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Posts Tagged ‘nutrizione’

Consumo di carne trasformata e malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2020

In questo studio di coorte su 29.682 adulti statunitensi riuniti da 6 studi di coorte prospettici, è stato evidenziato che l’assunzione di carne trasformata, carne rossa non trasformata o pollame era significativamente associata a malattie cardiovascolari incidenti, ma l’assunzione di pesce no.

Obiettivo dello studio: Identificare le associazioni di carne trasformata, carne rossa non trasformata, pollame o assunzione di pesce con CVD incidente e mortalità per qualsiasi causa.

red-meat

Studi precedenti hanno stabilito un legame tra il consumo di carne trasformata – come pancetta, hot dog, salsicce e altre carni simili – e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari (CVD) e morte.
La maggiore quantità di grassi saturi in questi alimenti, insieme a un livello più elevato di sale e conservanti, potrebbe spiegare queste associazioni.

I risultati di questo studio sembrano avere implicazioni critiche per la salute pubblica dato che i comportamenti dietetici sono modificabili e la maggior parte delle persone consuma questi quattro tipi di alimenti su base giornaliera o settimanale“. – afferma il prof. Zhong.

Scarica e leggi il documento in full text:
Associations of Processed Meat, Unprocessed Red Meat, Poultry, or Fish Intake With Incident Cardiovascular Disease and All-Cause Mortality.
Zhong VW, Van Horn L, Greenland P, et al.
JAMA Intern Med. Published online February 03, 2020. doi:10.1001/jamainternmed.2019.6969

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Una dieta a basso contenuto proteico riduce il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2020

Una dieta a base vegetale può essere la chiave per ridurre il rischio di malattie cardiache. I ricercatori del Penn State College of Medicine hanno dimostrato che le diete a ridotto contenuto di aminoacidi solforati – che si verificano in alimenti ricchi di proteine, come carni, latticini, frutta a guscio e soia – erano associate a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari.
Gli aminoacidi sono i mattoni delle proteine. Una sottocategoria, chiamata aminoacidi di zolfo, tra cui metionina e cisteina, svolge vari ruoli nel metabolismo e nella salute.

veganresearch

“Per decenni è stato compreso che le diete che limitano gli aminoacidi solforati sono benefiche per la longevità negli animali“, ha affermato il prof. John Richie, professore di scienze della salute pubblica presso il Penn State College of Medicine. “Questo studio fornisce la prima prova epidemiologica che l’assunzione eccessiva di aminoacidi solforati può essere correlata ai risultati di malattie croniche nell’uomo.

I ricercatori hanno scoperto che una maggiore assunzione di aminoacidi solforati era associata a un punteggio di rischio cardiometabolico composito più elevato dopo aver tenuto conto di potenziali fattori di confondimento come l’età, il sesso e la storia del diabete e dell’ipertensione. Hanno anche scoperto che l’assunzione di aminoacidi ad alto contenuto di zolfo era associata ad ogni tipo di cibo ad eccezione di cereali, verdure e frutta.
Le carni e altri alimenti ad alto contenuto proteico sono generalmente più alti nel contenuto di aminoacidi solforati“, ha affermato il prof. Zhen Dong

Leggi il full text dell’articolo:
Association of sulfur amino acid consumption with cardiometabolic risk factors: Cross-sectional findings from NHANES III
Zhen Dong,Xiang Gao,Vernon M. Chinchilli,Raghu Sinha,Joshua Muscat,Renate M. Winkels,John P. Richie Jr.
EClinicalMedicine Published:February 03, 2020 DOI: https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2019.100248

Fonte: Penn State College of Medicine

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Il lattato può indurre la formazione di un cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2020

Un sottoprodotto del glucosio chiamato lattato, usato da ogni cellula del corpo, può anche indurre una cellula mutata a diventare cancerosa, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Frontiers in Oncology” a cura dei ricercatori dell’University of Colorado School of Medicine e della University of Colorado Colorado Springs.

Abbiamo scoperto che il lattato è un catalizzatore che attiva un meccanismo nelle cellule mutate necessarie per continuare il processo di formazione del cancro“, ha dichiarato il prof. Iñigo San Millán. “Questo apre una nuova porta per comprendere meglio il cancro a livello metabolico. Significa anche che potremmo essere in grado di indirizzare il lattato con nuove terapie“. Il lattato non è un prodotto di scarto ma un’importante fonte di energia per la cellula, in particolare i mitocondri.

cancercell

I ricercatori hanno esposto al glucosio le cellule tumorali del seno umano che hanno quindi prodotto lattato. Il lattato ha aumentato l’espressione di tutti i principali geni mutati coinvolti nel carcinoma mammario tra il 150-800%. È noto che non tutte le cellule mutate diventano cancerose e si è ipotizzato quali fattori potrebbero “innescare” l’espressione dei geni mutati. Questo studio dimostra che il lattato è un fattore chiave. Ora, San Millán e il suo team stanno riproducendo questo studio in altri tumori come il carcinoma polmonare a piccole cellule e il carcinoma polmonare non a piccole cellule e stanno trovando risultati simili.

I ricercatori stanno anche cercando di trovare modi per impedire al lattato di lasciare la cellula tumorale. “Quando viene prodotto il lattato, deve lasciare la cellula attraverso un trasportatore”, ha detto il prof. San Millán. “Stiamo cercando di bloccare la produzione del trasportatore e del lattato all’interno della cellula tumorale con diversi composti. Se blocchi la porta, il lattato non può uscire e la cellula cancerosa esploderà.”
Se siamo in grado di colpire efficacemente il lattato“, ha detto. “Potremmo forse fare un grande passo verso la fine del cancro.

Leggi il full text dell’articolo:
Is Lactate an Oncometabolite? Evidence Supporting a Role for Lactate in the Regulation of Transcriptional Activity of Cancer-Related Genes in MCF7 Breast Cancer Cells
San-Millán Iñigo, Julian Colleen G., Matarazzo Christopher, Martinez Janel, Brooks George A.
Front. Oncol., 14 January 2020 | https://doi.org/10.3389/fonc.2019.01536

Fonte: Università del Colorado Anschutz Medical Campus

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Lo zucchero aumenta la pressione sanguigna?

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2020

I dati combinati di oltre due dozzine di studi nutrizionali mostrano che mentre le bevande zuccherate con zucchero sono collegate all’elevata pressione sanguigna, gli alimenti più sani che contengono alcuni zuccheri non condividono la stessa relazione e in effetti possono avere un’associazione protettiva quando si tratta di ipertensione. Ad affermarlo i ricercatori dell’University of Toronto che hanno pubblicato i risultati sul Journal of American Heart Association.

sugar

La fonte di cibo è importante“, afferma il prof. John Sievenpiper, “Molte linee guida dietetiche per lo zucchero si basano sull’evidenza che le bevande dolcificate con zucchero sono dannose, ma non dovremmo necessariamente estrapolarle alla frutta intera, allo yogurt magro o ai cereali integrali che contengono zuccheri“.
I risultati dello studio (revisione, che ha riunito i risultati di oltre 900.000 partecipanti) mostrano chiari segnali che le bevande zuccherate con zucchero sono associate all’aumento del rischio di ipertensione e che frutta intera e cibi nutrienti con quantità moderate di zuccheri aggiunti possono essere parte di una dieta sana.

Leggi abstract dell’articolo:
Important Food Sources of Fructose‐Containing Sugars and Incident Hypertension: A Systematic Review and Dose‐Response Meta‐Analysis of Prospective Cohort Studies
Qi Liu …….and John L. Sievenpiper
Journal of the American Heart Association. 2019; 8:e010977. DOI: 10.1161/JAHA.118.010977

URL: https://www.clinicaltrials.gov/. Unique identifier: NCT02702375.

Fonte: University of Toronto

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Atlante globale sull’obesità infantile.

Posted by giorgiobertin su ottobre 7, 2019

E’ stato pubblicato il primo atlante globale sull’obesità infantile della World Obesity Federation (WOF). L’atlante presenta dati per ogni paese in base ai livelli attuali e previsti di obesità nei bambini, ai fattori di rischio e alla presenza di politiche governative per affrontare l’obesità, come la limitazione della commercializzazione di alimenti per i bambini, l’incoraggiamento dell’attività fisica e le linee guida nazionali sulle diete per la salute. Sulla base di questi fattori, l’Atlante attribuisce a ciascun paese un punteggio per il rischio di obesità infantile.

Childhood_Obesity_Atlas

Scarica l’atlante in formato pdf:
The Childhood Obesity Atlas (2.23MB)

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Linee guida diagnostiche per la celiachia.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2019

Sono state pubblicate dall’European Society Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition le linee guida diagnostiche per la celiachia. La diagnosi di celiachia può essere stabilita accuratamente con o senza biopsie duodenale. Gli studi che hanno permesso la stesura delle linee guida sono stati in grado di fornire informazioni su dieci domande formulate su sintomi, sierologia, genetica HLA e istopatologia.

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Scarica e leggi il documento in full text:
European Society Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition Guidelines for Diagnosing Coeliac Disease 2019
Husby, Steffen; Koletzko, Sibylle, et al.
Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition: September 17, 2019 – Volume Publish Ahead of Print – Issue – p
doi: 10.1097/MPG.0000000000002497

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Diete a basso contenuto di carboidrati per la gestione del diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2019

Un numero crescente di prove dimostra che le diete a basso contenuto di carboidrati (components of low‐carbohydrate – CHO) sono un intervento dietetico efficace per la gestione del diabete di tipo 2 (T2D) e sono state recentemente riconosciute nelle linee guida sulla salute pubblica delle principali autorità sanitarie come un’opzione terapeutica. Le diete a basso CHO ottengono maggiori riduzioni dell’emoglobina glicata (HbA1c).

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Nella revisione pubblicata sulla rivista “Diabetes, Obesity and Metabolism“, sono stati inclusi in totale 41 studi pubblicati tra il 1963 e il 2018, di cui 40 classificati sicuri ed efficaci per l’inclusione.
È stata identificata una serie completa di componenti dietetici fondamentali da considerare nella formulazione di protocolli dietetici a basso CHO per l’uso nella pratica clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
An evidence‐based approach to developing low‐carbohydrate diets for type 2 diabetes management: A systematic review of interventions and methods
Jessica Turton MND Grant D. Brinkworth PhD Rowena Field MPhty Helen Parker PhD Kieron Rooney PhD
Diabetes Obes Metab. 2019; 1–13 https://doi.org/10.1111/dom.13837

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Obesità o sovrappeso accelerano l’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su luglio 30, 2019

L’obesità o il sovrappeso a 60 anni accelerano l’invecchiamento del cervello di 10 anni. Ad affermarlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Miami in uno studio pubblicato sulla rivista “Neurology“.

Le persone con un giro vita più grande e un indice di massa corporea più elevato avevano maggiori probabilità di presentare un’assottigliamento nell’area della corteccia del cervello, il che implica che l’obesità è associata a una ridotta materia grigia del cervello. Queste associazioni sono risultate particolarmente forti in coloro che avevano meno di 65 anni, il che aggiunge peso alla teoria secondo cui avere scarsi indicatori di salute nella mezza età può aumentare il rischio di invecchiamento del cervello, di problemi di memoria e di capacità di pensiero successivamente“, spiega l’autore dello studio Tatjana Rundek.

Obesity

Lo studio ha coinvolto 1.289 persone con un’età media di 64 anni, alle quali è stato misurato all’inizio dello studio sia il Bmi che la circonferenza della vita. Circa sei anni dopo, i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni cerebrali con risonanza magnetica per misurare lo spessore della corteccia cerebrale, il volume generale del cervello e altri fattori.

Dai risultati è emerso che avere un Bmi più elevato è associato a una corteccia cerebrale più sottile. Nelle persone in sovrappeso, ogni aumento di unità di Bmi è stato associato a una corteccia più sottile di 0,098 millimetri e in persone obese con una corteccia più sottile di 0,207 mm. Avere una corteccia più sottile è legato ad un aumentato rischio di malattia di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Measures of obesity are associated with MRI markers of brain aging: The Northern Manhattan Study.
Caunca MR, Gardener H, Simonetto M, Cheung YK, Alperin N, Yoshita M, DeCarli C, Elkind MSV, Sacco RL, Wright CB, Rundek T.
Neurology. 2019 Jul 24. pii: 10.1212/WNL.0000000000007966. doi: 10.1212/WNL.0000000000007966. [Epub ahead of print]

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Possibile collegamento tra bevande zuccherate e cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2019

Uno studio pubblicato sul BMJ riporta una possibile associazione tra un maggiore consumo di bevande zuccherate e un aumentato rischio di cancro.
Il consumo di bevande zuccherate è aumentato in tutto il mondo negli ultimi decenni ed è associato in modo convincente al rischio di obesità, che a sua volta è riconosciuto come un forte fattore di rischio per molti tumori.
Lo studio di coorte NutriNet-Santé è stato condotto su 101.257 adulti francesi sani (21% uomini, 79% donne) con un’età media di 42 anni.

Bevande-zuccherate

I risultati mostrano che un aumento di 100 ml al giorno nel consumo di bevande zuccherate era associato a un aumento del 18% del rischio di cancro globale e ad un aumento del rischio di cancro al seno del 22%.

 

Le possibili spiegazioni per questi risultati includono l’effetto dello zucchero contenuto nelle bevande zuccherate sul grasso viscerale (conservato attorno agli organi vitali come il fegato e il pancreas), i livelli di zucchero nel sangue e i marcatori infiammatori, tutti collegati a un aumento del rischio di cancro.

Altri composti chimici, come gli additivi in ​​alcune bevande gassate potrebbero anche svolgere un ruolo importante.
Questi risultati richiedono la replica in altri studi su larga scala, affermano gli autori.

Leggi il full text dell’articolo:
Sugary drink consumption and risk of cancer: results from NutriNet-Sante?
Chazelas Eloi, Srour Bernard, Desmetz Elisa, Kesse-Guyot Emmanuelle, Julia Chantal, Deschamps Valérie et al.
BMJ 2019;366:l2408 https://doi.org/10.1136/bmj.l2408

ClinicalTrials.gov NCT03335644.

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Latte di capra per la salute dell’intestino.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2019

Una nuova ricerca condotta dagli scienziati della School of Science, RMIT University – Australia ha dimostrato che il latte di capra ha proprietà prebiotiche simili al latte materno e potrebbe supportare la funzione intestinale nei bambini. Lo studio è stato pubblicato sul “British Journal of Nutrition“, ed ha analizzato due tipi di latte commerciale di capra.

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La ricerca ha esaminato gli oligosaccaridi, un tipo di prebiotico che può aumentare la crescita di batteri benefici e proteggere contro i batteri nocivi nell’intestino. In particolare sono stati trovati 14 oligosaccaridi prebiotici presenti in natura nella formula del latte di capra. Cinque di questi si trovano anche nel latte materno umano.

Il professor Harsharn Gill, ha affermato che questo è il primo studio a rivelare la diversità degli oligosaccaridi nella formula del latte di capra e la loro somiglianza con il latte umano.

I nostri risultati mostrano che la formula del latte di capra può avere forti proprietà prebiotiche e anti-infezione, che potrebbero proteggere i bambini dalle infezioni gastrointestinali”, ha detto Gill. Sono stati evidenziati quali oligosaccaridi prebiotici nella formula del latte di capra sono efficaci nel promuovere selettivamente la crescita di batteri sani nell’intestino.
Quando l’allattamento al seno non è possibile o insufficiente, gli alimenti per lattanti sono comunemente usati come alternativa, ma sono disponibili informazioni limitate sugli oligosaccaridi che possono contenere o sui loro probabili benefici per la salute.

Il nuovo studio ha esaminato la presenza di oligosaccaridi presenti in natura in due formule di latte di capra (Oli6 Stage 1 per bambini di età compresa tra 0-6 mesi e Oli6 Stage 2 per bambini di età compresa tra 6-12 mesi) e le loro proprietà prebiotiche e anti-infezione.

Scarica e leggi il documento in full text:
Oligosaccharides in goats’ milk-based infant formula and their prebiotic and  anti-infection properties
Andrea Leong, Zhiqian Liu, Bogdan Zisu, Christopher Pillidge, Simone Rochfort, Hala Almshawit, Harsharn Gill
British Journal of Nutrition, 1-26 DOI: 10.1017/S000711451900134X Published online: 14 June 2019

Fonte: School of Science, RMIT University – Australia

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Nei broccoli una proteina anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Il consumo regolare di broccoli e cavoli potrebbe aiutare a prevenire e a contrastare il cancro. Queste verdure, infatti, contengono una molecola che inattiva un gene noto per svolgere un ruolo in una varietà di tumori umani.

In un nuovo documento pubblicato su “Science“, i ricercatori, guidati dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, direttore del Cancer Center e Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center, dimostrano che il gene, noto come WWP1, l’enzima responsabile della crescita dei tumori più comuni, come quello alla mammella o alla prostata viene spento da un composto naturale che si chiama I3C, indol-3-carbinolo. Questo composto è presente in tutte le crocifere, le piante della famiglia dei broccoli.

broccoli

Stiamo sperimentando sui topolini e i dati sono fantastici sia in chiave di prevenzione che di terapia del tumore. Possiamo usare I3C nell’uomo in studi clinici già da oggi, e avremo farmaci più potenti e selettivi in tempi brevi. Tutto questo è “exciting”. Quello che è però fondamentale ricordare è che non si può prescindere da studi clinici rigorosi nell’uomo. Questa fase è necessaria e imprescindibile. Dobbiamo dimostrare l’efficacia di queste molecole nell’uomo, ma anche capire se hanno tossicità inaspettate” – afferma il prof. Pier Paolo Pandolfi.

Questa scoperta enfatizza l’importanza di introdurre nella dieta alimenti vegetali come le crucifere, i broccoli e i cavolfiori . Un’altra dimostrazione è che una dieta a alto contenuto di vegetali e fibre fa davvero bene, comunque” – conclude Pandolfi.

Leggi abstract dell’articolo:
Reactivation of PTEN tumor suppressor for cancer treatment through inhibition of a MYC-WWP1 inhibitory pathway
BY YU-RU LEE, MING CHEN, JONATHAN D. LEE, JINFANG ZHANG, SHU-YU LIN, TIAN-MIN FU, HAO CHEN, TOMOKI ISHIKAWA, SHANG-YIN CHIANG, JESSE KATON,….., WENYI WEI, PIER PAOLO PANDOLFI
Science Vol. 364, No. 6441 DOI: 10.1126/science.aau0159 May 17th, 2019

Fonte: Cancer Research Institute, Beth Israel Deaconess Cancer Center, Harvard Medical School, Boston

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Un additivo alimentare molto usato altera il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Una ricerca condotta dall’Università di Sydney fornisce nuove prove sul fatto che delle nanoparticelle di E171, che sono presenti in molti prodotti alimentari, possono avere un’influenza sostanziale e dannosa sulla salute umana.

Lo studio coordinato dal prof. Wojciech Chrzanowski, ha studiato gli impatti sulla salute dell’additivo alimentare E171 (nanoparticelle di biossido di titanio) che è comunemente usato in quantità elevate negli alimenti e alcuni farmaci come agente sbiancante. Trovato in più di 900 prodotti alimentari come bibite, caramelle, dolci, cioccolato, biscotti, e nei chewing gum, l’E171 viene consumato in gran parte ogni giorno dalla popolazione mondiale.

Lo studio condotto sui topi e pubblicato sulla rivista “Frontiers in Nutrition“, ha rilevato che il consumo di alimenti contenenti E171 ha un impatto sul microbioma intestinale (definito dai trilioni di batteri che popolano l’intestino) che potrebbe scatenare malattie come le malattie infiammatorie intestinali e il cancro del colon-retto.

chewing gum

Lo scorso anno uno studio pubblicato in “Scientific Reports“, ha riscontrato un legame fra il consumo di E171 la formazione di tumori del colon.
Inoltre, uno studio in vitro, pubblicato sulla rivista “Environmental Science: Nano” dell’aprile di quest’anno, ha anche scoperto che l’E171 può portare all’alterazione della normale funzionalità cellulare e del mantenimento nel tratto gastrointestinale, il che significa che la sostanza può danneggiare meccanismi di auto-protezione dell’intestino.

“La nostra ricerca ha dimostrato che il biossido di titanio interagisce con i batteri nell’intestino e altera alcune delle loro funzioni che possono causare lo sviluppo di malattie. Stiamo dicendo che il suo consumo dovrebbe essere regolato molto più severamente dalle autorità alimentari” – affermano i ricercatori.
La Francia ha deciso di vietarne l’impiego negli alimenti a partire dal 2020.

Leggi abstract dell’articolo:
Impact of the Food Additive Titanium Dioxide (E171) on Gut Microbiota-Host Interaction
Gabriela Pinget, Jian Tan, Bartlomiej Janac, Nadeem O. Kaakoush, Alexandra Sophie Angelatos, John O’Sullivan, Yen Chin Koay, Frederic Sierro, Joel Davis, Shiva Kamini Divakarla, Dipesh Khanal, Robert J. Moore, Dragana Stanley, Wojciech Chrzanowski and Laurence Macia
Front. Nutr., 14 May 2019 | https://doi.org/10.3389/fnut.2019.00057

Fonte: University of Sidney

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ESsCD: linee guida per la celiachia e altre patologie legate al glutine.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2019

Sono state pubblicate a cura dell’European Society for the Study of Coeliac Disease (ESsCD), le linee guida per la celiachia e altre patologie legate al glutine sia negli adulti che nei bambini.

frumento

La linea guida si occupa anche di altri disturbi legati al glutine, come la dermatite erpetiforme, che è una manifestazione cutanea caratterizzata da depositi granulari di IgA nelle papille dermiche.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Society for the Study of Coeliac Disease (ESsCD) guideline for coeliac disease and other gluten-related disorders.
Al-Toma, A., Volta, U., Auricchio, R., Castillejo, G., Sanders, D. S., Cellier, C., … Lundin, K. E. A.
United European Gastroenterology Journal. https://doi.org/10.1177/2050640619844125

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Alimentazione e tumore alla vescica.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2019

L’Istituto dei Tumori di Milano (INT) di uno studio multicentrico italiano che include 690 casi di tumore della vescica e 665 controlli ospedalizzati per malattie acute, non neoplastiche e non legate al fumo, ha dimostrato che latte e zuppe a base di soia, spinaci e bietole, fagioli, tè contengono flavonoidi, sostanze antiossidanti e con un effetto anticancerogeno, riducono fino al 44% il rischio di tumore della vescica.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Cancer, Causes & Control“.

soia-isoflavoni

Abbiamo trovato una riduzione significativa del rischio di tumore della vescica del 44% nei soggetti che osservavano l’assunzione maggiore nella dieta di isoflavoni e del 36% nei soggetti con un’elevata assunzione di flavoni, rispetto ai soggetti con il consumo più basso. Per le altre classi di flavonoidi e flavonoidi totali non abbiamo trovato un’associazione significativa con il rischio di tumore della vescica.” – spiega la prof.ssa Valentina Rosato.
Nello studio, gli isoflavoni derivano principalmente dal latte di soia, zuppe a base di soia, verdure e fagioli, mentre i flavoni provengono specialmente dagli spinaci e bietole, verdure, fagioli e tè.

Questo è il primo studio che indica un’associazione inversa tra l’assunzione nella dieta di isoflavoni e flavoni e il rischio di tumore della vescica. “È biologicamente plausibile un possibile effetto dei flavonoidi sul tumore della vescica – sottolinea la prof.ssa Valentina Rosato – l’urina è una via importante per l’escrezione di flavonoidi e dei loro metaboliti e questi componenti bioattivi dietetici sono di conseguenza a diretto contatto con la mucosa della vescica”.

Leggi abstract dell’articolo:
Flavonoids and bladder cancer risk.
Marta Rossi, Panagiota Strikoudi, Maria-Eleni Spei, Maria Parpinel, Diego Serraino, Maurizio Montella, Massimo Libra, Carlo La Vecchia, Valentina Rosato
Cancer Causes Control May 2019, Volume 30, Issue 5, pp 527–535 [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Istituto dei Tumori di Milano

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Bevande zuccherate legate a malattie cardiovascolari e tassi più elevati di cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 24, 2019

Un nuovo studio apparso sulla rivista “Circulation“, ha dimostrato che quando le persone consumano più bevande zuccherate hanno un rischio più elevato di morte a seguito di malattie cardiovascolari e un tasso più alto di sviluppare il cancro.
Per comprendere questa associazione, i ricercatori hanno esaminato i dati di 37.716 uomini nello studio di follow-up e 80.647 donne. Dopo aver controllato i fattori dietetici, l’attività fisica e il BMI, il team ha stabilito che queste bevande zuccherine erano associate a tassi di mortalità più elevati da malattie cardiovascolari (CVD) e a tassi di cancro più elevati.

drinks

L’acqua potabile al posto delle bevande zuccherate è una scelta salutare che potrebbe contribuire alla longevità”, afferma il prof. Vasanti Malik.
L’AHA suggerisce dal punto di vista nutrizionale, di evitare gli zuccheri aggiunti. Questo non include solo bevande zuccherate, ma anche cibi, dato che lo zucchero aggiunto può davvero aumentare nel corso della giornata e portare a effetti indesiderati.

Questi risultati sono coerenti con i noti effetti avversi dell’elevato apporto di zuccheri sui fattori di rischio metabolici e la forte evidenza che bere bevande zuccherate aumenta il rischio di diabete di tipo 2, a sua volta un importante fattore di rischio per morte prematura“, spiega Walter Willett.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-Term Consumption of Sugar-Sweetened and Artificially Sweetened Beverages and Risk of Mortality in US Adults
Vasanti S. Malik , Yanping Li , An Pan , Lawrence De Koning , Eva Schernhammer , Walter C. Willett , and Frank B. Hu
Circulation. 2019 Originally published 18 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.118.037401

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Due composti del caffe’ contro il tumore alla prostata

Posted by giorgiobertin su marzo 20, 2019

Gli scienziati del Department of Integrative Cancer Therapy and Urology, Kanazawa University Graduate School of Medical Science, Kanazawa, Japan, hanno identificato i composti presenti nel caffè, che possono inibire la crescita del cancro alla prostata. Si tratta di uno studio pilota, condotto su cellule tumorali resistenti ai farmaci in coltura cellulare e in un modello animale.

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I due composti presenti nel caffè, il kahweol acetato e il cafestolo, hanno effetto sulle cellule tumorali della prostata negli animali, dove sono stati in grado di inibire la crescita in cellule resistenti ai comuni farmaci antitumorali.

Si tratta di uno studio pilota, quindi “questo lavoro dimostra che l’uso di questi composti è scientificamente fattibile, ma necessita di ulteriori indagini. Attualmente stiamo valutando come potremmo testare questi risultati in un campione più ampio, e poi negli esseri umani” – affermano i ricercatori.

L’acetato di kahweol e il cafestolo sono idrocarburi, che si trovano naturalmente nella arabica del caffè.

Questo lavoro è stato presentato al congresso dell’Associazione Europea di Urologia EAU di Barcellona (15-19 marzo 2019).

Leggi abstract dell’articolo:
Coffee diterpenes kahweol acetate and cafestol synergistically inhibit the proliferation and migration of prostate cancer cells
Hiroaki Iwamoto Kouji Izumi Ariunbold Natsagdorj Renato Naito Tomoyuki Makino Suguru Kadomoto Kaoru Hiratsuka Kazuyoshi Shigehara Yoshifumi Kadono Kazutaka Narimoto Yohei Saito Kyoko Nakagawa‐Goto Atsushi Mizokami
The Prostate Pages: 468-479 https://doi.org/10.1002/pros.23753

More Information:
George Pounis et al. Reduction by coffee consumption of prostate cancer risk: Evidence from the Moli-sani cohort and cellular models, International Journal of Cancer (2017). DOI: 10.1002/ijc.30720

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Consumo elevato di uova aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2019

Un ampio studio sulla medicina nord-occidentale riporta che gli adulti che mangiano molte uova con un aumento del colesterolo nella dieta hanno avuto un rischio significativamente più elevato di malattie cardiovascolari e morte per qualsiasi causa.

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Il messaggio importante riguarda il colesterolo, che si trova ad alto contenuto nelle uova e in particolare di tuorli“, ha detto la prof.ssa Norrina Allen del Department of Preventive Medicine, Northwestern University Feinberg School of Medicine, Chicago, Illinois.Come parte di una sana dieta, la gente ha bisogno di consumare poche quantità di colesterolo. Le persone che consumano meno colesterolo hanno un minor rischio di malattie cardiache“.

I tuorli d’uovo sono una delle fonti più ricche di colesterolo alimentare tra tutti i cibi comunemente consumati. Un uovo di grandi dimensioni ha 186 milligrammi di colesterolo.
Lo ha esaminato i dati aggregati di 29.615 adulti statunitensi, razzialmente ed etnicamente diversi, provenienti da sei studi prospettici di coorte per un periodo fino a 31 anni di follow-up (25 Marzo, 1985, e 31 Agosto, 2016). I risultati indicano che le attuali raccomandazioni delle linee guida alimentari statunitensi per il colesterolo e le uova nella dieta potrebbero dover essere rivalutate.

Le persone dovrebbero mantenere bassa l’assunzione di colesterolo nella dieta riducendo cibi ricchi di colesterolo come uova e carne rossa nella dieta.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Associations of Dietary Cholesterol or Egg Consumption With Incident Cardiovascular Disease and Mortality
Victor W. Zhong, Linda Van Horn, Marilyn C. Cornelis et al.
JAMA. 2019;321(11):1081-1095. doi:10.1001/jama.2019.1572

Editorial
Association of Egg Consumption and Dietary Cholesterol With Cardiovascular Disease Risk

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Allergie alimentari e Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2019

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital analizzando la correlazione tra allergia e attività infiammatoria, hanno trovato nuove prove che collegano le allergie alimentari e le ricadute della sclerosi multipla. I risultati sono pubblicati sul “Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry.

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Abbiamo ritenuto che il meccanismo più probabile associato all’allergia e la sua influenza sulla SM sarebbe correlato all’attività infiammatoria”. “Alcuni pazienti affetti da sclerosi multipla con allergie significative si lamentavano di frequenti recidive associate ai loro episodi allergici”, ha detto la prof.ssa Tanuja Chitnis.

La prof.ssa Chitnis è ottimista riguardo al potenziale significato traslazionale del lavoro e sottolinea l’importanza di affrontare le allergie alimentari nell’assistenza ai pazienti con SM.

Leggi abstract dell’articolo:
Food allergies are associated with increased disease activity in multiple sclerosis
Rami Fakih, Camilo Diaz-Cruz, Alicia S Chua, Cindy Gonzalez, Brian C Healy, Neda Sattarnezhad, Bonnie I Glanz, Howard L Weiner, Tanuja Chitnis
Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, DOI: 10.1136/jnnp-2018- 319301

Fonte: Brigham and Women’s Hospital Brigham and Women’s Hospital

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La celiachia può causare cambiamenti irreversibili alle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

Le cellule immunitarie nell’intestino delle persone che soffrono di celiachia sono permanentemente sostituite da un nuovo sottogruppo di cellule che promuovono l’infiammazione; ad affermarlo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University of Cardiff e pubblicato sulla rivista “Cell”.

Nella celiachia, le cellule T trovate nell’intestino reagiscono al glutine e causano infiammazione, che danneggia il rivestimento dell’intestino“.
In circostanze normali, le cellule T hanno un ruolo protettivo nell’intestino e formano una popolazione stabile, tuttavia, nella celiachia, contribuiscono al processo infiammatorio, causando sintomi a breve termine e aumentando il rischio di sviluppare determinati tipi di cancro intestinale” afferma il prof. McLaren (video).

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Il nostro nuovo studio suggerisce che anche se i sintomi a breve termine, come la diarrea e il dolore addominale, possono essere alleviati rimuovendo il glutine dalla dieta, le implicazioni a lungo termine possono rimanere, perché le cellule T che guariscono dal tessuto nell’intestino sono permanentemente sostituito da cellule T “pro-infiammatorie” afferma il prof. James McLaren della Cardiff University’s School of Medicine.

Questa “cicatrice immunologica” permanente pone le basi per il progresso della malattia e potrebbe avere implicazioni a lungo termine per la salute dell’intestino nei pazienti affetti.
I risultati suggeriscono anche che lo stesso processo potrebbe contribuire ad altri disturbi cronici intestinali, come la colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Chronic inflammation permanently reshapes tissue-resident immunity in celiac disease
Toufic Mayassi, Kristin Ladell, Herman Gudjonson, James E. McLaren, … Bana Jabri
Cell In Press, Corrected Proof, Available online 7 February 2019 https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.12.039

Fonte: University of Cardiff   –  video

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Molecole trovate nello zenzero rimodellano il microbioma.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2019

Le nanoparticelle simili agli esosomi (ELNs- Exosome-like nanoparticles) derivate da piante come lo zenzero contengono RNA che regolano la composizione del microbiota intestinale e inducono la produzione di citochine associate alla funzione di barriera intestinale, alleviando la colite nei topi. Questa è la conclusione di uno studio condotto da Yun Teng, Yi Ren e dai loro colleghi dell’Università di Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti. I ricercatori hanno riportato i loro risultati sulla rivista “Cell Host & Microbe“.

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Le piante commestibili, in particolare, sono la principale fonte di energia per i microbi intestinali, ma non è noto se questi prodotti alimentari influenzino l’espressione dei geni batterici intestinali. Ora i ricercatori hanno dimostrato che gli RNA ottenuti da ELNs derivati dallo zenzero modellano il microbiota intestinale. In particolare gli RNA dei GELNs inducono l’espressione della citochina IL-22 e inibiscono la colite nei topi. IL-22 è la chiave per la funzione di barriera intestinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Plant-Derived Exosomal MicroRNAs Shape the Gut Microbiota
Yun Teng, Yi Ren, Mohammed Sayed, Xin Hu, … Huang-Ge Zhang
Cell Host & Microbe Volume 24, Issue 5, 14 November 2018, Pages 637-652.e https://doi.org/10.1016/j.chom.2018.10.001

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Il digiuno aumenta il metabolismo umano.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2019

I ricercatori del Università di Okinawa Institute of Science and Technology (OIST), in una ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” svelano gli effetti precedentemente sconosciuti del digiuno, tra cui in particolare l’aumento dell’attività metabolica e possibili effetti anti-invecchiamento.

Gli scienziati hanno identificato 30 sostanze precedentemente non segnalate la cui quantità aumenta durante il digiuno e indicano una varietà di benefici per la salute.

“Abbiamo ricercato l’invecchiamento e il metabolismo per molti anni e abbiamo deciso di cercare effetti sulla salute sconosciuti nel digiuno umano“, ha detto il dott. Takayuki Teruya, primo autore. “Contrariamente alle aspettative originarie, si è scoperto che il digiuno induceva l’attivazione metabolica piuttosto attivamente.”

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In particolare è stata fatta un’analisi di sangue umano intero, plasma e globuli rossi prelevati da quattro individui a digiuno. I ricercatori hanno monitorato il cambiamento dei livelli dei metaboliti – sostanze formate durante i processi chimici che concedono energia agli organismi e consentono loro di crescere. I risultati hanno rivelato 44 metaboliti, di cui 30 precedentemente non riconosciuti, che sono aumentati universalmente tra i soggetti da 1,5 a 60 volte in sole 58 ore di digiuno.
Negli individui a digiuno, questi metaboliti aumentano di livello, suggerendo un meccanismo mediante il quale il digiuno potrebbe aiutare ad aumentare la longevità.

Recenti studi sull’invecchiamento hanno dimostrato che la restrizione calorica e il digiuno hanno un effetto prolungato sulla durata della vita negli animali modello … ma il meccanismo dettagliato è rimasto un mistero“, ha detto Teruya. “Potrebbe essere possibile verificare l’effetto anti-invecchiamento da diversi punti di vista sviluppando programmi di esercizio o farmaci in grado di provocare la reazione metabolica simile al digiuno.

Leggi abstract dell’articolo:
Diverse metabolic reactions activated during 58-hr fasting are revealed by non-targeted metabolomic analysis of human blood.
Takayuki Teruya, Romanas Chaleckis, Junko Takada, Mitsuhiro Yanagida, Hiroshi Kondoh.
Scientific Reports, 2019; 9 (1) DOI: 10.1038/s41598-018-36674-9

Fonte: Università di Okinawa Institute of Science and Technology (OIST)

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Un metabolita derivato dai melograni protegge dalle malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2019

Gli scienziati dell’University of Louisville hanno dimostrato che un metabolita microbico, l’urolitina A (UrooA), derivato da un composto presente nelle bacche e nei melograni, può ridurre e proteggere dalle malattie infiammatorie intestinali (IBD).

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Illustration showing tightening of gut barrier cells and reduced inflammation due to UroA Credit: Praveen Kumar Vemula, Ph.D., Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine, India, and Venkatakrishna Jala, Ph.D., UofL

I ricercatori hanno determinato che l’urolithina A (UroA) e la sua controparte sintetica, UAS03, mitigano l’IBD aumentando le proteine ​​che rafforzano le giunzioni delle cellule epiteliali nell’intestino riducendo l’infiammazione dell’intestino nei modelli animali. Le giunzioni serrate nella barriera dell’intestino impediscono la fuoriuscita di microrganismi e tossine inadeguati, causando l’infiammazione caratteristica dell’IBD.

La convinzione generale finora sul campo è che le urolitine esercitano effetti benefici attraverso le loro proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti. Abbiamo scoperto per la prima volta che la loro modalità di funzionamento include anche la riparazione della disfunzione della barriera intestinale e il mantenimento dell’integrità della barriera“, afferma il prof. Rajbir Singh.

La ricerca preclinica pubblicata su “Nature Communications” mostra il meccanismo con cui UroA e UAS03 non solo riducono l’infiammazione e ripristinano l’integrità della barriera intestinale, ma proteggono anche contro la colite.

Scarica e leggi il documento in full text:
Enhancement of the gut barrier integrity by a microbial metabolite through the Nrf2 pathway
Rajbir Singh, Sandeep Chandrashekharappa, ….., Praveen K. Vemula & Venkatakrishna R. Jala
Nature Communications volume 10, Article number: 89 (2019) Published: 09 January 2019

Fonte: University of Louisville

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Un uovo al giorno abbassa il rischio di diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su gennaio 3, 2019

Il consumo di un uovo ogni giorno sembra associarsi con un profilo metabolico del sangue correlato a un minor rischio di diabete di tipo 2, un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Institute of Public Health and Clinical Nutrition, University of Eastern Finland. I risultati sono stati pubblicati su Molecular Nutrition and Food Research”.

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L’alto uso delle uova è stato tradizionalmente scoraggiato, principalmente a causa del loro alto contenuto di colesterolo. Ora i ricercatori hanno dimostrato che mangiare circa un uovo al giorno era associato a un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 tra gli uomini di mezza età che partecipavano allo studio.

Lo studio ha rilevato che i campioni di sangue degli uomini che hanno mangiato più uova includevano alcune molecole lipidiche che si correlavano positivamente con il profilo ematico degli uomini che rimanevano liberi dal diabete di tipo 2.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic Profiling of High Egg Consumption and the Associated Lower Risk of Type 2 Diabetes in Middle‐Aged Finnish Men
Stefania Noerman, Olli Kärkkäinen, Anton Mattsson, Jussi Paananen, Marko Lehtonen, Tarja Nurmi, Tomi-Pekka Tuomainen, Sari Voutilainen, Kati Hanhineva, and Jyrki K Virtanen
Molecular Nutrition & Food Research (2018). DOI: 10.1002/mnfr.201800605

Fonte: Institute of Public Health and Clinical Nutrition, University of Eastern Finland

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Bevande zuccherate legate al rischio di malattie renali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 26, 2018

Un maggiore consumo di bevande di frutta zuccherate, soda e acqua è stato associato a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia renale cronica (CKD). Lo studio condotto dai ricercatori del Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health coordinati dal prof. Casey Rebholz, è stato pubblicato sulla rivista “Clinical Journal della American Society of Nephrology ( CJASN )“.

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Per il loro studio, i ricercatori hanno valutato l’assunzione di bevande attraverso un questionario sulla frequenza degli alimenti somministrati all’inizio dello studio nel 2000-04 e hanno seguito i partecipanti fino al 2009-13.

I ricercatori suggeriscono inoltre che le bevande zuccherate sono nocive per la salute e possono creare dipendenza.

Leggi abstract dell’articolo:
Patterns of Beverages Consumed and Risk of Incident Kidney Disease
Casey M. Rebholz, Bessie A. Young, Ronit Katz, Katherine L. Tucker, Teresa C. Carithers, Arnita F. Norwood and Adolfo Correa
Clinical Journal of the American Society of Nephrology (2018). December 2018 DOI:10.2215/CJN.06380518

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Le verdure a foglia verde possono proteggere la salute del fegato.

Posted by giorgiobertin su dicembre 21, 2018

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)” scopre che un composto presente nelle verdure a foglia verde aiuta a prevenire la steatosi epatica non alcolica nei topi. La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), o steatosi epatica, è una condizione in cui il grasso si accumula nel fegato.

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Attualmente non ci sono trattamenti approvati per la NAFLD, che possono curare le condizioni più gravi, come steatoepatite, fibrosi e cirrosi. I medici raccomandano di perdere peso, fare scelte alimentari salutari e fare più attività fisica per ridurre il grasso nel fegato. Ora gli scienziati del Karolinska Institutet in Svezia hanno dimostrato che il nitrato inorganico – un composto che si trova naturalmente nelle verdure a foglia verde – può ridurre l’accumulo di grasso nel fegato.

Quando abbiamo integrato con nitrato alimentare i topi nutriti con una dieta occidentale ricca di grassi e zuccheri, abbiamo notato una percentuale significativamente inferiore di grassi nel fegato – afferma il prof. Mattias Carlström. “Inoltre i roditori che hanno ricevuto il nitrato avevano una pressione sanguigna più bassa e una migliore sensibilità all’insulina rispetto a quelli sottoposti a dieta ricca di grassi senza nitrato”.

Ora vogliamo condurre studi clinici per studiare il valore terapeutico della supplementazione di nitrati per ridurre il rischio di steatosi epatica, i cui risultati potrebbero portare allo sviluppo di nuovi approcci farmacologici e nutrizionali” – conclude il prof. Mattias Carlström.

Leggi abstract dell’articolo.
AMP-activated protein kinase activation and NADPH oxidase inhibition by inorganic nitrate and nitrite prevent liver steatosis
Isabel Cordero-Herrera, Mikael Kozyra, …., and Mattias Carlstrom
PNAS published ahead of print December 17, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1809406115

Fonte: Karolinska Institutet – Svezia

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