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Posts Tagged ‘gastroenterologia’

NICE: Linee guida sulla gestione dell’intestino irritabile.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento, a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence), le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome) (IBS) adulti.

IBD4-15

La linea guida contiene raccomandazioni su:
– la diagnosi di IBS
– consigli dietetici e stile di vita
– terapia farmacologica
– interventi psicologici

Scarica e leggi il documento in full text:
Irritable bowel syndrome in adults: diagnosis and management
Clinical guideline [CG61] Published date: February 2008 Last updated: April 2017

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Le proteine della soia contro le infiammazioni intestinali.

Posted by giorgiobertin su aprile 26, 2017

Una dieta integrata con proteine ​​di soia può essere una terapia aggiuntiva efficace per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Ad affermarlo i ricercatori del Penn State in uno studio che ha incluso i topi e le cellule umane del colon in coltura.

I risultati sono significativi perché le malattie infiammatorie intestinali – tra cui la colite ulcerosa e il morbo di Crohn – sono caratterizzati da un’infiammazione continuativa o periodica del colon e rappresentano un fattore di rischio significativo per il cancro al colon.

IBD

Il team ha scoperto che il concentrato di proteine di soia ​​può esercitare effetti antiossidanti e citoprotettivi nelle cellule intestinali umane in coltura e può moderare la severità dell’infiammazione nei topi che hanno una condizione simile a quella indotta da colite ulcerosa.

Leggi abstract dell’articolo:
Soy protein concentrate mitigates markers of colonic inflammation and loss of gut barrier function in vitro and in vivo
Zachary T. Bitzer, Amy L. Wopperer, Benjamin J. Chrisfield, Ling Tao, Timothy K. Cooper, Jairam Vanamala, Ryan J. Elias, John E. Hayes, Joshua D. Lambert
The Journal of Nutritional Biochemistry, Volume 40, February 2017, Pages 201-208

Fonte: Penn State

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EASL: Linee guida sulle gestione delle malattie del fegato.

Posted by giorgiobertin su aprile 18, 2017

L’European Association for the Study of the Liver (EASL) ha pubblicato sulla rivista “Journal of Hepatology” quattro linee guida di pratica clinica sulla gestione delle malattie del fegato.

Jour-Hepa-cover

I documenti definiscono l’uso di modalità diagnostiche, terapeutiche e preventive, comprese le procedure non invasive e invasive, nella gestione di pazienti con varie malattie del fegato.

Scarica e leggi i documenti in full text:
– ROLE OF ENDOSCOPY IN PRIMARY SCLEROSING CHOLANGITIS
Journal of Hepatology Published online: April 17, 2017

THE DIAGNOSIS AND MANAGEMENT OF PATIENTS WITH PRIMARY BILIARY CHOLANGITIS
Journal of Hepatology Published online: April 17, 2017

MANAGEMENT OF ACUTE (FULMINANT) LIVER FAILURE
Journal of Hepatology Published online: April 17, 2017

EASL 2017 Clinical Practice Guidelines on the management of hepatitis B virus infection
Journal of Hepatology Published online: April 17, 2017

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Reflusso gastroesofageo: tosse legata più al volume che all’acidità.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2017

I ricercatori olandesi dell’Academic Medical Centre, Amsterdam, in uno studio pubblicato sulla rivista “Gut” hanno studiato il problema della persistenza di alcuni sintomi ed in particolare della tosse secondaria in pazienti con reflusso gastroesofageo, in particolare in coloro che assumono omeprazolo o derivati che sopprimono l’acidità.

reflusso-tosse

49 pazienti affetti da reflusso sono stati analizzati mediante ph-impedenziometria nelle 24 ore\manometria e contemporaneamente sono stati registrati gli episodi di tosse. La maggior parte degli episodi di reflusso sono risultati essere acidi. Non è stata rilevata una differenza significativa tra episodi di reflusso con o senza tosse tra reflussi con maggiore acidità assoluta o maggior picco di acidità.

Il trattamento medico in corso si concentra sulla riduzione dell’acidità del contenuto gastrico. Il nostro studio suggerisce invece che, piuttosto che ridurre questa acidità, diminuire la quantità di reflusso potrebbe alleviare la sintomatologia nei pazienti con tosse cronica indotta da reflusso“, dice Thomas VK Herregods, dell’Academic Medical Center di Amsterdam, principale autore dello studio.

Conclusioni: Più che ridurre l’acidità è importante per favorire lo svuotamento esofago gastrico in modo ottimale utilizzando diverse classi di farmaci rispetto agli inibitori di pompa oppure associando farmaci quali l’amitriptilina o il citalopram che riducono la sensibilita’ esofagea.

Leggi abstract dell’articolo:
Determinants of reflux-induced chronic cough
Thomas V K Herregods, Ans Pauwels, Jafar Jafari, Daniel Sifrim, Albert J Bredenoord, Jan Tack, André J P M Smout
Gut Published Online First: 15 March 2017. doi: 10.1136/gutjnl-2017-313721

Fonte: Quotidiano Sanità/Popular Science

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Scoperto come indurre a morte le cellule del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2017

Il tumore al pancreas, più frequentemente denominato adenocarcinoma del dotto pancreatico (PDAC), è il più letale e aggressivo di tutti i tumori. Purtroppo, non ci sono molte terapie efficaci disponibili oltre ad un intervento chirurgico, che non è un’opzione per molti pazienti.

MIR506

Gli scienziati del Wake Forest Battista Medical Center in collaborazione con quelli dell’Università del Texas MD Anderson Cancer Center e Tianjin Medical General Hospital University in Cina, hanno condotto uno studio per cercare di identificare le molecole che potrebbe diventare una prossima generazione di farmaci per questo tipo di cancro.
Micro RNA (MIR506) è una piccola molecola prodotta nel corpo umano, che ha la funzione di soppressore del tumore in molti tumori umani ed è maggiormente efficacie della chemioterapia nel carcinoma ovarico. Questa molecola si ritiene sia una valida opzione per studi sul cancro del pancreas. Normalmente, MIR506 svolge un ruolo importante nella regolazione del comportamento delle cellule, una diminuzione dei livelli della molecola innesca la crescita cellulare e l’espansione nei tumori.

Trattando le cellule tumorali pancreatiche con MIR506 si inibisce sia la crescita delle cellule maligne che il processo cellulare che causa le metastasi. Zhang e il suo team per la prima volta hanno scoperto che trattando le cellule tumorali pancreatiche con MIR506 si induce l’autofagia, un processo che si verifica normalmente nella crescita e sviluppo di un organismo e che potrebbe promuovere la morte delle cellule tumorali.

Il valore terapeutico potenziale di questa scoperta è importante perché siamo riusciti a consegnare MIR506 direttamente alle cellule tumorali pancreatiche utilizzando tecnologie come nanoparticelle ed esosomi“, ha detto Zhang che ha pubblicato i risultati sulla rivista “Autophagy“.

Leggi abstract dell’articolo:
MIR506 induces autophagy-related cell death in pancreatic cancer cells by targeting the STAT3 pathway
Longhao Sun, Limei Hu, David Cogdell, Li Lu, Chao Gao, Weijun Tian, Zhixiang Zhang, Ya’an Kang, Jason B. Fleming & Wei Zhang
Autophagy Vol. 13 , Iss. 4, 2017, Pages 703-714  http://dx.doi.org/10.1080/15548627.2017.1280217

Fonte: Wake Forest Battista Medical Center

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione dell’intestino irritabile.

Posted by giorgiobertin su aprile 8, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome (IBS)) nelle persone adulte dai 18 anni in su.

IBD-guideline

Il precedente documento era datato 2008, aggiornato nel 2015. Ricordiamo che il quadro sintomatologico dell’IBS è caratterizzato da disfunzionalità cronica dell’apparato digerente, contraddistinto da sintomi eterogenei e aspecifici quali crampi allo stomaco, flatulenza e meteorismo, dolore addominale dovuti ad alterazioni dell’alvo, alternanza di stipsi e costipazione o diarrea e alterata defecazione.

Scarica e leggi la linea guida in full text:
Irritable bowel syndrome in adults: diagnosis and management
Clinical guideline [CG61] Published date: February 2008 Last updated: April 2017

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Nuova tecnica per la diagnosi precoce del cancro al fegato.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2017

In molte parti del mondo, tra cui il Sud-Est asiatico e l’Africa sub-sahariana, l’esposizione a un prodotto fungino chiamato aflatossina è stato verificato che può provocare fino all’80 per cento dei casi di cancro al fegato. Questo fungo si trova spesso nel mais, arachidi, e altre colture che sono considerate dietetiche in quelle regioni.
I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno ora sviluppato un modo per determinare, mediante sequenziamento del DNA di cellule epatiche, se tali cellule sono state esposte a aflatossina. Questo profilo di mutazioni potrebbe essere usato per predire se una persona ha un alto rischio di sviluppare il cancro al fegato, potenzialmente molti anni prima che appaiono in realtà tumori.

aflatossina

L’esposizione a aflatossine di solito si traduce in una mutazione genetica che converte la base guanina del DNA a timina. Questo può spesso portare al cancro del fegato, anche se in regioni come gli Stati Uniti e in Europa, dove l’approvvigionamento di cibo è altamente regolato, il rischio di esposizione aflatossina è basso.

Quello che stiamo facendo è la creazione di un’impronta digitale“, spiega John Essigmann, William R. e Betsy P. Leitch professore di Ingegneria Biologica e Chimica del MIT. “Abbiamo utilizzato una potente tecnica di sequenziamento del genoma in grado di identificare le mutazioni molto rare – che si verificano in circa 1 su 10 a 100 milioni di paia di basi del DNA“.

Questo test potrebbe essere utilizzato anche per lo studio di nuovi farmaci contro il cancro, come oltipraz, o regimi alimentari che potrebbero impedire alla aflatossina di indurre mutazioni del DNA. In Cina, gli scienziati stanno verificando se il tè ai germogli di broccolo può aiutare a prevenire questo tipo di cancro al fegato, i broccoli contengono un composto che blocca la via che porta a mutazioni della aflatossina-indotta.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences)

Leggi asbtract dell’articolo:
Mutational spectra of aflatoxin B1 in vivo establish biomarkers of exposure for human hepatocellular carcinoma
Supawadee Chawanthayatham, Charles C. Valentine III, Bogdan I. Fedeles, Edward J. Fox, Lawrence A. Loeb, Stuart S. Levine, Stephen L. Slocum, Gerald N. Wogan, Robert G. Croy, and John M. Essigmann
PNAS March 28, 2017 doi: 10.1073/pnas.1700759114

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

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Identificata proteina possibile bersaglio per il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2017

Una proteina nota come arginina metiltransferasi 1 (PRMT1) può essere un potenziale bersaglio terapeutico per l’adenocarcionoma pancreatico duttale (PDAC), il tipo più comune di cancro al pancreas, e uno dei più mortale con un meno del 10 per cento di tasso di sopravvivenza a cinque anni.

PRMT1 (proteina primaria responsabile della demetilazione asimmetrica dell’arginina) è coinvolta in numerosi processi genetici inclusi la trascrizione genica e la riparazione del DNA. I ricercatori dell’Institute for Applied Cancer Science (IACS) at The University of Texas MD Anderson Cancer Center, coordinati dal prof. Giulio Draetta, hanno identificato il ruolo di PRMT1 nello sviluppo PDAC ed hanno tracciato un percorso verso lo sviluppo di terapie per i pazienti in disperato bisogno di soluzioni innovative.

PDAC

Il nostro studio ha identificato e convalidato per la prima volta la metiltransferasi arginina come una vulnerabilità genetica nel PDAC“, ha detto il prof. Giulio Draetta. “I dati suggeriscono che l’inibizione della piccola molecola PRMT1 potrebbe essere una strategia terapeutica di grande impatto nel cancro del pancreas.

I risultati dello studio saranno presentati in occasione della riunione annuale della American Association for Cancer Research a Washington, DC che si svolge il 3 aprile.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of protein arginine methyltransferase 1 as novel epigenetic vulnerability in KRAS/p53 mutant PDAC primary patient models
Virginia Giuliani, Bhavatarini Vangamudi, Erika Suzuki, Meredith Miller, Chiu-Yi Liu, Alessandro Carugo, Christopher Bristow, Guang Gao, Jing Han, Yuting Sun, Ningping Feng, Edward Chang, Joseph Marszalek, Jeffrey Kovacs, Maria Emilia Di Francesco, Carlo Toniatti, Timothy Heffernan, Philip Jones, Giulio Draetta. UT MD Anderson Cancer Ctr., Houston, TX
Session MS.ET03.01 – Identification of Molecular Targets

Fonte: University of Texas MD Anderson Cancer Center

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Scoperto batterio intestinale che abbatte gli zuccheri complessi.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2017

I ricercatori dell’Institute for Cell and Molecular Biosciences at Newcastle University coordinati dal prof. Harry Gilbert, hanno scoperto dei microrganismi singoli nell’intestino umano che hanno la possibilità di smontare il più complesso dei carboidrati nella nostra dieta.
E’ la prima volta che una tale scoperta viene fatta e si spera che questo possa essere utilizzato per identificare nuovi prodotti pro-biotici per migliorare la salute delle persone.

gut-bacteria-standard

I batteri nell’intestino crasso hanno un grande impatto sulla salute e sulla fisiologia in quanto aiutano a disintegrare le sostanze negli alimenti che non possiamo digerire, come gli amidi e le fibre. La principale fonte di sostanze nutritive disponibili per i batteri intestinali sono i carboidrati dalla dieta umana, che il corpo non è in grado di metabolizzare. Il polisaccaride più complesso è “rhamnogalacturonan II (RG-II)“. Il team di scienziati internazionali ha scoperto che RG-II viene metabolizzato attraverso l’azione di un particolare enzima batterico, noto come Glicosidasi, che prende di mira i carboidrati complessi nel grosso intestino. Sono stati scoperti sette geni che producono Glicosidasi (l’enzima divide il legame glicosidico che unisce insieme gli zuccheri dei polisaccaridi) – e contribuiscono alla degradazione di RG-II.

Questo è un eccitante passo in avanti nella comprensione di come i batteri intestinali umani lavorano” – afferma il prof. Gilbert.

Leggi abstract dell’articolo:
Complex pectin metabolism by gut bacteria reveals novel catalytic functions
Didier Ndeh, Artur Rogowski, Alan Cartmell, Ana S. Luis, Arnaud Baslé, Joseph Gray, Immacolata Venditto, Jonathon Briggs, Xiaoyang Zhang, Aurore Labourel, Nicolas Terrapon, Fanny Buffetto, Sergey Nepogodiev, Yao Xiao, Robert A. Campo, Yanping Zhu, Malcolm A. O’Neill, Breeanna R. Urbanowicz, William S. York, Gideon J. Davies, D. Wade Abbott, Marie-Christine Ralet, Eric C. Martens, Bernard Henrissat e Harry J. Gilbert
Nature Published online 22 March 2017 – Doi: 10.1038 / nature21725

Fonte: Institute for Cell and Molecular Biosciences at Newcastle University

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ESGE: Linee guida di Endoscopia gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su marzo 13, 2017

Sono state pubblicate a cura di ESGE (European Society of Gastrointestinal Endoscopy) le linee guida endoscopiche sulla gestione dell’esofago di Barretts, sulla polipectomia del colon-retto e resezione mucosa endoscopica (EMR), e sulle misure di performance dell’endoscopia del basso tratto gastrointestinale.

Altre linee guida sono accessibili dal portale della società ESGE.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Endoscopic management of Barrett’s esophagus: European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) Position Statement
Bas Weusten, Raf Bisschops, Emanuel Coron, Mário Dinis-Ribeiro, Jean-Marc Dumonceau, José-Miguel Esteban, Cesare Hassan, Oliver Pech, Alessandro Repici, Jacques Bergman, Massimiliano di Pietro
Endoscopy 2017; 49(02): 191-198 DOI: 10.1055/s-0042-122140

Colorectal polypectomy and endoscopic mucosal resection (EMR): European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE)
Monika Ferlitsch, Alan Moss, Cesare Hassan, Pradeep Bhandari, Jean-Marc Dumonceau, Gregorios Paspatis, Rodrigo Jover, Cord Langner… et al.
Endoscopy 2017; 49(03): 270-297 DOI: 10.1055/s-0043-102569

Performance measures for lower gastrointestinal endoscopy: a European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) Quality Improvement Initiative
Michal F. Kaminski, Siwan Thomas-Gibson, Marek Bugajski , Michael Bretthauer, Colin J. Rees, Evelien Dekker, Geir Hoff, Rodrigo Jover, Stepan Suchanek …. et al.
Endoscopy 2017; 49: 1–20 Published online: 7.3.2017 DOI http://dx.doi.org/10.1055/s-0043-103411

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Nice: Linee guida sul cancro della testa e del collo.

Posted by giorgiobertin su marzo 4, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le line guida sulla diagnosi e gestione del cancro della testa e del collo.

head-and-neck-cancer

Scarica e leggi il documento in full text:
Head and neck cancer Quality standard Published: 3 March 2017 nice.org.uk/guidance/qs146

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ACS: Statistiche sul cancro al colon-retto 1974-2013.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2017

Sono stati pubblicati a cura dell’American Cancer Society” sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute” i dati statistici sul tumore al colon-retto negli Stati Uniti dal 1974 al 2013.

ACSlogo

Le giovani generazioni sono più a rischio per il cancro al colon retto. Aumentano infatti i casi fra le persone di età inferiore ai 55 anni mentre incredibilmente diminuiscono tra i più anziani. Ad oggi infatti, 3 casi su 10 di cancro all’intestino e al colon, sono diagnosticati su ragazzi di età inferiore ai 55 anni. Una situazione che riporta indietro di quasi 100 anni, come conferma la dottoressa Rebecca Siegel curatrice dello studio. “I giovani sono a rischio di tumore al colon e al retto, esattamente come succedeva ai giovani nati alla fine del 1800 ed è un dato assai preoccupante e deludente“.

È necessario procedere con campagne di formazione e di prevenzione sia per i giovani che per i medici che devono essere sempre aggiornati su questo spinoso argomento per ridurre i ritardi nelle diagnosi e incoraggiare i ragazzi a mangiare sano e a mantenere uno stile di vita attivo.

I millennial seguirebbero un regime alimentare molto disordinato, prediligendo i cibi spazzatura alla dieta mediterranea, le carni rosse poco cotte e i cibi fritti. Troppo fast-food favorirebbe l’accumulo di grassi, zuccheri anche a causa dell’eccessivo consumo di bevande gassate.
A ciò poi vanno aggiunti il fumo e l’alcol che sono sempre più diffusi fra i giovani.

È possibile ridurre il rischio:
– Mangiando perecchie verdure, frutta e cereali integrali e meno carne rossa (manzo, maiale, o agnello),carni trasformate (hot dog ed altre carni).
– Seguendo un regolare esercizio fisico.
– Controllando il peso.
– Evitando il tabacco.
– Limitando l’alcool. L’American Cancer Society non raccomanda più di 2 bicchieri al giorno per gli uomini e 1 drink al giorno per le donne.

Scarica e leggi il documento in full text:
Colorectal Cancer Incidence Patterns in the United States, 1974–2013
Rebecca L. Siegel; Stacey A. Fedewa; William F. Anderson; Kimberly D. Miller; Jiemin Ma Philip S. Rosenberg Ahmedin Jemal
J Natl Cancer Inst (2017) 109 (8): djw322. DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djw322 Published: 28 February 2017

Fonte: American Cancer Society

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Decriptato il genoma dei tumori al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 17, 2017

Un team internazionale multicentrico coordinato dal team veronese di Arc-Net, centro di ricerca Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata, diretto dall’anatomopatologo professor Aldo Scarpa, ha sequenziato il genoma dei tumori al pancreas e ne ha decriptato il panorama delle mutazioni genetiche.

La scoperta consentirà di indirizzare lo sviluppo di specifiche terapie che vadano a contrastare le diverse tipologie di alterazioni individuate. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

scarpa-pancreas-verona

Il lavoro – spiega Scarpa – risponde alla necessità di comprendere l’aggressività dei singoli Net del pancreas. Questo per orientare il chirurgo e l’oncologo nella scelta del più corretto intervento clinico da cui dipendono la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita dei pazienti. Grazie ai risultati del nuovo studio saremo in grado di suddividere i pazienti che possano trarre beneficio da una terapia aggressiva come chemioterapie, chirurgia e radioterapie, da quelli che, invece, non ne hanno bisogno limitando, così, il danno che deriverebbe da una terapia troppo aggressiva“.

Grazie al sequenziamento dei genomi di questi tumori i ricercatori hanno riscontrato mutazioni ereditarie. Sinora si pensava che solo il 5% di queste neoplasie fosse causato da fattori ereditari, cioè un aumentato rischio neoplastico dovuto alla mutazione dei geni MEN1 o VHL. Lo studio ha rivelato che ben il 17% dei casi presi in esame era legato a mutazione ereditaria, non solo dei due geni noti, ma anche dei geni MUTYH, CHEK2 e BRCA2. L’importanza di questa scoperta cambia l’approccio clinico alla malattia e potrebbe rappresentare un passo avanti nella diagnosi precoce in famiglie a rischio.

Leggi abstract del’articolo:
Whole-genome landscape of pancreatic neuroendocrine tumours
Aldo Scarpa, David K. Chang, Katia Nones, Vincenzo Corbo, Ann-Marie Patch + et al.
Nature (2017) Published online 15 February 2017 doi:10.1038/nature21063

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Cancro al Pancreas: Speranze da un farmaco antipsicotico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

Uno studio condotto dall’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs), in collaborazione con l’Università della Calabria e varie unità di ricerca spagnole, tra cui le università di Elche e di Saragozza, il Centro di malattie epatodigestive di Madrid e il Cancer Center di Marsiglia, ha individuato una molecola in grado di inibire la proteina Nupr1, appartenente alla classe speciale delle ‘proteine intrinsecamente disordinate‘, coinvolta nel cancro al pancreas.

modello_molecolare
Modello molecolare del farmaco (in grigio) in interazione con alcune strutture della proteina disordinata (in verde e arancio)

La ricerca è cominciata con lo screening di oltre mille farmaci già approvati per varie indicazioni terapeutiche”, spiega Bruno Rizzuti del Cnr-Nanotec di Rende. “L’uso combinato di tecniche sperimentali e di simulazioni al calcolatore ha permesso di identificare alcuni di questi farmaci in grado di interagire con la proteina Nupr1“.

Una molecola nota come trifluoperazina, finora utilizzata solo per la sua azione antipsicotica – è stato sperimentata ‘in vivo‘ su cellule del tumore del pancreas umano trapiantate su modelli murini, e si è dimostrata in grado di arrestare completamente lo sviluppo della malattia.
L’efficacia antitumorale della molecola è superiore perfino ai più potenti trattamenti chemioterapici finora disponibili. Inoltre, lo studio prova che questa nuovo composto non costituirebbe solo un’alternativa ai farmaci già noti, ma può essere combinata con questi per aumentare l’effetto terapeutico complessivo.

In attesa che si avvii la sperimentazione per l’uso di questo farmaco sull’uomo, questo lavoro segna un passo importante nella ricerca sulle ‘proteine con struttura disordinata‘, affermano i ricercatori che hanno pubblicato il lavoro sulla rivista “Scientific Reports“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a Drug Targeting an Intrinsically Disordered Protein Involved in Pancreatic Adenocarcinoma
José L. Neira, Jennifer Bintz, María Arruebo, Bruno Rizzuti, Thomas Bonacci, Sonia Vega, Angel Lanas, Adrián Velázquez-Campoy, Juan L. Iovanna & Olga Abián
Scientific Reports 7, Article number: 39732 – doi:10.1038/srep39732

Fonte: Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs)

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Troppo zucchero danneggia il fegato dei bambini.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per la prima volta dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sul “Journal of Hepatology“.

infografica-merendine-fruttosio

Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L’acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. I ricercatori hanno dimostrato l’associazione tra gli alti livelli di acido urico e l’aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.

Leggi abstract dell’articolo:
Serum uric acid concentrations and fructose consumption are independently associated with NASH in children and adolescents
Antonella Mosca, Valerio Nobili, Rita De Vito, Annalisa Crudele, Eleonora Scorletti, Alberto Villani, Anna Alisi, Christopher D. Byrne
Journal of Hepatology Articles in press DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.025

Fonte ed approfondimenti: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

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I cereali integrali mantengono l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2017

Uno nuovo studio condotto dai ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston, mette in evidenza i vantaggi di mangiare cereali integrali rispetto ai cereali raffinati, dopo aver constatato che il primo può portare ad un intestino sano e a delle migliori risposte immunitarie.

refined-grains whole-grains

Grano integrale, avena, segale, orzo, riso e quinoa sono tutti esempi di prodotti integrali, mentre i prodotti del grano raffinati comprendono farina di frumento, riso bianco, e pane arricchito.
Lo studio ha coinvolto 81 adulti sani per un periodo di 6 settimane. 40 dei partecipanti allo studio hanno seguito una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali raffinati, mentre i restanti 41 partecipanti sono stati sottoposti sempre ad una dieta di tipo occidentale, che era ricca di cereali integrali.

Per valutare come ogni dieta ha influenzato la flora intestinale – la popolazione di microrganismi nell’intestino – i ricercatori hanno analizzato campioni di feci dei partecipanti e campioni di sangue per valutare le risposte immunitarie.
Coloro che si sono alimentati con una dieta ricca di cereali integrali hanno mostrato un aumento di un tipo di batteri chiamati Lachnospira, che è noto per la produzione di acidi grassi a catena corta. Gli acidi grassi a catena corta sono importanti per un sistema immunitario sano.
Inoltre, i soggetti che hanno consumato la dieta cereali integrali hanno mostrato anche una riduzione degli enterobatteri – i batteri che causano l’infiammazione.

Ricordiamo che i cereali integrali sono considerati una parte fondamentale di una dieta salutare. Secondo l’ American Heart Association, che possono contribuire a migliorare il livello del colesterolo, oltre a ridurre il rischio di obesità, malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “American Journal of Clinical Nutrition“.

Leggi abstract dell’articolo:
Substituting whole grains for refined grains in a 6-wk randomized trial has a modest effect on gut microbiota and immune and inflammatory markers of healthy adults
Sally M Vanegas, Mohsen Meydani, Junaidah B Barnett, Barry Goldin, Anne Kane, Helen Rasmussen, Carrie Brown, Pajau Vangay, Dan Knights, Satya Jonnalagadda, Katie Koecher, J Philip Karl, Michael Thomas, Gregory Dolnikowski, Lijun Li, Edward Saltzman, Dayong Wu, and Simin Nikbin Meydani
Am J Clin Nutr ajcn146928; First published online February 8, 2017. doi:10.3945/ajcn.116.146928

This trial was registered at clinicaltrials.gov as NCT01902394.

Online Supporting Material

Fonte: Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging at Tufts University in Boston

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Un esame del sangue per rilevare il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2017

Un team di ricercatori degli Stati Uniti e della Cina ha presentato un test per rilevare il cancro del pancreas, una delle forme più letali, con meno di una goccia di sangue. In particolare il team ha identificato una proteina EphA2 (ephrin type-A receptor 2) sovraespressa nei tumori pancreatici.

Il tumore al pancreas è un tipo di cancro che necessita di un disperato bisogno di un biomarker nel sangue” ha detto il co-autore He Hu del Biodesign Institute, Arizona State University. Il test sviluppato rileva la presenza della proteina EphA2 in appena 0,001 millilitri di plasma sanguigno – la componente liquida del sangue, in cui le cellule sono sospese. La tecnica si basa sul rilevamento sensibile di vescicole extracellulari (SVE) – piccole bolle di materiale emessi dalla maggior parte delle cellule viventi.

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The paper describes a new technique for identifying tumor-derived extracellular vesicles (EVs). The method relies on differently shaped nanoparticle probes that refract light at different wavelengths, one spherical (green) and one rod-shaped, (red).

Questo è stato più preciso test al plasma esistente“, afferma il team. Nello studio pilota, il nuovo test è stato corretto oltre l’85 per cento nell’individuare pazienti affetti da cancro del pancreas. In una serie di esperimenti condotti dal Dr. Hu e colleghi, questo metodo ha identificato campioni di sangue da cancro al pancreas con un’alta sensibilità, compresi quelli con malattia in stadio precoce, facilmente distinguendoli da quelli dei pazienti pancreatite e individui sani. Inoltre, questo metodo ha rilevato alterazioni dei livelli ematici EphA2-EV nei campioni di sangue pre- e post-terapia corrispondente alla risposta del tumore alla terapia, dimostrando il potere del tecnica per monitorare l’efficacia del trattamento.

Anche se l’attuale studio ha esaminato campioni utilizzando la microscopia ottica, i ricercatori prevedono un sistema completamente automatizzato in grado di eseguire tali dosaggi nella clinica a basso costo e ad alto rendimento

I risultati devono essere convalidati in studi più ampi, ma la scoperta “ha il potenziale per migliorare la diagnosi precoce, il trattamento e il monitoraggio del cancro al pancreas e di altri tumori e infezioni“. conclude il prof Hu.
Secondo il prof. Hu saranno necessari 2-3 anni per l’approvazione da parte della FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Nanoplasmonic quantification of tumour-derived extracellular vesicles in plasma microsamples for diagnosis and treatment monitoring
Kai Liang, Fei Liu, Jia Fan, Dali Sun, Chang Liu, Christopher J. Lyon, David W. Bernard, Yan Li, Kenji Yokoi, Matthew H. Katz, Eugene J. Koay, Zhen Zhao & Ye Hu
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0021 (2017) Published online:
06 February 2017 doi:10.1038/s41551-016-0021

Fonte:  Biodesign Institute, Arizona State University

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Identificato un gene che protegge contro le malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2017

I ricercatori del UT Southwestern Medical Center hanno identificato un gene che protegge l’intestino dalle malattie infiammatorie intestinale (IBD). Lo studio sui topi ha trovato, utilizzando la tecnologia CRISPR gene-editing/Cas9, una mutazione nel gene GATM. Questo gene GATM è necessario per la rapida ricostituzione della barriera della mucosa intestinale che protegge la parete intestinale contro l’infiammazione causata da batteri nel tratto digestivo. Il gene GATM è necessario per la sintesi della creatina.

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IBD è una malattia cronica, recidivante, remittente dove le prove di guarigione nel rivestimento del tratto digestivo è fondamentale per la remissione a lungo termine. La terapia attuale tende a concentrarsi sulla riduzione della risposta infiammatoria“, ha detto il professore Bruce Beutler. “Tuttavia, la corretta guarigione dello strato e delle cellule che rivestono il tratto digestivo è essenziale per la remissione a lungo termine della mucosa. Questo studio indica che la guarigione richiede un efficace intervento sul metabolismo energetico.” “.. la conoscenza di questi geni ci può aiutare a capire come IBD si verifica negli esseri umani, e come trattarla.

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi con due copie della mutazione recessiva GATM chde mostravano sintomi simili a persone con IBD: diarrea, perdita di peso, e la morte delle cellule che rivestono l’intestino. I sintomi sono migliorati quando i topi hanno ricevuto creatina nel loro acqua potabile. Lo studio indica che la creatina è necessaria per fornire l’energia necessaria per il rifornimento rapido della barriera mucosale intestinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Creatine maintains intestinal homeostasis and protects against colitis
Emre Turer, William McAlpine, Kuan-wen Wang, Tianshi Lu, Xiaohong Li, Miao Tang, Xiaoming Zhan, Tao Wang, Xiaowei Zhan, Chun-Hui Bu, Anne R. Murray, and Bruce Beutler
PNAS 2017 ; published ahead of print January 30, 2017, doi:10.1073/pnas.1621400114

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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La dieta attraverso i batteri intestinali influenza il cancro al colon-retto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 27, 2017

I ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute and Harvard Medical School,  di Boston coordinati dal professore Shuji Ogino hanno dimostrato con “prove convincenti” che la dieta influenza la probabilità di sviluppare specifiche forme di cancro del colon-retto alterando il microbioma intestinale.

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Nel periodo marzo 2015 e agosto 2016, il team ha analizzato campioni di tessuto tumorale da tutti i pazienti (137.217 individui che facevano parte del Nurses Health Study e Professionals Follow-up Study) con tumore del colon-retto, con particolare attenzione ai campioni  che contenevano Fusobacterium nucleatum.

Il team ha scoperto che i partecipanti, che hanno seguito una dieta prudente – definita come un elevato apporto di verdure, frutta, cereali integrali e legumi – erano a un rischio significativamente più basso di cancro del colon-retto contenenti il batterio F. nucleatum, rispetto ai soggetti che non avevano seguito una dieta in stile occidentale. Su una media 26-32 anni di follow-up, ci sono stati 1.019 casi di cancro del colon-retto individuati tra i partecipanti.

I risultati suggeriscono che F. nucleatum può contribuire allo sviluppo del cancro del colon-retto, interferendo con il sistema immunitario e attivando die percorsi di crescita nelle cellule del colon“, ha sottolineato il professore Ogino.

I ricercatori sulla pubblicazione nella rivista “Jama Oncology“, affermano che F. nucleatum può giocare un ruolo nello sviluppo del cancro del colon-retto. Serviranno comunque studi su larga scala per approfondire la complessa relazione tra dieta, batteri intestinali e cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Diet and Risk of Colorectal Cancer Subtypes Classified by F nucleatum
Raaj S. Mehta, MD; et al.

Fonte: Dana-Farber Cancer Institute

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Il microambiente favorisce la crescita del tumore al pancreas.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2017

Proprio come un erbaccia invasiva ha bisogno di terreno ricco di sostanze nutritive e di acqua per crescere, molti tumori hanno necessità del microambiente giusto nel corpo per prosperare. I tessuti circostanti, le cellule del sistema immunitario, i vasi sanguigni e la matrice extracellulare – è nota da tempo svolgono un ruolo nella crescita del tumore.

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Tumor cells stained with a marker for cancer (green) appear near stromal cells (red). Credit: Salk Institute

Gli scienziati del Salk Institute -La Jolla, CA– sono riusciti a decifrare ed immobilizzare i segnali di questo microambiente rallentando la crescita del tumore al pancreas.
Il tumore al pancreas è una malattia mortale ed è molto poco studiata per quanto riguarda la comunicazione con il microambiente“, dice il prof. Ronald Evans. “Il tumore è dipendente dal microambiente stromale e prende tutto ciò di cui ha bisogno per il suo metabolismo“.

Un farmaco chiamato JQ1, che è noto per bloccare i cambiamenti epogenomici osservati è stato aggiunto al sistema di coltura 3D, si sono immediatamente invertiti i cambiamenti genetici delle cellule tumorali pancreatiche che i segnali stromali avevano causato. In vivo quando i topi con tumori pancreatici sono stati trattati con JQ1, la crescita del tumore è stato rallentata.

Sono necessari ulteriori prove e studi per capire se JQ1 o composti simili, possono ridurre o rallentare la crescita di tumori pancreatici negli esseri umani. “I nostri risultati aprono un sacco di strade per studi futuri.” affermano i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Stromal cues regulate the pancreatic cancer epigenome and metabolome
Mara H. Sherman, Ruth T. Yu, Tiffany W. Tseng, Cristovao M. Sousa, Sihao Liu, Morgan L. Truitt, Nanhai He, Ning Ding, Christopher Liddle, Annette R. Atkins, Mathias Leblanc, Eric A. Collisson, John M. Asara, Alec C. Kimmelman, Michael Downes, and Ronald M. Evans
PNAS 2017 ; published ahead of print January 17, 2017, doi:10.1073/pnas.1620164114

Fonte: Salk Institute -La Jolla, CA

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Batteri intestinali legati al diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2017

Le persone con diabete di tipo 1 mostrano cambiamenti nel loro sistema digestivo che non si vedono nelle persone che non hanno la malattia autoimmune, ad affermarlo un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Questo è il primo studio che ha avuto l’opportunità di analizzare il profilo infiammatorio, microbioma, e l’associazione alla mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, rispetto ai pazienti con malattia celiaca e controlli sani“.“L’espressione di 10 geni specifici proinfiammatori risultano significativamente aumentati nel duodeno dei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto ai controlli sani e ai pazienti con malattia celiaca“, afferma il prof. Lorenzo Piemonti, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Italia.
batteri microbiota

Lo studio ha incluso 54 pazienti – 19 con diabete di tipo 1, 19 con malattia celiaca, e 16 controlli sani. Le biopsie della mucosa duodenale sono stati condotte presso l’ospedale San Raffaele dal 2009 al 2015. L’infiammazione è stata valutata da uno studio di espressione genica e di immunoistochimica. La composizione del Microbioma è stata analizzata con 16S rRNA gene sequencing.
La mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, ha mostrato un significativo aumento dei batteri Firmicutes (Gram-positivi) e una riduzione Proteobacteria (Gram-negativi) e Bacteroidetes (Gram-negativi) rispetto ai controlli sani.

Per anni, abbiamo cercato la causa del diabete di tipo 1 nel pancreas. Forse, abbiamo guardato nel posto sbagliato, vi è la possibilità che l’intestino hanno un ruolo chiave nello sviluppo della malattia“. – concludono i ricercatori.
Se i risultati saranno confermati, sarà possibile sviluppare un nuovo trattamento nelle persone con un alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Duodenal mucosa of patients with type 1 diabetes shows distinctive inflammatory profile and microbiota
Silvia Pellegrini, Valeria Sordi, Andrea Mario Bolla, Diego Saita, Roberto Ferrarese, Filippo Canducci, Massimo Clementi, Francesca Invernizzi, Alberto Mariani, Riccardo Bonfanti, Graziano Barera, Pier Alberto Testoni, Claudio Doglioni, Emanuele Bosi, Lorenzo Piemonti
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism published Jan. 19 – DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2016-3222

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Scoperto percorso che stimola la riparazione del fegato.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

Un team di ricercatori della Michigan State University, guidati dal prof. James Luyendyk, ha scoperto un nuovo percorso nel corpo che stimola la riparazione del fegato.
Utilizzando un modello animale sperimentale di alta dosi acetaminofene, il team ha scoperto che il danno epatico attiva la coagulazione del sangue, che poi ha stimola la riparazione del fegato. Lo studio è stato pubblicato on-line sulla rivista “Journal of Hepatology“.

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L’Acetaminofene, è ampiamente usato come antidolorifico e riduttore di febbre, è il principio attivo in più di 600 farmaci ed è una delle principali cause di insufficienza epatica indotta da farmaci, se utilizzato al di sopra della dose raccomandata. I ricercatori nello studio indicano che la specifica attività della fibrina è necessaria per guidare la riparazione del fegato danneggiato. In particolare la fibrina attiva un tipo di cellule immunitarie, note come macrofagi, che aiutano a rimuovere i detriti cellulari.

Questo percorso di riparazione non è mai stata descritta prima e potrebbe portare a nuove strategie per promuovere la riparazione del fegato“, ha detto Luyendyk, professore associato di pathobiology and diagnostic investigation. “Il danno ai tessuti è strettamente connesso all’attivazione della coagulazione del sangue, questo significa che il nuovo percorso potrebbe essere molto importante nel trattamento di danni al fegato, non solo per overdose di paracetamolo, ma anche per altre cause.

I ricercatori stanno attualmente definendo il ruolo di questo particolare percorso nella cirrosi epatica, malattie autoimmuni del fegato e nell’obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
Fibri(nogen) drives repair after acetaminophen-induced liver injury via leukocyte αMβ2 integrin-dependent upregulation of MMP12
Anna K. Kopec, Nikita Joshi, Holly Cline-Fedewa, Anna V. Wojcicki, Jessica L. Ray, Bradley P. Sullivan, John E. Froehlich, Brendan F. Johnson, and others
Journal of Hepatology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jhep.2016.12.004

Fonte: Michigan State University

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Consumo di carne rossa aumenta il rischio di diverticolite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School, Boston, USA, pubblicato sulla rivista “Gut“, collega il consumo di carne rossa ad un aumento del rischio di sviluppo della diverticolite.

La diverticolite è un disturbo relativamente comune che si verifica quando sacche sporgenti compaiono nel rivestimento dell’intestino. Queste tasche possono essere infettate o infiammate, portando a sintomi quali nausea e febbre, stipsi e/o diarrea, crampi, e dolori addominali.

meat       diverticulitis

Per indagare quali fattori dietetici sono coinvolti nello sviluppo della diverticolite i ricercatori si sono focalizzati sul consumo di carne, pollame, e pesce in 46.500 uomini inseriti nel Professionals Follow-up Study. I partecipanti erano di età compresa 40-75 anni quando hanno aderito allo studio tra il 1986-2012. Durante questo periodo (26 anni) sono stati 764 i casi di diverticolite. Dai risultati ottenuti è emerso che l’assunzione totale di carne rossa è associata ad un aumentato rischio di diverticolite.
La sostituzione di una porzione di carne rossa al giorno con il pesce o pollame porta ad una riduzione del rischio del 20% per la diverticolite.

I ricercatori spiegano che la carne rossa è collegata ad un aumento dei livelli di proteina C-reattiva e ferritina, che sono entrambi prodotti chimici infiammatori.
La carne rossa è stata anche collegata a malattie cardiovascolari, al cancro, e al diabete, condizioni in cui l’infiammazione gioca un ruolo chiave.

Leggi abstract dell’articolo:
Meat intake and risk of diverticulitis among men
Yin Cao, Lisa L Strate, Brieze R Keeley, Idy Tam, Kana Wu, Edward L Giovannucci, Andrew T Chan
Gut Published Online First: 9 January 2017 doi:10.1136/gutjnl-2016-313082

Fonte: NEJM Journal Watch

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Il Mesentere: un nuovo organo dell’addome.

Posted by giorgiobertin su gennaio 6, 2017

Si chiama mesentere ed è la nuova scoperta in fatto di anatomia; è situato all’interno del nostro apparato digestivo; inserito nel peritoneo, ha la funzione di tenere uniti intestino e addome. Lo aveva descritto già Leonardo Da Vinci oltre 500 anni fa, ma solo ora uno studio sulla rivista Lancet Gastroenterology & Hepatology dimostra che non è un semplice tessuto,  ma è un organo anatomicamente separato, con funzioni e caratteristiche ancora tutte da indagare.

mesentere

Fino ad oggi non esisteva un campo di studi sul mesentere – chiarisce il prof. Coffey docente all’Università di Limerick, in Irlanda- ma ora che abbiamo definito finalmente la sua anatomia e la sua struttura, il prossimo passo sarà ovviamente studiarne le funzioni e l’influenza che ha sulla nostra salute“. Si ipotizza possa svolgere un ruolo importante nel processo digestivo.

. E il suo riconoscimento potrà essere importante anche per scopi sanitari. Difatti, come sottolinea il ricercatore irlandese Coffey, “approcciandoci al mesentere come a un organo, possiamo classificare le malattie digestive in base ad esso”.

Leggi abstract dell’articolo:
The mesentery: structure, function, and role in disease
Coffey, J Calvin et al.
The Lancet Gastroenterology & Hepatology , Volume 1 , Issue 3 , 238 – 247

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Farmaci contro l’ipertensione bloccano il cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2016

I ricercatori dell’University of Turku in Finlandia hanno identificato un nuovo modo per bloccare la diffusione del cancro in vitro. Si tratta dei farmaci calcio-antagonisti, che vengono utilizzati per abbassare la pressione sanguigna, riescono a bloccare l’invasione del cancro alla mammella e al pancreas inibendo alcune funzioni delle strutture cellulari.

Lo sviluppo di farmaci che bloccano la capacità delle cellule tumorali di diffondersi è un importante campo per le terapia anti-cancro.
L’Identificazione di farmaci anti-ipertensione come potenziali terapie contro le metastasi del cancro al seno e al pancreas è stata una grande sorpresa. Gli obiettivi di questi farmaci non sono mai stati le cellule tumorali e quindi nessuno aveva considerato la possibilità che questi farmaci potrebbero essere efficaci contro i tipi di cancro aggressivo“. dice il professor Johanna Ivaska coordinatore dello studio.

Turku-University
High-resolution microscope image of an invasive breast cancer cell (magenta) expressing Myosin-10 induced “sticky-fingers” (green).

I ricercatori nello studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, si sono concentrati sulla comprensione di come le cellule tumorali si muovono e invadono i tessuti circostanti. Il team ha rilevato che nella diffusione le cellule tumorali utilizzano una proteina chiamata miosina-10 che guida la motilità delle cellule tumorali. La miosina-10 si evidenzia in un gran numero di strutture chiamate filopodi. Si tratta di strutture simili a dita appiccicose che le cellule tumorali utilizzano per percepire il loro ambiente e per navigare. I calcioantagonisti prendono di mira specificamente queste dita appiccicose rendendole inattive, così efficacemente che bloccano (per ora in vitro) il movimento delle cellule del cancro.

Si stanno attualmente valutando l’efficacia del calcio-antagonisti per fermare la diffusione del cancro al seno e al pancreas utilizzando modelli pre-clinici (vivo) e l’analisi dei dati del paziente.

Leggi abstract dell’articolo:
L-type calcium channels regulate filopodia stability and cancer cell invasion downstream of integrin signalling.
Jacquemet G, Baghirov H, Georgiadou M, Sihto H, Peuhu E, Cettour-Janet P, He T, Perälä M, Kronqvist P, Joensuu H, Ivaska J. Nat Commun. 2016 Dec 2;7:13297. doi: 10.1038/ncomms13297.

Fonte: University of Turku

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