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Posts Tagged ‘prevenzione’

Possibile collegamento tra bevande zuccherate e cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2019

Uno studio pubblicato sul BMJ riporta una possibile associazione tra un maggiore consumo di bevande zuccherate e un aumentato rischio di cancro.
Il consumo di bevande zuccherate è aumentato in tutto il mondo negli ultimi decenni ed è associato in modo convincente al rischio di obesità, che a sua volta è riconosciuto come un forte fattore di rischio per molti tumori.
Lo studio di coorte NutriNet-Santé è stato condotto su 101.257 adulti francesi sani (21% uomini, 79% donne) con un’età media di 42 anni.

Bevande-zuccherate

I risultati mostrano che un aumento di 100 ml al giorno nel consumo di bevande zuccherate era associato a un aumento del 18% del rischio di cancro globale e ad un aumento del rischio di cancro al seno del 22%.

 

Le possibili spiegazioni per questi risultati includono l’effetto dello zucchero contenuto nelle bevande zuccherate sul grasso viscerale (conservato attorno agli organi vitali come il fegato e il pancreas), i livelli di zucchero nel sangue e i marcatori infiammatori, tutti collegati a un aumento del rischio di cancro.

Altri composti chimici, come gli additivi in ​​alcune bevande gassate potrebbero anche svolgere un ruolo importante.
Questi risultati richiedono la replica in altri studi su larga scala, affermano gli autori.

Leggi il full text dell’articolo:
Sugary drink consumption and risk of cancer: results from NutriNet-Sante?
Chazelas Eloi, Srour Bernard, Desmetz Elisa, Kesse-Guyot Emmanuelle, Julia Chantal, Deschamps Valérie et al.
BMJ 2019;366:l2408 https://doi.org/10.1136/bmj.l2408

ClinicalTrials.gov NCT03335644.

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Test delle urine per stabilire il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2019

I ricercatori dell’ University of East Anglia’s Norwich Medical School coordinati dal prof. Shea Connell, hanno sviluppato un test delle urine per diagnosticare il cancro alla prostata aggressivo e predire se i pazienti necessiteranno di un trattamento fino a cinque anni prima rispetto ai metodi clinici standard.

In particolare i ricercatori hanno esaminato l’espressione di 167 geni nei campioni. Hanno trovato 35 geni che possono aiutare a prevedere quanto pericoloso possa essere un cancro alla prostata. Hanno inoltre anche monitorato la salute degli uomini per una media di sei anni. I profili di 23 uomini il cui cancro è progredito erano significativamente diversi da quelli il cui cancro non progrediva. Il trials ha coinvolto 537 pazienti.

urine-prostate-cancer

Il nuovo test sperimentale chiamato “PUR” (Prostate Urine Risk) identifica gli uomini che hanno fino a otto volte meno probabilità di aver bisogno di un trattamento entro cinque anni dalla diagnosi. Attualmente i test più comunemente utilizzati per il cancro alla prostata includono esami del sangue, un esame fisico noto come esame rettale digitale (DRE), una risonanza magnetica o una biopsia.

La dott.ssa Clark ha dichiarato: “Questa ricerca dimostra che il nostro test delle urine potrebbe essere utilizzato non solo per diagnosticare il cancro alla prostata senza la necessità di una biopsia invasiva, ma per identificare il livello di rischio di un paziente. Ciò significa che potremmo prevedere se i pazienti affetti da cancro alla prostata già sottoposti a sorveglianza attiva abbiano bisogno o meno di un trattamento. La cosa veramente eccitante è che il test ha predetto la progressione della malattia fino a cinque anni prima che venisse rilevata da metodi clinici standard”. I risultati sono entusiasmanti, il test deve essere convalidato in un gruppo più ampio di pazienti.

Scarica e leggi il documento in full text:
A four‐group urine risk classifier for predicting outcomes in patients with prostate cancer
Shea P. Connell Marcel Hanna Frank McCarthy Rachel Hurst Martyn Webb Helen Curley Helen Walker Rob Mills Richard Y. Ball Martin G. Sanda Kathryn L. Pellegrini Dattatraya Patil Antoinette S. Perry Jack Schalken Hardev Pandha Hayley Whitaker Nening Dennis Christine Stuttle Ian G. Mills Ingrid Guldvik Movember GAP1 Urine Biomarker Consortium Chris Parker Daniel S. Brewer Colin S. Cooper Jeremy Clark.
BJU International First published: 20 May 2019 https://doi.org/10.1111/bju.14811

Fonti: University of East Anglia’s Norwich Medical School WebMDBBC

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Intelligenza artificiale per predire il cancro al seno e personalizzare le cure.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2019

Un team del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT e del Massachusetts General Hospital (MGH) ha creato un nuovo modello di deep learning che può prevedere da una mammografia se un paziente è probabile che sviluppi nei prossimi cinque anni un cancro al seno. Addestrato su mammografie e risultati noti da oltre 60.000 pazienti, il modello ha appreso gli schemi sottili nel tessuto mammario che sono i precursori dei tumori maligni.

BreastCancerAI
The team’s model was shown to be able to identify a woman at high risk of breast cancer four years (left) before it developed (right). Image courtesy of the researchers

Piuttosto che identificare manualmente i modelli in una mammografia che guida il cancro futuro, il team MIT/MGH ha addestrato un modello di apprendimento profondo per dedurre i modelli direttamente dai dati. Usando le informazioni di oltre 90.000 mammografie, il modello ha rilevato modelli troppo sottili da rilevare per l’occhio umano.

Il modello del team è stato significativamente migliore nel predire il rischio rispetto agli approcci esistenti: ha posizionato con precisione il 31% di tutti i pazienti oncologici nella sua categoria di rischio più alto, rispetto a solo il 18% per i modelli tradizionali.
Allison Kurian, professore associato di medicina e ricerca/politica sanitaria presso la Stanford University School of Medicine afferma: “Se convalidato e reso disponibile per un uso diffuso, questo potrebbe davvero migliorare le nostre attuali strategie per stimare il rischio.

Il nostro obiettivo è rendere questi progressi una parte dello standard di cura“, affermano i ricercatori. “Prevedendo chi svilupperà il cancro in futuro, possiamo sperare che salviamo vite e prendiamo il cancro prima che i sintomi si manifestino“.

Leggi il full text dell’articolo:
A Deep Learning Mammography-based Model for Improved Breast Cancer Risk Prediction
Adam Yala, Constance Lehman, Tal Schuster, Tally Portnoi, Regina Barzilay
Radiology Recently Published May 7 2019 https://doi.org/10.1148/radiol.2019182716

See editorial by Arkadiusz Sitek

Fonte: Department of Electrical Engineering and Computer Science, Massachusetts Institute of Technology

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Linee guida sullo Screening del Cancro Colorettale.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “JAMA“, a cura della Task force statunitense multisocietà sul cancro colorettale (MSTF) (American College of Gastroenterology [ACG], American Gastroenterological Association [AGA] e American Society for Gastrointestinal Endoscopy [ASGE]), le linee guida sullo screening del Cancro Colorettale (CRC).

Colorectal Cancer Screening JAMA

Lo screening dovrebbe iniziare all’età di 50 anni nelle persone a rischio medio (quelle senza una storia familiare ad alto rischio), eccetto che per gli afroamericani, in cui prove limitate supportano lo screening a partire da 45 anni.
Le persone con una storia familiare di CRC o un adenoma avanzato documentato in un parente di primo grado più giovane di 60 anni o 2 parenti di primo grado a qualsiasi età sono a rischio più elevato e devono sottoporsi a colonscopia ogni 5 anni; dovrebbero essere sottoposte a screening a partire da 40 anni.

Scarica e leggi il documento in full text:
Colorectal Cancer Screening
Gupta N, Kupfer SS, Davis AM.
JAMA. Published online April 25, 2019. doi:10.1001/jama.2019.4842

Articolo correlati:
-Colorectal cancer screening for average‐risk adults: 2018 guideline update from the American Cancer Society – CA: A Cancer Journal for Clinicians (free)

Colorectal Cancer Screening – U.S. Preventive Services Task Force (free resources)

Recommendations on screening for colorectal cancer in primary care – Canadian Task Force on Preventive Health Care (free

Colorectal Cancer Screening: Recommendations for Physicians and Patients from the U.S. Multi-Society Task Force on Colorectal Cancer – The American Journal of Gastroenterology (free)

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Alimentazione e tumore alla vescica.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2019

L’Istituto dei Tumori di Milano (INT) di uno studio multicentrico italiano che include 690 casi di tumore della vescica e 665 controlli ospedalizzati per malattie acute, non neoplastiche e non legate al fumo, ha dimostrato che latte e zuppe a base di soia, spinaci e bietole, fagioli, tè contengono flavonoidi, sostanze antiossidanti e con un effetto anticancerogeno, riducono fino al 44% il rischio di tumore della vescica.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Cancer, Causes & Control“.

soia-isoflavoni

Abbiamo trovato una riduzione significativa del rischio di tumore della vescica del 44% nei soggetti che osservavano l’assunzione maggiore nella dieta di isoflavoni e del 36% nei soggetti con un’elevata assunzione di flavoni, rispetto ai soggetti con il consumo più basso. Per le altre classi di flavonoidi e flavonoidi totali non abbiamo trovato un’associazione significativa con il rischio di tumore della vescica.” – spiega la prof.ssa Valentina Rosato.
Nello studio, gli isoflavoni derivano principalmente dal latte di soia, zuppe a base di soia, verdure e fagioli, mentre i flavoni provengono specialmente dagli spinaci e bietole, verdure, fagioli e tè.

Questo è il primo studio che indica un’associazione inversa tra l’assunzione nella dieta di isoflavoni e flavoni e il rischio di tumore della vescica. “È biologicamente plausibile un possibile effetto dei flavonoidi sul tumore della vescica – sottolinea la prof.ssa Valentina Rosato – l’urina è una via importante per l’escrezione di flavonoidi e dei loro metaboliti e questi componenti bioattivi dietetici sono di conseguenza a diretto contatto con la mucosa della vescica”.

Leggi abstract dell’articolo:
Flavonoids and bladder cancer risk.
Marta Rossi, Panagiota Strikoudi, Maria-Eleni Spei, Maria Parpinel, Diego Serraino, Maurizio Montella, Massimo Libra, Carlo La Vecchia, Valentina Rosato
Cancer Causes Control May 2019, Volume 30, Issue 5, pp 527–535 [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Istituto dei Tumori di Milano

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ACP: linee guida sullo screening per il cancro al seno nelle donne a rischio medio.

Posted by giorgiobertin su aprile 10, 2019

Le donne a rischio medio, di età compresa tra 50 e 74 anni, che non presentano sintomi per il cancro al seno devono sottoporsi a screening mammografico al seno con mammografia ogni due anni, ad affermarlo l’American College of Physicians (ACP) in una nuova dichiarazione di orientamento pubblicata su “Annals of Internal Medicine.

American College of Physicians Internal Medicine ACP

La dichiarazione dell’orientamento ACP non si applica ai pazienti con precedenti risultati anormali di screening o alle popolazioni ad alto rischio, come le donne con una storia personale di cancro al seno o una mutazione genetica nota per aumentare il rischio.
“Le prove dimostrano che il miglior equilibrio tra benefici e danni per queste donne, che rappresenta la grande maggioranza delle donne, è quello di sottoporsi a screening del cancro al seno con mammografia ogni due anni tra i 50 e i 74 anni” – afferma la prof.ssa Ana Maria María López.

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Breast Cancer in Average-Risk Women: A Guidance Statement From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Jennifer S. Lin, MD, MCR; Reem A. Mustafa, MD, MPH, PhD; Carrie A. Horwitch, MD, MPH; Timothy J. Wilt, MD, MPH; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. 2019. 9 APRIL 2019 DOI: 10.7326/M18-2147

Summary for Patients: Breast Cancer Screening in Average-Risk Women

Related Guidelines:
Breast Cancer: Screening – U.S.Preventive Services Task Force (free)

American Cancer Society Breast Cancer Screening Guideline (free)

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ECDC: Standard europei per la diagnosi e trattamento della tubercolosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2019

L’ European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e l’ European Respiratory Society (ERS) hanno redatto 21 standard per garantire i percorsi ottimali per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione ottimali della tubercolosi (TB) in Europa.
Tali standard pongono il paziente con tubercolosi al centro del processo e sono destinati ai medici e a tutti gli operatori sanitari che operano nel campo specifico. Gli standard dell’Unione europea per la cura della tubercolosi (ESTC) sono stati aggiornati nel 2017 con l’integrazione delle tecnologie più recenti e le raccomandazioni internazionali in materia di diagnosi, trattamento e prevenzione della TB.

ecdc_logo

Gli standard internazionali per la cura della tubercolosi (ISTC) sono stati pubblicati per la prima volta nel 2006 e successivamente aggiornati nel 2009 e nel 2014. Gli ISTC riportano gli standard per la gestione della TB e si rivolgono a paesi ad alta incidenza di malattia e risorse economiche limitate. La situazione nei paesi appartenenti alla UE/SEE è invece caratterizzata da una maggiore disponibilità di risorse economiche a fronte di una incidenza di malattia medio-bassa.

Gli standard adattati ai paesi UE/SEE considerano i seguenti fattori:
• l’incidenza di malattia varia nei diversi paesi, bassa nella maggior parte dei paesi, intermedia in alcuni;
• esiste una lunga tradizione di prevenzione e di controllo della TB;
• sono disponibili risorse economiche;
• è necessario che tali risorse siano utilizzate in modo ottimale;
• i servizi per la TB sono integrati nel sistema sanitario;
• ogni paziente ha il diritto di accedere alle migliori cure possibili.

Scarica e leggi il documento in full text:
Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe, 2019 – EN – [PDF-14.62 MB]
All country profiles, 2017 data
Country profile for Italy, 2017 data – EN – [PDF-233.07 KB]

Fonte: European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)

Approfondimenti:
Diagnosing tuberculosis.
Steingart K, Gilpin C, Kohli M, Garner P. Cochrane Special Collections.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 3. DOI: SC000034. (link is external)

Linezolid for drug‐resistant pulmonary tuberculosis.
Singh B, Cocker D, Ryan H, Sloan DJ.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 3. Art. No.: CD012836. DOI:10.1002/14651858.CD012836.pub2.

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Bevande zuccherate legate a malattie cardiovascolari e tassi più elevati di cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 24, 2019

Un nuovo studio apparso sulla rivista “Circulation“, ha dimostrato che quando le persone consumano più bevande zuccherate hanno un rischio più elevato di morte a seguito di malattie cardiovascolari e un tasso più alto di sviluppare il cancro.
Per comprendere questa associazione, i ricercatori hanno esaminato i dati di 37.716 uomini nello studio di follow-up e 80.647 donne. Dopo aver controllato i fattori dietetici, l’attività fisica e il BMI, il team ha stabilito che queste bevande zuccherine erano associate a tassi di mortalità più elevati da malattie cardiovascolari (CVD) e a tassi di cancro più elevati.

drinks

L’acqua potabile al posto delle bevande zuccherate è una scelta salutare che potrebbe contribuire alla longevità”, afferma il prof. Vasanti Malik.
L’AHA suggerisce dal punto di vista nutrizionale, di evitare gli zuccheri aggiunti. Questo non include solo bevande zuccherate, ma anche cibi, dato che lo zucchero aggiunto può davvero aumentare nel corso della giornata e portare a effetti indesiderati.

Questi risultati sono coerenti con i noti effetti avversi dell’elevato apporto di zuccheri sui fattori di rischio metabolici e la forte evidenza che bere bevande zuccherate aumenta il rischio di diabete di tipo 2, a sua volta un importante fattore di rischio per morte prematura“, spiega Walter Willett.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-Term Consumption of Sugar-Sweetened and Artificially Sweetened Beverages and Risk of Mortality in US Adults
Vasanti S. Malik , Yanping Li , An Pan , Lawrence De Koning , Eva Schernhammer , Walter C. Willett , and Frank B. Hu
Circulation. 2019 Originally published 18 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.118.037401

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ACC/AHA: linee guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2019

Le linee guida aggiornate pubblicate dall’American College of Cardiology (ACC) e dall’American Heart Association (AHA) non modificano la raccomandazione nell’uso dell’aspirina nella prevenzione secondaria e dimostrano che c’è ancora un ruolo nell’aspirina nella prevenzione primaria.
L’aspirina continua ad essere il trattamento cardine per la prevenzione di eventi cardiovascolari secondari (prevenzione secondaria). Per coloro che hanno già avuto un infarto, ictus o altri eventi cardiovascolari, la sospensione di un regime di aspirina senza la guida di un medico potrebbe aumentare il rischio di un altro attacco cardiaco del 63% e un ictus ischemico del 40%.


A working group of Johns Hopkins Medicine cardiologists, including Dr. Erin Michos, American Heart Association (AHA) and American College of Cardiology (ACC) colleagues have released updated guidelines for clinicians and patients on the primary prevention of cardiovascular disease.

Per quanto riguarda l’esercizio fisico, le linee guida di prevenzione primaria includono raccomandazioni, basate su recenti linee guida del governo federale, secondo cui gli adulti dovrebbero impegnarsi in almeno 150 minuti a settimana di attività fisica a intensità moderata o 75 minuti a settimana ad un ritmo vigoroso.
Una vita sana, con la dieta e l’esercizio“, affermano i ricercatori, “è la principale linea di difesa nella prevenzione delle malattie cardiache”.

Queste nuove raccomandazioni sono state presentate al 2019 ACC 68th Annual Scientific Session and Expo il 17 marzo 2019 (video) e pubblicate su “Circulation“.

Scarica e leggi il documento in full text:
2019 ACC/AHA Guideline on the Primary Prevention of Cardiovascular Disease
WRITING COMMITTEE MEMBERS, Donna K. Arnett, Roger S. Blumenthal, Michelle A. Albert,……..Federico Gentile, Barbara Riegel, Zachary D. Goldberger, Duminda N. Wijeysundera
Journal of the American College of Cardiology Mar 2019, 26029; DOI: 10.1016/j.jacc.2019.03.010

2019 ACC/AHA Guideline on the Primary Prevention of Cardiovascular Disease: Executive Summary
WRITING COMMITTEE MEMBERSDuminda N. Wijeysundera, et al.

Fonti: AHA newsACC

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Consumo elevato di uova aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2019

Un ampio studio sulla medicina nord-occidentale riporta che gli adulti che mangiano molte uova con un aumento del colesterolo nella dieta hanno avuto un rischio significativamente più elevato di malattie cardiovascolari e morte per qualsiasi causa.

egg

Il messaggio importante riguarda il colesterolo, che si trova ad alto contenuto nelle uova e in particolare di tuorli“, ha detto la prof.ssa Norrina Allen del Department of Preventive Medicine, Northwestern University Feinberg School of Medicine, Chicago, Illinois.Come parte di una sana dieta, la gente ha bisogno di consumare poche quantità di colesterolo. Le persone che consumano meno colesterolo hanno un minor rischio di malattie cardiache“.

I tuorli d’uovo sono una delle fonti più ricche di colesterolo alimentare tra tutti i cibi comunemente consumati. Un uovo di grandi dimensioni ha 186 milligrammi di colesterolo.
Lo ha esaminato i dati aggregati di 29.615 adulti statunitensi, razzialmente ed etnicamente diversi, provenienti da sei studi prospettici di coorte per un periodo fino a 31 anni di follow-up (25 Marzo, 1985, e 31 Agosto, 2016). I risultati indicano che le attuali raccomandazioni delle linee guida alimentari statunitensi per il colesterolo e le uova nella dieta potrebbero dover essere rivalutate.

Le persone dovrebbero mantenere bassa l’assunzione di colesterolo nella dieta riducendo cibi ricchi di colesterolo come uova e carne rossa nella dieta.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Associations of Dietary Cholesterol or Egg Consumption With Incident Cardiovascular Disease and Mortality
Victor W. Zhong, Linda Van Horn, Marilyn C. Cornelis et al.
JAMA. 2019;321(11):1081-1095. doi:10.1001/jama.2019.1572

Editorial
Association of Egg Consumption and Dietary Cholesterol With Cardiovascular Disease Risk

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Un nuovo farmaco per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2019

Un nuovo farmaco orale che abbassa efficacemente il colesterolo sembra destinato all’approvazione clinica. Le ultime prove del farmaco hanno dimostrato che è sicuro se usato in combinazione con statine.

Il nuovo studio, pubblicato su “The New England Journal of Medicine“, è il più grande studio condotto ad oggi per testare l’efficacia dell’acido bempedoico, che deve ancora essere approvato in Europa.

NEJMoa1803917

Il farmaco orale impedisce la capacità del corpo di creare colesterolo e potrebbe essere assunto in concomitanza con i trattamenti esistenti con statine dei pazienti, oltre ad agire come trattamento per coloro che non sono in grado di assumere statine a causa di effetti collaterali avversi o interazioni con altri farmaci.
Lo studio ha coinvolto 2230 pazienti, 1488 dei quali hanno assunto acido bempedoico e 742 un placebo. I pazienti provenivano da una serie di paesi, dal Regno Unito e dalla Germania alla Polonia, al Canada e agli Stati Uniti.

Un secondo studio pubblicato dal New England Journal of Medicine ha utilizzato i dati di 654.783 persone per studiare gli effetti a lungo termine dell’acido bempedoico.

Lo studio ha rintracciato i marcatori genetici per determinare i potenziali effetti dell’inibizione dell’enzima lyase ATP-citrato con acido bempedoico. È stato quindi confrontato con l’enzima che le statine solitamente inibiscono, 3-idrossi-3-metilglutaril-coenzima A reduttasi (HMGCR).

Sappiamo che ridurre i livelli di colesterolo è fondamentale per ridurre il rischio di infarto e ictus” – afferma il prof. Kausik Ray “Il nostro ultimo studio mostra che l’acido bempedoico può essere aggiunto ai molti trattamenti disponibili per abbassare il colesterolo”.
“Si tratta di una nuova classe di farmaci che potrebbero essere somministrati a pazienti che stanno già assumendo statine e potrebbero essere di aiuto per ridurre ulteriormente i loro livelli di colesterolo e quindi a ridurre potenzialmente il rischio di infarti e ictus”.

Leggi il full text degli articoli:

Safety and Efficacy of Bempedoic Acid to Reduce LDL Cholesterol
Kausik K. Ray, M.D., M.Phil., Harold E. Bays, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Narendra D. Lalwani, Ph.D., M.B.A., LeAnne T. Bloedon, M.S., R.D., Lulu R. Sterling, Ph.D., Paula L. Robinson, M.S., and Christie M. Ballantyne, M.D. for the CLEAR Harmony Trial
N Engl J Med 2019; 380:1022-1032 March 14, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1803917

CLEAR Harmony ClinicalTrials.gov number, NCT02666664

Mendelian Randomization Study of ACLY and Cardiovascular Disease
Brian A. Ference, M.D., Kausik K. Ray, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Thatcher B. Ference, Stephen Burgess, Ph.D., David R. Neff, D.O., Clare Oliver-Williams, Ph.D., Angela M. Wood, Ph.D., Adam S. Butterworth, Ph.D., Emanuele Di Angelantonio, M.D., John Danesh, D.Phil., John J.P. Kastelein… et al.
N Engl J Med 2019; 380:1033-1042 DOI: 10.1056/NEJMoa1806747

EDITORIAL MAR 14, 2019
Human Genetics and Drug Development
M.V. Holmes

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L’inquinamento atmosferico danneggia lo sviluppo cardiovascolare fetale.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2019

Le particelle microscopiche nell’inquinamento atmosferico inalate dalle donne incinte possono danneggiare lo sviluppo cardiovascolare fetale, secondo uno studio dei ricercatori del Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy.

CT

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cardiovascular Toxicology“, ha rilevato che all’inizio del primo trimestre e alla fine del terzo trimestre c’erano finestre critiche durante le quali le sostanze inquinanti influiscono maggiormente sui sistemi cardiovascolari della madre e del feto.

Questi risultati suggeriscono che le donne incinte, le donne in età fertile che possono essere incinte e quelle sottoposte a trattamenti di fertilità dovrebbero evitare aree note per l’alto inquinamento atmosferico o rimanere in ambienti chiusi in giornate di smog per ridurre la loro esposizione“, ha detto Phoebe Stapleton, assistente professore alla Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy. “Le donne incinte dovrebbero anche prendere in considerazione il monitoraggio della qualità dell’aria interna ai locali”.

Ciò che una madre inala influenza il sistema circolatorio del feto, che si adatta costantemente per fornire un adeguato flusso di sangue al feto man mano che cresce. L’esposizione a questi inquinanti può restringere i vasi sanguigni, restringendo il flusso di sangue verso l’utero e privando il feto di ossigeno e sostanze nutritive, questo può causare una crescita e uno sviluppo ritardati. Può anche portare a complicazioni di gravidanza comuni, come la restrizione della crescita intrauterina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Effect of Gestational Age on Maternofetal Vascular Function Following Single Maternal Engineered Nanoparticle Exposure
S. B. FournierS. KallontziL. FabrisC. LoveP. A. Stapleton
Cardiovascular Toxicology pp 1–13 First Online 07 February 2019 https://doi.org/10.1007/s12012-019-09505-0

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Best Practice sulla prevenzione delle infezioni del sito chirurgico.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2019

Le infezioni del sito chirurgico sono infezioni post-operatorie (Surgical Site Infections – SSI) che si verificano entro 30 giorni da una procedura chirurgica o entro un anno dall’impianto di un dispositivo permanente. Dati epidemiologici confermano che in Europa un’infezione acquisita in ospedale su cinque è una SSI. In Italia il livello è sostanzialmente allineato: circa l’8% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione associata alle procedure assistenziali e, di queste, il 20-22% sono infezioni del sito chirurgico.

infezioni_del_sito_chirurgico

E’ stata presentata la prima check list italiana per prevenire le infezioni chirurgiche in sala operatoria (SSI). Il documento si articola sostanzialmente in 3 parti: il momento pre-operatorio e la preparazione del paziente all’intervento; l’intervento stesso; e infine la gestione del paziente nella fase post-operatoria.

Oltre all’antisepsi cutanea e alla tricotomia, il documento inserisce tra i passaggi chiave da seguire in sala operatoria la necessità di: sottoporre il paziente a profilassi antibiotica entro 120 minuti dall’inizio dell’intervento, decontaminare il paziente dallo stafilococco aureo nasale, curare l’igiene del corpo del paziente con doccia pre-operatoria, oltre che il mantenimento della normotermia e un adeguato controllo glicemico del paziente in tutto il periodo peri-operatorio.

Essendo il documento concepito come check-list procedurale dovrà essere presente fisicamente in tutte le sale operatorie” – afferma Mauro Pittiruti, Chirurgo dell’Unità Operativa di Chirurgia di Urgenza – Fondazione Policlinico Gemelli Roma.

LA CHECKLIST PER LA PREVENZIONE PERIOPERATORIA DELLE SSI

Leggi anche DISINFETTANTI BIOLOGICI PER SCONFIGGERE LE INFEZIONI OSPEDALIERE

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L’attività fisica riduce la mortalità nei pazienti con diabete.

Posted by giorgiobertin su gennaio 15, 2019

Ai pazienti con diabete di tipo 2 deve essere prescritta l’attività fisica per controllare lo zucchero nel sangue e migliorare la salute del cuore. Questa è una delle raccomandazioni contenute nel documento di sintesi dell’European Association of Preventive Cardiology (EAPC), una branca dell’European Society of Cardiology (ESC), pubblicato sull'”European Journal of Preventive Cardiology“.

Lo stile di vita sedentario e le diete malsane sono i fattori determinanti del crescente numero di pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari come attacchi cardiaci”, ha detto il primo autore il dott. Hareld Kemps. “Il diabete raddoppia il rischio di mortalità, ma per i pazienti più allenati il rischio diminuisce. Sfortunatamente, la maggior parte dei pazienti non si impegna in programmi di allenamento.
Ci sono anche passi che i pazienti possono prendere senza prima aver bisogno di consultare un medico, come interrompere il tempo di seduta e fare esercizi moderati come camminare e andare in bicicletta“.

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L’esercizio fisico aiuta anche a ridurre la pressione sanguigna e i lipidi sanguigni nocivi. Il dott. Kemps dichiara: “Non posso sottolineare abbastanza quanto sia efficace anche un piccolo aumento di attività a beneficio dei pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiaci. L’interruzione della seduta con brevi periodi di deambulazione migliora il controllo del glucosio, mentre due ore di camminata vivace alla settimana riducono il rischio di ulteriori problemi cardiaci“.

Leggi abstract dell’articolo:
Exercise training for patients with type 2 diabetes and cardiovascular disease: What to pursue and how to do it. A Position Paper of the European Association of Preventive Cardiology (EAPC)
Kemps, H., Kränkel, N., Dörr, M., Moholdt, T., Wilhelm, M., Paneni, F., … Guazzi, M.
Eur J Prev Cardiol. First Published January 14, 2019. DOI: 10.1177/2047487318820420.

Fonte: European Association of Preventive Cardiology (EAPC)

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Rapporto 2018 sull’ictus in Italia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2019

Nel nostro Paese ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione.


Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.

I costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti.

Scarica e leggi il documento in full text
Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive

Fonte: Panorama Sanità

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WHO: linee guida globali sulla prevenzione dell’infezione del sito chirurgico.

Posted by giorgiobertin su gennaio 9, 2019

Le infezioni del sito chirurgico sono causate da batteri che penetrano attraverso incisioni effettuate durante l’intervento chirurgico. Minacciano la vita di milioni di pazienti ogni anno e contribuiscono alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Nei paesi a basso e medio reddito, l’11% dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico è infetto nel processo. In Africa, fino al 20% delle donne che hanno un taglio cesareo contraggono un’infezione della ferita, compromettendo la propria salute e la capacità di prendersi cura dei propri bambini. Ma le infezioni del sito chirurgico non sono solo un problema per i paesi poveri.

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Queste linee guida 2018 dell’OMS aggiornano quelle del 2016 e sono valide per qualsiasi paese e adatte agli adattamenti locali, tengono conto della forza delle prove scientifiche disponibili, delle implicazioni in termini di costi, risorse, valori e preferenze dei pazienti.

Downloads:

IMPLEMENTATION MANUAL to support the prevention of surgical site infections at the facility level – TURNING RECOMMENDATIONS INTO PRACTICE

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Bevande zuccherate legate al rischio di malattie renali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 26, 2018

Un maggiore consumo di bevande di frutta zuccherate, soda e acqua è stato associato a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia renale cronica (CKD). Lo studio condotto dai ricercatori del Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health coordinati dal prof. Casey Rebholz, è stato pubblicato sulla rivista “Clinical Journal della American Society of Nephrology ( CJASN )“.

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Per il loro studio, i ricercatori hanno valutato l’assunzione di bevande attraverso un questionario sulla frequenza degli alimenti somministrati all’inizio dello studio nel 2000-04 e hanno seguito i partecipanti fino al 2009-13.

I ricercatori suggeriscono inoltre che le bevande zuccherate sono nocive per la salute e possono creare dipendenza.

Leggi abstract dell’articolo:
Patterns of Beverages Consumed and Risk of Incident Kidney Disease
Casey M. Rebholz, Bessie A. Young, Ronit Katz, Katherine L. Tucker, Teresa C. Carithers, Arnita F. Norwood and Adolfo Correa
Clinical Journal of the American Society of Nephrology (2018). December 2018 DOI:10.2215/CJN.06380518

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Rischio maggiore di cancro al seno per le donne dopo il parto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 11, 2018

Le donne più giovani che hanno avuto da poco un bambino possono avere un rischio più elevato di cancro al seno rispetto alle coetanee della stessa età che non hanno figli, secondo un’analisi su larga scala condotta dai ricercatori dell’ University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center.

I risultati sono pubblicati sulla rivista “Annals of Internal Medicine“.

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I ricercatori affermano che il parto diventa protettivo, ma possono essere necessari più di due decenni affinché i benefici emergano. “Quello che la maggior parte delle persone sa è che le donne che hanno figli tendono ad avere un rischio di cancro alla mammella inferiore rispetto alle donne che non hanno avuto figli, ma questi dati in realtà provengono da risultati condotti su donne dai 60 anni e oltre“, ha detto la prof.ssa Hazel B Nichols. “Abbiamo scoperto che il parto può richiedere più di 20 anni per diventare protettivo per il cancro al seno, e che prima di questo, il rischio di cancro al seno era più alto nelle donne che avevano avuto recentemente un figlio“.

Per la loro analisi, i ricercatori hanno riunito i dati di 15 studi prospettici da tutto il mondo che includevano 889.944 donne. Oltre a considerare il rischio di cancro al seno dopo il parto, hanno anche valutato l’impatto di altri fattori, come l’allattamento al seno e una storia familiare di cancro al seno.

Leggi abstract dell’articolo:
Breast Cancer Risk After Recent Childbirth: A Pooled Analysis of 15 Prospective Studies
Nichols HB, Schoemaker MJ, Cai J, Xu J, Wright LB, Brook MN, et al.
Ann Intern Med. 11 DECEMBER 2018. DOI:10.7326/M18-1323

Fonte: University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center.

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Linea guida aggiornata sullo screening per il tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su dicembre 8, 2018

Una linea guida aggiornata sullo screening per il tumore al seno enfatizza il processo decisionale condiviso tra le donne ei loro medici, sostenendo le donne a prendere una decisione informata in base alle preferenze personali quando l’equilibrio tra benefici e danni è incerto. La linea guida, pubblicata dal Canadian Task Force on Preventive Health Care, è pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal).

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Sulla base di 29 studi che valutano il valore che le donne attribuiscono ai benefici previsti e ai danni derivanti dallo screening del cancro al seno, la linea guida contiene raccomandazioni per le donne di età compresa tra 40 e 74 anni che non sono a maggior rischio di cancro al seno.

Le nuove raccomandazioni sullo screening del cancro al seno della Task Force canadese sull’assistenza sanitaria preventiva fungono da modello per l’importante ruolo delle linee guida nella promozione del valore dell’assistenza sanitaria.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Recommendations on screening for breast cancer in women aged 40–74 years who are not at increased risk for breast cancer
Scott Klarenbach, Nicki Sims-Jones, Gabriela Lewin, Harminder Singh, Guylène Thériault, Marcello Tonelli, Marion Doull, Susan Courage, Alejandra Jaramillo Garcia and Brett D. Thombs; for the Canadian Task Force on Preventive Health Care
CMAJ December 10, 2018 190 (49) E1441-E1451; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180463

Fonte: Canadian Task Force on Preventive Health Care

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C-CHANGE: linee guida cardiovascolari per la medicina generale.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2018

Il C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) canadese ha pubblicato sulla rivista “CMAJ” in aggiornamento le linee guida cardiovascolari per la medicina generale. Il documento aggiorna il precedente datato 2014. L’aggiornamento del 2018 alla linea guida C-CHANGE comprende un totale di 77 raccomandazioni provenienti dai nove gruppi di linee guida, tra cui 52 raccomandazioni che sono state aggiunte o aggiornate di recente.

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Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update.
Tobe S, Stome J et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: http://www.cmaj.ca/content/190/40/E1192

L’aggiornamento completo delle linee guida C-CHANGE 2018 è disponibile nell’appendice 1, all’indirizzo www.cmaj.ca/lookup/suppl/doi:10.1503/cmaj.180194/-/DC1 .

Tobe SW ,Stone JA ,Walker KM ,et al. Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE): 2014 . CMAJ 2014 ; 186 : 1299 – 305. FREE Full Text

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Aspirina e Omega 3 possono ridurre il rischio di cancro al colon.

Posted by giorgiobertin su novembre 21, 2018

In una nuova sperimentazione clinica, denominata seAFOod Trial, gli specialisti delle University of Leeds, Nottingham, Bradford e Newcastle nel Regno Unito, in collaborazione con ricercatori di altre istituzioni, hanno scoperto che l’acido acetilsalicilico, meglio noto come l’aspirina e l’acido eicosapentaenoico (EPA) – uno degli acidi grassi chiave contenuti da omega-3 – ridurrebbe il numero di polipi precancerosi nelle persone ad alto rischio di cancro al colon.

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Nello studio sono stati reclutati 709 partecipanti (dal 11 Nov., 2011, al 10 giu. 10, 2016) tramite 53 ospedali in tutta l’Inghilterra. Tutti gli individui erano ad alto rischio di cancro al colon.

I risultati di seAFOod dimostrano che sia l’aspirina che l’EPA hanno effetti preventivi, questo è particolarmente eccitante dato che sono composti relativamente economici e sicuri da fornire ai pazienti“, osserva l’autore principale dello studio, il prof. Mark Hull, dell’Università di Leeds.

Alla luce di questa nuova evidenza, i medici devono prendere in considerazione questi agenti per i pazienti a elevato rischio di cancro intestinale, oltre alla normale sorveglianza colonscopica” – afferma il Prof. Mark Hull.

I risultati del trial sono stati pubblicati sulla rivista “The Lancet“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Eicosapentaenoic acid and aspirin, alone and in combination, for the prevention of colorectal adenomas (seAFOod Polyp Prevention trial): a multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled, 2 × 2 factorial trial
Mark A Hull, Kirsty Sprange, Trish Hepburn, Wei Tan, Aisha Shafayat, Colin J Rees, Gayle Clifford, Richard F Logan, Paul M Loadman, Elizabeth A Williams, Diane Whitham, Alan A Montgomery on behalf of the seAFOod Collaborative Group
The Lancet Published: November 19, 2018 – DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31775-6

The trial is registered with the International Standard Randomised Controlled Trials Number registry, number ISRCTN05926847.

seAFOod Trial

Fonti: Newcastle University – University of Leeds

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Gli ACE-inibitori aumentano il rischio di cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2018

Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione, pubblicato sul “British Medical Journal“, dimostra che l’uso di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) per abbassare la pressione arteriosa si associa a un rischio globale di cancro del polmone aumentato del 14% rispetto alla terapia antipertensiva con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB).

Per i pazienti che avevano assunto ACE-inibitori per 5 anni, il rischio di cancro del polmone era aumentato del 22% rispetto a quelli che avevano assunto ARB. L’aumento del rischio di cancro del polmone ha raggiunto il picco del 31% per i pazienti che hanno assunto ACE-inibitori per 10 anni o più.

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Lo studio: 335.135 pazienti sono stati trattati con ACE-inibitori: il ramipril è stato prescritto nel 26% dei pazienti, il lisinopril nel 12% e il perindopril nel 7% dei pazienti. Un totale di 29.008 pazienti sono stati trattati con ARB e 101.637 hanno ricevuto sia ACE-inibitori sia ARB.

Certamente sono necessari ulteriori studi per confermare le nostre scoperte, che devono avere un follow-up sufficiente, dato l’effetto a lungo termine osservato nel nostro studio” specificano i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
Angiotensin converting enzyme inhibitors and risk of lung cancer: population based cohort study
Hicks Blánaid M, Filion Kristian B, Yin Hui, Sakr Lama, Udell Jacob A, Azoulay Laurent et al.
BMJ 2018; 363 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k4209 (Published 24 October 2018)

Fonte: Pharmastar

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

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La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Linee guida canadesi sulla gestione delle malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su ottobre 9, 2018

La linea guida completa aggiornata C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) per la gestione delle malattie cardiovascolari aiuterà i medici di base in tutto il Canada a fornire cure migliori per i pazienti con problemi cardiaci. La linea guida, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), aggiorna la linea guida 2014, con 52 raccomandazioni.

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La linea guida si rivolge a fornitori di cure primarie che trattano pazienti adulti che hanno o sono a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ipertensione, diabete, colesterolo alto, insufficienza cardiaca e ictus, nonché i fattori di rischio per queste condizioni, tra cui obesità, fumo e inattività.

Leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update
Sheldon W. Tobe, James A. Stone, Todd Anderson… et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180194

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Il consumo di carni trasformate legato al rischio di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Department of Nutrition, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, hanno combinato i dati di 16 studi prospettici osservazionali sull’associazione fra consumo di carni lavorate e carcinoma mammario.

IL team ha scoperto che l’elevato consumo di carne lavorata (in media da 25 a 30 grammi al giorno) era associato a un aumento del rischio di cancro al seno del 9% rispetto a coloro che avevano mangiato quantità più basse (da 0 a 2 grammi al giorno). L’associazione con il consumo di altra carne rossa non era significativa.

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L’autrice principale, la prof. Maryam S. Farvid, ha affermato che il meccanismo non è chiaro, ma che i conservanti nella carne lavorata potrebbero essere una causa del legame. “La mia raccomandazione è che è positivo per le donne ridurre la carne lavorata”.
La pubblicazione della revisione sistematica è stata fatta sulla rivista International Journal of Cancer.

Leggi abstract dell’articolo:
Consumption of red and processed meat and breast cancer incidence: A systematic review and meta‐analysis of prospective studies
Maryam S. Farvid, Mariana C. Stern, Teresa Norat, Shizuka Sasazuki, Paolo Vineis, Matty P. Weijenberg, Alicja Wolk, Kana Wu, Bernard W. Stewart, Eunyoung Cho.
First published: 05 September 2018 https://doi.org/10.1002/ijc.31848

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