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Posts Tagged ‘immunologia’

Identificate delle cellule T con un ruolo nel cancro e in altre malattie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2018

I ricercatori dell’UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center e dell’Istituto di immunologia di La Jolla hanno identificato un nuovo tipo di linfocita T, chiamato T fosfolipidina reattiva, in grado di riconoscere i fosfolipidi, le molecole che aiutano a formare le membrane esterne delle cellule.

CD1
Representation of crystal structure of phospholipid (yellow and orange) bound between the two arms of a CD1d molecule

Le membrane cellulari sono costituite principalmente da due tipi di lipidi: fosfolipidi e glicolipidi. All’interno delle cellule, questi lipidi si legano a una molecola chiamata CD1d che li trasporta in superficie. Una volta lì, i fosfolipidi stimolano le cellule T fosfolipid-reattive e i glicolipidi stimolano un diverso tipo di cellule T chiamate iNKT.
Gli scienziati credono che le cellule iNKT siano necessarie perché sembrano proteggono le cellule dalla progressione di alcuni tumori e malattie autoimmuni.

La ricerca è pubblicata online dall'”European Journal of Immunology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Self‐glycerophospholipids activate murine phospholipid‐reactive T cells and inhibit iNKT cell activation by competing with ligands for CD1d loading
Ramesh Chandra Halder Cynthia Tran Priti Prasad Jing Wang Dhiraj Nallapothula Tatsuya Ishikawa Meiying Wang Dirk M. Zajonc Ram Raj Singh
European Journal of Immunology First published: 03 December 2018 https://doi.org/10.1002/eji.201847717

Fonte: UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center

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Il cancro manipola il sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2018

Molti fattori influenzano l’esito del trattamento del cancro, come la dimensione e la posizione del tumore, la disponibilità di trattamenti efficaci e i tempi di intervento. Ma alcuni tumori sono così aggressivi che il risultato è scarso, anche dopo diagnosi precoce e chemioterapia. I ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sul tentativo di capire cosa rende alcuni cancri meno curabili di altri. Ora, i ricercatori del Children’s Hospital di Los Angeles rivelano un meccanismo attraverso il quale alcuni tumori ingigantiscono le cellule sane per proteggere i tumori.

La ricerca ha dimostrato che i tumori con alti livelli di una proteina denominata inibitore dell’attivatore del plasminogeno 1 (PAI-1) sono più aggressivi e associati a esiti peggiori. Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Cell Reports“, il team di DeClerck ha dimostrato che le cellule tumorali usano il PAI-1 per ingannare il sistema immunitario del corpo nel sostenere il cancro.

Plasminogen Activator Inhibitor-1
Credit image: Yves DeClerck, del Children’s Center for Cancer and Blood Diseases

In questo studio, ci siamo concentrati sul ruolo delle cellule immunitarie chiamate macrofagi e su come il PAI-1 influenza la loro attività“, spiega la prof.ssa Kubala. Come attori importanti nel sistema immunitario, i macrofagi trovano e distruggono le cellule cancerose o invasori stranieri come i batteri. Mentre i macrofagi sono normalmente considerati anticancro, il team di DeClerck ha dimostrato che il PAI-1 spinge i macrofagi in uno stato alternativo e pro-cancro (chiamato M2) reclutando giocatori comuni nel sistema immunitario-IL-6 e STAT3 – contenendo efficacemente i macrofagi supportare piuttosto che attaccare le cellule tumorali.

Un macrofago può essere un amico o un nemico delle cellule tumorali“, spiega DeClerck. “abbiamo dimostrato che le cellule tumorali possono usare il PAI-1 per promuovere il movimento di questi macrofagi M2 pro-cancro nei tumori, dove proteggono il cancro e riparano qualsiasi danno che la chemioterapia possa aver causato.”  “Targeting PAI-1 potrebbe essere utile contro il cancro“, dice DeClerck, “ma molto altro lavoro deve essere fatto“.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Plasminogen Activator Inhibitor-1 Promotes the Recruitment and Polarization of Macrophages in Cancer
Marta Helena Kubala, Vasu Punj, Veronica Rae Placencio-Hickok, Hua Fang, G. Esteban Fernandez, Richard Sposto, Yves Albert DeClerck
Cell Reports Published: November 20, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.10.082

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Alcune cellule del sangue provengono dall’intestino.

Posted by giorgiobertin su dicembre 1, 2018

L’intestino umano può fornire fino al 10% delle cellule del sangue in circolazione dal suo stesso serbatoio di cellule staminali emopoietiche. Ad affermarlo un nuovo sorprendente studio condotto dai ricercatori della Columbia University del Vagelos College of Physicians and Surgeons.

Gli scienziati avevano precedentemente pensato che le cellule del sangue venissero create esclusivamente nel midollo osseo da una speciale popolazione di cellule staminali ematopoietiche.

sykes_intestinal-hscs

Il serbatoio intestinale di cellule staminali emopoietiche è stato scoperto quando i ricercatori, guidati da Megan Sykes, MD , direttore del Columbia Center for Translational Immunology, hanno notato che il sangue dei pazienti che avevano ricevuto trapianti intestinali conteneva cellule del donatore. I ricercatori hanno rintracciato le cellule del sangue del donatore alla loro fonte: le cellule staminali ematopoietiche nell’intestino donato.

Anche le cellule del sangue create dalle cellule nell’intestino del donatore possono essere benefiche per il ricevente del trapianto. Più cellule del sangue dei donatori erano in circolazione, meno era probabile che rifiutassero i loro trapianti.
Poiché i pazienti con più cellule del sangue del donatore avevano tassi di rigetto di organo più bassi, i risultati indicano nuove strategie per la gestione del trapianto di organi.

I ricercatori stanno ora pianificando uno studio che cercherà di aumentare il numero di cellule staminali ematopoietiche erogate durante il trapianto intestinale, portando eventualmente a livelli più alti di cellule del sangue del donatore in circolazione, tolleranza immunitaria, e una ridotta necessità di farmaci immunosoppressivi.

Leggi il full text dell’articolo:
Human Intestinal Allografts Contain Functional Hematopoietic Stem and Progenitor Cells that are Maintained by a Circulating Pool
Jianing Fu, Julien Zuber, Mercedes Martinez, Donna L. Farber, Tomoaki Kato, Megan Sykes… et al.
Cell Stem Cell Published: November 29, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stem.2018.11.007

La ricerca è supportata dal National Institutes of Health (P01AI106697S10RR027050, and S10OD020056).

Fonte:  Columbia University del Vagelos College of Physicians and Surgeons

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Le infezioni potrebbero scatenare malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

I ricercatori dell’Università del Minnesota a Minneapolis hanno trovato un rischio più elevato di eventi coronarici durante i 3 mesi successivi a un’infezione. La risposta immunitaria del corpo, suggeriscono, potrebbe spiegare perché le infezioni “scatenano” infarto e ictus.
Il termine malattia cardiovascolare (CVD) copre una serie di condizioni: da infarto e malattie cardiache a ictus, ipertensione e insufficienza cardiaca.

JAHA_cover

Il nuovo studio, pubblicato sul “Journal of American Heart Association“, analizza il legame tra infezioni e eventi cardiovascolari avversi.
Il Dr. Lakshminarayan e colleghi hanno esaminato 1.312 persone che hanno avuto un evento coronarico come un attacco di cuore o infarto del miocardio e le hanno confrontate con 727 persone che avevano avuto un ictus ischemico. I ricercatori hanno cercato infezioni che queste persone hanno sviluppato fino a 1-2 anni prima dell’evento cardiovascolare. Le infezioni più comunemente riportate sono state infezioni del tratto urinario , polmonite e infezioni respiratorie.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che circa il 37% dei partecipanti con malattie cardiache aveva sviluppato un’infezione nei 3 mesi precedenti l’evento coronarico. Tra le persone con ictus, questo numero era quasi del 30 percento.

Nelle prime 2 settimane dopo l’infezione, il rischio di ictus o infarto è stato il più alto. “Durante un’infezione“, spiega il Dr. Lakshminarayan,”il sistema immunitario del corpo produce più globuli bianchi per combatterlo. Tuttavia, questa risposta immunitaria rende anche più piccoli i globuli rossi, chiamati piastrine, più appiccicosi. In un corpo sano, il ruolo delle piastrine è quello di legarsi a un vaso sanguigno danneggiato e creare un coagulo di sangue. Questo è molto utile per le infezioni accidentali ad esempio, ma troppe piastrine o piastrine troppo appiccicose possono aumentare il rischio di coaguli di sangue“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Inpatient and Outpatient Infection as a Trigger of Cardiovascular Disease: The ARIC Study
Logan T. Cowan Pamela L. Lutsey James S. Pankow Kunihiro Matsushita Junichi Ishigami Kamakshi Lakshminarayan
Journal of the American Heart Association. 2018;7:e009683 DOI:10.1161/JAHA.118.009683

See Editorial by Santos‐Gallego et al.

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Nuova immunoterapia migliora i sintomi della Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su novembre 20, 2018

Una sperimentazione clinica mondiale di una nuova immunoterapia cellulare per la sclerosi multipla (SM) ha migliorato i sintomi e la qualità della vita per la maggior parte dei pazienti.

L’immunoterapia cellulare è stata sviluppata dal professor Rajiv Khanna e dal suo team dell’University of Queensland e del Royal Brisbane and Women’s Hospital (RBWH); sperimentazione clinica di fase I (video).


Adoptive transfer of EBV-specific T cells in patients with multiple sclerosis

Il professor Pender ha detto che 10 pazienti – cinque con SM secondaria progressiva e cinque con SM primaria progressiva – hanno ricevuto quattro dosi del trattamento immunoterapico cellulare. L’immunoterapia cellulare, si rivolge al virus Epstein-Barr (EBV) [Epstein-Barr (EBV) è un virus implicato nella patogenesi della MS], e implica il prelievo di sangue dai pazienti, l’estrazione di cellule T (immunitarie) e la “formazione” in laboratorio per riconoscere e distruggere l’EBV nelle lesioni cerebrali dei pazienti con SM.

I risultati della sperimentazione clinica sono stati pubblicati su JCI Insight.

Leggi abstract dell’articolo:
Epstein-Barr virus–specific T cell therapy for progressive multiple sclerosis
Michael P. Pender et al.
JCI Insight (2018). DOI: 10.1172/jci.insight.124714

TRIAL REGISTRATION. Australian New Zealand Clinical Trials Registry, ACTRN12615000422527

Fonte: University of Queensland

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I probiotici vivi possono riequilibrare il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2018

Una nuova ricerca pubblicata su “International Journal of Pharmaceutics” dimostra che i batteri “buoni” del probiotico vivo SymproveTM possono raggiungere e colonizzare con successo l’intestino, dove vanno a modificare la flora intestinale esistente. Sono inoltre in grado di modificare la risposta immunitaria.

bottle-bubble

I ricercatori hanno scoperto che tutti i batteri di Symprove sono sopravvissuti all’acido dello stomaco per raggiungere e colonizzare l’intestino. L’attività dei batteri in questo studio è stata osservata utilizzando un nuovo simulatore dell’ecosistema microbico intestinale umano (SHIME).

L’aggiunta dei probiotici a Symprove ai microbiotici di donatori umani sani ha cambiato la proporzione di gruppi batterici nella flora intestinale, che ha generato un aumento significativo del butirrato – un acido grasso a catena corta (SCFA) che è fondamentale per la salute e il benessere.

L’aggiunta di Symprove ha anche aumentato le citochine antinfiammatorie IL-6 e IL-10, riducendo le chemochine infiammatorie IL-8, MCP-1 e CXCL10, che sono associate a condizioni infiammatorie e infezioni virali.
I dati hanno mostrato che l’alimentazione del microbioma comporta cambiamenti nella flora intestinale e un effetto anti-infiammatorio e immuno-modulatore positivo.

Leggi abstract dell’articolo:
A four-strain probiotic exerts positive immunomodulatory effects by enhancing colonic butyrate production in vitro.
Frédéric Moens, Pieter Van den Abbeele, Abdul W. Basit, Cornelius Dodoo, … Simon Gaisford
International Journal of Pharmaceutics, Volume 555, 30 January 2019, Pages 1-10
https://doi.org/10.1016/j.ijpharm.2018.11.020

Note: Symprove è un integratore multi-ceppo a base d’acqua contenente quattro ceppi unici di batteri “buoni” attivati ​​dal vivo: L rhamnosus, L. acidophilus, L. plantarum ed E. faecium. È consigliabile che Symprove venga assunto per prima cosa al mattino, 10 minuti prima di mangiare o bere e prima che lo stomaco si sia “svegliato” e si attivi. https://www.symprove.com

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Nuovo virus anti-cancro a doppia azione.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2018

Gli scienziati del Department of Oncology, University of Oxford, United Kingdom, hanno equipaggiato un virus che uccide le cellule tumorali con una proteina in modo che possa anche bersagliare e uccidere le cellule adiacenti che vengono ingannate per proteggere il cancro dal sistema immunitario (video).

In questo studio, pubblicato sulla rivista “Cancer Research“, i ricercatori hanno usato un virus chiamato enadenotucirev, che è già in studi clinici per il trattamento dei carcinomi. È stato allenato per infettare solo le cellule tumorali, lasciando intatte le cellule sane.

cancer-virus-and-bite-protein
Stills from a time lapse animation show fibroblasts (red), T-cells (blue, small and round), cancer cells (black) and dying cells in green. As cancer cells are infected with the enadenotucirev virus, they produce bispecific T-cell engager (BiTE) protein before they die. BiTE then causes T-cells to latch on to and destroy fibroblasts (J Freedman/Cancer Research)

Il prof. Kerry Fisher ha detto: “Anche quando la maggior parte delle cellule tumorali in un carcinoma vengono uccise, i fibroblasti possono proteggere le cellule tumorali residue e aiutarle a recuperare e prosperare. Fino ad ora, non c’è stato alcun modo per uccidere sia le cellule tumorali che i fibroblasti che le proteggono allo stesso tempo, senza danneggiare il resto del corpo.

La nostra nuova tecnica per colpire simultaneamente i fibroblasti mentre vengono uccise le cellule tumorali con il virus potrebbe essere un passo importante verso la riduzione della soppressione del sistema immunitario nei carcinomi e dovrebbe avviare il normale processo immunitario“.

I ricercatori affermano che se ulteriori test di sicurezza avranno successo, il virus a doppia azione – che hanno testato in campioni di cancro umano e nei topi – potrebbe essere testato negli esseri umani con carcinomi già dal prossimo anno.

Leggi abstract dell’articolo:
An Oncolytic Virus Expressing a T-cell Engager Simultaneously Targets Cancer and Immunosuppressive Stromal Cells
Joshua D. Freedman, Margaret R. Duffy, Janet Lei-Rossmann, Alice Muntzer, Eleanor M. Scott, Joachim Hagel, Leticia Campo, Richard J. Bryant, Clare Verrill, Adam Lambert, Paul Miller, Brian R. Champion, Leonard W. Seymour and Kerry D. Fisher
Cancer Res November 18 2018 DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-18-1750

Fonte: Indipendent.co.uk

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DICE: atlante delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2018

Il progetto DICE (database di Immune Cell Expression, Expression of quantitative trait loci ed Epigenomics  fornisce una mappa di come le variazioni genetiche umane influenzano l’espressione genica nelle cellule immunitarie umane, facendo luce sul ruolo delle varianti del rischio di malattia.


DICE contains a trove of data that will be critical for deciphering how this natural genetic variation shapes the immune system’s ability to protect our health.

Per creare l’atlante, il team di ricercatori della Jolla Institute for Immunology ha iniziato isolando diversi tipi di cellule immunitarie dai campioni di sangue dei donatori. Quindi hanno valutato le variazioni genetiche specifiche del donatore e utilizzato il sequenziamento dell’RNA per determinare, per ogni tipo di cellula, il livello di attività di ciascun gene. Tredici tipi di cellule immunitarie sono state incluse nell’analisi. Per due di queste, oltre a valutare l’attività dei geni nelle cellule nello stato di riposo e inattive, il team ha stimolato le cellule in modo simile allo stimolo che avrebbero ricevuto quando riconoscevano un agente patogeno o una cellula cancerosa maligna.
Attraverso l’analisi computazionale il team ha sviluppato il database DICE, contenente una grande quantità di dati.

Il database DICE è stato progettato per rendere facile per qualsiasi ricercatore di tutto il mondo esaminare le connessioni tra la variazione genetica e l’espressione genica in diversi tipi di cellule immunitarie.

Impact of genetic polymorphisms on human immune cell gene expression.
Benjamin J. Schmiedel, Divya Singh, Ariel Madrigal, Mitchell Kronenberg, Bjoern Peters, Pandurangan Vijayanand .. et al.
Cell (2018) Published: November 15, 2018 DOI: 10.1016/j.cell.2018.10.022

Accedi al database: https://dice-database.org

Fonte:  La Jolla Institute for Immunology

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Collegamento sistema immunitario, batteri intestinali e invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2018

Gli scienziati dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) in Svizzera hanno scoperto come una disfunzione nel sistema immunitario possa causare un sovraccarico di un batterio intestinale. Il batterio produce acido lattico in eccesso, che a sua volta innesca la produzione di specie reattive dell’ossigeno che causano danni alle cellule e molte patologie legate all’età.

Microbioma-intestinale

Lo studio pubblicato sulla rivista “Immunity” spiega in che modo gli scienziati hanno utilizzato moscerini della frutta geneticamente modificati per raggiungere le loro conclusioni.
L’eccesso di acido lattico ha prodotto sostanze chimiche chiamate specie reattive dell’ossigeno che possono danneggiare le cellule e avere legami con i cambiamenti legati all’invecchiamento di organi e tessuti.

Il nostro studio“, dice il prof. Igor Iatsenko, “identifica uno specifico membro del microbiota e il suo metabolita che possono influenzare l’invecchiamento nell’organismo ospite“.

Leggi abstract dell’articolo:
Microbiota-derived lactate activates production of reactive oxygen species by the intestinal NADPH oxidase Nox and shortens Drosophila lifespan.
Igor Iatsenko, Jean-Philippe Boquete, Bruno Lemaitre.
Immunity 13 November 2018. DOI: 10.1016/j.immuni.2018.09.017

Fonte: Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL)

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Luce sul legame obesità e cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 13, 2018

Gli scienziati hanno fatto una scoperta importante che illumina una nuova luce esplicativa sul legame tra obesità e cancro. La loro ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Immunology” conferma perché i sistemi di sorveglianza immunitaria del corpo, guidati dalle cellule Natural Killer che combattono il cancro, balbettano e falliscono in presenza di grasso in eccesso. Inoltre, delinea possibili percorsi verso nuove strategie di trattamento che vedrebbero le cellule Natural Killer “intasate di grasso” riprogrammate a livello molecolare e rimesse in azione.

obesity-natural-killer-cells

Lavorando con le cellule natural killer degli esseri umani, e anche con i topi come organismi modello, gli scienziati hanno scoperto per la prima volta che il meccanismo molecolare delle cellule Natural Killer viene ostruito dal grasso in eccesso negli individui obesi. Questo intasamento non impedisce alle cellule Natural Killer di riconoscere le cellule tumorali, ma impedisce loro di ucciderle.

I nostri risultati evidenziano percorsi immuno-metabolici come un obiettivo promettente per invertire i difetti immunitari nell’obesità e suggeriscono che la riprogrammazione metabolica delle cellule Natural Killer può dare il via alla loro attività anti-cancro e migliorare i risultati del trattamento” – afferma Lydia Lynch professore di Immunology presso il Trinity College of Dublin.

Leggi il full text dell’articolo:
Metabolic reprogramming of natural killer cells in obesity limits antitumor responses
Xavier Michelet, Lydia Dyck[…]Lydia Lynch
Nature Immunology Published: 12 November 2018

Fonte: Trinity College Dublin, The University of Dublin

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Una molecola per future immunoterapie contro il cancro e malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

Gli scienziati dell’IMBA – Institute of Molecular Sciences of the Austrian Academy of Sciences – insieme al Boston Children’s Hospital di Harvard, dimostrano un modo completamente nuovo di combattere le malattie autoimmuni e il cancro.

Le cellule T sono i soldati del sistema immunitario e pattugliano il corpo alla ricerca di cellule infettate da agenti patogeni o cellule aberranti che potrebbero diventare tumori. Nello studio pubblicato sulla rivista “Nature“, i ricercatori hanno scoperto che BH4 (enzyme co-factor tetrahydrobiopterin), una molecola necessaria per produrre l’ormone della felicità, serotonina o dopamina, controlla la crescita delle cellule T regolando il metabolismo del ferro e dei mitocondri.

In modelli animali, i ricercatori hanno scoperto che il trattamento di topi con bloccanti BH4 “calmava” l’attività delle cellule T in condizioni infiammatorie. Nel contempo, hanno scoperto che livelli più alti di BH4 attivavano la crescita delle cellule T, causando la contrazione dei tumori.

Nel lavoro dei ricercatori una molecola riconosciuta come essenziale per molte funzioni in neurobiologia, è ora identificata come chiave per terapie completamente nuove: controllandola possiamo bloccare la proliferazione delle cellule T nelle malattie autoimmuni o nell’asma; inoltre possiamo attivare le cellule T per crescere e attaccare le cellule tumorali, anche in condizioni avverse – e quindi è stato scoperto un nuovo percorso per indurre l’immunità anti-cancro.

Puntando sul BH4, siamo in grado di sopprimere l’attività delle cellule T in condizioni infiammatorie e di aumentare la loro attività nel caso del cancro”, ha detto il il prof. Woolf (video).

I ricercatori hanno sviluppato un nuovo farmaco chiamato QM385, che inibisce la produzione di BH4, e sperano di iniziare presto i test su pazienti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
The metabolite BH4 controls T cell proliferation in autoimmunity and cancer
Shane J. F. Cronin, Corey Seehus, […]Josef M. Penninge
Nature, 2018, Published: 07 November 2018 DOI: 10.1038/s41586-018-0701-2

Fonte: IMBA – Institute of Molecular Sciences of the Austrian Academy of Sciences

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Cancro: nuova classe di farmaci immunoterapici.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

I ricercatori della GlaxoSmithKline hanno scoperto una potenziale nuova classe di farmaci immunoterapici per trattare alcuni dei tumori più comuni. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature” mostra come funzionano queste molecole e cosa potrebbero significare per il futuro del trattamento del cancro.

Il sistema immunitario è una complessa rete di cellule che lavorano insieme per prevenire infezioni e malattie. Le cellule che costituiscono il sistema immunitario possono rilevare migliaia di trigger, dai virus ai vermi parassiti, noti come agenti patogeni. Le cellule immunitarie possono distinguere tra le cellule del corpo e le cellule o il materiale estraneo. Una volta che le cellule immunitarie individuano il bersaglio, perfezionano una risposta per distruggere l’agente patogeno invasore.

STING

Una di queste proteine chiamata STING  (Stimulator of interferon genes) quando è attiva, innesca un sottogruppo di cellule T in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
I ricercatori hanno trovato nuove molecole per attivare STING. Queste molecole sono le prime del loro genere.

Abbiamo anche visto in modelli murini di cancro che le nuove molecole attivano la “memoria” del sistema immunitario, che significa che se il cancro dovesse ritornare, le cellule del sistema immunitario erano innescate e pronte ad attaccare senza bisogno di ulteriori trattamenti.
Gli scienziati sono entusiasti del potenziale di queste nuove molecole, anche se la ricerca è appena agli inizi.

Continueremo a studiare gli attivatori di STING come potenziali trattamenti contro il cancro, il passo successivo per noi sarà quello di passare agli studi sulla sicurezza umana delle molecole, che prevediamo di iniziare nel 2019” – afferma il prof. Joshi Ramanjulu.

Leggi abstract dell’articolo
Design of amidobenzimidazole STING receptor agonists with systemic activity
Joshi M. Ramanjulu et al.
Nature (2018). DOI: 10.1038/s41586-018-0705-y

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Scoperto biomarcatore che predice la risposta all’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2018

Gli scienziati guidati dal dott. Daniel De Carvalho al Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network, Toronto, Canada hanno scoperto un biomarcatore di firma genica che può predire quali pazienti risponderanno – o meno – alla terapia immunitaria.
I risultati sono pubblicati online su “Nature Communications“.


Gene signature discovery may predict response to immune therapy

I ricercatori affermano che la firma del gene si riferisce alla rete molecolare del corpo chiamata matrice extracellulare (ECM – extracellular matrix) che sostiene e sostiene fisicamente le cellule. Per i pazienti oncologici con la firma del gene, la ricerca suggerisce che l’ECM può irrigidirsi intorno alle cellule malate per formare una barriera che le cellule immunitarie semplicemente non riescono a penetrare.

La ricerca pone le basi per una nuova strategia terapeutica che si concentra sui modi per disabilitare l’ECM per consentire l’immunoterapia.
L’obiettivo finale è quello di trovare un biomarcatore che possa aiutare il medico a decidere se un paziente debba o meno ricevere l’immunoterapia. Per coloro che non risponderanno, la risposta potrebbe essere che il paziente prima riceverebbe un farmaco per colpire l’ECM, e quindi procedere con la  terapia immunitaria.” – afferma il dott. Daniel De Carvalho (VIDEO).

Leggi abstract dell’articolo:
TGF-β-associated extracellular matrix genes link cancer-associated fibroblasts to immune evasion and immunotherapy failure
Ankur Chakravarthy, Lubaba Khan[…]Daniel D. De Carvalho
Nature Communications 9, 1–10 Published: 08 November 2018

Fonte: Princess Margaret Cancer Centre, University Health Network, Toronto, Canada

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Scoperto come potenziare le proteine ​​del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2018

Gli scienziati della Rice University hanno trovato un metodo semplice per attaccare farmaci o altre sostanze agli anticorpi, le potenti proteine ​​che sono centrali nel sistema immunitario del corpo.

Il laboratorio del bioingegnere Han Xiao ha sviluppato una tecnica chiamata pClick, che utilizza un cross-linker che si aggancia a un sito specifico sugli anticorpi e funge da ponte verso molecole terapeutiche o nanomateriali senza la necessità di riprogettare l’anticorpo con sostanze chimiche nocive, enzimi o luce ultravioletta (UV).

Xiao
Site-specific antibody conjugates with a well-defined structure and superb therapeutic index are of great interest for basic research, disease diagnostics, and therapy. Here, we develop a novel proximity-induced antibody conjugation strategy enabling site-specific covalent bond formation between functional moieties and native antibodies without antibody engineering or additional UV/chemical treatment. A high conjugation efficiency and specificity was achieved with IgGs from different species and subclasses. The utility of this approach was demonstrated by site-specific conjugation of the small-molecule fluorophore to a native antibody and in vitro characterization of its activities.

La nostra tecnologia è semplice, altamente efficiente ed economica“, ha detto il prof. Xiao. “Usiamo anticorpi nativi senza ingegneria, nessun trattamento enzimatico, nessun trattamento chimico, nessun trattamento UV”.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society “Bioconjugate Chemistry“.

Il team di ricercatori prevede di sviluppare pClick per l’immunoterapia contro il cancro. “Vogliamo ottenere coniugazioni diverse, dai coniugati anticorpo-farmaco fino ai coniugati anticorpo-anticorpo, dove mescoleremmo due anticorpi insieme“, ha detto Xiao.

Leggi abstract dell’artciolO:
Proximity-Induced Site-Specific Antibody Conjugation
Chenfei Yu, Juan Tang, Axel Loredo, Yuda Chen, Sung Yun Jung, Antrix Jain, Aviva Gordon, and Han Xiao
Bioconjugate Chemistry Article ASAP DOI: 10.1021/acs.bioconjchem.8b00680 Publication Date (Web): October 29, 2018

Fonte: Rice University

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Verso un vaccino contro la celiachia.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2018

E’ stato scoperto un vaccino in grado di annullare l’effetto del glutine nell’intestino. Il vaccino è ancora in fase sperimentale e potrebbe essere la risposta alle tante persone che soffrono di celiachia.

La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, dovuta all’ingestione di glutine in soggetti predisposti.

Il vaccino, denominato Nexvax2, è ancora in fase sperimentale ed è stato sviluppato da ricercatori australiani del “The Royal Melbourne Hospital” e del “Head of Coeliac Research at the Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research“. L’obiettivo del farmaco è permettere al sistema immunitario dei celiaci di rispondere al glutine (video).
Nexvax2, è sicuro e tollerabile. Nexvax2 riprogramma le cellule T in modo tale da non attaccare più determinate sequenze di aminoacidi – peptidi – all’interno delle proteine ​​che costituiscono il glutine, esponendo ripetutamente il corpo [VIDEO] a forme modificate di tre di questi peptidi.


Patients with coeliac disease given new hope with start of trial

La dieta priva di glutine è l’unico trattamento attuale per la malattia celiaca, ma è onerosa, complessa e non sempre efficace” – afferma il prof. Jason Tye-Din.

Persino i pazienti più diligenti possono subire gli effetti avversi dell’esposizione accidentale. Questo studio metterà alla prova se il vaccino, Nexvax2, può specificamente indirizzare la risposta immunitaria al glutine nelle persone con malattia celiaca e modificare gli effetti associati. ” – specifica il prof.  Jason Tye-Din.

La sperimentazione di Nexvax2® (RESET CeD) per il trattamento della malattia celiaca inizierà a Melbourne e poi si svilupperà a Perth, Adelaide, Brisbane, Mackay e la Sunshine Coast.

Epitope-specific immunotherapy targeting CD4-positive T cells in coeliac disease: two randomised, double-blind, placebo-controlled phase 1 studies.
Goel, G., et al.
Lancet Gastroenterol Hepatol. 2017; [Epub ahead of print].

Fonti: The Royal Melbourne Hospital – Head of Coeliac Research at the Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research

more about this clinical trial

www.clinicaltrials.gov (Identifier: NCT03644069).

ImmusanT Nexvax2® Fact Sheet.

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NICE: linee guida sulla diagnosi e gestione del mieloma.

Posted by giorgiobertin su ottobre 29, 2018

Questa linea guida aggiornata pubblicata da NICE copre la diagnosi e la gestione del mieloma nelle persone dai 16 anni in sù. Il precedente documento era datato febbraio 2016.
Il mieloma è un tumore maligno del sangue dovuto a una proliferazione incontrollata di un singolo clone di plasmacellule, le cellule del sistema immunitario che producono anticorpi.

nice logo

Scarica e leggi il documento in full text:
Myeloma: diagnosis and management
NICE guideline [NG35] Published date: February 2016 Last updated: October 2018

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Nuovo approccio all’immunoterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 29, 2018

Gli scienziati della Rockefeller University, nel tentativo di sviluppare trattamenti per il cancro più efficaci potenziando il sistema immunitario dei pazienti, hanno utilizzato anticorpi che attivano il CD40, una proteina delle cellule immunitarie che, quando innescata, spinge il resto del sistema immunitario a entrare in azione.

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The immune trigger: Antibodies are Y shaped, and their stem, known as the Fc domain, can activate immune cells by binding to specific receptors on their surface. Credit: Rockefeller University

Sebbene promettenti, i farmaci che hanno come obiettivo il CD40 sono stati limitati nell’utilizzo dai significativi effetti collaterali: a dosi sufficienti per uccidere i tumori, gli anticorpi possono essere tossici. Il team ha utilizzato un modello di topo unico per progettare un anticorpo che si lega saldamente ai recettori CD40 umani. Questo anticorpo modificato elimina i tumori in modo più efficace di qualsiasi altro farmaco della sua classe.
Inoltre i ricercatori somministrando il farmaco a basse dosi direttamente sul sito del tumore a portato all’eliminazione della tossicità osservata in studi precedenti.

I ricercatori coordinati dai prof.i David A. Knorr, Rony Dahan e Jeffrey V. Ravetch descrivono questo metodo più sicuro per il trattamento sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“, e progettano di iniziare gli studi clinici dell’anticorpo questo inverno.

Leggi abstract dell’articolo:
Toxicity of an Fc-engineered anti-CD40 antibody is abrogated by intratumoral injection and results in durable antitumor immunity
David A. Knorr, Rony Dahan, and Jeffrey V. Ravetch
PNAS October 23, 2018 115 (43) 11048-11053; published ahead of print October 8, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1810566115

Fonte: Rockefeller University

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Scoperto meccanismo grazie al quale le cellule tumorali sfuggono alla risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2018

Le cellule tumorali hanno sviluppato molteplici strategie di fuga per aggirare le difese immunitarie del corpo, come l’attacco da parte di cellule natural killer (NK) che normalmente uccidono cellule anormali rilasciando prodotti citotossici.
Il gruppo di ricerca del Dr. Clément Thomas presso il Luxembourg Institute of Health (LIH) ha scoperto un meccanismo precedentemente sconosciuto che lascia le cellule tumorali illese dalla citotossicità mediata dalle cellule NK.

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Confocal microscopy image showing the actin response: Accumulation of actin filaments (in green) at the immunological synapse of a resistant cancer cell in contact with an NK cell (in red). Cell nuclei are shown in blue.

Attraverso le immagini di microscopia confocale i ricercatori hanno osservato un rapido e prominente accumulo di filamenti di actina nel punto di contatto tra cellule tumorali resistenti e cellule NK, un processo chiamato “risposta all’actina“.

In particolare lo studio del citoscheletro dell’actina pubblicato sulla rivista “Cancer Research“, è risultato essenziale per mantenere la forma delle cellule e consentire la motilità, e svolge ruoli critici nell’invasione e nella metastasi delle cellule tumorali. Fino ad ora non era chiaro se il citoscheletro contribuisse anche all’evasione immunitaria, rendendo le cellule cancerose resistenti agli attacchi del sistema immunitario.

La risposta all’actina che guida la resistenza delle cellule del cancro al seno alla lisi cellulare mediata da cellule NK rappresenta un obiettivo terapeutico interessante“, sottolinea il dott. Thomas. “Ora dobbiamo studiare i percorsi molecolari che stanno alla base della risposta all’actina e cercare componenti che potrebbero essere direttamente presi di mira dai farmaci“.

Leggi abstract dell’artioclo:
Actin Cytoskeleton Remodeling Drives Breast Cancer Cell Escape from Natural Killer–Mediated Cytotoxicity
Antoun Al Absi, Hannah Wurzer, Coralie Guerin, Celine Hoffmann, Flora Moreau, Xianqing Mao, Joshua Brown-Clay, Rémi Petrolli, Carla Pou Casellas, Monika Dieterle, Jean-Paul Thiery, Salem Chouaib, Guy Berchem, Bassam Janji and Clément Thomas
Cancer Research (2018). DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-18-0441

Fonte: Laboratory of Experimental Cancer Research, Department of Oncology, Luxembourg Institute of Health, Luxembourg.

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Sviluppata molecola di DNA contro il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2018

Gli scienziati del City of Hope, centro oncologico indipendente di ricerca biomedica, hanno sviluppato una molecola sintetica di DNA che disabilita i sistemi di difesa del tumore inducendo risposte immunitarie – un’immunoterapia in due fasi che ha eliminato il cancro alla prostata difficile da trattare in modelli sperimentali.

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Il DNA a catena corta programmato dai ricercatori della City of Hope ha temporaneamente revocato lo scudo difensivo dei tumori e risvegliato il sistema immunitario nei modelli di cellule umane e nei topi per sradicare i tumori della prostata difficili da trattare. Lo studio preclinico, pubblicato sulla rivista “Clinical Cancer Research“, ha creato un modello di un nuovo tipo di DNA o farmaco “oligonucleotidico” – CpG-STAT3ASO.

In particolare, l’uso di una molecola sintetica con solo STAT3 o TLR9 non è stato altrettanto efficace nell’uccidere il cancro alla prostata come l’uso dei due assieme.

È troppo presto per affermarlo, ha detto il prof. Kortylewski, ma è possibile che questa molecola di DNA possa essere utilizzata in futuro per la vaccinazione terapeutica contro il cancro alla prostata metastatico. Un simile approccio potrebbe funzionare indipendentemente dalla genetica del cancro alla prostata di un individuo.

Leggi abstract dell’articolo:
STAT3 Inhibition Combined with CpG Immunostimulation Activates Antitumor Immunity to Eradicate Genetically Distinct Castration-Resistant Prostate Cancers
Dayson Moreira, Tomasz Adamus, Xingli Zhao, Yu-Lin Su, Zhuoran Zhang, Seok Voon White, Piotr Swiderski, Xin Lu, Ronald A. DePinho, Sumanta K. Pal and Marcin Kortylewski
Clin Cancer Res October 18 2018 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-1277

Fonte: City of Hope

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Chemioterapia e Immunoterapia contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 23, 2018

Una sperimentazione clinica condotta dai ricercatori della Queen Mary University di Londra e del St Bartholomew’s Hospital, entrambi a Londra, nel Regno Unito, potrebbe cambiare il volto della terapia per una forma molto aggressiva del cancro al seno: tripla-negativa.
Una combinazione di chemioterapia e immunoterapia aumenta i tassi di sopravvivenza, secondo i risultati pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine” dagli scienziati.


First immunotherapy success for triple-negative breast cancer – Pubblished 21 oct 2018 – Pubblished 21 oct 2018

“Il carcinoma mammario triplo negativo è una forma aggressiva di cancro al seno, abbiamo cercato disperatamente opzioni terapeutiche migliori”, afferma il prof. Peter Schmid. “Siamo entusiasti che utilizzando una combinazione di immunoterapia e chemioterapia siamo in grado di estendere significativamente le vite rispetto al trattamento standard della sola chemioterapia”.
Più specificamente, sono stati usati Atezolizumab, un anticorpo monoclonale (farmaco immunoterapico) e l’agente chemioterapico Nab-paclitaxel.
Questa potente combinazione è in grado di estendere la sopravvivenza di una persona fino a 10 mesi, riducendo il rischio di morte o di progressione della malattia fino al 40%.

La chemioterapia permette di strappare il “mantello immunoprotettivo” del tumore, ed esporlo al sistema immunitario della persona per combatterlo. Lo studio clinico ha dimostrato che l’immunoterapia, se erogata insieme alla chemioterapia, può aumentare la sopravvivenza e fermare la crescita del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Atezolizumab and Nab-Paclitaxel in Advanced Triple-Negative Breast Cancer
Peter Schmid, M.D., Ph.D., Sylvia Adams, M.D., Hope S. Rugo, M.D., Andreas Schneeweiss, M.D., Carlos H. Barrios, M.D., Hiroji Iwata, M.D., Ph.D., Véronique Diéras, M.D., Roberto Hegg, …. et al.
NEJM October 20, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1809615

A video explaining the research can be found on Dropbox here: http://bit.ly/2yJkOmE

Fonte: Queen Mary University of London

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Identificate le cellule immunitarie coinvolte nella parodontite.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

La malattia parodontale è un disturbo molto comune caratterizzato da batteri che innescano l’infiammazione dei tessuti che circondano i denti, il che può portare alla perdita di ossa e denti in uno stadio avanzato della malattia chiamato parodontite.
Secondo i ricercatori del National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) e del National Institutes of Health e dell’University of Pennsylvania School of Dental Medicine, Philadelphia le cellule immunitarie conosciute come cellule T helper 17 sono i driver di questo processo, fornendo il collegamento tra i batteri orali e l’infiammazione.

Moutsopoulos-ToothImage                        Th17 Hajishengallis
A new study led by NIDCR clinical investigator Niki Moutsopoulos suggests that periodontal disease is driven by Th17 immune cells, which are triggered by an unhealthy bacterial community. ǀ NIDCR/NIH

Il prof. Moutsopoulos e il suo team hanno osservato che le cellule T helper (Th) 17 erano molto più prevalenti nel tessuto gengivale umano con parodontite rispetto alle gengive delle loro controparti sane e che la quantità di cellule Th17 era correlata alla gravità della malattia.

Le nostre osservazioni cliniche indicano la rilevanza dei nostri studi sugli animali per l’uomo e forniscono ulteriori prove che le cellule Th17 sono i driver della periodontite” – afferma il prof. Nicolas Dutzan primo autore dello studio pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Questi risultati forniscono approfondimenti chiave sui meccanismi che sono alla base dello sviluppo della malattia parodontale“, ha detto il direttore del NIDCR Martha J. Somerman. “È importante sottolineare che offrono anche prove convincenti per il targeting terapeutico di cellule specifiche , che potrebbero eventualmente aiutarci a fornire un trattamento migliore e più sollievo ai pazienti con questa malattia comune“.

Leggi abstract dell’articolo:
A dysbiotic microbiome triggers TH17 cells to mediate oral mucosal immunopathology in mice and humans,
BY NICOLAS DUTZAN, TETSUHIRO KAJIKAWA, L…., GIORGIO TRINCHIERI, PATRICIA I. DIAZ, STEVEN M. HOLLAND, YASMINE BELKAID, GEORGE HAJISHENGALLIS, NIKI M. MOUTSOPOULOS
Science Translational Medicine (2018). stm.sciencemag.org/lookup/doi/ … scitranslmed.aat0797

Fonte: National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) – University of Pennsylvania School of Dental Medicine, Philadelphia

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Legame tra microbioma e sclerosi multipla.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2018

Un enzima prodotto da batteri che vivono nell’intestino umano è in grado di scatenare una risposta autoimmune. Ad affermarlo uno studio in vitro su linfociti T prelevati da soggetti affetti da sclerosi multipla, una malattia neurodegenerativa causata da un’aggressione del sistema immunitario verso il sistema nervoso centrale.

La sclerosi multipla è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale causata da una predisposizione genetica e da uno o più fattori ambientali scatenanti. Tra questi ultimi, secondo alcune ipotesi potrebbero esserci molecole prodotte da organismi patogeni o anche da batteri presenti naturalmente nel nostro intestino.

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In uno studio pubblicato su “Science Translational Medicine”, il team del prof. Raquel Planas, ha identificato, in pazienti affetti da sclerosi multipla, un enzima che scatena la risposta autoimmune dei linfociti T.

Dalle analisi condotte in vitro su linfociti T prelevati da pazienti con sclerosi multipla è risultato che le cellule del sistema immunitario reagivano alla presenza di un enzima denominato GDP-L-fucosio sintasi; enzima prodotto da batteri presenti nel microbioma intestinale.

L’identificazione di questi meccanismi di reattività è un grande passo verso il chiarimento dell’immunopatologia della sclerosi multipla, anche se occorreranno ulteriori studi per determinare il significato biologico della specifica risposta immunitaria dei linfociti T CD4+ alla GDP-L-fucosio sintasi“, afferma il prof. Joseph Sabatino in un commento allo studio.

Leggi abstract dell’articolo:
GDP-l-fucose synthase is a CD4+ T cell–specific autoantigen in DRB3*02:02 patients with multiple sclerosis
BY RAQUEL PLANAS, RADLEIGH SANTOS, et al.
Science Translational Medicine 10 Oct 2018: Vol. 10, Issue 462, eaat4301 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat4301

T cells take aim at a ubiquitous autoantigen in multiple sclerosis
Joseph J. Sabatino Jr. and Scott S. Zamvil
Science Translational Medicine 10 Oct 2018: Vol. 10, Issue 462, eaau8826 DOI: 10.1126/scitranslmed.aau8826

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Nobel 2018 per la medicina e fisiologia sull’immunoterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 1, 2018

Il premio Nobel 2018 in Fisiologia o Medicina è stato assegnato congiuntamente a James P. Allison e Tasuku Honjo “per la loro scoperta della terapia del cancro mediante l’inibizione della regolazione immunitaria negativa”.
La loro scoperta riguarda una proteina espressa dalle cellule del sistema immuntario che possono renderle attive nel combattere le cellule del cancro.


Announcement of the Nobel Prize in Physiology or Medicine 2018

LA MOTIVAZIONE
I due studiosi, si legge nella motivazione ufficiale, “hanno capito che si può stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, un meccanismo di terapia assolutamente nuovo nella lotta ad un tipo di malattia che uccide ogni anno milioni di persone e che costituisce una delle più gravi minacce alla salute dell’umanità“.

Allison ha studiato una proteina che funziona come freno al sistema immunitario, ha capito il potenziale per liberare le cellule che attaccano i tumori. Il giapponese Honjo ha lavorato alla stessa tecnica, ma con un differente sistema d’azione. Le terapie dei due studiosi hanno rivelato una sorprendente efficacia nella lotta al cancro.

L’immunoterapia usa il sistema immunitario per combattere il cancro. Il nostro video spiega 3 tipi di, inclusi gli inibitori del checkpoint immunitario: 

Press release:
The 2018 Nobel Prize in Physiology or Medicine: James P. Allison and Tasuku Honjo for their discovery of cancer therapy by inhibition of negative immune regulation

Key publications

Ishida, Y., Agata, Y., Shibahara, K., & Honjo, T. (1992). Induced expression of PD-1, a novel member of the immunoglobulin gene superfamily, upon programmed cell death. EMBO J.11(11), 3887–3895.

Leach, D. R., Krummel, M. F., & Allison, J. P. (1996). Enhancement of antitumor immunity by CTLA-4 blockadeScience271(5256), 1734–1736.

Kwon, E. D., Hurwitz, A. A., Foster, B. A., Madias, C., Feldhaus, A. L., Greenberg, N. M., Burg, M.B. & Allison, J.P. (1997). Manipulation of T cell costimulatory and inhibitory signals for immunotherapy of prostate cancerProc Natl Acad Sci USA94(15), 8099–8103.

Nishimura, H., Nose, M., Hiai, H., Minato, N., & Honjo, T. (1999). Development of Lupus-like Autoimmune Diseases by Disruption of the PD-1 gene encoding an ITIM motif-carrying immunoreceptorImmunity11, 141–151.

Freeman, G.J., Long, A.J., Iwai, Y., Bourque, K., Chernova, T., Nishimura, H., Fitz, L.J., Malenkovich, N., Okazaki, T., Byrne, M.C., Horton, H.F., Fouser, L., Carter, L., Ling, V., Bowman, M.R., Carreno, B.M., Collins, M., Wood, C.R. & Honjo, T. (2000). Engagement of the PD-1 immunoinhibitory receptor by a novel B7 family member leads to negative regulation of lymphocyte activation. J Exp Med192(7), 1027–1034.

Hodi, F.S., Mihm, M.C., Soiffer, R.J., Haluska, F.G., Butler, M., Seiden, M.V., Davis, T., Henry-Spires, R., MacRae, S., Willman, A., Padera, R., Jaklitsch, M.T., Shankar, S., Chen, T.C., Korman, A., Allison, J.P. & Dranoff, G. (2003). Biologic activity of cytotoxic T lymphocyte-associated antigen 4 antibody blockade in previously vaccinated metastatic melanoma and ovarian carcinoma patientsProc Natl Acad Sci USA100(8), 4712-4717.

Iwai, Y., Terawaki, S., & Honjo, T. (2005). PD-1 blockade inhibits hematogenous spread of poorly immunogenic tumor cells by enhanced recruitment of effector T cells. Int Immunol17(2), 133–144.

 

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Il cancro del colon è causato da batteri e stress cellulare.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2018

Il team del Professor Dirk Haller presso l’Technical University of Munich (TUM) ha fatto una scoperta inaspettata studiando i fattori scatenanti del cancro del colon: lo stress cellulare in combinazione con un microbiota alterato nel colon guida la crescita del tumore. In precedenza, si presumeva che questa combinazione contribuisca solo a malattie infiammatorie intestinali. Il microbiota intestinale è l’insieme di microorganismi simbiontici che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo.

microbiota

Con il nostro studio, in origine, volevamo studiare il ruolo dei batteri nell’intestino nello sviluppo dell’infiammazione intestinale“, spiega il professor Dirk Haller del Dipartimento di Nutrizione e Immunologia presso il Weihenstephan Science Center della TUM. “Tuttavia, il risultato sorprendente per noi è stata la scoperta che i batteri insieme allo stress nelle cellule causavano tumori (esclusivamente nel colon) e senza il coinvolgimento dell’infiammazione“.

Il fattore di trascrizione ATF6 (Activating transcription factor 6) regola lo stress nelle cellule, l’intensità e la durata dell’attivazione aumentano con le malattie.

Sono stati esaminati i dati di 541 pazienti con cancro del colon. In quei casi in cui il livello del fattore di trascrizione ATF6, che scatena lo stress cellulare, è aumentato significativamente, il tasso di recidiva dopo l’intervento è aumentato: circa il dieci percento dei pazienti era a rischio di contrarre tumore al colon una seconda volta. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Gastroenterology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Activated ATF6 Induces Intestinal Dysbiosis and Innate Immune Response to Promote Colorectal Tumorigenesis
Olivia Coleman, Elena Lobner, Sandra Bierwirth, Adam Sorbie, Nadine Waldschmitt, Eva Rath, Emanuel Berger, Ilias Lagkouvardos, Thomas Clavel, Kathleen McCoy, Achim Weber, Mathias Heikenwälder, Klaus-Peter Janssen and Dirk Haller
Gastroenterology 9/2018. DOI: 10.1053/j.gastro.2018.07.028

Fonte: Technical University of Munich (TUM)

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Gli scienziati testano un nuovo vaccino contro il melanoma.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2018

Un vaccino sperimentale contro il cancro che rafforza la capacità del sistema immunitario di combattere i tumori potrebbe funzionare in tandem con altre terapie antitumorali per combattere i tumori aggressivi, ad affermarlo gli scienziati dello Scripps Research Institute in un lavoro pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“.

melanoma-vaccine

La nuova ricerca dimostra che l’aggiunta di una molecola Diprovocim a un vaccino che prende di mira le cellule tumorali può avere risultati incredibili. Diprovocim funziona come un “adiuvante”, una molecola aggiunta a un vaccino per attivare la risposta immunitaria del corpo. La molecola è facile da sintetizzare in laboratorio e facilmente modificabile, il che la rende interessante per l’uso in medicina.

I ricercatori hanno testato il vaccino nei topi con una forma di melanoma notoriamente aggressivo. Tutti i topi nell’esperimento hanno ricevuto la terapia anti-cancro anti-PD-L1. I topi sono stati quindi divisi in tre gruppi: otto hanno ricevuto il vaccino contro il cancro, otto hanno ricevuto il vaccino contro il cancro più Diprovocim e otto hanno ricevuto il vaccino contro il cancro più un adiuvante alternativo chiamato allume.

I ricercatori hanno osservato un tasso di sopravvivenza del 100% in 54 giorni nei topi trattati con il vaccino contro il cancro e Diprovocim. Questo in confronto con un tasso di sopravvivenza pari a zero percento nei topi a cui era stato somministrato solo il vaccino contro il cancro.

È stato emozionante vedere il vaccino lavorare contemporaneamente con un’immunoterapia contro il cancro come l’anti-PD-L1″, afferma il prof. Boger.

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che l’uso di Diprovocim come adiuvante aumenta il potenziale di lotta contro il cancro del vaccino stimolando il sistema immunitario a formare cellule chiamate leucociti infiltranti il ​​tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Adjuvant effect of the novel TLR1/TLR2 agonist Diprovocim synergizes with anti–PD-L1 to eliminate melanoma in mice
Ying Wang et al,
Proceedings of the National Academy of Sciences (2018). DOI: 10.1073/pnas.1809232115

Fonte: Scripps Research Institute

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