Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

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Chi siamo

Il Blog “Medicina in Biblioteca” è gestito dal servizio “Mediateca e Social Networking” della Biblioteca Medica “V. Pinali” dell’ Università degli Studi di Padova.

Il Blog fornisce informazioni sui seguenti macro-argomenti (categorie):

  • Medicina
  • Scienze e biotecnologie
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Il processo di ricerca e selezione delle informazioni segue delle fasi ben precise riportate nel documento pdf:
Fasi del processo di ricerca delle informazioni“.

Le informazioni a carattere medico provengono da siti di informazione scientifica riconosciuti ed affidabili secondo i criteri internazionali (HONcode).

Il blog non fornisce consigli o suggerimenti di carattere medico, ma riporta esclusivamente notizie informative, si invitano pertanto gli utenti a rivolgersi sempre al proprio medico di fiducia o specialista prima di intraprendere qualsiasi azione.

Sono state stilate delle linee guida che stanno alla base del lavoro che viene effettuato costantemente e quotidianamente sul blog “Medicina in Biblioteca” da parte del blogger.
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Il blog è istituzionale, non accetta annunci pubblicitari e non riceve finanziamenti da sponsor.

Per informazioni, suggerimenti e/o reclami contattare il blogger:

Dr. Giorgio Bertin: laurea in Scienza della Comunicazione – “Tecnologo della Comunicazione Audiovisiva e Multimediale” – responsabile del servizio Mediateca e Social Networking della Biblioteca Medica “V. Pinali”.

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4 Risposte to “Chi siamo”

  1. Silvia said

    Ciao!

    Sono Silvia, mi occupo della comunicazione per le Applicazioni IOS di Treccani.

    Cosa ne pensi di una collaborazione con noi?

    Treccani ha deciso di regalarti un coupon di 10 € con il quale puoi scegliere alcune delle APP Treccani da scaricare (1 APP per iPad al costo di 9.99€ o più APP a scelta per iPhone).

    Ci piacerebbe, in seguito ad un trial delle APP che hai scelto, la pubblicazione di una recensione sul tuo Blog.

    Se sei interessato/a, fammi sapere quali APP hai scelto!

    Questa è la mia mail:

    redazione_social@fullsix.it

    Ciao e Buona giornata!
    Silvia

  2. gianni said

    per favore mi dite come faccio a cancellarmi dal vs. sito?

  3. rosanna said

    Ho cercato di iscrivermi per un corso FAD gratuito circa “L’ottimizzazione dell’assistenza domiciliare”; ni viene chiesto il “codice prepagato”…Qual’è, visto che il corso è gratuito??? Grazie per qualunque risposta.

  4. Buongiorno.
    A fine gennaio la casa editrice Giulio Perone, inaugurerà una nuova collana di medicina narrativa (nata negli anni ’70 in America), iDiamanti.
    La medicina narrativa si concentra sul ruolo relazionale e terapeutico del racconto dell’esperienza di malattia da parte del paziente e nella condivisione dell’esperienza, attraverso la narrazione, con il medico che lo cura, in uno scambio co-costruttivo ed empatico.
    Il primo titolo sarà UNA CAUTA SAPIENZA.ILMEDICO, LA PAROLA E LA CURA di Paolo Maggi (infettivologo); a questo poi seguiranno testi di grandi narratori (Bulgakov, Doyle etc) e poi i racconti autobiografici dei pazienti.
    In calce la presentazione della collana e la scheda del libro.
    Per materiali e informazioni sono a vostra completa disposizione.
    Buon lavoro.
    Alex

    Alex Pietrogiacomi
    Ufficio Stampa Giulio Perrone Editore
    alex.pietrogiacomi@giulioperroneditore.com
    http://www.giulioperroneditore.com

    COLLANA iDIAMANTI

    La collana iDiamanti raccoglierà testi di medicina narrativa, e vuole essere un filo solido e visibile, in grado di dare direzione e senso ai racconti che esprimono i viaggi intrapresi dal corpo nel momento in cui i sintomi si manifestano e le caratteristiche, il nome e la durata di una patologia, vengono definiti.

    Per medicina narrativa si intende dunque una narrazione fondata sull’esperienza umana del corpo scalfito dalla malattia. Questo presuppone quindi che si fondi sul percorso esistenziale (il quale, essendo a monte accettato nella sua totalità, non esclude le defaillances del corpo) e che dia all’esperienza del trauma narrato, un significato. Come? Facendo sì che le storie di malattia abbiano un accurato ascoltatore, che comprenda e valorizzi il significato assunto dalla malattia per i pazienti, e che agisca cogliendo il loro esatto punto di vista. La medicina narrativa, cioè, dà la parola al paziente, che però non risuona inascoltata, bensì ha una risposta. Quindi è una narrazione attiva, che restituisce, dona qualcosa.

    È dunque una narrazione attiva, restitutiva e cooperativa perché la storia del paziente non è vista e interpretata come una fredda cronaca – quindi l’esegesi della malattia non coincide solo con il corpo e con le sensazioni di chi malauguratamente la ospita -, ma è la storia che il paziente co-costruisce con l’operatore cui la racconta. Pare ora che ci si soffermi più sul dato narrativo che su quello medico. Ma non è così perché il connubio tra letteratura e analisi scientifica è perfettamente calibrato e quindi la narrazione non è l’unica componente di questo genere, che ovviamente si avvale anche di conoscenze mediche basate sull’evidenza e mai svalutate.

    Dare al corpo malato la possibilità di parlare e di aprirsi, oltre che fornire delle esatte spiegazioni dei meccanismi che lo indeboliscono, all’interno dello stesso flusso narrativo, permette inoltre di migliorare la qualità dell’assistenza perché innesca una sorta di fiducia facilitando l’esercizio dell’empatia. Elemento, quest’ultimo, indispensabile da accompagnare alla cura, che così, secondo Rita Charon, amplifica la sua efficacia. Dunque la medicina narrativa fortifica la prassi clinica con le competenze narrative per riconoscere, assorbire e interpretare la malattia nel duplice aspetto di evento scientifico ed evento umano. Cioè, appunto la storia del malato, che è allo stesso tempo storia dell’uomo e storia della malattia.

    La narrazione, di qualsiasi tipo sia, ha il potere di plasmare l’esistenza e spesso si occupa di esistenza letta in chiave biografica perché è pressoché impossibile prescindere dal proprio vissuto. Raccontarla quindi ha potere ermeneutico perché le attribuisce un senso, normativo perché la modella, e congiuntivo perché consente di ipotizzare ciò che non è attuale. E il dato biografico, l’esistenza – l’uomo stesso, quindi – non possono prescindere dall’esperienza del corpo, così è importante dar credito e spazio a una narrazione che lo racconti e che, quando è malato, lo spieghi. È proprio qui che entra in campo la medicina narrativa ed così che questa collana vuole agire: spiegando il corpo e ascoltando il malato.

    Parlare non solo tramite le sensazioni, ma anche tramite la scienza delle evidenze, quindi lasciare il giusto spazio “all’intelligenza delle emozioni” intesa come perfetta fusione dei saperi: il dato umanistico e quello scientifico. Entrambi con lo stesso fine, cioè svelare qualcosa che è rimasto taciuto e che, come insegna Ippocrate, il suo esser scoperto sia preferibile al rimanere ignoto. In questo modo, quindi, mettere a fuoco, oltre che i bisogni, anche l’esperienza e l’empirismo con cui si la affronta, per creare se possibile nuove strategie di intervento e rendere la sofferenza qualcosa di comprensibile, di condiviso, quindi una risorsa.

    iDiamanti vuole permettere al corpo, anche se vessato, di essere una fonte di conoscenza e una voce da far parlare.

    Primo titolo della collana sarà Una cauta sapienza. Il medico, la parola e la cura.

    Seguiranno testi classici perché molti tra i più grandi narratori della storia furono medici e spesero pagine affascinanti sulla propria professione medica (Conan Doyle, Bulgakov, ecc.).

    Si lasceranno poi parlare i racconti autobiografici dei malati.

    Paolo Maggi

    UNA CAUTA SAPIENZA

    Il medico, la parola e la cura

    Collana iDiamanti – pag. 128- Euro 10- 30 Gennaio 2014

    Cos’è davvero la salute? La definizione che ne danno i medici, in genere, è una definizione in negativo: quando non c’è malattia, cioè quando non si diagnosticano nel corpo del paziente entità nosologiche che inducano a ritenerlo ammalato, allora c’è salute.

    In altre parole, quando arriva il medico vuol dire che la salute se n’è andata.

    Paolo Maggi, medico infettivologo, ripercorre la propria esperienza decennale in base alla quale racconta che in realtà la definizione esaustiva di “salute” è molto più complessa di quanto sembrerebbe.

    Tramite un affascinante excursus nel repertorio classico e nelle più interessanti e sapienti iconografie della figura del medico nel corso dei secoli – Socrate, Platone, Alcmeone, Pitagora, solo per citarne alcuni – ci mostra come la recente definizione di salute fornita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia) non faccia che radicarsi in quel bagaglio classico di conoscenze, recuperando finalmente il suo necessario portato di

    umanità e compassione.

    Va da sé allora che, quando il medico si limita alla semplicistica dicotomia presenza- assenza di malattia, ma non entra in questo complesso gioco di armonie – tra corpo, anima, universo – avrà capito ben poco del suo paziente. E non avrà compreso la nobiltà del suo mestiere. Anche se, in realtà, questo non è un mestiere, ma un’attitudine nei confronti dell’universo e dell’uomo. Il medico si trova in tensione tra molti aspetti del sapere umano ma riveste soprattutto un compito peculiare che non condivide con nessun’altra attività dell’uomo:si trova a vigilare su quella terra di mezzo fra la vita e la morte che è la malattia. È il custode della soglia: colui a cui è stata affidata la funzione di tenere gli uomini di cui si prende cura, per quanto possibile, lontani da quella soglia. Oppure di assisterli al meglio nel difficile momento in cui essi dovranno attraversarla.

    Questo ruolo, grande e terribile, non può non interrogare il medico sul significato di vita, di

    morte e di malattia.

    Ed è proprio per questo motivo che la riflessione più profonda di Paolo Maggi prende in esame la Parola. La parola che si incarica di curare, la parola che apre al paziente la voragine della malattia ma anche la possibilità di operare una profonda trasformazione

    interiore, riuscendo, nel migliore dei casi, a volgere la malattia in opportunità. L’opportunità di attraversare le strade del dolore, di conoscere se stessi, per sentire davvero la finitudine dell’essere umano accogliendone non tanto il limite e la desolazione ma anche la grandezza e la nobiltà. La parola del medico possiede un immenso potere sulla vita dei suoi pazienti. La parola del medico è Davar, potenza generatrice. E di questo bisogna avere consapevolezza. Perché è con la parola che il medico può indicare al suo paziente la mappa di quel territorio ostile in cui si trova ed insegnargli ad orientarsi all’interno di esso. Partendo dalle parole il paziente comincerà a narrare a se stesso la sua malattia e ne rintraccerà il senso all’interno della sua storia personale.

    L’AUTORE
    Paolo Maggi,
    medico infettivologo, è dirigente presso la Clinica delle Malattie Infettive del Policlinico di Bari dove è responsabile del Day-hospital della Clinica e dell’Unità di Malattie Infettive di importazione.
    È docente presso la Scuola di Specializzazione di Malattie Infettive, presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare e presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Legale dell’Università di Bari ed è cultore della materia per la disciplina di Malattie Infettive del corso di laurea in Medicina e Chirurgia della stessa Università.
    È autore di circa 250 pubblicazioni scientifiche ed autore di 8 capitoli di testi di Medicina. È inoltre studioso di metodo scientifico e filosofia della medicina: è autore di un saggio dal titolo Le radici della scienza moderna che analizza il ruolo delle tradizioni iniziatiche nella nascita del pensiero scientifico moderno

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