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Posts Tagged ‘sanità pubblica’

Tossine cancerogene trovate nell’estratto della cannabis.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2017

I ricercatori dell’Portland State University hanno trovato benzene e altre sostanze chimiche che potrebbero causare il cancro nel vapore prodotto dall’olio di hashish, un estratto della cannabis. Questo olio di hashish è estratto tramite butano un solvente fortemente infiammabile e potenzialmente esplosivo.

Data la diffusa legalizzazione della marijuana negli USA, ed ora anche in altri paesi, è indispensabile studiare la tossicologia dei prodotti estratti per guidare la politica futura“, ha dichiarato il professore Rob Strongin.

olio-di-cannabis

Strongin e il suo team hanno analizzato il profilo chimico dei terpeni, gli oli profumati della marijuana e di altre piante, evaporandoli con la stessa procedura usata dall’utente nel vaporizzare l’olio di hashish.

I terpeni sono utilizzati anche in liquidi per le sigarette elettroniche. Esperimenti precedenti da Strongin e i suoi colleghi avevano trovato sostanze chimiche tossiche nel vapore di sigaretta elettronica quando i dispositivi sono utilizzati a temperature elevate.

Gli esperimenti hanno evidenziato il rilascio di un prodotto il benzene – un noto cancerogeno – a livelli molto diversi dall’aria dell’ambiente, sono stati trovati anche livelli elevati di metacroleina, una sostanza chimica simile all’acroleina, un altro cancerogeno.
I risultati sono riportati sulla rivista ACS Omega un giornale dell’American Chemical Society.

Leggi abstract dell’articolo:
Toxicant Formation in Dabbing: The Terpene Story
Jiries Meehan-Atrash, Wentai Luo, and Robert M. Strongin
ACS Omega 2017 2 (9), 6112-6117 DOI: 10.1021/acsomega.7b01130

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Nuovi LEA 2017: Guida alle esenzioni per le malattie rare.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2017

L’Osservatorio Malattie Rare (OMAR), in collaborazione con Orphanet-Italia, ha realizzato una Guida alle nuove esenzioni: uno strumento pratico destinato ai pazienti, alle ASL e, più in generale, a quanti operano nel mondo sanitario, per orientarsi nelle innovazioni introdotte dai LEA 2017 attraverso l’elenco ragionato dei nuovi codici, l’elenco completo in ordine alfabetico di tutte le patologie esenti e tutte le indicazioni per ottenere l’esenzione. La Guida descrive inoltre brevemente le nuove malattie rare esenti e offre alcune indicazioni per l’ottenimento degli altri benefici, di natura economica e non economica, ai quali i malati rari possono accedere in base alla normativa vigente.

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L’elenco, completamente riorganizzato dal punto di vista dei codici, della nomenclatura e delle patologie, introduce 134 nuovi codici di esenzione, che fanno riferimento ad un totale di 201 malattie.

Scarica e leggi la guida:
Malattie rare – Guida alle nuove esenzioni 2017

Fonte: Osservatorio Malattie Rare (OMAR)

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Iss: Notiziario luglio-agosto 2017.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 7-8 luglio-agosto 2017. I contenuti:

Le Infezioni Sessualmente Trasmesse: aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2015.
BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 30, n. 7-8 luglio-agosto 2017

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Livelli di magnesio e rischio demenza.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2017

Un nuovo studio pubblicato nella rivista “Neurology” suggerisce che entrambi i livelli molto elevati e molto bassi di magnesio possono mettere le persone a rischio di sviluppare la demenza.
I ricercatori dell’Università Erasmus Medical Center di Rotterdam, Paesi Bassi, coordinati dalla prof.ssa Kieboom, hanno misurato i livelli di magnesio nel sangue in 9.569 partecipanti di età media 64,9 anni. I partecipanti non hanno avuto demenza all’inizio dello studio, cioè tra il 1997 e il 2008. Sono stati seguiti clinicamente per 8 anni in media, fino al gennaio 2015.

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Durante il periodo di follow-up, 823 persone hanno sviluppato la demenza. Di questi, 662 sono stati diagnosticati con malattia di Alzheimer.
Per quanto riguarda i livelli di magnesio, sia quelli del gruppo alto che del basso avevano significativamente maggiori probabilità di sviluppare la demenza rispetto a quelli del gruppo medio.

I bassi livelli di magnesio si definiscono uguali o inferiori a 0,79 millimoli per litro e livelli elevati di magnesio sono stati definiti uguali o superiori a 0,90 millimoli per litro.

Se i risultati saranno confermati, i test del magnesio nel sangue potrebbero essere usati per esaminare le persone a rischio di demenza. “Poiché le attuali opzioni di trattamento e di prevenzione della demenza sono limitate, abbiamo urgente bisogno di identificare nuovi fattori di rischio per la demenza. Ridurre il rischio di demenza attraverso dieta o integratori, potrebbe essere molto utile” – afferma Kieboom.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum magnesium is associated with the risk of dementia
Brenda C.T. Kieboom, Silvan Licher, Frank J. Wolters, M. Kamran Ikram, Ewout J. Hoorn, Robert Zietse, Bruno H. Stricker, and M. Arfan Ikram
Neurology published ahead of print September 20, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004517: 1526-632X

Fonte:

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Global Burden of Disease Study 2016.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2017

Il Global Burden of Disease Study 2016 (GBD) realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) – una fondazione finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e dallo Stato di Washington – è lo studio epidemiologico osservazionale più completo prodotto a livello mondiale. Descrive la mortalità e la morbilità da malattie maggiori, lesioni e fattori di rischio alla salute a livello globale, nazionale e regionale. Esaminando le tendenze dal 1990 ad oggi e facendo confronti tra le popolazioni, è possibile capire le sfide mutevoli della salute che si affrontano in tutto il mondo nel 21° secolo.

Lancet Global Burden of Disease

Lo studio open access è stato pubblicato dalla rivista “The Lancet“. Il rapporto indica che l’aspettativa di vita media globale alla nascita oggi è di 75,3 anni per le donne e di 69,8 anni per gli uomini. Il Giappone ha la più alta speranza di vita per entrambi i sessi (83,9) e la più elevata per le donne (86,9), ma fra la popolazione maschile il record passa a Singapore (81,3). Il paese che ha invece l’aspettativa di vita più bassa è la Repubblica Centrafricana (50,2 anni).

C’è stato un aumento nel numero di decessi da conflitti e terrorismo, che ha raggiunto le 150.500 unità (+143 per cento sul 2006). per le malattie l’Alzheimer e altre demenze legate all’età mostrano una significativa tendenza all’aumento, la cui incidenza in Giappone e in Italia è addirittura raddoppiata rispetto alle aspettative di dieci anni fa.

Leggi uno degli articoli dello studio epidemiologico: Sustainable Development Goals
Measuring progress and projecting attainment on the basis of past trends of the health-related Sustainable Development Goals in 188 countries: an analysis from the Global Burden of Disease Study 2016
GBD 2016 SDG Collaborators, and others
The Lancet, Vol. 390, No. 10100 Published: September 12, 2017

Accedi allo studio: Global Burden of Disease Study (GBD)
Cause of Death
Mortality
Life Expectancy & Probability of Early Death
Sustainable Development Goals

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Confermato legame tra vitamina D e rischio di Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2017

Un importante studio genetico ha confermato il legame tra bassi livelli di vitamina D e maggior rischio di contrarre la sclerosi multipla.
Le donne che hanno una carenza di vitamina D potrebbero avere il 43% in più di probabilità di sviluppare la sclerosi multipla (MS) rispetto a quelle con livelli normali della vitamina. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, i cui risultati suggeriscono che la correzione di questa carenza, in particolare tra le giovani e le donne di mezza età, può ridurre il rischio.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Neurology“.

vitaminaD

Lo studio finlandese di coorte (Finnish Maternity Cohort) iniziato nel 1983, ha coinvolto 800.000 donne finlandesi, che riportano storicamente livelli bassi di vitamina D. I ricercatori hanno definito la carenza di vitamina D sotto i 30 nanomoli per litro; livelli insufficienti, compresi tra 30 e 49 nanomoli per litro; e livelli normali, 50 nanomoli per litro e superiori.
Il nostro studio – afferma la dott.ssa Kassandra Munger – che coinvolge un gran numero di donne, suggerisce che la correzione della carenza di vitamina D nelle donne giovani e di mezza età può ridurre il rischio futuro di MS“.

La vitamina D è prodotta nella nostra pelle grazie all’esposizione solare, infatti è grazie al sole che il nostro corpo è in grado di sintetizzarla. Alcuni alimenti sono utili alla formazione di vitamina D come alcuni tipi di pesce tra cui l’aringa, le sardine e lo sgombro, l’olio di fegato di merluzzo, le uova e molti altri.

Leggi abstract dell’articolo:
25-Hydroxyvitamin D deficiency and risk of MS among women in the Finnish Maternity Cohort
Kassandra L. Munger, Kira Hongell, Julia Aivo, Merja Soilu-Hänninen, Heljä-Marja Surcel, and Alberto Ascherio
Neurology Published online before print September 13, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004489

Fonte: Harvard T.H. Chan School of Public HealthECTRIMS Online Library. Ascherio A. Sep 16, 2016; 147045

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I tatuaggi rilasciano nanoparticelle pericolose.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Micro e nanoparticelle rilasciate dagli inchiostri usati per i tatuaggi viaggiano nel corpo e raggiungono i linfonodi. A dimostrarlo è il primo studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che fornisce dettagliate prove analitiche del trasporto nell’organismo di diversi pigmenti organici e inorganici e delle impurità, costituite anche da elementi tossici, presenti negli inchiostri.

drawing tattookinetics
Translocation of tattoo particles from skin to lymph nodes. Upon injection of tattoo inks, particles can be either passively transported via blood and lymph fluids or phagocytized by immune cells and subsequently deposited in regional lymph nodes. After healing, particles are present in the dermis and in the sinusoids of the draining lymph nodes. Credits: C. Seim.

I ricercatori del Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians a Monaco di Baviera e la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble attraverso l’analisi con fluorescenza a raggi X di minuscoli campioni di pelle e di alcuni linfonodi, prelevati a un gruppo di volontari, hanno individuato la presenza di microparticelle e nanoparticelle di biossido di titanio nella pelle e di nanoparticelle nei linfonodi.

I pericoli derivanti dai tatuaggi sono stati finora studiati solo ricorrendo all’analisi in vitro degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione. Le misurazioni di fluorescenza a raggi X sull’ID21 hanno permesso al team di individuare il biossido di titanio nella gamma micro e nano nella pelle e nell’ambiente linfatico. Attraverso la tecnica della spettroscopia a infrarossi di trasformazione di Fourier è stato possibile anche valutare i cambiamenti biomolecolari nei tessuti in prossimità delle particelle del tatuaggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin
Ines Schreiver, Bernhard Hesse, Christian Seim, Hiram Castillo-Michel, Julie Villanova, Peter Laux, Nadine Dreiack, Randolf Penning, Remi Tucoulou, Marine Cotte & Andreas Luch
Scientific Reports 7, Article number: 11395, Published online: 12 September 2017

Fonte: European Synchrotron Radiation Facility (ESRF)

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Cancro: Linea guida sulla comunicazione medico-paziente.

Posted by giorgiobertin su settembre 12, 2017

La comunicazione clinica efficace è un elemento centrale di tutte le cure oncologiche centrate sul paziente. L‘American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha presentato le linee guida sulla comunicazione da parte dei medici della diagnosi di cancro ai pazienti e ai loro cari.

ASCO logo

I clinici affrontano un compito difficilissimo: guidare i pazienti su quello che può essere il più spaventoso e più spiacevole viaggio della loro vita. Dobbiamo preservare la loro speranza e allo stesso tempo dare loro informazioni accurate”, spiega il prof. Timothy Gilligan uno degli autori.

La linea guida pubblicata sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“, è una revisione sistematica della letteratura medica pubblicata dal 1° gennaio 2006 fino al 1° ottobre 2016.

Scarica e leggi la guida in full text:
Patient-Clinician Communication: American Society of Clinical Oncology Consensus Guideline
Timothy Gilligan, Nessa Coyle, Richard M. Frankel, Donna L. Berry, Kari Bohlke, Ronald M. Epstein, …et al.
Journal of Clinical Oncology Published online ahead of print September 11, 2017, doi: 10.1200/JCO.2017.75.2311 PMID: 28892432

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SIPREC: Linee guida sul trattamento delle ipercolesterolemie.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

E’ stato pubblicato a cura della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) un “Documento di consenso sul trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato“.

docconsenso

Il documento si incentra largamente sulle recenti Linee Guida dell’European Society of Cardiology per la prevenzione delle malattie vascolari pubblicate nel 2016, sottolineando gli aspetti specifici che riguardano il nostro Paese, anche in rapporto alla etnia prevalente, agli aspetti demografici, alla distribuzione dei fattori di rischio, agli stili di vita ed alle abitudini dietetiche ed, infine, agli aspetti regolatori.

Il documento è rivolto, in particolar modo, ai medici di medicina generale, con l’intento di fornire indicazioni pratiche sulla gestione clinica e terapeutica di pazienti affetti da dislipidemia e, in particolare, in quelli affetti da ipercolesterolemia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Documento di consenso per il trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato
SIPREC Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare

Fonte: SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare)

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I carboidrati e non i grassi aumentano la mortalità cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

Un elevato apporto di carboidrati è associato a un aumentato del rischio di mortalità, mentre i lipidi non solo correlano con una minore mortalità totale, ma non si legano ad alcun aumento di morbilità o mortalità cardiovascolare.

Questi sono i risultati dello studio prospettico PURE, (Prospective Urban Rural Epidemiology) condotto su più di 135.000 persone in cinque continenti (18 paesi) seguite in media per 7,4 anni e valutate dal punto di vista alimentare da parte della McMaster University di Hamilton in Canada. La ricerca è stata pubblicata su due articoli della rivista “The Lancet“.

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Lo studio ha dimostrato che una dieta che include una moderata assunzione di grassi, frutta e verdura, ed evita elevati livelli di carboidrati, è associata a un minore rischio di morte.
La ricerca sui grassi dietetici ha scoperto che non sono associati a grandi malattie cardiovascolari, ma il consumo di grasso superiore è stato associato con una minore mortalità. Questo è stato visto per tutti i principali tipi di grassi (grassi saturi, grassi polinsaturi e grassi mono insaturi), con grassi saturi associati a un rischio di ictus inferiore.

I grassi totali e i singoli tipi di grasso non sono stati associati al rischio di attacchi di cuore o di morte a causa di malattie cardiovascolari.

Una diminuzione dell’assunzione di grassi ha portato automaticamente ad un aumento del consumo di carboidrati e le nostre scoperte potrebbero spiegare perché alcune popolazioni come i sud asiatici, che non consumano molto grassi ma consumano molti carboidrati, hanno tassi di mortalità più elevati” – spiega il prof. Mahshid Dehghan, autore principale dello studio.
Piuttosto che concentrarsi sulla riduzione dei grassi alimentari, le linee guida dovrebbero invece consigliare di ridurre i carboidrati” – concludono i ricercatori.

Nello stesso studio, pubblicato contemporaneamente da “The Lancet Diabetes and Endocrinology“, i ricercatori hanno esaminato l’impatto dei grassi e dei carboidrati sui lipidi nel sangue e sulla pressione sanguigna. Hanno scoperto che LDL (cosiddetto colesterolo “cattivo”) non è affidabile nel prevedere gli effetti del grasso saturo sugli eventi cardiovascolari futuri. Invece, il rapporto tra Apolipoprotein B (ApoB) e Apolipoprotein A1 (ApoA1) fornisce la migliore indicazione dell’impatto del grasso saturo sul rischio cardiovascolare.

Leggi abstracts degli articoli:
Fruit, vegetable, and legume intake, and cardiovascular disease and deaths in 18 countries (PURE): a prospective cohort study
Victoria Miller,…et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, …. et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Association of dietary nutrients with blood lipids and blood pressure in 18 countries: a cross-sectional analysis from the PURE study
Andrew Mente,…. et al.
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: August 29, 2017

Fonte: McMaster University di Hamilton

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I conservanti alimentari promuovono l’obesità.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2017

Un nuovo studio pubblicato su “Nature Communications” dai ricercatori del Cedars-Sinai ha dimostrato come i conservanti alimentari possono disturbare gli ormoni umani e promuovere l’obesità. Per ottenere questi risultati i ricercatori hanno sviluppato una nuova piattaforma e un protocollo per testare gli effetti delle sostanze chimiche note come disgregatori endocrini sugli esseri umani.

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Le tre sostanze chimiche testate in questo studio sono abbondanti nella vita moderna. Butylhydroxytoluene (BHT) è un antiossidante comunemente aggiunto ai cereali per la prima colazione e ad altri alimenti per proteggere le sostanze nutritive e per conservare i grassi; L’acido perfluorooctanoico (PFOA) è un polimero usato usato come rivestimento impermeabilizzante per tessuti, pellame, carta, nella cera per pavimenti; e la tributiltina (TBT) un composto delle vernici che può diluirsi in acqua e accumularsi nei frutti di mare, erroneamente considerata sicura per l’ambiente.

“Abbiamo scoperto che ognuno di questi prodotti chimici ha danneggiato gli ormoni che comunicano tra l’intestino e il cervello“, il prof. Dhruv Sareen. “Quando abbiamo li abbiamo provati tutti e tre insieme, lo stress combinato era molto più alto“.
Precedenti studi avevano dimostrato che questi composti possono distruggere i sistemi ormonali negli animali da laboratorio, il nuovo studio è il primo ad utilizzare le cellule staminali e i tessuti umani pluripotenti per dimostrare come alcuni composti possono disturbare gli ormoni endocrini critici di segnalazione intestino-tessuti neuronali della regione dell’ipotalamo nel cervello, che regolano l’appetito e il metabolismo.

Poiché i danni chimici si sono verificati nelle “giovani” cellule in fase precoce, i risultati suggeriscono che un sistema ormonale difettoso potrebbe influenzare una donna incinta e il feto nel grembo materno”, ha affermato Sareen. “Abbiamo osservato che le sostanze chimiche testate hanno anche danneggiato i mitocondri – strutture cellulari che trasformano cibo e ossigeno in energia e guidano il metabolismo del corpo”.

Leggi il full text dell’articolo:
Endocrine disruptors induce perturbations in endoplasmic reticulum and mitochondria of human pluripotent stem cell derivatives
Uthra Rajamani, Andrew R. Gross, Camille Ocampo, Allen M. Andres, Roberta A. Gottlieb & Dhruv Sareen
Nature Communications 8, Article number: 219 Published online: 09 August 2017, doi:10.1038/s41467-017-00254-8

Fonte: Cedars-Sinai

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CDC: Dati statistici sui tumori negli Stati Uniti.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2017

I ricercatori possono accedere e analizzare i dati di incidenza dei tumore sulla popolazione degli Stati Uniti in tutti i 50 stati. I dati statistici sul cancro sono riportati dal CDC’s National Program for Cancer Registries (NPCR) e dal National Cancer Institute’s (NCI’s) Surveillance, Epidemiology, and End Results (SEER). Un software di pubblico utilizzo è a disposizione dei ricercatori gratuitamente per l’interrogazione delle banche dati.

NPCR_SEER_logo

I database includono dati per caratteristiche demografiche (ad esempio età, sesso, razza e anno di diagnosi) e caratteristiche del tumore (ad esempio sito, istologia, fase) e coprono il 100% della popolazione americana.

Sono disponibili due database di utilità pubblica:

  • 2001-2014, che include i dati per 50 stati e il Distretto di Columbia.
  • 2005-2014, che include dati per 50 stati, il distretto di Columbia e Puerto Rico

Accedi al Data Visualizations tool con grafica interattiva: Leading Cancer Cases and Deaths

Fonte: CDC

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Iss: Notiziario giugno 2017.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 6 giugno 2017. I contenuti:

Donne e cambiamenti ambientali globali.
– Le microplastiche negli ambienti acquatici e marini: un tema emergente di salute ambientale e globale.
– Convegno. Le analisi sull’uso dei farmaci: metodi ed esperienze in Italia.
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 30, n. 6 giugno 2017

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AGENAS: Linee guida clinico-organizzative sulle complicanze in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su agosto 4, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) le “Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza“,  articolate in proposte operative, basate su evidenze scientifiche e destinate al percorso nascita, inteso come gravidanza/travaglio/parto/puerperio.

Il  documento rappresenta il risultato finale del lavoro prodotto dal “Tavolo Complicanze” ed è destinato agli operatori sanitari, al fine di individuare e rafforzare gli aspetti della sicurezza dell’organizzazione e delle cure ritenuti più vulnerabili.

Agenas

Le linee di indirizzo sono strutturate in Quesiti e Raccomandazioni che non sono esaustivi di tutto il percorso nascita, ma
focalizzati sugli aspetti ritenuti più vulnerabili ai fini della sicurezza delle pazienti. I Quesiti formulati riguardano le seguenti cinque condizioni: Emorragia del Post Partum (EPP), Sepsi, Ipertensione, Influenza e Obesità. Per ognuna di
queste condizioni cliniche le raccomandazioni sono state contestualizzate in relazione all’ambito temporale di riferimento: gravidanza, parto e puerperio e per l’obesità è stato incluso anche il periodo preconcezionale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza. pdf: pag. 105

I componenti del Tavolo complicanze

Fonte. Quotidiano sanità

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Iss: Notiziario maggio 2017.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 5 maggio 2017. I contenuti:

– Infezione e colonizzazione da patogeni multi-resistenti nell’anziano in Residenze Sanitarie Assistenziali: il Progetto PAMURSA.
– Celebrazioni degli 83 anni dell’ISS.
– Le piante geneticamente modificate: cosa sono e cosa non sono.
– Convegno. I dati aperti cemento della scienza: risultati dell’indagine Bibliosan per la Scienza Aperta (BISA).
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario Vol. 30, n. 5 maggio 2017

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Identificati nuovi marcatori genetici associati alla durata della vita.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2017

I ricercatori del SIB Swiss Institute of Bioinformatics, del Lausanne University Hospital (CHUV), dell’University of Lausanne e dell’EPFL, in uno studio computazionale di genetica, pubblicato sulla rivista “Nature Communications” hanno identificato 16 marcatori genetici associati a una diminuzione della durata della vita.
Si tratta del più grande insieme di marcatori della durata di vita scoperta fino ad oggi. Circa il 10% della popolazione porta alcune configurazioni di questi marcatori che riducono la loro vita per più di un anno rispetto alla media della popolazione.

Human_lifespan

Nel nuovo studio, il team di scienziati, guidato da Kutalik, ha utilizzato un approccio informatico innovativo per analizzare un set di 116.279 individui e sondare 2.3 milioni di SNP umani (single-nucleotide polymorphisms – SNP).
I SNP scoperti, combinati con dati di espressione genica, hanno permesso ai ricercatori di identificare che l’espressione di tre geni vicini alle SNP (RBM6, SULT1A1 e CHRNA5, coinvolti nella dipendenza dalla nicotina) erano legati in modo causale ad una maggiore durata della vita.

Questi tre geni potrebbero dunque agire come biomarcatori della longevità, vale a dire la sopravvivenza oltre 85-100 anni. Per sostenere questa ipotesi, abbiamo dimostrato che i topi con un livello di espressione cerebrale inferiore di RBM6 hanno vissuto notevolmente più a lungo, commenta Prof. Johan Auwerx, professore presso l’EPFL.
È interessante notare che l’impatto di espressione genica di alcuni di questi SNP negli esseri umani è analogo alla conseguenza di una dieta a basso contenuto calorico nei topi, conosciuta per avere effetti positivi sulla durata della vita” –
afferma il Prof. Marc Robinson-Rechavi, dell’University of Lausanne.

Leggi abstract dell’articolo:
Bayesian association scan reveals loci associated with human lifespan and linked biomarkers.
Aaron F. McDaid, Peter K. Joshi, Eleonora Porcu, Andrea Komljenovic, Hao Li, Vincenzo Sorrentino, Maria Litovchenko, Roel P. J. Bevers, Sina Rüeger, Alexandre Reymond, Murielle Bochud, Bart Deplancke, Robert W. Williams, Marc Robinson-Rechavi, Fred Paccaud, Valentin Rousson, Johan Auwerx, James F. Wilson & Zoltán Kutalik
Nature Communications Article number: 15842 (2017), Published online:27 July 2017, DOI: 10.1038/NCOMMS15842

Fonte: SIB Swiss Institute of Bioinformatics – Comunicazione completa in inglese e francese

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Janssen Pro: nuovo servizio per i medici.

Posted by giorgiobertin su luglio 23, 2017

JanssenPro è un sistema di servizi digitali specifici per i medici italiani. All’interno del sito troverai soluzioni utili per la gestione dei pazienti, l’aggiornamento e la pratica clinica.
I servizi sono suddivisi nelle principali aree terapeutiche:
diabetologia, immunologia, infettivologia, neurologia, oncologia, ematologia ed un’area specifica per i farmacisti ospedalieri.

JanssenPro

Il servizio di consultazione scientifica offre al medico la possibilità di “richiedere qualsiasi articolo scientifico”, e propone un servizio di training su come effettuare ricerche bibliografiche sulla banca dati PubMed.
Altro servizio molto utile è quello del “CALENDARIO DEI PRINCIPALI EVENTI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI“, dove trovare gli eventi nazionali ed internazionali più rilevanti per le diverse aree terapeutiche.
Per accedere al sito è necessario registrarsi farlo è semplicissimo e gratuito.

Accedi al servizio:
Janssen Pro

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Linee guida per uniformare i controlli sanitari ai migranti.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2017

La linea guida “Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela sanitaria per i migranti ospiti presso i centri di accoglienza” intende offrire ai decisori, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sociosanitari, raccomandazioni evidence-based circa la pratica dei controlli, a fronte dell’incertezza e della discrezionalità nei comportamenti adottati sul territorio nazionale.

A tale riguardo è infatti emersa la necessità di uniformare misure e modalità di attuazione della sorveglianza sanitaria rispetto a condizioni patologiche giudicate rilevanti per la sanità pubblica, anche nell’ottica di un ridimensionamento dell’allarmismo sociale sui rischi di potenziali epidemie.

INMP-migranti

Accedi al sito dei documenti:
Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela sanitaria per i migranti ospiti presso i centri di accoglienza.

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Attività fisica contro l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su luglio 19, 2017

L’attività fisica ha forti proprietà anti-infiammatorie, secondo una recente revisione. I risultati sono significativi in ​​quanto l’infiammazione persistente è coinvolta nello sviluppo e nella progressione di malattie croniche come il diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Gli studi pubblicati sulla rivista “European Journal of Clinical Investigation” hanno rivelato i meccanismi e le molecole dietro la capacità dell’esercizio di bloccare l’infiammazione. In particolare, l’esercizio aumenta i livelli di citochine IL-6 e IL-10, che esercitano effetti antiinfiammatorie inibendo TNF-α (molecola chiave nella resistenza all’insulina periferica, coinvolta nella patogenesi di aterosclerosi e insufficienza cardiaca) e stimolando IL-1ra, limitando così la segnalazione di IL-1β. Inoltre, IL-6 ha un impatto diretto sul metabolismo dello zucchero e del grasso.

Leggi il full text dell’articolo:

Anti-inflammatory effects of exercise: role in diabetes and cardiovascular disease
Bente Klarlund Pedersen
European Journal of Clinical Investigation: 19 JUL 2017 | DOI: 10.1111/eci.12781

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Linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Sono state pubblicate cura del “Public Health Management of hepatitis A infection” inglese le linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A. Il documento aggiorna il precedente del 2009.

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Ricordiamo che l’infezione da virus dell’epatite A provoca una serie di malattie lievi, come nausea e vomito non specificatamente riconducibili all’epatite (infiammazione al fegato, ittero o ictero) e raramente insufficienza epatica.

Il virus viene generalmente diffuso dalla via fecale-orale, ma può anche essere diffuso occasionalmente attraverso il sangue.
Una buona igiene tra cui l’acqua potabile e la manipolazione degli alimenti e la buona praticità del lavaggio delle mani impediscono l’infezione.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Public health control and management of hepatitis A 2017 Guidelines
Rachel Mearkle with Koye Balogun, Michael Edelstein, Karen Homer,
Phillip Keel, Sema Mandal and Siew Lin Ngui on behalf of the Hepatitis A Guidelines
Working Group

Hepatitis A: temporary adult immunisation recommendations
PHE publications gateway number: 2017175 PDF, 239KB, 10 pages

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La carenza di ferro può aumentare il rischio di malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

Le persone con bassi livelli di ferro possono essere a maggior rischio di malattie cardiache. Ad affermarlo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Imperial College London e dell’University College London, pubblicato sulla rivista “Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology“.

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New research suggests that low levels of iron may lead to coronary artery disease.

I ricercatori hanno usato un metodo chiamato randomizzazione Mendeliana per cercare di stabilire se esiste un collegamento diretto o causale tra i livelli di ferro e il rischio di malattia coronarica (CAD), [un tipo di malattia cardiovascolare (CVD) in cui le arterie intasate riducono l’apporto di sangue al cuore].

Utilizzando dati genomici da un database pubblico, il team ha analizzato i dati di più di 48.000 persone per verificare l’impatto delle varianti genetiche sullo stato del ferro delle persone. Si sono concentrati su tre punti del genoma in cui una singola differenza di lettere nel DNA chiamata singolo nucleotide polimorfismo (SNP) può leggermente aumentare o ridurre lo stato di ferro di una persona. Hanno scoperto che coloro che avevano SNP per lo stato di ferro più elevato avevano un rischio minore di CAD.

I nostri risultati hanno implicazioni potenziali per la salute pubblica“, afferma il prof. Gill. “Proprio come quando i livelli di colesterolo di qualcuno sono alti, noi diamo loro una statina, potrebbe benissimo essere che se i livelli di ferro sono bassi, potremmo dare loro una tavoletta di ferro per ridurre al minimo il rischio di malattie cardiovascolari“.

Il mantenimento del ferro a un livello ottimale è molto importante poiché sia ​​i livelli di ferro bassi che elevati possono portare a malattie” – afferma il professor Surjit Kaila Srai dell’Università di Londra.

Leggi abstract dell’articolo:
The Effect of Iron Status on Risk of Coronary Artery Disease – A Mendelian Randomization Study
Dipender Gill, Fabiola Del Greco M., Ann P. Walker, Surjit K.S. Srai, Michael A. Laffan, Cosetta Minelli
Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology. 2017; https://doi.org/10.1161/ATVBAHA.117.309757
Originally published July 6, 2017

Fonte: Imperial College London

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Consumo di alcol e tumori gastro-intestinali.

Posted by giorgiobertin su luglio 12, 2017

L’eccessivo consumo di alcol mette i cittadini europei a rischio di sviluppare i tumori gastro-intestinali. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla United European Gastroenterology (UEG), secondo cui gli abitanti dell’Unione Europea consumano in media 2 bevande alcoliche al giorno e corrono un pericolo più alto del 21% di essere colpiti dal cancro del colon-retto e da altre neoplasie dell’apparato digerente.

Alcohol and Digestive Cancers: Time for Change

L’analisi evidenzia che in tutti i 28 Stati europei la media dell’introito giornaliero di alcol risulta “moderata”, ossia compresa tra 1 e 4 bevande alcoliche al giorno. Lo studio ha evidenziato che, nonostante gli elevati livelli di consumo in tutta Europa, ben il 90% delle persone non è a conoscenza del legame tra alcol e cancro. Pertanto, alla luce di questi dati, gli autori affermano che combattere l’abuso di alcol dovrebbe costituire una priorità fondamentale per le autorità governative dell’Unione Europea.

Scarica e leggi il report:
Access the Alcohol and Digestive Cancers Report

Video – Alcohol and Digestive Cancers: Time for Change
View and download an infographic on alcohol and digestive cancers across Europe

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Cerotto a microaghi per il vaccino antinfluenzale.

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2017

I ricercatori del Georgia Institute of Technology e della Emory University di Atlanta, per la prima volta hanno testato sugli esseri umani un cerotto sperimentale con microaghi che si dissolvono contenente un vaccino contro l’influenza.

Il vaccine patch a micro-aghi è sicuro, efficace e facile da smaltire. Si conserva a 40 gradi centigradi anche per un anno e lo si può applicare da soli. Il cerotto a micro-aghi o vaccine patch stimola negli esseri umani una forte risposta immunitaria, simile a quella provocata dalla vaccinazione tradizionale con ago e siringa.

Microneedle patches for flu vaccination prove successful in first human clinical trial

Il dispositivo consiste in un supporto adesivo di circa un centimetro quadrato con una faccia ricoperta di 100 microscopici aghi che incapsulano il vaccino. Una volta applicato sulla cute, in una ventina di minuti gli aghi si auto-dissolvono rilasciando il farmaco. Il supporto adesivo, non essendo materiale tagliente o pungente, non ha bisogno di procedure speciali di smaltimento.

Nonostante le raccomandazioni molte persone non si vaccinano contro l’influenza, i cerotti a micro-aghi potrebbero semplificare la distribuzione dei vaccini anti-influenzali”, ha dichiarato Nadine Rouphael, della Emory University e primo autore dello studio. (video)

Leggi abstract dell’articolo:
The safety, immunogenicity, and acceptability of inactivated influenza vaccine delivered by microneedle patch (TIV-MNP 2015): a randomised, partly blinded, placebo-controlled, phase 1 trial
Rouphael, Nadine GBeck, Allison et al.
Lancet Published: 27 June 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30575-5

ClinicalTrials.gov, number NCT02438423.

Fonti: Georgia Institute of Technology   –   Emory University

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L’attività fisica non protegge dal declino cognitivo o dalla demenza.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2017

Per testare l’ipotesi che l’attività fisica nella mezza età non è associata ad un minor rischio di demenza e che la fase preclinica della demenza è caratterizzata da una diminuzione dell’attività fisica, è stato progettato uno studio di coorte prospettico con un follow-up medio di 27 anni.

physical-activity

Lo studio ha coinvolto 10 308 partecipanti di età compresa tra i 35 e 55 anni, valutati tra il 1985 e il 2013. Secondo lo studio pubblicato sul “British Medical Journal“, l’attività fisica non protegge dal declino cognitivo o dalla demenza.

Questi risultati sono coerenti con i risultati di recenti studi randomizzati di controllo, che non sono riusciti a trovare un effetto dell’intervento con attività fisica sulla funzione cognitiva e sull’incidenza della demenza. “Considerati nell’insieme, questi risultati non suggeriscono un effetto causale dell’attività fisica sul declino cognitivo o sul rischio di demenza”. concludono gli autori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Physical activity, cognitive decline, and risk of dementia: 28 year follow-up of Whitehall II cohort study.
Sabia S, Dugravot A, Dartigues JF, Abell J, Elbaz A, Kivimäki M, Singh-Manoux A.
BMJ. 2017 Jun 22;357:j2709. doi: 10.1136/bmj.j2709

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Inquinamento atmosferico e mortalità.

Posted by giorgiobertin su giugno 29, 2017

Un nuovo studio dimostra che l’inquinamento atmosferico a livelli inferiori alle qualità dell’aria nell’ambiente secondo gli standard del “National Ambient Air Quality Standards” potrebbe aumentare in modo significativo il rischio di morte prematura. Lo studio è uno dei più grandi sull’inquinamento atmosferico con più di 60 milioni di cittadini anziani partecipanti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine“.

Due sono i principali inquinanti atmosferici o inquinanti presenti nello smog – l’ozono e le polveri sottili. Secondo i ricercatori dell’Università di Harvard tutti i livelli di inquinamento atmosferico sono significativi e non c’è nessun limite inferiore di esposizione che può ridurre al minimo il rischio. Prima dello studio c’era in effetti un limite inferiore al di sotto del quale il rischio di morte era basso.

I ricercatori spiegano che le particelle sottili contengono minuscoli granelli di polvere che se inalate si depositano in profondità all’interno dei polmoni e sono collegate a malattie cardiovascolari e polmonari. L’ozono è un gas che irrita i tessuti polmonari se inalato e porta ad un peggioramento di asma ed altri disturbi polmonari nel tempo.

La sorpresa è stata quella di trovare che gli effetti dell’inquinamento dell’aria persistevano anche a livelli giuridicamente sicuri. Un limite di legge di 12 microgrammi per metro cubo d’aria per le particelle sottili, non è sicuro. Gli anziani esposti a partire da 5 microgrammi per metro cubo sono a rischio di morte prematura. Per quanto riguarda l’ozono, il limite di sicurezza di 70 parti per miliardo non è sicuro. Un aumento del rischio di morte è stato osservato anche  negli anziani esposti a livelli più bassi.

Leggi abstract dell’articolo:
Air Pollution and Mortality in the Entire Medicare Population
Qian Di, Yan Wang, Antonella Zanobetti, Yun Wang, Petros Koutrakis, Christine Choirat, Francesca Dominici, Joel D. Schwartz,
New England Journal of Medicine, 29 giugno 2017, doi :10,1056/NEJMoa1702747

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