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Posts Tagged ‘farmacologia’

Tumori: scoperto un killer solo per le cellule malate.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2017

I ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Padova coordinati da coordinato dal prof. Ildiko Szabo, hanno sintetizzato dei composti in grado di bloccare farmacologicamente il funzionamento del canale ionico Kv1.3 che permette il passaggio di ioni potassio attraverso membrane biologiche.

CCcover

Si tratta di una proteina altamente espressa in vari tipi di tumori e presente nei mitocondri che sono ottimi bersagli nella cura dei tumori: oltre a essere le centrali energetiche della cellula, hanno un ruolo importante nel determinare il destino delle cellule cancerose. Quando si va infatti a inibire l’azione di Kv1.3, le funzioni dei mitocondri vengono alterate causando livelli molto elevati di stress ossidativo nelle cellule malate: gli esperimenti condotti in vitro hanno dimostrato che i nuovi composti portano alla morte le cellule tumorali, anche se resistenti ai chemioterapici classici, mentre le cellule sane vengono risparmiate.

Le nuove sostanze – spiegano i ricercatori – eliminano quasi del tutto le cellule B leucemiche, ottenute da pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, una delle leucemie più diffuse nel mondo occidentale. Nel sangue dello stesso paziente solo i linfociti B patologici vengono eliminati, mentre i linfociti T sani, importanti per la difesa immunitaria, rimangono inalterati, dimostrando l’azione selettiva dei composti verso le cellule tumorali“.

La sostanza sintetizzata dovrà essere sottoposta a una fase di sperimentazione preclinica e testata su un ampio numero di animali.

Leggi abstract dell’articolo:
Direct Pharmacological Targeting of a Mitochondrial Ion Channel Selectively Kills Tumor Cells In Vivo
Luigi Leanza, Matteo Romio, Katrin Anne Becker, Michele Azzolini, Livio Trentin, …..Cristina Paradisi, Ildiko Szabo
Cancer Cell, Volume 31, Issue 4, 516 – 531.e10 10 April 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.ccell.2017.03.003

Fonte: Unipd

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Reflusso gastroesofageo: tosse legata più al volume che all’acidità.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2017

I ricercatori olandesi dell’Academic Medical Centre, Amsterdam, in uno studio pubblicato sulla rivista “Gut” hanno studiato il problema della persistenza di alcuni sintomi ed in particolare della tosse secondaria in pazienti con reflusso gastroesofageo, in particolare in coloro che assumono omeprazolo o derivati che sopprimono l’acidità.

reflusso-tosse

49 pazienti affetti da reflusso sono stati analizzati mediante ph-impedenziometria nelle 24 ore\manometria e contemporaneamente sono stati registrati gli episodi di tosse. La maggior parte degli episodi di reflusso sono risultati essere acidi. Non è stata rilevata una differenza significativa tra episodi di reflusso con o senza tosse tra reflussi con maggiore acidità assoluta o maggior picco di acidità.

Il trattamento medico in corso si concentra sulla riduzione dell’acidità del contenuto gastrico. Il nostro studio suggerisce invece che, piuttosto che ridurre questa acidità, diminuire la quantità di reflusso potrebbe alleviare la sintomatologia nei pazienti con tosse cronica indotta da reflusso“, dice Thomas VK Herregods, dell’Academic Medical Center di Amsterdam, principale autore dello studio.

Conclusioni: Più che ridurre l’acidità è importante per favorire lo svuotamento esofago gastrico in modo ottimale utilizzando diverse classi di farmaci rispetto agli inibitori di pompa oppure associando farmaci quali l’amitriptilina o il citalopram che riducono la sensibilita’ esofagea.

Leggi abstract dell’articolo:
Determinants of reflux-induced chronic cough
Thomas V K Herregods, Ans Pauwels, Jafar Jafari, Daniel Sifrim, Albert J Bredenoord, Jan Tack, André J P M Smout
Gut Published Online First: 15 March 2017. doi: 10.1136/gutjnl-2017-313721

Fonte: Quotidiano Sanità/Popular Science

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Scoperto meccanismo che impedisce alle cellule tumorali di proliferare.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2017

Una scoperta che arriva dall’Università di Tel Aviv (Israele) apre nuovi scenari alla cura del cancro. La prof. Malka Cohen-Armon e colleghi della Sackler School of Medicine dell’Università di Tel Aviv hanno infatti individuato tre proteine in grado di uccidere le cellule a rapida divisione; opportunamente modificate durante la mitosi (la fase di divisione cellulare), queste proteine sarebbero in grado di attivare un programma di morte cellulare, capace di portare all’autodistruzione le cellule tumorali, senza danneggiare quelle sane. La ricerca è pubblicata su “Oncotarget“.

Oncotarget-cover

Il gruppo israeliano ha condotto esperimenti su una serie di tumori, come quelli della mammella, del polmone, dell’ovaio, del colon, del pancreas, del cervello ed ematologici. Il meccanismo che sono riusciti ad individuare riguarda alcune proteine specifiche che influenzano la costruzione e la
stabilità del cosiddetto fuso mitotico, una struttura microtubulare sulla quale si ‘appoggiano’ i cromosomi pronti per la duplicazione.

Il meccanismo che abbiamo individuato nel corso della mitosi delle cellule tumorali – spiega Cohen-Armonpuò essere colpito in maniera specifica dai derivati della fenantridina. Riteniamo tuttavia che sulla base di questa scoperta potranno essere sviluppati anche una serie di altri farmaci in grado di modificare queste proteine e di indurre l’autodistruzione delle cellule tumorali nel momento della loro replicazione. Più rapida è la
proliferazione delle cellule cancerose, più rapida ci aspettiamo che sia la loro morte”. “Questa scoperta apre nuove strade all’eradicazione dei tumori più aggressivi”.

Scarica e leggi il documento in full text:
Exclusive destruction of mitotic spindles in human cancer cells
Leonid Visochek, Asher Castiel, Leonid Mittelman, Michael Elkin, Dikla Atias, Talia Golan, Shai Izraeli, Tamar Peretz, Malka Cohen-Armon
Oncotarget. 2017; 8:20813-20824. doi: 10.18632/oncotarget.15343

Fonte: AOGOI – Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani

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FDA approva un nuovo farmaco per la Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2017

La US Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Ocrevus (ocrelizumab) per il trattamento di pazienti adulti affetti da forme recidivanti di sclerosi multipla (SM) e sclerosi multipla primaria progressiva (SMPP). Questo è il primo farmaco approvato dalla FDA per SMPP. Ocrevus è un’infusione endovenosa che deve essere somministrata da un professionista sanitario.

L’efficacia di Ocrevus per il trattamento delle forme recidivanti di SM è stato dimostrato in due studi clinici (OPERA 1 e OPERA II) di 1.656 partecipanti trattati per 96 settimane (NEJM). Entrambi gli studi hanno confrontato Ocrevus con un altro farmaco MS, Rebif (interferone beta-1a). I pazienti che hanno ricevuto Ocrevus hanno ridotto i tassi di ricaduta e hanno ridotto il peggioramento della disabilità rispetto a Rebif.

Ocrevus è un anticorpo monoclonale che agisce selettivamente sulle cellule CD20-positive, un tipo di cellule immunitarie specifiche per mielina. Sulla base di studi preclinici, Ocrevus si lega a proteine ​​di superficie cellulare CD20 espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o cellule del plasma, molto importanti nel sistema immunitario che può essere conservato.
La prima dose è di due infusioni da 300 mg a due settimane di distanza. Le dosi successive sono indicate come una sola infusioni da 600 mg.
E’ commercializzato da Genentech del gruppo Roche.

Leggi il comunicato stampa:
FDA approves new drug to treat multiple sclerosis

Ocrelizumab versus Interferon Beta-1a in Relapsing Multiple Sclerosis
N Engl J Med 2017; 376:221-234January 19, 2017DOI: 10.1056/NEJMoa1601277

OPERA I and II ClinicalTrials.gov numbers, NCT01247324 and NCT01412333, respectively
Statnews

Fonte: Genentech, a member of the Roche Group

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FDA: Nuovo farmaco per il trattamento del Parkinson.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Xadago compresse (safinamide) come terapia aggiuntiva per i pazienti con malattia di Parkinson che stanno attualmente assumendo Levodopa/Carbidopa.

xadago

L’efficacia di Xadago nel trattamento della malattia di Parkinson è stato dimostrato in uno studio clinico di 645 partecipanti che stavano assumendo levodopa. Coloro che hanno ricevono Xadago hanno avuto un notevole vantaggio, con una riduzione dei sintomi del Parkinson, senza fastidiosi movimenti involontari incontrollati (discinesia), rispetto a quelli trattati con placebo.
Meccanismo di azione: È un inibitore altamente selettivo e reversibile delle MAO-B, enzimi che degradano la levodopa. Questa inibizione diminuisce la degradazione della levodopa, permettendo che maggiori quantità entrino nel cervello e vengano trasformate in dopamina – il neurotrasmettitore che manca nel Parkinson.
Xadago è disponibile sotto forma di compresse (50-10 mg), solo su prescrizione da parte del medico. Il farmaco è prodotto da Newron Pharmaceuticals.

Scarica e leggi il comunicato stampa FDA:
FDA approves drug to treat Parkinson’s disease

xadago 30cpr riv 50mg
Xadago, INN-safinamide – Europa.eu

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Nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2017

Una nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo è stato trovata per aiutare i pazienti a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e infarto.
In uno studio condotto su 27,564 pazienti (partecipanti da 49 paesi, con una storia di malattia vascolare aterosclerotica, che stavano già assumendo le statine per ridurre il colesterolo), i ricercatori dell’Imperial College di Londra, hanno scoperto che la somministrazione di iniezioni mensili o bimensili del farmaco, chiamato evolocumab, può ridurre i livelli di colesterolo di quasi il 60 per cento, in media, nei pazienti con un rischio di fondo di malattie cardiovascolari.
Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista “New Englan Journal of Medicine” il farmaco potrebbe fornire benefici in aggiunta ai pazienti che già assumono statine, riducendo ulteriormente i livelli di colesterolo delle lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) nel sangue.

Questa è una delle prove più importanti di riduzione del colesterolo dal primo studio sulle statine, pubblicato 20 anni fa” ha detto il professor Peter Sever, dall’istituto National Heart and Lung presso l’Imperial College of London.
I risultati dimostrano l’effetto protettivo del farmaco attraverso l’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL, con nessuna differenza significativa nella comparsa di effetti collaterali.

Aevolocumab  evolocumab-in-hyperlipidemia

Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano che agisce bloccando una proteina che riduce la capacità del fegato di rimuovere il colesterolo LDL dal sangue, denominata PCSK9.
Il trattamento è stato approvato per l’uso negli Stati Uniti nel 2016, in aggiunta alla terapia con statine e stile di vita modifiche volte a ridurre il colesterolo LDL in alcuni adulti con malattie cardiovascolari.

Anche in Italia evolocumab (Approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco).

Leggi il full text dell’articolo:
Evolocumab and Clinical Outcomes in Patients with Cardiovascular Disease
Marc S. Sabatine, M.D., M.P.H., Robert P. Giugliano, M.D., Anthony C. Keech, M.D., Narimon Honarpour, M.D., Ph.D., Stephen D. Wiviott, M.D., Sabina A. Murphy, M.P.H., Julia F. Kuder, M.A., Huei Wang, Ph.D., Thomas Liu, Ph.D., Scott M. Wasserman, M.D., Peter S. Sever, Ph.D., F.R.C.P., and Terje R. Pedersen, M.D., for the FOURIER Steering Committee and Investigators
NEJM March 17, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1615664

(Funded by Amgen; FOURIER ClinicalTrials.gov number, NCT01764633.)

Supplementary Material

EDITORIAL: PCSK9 Inhibition to Reduce Cardiovascular Events – March 17, 2017 | R.P.F. Dullaart

Fonte ed approfondimenti: Imperial College di Londra

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Gel topico di curcumina per il trattamento di ustioni e scottature.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Uno studio, pubblicato sulla rivista “BioDiscovery“, condotto dalla Dr.ssa Madalene Heng, professore di dermatologia clinica presso la David Geffen School of Medicine, afferma che l’uso di gel topico di curcumina è molto efficace per il trattamento di problemi di pelle, come ustioni e scottature, rispetto a prendere le compresse per via orale di curcumina.

Gel di curcumina sembra funzionare molto meglio quando usato sulla pelle perché la preparazione del gel consente alla curcumina di penetrare la pelle, inibire la chinasi fosforilasi e ridurre quindi l’infiammazione,” spiega il dott Heng.
Negli esperimenti condotti, l’uso della curcumina dopo ustioni e scottature riduce la gravità della lesione, riduce il dolore e l’infiammazione, e migliorare la guarigione con meno cicatrici del previsto, o addirittura senza cicatrici, sulla pelle colpita.
L’enzima chinasi fosforilasi negli esseri umani ha molte funzioni importanti, tra cui il suo coinvolgimento nella guarigione delle ferite. L’efficacia di gel curcumina sulla pelle – o curcumina topica – è legata alla sua potente attività anti-infiammatoria.

heng
These are results from 5 days upon application of curcumin gel to burns, and results after 6 weeks. Credit: Dr. Madalene Heng

Scarica e leggi il documento in full text:
Phosphorylase Kinase Inhibition Therapy in Burns and Scalds.
Madalene Heng.
BioDiscovery, 2017; 20: e11207 DOI: 10.3897/biodiscovery.20.e11207

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Scoperto il meccanismo che diffonde il cancro della prostata alle ossa.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2017

I ricercatori della Washington State University in collaborazione con i colleghi del Department of Medicine, Cedars-Sinai Medical Center, Los Angeles hanno scoperto il meccanismo che permette alle cellule tumorali della prostata di migrare e proliferare (metastasi) nelle ossa del corpo, favorendo la diffusione dei tumori ossei presenti in circa il 90 per cento dei decessi di cancro alla prostata.

BoneMetastasesFromCarcinoma

In particolare un enzima chiamato MAOA attiva una cascata di segnali che rende più facile per le cellule tumorali l’invasione e la crescita nell’osso. Di solito, l’osso è costruito da cellule chiamate osteoblasti specializzate nella produzione di tessuto osseo. Durante la crescita e la guarigione intervengono delle cellule grandi chiamate osteoclasti, dotate di molti nuclei, mobili e specializzate nel riassorbimento del tessuto osseo. Il team ha trovato che l’enzima MAOA innesca tre proteine ​​che aumentano la distruzione degli osteoclasti.
Le cellule tumorali possono specificamente attivare gli osteoclasti per la degradazione delle ossa“, ha detto il prof. Wu.

I ricercatori hanno utilizzato un farmaco chiamato clorgyline per inibire l’attività dell’enzima MAOA; il farmaco ha interrotto il sistema di segnalazione che porta all’invasione delle cellule del cancro e alla proliferazione. Farmaci simili sono usati clinicamente come antidepressivi.

Attualmente non ci sono stati studi clinici di segnalazione sul minor rischio di cancro alla prostata nelle persone che assumono antidepressivi“, ha detto Wu. “I nostri studi sui topi forniscono risultati molto promettenti, che meritano ulteriori indagini – come la regolazione della formulazione, della dose e della via di somministrazione degli inibitori MAOA“.

Leggi abstract dell’articolo:
MAOA-Dependent Activation of Shh-IL6-RANKL Signaling Network Promotes Prostate Cancer Metastasis by Engaging Tumor-Stromal Cell Interactions
Wu, Jason Boyang et al.
Cancer Cell, Volume 31, Issue 3, p368–382, 13 March 2017

Fonte: Washington State University

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Nuovi farmaci contro il cancro alla prostata e al seno.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2017

I ricercatori del Florida campus of The Scripps Research Institute (TSRI) hanno sintetizzato due nuovi farmaci contro il cancro alla prostata e al seno triplo negativo.

La nuova ricerca, pubblicata su due studi separati sulle riviste “ACS Central Science” e “Journal of American Chemical Society“, dimostra che una nuova classe di farmaci chiamati piccoli inibitori della molecola RNA è in grado di colpire e uccidere con successo tipi specifici di cancro.

script.institute-logo

L’RNA sono molecole che traducono il nostro codice genetico in proteine. i difetti di queste molecole possono portare a tumori. Il prof Disney ed i suoi colleghi hanno utilizzato il sequenziamento del DNA per valutare migliaia di piccole molecole come potenziali candidati farmaci. Un composto che ha come obbiettivo la molecola precursore di un RNA chiamato microRNA-18a ha attirato l’attenzione degli scienziati. Il team ha scoperto che microRNA-18a inibisce una proteina che sopprime il cancro, e quando microRNA-18a è sovraespresso, i tumori continuano a crescere. Il composto Targapremir-18a, che ha come target microRNA-18a, innesca la morte delle cellule tumorali della prostata.

Con la stessa strategia ma con l’RNA chiamato microRNA-210, che è sovraespresso nel cancro al seno, il composto Targapremir-210, inibisce la crescita in modelli murini di cancro al seno triplo negativo.
Targapremir-210 sembra funzionare invertendo un circuito che dice alle cellule di “sopravvivere a tutti i costi” e diventare cancerose. Con microRNA-210 sotto controllo, le cellule riacquistano la loro normale funzione e il cancro non può crescere.

Leggi abstract degli articoli:
Defining RNA−Small Molecule Affinity Landscapes Enables Design of a Small Molecule Inhibitor of an Oncogenic Noncoding RNA
Sai Pradeep Velagapudi, Yiling Luo, Tuan Tran, Hafeez S. Haniff, Yoshio Nakai, Mohammad Fallahi, Gustavo J. Martinez and Jessica L. Childs-Disney of TSRI.
ACS Central Science

Small Molecule Inhibition of microRNA-210 Reprograms an Oncogenic Hypoxic Circuit
Christopher L. Haga, Sai Pradeep Velagapudi, Jessica L. Childs-Disney and Donald G. Phinney of TSRI.
Journal of American Chemical Society

Fonte: The Scripps Research Institute (TSRI)

 

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FDA: Nuovo farmaco contro la rinite allergica.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Odactra, il primo estratto allergenico che deve essere somministrato sotto la lingua (sublinguale) per il trattamento di acari della polvere (HDM) infiammazione indotta nasale (rinite allergica), con o senza infiammazione oculare (congiuntivite), in persone 18 attraverso 65 anni di età.

Odacra  odactra-drug

Questo farmaco espone i pazienti agli allergeni degli acari, allenando gradualmente il sistema immunitario a ridurre la frequenza e gravità dei sintomi dell’allergia al naso e agli occhi. La prima dose viene presa sotto la supervisione di un operatore sanitario con esperienza nella diagnosi e nel trattamento delle malattie allergiche.
La sicurezza e l’efficacia di Odactra è stata valutata in studi condotti negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, che hanno coinvolto circa 2.500 persone.

Odactra è prodotto per la Merck, Sharp & Dohme Corp., (una sussidiaria di Merck & Co., Inc., Whitehouse Station, NJ) da Catalent Pharma Solutions Limited, Regno Unito.

Leggi la comunicazione FDA:
FDA approves Odactra for house dust mite allergies

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Un farmaco blocca la via metabolica nei tumori aggressivi.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2017

I ricercatori dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai – New York – hanno scoperto che un farmaco, utilizzato per l’artrite reumatoide, può bloccare una via metabolica che si verifica nei tumori con una mutazione del gene PTEN che causa il cancro, offrendo una nuova terapia possibile per i tumori aggressivi con poche opzioni terapeutiche.

PTEN (Phosphatase and tensin homolog): è uno dei principali geni oncosoppressori del nostro corpo. Fornisce le istruzioni necessarie per produrre una proteina che è presente in tutti i tessuti. Quando lavora correttamente aiuta a controllare il ciclo di vita e di morte delle nostre cellule impedendo alle cellule di crescere e di moltiplicarsi troppo rapidamente ed in modo incontrollato. Una ricerca condotta presso la Ohio State University nel 2010 aveva dimostrato che l’insorgenza dei differenti tipi di tumore è legata a specifiche mutazioni a carico del gene PTEN (Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)).

leflunomide                     PTEN-metabolic

Il team di ricercatori del Mount Sinai ha studiato ora come una mutazione del gene PTEN ricabla una via metabolica nei tumori , aumentando la quantità di glutammina nel percorso, accelerando la produzione di DNA, e causando la crescita incontrollata del tumore.
Il team ha scoperto inoltre che leflunomide, un farmaco contro l’artrite reumatoide orale approvato dalla US Food and Drug Administration (chimicamente è un’aramide. Si trova in commercio col nome di Arava), blocca un enzima in questo percorso e danneggia il DNA creato attraverso la via metabolica, uccidendo le cellule tumorali PTEN mutate, lasciando intatte le cellule sane.

Parsons e la sua squadra hanno trapiantato le cellule del cancro al seno umano in topi per testare l’efficacia del leflunomide. Il farmaco ha drasticamente ridotto i tumori del cancro al seno nei topi.

Questa scoperta ha implicazioni nei tumori aggressivi con la mutazione PTEN, con poche opzioni di trattamento, come il cancro al seno triplo negativo, il cancro alla prostata, cancro dell’endometrio, e glioblastoma, un tumore al cervello.

Il Dr. Parsons, che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Cancer Discovery“,  spera di creare una sperimentazione clinica per utilizzare leflunomide in pazienti con cancro al seno e al colon.

Leggi abstract dell’articolo:
PTEN Regulates Glutamine Flux to Pyrimidine Synthesis and Sensitivity to Dihydroorotate Dehydrogenase Inhibition
Deepti Mathur, Elias Stratikopoulos, Sait Ozturk, Nicole Steinbach, Sarah Pegno, Sarah Schoenfeld, Raymund Yong, Vundavalli V. Murty, John M. Asara, Lewis C. Cantley and Ramon Parsons
Cancer Discov March 2 2017 DOI: 10.1158/2159-8290.CD-16-0612

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WHO: Lista dei batteri antibiotico-resistenti.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2017

E’ stata pubblicata a cura del WHO (World Health Organization) una lista degli agenti patogeni antibiotico-resistenti, batteri che rappresentano la più grande minaccia per la salute umana. La lista ha lo scopo di guidare e promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, nel tentativo di soddisfare la crescente resistenza globale ai farmaci antimicrobici.

logo-who

La lista evidenzia in particolare la minaccia di batteri gram-negativi che sono resistenti a più antibiotici. Questi batteri sono dotati di capacità di trovare nuovi modi per resistere al trattamento e possono passare attraverso il materiale genetico che consente ad altri batteri di diventare resistente ai farmaci.
La lista del WHO è suddivisa in tre categorie in funzione dell’urgenza della necessità di nuovi antibiotici: critica, alta e media priorità. Il gruppo più critico di tutto comprende batteri multiresistenti che rappresentano una minaccia particolare negli ospedali, case di cura, e tra i pazienti la cui cura richiede dispositivi quali ventilatori e cateteri del sangue. Essi comprendono Acinetobacter, Pseudomonas e vari Enterobacteriaceae (compresi Klebsiella, E. coli, Serratia, e Proteus). Possono causare infezioni gravi e spesso mortali, quali infezioni del flusso sanguigno e polmonite.

Scarica e leggi il documento in full text:
Global priority list of antibiotic-resistant bacteria to guide research, discovery, and development of new antibiotics
Who Number of pages: 7 – Publication date: 27 February 2017 – Languages: English

Comunicato stampa WHO

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Cancro al Pancreas: Speranze da un farmaco antipsicotico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

Uno studio condotto dall’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs), in collaborazione con l’Università della Calabria e varie unità di ricerca spagnole, tra cui le università di Elche e di Saragozza, il Centro di malattie epatodigestive di Madrid e il Cancer Center di Marsiglia, ha individuato una molecola in grado di inibire la proteina Nupr1, appartenente alla classe speciale delle ‘proteine intrinsecamente disordinate‘, coinvolta nel cancro al pancreas.

modello_molecolare
Modello molecolare del farmaco (in grigio) in interazione con alcune strutture della proteina disordinata (in verde e arancio)

La ricerca è cominciata con lo screening di oltre mille farmaci già approvati per varie indicazioni terapeutiche”, spiega Bruno Rizzuti del Cnr-Nanotec di Rende. “L’uso combinato di tecniche sperimentali e di simulazioni al calcolatore ha permesso di identificare alcuni di questi farmaci in grado di interagire con la proteina Nupr1“.

Una molecola nota come trifluoperazina, finora utilizzata solo per la sua azione antipsicotica – è stato sperimentata ‘in vivo‘ su cellule del tumore del pancreas umano trapiantate su modelli murini, e si è dimostrata in grado di arrestare completamente lo sviluppo della malattia.
L’efficacia antitumorale della molecola è superiore perfino ai più potenti trattamenti chemioterapici finora disponibili. Inoltre, lo studio prova che questa nuovo composto non costituirebbe solo un’alternativa ai farmaci già noti, ma può essere combinata con questi per aumentare l’effetto terapeutico complessivo.

In attesa che si avvii la sperimentazione per l’uso di questo farmaco sull’uomo, questo lavoro segna un passo importante nella ricerca sulle ‘proteine con struttura disordinata‘, affermano i ricercatori che hanno pubblicato il lavoro sulla rivista “Scientific Reports“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a Drug Targeting an Intrinsically Disordered Protein Involved in Pancreatic Adenocarcinoma
José L. Neira, Jennifer Bintz, María Arruebo, Bruno Rizzuti, Thomas Bonacci, Sonia Vega, Angel Lanas, Adrián Velázquez-Campoy, Juan L. Iovanna & Olga Abián
Scientific Reports 7, Article number: 39732 – doi:10.1038/srep39732

Fonte: Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs)

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FDA approva un nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Siliq (brodalumab) per il trattamento di adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Siliq viene somministrato mediante iniezione.

psoriasis_skin

Siliq con il suo principio attivo (brodalumab) si lega a una proteina che causa l’infiammazione, inibendo la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della psoriasi a placche.

La sicurezza e l’efficacia di Siliq sono stati stabiliti in tre studi clinici randomizzati e controllati con placebo, per un totale di 4.373 partecipanti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che erano candidati alla terapia sistemica o fototerapia.
Siliq è commercializzato da Valeant Pharmaceuticals Bridgewater, New Jersey-based.

Leggi comunicato stampa FDA:
FDA approves new psoriasis drug
Siliq
Valeant Pharmaceuticals Bridgewater

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I farmaci non funzionano contro il mal di schiena.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2017

I farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, usati per trattare il dolore alla schiena portano a pochi benefici, ma addiritura causano effetti collaterali, secondo una nuova ricerca condotta dai ricercatori del “The George Institute for Global Health“.

back-pain

I risultati provengono da una revisione sistematica, pubblicata su “Annals of the Rheumatic Diseases“, che dice: “soltanto uno su sei pazienti trattati con questi farmaci, noti anche come FANS, raggiunge una significativa riduzione del dolore“.
Il Professore Manuela Ferreira afferma che lo studio evidenzia un urgente bisogno di sviluppare nuove terapie per il trattamento del mal di schiena. “I nostri risultati dimostrano che i farmaci anti-infiammatori in realtà forniscono solo un sollievo dal dolore molto limitato e a breve termine. Lo fanno riducendo il livello di dolore, ma solo leggermente, e probabilmente non sono di alcun significato clinico“.

La revisione ha preso in esame 35 studi che hanno coinvolto più di 6000 persone, è stato trovato che i pazienti che assumono antinfiammatori avevano 2,5 volte più probabilità di soffrire di problemi gastro-intestinali, quali ulcere allo stomaco ed emorragie.

Leggi abstract dell’articolo:
Non-steroidal anti-inflammatory drugs for spinal pain: a systematic review and meta-analysis
Gustavo C Machado, Chris G Maher, Paulo H Ferreira, Richard O Day, Marina B Pinheiro, Manuela L Ferreira
Ann Rheum Dis annrheumdis-2016-210597 Published Online First: 2 February 2017 doi:10.1136/annrheumdis-2016-210597

Fonte: The George Institute for Global Health

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Sviluppati nuovi potenziali farmaci contro la resistenza antimicrobica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Gli team di scienziati presso l’Università di Lincoln, nel Regno Unito hanno per la prima volta determinato la struttura molecolare di un nuovo antibiotico, che potrebbe essere la chiave per affrontare i batteri resistenti ai farmaci.

teixobactin

Il Teixobactin, che uccide gli agenti patogeni senza alcuna resistenza rilevabile, è stato scoperto nel 2015 dagli scienziati negli Stati Uniti. E’ stato isolato dai microrganismi (che non crescono in condizioni di laboratorio) ma si trovano nel suolo – la fonte naturale di quasi tutti gli antibiotici sviluppate sin dal 1940. Ora il Dott Ishwar Singh dalla Facoltà di Farmacia ed il suo team ha prodotto sinteticamente diversi derivati del teixobactin.

Abbiamo definito con successo la struttura molecolare di sette analoghi del teixobactin“, spiega il dottor Singh. “Questo ci ha permesso di capire l’importanza dei singoli amminoacidi all’interno dell’antibiotico, e il contributo che ciascun fornisce alle strutture molecolari del teixobactin. In particolare abbiamo scoperto che un particolare aminoacido (D-Gln4) è essenziale e un altro (D-Ile5) è importante per il mantenimento della struttura del teixobactin, ed è indispensabile per la sua attività biologica“.

Lo studio è pubblicato dalla Royal Society of Chemistry su “Chemical Communications“.

Leggi abstract dell’articolo:
Defining the molecular structure of teixobactin analogues and understanding their role in antibacterial activities
Anish Parmar, Stephen H. Prior, Abhishek Iyer, Charlotte S. Vincent, Dorien Van Lysebetten, Eefjan Breukink, Annemieke Madder, Edward J. Taylor and Ishwar Singh
Chem. Commun., 2017, Advance Article DOI: 10.1039/C6CC09490B, Communication First published online : 13 Jan 2017

“Teixobactin And iChip Promise Hope Against Antibiotic Resistance”. Forbes. Retrieved 10 January 2015.

 

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Scoperto composto che arresta e inverte i danni neruologici dell’Alzheimer negli animali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

La maggior parte delle ricerche esistenti sull’Alzheimer si è concentrata sull’accumulo della proteina beta amiloide, ma studi più recenti hanno utilizzato le più recenti tecniche di imaging per studiare un’altra proteina, chiamata tau. Nel cervello sano, la proteina tau contribuisce al buon funzionamento dei neuroni.
I ricercatori della Washington University School of Medicine nel Missouri hanno studiato il comportamento della proteina tau nei topi e nelle scimmie, e come sia possibile bloccare e ridurre il collassamento in cosiddetti grovigli, che sono i filamenti tossici che danneggiano il cervello.
Il team ha trovato una molecola sintetica che abbassa la proteina tau, e inverte i danni cerebrali.

miller-devos
In some people, the brain protein tau collects into toxic tangles that damage brain cells and contribute to diseases such as Alzheimer’s. Researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis have found a drug that can lower tau levels and prevent some neurological damage. In neurons that contain the drug (above, in red) there are no tau tangles (in green).

Abbiamo dimostrato che questa molecola abbassa i livelli della proteina tau, e previene, in alcuni casi, invertendo il danno neurologico. Questo composto è il primo che ha dimostrato di invertire i danni tau legati al cervello che ha anche il potenziale di essere usato come composto terapeutico nelle persone.” – afferma il Prof. Timothy Miller che ha pubblicato il lavoro sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Il team, dopo i buoni risultati sui topi, sta studiando gli effetti di queste molecole di sintesi sui macachi, somministrando due dosi di nucleotidi o due dosi di un placebo, 1 volta alla settimana, direttamente nel liquido cerebrospinale – come quando si trattano gli esseri umani. “Lo studio sulle scimmie ci ha dimostrato che tau si abbassa nel liquido cerebrospinale ed è correlata con una minore tau nel cervello“, spiega il dottor Miller. “Questo è importante se vogliamo valutare questo approccio terapeutico nelle persone, perché non c’è un modo non invasivo per misurare i livelli di tau nel cervello“.

Leggi abstract dell’articolo:
Tau Reduction Prevents Neuronal Loss and Reverses Pathological Tau Deposition and Seeding in Mice with Tauopathy.
DeVos SL, Miller RL, Schoch KM, Holmes BB, Kebodeaux CS, Wegener AJ, Chen G, Shen T, Tran H, Nichols B, Zanardi TA, Kordasiewicz HB, Swayze EE, Bennett CF, Diamond MI, Miller TM.
Science Translational Medicine. Jan. 25, 2017.

Fonte: Washington University School of Medicine

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Glioblastoma: Scoperto nuovo potenziale bersaglio per il trattamento.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2017

Gli scienziati del Brain Institute and Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center, hanno trovato un modo per inibire la crescita del glioblastoma, un tipo di tumore al cervello con bassi tassi di sopravvivenza, prendendo di mira una proteina che guida la crescita di questo tipo di tumori.

glioblastoma

Questi risultati cambiano la nostra comprensione fondamentale delle basi molecolari del glioblastoma, e di come trattarlo.” ha detto il professore Robert Bachoo. “Forse abbiamo identificato una serie di geni critici che possiamo colpire con farmaci, che sono condivisi in quasi tutti i glioblastomi.”

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Cell Reports”.

Abbiamo scoperto che i fattori di trascrizione dello sviluppo neurologico (proteine maestre che regolano l’attività di centinaia di geni durante lo sviluppo normale del cervello), quando sono riattivati guidano la crescita del glioblastoma. Siamo stati in grado di inibire questi fattori di trascrizione e prevenire l’ulteriore crescita tumorale con la mitramicina un farmaco chemioterapico. Questo farmaco non è stato usato in clinica per anni a causa dei suoi effetti collaterali. La nostra scoperta ha il potenziale per lo sviluppo di una nuova terapia che può aumentare il tempo di sopravvivenza dei pazienti con glioblastoma.” – afferma il prof. Ralf Kittler, co-autore.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Oncogenes Activate an Autonomous Transcriptional Regulatory Circuit That Drives Glioblastoma
Dinesh K. Singh, Rahul K. Kollipara, Vamsidara Vemireddy, Xiao-Li Yang, Yuxiao Sun, Nanda Regmi, Stefan Klingler, Kimmo J. Hatanpaa, Jack Raisanen, Steve K. Cho, Shyam Sirasanagandla, Suraj Nannepaga, Sara Piccirillo, Tomoyuki Mashimo, Shan Wang, Caroline G. Humphries, Bruce Mickey, Elizabeth A. Maher, Hongwu Zheng, Ryung S. Kim, Ralf Kittler, Robert M. Bachoo
Cell Reports Volume 18, Issue 4, p961–976, 24 January 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2016.12.064

Download Images(.ppt)

Fonte:  Brain Institute and Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center

 

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ACC: Anticoagulanti orali in pazienti con Fibrillazione atriale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

L’American College of Cardiology (Acc) ha pubblicato le linee guida per la gestione dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare in trattamento a lungo termine con anticoagulanti orali sottoposti a procedure invasive.

jacc

2017 ACC Expert Consensus Decision Pathway for Periprocedural Management of Anticoagulation in Patients With Nonvalvular Atrial Fibrillation
A Report of the American College of Cardiology Clinical Expert Consensus Document Task Force
Periprocedural Management of Anticoagulation Writing Committee,John U. Doherty, Ty J. Gluckman, William J. Hucker, James L. Januzzi, Thomas L. Ortel, Sherry J. Saxonhouse, Sarah A. Spinler
Journal of the American College of Cardiology Jan 2017, 23217; DOI: 10.1016/j.jacc.2016.11.024

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Rischio di difetti alla nascita con l’uso di antidepressivi in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

Un nuovo studio dell’ Université de Montréal pubblicato sul British Medical Journal rivela che gli antidepressivi prescritti alle donne in gravidanza potrebbe aumentare la probabilità di avere un bambino con difetti alla nascita.

Nello  studio Quebec Pregnancy Cohort (QPC) (PLoS ONE 2014; 9: e93870. doi: 10.1371 / journal.pone.0093870) sono state esaminate 18.487 donne depresse in gravidanza – un raggruppamento basato sulla popolazione di 289,688 gravidanze registrate tra il 1998 e il 2009. Tra le donne partecipanti, 3.640 – circa il 20 per cento – ha preso antidepressivi nei primi tre mesi.

malformation-echographie   CRÉDIT : THINKSTOCK

Secondo i ricercatori gli antidepressivi in gravidanza – specialmente i primi tre mesi – hanno effetti sulla ricaptazione della serotonina durante l’embriogenesi aumentando il rischio di alcune malformazioni organo-specifiche. “Serotonina durante la gravidanza iniziale è essenziale per lo sviluppo di tutte le cellule embrionali, e quindi ogni insulto che disturba il processo di segnalazione della serotonina ha il potenziale di provocare una grande varietà di malformazioni,” dicono i ricercatori.

Per esempio l’uso di Paxil (paroxetine) è stato associato ad un aumentato del rischio di difetti cardiaci; la Venlafaxina (Effexor) a difetti respiratori.
La depressione è particolarmente grave durante la gravidanza, medici – in particolare psichiatri, ostetrici e altri specialisti – devono più che mai fare attenzione alla prescrizione di antidepressivi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Antidepressant use during pregnancy and the risk of major congenital malformations in a cohort of depressed pregnant women: An updated analysis of the Quebec Pregnancy Cohort
Anick Bérard, Jinping Zhao and Odile Sheehy
BMJ Open on January 12, 2017. doi:10.1136/bmjopen-2016-01337

Validity of congenital malformation diagnostic codes recorded in Quebec’s administrative databases

Fonte ed approfondimenti: Université de Montréal

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ACP-AAFP: Linee guida per il trattamento dell’ipertensione negli anziani.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2017

L’American College of Physicians (ACP) e l’American Academy of Family Physicians (AAFP) hanno pubblicato in aggiornamento una linea guida clinica evidence-based sul trattamento dell’ipertensione negli adulti di età dai 60 anni in su.

hypertension_adults  acp-pressione

I medici raccomandano di iniziare o intensificare il trattamento farmacologico negli adulti di età compresa tra 60 anni o più, con una storia di ictus o attacco ischemico transitorio per raggiungere un target di pressione sanguigna sistolica inferiore a 140 mmHg al fine di ridurre il rischio di ictus.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pharmacologic Treatment of Hypertension in Adults Aged 60 Years or Older to Higher Versus Lower Blood Pressure Targets: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians and the American Academy of Family Physicians.
Qaseem A, Wilt TJ, Rich R, Humphrey LL, Frost J, Forciea MA, et al.
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 17 January 2017] doi: 10.7326/M16-1785

Fonte: American College of Physicians  –  American Academy of Family Physicians

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FDA: nuovo farmaco contro il cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2017

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha recentemente approvato l’impiego del farmaco orfano rucaparib per il trattamento del tumore ovarico avanzato associato a mutazioni deleterie nei geni BRCA in donne che sono già state precedentemente sottoposte a due o più regimi chemioterapici.


Rebecca Kristeleit, BSc, PhD, consultant medical oncologist, University College-London Cancer Institute, discusses the efficacy of rucaparib in the treatment of patients with ovarian cancer.

L’approvazione di questo farmaco è un esempio della tendenza che stiamo vedendo nello sviluppo di agenti mirati per il trattamento di tumori causati da mutazioni specifiche in geni di un paziente“, ha detto Richard Pazdur, MD, direttore dell’Ufficio di ematologia e oncologia della FDA. “Le donne con queste anomalie genetiche che hanno provato almeno due trattamenti di chemioterapia per il tumore ovarico hanno ora un’opzione di trattamento aggiuntivo.”

Rucaparib è un inibitore orale degli enzimi ‘poli-(ADP-ribosio) – polimerasi’ (PARP), ed è sviluppato e commercializzato da Clovis Oncology con il marchio Rubraca.

FDA grants accelerated approval to new treatment for advanced ovarian cancer

A trial of rucaparib for triple negative breast cancer or breast cancer with BRCA gene faults (RIO)

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Antidepressivi aumentano il rischio di fratture negli anziani.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2017

L’uso di antidepressivi quasi raddoppia il rischio di frattura dell’anca tra le persone residenti in comunità con malattia di Alzheimer, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Geriatric Psychiatry” condotto dai ricercatori dell’University of Eastern Finland.

L’aumento del rischio è stato associato con tutti i gruppi di antidepressivi più frequentemente utilizzati, che sono stati gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della ricaptazione della noradrenalina (SNRI) selettivi.

antidepressivi

La popolazione dello studio osservazionale basato su registro, Medicine use and Alzheimer’s disease (MEDALZ) comprendeva 50,491 persone e 100,982 persone senza la malattia. Tutte le persone erano residenti in Finlandia ed in comunità con diagnosi di malattia di Alzheimer tra il 2005 e il 2011. Il follow-up è stato di 4 anni dalla data di diagnosi della malattia di Alzheimer o di una data corrispondente per i controlli.

Gli antidepressivi sono utilizzati non solo per il trattamento di depressione, ma anche per il trattamento del dolore cronico e sintomi comportamentali e psicologici della demenza, inclusi insonnia, ansia e agitazione. Se l’uso di antidepressivi è necessario, i ricercatori raccomandano che il farmaco e la sua necessità devono essere monitorati regolarmente.

Leggi abstract dell’articolo:
Antidepressant use and risk of hip fractures among community-dwelling persons with and without Alzheimer’s disease
Sanna Torvinen-Kiiskinen, Anna-Maija Tolppanen, Marjaana Koponen, Antti Tanskanen, Jari Tiihonen, Sirpa Hartikainen and Heidi Taipale
International Journal of Geriatric Psychiatry, 2017 Jan 5. doi: 10.1002/gps.4667. [Epub ahead of print]

Fonte: University of Eastern Finland

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FDA: Nuovo farmaco per il trattamento del cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2017

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato con procedura accelerata Rubraca (rucaparib) per il trattamento del cancro ovarico avanzato con mutazione del gene BRCA in donne già precedentemente trattate con due o più chemioterapie.

rucaparib

La sicurezza e l’efficacia di Rubraca sono state studiate in due studi clinici a braccio singolo cui hanno partecipato 106 donne con tumore ovarico avanzato BRCA-mutato, precedentemente trattate con due o più regimi chemioterapici. Nel 54% delle pazienti che hanno ricevuto Rubraca si è assistito ad una regressione totale o parziale del tumore della durata mediana di 9,2 mesi.

Il prodotto e commercializzato da  Clovis Oncology, Inc. based in Boulder, Colorado.

Leggi il Comunicato stampa FDA:
FDA grants accelerated approval to new treatment for advanced ovarian cancer

 

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Nuovo possibile trattamento per il cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su dicembre 30, 2016

I ricercatori del National Foundation for Cancer Research (NFCR) hanno scoperto un nuovo agente farmacologico per il trattamento del glioblastoma multiforme (GBM), il cancro al cervello mortale.

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Questo nuovo agente farmacologico potrebbe – con la chimica aggiuntiva – portare ad un nuovo farmaco per prevenire l’invasione delle cellule GBM.
I ricercatori hanno testato il loro agente farmacologico in combinazione con le radiazioni; i benefici di sopravvivenza sono molto buoni nei modelli pre-clinici.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“.

Leggi abstract dell’articolo:
Inhibition of radiation-induced glioblastoma invasion by genetic and pharmacological targeting of MDA-9/Syntenin.
Timothy P. Kegelman, Bainan Wu, Swadesh K. Das, Sarmistha Talukdar, Jason M. Beckta, Bin Hu, Luni Emdad, Kristoffer Valerie, Devanand Sarkar, Frank B. Furnari, Webster K. Cavenee, Jun Wei, Angela Purves, Surya K. De, Maurizio Pellecchia, Paul B. Fisher.
Proceedings of the National Academy of Sciences, 2016; 201616100 DOI: 10.1073/pnas.1616100114

Fonte: National Foundation for Cancer Research (NFCR)

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