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Posts Tagged ‘immunologia’

Terapia genica direttamente nel cervello per trattare le malattie neurodegenerative.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2017

Le cellule immunitarie che difendono il sistema nervoso centrale (la cosiddetta microglia) hanno un ruolo chiave in molte malattie neurodegenerative. Uno studio pubblicato sulla rivista “Science Advances“, condotto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) dell’Ospedale San Raffaele e del Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard, mostra per la prima volta l’efficacia di una nuova tecnica di trapianto di terapia genica che mira a ripopolare il cervello con nuove cellule immunitarie geneticamente modificate.

gene-therapy-mouse
Image of a mouse brain that received a direct transplantation of hematopoietic stem cells. The image reveals the transplanted cells (green) rapidly engrafted and gave rise to new cells (also green) that have widely distributed throughout the entire brain.
Credit: Biffi lab / Dana-Farber/Boston Children’s Cancer and Blood Disorders Center

La nuova tecnica consiste nel prelevare le cellule staminali ematopoietiche malate dal midollo osseo del paziente; correggere in laboratorio il difetto genetico e trapiantarle nuovamente. Non endovena, come avviene spesso, ma direttamente nel cervello, nei cosiddetti ventricoli cerebrali, delle cavità poste in profondità nel cervello nelle quali circola il liquor cerebrospinale. Qui, le cellule staminali sono in grado sia di produrre le sostanze carenti o assenti a causa della patologia sia di trasformarsi in cellule della microglia.

Trapiantare le cellule nei ventricoli cerebrali accelera il processo di attecchimento e potrebbe diventare un’opzione terapeutica valida anche per chi mostra già i primi sintomi“, spiega la prof.ssa Alessandra Biffi coordinatrice dello studio.

Una vera e propria rivoluzione nell’approccio al trattamento delle malattie del sistema nervoso centrale e dei disturbi neurodegenerativi.

Leggi abstract dell’articolo:
Intracerebroventricular delivery of hematopoietic progenitors results in rapid and robust engraftment of microglia-like cells
BY ALESSIA CAPOTONDO, RITA MILAZZO, JOSE M. GARCIA-MANTEIGA, ELEONORA CAVALCA, ANNITA MONTEPELOSO, BRIAN S. GARRISON, MARCO PEVIANI, DERRICK J. ROSSI, ALESSANDRA BIFFI
Science Advances 06 Dec 2017: Vol. 3, no. 12, e1701211 DOI: 10.1126/sciadv.1701211

Fonte: Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute

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Fatta luce su una proteina soppressiva del tumore nelle metastasi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2017

Un nuovo studio condotto presso il Vib-KU Leuven Center for Cancer Biology in Belgio ha etichettato la proteina Caveolin-1 come un elemento importante nella lotta contro il cancro. Molti progetti di ricerca hanno già implicato questa proteina in entrambe le funzioni tumorale-promotrice e soppressiva, ma il suo ruolo esatto non è mai stato ben chiarito. Esaminando i macrofagi nei siti delle metastasi, gli scienziati hanno ora descritto per la prima volta il ruolo di “sorveglianza anti-metastatica” di Caveolin-1 (Cav1).

Cell-Report-cover

Il team descrive per la prima volta il meccanismo di Caveolin-1 nei macrofagi metastatici. Hanno visto che la sovraregolazione di questa proteina nell’ambiente polmonare ostacola chiaramente la crescita metastatica.
Il Prof. Mazzone afferma: “Un risultato sorprendente, poiché i macrofagi sono tradizionalmente associati alla progressione del cancro. Ma allo stesso tempo, la funzione anti-metastatica e di pattugliamento di Caveolin-1 ha un senso quando si considera la rilevanza del sistema immunitario nei polmoni come la prima barriera contro agenti patogeni (inalati) e corpi esterni. Si potrebbe dire che Caveolin-1 è un guardiano: l’alta espressione può proteggere il corpo da corpi estranei e malattie, mentre la downregulation è prometastatica“.

Studi precedenti avevano già associato la perdita di Caveolin-1 con una proliferazione più aggressiva – e esiti peggiori per il paziente – in diversi tipi di cancro. Le scoperte del Prof. Mazzone confermano direttamente il suggerimento che questa proteina possa produrre prospettive terapeutiche promettenti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Loss of Caveolin-1 in metastasis-associated macrophages drives lung metastatic growth through increased angiogenesis
Ward Celus, Giusy Di Conza, Ana Isabel Oliveira, Manuel Ehling, Bruno M. Costa, Mathias Wenes, Massimiliano Mazzone,
Cell Reports Volume 21, Issue 10, p2842–2854, 5 December 2017

Fonte: Vib-KU Leuven Center for Cancer Biology Belgium

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Nuovo approccio blocca la crescita del tumore.

Posted by giorgiobertin su dicembre 1, 2017

Il paradosso della crescita del tumore è quello che uccidere le cellule tumorali a volte può causare la diffusione di più cellule tumorali. Questo si verifica perché i detriti cellulari lasciati dalla morte delle cellule tumorali scatenano una risposta infiammatoria da parte del nostro sistema immunitario (citochine pro-tumorigeniche pro-infiammatorie), che a sua volta stimola la produzione di più cellule cancerose.
Un nuovo studio condotto da un team internazionali di ricercatori coordinati dal Brigham and Women’s Hospital e dalla Harvard Medical School ha scoperto che i resolvins – composti naturalmente secreti dal nostro corpo per fermare la risposta infiammatoria – possono impedire ai tumori di crescere quando tale crescita è indotta dai rifiuti cellulari.

Resolvins

Negli esperimenti, dei detriti cellulari provenienti da trattamenti citotossici con farmaci sono stati iniettati nei topi. I roditori contenevano già alcune cellule tumorali, ma queste non erano sufficienti a promuovere la crescita del tumore da sole. L’iniezione dei detriti cellulari ha stimolato la diffusione delle cellule tumorali e aumentato la loro capacità di far crescere i tumori. La crescita tumorale indotta da detriti è stata vista sia in vivo che nelle cellule in coltura.
I detriti sono interpretati dal tessuto come segnale di lesioni e il sistema immunitario stimola guarigione e la rigenerazione.

I nostri studi“, spiega il prof. Sui Huang, “insieme ad altri, mostrano che la terapia tradizionale del cancro può essere una” lama a doppio taglio “, in cui lo stesso trattamento usato per curare il cancro sta anche aiutandolo a sopravvivere e crescere“. “E’ questa la principale ragione del fallimento delle terapie antitumorali“.

Il trattamento con resolvin ha fermato la crescita tumorale indotta da detriti ed ha bloccato la diffusione delle cellule tumorali. Inoltre, i resolvins hanno potenziato l’attività di vari farmaci anti-cancro, rendendoli più efficaci nella loro lotta contro i tumori. I resolvins sono “un prodotto naturale del tessuto che funge da segnale di arresto per il termine del processo infiammatorio“, hanno detto gli autori.

Questi composti chimici sono stati, infatti, scoperti in uno studio condotto da uno degli autori dello studio il prof. Charles N. Serhan alcuni anni fa. Gli autori rilevano che i resolvin sono già stati testati clinicamente per le loro proprietà terapeutiche anche in altre malattie.

Il prof. Sui Huang afferma: “Mirare ai percorsi resolvin fornisce un approccio completamente nuovo, non tossico e non immunosoppressivo alla terapia del cancro“.

Leggi abstract dell’articolo:
Resolvins mediate clearance of tumor cell debris
Megan L. Sulcine, Charles N. Serhan,…..Mark W. Kieran, Sui Huang, Dipak Panigrahy
Journal of Experimental Medicine DOI: 10.1084/jem.20170681 | Published November 30, 2017

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Cellule tumorali rese visibili e bloccate dal sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2017

Rendere le cellule tumorali visibili al sistema immunitario, che riesce così a bloccarne lo sviluppo. Sono questi i risultati della ricerca condotta dall’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo, in collaborazione con l’Università di Torino e pubblicati sulla rivista “Nature“.

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Sappiamo –spiega il prof. Alberto Bardelliche molti tipi di neoplasie riescono a mascherarsi e, eludendo i meccanismi di difesa, si diffondono nell’organismo. Ci siamo chiesti come affrontare questo problema partendo dalla cellula tumorale, per poi vederne gli effetti sul sistema immunitario. Abbiamo ipotizzato che inattivando il processo di riparazione del DNA di una cellula si inducessero nuove mutazioni, alcune di queste dette ‘neoantigeni’, riconoscibili come estranee e quindi attaccabili dal sistema immunitario“.
“Usando un’innovativa tecnologia genetica, abbiamo costretto cellule di tumori del colon e del pancreas ad uscire allo scoperto e a diventare un bersaglio da aggredire e neutralizzare per le cellule del sistema immunitario“.

Si tratta di un successo ottenuto in laboratorio, su linee cellulari trasferite poi su modelli animali fondamentali per avvalorare la nostra ipotesi. La strada per arrivare al letto dei pazienti è appena iniziata e il traguardo non imminente, ma si apre un nuovo percorso che potrà un giorno costringere tumori, capaci di nascondersi ai radar-controllori, a rendersi visibili e individuabili per poter essere debellati.

Dove potrà portare questa scoperta? “E’ presto per dirlo – afferma Bardelli – ma stiamo studiando se farmaci antitumorali, che come effetto collaterale causano danni al DNA, provocano la formazione di neoantigeni che possono risvegliare il sistema immunitario. Abbiamo già in mente potenziali candidati e stiamo lavorando anche con l’Istituto Nazionale dei Tumori, il Niguarda Cancer Center e l’Università di Milano per verificare la nostra ipotesi per futuri sviluppi clinici” – conclude il prof. Bardelli.

Leggi abstract dell’articolo:
Inactivation of DNA repair triggers neoantigen generation and impairs tumour growth
Giovanni Germano, Simona Lamba[…]Alberto Bardelli
Nature Published online:29 November 2017 doi:10.1038/nature24673

Fonte: Università di Torino

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Scoperto nuovo meccanismo che impedisce ai macrofagi di combattere il tumore.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

Un nuovo meccanismo che impedisce ai macrofagi, le più importanti cellule “spazzine” dell’organismo, di fagocitare e distruggere le cellule tumorali è stato identificato da un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine. La scoperta, descritta su “Nature Immunology“, promette di ampliare e rendere più efficace l’immunoterapia contro il cancro.

macrophage

I macrofagi sono globuli bianchi che si trovano in quasi tutti i tessuti del corpo e che fanno parte del cosiddetto sistema immunitario innato. Oltre a distruggere batteri, virus e cellule morte, possono riconoscere alcune proteine anomale presenti sulla superficie delle cellule tumorali e quindi fagocitarle.
Nel nuovo studio, è stato scoperto che molte cellule cancerose esprimono sulla loro superficie alti livelli di una proteina, chiamata CD47, che invia ai macrofagi una segnale che ne blocca la loro azione, una sorta di “non mangiarmi”. In particolare CD47 si lega a una proteina chiamata SIRPalpha sulla superficie dei macrofagi, inibendo la loro capacità di uccidere le cellule tumorali.

Lo studio condotto sugli animali hanno mostrato che la somministrazione di un anticorpo anti-CD47, che blocca il segnale, migliora la capacità dei macrofagi di uccidere le cellule tumorali, tanto che sono in corso studi clinici di fase I per verificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento negli esseri umani.
Questa scoperta apre la strada allo sviluppo di terapie che blocchino questa via di fuga delle cellule tumorali dalla distruzione da parte dei macrofagi.

Leggi abstract dell’articolo:
Engagement of MHC class I by the inhibitory receptor LILRB1 suppresses macrophages and is a target of cancer immunotherapy
Amira A. Barkal, Kipp Weiskopf, Kevin S. Kao, …, Robin Z. Cheng, James Y. Chen, Layla J. Barkal, Aaron M. Ring, Irving L. Weissman & Roy L. Maute
Nature Immunology Published online: 27 November 2017

Fonte: Stanford University School of Medicine – Le Scienze

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Ecco come i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 24, 2017

I ricercatori del Ludwig Cancer Research hannop scoperto il meccanismo chiave attraverso il quale i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia ed hanno dimostrato come tale resistenza possa essere superata con farmaci attualmente in fase di sviluppo.

nature_communications

È noto da tempo che le radiazioni inducono una infiammazione, e abbiamo dimostrato nei nostri lavori precedenti che ciò avviene attraverso un sensore molecolare trovato nelle cellule conosciute come stimolatore dei geni di interferone, o STING“, afferma il prof. Ralph Weichselbaum.

Quello che abbiamo dimostrato in questo studio preclinico è che se si blocca l’afflusso delle cellule MDSC, – particolari cellule immunitarie soppressive conosciute come cellule soppressorie derivate da mieloidi monocitiche (M-MDSCs) attivate da STING/Type 1, è possibile, in larga misura, prevenire la resistenza alla radioterapia“, afferma Weichselbaum. “Il nostro studio attuale è di immediata rilevanza per la radioterapia, ma pensiamo che possa avere anche implicazioni significative per la chemioterapia e l’immunoterapia“.

In particolare, negli esperimenti sui topi la distruzione dei tumori è stata significativamente aumentata quando la radioterapia è stata erogata insieme ad un farmaco attivante STING e anticorpi anti-CCR2 (recettore della superficie cellulare). Le aziende farmaceutiche stanno sviluppando farmaci attivanti STING per la terapia del cancro e uno è attualmente in fase di valutazione in studi clinici in combinazione con il blocco del checkpoint, un tipo di immunoterapia che potenzia l’attacco delle cellule T su determinati tipi di tumori.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi full text dell’articolo:
Host STING-dependent MDSC mobilization drives extrinsic radiation resistance
Hua Liang, Liufu Deng[…]Ralph R. Weichselbaum
Nature Communications 8, Article number: 1736 (2017) doi:10.1038/s41467-017-01566-5 Published online: 23 November 2017

Fonte: Ludwig Cancer Research

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Trovata la chiave per rigenerare i vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

I ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno identificato una via di segnalazione essenziale per l’angiogenesi, la crescita di nuovi vasi sanguigni da vasi preesistenti.

Lo studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” potrebbe perfezionare le attuali strategie per migliorare il flusso sanguigno nel tessuto ischemico, come quello riscontrato nell’aterosclerosi e nella malattia vascolare periferica associata al diabete.

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La nostra ricerca mostra che la formazione di vasi sanguigni pienamente funzionali richiede l’attivazione della proteina chinasi Akt da una proteina chiamata R-Ras, e questo meccanismo è necessario per la formazione della struttura di un vaso sanguigno.” dice il prof. Masanobu Komatsu.”I risultati sono importanti perché gettano nuova luce sul processo biologico necessario per aumentare il flusso di sangue nei tessuti ischemici”.
Il nostro prossimo passo è lavorare per promuovere la segnalazione combinata di Akt negli studi clinici, spingendo l’attivazione di R-Ras attraverso la terapia genica o farmacologicamente in parallelo con la terapia VEGF – fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF)“, dice Komatsu.

Scarica e leggi il documento in full text:
R-Ras-Akt axis induces endothelial lumenogenesis and regulates the patency of regenerating vasculature
Fangfei Li, Junko Sawada & Masanobu Komatsu
Nature Communications 8, Article number: 1720 (2017) Published online: 23 November 2017 doi:10.1038/s41467-017-01865-x

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Scoperto meccanismo utilizzato dalle cellule tumorali per disattivare le cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su novembre 21, 2017

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Ontario State University Comprehensive Cancer Center – James Cancer Hospital e Solove Research Institute (OSUCCC – James) identifica una sostanza rilasciata da cellule tumorali pancreatiche che le protegge dagli attacchi delle cellule immunitarie chiamate macrofagi.

GDF15 

Lo studio ha rilevato che la sostanza, chiamata Gdf-15 (growth and differentiation factor 15), potrebbe essere necessaria per lo sviluppo dei tumori pancreatici precoci. La ricerca ha anche rivelato che una molecola siglata NF-kappa-B (NF-kB) aiuta le cellule tumorali a produrre Gdf-15. Quando i macrofagi assumono il Gdf-15, questo impedisce loro di produrre ossido di azoto [nitric oxide (NO)] e fattore di necrosi tumorale (TNF), due sostanze chimiche che vengono rilasciate per uccidere le cellule tumorali.

Riteniamo che questo meccanismo per il disarmo dei macrofagi si sviluppi presto nelle cellule tumorali, consentendo ai piccoli tumori di sopravvivere e crescere“, dice il principale investigatore Denis Guttridge
i nostri risultati rivelano che NF-kB è responsabile della sintesi e della secrezione di GDF-15 dalle cellule tumorali pancreatiche e che GDF-15 inibisce quindi l’attività di NF-kB nei macrofagi e li blocca impedendo loro di uccidere le cellule del tumore ” – puntualizza il prof. Guttridge.

I risultati sono riportati sulla rivista “Journal of Clinical Investigation“.

Leggi abstract dell’articolo:
NF-κB regulates GDF-15 to suppress macrophage surveillance during early tumor development
Nivedita M. Ratnam … David J. Wang, Denis C. Guttridge
J Clin Invest. 2017;127(10):3796-3809. doi:10.1172/JCI91561.

Fonte: Ontario State University Comprehensive Cancer Center

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Scoperto composto contro le malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su novembre 20, 2017

I ricercatori della University of Colorado Builder hanno sviluppato un potente composto che potrebbe un giorno rivoluzionare il trattamento delle malattie autoimmuni inibendo una proteina strumentale che sollecita il corpo ad iniziare ad attaccare il suo stesso tessuto.

Si ricorda che le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, lo scleroderma e il lupus, si ha una risposta immunitaria eccessiva che porta a dolore, infiammazione, disturbi della pelle e altri problemi di salute cronici.

nchembio-v13-n11

Abbiamo scoperto una chiave per bloccare questa proteina in uno stato di riposo“, ha detto Hang Hubert Yin, professore di biochimica presso il BioFrontiers Institute e autore principale dello studio, pubblicato su “Nature Chemical Biology“. “Questo potrebbe essere un cambio di paradigma“. Per anni, gli scienziati hanno sospettato che una proteina chiamata recettore Toll-like 8 (TLR8) svolga un ruolo chiave nella risposta immunitaria innata. Quando avverte la presenza di un virus o di un batterio, passa attraverso una serie di passaggi per trasformarsi dal suo stato passivo a attivo, innescando una cascata di segnali infiammatori per combattere l’invasore straniero. Quando la risposta è eccessiva si arriva alla malattia.

Il nuovo studio dimostra che una molecola chiamata CU-CPT8m si lega e inibisce TLR8 ed esercita “potenti effetti anti-infiammatori” sul tessuto di pazienti con artrite, artrosi e malattia di Still, una rara malattia autoimmune.

Leggi abstract dell’articolo:
Small-molecule inhibition of TLR8 through stabilization of its resting state
Shuting Zhang, Zhenyi Hu, Hiromi Tanji, Shuangshuang Jiang, Nabanita Das, Jing Li, Kentaro Sakaniwa, Jin Jin, Yanyan Bian, Umeharu Ohto, Toshiyuki Shimizu & Hang Yin
Nature Chemical Biology Published online: 20 November 2017 doi:10.1038/nchembio.2518

Fonte: University of Colorado Builder

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Terapia genetica fa regredire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Un team congiunto di ricercatori italiani e statunitensi, rispettivamente dell’Università Statale di Milano, dell’Università di Harvard e dell’ospedale pediatrico di Boston, hanno condotto con successo una sperimentazione il cui risultato ha stupito gli stessi scienziati. Grazie ad un mix di terapia genica e cellule staminali, infatti, i ricercatori sono riusciti a far regredire nei topi il diabete di tipo 1, la forma nella quale il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulle pagine della rivista “Science Translational Medicine“, sono estremamente importanti.


Un passo avanti nella cura del diabete di tipo 1: intervista a Paolo Fiorina

Le cellule staminali del sangue prelevate dal topo sono state modificate geneticamente in modo da aumentare la produzione della proteina PD-L1, i cui livelli sono bassi negli individui con il diabete di tipo 1. Una volta modificate, le cellule sono state reintrodotte mediante l’iniezione di un virus carrier (reso inoffensivo) ed hanno così raggiunto il pancreas, l’organo in cui si trovano le isole pancreatiche, le “fabbriche” dell’insulina. La procedura, relativamente semplice da attuare, ha consentito al team di ripristinare la normale produzione dell’ormone peptidico.

La forza di questo approccio è la virtuale mancanza di controindicazioni, perché si usano cellule dei pazienti stessi, per di più sicure e già ampiamente sfruttate in clinica come le staminali ematopoietiche“, aggiunge il prof. Fiorina (video). I ricercatori confidano di poter replicare il risultato anche nell’uomo, con test clinici previsti già nei prossimi 2-4 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
PD-L1 genetic overexpression or pharmacological restoration in hematopoietic stem and progenitor cells reverses autoimmune diabetes
Moufida Ben Nasr, Sara Tezza, Francesca D’Addio, Chiara Mameli, Vera Usuelli, Anna Maestroni, Domenico Corradi,…
Science Translational Medicine 15 Nov 2017: Vol. 9, Issue 416, eaam7543 DOI: 10.1126/scitranslmed.aam7543

Fonte: Università Statale di Milano    –  University of Harvard

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Un farmaco antiparassitario combatte il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

I ricercatori sul cancro dell’University of Bergen (UiB) hanno sperimentato centinaia di farmaci noti, per vedere come riuscivano ad influenzare le cellule tumorali. Hanno scoperto che una sostanza utilizzata contro parassiti come Giardia (un protozoo flagellato responsabile di un’affezione intestinale) e Tenia (un parassita pluricellulare appartenente alla categoria dei vermi intestinali), agisce come medicina su misura contro il cancro alla prostata e al colon.

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Abbiamo scoperto che questa sostanza specifica blocca la via di segnalazione nelle cellule tumorali e le fa smettere di crescere. Non è frequente che i ricercatori scoprano una sostanza che agisce sulle molecole specifiche esattamente come questa“, afferma il professor Karl-Henning Kalland.

I ricercatori hanno visto che le cellule nel cancro della prostata e del colon contengono elevate quantità di beta-catenina attivata. L’attivazione di questa proteina fa sì che le cellule vadano in giro e si dividano ad un ritmo alto. Inoltre, la beta-catenina rende le cellule tumorali più resistenti e più capaci di sopravvivere. Il team ha scoperto che una sostanza NTZ (nitazoxanide), un farmaco antiparassitario ben noto e approvato, decompone la beta-catenina attivata.

NTZ attacca le cellule tumorali ostacolando la beta-catenina attivata. Questo ostacolo stimola il sistema immunitario, che attacca le cellule tumorali.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Chemical Biology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Small molecule promotes β-catenin citrullination and inhibits Wnt signaling in cancer
Yi Qu, Jan Roger Olsen, Xing Yuan, Phil F Cheng, Mitchell P Levesque, Karl A Brokstad, Paul S Hoffman, Anne Margrete Oyan, Weidong Zhang, Karl-Henning Kalland & Xisong Ke
Nature Chemical Biology Published online: 30 October 2017 doi:10.1038/nchembio.2510

Fonte: University of Bergen

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Linee guida USA sulle riniti allergiche stagionali.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Annals of Allergy, Asthma & Immunology” a cura della Joint Task Force on Practice Parameters (Jtfpp), le linee guida sul trattamento della rinite allergica (AR) stagionali negli adulti e nei bambini.

riniti-allergiche

Il documento aggiorna quello pubblicato nel 2008. Le nuove linee guida hanno lo scopo di migliorare la cura dei pazienti affetti da AR a seguito dell’introduzione di nuovi approcci di trattamento, mirando a contenere i costi non necessari.

Treatment of seasonal allergic rhinitis
Dykewicz, Mark S. et al.
Annals of Allergy, Asthma & Immunology Published online:November 02, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.anai.2017.08.012

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Cancro al colon-retto: nuovi possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

I ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York City e del Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno sviluppato un nuovo sistema in tre fasi che utilizza la medicina nucleare per mirare ed eliminare il cancro del colon-retto.
In questo studio condotto su un modello di topi, i ricercatori hanno raggiunto un tasso di cura del 100%, senza effetti tossici correlati al trattamento.
Lo studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine“.

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Fino ad ora la radioimmunoterapia (terapia mirata) di tumori solidi che impiega radionuclidi mirati ad anticorpi, ha avuto un limitato successo terapeutico. La nuova ricerca porta alcune novità sostanziali nei parametri di trattamento.
Nello studio la glicoproteina A33 (GPA33), un antigene trovato su oltre il 95 per cento dei tumori cancerogeni umani primari e metastatici, è mirata con un anticorpo bispecifico per l’antigene del tumore A33 e un secondo anticorpo un aptene radioattivo (molecola a basso peso molecolare che funge da carrier  ed è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici ), un complesso di lutetium-177 (177Lu) e S-2- (4-aminobenzil) 1,4,7,10-tetraazaciclododecano tetraacetico (177Lu-DOTA-Bn).
Tutti gli animali trattati DOTA-pretargeted radioimmunotherapy (PRIT) hanno tollerato bene il trattamento e c’è stata una remissione del tumore del 100%.
I risultati suggeriscono che l’anti-GPA33-DOTA-PRIT può essere un potente radioimmunoterapico per tumori del cancro colorettale GPA33 positivo negli esseri umani.

Le applicazioni di questo protocollo di trattamento della medicina nucleare potrebbero estendersi anche ad altri tumori.

Leggi il full text dell’articolo:
Curative Multicycle Radioimmunotherapy Monitored by Quantitative SPECT/CT-Based Theranostics, Using Bispecific Antibody Pretargeting Strategy in Colorectal Cancer
Sarah M. Cheal, Edward K. Fung, Mitesh Patel, Hong Xu, Hong-fen Guo, Pat B. Zanzonico, Sebastien Monette, K. Dane Wittrup, Nai-Kong V. Cheung and Steven M. Larson.
J Nucl Med November 1, 2017 vol. 58 no. 11 1735-1742

Fonte: Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging

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Attività cellulare e limiti dell’immunoterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 31, 2017

I ricercatori dell’University of Michigan hanno scoperto un processo sorprendente all’interno di una cellula immunitaria chiave che può aiutare a spiegare le limitazioni dell’immunoterapia come trattamento per il cancro.

Le cellule T regolatori, o le cellule Treg, funzionano all’interno del sistema immunitario per sopprimere la funzione immunitaria. È un processo normale: le cellule T combattono un’infezione e, quando la minaccia è finita, le cellule di Treg trasmettono il segnale di fine combattimento.

I trattamenti di immunoterapia del cancro funzionano sovraccaricando il sistema immunitario per combattere il cancro. Quindi, quando Tregs entra in gioco sopprime la risposta immunitaria, e si arresta l’effetto contro il cancro. Eliminare però i Treg non aiuta, i ricercatori hanno provato attraverso delle sperimentazioni cliniche, e l’idea non ha mostrato alcun beneficio ai pazienti.

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Nel loro lavoro gli scienziati coordinati dal professore Weiping Zou, hanno sperimentato che quando i Tregs non muoiono a seguito di terapie, diventano ancora più soppressivi. Tutte le cellule che sembrano morte in realtà non lo sono e la macchina è ancora in funzione. Per questo quando induciamo l’apoptosi delle cellule Treg non abbiamo il beneficio atteso.

È una spada a doppio taglio: se i Treg non muoiono, sono combattivi” afferma il professore Zou. “Se muoiono sono ancora più combattivi“. Lo studio ha rilevato che quando le cellule Treg muoiono, rilasciano molti piccoli metaboliti chiamati ATP. Normalmente l’ATP fornisce l’energia al corpo. Le cellule Tregs convertono rapidamente l’ATP in adenosina. L’adenosina ha come target le cellule T, legandosi a un recettore sulla superficie della cellula. Questo influenza le funzioni delle cellule T del sistema immunitario.

I ricercatori stanno lavorando sulle opzioni che permettano di bloccare o controllare l’attività soppressiva delle Treg.

Leggi abstract dell’articolo:
Oxidative stress controls regulatory T cell apoptosis and suppressor activity and PD-L1-blockade resistance in tumor
Tomasz Maj, Wei Wang, Joel Crespo, Hongjuan Zhang, Weimin Wang, Shuang Wei, Lili Zhao, Linda Vatan, Irene Shao, Wojciech Szeliga, Costas Lyssiotis, J Rebecca Liu, Ilona Kryczek & Weiping Zou
Nature Immunology Published online:30 October 2017 doi:10.1038/ni.3868

Fonte: University of Michigan

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Scoperti meccanismi molecolari implicati nel cancro e malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 27, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center fornisce nuovi dettagli sullo sviluppo di una particolare cellula immunitaria che può svolgere un ruolo nel cancro e nelle malattie autoimmuni e infiammatorie.

I ricercatori riportano sulla rivista “Nature” nuovi dettagli di ciò che innesca lo sviluppo di Th17, una cellula T helper CD4. Questo tipo di cellule inviano segnali per aiutare il sito dei tumori o le infezioni. I ricercatori sperano che la loro scoperta possa aiutare nella ricerca di nuovi trattamenti per i disturbi autoimmuni e cancro.

Th17Image

Mentre scopriamo questi meccanismi molecolari, offriamo nuovi obiettivi molecolari potenziali che potrebbero permettere di puntare precisamente a queste cellule immunitarie per curare le malattie correlate“, ha dichiarato il professore Yisong Wan. “Questo è un tipo di cellula molto importante per le malattie autoimmuni, l’infiammazione e il cancro, ma come queste cellule sono generate non è mai stato chiarito“.

I ricercatori hanno scoperto come una complessa combinazione di segnali aiuta a sciogliere il DNA in un determinato sito, permettendo l’espressione di un gene chiave per lo sviluppo del sottotipo Th17.
Sapevamo che l’interleukin-6 segnala la riprogrammazione di un particolare sito del DNA che rende la cellula pronta per esprimere questo gene, ma ha bisogno di un altro evento – questa è la una nuova scoperta – che Ski-Smad4 attraverso la segnalazione TGF-beta possa essere espresso“, ha detto Wan. Mentre l’interleukin-6 è come un acceleratore che guida l’espressione Th17, Ski-Smad4 è come un freno che deve essere rilasciato.
Sveliamo un importante meccanismo che sottende la generazione di cellule Th17″, ha dichiarato Wan. “La carenza di Smad4 nelle cellule T è stata associata a tumori gastrici e sviluppo Th17“.
“Lo sviluppo delle cellule Th17 è stato associato anche a danni tissutali delle cellule immunitarie donatrici dopo il trapianto di cellule staminali per malattie maligne”.

Leggi abstract dell’articolo:
Reversing SKI–SMAD4-mediated suppression is essential for TH17 cell differentiation
Song Zhang, Motoki Takaku, Liyun Zou, Ai-di Gu, Wei-chun Chou, ….. Jenny P. Y. Ting & Yisong Y. Wan
Nature Published online 25 October doi:10.1038/nature24283

Fonte: UNC School of Medicine Department of Microbiology & Immunology

Cellula TH17 :un nuovo attore sulla scena della risposta immunitaria (Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica)

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Immunoncologia: Scoperto bersaglio molecolare contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 26, 2017

Una proteina IL-1R8 (ovvero il recettore numero 8 dell’interleuchina 1), presente sulle cellule del sistema immunitario chiamate Natural Killer (NK) e sui linfociti T, agisce da blocco alla naturale azione anti-cancro del corpo umano. Se addirittura si toglie il blocco, cioè si spegne il gene che la esprime, l’azione antitumorale tanto degli NK quanto dei linfociti T è molto più potente.

Mantovani Alberto Mantovani 

Al centro del lavoro di ricerca dell’equipe dell’Irccs Humanitas di Rozzano diretta dal prof. Alberto Mantovani, vi sarebbe lo studio del gene IL-1R8, già oggetto di studio nel lontano 1998.
Identificare l’azione di IL-1R8 come freno all’attività delle nostre cellule di difesa, in particolare delle Natural Killer (NK), presenti in sedi specifiche quali fegato e polmone, ci ha permesso di vedere che, togliendo ‘il freno’, le cellule NK si attivano a difesa di questi organi contro cancro e metastasi” – afferma Martina Molgora, ricercatrice di Humanitas.

Questa nuova e rivoluzionaria scoperta pubblicata sulla rivista “Nature“, di fatto, sembra confermare che la strada della guerra immunologica al al tumore sia quella giusta. La scoperta del gene IL-1R8 va infatti ad aggiungersi a quella dei geni CTLA4 (immunoterapico ipilimumab) e PD-1/PD-L1 (immunoterapico nivolumab) già ampiamenti utilizzati per la cura del melanoma e di altre forme di cancro.

La scoperta del ruolo di IL-1R8 – auspicano gli scienziati – apre ora la strada all’uso sempre più efficace di armi immunologiche contro diversi tumori, a vantaggio di un sempre maggiore numero di malati“.

Leggi abstract dell’articolo:
IL-1R8 is a checkpoint in NK cells regulating anti-tumour and anti-viral activity
Martina Molgora, Eduardo Bonavita[…]Alberto Mantovani
Nature (2017) Published online 25 October doi:10.1038/nature24293

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Recidive del cancro e sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2017

I risultati di un nuovo studio condotto presso l’Institute of Cancer Research, Londra, suggeriscono che le cellule tumorali che rimangono nel corpo dopo il trattamento, utilizzano il sistema immunitario del corpo per svegliarsi e aumentare la loro crescita.

Si è scoperto che il sistema immunitario è in grado di mantenere le cellule tumorali sotto controllo, posticipando la ricaduta. Secondo lo studio, l’immunoterapia potrebbe essere utilizzata per un’efficace prevenzione della recidiva mettendo la risposta immunitaria del corpo in condizioni di uccidere le cellule tumorali.

scientist-looking-through-microscope

Il nostro studio trova che il sistema immunitario del corpo sembra svolgere un ruolo cruciale quando il cancro ritorna. Il sistema immunitario va dalla conservazione delle cellule tumorali al controllo del loro risveglio, all’alimentazione delle cellule residue” – afferma afferma il prof. Kevin Harrington.

E’eccitante indagare i metodi impiegati dai tumori resistenti ai trattamenti per ri-crescere e nascondersi al sistema immunitario e come possono essere bloccati usando le immunoterapie esistenti. Questa idea è infatti supportata da dati emergenti provenienti da studi clinici, che dimostrano come  le immunoterapie possono ridurre il rischio di recidive dei tumori” – .
Sta diventando sempre più chiaro che il sistema immunitario è al centro del puzzle di come possiamo curare il cancro in modo più efficace. Questo affascinante nuovo studio aiuta a spiegare perché a volte un sistema immunitario del paziente può essere efficace contro le cellule tumorali, mentre altre volte non lo è.” – conclude il prof. Kevin Harrington.

Subversion of NK Cell and TNF-alpha Immune Surveillance Drives Tumor Recurrence
Timothy Kottke, Laura Evgin, Kevin G. Shim, Diana Rommelfanger, Nicolas Boisgerault, Shane Zaidi, Rosa Maria Diaz, Jill Thompson, Elizabeth Ilett, Matt Coffey, Peter Selby, Hardev Pandha, Kevin Harrington, Alan Melcher and Richard Vile
Cancer Immunol Res October 15 2017 DOI:10.1158/2326-6066.CIR-17-0175

Fonte: Institute of Cancer Research

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Approvata la terapia genica contro il linfoma non-Hodgkin.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2017

Ha ricevuto il via libera dall’FDA (Food and drug administration) un nuovo trattamento contro il linfoma non-Hodgkin, un tipo di linfoma delle cellule B.
Si tratta di una terapia genica che, secondo gli esperti, è in grado di riconfigurare le cellule immunitarie del paziente, trasformandole in killer del cancro. Potrà essere applicata alle persone adulte che abbiano già affrontato senza successo almeno due trattamenti di chemioterapia contro la forma di neoplasia maligna del tessuto linfatico (video).
Il trattamento si chiama Yescarta – Generic Name: axicabtagene ciloleucel, terapia di cellule T recettore di antigene chimerico (CAR), si tratta della seconda terapia genica approvata dalla FDA, il primo, che si chiama Kymriah è stato approvato ad agosto e riguarda i bambini o i giovani con forme aggressive di leucemia.


Updated: fda follows through with a groundbreaking ok for yescarta, gilead’s new car-t breakthrough

Ogni dose di Yescarta è un trattamento personalizzato creato utilizzando il sistema immunitario proprio per aiutare a combattere il linfoma. Le cellule T del paziente, un tipo di cellule del sangue bianco, vengono raccolte e modificate geneticamente per includere un nuovo gene che punta e uccide le cellule del linfoma. Una volta che le cellule sono modificate, vengono infuse nel paziente.
L’approvazione di Yescarta porta questa innovativa classe di terapie a cellule CAR-T ad un ulteriore gruppo di pazienti affetti da tumore con poche altre opzioni; gli adulti con un particolare tipo di linfoma che non hanno risposto ai trattamenti precedenti“, ha dichiarato Peter Marks dell’FDA.

La FDA ha concesso l’approvazione di Yescarta a Kite Pharma, Inc. Date of Approval: October 18, 2017.

Leggi comunicato FDA:
FDA approves CAR-T cell therapy to treat adults with certain types of large B-cell lymphoma
Yescarta is the second gene therapy product approved in the U.S.

YESCARTA – web site.

YESCARTA™ Prescribing Information and Medication Guide
YESCARTA™ Adverse Reaction Management Guide

Fonti: FDA – Statnews

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Linee guida sulla terapia immunosoppressiva nel trapianto di rene.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla terapia immunosoppressiva per prevenire il rigetto nel trapianto di rene sia negli adulti che nei bambini e nei giovani.

immunosuppressive therapy for kidney transplant

Le terapie sono: basilimimab (Simulect, Novartis Pharmaceuticals), tacrolimus a rilascio immediato (Adoport, Capexion, Modigraf, Prograf, Tacni, Vivadex), mycophenolate mofetil (versioni Cellcept e non marcate), immunoglobuline (Thymoglobuline), rilascio prolungato tacrolimus (Advagraf, Envarsus), micofenolato sodico (Myfortic Novartis Pharmaceuticals, Ceptava), sirolimus (Rapamune), everolimus (Certican) e belatacept (Nulojix).

Scarica e leggi i documenti in full text:

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in adults – Technology appraisal guidance [TA481] Published date: 11 October 2017

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in children and young people – Technology appraisal guidance [TA482] Published date: 11 October 2017

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Scoperto enzima che aumenta la risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

I ricercatori del Department of Immunology and Pathology, Monash University, Melbourne, hanno rivelato il ruolo fondamentale svolto da un enzima nel processo di eliminazione delle infezioni nel corpo. Inoltre, suggeriscono che l’enzima può essere un potenziale bersaglio per lo sviluppo di farmaci per bloccare i tipi di comportamenti cellulari inappropriati o eccessivi che si verificano nel cancro e nelle malattie autoimmuni.


Professor David Tarlinton, Head of the Department of Immunology and Pathology, discusses his laboratory’s recent discovery of the role played by an enzyme that is pivotal in creating antibodies.

L’enzima in questione si chiama PRMT1 (protein arginine methyltransferases). La metilazione dell’arginina catalizzata da proteine di ​​arginina metiltrasferasi (PRMT) è una comune trasformazione post-traslatoria nelle cellule dei mammiferi, regola molte funzioni importanti tra cui la segnalazione cellulare, la proliferazione e la differenziazione. Nello studio si dimostra il ruolo di PRMT1 nell’attivazione e nella differenziazione delle cellule B.

L’effetto cumulativo dell’attività di PRMT1 nelle cellule B è quello di rendere le cellule in grado di sostenere la divisione cellulare e la differenziazione necessaria a produrre anticorpi“, ha affermato il professor Tarlinton. “Senza PRMT1 nelle cellule B, non c’è produzione di anticorpi e nessun modo per eliminare un’infezione”.
Penso che abbiamo buone ragioni per pensare e aspettarci che le proprietà che vediamo nelle cellule B del topo verranno ripetute nelle cellule umane se stimolate allo stesso modo“.

E’ la prima volta che si dimostra che l’enzima PRMT1, già noto in precedenza, è necessario ed interviene per una risposta immunitaria completa.
L’enzima è un bersaglio potenziale in futuro per bloccare le infezioni, o quando le cellule si dividono e si moltiplicano nel cancro. E’ probabilmente anche importante per i linfociti nella malattia autoimmune” – conclude il professor Tarlinton – video.

Leggi il full text dell’articolo:
Arginine methylation catalyzed by PRMT1 is required for B cell activation and differentiation
Simona Infantino, Amanda Light, Kristy O’Donnell, Vanessa Bryant, Danielle T. Avery, Michael Elliott, Stuart G. Tangye, Gabrielle Belz, Fabienne Mackay, Stephane Richard & David Tarlinton
Nature Communications 8, Article number: 891 Published online: 12 October 2017

Fonte: Department of Immunology and Pathology, Monash University, Melbourne  –  video

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Cancro al seno: Un sottoprodotto del colesterolo favorisce le metastasi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

I livelli alti di colesterolo sono stati associati con il cancro al seno che si diffonde in altre parti del corpo. Medici e ricercatori non ne sanno la causa di questo collegamento. Ora un nuovo studio dei ricercatori dell’Università di Illinois ha scoperto che il colpevole è un sottoprodotto del metabolismo del colesterolo che agisce sulle cellule immunitarie specifiche in modo da facilitare la diffusione del cancro invece di fermarla.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, identifica nuovi potenziali bersagli farmacologici che potrebbero inibire le azioni del sottoprodotto del colesterolo, una molecola chiamata 27HC.


Stopping the Spread of Breast Cancer: Cholesterol By-Product Offers New Target for Treatment

Inibendo l’enzima che attiva 27HC, abbiamo trovato un effetto soppressore sulla metastasi del cancro al seno. Ciò suggerisce che un trattamento farmacologico destinato a questo enzima potrebbe essere una terapia efficace“, ha dichiarato Amy Baek.
Normalmente, il sistema immunitario del corpo ha la capacità di attaccare il cancro, ma abbiamo scoperto che 27HC funziona sulle cellule immunitarie per ingannarle, facendo passare le cellule del cancro come cellule buone”.
Un video del prof. Erik Nelson descrive lo studio su YouTube.

Poiché 27HC agisce attraverso il sistema immunitario, e non sul cancro della mammella stesso, i ricercatori ritengono che i loro risultati abbiano un’ampia applicabilità per i tumori solidi. Gli esperimenti condotti sul cancro del colon, ancro al polmone, melanoma e cancro al pancreas ha evidenziato che 27HC aumentava le metastasi per tutti i tipi di tumore, suggerendo che un trattamento destinato a 27HC potrebbe essere efficace in diversi tipi di cancro.

Speriamo di sviluppare farmaci o piccole molecole per inibire 27HC“, ha detto Nelson. “Nel frattempo, esistono farmaci di abbassamento del colesterolo disponibili sul mercato: le statine. I pazienti affetti da tumore con colesterolo alto dovrebbero parlare con i loro medici“.

Leggi il full text dell’articolo:
The cholesterol metabolite 27 hydroxycholesterol facilitates breast cancer metastasis through its actions on immune cells
Amy E. Baek, Yen-Rei A. Yu, Sisi He, Suzanne E. Wardell, Ching-Yi Chang, Sanghoon Kwon, Ruchita V. Pillai, Hannah B. McDowell, J. Will Thompson, Laura G. Dubois, Patrick M. Sullivan, Jongsook K. Kemper, Michael D. Gunn, Donald P. McDonnell & Erik R. Nelson
Nature Communications 8, Article number: 864 Published online: 11 October 2017

Fonte: Università di Illinoisvideo

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Scoperti nel cervello i vasi linfatici che scaricano i rifiuti.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2017

Scansionando il cervello di volontari sani, i ricercatori del National Institutes of Health hanno scoperto e provato che i nostri cervelli possono scaricare alcuni rifiuti attraverso i vasi linfatici, in pratica il sistema fognario del corpo.

Abbiamo analizzato i cervelli di persone sane e il fluido che circola in questi vasi“, ha detto Daniel S. Reich, dell’ NIH’s National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS) (NINDS). “Speriamo che i nostri risultati forniscano nuove indicazioni per tutta una serie di disturbi neurologici“.


Daniel S. Reich discusses how his team discovered that our brains may drain waste through lymphatic vessels, the body’s sewer system.

Il team ha utilizzato la MRI per analizzare il cervello di cinque volontari sani che erano stati iniettati con gadobutrol, una tintura magnetica tipicamente usata per visualizzare i vasi sanguigni del cervello danneggiati da malattie come la sclerosi multipla o il cancro.

I vasi linfatici sono parte del sistema circolatorio del corpo. Nella maggior parte del corpo essi corrono accanto ai vasi sanguigni. Trasferiscono ai linfonodi, un fluido incolore che contiene cellule immunitarie e rifiuti. I ricercatori attraverso scansioni del cervello e studi di autopsia sui cervelli provenienti da primati non umani hanno confermato che il sistema linfatico è una caratteristica comune dei cervelli dei mammiferi.
Fino ad ora, i ricercatori non avevano trovato evidenza di un sistema linfatico nel cervello, lasciando molte perplessità sul modo in cui il cervello si libera dei rifiuti.

Il team del dottor Reich prevede di studiare se il sistema linfatico funziona in modo diverso nei pazienti che hanno sclerosi multipla o altri disturbi neuroinfiammatori.

Per anni sapevamo come fluido entra nel cervello; ora possiamo finalmente vedere che, come gli altri organi del corpo, il liquido del cervello può scorrere attraverso il sistema linfatico“, ha detto il dottor Reich (video).

Scarica e leggi il documento in full text:
Human and nonhuman primate meninges harbor lymphatic vessels that can be visualized noninvasively by MRI.
Martina Absinta, Seung-Kwon Ha, Govind Nair, Pascal Sati, Nicholas J Luciano, Maryknoll Palisoc, Antoine Louveau, Kareem A Zaghloul, Stefania Pittaluga, Jonathan Kipnis, Daniel S Reich.
eLife, 2017; 6 DOI: 10.7554/eLife.29738

Fonte: National Institutes of Health

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HIV: Ecco come il virus persiste nel sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

I ricercatori dell’Unità di Biosicurezza della terapia genica e mutagenesi inserzionale dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, hanno scoperto che il virus HIV è in grado di indurre alterazioni genetiche in un sottotipo di cellule del sistema immunitario (le cellule T regolatorie), con l’obiettivo di sfruttarle come “rifugio“.
Lo studio che è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications“,  contribuisce alla comprensione delle modalità con cui HIV agisce per proteggersi e persistere nell’organismo.

hiv1

Gli scienziati hanno scoperto che il virus HIV, quando infetta le cellule T regolatorie spesso integra il suo genoma accanto a due geni specifici, STAT5B e BACH2, che hanno un ruolo importante nella sopravvivenza e nella proliferazione delle cellule T, e li attiva. In questo modo, le cellule infette si riproducono più velocemente delle altre e persistono più a lungo nell’organismo, andando a costituire un vero e proprio “serbatoio virale”.

Lo studio potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove metodiche molecolari che chiariscano come viene creato e mantenuto il ‘serbatoio virale’ di HIV e ad approcci che blocchino l’attività dei geni alterati nelle cellule T regolatorie. La speranza è di ottenere in futuro l’eradicazione dell’infezione da HIV.

Leggi abstract dell’articolo:
HIV-1-mediated insertional activation of STAT5B and BACH2 trigger viral reservoir in T regulatory cells
Daniela Cesana, Francesca R. Santoni de Sio, Laura Rudilosso, Pierangela Gallina, Andrea Calabria, Stefano Beretta, Ivan Merelli, Elena Bruzzesi, Laura Passerini, Silvia Nozza, Elisa Vicenzi, Guido Poli, Silvia Gregori, Giuseppe Tambussi & Eugenio Montini
Nature Communications 8, Article number: 498 Published online: 08 September 2017

Fonte: Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano, Italia

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Terapia genica inverte la sclerosi multipla negli animali.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

La sclerosi multipla può essere inibita o invertita nei modelli di topo usando una nuova tecnica di terapia genica che sopprime la risposta immunitaria che induce la malattia, ad affermarlo sono i ricercatori della University of Florida College of Medicine. che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “Molecular Therapy“.

I ricercatori hanno utilizzato un virus innocuo, noto come adeno-associated virus or AAV, per trasmettere un gene che codifica una proteina della guaina mielinica chiamata “myelin oligodendrocyte glycoprotein or MOG”, nel fegato dei modelli del topo. La proteina porta alla produzione di cosiddette cellule T regolatorie, che agiscono sulle cellule del sistema immunitario.


Gene therapy used to inhibit, reverse multiple sclerosis in animal model

Utilizzando una piattaforma di terapia genica testata clinicamente, siamo in grado di indurre le cellule T regolatorie molto specifiche, che mirano alle cellule auto-reattive responsabili di causare la sclerosi multipla“, ha affermato il prof. Brad E. Hoffman, (video).

La proteina indotta dalla terapia genica, MOG, è stata trovata efficace nel prevenire e invertire la sclerosi multipla da sola e i risultati sono stati convalidati attraverso diversi esperimenti indipendenti. Nel complesso, la terapia è stata testata in gruppi da 5 a 10 topi e i risultati sono stati riprodotti più volte.
Dopo sette mesi, i modelli di topi trattati con terapia genica non mostravano segni di malattia, rispetto a un gruppo di controllo che aveva problemi neurologici dopo 14 giorni.

Prima che la terapia possa essere testata negli esseri umani durante uno studio clinico, saranno necessarie ulteriori ricerche su altri modelli preclinici, affermano i ricercatori.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy-Induced Antigen-Specific Tregs Inhibit Neuro-inflammation and Reverse Disease in a Mouse Model of Multiple Sclerosis
Geoffrey D. Keeler, Sandeep Kumar, Brett Palaschak, Emily L. Silverberg, David M. Markusic, Noah T. Jones, Brad E. Hoffman
Molecular Therapy Available online 21 September 2017https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.09.001

Fonte:  University of Florida College of Medicine.

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Le cellule immunitarie aiutano il cervello a guarire dopo emorragia o ictus.

Posted by giorgiobertin su settembre 21, 2017

Mentre le cellule immunitarie chiamate neutrofili (globuli bianchi) sono note perchè devono difenderci da batteri e virus, uno studio finanziato dalla National Institutes of Health suggerisce che possono agire anche come guaritori. In uno studio sui topi, i ricercatori hanno dimostrato che, anziché attaccare i germi, alcuni tipi di neutrofili possono aiutare a guarire il cervello dopo un’emorragia intracerebrale, una forma di ictus causata dalla rottura di vasi sanguigni. In particolare lo studio suggerisce che due proteine ​​correlate ai neutrofili possono svolgere un ruolo critico nella protezione del cervello da danni indotti da ictus e possono essere utilizzati come trattamenti per l’emorragia intracerebrale.

“L’emorragia intracerebrale è una forma dannosa e spesso fatale per la quale non esistono farmaci efficaci“, ha dichiarato il prof. Jaroslaw Aronowski del dipartimento di neurologia presso l’ University of Texas Health Science Center at Houston (UTHealth) e autore dello studio pubblicato su “Nature Communications“. “I nostri risultati sono un primo passo sperimentale verso lo sviluppo di un trattamento per questa devastante forma di ictus“.

Neutrophil-Release
Researchers studied how immune cells called neutrophils may help protect the brain from damage caused by intracerebral hemorrhagic stroke. Courtesy of Aronowski lab, University of Texas Health Science Center, Houston.

I ricercatori hanno scoperto che l’interleuchina-27 (IL-27), una proteina che controlla l’attività delle cellule immunitarie, può spostare il ruolo dei neutrofili da difensori a guaritori del danno del cervello. Negli esperimenti sugli animali le iniezioni di un anticorpo che blocca l’attività naturale di IL-27 ha rallentato il recupero. I cervelli dei topi trattati con IL-27 mostravano meno danni. Avevano meno gonfiore intorno alle emorragie e si sono abbassati i livelli di ferro e dell’emoglobina delle proteine ​​ematiche, entrambe tossici a livelli elevati.

Analizzando gli estratti di neutrofili dopo emorragia nei topi trattati con IL-27, la sostanza chimica ha aumentato l’attività dei geni associati alla guarigione, in particolare il lattoferrina, riducendo l’attività dei geni associati alla morte cellulare. Al contrario, il trattamento di topi con un anticorpo neutralizzante IL-27 dopo un’emorragia ha ridotto l’attività del gene lactoferrina.
Secondo i ricercatori è possibile utilizzare questi risultati come fonte di idee per lo sviluppo di potenziali trattamenti per l’ictus emorragico. Il passo successivo è quello di avviare la sperimentazione del trattamento con lactoferrina nei pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Neutrophil polarization by IL-27 as a therapeutic target for intracerebral hemorrhage
Xiurong Zhao, Shun-Ming Ting, Chin-Hsuan Liu, Guanghua Sun, Marian Kruzel, Meaghan Roy-O’Reilly & Jaroslaw Aronowski
Nature Communications 8, Article number: 602 (2017) doi:10.1038/s41467-017-00770-7

Fonti: National Institutes of Health (NIH) – University of Texas Health Science Center at Houston (UTHealth)

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