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Posts Tagged ‘nutrizione’

Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Alimentazione e rischio di ictus.

Posted by giorgiobertin su aprile 30, 2018

E’ stato pubblicato dalla NFI – Nutrition Foundation of Italy un documento sul rischio di ictus e alimentazione. Il documento è pubblicato su “AP&B Alimentazione, Prevenzione & Benessere n. 3 – 2018“.

dieta-mediterranea

Le evidenze scientifiche dimostrano che il rischio di incorrere in un ictus è inferiore, se si adottano stili di vita sani e soprattutto abitudini alimentari corrette, come emerge dal contributo del gruppo di lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Non c’è dubbio che un’alimentazione complessivamente equilibrata e varia, cioè sana, “sia uno strumento ottimale di prevenzione dell’ictus” ribadisce il gruppo di lavoro “in parte per la sua azione favorevole sui principali fattori di rischio di ictus (pressione elevata, ipercolesterolemia, iperglicemia)“.

Scarica e leggi il documento in full text:
IL RISCHIO DI ICTUS E L’ALIMENTAZIONE

Approfondimenti:
Iacoviello L, Bonaccio ML, Cairella G, et al. on behalf of Working Group for Nutrition and Stroke – Diet and primary prevention of stroke: systematic review and dietary recommendations by the ad hoc working group of the Italian society of human nutrition. NMCD 2018;28:309-34.

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Cottura “al sangue” della carne rossa abbassa il rischio di tumore del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Da una ricerca condotta da diverse Università spagnole emergono nuovi tasselli a sostegno da un lato al consumo moderato di carni, secondo quanto consigliato dalle linee guida internazionali e, dall’altro, alla scelta oculata dei metodi di preparazione.

carne rossa

Lo studio spagnolo, multicentrico caso-controllo, ha approfondito alcuni aspetti ancora non del tutto chiari dell’associazione tra un alto consumo di carni e un aumento del rischio di tumore del colon-retto: il ruolo dei metodi di preparazione (cottura e/o lavorazione) e del tipo di carne
consumata (rossa, bianca, frattaglie). La ricerca ha analizzato le abitudini alimentari di uomini e donne tra i 20 e gli 85 anni, ricoverati in 23 ospedali su tutto il territorio spagnolo: 1.671 di loro per diagnosi di tumore del colon-retto e 3.095 per cause diverse e non tumorali.
L’indagine ha confermato l’associazione tra un alto consumo di carne e un aumento del rischio di tumore del colon-retto.

E’ stato confermato, per tutti i tipi di carne, che la cottura alla piastra/grill o barbecue è associata all’aumento del rischio per questo tipo di tumore. Importante, nel caso della carne rossa, è anche la durata della cottura: l’eccesso di rischio si ridurrebbe infatti, in entrambi i sessi, se la carne viene consumata poco cotta (al sangue).

Leggi abstract dell’articolo:cottura “al sangue” della carne rossa
Meat intake, cooking methods and doneness and risk of colorectal tumours in the Spanish multicase-control study (MCC-Spain).
de Batlle J, Gracia-Lavedan E, Romaguera D, Mendez M, Castaño-Vinyals G, Martín V et al.
Eur J Nutr. 2018 Mar;57(2):643-653. doi: 10.1007/s00394-016-1350-6. Epub 2016 Nov 24.x

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I grassi vegetali aiutano a vivere più a lungo.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Una dieta ricca di grassi monoinsaturi (monounsaturated fatty acid(MUFA)) a base vegetale è legata ad un minor rischio di morte per malattie cardiache e altre cause. Al contrario, se i grassi monoinsaturi provengono da fonti animali, il collegamento è un rischio più elevato di morte per malattie cardiache e altre cause.
Sono questi i risultati di un’analisi di due ampi studi che hanno raccolto informazioni da più di 93.000 uomini e donne su una media di 22 anni, condotta dai ricercatori del Harvard TH Chan School of Public Health Boston. Le pubblicazioni sulle riviste “Circulation” e “The American Journal of Clinical Nutrition“.

oil  olive-oil

I nostri risultati sottolineano l’importanza della fonte e della quantità di acidi grassi monoinsaturi nella dieta – dovremmo mangiare più acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali e meno acidi grassi monoinsaturi da fonti animali” – afferma il prof. Qi Sun del Departments of Nutrition and Epidemiology, Harvard TH Chan School of Public Health, Boston, MA.

Va notato che questi risultati provengono da un’analisi di dati osservativi che è solo in grado di determinare i collegamenti tra i tipi di grassi monoinsaturi e il rischio di morte.

Leggi gli abstracts dei documenti:
Abstract MP40: Associations of Monounsaturated Fatty Acids From Plant and Animal Sources With Total and Cardiovascular Mortality Risk
Marta Guasch, Geng Zong, Walter Willett, Peter Zock, Anne Wanders, Frank Hu, Qi Sun
Circulation. 2018;137:AMP40

Monounsaturated fats from plant and animal sources in relation to risk of coronary heart disease among US men and women
Geng Zong; Yanping Li; Laura Sampson; Lauren W Dougherty; Walter C Willett …
The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 107, Issue 3, 1 March 2018, Pages 445–453, https://doi.org/10.1093/ajcn/nqx004

Fonte: Harvard TH Chan School of Public Health Boston

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Cancro del colon: il consumo di noci favorisce la sopravvivenza.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Le persone con cancro al colon in stadio III che mangiano regolarmente le noci hanno un rischio significativamente più basso di recidiva e di mortalità rispetto a quelli che non lo fanno, secondo un nuovo, ampio studio condotto dai ricercatori dello Yale Cancer Center presso la Yale University.
I risultati sono stati pubblicati sul “Journal of Clinical Oncology“.

nut

Lo studio clinico ha coinvolto 826 partecipanti per una età media di 6,5 anni dopo il trattamento con chirurgia e chemioterapia a seguito di cancro al colon. Coloro che consumavano regolarmente almeno due porzioni di noci ogni settimana hanno dimostrato un miglioramento del 42% nella sopravvivenza libera da malattia e un miglioramento del 57% nella sopravvivenza globale, rispetto a coloro che non assumevano noci.

“I risultati sottolineano l’importanza di enfatizzare i fattori dietetici e di stile di vita nella sopravvivenza al cancro del colon.” – afferma il prof. Temidayo Fadelu, primo autore.

Leggi abstract dell’articolo:
Nut Consumption and Survival in Patients With Stage III Colon Cancer: Results From CALGB 89803 (Alliance)
Temidayo Fadelu, Sui Zhang, Donna Niedzwiecki, Xing Ye, Leonard B. Saltz, Robert J. Mayer, Rex B. Mowat, Renaud Whittom, Alexander Hantel, Al B. Benson, Daniel M. Atienza, Michael Messino, Hedy L. Kindler, Alan Venook, Shuji Ogino, Kimmie Ng, Kana Wu, Walter Willett, Edward Giovannucci, Jeffrey Meyerhardt, Ying Bao, and Charles S. Fuchs
Journal of Clinical Oncology https://doi.org/10.1200/JCO.2017.75.5413

Fonte: Yale Cancer Center

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La carne rossa aumenta il rischio di diverticoli negli uomini.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Il consumo di carne rossa, in particolare di quella non lavorata, si associa a un aumento del rischio di diverticolite. Il rischio si riduce sostituendo una porzione al giorno di carne rossa non lavorata con pollame o pesce.
Ad affermarlo uno studio prospettico condotto su 46.461 uomini arruolati nell’Health Professionals Follow-Up Study (1986–2012) da parte del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, Massachusetts, USA, che ha analizzato il consumo di carne (carne rossa totale, carne rossa non trasformata, carne rossa lavorata, pollame e pesce) ed il rischio di diverticolite.

diverticulitis   meat-intake

Le persone che seguivano una dieta vegetariana erano troppo poche per poter giungere a conclusioni sugli effetti di questo tipo di alimentazione sulla diverticolite.

Leggi il full text dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men

Cao Y, Strate LL, Keeley BR, et al.
Gut 2018;67:466-472 http://dx.doi.org/10.1136/gutjnl-2016-313082

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Il mais OGM non fa male alla salute.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2018

Uno studio pubblicato su “Scientific Reports” e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, ha analizzato i dati sulle colture Ogm dal loro inizio (1996) fino al 2016, in Europa, Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa e Australia. Dai risultati è emerso che il mais Ogm, ovvero geneticamente modificato, non è rischioso per la salute umana.

Gli autori hanno paragonato le varietà transgeniche con le non transgeniche, dimostrando che il mais Ogm è più produttivo dell’altro (tra il 5,6 e il 24,5%), non ha effetto sugli organismi “non-target” (cioè non bersagli della modificazione genetica), riduce gli insetti dannosi ai raccolti e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nei chicchi.

mais_ogm

Questa analisi fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente” dice la prof.ssa Laura Ercoli, coordinatrice della ricerca. “Lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione “politica” dei medesimi” e riteniamo che il lavoro permetta di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate“.

Per organismo geneticamente modificato si intende un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (Dna) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica. L’applicazione delle biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio da batteri a piante. Gli Ogm attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante (per es. mais, soia, colza, cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.

Scarica e leggi il documento in  full text:
Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data
Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti & Laura Ercoli
Scientific Reportsvolume 8, Article number: 3113 doi:10.1038/s41598-018-21284-2 Published online: 15 February 2018

Fonte:  Scuola Superiore Sant’Anna  – Università di Pisa,

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Collegamento tra cibi altamente trasformati e il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Uno studio pubblicato sulla rivista BMJ a cura di un team internazionale di ricercatori, riporta una possibile associazione tra l’assunzione di alimenti altamente trasformati (“ultra-elaborati”) nella dieta e nel cancro.

fastfood

Gli alimenti ultra-elaborati includono prodotti da forno confezionati e snack, bevande gassate, cereali zuccherati, piatti pronti e prodotti a base di carne ricostituiti, spesso contenenti alti livelli di zuccheri, grassi e sale, ma privi di vitamine e fibre. Si ritiene che rappresentino fino al 50% del consumo totale giornaliero di energia in diversi paesi sviluppati.
I ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra l’ assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di cancro in generale, così come quello dei tumori del seno, della prostata e dell’intestino (colorettale).

Lo studio è stato condotto su 104.980 adulti francesi sani (22% uomini, 78% donne) con un’età media di 43 anni. Dai risultati è emerso che un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-elaborati nella dieta era associato ad aumenti del 12% nel rischio di cancro globale e dell’11% nel rischio di cancro al seno. Non è stata rilevata un’associazione significativa tra alimenti meno elaborati (come verdure in scatola, formaggi e pane sfuso appena confezionato) e rischio di cancro, mentre il consumo di alimenti freschi o minimamente lavorati (frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne , pesce e latte) era associato a minori rischi di cancro e carcinoma mammario in generale.

Leggi il full text dell’articolo:
Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort
Fiolet Thibault, Srour Bernard, Sellem Laury, Kesse-Guyot Emmanuelle, Allès Benjamin, Méjean Caroline et al.
BMJ 2018; 360 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k322 (Published 14 February 2018)

Ultraprocessed food and increased cancer risk

Study registration Clinicaltrials.gov NCT03335644.

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La dieta influenza la diffusione del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2018

Il blocco di proteine ​​che si trovano comunemente nel cibo può essere una chiave per prevenire la diffusione di un tipo di cancro al seno spesso mortale, secondo un nuovo studio multicentrico condotto dai ricercatori del Cancer Research UK Cambridge Institute, University of Cambridge, UK, pubblicato sulla rivista medica “Nature“.

I ricercatori hanno scoperto che limitando un aminoacido chiamato asparagina in topi da laboratorio con carcinoma mammario triplo negativo, si poteva ridurre drasticamente la capacità del cancro di viaggiare in siti distanti nel corpo. Tra le altre tecniche, il team ha utilizzato restrizioni dietetiche per limitare l’asparagina.

asparagus  breast-cancer1

Gli alimenti ricchi di asparagina includono latticini, siero di latte, manzo, pollame, uova, pesce, frutti di mare, asparagi, patate, legumi, noci, semi, soia e cereali integrali. Gli alimenti a basso contenuto di asparagina includono la maggior parte di frutta e verdura.

I ricercatori hanno studiato cellule del cancro al seno triple negative, che crescono e si diffondono più velocemente della maggior parte degli altri tipi di cellule tumorali. Si chiama triplo negativo perché manca di recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone e fa poco di una proteina chiamata HER2. Di conseguenza, resiste ai trattamenti comuni, che hanno come obiettivo questi fattori e ha un tasso di mortalità superiore alla media.

Dai risultati degli esperimenti è emerso che la metastasi era molto limitata riducendo la sintetasi asparagina, il trattamento con la L-asparaginasi del farmaco chemioterapico o la restrizione dietetica. Quando ai topi di laboratorio veniva somministrato cibo ricco di asparagina, le cellule tumorali si diffondevano più rapidamente.
Questo studio può avere implicazioni non solo per il cancro al seno, ma per molti tumori metastatici“, ha detto il prof. Ravi Thadhani. Gli scienziati ora stanno considerando di condurre una sperimentazione clinica in fase I.

Leggi abstract dell’articolo:
Asparagine bioavailability governs metastasis in a model of breast cancer
Simon R. V. Knott, Elvin Wagenblast[…]Gregory J. Hannon
Nature Published online:07 February 2018 doi:10.1038/nature25465

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ADA: aggiornate le linee guida sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2018

L’American Diabetes Association (Ada) ha pubblicato sulla rivista “Diabetes Care” le linee guida aggiornate le linee guida sul diabete di tipo 2.
Il documento si occupa anche delle nuove tecnologie applicate al diabete e, in particolare, del monitoraggio continuo del glucosio.

Diabetes-Care-Supplement_1.cover

Per aggiornare gli Standard of Care, il Professional Practice Committee (PPC) di ADA ha svolto una vasta ricerca clinica della letteratura sul diabete, integrata con il contributo del personale di ADA e della comunità medica in generale.

E’ stato pubblicato un articolo di commento su Medscape da paerte di Anne Peters, direttrice dello University of Southern California (Usc) Clinical Diabetes Program.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standards of Medical Care in Diabetes—2018
Diabetes Care 2018 Jan; 41(Supplement 1): S1-S2. https://doi.org/10.2337/dc18-Sint01

Medscape 2018
https://www.medscape.com/viewarticle/890906

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Il fast food rende il sistema immunitario più aggressivo.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2018

Uno studio dell’Università di Bonn dimostra che il cibo non salutare sembra rendere le difese del corpo più aggressive a lungo termine. Anche molto tempo dopo il passaggio a una dieta sana, l’infiammazione verso la stimolazione immunitaria innata è molto più pronunciata. Questi cambiamenti a lungo termine possono essere coinvolti nello sviluppo di arteriosclerosi e diabete, malattie legate al consumo di dieta occidentale ricca di grassi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Cell“.

Hamburger

Gli scienziati hanno nutrito i topi per un mese con una cosiddetta “dieta occidentale“: ricca di grassi, ricca di zuccheri e povera di fibre. Gli animali hanno quindi sviluppato una forte risposta infiammatoria in tutto il corpo, quasi come dopo un’infezione da batteri pericolosi. “La dieta malsana ha portato ad un inaspettato aumento del numero di alcune cellule immunitarie nel sangue dei topi, in particolare granulociti e monociti. Questa era un’indicazione per un coinvolgimento dei progenitori delle cellule immunitarie nel midollo osseo“, spiega la prof.ssa Anette Christ.
Quando i ricercatori hanno offerto ai roditori la loro tipica dieta a base di cereali per altre quattro settimane, l’infiammazione acuta è scomparsa. Ciò che non è scomparso è stata la riprogrammazione genetica delle cellule immunitarie e dei loro precursori: anche dopo queste quattro settimane, molti dei geni che erano stati attivati ​​durante la fase di fast food erano ancora attivi.

Le risposte infiammatorie possono accelerare lo sviluppo di malattie vascolari o diabete di tipo 2. Nell’arteriosclerosi, ad esempio, i tipici depositi vascolari, le placche, consistono in gran parte di lipidi e cellule immunitarie. La reazione infiammatoria contribuisce direttamente alla loro crescita, poiché le cellule immunitarie appena attivate migrano costantemente nelle pareti dei vasi alterati.

Molta attenzioni quindi: la nutrizione sbagliata può avere conseguenze drammatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Western diet triggers NLRP3-dependent innate immune reprograming
Anette Christ, Patrick Günther, Mario A.R. Lauterbach , Peter Duewell,…., Mihai G. Netea, Joachim L. Schultze und Eicke Latz
Cell Volume 172, Issues 1-2, p162–175.e14, 11 January 2018 DOI: 10.1016/j.cell.2017.12.013

Fonte: Università di Bonn

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Il grasso alimentare aiuta a diffondere il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2018

Una nuova ricerca dimostra come il grasso contenuto nella dieta occidentale, in combinazione con fattori genetici, può causare la diffusione dei tumori del cancro alla prostata.

I risultati dei ricercatori del Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center in Boston gettano nuova luce sulla complessa interazione tra i nostri geni e il grasso della dieta, nonché sul ruolo di questa dinamica nel promuovere la diffusione, o le metastasi del cancro alla prostata.
Gli studi affermano i ricercatori aprono la strada per il nuovo uso di farmaci esistenti nella lotta contro il cancro alla prostata.

Hamburger

Sebbene sia ampiamente ipotizzato che una dieta occidentale possa promuovere la progressione del cancro alla prostata, mancano prove dirette a supporto di una forte associazione tra lipidi e cancro alla prostata.” afferma il prof. Pandolfi.
Gli scienziati sapevano che il gene PTEN svolge un ruolo chiave, perché è un gene che sopprime il tumore e studi sugli animali hanno dimostrato che è assente quando il cancro si diffonde.
Tuttavia, i ricercatori spiegano che gli studi hanno anche dimostrato che la perdita di questo gene non è sufficiente per innescare la metastasi da sola.

Analizzando i tumori metastatizzanti, i ricercatori hanno anche scoperto che le loro cellule producevano quantità eccessivamente elevate di grassi. “L’implicazione è, se c’è un interruttore, forse c’è un farmaco con il quale possiamo bloccare questo interruttore e forse possiamo prevenire la metastasi o anche curare il cancro alla prostata metastatico”. “Il farmaco per l’obesità ha bloccato la lipogenesi in modo fantastico e i tumori sono regrediti e non si sono metastatizzati”, riferisce il prof. Pandolfi.
In particolare aumentando la quantità di grasso nella dieta dei topi – in modo tale da imitare la dieta occidentale – i roditori hanno sviluppato tumori metastatici.

I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Genetics” e “Nature Communications“, aprono anche la strada a nuove terapie, spiegano i ricercatori, poiché i pazienti che hanno tumori metastatici possono essere aiutati privando questi tumori di grasso. Questo potrebbe essere fatto usando la fatostatina o altri farmaci anti-grasso, o attraverso interventi dietetici.

Leggi abstracts degli articoli:
An aberrant SREBP-dependent lipogenic program promotes metastatic prostate cancer
Ming Chen, Jiangwen Zhang, Katia Sampieri, John G. Clohessy, Lourdes Mendez, Enrique Gonzalez-Billalabeitia, Xue-Song Liu, Yu-Ru Lee, Jacqueline Fung, Jesse M. Katon, Archita Venugopal Menon, Kaitlyn A. Webster, Christopher Ng, Maria Dilia Palumbieri, Moussa S. Diolombi, Susanne B. Breitkopf, Julie Teruya-Feldstein, Sabina Signoretti, Roderick T. Bronson, John M. Asara, Mireia Castillo-Martin, Carlos Cordon-Cardo & Pier Paolo Pandolfi
Nature Genetics (2018) Published online: 15 January 2018,  doi:10.1038/s41588-017-0027-2

Deregulated PP1α phosphatase activity towards MAPK activation is antagonized by a tumor suppressive failsafe mechanism
Ming Chen, Lixin Wan, Jiangwen Zhang, Jinfang Zhang, Lourdes Mendez, John G. Clohessy, Kelsey Berry, Joshua Victor, Qing Yin, Yuan Zhu, Wenyi Wei & Pier Paolo Pandolfi
Nature Communications 9, Article number: 159 (2018) Published online: 15 January 2018 doi:10.1038/s41467-017-02272-y

Fonte: Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center

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I batteri dell’intestino possono proteggerci dal cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2018

Gli scienziati del Babraham Institute di Cambridge in collaborazione con colleghi brasiliani ed italiani hanno scoperto un modo attraverso cui i batteri buoni nell’intestino possono controllare i geni nelle nostre cellule. Il lavoro, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, mostra che i messaggi chimici da batteri possono modificare la posizione dei marcatori chimici chiave in tutto il genoma umano. Comunicando in questo modo, i batteri possono aiutare a combattere le infezioni e a prevenire il cancro.

microbiota

Il prof. Varga-Weisz e il team hanno condotto esperimenti con topi e cellule di coltura umana, concentrandosi sul ruolo delle molecole chiamate acidi grassi a catena corta – short-chain fatty acids (SCFAs) nella prevenzione delle malattie.
Gli SCFA sono prodotti da batteri intestinali durante la digestione di frutta e verdura. Possono spostarsi dai batteri dell’intestino alle nostre cellule di rivestimento dell’intestino, influenzando i nostri geni e il comportamento delle nostre cellule.

Il nostro lavoro spiega come gli acidi grassi a catena corta contribuiscano alla regolazione delle proteine ​​che impacchettano il genoma e, quindi, influenzano l’attività dei geni” – spiega il prof. Varga-Weisz.
I risultati, affermano i ricercatori, suggeriscono che la regolazione del genoma delle cellule intestinali può prevenire il cancro e che una dieta sana di frutta e verdura è fondamentale per questa prevenzione.

Scarica e leggi il full text del’articolo:
Microbiota derived short chain fatty acids promote histone crotonylation in the colon through histone deacetylases
Rachel Fellows, Jérémy Denizot, Claudia Stellato, Alessandro Cuomo, Payal Jain, Elena Stoyanova, Szabina Balázsi, Zoltán Hajnády, Anke Liebert, Juri Kazakevych, Hector Blackburn, Renan Oliveira Corrêa, José Luís Fachi, Fabio Takeo Sato, Willian R. Ribeiro, Caroline Marcantonio Ferreira, Hélène Perée, Mariangela Spagnuolo, Raphaël Mattiuz, Csaba Matolcsi, Joana Guedes, Jonathan Clark, Marc Veldhoen, Tiziana Bonaldi, Marco Aurélio Ramirez Vinolo, and Patrick Varga-Weisz
Nature Communications (2018) DOI: 10.1038/s41467-017-02651-5

Fonte: Babraham Institute – Cambridge

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Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2018

Sono state pubblicate a cura di Ministero della Salute le “Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici“. Il documento ha l’obiettivo, sia di ridurre le complicanze mediche conseguenti alla malnutrizione, sia di facilitare il recupero dello stato nutrizionale e della salute fisica, tappe essenziali nella guarigione del paziente oncologico.

nutrizione-oncologia

Le alterazioni dello stato nutrizionale sono altamente prevalenti nei malati oncologici e la malnutrizione per difetto è considerata “malattia nella malattia”, con cui si stima convivano 33 milioni di persone in Europa (con patologie croniche e oncologiche), con un costo sociale di circa 120 miliardi di euro.
Per questo il Ministero della salute ha ritenuto opportuno realizzare un documento nel quale si affrontano gli aspetti relativi agli screening e alla valutazione nutrizionale (che devono entrare a far parte della valutazione multidimensionale del malato oncologico, durante tutto il percorso terapeutico, “attivo” e “palliativo“), nonché alla presa in carico nutrizionale del malato oncologico (che va effettuata al momento della diagnosi di malattia e proseguita successivamente, nel cosiddetto “percorso parallelo metabolico-nutrizionale per il malato oncologico”).

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici.
Giuseppe Ruocco, Adriana Bonifacino, Roberto Copparoni, Denise Giacomini, Adrea Lenzi, Paolo Marchetti, Silvia Migliaccio, Giuseppe Plutino.

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L’alcol danneggia il DNA e aumenta il rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 3, 2018

Un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori del MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge ha rivelato il ruolo significativo dell’alcol nel causare danni al DNA nelle cellule staminali e quindi aumentare i rischi di cancro. Lo studio è stato finanziato da Cancer Research UK e i risultati sono stati pubblicati su Nature.

KJ Patel

Dai risultati dello studio, gli scienziati hanno osservato che l’acetaldeide, una sostanza chimica dannosa prodotta quando l’organismo tratta l’alcol, potrebbe rompere e danneggiare il DNA presente nelle cellule staminali del sangue, con conseguente riarrangiamento dei cromosomi e sequenze di DNA permanentemente alterate all’interno di queste cellule.
Gli scienziati hanno dimostrato che le nostre cellule sono protette contro queste aldeidi tossiche utilizzando un sistema di protezione a due livelli: gli enzimi che rimuovono queste aldeidi (tier-1) e la riparazione del DNA che corregge il danno che causano (tier-2).

Il professor Ketan  Patel ha dichiarato: “Il nostro studio evidenzia che non essere in grado di processare l’alcol in modo efficace può portare a un rischio ancora maggiore di danni al DNA correlati all’alcol e quindi a certi tumori. Ma è importante ricordare che l’alcol e i sistemi di riparazione del DNA non sono perfetti e l’alcol può ancora causare il cancro in modi diversi, anche nelle persone i cui meccanismi di difesa sono intatti“.

Leggi abstract dell’articolo:
Alcohol and endogenous aldehydes damage chromosomes and mutate stem cells
Juan I. Garaycoechea, Gerry P. Crossan[…]Ketan J. Patel
Nature Published online:03 January 2018 doi:10.1038/nature25154

Fonte: MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge

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Aglio e fluoro contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 24, 2017

Gli scienziati del Department of Chemistry, University at Albany, State University of New York, sono riusciti ad abbinare molecole di fluoro all’aglio rendendolo un ottimo candidato per la cura del cancro.

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Da sempre all’aglio viene attribuita la capacità di potenziare forza e resistenza, mentre in tempo di guerra permetteva di evitare la cancrena. Gli studiosi moderni hanno aggiunto un importante tassello: l’aglio stimola il metabolismo e svolge un’azione preventiva nei confronti del tumore, in particolar modo di quelli causati dalle nitrosamine.

Ora, lo studio pubblicato sulla rivista “Molecules” afferma che abbinando l’aglio al fluoro si possono ridurre i tumori causati da nitrosamine, una sostanza che si forma nell’intestino nutrendosi di cibi conservati e strettamente legato al tumore del colon. L’aglio legato al fluoro avrebbe la capacità di ridurre alcuni tipi di tumore e a questi risultati i ricercatori sono giunti tramite alcuni esperimenti sulle uova di gallina, scoprendo che unendo i due componenti si crea una sorta di scudo in grado di ostacolare la formazione dei vasi sanguigni nel tumore, questo accade scambiando gli atomi di idrogeno con quelli di fluoro negli estratti di aglio.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Fluorinated Analogs of Organosulfur Compounds from Garlic (Allium sativum): Synthesis, Chemistry and Anti-Angiogenesis and Antithrombotic Studies
Eric Block, Benjamin Bechand, Sivaji Gundala, Abith Vattekkatte, Kai Wang, Shaymaa S. Mousa, Kavitha Godugu, Murat Yalcin and Shaker A. Mousa.
Molecules 2017, 22(12), 2081; doi:10.3390/molecules22122081

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Obesità e disfunzioni metaboliche modificano il funzionamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su dicembre 14, 2017

Quello che mangiamo e quanto mangiamo può ripercuotersi anche sul funzionamento del cervello. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma pubblicato sulla rivista “Nature Communications“.

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Lo studio, condotto sugli animali, mostra come una dieta ricca di grassi sia associata a un declino delle funzioni cognitive. I responsabili sarebbero i grassi stessi che modificano uno dei meccanismi con cui i neuroni comunicano tra loro. In particolare L’obesità e il diabete di tipo 2 alterano il funzionamento di un ‘interruttore’ chiave per apprendimento e memoria, il recettore per il glutammato “GluA1” che, esposto sui neuroni, serve loro per comunicare.

Finora, la ricerca nel settore delle malattie metaboliche si è concentrata prevalentemente sugli effetti dell’insulino-resistenza sugli organi periferici quali muscoli e fegato. “Il nostro studio sottolinea l’importanza di rivolgere una maggiore attenzione agli effetti dell’insulino-resistenza sulle funzioni del cervello” sottolinea il professor Grassi. “Riteniamo che i risultati delle nostre ricerche abbiano una grande rilevanza clinica in quanto mettono in luce un meccanismo responsabile degli effetti negativi esercitati da una alimentazione squilibrata sulle funzioni cerebrali e, più in generale, consentono di comprendere meglio il rapporto tra nutrizione e funzioni cognitive“.

Abbiamo dimostrato – afferma il dott. Marco Spinelli – che bloccando geneticamente o farmacologicamente la palmitoilazione del recettore GluA1 siamo in grado di annullare gli effetti dannosi dell’insulino-resistenza sulle funzioni cognitive“.  E’ stato dimostrato (in modelli sperimentali animali) che un trattamento assolutamente non invasivo, quale la somministrazione tramite spray nasale di un farmaco che blocca la palmitoilazione, è in grado di contrastare le alterazioni di apprendimento e memoria che si osservano negli animali sottoposti a dieta grassa.

Leggi abstract dell’articolo:
Brain insulin resistance impairs hippocampal synaptic plasticity and memory by increasing GluA1 palmitoylation through FoxO3a
Matteo Spinelli, Salvatore Fusco, Marco Mainardi, Federico Scala, Francesca Natale, Rosita Lapenta, Andrea Mattera, Marco Rinaudo, Domenica Donatella Li Puma, Cristian Ripoli, Alfonso Grassi, Marcello D’Ascenzo & Claudio Grassi
Nature Communications 8, Article number: 2009 (2017) Published online: 08 December 2017 doi:10.1038/s41467-017-02221-9

Fonte: Università Cattolica di Roma

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Una dieta liquida contro il Diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2017

Uno studio, pubblicato sulla rivista “Lancet“, potrebbe rivoluzionare il trattamento contro il Diabete tipo 2. Una dieta liquida ipocalorica per 5 mesi, a base di zuppe e frullati per innescare una massiccia perdita di peso, è riuscita a dare scacco al diabete di tipo 2. Il trial (DiRECT – Diabetes Remission Clinical Trial) condotto in Gran Bretagna, è stato salutato come un lavoro straordinario dall’associazione Diabetes Uk.

  Prof. Roy Taylor – Newcastle University

Ogni giorno i 298 partecipanti alla sperimentazione (Trial) dovevano consumare quattro pasti liquidi: si trattava di bustine di polvere da sciogliere in acqua, per fare una minestra o un frullato, con un contenuto di 200 calorie e la giusta composizione di nutrienti. Una volta perso peso, i dietisti hanno poi aiutato i pazienti a reintrodurre cibi solidi e salutari.

In base ai dati pubblicati e presentati all’International Diabetes Federation Congress in Abu Dhabi  il 5 Dicembre 2017,  il 46% dei pazienti che ha iniziato la sperimentazione è guarito un anno dopo, l’86% che aveva perso 15 chili o di più ha visto scomparire il diabete di tipo 2 e solo il 4% è guarito con le terapie ora in uso. Non si tratta però di una cura definitiva, avvertono i medici. Se si riprende peso infatti, il diabete ritorna.

Il grasso, spiegano i prof.i Mike Lean dell’University of Glasgow e Roy Taylor della Newcastle University, altera il funzionamento del pancreas e delle beta cellule che controllano i livelli di zucchero nel sangue. La dieta elimina il grasso e il pancreas torna a funzionare bene. Il trial ha incluso solo pazienti con una diagnosi negli ultimi sei anni. Si ritiene infatti che avere il diabete di tipo 2 per periodi molto lunghi possa causare danni irreversibili.

Leggi abstract dell’articolo:
Primary care-led weight management for remission of type 2 diabetes (DiRECT): an open-label, cluster-randomised trial
Prof Michael EJ Lean, Wilma S Leslie, Prof. Roy Taylor, et al.
The Lancet DOI: Published: 05 December 2017 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)33102-1

This trial is registered with the ISRCTN registry, number 03267836.

Read on to find out more about how our DiRECT low-calorie research came to life – where you can hear from our scientists and the people with Type 2 diabetes who took part in the study.

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La soia potrebbe aumentare il rischio di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Cancer” i ricercatori del Fairbanks School of Public Health dell’Università dell’Indiana, hanno trovato che alcuni elementi presenti nella soia, aumentano il rischio di cancro alla prostata.

soia

In particolare alimenti ricchi di fitoestrogeni e isoflavoni, appunto come la soia, possano aumentare il rischio di cancro in alcuni organi per la loro somiglianza strutturale al 17 β-estradiolo.

Il presente studio indaga se l’assunzione di questi composti può influenzare il rischio di cancro alla prostata nelle popolazioni umane. Durante un follow-up mediano di 11,5 anni, sono stati identificati 2.598 casi di cancro alla prostata (inclusi 287 casi avanzati) tra i 27.004 uomini inseriti in un test di screening del cancro della prostata, del polmone e del colon-retto. Valutando gli stili di vita e le abitudini alimentari attraverso i dati statistici è risultato che il cancro della prostata, soprattutto le sue forme avanzate ed aggressive, era più frequente in coloro che assumevano alimenti ricchi di isoflavoni.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary intake of isoflavones and coumestrol and the risk of prostate cancer in the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial
Reger, M. K., Zollinger, T. W., Liu, Z., Jones, J. F. and Zhang, J.
Int. J. Cancer. doi:10.1002/ijc.31095

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Un composto dello zafferano contro l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori italiani del Laboratorio di Neurogenetica – Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (CERC) – IRCCS Santa Lucia coordinati dal prof. Antonio Orlacchio ha dimostrato che un estratto dello zafferano potrebbe favorire la degradazione della proteina tossica beta-amiloide, che sarebbe la più probabile causa della malattia.

zafferano

Nello studio sono state prese in esame le cellule immunitarie di 22 pazienti affetti dalla forma più diffusa di Alzheimer e con un quadro di declino cognitivo ancora lieve. Le cellule sono state trattate in provetta con la trans-crocetina, un componente attivo dello zafferano. Secondo i risultati della ricerca, questa sostanza favorirebbe la degradazione della proteina tossica beta-amiloide attraverso il potenziamento dell’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B, reso più efficiente proprio dal componente attivo.

In altri studi lo zafferano si è dimostrato efficace nel trattamento di tessuti neurali degenerati come la retina mentre crocine e crocetine hanno mostrato effetti antinfiammatori in cellule cerebrali in provetta.

Il prossimo step è quello a breve di avviare a un trial clinico sull’uomo. Se i risultati venissero confermati si apre la strada alla produzione di nuovi farmaci contro l’Alzheimer dallo zafferano.

Leggi abstract dell’articolo:
Trans-crocetin improves amyloid-β degradation in monocytes from Alzheimer’s Disease patients
Roberto Tiribuzi, Lucia Crispoltoni, Valerio Chiurchiù, Antonella Casella, Celeste Montecchiani, Alberto Marco Del Pino, Mauro Maccarrone, Carlo Alberto Palmerini, and others
Journal of the Neurological Sciences, Vol. 372, p408–412 Published online: November 6, 2016

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Le noci rafforzano il cervello.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

Sempre più studi stanno rivelando che le noci sono un toccasana per la nostra salute, con benefici che vanno da una migliore salute cardiovascolare a una maggiore memoria e cognizione. Questo nuovo studio ha esaminato le onde cerebrali innescate dal consumo di noci e ha trovato ulteriori prove sui benefici cognitivi.
Lo studio pubblicato sulla rivista “Faseb Journal è stato presentato all’Experimental Biology 2017 annual meeting, San Diego, CA.

pistahios
Pistachios were shown to induce the strongest gamma waves, which are associated with improved cognition and learning.

Il prof. Lee Berk ed i suoi colleghi della School of Medicine, Loma Linda University, hanno osservato che le noci hanno alte concentrazioni di flavonoidi – cioè antiossidanti che si ritiene abbiano effetti anti-infiammatori, anti-cancerogeni e protettivi del cuore. Come dimostrato nello studio i flavonoidi possono anche entrare nelle aree dell’ippocampo cerebrale responsabili dell’apprendimento e della memoria. Questi flavonoidi inducono effetti neuroprotettivi, portando alla “neurogenesi” o “nascita” di nuovi neuroni, oltre a migliorare il flusso di sangue al cervello.

I partecipanti allo studio hanno consumato regolarmente mandorle, arachidi, noci e pistacchi. Sono state misurate le onde cerebrali con EEG. Dalle prove obiettive è emerso che le diverse bande d’onda degli EEG cerebrali sono modulate in modo differenziale dai diversi tipi di noci. Esiste un’associazione benefica per la salute delle noci in generale con un aumento delle onde gamma (deputate all’elaborazione e alla memorizzazione delle informazioni) e delle onde delta (collegate con una migliore risposta immunitaria). In particolare i pistacchi aumentano le onde gamma.

Leggi abstract dell’articolo:
Nuts and Brain Health: Nuts Increase EEG Power Spectral Density (μV&[sup2]) for Delta Frequency (1–3Hz) and Gamma Frequency (31–40 Hz) Associated with Deep Meditation, Empathy, Healing, as well as Neural Synchronization, Enhanced Cognitive Processing, Recall, and Memory All Beneficial For Brain Health
Lee Berk, Everett Lohman, Gurinder Bains, Kristin Bruhjell, Jessica Bradburn, Nikita Vijayan, Sayali More, Krisha Patel, Sayali Dhuri, Siddarth Mourya, Gyuhyun Park, Ankita Gujaran and Shruti Nikam
The FASEB Journal vol. 31 no. 1 Supplement 636.24

Fonte: School of Medicine, Loma Linda University, CA

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ASCO: Linee guida su alcol e rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“, a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) gli orientamenti sul consumo di alcol e lo sviluppo del cancro.
Secondo l’ASCO le probabilità di sviluppare il cancro aumentano con l’aumentare del consumo di alcol. Il fattore di rischio oncologico legato al consumo di alcol è spesso sottovalutato.

Alcohol-and-cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Alcohol and Cancer: A Statement of the American Society of Clinical Oncology
Noelle K. LoConte, Abenaa M. Brewster, Judith S. Kaur, Janette K. Merrill, and Anthony J. Alberg
Journal of Clinical Oncology 0 0:0

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Lo zucchero rende i tumori più aggressivi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2017

Un progetto di ricerca durato nove anni ha esaminato il legame tra zucchero e cancro ed ha fornito un importante passo avanti nella ricerca sul cancro. In particolare gli scienziati del Katholieke Universiteit Leuven in Belgio, hanno scoperto che lo zucchero “risveglia” le cellule tumorali e rende i tumori più aggressivi.

sugar

Il professore Johan Thevelein, principale autore dello studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications“,  afferma che i risultati  spiegano il meccanismo che sottende la crescita aggressiva del cancro e come viene alimentata dal glucosio. Il team ha dimostrato che il consumo di zucchero iperattivo delle cellule tumorali porta ad un circolo vizioso di stimolazione continua dello sviluppo e crescita del cancro, spiegando il legame tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività tumorale. L’effetto Warburg è un fenomeno in cui le cellule tumorali rapidamente abbattono gli zuccheri.

Inoltre, la ricerca condotta sulle cellule di lievito è stata dichiarata essenziale per la scoperta, in quanto contengono le stesse proteine ​​”Ras” comunemente presenti nelle cellule tumorali che possono causare il cancro in forma mutata. “Abbiamo osservato nel lievito che il degrado dello zucchero è collegato tramite il fruttosio 1,6-biofosfato intermedio all’attivazione delle proteine ​​Ras, che stimolano la moltiplicazione sia delle cellule del lievito che delle cellule tumorali“, ha aggiunto Thevelein.

I ricercatori affermano che questi risultati avranno delle conseguenze e forniranno “fondamenti per future ricerche in questo settore“, oltre ad avere un impatto sulle diete fatte su misura per i pazienti affetti da tumore.

Leggi abstract del’articolo:
Fructose-1,6-bisphosphate couples glycolytic flux to activation of Ras
Ken Peeters, Frederik Van Leemputte, Baptiste Fischer, Beatriz M. Bonini, Hector Quezada, Maksym Tsytlonok, Dorien Haesen, Ward Vanthienen, Nuno Bernardes, Carmen Bravo Gonzalez-Blas, Veerle Janssens, Peter Tompa, Wim Versées & Johan M. Thevelein
Nature Communications 8, Article number: 922 (2017) Published online: 13 October 2017, doi:10.1038/s41467-017-01019-z

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Nelle donne lo stress danneggia la salute dell’intestino.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2017

I ricercatori del Department of Microbiology and Molecular Biology at Brigham Young University in Provo, UT, USA, hanno scoperto che i topi femmine quando sono stati esposti allo stress hanno subito cambiamenti nel loro microbioma intestinale – cioè la comunità di microrganismi che risiedono nell’intestino – paragonabili a quanto è visto in risposta ad una dieta ad alto contenuto di grassi.


Stress could be just as unhealthy as junk food

Lo stress può essere dannoso in molti modi, ma questa ricerca è nuova in quanto lega lo stress a cambiamenti specifici nel microbiota intestinale delle donne“, afferma la prof.ssa Bridgewater. “A volte pensiamo allo stress come un fenomeno puramente psicologico, ma provoca diversi cambiamenti fisici” (video).

Nella società, le donne tendono ad avere tassi più alti di depressione e ansia, che sono legati allo stress“, conclude la Bridgewater. “Questo studio suggerisce che una possibile fonte della diversità di genere può essere ricondotta ai diversi modi con cui il microbiota dell’intestino risponde allo stress nei maschi e nelle le femmine“.

Anche se lo studio è stato effettuato solo sugli animali, i ricercatori ritengono che può avere implicazioni significative per gli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Gender-based differences in host behavior and gut microbiota composition in response to high fat diet and stress in a mouse model
Laura C. Bridgewater, Chenhong Zhang, Yanqiu Wu, Weiwei Hu, Qianpeng Zhang, Jing Wang, Shengtian Li & Liping Zhao
Scientific Reports 7, Article number: 10776 (2017) doi:10.1038/s41598-017-11069-4

Fonte: Department of Microbiology and Molecular Biology at Brigham Young University in Provo

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Calcio nella prevenzione dell’osteoporosi in postmenopausa – linea guida.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Il calcio è vitale per la fortificazione delle ossa sane e le società scientifiche di tutto il mondo hanno fornito indicazioni sui fabbisogni quotidiani dall’infanzia alla vecchiaia. L’European Menopause and Andropause Society (EMAS) ha rilasciato una nuova guida clinica che riassume le prove sugli effetti del calcio nella riduzione del rischio di osteoporosi dopo la menopausa.

Maturitas

L’assunzione giornaliera di calcio dopo la menopausa varia da 700 a 1.200 mg. È incerto se l’assunzione eccessiva può causare danni. Alcuni studi epidemiologici hanno sollevato preoccupazioni per il rischio cardiovascolare, la demenza o, paradossalmente, la frattura.

Leggi il documento:
Calcium in the prevention of postmenopausal osteoporosis: EMAS clinical guide
Antonio Cano, Peter Chedraui, Dimitrios G. Goulis, Patrice Lopes, Gita Mishra, Alfred Mueck, Levent M. Senturk, Tommaso Simoncini, John C. Stevenson, Petra Stute, Pauliina Tuomikoski, Margaret Rees, Irene Lambrinoudaki
Maturitas Volume 107, January 2018, Pages 7-12 https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2017.10.004

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