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Posts Tagged ‘sanità pubblica’

Nuovo criterio scientifico per la diagnosi precoce del morbo di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

L’European Commission’s Joint Research Centre (JRC) ha ha pubblicato dei nuovi parametri scientifici, sotto forma di materiale di riferimento certificato, per aiutare ad individuare precocemente la malattia di Alzheimer.

alzheimer
Alzheimer’s disease, the most common form of dementia, remains largely underdiagnosed. Therefore, reliable markers are necessary.
©BarabasAttila-adobeStock_68278917

Il materiale di riferimento certificato servirà a calibrare gli strumenti diagnostici per l’amiloide-β 1-42, un biomarker per la malattia di Alzheimer presente nel liquido cerebrospinale.
È importante che la ricerca si concentri sulle primissime fasi del morbo di Alzheimer. I risultati clinici hanno dimostrato che una combinazione di biomarcatori amiloide-β 1-42, tau e fosfo-tau hanno un potenziale promettente da utilizzare nella diagnosi precoce.
I livelli di questi marcatori nel liquido cerebrospinale iniziano a cambiare fino a 10 anni prima che si verifichino i primi sintomi della malattia.

La disponibilità di marcatori affidabili è fondamentale non solo per la diagnosi precoce, ma anche per lo sviluppo di farmaci e il monitoraggio degli effetti del trattamento nei pazienti. Al momento alcuni farmaci candidati sono in fase di sperimentazione clinica.
Le aziende di diagnostica hanno già sviluppato metodi per la misurazione di questi marcatori nei laboratori clinici.

Scarica i documenti in full text:

JRC catalogue of Certified Reference Materials

Standardisation of Alzheimer’s biomarkers’ testing

Towards better diagnosis of Alzheimer’s disease

More reliable measurements for early diagnosis of Alzheimer’s disease

A selected reaction monitoring (SRM)-based method for absolute quantification of Aβ38, Aβ40, and Aβ42 in cerebrospinal fluid of Alzheimer’s disease patients and healthy controls

Fonte: The European Commission’s science and knowledge service

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Fegato grasso legato al cervello che si restringe.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2017

La steatosi epatica non alcoolica o patologia epatica grassa non alcoolica (NAFLD, Non Alcoholic Fatty Liver Disease) è una condizione caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato, pur in assenza di consumo di alcolici; è associata a una maggiore contrazione del cervello rispetto a quanto avviene normalmente con l’età. Ad affermarlo un team internazionale di ricercatori coordinati dal Massachusetts General Hospital, a seguito dei risultati del The Framingham Study condotto dal 30 dicembre, 2015, al 15 giugno, 2016.

nafld

Le persone con NAFLD hanno un pensiero alterato e una diminuzione dell’attività cerebrale rispetto ad altre, notano gli autori. Nello studio sono state usate le scansioni MRI per misurare il volume complessivo del cervello di 766 uomini e donne di mezza età e hanno usato le scansioni CT addominali per esaminare i loro fegati. Circa il 18 percento dei partecipanti aveva una malattia del fegato grasso.

Il ridotto volume cerebrale associato alla steatosi epatica non alcolica (NAFLD) equivale a 4,2 anni extra di invecchiamento per le persone tra i 60 e i 70 anni, o 7,3 anni in più per le persone di età inferiore a 60 anni, secondo quanto riportato sulla rivista “Jama Neurology“. La NAFLD è associata a dimensioni cerebrali totali significativamente inferiori.
Il grasso epatico può avere un’associazione diretta con l’invecchiamento cerebrale“, ha detto l’autore principale il prof. Galit Weinstein della School of Public Health dell’Università di Haifa in Israele.

Il fegato grasso può essere prevenuto conducendo uno stile di vita e una dieta adeguati“, ha aggiunto il prof. Weinstein.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Nonalcoholic Fatty Liver Disease With Lower Brain Volume in Healthy Middle-Aged Adults in the Framingham Study
Galit Weinstein; Shira Zelber-Sagi; Sarah R. Preis; et al.
JAMA Neurol. Published online November 20, 2017. doi:10.1001/jamaneurol.2017.3229

The Framingham Study

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La soia potrebbe aumentare il rischio di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Cancer” i ricercatori del Fairbanks School of Public Health dell’Università dell’Indiana, hanno trovato che alcuni elementi presenti nella soia, aumentano il rischio di cancro alla prostata.

soia

In particolare alimenti ricchi di fitoestrogeni e isoflavoni, appunto come la soia, possano aumentare il rischio di cancro in alcuni organi per la loro somiglianza strutturale al 17 β-estradiolo.

Il presente studio indaga se l’assunzione di questi composti può influenzare il rischio di cancro alla prostata nelle popolazioni umane. Durante un follow-up mediano di 11,5 anni, sono stati identificati 2.598 casi di cancro alla prostata (inclusi 287 casi avanzati) tra i 27.004 uomini inseriti in un test di screening del cancro della prostata, del polmone e del colon-retto. Valutando gli stili di vita e le abitudini alimentari attraverso i dati statistici è risultato che il cancro della prostata, soprattutto le sue forme avanzate ed aggressive, era più frequente in coloro che assumevano alimenti ricchi di isoflavoni.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary intake of isoflavones and coumestrol and the risk of prostate cancer in the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial
Reger, M. K., Zollinger, T. W., Liu, Z., Jones, J. F. and Zhang, J.
Int. J. Cancer. doi:10.1002/ijc.31095

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Epatite B: linee guida di pratica clinica.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

E’ stata pubblicata a cura dell’American College of Physicians (ACP) e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, una linea guida di pratica clinica congiunta sull’epatite B.

Hepatitis_B

Scarica e leggi il documento in full text:
Hepatitis B Vaccination, Screening, and Linkage to Care: Best Practice Advice From the American College of Physicians and the Centers for Disease Control and Prevention
Winston E. Abara, MD, PhD; Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Sarah Schillie, MD, MPH, MBA; Brian J. McMahon, MD; Aaron M. Harris, MD, MPH (*); for the High Value Care Task Force of the American College of Physicians and the Centers for Disease Control and Prevention
Ann Intern Med [Epub ahead of print 21 November 2017] doi: 10.7326/M17-1106

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Iss: Notiziario settembre 2017 supplemento 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2017

E’ stato pubblicato dall’Istituo Superiore di Sanità il Notiziario Volume 30, n. 9, settembre 2017, Supplemento 1.
I contenuti:
– Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2016.

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Volume 30, n. 9, settembre 2017, Supplemento 1

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Report sullo stato della salute in Europa 2017.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

E’ stato pubblicato dall’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) e dall’European Observatory on Health Systems and Policies il report “The State of Health in the EU“. E’ un’iniziativa intrapresa dalla Commissione europea con cadenza biennale che fornisce ai responsabili delle politiche, ai gruppi di interesse e agli operatori sanitari dati fattuali e comparativi sui sistemi sanitari nei paesi dell’UE.

 

state_health             speranza-vita

Il rapporto trae delle conclusioni trasversali dai 28 profili sanitari nazionali. Vengono messi in evidenza gli obiettivi politici condivisi in tutti i paesi dell’UE e analizzate le potenziali aree in cui la Commissione europea può essere di aiuto nel facilitare l’apprendimento reciproco e lo scambio di buone pratiche.

Dal documento è estratto il report relativo all’Italia, dove si evidenzia: La speranza di vita alla nascita in Italia ha raggiunto 82,7 anni nel 2015, contro i 79,9 anni del 2000, ponendo il paese al secondo posto nell’Unione europea dopo la Spagna. L’allungamento della speranza di vita si deve soprattutto alla riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari. Permangono tuttavia notevoli disparità legate al sesso e alle condizioni socioeconomiche.

Conclusioni: Solo riprogettando i nostri sistemi sanitari possiamo garantire che restino all’altezza dei loro compiti e forniscano assistenza centrata sul paziente.

Scarica e leggi i documenti:
State of Health in the EU: Companion Report 2017

Country Health Profiles – Country-specific reports provide an in-depth analysis of EU Member States’ health systems

Press release – Commission diagnoses the state of health in the EU

Video – State of health in the EU

State of Health in the EU Italia – Profilo della sanità 2017

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ASCO: Linee guida su alcol e rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“, a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) gli orientamenti sul consumo di alcol e lo sviluppo del cancro.
Secondo l’ASCO le probabilità di sviluppare il cancro aumentano con l’aumentare del consumo di alcol. Il fattore di rischio oncologico legato al consumo di alcol è spesso sottovalutato.

Alcohol-and-cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Alcohol and Cancer: A Statement of the American Society of Clinical Oncology
Noelle K. LoConte, Abenaa M. Brewster, Judith S. Kaur, Janette K. Merrill, and Anthony J. Alberg
Journal of Clinical Oncology 0 0:0

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WHO: Linee guida sull’allattamento al seno.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2017

Questa linea guida pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, fornisce raccomandazioni globali e informative sulla protezione, la promozione e il sostegno dell’allattamento al seno in strutture che forniscono servizi di maternità e neonatologia, come quelle di sanità pubblica.

breastfeeding

Scarica e leggi il documento in full text:
Protecting, promoting and supporting breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services
World Health Organization
Number of pages: 120 Publication date: 2017 Languages: English

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Cancro alla prostata: livelli bassi di testosterone riducono il rischio.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

Gli uomini con quantità basse di testosterone nel loro sangue hanno circa il 20% in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata. Ad affermarlo uno studio presentato alla National Cancer Research Institute (NCRI) Cancer Conference a Liverpool.

Gli scienziati dell’Università di Oxford hanno condotto il più grande studio fino ad oggi sull’analisi degli ormoni e il rischio di cancro alla prostata. Lo studio – finanziato da Cancer Research UK – ha esaminato campioni di sangue da circa 19.000 uomini di età compresa tra i 34-76 anni, raccolti tra il 1959 e il 2004. Di questi uomini, 6.900 hanno sviluppato il cancro alla prostata.
Hanno trovato che gli uomini con i livelli più bassi di testosterone avevano significativamente meno probabilità di sviluppare il cancro della prostata rispetto a tutti gli altri uomini di controllo.

prostate cancer  2017Conference

Il cancro alla prostata ha bisogno del testosterone per crescere. Quasi tutti i tumori della prostata che si diffondono hanno recettori iperattivi del testosterone. La terapia ormonale – la cura standard per il trattamento del cancro della prostata – blocca o abbassa la quantità di testosterone nel corpo.
In futuro, questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare a sviluppare un approccio per ridurre il rischio di sviluppare la malattia da parte degli uomini“. – afferma il professor Matt Seymour.

Leggi abstract:
Low circulating free testosterone is associated with reduced incidence of prostate cancer: A pooled analysis of individual participant data from 20 prospective studies

Fonte: Nuffield Department of Population Health – University of Oxford

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Linee guida sulla gestione dell’ipercolesterolemia familiare.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2017

NICE ha provveduto alla pubblicazione di un aggiornamento (precedente documento 2008) delle linee guida sull’identificazione e gestione dell’ipercolesterolemia familiare.

ipercolesterolemia

Questa linea guida riguarda l’identificazione e la gestione dell’ipercolesterolemia familiare (hypercholesterolaemia – FH), un tipo specifico di colesterolo alto dovuto alla familiarità, nei bambini, nei giovani e negli adulti. Essa mira ad aiutare ad individuare persone a maggior rischio di malattie cardiache coronariche a causa di FH.

Scarica e leggi il documento in full text:
Familial hypercholesterolaemia: identification and management
Clinical guideline [CG71] Published date: August 2008 Last updated: November 2017

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Iss: Notiziario settembre 2017.

Posted by giorgiobertin su novembre 4, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 9 settembre 2017. I contenuti:
– La legionellosi in Italia nel 2016.
– Formazione nel campo della sicurezza alimentare e della sanità pubblica veterinaria presso l’ISS.
– Convegno. Giovanni Alfredo Zapponi: una eredità di ieri per l’ISS del futuro.
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario – volume 30, n. 9 settembre 2017

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HPV, sesso orale e cancro orofaringeo.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Il tumore orofaringeo non è associato solo al fumo ma anche al papillomavirus (Hpv). E una delle modalità di contagio può essere il sesso orale. Uno studio pubblicato su “Jama Oncology” dai ricercatori del Department of Otolaryngology – Head and Neck Surgery, Johns Hopkins University, Baltimore, USA ha quantificato per la prima volta la consistenza di questo rischio, indagando nello specifico il nesso con il papillomavirus umano, l’Hpv, responsabile di una buona parte di tumori orofaringei.


1 in 9 American Men Are Infected With Oral HPV 

Secondo i risultati dello studio negli ultimi 30 anni i tumori alla bocca e alla gola, dovuti alla trasmissione del papilloma virus tramite il sesso orale, sono aumentati. I ricercatori pensano che questo aumento sia da imputare alle abitudini sessuali degli individui; inoltre il numero di tumori alla lingua, alla bocca e alla gola, presi tramite la trasmissione sessuale del papilloma virus umano (Hpv), potrebbero essere anche la causa dell’aumento di circa un terzo dei casi di cancro alla cervice uterina nelle donne dal 1973 al 2004.

Lo studio è stato condotto su 13 mila persone tra i 20 e i 69 anni che si sono sottoposte al test per l’infezione orale da Hpv tra il 2009 e il 2014. E’ emerso inoltre che l’associazione tra cancro e sesso orale riguarda in particolare gli uomini.

Leggi il full text dell’articolo:
Understanding personal risk of oropharyngeal cancer: risk-groups for oncogenic oral HPV infection and oropharyngeal cancer
G D’Souza, T S McNeel, C Fakhry
Annals of Oncology, mdx535, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx535 Published: 19 October 2017

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Un gel topico efficace nel trattamento delle ferite croniche.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Un team internazionale di ricercatori guidati dalla Johns Hopkins University School of Medicine, ha dimostrato che un gel topico fatto da una classe di farmaci comunemente usati per la pressione sanguigna, blocca i percorsi di infiammazione e velocizza la guarigione delle ferite croniche della pelle nei topi e nei suini.

L’attenzione dei ricercatori è stata rivolta al sistema renina-angiotensina (renin-angiotensin system – RAS), che è coinvolto nella risposta infiammatoria della pelle, nella deposizione di collagene e nella segnalazione necessaria alla guarigione delle ferite. Gli studi dimostrano che il sistema RAS ha un comportamento anormale negli adulti diabetici e negli anziani.

ulcers

Il professore Peter Abadir, e i suoi colleghi hanno sperimentato delle formulazioni di gel con antagonisti del recettore dell’angiotensina II, una classe di farmaci di lunga data che comprendono losartan e valsartan, prescritti per trattare l’ipertensione. I farmaci bloccano il RAS e aumentano il flusso sanguigno nella ferita, l’obiettivo è quello di applicare i gel direttamente sulle ferite, aumentando il livello di disponibilità dei farmaci che promuovono la guarigione.
I risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Dermatology Investigative” hanno mostrato che il valsartan è più efficace nell’accelerare la guarigione delle ferite rispetto al losartan. I risultati finali hanno inoltre dimostrato che la metà di tutti gli animali che hanno ricevuto 1 per cento di valsartan ha raggiunto la completa guarigione delle ferite.

“Ora che abbiamo dimostrato l’efficacia negli animali, stiamo passando alla fase successiva dei test negli esseri umani come richiesto dall’FDA. Speriamo che questo farmaco sarà disponibile per un uso pubblico in pochi anni” – afferma il professore Jeremy Walston.

Leggi abstract dell’articolo:
Topical Reformulation of Valsartan for Treatment of Chronic Diabetic Wounds
Peter Abadir, Sayed Hosseini, Mahya Faghih, Amir Ansari, Frank Lay, Barbara Smith, Aleksandra Beselman, Diep Vuong, and others
Journal of Investigative Dermatology Published online: October 25, 2017

Fonte: Johns Hopkins University School of Medicine

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Linee guida sulla gestione del Diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su novembre 1, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Annals of Internal Medicine” a cura del Veterans Administration Boston Healthcare System a West Roxbury, nel Massachusetts le linee guida di indirizzo sulla gestione del Diabete di tipo 2.

Guideline on Management of Type 2 Diabetes Mellitus

I ricercatori nel nuovo documento forniscono aggiornamenti in sette aree specifiche:
– assistenza ai pazienti e decisioni condivise;
– biomarcatori glicemici;
– intervallo dell’emoglobina A1c (HbA1c) come indicatore dell’efficacia del trattamento;
– piani di terapia individualizzati,
– trattamento farmacologico in ambito ambulatoriale;
– valori glicemici nei pazienti critici;
– obiettivi glicemici nei pazienti ospedalizzati.

La linea guida prevede un piano formativo individuale focalizzato sull’autogestione, sul monitoraggio glicemico e sul raggiungimento di valori ottimali di HbA1c.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synopsis of the 2017 U.S. Department of Veterans Affairs/U.S. Department of Defense Clinical Practice Guideline: Management of Type 2 Diabetes Mellitus
Paul R. Conlin; Jeffrey Colburn; David Aron; Rose Mary Pries; Mark P. Tschanz; Leonard Pogach
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M17-1362

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Linee guida europee sul trattamento dell’Hiv.

Posted by giorgiobertin su ottobre 27, 2017

Sono state pubblicate dall’European AIDS Clinical Society (EACS) le linee guida europee per il trattamento dell’Hiv negli adulti. Le linee guida EACS sono state pubblicate per la prima volta nel 2005. Le linee guida sono tradotte in diverse lingue e sono formalmente riviste almeno annualmente.

EACS-Guidelines

Le linee guida sono costituite da cinque sezioni principali, tra cui una tabella generale generale di tutti i principali problemi dell’infezione da HIV, nonché raccomandazioni dettagliate sul trattamento antiretrovirale, la diagnosi, il monitoraggio e il trattamento delle co-morbidità, delle co-infezioni. Ogni sezione è gestita da un gruppo di esperti europei sull’HIV.

Scarica e leggi il documento full text in pdf:

  English PDF – Version 9.0 – October 2017

  Chinese – 中文版 – 9.0 版本

  French – Français – Version 9.0

  German – Deutsch – Version 9.0

  Portuguese – Português – Versão 9.0

  Russian – Русский – Версия 9.0

  Spanish – Español – Versión 9.0

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Rapporto sui ricoveri ospedalieri in Italia 2016.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2017

Il Rapporto sui ricoveri ospedalieri fotografa l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati, in modo affidabile e completo.

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Dai dati delle schede di dimissione ospedaliere relative all’anno 2016 si osserva una generale diminuzione del volume di attività erogata: rispetto all’anno precedente, il numero complessivo di dimissioni per Acuti, Riabilitazione e Lungodegenza mostra una diminuzione di circa il 2,7%, mentre il corrispondente volume complessivo di giornate si riduce di circa il 2,1%.

Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso mostra un andamento decrescente, che interessa sostanzialmente l’attività per Acuti, sia in regime ordinario che diurno, che passano, rispettivamente, da 115,8 e 48,8 per mille abitanti nel 2010 a 95 e 31 nel 2016. Il tasso di ospedalizzazione complessivo si riduce da 171,9 per mille abitanti nel 2010 a 132,5 nel 2016.

Scarica e leggi i documenti in full text:

Fonte: Ministero della Salute

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Nuove mutazioni genetiche associate al tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

Sono stati pubblicati su “Nature” e “Nature Genetics” due studi che descrivono l’identificazione di nuove varianti genetiche associate al rischio di sviluppare carcinoma mammario. Gli studi sono stati coordinati dall’University of Cambridge. Il contributo italiano è dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Europeo di Oncologia e Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, grazie anche al sostegno di AIRC. Un lavoro del Consorzio OncoArray, un enorme impegno che ha coinvolto 550 ricercatori provenienti da circa 300 istituti diversi in sei continenti.

breast cancer

Sale così a 167 il numero di varianti comuni di predisposizione alla malattia (incluse 125 varianti specificamente associate ai tumori cosiddetti “ER-negativi”). Queste nuove varianti (72 per la precisione) sono state identificate mediante l’analisi genetica effettuata sul DNA di più di 137.000 donne colpite da carcinoma mammario, 18.900 donne portatrici di mutazioni in BRCA1, e più di 119.000 donne sane.

Ci sono alcuni modelli chiari nelle varianti genetiche che dovrebbero aiutarci a capire perché alcune donne sono predisposte al cancro al seno e quali geni e meccanismi sono coinvolti” – afferma il prof. Doug Easton dell’University of Cambridge.

In pratica questi studi fanno intravedere la possibilità futura di condurre test basati sulla tipizzazione simultanea di tutte le varianti comuni di rischio di carcinoma mammario ed ovarico. – spiega Paolo Peterlongo, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare – Modelli teorici suggeriscono che il cosiddetto PRS (Polygenic Risk Score o punteggio di rischio poligenico), un valore calcolato in base al numero di varianti simultaneamente presenti in un individuo, potrebbe essere utilizzato come fattore predittivo del rischio di sviluppare carcinoma mammario“.

È verosimile – aggiunge Peterlongo – immaginare un futuro in cui l’utilizzo di test basati sul PRS potrà influenzare le politiche nazionali sanitarie al fine di offrire alle donne della popolazione generale e a quelle portatrici di mutazioni ad alto rischio percorsi clinici personalizzati.”

Leggi abstracts degli articoli:
Identification of ten variants associated with risk of estrogen-receptor-negative breast cancer
Roger L Milne, Karoline B Kuchenbaecker[…]Jacques Simard
Nature Genetics Published online: 23 October 2017 doi:10.1038/ng.3785

Association analysis identifies 65 new breast cancer risk loci
Kyriaki Michailidou, Sara Lindström[…]Douglas F. Easton
Nature Published online 23 October 2017 doi:10.1038/nature24284

Fonti: Ufficio stampa Istituto Nazionale dei Tumori, Noesis s.r.l. –  University of Cambridge

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MyGene2: Nuovo portale di malattie genetiche rare.

Posted by giorgiobertin su ottobre 22, 2017

L’University of Washington ha realizzato MyGene2, una nuova risorsa di dati aperta che aiuta i pazienti con malattie genetiche rare, clinici e ricercatori a condividere informazioni, collegandosi tra loro.

MyGene2

Abbiamo creato MyGene2 per affrontare le limitazioni informative sulle malattie genetiche rare, come luogo unico per i pazienti e le famiglie per cercare e condividere le informazioni piuttosto che un approccio di termini e piattaforme di ricerca“, ha dichiarato il dottor Bamshad. Il sito web aiuta i pazienti a inserire i loro dati genetici in modo da essere ricercabili e utili ai ricercatori e ai medici, oltre a informazioni dettagliate sui loro fenotipi e le loro esperienze per contribuire a definire i sintomi e descrivere il corso della malattia. “Questi dati possono essere identificati proteggendo la privacy dei pazienti, ma rimangono completi e accessibili, consentendo il contatto tra famiglie, ricercatori e clinici“.
Attualmente sono stati creati oltre 1000 profili.

Il portale è stato presentato all’American Society of Human Genetics 2017 Annual Meeting. Orlando, Florida.
Chong JX et al. (2017 Oct 18). Abstract: Gene discovery via direct-to-family engagement using MyGene2

Accedi al portale: MyGene2

Video: Goals and purpose of MyGene2.

Fonte: American Society of Human Genetics 

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Tossine cancerogene trovate nell’estratto della cannabis.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2017

I ricercatori dell’Portland State University hanno trovato benzene e altre sostanze chimiche che potrebbero causare il cancro nel vapore prodotto dall’olio di hashish, un estratto della cannabis. Questo olio di hashish è estratto tramite butano un solvente fortemente infiammabile e potenzialmente esplosivo.

Data la diffusa legalizzazione della marijuana negli USA, ed ora anche in altri paesi, è indispensabile studiare la tossicologia dei prodotti estratti per guidare la politica futura“, ha dichiarato il professore Rob Strongin.

olio-di-cannabis

Strongin e il suo team hanno analizzato il profilo chimico dei terpeni, gli oli profumati della marijuana e di altre piante, evaporandoli con la stessa procedura usata dall’utente nel vaporizzare l’olio di hashish.

I terpeni sono utilizzati anche in liquidi per le sigarette elettroniche. Esperimenti precedenti da Strongin e i suoi colleghi avevano trovato sostanze chimiche tossiche nel vapore di sigaretta elettronica quando i dispositivi sono utilizzati a temperature elevate.

Gli esperimenti hanno evidenziato il rilascio di un prodotto il benzene – un noto cancerogeno – a livelli molto diversi dall’aria dell’ambiente, sono stati trovati anche livelli elevati di metacroleina, una sostanza chimica simile all’acroleina, un altro cancerogeno.
I risultati sono riportati sulla rivista ACS Omega un giornale dell’American Chemical Society.

Leggi abstract dell’articolo:
Toxicant Formation in Dabbing: The Terpene Story
Jiries Meehan-Atrash, Wentai Luo, and Robert M. Strongin
ACS Omega 2017 2 (9), 6112-6117 DOI: 10.1021/acsomega.7b01130

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Nuovi LEA 2017: Guida alle esenzioni per le malattie rare.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2017

L’Osservatorio Malattie Rare (OMAR), in collaborazione con Orphanet-Italia, ha realizzato una Guida alle nuove esenzioni: uno strumento pratico destinato ai pazienti, alle ASL e, più in generale, a quanti operano nel mondo sanitario, per orientarsi nelle innovazioni introdotte dai LEA 2017 attraverso l’elenco ragionato dei nuovi codici, l’elenco completo in ordine alfabetico di tutte le patologie esenti e tutte le indicazioni per ottenere l’esenzione. La Guida descrive inoltre brevemente le nuove malattie rare esenti e offre alcune indicazioni per l’ottenimento degli altri benefici, di natura economica e non economica, ai quali i malati rari possono accedere in base alla normativa vigente.

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L’elenco, completamente riorganizzato dal punto di vista dei codici, della nomenclatura e delle patologie, introduce 134 nuovi codici di esenzione, che fanno riferimento ad un totale di 201 malattie.

Scarica e leggi la guida:
Malattie rare – Guida alle nuove esenzioni 2017

Fonte: Osservatorio Malattie Rare (OMAR)

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Iss: Notiziario luglio-agosto 2017.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 7-8 luglio-agosto 2017. I contenuti:

Le Infezioni Sessualmente Trasmesse: aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2015.
BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 30, n. 7-8 luglio-agosto 2017

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Livelli di magnesio e rischio demenza.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2017

Un nuovo studio pubblicato nella rivista “Neurology” suggerisce che entrambi i livelli molto elevati e molto bassi di magnesio possono mettere le persone a rischio di sviluppare la demenza.
I ricercatori dell’Università Erasmus Medical Center di Rotterdam, Paesi Bassi, coordinati dalla prof.ssa Kieboom, hanno misurato i livelli di magnesio nel sangue in 9.569 partecipanti di età media 64,9 anni. I partecipanti non hanno avuto demenza all’inizio dello studio, cioè tra il 1997 e il 2008. Sono stati seguiti clinicamente per 8 anni in media, fino al gennaio 2015.

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Durante il periodo di follow-up, 823 persone hanno sviluppato la demenza. Di questi, 662 sono stati diagnosticati con malattia di Alzheimer.
Per quanto riguarda i livelli di magnesio, sia quelli del gruppo alto che del basso avevano significativamente maggiori probabilità di sviluppare la demenza rispetto a quelli del gruppo medio.

I bassi livelli di magnesio si definiscono uguali o inferiori a 0,79 millimoli per litro e livelli elevati di magnesio sono stati definiti uguali o superiori a 0,90 millimoli per litro.

Se i risultati saranno confermati, i test del magnesio nel sangue potrebbero essere usati per esaminare le persone a rischio di demenza. “Poiché le attuali opzioni di trattamento e di prevenzione della demenza sono limitate, abbiamo urgente bisogno di identificare nuovi fattori di rischio per la demenza. Ridurre il rischio di demenza attraverso dieta o integratori, potrebbe essere molto utile” – afferma Kieboom.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum magnesium is associated with the risk of dementia
Brenda C.T. Kieboom, Silvan Licher, Frank J. Wolters, M. Kamran Ikram, Ewout J. Hoorn, Robert Zietse, Bruno H. Stricker, and M. Arfan Ikram
Neurology published ahead of print September 20, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004517: 1526-632X

Fonte:

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Global Burden of Disease Study 2016.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2017

Il Global Burden of Disease Study 2016 (GBD) realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) – una fondazione finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e dallo Stato di Washington – è lo studio epidemiologico osservazionale più completo prodotto a livello mondiale. Descrive la mortalità e la morbilità da malattie maggiori, lesioni e fattori di rischio alla salute a livello globale, nazionale e regionale. Esaminando le tendenze dal 1990 ad oggi e facendo confronti tra le popolazioni, è possibile capire le sfide mutevoli della salute che si affrontano in tutto il mondo nel 21° secolo.

Lancet Global Burden of Disease

Lo studio open access è stato pubblicato dalla rivista “The Lancet“. Il rapporto indica che l’aspettativa di vita media globale alla nascita oggi è di 75,3 anni per le donne e di 69,8 anni per gli uomini. Il Giappone ha la più alta speranza di vita per entrambi i sessi (83,9) e la più elevata per le donne (86,9), ma fra la popolazione maschile il record passa a Singapore (81,3). Il paese che ha invece l’aspettativa di vita più bassa è la Repubblica Centrafricana (50,2 anni).

C’è stato un aumento nel numero di decessi da conflitti e terrorismo, che ha raggiunto le 150.500 unità (+143 per cento sul 2006). per le malattie l’Alzheimer e altre demenze legate all’età mostrano una significativa tendenza all’aumento, la cui incidenza in Giappone e in Italia è addirittura raddoppiata rispetto alle aspettative di dieci anni fa.

Leggi uno degli articoli dello studio epidemiologico: Sustainable Development Goals
Measuring progress and projecting attainment on the basis of past trends of the health-related Sustainable Development Goals in 188 countries: an analysis from the Global Burden of Disease Study 2016
GBD 2016 SDG Collaborators, and others
The Lancet, Vol. 390, No. 10100 Published: September 12, 2017

Accedi allo studio: Global Burden of Disease Study (GBD)
Cause of Death
Mortality
Life Expectancy & Probability of Early Death
Sustainable Development Goals

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Confermato legame tra vitamina D e rischio di Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2017

Un importante studio genetico ha confermato il legame tra bassi livelli di vitamina D e maggior rischio di contrarre la sclerosi multipla.
Le donne che hanno una carenza di vitamina D potrebbero avere il 43% in più di probabilità di sviluppare la sclerosi multipla (MS) rispetto a quelle con livelli normali della vitamina. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, i cui risultati suggeriscono che la correzione di questa carenza, in particolare tra le giovani e le donne di mezza età, può ridurre il rischio.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Neurology“.

vitaminaD

Lo studio finlandese di coorte (Finnish Maternity Cohort) iniziato nel 1983, ha coinvolto 800.000 donne finlandesi, che riportano storicamente livelli bassi di vitamina D. I ricercatori hanno definito la carenza di vitamina D sotto i 30 nanomoli per litro; livelli insufficienti, compresi tra 30 e 49 nanomoli per litro; e livelli normali, 50 nanomoli per litro e superiori.
Il nostro studio – afferma la dott.ssa Kassandra Munger – che coinvolge un gran numero di donne, suggerisce che la correzione della carenza di vitamina D nelle donne giovani e di mezza età può ridurre il rischio futuro di MS“.

La vitamina D è prodotta nella nostra pelle grazie all’esposizione solare, infatti è grazie al sole che il nostro corpo è in grado di sintetizzarla. Alcuni alimenti sono utili alla formazione di vitamina D come alcuni tipi di pesce tra cui l’aringa, le sardine e lo sgombro, l’olio di fegato di merluzzo, le uova e molti altri.

Leggi abstract dell’articolo:
25-Hydroxyvitamin D deficiency and risk of MS among women in the Finnish Maternity Cohort
Kassandra L. Munger, Kira Hongell, Julia Aivo, Merja Soilu-Hänninen, Heljä-Marja Surcel, and Alberto Ascherio
Neurology Published online before print September 13, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004489

Fonte: Harvard T.H. Chan School of Public HealthECTRIMS Online Library. Ascherio A. Sep 16, 2016; 147045

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I tatuaggi rilasciano nanoparticelle pericolose.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Micro e nanoparticelle rilasciate dagli inchiostri usati per i tatuaggi viaggiano nel corpo e raggiungono i linfonodi. A dimostrarlo è il primo studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che fornisce dettagliate prove analitiche del trasporto nell’organismo di diversi pigmenti organici e inorganici e delle impurità, costituite anche da elementi tossici, presenti negli inchiostri.

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Translocation of tattoo particles from skin to lymph nodes. Upon injection of tattoo inks, particles can be either passively transported via blood and lymph fluids or phagocytized by immune cells and subsequently deposited in regional lymph nodes. After healing, particles are present in the dermis and in the sinusoids of the draining lymph nodes. Credits: C. Seim.

I ricercatori del Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians a Monaco di Baviera e la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble attraverso l’analisi con fluorescenza a raggi X di minuscoli campioni di pelle e di alcuni linfonodi, prelevati a un gruppo di volontari, hanno individuato la presenza di microparticelle e nanoparticelle di biossido di titanio nella pelle e di nanoparticelle nei linfonodi.

I pericoli derivanti dai tatuaggi sono stati finora studiati solo ricorrendo all’analisi in vitro degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione. Le misurazioni di fluorescenza a raggi X sull’ID21 hanno permesso al team di individuare il biossido di titanio nella gamma micro e nano nella pelle e nell’ambiente linfatico. Attraverso la tecnica della spettroscopia a infrarossi di trasformazione di Fourier è stato possibile anche valutare i cambiamenti biomolecolari nei tessuti in prossimità delle particelle del tatuaggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin
Ines Schreiver, Bernhard Hesse, Christian Seim, Hiram Castillo-Michel, Julie Villanova, Peter Laux, Nadine Dreiack, Randolf Penning, Remi Tucoulou, Marine Cotte & Andreas Luch
Scientific Reports 7, Article number: 11395, Published online: 12 September 2017

Fonte: European Synchrotron Radiation Facility (ESRF)

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