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Posts Tagged ‘prevenzione’

Cancro ovarico: potrebbe essere ereditato da un gene mutato del padre.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2018

Gli scienziati del Roswell Park Comprehensive Cancer Center di Buffalo, a New York, USA che studiano il cancro ovarico hanno rivelato una nuova mutazione genetica che aumenta il rischio di cancro ovarico in una donna – e può essere trasmessa a lei da suo padre.

Paternal_ovarian cancers

La ricerca pubblicata sulla rivista “PLOS Genetics” identifica una nuova mutazione associata al carcinoma ovarico e alla prostata ad esordio precoce che viene trasmesso attraverso la linea paterna attraverso il cromosoma X.
Il team ha anche sequenziato porzioni del cromosoma X da 186 persone con carcinoma ovarico e ha scoperto che una mutazione precedentemente non identificata è associata ad un aumentato rischio di cancro ovarico.

I casi di carcinoma ovarico che sono collegati alla mutazione appena identificata si sviluppano più di 6 anni prima rispetto all’età media di insorgenza per il carcinoma ovarico. Questo è importante perché il tumore ovarico viene spesso diagnosticato in una fase avanzata quando è più difficile da trattare.
La ricerca ha anche scoperto un’associazione tra questa mutazione e un aumentato rischio di cancro alla prostata tra i membri della famiglia maschile.

Lo studio, che ha elaborato i dati dal Familial Ovarian Cancer Registry, non ha confermato l’identità e la funzione del gene specifico in gioco in questa associazione, quindi i ricercatori riconoscono che sono necessari ulteriori studi.

Il prof. Kevin Eng e i suoi colleghi ritengono che molti casi di cancro alle ovaie che sembrano sporadici potrebbero effettivamente essere ereditati. L’identificazione del gene responsabile contribuirà quindi a migliorare lo screening del carcinoma ovarico.

Scarica e leggi il documento in full text:
Paternal lineage early onset hereditary ovarian cancers: A Familial Ovarian Cancer Registry study
Eng KH, Szender JB, Etter JL, Kaur J, Poblete S, Huang R-Y, et al.
PLoS Genet 14(2): e1007194 Published: February 15, 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1007194

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Collegamento tra cibi altamente trasformati e il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Uno studio pubblicato sulla rivista BMJ a cura di un team internazionale di ricercatori, riporta una possibile associazione tra l’assunzione di alimenti altamente trasformati (“ultra-elaborati”) nella dieta e nel cancro.

fastfood

Gli alimenti ultra-elaborati includono prodotti da forno confezionati e snack, bevande gassate, cereali zuccherati, piatti pronti e prodotti a base di carne ricostituiti, spesso contenenti alti livelli di zuccheri, grassi e sale, ma privi di vitamine e fibre. Si ritiene che rappresentino fino al 50% del consumo totale giornaliero di energia in diversi paesi sviluppati.
I ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra l’ assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di cancro in generale, così come quello dei tumori del seno, della prostata e dell’intestino (colorettale).

Lo studio è stato condotto su 104.980 adulti francesi sani (22% uomini, 78% donne) con un’età media di 43 anni. Dai risultati è emerso che un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-elaborati nella dieta era associato ad aumenti del 12% nel rischio di cancro globale e dell’11% nel rischio di cancro al seno. Non è stata rilevata un’associazione significativa tra alimenti meno elaborati (come verdure in scatola, formaggi e pane sfuso appena confezionato) e rischio di cancro, mentre il consumo di alimenti freschi o minimamente lavorati (frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne , pesce e latte) era associato a minori rischi di cancro e carcinoma mammario in generale.

Leggi il full text dell’articolo:
Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort
Fiolet Thibault, Srour Bernard, Sellem Laury, Kesse-Guyot Emmanuelle, Allès Benjamin, Méjean Caroline et al.
BMJ 2018; 360 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k322 (Published 14 February 2018)

Ultraprocessed food and increased cancer risk

Study registration Clinicaltrials.gov NCT03335644.

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USPSTF: Linee guida sullo screening per il cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2018

La US Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda di non sottoporre a screening per il carcinoma ovarico le donne asintomatiche che non sono ad alto rischio di cancro ovarico. Questi risultati costituiscono la base di una dichiarazione di raccomandazione finale pubblicata sulla rivista “Journal of American Medical Association” DA PARTE DELLA SOCIETà.

uspstf

Per aggiornare la raccomandazione USPST del 2012, i ricercatori hanno esaminato le prove sui benefici e sui rischi dello screening per il carcinoma ovarico tra le donne asintomatiche che non sono ad alto rischio di cancro ovarico.

I ricercatori hanno scoperto che c’erano prove sufficienti per affermare che lo screening del cancro ovarico non riduce la mortalità per cancro ovarico. “Le prove dimostrano che gli attuali metodi di screening non impediscono alle donne di morire di cancro ovarico e che lo screening può portare a interventi chirurgici non necessari nelle donne senza cancro” – afferma il prof. Michael J. Barry.

Scarica e leggi il full text:
Screening for Ovarian Cancer US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. 2018;319(6):624. doi:10.1001/jama.2017.22136

Editorial: Screening for Ovarian Cancer in Asymptomatic Women

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Inquinamento atmosferico possibile causa della fibrosi polmonare idiopatica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2018

L’inquinamento atmosferico potrebbe favorire l’insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Centro Studi Sanità Pubblica dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, Gruppo MultiMedica in collaborazione con l’Università di Harvard.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “European Respiratory Journal“.

   

I ricercatori hanno valutato l’associazione tra esposizione cronica a biossido di azoto, ozono e PM10 e l’incidenza di fibrosi polmonare idiopatica nel Nord Italia tra il 2005 e il 2010. I risultati hanno mostrato che i soggetti esposti a una concentrazione più alta di biossido di azoto avevano un rischio maggiore di sviluppare fibrosi polmonare idiopatica. Un incremento di 10 microgrammi per metro cubo nella concentrazione di biossido di azoto, infatti, è stato associato a un aumento tra il 7,93% e l’8,41% nel tasso di incidenza della malattia a seconda della stagione, tasso che è risultato ancora più elevata dove i livelli del gas hanno superato i 40 microgrammi per metro cubo.

Questo lavoro è la prosecuzione di un primo studio epidemiologico, attuato dallo stesso gruppo di ricercatori, che aveva mappato i casi di IPF in Lombardia, pubblicato l’anno scorso su PLOS ONE (DOI:10.1371/journal.pone.0147072) .

Leggi abstract dell’articolo:
The association between air pollution and the incidence of idiopathic pulmonary fibrosis in Northern Italy
Sara Conti, Sergio Harari, Antonella Caminati, Antonella Zanobetti, Joel D. Schwartz, Pietro A. Bertazzi, Giancarlo Cesana, Fabiana Madotto
European Respiratory Journal Jan 2018, 51 (1) 1700397; DOI: 10.1183/13993003.00397-2017

Epidemiology of Idiopathic Pulmonary Fibrosis in Northern Italy
Harari S, Madotto F, Caminati A, Conti S, Cesana G.
PLOS ONE February 3, 2016. DOI:10.1371/journal.pone.0147072

Fonte: Università di Milano-Bicocca

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AHA: Malattie cardiovascolari e cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2018

Una dichiarazione scientifica della American Heart Association, pubblicata su “Circulation“, si è occupata per la prima volta delle interazioni tra malattie cardiovascolari e cancro al seno.

CVD-breast-cancer

Durante il trattamento del cancro al seno, la sorveglianza, la prevenzione e la gestione secondaria della cardiotossicità sono fondamentali. Le terapie per il cancro al seno alcune in particolare aumentano il rischio di disfunzione cardiaca, come le antracicline ad alta dose, la radioterapia ad alta dose.

Il documento è importante perchè sottolinea come il cancro al seno e le malattie cardiovascolari condividono molti fattori di rischio comuni, e che aderire a comportamenti di vita sana è associato a una tendenza verso una minore incidenza di cancro al seno e a un rischio significativamente più basso di malattia cardiovascolare.

Leggi abstract dell’articolo:
Cardiovascular Disease and Breast Cancer: Where These Entities Intersect: A Scientific Statement From the American Heart Association
Laxmi S. Mehta, Karol E. Watson, Ana Barac, Theresa M. Beckie, Vera Bittner, Salvador Cruz-Flores, Susan Dent, Lavanya Kondapalli, Bonnie Ky, Tochukwu Okwuosa, Ileana L. Piña, Annabelle Santos Volgman,
Circulation. 2018; CIR.0000000000000556 Originally published February 1, 2018 https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000000556

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Scoperto un nuovo grave fattore di rischio per infarto e ictus.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2018

Si chiama in sigla CHIP (Clonal Hematopoiesis of indeterminate potential – ematopoiesi clonale dal potenziale indeterminato) ed è un nuovo fattore di rischio, una delle principali cause di infarto e ictus fulminanti e mortali. Si tratta in sostanza di una mutazione di alcune cellule staminali che andrebbe ad aumentare il rischio di trovarsi in queste spiacevoli circostanze addirittura del 40-50%.

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A colored scanning electron micrograph of a bone marrow stem cell. Scientists have learned that an accumulation of mutated stem cells in bone marrow dramatically increases a person’s risk of dying from a heart attack or stroke. Credit SPL/Science Source

Secondo gli esperti che hanno individuato la mutazione (più gruppi di ricerca indipendenti), infatti, il CHIP sarebbe addirittura un fattore di rischio più pericoloso del colesterolo alto. Secondo gli esperti si tratta di una scoperta di fondamentale importanza in campo cardiologico addirittura al pari di quella delle statine utili proprio ad abbassare il colesterolo.

Come ha dichiarato il professore Kenneth Walsh, University of Virginia School of Medicine, che dirige il centro di biologia ematovascolare:
Sembra che ci siano solo due tipi di persone nel mondo: quelle che presentano emopoiesi clonale e quelle che stanno per sviluppare l’emopoiesi clonale“.

Gli esperti come riportato sulla rivista “N Engl J Med“, ritengono infatti che le mutazioni siano acquisite, non ereditate e ciò probabilmente a causa dell’esposizione a tossine come il fumo di sigaretta e altri inquinanti. I pazienti hanno dunque poche possibilità di difendersi. Per ora i medici sconsigliano i test per valutare la presenza di CHIP, dal momento che non c’è nulla di specifico da fare per poter ridurre l’aumento dei rischi di malattie cardiache.
Il dottor Ebert, tra l’altro, ritiene plausibile che il CHIP possa essere coinvolto in altre malattie infiammatorie come ad esempio l’artrite.

Leggi abstracts degli articoli:
Clonal Hematopoiesis and Risk of Atherosclerotic Cardiovascular Disease
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pradeep Natarajan….. Sekar Kathiresan, M.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2017; 377:111-121 DOI: 10.1056/NEJMoa1701719

Age-Related Clonal Hematopoiesis Associated with Adverse Outcomes
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pierre Fontanillas, Ph.D………….David Altshuler, M.D., Ph.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2014; 371:2488-2498 DOI: 10.1056/NEJMoa1408617

EDITORIAL
CHIP-ping Away at Atherosclerosis
John F. Keaney, Jr., M.D.
N Engl J Med 2017; 377:184-185 DOI: 10.1056/NEJMe1706173

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Esame del sangue per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Scienziati giapponesi del Japanese National Center for Geriatrics and Gerontology e australiani del Florey Institute of Neuroscience & Mental Health – The University of Melbourne, si sono uniti per sviluppare e convalidare un esame del sangue per la malattia di Alzheimer, con il potenziale di accelerare massicciamente il ritmo degli studi sui farmaci per la malattia di Alzheimer.

Il professor Katsuhiko Yanagisawa, direttore generale del Japanese National Center for Geriatrics and Gerontology (NCGG), afferma: “Il nostro studio dimostra l’elevata accuratezza, affidabilità e riproducibilità di questo esame del sangue, poiché è stato validato con successo in due grandi set di dati indipendenti provenienti dal Giappone e dall’Australia.

ABTEST

Uno dei tratti distintivi essenziali della malattia di Alzheimer è l’accumulo di peptidi anormali nel cervello, chiamati beta-amiloide. Il processo inizia silenziosamente circa 30 anni prima che i segni di demenza, come la perdita di memoria o il declino cognitivo, abbiano inizio.

Il professor Tanaka che ha vinto il premio Nobel per la chimica nel 2002 per questa sofisticata tecnica afferma: “Da un piccolo campione di sangue, il nostro metodo è in grado di misurare diverse proteine ​​correlate all’amiloide, anche se la loro concentrazione è estremamente bassa. Abbiamo scoperto che il rapporto di queste proteine ​​era un surrogato preciso per il carico di amiloide cerebrale.

Ricordiamo che gli attuali test per la beta-amiloide includono scansioni cerebrali con costosi traccianti radioattivi o analisi del liquido spinale prelevato tramite una puntura lombare.

Leggi abstract dell’articolo:
High performance plasma amyloid-β biomarkers for Alzheimer’s disease
Akinori Nakamura, Naoki Kaneko, Victor L. Villemagne, Takashi Kato, James Doecke, Vincent Doré, Chris Fowler, Qiao-Xin Li, Ralph Martins, Christopher Rowe, Taisuke Tomita, Katsumi Matsuzaki, Kenji Ishii, Kazunari Ishii, Yutaka Arahata, Shinichi Iwamoto, Kengo Ito, Koichi Tanaka, Colin L. Masters & Katsuhiko Yanagisawa
Nature Published online: 31 January 2018 doi:10.1038/nature25456

Fonte:  Florey Institute of Neuroscience & Mental Health

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Dislipidemia: linee guida a confronto sull’uso delle statine.

Posted by giorgiobertin su gennaio 22, 2018

E’ stato pubblicato sulla rivista “Annals of Internal medicine” uno studio osservazionale sul confronto delle diverse linee guida sull’uso delle statine nella gestione della dislipidemia.

statin-guidelines

I ricercatori hanno evidenziato che la percentuale di eventi cardiovascolari aterosclerotici potenzialmente evitabili con l’uso di statine su 10 anni, assumendo una riduzione del 50% del colesterolo LDL, fosse del 34% con le linee guida canadesi e statunitensi, del 32% con quelle di NICE, del 27% con le indicazioni USPSTF e solo del 13% con le raccomandazioni ESC/EAS.

Scarica e leggi il documento in full text:
Comparison of Five Major Guidelines for Statin Use in Primary Prevention in a Contemporary General Population
Martin Bødtker Mortensen, MD, PhD; Børge Grønne Nordestgaard, MD, DMSc
Ann Intern Med. 2018 Jan 16;168(2):85-92. doi: 10.7326/M17-0681. Epub 2018 Jan 2.

Fonte: Doctor33.it

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Un test del sangue per la diagnosi otto tipi diversi di cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2018

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno realizzato un test del sangue capace di rilevare otto tipi diversi di cancro, quelli tra i più comuni, molto prima che insorgano i sintomi.

cancer-cell

Il nuovo test combina l’analisi del Dna e delle proteine tumorali ed ha un’affidabilità che varia dal 69 al 98% dei casi a seconda del tipo di cancro. Il metodo, testato su oltre mille malati, è stato chiamato CancerSEEK e ha dato un risultato positivo in circa il 70% delle volte.

Il team guidato dal prof. Joshua Cohen, che ha pubblicato i risultati sulla rivista “Science“, è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni tumorali, insieme ai livelli di 10 proteine circolanti nel sangue, per il cancro del seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto.

“Questo test rappresenta il prossimo passo nel cambiare il focus della ricerca sul cancro dalla malattia in stadio avanzato alla malattia precoce, che credo sarà fondamentale per ridurre le morti per cancro a lungo termine”, dice il prof. Vogelstein. Al momento sono in corso studi più ampi del test.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection and localization of surgically resectable cancers with a multi-analyte blood test
BY JOSHUA D. COHEN, LU LI, YUXUAN WANG, CHRISTOPHER THOBURN, BAHMAN AFSARI, LUDMILA DANILOVA, CHRISTOPHER DOUVILLE, AMMAR A. JAVED, FAY WONG, AUSTIN MATTOX, RALPH. H. HRUBA………
Science 18 Jan 2018:eaar3247 DOI: 10.1126/science.aar3247

Fonte:  John Hopkins University di Baltimora

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Creati batteri che combattono il tumore al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 15, 2018

I ricercatori del Yong Loo Lin School of Medicine, National University of Singapore sono riusciti a creare dei batteri intestinali anti-cancro. Il è stato eseguito sui topi e sulle cellule umane e pubblicato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering“.

broccoli

La ricerca si è svolta in due fasi, prima gli scienziati hanno creato una versione geneticamente modificata del batterio intestinale Escherichia coli (specificamente al proteoglicano  sulforafano), rendendolo capace di trasformare una molecola dei broccoli in un’arma anti-cancro.
Poi hanno testato i batteri così creati su cellule tumorali umane e su topolini malati di cancro del colon-retto vedendo così che i batteri rilasciano un enzima che attiva la molecola anti-cancro dei broccoli e il tumore regredisce quasi del tutto, in più la crescita di nuove cellule tumorali è bloccata. Ai topolini è bastato mangiare un mix di batteri e broccoli per vedere regredire la propria malattia.

I risultati sono molto promettenti sulla cura di uno dei tumori più aggressivi. Ora si passa alla sperimentazione clinica sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
Engineered commensal microbes for diet-mediated colorectal-cancer chemoprevention.
Chun Loong Ho, Hui Qing Tan, Koon Jiew Chua, Aram Kang, Kiat Hon Lim, Khoon Lin Ling, Wen Shan Yew, Yung Seng Lee, Jean Paul Thiery, Matthew Wook Chang.
Nature Biomedical Engineering, 2018; 2 (1): 27 DOI: 10.1038/s41551-017-0181-y

Fonte: Yong Loo Lin School of Medicine, National University of Singapore

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La soia potrebbe aumentare il rischio di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Cancer” i ricercatori del Fairbanks School of Public Health dell’Università dell’Indiana, hanno trovato che alcuni elementi presenti nella soia, aumentano il rischio di cancro alla prostata.

soia

In particolare alimenti ricchi di fitoestrogeni e isoflavoni, appunto come la soia, possano aumentare il rischio di cancro in alcuni organi per la loro somiglianza strutturale al 17 β-estradiolo.

Il presente studio indaga se l’assunzione di questi composti può influenzare il rischio di cancro alla prostata nelle popolazioni umane. Durante un follow-up mediano di 11,5 anni, sono stati identificati 2.598 casi di cancro alla prostata (inclusi 287 casi avanzati) tra i 27.004 uomini inseriti in un test di screening del cancro della prostata, del polmone e del colon-retto. Valutando gli stili di vita e le abitudini alimentari attraverso i dati statistici è risultato che il cancro della prostata, soprattutto le sue forme avanzate ed aggressive, era più frequente in coloro che assumevano alimenti ricchi di isoflavoni.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary intake of isoflavones and coumestrol and the risk of prostate cancer in the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial
Reger, M. K., Zollinger, T. W., Liu, Z., Jones, J. F. and Zhang, J.
Int. J. Cancer. doi:10.1002/ijc.31095

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Epatite B: linee guida di pratica clinica.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

E’ stata pubblicata a cura dell’American College of Physicians (ACP) e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, una linea guida di pratica clinica congiunta sull’epatite B.

Hepatitis_B

Scarica e leggi il documento in full text:
Hepatitis B Vaccination, Screening, and Linkage to Care: Best Practice Advice From the American College of Physicians and the Centers for Disease Control and Prevention
Winston E. Abara, MD, PhD; Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Sarah Schillie, MD, MPH, MBA; Brian J. McMahon, MD; Aaron M. Harris, MD, MPH (*); for the High Value Care Task Force of the American College of Physicians and the Centers for Disease Control and Prevention
Ann Intern Med [Epub ahead of print 21 November 2017] doi: 10.7326/M17-1106

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Linee guida canadesi sulla prevenzione dell’HIV.

Posted by giorgiobertin su novembre 27, 2017

Una nuova linea guida canadese sottolinea come le nuove strategie biomediche per prevenire l’infezione da HIV possano essere utilizzate al meglio nelle popolazioni ad alto rischio sia prima che dopo l’esposizione al virus. Il documento si applica agli adulti a rischio di infezione da HIV attraverso l’attività sessuale o l’uso di droghe iniettabili.

cmaj

La linea guida, di facile consultazione delinea i consigli pratici per la prevenzione, e si rivolge a: medici di cure primarie, malattie infettive, medicina d’urgenza, infermieristica, farmacia ed altre discipline.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Canadian guideline on HIV pre-exposure prophylaxis and nonoccupational postexposure prophylaxis
Darrell H. S. Tan, Mark W. Hull,….Tim Rogers and Stephen Shafran; for the Biomedical HIV Prevention Working Group of the CIHR Canadian HIV Trials Network
CMAJ November 27, 2017 189 (47) E1448-E1458; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.170494

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ASCO: Linee guida su alcol e rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“, a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) gli orientamenti sul consumo di alcol e lo sviluppo del cancro.
Secondo l’ASCO le probabilità di sviluppare il cancro aumentano con l’aumentare del consumo di alcol. Il fattore di rischio oncologico legato al consumo di alcol è spesso sottovalutato.

Alcohol-and-cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Alcohol and Cancer: A Statement of the American Society of Clinical Oncology
Noelle K. LoConte, Abenaa M. Brewster, Judith S. Kaur, Janette K. Merrill, and Anthony J. Alberg
Journal of Clinical Oncology 0 0:0

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Inibitori della pompa protonica e rischio malattie renali e cancro allo stomaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2017

Una recente meta analisi ha collegato inibitori della pompa protonica (PPI) con lo sviluppo di malattie renali croniche (CKD). I risultati sono stati presentati al Kidney Week 2017, the Annual Meeting of the American Society of Nephrology (ASN). La metanalisi ha incluso un totale di 5 studi con 536.902 partecipanti.
I risultati hanno mostrato che gli individui che hanno utilizzato PPI hanno avuto un aumento del 33% del rischio relativo di malattie renali croniche o insufficienza renale rispetto ai non utilizzatori.

PPI05

In un secondo studio pubblicato sulla rivista “Gut” gli inibitori di pompa protonica: se presi a lungo raddoppiano il rischio di cancro dello stomaco nei soggetti eradicati per Helicobacter pylori. E’ noto da tempo che l’impiego di questi farmaci per lunghi periodi determina un peggioramento dell’atrofia gastrica, soprattutto tra i pazienti con infezione da Helicobacter pylori (HP).

Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver seguito 63397 adulti, fra il 2003 e il 2012 in terapia per l’eradicazione dell’Helicobacter. Un trattamento prolungato con PPI, si associa ad un aumentato rischio di sviluppare un tumore dello stomaco. Il loro consiglio dunque è di essere cauti nel prescrivere per lunghi periodi i PPI, anche nei pazienti eradicati con successo.

I PPI che vengono comunemente utilizzati per vari disturbi acido-correlati sono: Omeprazolo, Esomeprazolo, Lansoprazolo, Rabeprazolo, Pantoprazolo.

Leggi abstract dell’articolo:
Proton Pump Inhibitors and Risk of CKD: A Meta-analysis
Charat Thongprayoon,…. et al.

Kidney Week 2017

Long-term proton pump inhibitors and risk of gastric cancer development after treatment for Helicobacter pylori: a population-based study
Ka Shing Cheung, Esther W Chan, Angel Y S Wong, Lijia Chen, Ian C K Wong, Wai Keung Leung
Gut Published Online First: 31 October 2017. doi: 10.1136/gutjnl-2017-314605

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Cancro alla prostata: livelli bassi di testosterone riducono il rischio.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

Gli uomini con quantità basse di testosterone nel loro sangue hanno circa il 20% in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata. Ad affermarlo uno studio presentato alla National Cancer Research Institute (NCRI) Cancer Conference a Liverpool.

Gli scienziati dell’Università di Oxford hanno condotto il più grande studio fino ad oggi sull’analisi degli ormoni e il rischio di cancro alla prostata. Lo studio – finanziato da Cancer Research UK – ha esaminato campioni di sangue da circa 19.000 uomini di età compresa tra i 34-76 anni, raccolti tra il 1959 e il 2004. Di questi uomini, 6.900 hanno sviluppato il cancro alla prostata.
Hanno trovato che gli uomini con i livelli più bassi di testosterone avevano significativamente meno probabilità di sviluppare il cancro della prostata rispetto a tutti gli altri uomini di controllo.

prostate cancer  2017Conference

Il cancro alla prostata ha bisogno del testosterone per crescere. Quasi tutti i tumori della prostata che si diffondono hanno recettori iperattivi del testosterone. La terapia ormonale – la cura standard per il trattamento del cancro della prostata – blocca o abbassa la quantità di testosterone nel corpo.
In futuro, questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare a sviluppare un approccio per ridurre il rischio di sviluppare la malattia da parte degli uomini“. – afferma il professor Matt Seymour.

Leggi abstract:
Low circulating free testosterone is associated with reduced incidence of prostate cancer: A pooled analysis of individual participant data from 20 prospective studies

Fonte: Nuffield Department of Population Health – University of Oxford

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I batteri intestinali possono influenzare la risposta alle terapie sul cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 3, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of Texas MD Anderson Cancer Center in collaborazione con l’Università di Rochester Medical Center e il Wilmot Cancer Institute ha scoperto che i pazienti con melanoma avanzato o cancro della pelle che avevano un batterio specifico nel loro intestino avevano una risposta più favorevole al trattamento del cancro con l’immunoterapia.

Un microbioma intestinale con molti batteri buoni, è stato associato a risultati migliori tra i 112 pazienti con melanoma metastatico che sono stati osservati per sei mesi durante la terapia anti-PD1. (I farmaci anti-PD1 sono noti per essere utilizzati per controllare il tumore cutaneo metastatico). Il farmaco funziona aumentando le difese immunitarie naturali del corpo contro le cellule tumorali – in particolare blocca la proteina PD1 sulle cellule T, che funge da freno al sistema immunitario.

microbioma

I risultati dello studio – pubblicato sulla rivista “Science” – sono emozionanti perché sono stati in grado di correlare, a un microbiota specifico, la capacità del sistema immunitario del paziente di combattere il cancro” afferma il prof. Peter Prieto. “Questo porterà a nuove strategie, come la sperimentazione di probiotici potenziali negli studi clinici per aumentare la risposta dei trattamenti standard contro il melanoma“.
L’analisi dei campioni dei microbiomi fecali dei pazienti ha dimostrato una significativamente differenza e una relativa abbondanza di batteri del genere Faecalibacterium (della famiglia Ruminococcaceae e l’ordine di Clostridiales) nei pazienti rispondenti alle terapie anti-PD1.

Ulteriori analisi hanno dimostrato che i pazienti rispondenti con alti livelli di Clostridiales/Ruminococcaceae, avevano una maggiore penetrazione delle cellule T nei tumori e livelli superiori di cellule T circolanti che uccidono le cellule tumorali.

E’ possibile cambiare il proprio microbioma, non è poi così difficile; quindi pensiamo che questi risultati aprano enormi nuove opportunità“. “I nostri studi sui pazienti e le successive ricerche sugli animali ci permettono di dire che i nostri microbiomi intestinali modulano sia l’immunità sistemica che anti-tumorale” – conclude la prof.ssa Jennifer Wargo uno degli autori.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiome modulates response to anti–PD-1 immunotherapy in melanoma patients
V. Gopalakrishnan, C. N. Spencer, L. Nezi, A. Reuben, M. C. Andrews, T. V. Karpinets, P. A. Prieto, D. Vicente, K. Hoffman, S. C. Wei, A. P. Cogdill,…et al.
Science 02 Nov 2017: eaan4236 DOI: 10.1126/science.aan4236

Fonti: University of Texas MD Anderson Cancer Center – Università di Rochester Medical Center

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Calcio nella prevenzione dell’osteoporosi in postmenopausa – linea guida.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Il calcio è vitale per la fortificazione delle ossa sane e le società scientifiche di tutto il mondo hanno fornito indicazioni sui fabbisogni quotidiani dall’infanzia alla vecchiaia. L’European Menopause and Andropause Society (EMAS) ha rilasciato una nuova guida clinica che riassume le prove sugli effetti del calcio nella riduzione del rischio di osteoporosi dopo la menopausa.

Maturitas

L’assunzione giornaliera di calcio dopo la menopausa varia da 700 a 1.200 mg. È incerto se l’assunzione eccessiva può causare danni. Alcuni studi epidemiologici hanno sollevato preoccupazioni per il rischio cardiovascolare, la demenza o, paradossalmente, la frattura.

Leggi il documento:
Calcium in the prevention of postmenopausal osteoporosis: EMAS clinical guide
Antonio Cano, Peter Chedraui, Dimitrios G. Goulis, Patrice Lopes, Gita Mishra, Alfred Mueck, Levent M. Senturk, Tommaso Simoncini, John C. Stevenson, Petra Stute, Pauliina Tuomikoski, Margaret Rees, Irene Lambrinoudaki
Maturitas Volume 107, January 2018, Pages 7-12 https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2017.10.004

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Lo zinco blocca le cellule tumorali dell’esofago.

Posted by giorgiobertin su ottobre 6, 2017

I ricercatori dell’University of Texas, Arlington, Texas, USA hanno dimostrato che lo zinco sospende in modo selettivo la crescita delle cellule tumorali, ma non le cellule epiteliali esofagee normali.

Zinc-Pills Zinc

Studi precedenti sull’argomento, in realtà, avevano dimostrato che lo zinco è un oligoelemento molto importante per il mantenimento dello stato di salute e per la protezione dell’esofago dal cancro, ma la base di questo meccanismo protettivo non era nota.
La carenza di zinco è stata riscontrata in molti pazienti affetti da tumore“, ha dichiarato il prof. Zui Pan. che ha pubblicato il lavoro sulla rivista “The FASEB Journal“, giornale della Federation of American Societies for Experimental Biology.
I dati clinici e gli studi sugli animali hanno dimostrato che questo minerale è molto importante per la salute del corpo e per la prevenzione del cancro”. “Il nostro studio, per la prima volta, rivela che lo zinco ostacola i segnali di calcio inattivi nelle cellule tumorali, che è assente nelle cellule normali, e quindi lo zinco inibisce selettivamente la crescita delle cellule tumorali. Una quantità insufficiente di zinco può portare allo sviluppo di tumori e altre malattie“.

Lo zinco è abbondante negli spinaci, nei semi di lino, nel manzo, nei semi di zucca e nei frutti di mare come gamberi e ostriche.

Selective inhibitory effects of zinc on cell proliferation in esophageal squamous cell carcinoma through Orai1
Sangyong Choi, Chaochu Cui, Yanhong Luo, Sun-Hee Kim, Jae-Kyun Ko, Xiaofang Huo, Jianjie Ma, Li-wu Fu, Rhonda F. Souza, Irina Korichneva, and Zui Pan
Faseb Journal Published online before print September 19, 2017, doi:10.1096/fj.201700227RRR

Fonte: University of Texas, Arlington, Texas

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Una app per prevenire il cancro.

Posted by giorgiobertin su settembre 28, 2017

Si chiama “A third less” la nuova app multipiattaforma (Ios, Android, Windows Phone) realizzata dal Consorzio di ricerca Luigi Amaducci, tramite un team coordinato dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e composto anche da Università di Padova (Dipartimento di Neuroscienze; Unità operativa di riabilitazione ortopedica), Istituto Oncologico Veneto e azienda Openview, con la sponsorizzazione di Takeda.


A Third Less – La app per la prevenzione oncologica

L’applicazione offre un aiuto nella riduzione del rischio di ammalarsi, fornendo indicazioni sull’alimentazione da seguire, sull’attività fisica da praticare e aiutando a mantenere il peso forma. Ogni utente ha un suo avatar che deve trasformare in un “supereroe” della salute, inserendo nella App informazioni circa i cibi che assume e lo sport che pratica“, ha spiegato Stefania Maggi dell’In-Cnr.
Le scelte nutrizionali possono influenzare la formazione del cancro a diversi livelli, ad esempio interferendo nella proliferazione, differenziazione e morte delle cellule, nell’espressione degli oncogeni e degli oncosoppressori. Anche una regolare attività fisica sembra associata a un ridotto rischio di tumori del colon e della mammella e a una diminuzione del rischio per prostata, polmone e utero“, ha aggiunto Maggi.

All’applicazione sono collegati anche il portale web di approfondimento, nel quale vengono ulteriormente spiegati i consigli pratici.

Portale Web: https://athirdless.com/

Scarica l’applicazione:
per IOS  –  per Android

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USA: Linee guida sullo screening del cancro al collo dell’utero.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2017

L’ U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) ha pubblicato in aggiornamento le raccomandazioni per lo screening del cancro al collo dell’utero. Il documento in formato provvisorio ed è possibile commentarlo entro il 9 ottobre 2017.

cervical cancer

Il documento propone che le donne fino ai trent’anni siano sottoposte a screening triennale per il cancro del collo dell’utero con la sola citologia cervicale, e che le donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni siano sottoposte a screening con citologia cervicale ogni tre anni oppure siano sottoposte ogni cinque anni a un test per il DNA del papilloma virus umano ad alto rischio (HPV-DNA).

Queste raccomandazioni non si applicano alle donne che hanno un sistema immunitario compromesso (ad esempio, le donne che vivono con l’HIV). Le donne che hanno avuto un’isterectomia con la rimozione della cervice e non hanno una storia di lesioni precancerose di alto grado o cancro cervicale non sono a rischio per il cancro cervicale e non devono essere sottoposti a screening.

Leggi il documento in full text:
Cervical Cancer: Screening – Draft Recommendation Statement
U.S. Preventive Services Task Force September 2017.

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I probiotici nella prevenzione e cura del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2017

In un approccio innovativo alla prevenzione e al trattamento del cancro del colon-retto (CRC), gli scienziati stanno studiando i modi per sostituire i metaboliti mancanti nei pazienti soggetti a infiammazione intestinale e CRC.

I ricercatori del del Texas Children’s Hospital e del Baylor College of Medicine (Houston) hanno condotto una serie di esperimenti utilizzando topi che erano insufficienti in HDC (histidine decarboxylase), l’enzima necessario per convertire l’istidina in istamina.
La somministrazione di microrganismi di produzione di istamina nei topi (via orale del probiotico Lactobacillus reuteri 6475) che non dispongono dell’enzima di istidina decarbossilasi (HDC), in particolare  ha ridotto l’infiammazione e la formazione di tumori. Questi risultati suggeriscono che l’alterazione del microbioma intestinale con i probiotici può diventare una nuova strategia preventiva o terapeutica per i pazienti a rischio di CRC associato a malattie infiammatorie intestinali (IBD).

probiotici-CCR
Figure shows presence of colonic tumors (MRS/AOM+DSS panel) by positron emission tomography imaging. Tumor activity is significantly diminished in the presence of the histamine-producing probiotic (L. reuteri 6475/AOM+DSS).

Il ruolo dell’istamina nel cancro umano è ancora poco chiaro. Questi risultati, pubblicati sulla rivista “American Journal of Pathoplogy“, indicano però che i probiotici che generano istamina, in presenza di una sufficiente quantità di proteine ​​(L-istidina), possono migliorare i risultati per i pazienti con cancro al colon e con IBD associato.
Abbiamo dimostrato che l’istamina ha un ruolo significativo nella soppressione dell’infiammazione intestinale cronica e della tumorigenesi del colon-retto“. afferma il prof. Versalovic.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut Microbe-mediated Suppression of Inflammation-associated Colon Carcinogenesis by Luminal Histamine Production
Chunxu Gao, Bhanu Priya Ganesh, Zhongcheng Shi, Rajesh Rasik Shah, Robert Fultz, Angela Major, Susan Venable, Monica Lugo, Kathleen Hoch, Xiaowei Chen, Anthony Haag, Timothy C. Wang, and James Versalovic
The American Journal of Pathology, volume 187, issue 10 (October 2017) published by Elsevier – Published online:September 13, 2017

Fonte: ElsevierBaylor College of Medicine (Houston)

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Depressione e attività cardiaca: dall’ECG un aiuto per lo screening.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

La ricerca del team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova (Claudio Gentili, Daniela Palomba e Simone Messerotti Benvenuti), in collaborazione con i bioingegneri del Centro di ricerca interdipartimentale “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, suggerisce un nuovo modo di guardare al rapporto tra indici elettrofisiologici e umore.

Psychiatric-research-cover

Nel corso di una depressione sono riscontrabili delle alterazioni elettrofisiologiche misurabili con l’elettrocardiogramma che, se “rilette” attraverso una tecnica di analisi particolare, portano a individuare soggetti con alta probabilità di depressione.
Con l’aiuto di un software di machine learning, adattato alla nostra analisi dai colleghi dell’università di Pisa, abbiamo potuto stimare il grado di depressione in pazienti con patologia cardiovascolare attraverso una lettura attenta del loro elettrocardiogramma (ECG)” afferma Claudio Gentili docente di Psicologia clinica.

La relazione tra attività cardiaca e umore è molto stretta e dimostrata da numerosi lavori scientifici: i pazienti depressi hanno un rischio maggiore di sviluppare una patologia cardiovascolare e, viceversa, dopo un infarto il rischio di un episodio depressivo può aumentare – afferma la prof. Daniela Palomba. “Il nostro lavoro dimostra come l’approccio utilizzato permette da un lato analisi tarate sul singolo individuo, ma anche la possibilità di effettuare uno screening affidabile a livello del singolo paziente”.

Leggi abstract dell’articolo:
Assessing mood symptoms through heartbeat dynamics: An HRV study on cardiosurgical patients
Gentili, Claudio et al.
Journal of Psychiatric Research, article in press, Published online: August 26, 2017, http://dx.doi.org/10.1016/j.jpsychires.2017.08.018

Fonte: Dipartimento di Psicologia generale – Università di Padova

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SIPREC: Linee guida sul trattamento delle ipercolesterolemie.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

E’ stato pubblicato a cura della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) un “Documento di consenso sul trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato“.

docconsenso

Il documento si incentra largamente sulle recenti Linee Guida dell’European Society of Cardiology per la prevenzione delle malattie vascolari pubblicate nel 2016, sottolineando gli aspetti specifici che riguardano il nostro Paese, anche in rapporto alla etnia prevalente, agli aspetti demografici, alla distribuzione dei fattori di rischio, agli stili di vita ed alle abitudini dietetiche ed, infine, agli aspetti regolatori.

Il documento è rivolto, in particolar modo, ai medici di medicina generale, con l’intento di fornire indicazioni pratiche sulla gestione clinica e terapeutica di pazienti affetti da dislipidemia e, in particolare, in quelli affetti da ipercolesterolemia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Documento di consenso per il trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato
SIPREC Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare

Fonte: SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare)

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Mangiare carne aumenta il rischio di diabete.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

Il professor Koh Woon Puay delle Scienze Cliniche presso la Duke-NUS Medical School (Duke-NUS) e il suo team ha scoperto che una maggiore assunzione di carne rossa e pollame è associata ad un rischio significativamente maggiore di sviluppare il diabete, questo è parzialmente attribuito al più alto contenuto di ferro in queste carni.

meat-eating-diabetes

Questi risultati provengono dallo Singapore Chinese Health Study, che ha reclutato 63.257 adulti di età compresa tra i 45 e i 74 anni tra il 1993 e il 1998 e poi li ha seguiti dal punto di vista alimentare per una media di circa 11 anni. Un più alto consumo di carne rossa e pollame ha evidenziato un aumento del rischio di diabete del 23%, mentre l’assunzione di pesce/molluschi non era associata a rischio di diabete.
Il professor Koh ha affermato: “Non abbiamo bisogno di rimuovere completamente la carne dalla dieta. E’ importante ridurre l’assunzione giornaliera, in particolare per la carne rossa, e scegliere il petto di pollo (non altre parti) e i pesci/molluschi o i prodotti alimentari proteici vegetali e prodotti lattiero-caseari per ridurre il rischio di diabete”.

I risultati di questo, che è uno dei maggiori studi asiatici sul consumo di carne e rischio di diabete è stato pubblicato sulla rivista “American Journal of Epidemiology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Meat, Dietary Heme Iron, and Risk of Type 2 Diabetes Mellitus: The Singapore Chinese Health Study
Mohammad Talaei, Ye-Li Wang, Jian-Min Yuan, An Pan, Woon-Puay Koh
American Journal of Epidemiology, Published: 22 August 2017, https://doi.org/10.1093/aje/kwx156

Fonte:  Clinical Sciences at Duke-NUS Medical School

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