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Posts Tagged ‘microbiologia’

Nuovo test per diagnosticare rapidamente la Sepsi.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

I ricercatori hanno sviluppato un test in grado di diagnosticare rapidamente e in modo affidabile la sepsi, una complicazione potenzialmente pericolosa per la vita che può accadere quando il corpo intero reagisce ad un’infezione.

Nello studio riportato su “Journal of Clinical Laboratory Analysis“, i ricercatori descrivono quello che viene chiamato un sistema “TaqMan-Based Multiplex PCR real-time”, che permette di rilevazione rapidamente 10 dei più frequenti batteri patogeni da campioni di sangue in poche ore.

JCLA-cover

È interessante notare che  gli agenti patogeni in alcuni casi risultati negativi in cultura da sangue di pazienti con sepsi sono stati rilevati con questo metodo. Noi ipotizziamo che i frammenti di DNA residui dei batteri potrebbero essere rilevati da questo sistema, anche se sono stati distrutti da farmaci antibatterici o dal sistema immunitario“, ha detto il dottor Bing Zhang, autore senior dello studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Rapid diagnosis of sepsis with TaqMan-Based multiplex real-time PCR
Chang-Feng Liu, Xin-Ping Shi, Yun Chen, Ye Jin, Bing Zhang
J Clin Lab Anal. 2017;00:e22256. https://doi.org/10.1002/jcla.22256

Fonte: Wiley

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Relazione tra malattia del cervello e microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

I ricercatori della Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia, hanno dimostrato un legame diretto e inaspettato tra il microbioma e alcune malattie cerebrovascolari.
I batteri del microbioma intestinale guidano la formazione di malformazioni cavernose cerebrali (CCM), dette anche angiomi cavernosi o cavernomi, lesioni vascolari caratterizzate da agglomerati di capillari sanguigni (gomitoli vascolari) abnormemente dilatati e fragili, che possono causare ictus e crisi epilettiche (video).

CCM-human-brain
CCMs in a mouse using microCT Credit: Issam Awad, University of Chicago

Il team ha scoperto, come descritto nell’articolo pubblicato sulla rivista “Nature“, che il percorso molecolare che sta alla base del CCM è attivato da TLR4, un recettore per un lipopolisaccaride, molecola batterica (LPS). L’attivazione di TLR4 sulle cellule endoteliali cerebrali da parte di LPS è notevolmente accelerata nella formazione di CCM. Al contrario, se TLR4 viene rimosso dalle cellule endoteliali, o se i topi sono trattati con farmaci che bloccano la funzione TLR4, la formazione CCM viene impedita.

In conclusione batteri del microbioma intestinale negli animali possono guidare la formazione di CCM attraverso la relazione LPS-TLR4. Il ruolo chiave della segnalazione LPS-TLR4 è stato trovato essere presente anche negli esseri umani.

Lo studio suggerisce che i trattamenti progettati per bloccare la segnalazione TLR4 alterando il microbioma possono essere usati per il trattamento di questa malattia“, ha detto il prof. Mark Kahn.

Leggi abstract dell’articolo:
Endothelial TLR4 and the microbiome drive cerebral cavernous malformations
Alan T. Tang ,Jaesung P. Choi ,Jonathan J. Kotzin ,Yiqing Yang ,Courtney C. Hong, Nicholas Hobson,Romuald Girard… Xiangjian Zheng & Mark L. Kahn.
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi: 10.1038/nature22075

Fonte: Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia

CCM Italia  –  video

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Strategia di Gene-editing per eliminare il virus HIV negli animali.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2017

Gli scienziati del Lewis Katz School of Medicine at Temple University (LKSOM) e dell’University of Pittsburgh hanno dimostrato che è possibile asportare DNA dell’HIV dai genomi di animali vivi per eliminare ulteriori infezioni. Questa è la prima volta che gli esperimenti vengono eseguiti in tre diversi modelli animali, tra cui un modello “umanizzato”, in cui nei topi sono state trapiantate le cellule immunitarie umane infettate con il virus.

Il team è il primo a dimostrare che la replicazione dell’HIV-1 può essere completamente spenta e il virus eliminato dalle cellule infette in animali con una potente tecnologia di gene-editing nota come CRISPR/Cas9.

Cas9-HIV

Il nuovo studio segna un passo in avanti importante nella ricerca di una cura permanente per l’infezione da HIV. “La fase successiva potrebbe essere quella di ripetere lo studio in primati, un modello animale più adatto in cui l’infezione da HIV induce la malattia, al fine di dimostrare ulteriormente l’eliminazione del virus HIV-1 DNA nelle cellule T infette e in altri siti tra cui le cellule del cervello“, ha detto il prof Khalili. “Il nostro obiettivo finale è uno studio clinico in pazienti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
In Vivo Excision of HIV-1 Provirus by saCas9 and Multiplex Single-Guide RNAs in Animal Models.
Chaoran Yin, Ting Zhang, Xiying Qu, Yonggang Zhang, Raj Putatunda, Xiao Xiao, Fang Li, Weidong Xiao, Huaqing Zhao, Shen Dai, Xuebin Qin, Xianming Mo, Won-Bin Young, Kamel Khalili, Wenhui Hu.
Molecular Therapy, 2017; DOI: 10.1016/j.ymthe.2017.03.012

Fonte: Lewis Katz School of Medicine at Temple University

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ECDC: Rapporto sull’uso degli antimicrobici.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2017

ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e l’EFSA hanno pubblicato un rapporto sulla resistenza agli antimicrobici, sottolineando la grave minaccia che questo problema rappresenta per la salute pubblica delle persone e degli animali. Le infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici causano circa 25 000 decessi nell’Unione europea ogni anno.

Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “La resistenza antimicrobica è una minaccia allarmante e mette la salute umana e animale in pericolo. Abbiamo fatto notevoli sforzi per fermare la sua ascesa, ma questo non è sufficiente. Dobbiamo essere più veloci, più forti ed agire su diversi fronti. Questo è il motivo per cui la Commissione lancerà un nuovo piano d’azione questa estate che darà un nuovo quadro per le future azioni coordinate per ridurre la diffusione della resistenza antimicrobica.

ecdc-report

Il rapporto mostra che, in generale, la resistenza ai farmaci nei batteri di Salmonella è alta in tutta l’UE. Una particolare preoccupazione viene rivolta ai comuni tipi di Salmonella negli esseri umani, come la Salmonella Typhimurium monofasica, che presentano un’elevatissima resistenza multi-farmaco. Un uso prudente degli antibiotici in medicina umana e veterinaria è estremamente importante per affrontare la sfida della resistenza antimicrobica.

Scarica e leggi i documenti in full text:
The European Union summary report on antimicrobial resistance in zoonotic and indicator bacteria from humans, animals and food in 2015
Data visualisation tool
Food and Waterborne diseases and zoonoses programme page
Press release

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Programmati batteri contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2017

Gli scienziati della Chonnam National University Hwasun Hospital, Republic of Korea, sono riusciti a modificare dei batteri per combattere il cancro. Questi batteri della famiglia Clostridium e Salmonella si sono infiltrati con successo nei tumori ed hanno attivato il sistema immunitario per uccidere le cellule maligne; il nuovo studio è stato descritto sulla rivista “Science Translational Medicine“.

zheng
Genetically modified Salmonella bacteria target tumors and make the immune system extra aggressive toward cancer cells. Younghee Lee/CUBE3D Graphic

Dagli esperimenti la dimensione dei tumori è diminuita al di sotto dei limiti rilevabili in 11 dei 20 topi che avevano ricevuto iniezioni di un ceppo di batteri progettati per essere innocuo, ma in grado di sopprimere in modo efficace la crescita delle masse tumorali.
Jin Hai Zheng e colleghi hanno utilizzato batteri di Salmonella typhimurium come “cavalli di Troia”, che infiltrati negli ambienti a basso ossigeno trovati all’interno dei tumori hanno attivato un segnale di risposta immunitaria – da una proteina chiamata FlaB, coinvolti nelle attività tumorali.

Gli autori ipotizzano che il buon profilo di sicurezza rende i batteri ingegnerizzati una potenziale strategia anticancro molto promettente.

Leggi abstract dell’articolo:
Two-step enhanced cancer immunotherapy with engineered Salmonella typhimurium secreting heterologous flagellin
BY JIN HAI ZHENG, VU H. NGUYEN, SHENG-NAN JIANG, SEUNG-HWAN PARK, WENZHI TAN, SEOL HEE HONG, MYUNG GEUN SHIN, IK-JOO CHUNG, YEONGJIN HONG, HEE-SEUNG BOM, HYON E. CHOY, SHEE EUN LEE, JOON HAENG RHEE, JUNG-JOON MIN
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE08 FEB 2017

Science news: Scientists turn food poisoning microbe into powerful cancer fighter
By Michael PriceFeb. 8, 2017

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Batteri intestinali legati al diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2017

Le persone con diabete di tipo 1 mostrano cambiamenti nel loro sistema digestivo che non si vedono nelle persone che non hanno la malattia autoimmune, ad affermarlo un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Questo è il primo studio che ha avuto l’opportunità di analizzare il profilo infiammatorio, microbioma, e l’associazione alla mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, rispetto ai pazienti con malattia celiaca e controlli sani“.“L’espressione di 10 geni specifici proinfiammatori risultano significativamente aumentati nel duodeno dei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto ai controlli sani e ai pazienti con malattia celiaca“, afferma il prof. Lorenzo Piemonti, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Italia.
batteri microbiota

Lo studio ha incluso 54 pazienti – 19 con diabete di tipo 1, 19 con malattia celiaca, e 16 controlli sani. Le biopsie della mucosa duodenale sono stati condotte presso l’ospedale San Raffaele dal 2009 al 2015. L’infiammazione è stata valutata da uno studio di espressione genica e di immunoistochimica. La composizione del Microbioma è stata analizzata con 16S rRNA gene sequencing.
La mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, ha mostrato un significativo aumento dei batteri Firmicutes (Gram-positivi) e una riduzione Proteobacteria (Gram-negativi) e Bacteroidetes (Gram-negativi) rispetto ai controlli sani.

Per anni, abbiamo cercato la causa del diabete di tipo 1 nel pancreas. Forse, abbiamo guardato nel posto sbagliato, vi è la possibilità che l’intestino hanno un ruolo chiave nello sviluppo della malattia“. – concludono i ricercatori.
Se i risultati saranno confermati, sarà possibile sviluppare un nuovo trattamento nelle persone con un alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Duodenal mucosa of patients with type 1 diabetes shows distinctive inflammatory profile and microbiota
Silvia Pellegrini, Valeria Sordi, Andrea Mario Bolla, Diego Saita, Roberto Ferrarese, Filippo Canducci, Massimo Clementi, Francesca Invernizzi, Alberto Mariani, Riccardo Bonfanti, Graziano Barera, Pier Alberto Testoni, Claudio Doglioni, Emanuele Bosi, Lorenzo Piemonti
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism published Jan. 19 – DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2016-3222

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Scoperta nuova fonte naturale per potenti farmaci anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 21, 2016

Gli scienziati del campus della Florida del The Scripps Research Institute (TSRI) hanno sviluppato un processo efficiente per scoprire rapidamente nuovi “prodotti naturali enediyne” da microbi del suolo che potrebbero portare allo realizzazione di farmaci antitumorali estremamente potenti.

La famiglia enediyne di prodotti naturali ha avuto un profondo impatto sulla chimica moderna, la biologia e la medicina. Molti degli enediynes naturali sono entrati studi clinici contro il cancro e in Giappone la zinostatina viene utilizzata clinicamente.

calicheamicin   Calicheamicin: An antitumor antibiotic featuring an enediyne unit

Il prof. Ben Shen ed i suoi colleghi hanno scoperto una nuova famiglia di prodotti enediyne naturali, chiamati tiancimycins, (TNMs) che uccidono le cellule tumorali più rapidamente e completamente in confronto a molecole tossiche utilizzate e approvate dalla FDA come gli anticorpi monoclonali collegati a farmaci citotossici che colpiscono solo le cellule tumorali. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “mBio“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Strain Prioritization and Genome Mining for Enediyne Natural Products
Xiaohui Yan, Huiming Ge, Tingting Huang, Hindra, Dong Yang, Qihui Teng, Ivana Crnovčić, Xiuling Li, Jeffrey D. Rudolf, Jeremy R. Lohman, Yannick Gansemans, Xiangcheng Zhu, Yong Huang, Li-Xing Zhao, Yi Jiang, Filip Van Nieuwerburgh, Christoph Rader, Yanwen Duan and Ben Shen
mBio vol. 7 no. 6 e02104-16 20 December 2016 doi:10.1128/mBio.02104-16

Fonte: The Scripps Research Institute (TSRI)

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Collegamento fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2016

E’ stato confermato per la prima volta il legame tra battteri intestinali e malattie neurodegenerative. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cell” è stato condotto su topi geneticamente modificati per il Parkinson.


Professor Sarkis Mazmanian explains how he and postdoctoral scholar Tim Sampson discovered the link between the gut biome and Parkinson’s disease. Credit: Caltech

Per la prima volta – spiega Sarkis Mazmanian, pioniere degli studi sul microbioma, tra gli autori dello studio e professore della California Institute of Technologyabbiamo scoperto un nesso biologico fra il microbioma intestinale e la malattia di Parkinson. Più genericamente, la ricerca rivela che una malattia neurodegenerativa può avere origine nell’intestino e non solo nel cervello, come si pensava in precedenza. La scoperta in pratica rappresenta un cambio di paradigma e apre per il futuro nuove possibilità di trattamento per i pazienti” – video.

Una simile scoperta – conclude il Prof. Sarkis Mazmanian –potrebbe servire da marker diagnostico per la malattia, o persino fornire nuovi obiettivi per lo sviluppo di farmaci specifici.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbes promote motor deficits in a mouse model of Parkinson’s disease
Sampson, Timothy R. et al. Sarkis Mazmanian
Cell, Volume 167, Issue 6, 1469 – 1480.e12– 1 December 2016

Download video & images

Fonte: California Institute of Technology

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Nuovo composto rileva i componenti del biofilm batterico.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2016

I rucercatori del Karolinska Institutet hanno sintetizzato un nuovo composto per il monitoraggio delle infezioni batteriche che formano biofilm. Fino ad ora non esistevano metodi specifici per il rilevamento della composizione del biofilm; non si riusciva ad avere un’analisi dei singoli batteri e della melma extracellulare generata dall’infezione.


Smart molecules reveal bacterial biofilm

Le molecole che abbiamo sviluppato sono uniche in quanto possono colorarsi in modo diverso a seconda di come si legano e si piegano. Noi di solito li chiamiamo camaleonti molecolari, perché cambiano colore a seconda dell’ambiente“, spiega il professor Peter Nilsson, Università di Linköping. “Questo è il primo metodo che colora specificamente i componenti del biofilm. Questo significa che i ricercatori che desiderano studiare i meccanismi che stanno alla base dei batteri che formano il biofilm, hanno un nuovo strumento per comprendere il processo“.

Nello studio, pubblicato sulla rivista “Nature Journal Biofilms and Microbiomes“, i ricercatori dimostrano come il metodo può essere usato per studiare batteri Salmonella, sia in piastre di coltura che in tessuto infetto. (video)

Leggi abstract dell’articolo:
Real-time opto-tracing of curli and cellulose into live Salmonella biofilms using luminescent oligothiophenes
Ferdinand X. Choong, Marcus Brooks, Sara Fahlén, BG Leif Johansson, Keira Melican, Michael Reno, K. Peter R Nilsson, Agneta Richter Dahlfors
Nature Journal Biofilms and Microbiomes, published online 23 October 2016, doi: 10.1038/npjbiofilms.2016.24

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Scoperti nuovi antibiotici setacciando il microbioma umano.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

La maggior parte degli antibiotici in uso oggi sono basati su molecole naturali prodotte dai batteri – e dato l’aumento della resistenza agli antibiotici, c’è un urgente bisogno di trovarne di nuovi per vie alternative.
I ricercatori della Rockefeller University hanno scoperto, utilizzando metodi computazionali per identificare quali geni del genoma di un microbo possono produrre composti antibiotici e quindi sintetizzarli, due nuovi antibiotici molto promettenti: humimycin A e B. I composti appartengono ad una famiglia di batteri chiamata Rhodococcu.

Gli humimycins è stato dimostrato sono particolarmente efficaci contro i batteri Staphylococcus e Streptococcus, che possono causare pericolose infezioni negli esseri umani e tendono a crescere la resistenza a diversi antibiotici. Gli humimycins funzionano inibendo un enzima che i batteri usano per costruire le loro pareti cellulari – e una volta che viene interrotta la costruzione della parete cellulare, i batteri muoiono.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Chemical Biology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Discovery of MRSA active antibiotics using primary sequence from the human microbiome.
Chu J, Vila-Farres X, Inoyama D, Ternei M, Cohen LJ, Gordon EA, Reddy BV, Charlop-Powers Z, Zebroski HA, Gallardo-Macias R, Jaskowski M, Satish S, Parco S, Perlin DS, Freundlich JS , Brady SF
Nat Chem Biol. 2016 Oct 17. doi: 10.1038/nchembio.2207.

Fonti: Rockefeller University – Natureworldnews

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Additivi alimentari possono causare il cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2016

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Cancer Research” gli emulsionanti che vengono aggiunti ai cibi più elaborati per favorirne la consistenza e prolungarne la durata, possono alterare i batteri intestinali in un modo da promuove l’infiammazione intestinale e conseguente cancro colorettale.

Lo studio da parte di un team di ricercatori della Georgia State University ha dimostrato che basse concentrazioni di due emulsionanti comuni – carbossimetilcellulosa e polisorbato-80 – induce un basso grado di infiammazione e obesità. Al contrario è stato trovato che un’assunzione di emulsionanti altera gravemente la composizione della flora intestinale, e lo fa in modo tale da promuovere l’infiammazione e crea un ambiente favorevole per lo sviluppo del cancro.
Non solo gli emulsionanti hanno alterato l’ambiente microbiotico in un modo da favorire l’infiammazione, ma anche hanno cambiato l’equilibrio tra proliferazione cellulare e morte cellulare, che favorisce lo sviluppo del tumore.

emulsiifiers1  emulsiifiers

Gli emulsionanti quindi inducono alterazioni del microbioma. Queste alterazioni sono necessarie e sufficienti per cambiare l’equilibrio nelle cellule epiteliali intestinali. Variazioni nelle cellule epiteliali si pensa provochino la comparsa e lo sviluppo di tumori.

Ricordiamo che gli emulsionanti sono detergenti, molecole aggiunte ai prodotti alimentari trasformati, e sono utilizzati per aiutare l’acqua a mescolarsi con l’olio, dando all’alimento trasformato una consistenza liscia.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary emulsifier-induced low-grade inflammation promotes colon carcinogenesis
Emilie Viennois, Didier Merlin, Andrew T. Gewirtz and Benoit Chassaing
Cancer Research DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-16-1359 Published 7 November 2016

Fonte: Georgia State University

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ESCMID: Linee guida sulle infezioni da Clostridium difficile.

Posted by giorgiobertin su agosto 26, 2016

L’European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID) ha pubblicato sulla rivista “Clinical Microbiology and Infection” le nuove linee guida di best practice per la diagnosi delle infezioni da Clostridium difficile(CDI). Il documento aggiorna il precedente pubblicato nel 2009 dalla stessa società, e include raccomandazioni sull’uso delle nuove tecnologie come nucleic acid amplification tests (NAAT).

Logo ESCMID

Le nuove linee guida sono orientate ai microbiologi, gastroenterologi, specialisti di malattie infettive e addetti ai controlli delle infezioni” afferma il Professor Ed Kuijper.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases: update of the diagnostic guidance document for Clostridium difficile infection
M.J.T. Crobach, T. Planche, C. Eckert, F. Barbut, E.M. Terveer, O.M. Dekkers, M.H. Wilcox, E.J. Kuijpe
Clinical Microbiology and Infection, Volume 22, S63-S81– DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cmi.2016.03.010

Fonte: European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID)

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Nuovo test per distinguere tra infezioni virali e batteriche.

Posted by giorgiobertin su agosto 24, 2016

Un team internazionale di scienziati – coordinato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra – ha scoperto due geni che vengono attivati quando un bambino ha una infezione batterica. Questo potrebbe consentire ai medici di distinguere rapidamente tra una malattia virale o batterica, e identificare i primi casi di infezioni potenzialmente mortali.

senior-researcher

Lo studio, pubblicato su “JAMA“, ha scoperto che i due geni, chiamati IFI44L e FAM89A, si attivano in posizione “on” quando una infezione batterica è presente. Questo studio, condotto su 250 bambini ha rilevato che i due geni predicono un’infezione batterica con una precisione 95-100 per cento. Lo studio potrebbe consentire ai medici di distinguere tra infezioni batteriche e virali, e individuare i primi casi di infezioni gravi che potrebbero essere mortali.

Meningite, setticemia e polmonite tutte si verificano come risultato di una infezione batterica. Riuscire a differenziare queste condizioni potenzialmente pericolose per la vita dovrebbero consentire ai sanitari di intervenire rapidamente con trattamenti accurati.
Inoltre, facendo una distinzione se un individuo ha una infezione virale o batterica può impedire la prescrizione di antibiotici per i virus. Ricordiamo che gli antibiotici sono efficaci solo contro i batteri e non combattono le infezioni causate da virus come il raffreddore, l’influenza, il mal di gola e la bronchite.

Attualmente, quando un bambino in visita dal medico o al pronto soccorso con una febbre, non esiste nessun metodo rapido per determinare se il bambino ha una malattia batterica o virale. Molti bambini sono ricoverati in ospedale e ricevono antibiotici, perché il team medico non è in grado di escludere immediatamente la possibilità di una infezione batterica – ma in realtà, sono affetti da un virus.
Tagliare il numero di antibiotici prescritti in modo inappropriato è fondamentale per fermare la diffusione della resistenza antimicrobica, che minaccia il futuro della medicina moderna.

Leggi abstracts degli articoli:
Diagnostic Test Accuracy of a 2-Transcript Host RNA Signature for Discriminating Bacterial vs Viral Infection in Febrile Children
Jethro A. Herberg, PhD; Myrsini Kaforou, PhD; Victoria J. Wright, PhD; Hannah Shailes, BSc; Hariklia Eleftherohorinou + al.
JAMA 2016;316(8):835-845. doi:10.1001/jama.2016.11236.

Association of RNA Biosignatures With Bacterial Infections in Febrile Infants Aged 60 Days or Younger
Prashant Mahajan, MD, MPH, MBA; Nathan Kuppermann, MD, MPH; Asuncion Mejias, MD, PhD; Nicolas Suarez + al.
JAMA. 2016;316(8):846-857. doi:10.1001/jama.2016.9207.

Editorial: Genetics and the Evaluation of the Febrile Child

Fonte: Imperial College London

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Super antibiotico sconfigge i batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2016

I ricercatori tedeschi dell’Università di Tubinga e del German Center for Infection Research (DZIF), hanno scoperto che i batteri dal naso umano producono un antibiotico efficace contro gli agenti patogeni multiresistenti.

Lugdunin    Lugdunin
Graphic demonstrating the function of Lugdunin. Staphylococcus lugdunensis (white) colonize on human nasal epithelial cells (pink) and combat the Staphylococcus aureus pathogen (yellow) by producing Lugdunin.

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici – come il patogeno Staphylococcus aureus (MRSA), che colonizza sulla pelle umana – sono tra le principali cause di morte in tutto il mondo. L’habitat naturale dei batteri Staphylococcus è la cavità nasale umana. Nei loro esperimenti, Dr. Bernhard Krismer, Alexander Zipperer e il professor Andreas Peschel dell’Interfaculty Institute for Microbiology and Infection Medicine Tübingen (IMIT) hanno osservato che lo Staphylococcus aureus è raramente presente quando Staphylococcus Lugdunensis è residente nel naso.

Analizzando i campioni prelevati a 187 pazienti ospedalieri, chi ospitava il tipo lugdunensis aveva una probabilità sei volte minore degli altri di ospitare il tipo aureo. I due germi insomma sono rivali, anzi protagonisti di una vera e propria guerra batteriologica.

Gli studi in vivo sul modello animale sono positivi. Una volta spruzzati nel naso di cavie da laboratorio, i batteri “buoni” eliminano i germi cattivi. Quando sono somministrati a topi la cui pelle è infettata con il tipo aureo, riescono a contrastare l’infezione.

Normalmente gli antibiotici sono formati solo da batteri del suolo e funghi,” dice il professor Andreas Peschel. “L’idea che la microflora umana possa anche essere una fonte di agenti antimicrobici è una nuova scoperta“. È possibile che la soluzione al problema degli agenti patogeni multiresistenti sia sempre stata sotto al nostro naso, anzi dentro. Con questa battuta la rivista “Nature” presenta la scoperta del potente antibiotico.

Leggi abstract dell’articolo:
Human commensals producing a novel antibiotic impair pathogen colonization
Alexander Zipperer,Martin C. Konnerth,Claudia Laux,Anne Berscheid,Daniela Janek, Christopher Weidenmaier,Marc Burian,Nadine A. Schilling, Christoph Slavetinsky, Matthias Marschal,Matthias Willmann,Hubert Kalbacher,Birgit Schittek,Heike Brötz-Oesterhelt,Stephanie Grond,Andreas Peschel & Bernhard Krismer
Nature 535, 511–516 (28 July 2016) doi:10.1038/nature18634

Fonte: Università di Tubinga

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Flora batterica alterata e Diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2016

Una ricerca condotta da un team di scienziati internazionali, coordinati dal prof. Oluf Pedersen del Metabolism Center University of Copenaghen ha scoperto che gli squilibri specifici della flora batterica intestinale contribuiscono in modo significativo alla resistenza insulinica, un precursore di malattie comuni come il diabete di tipo 2, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari aterosclerotiche, in crescita epidemica.

Tarm_illustration

Per condurre la ricerca, gli autori hanno incluso nello studio 75 pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2 e 277 soggetto sani (gruppo di controllo), ed hanno analizzato non solo le concentrazioni di insulina e l’andamento di più di 1.200 metaboliti nel sangue, ma anche il Dna di centinaia di batteri nel tratto intestinale per verificare se certi squilibri nel microbioma fossero coinvolti nella genesi di malattie metaboliche oppure cardiovascolari.

I risultati hanno mostrato che le persone con insulino-resistenza avevano alti livelli ematici di un sottotipo aminoacido a catena ramificata chiamato ‘BCAA’ (BCAA), ed anche,  soprattutto, che questa elevazione del BCAA è mediata dai cambiamenti nella composizione e funzione della flora intestinale. In particolare, le specie batteriche ‘Prevotella copri‘ e ‘Bacteroides vulgatus‘, abitualmente residenti nel nostro microbioma intestinale, sono responsabili della biosintesi di questi BCAA.

I ricercatori hanno condotto in parallelo anche uno studio su un modello animale, hanno alimentato dei topi da laboratorio con grandi quantità di ‘Prevotella copri‘ per un periodo tre settimane. E cosa è successo? i topi con i batteri hanno mostrato dei livelli insolitamente elevati di BCAA nel sangue, ed hanno sviluppato la resistenza all’insulina e intolleranza al glucosio.

Introducendo nella dieta una maggiore assunzione giornaliera di qualsiasi tipo di verdura associata a un minore consumo di alimenti ricchi di grassi animali gli squilibri della flora intestinale tendono a normalizzarsi migliorando la sensibilità all’insulina del paziente.

Leggi abstract dell’articolo:
Human gut microbes impact host serum metabolome and insulin sensitivity
Helle Krogh Pedersen,Valborg Gudmundsdottir,Henrik Bjørn Nielsen,Tuulia Hyotylainen, Trine Nielsen,Benjamin A. H. Jensen, Kristoffer Forslund,Falk Hildebrand,Edi Prifti, Gwen Falony,Emmanuelle Le Chatelier + al.
Nature (2016) Published online 13 July 2016 doi:10.1038/nature18646

Fonte:  Metabolism Center University of Copenaghen

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Curare le malattie infiammatorie modulando la flora intestinale.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2016

Un team di ricercatori dell’Institut de Biologie Moléculaire et Cellulaire (IBMC), Université de Strasbourg – Francia, coordinati dalla prof.ssa Vieira AT, ha messa a fuoco in uno studio come poter prevenire e curare le malattie infiammatorie modulando la flora intestinale. I fattori negativi per la salute del microbiota sono il parto cesareo, l’alimentazione artificiale, una dieta ricca di zucchero, una dieta ricca di grassi e l’eccesso di igiene.
Considerando che la maggior parte della popolazione mondiale ha avuto almeno uno di questi fattori che possono portare alla malattia infiammatoria, è importante comprendere le strategie per modulare la flora intestinale.

Microbioma

Per risolvere l’infiammazione è molto utile analizzare l’interazione tra la flora intestinale e il sistema immunitario.
Ricordiamo che il microbiota inizia a formarsi durante il parto e che la distruzione di questo microbiota può portare a varie malattie infiammatorie. L’allattamento al seno e la nutrizione nella prima infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della popolazione di microbi (flora intestinale) nel neonato. La flora intestinale arriva a maturazione nel bambino durante i primi 3 anni di vita, e dopo i 3 anni la composizione della flora intestinale è simile a quella di un adulto.

A seguito dei grandi progressi ottenuti attraverso gli strumenti per l’analisi microbiologica, strategie terapeutiche quali il trattamento prebiotici, probiotici e postbiotici e trapianto microbiota fecale hanno guadagnato molta popolarità.

Scarica e leggi il documento in full text:
New insights into therapeutic strategies for gut microbiota modulation in inflammatory diseases
Angélica Thomaz Vieira, Claudio Fukumori and Caroline Marcantonio Ferreira
Clinical & Translational Immunology (2016) 5, e87; doi:10.1038/cti.2016.38 Published online 24 June 2016

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Scoperto come il virus HIV entra nelle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2016

La maggior parte dei virus entrano nel nucleo della cellula quando questa si divide e la membrana nucleare – il muro che protegge il nucleo e il suo prezioso carico di DNA – si rompe. Ma il virus HIV-1 non aspetta che ciò avvenga; in qualche modo, riesce a entrare nel nucleo delle cellule prima della divisione. Come riesce a fare questo è un mistero.

Ora il prof. Edward M. Campbell e il suo team del Department of Microbiology and Immunology at Loyola’s Stritch School of Medicine hanno trovato che il virus dirotta una proteina chiamata KIF5B, che trasporta normalmente vari materiali all’interno della cella, in modo tale che i pori diventano abbastanza grandi da consentire all’HIV-1 di passare. I pezzi che vengono strappati via sono proteine chiamate Nup358.

Nelle cellule che non hanno KIF5B o Nup358, gli autori notano che HIV-1 è molto ridotto, e il virus si accumula intorno alla parte esterna della membrana nucleare e non riesce ad entrare.

HIV-cell-nuclear
In cells that have no KIF5B or Nup358, the researchers note that HIV-1 entry is much reduced, and the virus (red) accumulates around the outside of the cell nucleus (blue).Image credit: Loyola University Chicago

Il team suggerisce che la scoperta è molto importante perchè potrebbe portare a un nuovo tipo di farmaco anti-HIV che blocca KIF5B. Tale farmaco potrebbe rallentare l’ingresso di HIV nel nucleo della cellula ospite abbastanza a lungo per dare il tempo sistema immunitario a dare l’allarme e distruggere il virus.

E’ come fare un caveau in una banca dove diventa più difficile entrare. Oltre a rendere il denaro più sicuro, aumenterebbe la possibilità di suonare l’allarme e catturare i ladri.” – afferma il prof. Campbell.

Leggi il full text dell’articolo:
KIF5B and Nup358 Cooperatively Mediate the Nuclear Import of HIV-1 during Infection
Adarsh Dharan, Sarah Talley, Abhishek Tripathi, João I. Mamede, Matthias Majetschak, Thomas J. Hope, Edward M. Campbell
PLOS Pathogens Published: June 21, 2016    http://dx.doi.org/10.1371/journal.ppat.1005700

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Un programma per diminuire le infezioni urinarie da catetere.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2016

Il Comprehensive Unit-based Safety Program (CUSP) (On the CUSP: Stop CAUTI), sovvenzionato dalla Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ), e’ stato studiato per ridurre le infezioni urinarie da catetere (CAUTI – Catheter-Associated Urinary Tract Infection) nelle unita’ di terapia intensiva e negli altri reparti ospedalieri. Le principali caratteristiche del programma, che si e’ svolto dal marzo 2011 al novembre 2013 (18 mesi), sono:
– disseminazione delle informazioni alle organizzazioni che sostenevamo l’iniziativa e agli ospedali,
– raccolta dei dati,
– guida sugli aspetti tecnici e socio-adattativi nella prevenzione delle CAUTI.

catheter       Catheter-Infections

Sulla rivista “New England Journal of Medicine” sono ora disponibili i risultati relativi a 926 unita’ ospedaliere, in 32 stati americani, più il Distretto di Columbia e Puerto Rico.

Leggi il full text dell’articolo:
A Program to Prevent Catheter-Associated Urinary Tract Infection in Acute Care
Saint S., Greene M.T., Krein S.L., et al.
N Engl J Med 2016; 374:2111-2119 – June 2, 2016

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Una lunghezza d’onda della luce uccide i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

Gli scienziati sanno da tempo che la luce UV ha la capacità di uccidere i batteri, anche patogeni come l’MRSA, denominati “superbatteri“. Tuttavia, le lampade UV richieste per questo tipo di trattamento rappresentano una minaccia per la salute per i pazienti e per il personale medico. Essi possono causare una serie di problemi di salute, danneggiano la pelle e gli occhi. Per esempio, la luce UV è nota per indurre il cancro della pelle e la cataratta.

Ora gli scienziati del Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center, hanno trovato una stretta banda di luce UV con una lunghezza d’onda di circa 207 nanometri che non può penetrare nello strato della pelle che riveste gli esseri viventi, o nello strato esterno dell’occhio , e riesce ad uccidere le cellule batteriche 10-25 volte più piccole delle cellule umane come l’MRSA (Staphylococcus aureus) resistente alla meticillina.

Batteri
MRSA bacteria (Source: NIH/Tim Sandle, PhD)

I nostri risultati offrono un potenziale percorso pratico per ridurre in modo significativo i tassi di infezioni del sito chirurgico senza rischi per la salute e la sicurezza dei pazienti e del personale medico.” – afferma il prof. David J. Brenner, autore principale.

Leggi il full text dell’articolo:
207-nm UV Light—A Promising Tool for Safe Low-Cost Reduction of Surgical Site Infections. II: In-Vivo Safety Studies
Manuela Buonanno, Milda Stanislauskas, Brian Ponnaiya, Alan W. Bigelow, Gerhard Randers-Pehrson, Yanping Xu, Igor Shuryak, Lubomir Smilenov, David M. Owens, David J. Brenner
PLOS ONE Published: June 8, 2016  http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0138418

Fonte: Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center

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Flora intestinale alterata provoca obesità.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

L’obesità è legata a cambiamenti nei nostri microbi intestinali-le migliaia di miliardi di minuscoli organismi che popolano il nostro intestino. Anche se il meccanismo non è ancora molto chiaro, in un nuovo studio pubblicato su “Nature“, un team di ricercatori dell’University of Yale ha identificato come una flora intestinale alterata provoca obesità.

Microbioma (© Christos Georghiou – stock.adobe.com)

In studi precedenti i ricercatori avevano individuato come acidi grassi a catena corta (acetato) stimolavano la secrezione di insulina nei roditori obesi.

Ora i ricercatori hanno determinato che quando l’acetato è stato iniettato direttamente nel cervello o con continue infusioni intragastriche, si è innescata una maggiore produzione di insulina causata dall’attivazione del sistema nervoso parasimpatico. “L’ acetato stimola le cellule beta a secernere più insulina in risposta al glucosio attraverso un meccanismo mediato centralmente“, ha detto Gerald Shulman, coordinatore dello studio. “Inoltre stimola la secrezione di ormoni della gastrina e grelina, che portano ad una maggiore assunzione di cibo.”

Nell’insieme degli esperimenti è stato dimostrato un nesso causale tra le alterazioni nella flora intestinale in risposta ai cambiamenti nella dieta ed un aumento della produzione di acetato. I batteri intestinali sono responsabili della maggior parte della produzione di acetato in vivo. L’aumento di acetato, a sua volta porta ad una maggiore assunzione di cibo, innescando un ciclo di feedback positivo che spinge all’obesità.

Alterazioni della flora intestinale sono associate con l’obesità e la sindrome metabolica in entrambi gli esseri umani e roditori“, ha osservato Shulman . “In questo studio abbiamo a disposizione un nuovo meccanismo per spiegare questo fenomeno biologico nei roditori, e ora stiamo esaminando se questo meccanismo si traduce anche negli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Acetate mediates a microbiome–brain–β-cell axis to promote metabolic syndrome
Rachel J. Perry,Liang Peng,Natasha A. Barry,Gary W. Cline,Dongyan Zhang,Rebecca L. Cardone,Kitt Falk Petersen,Richard G. Kibbey, Andrew L. Goodman & Gerald I. Shulman
Nature 534, 213–217 (09 June 2016) doi:10.1038/nature18309

Fonte: University of Yale

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Un super batterio mutato resistente a tutti gli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2016

I medici americani hanno registrato il primo caso nel Paese di una donna con una infezione urinaria resistente a tutti gli antibiotici conosciuti, anche di ultima generazione come la colistina. A lanciare l’allarme sono i Centers for Disease Control and Prevention. Il caso è stato pubblicato sulla rivista “Antimicrobial Agents and Chemotherapy” a cura dell’American Society for Microbiology. Gli scienziati hanno sottolineano la forte preoccupazione per questa tipologia di superbatteri che potrebbero rappresentare un grave pericolo per combattere anche le infezioni di routine. Negli Usa la resistenza di molti agenti infettivi agli antibiotici causa 2 mln di malattie e 23 mila decessi l’anno, secondo le stime.

AAC-cover

Per gli scienziati questo è il primo caso in Usa di un agente patogeno che ha un gene, chiamato Mcr-1, che permette ai batteri di diventare resistenti anche ad una classe di antibiotici come la colistina. Il gene Mcr-1 è stato scoperto lo scorso anno in Cina e ha già sollevato l’allarme della comunità scientifica.

Scarica e leggi il documento in full text:
Escherichia coli Harboring mcr-1 and blaCTX-M on a Novel IncF Plasmid: First report of 2 mcr-1 in the USA
Patrick McGann, Erik Snesrud, Rosslyn Maybank, et al.
Antimicrob. Agents Chemother. Posted Online 26 May 2016 – doi:10.1128/AAC.01103-16

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Antibiotici sintetici contro la resistenza batterica.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

I ricercatori chimici della Harvard University in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”, sono già riusciti a sintetizzare oltre 300 sostanze differenti appartenenti alla classe dei macrolidi – una classe di antibiotici che comprende, per esempio, l’eritromicina (macrolide scoperto in un campione di terreno delle Filippine nel 1949, è presente sul mercato come farmaco dal 1953) efficaci contro i ceppi batterici di interesse clinico e che mostrano resistenza elevata ad antibiotici usati oggi.

Antibiotici-sintetici
Harvard researchers have created a new, greatly simplified, platform for antibiotic discovery that may go a long way to solving the crisis of antibiotic resistance.

La nuova tecnica si spera riesca a fronteggiare con successo la sfida della sempre crescente antibiotico-resistenza di molti ceppi batterici.
La fonte primaria degli antibiotici sono i composti naturali derivati da batteri o funghi, che possono essere prodotti su larga scala per fermentazione. Cambiarne la struttura, ma anche la loro modifica per via chimica – un processo noto come semisintesi – è difficile a causa della complessità delle molecole ottenute dalla fermentazione.

Attraverso la via sintetica sono state realizzate oltre 300 sostanze (macrolidi), ed alcune di esse si sono rivelate efficaci contro i ceppi batterici resistenti ai macrolidi di uso corrente, compresi Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) ed enterococco vancomicina-resistente (VRE), entrambi di grande interesse clinico.

Leggi abstract dell’articolo:
A platform for the discovery of new macrolide antibiotics
Ian B. Seiple, Ziyang Zhang,Pavol Jakubec,Audrey Langlois-Mercier,Peter M. Wright, Daniel T. Hog,Kazuo Yabu,Senkara Rao Allu, Takehiro Fukuzaki,Peter N. Carlsen, Yoshiaki Kitamura, Xiang Zhou,Matthew L. Condakes, Filip T. Szczypiński,William D. Green & Andrew G. Myers
Nature 533, 338–345 (19 May 2016) doi:10.1038/nature17967

Fonte: Harvard University

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L’infezione settica dipende dalla microflora intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2016

Il rischio di contrarre un’infezione settica grave, a volte mortale, in seguito alla chemioterapia dipende anche dalla flora batterica intestinale.

GUT-BACTERIA

I ricercatori dell’Universita’ del Minnesota e di Nantes, in Francia, in uno studio pubblicato su “Genome Medicine” hanno analizzato la flora batterica intestinale di 28 malati di linfoma non Hodgkin sottoposti a chemioterapia, ed hanno rilevato che le 11 persone che avevano avuto una sepsi (infezione grave) avevano tutte una composizione molto specifica della microflora intestinale.

Dall’analisi dettagliata dei dati è emerso che nella composizione dei batteri intestinali tra le famiglie di colibatteri vi erano le Barnesiellaceae, le Coriobacteriaceae, i Faecalibacterium, le Christensenella, i Dehalobacterium, i Desulfovibrio, e le Sutterella, che risultavano nettamente inferiori in coloro che avevano avuto una sepsi.

Se il metodo verrà convalidato su un numero più esteso di pazienti, un’analisi preliminare della flora batterica intestinale potrebbe essere standardizzata ed estesa a tutti, con possibili interventi per cercare di modificare la composizione dei batteri residenti.

Ricordiamo che i malati di cancro ricevono chemioterapia ad alte dosi, e circa dal 20 al 40 per cento sviluppano infezioni del sangue in seguito al trattamento. Purtroppo, circa 15-30 per cento di questi pazienti muoiono a causa di queste infezioni.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pretreatment gut microbiome predicts chemotherapy-related bloodstream infection
Emmanuel Montassier, Gabriel A. Al-Ghalith, Tonya Ward, Stephane Corvec, Thomas Gastinne, Gilles Potel, Phillipe Moreau, Marie France de la Cochetiere, Eric Batard and Dan Knights
Genome Medicine 2016 8:49 DOI: 10.1186/s13073-016-0301-4

Fonte: Universita’ del Minnesota

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Intestino: il Microbioma dipende dall’alimentazione.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2016

Le caratteristiche del microbioma presente nel nostro intestino dipendono da ciò che mangiamo, ma non solo. Anche i farmaci assunti, le malattie e fattori esterni come il fumo concorrono a determinare la diversità della flora batterica intestinale. Sono queste le conclusioni di due studi pubblicati sullo stesso numero della prestigiosa rivista “Science” da due gruppi di ricercatori belgi e olandesi che si sono concentrati sull’analisi delle variazioni della popolazione di microbi intestinali in funzione dello stile di vita.

Science-cover

In entrambi i lavori si sono evidenziati gli effetti dell’alimentazione sulla flora batterica intestinale. “In totale abbiamo identificato più di 60 fattori alimentari che influenzano la diversità [del microbioma]“, afferma Alexandra Zhernakova, primo nome di uno dei due studi. In particolare, alimenti come la frutta, la verdura, il caffè, il tè, il vino, lo yogurt e il siero di latte promuovono una maggiore diversità a livello della flora batterica intestinale. D’altra parte, cibi ricchi di zuccheri semplici – come il latte intero e le bibite zuccherate – sembrano ridurre la diversità dei batteri intestinali.

La regola generale da seguire per promuovere la salute intestinale sembra essere seguire un’alimentazione bilanciata ricca di fibre e povera di carboidrati semplici, ma i meccanismi alla base dei benefici che se ne possono ricavare rimangono ancora in gran parte sconosciuti.

Leggi abstracts degli articoli:
Population-level analysis of gut microbiome variation
BY GWEN FALONY, MARIE JOOSSENS, SARA VIEIRA-SILVA, JUN WANG, YOUSSEF DARZI, KAROLINE FAUST, ALEXANDER KURILSHIKOV, MARC JAN BONDER, MIREIA VALLES-COLOMER… et al.
SCIENCE 29 APR 2016 : 560-564

Population-based metagenomics analysis reveals markers for gut microbiome composition and diversity
BY ALEXANDRA ZHERNAKOVA, ALEXANDER KURILSHIKOV, MARC JAN BONDER, ETTJE F. TIGCHELAAR, MELANIE SCHIRMER, TOMMI VATANEN, ZLATAN MUJAGIC, ARNAU VICH VILA, GWEN FALONY, SARA VIEIRA-SILVA, JUN WANG, FLORIS IMHANN, EELKE BRANDSMA + al.
SCIENCE 29 APR 2016 : 565-569

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Cancro al pancreas legato a specifici batteri della bocca.

Posted by giorgiobertin su aprile 20, 2016

La presenza di alcuni batteri nella bocca può indicare un aumentato rischio di cancro al pancreas – una malattia che spesso inizia con pochi sintomi e per i quali non esiste un test screening di routine. E’ questa la conclusione di uno studio prospettico di coorte della NYU Langone Medical Center a New York, presentato all’American Association for Cancer Research annual meeting a New Orleans, LA, April 16-20, 2016.

Il nostro studio offre la prima prova diretta che i cambiamenti specifici nel mix microbico in bocca – microbioma orale – rappresentano un fattore di rischio probabile per il cancro del pancreas assieme all’età avanzata, il sesso maschile, il fumo, la razza afro-americana, e una storia di famiglia della malattia.” – afferma l’epidemiologo Dr Jiyoung Ahn della NYU School of Medicine.

oral-diseases  pancreas

In particolare, è stato trovato che la presenza di Porphyromonas gingivalis comporta un rischio del 59% in più di sviluppare il cancro al pancreas, rispetto a coloro che non avevano il batterio. Allo stesso modo, la presenza di Actinomycetemcomitans Aggregatibacter è collegato a un rischio superiore al 50%. Entrambi i tipi di batteri sono noti per essere associati con la periodontite (un’infiammazione ed un’infezione di ossa e legamenti che sostengono i denti).

Questi cambiamenti batteriche del cavo orale potenzialmente ci mostrano chi è più a rischio di sviluppare il cancro al pancreas.” – conclude il Dr. Ahn. I dati dovranno essere confermati in uno studio più ampio.

In un’altro studio pubblicato qualche mese fa, Ahn e colleghi dimostravano che il fumo delle sigarette era collegato ad un cambio del microbioma orale.

Leggi abstract della presentazione:
Human oral microbiome and prospective risk for pancreatic cancer: a population based, nested case control study
Xiaozhou Fan, Alexander V. Alekseyenko, Jing Wu, Eric J. Jacobs, Susan M. Gapstur, Mark P. Purdue, Christian C. Abnet, Rachael Stolzenberg-Solomon, George Miller, Jacque Ravel, Richard B. Hayes, Jiyoung Ahn
Presentation time: Tuesday, Apr 19, 2016, 4:20 PM – 4:35 PM

Fonte: NYU Langone Medical Center a New York

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