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Test Medicina 2021: punteggi ed elaborati singoli.

Posted by giorgiobertin su settembre 24, 2021

Sono usciti i punteggi personali del test di Medicina 2021. I risultati con scheda anagrafica e foglio risposte sono ora disponibili nell’area riservata di ogni candidato su Universitaly per una consultazione più accurata.
Il punteggio minimo ipotizzato è quello di 37,3, ma la certezza si raggiungerà solamente con la graduatoria del 28 settembre. Sono più di 38mila gli studenti idonei, ma solo 14.120 i posti a disposizione. Ovviamente il punteggio si abbasserà con gli scorrimenti successivi, che inizieranno dal 6 ottobre con il ritmo di uno a settimana. Solitamente si sposta di 1,5 punti per Medicina mentre anche di due punti per Odontoiatria.

miur

I quesiti sono gli stessi per tutti, ma l’ordine cambia a seconda del compito per impedire comunicazioni tra i candidati. Dunque quella risposta 56 dell’elaborato MUR che è stata conteggiata 1,5 per tutti in quanto errata, non sarà la numero 56 nel proprio elaborato. Per controllare di aver ricevuto il punto bisogna cercare la domanda nel proprio test e poi le soluzioni.

Un altro errore comune è annerire la casella invece di segnare la risposta con una X. Annerirla significa annullarla, quindi se ci si è confusi purtroppo la risposta viene considerata nulla. È un lettore ottico che si occupa del controllo sistematico delle risposte, per cui disegnare bene la X o annerire in toto una casella da annullare sono gesti da non sottovalutare durante la prova.

Errori e ricorsi: La prima cosa da fare è quella della segnalazione ad AccessoProgrammato, per tentare di sistemarlo prima della graduatoria finale. La seconda è cominciare a prepararsi per il ricorso al test di Medicina 2021: il ricorso al TAR è un’opzione molto discussa quest’anno sui gruppi social dei candidati, proprio per quegli errori ammessi dal Ministero. Il termine per presentarlo è quello di 60 giorni dopo l’uscita della graduatoria.

Ricordiamo che il 28 settembre 2021 – sarà pubblicata la graduatoria nazionale di merito nominativa.

Soluzioni test medicina 2021

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Nuovo farmaco antivirale per COVID in fase di sperimentazione sull’uomo.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2021

Un farmaco promettente che potrebbe migliorare le cose è il molnupiravir, un antivirale che sta entrando nelle fasi finali dei test sugli esseri umani. I ricercatori sperano che possa essere usato sia per curare che per prevenire il COVID. È importante sottolineare che può essere preso come una pillola, il che significa che le persone non dovrebbero essere ricoverate in ospedale per riceverlo.

The animation shows how the RNA-like building blocks of molnupiravir (M, yellow) form atypical pairings with adenine (A) and guanine (G) in the viral RNA. This leads to mutations in the viral RNA, interfering with efficient replication of SARS-CoV-2.
The video below comes courtesy of the Max Planck Institute and Cramer’s lab.

Questo farmaco riduce la capacità di replicarsi del SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID. Funziona imitando uno degli elementi costitutivi del materiale genetico del virus. Quando il virus si riproduce, costruisce una nuova copia del suo RNA e il farmaco finisce per essere incorporato in esso.

Quando il virus si riproduce, il molnupiravir provoca l’accumulo di mutazioni nell’RNA del virus, che aumentano ogni volta che si replica. Alla fine, questo provoca una “catastrofe di errori”, in cui mutazioni eccessive impediscono al virus di riprodursi del tutto e muore.

Lo studio ha esaminato gli effetti del molnupiravir in 202 pazienti COVID e i risultati sono stati pubblicati come preprint.

Molnupiravir è attualmente in fase di valutazione anche in pazienti ricoverati con COVID.

Leggi il full text degli articoli:
Mechanism of molnupiravir-induced SARS-CoV-2 mutagenesis,
Florian Kabinger et al,
Nature Structural & Molecular Biology (2021). DOI: 10.1038/s41594-021-00651-0

Molnupiravir promotes SARS-CoV-2 mutagenesis via the RNA template
Calvin J. Gordon et al,
Journal of Biological Chemistry (2021). DOI: 10.1016/j.jbc.2021.100770

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Scoperta una proteina che protegge il nucleo cellulare dall’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su settembre 21, 2021

La scoperta è stata fatta da un gruppo di scienziati dell’Università e dell’ICGEB di Trieste, e dell’IFOM di Milano, con la collaborazione della SISSA. Quando la proteina PIN1 è assente o presente in quantità ridotte, come accade nei neuroni dei pazienti colpiti dalla malattia di Alzheimer, il DNA perde la sua organizzazione, vengono prodotte molecole che scatenano l’infiammazione e le cellule degenerano. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Cell Reports“.

«Questo studio» afferma il prof Giannino Del Sal – Ordinario dell’Università di Trieste, Direttore del Laboratorio di “Cancer Cell Signalling” all’ICGEB di Trieste e responsabile del programma di ricerca, «ha portato all’identificazione di proteine la cui funzione può essere modulata farmacologicamente allo scopo di prevenire o migliorare il decorso di malattie dell’invecchiamento come l’Alzheimer. La prima è PIN1, ma abbiamo individuato anche altri possibili bersagli. L’obiettivo è ora sviluppare molecole che ne promuovano la funzione protettiva nei confronti del nucleo cellulare e verificarne l’effetto in modelli preclinici della malattia».

Prof. Giannio Del Sal

Leggi il full text dell’articolo:

The prolyl-isomerase PIN1 is essential for nuclear Lamin-B structure and function and protects heterochromatin under mechanical stress
Francesco Napoletano,Gloria Ferrari Bravo,Ilaria Anna Pia Voto,Aurora Santin,Lucia Celora,Elena Campaner,Clara Dezi,Arianna Bertossi,Elena Valentino,Mariangela Santorsola,Alessandra Rustighi,Valentina Fajner,Elena Maspero,Federico Ansaloni,Valeria Cancila,Cesare Fabio Valenti,Manuela Santo,Osvaldo Basilio Artimagnella,Sara Finaurini,Ubaldo Gioia,Simona Polo,Remo Sanges,Claudio Tripodo,Antonello Mallamaci,Stefano Gustincich,Fabrizio d’Adda di Fagagna,Fiamma Mantovani,Valeria Specchia,Giannino Del Sal:
Cell Reports DOI:https://doi.org/10.1016/j.celrep.2021.109694

Fonte: ICGEB di Trieste

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Linee guida di pratica clinica per l’osteoartrite del ginocchio.

Posted by giorgiobertin su settembre 20, 2021

L’ American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) ha pubblicato un aggiornamento delle Linee guida per la pratica clinica (CPG) for Management of Osteoarthritis of the Knee (Non-artroplastica), che sostituisce la 2a edizione rilasciata nel 2013. Questa terza edizione del CPG fornisce aggiornamenti a 19 delle 29 raccomandazioni basate sull’evidenza incluse nella precedente linea guida. Le linee guida sono state sviluppate per includere solo trattamenti meno invasivi rispetto alla chirurgia sostitutiva del ginocchio per fornire sollievo dal dolore e migliorare il funzionamento del paziente.

Scarica e leggi la linea guida:
American Academy of Orthopaedic Surgeons Management of Osteoarthritis of the Knee (Non-Arthroplasty) Evidence-Based Clinical Practice Guideline (3rd Edition).
https://www.aaos.org/oak3cpg Published August 31, 2021.

Guideline summary: Management of Osteoarthritis of the Knee (Non-Arthroplasty) (3rd Edition) – American Academy of Orthopaedic Surgeons

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Legame tra infiammazione e sviluppo del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su settembre 16, 2021

Una nuova scoperta dei ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas ha chiarito la connessione di lunga data tra l’infiammazione e lo sviluppo del cancro al pancreas . Secondo lo studio pubblicato su “Science“, le cellule pancreatiche mostrano una risposta adattativa a ripetuti episodi infiammatori che inizialmente proteggono dai danni ai tessuti ma possono promuovere la formazione di tumori in presenza di KRAS mutante.

Pancreas undergoing acute pancreatitis, with acinar cells shown in green and the digestive enzyme amylase shown in red. Cell nuclei are shown in blue. Image courtesy Viale Laboratory.

Abbiamo scoperto che un singolo evento infiammatorio transitorio ha indotto la riprogrammazione trascrittomica ed epigenetica a lungo termine delle cellule epiteliali che hanno collaborato con il KRAS oncogeno per promuovere i tumori pancreatici molto tempo dopo che l’infiammazione è stata risolta“, ha affermato il prof. Andrea Viale,

L’infiammazione è stata a lungo collegata allo sviluppo del tumore in diversi tipi di cancro, ma in precedenza le ragioni specifiche alla base di questa connessione non erano chiare. Il gruppo di ricerca ha cercato di studiare l’effetto della pancreatite, una condizione di infiammazione nel pancreas collegato a un rischio più elevato di cancro al pancreas – sulle cellule epiteliali del pancreas.

Leggi il full text dell’articolo:
Epithelial memory of inflammation limits tissue damage while promoting pancreatic tumorigenesis
BY EDOARDO DEL POGGETTOI-LIN HOCHIARA BALESTRIERIER-YEN YENSHAOJUN ZHANGFRANCESCA CITRONRUTVI SHAHDENISE CORTIGIUSEPPE R. DIAFERIACHIEH-YUAN LI[…]ANDREA VIALE
SCIENCE 17 Sep 2021 Vol 373, Issue 6561 DOI: 10.1126/science.abj0486

Fonte: Department of Genomic Medicine, The University of Texas MD Anderson Cancer Center, Houston

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Screening e prevenzione del cancro del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2021

La mortalità per cancro del colon-retto è ridotta attraverso lo screening e la diagnosi precoce; inoltre, la rimozione delle lesioni neoplastiche può ridurre l’incidenza del cancro.
Negli ultimi dieci anni sono emerse modalità multiple di screening invasive, semi- e non invasive. Questa recensione pubblicata sulla rivista BMJ fornisce una panoramica sullo screening e prevenzione del cancro del colon-retto.

Leggi abstract dell’articolo:
Screening and prevention of colorectal cancer
Kanth P, Inadomi J M.
BMJ 2021; 374 :n1855 doi:10.1136/bmj.n1855

Approfondimenti:
USPSTF Statement: Start colorectal cancer screening at 45 years for most patients.

ACG Clinical Guidelines: Start colorectal cancer screening at 45

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Interazioni farmacologiche con anticoagulanti orali.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2021

Le attuali linee guida della European Society of Cardiology e dell’American Heart Association raccomandano ampiamente gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) invece degli antagonisti della vitamina K (VKA) nella stragrande maggioranza dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. In teoria, i DOAC non richiedono un monitoraggio di routine a causa dei loro profili farmacologici stabili rispetto ai VKA.

Diversi ampi studi retrospettivi basati su registri hanno anche suggerito un aumento del rischio di sanguinamento quando i DOAC sono somministrati in concomitanza con gli inibitori della glicoproteina P (Pgp) o del citocromo P450 (CYP) 3A4/5.

Un team multidisciplinare (composto da farmacologi clinici, farmacisti, medici di medicina interna e medici emostatici) propone raccomandazioni pratiche per le interazioni farmacocinetiche farmaco-farmaco basate sulle migliori evidenze cliniche e farmacologiche disponibili.

Leggi il full text dell’articolo:
Drug-Drug Interactions with Direct Oral Anticoagulants: Practical Recommendations for Clinicians
Jean Terrier,Frédéric Gaspar,Pierre Fontana,…Jean-Luc Reny,Chantal Csajka,Caroline F. Samer
The American Journal of Medicine Published:April 30, 2021 DOI:https://doi.org/10.1016/j.amjmed.2021.04.003

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Linea guida: cannabis medica per il dolore cronico.

Posted by giorgiobertin su settembre 9, 2021

Il dolore cronico è comune e angosciante e associato a un notevole onere socioeconomico a livello globale. La cannabis medica è sempre più utilizzata per gestire il dolore cronico, in particolare nelle giurisdizioni che hanno adottato politiche per ridurre l’uso di oppioidi; tuttavia, le raccomandazioni delle linee guida esistenti sono incoerenti e la cannabis rimane illegale per l’uso terapeutico in molti paesi.

La raccomandazione è debole a causa dello stretto equilibrio tra benefici e danni della cannabis medica per il dolore cronico. Riflette un valore elevato attribuito a miglioramenti da piccoli a molto piccoli nell’intensità del dolore auto-riferito, nel funzionamento fisico e nella qualità del sonno e la volontà di accettare un rischio da piccolo a modesto di danni per lo più autolimitati e transitori. Il processo decisionale condiviso è necessario per garantire che i pazienti facciano scelte che riflettano i loro valori e il contesto personale. Ulteriori ricerche sono giustificate e potrebbero modificare questa raccomandazione.

Leggi il full text dell’articolo:
Medical cannabis or cannabinoids for chronic pain: a clinical practice guideline
Busse J W, Vankrunkelsven P, Zeng L, Heen A F, Merglen A, Campbell F et al.
BMJ 2021; 374 :n2040 doi:10.1136/bmj.n2040

Editorial: Medical cannabis for chronic pain – The BMJ

Medical cannabis or cannabinoids for chronic non-cancer and cancer related pain: a systematic review and meta-analysis of randomised clinical trials – The BMJ

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Sclerosi multipla progressiva: identificata proteina chiave.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2021

Una ricerca condotta a cavallo tra l’NIH statunitense e il San Raffaele di Milano ha tracciato l’identikit delle cellule immunitarie che promuovono la degenerazione nella sclerosi multipla progressiva e ha identificato una proteina chiave del processo, aprendo la strada a nuove terapie.

Grazie ad una mappa cellulare estremamente dettagliata, il gruppo ha identificato il ruolo chiave della proteina C1q, prodotta dalla microglia, le cellule del sistema immunitario che difendono il cervello, nella progressione delle lesioni e ha dimostrato, in un modello animale della malattia, che è possibile ridurre lo stato infiammatorio bloccando questa proteina.

Il gruppo guidato dalla prof.ssa Martina Absinta ha inibito C1q in un modello sperimentale, producendo una netta riduzione dello stato infiammatorio e della progressione della malattia.

Questo lavoro suggerisce che l’infiammazione cronica nella sclerosi multipla progressiva potrebbe essere modulata farmacologicamente. La speranza è che l’inibizione di C1q possa rappresentare un approccio terapeutico nuovo per ridurre le lesioni croniche attive e fermare la progressione della disabilità nella sclerosi multipla – spiega la prof.ssa Absinta -.

Leggi il full text dell’articolo:
A lymphocyte–microglia–astrocyte axis in chronic active multiple sclerosis.
Absinta, M., Maric, D., Gharagozloo, M. et al.
Nature (2021). https://doi.org/10.1038/s41586-021-03892-7

Fonte: San Raffaele di Milano

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Identificata la causa genetica dell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su settembre 5, 2021

L’endometriosi è una condizione dolorosa e cronica in cui il tessuto dell’utero cresce in modo inappropriato al di fuori dell’utero.
I trattamenti attuali sono limitati e comprendono la chirurgia e la terapia ormonale, che possono comportare effetti collaterali indesiderati. Una nuova ricerca condotta dall’Università di Oxford, dal Baylor College of Medicine, dall’Università del Wisconsin-Madison e dalla Bayer AG, offre nuove informazioni su come trattare questa malattia debilitante.

I ricercatori hanno eseguito analisi genetiche su esseri umani e macachi rhesus per identificare un gene specifico, NPSR1, che aumenta il rischio di soffrire di endometriosi. I risultati rivelano un potenziale nuovo bersaglio farmacologico non ormonale che può portare a una migliore terapia. I loro risultati sono pubblicati su “Science Translational Medicine“.

Le intuizioni rivelate in questa analisi genetica indicano un potenziale nuovo bersaglio farmacologico. I ricercatori hanno utilizzato un inibitore NPSR1 per bloccare la segnalazione proteica di quel gene in saggi cellulari e poi in modelli murini di endometriosi. Hanno scoperto che questo trattamento ha portato a una riduzione dell’infiammazione e del dolore addominale, identificando così un obiettivo per la ricerca futura nel trattamento dell’endometriosi.

Leggi il full text dell’articolo:
Neuropeptide S receptor 1 is a nonhormonal treatment target in endometriosis
BY THOMAS T. TAPMEIER, NILUFER RAHMIOGLU, JIANGHAI LIN, BIANCA DE LEO, MAIK OBENDORF, MUTHUSWAMY RAVEENDRAN, OLIVER M. FISCHER, CEMSEL BAFLIGIL, MANMAN GUO, RONALD ALAN HARRIS[…]KRINA T. ZONDERVAN
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE VOL. 13, NO. 60825 AUG 2021

Fonte: Università di Oxford

Inflammation gene may be possible drug target for endometriosis

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Nuovo braccio protesico con funzionalità avanzate.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2021

I ricercatori della Cleveland Clinic hanno sviluppato un braccio bionico avanzato che consente agli utenti con amputazioni degli arti superiori di raggiungere un livello di funzionalità simile a quello dei non amputati. Il sistema incorpora il senso del tatto e del movimento e consente un controllo intuitivo del motore. Il dispositivo è destinato agli utenti che hanno subito procedure mirate di reinnervazione sensoriale e motoria in cui i neuroni motori e sensoriali vengono reindirizzati alla pelle e ai muscoli dell’arto residuo, consentendo loro di comunicare con l’arto bionico.

Click on image to view/download animation

Abbiamo modificato una protesi standard con questo complesso sistema bionico che consente a chi lo indossa di muovere il braccio protesico in modo più intuitivo e di provare sensazioni di tocco e movimento allo stesso tempo“, ha affermato Paul Marasco, un ricercatore coinvolto nello studio. “Questi risultati sono un passo importante per fornire alle persone con amputazione il completo ripristino della funzione naturale del braccio”.
 “Per la prima volta, le persone con amputazioni degli arti superiori sono ora in grado di “pensare” di nuovo come una persona abile, il che offre ai portatori di protesi nuovi livelli di reintegrazione senza soluzione di continuità nella vita quotidiana”.

La tecnologia non è per tutti, in quanto gli utenti devono aver subito una mirata reinnervazione sensoriale e motoria, dove una procedura chirurgica reindirizza i neuroni sensoriali e motori alla pelle e ai muscoli dell’arto residuo, consentendo una migliore comunicazione tra l’arto e la protesi. Finora, il dispositivo è stato testato su due di questi pazienti e le loro prestazioni con l’arto sono state impressionanti.

Leggi abstract dell’articolo:
Neurorobotic fusion of prosthetic touch, kinesthesia, and movement in bionic upper limbs promotes intrinsic brain behaviors
BY PAUL D. MARASCOJACQUELINE S. HEBERTJONATHON W. SENSINGERDYLAN T. BECKLERZACHARY C. THUMSERAHMED W. SHEHATAHEATHER E. WILLIAMSKATHLEEN R. WILSON
SCIENCE ROBOTICS 1 Sep 2021 Vol 6, Issue 58 DOI: 10.1126/scirobotics.abf3368

Fonte: Cleveland Clinic

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Raccomandazioni per la prevenzione e la gestione dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su settembre 3, 2021

In una dichiarazione di posizione del 2021 emessa dalla North American Menopause Society (NAMS) e pubblicata nel numero di settembre di “Menopause“, vengono presentate raccomandazioni aggiornate per la prevenzione e la gestione dell’osteoporosi nelle donne in postmenopausa.

L’osteoporosi è particolarmente diffusa nelle donne anziane in postmenopausa e aumenta il rischio di fratture. La perdita ossea postmenopausale , che è legata alla carenza di estrogeni, è la principale causa dell’osteoporosi. Altri fattori di rischio includono l’età avanzata, la genetica, il fumo, la magrezza e alcune malattie e farmaci che danneggiano la salute delle ossa. Una valutazione di questi fattori di rischio può identificare candidati per lo screening dell’osteoporosi; raccomandare misure non farmacologiche, tra cui una buona alimentazione, attività fisica regolare ed evitare il fumo e il consumo eccessivo di alcol, è appropriato per tutte le donne in postmenopausa.

Questa nuova presa di posizione sull’osteoporosi fornisce ai medici una guida pratica per valutare e gestire la salute delle ossa nelle donne in postmenopausa e sottolinea un approccio individualizzato con follow-up e aggiustamenti regolari in base alle mutevoli esigenze cliniche e alle preferenze del paziente.

Leggi il full text dell’articolo:
Management of osteoporosis in postmenopausal women: the 2021 position statement of The North American Menopause Society
Menopause: September 2021 – Volume 28 – Issue 9 – p 973-997 doi: 10.1097/GME.0000000000001831

Fonte: North American Menopause Society (NAMS)

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Scoperto un nuovo meccanismo per “affamare” i tumori.

Posted by giorgiobertin su settembre 2, 2021

È stata individuata una nuova variante proteica, chiamata UNC5B-8, espressa esclusivamente dai vasi sanguigni tumorali, che contribuisce a rendere il cancro più aggressivo e dunque rappresenta un marcatore tumorale, sia prognostico che terapeutico, e un possibile bersaglio molecolare per le terapie anticancro.
Lo studio, sostenuto dall’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc), è stato condotto presso l’Istituto di Genetica molecolare del Cnr di Pavia e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Questa nuova variante contribuisce a rendere il cancro più aggressivo e rappresenta un nuovo marcatore tumorale e un possibile bersaglio molecolare”, spiega la prof.ssa Claudia Ghigna, dell’Istituto di genetica molecolare Luigi Luca Cavalli-Sforza del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Cnr-Igm). “La crescita dei tumori è infatti strettamente correlata ai nutrienti forniti dai vasi sanguigni associati al tumore: limitare lo sviluppo di questi ultimi rappresenta quindi una possibile strategia terapeutica per ‘affamare’ il tumore e renderlo maggiormente suscettibile alla chemioterapia”.

La ricerca mostra come, attraverso il meccanismo noto come ‘splicing alternativo’, le cellule dei vasi sanguigni producano una nuova variante della proteina UNC5B mai descritta prima, chiamata UNC5B-D8. “Lo splicing alternativo è un meccanismo cosiddetto di ‘taglia e cuci’, che consente ai mattoni che formano i geni umani di essere assemblati in vari modi e, come conseguenza, di generare proteine differenti a partire dallo stesso stampo iniziale”, prosegue Ghigna. “I risultati della ricerca accendono i riflettori sul ruolo ancora poco conosciuto dello splicing alternativo durante lo sviluppo dei vasi sanguigni tumorali”.

La variante offre un ottimo strumento diagnostico e prognostico, che potrebbe essere sfruttabile sia come nuovo marcatore dell’angiogenesi tumorale, sia come possibile bersaglio molecolare per terapie anti-cancro di maggior efficacia.

Leggi il full text dell’articolo:
A ligand-insensitive UNC5B splicing isoform regulates angiogenesis by promoting apoptosis.
Pradella, D., Deflorian, G., Pezzotta, A. et al.
Nat Commun 12, 4872 (2021). https://doi.org/10.1038/s41467-021-24998-6

Fonte: Istituto di Genetica molecolare del Cnr di Pavia

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Linee guida NICE: valutazione e gestione della malattia renale cronica.

Posted by giorgiobertin su settembre 1, 2021

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida aggiornate sulla valutazione e gestione della malattia renale cronica.

La linea guida ha lo scopo di prevenire o ritardare la progressione e ridurre il rischio di complicanze e malattie cardiovascolari. Copre anche la gestione dell’anemia e dell’iperfosfatemia associate alla malattia renale cronica.

nice logo

Scarica e leggi il full text del documento:
Chronic kidney disease: assessment and management
NICE guideline [NG203] Published: 25 August 2021

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Idrogel accelera la guarigione delle ferite diabetiche.

Posted by giorgiobertin su agosto 31, 2021

Circa un quarto delle persone con diabete sviluppa ulcere del piede dolorose, che sono lente a guarire a causa del basso contenuto di ossigeno nella ferita da vasi sanguigni alterati e aumento dell’infiammazione. Queste ferite possono diventare croniche, portando a una scarsa qualità della vita e alla potenziale amputazione.

I ricercatori del McKelvey School of Engineering della Washington University di St. Louis, hanno sviluppato un idrogel che fornisce ossigeno a una ferita, questo riduce l’infiammazione, aiuta a rimodellare i tessuti e accelera la guarigione.

Representative images of the wounds treated with or without gel and oxygen-release microspheres for 16 days.

L’idrogel ha detto il prof.Guan “fornisce ossigeno alla ferita utilizzando microsfere che rilasciano gradualmente ossigeno per interagire con le cellule attraverso un enzima sulla loro superficie che converte ciò che è all’interno della microsfera in ossigeno. L’ossigeno viene erogato alla ferita per un periodo di circa due settimane e l’infiammazione e il gonfiore diminuiscono, favorendo la guarigione“.

L’ossigeno ha due ruoli: uno, per migliorare la sopravvivenza delle cellule della pelle in condizioni di basso livello di ossigeno della ferita diabetica; e due, l’ossigeno può stimolare le cellule della pelle a produrre fattori di crescita necessari per la riparazione della ferita“, ha detto Guan.

Successivamente, il team del prof. Guan prevede di utilizzare l’idrogel in un modello animale di grandi dimensioni con l’aspettativa di futuri studi clinici sull’uomo.

Questo rappresenta un nuovo approccio terapeutico per accelerare la guarigione delle ferite diabetiche croniche senza farmaci“, ha detto Guan.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Sustained oxygenation accelerates diabetic wound healing by promoting epithelialization and angiogenesis and decreasing inflammation,
Ya Guan et al,
Science Advances (2021). DOI: 10.1126/sciadv.abj0153

Fonte: McKelvey School of Engineering della Washington University di St. Louis

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Linee guida ESC 2021 sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nella pratica clinica.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2021

Le linee guida ESC 2021 sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nella pratica clinica, sviluppate dalla Task Force per la prevenzione delle malattie cardiovascolari nella pratica clinica con rappresentanti della Società Europea di Cardiologia e 12 società mediche con il contributo speciale dell’Associazione Europea di Cardiologia Preventiva (EAPC) sono state pubblicate sull'”European Heart Journal“.

ESC

Scarica e leggi il full text:
2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice: Developed by the Task Force for cardiovascular disease prevention in clinical practice with representatives of the European Society of Cardiology and 12 medical societies With the special contribution of the European Association of Preventive Cardiology (EAPC).
Frank L J Visseren, François Mach, Yvo M Smulders, David Carballo,….. et al.
European Heart Journal, 2021;, ehab484, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehab484

 Il rapporto è disponibile anche sul sito web dell’ESC www.escardio.org/guidelines

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Linee guida ESC sulla gestione dello scompenso cardiaco.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2021

L’insufficienza cardiaca cronica è una condizione in cui il cuore non è in grado di pompare correttamente il sangue in tutto il corpo. Di solito si verifica perché il cuore è diventato troppo debole o rigido. La frazione di eiezione, ovvero la percentuale di sangue all’interno dei ventricoli che viene espulso durante il ciclo cardiaco, è la misura più importante della funzione cardiaca. Quando l’azione di pompaggio del cuore è debole si parla di “insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta” e quando è rigida e non si rilassa adeguatamente, si parla di “insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata“.

Per quanto riguarda la diagnosi, quando vi è il sospetto di insufficienza cardiaca cronica, le linee guida raccomandano di misurare il livello degli ormoni prodotti dal cuore (peptidi natriuretici). Se i livelli sono normali, il paziente può essere rassicurato che l’insufficienza cardiaca è molto improbabile. Se alto, questo dovrebbe richiedere l’invio di un ecocardiogramma per rilevare il problema cardiaco sottostante.

Le linee guida ESC affermano che finora nessun trattamento ha dimostrato di ridurre la mortalità e la morbilità nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata.

Scarica e leggi il documento in full text:
2021 ESC Guidelines for the diagnosis and treatment of acute and chronic heart failure: Developed by the Task Force for the diagnosis and treatment of acute and chronic heart failure of the European Society of Cardiology (ESC) With the special contribution of the Heart Failure Association (HFA) of the ESC,
Theresa A McDonagh, Marco Metra, Marianna Adamo, Roy S Gardner, Andreas Baumbach, Michael Böhm, Haran Burri, Javed Butler, Jelena Čelutkienė, Ovidiu Chioncel, John G F Cleland, Andrew J S Coats, Maria G Crespo-Leiro, Dimitrios Farmakis, Martine Gilard, Stephane Heymans, Arno W Hoes, Tiny Jaarsma, Ewa A Jankowska, Mitja Lainscak, Carolyn S P Lam, Alexander R Lyon, John J V McMurray, Alex Mebazaa, Richard Mindham, Claudio Muneretto, Massimo Francesco Piepoli, Susanna Price, Giuseppe M C Rosano, Frank Ruschitzka, Anne Kathrine Skibelund, ESC Scientific Document Group
European Heart Journal, 2021;, ehab368, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehab368

Precedente versione:
EHJ (2016) 37 (27):2129-2200 – https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehw128

Fonte: European Society of Cardiology (ESC)

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Linee guida europee sulla cardiopatia valvolare.

Posted by giorgiobertin su agosto 28, 2021

Le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) e dell’Associazione Europea per la Chirurgia Cardio-Toracica (EACTS) per la gestione della cardiopatia valvolare sono pubblicate online nell’European Heart Journal.

Il cuore ha quattro valvole; queste linee guida si concentrano sulle valvole aortica, mitrale e tricuspide che possono essere interessate dal restringimento (stenosi), dalla limitazione del flusso sanguigno o dall’incapacità di chiudersi consentendo al sangue di fluire all’indietro (rigurgito/perdita). Entrambi i problemi possono coesistere in una valvola. Inoltre, la Cardiopatia valvolare può verificarsi in più di una valvola contemporaneamente.

 Le Linee guida sono pubblicate anche sull’European Journal of Cardio-Thoracic Surgery

Scarica e leggi il documento in full text:
2021 ESC/EACTS Guidelines for the management of valvular heart disease: Developed by the Task Force for the management of valvular heart disease of the European Society of Cardiology (ESC) and the European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS),
Alec Vahanian, Friedhelm Beyersdorf, Fabien Praz, Milan Milojevic, Stephan Baldus, Johann Bauersachs, Davide Capodanno, Lenard Conradi, Michele De Bonis, Ruggero De Paulis, Victoria Delgado, Nick Freemantle, Martine Gilard, Kristina H Haugaa, Anders Jeppsson, Peter Jüni, Luc Pierard, Bernard D Prendergast, J Rafael Sádaba, Christophe Tribouilloy, Wojtek Wojakowski, ESC/EACTS Scientific Document Group,
European Heart Journal, 2021;, ehab395, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehab395

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La FDA approva il sistema di riabilitazione dell’ictus.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2021

La FDA ha approvato il Vivistim System, un sistema di riabilitazione senza farmaci che utilizza la stimolazione del nervo vago per il trattamento della perdita di mobilità degli arti superiori moderata e grave causata da ictus ischemico cronico.
Le persone che hanno perso la mobilità delle mani e delle braccia a causa dell’ictus ischemico sono spesso limitate nelle loro opzioni di trattamento per il recupero della funzione motoria“, Christopher M. Loftus, MD, direttore ad interim del Centro per i dispositivi della FDA e dell’ufficio di neurologia e salute radiologica dell’FDA. dispositivi di medicina fisica, ha detto in un comunicato stampa. “L’approvazione odierna del sistema VNS abbinato Vivistim offre la prima opzione di riabilitazione dell’ictus utilizzando la stimolazione del nervo vago. Usato insieme all’esercizio riabilitativo, questo dispositivo può offrire benefici a coloro che hanno perso la funzione degli arti superiori a causa di un ictus ischemico“.

Un ictus si verifica quando il flusso sanguigno a una parte del cervello viene interrotto, causando la morte delle cellule cerebrali per mancanza di ossigeno e sostanze nutritive contenute nel sangue. Esistono diversi tipi di ictus, ma il tipo più comune è l’ictus ischemico, il che significa che i vasi sanguigni del cervello si ostruiscono, il che impedisce al flusso sanguigno di raggiungere il cervello. A seconda di quanto tempo il cervello è privato del sangue e dove nel cervello si verifica l’ictus, l’ictus può portare a danni cerebrali, disabilità temporanee o permanenti e, in alcuni casi, alla morte. Le disabilità derivanti dall’ictus possono includere, ma non sono limitate a, paralisi totale o parziale o difficoltà di movimento muscolare.

Comunicato stampa FDA:
FDA Approves First-of-Its-Kind Stroke Rehabilitation System

Vivistim System

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La dieta mediterranea riduce la progressione dell’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su agosto 26, 2021

Un modello dietetico mediterraneo sembra utile nella prevenzione secondaria della malattia coronarica (CHD).
Lo studio CORDIOPREV (Coronary Diet Intervention With Olive Oil and Cardiovascular Prevention) è uno studio prospettico, randomizzato, in singolo cieco e controllato in corso su 1.002 pazienti con malattia coronarica reclutati tra novembre 2009 e febbraio 2012 da un paese europeo (Spagna). Lo studio ha confrontato due modelli dietetici sani (povero di grassi ricco di carboidrati complessi vs. una dieta mediterranea ricca di olio extra vergine di oliva) sull’incidenza di eventi cardiovascolari.

I partecipanti al presente studio hanno anche consumato quantità maggiori di pesce azzurro, noci e olio extra vergine di oliva, riducendo al contempo l’assunzione di carni rosse e cibi lavorati rispetto alla tipica dieta occidentale.

I ricercatori hanno concluso che il consumo a lungo termine di una dieta mediterranea ricca di olio extra vergine di oliva era associato a una diminuzione della progressione dell’aterosclerosi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Mediterranean Diet Reduces Atherosclerosis Progression in Coronary Heart Disease: An Analysis of the CORDIOPREV Randomized Controlled Trial.
Jimenez-Torres J, Alcalá-Diaz JF, Torres-Peña JD, et al.
Stroke 2021; Aug 10:[Epub ahead of print].

 https://www.clinicaltrials.gov; Unique identifier: NCT00924937.

Approfondimenti:
Delgado-Lista J, Perez-Martinez P, Garcia-Rios A, Alcala-Diaz JF, Perez-Caballero AI, Gomez-Delgado F, Fuentes F, Quintana-Navarro G, Lopez-Segura F, Ortiz-Morales AM, Delgado-Casado N, Yubero-Serrano EM, Camargo A, Marin C, Rodriguez-Cantalejo F, Gomez-Luna P, Ordovas JM, Lopez-Miranda J, Perez-Jimenez F. CORonary Diet Intervention with Olive oil and cardiovascular PREVention study (the CORDIOPREV study): Rationale, methods, and baseline characteristics: A clinical trial comparing the efficacy of a Mediterranean diet rich in olive oil versus a low-fat diet on cardiovascular disease in coronary patients. Am Heart J. 2016 Jul;177:42-50. doi: 10.1016/j.ahj.2016.04.011. Epub 2016 Apr 27. PMID: 27297848; PMCID: PMC4910622.

Fonte: American College of Cardiology

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Un nuovo tipo di stimolazione elettrica contro il dolore cronico.

Posted by giorgiobertin su agosto 25, 2021

Un gruppo internazionale, che include il King’s College London, ha cercato un’alternativa ai medicinali (oppiodi) per il dolore cronico, mal di schiena e dolori articolari. Il risultato è un nuovo tipo di neuromodulazione, un trattamento basato sulla stimolazione elettrica, che serve a modificare la trasmissione degli impulsi nervosi. Già impiegata per gestire il dolore cronico, la neuromodulazione in questo caso si basa sulla somministrazione di una corrente bifasica a frequenza ultra bassa. Lo studio pilota, su Science Translational Medicine, è ancora nel suo stadio iniziale anche se ci sono già buoni risultati nei ratti e in un gruppo di 20 pazienti.

L’intervento prevedeva 5 trattamenti di neuromodulazione in un intervallo di due settimane. Dopo questo periodo i partecipanti hanno indicato una riduzione del mal di schiena fino al 90% e dei dolori alle gambe fino al 50%. Ben 16 persone su 20 si sono dichiarate “molto soddisfatte” durante il follow up. La terapia è stato ben tollerata e gli eventi avversi erano tutti di lieve entità.

Leggi il full text dell’articolo:
Neuromodulation using ultra low frequency current waveform reversibly blocks axonal conduction and chronic pain
BY MARTYN G. JONES, EVAN R. ROGERS, JAMES P. HARRIS, ANDREW SULLIVAN, D. MICHAEL ACKERMANN, MARC RUSSO, SCOTT F. LEMPKA, STEPHEN B. MCMAHON
Science Translational Medicine  25 Aug 2021: Vol. 13, Issue 608, eabg9890 DOI: https://doi.org/10.1126/scitranslmed.abg9890

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USPSTF: raccomandazioni sullo screening del diabete per gli adulti.

Posted by giorgiobertin su agosto 24, 2021

La US Preventive Services Task Force ha pubblicato la sua guida finale sul prediabete e lo screening del diabete di tipo 2, abbassando l’età raccomandata negli adulti asintomatici, non gravidi che sono in sovrappeso o obesi a 35 anni.
Si consiglia ai medici di sottoporre a screening i pazienti idonei ogni 3 anni e di “offrire o indirizzare i pazienti con prediabete a interventi preventivi efficaci”, ha affermato la task force. L’età consigliata per interrompere lo screening per il prediabete e il diabete di tipo 2 rimane di 70 anni.
La raccomandazione finale è un aggiornamento della guida 2015 dell’USPSTF.

Visualizza la raccomandazione in formato PDF
Screening for Prediabetes and Type 2 Diabetes US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
JAMA. 2021;326(8):736-743. doi:10.1001/jama.2021.12531

Per leggere la dichiarazione di raccomandazione in JAMA , seleziona qui .

Per leggere il riepilogo delle prove in JAMA , seleziona qui.

Fonte: US Preventive Services Task Force

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Linee guida ACOG: prevenzione, screening e diagnosi dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2021

L’osteoporosi è un disturbo scheletrico generalizzato comune caratterizzato da bassa densità minerale ossea (BMD) e perdita di massa ossea, deterioramento della microarchitettura e declino della qualità ossea, che aumentano la vulnerabilità alle fratture.

L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) ha pubblicato questa linea guida per la pratica clinica che include raccomandazioni aggiornate sul ruolo dell’esercizio, del calcio e della vitamina D nella prevenzione dell’osteoporosi; screening e diagnosi dell’osteoporosi; intervalli di riesame; e interventi per prevenire le cadute.

Scarica e leggi il full text del documento:
Osteoporosis Prevention, Screening, and Diagnosis
ACOG Clinical Practice Guideline No. 1
Obstetrics & Gynecology: September 2021 – Volume 138 – Issue 3 – p 494-506 doi: 10.1097/AOG.0000000000004514

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Speranze per un vaccino che combatte COVID-19, le varianti e tutti i coronavirus.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2021

Scienziati della Duke-NUS Medical School e del National Center for Infectious Diseases (NCID) hanno scoperto che i sopravvissuti alla SARS del 2003 che sono stati vaccinati con il vaccino mRNA Pfizer-BioNTech hanno prodotto anticorpi funzionali altamente potenti in grado di neutralizzare non solo tutte le varianti note di SARS-CoV-2 (VOC) ma anche altri coronavirus animali che hanno il potenziale di causare infezioni umane. Questa scoperta, pubblicata sul “New England Journal of Medicine“, è la prima volta che tale reattività cross-neutralizzante è stata dimostrata nell’uomo e aumenta ulteriormente le speranze di sviluppare un vaccino di prossima generazione efficace e ad ampio spettro contro diversi coronavirus.

Tra la famiglia dei coronavirus, un sottogruppo si affida alla molecola ACE2 per entrare nelle cellule umane. Sia SARS-CoV-1 che SARS-CoV-2 appartengono a questo gruppo così come un certo numero di coronavirus che circolano in animali come pipistrelli, pangolini e zibetti. Sebbene l’esatta via di trasmissione rimanga sconosciuta, questi virus hanno il potenziale per passare dagli animali all’uomo e potrebbero iniziare la prossima pandemia. Nel complesso, questo gruppo di virus è chiamato sarbecovirus.

“Abbiamo esplorato la possibilità di indurre anticorpi neutralizzanti il ​​pan-sarbecovirus in grado di bloccare la comune interazione umana ACE2-virus, che sarà protettiva non solo contro tutti i VOC SARS-CoV-2 noti e sconosciuti, ma anche futuri sarbecovirus”, ha affermato il dott. Chee Wah Tan. “Il nostro studio indica una nuova strategia per lo sviluppo di vaccini di prossima generazione, che non solo ci aiuterà a controllare l’attuale pandemia di COVID-19 , ma potrebbe anche prevenire o ridurre il rischio di future pandemie causate da virus correlati”.

Leggi il full text dell’articolo:
Brief Report: Pan-Sarbecovirus Neutralizing Antibodies in BNT162b2-Immunized SARS-CoV-1 Survivors
Chee-Wah Tan, Ph.D., Wan-Ni Chia, Ph.D., Barnaby E. Young… et al.
NEJM August 18, 2021 DOI: 10.1056/NEJMoa2108453

Fonte: Duke-NUS Medical School

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Scoperto come SARS-CoV-2 entra e infetta le cellule umane sane.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2021

I ricercatori dell’UC San Diego, dell’Università di Pittsburgh, dell’Università del Texas ad Austin, della Columbia University e dell’Università del Wisconsin-Milwaukee hanno scoperto come i glicani, molecole che costituiscono un residuo zuccherino attorno ai bordi della proteina spike, agiscono come gateway di infezione.

Lo studio di ricerca pubblicato sulla rivista “Nature Chemistry“, descrive la scoperta di “porte” di glicani che si aprono per consentire l’ingresso di SARS-CoV-2.

In sostanza, abbiamo capito come spike si apre e infetta“, ha detto Amaro, professoressa di chimica e biochimica e autore senior del nuovo studio. “Abbiamo svelato un importante segreto di spike nel modo in cui infetta le cellule. Senza questa porta il virus è sostanzialmente reso incapace di infezione”.

La prof.ssa Amaro ritiene che questa scoperta apra potenziali strade per nuove terapie per contrastare l’infezione da SARS-CoV-2. Se le porte del glicano potessero essere farmacologicamente bloccate in posizione chiusa, allora si impedirebbe efficacemente al virus di aprirsi all’ingresso e all’infezione.

Leggi il full text dell’articolo:
A glycan gate controls opening of the SARS-CoV-2 spike protein.
Sztain, T., Ahn, SH., Bogetti, A.T. et al.
Nat. Chem. (2021). https://doi.org/10.1038/s41557-021-00758-3

Fonte: UC San Diego

Video: https://youtu.be/V5vLa8qBLcU

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