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Posts Tagged ‘nutrizione’

Le proteine della soia contro le infiammazioni intestinali.

Posted by giorgiobertin su aprile 26, 2017

Una dieta integrata con proteine ​​di soia può essere una terapia aggiuntiva efficace per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Ad affermarlo i ricercatori del Penn State in uno studio che ha incluso i topi e le cellule umane del colon in coltura.

I risultati sono significativi perché le malattie infiammatorie intestinali – tra cui la colite ulcerosa e il morbo di Crohn – sono caratterizzati da un’infiammazione continuativa o periodica del colon e rappresentano un fattore di rischio significativo per il cancro al colon.

IBD

Il team ha scoperto che il concentrato di proteine di soia ​​può esercitare effetti antiossidanti e citoprotettivi nelle cellule intestinali umane in coltura e può moderare la severità dell’infiammazione nei topi che hanno una condizione simile a quella indotta da colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Soy protein concentrate mitigates markers of colonic inflammation and loss of gut barrier function in vitro and in vivo
Zachary T. Bitzer, Amy L. Wopperer, Benjamin J. Chrisfield, Ling Tao, Timothy K. Cooper, Jairam Vanamala, Ryan J. Elias, John E. Hayes, Joshua D. Lambert
The Journal of Nutritional Biochemistry, Volume 40, February 2017, Pages 201-208

Fonte: Penn State

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Amminoacidi nella dieta: chiave per il cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2017

I ricercatori del Cancer Research UK Beatson Institute e dell’University of Glasgow, in un lavoro pubblicato sulle rivista “Nature“, hanno scoperto che un taglio di alcuni aminoacidi – i mattoni delle proteine ​​- nella dieta dei topi rallenta la crescita tumorale e prolunga la sopravvivenza.

In particolare hanno scoperto che la rimozione di due aminoacidi non essenziali – serina e glicina – dalla dieta di topi ha rallentato lo sviluppo del linfoma e del cancro intestinale. Questa ricerca suggerisce che una dieta appositamente formulata potrebbe rendere i trattamenti contro il cancro convenzionali, chemioterapia e radioterapia, più efficaci.

La fase successiva potrebbe essere quella di istituire studi clinici con pazienti affetti da cancro per valutare la fattibilità e la sicurezza di un tale trattamento.

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Lo studio ha anche evidenziato che la dieta era meno efficace nei tumori con un gene Kras attivato, come la maggior parte dei cancri al pancreas, perché il gene difettoso ha potenziato la capacità delle cellule tumorali di produrre la propria serina e glicina. Ciò potrebbe contribuire a selezionare quali tumori potrebbe essere il bersaglio di terapia dietetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Modulating the therapeutic response of tumours to serine and glycine starvation
Maddocks, et al.
Nature 544,372–376(20 April 2017) doi:10.1038/nature22056, published online 19 April 2017 

Fonte: Cancer Research UK

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Legame molecolare tra zucchero nel sangue e malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2017

Alti livelli di zucchero nel sangue, o iperglicemia, è ben noto come una caratteristica del diabete e dell’obesità, ma il suo legame con la malattia di Alzheimer non è mai stato studiato. Ora i ricercatori del Department of Biology and Biochemistry, University of Bath, U.K, hanno dimostrato che l’eccesso di zucchero (iperglicemia) disattiva nel cervello un enzima protettivo importante per difendere le cellule nervose.

sugar    Alzheimer

I pazienti diabetici hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia di Alzheimer rispetto agli individui sani. Nella malattia di Alzheimer le proteine ​​anomale si aggregano per formare placche e grovigli nel cervello che danneggiano progressivamente il cervello e portano ad un grave declino cognitivo.
Studiando campioni di cervello di persone con e senza il morbo di Alzheimer con una tecnica sensibile per rilevare la glicazione, il team ha scoperto che nelle prime fasi dei danni della glicazione nell’Alzheimer è coinvolto un enzima chiamato MIF (macrophage migration inhibitory factor), che svolge un ruolo nella risposta immunitaria e nella regolamentazione dell’insulina.

I ricercatori ritengono che l’inibizione e la riduzione dell’attività di MIF causata dalla glicazione potrebbero essere il ‘punto di svolta‘ nella progressione della malattia. Nello studio i ricercatori hanno visto che in effetti a lungo andare l’eccesso di zucchero nel sangue porta a reazioni tossiche nel cervello (processo di ‘glicazione’) che disattivano l’enzima protettivo, MF, impedendogli di svolgere il proprio lavoro. L’eccesso di zucchero che perdura nel tempo segna a un certo punto l’avvio della malattia quando i danni a MF sono irreversibili.

Dr Omar Kassaar, presso l’Università di Bath, primo autore dello studio afferma: “lo zucchero in eccesso è ben noto per essere un male per noi quando si tratta di diabete e obesità, ma questo link potenziale con la malattia di Alzheimer è ancora un altro motivo per cui dovremmo controllare il nostro consumo di zuccheri nelle nostre diete“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Macrophage Migration Inhibitory Factor is subjected to glucose modification and oxidation in Alzheimer’s Disease
Omar Kassaar, Marta Pereira Morais, Suying Xu, Emily L. Adam, Rosemary C. Chamberlain, Bryony Jenkins, Tony James, Paul T. Francis, Stephen Ward, Robert J. Williams & Jean van den Elsen
Scientific Reports 7, Article number: 42874 (2017) doi:10.1038/srep42874

Fonte: Department of Biology and Biochemistry, University of Bath, U.K

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Tumore al seno: La soia è sicura e fa bene.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2017

I prodotti a base di soia sono non solo sicuri ma arrecano anche benefici alle donne con cancro della mammella. Lo stabilisce una ricerca pubblicata sulla rivista “Cancer“, rivista dell’American Cancer Society.

In passato la soia è stata sconsigliata alle pazienti con cancro al seno, ma ora sembra che addirittura protegga contro questo tipo di tumore. “Studi di laboratorio – ricorda Fang Fang Zhang, Friedman School of Nutrition Science and Policy presso la Tufts Universityhanno dimostrato che gli isoflavoni, i componenti della soia dotati di proprietà simil-estrogeniche – sono in grado di rallentare la crescita delle cellule di cancro della mammella“.

isoflavones

Zhang e il suo team hanno valutato la relazione tra apporto dietetico di isoflavoni e mortalità per tutte le cause in 6.235 donne americane e canadesi del Breast Cancer Family Registry, alle quali era stato diagnosticato un cancro della mammella.
Nel corso di un follow-up di 9 anni, le donne con cancro della mammella che consumavano isoflavoni in elevate quantità hanno presentato una riduzione del rischio di mortalità del 21%, rispetto alle donne che ne consumano scarse quantità. Questa riduzione del rischio è stata riscontrata per lo più tra donne con tumori a recettori ormonali negativi e tra quelle non trattate con anti-estrogeni (es. tamoxifene).

Gli alimenti a base di soia non solo possono prevenire il cancro della mammella ma apportano benefici anche alle donne che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary isoflavone intake and all-cause mortality in breast cancer survivors: The Breast Cancer Family Registry
Zhang, F. F., Haslam, D. E., Terry, M. B., Knight, J. A., Andrulis, I. L., Daly, M. B., Buys, S. S. and John, E. M.
Cancer First published: 6 March 2017 doi:10.1002/cncr.30615

Fonte: Tufts University

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Il mirtillo migliora le funzioni cerebrali nelle persone anziane.

Posted by giorgiobertin su marzo 6, 2017

Bere succo di mirtillo concentrato migliora le funzioni cerebrali nelle persone anziane, secondo una ricerca condotta presso l’Università di Exeter.

blueberries
The study gave people a daily drink of blueberry concentrate, providing the equivalent of 230g of blueberries.

Lo studio ha coinvolto persone sane di età compresa tra 65-77 che hanno bevuto succo di mirtillo concentrato ogni giorno. Si sono notati miglioramenti nella funzione cognitiva, nel flusso di sangue al cervello e nell’attivazione del cervello. Attraverso l’esecuzione di test cognitivi ci sono anche prove che suggeriscono un miglioramento nella memoria di lavoro. Rispetto al gruppo placebo, quelli che hanno preso il supplemento di mirtillo hanno mostrato un significativo aumento di attività cerebrale nelle aree del cervello legate alle prove.

I mirtilli sono ricchi di flavonoidi, che possiedono proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie. La ricerca è stat pubblicata sulla rivista “Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism“.

Leggi abstract dell’articolo:
Enhanced task related brain activation and resting perfusion in healthy older adults after chronic blueberry supplementation
Joanna L. Bowtell, Zainie Aboo-Bakkar, Myra Conway, Anna-Lynne R. Adlam, Jonathan Fulford
Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism, Published on the web 1 March 2017, 10.1139/apnm-2016-0550

Fonte: University of the West of England

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ACS: Statistiche sul cancro al colon-retto 1974-2013.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2017

Sono stati pubblicati a cura dell’American Cancer Society” sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute” i dati statistici sul tumore al colon-retto negli Stati Uniti dal 1974 al 2013.

ACSlogo

Le giovani generazioni sono più a rischio per il cancro al colon retto. Aumentano infatti i casi fra le persone di età inferiore ai 55 anni mentre incredibilmente diminuiscono tra i più anziani. Ad oggi infatti, 3 casi su 10 di cancro all’intestino e al colon, sono diagnosticati su ragazzi di età inferiore ai 55 anni. Una situazione che riporta indietro di quasi 100 anni, come conferma la dottoressa Rebecca Siegel curatrice dello studio. “I giovani sono a rischio di tumore al colon e al retto, esattamente come succedeva ai giovani nati alla fine del 1800 ed è un dato assai preoccupante e deludente“.

È necessario procedere con campagne di formazione e di prevenzione sia per i giovani che per i medici che devono essere sempre aggiornati su questo spinoso argomento per ridurre i ritardi nelle diagnosi e incoraggiare i ragazzi a mangiare sano e a mantenere uno stile di vita attivo.

I millennial seguirebbero un regime alimentare molto disordinato, prediligendo i cibi spazzatura alla dieta mediterranea, le carni rosse poco cotte e i cibi fritti. Troppo fast-food favorirebbe l’accumulo di grassi, zuccheri anche a causa dell’eccessivo consumo di bevande gassate.
A ciò poi vanno aggiunti il fumo e l’alcol che sono sempre più diffusi fra i giovani.

È possibile ridurre il rischio:
– Mangiando perecchie verdure, frutta e cereali integrali e meno carne rossa (manzo, maiale, o agnello),carni trasformate (hot dog ed altre carni).
– Seguendo un regolare esercizio fisico.
– Controllando il peso.
– Evitando il tabacco.
– Limitando l’alcool. L’American Cancer Society non raccomanda più di 2 bicchieri al giorno per gli uomini e 1 drink al giorno per le donne.

Scarica e leggi il documento in full text:
Colorectal Cancer Incidence Patterns in the United States, 1974–2013
Rebecca L. Siegel; Stacey A. Fedewa; William F. Anderson; Kimberly D. Miller; Jiemin Ma Philip S. Rosenberg Ahmedin Jemal
J Natl Cancer Inst (2017) 109 (8): djw322. DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djw322 Published: 28 February 2017

Fonte: American Cancer Society

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Mangiare frutta e verdura riduce il rischio di malattie polmonari.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2017

Una ricerca, pubblicata sulla rivista “Thorax“, ha trovato un collegamento tra mangiare grosse quantità di frutta e verdura e la salute dei polmoni.
Alcuni studi precedenti avevano scoperto che i fattori dietetici possano giocare un ruolo nella BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). Per approfondire questo argomento in modo più dettagliato, un gruppo di ricercatori della Karolinska Institutet, Stockholm, Svezia ha monitorato la salute respiratoria di oltre 44.000 uomini svedesi. Di età compresa tra 45-79 all’inizio del processo, i partecipanti sono stati seguiti per una media di 13,2 anni, fino alla fine del 2012.

Dai risultati è emerso che ogni porzione in più di frutta e verdura è stata associata ad un rischio 4 per cento più basso di BPCO in ex fumatori e di un 8 per cento più basso nei fumatori correnti. I ricercatori concludono che: “I risultati ottenuti confermano il forte impatto del fumo di sigaretta sullo sviluppo della BPCO e anche indicano che la dieta ricca di frutta e verdura può avere un ruolo importante nella prevenzione della BPCO“.

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Determinati prodotti alimentari sono stati più efficaci nel ridurre il rischio di BPCO. E’ stato trovato che le verdure a foglia verde, peperoni, mele, pere hanno avuto la più forte influenza sulla riduzione del rischio. Altri come frutti di bosco, agrumi, banane , radici e verdure crocifere, pomodori, aglio, cipolle , piselli non hanno esercitato un effetto significativo.
Poichè il fumo aumenta lo stess ossidativo e l’infiammazione, entrambi sono potenzialmente coinvolti nella BPCO, gli antiossidanti presenti in frutta e verdura possono aiutare a ridurre il loro impatto negativo.

Ricordiamo che fumare e smettere di fumare rimane il principale messaggio di salute pubblica per prevenire lo sviluppo della BPCO.

Scarica e leggi il documento in full text:
Fruit and vegetable consumption and risk of COPD: a prospective cohort study of men
Kaluza J, Larsson SC, Orsini N, et al.
Thorax Published Online First: 22 February 2017. doi: 10.1136/thoraxjnl-2015-207851

Editorial:
Could a healthy diet attenuate COPD risk in smokers?
Raphaëlle Varraso, Seif O Shaheen

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Mercurio nel pesce, collegato ad alto rischio di SLA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Dartmouth College di Hanover, guidati dal prof. Elia Stommel ha valutato il rapporto tra SLA e il mercurio nella dieta. Il team di ricerca ha scoperto che il consumo di alti livelli di mercurio attraverso pesce e frutti di mare può essere un fattore di rischio per la malattia di Lou Gehrig – SLA.

mercury-fish

In totale sono stati presi in considerazione 518 partecipanti, 294 con SLA e 224 senza. Il team ha raccolto informazioni dietetiche con un focus particolare sui frutti di mare e i tipi di pesce che i partecipanti hanno mangiato. Il team ha scoperto che coloro che hanno mangiato pesce e frutti di mare contenenti alti valori di mercurio con regolarità, avevavo il 25 per cento in più di mercurio accumulato rispetto al normale ed hanno avuto il doppio del rischio di SLA rispetto a coloro che avevano livelli più bassi.

Gli autori ricordano che mangiare pesce e frutti di mare comporta numerosi benefici per la salute; tuttavia, suggeriscono che le persone prima di fare le scelte di quali pesci consumare devono essere informate sui possibili rischi. I pesce con bassi livelli di mercurio, tra cui salmone e sardine, potrebbero essere le scelte migliori rispetto a squalo o pesce spada.

Il mercurio è una neurotossina conosciuta, se il legame SLA e mercurio viene confermato su studi più ampi, la riduzione nell’assunzione di questo metallo pesante rimane una scelta sensata.
La presentazione dei risultati dello studio sarà fatta durante il 69th ANNUAL MEETING dell’American Academy of Neurology che si svolgerà dal 22 al 28 aprile 2017 a Boston.

Abstract Title: Fish Consumption, Mercury Levels, and Amyotrophic Lateral Sclerosis (ALS)
Elijah Stommel, Celia Chen, Tracie Caller, Patricia Henegan, Brian Jackson, Brenda Hall, Rup Tandan, Walter Bradley, Angeline Andrew
FEBRUARY 20, 2017

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Troppo zucchero danneggia il fegato dei bambini.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per la prima volta dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sul “Journal of Hepatology“.

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Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L’acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. I ricercatori hanno dimostrato l’associazione tra gli alti livelli di acido urico e l’aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum uric acid concentrations and fructose consumption are independently associated with NASH in children and adolescents
Antonella Mosca, Valerio Nobili, Rita De Vito, Annalisa Crudele, Eleonora Scorletti, Alberto Villani, Anna Alisi, Christopher D. Byrne
Journal of Hepatology Articles in press DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.025

Fonte ed approfondimenti: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

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Mangiare meno rallenta il processo d’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2017

Gli scienziati del Brigham Young University, hanno scoperto che mangiare poco può rallentare il processo cellulare dell’invecchiamento. In particolare i Ribosomi – organuli cellulari, immersi nel citoplasma o ancorati al reticolo endoplasmatico ruvido, responsabili della sintesi proteica, quando rallentano nelle loro funzioni rallenta di conseguenza anche il processo d’invecchiamento.

ribosome

Il ribosoma è un computer molto complesso e come la vostra automobile ha bisogno periodicamente della manutenzione e sostituzione delle parti che si consumano più velocemente, ha detto John Price – professore di biochimica alla Brigham Young University. “La velocità della produzione dell’energia si abbassa, e permette ai ribosomi di auto-ripararsi”.

Dagli esperimenti sugli animali è emerso che “Quando è stato limitato il consumo di calorie, c’è un aumento lineare nella durata della vita” ha detto Price. “Abbiamo trovato che la restrizione ha causato i cambiamenti biochimici reali che hanno rallentato l’invecchiamento“.

I ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista “Molecular & Cellular Proteomics” affermano che la restrizione calorica non è stato testata negli esseri umani come strategia anti-invecchiamento, e il messaggio essenziale dello studio è comprendere l’importanza dei meccanismi dell’invecchiamento collegati alla nutrizione.

Leggi abstract dell’articolo:
Mechanisms of In Vivo Ribosome Maintenance Change in Response to Nutrient Signals
Andrew D. Mathis, Bradley C. Naylor, Richard H. Carson, Eric Evans, Justin Harwell, Jared Knecht, Eric Hexem, Fredrick F. Peelor III, Benjamin F. Miller, Karyn L. Hamilton, Mark K. Transtrum, Benjamin T. Bikman, and John C. Price
Mol Cell Proteomics 2017 16: 243-254, doi:10.1074/mcp.M116.063255

Fonte: Brigham Young University

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I cereali integrali mantengono l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2017

Uno nuovo studio condotto dai ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston, mette in evidenza i vantaggi di mangiare cereali integrali rispetto ai cereali raffinati, dopo aver constatato che il primo può portare ad un intestino sano e a delle migliori risposte immunitarie.

refined-grains whole-grains

Grano integrale, avena, segale, orzo, riso e quinoa sono tutti esempi di prodotti integrali, mentre i prodotti del grano raffinati comprendono farina di frumento, riso bianco, e pane arricchito.
Lo studio ha coinvolto 81 adulti sani per un periodo di 6 settimane. 40 dei partecipanti allo studio hanno seguito una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali raffinati, mentre i restanti 41 partecipanti sono stati sottoposti sempre ad una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali integrali.

Per valutare come ogni dieta ha influenzato la flora intestinale – la popolazione di microrganismi nell’intestino – i ricercatori hanno analizzato campioni di feci dei partecipanti e campioni di sangue per valutare le risposte immunitarie.
Coloro che si sono alimentati con una dieta ricca di cereali integrali hanno mostrato un aumento di un tipo di batteri chiamati Lachnospira, che è noto per la produzione di acidi grassi a catena corta. Gli acidi grassi a catena corta sono importanti per un sistema immunitario sano.
Inoltre, i soggetti che hanno consumato la dieta cereali integrali hanno mostrato anche una riduzione degli enterobatteri – i batteri che causano l’infiammazione.

Ricordiamo che i cereali integrali sono considerati una parte fondamentale di una dieta salutare. Secondo l’ American Heart Association, che possono contribuire a migliorare il livello del colesterolo, oltre a ridurre il rischio di obesità, malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “American Journal of Clinical Nutrition“.

Leggi abstract dell’articolo:
Substituting whole grains for refined grains in a 6-wk randomized trial has a modest effect on gut microbiota and immune and inflammatory markers of healthy adults
Sally M Vanegas, Mohsen Meydani, Junaidah B Barnett, Barry Goldin, Anne Kane, Helen Rasmussen, Carrie Brown, Pajau Vangay, Dan Knights, Satya Jonnalagadda, Katie Koecher, J Philip Karl, Michael Thomas, Gregory Dolnikowski, Lijun Li, Edward Saltzman, Dayong Wu, and Simin Nikbin Meydani
Am J Clin Nutr ajcn146928; First published online February 8, 2017. doi:10.3945/ajcn.116.146928

This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01902394.

Online Supporting Material

Fonte: Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston

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Il consumo di uva previene la malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2017

Il consumo di uva due volte al giorno per sei mesi protegge contro calo metabolico nelle aree Alzheimer-correlate del cervello. Ad affermarlo uno studio randomizzato e controllato condotto dai ricercatori del Department of Molecular and Medical Pharmacology, David Geffen School of Medicine presso l’University of California Los Angeles, USA su persone con declino della memoria precoce. La bassa attività metabolica in queste aree del cervello è un segno distintivo della malattia di Alzheimer in stadio precoce.

grapes   demenza

I Fenoli d’uva, tra cui i flavonoidi e i polifenoli correlati alle uve, sono noti per avere proprietà antiossidanti e proprietà anti-infiammatorie (Joseph et al., 2005).
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Experimental Gerontology“, suggerisce che l’uva può contribuire a sostenere la salute del cervello, lavorando in diversi modi – riducendo lo stress ossidativo nel cervello, promuovendo il flusso di sangue sano nel cervello, aiutando a mantenere i livelli di una sostanza chimica cerebrale chiave che promuove la memoria (Maher P. 2016).

Leggi abstract dell’articolo:
Examining the impact of grape consumption on brain metabolism and cognitive function in patients with mild decline in cognition: A double-blinded placebo controlled pilot study
Jooyeon Lee, Nare Torosyan, Daniel H. Silverman
Experimental Gerontology Volume 87, Part A, January 2017 Pages 121-128

Maher, P. (2016). Grapes and the brain. In J.M. Pezzuto (Ed.), Grapes and health (pp. 139-161). Switzerland: Springer International Publishing. Doi: 10.1007/978-3-319-28995-3

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La dieta attraverso i batteri intestinali influenza il cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 27, 2017

I ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute and Harvard Medical School,  di Boston coordinati dal professore Shuji Ogino hanno dimostrato con “prove convincenti” che la dieta influenza la probabilità di sviluppare specifiche forme di cancro del colon-retto alterando il microbioma intestinale.

gut-bacteria-in-the-intestine

Nel periodo marzo 2015 e agosto 2016, il team ha analizzato campioni di tessuto tumorale da tutti i pazienti (137.217 individui che facevano parte del Nurses Health Study e Professionals Follow-up Study) con tumore del colon-retto, con particolare attenzione ai campioni  che contenevano Fusobacterium nucleatum.

Il team ha scoperto che i partecipanti, che hanno seguito una dieta prudente – definita come un elevato apporto di verdure, frutta, cereali integrali e legumi – erano a un rischio significativamente più basso di cancro del colon-retto contenenti il batterio F. nucleatum, rispetto ai soggetti che non avevano seguito una dieta in stile occidentale. Su una media 26-32 anni di follow-up, ci sono stati 1.019 casi di cancro del colon-retto individuati tra i partecipanti.

I risultati suggeriscono che F. nucleatum può contribuire allo sviluppo del cancro del colon-retto, interferendo con il sistema immunitario e attivando die percorsi di crescita nelle cellule del colon“, ha sottolineato il professore Ogino.

I ricercatori sulla pubblicazione nella rivista “Jama Oncology“, affermano che F. nucleatum può giocare un ruolo nello sviluppo del cancro del colon-retto. Serviranno comunque studi su larga scala per approfondire la complessa relazione tra dieta, batteri intestinali e cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Diet and Risk of Colorectal Cancer Subtypes Classified by F nucleatum
Raaj S. Mehta, MD; et al.

Fonte: Dana-Farber Cancer Institute

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Piccolo aumento del zinco nella dieta ferma il deterioramento del DNA.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2017

Lo zinco è un minerale essenziale che supporta la crescita e lo sviluppo umano, così come aiuta a mantenere sano il sistema immunitario del corpo. I ricercatori del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland Research Institute (CHORI) in California suggeriscono che anche un piccolo aumento della assunzione di zinco al giorno può aiutare l’organismo a proteggere il suo DNA.

La quantità giornaliera di zinco, come raccomandato dal National Institutes of Health (NIH), è di 8 milligrammi per le donne e 11 milligrammi per gli uomini, anche se le linee guida variano a seconda dell’età.

zinco  Zinco

Il nuovo studio – pubblicata nel Journal of Clinical Nutrition – suggerisce che un apporto ulteriore piccolo come 4 milligrammi al giorno può avere un impatto positivo sulla salute cellulare, così come aiutare il corpo umano a combattere le infezioni. La rotture del DNA nei leucociti è stata ridotta con un aumento del zinco nella dieta, il che suggerisce che un modesto aumento di zinco riduce l’ “usura” giornaliera del DNA.

Questa è la prima volta che un piccolo aumento di zinco dietetico ha dimostrato di ridurre lo stress ossidativo e i danni al DNA.

Siamo stati piacevolmente sorpresi nel vedere che solo un piccolo aumento di zinco nella dieta può avere un impatto molto significativo sul metabolismo in tutto il corpo. Questi risultati presentano una nuova strategia per misurare l’impatto di zinco sulla salute e rafforzano l’evidenza che interventi alimentari di base possono migliorare carenze di micronutrienti in tutto il mondo.” – afferma il prof. Janet King

Leggi il full text dell’articolo:
A moderate increase in dietary zinc reduces DNA strand breaks in leukocytes and alters plasma proteins without changing plasma zinc concentrations
Sarah J Zyba, Swapna V Shenvi, David W Killilea, Tai C Holland, Elijah Kim, Adrian Moy, Barbara Sutherland,
Virginia Gildengorin, Mark K Shigenaga, and Janet C King
Am J Clin Nutr First published ahead of print December 21, 2016 doi: 10.3945/ajcn.116.135327

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Eccesso di zucchero accorcia la vita.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2017

Un eccessivo consumo di zuccheri aumenta il rischio di morte prematura. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Londra, pubblicato sulla rivista “Cell Reports“.

sugar   moscherino

Lo studio ha scoperto che l’azione di un gene, chiamato Foxo, viene inibita nelle mosche nutrite con un’elevata quantità di zucchero nella prima parte della loro vita, causando effetti a lungo termine.
Il gene Foxo è importante per la longevità in molte specie, inclusi lieviti, insetti, nematodi ed esseri umani. Anche se condotto su moscerini, spiegano i ricercatori, lo studio ha ricadute potenzialmente importanti anche per gli esseri umani perché il “gene della longevità” coinvolto è presente e attivo anche negli uomini.

Secondo i ricercatori l’abitudine di mangiare troppi zuccheri, quando persiste per molti anni di seguito, potrebbe lasciare il segno a lungo termine sulla nostra salute, accelerando i processi di invecchiamento.

Scarica e leggi il documento in full text:
Nutritional Programming of Lifespan by FOXO Inhibition on Sugar-Rich Diets
Adam J. Dobson, Marina Ezcurra, Charlotte E. Flanagan, Adam C. Summerfield, Matthew D.W. Piper, David Gems, Nazif Alic
Cell Reports, Vol. 18, Issue 2, p299–306 Published in issue: January 10, 2017

Fonte: University College of London

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Alzheimer: Un composto della cicoria riduce la perdita della memoria.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2017

La perdita di memoria è una caratteristica fondamentale della malattia di Alzheimer; ora i ricercatori del College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China hanno scoperto che un composto chiamato acido cicorico, naturalmente presente nel cicoria, può essere efficace nel ridurre la perdita di memoria nei malati di Alzheimer.

red-chicory

Lo studio, pubblicato su “The FASEB Journal“, rivela che i topi trattati con acido cicorico mostravano una migliore memoria nei test comportamentali, rispetto ai roditori che non avevano ricevuto il composto.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’acido cicorico ha proprietà antiossidanti, il che significa che si può ridurre o addirittura prevenire alcuni tipi di danno cellulare causati da stress ossidativo.
Secondo i ricercatori l’acido cicorico potrebbe proteggere da disturbi della memoria indotta da lipopolisaccaridi (LPS). Si tratta di molecole che sono state collegate a danni delle cellule cerebrali attraverso stress ossidativo e neuroinfiammazione. In particolare l’acido cicorico ha diminuito l’accumulo di proteine beta-amiloide indotte dal trattamento LPS. Le proteine beta-amiloide sono note per formare “placche” nelle cellule del cervello e sono considerate un precursore al morbo di Alzheimer.

I risultati suggeriscono che l’acido cicorico (composto naturale) potrebbe essere un “intervento terapeutico plausibile per le malattie neuroinfiammatorie correlate come il morbo di Alzheimer.” – afferma il prof. Xuebo Liu, of the College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China.

Leggi abstract dell’articolo:
Chicoric acid supplementation prevents systemic inflammation-induced memory impairment and amyloidogenesis via inhibition of NF-κB
Qian Liu, Yuwei Chen, Chun Shen, Yating Xiao, Yutang Wang, Zhigang Liu, and Xuebo Liu
FASEB J fj.201601071R; published ahead of print December 21, 2016, doi:10.1096/fj.201601071R

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Consumo di carne rossa aumenta il rischio di diverticolite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, USA, pubblicato sulla rivista “Gut“, collega il consumo di carne rossa ad un aumento del rischio di sviluppo della diverticolite.

La diverticolite è un disturbo relativamente comune che si verifica quando sacche sporgenti compaiono nel rivestimento dell’intestino. Queste tasche possono essere infettate o infiammate, portando a sintomi quali nausea e febbre, stipsi e/o diarrea, crampi, e dolori addominali.

meat       diverticulitis

Per indagare quali fattori dietetici sono coinvolti nello sviluppo della diverticolite i ricercatori si sono focalizzati sul consumo di carne, pollame, e pesce in 46.500 uomini inseriti nel Professionals Follow-up Study. I partecipanti erano di età compresa 40-75 anni quando hanno aderito allo studio tra il 1986-2012. Durante questo periodo (26 anni) sono stati 764 i casi di diverticolite. Dai risultati ottenuti è emerso che l’assunzione totale di carne rossa è associata ad un aumentato rischio di diverticolite.
La sostituzione di una porzione di carne rossa al giorno con il pesce o pollame porta ad una riduzione del rischio del 20% per la diverticolite.

I ricercatori spiegano che la carne rossa è collegata ad un aumento dei livelli di proteina C-reattiva e ferritina, che sono entrambi prodotti chimici infiammatori.
La carne rossa è stata anche collegata a malattie cardiovascolari, al cancro, e al diabete, condizioni in cui l’infiammazione gioca un ruolo chiave.

Leggi abstract dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men
Yin Cao, Lisa L Strate, Brieze R Keeley, Idy Tam, Kana Wu, Edward L Giovannucci, Andrew T Chan
Gut Published Online First: 9 January 2017 doi:10.1136/gutjnl-2016-313082

Fonte: NEJM Journal Watch

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Omega-3 in gravidanza riducono il rischio di asma.

Posted by giorgiobertin su gennaio 2, 2017

L’assunzione di integratori di acidi grassi omega-3 durante la gravidanza può ridurre il rischio di asma infantile di quasi un terzo, secondo un nuovo studio prospettico condotto dai ricercatori del Copenhagen University Hospital e dell’University of Waterloo.

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Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha scoperto che le donne (695 le partecipanti allo studio) a cui sono stati prescritti 2,4 grammi integratori omega-3 a catena lunga durante il terzo trimestre di gravidanza hanno ridotto rischio di asma nei propri figli di oltre il 30 per cento. Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, che includono l’acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), si trovano nei pesci di acqua fredda; la chiave sta nella regolazione della risposta immunitaria umana.

Lo studio ha utilizzato tecniche analitiche rapide sviluppate ed eseguite presso l’Università di Waterloo per misurare i livelli di EPA e DHA nel sangue di donne in gravidanza. La prole è stata monitorata per cinque anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Fish Oil–Derived Fatty Acids in Pregnancy and Wheeze and Asthma in Offspring.
Hans Bisgaard, Jakob Stokholm, Bo L. Chawes, Nadja H. Vissing, Elin Bjarnadóttir, Ann-Marie M. Schoos, Helene M. Wolsk, Tine M. Pedersen, Rebecca K. Vinding, Sunna Thorsteinsdóttir, Nilofar V. Følsgaard, Nadia R. Fink, Jonathan Thorsen, Anders G. Pedersen, Johannes Waage, Morten A. Rasmussen, Ken D. Stark, Sjurdur F. Olsen, Klaus Bønnelykke.
New England Journal of Medicine, 2016; 375 (26): 2530 DOI: 10.1056/NEJMoa1503734

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Composto del peperoncino contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su gennaio 2, 2017

La ricerca genetica ha permesso agli scienziati di classificare il cancro al seno in sottotipi, che rispondono in modo diverso a vari tipi di trattamento. Questi sottotipi sono classificati in base alla presenza o assenza di tre recettori che sono noti per promuovere il cancro al seno: estrogeni, progesterone, e il fattore di crescita epidermico recettore 2 (HER2).

Tuttavia, vi sono tipi di cancro che testano negativamente per HER2, così come per gli estrogeni e il progesterone – questa tipologia di tumore al seno è chiamata tumore triplo negativo.
Come alcuni studi hanno dimostrato il tumore triplo negativo è il più difficile da trattare.

Jalapeno peppers
Researchers say a compound in chili peppers could help slow a subtype of breast cancer

I ricercatori dell’Università della Ruhr di Bochum, in Germania, hanno testato l’effetto di un principio attivo che si trova comunemente nel peperoncino o pepe – chiamato capsaicina – su colture cellulari SUM149PT, che è un modello per il carcinoma mammario triplo negativo.

Dai risultati è emerso che le cellule tumorali trattate sono morte più lentamente. Inoltre, le cellule tumorali sono morte in grand e quantità, le rimanenti non erano in grado di muoversi velocemente come prima. Questo suggerisce che la loro capacità di metastatizzare è stata notevolmente ridotta.

Gli autori notano che un apporto di capsaicina attraverso il cibo o inalazione sarebbe sufficiente per trattare il cancro triplo negativo.

Leggi abstract dell’articolo:
Expression and functionality of TRPV1 in breast cancer cells
Weber LV, Al-Refae K, Wölk G, Bonatz G, Altmüller J, Becker C, Gisselmann G, Hatt H
Breast Cancer: Targets and Therapy 2016, 8:243-252

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Individuato l’ormone responsabile dell’obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine di Stanford (Usa), coordinati da Brian J. Feldman, hanno individuato un ormone che favorisce lo sviluppo dell’obesità. Si tratta di Adamts1, una sostanza rilasciata dalle cellule adipose mature, che induce le staminali a differenziarsi in cellule di grasso.

feldman
Brian Feldman and his colleagues conducted a series of experiments that led to the discovery of a hormone that they believe triggers the production of more fat cells in the body. Norbert von der Groeben

Per identificare il ruolo di Adamts1 e capire come funziona, il team di Feldman ha condotto una serie di esperimenti che utilizzano cellule di grasso e loro precursori in vitro, seguiti da studi effettuati su topi e sull’uomo. Gli scienziati hanno constatato che lo stress e un’alimentazione ipercalorica stimolano la produzione di Adamts1, aumentando il rischio di sviluppare l’obesità.

I risultati dello studio non escludono la possibilità che altri ormoni, non ancora scoperti, influenzino le cellule di grasso ‘a maturare’; tuttavia, Adamts1 è probabilmente uno dei più importanti. “Ci può essere un gruppo di regolatori, ma la potenza di Adamts1 suggerisce che si tratta di un segnale dominante, e gioca un fattore molto importante” – afferma il prof. Feldman.
Gli scienziati vogliono ora capire se Adamts1 possa in qualche modo essere usato come bersaglio per farmaci anti-obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
A glucocorticoid- and diet-responsive pathway toggles adipocyte precursor cell activity in vivo
BY JANICA C. WONG, KATHERINE C. KRUEGER, MARIA JOSÉ COSTA, ABHISHEK AGGARWAL, HONGQING DU, TRACEY L. MCLAUGHLIN, BRIAN J. FELDMAN
SCI. SIGNAL.25 OCT 2016 : RA103

Fonte: Stanford University School of Medicine di Stanford

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Additivi alimentari possono causare il cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2016

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Cancer Research” gli emulsionanti che vengono aggiunti ai cibi più elaborati per favorirne la consistenza e prolungarne la durata, possono alterare i batteri intestinali in un modo da promuove l’infiammazione intestinale e conseguente cancro colorettale.

Lo studio da parte di un team di ricercatori della Georgia State University ha dimostrato che basse concentrazioni di due emulsionanti comuni – carbossimetilcellulosa e polisorbato-80 – induce un basso grado di infiammazione e obesità. Al contrario è stato trovato che un’assunzione di emulsionanti altera gravemente la composizione della flora intestinale, e lo fa in modo tale da promuovere l’infiammazione e crea un ambiente favorevole per lo sviluppo del cancro.
Non solo gli emulsionanti hanno alterato l’ambiente microbiotico in un modo da favorire l’infiammazione, ma anche hanno cambiato l’equilibrio tra proliferazione cellulare e morte cellulare, che favorisce lo sviluppo del tumore.

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Gli emulsionanti quindi inducono alterazioni del microbioma. Queste alterazioni sono necessarie e sufficienti per cambiare l’equilibrio nelle cellule epiteliali intestinali. Variazioni nelle cellule epiteliali si pensa provochino la comparsa e lo sviluppo di tumori.

Ricordiamo che gli emulsionanti sono detergenti, molecole aggiunte ai prodotti alimentari trasformati, e sono utilizzati per aiutare l’acqua a mescolarsi con l’olio, dando all’alimento trasformato una consistenza liscia.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary emulsifier-induced low-grade inflammation promotes colon carcinogenesis
Emilie Viennois, Didier Merlin, Andrew T. Gewirtz and Benoit Chassaing
Cancer Research DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-16-1359 Published 7 November 2016

Fonte: Georgia State University

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AHA/ACC: Linee guida nutrizionali per ridurre il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista “Circulation“, a cura dell’American Heart Association Nutrition Committee of the Council on Lifestyle and Cardiometabolic Health le linee guida nutrizionali per ridurre il rischio cardiovascolare.

aha-acc-logo

Scarica e leggi il documento in full text:
Recommended Dietary Pattern to Achieve Adherence to the American Heart Association/American College of Cardiology (AHA/ACC) Guidelines: A Scientific Statement From the American Heart Association
Linda Van Horn, Jo Ann S. Carson, Lawrence J. Appel, Lora E. Burke, Christina Economos, Wahida Karmally, Kristie Lancaster, Alice H. Lichtenstein, Rachel K. Johnson, Randal J. Thomas, Miriam Vos, Judith Wylie-Rosett and Penny Kris-Etherton
Circulation. 2016;CIR.0000000000000462, originally published October 27, 2016 – http://dx.doi.org/10.1161/CIR.0000000000000462

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Carenza di vitamina B in gravidanza associata a rischio diabete tipo 2 nella prole.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2016

I bambini nati da madri che avevano carenza di vitamina B12 durante la gravidanza possono essere a maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 ed altri disordini metabolici. Ad affermarlo un nuovo studio della University of Warwick Medical School nel Regno Unito, presentato alla Society for Endocrinology annual conference in corso a Brighton, UK 07 November 2016 – 09 November 2016.

La vitamina B12 è una vitamina solubile in acqua naturalmente presente nei prodotti di origine animale, come il latte, le uova, formaggio, carne, pollame e pesce. E’ anche disponibile come integratore alimentare ed è stato aggiunto ad alcuni prodotti non di origine animale, come i cereali per la colazione.

vitaminab12

I ricercatori hanno dimostrato che le donne con livelli bassi di vitamina B12 durante la gravidanza (meno di 150 picomoli per litro), hanno più probabilità di avere un indice di massa corporea più elevato ( BMI ) ed avere bambini a basso peso alla nascita con elevato colesterolo.
Inoltre, la ricerca ha dimostrato che questi bambini hanno una maggiore resistenza all’insulina durante l’infanzia, aumentando il rischio per il diabete di tipo 2. In particolare hanno più probabilità di avere livelli di leptina (ormone delle cellule di grasso) più elevati di quelli normali, con conseguente aumento del rischio di diabete di tipo 2 e di altri disturbi metabolici. E’ probabile che bassi valori di vitamina B12 spingano l’accumulo di grasso nel feto, e questo porta ad un aumento della leptina.

Se i risultati saranno confermati, il team afferma che potrebbero essere riviste le attuali raccomandazioni per la vitamina B12 durante la gravidanza.

Leggi abstract dell’articolo:
Low maternal B12 associates with higher leptin in maternal adipose tissue, placental tissue and cord blood
Antonysunil Adaikalakoteswari, Manu Vatish, Ilona Goljan & Ponnusamy Saravanan
Endocrine Abstracts (2016) 44 P188 | DOI:10.1530/endoabs.44.P188

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Una molecola nella carne rossa aumenta il rischio di tumori.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2016

I ricercatori della UC Davis School of Medicine e Xiamen University School of Medicine hanno trovato che Neu5Gc, una molecola di acido sialico di zucchero, non umana comune nella carne rossa, aumenta il rischio di formazione di tumori negli esseri umani, si trova in maniera prevalente negli organi di maiale, con concentrazioni crescenti anche se gli organi sono cotti.

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La ricerca, pubblicata sulla rivista “Glycoconjugate Journal“, suggerisce che Neu5Gc può costituire un pericolo per la salute specialmente tra coloro che consumano regolarmente carne suina. Neu5Gc si trova naturalmente sulla superficie delle cellule nella maggior parte dei mammiferi, ma non nell’uomo.
Precedenti studi avevano dimostrato che quando Neu5Gc è incorporato nei tessuti umani, il sistema immunitario riconosce la molecola come una minaccia esterna, producendo anticorpi per contrastarla. Il consumo ripetuto di queste carni poi provoca l’infiammazione cronica, che è stato riconosciuto aumenta i rischi di formazione di tumori. Neu5Gc è stato inoltre collegato al cancro e a malattie infiammatorie cardiovascolari, tra cui alcune infezioni batteriche.

Siamo rimasti piuttosto sorpresi che carni di organi provenienti da maiali hanno un allarmante alti livelli di Neu5Gc“, ha detto il professore Frederic A. Troy.

Questo è il primo studio che trova Neu5Gc a livelli sostanzialmente più elevati negli organi di maiale, tra cui la milza, polmoni, cuore, reni, fegato, muscolo scheletrico, e che la cottura della carne aggrava la situazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Developmental changes in the level of free and conjugated sialic acids, Neu5Ac, Neu5Gc and KDN in different organs of pig: a LC-MS/MS quantitative analyses
Suna JiFang WangYue ChenChangwei YangPanwang ZhangXuebing Zhang Frederic A. Troy
Glycoconj J (2016). doi:10.1007/s10719-016-9724-9

Fonte: UC Davis School of Medicine

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Il Mango, previene obesità e diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2016

I ricercatori dell’Oklahoma State University di Stillwater (Usa), in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Nutrition” hanno trovato che il consumo quotidiano di mango aiuta a prevenire la disbiosi o dismicrobismo, ossia l’alterazione della flora batterica intestinale causata dal consumo eccessivo di grassi.

mango

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi e gli studiosi hanno osservato che il consumo elevato del frutto esotico aveva protetto i roditori dalla disbiosi. I topi che ne avevano consumato quotidianamente dosi ingenti, infatti, non presentavano l’alterazione della flora intestinale e la perdita dei batteri buoni che sono generalmente associate alle diete ricche di grassi. Di conseguenza, erano meno esposti al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e obesità, che vengono favoriti dallo squilibrio della flora batterica.

Il mango è una buona fonte di fibre, che proteggono dalla disbiosi intestinale provocata dalle diete ricche di grassi. Inoltre, studi precedenti hanno dimostrato che il frutto ha proprietà anti-obesità e ipoglicemiche” – afferma il professor Edralin A. Lucas. “I risultati di questo studio condotto sugli animali dimostrano che aggiungere il mango alla dieta potrebbe aiutare a mantenere l’intestino in salute e a tenere sotto controllo la presenza dei batteri benefici. Ma è necessario condurre ulteriori ricerche per verificare se questi effetti possono essere osservati anche negli esseri umani“.

Leggi abstract dell’articolo:
Mango Supplementation Modulates Gut Microbial Dysbiosis and Short-Chain Fatty Acid Production Independent of Body Weight Reduction in C57BL/6 Mice Fed a High-Fat Diet
Babajide Ojo, Guadalupe Davila El-Rassi, Mark E Payton, Penelope Perkins-Veazie, Stephen Clarke, Brenda J Smith, and Edralin A Lucas
J. Nutr. jn226688; first published online June 29, 2016. doi:10.3945/jn.115.226688

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Il mango contro obesità, tumori e costipazione.

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