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Posts Tagged ‘urologia’

NICE: linee guida sulla infezione del tratto urinario (ricorrente).

Posted by giorgiobertin su novembre 4, 2018

E’ stata pubblicata a cura di NICE una linee guida che stabilisce una strategia di prescrizione antimicrobica per prevenire le infezioni ricorrenti del tratto urinario in bambini, giovani e adulti che non hanno un catetere. Il documento ha lo scopo di ottimizzare l’uso di antibiotici e ridurre la resistenza agli antibiotici.

UTI-recurrent

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection (recurrent): antimicrobial prescribing
NICE guideline [NG112] Published date: October 2018

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NICE: linee guida sulle infezione del tratto urinario in età pediatrica.

Posted by giorgiobertin su novembre 3, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE, in aggiornamento, le linee guida sulla diagnosi e gestione delle prime o ricorrenti infezioni del tratto urinario superiore o inferiore in neonati, bambini e giovani. Lo scopo è quello di raggiungere una pratica clinica più coerente, basata su diagnosi accurate e una gestione efficace.
Il precedente documento è datato 2007.

Urinary tract infection1

Il documento include: indagini e diagnosi, gestione acuta, test di imaging, intervento chirurgico, azioni supplementari.

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection in under 16s: diagnosis and management
Clinical guideline [CG54] Published date: August 2007 Last updated: October 2018

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Sviluppata molecola di DNA contro il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2018

Gli scienziati del City of Hope, centro oncologico indipendente di ricerca biomedica, hanno sviluppato una molecola sintetica di DNA che disabilita i sistemi di difesa del tumore inducendo risposte immunitarie – un’immunoterapia in due fasi che ha eliminato il cancro alla prostata difficile da trattare in modelli sperimentali.

CCR20.cover

Il DNA a catena corta programmato dai ricercatori della City of Hope ha temporaneamente revocato lo scudo difensivo dei tumori e risvegliato il sistema immunitario nei modelli di cellule umane e nei topi per sradicare i tumori della prostata difficili da trattare. Lo studio preclinico, pubblicato sulla rivista “Clinical Cancer Research“, ha creato un modello di un nuovo tipo di DNA o farmaco “oligonucleotidico” – CpG-STAT3ASO.

In particolare, l’uso di una molecola sintetica con solo STAT3 o TLR9 non è stato altrettanto efficace nell’uccidere il cancro alla prostata come l’uso dei due assieme.

È troppo presto per affermarlo, ha detto il prof. Kortylewski, ma è possibile che questa molecola di DNA possa essere utilizzata in futuro per la vaccinazione terapeutica contro il cancro alla prostata metastatico. Un simile approccio potrebbe funzionare indipendentemente dalla genetica del cancro alla prostata di un individuo.

Leggi abstract dell’articolo:
STAT3 Inhibition Combined with CpG Immunostimulation Activates Antitumor Immunity to Eradicate Genetically Distinct Castration-Resistant Prostate Cancers
Dayson Moreira, Tomasz Adamus, Xingli Zhao, Yu-Lin Su, Zhuoran Zhang, Seok Voon White, Piotr Swiderski, Xin Lu, Ronald A. DePinho, Sumanta K. Pal and Marcin Kortylewski
Clin Cancer Res October 18 2018 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-1277

Fonte: City of Hope

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ASTRO/ASCO/AUA: Linee Guida per il cancro alla prostata in stadio iniziale.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2018

Tre società americane American Society for Radiation Oncology (ASTRO), American Society of Clinical Oncology (ASCO) e American Urological Association (AUA), hanno pubblicato delle linea guida cliniche per i medici che trattano uomini con carcinoma prostatico in fase iniziale utilizzando la radioterapia a fascio esterno (EBRT).

Le linee guida sono state pubblicate contemporaneamente su tre riviste: Practical Radiation OncologyJournal of Clinical Oncology e The Journal of Urology.

ASCO

La radioterapia a raggio esterno è un’opzione di trattamento definitivo standard che conferisce esiti equivalenti alla prostatectomia radicale per gli uomini con carcinoma prostatico localizzato.

Quando l’EBRT è ipofrazionato, i pazienti ricevono dosi di radiazioni più ampie in un numero inferiore di sessioni di trattamento, in genere completando il trattamento in 4-5 settimane, rispetto alle otto-nove settimane per le radiazioni convenzionali.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hypofractionated Radiation Therapy for Localized Prostate Cancer: An ASTRO, ASCO, and AUA Evidence-Based Guideline
Scott C. Morgan, Karen Hoffman, D. Andrew Loblaw, Mark K. Buyyounouski, Caroline Patton, Daniel Barocas,…
Journal of Clinical Oncology – published online before print October 11, 2018 DOI: 10.1200/JCO.18.01097

Fonte: American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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Tumori della prostata e del polmone aggressivi sono guidati da meccanismi comuni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2018

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles (UCLA), hanno scoperto un processo comune nello sviluppo di tumori a piccole cellule della prostata e del polmone in stadio avanzato. Questi meccanismi molecolari condivisi potrebbero portare allo sviluppo di farmaci per trattare non solo i tumori della prostata e del polmone, ma i tumori a piccole cellule di quasi tutti gli organi.

uclaresearch
Microscopic image of small cell neuroendocrine prostate cancer: cancer cells are seen expressing diagnostic prostate cancer markers in green and red (blue color indicates the cell nucleus) Credit: Jung Wook Park & Owen Witte

La scoperta chiave: le cellule della prostata e del polmone hanno modelli di espressione genica molto diversi quando sono sani, ma modelli quasi identici quando si trasformano in tumori a piccole cellule.
I tumori a piccole cellule del polmone, della prostata, della vescica e di altri tessuti erano da lungo tempo ritenuti simili nel solo nome – e sono stati trattati dagli oncologi come entità diverse”, ha detto il prof. Owen Witte. “Negli ultimi anni, tuttavia, i ricercatori hanno iniziato a rendersi conto che ci sono delle somiglianze nei tumori, e questo è ciò che conferma il nostro lavoro“.

Il team sta ora lavorando alla mappatura dei geni che controllano l’intera cascata di eventi che sta alla base della transizione al cancro delle piccole cellule.

Il nostro studio ha rivelato” regolatori genici master “condivisi – le proteine ​​chiave che controllano l’espressione di più geni nelle cellule tumorali a piccole cellule”, afferma il prof. Witte. “Studiare la rete dei regolatori del gene master potrebbe portare a un nuovo modo di combattere i cancri mortali”.

Leggi abstract dell’articolo:
Reprogramming normal human epithelial tissues to a common, lethal neuroendocrine cancer lineage
BY JUNG WOOK PARK, JOHN K. LEE, KATHERINE M. SHEU, LIANG WANG, NIKOLAS G. BALANIS, …….OWEN N. WITTE
Science 05 Oct 2018: Vol. 362, Issue 6410, pp. 91-95 DOI: 10.1126/science.aat5749

Fonte: University of California – Los Angeles (UCLA)

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Creati in laboratorio strutture tubulari renali funzionali.

Posted by giorgiobertin su luglio 12, 2018

Gli scienziati dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno sviluppato una tecnologia per costruire in laboratorio strutture tubulari renali complesse, utilizzando dei dispositivi ottenuti con stampante 3D. Questi tubuli presentano caratteristiche strutturali e funzionali dei tubuli renali in vivo e sono stati usati per riprodurre in vitro malattie renali, eseguire screening farmacologici personalizzati, individuare nuovi composti con potenziale terapeutico, e studiare lo sviluppo embrionale renale e le sue anomalie.

tubuli renali

Il lavoro, che è stato pubblicato sulla rivista di settore EBioMedicine, apre diverse strade: può fornire nuove informazioni sulla patogenesi di malattie renali e sullo sviluppo di nuove cure; accelerare e migliorare la valutazione dell’efficacia dei farmaci; gettare le basi per nuove tecnologie nel campo della bioingegneria renale, per costruire tessuti con le cellule dei pazienti da utilizzare in futuro per il trapianto, come terapia sostitutiva.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Engineered Kidney Tubules for Modeling Patient-Specific Diseases and Drug Discovery
Valentina Benedetti1, Valerio Brizi1, Patrizia Guida1, Susanna Tomasoni, Osele Ciampi, Elena Angeli, Ugo Valbusa, Ariela Benigni, Giuseppe Remuzzi, Christodoulos Xinaris
EBioMedicine DOI: https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2018.06.005

Fonte: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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Cancro alla prostata: scoperti nuovi marcatori genetici.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2018

Un team internazionali di ricercatori coordinati dal professore Frederick R. Schumacher del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, ha identificato 63 nuove varianti genetiche che potrebbe indicare un rischio maggiore di cancro alla prostata negli uomini.

Lo studio e i risultati sono stati pubblicati su “Nature Genetics”.

prostate cancer loci

I marcatori genetici – noti anche come polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) – sono rilevati a livello del DNA. Schumacher e colleghi hanno esaminato le sequenze di DNA di circa 140.000 uomini di discendenza europea, compresi i dati di precedenti studi. Circa 80.000 di questi uomini avevano il cancro alla prostata, mentre gli altri 60.000 non avevano alcuna evidenza della malattia.

Con questi dati, sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici in quelli con carcinoma della prostata – marcatori che non compaiono nel DNA degli uomini senza la malattia.
I nostri risultati ci permetteranno di identificare quali uomini dovrebbero sottoporsi a screening PSA precoci e regolari e questi risultati potrebbero eventualmente influenzare le decisioni di trattamento“, afferma il professore Schumacher.

i ricercatori stanno anche esaminando i cambiamenti genetici negli uomini di diverse razze, compresi gli afroamericani e quelli di origine asiatica.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […] Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018 doi:10.1038/s41588-018-0142-8

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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Identificati i marcatori genetici per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Un team internazionale di ricercatori esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Canada, Germania, Cina, Finlandia, Belgio, Spagna, Polonia, Malesia e Croazia, coordinati dagli scienziati dell’University of Southern California – USC ha trovato decine di nuovi marcatori genetici nel codice del DNA che aumentano il rischio di cancro alla prostata – una conoscenza potente che probabilmente si rivelerà utile per rilevare e prevenire la malattia.
Concentrandosi sul DNA di oltre 140.000 uomini in tutto il mondo, i ricercatori sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata.

Genetic-markers-prostate-cancer
Cancer in the prostate gland, seen here in yellow, is common for older men. A team including USC scientists found telltale genetic traits to predict men who are most at risk. (Photo/Science Source)

Questa non è una cura, ma le informazioni possono aiutare a identificare gli uomini ad alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata che possono beneficiare di uno screening avanzato e di una prevenzione futura mirata“, ha detto il prof. Christopher A. Haiman.
Per identificare i marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata, i ricercatori hanno usato “OncoArray“, una nuova analisi del DNA, per confrontare più di mezzo milione di cambiamenti a singola lettera nel codice del DNA di quasi 80.000 uomini con cancro alla prostata e più di 61.000 uomini senza la malattia.

Abbiamo la capacità di identificare gli uomini a maggior rischio di cancro alla prostata”, ha detto Haiman. “Ora abbiamo bisogno di capire come usare questa informazione genetica per prevenire la malattia“.
Molte delle nuove varianti genetiche sono state trovate nella regione dei geni coinvolti nella comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e altre cellule del corpo. Ciò implica che gli errori genetici nei percorsi immunitari possono influenzare il rischio di cancro alla prostata, che potrebbe avere importanti implicazioni per il potenziale trattamento futuro del cancro alla prostata con le immunoterapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […]Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018

Fonte: University of Southern California – USC

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Nuovo test del sangue per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2018

Un nuovo test del sangue si è dimostrato più accurato del tradizionale test del PSA per misurare il rischio di cancro alla prostata e potrebbe ridurre di oltre il 40% le biopsie perché riesce, da solo senza necessità di altri esami invasivi, a distinguere tra forme maligne e benigne del tumore. Sono i risultati di uno studio multicentrico che esperti della Cleveland Clinic presentato durante il Annual MeetingAmerican Urological Association a San Francisco.

IsoPSA

Il test, denominato Iso PSA, messo a punto dalla Cleveland-diagnostics si differenzia dal tradizionale esame per la ricerca dell’antigene prostatico specifico (Psa) per il fatto che non si limita a verificare i valori alterati del PSA ma ne identifica i cambiamenti della struttura molecolare, discriminando con attendibilità i cambiamenti strutturali della proteina associati alla eventuale presenza di un tumore.

IsoPSA Improves Detection of Clinically Important Cancers
IsoPSA

AUA Scientific Program

Leggi abstract dell’articolo pubblicato su European Urology:
The Single-parameter, Structure-based IsoPSA Assay Demonstrates Improved Diagnostic Accuracy for Detection of Any Prostate Cancer and High-grade Prostate Cancer Compared to a Concentration-based Assay of Total Prostate-specific Antigen: A Preliminary Report
Eric A. Klein, Arnon Chait, Jason M. Hafron, Kenneth M. Kernen, Kannan Manickam, Andrew J. Stephenson, Mathew Wagner, Hui Zhu, Aimee Kestranek, Boris Zaslavsky, Mark Stovsky
European Urology December 2017 Volume 72, Issue 6, Pages 942–949

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Iperplasia prostatica benigna: efficace la Serenoa repens.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

Una review della letteratura scientifica coordinata dal prof. Vincenzo Ficarra, dell’Università di Messina e pubblicata dal British Journal of Urology ha confermato che la Serenoa Repens (Permizon), nota anche come saw palmetto o palmetta della Florida (pianta della famiglia delle Arecaceae) riequilibra il sistema ormonale e i problemi del tratto urinario inferiore legati all’iperplasia prostatica benigna.

Permixon-serenoa

I ricercatori hanno analizzato 15 studi randomizzati controllati e 12 osservazionali, con dati su 5.800 pazienti, ed hanno valutato l’efficacia di 320 mg di estratto esanico di Serenoa repens, rilevando i dati: nicturia, picco di flusso urinario (Qmax), indice International Prostate Symptom Score (IPSS), volume della prostata, funzionalità sessuale ed eventi avversi al farmaco.
Il composto ha evidenziato un aumento dello svuotamento della vescica, un aumento del flusso urinario. Sotto il profilo della sicurezza Serenoa repens ha mostrato un buon profilo e non ha interferito a livello di funzionalità sessuale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Efficacy and safety of a hexanic extract of Serenoa repens (Permixon®) for the treatment of lower urinary tract symptoms associated with benign prostatic hyperplasia (LUTS/BPH): Systematic review and meta‐analysis of randomized controlled trials and observational studies
Remigio Vela‐Navarrete Antonio Alcaraz Alfredo Rodríguez‐Antolín Bernardino Miñana López Jesús M Fernández‐Gómez Javier C Angulo David Castro Díaz Javier Romero‐Otero Francisco J Brenes Joaquín Carballido José M Molero García Antonio Fernández‐Pro Ledesma José Manuel Cózar Olmos José Manasanch Dalmau Isaac Subirana Cachinero Michael Herdman Vincenzo Ficarra
BJU International First published: 25 April 2018 https://doi.org/10.1111/bju.14362

Fonte: Quotidiano Sanità.it

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Antibiotici orali aumentano il rischio di calcoli renali.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

I ricercatori pediatrici del Children’s Hospital of Philadelphia hanno scoperto che bambini e adulti trattati con alcuni antibiotici per via orale hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare calcoli renali.

Il gruppo di studio, come pubblicato sulla rivista “Journal of the American Society of Nephrology“, ha visionato le cartelle cliniche elettroniche del Regno Unito, che coprivano 13 milioni di adulti e bambini visitati dai medici generici nella rete di miglioramento sanitario tra il 1994 e il 2015. Il team ha analizzato la precedente esposizione agli antibiotici per quasi 26.000 pazienti con calcoli renali, rispetto a quasi 260.000 soggetti di controllo.
Dai risultati è emerso che cinque classi di antibiotici orali – solfati orali, cefalosporine, fluorochinoloni, nitrofurantoina e penicilline ad ampio spettro – erano associate ad una diagnosi di calcoli renali. Il rischio per chi ha assunto questi farmaci era del 27% più alto rispetto ai controlli.

CHOP       kidney_stones

Gli scienziati sapevano già che gli antibiotici alterano la composizione del microbioma umano, la comunità di microrganismi nel corpo. Le interruzioni del microbioma intestinale e urinario sono state collegate al verificarsi di calcoli renali, ma nessuno studio precedente ha rivelato un’associazione tra uso di antibiotici e calcoli.

I maggiori rischi per i calcoli renali erano nei bambini e negli adolescenti. Il rischio di calcoli renali è diminuito nel tempo, ma è rimasto elevato diversi anni dopo l’uso di antibiotici.

Leggi asbtract dell’articolo:
Oral Antibiotic Exposure and Kidney Stone Disease
Gregory E. Tasian et al.
Journal of the American Society of Nephrology, online May 10, 2018. https://doi.org/10.1681/ASN.2017111213

Approfondimenti: Tasian GE et al, “Annual Incidence of Nephrolithiasis among Children and Adults in South Carolina from 1997 to 2012,” Clinical Journal of the American Society of Nephrology, published online Jan. 14, 2016, to appear in the March 2016 print issue. doi.org/10.2215/CJN.07610715

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia

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USPSTF: linee guida sullo Screening del Cancro alla Prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ US Preventive Services Task Force le raccomandazioni sullo screening del cancro alla prostata. Lo scopo è quello aggiornare le raccomandazioni USPSTF sullo screening basato sull’antigene prostatico specifico (PSA) per il cancro alla prostata. Il documento aggiorna il precedente del 2012.

Guideline prostate cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Prostate Cancer: US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. 2018;319(18):1901-1913. doi:10.1001/jama.2018.3710

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer
H. Ballentine Carter, MD
Editorial

Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer: Revisiting the Evidence
Opinion May 8, 2018

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Trovato il “tallone d’Achille” del tumore alla prostata aggressivo.

Posted by giorgiobertin su maggio 6, 2018

Gli scienziati dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco (UCSF), USA, coordinati dal prof. Davide Ruggero hanno scoperto che bloccando la proteina P-eIF2a si spinge il tumore a lavorare troppo fino a quando non esaurisce tutte le energie, portandolo alla morte.
Si tratta di una proteina sosia di quella prodotta dalle cellule sane in condizioni di stress. Bloccandola si innesca l’autodistruzione delle cellule malate. Negli esperimenti con topi geneticamente modificati, gli studiosi hanno dimostrato che un specifico composto riesce a bloccare la proteina P-eIF2a e portare i tumori all’autodistruzione. La riduzione della massa tumorale è stata osservata a partire dalla terza settimana dal trattamento.

Ruggero-Lab
Metastatic human prostate cancer cells transplanted into a mouse self-destruct (red) when treated with ISRIB, an experimental drug that exposes cancer cells to their full, unhealthy appetite for protein synthesis. Credit: Ruggero Lab/UCSF

I tumori più aggressivi, che formano anche metastasi“, afferma il prof. Ruggero, “devono lavorare di più rispetto ai tumori meno aggressivi, spendendo maggiori energie” e per crescere velocemente, hanno imparato a ottimizzare l’uso del carburante, senza restare a ‘secco’, grazie a questa proteina“. “Abbiamo scoperto che questi tumori hanno imparato a controllare l’attività di questa proteina che ha una funzione di freno, come fosse una soglia oltre la quale sanno di non potersi spingere. Per tale motivo questi tumori aggressivi “diventano dipendenti da questa soglia, cruciale per la loro crescita”.

Bloccando la proteina “i tumori muoiono – soiegano i ricercatori – perché lavorano troppo e non hanno più energie“. Il prossimo passo sarà sperimentare il composto sull’uomo e i ricercatori sperano di cominciare i test entro un anno.

Leggi abstract dell’articolo:
Development of a stress response therapy targeting aggressive prostate cancer
BY HAO G. NGUYEN, CRYSTAL S. CONN, YAE KYE, LINGRU XUE, CRAIG M. FORESTER, JANET E. COWAN, ANDREW C. HSIEH, JOHN T. CUNNINGHAM, CHARLES TRUILLET, FEVEN TAMEIRE, MICHAEL J. EVANS, CHRISTOPHER P. EVANS, JOY C. YANG, BYRON HANN, CONSTANTINOS KOUMENIS, PETER WALTER, PETER R. CARROLL, DAVIDE RUGGERO
Science Translational Medicine 02 May 2018: Vol. 10, Issue 439, eaar2036 DOI: 10.1126/scitranslmed.aar2036

Fonte: Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco (UCSF), USA

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ASCO: nuove opzioni per il cancro alla prostata metastatico.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

L’aggiunta di docetaxel o abiraterone (Zytiga) alla tradizionale terapia di deprivazione androgenica (ADT) ha migliorato significativamente la sopravvivenza generale negli uomini con neoplasia prostatica resistente alla mastecografia non diagnosticata (mnCRPC), secondo una nuova linea guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

JCO

Dai risultati di due studi randomizzati (The CHAARTED trial  –  LATITUDE randomized trial) è stato dimostrato che i pazienti trattati con abiraterone più ADT vivevano più a lungo di quelli trattati con ADT da solo.

Leggi il documento in full text:
Optimizing Anticancer Therapy in Metastatic Non-Castrate Prostate Cancer: American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline
Michael J. Morris, R. Bryan Rumble, Ethan Basch, Sebastien J. Hotte, Andrew Loblaw, Dana Rathkopf, Paul Celano, Rick Bangs, and Matthew I. Milowsky
Journal of Clinical Oncology Published online ahead of print April 2, 2018, DOI: 10.1200/JCO.2018.78.0619

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Il grasso alimentare aiuta a diffondere il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2018

Una nuova ricerca dimostra come il grasso contenuto nella dieta occidentale, in combinazione con fattori genetici, può causare la diffusione dei tumori del cancro alla prostata.

I risultati dei ricercatori del Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center in Boston gettano nuova luce sulla complessa interazione tra i nostri geni e il grasso della dieta, nonché sul ruolo di questa dinamica nel promuovere la diffusione, o le metastasi del cancro alla prostata.
Gli studi affermano i ricercatori aprono la strada per il nuovo uso di farmaci esistenti nella lotta contro il cancro alla prostata.

Hamburger

Sebbene sia ampiamente ipotizzato che una dieta occidentale possa promuovere la progressione del cancro alla prostata, mancano prove dirette a supporto di una forte associazione tra lipidi e cancro alla prostata.” afferma il prof. Pandolfi.
Gli scienziati sapevano che il gene PTEN svolge un ruolo chiave, perché è un gene che sopprime il tumore e studi sugli animali hanno dimostrato che è assente quando il cancro si diffonde.
Tuttavia, i ricercatori spiegano che gli studi hanno anche dimostrato che la perdita di questo gene non è sufficiente per innescare la metastasi da sola.

Analizzando i tumori metastatizzanti, i ricercatori hanno anche scoperto che le loro cellule producevano quantità eccessivamente elevate di grassi. “L’implicazione è, se c’è un interruttore, forse c’è un farmaco con il quale possiamo bloccare questo interruttore e forse possiamo prevenire la metastasi o anche curare il cancro alla prostata metastatico”. “Il farmaco per l’obesità ha bloccato la lipogenesi in modo fantastico e i tumori sono regrediti e non si sono metastatizzati”, riferisce il prof. Pandolfi.
In particolare aumentando la quantità di grasso nella dieta dei topi – in modo tale da imitare la dieta occidentale – i roditori hanno sviluppato tumori metastatici.

I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Genetics” e “Nature Communications“, aprono anche la strada a nuove terapie, spiegano i ricercatori, poiché i pazienti che hanno tumori metastatici possono essere aiutati privando questi tumori di grasso. Questo potrebbe essere fatto usando la fatostatina o altri farmaci anti-grasso, o attraverso interventi dietetici.

Leggi abstracts degli articoli:
An aberrant SREBP-dependent lipogenic program promotes metastatic prostate cancer
Ming Chen, Jiangwen Zhang, Katia Sampieri, John G. Clohessy, Lourdes Mendez, Enrique Gonzalez-Billalabeitia, Xue-Song Liu, Yu-Ru Lee, Jacqueline Fung, Jesse M. Katon, Archita Venugopal Menon, Kaitlyn A. Webster, Christopher Ng, Maria Dilia Palumbieri, Moussa S. Diolombi, Susanne B. Breitkopf, Julie Teruya-Feldstein, Sabina Signoretti, Roderick T. Bronson, John M. Asara, Mireia Castillo-Martin, Carlos Cordon-Cardo & Pier Paolo Pandolfi
Nature Genetics (2018) Published online: 15 January 2018,  doi:10.1038/s41588-017-0027-2

Deregulated PP1α phosphatase activity towards MAPK activation is antagonized by a tumor suppressive failsafe mechanism
Ming Chen, Lixin Wan, Jiangwen Zhang, Jinfang Zhang, Lourdes Mendez, John G. Clohessy, Kelsey Berry, Joshua Victor, Qing Yin, Yuan Zhu, Wenyi Wei & Pier Paolo Pandolfi
Nature Communications 9, Article number: 159 (2018) Published online: 15 January 2018 doi:10.1038/s41467-017-02272-y

Fonte: Cancer Center and Cancer Research Institute at the Beth Israel Deaconess Medical Center

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Scoperto meccanismo che alimenta il tumore alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2018

Un team di ricercatori dell’Istituto Oncologico di Ricerca, dell’Università della Svizzera Italiana e dell’Università degli Studi di Padova ha identificato uno dei meccanismi alla base della proliferazione delle cellule tumorali del cancro alla prostata, pubblicando i risultati nella rivista “Nature Genetics“.

hp_cancro

Abbiamo scoperto che le cellule del tumore prostatico – dice il professor Andrea Alimonti, del Dipartimento di Medicina di Padova – hanno bisogno del mitocondrio non perché questo produce energia ma perché regola uno specifico processo metabolico. In particolare il mitocondrio è in grado di regolare tramite un complesso enzimatico chiamato PDC (pyruvate dehydrogenase complex) la sintesi dei grassi (lipidi). Senza la capacità di produrre efficientemente lipidi, le cellule del tumore prostatico non sono infatti in grado di crescere e metastatizzare pur in presenza di un aumentata glicolisi“.

I ricercatori hanno evidenziato come nelle cellule del tumore della prostata l’attività del complesso enzimatico PDC sia 10 volte quella di una cellula normale proliferante. A causa di ciò, le cellule accumulano moltissimi lipidi.
Abbiamo individuato un numero di composti in grado di inibire selettivamente, questo enzima senza danneggiare le cellule normali – spiega Alimonti -. Questi composti sono in grado di bloccare la crescita tumorale in diversi modelli sperimentali e non è escluso che nel futuro troveremo composti in grado di affamare le cellule tumorali bloccando l’enzima PDC”.

Leggi abstract dell’articolo:
Compartmentalized activities of the pyruvate dehydrogenase complex sustain lipogenesis in prostate cancer
Jingjing Chen, Ilaria Guccini, […]Andrea Alimonti
Nature Genetics (2018) Published online:15 January 2018 doi:10.1038/s41588-017-0026-3

Fonte: Università degli Studi di Padova

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Tumore alla prostata: Indice di salute prostatica evita le biopsie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2017

Da poco tempo è disponibile un nuovo esame per la valutazione delle condizioni della prostata. L’esame è denominato PHI, (acronimo dall’inglese Prostate Health Index – Indice di salute prostatica) e deriva dall’elaborazione dei dati relativi a tre valori ematochimici:
PSA totale, PSA libero e [-2] proPSA  (p2PSA) – in un singolo punteggio numerico.

prostate-health

La sola valutazione del PSA totale è associata con le dimensioni della prostata, ma non è sempre in grado di distinguere se un aumento del PSA nel sangue è secondario a iperplasia benigna o alla presenza di un tumore. Una frazione del PSA libero, il [-2]proPSA ed i suoi derivati %[-2]proPSA e il phi (prostate health index) risultano invece meglio correlati alla presenza di una neoplasia prostatica.
In particolare nei pazienti con PSA totale compreso fra 2.5 e 10 ng/mL i valori di %[-2]proPSA e phi superiori all’intervallo di riferimento sono spesso associati alla presenza di una malattia clinicamente significativa. La misura del phi è particolarmente indicata in pazienti con valori di PSA totale superiori all’intervallo di riferimento per decidere se procedere o meno ad una biopsia prostatica.

In uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista “Prostate Cancer Prostatic Diseases“, i ricercatori del Carolina Urology Partners di Huntersville, North Carolina hanno confrontato 506 uomini che sono stati arruolati in modo prospettico e che hanno effettuato il test phi con 683 pazienti di controllo che non hanno effettuato il test phi.
Dai risultati è emerso che conoscere l’indice di salute prostatica (phi) modifica in modo significativo la scelta dell’urologo sul fatto di sottoporre o meno a biopsia i pazienti con determinati valori di Antigene prostatico specifico (PSA). Questo permette di evitare biopsie non necessarie, esponendo i pazienti  a complicanze, tra cui dolore e infezione, senza contare i costi aggiuntivi.
Il Prostate Health Index è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 2012.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical utility of the Prostate Health Index (phi) for biopsy decision management in a large group urology practice setting
White J, Shenoy BV, Tutrone RF, Karsh LI, Saltzstein DR, Harmon WJ, Broyles DL, Roddy TE, Lofaro LR, Paoli CJ, Denham D, Reynolds MA.
Prostate Cancer Prostatic Dis. 2017. Doi: 10.1038/s41391-017-0008-7

Approfondimenti:
Lazzeri M, Lughezzani G, Haese A, McNicholas T, de la Taille A, Buffi NM, et al. Clinical performance of prostate health index in men with tPSA>10 ng/ml: results from a multi-centric European study. Urol Oncol. 2016;34:415e13–415e19.

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La soia potrebbe aumentare il rischio di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Cancer” i ricercatori del Fairbanks School of Public Health dell’Università dell’Indiana, hanno trovato che alcuni elementi presenti nella soia, aumentano il rischio di cancro alla prostata.

soia

In particolare alimenti ricchi di fitoestrogeni e isoflavoni, appunto come la soia, possano aumentare il rischio di cancro in alcuni organi per la loro somiglianza strutturale al 17 β-estradiolo.

Il presente studio indaga se l’assunzione di questi composti può influenzare il rischio di cancro alla prostata nelle popolazioni umane. Durante un follow-up mediano di 11,5 anni, sono stati identificati 2.598 casi di cancro alla prostata (inclusi 287 casi avanzati) tra i 27.004 uomini inseriti in un test di screening del cancro della prostata, del polmone e del colon-retto. Valutando gli stili di vita e le abitudini alimentari attraverso i dati statistici è risultato che il cancro della prostata, soprattutto le sue forme avanzate ed aggressive, era più frequente in coloro che assumevano alimenti ricchi di isoflavoni.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary intake of isoflavones and coumestrol and the risk of prostate cancer in the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial
Reger, M. K., Zollinger, T. W., Liu, Z., Jones, J. F. and Zhang, J.
Int. J. Cancer. doi:10.1002/ijc.31095

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Cancro alla prostata: livelli bassi di testosterone riducono il rischio.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

Gli uomini con quantità basse di testosterone nel loro sangue hanno circa il 20% in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata. Ad affermarlo uno studio presentato alla National Cancer Research Institute (NCRI) Cancer Conference a Liverpool.

Gli scienziati dell’Università di Oxford hanno condotto il più grande studio fino ad oggi sull’analisi degli ormoni e il rischio di cancro alla prostata. Lo studio – finanziato da Cancer Research UK – ha esaminato campioni di sangue da circa 19.000 uomini di età compresa tra i 34-76 anni, raccolti tra il 1959 e il 2004. Di questi uomini, 6.900 hanno sviluppato il cancro alla prostata.
Hanno trovato che gli uomini con i livelli più bassi di testosterone avevano significativamente meno probabilità di sviluppare il cancro della prostata rispetto a tutti gli altri uomini di controllo.

prostate cancer  2017Conference

Il cancro alla prostata ha bisogno del testosterone per crescere. Quasi tutti i tumori della prostata che si diffondono hanno recettori iperattivi del testosterone. La terapia ormonale – la cura standard per il trattamento del cancro della prostata – blocca o abbassa la quantità di testosterone nel corpo.
In futuro, questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare a sviluppare un approccio per ridurre il rischio di sviluppare la malattia da parte degli uomini“. – afferma il professor Matt Seymour.

Leggi abstract:
Low circulating free testosterone is associated with reduced incidence of prostate cancer: A pooled analysis of individual participant data from 20 prospective studies

Fonte: Nuffield Department of Population Health – University of Oxford

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Nuovo test diagnostico per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della Queen’s University Belfast hanno condotto il più grande studio di ricerca al mondo utilizzando un test diagnostico sviluppato da Almac Diagnostics, per comprendere meglio la biologia del cancro alla prostata; questo potrebbe portare ad una trasformazione di come attualmente viene diagnosticato e trattato il cancro alla prostata.

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La diagnosi attuale del cancro alla prostata comprende biopsie, scansioni e analisi del sangue per determinare quanto è aggressivo il cancro e successivamente sviluppare un appropriato piano di trattamento. I medici ripetutamente riportano che questi strumenti non sono sempre efficaci nel determinare quanto è aggressivo il cancro, il che può significare che è difficile decidere il miglior trattamento per un singolo paziente”. afferma il prof. Suneil Jain del  Centre for Cancer Research & Cell Biology presso la Queen’s University Belfast.

Almac Diagnostics ha sviluppato un biomarker di espressione genica, noto come Metastatic Assay, che mira a diagnosticare rapidamente il tipo di cancro alla prostata. Il test condotto su 248 pazienti precedentemente trattati per il cancro alla prostata ha analizza la genetica del tumore consentendo ai medici di comprendere il tipo di tumore, sia che si tratti di una crescita lenta o aggressiva e se quest’ultima, in che misura.

I risultati della ricerca pubblicati sulla rivista “Annals of Oncology“, hanno dimostrato che il test diagnostico è più efficace dei test clinici standard.

Leggi il full text dell’articolo:
Validation of a Metastatic Assay using biopsies to improve risk stratification in patients with prostate cancer treated with radical radiation therapy
S Jain C A Lyons S M Walker S McQuaid S Hynes D Mitchell B Pang G E Logan A M McCavigan D O’Rourke D McArt S McDade I Mills K M Prise L A Knight C J Steele P W Medlow V Berge B Katz D A Loblaw D P Harkin J James J M O’Sullivan R D Kennedy D J Waugh
Annals of Oncology, mdx637, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx637, Published: 10 October 2017

Fonti: Queen’s University Belfast Almac Diagnostics

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Linee guida sulla terapia immunosoppressiva nel trapianto di rene.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla terapia immunosoppressiva per prevenire il rigetto nel trapianto di rene sia negli adulti che nei bambini e nei giovani.

immunosuppressive therapy for kidney transplant

Le terapie sono: basilimimab (Simulect, Novartis Pharmaceuticals), tacrolimus a rilascio immediato (Adoport, Capexion, Modigraf, Prograf, Tacni, Vivadex), mycophenolate mofetil (versioni Cellcept e non marcate), immunoglobuline (Thymoglobuline), rilascio prolungato tacrolimus (Advagraf, Envarsus), micofenolato sodico (Myfortic Novartis Pharmaceuticals, Ceptava), sirolimus (Rapamune), everolimus (Certican) e belatacept (Nulojix).

Scarica e leggi i documenti in full text:

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in adults – Technology appraisal guidance [TA481] Published date: 11 October 2017

Immunosuppressive therapy for kidney transplant in children and young people – Technology appraisal guidance [TA482] Published date: 11 October 2017

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Scoperto il biomaker per il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology” i ricercatori del Cleveland Clinic Lerner Research Institute hanno dimostrato per la prima volta come un’anomalia genetica legata al testosterone possa aiutare a predire le risposte individuali dei pazienti a terapie specifiche per cancro alla prostata.


HSD3B1 and Resistance to Androgen‐Deprivation Therapy in Prostate Cancer

Il gruppo di ricerca, guidato dal professore Nima Sharifi, del Cleveland Clinic Lerner Research Institute, ha studiato il ruolo della variante genetica HSD3B1 (1245C) in due diverse popolazioni di pazienti affetti da carcinoma prostatico, dopo la terapia di deprivazione degli androgeni (ADT).
I ricercatori hanno trovato per la prima volta che dopo la radioterapia e l’ADT, il cancro alla prostata era molto più probabile si diffondesse rapidamente negli uomini che avevano la variante HSD3B1 (1245C).

HSD3B1 (1245C) come biomarker predittivo può aiutare a guidare decisioni critiche di trattamento. La prospettiva di vita per pazienti con questa variante genica è scarsa, questi studi offrono speranza per una nuova strategia di trattamento con inibitori androgeni di nuova generazione, come abiraterone e enzaltamide.

Leggi abstracts degli articoli:
Association of HSD3B1 Genotype With Response to Androgen-Deprivation Therapy for Biochemical Recurrence After Radiotherapy for Localized Prostate Cancer
Jason W. D. Hearn; Wanling Xie; Mari Nakabayashi; Nima Almassi; Chad A. Reichard; Mark Pomerantz; Philip W. Kantoff; Nima Sharifi.
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3164

Editorial
HSD3B1—A Predictive Biomarker in Advanced Prostate Cancer

Andrew W. Hahn; Sumanta K. Pal; Neeraj Agarwal
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3158

HSD3B1 and Response to a Nonsteroidal CYP17A1 Inhibitor in CRPC

Fonte: Cleveland Clinic Lerner Research Institute

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NICE: Line guida sulle infezioni del tratto urinario nei bambini.

Posted by giorgiobertin su settembre 28, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione delle infezioni del tratto urinario nei neonati, nei bambini e nei giovani (sotto i 16 anni). Il documento include infezioni del tratto urinario superiore o inferiore, e sono comprese informazioni e consigli sulle famiglie e sugli assistenti.

urinary tract infection

Scarica e leggi il documento in full text:
Urinary tract infection in children and young people
Quality standard [QS36] Last updated: September 2017

Urinary tract infection in under 16s: diagnosis and management
Clinical guideline [CG54] Last updated: September 2017

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Infezioni del tratto urinario, Fda approva nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 9, 2017

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato Vabomere per i pazienti adulti con complicanze e infezioni del tratto urinario (cUTI), tra cui un tipo di infezione renale, pielonefrite, causata da batteri specifici. Vabomere è un farmaco contenente meropenem, antibatterico e vaborbactam, che inibisce determinati tipi di meccanismi di resistenza utilizzati dai batteri.

Vabomere

La sicurezza e l’efficacia di Vabomere sono state valutate in uno studio clinico con 545 adulti con cUTI, inclusi quelli con pielonefrite. Alla fine del trattamento endovenoso con Vabomere, circa il 98 per cento dei pazienti trattati con Vabomere non aveva più infezione nella coltura delle urina, rispetto a circa il 94 per cento dei pazienti trattati con piperacillina/tazobactam, un altro farmaco antibatterico.
Vabomere è prodotto da Rempex Pharmaceuticals.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new antibacterial drug

FDA Approval of VABOMERE™ (meropenem and vaborbactam) – Rempex Pharmaceuticals

www.vabomere.com for the full prescribing information.

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Cancro alla prostata: scoperto come ridurre le recidive.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

In uno studio approfondito, un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati britannici dell’University of Surrey ha studiato l’impatto della terapia anti-ormonale [androgen-deprivation therapy (ADT)] su campioni prelevati da pazienti con cancro alla prostata.

prostate-cancer

La terapia anti-ormonale è un trattamento comunemente prescritti per il cancro della prostata, che aiuta a ridurre i livelli di ormoni maschili – che stimolano le cellule tumorali a crescere – nella ghiandola. I ricercatori hanno scoperto che una conseguenza della terapia anti-ormone è l’attivazione dell’enzima riparazione del DNA, PARP.
L’attivazione di PARP permette alle cellule tumorali di resistere alla terapia anti-ormonale, e sviluppare una forma più aggressiva della malattia.

I ricercatori hanno scoperto che la prescrizione di inibitori PARP, un farmaco comunemente usato nel cancro al seno, al fianco di terapia anti-ormonale può essere efficace nel ridurre le recidive di cancro della prostata.

Il cancro della prostata è una malattia devastante, con un tasso di mortalità elevato. La nostra scoperta contribuirà a porre rimedio a questa e ad aumentare le possibilità di sopravvivenza per le migliaia di uomini che hanno contratto la malattia ogni anno” –  afferma il prof. Mohammad Asim.
Il passo successivo è quello di effettuare studi clinici per testare se questa combinazione di trattamento è sicura nei pazienti”.

Nuova ed entusiasmante scoperta che offre speranza a migliaia di maschi e limiterà la ricorrenza del cancro alla prostata. I risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Synthetic lethality between androgen receptor signalling and the PARP pathway in prostate cancer
Mohammad Asim, Firas Tarish[…]Thomas Helleday
Nature Communications 8, 374 doi:10.1038/s41467-017-00393-y

Fonte: University of Surrey

 

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