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Posts Tagged ‘gastroenterologia’

Scoperto il tallone d’Achille del cancro del pancreas.

Posted by giorgiobertin su aprile 18, 2019

Il carcinoma pancreatico avanzato è spesso asintomatico e porta a una diagnosi tardiva, solo dopo che le metastasi si sono diffuse in tutto il corpo. Inoltre, le cellule tumorali sono racchiuse in uno “scudo protettivo”, un microambiente che conferisce resistenza a molti farmaci per il trattamento del cancro. Ora, i ricercatori del Salk Institute, insieme a un team internazionale di collaboratori, hanno scoperto il ruolo di una proteina di segnalazione che potrebbe essere il tallone d’Achille del cancro del pancreas.


New study targets Achilles’ heel of pancreatic cancer, with promising results

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, mostrano che le cellule stellate delle cellule staminali del pancreas tipicamente dormienti nei tessuti normali si attivano e secernono proteine ​​per formare un guscio attorno al tumore nel tentativo di proteggerlo. Le cellule stellate attivate secernono anche una proteina di segnalazione chiamata LIF, che trasmette segnali stimolatori alle cellule tumorali per guidare lo sviluppo e la progressione del cancro del pancreas. I risultati suggeriscono inoltre che LIF potrebbe essere un utile biomarcatore per aiutare a diagnosticare il cancro del pancreas in modo più rapido ed efficiente.

Comprendere questa rete di comunicazione tra le cellule tumorali e le cellule stellate può consentirci di sviluppare terapie più efficaci, insieme a strumenti per una diagnosi precoce” – afferma il prof. Tony Hunter della Salk American Cancer Society.
Precedenti studi hanno dimostrato che se uccidi le cellule stellate del pancreas, allora i tumori peggiorano”, dice Hunter. “Noi non vogliamo distruggere le cellule stellate pancreatiche che secernono fattori di segnalazione, ma piuttosto vogliamo impedire loro di fornire i segnali di stimolazione alle cellule tumorali”.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting LIF-mediated paracrine interaction for pancreatic cancer therapy and monitoring
Yu Shi, Weina Gao, […]Tony Hunter
Nature (2019). DOI: 10.1038/s41586-019-1130-6 , https://www.nature.com/articles/s41586-019-1130-6

Fonte: Salk Institute,

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Linea guida EASL: lesioni epatiche indotte da farmaci

Posted by giorgiobertin su aprile 16, 2019

Sono state pubblicate a cura dell’European Association for the Study of the Liver sulla rivista Journal of Hepatology le linee guida sul danno epatico indotto da farmaci.
La lesione epatica idiosincrasica (imprevedibile) indotta da farmaci è uno dei disturbi epatici più difficili affrontati dagli epatologi, a causa della miriade di farmaci usati nella pratica clinica, di erbe disponibili e di integratori alimentari con potenziale epatotossico.

liver-disease

L’epatotossicità di tipo idiosincrasico può essere grave, portando a una varietà particolarmente grave di insufficienza epatica acuta per la quale non è stata ancora sviluppata una terapia efficace. Queste linee guida di pratica clinica riassumono le prove disponibili sui fattori di rischio e diagnosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
EASL Clinical Practice Guidelines: Drug-induced liver injury
Andrade, Raúl J.Aithal, Guruprasad P.Karlsen, Tom H. et al.
Journal of Hepatology DOI: https://doi.org/10.1016/j.jhep.2019.02.014

Download Images(.ppt)

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ESGE: linee guida sul trattamento dei calcoli alle vie biliari.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2019

L’European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) ha pubblicato una nuova linea guida sulla valutazione e il trattamento dei calcoli del dotto biliare comune (CBD) sulla base di una revisione sistematica della letteratura. La linea guida copre l’epidemiologia della coledocolitiasi e dei suoi fattori di rischio, così come il ruolo degli studi di laboratorio e dell’imaging non invasivo. Le raccomandazioni basate sull’evidenza si concentrano principalmente sugli interventi endoscopici, ma includono anche il ruolo e i tempi dell’intervento.

Viene enfatizzato l’uso della dilatazione papillare di palloncino per via endoscopica.

Scarica e leggi il documento in full text (free for a limited period):
Endoscopic management of common bile duct stones: European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) guideline
Manes, Gianpiero; Paspatis, Gregorios; Aabakken, Lars; Anderloni, Andrea; Arvanitakis, Marianna; Ah-Soune, Philippe; Barthet, Marc; Domagk, Dirk; Dumonceau, Jean-Marc; Gigot, Jean-Francois; Hritz, Istvan; Karamanolis, George; Laghi, Andrea; Mariani, Alberto; Paraskeva, Konstantina; Pohl, Jürgen; Ponchon, Thierry; Swahn, Fredrik; ter Steege, Rinze W. F.; Tringali, Andrea; Vezakis, Antonios; Williams, Earl J.; van Hooft, Jeanin E
Endoscopy https://doi.org/10.1055/a-0862-0346 3 April 2019  DOI: 10.1055/a-0862-0346

Commentary: New Guideline on Management of Common Bile Duct Stones – NEJM Journal Watch (free for a limited period)

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Linee guida tedesche per la gestione della colite ulcerosa.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2019

Questa linea guida fornisce raccomandazioni chiave basate sull’evidenza per la diagnosi e il trattamento della colite ulcerosa. Il documento sostituisce la versione precedente del 2011.

Z-Gastro-cover

La linea guida è stata sviluppata da un team interdisciplinare di gastroenterologi, chirurghi, patologi, esperti di nutrizione, e gruppi di sostegno ai pazienti sotto l’auspicio della Società Tedesca per la gastroenterologia e le malattie metaboliche. La linea guida utilizza la metodologia basata sul consenso strutturale S3 e include affermazioni sulla pratica clinica, la prevenzione, i problemi infettiologici, la chirurgia e la nutrizione.

Scarica e leggi il documento in full text:
Updated S3-Guideline Ulcerative Colitis. German Society for Digestive and Metabolic Diseases (DGVS)
Torsten Kucharzik, Axel U. Dignass. et al.
Z Gastroenterol 2019; 57(02): 162-241 DOI: 10.1055/a-0824-0861

Articolo correlato:
ACG Clinical Guideline: Ulcerative Colitis in Adults – American Journal of Gastroenterology

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Cancro al colon: diagnosi precoce con il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

uN gruppo di ricerca del Cibio dell’Università di Trento hanno scoperto il collegamento tra la composizione della popolazione batterica intestinale e il cancro al colon e individuato un insieme di batteri ricorrenti nei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia. I risultati dello studio, che rappresentano una possibile svolta per la diagnosi precoce non invasiva, sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“.

Segato CIBIO

“Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri “marcatori” del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione” – afferma il prof. Nicola Segata, responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento.

Oltre a batteri e altri microorganismi, i ricercatori hanno individuato un’altra particolare caratteristica del microbioma associato al cancro al colon-retto: un numero statisticamente più elevato di copie di un gene che codifica per l’enzima cutC. “Questo enzima”, spiega Nicola Segata, “è coinvolto nel metabolismo della colina – un composto organico preveniente dalla dieta – e nella conseguente produzione di una molecola (la trimetilammina) che è stata associata in altri studi a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto“.

La scoperta della correlazione tra microbioma intestinale e cancro al colon-retto può avere immediata applicazione sul piano della diagnosi precoce. “Il microbioma rilevato nelle feci è altamente predittivo per la presenza della malattia e, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, può aumentare l’accuratezza diagnostica di test non invasivi” – concludono i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Metagenomic analysis of colorectal cancer datasets identifies cross-cohort microbial diagnostic signatures and a link with choline degradation
Andrew Maltez Thomas, Paolo Manghi, […]Nicola Segata
Nature Medicine Published: 01 April 2019

Fonte: Cibio dell’Università di Trento

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Cancro al pancreas: scoperto un nuovo potenziale bersaglio terapeutico.

Posted by giorgiobertin su marzo 28, 2019

I ricercatori dell’University of Texas MD Anderson Cancer Center potrebbero aver identificato un nuovo approccio per affamare le cellule di uno dei più tumori comuni e mortali, il cancro al pancreas.

pancreas

Nello studio pubblicato sulla rivista “Nature” hanno dimostrato il ruolo della proteina syndecan-1 (SDC1) nella regolazione del gene KRAS. In particolare questa proteina, chiamata , che si sposta sulla superficie cellulare in risposta ai segnali del KRAS mutante, è una proteina nota per essere presente in oltre il 90 percento degli adenocarcinomi duttali del pancreas (Pancreatic ductal adenocarcinoma (PDAC)).

Lo studio inoltre ha spiegato che il posizionamento di SDC1 sulla superficie cellulare è essenziale per le cellule tumorali del pancreas per sovraregolare la macropinocitosi, un meccanismo utilizzato dalle cellule per raccogliere risorse dal loro ambiente per trasformare in energia per la divisione.

Ad oggi, l’inibizione farmacologica della macropinocitosi non è stata completata”, ha detto il prof. Giulio Draetta. “Le nostre scoperte sul ruolo cruciale della SDC1 nella regolazione della macropinocitosi nel carcinoma pancreatico controllato da KRAS invitano all’esplorazione del targeting SDC1 per l’intervento terapeutico”.
Pensiamo che la superficie cellulare sia un luogo eccitante per cercare ulteriori indizi su come le cellule tumorali siano fondamentalmente diverse dalle cellule normali“, spiega il prof. Draetta. “Già, anticorpi monoclonali diretti all’SDC1 sono stati testati per il mieloma multiplo, una fase scientifica che potrebbe aprire lo studio clinico di terapie simili per il cancro del pancreas“.

Leggi abstract dell’articolo:
Syndecan 1 is a critical mediator of macropinocytosis in pancreatic cancer
Wantong Yao, Johnathon L. Rose, […]Giulio F. Draetta
Nature Published: 27 March 2019

Fonte: University of Texas MD Anderson Cancer Center

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Gestione del sanguinamento gastrointestinale superiore acuto.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2019

Sanguinamento gastrointestinale superiore (UGIB) è un’emergenza medica comune in tutto il mondo e si riferisce al sanguinamento da esofago, stomaco o duodeno. L’emorragia gastrointestinale superiore è gestita da molti clinici in molte specialità, tra cui medici di pronto soccorso, ospedalieri, internisti, gastroenterologi, chirurghi, radiologi interventisti ed ematologi.

upper gastrointestinal bleeding

Una revisione basata sull’evidenza della valutazione e della gestione dei pazienti con emorragia gastrointestinale superiore acuta, che è rilevante per specialisti clinici, accademici e ricercatori clinici, è stat pubblicata sulla rivista “BMJ“.

I ricercatori hanno cercato sui database PubMed, Medline e Cochrane dal 2010 ad agosto 2018 utilizzando i termini di ricerca emorragia gastrointestinale, sanguinamento da ulcera peptica e sanguinamento da varici. Sono stati inoltre identificati riferimenti dalle linee guida internazionali, britanniche, europee, americane e dell’Asia-Pacifico sul sanguinamento superiore del tratto gastrointestinale pubblicate durante questo periodo, oltre a articoli di revisione pertinenti.

Leggi abstract dell’articolo:
Management of acute upper gastrointestinal bleeding
Adrian J Stanley, Loren Laine.
BMJ 2019; 364 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.l536 (Published 25 March 2019)

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ASCO: linee guida per la terapia adiuvante nei tumori del tratto biliare.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2019

L’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Oncology” le nuove linee guida sull’uso della terapia adiuvante nei tumori del tratto biliare sottoposti a resezione.

asco-guidelines

ASCO ha convocato un gruppo di esperti per condurre una revisione sistematica della letteratura sulla terapia adiuvante per il cancro del tratto biliare resecato e fornire opzioni di cura raccomandate per questa popolazione di pazienti.

RISULTATI:
Sulla base delle prove di uno studio randomizzato controllato di fase III, ai pazienti con cancro del tratto biliare resecato deve essere offerta una chemioterapia adiuvante con capecitabina per un periodo di 6 mesi. Il dosaggio utilizzato in questo studio è descritto nelle dichiarazioni qualificanti, mentre va osservato che la dose di capecitabina può anche essere determinata da pratiche istituzionali e regionali.

Scarica e leggi il documento in full text:
Adjuvant Therapy for Resected Biliary Tract Cancer: ASCO Clinical Practice Guideline.
Rachna T. Shroff, Erin B. Kennedy, Melinda Bachini, Tanios Bekaii-Saab, Christopher Crane, Julien Edeline, Anthony El-Khoueiry, Mary Feng, Matthew H.G. Katz, John Primrose, Heloisa P. Soares, Juan Valle, and Shishir K. Maithel
J Clin Oncol. 2019 Mar 11:JCO1802178. doi: 10.1200/JCO.18.02178. [Epub ahead of print]

Fonte: ASCO

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ESMO: aggiornate le linee guida sul tumore al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2019

L’European Society for Medical Oncology (ESMO) ha pubblicato un aggiornamento delle proprie Linee guida per la pratica clinica del 2015 concernenti il trattamento, la diagnosi e il follow-up del tumore al pancreas.

logo_ESMO

Queste linee guida di pratica clinica aggiornate di ESMO presentano le ultime informazioni sul cancro del pancreas incluse le raccomandazioni per lo screening e la diagnosi, insieme a strategie terapeutiche abbinate allo stadio.

Documento del 2015:
Cancer of the pancreas: ESMO Clinical Practice Guidelines for diagnosis, treatment and follow-up.
Ducreux M, Sa Cuhna A, Caramella C, et al.
Ann Oncol 2015; 26(suppl 5): v56-v68.

eUpdate 15 March 2019: New treatment recommendations for pancreatic cancer
eUpdate 20 June 2017: New recommendation for nanoliposomal irinotecan in second line treatment of pancreatic cancer

Fonte: European Society for Medical Oncology (ESMO)

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Il Cancro al pancreas dipende dall’equilibrio di due enzimi.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2019

Gli enzimi della proteina chinasi C (PKC) sono cruciali per un certo numero di attività cellulari, tra cui sopravvivenza, proliferazione e migrazione delle cellule, funzioni che devono essere attentamente controllate per evitare che le cellule vadano fuori controllo e formino un tumore. I ricercatori della School of Medicine della University of California di San Diego hanno scoperto che un altro enzima, chiamato PHLPP1, agisce come un “correttore” per mantenere l’attività su PKC. Nel cancro del pancreas, hanno scoperto che alti livelli di PHLPP1 portano a bassi livelli di PKC, associati alla scarsa sopravvivenza dei pazienti.

Il team ha anche scoperto come le cellule regolano l’attività di PKC. Ogni volta che un PKC iperattivo viene prodotto inavvertitamente, il “correttore” PHLPP1 lo contrassegna per la distruzione.

Ciò significa che la quantità di PHLPP1 nelle celle determina la quantità di PKC“, ha detto il prof. Newton. “Abbiamo scoperto che i livelli di questi enzimi sono particolarmente importanti nel cancro del pancreas.

Se potessimo testare un paziente con cancro al pancreas e sapere che ha un PHLPP1 alto e un PKC basso, potremmo dire che la prognosi non è buona“, ha detto la prof.ssa Newton. “E forse potremmo inibire il PHLPP1, ripristinare l’attività di PKC e in definitiva migliorare le possibilità di sopravvivenza.”

Leggi abstract dell’articolo:
Protein Kinase C Quality Control by Phosphatase PHLPP1 Unveils Loss-of-Function Mechanism in Cancer
Timothy R. Baffi, An-Angela N. Van, Wei Zhao, Gordon B. Mills, Alexandra C. Newton
Molecular Cell Published: March 20, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2019.02.018

Fonte: School of Medicine della University of California di San Diego

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Potenziale nuovo trattamento di combinazione per il cancro del pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 21, 2019

I ricercatori hanno identificato una possibile nuova strategia terapeutica utilizzando contemporaneamente due tipi di farmaci inibitori per trattare uno dei tumori più letali al mondo: il cancro al pancreas.

L’approccio combinato utilizza un farmaco che inibisce il processo che consente alle cellule tumorali di riciclare i nutrienti essenziali per sopravvivere e un altro farmaco che blocca il percorso utilizzato per riparare il DNA.
I ricercatori dell’Jonsson Comprehensive Cancer Center della UCLA, hanno scoperto che l’approccio è promettente dopo averlo testato su cellule di cancro al pancreas e topi in laboratorio.

cancer+cells-pancreatic
Pancreatic cancer (the cancer cells are seen here) is the third leading cause of cancer-related deaths in the United States.

Il team ha preso in considerazione la clorochina, un farmaco facilmente disponibile usato per curare la malaria e combinato con più di 500 inibitori diversi per esaminare eventuali interazioni inesplorate che potrebbero produrre un effetto “sinergico”. Hanno trovato un inibitore complementare chiamato inibitore della risposta allo stress di replicazione.

I ricercatori poi hanno misurato i metaboliti (piccole molecole) nelle cellule tumorali pancreatiche che sono state trattate con clorochina da sole. Hanno scoperto che il farmaco causa una riduzione dell’aspartato, un aminoacido importante per sintetizzare i nucleotidi, che sono i mattoni per la replicazione e la riparazione del DNA.

La ricerca è stata pubblicata su: “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lysosome inhibition sensitizes pancreatic cancer to replication stress by aspartate depletion
Irmina A. Elliott, Amanda M. Dann, Shili Xu, Stephanie S. Kim, Evan R. Abt, Woosuk Kim, Soumya Poddar, Alexandra Moore, Lei Zhou, Jennifer L. Williams, Joseph R. Capri, Razmik Ghukasyan, Cynthia Matsumura, D. Andrew Tucker, Wesley R. Armstrong, Anthony E. Cabebe, Nanping Wu, Luyi Li, Thuc M. Le, Caius G. Radu, and Timothy R. Donahue
PNAS published ahead of print March 20, 2019. https://doi.org/10.1073/pnas.1812410116

Fonte: University of California – Los Angeles Health Sciences

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ASCO: linee guida per la diagnosi precoce, e trattamento del Cancro al Colon-Retto.

Posted by giorgiobertin su marzo 20, 2019

L’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha fornito una guida esperta sulla diagnosi precoce del cancro del colon-retto e sul follow-up di trattamento e post-trattamento; le due linee guida sono state pubblicate online sul “Journal of Global Oncology“.

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Il prof. Gilberto Lopes, MD, dell’Università di Miami, e colleghi hanno identificato e rivisto le precedenti linee guida e hanno utilizzato prove da analisi di costo-efficacia per sviluppare raccomandazioni sulla diagnosi precoce del cancro del colon-retto. Gli autori raccomandano un test del sangue occulto fecale di guaiaco e test immunochimici fecali (di base), sigmoidoscopia flessibile (opzione aggiuntiva in limitato) e colonscopia (opzione aggiuntiva in aumento) per pazienti asintomatici, di età compresa tra 50 e 75 anni, senza storia familiare del cancro del colon-retto, sono a rischio medio e si trovano in ambienti con un’alta incidenza di cancro del colon-retto.

Scarica e leggi i documenti in full text:

Gilberto LopesMariana C. SternSarah TeminAla I. ShararaAndres CervantesAinhoa Costas-ChavarriRena EngineerChisato HamashimaGwo Fuang HoFidel David HuitzilMona Malekzadeh MoghaniGovind NandakumarManish A. ShahCatherine TehSara E. Vázquez ManjarrezAzmina VerjeeRhonda Yantiss, and Marcia Cruz Correa
Journal of Global Oncology 2019 :51-22 
Supplemental Material
Ainhoa Costas-ChavarriGovind NandakumarSarah TeminGilberto LopesAndres CervantesMarcia Cruz CorreaRena EngineerChisato HamashimaGwo Fuang HoFidel David HuitzilMona Malekzadeh MoghaniAla I. ShararaMariana C. SternCatherine TehSara E. Vázquez ManjarrezAzmina VerjeeRhonda Yantiss, and Manish A. Shah
Journal of Global Oncology 2019 :51-19 

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Scoperto enzima che può portare a nuovi trattamenti per il cancro al seno e al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2019

I ricercatori del Cancer Center della George Washington University (GW) hanno scoperto che l’enzima USP15 potrebbe potenzialmente portare a nuovi trattamenti per il cancro al seno e al pancreas. I risultati degli esperimenti sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Con questo studio, convalidiamo il ruolo di USP15 nel mantenimento della stabilità del genoma e soppressione del tumore e informare nuovi trattamenti per il cancro al seno“, ha detto il prof. Huadong Pei.

Killer-T-Cell
Killer T cells surround a cancer cell. Credit: NIH

Il Cancer Genome Atlas indica che le delezioni degli enzimi USP15 si verificano nel 16% dei tumori al seno e nel 5% dei tumori pancreatici. Gli studi hanno dimostrato che le mutazioni USP15 associate al cancro aumentano la sensibilità degli inibitori della poli-ribosio polimerasi ADP (PARP) nelle cellule tumorali.
Gli inibitori di PARP sono una nuova classe di inibitori farmacologici sviluppati per molteplici scopi, ma principalmente per il trattamento del cancro. Hanno raccolto una grande attenzione per il loro potenziale nella gestione dei pazienti con mutazioni BRCA.

USP15 fa parte di un gruppo di enzimi deubiquitinanti, responsabili della rimozione delle catene di ubiquitina da proteine ​​e altre molecole, che svolgono ruoli importanti nel mantenimento della stabilità del genoma. Sulla base delle loro ricerche, Pei e il suo team ritengono che USP15 possa funzionare in modo simile all’enzima USP4, che è stato trovato a svolgere un ruolo nella riparazione del DNA dal gruppo di Pei quattro anni fa.

USP15 è un potenziale biomarker per i trattamenti del cancro del pancreas, così come i tumori al seno e alle ovaie“, hanno spiegato i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
The deubiquitylating enzyme USP15 regulates homologous recombination repair and cancer cell response to PARP inhibitors
Yihan Peng, Qingchao Liao, Wei Tan, Changmin Peng, Zhaohua Hu, Yali Chen, Zhuqing Li, Jing Li, Bei Zhen, Wenge Zhu, Xiangpan Li, Yi Yao, Qibin Song, Chengsheng Liu, Xiangdong Qi, Fuchu He & Huadong Pei
Nature Communications volume 10, Article number: 1224 Published: 15 March 2019

Fonte: Cancer Center della George Washington University (GW

 

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ACA: linee guida sulla gestione della colite ulcerosa.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2019

L’American College of Gastroenterology ha presentato una versione aggiornata delle sue linee guida cliniche sulla gestione della colite ulcerosa negli adulti, che sostituisce la versione del 2010.

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Per la diagnosi e la valutazione, le linee guida raccomandano il test delle feci per escludere Clostridioides difficile (precedentemente Clostridium difficile ) in pazienti con sospetta colite ulcerosa, ma con test anticorpale sierologico per stabilire o escludere una diagnosi o determinare la prognosi. Un obiettivo emergente nella gestione della colite ulcerosa è la guarigione della mucosa, viene dichiarato nel documento. La guarigione delle mucose è stata definita come la risoluzione dei cambiamenti infiammatori, ed è la chiave per aumentare la probabilità di una prolungata remissione senza steroidi e prevenire ospedalizzazioni e interventi chirurgici.

Per quanto riguarda la colite ulcerosa nei pazienti pediatrici il riferimento è: Guideline: Management of Paediatric Ulcerative Colitis (part.1) –  Acute Severe Colitis (part2)

Scarica e leggi il documento in full text:
ACG Clinical Guideline: Ulcerative Colitis in Adults
Rubin DT, Ananthakrishnan AN, Siegel CA, Sauer BG, Long MD.
Am J Gastroenterol. 2019 Mar;114(3):384-413. doi: 10.14309/ajg.0000000000000152.

Commentary: Mucosal healing an emerging goal of ulcerative colitis treatment, guideline states – ACP Internist (free)

Approfondimenti:  “American Gastroenterological Association Institute Guideline on the Management of Mild-to-Moderate Ulcerative Colitis

NATIONAL INSTITUTE FOR HEALTH AND CARE EXCELLENCE: Guideline Ulcerative colitis: management Draft for consultation, December 2018

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Un batterio orale accelera il cancro al colon.

Posted by giorgiobertin su marzo 5, 2019

I ricercatori della Columbia University College of Dental Medicine hanno determinato come Fusobacterium nucleatum, un comune batterio orale spesso implicato nella carie, accelera la crescita del cancro del colon. Lo studio è stato pubblicato online nella rivista “EMBO Reports”.
Lo studio spiega perché alcuni casi di cancro al colon avanzano molto più rapidamente rispetto ad altri, la causa è questo batterio trovato nella placca dentale.

I ricercatori sanno da tempo che il cancro al colon è causato da mutazioni genetiche che si accumulano tipicamente nel corso di un decennio. “Le mutazioni sono solo una parte della storia”, afferma il leader dello studio prof. Yiping W. Han. “Anche altri fattori, inclusi i microbi, possono avere un ruolo.”
In uno studio precedente, il team di ricerca ha scoperto che il batterio F. nucleatum crea una molecola chiamata FadA adesina, attivando una via di segnalazione nelle cellule del colon che è stata implicata in diversi tumori. Hanno anche scoperto che l’adesina FadA stimola solo la crescita delle cellule cancerose, non delle cellule sane. Il team ha anche scoperto che F. nucleatum aumenta la produzione di Annexina A1, attirando più batteri.

Annexin Credit image Columbia University – College of Dental Medicine.

Analizzando i dati provenienti da 466 pazienti con carcinoma del colon primario, coloro che presentavano una aumentata espressione di Annexina A1 hanno avuto una prognosi peggiore, indipendentemente dal grado di cancro e dallo stadio, dall’età o dal sesso.
I ricercatori stanno attualmente cercando modi per sviluppare l’Annexina A1 come biomarcatore per i tumori più aggressivi e come potenziale bersaglio per lo sviluppo di nuovi trattamenti per il colon e altri tipi di cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Fusobacterium nucleatum promotes colorectal cancer by inducing Wnt/ß-catenin modulator Annexin A1.
Mara Roxana Rubinstein, Jung Eun Baik, Stephen M Lagana, Richard P Han, William J Raab, Debashis Sahoo, Piero Dalerba, Timothy C Wang, Yiping W Han
EMBO Reports (2019). DOI: 10.15252/embr.201847638 | Published online 04.03.2019

Fonte: Columbia University College of Dental Medicine

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Nuovo promettente terapia contro il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 5, 2019

Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, condotto dai ricercatori dell’Huntsman Cancer Institute (HCI) dell’Università dello Utah (U of U), descrive un nuovo approccio terapeutico con potenziale per i pazienti con cancro del pancreas. Questi ricercatori hanno scoperto una combinazione di terapia farmacologica che può effettivamente combattere la malattia. I ricercatori dell’HCI hanno prima osservato gli impatti anti-cancro in un ambiente di laboratorio e, successivamente, nel suo primo utilizzo in un paziente umano.

mcmahon-kinsey

I dettagli sulla sperimentazione clinica, denominata THREAD, sono disponibili  National Clinical Trial Number 03825289.  La terapia combinata utilizza due farmaci già approvati per l’uso dalla Food and Drug Administration per altre malattie, incluso il cancro. La nuova combinazione di farmaci viene somministrata tramite pillole prese per via orale.

I tumori pancreatici sono caratterizzati da mutazioni in un gene chiamato KRAS. Quando il KRAS viene mutato in questo modo, invia segnali costanti che promuovono la divisione cellulare anormale e la crescita nelle cellule tumorali. Di conseguenza, i tumori crescono senza controllo.

Siamo stati in grado di osservare che la combinazione di questi due farmaci – che, se usati singolarmente, non hanno un impatto significativo sulla malattia – sembra avere un impatto molto potente sulla crescita del cancro del pancreas“, afferma il prof. McMahon. “Abbiamo osservato questo in laboratorio in piastre di Petri, poi in modelli murini, e ora in un paziente affetto da cancro al pancreas su base compassionevole. In effetti, siamo passati da una capsula di Petri a un paziente in meno di due anni: una cronologia che raramente si riscontra nella scienza medica”.

Leggi abstract dell’articolo:
Protective autophagy elicited by RAF→MEK→ERK inhibition suggests a treatment strategy for RAS-driven cancers
Conan G. Kinsey, Soledad A. Camolotto, Amelie M. Boespflug, Katrin P. Gullien, Mona Foth, Amanda Truong, Sophia S. Schuman, Jill E. Shea, Michael T. Seipp, Jeffrey T. Yap, Lance D. Burrell, David H. Lum, Jonathan R. Whisenant, G. Weldon Gilcrease III, Courtney C. Cavalieri, Kaitrin M. Rehbein, Stephanie L. Cutler, Kajsa E. Affolter, Alana L. Welm, Bryan E. Welm, Courtney L. Scaife, Eric L. Snyder & Martin McMahon
Nature Medicine Published: 04 March 2019

Fonte: Huntsman Cancer Institute at the University of Utah

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Mutazioni genetiche ereditate nello sviluppo del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2019

Un piccolo studio retrospettivo ha rilevato che, in pazienti con particolari lesioni del dotto pancreatico, la presenza di una mutazione genetica ereditaria può aumentare il rischio di sviluppo del cancro del pancreas nei pazienti. Per verificare questi risultati e saperne di più sullo sviluppo di questo cancro mortale, i ricercatori raccomandano ulteriori studi genetici.

A nostra conoscenza, nessuno aveva mai visto prima le mutazioni ereditarie in questa popolazione di pazienti. Sebbene di portata limitata, questo studio è stato un primo passo necessario nella valutazione del ruolo delle mutazioni ereditarie nello sviluppo del cancro del pancreas in pazienti con un tipo specifico di lesione precursore“afferma il prof. Nicholas Roberts del Department of Pathology, The Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA.

Un riassunto dei risultati è stato pubblicato sulla rivista “Gastroenterology“.

pancreatic_cancer_cell Credit: iStock

L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) nasce dalle cellule che rivestono il dotto che trasporta gli enzimi digestivi, fatti dal pancreas, nell’intestino tenue. Il passaggio da cellule sane a tumori invasivi comporta uno stadio intermedio di lesioni precursori non invasive. Un tipo di lesione precursore è chiamato neoplasia mucinosa papillare intraduttale o IPMN. Questa crescita simile a un dito, oltre 1 centimetro di dimensione, produce quantità eccessive di mucina, una proteina appiccicosa che si trova nel muco, che può ostruire il dotto e causa agli enzimi del pancreas una digestione dell’organo stesso, causando un forte dolore.

Il team ha estratto il DNA da tessuto non tumorale prelevato durante la rimozione di IPMN da 315 pazienti negli ultimi 20 anni. Hanno poi analizzato le sequenze di 94 geni di ciascun campione. Le mutazioni in tre geni specifici si sono verificate con una frequenza maggiore in quelle con IPMN: ATM, PTCH1 e SUFU. ATM è un noto gene di suscettibilità al cancro del pancreas, comunemente presente nei pazienti con cancro pancreatico con e senza una storia familiare della malattia. PTCH1 e SUFU non erano precedentemente associati allo sviluppo del cancro del pancreas ma fanno parte di una rete di proteine ​​ritenute coinvolte.

Leggi abstract dell’articolo:
Prevalence of Germline Mutations Associated with Cancer Risk in Patients With Intraductal Papillary Mucinous Neoplasms
Michael Skaro, Neha Nanda, Christian Gauthier, Matthäus Felsenstein, Zhengdong Jiang, Miaozhen Qiu, Koji Shindo, Jun Yu, Danielle Hutchings, Ammar A. Javed, Ross Beckman, Jin He, Christopher L. Wolfgang, Elizabeth Thompson, Ralph H. Hruban , Alison P. Klein, Michael Goggins, Laura D. Wood, Nicholas J. Roberts.
Gastroenterology Available online 1 February 2019 https://doi.org/10.1053/j.gastro.2019.01.254

Fonte: Department of Pathology, The Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA.

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Farmaci da reflusso acido aumentano il rischio di malattia renale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2019

Gli inibitori della pompa protonica (PPI), che includono i noti marchi Prilosec, Nexium e Prevacid, sono tra i farmaci più comunemente prescritti al mondo. Ora i ricercatori della Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, University of California, San Diego, hanno estratto i dati dal database FAERS (FDA Adverse Effect Reporting System) per capire le conseguenze del consumo di PPI.

Il database FAERS contiene oltre 10 milioni di record di pazienti – tutte le segnalazioni volontarie di effetti avversi durante l’assunzione di un farmaco. Il gruppo di ricerca si è concentrato sui pazienti che assumevano PPI e nessun altro farmaco, restringendo la popolazione di studio a circa 43.000 pazienti.

gastroprotettori-reni

Nello studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, il team ha scoperto che i pazienti che assumevano PPI avevano più probabilità di incorrere in malattie renali rispetto alle persone che assumevano antagonisti del recettore istamina-2, un’altra forma di antiacido. In particolare i pazienti che hanno assunto solo PPI hanno riportato una reazione avversa correlata ai reni con frequenza del 5,6%, rispetto allo 0,7% dei pazienti che assumevano solo antagonisti del recettore istamina-2 come Zantac o Pepcid.

Secondo i ricercatori sarebbe necessario un ampio studio clinico controllato e randomizzato per dimostrare definitivamente la causalità tra l’uso di PPI e il rischio assoluto di malattia renale nell’uomo.

Leggi il full text dell’articolo:
Analysis of postmarketing safety data for proton-pump inhibitors reveals increased propensity for renal injury, electrolyte abnormalities, and nephrolithiasis
Tigran Makunts, Isaac V. Cohen, Linda Awdishu & Ruben Abagyan
Scientific Reports volume 9, Article number: 2282 (2019) Published: 19 February 2019

FAERS/AERS reports online at: https://www.fda.gov/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Surveillance/AdverseDrugEffects/ucm082193.htm.

Fonte: Skaggs School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, University of California, San Diego,

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La celiachia può causare cambiamenti irreversibili alle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

Le cellule immunitarie nell’intestino delle persone che soffrono di celiachia sono permanentemente sostituite da un nuovo sottogruppo di cellule che promuovono l’infiammazione; ad affermarlo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University of Cardiff e pubblicato sulla rivista “Cell”.

Nella celiachia, le cellule T trovate nell’intestino reagiscono al glutine e causano infiammazione, che danneggia il rivestimento dell’intestino“.
In circostanze normali, le cellule T hanno un ruolo protettivo nell’intestino e formano una popolazione stabile, tuttavia, nella celiachia, contribuiscono al processo infiammatorio, causando sintomi a breve termine e aumentando il rischio di sviluppare determinati tipi di cancro intestinale” afferma il prof. McLaren (video).

celiac_illustration

Il nostro nuovo studio suggerisce che anche se i sintomi a breve termine, come la diarrea e il dolore addominale, possono essere alleviati rimuovendo il glutine dalla dieta, le implicazioni a lungo termine possono rimanere, perché le cellule T che guariscono dal tessuto nell’intestino sono permanentemente sostituito da cellule T “pro-infiammatorie” afferma il prof. James McLaren della Cardiff University’s School of Medicine.

Questa “cicatrice immunologica” permanente pone le basi per il progresso della malattia e potrebbe avere implicazioni a lungo termine per la salute dell’intestino nei pazienti affetti.
I risultati suggeriscono anche che lo stesso processo potrebbe contribuire ad altri disturbi cronici intestinali, come la colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Chronic inflammation permanently reshapes tissue-resident immunity in celiac disease
Toufic Mayassi, Kristin Ladell, Herman Gudjonson, James E. McLaren, … Bana Jabri
Cell In Press, Corrected Proof, Available online 7 February 2019 https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.12.039

Fonte: University of Cardiff   –  video

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Come due elementi del sistema immunitario innescano l’infiammazione cronica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2019

Un team di ricerca del Massachusetts General Hospital ha identificato l’interazione tra due elementi del sistema immunitario come fondamentale per la trasformazione di una risposta immunitaria protettiva in infiammazione cronica, che promuove il cancro.

Demehri PNAS
Mass. General Hospital investigators have identified immune factors that interact to initiate cancer-promoting chronic inflammation – as in this image of cancer-prone colitis in a mouse colon. (Amir Ameri, MGH Center for Cancer Immunology/Cutaneous Biology Research Center)

Nel loro studio pubblicato sulla rivista “PNAS“, i ricercatori dimostrano che livelli elevati del fattore immunitario IL-33 e delle cellule T regolatorie (Tregs), che sopprimono l’azione delle cellule immunitarie che combattono il tumore, preparano il terreno per lo sviluppo del cancro della pelle associato a dermatite cronica e tumore del colon-retto in pazienti con colite.

“La nostra ricerca ha rivelato un asse immunologico critico che avvia lo sviluppo dell’infiammazione cronica promuovente il cancro“, dice Shawn Demehri, del Center for Cancer Immunology e del Dermatology  Harvard Medical School. “Questo asse è il tallone d’Achille di un’infiammazione cronica” e bloccarlo promette di prevenire lo sviluppo del cancro nell’infiammazione cronica, che rappresenta quasi il 20 percento di tutte le morti per cancro nell’uomo in tutto il mondo“.

“Ora dobbiamo determinare l’efficacia del blocco di IL-33 / Treg per prevenire il cancro nei pazienti con infiammazione cronica e testare il ruolo di tale blocco nella terapia del cancro in modo più ampio. Siamo fiduciosi che le nostre scoperte contribuiranno a ridurre il rischio di cancro per i pazienti con malattie infiammatorie croniche in tutto il mondo.” – conclude il prof. Demehri.

Leggi abstract dell’articolo:
IL-33/regulatory T cell axis triggers the development of a tumor-promoting immune environment in chronic inflammation
Amir H. Ameri, Sara Moradi Tuchayi, Anniek Zaalberg, Jong Ho Park, Kenneth H. Ngo, Tiancheng Li, Elena Lopez, Marco Colonna, Richard T. Lee, Mari Mino-Kenudson, and Shadmehr Demehri
Proc Natl Acad Sci USA published ahead of print January 29, 2019. https://doi.org/10.1073/pnas.1815016116

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Scoperti 2.000 batteri sconosciuti nell’intestino umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2019

Nuove ricerche – sulla rivista “Nature” – hanno identificato quasi 2.000 nuove specie batteriche intestinali sconosciute. l team di ricercatori, dell’EMBL’s European Bioinformatics Institute e del Wellcome Sanger Institute, entrambi a Hinxton, nel Regno Unito, hanno utilizzato l’analisi computazionale per valutare campioni di microbioma intestinale da partecipanti di tutto il mondo.

I metodi computazionali ci permettono di capire i batteri che non possiamo ancora coltivare in laboratorio“, spiega l’autore dello studio Rob Finn di EMBL-EMI.
Usare la metagenomica [l’analisi del materiale genetico] per ricostruire i genomi batterici è un po ‘come ricostruire centinaia di puzzle dopo aver mescolato tutti i pezzi insieme, senza sapere come dovrebbe essere l’immagine finale”.

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Gli scienziati sono stati in grado di ricostruire 92.143 genomi su campioni prelevati da 11.850 diversi microbiomi intestinali. Ciò ha permesso ai ricercatori di identificare 1.952 specie di batteri intestinali. “Ricerche come questa ci stanno aiutando a creare un cosiddetto progetto dell’intestino umano, che, in futuro, potrebbe aiutarci a capire meglio la salute umana e le malattie e potrebbe persino guidare la diagnosi e il trattamento delle malattie gastrointestinali.” – puntualizza il prof. Trevor Lawley, del Wellcome Sanger Institute.

Leggi il full text dell’articolo:
A new genomic blueprint of the human gut microbiota
Alexandre Almeida, Alex L. Mitchell, Miguel Boland, Samuel C. Forster, Gregory B. Gloor, Aleksandra Tarkowska, Trevor D. Lawley & Robert D. Finn
Nature Published: 11 February 2019

Fonti: Wellcome Sanger Institute – EMBL’s European Bioinformatics Institute

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Molecole trovate nello zenzero rimodellano il microbioma.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2019

Le nanoparticelle simili agli esosomi (ELNs- Exosome-like nanoparticles) derivate da piante come lo zenzero contengono RNA che regolano la composizione del microbiota intestinale e inducono la produzione di citochine associate alla funzione di barriera intestinale, alleviando la colite nei topi. Questa è la conclusione di uno studio condotto da Yun Teng, Yi Ren e dai loro colleghi dell’Università di Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti. I ricercatori hanno riportato i loro risultati sulla rivista “Cell Host & Microbe“.

ginger

Le piante commestibili, in particolare, sono la principale fonte di energia per i microbi intestinali, ma non è noto se questi prodotti alimentari influenzino l’espressione dei geni batterici intestinali. Ora i ricercatori hanno dimostrato che gli RNA ottenuti da ELNs derivati dallo zenzero modellano il microbiota intestinale. In particolare gli RNA dei GELNs inducono l’espressione della citochina IL-22 e inibiscono la colite nei topi. IL-22 è la chiave per la funzione di barriera intestinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Plant-Derived Exosomal MicroRNAs Shape the Gut Microbiota
Yun Teng, Yi Ren, Mohammed Sayed, Xin Hu, … Huang-Ge Zhang
Cell Host & Microbe Volume 24, Issue 5, 14 November 2018, Pages 637-652.e https://doi.org/10.1016/j.chom.2018.10.001

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Mappati i geni del cancro all’esofago.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2019

Le mutazioni che causano l’adenocarcinoma esofageo (esophageal adenocarcinoma – OAC) sono state mappate in dettagli senza precedenti – rivelando che più della metà potrebbe essere presa di mira da farmaci attualmente in corso per altri tipi di cancro.
Questa ricerca condotta dai ricercatori del Cancer Research UK -University of Cambridge, pubblicata su “Nature Genetics“, potrebbe aiutare a stratificare i pazienti affetti da cancro esofageo per dare loro terapie più personalizzate. Questo potrebbe fornire opzioni non attualmente disponibili per i pazienti oltre la chemioterapia standard, la radioterapia o la chirurgia.

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La professoressa Rebecca Fitzgerald, ha dichiarato: “Questa ricerca potrebbe spostare completamente il paradigma dal fornire ai malati di cancro esofageo la stessa chemioterapia che sappiamo non sempre funziona, a trattamenti più mirati basati sulle caratteristiche individuali del cancro di un paziente”.
Stiamo ora progettando studi clinici che forniscono analisi in tempo reale dei geni dei pazienti per offrire ai pazienti il ​​miglior trattamento basato sul loro genoma“.

Leggi abstract dell’articolo:
The landscape of selection in 551 esophageal adenocarcinomas defines genomic biomarkers for the clinic.
Alexander M. Frankell, SriGanesh Jammula, Xiaodun Li, Gianmarco Contino, Sarah Killcoyne, Sujath Abbas, Juliane Perner, Lawrence Bower, Ginny Devonshire, Emma Ococks, Nicola Grehan, James Mok, Maria O’Donovan, Shona MacRae, Matthew D. Eldridge, Simon Tavaré, Rebecca C. Fitzgerald.
Nature Genetics, 2019; DOI: 10.1038/s41588-018-0331-5

Fonte: Cancer Research UK -University of Cambridge,

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I batteri intestinali possono influenzare la depressione.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2019

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori del Vib-KU Leuven Center for Microbiology in Belgio, suggerisce un legame significativo tra la salute dell’intestino, la sua popolazione batterica e la salute mentale. Per la prima volta, gli scienziati hanno esplorato questo legame nell’uomo. Hanno identificato alcuni dei possibili colpevoli.

Il nuovo studio – i cui risultati appaiono nella rivista Nature Microbiology – non solo dà un nome a questi batteri colpevoli, ma mostra anche che molti batteri possono produrre sostanze che interagiscono con il sistema nervoso. Questi sono chiamati neuroattivi.

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Sara Vieira-Silva, Jeroen Raes, e Mireia Valles-Colomer, autori dello studio

I ricercatori hanno analizzato i dati sui microbiomi fecali in concomitanza con le diagnosi di depressione in 1.054 persone che hanno preso parte al Progetto Flora Flemish Gut.
Il team ha rivelato che due tipi di batteri – quelli dei generi Coprococcus e Dialister – erano assenti dal fegato di persone con una diagnosi di depressione. Questo si applicava anche a coloro che prendevano farmaci antidepressivi.
Il team ha scoperto che i composti rilasciati da alcuni batteri intestinali influenzano attivamente il benessere mentale.

Il prof. Valles-Colomer spiega: “abbiamo scoperto che la capacità dei microrganismi di produrre DOPAC, un metabolita del neurotrasmettitore umano dopamina, era associata a una migliore qualità della vita mentale“.

Leggi abstract dell’articolo:
The neuroactive potential of the human gut microbiota in quality of life and depression
Mireia Valles-Colomer, Gwen Falony, Youssef Darzi, Ettje F. Tigchelaar, Jun Wang, Raul Y. Tito, Carmen Schiweck, Alexander Kurilshikov, Marie Joossens, Cisca Wijmenga, Stephan Claes, Lukas Van Oudenhove, Alexandra Zhernakova, Sara Vieira-Silva & Jeroen Raes
Nature Microbiology 2019 doi:10.1038/s41564-018-0337-x

Fonti: NeuroscienceNews.com. – Vib-KU Leuven Center for Microbiology

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Una pillola morbida per tracciare l’interno dello stomaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2019

I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA) hanno sviluppato con successo una pillola morbida indigesta. Una volta ingerito si gonfia nello stomaco e diventa una pallina da ping pong morbida che può rimanere nello stomaco per un lungo periodo di tempo. Questa morbida pillola gonfiabile può quindi agire da sensore e trasmettere le informazioni dall’interno dello stomaco ad un computer esterno. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.


Jell-O-like, expanding pill

Xuanhe Zhao, professore associato di ingegneria meccanica al MIT ha dichiarato: “Il sogno è avere una pillola intelligente simile a Jell-O che una volta ingerita rimane nello stomaco e monitora la salute del paziente per un lungo periodo di tempo come un mese.
L’idea della pillola è venuta dal meccanismo di difesa del pesce palla. Il pesce palla si gonfia come una palla con le punte che succhiano rapidamente grandi quantità di acqua. Il suo corpo diventa duro e veloce, dice il prof. Zhaoche: “abbiamo replicato questo fenomeno con delle pillole di idrogel. La pillola è fatta per trasportare dei sensori nello stomaco per valutare gli stati patologici all’interno dello stomaco” (video).

La parte esterna della pillola è costituito da uno strato di idrogel nanoscopico, con catene cristalline che proteggono le particelle che si gonfiano rapidamente all’interno. Il team ha testato la pillola in condizioni di laboratorio. Lo hanno messo in soluzioni di acqua e fluidi simili al contenuto dello stomaco. Entro 15 minuti la pillola si è gonfiata di circa 100 volte la sua dimensione originale.

I ricercatori hanno poi creato una soluzione di ioni di calcio con concentrazioni superiori a quella del latte che può ridurre la pillola per riportarla alle dimensioni originali. Questo può permettergli di passare in sicurezza le varie parti del corpo per essere eliminata. Il team ha testato la pillola con all’interno un sensore negli maiali. I sensori hanno fornito i dati sull’attività giornaliera dello stomaco degli animali e le temperature interne fino a 30 giorni.

Leggi il full text dell’articolo:
Ingestible hydrogel device
Xinyue Liu, Christoph Steiger[…]Xuanhe Zhao
Nature Communications 10, 1–10, Published: 30 January 2019

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA)video

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