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Archive for the ‘Tecno Sanità’ Category

Un supercomputer contro il coronavirus.

Posted by giorgiobertin su marzo 25, 2020

Tramite i supercomputer il Cineca di Bologna, sta simulando il comportamento delle proteine che consentono al virus di replicarsi in modo da poter testare virtualmente le molecole farmaceutiche più efficaci a inibire il virus, e poter poi passare alla fase di validazione in laboratorio. La ricerca tramite i supercalcolatori può collaborare con la ricerca tradizionale accorciando i tempi per lo sviluppo di farmaci.

La commissione Europea ha finanziato con 3 milioni di euro Exscalate4CoV, il progetto guidato da Dompè che si pone l’obiettivo di individuare i farmaci più sicuri e promettenti per il trattamento immediato della popolazione già infetta a cui seguirà l’individuazione di molecole capaci di inibire la patogenesi del coronavirus per contrastare i contagi futuri.

In questa prima fase tramite i supercomputer stiamo simulando il comportamento delle proteine che consentono al virus di replicarsi in modo da poter testare virtualmente le molecole farmaceutiche più efficaci a inibire il virus, e poter poi passare alla fase di validazione in laboratorio accelerando la produzione di farmaci efficaci per ridurne la replicabilità.

Una volta che è stato sequenziato il virus, grazie alla piattaforma di supercalcolo Exscalate, riusciamo a mettere in relazione le proteine che permettono lo sviluppo del Covid-19 con una ‘biblioteca’ di 500 miliardi di molecole farmacologiche“, chiarisce il prof. David Vannozzi. Normalmente, sottolinea il direttore del Cineca, “per analizzare ogni molecola servono quattro mesi“.

Dopo appena un mese di lavoro, sottolinea Vannozzi, è stata analizzata “circa la metà” del maxi-archivio di 500 miliardi di molecole a disposizione dello studio e “abbiamo individuato le prime 40 che hanno un effetto sulle proteine alla base dello sviluppo del virus”.

Video intervista: https://youtu.be/o6ssLZ4Ch_Y

Fonte: Cineca Bologna

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Realizzato “robot organico” con cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2020

Gli scienziati dell’University of Vermont hanno utilizzato le cellule staminali per creare una nuova forma di vita: robot organici. La nuova specie si chiama “xenobot” ed è diversa da qualsiasi altra cosa in natura. I ricercatori lo chiamano “robot vivente” ed è una forma di vita completamente nuova utilizzando le cellule staminali derivate da embrioni di rana. Questi “xenobot” millimetrici possono spostarsi verso un bersaglio, forse raccogliere un carico utile (come una medicina che deve essere trasportata in un posto specifico all’interno di un paziente) e guarire se stessi.


UVM and Tufts Team Builds First Living Robots

Queste sono nuove macchine viventi“, afferma il prof. Joshua Bongard, “Non sono né un robot tradizionale né una specie conosciuta di animali. È una nuova classe di artefatti: un organismo vivente, programmabile”.
Per la prima volta in assoluto, “abbiamo progettato macchine completamente biologiche da zero“, scrive il team nel loro nuovo studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“.

Assemblate in forme del corpo mai viste in natura, le cellule hanno iniziato a lavorare insieme. Le cellule della pelle formavano un’architettura più passiva, mentre le contrazioni una volta casuali delle cellule del muscolo cardiaco venivano messe in opera creando un movimento in avanti ordinato guidato dal design del computer e aiutato da schemi auto-organizzanti spontanei, permettendo ai robot di muoversi sul loro proprio ambiente” – affermano i ricercatori.

I robot possono essere assemblati in numerose configurazioni e sono in grado di autorigenerarsi, muoversi e lavorare insieme. Gli xenobot potrebbero funzionare come nanobot biodegradabili. Ciò li renderebbe utili per funzioni come la consegna di farmaci all’interno del corpo umano.

Scarica  e leggi il documento in full text:
A scalable pipeline for designing reconfigurable organisms
Sam Kriegman, Douglas Blackiston, Michael Levin, Josh Bongard
Proceedings of the National Academy of Sciences Jan 2020, 201910837; DOI: 10.1073/pnas.1910837117

Fonte: University of Vermont

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Chirurgia endovascolare: piattaforma robotica per navigare attraverso i vasi sanguigni profondi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 10, 2019

I ricercatori del Polytechnique Montréal Nanorobotics Laboratory hanno sviluppato un nuovo approccio per affrontare una delle maggiori sfide della chirurgia endovascolare: come raggiungere i luoghi fisiologici di più difficile accesso. La loro soluzione è una piattaforma robotica che utilizza il campo marginale generato da un magnete superconduttore e uno scanner MRI clinico per guidare gli strumenti medici attraverso strutture vascolari più profonde e complesse. La sperimentazione in vivo con questo approccio è stata completata con successo ed è oggetto di un articolo che è stato pubblicato su “Science Robotics“.

sylvain_martel
Crédit: Massouh bioMÉDia pour le Laboratoire de nanorobotique de Polytechnique Montréal

Immaginiamo di dover spingere un filo sottile come un capello per poter penetrare all’interno di un tubo lungo e stretto pieno di curve. La mancanza di rigidità del filo e le forze di attrito esercitate sulle pareti del tubo alla fine renderebbero impossibile la manovra, il filo alla fine si piegherà e si incastrerebbe in una delle anse del tubo.
Un apparato di risonanza magnetica (MRI), un magnete superconduttore che genera un campo magnetico di almeno decine di migliaia di volte il valore del campo magnetico terrestre, hanno permesso ai ricercatori di tirare la punta dello strumento nei meandri dei vasi sanguigni.

Questa soluzione robotica, le cui prestazioni vanno ben oltre quelle delle procedure manuali e delle piattaforme magnetiche esistenti, consente interventi endovascolari in regioni molto profonde, e quindi attualmente inaccessibili, del corpo umano. In particolare, potrebbe aiutare i chirurghi nelle procedure che richiedono le procedure meno invasive possibili, ad esempio il trattamento di problemi cerebrali come aneurismi o eventi cardiovascolari.

Leggi il full text dell’articolo:
Using the fringe field of a clinical MRI scanner enables robotic navigation of tethered instruments in deeper vascular regions
BY ARASH AZIZI, CHARLES C. TREMBLAY, KÉVIN GAGNÉ, SYLVAIN MARTEL
Science Robotics 27 Nov 2019: Vol. 4, Issue 36, eaax7342 DOI: 10.1126/scirobotics.aax7342

Fonte: Polytechnique Montréal Nanorobotics Laboratory

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Microelettrodi per ripristinare la funzione spinale.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2019

I ricercatori dell’University of Alberta in Canada hanno utilizzato nuovi microelettrodi di platino / iridio per creare una mappa funzionale del midollo spinale inferiore nelle scimmie, dimostrando come diversi segmenti del midollo spinale controllano il movimento degli arti inferiori. Questo sviluppo può un giorno essere utilizzato per la riabilitazione di pazienti con paralisi.
La stimolazione del midollo spinale è stata studiata per rianimare gli arti paralizzati e migliorare il recupero.

I ricercatori hanno usato un microelettrodo impiantabile per studiare l’organizzazione del midollo spinale delle scimmie macaco.

monkey-neuro

I ricercatori hanno utilizzato microelettrodi di platino/iridio (75 µm di diametro) insieme a un sistema stereotassico montato sulla colonna vertebrale per un controllo spaziale altamente preciso del posizionamento dei microelettrodi. Gli esperimenti sono stati condotti su delle scimmie macaco.
Pensiamo che la stessa stimolazione intraspinale indurrà le persone a iniziare a camminare sempre più a lungo, e forse anche più velocemente“, ha dichiarato Vivian Mushahwar, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Functional organization of motor networks in the lumbosacral spinal cord of non-human primates.
Toossi, A., Everaert, D.G., Perlmutter, S.I. et al.
Sci Rep 9, 13539 (2019) doi:10.1038/s41598-019-49328-1

Fonte: University of Alberta

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Creati i primi neuroni artificiali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 4, 2019

Un team di ricerca, guidato dall’Università di Bath e comprendente ricercatori delle Università di Bristol, Zurigo e Auckland, per la prima volta ha riprodotto con successo le proprietà elettriche dei neuroni biologici su chip a semiconduttore. I particolari di questa creazione di neuroni artificiali in uno studio pubblicato su “Nature Communications“.
Un risultato unico nel suo genere con un enorme potenziale per i dispositivi medici per curare malattie croniche, come insufficienza cardiaca, Alzheimer e altre malattie neuronali degenerazione.
I neuroni artificiali potrebbero riparare i bio-circuiti malati replicando la loro funzione sana e rispondendo adeguatamente al feedback biologico per ripristinare la funzione corporea.

Synthetic Neurons

Il professor Alain Nogaret, del dipartimento di fisica dell’Università di Bath, ha guidato il progetto. Ha detto: “Fino ad ora i neuroni sono stati come scatole nere, ma siamo riusciti ad aprire la scatola nera e scrutare all’interno. Il nostro lavoro sta cambiando paradigma perché fornisce un metodo robusto per riprodurre le proprietà elettriche dei neuroni reali nei minimi dettagli“.
Ad esempio stiamo sviluppando pacemaker intelligenti che non solo stimolano il cuore a pompare a un ritmo costante, ma usano questi neuroni per rispondere in tempo reale alle richieste poste sul cuore – che è ciò che accade naturalmente in un cuore sano. Altre possibili applicazioni potrebbero essere nel trattamento di condizioni come l’Alzheimer e le malattie degenerative neuronali più in generale.

Leggi abstract dell’articolo:
Optimal solid state neurons
Abu-Hassan, K., Taylor, J.D., Morris, P.G. et al.
Nat Commun 10, 5309 (2019) https://doi.org/10.1038/s41467-019-13177-3

Fonte: University of Bath

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Esoscheletro comandato dal cervello.

Posted by giorgiobertin su ottobre 8, 2019

Un team di ricercatori dell’University of Grenoble, Grenoble, France, ha realizzato un esoscheletro che “raccoglie” i pensieri di chi lo indossa e guidato da questi grazie a una serie di elettrodi speciali, ha permesso a un giovane paralizzato di camminare di nuovo.

L’esperimento all’interno del progetto Brain Computer Interface, pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology, è stato condotto su un ragazzo di Lione di 28 anni, Thibault, rimasto completamente paralizzato quattro anni fa a causa di un incidente che gli ha lesionato il midollo spinale.

L’armatura robotica risponde all’attività elettrica del cervello grazie a due dispositivi impiantanti nella testa, sopra la corteccia motoria. Ogni impianto è ricoperto da 64 elettrodi che catturano i segnali prodotti dal cervello durante le intenzioni di movimento e li inviano in modalità wireless a un computer.È poi compito di un sofisticato software leggere le onde cerebrali e trasformarle in istruzioni comprensibili dall’esoscheletro. Il sistema impiega 350 millisecondi per passare dal pensiero al movimento degli arti robotici.

Per i ricercatori il prossimo passo è riuscire declinare l’utilizzo dell’interfaccia cervello-macchina anche in altri strumenti, come per esempio una sedia a rotelle o un braccio robotico.

L’obiettivo finale rimane sempre lo stesso: compensare i diversi tipi di disabilità motoria e dare maggiore autonomia a tutti quelli che, per un motivo o per un altro, l’hanno persa.

Leggi il full text dell’articolo:
An exoskeleton controlled by an epidural wireless brain–machine interface in a tetraplegic patient: a proof-of-concept demonstration
Alim Louis Benabid,Thomas Costecalde,Andrey Eliseyev,…..
Published: October 03, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/S1474-4422(19)30321-7

Video 1

Video 2

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Creato un occhio artificiale in 3D da cellule umane.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2019

I ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria, Università della Pennsylvania, Filadelfia, Pennsylvania, Stati Uniti, hanno creato un occhio tridimensionale, capace di ammiccare. Il modello, realizzato con cellule umane, è descritto in un articolo pubblicato online su “Nature Medicine“.


Engineered human ocular surface model – Credit: Jeongyun Seo and Dongeun Huh at the University of Pennsylvania

Gli autori hanno coltivato cellule di tessuto umano derivate dalla cornea e dalla congiuntiva in un’interfaccia aria-liquido per ricreare la superficie dell’occhio. Questa è stata quindi coltivata all’interno di una piattaforma con esposizione a fluidi lacrimali e ad una palpebra di idrogel artificiale che ha imitato il battito spontaneo.
L’occhio artificiale in futuro potrebbe essere usato al posto di modelli animali per studiare disturbi come l’occhio secco e per testare nuovi farmaci (video).

Ora i ricercatori dovranno migliorare ulteriormente questo modello artificiale arricchendolo con nuovi elementi, come i vasi sanguigni, le terminazioni nervose e le cellule del sistema immunitario.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiscale reverse engineering of the human ocular surface
Jeongyun Seo, Woo Y. Byun, Farid Alisafaei, Andrei Georgescu, Yoon-Suk Yi, Mina Massaro-Giordano, Vivek B. Shenoy, Vivian Lee, Vatinee Y. Bunya & Dongeun Huh
Nature Medicine Published: 05 August 2019

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Nanoemulsioni di gel per somministrare farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2019

Gli ingegneri chimici del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno escogitato un nuovo modo per creare goccioline molto piccole di un liquido sospeso all’interno di un altro liquido, noto come nanoemulsioni. Tali emulsioni sono simili alla miscela che si forma quando si agita un condimento per insalata a base di olio e aceto, ma con goccioline molto più piccole. Le loro minuscole dimensioni consentono loro di rimanere stabili per periodi relativamente lunghi.

nanoemulsions-gel

I ricercatori hanno anche trovato un modo per convertire facilmente le nanoemulsioni liquide in un gel quando raggiungono la temperatura corporea (37 gradi Celsius), che potrebbe essere utile per lo sviluppo di materiali in grado di erogare farmaci quando vengono strofinati sulla pelle o iniettati nel corpo.

Nel loro nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, i ricercatori hanno creato nanoemulsioni che sono rimaste stabili per oltre un anno. Per dimostrare l’utilità potenziale delle emulsioni per il rilascio di farmaci, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile incorporare l’ibuprofene nelle goccioline.

Leggi il full text dell’articolo:
Thermoresponsive nanoemulsion-based gel synthesized through a low-energy process
Seyed Meysam Hashemnejad, Abu Zayed Md Badruddoza[…]Patrick S. Doyle
Nature Communications 10 , 1–10

Fonte: MIT

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OMS: linee guida sulla sanità digitale.

Posted by giorgiobertin su aprile 22, 2019

l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato nuove raccomandazioni elencando dieci modi in cui i Paesi possono usare al meglio la tecnologia per la sanità digitale, accessibile tramite smartphone, tablet e computer, per migliorare la salute delle persone e rinforzare i servizi essenziali. Gli interventi inclusi in queste linee guida rappresentano solo una parte di un più ampio spettro di possibilità offerte dalle nuove tecnologie.


Dr Alain Labrique, Director of Johns Hopkins University Global mHealth Initiative and GDG co-chair, speaks on the relevance of the WHO Guideline on Digital interventions for Health System Strengthening for driving future research.

Per ciascun intervento, l’Oms fornisce specifiche raccomandazioni di implementazione
1. Notifica del certificato di nascita tramite dispositivi mobili
2. Notifica del certificato di morte tramite dispositivi mobili
3. Segnalazione delle notifiche di stoccaggio e gestione dei prodotti farmaceutici tramite dispositivi mobili
4. Telemedicina client-to-provider
5. Telemedicina provider-to-provider
6. Comunicazioni con pazienti target mediante dispositivi mobili
7. Supporto al decision-making degli operatori sanitari tramite dispositivi mobili
8. Tracciabilità digitale dello stato di salute e dei servizi al cliente (digital tracking)
9. Integrazione della tracciabilità digitale con il supporto di decision-making e le comunicazioni con pazienti target
10. Training digitale per gli operatori sanitari tramite dispositivi mobili (mobile learning)

Le guide linea offrono raccomandazioni anche sulla Telemedicina, che consente alle persone che vivono in località remote di accedere ai servizi sanitari tramite smartphone, portali web, o altri strumenti digitali.

Scarica e leggi i documenti in full text:
WHO Guideline: recommendations on digital interventions for health system strengthening pdf. 1,3Mb

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CRISPR-Chip: realizzato un biosensore per rilevare mutazioni genetiche.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2019

Un team di ingegneri presso il Department of Bioengineering, University of California, Berkeley e il Keck Graduate Institute (KGI) di The Claremont Colleges hanno combinato CRISPR con transistor elettronici realizzati in grafene per creare un nuovo dispositivo portatile in grado di rilevare specifiche mutazioni genetiche in pochi minuti.

Il dispositivo, denominato CRISPR-Chip, potrebbe essere utilizzato per diagnosticare rapidamente malattie genetiche o per valutare l’accuratezza delle tecniche di modifica genica. Il team ha utilizzato il dispositivo per identificare mutazioni genetiche in campioni di DNA da pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne.


New CRISPR-powered device detects genetic mutations in minutes – (Video di UC Berkeley di Roxanne Makasdjian e Stephen McNally)

Semplicemente basta solo un campione di cellule da cui estrarre il DNA, che verrà analizzato per scoprire se contiene una specifica sequenza nucleotidica. CRISPR viene immobilizzata sulla superficie del transistor in grafene (cioè un dispositivo elettronico a semiconduttori che permette di amplificare un segnale elettrico in entrata), dove cerca la sequenza di DNA bersaglio nel campione e, quando la trova, si lega ad essa modificando la conduttività del grafene, che viene rilevata da un lettore.

Abbiamo sviluppato il primo transistor che utilizza CRISPR per cercare il tuo genoma per potenziali mutazioni“, ha detto la prof.ssa Kiana Aran.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of unamplified target genes via CRISPR–Cas9 immobilized on a graphene field-effect transistor
Reza Hajian, Sarah Balderston, Thanhtra Tran, Tara deBoer, Jessy Etienne, Mandeep Sandhu, Noreen A. Wauford, Jing-Yi Chung, Jolie Nokes, Mitre Athaiya, Jacobo Paredes, Regis Peytavi, Brett Goldsmith, Niren Murthy, Irina M. Conboy & Kiana Aran
Nature Biomedical Engineering Published: 25 March 2019

Fonte: Department of Bioengineering, University of California, Berkeley

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Rianimazione extraospedaliera: nuovo dispositivo per le vie respiratorie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2019

Un nuovo dispositivo per le vie respiratorie e inserimento del tubo tracheale per la rianimazione extraospedaliera è stato messo a punto dai ricercatori del Wessex Institute, University of Southampton.

Ambulance

Lo studio clinico randomizzato AIRWAYS-2 condotto su 9.296 pazienti, ha analizzato gli effetti funzionali di un dispositivo per le vie aeree supraglottiche rispetto all’intubazione tracheale durante l’arresto cardiaco extraospedaliero.

Le persone che hanno smesso di respirare hanno bisogno di far entrare aria nei polmoni con urgenza. Di solito, un tubo viene inserito attraverso le corde vocali nella trachea per assicurare una via aerea affidabile, ma il corretto posizionamento richiede abilità e pratica e può interrompere le compressioni toraciche durante la rianimazione. Il nuovo dispositivo per le vie aeree supraglottiche, posizionato nella gola sopra le corde vocali, che è più veloce da inserire e richiede meno addestramento per un posizionamento affidabile.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “BMJ” e sulla rivista “JAMA“.

Leggi abstracts degli articoli:
New airway device as good as tracheal tube insertion for out-of-hospital resuscitation
Rob Cook,Vaughan Thomas, Rosie Martin.
BMJ 2019; 364 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k5324 (Published 13 February 2019)

Effect of a strategy of a supraglottic airway device vs tracheal intubation during out-of-hospital cardiac arrest on functional outcome: the AIRWAYS-2 randomized clinical trial.
Benger JR, Kirby K, Black S, et al.
JAMA. 2018;320(8):779-91.

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Lo stetoscopio intelligente può individuare la polmonite senza l’aiuto umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2019

Uno stetoscopio reinventato attraverso l’intelligenza artificiale potrebbe diagnosticare la polmonite ascoltando i polmoni di un paziente.
Gli scienziati della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti hanno progettato il nuovo device che è in grado di individuare i segnali di pericolo – senza la necessità di un orecchio addestrato del medico (video).

Il sistema utilizza la tecnologia di filtraggio del rumore in modo che possa essere utilizzato in qualsiasi ambiente. Il suo software si basa su un database di circa 1.500 suoni polmonari delle persone, è accurato all’87% nel diagnosticare la malattia polmonare.

I ricercatori hanno simulato un ambiente estremamente rumoroso in laboratorio (il misuratore del suono mostra livelli di circa 70 decibel). Hanno confrontato l’audio ascoltato con uno stetoscopio commerciale di prima qualità, in cui i suoni della respirazione sono mescolati con il rumore ambientale, con quello sentito attraverso lo stetoscopio intelligente della  Johns Hopkins, che utilizza un filtro acustico attivo per isolare i suoni della respirazione. I risultati sono molto buoni e si riescono ad individuare condizioni patologiche come la polmonite.


Smart Stethoscope from Johns Hopkins University

Gli sviluppatori sperano che il dispositivo possa salvare vite umane rilevando precocemente la polmonite.

Il nostro stetoscopio digitale è meno sensibile al posizionamento preciso sul corpo, incorpora il controllo attivo del rumore in modo che possa funzionare in quasi tutti gli ambienti ed è in grado di rilevare suoni polmonari anormali” ha detto il professor James West a Digital Trends.

A Smart Stethoscope Puts AI in Medics’ Ears

Fonte: Johns Hopkins University

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Diabete tipo 2: creata nuova pillola per somministrare l’insulina.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2019

I ricercatori del David H. Koch Institute in collaborazione con il MIT, hanno realizzato una capsula farmaco che potrebbe essere utilizzata per somministrare dosi orali di insulina, sostituendo potenzialmente le iniezioni che le persone con diabete di tipo 2 devono fare ogni giorno.


A self-orienting millimeter-scale applicator (SOMA) for oral delivery of insulin and other biologics

Circa la dimensione di un mirtillo, la capsula contiene un piccolo ago costituito da quasi 100% di insulina liofilizzata compressa,, che viene iniettato dopo che la capsula raggiunge lo stomaco. Nei test sugli animali, i ricercatori hanno dimostrato che potevano fornire abbastanza insulina per abbassare lo zucchero nel sangue a livelli paragonabili a quelli prodotti da iniezioni somministrate attraverso la pelle. Hanno anche dimostrato che il dispositivo può essere adattato per fornire altri farmaci proteici.

Siamo davvero fiduciosi che questo nuovo tipo di capsula possa un giorno aiutare i pazienti diabetici e forse chiunque richieda terapie che ora possono essere somministrate solo mediante iniezione o infusione“, afferma Robert Langer, professore del David H. Koch Institute.

I particolari della realizzazione del device sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Leggi abstract degli articoli:
An ingestible self-orienting system for oral delivery of macromolecules
BY ALEX ABRAMSON, ESTER CAFFAREL-SALVADOR, …., ULRIK RAHBEK, ROBERT LANGER, GIOVANNI TRAVERSO
SCIENCE 08 FEB 2019 : 611-615

Pills give patients a shot inside the stomach
Robert F. Service
Science 08 Feb 2019: Vol. 363, Issue 6427, pp. 571 DOI: 10.1126/science.363.6427.571

Pills armed with tiny needles could inject insulin, other important meds directly into the stomach
By Robert F. Service
Science Feb. 7, 2019

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Primo impianto permanente al mondo di una mano robotica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2019

Per la prima volta al mondo una mano robotica è stata impiantata in modo permanente e potrà essere utilizzata quotidianamente. L’intervento è stato eseguito in Svezia, presso la Chalmers University of Technology su una donna di 45 anni e la mano robotica è stata costruita grazie al progetto europeo DeTOP, guidato da Christian Cipriani, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Si sta lavorando in vista di altri due interventi, da eseguire in Italia e in Svezia (video).


Osseo-neuromuscular interface for below-elbow amputations (e-OPRA)

Nelle ossa dell’avambraccio (radio e ulna) della donna sono stati impiantate delle strutture in titanio come ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall’altro. Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso. In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto.

“Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata – ha osservato Cipriani – e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale”.

Il traguardo raggiunto con questo primo intervento segna una pietra miliare: “abbiamo a disposizione uno strumento incredibilmente versatile connesso col cervello, che ci aiuta a studiare la connessione tra il cervello e la periferia del sistema nervoso e utile per capire altre patologie“.

Si apre, ha detto ancora il professore, “un mondo molto grande” ed è anche chiaro che queste tecnologie costituiscono anche “il ponte verso nuove mani robotiche destinate alle macchine è già chiaro: la stessa mano capace di adattarsi può essere utilizzata nei robot”, a partire da quelli che lavorano in aziende e che hanno il compito di afferrare e manipolare oggetti.

See videos describing the project

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Intelligenza artificiale per regolare i dosaggi della chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2019

Un team di ricercatori dell’Université de Lorraine in collaborazione con i ricercatori della Stanford University analizzando i dati digitali dei pazienti hanno realizzato un algoritmo innovativo che può prevedere in anticipo se i pazienti avranno bisogno di una dose inferiore di farmaci rispetto alle dosi standard, riducendo così la sofferenza causata da effetti collaterali. Questo risultato è stato pubblicato sulla rivista “Nature Scientific Reports“.

I ricercatori erano particolarmente interessati ai farmaci che interagiscono con la famiglia degli enzimi P450. I malfunzionamenti di questa famiglia di enzimi sono legati a reazioni avverse a diversi tipi di farmaci, inclusi alcuni farmaci anti-cancro. Queste reazioni avverse possono essere limitate quando il dosaggio dei farmaci antitumorali prescritti come parte di una chemioterapia sono adeguati a ciascun paziente in base alle proprie esigenze.

adrien-coulet

Tradizionalmente questi dosaggi sono molto difficili da regolare perché l’attività della famiglia di enzimi P450 dipende in gran parte dalle caratteristiche individuali dei pazienti. Quindi gli effetti percepiti dai pazienti che assumono questi farmaci, sia positivi che negativi, possono variare notevolmente a seconda dei loro geni, della loro storia personale o del loro stile di vita. La precisione e la completezza dell’algoritmo hanno reso possibile prendere in considerazione questa moltitudine di possibilità per applicarlo a nuovi pazienti e fare previsioni accurate.

Per consentire l’interpretazione dei risultati, abbiamo creato un browser per il profilo fenotipico, disponibile su http://snowflake.loria.fr/p450/, afferma il prof. Adrien Coulet.

La fase successiva della ricerca sarà quella di adattare l’algoritmo sviluppato ad ulteriori dati provenienti dagli Stati Uniti e da file digitali degli ospedali francesi.

Leggi il full text dell’articolo:
Predicting the need for a reduced drug dose, at first prescription
Adrien Coulet, Nigam H. Shah[…]Michel Dumontier
Scientific Reports 8 , 1–11

Fonte: Université de Lorraine

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Una pillola morbida per tracciare l’interno dello stomaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2019

I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA) hanno sviluppato con successo una pillola morbida indigesta. Una volta ingerito si gonfia nello stomaco e diventa una pallina da ping pong morbida che può rimanere nello stomaco per un lungo periodo di tempo. Questa morbida pillola gonfiabile può quindi agire da sensore e trasmettere le informazioni dall’interno dello stomaco ad un computer esterno. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.


Jell-O-like, expanding pill

Xuanhe Zhao, professore associato di ingegneria meccanica al MIT ha dichiarato: “Il sogno è avere una pillola intelligente simile a Jell-O che una volta ingerita rimane nello stomaco e monitora la salute del paziente per un lungo periodo di tempo come un mese.
L’idea della pillola è venuta dal meccanismo di difesa del pesce palla. Il pesce palla si gonfia come una palla con le punte che succhiano rapidamente grandi quantità di acqua. Il suo corpo diventa duro e veloce, dice il prof. Zhaoche: “abbiamo replicato questo fenomeno con delle pillole di idrogel. La pillola è fatta per trasportare dei sensori nello stomaco per valutare gli stati patologici all’interno dello stomaco” (video).

La parte esterna della pillola è costituito da uno strato di idrogel nanoscopico, con catene cristalline che proteggono le particelle che si gonfiano rapidamente all’interno. Il team ha testato la pillola in condizioni di laboratorio. Lo hanno messo in soluzioni di acqua e fluidi simili al contenuto dello stomaco. Entro 15 minuti la pillola si è gonfiata di circa 100 volte la sua dimensione originale.

I ricercatori hanno poi creato una soluzione di ioni di calcio con concentrazioni superiori a quella del latte che può ridurre la pillola per riportarla alle dimensioni originali. Questo può permettergli di passare in sicurezza le varie parti del corpo per essere eliminata. Il team ha testato la pillola con all’interno un sensore negli maiali. I sensori hanno fornito i dati sull’attività giornaliera dello stomaco degli animali e le temperature interne fino a 30 giorni.

Leggi il full text dell’articolo:
Ingestible hydrogel device
Xinyue Liu, Christoph Steiger[…]Xuanhe Zhao
Nature Communications 10, 1–10, Published: 30 January 2019

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA)video

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Mappatura del cervello ad alta risoluzione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2019

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) , dell’University of California a Berkeley, dell’Howard Hughes Medical Institute e della Harvard Medical School/Boston Children’s Hospital, hanno sviluppato un nuovo modo di visualizzare il cervello con una risoluzione e una velocità senza precedenti. Usando questo approccio, possono localizzare singoli neuroni, tracciare connessioni tra loro e visualizzare organelli all’interno dei neuroni, su grandi volumi di tessuto cerebrale.

flybrain_internal

La nuova tecnologia combina un metodo per espandere il tessuto cerebrale, rendendo possibile l’immagine a una risoluzione più elevata, con una rapida tecnica di microscopia tridimensionale nota come microscopia a reticolo leggero.
Questa tecnica consente ai ricercatori di mappare circuiti su larga scala all’interno del cervello e allo stesso tempo offre una visione unica delle funzioni dei singoli neuroni” – dice il prof. Edward Boyden. “Usando la microscopia a reticolo di luce, insieme al processo di microscopia di espansione, ora possiamo immaginare su larga scala senza perdere di vista la configurazione su scala nanometrica delle biomolecole.

L’imaging di campioni di tessuto espanso genera enormi quantità di dati – fino a decine di terabyte per campione – quindi i ricercatori hanno anche dovuto elaborare tecniche computazionali di elaborazione dell’immagine altamente parallele in grado di suddividere i dati in blocchi più piccoli, analizzarli e ricucirli insieme in un insieme coerente. Utilizzando questa tecnica, è possibile analizzare milioni di sinapsi in pochi giorni. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Cortical column and whole-brain imaging with molecular contrast and nanoscale resolution
BY RUIXUAN GAO, SHOH M. ASANO, SRIGOKUL UPADHYAYULA, IGOR PISAREV, DANIEL E. ….. YOSHINORI ASO, EDWARD S. BOYDEN, ERIC BETZIG
Science 18 Jan 2019: Vol. 363, Issue 6424, eaau8302 DOI:10.1126/science.aau8302

Fonte: MIT

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Nuovi sensori indossabili per monitorare lo stato di salute.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2018

I ricercatori della Purdue University hanno realizzato degli adesivi indossabili, sottili come la pelle per monitorare continuamente lo stato di salute.
Gli “adesivi intelligenti” sono fatti di cellulosa, che è sia biocompatibile che traspirante. Possono essere utilizzati per monitorare l’attività fisica e allertare chi lo indossa in merito a possibili rischi per la salute in tempo reale.

Questi semplici stickers potrebbero essere utilizzati come sensori impiantabili per monitorare il sonno dei pazienti perché si conformano agli organi interni senza causare reazioni avverse. Gli atleti potrebbero anche utilizzare la tecnologia per monitorare la loro salute durante l’allenamento e il nuoto.


Mounting EPEDs Epidermal Paper Based Electronics on skin

Poiché la carta si degrada rapidamente quando si bagna e la pelle umana tende a essere coperta di sudore, questi adesivi sono stati rivestiti con molecole che respingono acqua, olio, polvere e batteri.

Per la prima volta, abbiamo creato dispositivi elettronici indossabili che si possono attaccare facilmente alla propria pelle e sono fatti di carta per ridurre i costi della medicina personalizzata“, ha dichiarato il prof. Ramses Martinez (video).
La ricerca è stata pubblicata su “ACS Advanced Materials and Interfaces“.

Leggi abstract dell’articolo:
Wearable and Implantable Epidermal Paper-Based Electronics
Behnam Sadri, Debkalpa Goswami, Marina Sala de Medeiros, Aniket Pal, Beatriz Castro, Shihuan Kuang, and Ramses V. Martinez
ACS Appl. Mater. Interfaces, 2018, 10 (37), pp 31061–31068 DOI: 10.1021/acsami.8b11020

Fonte: Purdue University

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Tecnica di microscopia per trovare le cellule responsabili della Sla.

Posted by giorgiobertin su ottobre 2, 2018

I ricercatori del Center for Life Nano Science dell’IIT (Istituto Italiano di tecnologia) di Roma in “Communications Biology” hanno descritto una nuova tecnica di microscopia che potrebbe permettere dei passi da gigante nel campo dello studio e della diagnosi della sclerosi laterale amiotrofica – Sla. Questa tecnica si basa su una microspia ottica ad altissimo contrasto che permette di andare a osservare da vicino strutture di dimensioni davvero molto inferiori rispetto a quelle che sono state viste fino ad oggi.

Brillouin

Osservando le strutture con una microspia di questo tipo (microscopia Brillouin di deflessione dello sfondo, studia la biomeccanica intracellulare tridimensionale a una risoluzione submicron), sarà possibile arrivare a capire come si attiva la proteina Fus che porta alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Quando la proteina è mutata le strutture cellulari diventano decisamente più rigide e viscose. Questa sarebbe la spiegazione per la quale nei motoneuroni delle persone ammalate di Sla si formano degli agglomerati che si possono considerare tossici.

“I nostri risultati forniscono approfondimenti fondamentali sulla fase di aggregazione critica alla base della malattia neurodegenerativa della SLA”. – affermano i ricercatori. “Questo è il primo passo per programmare in futuro terapie farmacologiche più mirate contro questa malattia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
Background-deflection Brillouin microscopy reveals altered biomechanics of intracellular stress granules by ALS protein FUS
Giuseppe Antonacci, Valeria de Turris[…]Giancarlo Ruocco
Communications Biology 1 , 1–8 Published: 

Fonte:

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Paralizzati camminano dopo “impianto spinale”.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2018

Tre pazienti, tutti paralizzati dalla vita in giù, sono stati in grado di camminare di nuovo dopo aver montato una patch elettrica sui loro midolli spinali.

I gruppi di ricerca statunitensi dell’Università di Louisville e la Mayo Clinic, riportano il successo in “Nature Medicine” e nel “New England Journal of Medicine“.


Spinal Cord Injury Patients taking steps – Kelly Thomas learned to walk again after doctors attached an electrical patch to her spinal cord

Questa ricerca dimostra che una certa connettività cervello-spina dorsale può essere ripristinata anni dopo una lesione del midollo spinale in quanto questi partecipanti che vivono con paralisi motoria completa sono stati in grado di camminare, stare in piedi, recuperare la mobilità del tronco e recuperare un certo numero di funzioni motorie senza assistenza fisica quando utilizzando lo stimolatore epidurale“. – afferma la prof.ssa Susan Harkema, autore dello studio.

Questa ricerca si basa su due distinti trattamenti:

  • La stimolazione epidurale è l’applicazione di corrente elettrica continua a varie frequenze e intensità a specifiche posizioni sul midollo spinale lombosacrale. Questa posizione corrisponde alle reti neurali dense che controllano in gran parte il movimento di fianchi, ginocchia, caviglie e dita dei piedi.
  • L’allenamento locomotore mira a riqualificare in definitiva il midollo spinale per “ricordare” il modello del camminare ripetendo ripetutamente la posizione eretta. In una sessione di terapia di allenamento locomotore, il peso del corpo del partecipante è supportato in un’imbracatura mentre il personale appositamente addestrato muove le gambe per simulare camminare mentre si è su un tapis roulant.

La stimolazione epidurale probabilmente diventerà un trattamento standard con diversi miglioramenti nella progettazione del dispositivo per indirizzare circuiti neurologici più specifici.

Leggi abstract degli articoli:
Neuromodulation of lumbosacral spinal networks enables independent stepping after complete paraplegia
Megan L. Gill, Peter J. Grahn, Jonathan S. Calvert, Margaux B. Linde, Igor A. Lavrov, Jeffrey A. Strommen… et al.
Nature Medicine Published: 24 September 2018

Recovery of Over-Ground Walking after Chronic Motor Complete Spinal Cord Injury
Claudia A. Angeli, Ph.D., Maxwell Boakye, M.D., Rebekah A. Morton, B.S., Justin Vogt, B.S., Kristin Benton, B.S., Yangshen Chen, Ph.D., Christie K. Ferreira, B.S., and Susan J. Harkema
NEJM September 24, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1803588

Watch a video of the patients taking steps.

Fonte: University of Louisville

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Nuove nanocapsule riempite di farmaci per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2018

Il campo delle nanotecnologie è molto promettente nel trattamento del cancro. I ricercatori del Mainz University Medical Center e del Max Planck Institute for Polymer Research – entrambi a Mainz, in Germania, hanno trovato un modo per creare nanoparticelle più resistenti ai farmaci che consentono di colpire più efficacemente il tessuto malato o le cellule cancerose. I risultati potrebbero cambiare la nanomedicina e le sue applicazioni per il trattamento del cancro.

Il metodo standard attualmente utilizzato per legare gli anticorpi usando complessi processi chimici può degradare gli anticorpi o addirittura distruggerli, oppure il nanocarrier nel sangue può rapidamente coprirsi di proteine“, spiega il prof. Katharina Landfester.

Il nuovo metodo utilizza anticorpi pre-assorbiti per coprire la superficie delle nanocapsule. Questo protegge gli anticorpi e li mantiene funzionali nel processo di consegna, che stabilizza la nanocapsula e consente di erogare i farmaci in modo più efficiente. Il team ha raggiunto questo effetto combinando anticorpi e nanocarrier in una soluzione acida, che è meglio che legare i due in una soluzione Ph-neutrale.

I ricercatori osservano che il loro nuovo metodo è due volte più efficace del tradizionale legame chimico. il pre-assorbimento è potenzialmente un metodo versatile, efficiente e rapido per attaccare molecole mirate alla superficie di nanocarrier.

Il video qui fornisce una rappresentazione visiva dei risultati pubblicati sulla rivista “Nature Nanotechnology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Pre-adsorption of antibodies enables targeting of nanocarriers despite a biomolecular corona
Manuel Tonigold, Johanna Simon, Diego Estupiñán, Maria Kokkinopoulou, Jonas Reinholz, Ulrike Kintzel, Anke Kaltbeitzel, Patricia Renz, Matthias P. Domogalla, Kerstin Steinbrink, Ingo Lieberwirth, Daniel Crespy, Katharina Landfester & Volker Mailänder
Nature Nanotechnology DOI: http://dx.doi.org/10.1038/s41565-018-0171-6

Fonte: Mainz University Medical Center

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Nanoparticelle magnetiche progettate per distruggere i tumori.

Posted by giorgiobertin su giugno 29, 2018

Un team di ricercatori dell’University of Buffalo, ha sviluppato una nuova nanoparticella che può essere utilizzata per cucinare a morte i tumori. Le nanoparticelle di ferrite di zinco possono essere attivate da un campo magnetico a bassa intensità, rendendo la tecnologia clinicamente applicabile.

Le nanoparticelle vengano accoppiate con anticorpi e un campo magnetico alternato rapidamente, erogato da un elettromagnete vicino al corpo del paziente, farebbe scaldare le nanoparticelle. Il riscaldamento è localizzato e quindi con piccoli effetti negativi sui tessuti sani.

Xiang Yu
A transmission electron microscope image of zinc ferrite nanoparticles with an average diameter of 22 nanometers. This type of nanoparticle possesses high heating performance at very low magnetic fields suitable for clinical use, researchers say. Credit: Xiang Yu

Il trattamento riscalderà solo la regione in presenza delle nanoparticelle non interessano i tessuti sani che sono più lontani, quindi prevediamo pochissimi effetti collaterali“, ha detto Hao Zeng, professore di fisica presso l’Università di Buffalo. “Inoltre, il campo magnetico che viene utilizzato per eccitare le particelle può penetrare in profondità nel corpo da uno strumento che non richiede alcun contatto o inserimento di sonde. Come tale, la terapia può raggiungere parti del corpo che non sono facilmente accessibili alla chirurgia.

Il prof Zeng e il suo team hanno testato la nuova applicazione con le nanoparticelle magnetiche riscaldate su un cancro osseo indotto su una costola di maiale. Con solo un piccolo numero di nanoparticelle (1 per cento del cemento osseo, in peso), la sperimentazione ha portato all’uccisione totale delle cellule tumorali.

Mentre le particelle di manganese-cobalto-ferrite raggiungono la massima potenza di riscaldamento sotto alti campi magnetici, le particelle di ferrite di zinco biocompatibili si sono riscaldate con un’efficienza impressionante sotto un campo ultra-basso. Certamente servirà molta ricerca prima che le nanoparticelle siano disponibili per i pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Maximizing Specific Loss Power for Magnetic Hyperthermia by Hard–Soft Mixed Ferrites
Shuli He, Hongwang Zhang, Yihao Liu, Fan Sun, Xiang Yu, Xueyan Li, Li Zhang, Lichen Wang, Keya Mao, Gangshi Wang, Yunjuan Lin, Zhenchuan Han, Renat Sabirianov, Hao Zeng.
Small First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1002/smll.201800135

Fonte: University of Buffalo

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Un batterico-elettronico ingeribile per monitorare la salute gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Un team di ricercatori del Massachussettes Institute of Techonology di Boston (Stati Uniti) sta lavorando ad una capsula ingeribile con al suo interno un batterio che, a contatto con un componente del sangue, si illumina e invia un segnale a un device esterno (video).
Combinando sensori biologici ingegnerizzati con dispositivi elettronici a bassissima potenza possiamo rilevare, quasi in tempo reale, i segnali biologici nel corpo rendendo possibili nuove capacità diagnostiche”, afferma il prof. Timothy Lu. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Science.


The ingestible bacterial-electronic sensor

Il chip è un cilindro di circa 3,8 cm di lunghezza con una potenza di 13 microwatts e una batteria da 2,7 volt in grado di fornire energia al device per un mese e mezzo. Al suo interno il team di scienziati ha inserito un ceppo probiotico di Escherichia coli modificato per far sì che il microrganismo potesse emettere un segnale luminoso una volta rilevato l’eme, un composto ferroso dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Grazie a un fototransistor che può misurare la quantità di luce prodotta dalle cellule batteriche, l’informazione viene rilasciata a un microprocessore. Questa viene così convertita in un segnale wireless che può essere letto da uno smartphone o da un computer.

Il chip, che potrebbe essere messo a punto per essere utilizzato una sola volta o per poter restare nel tratto digestivo per giorni o settimane, si è dimostrato in grado di funzionare nello stomaco dei maiali.

Nello stesso lavoro di ricerca il team ha illustrato le potenzialità di altre due molecole non ancora testate. Una rileva la presenza di un marcatore dell’infiammazione (uno ione contenente solfuro) utilizzabile per monitorare i pazienti con malattia di Crohn o altre condizioni infiammatorie, l’altra invece ha come target un marcatore molecolare delle infezioni gastrointestinali.

Leggi abstract dell’articolo:
An ingestible bacterial-electronic system to monitor gastrointestinal health
Mark Mimee, Phillip Nadeau3, Alison Hayward, Sean Carim, Sarah Flanagan, Logan Jerger, Joy Collins, Shane McDonnell, Richard Swartwout, Robert J. Citorik, Vladimir Bulović, Robert Langer, Giovanni Traverso, Anantha P. Chandrakasan, Timothy K. Lu.
Science 25 May 2018: Vol. 360, Issue 6391, pp. 915-918 DOI: 10.1126/science.aas9315

Fonte: Massachussettes Institute of Techonology

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Pillola fluorescente illumina le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2018

Lo screening del futuro potrebbe consistere nell’ingoiare una pillola speciale che contiene un colorante in grado di reagire alla luce infrarossa. La pasticca si lega alle molecole comunemente presenti nelle cellule tumorali, nei vasi sanguigni che alimentano i tumori e nei tessuti infiammati rendendole fluorescenti una volta esposte alla luce infrarossa.

pill

Il nuovo strumento diagnostico per il cancro al seno, messo a punto dai ricercatori del Department of Biomedical Engineering, University of Michigan è stato descritto su “Molecular Pharmaceutics“. E’ stato testato con successo sui topi e riesce a distinguere un tumore benigno da uno maligno meglio delle tradizionali immagini mammografiche.

La luce infrarossa penetra nel corpo in profondità senza rischiare di causare danni al Dna o di provocare nuovi tumori come, anche se in minima parte, può succedere con i raggi X. La pillola fluorescente permette di distinguere un tumore benigno da una maligno e di individuare le masse pericolose più nascoste.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral Administration and Detection of a Near-Infrared Molecular Imaging Agent in an Orthotopic Mouse Model for Breast Cancer Screening
Sumit Bhatnagar, Kirti Dhingra Verma, Yongjun Hu, Eshita Khera, Aaron Priluck, David E. Smith, and Greg M. Thurber
Mol. Pharmaceutics, 2018, 15 (5), pp 1746–1754 DOI: 10.1021/acs.molpharmaceut.7b00994

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Hemospray: dispositivo per il trattamento del sanguinamento gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato la commercializzazione di Hemospray, un nuovo dispositivo utilizzato per aiutare a controllare alcuni tipi di sanguinamento nel tratto gastrointestinale (GI).


HEMOSPRAY

Il dispositivo è pensato per la maggior parte dei tipi di sanguinamento GI superiore o inferiore e può coprire ulcere o tumori di grandi dimensioni. “Lo spray offre ai medici un’opzione non chirurgica aggiuntiva e può aiutare a ridurre il rischio di morte per emorragia gastrointestinale in molti pazienti” spiega Binita Ashar, del Center for Devices and Radiological Health della FDA.

Per arrivare all’autorizzazione, la FDA ha esaminato studi clinici s su 228 pazienti con emorragia gastrointestinale superiore e inferiore, oltre a lavori presenti in letteratura che comprendevano 522 pazienti.
Il prodotto è ritenuto inerte e non tossico. L’azienda produttrice è la Wilson-Cook Medical.

Comunicato stampa FDA:
FDA permits marketing of new endoscopic device for treating gastrointestinal bleeding
Hemospray® Endoscopic Hemostat

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