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Posts Tagged ‘farmacologia’

Uso di Benzodiazepine e rischio negli anziani.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2018

L’uso di benzodiazepine tra gli anziani è comune nonostante l’evidenza di molti potenziali rischi. Ora un nuovo studio, pubblicato su “JAMA Internal Medicine” da un team dell’University of Michigan, VA e University of Pennsylvania, ha esaminato e confermato che l’uso a lungo termine di benzodiazepine da parte di adulti aumenta il rischio di effetti collaterali.

michigan-benzo

Dei 576 adulti partecipanti allo studio che hanno ricevuto la loro prima prescrizione di benzodiazepine nel 2008-2016, 152 avevano ancora una prescrizione attuale o recente un anno dopo. Lo studio includeva solo le persone le cui benzodiazepine erano state prescritte da non-psichiatri.

Il prof. David Oslin, autore senior del documento afferma: “Quando un medico prescrive per 30 giorni una benzodiazepina, il messaggio al paziente è quello di assumere il farmaco ogni giorno e per un lungo periodo. Questa aspettativa si traduce in un uso cronico che a lungo termine si traduce in maggiori rischi come cadute, deterioramento cognitivo e al peggio insonnia“.

I ricercatori affermano che i loro risultati indicano una forte necessità di una migliore educazione degli operatori sanitari e del pubblico riguardo ai rischi associati a questi farmaci.

Leggi abstract dell’articolo:
Factors Associated With Long-term Benzodiazepine Use Among Older Adults.
Lauren B. Gerlach, Donovan T. Maust, Shirley H. Leong, Shahrzad Mavandadi, David W. Oslin.
JAMA Internal Medicine, 2018; DOI: 10.1001/jamainternmed.2018.2413

Fonte ed approfondimenti: University of Michigan

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Sviluppato un farmaco contro il pancreas.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2018

Il tumore al pancreas è caratterizzato da metastasi precoci e una scarsa risposta alla chemioterapia. La gemcitabina, un farmaco chemioterapico con solo modesto beneficio clinico, rimane uno dei pilastri del trattamento per il carcinoma pancreatico avanzato.
Ora i ricercatori dell’University of Houston hanno progettato un nuovo farmaco in grado di inibire due dei principali percorsi della malattia mortale.

zhang-wang
Ruiwen Zhang, M.D., Ph.D. and Robert L. Boblitt Endowed Professor in Drug Discovery, left

I due geni che causano il cancro collegati al cancro del pancreas sono il fattore nucleare delle cellule T attivate1 (NFAT1) e doppio minuto murino 2 (MDM2), un gene che regola (e esaurisce) il gene soppressore del tumore chiamato p53. Se non è presente un soppressore tumorale p53, MDM2 causerà il cancro da solo. NFAT1 up-regola l’espressione di MDM2 e incoraggia la crescita del tumore.

“Abbiamo sviluppato un composto sintetico che chiamiamo MA242, e può ridurre entrambe le proteine ​​allo stesso tempo aumentando la specificità e l’efficienza dell’uccisione del tumore“, ha detto il prof. Zhang. “Nel nostro studio di modellizzazione molecolare, MA242 è un potente doppio inibitore.” Sebbene sia stato creato dall’uomo, il nuovo composto si basa su un tipo di spugna marina.

Il farmaco sarebbe una prima terapia di prima classe per il cancro del pancreas e una nuova struttura concettuale per lo sviluppo di altri farmaci.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting the NFAT1-MDM2-MDMX network for prostate cancer therapy
Jiang-Jiang Qin, Xin Li, Wei Wang and Ruiwen Zhang
In: Proceedings of the American Association for Cancer Research Annual Meeting 2018; 2018 Apr 14-18; Chicago, IL. Philadelphia (PA):
AACR; Cancer Res 2018;78(13 Suppl):Abstract nr 4863.

Fonte: University of Houston

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Scoperto un potente antidolorifico che non causa dipendenza.

Posted by giorgiobertin su settembre 3, 2018

Un nuovo composto, una piccola molecola identificata dalla sigla AT-121, che è stato sviluppato e studiato da un team internazionale di ricerca, guidato dalla Wake Forest School of Medicine negli Stati Uniti, insieme National Institute on Drug Abuse ed alla Wakayama Medical University, Giappone. Sicuro ed efficace, questo antidolorifico, per ora testato su scimmie, non causa dipendenza, al contrario di quanto avviene solitamente con i farmaci oppioidi. Lo studio è stato pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Il nuovo composto AT121 combina in una stessa molecola le due attività (antidolorifica e “antidipendenza”), come spiega uno degli autori dello studio, il prof. Mei-Chuan Ko: “questo composto, infatti, oltre ad essere efficace contro il dolore è anche in grado di bloccare il potenziale abuso prescrittivo di oppioidi, un effetto simile a quello svolto dalla buprenofina [usata come analgesico e per il trattamento delle dipendenze da oppioidi] contro l’eroina“.

OPPIACEI+PER+DOLORE

Analizzando i risultati dello studio, rispetto alla morfina, col nuovo farmaco basta una dose 100 volte inferiore per raggiungere lo stesso livello di riduzione del dolore. Il tutto, spiegano gli autori, alleviando gli effetti di dipendenza dall’ossicodone (Depalgos), l’oppioide testato nello studio, un farmaco ampiamente prescritto. Il composto AT121, inoltre, non ha causato effetti collaterali quali depressione respiratoria e problemi motori e, una volta interrotto, a partire da tre giorni non aveva alcun effetto di rimbalzo dovuto alla sospensione.

I risultati sono stati ottenuti su primati non umani, il prossimo passo riguarderà altri studi pre-clinici che se verranno confermati si potrà procedere agli studi sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
A bifunctional nociceptin and mu opioid receptor agonist is analgesic without opioid side effects in nonhuman primates
BY HUIPING DING, NORIKAZU KIGUCHI, DENNIS YASUDA, PANKAJ R. DAGA, WILLMA E. POLGAR, JAMES J. LU, PAUL W. CZOTY, SHIROH KISHIOKA, NURULAIN T. ZAVERI, MEI-CHUAN KO
Science Translational Medicine 29 Aug 2018: Vol. 10, Issue 456, eaar3483 DOI: 10.1126/scitranslmed.aar3483

Fonte: Wake Forest School of Medicine

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Un farmaco per le malattie del fegato ripristina le cellule danneggiate dall’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su settembre 1, 2018

Un farmaco che è stato usato per trattare le malattie del fegato per decenni potrebbe aiutare a ripristinare le cellule danneggiate dal morbo di Alzheimer, la scoperta proviene da un nuovo studio del Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN), University of Sheffield. Lo studio dimostra che l’acido ursodesossicolico (UDCA) migliora la disfunzione mitocondriale – che è noto per essere un fattore causale sia per la malattia di Alzheimer sia sporadica che familiare.

Anomalie mitocondriali sono state identificate in molti tipi di cellule nella malattia di Alzheimer, con deficit che si verificano prima dello sviluppo delle classiche aggregazioni patologiche. I cambiamenti di energia sono stati trovati in molte diverse cellule da persone con Alzheimer. Si pensa che siano uno dei primi cambiamenti che si verificano nelle cellule cerebrali, forse ancora prima che i sintomi siano segnalati.

Per la prima volta nel tessuto dei pazienti affetti da Alzheimer questo studio ha dimostrato che l’acido UDCA può aumentare le prestazioni delle dei mitocondri” – afferma la prof.ssa Heather Mortiboys.

La cosa più importante è che il farmaco è attivo nelle cellule di persone con il tipo più comune di malattia devastante – l’Alzheimer sporadico – il che potrebbe significare che ha un potenziale per migliaia di pazienti.” La prof.ssa Mortiboys, che ha guidato lo studio, ha aggiunto: “Poiché il farmaco è già in uso clinico per malattie del fegato; questo accelera il tempo potenziale che potrebbe impiegare per portare questo farmaco in clinica per i pazienti“.

I prossimi passi potrebbero includere studi sui neuroni derivati ​​dal paziente per verificare la presenza di effetti protettivi, confermando quanto già dimostrato (studi del 2015): che l’UDCA è protettivo nei modelli animali del morbo di Alzheimer. Si potrebbero così adottare misure per l’uso dell’UDCA in studi clinici.

Scarica e leggi il documento in full text:
Ursodeoxycholic Acid Improves Mitochondrial Function and Redistributes Drp1 in Fibroblasts from Patients with either Sporadic or Familial Alzheimer’s Disease
Simon M. Bell, Katy Barnes, Hannah Clemmens, Aziza R. AlRafiah, Ebtisam A. Al-ofi, Vicki Leech, Oliver Bandmann, Pamela J. Shaw, Daniel J. Blackburn, Laura Ferraiuolo, Heather Mortiboys
Journal of Molecular Biology https://doi.org/10.1016/j.jmb.2018.08.019

Fonte: Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN), University of Sheffield.

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Cancro, via libera in Europa alla rivoluzionaria terapia cellulare CAR-T.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2018

La cura per i tumori chiamata ‘Car T‘, acronimo di Chimeric antigen receptor T cell, si basa sull’uso delle cellule T (linfociti T) del paziente ‘addestrate’ a riconoscere quelle tumorali, è arrivata in Europa. La Commissione Ue ha infatti approvato il tisagenlecleucel, la prima terapia basata su questa tecnica, per due neoplasie.

Il via libera, spiega il comunicato dell’azienda Novartis che l’ha messa a punto, è arrivato per la leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) negli adulti, e in entrambi i casi va usata per le forme che non rispondono alle terapie tradizionali. La Cart-t therapy consiste nel prelevare i linfociti T del paziente, un tipo di cellule del sistema immunitario, modificandoli perché riconoscano le cellule tumorali e poi reinfondendoli dopo averli fatti replicare.

kymriah

L’approvazione di Kymriah® (tisagenlecleucel, formerly CTL019) rappresenta una svolta trasformativa per i pazienti in Europa che hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche – ha affermato Liz Barrett, CEO di Novartis Oncology – Perseguendo tenacemente il suo obiettivo di ridisegnare la cura del cancro, Novartis sta realizzando un’infrastruttura globale per la fornitura di terapie cellulari CAR-T, laddove prima non ne esisteva alcuna“.

Per i pazienti della UE, la disponibilità di tisagenlecleucel rappresenta un progresso senza precedenti del paradigma terapeutico – spiega Peter Bader del’University Hospital for Children and Adolescents di Frankfurt/Main, che ha coordinato uno degli studi clinici sulla terapia -, e costituisce inoltre una terapia salvavita per i giovani pazienti con LLA che non sono stati trattati con successo con le terapie esistenti e per i quali sono rimaste poche opzioni terapeutiche”.

Comunicato stampa:
Novartis receives European Commission approval of its CAR-T cell therapy, Kymriah® (tisagenlecleucel)

KYMRIAH, www.KYMRIAH.com

Treatment of Relapsed/Refractory Acute Lymphoblastic Leukemia in Adults.”
Ronson, A., Tvito, A., Rowe, JM.,
Current Oncology Reports, 2016 Jun;18(6):39. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27207612. Accessed August 2018

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Farmaco di successo in studi clinici avanzati sull’Artrite Reumatoide.

Posted by giorgiobertin su agosto 24, 2018

Un gruppo di ricerca internazionale guidato dalla Charité – Universitäts Medizin di Berlino ha testato con successo un nuovo farmaco per l’artrite reumatoide. Il farmaco è efficace nei pazienti con insorgenza della malattia da moderata a severa, che finora hanno risposto in modo inadeguato ai farmaci convenzionali per inibire l’infiammazione. I risultati sono stati ora pubblicati sulla rivista “The Lancet“.

rheumatoid-arthritis

Il team ha studiato l’efficacia del principio attivo Upadacitinib nei pazienti in uno studio in cui i cosiddetti farmaci antireumatici modificanti la malattia sintetiche convenzionali non mostrano l’effetto desiderato. Upadacitinib è un inibitore selettivo della Janus chinasi-1 (JAK-1), e ha già dimostrato nella fase precedente II Studi in questa popolazione di pazienti per essere efficace. L’inibizione dell’enzima JAK-1 causa un importante percorso di segnalazione viene interrotta per innescare una risposta infiammatoria.

Nell’attuale studio di fase III, upadacitinib ha ridotto significativamente il gonfiore articolare rispetto a una preparazione fittizia. I pazienti hanno anche avuto meno dolore e anche la loro funzione articolare è stata migliorata.
Tutti i risultati degli studi sono attualmente raccolti e sottoposti a revisione da parte delle autorità di regolamentazione in Europa e negli Stati Uniti.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and efficacy of upadacitinib in patients with rheumatoid arthritis and inadequate response to conventional synthetic disease-modifying anti-rheumatic drugs (SELECT-NEXT): a randomised, double-blind, placebo-controlled phase 3 trial
Gerd R Burmester, Joel M Kremer, Filip Van den Bosch, Alan Kivitz, … Heidi S Camp
The Lancet Volume 391, Issue 10139, 23–29 June 2018, Pages 2503-2512
https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31115-2

This study is a double-blind, placebo-controlled trial at 150 sites in 35 countries.

This study is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT02675426.

Articolo correlato:
Safety and efficacy of upadacitinib in patients with active rheumatoid arthritis refractory to biologic disease-modifying anti-rheumatic drugs (SELECT-BEYOND): a double-blind, randomised controlled phase 3 trial
Mark C Genovese, Roy Fleischmann, Bernard Combe, Stephen Hall, … Aileen L Pangan
The Lancet Pages 2513-2524

 

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Scoperti peptidi potenziali candidati antibiotici.

Posted by giorgiobertin su agosto 21, 2018

Il corpo umano produce molti peptidi antimicrobici che aiutano il sistema immunitario a respingere le infezioni. Gli scienziati che sperano di sfruttare questi peptidi come potenziali antibiotici hanno ora scoperto che altri peptidi nel corpo umano possono anche avere potenti effetti antimicrobici, espandendo il pool di nuovi candidati antibiotici.

MIT-Antimicrobial-Peptides
MIT researchers have discovered that peptides normally secreted by cells that line the stomach have previously unknown antimicrobial activity. Image: Ella Maru Studio

Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista “ACS Synthetic Biology“, i ricercatori del MIT e dell’Università di Napoli Federico II hanno scoperto che frammenti di proteina pepsinogen, un enzima utilizzato per digerire il cibo nello stomaco, possono uccidere batteri come Salmonella ed E. coli.

I ricercatori ritengono che modificando questi peptidi è possibile migliorare la loro attività antimicrobica, e si possono sviluppare peptidi sintetici che possono essere utilizzati come antibiotici contro i batteri resistenti ai farmaci.
Questi peptidi rappresentano davvero un ottimo modello per l’ingegneria. L’idea ora è di usare la biologia sintetica per modificarli ulteriormente e renderli più potenti“, afferma il prof. Cesar de la Fuente-Nunez.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of Novel Cryptic Multifunctional Antimicrobial Peptides from the Human Stomach Enabled by a Computational–Experimental Platform
Katia Pane, Valeria Cafaro, Angela Avitabile, Marcelo Der Torossian Torres, Adriana Vollaro, Eliana De Gregorio, Maria Rosaria Catania, Antimo Di Maro, Andrea Bosso, Giovanni Gallo, Anna Zanfardino, Mario Varcamonti, Elio Pizzo, Alberto Di Donato, Timothy K. Lu, Cesar de la Fuente-Nunez, and Eugenio Notomista
ACS Synthetic Biology DOI: 10.1021/acssynbio.8b00084 Publication Date (Web): August 20, 2018

Approdondimenti:
Artificial antimicrobial peptides could help overcome drug-resistant bacteria

Fonte: MIT

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Scoperte sostanze chimiche che uccidono le cellule di glioblastoma.

Posted by giorgiobertin su agosto 16, 2018

Le cellule del tumore cerebrale aggressivo prelevate da pazienti si autodistruggono dopo essere stati esposti a una sostanza chimica in test di laboratorio, ha dimostrarlo i ricercatori dell’University of Leeds.

Stem-Cells-brain-tumor
Self-destructing brain tumor cells captured by microscopy. The red staining stems from a marker for ‘self-eating’ (autophagy) processes in cells. Credit: Stem Cells and Brain Tumour Group, University of Leeds

La ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, ha rilevato che la sostanza chimica sintetica, denominata KHS101, era in grado di tagliare la fonte energetica delle cellule tumorali del glioblastoma, portando alla morte delle cellule.
E’ stato dimostrato che la sostanza chimica stava distrugge i mitocondri e il metabolismo all’interno delle cellule tumorali interrompendo l’approvvigionamento energetico che porta alla loro autodistruzione.

Il nuovo studio ha mostrato risultati promettenti che potrebbero portare allo sviluppo di una terapia per combattere il cancro al cervello negli anni a venire.
Questo è il primo passo di un lungo processo, ma le nostre scoperte spianano la strada agli sviluppatori di farmaci per iniziare a indagare sugli usi di questa sostanza chimica” – afferma il prof. Heiko Wurdak, dell’Università di Leeds che ha guidato il gruppo di ricerca internazionale. “Quando abbiamo iniziato questa ricerca, pensavamo che il KHS101 potesse rallentare la crescita del glioblastoma, ma siamo rimasti sorpresi nel constatare che le cellule tumorali fondamentalmente si autodistruggono quando sono esposte ad esso”.

Leggi abstract:
KHS101 disrupts energy metabolism in human glioblastoma cells and reduces tumor growth in mice.
BY EUAN S. POLSON, VERENA B. KUCHLER, CHRISTOPHER ABBOSH,……..HEIKO WURDAK
Science Translational Medicine 15 Aug 2018: Vol. 10, Issue 454, eaar2718 DOI: 10.1126/scitranslmed.aar2718

Fonte: University of Leeds.

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Una pillola innovativa per trattare l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2018

Una nuova dose tre in una pillola per trattare l’ipertensione potrebbe trasformare il modo in cui l’ipertensione viene trattata in tutto il mondo.
Lo studio condotto dal George Institute for Global Health ha rivelato che la maggior parte dei pazienti, il 70%, ha raggiunto gli obiettivi della pressione arteriosa con la “pillola tripla”, rispetto a poco più della metà di quelli che hanno ricevuto cure normali.

La dottoressa Ruth Webster, del George Institute for Global Health, ha affermato che questo è stato un importante passo avanti dimostrando che la tripla pillola non solo era più efficace delle cure standard, ma era anche sicura (video).


Blood Pressure No captions

Lo studio, condotto in Sri Lanka, ha arruolato 700 pazienti con un’età media di 56 anni e una pressione arteriosa di 154/90 mm Hg.
Il George Institute sta ora esaminando le strategie per massimizzare l’assorbimento dei risultati dello studio. Ciò include l’esame dell’accettabilità dell’approccio della tripla pillola ai pazienti e ai loro medici, nonché l’efficacia dei costi che sarà importante per i servizi sanitari dei governi.

Leggi abstract dell’articolo:
Effect of Fixed Low-Dose Combination Antihypertensive Medication vs Usual Care on Blood Pressure
Ruth Webster, PhD; Abdul Salam, PhD; H. Asita de Silva, DPhil; et al
JAMA. 2018;320(6):566-579. doi:10.1001/jama.2018.10359 August 14, 2018

Trial Registration  anzctr.org.au Identifier: ACTRN12612001120864; slctr.lk Identifier: SLCTR/2015/020

Editorial
Low-Dose Combination Blood Pressure Therapy to Improve Treatment Effectiveness

 

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Le benzodiazepine aumentano il rischio di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2018

L’uso di benzodiazepine e farmaci correlati (farmaci Z) è associato a un rischio modestamente aumentato di malattia di Alzheimer (AD), secondo un recente studio dell’Università della Finlandia orientale. I risultati sono stati pubblicati su “Acta Psychiatrica Scandinavica“.

benzodiazepines_alzheimer

Questi farmaci sono comunemente usati per problemi di sonno, ma la loro efficacia per questa indicazione diminuisce nel corso di settimane o mesi. Tuttavia, il rischio di eventi avversi rimane nell’uso a lungo termine.

Le benzodiazepine e farmaci analoghi sono stati associati a un aumento moderato del rischio di AD. È stata osservata una relazione dose-risposta sia con il consumo cumulativo sia con la durata.

Leggi abstract dell’articolo:
The risk of Alzheimer’s disease associated with benzodiazepines and related drugs: a nested case–control study
V. Tapiainen H. Taipale A. Tanskanen J. Tiihonen S. Hartikainen A.‐M. Tolppanen
Acta Psychiatrica Scandinavica https://doi.org/10.1111/acps.12909

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Nuovi composti modificano i meccanismi dell’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su agosto 7, 2018

Alcuni aspetti chiave dell’invecchiamento delle cellule umane sono stati invertiti da nuovi composti sviluppati presso l’University of Exeter Medical School, UK.

In uno studio di laboratorio sulle cellule endoteliali – che rivestono l’interno dei vasi sanguigni – i ricercatori hanno testato composti progettati per colpire i mitocondri (le “centrali elettriche” delle cellule).

Cellular_senescence
Cellular senescence in human cells (photo credit: Dr Eva Latorre)

Nei campioni utilizzati nello studio, il numero di cellule senescenti (cellule più vecchie che si sono deteriorate e hanno smesso di dividersi) è stato ridotto fino al 50%. “Man mano che i corpi umani invecchiano, accumulano vecchie cellule (senescenti) che non funzionano altrettanto bene quanto le cellule più giovani“, ha affermato la professoressa Lorna Harries dell’Università di Exeter Medical School. “Questo non è solo un effetto dell’invecchiamento, è una delle ragioni per cui invecchiamo”.

Questa ricerca si concentra sullo studio di questi meccanismi e sullo sviluppo di nuovi composti per modificare i meccanismi con cui avviene questo invecchiamento delle cellule.

Utilizzando questi nuovi prodotti chimici, i ricercatori sono stati in grado di individuare in modo specifico due fattori di splicing (SRSF2 o HNRNPD) che svolgono un ruolo chiave nel determinare come e perché le nostre cellule cambiano con l’avanzare dell’età. In particolare i composti in questione – AP39, AP123 e RT01 – sono stati progettati per fornire selettivamente quantità minuscole di idrogeno solforato ai mitocondri nelle cellule e aiutare le cellule vecchie o danneggiate a generare “l’energia” necessaria per la sopravvivenza e ridurre la senescenza.

Leggi abstract dell’articolo:
Mitochondria-targeted hydrogen sulfide attenuates endothelial senescence by selective induction of splicing factors HNRNPD and SRSF2.
Latorre E, Torregrossa R, Wood ME, Whiteman M, Harries LW
Aging (Albany NY). 2018; 10:1666-1681. https://doi.org/10.18632/aging.101500

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Agire sui batteri intestinali per ridurre le malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su agosto 7, 2018

I ricercatori del Department of Cellular and Molecular Medicine, Lerner Research Institute, Cleveland Clinic, Cleveland, USA, hanno creato un nuovo farmaco che blocca la produzione di una sostanza chimica da parte dei batteri intestinali riduce significativamente i fattori di rischio cardiovascolare.

New-Drugs-Gut Microbes
Click HERE to download the infographic video.

Guidati dal prof. Stanley Hazen, i ricercatori hanno studiato a una particolare sostanza chimica prodotta dai batteri intestinali, chiamata atrimetilammina N-ossido (TMAO).
Quando i batteri intestinali abbattono colina, lecitina e carnitina – composti che si trovano in livelli particolarmente alti in prodotti caseari ad alto contenuto di grassi, tuorlo d’uovo, fegato e carne rossa – il processo produce TMAO. I livelli di TMAO sono potenti predittori di future malattie cardiovascolari, tra cui ictus e infarto.

Per influenzare i livelli di TMAO, hanno usato un analogo della colina – un composto strutturalmente simile alla colina, che è una sostanza chimica essenziale nella produzione di TMAO. Una dose orale dell’inibitore ha ridotto i livelli di TMAO per 3 giorni. Ha inoltre ridotto la reattività piastrinica e l’eccessiva formazione di coaguli in seguito a lesione arteriosa.

Il farmaco non è tossico, non ha effetti collaterali e non aggiunge resistenza agli antibiotici – questa nuova metodologia è di grande interesse. I ricercatori attendono con impazienza i risultati delle sperimentazioni cliniche.

Leggi abstract dell’articolo:
Development of a gut microbe–targeted nonlethal therapeutic to inhibit thrombosis potential
Adam B. Roberts, Xiaodong Gu, Jennifer A. Buffa,……, Jose Carlos Garcia-Garcia & Stanley L. Hazen
Nature Medicine Published: 06 August 2018

Fonte: Department of Cellular and Molecular Medicine, Lerner Research Institute, Cleveland Clinic, Cleveland, USA

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OSMED: rapporto sull’uso dei farmaci in Italia 2017.

Posted by giorgiobertin su agosto 4, 2018

In Italia, nel 2017 la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è in aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente e ha raggiunto 29,8 miliardi di euro, per il 75,0% rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. In media, per ogni cittadino, la spesa per farmaci è ammontata a circa 492 euro. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto Osmed 2017, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a luglio 2018.

Il rapporto “Medicines Reimbursement Policies in Europe (2018)”, pubblicato dall’Oms, analizza le politiche di rimborso dei farmaci in 45 dei 53 Paesi della Regione europea dell’Oms.

Rapporto-Osmed-2017-copertina

Scarica e leggi il rapporto :
L’uso dei Farmaci in Italia. Rapporto nazionale anno 2017” (pdf 17,5 Mb).

Medicines Reimbursement Policies in Europe (2018)” – Oms

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Un nuovo farmaco mette le cellule tumorali a “dormire” nei topi.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2018

Gli scienziati australiani del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research hanno compiuto un “importante passo avanti” nel mondo della ricerca sul cancro con la scoperta di una nuova classe di farmaci che può mettere le cellule tumorali negli animali in uno stato permanente di sonno.
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature“, ha scoperto che dei farmaci erano efficaci nell’arrestare la progressione dei tumori del sangue e del fegato nei topi, nonché nel bloccare la recidiva del cancro.

anti-cancer-drug
An illustration of the newly developed drugs (in red) in position to block cell proliferation. (Ms Etsuko Uno, Walter and Eliza Hall Institute)

I trattamenti farmacologici convenzionali causano danni irreversibili al DNA alle cellule tumorali, ma danneggiano anche le cellule sane; questi sono gli effetti collaterali della chemioterapia.
I nuovi farmaci sono stati progettati per fermare la produzione di proteine ​​specifiche che guidano la crescita del cancro. “Questa classe di composti impedisce alle cellule tumorali di dividersi disattivando la loro capacità di” innescare “l’inizio del ciclo cellulare”, ha detto la co-autrice Anne Voss. “Le cellule non sono morte, ma non possono più dividersi e proliferare: senza questa capacità, le cellule tumorali vengono effettivamente fermate allo stadio iniziale“.
La nuova classe di farmaci è stata la prima a colpire le proteine ​​KAT6A e KAT6B. Entrambe note per svolgere un ruolo importante nella guida del cancro.

Siamo estremamente entusiasti del potenziale di questi farmaci, rappresentano un’arma completamente nuova per combattere il cancro“, ha affermato il professore Tim Thomas del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research, che ha co-diretto lo studio.

C’è ancora molto lavoro da fare per arrivare a sperimentare questa classe di farmaci nei pazienti con cancro“, affermano i ricercatori. “Tuttavia la nostra scoperta suggerisce che questi farmaci potrebbero essere particolarmente efficaci come un tipo di terapia di consolidamento che ritarda o previene le ricadute dopo il trattamento iniziale.

Leggi abstract dell’articolo:
Inhibitors of histone acetyltransferases KAT6A/B induce senescence and arrest tumour growth
Jonathan B. Baell, David J. Leaver, […]Tim Thomas
Nature (2018) Published: 01 August 2018

Fonte: Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research

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La FDA approva il primo trattamento per i tumori surrenali rari.

Posted by giorgiobertin su agosto 1, 2018

La Food and Drug Administration ha approvato iobenguane I 131 (Azedra, Progenics Pharmaceuticals) per il trattamento del feocromocitoma o del paraganglioma, che sono rari tumori neuroendocrini della ghiandola surrenale e di altre aree tissutali.

L’approvazione è per tumori localmente avanzati, non resecabili e per malattia metastatica, negli adulti e negli adolescenti (età 12 anni) che necessitano di terapia sistemica.
L’agente sistemico radioattivo o radiofarmaco viene somministrato per iniezione endovenosa ed è il primo farmaco approvato dalla FDA in questo contesto.

Azedra

L’efficacia di iobenguane I 131 è stata dimostrata in uno studio clinico di fase 2 in aperto, a gruppo singolo, con 68 pazienti che non erano eleggibili per la chirurgia curativa, avevano fallito una precedente terapia o non erano candidati per la chemioterapia.

Comunicato stampa:
FDA approves first treatment for rare adrenal tumors

Clinical Trials Using Iobenguane I-131

Jimenez C, Chin BB, Noto RB, et al. AZEDRA (iobenguane I 131) in patients with malignant and/or recurrent pheochromocytoma/paraganglioma (PPGL): Final results of a multi-center, open-label, pivotal phase 2b study. Presented at: NANETS 2017 Symposium; October 19-21, 2017, Philadelphia, PA. Abstract C-28.

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FDA approva nuovo farmaco contro il dolore nell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su luglio 28, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) annuncia l’approvazione della versione commerciale dell’elagolex per il trattamento del dolore nell’endometriosi. Questa è la prima volta dopo oltre un decennio che viene approvato un trattamento orale specificamente progettato per il dolore dell’endometriosi.

L’endometriosi è caratterizzata da una crescita anormale dell’endometrio, che è il tessuto che normalmente allinea l’interno dell’utero. Questa crescita dei tessuti provoca dolore alla pelvi, alla zona lombare e all’addome.


FDA Approves Orilissa For Endometriosis

Il farmaco è stato approvato sulla base dei risultati di due studi (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01620528 – ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01931670 che hanno costituito il più grande programma di sperimentazione clinica di fase 3 mai condotto sull’endometriosi.

Rispetto alle donne che hanno ricevuto il placebo, coloro che hanno ricevuto il trattamento hanno riportato una significativa riduzione di tre tipi di dolore: dolore pelvico non-emotivo, dolore pelvico mestruale e dolore durante il rapporto sessuale.

Questi risultati sono stati rilevati a 3 mesi e 6 mesi dall’inizio del trattamento.

Il nuovo farmaco è prodotto da AbbVie in collaborazione con Neurocrine Biosciences, viene assunto come pillola quotidiana e sarà commercializzato all’inizio di agosto con il marchio Orilissa.

HIGHLIGHTS OF PRESCRIBING INFORMATION

https://www.orilissa.com/

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Terapia sperimentale per un farmaco che rallenta l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su luglio 27, 2018

Eisai e Biogen hanno annunciato che il farmaco sperimentale BAN2401, un anticorpo, è in grado di rallentare il declino cognitivo nei pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer. La molecola aggredisce le placche di beta amiloide accumulate nel cervello e le ‘scioglie’. Assieme ai grovigli di proteina tau sono le principali indiziate per causare la neurodegenerazione.


Cautious optimism for early results of new Alzheimer’s drug: Mayo Clinic

BAN2401 è un anticorpo monoclonale umanizzato che si lega selettivamente a protofibrille amiloide beta (Aβ) solubili e solubili di grandi dimensioni. L’anticorpo è stato sviluppato in seguito alla scoperta di una mutazione nella proteina precursore dell’amiloide che porta a una forma di AD che è caratterizzata da livelli particolarmente elevati di protofibrille Aβ.

Lo studio multicentrico di fase 2 comprendeva 856 pazienti con AD precoce (lieve deterioramento cognitivo dovuto a demenza AD o lieve AD) e patologia amiloide confermata dalla tracciante con tomografia a emissione di positroni (PET) o da fluido cerebrospinale (CSF).
I risultati ottenuti dallo studio presentato all’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC) 2018 – in doppio cieco e con placebo – si sono dimostrati incoraggianti, dato che riesce a rallentare il declino cognitivo.

Eisai e Biogen hanno comunicato che procederanno con i test di Fase III per BAN2401.

ClinicalTrials.gov: NCT01767311

Approfondimenti:

  1. Logovinsky V, Satlin A, Lai R, Swanson C, Kaplow J, Osswald G, Basun H, Lannfelt L. Safety and tolerability of BAN2401–a clinical study in Alzheimer’s disease with a protofibril selective Aβ antibodyAlzheimers Res Ther. 2016 Apr 6;8(1):14. PubMed.
  2. Satlin A, Wang J, Logovinsky V, Berry S, Swanson C, Dhadda S, Berry DA.Design of a Bayesian adaptive phase 2 proof-of-concept trial for BAN2401, a putative disease-modifying monoclonal antibody for the treatment of Alzheimer’s diseaseAlzheimers Dement (N Y). 2016 Jan;2(1):1-12. Epub 2016 Feb 4 PubMed.
  3. Lannfelt L, Möller C, Basun H, Osswald G, Sehlin D, Satlin A, Logovinsky V, Gellerfors P. Perspectives on future Alzheimer therapies: amyloid-β protofibrils – a new target for immunotherapy with BAN2401 in Alzheimer’s diseaseAlzheimers Res Ther. 2014;6(2):16. Epub 2014 Mar 24 PubMed.

Fonte: Medscape

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ACG: linee guida sulla gestione della malattia di Crohn’s negli adulti.

Posted by giorgiobertin su luglio 26, 2018

La malattia di Crohn è un disturbo infiammatorio con eziologia multipla (sono coinvolti fattori genetici, immunologici e ambientali). L’incidenza è aumentata negli ultimi anni, anche se la mancanza di un registro nazionale rende complessa la stima epidemiologica.

ACG Crohn_s Disease in Adults

L’American College of Gastroenterology ha aggiornato le linee guida pratiche per la gestione della malattia dati i cambiamenti occorsi negli ultimi anni. “Queste linee guida sono da considerarsi flessibili, non indicano necessariamente l’unico approccio accettabile e dovrebbero essere distinte dagli standard di cura che sono per loro natura inflessibili e raramente violati” specificano gli autori.
Le linee guida sono estremamente dettagliate in termini di approcci terapeutici e farmacologici.

Scarica e leggi il documento in full text:
ACG Clinical Guideline: Management of Crohn’s Disease in Adults
Gary R Lichtenstein MD, FACG, Edward V Loftus MD, FACG, Kim L Isaacs MD, PhD, FACG, Miguel D Regueiro MD, FACG, Lauren B Gerson MD, MSc, MACG (GRADE Methodologist) & Bruce E Sands MD, MS, FACG
The American Journal of Gastroenterology volume 113, pages 481–517 (2018)

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Linee guida su trattamento e prevenzione dell’infezione da HIV negli adulti.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista “JAMA” a cura della International Antiviral Society-USA, le linee guida sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali per il trattamento e la prevenzione dell’infezione da HIV negli adulti.

HIV-infection

Le raccomandazioni indicano che i continui progressi nello sviluppo di farmaci antiretrovirali per la prevenzione e il trattamento dell’HIV sono necessari e stanno contribuendo a migliorare la gestione clinica e gli esiti per le persone a rischio o affette da HIV. Vengono riconfermate le raccomandazioni 2016 della terapia antiretrovirale (ART) come mezzo sostanziale per il trattamento e la prevenzione dell’HIV

Scarica e leggi il documento in full text:
Antiretroviral drugs for treatment and prevention of HIV infection in adults: 2018 recommendations of the International Antiviral Society-USA Panel
Saag MS, Benson CA, Gandhi RT, et al.
JAMA. 2018;320(4):379-396. doi:10.1001/jama.2018.8431

Fonte: International Antiviral Society-USAUniversity of Alabama

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Nuove nanocapsule riempite di farmaci per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2018

Il campo delle nanotecnologie è molto promettente nel trattamento del cancro. I ricercatori del Mainz University Medical Center e del Max Planck Institute for Polymer Research – entrambi a Mainz, in Germania, hanno trovato un modo per creare nanoparticelle più resistenti ai farmaci che consentono di colpire più efficacemente il tessuto malato o le cellule cancerose. I risultati potrebbero cambiare la nanomedicina e le sue applicazioni per il trattamento del cancro.

Il metodo standard attualmente utilizzato per legare gli anticorpi usando complessi processi chimici può degradare gli anticorpi o addirittura distruggerli, oppure il nanocarrier nel sangue può rapidamente coprirsi di proteine“, spiega il prof. Katharina Landfester.

Il nuovo metodo utilizza anticorpi pre-assorbiti per coprire la superficie delle nanocapsule. Questo protegge gli anticorpi e li mantiene funzionali nel processo di consegna, che stabilizza la nanocapsula e consente di erogare i farmaci in modo più efficiente. Il team ha raggiunto questo effetto combinando anticorpi e nanocarrier in una soluzione acida, che è meglio che legare i due in una soluzione Ph-neutrale.

I ricercatori osservano che il loro nuovo metodo è due volte più efficace del tradizionale legame chimico. il pre-assorbimento è potenzialmente un metodo versatile, efficiente e rapido per attaccare molecole mirate alla superficie di nanocarrier.

Il video qui fornisce una rappresentazione visiva dei risultati pubblicati sulla rivista “Nature Nanotechnology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Pre-adsorption of antibodies enables targeting of nanocarriers despite a biomolecular corona
Manuel Tonigold, Johanna Simon, Diego Estupiñán, Maria Kokkinopoulou, Jonas Reinholz, Ulrike Kintzel, Anke Kaltbeitzel, Patricia Renz, Matthias P. Domogalla, Kerstin Steinbrink, Ingo Lieberwirth, Daniel Crespy, Katharina Landfester & Volker Mailänder
Nature Nanotechnology DOI: http://dx.doi.org/10.1038/s41565-018-0171-6

Fonte: Mainz University Medical Center

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Un collirio per il trattamento della degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2018

Gli scienziati dell’University of Birmingham hanno fatto un passo avanti nello sviluppo di un collirio che potrebbe rivoluzionare il trattamento della degenerazione maculare senile (AMD).

La tecnologia che sta dietro alle gocce oculari è un peptide che penetra le cellule e può rilasciare il farmaco sulla retina (la parte posteriore dell’occhio).
Questo ultimo studio, pubblicato su Investigative Ophthalmology & Visual Science (IOVS), dimostra che le gocce per gli occhi possono fornire una quantità terapeuticamente efficace di farmaci alla retina dell’occhio nei grandi mammiferi.
Gli studi clinici imminenti potrebbero iniziare già nella primavera del 2019.

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Il professor Robert Scott, professore onorario di oftalmologia presso l’Università di Birmingham, ha commentato: “I peptidi che penetrano nelle cellule guideranno la prossima generazione di trattamento per le persone con AMD“.

Leggi il full text dell’articolo:
Topical treatment for AMD: Non-invasive delivery and efficacy of ranibizumab and bevacizumab in rabbit and porcine eyes
Felicity De Cogan; Aisling Lynch; Matthew Berwick; Anna Peacock; Samer Elsherbiny; Heping Xu; Mei Chen
Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2018;59(9):1439.

Approfondimenti:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides
Felicity de Cogan; Lisa J. Hill; Aisling Lynch; Peter J. Morgan-Warren; Judith Lechner; Matthew R. Berwick; Anna F. A. Peacock; Mei Chen; Robert A. H. Scott; Heping Xu; Ann Logan
Investigative Ophthalmology & Visual Science May 2017, Vol.58, 2578-2590. doi:10.1167/iovs.16-20072https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2627719

Fonte: University of Birmingham

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Cancro polmone, disponibile in Italia nuova immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su luglio 20, 2018

E’ disponibile in Italia atezolizumab, la prima immunoterapia anti-PD-L1 sviluppata da Roche e approvata da Aifa per il trattamento in monoterapia di pazienti adulti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) localmente avanzato o metastatico, precedentemente sottoposti a chemioterapia.

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Il nuovo anticorpo monoclonale è in grado di assicurare una maggiore sopravvivenza rispetto al trattamento con docetaxel. “Atezolizumab rappresenta un’evoluzione nell’ambito degli anticorpi monoclonali, classe di farmaci che ha rivoluzionato la pratica clinica dei tumori, essendo il primo anti PD-L1 con un’elevata componente di innovazione biotecnologica“. spiega il prof. Fortunato Ciardiello dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Fonte: doctor33.it

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SLA: studi clinici per nuova terapia.

Posted by giorgiobertin su luglio 17, 2018

Una nuova ricerca condotta dalla Washington University School of Medicine in St. Louis indica che una terapia sperimentale per una forma ereditaria di SLA estende la sopravvivenza e inverte i segni di danno neuromuscolare nei topi e nei ratti. I risultati, pubblicati su “The Journal of Clinical Investigation“, hanno portato a due studi clinici di fase uno per indagare se il farmaco potrebbe giovare alle persone con SLA la cui malattia è causata da mutazioni in un gene chiamato SOD1.

SLA
New research at Washington University School of Medicine in St. Louis shows the drug extends survival and reverses some neuromuscular damage in mice and rats and may help people whose disease is caused by mutations in the gene SOD1.

Questo farmaco ha avuto un effetto impressionante nei topi e nei ratti con solo una o due dosi“, ha detto Timothy Miller, Professor of Neurology presso la Washington University. “Non sappiamo ancora se questo funziona nelle persone, ma siamo molto fiduciosi. Abbiamo completato la prima fase dei test di sicurezza e ora stiamo lavorando per trovare la giusta dose“.

In collaborazione con Ionis Pharmaceuticals, Miller e colleghi hanno testato composti basati sul DNA che bloccano nel corpo la produzione della proteina SOD1.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Antisense oligonucleotides extend survival and reverse decrement in muscle response in ALS models
Alex McCampbell, … , Eric E. Swayze, Timothy M. Miller
J Clin Invest. Published July 16, 2018. https://doi.org/10.1172/JCI99081

More information about the trial (number NCT02623699) can be found at clinicaltrials.gov.

Fonte: Washington University School of Medicine

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Nuove molecole per il trattamento delle malattie autoinfiammatorie.

Posted by giorgiobertin su luglio 5, 2018

Gli scienziati del Global Health Institute, Swiss Federal Institute of Technology Lausanne (EPFL), Svizzera hanno scoperto due serie di composti a piccole molecole che possono bloccare efficacemente una via centrale del sistema immunitario innato, offrendo un nuovo modo promettente per il trattamento delle malattie autoinfiammatorie. Ricordiamo che il sistema immunitario innato può agire contro il corpo stesso, causando una serie di malattie, che vengono chiamate autoinfiammatorie.
Lo studio è pubblicato su “Nature“.

STINGCredit image Seton Hall University

Il sistema immunitario innato è la prima linea di difesa, con le cellule che identificano rapidamente gli elementi estranei, virus e batteri e organizzano un contrattacco per eliminarli. Come strategia chiave per rilevare la presenza di agenti patogeni, le cellule del sistema immunitario innato utilizzano i recettori che possono identificare il DNA microbico e, a sua volta, attivare una proteina chiamata STING (STimulator of Interferon Genes). STING attiva geni che aiutano le cellule a combattere il patogeno infettante.
I ricercatori hanno scoperto composti che legano in modo specifico STING e bloccano efficacemente la sua attività. Gli esperimenti sui topi sono stati molto positivi.

Sono stati eseguiti inoltre dei test in vitro su cellule umane coltivate con queste piccole molecole ed è stata dimostrata l’efficacia nel bloccare la versione umana di STING che supporta ulteriormente il potenziale terapeutico di questi composti nell’uomo.

Il nostro lavoro ha scoperto un meccanismo inaspettato per colpire STING e ha fornito la prima dimostrazione che le terapie anti-STING sono efficaci nella malattia autoinfiammatoria“, afferma il prof. Andrea Ablasser.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting STING with covalent small-molecule inhibitors
Simone M. Haag, Muhammet F. Gulen, Luc Reymond, Antoine Gibelin, Laurence Abrami, Alexiane Decout, Michael Heymann, F. Gisou van der Goot, Gerardo Turcatti, Rayk Behrendt & Andrea Ablasser
Nature Published: 04 July 2018

Fonte: Global Health Institute, Swiss Federal Institute of Technology Lausanne (EPFL)

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Rischio di demenza associata all’uso di benzodiazepine.

Posted by giorgiobertin su luglio 4, 2018

Una revisione sistematica e una meta-analisi hanno indagato sul rischio di demenza associato all’uso di benzodiazepine nei pazienti anziani. La valutazione dell’esposizione alle benzodiazepine e l’affidabilità accertata della diagnosi di demenza, è stata condotta attraverso una ricerca nei database elettronici MEDLINE, PubMed, EMBASE, CINAHL, LILACS e CENTRAL (15 studi riportati in 14 articoli, con 159.090 casi) fino al 5 giugno 2018, senza limiti di linguaggio.

benzodiazepine

Dai risultati è emerso che l’uso costante di benzodiazepine è associato ad un aumento significativo del rischio di demenza, rischio che può diminuire attraverso una riduzione della prescrizione inappropriata delle benzodiazepine.

Leggi abstract dell’articolo:
A Systematic Review and Meta-Analysis of the Risk of Dementia Associated with Benzodiazepine Use, After Controlling for Protopathic Bias Penninkilampi R, Eslick G.
CNS Drugs. 2018 Jun 20. doi: 10.1007/s40263-018-0535-3. [Epub ahead of print]

Articolo correlato:
The risk of Alzheimer’s disease associated with benzodiazepines and related drugs: a nested case–control study
V. Tapiainen H. Taipale A. Tanskanen J. Tiihonen S. Hartikainen A.‐M. Tolppanen
Acta Psychiatrica Scandinavica First published: 31 May 2018

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