Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 426 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Posts Tagged ‘immunologia’

Cancro: Identificati i geni essenziali per l’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2017

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori americani del National Cancer Institute (NCI) e di altre istituzioni, coordinati dal prof. Nicholas Restifo ha identificato i geni nelle cellule tumorali che sono necessari affinchè queste non siano distrutte dalle cellule T. Si è cercato di affrontare il problema del perché alcuni tumori non rispondono alla immunoterapia o rispondono solo inizialmente, per poi fermarsi, in pratica come le cellule tumorali sviluppano resistenza alla immunoterapia.

La pubblicazione dello studio è stata fatta su “Nature.

genes-immunotherapy

L’immunoterapia del cancro si basa su cellule T, un tipo di cellule del sistema immunitario, utilizzate per distruggere i tumori. Tuttavia, alcune cellule tumorali sono resistenti alla distruzione scatenata dalle cellule T. Per studiare la base di questa resistenza, i ricercatori hanno cercato di identificare i geni nelle cellule tumorali implicati nel processo. Sono stati trovati più di 100 geni che possono giocare un ruolo nel facilitare la distruzione del tumore da parte delle cellule T.

Uno di questi geni è chiamato APLNR. Il prodotto di questo gene è una proteina chiamata recettore apelin. Anche se era stato sospettato di contribuire allo sviluppo di alcuni tipi di cancro, questa è stata la prima indicazione di un ruolo nella risposta alle cellule T. Ulteriori analisi dei tumori da pazienti resistenti alle immunoterapie ha mostrato che la proteina recettore apelin era non funzionale in alcuni di essi, indicando che la perdita di questa proteina può limitare la risposta al trattamento di immunoterapia.

E’ stata creata una lista di geni potrebbe servire come modello per studiare la comparsa di resistenza del tumore alle terapie contro il cancro cancro a base di cellule T. I ricercatori osservano che se questo insieme di geni viene convalidato in studi clinici, si potrebbe a breve arrivare a trattamenti più efficaci per i pazienti.
Se siamo in grado di capire veramente i meccanismi di resistenza alla immunoterapia, potremmo essere in grado di sviluppare nuove terapie” , afferma il prof. Restifo.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of essential genes for cancer immunotherapy.
Patel SJ, …. Glenn Merlino,Feng Zhang & Nicholas P. Restifo
Nature. Online August 7, 2017. DOI:10.1038/nature23477

Fonte:  National Cancer Institute (NCI)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tecnica CRISPR per creare suini privi di virus pericolosi per uomo.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2017

Un gruppo internazionale di ricercatori a cui hanno preso parte università e centri di ricerca statunitensi e cinesi, coordinati dall’azienda biotech eGenesis di Cambridge, grazie al ‘taglia-incolla‘ del Dna, la famosa tecnica Crispr-Cas9 (editing genetico), è riuscito per la prima volta ad ottenere dei cuccioli di maiale con il genoma completamente riscritto e privato di alcuni virus ‘nascosti‘ e pericolosi per l’uomo i retrovirus endogeni (porcine endogenous retroviruses (PERVs)).

pigs_0

Il punto di forza di questo nuovo lavoro pubblicato sulla rivista “Science“, sta nell’aver riprodotto nei maiali vivi un risultato che finora era stato ottenuto solo su cellule coltivate in provetta, ovvero l’eliminazione di 25 retrovirus endogeni porcini (PERVs): questi sono dei virus integrati nel genoma del maiale che possono essere inaspettatamente rilasciati, causando infezioni rischiose per la salute umana in caso di trapianto d’organo. I ricercatori li hanno disinnescati usando le forbici molecolari della Crispr.

I nuclei delle cellule modificate sono stati trasferiti all’interno di cellule uovo private del loro nucleo originale: in questo modo si sono creati embrioni che poi, impiantati nell’utero di una scrofa, hanno dato vita a cuccioli completamente privi dei virus. La prole possiede, infatti, un genoma differente, completamente riscritto e privato dei virus pericolosi. I 37 maialini verranno monitorati per tutta la vita al fine di rilevare eventuali anomalie.

Ora l’animale è il nuovo candidato per i trapianti d’organo. In un prossimo futuro gli organi di questo animale da allevamento permetteranno di accorciare notevolmente le liste di attesa: molte persone avranno così la possibilità di vivere una vita completamente nuova, una possibilità che potrebbe diventare realtà.

Leggi abstract dell’articolo:
Inactivation of porcine endogenous retrovirus in pigs using CRISPR-Cas9
BY DONG NIU, HONG-JIANG WEI, LIN LIN, HAYDY GEORGE, TAO WANG, I-HSIU LEE, HONG-YE ZHAO, YONG WANG, YINAN KAN, ELLEN SHROCK, EMAL LESHA, GANG WANG, YONGLUN LUO, YUBO QING, DELING JIAO, HENG ZHAO, XIAOYANG ZHOU, SHOUQI WANG, HONG WEI, MARC GÜELL, GEORGE M. CHURCH, LUHAN YANG
SCIENCE PUBLISHED ONLINE 10 AUG 2017 DOI: 10.1126/science.aan4187

Fonti: eGenesis – Cambridge

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

La fibra alimentare aiuta a mantenere sano l’intetsino.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2017

I ricercatori di UC Davis Health, in una ricerca pubblicata sulla rivista “Science“, hanno scoperto come i sottoprodotti della digestione della fibra alimentare da parte dei microbi intestinali fungono da combustibile giusto per aiutare le cellule intestinali a mantenere la salute dell’intestino.

Gut-Bacteria-Infographic

La ricerca è importante perché identifica un potenziale obiettivo terapeutico per riequilibrare il microbiota intestinale e aggiunge un crescente consenso sulla complessa interazione tra microbiota intestinale e fibra alimentare.
La nostra ricerca suggerisce che uno dei migliori approcci per mantenere la salute dell’intestino potrebbe essere quello di nutrire i microbi intestinali benefici con la fibra alimentare, la loro fonte preferita di sostentamento“, ha dichiarato Andreas Bäumler, professore di microbiologia medica e immunologia a UC Davis Health e autore dello studio.

I microbi intestinali residenti metabolizzano la fibra alimentare non digerita per produrre acidi grassi a catena corta, che segnalano alle cellule dell’intestino di massimizzare il consumo di ossigeno, limitando così la quantità di ossigeno diffuso nel lumen intestinale. I batteri utili non sopravvivono in un ambiente ricco di ossigeno, il che significa che il nostro microbioma e le cellule intestinali lavorano insieme per promuovere un ciclo virtuoso che mantiene la salute dell’intestino.

I livelli di ossigeno più elevati ci rendono più suscettibili agli agenti patogeni enterosi aerobici come Salmonella o Escherichia coli, che usano l’ossigeno per eliminare i microbi benefici concorrenti” – afferma il prof. Andreas Bäumler.
La nuova ricerca ha identificato il recettore peroxisome proliferator receptor gamma (PPARg) come regolatore responsabile del mantenimento del ciclo di protezione.

Leggi abstract dell’articolo:
Microbiota-activated PPAR-γ signaling inhibits dysbiotic Enterobacteriaceae expansion
BY MARIANA X. BYNDLOSS, ERIN E. OLSAN, FABIAN RIVERA-CHÁVEZ,…….ANDREAS J. BÄUMLER
SCIENCE 11 AUG 2017 : 570-575

Gut cell metabolism shapes the microbiome
BY PATRICE D. CANI
SCIENCE 11 AUG 2017: 548-549

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Immunoterapia per il trattamento del Diabete tipo 1.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2017

Un approccio immunoterapico per il trattamento del diabete di tipo 1 è stato sperimentato clinicamente con successo dai ricercatori del King’s College London in collaborazione con la Cardiff University School of Medicine. Il trattamento ed è stato dimostrato essere sicuro e sembra impedisca alla malattia di progredire e peggiorare.

Insulin-inside-a-cell

Immunoterapie mirano a modulare il sistema immunitario di una persona, di solito per alleviare le condizioni autoimmuni come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide o il lupus. Il diabete di tipo 1 è anch’esso un disturbo autoimmune, in cui le cellule T del sistema immunitario attaccano erroneamente le cellule beta di produzione di insulina del pancreas. . Senza trattamento il numero delle cellule beta diminuirà lentamente e il corpo non sarà più in grado di mantenere i livelli normali di glucosio nel sangue.

La terapia MonoPepT1De. descritta sulla rivista “Science Translational Medicine”  prevede l’iniezione nel sangue di una persona di piccoli segmenti di proinsulina che si trasformerà poi in insulina. Il trattamento è stato somministrato a 21 persone con diagnosi di diabete di tipo 1, mentre ad altre otto persone è stato somministrato un placebo. Entrambi i gruppi hanno ricevuto iniezioni ogni settimana per sei mesi. A 12 mesi dall’inizio dello studio, il gruppo placebo aveva bisogno di aumentare la dose di insulina iniettabile in media del 50%. Coloro che hanno ricevuto l’immunoterapia sono rimasti stabili, senza alcuna necessità di aumentare le loro dosi di insulina e senza nessun segno di distruzione di cellule beta.

È stato incoraggiante vedere che le persone che ricevono il trattamento necessitano di meno insulina per controllare i loro livelli di glucosio nel sangue, suggerendo che il loro pancreas stava lavorando meglio” dice Mark Peakman del King’s College di Londra. .”Stiamo testando un farmaco che potrebbe essere utilizzato entro cinque anni, se tutto va bene”,

Idealmente, il farmaco dovrebbe essere somministrato a bambini che iniziano a sviluppare la malattia e, possibilmente, a soggetti con un elevato rischio genetico per il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic and immune effects of immunotherapy with proinsulin peptide in human new-onset type 1 diabetes
BY MOHAMMAD ALHADJ ALI, YUK-FUN LIU, SEFINA ARIF, DANIJELA TATOVIC, HINA SHARIFF, VIVIENNE B. GIBSON, et al.
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 09 AUG 2017 Vol. 9, Issue 402, eaaf7779 DOI: 10.1126/scitranslmed.aaf7779

Fonti: King’s College London – Cardiff University School of Medicine   –  MedlinePlus news

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un microbo dell’intestino per trattare la Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su agosto 9, 2017

I ricercatori di Mayo Clinic, insieme ai colleghi dell’Università di Iowa, riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista “Cell Reports“, di aver scoperto che un microbo umano può aiutare a trattare le malattie autoimmuni, come la Sclerosi Multipla.
I dati sono preliminari e gli esperimenti sono stati condotti su un modello preclinico di Sclerosi Multipla. Dai campioni microbiotici (tre ceppi batterici) prelevati dall’intestino a sorpresa è emerso che Prevotella histicola, sopprime efficacemente la malattia immunitaria in un modello di topo con SM.

Dr. Joseph Murray discusses human gut microbe to treat MS

Se possiamo usare i microbi già esistenti nel corpo umano per curare la malattia umana, possiamo affermare che si apre una nuova era della medicina“. afferma il prof. Murray.
Prevotella histicola, coltivata nell’intestino umano, ha causato una diminuzione in due tipi di cellule pro-infiammatorie, con un aumento delle famiglie di cellule che combattono le malattie: cellule T, cellule dendritiche e un tipo di macrofagi.

Il team conclude che, in futuro, questo tipo di microbi intestinali può svolgere un ruolo nel trattamento della Sclerosi Multipla, malattia causata da un attacco del sistema immunitario alla guaina mielinica, un isolamento naturale che copre i nervi del cervello e del midollo spinale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human Gut-Derived Commensal Bacteria Suppress CNS Inflammatory and Demyelinating Disease
Ashutosh Mangalam, Shailesh K. Shahi, David Luckey, Melissa Karau, Eric Marietta, Ningling Luo, Rok Seon Choung, Josephine Ju, Ramakrishna Sompallae, Katherine Gibson-Corley, Robin Patel, Moses Rodriguez, Chella David, Veena Taneja, Joseph Murray
Cell Reports Volume 20, Issue 6, p1269–1277, 8 August 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2017.07.031

Fonte: Mayo Clinic

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Nuovo target per il trattamento del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 4, 2017

Gli scienziati hanno scoperto che il targeting di un enzima conosciuto come NOX4 interrompe l’azione di un tipo di cellule chiamato fibroblasti associati al cancro (Cancer-associated fibroblasts (CAFs)), riducendo la dimensione dei tumori nei topi fino al 50%.

I fibroblasti sono cellule sane il cui ruolo è quello di tenere insieme diversi tipi di organi. Quando vengono ingannati dalle cellule tumorali, diventano CAFs e sono noti per aiutare i tumori a crescere, a diffondere e ad eludere la terapia. Fino ad ora, i tentativi di indirizzarli non hanno avuto esito.

Un team di ricercatori dell’University of Southampton ha scoperto che livelli superiori di CAFs sono stati associati a una bassa sopravvivenza in diversi tipi di cancro, inclusi i tumori dell’intestino, della testa e del collo.

jnci_110_cover NOX4

Analizzando molti tipi di cancro, abbiamo individuato un meccanismo comune responsabile della formazione dei CAF nei tumori“. afferma il prof. Gareth Thomas. “Queste cellule rendono i tumori aggressivi e difficili da trattare, e possiamo vedere interessanti possibilità per il targeting di CAFs in molti pazienti che non rispondono bene alle terapie esistenti“.

I topi sono stati trattati farmacologicamente con un farmaco chiamato GKT137831 per inibire NOX4, che ha a livello statistico significativamente ridotto l’accumulo dei miofibroblasti e la crescita tumorale.

Dai risultati ottenuti possiamo dire che i CAF possono essere mirati con un farmaco e che i loro effetti “pro-tumori” possono essere invertiti nei topi, dando ai ricercatori un punto di partenza per sviluppare nuovi  trattamenti più efficaci in futuro” – conclude Gareth Thomas.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting the myofibroblastic cancer-associated fibroblast phenotype through inhibition of NOX4.
Christopher J. Hanley, Massimiliano Mellone, Kirsty Ford, Steve M. Thirdborough, Toby Mellows …Gareth J. Thomas
Journal of the National Cancer Institute Published: 03 August 2017 110 (1): djx121. DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djx121

Fonte: Cancer Research UK

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cellule killer naturali modificate per combattere i tumori.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Le cellule immunitarie hanno una capacità generale di riconoscere e uccidere molti tipi di cellule infette o anormali e possono anche essere progettate per colpire cellule come quelle cancerogene, con l’obiettivo di un trattamento anticancro. Sono questi i risultati ottenuti dai ricercatori del Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center, Houston, in un report pubblicato sulla rivista “Leukemia“.

provetta

La ricerca preclinica del team ha dimostrato che le cellule killer naturali (NK) derivate da cordoni ombelicali donati possono essere modificate per cercare e distruggere alcuni tipi di leucemia e linfoma. Attraverso l’ingegneria genetica è stato anche possibile aumentare la loro persistenza e incorporare un gene suicida che consente di far morire le cellule modificate se provocano una grave risposta infiammatoria.

Una sperimentazione clinica di fase I/II come prime fasi di queste cellule killer naturali dotate di antigene chimerico derivate dal sangue è stata condotta nel mese di giugno per i pazienti con leucemia linfocitica cronica recidiva o resistente (CLL), leucemia linfocitaria acuta (ALL) o il linfoma non-Hodgkin. Tutti questi sono tumori delle cellule B, cellula ematica bianca coinvolta nella risposta immunitaria.
Le cellule killer naturali sono i killer più potenti del sistema immunitario, ma sono di breve durata e i tumori riescono a evadere le cellule NK di un paziente per progredire“, ha detto la prof.ssa Katy Rezvani
Le cellule T modificate con recettori antigenici chimerici (CAR) contro CD19 hanno dimostrato l’efficacia negli studi clinici. In queste terapie, le cellule T del paziente vengono modificate, ampliate e restituite al paziente, un processo che richiede settimane.

Leggi abstract dell’articolo:
Cord blood NK cells engineered to express IL-15 and a CD19-targeted CAR show long-term persistence and potent anti-tumor activity
E Liu1, Y Tong, G Dotti, H Shaim1, B Savoldo, M Mukherjee, J Orange, X Wan, X Lu, A Reynolds, M Gagea, P Banerjee, R Cai, M H Bdaiwi, R Basar1, M Muftuoglu, L Li, D Marin, W Wierda, M Keating, R Champlin, E Shpall and K Rezvan.
Leukemia 20 July 2017; doi: 10.1038/leu.2017.226

Fonte: Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperto come riprogrammare le cellule del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Gli scienziati degli Gladstone Institutes – San Francisco, California, hanno rivelato, per la prima volta, un metodo per riprogrammare specifiche cellule T. Più precisamente, hanno scoperto come trasformare le cellule pro-infiammatorie che aumentano il sistema immunitario in cellule anti-infiammatorie che lo sopprimono e viceversa.

Quando il sistema immunitario è imballato, a causa di cellule particolari o cellule eccessive che sopprimono la sua funzione, si ha una vasta gamma di malattie, dalla psoriasi al cancro. Manipolando la funzione di alcune cellule immunitarie chiamate cellule T, i ricercatori hanno ripristinato l’equilibrio del sistema al fine di creare nuovi trattamenti mirati per queste malattie.

Il nostro lavoro potrebbe contribuire agli sforzi in corso nel campo dell’immuno-oncologia e nel trattamento del cancro“, ha spiegato il prof. Tao Xu primo autore dello studio. “Questo tipo di terapia non riguarda direttamente il cancro, ma funziona per attivare il sistema immunitario in modo da poter riconoscere le cellule tumorali e attaccarle“.

DingXu_GladstoneInstitutes
Gladstone scientists Sheng Ding (right) and Tao Xu (left) discovered how to reprogram cells in our immune system.

Molti tumori assumono il controllo delle cellule T regolatori per sopprimere il sistema immunitario, creando un ambiente in cui i tumori possono crescere senza essere attaccati. In questi casi, i risultati della ricerca potrebbero essere utilizzati per trasformare le cellule T di regolazione in cellule T efficaci per rafforzare il sistema immunitario in modo da poter meglio riconoscere e distruggere le cellule tumorali.

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature” è molto importante perchè potrebbe migliorare i trattamenti per le malattie autoimmuni e il cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic control of TH17 and induced Treg cell balance by an epigenetic mechanism
Tao Xu, Kelly M. Stewart,Xiaohu Wang,Kai Liu,Min Xie,Jae Kyu Ryu,Ke Li,Tianhua Ma, Haixia Wang, Lu Ni,Saiyong Zhu,Nan Cao, Dongwei Zhu,Yu Zhang,Katerina Akassoglou, Chen Dong,Edward M. Driggers & Sheng Ding.
Nature (2017) Published online 02 August 2017 doi:10.1038/nature23475

Fonte: Gladstone Institutes

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cancro al colon-retto: un batterio promuove la resistenza alla chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su luglio 30, 2017

I ricercatori dell’University of Michigan in collaborazione con Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, hanno scoperto che un batterio Fusobacterium nucleatum promuove la resistenza alla chemioterapia nei pazienti affetti da tumore al colon spegnendo il pulsante per il suicidio delle cellule tumorali (apoptosi).
La pubblicazione dei risultati sulla rivista “Cell“.

Cell_7-17

Trattiamo i pazienti con la chemioterapia in modo da indurre l’apoptosi delle cellule tumorali, ma alcune cellule tumorali trovano il modo per evitare l’apoptosi indotta dalla chemioterapia, escono dal processo di apoptosi attivando un meccanismo di sopravvivenza cellulare chiamato autofagia. Un meccanismo che protegge le cellule tumorali dalla distruzione“, afferma Weiping Zou, professore di chirurgia presso la Michigan Medicine.

Una volta che l’autofagia è attiva, il cancro diviene resistente alla chemioterapia, Fusobacterium nucleatum mantiene l’autofagia accesa: in questo modo le cellule tumorali possono essere in grado di evitare l’apoptosi indotta“, dice Zou. “I risultati della ricerca sono stati una sorpresa. Non ci aspettavamo che il batterio contribuisse alla chemoresistenza“.
Dobbiamo trovare un approccio specifico per trattare o controllare selettivamente Fusobacterium nucleatum. Inoltre, non sappiamo se un’abbondanza di questo batterio si trova in qualsiasi altro tipo di cancro chemioresistente“, dice Zou. “Dobbiamo continuare gli studi su questo batterio; pensiamo di poter ritardare e prevenire la chemioresistenza nel cancro del colon-retto“.

Leggi il full text dell’articolo:
Fusobacterium nucleatum Promotes Chemoresistance to Colorectal Cancer by Modulating Autophagy
Yu, TaChung,…….Weiping Zou, Jing-Yuan Fang.
Cell , Volume 170, Issue 3, 548 – 563.e16, 27 July 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2017.07.008

Fonte: University of Michigan

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Due tipi di cellule assieme proteggono il tumore al pancreas.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2017

I ricercatori del NYU Langone Medical Center e del Perlmutter Cancer Center, hanno scoperto che due tipi di cellule lavorano insieme per proteggere i tumori del pancreas dalla distruzione da parte del sistema immunitario. bloccando questa partnership si può ristabilire la capacità del sistema immunitario di attaccare queste cellule tumorali.

c d8

I risultati della ricerca sui topi sono pubblicati sulla rivista “Cell Reports“. Lo studio attuale ha scoperto che Tregs (cellule T regolatorie) hanno il loro effetto mantenendo un secondo tipo di cellule, le cellule dendritiche.
I nostri risultati sostengono che bloccare la partnership tra Tregs e le cellule dendritiche potrebbe essere una risposta per ottenere una immunoterapia efficace contro il cancro al pancreas“, afferma l’autore principale Dafna Bar-Sagi. “Gli studi futuri cercheranno di confermare che questa relazione può diventare il fondamento di nuove strategie di trattamento“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Crosstalk between Regulatory T Cells and Tumor-Associated Dendritic Cells Negates Anti-tumor Immunity in Pancreatic Cancer
Jung-Eun Jang, Cristina H. Hajdu, Caroline Liot, George Miller, Michael L. Dustin, Dafna Bar-Sagi.
Cell Reports Volume 20, Issue 3, p558–571, 18 July 2017

Fonte: NYU Langone Medical Center

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un tipo di batteri accelera la crescita del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2017

I ricercatori del Texas A & M Health Science Center hanno scoperto che una sottospecie del batterio Streptococcus gallolyticus sembra promuovere attivamente lo sviluppo del cancro del colon-retto, questo potrebbe portare a possibili strategie di trattamento. I risultati sono pubblicati sulla rivista “PLOS Pathogens“.

Streptococcus gallolyticus

Gli scienziati già conoscevano da tempo tempo che le persone infette da S. gallolyticus hanno maggiori probabilità di avere il cancro del colon-retto. Quale fosse il suo ruolo non era ben chiaro.
Ora il team coordinato dal prof. Yi Xu attraverso i risultati della coltura cellulare e in vivo sugli animali ha dimostrato che quando la produzione di una certa proteina, chiamata β-catenina, nota a svolgere un ruolo chiave nel cancro del colon-retto, è stata ridotta in una cellula, S. gallolyticus non ha promosso la proliferazione delle cellule tumorali del colon-retto. Questo indica un possibile percorso attraverso il quale i batteri guidano lo sviluppo del cancro.
In particolare negli esperimenti sugli animali coloro che sono stati trattati con S. gallolyticus hanno sviluppato più tumori e avevano una maggiore produzione della proteina β-catenina, nonché altri segni di gravità del cancro.

Si pensa che circa il 2 all’8 per cento delle persone sane ha SGG nel tessuto del colon. Rimane ancora da capire se SGG sta alla base delle mutazioni iniziali che causano il cancro. SGG talvolta provoca infezioni delle valvole cardiache, e i medici di solito consigliano a chiunque con questa infezione un controllo anche per il cancro del colon. Circa la metà delle persone con un’infezione della valvola cardiaca di SGG ha anche avuto un cancro del colon non diagnosticato.

Se il ruolo del batterio nel cancro è confermato, i tumori del colon potranno essere trattati un giorno con antibiotici o persino prevenuti con un vaccino.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Streptococcus gallolyticus subsp. gallolyticus promotes colorectal tumor development
Ritesh Kumar, Jennifer L. Herold, Deborah Schady, Jennifer Davis, Scott Kopetz, Margarita Martinez-Moczygemba, Barbara E. Murray, Fang Han, Yu Li, Evelyn Callaway, Robert S. Chapkin, Wan-Mohaiza Dashwood, Roderick H. Dashwood, [ … ], Yi Xu
PLOS Pathogens Published: July 13, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006440

Fonte: Texas A & M Health Science Center

Approfondimenti:
Klein RS, Recco RA, Catalano MT, Edberg SC, Casey JI, Steigbigel NH (13 October 1977). “Association of Streptococcus bovis with carcinoma of the colon“. N. Engl. J. Med. 297 (15): 800–2. PMID 408687. doi:10.1056/NEJM197710132971503

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Il ruolo della flora batterica intestinale nella sclerosi multipla.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2017

Nell’intestino dei pazienti colpiti da sclerosi multipla recidivante-remittente, nelle fasi che precedono la riattivazione della malattia, si osserva un’alterazione della flora batterica intestinale e una corrispondente proliferazione di un tipo di globuli bianchi che sappiamo essere implicati nello sviluppo della malattia.
Sono queste le conclusioni pubblicate sulla rivista “Science Advances” da parte dei ricercatori della Divisione di Immunologia, trapianti e malattie infettive dell’Ospedale San Raffaele – Milano.

I risultati mostrano che nei tessuti intestinali dei pazienti con la malattia in fase attiva era presente, al momento dell’analisi, una quantità aumentata di un tipo specifico di linfociti T, chiamati linfociti TH17. “Sappiamo già che nella sclerosi multipla queste cellule del sistema immunitario sono le prime a superare la barriera ematoencefalica e a raggiungere il sistema nervoso centrale, contribuendo al danno del rivestimento mielinico”, osserva la prof.ssa Marika Falcone. “Non solo, ma una molecola da loro prodotta – la citochina IL-17 – è presente in alte dosi nelle lesioni cerebrali tipiche della malattia”. Si tratta, in sostanza, di alcune tra le cellule del sistema immunitario più fortemente indiziate come responsabili della sclerosi multipla.

Viene così svelato un possibile ruolo chiave del microbiota nell’origine della malattia neurologica.

I risultati, che dovranno ulteriormente essere confermati da studi futuri – precisano gli autori – supportano l’ipotesi di un ruolo importante dell’intestino nell’evoluzione della malattia: secondo questa teoria, l’attivazione patologica delle cellule del sistema immunitario avviene principalmente nell’intestino, meccanismo già provato nel caso dell’Encefalite autoimmune sperimentale (Eae), il modello sperimentale della sclerosi multipla” – conclude la prof.ssa Falcone.

Leggi il full text dell’articolo:
High frequency of intestinal TH17 cells correlates with microbiota alterations and disease activity in multiple sclerosis
Ilaria Cosorich, Gloria Dalla Costa, Chiara Sorini, Roberto Ferrarese, Maria Josè Messina, Jayashree Dolpady, Elisa Radice, Alberto Mariani, Pier Alberto Testoni, Filippo Canducci, Giancarlo Comi, Vittorio Martinelli, Marika Falcone.
Science Advances 12 Jul 2017: Vol. 3, no. 7, e1700492 DOI: 10.1126/sciadv.1700492

Fonte: Ospedale San Raffaele – Milano.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperto interruttore chiave dell’artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su luglio 13, 2017

I ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma hanno scoperto un importante interruttore molecolare della malattia, una piccola molecola che accende le cellule più pericolose in questa patologia, le cellule dendritiche.

Si tratta di “miR34a”, una piccola molecola che è il regolatore della funzione delle cellule dendritiche, che sono le cellule responsabili della risposta autoimmune nella malattia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Nature Communications“.

La funzione cruciale del miR-34a nella malattia è stata evidenziata grazie allo studio di un modello animale di artrite: si è dimostrata la quasi completa resistenza alla malattia da parte di animali privi del gene per il miR-34a.

Il controllo di miR-34a, attraverso degli inibitori selettivi (gli antagomiR anti 34 sono già in fase clinica di sperimentazione, in fase I, in altra indicazione), rappresenterà una strategia terapeutica in grado di ristabilire l’equilibrio immunologico e promuovere la risoluzione dell’artrite” – afferma il prof. Ferraccioli coordinatore dello studio.

ARTRITE

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria progressiva che interessa primariamente le articolazioni e coinvolge tutti gli organi. La base della malattia è una reazione “autoimmunitaria”, durante la quale cellule di difesa – i linfociti T e linfociti B – normalmente deputate a riconoscere ed eliminare agenti infettivi – diventano “anarchiche” e riconoscono come ‘nemiche’ molecole dell’organismo stesso e generano infiammazione distruttiva diretta contro le articolazioni e gli organi interni del paziente, nonché producendo anticorpi patologici (i cosiddetti autoanticorpi) che danneggiano a loro volta le articolazioni e l’osso.

Leggi abstract dell’articolo:
MicroRNA-34a dependent regulation of AXL controls the activation of dendritic cells in inflammatory arthritis
Mariola Kurowska-Stolarska, Stefano Alivernini, Emma Garcia Melchor, Aziza Elmesmari, Barbara Tolusso, Clare Tange,.. et al.
Nature Communications 8, Article number: 15877 (2017) doi:10.1038/ncomms15877

Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Linee guida per la diagnosi e la gestione della rinite allergica e non allergica.

Posted by giorgiobertin su luglio 11, 2017

Sono state aggiornate dalla British Society for Allergy & Clinical Immunology (BSACI) le linee guida sulla diagnosi e gestione della rinite allergica e non allergica. Il documento è stato pubblicato sulla rivista “Clinical & Experimental Allergy“e aggiorna il precedente del 2007.

cea-cover

Leggi il full text dell’articolo:
BSACI guideline for the diagnosis and management of allergic and non-allergic rhinitis (Revised Edition 2017; First edition 2007)
Scadding GK, Kariyawasam HH, Scadding G, et al.
Clin Exp Allergy. 2017;47:856-889. https://doi.org/10.1111/cea.12953

Editorial: Rhinitis guidelines (pages 846–847) – G. Roberts

Fonte: British Society for Allergy & Clinical Immunology (BSACI)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Vaccini personalizzati contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 7, 2017

Due tipi di vaccini antitumorali personalizzati, ossia prodotti per colpire le cellule maligne di uno specifico paziente, hanno mostrato di offrire significativi benefici clinici a soggetti con melanoma in stadi già avanzati della malattia. I risultati andranno però confermati da studi effettuati su un numero più consistente di pazienti.

nature23093
Manipulating the immune response to tumours.

I tentativi di terapia immunologica (immunoterapia) basate su un generico potenziamento del sistema immunitario hanno sortito scarsi effetti rispetto a quanto sperato, con notevoli effetti collaterali. Il vaccino stimola una risposta immunitaria mirata contro alcuni marcatori di uno specifico tumore di uno specifico paziente. Le mutazioni sono casuali, variano da persona a persona, e vanno quindi di volta in volta identificate con un analisi del DNA tumorale per isolare i geni delle proteine anomale coinvolte. E’ possibile così produrre un vaccino che induce le cellule immunitarie a colpire le cellule che presentano le mutazioni.

I vaccini sono descritti in due lavori pubblicati sulla rivista “Nature 1, 2.”.

Il vaccino personalizzato (segmenti di DNA mutati) è stato somministrato nel primo lavoro a sei persone già sottoposte a intervento chirurgico per rimuovere un melanoma già in fase avanzata. Quattro di questi pazienti non hanno mostrato recidive a 25 mesi dalla terapia, mentre gli altri due, che avevano il tumore in fase particolarmente avanzata, sono state successivamente trattate con un altro tipo di terapia immunologica, anti-PD-1, ottenendo alla fine una completa regressione tumorale.

Nel secondo lavoro il vaccino personalizzato è stato somministrato a 13 pazienti, otto dei quali sono rimasti liberi da tumori a 23 mesi dalla terapia, mentre cinque hanno avuto una ricaduta. Per due di questi cinque, una successiva terapia anti-PD-1 ha portato a una completa regressione tumorale.

Leggi abstracts degli articoli:
An immunogenic personal neoantigen vaccine for patients with melanoma
Patrick A. Ott, Zhuting Hu,Derin B. Keskin,Sachet A. Shukla,Jing Sun,David J. Bozym, Wandi Zhang,Adrienne Luoma.. et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature22991 Published online 05 July 2017

Personalized RNA mutanome vaccines mobilize poly-specific therapeutic immunity against cancer
Ugur Sahin,Evelyna Derhovanessian,Matthias Miller,Björn-Philipp Kloke,Petra Simon, Martin Löwer,Valesca Bukur,… et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature23003 Published online 05 July 2017

Personalized cancer vaccines show glimmers of success
Heidi Ledford

Cancer: Precision T-cell therapy targets tumours
Cornelis J. M. Melief

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Una goccia di sangue per la diagnosi di sepsi.

Posted by giorgiobertin su luglio 3, 2017

I ricercatori dell’Università di Illinois e i medici del Carle Foundation Hospital hanno sviluppato un test rapido per la sepsi che conta globuli bianchi e alcuni marcatori proteici sulla loro superficie per monitorare la risposta immunitaria del paziente.

Lo scopo del test è quello di aiutare i medici a identificare la sepsi al suo esordio, monitorare i pazienti infetti e potrebbe anche puntare a una prognosi.

test-sepsi
Rapid test for sepsis that counts white blood cells and protein markers on their surface to monitor a patient’s immune response.

Il test conta i globuli bianchi totali e i globuli bianchi specifici chiamati neutrofili, e misura un marcatore: la proteina chiamata CD64 sulla superficie dei neutrofili. I livelli di CD64 si innalzano all’aumentare della risposta immunitaria del paziente.
I ricercatori, che hanno completato lo studio clinico del dispositivo,  hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista “Nature Communications”.

Leggi abstract dell’articolo:
A Point-of-Care Microfluidic Biochip for Quantification of CD64 Expression from Whole Blood for Sepsis Stratification
U. Hassan, T. Ghonge, B. Reddy Jr., M. Patel, M. Rappleye, I. Taneja, A. Tanna, R. Healey, N. Manusry, Z. Price, T. Jensen, J. Berger, A. Hasnain, E. Flaugher, S. Liu, B. Davis, J. Kumar, K. White & R. Bashir
Nature Communications 8, Article number: 15949 (2017) Published online: 03 July 2017 doi:10.1038/ncomms15949

Fonte: University of Illinois

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Batteri intestinali collegati allo sviluppo dell’artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su luglio 1, 2017

Due proteine derivanti da comuni tipi di batteri intestinali sono collegate alle risposte immunitarie nei pazienti con artrite reumatoide. Ad affermarlo uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Investigation“, condotto dai ricercatori del Massachusetts General Hospital, e dell’Harvard Medical School di Boston.

JCI-127-7-cover

N-acetil-glucosamina-6-solfatasi (Gns) e filamina A (Flna) sono stati identificati come auto-antigeni che producono risposte sia dalle cellule T che dalle cellule B in oltre il 50% dei pazienti con artrite reumatoide, ma non nei controlli sani o nei pazienti con altre malattie reumatiche” – affermano i ricercatori.
Non è ancora chiaro come possano svilupparsi reazioni immunitarie anomale ai batteri intestinali e come esse passino alla distruzione autoimmune delle articolazioni nei pazienti affetti da artrite reumatoide; tuttavia, le conclusioni di questo studio supportano il legame ipotizzato tra autoimmunità intestinale e sinoviale.

La specificità degli autoantigeni Gns e Flna per l’artrite reumatoide fornisce un percorso per lo sviluppo di approcci per migliorare la diagnosi e il trattamento di questa malattia” concludono gli autori.

Leggi il full text dell’articolo:
Two rheumatoid arthritis-specific autoantigens correlate microbial immunity with autoimmune responses in joints.
Pianta A, Arvikar SL, Strle K, Drouin EE, Wang Q, Costello CE, Steere AC.
J Clin Invest. 2017 Jun 26. pii: 93450. doi: 10.1172/JCI93450. [Epub ahead of print]

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperte le basi genetiche dell’eczema.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2017

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Genetics“, ha identificato la mutazione genetica responsabile dell’eczema, o dermatite atopica.
La dermatite atopica è una malattia cronica, non contagiosa infiammatoria della pelle. Le persone affette sono inclini ad altre infezioni cutanee virali o batteriche. Questo accade perché le persone con eczema non hanno le proteine che normalmente proteggono la pelle sana contro le infezioni.

eczema

Il dr. Milner e un team internazionale di ricercatori è riuscito ad individuare in pazienti con eczema le mutazioni nel gene CARD11. Questo gene codifica le istruzioni per produrre la proteina CARD11, che ha un ruolo chiave nella segnalazione del recettore dei linfociti. Le mutazioni hanno colpito le cellule T di segnalazione.
Le cellule T sono un tipo di cellule bianche del sangue, che sono essenziali per la risposta immunitaria dell’organismo alle infezioni.

In particolare, i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda, USA, sono stati in grado di rilevare due percorsi di segnalazione cellulare che sono stati interrotti dalle mutazioni. Uno di questi percorsi è attivato dalla glutammina un amminoacido con un ruolo chiave nell’immunità.
Aumentando i livelli di glutammina e possibile risolvere i difetti di segnalazione cellulare causati dalle mutazioni genetiche che sono alla base eczema.

Leggi abstract dell’articolo:
Germline hypomorphic CARD11 mutations in severe atopic disease
Chi A Ma, Jeffrey R Stinson, Yuan Zhang, Jordan K Abbott, …..Erwin W Gelfand,Andrew L Snow & Joshua D Milner
Nature Genetics (2017) Published online 19 June 2017 doi:10.1038/ng.3898

Fonte:  National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Possibile un vaccino per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2017

Un nuovo studio rivela come un vaccino è riuscito ad abbassare il colesterolo “cattivo” nei topi ed ha ridotto l’aterosclerosi, che è un restringimento delle arterie causate da un accumulo di placca.

Il vaccino si chiama AT04A ed è già entrato una sperimentazione clinica umana, i risultati dovrebbero essere pronti entro la fine di quest’anno.
Se il vaccino risultasse sicuro ed efficace negli esseri umani, i ricercatori dicono che ci sarebbe una strategia terapeutica a lungo termine per il colesterolo alto; piuttosto che prendere le statine ogni giorno, i pazienti potrebbero semplicemente avere un’iniezione iniziale, seguito da un richiamo annuale.

syringe

Nel nuovo studio – pubblicato sull’European Heart Journal – il Dr. Günther Staffler e il suo team dell’ AFFiRis (la compagnia che ha sviluppato AT04A) descrivono lo sviluppo del vaccino con l’obiettivo di bloccare l’attività di un enzima chiamato Proprotein covertase subtilisin/kexin type 9 (PCSK9). Prodotto dal fegato, PCSK9 è noto per legarsi ai recettori del colesterolo LDL. Il blocco di PCSK9 è considerato una strategia promettente per abbassare il colesterolo LDL.

Quando iniettato sotto la pelle dei roditori, il team ha scoperto che il vaccino AT04A ha portato ad una riduzione del 53 per cento dei livelli di colesterolo totale, rispetto ai topi non vaccinati, così come una riduzione del 64 per cento dei danni ai vasi sanguigni legati all’aterosclerosi. Il vaccino ha portato ad una riduzione del 21-28 per cento dei markers biologici relativi all’infiammazione dei vasi sanguigni.

Ricordiamo che le statine efficaci per abbassare il colesterolo, non sono senza rischi, con effetti collaterali tra cui dolori muscolari e danni al fegato. Per di più, le statine devono essere prese su base giornaliera, un regime che è difficile per alcuni pazienti da seguire.

Leggi abstract dell’articolo:
The AT04A vaccine against proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 reduces total cholesterol, vascular inflammation, and atherosclerosis in APOE*3Leiden.CETP mice
Christine Landlinger, Marianne G. Pouwer, Claudia Juno, José W.A. van der Hoorn, Elsbet J. Pieterman, J. Wouter Jukema, Guenther Staffler, Hans M.G. Princen, Gergana Galabova
Eur Heart J 2017 ehx260  Published: 19 June 2017. doi: 10.1093/eurheartj/ehx260

Vaccination to prevent atherosclerotic cardiovascular diseases
Ulrich Laufs; Brian A. Ference

Fonte: AFFiRis

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nanoparticelle paramagnetiche con anticorpi contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Gli scienziati dell’Institute for Nanobiotechnology della Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, United States, hanno creato una nanoparticella che porta due diversi anticorpi capaci di spegnere le proprietà difensive delle cellule tumorali, e attivare una robusta risposta immunitaria antitumorale nei topi. Come descritto sulla rivista “ACS Nano” il team di ricercatori è stato in grado di rallentare drasticamente la crescita del melanoma e sradicare il cancro negli animali da laboratorio.
Questa nuova strategia testata sugli animali potrebbero migliorare le immunoterapie del cancro.

immunoswitch

Utilizzando particelle di ferro paramagnetiche di circa 100 nanometri di diametro, i ricercatori hanno inserito sopra due differenti tipi di anticorpi: uno blocca una proteina chiamata programmed death ligand 1 (PD-L1), che le cellule tumorali utilizzano per mascherare se stesse alle cellule immunitarie; un’altra che stimola le cellule T, un tipo di cellula immunitaria che combatte il cancro.
Combinando queste due funzioni, spiega il prof. Schneck, è possibile efficacemente inibire il tumore e contemporaneamente accendere la capacità da parte del sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali”.

I ricercatori stanno ora lavorando per migliorare le nanoparticelle attraverso la ricerca di combinazioni più efficaci di anticorpi da includere. Poiché le particelle sono magnetiche, essi prevedono anche di verificare se i risultati possono essere migliorati mediante magneti che guidino le particelle mantenendole nel sito del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual Targeting Nanoparticle Stimulates the Immune System To Inhibit Tumor Growth
Alyssa K. Kosmides, John-William Sidhom, Andrew Fraser, Catherine A. Bessell, and Jonathan P. Schneck
Publication Date (Web): June 7, 2017 (Article) – DOI: 10.1021/acsnano.6b08152

 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Un zucchero naturale contro l’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Una ricerca, coordinata dal prof. Babak Razani presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, e pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, ha concluso che il trealosio zucchero naturale può avere un ruolo protettivo contro l’aterosclerosi.
In particolare gli esperimenti condotti sugli animali hanno evidenziato che il trealosio (disaccaride-costituito da due molecole di glucosio), un tipo di zucchero naturale, può aumentare le capacità di ‘pulizia’ di un certo tipo di cellule immunitarie, riducendo così l’accumulo di placca all’interno delle arterie.

Trealosio    atherosclerosis-disease

Il prof. Razani e il suo team hanno esaminato la possibilità di incrementare l’attività di alcuni tipi di cellule immunitarie chiamate macrofagi, in modo da trattare le condizioni arterosclerotiche e metaboliche tra cui il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso.

I macrofagi sono un tipo di globuli bianchi che aiutano l’organismo a combattere le infezioni. Il loro nome deriva dalla antica terminologia greca che significa “grande mangiatore“, che è appropriato date le loro dimensioni e la responsabilità. Queste cellule del sistema immunitario sono specializzati nel “mangiare” le particelle indesiderate e espellerle come rifiuti cellulari.

Nell’aterosclerosi, i macrofagi tentano di risolvere i danni all’arteria pulendo l’area, ma vengono sopraffatti dalla natura infiammatoria delle placche. Il loro processo di pulizia viene stoppato. Siamo riusciti con il trealosio a creare dei “super-macrofagi” che riescono ad assolvere ai loro compiti“. – afferma il prof. Babak Razani.

Le placche aortiche dei topi trattati con trealosio mostravano una diminuzione di circa il 30 per cento delle dimensioni della placca. Il team ha cercato di fornire una spiegazione: il trealosio attiva una molecola chiamata TFEB, che, a sua volta, invade il nucleo dei macrofagi, si lega al suo DNA, e innesca una reazione a catena che alla fine dà alle cellule immunitarie dei “super-poteri” per combattere la placca.

Leggi abstract dell’articolo:
Exploiting macrophage autophagy-lysosomal biogenesis as a therapy for atherosclerosis
Ismail Sergin, Trent D. Evans, Xiangyu Zhang, Somashubhra Bhattacharya, Carl J. Stokes, Eric Song, Sahl Ali, Babak Dehestani, Karyn B. Holloway, Paul S. Micevych, Ali Javaheri, Jan R. Crowley, Andrea Ballabio, Joel D. Schilling, Slava Epelman, Conrad C. Weihl, Abhinav Diwan, Daping Fan, Mohamed A. Zayed & Babak Razani
Nature Communications 8, Article number: 15750 (2017) Published online: 07 June 2017 doi:10.1038/ncomms15750

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Virus modificato per combattere contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori delle Université de Genève (UNIGE) e Basilea hanno dimostrato la possibilità di rafforzare il sistema immunitario con un virus geneticamente modificato con lo scopo di combattere i tumori.

merkler

Ottenere una risposta forte e specifica contro le cellule tumorali da parte del sistema immunitario è una priorità dell’immunoterapia. Ora i ricercatori hanno modificato un virus che permette al sistema immunitario di “imparare” a “reagire” contro le cellule tumorali. Testato nei topi, il virus modificato permesso di allertare il sistema immunitario, causando il reclutamento di cellule killer dirette contro le cellule tumorali. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications, apre la strada a nuove tecniche nel campo della immunoterapia.

Abbiamo trovato, in condizioni sperimentali, che la risposta immunitaria innescata da questo nuovo vettore è più forte e migliore di quella innescata da vettori tradizionali. Il tasso di risposta è migliorata“, dice il professor Merkler. In esperimenti su topi, il virus modificato è stato anche in grado di indurre risposte in alcuni tipi di tumore che non avevano risposto alla immunoterapia.
Questo virus modificato, molto promettente, è già stato brevettato con l’assistenza di Unitec, la struttura che sostiene i ricercatori presso l’Università di Ginevra.

Replicating viral vector platform exploits alarmin signals for potent CD8+ T cell-mediated tumour immunotherapy
Sandra M. Kallert, Stephanie Darbre, Weldy V. Bonilla, Mario Kreutzfeldt, Nicolas Page, Philipp Müller, Matthias Kreuzaler, Min Lu, Stéphanie Favre, Florian Kreppel, Max Löhning, Sanjiv A. Luther, Alfred Zippelius, Doron Merkler & Daniel D. Pinschewer
Nature Communications 8, Article number: 15327 (2017) Published online:26 May 2017 doi:10.1038/ncomms15327

Fonte: Université de Genève (UNIGE)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Identificata molecola di RNA che protegge le cellule staminali del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Università di Princeton hanno individuato una piccola molecola di RNA che aiuta a mantenere l’attività delle cellule staminali del cancro al seno proteggendole dal sistema immunitario.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Cell Biology“, suggerisce che questo “microRNA” promuove forme particolarmente letali di cancro al seno e che inibendo questa molecola si potrebbe migliorare l’efficacia delle terapie del cancro al seno attualmente esistenti.

Princeton

I ricercatori hanno cercato molecole di RNA brevi chiamate microRNA che possono legarsi e inibire RNA messaggeri codificanti proteine per ridurre i livelli di proteine specifiche. E’stato identificato un microRNA chiamato miR-199a, che aiuta MASC (non-cancerous mammary gland stem cells (MaSCs)) a mantenere l’attività di cellule staminali sopprimendo la produzione di una proteina chiamata LCOR, che lega il DNA nella regolazione dell’espressione genica.

In particolare i ricercatori hanno dimostrato che aumentando miR-199a si migliora la capacità delle cellule staminali tumorali di formare tumori. Aumentando i livelli LCOR, al contrario, si potrebbe ridurre la capacità da parte del tumore di formare delle cellule staminali del cancro.
Il team ha trovato che le pazienti con carcinoma mammario i cui tumori esprimono grandi quantità di miR-199a hanno mostrato tassi di sopravvivenza molto bassi, mentre i tumori con elevati livelli di LCOR ha avuto una prognosi migliore.

Leggi abstract dell’articolo:
Normal and cancerous mammary stem cells evade interferon-induced constraint through the miR-199a–LCOR axis
Toni Celià-Terrassa,Daniel D. Liu,Abrar Choudhury,Xiang Hang,Yong Wei,Jose Zamalloa,Raymundo Alfaro-Aco,Rumela Chakrabarti,Yi-Zhou Jiang,Bong Ihn Koh,Heath A. Smith,Christina DeCoste,Jun-Jing Li,Zhi-Ming Shao & Yibin Kang.
Nature Cell Biology Published online 22 May 2017 doi:10.1038/ncb3533

Fonte: Princeton University’s Department of Molecular Biology

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Create in laboratorio le staminali del sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2017

Due gruppi di ricerca sono riusciti a ottenere in laboratorio cellule staminali progenitrici di tutte le cellule del sangue. Il primo gruppo, guidato dal prof. Shahin Rafii del Weill Cornell Medical College, a New York, ha trasformato cellule mature di topi in cellule staminali del sangue completamente sviluppate.

rafiii
This image shows reprogrammed hematopoietic stem cells (green) that are arising from mouse cells. These stem cells are developing close to a group of cells, called the vascular niche cells (gray), which provides them with the nurturing factors necessary for the reprogramming. Image credit: Dr. Raphael Lis/Flow Cytometry and Microscopy Core, Starr Foundation, Tri-Institutional Stem Cell Derivation Laboratory.

Nel secondo lavoro il prof. George Daley del Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts, ha creato cellule umane che agiscono come cellule staminali del sangue, anche se non sono identiche a quelle che si trovano in natura.

Dopo la produzione in laboratorio le cellule staminali sono state iniettate in topi che erano stati trattati con radiazioni per uccidere la maggior parte delle loro cellule ematiche e immunitarie, e si è constatato che gli animali si sono ripresi. Le cellule staminali hanno rigenerato il sangue, incluse le cellule immunitarie, e i topi hanno continuato a vivere nel laboratorio tutta la loro vita, più di un anno e mezzo.

I lavori, descritti su “Nature“, offrono una speranza alle persone con leucemia e altri disturbi del sangue che necessitano di un trapianto di midollo osseo ma non trovano un donatore compatibile. Se i risultati si tradurranno nella clinica, questi pazienti potrebbero ricevere versioni coltivate in laboratorio delle proprie cellule sane.

Leggi abstracts degli articoli:
Conversion of adult endothelium to immunocompetent haematopoietic stem cells
Raphael Lis,Charles C. Karrasch,Michael G. Poulos,Balvir Kunar, David Redmond,Jose G. Barcia Duran,Chaitanya R. Badwe,William Schachterle, Michael Ginsberg,Jenny Xiang, Arash Rafii Tabrizi,Koji Shido,Zev Rosenwaks,Olivier Elemento,Nancy A. Speck,Jason M. Butler,Joseph M. Scandura & Shahin Rafii
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22326

Haematopoietic stem and progenitor cells from human pluripotent stem cells
Ryohichi Sugimura,Deepak Kumar Jha,Areum Han,Clara Soria-Valles,Edroaldo Lummertz da Rocha,Yi-Fen Lu,Jeremy A. Goettel, Erik Serrao,R. Grant Rowe, Mohan Malleshaiah,Irene Wong,Patricia Sousa,Ted N. Zhu, Andrea Ditadi,Gordon Keller,Alan N. Engelman,Scott B. Snapper,Sergei Doulatov & George Q. Daley
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22370

Fonti: Weill Cornell Medical College,  Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts – Le Scienze

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Origine genetica per l’anoressia nervosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2017

Lo sviluppo dell’anoressia nervosa è scritto nel Dna. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori padovani, in collaborazione con altri gruppi a livello internazionale (oltre 220 tra scienziati e clinici da tutto il mondo), il disturbo alimentare trova origine nei geni e più precisamente in una porzione del cromosoma 12.
La ricerca è stata pubblicata nella rivista “American Journal of Psychiatry”.

ajp-2017-174

Attraverso l’analisi del Dna di 3.495 persone affette da anoressia nervosa e di altri 10.982 individui sani provenienti da diversi Paesi è stato possibile isolare sul cromosoma 12 il primo “locus genico” (una specifica porzione legata alla malattia). Il locus genico dell’anoressia nervosa si chiama Rs4622308 e si trova in una regione che era già conosciuta per ospitare anche le sequenze genetiche legate al diabete giovanile e alle malattie autoimmuni.

L’approccio innovativo dello studio è quello di valutare quanto il rischio genetico di una determinata malattia “correli” con il rischio genetico di altre patologie. L’anoressia nervosa è risultata significativamente correlata con il nevroticismo (disturbi d’ansia, depressione) e con la schizofrenia, confermando così di essere una malattia psichiatrica a tutti gli effetti». Il riconoscimento dell’anoressia nervosa come malattia che ha sia componenti psichiatriche che metaboliche potrebbe avere implicazioni importanti nel trattamento farmacologico di questa grave patologia.

Leggi abstract dell’articolo:
Significant Locus and Metabolic Genetic Correlations Revealed in Genome-Wide Association Study of Anorexia Nervosa
Laramie Duncan, Ph.D., Zeynep Yilmaz, Ph.D., Helena Gaspar, Ph.D., Raymond Walters, Ph.D., Jackie Goldstein, Ph.D., Verneri Anttila…. et al.
American Journal of Psychiatry Published online: May 12, 2017|http://dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2017.16121402

Fonte: Il Mattino di Padova

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Comment »