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Nuovo test del sangue per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2018

Un nuovo test del sangue si è dimostrato più accurato del tradizionale test del PSA per misurare il rischio di cancro alla prostata e potrebbe ridurre di oltre il 40% le biopsie perché riesce, da solo senza necessità di altri esami invasivi, a distinguere tra forme maligne e benigne del tumore. Sono i risultati di uno studio multicentrico che esperti della Cleveland Clinic presentato durante il Annual MeetingAmerican Urological Association a San Francisco.

IsoPSA

Il test, denominato Iso PSA, messo a punto dalla Cleveland-diagnostics si differenzia dal tradizionale esame per la ricerca dell’antigene prostatico specifico (Psa) per il fatto che non si limita a verificare i valori alterati del PSA ma ne identifica i cambiamenti della struttura molecolare, discriminando con attendibilità i cambiamenti strutturali della proteina associati alla eventuale presenza di un tumore.

IsoPSA Improves Detection of Clinically Important Cancers
IsoPSA

AUA Scientific Program

Leggi abstract dell’articolo pubblicato su European Urology:
The Single-parameter, Structure-based IsoPSA Assay Demonstrates Improved Diagnostic Accuracy for Detection of Any Prostate Cancer and High-grade Prostate Cancer Compared to a Concentration-based Assay of Total Prostate-specific Antigen: A Preliminary Report
Eric A. Klein, Arnon Chait, Jason M. Hafron, Kenneth M. Kernen, Kannan Manickam, Andrew J. Stephenson, Mathew Wagner, Hui Zhu, Aimee Kestranek, Boris Zaslavsky, Mark Stovsky
European Urology December 2017 Volume 72, Issue 6, Pages 942–949

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Emicrania: FDA approva un nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2018

La U.S. Food and Drug Administration (FDA) ha approvato l’utilizzo di erenumab per i pazienti con emicrania. Disponibile in una formulazione autoiniettabile che si somministra una volta al mese, il farmaco è un antagonista del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP). E’ il primo di questa nuova classe a ricevere l’approvazione della Fda.

erenumab-emicrania

Erenumab (Aimovig) è un anticorpo monoclonale sperimentale interamente umano specificamente progettato per antagonizzare il recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP, Calcitonin-Gene-Related-Peptide), che si ritiene svolga un ruolo critico nel causare l’emicrania. Il CGRP è un neuropeptide composto da 37 amminoacidi prodotto in quantità eccessiva nei neuroni del sistema trigemino-vascolare e responsabile dell’attacco emicranico conseguente una forma di infiammazione localizzata.

La sicurezza, l’efficacia e la tollerabilità di erenumab sono state valutate nel corso di studi clinici che hanno coinvolto oltre 3mila pazienti.
Novartis, la ditta che commercializza il prodotto si aspetta l’approvazione da parte dell’UE nei prossimi mesi.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves novel preventive treatment for migraine

Aimovig

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Specializzazioni mediche, pubblicato il bando a.a. 2017/18.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2018

È stato pubblicato oggi il bando per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2017/2018. Il testo è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, su www.universitaly.it. La prova nazionale si terrà il prossimo 17 luglio. I contratti di formazione medica specialistica finanziati con risorse statali per il 2017/2018 sono 6.200 (erano 6.105 l’anno scorso). A questi andranno aggiunti i posti finanziati con risorse regionali, con risorse di altri enti pubblici e/o privati, i posti riservati alle categorie previste dal decreto legislativo 368/1999.

miur

A partire da venerdì 25 maggio 2018 sarà possibile effettuare le operazioni di iscrizione al concorso del 17 luglio, esclusivamente on line, accedendo al portale www.universitaly.it.

Il punteggio complessivo attribuito a ciascuna candidata e a ciascun candidato (massimo 147 punti) è stabilito in relazione alla somma del punteggio attribuito ai titoli (massimo 7 punti) e al punteggio conseguito nella prova (massimo 140 punti). Il punteggio relativo ai titoli si compone di: voto di laurea (massimo 2 punti), curriculum (massimo 3 punti), altri titoli (massimo 2 punti).

Bando di ammissione dei medici alle Scuole di Specializzazione di Area sanitaria A.A. 2017/2018

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Pillola fluorescente illumina le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2018

Lo screening del futuro potrebbe consistere nell’ingoiare una pillola speciale che contiene un colorante in grado di reagire alla luce infrarossa. La pasticca si lega alle molecole comunemente presenti nelle cellule tumorali, nei vasi sanguigni che alimentano i tumori e nei tessuti infiammati rendendole fluorescenti una volta esposte alla luce infrarossa.

pill

Il nuovo strumento diagnostico per il cancro al seno, messo a punto dai ricercatori del Department of Biomedical Engineering, University of Michigan è stato descritto su “Molecular Pharmaceutics“. E’ stato testato con successo sui topi e riesce a distinguere un tumore benigno da uno maligno meglio delle tradizionali immagini mammografiche.

La luce infrarossa penetra nel corpo in profondità senza rischiare di causare danni al Dna o di provocare nuovi tumori come, anche se in minima parte, può succedere con i raggi X. La pillola fluorescente permette di distinguere un tumore benigno da una maligno e di individuare le masse pericolose più nascoste.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral Administration and Detection of a Near-Infrared Molecular Imaging Agent in an Orthotopic Mouse Model for Breast Cancer Screening
Sumit Bhatnagar, Kirti Dhingra Verma, Yongjun Hu, Eshita Khera, Aaron Priluck, David E. Smith, and Greg M. Thurber
Mol. Pharmaceutics, 2018, 15 (5), pp 1746–1754 DOI: 10.1021/acs.molpharmaceut.7b00994

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Scoperta una nuova via ai trattamenti contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

L’apoptosi è un meccanismo attraverso il quale il corpo si libera dalle cellule che non sono più necessarie o malfunzionanti, come le cellule tumorali. Tuttavia, i tumori mutano per sopravvivere disattivando l’apoptosi, quindi un obiettivo centrale di molti trattamenti antitumorali è quello di attivare l’apoptosi nelle cellule tumorali.
I biologi del St. Jude Children’s Research Hospital – Memphis, USA hanno scoperto come una proteina chiave denominata BOK (BCL-2 ovarian killer), funzioni per innescare il meccanismo di suicidio cellulare, l’apoptosi appunto.

lonewolfprot
Tudor Moldoveanu, (right) and his colleagues revealed key details of BOK’s function.

BOK  è una proteina chiamata “lupo solitario“, non controllata dal resto degli interruttori molecolari, essenziale nel lanciare l’apoptosi perchè crea buchi nella membrana che racchiude le centrali elettriche delle cellule, chiamate mitocondri. Questo processo scatena proteine ​​che uccidono le cellule che, come le forbici molecolari, tagliano a pezzi i macchinari della cellula, uccidendola. BOK viene continuamente prodotto nella cellula, ma anche continuamente distrutta da una macchina trituratrice chiamata proteasoma. Solo quando il proteasoma viene inibito aumentano i livelli di BOK.

I ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista “Cell Reports“, hanno usato una tecnica analitica strutturale chiamata spettroscopia di risonanza magnetica nucleare per identificare la struttura e di conseguenza il meccanismo d’azione di BOK.

I ricercatori hanno in programma di esplorare come BOK altera la sua forma per attaccarsi alla membrana mitocondriale, e questo potrebbe guidare allo sviluppo di farmaci per migliorare la capacità di BOK di lanciare l’apoptosi.
Il nostro studio è importante perchè apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che stabilizzino il BOK e consentano di attivare efficacemente l’apoptosi nelle cellule tumorali” – afferma il prof. Tudor Moldoveanu.

Leggi il full text dell’articolo:
“Intrinsic instability of BOK enables membrane permeabilization in apoptosis.”
Janet H. Zheng, Christy R. Grace, Cristina D. Guibao, Dan E. McNamara, Fabien Llambi, Yue-Ming Wang, Taosheng Chen, Tudor Moldoveanu
Cell Reports. Published online: Volume 23, Issue 7, p2083–2094.e6, 15 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.04.060

Fonte: St. Jude Children’s Research Hospital

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Reumatologia: nuovo farmaco attivo su tre malattie rare.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

Un nuovo farmaco (Canakinumab) è risultato efficace su tre malattie rare scoperte di recente e caratterizzate da episodi ricorrenti di febbre e di infiammazione. E questo il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “The New England Journal of Medicine“. L’efficacia dell’anticorpo, che presto dovrebbe essere presto disponibile anche in Italia, è stata valutata con una sperimentazione clinica mondiale coordinata dai medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

canakinumab

Le tre malattie sono la Febbre Mediterranea Familiare (Fmf), il deficit di mevalonato chinasi (Mkd) e la sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale (Traps). Tutte e tre sono genetiche, causate dalle mutazioni di tre geni coinvolti nella risposta infiammatoria.

L’anticorpo è specifico, agisce in maniera mirata bloccando l’attività biologica dell’interleuchina 1. I pazienti inclusi nel trial sono 181, provenienti da 59 istituti di 15 Paesi.
I risultati hanno dimostrato una straordinaria efficacia in tutte e tre le malattie con la pressoché totale scomparsa degli episodi febbrili, migliorando decisamente la qualità della vita dei pazienti.

I risultati dello studio in termini di efficacia e di sicurezza del farmaco hanno permesso di ottenere la sua autorizzazione sia dall’Ema (Agenzia Europea del Farmaco), sia dall’Fda americano (Food and Drug Administration)“, ha spiegato il prof. Fabrizio De Benedetti, responsabile di reumatologia del Bambino Gesù e coordinatore mondiale della sperimentazione.

Leggi abstract dell’articolo
Canakinumab for the Treatment of Autoinflammatory Recurrent Fever Syndromes
Fabrizio De Benedetti, M.D., Ph.D., Marco Gattorno, M.D., Jordi Anton, M.D., Ph.D., Eldad Ben-Chetrit, M.D., Joost Frenkel, M.D., Ph.D., Hal M. Hoffman, M.D., Isabelle Koné-Paut, M.D., Ph.D., Helen J. Lachmann, M.D., Seza Ozen, M.D., Anna Simon, M.D., Ph.D., Andrew Zeft, M.D., Inmaculada Calvo Penades, M.D., Ph.D., et al.
N Engl J Med 2018; 378:1908-1919 DOI: 10.1056/NEJMoa1706314

ClinicalTrials.gov number, NCT02059291

Canakinumab indicazioni

 

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Hemospray: dispositivo per il trattamento del sanguinamento gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato la commercializzazione di Hemospray, un nuovo dispositivo utilizzato per aiutare a controllare alcuni tipi di sanguinamento nel tratto gastrointestinale (GI).


HEMOSPRAY

Il dispositivo è pensato per la maggior parte dei tipi di sanguinamento GI superiore o inferiore e può coprire ulcere o tumori di grandi dimensioni. “Lo spray offre ai medici un’opzione non chirurgica aggiuntiva e può aiutare a ridurre il rischio di morte per emorragia gastrointestinale in molti pazienti” spiega Binita Ashar, del Center for Devices and Radiological Health della FDA.

Per arrivare all’autorizzazione, la FDA ha esaminato studi clinici s su 228 pazienti con emorragia gastrointestinale superiore e inferiore, oltre a lavori presenti in letteratura che comprendevano 522 pazienti.
Il prodotto è ritenuto inerte e non tossico. L’azienda produttrice è la Wilson-Cook Medical.

Comunicato stampa FDA:
FDA permits marketing of new endoscopic device for treating gastrointestinal bleeding
Hemospray® Endoscopic Hemostat

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Iperplasia prostatica benigna: efficace la Serenoa repens.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

Una review della letteratura scientifica coordinata dal prof. Vincenzo Ficarra, dell’Università di Messina e pubblicata dal British Journal of Urology ha confermato che la Serenoa Repens (Permizon), nota anche come saw palmetto o palmetta della Florida (pianta della famiglia delle Arecaceae) riequilibra il sistema ormonale e i problemi del tratto urinario inferiore legati all’iperplasia prostatica benigna.

Permixon-serenoa

I ricercatori hanno analizzato 15 studi randomizzati controllati e 12 osservazionali, con dati su 5.800 pazienti, ed hanno valutato l’efficacia di 320 mg di estratto esanico di Serenoa repens, rilevando i dati: nicturia, picco di flusso urinario (Qmax), indice International Prostate Symptom Score (IPSS), volume della prostata, funzionalità sessuale ed eventi avversi al farmaco.
Il composto ha evidenziato un aumento dello svuotamento della vescica, un aumento del flusso urinario. Sotto il profilo della sicurezza Serenoa repens ha mostrato un buon profilo e non ha interferito a livello di funzionalità sessuale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Efficacy and safety of a hexanic extract of Serenoa repens (Permixon®) for the treatment of lower urinary tract symptoms associated with benign prostatic hyperplasia (LUTS/BPH): Systematic review and meta‐analysis of randomized controlled trials and observational studies
Remigio Vela‐Navarrete Antonio Alcaraz Alfredo Rodríguez‐Antolín Bernardino Miñana López Jesús M Fernández‐Gómez Javier C Angulo David Castro Díaz Javier Romero‐Otero Francisco J Brenes Joaquín Carballido José M Molero García Antonio Fernández‐Pro Ledesma José Manuel Cózar Olmos José Manasanch Dalmau Isaac Subirana Cachinero Michael Herdman Vincenzo Ficarra
BJU International First published: 25 April 2018 https://doi.org/10.1111/bju.14362

Fonte: Quotidiano Sanità.it

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Microbioma intestinale e cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

I ricercatori del Departments of Genetics, Cell Biology and Development, and Ecology, Evolution, and Behavior, at the University of Minnesota, USA, hanno identificato una correlazione tra la composizione microbica intestinale e l’espressione di microRNA nel cancro del colon-retto umano.

Microbioma

I ricercatori hanno sequenziato il microRNA di campioni raccolti da 44 pazienti ed hanno correlato i livelli di espressione del microRNA nel tessuto del cancro del colon con la composizione del microbioma. In questo modo hanno scoperto che i microbi che sono stati precedentemente associati al tumore del colon-retto sono correlati ai microRNA (microRNA-182, microRNA-503, microRNA17-92) che regolano i geni correlati all’interazione con i microbi e che probabilmente regolano la produzione di glicani, che sono importanti per la patologia del tumore.

Lo studio è il primo a dimostrare che l’interazione tra microRNA e microbioma intestinale può avere un ruolo nel cancro del colon-retto.

Gli sforzi futuri mireranno a rilevare se esistono possibilità di manipolare il microbioma per regolare l’espressione dei microRNA nel tumore, con un potenziale impatto sulla progressione del tumore.

Leggi il full text dell’articolo:
Interaction between Host MicroRNAs and the Gut Microbiota in Colorectal Cancer
Ce Yuan, Michael B. Burns, Subbaya Subramanian, Ran Blekhman
mSystems May 2018, 3 (3) e00205-17; DOI: 10.1128/mSystems.00205-17

Fonte: American Society For Microbiology

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Tumore al seno: Test multigene in sostituzione dei test BRCA.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori della Stanford University School of Medicine ed altri centri medici statunitensi in uno studio pubblicato su “JAMA Oncology” stanno sostituendo le analisi di sola BRCA in donne con carcinoma mammario, con test per rilevare le mutazioni in più geni.

Il cambiamento riflette un crescente riconoscimento da parte dei medici che i test panel multigene possono fornire informazioni clinicamente più utili per i pazienti e i loro parenti.

Breast-Cancer-Gene-Test

In generale, i test multigene danno risultati clinicamente più utili e stanno rapidamente diventando la norma“, ha detto il prof. Allison Kurian. “Le donne con nuova diagnosi dovrebbero chiedere ai loro medici se possono essere candidate idonee per i test genetici. Dovrebbero inoltre sostenere l’opportunità di discutere i test genetici e le sue implicazioni con un clinico esperto, come un consulente genetico, in modo tempestivo“.

I test multigenici hanno mostrato il doppio delle probabilità dei test BRCA di identificare mutazioni associate alla malattia, ma anche più probabilità di rivelare mutazioni di significato clinico incerto, in particolare nelle minoranze etniche o razziali.

Leggi abstract dell’articolo:
Uptake, Results, and Outcomes of Germline Multiple-Gene Sequencing After Diagnosis of Breast Cancer
Kurian AW, Ward KC, Hamilton AS, et al.
JAMA Oncol. Published online May 10, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2018.0644

Fonte: Stanford University School of Medicine

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Verso la creazione di tessuti cellulari artificiali.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori dell’Imperial College London hanno utilizzato i laser per collegare, organizzare e unire delle cellule artificiali, aprendo la strada a reti di cellule artificiali che agiscono come i tessuti.


A fluorescing cell (brighter white outline) dragged towards a non-fluorescing cell, and a tether strung between them. The non-fluorescing cell is then dragged to the left, pulling the fluorescing cell with it.

Il team di ricercatori ha dichiarato: “Le membrane cellulari artificiali di solito si rimbalzano l’un l’altra come sfere di gomma. Modificando la biofisica delle membrane nelle nostre cellule, li abbiamo invece fatti incollare come mattoni” – video.

Con questo, siamo stati in grado di formare reti di celle collegate da” biogiunzioni “. Reinserendo i componenti biologici come le proteine ​​nella membrana, potremmo far comunicare le cellule e scambiare materiale tra loro. Questo imita ciò che si vede in natura, quindi è un grande passo avanti nella creazione di tessuti cellulari artificiali come quelli biologici.” – afferma il Professor Yuval Elani.

In futuro potremmo pensare ad applicazioni su larga scala, per esempio – ha aggiunto il Professor Guido Bolognesi- potremmo immaginare di avere un sistema che rappresenta un tessuto artificiale e sviluppare in questo modo materiali che rispondono alla presenza di una tossina, quindi dei sensori, oppure materiali che possono essere integrati in sistemi biologici e per somministrare farmaci”.
I risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Sculpting and fusing biomimetic vesicle networks using optical tweezers
Guido Bolognesi, Mark S. Friddin, Ali Salehi-Reyhani, Nathan E. Barlow, Nicholas J. Brooks, Oscar Ces & Yuval Elani
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 1882 (2018) Published:14 May 2018 doi:10.1038/s41467-018-04282-w

Fonte ed approfodnimenti: Imperial College London

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Cancro al cervello: scoperto un enzima che blocca la crescita.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

Un team di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois, coordinati dal professore di Patologia Subhas Mukherjee, hanno scoperto studiando una sottopopolazione di cellule contenute nel tumore chiamate Cellule Staminali del Glioma(GSC) – un tipo di autorigenerante cancro cellule staminali che controlla la crescita dei tumori – che queste cellule contengono alti livelli di un enzima chiamato CDK5.
Bloccando questo enzima, i ricercatori mostrano nel loro nuovo studio, impedisce al glioblastoma di crescere e inibisce le capacità autorigeneranti delle GSC.

CDK5
Glioblastoma cells (orange) spread throughout a fly brain (normal cells in blue), used to model human cancer.

Già in precedenza il team aveva rivelato che il silenziamento del gene che codifica per CDK5 diminuiva le dimensioni del tumore e il numero di GSC. Nel nuovo studio il team approfondisce ulteriormente il processo di ricerca, affermando: “Abbiamo iniziato a eseguire test nel nostro laboratorio e abbiamo scoperto che CDK5 promuove un alto livello di Cellule Staminali del Glioma, quindi proliferano e crescono di più”.

Successivamente, i ricercatori hanno applicato un inibitore CDK5 alle cellule di glioblastoma umano. Ciò ha impedito ai tumori di crescere e ha causato la perdita delle staminali del Glioma, rendendo più difficile il loro rigenerarsi.
L’idea è di uccidere i resti e delle cellule staminali di glioma dopo la chemioterapia“, dice Mukherjee. “Quelle sono le cellule che persistono e causano la ricorrenza. Stiamo già lavorando alla progettazione di un farmaco inibitore“.

Leggi il full text dell’articolo:
CDK5 Inhibition Resolves PKA/cAMP-Independent Activation of CREB1 Signaling in Glioma Stem Cells
Subhas Mukherjee, Carol Tucker-Burden, Emily Kaissi, Austin Newsam, Hithardhi Duggireddy, Monica Chau, Changming Zhang, Bhakti Diwedi, Manali Rupji, Sandra Seby, Jeanne Kowalski, Jun Kong, Renee Read, Daniel J. Brat.
Cell Reports Volume 23, Issue 6, p1651–1664, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.04.016

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois

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Scoperta molecola contro il raffreddore.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2018

Per la prima volta è stata trovata una molecola – denominata IMP-1088) – capace di combattere il comune virus del raffreddore . Ad affermarlo i ricercatori dell’Imperial College of London coordinati dal chimico prof. Edward Tate.

I primi test di laboratorio con cellule umane hanno dimostrato la capacità della molecola di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, e il team spera di passare agli esperimenti sugli animali e poi sugli umani. I risultati dei test iniziali sono pubblicati sulla rivista “Nature Chemistry“.

Il comune raffreddore è causato da una famiglia di virus con centinaia di varianti, rendendo quasi impossibile diventare immuni o vaccinarsi. Inoltre, i virus si evolvono rapidamente, il che significa che possono rapidamente ottenere resistenza ai farmaci.
Per questi motivi, la maggior parte dei rimedi contro il raffreddore si basa sul trattamento dei sintomi dell’infezione – come naso che cola, mal di gola e febbre – piuttosto che affrontare il virus stesso.

IMP-1088
The molecule (yellow) blocks human NMT (blue), essential for the virus to assemble the capsid ‘shell’ that encloses its RNA genome (green)

La proteina, che si trova nelle stesse cellule umane, si chiama Nmt (N-miristoriltransferasi): è preziosa per il virus, che in tutte le sue numerose versioni la utilizza per costruire lo scudo (capside) che gli permette di proteggere il suo materiale genetico quando invade la cellula. Bloccare la proteina, come fa la nuova molecola, significa quindi bloccare il virus.

Leggi asbtract dell’articolo:
Fragment-derived inhibitors of human N-myristoyltransferase block capsid assembly and replication of the common cold virus
Aurélie Mousnier, Andrew S. Bell, Dawid P. Swieboda, Julia Morales-Sanfrutos, Inmaculada Pérez-Dorado,…..Tobias J. Tuthill, Roberto Solari & Edward W. Tate
Nature Chemistry (2018) Published: 14 May 2018 doi:10.1038/s41557-018-0039-2

Fonte: Imperial College of London

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Creata mano robotica che piega le dita.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2018

Si chiama ‘Hannes‘, sarà disponibile a partire dal 2019 e consentirà ai pazienti di recuperare circa il 90% delle funzionalità. E’ la nuova mano protesica di derivazione robotica sviluppata da Rehab Technologies Itt. Si tratta di un dispositivo che non richiede bisturi ed è più economico di quelli attuali.

La mano – che prende il nome dal professor Hannes Schmidl (il primo direttore tecnico del Centro protesi dell’Inail di Budrio (Bologna) e autore nel 1965 della prima mano controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli (mioelettrica), è stata progettata affinché conformazione, peso e qualità dei movimenti siano quanto più possibile equiparabili a quelli di un arto reale (video).


Marco Zambelli presenta “Hannes”, la mano robotica di Inail e IIT – (10-05-2018)

Questa tecnologia fa sì che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Il pollice è orientabile in 3 diverse posizioni e rende possibili i tipi di orse necessarie bella vita di tutti i giorni. La mano può inoltre spostare oggetti fino a un peso di 15 kg. è stata realizzata in 2 taglie e in versione destra e sinistra.

La mano – spiega il prof. Lorenzo de Micheli, responsabilie laboratorio Rehab Technologies Itt – è attuata da un solo motore che trascina le dita in chiusura in modo molto armonioso attraverso dei cavi, un po’ mimando quelli che sono i tendini della mano umana. Questo motore viene poi comandato dalla persona attraverso la contrazione muscolare di alcuni muscoli residui che stanno all’interno dell’invaso a cui è connessa la mano. L’attività di questi muscoli residui, la contrazione, viene raccolta da dei sensori i quali poi comandano in apertura e chiusura la mano attraverso il singolo motore”.
A questo punto – affermano i ricercatori – abbiamo un cammino davanti che volgiamo perseguire. Sarà una strada lunga e difficile, dopo la mano dovremo realizzare una protesi per il braccio e per la gamba“.

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Calvizie, un farmaco contro l’osteoporosi frena la caduta dei capelli.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2018

I ricercatori dell’University of Manchester’s Centre for Dermatology Research hanno scoperto un nuovo farmaco che potrebbe alleviare il disagio di uomini e donne che soffrono di calvizie.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Plos Biology” dimostra che un farmaco originariamente concepito come trattamento per l’osteoporosi ha un effetto stimolante drammatico sui follicoli piliferi donati da pazienti sottoposti a trapianto di capelli.

Attualmente solo due farmaci – minoxidil e finasteride – sono disponibili per il trattamento della calvizie maschile (alopecia androgenetica).
Tuttavia, entrambi gli agenti hanno effetti collaterali moderati e spesso producono risultati di ricrescita dei capelli deludenti. L’unica altra opzione disponibile per i pazienti è la chirurgia del trapianto di capelli.

L’approccio era identificare i meccanismi molecolari di un vecchio farmaco immunosoppressore: chiamato WAY-316606. Si tratta di una piccola molecola che inibisce la proteina sFRP-1 (Secreted frizzled-related protein 1) secreta, un antagonista endogeno della glicoproteina secreta WNT. Grazie a questo meccanismo biologico WAY-316606 risulta molto efficace nel combattere l’osteoporosi

I risultati dei test sono stati molto incoraggianti. I ricercatori dell’University of Manchester affermano che saranno necessari test più ampi e a lungo termine prima che il nuovo farmaco possa essere autorizzato dalle agenzie che regolamentano il settore.

Scarica e leggi il documento in full text:
Identifying novel strategies for treating human hair loss disorders: Cyclosporine A suppresses the Wnt inhibitor, SFRP1, in the dermal papilla of human scalp hair follicles
Nathan J. Hawkshaw, Jonathan A. Hardman, Iain S. Haslam, Asim Shahmalak, Amos Gilhar, Xinhong Lim, Ralf Paus
Plos Biology Published: May 8, 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pbio.2003705

Fonte: University of Manchester’s Centre for Dermatology Research

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Creata dentiera in 3D anti-infezioni.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2018

I ricercatori dell’University of  Buffalo School of Dental Medicine hanno realizzato con innovative stampanti 3D dentature artificiali munite al loro interno di capsule microscopiche che periodicamente rilasciano nella bocca amfotericina B, un efficace farmaco antimicotico.

A differenza delle tradizionali strategie igieniche, come immersioni nei collutori o nel bicarbonato di sodio o passaggi nel forno a microonde, il nuovo dispositivo aiuterebbe a prevenire le infezioni mentre è in uso.

La nuova protesi realizzata in acrilammide, il materiale attualmente usato per le dentiere, è stata sottoposta a una serie di test per valutarne la resistenza e la capacità di rilasciare il farmaco (video).


3-D Printed Dentures That Bite Back at Infection

I risultati dei test, pubblicati sulla rivista “Materials Today Communications“, hanno dimostrato che la nuova dentiera presenta proprietà meccaniche paragonabili a quelle dei prodotti tradizionali, offrendo un efficace sistema per ridurre il rischio di stomatiti.

Il principale impatto di questo innovativo sistema di stampa 3D è il suo potenziale impatto sul risparmio di tempo e costi” – afferma il prof. Praveen Arany. “La tecnologia consente ai medici di creare rapidamente una protesi dentaria personalizzata, un enorme miglioramento rispetto alla produzione convenzionale che può variare da pochi giorni a qualche settimana”.

Leggi asbtract dell’articolo:
Functionalized prosthetic interfaces using 3D printing: Generating infection-neutralizing prosthesis in dentistry
Malvika Nagrath, Alexander Sikora, Jacob Graca, Jennifer L. Chinnici, … Praveen R. Arany
Materials Today CommunicationsVolume 15, June 2018, Pages 114-119 https://doi.org/10.1016/j.mtcomm.2018.02.016

Fonte: University of  Buffalo School of Dental Medicine

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Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Antibiotici orali aumentano il rischio di calcoli renali.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

I ricercatori pediatrici del Children’s Hospital of Philadelphia hanno scoperto che bambini e adulti trattati con alcuni antibiotici per via orale hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare calcoli renali.

Il gruppo di studio, come pubblicato sulla rivista “Journal of the American Society of Nephrology“, ha visionato le cartelle cliniche elettroniche del Regno Unito, che coprivano 13 milioni di adulti e bambini visitati dai medici generici nella rete di miglioramento sanitario tra il 1994 e il 2015. Il team ha analizzato la precedente esposizione agli antibiotici per quasi 26.000 pazienti con calcoli renali, rispetto a quasi 260.000 soggetti di controllo.
Dai risultati è emerso che cinque classi di antibiotici orali – solfati orali, cefalosporine, fluorochinoloni, nitrofurantoina e penicilline ad ampio spettro – erano associate ad una diagnosi di calcoli renali. Il rischio per chi ha assunto questi farmaci era del 27% più alto rispetto ai controlli.

CHOP       kidney_stones

Gli scienziati sapevano già che gli antibiotici alterano la composizione del microbioma umano, la comunità di microrganismi nel corpo. Le interruzioni del microbioma intestinale e urinario sono state collegate al verificarsi di calcoli renali, ma nessuno studio precedente ha rivelato un’associazione tra uso di antibiotici e calcoli.

I maggiori rischi per i calcoli renali erano nei bambini e negli adolescenti. Il rischio di calcoli renali è diminuito nel tempo, ma è rimasto elevato diversi anni dopo l’uso di antibiotici.

Leggi asbtract dell’articolo:
Oral Antibiotic Exposure and Kidney Stone Disease
Gregory E. Tasian et al.
Journal of the American Society of Nephrology, online May 10, 2018. https://doi.org/10.1681/ASN.2017111213

Approfondimenti: Tasian GE et al, “Annual Incidence of Nephrolithiasis among Children and Adults in South Carolina from 1997 to 2012,” Clinical Journal of the American Society of Nephrology, published online Jan. 14, 2016, to appear in the March 2016 print issue. doi.org/10.2215/CJN.07610715

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia

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Università: nuovo Regolamento per l’esame di abilitazione alla professione di medico-chirurgo.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il nuovo regolamento per l’abilitazione alla professione medica era molto atteso sia dal mondo accademico, in particolare dagli studenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, ma anche dalla Federazione nazionale dagli Ordini dei medici. Il Regolamento è stato sottoscritto dopo un iter che ha coinvolto Cun, Cnsu, ministero della Salute, Crui e Conferenza dei presidenti dei corsi di laurea in Medicina, oltre che l’Ordine professionale dei Medici.

miur

Prima novità: l’inserimento del tirocinio trimestrale obbligatorio all’interno dei 6 anni del corso di studi in Medicina e Chirurgia. Finora il tirocinio trimestrale valido per l’idoneità all’esame di Stato poteva essere effettuato solo dopo aver conseguito la laurea. Tale tirocinio non potrà comunque essere espletato prima del quinto anno di corso e potrà essere effettuato solo in seguito al superamento di tutti gli esami fondamentali previsti nei primi 4 anni del corso di studi.

Seconda novità: la prova d’esame consisterà in 200 quesiti a risposta multipla, ma con il nuovo Regolamento sono stati ridotti a 50 quelli relativi alla parte preclinica della formazione del medico e sono stati portati a 150 quelli riguardanti la formazione clinica, e quindi volti a valutare la capacità dei candidati nell’applicare le conoscenze biomediche, cliniche, deontologiche ed etiche alla pratica medica.

La prima sessione dell’esame di Stato di abilitazione professionale con le nuove modalità previste dal Regolamento si svolgerà a luglio 2019.

Fonte: MIUR

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Staminali: Muscoli rigenerati grazie a cellule riprogrammate.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Gli scienziati dell’Harvard Stem Cell Institute coordinati dal prof. Konrad Hochedlinger, hanno sviluppato un approccio semplice e robusto per riprogrammare direttamente le cellule mature della pelle in cellule muscolari immature. Combinando l’espressione transitoria di una proteina chiamata MyoD e il trattamento con tre piccole molecole, i ricercatori hanno trasformato le cellule della pelle del topo in cellule progenitrici miogeniche indotte (iMPC). Queste cellule si sono propagate estensivamente e hanno condiviso proprietà molecolari e funzionali chiave con le cellule staminali del muscolo scheletrico.

hochedlinger
This image shows iMPCs stained for markers of muscle stem, progenitor and differentiated cells. iMPCs recapitulate muscle differentiation in a dish. CREDIT Ori Bar-Nur and Mattia Gerli

Come descritto sulla rivista “Stem Cell Reports”, una volta trapiantate in topi con ferite alle zampe, le iMPC si sono inserite correttamente nel tessuto danneggiato, contribuendo a sostenere la rigenerazione muscolare.

Ora il progetto dei ricercatori è studiare più approfonditamente il processo di riprogrammazione cellulare a livello molecolare e di raffinare il protocollo sperimentale per generare più popolazioni omogenee di cellule staminali e progenitrici muscolari, invece di miscele contenenti cellule muscolari mature, come fatto finora. In caso di successo, la riprogrammazione cellulare potrebbe essere usata per studiare malattie gravemente invalidanti come la distrofia muscolare.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Direct Reprogramming of Mouse Fibroblasts into Functional Skeletal Muscle Progenitors
Bar-Nur and Gerli ……… Konrad Hochedlinger.
Stem Cell Reports Volume 10, Issue 5, p1505–1521, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stemcr.2018.04.009

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Trovato il tempo migliore per somministrare farmaci chemioterapici.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Per la prima volta, gli scienziati della University of North Carolina at Chapel Hill, guidati dal premio Nobel Aziz Sancar hanno analizzato la riparazione del DNA di tutto il genoma in un animale per 24 ore per trovare quali geni sono stati riparati, dove esattamente e quando, ponendo le basi per un uso più preciso di farmaci anti-cancro.

Ognuno di noi ha piccoli orologi a funzionamento proteico all’interno delle nostre cellule che operano in base al ciclo giornaliero di 24 ore. Questi orologi circadiani sono importanti per la corretta funzione biologica di diversi organi: cuore, fegato, polmoni, cervello, pelle. Tuttavia, non sappiamo esattamente come interagiscono con altre funzioni biologiche di base, come la riparazione del DNA – il processo che le nostre cellule subiscono costantemente perché siamo perennemente bombardati da cose che distruggono il DNA. Luce solare, per esempio.

Circadian-rhythms-in-anticancer-drug

I ricercatori hanno sviluppato un modo per misurare la riparazione del danno al DNA causato dal cisplatino – un comune farmaco antitumorale. Hanno misurato la riparazione del DNA dopo il trattamento con cisplatino nel corso di un intero ciclo circadiano di 24 ore attraverso un intero genoma di un mammifero. Per un topo, sembra che il tempo più impegnativo per la riparazione del DNA nei tessuti sani sia prima dell’alba e prima del tramonto.

Abbiamo scoperto che ci sono quasi 2.000 geni, le cui diverse parti sono riparate in diversi momenti della giornata, a seconda del gene“, ha detto il prof. Aziz Sancar. “Crediamo che la comprensione di questi schemi circadiani e della cinetica in tutto il genoma e in vari organi ci aiuterà a scoprire e sviluppare regimi di trattamento migliori per le persone con cancro”. “Pensiamo inoltre che comprendere il modo preciso in cui funzionano i nostri orologi circadiani sia la chiave per rallentare la progressione del cancro”.

Leggi abstract dell’articolo:
Cisplatin-DNA adduct repair of transcribed genes is controlled by two circadian programs in mouse tissues
Yanyan Yang, Ogun Adebali, Gang Wu, Christopher P. Selby, Yi-Ying Chiou, Naim Rashid, Jinchuan Hu, John B. Hogenesch, and Aziz Sancar
PNAS May 7, 2018. 201804493; published ahead of print May 7, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1804493115

Fonte: University of North Carolina at Chapel Hill

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USPSTF: linee guida sullo Screening del Cancro alla Prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ US Preventive Services Task Force le raccomandazioni sullo screening del cancro alla prostata. Lo scopo è quello aggiornare le raccomandazioni USPSTF sullo screening basato sull’antigene prostatico specifico (PSA) per il cancro alla prostata. Il documento aggiorna il precedente del 2012.

Guideline prostate cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Prostate Cancer: US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. 2018;319(18):1901-1913. doi:10.1001/jama.2018.3710

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer
H. Ballentine Carter, MD
Editorial

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer: Revisiting the Evidence
Opinion May 8, 2018

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ASCO: linee guida sulle cure palliative.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) le linee guida pratiche sulle cure palliative globali.
Palliative-cure

Lo scopo di questa nuova linea guida stratificata per le risorse è quello di fornire una guida a medici e responsabili delle politiche sull’attuazione delle cure palliative in pazienti con cancro e ai loro assistenti in contesti di risorse limitate e si propone di integrare l’integrazione delle cure palliative nelle cure oncologiche standard.

Scarica e leggi il documento in full text:
Palliative Care in the Global Setting: ASCO Resource-Stratified Practice Guideline
Hibah Osman, Sudip Shrestha, Sarah Temin, Zipporah V. Ali, Rumalie A. Corvera, Henry D. Ddungu, Liliana De Lima, Maria Del Pilar Estevez-Diz, Frank D. Ferris, Nahla Gafer, Harmala K. Gupta, Susan Horton, Graciela Jacob, Ruinuo Jia, Frank L. Lu, Daniela Mosoiu, Christina Puchalski, Carole Seigel, Olaitan Soyannwo, and James F. Cleary
Journal of Global Oncology 2018 :4, 1-24

Fonte: American Society of Clinical Oncology (ASCO) l

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Nuovo antibiotico contro le infezioni resistenti.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

E’ disponibile anche in Italia il farmaco, commercializzato con il marchio Zavicefta (un farmaco che combina i due principi ceftazidime e avibactam), contro i batteri multiresistenti.

La disponibilità di ceftazidima/avibactam riveste una fondamentale importanza – dichiara Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) – si tratta di un nuovo antibiotico di cui avevamo estrema necessità, perchè attivo sulla famigerata Klebsiella resistente ai carbapenemici. Avere disponibile questa nuova opzione terapeutica per le infezioni da batteri Gram-negativi resistenti, tanto attesa dai clinici, può cambiare lo scenario”.


Un farmaco efficace nelle infezioni resistenti

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) nell’Annual Report 2016 ha definito ceftazidima/avibactam ‘terapia innovativa’ perché rappresenta una nuova opportunità di trattamento e un progresso per la salute pubblica. Ceftazidima e avibactam lavorano in sinergia: la reale innovazione terapeutica che caratterizza il nuovo antibiotico è proprio avibactam, capace di ripristinare e ampliare l’azione anti-infettiva di ceftazidima contro i patogeni Gram-negativi.

Il farmaco è prodotto dalla società Pfizer, in regime di rimborsibilità.

Foglio illustrativo Zavicefta: informazioni per l’utilizzatore

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PapSEEK: un test per la diagnosi del cancro ovarico e dell’endometrio.

Posted by giorgiobertin su maggio 8, 2018

Nonostante i numerosi recenti progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro, il tumore ovarico rimane una delle neoplasie più letali, in parte perché non esistono metodi di screening accurati per questa malattia che viene spesso diagnosticato in una fase avanzata.

Per sviluppare uno strumento di screening per i tumori ovarici ed endometriali, i ricercatori del Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA, coordinati dal prof. Wang hanno condotto un’analisi genetica combinata di fluidi ottenuti attraverso il test di routine di Papanicolau, normalmente eseguito per il cancro cervicale, con analisi del DNA del tumore circolante nel sangue. Poiché il liquido del Pap test contiene occasionalmente cellule dell’endometrio o delle ovaie, i ricercatori hanno scoperto che potevano rilevare le cellule cancerose da questi organi presenti nel fluido.

Il nuovo test, chiamato PapSEEK, incorpora saggi per le mutazioni in 18 geni e un test per aneuploidia (Aberrazione cromosomica dovuta alla presenza di un numero di cromosomi maggiore o minore rispetto al normale assetto diploide).

PapSEEK
Since fluid from the Pap test occasionally contains cells from the endometrium or ovaries, researchers found they could detect cancer cells from these organs that are present in the fluid by using different brushes. Credit image Johns Hopkins University.

I ricercatori hanno affermato che i loro risultati dimostrano il potenziale diagnostico basato sulla mutazione per rilevare i tumori endometriali e ovarici.
La maggior parte dei decessi è causata da tumori che metastatizzano prima dell’inizio dei sintomi: con PapSEEK, miriamo a rilevare questi tumori all’inizio quando sono più curabili” – afferma il prof. Nickolas Papadopoulos del Ludwig Center della Johns Hopkins University.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of liquid from the Papanicolaou test and other liquid biopsies for the detection of endometrial and ovarian cancers.
BY YUXUAN WANG, LU LI, CHRISTOPHER DOUVILLE, JOSHUA D. COHEN, TING-TAI YEN, ISAAC KINDE, KARIN SUNDFELT,….. NICKOLAS PAPADOPOULOS
Sci Transl Med. 2018 Mar 21;10(433). pii: eaap8793. doi: 10.1126/scitranslmed.aap8793.

https://www.papseek.com/

Fonti ed approfondimenti:
Cancer.gov
Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA

 

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