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Posts Tagged ‘farmacologia’

Un farmaco potrebbe arrestare la progressione del Parkinson.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2017

Gli scienziati della Cardiff University, in collaborazione con i colleghi dell’University of Dundee si sono concentrati su una proteina chiave chiamata PINK1, che si ritiene abbia un ruolo protettivo contro la neurodegenerazione (vedi lavoro pubblicato su elife). Lo stesso team di ricercatori ora ha identificato una molecola di un farmaco usato per trattare le infezioni da tenia che potrebbe, agendo su PINK1, portare a nuovi trattamenti per i pazienti con malattia di Parkinson.

Mehellou_niclosamide

Secondo i ricercatori la scoperta di un farmaco in grado di potenziare la funzione di PINK1 potrebbe essere un passo significativo nell’arrestare la neurodegenerazione e quindi rallentare o persino curare la malattia di Parkinson. Ora lo studio dimostra che il farmaco e i suoi analoghi possono aumentare le prestazioni del PINK1 nelle cellule e nei neuroni del cervello. “In particolare,” scrivono gli autori, “abbiamo rilevato per la prima volta l’attivazione del pathway di PINK1-Parkin nei neuroni e abbiamo dimostrato che può essere attivato da piccole molecole“.

La ricerca, finanziata dal Wellcome Trust, ha rivelato che Niclosamide e alcuni dei suoi derivati migliorano le prestazioni di PINK1 all’interno di cellule e neuroni. Ciò ha dato ragione ai ricercatori nel credere che questo farmaco può fornire nuove speranze per i pazienti che vivono con la malattia di Parkinson. Sono però necessari ulteriori studi in vivo su modelli animali di Parkinson per convalidare ulteriormente questa ipotesi.

Questa è una fase entusiasmante della nostra ricerca e siamo ottimisti riguardo l’impatto a lungo termine che potrebbe avere sulla vita dei pazienti” – afferma il prof. Youcef Mehellou.

La Niclosamide è stata approvata ed è stata utilizzata in modo sicuro negli esseri umani per trattare le infezioni da elminti o tenia da circa 50 anni. Il farmaco è attualmente in fase di sperimentazione per il trattamento di vari tumori umani e per l’artrite reumatoide.

Leggi abstract dell’articolo:
The Anthelmintic Drug Niclosamide and its Analogues Activate the Parkinson’s Disease Associated Protein Kinase PINK1
Barini, E., Miccoli, A., Tinarelli, F., Mulholand, K., Kadri, H., Khanim, F., Stojanovski, L., Read, K. D., Burness, K., Blow, J. J., Mehellou, Y. and Muqit, M.
ChemBioChem Accepted manuscript online: 10 December 2017 doi:10.1002/cbic.201700500

Structure of PINK1 and mechanisms of Parkinson’s disease-associated mutations
Atul Kumar Jevgenia Tamjar Andrew D Waddell Helen I Woodroof Olawale G Raimi Andrew M Shaw Mark Peggie Miratul MK Muqit Is a corresponding author Daan MF van Aalten
eLife 2017;6:e29985 DOI: 10.7554/eLife.29985

Fonte: Cardiff University

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Fibrosi Cistica: scoperta nuova molecola per i trattamenti.

Posted by giorgiobertin su dicembre 14, 2017

I ricercatori dell’ University of Montreal Hospital Research Centre (CRCHUM) Montréal, Canada, hanno  identificato una soluzione promettente per migliorare i trattamenti offerti ai pazienti con fibrosi cistica.
Questo avanzamento, pubblicato su “Frontiers in Cellular and Infection Microbiology“, potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie personalizzate nel prossimo futuro.

Gli attuali farmaci agiscono per correggere il difetto nella proteina CFTR. In un ambiente in vitro sterile, i trattamenti di Kalydeco per quelli con rare mutazioni (meno del 4% dei pazienti) e Orkambi per la mutazione più frequente (79% dei pazienti) funzionano bene. Ma nella vita reale, i polmoni dei pazienti malati sono colonizzati da batteri, in particolare da Pseudomonas aeruginosa. Molte prove hanno indicato che i batteri potrebbero interferire con il trattamento. Grazie a questo studio, siamo stati in grado di determinare quali sostanze rilasciate dai batteri potrebbero ridurre l’efficacia dei trattamenti.” – spiega Emmanuelle Brochiero professore presso Université de Montréal.

L’aggiunta di molecole chiamate inibitori del quorum ai farmaci attuali non solo riduce la produzione batterica di alcuni residui nocivi ma ripristina anche l’efficacia dei trattamenti esistenti sulle cellule dei pazienti con fibrosi cistica“, afferma Emmanuelle Brochiero.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Quorum Sensing Down-Regulation Counteracts the Negative Impact of Pseudomonas aeruginosa on CFTR Channel Expression, Function and Rescue in Human Airway Epithelial Cells
Émilie Maillé, Manon Ruffin, Damien Adam, Hatem Messaoud, Shantelle L. Lafayette, Geoffrey McKay, Dao Nguyen and Emmanuelle Brochiero
Front. Cell. Infect. Microbiol., 10 November 2017 | https://doi.org/10.3389/fcimb.2017.00470

Fonte: University of Montreal Hospital Research Centre (CRCHUM)

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FDA approva biosimilare per i carcinomi mammari e gastrici.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Ogivri (trastuzumab-dkst, Mylan), biosimilare di Herceptin (trastuzumab, Genentech, Inc.), per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario o gastrico metastatico (adenocarcinoma metastatico dello stomaco o della giunzione gastroesofagea) con iperespressione del gene HER2 (HER2+).

Ogivri Ogivri1

Un biosimilare è un prodotto biologico – generalmente derivato ​​da un organismo vivente, proveniente da molte fonti, come uomini, animali, microrganismi o lieviti – approvato sulla base di dati che dimostrano che è altamente simile a un medicinale già approvato.

Per l’approvazione di Ogivri, l’FDA si è basata sulla revisione di prove e studi sugli animali, dati farmacocinetici e farmacodinamici, dati clinici di immunogenicità e altri dati sulla sicurezza e sull’efficacia clinica, che ne hanno dimostrato la biosimilarità rispetto a Herceptin.

Leggi comunicato FDA:
FDA approves first biosimilar for the treatment of certain breast and stomach cancers

Drug Description

DOSAGE AND ADMINISTRATIONand WARNINGS AND PRECAUTIONS

HIGHLIGHTS OF PRESCRIBING INFORMATION

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Un farmaco contro l’abuso di alcol uccide le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 8, 2017

Un team di ricercatori danese-ceco-statunitense ha dimostrato perché un ben noto medicinale che combatte l’alcolismo, il disulfiram (Antabuse), possa anche servire come trattamento contro il cancro.

disulfiram Antabuse-Disulfiram

I ricercatori hanno confermato che il disulfiram rallenta la crescita dei tumori al seno nei topi, in particolare se combinato con un integratore di rame, che era già noto per migliorare i suoi effetti. Hanno poi dimostrato che quando nei topi il disulfiram viene scisso, il suo principale metabolita, il ditiocarb, forma un complesso di rame che blocca i meccanismi che le cellule usano per eliminare le proteine non necessarie. “Tutto è congelato“, afferma il biologo oncologo Jiri Bartek del Danish Cancer Society Research Center in Copenhagen, uno dei co-leader dello studio. In parte a causa del conseguente accumulo di proteine, le cellule tumorali si stressano e muoiono.

Lo studio ha dimostrato che 1177 pazienti su 3000 trattati, che hanno utilizzato in continuazione disulfiram avevano un rischio inferiore di morte per cancro rispetto a quelli che avevano smesso di usare il farmaco dopo la diagnosi. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature“, identifica anche il complesso responsabile degli effetti anti-cancro del medicinale e il bersaglio cellulare che andrebbe a colpire.

Il farmaco è un’arma antitumorale di pari opportunità; i suoi benefici sono garantiti per il cancro alla prostata, al seno e al colon e al cancro in generale. Inoltre  il farmaco in combinazione con la chemioterapia, come dimostrato in un piccolo studio sul cancro al polmone, potrebbe aiutare a prolungare la vita dei pazienti con carcinoma metastatico. Un nuovo uso per un farmaco approvato è molto importante affermano i ricercatori, perché il composto ha già superato i test di sicurezza.

Leggi abstract dell’articolo:
Alcohol-abuse drug disulfiram targets cancer via p97 segregase adaptor NPL4
Zdenek Skrott, Martin Mistrik, Klaus Kaae Andersen, Søren Friis, Dusana Majera, Jan Gursky, Tomas Ozdian, Jirina Bartkova, Zsofia Turi, Pavel Moudry, Marianne Kraus,….., Boris Cvek, Raymond J. Deshaies & Jiri Bartek
Nature Published online:06 December 2017 doi:10.1038/nature25016

Fonte: Department of Medical Biochemistry and Biophysics, Karolinska Institute, Stockholm, Sweden

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Un farmaco per l’ipertensione è collegato al cancro della pelle.

Posted by giorgiobertin su dicembre 3, 2017

I ricercatori danesi dell’University of Southern Denmark e del Danish Cancer Society, hanno dimostrato che un farmaco comunemente usato per l’ipertensione mostra una connessione con il cancro della pelle. I ricercatori si sono concentrati sulla medicina antipertensiva contenente idroclorotiazide, in relazione ad un aumentato rischio di cancro della pelle.

idroclorotiazide

“Sapevamo che l’idroclorotiazide rendeva la pelle più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV del sole, ma ciò che è nuovo e anche sorprendente è che l’uso a lungo termine di questo medicinale per la pressione del sangue porta ad un aumento molto significativo del rischio di cancro della pelle” dice il prof. Anton Pottegård.

Lo studio, che si basa su circa 80.000 casi danesi di cancro della pelle, mostra che il rischio di sviluppare il cancro della pelle è fino a sette volte maggiore per gli utilizzatori di medicinali contenenti idroclorotiazide.
Non interrompere il trattamento senza prima consultare il medico; se si utilizza idroclorotiazide, potrebbe essere una buona idea parlare con il medico per vedere se è possibile scegliere una medicina diversa” – precisa il prof. Anton Pottegård.

Il fatto che l’idroclorotiazide induce il cancro, questo è dovuto al fatto che il prodotto appartiene a un gruppo di farmaci con un cosiddetto effetto fotosensibilizzante. Ciò significa che l’idroclorotiazide aumenta gli effetti nocivi della luce solare nella pelle e nelle labbra e questo può aumentare il rischio di cancro della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Hydrochlorothiazide use and risk of non-melanoma skin cancer: A nationwide case-control study from Denmark
Sidsel Arnspang, David Gaist, Sigrun Alba Johannesdottir Schmidt, Lisbet Rosenkrantz Hölmich, Søren Friis, Anton Pottegård
Journal of the American Academy of Dermatology Published online: December 3, 2017 DOI: 10.1016/j.jaad.2017.11.042

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Verso un vaccino per il cancro al pancreas:

Posted by giorgiobertin su novembre 27, 2017

È stato scoperto dai ricercatori dell’Ospedale le Molinette di Torino e del Centro Oncologico ed Ematologico Subalpino (COES), un vaccino contro il tumore al pancreas. Il vaccino è già stato sperimentato sugli animali con esiti positivi. Se i risultati si potessero estendere agli esseri umani, aumenterebbe la sopravvivenza dei malati affetti da tumore al pancreas, un tumore molto aggressivo da combattere, troppo spesso fatale.

pancreatic-cancer

La presentazione di questa scoperta è stata fatta durante il convegno “La ricerca pre-clinica e l’approccio multidisciplinare nel tumore del pancreas: vantaggi e opportunità nella pratica clinica”, che si è svolto il 24 novembre.

La maggior parte dei pazienti con tumore pancreatico produce anticorpi contro alfa-enolasi ed i ricercatori del mio gruppo hanno dimostrato che i pazienti che hanno anticorpi anti-alfa enolasi nel sangue rispondono meglio alle terapie antitumorali“, ha affermato il professor Novelli. Analizzando le risposte anticorpali nei pazienti contro l’alfa-enolasi, è stato sviluppato un vaccino risultato efficace nell’aumentare l’aspettativa di vita di animali da esperimento con tumore pancreatico.
L’approccio combinato tra nuove chemioterapie, nuovi farmaci immunoterapici e vaccini può rappresentare la chiave per aumentare la sopravvivenza dei malati affetti da questo tumore.

Leggi il full text dell’articolo:
Targeting of surface alpha-enolase inhibits the invasiveness of pancreatic cancer cells
Moitza Principe, Patrizia Ceruti, Neng-Yao Shih, Michelle S. Chattaragada, Simona Rolla, Laura Conti, Marco Bestagno, Lorena Zentilin, Sheng-Hui Yang, Paola Migliorini, Paola Cappello, Oscar Burrone, and Francesco Novelli
Oncotarget. 2015 May 10; 6(13): 11098–11113.

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Ecco come i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 24, 2017

I ricercatori del Ludwig Cancer Research hannop scoperto il meccanismo chiave attraverso il quale i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia ed hanno dimostrato come tale resistenza possa essere superata con farmaci attualmente in fase di sviluppo.

nature_communications

È noto da tempo che le radiazioni inducono una infiammazione, e abbiamo dimostrato nei nostri lavori precedenti che ciò avviene attraverso un sensore molecolare trovato nelle cellule conosciute come stimolatore dei geni di interferone, o STING“, afferma il prof. Ralph Weichselbaum.

Quello che abbiamo dimostrato in questo studio preclinico è che se si blocca l’afflusso delle cellule MDSC, – particolari cellule immunitarie soppressive conosciute come cellule soppressorie derivate da mieloidi monocitiche (M-MDSCs) attivate da STING/Type 1, è possibile, in larga misura, prevenire la resistenza alla radioterapia“, afferma Weichselbaum. “Il nostro studio attuale è di immediata rilevanza per la radioterapia, ma pensiamo che possa avere anche implicazioni significative per la chemioterapia e l’immunoterapia“.

In particolare, negli esperimenti sui topi la distruzione dei tumori è stata significativamente aumentata quando la radioterapia è stata erogata insieme ad un farmaco attivante STING e anticorpi anti-CCR2 (recettore della superficie cellulare). Le aziende farmaceutiche stanno sviluppando farmaci attivanti STING per la terapia del cancro e uno è attualmente in fase di valutazione in studi clinici in combinazione con il blocco del checkpoint, un tipo di immunoterapia che potenzia l’attacco delle cellule T su determinati tipi di tumori.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi full text dell’articolo:
Host STING-dependent MDSC mobilization drives extrinsic radiation resistance
Hua Liang, Liufu Deng[…]Ralph R. Weichselbaum
Nature Communications 8, Article number: 1736 (2017) doi:10.1038/s41467-017-01566-5 Published online: 23 November 2017

Fonte: Ludwig Cancer Research

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Linee guida sulla gestione degli effetti collaterali dell’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal for ImmunoTherapy of Cancer“, a cura della “Society for Immunotherapy of Cancer (SITC)“, le prime raccomandazioni di consenso sul riconoscimento e la gestione clinica degli effetti collaterali dell’immunoterapia del cancro.

sitc

L’immunoterapia contro il cancro è il trattamento che istruisce il sistema immunitario del paziente a riconoscere e combattere il cancro; è diventato un pilastro della cura del cancro negli ultimi anni. Una classe di agenti ampiamente utilizzata, gli inibitori del checkpoint, opera “togliendo i freni” al sistema immunitario, consentendo alle cellule tumorali di essere bersaglio della distruzione.

“Nuovi agenti immunoterapici vengono approvati a un ritmo rapido. Siamo entusiasti che i pazienti abbiano nuove opzioni di trattamento, ma molti di questi agenti hanno effetti collaterali che non abbiamo mai visto prima. Stiamo vedendo effetti sulla pelle, i polmoni, il sistema gastrointestinale ed endocrino, le articolazioni, il cuore e altri organi, e alcuni di questi sono stati appena descritti. I medici hanno bisogno di indicazioni su come riconoscere i segni precoci, come trattare gli effetti avversi e quando fare riferimento a specialisti della malattia“. – afferma il prof. Igor Puzanov del Roswell Park Cancer Institute, NY.

Le raccomandazioni si evolveranno e saranno aggiornate man mano che nuovi dati e nuovi farmaci e combinazioni saranno disponibili.

Scarica e leggi il documento in full text:
Managing toxicities associated with immune checkpoint inhibitors: consensus recommendations from the Society for Immunotherapy of Cancer (SITC) Toxicity Management Working Group
the Society for Immunotherapy of Cancer Toxicity Management Working Group
Journal for ImmunoTherapy of Cancer 2017 5:95 Published: 21 November 2017 https://doi.org/10.1186/s40425-017-0300-z

Fonte: Society for Immunotherapy of Cancer (SITC)

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Un composto dello zafferano contro l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori italiani del Laboratorio di Neurogenetica – Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (CERC) – IRCCS Santa Lucia coordinati dal prof. Antonio Orlacchio ha dimostrato che un estratto dello zafferano potrebbe favorire la degradazione della proteina tossica beta-amiloide, che sarebbe la più probabile causa della malattia.

zafferano

Nello studio sono state prese in esame le cellule immunitarie di 22 pazienti affetti dalla forma più diffusa di Alzheimer e con un quadro di declino cognitivo ancora lieve. Le cellule sono state trattate in provetta con la trans-crocetina, un componente attivo dello zafferano. Secondo i risultati della ricerca, questa sostanza favorirebbe la degradazione della proteina tossica beta-amiloide attraverso il potenziamento dell’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B, reso più efficiente proprio dal componente attivo.

In altri studi lo zafferano si è dimostrato efficace nel trattamento di tessuti neurali degenerati come la retina mentre crocine e crocetine hanno mostrato effetti antinfiammatori in cellule cerebrali in provetta.

Il prossimo step è quello a breve di avviare a un trial clinico sull’uomo. Se i risultati venissero confermati si apre la strada alla produzione di nuovi farmaci contro l’Alzheimer dallo zafferano.

Leggi abstract dell’articolo:
Trans-crocetin improves amyloid-β degradation in monocytes from Alzheimer’s Disease patients
Roberto Tiribuzi, Lucia Crispoltoni, Valerio Chiurchiù, Antonella Casella, Celeste Montecchiani, Alberto Marco Del Pino, Mauro Maccarrone, Carlo Alberto Palmerini, and others
Journal of the Neurological Sciences, Vol. 372, p408–412 Published online: November 6, 2016

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Nuova opzione di trattamento per il carcinoma polmonare.

Posted by giorgiobertin su novembre 22, 2017

I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con una mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) hanno registrato un miglioramento sostanziale degli esiti dopo trattamento con il farmaco osimertinib rispetto a quelli che ricevono un trattamento standard di cura. I risultati, pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine” on-line, sono basati sullo studio “FLAURA” condotto da Suresh S. Ramalingam, del Winship Cancer Institute of Emory University (video).


New Treatment Option for EGFR Mutated Lung Cancer

Questi risultati inaugurano un nuovo paradigma terapeutico per il trattamento di pazienti con un tumore polmonare mutato con EGFR“, afferma Ramalingam. “L’uso di osimertinib ha comportato una riduzione del 54% del rischio di progressione della malattia o della morte rispetto all’attuale approccio standard di trattamento.

La Food and Drug Adminstration (FDA) ha recentemente concesso la designazione “Breakthrough Therapy” per osimertinib per la terapia di prima linea dei pazienti positivi alla mutazione di EGFR.

Leggi abstract dell’articolo:
Osimertinib in Untreated EGFR-Mutated Advanced Non–Small-Cell Lung Cancer
Jean-Charles Soria, Yuichiro Ohe,……..and Suresh S. Ramalingam, for the FLAURA Investigators
NEJM November 18, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1713137

(Funded by AstraZeneca; FLAURA ClinicalTrials.gov number, NCT02296125.)

Fonte: Winship Cancer Institute of Emory University

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FDA approva la prima pillola “digitale”.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il primo farmaco negli Stati Uniti con un sistema di ingestione con tracciamento digitale (Abilify MyCite). Le compresse aripiprazolo hanno un sensore ingeribile incorporato nella pillola che registra che il farmaco è stato preso.

Il prodotto è approvato per il trattamento della schizofrenia, il trattamento acuto di episodi maniacali e misti associati al disturbo bipolare di tipo I e per l’uso come terapia aggiuntiva per la depressione negli adulti.

Abilify-Mycite  Abilify-Mycite1

Il sistema funziona inviando un messaggio dal sensore della pillola a una patch indossabile. La patch trasmette le informazioni a un’applicazione mobile in modo che i pazienti possano monitorare l’ingestione del farmaco sul proprio smartphone. I pazienti possono anche consentire ai loro operatori sanitari e medici di accedere alle informazioni attraverso un portale web-based.

Essere in grado di monitorare l’ingestione di farmaci prescritti per la malattia mentale può essere utile per alcuni pazienti“, ha detto il prof. Mitchell Mathis della FDA.

La nuova pillola ‘Abilify MyCite’ è realizzata in collaborazione da Otzuka (il produttore del principio attivo, già venduto negli Usa con l’etichetta “Abilify”) e da ‘Proteus Digital Health‘, l’azienda che ha creato il sensore.

Comunicato FDA:
FDA approves pill with sensor that digitally tracks if patients have ingested their medication

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Scoperta sostanza in grado di curare le forme di autismo.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Nitrosinaptina” è il nome del nuovo farmaco che potenzialmente sarebbe in grado di curare quasi tutte le forme di autismo. In seguito a test effettuati su topi che presentavano la malattia, la sostanza ha ripristinato il corretto funzionamento dei neuroni, i normali comportamenti negli animali e ha ridotto e riportato alla normalità le anomalie cerebrali.

Lo studio condotto dal team del prof. Stuart Lipton, presso The Scripps Research Institute di La Jolla (California) e presso lo “Scintillon Institute” in San Diego è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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La nitrosinaptina funziona riequilibrando uno sbilanciamento dell’attività eccitatoria dei neuroni rispetto all’attività insufficiente dei neuroni inibitori. In pratica il farmaco riduce l’eccesso di attività neurale. In seguito ai test effettuati sui topini autistici, una volta ripristinato il corretto equilibrio tra stimoli eccitatori e inibitori dei neuroni, i comportamenti degli animali risultano normalizzati e non mostrano più il quadro comportamentale “autistico“.

Pensiamo che questo candidato farmaco possa essere efficace contro multiple forme di autismo” – afferma il prof. Stuart Lipton. I buoni risultati sono emersi dai test preliminari condotti in laboratorio su cellule di pazienti autistici. Presto la nitrosinaptina potrebbe essere già testata sui primi pazienti.

Leggi il full text dell’articolo:
NitroSynapsin therapy for a mouse MEF2C haploinsufficiency model of human autism
Shichun Tu, Mohd Waseem Akhtar[…]Nobuki Nakanishi
Nature Communications 8, 1488 doi:10.1038/s41467-017-01563-8

Fonti: Scintillon Institute” in San Diego  –  The Scripps Research Institute di La Jolla – CA

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Glioblastoma: possibile un nuovo trattamento.

Posted by giorgiobertin su novembre 13, 2017

Bloccare una proteina chiamata TRF1 potrebbe fermare la crescita dei glioblastomi – tumori cerebrali molto difficili da curare con scarsa sopravvivenza. Ad affermarlo i ricercatori del Telomeres and Telomerase Group at the Spanish National Cancer Research Centre (CNIO) di Madrid coordinati dalla prof.ssa Maria A. Blasco in uno studio condotto sugli animali e pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.

Primera terapia eficaz frente al glioblastoma atacando los telómeros

I glioblastomi si sviluppano da cellule cerebrali a forma di stella chiamate astrociti. Questi tumori contengono anche un sottogruppo di cellule denominate cellule staminali di glioblastoma (GSCs), che consentono ai tumori di rigenerarsi. Questo è un motivo per cui il glioblastoma è così difficile da trattare.

I ricercatori hanno notano che queste cellule staminali contengono livelli elevati della proteina TRF1. TRF1 è un complesso proteico che aiuta a salvaguardare i telomeri – cioè i tappi protettivi alla fine dei cromosomi.

I ricercatori hanno rimosso TRF1 durante la formazione di tumori di glioblastoma nei modelli di topo. Questo trattamento ha ridotto i glioblastomi nei roditori e aumentato la loro sopravvivenza dell’80%.
Inoltre il team ha scoperto che il blocco della proteina TRF1 nei tumori di glioblastoma ha causato danni al DNA dei telomeri nei GSCs, questo ha impedito a queste cellule di proliferare.
Abbiamo visto che l’inibizione di TRF1 è una strategia efficace per il trattamento del glioblastoma, sia da sola che in combinazione con le attuali terapie con radiazioni e temozolomide (agente chemioterapico)” afferma Maria A. Blasco (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Inhibition of TRF1 Telomere Protein Impairs Tumor Initiation and Progression in Glioblastoma Mouse Models and Patient-Derived Xenografts
Leire Bejarano, Alberto J. Schuhmacher, Marinela Méndez, Diego Megías, Carmen Blanco-Aparicio, Sonia Martínez, Joaquín Pastor, Massimo Squatrito, Maria A. Blasco,
Cancer Cell Volume 32, Issue 5, 13 November 2017, Pages 590–607.e4 – https://doi.org/10.1016/j.ccell.2017.10.006

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre (CNIO)

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Inibitori della pompa protonica e rischio malattie renali e cancro allo stomaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2017

Una recente meta analisi ha collegato inibitori della pompa protonica (PPI) con lo sviluppo di malattie renali croniche (CKD). I risultati sono stati presentati al Kidney Week 2017, the Annual Meeting of the American Society of Nephrology (ASN). La metanalisi ha incluso un totale di 5 studi con 536.902 partecipanti.
I risultati hanno mostrato che gli individui che hanno utilizzato PPI hanno avuto un aumento del 33% del rischio relativo di malattie renali croniche o insufficienza renale rispetto ai non utilizzatori.

PPI05

In un secondo studio pubblicato sulla rivista “Gut” gli inibitori di pompa protonica: se presi a lungo raddoppiano il rischio di cancro dello stomaco nei soggetti eradicati per Helicobacter pylori. E’ noto da tempo che l’impiego di questi farmaci per lunghi periodi determina un peggioramento dell’atrofia gastrica, soprattutto tra i pazienti con infezione da Helicobacter pylori (HP).

Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver seguito 63397 adulti, fra il 2003 e il 2012 in terapia per l’eradicazione dell’Helicobacter. Un trattamento prolungato con PPI, si associa ad un aumentato rischio di sviluppare un tumore dello stomaco. Il loro consiglio dunque è di essere cauti nel prescrivere per lunghi periodi i PPI, anche nei pazienti eradicati con successo.

I PPI che vengono comunemente utilizzati per vari disturbi acido-correlati sono: Omeprazolo, Esomeprazolo, Lansoprazolo, Rabeprazolo, Pantoprazolo.

Leggi abstract dell’articolo:
Proton Pump Inhibitors and Risk of CKD: A Meta-analysis
Charat Thongprayoon,…. et al.

Kidney Week 2017

Long-term proton pump inhibitors and risk of gastric cancer development after treatment for Helicobacter pylori: a population-based study
Ka Shing Cheung, Esther W Chan, Angel Y S Wong, Lijia Chen, Ian C K Wong, Wai Keung Leung
Gut Published Online First: 31 October 2017. doi: 10.1136/gutjnl-2017-314605

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Un gel topico efficace nel trattamento delle ferite croniche.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Un team internazionale di ricercatori guidati dalla Johns Hopkins University School of Medicine, ha dimostrato che un gel topico fatto da una classe di farmaci comunemente usati per la pressione sanguigna, blocca i percorsi di infiammazione e velocizza la guarigione delle ferite croniche della pelle nei topi e nei suini.

L’attenzione dei ricercatori è stata rivolta al sistema renina-angiotensina (renin-angiotensin system – RAS), che è coinvolto nella risposta infiammatoria della pelle, nella deposizione di collagene e nella segnalazione necessaria alla guarigione delle ferite. Gli studi dimostrano che il sistema RAS ha un comportamento anormale negli adulti diabetici e negli anziani.

ulcers

Il professore Peter Abadir, e i suoi colleghi hanno sperimentato delle formulazioni di gel con antagonisti del recettore dell’angiotensina II, una classe di farmaci di lunga data che comprendono losartan e valsartan, prescritti per trattare l’ipertensione. I farmaci bloccano il RAS e aumentano il flusso sanguigno nella ferita, l’obiettivo è quello di applicare i gel direttamente sulle ferite, aumentando il livello di disponibilità dei farmaci che promuovono la guarigione.
I risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Dermatology Investigative” hanno mostrato che il valsartan è più efficace nell’accelerare la guarigione delle ferite rispetto al losartan. I risultati finali hanno inoltre dimostrato che la metà di tutti gli animali che hanno ricevuto 1 per cento di valsartan ha raggiunto la completa guarigione delle ferite.

“Ora che abbiamo dimostrato l’efficacia negli animali, stiamo passando alla fase successiva dei test negli esseri umani come richiesto dall’FDA. Speriamo che questo farmaco sarà disponibile per un uso pubblico in pochi anni” – afferma il professore Jeremy Walston.

Leggi abstract dell’articolo:
Topical Reformulation of Valsartan for Treatment of Chronic Diabetic Wounds
Peter Abadir, Sayed Hosseini, Mahya Faghih, Amir Ansari, Frank Lay, Barbara Smith, Aleksandra Beselman, Diep Vuong, and others
Journal of Investigative Dermatology Published online: October 25, 2017

Fonte: Johns Hopkins University School of Medicine

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Sintetizzato composto contro le staminali del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2017

I ricercatori del Key Laboratory of Molecular Drug Research presso la Nankai University, China, hanno sintetizzato un depsipeptide con il nome molto tecnico BE-43547A, che ha una struttura con diversi tipi di articolazioni di sottoparti, tre centri chirali e due doppi legami. I depsipeptidi ciclici sono composti naturali che hanno una struttura impegnativa e molto complessa, e si trovano in una varietà di organismi come funghi, batteri e organismi marini ed è stato dimostrato intervengono in diverse attività biologiche, incluse le prestazioni antitumorali. Il nuovo composto di sintesi  è risultato particolarmente promettente per uccidere le cellule staminali del cancro al pancreas (pancreatic cancer stem cells -PCSCs).

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Gli scienziati hanno scoperto che l’attività antitumorale del composto è stata molto migliore di quella di diversi farmaci attualmente in uso e in studi clinici contro PCSC. BE-43547A  ha ridotto la percentuale di cellule staminali del cancro al pancreas 21 volte rispetto al gruppo di controllo, una attività senza precedenti.

I ricercatori hanno descritto la sintesi e i primi risultati delle prove del nuovo prodotto sulla rivista Angewandte Chemie.

Leggi abstract dell’articolo:
Cyclic Depsipeptide BE-43547A2: Synthesis and Activity against Pancreatic Cancer Stem Cells
Sun, Y., Ding, Y., Li, D., Zhou, R., Su, X., Yang, J., Guo, X., Chong, C., Wang, J., Zhang, W., Bai, C., Wang, L. and Chen, Y.
Angew. Chem. Int. Ed.. doi:10.1002/anie.201709744

Fonte: News Wiley

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Immunoncologia: Scoperto bersaglio molecolare contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 26, 2017

Una proteina IL-1R8 (ovvero il recettore numero 8 dell’interleuchina 1), presente sulle cellule del sistema immunitario chiamate Natural Killer (NK) e sui linfociti T, agisce da blocco alla naturale azione anti-cancro del corpo umano. Se addirittura si toglie il blocco, cioè si spegne il gene che la esprime, l’azione antitumorale tanto degli NK quanto dei linfociti T è molto più potente.

Mantovani Alberto Mantovani 

Al centro del lavoro di ricerca dell’equipe dell’Irccs Humanitas di Rozzano diretta dal prof. Alberto Mantovani, vi sarebbe lo studio del gene IL-1R8, già oggetto di studio nel lontano 1998.
Identificare l’azione di IL-1R8 come freno all’attività delle nostre cellule di difesa, in particolare delle Natural Killer (NK), presenti in sedi specifiche quali fegato e polmone, ci ha permesso di vedere che, togliendo ‘il freno’, le cellule NK si attivano a difesa di questi organi contro cancro e metastasi” – afferma Martina Molgora, ricercatrice di Humanitas.

Questa nuova e rivoluzionaria scoperta pubblicata sulla rivista “Nature“, di fatto, sembra confermare che la strada della guerra immunologica al al tumore sia quella giusta. La scoperta del gene IL-1R8 va infatti ad aggiungersi a quella dei geni CTLA4 (immunoterapico ipilimumab) e PD-1/PD-L1 (immunoterapico nivolumab) già ampiamenti utilizzati per la cura del melanoma e di altre forme di cancro.

La scoperta del ruolo di IL-1R8 – auspicano gli scienziati – apre ora la strada all’uso sempre più efficace di armi immunologiche contro diversi tumori, a vantaggio di un sempre maggiore numero di malati“.

Leggi abstract dell’articolo:
IL-1R8 is a checkpoint in NK cells regulating anti-tumour and anti-viral activity
Martina Molgora, Eduardo Bonavita[…]Alberto Mantovani
Nature (2017) Published online 25 October doi:10.1038/nature24293

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Approvata la terapia genica contro il linfoma non-Hodgkin.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2017

Ha ricevuto il via libera dall’FDA (Food and drug administration) un nuovo trattamento contro il linfoma non-Hodgkin, un tipo di linfoma delle cellule B.
Si tratta di una terapia genica che, secondo gli esperti, è in grado di riconfigurare le cellule immunitarie del paziente, trasformandole in killer del cancro. Potrà essere applicata alle persone adulte che abbiano già affrontato senza successo almeno due trattamenti di chemioterapia contro la forma di neoplasia maligna del tessuto linfatico (video).
Il trattamento si chiama Yescarta – Generic Name: axicabtagene ciloleucel, terapia di cellule T recettore di antigene chimerico (CAR), si tratta della seconda terapia genica approvata dalla FDA, il primo, che si chiama Kymriah è stato approvato ad agosto e riguarda i bambini o i giovani con forme aggressive di leucemia.


Updated: fda follows through with a groundbreaking ok for yescarta, gilead’s new car-t breakthrough

Ogni dose di Yescarta è un trattamento personalizzato creato utilizzando il sistema immunitario proprio per aiutare a combattere il linfoma. Le cellule T del paziente, un tipo di cellule del sangue bianco, vengono raccolte e modificate geneticamente per includere un nuovo gene che punta e uccide le cellule del linfoma. Una volta che le cellule sono modificate, vengono infuse nel paziente.
L’approvazione di Yescarta porta questa innovativa classe di terapie a cellule CAR-T ad un ulteriore gruppo di pazienti affetti da tumore con poche altre opzioni; gli adulti con un particolare tipo di linfoma che non hanno risposto ai trattamenti precedenti“, ha dichiarato Peter Marks dell’FDA.

La FDA ha concesso l’approvazione di Yescarta a Kite Pharma, Inc. Date of Approval: October 18, 2017.

Leggi comunicato FDA:
FDA approves CAR-T cell therapy to treat adults with certain types of large B-cell lymphoma
Yescarta is the second gene therapy product approved in the U.S.

YESCARTA – web site.

YESCARTA™ Prescribing Information and Medication Guide
YESCARTA™ Adverse Reaction Management Guide

Fonti: FDA – Statnews

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Nuovo possibile trattamento per la malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2017

Gli scienziati del Massachusetts General Hospital (MGH), in collaborazione con i colleghi della University California, San Diego (UCSD), hanno caratterizzato una nuova classe di farmaci come potenziali terapeutici per la malattia di Alzheimer. Il loro studio – sono stati utilizzati modelli animali e cellulari correlati alla malattia – mostra che il trattamento con un composto rappresentativo di questa classe di modulatori di gamma-secretasi SGSM-36, conduce ad una riduzione e ad un blocco nella produzione di forme tossiche di beta-amiloide.
Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista “EBioMedicine“.

EBiomedicine

Il nostro studio esplora il meccanismo attraverso il quale i modulatori di gamma-secretasi riducono i livelli di beta-amiloide beta 42, il principale artefice patologico della malattia di Alzheimer“, afferma il professore Can (Martin) Zhang. “Questi risultati saranno utili per lo sviluppo di molecole che possono essere efficaci per il trattamento e la prevenzione della malattia di Alzheimer“.

Nello studi in corso, i ricercatori hanno dimostrato che tre giorni di trattamento con il composto SGSM-36 hanno ridotto i livelli di beta-amiloide beta 42 nel cervello e nel plasma di un modello di topo validato per l’Alzheimer. Il team ha utilizzato la microscopia di imaging a fluorescenza per esaminare la molecola, identificando il sito dove agisce SGSM-36.

Nei nostri studi futuri, testeremo SGSM-36 contro molecole analoghe che possono avere potenza uguale o superiore nella riduzione dell’amiloide beta 42 e approfondiremo i suoi meccanismi molecolari nei modelli animali, con l’obiettivo finale di sperimentare il suo potenziale nelle sperimentazioni cliniche“. Conclude il professore Zhang.

Scarica e leggi il documento in full text:
Soluble Gamma-secretase Modulators Attenuate Alzheimer’s β-amyloid Pathology and Induce Conformational Changes in Presenilin 1
Frank Raven, Joseph F. Ward, Katarzyna M. Zoltowska, Yu Wan, Can Zhang
EBioMedicine Available online 4 September 2017 https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2017.08.028

Fonte: Massachusetts General Hospital (MGH) – 10/18/2017

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Idrogel terapeutico per combattere l’artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2017

Gli scienziati del Center for Self-Assembly and Complexity – Institute for Basic Science (IBS), Corea del Sud, hanno inventato un idrogel per combattere l’artrite reumatoide e altre malattie infiammatorie. Questo materiale simile alla gelatina potrebbe essere usato per assorbire i liquidi extra nelle giunture gonfie e rilasciare farmaci. La pubblicazione sulla rivista “Advanced Materials“.

NO-Idrogel
IBS scientists developed a hydrogel made of polymeric acrylamide (blue spaghetti) linked with crosslinkers (black), which can accommodate drug molecules (purple stars) within its mesh (grey). In the presence of nitric oxide (red), the linker is cleaved and the drug molecules can be released. At the same time, the gel absorbs fluid from the surroundings and swells in size.

L’idrogel risponde alla presenza di ossido di azoto (NO) e rilascia i farmaci quando è attivato. Questo tipo di sistema di somministrazione di farmaci può essere particolarmente efficace nel trattamento dell’artrite reumatoide, poiché le cellule immunitarie all’interno delle articolazioni infiammate liberano NO tossica in grandi quantità.  Il gel  reagisce con le molecole di ossido di azoto, utilizzando l’acrilammide come materiale di base. A differenza della forma monomerica, l’idrogel di acrilammide polimero ha poca tossicità e può contenere una grande quantità di acqua. L’agente di reticolazione (NOCCL) forma ponti tra le molecole di acrilammide creando una rete che può intrappolare all’interno molecole di farmaci.

Iniettare un gel che reagisce attivamente all’infiammazione, assorbe NO e fornisce immediatamente antiinfiammatori o altri farmaci che possono consentire un controllo automatico a lungo termine delle articolazioni infiammate è veramente il massimo. Lo stesso vale per molte altre malattie e condizioni che coinvolgono l’infiammazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic-Gas-Responsive Hydrogel
J. Park, S. Pramanick, D. Park, J. Yeo, J. Lee, H. Lee, W. J. Kim
Adv. Mater. 2017, 1702859. https://doi.org/10.1002/adma.201702859

Fonte: MedGadget

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Un nuovo farmaco rallenta la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Uno studio internazionale condotto dai ricercatori del Centre for Eye Research Australia (CERA) ha trovato un modo per rallentare la progressione della degenerazione maculare associata all’età (AMD) o senile – una delle cause più comuni della perdita di vista nelle persone di età superiore ai 50 anni .

macular-degeneration-6-638

Lo studio clinico di fase 2 (FILLY) è stato sponsorizzato da Apellis Pharmaceuticals e ha incluso 246 pazienti in 40 centri, di cui sette in Australia. “Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto enormi progressi nel trattamento delle complicazioni dell’AMD secca o atrofica, caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale, che risulta scarsamente nutrita dai capillari (poco efficienti) e, di conseguenza, si atrofizza (muoiono le cellule nervose fotosensibili),“, afferma il professor Robyn Guymer dell’University of Melbourne. “Ora stiamo dirigendo la nostra attenzione al trattamento della forma più grave della malattia, detta “umida o essudativa”, meno frequente, ma più rapida nell’evoluzione”.

Apellis Pharmaceuticals ha sviluppato un nuovo composto denominato “complement factor 3 (C3) inhibitor APL-2” per il trattamento di questi pazienti. Sulla base dei risultati molto positivi, Apellis intende procedere con gli studi di Fase 3 al più presto.

Fonte ed approfondimenti: Centre for Eye Research Australia (CERA)

Apellis Pharmaceuticals Announces that APL-2 Met its Primary Endpoint in a Phase 2 Study in Patients with Geographic Atrophy, an Advanced Form of Age-Related Macular Degeneration – Statistically Significant Slowing of Disease Progression Seen at 12 Months

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Linee guida sulla terapia immunosoppressiva nel trapianto di rene.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla terapia immunosoppressiva per prevenire il rigetto nel trapianto di rene sia negli adulti che nei bambini e nei giovani.

immunosuppressive therapy for kidney transplant

Le terapie sono: basilimimab (Simulect, Novartis Pharmaceuticals), tacrolimus a rilascio immediato (Adoport, Capexion, Modigraf, Prograf, Tacni, Vivadex), mycophenolate mofetil (versioni Cellcept e non marcate), immunoglobuline (Thymoglobuline), rilascio prolungato tacrolimus (Advagraf, Envarsus), micofenolato sodico (Myfortic Novartis Pharmaceuticals, Ceptava), sirolimus (Rapamune), everolimus (Certican) e belatacept (Nulojix).

Scarica e leggi i documenti in full text:

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in adults – Technology appraisal guidance [TA481] Published date: 11 October 2017

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in children and young people – Technology appraisal guidance [TA482] Published date: 11 October 2017

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Cancro al seno: Un sottoprodotto del colesterolo favorisce le metastasi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

I livelli alti di colesterolo sono stati associati con il cancro al seno che si diffonde in altre parti del corpo. Medici e ricercatori non ne sanno la causa di questo collegamento. Ora un nuovo studio dei ricercatori dell’Università di Illinois ha scoperto che il colpevole è un sottoprodotto del metabolismo del colesterolo che agisce sulle cellule immunitarie specifiche in modo da facilitare la diffusione del cancro invece di fermarla.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, identifica nuovi potenziali bersagli farmacologici che potrebbero inibire le azioni del sottoprodotto del colesterolo, una molecola chiamata 27HC.


Stopping the Spread of Breast Cancer: Cholesterol By-Product Offers New Target for Treatment

Inibendo l’enzima che attiva 27HC, abbiamo trovato un effetto soppressore sulla metastasi del cancro al seno. Ciò suggerisce che un trattamento farmacologico destinato a questo enzima potrebbe essere una terapia efficace“, ha dichiarato Amy Baek.
Normalmente, il sistema immunitario del corpo ha la capacità di attaccare il cancro, ma abbiamo scoperto che 27HC funziona sulle cellule immunitarie per ingannarle, facendo passare le cellule del cancro come cellule buone”.
Un video del prof. Erik Nelson descrive lo studio su YouTube.

Poiché 27HC agisce attraverso il sistema immunitario, e non sul cancro della mammella stesso, i ricercatori ritengono che i loro risultati abbiano un’ampia applicabilità per i tumori solidi. Gli esperimenti condotti sul cancro del colon, ancro al polmone, melanoma e cancro al pancreas ha evidenziato che 27HC aumentava le metastasi per tutti i tipi di tumore, suggerendo che un trattamento destinato a 27HC potrebbe essere efficace in diversi tipi di cancro.

Speriamo di sviluppare farmaci o piccole molecole per inibire 27HC“, ha detto Nelson. “Nel frattempo, esistono farmaci di abbassamento del colesterolo disponibili sul mercato: le statine. I pazienti affetti da tumore con colesterolo alto dovrebbero parlare con i loro medici“.

Leggi il full text dell’articolo:
The cholesterol metabolite 27 hydroxycholesterol facilitates breast cancer metastasis through its actions on immune cells
Amy E. Baek, Yen-Rei A. Yu, Sisi He, Suzanne E. Wardell, Ching-Yi Chang, Sanghoon Kwon, Ruchita V. Pillai, Hannah B. McDowell, J. Will Thompson, Laura G. Dubois, Patrick M. Sullivan, Jongsook K. Kemper, Michael D. Gunn, Donald P. McDonnell & Erik R. Nelson
Nature Communications 8, Article number: 864 Published online: 11 October 2017

Fonte: Università di Illinoisvideo

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Creata fibra ottica che trasmette luce e farmaci nel corpo.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2017

Una fibra ottica flessibile e biodegradabile che può fornire luce nel corpo per applicazioni mediche è l’ultimo lavoro di una collaborazione tra ingegneri elettrici e ingegneri dei biomateriali dell’Istituto di Ricerca dei Materiali del “Penn State’s Materials Research Institute” coordinati dal prof. Jian Yang.

La capacità di fornire luce nel corpo è importante per la chirurgia laser, l’attivazione di farmaci, l’immagine ottica, la diagnosi della malattia e l’optogenetica (scienza emergente che combina tecniche ottiche e genetiche di rilevazione, allo scopo di sondare circuiti neuronali all’interno di cervelli di mammiferi). Fornire luce nel corpo è però molto difficile e richiede l’impianto di una fibra ottica in vetro.

Biomaterials

Yang e il suo team hanno creato in precedenza un polimero basato sul citrato, un ingrediente naturale chiave nel metabolismo, che è stato sviluppato come una piattaforma generale per applicazioni biomediche, come viti ossee biodegradabili per la fissazione dell’osso, scaffoidi per l’ingegneria dei tessuti e nanoparticelle per la consegna di farmaci terapeutici a lento rilascio. Ora sono riusciti a realizzare sempre con  il polimero a base di citrato una fibra ottica biodegradabile che può piegarsi ed allungarsi e trasmettere la luce.

Poiché il materiale è non tossico e biodegradabile, la fibra a base di citrato potrebbe essere lasciata all’interno del corpo per lunghi periodi senza la necessità di una seconda operazione per rimuoverla“, ha detto Yang. “Oltre al sensore di rilevamento delle immagini, possiamo aggiungere sostanze chimiche terapeutiche, farmaci o molecole biologiche per il trattamento delle malattie“.

La pubblicazione del lavoro è stata fatta sulla rivista “Biomaterials“.

Leggi abstract dell’articolo:
Flexible biodegradable citrate-based polymeric step-index optical fiber
Dingying Shan, Chenji Zhang, Surge Kalaba, Nikhil Mehta, Jian Yang
Biomaterials, Volume 143, October 2017, Pages 142-148

Fonte: Penn State’s Materials Research Institute

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Menopausa e rischio Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2017

La menopausa causa cambiamenti metabolici nel cervello che possono aumentare il rischio della malattia di Alzheimer. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Weill Cornell Medicine e dell’University of Arizona Health Sciences pubblicato sulla rivista “PloS One“.

I risultati potrebbero aiutare a risolvere un mistero di lunga data sull’Alzheimer, vale a dire perché le donne incoprrono in questa malattia neurodegenerativa più spesso rispetto agli uomini, anche tenendo conto del fatto che le donne in media vivono più a lungo. I ricercatori affermano che i risultati possono portare allo sviluppo di test di screening e di interventi precoci per invertire o rallentare i cambiamenti metabolici della malattia.

menopause-Alzheimer
The scan to the left shows brain activity (e.g., metabolism) in a premenopausal woman; the scan to the right shows brain activity in a postmenopausal woman. The color scale reflects brain activity, with brighter colors indicating more activity, and darker colors indicating lower activity. The scan to the right (menopause) looks ‘greener’ and overall darker, which means that the woman’s brain has substantially lower brain activity (more than 30 percent less) than the one to the left (no signs of menopause).

Per lo studio, la  professoressa Mosconi e i suoi colleghi  hanno utilizzato la tomografia a emissione di positroni (PET) per misurare l’uso del glucosio – una fonte di combustibile principale per l’attività cellulare – nel cervello di 43 donne sane di età compresa tra 40 e 60 anni. Di questi, 15 erano in pre-menopausa, 14 erano in peri-menopausa e 14 erano in stato menopausale. Dai risultati è emerso che le donne che erano entrate in menopausa o che erano in peri-menopausa avevano livelli del metabolismo del glucosio significativamente più bassi in diverse regioni del cervello chiave rispetto a quelle che erano pre-menopausa. Questo stato di “ipometabolismo” si ritrova nel cervelli dei pazienti nelle prime fasi dell’Alzheimer – e anche nei topi da esperimento con la malattia.

I nostri risultati mostrano che la perdita di estrogeni nella menopausa non solo diminuisce la fertilità“, ha affermato la dottoressa Mosconi, “.. ma significa anche la perdita di un elemento neuroprotettivo chiave nel cervello femminile e una maggiore vulnerabilità all’invecchiamento del cervello e alla malattia di Alzheimer.

I risultati aumentano l’evidenza di una connessione fisiologica tra la menopausa e l’Alzheimer. Gli stessi autori sulla rivista “Neurology” di settembre hanno pubblicato uno studio che collega la menopausa ad un aumento dell’accumulo della proteina amiloide beta associata all’Alzheimer nel cervello.

I ricercatori ora intendono espandere il loro gruppo di pazienti e sperano anche di effettuare analisi più lunghe e più complete dei marcatori neurali e metabolici durante e dopo la menopausa.

Leggi il full text degli articoli:
Perimenopause and emergence of an Alzheimer’s bioenergetic phenotype in brain and periphery
Lisa Mosconi , Valentina Berti, Crystal Guyara-Quinn, Pauline McHugh, Gabriella Petrongolo, Ricardo S. Osorio, Christopher Connaughty, Alberto Pupi, Shankar Vallabhajosula, Richard S. Isaacson, Mony J. de Leon, Russell H. Swerdlow, Roberta Diaz Brinton
Plos One Published: October 10, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0185926

Sex differences in Alzheimer risk
Lisa Mosconi, et al.
Neurology Published online before print August 30, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004425

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