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Posts Tagged ‘Medicina Laboratorio’

Linee guida di consenso sui test genetici per il cancro al seno ereditario.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2019

L’American Society of Breast Surgeons ha pubblicato le linee guida di consenso sui test genetici per il cancro al seno ereditario. I test genetici per valutare il rischio ereditario di cancro sono un’area complessa, ampia e dinamica della ricerca medica.

BRAC

Se vengono eseguiti test genetici, tali test dovrebbero includere BRCA1/BRCA2 e PALB2, con altri geni appropriati per lo scenario clinico e la storia familiare. Per i pazienti con carcinoma mammario di nuova diagnosi, l’identificazione di una mutazione può influire sulle raccomandazioni terapeutiche (chirurgia e potenzialmente radiazioni) e sulla terapia sistemica.

Scarica e leggi il documento in full text:
Consensus Guidelines on Genetic` Testing for Hereditary Breast Cancer from the American Society of Breast Surgeons
Manahan, E.R., Kuerer, H.M., Sebastian, M. et al.
Ann Surg Oncol (2019) First Online 24 July 2019 https://doi.org/10.1245/s10434-019-07549-8

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ACG: linee guida sulla Emocromatosi Ereditaria.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2019

Sono state pubblicate sull’American Journal of Gastroenterology a cura dell’American College of Gastroenterology, le linee guida sulla Emocromatosi Ereditaria. L’Emocromatosi Ereditaria è una patologia genetica caratterizzata da eccessivo accumulo di ferro (Fe) che causa danno tissutale.

Emocromatosi

La disponibilità di test diagnostici molecolari ha reso possibile la conferma della diagnosi per la maggior parte dei pazienti. I test non invasivi come la risonanza magnetica T2 ha reso più semplice la quantificazione della deposizione epatica di ferro ed eliminato la necessità di biopsia epatica nella maggior parte dei pazienti.
La flebotomia rimane il pilastro della terapia, ma le nuove terapie emergenti come i nuovi agenti chelanti possono avere un ruolo per i pazienti.

Scarica e leggi il documento in full text:
ACG Clinical Guideline: Hereditary Hemochromatosis
Kris Kowdley, Kyle Brown, Joseph Ahn, et al.
American Journal of Gastroenterology: July 22, 2019 – Volume Publish Ahead of Print – doi: 10.14309/ajg.0000000000000315

Linee guida correlate:
Diagnosis and management of hemochromatosis: 2011 Practice Guideline by the American Association for the Study of Liver Diseases

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Nuovo dispositivo per diagnosticare la sepsi in pochi minuti.

Posted by giorgiobertin su luglio 24, 2019

Un nuovo sensore progettato dai ricercatori del MIT potrebbe accelerare notevolmente il processo di diagnosi della sepsi, una delle principali cause di morte negli ospedali statunitensi.

La sepsi si verifica quando la risposta immunitaria del corpo all’infezione innesca una reazione a catena dell’infiammazione in tutto il corpo, causando alta frequenza cardiaca, febbre alta, mancanza di respiro e altri problemi. Se lasciato non controllato, può portare a shock settico, in cui la pressione sanguigna scende e gli organi si chiudono. Per diagnosticare la sepsi, i medici si affidano tradizionalmente a vari strumenti diagnostici, tra cui segni vitali, esami del sangue e altri esami di imaging e di laboratorio.

MIT-BioChip-Sensor

Nei pazienti con sepsi, i livelli di IL-6 possono aumentare ore prima che inizino a manifestarsi i sintomi. Ma anche a questi livelli elevati, la concentrazione di questa proteina nel sangue è nel complesso troppo bassa per consentire ai dispositivi di analisi tradizionali di rilevarla rapidamente.

In un documento presentato questa settimana alla Engineering in Medicine and Biology Conference, i ricercatori del MIT descrivono un sistema basato sulla microfluidica che rileva automaticamente livelli clinicamente significativi di IL-6 per la diagnosi di sepsi in circa 25 minuti, utilizzando una puntura di sangue dal dito.

Scarica e leggi il documento in full text:
Microfluidics device helps diagnose sepsis in minutes

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Riconoscere il Parkinson attraverso delle molecole-spia nel sangue.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2019

E’ possibile diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che raggiunge il 90% nelle donne, attraverso delle molecole-spia presenti nel sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale. Ad affermarlo uno studio italiano coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, e condotto dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e dalla Fondazione Santa Lucia di Roma.

Metabolomics5

La ricerca si è basata sull’analisi del sangue di 587 persone, 268 delle quali con il morbo di Parkinson e 319 sane. E’ emerso così che nelle prime la concentrazione nel sangue di molecole (lipidi) chiamate Nape (N-acyl-phosphatidylethanolamines) era più bassa di circa il 15% rispetto a quella riscontrata negli individui sani.
Le molecole-spia del morbo di Parkinson sono, come tutti i lipidi, una sorta di sentinelle delle cellule, incaricate di proteggerne la struttura. Se i neuroni vengono danneggiati, come avviene con il Parkinson, “prelevano” i Nape dal sangue diminuendone la quantità in circolazione nell’organismo.

Questi lipidi, facili da misurare con un semplice prelievo di sangue, potrebbero diventare in futuro – osserva il prof. Andrea Armirotti – un indicatore per la diagnosi del Parkinson”.

Leggi il full text dell’articolo:
Gender specific decrease of a set of circulating N-acylphosphatidyl ethanolamines (NAPEs) in the plasma of Parkinson’s disease patients
Hamid, Z., Basit, A., Pontis, S. et al.
Metabolomics May 2019, 15:74 https://doi.org/10.1007/s11306-019-1536-z)

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Nuovo motore di ricerca di anticorpi.

Posted by giorgiobertin su luglio 11, 2019

BenchSci è una nuova piattaforma online gratuita per scienziati universitari. Permette di eseguire gli esperimenti con l’anticorpo esatto. Riduci il tempo, l’incertezza e il costo della selezione e dell’acquisto di anticorpi per i tuoi esperimenti. E’ necessaria la registrazione gratuita.

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Alzheimer: la diagnosi precoce con una goccia di sangue.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2019

Un team di ricercatori del Department of Clinical Sciences, Lund University, Svezia, e della società farmaceutica Roche, hanno presentato sulla rivista “Jama Neurology” i risultati ottenuti con una nuova tecnologia, che permette di identificare nel flusso sanguigno i marcatori caratteristici dell’accumulo di proteina beta amiloide nel cervello. Un indizio prezioso – spiegano – per riconoscere gli stadi precoci dell’Alzheimer, e iniziare quindi le terapie quando hanno maggiori possibilità di risultare efficaci.

Foto: Mostphotos

Le tracce della proteina beta amiloide nel sangue dei pazienti avviene attraverso una procedura automatizzata, che aumenta l’efficacia del test, e lo rende più economico e semplice da utilizzare. Le prove sono state condotte su 842 malati svedesi (lo studio svedese BioFINDER) e 237 tedeschi, rappresentativi di tutti gli stadi di sviluppo della malattia, hanno mostrato una precisione diagnostica paragonabile a quella delle tecniche utilizzate attualmente.

In autunno – assicurano i ricercatori svedesi – prenderà il via il primo trial clinico della tecnologia, che testerà l’efficacia del test coinvolgendo un ampio numero di medici di famiglia. Se tutto andrà come sperato, la nuova tecnologia potrebbe presto venire utilizzata per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Performance of Fully Automated Plasma Assays as Screening Tests for Alzheimer Disease–Related β-Amyloid Status.
Palmqvist S, Janelidze S, Stomrud E, et al.
JAMA Neurol. Published online June 24, 2019. doi:10.1001/jamaneurol.2019.1632

Editorial Comment

Fonti: Department of Clinical Sciences, Lund University  –  Galileonet.it

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Test delle urine per stabilire il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2019

I ricercatori dell’ University of East Anglia’s Norwich Medical School coordinati dal prof. Shea Connell, hanno sviluppato un test delle urine per diagnosticare il cancro alla prostata aggressivo e predire se i pazienti necessiteranno di un trattamento fino a cinque anni prima rispetto ai metodi clinici standard.

In particolare i ricercatori hanno esaminato l’espressione di 167 geni nei campioni. Hanno trovato 35 geni che possono aiutare a prevedere quanto pericoloso possa essere un cancro alla prostata. Hanno inoltre anche monitorato la salute degli uomini per una media di sei anni. I profili di 23 uomini il cui cancro è progredito erano significativamente diversi da quelli il cui cancro non progrediva. Il trials ha coinvolto 537 pazienti.

urine-prostate-cancer

Il nuovo test sperimentale chiamato “PUR” (Prostate Urine Risk) identifica gli uomini che hanno fino a otto volte meno probabilità di aver bisogno di un trattamento entro cinque anni dalla diagnosi. Attualmente i test più comunemente utilizzati per il cancro alla prostata includono esami del sangue, un esame fisico noto come esame rettale digitale (DRE), una risonanza magnetica o una biopsia.

La dott.ssa Clark ha dichiarato: “Questa ricerca dimostra che il nostro test delle urine potrebbe essere utilizzato non solo per diagnosticare il cancro alla prostata senza la necessità di una biopsia invasiva, ma per identificare il livello di rischio di un paziente. Ciò significa che potremmo prevedere se i pazienti affetti da cancro alla prostata già sottoposti a sorveglianza attiva abbiano bisogno o meno di un trattamento. La cosa veramente eccitante è che il test ha predetto la progressione della malattia fino a cinque anni prima che venisse rilevata da metodi clinici standard”. I risultati sono entusiasmanti, il test deve essere convalidato in un gruppo più ampio di pazienti.

Scarica e leggi il documento in full text:
A four‐group urine risk classifier for predicting outcomes in patients with prostate cancer
Shea P. Connell Marcel Hanna Frank McCarthy Rachel Hurst Martyn Webb Helen Curley Helen Walker Rob Mills Richard Y. Ball Martin G. Sanda Kathryn L. Pellegrini Dattatraya Patil Antoinette S. Perry Jack Schalken Hardev Pandha Hayley Whitaker Nening Dennis Christine Stuttle Ian G. Mills Ingrid Guldvik Movember GAP1 Urine Biomarker Consortium Chris Parker Daniel S. Brewer Colin S. Cooper Jeremy Clark.
BJU International First published: 20 May 2019 https://doi.org/10.1111/bju.14811

Fonti: University of East Anglia’s Norwich Medical School WebMDBBC

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Nuovo test non invasivo per le malattie intestinali.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2019

Un nuovo studio dei ricercatori della Facultad de Estudios Superiores Zaragoza in Messico, pubblicato su “Experimental Physiology” propone un nuovo test non invasivo per valutare la funzione intestinale che può aiutare a schermare e monitorare il trattamento delle malattie dell’intestino utilizzando solo un piccolo campione (1 ml) di sangue e feci.


New, non-invasive test for Bowel Diseases

Quanto bene funzioni l’intestino è determinato dalla barriera intestinale, un complesso sistema multistrato. Questo può essere paragonato a un filtro che controlla con precisione il passaggio dei nutrienti e impedisce ai batteri di passare dall’interno dell’intestino al flusso sanguigno.

Nei pazienti con IBD ed altre malattie intestinali, la barriera intestinale è compromessa. La parete intestinale è più simile a un setaccio strappato, consentendo a più prodotti batterici di passare dall’intestino al sangue. Questo è comunemente definito come intestino permeabile.

Il nuovo test misura la concentrazione di prodotti batterici intestinali (prodotti dai batteri durante il metabolismo) nel sangue e nelle feci del paziente. Gli autori ritengono che con ulteriori ricerche questa valutazione della perdita intestinale sarà molto importante nella diagnosi e nel trattamento di IBD e di altre malattie intestinali (video).

Scarica e leggi il documento in full text:
Inflammatory bowel disease associates with increased gut‐to‐blood penetration of SCFA: A new, noninvasive marker of a functional intestinal lesion
Kinga Jaworska Marek Konop Klaudia Bielinska Tomasz Hutsch Marcin Dziekiewicz Aleksandra Banasz kiewicz Marcin Ufnal
Experimental Physiology First Published: 26 June 2019 https://doi.org/10.1113/EP087538

Link video di YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=I5ha-1Pte-0&feature=youtu.be

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Un semplice test per misurare lo stress.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2019

I ricercatori dell’University of Cincinnati hanno sviluppato un nuovo test che può facilmente e semplicemente misurare ormoni dello stress comuni usando il sudore, il sangue, l’urina o la saliva. Alla fine, sperano di trasformare le loro idee in un semplice dispositivo che i pazienti possano usare a casa per monitorare la loro salute.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “American Chemical Society Sensors“.

Andrew Steckl
UC research assistant Shima Dalirirad, left, and UC professor Andrew Steckl pose in UC’s Nanoelectronics Laboratory. Photo/Andrew Higley/UC Creative Services

I ricercatori hanno sviluppato un dispositivo che utilizza la luce ultravioletta per misurare gli ormoni dello stress in una goccia di sangue, sudore, urina o saliva. Questi biomarcatori di stress si trovano in tutti questi fluidi, anche se in quantità diverse, ha detto Andrew Steckl – Ohio Eminent Scholar and UC engineering professor.
Il dispositivo misura non solo un biomarker ma più biomarcatori e può essere applicato a diversi fluidi corporei”. “Lo stress è stato un tema caldo negli ultimi due anni: i ricercatori hanno provato molto duramente a sviluppare un test che sia economico, facile ed efficace e rilevi questi ormoni a basse concentrazioni”.Questo test ha il potenziale per essere un forte dispositivo commerciale: sarebbe bello vedere la ricerca andare in questa direzione”.

Leggi abstract dell’articolo:
Label-Free Optical Detection of Multiple Biomarkers in Sweat, Plasma, Urine, and Saliva
Prajokta RayAndrew J. Steckl*
ACS Sensors 2019, 4, 5, 1346-1357 (Article) Publication Date (Web): March 22, 2019 DOI: 10.1021/acssensors.9b00301

Articoli correlati:
Stress Biomarkers in Biological Fluids and Their Point-of-Use Detection
Andrew J. Steckl*Prajokta Ray
ACS Sensors 2018, 3, 10, 2025-2044

Fonte: University of Cincinnati

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Cancro al seno: test per determinare il trattamento più efficace.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2019

È stato trovato un test del tumore al seno che aiuta i medici a prendere decisioni terapeutiche per alcuni pazienti affetti da cancro al seno.
Il test ha avuto successo nel predire se la chemioterapia sarebbe vantaggiosa per i pazienti con il tipo più comune di tumore della mammella (recettore positivo dell’estrogeno, HER2-negativo), aiutando così a indirizzare i pazienti ad alto rischio di metastasi alla chemioterapia.

EndoPredict-TestKit

I ricercatori della Queen Mary University di Londra, del gruppo austriaco Breast and Colorectal Group e del gruppo spagnolo Foundation Research in Breast Cancer hanno eseguito un’analisi combinata di tre grandi studi clinici, tra cui un totale di 3.746 donne, che hanno ricevuto trattamenti comprendenti terapia ormonale e chemioterapia.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Breast Cancer Research and Treatment” è stato condotto nel Regno Unito, in Austria e in Spagna, ha scoperto che un test multigene chiamato EndoPredict (Myriad Genetics) è in grado di prevedere se la chemioterapia funzionerà per un singolo paziente.

I risultati dello studio hanno mostrato che i pazienti con un elevato risultato del test EndoPredict – che indica un alto rischio di metastasi – che hanno ricevuto chemioterapia oltre alla terapia ormonale hanno risultati statisticamente migliori di 10 anni rispetto a quelli che hanno ricevuto solo terapia ormonale.  EndoPredict non è solo un test prognostico, ma ha anche capacità predittive per quanto riguarda la chemioterapia.

I nostri dati mostrano che l’uso del test EndoPredict per valutare il rischio di metastasi può risparmiare alle donne una chemioterapia inutile se i risultati del test mostrano che una donna è a basso rischio di recidiva dal test” – afferma la prof.ssa Ivana Sestak del Wolfson Institute of Preventive Medicine.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of chemotherapy benefit by EndoPredict in patients with breast cancer who received adjuvant endocrine therapy plus chemotherapy or endocrine therapy alone
Ivana Sestak, Miguel Martín, Peter Dubsky, Ralf Kronenwett, Federico Rojo, Jack Cuzick, Martin Filipits, Amparo Ruiz, William Gradishar, Hatem Soliman, Lee Schwartzberg, Richard Buus, Dominik Hlauschek, Alvaro Rodríguez-Lescure, Michael Gnant.
Breast Cancer Research and Treatment. DOI: 10.1007/s10549-019-05226-8

EndoPredict

Fonte: Queen Mary University of London

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Tumore al seno HER2 positivo: test molecolare in risposta alla terapia neoadiuvante.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2019

Sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research” i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sui marcatori precoci di risposta ai trattamenti per le donne con tumore al seno HER2 positivo.

I risultati hanno mostrato che analizzando i microRNA presenti nel sangue è possibile individuare pazienti con maggiori probabilità di risposta alla terapia neoadiuvante con trastuzumab, dopo solo due settimane di trattamento. I risultati sono particolarmente significativi sia perché aggiungono prove sulle potenzialità della biopsia liquida, metodo poco invasivo e strumento predittivo di efficacia della terapia, sia perché aprono la strada a una nuova linea di ricerca nell’ambito degli studi clinici sul tumore della mammella HER2 positivo.
La sperimentazione è stata fatta analizzando i campioni ematici provenienti da 429 donne con carcinoma mammario HER2 positivo, arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial).

Clin-Cancer7

Lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di utilizzare test basati su microRNA circolanti per la selezione delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo che possano beneficiare della terapia con trastuzumab o da indirizzare a terapie con più farmaci che abbiano sempre HER2 come bersaglio” – spiega Maria Grazia Daidone, Direttore del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico (DRAST) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Si tratta di un approccio innovativo, che rappresenta una svolta nell’individuazione dell’opzione terapeutica più efficace”.

Questo nostro studio ha un grande valore, ma rappresenta solo il primo passo di un percorso più lungo di ricerca che deve confermare il ruolo dell’insieme di microRNA identificati. Per farlo sarà necessario avviare quanto prima uno studio di validazione preclinica (in cellule tumorali di laboratorio) e in clinica (su casistiche indipendenti)” – conclude la prof.ssa Daidone.

Leggi abstract dell’articolo:
Plasma microRNA levels for predicting therapeutic response to neoadjuvant treatment in HER2-positive breast cancer: Results from the NeoALTTO trial
Serena Di Cosimo, Valentina Appierto, Sara Pizzamiglio, Paola Tiberio, Marilena V Iorio, Florentine Hilbers, Evandro de Azambuja, Lorena de la Pena, Miguel Ángel Izquierdo, Jens Huober, José Baselga, Martine Piccart, Filippo G. De Braud, Giovanni Apolone, Paolo Verderio and Maria G Daidone
Clin Cancer Res February 27 2019 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-2507

Fonte: Noesis srl

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Cancro al colon: diagnosi precoce con il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

uN gruppo di ricerca del Cibio dell’Università di Trento hanno scoperto il collegamento tra la composizione della popolazione batterica intestinale e il cancro al colon e individuato un insieme di batteri ricorrenti nei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia. I risultati dello studio, che rappresentano una possibile svolta per la diagnosi precoce non invasiva, sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“.

Segato CIBIO

“Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri “marcatori” del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione” – afferma il prof. Nicola Segata, responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento.

Oltre a batteri e altri microorganismi, i ricercatori hanno individuato un’altra particolare caratteristica del microbioma associato al cancro al colon-retto: un numero statisticamente più elevato di copie di un gene che codifica per l’enzima cutC. “Questo enzima”, spiega Nicola Segata, “è coinvolto nel metabolismo della colina – un composto organico preveniente dalla dieta – e nella conseguente produzione di una molecola (la trimetilammina) che è stata associata in altri studi a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto“.

La scoperta della correlazione tra microbioma intestinale e cancro al colon-retto può avere immediata applicazione sul piano della diagnosi precoce. “Il microbioma rilevato nelle feci è altamente predittivo per la presenza della malattia e, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, può aumentare l’accuratezza diagnostica di test non invasivi” – concludono i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Metagenomic analysis of colorectal cancer datasets identifies cross-cohort microbial diagnostic signatures and a link with choline degradation
Andrew Maltez Thomas, Paolo Manghi, […]Nicola Segata
Nature Medicine Published: 01 April 2019

Fonte: Cibio dell’Università di Trento

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Medicina di Laboratorio: premiato il prof. Plebani.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2019

L’American Association for Clinical Chemistry, la più prestigiosa Società Scientifica della medicina di laboratorio a livello internazionale, ha conferito al prof. Mario Plebani il “2019 AACC Outstanding Contributions Through Service to the Profession of Clinical Chemistry Award”. Il Premio sarà consegnato nel mese di agosto ad Anaheim (Los Angeles, California) nel corso del 71° Annual Scientific Meeting della Società americana che riunisce oltre 10.000 delegati provenienti da tutto il mondo.

plebaniProf. Mario Plebani

Questo Premio riconosce il valore dei ricercatori e professionisti della medicina di laboratorio che, nell’arco della loro carriera, abbiano dato un rilevante contributo al miglioramento della professione e delle conoscenze scientifiche nell’ambito della disciplina.

«La medicina di laboratorio», spiega il prof. Plebani, riconosciuto fra i 100 patologi più influenti nel mondo, «si occupa di analisi chimiche, biochimiche, ematologiche, microbiologiche, virologiche e oggi sempre più anche diagnostica molecolare. Fino a qualche decennio fa le analisi servivano a confermare la diagnosi clinica, oggi invece riusciamo a fare prevenzione grazie all’identificazione di fattori di rischio. Riusciamo a determinare la dose ottimale di determinati farmaci, anticoagulanti e antitumorali, in base ai diversi tipi di metabolismo del paziente, massimizzando gli effetti terapeutici e riducendo il rischio di eventi avversi».

Dal 2017 è Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova ed in tale veste ha promosso un corso di laurea in lingua veicolare (inglese) arricchendo così l’offerta formativa di una delle Scuole di Medicina più conosciute al mondo ed ha contribuito al programma del Festival della Salute Globale che si terrà a Padova dal 5 al 7 aprile di quest’anno.

Fonti: Insaluetnews.itMattino-Padova

 

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Analisi del sangue per rilevare con precisione la fibromialgia.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2019

In uno studio pubblicato su “Journal of Biological Chemistry“, i ricercatori della Ohio State University riportano il successo nell’individuare i biomarcatori della fibromialgia, e differenziandoli da altre malattie correlate.

La fibromialgia è una malattia reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico, caratterizzandosi per la presenza di: dolore cronico e diffuso; aumento della tensione muscolare; rigidità in numerose sedi dell’apparato locomotore.


First Blood Test for Fibromyalgia Could Provide Answers and Validation

La scoperta potrebbe essere un importante punto di svolta nella cura dei pazienti con una malattia che viene frequentemente diagnosticata erroneamente o non diagnosticata, lasciandoli senza cure adeguate”, ha detto il professor Kevin Hackshaw del Department of Internal Medicine, Division of Rheumatology and Immunology, Ohio State University (video).
L’identificazione dei biomarcatori della malattia – una “impronta metabolica” come quella scoperta nel nuovo studio – potrebbe anche aprire la possibilità di trattamenti mirati“.

Abbiamo trovato modelli metabolici chiari e riproducibili nel sangue di dozzine di pazienti con fibromialgia, il che ci porta molto più vicino a un esame del sangue di quanto non lo sia mai stato“, ha detto Hackshaw.

Lo studio ha incluso 50 persone con una diagnosi di fibromialgia, 29 con artrite reumatoide, 19 con osteoartrite e 23 con lupus. I ricercatori hanno esaminato campioni di sangue di ciascun partecipante utilizzando una tecnica chiamata spettroscopia vibrazionale, che misura il livello di energia delle molecole all’interno del campione. il prossimo studio dovrebbe coinvolgere 150 a 200 soggetti per gruppo di malattie per vedere se i risultati di questa ricerca sono replicabili in una popolazione più ampia e diversificata.

A molti pazienti non diagnosticati vengono prescritti oppiacei, forti antidolorifici che danno assuefazione e che non hanno dimostrato di essere di beneficio alle persone affette dalla malattia.
Secondo i ricercatori l’obiettivo è di avere un test pronto per l’uso diffuso entro cinque anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic fingerprinting for diagnosis of fibromyalgia and other rheumatologic disorders
Kevin V. Hackshaw, Didem P. Aykas, Gregory T. Sigurdson, Marcal Plans, Francesca Madiai, Lianbo Yu, Charles A. T. Buffington, M. Mónica Giusti, and Luis Rodriguez-Saona
J. Biol. Chem. 2019 294: 2555-. doi:10.1074/jbc.RA118.005816

Fonte: Department of Internal Medicine, Division of Rheumatology and Immunology, Ohio State University

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AHA: linee guida sulla misurazione della pressione arteriosa.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2019

La misurazione accurata della pressione sanguigna (BP) è essenziale per la diagnosi e la gestione dell’ipertensione, un importante fattore di rischio per malattie cardiache e ictus. La versione aggiornata della dichiarazione scientifica AHA sulle misurazioni della pressione arteriosa nell’uomo menziona l’uso di dispositivi oscillometrici per ridurre gli errori umani associati all’approccio auscultatorio. Questi dispositivi utilizzano un sensore di pressione elettronico all’interno del bracciale per la pressione sanguigna, che permettono un’accurata misurazione della pressione sanguigna riducendo gli errori umani.

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I ricercatori presentano una carrellata di considerazioni particolari relative alla misurazione della pressione arteriosa nei bambini, nelle donne in gravidanza, negli anziani, nei pazienti obesi e in caso di aritmia.

Tra le altre cose, i nuovi dispositivi oscillometrici automatici possono ottenere più misurazioni con la semplice pressione di un pulsante, ed è quindi molto semplice fare una media per stimare al meglio la pressione sanguigna” afferma il prof. Muntner (video).

La dichiarazione, che aggiorna una precedente dichiarazione sull’argomento pubblicato nel 2005, fornisce una panoramica di ciò che è attualmente noto sulla misurazione della pressione arteriosa, e sostiene le raccomandazioni del 2017 American College of Cardiology/American Heart Association Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation and Management of High Blood Pressure

Leggi abstract dell’articolo:
Measurement of Blood Pressure in Humans: A Scientific Statement From the American Heart Association
Paul Muntner, Daichi Shimbo, Robert M. Carey, Jeanne B. Charleston, Trudy Gaillard, Sanjay Misra, Martin G. Myers, Gbenga Ogedegbe, Joseph E. Schwartz, Raymond R. Townsend, Elaine M. Urbina, Anthony J. Viera, William B. White, Jackson T. Wright Jr.
Hypertension 4 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/HYP.0000000000000087

Fonte: https://newsroom.heart.org

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Ultrasuoni per la prevenzione della trombosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2019

Un nuovo approccio per la prevenzione della trombosi è stato proposto dai ricercatori del Moscow Institute of Physics and Technology e del Russian National Research Center for Hematology (NRCH).

Nella pratica clinica moderna, la trombolisi viene eseguita quando i trombi formati nei vasi sanguigni rappresentano una minaccia per la vita del paziente. Le procedure trombolitiche sono associate ad un rischio elevato, in quanto possono causare sanguinamento acuto.

trombi
Foto. Piastre di Petri con coaguli di fibrina estratti dal sistema sperimentale un’ora dopo l’inizio dei processi di coagulazione. Immagine gentilmente concessa dai ricercatori.

Nel documento pubblicato su PLOS ONE, è stato sviluppato un nuovo approccio basato sulla registrazione ultrasonica della coagulazione del sangue nelle sue fasi iniziali. Il monitoraggio ultrasonico continuo dello stato aggregato del sangue è stato eseguito utilizzando il modello di flusso ematico in vitro. Un’iniezione di un farmaco fibrinolitico è stata eseguita automaticamente sulla base di dati ultrasonici. Gli autori hanno dimostrato che la tecnica di monitoraggio a ultrasuoni consente di rilevare lo stadio di coagulazione in cui il tempestivo intervento farmacologico porta a una rapida e completa dissoluzione dei coaguli di fibrina formatisi nel flusso sanguigno.

Con i progressi nel campo dei sensori ultrasonici compatti, il lavoro apre nuove prospettive per la creazione di dispositivi indossabili per assistenza medica tempestiva a pazienti ad alto rischio di trombosi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Control of fibrinolytic drug injection via real-time ultrasonic monitoring of blood coagulation
Dmitry A. Ivlev, Shakhla N. Shirinli, Konstantin G. Guria, Svetlana G. Uzlova, Georgy Th. Guria
PLOSE ONE Published: February 27, 2019 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0211646

Fonte: Moscow Institute of Physics and Technology

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Un nuovo test rapido per la diagnosi di sepsi.

Posted by giorgiobertin su marzo 4, 2019

I ricercatori dell’University of Strathclyde hanno sviluppato un innovativo test a basso costo per la diagnosi precoce di sepsi che potrebbe salvare migliaia di vite.
Il semplice sistema per la misurazione sensibile in tempo reale della condizione di pericolo di vita è molto più veloce di alcuni test ospedalieri esistenti, che possono richiedere fino a 72 ore per l’elaborazione.

University_Strathclyde_sepsis
Image copyright – University of Strathclyde

Viene utilizzato un dispositivo biosensore con un microelettrodo per rilevare se uno dei biomarcatori proteici della sepsi-interleuchina-6 – è presente nel flusso sanguigno. IL-6 è una molecola secreta dal sistema immunitario e i suoi livelli nel sangue aumentano in molti di coloro che ne hanno questa condizione.

I risultati del progetto di ricerca mostrano che livelli aumentati della molecola possono essere rilevati dal test con una rapidità di due minuti e mezzo. “Abbiamo sviluppato un sensore a forma di ago con diversi elettrodi e abbiamo dimostrato di poter rilevare un biomarcatore sepsi in tempo quasi reale, a livelli clinicamente rilevanti”. – afferma il prof. Damion Corrigan.
Nella sepsi, la tempistica è un parametro chiave. Per ogni ora di ritardo nel trattamento antibiotico, aumentano la probabilità di morte.

La ricerca è ancora in una fase iniziale, il team però crede in una accelerazione degli studi clinici che potrebbe rendere disponibile il test per l’uso entro 3-5 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Development of a needle shaped microelectrode for electrochemical detection of the sepsis biomarker interleukin-6 (IL-6) in real time
Christopher Russell, Andrew C. Ward, Vincent Vezza, Paul Hoskisson, … Damion K. Corrigan
Biosensors and Bioelectronics Volume 126, 1 February 2019, Pages 806-814

Fonte: University of Strathclyde

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Dispositivo che rileva con una goccia di sangue il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 26, 2019

Un nuovo dispositivo diagnostico ultrasensibile inventato dai ricercatori del Cancer Center – University of Kansas e dal KU Medical Center potrebbe consentire ai medici di rilevare rapidamente il cancro da una goccia di sangue o plasma, portando a interventi più tempestivi e migliori risultati per i pazienti.

Zeng

Il “lab-on-a-chip” per l’analisi della “biopsia liquida“, riportato su Nature Biomedical Engineering“, rileva gli esosomi, piccoli pacchi di informazioni biologiche prodotte dalle cellule tumorali per stimolare la crescita del tumore o metastatizzare.

I ricercatori hanno testato il progetto del chip utilizzando campioni clinici di pazienti con carcinoma ovarico, scoprendo che il chip era in grado di rilevare la presenza di cancro in una minuscola quantità di plasma.
Questa area di studio è particolarmente importante per i tumori come le ovaie, data la grande maggioranza delle donne diagnosticate in uno stadio avanzato quando, purtroppo, la malattia è per la maggior parte incurabile.” – afferma il prof. Godwin.

“Quasi tutte le cellule di mammiferi rilasciano gli esosomi, quindi l’applicazione non è limitata al solo cancro ovarico o ad un tipo di cancro. Stiamo lavorando con le persone per esaminare le malattie neurodegenerative, i tumori della mammella e del colon-retto, per esempio. ”

Leggi abstract dell’articolo:
Ultrasensitive detection of circulating exosomes with a 3D-nanopatterned microfluidic chip
Peng Zhang, Xin Zhou, Mei He, Yuqin Shang, Ashley L. Tetlow, Andrew K. Godwin & Yong Zeng
Nature Biomedical Engineering (2019) Published: 25 February 2019

Fonte: Cancer Center – University of Kansas

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Nuovo biomarcatore per la diagnosi della celiachia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2019

I ricercatori della Division of Gastroenterology and Hepatology, Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, in uno studio pubblicato sulla rivista “Gastroenterology” hanno trovato un nuovo biomarker presente nel sangue che permette di diagnosticare la celiachia (malattia autoimmune scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti).

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Attualmente la diagnosi viene fatta fatta attraverso un prelievo di sangue per la valutazione di anticorpi specifici per la malattia celiaca (quali anticorpi anti-transglutaminasi IgA e anticorpi anti-endomisio) associata all’esecuzione di una esofago-gastro-duodenoscopia (Egds) con biopsie effettuate a livello della seconda porzione del duodeno.

I ricercatori hanno individuato complesso tTg-Dgp (transglautaminase-deamited gliadin complex, un complesso di peptidi sintetizzati di gliadina deaminata e transglutaminasi) come marcatore diagnostico di celiachia e come marcatore di guarigione della mucosa intestinale in corso di dieta senza glutine. Questo nuovo test ha dimostrato una sensibilità del 99 % (1 % di falsi negativi) e una specificità del 100 % (0 % di falsi positivi) nel distinguere i pazienti con celiachia dai soggetti sani.

Si va verso l’impiego di un nuovo biomarcatore utile sia ai fini diagnostici che di monitoraggio della malattia celiaca, che potrebbe, in soggetti selezionati, evitare l’esecuzione della biopsia duodenale sia per la diagnosi che per il monitoraggio dei pazienti con celiachia. Tuttavia, l’utilizzo nella pratica clinica di questo nuovo sistema necessita di ulteriori studi.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic Neoepitopes of the Transglutaminase-Deamidated Gliadin Complex as Biomarkers for Diagnosing and Monitoring Celiac Disease.
Rok Seon Choung, Shahryar Khaleghi Rostamkolaei, Josephine M. Ju, Eric V. Marietta, Joseph A. Murray
Gastroenterology. 2018 Oct 17. pii: S0016-5085(18)35156-4. doi: 10.1053/j.gastro.2018.10.025. [Epub ahead of print]

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Test della saliva per la diagnosi della malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2018

Gli scienziati dell’University of Alberta hanno identificato tre biomarkers per la rilevazione di un danno cognitivo lieve e della malattia di Alzheimer nei campioni di saliva.

Il team di scienziati coordinati dai prof.i Liang Li e Roger Dixon ha esaminato campioni di saliva da tre gruppi di pazienti: quelli con Alzheimer, quelli con decadimento cognitivo lieve e quelli con cognizione normale. Usando un potente spettrometro di massa, la coppia ha esaminato più di 6.000 metaboliti – composti che fanno parte dei processi metabolici del nostro corpo per identificare eventuali cambiamenti o firme tra i gruppi.

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Roger Dixon (left) and Liang Li are working together to develop a saliva test for Alzheimer’s disease. (Photo: John Ulan)

Abbiamo trovato tre metaboliti che possono essere utilizzati per differenziare tra questi tre gruppi“, ha detto il prof. Li, aggiungendo che “mentre i risultati sono molto promettenti, la dimensione del campione era piccola“.
Utilizzando i biomarker, possiamo anche fare dei test per vedere quali tipi di trattamenti sono più efficaci nel trattamento del morbo di Alzheimer – dalla dieta all’attività fisica ai farmaci“, ha aggiunto Li.
La ricerca è stata pubblicata in due documenti. Il primo su: “Journal of Alzheimer’s Disease“, il secondo sulla rivista: “Frontiers in Aging Neuroscience”.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolomics Analyses of Saliva Detect Novel Biomarkers of Alzheimer’s Disease
Huan, Taoa;| Tran, Trana; | Zheng, Jiamina | Sapkota, Shraddhab | MacDonald, Stuart W.c | Camicioli, Richardb; | Dixon, Roger | Li, Lianga;
Journal of Alzheimer’s Disease, vol. 65, no. 4, pp. 1401-1416, 2018 DOI: 10.3233/JAD-180711

Alzheimer’s Biomarkers From Multiple Modalities Selectively Discriminate Clinical Status: Relative Importance of Salivary Metabolomics Panels, Genetic, Lifestyle, Cognitive, Functional Health and Demographic Risk Markers
Shraddha Sapkota, Tao Huan, Tran Tran, Jiamin Zheng, Richard Camicioli, Liang Li and Roger A. Dixon
Front. Aging Neurosci., 02 October 2018 | https://doi.org/10.3389/fnagi.2018.00296

Fonte University of Alberta

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Scoperta la firma molecolare comune a molti tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2018

Un test rapido e facile sviluppato dai ricercatori dell’University of Queensland per rilevare il cancro da campioni di sangue o biopsia potrebbe alla fine portare a un nuovo approccio alla diagnosi del paziente.

Researchers smaller-Trau

I ricercatori coordinati dal professor Matt Trau hanno scoperto una nanostruttura di DNA unica che sembra essere comune a tutti i tumori.
Questa esclusiva firma del DNA su scala nanometrica è apparsa in tutti i tipi di tumore al seno che abbiamo esaminato e in altre forme di cancro tra cui la prostata, il colon-retto e il linfoma“, ha affermato la dott.ssa Laura Carrascosa.

I livelli e gli schemi di minuscole molecole chiamate gruppi metilici che decorano il DNA sono alterati drammaticamente dal cancro – questi gruppi metilici sono fondamentali per le cellule per controllare quali geni vengono attivati ​​e disattivati” prosegue la dottoressa.

Il team ha adottato un approccio olistico e sviluppato uno strumento in grado di esaminare questi cambiamenti di pattern a livello dell’intero genoma in pochi minuti. In particolare hanno scoperto che gruppi intensi di gruppi metilici posti in una soluzione hanno causato la formazione di frammenti di DNA del cancro in nanostrutture tridimensionali uniche che potrebbero facilmente essere separate attaccandosi a superfici solide come l’oro.

“Abbiamo progettato un semplice test utilizzando nanoparticelle d’oro che cambiano immediatamente colore per determinare se sono presenti le nanostrutture 3D del DNA del cancro“, ha detto il professor Trau.

La nuova tecnologia si è dimostrata accurata fino al 90% nei test che hanno coinvolto 200 campioni di cancro umano e DNA normale.

Leggi il full text dell’articolo:
Epigenetically reprogrammed methylation landscape drives the DNA self-assembly and serves as a universal cancer biomarker
Abu Ali Ibn Sina, Laura G. Carrascosa, Ziyu Liang, Yadveer S. Grewal, Andri Wardiana, Muhammad J. A. Shiddiky, Robert A. Gardiner, Hemamali Samaratunga, Maher K. Gandhi, Rodney J. Scott, Darren Korbie & Matt Trau
Nature Communications volume 9, Article number: 4915 (2018)

Fonte: University of Queensland

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Nuovo esame del sangue per la diagnosi di cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su novembre 22, 2018

Un gruppo di ricerca dell’University of Adelaide e della Griffith University ha sviluppato un nuovo esame del sangue per la diagnosi precoce del cancro ovarico.

In particolare i ricercatori, per realizzare questo test, hanno studiato una tossina batterica che reagisce con un polisaccaride anormale (glicano) che si esprime sulla superficie delle cellule cancerogene. Tale sostanza viene rilasciata in grande quantità dalle donne colpite dal carcinoma ovarico.

I ricercatori hanno rimosso dalla tossina la parte pericolosa lasciando solo quella in grado di riconoscere lo zucchero. In tal modo la tossina è diventata una sorta di biomarcatore in grado di scovare le molecole di zucchero nel sangue.

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Come pubblicato sulla rivista “Biochemical and Biophysical Research Communications“, il nuovo test ha rilevato livelli significativi del glicano del cancro nei campioni di sangue da oltre il 90% delle donne con carcinoma ovarico in stadio 1 e nel 100% dei campioni da fasi successive della malattia, ma non in nessuno dei campioni da controlli sani.

Il cancro ovarico è notoriamente difficile da rilevare nelle sue fasi iniziali, quando ci sono più opzioni per il trattamento e i tassi di sopravvivenza sono migliori.Il nostro nuovo test è quindi un potenziale punto di svolta“, afferma il professor James Paton.
Il rilevamento di questo marker tumorale può anche svolgere un ruolo in una semplice biopsia liquida per monitorare lo stadio e il trattamento della malattia“.

Leggi il full text dell’articolo:
Detection of N-glycolylneuraminic acid biomarkers in sera from patients with ovarian cancer using an engineered N-glycolylneuraminic acid-specific lectin SubB2M
L.K.Shewell, J.J.Wanga, J.C.Paton, A.W.Paton, C.J.Day, M.P.Jennings.
Biochemical and Biophysical Research Communications https://doi.org/10.1016/j.bbrc.2018.11.001 Available online 8 November 2018,

Fonte: University of Adelaide

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Analisi del sangue per la diagnosi precoce di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2018

Gli scienziati dell’University Health Network, hanno combinato “biopsia liquida”, alterazioni epigenetiche e apprendimento automatico per sviluppare un esame del sangue per rilevare e classificare il cancro nelle sue fasi iniziali (video).

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, descrivono non solo un modo per rilevare il cancro, ma mantengono la promessa di poterlo trovare prima che i sintomi compaiano.


A new approach to detecting cancer earlier from blood tests: study

Profilando le alterazioni epigenetiche invece delle mutazioni, il team è stato in grado di identificare migliaia di modifiche uniche per ogni tipo di cancro. Quindi, utilizzando un approccio basato sui big data, hanno applicato l’apprendimento automatico per creare classificatori in grado di identificare la presenza di DNA derivato dal cancro all’interno di campioni di sangue e di determinare quale tipo di cancro.

I prossimi passi, afferma il Dr. Daniel De Carvalho del Princess Margaret Cancer Centre, per convalidare ulteriormente questo approccio includono l’analisi dei dati provenienti da ampi studi di ricerca sulla salute della popolazione già in corso in diversi paesi, dove i campioni di sangue sono stati raccolti mesi e anni prima della diagnosi del cancro. Quindi l’approccio dovrà essere in definitiva validato in studi prospettici per lo screening del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Sensitive tumour detection and classification using plasma cell-free DNA methylomes
Shu Yi Shen, Rajat Singhania, […]Daniel D. De Carvalho
Nature Published: 14 November 2018

Fonte: University Health Network

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Analisi di frammenti di DNA nel sangue per la diagnosi di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

Un team di ricercatori provenienti da Regno Unito, Danimarca, Polonia, Paesi Bassi e Svizzera ha sviluppato un nuovo modo di testare il cancro, osservando le dimensioni dei frammenti di DNA tumorale che circolano nel sangue.
Nello studio pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, il team descrive la tecnica e i risultati positivi nei test su pazienti con diversi tipi di cancro.

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Il sangue umano contiene molti piccoli frammenti di DNA (circulating tumor DNA (ctDNA)), la maggior parte dei quali provenienti da globuli bianchi.
I ricercatori hanno studiato attentamente i frammenti di DNA nel sangue da diversi tipi di cancro e hanno scoperto che potevano essere classificati in base alle dimensioni. Hanno quindi creato una nuova metrica di misurazione in base alle dimensioni. L’hanno chiamata deviazione assoluta mediana ridotta dalla neutralità del numero di copie (t-MAD).

I risultati dei test hanno dimostrato che la tecnica è molto affidabile: ha offerto risultati positivi per il 94% dei tumori del seno, dell’intestino, dell’ovaio, della pelle e del dotto biliare con un tasso di falsi positivi di appena il 2,5%. Si è inoltre dimostrato accurato al 65% nel rilevare tumori del pancreas, dei reni e del cervello.

Leggi ail full text dell’articolo:
Enhanced detection of circulating tumor DNA by fragment size analysis
Florent Mouliere et al.
Science Translational Medicine 07 Nov 2018: Vol. 10, Issue 466, eaat4921 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat4921

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Doping: nuovo test per rilevare il sangue drogato negli atleti.

Posted by giorgiobertin su ottobre 21, 2018

Un team di ricercatori della Duke University ha trovato un modo per rilevare se il sangue di un atleta è stato drogato da un’infusione alterata del proprio sangue.
I globuli rossi trasportano l’ossigeno ai tessuti, fornendo carburante per l’attività muscolare. Atleti senza scrupoli sono stati in grado di “drogare” il loro sangue arricchendo la loro scorta di globuli rossi.

RedBloodCells
Red blood cells ferry oxygen to tissues, providing fuel for muscular activity. Unscrupulous athletes have been able to ‘dope’ their blood by enriching their supply of red blood cells. But a new test of microRNA can tell old cells from new ones. Credit: Bruce Blausen

Una trasfusione autologa prende un po ‘del sangue dell’atleta molto prima della competizione, seleziona solo i globuli rossi e poi li rimette nell’atleta prima della competizione per migliorare la capacità del sangue di trasportare ossigeno, il combustibile essenziale per le prestazioni muscolari.
Fino ad oggi il test confronta un campione di sangue pre-competizione con uno preso alla competizione per vedere se ci sono cambiamenti “significativi” nella biochimica. La difficoltà è quella che questi test non possono dire la differenza tra un globulo giovane e uno vecchio“, ha detto il prof. Jen-Tsan “Ashley.

In laboratorio i ricercatori hanno estratto e analizzato campioni di RNA prelevati dalle cellule a otto intervalli di tempo, da 1 giorno a 42 giorni. Un tipo di miRNA – miR-720 è un biomarcatore significativo per rilevare l’età dei globuli rossi.

I ricercatori affermano che ulteriori ricerche si concentreranno sulla comprensione del motivo per cui l’enzima che produce miR-720 è attivo nelle cellule del sangue stoccate.

Leggi abstract dell’articolo:
Angiogenin-mediated tRNA Cleavage as a Novel Feature of Stored Red Blood Cells
Wen-Hsuan Yang, Jennifer Doss, Katelyn Walzer, Shannon McNulty, Jianli Wu, John Roback and Jen-Tsan Chi.
British Journal of Haemotology, Oct. 18, 2018. DOI: 10.1111/bjh.15605

Fonte:  Duke University

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