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Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

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Fumo in gravidanza, rischio di schizofrenia nei neonati.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2016

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry rivela che fumare in gravidanza aumenterebbe il rischio per il bambino di ammalarsi di schizofrenia.

gravidanza-fumo

Lo studio è stato seguito da un’equipe congiunta di scienziati della Mailman School of Public Health – Columbia University Medical Center (CUMC),New York Psychiatric Institute della Columbia University e colleghi finlandesi, prendendo in considerazione 1000 casi di schizofrenia e coetanei sani di controllo nati tra il 1983 e il 1998 in Finlandia. Durante l’indagine sono stati esaminati e messi a confronto i prelievi di sangue nel primo e nel secondo trimestre di gravidanza, concentrandosi sui livelli di nicotina presenti e il rischio di malattia del nascituro.

La presenza nel sangue (prelievi condotti in gestazione) di livelli elevati di un sottoprodotto della nicotina (la cotinina), avrebbe portato il bambino ad ammalarsi di schizofrenia nel corso della sua vita. Al crescere dei livelli plasmatici di cotinina aumenta il rischio di diagnosi. Gli esperti hanno stimato che se la gestante fuma molto, il rischio è del 38% più elevato.
Questo è il primo studio sulla base di biomarker che mostra una relazione tra l’esposizione alla nicotina del feto e la schizofrenia,” afferma l’autore Alan Brown della Columbia University Medical Center.

Leggi abstract dell’articolo:
Prenatal Nicotine Exposure and Risk of Schizophrenia Among Offspring in a National Birth Cohort
Solja Niemelä, Andre Sourander, Heljä-Marja Surcel, Susanna Hinkka-Yli-Salomäki, Ian W. McKeague, Keely Cheslack-Postava, Alan S. Brown.
American Journal of Psychiatry Published online: May 24, 2016 http://dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2016.15060800

Fonte: washingtonpost.com  –

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ASCO: Linee guida sul cancro alla cervice uterina invasivo.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2016

L’American Society of Clinical Oncology  (ASCO) ha pubblicato la sua prima guida di pratica clinica sul cancro alla cervice uterina invasivo. L’accesso alla cura del cancro del collo dell’utero varia tra le diverse regioni del mondo, sia tra che all’interno dei paesi.

ASCO logo

Il panel di esperti ha condotto una revisione sistematica della letteratura medica pubblicata 1966-2015, e rivisto le linee guida esistenti e le analisi di costo-efficacia.
Le raccomandazioni sono orientate ai medici e ai responsabili politici sulla gestione e le cure palliative di donne con diagnosi di cancro cervicale invasivo. Ricordiamo che la neoplasia cervicale intraepiteliale (CIN), di solito è asintomatica e viene scoperta grazie ad un Pap test ottenuto direttamente dalla cervice. Tuttavia, la percentuale di falsi negativi è del 15-40%.
Le pazienti affette da un cancro cervicale in stadio precoce, di solito, presentano un sanguinamento vaginale irregolare, che è più frequentemente post-coitale.

Il carcinoma a cellule squamose invasivo, di solito rimane localizzato o si diffonde in sede loco-regionale per un considerevole periodo di tempo; le metastasi a distanza si verificano tardivamente.

Management and Care of Women With Invasive Cervical Cancer Resource-Stratified Guideline
Linus T. Chuang, Sarah Temin, Rolando Camacho, Alfonso Dueñas-Gonzalez, Sarah Feldman, Murat Gultekin, Vandana Gupta, Susan Horton, Graciela Jacob, Elizabeth A. Kidd, Kennedy Lishimpi, Carolyn Nakisige, Joo-Hyun Nam, Hextan Yuen Sheung Ngan, William Small, Gillian Thomas, Jonathan S. Berek
Published online May 25, 2016, DOI: 10.1200/JGO.2016.003954

Methodology Supplement
Data Supplement
Summary of Recommendations Table
Patient Information

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Un algoritmo scova le alterazioni genomiche del cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2016

I ricercatori dell’Eli and Edythe Broad Institute of Harvard and Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Massachusetts, USA, hanno sviluppato un algoritmo informatico denominato “REVEALER” per scoprire alterazioni genomiche complementari connesse al cancro.

Il cancro è raramente il risultato di una singola mutazione in un singolo gene, piuttosto, i tumori derivano dalla complessa interazione tra un qualsiasi numero di variazioni anomale presenti nel genoma, le combinazioni di queste anomalie possono essere univoche per ogni singolo paziente.

gene-pattern

REVEALER è stato progettato per aiutare i ricercatori ad identificare i gruppi di variazioni genetiche che associate assieme attivano le cellule tumorali, e come queste rispondono a determinati trattamenti. REVEALER è disponibile free per la comunità, scientifica attraverso il portale: GenePattern.org.

Leggi abstract dell’articolo:
Characterizing genomic alterations in cancer by complementary functional associations
Jong Wook Kim, Olga B Botvinnik,Omar Abudayyeh,Chet Birger,Joseph Rosenbluh, Yashaswi Shrestha,Mohamed E Abazeed + al.
Nature Biotechnology Published online 18 April 2016 doi:10.1038/nbt.3527

GenePattern.org.

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Scoperto legame microbioma e artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2016

Una ricerca condotta dagli immunologi della Mayo Clinic ha permesso di individuare i batteri che vivono nell’intestino, come la possibile causa dell’artrite reumatoide, una malattia autoimmune misteriosa e dolorosa che causa l’infiammazione delle articolazioni.
Lo studio suggerisce una disbiosi – una forma di squilibrio microbica all’interno del corpo – di alcune linee batteriche rare in pazienti con artrite reumatoide (Collinsella, Eggerthella, e Faecalibacterium).

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Genome Medicine“.

bacteria

Ad oggi, non vi sono informazioni sul ruolo della flora intestinale e l’artrite reumatoide. In questo studio, i ricercatori della Mayo Clinic hanno definito un profilo microbico e metabolico che potrebbe prevedere l’insorgere e la progressione della malattia.

Siamo stati in grado di dimostrare che il microbioma intestinale può essere utilizzato come biomarker per l’artrite reumatoide“, dice, il dottor Davis. “I biomarcatori osservati in questo studio possono migliorare la nostra capacità diagnostica per tali pazienti e ci dà l’opportunità di sviluppare test e terapie mirate che migliorino il controllo dell’artrite reumatoide.” – afferma il prof. John Davis.

Scarica e leggi il documento in full text:
An expansion of rare lineage intestinal microbes characterizes rheumatoid arthritis
Jun Chen, Kerry Wright†, John M. Davis†, Patricio Jeraldo, Eric V. Marietta, Joseph Murray, Heidi Nelson, Eric L. Matteson and Veena Taneja
Genome Medicine 2016 8:43 Published: 21 April 2016 DOI: 10.1186/s13073-016-0299-7

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Poco sale nella dieta aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2016

Poco sale nella dieta è dannoso come assumerne troppo. A sostenerlo un nuovo studio condotto dai ricercatori della McMaster University e dell’Hamilton Health Sciences, pubblicato sulla rivista “Lancet“, secondo il quale anche ridurre troppo le dosi giornaliere esporrebbe a un maggior rischio di infarto o ictus.

McMaster-University   sale

In quattro grandi studi prospettici e stato studiato il rapporto tra il consumo di sale e ictus, patologie cardiache e mortalità, sia per quanto riguarda i soggetti ipertesi che coloro che non presentavano tale disturbo circolatorio.
Le analisi sono state condotte su 133.118 individui (63.559 con ipertensione e 69.559 senza ipertensione), età media di 55 anni (IQR 45-63), provenienti da 49 paesi.
Attraverso l’esame delle urine: bassi livelli di sodio (fino a 3 grammi al giorno), consumo medio (4-5 grammi) e consumi elevati (7 grammi o più al dì). Dai dati è emerso che quei soggetti che si assestavano su un consumo quotidiano di 4-5 grammi avevano un rischio più basso di morte e di soffrire di patologie cardiovascolari, quali appunto infarti e ictus.

Mentre da un lato i nostri dati supportano l’importanza di ridurre livelli troppo elevati di sale nella dieta di persone ipertese, non supportano altresì la necessità di ridurre l’assunzione di sale fino a bassi livelli“. afferma il prof. Andrew Mente professore di Epidemiologia Clinica e Biostatistica alla McMaster University.

Sulla base di quanto emerso, gli esperti suggeriscono dunque che le strategie per ridurre il consumo di sale dovrebbero essere mirate solo per coloro che soffrono di pressione alta e che consumano troppo sale.

Associations of urinary sodium excretion with cardiovascular events in individuals with and without hypertension: a pooled analysis of data from four studies
Andrew Mente, Martin O’Donnell, Sumathy Rangarajan, Gilles Dagenais, Scott Lear, Matthew McQueen, and others
The Lancet Published online: May 20, 2016

Fonte: McMaster University

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Trattamento mirato per il cancro del fegato.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2016

I ricercatori dell’Università della Finlandia orientale e Eberhard Karls Universität di Tübingen hanno scoperto un nuovo meccanismo molecolare che può essere utilizzato per inibire la crescita del carcinoma epatocellulare, che è il cancro del fegato più comune. I risultati sono stati pubblicati su “Nature Medicine“.

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Lo studio ha trovato che nel cancro del fegato umano la funzione della proteina p53 è disturbata o inibita, e ciò dipende dall’interazione tra l’Aurora chinasi A (AURKA) e le proteine MYC (Oncoproteine coinvolti nella genesi di parecchi tumori) . E’ possibile interferire con la proteina AURKA con una molecola farmaco specifica che inibisce questa interazione e induce le cellule tumorali a morire.
Intervenire specificamente sulla proteina AURKA, può permettere di impedire efficacemente la crescita del cancro al fegato p53 alterato.

Leggi abstract dell’articolo:
A MYC–aurora kinase A protein complex represents an actionable drug target in p53-altered liver cancer
Daniel Dauch,Ramona Rudalska,Giacomo Cossa,Jean-Charles Nault,Tae-Won Kang, Torsten Wuestefeld, Anja Hohmeyer, Sandrine Imbeaud,Tetyana Yevsa,Lisa Hoenicke, Tatu Pantsar,Przemyslaw Bozko,Nisar P Malek,Thomas Longerich,Stefan Laufer,Antti Poso, Jessica Zucman-Rossi,Martin Eilers & Lars Zender
Nature Medicine Published online 23 May 2016 doi:10.1038/nm.4107

Approfondimenti:
Soucek, L.et al. Modeling Myc inhibition as a cancer therapy. Nature 455, 679–683 (2008).
Shachaf, C.M. et al. MYC inactivation uncovers pluripotent differentiation and tumor dormancy in hepatocellular cancer. Nature 431, 1112–1117 (2004).

Fonte: University of Eastern Finland

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Nuove linee guida sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2016

Sono state pubblicate dall’European Society of Cardiology le linee guida sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Il documento è disponibile su “European Heart Journal“, e “European Journal of Preventive Cardiology“.

EHI20-cover

Scarica e leggi il testo completo dell’articolo:
2016 European Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice
Massimo F. Piepoli, Arno W. Hoes, Stefan Agewall, Christian Albus, Carlos Brotons, Alberico L. Catapano, Marie-Therese Cooney, Ugo Corrà, Bernard Cosyns
European Heart Journal First published online: 23 May 2016

Fonte: European Society of Cardiology

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Miur: Bando accesso alle scuole di specializzazione A.A. 2015-2016.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2016

Dal sito del Miur segnaliamo il bando per l’accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina.
Le prove si svolgeranno dal 19 al 22 luglio. I contratti a disposizione sono 6.718, di cui 6.133 messi a disposizione dallo Stato, i rimanenti da Regioni e altri Enti. Si tratta di 355 contratti in più rispetto al 2015.

MIUR

Il calendario delle prove:
– Prima parte comune a tutte le tipologie di Scuola 19 luglio 2016 – inizio ore 12.00
– Seconda parte – Scuole di AREA MEDICA 20 luglio 2016 – inizio ore 12.00
– Seconda parte – Scuole di AREA CHIRURGICA 21 luglio 2016 – inizio ore 12.00
– Seconda parte – Scuole di AREA DEI SERVIZI CLINICI 22 luglio 2016 – inizio ore 12.00

La prova d’esame consiste nella soluzione di 110 quesiti a risposta multipla: 70 comuni a tutti i candidati, 30 specifici per ciascuna Area, 10 specifici per tipologia di Scuola. I 70 quesiti comuni saranno riferiti ad argomenti caratterizzanti il corso di laurea in Medicina e Chirurgia e inerenti la formazione clinica del percorso di studi. Ogni risposta esatta vale 1 punto, ogni risposta non data 0 punti, ogni risposta errata -0,30. La valutazione dei 10 quesiti specifici per ciascuna Scuola ha un peso maggiore: 2 punti per ogni risposta esatta, 0 per ogni risposta non data e -0,60 per ogni risposta errata.

Per lo svolgimento delle prove di ammissione è assegnato un tempo di:
• 95 minuti per i 70 quesiti della prima parte della prova;
• 48 minuti per i 30 quesiti della seconda parte della prova comune per Area;
• 19 minuti per i 10 quesiti della seconda parte della prova specifica per singola tipologia di Scuola.

L’elenco delle sedi di svolgimento della prova di ammissione sarà pubblicato entro mercoledì 29 giugno 2016 sul sito www.universitaly.it .
Le graduatorie saranno pubblicate giovedì 11 agosto 2016 sul sito riservato alle Specializzazioni a cui si accede da www.universitaly.it.

Link al bando (Portale Miur): Decreto Ministeriale del 20 maggio 2016, n. 313

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EduOpen: Piattaforma elearning degli Atenei italiani.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2016

Si chiama eduopen.org ed è il progetto messo a punto da 14 atenei italiani e finanziato dal Miur che offre Massive online open courses (questo il significato dell’acronimo Mooc), ovvero corsi di alta formazione gratuiti e aperti a tutti. Il portale, lanciato poche settimane fa, conta già 40 corsi attivi e oltre 5mila iscritti: l’obiettivo è aprire le aule universitarie non solo a studenti e laureati, ma anche a professionisti, insegnanti, impiegati e pensionati, offrendo la possibilità di seguire le lezioni da casa con un solo clic.

logoeduopen

Il network comprende otto atenei fondatori -l’università Aldo Moro di Bari, il Politecnico di Bari, la Libera università di Bolzano, gli atenei di Catania, Ferrara, Foggia, Genova, la Politecnica delle Marche, l’università di Modena e Reggio Emilia, la Milano-Bicocca, l’università di Parma, quella di Perugia, del Salento e la Ca’ Foscari Venezia.

Accedi al portale: EduOpen.org

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Un farmaco “made in Italy” efficace e sicuro contro diversi tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2016

La ricerca “made in Italy” ha prodotto un farmaco potente e selettivo, un ottimo esempio di medicina di precisione, che grazie alla sperimentazione congiunta tra il Centro Ricerche di Nerviano, l’Istituto Nazionale dei Tumori e il Niguarda Cancer Center, ha mostrato, nell’ambito di uno studio di Fase I, un’ottima tollerabilità e un’intensa efficacia clinica in pazienti con tumori di diverso tipo, selezionati in base al profilo molecolare.
I dati sono stati presentati al Meeting annuale dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR) ed è già attiva la Fase II della sperimentazione clinica che potrà portare alla registrazione del farmaco.

entrectinib

Entrectinib inibisce selettivamente le chinasi TRK, ROS e ALK, presenti in tumori del polmone, del colon, nel neuroblastoma e in molti altri tumori solidi, seppure con basse frequenze. Ciascuna di queste chinasi può diventare un oncogene in conseguenza di alterazioni del DNA che ne inducono l’espressione e l’attivazione in alcuni specifici tumori. I tumori portatori delle chinasi riarrangiate ed attivate sono dipendenti da queste per la proliferazione e la sopravvivenza e l’inibizione da parte di entrectinib ne causa la morte cellulare. I pazienti idonei al trattamento vanno identificati attraverso uno screening molecolare del tumore, che confermi la presenza del riarrangiamento di uno dei bersagli del farmaco.

Le risposte ad entrectinib, la molecola nata dalla sperimentazione nei nostri tre centri italiani, sono state sorprendenti. – commenta il professor Filippo De Braud, direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori – La maggior parte di queste risposte sono state osservate sin dal primo momento temporale in cui erano state previste, tra le 4 e le 8 settimane“. Inoltre, la maggior parte dei pazienti ha avuto una risposta alla terapia in corso per 6 mesi, in molti casi per più di un anno. Un paziente continua a rispondere dopo più di 2 anni.

Leggi abstracts degli articoli:
Entrectinib, a Pan-TRK, ROS1, and ALK Inhibitor with Activity in Multiple Molecularly Defined Cancer Indications
Ardini E, Menichincheri M, Banfi P, Bosotti R, De Ponti C, Pulci R, Ballinari D, Ciomei M, Texido G, Degrassi A, Avanzi N, Amboldi N, Saccardo MB, Casero D, Orsini P, Bandiera T, Mologni L, Anderson D, Wei G, Harris J, Vernier JM, Li G, Felder E, Donati D, Isacchi A, Pesenti E, Magnaghi P, Galvani A
J Mol Cancer Ther (2016), Mar 3 [Epub ahead of print]

Discovery of Entrectinib: A New 3-Aminoindazole As a Potent Anaplastic Lymphoma Kinase (ALK), c-ros Oncogene 1 Kinase (ROS1), and Pan-Tropomyosin Receptor Kinases (Pan-TRKs) inhibitor
Menichincheri M, Ardini E, Magnaghi P, Avanzi N, Banfi P, Bossi R, Buffa L, Canevari G, Ceriani L, Colombo M, Corti L, Donati D, Fasolini M, Felder E, Fiorelli C, Fiorentini F, Galvani A, Isacchi A, Borgia AL, Marchionni C, Nesi M, Orrenius C, Panzeri A, Pesenti E, Rusconi L, Saccardo MB, Vanotti E, Perrone E, Orsini P
J Med Chem (2016), 59(7), 3392-408

New Investigational Targeted Therapeutic, Entrectinib, Shows Early Promise Against a Range of Cancer Types

Fonte: Centro Ricerche di Nerviano  –  Niguarda Cancer Center

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Antibiotici sintetici contro la resistenza batterica.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

I ricercatori chimici della Harvard University in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”, sono già riusciti a sintetizzare oltre 300 sostanze differenti appartenenti alla classe dei macrolidi – una classe di antibiotici che comprende, per esempio, l’eritromicina (macrolide scoperto in un campione di terreno delle Filippine nel 1949, è presente sul mercato come farmaco dal 1953) efficaci contro i ceppi batterici di interesse clinico e che mostrano resistenza elevata ad antibiotici usati oggi.

Antibiotici-sintetici
Harvard researchers have created a new, greatly simplified, platform for antibiotic discovery that may go a long way to solving the crisis of antibiotic resistance.

La nuova tecnica si spera riesca a fronteggiare con successo la sfida della sempre crescente antibiotico-resistenza di molti ceppi batterici.
La fonte primaria degli antibiotici sono i composti naturali derivati da batteri o funghi, che possono essere prodotti su larga scala per fermentazione. Cambiarne la struttura, ma anche la loro modifica per via chimica – un processo noto come semisintesi – è difficile a causa della complessità delle molecole ottenute dalla fermentazione.

Attraverso la via sintetica sono state realizzate oltre 300 sostanze (macrolidi), ed alcune di esse si sono rivelate efficaci contro i ceppi batterici resistenti ai macrolidi di uso corrente, compresi Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) ed enterococco vancomicina-resistente (VRE), entrambi di grande interesse clinico.

Leggi abstract dell’articolo:
A platform for the discovery of new macrolide antibiotics
Ian B. Seiple, Ziyang Zhang,Pavol Jakubec,Audrey Langlois-Mercier,Peter M. Wright, Daniel T. Hog,Kazuo Yabu,Senkara Rao Allu, Takehiro Fukuzaki,Peter N. Carlsen, Yoshiaki Kitamura, Xiang Zhou,Matthew L. Condakes, Filip T. Szczypiński,William D. Green & Andrew G. Myers
Nature 533, 338–345 (19 May 2016) doi:10.1038/nature17967

Fonte: Harvard University

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AACE/ACE/AME: Linee guida sui noduli alla tiroide.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

Un team internazionale di ricercatori dell’American Association of Clinical Endocrinologists (AACE), American College of Endocrinology (ACE) e Associazione Medici Endocrinologi (AME), ha aggiornato le linee guida sulla diagnosi e gestione dei noduli alla tiroide ma non la gestione del cancro alla tiroide.

thyroid nodule guidelines

Il documento aggiorna la prima linea guida pubblicata nel 2006 e successivamente rivista nel 2010.

Scarica e leggi il documento in full text:
AMERICAN ASSOCIATION OF CLINICAL ENDOCRINOLOGISTS, AMERICAN COLLEGE OF ENDOCRINOLOGY, AND ASSOCIAZIONE MEDICI ENDOCRINOLOGI MEDICAL GUIDELINES FOR CLINICAL PRACTICE FOR THE DIAGNOSIS AND MANAGEMENT OF THYROID NODULES – 2016 UPDATE
Hossein Gharib, et al.
ENDOCRINE PRACTICE Vol 22 (Suppl 1) May 2016 1

Fonte: American Association of Clinical Endocrinologists (AACE)

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La gestione del Tromboembolismo Venoso.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

In una revisione pubblicata sulla rivista “Annals of Pharmacotherapy” i ricercatori americani dell’University of Tennessee, Memphis, TN, dell’University of Colorado Anschutz Medical Campus, Aurora, CO, e dell’University of Nebraska Medical Center, Omaha, NE, hanno analizzato l’uso degli anticoagulanti orali (DOACs) nel trattamento acuto del tromboembolismo venoso (VTE). In particolare i farmaci dabigatran, rivaroxaban, apixaban, e edoxaban per la gestione del VTE.

AOP_cover

Il documento fornisce chiarezza sulle complesse dinamiche che coinvolgono l’uso di questi nuovi farmaci nel trattamento del VTE, tra cui la scelta del dosaggio appropriato per le indicazioni relative, evitando le interazioni farmaco-farmaco e farmaco-malattia, le considerazione sulla posologia in specifiche situazioni cliniche, come le disfunzioni d’organo.

Nonostante il progresso significativo rappresentato dai DOACs, il loro utilizzo non è senza rischi e richiede, da parte del medico, un attento esame di una serie di problemi clinici per ottimizzarne la sicurezza e l’efficacia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of Venous Thromboembolism: Recent Advances in Oral Anticoagulation Therapy
Shannon W. Finks, Toby C. Trujillo, and Paul P. Dobesh
Annals of Pharmacotherapy 2016, Vol. 50(6) 486–501

 

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Scoperte le cellule che memorizzano il dolore.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del King’s College London ha permesso di scoprire delle cellule del sistema immunitario che ricordano’ il dolore, anche quando le cause che lo hanno scatenato sono ormai sparite.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Cell Reports” e rappresenta un primo importante passo verso la comprensione dell’origine del dolore cronico e lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di combatterlo in maniera efficace.

Pain-cell-immune Credit image: Cell Reports

I ricercatori hanno condotto lo studio nei topi con l’obiettivo di esaminare le cellule immunitarie che si trovano nel sistema nervoso e che da tempo sono indiziate per il loro possibile coinvolgimento nel dolore cronico. Dalle analisi genetiche e’ emerso che queste cellule mantengono una memoria delle lesioni nervose: l’evento dannoso lascia la sua impronta impressa sul Dna della cellula, attraverso delle modificazioni chimiche che non alterano i geni ma la loro espressione, anche per lungo tempo.

Leggi il full text dell’articolo:
Persistent Alterations in Microglial Enhancers in a Model of Chronic Pain
Franziska Denk, Megan Crow, Athanasios Didangelos, Douglas M. Lopes, Stephen B. McMahon
Cell Reports 15, 1–11, May 24, 2016 – doi:10.1016/j.celrep.2016.04.063

Fonte: King’s College London

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SID: Il Diabete in Italia.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

La Società Italiana di Diabetologia ha presentato e pubblicato in occasione del Congresso di Rimini il volume “Il Diabete in Italia“.

Diabete in italia

Il volume fornisce innumerevoli informazioni sulla situazione della malattia nel nostro Paese e dell’assistenza diabetologica che viene offerta alle circa 4 milioni di persone che ne sono affette in Italia.
Al volume hanno contribuito medici, specialisti e non, altri professionisti della salute, esperti del settore, rappresentanti delle persone con diabete e membri autorevoli delle principali istituzioni pubbliche.

Scarica e leggi il volume in formato pdf:
“Il Diabete in Italia” – (pdf 8Mb)

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La risonanza magnetica per monitorare la distrofia.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2016

Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma hanno per la prima volta dimostrato che con la risonanza magnetica è possibile vedere passo dopo passo il decorso di una grave malattia che colpisce i muscoli, la Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale (FSHD), tra le più diffuse malattie rare con un’incidenza di un caso ogni 15 mila persone.

Annals_Neurology_May-16

Lo studio si basa sulle risonanze magnetiche muscolari effettuate su più di 250 pazienti affetti dalla rara patologia.

Questo studio documenta per la prima volta la possibilità di utilizzare una risonanza muscolare sia per diagnosticare, sia per valutare in maniera non invasiva il livello di gravità della malattia nel singolo paziente. In particolare, oltre a definire il grado di degenerazione muscolare complessiva del paziente, la risonanza magnetica muscolare fornisce la possibilità di evidenziare precocemente in quali e quanti muscoli sono presenti segni di attività della malattia“. – spiega il professor Ricci dell’Università cattolica del Sacro Cuore.

Leggi abstract dell’articolo:
Magnetic resonance imaging in a large cohort of facioscapulohumeral muscular dystrophy patients: Pattern refinement and implications for clinical trials
Giorgio Tasca, Mauro Monforte, Pierfrancesco Ottaviani, Marco Pelliccioni, Roberto Frusciante, Francesco Laschena and Enzo Ricci
ANNALS OF NEUROLOGY Volume 79, Issue 5, May 2016, Pages: 854–864  DOI: 10.1002/ana.24640

Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli

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Dispositivo elettronico rileva molecole associate a malattie neurodegenerative e cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2016

Un biosensore sviluppato dai ricercatori del National Nanotechnology Laboratory (LNNano) in Campinas, Stato di San Paolo, in Brasile, è stato in grado di rilevare molecole associate a malattie neurodegenerative e alcuni tipi di cancro.

Biosensor_portable
An inexpensive portable biosensor has been developed by researchers at Brazil’s National Nanotechnology Laboratory with FAPESP’s support (photo: release)

Il dispositivo è essenzialmente un transistor organico su scala nanometrica a singolo strato posto su un vetrino. Esso contiene la forma ridotta del peptide glutatione (GSH), che reagisce in modo specifico, quando viene a contatto con l’enzima glutatione S-transferasi (GST), collegato al Parkinson, al morbo di Alzheimer e al cancro al seno. La reazione GSH-GST viene rilevata dal transistor, che può essere così usato per scopi diagnostici.

Le piattaforme come questo possono essere distribuite per la diagnosi di malattie complesse rapide, sicure e relativamente a buon mercato, con sistemi su scala nanometrica per identificare molecole di interesse nel materiale analizzato“, ha spiegato Carlos Cesar Bof Bufon del LNNano in Campias.
Oltre alla portabilità e basso costo, i vantaggi del biosensore nanometrico comprendono anche la sua sensibilità nel rilevare molecole.
Il team sta lavorando anche su biosensori basati su carta per ridurre i costi ancora di più e per migliorare la portabilità e facilitare la fabbricazione e lo smaltimento.

Project entitled “Development of novel strategic materials for integrated analytical devices

Leggi abstract dell’articolo:
Water-gated phthalocyanine transistors: Operation and transduction of the peptide–enzyme interaction
Rafael Furlan de Oliveira, Leandro Mercesa, Tatiana Parra Velloa, Carlos César Bof Bufon
Organic Electronics Volume 31, April 2016, Pages 217–226

Fonte: National Nanotechnology Laboratory (LNNano) in Campinas, Stato di San Paolo

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FDA approva farmaco per il trattamento del cancro alla vescica.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2016

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato Tecentriq (atezolizumab) per trattare la forma più comune di cancro della vescica, il carcinoma uroteliale. Atezolizumab è il primo inibitore PD-L1 approvato dall’FDA per questo tipo di cancro.

Tecentriq

Il suo meccanismo di azione inibisce il legame di PD-L1 a PD-1, il che può riattivare le cellule immunitarie soppresse, ma lascia intatte le interazioni PD-L1/PD-1, che possono preservare l’omeostasi immunitaria.
La sicurezza e l’efficacia del farmaco sono state studiate in un trial clinico a braccio singolo che ha coinvolto 310 pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new, targeted treatment for bladder cancer

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Identificato il legame tra infiammazione e divisione cellulare.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

Gli scienziati dell’University of Manchester’s Systems Microscopy Centre and the University of Liverpool’s Centre for Cell Imaging, in uno studio innovativo hanno identificato un nuovo legame tra infiammazione e divisione cellulare. Due dei processi più importanti del corpo umano, il loro controllo accurato è un Santo Graal per gli scienziati che ricercano la prevenzione delle infezioni, malattie infiammatorie e cancro.

cell-imaging

Questa è una scoperta emozionante: per la prima volta che troviamo un collegamento tra il sistema che regola come le cellule si dividono e la base di alcune delle malattie più difficili della medicina“, ha detto il professor Mike White coordinatore della ricerca.

Segnali infiammatori prodotti da una ferita o durante un’infezione possono attivare una proteina chiamata Nuclear Factor-kB (NF-kB), che controlla l’attività dei geni che permettono alle cellule di adattarsi alla situazione nella loro divisione cellulare. Il controllo errato di NF-kB è associato a malattie infiammatorie, come la malattia di Crohn, la psoriasi e l’artrite reumatoide; essa è stata anche collegata con l’invecchiamento e alcuni tipi di cancro.

Le cellule umane si adattano ai segnali nel loro ambiente e si dividono per produrre nuove cellule attraverso un pattern ripetuto di eventi, chiamato il ciclo cellulare. Una cellula prima fa copie del suo DNA, in una fase conosciuta come la fase di sintesi del DNA e quindi si divide in due cellule figlie.

Il ciclo cellulare è controllato da una famiglia di proteine chiamate fattori E2, che controllano l’inizio della fase di sintesi del DNA della nuova cellula. Lo studio ha dimostrato che i fattori NF-kB e E2 si legano l’uno all’altro nella cellula e che i segnali che attivano NF-kB sono in grado di cambiare i tempi della divisione cellulare.

Scarica e leggi il documento in full text:
Dynamic NF-κB and E2F interactions control the priority and timing of inflammatory signalling and cell proliferation
John M Ankers, Raheela Awais, Nicholas A Jones, James Boyd, Sheila Ryan, Antony D Adamson, Claire V Harper, Lloyd Bridge, David G Spiller, Dean A Jackson, Pawel Paszek, Violaine Sée, Michael RH White.
eLife, 2016; 5 DOI: 10.7554/eLife.10473

Fonte: University of Liverpool

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Nuova tecnica di somministrazione farmaci anticancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

I ricercatori del Department of Biomedical Engineering – University at Buffalo hanno realizzato una nuova tecnica di somministrazione di farmaci progettata per ridurre le reazioni allergiche gravi e altri effetti collaterali da farmaci anti-cancro, il testosterone e altri farmaci che vengono di norma somministrati per via endovena.

La tecnica rimuove gli additivi potenzialmente dannosi – sostanze come i tensioattivi – dai farmaci iniettabili comuni. “Siamo entusiasti perché questo processo potrebbe rendere i farmaci iniettabili esistenti più sicuri e più efficaci per milioni di persone affette da gravi malattie e disturbi“, dice Jonathan F. Lovell, un ingegnere biomedico dell’University of Buffalo.
Ricordiamo che le aziende farmaceutiche utilizzano tensioattivi per sciogliere i farmaci in una soluzione liquida, un processo che rende la medicina adatta per l’iniezione. Questo processo è raramente efficace. Le soluzioni cariche di tensioattivi e altri ingredienti non essenziali possono portare al rischio di shock anafilattico, coagulazione del sangue, emolisi e altri effetti collaterali.

makinginject
Drug particles, minus excess surfactant, suspended in an injectable solution. Credit: Jonathan Lovell, University at Buffalo.

I ricercatori hanno dissolto 12 farmaci – Cabazitaxel (anti-cancro), testosterone, ciclosporina (un immunosoppressore usato per trapianti di organi) e altri – uno alla volta in un tensioattivo chiamato Pluronic. Poi, abbassando la temperatura della soluzione a 4 gradi Celsius (la maggior parte dei farmaci sono effettuate a temperatura ambiente), sono stati in grado di rimuovere l’eccesso Pluronic tramite una membrana. Il risultato finale è stato che i farmaci contenevano additivi da 100 a 1000 volte di meno di quello iniziale.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic surfactant-stripped frozen micelles
Yumiao Zhang, Wentao Song, Jumin Geng, Upendra Chitgupi, Hande Unsal, Jasmin Federizon, Javid Rzayev, Dinesh K. Sukumaran, Paschalis Alexandridis, Jonathan F. Lovell
Nature Communications 7, Article number: 11649 doi:10.1038/ncomms11649 Published 19 May 2016

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Più eiaculazioni meno tumori alla prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

I ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia, Medicina, Biostatistica e della Nutrizione dell’Università di Harvard, hanno pubblicato sulla rivista “European Urology“, i risultati di uno studio sul collegamento eiaculazione e tumore alla prostata.

Prostate

Lo studio prospettico di coorte condotto su 31.925 uomini per un periodo di tempo che va dal 1992 al 2010 (partecipanti all’Health Professionals Follow-up Study – Harvard School of Public Health) confermerebbe che se si ha una eiaculazione almeno 21 volte in un mese il rischio di avere una diagnosi di tumore alla prostata diminuisce di circa il 20%.

Durante questo lungo periodo, in cui si è svolta la ricerca, si sono verificati poco più di 1000 casi di cancro prostatico in chi aveva circa 7 eiaculazioni al mese, 807 casi in uomini con 13 -20 eiaculazioni mensili e solamente 290 casi in uomini che avevano almeno 21 eiaculazioni in un mese; l’età in questo studio pare essere un fattore importante, da tener presente, e soprattutto sembra che eiaculare con una buona frequenza, dopo i 40 anni, diminuisca il rischio di cancro alla prostata del 22%.

Leggi abstract dell’articolo:
Ejaculation Frequency and Risk of Prostate Cancer: Updated Results with an Additional Decade of Follow-up
Jennifer R. Ridera, Kathryn M. Wilsona, Jennifer A. Sinnotta, Rachel S. Kelly, Lorelei A. Muccia and Edward L. Giovannucci
European Urology, March 2016 – Published online: 29 March 2016

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Piede diabetico: un nuovo potenziale percorso per la cura.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

I ricercatori dell’Unità di Bio-Imaging del Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare presso l’IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano diretta da Fabio Fiordaliso, e i colleghi dell’IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni (Milano), in uno studio pubblicato sulla rivista “Diabetologia“, hanno trovato che una diminuzione numerica e le alterazioni morfologiche dei capillari della cute del piede (microangiopatia) sono alla base delle cause che determinano l’insorgenza del piede diabetico.

Mario-Negri

Lo studio ha coinvolto sia in pazienti con sola neuropatia che quelli con anche arteriopatia. dall’analisi dei due diversi gruppi di pazienti diabetici è stata osservata la preponderante presenza di occlusione delle arteriole nel derma nei pazienti con arteriopatia che determinava, da un punto di vista clinico, una maggiore durata del tempo necessario per la guarigione dell’ulcerazione del piede diabetico.

Questa importante scoperta – spiega Fabio Fiordaliso, dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano – aggiunge un nuovo capitolo per la cura del piede diabetico in quanto attualmente molto si conosce sulle grandi arterie che portano al piede, ma ancor poche informazioni sono disponibili riguardo i componenti vascolari del microcircolo nel derma di pazienti con diabete. Lo sviluppo di farmaci che agiscono su questo distretto vascolare potrebbe quindi determinare una nuova era nella cura di questa devastante complicanza“.

Leggi abstract dell’articolo:
Prospective study on microangiopathy in type 2 diabetic foot ulcer
Fabio Fiordaliso, Giacomo Clerici, Serena Maggioni, Maurizio Caminiti, Cinzia Bisighini, Deborah Novelli, Daniela Minnella, Alessandro Corbelli, Riccardo Morisi, Alberto De Iaco, Ezio Faglia
Diabetologia pp 1-7 First online: 28 April 2016

ClinicalTrials.gov NCT02610036.

Fonte: IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’

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NICE: Linee guida aggiornate sulla malattia di Crohn.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2016

Sono state aggiornate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla gestione della malattia di Crohn nei bambini, giovani e adulti.

crohns_disease

Scarica e leggi il documento in full text:
Crohn’s disease: management – NICE guidelines [CG152] – Last updated: May 2016

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L’infezione settica dipende dalla microflora intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2016

Il rischio di contrarre un’infezione settica grave, a volte mortale, in seguito alla chemioterapia dipende anche dalla flora batterica intestinale.

GUT-BACTERIA

I ricercatori dell’Universita’ del Minnesota e di Nantes, in Francia, in uno studio pubblicato su “Genome Medicine” hanno analizzato la flora batterica intestinale di 28 malati di linfoma non Hodgkin sottoposti a chemioterapia, ed hanno rilevato che le 11 persone che avevano avuto una sepsi (infezione grave) avevano tutte una composizione molto specifica della microflora intestinale.

Dall’analisi dettagliata dei dati è emerso che nella composizione dei batteri intestinali tra le famiglie di colibatteri vi erano le Barnesiellaceae, le Coriobacteriaceae, i Faecalibacterium, le Christensenella, i Dehalobacterium, i Desulfovibrio, e le Sutterella, che risultavano nettamente inferiori in coloro che avevano avuto una sepsi.

Se il metodo verrà convalidato su un numero più esteso di pazienti, un’analisi preliminare della flora batterica intestinale potrebbe essere standardizzata ed estesa a tutti, con possibili interventi per cercare di modificare la composizione dei batteri residenti.

Ricordiamo che i malati di cancro ricevono chemioterapia ad alte dosi, e circa dal 20 al 40 per cento sviluppano infezioni del sangue in seguito al trattamento. Purtroppo, circa 15-30 per cento di questi pazienti muoiono a causa di queste infezioni.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pretreatment gut microbiome predicts chemotherapy-related bloodstream infection
Emmanuel Montassier, Gabriel A. Al-Ghalith, Tonya Ward, Stephane Corvec, Thomas Gastinne, Gilles Potel, Phillipe Moreau, Marie France de la Cochetiere, Eric Batard and Dan Knights
Genome Medicine 2016 8:49 DOI: 10.1186/s13073-016-0301-4

Fonte: Universita’ del Minnesota

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Scoperto nuovo biomarker per il cancro al colon.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2016

Un deficit della proteina NOD-like receptor X1 (NLRX1) potrebbe rappresentare un potenziale biomarcatore per prevedere la risposta alle terapie nei pazienti affetti da un cancro del colon-retto (CRC). Ad affermarlo i risultati di uno studio di un team di ricercatori del Lineberger Comprehensive Cancer Center della University of North Carolina (UNC) di Chapel Hill pubblicato sulla rivista “Cell Reports“.

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La perdita di NLRX1 hanno rivelato i ricercatori porta ad un drammatico aumento nella crescita tumorale ed ad un aumento di attivazione di vie di segnalazione che aiutano il cancro a proliferare. Hanno trovato una più bassa espressione di NLRX1 in campioni di cellule umane di cancro del colon rispetto alle cellule normali. I ricercatori ritengono che i risultati possono avere implicazioni nei trattamenti di questo tumore.
Per monitorare questo processo, i ricercatori hanno impiantato tumori del colon retto in modelli preclinici con mutazioni nel gene APC e, di conseguenza, un deficit di NLRX1, proteina che è presente in circa l’80% dei tumori del colon-retto umani.

I risultati mostrano che un farmaco mirato anti IL-6- attualmente approvato per l’artrite potrebbe essere efficace anche come trattamento per i pazienti con un cancro del colon retto, in quanto il trattamento blocca un pathway solitamente inibito da NLRX1.

Crediamo che i medici potrebbero analizzare l’espressione di NLRX1 e proporre un trattamento più mirato sulla base di tale parametro“, ha detto Koblansky primo autore dello studio.

Leggi il full text dell’articolo:
The innate immune receptor NLRX1 functions as a tumor suppressor by reducing colon tumorigenesis and key tumor-promoting signals.
A Koblansky, et al.
Volume 14, Issue 11, p2562–2575, 22 March 2016; doi: 10.1016/j.celrep.2016.02.064.

Fonte: Lineberger Comprehensive Cancer Center – Pharmastar

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