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Posts Tagged ‘biologia’

Una nuova via terapeutica per la malattia di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2018

Eliminare gli astrociti colpiti da senescenza inibisce la comparsa dei sintomi del Parkinson in topi di laboratorio. Lo dimostra una ricerca su queste cellule importanti per lo sviluppo del sistema nervoso, che apre la strada a un nuovo potenziale approccio terapeutico, pubblicata sulla rivista “Cell Reports“.

I ricercatori del laboratorio Andersen presso il Buck Institute for Research on Aging, un istituto dedicato alla ricerca sulle malattie correlate all’invecchiamento con sede a Novato, in California, hanno scoperto che la sistematica eliminazione degli astrociti senescenti nel cervello di questi roditori è in grado di prevenire la degenerazione del sistema nervoso e i sintomi associati a un modello animale della forma più diffusa del Parkinson, quella che rende conto del 95 per cento dei casi di malattia.

Astrociti-Parkinson

La ricerca si è focalizzata sugli astrociti, cellule importanti per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Queste cellule diventano senescenti, smettendo di proliferare e di svolgere altre attività fisiologiche, probabilmente in risposta a fattori che possono danneggiare il loro DNA, per esempio fattori di stress.
Gli scienziati hanno somministrato un farmaco antivirale, ganciclovir, in roditori geneticamente modificati per il Parkinson in modo che il farmaco agisse inducendo l’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata, negli astrociti senescenti. I risultati sono stati molto incoraggianti nel 70-80 per cento degli animali la neurodegenerazione era notevolmente regredita, indicando un possibile approccio terapeutico alla malattia.

Anche se la senescenza è stata correlata al Parkinson e ad altre patologie neurodegenerative, credo sia la prima volta che una ricerca dimostra come l’eliminazione di cellule infiammatorie possa prevenire i sintomi dello sviluppo della malattia i mammiferi viventi“, ha spiegato la prof.ssa Julie Andersen.

Scarica e leggi il documento in full text:
Cellular Senescence Is Induced by the Environmental Neurotoxin Paraquat and Contributes to Neuropathology Linked to Parkinson’s Disease
Shankar J. Chinta, Georgia Woods, Marco Demaria, Anand Rane, Ying Zou, Amanda McQuade, Subramanian Rajagopalan, Chandani Limbad, and others
Cell Reports, Vol. 22, Issue 4, p930–940 Published in issue: January 23, 2018

Fonte: Buck Institute for Research on Aging

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Le cellule staminali pluripotenti indotte come vaccino contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Le cellule staminali pluripotenti indotte, o cellule iPS, sono una pietra miliare della medicina rigenerativa. Fuori dal corpo, possono essere convertite a diventare diversi tipi di cellule e tessuti che possono aiutare a riparare i danni causati da traumi o malattie. Ora, uno studio sui topi dell’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine Stanford University School of Medicine suggerisce un altro uso per le cellule iPS: addestrare il sistema immunitario ad attaccare o persino a prevenire i tumori.

Come spiegano i ricercatori, il vantaggio principale dell’utilizzo di intere iPSC è che il vaccino non deve più identificare l’antigene perfetto per il bersaglio in uno specifico tipo di cancro. “Il vaccino ha quasi “innescato” il sistema immunitario dei roditori per sradicare le cellule tumorali“, spiega il prof. Joseph C. Wu. “Quello che ci ha sorpreso di più è stata l’efficacia del vaccino iPSC nel riattivare il sistema immunitario per colpire il cancro“.

Kooreman
This visual abstract depicts how cancer immunity against multiple types of cancer can be achieved using an easily generable iPSC-based cancer vaccine. This immunity is based on overlapping epitopes between iPSCs and cancer cells and can also be achieved by reactivating the immune system as an adjuvant. Credit: Kooreman and Kim et al./Cell Stem Cell

I risultati pubblicati sulla rivista “Cell Stem Cell” suggeriscono che potrebbe un giorno essere possibile vaccinare un individuo con le proprie cellule iPS per proteggersi dallo sviluppo di molti tipi di cancro.

Ora i ricercatori vorrebbero studiare se l’approccio funziona in campioni di tumori umani e cellule immunitarie in un ambiente di laboratorio. In caso di successo, immaginano un futuro in cui le persone possano ricevere un vaccino composto dalle proprie cellule iPS come mezzo per prevenire lo sviluppo dei tumori mesi o anni dopo.

Anche se resta ancora molto da fare, il concetto stesso è piuttosto semplice“, ha detto il prof. Joseph C. Wu. “Prenderemo il tuo sangue, creeremo le cellule iPS e quindi inietteremo le cellule per prevenire futuri tumori. Sono molto entusiasta delle possibilità future.

Leggi abstract dell’articolo:
Autologous iPSC-Based Vaccines Elicit Anti-tumor Responses In Vivo
Nigel G. Kooreman, Youngkyun Kim, Patricia E. de Almeida, Vittavat Termglinchan, Sebastian Diecke, Ning-Yi Shao, Tzu-Tang Wei, Hyoju Yi, Devaveena Dey, Raman Nelakanti, Thomas P. Brouwer, David T. Paik, Idit Sagiv-Barfi, Arnold Han, Paul H.A. Quax, Jaap F. Hamming, Ronald Levy, Mark M. Davis, Joseph C. Wu.
Cell Stem Cell Published: February 15, 2018 – DOI: https://doi.org/10.1016/j.stem.2018.01.016

Fonte:  Stanford University School of Medicine

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Nuovo possibile trattamento per diverse forme di cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2018

Uno studio pubblicato su “Science Translational Medicine” a cura dei ricercatori del Karolinska Institutet ha dimostrato che piccole molecole che inibiscono specificamente un importante enzima contenente selenio possono essere utili nella lotta contro il cancro.

stm369

Gli esseri umani hanno bisogno dell’elemento chimico selenio per una buona salute. L’enzima contenente thioredoxin reduttasi 1 (TrxR1) contenente selenio può essere usato per supportare la crescita di varie cellule e per proteggerle dalle forme nocive di radicali dell’ossigeno, note come stress ossidativo. I livelli elevati però di TrxR1 possono essere osservati in diverse forme di cancro e sono collegati a prognosi peggiori nei tumori della testa e del collo, dei polmoni e della mammella.

I ricercatori hanno scoperto tre diverse molecole che inibiscono TrxR1. Queste molecole testate negli animali si sono dimostrate attive come farmaci antitumorali. “Questa efficacia contro il cancro può essere il risultato della apparente maggiore sensibilità allo stress ossidativo delle cellule tumorali rispetto alle cellule normali, queste nuove molecole possono essere utilizzate nella terapia contro il cancro“, dice il professor Elias Arnér.

Le molecole oggetto dello studio devono ancora essere testate sugli esseri umani, ma è già noto che diversi farmaci antitumorali attualmente in uso, tra cui cisplatino e melfalan, inibiscono TrxR1.

Leggi abstract dell’articolo:
Irreversible inhibition of cytosolic thioredoxin reductase 1 as a mechanistic basis for anticancer therapy
William C Stafford, Xiaoxiao Peng, Maria Hägg Olofsson, Xiaonan Zhang, Diane K Luci, Li Lu, Qing Cheng, Lionel Trésaugues, Thomas S Dexheimer, Nathan P Coussens, Martin Augsten, Hanna-Stina Martinsson Ahlzén, Owe Orwar, Arne Östman, Sharon Stone-Elander, David J Maloney, Ajit Jadhav, Anton Simeonov, Stig Linder och Elias S.J. Arnér
Science Translational Medicine, online 14 February 2018, doi: 10.1126/scitranslmed.aaf7444

Fonte: Karolinska Institutet

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Alzheimer: Invertita la formazione delle placche nei topi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2018

Un gruppo di ricercatori del Lerner Research Institute della Cleveland Clinic, in Ohio hanno dimostrato che il blocco dell’attività di un enzima chiamato BACE1 è in grado di invertire il processo di formazione delle placche beta amiloidi che caratterizzano la malattia di Alzheimer fino a portare a una loro progressiva dissoluzione, con un discreto miglioramento delle capacità cognitive degli animali.

Alzheimer_placche
Il cervello di un topo con Alzheimer (a sinistra) è pieno di placche amiloidi (rosso) circondate da cellule della microglia attivate (verde). Ma questi segni distintivi del morbo di Alzheimer sono invertiti negli animali che hanno gradualmente perso l’ enzima BACE1 (a destra). (Cortesia Hu et al., 2018)

BACE1, noto anche come beta-secretasi, è un enzima che interviene su molte proteine tagliandole in specifici punti in modo che possano ripiegarsi nella loro forma funzionale corretta.

A nostra conoscenza, questa è la prima osservazione di un’inversione così drastica della deposizione di proteina amiloide mai registrata in modelli murini della malattia di Alzheimer“, ha detto il prof. Riqiang Yan.
La riduzione delle placche è stata accompagnata anche dalla riduzione di altri segni tipici della malattia (come l’attivazione delle cellule della microglia e la formazione di processi neuronali anomali) e da un miglioramento delle capacità di apprendimento e della memoria degli animali.

L’avere dimostrato che gli effetti neurodegenerativi sui topi possono regredire è positivo, ma non sappiamo se l’inattivazione di Bace1 a lungo termine creerebbe problemi nell’uomo. Saranno necessarie ulteriori approfondite ricerche per capire se l’enzima potrà rappresentare un bersaglio terapeutico anche negli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
BACE1 deletion in the adult mouse reverses preformed amyloid deposition and improves cognitive functions
Xiangyou Hu, View ORCID ProfileBrati Das, Hailong Hou, Wanxia He, View ORCID ProfileRiqiang Yan
Journal of Experimental Medicine Feb 2018 DOI: 10.1084/jem.20171831 | Published February 14, 2018

Fonte: Le Scienze

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Tumori e invecchiamento del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su febbraio 13, 2018

Un nuovo studio, pubblicato su Pnas da un team dell’Università di Dundee in collaborazione con ricercatori della Heriot Watt University, ha messo  in luce il ruolo finora sottovalutato del sistema immunitario, che con l’invecchiamento perderebbe progressivamente la capacità di individuare ed eliminare le cellule tumorali prima che queste possano diffondersi e originare tumori.


Ageing immune system may explain age-related cancer risk increase

La chiave per la prevenzione del cancro potrebbe risiedere nel sistema immunitario piuttosto che nelle mutazioni genetiche. Seguendo l’ipotesi che un sistema immunitario in età avanzata può comportare tassi più elevati di cancro, così come porta le persone anziane ad essere più inclini ad altre malattie, i ricercatori hanno esaminato i dati su 2 milioni di casi di cancro in un’arco di età 18-70 anni. Hanno quindi sviluppato un’equazione matematica su come si sarebbero aspettati un’incidenza del cancro in aumento rispetto a un sistema immunitario in declino e l’hanno confrontata con i profili di età per 100 diversi tipi di cancro.

Dall’analisi dei risultati è emerso che il sistema immunitario, in particolare quando declina, può svolgere un ruolo molto più importante nello sviluppo del cancro di quanto si pensasse in precedenza.
I dati sono preliminari ed è ancora molto presto, ma se sono riconfermati è possibile parlare di un modo completamente nuovo di trattare e prevenire il cancro“, ha detto la dott.ssa Thea Newman (video).

Una causa primaria dell’invecchiamento del sistema immunitario è il restringimento della ghiandola del timo. È qui che vengono prodotte le cellule T, che circolano nel corpo uccidendo cellule disfunzionali o agenti esterni.

L’involuzione timica inizia molto presto e il timo si dimezza approssimativamente in dimensioni ogni 16 anni, con un corrispondente calo nella produzione di cellule T. I ricercatori hanno scoperto una correlazione estremamente forte tra l’aumento di alcuni tumori e la manacta produzione di nuove popolazioni di cellule T. “Le cellule T sono costantemente alla ricerca di cellule tumorali, cercando di distruggerle. Se non riescono a trovarle abbastanza presto perchè il sistema immunitario è debole, allora la popolazione oncologica ha la possibilità di crescere. Le probabilità che questo accada aumenteranno con l’età poiché il timo si restringe continuamente” – spiega il prof. Luca Albergante.

Leggi abstract dell’articolo:
Thymic involution and rising disease incidence with age
Sam Palmer, Luca Albergante, Clare C. Blackburn and T. J. Newman
PNAS 2018; published ahead of print February 5, 2018, https://doi.org/10.1073/pnas.1714478115

Fonte: Università di Dundee

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Nanorobot di DNA distruggono quattro tipi di tumore.

Posted by giorgiobertin su febbraio 13, 2018

Un importante passo avanti nella nanomedicina, gli scienziati della Arizona State University, in collaborazione con i ricercatori del del National Center for Nanoscience and Technology, Cina, hanno programmato e sperimentato con successo nanorobot – che sono foglietti di Dna di dimensioni di 90 per 60 milionesimi di millimetro – sui topi. Queste “navette” speciali sono in grado di uccidere ben 4 tipologie di cancro (seno, ovaie, polmoni e pelle).

Il loro obiettivo è quello di viaggiare nell’organismo e uccidere i tumori per fame. Questo è possibile attraverso la chiusura dei vasi sanguigni che nutrono i tumori: i nanorobot colpiscono così il tumore e lo uccidono usando un enzima trombina che induce la formazione di coaguli.  Nei topi affetti da tumore al polmone, i ricercatori hanno osservato un restringimento dei tessuti affetti da tumore dopo un trattamento che ha avuto la durata di due settimane. I test hanno inoltre dimostrato che la tecnica non ha effetti collaterali.

Thrombin-loaded DNA Nanorobot from ASU Biodesign Institute on Vimeo.

Il nanorobot si è dimostrato sicuro e immunologicamente inerte nei topi e nei maiali in miniatura di Bama. I nostri dati mostrano che i nanorobot di DNA rappresentano una strategia promettente per un preciso rilascio di farmaci nella terapia del cancro.
La ricerca è stata pubblicata su “Nature Biotechnology“: “Abbiamo sviluppato il primo sistema robotico fatto di Dna e completamente autonomo, programmato per una terapia anticancro“, ha detto uno degli autori dello studio, Hao Yan,

Leggi abstract dell’articolo:
A DNA nanorobot functions as a cancer therapeutic in response to a molecular trigger in vivo
Suping Li, Qiao Jiang, Shaoli Liu, Yinlong Zhang, Yanhua Tian, Chen Song, Jing Wang, Yiguo Zou, Gregory J Anderson, Jing-Yan Han, Yung Chang, Yan Liu, Chen Zhang, Liang Chen, Guangbiao Zhou, Guangjun Nie, Hao Yan, Baoquan Ding & Yuliang Zhao
Nature Biotechnology Published online: 12 February 2018 doi:10.1038/nbt.4071

Fonte:  Arizona State University

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I batteri svolgono un ruolo fondamentale nella guida dei tumori del colon.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2018

I pazienti con una forma ereditaria di cancro del colon ospitano due specie batteriche (Bacteroides fragilis ed Escherichia coli), una scoperta sorprendente poiché il colon contiene almeno 500 diversi tipi di batteri.) che collaborano per favorire lo sviluppo della malattia, e la stessa specie è stata trovata in persone che sviluppano una forma sporadica di cancro del colon, ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Bloomberg-Kimmel Institute for Cancer Immunotherapy, Johns Hopkins University, Baltimore, USA.

Queste nuove scoperte si basano su delle ricerche precedenti che hanno dimostrato come particolari ceppi di batteri possono invadere il muco del colon in almeno la metà del pazienti che ottengono il cancro al colon, ma che non hanno una predisposizione ereditaria per la malattia. A differenza della maggior parte dei batteri, che non riescono a superare lo strato protettivo del muco del colon, queste comunità di batteri che invadono il muco formano un biofilm appiccicoso proprio accanto alle cellule epiteliali che rivestono il colon, dove il cancro di solito ha origine. Queste comunità batteriche possono alla fine aiutare le cellule epiteliali a diventare cancerose.

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Bacteria play a critical role in the development of colon cancer, new research suggests. Credit: Elizabeth Cook

Un secondo studio sui topi pubblicato in concomitanza dagli stessi ricercatori mostra un possibile meccanismo che sta dietro ad uno specifico tipo di risposta immunitaria, promuovendo – invece di inibire – la formazione di tumori maligni. Insieme, queste scoperte potrebbero portare a nuovi modi per schermare più efficacemente e in definitiva prevenire il cancro del colon.

I risultati sono stati pubblicati online su: “Cell Host & Microbe” e “Science“.

Gli esperimenti condotti sugli animali riportati su “Cell Host & Microbe” dimostrano come la tossina di ETBF (ceppo di B. fragilis) induca lo sviluppo del cancro del colon. La tossina di ETBF stimola una cascata di eventi che promuovono l’infiammazione del colon che si alimenta agendo sulle cellule epiteliali del colon.

Scarica e leggi il documento in full text:
Patients with familial adenomatous polyposis harbor colonic biofilms containing tumorigenic bacteria
BY CHRISTINE M. DEJEA, PAYAM FATHI,………..CYNTHIA L. SEARS
SCIENCE 02 FEB 2018 : 592-597 DOI: 10.1126/science.aah3648

Bacteroides fragilis Toxin Coordinates a Pro-carcinogenic Inflammatory Cascade via Targeting of Colonic Epithelial Cells.
Liam Chung, Erik Thiele Orberg, Abby L. Geis, June L. Chan.. et al.
Cell Host & Microbe, 2018; DOI: 10.1016/j.chom.2018.01.007

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Primi ovociti umani coltivati in laboratorio.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2018

I primi ovociti umani sono stati coltivati per la prima volta in laboratorio fino a completare l’intero processo di maturazione. Attraverso un cocktail di sostanze si sono ottenuti ovuli maturi e in grado di reagire alla fecondazione.
La ricerca promette di rivoluzionare la fertilità, aprendo a nuove cure, a nuove vie per la maternità e di avere un ruolo importante nella medicina rigenerativa.

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Magnification of a lab-grown, fully matured human egg ready for fertilisation. Credit: Prof David Albertini

Scienziati ed esperti hanno lavorato insieme per sviluppare sostanze idonee affinchè le uova potevano essere coltivate – note come medium di coltura – per supportare ogni fase dello sviluppo cellulare.

La ricerca è stata condotta in collaborazione dal Royal Infirmary Edinburgh, dal Center for Human Reproduction di New York e dal Royal Hospital for Sick Children in Edinburgh, e pubblicata sulla rivista “Molecular Human Reproduction: Basic science of reproductive medicine“.

Essere in grado di sviluppare pienamente le uova umane in laboratorio potrebbe ampliare l’ambito dei trattamenti disponibili per la fertilità. Stiamo lavorando ora per ottimizzare le condizioni che supportano lo sviluppo delle uova in questo modo e studiando quanto siano sani“. afferma la prof.ssa Evelyn Telfer, che ha coordinato la ricerca.

Leggi abstract dell’articolo:
Metaphase II oocytes from human unilaminar follicles grown in a multi-step culture system
M McLaughlin D F Albertini W H B Wallace R A Anderson E E Telfer
MHR: Basic science of reproductive medicine, https://doi.org/10.1093/molehr/gay002

Fonte: University of Edimburg

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Passo in avanti verso l’arresto delle metastasi del cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 9, 2018

I ricercatori dello “The Scripps Research Institute (TSRI)” – La Jolla CA, in uno studio, pubblicato nella rivista di Nature “Oncogene“, hanno dimostrato che una proteina chiamata LTBP3 – Latent TGFβ Binding Protein 3 alimenta una reazione a catena che porta alcuni tumori in via di sviluppo precoce a far crescere nuovi vasi sanguigni. Questi vasi agiscono come autostrade per diffondere le cellule tumorali in tutto il corpo, seminando i tumori metastatici molto presto.

Oncogene
Left: The robust network of fully dilated, angiogenic blood vessels (red) within a primary tumor, which developed from LTBP3-competent epidermoid carcinoma cells (green). Right: In contrast, the LTBP3-deficient tumors develop thinner, collapsed vessels, which are incapable of efficiently supporting cancer cell dissemination. (Image courtesy Elena Deryugina and James P. Quigley).

Livelli inferiori di LTBP3 sembrano essere associati a una prognosi migliore in pazienti con determinati tipi di cancro“, dice Elena Deryugina, professore al TSRI.
I ricercatori hanno utilizzato modelli di tumore dell’embrione di pollo e un modello di roditore del tumore della testa e del collo per scoprire come l’LTBP3 è coinvolto nella diffusione di cellule tumorali aggressive.
I nostri risultati sperimentali hanno dimostrato che LTBP3 è attivo nei primi stadi della diffusione metastatica” – affermano i ricercatori.

È importante sottolineare che i nuovi dati sono in linea con i riscontri clinici che i livelli di LTBP3 possono indicare una migliore sopravvivenza globale nei pazienti con cancro con carcinoma della testa e del collo in stadio iniziale.

Leggi abstract dell’articolo.
LTBP3 promotes early metastatic events during cancer cell dissemination
Elena I. Deryugina, Ewa Zajac, Lior Zilberberg, Tomoki Muramatsu, Grishma Joshi, Branka Dabovic, Daniel Rifkin & James P. Quigley
Oncogene (2018) doi:10.1038/s41388-017-0075-1

Fonte: The Scripps Research Institute (TSRI)

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La dieta influenza la diffusione del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2018

Il blocco di proteine ​​che si trovano comunemente nel cibo può essere una chiave per prevenire la diffusione di un tipo di cancro al seno spesso mortale, secondo un nuovo studio multicentrico condotto dai ricercatori del Cancer Research UK Cambridge Institute, University of Cambridge, UK, pubblicato sulla rivista medica “Nature“.

I ricercatori hanno scoperto che limitando un aminoacido chiamato asparagina in topi da laboratorio con carcinoma mammario triplo negativo, si poteva ridurre drasticamente la capacità del cancro di viaggiare in siti distanti nel corpo. Tra le altre tecniche, il team ha utilizzato restrizioni dietetiche per limitare l’asparagina.

asparagus  breast-cancer1

Gli alimenti ricchi di asparagina includono latticini, siero di latte, manzo, pollame, uova, pesce, frutti di mare, asparagi, patate, legumi, noci, semi, soia e cereali integrali. Gli alimenti a basso contenuto di asparagina includono la maggior parte di frutta e verdura.

I ricercatori hanno studiato cellule del cancro al seno triple negative, che crescono e si diffondono più velocemente della maggior parte degli altri tipi di cellule tumorali. Si chiama triplo negativo perché manca di recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone e fa poco di una proteina chiamata HER2. Di conseguenza, resiste ai trattamenti comuni, che hanno come obiettivo questi fattori e ha un tasso di mortalità superiore alla media.

Dai risultati degli esperimenti è emerso che la metastasi era molto limitata riducendo la sintetasi asparagina, il trattamento con la L-asparaginasi del farmaco chemioterapico o la restrizione dietetica. Quando ai topi di laboratorio veniva somministrato cibo ricco di asparagina, le cellule tumorali si diffondevano più rapidamente.
Questo studio può avere implicazioni non solo per il cancro al seno, ma per molti tumori metastatici“, ha detto il prof. Ravi Thadhani. Gli scienziati ora stanno considerando di condurre una sperimentazione clinica in fase I.

Leggi abstract dell’articolo:
Asparagine bioavailability governs metastasis in a model of breast cancer
Simon R. V. Knott, Elvin Wagenblast[…]Gregory J. Hannon
Nature Published online:07 February 2018 doi:10.1038/nature25465

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Proteine naturali come vettori per vaccini contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2018

I bioingegneri del National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB) del National Institutes of Health, hanno sviluppato una nuova tecnologia che consente ai nanovaccini di legarsi alle proteine ​​dell’albumina naturalmente presenti nel corpo.
La proteina albumina fornisce quindi questi nanocomplessi ai linfonodi, provocando così una potente attivazione immunitaria contro diversi tipi di tumore nei modelli di cancro del topo. L’uso di albumina naturale come navetta universale per vaccini è un passo significativo verso l’applicazione dell’immunoterapia dei nanovaccini contro il cancro negli esseri umani.

I nanovaccini consistono fondamentalmente di due componenti: la parte che consegna il vaccino al sito corretto, i linfonodi, dove avviene l’attivazione del sistema immunitario; e la parte che attiva le cellule del sistema immunitario per espandersi e mirare specificamente al tumore.

Zhu
Schematic of self-assembly of the AlbiVax nanovaccine. The tumor-specific antigen and DNA segment were attached to Evans blue (purple arrows). Upon injection, albumin in the blood (green arrows) binds to the Evans blue and brings the complexes into the lymph system where the DNA and antigen interact with the immune cells (blue) in the lymph nodes. The interaction triggers a vigorous immune response against the target tumor. Credit: Zhu, et al.

Abbiamo progettato un vaccino che si lega a una proteina chiamata albumina normalmente presente nell’organismo, che filtra anche regolarmente attraverso i linfonodi. Quindi, il vaccino essenzialmente si lega con l’albumina per viaggiare verso i linfonodi, eliminando la necessità di creare un veicolo di consegna separato. La produzione su larga scala e la sicurezza a lungo termine sono gli ostacoli principali dell’attuale tecnologia dei nanovaccini, il nostro approccio offre una deviazione per accelerare l’uso finale di nanomedicine nella clinica” – spiega il prof.  Guizhi Zhu.  Il lavoro è descritto nel sulla rivista “Nature Communications“.

Sono stati ingegnerizzati diversi nanovaccini, ciascuno con un diverso antigene, il componente che stimola le cellule immunitarie ad attaccare un tipo specifico di tumore. Ad ogni antigene, gli ingegneri hanno anche aggiunto una piccola molecola di colorante chiamata Evans blue (EB), che si lega all’albumina nel corpo ed è stata utilizzata per quasi un secolo nella clinica.

Rispetto ad altre tecnologie di legame all’albumina, la nostra tecnologia proprietaria è stata sviluppata utilizzando EB clinicamente sicuro, rendendo molto promettente per l’eventuale traduzione clinica: sintetizzando semplicemente i vaccini che legano l’albumina, la nostra tecnologia può essere applicata praticamente a qualsiasi vaccino molecolare o terapia molecolare” – puntualizza il prof. Zhu.

Scarica e leggi il documento in full text:
Albumin/vaccine nanocomplexes that assemble in vivo for combination cancer immunotherapy
Zhu G, Lynn GM, Jacobson O, Chen K, Liu Y, Zhang H, Ma Y, Zhang F, Tian R, Ni Q, Cheng S, Wang Z, Lu N, Yung BC, Wang Z, Lang L, Fu X, Jin A, Weiss ID, Vishwasrao H, Niu G, Shroff H, Klinman DM, Seder RA, Chen X
Nat Commun. 2017 Dec 5;8(1):1954. doi: 10.1038/s41467-017-02191-y.

Fonte: National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB)

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Scoperto come spegnere “la macchina molecolare” attiva in molte malattie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2018

I ricercatori dell’Institute for Molecular Bioscience (IMB) Università del Queensland hanno scoperto come un processo di infiammazione si spegne automaticamente nelle cellule sane, e ora stanno studiando i modi per fermarlo manualmente quando va a monte in molte malattie.

Scientists discover off-switch for ‘molecular machine’ active in many diseases from The University of Queensland

La scoperta dei ricercatori potrebbe essere la chiave per fermare i danni causati dall’infiammazione incontrollata in una serie di malattie comuni, tra cui malattie del fegato, morbo di Alzheimer e gotta.
Ora che capiamo come questo percorso si spegne naturalmente in salute, possiamo indagare sul perché non si spegne nella malattia“, afferma  il professore Schroder. La ricerca si concentra sugli inflammasomi, che sono complessi proteici simili a macchine nel cuore dell’infiammazione e della malattia. “Questi complessi si formano quando un’infezione, un danno o altri disturbi vengono rilevati dal sistema immunitario e inviano messaggi alle cellule immunitarie per dire loro di rispondere” spiega il professor Kate Schroder.

Se il disturbo non può essere eliminato, come nel caso delle placche amiloidi nell’Alzheimer, queste macchine molecolari continuano a sparare, causando danni neurodegenerativi dall’infiammazione prolungata“.  “Abbiamo scoperto che gli inflammasomi normalmente funzionano con un temporizzatore incorporato, per garantire che si attivino solo per un determinato periodo di tempo dopo l’attivazione“.

In particolare “L’inflammasoma avvia il processo infiammatorio attivando una proteina che funziona come un paio di forbici,  taglia se stessa e altre proteine“, ha detto il dott. Schroder.
Quello che abbiamo scoperto è che dopo un periodo di tempo questa proteina disattiva il percorso, quindi se possiamo modificare questo sistema potremmo essere in grado di spegnerlo manualmente nella malattia“.

I composti per bloccare gli inflammasomi sono stati sviluppati dai ricercatori dell’IMB,  e sono stati commercializzati dalla società di sviluppo farmaceutico Inflazome Ltd.

Leggi abstract dell’articolo:
Caspase-1 self-cleavage is an intrinsic mechanism to terminate inflammasome activity
Dave Boucher, Mercedes Monteleone, Rebecca C. Coll, Kaiwen W. Chen, Connie M. Ross, Jessica L. Teo, Guillermo A. Gomez, Caroline L. Holley, Damien Bierschenk, Katryn J. Stacey, Alpha S. Yap, Jelena S. Bezbradica, Kate Schroder
Journal of Experimental Medicine Feb 2018, DOI: 10.1084/jem.20172222

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Scoperta proteina chiave per la sopravvivenza delle cellule cancerose.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2018

I ricercatori del Departments of Chemistry and Biological Chemistry – The Life Sciences Institute, University of Michigan, hanno scoperto dei  nuovi modi per misurare l’attività di una proteina che è associata alla prognosi infausta nei pazienti con cancro – la proteina in questione è: heat shock protein 70 o Hsp70. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“.

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Quando Hsp70 è presente a livelli più elevati, le cellule tumorali hanno maggiori probabilità di sopravvivere e diventare resistenti ai chemioterapici. Al contrario, quando questa proteina viene inibita nelle cellule, le cellule tumorali sono meno capaci di dividersi e alla fine muoiono.

Gli scienziati hanno scoperto alcune piccole molecole che influenzano l’Hsp70 in un ambiente artificiale, dove è possibile misurare direttamente l’attività di Hsp70. E’ importante sapere come la proteina risponde nel suo ambiente naturale per passare allo sviluppo di farmaci specifici.
“E’ molto più difficile misurare l’inibizione di Hsp70 in una cellula“, afferma l’autrice dello studio la prof.ssa Laura Cesa.
Il team è riuscito a identificare le proteine ​​client i cui livelli possono essere misurati e che sono direttamente legati all’attività di Hsp70,

Questa ricerca apre nuove opzioni per sviluppare una potenziale terapia antitumorale.

Scarica e leggi il documento in full text:
X-Linked Inhibitor of Apoptosis Protein (XIAP) is a Client of Heat Shock Protein 70 (Hsp70) and a Biomarker of its Inhibition
Laura C Cesa, Hao Shao, Sharan R Srinivasan, Eric Tse, Chetali Jain, Erik R.P. Zuiderweg, Daniel R Southworth, Anna K Mapp and Jason E Gestwicki
JBC First Published on December 18, 2017 doi: 10.1074/jbc.RA117.000634

Fonte: Departments of Chemistry and Biological Chemistry – The Life Sciences Institute, University of Michigan

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Nuova potenziale strategia terapeutica per il cancro del pancreas

Posted by giorgiobertin su febbraio 4, 2018

Un team di ricercatori di oncologia sperimentale presso il CNIO (Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas – Madrid) ha lavorato con un modello di cancro del pancreas nei topi simile alla patologia umana. In questi tumori, hanno isolato e caratterizzato una sotto-popolazione di fibroblasti associati al cancro (CAF), che sono associati con l’infiammazione e che promuovono la crescita del tumore. I ricercatori hanno scoperto che il gene Saa3 è almeno uno dei geni responsabili della proprietà che favorisce la crescita del tumore in queste cellule.

Saas3

Nei tumori umani, la sovraespressione della versione umana di questo gene, SAA1, è associata a prognosi significativamente peggiore. I ricercatori hanno focalizzato il loro lavoro sull’identificazione di una popolazione di cellule stromali che favorisce la crescita del tumore, per poi scoprire perché hanno questa capacità ed hanno cercato di invertirla. La strategia è innovativa, perché invece di eliminare queste cellule stromali che aiutano il tumore, l’obiettivo è stato la loro riprogrammazione selettiva.

Come spiega la dott.ssa Carmen Guerra: “Abbiamo visto che l’eliminazione delle cellule stromali può avere un effetto negativo, quindi il nostro approccio è riprogrammare lo stroma invece di eliminarlo. È una strategia innovativa“.
Gli esperimenti hanno rivelato che il gene Saa3 è responsabile dei CAF che aiutano le cellule tumorali a progredire. Quando è stata eliminata l’espressione di questo gene nei CAF, queste cellule si sono comportate come normali fibroblasti, poiché hanno perso la capacità di aiutare le cellule tumorali a progredire.

Questa scoperta può rappresentare una futura strategia terapeutica da combinare con altre strategie, come l’immunoterapia, la chemioterapia o gli inibitori contro specifiche vie di segnalazione delle cellule tumorali” . Tuttavia, “apre la porta a nuove ricerche in molti laboratori volti a riprogrammare lo stroma invece di eliminarlo” , ha aggiunto la prof.ssa Magdolna Djurec, prima autrice del lavoro.

Leggi abstract dell’articolo:
Saa3 is a key mediator of the protumorigenic properties of cancer-associated fibroblasts in pancreatic tumors
Magdolna Djurec, Osvaldo Graña, Albert Lee, Kevin Troulé, Elisa Espinet, Lavinia Cabras, Carolina Navas, María Teresa Blasco, Laura Martín-Díaz, Miranda Burdiel, Jing Li, Zhaoqi Liu, Mireia Vallespinós, Francisco Sanchez-Bueno, Martin R. Sprick, Andreas Trumpp, Bruno Sainz, Fátima Al-Shahrour, Raul Rabadan, Carmen Guerra and Mariano Barbacid
PNAS 2018; published ahead of print January 19, 2018, https://doi.org/10.1073/pnas.1717802115

Fonte: CNIO (Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas – Madrid)

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Scoperta proteina bersaglio per farmaci contro la perdita di memoria.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2018

I ricercatori del Department of Psychology dell’University of Toronto Mississauga (UTM), hanno stabilito che la presenza di una particolare proteina nel cervello può sopprimere la capacità di apprendimento del cervello, rendendolo un potenziale precursore della perdita di memoria in età avanzata.

In un articolo pubblicato sulla rivista “Cell Reports” la prof.ssa Iva Zovkic e colleghi hanno focalizzato la loro attenzione sulla proteina H2A.Z. Sebbene la loro ricerca si sia concentrata sui topi, questa proteina è presente nel cervello umano e può essere associata ad alcuni esiti simili.

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Usando topi giovani adulti e tardivi di mezza età, i ricercatori hanno determinato il ruolo di H2A.Z nella formazione della memoria. In particolare la riduzione della proteina H2A.Z durante l’apprendimento era legata alla capacità dei topi di ricordare.
La prof.ssa Zovkic afferma: “Questi esperimenti di apprendimento molto semplici hanno permesso di stabilire che H2A.Z apparentemente serve a sopprimere la memoria, e la rimozione di questa proteina sembra … consentire la formazione di ricordi di lunga durata.”

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i livelli di H2A.Z nell’ippocampo – spesso chiamato “centro di memoria” del cervello – aumentano quando i topi raggiungono la tarda età. Dato che alti livelli di H2A.Z sembrano inibire la memoria e che H2A.Z è una delle poche proteine ​​che possono essere prodotte nei neuroni, questa maggiore concentrazione può essere un segnale di futura perdita di memoria. Gli autori hanno in programma di testare l’ipotesi che i topi molto vecchi, che tendono a mostrare un declino della memoria legato all’età, avessero livelli ancora più alti di H2A.Z. Studi simili sono previsti per il morbo di Alzheimer.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Learning and Age-Related Changes in Genome-wide H2A.Z Binding in the Mouse Hippocampus.
Gilda Stefanelli, Amber B. Azam, Brandon J. Walters, Mark A. Brimble, Caroline P. Gettens, Pascale Bouchard-Cannon, Hai-Ying M. Cheng, Andrew M. Davidoff, Klotilda Narkaj, Jeremy J. Day, Andrew J. Kennedy, Iva B. Zovkic
Cell Reports Volume 22, Issue 5, p1124–1131, 30 January 2018 DOI: doi.org/10.1016/j.celrep.2018.01.020

Fonte: University of Toronto Mississauga (UTM)

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Un vaccino contro il cancro elimina i tumori nei topi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

L’iniezione di quantità minuscole di due agenti immunostimolanti direttamente nei tumori solidi nei topi può eliminare ogni traccia di cancro negli animali, comprese metastasi distanti e non trattate, secondo uno studio condotto da ricercatori della Stanford University School of Medicine e pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“.

I ricercatori ritengono che l’applicazione locale di piccolissime quantità di agenti potrebbe servire come terapia per il cancro rapida e relativamente poco costosa , che difficilmente può causare gli effetti collaterali negativi spesso osservati con la stimolazione immunitaria a livello del corpo.

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Scientists devised a pinpointed immunotherapy regimen that eradicated tumors throughout the body in mice. Credit: Sagiv-Barfi et al., Science Translational Medicine (2018)

Quando usiamo questi due agenti insieme, vediamo l’eliminazione dei tumori su tutto il corpo“, ha detto Ronald Levy, MD, professore di oncologia. “Questo approccio ignora la necessità di identificare i target immunitari specifici del tumore e non richiede l’attivazione del sistema immunitario o la personalizzazione delle cellule immunitarie di un paziente.”
Tutti questi progressi in immunoterapia stanno cambiando la pratica medica“, ha detto il prof. Levy. “Il nostro approccio utilizza una singola applicazione di quantità molto piccole di due agenti per stimolare le cellule immunitarie solo all’interno del tumore stesso. Nei topi abbiamo visto effetti sorprendenti su tutto il corpo, inclusa l’eliminazione dei tumori su tutto l’animale.”

Uno è un breve tratto di DNA chiamato oligonucleotide CpG, funziona con altre cellule immunitarie vicine per amplificare l’espressione di un recettore attivatore chiamato OX40 sulla superficie delle cellule T. L’altro è un anticorpo che si lega a OX40, attiva le cellule T per guidare la carica contro le cellule tumorali.

Un agente è attualmente già approvato per l’uso nell’uomo; l’altro è stato testato per l’uso umano in diversi studi clinici non correlati. Uno studio clinico è stato lanciato a gennaio per testare l’effetto del trattamento nei pazienti (circa 15 pazienti) con linfoma di basso grado.

Leggi abstract dell’articolo:
Eradication of spontaneous malignancy by local immunotherapy
Idit Sagiv-Barfi, Debra K. Czerwinski, Shoshana Levy, Israt S. Alam, Aaron T. Mayer, Sanjiv S. Gambhir and Ronald Levy
Science Translational Medicine 31 Jan 2018: Vol. 10, Issue 426, eaan4488 DOI: 10.1126/scitranslmed.aan4488

Fonte: Stanford University School of Medicine

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Creato un adenovirus “vettore” nella terapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Scienziati dell’Università di Zurigo hanno ridisegnato un adenovirus da usare nella terapia contro il cancro. Per raggiungere questo obiettivo descritto sulla rivista “Nature Communications“, hanno sviluppato un nuovo scudo proteico che nasconde il virus e lo protegge dall’eliminazione. Gli adattatori sulla superficie del virus consentono al virus ricostruito di infettare specificamente le cellule tumorali.


L’adenovirus (a sinistra) si mimetizza dal sistema immunitario grazie al suo rivestimento protettivo (a destra). (Immagine: UZH)

I virus hanno il loro materiale genetico e possono infettare le cellule umane in un modo molto specifico. Per le loro proprietà sono delle interessanti “navette genetiche” per combattere malattie ereditarie o cancro. Esistono innumerevoli virus diversi, ma l’adenovirus umano 5, che normalmente causa i sintomi di un tipico raffreddore, presenta notevoli vantaggi: il suo genoma può essere sostituito completamente da uno artificiale che contiene solo geni “utili“.

I ricercatori guidati dal professore Andreas Plückthun del Dipartimento di Biochimica dell’Università di Zurigo, sono riusciti a ricostruire i virus in modo tale da riconoscere e infettare efficacemente solo le cellule tumorali. Sono state create delle molecole che fungono da adattatori tra il virus e la cellula tumorale. I ricercatori hanno poi nascosto il virus sotto un nuovo rivestimento proteico, che serve come mimetizzazione per il virus e che lo protegge dal sistema immunitario. Questo impedisce che il virus venga eliminato dal fegato, che normalmente rimuove rapidamente gli adenovirus.

Con questa navetta genetica, abbiamo aperto molte vie per trattare i tumori aggressivi in ​​futuro, dal momento che possiamo produrre l’organismo stesso un intero cocktail di terapie direttamente nel tumore” – conclude il professore Andreas Plückthun.

Leggi il full text dell’articolo:
Adenoviral vector with shield and adapter increases tumor specificity and escapes liver and immune control.
Markus Schmid, Patrick Ernst, Annemarie Honegger, Maarit Suomalainen, Martina Zimmermann, Lukas Braun, Sarah Stauffer, Cristian Thom, Birgit Dreier, Matthias Eibauer, Anja Kipar, Viola Vogel, Urs F. Greber, Ohad Medalia, and Andreas Plückthun.
Nature Communications. January 31, 2018. DOI: 10.1038/s41467-017-02707-6

Fonte: Università di Zurigo

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La carenza di vitamina B2 mette le cellule staminali del cancro “in letargo”.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Le cellule staminali del cancro possono essere messe “in ibernazione” da un farmaco poco conosciuto chiamato difenilenodonio – o DPI – secondo i ricercatori dell’University of Salford, Greater Manchester, nel Regno Unito.
DPI inibisce efficacemente le cellule staminali del cancro [cancer stem cells (CSCs)], prevenendone la proliferazione.


Cancer stem cells put into hibernation by Salford Research

La scoperta è significativa perché il farmaco bersaglia i mitocondri delle cellule tumorali e blocca la propagazione delle cellule staminali tumorali senza causare gli effetti collaterali tossici normalmente associati alla chemioterapia più convenzionale.
Riferendo i risultati degli esperimenti sulla rivista “Aging“, il team ha osservato che l’aggiunta di DPI a una popolazione mista di cellule ha eliminato il tumore che iniziava dalle cellule staminali tumorali.

Gli autori descrivono come DPI bersaglia più di 90 enzimi proteici che alimentano i mitocondri e aiutano a generare l’energia della cellula. In particolare, DPI funziona come un inibitore della vitamina B2 – Riboflavina – affamando le cellule dell’energia.

La nostra osservazione è che DPI sta attaccando selettivamente le cellule staminali del cancro, creando efficacemente una carenza vitaminica […]. In altre parole, spegnendo la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro, stiamo creando un processo di ibernazione” – afferma il professore Michael Lisanti.
I risultati sono particolarmente significativi data la terribile necessità di terapie antitumorali non tossiche e dei gravi effetti collaterali della chemioterapia convenzionale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Targeting flavin-containing enzymes eliminates cancerstem cells (CSCs), by inhibiting mitochondrial respiration: Vitamin B2(Riboflavin) in cancer therapy.
Ozsvari B, Bonuccelli G, Sanchez-Alvarez R, Foster R,Sotgia F, Lisanti MP.
Aging (Albany NY). 2017 Dec 16;9(12):2610-2628 https://doi.org/10.18632/aging.101351

Fonte: Università di Salford,

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Creato il «correttore» perfetto del Dna malato.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

La tecnica di “taglia e cuci del Dna”, conosciuta con la sigla Cripsr-Cas9, si sta perfezionando. Al Cibio dell’Università di Trento si è trovato il modo di renderlo un’arma di precisione pressoché assoluta, che spara un solo proiettile e uccide il Dna malato. Uno strumento preciso capace di eliminare il Dna difettoso. “Un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento solo nel punto stabilito“, affermano i ricercatori.

Secondo lo studio, pubblicato su “Nature Biotechnology“, il genome editing sarà utilizzabile per la correzione delle alterazioni presenti, ad esempio in malattie genetiche e tumori.


Università Trento, scoperta molecola che uccide il Dna malato

La scoperta dei ricercatori trentini sta nel fatto di avere “costruito” un Cas9, chiamato evo-Cas9, capace di entrare in azione, cioè di tagliare il frammento di Dna (cioè il gene) soltanto quando l’Rna lo identifica con una precisione assoluta. “In questo momento la nostra evoCas9 è la macchina molecolare migliore al mondo per il genome editing” sottolineano i ricercatori.

evoCas9 è stata sviluppata sottoponendo Cas9 a una evoluzione darwiniana in provetta, da qui il nome evoCas9. Cas9 nasce nei batteri, dove la sua imprecisione è un vantaggio perché funziona come una sorta di sistema immunitario contro i DNA estranei che, tagliando qua e là, inattiva meglio il nemico. La nostra intuizione è stata di fare evolvere Cas9 in cellule non batteriche, i lieviti, che sebbene semplici sono molto più vicine a quelle umane. Qui l’abbiamo fatta diventare ciò che ci interessa sia: un cesello che intarsia solo dove deve, un’arma di precisione che colpisce in un punto e risparmia tutto il resto. Questo renderà il suo impiego nella clinica finalmente sicuro”. – Spiega la professoressa del CIBIO Anna Cereseto.

Gli ambiti di applicazione del “correttore perfetto” evoCas9 non si limitano alle malattie genetiche e ai tumori, ma si estendono agli altri settori non medici in cui il genome editing è ormai essenziale: il miglioramento delle piante di interesse alimentare e degli animali da allevamento.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
A highly specific SpCas9 variant is identified by in vivo screening in yeast
Antonio Casini, Michele Olivieri, Gianluca Petris, Claudia Montagna, Giordano Reginato, Giulia Maule, Francesca Lorenzin, Davide Prandi, Alessandro Romanel, Francesca Demichelis, Alberto Inga & Anna Cereseto
Nature Biotechnology Published online: 29 January 2018 doi:10.1038/nbt.4066

Fonte: CIBIO – Centro di biologia integrata dell’Università di Trento

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Un enzima che lega lo zucchero favorisce il cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su gennaio 29, 2018

I ricercatori hanno identificato un enzima che è assente nel tessuto sano del colon ma abbondante nelle cellule del cancro del colon, secondo un rapporto pubblicato sulla rivista “Journal of Biological Chemistry.

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The enzyme GalNAc-T6 is selectively up-regulated in colon adenocarcinomas, and its expression is associated with a cancer-like growth pattern.
CREDIT: Kirstine Lavrsen, University of Copenhagen

Il team di Hans Wandall dell’Università di Copenhagen ha studiato un gruppo di 20 enzimi che avviano il primo passo in un particolare tipo di modifica dei glicani chiamata glicosilazione di tipo GalNAc. Questi enzimi, chiamati galNAc transferasi (GalNAc -Ts) sono presenti in quantità diverse in diversi tessuti, ma le loro funzioni non sono ancora state ben comprese.

La squadra di Wandall, guidata dalla dott.ssa Kirstine Lavrsen, ha scoperto che uno degli GalNAc-Ts, chiamato GalNAc-T6 è assente nel tessuto sano del colon ma abbondante nelle cellule del cancro del colon.
Quando guardiamo alla crescita tridimensionale di una linea di cellule cancerose con GalNAc-T6, vediamo che essa può formare strutture tubulari con formazione di qualcosa che assomiglia al tessuto del cancro del colon”, ha detto il prof. Wandall. “Quando eliminiamo GalNAc-T6, improvvisamente la formazione del tessuto cambia per assomigliare più alle strutture che si trovano in un colon sano“.

Leggi abstract dell’articolo:
De novo expression of human polypeptide N-acetylgalactosaminyltransferase 6 (GalNAc-T6) in colon adenocarcinoma inhibits the differentiation of colonic epithelium
Kirstine Lavrsen, Sally Dabelsteen, Sergey Y. Vakhrushev, Asha M. R. Levann, Amalie Dahl Haue, August Dylander, Ulla Mandel, Lars Hansen, Morten Frödin, Eric P. Bennett and Hans H. Wandall
The Journal of Biological Chemistry January 26, 2018 doi: 10.1074/jbc.M117.812826

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Cancro al pancreas: il virus influenzale modificato distrugge i tumori.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2018

I ricercatori del Barts Cancer Institute alla Queen Mary University di Londra nel Regno Unito hanno modificato un virus dell’influenza e l’hanno usato per colpire con successo le cellule di cancro del pancreas.

Bacterial cell or virus,

Bacterial cell or virus

Al fine di evitare la resistenza ai farmaci, i ricercatori stanno studiando l’uso di virus mutati per colpire le cellule tumorali pancreatiche in modo più preciso. Con questo obiettivo un team di ricercatori guidati dal prof. Gunnel Halldén, della Queen Mary University, si è proposto di modificare geneticamente un virus influenzale.

A differenza delle cellule pancreatiche sane, le cellule del cancro del pancreas contengono una molecola chiamata αvβ6 [alfa v beta 6]. I ricercatori hanno alterato geneticamente il virus dell’influenza per contenere una proteina extra che si lega all’alfa v beta 6. Quando il virus dell’influenza accede alla cellula cancerosa, si moltiplica all’interno della cellula, facendola infine scoppiare e distruggendola.

Il team ha testato questo nuovo approccio nel modello murino con cellule tumorali umane e ha scoperto che il virus modificato ha fermato con successo la crescita del cancro.

Se riusciremo a confermare questi risultati negli studi clinici sull’uomo“, afferma la Dott.ssa  Stella Man, “allora questo potrebbe diventare un nuovo trattamento promettente per i pazienti con cancro al pancreas, [che] potrebbe essere combinato con farmaci chemioterapici esistenti per uccidere le cellule tumorali perseveranti“.  A breve partiranno gli studi clinici sull’uomo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Molecular Cancer Therapeutics“.

Leggi abstract dell’articolo:
The Novel Oncolytic Adenoviral Mutant Ad5-3Δ-A20T Retargeted to αvβ6 Integrins Efficiently Eliminates Pancreatic Cancer Cells
Y. K. Stella Man, James A. Davies, Lynda Coughlan, Constantia Pantelidou, Alfonso Blázquez-Moreno, John F. Marshall, Alan L. Parker and Gunnel Halldén
Mol Cancer Ther January 24 2018 DOI: 10.1158/1535-7163.MCT-17-0671

Fonte: Barts Cancer Institute

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I segreti della proteina della longevità.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2018

Prendono il nome dalla dea greca che filava il filo della vita, le proteine ​​Klotho svolgono un ruolo importante nella regolazione della longevità e del metabolismo.
I ricercatori della University of Yale hanno rivelato la struttura tridimensionale di una di queste proteine, la beta-Klotho, illuminando il suo intricato meccanismo e potenziale terapeutico.


Study reveals secrets of hormone that binds to ‘longevity’ protein: Structure of extracellular domain of beta-Klotho ‘longevity’ protein bound to FGF21 hormone unveils critical molecular interactions required for hormone binding and cell activation. Beta-Klotho is green, FGF21 is salmon and nanobody (chaperone used for crystallization) is orange.

La famiglia Klotho di due proteine ​​recettrici si trova sulla superficie delle cellule di specifici tessuti. Le proteine ​​si legano a una famiglia di ormoni, denominati FGF endocrini, che regolano i processi metabolici critici nel fegato, nei reni e nel cervello, tra gli altri organi. Per capire come funziona beta-Klotho, il team di ricerca ha utilizzato la cristallografia a raggi X, una tecnica che fornisce visualizzazioni tridimensionali ad alta risoluzione di queste proteine.

Avendo districato la struttura della beta-Klotho, il prof. Schlessinger e i suoi colleghi hanno una piattaforma per esplorare potenziali terapie per più malattie. Sviluppando farmaci i ricercatori possono prendere di mira il diabete e l’obesità. Al contrario, usando agenti che bloccano il percorso, sperano di esplorare terapie per condizioni come il cancro del fegato e le malattie delle ossa.

Leggi abstract dell’articolo:
Structures of β-klotho reveal a ‘zip code’-like mechanism for endocrine FGF signalling
Sangwon Lee, Jungyuen Choi, Jyotidarsini Mohanty, Leiliane P. Sousa, Francisco Tome, Els Pardon, Jan Steyaert, Mark A. Lemmon, Irit Lax & Joseph Schlessinger
Nature Published online:17 January 2018 doi:10.1038/nature25010

Fonte:  University of Yale

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Ottenute immagini “incredibili” del DNA in azione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2018

Grazie alla crio-microscopia elettronica , tecnica vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 2017, un team di ricercatori dell’Institute of Cancer Research di Londra coordinati dal prof. Alessandro Vannini ha ottenuto «incredibili» immagini dell’Rna polimerasi III, che è in grado di leggere le istruzioni genetiche contenute nel Dna ed è utilizzato dalle cellule cancerogene per moltiplicarsi.


ICR Researchers use Cryo-Electron Microscopy to zoom in on DNA code being read in cells

Nel corso della ricerca, pubblicata su “Nature, i ricercatori hanno purificato l’Rna polimerasi III e dopo averlo immesso in acqua lo hanno velocemente congelato, per preservarne la struttura microscopica. Al termine di questo procedimento l’Rna è stato colpito da un fascio di elettroni al fine di ottenerne immagini da diverse angolazioni che sono state in seguito utilizzate per creare una fotografia tridimensionale molto dettagliata.

Si tratta di un nuovo modo di pensare e di mirare a un meccanismo molto importante – ha dichiarato il prof. Alessandro Vannini – poiché se noi bloccassimo completamente l’Rna polimerasi III tutte le cellule morirebbero, ma se riusciremo a bloccarne solo una parte potremmo riuscire a fermare lo sviluppo del cancro”  (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Structural basis of RNA polymerase III transcription initiation

Guillermo Abascal-Palacios, Ewan Phillip Ramsay, Fabienne Beuron, Edward Morris & Alessandro Vannini
Nature 553, 301–306 (18 January 2018) doi:10.1038/nature25441

Fonte: Institute of Cancer Research

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Un test del sangue per la diagnosi otto tipi diversi di cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2018

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno realizzato un test del sangue capace di rilevare otto tipi diversi di cancro, quelli tra i più comuni, molto prima che insorgano i sintomi.

cancer-cell

Il nuovo test combina l’analisi del Dna e delle proteine tumorali ed ha un’affidabilità che varia dal 69 al 98% dei casi a seconda del tipo di cancro. Il metodo, testato su oltre mille malati, è stato chiamato CancerSEEK e ha dato un risultato positivo in circa il 70% delle volte.

Il team guidato dal prof. Joshua Cohen, che ha pubblicato i risultati sulla rivista “Science“, è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni tumorali, insieme ai livelli di 10 proteine circolanti nel sangue, per il cancro del seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto.

“Questo test rappresenta il prossimo passo nel cambiare il focus della ricerca sul cancro dalla malattia in stadio avanzato alla malattia precoce, che credo sarà fondamentale per ridurre le morti per cancro a lungo termine”, dice il prof. Vogelstein. Al momento sono in corso studi più ampi del test.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection and localization of surgically resectable cancers with a multi-analyte blood test
BY JOSHUA D. COHEN, LU LI, YUXUAN WANG, CHRISTOPHER THOBURN, BAHMAN AFSARI, LUDMILA DANILOVA, CHRISTOPHER DOUVILLE, AMMAR A. JAVED, FAY WONG, AUSTIN MATTOX, RALPH. H. HRUBA………
Science 18 Jan 2018:eaar3247 DOI: 10.1126/science.aar3247

Fonte:  John Hopkins University di Baltimora

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Trovano un modo per far morire di fame il cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2018

I ricercatori del Vanderbilt University Medical Center (VUMC) hanno dimostrato per la prima volta che è possibile affamare un tumore e fermare la sua crescita con un piccolo composto appena scoperto che blocca l’assorbimento della glutammina nutriente vitale.

I risultati sono riportati su “Nature Medicine” e gettano le basi per lo sviluppo di potenziali terapie “paradigm-shifting” mirate al metabolismo delle cellule cancerogene che potrebbero essere monitorate in modo non invasivo mediante tomografia a emissione di positroni (PET).

Glutamine-image
This computationally derived homology model of glutamine transporter shows small molecule inhibitor binding in the transporter’s orange-red transmembrane region.

La glutammina è un aminoacido essenziale per molte funzioni cellulari tra cui la biosintesi, la segnalazione cellulare e la protezione dal danno ossidativo. Poiché le cellule tumorali si dividono più rapidamente delle cellule normali, hanno bisogno di più glutammina.

Una proteina chiamata ACST2 è il principale trasportatore di glutammina nelle cellule tumorali. Elevati livelli di ASCT2 sono stati collegati alla scarsa sopravvivenza in molti tumori umani, compresi quelli di polmone, mammella e colon. Gli studi genetici che mettono a tacere il gene ACST2 nelle cellule tumorali hanno prodotto effetti antitumorali drammatici.

I ricercatori di Vanderbilt hanno fatto un ulteriore passo in avanti: hanno sviluppato V-9302, il primo inibitore di piccole molecole altamente potente per il trasportatore di glutammina. Nelle cellule tumorali coltivate in vitro e nei modelli murini, il blocco farmacologico dell’ACST2 con V-9302 ha portato a una riduzione della crescita e della proliferazione delle cellule tumorali, e ad un aumento del danno ossidativo con conseguente aumento della morte cellulare.

Leggi abstract dell’articolo:
Pharmacological blockade of ASCT2-dependent glutamine transport leads to antitumor efficacy in preclinical models
Michael L Schulte, Allie Fu[…]H Charles Manning
Nature Medicine Published online:15 January 2018 doi:10.1038/nm.4464

Fonte: Vanderbilt University Medical Center (VUMC)

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