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Posts Tagged ‘nutrizione’

La fibra alimentare aiuta a mantenere sano l’intetsino.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2017

I ricercatori di UC Davis Health, in una ricerca pubblicata sulla rivista “Science“, hanno scoperto come i sottoprodotti della digestione della fibra alimentare da parte dei microbi intestinali fungono da combustibile giusto per aiutare le cellule intestinali a mantenere la salute dell’intestino.

Gut-Bacteria-Infographic

La ricerca è importante perché identifica un potenziale obiettivo terapeutico per riequilibrare il microbiota intestinale e aggiunge un crescente consenso sulla complessa interazione tra microbiota intestinale e fibra alimentare.
La nostra ricerca suggerisce che uno dei migliori approcci per mantenere la salute dell’intestino potrebbe essere quello di nutrire i microbi intestinali benefici con la fibra alimentare, la loro fonte preferita di sostentamento“, ha dichiarato Andreas Bäumler, professore di microbiologia medica e immunologia a UC Davis Health e autore dello studio.

I microbi intestinali residenti metabolizzano la fibra alimentare non digerita per produrre acidi grassi a catena corta, che segnalano alle cellule dell’intestino di massimizzare il consumo di ossigeno, limitando così la quantità di ossigeno diffuso nel lumen intestinale. I batteri utili non sopravvivono in un ambiente ricco di ossigeno, il che significa che il nostro microbioma e le cellule intestinali lavorano insieme per promuovere un ciclo virtuoso che mantiene la salute dell’intestino.

I livelli di ossigeno più elevati ci rendono più suscettibili agli agenti patogeni enterosi aerobici come Salmonella o Escherichia coli, che usano l’ossigeno per eliminare i microbi benefici concorrenti” – afferma il prof. Andreas Bäumler.
La nuova ricerca ha identificato il recettore peroxisome proliferator receptor gamma (PPARg) come regolatore responsabile del mantenimento del ciclo di protezione.

Leggi abstract dell’articolo:
Microbiota-activated PPAR-γ signaling inhibits dysbiotic Enterobacteriaceae expansion
BY MARIANA X. BYNDLOSS, ERIN E. OLSAN, FABIAN RIVERA-CHÁVEZ,…….ANDREAS J. BÄUMLER
SCIENCE 11 AUG 2017 : 570-575

Gut cell metabolism shapes the microbiome
BY PATRICE D. CANI
SCIENCE 11 AUG 2017: 548-549

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Le noci aiutano a mantenere l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su luglio 22, 2017

Le conclusioni di un nuovo studio sugli animali suggeriscono che il consumo di noci nella dieta può essere utile per la salute digestiva aumentando la quantità di buoni batteri probiotici nell’intestino.

La salute dell’intestino è legata alla salute generale del resto del corpo“, ha detto il prof. Byerley. “Il nostro studio dimostra che le noci cambiano l’intestino, questo potrebbe aiutare a spiegare perché ci siano altri vantaggi a mangiare le noci come la salute del cuore e del cervello“.

Noci

I componenti bioattivi delle noci possono essere fattori che contribuiscono a fornire questi benefici per la salute. Le noci sono l’unico dado che contiene una notevole quantità di acido alfa-linolenico (ALA), proteine e fibre.
Negli studi sugli animali, i ratti che mangiavano una dieta arricchita di noci hanno visto un aumento di batteri benefici, inclusi Lactobacillus, Roseburia e Ruminococcaceae. Partiranno a breve studi futuri per capire l’effetto sugli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Changes in the Gut Microbial Communities Following Addition of Walnuts to the Diet.
Byerley LO, Samuelson D, Blanchard E, et al.
J Nutr Biochem. 2017. DOI: https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.07.001.

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Consumo di alcol e tumori gastro-intestinali.

Posted by giorgiobertin su luglio 12, 2017

L’eccessivo consumo di alcol mette i cittadini europei a rischio di sviluppare i tumori gastro-intestinali. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla United European Gastroenterology (UEG), secondo cui gli abitanti dell’Unione Europea consumano in media 2 bevande alcoliche al giorno e corrono un pericolo più alto del 21% di essere colpiti dal cancro del colon-retto e da altre neoplasie dell’apparato digerente.

Alcohol and Digestive Cancers: Time for Change

L’analisi evidenzia che in tutti i 28 Stati europei la media dell’introito giornaliero di alcol risulta “moderata”, ossia compresa tra 1 e 4 bevande alcoliche al giorno. Lo studio ha evidenziato che, nonostante gli elevati livelli di consumo in tutta Europa, ben il 90% delle persone non è a conoscenza del legame tra alcol e cancro. Pertanto, alla luce di questi dati, gli autori affermano che combattere l’abuso di alcol dovrebbe costituire una priorità fondamentale per le autorità governative dell’Unione Europea.

Scarica e leggi il report:
Access the Alcohol and Digestive Cancers Report

Video – Alcohol and Digestive Cancers: Time for Change
View and download an infographic on alcohol and digestive cancers across Europe

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Un composto della fragola può prevenire l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su luglio 12, 2017

Un composto naturale trovato in fragole e altri frutti e verdure potrebbe aiutare a prevenire la malattia di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative legate all’età. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Salk Institute for Biological Studies in La Jolla, California, pubblicato sulla rivista “The Journals of Gerontology Series A“.

strawberries

Il composto si chiama Fisetin ed è un flavanolo presente in una varietà di frutta e verdura, tra cui fragole, persimmoni, mele, uva, cipolle e cetrioli.

Non solo fisetin agisce come agente colorante per la frutta e verdura, ma studi hanno anche indicato che il composto ha proprietà antiossidanti, il che significa che può contribuire a limitare i danni cellulari causati dai radicali liberi. Fisetin è stato anche dimostrato riduce l’infiammazione.
I ricercatori hanno testato fisetin nei topi che sono stati geneticamente progettati per invecchiare prematuramente, con conseguente modello di topo con malattia di Alzheimer.

I topi di 10 mesi che non hanno ricevuto fisetin hanno mostrato un aumento dei marcatori associati allo stress e all’infiammazione e hanno anche eseguito significativamente peggiori test cognitivi rispetto ai topi trattati.
A dieci mesi le differenze tra questi due gruppi erano impressionanti“, osserva la prof.ssa Pamela Maher.
Sulla base del nostro lavoro in corso, pensiamo che fisetin possa essere utile come prevenzione per molte malattie neurodegenerative legate all’età, non solo per Alzheimer“, spiega Maher.
I ricercatori chiariscono che sono necessari studi clinici umani per confermare i loro risultati.

Leggi abstract dell’articolo:
Fisetin Reduces the Impact of Aging on Behavior and Physiology in the Rapidly Aging SAMP8 Mouse
Antonio Currais, Catherine Farrokhi, Richard Dargusch, Aaron Armando, Oswald Quehenberger …
J Gerontol A Biol Sci Med Sci glx104. DOI: https://doi.org/10.1093/gerona/glx104

Fonte:  Salk Institute for Biological Studies in La Jolla

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Collegamento dieta ricca di grassi e cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su luglio 9, 2017

I ricercatori del Lerner Research Institute Cleveland Clinic in Ohio hanno identificato i meccanismi molecolari sottostanti al collegamento tra una dieta ad alto contenuto di grassi e il cancro del colon-retto.

scr-cover   grassi-alimenti

In particolare i ricercatori hanno identificato un percorso di segnalazione cellulare chiamato JAK2-STAT3, che guida la crescita delle cellule staminali del cancro nel colon in risposta a una dieta ad alto contenuto di grassi.
Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che bloccare il percorso JAK2-STAT3 nei topi alimentati con una dieta ad alta percentuale di grassi ha fermato la crescita di queste cellule staminali, una constatazione che potrebbe alimentare lo sviluppo di nuovi farmaci per il trattamento del cancro del colon-retto.

I risultati dello studio sono stati riportati sulla rivista “Stem Cell Reports“.

Leggi il full text dell’articolo:

RBP4-STRA6 Pathway Drives Cancer Stem Cell Maintenance and Mediates High-Fat Diet-Induced Colon Carcinogenesis
Sheelarani Karunanithi, Liraz Levi, Jennifer DeVecchio, George Karagkounis, Ofer Reizes, Justin D. Lathia, Matthew F. Kalady, Noa Noy
Stem Cell Reports Published online: July 6, 2017

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Colorante vegetale può sopprimere l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2017

La luteina, una sostanza nutriente che si trova in diverse verdure e frutta colorata, può sopprimere l’infiammazione, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della Università di Linkoping, in Svezia. I risultati, pubblicati sulla rivista “Atherosclerosis”, suggeriscono che la luteina stessa ha effetti anti-infiammatori in pazienti con malattia coronarica.

luteina

Precedenti ricerche hanno suggerito che la nostra dieta influenza i processi infiammatori nel corpo. Un gruppo di sostanze che possono essere interessanti sono i carotenoidi, una grande famiglia di coloranti naturali liposolubili presenti nella frutta e verdura. Il beta-carotene e il licopene sono tra le sostanze più noti di questa famiglia. Diversi studi precedenti hanno dimostrato che i livelli di carotenoidi sono inversamente correlati con marcatori di infiammazione.

Il nostro studio conferma che un particolare carotenoide, la luteina, può sopprimere l’infiammazione a lungo termine nei pazienti con malattia coronarica. Abbiamo anche dimostrato che la luteina viene assorbita e immagazzinata dalle cellule del sistema immunitario nel sangue“, spiega la prof.ssa Rosanna Chung.

I ricercatori hanno misurato i livelli di sei carotenoidi più comuni nel sangue di 193 pazienti con malattia coronarica. Allo stesso tempo, hanno misurato il livello di infiammazione nel sangue utilizzando il marcatore infiammatoria interleuchina-6. Dai risultati è emerso che più alto è il livello di luteina nel sangue, più basso è il livello di IL-6. I ricercatori studieranno ora se una maggiore assunzione di alimenti ricchi di luteina ha un effetto positivo sul sistema immunitario nei pazienti con malattia coronarica. Ricordiamo che verdure con foglie verde scuro, come spinaci, sono particolarmente ricchi di luteina.

Leggi abstract dell’articolo:
Lutein exerts anti-inflammatory effects in patients with coronary artery disease
Rosanna W.S. Chung, Per Leanderson, Anna K. Lundberg, Lena Jonasson
Atherosclerosis, Volume 262, July 2017, Pages 87-93

Fonte: Department of Medical and Health Sciences, Linköping University

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Morbo di Alzheimer: olio di oliva protegge dal declino cognitivo.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2017

Ricercatori italiani della prestigiosa Lewis Katz School of Medicine (LKSOM) presso la Temple University di Philadelphia hanno scoperto che l’olio extravergine di oliva, maggior componente della dieta mediterranea, protegge dal declino cognitivo e riduce i sintomi legati a patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer. Gli studiosi, coordinati dal professor Domenico Praticò, docente presso il Dipartimento di Farmacologia e Microbiologia dell’ateneo americano, sono giunti a questa conclusione dopo aver condotto alcuni esperimenti con modelli murini (topi).

Pratico Photo   olio-oliva

L’esame istologico condotto sul tessuto cerebrale degli animali da esperimento ha evidenziato un’integrità sinaptica migliore e una riduzione dei livelli di placche amiloidi e proteina tau negli animali alimentati con una dieta ricca di olio di oliva extravergine. In pratica, l’olio di oliva avrebbe protetto questi animali dalle conseguenze della neurodegenerazione, catalizzando la cosiddetta autofagia, il processo di rimozione dei ‘rifiuti’ che si accumulano nelle cellule nervose.

La pubblicazione dei risultati è stata fatta sulla rivista “Annals of Clinical and Translational Neurology“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Extra-virgin olive oil ameliorates cognition and neuropathology of the 3xTg mice: role of autophagy
Elisabetta Lauretti, Luigi Iuliano and Domenico Praticò
Annals of Clinical and Translational Neurology Version of Record online: 21 JUN 2017 | DOI: 10.1002/acn3.431

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Composti a base di uva uccidono le cellule staminali del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2017

L’effetto combinato di estratto di semi d’uva e resveratrolo potrebbe essere un ottimo trattamento per aiutare a prevenire il cancro al colon. Ad affermarlo uno studio coordinato dal professore Jairam KP Vanamala della Penn State’s College of Agricultural Sciences (video).

La combinazione di resveratrolo e l’estratto di semi d’uva è molto efficace per uccidere le cellule tumorali del colon“, ha detto Vanamala. “E quello che stiamo imparando è che la combinazione di questi composti non è tossica per le cellule sane.” Per ora i risultati positivi si sono ottenuti sia in una capsula di Petri che nei topi. I composti potrebbero aprire la strada alla sperimentazione clinica sul cancro del colon umano e potrebbero essere utilizzati in una pillola per aiutare a prevenire il cancro al colon e diminuire la ricorrenza della malattia in pazienti sopravvissuti al cancro del colon.

Quando presi separatamente in basse dosi, resveratrolo e l’estratto di semi d’uva non sono efficaci contro il cancro e la soppressione di cellule staminali. Combinati insieme uccidono le staminali del cancro al colon.
C’è ancora molto lavoro da fare per capire il meccanismo che sta dietro le proprietà anti-cancro del estratto d’uva, così come altri tipi di frutta e verdura colorate, affermano i ricercatori, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “BMC Complementary and Alternative Medicine“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Grape compounds suppress colon cancer stem cells in vitro and in a rodent model of colon carcinogenesis
Lavanya Reddivari, Venkata Charepalli, Sridhar Radhakrishnan, Ramakrishna Vadde, Ryan J. Elias, Joshua D. Lambert and Jairam K. P. Vanamala
BMC Complementary and Alternative Medicine 2016 16:278

Fonte: Penn State’s College of Agricultural Sciences

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I Prebiotici riducono il grasso corporeo nei bambini obesi.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Ci potrebbe essere presto un nuovo strumento nella lotta contro l’obesità infantile. Si tratta dei prebiotici che riducono il grasso corporeo nei bambini che sono in sovrappeso o obesi alterando la loro flora intestinale. Ad affermarlo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Gastroenterology“, la rivista ufficiale dell’American Gastroenterological Association (AGA).

I prebiotici sono ingredienti alimentari non digeribili (come la fibra), si trovano naturalmente nell’aglio, cipolle, banane, grano integrale, agiscono come fertilizzanti per stimolare la crescita di batteri buoni nell’intestino, sono diversi dai probiotici, che introducono nuovi batteri nel sistema intestinale.

In questo studio abbiamo dimostrato come un prebiotico potrebbe potenzialmente contribuire a combattere una delle condizioni più diffuse e costose che affliggono i bambini nel mondo sviluppato – sovrappeso – prendendo di mira il microbioma intestinale“, ha detto la prof.ssa Raylene Reimer  dell’ University of Calgary, Alberta, Canada.
Un paio di cucchiaini di un integratore di fibre, da assumere giornalmente, ha prodotto risultati incredibili.

Abbiamo anche recentemente dimostrato (in The American Journal of Clinical Nutrition ) che gli integratori prebiotici possono sopprimere l’appetito – che in parte aiuta a controllare il peso” – conclude Raylene Reimer.

Ai bambini in sovrappeso o obesi reclutati per lo studio (NCT02125955.), è stata data una fibra prebiotica, inulina oligofruttosio arricchita, per 16 settimane ed un altro gruppo di bambini di controllo ha preso un placebo. Dopo quattro mesi, i bambini tra i sette e i 12 anni hanno avuto una diminuzione del grasso corporeo e il grasso attorno all’addome, una condizione che aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 o malattie cardiache. La fibra ha anche diminuito la quantità di trigliceridi nel sangue del 19 per cento. Ricordiamo che i trigliceridi sono un tipo di grasso che potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache.

Leggi abstract dell’articolo:
Prebiotic Reduces Body Fat and Alters Intestinal Microbiota in Children With Overweight or Obesity.
Nicolucci, A.C., Hume, M.P., Martínez, I., Mayengbam, S., Walter, J., Reimer, R.A.
Gastroenterology (2017), doi: 10.1053/j.gastro.2017.05.055

Clinicaltrials.gov no: NCT02125955.

Fonte: University of Calgary, Alberta, Canada.

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L’olio d’oliva può anche aiutare a prevenire il cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

I ricercatori del Wellcome Trust Centre for Cell Biology presso l’Università di Edimburgo nel Regno Unito, hanno scoperto che l’acido oleico – un acido grasso monoinsaturo presenti nell’olio di oliva – blocca l’attività di una proteina che causa il cancro nelle cellule cerebrali. Nel lavoro pubblicato sulla rivista “Journal of Molecular Biology” concludono che l’assunzione di olio d’oliva protegge contro il cervello cancro.

olio-oliva

Precedenti ricerche hanno dimostrato che l’acido oleico può inibire l’attività patogenetica di specifiche proteine. Il dottor Michlewski e il suo team ha studiato come il composto dell’olio d’oliva agisca sull’attività delle proteine ​​miR-7, che sono dei microRNA coinvolti nella soppressione della formazione dei tumori al cervello.

I riceractori hanno trovato che l’acido oleico inibisce l’attività di una proteina cellulare chiamata Musashi homolog2, che blocca la produzione di miR-7, e di conseguenza la formazione di tumori cerebrali.

Anche se non possiamo ancora dire che l’olio d’oliva nella dieta aiuta a prevenire il cancro al cervello, i nostri risultati suggeriscono che l’acido oleico è in grado di supportare la produzione di molecole che sopprimono le cellule tumorali coltivate in laboratorio. Ulteriori studi potrebbero aiutare a determinare il ruolo che l’olio d’oliva può avere nella salute del cervello.” afferma il Dr. Gracjan Michlewski.

Scarica eleggi il documento in full text:
Oleic Acid Induces MiR-7 Processing through Remodeling of Pri-MiR-7/Protein Complex
Santosh Kumar, Angela Downie Ruiz Velasco, Gracjan Michlewski
Journal of Molecular Biology Volume 429, Issue 11, 2 June 2017, Pages 1638–1649 https://doi.org/10.1016/j.jmb.2017.05.001

Fonte: Wellcome Trust Centre for Cell Biology University of Edimburg

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Analisi della flora intestinale per comprendere l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2017

I ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze hanno approfondito lo studio dell’insieme dei microorganismi intestinali (microbiota) di soggetti affetti da autismo.
Attraverso sofisticate tecniche di metagenomica e bioinformatica i ricercatori hanno caratterizzato le centinaia di batteri e – per la prima volta – anche i funghi presenti nell’intestino (questi ultimi rappresentano circa l’1-2% del microbiota intestinale).

microbiota

Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi. Riscontrata, inoltre, la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori.

I risultati forniscono un set di marcatori preziosi per valutare e guidare studi di intervento sulla dieta, che è alla base della composizione del microbiota. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Microbiome“.

Leggi il full text dell’articolo:
New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders
Francesco Strati, Duccio Cavalieri, Davide Albanese, Claudio De Felice, Claudio Donati, Joussef Hayek, Olivier Jousson, Silvia Leoncini, Daniela Renzi, Antonio Calabrò and Carlotta De Filippo
Microbiome 2017 5:24 DOI: 10.1186/s40168-017-0242-1

Fonte: Università di Firenze

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Gli acidi grassi polinsaturi nel sangue collegati all’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

Due nuovi studi collegano gli acidi grassi polinsaturi nel sangue con l’integrità delle strutture cerebrali e le abilità cognitive che è noto diminuiscono nell’invecchiamento.

acidi-grassi-omega-3   Tabella-acidi-grassi

I ricercatori in questi studi affermano che l’assunzione di acidi grassi omega-3 e omega-6 acidi grassi può promuovere un invecchiamento sano.”Abbiamo studiato una rete primaria del cervello – la rete fronto-parietale – che svolge un ruolo importante nella intelligenza fluida e che declina molto presto, anche in un invecchiamento sano“, ha detto Zamroziewicz uno degli autori. “Sono state dimostrate correlazioni tra i livelli ematici di tre acidi grassi omega-3 – ALA, acido stearidonico e acido ecosatrienoico – e l’intelligenza fluida negli adulti“.

Parecchi studi affermano che è necessario mangiare pesce e olio di pesce per ottenere effetti neuroprotettivi da parte di questi acidi grassi particolari, questi nuovi studi suggeriscono che anche i grassi che otteniamo da noci, semi e oli possono fare la differenza nell’invecchiamento del cervello“, specifica Zamroziewicz.

Nel secondo studio, pubblicato sulla rivista “Nutritional Neuroscience“, il team ha trovato che un equilibrio di acidi grassi omega-3 e omega-6 nel sangue, fornice una robusta conservazione della memoria negli anziani. Anche in questo caso, i ricercatori hanno visto che la struttura del cervello ha svolto un ruolo di mediazione tra l’abbondanza e l’equilibrio dei nutrienti nel sangue e la cognizione (in questo caso, memoria).

In entrambi gli studi, i ricercatori hanno utilizzato modelli di acidi grassi polinsaturi nel sangue degli adulti età da 65 a 75 anni. Essi hanno analizzato la relazione tra questi modelli di nutrienti e la struttura del cervello dei soggetti e le prestazioni nei test cognitivi.

Questi due studi sottolineano l’importanza di indagare gli effetti dei gruppi di nutrienti insieme, piuttosto che concentrarsi su una alla volta“, ha detto Barbey altro autore. “Essi suggeriscono che diversi modelli di grassi polinsaturi promuovono aspetti specifici della cognizione rafforzando i circuiti neurali sottostanti che sono vulnerabili alle malattie e declino relativo all’età.”

Leggi gli abstracts degli articoli:
Determinants of fluid intelligence in healthy aging: Omega-3 Polyunsaturated fatty acid status and frontoparietal cortex structure.
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, and Aron K. Barbey
Nutritional Neuroscience Pages 1-10 | Published online: 11 May 2017 – http://dx.doi.org/10.1080/1028415X.2017.1324357

Predictors of Memory in Healthy Aging: Polyunsaturated Fatty Acid Balance and Fornix White Matter Integrity
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, Aron K. Barbey
Aging & Disease DOI: 10.14336/AD.2017.0501

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Il finocchio riduce i sintomi postmenopausa.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Il finocchio è noto da tempo per i suoi benefici per la salute, per una serie di questioni, tra cui la digestione e i sintomi premestruali. Un nuovo studio conferma che è anche efficace nella gestione dei sintomi postmenopausa come vampate di calore, insonnia, secchezza vaginale, ed ansia, senza gravi effetti collaterali. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista “Menopause“, la rivista della North American Menopause Society (NAMS).

fennel

Il trial in triplo cieco, randomizzato, controllato con placebo è stato condotto su 79 donne iraniane di età compresa tra i 45 e i 60 anni. Si tratta di uno dei primi studi clinici che esamina i benefici del finocchio per la gestione dei sintomi della menopausa. Risultati molto positivi, anche se altri studi clinici con popolazioni più grandi sono necessari per confermare questo risultato.

Leggi abstract dell’articolo:
Effect of Foeniculum vulgare Mill. (fennel) on menopausal symptoms in postmenopausal women: a randomized, triple-blind, placebo-controlled trial.
Rahimikian, Fatemeh MSc; Rahimi, Roja PhD; Golzareh, Parvin MSc; Bekhradi, Reza MD; Mehran, Abbas MSc
Menopause: Post Author Corrections: May 15, 2017 doi: 10.1097/GME.0000000000000881

Fonte: North American Menopause Society (NAMS).

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Estratti di pomodoro contro il cancro allo stomaco.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2017

Un nuovo studio, pubblicato sul “Journal of Cellular Physiology“, condotto dai ricercatori dell’Oncology Research Center of Mercogliano (CROM), Istituto Nazionale Tumori – IRCCS – Napoli, Italia diretti dal Prof. Antonio Giordano ha dimostra che gli estratti di pomodoro intero proveniente da due diverse coltivazioni del sud Italia inibiscono la crescita delle cellule del cancro gastrico e le sue caratteristiche maligne.
La ricerca apre la strada a futuri studi volti a implementare le abitudini di vita, non solo per la prevenzione, ma potenzialmente come supporto alle terapie convenzionali.

corbarino       pomodori-san-marzano

Il loro effetto antitumorale non sembra legato a componenti specifici, come il licopene, ma piuttosto suggerire che i pomodori devono essere considerati nel loro complesso“, spiega la dott.ssa Daniela Barone, ricercatore presso il Centro oncologico di ricerca di Mercogliano (CROM).
Estratti di due diverse varietà di pomodori, San Marzano e Corbarino sono stati in grado di inibire la crescita e la clonazione delle cellule maligne. Il trattamento con gli estratti di pomodoro interi influenzano i processi chiave all’interno delle cellule e ostacolano la loro capacità di migrazione, arrestando il ciclo cellulare attraverso la modulazione di proteine specifiche, inducendo a morte le cellule tumorali attraverso apoptosi.

Leggi abstract dell’articolo:
Antitumoral Potential, Antioxidant Activity and Carotenoid Content of Two Southern Italy Tomato Cultivars Extracts: San Marzano and Corbarino
Barone, D., Cito, L., Tommonaro, G., Abate, A. A., Penon, D., De Prisco, R., Penon, A., Forte, I. M., Benedetti, E., Cimini, A., Indovina, P., Nicolaus, B., Pentimalli, F. and Giordano, A.
J. Cell. Physiol. Accepted manuscript online: 10 May 2017 doi:10.1002/jcp.25995

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Le proteine della soia contro le infiammazioni intestinali.

Posted by giorgiobertin su aprile 26, 2017

Una dieta integrata con proteine ​​di soia può essere una terapia aggiuntiva efficace per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Ad affermarlo i ricercatori del Penn State in uno studio che ha incluso i topi e le cellule umane del colon in coltura.

I risultati sono significativi perché le malattie infiammatorie intestinali – tra cui la colite ulcerosa e il morbo di Crohn – sono caratterizzati da un’infiammazione continuativa o periodica del colon e rappresentano un fattore di rischio significativo per il cancro al colon.

IBD

Il team ha scoperto che il concentrato di proteine di soia ​​può esercitare effetti antiossidanti e citoprotettivi nelle cellule intestinali umane in coltura e può moderare la severità dell’infiammazione nei topi che hanno una condizione simile a quella indotta da colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Soy protein concentrate mitigates markers of colonic inflammation and loss of gut barrier function in vitro and in vivo
Zachary T. Bitzer, Amy L. Wopperer, Benjamin J. Chrisfield, Ling Tao, Timothy K. Cooper, Jairam Vanamala, Ryan J. Elias, John E. Hayes, Joshua D. Lambert
The Journal of Nutritional Biochemistry, Volume 40, February 2017, Pages 201-208

Fonte: Penn State

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Amminoacidi nella dieta: chiave per il cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2017

I ricercatori del Cancer Research UK Beatson Institute e dell’University of Glasgow, in un lavoro pubblicato sulle rivista “Nature“, hanno scoperto che un taglio di alcuni aminoacidi – i mattoni delle proteine ​​- nella dieta dei topi rallenta la crescita tumorale e prolunga la sopravvivenza.

In particolare hanno scoperto che la rimozione di due aminoacidi non essenziali – serina e glicina – dalla dieta di topi ha rallentato lo sviluppo del linfoma e del cancro intestinale. Questa ricerca suggerisce che una dieta appositamente formulata potrebbe rendere i trattamenti contro il cancro convenzionali, chemioterapia e radioterapia, più efficaci.

La fase successiva potrebbe essere quella di istituire studi clinici con pazienti affetti da cancro per valutare la fattibilità e la sicurezza di un tale trattamento.

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Lo studio ha anche evidenziato che la dieta era meno efficace nei tumori con un gene Kras attivato, come la maggior parte dei cancri al pancreas, perché il gene difettoso ha potenziato la capacità delle cellule tumorali di produrre la propria serina e glicina. Ciò potrebbe contribuire a selezionare quali tumori potrebbe essere il bersaglio di terapia dietetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Modulating the therapeutic response of tumours to serine and glycine starvation
Maddocks, et al.
Nature 544,372–376(20 April 2017) doi:10.1038/nature22056, published online 19 April 2017 

Fonte: Cancer Research UK

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Legame molecolare tra zucchero nel sangue e malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2017

Alti livelli di zucchero nel sangue, o iperglicemia, è ben noto come una caratteristica del diabete e dell’obesità, ma il suo legame con la malattia di Alzheimer non è mai stato studiato. Ora i ricercatori del Department of Biology and Biochemistry, University of Bath, U.K, hanno dimostrato che l’eccesso di zucchero (iperglicemia) disattiva nel cervello un enzima protettivo importante per difendere le cellule nervose.

sugar    Alzheimer

I pazienti diabetici hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia di Alzheimer rispetto agli individui sani. Nella malattia di Alzheimer le proteine ​​anomale si aggregano per formare placche e grovigli nel cervello che danneggiano progressivamente il cervello e portano ad un grave declino cognitivo.
Studiando campioni di cervello di persone con e senza il morbo di Alzheimer con una tecnica sensibile per rilevare la glicazione, il team ha scoperto che nelle prime fasi dei danni della glicazione nell’Alzheimer è coinvolto un enzima chiamato MIF (macrophage migration inhibitory factor), che svolge un ruolo nella risposta immunitaria e nella regolamentazione dell’insulina.

I ricercatori ritengono che l’inibizione e la riduzione dell’attività di MIF causata dalla glicazione potrebbero essere il ‘punto di svolta‘ nella progressione della malattia. Nello studio i ricercatori hanno visto che in effetti a lungo andare l’eccesso di zucchero nel sangue porta a reazioni tossiche nel cervello (processo di ‘glicazione’) che disattivano l’enzima protettivo, MF, impedendogli di svolgere il proprio lavoro. L’eccesso di zucchero che perdura nel tempo segna a un certo punto l’avvio della malattia quando i danni a MF sono irreversibili.

Dr Omar Kassaar, presso l’Università di Bath, primo autore dello studio afferma: “lo zucchero in eccesso è ben noto per essere un male per noi quando si tratta di diabete e obesità, ma questo link potenziale con la malattia di Alzheimer è ancora un altro motivo per cui dovremmo controllare il nostro consumo di zuccheri nelle nostre diete“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Macrophage Migration Inhibitory Factor is subjected to glucose modification and oxidation in Alzheimer’s Disease
Omar Kassaar, Marta Pereira Morais, Suying Xu, Emily L. Adam, Rosemary C. Chamberlain, Bryony Jenkins, Tony James, Paul T. Francis, Stephen Ward, Robert J. Williams & Jean van den Elsen
Scientific Reports 7, Article number: 42874 (2017) doi:10.1038/srep42874

Fonte: Department of Biology and Biochemistry, University of Bath, U.K

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Tumore al seno: La soia è sicura e fa bene.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2017

I prodotti a base di soia sono non solo sicuri ma arrecano anche benefici alle donne con cancro della mammella. Lo stabilisce una ricerca pubblicata sulla rivista “Cancer“, rivista dell’American Cancer Society.

In passato la soia è stata sconsigliata alle pazienti con cancro al seno, ma ora sembra che addirittura protegga contro questo tipo di tumore. “Studi di laboratorio – ricorda Fang Fang Zhang, Friedman School of Nutrition Science and Policy presso la Tufts Universityhanno dimostrato che gli isoflavoni, i componenti della soia dotati di proprietà simil-estrogeniche – sono in grado di rallentare la crescita delle cellule di cancro della mammella“.

isoflavones

Zhang e il suo team hanno valutato la relazione tra apporto dietetico di isoflavoni e mortalità per tutte le cause in 6.235 donne americane e canadesi del Breast Cancer Family Registry, alle quali era stato diagnosticato un cancro della mammella.
Nel corso di un follow-up di 9 anni, le donne con cancro della mammella che consumavano isoflavoni in elevate quantità hanno presentato una riduzione del rischio di mortalità del 21%, rispetto alle donne che ne consumano scarse quantità. Questa riduzione del rischio è stata riscontrata per lo più tra donne con tumori a recettori ormonali negativi e tra quelle non trattate con anti-estrogeni (es. tamoxifene).

Gli alimenti a base di soia non solo possono prevenire il cancro della mammella ma apportano benefici anche alle donne che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary isoflavone intake and all-cause mortality in breast cancer survivors: The Breast Cancer Family Registry
Zhang, F. F., Haslam, D. E., Terry, M. B., Knight, J. A., Andrulis, I. L., Daly, M. B., Buys, S. S. and John, E. M.
Cancer First published: 6 March 2017 doi:10.1002/cncr.30615

Fonte: Tufts University

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Il mirtillo migliora le funzioni cerebrali nelle persone anziane.

Posted by giorgiobertin su marzo 6, 2017

Bere succo di mirtillo concentrato migliora le funzioni cerebrali nelle persone anziane, secondo una ricerca condotta presso l’Università di Exeter.

blueberries
The study gave people a daily drink of blueberry concentrate, providing the equivalent of 230g of blueberries.

Lo studio ha coinvolto persone sane di età compresa tra 65-77 che hanno bevuto succo di mirtillo concentrato ogni giorno. Si sono notati miglioramenti nella funzione cognitiva, nel flusso di sangue al cervello e nell’attivazione del cervello. Attraverso l’esecuzione di test cognitivi ci sono anche prove che suggeriscono un miglioramento nella memoria di lavoro. Rispetto al gruppo placebo, quelli che hanno preso il supplemento di mirtillo hanno mostrato un significativo aumento di attività cerebrale nelle aree del cervello legate alle prove.

I mirtilli sono ricchi di flavonoidi, che possiedono proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie. La ricerca è stat pubblicata sulla rivista “Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism“.

Leggi abstract dell’articolo:
Enhanced task related brain activation and resting perfusion in healthy older adults after chronic blueberry supplementation
Joanna L. Bowtell, Zainie Aboo-Bakkar, Myra Conway, Anna-Lynne R. Adlam, Jonathan Fulford
Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism, Published on the web 1 March 2017, 10.1139/apnm-2016-0550

Fonte: University of the West of England

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ACS: Statistiche sul cancro al colon-retto 1974-2013.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2017

Sono stati pubblicati a cura dell’American Cancer Society” sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute” i dati statistici sul tumore al colon-retto negli Stati Uniti dal 1974 al 2013.

ACSlogo

Le giovani generazioni sono più a rischio per il cancro al colon retto. Aumentano infatti i casi fra le persone di età inferiore ai 55 anni mentre incredibilmente diminuiscono tra i più anziani. Ad oggi infatti, 3 casi su 10 di cancro all’intestino e al colon, sono diagnosticati su ragazzi di età inferiore ai 55 anni. Una situazione che riporta indietro di quasi 100 anni, come conferma la dottoressa Rebecca Siegel curatrice dello studio. “I giovani sono a rischio di tumore al colon e al retto, esattamente come succedeva ai giovani nati alla fine del 1800 ed è un dato assai preoccupante e deludente“.

È necessario procedere con campagne di formazione e di prevenzione sia per i giovani che per i medici che devono essere sempre aggiornati su questo spinoso argomento per ridurre i ritardi nelle diagnosi e incoraggiare i ragazzi a mangiare sano e a mantenere uno stile di vita attivo.

I millennial seguirebbero un regime alimentare molto disordinato, prediligendo i cibi spazzatura alla dieta mediterranea, le carni rosse poco cotte e i cibi fritti. Troppo fast-food favorirebbe l’accumulo di grassi, zuccheri anche a causa dell’eccessivo consumo di bevande gassate.
A ciò poi vanno aggiunti il fumo e l’alcol che sono sempre più diffusi fra i giovani.

È possibile ridurre il rischio:
– Mangiando perecchie verdure, frutta e cereali integrali e meno carne rossa (manzo, maiale, o agnello),carni trasformate (hot dog ed altre carni).
– Seguendo un regolare esercizio fisico.
– Controllando il peso.
– Evitando il tabacco.
– Limitando l’alcool. L’American Cancer Society non raccomanda più di 2 bicchieri al giorno per gli uomini e 1 drink al giorno per le donne.

Scarica e leggi il documento in full text:
Colorectal Cancer Incidence Patterns in the United States, 1974–2013
Rebecca L. Siegel; Stacey A. Fedewa; William F. Anderson; Kimberly D. Miller; Jiemin Ma Philip S. Rosenberg Ahmedin Jemal
J Natl Cancer Inst (2017) 109 (8): djw322. DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djw322 Published: 28 February 2017

Fonte: American Cancer Society

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Mangiare frutta e verdura riduce il rischio di malattie polmonari.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2017

Una ricerca, pubblicata sulla rivista “Thorax“, ha trovato un collegamento tra mangiare grosse quantità di frutta e verdura e la salute dei polmoni.
Alcuni studi precedenti avevano scoperto che i fattori dietetici possano giocare un ruolo nella BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). Per approfondire questo argomento in modo più dettagliato, un gruppo di ricercatori della Karolinska Institutet, Stockholm, Svezia ha monitorato la salute respiratoria di oltre 44.000 uomini svedesi. Di età compresa tra 45-79 all’inizio del processo, i partecipanti sono stati seguiti per una media di 13,2 anni, fino alla fine del 2012.

Dai risultati è emerso che ogni porzione in più di frutta e verdura è stata associata ad un rischio 4 per cento più basso di BPCO in ex fumatori e di un 8 per cento più basso nei fumatori correnti. I ricercatori concludono che: “I risultati ottenuti confermano il forte impatto del fumo di sigaretta sullo sviluppo della BPCO e anche indicano che la dieta ricca di frutta e verdura può avere un ruolo importante nella prevenzione della BPCO“.

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Determinati prodotti alimentari sono stati più efficaci nel ridurre il rischio di BPCO. E’ stato trovato che le verdure a foglia verde, peperoni, mele, pere hanno avuto la più forte influenza sulla riduzione del rischio. Altri come frutti di bosco, agrumi, banane , radici e verdure crocifere, pomodori, aglio, cipolle , piselli non hanno esercitato un effetto significativo.
Poichè il fumo aumenta lo stess ossidativo e l’infiammazione, entrambi sono potenzialmente coinvolti nella BPCO, gli antiossidanti presenti in frutta e verdura possono aiutare a ridurre il loro impatto negativo.

Ricordiamo che fumare e smettere di fumare rimane il principale messaggio di salute pubblica per prevenire lo sviluppo della BPCO.

Scarica e leggi il documento in full text:
Fruit and vegetable consumption and risk of COPD: a prospective cohort study of men
Kaluza J, Larsson SC, Orsini N, et al.
Thorax Published Online First: 22 February 2017. doi: 10.1136/thoraxjnl-2015-207851

Editorial:
Could a healthy diet attenuate COPD risk in smokers?
Raphaëlle Varraso, Seif O Shaheen

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Mercurio nel pesce, collegato ad alto rischio di SLA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Dartmouth College di Hanover, guidati dal prof. Elia Stommel ha valutato il rapporto tra SLA e il mercurio nella dieta. Il team di ricerca ha scoperto che il consumo di alti livelli di mercurio attraverso pesce e frutti di mare può essere un fattore di rischio per la malattia di Lou Gehrig – SLA.

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In totale sono stati presi in considerazione 518 partecipanti, 294 con SLA e 224 senza. Il team ha raccolto informazioni dietetiche con un focus particolare sui frutti di mare e i tipi di pesce che i partecipanti hanno mangiato. Il team ha scoperto che coloro che hanno mangiato pesce e frutti di mare contenenti alti valori di mercurio con regolarità, avevavo il 25 per cento in più di mercurio accumulato rispetto al normale ed hanno avuto il doppio del rischio di SLA rispetto a coloro che avevano livelli più bassi.

Gli autori ricordano che mangiare pesce e frutti di mare comporta numerosi benefici per la salute; tuttavia, suggeriscono che le persone prima di fare le scelte di quali pesci consumare devono essere informate sui possibili rischi. I pesce con bassi livelli di mercurio, tra cui salmone e sardine, potrebbero essere le scelte migliori rispetto a squalo o pesce spada.

Il mercurio è una neurotossina conosciuta, se il legame SLA e mercurio viene confermato su studi più ampi, la riduzione nell’assunzione di questo metallo pesante rimane una scelta sensata.
La presentazione dei risultati dello studio sarà fatta durante il 69th ANNUAL MEETING dell’American Academy of Neurology che si svolgerà dal 22 al 28 aprile 2017 a Boston.

Abstract Title: Fish Consumption, Mercury Levels, and Amyotrophic Lateral Sclerosis (ALS)
Elijah Stommel, Celia Chen, Tracie Caller, Patricia Henegan, Brian Jackson, Brenda Hall, Rup Tandan, Walter Bradley, Angeline Andrew
FEBRUARY 20, 2017

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Troppo zucchero danneggia il fegato dei bambini.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per la prima volta dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sul “Journal of Hepatology“.

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Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L’acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. I ricercatori hanno dimostrato l’associazione tra gli alti livelli di acido urico e l’aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum uric acid concentrations and fructose consumption are independently associated with NASH in children and adolescents
Antonella Mosca, Valerio Nobili, Rita De Vito, Annalisa Crudele, Eleonora Scorletti, Alberto Villani, Anna Alisi, Christopher D. Byrne
Journal of Hepatology Articles in press DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.025

Fonte ed approfondimenti: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

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Mangiare meno rallenta il processo d’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2017

Gli scienziati del Brigham Young University, hanno scoperto che mangiare poco può rallentare il processo cellulare dell’invecchiamento. In particolare i Ribosomi – organuli cellulari, immersi nel citoplasma o ancorati al reticolo endoplasmatico ruvido, responsabili della sintesi proteica, quando rallentano nelle loro funzioni rallenta di conseguenza anche il processo d’invecchiamento.

ribosome

Il ribosoma è un computer molto complesso e come la vostra automobile ha bisogno periodicamente della manutenzione e sostituzione delle parti che si consumano più velocemente, ha detto John Price – professore di biochimica alla Brigham Young University. “La velocità della produzione dell’energia si abbassa, e permette ai ribosomi di auto-ripararsi”.

Dagli esperimenti sugli animali è emerso che “Quando è stato limitato il consumo di calorie, c’è un aumento lineare nella durata della vita” ha detto Price. “Abbiamo trovato che la restrizione ha causato i cambiamenti biochimici reali che hanno rallentato l’invecchiamento“.

I ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista “Molecular & Cellular Proteomics” affermano che la restrizione calorica non è stato testata negli esseri umani come strategia anti-invecchiamento, e il messaggio essenziale dello studio è comprendere l’importanza dei meccanismi dell’invecchiamento collegati alla nutrizione.

Leggi abstract dell’articolo:
Mechanisms of In Vivo Ribosome Maintenance Change in Response to Nutrient Signals
Andrew D. Mathis, Bradley C. Naylor, Richard H. Carson, Eric Evans, Justin Harwell, Jared Knecht, Eric Hexem, Fredrick F. Peelor III, Benjamin F. Miller, Karyn L. Hamilton, Mark K. Transtrum, Benjamin T. Bikman, and John C. Price
Mol Cell Proteomics 2017 16: 243-254, doi:10.1074/mcp.M116.063255

Fonte: Brigham Young University

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I cereali integrali mantengono l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2017

Uno nuovo studio condotto dai ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston, mette in evidenza i vantaggi di mangiare cereali integrali rispetto ai cereali raffinati, dopo aver constatato che il primo può portare ad un intestino sano e a delle migliori risposte immunitarie.

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Grano integrale, avena, segale, orzo, riso e quinoa sono tutti esempi di prodotti integrali, mentre i prodotti del grano raffinati comprendono farina di frumento, riso bianco, e pane arricchito.
Lo studio ha coinvolto 81 adulti sani per un periodo di 6 settimane. 40 dei partecipanti allo studio hanno seguito una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali raffinati, mentre i restanti 41 partecipanti sono stati sottoposti sempre ad una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali integrali.

Per valutare come ogni dieta ha influenzato la flora intestinale – la popolazione di microrganismi nell’intestino – i ricercatori hanno analizzato campioni di feci dei partecipanti e campioni di sangue per valutare le risposte immunitarie.
Coloro che si sono alimentati con una dieta ricca di cereali integrali hanno mostrato un aumento di un tipo di batteri chiamati Lachnospira, che è noto per la produzione di acidi grassi a catena corta. Gli acidi grassi a catena corta sono importanti per un sistema immunitario sano.
Inoltre, i soggetti che hanno consumato la dieta cereali integrali hanno mostrato anche una riduzione degli enterobatteri – i batteri che causano l’infiammazione.

Ricordiamo che i cereali integrali sono considerati una parte fondamentale di una dieta salutare. Secondo l’ American Heart Association, che possono contribuire a migliorare il livello del colesterolo, oltre a ridurre il rischio di obesità, malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “American Journal of Clinical Nutrition“.

Leggi abstract dell’articolo:
Substituting whole grains for refined grains in a 6-wk randomized trial has a modest effect on gut microbiota and immune and inflammatory markers of healthy adults
Sally M Vanegas, Mohsen Meydani, Junaidah B Barnett, Barry Goldin, Anne Kane, Helen Rasmussen, Carrie Brown, Pajau Vangay, Dan Knights, Satya Jonnalagadda, Katie Koecher, J Philip Karl, Michael Thomas, Gregory Dolnikowski, Lijun Li, Edward Saltzman, Dayong Wu, and Simin Nikbin Meydani
Am J Clin Nutr ajcn146928; First published online February 8, 2017. doi:10.3945/ajcn.116.146928

This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01902394.

Online Supporting Material

Fonte: Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston

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