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Posts Tagged ‘immunologia’

Mappati i peptidi che riducono l’infezione e l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2018

I ricercatori della Lund University in Svezia, in collaborazione con i colleghi di Copenaghen e Singapore, hanno mappato il modo in cui i peptidi del corpo agiscono per ridurre l’infezione e l’infiammazione disattivando le sostanze tossiche che si formano nel processo. Lo studio è pubblicato su “Nature Communications” e i ricercatori ritengono che la loro scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci contro l’infezione e l’infiammazione, ad esempio nella guarigione delle ferite.

Sappiamo dagli studi precedenti qual’è il compito di questi peptidi ma ora abbiamo mappato come procedono nel ridurre gradualmente una reazione infiammatoria“, afferma il prof. Artur Schmidtchen.

peptider-schmidtchen_2
Researchers have mapped how the body’s own peptides (here in orange/yellow) bind to a receptor complex to suppress infection/inflammation. (Image: Suppl Fig 12 Nature Communications doi.org/10.1038/s41467-018-05242-0)

I ricercatori di dermatologia ora vogliono sviluppare un gel peptidico per migliorare la guarigione delle ferite negli studi sui pazienti.

Questo è l’obiettivo principale, ma guarderemo anche alla possibilità di sviluppare nuovi farmaci contro le infezioni agli occhi e vari organi interni. Questo diventerà un nuovo modo di prevenire sia l’infezione che l’infiammazione senza usare antibiotici.”

Leggi abstract dell’articolo:
Structural basis for endotoxin neutralisation and anti-inflammatory activity of thrombin-derived C-terminal peptides
Rathi Saravanan, Daniel A Holdbrook, Jitka Petrlova, Shalini Singh, Nils A Berglund, Yeu Khai Choong, Sven Kjellström, Peter J Bond, Martin Malmsten & Artur Schmidtchen
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 2762 (2018)

Fonte: Lund University

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Il metabolismo dell’azoto perturbato potrebbe causare il cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2018

L’azoto è un elemento fondamentale di tutte le proteine ​​del corpo, l’RNA e il DNA, quindi i tumori cancerosi sono avidi di questo elemento. I ricercatori del Weizmann Institute of Science, in collaborazione con i colleghi del National Cancer Institute ed altri, hanno ora dimostrato che in molti tumori, il metabolismo dell’azoto del paziente viene alterato, producendo cambiamenti rilevabili nei fluidi corporei e contribuendo all’emergere di nuove mutazioni nel tessuto canceroso. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Cell, potrebbero in futuro facilitare la diagnosi precoce del cancro e aiutare a prevedere il successo dell’immunoterapia.

pyrimidine

Quando il corpo fa uso di azoto, genera dagli avanzi una sostanza di rifiuto azotata chiamata urea in una catena di reazioni biochimiche che si verificano nel fegato, che sono conosciute come il ciclo dell’urea. Come risultato di questo ciclo, l’urea viene espulsa nel flusso sanguigno e successivamente viene espulsa dal corpo nelle urine.

Uno degli enzimi del ciclo dell’urea è stato inattivato in molti tumori cancerosi, aumentando la disponibilità di azoto per la sintesi di una sostanza organica chiamata pirimidina, che a sua volta, supporta l’RNA e la sintesi del DNA e la crescita cancerosa.
In questo studio il team del prof. Ayelet Erez ha identificato un numero di alterazioni su precisi enzimi del ciclo dell’urea, che insieme aumentano la disponibilità di composti azotati per la sintesi di pirimidina. Queste alterazioni portano ad un aumento dei livelli di pirimidina nel tumore predisponendo le mutazioni del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Urea Cycle Dysregulation Generates Clinically Relevant Genomic and Biochemical Signatures
Joo Sang Lee, Lital Adler, Hiren Karathia, Narin Carmel,….. Eytan Ruppin, Ayelet Erez
Cell Published:August 09, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.07.019

Fonte: Weizmann Institute of Science

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Svelati i fattori genetici della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su luglio 31, 2018

Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Genova e dell’Università di Verona, guidati rispettivamente da Antonio Puccetti e Claudio Lunardi hanno svelato i fattori genetici che esistono dei fattori genetici che determinano lo sviluppo della malattia psoriasica nella sua forma cutanea, osteoarticolare (artrite psoriasica) e metabolica. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista ” pubblicato su “Frontiers in Immunology“.

psoriatic-arthritis

La malattia psoriasica è considerata una malattia immuno-metabolica in quanto si associa spesso a sindrome metabolica, caratterizzata da obesità addominale, ipertensione, dislipidemia aterogenica, diabete di tipo 2 dell’adulto, insulino-resistenza e steatosi epatica non alcolica.
L’origine è ancora ignota e dipende dalla combinazione di fattori ambientali, genetici, epigenetici (ossia caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del Dna).

Spiega il prof. Puccetti: “abbiamo potuto identificare 4 geni regolatori (LINC00909, LINC00657 EPB41L4A-AS1, 11-539L10.3) che sono in grado di controllare tutti i diversi aspetti della malattia: la componente cutanea, quella articolare e la sindrome metabolica che spesso vi si associa“.

Questo studio è “molto importante perché dimostra che ‘geni non codificanti’ determinano l’insorgenza della malattia psoriasica e apre interessanti prospettive per l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la messa a punto di un trattamento personalizzato”, afferma il prof. Lunardi.

Leggi abstract dell’articolo:
Long Non-Coding RNAs Play a Role in the Pathogenesis of Psoriatic Arthritis by Regulating MicroRNAs and Genes Involved in Inflammation and Metabolic Syndrome
Marzia Dolcino, Andrea Pelosi, Piera Filomena Fiore, Giuseppe Patuzzo, Elisa Tinazzi, Claudio Lunardi and Antonio Puccetti
Front. Immunol., 16 July 2018 | https://doi.org/10.3389/fimmu.2018.01533

Fonte: LeScienze

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Immunoterapia: come il sistema immunitario combatte il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 30, 2018

L’immunoterapia usa il sistema immunitario del corpo per combattere il cancro. Questa ottima animazione prodotta dal National Cancer Institute, spiega tre tipi di immunoterapia usati per trattare il cancro: stimolazione immunitaria non specifica, terapia di trasferimento delle cellule T e inibitori del checkpoint immunitario.


Immunotherapy: How the Immune System Fights Cancer

Approfondimenti: http://www.cancer.gov/immunotherapy

Related Resources:

Fonte: National Cancer Institute

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Il latte materno: una chiave naturale per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 24, 2018

Il latte materno è noto per contenere un gruppo di anticorpi e altri composti utili per i neonati, per proteggerli da tutte le cose dannose del mondo mentre il loro sistema immunitario si matura. Quindi, in un certo senso, per quanto strano possa sembrare, l’idea che il latte materno possa essere la chiave per combattere in modo naturale il cancro, non è affatto sorprendente.

Woman-Breastfeeding

Il team della professoressa Catharina Svanborg dell’University of Lund in Svezia, ha aperto la strada alla valorizzazione delle capacità di lotta contro il cancro del latte materno. In particolare, i ricercatori hanno lavorato su un modo per legare una proteina del latte materno nota come alfa-lattoalbumina all’acido oleico, un acido grasso presente in olio d’oliva, noci e semi.

La combinazione denominata HAMLET (un acronimo per human α‐lactalbumin made lethal to tumor cells) ha dimostrato nelle applicazioni di laboratorio di uccidere le cellule del cancro con successo, riducendo il tumore del cervello, della vescica e del colon con molta facilità. I test condotti su linee di cellule di cancro animali e umane hanno dimostrato che HAMLET è efficace contro almeno 40 tipi di cancro.

Svanborg e il suo team hanno brevettato la scoperta già nel 1995. La ricerca però in quel periodo invece di essere accolta con lodi e applausi, è stata semplicemente accolta con incredulità.

Ora il team ha sviluppato un metodo per produrre in massa HAMLET, il che significa che potrebbe presto diventare un trattamento oncologico ampiamente utilizzato. La sua scoperta rivoluzionaria promette di uccidere le cellule tumorali senza danneggiare le cellule della salute – un’impresa che elude trattamenti convenzionali come la chemio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Bladder cancers respond to intravesical instillation of (HAMLET human α‐lactalbumin made lethal to tumor cells)
Ann‐Kristin Mossberg Björn Wullt Lotta Gustafsson Wiking Månsson Eva Ljunggren Catharina Svanborg
Cancer Therapy First published: 23 July 2007 https://doi.org/10.1002/ijc.22810

Fonti: AntiCancer.news – Telegraph.co.ukNaturalnews

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Il Parkinson è una malattia autoimmune?

Posted by giorgiobertin su luglio 23, 2018

I ricercatori della Friedrich-Alexander-Universität (FAU) di Erlangen-Nürnberg, in Germania hanno trovato ulteriori prove a sostegno dell’idea che il Parkinson potrebbe essere una malattia autoimmune.

parkinson-autoimmune23

Gli scienziati, nello studio pubblicato sulla rivista “Cell Stem Cell“, hanno dimostrato che le cellule T helper 17 (Th17) – un tipo di cellule T immunitarie – attaccano le cellule della dopamina derivate da persone con malattia di Parkinson.

“Grazie alle nostre indagini”, afferma la professoressa Beate Winner, del Dipartimento di biologia delle cellule staminali alla FAU, “siamo stati in grado di dimostrare chiaramente non solo che [le cellule T] sono coinvolte nel causare la malattia di Parkinson, ma anche il ruolo che effettivamente svolgono”.

I ricercatori della FAU avevano scoperto in precedenza che il cervello di quelli con Parkinson aveva livelli più alti di cellule Th17.
Le cellule Th17 si trovano anche in quantità elevate nelle persone con artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni.

I risultati del nostro studio offrono una base significativa per i nuovi metodi di trattamento del morbo di Parkinson” -conclude la prof.ssa Winner.
In ulteriori esperimenti, gli scienziati hanno anche scoperto che un anticorpo già in uso per il trattamento della psoriasi era in grado di prevenire in larga misura la morte delle cellule cerebrali.

Leggi abstract dell’articolo:
Th17 Lymphocytes Induce Neuronal Cell Death in a Human iPSC-Based Model of Parkinson’s Disease
Annika Sommer, Franz Maxreiter, Florian Krach, Tanja Fadler, … Beate Winner
Cell Stem Cell Volume 23, Issue 1, 5 July 2018, Pages 123-131.e6

Ashley C. Bolte, John R. Lukens
Th17 Cells in Parkinson’s Disease: The Bane of the Midbrain
Cell Stem Cell, Volume 23, Issue 1, 5 July 2018, Pages 5-6

Fonte: Friedrich-Alexander-Universität (FAU) di Erlangen-Nürnberg

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Immunoterapia: come il sistema immunitario combatte il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 8, 2018

L’immunoterapia usa il sistema immunitario del corpo per combattere il cancro. Questa animazione del National Cancer Institute, spiega tre tipi di immunoterapia usati per trattare il cancro: stimolazione immunitaria non specifica, terapia di trasferimento delle cellule T e inibitori del checkpoint immunitario.


Immunotherapy

Fonte: http://www.cancer.gov/immunotherapy

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Nuove molecole per il trattamento delle malattie autoinfiammatorie.

Posted by giorgiobertin su luglio 5, 2018

Gli scienziati del Global Health Institute, Swiss Federal Institute of Technology Lausanne (EPFL), Svizzera hanno scoperto due serie di composti a piccole molecole che possono bloccare efficacemente una via centrale del sistema immunitario innato, offrendo un nuovo modo promettente per il trattamento delle malattie autoinfiammatorie. Ricordiamo che il sistema immunitario innato può agire contro il corpo stesso, causando una serie di malattie, che vengono chiamate autoinfiammatorie.
Lo studio è pubblicato su “Nature“.

STINGCredit image Seton Hall University

Il sistema immunitario innato è la prima linea di difesa, con le cellule che identificano rapidamente gli elementi estranei, virus e batteri e organizzano un contrattacco per eliminarli. Come strategia chiave per rilevare la presenza di agenti patogeni, le cellule del sistema immunitario innato utilizzano i recettori che possono identificare il DNA microbico e, a sua volta, attivare una proteina chiamata STING (STimulator of Interferon Genes). STING attiva geni che aiutano le cellule a combattere il patogeno infettante.
I ricercatori hanno scoperto composti che legano in modo specifico STING e bloccano efficacemente la sua attività. Gli esperimenti sui topi sono stati molto positivi.

Sono stati eseguiti inoltre dei test in vitro su cellule umane coltivate con queste piccole molecole ed è stata dimostrata l’efficacia nel bloccare la versione umana di STING che supporta ulteriormente il potenziale terapeutico di questi composti nell’uomo.

Il nostro lavoro ha scoperto un meccanismo inaspettato per colpire STING e ha fornito la prima dimostrazione che le terapie anti-STING sono efficaci nella malattia autoinfiammatoria“, afferma il prof. Andrea Ablasser.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting STING with covalent small-molecule inhibitors
Simone M. Haag, Muhammet F. Gulen, Luc Reymond, Antoine Gibelin, Laurence Abrami, Alexiane Decout, Michael Heymann, F. Gisou van der Goot, Gerardo Turcatti, Rayk Behrendt & Andrea Ablasser
Nature Published: 04 July 2018

Fonte: Global Health Institute, Swiss Federal Institute of Technology Lausanne (EPFL)

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Scoperto un gene chiave nella regolazione della risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su luglio 3, 2018

L’agenzia scientifica nazionale australiana CSIRO ha identificato un nuovo gene che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della risposta immunitaria dell’organismo alle infezioni e alle malattie.

Il gene, chiamato C6orf106 o “C6“, controlla la produzione di proteine ​​coinvolte in malattie infettive, cancro e diabete. Il gene esiste da 500 milioni di anni, ma il suo potenziale è compreso solo ora.

C6-gene
The C6orf106 or “C6” gene.

Il nostro sistema immunitario produce proteine ​​chiamate citochine che aiutano a fortificare il sistema immunitario e lavorano per impedire che virus e altri agenti patogeni si riproducano e causino malattie”, ha detto il prof. Cameron Stewart, del CSIRO.
C6 regola questo processo disattivando la produzione di alcune citochine per impedire alla nostra risposta immunitaria di andare fuori controllo”.

Le citochine regolate da C6 sono implicate in una varietà di malattie tra cui il cancro, il diabete e i disturbi infiammatori come l’artrite reumatoide” afferma Cameron.
La scoperta, pubblicata sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“, aiuta a migliorare la nostra comprensione del nostro sistema immunitario, e si spera che questa comprensione consentirà agli scienziati di sviluppare nuove terapie più mirate.

Leggi il full text dell’articolo:
C6orf106 is a novel inhibitor of the interferon-regulatory factor 3-dependent innate antiviral response.
Rebecca L. Ambrose, Yu Chih Liu, Timothy E. Adams, Andrew G. D. Bean, and Cameron R. Stewart
J. Biol. Chem. jbc.RA117.001491. doi:10.1074/jbc.RA117.001491

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Sviluppate cellule T sintetiche che imitano quelle umane.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2018

I ricercatori della University of California, Los Angeles – UCLA hanno sviluppato linfociti T sintetici, o cellule T, che sono facsimili quasi perfetti delle cellule T umane. La capacità di creare cellule artificiali potrebbe essere un passo fondamentale verso farmaci più efficaci per trattare il cancro e le malattie autoimmuni e potrebbe portare a una migliore comprensione del comportamento delle cellule immunitarie umane. Tali cellule potrebbero anche essere utilizzate per potenziare il sistema immunitario di persone con cancro o deficit immunitari.

artificial T cells
UCLA scientists developed artificial T cells that, like natural T cells, can deform to squeeze between tiny gaps in the body, as shown in this schematic.

La complessa struttura dei linfociti T e la loro natura multifunzionale hanno reso difficile per gli scienziati replicarli in laboratorio“, ha detto Moshaverinia. “Con questa svolta, possiamo usare le cellule T sintetiche per progettare trasportatori di farmaci più efficienti e capire il comportamento delle cellule immunitarie“.

I linfociti T naturali sono difficili da usare nella ricerca perché sono molto delicati e poiché, dopo essere stati estratti dagli umani e da altri animali, tendono a sopravvivere solo per pochi giorni.

Abbiamo creato una nuova classe di cellule T artificiali in grado di potenziare il sistema immunitario di un ospite interagendo attivamente con le cellule immunitarie attraverso il contatto diretto, l’attivazione o il rilascio di segnali infiammatori o regolatori” – afferma il prof. Moshaverinia.

Scarica e leggi abstract dell’articolo:
Biomimicry Model: Mechanobiological Mimicry of Helper T Lymphocytes to Evaluate Cell–Biomaterials Crosstalk (Adv. Mater. 23/2018).
Hasani‐Sadrabadi, M. M., Majedi, F. S., Bensinger, S. J., Wu, B. M., Bouchard, L. , Weiss, P. S. and Moshaverinia, A.
Adv. Mater., 30: 1870159. doi:10.1002/adma.201870159

Fonte: University of California, Los Angeles – UCLA

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Sperimentazioni cliniche di un vaccino per invertire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Il follow-up a lungo termine dei partecipanti alle sperimentazioni cliniche di un vaccino generico per invertire il diabete di tipo 1 avanzato ha fornito significativi benefici clinici, incluso il ripristino dei livelli quasi normali di zucchero nel sangue.

Tre anni dopo aver ricevuto due somministrazioni del vaccino del bacillo Mycobacterium bovis Bacillus Calmette Guérin (BCG) a quattro settimane di distanza, tutti i membri di un gruppo di adulti con diabete di tipo 1 di lunga data hanno mostrato un miglioramento dell’HbA1c (emoglobina glicata) a livelli quasi normali – miglioramento che è persistito per i successivi cinque anni.

Lo studio condotto da un gruppo di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) – pubblicato su “npj Vaccines” e presentato al 77th Scientific Sessions of the American Diabetes Association- riporta anche che gli effetti del vaccino BCG sul controllo della glicemia sembrano dipendere da un meccanismo metabolico totalmente nuovo che aumenta il consumo cellulare di glucosio.

Questa è la convalida clinica del potenziale di un vaccino sicuro per abbassare stabilmente gli zuccheri nel sangue a livelli quasi normali con, anche in pazienti con una malattia di lunga durata“, dice la prof. ssa Denise Faustman del Massachusetts General Hospital Immunobiology Laboratory. (video)


Faustman Lab BCG & Diabetes

Nell’indagare come la somministrazione del vaccino produce i suoi effetti benefici, il team di ricerca ha identificato un meccanismo mai visto in precedenza negli esseri umani in risposta al trattamento – uno spostamento del processo del metabolismo del glucosio dalla fosforilazione ossidativa, la via più comune attraverso la quale le cellule convertono il glucosio in energia, a glicolisi aerobica, un processo che comporta un consumo di glucosio significativamente maggiore da parte delle cellule.

I risultati del team hanno posto le basi per ulteriori test sulla somministrazione di BCG, compreso lo studio di fase 2 approvato dalla FDA attualmente in corso, testando dosi multiple di BCG in un ampio gruppo di partecipanti con diabete di tipo 1 di lunga data. Il vaccino ha l’approvazione della Food and Drug Administration statunitense, ed è usato contro la tubercolosi da più di 100 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Long-term reduction in hyperglycemia in advanced type 1 diabetes: the value of induced aerobic glycolysis with BCG vaccinations
Willem M. Kühtreiber, Lisa Tran, Taesoo Kim, Michael Dybala, Brian Nguyen, Sara Plager, Daniel Huang, Sophie Janes, Audrey Defusco, Danielle Baum, Hui Zheng & Denise L. Faustman
npj Vaccines volume 3, Article number: 23 (2018), Published: 21 June 2018

Initial clinical trial results, published in a 2012 PLOS One paper

Fonte:  Massachusetts General Hospital (MGH)

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Identificati i marcatori genetici per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Un team internazionale di ricercatori esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Canada, Germania, Cina, Finlandia, Belgio, Spagna, Polonia, Malesia e Croazia, coordinati dagli scienziati dell’University of Southern California – USC ha trovato decine di nuovi marcatori genetici nel codice del DNA che aumentano il rischio di cancro alla prostata – una conoscenza potente che probabilmente si rivelerà utile per rilevare e prevenire la malattia.
Concentrandosi sul DNA di oltre 140.000 uomini in tutto il mondo, i ricercatori sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata.

Genetic-markers-prostate-cancer
Cancer in the prostate gland, seen here in yellow, is common for older men. A team including USC scientists found telltale genetic traits to predict men who are most at risk. (Photo/Science Source)

Questa non è una cura, ma le informazioni possono aiutare a identificare gli uomini ad alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata che possono beneficiare di uno screening avanzato e di una prevenzione futura mirata“, ha detto il prof. Christopher A. Haiman.
Per identificare i marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata, i ricercatori hanno usato “OncoArray“, una nuova analisi del DNA, per confrontare più di mezzo milione di cambiamenti a singola lettera nel codice del DNA di quasi 80.000 uomini con cancro alla prostata e più di 61.000 uomini senza la malattia.

Abbiamo la capacità di identificare gli uomini a maggior rischio di cancro alla prostata”, ha detto Haiman. “Ora abbiamo bisogno di capire come usare questa informazione genetica per prevenire la malattia“.
Molte delle nuove varianti genetiche sono state trovate nella regione dei geni coinvolti nella comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e altre cellule del corpo. Ciò implica che gli errori genetici nei percorsi immunitari possono influenzare il rischio di cancro alla prostata, che potrebbe avere importanti implicazioni per il potenziale trattamento futuro del cancro alla prostata con le immunoterapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […]Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018

Fonte: University of Southern California – USC

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Come distruggere le difese protettive del tumore.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2018

I ricercatori del Babraham Institute hanno dimostrato che alcuni tumori non usano uno, ma due livelli di protezione contro il sistema immunitario. Colpire un livello ha potenziato gli effetti protettivi del secondo e viceversa. La ricerca dimostra che un duplice approccio rivolto a entrambi i tipi di cellule contemporaneamente può offrire un percorso promettente per lo sviluppo di nuove immunoterapie per il cancro.

immunoterapia

Lo sviluppo e la crescita di un tumore canceroso si verificano spesso nonostante un sistema immunitario pienamente funzionante, in grado di riconoscere e uccidere le cellule tumorali. I tumori sequestrano alcune cellule del nostro sistema immunitario per creare un ambiente permissivo alla crescita e proteggere dagli elementi antitumorali. In particolare, i tumori reclutano alleati delle cellule immunitarie, cellule chiamate macrofagi associati al tumore (TAM – tumor-associated macrophages) e cellule T regolatorie (Foxp3+ regulatory T – Treg), per eludere l’attacco immunitario.

L’inibizione specifica del reclutamento di TAM si ottiene bloccando le azioni di una proteina chiamata fattore stimolante le colonie (CSF1), riducendo la crescita del tumore nei modelli murini.
Allo stesso modo, inibendo l’azione delle cellule Treg nei topi mediante l’inattivazione di un enzima chiave chiamato PI3K delta si protegge da una gamma di tumori. Un inibitore PI3K delta è approvato per il trattamento della leucemia linfocitica cronica (CLL) e del linfoma follicolare non-Hodgkin.

Nella ricerca del team americano è stato utilizzato un modello murino di cancro del colon-retto, e si è dimostrato che inibendo congiuntamente TAM e cellule Treg sostanzialmente si inibisce la crescita del tumore.
I risultati della ricerca suggeriscono nuovi obiettivi per le immunoterapie tumorali.

Leggi il full text dell’articolo:
Compensation between CSF1R+ macrophages and Foxp3+ Treg cells drives resistance to tumor immunotherapy.
Gyori, D., Lim, E.L., Grant, F., Spensberger, D., Roychoudhuri, R., Shuttleworth, S.J., Okkenhaug, K., Stephens, L.R., Hawkins, P.T.
JCI Insight. 2018;3(11):e120631  First published June 7, 2018 10.1172/jci.insight.120631

Fonte: Babraham Institute

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Nuovo approccio al trattamento delle malattie infiammatorie.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2018

Gli scienziati della University of California San Diego School of Medicine hanno scoperto che è possibile bloccare l’infiammazione nei topi con un anticorpo naturale che lega le molecole di fosfolipidi ossidati (oxidized phospholipids – OxPL) sulle superfici cellulari che vengono modificate dall’infiammazione. Anche durante una dieta ricca di grassi, l’anticorpo proteggeva i topi dalla formazione della placca arteriosa, dall’indurimento delle arterie e dalle malattie del fegato e prolungava le loro vite.

Witztum_OxPL
The aorta of a mouse model of atherosclerosis on a high-fat diet for 12 months (top) has significantly more plaques (bright red) than the aorta of the same type of mouse that also produces the anti-inflammatory E06 antibody (bottom).

Lo studio, pubblicato su “Nature“, segna la prima dimostrazione in un sistema vivente che OxPL innesca l’infiammazione e porta alla formazione della placca, secondo i ricercatori, che aggiungono che i risultati suggeriscono anche un nuovo approccio per prevenire o invertire un certo numero di malattie infiammatorie.
Ovunque si verifichi l’infiammazione, si ottiene OxPL“, ha detto il professoere Joseph Witztum. “Non significa che OxPL è la causa, ma sicuramente gioca un ruolo importante.”

Alcuni fosfolipidi – le molecole che costituiscono le membrane cellulari – sono soggetti a modifiche da parte di specie reattive dell’ossigeno, formando OxPL. Questo evento è particolarmente comune in condizioni infiammatorie come l’aterosclerosi, in cui si formano le placche che bloccano le arterie.

I ricercatori hanno generano un pezzo di anticorpo chiamato E06 che è sufficiente per legare OxPL e prevenire la capacità di causare l’infiammazione nelle cellule immunitarie, ma non abbastanza da causare l’infiammazione da sola. Rispetto ai topi di controllo, i topi con anticorpi E06 presentavano un’aterosclerosi del 28-57 % in meno, anche dopo un anno, nonostante avessero alti livelli di colesterolo. L’anticorpo diminuiva anche la calcificazione della valvola aortica (indurimento e restringimento delle valvole aortiche), la steatosi epatica (malattia del fegato grasso) e l’infiammazione del fegato. L’anticorpo E06 ha anche prolungato la vita dei topi.

Witztum e il team stanno testando l’anticorpo E06 nei modelli murini di malattie umane legate all’infiammazione, come l’osteoporosi (perdita ossea) e la steatoepatite non alcolica

Leggi abstract dell’articolo:
Oxidized phospholipids are proinflammatory and proatherogenic in hypercholesterolaemic mice
Xuchu Que, Ming-Yow Hung, Calvin Yeang, Ayelet Gonen, Thomas A. Prohaska, Xiaoli Sun, Cody Diehl, Antti Määttä, Dalia E. Gaddis, Karen Bowden, Jennifer Pattison, Jeffrey G. MacDonald, Seppo Ylä-Herttuala, Pamela L. Mellon, Catherine C. Hedrick, Klaus Ley, Yury I. Miller, Christopher K. Glass, Kirk L. Peterson, Christoph J. Binder, Sotirios Tsimikas & Joseph L. Witztum
Nature Published: 06 June 2018

Fonte: University of California San Diego School of Medicine

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Cancro al seno: bene una nuova immunoterapia sperimentale.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2018

L’immunoterapia è una forma di terapia del cancro che aumenta il sistema immunitario del corpo nella lotta contro i tumori. Il trasferimento cellulare adottivo (ACT – Adoptive cell transfer), in particolare, è un tipo di immunoterapia che rafforza uno specifico tipo di cellula immunitaria: le cellule T.

Nella ACT, gli operatori sanitari raccolgono cellule T dal tumore maligno e isolano le cellule immunitarie che sono le più aggressive contro il cancro. Successivamente, coltivano queste cellule T in gran numero in laboratorio e quindi le reintroducono nel corpo del paziente per via endovenosa. Questa tecnica si è dimostrata essere efficace nel trattamento di diversi tumori, come il melanoma, il cancro del polmone e i tumori della vescica. Questi cancri sono tutti caratterizzati da un alto livello di mutazioni. Non è particolarmente efficace contro i tumori che hanno meno mutazioni, come il cancro allo stomaco, il cancro dell’esofago, il cancro alle ovaie e il cancro al seno.

MRI-scan-breast-cancer
Left: CT scans of a woman with breast cancer before TIL therapy show a lesion invading the chest wall (top) and metastatic lesions in the liver (bottom). Right: Scans 14 months after treatment show all lesions have disappeared. Credit: National Cancer Institute

Ora una nuova e migliorata forma di ACT, descritta su “Nature Medicine“, ha portato a una regressione completa del cancro al seno in un paziente che in precedenza non aveva risposto a tutti gli altri trattamenti, compresa la chemioterapia e la terapia ormonale. Questa nuova forma sperimentale di immunoterapia consiste nell’utilizzare cellule chiamate linfociti infiltranti il ​​tumore (tumor-infiltrating lymphocytes – TILS).

I ricercatori del National Cancer Institute (NCI), hanno rivelato 62 diverse mutazioni e testato quale TILS aveva la capacità di riconoscere queste mutazioni. “Abbiamo sviluppato un metodo ad alto rendimento“, afferma il prof. Steven Rosenberg, “per identificare le mutazioni presenti in un cancro che sono riconosciute dal sistema immunitario“.
Poiché questo nuovo approccio all’immunoterapia dipende dalle mutazioni, non dal tipo di cancro, è in un certo senso un progetto che possiamo usare per il trattamento di molti tipi di cancro” – conclude il prof. Rosemberg.

Leggi abstract dell’articolo:
Immune recognition of somatic mutations leading to complete durable regression in metastatic breast cancer
Nikolaos Zacharakis, Harshini Chinnasamy, Mary Black, Hui Xu, Yong-Chen Lu, Zhili Zheng, Anna Pasetto, Michelle Langhan, Thomas Shelton, Todd Prickett, Jared Gartner, Li Jia, Katarzyna Trebska-McGowan, Robert P. Somerville, Paul F. Robbins, Steven A. Rosenberg, Stephanie L. Goff & Steven A. Feldman
Nature Medicine (2018) Published: 04 June 2018 doi:10.1038/s41591-018-0040-8

Clinical trial, see: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01174121

Fonte: Surgery Branch, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda,, USA

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SLA: le cellule immunitarie possono rallentare la progressione della malattia.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2018

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dello Houston Methodist Neurological Institute in Texas, porta speranza per le persone con SLA. L’immunoterapia può rallentare drammaticamente la progressione della malattia.

Nella SLA le cellule nervose, che controllano il movimento dei muscoli, nel cervello e nel midollo spinale, si deteriorano nel tempo, portando gradualmente alla debolezza generale, ai problemi di respirazione, conversazione e deglutizione. In definitiva, la malattia si traduce in paralisi completa, insufficienza respiratoria e morte.

sla

I ricercatori guidati dal neurologo Dr. Stanley H. Appel, hanno iniettato un tipo di cellula T immunitaria chiamata T regolatoria (Tregs – regulatory T lymphoctyes) in tre pazienti SLA. Questa è la prima volta che questa terapia è stata studiata sugli esseri umani.
Ogni dose di Treg somministrata ai pazienti in questo studio ha comportato un aumento del 30-40% rispetto ai livelli normali“, afferma il Dr. Thonhoff.
Come credevamo, i nostri risultati hanno dimostrato che era sicuro aumentare i livelli di Treg”. “È stato osservato un rallentamento della progressione della malattia durante ogni round di quattro infusioni di Treg“- conclude il Dr. Thonhoff.

I ricercatori dopo i positivi risultati pubblicati sulla rivista “Neuroimmunology & Neuroinflammation” si ritengono molto soddisfatti e sperano in future terapie.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Expanded autologous regulatory T-lymphocyte infusions in ALS – A phase I, first-in-human study
Jason R. Thonhoff, David R. Beers, Weihua Zhao, Milvia Pleitez, Ericka P. Simpson, James D. Berry, Merit E. Cudkowicz and Stanley H. Appel
Neuroimmunology & Neuroinflammation First published May 18, 2018, DOI: https://doi.org/10.1212/NXI.0000000000000465

Multimedia: Pictures/B-roll/Video

Fonte: Houston Methodist Neurological Institute

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Scoperta molecola contro il raffreddore.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2018

Per la prima volta è stata trovata una molecola – denominata IMP-1088) – capace di combattere il comune virus del raffreddore . Ad affermarlo i ricercatori dell’Imperial College of London coordinati dal chimico prof. Edward Tate.

I primi test di laboratorio con cellule umane hanno dimostrato la capacità della molecola di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, e il team spera di passare agli esperimenti sugli animali e poi sugli umani. I risultati dei test iniziali sono pubblicati sulla rivista “Nature Chemistry“.

Il comune raffreddore è causato da una famiglia di virus con centinaia di varianti, rendendo quasi impossibile diventare immuni o vaccinarsi. Inoltre, i virus si evolvono rapidamente, il che significa che possono rapidamente ottenere resistenza ai farmaci.
Per questi motivi, la maggior parte dei rimedi contro il raffreddore si basa sul trattamento dei sintomi dell’infezione – come naso che cola, mal di gola e febbre – piuttosto che affrontare il virus stesso.

IMP-1088
The molecule (yellow) blocks human NMT (blue), essential for the virus to assemble the capsid ‘shell’ that encloses its RNA genome (green)

La proteina, che si trova nelle stesse cellule umane, si chiama Nmt (N-miristoriltransferasi): è preziosa per il virus, che in tutte le sue numerose versioni la utilizza per costruire lo scudo (capside) che gli permette di proteggere il suo materiale genetico quando invade la cellula. Bloccare la proteina, come fa la nuova molecola, significa quindi bloccare il virus.

Leggi asbtract dell’articolo:
Fragment-derived inhibitors of human N-myristoyltransferase block capsid assembly and replication of the common cold virus
Aurélie Mousnier, Andrew S. Bell, Dawid P. Swieboda, Julia Morales-Sanfrutos, Inmaculada Pérez-Dorado,…..Tobias J. Tuthill, Roberto Solari & Edward W. Tate
Nature Chemistry (2018) Published: 14 May 2018 doi:10.1038/s41557-018-0039-2

Fonte: Imperial College of London

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Terapia con batteri per combattere l’eczema.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2018

Il trattamento topico con mucosa di Roseomonas – un batterio naturalmente presente sulla pelle – è sicuro per adulti e bambini con dermatite atopica (eczema) ed è associato ad una ridotta gravità della malattia. Ad affermarlo i risultati iniziali di uno studio clinico condotto dai ricercatori del Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA. Il lavoro preclinico in un modello murino di dermatite atopica ha suggerito che i ceppi di R. mucosa raccolti da una pelle sana possono alleviare i sintomi della malattia (video).
Le nuove scoperte sono pubblicate sulla rivista “JCI Insight“.


Bacteria Therapy for Eczema Shows Promise in NIH Study

Da ricordare che la dermatite atopica è una malattia infiammatoria della pelle che può rendere la pelle secca e pruriginosa, causare eruzioni cutanee e portare a infezioni della pelle. La malattia è legata ad un aumentato rischio di sviluppare asma, raffreddore da fieno e allergia alimentare. La dermatite atopica è comune nei bambini e talvolta si risolve da sola, ma può anche persistere o svilupparsi durante l’età adulta.

Applicando i batteri da una fonte sana alla pelle delle persone con dermatite atopica, miriamo ad alterare il microbioma cutaneo in modo tale da alleviare i sintomi e liberare le persone dall’onere di un trattamento costante“, ha dichiarato il prof. Ian Myles della NIAID (video). “Se i futuri studi clinici dimostrano che questa strategia è efficace, il nostro lavoro potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per la dermatite atopica a basso costo che non richiedono un’applicazione giornaliera“.

I ricercatori hanno testato il trattamento sperimentale in 10 volontari adulti con dermatite atopica.  Lo studio di fase 1/2 è condotto presso il NIH Clinical Center di Bethesda, nel Maryland.

Leggi il full text dell’articolo:
First-in-human topical microbiome transplantation with Roseomonas mucosa for atopic dermatitis
Ian A. Myles, Noah J. Earland, Erik D. Anderson, Ian N. Moore, Mark D. Kieh, Kelli W. Williams, Arhum Saleem, Natalia M. Fontecilla, Pamela A. Welch, Dirk A. Darnell, Lisa A. Barnhart, Ashleigh A. Sun, Gulbu Uzel, Sandip K. Datta
JCI Insight. 2018;3(9):e120608. https://doi.org/10.1172/jci.insight.120608

For more information about the study, known as Beginning Assessment of Cutaneous Treatment Efficacy for Roseomonas in Atopic Dermatitis (BACTERiAD), please see ClinicalTrials.gov using identifier NCT03018275.

Fonte: Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

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Scoperto recettore chiave del sistema immunitario per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 22, 2018

Gli scienziati dell’Università di Southampton hanno dimostrato come stimolare una posizione specifica sulla superficie delle cellule immunitarie può essere molto importante nella loro lotta contro il cancro.

Il nuovo lavoro riguarda un recettore chiamato CD40 trovato sulla superficie di alcune cellule immunitarie che regola la loro attività. I recettori CD40 sono normalmente dispersi sulla superficie delle cellule immunitarie in riposo, ma devono essere concentrati e raggruppati in complessi altamente organizzati al fine di innescare una risposta immunitaria contro il cancro. Gli scienziati ritengono che sia necessario un clustering molto preciso per innescare un segnale di attivazione per “dare il via” alle cellule immunitarie che combattono le malattie, incluso il cancro.


Concentrated CD40 receptions (grey wavy lines) on the immune cell surface

L’uso del sistema immunitario del corpo per trovare e uccidere le cellule tumorali sta rapidamente cambiando il modo in cui la malattia viene gestita e curata. Il cancro mostra dei marcatori unici che possono essere riconosciuti dal sistema immunitario, il cancro spesso previene l’attacco del sistema immunitario mettendo le cellule immunitarie in uno stato di stand-by. Una nuova famiglia di farmaci che stimolano il sistema immunitario, sono in grado di invertire la capacità delle cellule tumorali di esaurire le cellule immunitarie e di farle ripartire.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cancer Cell” ha anche scoperto che la capacità dei farmaci anticorpali, che si legano alla proteina CD40, di raggruppare i recettori delle cellule immunitarie era un requisito chiave affinché le cellule immunitarie si “sveglino” e combattano il cancro.

Scarica e leggi il full text dell’articolo.
Complex Interplay between Epitope Specificity and Isotype Dictates the Biological Activity of Anti-human CD40 Antibodies
Xiaojie Yu, H.T. Claude Chan, Christian M. Orr, Osman Dadas, Steven G. Booth, Lekh N. Dahal, Christine A. Penfold, Lyn O’Brien, and others
Cancer Cell, Vol. 33, Issue 4, p664–675.e4 Published online: March 22, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.ccell.2018.02.009

Fonte: Università di Southampton

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Scoperto composto efficace contro le malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su aprile 20, 2018

I ricercatori del Department of Pathology and Immunology, Washington University School of Medicine, St. Louis, USA- guidati da Maxim Artyomov, hanno scoperto che un composto blocca un percorso infiammatorio che è coinvolto in molte altre malattie autoimmuni. In particolare gli scienziati hanno ora ricavato un composto dalle cellule immunitarie e l’hanno usato per trattare con successo la psoriasi nei topi.

La psoriasi è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario non riconosce il proprio tessuto e inizia ad attaccarlo.

Psoriasis
A compound from the body’s own immune cells can treat psoriasis in mice and holds promise for other autoimmune diseases such as multiple sclerosis, according to a new study at Washington University School of Medicine in St. Louis. (GETTY IMAGES)

In precedenza era stato dimostrato che le cellule infiammatorie che rilevano la presenza di batteri producono un composto chiamato itaconato. ll composto riduce i livelli di una proteina chiave – nota come IkappaBzeta – nella via infiammatoria IL-17. Questo percorso è cruciale per combattere alcuni tipi di infezioni batteriche, ma è anche la via principale del corpo per iniziare la malattia autoimmune. Il nuovo prodotto utilizzato dai ricercatori negli esperimenti su topi con psoriasi è una forma modificata di itaconato: il dimetil-itaconato.
Come riportato dalla rivista “Nature“, gli animali con psoriasi alle orecchie trattati per una settimana con il dimetil-itaconato, rispetto al placebo sono tornati normali.

Ora sappiamo che i composti itaconati possono aiutare con le malattie autoimmuni, in particolare nella psoriasi e potenzialmente nella sclerosi multipla, e questa piccola molecola si sta rivelando molto potente.” afferma il prof. Maxim Artyomov.

Leggi abstract dell’articolo:
Electrophilic properties of itaconate and derivatives regulate the IκBζ–ATF3 inflammatory axis
Monika Bambouskova, Laurent Gorvel, […]Maxim N. Artyomov
Nature (2018) Published online:18 April 2018 doi:10.1038/s41586-018-0052-z

Fonte: Department of Pathology and Immunology, Washington University School of Medicine, St. Louis, USA

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Sistema immunitario e disfunzione gastrointestinale legati all’autismo.

Posted by giorgiobertin su aprile 18, 2018

I ricercatori dell’UC Davis MIND Institute – Sacramento California hanno scoperto che i bambini con disturbo dello spettro autistico (ASD) hanno una riduzione della regolazione del sistema immunitario e cambiamenti nel loro microbiota intestinale. La deregolazione immunitaria sembra facilitare l’aumento dell’infiammazione e può essere collegata ai problemi gastrointestinali così spesso sperimentati dai bambini con ASD.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Brain, Behavior and Immunity“.

BBI

In particolare i ricercatori analizzando i campioni di sangue e di feci per valutare sia la risposta immunitaria hanno constato che bambini con problemi di disturbo dello spettro autistico avevano livelli più elevati di citochine infiammatorie, come IL-5, IL-15 e IL-17, rispetto ai bambini normali.

Questi risultati illuminano la fisiologia e rappresentano un primo passo verso la delineazione di causa ed effetto.
Questo lavoro apre nuove interessanti strade per determinare come il microbioma possa guidare la risposta immunitaria della mucosa nell’ASD o se l’attivazione immunitaria spinga i cambiamenti del microbioma“, ha affermato il prof. Ashwood. “Al momento non lo sappiamo.”

Leggi abstract dell’articolo:
Differential immune responses and microbiota profiles in children with autism spectrum disorders and co-morbid gastrointestinal symptoms
Destanie R. Rose, Houa Yang, Gloria Serena, Craig Sturgeon, Paul Ashwood
Brain, Behavior, and Immunity, In press, corrected proof, Available online 20 March 2018 https://doi.org/10.1016/j.bbi.2018.03.025

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Verso un vaccino anti-aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2018

Nella malattia aterosclerosi, le placche contenenti colesterolo si formano nelle pareti dei vasi, causando una restringimento delle arterie e aumentando notevolmente il rischio di infarto e ictus. L’uso recente di farmaci anti-colesterolo delle statine ha ridotto gli eventi cardiovascolari causati dall’aterosclerosi del 35%, ma milioni di individui rimangono a rischio. Quindi, un’aggiunta o un’alternativa desiderabile sarebbe un intervento per prevenire del tutto la formazione della placca.

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As cardiovascular disease progresses, the proportion of protective Tregs decreases. Image: Dr. Klaus Ley, La Jolla Institute for Allergy and Immunology

Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista “Circulation” condotto dai ricercatori del La Jolla Institute for Allergy and Immunology supporta questa possibilità.
Per creare il nuovo vaccino, il team di Ley ha progettato un breve tratto (o peptide) della proteina LDL principale.
La vaccinazione ha avuto successo in topi aterosclerotici con una piccola porzione di proteina modificata di “colesterolo cattivo“. La vaccinazione ha ridotto i livelli di placca nei topi ed in altri esperimenti con campioni di sangue umano.

Sapevamo che l’aterosclerosi aveva una componente infiammatoria, ma fino a poco tempo fa non avevamo un modo per contrastarla” – afferma il prof. Klaus Ley “Ora scopriamo che la nostra vaccinazione riduce effettivamente il carico di placca espandendo una classe di cellule T protettive che frenano l’infiammazione”.
Un vaccino ampiamente disponibile che prevenga la formazione della placca potrebbe essere molto vicino.

Leggi abstract dell’articolo:
Regulatory CD4+ T Cells Recognize MHC-II-Restricted Peptide Epitopes of Apolipoprotein B
Takayuki Kimura, Kouji Kobiyama, Holger Winkels, Kevin Tse, Jacqueline Miller, Melanie Vassallo, Dennis Wolf, Christian Ryden, Marco Orecchioni, Thamotharampillai Dileepan, Marc K. Jenkins, Eddie A. James, William W. Kwok, David B. Hanna, Robert C. Kaplan, Howard D. Strickler, Helen G. Durkin, Seble G. Kassaye, Roksana Karim, Phyllis C. Tien, Alan L. Landay, Stephen J. Gange, John Sidney, Alessandro Sette and Klaus Ley
Circulation. 2018; CIRCULATIONAHA.117.031420, originally published March 27, 2018

Fonte: La Jolla Institute for Allergy and Immunology

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Promettente un vaccino contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 13, 2018

Un nuovo tipo di vaccino contro il cancro ha prodotto risultati promettenti in una sperimentazione clinica iniziale condotta presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e l’Abramson Cancer Center dell’Università della Pennsylvania. Il vaccino personalizzato è costituito dalle cellule immunitarie dei pazienti, queste sono esposte in laboratorio al contenuto delle cellule tumorali dei pazienti e quindi iniettate nei pazienti per avviare una risposta immunitaria più ampia.

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Lo studio, condotto in pazienti con carcinoma ovarico avanzato, era uno studio pilota finalizzato principalmente a determinare la sicurezza e la fattibilità, ma c’erano chiari segni che poteva essere efficace: circa la metà dei pazienti vaccinati mostrava segni di risposta alle cellule T anti-tumorali, e quei “responder” tendevano a vivere molto più a lungo senza progressione del tumore rispetto a quelli che non rispondevano.
“Il tasso di sopravvivenza globale a 2 anni di questi pazienti responder era del 100%, mentre il tasso per i non responder era solo del 25%” – affermano i ricercatori.
Lo studio è stato pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Questo vaccino sembra essere sicuro per i pazienti e provoca un’ampia immunità anti-tumorale – riteniamo che meriti ulteriori test in studi clinici più ampi“, ha detto l’autore principale il prof. Janos L. Tanyi.
Ogni vaccino è essenzialmente personalizzato per il singolo paziente, utilizzando il tumore del paziente che ha un insieme unico di mutazioni e quindi una presentazione unica al sistema immunitario. È anche un vaccino contro il tumore intero, inteso a stimolare una risposta immunitaria contro non solo un bersaglio associato al tumore, ma centinaia o migliaia.
L’idea è di mobilitare una risposta immunitaria che colpisca il tumore in modo molto ampio, colpendo una varietà di marcatori, inclusi alcuni che potrebbero essere trovati solo su quel particolare tumore” – afferma il prof. Tanyi.

Il vaccino sfrutta il naturale processo dell’immunità dei linfociti T ai tumori, ma lo potenzia per aiutare a superare le formidabili difese dei tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
Personalized cancer vaccine effectively mobilizes antitumor T cell immunity in ovarian cancer
Janos L. Tanyi, Sara Bobisse, Eran Ophir, Sandra Tuyaerts, Annalisa Roberti, Raphael Genolet, Petra Baumgartner, Brian J. Stevenson, Christian Iseli……..et al.
Science Translational Medicine 11 Apr 2018: Vol. 10, Issue 436, eaao5931 DOI: 10.1126/scitranslmed.aao5931

Fonte: Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania

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Degenerazione maculare legata all’invecchiamento delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2018

Studiando topi e cellule da pazienti, i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno scoperto che le cellule immunitarie chiamate macrofagi invecchiano, e sono più propensi a contribuire all’infiammazione e alla crescita anormale dei vasi sanguigni che danneggiano la visione nella degenerazione maculare.

Micro-RNA  DANYEL CAVAZOS/MICHAEL WORFUL

Dagli esperimenti sui topi, il team ha scoperto che i macrofagi più anziani contengono quantità maggiori di brevi frammenti di materiale genetico, detti microRNA, che regolano il modo in cui le cellule esprimono i geni. I ricercatori hanno trovato livelli significativamente più elevati di microRNA-150 nei macrofagi negli occhi dei topi più anziani e nei campioni di sangue da soggetti umani con degenerazione maculare.

I microRNA aiutano a regolare molte cose nelle cellule legandosi a diversi geni per influenzare il modo in cui quei geni producono le proteine. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che microRNA-150 sembrava guidare i macrofagi più anziani verso la promozione dell’infiammazione e della formazione anormale dei vasi sanguigni nei modelli murini di degenerazione maculare.

Riteniamo che il microRNA-150 possa essere un potenziale bersaglio terapeutico, o almeno un biomarcatore, per la malattia aggressiva e il rischio di perdita della vista”, ha detto il prof. Jonathan B. Lin. “È possibile immaginare terapie immunitarie che modifichino il livello dei microRNA in modo che queste cellule macrofagiche non contribuiscano più alla malattia“.

Leggi abstract dell’articolo:
Macrophage microRNA-150 promotes pathological angiogenesis as seen in age-related macular degeneration
Lin JB, Moolani HV, Sene A, Sidhu R, Kell P, Lin JB, Dong Z, Ban N, Ory DS, Apte RS
JCI Insight. 2018;3(7):e120157. doi:10.1172/jci.insight.120157.

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Un nuovo composto aiuta ad attivare le cellule T che combattono il cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Un team internazionale di immunologi, biologi molecolari e chimici guidati dalla professoressa di chimica dell’University of Connecticut, Amy Howell, riporta sulla rivista “Cell Chemical Biology” la creazione di un nuovo composto che sembra avere le proprietà di stimolare le cellule T (i NKT) killer naturali, potenti armi che il sistema immunitario del nostro corpo conta per combattere le infezioni e combattere malattie come il cancro, la sclerosi multipla e il lupus.

AmyHowell
An illustration showing interactions between components of the AH10-7 compound (yellow), an immune system antigen-presenting cell (gray), and an invariant natural killer T cell (green and blue) that spark activation of iNKT cells in ‘humanized’ mice. (Image courtesy of Jose Gascon/UConn)

Il composto – una versione modificata di un ligando α-GalCer (alpha-galactosylceramides) sintetizzato in precedenza – è altamente efficace nell’attivazione di cellule iNKT umane. È anche selettivo – stimola le cellule NKT per rilasciare un insieme specifico di proteine note come citochine Th1, che stimolano l’immunità anti-tumorale. Il nuovo composto è chiamato AH10-7.

Abbiamo sintetizzato un nuovo composto, ne abbiamo dimostrato l’efficacia con i dati biologici e abbiamo imparato di più sulle sue interazioni con le proteine ​​attraverso la cristallografia a raggi X e l’analisi computazionale“, ha affermato il professore associato di chimica José Gascón. “Stiamo fornendo i protocolli in modo che altri scienziati possono razionalmente progettare molecole correlate che suscitano risposte desiderate da cellule NKT”.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual Modifications of α-Galactosylceramide Synergize to Promote Activation of Human Invariant Natural Killer T Cells and Stimulate Anti-tumor Immunity.
Divya Chennamadhavuni, Noemi Alejandra Saavedra-Avila, Leandro J. Carreño, Matthew J. Guberman-Pfeffer, Pooja Arora, Tang Yongqing, Hui-Fern Koay, Dale I. Godfrey, Santosh Keshipeddy, Stewart K. Richardson, Srinivasan Sundararaj, Jae Ho Lo, Xiangshu Wen, José A. Gascón, Weiming Yuan, Jamie Rossjohn, Jérôme Le Nours, Steven A. Porcelli, Amy R. Howell.
Cell Chemical Biology, 2018; DOI: 10.1016/j.chembiol.2018.02.009

Fonte: University of Connecticut

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