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Posts Tagged ‘microbiologia’

I batteri intestinali producono elettricità.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2018

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’University of California Berkeley svela un fatto sorprendente, numerosi tipi di batteri intestinali possono generare elettricità.

Listeria
Listeria bacteria transport electrons through their cell wall into the environment as tiny currents, assisted by ubiquitous flavin molecules (yellow dots). CREDIT Amy Cao graphic. Copyright UC Berkeley.

Il Prof. Portnoy e il suo team spiegano che alcuni dei batteri generatori di elettricità identificati includono Listeria monocytogenes (colpevole della diarrea ), Clostridium perfringens (che causa la cancrena) e Enterococcus faecalis (un agente patogeno talvolta acquisito durante le degenze ospedaliere).

Numerosi altri batteri che producono elettricità nell’intestino sono benigni. Alcuni di questi sono probiotici, osservano i ricercatori, mentre altri, come i ceppi Lactobacilli, svolgono un ruolo nella fermentazione.
La ricerca, “potrebbe dirci molto su come questi batteri ci infettano o ci aiutino ad avere un intestino sano” afferma il prof. Portnoy.

Inoltre, gli scienziati si aspettano che il loro risultato inatteso possa essere utile anche in progetti futuri che mirano a creare celle a combustibile microbico, una strategia innovativa per generare energia rinnovabile.
In collaborazione con esperti del Lawrence Berkeley National Laboratory dell’Università della California, il prof. Light e colleghi hanno condotto ulteriori test per vedere quanta elettricità questi batteri intestinali sono in grado di produrre.

Leggi abstract dell’articolo che verrà pubblicato sulla rivista “Nature” il 4 ottobre:

The electrifying energy of gut microbes
Laty A. Cahoon & Nancy E. Freitag

Fonte: University of California Berkeley

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Un enzima del corpo umano impedisce ai virus di replicarsi.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

Un team di ricercatori ha identificato la modalità di azione della viperina, un enzima presente in natura negli esseri umani e in altri mammiferi che è noto per avere effetti antivirali su virus come il Nilo occidentale, l’epatite C, la rabbia e l’HIV. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature“, potrebbe consentire ai ricercatori di sviluppare un farmaco che induca il corpo umano a produrre questa molecola, come terapia ad ampio spettro per una serie di virus.


Antiviral compound made inside human body could form basis for new drugs – Cameron & Jose

I ricercatori hanno rivelato che la viperina catalizza una reazione importante che porta alla creazione di una molecola chiamata ddhCTP. Il team della Pennsylvania State University e della Albert Einstein College of Medicine, ha mostrato gli effetti di ddhCTP sulla capacità del virus di replicare il suo materiale genetico. Sorprendentemente, la molecola agisce in modo simile ai farmaci che sono stati sviluppati per trattare virus come HIV ed epatite C.  con una migliore comprensione di come la viperina impedisce ai virus di replicarsi.

Per verificare l’efficacia di ddhCTP, il gruppo di ricerca ha dimostrato che la molecola inibiva le RNA polimerasi del virus della febbre Dengue (una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue), del virus del Nilo occidentale, febbre gialla, encefalite giapponese ed epatite, che sono tutte di un gruppo di virus chiamati flavivirus (genere di virus a RNA a singolo filamento positivo (+)ssRNA appartenenti alla famiglia Flaviviridae).

A differenza di molti dei nostri attuali farmaci, ddhCTP è codificato dalle cellule degli umani e di altri mammiferi”, ha affermato la prof.ssa Cameron. “Abbiamo sintetizzato analoghi nucleotidici per anni, ma qui vediamo che la natura ci ha battuto e creato un analogo nucleotidico che può trattare un virus nelle cellule viventi e non mostra alcuna tossicità fino ad oggi. Se verrà confermato che funziona, probabilmente la natura ci ha pensato, ci ha dato un modello per creare un composto antivirale potente e sicuro.”

Il prossimo passo è testare il composto contro un’ampia gamma di virus.

Leggi abstract dell’articolo:
A naturally occurring antiviral ribonucleotide encoded by the human genome.
Anthony S. Gizzi, Tyler L. Grove, Jamie J. Arnold, Joyce Jose, Rohit K. Jangra, Scott J. Garforth, Quan Du, Sean M. Cahill, Natalya G. Dulyaninova, James D. Love, Kartik Chandran, Anne R. Bresnick, Craig E. Cameron & Steven C. Almo
Nature Published: 20 June 2018

Fonti: Pennsylvania State University – Albert Einstein College of Medicine

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Il microbioma intestinale controlla la funzione immunitaria antitumorale del fegato.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2018

Gli scienziati del Center for Cancer Research (CCR) presso il National Cancer Institute (NCI)hanno trovato una connessione tra i batteri nell’intestino e le risposte immunitarie antitumorali nel fegato. I risultati pubblicati sulla rivista “Science” hanno implicazioni per la comprensione dei meccanismi che portano al cancro del fegato e agli approcci terapeutici per curarli.

Microbioma

Quello che abbiamo trovato usando diversi modelli tumorali è che se tratti topi con antibiotici e quindi esaurisci certi batteri, puoi cambiare la composizione delle cellule immunitarie del fegato, influenzando la crescita del tumore nel fegato“, ha detto il prof. Tim Greten, che ha guidato lo studio.

Il trattamento antibiotico ha aumentato il numero di un tipo di cellula immunitaria chiamata cellule NKT nel fegato dei topi. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che, in tutti i modelli murini, la riduzione della crescita del tumore epatico derivante dal trattamento antibiotico dipendeva da queste cellule NKT.  Nello specifico l’accumulo delle cellule NKT nel fegato derivava da un aumento nell’espressione di una proteina chiamata CXCL16 sulle cellule che rivestono l’interno dei capillari nel fegato.

E’ stato scoperto sempre dagli stessi ricercatori che gli acidi biliari controllano anche l’espressione della proteina CXCL16 nel fegato degli umani. Sebbene questi risultati siano preliminari, il nuovo meccanismo descritto in questo studio potrebbe potenzialmente essere applicato ai pazienti oncologici.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiome-mediated bile acid metabolism regulates liver cancer via NKT cells.
Ma C, Han M, Heinrich B, et al.
Science 25 May 2018: Vol. 360, Issue 6391, eaan5931 DOI: 10.1126/science.aan5931

Fonte: Center for Cancer Research (CCR)

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Nuovo antibiotico contro le infezioni resistenti.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

E’ disponibile anche in Italia il farmaco, commercializzato con il marchio Zavicefta (un farmaco che combina i due principi ceftazidime e avibactam), contro i batteri multiresistenti.

La disponibilità di ceftazidima/avibactam riveste una fondamentale importanza – dichiara Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) – si tratta di un nuovo antibiotico di cui avevamo estrema necessità, perchè attivo sulla famigerata Klebsiella resistente ai carbapenemici. Avere disponibile questa nuova opzione terapeutica per le infezioni da batteri Gram-negativi resistenti, tanto attesa dai clinici, può cambiare lo scenario”.


Un farmaco efficace nelle infezioni resistenti

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) nell’Annual Report 2016 ha definito ceftazidima/avibactam ‘terapia innovativa’ perché rappresenta una nuova opportunità di trattamento e un progresso per la salute pubblica. Ceftazidima e avibactam lavorano in sinergia: la reale innovazione terapeutica che caratterizza il nuovo antibiotico è proprio avibactam, capace di ripristinare e ampliare l’azione anti-infettiva di ceftazidima contro i patogeni Gram-negativi.

Il farmaco è prodotto dalla società Pfizer, in regime di rimborsibilità.

Foglio illustrativo Zavicefta: informazioni per l’utilizzatore

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Terapia con batteri per combattere l’eczema.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2018

Il trattamento topico con mucosa di Roseomonas – un batterio naturalmente presente sulla pelle – è sicuro per adulti e bambini con dermatite atopica (eczema) ed è associato ad una ridotta gravità della malattia. Ad affermarlo i risultati iniziali di uno studio clinico condotto dai ricercatori del Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA. Il lavoro preclinico in un modello murino di dermatite atopica ha suggerito che i ceppi di R. mucosa raccolti da una pelle sana possono alleviare i sintomi della malattia (video).
Le nuove scoperte sono pubblicate sulla rivista “JCI Insight“.


Bacteria Therapy for Eczema Shows Promise in NIH Study

Da ricordare che la dermatite atopica è una malattia infiammatoria della pelle che può rendere la pelle secca e pruriginosa, causare eruzioni cutanee e portare a infezioni della pelle. La malattia è legata ad un aumentato rischio di sviluppare asma, raffreddore da fieno e allergia alimentare. La dermatite atopica è comune nei bambini e talvolta si risolve da sola, ma può anche persistere o svilupparsi durante l’età adulta.

Applicando i batteri da una fonte sana alla pelle delle persone con dermatite atopica, miriamo ad alterare il microbioma cutaneo in modo tale da alleviare i sintomi e liberare le persone dall’onere di un trattamento costante“, ha dichiarato il prof. Ian Myles della NIAID (video). “Se i futuri studi clinici dimostrano che questa strategia è efficace, il nostro lavoro potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per la dermatite atopica a basso costo che non richiedono un’applicazione giornaliera“.

I ricercatori hanno testato il trattamento sperimentale in 10 volontari adulti con dermatite atopica.  Lo studio di fase 1/2 è condotto presso il NIH Clinical Center di Bethesda, nel Maryland.

Leggi il full text dell’articolo:
First-in-human topical microbiome transplantation with Roseomonas mucosa for atopic dermatitis
Ian A. Myles, Noah J. Earland, Erik D. Anderson, Ian N. Moore, Mark D. Kieh, Kelli W. Williams, Arhum Saleem, Natalia M. Fontecilla, Pamela A. Welch, Dirk A. Darnell, Lisa A. Barnhart, Ashleigh A. Sun, Gulbu Uzel, Sandip K. Datta
JCI Insight. 2018;3(9):e120608. https://doi.org/10.1172/jci.insight.120608

For more information about the study, known as Beginning Assessment of Cutaneous Treatment Efficacy for Roseomonas in Atopic Dermatitis (BACTERiAD), please see ClinicalTrials.gov using identifier NCT03018275.

Fonte: Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

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Precisa tecnica di targeting per regolare i batteri intestinali.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2018

Prove emergenti suggeriscono che i microbi nel sistema digestivo hanno una grande influenza sulla salute umana e possono giocare un ruolo nell’insorgenza della malattia in tutto il corpo. Ora, in uno studio pubblicato su “ACS Chemical Biology“, gli scienziati del Department of Chemistry, Clemson University, Clemson, South Carolina, United States, riferiscono di aver potenzialmente trovato un modo per utilizzare composti chimici per indirizzare e inibire la crescita di specifici microbi nell’intestino associati a malattie senza causare danni ad altri organismi benefici.

cb-2018-00309a_0007
A new approach for the nonmicrobicidal phenotypic manipulation of prominent gastrointestinal microbes is presented. Low micromolar concentrations of a chemical probe, acarbose, can selectively inhibit the Starch Utilization System and ablate the ability of Bacteroides thetaiotaomicron and B. fragilis strains to metabolize potato starch and pullulan. This strategy has potential therapeutic relevance for the selective modulation of the GI microbiota in a nonmicrobicidal manner. Credit image Department of Chemistry, Clemson University

In studi di laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che piccole concentrazioni di acarbose, un farmaco usato per trattare il diabete, hanno notevolmente distrutto l’attività di un gruppo di proteine ​​coinvolte nel sistema di utilizzazione degli amidi. In particolare l’acarbose era specifico, con effetti sui batteri Bacteroides, con poco o nessun effetto su altri tipi di microbi intestinali.
I Bacteroides sono un gruppo di batteri comunemente trovati nell’intestino che sembrano essere associati all’insorgenza del diabete di tipo I in individui geneticamente predisposti.

I ricercatori concludono che con ulteriori studi potrebbe essere possibile sviluppare farmaci mirati ai batteri intestinali con precisione millimetrica per modificare in modo permanente la composizione del microbioma e, di conseguenza, prevenire o curare la malattia.

Leggi abstract dell’articolo:
Nonmicrobicidal Small Molecule Inhibition of Polysaccharide Metabolism in Human Gut Microbes: A Potential Therapeutic Avenue
Anthony D. Santilli, Elizabeth M. Dawson, Kristi J. Whitehead, and Daniel C. Whitehead
ACS Chemical Biology Article ASAP Publication Date (Web): April 16, 2018 DOI: 10.1021/acschembio.8b00309

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Batteri intestinali migliorano la salute dei pazienti con diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2018

Un gruppo selezionato di batteri intestinali ed una dieta ricca di fibre diverse ha portato a un migliore controllo della glicemia, una maggiore perdita di peso e migliori livelli di lipidi nelle persone con diabete di tipo 2, secondo una ricerca di un team di ricercatori della Rutgers University-New Brunswick pubblicata su “Science“.

Gut-bacteria
This is gut bacteria in culture. Credit: Tao Liu and Xiaoyan Pang/Shanghai Jiao Tong University

Nell’intestino, molti batteri scompongono i carboidrati, come le fibre alimentari, e producono acidi grassi a catena corta che nutrono le nostre cellule di rivestimento dell’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano a controllare l’appetito. Una carenza di acidi grassi a catena corta è stata associata al diabete di tipo 2 e ad altre malattie.
Nello studio durato sei anni gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University, hanno dimostrato che una dieta ricca di fibre comprendente cereali integrali, cibi medicinali tradizionali cinesi ricchi di fibre alimentari e prebiotici, promuove la crescita di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta.

Dei 141 ceppi di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta identificati dal sequenziamento, solo 15 associati ad un consumo di fibre, hanno potenziato i livelli degli acidi grassi a catena corta, butirrato,  acetato e propionato nell’intestino. Questi acidi hanno creato un ambiente intestinale moderatamente acido che ha ridotto la popolazione di batteri dannosi ed ha portato ad un aumento della produzione di insulina e ad un migliore controllo della glicemia.

Lo studio supporta la creazione di un microbiota intestinale sano come nuovo approccio nutrizionale per prevenire e gestire il diabete di tipo 2.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut bacteria selectively promoted by dietary fibers alleviate type 2 diabetes
Liping Zhao, Feng Zhang, Xiaoying Ding, Guojun Wu, Yan Y. Lam, Xuejiao Wang,……….., Menghui Zhang, Yongde Peng, Chenhong Zhang.
Science 09 Mar 2018: Vol. 359, Issue 6380, pp. 1151-1156 DOI: 10.1126/science.aao5774

Fonte: Shanghai Jiao Tong University

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Malacidin: nuovo antibiotico dal terreno uccide i batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2018

I ricercatori della Rockefeller University, New York, USA, hanno inventato una nuova classe di antibiotici dal suolo. Questo nuovo antibiotico, chiamato malacidin, è considerato innovativo per la sua capacità di lavorare contro molti dei ceppi batterici multiresistenti.

Il team di ricercatori ha notato che questo antibiotico ha abbattuto le pareti cellulari dello Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) nelle infezioni della pelle causate da MRSA nei roditori. Il rapporto dello studio è apparso nella rivista “Nature Microbiology“.

Malacidins

L’ultimo antibiotico scoperto risale al 1987. Questo nuovo antibiotico malacidin, ha ottenuto punteggi superiori rispetto ad altri per la sua capacità di prevenire lo sviluppo di resistenza da parte dei microbi.
Il nome “malacidin” è un accorciamento del nome completo “Metagenomic Acidic Lipopeptide Antibiotic-cidins“. Le malacidine sono state classificate come antibiotici dipendenti dal calcio.

Al momento il team sta lavorando per creare versioni sintetiche di Malacidin o trovare i suoi analoghi in natura per la produzione di massa.

Leggi il full text dell’articolo:
Culture-independent discovery of the malacidins as calcium-dependent antibiotics with activity against multidrug-resistant Gram-positive pathogens
Bradley M. Hover, Seong-Hwan Kim, Micah Katz, Zachary Charlop-Powers, Jeremy G. Owen, Melinda A. Ternei, Jeffrey Maniko, Andreia B. Estrela, Henrik Molina, Steven Park, David S. Perlin & Sean F. Brady
Nature Microbiology (2018) Published online:12 February 2018 doi:10.1038/s41564-018-0110-1

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OMS: Rapporto sulle infezioni resistenti agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su gennaio 30, 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia l’allarme sull’aumento delle infezioni resistenti agli antibiotici. Secondo il primo rapporto dell’Oms sulla sorveglianza dell’antibioticoresistenza del sistema Global Antimicrobial Surveillance System (Glass), nel mondo si contano almeno mezzo milione di casi, ma la stima è molto inferiore ai dati reali.

Secondo il rapporto, i batteri resistenti più comunemente riportati sono Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae e Salmonella spp.
L’Italia, che presto dovrebbe aderire al programma Glass, è ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici negli animali e al secondo posto per consumo nell’uomo, oltre a essere tra i Paesi con la prevalenza maggiore di ceppi resistenti (Escherichia Coli, Klebsiella Pneumoniae, Staphylococcus Aureus), che si è attestata tra il 25% e il 50% nel 2015.

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Secondo quanto già riferito dall’Oms, la resistenza agli antibiotici è una delle principali minacce alla salute pubblica e, se non si troverà un rimedio a questo, da qui al 2050 i “superbatteri”, saranno responsabili di almeno 10 milioni di decessi all’anno nel mondo, più di quelli dovuti al cancro. Ma già nel 2025 nella sola Europa si prevedono un milione di morti per la resistenza agli antibiotici, per questo servono urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e soprattutto a disposizione di tutti.

Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell’entità della resistenza antimicrobica. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale“, afferma il prof. Carmem Pessoa-Silva, che coordina il sistema di sorveglianza Glass.

IL progetto GLASS alla fine incorporerà informazioni provenienti anche da altri sistemi di sorveglianza correlati alla resistenza antimicrobica nell’uomo, come nella catena alimentare, il monitoraggio del consumo di antimicrobici. Tutti i dati prodotti da GLASS sono disponibili gratuitamente online e verranno aggiornati regolarmente.

Scarica e leggi il rapporto in full text:
Global antimicrobial resistance surveillance system (GLASS) report
Early implementation 2016-2017
Publication date: 29 January 2018
Languages: English
ISBN: 978-92-4-151344-9

Fonte: Whonews release – Pharmastar

Portale GLASS

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Create proteine che combattono i batteri patogeni.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2017

Poiché aumenta la resistenza agli antibiotici esistenti, sono necessari nuovi approcci alle infezioni batteriche gravi. Ora i ricercatori della Lund University in Svezia, insieme ai colleghi della University of Massachusetts Medical School negli Stati Uniti, hanno studiato una di queste alternative.

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In precedenza i ricercatori avevano dimostrato che una proteina appositamente progettata, sviluppata e brevettata e nota come proteina di fusione, può essere utilizzata efficacemente come trattamento nei topi affetti da batteri Gram-negativi, che possono causare la gonorrea, meningite e infezioni respiratorie.
Ora siamo stati in grado di dimostrare che una proteina creata su misura, che in precedenza ha funzionato contro vari tipi di batteri Gram-negativi ha anche avuto risultati promettenti nei modelli murini contro un patogeno Gram-positivo“, afferma il professore David Ermert.

La proteina di fusione nello studio pubblicato sulla rivista “Journal of Immunology“, funziona anche contro i batteri Gram-positivi, in particolare gli streptococchi di gruppo A. Negli esperimenti i ricercatori hanno aggiunto streptococchi di gruppo A – che possono causare qualsiasi cosa, dalla tonsillite comune alla sepsi potenzialmente letale – ai campioni di sangue umano. Hanno poi analizzato cosa è successo quando hanno aggiunto la proteina di fusione al sangue infetto.

Siamo stati quindi in grado di osservare che la proteina di fusione ha ridotto drasticamente la quantità di batteri nel sangue. La proteina rimuove il fattore H dalla superficie dei batteri e attiva il sistema immunitario in modo che uccida i batteri. Abbiamo anche studiato come la proteina ha funzionato nell’infezione da sepsi acuta nei topi e siamo stati in grado di dimostrare una riduzione della mortalità“, afferma David Ermert.

Il prossimo passo sarà vedere se la proteina di fusione funziona contro quei batteri resistenti, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) costituiscono la più grande minaccia per l’umanità.

Leggi abstract dell’articolo:
Factor H–IgG Chimeric Proteins as a Therapeutic Approach against the Gram-Positive Bacterial Pathogen Streptococcus pyogenes
Anna M. Blom, Michal Magda, Lisa Kohl, Jutamas Shaughnessy, John D. Lambris, Sanjay Ram and David Ermert
J Immunol December 1, 2017, 199 (11) 3828-3839; DOI: https://doi.org/10.4049/jimmunol.1700426

Fonte: Lund University

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Esame delle urine per la diagnosi di Tubercolosi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. Sono queste le conclusioni di un lavoro pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine” condotto dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, della George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Pulmonary-tuberculosis

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle grosse limitazioni. Il nuovo test si basa sull’utilizzo di nanoparticelle capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV.

Sono già stati prodotti dei test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili molto rapidamente.

Leggi il full text dell’articolo:
Urine lipoarabinomannan glycan in HIV-negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity
Luisa Paris, Ruben Magni, Fatima Zaidi, Robyn Araujo, Neal Saini, Michael Harpole, Jorge Coronel, Daniela E. Kirwan, Ha…..
Science Translational Medicine 13 Dec 2017: Vol. 9, Issue 420, eaal2807 DOI: 10.1126/scitranslmed.aal2807

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

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Fibrosi Cistica: scoperta nuova molecola per i trattamenti.

Posted by giorgiobertin su dicembre 14, 2017

I ricercatori dell’ University of Montreal Hospital Research Centre (CRCHUM) Montréal, Canada, hanno  identificato una soluzione promettente per migliorare i trattamenti offerti ai pazienti con fibrosi cistica.
Questo avanzamento, pubblicato su “Frontiers in Cellular and Infection Microbiology“, potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie personalizzate nel prossimo futuro.

Gli attuali farmaci agiscono per correggere il difetto nella proteina CFTR. In un ambiente in vitro sterile, i trattamenti di Kalydeco per quelli con rare mutazioni (meno del 4% dei pazienti) e Orkambi per la mutazione più frequente (79% dei pazienti) funzionano bene. Ma nella vita reale, i polmoni dei pazienti malati sono colonizzati da batteri, in particolare da Pseudomonas aeruginosa. Molte prove hanno indicato che i batteri potrebbero interferire con il trattamento. Grazie a questo studio, siamo stati in grado di determinare quali sostanze rilasciate dai batteri potrebbero ridurre l’efficacia dei trattamenti.” – spiega Emmanuelle Brochiero professore presso Université de Montréal.

L’aggiunta di molecole chiamate inibitori del quorum ai farmaci attuali non solo riduce la produzione batterica di alcuni residui nocivi ma ripristina anche l’efficacia dei trattamenti esistenti sulle cellule dei pazienti con fibrosi cistica“, afferma Emmanuelle Brochiero.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Quorum Sensing Down-Regulation Counteracts the Negative Impact of Pseudomonas aeruginosa on CFTR Channel Expression, Function and Rescue in Human Airway Epithelial Cells
Émilie Maillé, Manon Ruffin, Damien Adam, Hatem Messaoud, Shantelle L. Lafayette, Geoffrey McKay, Dao Nguyen and Emmanuelle Brochiero
Front. Cell. Infect. Microbiol., 10 November 2017 | https://doi.org/10.3389/fcimb.2017.00470

Fonte: University of Montreal Hospital Research Centre (CRCHUM)

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Papilloma virus: il DNA individuato nel sangue.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2017

Il DNA virale può essere presente nel sangue di donne con papilloma virus ma che non hanno ancora sviluppato un tumore. È una scoperta molto rilevante, perché suggerisce che il DNA di questo virus può essere ritrovato non solo nelle mucose e nella pelle, come finora osservato, ma anche nel sangue.
I papilloma virus sono un gruppo di virus molto diffusi. Solo 14 sottotipi di HPV, definiti ad “alto rischio”, sono stati associati all’insorgere di alcuni tumori, sia nella donna che nell’uomo, come quello della cervice uterina (cioè il collo dell’utero), della cavità orofaringea, della cavità anale e dei genitali esterni.


Milano-Bicocca, nuova scoperta sul Papilloma Virus. Intervista alla Dott.ssa Cocuzza

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “PLOS One“, è stato condotto dai ricercatori di Microbiologia Clinica del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di ginecologia dell’ospedale San Gerardo (ASST Monza) e della Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

Questo studio – spiega Clementina Cocuzza, docente di Microbiologia Clinica dell’Università di Milano-Bicocca – ha permesso di riscontrare il genoma virale a livello ematico, attraverso metodiche molecolari, in un numero rilevante di donne con una probabile infezione recente da HPV al livello genitale, ma senza evidenza di tumore“.

I risultati contribuiranno a chiarire la storia dell’infezione da HPV aprendo nuovi orizzonti nell’ambito dello screening cervicale e per interventi di immunoprofilassi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human papillomavirus DNA detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia
Clementina Elvezia Cocuzza , Marianna Martinelli, Federica Sina, Andrea Piana, Giovanni Sotgiu, Tiziana Dell’Anna, Rosario Musumeci.
PLOSOne Published: November 28, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0188592

Fonte: Microbiologia Clinica – dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca

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Nuova ricerca per combattere il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su ottobre 7, 2017

Un team di ricercatori del Data Center presso la Columbia University coordinati dal prof. Danino, ha dimostrato che i batteri nei tumori del pancreas degradano un farmaco usato come chemioterapico per curare i pazienti che hanno il cancro al pancreas, la Gemcitabina.

Tal_Danino Prof. Tal Danino

I risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista “Science“. Lo studio può portare a sperimentazioni cliniche negli esseri umani. E se si trovano antibiotici per uccidere i batteri nei pazienti pancreatici, la chemioterapia può diventare più efficace, dando a questi pazienti più speranza e più vita.

La comprensione della microbiologia tumorale ci aiuterà a migliorare i nostri trattamenti chemioterapici esistenti per i pazienti affetti da tumore“, afferma Danino.

Leggi abstract dell’articolo:
Potential role of intratumor bacteria in mediating tumor resistance to the chemotherapeutic drug gemcitabine
BY LEORE T. GELLER, MICHAL BARZILY-ROKNI, TAL DANINO,…….TODD R. GOLUB, RAVID STRAUSSMAN
Science 15 SEP 2017 : 1156-1160

Fonte:  Data Center – Columbia University

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NICE: Line guida sulle infezioni del tratto urinario nei bambini.

Posted by giorgiobertin su settembre 28, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione delle infezioni del tratto urinario nei neonati, nei bambini e nei giovani (sotto i 16 anni). Il documento include infezioni del tratto urinario superiore o inferiore, e sono comprese informazioni e consigli sulle famiglie e sugli assistenti.

urinary tract infection

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection in children and young people
Quality standard [QS36] Last updated: September 2017

Urinary tract infection in under 16s: diagnosis and management
Clinical guideline [CG54] Last updated: September 2017

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I microbi intestinali influenzano la progressione della Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su settembre 12, 2017

I ricercatori di UC San Francisco hanno individuato microbi intestinali specifici associati a sclerosi multipla (MS) nei pazienti umani, mostrando che questi microbi partecipano alla regolazione delle risposte immunitarie nei modelli di topo della malattia.

In due articoli pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) i ricercatori affermano che i microbi intestinali possono svolgere un ruolo nella neurodegenerazione che caratterizza MS. Gli autori sperano che la ricerca aiuterà a capire le origini della MS e potenzialmente portare a trattamenti, come i cambiamenti dietetici o i farmaci basati su sottoprodotti microbici, che potrebbero migliorare il corso della malattia.

brain-MS  Microbioma

Un numero crescente di studi dimostra che i microbi intestinali possono influenzare direttamente la funzione del sistema immunitario umano. Il prof. Baranzini afferma: “l’intestino è in realtà la connessione più intima tra il mondo esterno e il sistema immunitario, il microbioma dell’intestino umano potrebbe svolgere un ruolo nell’insorgenza o nella progressione di MS“.
Il team ha analizzato il microbioma intestinale di 71 pazienti con MS e 71 soggetti di controllo sani, ha individuato le specie specifiche di batteri comuni nelle persone con sclerosi multipla rispetto alla popolazione generale. Poi si sono focalizzati su un compito molto più difficile, indagare su come queste differenze nei batteri intestinali possano influenzare l’attacco del sistema immunitario alla mielina in MS.

Dai risultati è emerso che Akkermansia muciniphila e Acinetobacter calcoaceticus innescavano l’infiammazione e le risposte del sistema immunitario, mentre P. distasonis abbassava l’infiammazione (primo studio).
Nel secondo studio il team ha scoperto che i trapianti di microbiomi da parte di pazienti con MS possono esacerbare i sintomi nei topi con un modello genetico della malattia.
Queste popolazioni batteriche influenzano lo sviluppo e la progressione della MS. Nei pazienti con MS la mancanza di P. distasonis porta ad infiammazione distruttiva e ad un sovraccarico del sistema immunitario.

Questi risultati suggeriscono che i microbi intestinali possono svolgere un ruolo chiave – accanto alla predisposizione genetica e ad altri fattori ambientali – sulle origini della SM. Forse siamo sulla strada buona; modulare il nostro microbioma per ripristinare il metabolismo a basso rischio e meno infiammatorio caratteristico di molte malattie degli esseri umani.

Scarica e leggi il full text degli articoli:
Gut microbiota from multiple sclerosis patients enables spontaneous autoimmune encephalomyelitis in mice
Kerstin Berer, Lisa Ann Gerdes, Egle Cekanaviciute, Xiaoming Jia, Liang Xiao, Zhongkui Xia, Chuan Liu, Luisa Klotz, Uta Stauffer, Sergio E. Baranzini, Tania Kümpfel, Reinhard Hohlfeld, Gurumoorthy Krishnamoorthy, and Hartmut Wekerle
PNAS 2017; published ahead of print September 11, 2017, doi:10.1073/pnas.1711233114

Gut bacteria from multiple sclerosis patients modulate human T cells and exacerbate symptoms in mouse models
Egle Cekanaviciute, Bryan B. Yoo, Tessel F. Runia, Justine W. Debelius, Sneha Singh, Charlotte A. Nelson, Rachel Kanner, Yadira Bencosme, Yun Kyung Lee, Stephen L. Hauser, Elizabeth Crabtree-Hartman, Ilana Katz Sand, Mar Gacias, Yungjiao Zhu, Patrizia Casaccia, Bruce A. C. Cree, Rob Knight, Sarkis K. Mazmanian, and Sergio E. Baranzini
PNAS 2017; published ahead of print September 11, 2017, doi:10.1073/pnas.1711235114

Fonte: UC San Francisco

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Gli antibiotici indeboliscono il sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su agosto 18, 2017

I ricercatori della University of Virginia School of Medicine hanno scoperto che l’uso di antibiotici porta ad una riduzione della varietà dei microbi nell’intestino ed interferisce con la capacità del sistema immunitario di combattere le malattie.

In particolare i neutrofili, un tipo di cellule immunitarie, sono meno efficaci nel combattere le infezioni e viene indebolita la barriera intestinale contro gli agenti patogeni che invadono il corpo.

Antibiotici

I neutrofili svolgono un ruolo importante come una risposta immunitaria innata quando i patogeni invadono il corpo”, ha dichiarato il prof. Koji Watanabe. “Abbiamo scoperto che la disgregazione antibiotica dei microbi naturali nell’intestino lo lascia suscettibile di infezioni gravi”.
Gli antibiotici vanno usati nei casi strettamente necessari. “L’uso ingiusto degli antibiotici non solo aumenta il rischio di batteri resistenti a molteplici farmaci e il rischio di infezione da C. difficile ma incide anche sulla funzione delle cellule del sangue“. affermano i ricercatori che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista scientifica “PLOS Pathogens“. 

Leggi il full text dell’articolo:
Microbiome-mediated neutrophil recruitment via CXCR2 and protection from amebic colitis
Koji Watanabe, Carol A. Gilchrist, Md Jashim Uddin, Stacey L. Burgess, Mayuresh M. Abhyankar, Shannon N. Moonah, Zannatun Noor, Jeffrey R. Donowitz,…et al.
Plos Pathogens Published: August 17, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006513

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La fibra alimentare aiuta a mantenere sano l’intetsino.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2017

I ricercatori di UC Davis Health, in una ricerca pubblicata sulla rivista “Science“, hanno scoperto come i sottoprodotti della digestione della fibra alimentare da parte dei microbi intestinali fungono da combustibile giusto per aiutare le cellule intestinali a mantenere la salute dell’intestino.

Gut-Bacteria-Infographic

La ricerca è importante perché identifica un potenziale obiettivo terapeutico per riequilibrare il microbiota intestinale e aggiunge un crescente consenso sulla complessa interazione tra microbiota intestinale e fibra alimentare.
La nostra ricerca suggerisce che uno dei migliori approcci per mantenere la salute dell’intestino potrebbe essere quello di nutrire i microbi intestinali benefici con la fibra alimentare, la loro fonte preferita di sostentamento“, ha dichiarato Andreas Bäumler, professore di microbiologia medica e immunologia a UC Davis Health e autore dello studio.

I microbi intestinali residenti metabolizzano la fibra alimentare non digerita per produrre acidi grassi a catena corta, che segnalano alle cellule dell’intestino di massimizzare il consumo di ossigeno, limitando così la quantità di ossigeno diffuso nel lumen intestinale. I batteri utili non sopravvivono in un ambiente ricco di ossigeno, il che significa che il nostro microbioma e le cellule intestinali lavorano insieme per promuovere un ciclo virtuoso che mantiene la salute dell’intestino.

I livelli di ossigeno più elevati ci rendono più suscettibili agli agenti patogeni enterosi aerobici come Salmonella o Escherichia coli, che usano l’ossigeno per eliminare i microbi benefici concorrenti” – afferma il prof. Andreas Bäumler.
La nuova ricerca ha identificato il recettore peroxisome proliferator receptor gamma (PPARg) come regolatore responsabile del mantenimento del ciclo di protezione.

Leggi abstract dell’articolo:
Microbiota-activated PPAR-γ signaling inhibits dysbiotic Enterobacteriaceae expansion
BY MARIANA X. BYNDLOSS, ERIN E. OLSAN, FABIAN RIVERA-CHÁVEZ,…….ANDREAS J. BÄUMLER
SCIENCE 11 AUG 2017 : 570-575

Gut cell metabolism shapes the microbiome
BY PATRICE D. CANI
SCIENCE 11 AUG 2017: 548-549

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Un microbo dell’intestino per trattare la Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su agosto 9, 2017

I ricercatori di Mayo Clinic, insieme ai colleghi dell’Università di Iowa, riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista “Cell Reports“, di aver scoperto che un microbo umano può aiutare a trattare le malattie autoimmuni, come la Sclerosi Multipla.
I dati sono preliminari e gli esperimenti sono stati condotti su un modello preclinico di Sclerosi Multipla. Dai campioni microbiotici (tre ceppi batterici) prelevati dall’intestino a sorpresa è emerso che Prevotella histicola, sopprime efficacemente la malattia immunitaria in un modello di topo con SM.

Dr. Joseph Murray discusses human gut microbe to treat MS

Se possiamo usare i microbi già esistenti nel corpo umano per curare la malattia umana, possiamo affermare che si apre una nuova era della medicina“. afferma il prof. Murray.
Prevotella histicola, coltivata nell’intestino umano, ha causato una diminuzione in due tipi di cellule pro-infiammatorie, con un aumento delle famiglie di cellule che combattono le malattie: cellule T, cellule dendritiche e un tipo di macrofagi.

Il team conclude che, in futuro, questo tipo di microbi intestinali può svolgere un ruolo nel trattamento della Sclerosi Multipla, malattia causata da un attacco del sistema immunitario alla guaina mielinica, un isolamento naturale che copre i nervi del cervello e del midollo spinale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human Gut-Derived Commensal Bacteria Suppress CNS Inflammatory and Demyelinating Disease
Ashutosh Mangalam, Shailesh K. Shahi, David Luckey, Melissa Karau, Eric Marietta, Ningling Luo, Rok Seon Choung, Josephine Ju, Ramakrishna Sompallae, Katherine Gibson-Corley, Robin Patel, Moses Rodriguez, Chella David, Veena Taneja, Joseph Murray
Cell Reports Volume 20, Issue 6, p1269–1277, 8 August 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2017.07.031

Fonte: Mayo Clinic

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Un tipo di batteri accelera la crescita del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2017

I ricercatori del Texas A & M Health Science Center hanno scoperto che una sottospecie del batterio Streptococcus gallolyticus sembra promuovere attivamente lo sviluppo del cancro del colon-retto, questo potrebbe portare a possibili strategie di trattamento. I risultati sono pubblicati sulla rivista “PLOS Pathogens“.

Streptococcus gallolyticus

Gli scienziati già conoscevano da tempo tempo che le persone infette da S. gallolyticus hanno maggiori probabilità di avere il cancro del colon-retto. Quale fosse il suo ruolo non era ben chiaro.
Ora il team coordinato dal prof. Yi Xu attraverso i risultati della coltura cellulare e in vivo sugli animali ha dimostrato che quando la produzione di una certa proteina, chiamata β-catenina, nota a svolgere un ruolo chiave nel cancro del colon-retto, è stata ridotta in una cellula, S. gallolyticus non ha promosso la proliferazione delle cellule tumorali del colon-retto. Questo indica un possibile percorso attraverso il quale i batteri guidano lo sviluppo del cancro.
In particolare negli esperimenti sugli animali coloro che sono stati trattati con S. gallolyticus hanno sviluppato più tumori e avevano una maggiore produzione della proteina β-catenina, nonché altri segni di gravità del cancro.

Si pensa che circa il 2 all’8 per cento delle persone sane ha SGG nel tessuto del colon. Rimane ancora da capire se SGG sta alla base delle mutazioni iniziali che causano il cancro. SGG talvolta provoca infezioni delle valvole cardiache, e i medici di solito consigliano a chiunque con questa infezione un controllo anche per il cancro del colon. Circa la metà delle persone con un’infezione della valvola cardiaca di SGG ha anche avuto un cancro del colon non diagnosticato.

Se il ruolo del batterio nel cancro è confermato, i tumori del colon potranno essere trattati un giorno con antibiotici o persino prevenuti con un vaccino.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Streptococcus gallolyticus subsp. gallolyticus promotes colorectal tumor development
Ritesh Kumar, Jennifer L. Herold, Deborah Schady, Jennifer Davis, Scott Kopetz, Margarita Martinez-Moczygemba, Barbara E. Murray, Fang Han, Yu Li, Evelyn Callaway, Robert S. Chapkin, Wan-Mohaiza Dashwood, Roderick H. Dashwood, [ … ], Yi Xu
PLOS Pathogens Published: July 13, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006440

Fonte: Texas A & M Health Science Center

Approfondimenti:
Klein RS, Recco RA, Catalano MT, Edberg SC, Casey JI, Steigbigel NH (13 October 1977). “Association of Streptococcus bovis with carcinoma of the colon“. N. Engl. J. Med. 297 (15): 800–2. PMID 408687. doi:10.1056/NEJM197710132971503

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Nanoparticelle antibiotiche contro i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

La resistenza agli antibiotici è un problema crescente, soprattutto tra un tipo di batteri classificati come “Gram-negativi“. Questi batteri hanno due membrane cellulari, rendendo più difficile penetrare e uccidere le cellule.
I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno utilizzato la nanotecnologia per sviluppare trattamenti più mirati per questi batteri resistenti ai farmaci. In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Advanced Materials“, riferiscono che un peptide antimicrobico confezionato in una nanoparticola di silicio ha ridotto drasticamente il numero di batteri nei polmoni dei topi infetti da Pseudomonas aeruginosa, una malattia causata dal batterio Gram-negativo che può portare alla polmonite.

adma201701527

Per il peptide antimicrobico, i ricercatori hanno scelto una tossina batterica sintetica chiamata KLAKAK. Hanno attaccato questa tossina ad una varietà di “peptidi di traffico”, che interagiscono con le membrane batteriche. Di 25 peptidi testati, il miglior risultato si è avuto con una combinazione di KLAKAK con un peptide chiamato lactoferrina, che era 30 volte più efficace nell’uccisione di Pseudomonas aeruginosa rispetto ai singoli peptidi. Si sono avuti minimi effetti tossici sulle cellule umane.

Leggi abstrcat dell’articolo:
Porous Silicon Nanoparticle Delivery of Tandem Peptide Anti-Infectives for the Treatment of Pseudomonas aeruginosa Lung Infections
Ester J. Kwon, Matthew Skalak, Alessandro Bertucci, Gary Braun, Francesco Ricci, Erkki Ruoslahti, Michael J. Sailor and Sangeeta N. Bhatia
Advanced Materials online: 12 JUL 2017 | DOI: 10.1002/adma.201701527

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

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Morbo di Alzheimer: olio di oliva protegge dal declino cognitivo.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2017

Ricercatori italiani della prestigiosa Lewis Katz School of Medicine (LKSOM) presso la Temple University di Philadelphia hanno scoperto che l’olio extravergine di oliva, maggior componente della dieta mediterranea, protegge dal declino cognitivo e riduce i sintomi legati a patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer. Gli studiosi, coordinati dal professor Domenico Praticò, docente presso il Dipartimento di Farmacologia e Microbiologia dell’ateneo americano, sono giunti a questa conclusione dopo aver condotto alcuni esperimenti con modelli murini (topi).

Pratico Photo   olio-oliva

L’esame istologico condotto sul tessuto cerebrale degli animali da esperimento ha evidenziato un’integrità sinaptica migliore e una riduzione dei livelli di placche amiloidi e proteina tau negli animali alimentati con una dieta ricca di olio di oliva extravergine. In pratica, l’olio di oliva avrebbe protetto questi animali dalle conseguenze della neurodegenerazione, catalizzando la cosiddetta autofagia, il processo di rimozione dei ‘rifiuti’ che si accumulano nelle cellule nervose.

La pubblicazione dei risultati è stata fatta sulla rivista “Annals of Clinical and Translational Neurology“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Extra-virgin olive oil ameliorates cognition and neuropathology of the 3xTg mice: role of autophagy
Elisabetta Lauretti, Luigi Iuliano and Domenico Praticò
Annals of Clinical and Translational Neurology Version of Record online: 21 JUN 2017 | DOI: 10.1002/acn3.431

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Analisi della flora intestinale per comprendere l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2017

I ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze hanno approfondito lo studio dell’insieme dei microorganismi intestinali (microbiota) di soggetti affetti da autismo.
Attraverso sofisticate tecniche di metagenomica e bioinformatica i ricercatori hanno caratterizzato le centinaia di batteri e – per la prima volta – anche i funghi presenti nell’intestino (questi ultimi rappresentano circa l’1-2% del microbiota intestinale).

microbiota

Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi. Riscontrata, inoltre, la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori.

I risultati forniscono un set di marcatori preziosi per valutare e guidare studi di intervento sulla dieta, che è alla base della composizione del microbiota. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Microbiome“.

Leggi il full text dell’articolo:
New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders
Francesco Strati, Duccio Cavalieri, Davide Albanese, Claudio De Felice, Claudio Donati, Joussef Hayek, Olivier Jousson, Silvia Leoncini, Daniela Renzi, Antonio Calabrò and Carlotta De Filippo
Microbiome 2017 5:24 DOI: 10.1186/s40168-017-0242-1

Fonte: Università di Firenze

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Nuovo test per diagnosticare rapidamente la Sepsi.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

I ricercatori hanno sviluppato un test in grado di diagnosticare rapidamente e in modo affidabile la sepsi, una complicazione potenzialmente pericolosa per la vita che può accadere quando il corpo intero reagisce ad un’infezione.

Nello studio riportato su “Journal of Clinical Laboratory Analysis“, i ricercatori descrivono quello che viene chiamato un sistema “TaqMan-Based Multiplex PCR real-time”, che permette di rilevazione rapidamente 10 dei più frequenti batteri patogeni da campioni di sangue in poche ore.

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È interessante notare che  gli agenti patogeni in alcuni casi risultati negativi in cultura da sangue di pazienti con sepsi sono stati rilevati con questo metodo. Noi ipotizziamo che i frammenti di DNA residui dei batteri potrebbero essere rilevati da questo sistema, anche se sono stati distrutti da farmaci antibatterici o dal sistema immunitario“, ha detto il dottor Bing Zhang, autore senior dello studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Rapid diagnosis of sepsis with TaqMan-Based multiplex real-time PCR
Chang-Feng Liu, Xin-Ping Shi, Yun Chen, Ye Jin, Bing Zhang
J Clin Lab Anal. 2017;00:e22256. https://doi.org/10.1002/jcla.22256

Fonte: Wiley

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Relazione tra malattia del cervello e microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

I ricercatori della Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia, hanno dimostrato un legame diretto e inaspettato tra il microbioma e alcune malattie cerebrovascolari.
I batteri del microbioma intestinale guidano la formazione di malformazioni cavernose cerebrali (CCM), dette anche angiomi cavernosi o cavernomi, lesioni vascolari caratterizzate da agglomerati di capillari sanguigni (gomitoli vascolari) abnormemente dilatati e fragili, che possono causare ictus e crisi epilettiche (video).

CCM-human-brain
CCMs in a mouse using microCT Credit: Issam Awad, University of Chicago

Il team ha scoperto, come descritto nell’articolo pubblicato sulla rivista “Nature“, che il percorso molecolare che sta alla base del CCM è attivato da TLR4, un recettore per un lipopolisaccaride, molecola batterica (LPS). L’attivazione di TLR4 sulle cellule endoteliali cerebrali da parte di LPS è notevolmente accelerata nella formazione di CCM. Al contrario, se TLR4 viene rimosso dalle cellule endoteliali, o se i topi sono trattati con farmaci che bloccano la funzione TLR4, la formazione CCM viene impedita.

In conclusione batteri del microbioma intestinale negli animali possono guidare la formazione di CCM attraverso la relazione LPS-TLR4. Il ruolo chiave della segnalazione LPS-TLR4 è stato trovato essere presente anche negli esseri umani.

Lo studio suggerisce che i trattamenti progettati per bloccare la segnalazione TLR4 alterando il microbioma possono essere usati per il trattamento di questa malattia“, ha detto il prof. Mark Kahn.

Leggi abstract dell’articolo:
Endothelial TLR4 and the microbiome drive cerebral cavernous malformations
Alan T. Tang ,Jaesung P. Choi ,Jonathan J. Kotzin ,Yiqing Yang ,Courtney C. Hong, Nicholas Hobson,Romuald Girard… Xiangjian Zheng & Mark L. Kahn.
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi: 10.1038/nature22075

Fonte: Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia

CCM Italia  –  video

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