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Posts Tagged ‘prevenzione’

Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

coronary-artery-disease

La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Linee guida canadesi sulla gestione delle malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su ottobre 9, 2018

La linea guida completa aggiornata C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) per la gestione delle malattie cardiovascolari aiuterà i medici di base in tutto il Canada a fornire cure migliori per i pazienti con problemi cardiaci. La linea guida, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), aggiorna la linea guida 2014, con 52 raccomandazioni.

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La linea guida si rivolge a fornitori di cure primarie che trattano pazienti adulti che hanno o sono a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ipertensione, diabete, colesterolo alto, insufficienza cardiaca e ictus, nonché i fattori di rischio per queste condizioni, tra cui obesità, fumo e inattività.

Leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update
Sheldon W. Tobe, James A. Stone, Todd Anderson… et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180194

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Il consumo di carni trasformate legato al rischio di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Department of Nutrition, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, hanno combinato i dati di 16 studi prospettici osservazionali sull’associazione fra consumo di carni lavorate e carcinoma mammario.

IL team ha scoperto che l’elevato consumo di carne lavorata (in media da 25 a 30 grammi al giorno) era associato a un aumento del rischio di cancro al seno del 9% rispetto a coloro che avevano mangiato quantità più basse (da 0 a 2 grammi al giorno). L’associazione con il consumo di altra carne rossa non era significativa.

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L’autrice principale, la prof. Maryam S. Farvid, ha affermato che il meccanismo non è chiaro, ma che i conservanti nella carne lavorata potrebbero essere una causa del legame. “La mia raccomandazione è che è positivo per le donne ridurre la carne lavorata”.
La pubblicazione della revisione sistematica è stata fatta sulla rivista International Journal of Cancer.

Leggi abstract dell’articolo:
Consumption of red and processed meat and breast cancer incidence: A systematic review and meta‐analysis of prospective studies
Maryam S. Farvid, Mariana C. Stern, Teresa Norat, Shizuka Sasazuki, Paolo Vineis, Matty P. Weijenberg, Alicja Wolk, Kana Wu, Bernard W. Stewart, Eunyoung Cho.
First published: 05 September 2018 https://doi.org/10.1002/ijc.31848

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Consumo di latte legato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2018

Il consumo di latticini di circa tre porzioni al giorno è associato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari e mortalità, rispetto ai livelli di consumo bassi. Ad affermarlo uno studio osservazionale globale di oltre 130.000 persone in 21 paesi, pubblicato su “The Lancet”.
Nello specifico lo studio ha rilevato che le persone che consumavano tre porzioni di latticini interi al giorno presentavano tassi di mortalità e malattie cardiovascolari più bassi rispetto a quelli che consumavano meno di 0,5 porzioni di latticini al giorno.

latticini

Lo studio Prospective Urban Rural Epidemiological (PURE) ha incluso dati da 136.384 individui di 35-70 anni in 21 paesi. Le assunzioni dietetiche sono state registrate all’inizio dello studio utilizzando questionari alimentari convalidati specifici per paese. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 9,1 anni. Durante questo periodo, ci sono stati 6.796 morti e 5.855 eventi cardiovascolari maggiori.

I risultati dello studio PURE sembrano suggerire che l’assunzione di latticini, in particolare latticini interi, potrebbe essere utile per prevenire la morte e le principali malattie cardiovascolari. Tuttavia, come hanno concluso gli autori stessi, i risultati suggeriscono che il solo consumo di prodotti lattiero-caseari non dovrebbe essere scoraggiato, ma addirittura incoraggiato specialmente nei paesi a basso reddito e a medio reddito.

Scarica e leggi il documento in full text:
Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, Andrew Mente, Sumathy Rangarajan, Patrick Sheridan,Prof Viswanathan Mohan,Romaina Iqbal, et al.
The Lancet Published:September 11, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31812-9

Approfondimenti:
Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study: baseline characteristics of the household sample and comparative analyses with national data in 17 countries. Am Heart J. 2013; 166: 636-646

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Alimentazione e rischio di cancro della mammella.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2018

Due studi recenti uno pubblicato su “International Journal of Cancer” e una review pubblicata su Anticancer Research, hanno approfondito i dettagli sul ruolo dell’alimentazione nel rischio di cancro della mammella.

Il primo studio ha valutato la relazione tra consumo di frutta e verdura e incidenza di tumore della mammella, caratterizzandolo rispetto allo stato menopausale, alla positività al recettore ormonale e ai sottotipi molecolari. Il consumo di frutta e verdura è stato stimato mediante questionari ripetuti e validati somministrati a 182.145 donne di età compresa, all’inizio dello studio, tra 27 e 59 anni afferenti al Nurses’ Health Study.
L’assunzione di verdure è risultata globalmente associata a un minore rischio di tumori ER-negativi, cioè negativi ai recettori per gli estrogeni, solitamente più aggressivi.

Il secondo studio (review di articoli pubblicati da gennaio 2013 a maggio 2017), ha preso invece in considerazione i gruppi, di alimenti e la loro correlazione con il rischio di tumore della mammella. I vegetali, come gruppo alimentare, sono significativamente associati a un minore rischio di tumore della mammella, mentre i grassi saturi e le carni rosse/processate sono risultate comuni tra i pattern non salutari associati a un maggiore rischio,

In pratica i risultati di entrambi forniscono ulteriore evidenza che un regime dietetico che includa verdure, ma anche frutta, legumi, proteine magre e farine integrali, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di tumore della mammella. Viceversa, pattern dietetici ricchi in grassi saturi e carni rosse e lavorate, zuccheri aggiunti, cibi fritti e farine raffinate possono invece favorirlo.

Leggi il full text dell’articolo:
Fruit and vegetable consumption and breast cancer incidence: Repeated measures over 30 years of follow-up.
Farvid MS, et al.
Int J Cancer 2018 Jul 6. doi: 10.1002/ijc.31653. [Epub ahead of print].

Dietary Patterns and Breast Cancer Risk: A Systematic Review.
Dandamudi A, et al.
Anticancer Res 2018; 38: 3209-22.

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Esame del sangue per lo screening di un attacco cardiaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2018

Gli scienziati del Baker Heart and Diabetes Institute hanno sviluppato un esame del sangue che rileva rapidamente e facilmente se una persona è a rischio di un secondo attacco cardiaco.

Il professor Peter Meikle e il suo team hanno identificato i biomarker plasmatici lipidici (grassi nel sangue) che migliorano i tradizionali fattori di rischio nella previsione di malattie cardiache e ictus.

Baker-Heart
New test for secondary heart attack risk. Credit: Baker Heart and Diabetes Institute

I ricercatori affermano che il test del sangue rivoluzionario è proposto per essere sperimentato in Australia nei prossimi 2-3 anni come parte di un più ampio programma personalizzato di salute di precisione attualmente in fase di sviluppo. Alla fine un medico specialista sarà in grado di richiedere questo test con lo scopo di valutare meglio il rischio del paziente di sviluppare malattie cardiache.

“Il test è stato sviluppato dopo che uno studio ha esaminato 10.000 campioni per trovare i marcatori biologici che determineranno se una persona è a rischio di avere un altro attacco di cuore”, ha detto il Prof Meikle. “Il nostro test utilizzerà fino a dieci marcatori lipidici per diagnosticare meglio le malattie cardiache, è un momento stimolante, ma molto eccitante, abbiamo effettivamente le informazioni e stiamo perfezionando la tecnologia”.

I risultati sono stati pubblicati su JCI Insight.

Leggi abstract dell’articolo:
Large-scale plasma lipidomic profiling identifies lipids that predict cardiovascular events in secondary prevention
Piyushkumar A. Mundra, … , Peter J. Meikle, LIPID Study Investigators
JCI Insight. 2018;3(17):e121326. Published September 6, 2018 https://doi.org/10.1172/jci.insight.121326.

Fonte:  Baker Heart and Diabetes Institute

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USPSTF: Linee guida sullo screening del tumore della cervice.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2018

La U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF ) ha pubblicato una raccomandazione riguardante lo screening del tumore della cervice.
L’USPSTF raccomanda lo screening mediante citologia cervicale ogni 3 anni nelle donne di 21–65 anni di età; le opzioni per le donne di ≥30 anni includono test del virus del papilloma umano ad alto rischio (high-risk human papillomavirus, hrHPV) o co-testing ogni 5 anni, in contrasto con la bozza delle raccomandazioni. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Jama“.

Screening for Cervical Cancer

Si raccomanda.

  • Screening delle donne di 21–29 anni ogni 3 anni con citologia cervicale (Grado A).
  • Screening delle donne di 30–65 anni ogni 3 anni con citologia cervicale o ogni 5 anni con hrHPV±citologia (Grado A).
  • Lo screening non è raccomandato nelle donne di età <21 anni, nelle donne di >65 anni con screening precedente adeguato e non ad alto rischio di sviluppare tumore della cervice e nelle donne sottoposte a isterectomia con rimozione della cervice e senza anamnesi di lesioni precancerose di alto grado o di tumore della cervice (grado D).
  • Le raccomandazioni non valgono per le donne con lesioni cervicali precancerose di alto grado o tumore, esposizione in utero a dietilstilbestrolo o sistema immunitario compromesso.

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Cervical Cancer: US Preventive Services Task Force Recommendation Statement.
US Preventive Services Task Force.
JAMA. 2018;320(7):674-686. doi: 10.1001/jama.2018.10897

Fonte: U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF )

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Le diete “prive di vegetali” possono causare il cancro al colon.

Posted by giorgiobertin su agosto 14, 2018

Un nuovo studio sottolinea l’importanza per la salute intestinale di mangiare molte verdure come cavoli, broccoli e cavoli.
I ricercatori del Francis Crick Institute of London, nel Regno Unito, hanno scoperto che alimentare i topi con una dieta ricca di un composto noto come indolo-3-carbinolo (I3C), che proviene da tali verdure, ha impedito che gli intestini degli animali si infiammassero e si sviluppasse il cancro al colon.

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Mentre i benefici per la salute degli ortaggi sono ben consolidati, molti dei meccanismi dietro di essi rimangono sconosciuti. Questo studio offre la prima prova concreta di come I3C nella dieta possa prevenire l’infiammazione del colon e il cancro, attivando una proteina chiamata recettore dell’aril idrocarburo (AhR).

L’AhR agisce come un sensore ambientale, trasmettendo segnali alle cellule immunitarie e alle cellule epiteliali nel rivestimento dell’intestino per proteggerci dalle risposte infiammatorie ai trilioni di batteri che vivono nell’intestino.

Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito che le verdure possono essere protettive contro il cancro“, spiega il prof. Gitta. “Tuttavia, c’è pochissima letteratura su quali verdure sono più utili e perché. Ora che abbiamo dimostrato la base meccanicistica di questo nei topi, studieremo questi effetti su cellule umane e persone. Nel frattempo, non c’è niente di male a mangiare più verdure!

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The Environmental Sensor AHR Protects from Inflammatory Damage by Maintaining Intestinal Stem Cell Homeostasis and Barrier Integrity
Amina Metidji, Sara Omenetti, Stefania Crotta, Ying Li, Emma Nye, Ellie Ross, Vivian Li, Muralidhara R. Maradana, Chris Schiering, Brigitta Stockinger
Immunity Published: August 14, 2018 https://doi.org/10.1016/j.immuni.2018.07.010

Fonte:  Francis Crick Institute of London

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Linee guida su trattamento e prevenzione dell’infezione da HIV negli adulti.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista “JAMA” a cura della International Antiviral Society-USA, le linee guida sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali per il trattamento e la prevenzione dell’infezione da HIV negli adulti.

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Le raccomandazioni indicano che i continui progressi nello sviluppo di farmaci antiretrovirali per la prevenzione e il trattamento dell’HIV sono necessari e stanno contribuendo a migliorare la gestione clinica e gli esiti per le persone a rischio o affette da HIV. Vengono riconfermate le raccomandazioni 2016 della terapia antiretrovirale (ART) come mezzo sostanziale per il trattamento e la prevenzione dell’HIV

Scarica e leggi il documento in full text:
Antiretroviral drugs for treatment and prevention of HIV infection in adults: 2018 recommendations of the International Antiviral Society-USA Panel
Saag MS, Benson CA, Gandhi RT, et al.
JAMA. 2018;320(4):379-396. doi:10.1001/jama.2018.8431

Fonte: International Antiviral Society-USAUniversity of Alabama

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GreenFile: database riguardante l’impatto umano sull’ambiente.

Posted by giorgiobertin su luglio 22, 2018

GreenFile è un database gratuito che analizza l’informazione riguardante l’impatto umano sull’ambiente, pubblicata su riviste scientifiche, in documenti governativi e su titoli di interesse generale.


GreenFILE Database

Gli argomenti coperti sono l’inquinamento, il riscaldamento globale, le energie rinnovabili, l’agricoltura biosostenibile.

Accedi al database: GreenFile

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Test del sangue per la diagnosi di melanoma.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2018

I ricercatori australiani della Edith Cowan University hanno sviluppato un esame del sangue per il melanoma nelle sue fasi iniziali. Il test potrebbe aiutare i medici a rilevare il cancro della pelle prima che si diffonda attraverso il corpo di una persona.
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La ricerca, pubblicata sulla rivista “Oncotarget“, ha incluso uno studio che ha coinvolto 105 pazienti con melanoma e 104 persone sane.
La procedura ha rilevato il melanoma nella fase iniziale nel 79% dei casi, hanno detto gli scienziati.

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Il melanoma è attualmente rilevato utilizzando una scansione visiva da un medico, con aree di preoccupazione ritagliate chirurgicamente e sottoposte a biopsia.

La prof.ssa Pauline Zaenker ha affermato che il nuovo processo comporta l’identificazione degli autoanticorpi prodotti dal corpo di una persona in risposta al melanoma. Gli scienziati condurranno un altro studio clinico della durata di tre anni per convalidare i risultati ottenuti.Per questo esame del sangue (MelDx) è stato presentato per un brevetto internazionale.

Leggi abstract dell’articolo:
A diagnostic autoantibody signature for primary cutaneous melanoma
Pauline Zaenker et al.
Oncotarget. 2018; 9:30539-30551.

Fonte: Edith Cowan University

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I probiotici proteggono le ossa degli anziani.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Per la prima volta nel mondo, i ricercatori dell’University of Göteborg, in Svezia, hanno dimostrato che i probiotici, integratori alimentari con batteri che promuovono la salute, possono essere utilizzati per influenzare lo scheletro umano.
Tra le donne anziane che hanno ricevuto i probiotici, la perdita di tessuto osseo è stata dimezzata rispetto alle donne che hanno ricevuto solo un placebo. La ricerca apre le porte a un nuovo modo di prevenire le fratture tra gli anziani.


Probiotics can protect the skeletons of older women

Lo studio ha coinvolto 90 donne dell’età media di 76 anni, che sono state incaricate di assumere ogni giorno per un intero anno un integratore che conteneva batteri Lactobacillus reuteri 6475 o un placebo.
Quando abbiamo finito lo studio dopo un anno, abbiamo misurato la perdita ossea delle donne nella loro parte inferiore delle gambe con una scansione TC e confrontato con le misurazioni che abbiamo fatto all’inizio dello studio. Le donne che hanno ricevuto i batteri attivi hanno perso solo la metà delle ossa dello scheletro rispetto a quelle che hanno ricevuto il placebo“, dice Anna Nilsson, professore associato presso l’Accademia Sahlgrenska, University of Göteborg. “Un altro risultato positivo dello studio è stato che il trattamento è ben tollerato e non ha prodotto effetti collaterali“.

E’ il primo studio in cui sono stati utilizzati i probiotici per ridurre la perdita ossea nelle persone anziane. “Il fatto che il trattamento con i probiotici può influire sulla perdita ossea rappresenta un cambio di paradigma. Il trattamento con i probiotici può essere un modo efficace e sicuro per prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi in molte persone anziane in futuro“, afferma il prof. Mattias Lorentzon, coautore dello studio pubblicato su “Journal of Internal Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lactobacillus reuteri reduces bone loss in older women with low bone mineral density – a randomized, placebo‐controlled, double‐blind, clinical trial
Anna G. Nilsson, Daniel Sundh, Fredrik Bäckhed, Mattias Lorentzon.
Journal of Internal Medicine First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1111/joim.12805

Fonte: University of Göteborg

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Cancro alla prostata: scoperti nuovi marcatori genetici.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2018

Un team internazionali di ricercatori coordinati dal professore Frederick R. Schumacher del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, ha identificato 63 nuove varianti genetiche che potrebbe indicare un rischio maggiore di cancro alla prostata negli uomini.

Lo studio e i risultati sono stati pubblicati su “Nature Genetics”.

prostate cancer loci

I marcatori genetici – noti anche come polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) – sono rilevati a livello del DNA. Schumacher e colleghi hanno esaminato le sequenze di DNA di circa 140.000 uomini di discendenza europea, compresi i dati di precedenti studi. Circa 80.000 di questi uomini avevano il cancro alla prostata, mentre gli altri 60.000 non avevano alcuna evidenza della malattia.

Con questi dati, sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici in quelli con carcinoma della prostata – marcatori che non compaiono nel DNA degli uomini senza la malattia.
I nostri risultati ci permetteranno di identificare quali uomini dovrebbero sottoporsi a screening PSA precoci e regolari e questi risultati potrebbero eventualmente influenzare le decisioni di trattamento“, afferma il professore Schumacher.

i ricercatori stanno anche esaminando i cambiamenti genetici negli uomini di diverse razze, compresi gli afroamericani e quelli di origine asiatica.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […] Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018 doi:10.1038/s41588-018-0142-8

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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Tumore del colon-retto, aggiornate le linee guida.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2018

L’American Cancer Society (ACS) in un documento pubblicato su CA: A Cancer Journal for Clinicians, consiglia che lo screening per il tumore del colon-retto per gli adulti a rischio medio inizi a 45 anni, cinque anni prima di quanto indicato in precedenza. Le raccomandazioni si basano in parte sui dati di una ricerca che ha riportato un’aumentata incidenza di cancro del colon-retto negli adulti più giovani, in controtendenza rispetto al passato.

stadiazione-tumore-colon-retto1

Scarica e leggi il documento in full text:
Colorectal cancer screening for average‐risk adults: 2018 guideline update from the American Cancer Society
Andrew M. D. Wolf MD Elizabeth T. H. Fontham MPH, DrPH Timothy R. Church PhD Christopher R. Flowers MD, MS Carmen E. Guerra MD Samuel J. LaMonte MD…
CA: A Cancer Journal for Clinicians First published: 30 May 2018 https://doi.org/10.3322/caac.21457

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Tumore al seno: Test multigene in sostituzione dei test BRCA.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori della Stanford University School of Medicine ed altri centri medici statunitensi in uno studio pubblicato su “JAMA Oncology” stanno sostituendo le analisi di sola BRCA in donne con carcinoma mammario, con test per rilevare le mutazioni in più geni.

Il cambiamento riflette un crescente riconoscimento da parte dei medici che i test panel multigene possono fornire informazioni clinicamente più utili per i pazienti e i loro parenti.

Breast-Cancer-Gene-Test

In generale, i test multigene danno risultati clinicamente più utili e stanno rapidamente diventando la norma“, ha detto il prof. Allison Kurian. “Le donne con nuova diagnosi dovrebbero chiedere ai loro medici se possono essere candidate idonee per i test genetici. Dovrebbero inoltre sostenere l’opportunità di discutere i test genetici e le sue implicazioni con un clinico esperto, come un consulente genetico, in modo tempestivo“.

I test multigenici hanno mostrato il doppio delle probabilità dei test BRCA di identificare mutazioni associate alla malattia, ma anche più probabilità di rivelare mutazioni di significato clinico incerto, in particolare nelle minoranze etniche o razziali.

Leggi abstract dell’articolo:
Uptake, Results, and Outcomes of Germline Multiple-Gene Sequencing After Diagnosis of Breast Cancer
Kurian AW, Ward KC, Hamilton AS, et al.
JAMA Oncol. Published online May 10, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2018.0644

Fonte: Stanford University School of Medicine

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Alimentazione e rischio di ictus.

Posted by giorgiobertin su aprile 30, 2018

E’ stato pubblicato dalla NFI – Nutrition Foundation of Italy un documento sul rischio di ictus e alimentazione. Il documento è pubblicato su “AP&B Alimentazione, Prevenzione & Benessere n. 3 – 2018“.

dieta-mediterranea

Le evidenze scientifiche dimostrano che il rischio di incorrere in un ictus è inferiore, se si adottano stili di vita sani e soprattutto abitudini alimentari corrette, come emerge dal contributo del gruppo di lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Non c’è dubbio che un’alimentazione complessivamente equilibrata e varia, cioè sana, “sia uno strumento ottimale di prevenzione dell’ictus” ribadisce il gruppo di lavoro “in parte per la sua azione favorevole sui principali fattori di rischio di ictus (pressione elevata, ipercolesterolemia, iperglicemia)“.

Scarica e leggi il documento in full text:
IL RISCHIO DI ICTUS E L’ALIMENTAZIONE

Approfondimenti:
Iacoviello L, Bonaccio ML, Cairella G, et al. on behalf of Working Group for Nutrition and Stroke – Diet and primary prevention of stroke: systematic review and dietary recommendations by the ad hoc working group of the Italian society of human nutrition. NMCD 2018;28:309-34.

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Un neo artificiale per identificare possibili tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

Un team di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha realizzato un nuovo sistema di allerta rapida dei tumori: è un “tatuaggio biomedico” – che si forma sulla pelle quando nel sangue sono presenti a lungo livelli elevati di calcio tipici delle prime fasi dei quattro tumori più frequenti.

Prodotto grazie all’ingegneria genetica e impiantato sotto cute, il sistema che genera il tatuaggio, che ha l’aspetto di un normale neo, ha infatti dimostrato nei primi test su animali di riconoscere precocemente i tumori di prostata, polmone, colon e mammella.

ETH-Zurich   Hypercalcemia
As soon as the calcium level exceeds a particular threshold over a longer period of time, an implant inserted under the skin triggers the production of melanin. This causes a mole to form. (Re-enacted montage: ETH Zurich)

Come afferma il team del prof. Martin Fussenegger, ci vorranno almeno una decina di anni affinché questo “tatuaggio biomedico” possa essere usato sull’uomo, ma le premesse sembrano incoraggianti. Il sistema si basa sull’impianto sotto cute di alcune cellule umane geneticamente modificate che agiscono come un sensore per monitorare la concentrazione di calcio nel sangue. Livelli troppo alti nel tempo (ipercalcemia), scatenano una cascata di segnali che porta alla produzione del pigmento melanina e alla comparsa del neo.

Il “tatuaggio biomedico” si colora molto prima che il tumore possa essere riconosciuto dalle tradizionali tecniche diagnostiche. “Quando appare il neo, la persona che porta l’impianto dovrebbe farsi vedere da un medico per ulteriori accertamenti“, ma senza panico, afferma il prof. Fussenegger. “Il neo non significa che la persona stia per morire”, ma soltanto che bisogna fare approfondimenti e, se necessario, delle cure.

Oltre ai tumori, il “tatuaggio biomedico” potrebbe essere usato per rilevare altre anomalie legate a malattie neurodegenerative o disordini ormonali.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic biology-based cellular biomedical tattoo for detection of hypercalcemia associated with cancer.
Tastanova A, Folcher M, Müller M, Camenisch G, Ponti A, Horn T, Tikhomirova MS, Fussenegger M.
Science Translational Medicine 10, eaap8562 (2018) 18 April 2018. DOI: 10.1126/scitranslmed.aap8562

Fonte: Department of Biosystems Science and Engineering at ETH Zurich in Basel

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Aggiornate le linee guida sulla prevenzione delle cadute e fratture negli anziani.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2018

La U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) ha provveduto ad aggiornare le linee guida sulla prevenzione delle cadute e delle fratture negli anziani tramite integrazione con vitamina D e calcio.
Il documento è stato pubblicato sulla rivista “JAMA“. Secondo i relatori le prove ad oggi sono insufficienti per valutare l’utilità dell’uso di tali integratori, da soli o in combinazione, nella cornice preventiva negli uomini e nelle donne in pre-menopausa.

Il team sottolinea che le raccomandazioni non si applicano alle persone con una storia di fratture osteoporotiche, aumento del rischio di cadute o diagnosi di osteoporosi o carenza di vitamina D.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Interventions to Prevent Falls in Older Adults
Updated Evidence Report and Systematic Review for the US Preventive Services Task Force
Janelle M. Guirguis-Blake, MD1,2; Yvonne L. Michael, ScD, SM
JAMA. Published online April 17, 2018. doi:10.1001/jama.2017.21962

Interventions to Prevent Falls in Community-Dwelling Older AdultsUS Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. Published online April 17, 2018. doi:10.1001/jama.2018.3097

Editorial:
New Prevention Guidelines for Falls and Fractures—Looking Beyond the Letters
David B. Reuben, MD

Preventing Fractures and FallsA Limited Role for Calcium and Vitamin D Supplements?
Heike A. Bischoff-Ferrari, MD, DrPH; Shalender Bhasin, MBBS; JoAnn E. Manson, MD, DrPH

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Una combinazione di farmaci riduce il numero di polipi colorettali.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

Un grosso studio clinico di prevenzione ha dimostrato che una combinazione di due farmaci ha sostanzialmente ridotto il numero di polipi colorettali precancerosi in persone con un rischio ereditario molto elevato di sviluppare il cancro del colon-retto.

colon-cancer

Nello studio, le persone con questa condizione ereditaria – chiamata poliposi adenomatosa familiare (FAP) – che sono state assegnate in modo casuale a ricevere la combinazione di erlotinib (Tarceva) e sulindac (Aflodac) avevano meno di un terzo del numero di polipi dopo 6 mesi di trattamento rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “JAMA Oncology“.

I risultati precedenti dello stesso studio clinico randomizzato hanno dimostrato che il trattamento con questi due farmaci ha ridotto il numero di polipi nel duodeno (la prima parte dell’intestino tenue) di circa il 70%.
I risultati sono stati “notevoli, poiché nessun altro farmaco ha dimostrato efficacia nel ridurre il carico dei polipi duodenali“, ha commentato il prof. Asad Umar.

Il team di ricerca sta attualmente arruolando i pazienti in una nuova sperimentazione che sta valutando se una dose ridotta di erlotinib da solo, somministrata meno spesso, sarebbe altrettanto efficace ma meno tossica della combinazione utilizzata in questo studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Sulindac and Erlotinib vs Placebo With Colorectal Neoplasia in Familial Adenomatous Polyposis: Secondary Analysis of a Randomized Clinical Trial. 
Samadder NJ, Kuwada SK, Boucher KM, et al.
JAMA Oncol. Published online February 8, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2017.5431

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Cottura “al sangue” della carne rossa abbassa il rischio di tumore del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Da una ricerca condotta da diverse Università spagnole emergono nuovi tasselli a sostegno da un lato al consumo moderato di carni, secondo quanto consigliato dalle linee guida internazionali e, dall’altro, alla scelta oculata dei metodi di preparazione.

carne rossa

Lo studio spagnolo, multicentrico caso-controllo, ha approfondito alcuni aspetti ancora non del tutto chiari dell’associazione tra un alto consumo di carni e un aumento del rischio di tumore del colon-retto: il ruolo dei metodi di preparazione (cottura e/o lavorazione) e del tipo di carne
consumata (rossa, bianca, frattaglie). La ricerca ha analizzato le abitudini alimentari di uomini e donne tra i 20 e gli 85 anni, ricoverati in 23 ospedali su tutto il territorio spagnolo: 1.671 di loro per diagnosi di tumore del colon-retto e 3.095 per cause diverse e non tumorali.
L’indagine ha confermato l’associazione tra un alto consumo di carne e un aumento del rischio di tumore del colon-retto.

E’ stato confermato, per tutti i tipi di carne, che la cottura alla piastra/grill o barbecue è associata all’aumento del rischio per questo tipo di tumore. Importante, nel caso della carne rossa, è anche la durata della cottura: l’eccesso di rischio si ridurrebbe infatti, in entrambi i sessi, se la carne viene consumata poco cotta (al sangue).

Leggi abstract dell’articolo:cottura “al sangue” della carne rossa
Meat intake, cooking methods and doneness and risk of colorectal tumours in the Spanish multicase-control study (MCC-Spain).
de Batlle J, Gracia-Lavedan E, Romaguera D, Mendez M, Castaño-Vinyals G, Martín V et al.
Eur J Nutr. 2018 Mar;57(2):643-653. doi: 10.1007/s00394-016-1350-6. Epub 2016 Nov 24.x

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L’obesità aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2018

Il rischio cardiovascolare (CVD) aumenta con l’adiposità crescente. Ad affermarlo uno studio di coorte condotto dai ricercatori dell’Institute of Cardiovascular and Medical Sciences, University of Glasgow, su 296.535 adulti europei.
Lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, ha dimostrato che tra gli uomini e le donne, all’aumentare della adiposità, aumenta anche il rischio associato di CVD.

CVD-risk-obesity

È interessante notare che l’aggiustamento con un’attività fisica da moderata a vigorosa non era protettivo per il rischio di CVD in soggetti con maggiore adiposità. I risultati si aggiungono alle molte ricerche che supportano l’idea del “paradosso dell’obesità“, che suggerisce che il sovrappeso e l’obesità possano effettivamente aiutare a proteggere dalla CVD.
Qualsiasi equivoco su un potenziale effetto “protettivo” del grasso sul rischio di CVD dovrebbe essere messo in discussione” – affermano i ricercatori.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
The impact of confounding on the associations of different adiposity measures with the incidence of cardiovascular disease: a cohort study of 296 535 adults of white European descent
Stamatina Iliodromiti Carlos A Celis-Morales Donald M Lyall Jana Anderson Stuart R Gray Daniel F Mackay Scott M Nelson Paul Welsh Jill P Pell Jason M R Gill Naveed Sattar
European Heart Journal, ehy057, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy057 Published: 16 March 2018

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Gene editing per ridurre trigliceridi e colesterolo.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2018

Una nuova tecnica simile al CRISP sperimentata sui topi da parte dei ricercatori della Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania, pubblicata sulla rivista “Circulation“, ha permesso di simulare gli effetti protettivi di una mutazione genetica legata ai livelli più bassi di colesterolo e ai rischi di malattie cardiache.

Musunuru CREDIT: PEGGY PETERSON PHOTOGRAPHY

Le persone con mutazioni naturali che causano una perdita della funzione nel gene ANGPTL3 hanno ridotto i trigliceridi nel sangue, il colesterolo LDL e il rischio di malattia coronarica, senza apparenti conseguenze dannose per la loro salute. Questo rende la proteina ANGPTL3 un bersaglio attraente per i nuovi farmaci.

Questo studio sugli animali ha mostrato che l’editing di base di ANGPTL3 è un modo potenziale per trattare in modo permanente i pazienti con livelli lipidici di sangue dannosi”, ha detto il prof. Musunuru. “Sarebbe particolarmente utile in pazienti con una rara condizione chiamata ipercolesterolemia familiare omozigote, che causa alti livelli di colesterolo e un rischio aumentato di infarto, molto difficili da trattare con i farmaci odierni“.

Dagli esperimenti è emerso che dopo due settimane, i topi trattati hanno mostrato livelli significativamente ridotti di trigliceridi (56%) e colesterolo (51%) rispetto ai topi non trattati.

Il team del prof. Musunuru si sta ora preparando a testare i trattamenti basati su CRISPR contro il gene umano ANGPTL3 nelle cellule epatiche umane trapiantate nei topi. Ciò fornirà importanti informazioni sull’efficacia e sulla sicurezza; tutto ciò prima dell’avvio di sperimentazioni umane.

Leggi asbtract dell’articolo:
Reduced Blood Lipid Levels With In Vivo CRISPR-Cas9 Base Editing of ANGPTL3
Alexandra C. Chadwick, Niklaus H. Evitt, Wenjian Lv, Kiran Musunuru
Circulation. 2018;137:975-977 Originally published February 26, 2018 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.117.031335

Fonte: Perelman School of Medicine – University of Pennsylvania

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Scoperti cambiamenti genetici legati al rischio di cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2018

I ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e del National Cancer Institute e collaboratori di oltre 80 altre istituzioni in tutto il mondo hanno scoperto cambiamenti in cinque nuove regioni nel genoma umano che può aumentare il rischio di cancro al pancreas.

nature_communications

Le nuove scoperte rappresentano un ulteriore passo verso la completa acquisizione di tutti i cambiamenti genetici che portano al rischio di cancro al pancreas. Questo è importante perché una migliore comprensione di come si sviluppa il cancro del pancreas potrebbe portare a trattamenti più mirati e metodi di screening per l’individuazione precoce.

Le varianti genetiche recentemente identificate – situate sui cromosomi umani 1 (posizione 1p36.33), 7 (posizione 7p12 ), 8 (posizione 8q21.11), 17 (posizione 17q12) e 18 (posizione 18q21.32) – possono aumentare il rischio di cancro del pancreas dal 15 al 25% per ogni copia presente nel genoma, afferma Alison Klein, Ph. D., responsabile dello studio e membro del Sol Goldman Pancreatic Cancer Research Center di Johns Hopkins.

I risultati, pubblicati online sulla rivista “Nature Communications“, hanno incluso informazioni genetiche da 9.040 pazienti affetti da cancro al pancreas e 12.946 individui sani.

Leggi il full text dell’articolo:
Genome-wide meta-analysis identifies five new susceptibility loci for pancreatic cancer
Alison P. Klein, Brian M. Wolpin, […]Laufey T. Amundadottir
Nature Communications volume 9, Article number: 556 (2018) doi:10.1038/s41467-018-02942-5

Fonte: Johns Hopkins Kimmel Cancer Center

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Cancro ovarico: potrebbe essere ereditato da un gene mutato del padre.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2018

Gli scienziati del Roswell Park Comprehensive Cancer Center di Buffalo, a New York, USA che studiano il cancro ovarico hanno rivelato una nuova mutazione genetica che aumenta il rischio di cancro ovarico in una donna – e può essere trasmessa a lei da suo padre.

Paternal_ovarian cancers

La ricerca pubblicata sulla rivista “PLOS Genetics” identifica una nuova mutazione associata al carcinoma ovarico e alla prostata ad esordio precoce che viene trasmesso attraverso la linea paterna attraverso il cromosoma X.
Il team ha anche sequenziato porzioni del cromosoma X da 186 persone con carcinoma ovarico e ha scoperto che una mutazione precedentemente non identificata è associata ad un aumentato rischio di cancro ovarico.

I casi di carcinoma ovarico che sono collegati alla mutazione appena identificata si sviluppano più di 6 anni prima rispetto all’età media di insorgenza per il carcinoma ovarico. Questo è importante perché il tumore ovarico viene spesso diagnosticato in una fase avanzata quando è più difficile da trattare.
La ricerca ha anche scoperto un’associazione tra questa mutazione e un aumentato rischio di cancro alla prostata tra i membri della famiglia maschile.

Lo studio, che ha elaborato i dati dal Familial Ovarian Cancer Registry, non ha confermato l’identità e la funzione del gene specifico in gioco in questa associazione, quindi i ricercatori riconoscono che sono necessari ulteriori studi.

Il prof. Kevin Eng e i suoi colleghi ritengono che molti casi di cancro alle ovaie che sembrano sporadici potrebbero effettivamente essere ereditati. L’identificazione del gene responsabile contribuirà quindi a migliorare lo screening del carcinoma ovarico.

Scarica e leggi il documento in full text:
Paternal lineage early onset hereditary ovarian cancers: A Familial Ovarian Cancer Registry study
Eng KH, Szender JB, Etter JL, Kaur J, Poblete S, Huang R-Y, et al.
PLoS Genet 14(2): e1007194 Published: February 15, 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1007194

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Collegamento tra cibi altamente trasformati e il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Uno studio pubblicato sulla rivista BMJ a cura di un team internazionale di ricercatori, riporta una possibile associazione tra l’assunzione di alimenti altamente trasformati (“ultra-elaborati”) nella dieta e nel cancro.

fastfood

Gli alimenti ultra-elaborati includono prodotti da forno confezionati e snack, bevande gassate, cereali zuccherati, piatti pronti e prodotti a base di carne ricostituiti, spesso contenenti alti livelli di zuccheri, grassi e sale, ma privi di vitamine e fibre. Si ritiene che rappresentino fino al 50% del consumo totale giornaliero di energia in diversi paesi sviluppati.
I ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra l’ assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di cancro in generale, così come quello dei tumori del seno, della prostata e dell’intestino (colorettale).

Lo studio è stato condotto su 104.980 adulti francesi sani (22% uomini, 78% donne) con un’età media di 43 anni. Dai risultati è emerso che un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-elaborati nella dieta era associato ad aumenti del 12% nel rischio di cancro globale e dell’11% nel rischio di cancro al seno. Non è stata rilevata un’associazione significativa tra alimenti meno elaborati (come verdure in scatola, formaggi e pane sfuso appena confezionato) e rischio di cancro, mentre il consumo di alimenti freschi o minimamente lavorati (frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne , pesce e latte) era associato a minori rischi di cancro e carcinoma mammario in generale.

Leggi il full text dell’articolo:
Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort
Fiolet Thibault, Srour Bernard, Sellem Laury, Kesse-Guyot Emmanuelle, Allès Benjamin, Méjean Caroline et al.
BMJ 2018; 360 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k322 (Published 14 February 2018)

Ultraprocessed food and increased cancer risk

Study registration Clinicaltrials.gov NCT03335644.

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