Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 469 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Posts Tagged ‘biologia’

Nuovo motore di ricerca di anticorpi.

Posted by giorgiobertin su luglio 11, 2019

BenchSci è una nuova piattaforma online gratuita per scienziati universitari. Permette di eseguire gli esperimenti con l’anticorpo esatto. Riduci il tempo, l’incertezza e il costo della selezione e dell’acquisto di anticorpi per i tuoi esperimenti. E’ necessaria la registrazione gratuita.

BenchSci

BenchSci utilizza l’apprendimento machine learning, le ontologie bioinformatiche, le tecnologie di riconoscimento delle immagini, i filtri e un’interfaccia figura-centrica per consentire una rapida selezione di anticorpi specifici per gli esperimenti.

Accedi: BenchSci

Posted in News-ricerca, Tecnologia Web | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alzheimer: la diagnosi precoce con una goccia di sangue.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2019

Un team di ricercatori del Department of Clinical Sciences, Lund University, Svezia, e della società farmaceutica Roche, hanno presentato sulla rivista “Jama Neurology” i risultati ottenuti con una nuova tecnologia, che permette di identificare nel flusso sanguigno i marcatori caratteristici dell’accumulo di proteina beta amiloide nel cervello. Un indizio prezioso – spiegano – per riconoscere gli stadi precoci dell’Alzheimer, e iniziare quindi le terapie quando hanno maggiori possibilità di risultare efficaci.

Foto: Mostphotos

Le tracce della proteina beta amiloide nel sangue dei pazienti avviene attraverso una procedura automatizzata, che aumenta l’efficacia del test, e lo rende più economico e semplice da utilizzare. Le prove sono state condotte su 842 malati svedesi (lo studio svedese BioFINDER) e 237 tedeschi, rappresentativi di tutti gli stadi di sviluppo della malattia, hanno mostrato una precisione diagnostica paragonabile a quella delle tecniche utilizzate attualmente.

In autunno – assicurano i ricercatori svedesi – prenderà il via il primo trial clinico della tecnologia, che testerà l’efficacia del test coinvolgendo un ampio numero di medici di famiglia. Se tutto andrà come sperato, la nuova tecnologia potrebbe presto venire utilizzata per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Performance of Fully Automated Plasma Assays as Screening Tests for Alzheimer Disease–Related β-Amyloid Status.
Palmqvist S, Janelidze S, Stomrud E, et al.
JAMA Neurol. Published online June 24, 2019. doi:10.1001/jamaneurol.2019.1632

Editorial Comment

Fonti: Department of Clinical Sciences, Lund University  –  Galileonet.it

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Artrite psoriasica: nuovo modello per studiare e testare farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2019

L’Università Cattolica – Sede di Roma nell’ambito di una collaborazione internazionale ha contribuito alla realizzazione del primo modello animale per lo studio dell’artrite psoriasica.

Il lavoro pubblicato sulla rivista “The FASEB journal” (Federation of American Societies For Experimental Biology) rappresenta una pietra miliare nella lotta all’artrite psoriatica (PsA).

fasebj.2019.33

Lo studio presenta un nuovo modello animale, unico nel suo genere, che ricapitola tutti gli aspetti dell’artrite psoriasica contemporaneamente (eritema, desquamazione ed ispessimento della pelle, degenerazione delle vertebre, ispessimento sinoviale e perdita di cartilagine articolare nel ginocchio), ottenuto attraverso modifiche genetiche (inserimento del gene “IL-23”, per l’interleuchina 23 proinfiammatoria).
I topolini modificati geneticamente hanno sviluppato, già dopo una singola iniezione del gene, la malattia, con tutti i sintomi a partire dalle manifestazioni cutanee fino alle disfunzioni discali e articolari.

L’importanza del nuovo modello – dichiara il professor Pola – si concretizza nella possibilità di aprire finalmente un varco nell’approccio terapeutico in particolare della degenerazione discale e dell’artrite della colonna connesse a questa patologia e, quindi, di poter migliorare la qualità di vita dei pazienti”.

L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica che riduce la mobilità e l’agilità dei pazienti, caratterizzata da dolore, gonfiore e rigidità delle articolazioni interessate, e che porta ad aumentato rischio di sviluppare il diabete di tipo II, compromettendo decisamente la qualità di vita dei pazienti e lo svolgimento delle normali attività connesse alla vita quotidiana.

Leggi abstract dell’articolo:
Adenoviral gene transfer of a single-chain IL-23 induces psoriatic arthritis–like symptoms in NOD mice
Rafael R. Flores, Lana Carbo, Eun Kim, Montina Van Meter, Consuelo M. Lopez De Padilla, Jing Zhao, Debora Colangelo, Matthew J. Yousefzadeh, Luise A. Angelini, Lei Zhang, Enrico Pola, Nam Vo, Christopher H. Evans, Andrea Gambotto, Laura J. Niedernhofer, and Paul D. Robbins
The FASEB journal Published Online:6 Jun 2019 https://doi.org/10.1096/fj.201900420R

Fonte: Università Cattolica – Sede di Roma

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il termomagnetismo per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2019

La prestigiosa rivista scientifica internazionale “Biochimica et Biophysica Acta – Molecular Cell Research” ha pubblicato un importante studio, condotto in collaborazione tra l’Università di Torino e il Politecnico di Torino, sull’utilizzo degli effetti termomagnetici su biosistemi per combattere il cancro.

Cancer cell electromagnetic

In particolare i ricercatori hanno progettato e realizzato un apparato con il quale è possibile irradiare le colture cellulari tumorali con onde elettromagnetiche a bassissime frequenze e generare effetti termomagnetici per rallentarne la proliferazione. Questo approccio è innovativo perché, a partire da una analisi termofisica del sistema cellulare, è in grado di calcolare la frequenza della radiazione che può agire sulla cellula tumorale, quindi propone un trattamento specifico, indipendente dal difetto molecolare che ha causato il cancro, virtualmente efficace su qualunque tipo di tumore, e innocuo per le cellule non tumorali.

Il trattamento è una novità in campo oncologico perché a differenza delle cure tradizionali non è somministrato un farmaco che la cellula tumorale può eliminare. Invece, si costringe la cellula tumorale a sprecare le sue riserve energetiche e a fermarsi nella riproduzione. Studi promettenti ancora in corso suggeriscono che questo approccio potrebbe essere usato in combinazione con le chemioterapie classiche.

Leggi abstract dell’articolo:
The extremely low frequency electromagnetic stimulation selective for cancer cells elicits growth arrest through a metabolic shift
Loredana Bergandi, Umberto Lucia, Giulia Grisolia, Riccarda Granata, … Francesca Silvagno
Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Cell Research Volume 1866, Issue 9, September 2019, Pages 1389-1397 https://doi.org/10.1016/j.bbamcr.2019.05.006

Fonte: Università di Torino

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Focus sull’anarchia cellulare all’origine del cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2019

I ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) hanno scoperto come l’alterazione di alcune proteine possa scatenare l’anarchia cellulare all’origine del cancro. I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC e Ministero della Salute, sono pubblicati su “Nature Communications“.

IEOweb_Mapelli

“Sappiamo che la cellula tumorale, a differenza di quella sana, prolifera in modo smisurato e disordinato, e dà così luogo a insiemi eterogenei e complessi di cellule, che noi chiamiamo ‘cancro’ – spiega Mapelli, Direttrice dell’ Unità di Biologia Strutturale del Dipartimento di Oncologia Molecolare all’IEO – Noi abbiamo scoperto alcuni aspetti inediti di questo processo studiando, con le tecnologie più avanzate della biologia strutturale e della biochimica, due proteine che regolano la divisione cellulare, NuMA e LGN.
Il nostro organismo è infatti strutturato per mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio delle sue proprietà fisiche e chimiche. Le due proteine che abbiamo studiato hanno un ruolo importante in questo equilibrio, perché hanno il compito, insieme ad altre, di eseguire la divisione cellulare e determinare la posizione della nuova cellula che si crea da quella originaria. Il complesso proteico NuMA-LGN assolve a questa funzione in maniera ordinata e sistematica, in modo che le nuove cellule siano disposte nella posizione corretta all’interno dell’organo di cui fanno parte, e svolgano il proprio ruolo nell’organismo. È come se fossero gli architetti che costruiscono o ristrutturano una casa”
.

Se a causa di un errore, per esempio una mutazione genica – continua Mapelli – queste proteine smettono di fare il proprio lavoro architettonico e posizionano le nuove cellule in modo disordinato e scombinato, si scatena il caos: tessuti e organi crescono in modo incoerente e non riescono più a funzionare in modo corretto. Questa è in genere la situazione in caso di un tumore”…….” Ora possiamo pensare di correggere il malfunzionamento di queste proteine, per esempio trovando una molecola in grado di intervenire sui geni che le regolano”.

Leggi il full text dell’articolo:
Hexameric NuMA:LGN structures promote multivalent interactions required for planar epithelial divisions
Laura Pirovano, Simone Culurgioni[…]Marina Mapelli
Nature Communications 10, 1–14

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Sintetizzato chimicamente un potente anticancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 19, 2019

I ricercatori chimici della Harvard University hanno raggiunto quello che un nuovo articolo definiva un “punto di riferimento nella scoperta di farmaci” con la sintesi totale di halichondrin.

Il composto noto per essere un potente agente antitumorale negli studi sui topi, si trova naturalmente nelle spugne di mare – anche se solo in quantità minuscole. La classe di molecole di halichondrin è così diabolicamente complessa che non è mai stata sintetizzata su una scala significativa in laboratorio.

Yoshito Kishi
Yoshito Kishi, chimico di Harvard e Eisai, un’azienda farmaceutica giapponese, che ha sintetizzato l’halichondrin

I ricercatori guidati da Yoshito Kishi, professore di chimica del dipartimento di chimica e biologia chimica di Harvard, hanno ora sintetizzato quantità sufficienti di E7130 (C52-halichondrin-B amine), un farmaco candidato della classe halichondrin, che consente per la prima volta di condurre studi rigorosi sull’attività biologica, sulle proprietà farmacologiche e relativa efficacia.

La ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Report” riporta la sintesi totale della molecola di halichondrin altamente potente E7130 – 11,5 grammi, con il 99,81% di purezza.

Segnaliamo che una versione semplificata di questa molecola, l’eribulina, è diventata un farmaco per il trattamento del carcinoma mammario metastatico e del liposarcoma, ora commercializzato da Eisai.

Scarica e leggi il documento in full text:
A landmark in drug discovery based on complex natural product synthesis
Satoshi Kawano, Ken Ito, Kenzo Yahata, Kazunobu Kira, Takanori Abe, Tsuyoshi Akagi, Makoto Asano, Kentaro Iso, Yuki Sato, Fumiyoshi Matsuura, Isao Ohashi, Yasunobu Matsumoto, Minetaka Isomura, Takeo Sasaki, Takashi Fukuyama, Yusuke Miyashita, Yosuke Kaburagi, Akira Yokoi, Osamu Asano, Takashi Owa & Yoshito Kishi
Scientific Reports 9, Article number: 8656 (2019)

Fonte: Harvard University, Cambridge, Massachusetts, USA

Approfondimenti:
Bai, R., Cichacz, Z. A., Herald, C. L., Pettit, G. R. & Hamel, E. Spongistatin 1, a highly cytotoxic, sponge-derived, marine natural product that inhibits mitosis, microtubule assembly, and the binding of vinblastine to tubulin. Molecular pharmacology 44, 757–766 (1993).

Fodstad, O., Breistol, K., Pettit, G. R., Shoemaker, R. H. & Boyd, M. R. Comparative antitumor activities of halichondrins and vinblastine against human tumor xenografts. Journal of experimental therapeutics & oncology 1, 119–125 (1996).

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un vaccino per il trattamento del linfoma non-Hodgkin.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2019

I ricercatori dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York, hanno sviluppato un vaccino in situ (utilizza qualcosa nel corpo) per aiutare a creare una risposta immunitaria a livello del corpo contro il linfoma non Hodgkin (NHL).
Esperimenti condotti dal team di ricerca sui topi hanno suggerito che il vaccino potrebbe essere ancora più efficace se combinato con un inibitore del checkpoint immunitario, una forma di immunoterapia già utilizzata per il trattamento del linfoma di Hodgkin e di molti altri tumori. Di conseguenza, il team di ricerca ha lanciato una sperimentazione clinica per testare il vaccino in combinazione con un inibitore del checkpoint immunitario.

dendritic-cell-adaptive-immunity

Considerando che queste ed altre immunoterapie colpiscono direttamente le cellule T, un vaccino in situ agisce principalmente stimolando l’attività di un altro componente del sistema immunitario: le cellule dendritiche.
In particolare l’approccio terapeutico del team Mount Sinai per un vaccino in situ utilizza tre componenti.

– Primo, viene iniettata una forma sintetica di una proteina chiamata FLT3L , che aiuta ad attirare le cellule dendritiche sul tumore.
– Secondo, vengono erogate basse dosi di radiazioni direttamente sul tumore. La radiazione danneggia le cellule tumorali, provocando il rilascio di antigeni che le cellule dendritiche alla fine presentano alle cellule T.
– Terzo, un’altra proteina sintetica, chiamata agonista TLR3, viene iniettata nel tumore. Questo farmaco attiva le cellule dendritiche caricate di antigene all’interno e intorno al tumore, inducendole a viaggiare verso i linfonodi dove risiedono le cellule T e, se tutto va come previsto, avviare una risposta immunitaria a livello dell’intero sistema.

Prima di avviare il processo, il dott. Brody e i suoi colleghi hanno eseguito una serie di esperimenti su modelli murini di linfoma per verificare se l’approccio funzionasse come previsto. I tumori trattati si sono ridotti rapidamente in molti topi e, in circa il 40% degli animali, sono stati completamente estirpati.

La sperimentazione sull’uomo appena avviata (Trial) dal team Mount Sinai accoppierà il vaccino con l’inibitore del checkpoint pembrolizumab (Keytruda) in soggetti con NHL indolente avanzato, carcinoma mammario e tumore della testa e del collo.

Leggi abstract dell’articolo:
Systemic clinical tumor regressions and potentiation of PD1 blockade with in situ vaccination
Linda Hammerich, Thomas U. Marron[…]Joshua D. Brody
Nature Medicine 25 , 814–824

trial (NCT01976585)

Fonte: Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York,

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Carenza di ferro legata a malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2019

Una nuova scoperta su come la carenza di ferro influisce sulla vascolarizzazione del polmone potrebbe essere la chiave per migliorare il trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare.
I ricercatori del Lakhal-Littleton Group at Oxford’s Department of Physiology Anatomy & Genetics in questo nuovo studio hanno esplorato i legami tra carenza di ferro e PAH (pulmonary arterial hypertension). Hanno trovato che la carenza di ferro all’interno delle cellule muscolari lisce delle arterie polmonari è di per sé sufficiente a causare PAH, anche in assenza di anemia. L’effetto della carenza di ferro è dovuto all’aumento del rilascio del vasocostrittore endotelina-1 dalle cellule delle arterie polmonari.
Si tratta del primo studio che descrive il meccanismo che collega la carenza di ferro con le malattie cardiache.

Lakhal-Littleton study reveals critical link between iron deficiency and a serious cardiovascular condition

Il professore associato Samira Lakhal-Littleton, ha dichiarato: “Questa ricerca ha il potenziale di alterare il modo in cui vengono trattati i pazienti con ipertensione arteriosa polmonare”.
Lo studio dimostra che non è l’anemia, ma piuttosto la mancanza di ferro nelle cellule del sistema vascolare che causa il rimodellamento dei vasi polmonari presenti nei soggetti affetti da PAH.

Leggi abstract dell’articolo:
Intracellular iron deficiency in pulmonary arterial smooth muscle cells causes pulmonary arterial hypertension in mice
Samira Lakhal-Littleton, Alexi Crosby, Matthew C. Frise, Goran Mohammad, Carolyn A. Carr, Paul A. M. Loick, and Peter A. Robbins
PNAS first published May 31, 2019 https://doi.org/10.1073/pnas.1822010116

Fonte: Department of Physiology, Anatomy and Genetics – University of Oxford

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Da un batterio un collirio contro le retinopatie.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2019

Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’ISS su una proteina batterica e’ stato ottenuto un collirio che potrebbe migliorare la vista nei casi di retinopatia. In particolare la ricerca, pubblicata sulla rivista “Neuroscience“, ha osservato che la somministrazione topica tramite collirio di una soluzione contenente la proteina batterica Fattore Citotossico Necrotizzante 1 (CNF1) di Escherichia Coli, e’ stata in grado di migliorare le prestazioni visive in un modello animale di retinopatia ipertensiva, una condizione clinica che si riscontra in soggetti con elevati valori di pressione arteriosa sistemica che altera il corretto funzionamento della retina portando ad una perdita graduale della vista.

collirio

CNF1, tramite la modulazione dell’attivita’ della proteina Rac1 nella retina, potrebbe agire come antiinfiammatorio, migliorando quindi la funzionalita’ visiva. La proteina Rac1 appartiene alla famiglia delle Rho GTPasi, piccole proteine regolatorie gia’ note per essere coinvolte nei processi infiammatori e nella risposta allo stress ossidativo a livello vascolare.

Aver dimostrato che l’agire sull’attivita’ della proteina Rac1 sia in grado di migliorare la funzionalita’ in una retina gia’ compromessa – spiega la Dott.ssa Fiorentini – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a patologie della vista nella cui patogenesi esiste un’importante componente neuro-infiammatoria. Parlo di malattie altamente invalidanti come la retinopatia ipertensiva, la retinopatia diabetica ed il glaucoma, per le quali ad oggi non esistono cure”.

Leggi abstract dell’articolo:
Eye Drop Instillation of the Rac1 Modulator CNF1 Attenuates Retinal Gliosis and Ameliorates Visual Performance in a Rat Model of Hypertensive Retinopathy
Andrea Matteucci, Laura Ricceri, Alessia Fabbri, Andrea Fortuna, … Stefano Loizzo
Neuroscience, Available online 23 May 2019 https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2019.05.021

Fonte: Ordine Medici Roma

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumore al pancreas: un farmaco raddoppia la sopravvivevnza.

Posted by giorgiobertin su giugno 2, 2019

Una terapia innovativa e personalizzata migliora la sopravvivenza dei pazienti con tumore metastatico al pancreas. Si chiama olaparib, e nei pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2 ha ridotto del 47% il rischio di progressione della malattia. A 2 anni, il 22% dei pazienti trattati con olaparib risulta libero da progressione di malattia (rispetto al 9,6% di quelli trattati con placebo). A dimostrarlo è lo studio internazionale di fase III POLO, presentato oggi in seduta plenaria al 55mo Congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) e pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.

olaparib

Questo studio, spiega il prof. Giampaolo Tortora, “avrà dunque un impatto importante sulla vita dei pazienti, poichè il cancro del pancreas è un killer che registra una delle peggiori prognosi tra i tumori solidi e contro il quale le armi sono ridotte“. I dati sono molto incoraggianti: “Ad un anno la malattia si è ‘fermata’ nel 15% dei pazienti trattati con placebo contro il 34% di quelli curati col farmaco; ad 1,5 anni rispettivamente nel 10% e nel 30% e a due anni nel 10% nel 22%”.

Confidiamo che dopo la pubblicazione di oggi dei risultati ottenuti dallo studio POLO sul “British Medical Journal”, ci possa essere in Italia un programma di uso compassionevole per garantire l’accesso al farmaco ai pazienti che ne necessiterebbero” – ha sottolineato Tortora -. “Stiamo avviando contatti con l’azienda produttrice in questa direzione e prevediamo un aumento della domanda da parte dei malati”.

Leggi abstract dell’articolo:
Maintenance Olaparib for Germline BRCA-Mutated Metastatic Pancreatic Cancer
Talia Golan, M.D., Pascal Hammel, M.D., Ph.D., Michele Reni, M.D., Eric Van Cutsem, M.D., Ph.D., Teresa Macarulla, M.D., Ph.D., Michael J. Hall, M.D., Joon-Oh Park, M.D., Ph.D., Daniel Hochhauser, M.D., Ph.D., Dirk Arnold, M.D., Ph.D., Do-Youn Oh, M.D., Ph.D., Anke Reinacher-Schick, M.D., Ph.D., Giampaolo Tortora, et al.
NEJM June 2, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1903387

POLO ClinicalTrials.gov number, NCT02184195.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cancro alla prostata: è possibile eliminare le cellule staminali tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 27, 2019

Uno studio condotto dai gruppi di ricerca dei prof.i Catapano e Carbone dell’Istituto di Ricerca Oncologica (IOR, affiliato all’USI Università della Svizzera italiana) di Bellinzona, in Svizzera, pubblicato sul “Cell Metabolism” rivela un nuovo modo per eliminare le cellule staminali tumorali (CSC) nel cancro della prostata e migliorare l’efficacia del trattamento.
Gli scienziati hanno scoperto un nuovo meccanismo che promuove l’espansione delle CSC nel cancro della prostata controllando la divisione mitocondriale ed hanno dimostrato che il blocco di questo processo porta alla progressiva perdita di CSC con un impatto drammatico sulla crescita del tumore in più modelli di cancro alla prostata.

CELLMET

Le CSC sono una piccola frazione della popolazione totale di cellule tumorali in un tumore. Le CSC hanno proprietà simili alle cellule staminali normali, compresa la capacità di riprodurre cellule identiche con caratteristiche simili alle cellule staminali evitando differenziazioni, invecchiamento e morte. È importante sottolineare che queste proprietà consentono ai CSC di persistere dopo il trattamento promuovendo la metastasi e la ricaduta del tumore.

I ricercatori dello IOR hanno scoperto che BRD4, una proteina che regola l’attività dei geni legandosi alla cromatina, controlla la sopravvivenza e l’espansione delle CSC prostatiche promuovendo la fissione mitocondriale. Nelle CSC prostatiche, BRD4 attiva il gene che codifica il fattore di fissione mitocondriale (mff), una proteina chiave richiesta per la divisione mitocondriale. Il blocco della funzione di BRD4 da knockdown genetico o inibitori farmacologici (inibitori BET), che impediscono il legame con BRD4 alla cromatina, ha portato ad una fissione mitocondriale compromessa, all’invecchiamento progressivo e alla morte delle CSC nella prostata.

Gli inibitori di BRD4 e altre proteine ​​BET sono attualmente sottoposti a valutazione clinica per il trattamento del cancro.

Scarica e leggi il full text:
Epigenetic Control of Mitochondrial Fission Enables Self-Renewal of Stem-like Tumor Cells in Human Prostate Cancer
Gianluca Civenni, Roberto Bosotti, Andrea Timpanaro, …, Esteban Cvitkovic, Giuseppina M. Carbone, Carlo V. Catapano
Cell Metabolism Published:May 23, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.cmet.2019.05.004

Fonte: Istituto di Ricerca Oncologica

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un semplice test per misurare lo stress.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2019

I ricercatori dell’University of Cincinnati hanno sviluppato un nuovo test che può facilmente e semplicemente misurare ormoni dello stress comuni usando il sudore, il sangue, l’urina o la saliva. Alla fine, sperano di trasformare le loro idee in un semplice dispositivo che i pazienti possano usare a casa per monitorare la loro salute.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “American Chemical Society Sensors“.

Andrew Steckl
UC research assistant Shima Dalirirad, left, and UC professor Andrew Steckl pose in UC’s Nanoelectronics Laboratory. Photo/Andrew Higley/UC Creative Services

I ricercatori hanno sviluppato un dispositivo che utilizza la luce ultravioletta per misurare gli ormoni dello stress in una goccia di sangue, sudore, urina o saliva. Questi biomarcatori di stress si trovano in tutti questi fluidi, anche se in quantità diverse, ha detto Andrew Steckl – Ohio Eminent Scholar and UC engineering professor.
Il dispositivo misura non solo un biomarker ma più biomarcatori e può essere applicato a diversi fluidi corporei”. “Lo stress è stato un tema caldo negli ultimi due anni: i ricercatori hanno provato molto duramente a sviluppare un test che sia economico, facile ed efficace e rilevi questi ormoni a basse concentrazioni”.Questo test ha il potenziale per essere un forte dispositivo commerciale: sarebbe bello vedere la ricerca andare in questa direzione”.

Leggi abstract dell’articolo:
Label-Free Optical Detection of Multiple Biomarkers in Sweat, Plasma, Urine, and Saliva
Prajokta RayAndrew J. Steckl*
ACS Sensors 2019, 4, 5, 1346-1357 (Article) Publication Date (Web): March 22, 2019 DOI: 10.1021/acssensors.9b00301

Articoli correlati:
Stress Biomarkers in Biological Fluids and Their Point-of-Use Detection
Andrew J. Steckl*Prajokta Ray
ACS Sensors 2018, 3, 10, 2025-2044

Fonte: University of Cincinnati

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Cinque piante tropicali con proprietà antitumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2019

I ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore, Dipartimento di Farmacia (NUS Pharmacy) hanno impiegato 3 anni a studiare le proprietà farmacologiche delle piante locali. Hanno scoperto che tre specie erano particolarmente efficaci nell’inibire la crescita di diversi tumori ed hanno pubblicato i loro risultati sul “Journal of Ethnopharmacology”.

Erbe-anticancro

Nonostante l’uso diffuso della medicina moderna a Singapore, esiste una tradizione nell’uso di piante locali per trattare varie condizioni, incluso il cancro. Il team si è concentrato su sette piante che le persone hanno usato come medicine tradizionali per il cancro:

• Berry Bandicoot ( Leea indica )
• Sabah Snake Grass ( Clinacanthus nutans )
• Fool’s Curry Leaf ( Clausena lansium )
• Seven Star Needle ( Pereskia bleo )
• Black Face General ( Strobilanthes crispus )
• Foglia sudafricana ( Vernonia amygdalina )
• Simpleleaf Chastetree ( Vitex trifolia )

Nello studio, il team ha preparato estratti di foglie “fresche”, “sane” e “mature” da queste piante e ha esaminato i loro effetti sulle cellule di cancro al seno, ovarico, uterino, cervicale, leucemico , epatico e del colon.
Bandicoot Berry, South African Leaf e Simpleleaf Chastetree hanno avuto un effetto antitumorale su tutti e sette i tipi di cancro. Fool’s Curry Leaf e Black Face General avevano anche proprietà protettive contro alcune cellule tumorali.

Le piante medicinali sono state usate per il trattamento di diversi disturbi sin dai tempi antichi“, afferma l’autore dello studio il prof. Koh Hwee Ling. “ma le loro proprietà antitumorali non sono state studiate bene“. “I nostri risultati forniscono nuove prove scientifiche per l’uso di erbe tradizionali per il trattamento del cancro e aprono la strada allo sviluppo di nuovi agenti terapeutici“.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of anti-proliferative activity of medicinal plants used in Asian Traditional Medicine to treat cancer
Journal of Ethnopharmacology Volume 235, 10 May 2019, Pages 75-87 https://doi.org/10.1016/j.jep.2018.12.040
Yin-Yin Siew, Hui-Chuing Yew, Soek-Ying Neo, See-Voon Seow, … Hwee-Ling Koh

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuovo trattamento per la malattia del fegato grasso.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2019

Un team di ricercatori guidato dalla Duke-NUS Medical School e National Heart Center Singapore (NHCS) ha scoperto che la disattivazione della proteina interleuchina 11 (IL11) con anticorpi terapeutici inverte l’infiammazione e la cicatrizzazione del fegato in pazienti affetti da steatoepatite non alcolica non intrattabile (NASH). La pubblicazione dei risultati è stata fatta sulla rivista “Gastroenterology“.

il11
Credit for illustration: Dr. Eleonora Adami, Duke-NUS Medical School

Il team ha scoperto che il gene IL11 innesca lo sviluppo della NASH e il grasso si accumula nei fegati delle persone con questa condizione. È più comune nelle persone che sono obese e diabetiche e causa affaticamento, dolore addominale , prurito della pelle, nausea e può portare alla cirrosi epatica o al cancro. Gli anticorpi terapeutici sviluppati dai ricercatori Duke-NUS e NHCS hanno inibito IL11 in un modello pre-clinico che imitava la forma umana della NASH, prevenendo e invertendo l’infiammazione del fegato e portando persino a livelli più bassi di colesterolo e glucosio nel sangue.

Milioni di persone sono affette da diabete e pericolosa malattia del fegato grasso – abbiamo identificato un nuovo approccio per trattare questi pazienti e ripristinare la loro funzionalità epatica, riducendo al contempo i grassi pericolosi e il glucosio nel loro sangue“, afferma il professor Stuart Cook. “Puntiamo ad avere i farmaci pronti per le sperimentazioni cliniche entro la fine del 2020″.

Leggi il full text dell’articolo:
Inhibiting Interleukin 11 Signaling Reduces Hepatocyte Death and Liver Fibrosis, Inflammation, and Steatosis in Mouse Models of Non-Alcoholic Steatohepatitis
Widjaja AA, Singh BK, Adami E, Viswanathan S, Dong J, D’Agostino GA, Ng B, Lim WW, Tan J, Paleja BS, Tripathi M, Lim SY, Shekeran SG, Chothani SP, Rabes A, Sombetzki M, Bruinstroop E, Min LP, Sinha RA, Albani S, Yen PM, Schafer S and Cook SA
Gastroenterology Available online 9 May 2019 https://doi.org/10.1053/j.gastro.2019.05.002

Fonte: Duke-NUS Medical School

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nuovo bersaglio terapeutico per il cancro alla prostata metastatico.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2019

I ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory, NY (Stati Uniti) hanno dimostrato che il trattamento delle cellule tumorali nella prostata con un farmaco che ha come obiettivo una proteina chiamata PHLPP2 può impedire alle cellule tumorali di diffondersi ad altri organi del corpo.

Lo studio su “Journal of Cell Biology“, rivela che l’inibizione di PHLPP2 ha ridotto i livelli di MYC, una proteina oncogenica che causa molti diversi tipi di cancro che non possono essere trattati con terapie convenzionali. MYC è un potente oncogene perché promuove la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali.

Novak
NOWAK ET AL., 2019

I ricercatori hanno scoperto che le cellule del cancro alla prostata metastatico richiedono il PHLPP2 per sopravvivere e proliferare. Hanno scoperto che PHLPP2 aiuta a stabilizzare il MYC rimuovendo un gruppo fosfato che altrimenti causerebbe la distruzione di MYC. Negli esperimenti sugli animali da laboratori la rimozione del gene PHLPP2 ha impedito alle cellule tumorali della prostata di metastatizzare ad altri organi.
L’eliminazione di questo enzima non ha manifestato segni di tossicità nei topi o nelle cellule umane.

Il team co-guidato dal dott. Trotman e dal dottor Dawid Nowak afferma che la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con carcinoma della prostata metastatico è solo il 28 per cento, mentre la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con malattia della prostata localizzato è quasi il 99 per cento.

I risultati di questo studio suggeriscono che la progettazione di inibitori PHLPP2 farmacologicamente rilevanti potrebbe aiutare a inibire efficacemente la progressione del cancro alla prostata, con possibili applicazioni anche su altri tipi di cancro.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
The PHLPP2 phosphatase is a druggable driver of prostate cancer progression
Dawid G. Nowak, Ksenya Cohen Katsenelson, Kaitlin E. Watrud, Muhan Chen, Grinu Mathew, Vincent D. D’Andrea, Matthew F. Lee, Manojit Mosur Swamynathan, Irene Casanova-Salas, Megan C. Jibilian, Caroline L. Buckholtz, Alexandra J. Ambrico, Chun-Hao Pan, John E. Wilkinson, Alexandra C. Newton, Lloyd C. Trotman
The Journal of Cell Biology May 2019, jcb.201902048; DOI: 10.1083/jcb.201902048

Fonte: Cold Spring Harbor Laboratory, NY

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un chip per studiare la fisiologia del microbioma intestinale umano.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2019

Il microbioma umano, l’enorme collezione di microbi che vivono all’interno e sul nostro corpo, influenza profondamente la salute e le malattie umane. La flora intestinale umana in particolare, che ospita il numero più elevato di microbi, non solo abbatte i nutrienti e rilascia le molecole importanti per la nostra sopravvivenza, ma è anche protagonista nello sviluppo di molte malattie tra cui infezioni, malattie infiammatorie intestinali, cancro, malattie metaboliche, malattie autoimmuni e disturbi neuropsichiatrici.

microbioma
Bacteria of the human gut microbiome (yellow) are populating the intestinal epithelial channel of the anaerobic Intestine Chip that maintains gut-like low-oxygen concentrations. The bacteria are directly attaching to a dense mucus layer produced by the intestinal epithelium. Credit: Wyss Institute at Harvard University.

Un team di ricerca presso Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University, ha sviluppato un dispositivo che permetterà di studiare come interagiscono intestino e batteri, identificando il ruolo del microbioma nella salute e nella malattia.
In particolare hanno sviluppato un chip microfluidico che rende possibile la co-coltura. Il chip contiene due compartimenti separati da una membrana porosa – uno per una cultura dell’epitelio intestinale umano vascolarizzato e un altro per un microbioma complesso. Coltivando il dispositivo in una camera anaerobica personalizzata, i ricercatori hanno creato un gradiente di ossigeno in base al quale le cellule umane ricevono abbastanza per crescere e sopravvivere, ma i batteri sono esposti a condizioni di ossigeno ridotto, che imitano la situazione nell’intestino umano.

“Abbiamo generato un gradiente di ossigeno attraverso i due canali che consente ancora di sostenere l’epitelio intestinale con l’ossigeno che si diffonde attraverso la membrana porosa“, ha detto Elizabeth Calamari. “Inoltre, abbiamo installato i chip intestinali con sensori ottici in grado di segnalare le concentrazioni di ossigeno locali in entrambi i canali in tempo reale senza disturbare il gradiente di ossigeno.”

I ricercatori sperano che questo lavoro possa aiutare la medicina personalizzata e identifichi il ruolo del microbioma in una varietà di malattie.

Leggi abstract dell’articolo:
A complex human gut microbiome cultured in an anaerobic intestine-on-a-chip
Sasan Jalili-Firoozinezhad, Francesca S. Gazzaniga, Elizabeth L. Calamari, Diogo M. Camacho, Cicely W. Fadel, Amir Bein, Ben Swenor, Bret Nestor, Michael J. Cronce, Alessio Tovaglieri, Oren Levy, Katherine E. Gregory, David T. Breault, Joaquim M. S. Cabral, Dennis L. Kasper, Richard Novak & Donald E. Ingber
Nature Biomedical Engineering Published: 13 May 2019 https://doi.org/10.1038/s41551-019-0397-0

Fonte: Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperta proteina che contribuisce all’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2019

I ricercatori del Department of Neurology and Neurological Sciences, Stanford University School of Medicine hanno scoperto una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario che contribuisce all’invecchiamento del cervello. Lo studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, ha dimostrato che bloccando questa molecola è possibile ridurre e recuperare i deficit mentali legati all’età.

Tony Wyss-Coray
New research from Tony Wyss-Coray and his collaborators shows that older mice performed better on memory tests when a protein found on the walls of blood vessels in the brain was blocked.

Ci siamo concentrati sulle proteine che cambiano con l’età e che hanno qualcosa a che fare con la vascolarizzazione.” dice il prof. Wyss-Coray.
Fra queste è emersa una proteina che diventa più abbondante con l’età, Vascular Cell Adhesion Molecule 1 (VCAM1), che – come hanno dimostrato i ricercatori – sembra avere un ruolo chiave negli effetti del sangue invecchiato sul cervello. Misure biologiche e cognitive hanno indicato che il blocco di VCAM1 non solo impedisce al plasma vecchio di danneggiare il cervello dei topi giovani, ma può anche invertire i deficit nei topi anziani. In pratica bloccare VCAM1 nel cervello ha finito per rendere i topi più intelligenti.

Il team ha usato due tecniche per bloccare VCAM1: una cancella geneticamente la proteina dal cervello dei topi, l’altra prevede di iniettare un anticorpo che si lega a essa per impedire che si leghi a qualsiasi altra cosa. Entrambi i metodi hanno bloccato i segni di invecchiamento cerebrale nei topi giovani infusi con plasma vecchio e hanno invertito i livelli di marcatori nel cervello dei topi anziani.

VCAM1 (Vascular Cell Adhesion Molecule-1) è una proteina che sporge dalle cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi sanguigni e che si aggancia alle cellule immunitarie circolanti (globuli bianchi, o leucociti): risponde alle lesioni o alle infezioni aumentandone il numero e innescando le reazioni immunitarie.

Lo studio ha importanti implicazioni sul declino cognitivo legato all’età e sulle malattie cerebrali.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Aged blood impairs hippocampal neural precursor activity and activates microglia via brain endothelial cell VCAM1
Hanadie Yousef, Cathrin J. Czupalla, Davis Lee, Michelle B. Chen, Ashley N. Burke, Kristy A. Zera, Judith Zandstra, Elisabeth Berber, Benoit Lehallier, Vidhu Mathur, Ramesh V. Nair, Liana N. Bonanno, Andrew C. Yang, Todd Peterson, Husein Hadeiba, Taylor Merkel, Jakob Körbelin, Markus Schwaninger, Marion S. Buckwalter, Stephen R. Quake, Eugene C. Butcher & Tony Wyss-Coray
Nature Medicine Published: 13 May 2019

Fonti: Department of Neurology and Neurological Sciences, Stanford University School of MedicineLe Scienze

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nei broccoli una proteina anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Il consumo regolare di broccoli e cavoli potrebbe aiutare a prevenire e a contrastare il cancro. Queste verdure, infatti, contengono una molecola che inattiva un gene noto per svolgere un ruolo in una varietà di tumori umani.

In un nuovo documento pubblicato su “Science“, i ricercatori, guidati dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, direttore del Cancer Center e Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center, dimostrano che il gene, noto come WWP1, l’enzima responsabile della crescita dei tumori più comuni, come quello alla mammella o alla prostata viene spento da un composto naturale che si chiama I3C, indol-3-carbinolo. Questo composto è presente in tutte le crocifere, le piante della famiglia dei broccoli.

broccoli

Stiamo sperimentando sui topolini e i dati sono fantastici sia in chiave di prevenzione che di terapia del tumore. Possiamo usare I3C nell’uomo in studi clinici già da oggi, e avremo farmaci più potenti e selettivi in tempi brevi. Tutto questo è “exciting”. Quello che è però fondamentale ricordare è che non si può prescindere da studi clinici rigorosi nell’uomo. Questa fase è necessaria e imprescindibile. Dobbiamo dimostrare l’efficacia di queste molecole nell’uomo, ma anche capire se hanno tossicità inaspettate” – afferma il prof. Pier Paolo Pandolfi.

Questa scoperta enfatizza l’importanza di introdurre nella dieta alimenti vegetali come le crucifere, i broccoli e i cavolfiori . Un’altra dimostrazione è che una dieta a alto contenuto di vegetali e fibre fa davvero bene, comunque” – conclude Pandolfi.

Leggi abstract dell’articolo:
Reactivation of PTEN tumor suppressor for cancer treatment through inhibition of a MYC-WWP1 inhibitory pathway
BY YU-RU LEE, MING CHEN, JONATHAN D. LEE, JINFANG ZHANG, SHU-YU LIN, TIAN-MIN FU, HAO CHEN, TOMOKI ISHIKAWA, SHANG-YIN CHIANG, JESSE KATON,….., WENYI WEI, PIER PAOLO PANDOLFI
Science Vol. 364, No. 6441 DOI: 10.1126/science.aau0159 May 17th, 2019

Fonte: Cancer Research Institute, Beth Israel Deaconess Cancer Center, Harvard Medical School, Boston

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Creato il genoma del batterio Escherichia coli con un DNA artificiale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Il gruppo del prof. Jason Chin del Laboratory of Molecular Biology, Cambridge Biomedical Campus, Cambridge, ha sintetizzato per la prima volta l’intero genoma di un organismo comunemente usato, il batterio Escherichia coli. C’è stato solo un precedente esempio di sintesi di un intero genoma: il genoma batterico di Mycoplasma, che consiste di circa 1 milione di basi.
Negli ultimi 5 anni, il gruppo del prof.  Jason ha sviluppato un metodo robusto per l’assemblaggio di grandi pezzi di DNA sintetico. Ciò ha permesso loro di sintetizzare l’intero genoma di E. coli , che è circa quattro volte più grande di quello di Mycoplasma.

Il dna all’interno di una cellula, precisano i ricercatori, contiene tutte le istruzioni necessarie per funzionare. Per esempio, quando la cellula ha bisogno di proteine per crescere riesce a leggere il dna che codifica per la proteina giusta: le lettere del dna che vengono lette a gruppi di tre sono chiamate codoni, come per esempio TCG e TCA. Quasi tutta la vita sulla terra utilizza 64 codoni, di cui 61 formano 20 amminoacidi, i mattoni delle proteine. Mentre i rimanenti tre fungono da segnali di stop, ovvero avvertono la cellula quando la proteina è pronta.

BLUEBACTERIA_ARTWORK

Uno degli scopo fondamentale della biologia sintetica prevede la riprogrammazione del codice genetico delle cellule per consentire l’incorporazione di aminoacidi non canonici, con proprietà nuove e diverse, in proteine, per consentire la produzione di una vasta gamma di nuove molecole che potrebbero avere benefici per la medicina e la biotecnologia.

Questo nuovo E. coli sintetico, denominato Syn61, non dovrebbe essere in grado di decodificare il DNA da qualsiasi altro organismo e quindi non dovrebbe essere possibile infettarlo con un virus.  Il lavoro è molto importante perchè questa versione sintetica del batterio potrebbe diventare una risorsa importante per lo sviluppo futuro di nuovi tipi di molecole.

Scarica e leggi il documento in full text:
Total synthesis of Escherichia coli with a recoded genome
Julius Fredens, Kaihang Wang, Daniel de la Torre, Louise F. H. Funke, Wesley E. Robertson, Yonka Christova, Tiongsun Chia, Wolfgang H. Schmied, Daniel L. Dunkelmann, Václav Beránek, Chayasith Uttamapinant, Andres Gonzalez Llamazares, Thomas S. Elliott & Jason W. Chin
Nature (2019) | Published: 15 May 2019

Fonte Laboratory of Molecular Biology, Cambridge Biomedical Campus, Cambridge

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cell and Tissue Research: nuova rivista open access.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2019

“Cell and Tissue Research” è una rivista di lunga data che presenta articoli nelle aree della biologia molecolare, cellulare e sovracellulare. Ora Springer ha reso open access le rivista. Le aree di ricerca sono quelle della ricerca sulle cellule e sui tessuti includendo: neurobiologia, neuroendocrinologia, endocrinologia, biologia riproduttiva, sistema scheletrico e immunitario e sviluppo.

CTR

Ultimi articoli pubblicati:
Three-dimensional architecture of pericardial nephrocytes in Drosophila melanogaster revealed by FIB/SEM tomography
Yuto Kawasaki, Akira Matsumoto, Takayuki Miyaki, Mui Kinoshita (May 2019)

Peptide receptors and immune-related proteins expressed in the digestive system of a urochordate, Ciona intestinalis
Honoo Satake, Shin Matsubara, Akira Shiraishi, Tatsuya Yamamoto… (May 2019)

Circadian neurogenetics of mood disorders
Jorge Mendoza, Guillaume Vanotti (May 2019)

Posted in E-journal E-Book | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Virus bioingegnerizzati usati per combattere infezioni resistenti agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2019

Gli scienziati dell’Howard Hughes Medical Institute sono riusciti per primi al mondo a battere un’infezione batterica usando un virus ingegnerizzato. Questo è stato fatto in una ragazza di 15 anni con fibrosi cistica che aveva un caso grave di Mycobacterium.

3_phages
Scientists used three phages (Muddy, BPs, and ZoeJ, shown, left to right, in electron micrographs) to treat a patient’s bacterial infection. All three phages were discovered by college students (Muddy – Durban, South Africa/2010; BPs – University of Pittsburgh/2006; ZoeJ – Providence College/2012). Credit: R. M. Dedrick et al./Nature Medicine 2019

La ragazza ha ricevuto un doppio trapianto di polmone, ma poi ha sviluppato l’infezione da micobatteri che gli antibiotici non potevano uccidere. L’infezione si diffonde attraverso il corpo, sviluppandosi anche in noduli sulla pelle. Come ultima risorsa sono stati iniettati batteriofagi modificati, che sono virus che infettano i batteri. Questi virus sono stati raccolti come parte del programma SEA-PHAGES dell’Howard Hughes Medical Institute, che ha coinvolto oltre un centinaio di università.

Attraverso l’utilizzo dell’ingegneria genetica sono stati modificati due batteriofagi per renderli molto più potenti e dopo la miscela è stata iniettata per un periodo di sei settimane alla paziente. I fagi hanno funzionato quasi immediatamente e durante il trattamento di sei settimane, la paziente ha avuto una remissione completa dell’infezione. La tecnica ancora sperimentale è molto lenta e costosa, ha aperto però la strada a un nuovo standard di cura contro le infezioni resistenti ai batteri.

Leggi i full text degli articolo:

Engineered bacteriophages for treatment of a patient with a disseminated drug resistant Mycobacterium abscessus.”
Rebekah M. Dedrick et al.
Nature Medicine. Published online May 8, 2019. doi: 10.1038/s41591-019-0437-z

Phage therapy’s latest makeover
Charles Schmidt
Nature Biotechnology (2019)

Fonti:
Howard Hughes Medical Institute
Sixty seconds on . . . bacteriophages BMJ 2019; 365 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.l2183 (Published 13 May 2019)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Generate grandi quantità di cellule staminali da piccole quantità di sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2019

Una scoperta dei ricercatori della Queen’s University di Belfast e del King’s College di Londra (KCL) potrebbe rivoluzionare il trattamento delle malattie cardiovascolari vascolari legate al diabete.

I ricercatori hanno sviluppato una tecnologia in grado di produrre grandi quantità di cellule staminali in breve tempo, utilizzando solo un piccolo campione di sangue. Hanno anche scoperto che le cellule staminali prodotte possono generare e sostituire le cellule danneggiate all’interno dei vasi sanguigni. Questo trattamento potrebbe prevenire una serie di complicazioni vascolari tra cui attacchi cardiaci, malattie renali, cecità e amputazioni nelle persone con diabete.

ESM1

La dott.ssa Andriana Margariti del Wellcome-Wolfson Institute for Experimental Medicine della Queen’s University di Belfast, spiega: “Essere in grado di produrre grandi quantità di cellule staminali da pochi millilitri di sangue in un breve lasso di tempo è davvero rivoluzionario. Questo potrebbe rivoluzionare il modo in cui trattiamo un vasto numero di malattie dei vasi sanguigni.”Questo studio si è concentrato sulle cellule staminali per le malattie vascolari, ma lo stesso processo può essere utilizzato per produrre cellule staminali per un numero di organi, inclusi cervello e reni, che ha enormi implicazioni per il futuro dell’assistenza sanitaria“.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’attivazione di un particolare gene noto come Endecialial Specific Molecule 1 (ESM1) nelle cellule staminali migliora la produzione e la funzione delle cellule endoteliali di nuova generazione. Le cellule endoteliali rivestono i vasi sanguigni, fungendo da barriera protettiva; come lo strato superiore di cellule nei vasi sanguigni, sono queste cellule che si danneggiano gravemente nelle malattie cardiovascolari, e questo è spesso accelerato nei pazienti con diabete.

Lo studio preclinico, pubblicato su “Stem Cell Journals“, ha dimostrato che le cellule staminali che esprimono il gene ESM1 hanno un notevole potenziale rigenerativo e hanno aumentato significativamente il flusso sanguigno quando sono state testate su vasi sanguigni danneggiati.

Leggi il full text dell’articolo:
Enhanced Function of Induced Pluripotent Stem Cell‐Derived Endothelial Cells Through ESM1 Signaling
Marta Vilà‐González Sophia Kelaini Corey Magee Rachel Caines David Campbell Magdalini Eleftheriadou Amy Cochrane Daiana Drehmer Marianna Tsifaki Karla O’Neill Edoardo Pedrini Chunbo Yang Reinhold Medina Denise McDonald David Simpson Anna Zampetaki Lingfang Zeng David Grieve Noemi Lois Alan W. Stitt Andriana Margariti.
Stem Cells, 37: 226-239. doi:10.1002/stem.2936

Fonte: Wellcome-Wolfson Institute for Experimental Medicine della Queen’s University di Belfast

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperte le mutazioni del DNA che causano le malattie neurodegenerative.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2019

Gli scienziati dell’University of Adelaide hanno scoperto come le mutazioni nel DNA possono causare malattie neurodegenerative. La scoperta è un passo importante verso un trattamento migliore per rallentare la progressione o l’esordio ritardato in una serie di malattie incurabili come la malattia di Huntington e dei neuroni motori – probabilmente attraverso l’uso, in modi nuovi, di farmaci antinfiammatori esistenti.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Human Molecular Genetics“.

DNA-RNA-Proteine

Se il nuovo meccanismo che abbiamo scoperto si rivela corretto, trasformerà il campo delle malattie neurologiche, fornendo un modo diverso di pensare a queste malattie e offrendo nuove opportunità per l’intervento medico” – afferma Robert Richards, professore di Genetica presso la Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Adelaide.

I risultati dello studio sono centrati sull’RNA, la molecola nelle nostre cellule, che è il passaggio intermedio tra il DNA nei cromosomi e le proteine ​​che sono le principali componenti funzionali delle cellule.

Il DNA fornisce un modello per produrre RNA che è normalmente “codificato a barre” per garantire che le cellule lo riconoscano come “suo”, distinguendolo dall’RNA di un invasore straniero, come i virus. Usando il modello sperimentale Fly Drosophila, il professor Richards e il suo team hanno dimostrato che l’RNA “a doppio filamento” interessato era invece riconosciuto come estraneo al corpo o “non-suo”.

“Questo suscita una risposta auto-infiammatoria simile all’anti-virus che porta alla distruzione e alla morte neuronale, causando nel tempo danni neurologici progressivi”, afferma il professor Richards. “L’RNA anormale è costituito da regioni di ripetute sequenze di DNA che si trovano in un numero maggiore di persone affette da Huntington e da altre malattie neurodegenerative”.

Leggi abstract dell’articolo:
‘Non-self’ Mutation: Double-stranded RNA elicits antiviral pathogenic response in a Drosophila model of expanded CAG repeat neurodegenerative diseases,
Clare L Eyk Saumya E Samaraweera Andrew Scott Dani L Webber David P Harvey Olivia Mecinger Louise V O’Keefe Jennifer E Cropley Paul Young Joshua Ho Catherine Suter Robert I Richards
Human Molecular Genetics (2019). DOI: 10.1093/hmg/ddz096

Fonte: The University of Adelaide – Adelaide, South Australia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Enciclopedia delle linee cellulari tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2019

La Cancer Cell Line Encyclopedia (CCLE) è una raccolta di oltre 900 linee cellulari assemblate a partire dal 2008 dal Broad Cancer Program in collaborazione con gli Istituti Novartis per la Ricerca BioMedical.
Queste grandi librerie di linee cellulari cancerose sono raccolte di cellule che rappresentano tipi di tumore osservati in pazienti oncologici – possono fornire approfondimenti sulle caratteristiche genetiche uniche dei tumori e sulla loro sensibilità ai trattamenti attuali e potenziali.

CCLE

La collezione CCLE è stata determinante per individuare il gene PRMT5 come bersaglio promettente in alcuni tumori del cervello, dei polmoni, del pancreas, dell’ovaio e del sangue; e WRN in cellule tumorali prive di un meccanismo chiave di correzione del DNA.
In un articolo pubblicato sulle rivista “Nature” i ricercatori riferiscono di aver potenziato il set di dati CCLE, che ora include:
– Dati di sequenziamento dell’RNA per 1.019 linee cellulari;
– profili di espressione microRNA per 954 linee
– dati di matrice proteica (899 linee)
– modificazioni dell’istone su tutto il genoma (897)
– Metilazione del DNA (843)
– sequenziamento dell’intero genoma (329),
sequenziamento dell’intero esoma (326)
Il nuovo set di dati, che è liberamente disponibile su https://depmap.org/portal/ccle/, si fonde anche con i dati di dipendenza genetica da interferenze CRISPR e RNA dal team di Dependency Map (DepMap) del Broad Institute of MIT & Harvard.

“Nel loro insieme, questi set di dati costituiscono una massiccia risorsa comunitaria per chiunque nel campo della ricerca sul cancro che utilizza modelli di linee cellulari“, ha detto il prof. William Sellers. “È difficile sottovalutare il potere dei dati per la scoperta e per comprendere i meccanismi della biologia del cancro nei vari tipi di tumore”.

Leggi abstracts degli articoli:

Next-generation characterization of the Cancer Cell Line Encyclopedia,
Mahmoud Ghandi et al.
Nature (2019). DOI: 10.1038/s41586-019-1186-3

The landscape of cancer cell line metabolism,
Haoxin Li et al.
Nature Medicine (2019). DOI: 10.1038/s41591-019-0404-8

Accedi al database: https://depmap.org/portal/ccle/

Fonte ed approfondimenti: Broad Institute

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Scoperto il meccanismo che può far morire il cancro di fame.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2019

Un gruppo di ricercatori coordinati da Saverio Minucci, docente di Patologia generale all’Università Statale di Milano – ha scoperto un inedito meccanismo molecolare in grado, se attivato, di far morire “di fame” le cellule tumorali. I risultati della ricerca, sono stati pubblicati sulla rivistaCancer Cell“.

Si tratta di una nuova strategia per combattere il cancro attaccando il suo metabolismo alterato. I ricercatori hanno scoperto che una dieta che porti a un abbassamento della glicemia, associata alla somministrazione di metformina, innesca una reazione a catena che, coinvolgendo la proteina PP2A, porta alla morte delle cellule tumorali. La metformina è un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo 2.

metformina-cancer

Nel nostro studio, riducendo il tasso glicemico con la dieta e somministrando metformina, abbiamo inibito la plasticità metabolica e abbiamo fatto morire le cellule tumorali. Ma siamo andati oltre, scandagliando il meccanismo dell’effetto sinergico di dieta e metformina. Grazie a una dettagliata analisi funzionale a livello molecolare, abbiamo scoperto che ciò che fa morire la cellula tumorale è l’attivazione della proteina PP2A e del suo circuito molecolare. Questo è un dato importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche utile per la clinica. Ipotizziamo infatti che i pazienti che presentano una mutazione in questo circuito potrebbero non rispondere alla futura terapia con dieta e metformina” – afferma il prof. Saverio Minucci.

“Siamo nelle condizioni di avviare immediatamente studi clinici – conclude il professor Minucci – e questo passaggio così rapido dalla ricerca di base alla clinica, passaggio solitamente raro, è per noi motivo di grande soddisfazione e di aspettativa per gli sviluppi futuri”.

Leggi abstract dell’articolo:
Combination of Hypoglycemia and Metformin Impairs Tumor Metabolic Plasticity and Growth by Modulating the PP2A-GSK3β-MCL-1 Axis
Mohamed Elgendy,Marco Cirò,Amir Hosseini,Jakob Weiszmann,Luca Mazzarella,Elisa Ferrari,Riccardo Cazzoli,Giuseppe Curigliano,Andrea DeCensi,Bernardo Bonanni,Alfredo Budillon,Pier Giuseppe Pelicci,Veerle Janssens,Manfred Ogris,Manuela Baccarini,Luisa Lanfrancone,Wolfram Weckwerth,Marco Foiani,Saverio Minucci
Cancer Cell Published:April 25, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.ccell.2019.03.007

Fonte: Università Statale di Milano

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »