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Posts Tagged ‘urologia’

Creati in laboratorio strutture tubulari renali funzionali.

Posted by giorgiobertin su luglio 12, 2018

Gli scienziati dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno sviluppato una tecnologia per costruire in laboratorio strutture tubulari renali complesse, utilizzando dei dispositivi ottenuti con stampante 3D. Questi tubuli presentano caratteristiche strutturali e funzionali dei tubuli renali in vivo e sono stati usati per riprodurre in vitro malattie renali, eseguire screening farmacologici personalizzati, individuare nuovi composti con potenziale terapeutico, e studiare lo sviluppo embrionale renale e le sue anomalie.

tubuli renali

Il lavoro, che è stato pubblicato sulla rivista di settore EBioMedicine, apre diverse strade: può fornire nuove informazioni sulla patogenesi di malattie renali e sullo sviluppo di nuove cure; accelerare e migliorare la valutazione dell’efficacia dei farmaci; gettare le basi per nuove tecnologie nel campo della bioingegneria renale, per costruire tessuti con le cellule dei pazienti da utilizzare in futuro per il trapianto, come terapia sostitutiva.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Engineered Kidney Tubules for Modeling Patient-Specific Diseases and Drug Discovery
Valentina Benedetti1, Valerio Brizi1, Patrizia Guida1, Susanna Tomasoni, Osele Ciampi, Elena Angeli, Ugo Valbusa, Ariela Benigni, Giuseppe Remuzzi, Christodoulos Xinaris
EBioMedicine DOI: https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2018.06.005

Fonte: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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Cancro alla prostata: scoperti nuovi marcatori genetici.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2018

Un team internazionali di ricercatori coordinati dal professore Frederick R. Schumacher del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, ha identificato 63 nuove varianti genetiche che potrebbe indicare un rischio maggiore di cancro alla prostata negli uomini.

Lo studio e i risultati sono stati pubblicati su “Nature Genetics”.

prostate cancer loci

I marcatori genetici – noti anche come polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) – sono rilevati a livello del DNA. Schumacher e colleghi hanno esaminato le sequenze di DNA di circa 140.000 uomini di discendenza europea, compresi i dati di precedenti studi. Circa 80.000 di questi uomini avevano il cancro alla prostata, mentre gli altri 60.000 non avevano alcuna evidenza della malattia.

Con questi dati, sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici in quelli con carcinoma della prostata – marcatori che non compaiono nel DNA degli uomini senza la malattia.
I nostri risultati ci permetteranno di identificare quali uomini dovrebbero sottoporsi a screening PSA precoci e regolari e questi risultati potrebbero eventualmente influenzare le decisioni di trattamento“, afferma il professore Schumacher.

i ricercatori stanno anche esaminando i cambiamenti genetici negli uomini di diverse razze, compresi gli afroamericani e quelli di origine asiatica.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […] Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018 doi:10.1038/s41588-018-0142-8

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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Identificati i marcatori genetici per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Un team internazionale di ricercatori esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Canada, Germania, Cina, Finlandia, Belgio, Spagna, Polonia, Malesia e Croazia, coordinati dagli scienziati dell’University of Southern California – USC ha trovato decine di nuovi marcatori genetici nel codice del DNA che aumentano il rischio di cancro alla prostata – una conoscenza potente che probabilmente si rivelerà utile per rilevare e prevenire la malattia.
Concentrandosi sul DNA di oltre 140.000 uomini in tutto il mondo, i ricercatori sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata.

Genetic-markers-prostate-cancer
Cancer in the prostate gland, seen here in yellow, is common for older men. A team including USC scientists found telltale genetic traits to predict men who are most at risk. (Photo/Science Source)

Questa non è una cura, ma le informazioni possono aiutare a identificare gli uomini ad alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata che possono beneficiare di uno screening avanzato e di una prevenzione futura mirata“, ha detto il prof. Christopher A. Haiman.
Per identificare i marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata, i ricercatori hanno usato “OncoArray“, una nuova analisi del DNA, per confrontare più di mezzo milione di cambiamenti a singola lettera nel codice del DNA di quasi 80.000 uomini con cancro alla prostata e più di 61.000 uomini senza la malattia.

Abbiamo la capacità di identificare gli uomini a maggior rischio di cancro alla prostata”, ha detto Haiman. “Ora abbiamo bisogno di capire come usare questa informazione genetica per prevenire la malattia“.
Molte delle nuove varianti genetiche sono state trovate nella regione dei geni coinvolti nella comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e altre cellule del corpo. Ciò implica che gli errori genetici nei percorsi immunitari possono influenzare il rischio di cancro alla prostata, che potrebbe avere importanti implicazioni per il potenziale trattamento futuro del cancro alla prostata con le immunoterapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […]Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018

Fonte: University of Southern California – USC

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Nuovo test del sangue per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2018

Un nuovo test del sangue si è dimostrato più accurato del tradizionale test del PSA per misurare il rischio di cancro alla prostata e potrebbe ridurre di oltre il 40% le biopsie perché riesce, da solo senza necessità di altri esami invasivi, a distinguere tra forme maligne e benigne del tumore. Sono i risultati di uno studio multicentrico che esperti della Cleveland Clinic presentato durante il Annual MeetingAmerican Urological Association a San Francisco.

IsoPSA

Il test, denominato Iso PSA, messo a punto dalla Cleveland-diagnostics si differenzia dal tradizionale esame per la ricerca dell’antigene prostatico specifico (Psa) per il fatto che non si limita a verificare i valori alterati del PSA ma ne identifica i cambiamenti della struttura molecolare, discriminando con attendibilità i cambiamenti strutturali della proteina associati alla eventuale presenza di un tumore.

IsoPSA Improves Detection of Clinically Important Cancers
IsoPSA

AUA Scientific Program

Leggi abstract dell’articolo pubblicato su European Urology:
The Single-parameter, Structure-based IsoPSA Assay Demonstrates Improved Diagnostic Accuracy for Detection of Any Prostate Cancer and High-grade Prostate Cancer Compared to a Concentration-based Assay of Total Prostate-specific Antigen: A Preliminary Report
Eric A. Klein, Arnon Chait, Jason M. Hafron, Kenneth M. Kernen, Kannan Manickam, Andrew J. Stephenson, Mathew Wagner, Hui Zhu, Aimee Kestranek, Boris Zaslavsky, Mark Stovsky
European Urology December 2017 Volume 72, Issue 6, Pages 942–949

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Iperplasia prostatica benigna: efficace la Serenoa repens.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

Una review della letteratura scientifica coordinata dal prof. Vincenzo Ficarra, dell’Università di Messina e pubblicata dal British Journal of Urology ha confermato che la Serenoa Repens (Permizon), nota anche come saw palmetto o palmetta della Florida (pianta della famiglia delle Arecaceae) riequilibra il sistema ormonale e i problemi del tratto urinario inferiore legati all’iperplasia prostatica benigna.

Permixon-serenoa

I ricercatori hanno analizzato 15 studi randomizzati controllati e 12 osservazionali, con dati su 5.800 pazienti, ed hanno valutato l’efficacia di 320 mg di estratto esanico di Serenoa repens, rilevando i dati: nicturia, picco di flusso urinario (Qmax), indice International Prostate Symptom Score (IPSS), volume della prostata, funzionalità sessuale ed eventi avversi al farmaco.
Il composto ha evidenziato un aumento dello svuotamento della vescica, un aumento del flusso urinario. Sotto il profilo della sicurezza Serenoa repens ha mostrato un buon profilo e non ha interferito a livello di funzionalità sessuale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Efficacy and safety of a hexanic extract of Serenoa repens (Permixon®) for the treatment of lower urinary tract symptoms associated with benign prostatic hyperplasia (LUTS/BPH): Systematic review and meta‐analysis of randomized controlled trials and observational studies
Remigio Vela‐Navarrete Antonio Alcaraz Alfredo Rodríguez‐Antolín Bernardino Miñana López Jesús M Fernández‐Gómez Javier C Angulo David Castro Díaz Javier Romero‐Otero Francisco J Brenes Joaquín Carballido José M Molero García Antonio Fernández‐Pro Ledesma José Manuel Cózar Olmos José Manasanch Dalmau Isaac Subirana Cachinero Michael Herdman Vincenzo Ficarra
BJU International First published: 25 April 2018 https://doi.org/10.1111/bju.14362

Fonte: Quotidiano Sanità.it

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Antibiotici orali aumentano il rischio di calcoli renali.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

I ricercatori pediatrici del Children’s Hospital of Philadelphia hanno scoperto che bambini e adulti trattati con alcuni antibiotici per via orale hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare calcoli renali.

Il gruppo di studio, come pubblicato sulla rivista “Journal of the American Society of Nephrology“, ha visionato le cartelle cliniche elettroniche del Regno Unito, che coprivano 13 milioni di adulti e bambini visitati dai medici generici nella rete di miglioramento sanitario tra il 1994 e il 2015. Il team ha analizzato la precedente esposizione agli antibiotici per quasi 26.000 pazienti con calcoli renali, rispetto a quasi 260.000 soggetti di controllo.
Dai risultati è emerso che cinque classi di antibiotici orali – solfati orali, cefalosporine, fluorochinoloni, nitrofurantoina e penicilline ad ampio spettro – erano associate ad una diagnosi di calcoli renali. Il rischio per chi ha assunto questi farmaci era del 27% più alto rispetto ai controlli.

CHOP       kidney_stones

Gli scienziati sapevano già che gli antibiotici alterano la composizione del microbioma umano, la comunità di microrganismi nel corpo. Le interruzioni del microbioma intestinale e urinario sono state collegate al verificarsi di calcoli renali, ma nessuno studio precedente ha rivelato un’associazione tra uso di antibiotici e calcoli.

I maggiori rischi per i calcoli renali erano nei bambini e negli adolescenti. Il rischio di calcoli renali è diminuito nel tempo, ma è rimasto elevato diversi anni dopo l’uso di antibiotici.

Leggi asbtract dell’articolo:
Oral Antibiotic Exposure and Kidney Stone Disease
Gregory E. Tasian et al.
Journal of the American Society of Nephrology, online May 10, 2018. https://doi.org/10.1681/ASN.2017111213

Approfondimenti: Tasian GE et al, “Annual Incidence of Nephrolithiasis among Children and Adults in South Carolina from 1997 to 2012,” Clinical Journal of the American Society of Nephrology, published online Jan. 14, 2016, to appear in the March 2016 print issue. doi.org/10.2215/CJN.07610715

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia

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USPSTF: linee guida sullo Screening del Cancro alla Prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ US Preventive Services Task Force le raccomandazioni sullo screening del cancro alla prostata. Lo scopo è quello aggiornare le raccomandazioni USPSTF sullo screening basato sull’antigene prostatico specifico (PSA) per il cancro alla prostata. Il documento aggiorna il precedente del 2012.

Guideline prostate cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Prostate Cancer: US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. 2018;319(18):1901-1913. doi:10.1001/jama.2018.3710

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer
H. Ballentine Carter, MD
Editorial

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer: Revisiting the Evidence
Opinion May 8, 2018

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Trovato il “tallone d’Achille” del tumore alla prostata aggressivo.

Posted by giorgiobertin su maggio 6, 2018

Gli scienziati dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco (UCSF), USA, coordinati dal prof. Davide Ruggero hanno scoperto che bloccando la proteina P-eIF2a si spinge il tumore a lavorare troppo fino a quando non esaurisce tutte le energie, portandolo alla morte.
Si tratta di una proteina sosia di quella prodotta dalle cellule sane in condizioni di stress. Bloccandola si innesca l’autodistruzione delle cellule malate. Negli esperimenti con topi geneticamente modificati, gli studiosi hanno dimostrato che un specifico composto riesce a bloccare la proteina P-eIF2a e portare i tumori all’autodistruzione. La riduzione della massa tumorale è stata osservata a partire dalla terza settimana dal trattamento.

Ruggero-Lab
Metastatic human prostate cancer cells transplanted into a mouse self-destruct (red) when treated with ISRIB, an experimental drug that exposes cancer cells to their full, unhealthy appetite for protein synthesis. Credit: Ruggero Lab/UCSF

I tumori più aggressivi, che formano anche metastasi“, afferma il prof. Ruggero, “devono lavorare di più rispetto ai tumori meno aggressivi, spendendo maggiori energie” e per crescere velocemente, hanno imparato a ottimizzare l’uso del carburante, senza restare a ‘secco’, grazie a questa proteina“. “Abbiamo scoperto che questi tumori hanno imparato a controllare l’attività di questa proteina che ha una funzione di freno, come fosse una soglia oltre la quale sanno di non potersi spingere. Per tale motivo questi tumori aggressivi “diventano dipendenti da questa soglia, cruciale per la loro crescita”.

Bloccando la proteina “i tumori muoiono – soiegano i ricercatori – perché lavorano troppo e non hanno più energie“. Il prossimo passo sarà sperimentare il composto sull’uomo e i ricercatori sperano di cominciare i test entro un anno.

Leggi abstract dell’articolo:
Development of a stress response therapy targeting aggressive prostate cancer
BY HAO G. NGUYEN, CRYSTAL S. CONN, YAE KYE, LINGRU XUE, CRAIG M. FORESTER, JANET E. COWAN, ANDREW C. HSIEH, JOHN T. CUNNINGHAM, CHARLES TRUILLET, FEVEN TAMEIRE, MICHAEL J. EVANS, CHRISTOPHER P. EVANS, JOY C. YANG, BYRON HANN, CONSTANTINOS KOUMENIS, PETER WALTER, PETER R. CARROLL, DAVIDE RUGGERO
Science Translational Medicine 02 May 2018: Vol. 10, Issue 439, eaar2036 DOI: 10.1126/scitranslmed.aar2036

Fonte: Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco (UCSF), USA

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ASCO: nuove opzioni per il cancro alla prostata metastatico.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

L’aggiunta di docetaxel o abiraterone (Zytiga) alla tradizionale terapia di deprivazione androgenica (ADT) ha migliorato significativamente la sopravvivenza generale negli uomini con neoplasia prostatica resistente alla mastecografia non diagnosticata (mnCRPC), secondo una nuova linea guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

JCO

Dai risultati di due studi randomizzati (The CHAARTED trial  –  LATITUDE randomized trial) è stato dimostrato che i pazienti trattati con abiraterone più ADT vivevano più a lungo di quelli trattati con ADT da solo.

Leggi il documento in full text:
Optimizing Anticancer Therapy in Metastatic Non-Castrate Prostate Cancer: American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline
Michael J. Morris, R. Bryan Rumble, Ethan Basch, Sebastien J. Hotte, Andrew Loblaw, Dana Rathkopf, Paul Celano, Rick Bangs, and Matthew I. Milowsky
Journal of Clinical Oncology Published online ahead of print April 2, 2018, DOI: 10.1200/JCO.2018.78.0619

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Il grasso alimentare aiuta a diffondere il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2018

Una nuova ricerca dimostra come il grasso contenuto nella dieta occidentale, in combinazione con fattori genetici, può causare la diffusione dei tumori del cancro alla prostata.

I risultati dei ricercatori del Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center in Boston gettano nuova luce sulla complessa interazione tra i nostri geni e il grasso della dieta, nonché sul ruolo di questa dinamica nel promuovere la diffusione, o le metastasi del cancro alla prostata.
Gli studi affermano i ricercatori aprono la strada per il nuovo uso di farmaci esistenti nella lotta contro il cancro alla prostata.

Hamburger

Sebbene sia ampiamente ipotizzato che una dieta occidentale possa promuovere la progressione del cancro alla prostata, mancano prove dirette a supporto di una forte associazione tra lipidi e cancro alla prostata.” afferma il prof. Pandolfi.
Gli scienziati sapevano che il gene PTEN svolge un ruolo chiave, perché è un gene che sopprime il tumore e studi sugli animali hanno dimostrato che è assente quando il cancro si diffonde.
Tuttavia, i ricercatori spiegano che gli studi hanno anche dimostrato che la perdita di questo gene non è sufficiente per innescare la metastasi da sola.

Analizzando i tumori metastatizzanti, i ricercatori hanno anche scoperto che le loro cellule producevano quantità eccessivamente elevate di grassi. “L’implicazione è, se c’è un interruttore, forse c’è un farmaco con il quale possiamo bloccare questo interruttore e forse possiamo prevenire la metastasi o anche curare il cancro alla prostata metastatico”. “Il farmaco per l’obesità ha bloccato la lipogenesi in modo fantastico e i tumori sono regrediti e non si sono metastatizzati”, riferisce il prof. Pandolfi.
In particolare aumentando la quantità di grasso nella dieta dei topi – in modo tale da imitare la dieta occidentale – i roditori hanno sviluppato tumori metastatici.

I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Genetics” e “Nature Communications“, aprono anche la strada a nuove terapie, spiegano i ricercatori, poiché i pazienti che hanno tumori metastatici possono essere aiutati privando questi tumori di grasso. Questo potrebbe essere fatto usando la fatostatina o altri farmaci anti-grasso, o attraverso interventi dietetici.

Leggi abstracts degli articoli:
An aberrant SREBP-dependent lipogenic program promotes metastatic prostate cancer
Ming Chen, Jiangwen Zhang, Katia Sampieri, John G. Clohessy, Lourdes Mendez, Enrique Gonzalez-Billalabeitia, Xue-Song Liu, Yu-Ru Lee, Jacqueline Fung, Jesse M. Katon, Archita Venugopal Menon, Kaitlyn A. Webster, Christopher Ng, Maria Dilia Palumbieri, Moussa S. Diolombi, Susanne B. Breitkopf, Julie Teruya-Feldstein, Sabina Signoretti, Roderick T. Bronson, John M. Asara, Mireia Castillo-Martin, Carlos Cordon-Cardo & Pier Paolo Pandolfi
Nature Genetics (2018) Published online: 15 January 2018,  doi:10.1038/s41588-017-0027-2

Deregulated PP1α phosphatase activity towards MAPK activation is antagonized by a tumor suppressive failsafe mechanism
Ming Chen, Lixin Wan, Jiangwen Zhang, Jinfang Zhang, Lourdes Mendez, John G. Clohessy, Kelsey Berry, Joshua Victor, Qing Yin, Yuan Zhu, Wenyi Wei & Pier Paolo Pandolfi
Nature Communications 9, Article number: 159 (2018) Published online: 15 January 2018 doi:10.1038/s41467-017-02272-y

Fonte: Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center

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Scoperto meccanismo che alimenta il tumore alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2018

Un team di ricercatori dell’Istituto Oncologico di Ricerca, dell’Università della Svizzera Italiana e dell’Università degli Studi di Padova ha identificato uno dei meccanismi alla base della proliferazione delle cellule tumorali del cancro alla prostata, pubblicando i risultati nella rivista “Nature Genetics“.

hp_cancro

Abbiamo scoperto che le cellule del tumore prostatico – dice il professor Andrea Alimonti, del Dipartimento di Medicina di Padova – hanno bisogno del mitocondrio non perché questo produce energia ma perché regola uno specifico processo metabolico. In particolare il mitocondrio è in grado di regolare tramite un complesso enzimatico chiamato PDC (pyruvate dehydrogenase complex) la sintesi dei grassi (lipidi). Senza la capacità di produrre efficientemente lipidi, le cellule del tumore prostatico non sono infatti in grado di crescere e metastatizzare pur in presenza di un aumentata glicolisi“.

I ricercatori hanno evidenziato come nelle cellule del tumore della prostata l’attività del complesso enzimatico PDC sia 10 volte quella di una cellula normale proliferante. A causa di ciò, le cellule accumulano moltissimi lipidi.
Abbiamo individuato un numero di composti in grado di inibire selettivamente, questo enzima senza danneggiare le cellule normali – spiega Alimonti -. Questi composti sono in grado di bloccare la crescita tumorale in diversi modelli sperimentali e non è escluso che nel futuro troveremo composti in grado di affamare le cellule tumorali bloccando l’enzima PDC”.

Leggi abstract dell’articolo:
Compartmentalized activities of the pyruvate dehydrogenase complex sustain lipogenesis in prostate cancer
Jingjing Chen, Ilaria Guccini, […]Andrea Alimonti
Nature Genetics (2018) Published online:15 January 2018 doi:10.1038/s41588-017-0026-3

Fonte: Università degli Studi di Padova

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Tumore alla prostata: Indice di salute prostatica evita le biopsie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2017

Da poco tempo è disponibile un nuovo esame per la valutazione delle condizioni della prostata. L’esame è denominato PHI, (acronimo dall’inglese Prostate Health Index – Indice di salute prostatica) e deriva dall’elaborazione dei dati relativi a tre valori ematochimici:
PSA totale, PSA libero e [-2] proPSA  (p2PSA) – in un singolo punteggio numerico.

prostate-health

La sola valutazione del PSA totale è associata con le dimensioni della prostata, ma non è sempre in grado di distinguere se un aumento del PSA nel sangue è secondario a iperplasia benigna o alla presenza di un tumore. Una frazione del PSA libero, il [-2]proPSA ed i suoi derivati %[-2]proPSA e il phi (prostate health index) risultano invece meglio correlati alla presenza di una neoplasia prostatica.
In particolare nei pazienti con PSA totale compreso fra 2.5 e 10 ng/mL i valori di %[-2]proPSA e phi superiori all’intervallo di riferimento sono spesso associati alla presenza di una malattia clinicamente significativa. La misura del phi è particolarmente indicata in pazienti con valori di PSA totale superiori all’intervallo di riferimento per decidere se procedere o meno ad una biopsia prostatica.

In uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista “Prostate Cancer Prostatic Diseases“, i ricercatori del Carolina Urology Partners di Huntersville, North Carolina hanno confrontato 506 uomini che sono stati arruolati in modo prospettico e che hanno effettuato il test phi con 683 pazienti di controllo che non hanno effettuato il test phi.
Dai risultati è emerso che conoscere l’indice di salute prostatica (phi) modifica in modo significativo la scelta dell’urologo sul fatto di sottoporre o meno a biopsia i pazienti con determinati valori di Antigene prostatico specifico (PSA). Questo permette di evitare biopsie non necessarie, esponendo i pazienti  a complicanze, tra cui dolore e infezione, senza contare i costi aggiuntivi.
Il Prostate Health Index è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 2012.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical utility of the Prostate Health Index (phi) for biopsy decision management in a large group urology practice setting
White J, Shenoy BV, Tutrone RF, Karsh LI, Saltzstein DR, Harmon WJ, Broyles DL, Roddy TE, Lofaro LR, Paoli CJ, Denham D, Reynolds MA.
Prostate Cancer Prostatic Dis. 2017. Doi: 10.1038/s41391-017-0008-7

Approfondimenti:
Lazzeri M, Lughezzani G, Haese A, McNicholas T, de la Taille A, Buffi NM, et al. Clinical performance of prostate health index in men with tPSA>10 ng/ml: results from a multi-centric European study. Urol Oncol. 2016;34:415e13–415e19.

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La soia potrebbe aumentare il rischio di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Cancer” i ricercatori del Fairbanks School of Public Health dell’Università dell’Indiana, hanno trovato che alcuni elementi presenti nella soia, aumentano il rischio di cancro alla prostata.

soia

In particolare alimenti ricchi di fitoestrogeni e isoflavoni, appunto come la soia, possano aumentare il rischio di cancro in alcuni organi per la loro somiglianza strutturale al 17 β-estradiolo.

Il presente studio indaga se l’assunzione di questi composti può influenzare il rischio di cancro alla prostata nelle popolazioni umane. Durante un follow-up mediano di 11,5 anni, sono stati identificati 2.598 casi di cancro alla prostata (inclusi 287 casi avanzati) tra i 27.004 uomini inseriti in un test di screening del cancro della prostata, del polmone e del colon-retto. Valutando gli stili di vita e le abitudini alimentari attraverso i dati statistici è risultato che il cancro della prostata, soprattutto le sue forme avanzate ed aggressive, era più frequente in coloro che assumevano alimenti ricchi di isoflavoni.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary intake of isoflavones and coumestrol and the risk of prostate cancer in the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial
Reger, M. K., Zollinger, T. W., Liu, Z., Jones, J. F. and Zhang, J.
Int. J. Cancer. doi:10.1002/ijc.31095

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Cancro alla prostata: livelli bassi di testosterone riducono il rischio.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

Gli uomini con quantità basse di testosterone nel loro sangue hanno circa il 20% in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata. Ad affermarlo uno studio presentato alla National Cancer Research Institute (NCRI) Cancer Conference a Liverpool.

Gli scienziati dell’Università di Oxford hanno condotto il più grande studio fino ad oggi sull’analisi degli ormoni e il rischio di cancro alla prostata. Lo studio – finanziato da Cancer Research UK – ha esaminato campioni di sangue da circa 19.000 uomini di età compresa tra i 34-76 anni, raccolti tra il 1959 e il 2004. Di questi uomini, 6.900 hanno sviluppato il cancro alla prostata.
Hanno trovato che gli uomini con i livelli più bassi di testosterone avevano significativamente meno probabilità di sviluppare il cancro della prostata rispetto a tutti gli altri uomini di controllo.

prostate cancer  2017Conference

Il cancro alla prostata ha bisogno del testosterone per crescere. Quasi tutti i tumori della prostata che si diffondono hanno recettori iperattivi del testosterone. La terapia ormonale – la cura standard per il trattamento del cancro della prostata – blocca o abbassa la quantità di testosterone nel corpo.
In futuro, questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare a sviluppare un approccio per ridurre il rischio di sviluppare la malattia da parte degli uomini“. – afferma il professor Matt Seymour.

Leggi abstract:
Low circulating free testosterone is associated with reduced incidence of prostate cancer: A pooled analysis of individual participant data from 20 prospective studies

Fonte: Nuffield Department of Population Health – University of Oxford

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Nuovo test diagnostico per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della Queen’s University Belfast hanno condotto il più grande studio di ricerca al mondo utilizzando un test diagnostico sviluppato da Almac Diagnostics, per comprendere meglio la biologia del cancro alla prostata; questo potrebbe portare ad una trasformazione di come attualmente viene diagnosticato e trattato il cancro alla prostata.

Prostate-DX

La diagnosi attuale del cancro alla prostata comprende biopsie, scansioni e analisi del sangue per determinare quanto è aggressivo il cancro e successivamente sviluppare un appropriato piano di trattamento. I medici ripetutamente riportano che questi strumenti non sono sempre efficaci nel determinare quanto è aggressivo il cancro, il che può significare che è difficile decidere il miglior trattamento per un singolo paziente”. afferma il prof. Suneil Jain del  Centre for Cancer Research & Cell Biology presso la Queen’s University Belfast.

Almac Diagnostics ha sviluppato un biomarker di espressione genica, noto come Metastatic Assay, che mira a diagnosticare rapidamente il tipo di cancro alla prostata. Il test condotto su 248 pazienti precedentemente trattati per il cancro alla prostata ha analizza la genetica del tumore consentendo ai medici di comprendere il tipo di tumore, sia che si tratti di una crescita lenta o aggressiva e se quest’ultima, in che misura.

I risultati della ricerca pubblicati sulla rivista “Annals of Oncology“, hanno dimostrato che il test diagnostico è più efficace dei test clinici standard.

Leggi il full text dell’articolo:
Validation of a Metastatic Assay using biopsies to improve risk stratification in patients with prostate cancer treated with radical radiation therapy
S Jain C A Lyons S M Walker S McQuaid S Hynes D Mitchell B Pang G E Logan A M McCavigan D O’Rourke D McArt S McDade I Mills K M Prise L A Knight C J Steele P W Medlow V Berge B Katz D A Loblaw D P Harkin J James J M O’Sullivan R D Kennedy D J Waugh
Annals of Oncology, mdx637, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx637, Published: 10 October 2017

Fonti: Queen’s University Belfast Almac Diagnostics

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Linee guida sulla terapia immunosoppressiva nel trapianto di rene.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla terapia immunosoppressiva per prevenire il rigetto nel trapianto di rene sia negli adulti che nei bambini e nei giovani.

immunosuppressive therapy for kidney transplant

Le terapie sono: basilimimab (Simulect, Novartis Pharmaceuticals), tacrolimus a rilascio immediato (Adoport, Capexion, Modigraf, Prograf, Tacni, Vivadex), mycophenolate mofetil (versioni Cellcept e non marcate), immunoglobuline (Thymoglobuline), rilascio prolungato tacrolimus (Advagraf, Envarsus), micofenolato sodico (Myfortic Novartis Pharmaceuticals, Ceptava), sirolimus (Rapamune), everolimus (Certican) e belatacept (Nulojix).

Scarica e leggi i documenti in full text:

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in adults – Technology appraisal guidance [TA481] Published date: 11 October 2017

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in children and young people – Technology appraisal guidance [TA482] Published date: 11 October 2017

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Scoperto il biomaker per il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology” i ricercatori del Cleveland Clinic Lerner Research Institute hanno dimostrato per la prima volta come un’anomalia genetica legata al testosterone possa aiutare a predire le risposte individuali dei pazienti a terapie specifiche per cancro alla prostata.


HSD3B1 and Resistance to Androgen‐Deprivation Therapy in Prostate Cancer

Il gruppo di ricerca, guidato dal professore Nima Sharifi, del Cleveland Clinic Lerner Research Institute, ha studiato il ruolo della variante genetica HSD3B1 (1245C) in due diverse popolazioni di pazienti affetti da carcinoma prostatico, dopo la terapia di deprivazione degli androgeni (ADT).
I ricercatori hanno trovato per la prima volta che dopo la radioterapia e l’ADT, il cancro alla prostata era molto più probabile si diffondesse rapidamente negli uomini che avevano la variante HSD3B1 (1245C).

HSD3B1 (1245C) come biomarker predittivo può aiutare a guidare decisioni critiche di trattamento. La prospettiva di vita per pazienti con questa variante genica è scarsa, questi studi offrono speranza per una nuova strategia di trattamento con inibitori androgeni di nuova generazione, come abiraterone e enzaltamide.

Leggi abstracts degli articoli:
Association of HSD3B1 Genotype With Response to Androgen-Deprivation Therapy for Biochemical Recurrence After Radiotherapy for Localized Prostate Cancer
Jason W. D. Hearn; Wanling Xie; Mari Nakabayashi; Nima Almassi; Chad A. Reichard; Mark Pomerantz; Philip W. Kantoff; Nima Sharifi.
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3164

Editorial
HSD3B1—A Predictive Biomarker in Advanced Prostate Cancer

Andrew W. Hahn; Sumanta K. Pal; Neeraj Agarwal
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3158

HSD3B1 and Response to a Nonsteroidal CYP17A1 Inhibitor in CRPC

Fonte: Cleveland Clinic Lerner Research Institute

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NICE: Line guida sulle infezioni del tratto urinario nei bambini.

Posted by giorgiobertin su settembre 28, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione delle infezioni del tratto urinario nei neonati, nei bambini e nei giovani (sotto i 16 anni). Il documento include infezioni del tratto urinario superiore o inferiore, e sono comprese informazioni e consigli sulle famiglie e sugli assistenti.

urinary tract infection

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection in children and young people
Quality standard [QS36] Last updated: September 2017

Urinary tract infection in under 16s: diagnosis and management
Clinical guideline [CG54] Last updated: September 2017

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Infezioni del tratto urinario, Fda approva nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 9, 2017

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato Vabomere per i pazienti adulti con complicanze e infezioni del tratto urinario (cUTI), tra cui un tipo di infezione renale, pielonefrite, causata da batteri specifici. Vabomere è un farmaco contenente meropenem, antibatterico e vaborbactam, che inibisce determinati tipi di meccanismi di resistenza utilizzati dai batteri.

Vabomere

La sicurezza e l’efficacia di Vabomere sono state valutate in uno studio clinico con 545 adulti con cUTI, inclusi quelli con pielonefrite. Alla fine del trattamento endovenoso con Vabomere, circa il 98 per cento dei pazienti trattati con Vabomere non aveva più infezione nella coltura delle urina, rispetto a circa il 94 per cento dei pazienti trattati con piperacillina/tazobactam, un altro farmaco antibatterico.
Vabomere è prodotto da Rempex Pharmaceuticals.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new antibacterial drug

FDA Approval of VABOMERE™ (meropenem and vaborbactam) – Rempex Pharmaceuticals

www.vabomere.com for the full prescribing information.

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Cancro alla prostata: scoperto come ridurre le recidive.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

In uno studio approfondito, un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati britannici dell’University of Surrey ha studiato l’impatto della terapia anti-ormonale [androgen-deprivation therapy (ADT)] su campioni prelevati da pazienti con cancro alla prostata.

prostate-cancer

La terapia anti-ormonale è un trattamento comunemente prescritti per il cancro della prostata, che aiuta a ridurre i livelli di ormoni maschili – che stimolano le cellule tumorali a crescere – nella ghiandola. I ricercatori hanno scoperto che una conseguenza della terapia anti-ormone è l’attivazione dell’enzima riparazione del DNA, PARP.
L’attivazione di PARP permette alle cellule tumorali di resistere alla terapia anti-ormonale, e sviluppare una forma più aggressiva della malattia.

I ricercatori hanno scoperto che la prescrizione di inibitori PARP, un farmaco comunemente usato nel cancro al seno, al fianco di terapia anti-ormonale può essere efficace nel ridurre le recidive di cancro della prostata.

Il cancro della prostata è una malattia devastante, con un tasso di mortalità elevato. La nostra scoperta contribuirà a porre rimedio a questa e ad aumentare le possibilità di sopravvivenza per le migliaia di uomini che hanno contratto la malattia ogni anno” –  afferma il prof. Mohammad Asim.
Il passo successivo è quello di effettuare studi clinici per testare se questa combinazione di trattamento è sicura nei pazienti”.

Nuova ed entusiasmante scoperta che offre speranza a migliaia di maschi e limiterà la ricorrenza del cancro alla prostata. I risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Synthetic lethality between androgen receptor signalling and the PARP pathway in prostate cancer
Mohammad Asim, Firas Tarish[…]Thomas Helleday
Nature Communications 8, 374 doi:10.1038/s41467-017-00393-y

Fonte: University of Surrey

 

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Lo screening del PSA riduce il rischio di morte per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su settembre 5, 2017

Lo screening dell’antigene specifico della prostata (PSA) è legato a una notevole riduzione del rischio di morte per il cancro alla prostata. A suggerirlo una nuova revisione condotta dai ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle pubblicata sulla rivista “Annals Internal Medicine“.

screening-prostate-psa

Il test PSA è uno dei test predominanti utilizzati per diagnosticare il cancro alla prostata. Valuta i livelli di un antigene specifico della prostata nel sangue, che è una proteina prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica.

I ricercatori hanno confrontato il rischio di morte di cancro alla prostata tra uomini che hanno fatto e non hanno sottoposto a screening PSA. La revisione ha dimostrato che lo screening del PSA è associato a una significativa riduzione del rischio di morte da cancro alla prostata.

Sulla base di questi risultati, il team suggerisce che le attuali linee guida dell’United States Preventive Services Task Force (USPSTF)in materia di screening per il cancro alla prostata dovrebbero essere sottoposte a revisione.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Reconciling the Effects of Screening on Prostate Cancer Mortality in the ERSPC and PLCO Trials
Alex Tsodikov; Roman Gulati, et al.
Ann Intern Med. 5 SEPTEMBER 2017. DOI: 10.7326/M16-2586

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Come le cellule tumorali della prostata si trasformano per le metastasi.

Posted by giorgiobertin su agosto 9, 2017

Gli scienziati del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center hanno riferito, in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Communications” di aver scoperto un processo biochimico che fornisce alle cellule tumorali della prostata la capacità quasi innaturale di cambiare forma, di comprimersi in altri organi e di porre le radici in altre parti del corpo.
Gli scienziati affermano inoltre che nelle culture cellulare e negli studi del processo metastatico sui topi, viene coinvolta una proteina legata al cancro chiamata AIM1, e suggeriscono potenziali modi per intercettare o invertire la capacità dei tumori di diffondersi.

AIM1
Left: AIM1 proteins are stained brown in normal prostate cells and are located along the outside border of each cell. Right: AIM1 proteins in primary prostate cancer cells diffuse throughout each cell. Credit: Nature Communications

Per lo studio, gli scienziati hanno estratto ed analizzato i dati pubblici disponibili sulla ricerca genetica e sulla chimica di centinaia di tumori primari e metastatici sugli uomini con cancro alla prostata. Hanno trovato che un gene chiamato AIM1 è legato ai tumori della prostata metastatici e che la riduzione delle proteine ​​AIM1 è legata alla diffusione del tumore.

I nostri esperimenti mostrano che la perdita di proteine ​​AIM1 dà alle cellule tumorali della prostata la capacità di cambiare forma, migrare e invadere“. afferma il prof. Michael Haffner, patologo presso il Johns Hopkins Kimmel Cancer Center. “Sembra che quando i livelli di proteine ​​AIM1 si abbassano, l’impalcatura delle cellule tumorali della prostata diventano più malleabili e capaci di invadere altri tessuti;  con AIM1, il ponteggio delle cellule è normale e viene mantenuta una struttura rigida e ordinata.

Le cellule tumorali prostatiche prive di AIM1 erano in grado di migrare negli spazi liberi ed invadere i tessuti connettivi ad una frequenza superiore rispetto alle cellule con livelli normali di AIM1.

Leggi il full text dell’articolo:
AIM1 is an actin-binding protein that suppresses cell migration and micrometastatic dissemination.
Michael C. Haffner, David M. Esopi, Alcides Chaux, …, Steven S. An & Srinivasan Yegnasubramanian
Nature Communications 8, Article number: 142 Published online: 26 July 2017

Fonte: Johns Hopkins Kimmel Cancer Center

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Test del sangue per la diagnosi di cancro alla prostata aggressivo.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2017

I ricercatori del Queen Mary University of London’s Barts Cancer Institute (BCI) hanno sviluppato un nuovo test per identificare i pazienti con cancro alla prostata aggressivo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Clinical Cancer Research”, ha analizzato campioni di sangue di 81 pazienti affetti da cancro alla prostata utilizzando una nuova tecnologia di cattura cellula chiamata Parsortix sviluppato dalla British company ANGLE plc.
A differenza di molti altri sistemi, il sistema Parsortix cattura tutti i tipi di cellule tumorali (CTC) circolanti – le cellule tumorali che hanno lasciato il tumore originale, convogliate nel flusso sanguigno prima di diffondersi in tutto il corpo.

Il team ha scoperto che la combinazione del numero di CTC con il livello di ‘antigene prostatico specifico – PSA‘ del paziente (usato nei test attualmente disponibili) ha dato il miglior risultato come predittore di metastasi (oltre 92 per cento).
Questo è uno studio molto promettente per i pazienti ed ha il potenziale per aumentare la capacità dei medici di agire precocemente per il trattamento di coloro che sono a un più alto rischio di morire di cancro alla prostata. Fornire un trattamento più adeguato e in modo rapido potrebbe contribuire a salvare vite umane e prolungare l’aspettativa.” – affermano i ricercatori.

The novel association of circulating tumor cells and circulating megakaryocytes with prostate cancer prognosis.
Lei Xu, Xueying Mao, Tianyu Guo, Pui Ying Chan, Greg Shaw, John Hines, Elzbieta Stankiewicz, Yuqin Wang, Tim Oliver, Amar Ahmad, Daniel Berney, Jonathan Shamash, Yong-jie Lu.
Clinical Cancer Research. doi: 10.1158/1078-0432.CCR-16-3081

Fonti:
Queen Mary University of London
PARSORTIX BREAKTHROUGH DELIVERS RARE BLOOD CELL DISCOVERY IN PROSTATE CANCER – Angle plc.

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Svolta nella terapia per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

Una vera e propria svolta nel trattamento del cancro alla prostata è venuta nel corso del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago.

L’aggiunta di abiraterone acetato (Zytiga) più prednisone alla terapia ormonale standard per gli uomini con nuova diagnosi di alto rischio, carcinoma della prostata metastatico abbassa la probabilità di morte del 38%.
I dati provengono dallo studio di fase III ‘Latitude’, condotto su 1.200 uomini. L’abiraterone ha più che raddoppiato il tempo medio intercorso prima che la malattia ricominciasse a progredire, da 14,8 a 33 mesi. Il farmaco è stato dato al posto della chemioterapia.

zytiga1

Abiraterone non solo prolunga la vita, ma anche abbassato la probabilità di recidiva del 70% e ha ridotto il rischio di gravi complicanze ossee del 50%”, ha detto l’autore  dello studio Nicholas James,  Professore di Oncologia Clinica presso la Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, Regno Unito.

Per gli uomini che ricevono una diagnosi di cancro alla prostata in fase avanzata questo rappresenta un’evoluzione di trattamento, un nuovo efficace approccio. Dalla chemioterapia ad abiraterone“. Commentano gli esperti. “E’ una buona notizia per questi pazienti, poiché trattare la malattia con abiraterone può significare vivere più a lungo con un ridotto impatto di effetti collaterali”.

Il risultato terapeutico che abbiamo osservato in questo studio, dato dall’uso precoce di abiraterone – sottolineano gli scienziati – è comparabile a quello della chemio, dimostrato negli studi già effettuati. La differenza è che il farmaco è molto più tollerabile, tanto che molti pazienti non riportano nessun effetto collaterale”.

News dall’ASCO:
Abiraterone Delays Metastatic Prostate Cancer Growth by 18 Months, Extends Survival

Leggi abstract dell’articolo:
LATITUDE: A phase III, double-blind, randomized trial of androgen deprivation therapy with abiraterone acetate plus prednisone or placebos in newly diagnosed high-risk metastatic hormone-naive prostate cancer.
J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr LBA3)

Zytiga: Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto – EMA

ZYTIGA® (abiraterone acetate)

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Radioterapia stereotassica efficace per il cancro del rene.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2017

I pazienti affetti da cancro al rene potrebbe presto avere un’alternativa ai trattamenti tradizionali, a dimostrarlo una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center Kidney Cancer Program del Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center.

Definitive radiation treatment for kidney cancer and metastases

Nello studio il team ha dimostrato che il trattamento del cancro del rene metastatico in forma avanzata attraverso una concentrazione di radiazione denominata ‘radioterapia stereotassica ablativa‘ realizza il controllo di oltre il 90 per cento delle metastasi.

Questo studio dimostra che la radiazione stereotassica fornisce una buona alternativa non invasiva al trattamento convenzionale, e permette il controllo efficace della malattia“, afferma il prof. Raquibul Hannan, docente di Radioterapia Oncologica. “E’ un’alternativa per i pazienti che non sono candidati alla chirurgia a causa delle loro condizioni e della posizione delle metastasi“. (video)

Lo standard di cura per il carcinoma renale metastatico è la terapia sistemica, ad esempio con farmaci o immunoterapia mirata, che ha spesso molti effetti collaterali. Il nostro studio dimostra che alcuni di questi pazienti possono essere trattati con la radioterapia stereotassica con l’obiettivo di guarire, o di ritardare la terapia sistemica, consentendo ai pazienti di godere di una migliore qualità della vita senza gli effetti collaterali dei farmaci” – conclude il prof. Hannan.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and Efficacy of Stereotactic Ablative Radiation Therapy for Renal Cell Carcinoma Extracranial Metastases
Wang, Chiachien Jake et al.
International Journal of Radiation Oncology • Biology • Physics , Volume 98 , Issue 1 , 91 – 100

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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