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Posts Tagged ‘gastroenterologia’

Hemospray: dispositivo per il trattamento del sanguinamento gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato la commercializzazione di Hemospray, un nuovo dispositivo utilizzato per aiutare a controllare alcuni tipi di sanguinamento nel tratto gastrointestinale (GI).


HEMOSPRAY

Il dispositivo è pensato per la maggior parte dei tipi di sanguinamento GI superiore o inferiore e può coprire ulcere o tumori di grandi dimensioni. “Lo spray offre ai medici un’opzione non chirurgica aggiuntiva e può aiutare a ridurre il rischio di morte per emorragia gastrointestinale in molti pazienti” spiega Binita Ashar, del Center for Devices and Radiological Health della FDA.

Per arrivare all’autorizzazione, la FDA ha esaminato studi clinici s su 228 pazienti con emorragia gastrointestinale superiore e inferiore, oltre a lavori presenti in letteratura che comprendevano 522 pazienti.
Il prodotto è ritenuto inerte e non tossico. L’azienda produttrice è la Wilson-Cook Medical.

Comunicato stampa FDA:
FDA permits marketing of new endoscopic device for treating gastrointestinal bleeding
Hemospray® Endoscopic Hemostat

Annunci

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Microbioma intestinale e cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

I ricercatori del Departments of Genetics, Cell Biology and Development, and Ecology, Evolution, and Behavior, at the University of Minnesota, USA, hanno identificato una correlazione tra la composizione microbica intestinale e l’espressione di microRNA nel cancro del colon-retto umano.

Microbioma

I ricercatori hanno sequenziato il microRNA di campioni raccolti da 44 pazienti ed hanno correlato i livelli di espressione del microRNA nel tessuto del cancro del colon con la composizione del microbioma. In questo modo hanno scoperto che i microbi che sono stati precedentemente associati al tumore del colon-retto sono correlati ai microRNA (microRNA-182, microRNA-503, microRNA17-92) che regolano i geni correlati all’interazione con i microbi e che probabilmente regolano la produzione di glicani, che sono importanti per la patologia del tumore.

Lo studio è il primo a dimostrare che l’interazione tra microRNA e microbioma intestinale può avere un ruolo nel cancro del colon-retto.

Gli sforzi futuri mireranno a rilevare se esistono possibilità di manipolare il microbioma per regolare l’espressione dei microRNA nel tumore, con un potenziale impatto sulla progressione del tumore.

Leggi il full text dell’articolo:
Interaction between Host MicroRNAs and the Gut Microbiota in Colorectal Cancer
Ce Yuan, Michael B. Burns, Subbaya Subramanian, Ran Blekhman
mSystems May 2018, 3 (3) e00205-17; DOI: 10.1128/mSystems.00205-17

Fonte: American Society For Microbiology

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Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Precisa tecnica di targeting per regolare i batteri intestinali.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2018

Prove emergenti suggeriscono che i microbi nel sistema digestivo hanno una grande influenza sulla salute umana e possono giocare un ruolo nell’insorgenza della malattia in tutto il corpo. Ora, in uno studio pubblicato su “ACS Chemical Biology“, gli scienziati del Department of Chemistry, Clemson University, Clemson, South Carolina, United States, riferiscono di aver potenzialmente trovato un modo per utilizzare composti chimici per indirizzare e inibire la crescita di specifici microbi nell’intestino associati a malattie senza causare danni ad altri organismi benefici.

cb-2018-00309a_0007
A new approach for the nonmicrobicidal phenotypic manipulation of prominent gastrointestinal microbes is presented. Low micromolar concentrations of a chemical probe, acarbose, can selectively inhibit the Starch Utilization System and ablate the ability of Bacteroides thetaiotaomicron and B. fragilis strains to metabolize potato starch and pullulan. This strategy has potential therapeutic relevance for the selective modulation of the GI microbiota in a nonmicrobicidal manner. Credit image Department of Chemistry, Clemson University

In studi di laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che piccole concentrazioni di acarbose, un farmaco usato per trattare il diabete, hanno notevolmente distrutto l’attività di un gruppo di proteine ​​coinvolte nel sistema di utilizzazione degli amidi. In particolare l’acarbose era specifico, con effetti sui batteri Bacteroides, con poco o nessun effetto su altri tipi di microbi intestinali.
I Bacteroides sono un gruppo di batteri comunemente trovati nell’intestino che sembrano essere associati all’insorgenza del diabete di tipo I in individui geneticamente predisposti.

I ricercatori concludono che con ulteriori studi potrebbe essere possibile sviluppare farmaci mirati ai batteri intestinali con precisione millimetrica per modificare in modo permanente la composizione del microbioma e, di conseguenza, prevenire o curare la malattia.

Leggi abstract dell’articolo:
Nonmicrobicidal Small Molecule Inhibition of Polysaccharide Metabolism in Human Gut Microbes: A Potential Therapeutic Avenue
Anthony D. Santilli, Elizabeth M. Dawson, Kristi J. Whitehead, and Daniel C. Whitehead
ACS Chemical Biology Article ASAP Publication Date (Web): April 16, 2018 DOI: 10.1021/acschembio.8b00309

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ASGE: linee guida sulla terapia di eradicazione endoscopica nell’esofago di Barrett.

Posted by giorgiobertin su aprile 8, 2018

Sono state pubblicate a cura di ASGE (American Society for Gastrointestinal Endoscopy) le linee guida di pratica clinica che affrontano questioni chiave relative alla terapia endoscopica di eradicazione (EET) nella gestione delle lesioni correlate all’esofago di Barrett (BE).

ASGE-BARRETT

L’Esofago di barrett è una condizione in cui il rivestimento normale dell’esofago sviluppa lesioni anormali, a volte a causa di malattia da reflusso gastroesofageo cronica (GERD). È stato identificato come un precursore dell’adenocarcinoma esofageo (EAC), un tipo di cancro che continua a diventare sempre più comune.

La terapia di eradicazione endoscopica (EET) ha cambiato in modo significativo la gestione dei pazienti con lesioni correlate a BE e consente un approccio di trattamento minimamente invasivo che evita la malattia e la morte associate alla procedura chirurgica dell’esofagectomia (rimozione di alcuni o gran parte dell’esofago).

Scarica e leggi il documento in full text:
Endoscopic eradication therapy for patients with Barrett’s esophagus–associated dysplasia and intramucosal cancer
Sachin Wani, Bashar Qumseya, Shahnaz Sultan, Deepak Agrawal, Vinay Chandrasekhara, Ben Harnke, Shivangi Kothari, Martin McCarter,
Aasma Shaukat, Amy Wang, Julie Yang, John Dewitt
Gastrointest Endosc April 2018 Volume 87, Issue 4, Pages 907–931.e9 / DOI: https://doi.org/10.1016/j.gie.2017.10.011

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Lo stress altera il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

I ricercatori della Georgia State University di Atlanta (Stati Uniti) in un lavoro pubblicato sulla rivista “Behavioural Brain Research“, hanno dimostrato che l’esposizione allo stress psicologico altera la composizione del microbioma, l’insieme dei milioni di batteri che popolano l’intestino.

gutbrain
Foto: © nobeastsofierce – Fotolia.com

Gli esperimenti sono stati condotti sugli animali (criceti siriani). Sono stati prelevati più campione di microbioma, prima e dopo situazioni di stress. “Abbiamo visto che anche una sola esposizione allo stress sociale cambiava il microbioma intestinale, un effetto simile a ciò che è stato osservato con l’esposizione ad agenti stressogeni più severi. La variazione, inoltre, era maggiore dopo più esposizioni”, spiega la prof.ssa Kim Huhman.

In conclusione, sottolinea il prof. Benoit Chassaing, i dati suggeriscono che la comunicazione tra intestino e stress è bi-direzionale con lo “stress che influenza il microbioma e con alcuni specifici batteri che a loro volta influenzano il tipo di risposta allo stress”.

Leggi abstract dell’articolo:
Acute and repeated exposure to social stress reduces gut microbiota diversity in Syrian hamsters
Katherine A. Partrick, Benoit Chassaing, Linda Q. Beach, Katharine E. McCann, Kim L. Huhman
Behavioural Brain Research, Volume 345, 1 June 2018, Pages 39-48 https://doi.org/10.1016/j.bbr.2018.02.005

Fonte: Neuroscience Institute, Georgia State University

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Endoscopia digestiva: linee guida aggiornate su sedazione e anestesia.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

L’American society for gastrointestinal endoscopy (Asge) ha pubblicato una versione aggiornata delle linee guida pratiche relative alla sedazione e all’anestesia in endoscopia gastrointestinale (Gi).

Sedation-anesthesia-ASGE

Scarica e leggi il documento in full text:
Guidelines for sedation and anesthesia in GI endoscopy
Dayna S. Early, FASGE, Jenifer R. Lightdale, FASGE, et al.
Gastrointest Endosc 2018 Feb, Volume 87, Issue 2, Pages 327–337 / DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.gie.2008.09.029

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Una combinazione di farmaci riduce il numero di polipi colorettali.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

Un grosso studio clinico di prevenzione ha dimostrato che una combinazione di due farmaci ha sostanzialmente ridotto il numero di polipi colorettali precancerosi in persone con un rischio ereditario molto elevato di sviluppare il cancro del colon-retto.

colon-cancer

Nello studio, le persone con questa condizione ereditaria – chiamata poliposi adenomatosa familiare (FAP) – che sono state assegnate in modo casuale a ricevere la combinazione di erlotinib (Tarceva) e sulindac (Aflodac) avevano meno di un terzo del numero di polipi dopo 6 mesi di trattamento rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “JAMA Oncology“.

I risultati precedenti dello stesso studio clinico randomizzato hanno dimostrato che il trattamento con questi due farmaci ha ridotto il numero di polipi nel duodeno (la prima parte dell’intestino tenue) di circa il 70%.
I risultati sono stati “notevoli, poiché nessun altro farmaco ha dimostrato efficacia nel ridurre il carico dei polipi duodenali“, ha commentato il prof. Asad Umar.

Il team di ricerca sta attualmente arruolando i pazienti in una nuova sperimentazione che sta valutando se una dose ridotta di erlotinib da solo, somministrata meno spesso, sarebbe altrettanto efficace ma meno tossica della combinazione utilizzata in questo studio.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Sulindac and Erlotinib vs Placebo With Colorectal Neoplasia in Familial Adenomatous Polyposis: Secondary Analysis of a Randomized Clinical Trial. 
Samadder NJ, Kuwada SK, Boucher KM, et al.
JAMA Oncol. Published online February 8, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2017.5431

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Scoperta proteina che previene il cancro al colon.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2018

I ricercatori del Norris Cotton Cancer Center presso la Geisel School of Medicine di Dartmouth College ad Hannover, NH, e  i colleghi del Department of Cell & Developmental Biology, Vanderbilt University, USA coordinati dal prof. Yashi Ahmed, hanno scoperto che una proteina nota come APC (Adenomatous polyposis coli) può “frenare” tutta una serie di percorsi che guidano lo sviluppo del cancro del colon. I risultati sono pubblicati sulla rivista “Developmental Cell“.

APC

Gli scienziati hanno individuato APC come un possibile bersaglio per la prevenzione del cancro del colon-retto; la proteina regola la crescita e la divisione delle cellule, impedendole di andare fuori controllo e formare tumori. La disattivazione di APC può stimolare lo sviluppo del cancro del colon-retto.
Abbiamo scoperto che uno dei ruoli dell’APC coinvolge le proteine ​​sulla superficie cellulare” spiega il prof. Ahmed, “il targeting dei tumori del colon-retto può diventare più facile: ad esempio, gli anticorpi terapeutici, che normalmente non possono funzionare all’interno della cellula, ora possono essere usati per trattare i tumori del colon-retto che hanno mutazioni APC.”

I ricercatori affermano che sono necessari ulteriori studi per scoprire i dettagli più profondi di come l’APC può fermare il cancro al colon.

Leggi abstract dell’articolo:
APC Inhibits Ligand-Independent Wnt Signaling by the Clathrin Endocytic Pathway
Kenyi Saito-Diaz, Hassina Benchabane, Ajit Tiwari, Ai Tian, Bin Li, Joshua J. Thompson, Annastasia S. Hyde, Leah M. Sawyer, Jeanne N. Jodoin, Eduardo Santos, Laura A. Lee, Robert J. Coffey, R. Daniel Beauchamp, Christopher S. Williams, Anne K. Kenworthy, David J. Robbins, Yashi Ahmed, Ethan Lee, Ethan Lee.
Developmental Cell , Volume 44 , Issue 5 , 566 – 581.e8 DOI: https://doi.org/10.1016/j.devcel.2018.02.013

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Cottura “al sangue” della carne rossa abbassa il rischio di tumore del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Da una ricerca condotta da diverse Università spagnole emergono nuovi tasselli a sostegno da un lato al consumo moderato di carni, secondo quanto consigliato dalle linee guida internazionali e, dall’altro, alla scelta oculata dei metodi di preparazione.

carne rossa

Lo studio spagnolo, multicentrico caso-controllo, ha approfondito alcuni aspetti ancora non del tutto chiari dell’associazione tra un alto consumo di carni e un aumento del rischio di tumore del colon-retto: il ruolo dei metodi di preparazione (cottura e/o lavorazione) e del tipo di carne
consumata (rossa, bianca, frattaglie). La ricerca ha analizzato le abitudini alimentari di uomini e donne tra i 20 e gli 85 anni, ricoverati in 23 ospedali su tutto il territorio spagnolo: 1.671 di loro per diagnosi di tumore del colon-retto e 3.095 per cause diverse e non tumorali.
L’indagine ha confermato l’associazione tra un alto consumo di carne e un aumento del rischio di tumore del colon-retto.

E’ stato confermato, per tutti i tipi di carne, che la cottura alla piastra/grill o barbecue è associata all’aumento del rischio per questo tipo di tumore. Importante, nel caso della carne rossa, è anche la durata della cottura: l’eccesso di rischio si ridurrebbe infatti, in entrambi i sessi, se la carne viene consumata poco cotta (al sangue).

Leggi abstract dell’articolo:cottura “al sangue” della carne rossa
Meat intake, cooking methods and doneness and risk of colorectal tumours in the Spanish multicase-control study (MCC-Spain).
de Batlle J, Gracia-Lavedan E, Romaguera D, Mendez M, Castaño-Vinyals G, Martín V et al.
Eur J Nutr. 2018 Mar;57(2):643-653. doi: 10.1007/s00394-016-1350-6. Epub 2016 Nov 24.x

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Cancro: relazione tra i batteri intestinali ed efficacia dell’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2018

Secondo una nuova ricerca della Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania, la composizione dei batteri nel tratto gastrointestinale può contenere indizi per aiutare a prevedere quali pazienti oncologici sono più propensi a beneficiare delle terapie cellulari personalizzate (terapia T-cellulare adottiva (ACT)) che hanno dimostrato una promessa senza precedenti nella lotta contro i tumori difficili da trattare.

Come riportato sulla rivista “Journal of Clinical Investigation Insights“, l’efficacia della terapia T-cellulare adottiva (ACT) nei topi affetti da cancro è significativamente influenzata dalle differenze nella composizione naturale di batteri intestinali.

Facciabene gut bacteria
Bacterial taxa observed in Jackson and Harlan mice at 7 days and 21 days following ACT. (Credit: Andrea Facciabene, Perelman School of Medicine, University of Pennsylvania; JCI)

La terapia T-cellulare adottiva (ACT) arruola il sistema immunitario di un paziente per combattere malattie come il cancro e alcune infezioni. Le cellule T di un paziente sono raccolte e cresciute in laboratorio per aumentare il numero di cellule T che uccidono il tumore. Le cellule vengono quindi restituite al paziente come rinforzo al corpo.

La risposta microbiota-dipendente all’ACT è stata dimostrata con successo nei topi e la modulazione con antibiotici specifici può essere utilizzata per aumentare l’efficacia dell’ACT“, ha detto il prof. Andrea Facciabene.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiota modulates adoptive cell therapy via CD8α dendritic cells and IL-12.
Mireia Uribe-Herranz, Kyle Bittinger, Stavros Rafail, Sonia Guedan, Stefano Pierini, Ceylan Tanes, Alex Ganetsky, Mark A. Morgan, Saar Gill, Janos L. Tanyi, Frederic D. Bushman, Carl H. June, Andrea Facciabene.
JCI Insight, 2018; 3 (4) DOI: 10.1172/jci.insight.94952

Fonte: Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania

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Scoperto interruttore molecolare per disattivare le cellule del cancro al fegato.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2018

Gli scienziati del Molecular and Cell Biology Laboratory, Salk Institute for Biological Studies, La Jolla, California, insieme ai ricercatori dell’Università di Basilea e dell’Ospedale universitario di Basilea, hanno scoperto una proteina chiamata LHPP ( (Phospholysine Phosphohistidine Inorganic Pyrophosphate Phosphatase) che agisce come un interruttore molecolare per disattivare la crescita incontrollata delle cellule nel cancro del fegato. Il soppressore del tumore, che potrebbe essere utile come biomarker per aiutare a diagnosticare e monitorare il trattamento per il cancro del fegato, potrebbe anche essere rilevante per altri tipi di cancro. Il lavoro è apparso sulla rivista “Nature”.

Proteina

Penso che abbiamo scoperto un nuovo meccanismo di controllo per le proteine ​​cellulari che, una volta interrotto, potrebbe essere un driver per il cancro“, dice il prof. Tony Hunter. “È eccitante perché offre la possibilità di nuove terapie o di nuove diagnosi per un cancro che è fondamentalmente non trattabile – cancro al fegato – e potenzialmente anche altri“.

Per confrontare le cellule tumorali con cellule normali, il team ha analizzato oltre 4.000 proteine ​​nel tessuto epatico sano e malato. Alla fine, tre proteine ​​si sono distinte: le istidine chinasi NME1 e NME2 che erano elevate nelle cellule tumorali, e l’istidina fosfatasi LHPP che era carente. “È sorprendente che LHPP sia presente nei tessuti sani e completamente assente nel tessuto tumorale” – afferma il prof. Tony Hunter.

Quando i ricercatori hanno esaminato i campioni di tumori epatici umani, hanno trovato che i livelli di NME1 e 2 erano alti e LHPP erano molto bassi rispetto al tessuto sano del fegato. Più bassi erano i livelli di LHPP e più la malattia è grave, l’aspettativa di vita è correlata ai livelli di LHPP. La reintroduzione di LHPP nel fegato dei topi da esperimento destinati a sviluppare tumori ha impedito la formazione di tumori.

Una diagnosi precoce sarebbe determinante per i pazienti e lo studio ha evidenziato che LHPP potrà essere usata anche a questo scopo: infatti i suoi bassi livelli costituiscono una “firma” molecolare che indica la presenza della malattia

Leggi abstract dell’articolo:
The protein histidine phosphatase LHPP is a tumour suppressor
Sravanth K. Hindupur, Marco Colombi[…]Michael N. Hall
Nature 555, 678–682 (29 March 2018) doi:10.1038/nature26140

Fonte: Molecular and Cell Biology Laboratory, Salk Institute for Biological Studies, La Jolla, California, USA

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Il grasso dell’addome promuove il diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Il grasso che si accumula nell’addome, più di qualsiasi altro tipo di grasso corporeo, aumenta il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2. I ricercatori hanno determinato che il grasso addominale diventa pericoloso quando diventa infiammato ma hanno avuto molte difficoltà a stabilire che cosa causa l’infiammazione. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature“.

Tabas
Left image: In obese mice, a liver enzyme, DPP4, travels to abdominal fat and increases inflammation (inflammatory cells labeled red), thereby promoting diabetes. Right: When the production of the liver enzyme is blocked, inflammation and insulin resistance lessens. Images: Ira Tabas / Columbia University Irving Medical Center (image hue of the above images has been altered from the originals to improve clarity).

I ricercatori del Columbia University Irving Medical Center (CUIMC) hanno scoperto che, nei topi obesi, il fegato aumenta la produzione di un enzima chiamato DPP4. Questo enzima viaggia attraverso il flusso sanguigno verso il grasso addominale. Una volta all’interno del tessuto grasso, DPP4 aiuta ad attivare le cellule infiammatorie.
Questa infiammazione può essere risolta spegnendo la produzione di DPP4 nel fegato, come dimostrato dai ricercatori nei topi.

Se possiamo sviluppare dei metodi per indirizzare l’enzima DPP4 nelle persone, questo potrebbe essere un nuovo modo potente per trattare il diabete di tipo 2 indotto dall’obesità”, ha detto il prof. Ira Tabas. “L’inibizione del DPP4 in particolare nelle cellule del fegato attacca la resistenza all’insulina – il problema principale del diabete di tipo 2 – almeno nei nostri modelli preclinici“.

Quando i ricercatori hanno bloccato selettivamente la produzione di DPP4 all’interno delle cellule del fegato, sono stati in grado di ridurre l’infiammazione del grasso e migliorare la resistenza all’insulina, riducendo allo stesso tempo la glicemia. Bisognerebbe consegnare gli inibitori DPP4 direttamente al fegato, confezionando il farmaco con delle nanoparticelle.

Un altro percorso potrebbe essere quello di bloccare l’attività di DPP4 nei macrofagi del grasso addominale. “Dai nostri studi, sappiamo che DPP4 interagisce con una molecola su queste cellule per aumentare l’infiammazione. Se potessimo bloccare questa interazione, potremmo essere in grado di fermare l’enzima che causa infiammazione e resistenza all’insulina“, conclude il prof. Tabas.

Leggi abstract dell’articolo:
Hepatocyte-Secreted DPP4 in Obesity Promotes Adipose Inflammation and Insulin Resistance
Devram S. Ghorpade, Lale Ozcan, Ze Zheng, Sarah M. Nicoloro, Yuefei Shen, Emily Chen, Matthias Blüher, Michael P. Czech & Ira Tabas
Nature Published:21 March 2018 doi:10.1038/nature26138

Fonte: Columbia University Irving Medical Center (CUIMC)

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In calo in Europa il tumore del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

In uno studio pubblicato sulla rivista “Annals of Oncology“, i ricercatori dell’Università Statale di Milano e i loro colleghi svizzeri ed americani, stimano che in Europa i tassi di mortalità per il tumore del colon-retto nel 2018 diminuiranno di circa il 7% rispetto ai tassi registrati nel 2012.

cellule -tumorali

I ricercatori ritengono che il tumore del colon-retto causerà 177.400 morti (98.000 negli uomini e 79.400 nelle donne), il secondo più alto numero di morti stimate dopo il tumore del polmone.

L’analisi pubblicata su Annals of Oncology riguarda i tassi generali di mortalità per tumore nell’Unione Europea e nei suoi paesi più popolosi – Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito. Accanto al dato generale che li comprende tutti, sono stati stimati anche i dati dei principali tumori che riguardano stomaco, intestino, pancreas, polmone, seno, utero (compresa la cervice), ovaio, prostata, vescica e leucemie, suddivisi a loro volta per uomini e donne coinvolti.

Scarica e leggi documento in full text:
European cancer mortality predictions for the year 2018 with focus on colorectal cancer
M Malvezzi G Carioli P Bertuccio P Boffetta F Levi C La Vecchia E Negri
Annals of Oncology, mdy033, https://doi.org/10.1093/annonc/mdy033 Published: 19 March 2018

Fonte: Università Statale di Milano

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I farmaci normalmente usati influenzano i batteri intestinali.

Posted by giorgiobertin su marzo 20, 2018

Il team di ricerca tedesco ha esaminato oltre 1000 farmaci commercializzati contro 40 batteri rappresentativi dall’intestino umano e ha scoperto che più di un quarto dei non antibiotici (250 su 923) influenzano la crescita di almeno una specie nel microbioma.

Microbioma

L’intestino umano contiene un gran numero di specie di batteri, indicati collettivamente come il microbioma intestinale. Nell’ultimo decennio, è diventato chiaro che la composizione del microbioma intestinale influenza la salute umana. È noto che gli antibiotici hanno un grande impatto su questo microbioma, ad esempio causano effetti collaterali gastrointestinali.

Alcuni farmaci non antibiotici comunemente usati hanno dimostrato di causare cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale, ma la piena estensione di questo fenomeno era sconosciuta fino ad ora. Il documento pubblicato su “Nature” dai ricercatori dell’European Molecular Biology Laboratory, Genome Biology Unit, Germany è il primo a definire sistematicamente le interazioni dirette tra farmaci commercializzati e singoli batteri intestinali. Non solo anti-infettivi, ma i farmaci di tutte le classi terapeutiche hanno inibito la crescita di diversi microbi intestinali.

Lo studio evidenzia anche il rischio, in precedenza inosservato, che il consumo di farmaci non antibiotici possa promuovere la resistenza agli antibiotici, poiché i meccanismi generali di resistenza dei microbi ai farmaci a bersaglio umano e agli antibiotici sembrano in gran parte sovrapporsi.
Siamo entusiasti di andare avanti ed esplorare le interazioni farmaco-microbo in comunità microbiche intestinali complesse, in quanto ciò ci aiuterà a capire come le persone a volte rispondono in modo diverso allo stesso farmaco“, afferma il prof. Georg Zeller.

Leggi abstract dell’articolo:
Extensive impact of non-antibiotic drugs on human gut bacteria
Lisa Maier, Mihaela Pruteanu, Michael Kuhn, Georg Zeller, Anja Telzerow, Exene Erin Anderson, Ana Rita Brochado, Keith Conrad Fernandez, Hitomi Dose, Hirotada Mori, Kiran Raosaheb Patil, Peer Bork & Athanasios Typas
Nature Published: 19 March 2018 doi:10.1038/nature25979

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Linee guida sulla gestione delle emorroidi.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista Diseases of the Colon & Rectum a cura dell’American Society of Colon and Rectal Surgeons (ASCRS) le linee guida sulla gestione delle emorroidi.

ASCRS

Il documento analizza nel dettaglio la gestione delle emorroidi, che può comprendere procedure mediche o interventi chirurgici.

Scarica e leggi il documento in full text:
The American Society of Colon and Rectal Surgeons Clinical Practice Guidelines for the Management of Hemorrhoids
Davis, Bradley R.; Lee-Kong, Steven A.; Migaly, John; More
Diseases of the Colon & Rectum. 61(3):284-292, March 2018. doi: 10.1097/DCR.0000000000001030

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Batteri intestinali migliorano la salute dei pazienti con diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2018

Un gruppo selezionato di batteri intestinali ed una dieta ricca di fibre diverse ha portato a un migliore controllo della glicemia, una maggiore perdita di peso e migliori livelli di lipidi nelle persone con diabete di tipo 2, secondo una ricerca di un team di ricercatori della Rutgers University-New Brunswick pubblicata su “Science“.

Gut-bacteria
This is gut bacteria in culture. Credit: Tao Liu and Xiaoyan Pang/Shanghai Jiao Tong University

Nell’intestino, molti batteri scompongono i carboidrati, come le fibre alimentari, e producono acidi grassi a catena corta che nutrono le nostre cellule di rivestimento dell’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano a controllare l’appetito. Una carenza di acidi grassi a catena corta è stata associata al diabete di tipo 2 e ad altre malattie.
Nello studio durato sei anni gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University, hanno dimostrato che una dieta ricca di fibre comprendente cereali integrali, cibi medicinali tradizionali cinesi ricchi di fibre alimentari e prebiotici, promuove la crescita di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta.

Dei 141 ceppi di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta identificati dal sequenziamento, solo 15 associati ad un consumo di fibre, hanno potenziato i livelli degli acidi grassi a catena corta, butirrato,  acetato e propionato nell’intestino. Questi acidi hanno creato un ambiente intestinale moderatamente acido che ha ridotto la popolazione di batteri dannosi ed ha portato ad un aumento della produzione di insulina e ad un migliore controllo della glicemia.

Lo studio supporta la creazione di un microbiota intestinale sano come nuovo approccio nutrizionale per prevenire e gestire il diabete di tipo 2.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut bacteria selectively promoted by dietary fibers alleviate type 2 diabetes
Liping Zhao, Feng Zhang, Xiaoying Ding, Guojun Wu, Yan Y. Lam, Xuejiao Wang,……….., Menghui Zhang, Yongde Peng, Chenhong Zhang.
Science 09 Mar 2018: Vol. 359, Issue 6380, pp. 1151-1156 DOI: 10.1126/science.aao5774

Fonte: Shanghai Jiao Tong University

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I batteri intestinali provocano malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2018

Secondo un nuovo studio della Yale University, i batteri trovati nell’intestino tenue di topi e gli esseri umani possono viaggiare verso altri organi e innescare una risposta autoimmune. I ricercatori hanno anche scoperto che la reazione autoimmune può essere soppressa con un antibiotico o un vaccino progettato per colpire i batteri.

liver-fish
Orange dots represent the gut bacterium E. gallinarum in liver tissue.

I batteri intestinali sono stati collegati a una serie di malattie, tra cui le condizioni autoimmuni caratterizzate dall’attacco del sistema immunitario ai tessuti sani. Per far luce su questo collegamento, il gruppo di ricerca della Yale School of Medicine si è concentrato su Enterococcus gallinarum, un batterio scoperto che è in grado di “traslocare” spontaneamente dall’intestino ai linfonodi, al fegato e alla milza.

Il team di ricerca ha scoperto che potevano sopprimere l’autoimmunità nei topi con un antibiotico o un vaccino rivolto a E. gallinarum. Con entrambi gli approcci, i ricercatori sono stati in grado di sopprimere la crescita del batterio nei tessuti e smussarne gli effetti sul sistema immunitario.
Il vaccino contro E. gallinarum è stato un approccio specifico, in quanto le vaccinazioni contro altri batteri che abbiamo studiato non prevenivano la mortalità e l’autoimmunità“, hanno osservato i ricercatori. Il vaccino è stato somministrato tramite iniezione nel muscolo per evitare di prendere di mira altri batteri che risiedono nell’intestino.

Il trattamento con un antibiotico e altri approcci come la vaccinazione sono modi promettenti per migliorare la vita dei pazienti con malattia autoimmune“, ha detto il prof. Martin Kriegel.

Leggi abstract dell’articolo:
Translocation of a gut pathobiont drives autoimmunity in mice and humans
BY S. MANFREDO VIEIRA, M. HILTENSPERGER, V. KUMAR, D. ZEGARRA-RUIZ, C. DEHNER, N. KHAN, F. R. C. COSTA, E. TINIAKOU, T. GREILING, W. RUFF, A. BARBIERI, C. KRIEGEL, S. S. MEHTA, J. R. KNIGHT, D. JAIN, A. L. GOODMAN, M. A. KRIEGEL
Science 09 MAR 2018 Vol. 359, Issue 6380, pp. 1156-1161 DOI: 10.1126/science.aar7201

Fonte: Yale University

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Cancro del colon: il consumo di noci favorisce la sopravvivenza.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Le persone con cancro al colon in stadio III che mangiano regolarmente le noci hanno un rischio significativamente più basso di recidiva e di mortalità rispetto a quelli che non lo fanno, secondo un nuovo, ampio studio condotto dai ricercatori dello Yale Cancer Center presso la Yale University.
I risultati sono stati pubblicati sul “Journal of Clinical Oncology“.

nut

Lo studio clinico ha coinvolto 826 partecipanti per una età media di 6,5 anni dopo il trattamento con chirurgia e chemioterapia a seguito di cancro al colon. Coloro che consumavano regolarmente almeno due porzioni di noci ogni settimana hanno dimostrato un miglioramento del 42% nella sopravvivenza libera da malattia e un miglioramento del 57% nella sopravvivenza globale, rispetto a coloro che non assumevano noci.

“I risultati sottolineano l’importanza di enfatizzare i fattori dietetici e di stile di vita nella sopravvivenza al cancro del colon.” – afferma il prof. Temidayo Fadelu, primo autore.

Leggi abstract dell’articolo:
Nut Consumption and Survival in Patients With Stage III Colon Cancer: Results From CALGB 89803 (Alliance)
Temidayo Fadelu, Sui Zhang, Donna Niedzwiecki, Xing Ye, Leonard B. Saltz, Robert J. Mayer, Rex B. Mowat, Renaud Whittom, Alexander Hantel, Al B. Benson, Daniel M. Atienza, Michael Messino, Hedy L. Kindler, Alan Venook, Shuji Ogino, Kimmie Ng, Kana Wu, Walter Willett, Edward Giovannucci, Jeffrey Meyerhardt, Ying Bao, and Charles S. Fuchs
Journal of Clinical Oncology https://doi.org/10.1200/JCO.2017.75.5413

Fonte: Yale Cancer Center

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La carne rossa aumenta il rischio di diverticoli negli uomini.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Il consumo di carne rossa, in particolare di quella non lavorata, si associa a un aumento del rischio di diverticolite. Il rischio si riduce sostituendo una porzione al giorno di carne rossa non lavorata con pollame o pesce.
Ad affermarlo uno studio prospettico condotto su 46.461 uomini arruolati nell’Health Professionals Follow-Up Study (1986–2012) da parte del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, Massachusetts, USA, che ha analizzato il consumo di carne (carne rossa totale, carne rossa non trasformata, carne rossa lavorata, pollame e pesce) ed il rischio di diverticolite.

diverticulitis   meat-intake

Le persone che seguivano una dieta vegetariana erano troppo poche per poter giungere a conclusioni sugli effetti di questo tipo di alimentazione sulla diverticolite.

Leggi il full text dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men

Cao Y, Strate LL, Keeley BR, et al.
Gut 2018;67:466-472 http://dx.doi.org/10.1136/gutjnl-2016-313082

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Linee guida aggiornate sulle infezioni da Clostridium difficile.

Posted by giorgiobertin su febbraio 26, 2018

L’Infectious Diseases Society of America e la Society for Health Epidemiology of America (SHEA) hanno pubblicato su “Clinical Infectious Diseases” un aggiornamento alle loro linee guida di pratica clinica sull’infezione da Clostridium difficile (CDI) negli adulti. Il precedente documento era stato pubblicato nel 2010.

clostridium-difficile image: epainAssist.com copyright

Le linee guida dichiarano che l’uso di fluorochinoloni, cefalosporine e clindamicina altera il microbioma in modi che aumentano la suscettibilità alle CDI (Infezione da Clostridium Difficile) e pertanto il primo trattamento da attuare è interrompere l’uso di questi antibiotici.

Le raccomandazioni si occupano anche dell’antibiotico di prima linea nel trattamento dell’infezione, con vancomicina o fidaxomicina che prendono il posto del metronidazolo. I probiotici sono menzionati nel documento, ma non sono raccomandati.
Le linee guida raccomandano Trapianto di microbiota fecale (FMT) per il trattamento di persone con due o più recidive di C. diff. e per i quali il tradizionale trattamento antibiotico non ha funzionato.
Le nuove linee guida includono anche raccomandazioni per la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi e il trattamento di C. diff. nei bambini, che le linee guida del 2010 non hanno affrontato.

Scarica e leggi il documento in full text:
Clinical Practice Guidelines for Clostridium difficile Infection in Adults and Children: 2017 Update by the Infectious Diseases Society of America (IDSA) and Society for Healthcare Epidemiology of America (SHEA)
L Clifford McDonald, Dale N Gerding, Stuart Johnson, Johan S Bakken, Karen C Carroll, Susan E Coffin, Erik R Dubberke, Kevin W Garey, Carolyn V Gould, Ciaran Kelly, Vivian Loo, Julia Shaklee Sammons, Thomas J Sandora, Mark H Wilcox
Clinical Infectious Diseases, cix1085, https://doi.org/10.1093/cid/cix1085, Published: 15 February 2018

Fonte: Infectious Diseases Society of America – Society for Health Epidemiology of America (SHEA)

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Nuovo legame tra batteri intestinali e obesità.

Posted by giorgiobertin su febbraio 25, 2018

I ricercatori della Lund University in Svezia hanno scoperto un nuovo legame tra batteri intestinali e obesità. Hanno scoperto che alcuni aminoacidi nel nostro sangue possono essere collegati sia all’obesità che alla composizione del microbioma intestinale.

Lo scopo dello studio è stato quello di identificare i metaboliti nel sangue che possono essere collegati all’obesità (alto indice di massa corporea, BMI) e di indagare se questi metaboliti legati all’obesità influenzano la composizione della flora batterica nei campioni di feci.

I ricercatori hanno trovato 19 metaboliti diversi che potrebbero essere collegati al BMI della persona; il glutammato e il cosiddetto BCAA (amminoacidi ramificati e aromatici) avevano il legame più forte con l’obesità.
Hanno anche scoperto che i metaboliti legati all’obesità erano collegati a quattro diversi batteri intestinali (Blautia, Dorea e Ruminococcus nella famiglia delle Lachnospiraceae e SHA98).

I risultati suggeriscono che questi metaboliti potrebbero essere mediatori tra il microbiota intestinale e l’obesità e indicano potenziali opportunità future per il targeting del microbiota intestinale nella prevenzione dell’obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
Connection between BMI related plasma metabolite profile and gut microbiota
Filip Ottosson Louise Brunkwall Ulrika Ericson Peter M Nilsson Peter Almgren Céline Fernandez Olle Melander Marju Orho-Melander
The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, jc.2017-02114, https://doi.org/10.1210/jc.2017-02114

Fonte: Lund University

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Scoperti cambiamenti genetici legati al rischio di cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2018

I ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e del National Cancer Institute e collaboratori di oltre 80 altre istituzioni in tutto il mondo hanno scoperto cambiamenti in cinque nuove regioni nel genoma umano che può aumentare il rischio di cancro al pancreas.

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Le nuove scoperte rappresentano un ulteriore passo verso la completa acquisizione di tutti i cambiamenti genetici che portano al rischio di cancro al pancreas. Questo è importante perché una migliore comprensione di come si sviluppa il cancro del pancreas potrebbe portare a trattamenti più mirati e metodi di screening per l’individuazione precoce.

Le varianti genetiche recentemente identificate – situate sui cromosomi umani 1 (posizione 1p36.33), 7 (posizione 7p12 ), 8 (posizione 8q21.11), 17 (posizione 17q12) e 18 (posizione 18q21.32) – possono aumentare il rischio di cancro del pancreas dal 15 al 25% per ogni copia presente nel genoma, afferma Alison Klein, Ph. D., responsabile dello studio e membro del Sol Goldman Pancreatic Cancer Research Center di Johns Hopkins.

I risultati, pubblicati online sulla rivista “Nature Communications“, hanno incluso informazioni genetiche da 9.040 pazienti affetti da cancro al pancreas e 12.946 individui sani.

Leggi il full text dell’articolo:
Genome-wide meta-analysis identifies five new susceptibility loci for pancreatic cancer
Alison P. Klein, Brian M. Wolpin, […]Laufey T. Amundadottir
Nature Communications volume 9, Article number: 556 (2018) doi:10.1038/s41467-018-02942-5

Fonte: Johns Hopkins Kimmel Cancer Center

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AGA: Linee guida sulla pancreatite acuta.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista “Gastroenterology” , a cura dell’American Gastroenterological Association (AGA), le linee guida sulla gestione e trattamento dei pazienti con pancreatite acuta.

agalogo

La gestione della pancreatite acuta si è evoluta lentamente nel secolo scorso. Tuttavia, le evidenze emergenti mettono in discussione molti dei paradigmi di gestione di lunga data riguardanti il ​​beneficio degli antibiotici, i tempi e le modalità del supporto nutrizionale e l’utilità e i tempi della colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP) e della colecistectomia.

Le nuove linee guida di AGA mirano a ridurre la variazione della pratica ea promuovere un’assistenza di alta qualità e di alto valore per i pazienti che soffrono di pancreatite acuta.
La pancreatite acuta è una condizione infiammatoria del pancreas che può causare lesioni locali, sindrome da risposta infiammatoria sistemica e insufficienza d’organo.

Leggi il full text dell’articolo:
American Gastroenterological Association Institute Guideline on Initial Management of Acute Pancreatitis
Crockett, Seth D.Crockett, Seth et al.
Gastroenterology Published online: February 04, 2018  DOI: https://doi.org/10.1053/j.gastro.2018.01.032

Fonte: American Gastroenterological Association

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I batteri svolgono un ruolo fondamentale nella guida dei tumori del colon.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2018

I pazienti con una forma ereditaria di cancro del colon ospitano due specie batteriche (Bacteroides fragilis ed Escherichia coli), una scoperta sorprendente poiché il colon contiene almeno 500 diversi tipi di batteri.) che collaborano per favorire lo sviluppo della malattia, e la stessa specie è stata trovata in persone che sviluppano una forma sporadica di cancro del colon, ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Bloomberg-Kimmel Institute for Cancer Immunotherapy, Johns Hopkins University, Baltimore, USA.

Queste nuove scoperte si basano su delle ricerche precedenti che hanno dimostrato come particolari ceppi di batteri possono invadere il muco del colon in almeno la metà del pazienti che ottengono il cancro al colon, ma che non hanno una predisposizione ereditaria per la malattia. A differenza della maggior parte dei batteri, che non riescono a superare lo strato protettivo del muco del colon, queste comunità di batteri che invadono il muco formano un biofilm appiccicoso proprio accanto alle cellule epiteliali che rivestono il colon, dove il cancro di solito ha origine. Queste comunità batteriche possono alla fine aiutare le cellule epiteliali a diventare cancerose.

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Bacteria play a critical role in the development of colon cancer, new research suggests. Credit: Elizabeth Cook

Un secondo studio sui topi pubblicato in concomitanza dagli stessi ricercatori mostra un possibile meccanismo che sta dietro ad uno specifico tipo di risposta immunitaria, promuovendo – invece di inibire – la formazione di tumori maligni. Insieme, queste scoperte potrebbero portare a nuovi modi per schermare più efficacemente e in definitiva prevenire il cancro del colon.

I risultati sono stati pubblicati online su: “Cell Host & Microbe” e “Science“.

Gli esperimenti condotti sugli animali riportati su “Cell Host & Microbe” dimostrano come la tossina di ETBF (ceppo di B. fragilis) induca lo sviluppo del cancro del colon. La tossina di ETBF stimola una cascata di eventi che promuovono l’infiammazione del colon che si alimenta agendo sulle cellule epiteliali del colon.

Scarica e leggi il documento in full text:
Patients with familial adenomatous polyposis harbor colonic biofilms containing tumorigenic bacteria
BY CHRISTINE M. DEJEA, PAYAM FATHI,………..CYNTHIA L. SEARS
SCIENCE 02 FEB 2018 : 592-597 DOI: 10.1126/science.aah3648

Bacteroides fragilis Toxin Coordinates a Pro-carcinogenic Inflammatory Cascade via Targeting of Colonic Epithelial Cells.
Liam Chung, Erik Thiele Orberg, Abby L. Geis, June L. Chan.. et al.
Cell Host & Microbe, 2018; DOI: 10.1016/j.chom.2018.01.007

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