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Posts Tagged ‘sanità pubblica’

Scoperta molecola contro il raffreddore.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2018

Per la prima volta è stata trovata una molecola – denominata IMP-1088) – capace di combattere il comune virus del raffreddore . Ad affermarlo i ricercatori dell’Imperial College of London coordinati dal chimico prof. Edward Tate.

I primi test di laboratorio con cellule umane hanno dimostrato la capacità della molecola di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, e il team spera di passare agli esperimenti sugli animali e poi sugli umani. I risultati dei test iniziali sono pubblicati sulla rivista “Nature Chemistry“.

Il comune raffreddore è causato da una famiglia di virus con centinaia di varianti, rendendo quasi impossibile diventare immuni o vaccinarsi. Inoltre, i virus si evolvono rapidamente, il che significa che possono rapidamente ottenere resistenza ai farmaci.
Per questi motivi, la maggior parte dei rimedi contro il raffreddore si basa sul trattamento dei sintomi dell’infezione – come naso che cola, mal di gola e febbre – piuttosto che affrontare il virus stesso.

IMP-1088
The molecule (yellow) blocks human NMT (blue), essential for the virus to assemble the capsid ‘shell’ that encloses its RNA genome (green)

La proteina, che si trova nelle stesse cellule umane, si chiama Nmt (N-miristoriltransferasi): è preziosa per il virus, che in tutte le sue numerose versioni la utilizza per costruire lo scudo (capside) che gli permette di proteggere il suo materiale genetico quando invade la cellula. Bloccare la proteina, come fa la nuova molecola, significa quindi bloccare il virus.

Leggi asbtract dell’articolo:
Fragment-derived inhibitors of human N-myristoyltransferase block capsid assembly and replication of the common cold virus
Aurélie Mousnier, Andrew S. Bell, Dawid P. Swieboda, Julia Morales-Sanfrutos, Inmaculada Pérez-Dorado,…..Tobias J. Tuthill, Roberto Solari & Edward W. Tate
Nature Chemistry (2018) Published: 14 May 2018 doi:10.1038/s41557-018-0039-2

Fonte: Imperial College of London

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ASCO: linee guida sulle cure palliative.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) le linee guida pratiche sulle cure palliative globali.
Palliative-cure

Lo scopo di questa nuova linea guida stratificata per le risorse è quello di fornire una guida a medici e responsabili delle politiche sull’attuazione delle cure palliative in pazienti con cancro e ai loro assistenti in contesti di risorse limitate e si propone di integrare l’integrazione delle cure palliative nelle cure oncologiche standard.

Scarica e leggi il documento in full text:
Palliative Care in the Global Setting: ASCO Resource-Stratified Practice Guideline
Hibah Osman, Sudip Shrestha, Sarah Temin, Zipporah V. Ali, Rumalie A. Corvera, Henry D. Ddungu, Liliana De Lima, Maria Del Pilar Estevez-Diz, Frank D. Ferris, Nahla Gafer, Harmala K. Gupta, Susan Horton, Graciela Jacob, Ruinuo Jia, Frank L. Lu, Daniela Mosoiu, Christina Puchalski, Carole Seigel, Olaitan Soyannwo, and James F. Cleary
Journal of Global Oncology 2018 :4, 1-24

Fonte: American Society of Clinical Oncology (ASCO) l

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Nuovo antibiotico contro le infezioni resistenti.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

E’ disponibile anche in Italia il farmaco, commercializzato con il marchio Zavicefta (un farmaco che combina i due principi ceftazidime e avibactam), contro i batteri multiresistenti.

La disponibilità di ceftazidima/avibactam riveste una fondamentale importanza – dichiara Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) – si tratta di un nuovo antibiotico di cui avevamo estrema necessità, perchè attivo sulla famigerata Klebsiella resistente ai carbapenemici. Avere disponibile questa nuova opzione terapeutica per le infezioni da batteri Gram-negativi resistenti, tanto attesa dai clinici, può cambiare lo scenario”.


Un farmaco efficace nelle infezioni resistenti

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) nell’Annual Report 2016 ha definito ceftazidima/avibactam ‘terapia innovativa’ perché rappresenta una nuova opportunità di trattamento e un progresso per la salute pubblica. Ceftazidima e avibactam lavorano in sinergia: la reale innovazione terapeutica che caratterizza il nuovo antibiotico è proprio avibactam, capace di ripristinare e ampliare l’azione anti-infettiva di ceftazidima contro i patogeni Gram-negativi.

Il farmaco è prodotto dalla società Pfizer, in regime di rimborsibilità.

Foglio illustrativo Zavicefta: informazioni per l’utilizzatore

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Iss: Notiziario febbraio 2018.

Posted by giorgiobertin su aprile 21, 2018

E’ stato pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità il Notiziario Volume 31, n. 2, febbraio 2018. I contenuti:

Lo studio epidemiologico “MASTERY” sui pazienti con epilessia afferenti agli IRCCS italiani.
Convegno. I progetti ISS-Regioni per migliorare l’assistenza alla nascita in Italia.
Registri dei dispositivi impiantabili: un sistema per tutelare la salute dei pazienti. Il modello RIAP.
BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).
notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 31, n. 2 febbraio 2018

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Privazione del sonno collegato al rischio di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su aprile 20, 2018

Perdere anche solo 1 notte di sonno può portare ad un immediato aumento di beta-amiloide, ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, National Institutes of Health, Bethesda, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

beta-amyloid-brain-regions
Brain imaging after one night of sleep deprivation revealed beta-amyloid accumulation in the hippocampus and thalamus, regions affected by Alzheimer’s disease; Proceedings of the National Academy of Sciences

Per comprendere il possibile legame tra l’accumulo di beta-amiloide e il sonno, i ricercatori hanno usato la tomografia a emissione di positroni (PET) per analizzare il cervello di 20 soggetti sani, di età compresa tra 22 e 72 anni, dopo una notte di sonno riposato e dopo la privazione del sonno.
I risultati hanno mostrato aumenti di beta-amiloide di circa il 5% dopo aver perso una notte di sonno nel talamo e nell’ippocampo, regioni particolarmente vulnerabili ai danni nelle prime fasi della malattia di Alzheimer.

Anche se il nostro campione era piccolo, questo studio ha dimostrato l’effetto negativo della privazione del sonno sul carico di beta-amiloide nel cervello umano”, ha detto il prof. Ehsan Shokri-Kojori.
È anche importante notare che il legame tra i disturbi del sonno e il rischio di Alzheimer è considerato da molti scienziati bidirezionale, poiché l’elevata beta-amiloide può anche portare a disturbi del sonno.

Leggi abstract dell’articolo:
β-Amyloid accumulation in the human brain after one night of sleep deprivation
Ehsan Shokri-Kojori, Gene-Jack Wang, Corinde E. Wiers, Sukru B. Demiral, Min Guo, Sung Won Kim, Elsa Lindgren, Veronica Ramirez, Amna Zehra, Clara Freeman, Gregg Miller, Peter Manza, Tansha Srivastava, Susan De Santi, Dardo Tomasi, Helene Benveniste and Nora D. Volkow
PNAS April 9, 2018. 201721694; published ahead of print April 9, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1721694115

Fonte:  National Institutes of Health

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NICE: Linee guida sull’organizzazione della medicina d’urgenza.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2018

Sono state pubblicate a cura del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) le linee guida sull’organizzazione e la fornitura di cure mediche d’urgenza per le persone di età superiore ai 16 anni nella comunità e in ospedale.

NICE-94

Il documento mira a ridurre la necessità di ricoveri ospedalieri fornendo una formazione avanzata ai paramedici e fornendo alternative alla comunità per le cure ospedaliere. Promuove anche un’assistenza di buona qualità in ospedale e il lavoro congiunto tra servizi sanitari e sociali.
La linea guida include raccomandazioni su:

  • primi punti di contatto con i servizi di emergenza e di cura acuta
  • alternative all’assistenza ospedaliera
  • servizi all’interno degli ospedali
  • turni di reparto, trasferimenti e scarichi
  • monitoraggio e gestione della capacità del letto d’ospedale

Scarica e leggi il documento in full text:
Emergency and acute medical care in over 16s: service delivery and organisation
NICE guideline Published: 28 March 2018 nice.org.uk/guidance/ng94

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Creata pillola anticoncezionale senza ormoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

I ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma hanno creato un nuovo contraccettivo femminile che non usa gli ormoni ma una sostanza naturale che viene dai crostacei. E’ infatti sul chitosano, una sostanza prodotta dai gusci esterni dei granchi, dei gamberi e delle aragoste, che si potrà concentrare una nuova tecnica anticoncezionale.


The distribution of chitosan over a mucin drop is shown in flourescence. (Image: Thomas Crouzier)

I ricercatori hanno scelto il chitosano, un polisaccaride derivato dalla chitina. La quale è una sostanza che si sviluppa nei gusci esterni dei crostacei, come i gamberi che per i paesi nordici è facile procurarsi in quantità industriali a prezzo modico, e la sostanza agisce a livello della cervice. Dove la mucosa solitamente impervia all’ingresso dell’utero si allenta naturalmente durante l’ovulazione, permettendo al liquido seminale maschile di fecondare gli ovuli. Ma il polimero potrebbe impedire la fecondazione senza appunto indurre disturbi, dolori o altri effetti collaterali.

L’idea infatti è quella di sviluppare un prodotto composto da una capsula vaginale che si dissolve rapidamente e che va a modificare lo strato di muco superficiale, creando una sorta di barriera. I ricercatori hanno anche lavorato per migliorare le altre proprietà delle mucose, come la lubrificazione e l’idratazione.
Il nuovo preparato non interviene sul processo ormonale e dunque non causa effetti collaterali.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Biomacromolecules” dell’American Chemical Society.

Scarica e leggi il full text:
Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans
Sujit Kootala, Luimar Filho, Vaibhav Srivastava, Victoria Linderberg, Amani Moussa, Laurent David, Stéphane Trombotto, and Thomas Crouzier
Biomacromolecules 2018 19 (3), 872-882 DOI: 10.1021/acs.biomac.7b01670

Fonte: Kungliga Tekniska Högskolan in Stockholm.

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ERN: le reti di riferimento europee sulle malattie rare.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2018

Le reti di riferimento europee (ERN) sono reti virtuali che riuniscono prestatori di assistenza sanitaria di tutt’Europa. Il loro obiettivo è affrontare le malattie complesse o rare o le patologie che richiedono un trattamento altamente specializzato e una concentrazione di conoscenze e risorse. Per vagliare la diagnosi e il trattamento di un paziente i coordinatori delle ERN convocano un consulto “virtuale” di medici specialisti di diverse discipline usando un’apposita piattaforma informatica e strumenti di telemedicina.

Attualmente sono attive 24 ERN tematici che coinvolgono oltre 900 equipe mediche in oltre 300 ospedali di 25 paesi dell’UE, oltre alla Norvegia.


ern videoclip

Sono istituite in base alla direttiva UE sui diritti dei pazienti sani (2011/24/UE), che facilita l’accesso dei pazienti a informazioni sanitarie e aumenta così l’accesso alle informazioni in materia di assistenza sanitaria. opzioni di trattamento.

All’interno delle 24 reti ERNs segnaliamo ERN-EYE, una rete europea di riferimento dedicata alle malattie rare dell’occhio.
Le rare malattie dell’occhio sono molto eterogenee e rappresentano la prima causa di disfunzione visiva o cecità nei bambini e nei giovani adulti. Nonostante un progresso indiscutibile, molte barriere restringono ancora l’accesso alla diagnosi precoce, alla cura del paziente e alla ricerca. Gli esperti europei hanno deciso di unire le forze attraverso una rete europea di riferimento.

Accedi a ERN-EYE  ( Scheda informativa – Sito Web )

Elenco delle 24 ERN

Per maggiori informazioni:
Politica dell’UE sulle malattie rare

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I grassi vegetali aiutano a vivere più a lungo.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Una dieta ricca di grassi monoinsaturi (monounsaturated fatty acid(MUFA)) a base vegetale è legata ad un minor rischio di morte per malattie cardiache e altre cause. Al contrario, se i grassi monoinsaturi provengono da fonti animali, il collegamento è un rischio più elevato di morte per malattie cardiache e altre cause.
Sono questi i risultati di un’analisi di due ampi studi che hanno raccolto informazioni da più di 93.000 uomini e donne su una media di 22 anni, condotta dai ricercatori del Harvard TH Chan School of Public Health Boston. Le pubblicazioni sulle riviste “Circulation” e “The American Journal of Clinical Nutrition“.

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I nostri risultati sottolineano l’importanza della fonte e della quantità di acidi grassi monoinsaturi nella dieta – dovremmo mangiare più acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali e meno acidi grassi monoinsaturi da fonti animali” – afferma il prof. Qi Sun del Departments of Nutrition and Epidemiology, Harvard TH Chan School of Public Health, Boston, MA.

Va notato che questi risultati provengono da un’analisi di dati osservativi che è solo in grado di determinare i collegamenti tra i tipi di grassi monoinsaturi e il rischio di morte.

Leggi gli abstracts dei documenti:
Abstract MP40: Associations of Monounsaturated Fatty Acids From Plant and Animal Sources With Total and Cardiovascular Mortality Risk
Marta Guasch, Geng Zong, Walter Willett, Peter Zock, Anne Wanders, Frank Hu, Qi Sun
Circulation. 2018;137:AMP40

Monounsaturated fats from plant and animal sources in relation to risk of coronary heart disease among US men and women
Geng Zong; Yanping Li; Laura Sampson; Lauren W Dougherty; Walter C Willett …
The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 107, Issue 3, 1 March 2018, Pages 445–453, https://doi.org/10.1093/ajcn/nqx004

Fonte: Harvard TH Chan School of Public Health Boston

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I farmaci da utilizzare nelle cure palliative.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Le cure palliative mirano a garantire il controllo dei sintomi e la miglior qualità di vita possibile per i pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più ai trattamenti specifici.

cure-palliative

L’Agenzia Italiana del Farmaco e la Società Italiana di Cure Palliative hanno redatto due documenti che raccolgono le evidenze scientifiche disponibili a supporto dell’impiego off-label dei medicinali più frequentemente utilizzati nell’ambito delle cure palliative.

Nello specifico si tratta di 10 farmaci impiegati off-label routinariamente nelle cure palliative in età pediatrica e di 8 utilizzati con le stesse finalità nell’adulto.

Scarica e leggi i documenti:

Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco

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Alti livelli di vitamina D proteggono dal cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2018

Alti livelli di vitamina D possono essere collegati a un minor rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro, tra cui il cancro del fegato. Ad affermarlo un ampio studio condotto su adulti giapponesi e pubblicato sul “British Medical Journal“.

VitaminD

Sono stati analizzati i dati dello studio giapponese JPHC (Japan Public Health Centre), che ha coinvolto 33.736 partecipanti di età compresa tra 40 e 69 anni. I livelli più alti di vitamina D sono stati in particolare associati a un rischio relativo inferiore del 30-50% di cancro al fegato, con un’associazione più evidente negli uomini rispetto alle donne. Nessuna associazione è stata invece trovata per il cancro del polmone o della prostata.

Gli autori affermano che le loro scoperte supportano la teoria che la vitamina D possa proteggere dal rischio di cancro, ma che potrebbe esserci un livello di vitamina D oltre al quale non si verifica più un effetto protettivo. “Saranno necessari ulteriori studi per chiarire le concentrazioni ottimali per la prevenzione del cancro” concludono i ricercatori.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Plasma 25-hydroxyvitamin D concentration and subsequent risk of total and site specific cancers in Japanese population: large case-cohort study within Japan Public Health Center-based Prospective Study cohort.
Budhathoki S, Hidaka A, Yamaji T, Sawada N, Tanaka-Mizuno S, Kuchiba A, Charvat H, Goto A, Kojima S, Sudo N, Shimazu T, Sasazuki S, Inoue M, Tsugane S, Iwasaki M; Japan Public Health Center-based Prospective Study Group.
BMJ. 2018 Mar 7;360:k671.  doi: 10.1136/bmj.k671.

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FDA approva un nuovo trattamento per l’HIV.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Trogarzo (ibalizumab-uiyk), un nuovo antiretrovirale per i pazienti adulti affetti da HIV già trattati in precedenza con le terapie attualmente disponibili ma senza successo (HIV multiresistente, MDR HIV).


Trogarzo (ibalizumab). Mechanism of Action. TaiMed Biologics/Theratechnologies

La sicurezza e l’efficacia di Trogarzo sono state valutate in uno studio clinico condotto su 40 pazienti con HIV multiresistente, molti dei quali erano stati precedentemente trattati con 10 o più farmaci antiretrovirali.
Il medicinale viene somministrato per via endovenosa una volta ogni 14 giorni e utilizzato in combinazione con altri farmaci antiretrovirali (video).

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new HIV treatment for patients who have limited treatment options

Trogarzo

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Iss: Notiziario gennaio 2018.

Posted by giorgiobertin su marzo 10, 2018

E’ stato pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità il Notiziario Volume 31, n. 1, gennaio 2018. I contenuti:

  • L’Italia come modello per l’Europa e per il mondo nelle politiche sanitarie per il trattamento dell’epatite cronica da HCV.
  • Convegno. Venti anni dalla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina.
  • Da Lampedusa al Museo dell’ISS, insieme ai migranti per parlare di salute.
  • BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario Volume 31, n. 1, gennaio 2018

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L’inquinamento modifica il DNA e scatena le malattie.

Posted by giorgiobertin su marzo 10, 2018

Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente possono ‘prendere il controllo’ del Dna, accendendo in questo modo alcuni geni piuttosto che altri e scatenando malattie cardiache e respiratorie. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, ed è stata condotta in Canada, dal gruppo dell’Ontario Institute for Cancer Research, guidato dal prof. Philip Awadalla.

inquinamento

I ricercatori hanno trovato prove evidenti del fatto che le esposizioni ambientali, incluso l’inquinamento atmosferico, influenzano le espressioni geniche associate a malattie respiratorie molto più che l’ascendenza genetica. Dall’analisi del Dna raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. Lo studio canadese ha analizzato oltre 1,6 milioni di punti dati da campioni biologici, questionari sulla salute e set di dati ambientali, rendendolo uno dei più vasti di sempre per esaminare la relazione tra espressione genica e stimoli ambientali.

Il nostro studio mostra come sia possibile utilizzare l’ampia portata e la scala dei dati in uno dei più grandi studi di coorte del Canada per capire meglio come i nostri geni interagiscono con le esposizioni ambientali e modellano la salute individuale“, dice il prof. Awadalla.

Segnaliamo anche uno studio condotto nei Paesi Bassi ha collegato l’esposizione all’inquinamento atmosferico residenziale durante la vita fetale con anomalie cerebrali che possono contribuire a compromettere la funzione cognitiva nei bambini in età scolare. Lo studio, pubblicato su “Biological Psychiatry“, riporta che i livelli di inquinamento atmosferico correlati alle alterazioni del cervello erano inferiori a quelli considerati sicuri.

Leggi il full text dell’articolo:
Gene-by-environment interactions in urban populations modulate risk phenotypes
Marie-Julie Favé, Fabien C. Lamaze, David Soave, Alan Hodgkinson, Héloïse Gauvin, Vanessa Bruat, Jean-Christophe Grenier, Elias Gbeha, Kimberly Skead, Audrey Smargiassi, Markey Johnson, Youssef Idaghdour & Philip Awadalla
Nature Communications volume 9, Article number: 827 Published online: 06 March 2018 doi:10.1038/s41467-018-03202-2

Accesso controllato a dati di coorte e campioni biologici è disponibile per i ricercatori attraverso il portale dati CPTP e CARTaGENE.

Fonte: Ontario Institute for Cancer Research

Air pollution exposure during fetal life, brain morphology, and cognitive function in school-age children
Mònica Guxens, MD’Correspondence information about the author MD Mònica GuxensEmail the author MD Mònica Guxens, Małgorzata J. Lubczyńska, MSc, Ryan Muetzel, PhD, Albert Dalmau-Bueno, MPH, Vincent W.V. Jaddoe, MD, Gerard Hoek, PhD, Aad van der Lugt, MD, Frank C. Verhulst, MD, Tonya White, MD, Bert Brunekreef, PhD, Henning Tiemeier, MD, Hanan El Marroun, P
Biological Psychiatry DOI: https://doi.org/10.1016/j.biopsych.2018.01.016

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ACP: Linee guida sui livelli della glicemia nel Diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 7, 2018

L’American College of Physicians ha sviluppato una nuova dichiarazione di orientamento per guidare i medici nella selezione degli obiettivi per il trattamento farmacologico del diabete di tipo 2.

type-2-diabetes

Glucose level blood test

Una volta diagnosticato il diabete di tipo 2, i pazienti sono spesso invitati ad eseguire quello che è noto come test dell’emoglobina glicata (HbA1c) al fine di mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.
Rispetto alle linee guida esistenti i ricercatori hanno rilevato che “il trattamento con farmaci a target del 7% o inferiore rispetto agli obiettivi di circa l’8% non riduceva i decessi o macrovascolari complicazioni come infarto o ictus, ma causano danni sostanziali“.

Riducendo gli interventi farmacologici per i pazienti con livelli di A1C persistentemente inferiori al 6,5 per cento“, afferma il prof.Ende, “si ridurranno inutili danni, oneri e costi di farmaci senza incidere negativamente sul rischio di morte, infarti, ictus, insufficienza renale, amputazioni, menomazione o neuropatia dolorosa.

Sebbene la dichiarazione di orientamento dell’ACP si concentri sulla terapia farmacologica per controllare lo zucchero nel sangue, un obiettivo di trattamento più basso è appropriato se può essere raggiunto con una dieta e modifiche dello stile di vita come esercizio fisico, cambiamenti nella dieta e perdita di peso.” afferma il prof. Jack Ende.

Scarica e leggi il docuemnto in full text:
Hemoglobin A1c Targets for Glycemic Control With Pharmacologic Therapy for Nonpregnant Adults With Type 2 Diabetes Mellitus: A Guidance Statement Update From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Timothy J. Wilt, MD, MPH; Devan Kansagara, MD, MCR; Carrie Horwitch, MD, MPH; Michael J. Barry, MD; Mary Ann Forciea, MD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 6 March 2018] doi: 10.7326/M17-0939

Articoli correlati:
Oral Pharmacologic Treatment of Type 2 Diabetes Mellitus: A Clinical Practice Guideline Update From the American College of Physicians
Annals of Internal Medicine; 166 (4): 279-290

Glycemic Control and Type 2 Diabetes Mellitus: The Optimal Hemoglobin A1c Targets. A Guidance Statement from the American College of Physicians
Annals of Internal Medicine; 147 (6): 417-422

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Linee guida sulla gestione della dipendenza da oppioidi.

Posted by giorgiobertin su marzo 6, 2018

Una nuova linea guida canadese per la gestione dei disturbi da uso di oppioidi, inclusa la raccomandazione per il trattamento con agonisti oppioidi come buprenorfina-naloxone è stata pubblicata sulla rivista CMAJ (Canadian Medical Association Journal).

CMAJ9

Il trattamento con agonisti degli oppioidi con buprenorfina-naloxone è raccomandato come trattamento di prima linea a causa della loro maggiore sicurezza, incluso un minore rischio di sovradosaggio e un minore rischio di soppressione della respirazione; facilità d’uso, flessibilità di dosaggio; e sintomi di astinenza più lievi se si interrompe il trattamento, rendendolo una scelta migliore per le persone con una dipendenza da oppioidi lieve.
Iniziare il trattamento con agonisti degli oppiacei con metadone quando il buprenorfina-naloxone non è l’opzione consigliata.

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of opioid use disorders: a national clinical practice guideline
Julie Bruneau, Keith Ahamad, Marie-Ève Goyer, Ginette Poulin, Peter Selby, Benedikt Fischer, T. Cameron Wild and Evan Wood; on behalf of the CIHR Canadian Research Initiative in Substance Misuse
CMAJ March 05, 2018 190 (9) E247-E257; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.170958

See related article at www.cmaj.ca/lookup/doi/10.1503/cmaj.180209

Link  per i podcast:

Inglese: https: / / soundcloud. it / cmajpodcasts / 170958-guide-ita

Francese: https: / / soundcloud. it / cmajpodcasts / 170958-guide-fre

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La carne rossa aumenta il rischio di diverticoli negli uomini.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Il consumo di carne rossa, in particolare di quella non lavorata, si associa a un aumento del rischio di diverticolite. Il rischio si riduce sostituendo una porzione al giorno di carne rossa non lavorata con pollame o pesce.
Ad affermarlo uno studio prospettico condotto su 46.461 uomini arruolati nell’Health Professionals Follow-Up Study (1986–2012) da parte del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, Massachusetts, USA, che ha analizzato il consumo di carne (carne rossa totale, carne rossa non trasformata, carne rossa lavorata, pollame e pesce) ed il rischio di diverticolite.

diverticulitis   meat-intake

Le persone che seguivano una dieta vegetariana erano troppo poche per poter giungere a conclusioni sugli effetti di questo tipo di alimentazione sulla diverticolite.

Leggi il full text dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men

Cao Y, Strate LL, Keeley BR, et al.
Gut 2018;67:466-472 http://dx.doi.org/10.1136/gutjnl-2016-313082

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L’alcol in eccesso: principale fattore di rischio per la demenza.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2018

I disturbi legati all’alcol sono i più importanti fattori di rischio prevenibili per l’insorgenza di tutti i tipi di demenza, in particolare la demenza ad esordio precoce.
A stabilire l’associazione un ampio studio osservazionale francese a livello nazionale, pubblicato sulla rivista “The Lancet Public Health“, su oltre un milione di adulti che ha attribuito la maggioranza dei casi di demenza prematura al consumo eccessivo cronico di alcolici.

Senior drinking

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il bere cronico pesante un consumo di più di 60 grammi di alcol puro in media al giorno per gli uomini (4-5 bevande standard) e 40 grammi (circa 3 bevande standard) al giorno per le donne.

Dai risultati è emerso “che il consumo eccessivo di alcool e alcolici in genere sono i fattori di rischio più importanti per la demenza e particolarmente importanti per quei tipi di demenza che iniziano prima dei 65 anni e che portano a morti premature“, afferma il direttore dell’Istituto CAMH (Centre for Addiction and Mental Health, Toronto, Canada) per la ricerca sulla politica di salute mentale prof. Jürgen Rehm.

Gli autori hanno anche osservato che solo i casi più gravi di disturbo da uso di alcol – quelli che comportano il ricovero in ospedale – sono stati inclusi nello studio. Ciò potrebbe significare che l’associazione tra alcol cronico e la demenza potrebbe essere ancora più forte.

Leggi il full text dell’articolo:
Contribution of alcohol use disorders to the burden of dementia in France 2008–13: a nationwide retrospective cohort study
Michaël Schwarzinger, Bruce G Pollock, Omer S M Hasan, Carole Dufouil, Jürgen Rehm, for the QalyDays Study Group
Lancet Public Health 2018 Published Online February 20, 2018 http://dx.doi.org/10.1016/S2468-2667(18)30022-7

Fonte: Centre for Addiction and Mental Health, Toronto, Canada

 

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Creato display ultrasottile che mostra l’elettrocardiogramma sulla pelle.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Un nuovo display ultrasottile ed elastico che si adatta perfettamente alla pelle può mostrare la forma d’onda in movimento di un elettrocardiogramma registrato da un sensore di elettrodi posto sulla pelle. Combinato con un modulo di comunicazione wireless, questo sistema di sensori biomedici integrato, denominato “skin electronics“, può trasmettere i dati biometrici al cloud (video).


Japan team builds second skin message display

Il professor Takao Someya presso la Graduate School of Engineering dell’Università di Tokyo, ha presentato il nuovo display indossabile all’Annas Meeting annuale di Austin, in Texas, il 17 febbraio.

I ricercatori ritengono che la “skin eletronics” sia un sistema di monitoraggio della salute non invasivo per gli anziani o infermi, con i medici o sanitari in grado di monitorare da remoto le condizioni di chi lo indossa.

Il display per la pelle è costituito da un array di micro LED 16 x 24 e cavi estensibili montati su una gomma foglio. “Il display sulla nostra pelle mostra una grafica semplice con movimento”, afferma il professor Someya. “Poiché è realizzato con materiali sottili e morbidi, può essere deformato liberamente.
Il display è estensibile fino al 45 percento della sua lunghezza originale.

Il patch può essere allungato fino ad un massimo del 45% della sua lunghezza originale ed è progettato per essere molto più resistente all’usura ed allo strappo rispetto agli schermi precedenti. Il nuovo display ultrasottile può essere indossato sulla pelle ininterrottamente per una settimana senza causare alcuna infiammazione (video).
L’Università di Tokyo e la giapponese Dai Nippon Printing sperano di iniziare a produrre il patch in massa entro i prossimi tre anni, con maggiore affidabilità e capacità di coprire aree più vaste.

Fonte: Graduate School of Engineering University of Tokyo

Scientific Session: “Biomedical Sensors: Advances in Health Monitoring and Disease Treatment

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Dottoremaeveroche: Il sito della Fnomceo per la buona informazione sulla salute.

Posted by giorgiobertin su febbraio 19, 2018

E’ online Dottoremaeveroche, il nuovo sito della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, all’indirizzo www.dottoremaeveroche.it. Il sito si propone di essere una sorta di ‘argine’ alle fake news, dando un contributo di certezza basato sulle evidenze scientifiche.

dottoremaeveroche

Il nuovo portale aiuterà i cittadini ad avere risposte affidabili a quelle tante domande su cui spesso cercano risposte su siti, tv o giornali non sempre attendibili. Il presidente Filippo Anelli: “In un mondo dove la gente rischia di rimanere vittima di fake news, vogliamo dare un contributo di certezza partendo dalle evidenze scientifiche“.

Dottoremaeveroche si compone di una sezione contro le fake news, dedicata al cittadino, e di una sezione dedicata agli operatori con un vero e proprio “kit di primo soccorso comunicativo” composto da infografiche e brevi clip, da condividere con il proprio paziente durante la spiegazione di determinati argomenti.

Accedi al portale: Dottoremaeveroche

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Il mais OGM non fa male alla salute.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2018

Uno studio pubblicato su “Scientific Reports” e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, ha analizzato i dati sulle colture Ogm dal loro inizio (1996) fino al 2016, in Europa, Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa e Australia. Dai risultati è emerso che il mais Ogm, ovvero geneticamente modificato, non è rischioso per la salute umana.

Gli autori hanno paragonato le varietà transgeniche con le non transgeniche, dimostrando che il mais Ogm è più produttivo dell’altro (tra il 5,6 e il 24,5%), non ha effetto sugli organismi “non-target” (cioè non bersagli della modificazione genetica), riduce gli insetti dannosi ai raccolti e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nei chicchi.

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Questa analisi fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente” dice la prof.ssa Laura Ercoli, coordinatrice della ricerca. “Lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione “politica” dei medesimi” e riteniamo che il lavoro permetta di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate“.

Per organismo geneticamente modificato si intende un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (Dna) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica. L’applicazione delle biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio da batteri a piante. Gli Ogm attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante (per es. mais, soia, colza, cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.

Scarica e leggi il documento in  full text:
Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data
Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti & Laura Ercoli
Scientific Reportsvolume 8, Article number: 3113 doi:10.1038/s41598-018-21284-2 Published online: 15 February 2018

Fonte:  Scuola Superiore Sant’Anna  – Università di Pisa,

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Inquinamento atmosferico possibile causa della fibrosi polmonare idiopatica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2018

L’inquinamento atmosferico potrebbe favorire l’insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Centro Studi Sanità Pubblica dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, Gruppo MultiMedica in collaborazione con l’Università di Harvard.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “European Respiratory Journal“.

   

I ricercatori hanno valutato l’associazione tra esposizione cronica a biossido di azoto, ozono e PM10 e l’incidenza di fibrosi polmonare idiopatica nel Nord Italia tra il 2005 e il 2010. I risultati hanno mostrato che i soggetti esposti a una concentrazione più alta di biossido di azoto avevano un rischio maggiore di sviluppare fibrosi polmonare idiopatica. Un incremento di 10 microgrammi per metro cubo nella concentrazione di biossido di azoto, infatti, è stato associato a un aumento tra il 7,93% e l’8,41% nel tasso di incidenza della malattia a seconda della stagione, tasso che è risultato ancora più elevata dove i livelli del gas hanno superato i 40 microgrammi per metro cubo.

Questo lavoro è la prosecuzione di un primo studio epidemiologico, attuato dallo stesso gruppo di ricercatori, che aveva mappato i casi di IPF in Lombardia, pubblicato l’anno scorso su PLOS ONE (DOI:10.1371/journal.pone.0147072) .

Leggi abstract dell’articolo:
The association between air pollution and the incidence of idiopathic pulmonary fibrosis in Northern Italy
Sara Conti, Sergio Harari, Antonella Caminati, Antonella Zanobetti, Joel D. Schwartz, Pietro A. Bertazzi, Giancarlo Cesana, Fabiana Madotto
European Respiratory Journal Jan 2018, 51 (1) 1700397; DOI: 10.1183/13993003.00397-2017

Epidemiology of Idiopathic Pulmonary Fibrosis in Northern Italy
Harari S, Madotto F, Caminati A, Conti S, Cesana G.
PLOS ONE February 3, 2016. DOI:10.1371/journal.pone.0147072

Fonte: Università di Milano-Bicocca

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OMS: Rapporto sulle infezioni resistenti agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su gennaio 30, 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia l’allarme sull’aumento delle infezioni resistenti agli antibiotici. Secondo il primo rapporto dell’Oms sulla sorveglianza dell’antibioticoresistenza del sistema Global Antimicrobial Surveillance System (Glass), nel mondo si contano almeno mezzo milione di casi, ma la stima è molto inferiore ai dati reali.

Secondo il rapporto, i batteri resistenti più comunemente riportati sono Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae e Salmonella spp.
L’Italia, che presto dovrebbe aderire al programma Glass, è ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici negli animali e al secondo posto per consumo nell’uomo, oltre a essere tra i Paesi con la prevalenza maggiore di ceppi resistenti (Escherichia Coli, Klebsiella Pneumoniae, Staphylococcus Aureus), che si è attestata tra il 25% e il 50% nel 2015.

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Secondo quanto già riferito dall’Oms, la resistenza agli antibiotici è una delle principali minacce alla salute pubblica e, se non si troverà un rimedio a questo, da qui al 2050 i “superbatteri”, saranno responsabili di almeno 10 milioni di decessi all’anno nel mondo, più di quelli dovuti al cancro. Ma già nel 2025 nella sola Europa si prevedono un milione di morti per la resistenza agli antibiotici, per questo servono urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e soprattutto a disposizione di tutti.

Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell’entità della resistenza antimicrobica. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale“, afferma il prof. Carmem Pessoa-Silva, che coordina il sistema di sorveglianza Glass.

IL progetto GLASS alla fine incorporerà informazioni provenienti anche da altri sistemi di sorveglianza correlati alla resistenza antimicrobica nell’uomo, come nella catena alimentare, il monitoraggio del consumo di antimicrobici. Tutti i dati prodotti da GLASS sono disponibili gratuitamente online e verranno aggiornati regolarmente.

Scarica e leggi il rapporto in full text:
Global antimicrobial resistance surveillance system (GLASS) report
Early implementation 2016-2017
Publication date: 29 January 2018
Languages: English
ISBN: 978-92-4-151344-9

Fonte: Whonews release – Pharmastar

Portale GLASS

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Janssen DiseaseLens: confronta i dati epidemiologici rapidamente e gratuitamente.

Posted by giorgiobertin su gennaio 23, 2018

Janssen DiseaseLens: confronta i dati epidemiologici per 30 malattie in 48 paesi, in modo rapido e gratuito. E’ uno strumento di ricerca interattivo per mettere a fuoco i dati chiave sulle malattie in tutto il mondo.

DiseaseLens consente di scegliere tra più punti di accesso per cercare, confrontare e condividere dati per paese, malattia e parola chiave.


Janssen DiseaseLens™ – Mobile App

E’ un’applicazione web che offre la possibilità di analizzare, da un’unica dashboard, i dati più completi sulle malattie più diffuse tra cui: tubercolosi (TB), diabete, epatite C, HIV, Schizofrenia, depressione, morbo di Alzheimer, psoriasi, colite ulcerosa, morbo di Crohn, mieloma multiplo e linfoma a cellule del mantello, così come forme diffuse di cancro come la prostata, la leucemia linfatica cronica e altro ancora.

I dati inclusi nel database DiseaseLens sono regolarmente aggiornati e provengono da tutte le fonti pubbliche più credibili tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Commissione Europea.

Janssen DiseaseLens è ora disponibile anche come app mobile per dispositivi iOS e Android. Puoi scaricarlo da iTunes App Store o Google Play. Basta digitare “DiseaseLens” nella barra di ricerca e scaricarlo gratuitamente.

Accedi al portale: http://www.diseaselens.com/

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Dislipidemia: linee guida a confronto sull’uso delle statine.

Posted by giorgiobertin su gennaio 22, 2018

E’ stato pubblicato sulla rivista “Annals of Internal medicine” uno studio osservazionale sul confronto delle diverse linee guida sull’uso delle statine nella gestione della dislipidemia.

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I ricercatori hanno evidenziato che la percentuale di eventi cardiovascolari aterosclerotici potenzialmente evitabili con l’uso di statine su 10 anni, assumendo una riduzione del 50% del colesterolo LDL, fosse del 34% con le linee guida canadesi e statunitensi, del 32% con quelle di NICE, del 27% con le indicazioni USPSTF e solo del 13% con le raccomandazioni ESC/EAS.

Scarica e leggi il documento in full text:
Comparison of Five Major Guidelines for Statin Use in Primary Prevention in a Contemporary General Population
Martin Bødtker Mortensen, MD, PhD; Børge Grønne Nordestgaard, MD, DMSc
Ann Intern Med. 2018 Jan 16;168(2):85-92. doi: 10.7326/M17-0681. Epub 2018 Jan 2.

Fonte: Doctor33.it

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