive dell’udito nei bambini non ancora nati. Il virus può essere contratto dalle persone con un sistema immunitario indebolito, come i pazienti trapiantati e persone con infezione da HIV in pericolo la vita.

citomegalovirus

Il team ha scoperto che l’inibitore, noto come NMS-873, ha ridotto la replicazione HCMV e l’espressione IE2 nelle cellule infette. Questo metodo è 10 volte più potente dei farmaci esistenti che colpiscono direttamente HCMV.

Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se NMS-873 – originariamente sviluppato come un potenziale farmaco anti-cancro – è sicuro ed efficace negli esseri umani. Ciononostante, questi risultati suggeriscono che le molecole NMS-873 ed altre progettate per inibire VCP potrebbero potenzialmente servire come trattamenti HCMV, in particolare in pazienti infettati con ceppi di HCMV resistenti ai farmaci.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The host ubiquitin-dependent segregase VCP/p97 is required for the onset of human cytomegalovirus replication
Yao-Tang Lin, James Prendergast, Finn Grey.
PLOS Pathogens Published: May 11, 2017  https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006329

Fonte: Roslin Institute – University of Edimburg

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Creata la più grande banca dati di cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

I ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute hanno realizzato in collaborazione con il King College di Londra, l’Istituto Europeo di Bioinformatica, l’Università di Dundee e l’Università di Cambridge la più grande collezione al mondo di cellule staminali ricavate da volontari sani. Il lavoro è descritto sulla rivista “Nature“.

Abbiamo realizzato una grande banca dati, di alta qualità, di cellule staminali pluripotenti indotte (IPS), cioè capaci di seguire diverse evoluzioni nello sviluppo, da volontari sani“, precisa il prof. Gaffney. Ognuna di queste linee cellulari è stata studiata e resa disponibile ad una comunità di ricercatori più ampia. Un passo fondamentale per realizzare migliori modelli cellulari di molte malattie.

I gruppi di staminali di riferimento sono stati ricavati dalle biopsie della pelle di 301 volontari sani, con cui sono state prodotte più linee di staminali per ogni persona, arrivando ad un totale di 711 linee cellulari, con informazioni dettagliate sul loro genoma, le proteine presenti e la loro biologia.

iPS cells
Skin cells can be reprogrammed into iPS cells that can then develop into different types of cells. Credit: Sanger Institute, Genome Research Limited

I progressi tecnologici hanno permesso di prendere una cellula adulta e utilizzare condizioni di crescita specifiche per far tornare indietro l’orologio – il ritorno ad uno stato embrionale precoce. Tutto ciò si traduce in una cellula staminale pluripotente indotta (IPSC), che può svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo. Queste cellule iPSCs hanno un potenziale enorme per lo studio scientifico lo sviluppo e l’impatto delle malattie tra cui il cancro, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache.

Leggi abstract dell’articolo:
Common genetic variation drives molecular heterogeneity in human iPSCs
Helena Kilpinen, Angela Goncalves[…]Daniel J Gaffney
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi:10.1038/nature22403

Fonte: Wellcome Trust Sanger Institute

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NICE: Linea guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti (18 anni in su). Il documento aggiorna il precedente del 2015.

diabetes-NICE

Il documento si concentra sull’educazione del paziente, consigli dietetici, sulla gestione del rischio cardiovascolare, gestione dei livelli di glucosio nel sangue, e l’identificazione e la gestione di complicanze a lungo termine.

Scarica e leggi il documento in full text:
Type 2 diabetes in adults: management – NICE guideline [NG28] Published date: December 2015 Last updated: May 2017

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Relazione tra malattia del cervello e microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

I ricercatori della Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia, hanno dimostrato un legame diretto e inaspettato tra il microbioma e alcune malattie cerebrovascolari.
I batteri del microbioma intestinale guidano la formazione di malformazioni cavernose cerebrali (CCM), dette anche angiomi cavernosi o cavernomi, lesioni vascolari caratterizzate da agglomerati di capillari sanguigni (gomitoli vascolari) abnormemente dilatati e fragili, che possono causare ictus e crisi epilettiche (video).

CCM-human-brain
CCMs in a mouse using microCT Credit: Issam Awad, University of Chicago

Il team ha scoperto, come descritto nell’articolo pubblicato sulla rivista “Nature“, che il percorso molecolare che sta alla base del CCM è attivato da TLR4, un recettore per un lipopolisaccaride, molecola batterica (LPS). L’attivazione di TLR4 sulle cellule endoteliali cerebrali da parte di LPS è notevolmente accelerata nella formazione di CCM. Al contrario, se TLR4 viene rimosso dalle cellule endoteliali, o se i topi sono trattati con farmaci che bloccano la funzione TLR4, la formazione CCM viene impedita.

In conclusione batteri del microbioma intestinale negli animali possono guidare la formazione di CCM attraverso la relazione LPS-TLR4. Il ruolo chiave della segnalazione LPS-TLR4 è stato trovato essere presente anche negli esseri umani.

Lo studio suggerisce che i trattamenti progettati per bloccare la segnalazione TLR4 alterando il microbioma possono essere usati per il trattamento di questa malattia“, ha detto il prof. Mark Kahn.

Leggi abstract dell’articolo:
Endothelial TLR4 and the microbiome drive cerebral cavernous malformations
Alan T. Tang ,Jaesung P. Choi ,Jonathan J. Kotzin ,Yiqing Yang ,Courtney C. Hong, Nicholas Hobson,Romuald Girard… Xiangjian Zheng & Mark L. Kahn.
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi: 10.1038/nature22075

Fonte: Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia

CCM Italia  –  video

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Passo fondamentale nella comprensione del cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology – Cambridge hanno identificato un interruttore molecolare principale che si attiva nella transizione da adenoma ad adenocarcinoma in un modello murino di cancro ai polmoni. Hanno anche scoperto che bloccando questo interruttore si impedisce che i tumori diventino più aggressivi. I farmaci che interferiscono con questo interruttore possono quindi essere utili nel trattamento di tumori polmonari in fase iniziale, dicono i ricercatori.

MIT-Lung-Cancer
MIT researchers have found that lung tumors such as this one contain stem-cell-like cells that drive tumor aggression. In this image, those cells are tagged with a green fluorescent protein. Image: Tuomas Tammela

Capire i meccanismi molecolari che vengono attivati come transizioni tumorali da uno stato benigno ad uno maligno ha importanti implicazioni per il trattamento. Questi risultati suggeriscono anche i metodi per prevenire o interferire con l’insorgenza della malattia avanzata“, dice Tyler Jacks, direttore del MIT di Koch Institute for Integrative Cancer Research, autore dello studio.

In questo studio, i ricercatori si sono concentrati sul ruolo di una via di segnalazione cellulare nota come Wnt. Questo percorso è solitamente attivato solo durante lo sviluppo embrionale, ma è anche attivo in piccole popolazioni di cellule staminali adulte che possono rigenerare tessuti specifici quali il rivestimento dell’intestino. Negli esperimenti sui topi è stato trovato che la segnalazione Wnt non è attiva negli adenomi, ma si accende durante la transizione in circa il 5 al 10 per cento delle cellule tumorali. Quando i ricercatori hanno dato ai topi un farmaco che interferisce con le proteine ​​Wnt, hanno scoperto che i tumori hanno smesso di crescere, e gli animali hanno vissuto più a lungo.

Nell’adenocarcinoma del polmone umano è stato scoperto che il 70 per cento dei tumori ha mostrato l’attivazione Wnt. L’inibitore Wnt che i ricercatori hanno utilizzato in questo studio, è in sperimentazione clinica per il trattamento di altri tipi di cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
A Wnt-producing niche drives proliferative potential and progression in lung adenocarcinoma
Tuomas Tammela, Francisco J. Sanchez-Rivera[…]Tyler Jacks
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi:10.1038/nature22334

Fonte: Massachusetts Institute of Technology

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Creato un ‘catalogo’ delle malattie legate alle variazioni genetiche del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

Uno studio condotto da ricercatori della Vanderbilt University Medical Center (VUMC) e della University of Arizona College of Pharmacy ha generato il primo catalogo completo di malattie associate alle variazioni dell’antigene leucocitario umano (HLA), il locus dei geni che codificano le proteine sulla superficie delle cellule che sono responsabili della regolazione del sistema immunitario nell’uomo.

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Il catalogo ha lo scopo di aiutare ad identificare le persone che sono a rischio per alcune malattie autoimmuni, che possono generare anticorpi che attaccano i loro stessi tessuti in risposta ad un’infezione.
I ricercatori hanno descritto l’iniziativa in un articolo sulla rivista “Science Translational Medicine” e pubblicato il catalogo online all’indirizzo http://www.phewascatalog.org.

HLA (antigene leucocitario umano) sono proteine ​​espresse sulla superficie delle cellule che – come targhette – che consentono al sistema immunitario di distinguere “propri” tessuti del corpo da “non-propri”, come patogeni“.- spiega il prof. Karnes della University of Arizona College of Pharmacy a Tucson.
Si ritiene che le persone con alcune varianti HLA possano – in risposta ad un’infezione, per esempio – generare anticorpi che attaccano i propri tessuti. Ciò suggerisce che alcune malattie autoimmuni potrebbero essere evitate in persone ad alto rischio identificandole e trattandole prima delle infezioni” – specifica Denny  co-autore dello studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Phenome-wide scanning identifies multiple diseases and disease severity phenotypes associated with HLA variants
Jason H. Karnes, Lisa Bastarache, Christian M. Shaffer, Silvana Gaudieri, Yaomin Xu, Andrew M. Glazer, Jonathan D. Mosley, Shilin Zhao, Soumya Raychaudhuri, Simon Mallal, Zhan Ye, John G. Mayer, Murray H. Brilliant, Scott J. Hebbring, Dan M. Roden, Elizabeth J. Phillips and Joshua C. Denny
Science Translational Medicine 10 May 2017: Vol. 9, Issue 389, eaai8708 DOI: 10.1126/scitranslmed.aai8708

Accedi al catalogo: http://www.phewascatalog.org

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ACP: Linee guida sul trattamento dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2017

Sono state pubblicate dall’American College of Physicians (ACP), sulla rivista “Annals of Internal Medicine” le linee guida di pratica clinica basata sulle evidenze per il trattamento delle donne e degli uomini con osteoporosi. Le precedenti raccomandazioni di ACP per il trattamento di bassa densità ossea e osteoporosi per prevenire le fratture, erano state pubblicate nel 2008.

L’osteoporosi è una malattia scheletrica sistemica caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e deterioramento del tessuto osseo che porta ad un aumento del rischio di fragilità ossea e fratture, specialmente all’anca, colonna vertebrale e polso.

ACP

La linea guida si focalizza sui vantaggi comparativi e rischi dei trattamenti farmacologici a breve e lungo termine. L’evidenza suggerisce che i medici devono trattare le donne con osteoporosi con terapia farmacologica per cinque anni. Continuare il trattamento dopo i primi cinque anni può essere utile per alcune pazienti e meno per altre.

Non si raccomanda il monitoraggio della densità ossea durante il periodo di trattamento di cinque anni perché le prove non mostrano alcun beneficio. ACP raccomanda inoltre di non utilizzare la terapia in menopausa con estrogeni più terapia progestinica o raloxifene per il trattamento dell’osteoporosi nelle donne. Il trattamento con estrogeni è associato a gravi danni, come un aumento del rischio di incidenti cerebrovascolari ed eventi tromboembolici venosi che superano i potenziali benefici.

I destinatari di questa linea guida includono tutti i medici. La popolazione di pazienti bersaglio comprende uomini e donne con bassa densità ossea e osteoporosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Treatment of Low Bone Density or Osteoporosis to Prevent Fractures in Men and Women: A Clinical Practice Guideline Update from the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Mary Ann Forciea, MD; Robert M. McLean, MD; Thomas D. Denberg, MD, PhD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M15-1361

Pharmacologic Treatment of Low Bone Density or Osteoporosis to Prevent Fractures” – 2008

Fonte: American College of Physicians (ACP)

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