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Posts Tagged ‘nutrizione’

Verso un vaccino contro la celiachia.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2018

E’ stato scoperto un vaccino in grado di annullare l’effetto del glutine nell’intestino. Il vaccino è ancora in fase sperimentale e potrebbe essere la risposta alle tante persone che soffrono di celiachia.

La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, dovuta all’ingestione di glutine in soggetti predisposti.

Il vaccino, denominato Nexvax2, è ancora in fase sperimentale ed è stato sviluppato da ricercatori australiani del “The Royal Melbourne Hospital” e del “Head of Coeliac Research at the Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research“. L’obiettivo del farmaco è permettere al sistema immunitario dei celiaci di rispondere al glutine (video).
Nexvax2, è sicuro e tollerabile. Nexvax2 riprogramma le cellule T in modo tale da non attaccare più determinate sequenze di aminoacidi – peptidi – all’interno delle proteine ​​che costituiscono il glutine, esponendo ripetutamente il corpo [VIDEO] a forme modificate di tre di questi peptidi.


Patients with coeliac disease given new hope with start of trial

La dieta priva di glutine è l’unico trattamento attuale per la malattia celiaca, ma è onerosa, complessa e non sempre efficace” – afferma il prof. Jason Tye-Din.

Persino i pazienti più diligenti possono subire gli effetti avversi dell’esposizione accidentale. Questo studio metterà alla prova se il vaccino, Nexvax2, può specificamente indirizzare la risposta immunitaria al glutine nelle persone con malattia celiaca e modificare gli effetti associati. ” – specifica il prof.  Jason Tye-Din.

La sperimentazione di Nexvax2® (RESET CeD) per il trattamento della malattia celiaca inizierà a Melbourne e poi si svilupperà a Perth, Adelaide, Brisbane, Mackay e la Sunshine Coast.

Epitope-specific immunotherapy targeting CD4-positive T cells in coeliac disease: two randomised, double-blind, placebo-controlled phase 1 studies.
Goel, G., et al.
Lancet Gastroenterol Hepatol. 2017; [Epub ahead of print].

Fonti: The Royal Melbourne Hospital – Head of Coeliac Research at the Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research

more about this clinical trial

www.clinicaltrials.gov (Identifier: NCT03644069).

ImmusanT Nexvax2® Fact Sheet.

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I dolcificanti artificiali rendono tossici i batteri intestinali.

Posted by giorgiobertin su ottobre 6, 2018

I ricercatori del Ben-Gurion University of the Negev (BGU) in Israel and Nanyang Technological University in Singapore, hanno scoperto che i dolcificanti artificiali sono tossici per i microbi intestinali digestivi.
I ricercatori, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista “Molecules” avvertono che il consumo di dolcificanti artificiali è collegato a disordini metabolici, aumento di peso, cancro, diabete di tipo 2 e alterazione dei microbi intestinali.


What Do Artificial Sweeteners Actually Do to Your Body?

Lo studio collaborativo ha indicato la tossicità relativa di sei dolcificanti artificiali (aspartame, sucralosio, saccarina, neotame, advantame e acesulfame potassio-k) e 10 integratori sportivi contenenti questi dolcificanti artificiali. I batteri nel sistema digestivo sono diventati tossici se esposti a concentrazioni di solo un milligrammo per millilitro di queste sostanze.

Abbiamo modificato i batteri bioluminescenti di E. coli, che si illuminano quando rilevano sostanze tossiche e agiscono come un modello di rilevamento rappresentativo del complesso sistema microbico“, ha affermato il prof. Ariel Kushmaro.

Lo studio ha confermato i risultati di uno studio del 2014 su “Nature“, che ha esaminato il modo in cui gli edulcoranti possono portare a intolleranza al glucosio, probabilmente a causa del loro effetto sul microbioma intestinale.
Il prof. Kushmaro avverte: “Le persone dovrebbero ridurre in modo significativo o evitare il consumo di dolcificanti artificiali“.

I dolcificanti artificiali sono stati identificati come inquinanti ambientali emergenti. I ricercatori hanno notato che le loro tracce sono state trovate nell’acqua potabile, nelle acque superficiali e nelle falde acquifere sotterranee.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Measuring Artificial Sweeteners Toxicity Using a Bioluminescent Bacterial Panel
Ariel Kushmaro
Molecules 2018, 23(10), 2454; doi:10.3390/molecules23102454

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Il consumo di carni trasformate legato al rischio di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Department of Nutrition, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, hanno combinato i dati di 16 studi prospettici osservazionali sull’associazione fra consumo di carni lavorate e carcinoma mammario.

IL team ha scoperto che l’elevato consumo di carne lavorata (in media da 25 a 30 grammi al giorno) era associato a un aumento del rischio di cancro al seno del 9% rispetto a coloro che avevano mangiato quantità più basse (da 0 a 2 grammi al giorno). L’associazione con il consumo di altra carne rossa non era significativa.

red-meat-breast-cancer

L’autrice principale, la prof. Maryam S. Farvid, ha affermato che il meccanismo non è chiaro, ma che i conservanti nella carne lavorata potrebbero essere una causa del legame. “La mia raccomandazione è che è positivo per le donne ridurre la carne lavorata”.
La pubblicazione della revisione sistematica è stata fatta sulla rivista International Journal of Cancer.

Leggi abstract dell’articolo:
Consumption of red and processed meat and breast cancer incidence: A systematic review and meta‐analysis of prospective studies
Maryam S. Farvid, Mariana C. Stern, Teresa Norat, Shizuka Sasazuki, Paolo Vineis, Matty P. Weijenberg, Alicja Wolk, Kana Wu, Bernard W. Stewart, Eunyoung Cho.
First published: 05 September 2018 https://doi.org/10.1002/ijc.31848

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Il cancro del colon è causato da batteri e stress cellulare.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2018

Il team del Professor Dirk Haller presso l’Technical University of Munich (TUM) ha fatto una scoperta inaspettata studiando i fattori scatenanti del cancro del colon: lo stress cellulare in combinazione con un microbiota alterato nel colon guida la crescita del tumore. In precedenza, si presumeva che questa combinazione contribuisca solo a malattie infiammatorie intestinali. Il microbiota intestinale è l’insieme di microorganismi simbiontici che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo.

microbiota

Con il nostro studio, in origine, volevamo studiare il ruolo dei batteri nell’intestino nello sviluppo dell’infiammazione intestinale“, spiega il professor Dirk Haller del Dipartimento di Nutrizione e Immunologia presso il Weihenstephan Science Center della TUM. “Tuttavia, il risultato sorprendente per noi è stata la scoperta che i batteri insieme allo stress nelle cellule causavano tumori (esclusivamente nel colon) e senza il coinvolgimento dell’infiammazione“.

Il fattore di trascrizione ATF6 (Activating transcription factor 6) regola lo stress nelle cellule, l’intensità e la durata dell’attivazione aumentano con le malattie.

Sono stati esaminati i dati di 541 pazienti con cancro del colon. In quei casi in cui il livello del fattore di trascrizione ATF6, che scatena lo stress cellulare, è aumentato significativamente, il tasso di recidiva dopo l’intervento è aumentato: circa il dieci percento dei pazienti era a rischio di contrarre tumore al colon una seconda volta. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Gastroenterology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Activated ATF6 Induces Intestinal Dysbiosis and Innate Immune Response to Promote Colorectal Tumorigenesis
Olivia Coleman, Elena Lobner, Sandra Bierwirth, Adam Sorbie, Nadine Waldschmitt, Eva Rath, Emanuel Berger, Ilias Lagkouvardos, Thomas Clavel, Kathleen McCoy, Achim Weber, Mathias Heikenwälder, Klaus-Peter Janssen and Dirk Haller
Gastroenterology 9/2018. DOI: 10.1053/j.gastro.2018.07.028

Fonte: Technical University of Munich (TUM)

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Consumo di latte legato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2018

Il consumo di latticini di circa tre porzioni al giorno è associato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari e mortalità, rispetto ai livelli di consumo bassi. Ad affermarlo uno studio osservazionale globale di oltre 130.000 persone in 21 paesi, pubblicato su “The Lancet”.
Nello specifico lo studio ha rilevato che le persone che consumavano tre porzioni di latticini interi al giorno presentavano tassi di mortalità e malattie cardiovascolari più bassi rispetto a quelli che consumavano meno di 0,5 porzioni di latticini al giorno.

latticini

Lo studio Prospective Urban Rural Epidemiological (PURE) ha incluso dati da 136.384 individui di 35-70 anni in 21 paesi. Le assunzioni dietetiche sono state registrate all’inizio dello studio utilizzando questionari alimentari convalidati specifici per paese. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 9,1 anni. Durante questo periodo, ci sono stati 6.796 morti e 5.855 eventi cardiovascolari maggiori.

I risultati dello studio PURE sembrano suggerire che l’assunzione di latticini, in particolare latticini interi, potrebbe essere utile per prevenire la morte e le principali malattie cardiovascolari. Tuttavia, come hanno concluso gli autori stessi, i risultati suggeriscono che il solo consumo di prodotti lattiero-caseari non dovrebbe essere scoraggiato, ma addirittura incoraggiato specialmente nei paesi a basso reddito e a medio reddito.

Scarica e leggi il documento in full text:
Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, Andrew Mente, Sumathy Rangarajan, Patrick Sheridan,Prof Viswanathan Mohan,Romaina Iqbal, et al.
The Lancet Published:September 11, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31812-9

Approfondimenti:
Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study: baseline characteristics of the household sample and comparative analyses with national data in 17 countries. Am Heart J. 2013; 166: 636-646

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Alimentazione e rischio di cancro della mammella.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2018

Due studi recenti uno pubblicato su “International Journal of Cancer” e una review pubblicata su Anticancer Research, hanno approfondito i dettagli sul ruolo dell’alimentazione nel rischio di cancro della mammella.

Il primo studio ha valutato la relazione tra consumo di frutta e verdura e incidenza di tumore della mammella, caratterizzandolo rispetto allo stato menopausale, alla positività al recettore ormonale e ai sottotipi molecolari. Il consumo di frutta e verdura è stato stimato mediante questionari ripetuti e validati somministrati a 182.145 donne di età compresa, all’inizio dello studio, tra 27 e 59 anni afferenti al Nurses’ Health Study.
L’assunzione di verdure è risultata globalmente associata a un minore rischio di tumori ER-negativi, cioè negativi ai recettori per gli estrogeni, solitamente più aggressivi.

Il secondo studio (review di articoli pubblicati da gennaio 2013 a maggio 2017), ha preso invece in considerazione i gruppi, di alimenti e la loro correlazione con il rischio di tumore della mammella. I vegetali, come gruppo alimentare, sono significativamente associati a un minore rischio di tumore della mammella, mentre i grassi saturi e le carni rosse/processate sono risultate comuni tra i pattern non salutari associati a un maggiore rischio,

In pratica i risultati di entrambi forniscono ulteriore evidenza che un regime dietetico che includa verdure, ma anche frutta, legumi, proteine magre e farine integrali, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di tumore della mammella. Viceversa, pattern dietetici ricchi in grassi saturi e carni rosse e lavorate, zuccheri aggiunti, cibi fritti e farine raffinate possono invece favorirlo.

Leggi il full text dell’articolo:
Fruit and vegetable consumption and breast cancer incidence: Repeated measures over 30 years of follow-up.
Farvid MS, et al.
Int J Cancer 2018 Jul 6. doi: 10.1002/ijc.31653. [Epub ahead of print].

Dietary Patterns and Breast Cancer Risk: A Systematic Review.
Dandamudi A, et al.
Anticancer Res 2018; 38: 3209-22.

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Il succo di ciliegia aiuta la salute dell’intestino.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2018

Bere succo di ciliegia anche per soli cinque giorni aumenta i batteri intestinali buoni. Gli antiossidanti noti come polifenoli incoraggiano la sopravvivenza e la riproduzione dei cosiddetti batteri buoni. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Arkansas e pubblicato sulla rivista “The Journal of Nutritional Biochemistry“.

tart-cherry-concentrate

I nostri risultati suggeriscono che l’esclusiva miscela di polifenoli nelle ciliegie aspre può aiutare a modellare positivamente il microbioma intestinale, che potrebbe potenzialmente avere implicazioni di salute di vasta portata” – afferma il prof. Frank Carbonero.

I ricercatori hanno analizzato nove adulti sani di età compresa tra i 23 e i 30 anni che hanno bevuto otto once di succo di ciliegia a base di concentrato ogni giorno per cinque giorni (ciliegie crostate Montmorency, la varietà delle ciliegie aspre che vengono comunemente coltivate negli Stati Uniti). I campioni di feci dei partecipanti sono stati valutati prima e dopo lo studio. Gli scienziati hanno anche analizzato gli antiossidanti presenti nelle ciliegie in un tubo digerente simulato in laboratorio per determinare come questi nutrienti influenzano i livelli dei batteri.

I risultati suggeriscono inoltre che le persone che mangiano una dieta sana ricca di frutta, verdura e fibre traggono particolare beneficio dal consumo di succo di ciliegia, grazie alla loro capacità di digerire meglio i suoi antiossidanti.

Leggi abstract dell’articolo:
Impact of tart cherries polyphenols on the human gut microbiota and phenolic metabolites in vitro and in vivo
Alba C. Mayta-Apaza, Ellen Pottgen, Jana De Bodt, Nora Papp, … Franck Carbonero
The Journal of Nutritional Biochemistry Volume 59, September 2018, Pages 160-172 https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2018.04.001

Fonte: Food Science, University of Arkansas, Fayetteville, AR, United States

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Una dieta povera di carboidrati può abbreviare la vita.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2018

Mangiare i carboidrati con moderazione sembra essere ottimale per la salute e la longevità, a suggerirlo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Public Health.

carbohydrate

Il nuovo studio ha rilevato che le diete a basso e alto contenuto di carboidrati erano collegate a un aumento della mortalità, mentre i consumatori moderati di carboidrati avevano il più basso rischio di mortalità.
Lo studio ha anche scoperto che le diete che sostituiscono i carboidrati con proteine ​​e grassi da fonti vegetali erano associati a un minor rischio di mortalità rispetto a quelli che sostituiscono i carboidrati con proteine ​​e grassi provenienti da fonti animali.

Un’analisi dei dati di 15.400 persone negli Stati Uniti ha trovato una relazione tra la mortalità e l’assunzione di carboidrati. Lo studio ha rilevato che le persone che hanno vissuto più a lungo erano quelle che hanno ottenuto circa il 50-55% del loro apporto energetico dai carboidrati. All’età di 50 anni, queste persone potrebbero aspettarsi di vivere altri 33 anni.

Dai dati è emerso che quando la gente sostituiva i carboidrati con carne come agnello, maiale, manzo e pollo – tipica per le diete a basso contenuto di carboidrati in Europa e negli Stati Uniti – la loro mortalità aumentava. Chi invece mangiava fonti di proteine ​​e grassi vegetali come legumi, verdure e noci, era vero il contrario.

Ricordiamo che le linee guida governative in paesi come il Regno Unito raccomandano già che almeno un terzo della dieta debba consistere in carboidrati.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary carbohydrate intake and mortality: a prospective cohort study and meta-analysis.
Sara B Seidelmann, Brian Claggett, Susan Cheng, Mir Henglin, Amil Shah, Lyn M Steffen, Aaron R Folsom, Eric B Rimm, Walter C Willett, Scott D Solomon.
The Lancet Public Health, 2018; DOI: 10.1016/S2468-2667(18)30135-X

Fonti: NewScientistLiveScienceDaily Mail

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Alimentazione, attività fisica e cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2018

Il World Cancer Research Fund (Wcrf) e l’American Institute for Cancer Research (Aicr) hanno pubblicato il rapporto “Diet, Nutrition, Physical Activity and Cancer: a Global Perspective – A summary of the Third Expert Report“.
Il documento riporta le prove sul legame tra alimentazione, attività fisica e cancro e in particolare l’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica per le persone sopravvissute a una malattia oncologica.

Summary-Report-diet-cancer

Scarica e leggi il docuemnto in full text:
Diet, nutrition, physical activity and cancer: a global perspective. A summary of the third expert report.

Sul sito del Wcrf la matrice interattiva sui fattori di rischio legati ad alimentazione ed attività fisica.

World Cancer Research Fund (Wcrf)

Fonte: Iss-epicentro

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I probiotici proteggono le ossa degli anziani.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Per la prima volta nel mondo, i ricercatori dell’University of Göteborg, in Svezia, hanno dimostrato che i probiotici, integratori alimentari con batteri che promuovono la salute, possono essere utilizzati per influenzare lo scheletro umano.
Tra le donne anziane che hanno ricevuto i probiotici, la perdita di tessuto osseo è stata dimezzata rispetto alle donne che hanno ricevuto solo un placebo. La ricerca apre le porte a un nuovo modo di prevenire le fratture tra gli anziani.


Probiotics can protect the skeletons of older women

Lo studio ha coinvolto 90 donne dell’età media di 76 anni, che sono state incaricate di assumere ogni giorno per un intero anno un integratore che conteneva batteri Lactobacillus reuteri 6475 o un placebo.
Quando abbiamo finito lo studio dopo un anno, abbiamo misurato la perdita ossea delle donne nella loro parte inferiore delle gambe con una scansione TC e confrontato con le misurazioni che abbiamo fatto all’inizio dello studio. Le donne che hanno ricevuto i batteri attivi hanno perso solo la metà delle ossa dello scheletro rispetto a quelle che hanno ricevuto il placebo“, dice Anna Nilsson, professore associato presso l’Accademia Sahlgrenska, University of Göteborg. “Un altro risultato positivo dello studio è stato che il trattamento è ben tollerato e non ha prodotto effetti collaterali“.

E’ il primo studio in cui sono stati utilizzati i probiotici per ridurre la perdita ossea nelle persone anziane. “Il fatto che il trattamento con i probiotici può influire sulla perdita ossea rappresenta un cambio di paradigma. Il trattamento con i probiotici può essere un modo efficace e sicuro per prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi in molte persone anziane in futuro“, afferma il prof. Mattias Lorentzon, coautore dello studio pubblicato su “Journal of Internal Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lactobacillus reuteri reduces bone loss in older women with low bone mineral density – a randomized, placebo‐controlled, double‐blind, clinical trial
Anna G. Nilsson, Daniel Sundh, Fredrik Bäckhed, Mattias Lorentzon.
Journal of Internal Medicine First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1111/joim.12805

Fonte: University of Göteborg

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Obesità e diabete: scoperta proteina chiave.

Posted by giorgiobertin su giugno 16, 2018

Uno studio internazionale a cui ha partecipato il Deutsches Zentrum fuer Diabetesforschung (Dzd), ha individuato una nuova adipochina, molecola prodotta dal tessuto adiposo, che favorisce l’insorgere dell’insulino-resistenza e dell’infiammazione sistemica. In presenza di grave obesità questa molecola viene secreta dagli adipociti, cellule del tessuto adiposo, e rilasciata nel sangue.

Gli scienziati hanno identificato una particolare proteina, chiamata Wisp1 (Wingless-type signaling), come una adipochina pro-infiammatoria e ne hanno osservato gli effetti sull’organismo, verificando se i suoi livelli nel sangue fossero anomali nelle persone con diabete 2.
Dall’analisi è emerso per la prima volta che Wisp 1 altera in modo diretto l’azione dell’insulina nelle cellule dei muscoli e nel fegato provocando la riduzione di sensibilità all’insulina e aprendo così le porte al diabete.

diabetes-obesity

Abbiamo il sospetto che un aumento della produzione di Wisp 1 dal grasso addominale – ha dichiarato la prof.ssa Tina Hörbelt del German Diabetes Center Düsseldorf partnre del Dzd, – potrebbe essere una delle ragioni per cui spesso le persone in sovrappeso hanno un metabolismo del glucosio alterato. Una delle possibili cause dell’aumento della produzione di Wisp 1 e della secrezione dalle cellule del grasso addominale potrebbe essere un scarso apporto di ossigeno (ipossia) ai tessuti. E ciò potrebbe provocare una risposta infiammatoria sistemica“.

Lo studio, pubblicato su “Diabetologia“,  apre possibilità alla ricerca di nuove soluzioni per il trattamento del diabete. Wisp 1 potrebbe infatti diventare un nuovo target terapeutico nel tentativo di prevenirne gli effetti nocivi sulle cellule del fegato e dei muscoli.

Leggi asbtract dell’articolo:
The novel adipokine WISP1 associates with insulin resistance and impairs insulin action in human myotubes and mouse hepatocytes
Tina Hörbelt, Christopher Tacke, Mariya Markova, Daniella Herzfeld de Wiza, ………., Olga Pivovarova, D. Margriet Ouwens
Diabetologia (2018) https://doi.org/10.1007/s00125-018-4636-9

Fonte: Deutsches Zentrum fuer Diabetesforschung (Dzd)

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Le lenticchie riducono i livelli di glicemia nel sangue.

Posted by giorgiobertin su giugno 13, 2018

Il Prof. Alison Duncan del Department of Human Health and Nutritional Sciences – University of Guelph e il suo team, hanno scoperto che sostituire patate o riso con le lenticchie permette di abbassare i livelli di glucosio nel sangue di oltre il 20 per cento.

I legumi sono alimenti estremamente nutrienti che hanno il potenziale per ridurre l’impatto delle malattie croniche associate a livelli di glucosio mal gestiti“, ha detto il porf. Duncan. “Speriamo che questa ricerca possa rendere le persone più consapevoli dei benefici per la salute derivanti dall’assunzione di legumi“.

Lo studio pubblicato sulla rivista “Journal of Nutrition“, ha coinvolto 24 adulti sani alimentati con quattro piatti: solo riso bianco, mezza porzione di riso bianco mezza porzione di lenticchie verdi grandi, mezza porzione riso bianco e metà di lenticchie verdi piccole e un quarto di riso bianco e un quarto di riso rosso.

lentils

La glicemia diminuiva in quantità simili quando metà dell’amido era sostituita con ciascuno dei tre tipi di lenticchie.
Il glucosio nel sangue comprende lo zucchero presente nel sangue durante la digestione nel tratto digerente superiore e dipende dal contenuto di amido degli alimenti consumati.
L’assorbimento più lento significa che non si verifica un picco di glucosio dopo il pasto: avere alti livelli in un periodo di tempo può portare a cattiva gestione della glicemia, che è il segno distintivo del diabete di tipo 2. Essenzialmente, mangiare le lenticchie può ridurre tale rischio” – afferma Duncan.

Secondo i ricercatori i legumi contengono componenti che inibiscono gli enzimi coinvolti nell’assorbimento del glucosio e le fibre contenute in questi alimenti possono incoraggiare la produzione di acidi grassi a catena corta, che possono anche aiutare a ridurre i livelli di glucosio nel sangue.

Leggi abstract dell’articolo:
Carbohydrate Replacement of Rice or Potato with Lentils Reduces the Postprandial Glycemic Response in Healthy Adults in an Acute, Randomized, Crossover Trial
Dita Moravek Alison M Duncan Laura B VanderSluis Sarah J Turkstra Erica J Rogers Jessica M Wilson Aileen Hawke D Dan Ramdath
The Journal of Nutrition, Volume 148, Issue 4, 1 April 2018, Pages 535–541, https://doi.org/10.1093/jn/nxy018

Fonte: University of Guelph ilmiodiabete.com

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Il consumo di noci migliora il profilo lipidemico e modifica la composizione del microbiota.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2018

Questo è il primo studio che approfondisce l’associazione tra la composizione del microbiota, il consumo quotidiano di noci e fattori di rischio cardiovascolare e di carcinoma del colon.
Gli autori hanno confrontato, in un gruppo di uomini e donne adulti e sani, di età compresa tra 50 e 55 anni, gli effetti del consumo di 42 g di gherigli di noce al giorno per tre settimane, rispetto a tre settimane di un’alimentazione simile per apporto calorico, ma priva di noci.

Eating Walnuts

L’assunzione di questa frutta oleaginosa ha modificato la composizione del microbiota intestinale, aumentando la presenza dei ceppi batterici che sintetizzano butirrato, molecola ad azione trofica sulla parete del colon. Dai risultati è emerso che la modificazione del microbiota indotta dal consumo di noci ha ridotto la formazione di acidi biliari secondari (- 25% per l’acido deossicolico e – 45% per l’acido litocolico), ad azione proinfiammatoria, e dotati di un effetto negativo sul rischio di carcinoma del colon.

Questa frutta a guscio, tra l’altro, apporta acido ellagico che, metabolizzato dal microbiota, si trasforma in urolitina, ad azione antinfiammatoria.
In conclusione, questa ricerca conferma gli effetti positivi esercitati dal consumo quotidiano di noci nella prevenzione cardiovascolare e oncologica.

Leggi abstract dell’articolo:
Walnut Consumption Alters the Gastrointestinal Microbiota, Microbially Derived Secondary Bile Acids, and Health Markers in Healthy Adults: A Randomized Controlled Trial.
Holscher HD, Guetterman HM, Swanson KS, An R, Matthan NR, Lichtenstein AH, Novotny JA, Baer DJ.
J Nutr. 2018 May 3. doi: 10.1093/jn/nxy004. [Epub ahead of print]

Fonte: nutrition-foundation.it

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Gli integratori vitaminici più popolari sono essenzialmente inutili.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

Una nuova revisione sistematica dei dati e degli studi esistenti pubblicati tra gennaio 2012 e ottobre 2017 ha rilevato che i multivitaminici popolari, la vitamina C, la vitamina D e il calcio – alcune delle scelte più comuni – non hanno avuto un reale vantaggio per la salute delle persone e non ci sono le prove che riducono il rischio di malattie cardiovascolari, infarto, ictus o morte precoce.

multivitamin-supplement

Lo studio, pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, è stato condotto da ricercatori del St. Michael’s Hospital e dell’Università di Toronto.
Siamo stati sorpresi di trovare così pochi effetti positivi sugli integratori più comuni che le persone consumano“, ha detto il dottor David Jenkins, l’autore principale dello studio. “La nostra revisione ha rilevato che se si desiderano utilizzare multivitaminici, vitamina D, calcio o vitamina C non vi è alcun vantaggio apparente“.

C’erano, tuttavia, alcuni supplementi apparentemente vantaggiosi. È stato dimostrato che l’acido folico e le vitamine del gruppo B con acido folico riducono il rischio di malattie cardiovascolari e ictus.

Le vitamine esaminate dal team erano A, B1, B2, B3 (niacina), B6, B9 (acido folico), C, D ed E, carotene; calcio; ferro; zinco; magnesio; e selenio. La ricerca ha dimostrato come alcune vitamine siano più utili di altre . Ad esempio, lo zinco è stato associato ad accorciare gli effetti di un raffreddore (la vitamina C non lo fa, nonostante le persone pensino che lo faccia). La vitamina D può anche essere difficile da ottenere dal cibo, quindi se sei carente, gli integratori possono essere efficaci. Alcuni altri, come niacina e antiossidanti, potrebbero addiritura causare danni.

E’ più vantaggioso fare affidamento su una dieta sana per fare il pieno di vitamine e minerali“, ha detto il prof. Jenkins. “Finora, nessuna ricerca sugli integratori ci ha mostrato qualcosa di meglio delle porzioni sane di cibi vegetali meno elaborati tra cui verdure, frutta e noci.”

Scarica e leggi il documento in full text:
Supplemental Vitamins and Minerals for CVD Prevention and Treatment
David J.A. Jenkins, J. David Spence, Edward L. Giovannucci, Young-in Kim, … John L. Sievenpiper
Journal of the American College of Cardiology Volume 71, Issue 22, 5 June 2018, Pages 2570–2584, https://doi.org/10.1016/j.jacc.2018.04.020

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Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Alimentazione e rischio di ictus.

Posted by giorgiobertin su aprile 30, 2018

E’ stato pubblicato dalla NFI – Nutrition Foundation of Italy un documento sul rischio di ictus e alimentazione. Il documento è pubblicato su “AP&B Alimentazione, Prevenzione & Benessere n. 3 – 2018“.

dieta-mediterranea

Le evidenze scientifiche dimostrano che il rischio di incorrere in un ictus è inferiore, se si adottano stili di vita sani e soprattutto abitudini alimentari corrette, come emerge dal contributo del gruppo di lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Non c’è dubbio che un’alimentazione complessivamente equilibrata e varia, cioè sana, “sia uno strumento ottimale di prevenzione dell’ictus” ribadisce il gruppo di lavoro “in parte per la sua azione favorevole sui principali fattori di rischio di ictus (pressione elevata, ipercolesterolemia, iperglicemia)“.

Scarica e leggi il documento in full text:
IL RISCHIO DI ICTUS E L’ALIMENTAZIONE

Approfondimenti:
Iacoviello L, Bonaccio ML, Cairella G, et al. on behalf of Working Group for Nutrition and Stroke – Diet and primary prevention of stroke: systematic review and dietary recommendations by the ad hoc working group of the Italian society of human nutrition. NMCD 2018;28:309-34.

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Cottura “al sangue” della carne rossa abbassa il rischio di tumore del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Da una ricerca condotta da diverse Università spagnole emergono nuovi tasselli a sostegno da un lato al consumo moderato di carni, secondo quanto consigliato dalle linee guida internazionali e, dall’altro, alla scelta oculata dei metodi di preparazione.

carne rossa

Lo studio spagnolo, multicentrico caso-controllo, ha approfondito alcuni aspetti ancora non del tutto chiari dell’associazione tra un alto consumo di carni e un aumento del rischio di tumore del colon-retto: il ruolo dei metodi di preparazione (cottura e/o lavorazione) e del tipo di carne
consumata (rossa, bianca, frattaglie). La ricerca ha analizzato le abitudini alimentari di uomini e donne tra i 20 e gli 85 anni, ricoverati in 23 ospedali su tutto il territorio spagnolo: 1.671 di loro per diagnosi di tumore del colon-retto e 3.095 per cause diverse e non tumorali.
L’indagine ha confermato l’associazione tra un alto consumo di carne e un aumento del rischio di tumore del colon-retto.

E’ stato confermato, per tutti i tipi di carne, che la cottura alla piastra/grill o barbecue è associata all’aumento del rischio per questo tipo di tumore. Importante, nel caso della carne rossa, è anche la durata della cottura: l’eccesso di rischio si ridurrebbe infatti, in entrambi i sessi, se la carne viene consumata poco cotta (al sangue).

Leggi abstract dell’articolo:cottura “al sangue” della carne rossa
Meat intake, cooking methods and doneness and risk of colorectal tumours in the Spanish multicase-control study (MCC-Spain).
de Batlle J, Gracia-Lavedan E, Romaguera D, Mendez M, Castaño-Vinyals G, Martín V et al.
Eur J Nutr. 2018 Mar;57(2):643-653. doi: 10.1007/s00394-016-1350-6. Epub 2016 Nov 24.x

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I grassi vegetali aiutano a vivere più a lungo.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Una dieta ricca di grassi monoinsaturi (monounsaturated fatty acid(MUFA)) a base vegetale è legata ad un minor rischio di morte per malattie cardiache e altre cause. Al contrario, se i grassi monoinsaturi provengono da fonti animali, il collegamento è un rischio più elevato di morte per malattie cardiache e altre cause.
Sono questi i risultati di un’analisi di due ampi studi che hanno raccolto informazioni da più di 93.000 uomini e donne su una media di 22 anni, condotta dai ricercatori del Harvard TH Chan School of Public Health Boston. Le pubblicazioni sulle riviste “Circulation” e “The American Journal of Clinical Nutrition“.

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I nostri risultati sottolineano l’importanza della fonte e della quantità di acidi grassi monoinsaturi nella dieta – dovremmo mangiare più acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali e meno acidi grassi monoinsaturi da fonti animali” – afferma il prof. Qi Sun del Departments of Nutrition and Epidemiology, Harvard TH Chan School of Public Health, Boston, MA.

Va notato che questi risultati provengono da un’analisi di dati osservativi che è solo in grado di determinare i collegamenti tra i tipi di grassi monoinsaturi e il rischio di morte.

Leggi gli abstracts dei documenti:
Abstract MP40: Associations of Monounsaturated Fatty Acids From Plant and Animal Sources With Total and Cardiovascular Mortality Risk
Marta Guasch, Geng Zong, Walter Willett, Peter Zock, Anne Wanders, Frank Hu, Qi Sun
Circulation. 2018;137:AMP40

Monounsaturated fats from plant and animal sources in relation to risk of coronary heart disease among US men and women
Geng Zong; Yanping Li; Laura Sampson; Lauren W Dougherty; Walter C Willett …
The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 107, Issue 3, 1 March 2018, Pages 445–453, https://doi.org/10.1093/ajcn/nqx004

Fonte: Harvard TH Chan School of Public Health Boston

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Cancro del colon: il consumo di noci favorisce la sopravvivenza.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Le persone con cancro al colon in stadio III che mangiano regolarmente le noci hanno un rischio significativamente più basso di recidiva e di mortalità rispetto a quelli che non lo fanno, secondo un nuovo, ampio studio condotto dai ricercatori dello Yale Cancer Center presso la Yale University.
I risultati sono stati pubblicati sul “Journal of Clinical Oncology“.

nut

Lo studio clinico ha coinvolto 826 partecipanti per una età media di 6,5 anni dopo il trattamento con chirurgia e chemioterapia a seguito di cancro al colon. Coloro che consumavano regolarmente almeno due porzioni di noci ogni settimana hanno dimostrato un miglioramento del 42% nella sopravvivenza libera da malattia e un miglioramento del 57% nella sopravvivenza globale, rispetto a coloro che non assumevano noci.

“I risultati sottolineano l’importanza di enfatizzare i fattori dietetici e di stile di vita nella sopravvivenza al cancro del colon.” – afferma il prof. Temidayo Fadelu, primo autore.

Leggi abstract dell’articolo:
Nut Consumption and Survival in Patients With Stage III Colon Cancer: Results From CALGB 89803 (Alliance)
Temidayo Fadelu, Sui Zhang, Donna Niedzwiecki, Xing Ye, Leonard B. Saltz, Robert J. Mayer, Rex B. Mowat, Renaud Whittom, Alexander Hantel, Al B. Benson, Daniel M. Atienza, Michael Messino, Hedy L. Kindler, Alan Venook, Shuji Ogino, Kimmie Ng, Kana Wu, Walter Willett, Edward Giovannucci, Jeffrey Meyerhardt, Ying Bao, and Charles S. Fuchs
Journal of Clinical Oncology https://doi.org/10.1200/JCO.2017.75.5413

Fonte: Yale Cancer Center

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La carne rossa aumenta il rischio di diverticoli negli uomini.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Il consumo di carne rossa, in particolare di quella non lavorata, si associa a un aumento del rischio di diverticolite. Il rischio si riduce sostituendo una porzione al giorno di carne rossa non lavorata con pollame o pesce.
Ad affermarlo uno studio prospettico condotto su 46.461 uomini arruolati nell’Health Professionals Follow-Up Study (1986–2012) da parte del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, Massachusetts, USA, che ha analizzato il consumo di carne (carne rossa totale, carne rossa non trasformata, carne rossa lavorata, pollame e pesce) ed il rischio di diverticolite.

diverticulitis   meat-intake

Le persone che seguivano una dieta vegetariana erano troppo poche per poter giungere a conclusioni sugli effetti di questo tipo di alimentazione sulla diverticolite.

Leggi il full text dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men

Cao Y, Strate LL, Keeley BR, et al.
Gut 2018;67:466-472 http://dx.doi.org/10.1136/gutjnl-2016-313082

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Il mais OGM non fa male alla salute.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2018

Uno studio pubblicato su “Scientific Reports” e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, ha analizzato i dati sulle colture Ogm dal loro inizio (1996) fino al 2016, in Europa, Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa e Australia. Dai risultati è emerso che il mais Ogm, ovvero geneticamente modificato, non è rischioso per la salute umana.

Gli autori hanno paragonato le varietà transgeniche con le non transgeniche, dimostrando che il mais Ogm è più produttivo dell’altro (tra il 5,6 e il 24,5%), non ha effetto sugli organismi “non-target” (cioè non bersagli della modificazione genetica), riduce gli insetti dannosi ai raccolti e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nei chicchi.

mais_ogm

Questa analisi fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente” dice la prof.ssa Laura Ercoli, coordinatrice della ricerca. “Lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione “politica” dei medesimi” e riteniamo che il lavoro permetta di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate“.

Per organismo geneticamente modificato si intende un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (Dna) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica. L’applicazione delle biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio da batteri a piante. Gli Ogm attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante (per es. mais, soia, colza, cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.

Scarica e leggi il documento in  full text:
Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data
Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti & Laura Ercoli
Scientific Reportsvolume 8, Article number: 3113 doi:10.1038/s41598-018-21284-2 Published online: 15 February 2018

Fonte:  Scuola Superiore Sant’Anna  – Università di Pisa,

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Collegamento tra cibi altamente trasformati e il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Uno studio pubblicato sulla rivista BMJ a cura di un team internazionale di ricercatori, riporta una possibile associazione tra l’assunzione di alimenti altamente trasformati (“ultra-elaborati”) nella dieta e nel cancro.

fastfood

Gli alimenti ultra-elaborati includono prodotti da forno confezionati e snack, bevande gassate, cereali zuccherati, piatti pronti e prodotti a base di carne ricostituiti, spesso contenenti alti livelli di zuccheri, grassi e sale, ma privi di vitamine e fibre. Si ritiene che rappresentino fino al 50% del consumo totale giornaliero di energia in diversi paesi sviluppati.
I ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra l’ assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di cancro in generale, così come quello dei tumori del seno, della prostata e dell’intestino (colorettale).

Lo studio è stato condotto su 104.980 adulti francesi sani (22% uomini, 78% donne) con un’età media di 43 anni. Dai risultati è emerso che un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-elaborati nella dieta era associato ad aumenti del 12% nel rischio di cancro globale e dell’11% nel rischio di cancro al seno. Non è stata rilevata un’associazione significativa tra alimenti meno elaborati (come verdure in scatola, formaggi e pane sfuso appena confezionato) e rischio di cancro, mentre il consumo di alimenti freschi o minimamente lavorati (frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne , pesce e latte) era associato a minori rischi di cancro e carcinoma mammario in generale.

Leggi il full text dell’articolo:
Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort
Fiolet Thibault, Srour Bernard, Sellem Laury, Kesse-Guyot Emmanuelle, Allès Benjamin, Méjean Caroline et al.
BMJ 2018; 360 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k322 (Published 14 February 2018)

Ultraprocessed food and increased cancer risk

Study registration Clinicaltrials.gov NCT03335644.

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La dieta influenza la diffusione del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2018

Il blocco di proteine ​​che si trovano comunemente nel cibo può essere una chiave per prevenire la diffusione di un tipo di cancro al seno spesso mortale, secondo un nuovo studio multicentrico condotto dai ricercatori del Cancer Research UK Cambridge Institute, University of Cambridge, UK, pubblicato sulla rivista medica “Nature“.

I ricercatori hanno scoperto che limitando un aminoacido chiamato asparagina in topi da laboratorio con carcinoma mammario triplo negativo, si poteva ridurre drasticamente la capacità del cancro di viaggiare in siti distanti nel corpo. Tra le altre tecniche, il team ha utilizzato restrizioni dietetiche per limitare l’asparagina.

asparagus  breast-cancer1

Gli alimenti ricchi di asparagina includono latticini, siero di latte, manzo, pollame, uova, pesce, frutti di mare, asparagi, patate, legumi, noci, semi, soia e cereali integrali. Gli alimenti a basso contenuto di asparagina includono la maggior parte di frutta e verdura.

I ricercatori hanno studiato cellule del cancro al seno triple negative, che crescono e si diffondono più velocemente della maggior parte degli altri tipi di cellule tumorali. Si chiama triplo negativo perché manca di recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone e fa poco di una proteina chiamata HER2. Di conseguenza, resiste ai trattamenti comuni, che hanno come obiettivo questi fattori e ha un tasso di mortalità superiore alla media.

Dai risultati degli esperimenti è emerso che la metastasi era molto limitata riducendo la sintetasi asparagina, il trattamento con la L-asparaginasi del farmaco chemioterapico o la restrizione dietetica. Quando ai topi di laboratorio veniva somministrato cibo ricco di asparagina, le cellule tumorali si diffondevano più rapidamente.
Questo studio può avere implicazioni non solo per il cancro al seno, ma per molti tumori metastatici“, ha detto il prof. Ravi Thadhani. Gli scienziati ora stanno considerando di condurre una sperimentazione clinica in fase I.

Leggi abstract dell’articolo:
Asparagine bioavailability governs metastasis in a model of breast cancer
Simon R. V. Knott, Elvin Wagenblast[…]Gregory J. Hannon
Nature Published online:07 February 2018 doi:10.1038/nature25465

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ADA: aggiornate le linee guida sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2018

L’American Diabetes Association (Ada) ha pubblicato sulla rivista “Diabetes Care” le linee guida aggiornate le linee guida sul diabete di tipo 2.
Il documento si occupa anche delle nuove tecnologie applicate al diabete e, in particolare, del monitoraggio continuo del glucosio.

Diabetes-Care-Supplement_1.cover

Per aggiornare gli Standard of Care, il Professional Practice Committee (PPC) di ADA ha svolto una vasta ricerca clinica della letteratura sul diabete, integrata con il contributo del personale di ADA e della comunità medica in generale.

E’ stato pubblicato un articolo di commento su Medscape da paerte di Anne Peters, direttrice dello University of Southern California (Usc) Clinical Diabetes Program.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standards of Medical Care in Diabetes—2018
Diabetes Care 2018 Jan; 41(Supplement 1): S1-S2. https://doi.org/10.2337/dc18-Sint01

Medscape 2018
https://www.medscape.com/viewarticle/890906

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Il fast food rende il sistema immunitario più aggressivo.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2018

Uno studio dell’Università di Bonn dimostra che il cibo non salutare sembra rendere le difese del corpo più aggressive a lungo termine. Anche molto tempo dopo il passaggio a una dieta sana, l’infiammazione verso la stimolazione immunitaria innata è molto più pronunciata. Questi cambiamenti a lungo termine possono essere coinvolti nello sviluppo di arteriosclerosi e diabete, malattie legate al consumo di dieta occidentale ricca di grassi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Cell“.

Hamburger

Gli scienziati hanno nutrito i topi per un mese con una cosiddetta “dieta occidentale“: ricca di grassi, ricca di zuccheri e povera di fibre. Gli animali hanno quindi sviluppato una forte risposta infiammatoria in tutto il corpo, quasi come dopo un’infezione da batteri pericolosi. “La dieta malsana ha portato ad un inaspettato aumento del numero di alcune cellule immunitarie nel sangue dei topi, in particolare granulociti e monociti. Questa era un’indicazione per un coinvolgimento dei progenitori delle cellule immunitarie nel midollo osseo“, spiega la prof.ssa Anette Christ.
Quando i ricercatori hanno offerto ai roditori la loro tipica dieta a base di cereali per altre quattro settimane, l’infiammazione acuta è scomparsa. Ciò che non è scomparso è stata la riprogrammazione genetica delle cellule immunitarie e dei loro precursori: anche dopo queste quattro settimane, molti dei geni che erano stati attivati ​​durante la fase di fast food erano ancora attivi.

Le risposte infiammatorie possono accelerare lo sviluppo di malattie vascolari o diabete di tipo 2. Nell’arteriosclerosi, ad esempio, i tipici depositi vascolari, le placche, consistono in gran parte di lipidi e cellule immunitarie. La reazione infiammatoria contribuisce direttamente alla loro crescita, poiché le cellule immunitarie appena attivate migrano costantemente nelle pareti dei vasi alterati.

Molta attenzioni quindi: la nutrizione sbagliata può avere conseguenze drammatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Western diet triggers NLRP3-dependent innate immune reprograming
Anette Christ, Patrick Günther, Mario A.R. Lauterbach , Peter Duewell,…., Mihai G. Netea, Joachim L. Schultze und Eicke Latz
Cell Volume 172, Issues 1-2, p162–175.e14, 11 January 2018 DOI: 10.1016/j.cell.2017.12.013

Fonte: Università di Bonn

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