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Posts Tagged ‘microbiologia’

Diagnosi e trattamento del Clostridium difficile.

Posted by giorgiobertin su agosto 21, 2019

Clostridium difficile è un batterio anaerobio, Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell’intestino (rintracciabile quindi nelle feci). Mediante la produzione nell’intestino di una tossina necrotizzante alcuni ceppi possono causare nell’uomo la colite soprattutto quando riescono a moltiplicarsi nell’intestino in grandi quantità.
A maggior rischio di contrarre questa infezione sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici.

clostridium_difficile

Fino a non molto tempo fa il metronidazolo era considerato il farmaco di riferimento per il trattamento dell’infezione, ma più recentemente la vancomicina o fidaxomicina e altri nuovi farmaci hanno mostrato tassi di guarigione più elevati. La ricorrenza dell’infezione rappresenta un parametro chiave nella valutazione di nuovi farmaci e la sfida è quella di colpire la giusta popolazione con la molecola terapeutica adattata.

Questa revisione mira a fornire una base per i medici per comprendere e stratificare la loro scelta nella diagnosi e nel trattamento dell’infezione da C. difficile sulla base dei dati più recenti disponibili.

Scarica e leggi il documento in full text:
Clostridioides Difficile: Diagnosis and Treatments
Guery Benoit, Galperine Tatiana, Barbut Frédéric
BMJ 2019;366:l4609 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.l4609 (Published 20 August 2019)

Linee guida correlate:

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Creato il primo catalogo genetico del microbioma umano.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2019

I ricercatori della Harvard Medical School e del Joslin Diabetes Center hanno pubblicato sulla rivista “Cell Host & Microbe” il primo catalogo genetico del microbioma umano, ovvero il censimento dei geni presenti nei microrganismi che vivono nel nostro corpo.

La ricerca è la più grande analisi del suo genere fino ad oggi ed è la prima ad includere campioni di DNA di batteri che risiedono sia nella bocca che nell’intestino (accedi al database: https://microbial-genes.bio).

Lo studio, in particolare, ha preso in esame i dati relativi al sequenziamento del Dna del microbioma umano per un totale di 3.500 campioni (1.400 prelevati dal cavo orale e 2.100 dall’intestino) in cui sono stati identificati 46 milioni di geni. Circa 23 milioni sono risultati essere condivisi da più persone, forse perchè legati a funzioni cruciali per la sopravvivenza dei batteri, mentre i restanti 23 milioni si sono rivelati unici per ciascun individuo, probabilmente perchè legati a funzioni molto specializzate come la resistenza agli antibiotici.

microbioma-mappa

Gli scienziati stimano che il microbioma umano – l’insieme collettivo di microbi che popolano le nostre viscere, la bocca, la pelle e altre parti del corpo – contiene trilioni di batteri, molti dei quali innocui, molti benefici e alcuni che causano malattie.

La catalogazione della gamma di geni microbici potrebbe fornire informazioni sulla progettazione di trattamenti mirati alla precisione“. “Tali terapie strettamente mirate si baserebbero sull’esclusiva composizione genetica microbica di una persona piuttosto che sul solo tipo batterico“, ha detto il prof. Alex Kostic.

Leggi abstract dell’articolo:
The Landscape of Genetic Content in the Gut and Oral Human Microbiome
Braden T. Tierney,Zhen Yang,Jacob M. Luber,Marc Beaudin,Marsha C. Wibowo,Christina Baek,Eleanor Mehlenbacher,Chirag J. Patel, Aleksandar D. Kostic
VOLUME 26, ISSUE 2, P283-295.E8, AUGUST 14, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.chom.2019.07.008

Accedi al database: https://microbial-genes.bio.

Fonte: Harvard Medical School

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Nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

Una nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici è emersa da uno studio condotto dai ricercatori del Baylor College of Medicine. Pubblicato sulla rivista “Molecular Cell“, il rapporto rivela per la prima volta come i batteri evolvono mutazioni che conferiscono resistenza agli antibiotici e che questo processo può essere inibito con edaravone, un farmaco approvato dalla FDA.

antibiotic-resistance

La resistenza agli antibiotici è una delle minacce più urgenti per la salute pubblica. I batteri sviluppano resistenza grazie alla comparsa di nuove mutazioni nel loro DNA che consentono ai batteri di superare gli effetti mortali dell’antibiotico“, ha detto Susan M. Rosenberg professore di genetica molecolare e umana, di virologia molecolare e microbiologia e di biochimica e biologia molecolare presso Baylor.

Questi risultati suggeriscono che i batteri esposti a basse dosi di antibiotico mettono in atto una strategia molecolare che conferisce un vantaggio di sopravvivenza alla popolazione batterica nel suo complesso ed è probabilmente svantaggiosa per alcuni dei batteri in un’infezione“, ha affermato Rosenberg. “Ci siamo resi conto che esistono farmaci approvati dalla FDA che riducono la produzione di specie reattive dell’ossigeno, uno dei passaggi cruciali che portano a mutazioni“.
Abbiamo scoperto che il farmaco edaravone, che viene utilizzato per il trattamento della sclerosi laterale amiotrofica e dell’ictus, si adatterebbe nei meccanismi molecolari che avevamo descritto inibendo la produzione di specie reattive dell’ossigeno“.

I ricercatori hanno in programma di studiare se questo farmaco è in grado di rallentare il decorso di un’infezione, con o senza trattamento antibiotico, in modelli di infezioni.

Leggi abstract dell’articolo:
Gamblers: An Antibiotic-Induced Evolvable Cell Subpopulation Differentiated by Reactive-Oxygen-Induced General Stress Response
John P. Pribis,Libertad García-Villada,Yin Zhai,Ohad Lewin-Epstein,Anthony Z. Wang,Jingjing Liu,Jun Xia,Qian Mei,Devon M. Fitzgerald,Julia Bos,Robert H. Austin,Christophe Herman,David Bates,Lilach Hadany,P.J. Hastings,Susan M. Rosenberg
Molecular Cell Published: April 1, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2019.02.037

Fonte: Baylor College of Medicine.

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Due nuove riviste di microbiologia open access.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2019

L’editore Elsevier ha pubblicato due nuove riviste di microbiologia open access: Cytokine e CytokineX.

Cytokine

Cytokine:

LPS/TLR4 signal transduction pathway
Yong-Chen Lu | Wen-Chen Yeh | …
Cytokines in immunogenic cell death: Applications for cancer immunotherapy
Anne Showalter | Arati Limaye | …
The good and the bad faces of STAT1 in solid tumours
Katrin Meissl | Sabine Macho-Maschler |

Cytokine-X:

Low Expression Macrophage Migration Inhibitory Factor (MIF) alleles and Tuberculosis in HIV infected South Africans
Duncan Reid | Sheela Shenoi | …
MIF mediates bladder pain, not inflammation, in cyclophosphamide cystitis
Fei Ma | Dimitrios E. Kouzoukas | …
The challenges and molecular approaches surrounding interleukin-2-based therapeutics in cancer
Anthony Tang | Fiona Harding

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Decodifica del sistema immunitario umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

Per la prima volta, i ricercatori stanno sequenziando in modo completo il sistema immunitario umano, che è miliardi di volte più grande del genoma umano. In un nuovo studio pubblicato su Nature dal Human Vaccines Project, gli scienziati hanno sequenziato una parte fondamentale di questo vasto e misterioso sistema, i geni che codificano il repertorio del recettore delle cellule B circolanti.

Crowe

Dr. James Crowe in his lab for marketing use. Airport campaign.(John Russell/Vanderbilt University)

Il nuovo studio esamina in particolare una parte del sistema immunitario adattivo, i recettori delle cellule B circolanti che sono responsabili della produzione di anticorpi che sono considerati il ​​principale determinante dell’immunità nelle persone.

Sequenziando questi recettori sia negli adulti che nei neonati, gli scienziati hanno scoperto sorprendenti sovrapposizioni che potrebbero fornire potenziali nuovi bersagli anticorpali per vaccini e terapie che funzionano tra le popolazioni.
Guidato dagli scienziati del Vanderbilt University Medical Center e del San Diego Supercomputer Center, questo avanzamento è possibile grazie alla fusione della ricerca biologica con il supercalcolo di frontiera ad alta potenza.

Questo studio segna un passo fondamentale verso la comprensione di come funziona il sistema immunitario umano, preparando il terreno per lo sviluppo successivo -generazione di prodotti sanitari attraverso la convergenza di genomica e tecnologie di monitoraggio immunitario con apprendimento automatico e intelligenza artificiale.

Leggi abstract dell’articolo:
High frequency of shared clonotypes in human B cell receptor repertoires
Cinque Soto, Robin G. Bombardi, Andre Branchizio, Nurgun Kose, Pranathi Matta, Alexander M. Sevy, Robert S. Sinkovits, Pavlo Gilchuk, Jessica A. Finn & James E. Crowe Jr
Nature Published: 13 February 2019

Immunoglobulin and T-Cell receptor rearrangement software

Human Vaccines Project

Fonte: Vanderbilt University Medical Center

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Vaccino italiano per la lotta contro l’HIV.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

La somministrazione del vaccino terapeutico italiano Tat contro l’Hiv/Aids a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) è capace di ridurre drasticamente – del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione – il “serbatoio di virus latente”, inattaccabile dalla sola terapia, e apre una nuova via contro l’infezione. È il risultato del follow up, durato 8 anni e pubblicato su “Frontiers in Immunology“, di pazienti immunizzati con il vaccino messo a punto dalla prof.ssa Barbara Ensoli, direttore Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità. Ora, dice, si “aprono nuove prospettive” nella cura.

vaccine-AIDS

Sono risultati – afferma la prof.ssa Ensoli – che aprono nuove prospettive per una cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando aderenza alla terapia e qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti. L’obiettivo, in prospettiva, è giungere all’eradicazione del virus“.

Leggi il full text dell’articolo:
Continued Decay of HIV Proviral DNA Upon Vaccination With HIV-1 Tat of Subjects on Long-Term ART: An 8-Year Follow-Up Study
Cecilia Sgadari, Paolo Monini, Antonella Tripiciano, Orietta Picconi, Anna Casabianca, Chiara Orlandi, Sonia Moretti, Vittorio Francavilla, Angela Arancio, Giovanni Paniccia, Massimo Campagna, Stefania Bellino, Marianna Meschiari, Silvia Nozza, Laura Sighinolfi, Alessandra Latini, Antonio Muscatello, Annalisa Saracino, Massimo Di Pietro, Massimo Galli, Aurelio Cafaro, Mauro Magnani, Fabrizio Ensoli and Barbara Ensoli
Front. Immunol. doi: https://doi.org/10.3389/fimmu.2019.00233 Published on 13 February 2019

Phase II clinical trials in Italy (ISS T-002)
Phase II clinical trial conducted in South Africa

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Due riviste di microbiologia open access.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2019

L’editore Elsevier ha pubblicato due nuove riviste di microbiologia open access: Vaccine e Vaccine x.

Elsevier-Vaccine

Accedi alle riviste:
Vaccine

Association of spontaneous abortion with receipt of inactivated influenza vaccine containing H1N1pdm09 in 2010–11 and 2011–12
James G. Donahue | Burney A. Kieke | …

Vaccine impact: Benefits for human health
Mark Doherty | Philippe Buchy | …

Vaccines are not associated with autism: An evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies
Luke E. Taylor | Amy L. Swerdfeger | …

Vaccine-X

Vaccination History as a Confounder of Studies of Influenza Vaccine effectiveness
Ivo M. Foppa | Jill M. Ferdinands | …

Antigen Delivery Format Variation and Formulation Stability through Use of a Hybrid Vector
Marie Beitelshees | Andrew Hill | …

Assessing the immunogenicity of an inactivated monovalent vaccine in the Endangered African wild dog (Lycaon pictus)
Nicole Anderson | Ian Smith

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Molecole trovate nello zenzero rimodellano il microbioma.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2019

Le nanoparticelle simili agli esosomi (ELNs- Exosome-like nanoparticles) derivate da piante come lo zenzero contengono RNA che regolano la composizione del microbiota intestinale e inducono la produzione di citochine associate alla funzione di barriera intestinale, alleviando la colite nei topi. Questa è la conclusione di uno studio condotto da Yun Teng, Yi Ren e dai loro colleghi dell’Università di Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti. I ricercatori hanno riportato i loro risultati sulla rivista “Cell Host & Microbe“.

ginger

Le piante commestibili, in particolare, sono la principale fonte di energia per i microbi intestinali, ma non è noto se questi prodotti alimentari influenzino l’espressione dei geni batterici intestinali. Ora i ricercatori hanno dimostrato che gli RNA ottenuti da ELNs derivati dallo zenzero modellano il microbiota intestinale. In particolare gli RNA dei GELNs inducono l’espressione della citochina IL-22 e inibiscono la colite nei topi. IL-22 è la chiave per la funzione di barriera intestinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Plant-Derived Exosomal MicroRNAs Shape the Gut Microbiota
Yun Teng, Yi Ren, Mohammed Sayed, Xin Hu, … Huang-Ge Zhang
Cell Host & Microbe Volume 24, Issue 5, 14 November 2018, Pages 637-652.e https://doi.org/10.1016/j.chom.2018.10.001

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Un motore di ricerca del DNA per i microbi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2019

I ricercatori dell’European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI) dell’EMBL hanno unito le loro conoscenze di genetica batterica e algoritmi di ricerca web per costruire un motore di ricerca del DNA per i dati microbici. Il motore di ricerca, descritto in un articolo pubblicato su “Nature Biotechnology“, potrebbe consentire ai ricercatori e alle agenzie sanitarie pubbliche di utilizzare i dati sul sequenziamento del genoma per monitorare la diffusione dei geni di resistenza agli antibiotici. Rendendo visibile questa vasta quantità di dati, il motore di ricerca potrebbe anche consentire ai ricercatori di saperne di più su batteri e virus.

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Il motore di ricerca, chiamato Bitsliced ​​Genomic Signature Index (BIGSI), è molto simile ai motori di ricerca su Internet, come Google. La quantità di DNA microbico sequenziato raddoppia ogni due anni. Fino ad ora, non c’era nessun un modo pratico per cercare questi dati.
La chiave per far funzionare BIGSI era trovare un modo per costruire un indice di ricerca che potesse far fronte alla diversità del DNA microbico.

Questo motore di ricerca integra altri strumenti esistenti e offre una soluzione in grado di scalare le enormi quantità di dati che stiamo generando“, spiega Phelim Bradley, Bioinformatician presso EMBL-EBI. “Ciò significa che la ricerca continuerà a funzionare man mano che la quantità di dati continua a crescere. In realtà, questa è stata una delle maggiori sfide che abbiamo dovuto superare. Siamo stati in grado di sviluppare un motore di ricerca che può essere utilizzato da chiunque abbia una connessione Internet.

Leggi abstract dell’articolo:
Ultra-fast search of all deposited bacterial and viral genomic data
Bradley, P., et al.
Nature Biotechnology, Published online: 4/2/2019 doi: 10.1038/s41587-018-0010-1

Fonte: European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI)BIGSI DEMO

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I batteri intestinali possono influenzare la depressione.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2019

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori del Vib-KU Leuven Center for Microbiology in Belgio, suggerisce un legame significativo tra la salute dell’intestino, la sua popolazione batterica e la salute mentale. Per la prima volta, gli scienziati hanno esplorato questo legame nell’uomo. Hanno identificato alcuni dei possibili colpevoli.

Il nuovo studio – i cui risultati appaiono nella rivista Nature Microbiology – non solo dà un nome a questi batteri colpevoli, ma mostra anche che molti batteri possono produrre sostanze che interagiscono con il sistema nervoso. Questi sono chiamati neuroattivi.

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Sara Vieira-Silva, Jeroen Raes, e Mireia Valles-Colomer, autori dello studio

I ricercatori hanno analizzato i dati sui microbiomi fecali in concomitanza con le diagnosi di depressione in 1.054 persone che hanno preso parte al Progetto Flora Flemish Gut.
Il team ha rivelato che due tipi di batteri – quelli dei generi Coprococcus e Dialister – erano assenti dal fegato di persone con una diagnosi di depressione. Questo si applicava anche a coloro che prendevano farmaci antidepressivi.
Il team ha scoperto che i composti rilasciati da alcuni batteri intestinali influenzano attivamente il benessere mentale.

Il prof. Valles-Colomer spiega: “abbiamo scoperto che la capacità dei microrganismi di produrre DOPAC, un metabolita del neurotrasmettitore umano dopamina, era associata a una migliore qualità della vita mentale“.

Leggi abstract dell’articolo:
The neuroactive potential of the human gut microbiota in quality of life and depression
Mireia Valles-Colomer, Gwen Falony, Youssef Darzi, Ettje F. Tigchelaar, Jun Wang, Raul Y. Tito, Carmen Schiweck, Alexander Kurilshikov, Marie Joossens, Cisca Wijmenga, Stephan Claes, Lukas Van Oudenhove, Alexandra Zhernakova, Sara Vieira-Silva & Jeroen Raes
Nature Microbiology 2019 doi:10.1038/s41564-018-0337-x

Fonti: NeuroscienceNews.com. – Vib-KU Leuven Center for Microbiology

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Gli antibiotici distruggono i batteri intestinali e influenzano la salute delle ossa.

Posted by giorgiobertin su gennaio 28, 2019

I ricercatori della Medical University of South Carolina (MUSC) di Charleston, specializzati in osteoimmunologia, in uno studio pubblicato sulla rivista “The American Journal of Pathology“, hanno analizzato l’impatto degli antibiotici sullo sviluppo scheletrico postpubatorio.

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In particolare lo studio ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale causa una risposta pro-infiammatoria che può portare a un minor riassorbimento osseo, un processo mediante il quale gli osteoclasti o le grandi cellule ossee rilasciano i minerali e li trasferiscono nel sangue.

Il nostro studio” afferma la prof.ssa Jessica D. Hathaway-Schrader “ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale ha un impatto significativo sulla comunicazione tra il sistema immunitario e le cellule ossee. I risultati ottenuti potrebbero portare a studi clinici “volti a definire l’impatto di specifici antibiotici sul microbioma intestinale“.

Leggi abstract dell’articolo:
Antibiotic Perturbation of Gut Microbiota Dysregulates Osteoimmune Cross Talk in Postpubertal Skeletal Development
Jessica D. Hathaway-Schrader, Heidi M. Steinkamp, Michael B. Chavez, Nicole A. Poulides, … Chad M. Novince
The American Journal of Pathology Volume 189, Issue 2, February 2019, Pages 370-390 https://doi.org/10.1016/j.ajpath.2018.10.017

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I batteri intestinali influenzano il trattamento del morbo di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2019

I pazienti con malattia di Parkinson sono trattati con levodopa, che viene convertita in dopamina, un neurotrasmettitore nel cervello.
In uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” i ricercatori dell’University of Groningen hanno dimostrato che i batteri intestinali possono metabolizzare la levodopa in dopamina. Poiché la dopamina non può attraversare la barriera emato-encefalica, ciò rende il farmaco meno efficace.

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La presenza di più batteri che producono l’enzima tirosina decarbossilasi (TDC) significa meno levodopa nel sangue. | Illustrazione di S. El Aidy

È risaputo che i batteri intestinali possono influenzare il cervello“, spiega la Professoressa Sahar El Aidy. “Esiste un dialogo chimico continuo tra i batteri intestinali e il cervello, il cosiddetto asse dell’intestino-cervello”. El Aidy e il suo team hanno studiato la capacità del microbiota intestinale di influenzare la biodisponibilità della levodopa, un farmaco usato nel trattamento della malattia di Parkinson.

Il farmaco viene in genere assunto per via orale e la levodopa viene assorbita nell’intestino tenue e quindi trasportata attraverso il flusso sanguigno al cervello. Tuttavia, gli enzimi decarbossilasi possono convertire la levodopa in dopamina. A differenza della levodopa, la dopamina non può attraversare la barriera emato-encefalica, pertanto ai pazienti viene anche somministrato un inibitore della decarbossilasi. “Ma i livelli di levodopa che raggiungeranno il cervello variano notevolmente tra i pazienti affetti da malattia di Parkinson.

I ricercatori concludono che la presenza dell’enzima batterico tirosina decarbossilasi può spiegare perché alcuni pazienti hanno bisogno di dosaggi più frequenti di levodopa per trattare le loro fluttuazioni motorie. “Questo è considerato un problema per i malati di Parkinson, perché una dose più alta si tradurrà in discinesia, uno dei maggiori effetti collaterali del trattamento con levodopa.” – afferma El Aidy.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut bacterial tyrosine decarboxylases restrict levels of levodopa in the treatment of Parkinson’s disease.
ebastiaan van Kessel, Alexandra Frye, Ahmed El-Gendy, Maria Castejon, Ali Keshavarzian, Gertjan van Dijk and Sahar El Aidy
Nature Communications volume 10, Article number: 310 (2019) – 18 January 2019

Fonte: University of Groningen

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Nuovo materiale biodegradabile accelera la guarigione delle ferite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2019

Un team di scienziati della MISiS National University of Science and Technology – Russia con i colleghi del Central European Institute of Technology e di altre università ceche ha sviluppato un materiale biodegradabile con azione antibatterica da utilizzare come medicazione sulla pelle danneggiata.

Gli scienziati hanno sviluppato un materiale di medicazione biocompatibile che può agire localmente sul sito infiammato senza nemmeno bisogno di essere cambiato – dopo aver rilasciato l’antibiotico, le medicazioni si dissolvono gradualmente sulla pelle. Se necessario, una nuova benda può essere applicata sopra quella vecchia.

misis-gentamicina

Abbiamo sviluppato una medicazione per ferite basata su nanofibre di polycaprolactone (PCL) – un materiale autoassorbibile biocompatibile – e innestata gentamicina (GM, un antibiotico ad ampio spettro) sulla superficie di queste nanofibre. È interessante notare che il materiale ha mostrato un effetto prolungato: abbiamo osservato una diminuzione significativa del numero di batteri anche 48 ore dopo l’applicazione del materiale. Di solito, la superficie con l’effetto antibatterico ha esaurito il suo potenziale durante il primo giorno o anche poche ore di utilizzo.” afferma la prof.ssa Yelizaveta Permyakova.
L’esperimento è stato condotto utilizzando tre ceppi di E. coli (Escherichia coli). Tutti e tre i ceppi erano caratterizzati da una diversa resistenza agli antibiotici, tuttavia, in tutti e tre i casi è stata osservata una farmacodinamica positiva.

Gli scienziati affermano che il materiale ha un potenziale non solo per la pelle ma potrebbe anche essere usato nel trattamento delle malattie infiammatorie delle ossa come l’osteoporosi e l’osteomielite.

Leggi abstract dell’articolo:
Antibacterial biocompatible PCL nanofibers modified by COOH-anhydride plasma polymers and gentamicin immobilization
Elizaveta S. Permyakova, Josef Polčak, Pavel V. Slukin, Sergei G. Ignatov, … Anton Manakhov
Materials & Design Volume 153, 5 September 2018, Pages 60-70 https://doi.org/10.1016/j.matdes.2018.05.002

Fonte: MISiS National University of Science and Technology

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Un metabolita derivato dai melograni protegge dalle malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2019

Gli scienziati dell’University of Louisville hanno dimostrato che un metabolita microbico, l’urolitina A (UrooA), derivato da un composto presente nelle bacche e nei melograni, può ridurre e proteggere dalle malattie infiammatorie intestinali (IBD).

metaboliteuroa
Illustration showing tightening of gut barrier cells and reduced inflammation due to UroA Credit: Praveen Kumar Vemula, Ph.D., Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine, India, and Venkatakrishna Jala, Ph.D., UofL

I ricercatori hanno determinato che l’urolithina A (UroA) e la sua controparte sintetica, UAS03, mitigano l’IBD aumentando le proteine ​​che rafforzano le giunzioni delle cellule epiteliali nell’intestino riducendo l’infiammazione dell’intestino nei modelli animali. Le giunzioni serrate nella barriera dell’intestino impediscono la fuoriuscita di microrganismi e tossine inadeguati, causando l’infiammazione caratteristica dell’IBD.

La convinzione generale finora sul campo è che le urolitine esercitano effetti benefici attraverso le loro proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti. Abbiamo scoperto per la prima volta che la loro modalità di funzionamento include anche la riparazione della disfunzione della barriera intestinale e il mantenimento dell’integrità della barriera“, afferma il prof. Rajbir Singh.

La ricerca preclinica pubblicata su “Nature Communications” mostra il meccanismo con cui UroA e UAS03 non solo riducono l’infiammazione e ripristinano l’integrità della barriera intestinale, ma proteggono anche contro la colite.

Scarica e leggi il documento in full text:
Enhancement of the gut barrier integrity by a microbial metabolite through the Nrf2 pathway
Rajbir Singh, Sandeep Chandrashekharappa, ….., Praveen K. Vemula & Venkatakrishna R. Jala
Nature Communications volume 10, Article number: 89 (2019) Published: 09 January 2019

Fonte: University of Louisville

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Lo zucchero blocca la produzione di batteri benefici nell’intestino.

Posted by giorgiobertin su dicembre 18, 2018

Lo zucchero può mettere a tacere una proteina chiave richiesta per la colonizzazione da un batterio intestinale associato a individui magri e sani, secondo un nuovo studio del Department of Microbial Pathogenesis, Yale School of Medicine, pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Bacteria Bacteroides fragilis, the major component of normal microbiome of human intestine
(© stock.adobe.com)

Il microbiota intestinale svolge un ruolo chiave nella salute umana e la sua composizione è associata alla dieta. Fino a poco tempo fa, gli scienziati credevano che lo zucchero fosse assorbito nell’intestino e non avesse mai raggiunto l’intestino. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che lo zucchero può viaggiare fino al colon, dove risiede il microbiota.
Dato l’elevato consumo di saccarosio e fruttosio nella dieta occidentale, volevamo sapere quale effetto produceva sulla composizione del microbioma intestinale“, ha affermato il prof. Eduardo A. Groisman. “Abbiamo studiato gli effetti di una dieta ricca di saccarosio/glucosio nei topi su uno di quei batteri benefici, il Bacteroides thetaiotaomicron, una specie associata alla capacità di elaborare alimenti sani come le verdure”.

Dai risultati è emerso che sia il fruttosio che il glucosio, che insieme formano saccarosio, bloccano la produzione di una proteina chiave chiamata Roc, necessaria per la colonizzazione di questo benefico batterio nell’intestino. “Il ruolo della dieta nel microbiota intestinale va oltre il semplice apporto di nutrienti”, ha detto Groisman. “Sembra che i carboidrati come lo zucchero possano agire anche come molecole di segnalazione.

I zuccheri semplici potrebbero non essere buoni per noi, dice Groisman. “Lo zucchero non è mai stato un superalimento, ma se sta effettivamente alterando la capacità dei batteri di pompare fuori le proteine, il suo ruolo potrebbe andare ben oltre la nutrizione“.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary sugar silences a colonization factor in a mammalian gut symbiont
Guy E. Townsend II, Weiwei Han, Nathan D. Schwalm III, Varsha Raghavan, Natasha A. Barry, Andrew L. Goodman, and Eduardo A. Groisman
PNAS published ahead of print December 17, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1813780115

Fonte: Department of Microbial Pathogenesis, Yale School of Medicine

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Il microbioma dell’intestino può inibire alcuni farmaci anti-diabete.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2018

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem, NC che studia l’effetto del microbiota intestinale sull’efficacia dei farmaci per il diabete di tipo 2 suggerisce che la composizione dei batteri intestinali potrebbe spiegare perché i farmaci per il diabete funzionano per alcune persone e non per altre.

Certi farmaci funzionano bene se somministrati per via endovenosa e vanno direttamente in circolazione, ma quando vengono presi per via orale e passano attraverso l’intestino, non funzionano“, ha detto Hariom Yadav professore di medicina molecolare presso la School of Medicine, del Wake Forest Baptist Medical Center. “Al contrario“, continua, “la metformina, un farmaco antidiabete comunemente usato, funziona meglio se somministrata per via orale, ma non funziona se somministrata attraverso una flebo.”

drug microbiome diabetics

La revisione pubblicata sulla rivista EBiomedicine, ha esaminato le interazioni tra i farmaci antidiabetici più comunemente prescritti con il microbioma. “La nostra revisione ha mostrato che la capacità metabolica del microbioma di un paziente potrebbe influenzare l’assorbimento e la funzione di questi farmaci rendendoli farmacologicamente attivi, inattivi o addirittura tossici” afferma il prof. Hariom Yadav.

In conclusione la modulazione del microbioma intestinale da parte dei farmaci può rappresentare un obiettivo per migliorare, modificare o invertire l’efficacia dei farmaci attuali per il diabete di tipo 2.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Bi-directional drug-microbiome interactions of anti-diabetics
Andrew Whang, Ravinder Nagpal, Hariom Yadav
EBioMedicine Published online: December 12, 2018

Fonte: Wake Forest Baptist Medical Center di Winston-Salem

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I probiotici vivi possono riequilibrare il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2018

Una nuova ricerca pubblicata su “International Journal of Pharmaceutics” dimostra che i batteri “buoni” del probiotico vivo SymproveTM possono raggiungere e colonizzare con successo l’intestino, dove vanno a modificare la flora intestinale esistente. Sono inoltre in grado di modificare la risposta immunitaria.

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I ricercatori hanno scoperto che tutti i batteri di Symprove sono sopravvissuti all’acido dello stomaco per raggiungere e colonizzare l’intestino. L’attività dei batteri in questo studio è stata osservata utilizzando un nuovo simulatore dell’ecosistema microbico intestinale umano (SHIME).

L’aggiunta dei probiotici a Symprove ai microbiotici di donatori umani sani ha cambiato la proporzione di gruppi batterici nella flora intestinale, che ha generato un aumento significativo del butirrato – un acido grasso a catena corta (SCFA) che è fondamentale per la salute e il benessere.

L’aggiunta di Symprove ha anche aumentato le citochine antinfiammatorie IL-6 e IL-10, riducendo le chemochine infiammatorie IL-8, MCP-1 e CXCL10, che sono associate a condizioni infiammatorie e infezioni virali.
I dati hanno mostrato che l’alimentazione del microbioma comporta cambiamenti nella flora intestinale e un effetto anti-infiammatorio e immuno-modulatore positivo.

Leggi abstract dell’articolo:
A four-strain probiotic exerts positive immunomodulatory effects by enhancing colonic butyrate production in vitro.
Frédéric Moens, Pieter Van den Abbeele, Abdul W. Basit, Cornelius Dodoo, … Simon Gaisford
International Journal of Pharmaceutics, Volume 555, 30 January 2019, Pages 1-10
https://doi.org/10.1016/j.ijpharm.2018.11.020

Note: Symprove è un integratore multi-ceppo a base d’acqua contenente quattro ceppi unici di batteri “buoni” attivati ​​dal vivo: L rhamnosus, L. acidophilus, L. plantarum ed E. faecium. È consigliabile che Symprove venga assunto per prima cosa al mattino, 10 minuti prima di mangiare o bere e prima che lo stomaco si sia “svegliato” e si attivi. https://www.symprove.com

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Le verdure crude e le insalate confezionate contengono batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2018

L’insalata è popolare tra le persone che vogliono mantenere una dieta equilibrata e sana. Le varietà di insalate vengono spesso vendute confezionate e imballate in pellicola. È noto che questi tipi di prodotti freschi possono essere contaminati da batteri rilevanti dal punto di vista dell’igiene.

Un gruppo di lavoro internazionale guidato dal professor Dr Kornelia Smalla del Julius Kühn Institute (JKI) ha ora dimostrato che questi batteri possono anche includere batteri resistenti agli antibiotici. “Dobbiamo arrivare al fondo di queste scoperte“, ha affermato il professor Dr Georg Backhaus, presidente dell’Istituto Julius Kühn. “Questa preoccupante scoperta di questo tipo di batteri sulle piante è in linea con risultati simili per altri alimenti”. “Stiamo valutando urgentemente cosa significhi questa scoperta riguardo al rischio per la salute dei consumatori“.

insalata-in-busta

Ai fini dell’analisi, il gruppo di lavoro guidato dal professor Smalla ha preso in considerazione insalate miste, rucola, etc. nei supermercati tedeschi. I campioni sono stati quindi analizzati al fine di determinare la quantità totale di geni trasferibili di resistenza antimicrobica (i ricercatori usano il termine “resistoma trasferibile“) in Escherichia coli, un batterio intestinale per lo più innocuo, su questi alimenti. Nelle loro analisi, gli esperti si sono concentrati sulla parte dei batteri di Escherichia coli che sono resistenti all’antibiotico tetraciclina.

Dai risultati pubblicati sulla rivista “mBio” Batteri di E. coli resistenti a più classi di antibiotici sono stati trovati su tutti gli alimenti confezionati.

I consumatori devono sempre lavare accuratamente le verdure crude, l’insalata di foglie e le erbe fresche con acqua potabile prima di mangiarle per ridurre al minimo il rischio di ingestione di agenti patogeni o di batteri resistenti agli antimicrobici” – affermano i ricercatori.

In rari casi è necessario che le persone particolarmente immunocompromesse riscaldino sufficientemente verdure ed erbe fresche (almeno due minuti a 70 °C) prima del consumo secondo le istruzioni dei medici curanti.

Leggi il full text dell’articolo:
The transferable resistome of produce
Khald Blau, Antje Bettermann, Sven Jechalke, Eva Fornefeld, Yann Vanrobaeys, Thibault Stalder, Eva M. Top, Kornelia Smalla
mBio Nov 2018, 9 (6) e01300-18; DOI: 10.1128/mBio.01300-18

Fonte: Julius Kühn Institute (JKI)

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NICE: linee guida sulla infezione del tratto urinario (ricorrente).

Posted by giorgiobertin su novembre 4, 2018

E’ stata pubblicata a cura di NICE una linee guida che stabilisce una strategia di prescrizione antimicrobica per prevenire le infezioni ricorrenti del tratto urinario in bambini, giovani e adulti che non hanno un catetere. Il documento ha lo scopo di ottimizzare l’uso di antibiotici e ridurre la resistenza agli antibiotici.

UTI-recurrent

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection (recurrent): antimicrobial prescribing
NICE guideline [NG112] Published date: October 2018

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Identificate le cellule immunitarie coinvolte nella parodontite.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

La malattia parodontale è un disturbo molto comune caratterizzato da batteri che innescano l’infiammazione dei tessuti che circondano i denti, il che può portare alla perdita di ossa e denti in uno stadio avanzato della malattia chiamato parodontite.
Secondo i ricercatori del National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) e del National Institutes of Health e dell’University of Pennsylvania School of Dental Medicine, Philadelphia le cellule immunitarie conosciute come cellule T helper 17 sono i driver di questo processo, fornendo il collegamento tra i batteri orali e l’infiammazione.

Moutsopoulos-ToothImage                        Th17 Hajishengallis
A new study led by NIDCR clinical investigator Niki Moutsopoulos suggests that periodontal disease is driven by Th17 immune cells, which are triggered by an unhealthy bacterial community. ǀ NIDCR/NIH

Il prof. Moutsopoulos e il suo team hanno osservato che le cellule T helper (Th) 17 erano molto più prevalenti nel tessuto gengivale umano con parodontite rispetto alle gengive delle loro controparti sane e che la quantità di cellule Th17 era correlata alla gravità della malattia.

Le nostre osservazioni cliniche indicano la rilevanza dei nostri studi sugli animali per l’uomo e forniscono ulteriori prove che le cellule Th17 sono i driver della periodontite” – afferma il prof. Nicolas Dutzan primo autore dello studio pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Questi risultati forniscono approfondimenti chiave sui meccanismi che sono alla base dello sviluppo della malattia parodontale“, ha detto il direttore del NIDCR Martha J. Somerman. “È importante sottolineare che offrono anche prove convincenti per il targeting terapeutico di cellule specifiche , che potrebbero eventualmente aiutarci a fornire un trattamento migliore e più sollievo ai pazienti con questa malattia comune“.

Leggi abstract dell’articolo:
A dysbiotic microbiome triggers TH17 cells to mediate oral mucosal immunopathology in mice and humans,
BY NICOLAS DUTZAN, TETSUHIRO KAJIKAWA, L…., GIORGIO TRINCHIERI, PATRICIA I. DIAZ, STEVEN M. HOLLAND, YASMINE BELKAID, GEORGE HAJISHENGALLIS, NIKI M. MOUTSOPOULOS
Science Translational Medicine (2018). stm.sciencemag.org/lookup/doi/ … scitranslmed.aat0797

Fonte: National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) – University of Pennsylvania School of Dental Medicine, Philadelphia

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I batteri intestinali producono elettricità.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2018

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’University of California Berkeley svela un fatto sorprendente, numerosi tipi di batteri intestinali possono generare elettricità.

Listeria
Listeria bacteria transport electrons through their cell wall into the environment as tiny currents, assisted by ubiquitous flavin molecules (yellow dots). CREDIT Amy Cao graphic. Copyright UC Berkeley.

Il Prof. Portnoy e il suo team spiegano che alcuni dei batteri generatori di elettricità identificati includono Listeria monocytogenes (colpevole della diarrea ), Clostridium perfringens (che causa la cancrena) e Enterococcus faecalis (un agente patogeno talvolta acquisito durante le degenze ospedaliere).

Numerosi altri batteri che producono elettricità nell’intestino sono benigni. Alcuni di questi sono probiotici, osservano i ricercatori, mentre altri, come i ceppi Lactobacilli, svolgono un ruolo nella fermentazione.
La ricerca, “potrebbe dirci molto su come questi batteri ci infettano o ci aiutino ad avere un intestino sano” afferma il prof. Portnoy.

Inoltre, gli scienziati si aspettano che il loro risultato inatteso possa essere utile anche in progetti futuri che mirano a creare celle a combustibile microbico, una strategia innovativa per generare energia rinnovabile.
In collaborazione con esperti del Lawrence Berkeley National Laboratory dell’Università della California, il prof. Light e colleghi hanno condotto ulteriori test per vedere quanta elettricità questi batteri intestinali sono in grado di produrre.

Leggi abstract dell’articolo che verrà pubblicato sulla rivista “Nature” il 4 ottobre:

The electrifying energy of gut microbes
Laty A. Cahoon & Nancy E. Freitag

Fonte: University of California Berkeley

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Un enzima del corpo umano impedisce ai virus di replicarsi.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

Un team di ricercatori ha identificato la modalità di azione della viperina, un enzima presente in natura negli esseri umani e in altri mammiferi che è noto per avere effetti antivirali su virus come il Nilo occidentale, l’epatite C, la rabbia e l’HIV. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature“, potrebbe consentire ai ricercatori di sviluppare un farmaco che induca il corpo umano a produrre questa molecola, come terapia ad ampio spettro per una serie di virus.


Antiviral compound made inside human body could form basis for new drugs – Cameron & Jose

I ricercatori hanno rivelato che la viperina catalizza una reazione importante che porta alla creazione di una molecola chiamata ddhCTP. Il team della Pennsylvania State University e della Albert Einstein College of Medicine, ha mostrato gli effetti di ddhCTP sulla capacità del virus di replicare il suo materiale genetico. Sorprendentemente, la molecola agisce in modo simile ai farmaci che sono stati sviluppati per trattare virus come HIV ed epatite C.  con una migliore comprensione di come la viperina impedisce ai virus di replicarsi.

Per verificare l’efficacia di ddhCTP, il gruppo di ricerca ha dimostrato che la molecola inibiva le RNA polimerasi del virus della febbre Dengue (una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue), del virus del Nilo occidentale, febbre gialla, encefalite giapponese ed epatite, che sono tutte di un gruppo di virus chiamati flavivirus (genere di virus a RNA a singolo filamento positivo (+)ssRNA appartenenti alla famiglia Flaviviridae).

A differenza di molti dei nostri attuali farmaci, ddhCTP è codificato dalle cellule degli umani e di altri mammiferi”, ha affermato la prof.ssa Cameron. “Abbiamo sintetizzato analoghi nucleotidici per anni, ma qui vediamo che la natura ci ha battuto e creato un analogo nucleotidico che può trattare un virus nelle cellule viventi e non mostra alcuna tossicità fino ad oggi. Se verrà confermato che funziona, probabilmente la natura ci ha pensato, ci ha dato un modello per creare un composto antivirale potente e sicuro.”

Il prossimo passo è testare il composto contro un’ampia gamma di virus.

Leggi abstract dell’articolo:
A naturally occurring antiviral ribonucleotide encoded by the human genome.
Anthony S. Gizzi, Tyler L. Grove, Jamie J. Arnold, Joyce Jose, Rohit K. Jangra, Scott J. Garforth, Quan Du, Sean M. Cahill, Natalya G. Dulyaninova, James D. Love, Kartik Chandran, Anne R. Bresnick, Craig E. Cameron & Steven C. Almo
Nature Published: 20 June 2018

Fonti: Pennsylvania State University – Albert Einstein College of Medicine

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Il microbioma intestinale controlla la funzione immunitaria antitumorale del fegato.

Posted by giorgiobertin su Mag 25, 2018

Gli scienziati del Center for Cancer Research (CCR) presso il National Cancer Institute (NCI)hanno trovato una connessione tra i batteri nell’intestino e le risposte immunitarie antitumorali nel fegato. I risultati pubblicati sulla rivista “Science” hanno implicazioni per la comprensione dei meccanismi che portano al cancro del fegato e agli approcci terapeutici per curarli.

Microbioma

Quello che abbiamo trovato usando diversi modelli tumorali è che se tratti topi con antibiotici e quindi esaurisci certi batteri, puoi cambiare la composizione delle cellule immunitarie del fegato, influenzando la crescita del tumore nel fegato“, ha detto il prof. Tim Greten, che ha guidato lo studio.

Il trattamento antibiotico ha aumentato il numero di un tipo di cellula immunitaria chiamata cellule NKT nel fegato dei topi. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che, in tutti i modelli murini, la riduzione della crescita del tumore epatico derivante dal trattamento antibiotico dipendeva da queste cellule NKT.  Nello specifico l’accumulo delle cellule NKT nel fegato derivava da un aumento nell’espressione di una proteina chiamata CXCL16 sulle cellule che rivestono l’interno dei capillari nel fegato.

E’ stato scoperto sempre dagli stessi ricercatori che gli acidi biliari controllano anche l’espressione della proteina CXCL16 nel fegato degli umani. Sebbene questi risultati siano preliminari, il nuovo meccanismo descritto in questo studio potrebbe potenzialmente essere applicato ai pazienti oncologici.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiome-mediated bile acid metabolism regulates liver cancer via NKT cells.
Ma C, Han M, Heinrich B, et al.
Science 25 May 2018: Vol. 360, Issue 6391, eaan5931 DOI: 10.1126/science.aan5931

Fonte: Center for Cancer Research (CCR)

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Nuovo antibiotico contro le infezioni resistenti.

Posted by giorgiobertin su Mag 9, 2018

E’ disponibile anche in Italia il farmaco, commercializzato con il marchio Zavicefta (un farmaco che combina i due principi ceftazidime e avibactam), contro i batteri multiresistenti.

La disponibilità di ceftazidima/avibactam riveste una fondamentale importanza – dichiara Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) – si tratta di un nuovo antibiotico di cui avevamo estrema necessità, perchè attivo sulla famigerata Klebsiella resistente ai carbapenemici. Avere disponibile questa nuova opzione terapeutica per le infezioni da batteri Gram-negativi resistenti, tanto attesa dai clinici, può cambiare lo scenario”.


Un farmaco efficace nelle infezioni resistenti

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) nell’Annual Report 2016 ha definito ceftazidima/avibactam ‘terapia innovativa’ perché rappresenta una nuova opportunità di trattamento e un progresso per la salute pubblica. Ceftazidima e avibactam lavorano in sinergia: la reale innovazione terapeutica che caratterizza il nuovo antibiotico è proprio avibactam, capace di ripristinare e ampliare l’azione anti-infettiva di ceftazidima contro i patogeni Gram-negativi.

Il farmaco è prodotto dalla società Pfizer, in regime di rimborsibilità.

Foglio illustrativo Zavicefta: informazioni per l’utilizzatore

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Terapia con batteri per combattere l’eczema.

Posted by giorgiobertin su Mag 3, 2018

Il trattamento topico con mucosa di Roseomonas – un batterio naturalmente presente sulla pelle – è sicuro per adulti e bambini con dermatite atopica (eczema) ed è associato ad una ridotta gravità della malattia. Ad affermarlo i risultati iniziali di uno studio clinico condotto dai ricercatori del Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA. Il lavoro preclinico in un modello murino di dermatite atopica ha suggerito che i ceppi di R. mucosa raccolti da una pelle sana possono alleviare i sintomi della malattia (video).
Le nuove scoperte sono pubblicate sulla rivista “JCI Insight“.


Bacteria Therapy for Eczema Shows Promise in NIH Study

Da ricordare che la dermatite atopica è una malattia infiammatoria della pelle che può rendere la pelle secca e pruriginosa, causare eruzioni cutanee e portare a infezioni della pelle. La malattia è legata ad un aumentato rischio di sviluppare asma, raffreddore da fieno e allergia alimentare. La dermatite atopica è comune nei bambini e talvolta si risolve da sola, ma può anche persistere o svilupparsi durante l’età adulta.

Applicando i batteri da una fonte sana alla pelle delle persone con dermatite atopica, miriamo ad alterare il microbioma cutaneo in modo tale da alleviare i sintomi e liberare le persone dall’onere di un trattamento costante“, ha dichiarato il prof. Ian Myles della NIAID (video). “Se i futuri studi clinici dimostrano che questa strategia è efficace, il nostro lavoro potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per la dermatite atopica a basso costo che non richiedono un’applicazione giornaliera“.

I ricercatori hanno testato il trattamento sperimentale in 10 volontari adulti con dermatite atopica.  Lo studio di fase 1/2 è condotto presso il NIH Clinical Center di Bethesda, nel Maryland.

Leggi il full text dell’articolo:
First-in-human topical microbiome transplantation with Roseomonas mucosa for atopic dermatitis
Ian A. Myles, Noah J. Earland, Erik D. Anderson, Ian N. Moore, Mark D. Kieh, Kelli W. Williams, Arhum Saleem, Natalia M. Fontecilla, Pamela A. Welch, Dirk A. Darnell, Lisa A. Barnhart, Ashleigh A. Sun, Gulbu Uzel, Sandip K. Datta
JCI Insight. 2018;3(9):e120608. https://doi.org/10.1172/jci.insight.120608

For more information about the study, known as Beginning Assessment of Cutaneous Treatment Efficacy for Roseomonas in Atopic Dermatitis (BACTERiAD), please see ClinicalTrials.gov using identifier NCT03018275.

Fonte: Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

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