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Posts Tagged ‘immunologia’

Scoperto gene per Sclerosi Multipla e Lupus.

Posted by giorgiobertin su aprile 28, 2017

I ricercatori del Irgb-Cnr e dell’Università di Sassari in un lavoro pubblicato sulla rivista internazionale “New England Journal of Medicine” svelano per la prima volta un importante meccanismo biologico che predispone a malattie autoimmuni, gettando le basi per nuove terapie personalizzate e per lo sviluppo di nuovi farmaci..

cucca

In particolare i ricercatori affermano che all’origine del rischio di sviluppare sclerosi multipla (Sm) e lupus eritematoso sistemico, malattie autoimmuni a carico rispettivamente della mielina del sistema nervoso centrale e di pelle, reni e altri organi, vi sarebbe anche una particolare forma di Tnfsf13B, un gene che presiede alla sintesi di una proteina con importanti funzioni immunologiche: la citochina Baff.

Per lungo tempo si è ritenuto che i linfociti T fossero le cellule primariamente coinvolte nella Sm”, afferma il professore Cucca dell’Università di Sassari. “Oggi, anche grazie a questo studio, emerge un ruolo primario dei linfociti B in questa patologia. Queste cellule immuni, tra le altre funzioni, producono anticorpi che normalmente ci difendono da certi tipi di microbi ma che, in qualche caso, possono diventare auto-anticorpi e partecipare così alla risposta infiammatoria che sta alla base di alcune forme di autoimmunità”.

Leggi abstract dell’articolo:
Overexpression of the Cytokine BAFF and Autoimmunity Risk
Steri M., Orrù V., Idda M.L., et al.
N Engl J Med 2017; 376:1615-1626, April 27, 2017

Fonte: Università di Sassari

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Le proteine della soia contro le infiammazioni intestinali.

Posted by giorgiobertin su aprile 26, 2017

Una dieta integrata con proteine ​​di soia può essere una terapia aggiuntiva efficace per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Ad affermarlo i ricercatori del Penn State in uno studio che ha incluso i topi e le cellule umane del colon in coltura.

I risultati sono significativi perché le malattie infiammatorie intestinali – tra cui la colite ulcerosa e il morbo di Crohn – sono caratterizzati da un’infiammazione continuativa o periodica del colon e rappresentano un fattore di rischio significativo per il cancro al colon.

IBD

Il team ha scoperto che il concentrato di proteine di soia ​​può esercitare effetti antiossidanti e citoprotettivi nelle cellule intestinali umane in coltura e può moderare la severità dell’infiammazione nei topi che hanno una condizione simile a quella indotta da colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Soy protein concentrate mitigates markers of colonic inflammation and loss of gut barrier function in vitro and in vivo
Zachary T. Bitzer, Amy L. Wopperer, Benjamin J. Chrisfield, Ling Tao, Timothy K. Cooper, Jairam Vanamala, Ryan J. Elias, John E. Hayes, Joshua D. Lambert
The Journal of Nutritional Biochemistry, Volume 40, February 2017, Pages 201-208

Fonte: Penn State

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Nuova piattaforma diagnostica basata su CRISPR.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2017

Un team di scienziati del Broad Institute of MIT and Harvard, the McGovern Institute for Brain Research at MIT, the Institute for Medical Engineering & Science at MIT, and the Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University ha adattato, attraverso l’utilizzo dell’enzima CRISPR RNA-targeting una piattaforma denominata SHERLOCK (Specific High-sensitivity Enzymatic Reporter unLOCKing) come rivelatore altamente sensibile – in grado di segnalare la presenza di singole molecole di RNA o molecole di DNA (video).

SHERLOCK differisce dal sistema CRISPR-Cas9 in modo fondamentale. Esso utilizza un enzima chiamato Cas13a che taglia il materiale genetico ed ha il vantaggio di innescare il reporter fluorescente. Una volta che Cas13a trova il bersaglio, inizia indiscriminatamente tagliare qualsiasi RNA che incontra. Questi tagli “collaterali” possono costituire la base per la diagnostica di SHERLOCK. “La natura ha un sacco di strumenti molto sorprendenti“, dice Zhang, uno degli autori. “SHERLOCK può rilevare infezioni virali e batteriche, mutazioni tumorali trovate a basse frequenze, e variazioni sottili di sequenza del DNA note come polimorfismi di singoli nucleotidi che sono collegati ad altre malattie“.

Il metodo permette di:
Rilevare la presenza del virus Zika in pazienti – campioni di sangue o di urine entro poche ore;
– Distinguere tra le sequenze genetiche di ceppi africani e americani di virus Zika;
– Discriminare specifici tipi di batteri, come E. coli;
– Rilevare geni di resistenza agli antibiotici;
– Identificare mutazioni cancerose in frammenti di DNA simulati privi di cellule;
– Leggere rapidamente informazioni genetiche umane, come ad esempio il rischio di malattie cardiache, da un campione di saliva.

La sensibilità di rilevamento del nuovo sistema CRISPR-Cas13a specifica per materiale genetico ed è di 1 milione di volte più sensibile rispetto alla tecnica diagnostica più utilizzata, che rileva le proteine nota come ELISA.

SHERLOCK non solo rende più facile trovare le infezioni o mutazioni tumorali che la diagnostica meno sensibile si può perdere“, dice il prof. Collins, “ma il test funziona anche molto rapidamente”.

Prima che la piattaforma di diagnosi sia disponibile sul mercato, deve passare presso le agenzie di regolamentazione, come la Food and Drug Administration. la presentazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nucleic acid detection with CRISPR-Cas13a/C2c2
JONATHAN S. GOOTENBERG, OMAR O. ABUDAYYEH, JEONG WOOK LEE, ……., JAMES J. COLLINS, FENG ZHANG
Science 13 Apr 2017: eaam9321 DOI: 10.1126/science.aam9321

Fonte: Science News  –  Broad Institute of MIT  –  McGovern Institute for Brain Research at MIT  –  Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

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Fibrosi Cistica: dalla Timosina una nuova terapia.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Perugia in collaborazione con i colleghi dell‘Università Telematica San Raffaele di Roma, pubblicato su “Nature Medicine” svela i meccanismi correttori ed antinfiammatori della timosina alfa-1 (Tα1).

Lo studio ha dimostrato come questa molecola sia capace di attivare meccanismi in grado di ricostruire il sistema immunitario e di ridurre i processi infiammatori polmonari ricorrenti nei pazienti colpiti da Fibrosi Cistica (FC).

thymosin_alpha-1

Abbiamo dimostrato l’efficacia di azione di questa molecola su cellule prelevate da alcuni pazienti con risultati sorprendenti” – dichiarano i ricercatori. La FC è causata da mutazioni nel gene che codifica la “cystic fibrosis transmembrane conductance regulator (CFTR)” e che portano ad una compromissione dell’attività del canale del cloro. La più comune mutazione p.Phe508del porta alla produzione di una proteina degradata che presenta un’attività canalare estremamente ridotta.

I ricercatori hanno descritto la capacità di Tα1 – peptide dotato di un eccellente profilo di sicurezza nella clinica – di correggere i molteplici difetti funzionali nei topi FC come in cellule di pazienti colpiti dalla mutazione p.Phe508del.

Se la scoperta sarà confermata anche su pazienti umani si tratterà di un notevole passo in avanti: la timosina sarebbe infatti il primo farmaco ad agire contemporaneamente su tutte le principali cause della malattia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Thymosin α1 represents a potential potent single-molecule-based therapy for cystic fibrosis
Luigina Romani, Vasilis Oikonomou, Silvia Moretti, Rossana G Iannitti, Maria Cristina D’Adamo, Valeria R Villella, Marilena Pariano, Luigi Sforna, Monica Borghi, Marina M Bellet, Francesca Fallarino, Maria Teresa Pallotta, Giuseppe Servillo, Eleonora Ferrari, Paolo Puccetti, Guido Kroemer, Mauro Pessia, Luigi Maiuri, Allan L Goldstein & Enrico Garaci
Nature Medicine (2017) Published online 10 April 2017 doi:10.1038/nm.4305

Fonte: Università Telematica San Raffaele di Roma

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Tumori: scoperto un killer solo per le cellule malate.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2017

I ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Padova coordinati da coordinato dal prof. Ildiko Szabo, hanno sintetizzato dei composti in grado di bloccare farmacologicamente il funzionamento del canale ionico Kv1.3 che permette il passaggio di ioni potassio attraverso membrane biologiche.

CCcover

Si tratta di una proteina altamente espressa in vari tipi di tumori e presente nei mitocondri che sono ottimi bersagli nella cura dei tumori: oltre a essere le centrali energetiche della cellula, hanno un ruolo importante nel determinare il destino delle cellule cancerose. Quando si va infatti a inibire l’azione di Kv1.3, le funzioni dei mitocondri vengono alterate causando livelli molto elevati di stress ossidativo nelle cellule malate: gli esperimenti condotti in vitro hanno dimostrato che i nuovi composti portano alla morte le cellule tumorali, anche se resistenti ai chemioterapici classici, mentre le cellule sane vengono risparmiate.

Le nuove sostanze – spiegano i ricercatori – eliminano quasi del tutto le cellule B leucemiche, ottenute da pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, una delle leucemie più diffuse nel mondo occidentale. Nel sangue dello stesso paziente solo i linfociti B patologici vengono eliminati, mentre i linfociti T sani, importanti per la difesa immunitaria, rimangono inalterati, dimostrando l’azione selettiva dei composti verso le cellule tumorali“.

La sostanza sintetizzata dovrà essere sottoposta a una fase di sperimentazione preclinica e testata su un ampio numero di animali.

Leggi abstract dell’articolo:
Direct Pharmacological Targeting of a Mitochondrial Ion Channel Selectively Kills Tumor Cells In Vivo
Luigi Leanza, Matteo Romio, Katrin Anne Becker, Michele Azzolini, Livio Trentin, …..Cristina Paradisi, Ildiko Szabo
Cancer Cell, Volume 31, Issue 4, 516 – 531.e10 10 April 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.ccell.2017.03.003

Fonte: Unipd

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Scoperto come rendere le cellule resistenti al virus HIV.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2017

Gli scienziati dello Scripps Research Institute (TSRI) – La Jolla, CA, hanno trovato un modo per legare degli anticorpi HIV-combattenti alle cellule del sistema immunitario. Una metodica di ingegneria immunochimica che ha permesso di creare una popolazione di cellule resistenti al virus. Nei loro esperimenti in laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che queste cellule resistenti possono sostituire rapidamente le cellule malate, potenzialmente curare la malattia in una persona con HIV.

HIV resistenza
Here, cells protected from rhinovirus by membrane-tethered, receptor-blocking antibodies survive well and form colonies.
CREDIT: Jia Xie, Lerner Lab

Questa protezione sarebbe a lungo termine“, ha detto Jia Xie, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“.

Prima di testare il nuovo sistema contro l’HIV, gli scienziati hanno usato rhinovirus (responsabile di molti casi di raffreddore comune) come modello. E’ stato utilizzato un vettore chiamato lentivirus per fornire un nuovo gene per le cellule umane in coltura. Il gene è incaricato di sintetizzare anticorpi che si legano con il recettore delle cellule umane (ICAM-1). Con la nuova tecnica il virus non può entrare nella cellula di diffondere l’infezione. “Questa è davvero una forma di vaccinazione cellulare“, ha detto il prof. Lerner.

In sostanza, i ricercatori hanno costretto le cellule ad una competizione darwiniana, “sopravvivenza del più forte“. Le cellule senza protezione dell’anticorpo sono morte, lasciando le cellule protette a sopravvivere e moltiplicarsi, riuscendo a trasmettere il gene protettivo a nuove cellule.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunochemical engineering of cell surfaces to generate virus resistance
Jia Xie, Devin Sok, Nicholas C. Wu, Tianqing Zheng, Wei Zhang, Dennis R. Burton, and Richard A. Lerner
PNAS 2017 ; published ahead of print April 10, 2017, doi:10.1073/pnas.1702764114

Fonte: Scripps Research Institute (TSRI)

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FDA approva un nuovo farmaco per la Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2017

La US Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Ocrevus (ocrelizumab) per il trattamento di pazienti adulti affetti da forme recidivanti di sclerosi multipla (SM) e sclerosi multipla primaria progressiva (SMPP). Questo è il primo farmaco approvato dalla FDA per SMPP. Ocrevus è un’infusione endovenosa che deve essere somministrata da un professionista sanitario.

L’efficacia di Ocrevus per il trattamento delle forme recidivanti di SM è stato dimostrato in due studi clinici (OPERA 1 e OPERA II) di 1.656 partecipanti trattati per 96 settimane (NEJM). Entrambi gli studi hanno confrontato Ocrevus con un altro farmaco MS, Rebif (interferone beta-1a). I pazienti che hanno ricevuto Ocrevus hanno ridotto i tassi di ricaduta e hanno ridotto il peggioramento della disabilità rispetto a Rebif.

Ocrevus è un anticorpo monoclonale che agisce selettivamente sulle cellule CD20-positive, un tipo di cellule immunitarie specifiche per mielina. Sulla base di studi preclinici, Ocrevus si lega a proteine ​​di superficie cellulare CD20 espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o cellule del plasma, molto importanti nel sistema immunitario che può essere conservato.
La prima dose è di due infusioni da 300 mg a due settimane di distanza. Le dosi successive sono indicate come una sola infusioni da 600 mg.
E’ commercializzato da Genentech del gruppo Roche.

Leggi il comunicato stampa:
FDA approves new drug to treat multiple sclerosis

Ocrelizumab versus Interferon Beta-1a in Relapsing Multiple Sclerosis
N Engl J Med 2017; 376:221-234January 19, 2017DOI: 10.1056/NEJMoa1601277

OPERA I and II ClinicalTrials.gov numbers, NCT01247324 and NCT01412333, respectively
Statnews

Fonte: Genentech, a member of the Roche Group

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Sclerosi multipla: Scoperte le cellule immunitarie che riparano il cervello.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2017

I ricercatori della Queen’s University di Belfast hanno scoperto che specifiche cellule del sistema immunitario sono attori chiave nella riparazione del cervello – una svolta fondamentale che potrebbe rivoluzionare il trattamento di debilitanti malattie neurologiche come la sclerosi multipla (SM).

SM-riparazione
QUEEN’S UNIVERSITY RESEARCHERS MAKE MAJOR BRAIN REPAIR DISCOVERY IN FIGHT AGAINST MULTIPLE SCLEROSIS

Lo studio, guidato dal Dr. Yvonne Dombrowski e dalla Dr.ssa Denise Fitzgerald del Wellcome-Wolfson Institute for Experimental Medicine alla Queen’s University è stato salutato dalla comunità scientifica come uno studio fondamentale per svelare i misteri della riparazione dei danni cerebrali.
La ricerca, che rappresenta una vera svolta, è stata pubblicata su “Nature Neuroscience“, e dimostra che una proteina chiamata CCN3 prodotta da alcune cellule del sistema immunitario induce le cellule staminali del cervello a maturare in oligodendrociti per riparare i danni alla mielina.

La scoperta è importante perchè ora i ricercatori possono utilizzare questa nuova conoscenza per sviluppare farmaci che aumentano la produzione di queste cellule particolari e sviluppare una nuova classe di trattamenti per il futuro.

Leggi abstract dell’articolo:
Regulatory T cells promote myelin regeneration in the central nervous system
Yvonne Dombrowski,Thomas O’Hagan,Marie Dittmer, Rosana Penalva, Sonia R Mayoral, Peter Bankhead,Samara Fleville,George Eleftheriadis,Chao Zhao, Michelle Naughton, Rachel Hassan,Jill Moffat,John Falconer,Amanda Boyd,Peter Hamilton,Ingrid V Allen, Adrien Kissenpfennig,Paul N Moynagh,Emma Evergren,Bernard Perbal,Anna C Williams,Rebecca J Ingram,Jonah R Chan,Robin J M Franklin & Denise C Fitzgerald
Nature Neuroscience (2017) Published online 13 March 2017 doi:10.1038/nn.4528

Fonti ed approfondimenti: Queen’s University di Belfast  –  www.medimagazine.it  –  bbc.com

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FDA: Nuovo farmaco contro la rinite allergica.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Odactra, il primo estratto allergenico che deve essere somministrato sotto la lingua (sublinguale) per il trattamento di acari della polvere (HDM) infiammazione indotta nasale (rinite allergica), con o senza infiammazione oculare (congiuntivite), in persone 18 attraverso 65 anni di età.

Odacra  odactra-drug

Questo farmaco espone i pazienti agli allergeni degli acari, allenando gradualmente il sistema immunitario a ridurre la frequenza e gravità dei sintomi dell’allergia al naso e agli occhi. La prima dose viene presa sotto la supervisione di un operatore sanitario con esperienza nella diagnosi e nel trattamento delle malattie allergiche.
La sicurezza e l’efficacia di Odactra è stata valutata in studi condotti negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, che hanno coinvolto circa 2.500 persone.

Odactra è prodotto per la Merck, Sharp & Dohme Corp., (una sussidiaria di Merck & Co., Inc., Whitehouse Station, NJ) da Catalent Pharma Solutions Limited, Regno Unito.

Leggi la comunicazione FDA:
FDA approves Odactra for house dust mite allergies

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Tumori al cervello: Scoperto meccanismo che indebolisce il sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2017

I ricercatori dell’Università di Udine e dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine sui tumori del cervello hanno scoperto uno dei meccanismi che indeboliscono il sistema immunitario. Lo studio ha messo in luce il ruolo dei monociti, i globuli bianchi più grandi, nell’indebolimento del sistema immunitario e nella promozione della crescita tumorale.

gri_udine
Da sinistra Giorgia Gri, Daniela Cesselli, Antonio Paolo Beltrami

La scoperta apre nuove prospettive sulla possibilità di intervenire selettivamente con terapie specifiche sui monociti circolanti per ripristinare la corretta attività antitumorale delle cellule del sistema immunitario cerebrale. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su “Plos One”.

Scarica e leggi il documento in full text:
Systemic T Cells Immunosuppression of Glioma Stem Cell-Derived Exosomes Is Mediated by Monocytic Myeloid-Derived Suppressor Cells
Domenis R, Cesselli D, Toffoletto B, Bourkoula E, Caponnetto F, Manini I, et al.
PLoS ONE 12(1): e0169932. doi:10.1371/journal.pone.0169932

Fonte: Università di Udine

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FDA approva un nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Siliq (brodalumab) per il trattamento di adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Siliq viene somministrato mediante iniezione.

psoriasis_skin

Siliq con il suo principio attivo (brodalumab) si lega a una proteina che causa l’infiammazione, inibendo la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della psoriasi a placche.

La sicurezza e l’efficacia di Siliq sono stati stabiliti in tre studi clinici randomizzati e controllati con placebo, per un totale di 4.373 partecipanti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che erano candidati alla terapia sistemica o fototerapia.
Siliq è commercializzato da Valeant Pharmaceuticals Bridgewater, New Jersey-based.

Leggi comunicato stampa FDA:
FDA approves new psoriasis drug
Siliq
Valeant Pharmaceuticals Bridgewater

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Viroterapia per reindirizzare il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

I ricercatori virologi dell’Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain, coordinati dal professore Ramon Alemany, hanno sviluppato un virus oncolitico che può reindirizzare il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Il lavoro, pubblicato sulla rivista “Cancer Research“, apre la porta allo sviluppo di nuovi percorsi terapeutici contro vari tipi di cancro.

virus-terapia
The T cells (in gray) of the immune system surround the tumor cells (in green) thanks to the action of BiTE antibodies secreted by the oncolytic adenovirus. CREDIT IDIBELL

Lavoriamo con gli adenovirus oncolitici, virus modificati che attaccano solo le cellule tumorali senza attaccare il tessuto normale, in forma di terapia mirata“, spiega Carlos Fajardo, primo autore dello studio. Gli adenovirus sono una famiglia di virus che possono causare raffreddori, gastroenteriti e congiuntiviti. Tuttavia, questi virus una volta modificati possono prendere di mira selettivamente le cellule tumorali fornendo un grande potenziale per un uso terapeutico anti-cancro.

La viroterapia contro il cancro è una ricerca molto attiva, grazie ai progressi della immunoterapia sviluppata negli ultimi anni. In questo campo ci sono però diverse limitazioni; uno di queste è che il nostro sistema immunitario riconosce il virus come un patogeno e attacca entrambi. I ricercatori affermano di essere riusciti a reindirizzare il sistema immunitario ad attaccare solo le cellule tumorali piuttosto che il virus.

Leggi abstract dell’articolo:
Oncolytic adenoviral delivery of an EGFR-targeting T cell engager improves antitumor efficacy
Carlos A Fajardo, Sonia Guedan, Luis A Rojas, Rafael Moreno, Marcel Arias-Badia, Jana de Sostoa, Carl H. June and Ramon Alemany
Cancer Research DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-16-1708 Published 31 January 2017

Fonte ed approfondimenti: Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain

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I cereali integrali mantengono l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2017

Uno nuovo studio condotto dai ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston, mette in evidenza i vantaggi di mangiare cereali integrali rispetto ai cereali raffinati, dopo aver constatato che il primo può portare ad un intestino sano e a delle migliori risposte immunitarie.

refined-grains whole-grains

Grano integrale, avena, segale, orzo, riso e quinoa sono tutti esempi di prodotti integrali, mentre i prodotti del grano raffinati comprendono farina di frumento, riso bianco, e pane arricchito.
Lo studio ha coinvolto 81 adulti sani per un periodo di 6 settimane. 40 dei partecipanti allo studio hanno seguito una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali raffinati, mentre i restanti 41 partecipanti sono stati sottoposti sempre ad una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali integrali.

Per valutare come ogni dieta ha influenzato la flora intestinale – la popolazione di microrganismi nell’intestino – i ricercatori hanno analizzato campioni di feci dei partecipanti e campioni di sangue per valutare le risposte immunitarie.
Coloro che si sono alimentati con una dieta ricca di cereali integrali hanno mostrato un aumento di un tipo di batteri chiamati Lachnospira, che è noto per la produzione di acidi grassi a catena corta. Gli acidi grassi a catena corta sono importanti per un sistema immunitario sano.
Inoltre, i soggetti che hanno consumato la dieta cereali integrali hanno mostrato anche una riduzione degli enterobatteri – i batteri che causano l’infiammazione.

Ricordiamo che i cereali integrali sono considerati una parte fondamentale di una dieta salutare. Secondo l’ American Heart Association, che possono contribuire a migliorare il livello del colesterolo, oltre a ridurre il rischio di obesità, malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “American Journal of Clinical Nutrition“.

Leggi abstract dell’articolo:
Substituting whole grains for refined grains in a 6-wk randomized trial has a modest effect on gut microbiota and immune and inflammatory markers of healthy adults
Sally M Vanegas, Mohsen Meydani, Junaidah B Barnett, Barry Goldin, Anne Kane, Helen Rasmussen, Carrie Brown, Pajau Vangay, Dan Knights, Satya Jonnalagadda, Katie Koecher, J Philip Karl, Michael Thomas, Gregory Dolnikowski, Lijun Li, Edward Saltzman, Dayong Wu, and Simin Nikbin Meydani
Am J Clin Nutr ajcn146928; First published online February 8, 2017. doi:10.3945/ajcn.116.146928

This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01902394.

Online Supporting Material

Fonte: Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston

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Programmati batteri contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2017

Gli scienziati della Chonnam National University Hwasun Hospital, Republic of Korea, sono riusciti a modificare dei batteri per combattere il cancro. Questi batteri della famiglia Clostridium e Salmonella si sono infiltrati con successo nei tumori ed hanno attivato il sistema immunitario per uccidere le cellule maligne; il nuovo studio è stato descritto sulla rivista “Science Translational Medicine“.

zheng
Genetically modified Salmonella bacteria target tumors and make the immune system extra aggressive toward cancer cells. Younghee Lee/CUBE3D Graphic

Dagli esperimenti la dimensione dei tumori è diminuita al di sotto dei limiti rilevabili in 11 dei 20 topi che avevano ricevuto iniezioni di un ceppo di batteri progettati per essere innocuo, ma in grado di sopprimere in modo efficace la crescita delle masse tumorali.
Jin Hai Zheng e colleghi hanno utilizzato batteri di Salmonella typhimurium come “cavalli di Troia”, che infiltrati negli ambienti a basso ossigeno trovati all’interno dei tumori hanno attivato un segnale di risposta immunitaria – da una proteina chiamata FlaB, coinvolti nelle attività tumorali.

Gli autori ipotizzano che il buon profilo di sicurezza rende i batteri ingegnerizzati una potenziale strategia anticancro molto promettente.

Leggi abstract dell’articolo:
Two-step enhanced cancer immunotherapy with engineered Salmonella typhimurium secreting heterologous flagellin
BY JIN HAI ZHENG, VU H. NGUYEN, SHENG-NAN JIANG, SEUNG-HWAN PARK, WENZHI TAN, SEOL HEE HONG, MYUNG GEUN SHIN, IK-JOO CHUNG, YEONGJIN HONG, HEE-SEUNG BOM, HYON E. CHOY, SHEE EUN LEE, JOON HAENG RHEE, JUNG-JOON MIN
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE08 FEB 2017

Science news: Scientists turn food poisoning microbe into powerful cancer fighter
By Michael PriceFeb. 8, 2017

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Scoperte cellule nei tumori che inibiscono la risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2017

I ricercatori del Tumour Immunotherapy Program presso il  Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network, in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, hanno scoperto una popolazione di cellule distinte nei tumori che inibisce la risposta immunitaria del corpo per combattere il cancro.


Immune therapy scientists discover distinct cells that block cancer-fighting immune cells

I risultati che abbiamo prodotto sono fondamentali per capire di più sul perché i pazienti rispondono o non rispondono alle terapie immunitarie – dice l’autrice principale dello studio professoressa Pamela Ohashi direttore del Tumour Immunotherapy Program. “Abbiamo scoperto un potenziale nuovo approccio per modulare la risposta immunitaria al cancro”. “Osservando la biologia del tumore da questa diversa prospettiva, avremo una migliore comprensione delle barriere che impediscono una forte risposta immunitaria. Questo può aiutare lo sviluppo di farmaci da indirizzare contro queste barriere.

Fonte: Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network

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La dieta attraverso i batteri intestinali influenza il cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 27, 2017

I ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute and Harvard Medical School,  di Boston coordinati dal professore Shuji Ogino hanno dimostrato con “prove convincenti” che la dieta influenza la probabilità di sviluppare specifiche forme di cancro del colon-retto alterando il microbioma intestinale.

gut-bacteria-in-the-intestine

Nel periodo marzo 2015 e agosto 2016, il team ha analizzato campioni di tessuto tumorale da tutti i pazienti (137.217 individui che facevano parte del Nurses Health Study e Professionals Follow-up Study) con tumore del colon-retto, con particolare attenzione ai campioni  che contenevano Fusobacterium nucleatum.

Il team ha scoperto che i partecipanti, che hanno seguito una dieta prudente – definita come un elevato apporto di verdure, frutta, cereali integrali e legumi – erano a un rischio significativamente più basso di cancro del colon-retto contenenti il batterio F. nucleatum, rispetto ai soggetti che non avevano seguito una dieta in stile occidentale. Su una media 26-32 anni di follow-up, ci sono stati 1.019 casi di cancro del colon-retto individuati tra i partecipanti.

I risultati suggeriscono che F. nucleatum può contribuire allo sviluppo del cancro del colon-retto, interferendo con il sistema immunitario e attivando die percorsi di crescita nelle cellule del colon“, ha sottolineato il professore Ogino.

I ricercatori sulla pubblicazione nella rivista “Jama Oncology“, affermano che F. nucleatum può giocare un ruolo nello sviluppo del cancro del colon-retto. Serviranno comunque studi su larga scala per approfondire la complessa relazione tra dieta, batteri intestinali e cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Diet and Risk of Colorectal Cancer Subtypes Classified by F nucleatum
Raaj S. Mehta, MD; et al.

Fonte: Dana-Farber Cancer Institute

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Batteri intestinali legati al diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2017

Le persone con diabete di tipo 1 mostrano cambiamenti nel loro sistema digestivo che non si vedono nelle persone che non hanno la malattia autoimmune, ad affermarlo un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Questo è il primo studio che ha avuto l’opportunità di analizzare il profilo infiammatorio, microbioma, e l’associazione alla mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, rispetto ai pazienti con malattia celiaca e controlli sani“.“L’espressione di 10 geni specifici proinfiammatori risultano significativamente aumentati nel duodeno dei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto ai controlli sani e ai pazienti con malattia celiaca“, afferma il prof. Lorenzo Piemonti, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Italia.
batteri microbiota

Lo studio ha incluso 54 pazienti – 19 con diabete di tipo 1, 19 con malattia celiaca, e 16 controlli sani. Le biopsie della mucosa duodenale sono stati condotte presso l’ospedale San Raffaele dal 2009 al 2015. L’infiammazione è stata valutata da uno studio di espressione genica e di immunoistochimica. La composizione del Microbioma è stata analizzata con 16S rRNA gene sequencing.
La mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, ha mostrato un significativo aumento dei batteri Firmicutes (Gram-positivi) e una riduzione Proteobacteria (Gram-negativi) e Bacteroidetes (Gram-negativi) rispetto ai controlli sani.

Per anni, abbiamo cercato la causa del diabete di tipo 1 nel pancreas. Forse, abbiamo guardato nel posto sbagliato, vi è la possibilità che l’intestino hanno un ruolo chiave nello sviluppo della malattia“. – concludono i ricercatori.
Se i risultati saranno confermati, sarà possibile sviluppare un nuovo trattamento nelle persone con un alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Duodenal mucosa of patients with type 1 diabetes shows distinctive inflammatory profile and microbiota
Silvia Pellegrini, Valeria Sordi, Andrea Mario Bolla, Diego Saita, Roberto Ferrarese, Filippo Canducci, Massimo Clementi, Francesca Invernizzi, Alberto Mariani, Riccardo Bonfanti, Graziano Barera, Pier Alberto Testoni, Claudio Doglioni, Emanuele Bosi, Lorenzo Piemonti
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism published Jan. 19 – DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2016-3222

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Scoperto percorso che stimola la riparazione del fegato.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

Un team di ricercatori della Michigan State University, guidati dal prof. James Luyendyk, ha scoperto un nuovo percorso nel corpo che stimola la riparazione del fegato.
Utilizzando un modello animale sperimentale di alta dosi acetaminofene, il team ha scoperto che il danno epatico attiva la coagulazione del sangue, che poi ha stimola la riparazione del fegato. Lo studio è stato pubblicato on-line sulla rivista “Journal of Hepatology“.

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L’Acetaminofene, è ampiamente usato come antidolorifico e riduttore di febbre, è il principio attivo in più di 600 farmaci ed è una delle principali cause di insufficienza epatica indotta da farmaci, se utilizzato al di sopra della dose raccomandata. I ricercatori nello studio indicano che la specifica attività della fibrina è necessaria per guidare la riparazione del fegato danneggiato. In particolare la fibrina attiva un tipo di cellule immunitarie, note come macrofagi, che aiutano a rimuovere i detriti cellulari.

Questo percorso di riparazione non è mai stata descritta prima e potrebbe portare a nuove strategie per promuovere la riparazione del fegato“, ha detto Luyendyk, professore associato di pathobiology and diagnostic investigation. “Il danno ai tessuti è strettamente connesso all’attivazione della coagulazione del sangue, questo significa che il nuovo percorso potrebbe essere molto importante nel trattamento di danni al fegato, non solo per overdose di paracetamolo, ma anche per altre cause.

I ricercatori stanno attualmente definendo il ruolo di questo particolare percorso nella cirrosi epatica, malattie autoimmuni del fegato e nell’obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
Fibri(nogen) drives repair after acetaminophen-induced liver injury via leukocyte αMβ2 integrin-dependent upregulation of MMP12
Anna K. Kopec, Nikita Joshi, Holly Cline-Fedewa, Anna V. Wojcicki, Jessica L. Ray, Bradley P. Sullivan, John E. Froehlich, Brendan F. Johnson, and others
Journal of Hepatology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.004

Fonte: Michigan State University

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Immunoterapia personalizzata: possibile terapia anticancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2017

I ricercatori dell’Università del Michigan hanno avuto un buon successo iniziale nei topi utilizzando dei nanodischi per fornire un vaccino terapeutico personalizzato per il trattamento del cancro del colon e del melanoma.

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The therapeutic cancer vaccine employs nanodiscs (in blue) loaded with tumor neoantigens, which are unique mutations from the patient’s own tumor cells. By generating T-cells to recognize the neoantigens, the nanodiscs can target a patient’s cancer mutations and fight to eliminate cancer cells and prevent tumor growth. Image credit: James Moon, John Gideon Searle

Il possibile vaccino terapeutico contro il cancro impiega nanodischi, realizzati con lipoproteine sintetiche ad alta densità, carichi di neoantigeni tumorali, che innescano una risposta immunitaria ad un tumore specifico. In particolare quando vengono iniettati nel corpo generano delle cellule-T da parte del sistema immunitario che attaccano quel tipo particolare di cancro e ne prevengono il ripetersi.

Fondamentalmente educhiamo il sistema immunitario con questi nanodischi in modo che le cellule immunitarie possono attaccare le cellule tumorali; tutto in modo personalizzato“, ha detto James Moon, professore di scienze farmaceutiche e ingegneria biomedica presso l’Università del Michigan.

I ricercatori hanno riportato i risultati sulla rivista “Nature Materials“. La nuova tecnologia, testata su topi affetti da melanoma e cancro al colon, ha dimostrato che dopo la vaccinazione il 27% delle cellule T nei topi ha avuto modo di lavorare e combattere i tumori dopo l’introduzione dei nanodischi. Il team ha anche accoppiata la terapia con le tecniche già utilizzate per amplificare l’attività delle cellule T, ottenendo una riduzione completa del tumore entro dieci giorni in quasi tutti i topi.

Il Santo Graal dell’immunoterapia del cancro è quello di sradicare i tumori e prevenire il ripetersi in futuro senza tossicità sistemica, ed i nostri studi hanno prodotto risultati molto promettenti nei topi“, ha detto il prof. Moon.

Leggi abstract dell’articolo:
Designer vaccine nanodiscs for personalized cancer immunotherapy
Rui Kuai, Lukasz J. Ochyl, Keith S. Bahjat, Anna Schwendeman & James J. Moon
Nature Materials Published online 26 December 2016 – doi:10.1038/nmat4822

Fonte: University of Michigan

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Omega-3 in gravidanza riducono il rischio di asma.

Posted by giorgiobertin su gennaio 2, 2017

L’assunzione di integratori di acidi grassi omega-3 durante la gravidanza può ridurre il rischio di asma infantile di quasi un terzo, secondo un nuovo studio prospettico condotto dai ricercatori del Copenhagen University Hospital e dell’University of Waterloo.

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Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha scoperto che le donne (695 le partecipanti allo studio) a cui sono stati prescritti 2,4 grammi integratori omega-3 a catena lunga durante il terzo trimestre di gravidanza hanno ridotto rischio di asma nei propri figli di oltre il 30 per cento. Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, che includono l’acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), si trovano nei pesci di acqua fredda; la chiave sta nella regolazione della risposta immunitaria umana.

Lo studio ha utilizzato tecniche analitiche rapide sviluppate ed eseguite presso l’Università di Waterloo per misurare i livelli di EPA e DHA nel sangue di donne in gravidanza. La prole è stata monitorata per cinque anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Fish Oil–Derived Fatty Acids in Pregnancy and Wheeze and Asthma in Offspring.
Hans Bisgaard, Jakob Stokholm, Bo L. Chawes, Nadja H. Vissing, Elin Bjarnadóttir, Ann-Marie M. Schoos, Helene M. Wolsk, Tine M. Pedersen, Rebecca K. Vinding, Sunna Thorsteinsdóttir, Nilofar V. Følsgaard, Nadia R. Fink, Jonathan Thorsen, Anders G. Pedersen, Johannes Waage, Morten A. Rasmussen, Ken D. Stark, Sjurdur F. Olsen, Klaus Bønnelykke.
New England Journal of Medicine, 2016; 375 (26): 2530 DOI: 10.1056/NEJMoa1503734

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La luce del Sole stimola il Sistema Immunitario.

Posted by giorgiobertin su dicembre 22, 2016

La luce solare stimola l’attività del sistema immunitario, con un meccanismo differente da quello con cui permette la produzione della vitamina D. La scoperta è di un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical Center, che la illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

Il team di ricercatori ha scoperto che la componente blu dello spettro della luce solare stimola la capacità di movimento dei linfociti T: “Le cellule T, che siano T helper o T killer, devono muoversi per fare il loro lavoro, che è quello di raggiungere il sito di un’infezione e orchestrare una risposta“, dice il prof. Gerard Ahern della Georgetown’s Department of Pharmacology and Physiology.

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I raggi solari che ricadono nella parte blu dello spettro sono in grado di penetrare fino al secondo strato della pelle, il derma, da cui possono spostarsi in tutto l’organismo. Il contributo di questi linfociti può essere determinante nella lotta a un’infezione: nel derma si trova infatti un numero di linfociti circa doppio di quelli che circolano nel sangue.  E’ stato anche trovato che in particolare sono i bassi livelli di luce blu a muovere più velocemente le cellule T.

E’ possibile che almeno parte degli effetti positivi sul sistema immunitario attribuiti alla vitamina D, la cui sintesi è attivata dai raggi ultravioletti, siano in realtà dovuti al meccanismo innescato dalla luce blu. La conferma di questa ipotesi potrebbe offrire una nuova opportunità per stimolare il sistema immunitario dei pazienti: sottoporli a “bagni” di luce blu. A differenza dei raggi ultravioletti necessari alla produzione di vitamina D – che possono favorire lo sviluppo del melanoma – la radiazione blu non comporta alcun rischio per la salute.

Leggi abstract dell’articolo:
Intrinsic Photosensitivity Enhances Motility of T Lymphocytes
Thieu X. Phan, Barbara Jaruga, Sandeep C. Pingle, Bidhan C. Bandyopadhyay & Gerard P. Ahern
Scientific Reports 6, Article number: 39479 Published online: 20 December 2016

Fonte: Georgetown University Medical Center

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Possibile causa batterica per l’Artrite Reumatoide.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2016

I ricercatori della Division of Rheumatology, Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA, hanno nuove prove che un batterio (Aggregatibacter actinomycetemcomitans (Aa)) noto per causare infezioni croniche infiammatorie gengivali (parodontite) innesca anche il sistema “autoimmune” caratteristico della risposta infiammatoria cronica nell’artrite reumatoide (RA).

I ricercatori hanno osservato una associazione clinica tra la malattia parodontale e l’Artrite Reumatoide sin dai primi anni del 1900, ipotizzando che entrambe le malattie possano essere attivate da un fattore comune.

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Un’infezione con A. actinomycetemcomitans sembra indurre la produzione di proteine citrullinate, che sono sospettate di attivare il sistema immunitario che guida la cascata di eventi che portano alla RA. Il batterio A. actinomycetemcomitans avvia la secrezione di una tossina, leucotossina A (LtxA), come strategia di autodifesa per uccidere le cellule immunitarie. La tossina crea fori sulla superficie dei neutrofili, consentendo un flusso elevato di calcio nelle cellule dove le concentrazioni sono normalmente tenute basse.

Utilizzando 196 campioni provenienti da un ampio studio di pazienti con artrite reumatoide, i ricercatori hanno scoperto che quasi la metà dei pazienti – 92 di 196 – avevano avuto un’evidenza di infezione da A. actinomycetemcomitans.

Questa ricerca ci porta molto vicini a scoprire la causa principale del RA“, afferma il primo autore Massimiliano Konig.

Leggi abstract dell’articolo:
Aggregatibacter actinomycetemcomitans-induced hypercitrullination links periodontal infection to autoimmunity in rheumatoid arthritis.
M. F. Konig, L. Abusleme, J. Reinholdt, R. J. Palmer, R. P. Teles, K. Sampson, A. Rosen, P. A. Nigrovic, J. Sokolove, J. T. Giles, N. M. Moutsopoulos, F. Andrade.
Science Translational Medicine, 2016; 8 (369): 369ra176 DOI: 10.1126/scitranslmed.aaj1921

Fonte: Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA

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Un passo verso una cura per l’artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2016

Un team di ricercatori della Yale University ha identificato un meccanismo genetico che aumenta il rischio di artrite reumatoide grave, una malattia auto-immune infiammatoria che attacca le articolazioni. Insieme con la deregolamentazione del sistema immunitario dei pazienti, i fattori di rischio genetici possono spiegare il 50% della probabilità di sviluppare l’artrite reumatoide.
La scoperta pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“, potrebbe portare allo sviluppo di un trattamento in base ai profili genetici dei pazienti affetti da artrite.

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(© stock.adobe.com)

Il team di ricerca si è concentrato sulle varianti che provocano la malattia, in particolare il gene, MIF, che è stato trovato essere associato con l’artrite reumatoide grave.
Abbiamo dimostrato che la presenza della variante ad alto rischio ha portato a una maggiore produzione MIF e ad alterazioni strutturali in una proteina di superficie cellulare che era stata a lungo associata con tumori invasivi“, ha detto il prof. Bucala. “Una alta espressione del gene MIF aiuta a spiegare le proprietà del cancro del giunto reumatoide.

Leggi abstract dell’articolo:
MIF allele-dependent regulation of the MIF coreceptor CD44 and role in rheumatoid arthritis
Seung-Ah Yoo, Lin Leng, Bum-Joon Kim, Xin Du, Pathricia V. Tilstam, Kyung Hee Kim, Jin-Sun Kong, Hyung-Ju Yoon, Aihua Liu, Tian Wang, Yan Song, Maor Sauler, Jurgen Bernhagen, Christopher T. Ritchlin, Patty Lee, Chul-Soo Cho, Wan-Uk Kim, and Richard Bucala
PNAS 2016 ; published ahead of print November 21, 2016, doi:10.1073/pnas.1612717113

Fonte:  Yale University

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Scoperto anticorpo che neutralizza il virus HIV.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2016

I ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) del Nih (National Institutes of Health), in uno studio pubblicato sulla rivista “Cell” affermano di aver identificato un nuovo modo per combattere il virus Hiv utilizzando l’anticorpo N6, aprendo così la strada allo sviluppo di nuovi potenziali trattamenti più efficaci per la cura e la prevenzione del virus.

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La scoperta di anticorpi contro l’HIV è stata molto difficile perché il virus cambia rapidamente le sue proteine di superficie per eludere il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Il team di scienziati ha identificato N6 nel sangue di un paziente affetto da hiv, osservando che l’anticorpo, oltre a essere capace di neutralizzare il 98% dei ceppi del virus, previene l’infezione legandosi ad una regione specifica della capsula che lo avvolge, impedendogli in questo modo di attaccare le cellule immunitarie che sono il suo bersaglio naturale.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a CD4-binding site antibody to HIV that evolved near-pan neutralization breadth.
J Huang, BH Kang, E Ishida, T Zhou et al.
Immunity 45, 1108–1121, November 15, 2016 DOI: 10.1016/j.immuni.2016.10.027 (2016).

Fonte: Wired.it

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Alzheimer: nuovi possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su ottobre 22, 2016

I ricercatori della Lancaster University finanziati dall’Alzheimer Society, hanno sviluppato un nuovo trattamento che potrebbe bloccare lo sviluppo della malattia di Alzheimer tramite microscopiche goccioline di grasso che permettono di trasportare i farmaci nel cervello.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista: Nanomedicine: Nanotechnology, Biology and Medicine.

nanoliposomi

Il trattamento utilizza minuscole goccioline di grasso, chiamati nanoliposomi, che sono rivestiti di frammenti di proteine che sono in grado di fermare l’accumulo in placche della proteina β-amiloide, anche a basse concentrazioni. Le placche amiloidi sono i ciuffi tossici di proteine che causano danni alle cellule nel cervello delle persone con malattia di Alzheimer.

Nei topi, che sono stati geneticamente modificati per sviluppare la malattia di Alzheimer, sono stati trattati con  nanoliposomi contenenti farmaci per tre settimane. Coloro che ha ricevuto il farmaco hanno recuperato la loro memoria a lungo termine, dopo un periodo di 24 ore.

L’uso di nanoliposomi offre un modo alternativo per inibire l’accumulo tossico delle placche amiloidi senza attivare una risposta immunitaria nel cervello. La nostra speranza è che questo possa un giorno un sistema semplice e non invasivo di trattamento anche sotto forma di spray nasale, che i pazienti possono utilizzare nella comodità della propria casa.” – afferma il professore David Allsop.

Leggi abstract dell’articolo:
Retro-inverso peptide inhibitor nanoparticles as potent inhibitors of aggregation of the Alzheimer’s Aβ peptide
Maria Gregori, Mark Taylor, Elisa Salvati, Francesca Re, Simona Mancini, Claudia Balducci, Gianluigi Forloni, Vanessa Zambelli, Silvia Sesana, Maria Michael, Christos Michail, Claire Tinker-Mill, Oleg Kolosov, Michael Scherer, Stephen Harris, Nigel J. Fullwood, Massimo Masserini, David Allsop.
Nanomedicine: Nanotechnology, Biology and Medicine  – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.nano.2016.10.006

Fonte: Lancaster University

 

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