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Posts Tagged ‘Metabolismo’

Vitamina C e antibiotico contro le staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 15, 2017

Una combinazione di vitamina C e antibiotici potrebbe essere la chiave per uccidere le cellule staminali del cancro, ad affermarlo un nuovo studio del Biomedical Research Centreal University of Salford nel Regno Unito. Si apre così la strada ad una strategia che potrebbe combattere il cancro e la sua resistenza al trattamento.

In particolare per raggiungere i loro risultati, i ricercatori hanno somministrato la Doxiciclina- un antibiotico usato per curare l’acne , la polmonite e altre infezioni – a cellule staminali del cancro [cancer stem cells (CSCs) in dosi crescenti per di 3 mesi, in presenza di vitamina C.

La doxiciclina con dosi di vitamina C, è stata in grado di rimuovere il glucosio da CSC – questo affama in modo efficace le cellule portandole alla morte.

In questo scenario, la vitamina C si comporta come un inibitore della glicolisi nella produzione di combustibili di energia nei mitocondri, la ‘motore’ della cellula“, spiega il prof. Bonuccelli.

Il team spiega che l’antibiotico induce “flessibilità metabolica“, nel senso che inibisce la capacità delle cellule di cambiare fonti di combustibile come mezzo di sopravvivenza; di conseguenza, le cellule sono lasciate con il solo glucosio come fonte di energia.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Oncotarget“.

Leggi il full text dell’articolo:
Vitamin C and Doxycycline: a synthetic lethal combination therapy targeting metabolic flexibility in cancer stem cells (CSCs).
De Francesco EM, Bonuccelli G, Maggiolini M, Sotgia F, Lisanti MP
Oncotarget. 2017 Jun 9. doi: 10.18632/oncotarget.18428. [Epub ahead of print]

Correlati:
VITAMIN C is up to ten times more effective at stopping cancer cell growth than pharmaceuticals such as 2-DG

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Linee guida sulla gestione dell’anziano con Diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su giugno 11, 2017

Sono state pubblicate a cura della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) le raccomandazioni sulla gestione clinica del paziente diabetico anziano, anche alla luce delle evidenze scientifiche e terapeutiche per il trattamento della malattia diabetica.

SID-anziani-diabete

La dieta mediterranea e l’attività fisica aerobica, alternata a esercizi di resistenza e di stretching sono parte fondamentale del trattamento. L’educazione all’automonitoraggio della glicemia è molto importante in questa fascia d’età. L’obiettivo da raggiungere anche nell’anziano è un’emoglobina glicata inferiore al sette per cento.

La metformina resta il farmaco di prima scelta, a meno che non ci sia un’insufficienza renale di grado elevato o uno scompenso cardiaco importante. Tra gli altri anti-diabetici orali la scelta dovrebbe cadere su quelli non a rischio ipoglicemia, quali gli inibitori di DDP-4, da preferire alla repaglinide e alle sulfoniluree, che andrebbero al contrario evitate perché possono dare ipoglicemie gravi (soprattutto la glibenclamide).

Scarica e leggi il documento in full text:
POSITION STATEMENT – Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2
Società Italiana di Diabetologia – Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

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I Prebiotici riducono il grasso corporeo nei bambini obesi.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Ci potrebbe essere presto un nuovo strumento nella lotta contro l’obesità infantile. Si tratta dei prebiotici che riducono il grasso corporeo nei bambini che sono in sovrappeso o obesi alterando la loro flora intestinale. Ad affermarlo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Gastroenterology“, la rivista ufficiale dell’American Gastroenterological Association (AGA).

I prebiotici sono ingredienti alimentari non digeribili (come la fibra), si trovano naturalmente nell’aglio, cipolle, banane, grano integrale, agiscono come fertilizzanti per stimolare la crescita di batteri buoni nell’intestino, sono diversi dai probiotici, che introducono nuovi batteri nel sistema intestinale.

In questo studio abbiamo dimostrato come un prebiotico potrebbe potenzialmente contribuire a combattere una delle condizioni più diffuse e costose che affliggono i bambini nel mondo sviluppato – sovrappeso – prendendo di mira il microbioma intestinale“, ha detto la prof.ssa Raylene Reimer  dell’ University of Calgary, Alberta, Canada.
Un paio di cucchiaini di un integratore di fibre, da assumere giornalmente, ha prodotto risultati incredibili.

Abbiamo anche recentemente dimostrato (in The American Journal of Clinical Nutrition ) che gli integratori prebiotici possono sopprimere l’appetito – che in parte aiuta a controllare il peso” – conclude Raylene Reimer.

Ai bambini in sovrappeso o obesi reclutati per lo studio (NCT02125955.), è stata data una fibra prebiotica, inulina oligofruttosio arricchita, per 16 settimane ed un altro gruppo di bambini di controllo ha preso un placebo. Dopo quattro mesi, i bambini tra i sette e i 12 anni hanno avuto una diminuzione del grasso corporeo e il grasso attorno all’addome, una condizione che aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 o malattie cardiache. La fibra ha anche diminuito la quantità di trigliceridi nel sangue del 19 per cento. Ricordiamo che i trigliceridi sono un tipo di grasso che potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache.

Leggi abstract dell’articolo:
Prebiotic Reduces Body Fat and Alters Intestinal Microbiota in Children With Overweight or Obesity.
Nicolucci, A.C., Hume, M.P., Martínez, I., Mayengbam, S., Walter, J., Reimer, R.A.
Gastroenterology (2017), doi: 10.1053/j.gastro.2017.05.055

Clinicaltrials.gov no: NCT02125955.

Fonte: University of Calgary, Alberta, Canada.

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Un gruppo di neuroni modula l’insulina che il pancreas deve produrre.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Il cervello è la chiave nella regolazione dell’appetito, peso corporeo e metabolismo. In particolare, v’è un piccolo gruppo di neuroni dell’ipotalamo, chiamato POMC (Proopiomelanocortin), che rilevano e integrano i segnali sullo stato energetico dell’organismo e attivano le risposte fisiologiche appropriate. Questi neuroni sono sensibili alle fluttuazioni dei nutrienti come il glucosio, acidi grassi e aminoacidi.

neurones_pomc
Fluorescence microscopy image of the hypothalamus arcuate nucleus with POMC neurons in green (Image: Alicia G Gómez-Valadés)

Uno studio co-condotto da Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) e IDIBAPS sottolinea l’importanza dei meccanismi molecolari neuronali nella rilevazione di sostanze nutritive e nel controllo dei livelli di glucosio, con conseguente rilascio di insulina dal pancreas.

In particolare gli scienziati hanno osservato per la prima volta che la comunicazione tra l’ipotalamo e il pancreas dipende dall’attività della proteina mitofusin 1. Dagli esperimenti hanno iniziato a comprendere alcuni dettagli molecolari di questa connessione. Hanno descritto che le alterazioni sono dovute ad un eccessivo, anche se transitorio, aumento della produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) nell’ipotalamo. Quando i livelli di ROS nell’ipotalamo vengono ripristinati in laboratorio, il pancreas comincia a secernere dalle cellule beta i corretti livelli di insulina di nuovo.

I meccanismi molecolari coinvolti non sono perfettamnete noti in dettaglio. Si è evidenziato un cambiamento di forma dei mitocondri, un fenomeno noto come dinamica mitocondriale; un meccanismo di adattamento energetico a mutate condizioni metaboliche, dettate dalle esigenze cellulari.

I risultati pubblicati in “Cell Metabolism aiutano a capire il diabete in modo più dettagliato.

Leggi abstract dell’articolo:
Mitochondrial dynamics mediated by Mitofusin 1 is required for POMC neuron glucose-sensing and insulin release control
Sara Ramírez, Alicia G Gómez-Valadés, Marc Schneeberger, Luis Varela, Roberta Haddad-Tóvolli, Jordi Altirriba, Eduard Noguera, Anne Drougard, Álvaro Flores-Martínez, Mónica Imbernón, Iñigo Chivite, Macarena Pozo,…..Antonio Zorzano and Marc Claret.
Cell Metabolism (2017). doi: 10.1016/j.cmet.2017.05.010

Fonte: IRB Barcellona

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Nuovo possibile farmaco contro l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

I ricercatori dell’University of California, San Diego coordinati da prof. Robert Naviaux, hanno sperimentato un farmaco adoperato per il trattamento della malattia del sonno africana: la suramina contro l’autismo.

Il farmaco è stato testato su un gruppo molto ristretto di persone, un campione statisticamente poco significativo: 10 bambini autistici tra i 5 e i 14 anni, i “Benefici misurabili (linguaggio e socialità), anche se transitori” ci sono stati su tutti i piccoli pazienti. I primi test, condotti anche su topolini di laboratorio, sono stati molto promettenti, mostrando un evidente miglioramento dei sintomi.

Secondo gli scienziati (video) uno dei possibili motori dello sviluppo della malattia è un particolare processo biochimico delle nostre cellule. Gli scienziati lo chiamano “risposta cellulare al pericolo” (Cell danger response), determinato da un danno cellulare. Questo meccanismo, secondo gli scienziati, nell’infanzia o in gravidanza s’incepperebbe.

I ricercatori Usa che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista “Annals of Clinical and Translational Neurology” stanno adesso lavorando sulla stessa categoria di farmaci della suramina, i cosiddetti antipurinergici, potenzialmente in grado di normalizzare questa risposta biochimica delle cellule.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Low-dose suramin in autism spectrum disorder: a small, phase I/II, randomized clinical trial
Robert K. Naviaux, Brooke Curtis, Kefeng Li, Jane C. Naviaux, A. Taylor Bright, Gail E. Reiner, Marissa Westerfield, Suzanne Goh, William A. Alaynick, Lin Wang, Edmund V. Capparelli, Cynthia Adams, Ji Sun, Sonia Jain, Feng He, Deyna A. Arellano, Lisa E. Mash, Leanne Chukoskie, Alan Lincoln and Jeanne Townsend
Annals of Clinical and Translational Neurology 26 MAY 2017 | DOI: 10.1002/acn3.424

Fonte: University of California, San Diego

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Tumore al cervello: Scoperto l’enzima che favorisce la crescita.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2017

I ricercatori dell’Università del Texas MD Anderson Cancer Center hanno rivelato nuovi dettagli su come un enzima chiamato acetil-CoA sintetasi 2 (ACSS2) permette ai tumori cerebrali di nutrirsi, crescere e diffondersi nonostante l’ambiente circostante sia ostile. I risultati pubblicati su “Molecular Cell“, dimostrano che ACSS2 può giocare un ruolo importante per il trattamento di questa malattia spesso mortale.

Brain-cancer

ACSS2 fornisce ai tumori un vantaggio competitivo migliorando la loro capacità di utilizzare un sale di cellulare chiamato acetato come fonte di cibo a base di carbonio, piuttosto che il glucosio più desiderabile che spesso scarseggia nelle cellule tumorali. Questa linea metabolica permette alle cellule tumorali al centro del tumore di sopravvivere e crescere combattendo la carenza di nutrienti.

In sostanza quando le sostanze nutrienti situati al di fuori della cella sono limitati, ACSS2 è in grado di riprogrammare il metabolismo delle cellule tumorali, aumentando l’autofagia e permettendo ai lisosomi di ricevere, digerire e riciclare i nutrienti tanto necessarie per la sopravvivenza e la crescita cellulare.
Se si riesce a fermare la traslocazione nucleare di ACSS2 si taglia fuori la capacità di auto-mantenimento della cellula del cancro al suo livello più fondamentale.

Questi risultati chiariscono un gioco strumentale tra riprogrammazione del metabolismo e l’espressione genica nelle cellule tumorali. L’inibizione delle funzioni di ACSS2 nucleare e la via metabolica, nota come glicolisi, che converte il glucosio in energia nel tumore al seno, sembra essere un approccio efficace per il trattamento del cancro.” afferma il prof. Zhimin Lu.

Leggi abstract dell’articolo:
Nucleus-Translocated ACSS2 Promotes Gene Transcription for Lysosomal Biogenesis and Autophagy
Xinjian Li, Willie Yu, Xu Qian, Yan Xia, Yanhua Zheng, Jong-Ho Lee, Wei Li, Jianxin Lyu, Ganesh Rao, Xiaochun Zhang, Chao-Nan Qian, Steven G. Rozen, Tao Jiang, Zhimin Lu.
Molecular Cell Published: May 25, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.molcel.2017.04.026

Fonte: Università del Texas MD Anderson Cancer Center

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Biomarcatori nella saliva per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

I ricercatori del Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA, in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Alzheimer Disease” hanno scoperto delle piccole molecole nella saliva che aiutano ad identificare le persone a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il prof. Stewart Graham, ha dichiarato: “Abbiamo usato la metabolomica, una tecnica più recente per studiare molecole coinvolte nel metabolismo. Il nostro obiettivo era quello di trovare modelli unici di molecole nella saliva dei nostri partecipanti allo studio che potrebbe essere utilizzati per diagnosticare la malattia di Alzheimer nelle prime fasi, quando il trattamento è considerato più efficace“.

Laboratorio

Lo studio ha incluso 29 adulti suddivisi in tre gruppi: decadimento cognitivo lieve, la malattia di Alzheimer e un gruppo di controllo. Dopo che i campioni sono stati raccolti, i ricercatori hanno identificato positivamente e con precisione, quantificandoli 57 metaboliti. Alcune delle variazioni osservate nei biomarcatori sono state significative. Da dati, è stato possibile fare previsioni per quelli a maggior rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Diagnostic Biomarkers of Alzheimer’s Disease as Identified in Saliva using 1H NMR-Based Metabolomics
Yilmaz A, Geddes T, Han B, Bahado-Singh RO, Wilson GD, Imam K, Maddens M1, Graham SF
J Alzheimers Dis. 2017;58(2):355-359. doi: 10.3233/JAD-161226.

Fonte: Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA,

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Origine genetica per l’anoressia nervosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2017

Lo sviluppo dell’anoressia nervosa è scritto nel Dna. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori padovani, in collaborazione con altri gruppi a livello internazionale (oltre 220 tra scienziati e clinici da tutto il mondo), il disturbo alimentare trova origine nei geni e più precisamente in una porzione del cromosoma 12.
La ricerca è stata pubblicata nella rivista “American Journal of Psychiatry”.

ajp-2017-174

Attraverso l’analisi del Dna di 3.495 persone affette da anoressia nervosa e di altri 10.982 individui sani provenienti da diversi Paesi è stato possibile isolare sul cromosoma 12 il primo “locus genico” (una specifica porzione legata alla malattia). Il locus genico dell’anoressia nervosa si chiama Rs4622308 e si trova in una regione che era già conosciuta per ospitare anche le sequenze genetiche legate al diabete giovanile e alle malattie autoimmuni.

L’approccio innovativo dello studio è quello di valutare quanto il rischio genetico di una determinata malattia “correli” con il rischio genetico di altre patologie. L’anoressia nervosa è risultata significativamente correlata con il nevroticismo (disturbi d’ansia, depressione) e con la schizofrenia, confermando così di essere una malattia psichiatrica a tutti gli effetti». Il riconoscimento dell’anoressia nervosa come malattia che ha sia componenti psichiatriche che metaboliche potrebbe avere implicazioni importanti nel trattamento farmacologico di questa grave patologia.

Leggi abstract dell’articolo:
Significant Locus and Metabolic Genetic Correlations Revealed in Genome-Wide Association Study of Anorexia Nervosa
Laramie Duncan, Ph.D., Zeynep Yilmaz, Ph.D., Helena Gaspar, Ph.D., Raymond Walters, Ph.D., Jackie Goldstein, Ph.D., Verneri Anttila…. et al.
American Journal of Psychiatry Published online: May 12, 2017|http://dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2017.16121402

Fonte: Il Mattino di Padova

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NICE: Linea guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti (18 anni in su). Il documento aggiorna il precedente del 2015.

diabetes-NICE

Il documento si concentra sull’educazione del paziente, consigli dietetici, sulla gestione del rischio cardiovascolare, gestione dei livelli di glucosio nel sangue, e l’identificazione e la gestione di complicanze a lungo termine.

Scarica e leggi il documento in full text:
Type 2 diabetes in adults: management – NICE guideline [NG28] Published date: December 2015 Last updated: May 2017

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Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’amenorrea.

Posted by giorgiobertin su aprile 10, 2017

La Endocrine Society ha pubblicato le nuove linee guida sulla diagnosi e il trattamento dell’amenorrea ipotalamica sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Amenorrea  Amenorrea1

L’amenorrea ipotalamica è una forma di mancanza di ovulazione cronica, non dovuta a cause organiche identificabili, ma spesso associata a stress, perdita di peso, esercizio fisico eccessivo, o a una combinazione di fattori” afferma Catherine Gordon, del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center.

Come viene evidenziato nel documento è necessario un approccio di trattamento multidisciplinare, che includa supporto medico, dietistico e di salute mentale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Functional Hypothalamic Amenorrhea: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline
Catherine M. Gordon Kathryn E. Ackerman Sarah L. Berga Jay R. Kaplan George Mastorakos Madhusmita Misra M. Hassan Murad Nanette F. Santoro Michelle P. Warren
J Clin Endocrinol Metab jc.2017-00131. DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2017-00131

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Una molecola protegge dalle malattie metaboliche.

Posted by giorgiobertin su aprile 1, 2017

Sulla rivista “Journal of Diabetes Research” è stato pubblicato uno studio che dimostra come l’irisina – una molecola di recente scoperta prodotta dal muscolo scheletrico durante esercizio fisico – possa spiegare gli effetti positivi dell’esercizio sul metabolismo dell’organismo.

Lo studio – che ha coinvolto 70 soggetti sani, di ambo i sessi, di età compresa tra 18 e 75 anni, non sovrappeso, privi di significative patologie metaboliche, tra cui 20 sportivi ad alto livello agonistico – è stato condotto dai ricercatori, del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il Policlinico San Donato IRCCS di Milano, l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi.

irisina

Dallo studio è emerso che un aumento dell’Irisina correlato alla quantità di attività fisica svolta porta ad un benessere nell’organismo. Uno stato di benessere che riduce la probabilità dell’insorgenza di malattie metaboliche quali diabete mellito, obesità e sindrome metabolica.

Scarica e leggi il documento in full text:
Irisin: A Potential Link between Physical Exercise and Metabolism—An Observational Study in Differently Trained Subjects,
from Elite Athletes to Sedentary People, Stefano Benedini, Elena Dozio, Pietro Luigi Invernizzi, Elena Vianello, Giuseppe Banfi, Ileana Terruzzi, Livio Luzi, and Massimiliano Marco Corsi Romanelli
Journal of Diabetes Research Volume 2017 (2017), Article ID 1039161, 7 pages

Fonte: Università degli Studi di Milano

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Scoperto batterio intestinale che abbatte gli zuccheri complessi.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2017

I ricercatori dell’Institute for Cell and Molecular Biosciences at Newcastle University coordinati dal prof. Harry Gilbert, hanno scoperto dei microrganismi singoli nell’intestino umano che hanno la possibilità di smontare il più complesso dei carboidrati nella nostra dieta.
E’ la prima volta che una tale scoperta viene fatta e si spera che questo possa essere utilizzato per identificare nuovi prodotti pro-biotici per migliorare la salute delle persone.

gut-bacteria-standard

I batteri nell’intestino crasso hanno un grande impatto sulla salute e sulla fisiologia in quanto aiutano a disintegrare le sostanze negli alimenti che non possiamo digerire, come gli amidi e le fibre. La principale fonte di sostanze nutritive disponibili per i batteri intestinali sono i carboidrati dalla dieta umana, che il corpo non è in grado di metabolizzare. Il polisaccaride più complesso è “rhamnogalacturonan II (RG-II)“. Il team di scienziati internazionali ha scoperto che RG-II viene metabolizzato attraverso l’azione di un particolare enzima batterico, noto come Glicosidasi, che prende di mira i carboidrati complessi nel grosso intestino. Sono stati scoperti sette geni che producono Glicosidasi (l’enzima divide il legame glicosidico che unisce insieme gli zuccheri dei polisaccaridi) – e contribuiscono alla degradazione di RG-II.

Questo è un eccitante passo in avanti nella comprensione di come i batteri intestinali umani lavorano” – afferma il prof. Gilbert.

Leggi abstract dell’articolo:
Complex pectin metabolism by gut bacteria reveals novel catalytic functions
Didier Ndeh, Artur Rogowski, Alan Cartmell, Ana S. Luis, Arnaud Baslé, Joseph Gray, Immacolata Venditto, Jonathon Briggs, Xiaoyang Zhang, Aurore Labourel, Nicolas Terrapon, Fanny Buffetto, Sergey Nepogodiev, Yao Xiao, Robert A. Campo, Yanping Zhu, Malcolm A. O’Neill, Breeanna R. Urbanowicz, William S. York, Gideon J. Davies, D. Wade Abbott, Marie-Christine Ralet, Eric C. Martens, Bernard Henrissat e Harry J. Gilbert
Nature Published online 22 March 2017 – Doi: 10.1038 / nature21725

Fonte: Institute for Cell and Molecular Biosciences at Newcastle University

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Alzheimer legato agli acidi grassi insaturi nel cervello.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2017

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “PLoS Medicine” sulla demenza ha scoperto che il metabolismo degli acidi grassi insaturi omega-3 e omega-6 nel cervello sono associati con la progressione della malattia di Alzheimer (AD).

brain-regions
New research examines the levels of fatty acids in brain regions vulnerable to Alzheimer’s disease

In questo studio, i ricercatori dell’Institute of Pharmaceutical Science, King’s College London e del National Institute on Aging degli Stati Uniti hanno esaminato campioni di tessuto cerebrale di 43 persone di età compresa tra 57 a 95 anni. In particolare i livelli dei metaboliti nelle regioni del cervello comunemente associate con il morbo di Alzheimer: giro frontale medio e il giro temporale inferiore. Hanno confrontato le differenze di centinaia di piccole molecole in tre gruppi: 14 persone con cervelli sani, 15 che avevano alti livelli di tau e amiloide, ma non presentavano problemi di memoria e 14 clinicamente diagnosticati malati di Alzheimer.
Dai risultati è emerso che gli acidi grassi insaturi sono risultati significativamente diminuiti nei cervelli degli ammalati di Alzheimer rispetto ai cervelli dei pazienti sani.

I grassi saturi nella dieta possono aumentare i livelli del colesterolo “cattivo” – cioè, il colesterolo delle lipoproteine a bassa densità – mentre quelli insaturi possono abbassarlo. Gli acidi grassi risultati correlati con AD in questo studio erano: acido docosaesaenoico, acido linoleico, acido arachidonico, acido linolenico, acido eicosapentaenoico e acido oleico.
Gli autori fanno notare che saranno necessari ulteriori studi più grandi per replicare e confermare i risultati.

Scarica e leggi il documento in full text:
Association between fatty acid metabolism in the brain and Alzheimer disease neuropathology and cognitive performance: A nontargeted metabolomic study
Stuart G. Snowden, Amera A. Ebshiana, Abdul Hye, Yang An, Olga Pletnikova, Richard O’Brien, John Troncoso, Cristina Legido-Quigley, Madhav Thambisetty.
PLoS Med 14(3): e1002266 Published: March 21, 2017http://dx.doi.org/10.1371/journal.pmed.1002266

Unsaturated fatty acid metabolism in Alzheimer’s disease
Snowden et al.

Fonte: Institute of Pharmaceutical Science, King’s College London

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Eversense: Sensore impiantabile per misurare la glicemia.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2017

Si chiama Eversense, il sensore impiantabile sotto la cute per il monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) prodotto da Roche Diabetes Care che promette di semplificare e rendere più sicura la gestione del diabete.
Il dispositivo, ora disponibile anche in Italia, misura i livelli di glucosio 24 ore al giorno, funziona ininterrottamente per 90 giorni, comunica i dati alla app del dispositivo mobile. Gli algoritmi predittivi avvertono il paziente di probabili episodi di ipo o iperglicemia in tempo utile per rimediare. I dati possono venire condivisi con il proprio diabetologo attraverso il portale dedicato.

Eversense     Senseonics
Eversense-System (PRNewsFoto/Roche Diabetes Care)

I pazienti impiantati con Eversense nella prima settimana di marzo sono in tutto 5. Tre sono stati impiantati a Padova dal team della dottoressa Bruttomesso dell’Unita’ Operativa Complessa di Malattie del Metabolismo diretta dal professor Avogaro e due sono stati impiantati a Olbia presso il centro di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia diretto dal dottor Giancarlo Tonolo.

“L’impianto di per sé è molto semplice fatto in anestesia locale con un taglio microscopico, la procedura occupa solo qualche minuto” – ha affermato il Dr. Giancarlo Tonolo.

Una rivoluzione nel monitoraggio della glicemia.

Accedi al sito web: Eversense

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Linee guida sulla diagnosi, gestione e trattamento dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2017

Queste linee guida pubblicate nel 2016 sulla rivista “Reumatismo” vogliono essere di aiuto ai clinici delle varie aree specialistiche che, con competenze ed interesse diverso, afferiscono alla gestione dell’Osteoporosi o, più in generale, alle problematiche del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro.

SIOMMMS-osteoporosi

Esse riassumono il lavoro di una attenta revisione della letteratura e forniscono raccomandazioni elaborate dalla messa a punto di una valutazione ponderata dei livelli di evidenza.

Scarica e leggi il documento in lingua italiana.
Linee guida per la diagnosi, la prevenzione ed il trattamento dell’osteoporosi
M. Rossini, S. Adami, F. Bertoldo, D. Diacinti, D. Gatti, S. Giannini, A. Giusti, N. Malavolta, S. Minisola, G. Osella, M. Pedrazzoni, L. Sinigaglia, O. Viapiana, G.C. Isaia
Reumatismo, 2016; 68 (1): 1-42

Scarica e leggi il documento in lingua inglese.
Guidelines for the diagnosis, prevention and management of osteoporosis

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Mangiare meno rallenta il processo d’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2017

Gli scienziati del Brigham Young University, hanno scoperto che mangiare poco può rallentare il processo cellulare dell’invecchiamento. In particolare i Ribosomi – organuli cellulari, immersi nel citoplasma o ancorati al reticolo endoplasmatico ruvido, responsabili della sintesi proteica, quando rallentano nelle loro funzioni rallenta di conseguenza anche il processo d’invecchiamento.

ribosome

Il ribosoma è un computer molto complesso e come la vostra automobile ha bisogno periodicamente della manutenzione e sostituzione delle parti che si consumano più velocemente, ha detto John Price – professore di biochimica alla Brigham Young University. “La velocità della produzione dell’energia si abbassa, e permette ai ribosomi di auto-ripararsi”.

Dagli esperimenti sugli animali è emerso che “Quando è stato limitato il consumo di calorie, c’è un aumento lineare nella durata della vita” ha detto Price. “Abbiamo trovato che la restrizione ha causato i cambiamenti biochimici reali che hanno rallentato l’invecchiamento“.

I ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista “Molecular & Cellular Proteomics” affermano che la restrizione calorica non è stato testata negli esseri umani come strategia anti-invecchiamento, e il messaggio essenziale dello studio è comprendere l’importanza dei meccanismi dell’invecchiamento collegati alla nutrizione.

Leggi abstract dell’articolo:
Mechanisms of In Vivo Ribosome Maintenance Change in Response to Nutrient Signals
Andrew D. Mathis, Bradley C. Naylor, Richard H. Carson, Eric Evans, Justin Harwell, Jared Knecht, Eric Hexem, Fredrick F. Peelor III, Benjamin F. Miller, Karyn L. Hamilton, Mark K. Transtrum, Benjamin T. Bikman, and John C. Price
Mol Cell Proteomics 2017 16: 243-254, doi:10.1074/mcp.M116.063255

Fonte: Brigham Young University

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Il consumo di uva previene la malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2017

Il consumo di uva due volte al giorno per sei mesi protegge contro calo metabolico nelle aree Alzheimer-correlate del cervello. Ad affermarlo uno studio randomizzato e controllato condotto dai ricercatori del Department of Molecular and Medical Pharmacology, David Geffen School of Medicine presso l’University of California Los Angeles, USA su persone con declino della memoria precoce. La bassa attività metabolica in queste aree del cervello è un segno distintivo della malattia di Alzheimer in stadio precoce.

grapes   demenza

I Fenoli d’uva, tra cui i flavonoidi e i polifenoli correlati alle uve, sono noti per avere proprietà antiossidanti e proprietà anti-infiammatorie (Joseph et al., 2005).
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Experimental Gerontology“, suggerisce che l’uva può contribuire a sostenere la salute del cervello, lavorando in diversi modi – riducendo lo stress ossidativo nel cervello, promuovendo il flusso di sangue sano nel cervello, aiutando a mantenere i livelli di una sostanza chimica cerebrale chiave che promuove la memoria (Maher P. 2016).

Leggi abstract dell’articolo:
Examining the impact of grape consumption on brain metabolism and cognitive function in patients with mild decline in cognition: A double-blinded placebo controlled pilot study
Jooyeon Lee, Nare Torosyan, Daniel H. Silverman
Experimental Gerontology Volume 87, Part A, January 2017 Pages 121-128

Maher, P. (2016). Grapes and the brain. In J.M. Pezzuto (Ed.), Grapes and health (pp. 139-161). Switzerland: Springer International Publishing. Doi: 10.1007/978-3-319-28995-3

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Identificato un gene che protegge contro le malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2017

I ricercatori del UT Southwestern Medical Center hanno identificato un gene che protegge l’intestino dalle malattie infiammatorie intestinale (IBD). Lo studio sui topi ha trovato, utilizzando la tecnologia CRISPR gene-editing/Cas9, una mutazione nel gene GATM. Questo gene GATM è necessario per la rapida ricostituzione della barriera della mucosa intestinale che protegge la parete intestinale contro l’infiammazione causata da batteri nel tratto digestivo. Il gene GATM è necessario per la sintesi della creatina.

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IBD è una malattia cronica, recidivante, remittente dove le prove di guarigione nel rivestimento del tratto digestivo è fondamentale per la remissione a lungo termine. La terapia attuale tende a concentrarsi sulla riduzione della risposta infiammatoria“, ha detto il professore Bruce Beutler. “Tuttavia, la corretta guarigione dello strato e delle cellule che rivestono il tratto digestivo è essenziale per la remissione a lungo termine della mucosa. Questo studio indica che la guarigione richiede un efficace intervento sul metabolismo energetico.” “.. la conoscenza di questi geni ci può aiutare a capire come IBD si verifica negli esseri umani, e come trattarla.

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi con due copie della mutazione recessiva GATM chde mostravano sintomi simili a persone con IBD: diarrea, perdita di peso, e la morte delle cellule che rivestono l’intestino. I sintomi sono migliorati quando i topi hanno ricevuto creatina nel loro acqua potabile. Lo studio indica che la creatina è necessaria per fornire l’energia necessaria per il rifornimento rapido della barriera mucosale intestinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Creatine maintains intestinal homeostasis and protects against colitis
Emre Turer, William McAlpine, Kuan-wen Wang, Tianshi Lu, Xiaohong Li, Miao Tang, Xiaoming Zhan, Tao Wang, Xiaowei Zhan, Chun-Hui Bu, Anne R. Murray, and Bruce Beutler
PNAS 2017 ; published ahead of print January 30, 2017, doi:10.1073/pnas.1621400114

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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Endocrine Society: Linee guida sull’obesità in età pediatrica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Endocrine Society e dell’European Society of Endocrinology and the Pediatric Endocrine Society, sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (JCEM)” le linea guida aggiornate che coprono la prevenzione, il trattamento e la valutazione dell’obesità in età pediatrica.

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Il documento oltre alla prevenzione e al trattamento, fornisce raccomandazioni su come valutare i bambini affetti da obesità per complicanze mediche o psicologiche, quando valutare i bambini obesi a seguito di cause genetiche rare e quando a prendere in considerazione farmaci o interventi chirurgici per gli adolescenti gravemente colpiti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pediatric Obesity—Assessment, Treatment, and Prevention: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline.
Dennis M. Styne, Silva A. Arslanian, Ellen L. Connor, Ismaa Sadaf Farooqi, M. Hassan Murad, Janet H. Silverstein, Jack A. Yanovski;
JCEM  2017  jc.2016-2573  doi: 10.1210/jc.2016-2573

Fonte: Endocrine Society

Per statistiche e dati su obesità in età pediatrica, visita: Society’s Endocrine Facts & Figures Report

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ADA: Linee guida sulla Neuropatia Diabetica.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American Diabetes Association in aggiornamento, il precedente documento era datato 2004, le linee guida sul trattamento della Neuropatia diabetica.

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Le Neuropatie diabetiche sono le complicanze croniche più diffuse del diabete. Questo gruppo eterogeneo di condizioni colpisce diverse parti del sistema nervoso e si presenta con diverse manifestazioni cliniche. Il riconoscimento precoce e la corretta gestione della neuropatia nel paziente con diabete è molto importante.

Il documento pubblicato sulla rivista “Diabetes Care“oltre che alla diagnosi e alla terapia, tratta anche la prevenzione della neuropatia, compreso il controllo glicemico e la modifica dello stile di vita.

Scarica e leggi il documento in full text
Diabetic Neuropathy: A Position Statement by the American Diabetes Association
Rodica Pop-Busui, Andrew J.M. Boulton, Eva L. Feldman, Vera Bril, Roy Freeman, Rayaz A. Malik, Jay M. Sosenko and Dan Ziegler
Diabetes Care 2017 Jan; 40(1): 136-154. https://doi.org/10.2337/dc16-2042

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Neurofibromatosi: scoperta proteina responsabile della crescita tumorale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Biochimica dell’Università di Padova ha svelato il meccanismo di formazione tumorale nei pazienti con la sindrome genetica neurofibromatosi di tipo I (NF1), aprendo così nuove vie per terapie anti-neoplastiche mirate.

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Attraverso lo studio dei mitocondri, ossia gli organelli che forniscono attraverso la respirazione buona parte dell’energia di cui le cellule hanno bisogno per le varie funzioni vitali – spiega Andrea Rasola – abbiamo osservato che nelle cellule NF1 la respirazione mitocondriale è parzialmente inibita da una proteina chiamata TRAP1, e che questa diminuita respirazione è necessaria perché queste cellule formino tumori. TRAP1 viene specificamente attivata nei mitocondri delle cellule NF1, il che rende loro possibile diminuire l’attività di una delle proteine della respirazione. Ciò causa un blocco del metabolismo cellulare ed il conseguente accumulo di una piccola molecola, il succinato, che non può più essere metabolizzato. Proprio il succinato rende le cellule NF1 aggressive, facendole diventare capaci di crescere in maniera non regolata e quindi di formare tumori”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cell Reports” appare particolarmente importante poiché offre la possibilità di sviluppare terapie anti-neoplastiche altamente selettive per questi pazienti, attraverso l’identificazione di inibitori di TRAP1.

Leggi il full text dell’articolo:
Absence of neurofibromin induces an oncogenic metabolic switch via mitochondrial ERK-mediated phosphorylation of the chaperone TRAP1
Ionica Masgras, Francesco Ciscato, Anna Maria Brunati, …, Fiorella Calabrese, Paolo Bernardi, Andrea Rasola
Cell Reports 18, 659–672 January 17, 2017

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Piccolo aumento del zinco nella dieta ferma il deterioramento del DNA.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2017

Lo zinco è un minerale essenziale che supporta la crescita e lo sviluppo umano, così come aiuta a mantenere sano il sistema immunitario del corpo. I ricercatori del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland Research Institute (CHORI) in California suggeriscono che anche un piccolo aumento della assunzione di zinco al giorno può aiutare l’organismo a proteggere il suo DNA.

La quantità giornaliera di zinco, come raccomandato dal National Institutes of Health (NIH), è di 8 milligrammi per le donne e 11 milligrammi per gli uomini, anche se le linee guida variano a seconda dell’età.

zinco  Zinco

Il nuovo studio – pubblicata nel Journal of Clinical Nutrition – suggerisce che un apporto ulteriore piccolo come 4 milligrammi al giorno può avere un impatto positivo sulla salute cellulare, così come aiutare il corpo umano a combattere le infezioni. La rotture del DNA nei leucociti è stata ridotta con un aumento del zinco nella dieta, il che suggerisce che un modesto aumento di zinco riduce l’ “usura” giornaliera del DNA.

Questa è la prima volta che un piccolo aumento di zinco dietetico ha dimostrato di ridurre lo stress ossidativo e i danni al DNA.

Siamo stati piacevolmente sorpresi nel vedere che solo un piccolo aumento di zinco nella dieta può avere un impatto molto significativo sul metabolismo in tutto il corpo. Questi risultati presentano una nuova strategia per misurare l’impatto di zinco sulla salute e rafforzano l’evidenza che interventi alimentari di base possono migliorare carenze di micronutrienti in tutto il mondo.” – afferma il prof. Janet King

Leggi il full text dell’articolo:
A moderate increase in dietary zinc reduces DNA strand breaks in leukocytes and alters plasma proteins without changing plasma zinc concentrations
Sarah J Zyba, Swapna V Shenvi, David W Killilea, Tai C Holland, Elijah Kim, Adrian Moy, Barbara Sutherland,
Virginia Gildengorin, Mark K Shigenaga, and Janet C King
Am J Clin Nutr First published ahead of print December 21, 2016 doi: 10.3945/ajcn.116.135327

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Eccesso di zucchero accorcia la vita.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2017

Un eccessivo consumo di zuccheri aumenta il rischio di morte prematura. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Londra, pubblicato sulla rivista “Cell Reports“.

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Lo studio ha scoperto che l’azione di un gene, chiamato Foxo, viene inibita nelle mosche nutrite con un’elevata quantità di zucchero nella prima parte della loro vita, causando effetti a lungo termine.
Il gene Foxo è importante per la longevità in molte specie, inclusi lieviti, insetti, nematodi ed esseri umani. Anche se condotto su moscerini, spiegano i ricercatori, lo studio ha ricadute potenzialmente importanti anche per gli esseri umani perché il “gene della longevità” coinvolto è presente e attivo anche negli uomini.

Secondo i ricercatori l’abitudine di mangiare troppi zuccheri, quando persiste per molti anni di seguito, potrebbe lasciare il segno a lungo termine sulla nostra salute, accelerando i processi di invecchiamento.

Scarica e leggi il documento in full text:
Nutritional Programming of Lifespan by FOXO Inhibition on Sugar-Rich Diets
Adam J. Dobson, Marina Ezcurra, Charlotte E. Flanagan, Adam C. Summerfield, Matthew D.W. Piper, David Gems, Nazif Alic
Cell Reports, Vol. 18, Issue 2, p299–306 Published in issue: January 10, 2017

Fonte: University College of London

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Tumori: i grassi responsabili delle metastasi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2016

Uno studio condotto presso l’Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) e pubblicato sulla rivista “Nature” ha identificato le cellule responsabili per l’avvio e la promozione di metastasi in diversi tipi di tumori umani. Le metastasi tumorali per formarsi e ‘viaggiare‘ nel corpo hanno bisogno dei grassi che si introducono con la dieta.

I ricercatori hanno scoperto studiando alcuni tumori orali umani che alcune cellule hanno alti livelli di una proteina chiamata CD36, coinvolta nel metabolismo dei grassi. Se manca questa proteina, i tumori umani analizzati non sembrano in grado di metastatizzare (video). E questo vale non solo per i carcinomi orali, in cui la proteina è stata identificata, ma anche per altri tumori, tra cui il carcinoma del seno e il melanoma.


IRB Barcelona: Targeting metastasis-initiating cells through the fatty acid receptor CD36

Il Dr. Aznar-Benitah ha sottolineato: “Ci aspettiamo che questo studio possa avere un grande impatto sulla comunità scientifica e per ulteriori progressi nel campo della ricerca sulle metastasi, e speriamo di essere in grado di convalidare il potenziale di CD36 come un trattamento anti-metastasi“.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting metastasis-initiating cells through the fatty acid receptor CD36
Gloria Pascual, Alexandra Avgustinova, Stefania Mejetta, Mercé Martín, Andrés Castellanos, Camille Stephan-Otto Attolini, Antoni Berenguer, Neus Prats, Agustí Toll, Juan Antonio Hueto, Coro Bescós, Luciano Di Croce & Salvador Aznar Benitah
Nature (2016):Published online07 December  – Doi: 10.1038/nature20791

Fonte: Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona)

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Passo in avanti nella ricerca di terapie sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2016

L’artemisinina (principio attivo estratto dall’artemisia annuale (Artemisia annua) approvato dalla FDA, da decenni usato per trattare la malaria, trasforma le cellule alfa che producono glucagone nel pancreas in cellule produttrici di insulina – acquisendo così le caratteristiche di cellule beta, il tipo di cellula danneggiata nel diabete di tipo 1.
Questi risultati innovativi, pubblicati sulla rivista Cell, fornisce le basi per un nuovo approccio promettente verso una cura per il diabete di tipo 1.

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Artemisinin can convert pancreatic alpha cells into functional beta-like cells through enhanced GABA signaling.

Senza insulina – che normalmente “dice” al corpo di iniziare a ridurre i livelli di glucosio – lo zucchero nel sangue non può entrare nelle cellule, dove viene normalmente trasformato in energia. Come risultato, il glucosio si blocca nel sangue, e si instaura il diabete con tutte le sue conseguenze. Per decenni, gli scienziati hanno cercato di trovare un modo per sostituire le cellule beta – a volte indicate come cellule delle isole perché si trovano in una zona endocrina del pancreas conosciute come Langerhans.

Esaminando il ruolo di una varietà di farmaci approvati sulle trasformazioni cellulari alfa e beta, i ricercatori del CeMM Research Center for Molecular Medicine in Austria, hanno scoperto che l’artemisinina trasforma le cellule pancreatiche alfa in cellule beta-like funzionali, che producono insulina.

Con il nostro studio, abbiamo potuto dimostrare che artemisinina cambia il programma di epigenetica delle cellule alfa glucagone-produzione e induce profonde alterazioni della loro funzione biochimica“, spiega il prof. Stefan Kubicek. Il modo in cui questo accade è attraverso l’attivazione dei recettori GABA. “siamo fiduciosi che la scoperta dell’artemisinina e la sua modalità di azione può costituire la base per una nuova terapia del diabete di tipo 1“.

Leggi abstract dell’articolo:
Artemisinins Target GABAA Receptor Signaling and Impair α Cell Identity
Jin Li, Tamara Casteels, Thomas Frogne, Camilla Ingvorsen, ……Jacob Hecksher-Sørensen, e Stefan Kubicek
Cell 2016. DOI:10.1016/j.cell.2016.11.010.

Fonte: CeMM Research Center for Molecular Medicine

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