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Posts Tagged ‘farmacologia’

Sclerosi Multipla: è possibile riparare la mielina danneggiata.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2019

Nella Sclerosi Multipla (SM), la guaina che copre le fibre nervose nel cervello e nel midollo spinale viene danneggiata, rallentando o bloccando i segnali elettrici dal raggiungere gli occhi, i muscoli e altre parti del corpo. Ora i ricercatori dell’Oregon Health & Science University (OHSU), hanno sviluppato un composto che stimola la riparazione di questa guaina protettiva.

La scoperta, che coinvolge topi geneticamente modificati per imitare la sclerosi multipla, è stata pubblicata sulla rivista “JCI Insight“.
Sebbene diversi trattamenti e farmaci alleviano i sintomi della SM, non esiste una cura.

JCI-4-8-cover

Stiamo sfruttando la capacità endogena dell’ormone tiroideo di riparare la mielina senza gli effetti collaterali“, ha detto l’autore principale Meredith Hartley. “Siamo riusciti ad aumentare la quantità di sobetirome (una molecola sintetica destinata ad abbassare il colesterolo,) che penetra nel sistema nervoso centrale e promuove la remielizazzione senza i gravi effetti collaterali della terapia ormonale tiroidea.“. In particolare gli scienziati hanno aggiunto un’etichetta chimica alla molecola del sobetirome originale, creando un composto inerte chiamato Sob-AM2. Lo scopo principale del tag è di eliminare una carica negativa che impedisce al sobetirome di penetrare efficacemente nella barriera emato-encefalica. Una volta che Sob-AM2 scivola oltre la barriera e raggiunge il cervello, incontra un particolare tipo di enzima cerebrale che converte Sob-AM2 in sobetirome.

I ricercatori hanno dimostrato che il trattamento nei topi non solo ha innescato la riparazione della mielina, ma sono riusciti a misurare sostanziali miglioramenti motori nei topi trattati con il composto.

Leggi il full text dell’articolo:
Myelin repair stimulated by CNS-selective thyroid hormone action
Meredith D. Hartley, … , Dennis Bourdette, Thomas S. Scanlan
JCI Insight. 2019;4(8):e126329. https://doi.org/10.1172/jci.insight.126329.

Fonte: Oregon Health & Science University (OHSU)

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Linea guida NCCN: gestione delle tossicità correlate all’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2019

Sono state pubblicate a cura del National Comprehensive Cancer Network (NCCN) le linee guida di pratica clinica sulle tossicità correlate all’immunoterapia.

NCCN

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of Immunotherapy-Related Toxicities, Version 1.2019, NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology
John A. Thompson, Bryan J. Schneider, ……. et al.
Journal of the National Comprehensive Cancer Network Volume 17: Issue 3 DOI: https://doi.org/10.6004/jnccn.2019.0013

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Linea guida EASL: lesioni epatiche indotte da farmaci

Posted by giorgiobertin su aprile 16, 2019

Sono state pubblicate a cura dell’European Association for the Study of the Liver sulla rivista Journal of Hepatology le linee guida sul danno epatico indotto da farmaci.
La lesione epatica idiosincrasica (imprevedibile) indotta da farmaci è uno dei disturbi epatici più difficili affrontati dagli epatologi, a causa della miriade di farmaci usati nella pratica clinica, di erbe disponibili e di integratori alimentari con potenziale epatotossico.

liver-disease

L’epatotossicità di tipo idiosincrasico può essere grave, portando a una varietà particolarmente grave di insufficienza epatica acuta per la quale non è stata ancora sviluppata una terapia efficace. Queste linee guida di pratica clinica riassumono le prove disponibili sui fattori di rischio e diagnosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
EASL Clinical Practice Guidelines: Drug-induced liver injury
Andrade, Raúl J.Aithal, Guruprasad P.Karlsen, Tom H. et al.
Journal of Hepatology DOI: https://doi.org/10.1016/j.jhep.2019.02.014

Download Images(.ppt)

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Sintetizzata molecola che agisce in modo mirato contro alcuni tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2019

E’ stata sintetizzata dai ricercatori dell’Università di Padova una nuova molecola che agisce in modo mirato contro i tumori. Questo meccanismo ha per protagonista la Proteina Fosfatasi 2A (PP2A), un naturale regolatore del ciclo cellulare, che si trova ad essere “spenta” nelle cellule tumorali a causa del legame con una piccola proteina (SET).

SApir

PP2A può essere però riattivata usando una piccola molecola, sintetizzata dai ricercatori e brevettata dall’Università di Padova, capace di dissociare il complesso “inattivo” PP2A-SET, così neutralizzando il danno tissutale. Una volta riattivata, PP2A va a ripristinare la naturale mortalità nelle cellule tumorali, altrimenti caratterizzate da una crescita sregolata, ed a ridurre lo stato infiammatorio.

Finora l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su tre tipi di tumori: leucemia, tumori epatici e tumori al seno.
Questa strategia, supportata da risultati preclinici molto promettenti, potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici futuri.

La molecola brevettata verrà speditamente avviata allo sviluppo clinico con il fondamentale supporto della Sapir Pharmaceutical.

Articolo correlato:
Targeted activation of the SHP-1/PP2A signaling axis elicits apoptosis of chronic lymphocytic leukemia cells.
Tibaldi E, Pagano MA, Frezzato F, Trimarco V, Facco M, Zagotto G, Ribaudo G, Pavan V, Bordin L, Visentin A, Zonta F, Semenzato G, Brunati AM, Trentin L.
Haematologica. 2017 Aug;102(8):1401-1412. doi: 10.3324/haematol.2016.155747. Epub 2017 Jun 15

Fonte: Unipd

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Nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

Una nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici è emersa da uno studio condotto dai ricercatori del Baylor College of Medicine. Pubblicato sulla rivista “Molecular Cell“, il rapporto rivela per la prima volta come i batteri evolvono mutazioni che conferiscono resistenza agli antibiotici e che questo processo può essere inibito con edaravone, un farmaco approvato dalla FDA.

antibiotic-resistance

La resistenza agli antibiotici è una delle minacce più urgenti per la salute pubblica. I batteri sviluppano resistenza grazie alla comparsa di nuove mutazioni nel loro DNA che consentono ai batteri di superare gli effetti mortali dell’antibiotico“, ha detto Susan M. Rosenberg professore di genetica molecolare e umana, di virologia molecolare e microbiologia e di biochimica e biologia molecolare presso Baylor.

Questi risultati suggeriscono che i batteri esposti a basse dosi di antibiotico mettono in atto una strategia molecolare che conferisce un vantaggio di sopravvivenza alla popolazione batterica nel suo complesso ed è probabilmente svantaggiosa per alcuni dei batteri in un’infezione“, ha affermato Rosenberg. “Ci siamo resi conto che esistono farmaci approvati dalla FDA che riducono la produzione di specie reattive dell’ossigeno, uno dei passaggi cruciali che portano a mutazioni“.
Abbiamo scoperto che il farmaco edaravone, che viene utilizzato per il trattamento della sclerosi laterale amiotrofica e dell’ictus, si adatterebbe nei meccanismi molecolari che avevamo descritto inibendo la produzione di specie reattive dell’ossigeno“.

I ricercatori hanno in programma di studiare se questo farmaco è in grado di rallentare il decorso di un’infezione, con o senza trattamento antibiotico, in modelli di infezioni.

Leggi abstract dell’articolo:
Gamblers: An Antibiotic-Induced Evolvable Cell Subpopulation Differentiated by Reactive-Oxygen-Induced General Stress Response
John P. Pribis,Libertad García-Villada,Yin Zhai,Ohad Lewin-Epstein,Anthony Z. Wang,Jingjing Liu,Jun Xia,Qian Mei,Devon M. Fitzgerald,Julia Bos,Robert H. Austin,Christophe Herman,David Bates,Lilach Hadany,P.J. Hastings,Susan M. Rosenberg
Molecular Cell Published: April 1, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2019.02.037

Fonte: Baylor College of Medicine.

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Linee guida sul trattamento dell’osteoporosi in post-menopausa.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism” le linee guida di pratica clinica per la gestione farmacologica dell’osteoporosi nelle donne in postmenopausa.

JCEM_cover

Nel documento sono stati focalizzati i principi di gestione:

  • il rischio di future fratture nelle donne in postmenopausa dovrebbe essere determinato utilizzando strumenti di valutazione specifici per paese per guidare il processo decisionale.
  • Le preferenze dei pazienti dovrebbero essere incorporate nella pianificazione del trattamento.
  • Gli interventi nutrizionali e sullo stile di vita e la prevenzione delle cadute dovrebbero accompagnare tutti i regimi farmacologici per ridurre il rischio di fratture.

Nella stesura della linea guida il team dell’Endocrine Society, ha preso in considerazione due revisioni sistematiche. La prima ha incluso 107 studi (193.987 donne in postmenopausa, età media di 66 anni, 55% bianco, follow-up mediano di 28 mesi) (J Clin Endocrinol Metab. 2019;104(5):1623–1630). La seconda revisione è stata mirata alla valutazione di valori e preferenze rilevanti per la gestione dell’osteoporosi nelle donne e ha seguito un approccio qualitativo (J Clin Endocrinol Metab. 2019;104(5):1631–1636).

Scarica e leggi il documento in full text:
Pharmacological Management of Osteoporosis in Postmenopausal Women: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline
Richard Eastell Clifford J Rosen Dennis M Black Angela M Cheung M Hassan Murad Dolores Shoback
The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Volume 104, Issue 5, May 2019, Pages 1595–1622, https://doi.org/10.1210/jc.2019-00221

Commentary: Managing Osteoporosis in Postmenopausal Women: An Endocrine Society Guideline – Endocrinology Advisor (free)

Fonte: Endocrine Society

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FDA autorizza immunoterapia contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2019

L’Fda ha dato il via libera ad atezolizumab (Tecentriq, della Genentech/Roche) per la somministrazione insieme alla chemioterapia con nab-paclitaxel (Abraxane, della Celgene) per trattare il cancro al seno inoperabile, localmente avanzato o metastatico triplo-negativo (TNBC) nelle donne i cui tumori esprimono PD-L1, una proteina che può aiutare i tumori ad evitare la rilevazione da parte del sistema immunitario.

atezolizumab

L’approvazione si basa sullo studio IMpassion130, un trial di fase III, in cui l’aggiunta dell’inibitore di PD-L1 atezolizumab a nab-paclitaxel ha ridotto il rischio di progressione o morte del 40% rispetto al solo nab-paclitaxel in questa popolazione di pazienti.
I risultati erano stati pubblicati sul ‘New England Journal of Medicine‘ a novembre 2018.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves atezolizumab for PD-L1 positive unresectable locally advanced or metastatic triple-negative breast cancer

View full prescribing information for TECENTRIQ.

Atezolizumab and Nab-Paclitaxel in Advanced Triple-Negative Breast Cancer.
N Engl J Med. 2018 Nov 29;379(22):2108-2121. doi: 10.1056/NEJMoa1809615. Epub 2018 Oct 20.

Fonte: Pharmastar

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FDA approva primo medicinale per la depressione post partum.

Posted by giorgiobertin su marzo 25, 2019

La Food and Drug Administration (FDA) americana, ha approvato il primo farmaco specifico Zulresso (brexanolone) per il trattamento della depressione postpartum (PDP). Il farmaco si assume per via endovenosa e sarà disponibile solo attraverso un programma ristretto che ne prevede la somministrazione solo da parte di un operatore sanitario, all’interno di una struttura certificata.

zulesso

L’efficacia di Zulresso è stata dimostrata in due studi clinici in partecipanti che hanno ricevuto un’infusione endovenosa continua di 60 ore di Zulresso o placebo e sono stati poi seguiti per quattro settimane. In entrambi gli studi, Zulresso ha dimostrato una superiorità rispetto al placebo nel miglioramento dei sintomi depressivi alla fine della prima infusione. Il miglioramento della depressione è stato osservato anche alla fine del periodo di follow-up di 30 giorni.

Le reazioni avverse più comuni riportate da pazienti trattati con Zulresso in studi clinici includono sonnolenza, secchezza delle fauci, perdita di conoscenza e arrossamento. Gli operatori sanitari dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di modificare il regime terapeutico, compreso l’interruzione di Zulresso in pazienti in cui la PDP si aggrava o che manifesta comportamenti e pensieri suicidari emergenti.

Il farmaco è prodotto dalla società Sage Therapeutics.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first treatment for post-partum depression

Zulresso Generic name: brexanolone

Please see full Prescribing Information

For more information, please visit www.sagerx.com.

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Potenziale nuovo trattamento di combinazione per il cancro del pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 21, 2019

I ricercatori hanno identificato una possibile nuova strategia terapeutica utilizzando contemporaneamente due tipi di farmaci inibitori per trattare uno dei tumori più letali al mondo: il cancro al pancreas.

L’approccio combinato utilizza un farmaco che inibisce il processo che consente alle cellule tumorali di riciclare i nutrienti essenziali per sopravvivere e un altro farmaco che blocca il percorso utilizzato per riparare il DNA.
I ricercatori dell’Jonsson Comprehensive Cancer Center della UCLA, hanno scoperto che l’approccio è promettente dopo averlo testato su cellule di cancro al pancreas e topi in laboratorio.

cancer+cells-pancreatic
Pancreatic cancer (the cancer cells are seen here) is the third leading cause of cancer-related deaths in the United States.

Il team ha preso in considerazione la clorochina, un farmaco facilmente disponibile usato per curare la malaria e combinato con più di 500 inibitori diversi per esaminare eventuali interazioni inesplorate che potrebbero produrre un effetto “sinergico”. Hanno trovato un inibitore complementare chiamato inibitore della risposta allo stress di replicazione.

I ricercatori poi hanno misurato i metaboliti (piccole molecole) nelle cellule tumorali pancreatiche che sono state trattate con clorochina da sole. Hanno scoperto che il farmaco causa una riduzione dell’aspartato, un aminoacido importante per sintetizzare i nucleotidi, che sono i mattoni per la replicazione e la riparazione del DNA.

La ricerca è stata pubblicata su: “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lysosome inhibition sensitizes pancreatic cancer to replication stress by aspartate depletion
Irmina A. Elliott, Amanda M. Dann, Shili Xu, Stephanie S. Kim, Evan R. Abt, Woosuk Kim, Soumya Poddar, Alexandra Moore, Lei Zhou, Jennifer L. Williams, Joseph R. Capri, Razmik Ghukasyan, Cynthia Matsumura, D. Andrew Tucker, Wesley R. Armstrong, Anthony E. Cabebe, Nanping Wu, Luyi Li, Thuc M. Le, Caius G. Radu, and Timothy R. Donahue
PNAS published ahead of print March 20, 2019. https://doi.org/10.1073/pnas.1812410116

Fonte: University of California – Los Angeles Health Sciences

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Un nuovo farmaco per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2019

Un nuovo farmaco orale che abbassa efficacemente il colesterolo sembra destinato all’approvazione clinica. Le ultime prove del farmaco hanno dimostrato che è sicuro se usato in combinazione con statine.

Il nuovo studio, pubblicato su “The New England Journal of Medicine“, è il più grande studio condotto ad oggi per testare l’efficacia dell’acido bempedoico, che deve ancora essere approvato in Europa.

NEJMoa1803917

Il farmaco orale impedisce la capacità del corpo di creare colesterolo e potrebbe essere assunto in concomitanza con i trattamenti esistenti con statine dei pazienti, oltre ad agire come trattamento per coloro che non sono in grado di assumere statine a causa di effetti collaterali avversi o interazioni con altri farmaci.
Lo studio ha coinvolto 2230 pazienti, 1488 dei quali hanno assunto acido bempedoico e 742 un placebo. I pazienti provenivano da una serie di paesi, dal Regno Unito e dalla Germania alla Polonia, al Canada e agli Stati Uniti.

Un secondo studio pubblicato dal New England Journal of Medicine ha utilizzato i dati di 654.783 persone per studiare gli effetti a lungo termine dell’acido bempedoico.

Lo studio ha rintracciato i marcatori genetici per determinare i potenziali effetti dell’inibizione dell’enzima lyase ATP-citrato con acido bempedoico. È stato quindi confrontato con l’enzima che le statine solitamente inibiscono, 3-idrossi-3-metilglutaril-coenzima A reduttasi (HMGCR).

Sappiamo che ridurre i livelli di colesterolo è fondamentale per ridurre il rischio di infarto e ictus” – afferma il prof. Kausik Ray “Il nostro ultimo studio mostra che l’acido bempedoico può essere aggiunto ai molti trattamenti disponibili per abbassare il colesterolo”.
“Si tratta di una nuova classe di farmaci che potrebbero essere somministrati a pazienti che stanno già assumendo statine e potrebbero essere di aiuto per ridurre ulteriormente i loro livelli di colesterolo e quindi a ridurre potenzialmente il rischio di infarti e ictus”.

Leggi il full text degli articoli:

Safety and Efficacy of Bempedoic Acid to Reduce LDL Cholesterol
Kausik K. Ray, M.D., M.Phil., Harold E. Bays, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Narendra D. Lalwani, Ph.D., M.B.A., LeAnne T. Bloedon, M.S., R.D., Lulu R. Sterling, Ph.D., Paula L. Robinson, M.S., and Christie M. Ballantyne, M.D. for the CLEAR Harmony Trial
N Engl J Med 2019; 380:1022-1032 March 14, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1803917

CLEAR Harmony ClinicalTrials.gov number, NCT02666664

Mendelian Randomization Study of ACLY and Cardiovascular Disease
Brian A. Ference, M.D., Kausik K. Ray, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Thatcher B. Ference, Stephen Burgess, Ph.D., David R. Neff, D.O., Clare Oliver-Williams, Ph.D., Angela M. Wood, Ph.D., Adam S. Butterworth, Ph.D., Emanuele Di Angelantonio, M.D., John Danesh, D.Phil., John J.P. Kastelein… et al.
N Engl J Med 2019; 380:1033-1042 DOI: 10.1056/NEJMoa1806747

EDITORIAL MAR 14, 2019
Human Genetics and Drug Development
M.V. Holmes

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Un nuovo composto uccide le staminali del cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2019

In uno studio pubblicato su “The Proceedings of the National Academy of Sciences“, gli scienziati del Department of Chemistry, The Scripps Research Institute, La Jolla, hanno scoperto che un nuovo composto, che hanno siglato RIPGBM, uccide le cellule staminali del glioblastoma coltivate da tumori dei pazienti con una potenza più di 40 volte quella del temozolomide standard. Hanno anche scoperto che RIPGBM è altamente selettivo, risparmiando altri tipi di cellule cerebrali e che sopprime con forza la crescita dei tumori GBM (multipotent glioblastoma multiforme) in un modello murino della malattia.

La nostra scoperta di questo composto e dei suoi percorsi cellulari offre una promettente nuova strategia per il trattamento del glioblastoma“, afferma il prof. Luke Lairson.

Gli scienziati negli ultimi dieci anni sono giunti a vedere le cellule staminali del cancro CSC (cancer stem cells) di glioblastoma GBM come la chiave per la virulenza di questo cancro. Le CSC di GBM sono relativamente resistenti alla chemioterapia e alle radiazioni e tendono a migrare dal sito del tumore primario in tessuto cerebrale sano adiacente.

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Dopo diversi cicli di screening, gli scienziati hanno scoperto che un composto, RIPGBM, si distingue dagli altri per la sua capacità di uccidere i CSC di GBM risparmiando allo stesso tempo le cellule sane. Funziona in modo selettivo perché è modificato da enzimi o altri fattori che sembrano essere prevalenti in modo univoco nei CSC di GBM. All’interno di queste cellule tumorali il composto modificato, cRIPGBM, innesca un processo di autodistruzione cellulare chiamato apoptosi.

I ricercatori hanno in programma di sviluppare ulteriormente RIPGBM e di eseguire più test sugli animali – e in ultima analisi gli studi clinici sull’uomo, se tutto andrà bene. “In linea di principio, RIPGBM o una molecola come questa potrebbe ridurre di molto il tasso di ricrescita dei tumori di glioblastoma, con effetti collaterali minimi perché risparmierebbe le normali cellule cerebrali“, afferma Lairson.

Leggi abstract dell’articolo:
A cell type-selective apoptosis-inducing small molecule for the treatment of brain cancer
Natasha C. Lucki ………Luke L. Lairson
PNAS published ahead of print March 7, 2019 https://doi.org/10.1073/pnas.1816626116

Fonte: Department of Chemistry, The Scripps Research Institute, La Jolla

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CHMP: nuovo farmaco per il trattamento della psoriasi a placche.

Posted by giorgiobertin su marzo 7, 2019

Il CHMP, (Committee for Medicinal Products for Human Use) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA, European Medicines Agency) ha rilasciato il proprio parere positivo per risankizumab (Skyrizi) – un inibitore dell’interleuchina-23 (IL-23) – per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave in pazienti adulti candidati alla terapia sistemica.

psoriasis

“La psoriasi è una malattia cutanea infiammatoria cronica, immuno-mediata con coinvolgimento sistemico e con un grande impatto negativo sulla qualità di vita”. – dichiara Ketty Peris, Direttore dell’UOC di Dermatologia, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Gli studi registrativi che hanno valutato risankizumab confermano che con il farmaco si ottengono ottimi risultati terapeutici. – afferma Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST – Tutti gli obiettivi degli studi sono stati raggiunti, ottenendo una risposta significativamente elevata in termini di scomparsa completa o quasi completa delle lesioni psoriasiche alla settimana 16 e mantenuta fino alla settimana 52 (a seconda del disegno di studio). Il farmaco promette di liberare la gran parte dei pazienti dalle placche psoriasiche mediante un’unica iniezione sottocutanea somministrata ogni 3 mesi.”

Il parere positivo del CHMP costituisce una raccomandazione scientifica per il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio da parte della Commissione europea che emetterà la sua decisione finale valida in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. La decisione della Commissione è prevista entro 67 giorni dal rilascio del parere del CHMP.

Attualmente sono in corso studi clinici con risankizumab nella psoriasi, nelle malattie infiammatorie croniche intestinali – malattia di Crohn e colite ulcerosa – nell’artrite psoriasica e nella dermatite atopica.

Comunicato stampa AbbVie

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Nuovo promettente terapia contro il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 5, 2019

Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, condotto dai ricercatori dell’Huntsman Cancer Institute (HCI) dell’Università dello Utah (U of U), descrive un nuovo approccio terapeutico con potenziale per i pazienti con cancro del pancreas. Questi ricercatori hanno scoperto una combinazione di terapia farmacologica che può effettivamente combattere la malattia. I ricercatori dell’HCI hanno prima osservato gli impatti anti-cancro in un ambiente di laboratorio e, successivamente, nel suo primo utilizzo in un paziente umano.

mcmahon-kinsey

I dettagli sulla sperimentazione clinica, denominata THREAD, sono disponibili  National Clinical Trial Number 03825289.  La terapia combinata utilizza due farmaci già approvati per l’uso dalla Food and Drug Administration per altre malattie, incluso il cancro. La nuova combinazione di farmaci viene somministrata tramite pillole prese per via orale.

I tumori pancreatici sono caratterizzati da mutazioni in un gene chiamato KRAS. Quando il KRAS viene mutato in questo modo, invia segnali costanti che promuovono la divisione cellulare anormale e la crescita nelle cellule tumorali. Di conseguenza, i tumori crescono senza controllo.

Siamo stati in grado di osservare che la combinazione di questi due farmaci – che, se usati singolarmente, non hanno un impatto significativo sulla malattia – sembra avere un impatto molto potente sulla crescita del cancro del pancreas“, afferma il prof. McMahon. “Abbiamo osservato questo in laboratorio in piastre di Petri, poi in modelli murini, e ora in un paziente affetto da cancro al pancreas su base compassionevole. In effetti, siamo passati da una capsula di Petri a un paziente in meno di due anni: una cronologia che raramente si riscontra nella scienza medica”.

Leggi abstract dell’articolo:
Protective autophagy elicited by RAF→MEK→ERK inhibition suggests a treatment strategy for RAS-driven cancers
Conan G. Kinsey, Soledad A. Camolotto, Amelie M. Boespflug, Katrin P. Gullien, Mona Foth, Amanda Truong, Sophia S. Schuman, Jill E. Shea, Michael T. Seipp, Jeffrey T. Yap, Lance D. Burrell, David H. Lum, Jonathan R. Whisenant, G. Weldon Gilcrease III, Courtney C. Cavalieri, Kaitrin M. Rehbein, Stephanie L. Cutler, Kajsa E. Affolter, Alana L. Welm, Bryan E. Welm, Courtney L. Scaife, Eric L. Snyder & Martin McMahon
Nature Medicine Published: 04 March 2019

Fonte: Huntsman Cancer Institute at the University of Utah

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Cancro: scoperto come potenziare le cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2019

Scienziati della Facoltà di Medicina dell’University of Virginia hanno scoperto un difetto nelle cellule immunitarie note come “cellule T killer” che spiega la loro incapacità di distruggere le cellule del cancro. I ricercatori ritengono che la riparazione di questo difetto potrebbe rendere le cellule molto migliori nel combattere il cancro.

tim_bullock

La scoperta potrebbe essere una spinta significativa per il settore dell’immunoterapia, che mira a potenziare le difese immunitarie del corpo per sconfiggere il cancro.
Le cellule T killer spesso diventano inattive nei tumori solidi. La nuova ricerca dell’University of Virginia fa luce sul perché. Il team del prof. Bullock ha determinato che queste cellule immunitarie pigre soffrono di una disfunzione di un enzima, l’enolasi 1. Senza di esso, non possono usare un nutriente vitale, il glucosio.

C’è un difetto funzionale in questo enzima che impedisce alle cellule di degradare il glucosio e di utilizzarlo in modo tale che possano proliferare e diventare funzionali“, ha spiegato la prof.ssa Lelisa F. Gemta, primo autore. “Non lo elaborano bene, stiamo studiando perché queste cellule assorbono il glucosio ma non riescono a scomporlo”.

La scoperta, osservano i ricercatori, potrebbe anche essere utilizzata per attenuare le risposte immunitarie eccessive, come quelle che si osservano nei disturbi autoimmuni.
Bullock e il suo team hanno pubblicato i risultati sulla rivista “Science Immunology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Impaired enolase 1 glycolytic activity restrains effector functions of tumor-infiltrating CD8+ T cells
Lelisa F. Gemta, Peter J. Siska, Marin E. Nelson, Xia Gao, Xiaojing Liu, Jason W. Locasale, Hideo Yagita, Craig L. Slingluff Jr., Kyle L. Hoehn, Jeffrey C. Rathmell e Bullock.
Science Immunology 25 Jan 2019: Vol. 4, Issue 31, eaap9520 DOI: 10.1126/sciimmunol.aap9520

Fonte: Department of Pathology, University of Virginia, Charlottesville, USA.

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Nuovo “farmaco intelligente” per il carcinoma mammario triplo negativo metastatico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 24, 2019

Un nuovo “farmaco intelligente” si è dimostrato una promessa per le donne con carcinoma mammario triplo negativo metastatico, sulla base dei dati di uno studio clinico pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine“.
Penso che questo farmaco abbia il potenziale per cambiare la pratica, perché i dati sembrano molto convincenti, anche con un numero relativamente piccolo di pazienti arruolati per lo studio“, ha detto il prof. Kevin Kalinsky.

Breast-cancer

Il farmaco, sacituzumab govitecan, fa parte di una classe emergente di “farmaci intelligenti” progettati per fornire un carico utile tossico direttamente alle cellule tumorali.

Il farmaco è una fusione di un anticorpo che riconosce una proteina espressa dalle cellule del cancro al seno nota come trop2 e il metabolita di un farmaco chemioterapico stabilito (irinotecan), SN-38. L’anticorpo rilascia SN-38 direttamente nella cellula tumorale.

Kalinsky ha dichiarato: “Con questo farmaco intelligente, possiamo fornire una dose molto più alta del carico utile poiché la stiamo inviando direttamente alle cellule cancerose”. Lo studio ha testato il farmaco in 108 donne con carcinoma mammario triplo negativo metastatico che avevano già avuto due o più regimi di trattamento precedenti.

Il farmaco viene anche testato in altri tipi di cancro al seno, cancro alla vescica e cancro alla prostata.

Leggi abstract dell’articolo:
Sacituzumab Govitecan-hziy in Refractory Metastatic Triple-Negative Breast Cancer
Aditya Bardia, Ingrid A. Mayer,…..and Kevin Kalinsky
N Engl J Med 2019; 380:741-751 February 21, 2019, DOI: 10.1056/NEJMoa1814213

ClinicalTrials.gov number, NCT01631552

Fonte: Herbert Irving Comprehensive Cancer Center of Columbia University and NewYork-Presbyterian Hospital

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Un farmaco migliora l’immunoterapia del cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2019

Un nuovo studio ha identificato un farmaco che potenzialmente potrebbe rendere ancora più efficace un tipo comune di immunoterapia per il cancro. Lo studio condotto su topi di laboratorio ha rilevato che il farmaco dasatinib, approvato dalla FDA per il trattamento di alcuni tipi di leucemia, migliora notevolmente le risposte a una forma di immunoterapia che viene utilizzata contro un’ampia gamma di altri tumori.

“Se i nostri risultati sono confermati negli studi clinici, significa che combinando entrambi i tipi di farmaci, potremmo essere in grado di ridurre o addirittura eliminare i tumori nei tumori della vescica, della mammella, del colon, del melanoma e del sarcoma”, ha detto il professore Dan Theodorescu,del Cedars-Sinai Cancer. Lo studio è stato pubblicato su “Science Advances“.

dasatinib immunoterapia

Ricordiamo che le immunoterapie sono progettate per aiutare il sistema immunitario dei pazienti a combattere vari tipi di cancro. Lo studio si è concentrato su una classe di immunoterapici chiamati inibitori del checkpoint, che coinvolgono una proteina chiamata PD-1. Le terapie anti-PD-1 interrompono i segnali delle cellule tumorali, consentendo alle cellule T di attaccare il cancro.

“Mentre molti pazienti mostrano risposte durature alle terapie anti-PD-1, un numero significativo rimane insensibile o ha recidive, evidenziando un bisogno urgente di comprendere e migliorare meglio queste terapie”, ha detto il prof. Theodorescu. “Il farmaco dasatinib, è stato in grado di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali durante la terapia anti-PD-1″.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting DDR2 enhances tumor response to anti–PD-1 immunotherapy
BY MEGAN M. TU, FRANCIS Y. F. LEE, ROBERT T. JONES, …., ALAN J. KORMAN, DAN THEODORESCU
Science Advances (2019). DOI: https://doi.org/10.1126/sciadv.aav2437

Fonte: Cedars-Sinai Cancer

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Farmaci da reflusso acido aumentano il rischio di malattia renale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2019

Gli inibitori della pompa protonica (PPI), che includono i noti marchi Prilosec, Nexium e Prevacid, sono tra i farmaci più comunemente prescritti al mondo. Ora i ricercatori della Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, University of California, San Diego, hanno estratto i dati dal database FAERS (FDA Adverse Effect Reporting System) per capire le conseguenze del consumo di PPI.

Il database FAERS contiene oltre 10 milioni di record di pazienti – tutte le segnalazioni volontarie di effetti avversi durante l’assunzione di un farmaco. Il gruppo di ricerca si è concentrato sui pazienti che assumevano PPI e nessun altro farmaco, restringendo la popolazione di studio a circa 43.000 pazienti.

gastroprotettori-reni

Nello studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, il team ha scoperto che i pazienti che assumevano PPI avevano più probabilità di incorrere in malattie renali rispetto alle persone che assumevano antagonisti del recettore istamina-2, un’altra forma di antiacido. In particolare i pazienti che hanno assunto solo PPI hanno riportato una reazione avversa correlata ai reni con frequenza del 5,6%, rispetto allo 0,7% dei pazienti che assumevano solo antagonisti del recettore istamina-2 come Zantac o Pepcid.

Secondo i ricercatori sarebbe necessario un ampio studio clinico controllato e randomizzato per dimostrare definitivamente la causalità tra l’uso di PPI e il rischio assoluto di malattia renale nell’uomo.

Leggi il full text dell’articolo:
Analysis of postmarketing safety data for proton-pump inhibitors reveals increased propensity for renal injury, electrolyte abnormalities, and nephrolithiasis
Tigran Makunts, Isaac V. Cohen, Linda Awdishu & Ruben Abagyan
Scientific Reports volume 9, Article number: 2282 (2019) Published: 19 February 2019

FAERS/AERS reports online at: https://www.fda.gov/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Surveillance/AdverseDrugEffects/ucm082193.htm.

Fonte: Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, University of California, San Diego,

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Una combinazione di farmaci per il trattamento del carcinoma renale avanzato.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2019

Una combinazione di due farmaci – uno di loro un agente immunoterapico – potrebbe diventare un nuovo standard per il trattamento di prima linea per i pazienti con carcinoma renale metastatico. Ad affermarlo i ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute, che riporta i risultati di uno studio clinico di fase 3 – JAVELIN Renal 101 – sulla rivista “The New England Journal of Medicine“.


Toni Choueiri, MD, director, Lank Center for Genitourinary Oncology, director, Kidney Cancer Center, Jerome and Nancy Kohlberg Associate Professor of Medicine, Harvard Medical School, Dana-Farber Cancer Institute, discusses avelumab/axitinib data in renal cell carcinoma.

Questo è sicuramente meglio di sunitinib – si spera che ciò porterà presto all’approvazione della Food and Drug Administration“, ha detto il ‘prof. Toni K. Choueiri. Video
Si tratta del primo studio chiave che combina avelumab con un farmaco che ha come obiettivo il recettore del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGFR). I bloccanti del VEGFR come sunitinib e axitinib sono progettati per affamare i tumori interrompendo l’afflusso di sangue. Farmaci immunoterapici come avelumab – che blocca un checkpoint immunitario chiamato PD-L1 – agiscono attivando cellule T immunitarie “esauste” in modo che possano attaccare più efficacemente le cellule tumorali.

La sperimentazione clinica ha coinvolto 886 pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato non trattato, che erano stati randomizzati a ricevere la combinazione di farmaci o sunitinib da solo.

Leggi abstract dell’articolo:
Avelumab plus Axitinib versus Sunitinib for Advanced Renal-Cell Carcinoma
Robert J. Motzer, Konstantin Penkov,………and Toni K. Choueiri
NEJM February 16, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1816047

JAVELIN Renal 101 ClinicalTrials.gov number, NCT02684006.)

EDITORIAL FEB 16, 2019 Combination Therapy as First-Line Treatment in Metastatic Renal-Cell Carcinoma B. Escudier

Fonte:  Dana-Farber Cancer Institute

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Scoperta una nuova terapia per la Leucemia Mieloide Acuta.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

I ricercatori del Vetmeduni di Vienna e del Ludwig Boltzmann Institute for Cancer Research, Vienna, Austria per la ricerca sul cancro hanno identificato una nuova strategia terapeutica per la leucemia mieloide acuta (LMA), la forma più comune di leucemia acuta.

Leukemia

I ricercatori hanno individuato un possibile approccio per il trattamento dei pazienti affetti da AML, che presentano un’isoforma oncogenica mutata della proteina C/EBPα.
Secondo i risultati pubblicati sulla rivista “Leukemia“, l’interazione della proteina mutata con un regolatore epigenetico, il cosiddetto complesso MLL1, rappresenta una vulnerabilità specifica delle cellule AML con mutazioni CEBPA. Se il complesso MLL1 è stato funzionalmente inibito, le cellule AML sono state sottoposte a morte cellulare. Attraverso l’inibizione mirata di MLL1, (inibizione farmacologica con specifici inibitori) il blocco associato al cancro nella normale maturazione delle cellule del sangue potrebbe potenzialmente essere rilasciato nei pazienti affetti da AML.
Inoltre, il trattamento delle cellule AML mutate con CEBPA con inibitori complessi MLL1 ha invertito il blocco di differenziazione delle cellule tumorali e ripristinato la normale maturazione delle cellule del sangue.

Questi risultati ampliano la nostra comprensione dell’AML -mutata dal CEBPA e identificano il complesso MLL1 come un potenziale bersaglio terapeutico per questa malattia”. afferma il prof. Florian Grebien.

Leggi abstract dell’articolo:
CEBPA-mutated leukemia is sensitive to genetic and pharmacological targeting of the MLL1 complex
Luisa Schmidt, Elizabeth Heyes, Lisa Scheiblecker, Thomas Eder, Giacomo Volpe, Jon Frampton, Claus Nerlov, Peter Valent, Jolanta Grembecka & Florian Grebien
Leukemia Published: 24 January 2019

Fonte: Vetmeduni di Vienna

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Elenchi dei prodotti medicinali per le malattie rare in Europa.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2019

Sul portale delle malattie rare e dei farmaci orfani Orphanet è stato pubblicato l’elenco dei “prodotti medicinali per le malattie rare in Europa“.
Orphanet redige una serie di relazioni che forniscono dati aggregati su tematiche rilevanti per tutte le malattie rare.

Orphanet

Questo elenco dei prodotti medicinali orfani in Europa con designazione orfana e autorizzazione all’immissione in commercio europea è il risultato del raffronto incrociato dell’elenco dei prodotti medicinali che hanno ottenuto una designazione orfana
(http://ec.europa.eu/health/documents/communityregister/html/alforphreg.htm) con l’elenco dei prodotti medicinali che hanno ottenuto un’autorizzazione all’immissione in commercio
(http://ec.europa.eu/health/documents/communityregister/html/alfregister.htm) .Entrambi gli elenchi sono disponibili sul sito della Direzione generale Salute e Sicurezza Alimentare (DG SANTE) della Commissione Europea.

Scarica e leggi i documenti in full text dal portale Orphanet

Approfondimenti:

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Diabete tipo 2: creata nuova pillola per somministrare l’insulina.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2019

I ricercatori del David H. Koch Institute in collaborazione con il MIT, hanno realizzato una capsula farmaco che potrebbe essere utilizzata per somministrare dosi orali di insulina, sostituendo potenzialmente le iniezioni che le persone con diabete di tipo 2 devono fare ogni giorno.


A self-orienting millimeter-scale applicator (SOMA) for oral delivery of insulin and other biologics

Circa la dimensione di un mirtillo, la capsula contiene un piccolo ago costituito da quasi 100% di insulina liofilizzata compressa,, che viene iniettato dopo che la capsula raggiunge lo stomaco. Nei test sugli animali, i ricercatori hanno dimostrato che potevano fornire abbastanza insulina per abbassare lo zucchero nel sangue a livelli paragonabili a quelli prodotti da iniezioni somministrate attraverso la pelle. Hanno anche dimostrato che il dispositivo può essere adattato per fornire altri farmaci proteici.

Siamo davvero fiduciosi che questo nuovo tipo di capsula possa un giorno aiutare i pazienti diabetici e forse chiunque richieda terapie che ora possono essere somministrate solo mediante iniezione o infusione“, afferma Robert Langer, professore del David H. Koch Institute.

I particolari della realizzazione del device sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Leggi abstract degli articoli:
An ingestible self-orienting system for oral delivery of macromolecules
BY ALEX ABRAMSON, ESTER CAFFAREL-SALVADOR, …., ULRIK RAHBEK, ROBERT LANGER, GIOVANNI TRAVERSO
SCIENCE 08 FEB 2019 : 611-615

Pills give patients a shot inside the stomach
Robert F. Service
Science 08 Feb 2019: Vol. 363, Issue 6427, pp. 571 DOI: 10.1126/science.363.6427.571

Pills armed with tiny needles could inject insulin, other important meds directly into the stomach
By Robert F. Service
Science Feb. 7, 2019

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Adrenalina e vasopressina per l’arresto cardiaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2019

Una revisione sistematica pubblicata sulla Cochrane Librray da parte dei ricercatori del Department of Emergency Medicine, University of Western Australia, ha dato una risposta alla domanda: “I farmaci adrenalina o vasopressina migliorano la sopravvivenza in caso di arresto cardiaco?”.

L’arresto cardiaco si verifica quando il cuore di qualcuno improvvisamente smette di battere. Senza alcun trattamento, la morte si verifica in pochi minuti. I trattamenti che hanno dimostrato di funzionare in arresto cardiaco comprendono la rianimazione cardiopolmonare e il rilascio di una scarica elettrica (defibrillazione). Se questi trattamenti non funzionano, vengono iniettati farmaci come adrenalina e vasopressina (di solito in una vena) per provare a riavviare il cuore. Le prime prove scientifiche che hanno portato al loro uso provenivano in gran parte da piccoli studi sugli animali. Mentre alcuni studi sull’uomo hanno dimostrato che questi farmaci possono aiutare a ricominciare il cuore inizialmente, la ricerca suggerisce anche che potrebbero avere effetti dannosi sul cervello.

adrenalina

I ricercatori hanno identificato 26 studi clinici randomizzati, che hanno coinvolto 21.704 partecipanti,  hanno esaminato l’effetto dell’adrenalina e/o della vasopressina sulla sopravvivenza del paziente dopo un arresto cardiaco verificatosi in ospedale e fuori dall’ospedale. Gli studi hanno evidenziato che l’adrenalina è efficace nel riavviare il cuore e aiutare le persone al recupero. Tuttavia, non ci sono prove che i due farmaci abbiano migliorato la sopravvivenza con un buon esito neurologico.

Né l’adrenalina ad alte dosi né l’aggiunta di vasopressina hanno migliorato gli esiti dei pazienti dopo l’arresto cardiaco. La dose standard di adrenalina può riattivare il cuore e migliorare la sopravvivenza alla dimissione dall’ospedale, ma non è necessariamente buona a migliorare i risultati neurologici. Sembra che l’adrenalina faccia bene al cuore ma non al cervello.” – concludono i ricercatori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Adrenaline and vasopressin for cardiac arrest.
Finn J, Jacobs I, Williams TA, Gates S, Perkins GD.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 1. Art. No.: CD003179. DOI: 10.1002/14651858.CD003179.pub2.

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Intelligenza artificiale per regolare i dosaggi della chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2019

Un team di ricercatori dell’Université de Lorraine in collaborazione con i ricercatori della Stanford University analizzando i dati digitali dei pazienti hanno realizzato un algoritmo innovativo che può prevedere in anticipo se i pazienti avranno bisogno di una dose inferiore di farmaci rispetto alle dosi standard, riducendo così la sofferenza causata da effetti collaterali. Questo risultato è stato pubblicato sulla rivista “Nature Scientific Reports“.

I ricercatori erano particolarmente interessati ai farmaci che interagiscono con la famiglia degli enzimi P450. I malfunzionamenti di questa famiglia di enzimi sono legati a reazioni avverse a diversi tipi di farmaci, inclusi alcuni farmaci anti-cancro. Queste reazioni avverse possono essere limitate quando il dosaggio dei farmaci antitumorali prescritti come parte di una chemioterapia sono adeguati a ciascun paziente in base alle proprie esigenze.

adrien-coulet

Tradizionalmente questi dosaggi sono molto difficili da regolare perché l’attività della famiglia di enzimi P450 dipende in gran parte dalle caratteristiche individuali dei pazienti. Quindi gli effetti percepiti dai pazienti che assumono questi farmaci, sia positivi che negativi, possono variare notevolmente a seconda dei loro geni, della loro storia personale o del loro stile di vita. La precisione e la completezza dell’algoritmo hanno reso possibile prendere in considerazione questa moltitudine di possibilità per applicarlo a nuovi pazienti e fare previsioni accurate.

Per consentire l’interpretazione dei risultati, abbiamo creato un browser per il profilo fenotipico, disponibile su http://snowflake.loria.fr/p450/, afferma il prof. Adrien Coulet.

La fase successiva della ricerca sarà quella di adattare l’algoritmo sviluppato ad ulteriori dati provenienti dagli Stati Uniti e da file digitali degli ospedali francesi.

Leggi il full text dell’articolo:
Predicting the need for a reduced drug dose, at first prescription
Adrien Coulet, Nigam H. Shah[…]Michel Dumontier
Scientific Reports 8 , 1–11

Fonte: Université de Lorraine

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Gli antibiotici distruggono i batteri intestinali e influenzano la salute delle ossa.

Posted by giorgiobertin su gennaio 28, 2019

I ricercatori della Medical University of South Carolina (MUSC) di Charleston, specializzati in osteoimmunologia, in uno studio pubblicato sulla rivista “The American Journal of Pathology“, hanno analizzato l’impatto degli antibiotici sullo sviluppo scheletrico postpubatorio.

antibiotic-microbioma

In particolare lo studio ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale causa una risposta pro-infiammatoria che può portare a un minor riassorbimento osseo, un processo mediante il quale gli osteoclasti o le grandi cellule ossee rilasciano i minerali e li trasferiscono nel sangue.

Il nostro studio” afferma la prof.ssa Jessica D. Hathaway-Schrader “ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale ha un impatto significativo sulla comunicazione tra il sistema immunitario e le cellule ossee. I risultati ottenuti potrebbero portare a studi clinici “volti a definire l’impatto di specifici antibiotici sul microbioma intestinale“.

Leggi abstract dell’articolo:
Antibiotic Perturbation of Gut Microbiota Dysregulates Osteoimmune Cross Talk in Postpubertal Skeletal Development
Jessica D. Hathaway-Schrader, Heidi M. Steinkamp, Michael B. Chavez, Nicole A. Poulides, … Chad M. Novince
The American Journal of Pathology Volume 189, Issue 2, February 2019, Pages 370-390 https://doi.org/10.1016/j.ajpath.2018.10.017

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Il cancro ha un orologio biologico e un farmaco potrebbe fermarlo.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2019

Gli scienziati dell’USC Michelson Center for Convergent Bioscience e della giapponese Nagoya University hanno trovato e testato un promettente farmaco che ferma il cancro interferendo con il metabolismo delle cellule tumorali e altre funzioni correlate al ciclo circadiano. In pratica il nuovo farmaco arresta la crescita delle cellule tumorali bloccando l’orologio biologico delle cellule.

Lo studio, condotto su cellule di cancro al rene umano e sulla leucemia mieloide acuta nei topi, è stato pubblicato sulla rivista “Science Advances“.

Circadian rhythms

Gli scienziati hanno scoperto che una molecola chiamata GO289 bersaglia un enzima che controlla il ritmo circadiano della cellula. Questa interazione farmaco-proteina interrompe quindi le funzioni di altre quattro proteine ​​che sono importanti per la crescita e la sopravvivenza delle cellule. GO289 può bloccare gli ingranaggi dell’orologio circadiano della cellula, rallentandone i cicli. E può farlo con poco impatto sulle cellule sane.

“In alcuni tumori, la malattia prende il sopravvento sul meccanismo dell’orologio circadiano e lo usa per il malvagio proposito di aiutarsi a crescere”, ha detto il prof. Steve Kay. “Con GO289, possiamo interferire con quei processi e impedire che il cancro cresca”.
GO289 influenza specificamente il metabolismo delle cellule tumorali e altre funzioni correlate al circadiano che normalmente avrebbero permesso al cancro di crescere e diffondersi.

Il prof. Kay è ottimista riguardo ai risultati. “Questo potrebbe diventare un’efficace nuova arma che uccide il cancro“, afferma.

Leggi abstract dell’articolo:
Cell-based screen identifies a new potent and highly selective CK2 inhibitor for modulation of circadian rhythms and cancer cell growth
BY TSUYOSHI OSHIMA, YOSHIMI NIWA, KEIKO KUWATA, ….. STEVE A. KAY, KENICHIRO ITAMI, TSUYOSHI HIROTA
SCIENCE ADVANCES 23 JAN 2019 : EAAU9060

Fonte: USC Michelson Center for Convergent Bioscience

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