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Global Burden of Disease Study 2015.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2016

E’ stato pubblicato sulla rivista “Lancet il “Global Burden of Disease Study 2015” che fotografa lo stato di salute del mondo. Lo studio realizzato da 716 scienziati di 515 Istituzioni nel mondo, è il terzo rapporto di questo genere e mette in fila 188 Paesi del mondo utilizzando una scala da 0 a 100.
Prima è l’Islanda con un punteggio di 85, ultima è la Repubblica del Centro Africa con 20 punti. Gli Stati Uniti arrivano ad un punteggio di 75 dietro a Slovenia, Grecia e Giappone tutti a 76 punti.
L’Italia è a 78 punti come il Portogallo.
Non facciamo abbastanza per obesità, fumo e controllo dell’HIV, insieme sono 250.000 le persone che muoiono ogni anno.

160914_Lancet-10    lancet10

Scarica e leggi il documento in full text:
Measuring the health-related Sustainable Development Goals in 188 countries: a baseline analysis from the Global Burden of Disease Study 2015
The Lancet Published online: September 21, 2016

Interact with the data visualization

Health Data

Estimates of global, regional, and national incidence, prevalence, and mortality of HIV, 1980–2015: the Global Burden of Disease Study 2015GBD 2015 HIV Collaborators, and others
The Lancet HIV, Vol. 3, No. 8 Published online: July 19, 2016

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Linee guida sulla gestione dell’Attacco Acuto di Asma in Eta’ Pediatrica.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2016

Sono state aggiornate a cura della Società Italiana di Pediatria (SIP) le linee guida sull’attacco acuto di asma in età pediatrica. L’obiettivo è quello di fornire raccomandazioni il più possibile basate sulle evidenze scientifiche per identificare e valutare i corretti percorsi diagnostici e terapeutici, per evitare la sovrapposizione di interventi e per ottimizzare i risultati. Le LG sono rivolte ai pediatri, ai medici di medicina generale che lavorano sul territorio o in strutture ospedaliere, agli specialisti in medicina di urgenza e agli infermieri che si occupano di bambini con asma.

asma-pediatria-lg

Scarica e leggi il documento in full text:
GESTIONE DELL’ATTACCO ACUTO DI ASMA IN ETA’ PEDIATRICA
Linea Guida SIP- Aggiornamento 2016

Scarica le griglie

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Alopecia: Un farmaco favorisce la ricrescita dei capelli.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2016

I ricercatori della Columbia University Medical center (CUMC) hanno identificato una terapia promettente per l’Alopecia areata una malattia della pelle autoimmune che causa la perdita dei capelli a chiazze sul cuoio capelluto.


Drug Restores Hair Growth in Patients with Alopecia Areata

Ai partecipanti allo studio pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Investigation – Insight“, sono stati somministrati 20 milligrammi di ruxolitinib orale due volte al giorno per 3-6 mesi. Il follow-up ha avuto luogo nel corso di ulteriori 3 mesi di tempo per valutare la permanenza della risposta al trattamento.

I risultati hanno mostrato che nove dei pazienti – 75 per cento – ha presentato il 50 per cento o più ricrescita dei capelli. Entro la fine del periodo di trattamento, il 77 per cento dei partecipanti hanno raggiunto oltre il 95 per cento della ricrescita dei capelli. Il farmaco è stato ben tollerato in tutti i partecipanti, senza eventi avversi gravi.

Anche se il nostro studio è piccolo, fornisce la prova fondamentale che gli inibitori JAK possono costituire il primo trattamento efficace per le persone con alopecia areata“, ha detto Julian Mackay-Wiggan, professore associato e direttore dell’unità di ricerca clinica in dermatologia presso CUMC. “Questa è una notizia incoraggiante per i pazienti che stanno subendo gli effetti fisici ed emotivi di questa malattia autoimmune deturpante.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral ruxolitinib induces hair regrowth in moderate to severe alopecia areata.
Ali Jabbari, Nhan Nguyen, Jane E. Cerise, Charlotte Clark, Grace Ulerio, Megan Furniss, and Roger Vaughan.
JCI Insight. 2016;1(15):e89790. doi:10.1172/jci.insight.89790.

Clinicaltrials.gov NCT01950780.

Fonte: Columbia University Medical center (CUMC)

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Malattia di Crohn: Batteri e funghi i fattori chiave.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2016

Un gruppo internazionale di ricercatori francesi, americani e belgi coordinato da Mahmoud Ghannoum, direttore del centro di micologia medica della Case Western University (Cleveland, Ohio), ha scoperto che fra le cause del morbo di Crohn, ci sarebbe un’infezione cronica dell’apparato digerente, causata da un sodalizio fra due batteri e un fungo.

Microbioma

Il gruppo di ricerca ha studiato sia il micobioma (insieme di funghi che abita l’intestino umano) sia il batterioma (la comunità di batteri intestinali) nelle feci di 9 famiglie della Francia e del Belgio settentrionale nelle quali c’erano pazienti malati di Crohn, e in particolare le feci di 20 malati e di 20 consanguinei sani. E ha confrontato questi risultati con i contenuti delle feci di 4 famiglie sane della stessa area geografica. Nei malati di Crohn hanno individuato una forte interazione fra batteri e funghi, e in particolare fra un fungo, Candida tropicalis, e due batteri: l’Escherichia coli, già noto, e una new entry, la Serratia marcescens.

Le cellule di Escherichia coli si legano a quelle del fungo e con la Serratia marcescens, formano un ponte di collegamento fra di loro e con questo legame tessono un biofilm, cioè uno strato viscido e sottile di microrganismi che aderisce sulle pareti dell’intestino. Questo biofilm, secondo i ricercatori, sarebbe la causa dell’infiammazione che è all’origine dei sintomi di Crohn.

Leggi abstract dell’articolo:
Bacteriome and Mycobiome Interactions Underscore Microbial Dysbiosis in Familial Crohn’s Disease
G. Hoaraua, P. K. Mukherjeeb, C. Gower-Rousseauc, C. Hagerb, J. Chandrab, M. A. Retuertob, C. Neuta, S. Vermeired, J. Clementee,f, J. F. Colombelc,g, H. Fujiokah, D. Poulaina, B. Sendida, M. A. Ghannoumb
mBio vol. 7 no. 5 e01250-16 doi: 10.1128/mBio.01250-16

Fonte: Case Western University

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Creata la mappa molecolare dei geni del pancreas umano.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2016

I ricercatori del Karolinska Institutet sono riusciti a produrre la prima mappa molecolare dei geni che sono attivi nelle varie cellule del pancreas umano. Essi hanno anche rivelato differenze di attività genetica tra le persone con diabete di tipo 2 e controlli sani. Lo studio, che è pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism“, è stata condotta da AstraZeneca in collaborazione con Karolinska Institutet.

cell-metabolism

Per condurre il loro studio, i ricercatori hanno esaminato il pancreas di dieci persone decedute, di cui sei erano state in buona salute e quattro erano morti di diabete di tipo 2.
Speriamo che l’atlante del pancreas serva da catalizzatore per la ricerca sulle malattie metaboliche“, afferma il prof. Rickard Sandberg. “Il nostro studio indica che le diverse cellule endocrine del pancreas esprimono geni distinti ed unici che regolano la funzione cellulare, che cambia nel caso di diabete”.

Leggi il full text dell’articolo:
Single-cell transcriptome profiling of human pancreatic islets in health and type 2 diabetes
Åsa Segerstolpe, Athanasia Palasantza, Pernilla Eliasson, Eva-Marie Andersson, Ann-Christine Andreasson, Xiaoyan Sun, Simone Picelli, Alan Sabirsh, Maryam Clausen, Magnus Bjursell, David M. Smith, Maria Kasper, Carina Ämmälä and Rickard Sandberg
Cell Metabolism, online 22 September 2016, doi: 10.1016/j.cmet.2016.08.020

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Iss: Notiziario luglio-agosto 2016.

Posted by giorgiobertin su settembre 24, 2016

Dal portale dell’Istituto Superiore di Sanità segnaliamo il Notiziario volume 29, n. 7-8 luglio-agosto 2016.

notiziario
I contenuti:
– Prevenzione e contrasto della violenza di genere attraverso un percorso di formazione blended rivolto agli operatori socio-sanitari dei Pronto Soccorso.
– Convegno. Sorveglianza della mortalità e grave morbosità materna in Italia.
– Prezzo dei farmaci e sostenibilità: venti di cambiamento nel cuore della politica sanitaria?
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale)

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 29, n. 7-8 luglio-agosto 2016

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Epilessia: Individuato un marcatore precoce che segnala la malattia.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2016

I ricercatori dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ di Milano, attraverso modelli matematici e potenti computer, hanno individuato per la prima volta nell’elettroencefalogramma un marcatore utile per sviluppare terapie volte a prevenire l’epilessia.

attivita-cerebrale

Il marcatore individuato dai ricercatori descritto sulla rivista “Scientific Reports“, è rappresentato da un comportamento dell’attività elettrica cerebrale noto come “intermittenza dinamica”, ossia un comportamento caratterizzato dall’alternanza tra oscillazioni approssimativamente regolari e oscillazioni molto irregolari. Un comportamento che è molto pronunciato durante le fasi in cui si sviluppa l’epilessia ed è riscontrabile negli elettroencefalogrammi già nelle prime 48 – 72 ore successive all’esposizione ai fattori di rischio.

Grazie all’identificazione di questo marcatore precoce di epilettogenesi (evento misurabile tramite encefalogramma) – sostiene Massimo Rizzi, del Dipartimento di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ -, si potrà dare un impulso considerevole alla ricerca per la messa a punto di interventi terapeutici in grado di prevenire efficacemente l’insorgenza dell’epilessia nei soggetti a rischio.

L’epilessia è una malattia neurologica che causa improvvisa perdita della coscienza e violenti movimenti convulsivi dei muscoli. Si tratta di una scarica elettrica incontrollata che si propaga per tutto il cervello.

Scarica e leggi il documento in full text:
Following a potential epileptogenic insult, prolonged high rates of nonlinear dynamical regimes of intermittency type is the hallmark of epileptogenesis
Massimo Rizzi, Itai Weissberg, Dan Z. Milikovsky & Alon Friedman
Scientific Reports 6, Article number: 31129

Fonte: IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri

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Nuovo algoritmo identifica le alterazioni del DNA coinvolte nei tumori.

Posted by giorgiobertin su settembre 23, 2016

EXCAVATOR2: questo è il nome del nuovo algoritmo capace di identificare regioni del DNA con anomalie nel numero di copie, le cosiddette “copy number variants” (CNVs), coinvolte in moltissime patologie come tumori, malattie neurodegenerative, dello sviluppo e cardiovascolari.

test-dna

L’algoritmo è stato sviluppato da un team di ricercatori dell’Istituto di Informatica e Telematica dell’Area della ricerca di Pisa del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze ed è stato pubblicato sulla rivista “Nucleic Acids Research“.
Il nuovo metodo sfrutta i dati prodotti da tecnologie di sequenziamento di seconda generazione (“Next-Generation Sequencing”, NGS) con un approccio totalmente innovativo. “L’idea alla base del nostro algoritmo è stata quella di includere nell’analisi i dati che fino ad oggi erano considerati sequenze-spazzatura”, spiega Alberto Magi.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Enhanced copy number variants detection from whole-exome sequencing data using EXCAVATOR2
Romina D’Aurizio, Tommaso Pippucci, Lorenzo Tattini, Betti Giusti, Marco Pellegrini, and Alberto Magi
Nucl. Acids Res. first published online August 9, 2016 doi:10.1093/nar/gkw695

Fonte: Università di Firenze

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World Alzheimer Report 2016.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2016

I ricercatori del King‟s College London e della London School of Economics and Political Science (LSE) hanno pubblicato “Il Rapporto Mondiale sull’Alzheimer 2016“.

world-report-2016

Questo Rapporto di grande importanza evidenzia la necessità di riprogettare e riorientare i servizi di assistenza alle persone con demenza per affrontare le sfide del XXI secolo. Abbiamo solo 10-15 anni per far bene le cose, pianificare e realizzare una piattaforma realistica e robusta per erogare servizi di assistenza sanitaria a tutte le persone con demenza, in attesa che si rendano disponibili trattamenti nuovi e più efficaci”. – afferma il prof. Martin Prince, autore principale, del King‟s College London.

Scarica e leggi il documento in full text:
The World Alzheimer Report 2016: Improving healthcare for people living with dementia, (PDF 140 pages)

Fonti: Comunicato stampa Alzheimer Italia   –   Alzheimer’s Disease International

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Farmaco può prevenire e ridurre la progressione della Sclerosi Multipla nei topi.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2016

Un farmaco sperimentale, Il laquinimod, può prevenire lo sviluppo o ridurre la progressione della sclerosi multipla (SM) nei topi. Ad affermarlo una ricerca pubblicata on line sulla rivista “Neurology: Neuroimmunology & Neuroinflammation“, dell’American Academy of Neurology.

laquinimod

Questi risultati sono promettenti perché forniscono una speranza per le persone con sclerosi multipla progressiva, una versione avanzata della malattia per la quale non esiste attualmente alcun trattamento“, ha detto l’autore dello studio Scott Zamvil, dell’University of California, San Francisco.
Questo studio ci ha dato un quadro più chiaro su come funziona laquinimod”, ha detto Zamvil. “Questo studio sugli animali doveva assolutamente essere fatto prima della sperimentazione nelle persone.

La sclerosi multipla (SM) è una malattia del sistema nervoso centrale, per cui il sistema immunitario attacca il sistema tessuto nel cervello e nel midollo spinale. Il danno si concentra sulla guaina mielinica, – un isolante di copertura che protegge le fibre nervose – colpisce i nervi che trasportano i segnali elettrici nel cervello e nel midollo spinale.
Il farmaco agisce alterando il comportamento delle cellule del sistema immunitario impedendo loro di entrare nel cervello e nel midollo spinale, riducendo così i danni alla mielina.
Gli studi hanno indicato che laquinimod può avere sia una azione antinfiammatoria che una capacità di protezione della struttura del nervo e delle sue funzioni.

Leggi il full text dell’articolo:
Treatment of spontaneous EAE by laquinimod reduces Tfh, B cell aggregates, and disease progression
Michel Varrin-Doyer, Kara L. Pekarek, Collin M. Spencer, Claude C.A. Bernard, Raymond A. Sobel, Bruce A.C. Cree, Ulf Schulze-Topphoff, and Scott S. Zamvil
Neurol Neuroimmunol Neuroinflamm October 2016 vol. 3 no. 5; Published online September 21, 2016 doi:10.1212/NXI.0000000000000272: 2332-7812

Editorial:
Targeting “bad” B cells in multiple sclerosis: Could laquinimod be part of the armamentarium?
Thomas G. Forsthuber and Olaf Stuve
Neurol Neuroimmunol Neuroinflamm 3:e283; Published online September 21, 2016

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Scoperto come la cellula ripara il Dna nei tumori.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2016

Ricercatori dell’ISS coordinati dal prof. Pietro Pichierri, hanno identificato in uno studio pubblicato su “Nature Communications“, una nuova funzione della proteina WRN fondamentale per far scegliere alla cellula il sistema di riparazione delle rotture del DNA più idoneo durante la replicazione, evitando che si accumuli quell’instabilità genomica che è alla base delle neoplasie.

nature_communications

Una delle proteine più importanti che si occupa di rispondere ai problemi durante la replicazione è l’elicasi WRN. Questa proteina si occupa di svolgere la doppia elica di DNA in risposta al danno o qualora l’apparato di replicazione trovi dei blocchi durante il suo cammino. Così facendo, WRN favorisce la riorganizzazione del DNA ripristinando la replicazione senza che si formino rotture al DNA e prevenendo quei rimaneggiamenti dei cromosomici tipici dei tumori.

L’instabilita’ genomica dei tumori deriva da un difetto dei sistemi cellulari che controllano l’accuratezza della replicazione dei cromosomi ad ogni divisione cellulare e la risposta al danno al Dna. Quindi e’ molto importante capire come nei tumori, ovvero in condizioni patologiche, viene gestito questo ‘stress replicativo‘, per comprendere come insorga l’instabilita’ genomica che, nelle neoplasie, e’ alla base dell’accumulo di mutazioni al Dna.
Dal punto di vista della terapia, l’identificazione di meccanismi di gestione del Dna e dello ‘stress replicativo’ caratteristici di un dato tipo tumorale puo’ risultare molto importante per elaborare nuove strategie terapeutiche mirate”.

Leggi abstract dell’articolo:
CDK1 phosphorylates WRN at collapsed replication forks
Valentina Palermo, Sara Rinalducci, Massimo Sanchez, Francesca Grillini, Joshua A. Sommers, Robert M. Brosh Jr, Lello Zolla, Annapaola Franchitto & Pietro Pichierri
Nature Communications 7, Article number: 12880 Published online: 16 September 2016

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

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Sclerosi multipla: Trapianto con staminali blocca la malattia.

Posted by giorgiobertin su settembre 21, 2016

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, un trattamento sperimentato da più di 20 anni nei pazienti con sclerosi multipla severa o refrattaria ai trattamenti, potrebbe avere un successo a lungo termine nella terapia di questi individui. A dimostrare questo o risultati di una meta analisi presentata al 32° Congresso European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), che si è tenuto a Londra dal 14 al 17 settembre.

ectrims-logo

La meta analsi (17 studi che includono 887 pazienti trapiantati) dimostra che dopo 5 anni dal trapianto, il 67% dei pazienti trattati in 15 trial clinici ha raggiunto lo stato di NEDA (No Evidence of Disease Activity), ovvero nessuna attività di malattia. Inoltre, l’83% dei 764 soggetti inclusi nella meta analisi e sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ha mantenuto lo stato di NEDA per un periodo di due anni.
I ricercatori affermano: “Risultati molto positivi. Per valutare l’efficacia di questo trattamento occorrono studi clinici ad hoc per raggiungere un livello di evidenze accettabile per la comunità neurologica e le autorità regolatorie“.

Leggi abstract dell’articolo:
Autologous haematopoietic stem cell transplantation in multiple sclerosis: a meta-analysis
M.P Sormani , I Schiavetti , A Signori , P.A Muraro , R Saccardi , G Mancardi
ECTRIMS Online Library Sep 15, 2016; 146591

Fonte: Pharmastar

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Prima mappatura completa del cervello umano.

Posted by giorgiobertin su settembre 21, 2016

L‘Istituto Allen for Brain Science ha pubblicato il primo atlante ad alta risoluzione del cervello umano. La descrizione è stata fatta in un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Comparative Neurology“. Questo atlante cervello umano digitale permette ai ricercatori di indagare la base strutturale della funzione del cervello umano.

brain-map
Immagini del cervello riprese con la tecnica DWI (a sinistra) e con risonanza magnetica (al centro). A destra una foto dell’emisfero cerebrale sinistro. (Cortesia Song-Lin Din et al./Allen Institute for Brain Science)

Il progetto, che ha richiesto cinque anni di lavoro, si è concentrato sul cervello sano di una donna di 34 anni, analizzato post mortem. I ricercatori hanno iniziato definendo il quadro generale: hanno fatto una scansione completa del cervello con due tecniche di visualizzazione (imaging con risonanza magnetica e immagini pesate in diffusione, o DWI), che ha permesso loro di catturare sia la struttura generale del cervello sia la connettività delle fibre cerebrali.
L’intera mappa è disponibile online. Lein uno degli autori spiega che all’atlante si può accedere da un portale, che permette di “navigare, e passare dal livello macro fino al livello cellulare.” http://brain-map.org/

Questo lavoro segna un progresso sostanziale nella nostra comprensione dell’anatomia cerebrale. “Non è mai esistita una mappa completa del cervello umano che serva da riferimento per chi studia qualsiasi parte del cervello“, dice Lein.,”E questo è un elemento essenziale per fare ricerca.

Leggi il full text dell’articolo:
Comprehensive cellular-resolution atlas of the adult human brain
Song-Lin Ding et al.,
J. Comp. Neurol. 524(16): 3127–3481

Fonti: Allen Institute for Brain Science  –  Le Scienze  –  Scientific American

http://brain-map.org/

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Test Medicina 2016-17: Risultati nazionali in forma anonima.

Posted by giorgiobertin su settembre 20, 2016

Sono stati pubblicati i punteggi del test di medicina 2016 in forma anonima, ordinati solamente per il codice etichetta che ogni candidato ha applicato sul proprio foglio risposte. Questo renderà difficile scoprire il proprio risultato effettivo a meno che non si ricordi il proprio codice. Allo stesso modo non si potrà ancora conoscere la propria posizione nella graduatoria nazionale.

La pubblicazione è nel rispetto delle norme per la protezione dei dati personali e in maniera da garantire l’anonimato per tutti i candidati (allegato 2 del D.M. 546/2016).

I candidati potranno conoscere il proprio punteggio, vedere il proprio elaborato e modulo anagrafica il 29 settembre accedendo nell’area riservata del sito Universitaly.
I candidati potranno conoscere la propria posizione in graduatoria nazionale il 4 ottobre.

MIUR

Risultati test Medicina 2016:

  • Università degli Studi di BARI ALDO MORO visualizza
  • Università degli Studi di BOLOGNA visualizza
  • Università degli Studi di BRESCIA visualizza
  • Università degli Studi di CAGLIARI visualizza
  • Università degli Studi di CATANIA visualizza
  • Università degli Studi “Magna Graecia” di CATANZARO visualizza
  • Università degli Studi “G. d’Annunzio” CHIETI-PESCARAvisualizza
  • Università degli Studi di FERRARA visualizza
  • Università degli Studi di FIRENZE visualizza
  • Università degli Studi di FOGGIA visualizza
  • Università degli Studi di GENOVA visualizza
  • Università degli Studi INSUBRIA Varese-Como visualizza
  • Università degli Studi de L’AQUILA visualizza
  • Università degli Studi di MESSINA visualizza
  • Università degli Studi di MILANO visualizza
  • Università degli Studi di MILANO-BICOCCA visualizza
  • Università degli Studi di MODENA e REGGIO EMILIA visualizza
  • Università degli Studi del MOLISE visualizza
  • Università degli Studi di NAPOLI “Federico II” visualizza
  • Seconda Università degli Studi di NAPOLI visualizza
  • Università degli Studi di PADOVA visualizza
  • Università degli Studi di PALERMO visualizza
  • Università degli Studi di PARMA visualizza
  • Università degli Studi di PAVIA visualizza
  • Università degli Studi di PERUGIA visualizza
  • Università degli Studi del PIEMONTE ORIENTALE “Amedeo Avogadro”-Vercelli visualizza
  • Università di PISA visualizza
  • Università Politecnica delle MARCHE visualizza
  • Università degli Studi di ROMA “La Sapienza” visualizza
  • Università degli Studi di ROMA “Tor Vergata” visualizza
  • Università degli Studi di SALERNO visualizza
  • Università degli Studi di SASSARI visualizza
  • Università degli Studi di SIENA visualizza
  • Università degli Studi di TORINO visualizza
  • Università degli Studi di TRIESTE visualizza

Legenda
Codice: Codice etichetta
Punti 1: Ragionamento Logico
Punti 2: Cultura Generale
Punti 3: Biologia
Punti 4: Chimica
Punti 5: Fisica e Matematica
Punti TOT: Punteggio totale del test

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Università Padova: Graduatorie corsi laurea professioni sanitarie 2016-17.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2016

Sono state pubblicate all’interno del portale dell’Università di Padova le guaduatorie dei corsi di laurea triennale in Professioni Sanitarie per l’accesso programmato 2016-17 (Primo anno).

Tutti i candidati vincitori potranno compilare la domanda di immatricolazione collegandosi al sito http://www.uniweb.unipd.it entro le ore 12.00 del 23 settembre 2016 (i pena la perdita del posto), e dovranno presentarsi il giorno, l’ora e nel luogo indicati per il perfezionamento.

I candidati non ammessi in tutti i corsi-sede prescelti mantengono la loro posizione in graduatoria e possono diventare ammessi nelle successive riassegnazioni. Prima graduatoria di riassegnazione: 26 settembre 2016.

logo_unipd

ASSISTENZA SANITARIA.pdf

DIETISTICA.pdf 

EDUCAZIONE PROFESSIONALE.pdf 

IGIENE_DENTALE.pdf

FISIOTERAPIA (tutte le sedi) file zip.

INFERMIERISTICA (tutte le sedi) file zip.

LOGOPEDIA.pdf

ORTOTTICA ED ASSISTENZA OFTALMOLOGICA.pdf

OSTETRICIA (tutte le sedi) file zip.

TECNICHE AUDIOPROTESICHE (Padova).pdf

TECNICHE AUDIOPROTESICHE (Treviso).pdf

TECNICHE DI LABORATORIO BIOMEDICO.pdf

TECNICHE DI NEUROFISIOPATOLOGIA.pdf

TECNICHE DI RADIOLOGIA MEDICA (tutte le sedi) file zip.

TECNICHE DELLA PREVENZIONE NELL’AMB. E NEI LUOGHI DI LAV. (Padova).pdf

TECNICHE DELLA PREVENZIONE NELL’AMB. E NEI LUOGHI DI LAV. (Feltre).pdf

TERAPIA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA.pdf

TERAPIA OCCUPAZIONALE.pdf

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Menopausa precoce legata alle malattie del cuore.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2016

In uno studio pubblicato on-line da “JAMA Cardiology“, del Dr. Taulant Muka e colleghi dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, è stato valutato l’effetto dell’insorgenza precoce della menopausa e alcune malattie cardiovascolari (CVD).

early-menopause credit image:  Erasmus MC

Per lo studio i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di 32 studi (310,329 donne). I risultati sono stati confrontati tra le donne che hanno avuto la menopausa di età inferiore ai 45 anni e le donne con oltre 45 anni. le donne che hanno avuto la menopausa precoce o ad esordio precoce sembrano avere un maggior rischio di malattia coronarica (CHD), mortalità cardiovascolare, e tutte le cause di mortalità, ma nessuna associazione con il rischio di ictus. Le donne tra i 50 e i 54 anni a inizio della menopausa avevano un ridotto rischio di malattia coronarica fatale.

La menopausa precoce serve da sentinella per riconoscere tempestivamente la presenza di un rischio cardiovascolare elevato. In altri termini, riconoscere che le donne con un declino riproduttivo precoce sono una popolazione ad aumentato rischio di malattie cardiovascolari offre importanti opportunità di intervento precoce in termini di prevenzione e, se è il caso, anche di terapia ormonale” – affermano i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Age at Onset of Menopause and Time Since Onset of Menopause With Cardiovascular Outcomes, Intermediate Vascular Traits, and All-Cause Mortality: A Systematic Review and Meta-analysis
Muka T, Oliver-Williams C, Kunutsor S, et al.
JAMA Cardiol. Published online September 14, 2016. doi:10.1001/jamacardio.2016.2415.

Fonte: Erasmus University Medical Center di Rotterdam

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Beat2Phone: Dispositivo mobile che rileva battiti cardiaci irregolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 17, 2016

Il VTT Technical Research Centre of Finland ha sviluppato una app mobile e un piccolo dispositivo che aiutano a prevenire infarti cerebrali in una fase iniziale, durante la fibrillazione atriale asintomatica. Il dispositivo mobile, che rileva aritmia (battito cardiaco irregolare) è stato testato con ottimi risultati per circa due anni in condizioni di vita reale, in collaborazione con l’Ospedale centrale di Turku University.

Con il dispositivo mobile sviluppato da VTT, gli utenti possono registrare il loro ECG quando aritmie o altri sintomi cardiaci si verificano. Il dispositivo è adatto anche per il monitoraggio pre e post-operatorio del cuore dei pazienti a casa; non è necessario per i pazienti recarsi ad un ospedale, perché i dati vengono inviati automaticamente da un telefono cellulare al personale medico tramite un servizio di cloud“, dice Timo Varpula uno dei ricercatori.

Beat2Phone, questo è il nome del dispositivo, misura con precisione la frequenza cardiaca e la variabilità della frequenza cardiaca dell’utente al fine di individuare non solo un battito cardiaco irregolare, ma anche il sovraccarico e lo stress prolungato. Beat2Phone è stato finora testato su circa 30 utenti, alcuni dei quali hanno anche indossato il dispositivo durante la notte.

Fonte: VTT Technical Research Centre

Approfondimenti: www.beat2phone.com

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Cellule tumorali morenti rilasciano ioni che bloccano il sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su settembre 16, 2016

I ricercatori del National Cancer Institute negli Stati Uniti e dell’Istituto Babraham, Regno Unito, hanno scoperto come uno ione minerale fuoriuscito dal tessuto tumorale quando è morente blocca il lavoro delle cellule immunitarie anti-tumorali.

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Precedenti ricerche avevano trovato che i tumori possono reprimere le cellule del sistema immunitario che agiscono contro di loro, ma fino ad ora, non si sapeva come. Ora in questo studio pubblicato sulla rivista “Nature” è stato scoperto che le cellule all’interno dei tumori rilasciano potassio nello spazio extracellulare prima di morire.
L’aumentato livello di potassio nell’ambiente extracellulare tumorale offusca l’attività delle cellule T (cellule specializzate del sistema immunitario), impedendo la loro funzione anti-tumorale.

Sorprendentemente, abbiamo scoperto che alti livelli di potassio, che è stato rilasciato dalle cellule tumorali morenti, hanno poco effetto sul calcio, ma bloccano l’attivazione di una via di segnalazione cellulare chiamata percorso PI3K (quando le cellule T incontrato antigeni tumorali)“. – afferma il prof. Rahul Roychoudhuri.

Questa scoperta fornisce un nuovo approccio nello sviluppo di terapie per aiutare il sistema immunitario nella lotta contro il cancro.

Leggi abstract dell’articiolo:
Ionic immune suppression within the tumour microenvironment limits T cell effector function
Robert Eil,Suman K. Vodnala,David Clever,Christopher A. Klebanoff,Madhusudhanan Sukumar,Jenny H. Pan,Douglas C. Palmer,…… W. Marston Linehan,Rahul Roychoudhuri& Nicholas P. Restifo
Nature Published online 14 September 2016 doi:10.1038/nature19364

Fonte:  Babraham Institute

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Il Mango, previene obesità e diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2016

I ricercatori dell’Oklahoma State University di Stillwater (Usa), in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Nutrition” hanno trovato che il consumo quotidiano di mango aiuta a prevenire la disbiosi o dismicrobismo, ossia l’alterazione della flora batterica intestinale causata dal consumo eccessivo di grassi.

mango

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi e gli studiosi hanno osservato che il consumo elevato del frutto esotico aveva protetto i roditori dalla disbiosi. I topi che ne avevano consumato quotidianamente dosi ingenti, infatti, non presentavano l’alterazione della flora intestinale e la perdita dei batteri buoni che sono generalmente associate alle diete ricche di grassi. Di conseguenza, erano meno esposti al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e obesità, che vengono favoriti dallo squilibrio della flora batterica.

Il mango è una buona fonte di fibre, che proteggono dalla disbiosi intestinale provocata dalle diete ricche di grassi. Inoltre, studi precedenti hanno dimostrato che il frutto ha proprietà anti-obesità e ipoglicemiche” – afferma il professor Edralin A. Lucas. “I risultati di questo studio condotto sugli animali dimostrano che aggiungere il mango alla dieta potrebbe aiutare a mantenere l’intestino in salute e a tenere sotto controllo la presenza dei batteri benefici. Ma è necessario condurre ulteriori ricerche per verificare se questi effetti possono essere osservati anche negli esseri umani“.

Leggi abstract dell’articolo:
Mango Supplementation Modulates Gut Microbial Dysbiosis and Short-Chain Fatty Acid Production Independent of Body Weight Reduction in C57BL/6 Mice Fed a High-Fat Diet
Babajide Ojo, Guadalupe Davila El-Rassi, Mark E Payton, Penelope Perkins-Veazie, Stephen Clarke, Brenda J Smith, and Edralin A Lucas
J. Nutr. jn226688; first published online June 29, 2016. doi:10.3945/jn.115.226688

Articoli correlati:
Il mango contro obesità, tumori e costipazione.

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Positivi i primi risultati della terapia con staminali per lesioni del midollo spinale.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2016

Una terapia sperimentale con cellule staminali (AST-OPC1 – una popolazione progenitrice degli oligodendrociti derivati da cellule staminali embrionali umane), sviluppata da Asterias Biotherapeutics ha ristabilito qualche movimento ai pazienti paralizzati da recenti lesioni del midollo spinale. I dati provengono da un piccolo studio di coorte condotto solo su 4 dei 5 pazienti seguiti per 90 giorni dopo la somministrazione. Tutti i pazienti hanno mostrato un livello motorio di miglioramento. I miglioramenti dei pazienti sono misurati sulla scala di classificazione neurologica ISNCSCI ampiamente utilizzata per quantificare lo stato funzionale dei pazienti con lesioni del midollo spinale.

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I risultati dello studio, ancora aperto, con somministrazione di 10 milioni di cellule, dimostrano un miglioramento significativo nella funzione motoria, in particolare nell’uso delle mani, delle dita e delle braccia del paziente, che è di fondamentale importanza per la qualità della vita e la capacità di agire in modo indipendente.” – ha affermato Steve Cartt, Amministratore Delegato di Asterias. “Siamo molto incoraggiati da questo primo step di risultati di efficacia e non vediamo l’ora di pubblicare i dati di efficacia per sei mesi, come previsto, nel mese di gennaio 2017″.

I medici stanno monitorando attivamente i partecipanti per uno studio di ricerca clinica per valutare tre dosi crescenti di AST-OPC1, un farmaco sperimentale per le persone che hanno subito lesioni del midollo spinale (SCI). Tutte le dosi di sperimentazione del farmaco devono essere somministrate in un unico punto in un periodo tra i 14 e 30 giorni dopo l’infortunio.

Fonte ed approfondimenti: Asterias Biotherapeutics, Inc

Additional information on the Phase 1/2a trial, including trial sites, can be found at www.clinicaltrials.gov, using Identifier NCT02302157, and at the SCiStar Study Website (www.scistar-study.com).

Per ulteriori informazioni sui dati, si prega di consultare la conferenza di presentazione ISCOS (ISCoS Meeting September 14, 2016) sul sito internet della società all’indirizzo: http://asteriasbiotherapeutics.com/wp-content/uploads/2016/09/Wirth-ISCoS-14SEP2016-talk-FINAL.pdf .

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Revisione su rischi e benefici della terapia con statine.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2016

I medici e i pazienti hanno ora un valido aiuto per prendere decisioni informate sulla terapia con statine, grazie ad una importante revisione delle prove disponibili sulla sicurezza e l’efficacia del farmaco pubblicata sulla rivista “Lancet“.

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Gli autori, tra cui i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, avvertono che i benefici della terapia con statine sono stati sottovalutati e i danni esagerati a causa di uno scorretto riconoscimento dei pro e dei contro del trattamento emersi dai precedenti studi randomizzati.

La ricerca sulle statine, in corso da oltre 30 anni, ha generato una grande quantità di dati da un’ampia popolazione di pazienti” – afferma il prof.Rory Collins. “La revisione spiega come interpretare correttamente le prove attualmente disponibili sull’efficacia e la sicurezza della terapia con questi farmaci“.

Secondo gli autori le statine sono farmaci efficaci e sicuri con un ruolo fondamentale nel prevenire le malattie cardiovascolari, che sono la principale causa di morbilità e di mortalità in tutto il mondo. Conclude Collins: “Anche se ulteriori ricerche potranno identificare piccoli effetti benefici o avversi aggiuntivi, è improbabile che i loro risultati modifichino in modo significativo l’attuale rapporto tra benefici e rischi del trattamento con statine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Interpretation of the evidence for the efficacy and safety of statin therapy
Collins, Rory et al.
The Lancet, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)31357-5

Fonte: London School of Hygiene & Tropical Medicine

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Identificati nuovi geni responsabili dell’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2016

Trentuno nuove regioni genetiche collegate con la pressione del sangue sono state identificate in uno dei più grandi studi genetici sulla pressione arteriosa condotti fino ad oggi. Lo studio ha coinvolto più di 347.000 persone, ed è stato condotto congiuntamente dal Queen Mary University of London (QMUL) e dall’University of Cambridge. Tra i partecipanti, gli individui sani e quelli con diabete, malattia coronarica e ipertensione, provenienti da tutta Europa, (tra cui il Regno Unito, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia ed Estonia), gli Stati Uniti, Pakistan e Bangladesh. Lo studio ha riunito circa 200 ricercatori provenienti da tutto 15 paesi.

Lo studio ha scoperto i cambiamenti del DNA in tre geni che hanno effetti molto più grandi sulla pressione arteriosa nella popolazione rispetto a quanto visto in passato, fornendo nuove informazioni sulla fisiologia dell’ipertensione e suggerendo nuovi bersagli per il trattamento.

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Il professor Patricia Munroe del QMUL spiega: “Sappiamo già da studi precedenti che la pressione alta è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Trovare le regioni genetiche associate con la condizione ci permette di mappare e capire i nuovi percorsi biologici attraverso i quali la malattia si sviluppa, e anche evidenziare potenziali nuovi bersagli terapeutici. Questo potrebbe anche rivelare farmaci che non sono già in uso e che potrebbero potenzialmente trattare l’ipertensione“.
Questo studio ha aumentato il numero di geni implicati nel controllo della pressione sanguigna portandoli quasi a 100 e, nel processo, ha inoltre identificato tre geni che hanno grandi effetti sulla pressione arteriosa rispetto alle attuali conoscenze

Ricordiamo che la pressione alta o ipertensione è un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari e morte prematura. Lo studio è stato pubblicato su “Nature Genetics“.

Leggi abstract dell’articolo:
Trans-ancestry meta-analyses identify rare and common variants associated with blood pressure and hypertension.
Surendran,……… Joanna M M Howson & Patricia B Munroe et al.
Nature Genetics Published online 12 September 2016  DOI: 10.1038/ng.3654

Fonte ed approfondimenti: University of Cambridge

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Scoperta proteina che potrebbe fermare la diffusione del cancro.

Posted by giorgiobertin su settembre 12, 2016

Gli scienziati dell’Università di Sheffield hanno identificato una proteina che induce le cellule a mangiare i loro vicini morenti, aiutando a prevenire l’infiammazione – qualcosa che è vitale nella lotta per fermare la diffusione del cancro.

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I ricercatori hanno scoperto il Pac-Man nella proteina Rac1 che attiva la funzione cellulare e induce le cellule a ‘mangiare’ le cellule vicine morenti in modo efficiente; questo riduce al minimo l’infiammazione dannosa che è legata ad una varietà di malattie tra cui il cancro.

Il team, guidato dal dottor Nasreen Akhtar dal Dipartimento di Oncologia e Metabolismo dell’Università, ha fatto la scoperta mentre studiava come il seno femminile elimina le cellule morte e il latte in eccesso quando non è più necessario.
Senza Rac1, le cellule morte e le inondazioni del latte nelle interconnessione dei dotti mammari causano gonfiare e innescando l’infiammazione cronica. I condotti gonfi poi non riescono a rigenerare e produrre latte in una futura gravidanza.” – afferma il professore Akhtar.

Rac1 è espressa in vari tipi di cancro tra cui il cancro al seno e gli inibitori Rac1 sono attualmente in esame come terapie antitumorali. Sappiamo che l’infiammazione sostenuta è legata alla progressione del cancro, i risultati preliminari dimostrano che il blocco Rac1 può fermare la diffusione del cancro.”

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Developmental Cell“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Rac1 Controls Both the Secretory Function of the Mammary Gland and Its Remodeling for Successive Gestations
Nasreen Akhtar, Weiping Li, Aleksander Mironov, Charles H. Streuli
Developmental Cell Volume 38, Issue 5, p522–535, 12 September 2016 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.devcel.2016.08.005

Fonte ed approfondimenti: University of Sheffield

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Linee guida per la somministrazione corretta di insulina.

Posted by giorgiobertin su settembre 11, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista “Mayo Clinic Proceedings” le linee guida sulla corretta somministrazione dell’insulina.


New Insulin Delivery Recommendations

Data la loro apparente semplicità, le iniezioni di insulina sono spesso oggetto di scarsa formazione ai pazienti che spesso usano tecniche improprie peggiorando il controllo glicemico e aumentando i costi sanitari” afferma il primo autore Anders Frid.

Scarica e leggi il documento in full text:
New Insulin Delivery Recommendations
Frid, Anders H. et al.
Mayo Clinic Proceedings , Volume 91 , Issue 9 , 1231-1255 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2016.06.010

http://www.fitter4diabetes.com/

Fonte: Mayo Clinic Proceedings Publishes New Insulin Injection and Infusion Recommendations

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EULAR: Nuove linee guida sulla gotta.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista “Annals of the Rheumatic Disesases” le nuove linee guida EULAR relative al trattamento della gotta.

eular

Sul fronte della terapia, mentre la colchicina, i FANS e i glucocorticoidi (GC) hanno rappresentato, in passato, le uniche opzioni terapeutiche disponibili per la gestione delle recidive di gotta, i pazienti gottosi hanno ora alcune alternative di trattamento, rappresentate da allopurinolo, febuxostat, pegloticase e inibitori di IL-1 (anakinra, canakinumab, rilonacept) per le recidive frequenti e poco controllate.

Leggi il full text dell’articolo:
2016 updated EULAR evidence-based recommendations for the management of gout.
Richette P et al.
Ann Rheum Dis annrheumdis-2016-209707 Published Online First: 25 July 2016 doi:10.1136/annrheumdis-2016-209707

Fonte: Pharmastar

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