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Posts Tagged ‘Medicina Laboratorio’

Esame del respiro e delle urine per la diagnosi di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su aprile 25, 2018

Un nuovo metodo per uno screening precoce e accurato del cancro al seno è stato sviluppato dai ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev e dal Centro medico dell’Università di Soroka, utilizzando la tecnologia disponibile in commercio.

Breast-cancer-1

I ricercatori sono stati in grado di identificare accuratamente i biomarcatori del cancro al seno utilizzando due diversi sensori elettronici: quello del respiro, e quello della spettrometria di massa gascromatografica (GC-MS) per quantificare i modelli di sostanze presenti nelle urine. Attraverso questa metodologia i ricercatori hanno rilevato un carcinoma mammario con una precisione media superiore al 95%.

I nostri campioni che utilizzano urine e respiro esalato, analizzati con sistemi poco costosi, disponibili in commercio. Il sistema è non invasivo, accessibile e può essere facilmente implementato in una varietà di impostazioni“. afferma il Prof. Yehuda Zeiri.
“Con ulteriori studi, potrebbe anche essere possibile analizzare i campioni di alito espirato e di urina per identificare anche altri tipi di cancro.”– conclude il prof. Zeiri

Leggi abstract dell’articolo:
Early non-invasive detection of breast cancer using exhaled breath and urine analysis.
Or Herman-Saffar, Zvi Boger, Shai Libson, David Lieberman,……….. Yehuda Zeiri
Computers in Biology and Medicine, Volume 96, 1 May 2018, Pages 227-232

Fonte: University Ben-Gurion del Negev

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Un neo artificiale per identificare possibili tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

Un team di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha realizzato un nuovo sistema di allerta rapida dei tumori: è un “tatuaggio biomedico” – che si forma sulla pelle quando nel sangue sono presenti a lungo livelli elevati di calcio tipici delle prime fasi dei quattro tumori più frequenti.

Prodotto grazie all’ingegneria genetica e impiantato sotto cute, il sistema che genera il tatuaggio, che ha l’aspetto di un normale neo, ha infatti dimostrato nei primi test su animali di riconoscere precocemente i tumori di prostata, polmone, colon e mammella.

ETH-Zurich   Hypercalcemia
As soon as the calcium level exceeds a particular threshold over a longer period of time, an implant inserted under the skin triggers the production of melanin. This causes a mole to form. (Re-enacted montage: ETH Zurich)

Come afferma il team del prof. Martin Fussenegger, ci vorranno almeno una decina di anni affinché questo “tatuaggio biomedico” possa essere usato sull’uomo, ma le premesse sembrano incoraggianti. Il sistema si basa sull’impianto sotto cute di alcune cellule umane geneticamente modificate che agiscono come un sensore per monitorare la concentrazione di calcio nel sangue. Livelli troppo alti nel tempo (ipercalcemia), scatenano una cascata di segnali che porta alla produzione del pigmento melanina e alla comparsa del neo.

Il “tatuaggio biomedico” si colora molto prima che il tumore possa essere riconosciuto dalle tradizionali tecniche diagnostiche. “Quando appare il neo, la persona che porta l’impianto dovrebbe farsi vedere da un medico per ulteriori accertamenti“, ma senza panico, afferma il prof. Fussenegger. “Il neo non significa che la persona stia per morire”, ma soltanto che bisogna fare approfondimenti e, se necessario, delle cure.

Oltre ai tumori, il “tatuaggio biomedico” potrebbe essere usato per rilevare altre anomalie legate a malattie neurodegenerative o disordini ormonali.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic biology-based cellular biomedical tattoo for detection of hypercalcemia associated with cancer.
Tastanova A, Folcher M, Müller M, Camenisch G, Ponti A, Horn T, Tikhomirova MS, Fussenegger M.
Science Translational Medicine 10, eaap8562 (2018) 18 April 2018. DOI: 10.1126/scitranslmed.aap8562

Fonte: Department of Biosystems Science and Engineering at ETH Zurich in Basel

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Cancro: nuovo biomarcatore può distinguere i noduli polmonari.

Posted by giorgiobertin su aprile 21, 2018

I ricercatori del Medical University of South Carolina (MUSC) hanno scoperto che un biomarker è efficace al 98% nel distinguere tra noduli polmonari benigni e maligni in uno studio clinico multicentrico “Pulmonary Nodule Plasma Proteomic Classifier (PANOPTIC)“.
Lo studio clinico ha coinvolto 685 pazienti (di età pari o superiore a 40 anni) con noduli polmonari di 8-30 mm di diametro, evidenziati con una scansione TC.

lungcancer

Come riportato nella rivista “Chest“, il team ha valutato l’accuratezza di un esame del sangue o “biomarcatore” che misura i livelli di due proteine ​​plasmatiche, LG3BP e C163A, integrate con predittori clinici di cancro, tra cui età, dimensioni del nodulo e altre caratteristiche del nodulo.

L’obiettivo è stato quello di valutare e trattare rapidamente i pazienti con noduli cancerosi, senza esporre i pazienti che non hanno il cancro a procedure invasive costose e talvolta rischiose”. – afferma il prof. Gerard Silvestri, autore principale del lavoro.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Assessment of Plasma Proteomics Biomarker’s Ability to Distinguish Benign From Malignant Lung Nodules: Results of the PANOPTIC (Pulmonary Nodule Plasma Proteomic Classifier) Trial
Gerard A. Silvestri, Nichole T. Tanner, Paul Kearney, Anil Vachani, Pierre P. Massion, Alexander Porter, Steven C. Springmeyer, Kenneth C. Fang, and others.
CHEST Published online: February 26, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.chest.2018.02.012

ClinicalTrials.gov; No.: NCT01752114; URL: www.clinicaltrials.gov

Fonte: Medical University of South Carolina (MUSC)

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Diabete: un cerotto misura la glicemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2018

Un team di ricercatori del Department of Pharmacy & Pharmacology dell’University of Bath ha creato un cerotto adesivo non invasivo, che permette la misurazione dei livelli di glucosio attraverso la pelle senza un esame ematico del dito, eliminando potenzialmente la necessità per milioni di diabetici di eseguire frequentemente i test di prelievo dolorosi con aghi.

device-glucosio-skin
The device can measure glucose levels without piercing the skin

Il cerotto non perfora la pelle, ma estrae il glucosio dal fluido tra le cellule attraverso i follicoli piliferi, a cui si accede individualmente tramite una serie di sensori miniaturizzati utilizzando una piccola corrente elettrica. Il glucosio si raccoglie in piccoli serbatoi e viene misurato. Le letture possono essere prese ogni 10-15 minuti per diverse ore.
Questa rivoluzionare nella gestione quotidiana del diabete per i pazienti – è stata presentata sulla rivista “Nature Nanotechnology“.

In questo studio il team ha testato il cerotto sulle pelli di maiale, dove hanno dimostrato di poter monitorare con precisione i livelli di glucosio negli stessi intervalli dei pazienti diabetici umani, il cerotto è stato in grado di tracciare le variazioni di zucchero nel sangue in tutta la giornata.

L’architettura specifica del nostro array consente operazioni senza calibrazione e ha l’ulteriore vantaggio di consentire la realizzazione con una varietà di materiali in combinazione. Abbiamo utilizzato il grafene come uno dei componenti in quanto offre importanti vantaggi: in particolare, è forte, conduttivo, flessibile e potenzialmente a basso costo e rispettoso dell’ambiente. Inoltre, il nostro design può essere implementato utilizzando tecniche di fabbricazione ad alta produttività come la serigrafia, che speriamo possa supportare in definitiva un dispositivo usa e getta, ampiamente economico”. afferma la prof.ssa Adelina Ilie.

La speranza è che questo cerotto, una volta superati tutti i test su pazienti, sia in grado di inviare le letture della glicemia direttamente allo smartphone del paziente che così può sapere con sicurezza quando deve prendere le terapie o l’insulina.

Leggi abstract dell’articolo:
Non-invasive, transdermal, path-selective and specific glucose monitoring via a graphene-based platform
Luca Lipani, Bertrand G. R. Dupont[…]Adelina Ilie
Nature Nanotechnology (2018) Published online: 09 April 2018 doi:10.1038/s41565-018-0112-4

Fonte: Department of Pharmacy & Pharmacology dell’University of Bath

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Nuova tecnologia per la diagnosi dettagliata del cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 13, 2018

Una nuova tecnologia di imaging per valutare le biopsie tumorali è stata sviluppata da un team di scienziati guidati dal Dipartimento di Fisica e dal Dipartimento di Chirurgia e Cancro dell’Imperial College of London. Questa nuova tecnologia all’avanguardia può essere utilizzata per classificare i tumori del cancro, sradicare la soggettività umana e garantire che i pazienti ricevano il trattamento giusto.

Digistain
A traditional stained biopsy (L) and a Digistain view (R)

La nuova tecnologia “Digistain” utilizza la luce invisibile a medio infrarosso per fotografare le fette di tessuto in modo da mappare i cambiamenti chimici che segnalano l’insorgenza del cancro. In particolare, misurano il “rapporto tra nucleo e citoplasma” (NCR): un marker biologico riconosciuto per un’ampia gamma di tumori.

La nostra tecnica fornisce un punteggio quantitativo dell’indice Digistain (DI), corrispondente al NCR, e questo studio dimostra che è un indicatore estremamente affidabile del grado della progressione della malattia. Poiché si basa su una misurazione fisica, piuttosto che su un giudizio umano, promette di rimuovere l’elemento di probabilità nella diagnosi del cancro” – afferma il professor Chris Phillips dell’Imperial College.

A livello pratico, i ricercatori affermano che la tecnologia di imaging Digistain può essere incorporata facilmente ed economicamente nei laboratori ospedalieri esistenti e utilizzata dal personale. La professoressa Philips ha aggiunto: “È facile dimostrarne la validità controllando con le migliaia di campioni di biopsia già presenti negli archivi ospedalieri. Insieme, questi fatti faciliteranno il percorso verso la clinica e potrebbero salvare vite in solo un paio d’anni”.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Mid-Infrared Imaging in Breast Cancer Tissue: An Objective Measure of Grading Breast Cancer Biopsies
by H. Amrania, L. Woodley-Barker, K. Goddard, B. Rosales, S. Shousha, G. Thomas, T. McFarlane, M. Sroya, C. Wilhelm-Benartzi, K. Cocks, R.C. Coombes, and C.C. Phillips
Convergent Science Physical Oncology, Volume 4, Number 2, Published 13 March 2018.

Fonte: Imperial College of London

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Scompenso cardiaco: individuata proteina chiave.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Uno studio effettuato da ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di Pisa, pubblicato sulla rivista scientifica di cardiologia, “Circulation”, dimostra che il dosaggio ematico con metodiche ad alta sensibilità di una proteina cardiaca – la “troponina T”, di norma impiegata per la diagnosi di infarto miocardico acuto – è anche in grado di fornire agli specialisti un potente strumento di predizione del destino dei pazienti affetti da scompenso.

troponin  troponina-esame

Il dosaggio di questa proteina cardiaca con metodica ad alta sensibilità permette di adattare la strategia terapeutica sulla base del rischio individuale di ogni paziente e di prevedere l’evolversi della patologia.

Questa osservazione sull’utilizzo della ‘troponina T’ è assolutamente originale” – sottolineano i cardiologi Michele Emdin e Claudio Passino. “I risultati pubblicati confermano il valore dei biomarcatori di danno cellulare per la valutazione integrata del paziente cardiopatico e la loro utilità per la messa a punto – concludono – di nuovi strumenti di diagnosi e cura di una delle patologie più frequenti e pericolose, com’è appunto lo scompenso cardiaco, con importanti ricadute cliniche“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Prognostic Value of High-Sensitivity Troponin T in Chronic Heart Failure An Individual Patient Data Meta-Analysis
Alberto Aimo, MD et al.
Circulation. 2018;137:286–297. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.117.031560

Fonte: Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna

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Esame del sangue e delle urine per la diagnosi di autismo.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2018

I ricercatori dell’University of Warwick in collaborazione i colleghi dell’Università di Bologna, hanno messo a punto un test, primo nel suo genere, per la diagnosi di autismo nei bambini. Tutto è partito da un collegamento tra autismo e danno alle proteine ​​nel plasma sanguigno.
Il test potrebbero portare a una diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico (ASD) e di conseguenza i bambini con autismo potrebbero ricevere un trattamento appropriato precocemente.

autism-blood-urine

I ricercatori hanno trovato un legame tra ASD e danno alle proteine ​​nel plasma sanguigno mediante ossidazione e glicazione – processi in cui le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e le molecole di zucchero modificano spontaneamente le proteine. Esaminando le proteine ​​nel plasma sanguigno di bambini con ASD sono stati trovati livelli più alti del marker di ossidazione dityrosine (DT) e alcuni composti modificati dello zucchero chiamati “prodotti finali di glicazione avanzata” (AGE). Il risultato è un test diagnostico migliore di qualsiasi altro metodo attualmente disponibile.
Il passo successivo sarà quello di riconfermare i dati in un campione più esteso di pazienti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Advanced glycation endproducts, dityrosine, and arginine transporter dysfunction in autism—a source of biomarkers for clinical diagnosis
Attia Anwar, Provvidenza Maria Abruzzo, Sabah Pasha, Kashif Rajpoot, Alessandra Bolotta, Alessandro Ghezzo, Marina Marini, Annio Posar, Paola Visconti, Paul J. Thornalley and Naila Rabbani
Molecular Autism Brain, Cognition and Behavior 2018 9:3 https://doi.org/10.1186/s13229-017-0183-3

Fonte: University of Warwick

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Esame del sangue per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Scienziati giapponesi del Japanese National Center for Geriatrics and Gerontology e australiani del Florey Institute of Neuroscience & Mental Health – The University of Melbourne, si sono uniti per sviluppare e convalidare un esame del sangue per la malattia di Alzheimer, con il potenziale di accelerare massicciamente il ritmo degli studi sui farmaci per la malattia di Alzheimer.

Il professor Katsuhiko Yanagisawa, direttore generale del Japanese National Center for Geriatrics and Gerontology (NCGG), afferma: “Il nostro studio dimostra l’elevata accuratezza, affidabilità e riproducibilità di questo esame del sangue, poiché è stato validato con successo in due grandi set di dati indipendenti provenienti dal Giappone e dall’Australia.

ABTEST

Uno dei tratti distintivi essenziali della malattia di Alzheimer è l’accumulo di peptidi anormali nel cervello, chiamati beta-amiloide. Il processo inizia silenziosamente circa 30 anni prima che i segni di demenza, come la perdita di memoria o il declino cognitivo, abbiano inizio.

Il professor Tanaka che ha vinto il premio Nobel per la chimica nel 2002 per questa sofisticata tecnica afferma: “Da un piccolo campione di sangue, il nostro metodo è in grado di misurare diverse proteine ​​correlate all’amiloide, anche se la loro concentrazione è estremamente bassa. Abbiamo scoperto che il rapporto di queste proteine ​​era un surrogato preciso per il carico di amiloide cerebrale.

Ricordiamo che gli attuali test per la beta-amiloide includono scansioni cerebrali con costosi traccianti radioattivi o analisi del liquido spinale prelevato tramite una puntura lombare.

Leggi abstract dell’articolo:
High performance plasma amyloid-β biomarkers for Alzheimer’s disease
Akinori Nakamura, Naoki Kaneko, Victor L. Villemagne, Takashi Kato, James Doecke, Vincent Doré, Chris Fowler, Qiao-Xin Li, Ralph Martins, Christopher Rowe, Taisuke Tomita, Katsumi Matsuzaki, Kenji Ishii, Kazunari Ishii, Yutaka Arahata, Shinichi Iwamoto, Kengo Ito, Koichi Tanaka, Colin L. Masters & Katsuhiko Yanagisawa
Nature Published online: 31 January 2018 doi:10.1038/nature25456

Fonte:  Florey Institute of Neuroscience & Mental Health

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Creato dispositivo tascabile per mappare il genoma umano.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

Un team di scienziati delle Università di Birmingham, Nottingham, East Anglia, California, Salt Lake City, British Columbia e Toronto, oltre al National Human Genome Research Institute del NIH coordinati dal prof. Nicholas Loman, ha sviluppato un dispositivo “MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies” per mappare il genoma umano, tanto piccolo da stare nel palmo di una mano: è stato ideato e sperimentato per sequenziare e poi ri-assemblare un intero genoma umano. (video)


Scientists have used a pocket-sized DNA-scanner to sequence the most complete human genome ever assembled with a single device.
The £700 ($1,000) portable gadget, which is no bigger than a mobile phone, could one day help us detect diseases in real-time.

Il ‘mappatore’ portatile a nanopori permette di sequenziare e assemblare un genoma umano, producendo dati che hanno consentito di analizzare regioni del Dna precedentemente non trattabili, con un’elevata accuratezza, un’eccezionale rapidità e costi molto contenuti.

Siamo passati da una situazione in cui potevi mappare il genoma solo con una grande quantità di denaro e in laboratori sofisticati, a una in cui puoi letteralmente tenere la mappatura del genoma in tasca, proprio come un telefonino“, spiega il Professor Nick Loman dell’Institute of Microbiology and Infection at the University of Birmingham. “Questo ci dà l’eccitante opportunità di iniziare a considerare la mappatura del Dna come uno strumento di routine, qualcosa che alcune persone potranno fare a casa“.

Le caratteristiche del dispositivo sono state pubblicate sulla rivista “Nature Biotechnology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nanopore sequencing and assembly of a human genome with ultra-long reads
Miten Jain, Sergey Koren, Karen H Miga, Josh Quick, Arthur C Rand, Thomas A Sasani, John R Tyson, Andrew D Beggs, Alexander T Dilthey, Ian T Fiddes, Sunir Malla, Hannah Marriott, Tom Nieto, Justin O’Grady, Hugh E Olsen, Brent S Pedersen, Arang Rhie, Hollian Richardson, Aaron R Quinlan, Terrance P Snutch, Louise Tee, Benedict Paten, Adam M Phillippy, Jared T Simpson, Nicholas J Loman & Matthew Loose
Nature Biotechnology Published online:29 January 2018 doi:10.1038/nbt.4060

MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies

Fonte: University of Birmingham

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Linee guida sui test diagnosti per il cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2018

Tre importanti società mediche – il College of American Pathologists (CAP), l’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) e l’Association for Molecular Pathology (AMP) – hanno aggiornato la linea guida per i test diagnostici molecolari di pazienti con cancro del polmone, il precedente documento risaliva al 2013.

Lung-cancer

Le nuove linee guida riflettono i recenti progressi per identificare le basi genetiche della principale causa di decessi correlati al cancro al polmone in tutto il mondo. Servono a guidare il trattamento dei pazienti ed aiutare gli oncologi e i patologi a coordinare i pazienti con le terapie più efficaci.

La linea guida è disponibile su  Archives of Pathology & Laboratory MedicineJournal of Thoracic Oncology, and the Journal of Molecular Diagnostics.

Scarica e leggi il documento in full text:
Updated Molecular Testing Guideline for the Selection of Lung Cancer Patients for Treatment With Targeted Tyrosine Kinase Inhibitors: Guideline From the College of American Pathologists, the International Association for the Study of Lung Cancer, and the Association for Molecular Pathology
Neal I. Lindeman, Philip T. Cagle, Dara L. Aisner, Maria E. Arcila, Mary Beth Beasley, Eric Bernicker, Carol Colasacco, Sanja Dacic, Fred R. Hirsch, Keith Kerr, David J. Kwiatkowski, Marc Ladanyi, Jan A. Nowak, Lynette Sholl, Robyn Temple-Smolkin, Benjamin Solomon, Lesley H Souter, Erik Thunnissen, Ming S. Tsao, Christina B. Ventura, Murry W Wynes and Yasushi Yatabe
The Archives of Pathology & Laboratory Medicine https://doi.org/10.5858/arpa.2017-0388-CP

Fonti:
College of American Pathologists (CAP),
International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC)
Association for Molecular Pathology (AMP)

 

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Un test del sangue per la diagnosi otto tipi diversi di cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2018

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno realizzato un test del sangue capace di rilevare otto tipi diversi di cancro, quelli tra i più comuni, molto prima che insorgano i sintomi.

cancer-cell

Il nuovo test combina l’analisi del Dna e delle proteine tumorali ed ha un’affidabilità che varia dal 69 al 98% dei casi a seconda del tipo di cancro. Il metodo, testato su oltre mille malati, è stato chiamato CancerSEEK e ha dato un risultato positivo in circa il 70% delle volte.

Il team guidato dal prof. Joshua Cohen, che ha pubblicato i risultati sulla rivista “Science“, è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni tumorali, insieme ai livelli di 10 proteine circolanti nel sangue, per il cancro del seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto.

“Questo test rappresenta il prossimo passo nel cambiare il focus della ricerca sul cancro dalla malattia in stadio avanzato alla malattia precoce, che credo sarà fondamentale per ridurre le morti per cancro a lungo termine”, dice il prof. Vogelstein. Al momento sono in corso studi più ampi del test.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection and localization of surgically resectable cancers with a multi-analyte blood test
BY JOSHUA D. COHEN, LU LI, YUXUAN WANG, CHRISTOPHER THOBURN, BAHMAN AFSARI, LUDMILA DANILOVA, CHRISTOPHER DOUVILLE, AMMAR A. JAVED, FAY WONG, AUSTIN MATTOX, RALPH. H. HRUBA………
Science 18 Jan 2018:eaar3247 DOI: 10.1126/science.aar3247

Fonte:  John Hopkins University di Baltimora

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Sviluppato test per rivelare l’esofago di Barrett.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2018

I ricercatori del Case Western Reserve University School of Medicine e degli ospedali universitari Cleveland Medical Center hanno sviluppato un test semplice e deglutibile per la diagnosi precoce dell’esofago di Barrett. Una promessa per prevenire la morte da adenocarcinoma esofageo.


5-Minute Test for Barrett’s esophagus

L’esofago di Barrett (BE) è la lesione precursore dell’adenocarcinoma esofageo (EAC), un tumore altamente letale con più dell’80% di mortalità a cinque anni. Il team ha sviluppato un semplice test ambulatoriale di cinque minuti che è più sensibile del 90% per rilevare individui con BE. I pazienti semplicemente ingoiano un palloncino di dimensioni di una pillola di vitamine che tampona l’esofago e che, dopo il recupero attraverso la bocca, viene testato per le anormalità del DNA. I due geni, VIM e CCNA1, ognuno viene chimicamente modificato dalla metilazione del DNA nell’esofago di Barrett (video).

Il test di metilazione del DNA del Dr. Moinova è risultato accurato oltre il 90% nel rilevamento di BE o nel riconoscimento di un esofago come normale.
Lo studio che descrive lo sviluppo del test e i risultati della sua sperimentazione clinica sui pazienti è stato pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identifying DNA methylation biomarkers for non-endoscopic detection of Barrett’s esophagus
BY HELEN R. MOINOVA, THOMAS LAFRAMBOISE, JAMES D. LUTTERBAUGH,……JOSEPH E. WILLIS, AMITABH CHAK, SANFORD D. MARKOWITZ
Science Translational Medicine 17 Jan 2018: Vol. 10, Issue 424, eaao5848 DOI: 10.1126/scitranslmed.aao5848

Fonte; Case Western Reserve University School of Medicine

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Parkinson: la caffeina un agente protettivo e un biomarcatore.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2018

La caffeina potrebbe avere un effetto neuroprotettivo contro la malattia di Parkinson e i livelli di caffeina nei campioni di sangue potrebbero essere utilizzati come biomarcatore della malattia. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto dai ricercatori del Department of Neurology – Juntendo University School of Medicine, Tokyo, Japan. e pubblicate sulla rivista “Neurology“.

Studi epidemiologici in passato hanno suggerito che un pesante consumo di caffè potrebbe essere protettivo contro la malattia di Parkinson. Tuttavia, le nuove scoperte mostrano anche che il malassorbimento della caffeina potrebbe essere un fattore di rischio per la malattia” – afferma il prof. Nobutaka Hattori.

caffeine  Parkinson's_Caffeine

I ricercatori hanno arruolato 108 pazienti con malattia di Parkinson lieve o moderata ma senza demenza, e 31 controlli sani ed hanno misurato i livelli di caffeina e dei suoi 11 metaboliti in tutti i campioni di sangue dei partecipanti. Undici metaboliti della caffeina, tra cui teofillina, teobromina e paraxantina, erano significativamente più bassi nel gruppo con la malattia di Parkinson. I campioni sono stati esaminati mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa. I risultati hanno infine mostrato che la caffeina nei campioni di sangue utilizzata come biomarcatore per la malattia aveva un tasso di sensibilità del 77% e un tasso di specificità del 74%.

Serviranno ulteriori studi per confermare i dati e chiarire come avvengono i cambiamenti dell’intero metabolismo della caffeina nei pazienti con malattia di Parkinson.

Scarica e leggi il documento in full text:
Serum caffeine and metabolites are reliable biomarkers of early Parkinson disease
Motoki Fujimaki, Shinji Saiki, Yuanzhe Li, Naoko Kaga, Hikari Taka, Taku Hatano, Kei-Ichi Ishikawa, Yutaka Oji, Akio Mori, Ayami Okuzumi, Takahiro Koinuma, Shin-Ichi Ueno, Yoko Imamichi, Takashi Ueno, Yoshiki Miura, Manabu Funayama and Nobutaka Hattori
Neurology First published January 3, 2018, DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000004888

EDITORIAL
Caffeine and Parkinson disease
David G. Munoz, Shinsuke Fujioka
January 03, 2018

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Cancro: Nuovi biomarcatori predicono l’esito dell’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 9, 2018

I ricercatori dell’Università di Zurigo  e dell’Ospedale universitario di Zurigo, hanno identificato biomarcatori nel sangue che consentono di prevedere se i pazienti oncologici risponderanno positivamente all’immunoterapia. I pazienti per i quali la terapia non funziona possono quindi essere trattati con metodi diversi.

I globuli bianchi dei pazienti devono essere analizzati per questi biomarcatori quando si prende una decisione sull’immunoterapia. Questo ha il potenziale di aumentare drasticamente la percentuale di pazienti che beneficeranno di questo tipo di terapia“, afferma il professor Burkhard Becher dell’Institute of Experimental Immunology, University of Zurich. “Allo stesso tempo, permette di passare direttamente a diverse modalità di terapia nei casi in cui l’immunoterapia non funziona – senza perdere tempo prezioso.”

Prima che possano essere utilizzati clinicamente, le conoscenze acquisite devono ora essere applicate in studi indipendenti con numeri di pazienti più alti.

Leggi abstract dell’articolo:
High-dimensional single-cell analysis predicts response to anti-PD-1 immunotherapy
Carsten Krieg, Malgorzata Nowicka, Silvia Guglietta, Sabrina Schindler, Felix J Hartmann, Lukas M Weber, Reinhard Dummer, Mark D Robinson, Mitchell P Levesque & Burkhard Becher.
Nature Medicine, 8 January 2018. Doi: 10.1038/nm.4466

Fonte: Università di Zurigo

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Una capsula deglutibile rivela la salute dell’intestino.

Posted by giorgiobertin su gennaio 9, 2018

Sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Elettronics” i risultati dei primi esperimenti sugli esseri umani di una rivoluzionaria capsula deglutibile a rilevamento di gas che potrebbe rivoluzionare il modo in cui i disturbi intestinali e le malattie vengono diagnosticate.

La nuova tecnologia offre un punto di svolta per le persone in tutto il mondo che soffrono di un disturbo gastrointestinale, potrebbe portare a un minor numero di procedure invasive come le colonscopie.

RMIT-capsule
This is a close up of the ingestible gas-sensing capsule developed by researchers at RMIT University.
Credit: RMIT University/Peter Clarke (Creative Commons License)

La capsula ingerita (le dimensioni sono quelle di una pillola di vitamina) rileva e misura i gas intestinali – idrogeno, biossido di carbonio e ossigeno – in tempo reale. Questi dati possono essere inviati a un telefono cellulare.
Il professor Kourosh Kalantar-zadeh della RMIT University, capo studio e co-inventore della capsula, ha detto che le prove hanno dimostrato che lo stomaco umano utilizza un ossidante per combattere corpi estranei nell’intestino. “Questo potrebbe rappresentare un sistema di protezione gastrica contro corpi estranei, un tale meccanismo immunitario non è mai stato riportato prima“.

Le prove hanno anche dimostrato la presenza di alte concentrazioni di ossigeno nel colon sotto una dieta estremamente ricca di fibre”. “Questo contraddice la vecchia convinzione che il colon sia sempre privo di ossigeno. Queste nuove informazioni potrebbero aiutarci a capire meglio come avvengono le malattie debilitanti come il cancro del colon.” – puntualizza il prof. Kalantar-zadeh.
Gli studi hanno dimostrato che la capsula può offrire un modo molto più efficace di misurare le attività del microbioma intestinale, un modo fondamentale per determinare la salute dell’intestino.

Le prove dimostrano che le capsule sono perfettamente sicure, senza ritenzione“. Stanno partendo gli studi clinici di fase II; la società Atmo Biosiences dovrebbe poi portare il prodotto sul mercato.

Leggi abstract dell’articolo:
A human pilot trial of ingestible electronic capsules capable of sensing different gases in the gut.
Kourosh Kalantar-Zadeh, Kyle J. Berean, Nam Ha, Adam F. Chrimes, Kai Xu, Danilla Grando, Jian Zhen Ou, Naresh Pillai, Jos L. Campbell, Robert Brkljača, Kirstin M. Taylor, Rebecca E. Burgell, Chu K. Yao, Stephanie A. Ward, Chris S. McSweeney, Jane G. Muir, Peter R. Gibson.
Nature Electronics, 2018; 1 (1): 79  Published online:DOI: 10.1038/s41928-017-0004-x

Fonte: RMIT University

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Prima misura in vivo del cloro nel cervello.

Posted by giorgiobertin su dicembre 22, 2017

Raggiunto un risultato che la neurobiologia inseguiva da tempo: un metodo non invasivo per misurare il cloro nelle cellule cerebrali in vivo, fondamentale poiché deficit cognitivi e malattie come epilessia e autismo sono potenzialmente legati a difetti nella regolazione del cloro.
Lo studio è stato realizzato dal Laboratorio Nest Istituto nanoscienze Cnr, Pisa, Scuola Normale Superiore, Pisa, con il supporto di un finanziamento Telethon e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).

imaging-cloro
Morfologia fine delle cellule nervose nel cervello in vivo tramite imaging ad alta risoluzione con il sensore del cloro

La concentrazione del cloro intracellulare è un regolatore cruciale dell’equilibrio tra neuroni eccitatori, che aumentano l’attività cerebrale, e neuroni inibitori, che la riducono. L’equilibrio tra le due componenti è fondamentale per il corretto funzionamento del cervello“, spiega il prof. Gian Michele Ratto di Nano-Cnr. “Quando il livello di cloro è troppo alto i meccanismi di inibizione funzionano in misura ridotta e il cervello entra in uno stato patologico. Studi recenti suggeriscono che una regolazione difettosa del cloro giochi un ruolo nell’insorgenza di patologie complesse, come epilessia, sindrome di Down e autismo”.

Simultaneous two-photon imaging of intracellular chloride concentration and pH in mouse pyramidal neurons in vivo.
Sebastian Sulis Sato, Pietro Artoni, Silvia Landi, Olga Cozzolino, Riccardo Parra, Enrico Pracucci, Francesco Trovato, Joanna Szczurkowska, Stefano Luin, Daniele Arosio, Fabio Beltram, Laura Cancedda, Kai Kaila, and Gian Michele Ratto
PNAS October 10, 2017 vol. 114 no. 41 E8770-E8779 doi: 10.1073/pnas.1702861114

Fonte: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Roma, Italia

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Test del sangue per la diagnosi di linfoma e melanoma.

Posted by giorgiobertin su dicembre 20, 2017

Gli scienziati della Georgia State University di Atlanta (Usa) hanno sviluppato un test del sangue capace di diagnosticare due tipi di cancro: il linfoma non Hodgkin e il melanoma.
Attraverso una tecnica di spettroscopia infrarossa, chiamata mid-infrared spectroscopy, che viene generalmente utilizzata per caratterizzare i campioni biologici a livello molecolare, i ricercatori sono stati in grado di rilevare i cambiamenti biochimici indotti dal linfoma non Hodgkin e dal melanoma sottocutaneo.

cancersized

Gli scienziati precisano che lo sviluppo di una strategia di “pre-screening” rapida e affidabile per queste due forme di cancro potrebbe avere un’importanza fondamentale, perché la diagnosi e il trattamento precoci migliorano sensibilmente le possibilità di sopravvivenza dei pazienti.
Il nostro obiettivo finale era poter affermare che è possibile usare questa tecnica a infrarossi per identificare varie malattie” – afferma il prof. A. G. Unil Perera, che ha coordinato la ricerca. “Questo studio dimostra che la spettroscopia infrarossa è in grado d’identificare il cancro”.

Scarica e leggi il documento in full text:
ATR-FTIR spectral discrimination between normal and tumorous mouse models of lymphoma and melanoma from serum samples
Hemendra Ghimire, Mahathi Venkataramani, Zhen Bian, Yuan Liu & A. G. Unil Perera
Scientific Reports 7, Article number: 16993 Published online: 05 December 2017 doi:10.1038/s41598-017-17027-4

Fonte:  Georgia State University di Atlanta (Usa)

 

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‘Naso’ elettronico offre diagnosi rapida di epilessia.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2017

Ricercatori dal Canada e dai Paesi Bassi hanno recentemente presentato al 71mo meeting annuale 2017 della American Epilepsy Society (Aes) i risultati che suggeriscono che un “naso elettronico” ( (eNose) è in grado di diagnosticare l’epilessia, rapidamente, a basso costo e in modo non invasivo. Le loro scoperte mostrano che un dispositivo, simile a un “etilometro”, può analizzare i composti nel respiro espirato e diagnosticare in modo affidabile l’epilessia.

electronic-nose e-nose

Sebbene questa tecnologia sia stata utilizzata in altri campi, non è mai stata utilizzata per rilevare un disturbo neurologico. Attualmente il metodo più utilizzato per la diagnosi è l’elettroencefalogramma (EEG) che monitora l’attività elettrica nel cervello, alla ricerca di eventuali modelli anormali. Una diagnosi rapida ed accurata dell’epilessia è di vitale importanza affinché il piano di trattamento corretto possa iniziare il prima possibile.

Aeonose (eNose Company) utilizza matrici di sensori e algoritmi di apprendimento per riconoscere le miscele di esalazioni complesse da pazienti con epilessia. Tali pazienti hanno una “impronta” unica, ha detto la prof. De Vos. La ricerca mostra, per esempio, che rilasciano citochine infiammatorie, così come alcune molecole che potrebbe essere “segnali di pericolo”.
I pazienti devono semplicemente inserire un piccolo dispositivo a mano nella loro bocca e respirare per 5 minuti.
È super veloce, è super economico ed è super facile da usare“, afferma Cecile C. de Vos, del Montreal Neurological Institute, McGill University, Quebec, Canada.

DETECTING EPILEPSY WITH AN ELECTRONIC NOSE
Dieuwke van Dartel, Medisch Spectrum Twente, Netherlands; Helenius J. Schelhaas, Academic Centre for Epileptology Kempenhaeghe, Netherlands; Kuan H. Kho, Medisch Spectrum Twente, Netherlands; Albert Colon, Academic Centre for Epileptology Kempenhaeghe, Netherlands; Michel J.A.M. van Putten, Medisch Spectrum Twente, Netherlands; and Cecile C. de Vos, Montreal Neurological Institute, McGill University, Canada
ANNUAL MEETING ABSTRACTS (Abst. 2.164), 2017

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Tumore alla prostata: Indice di salute prostatica evita le biopsie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2017

Da poco tempo è disponibile un nuovo esame per la valutazione delle condizioni della prostata. L’esame è denominato PHI, (acronimo dall’inglese Prostate Health Index – Indice di salute prostatica) e deriva dall’elaborazione dei dati relativi a tre valori ematochimici:
PSA totale, PSA libero e [-2] proPSA  (p2PSA) – in un singolo punteggio numerico.

prostate-health

La sola valutazione del PSA totale è associata con le dimensioni della prostata, ma non è sempre in grado di distinguere se un aumento del PSA nel sangue è secondario a iperplasia benigna o alla presenza di un tumore. Una frazione del PSA libero, il [-2]proPSA ed i suoi derivati %[-2]proPSA e il phi (prostate health index) risultano invece meglio correlati alla presenza di una neoplasia prostatica.
In particolare nei pazienti con PSA totale compreso fra 2.5 e 10 ng/mL i valori di %[-2]proPSA e phi superiori all’intervallo di riferimento sono spesso associati alla presenza di una malattia clinicamente significativa. La misura del phi è particolarmente indicata in pazienti con valori di PSA totale superiori all’intervallo di riferimento per decidere se procedere o meno ad una biopsia prostatica.

In uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista “Prostate Cancer Prostatic Diseases“, i ricercatori del Carolina Urology Partners di Huntersville, North Carolina hanno confrontato 506 uomini che sono stati arruolati in modo prospettico e che hanno effettuato il test phi con 683 pazienti di controllo che non hanno effettuato il test phi.
Dai risultati è emerso che conoscere l’indice di salute prostatica (phi) modifica in modo significativo la scelta dell’urologo sul fatto di sottoporre o meno a biopsia i pazienti con determinati valori di Antigene prostatico specifico (PSA). Questo permette di evitare biopsie non necessarie, esponendo i pazienti  a complicanze, tra cui dolore e infezione, senza contare i costi aggiuntivi.
Il Prostate Health Index è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 2012.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical utility of the Prostate Health Index (phi) for biopsy decision management in a large group urology practice setting
White J, Shenoy BV, Tutrone RF, Karsh LI, Saltzstein DR, Harmon WJ, Broyles DL, Roddy TE, Lofaro LR, Paoli CJ, Denham D, Reynolds MA.
Prostate Cancer Prostatic Dis. 2017. Doi: 10.1038/s41391-017-0008-7

Approfondimenti:
Lazzeri M, Lughezzani G, Haese A, McNicholas T, de la Taille A, Buffi NM, et al. Clinical performance of prostate health index in men with tPSA>10 ng/ml: results from a multi-centric European study. Urol Oncol. 2016;34:415e13–415e19.

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Esame delle urine per la diagnosi di Tubercolosi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. Sono queste le conclusioni di un lavoro pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine” condotto dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, della George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Pulmonary-tuberculosis

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle grosse limitazioni. Il nuovo test si basa sull’utilizzo di nanoparticelle capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV.

Sono già stati prodotti dei test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili molto rapidamente.

Leggi il full text dell’articolo:
Urine lipoarabinomannan glycan in HIV-negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity
Luisa Paris, Ruben Magni, Fatima Zaidi, Robyn Araujo, Neal Saini, Michael Harpole, Jorge Coronel, Daniela E. Kirwan, Ha…..
Science Translational Medicine 13 Dec 2017: Vol. 9, Issue 420, eaal2807 DOI: 10.1126/scitranslmed.aal2807

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

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Nuovo criterio scientifico per la diagnosi precoce del morbo di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

L’European Commission’s Joint Research Centre (JRC) ha ha pubblicato dei nuovi parametri scientifici, sotto forma di materiale di riferimento certificato, per aiutare ad individuare precocemente la malattia di Alzheimer.

alzheimer
Alzheimer’s disease, the most common form of dementia, remains largely underdiagnosed. Therefore, reliable markers are necessary.
©BarabasAttila-adobeStock_68278917

Il materiale di riferimento certificato servirà a calibrare gli strumenti diagnostici per l’amiloide-β 1-42, un biomarker per la malattia di Alzheimer presente nel liquido cerebrospinale.
È importante che la ricerca si concentri sulle primissime fasi del morbo di Alzheimer. I risultati clinici hanno dimostrato che una combinazione di biomarcatori amiloide-β 1-42, tau e fosfo-tau hanno un potenziale promettente da utilizzare nella diagnosi precoce.
I livelli di questi marcatori nel liquido cerebrospinale iniziano a cambiare fino a 10 anni prima che si verifichino i primi sintomi della malattia.

La disponibilità di marcatori affidabili è fondamentale non solo per la diagnosi precoce, ma anche per lo sviluppo di farmaci e il monitoraggio degli effetti del trattamento nei pazienti. Al momento alcuni farmaci candidati sono in fase di sperimentazione clinica.
Le aziende di diagnostica hanno già sviluppato metodi per la misurazione di questi marcatori nei laboratori clinici.

Scarica i documenti in full text:

JRC catalogue of Certified Reference Materials

Standardisation of Alzheimer’s biomarkers’ testing

Towards better diagnosis of Alzheimer’s disease

More reliable measurements for early diagnosis of Alzheimer’s disease

A selected reaction monitoring (SRM)-based method for absolute quantification of Aβ38, Aβ40, and Aβ42 in cerebrospinal fluid of Alzheimer’s disease patients and healthy controls

Fonte: The European Commission’s science and knowledge service

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Papilloma virus: il DNA individuato nel sangue.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2017

Il DNA virale può essere presente nel sangue di donne con papilloma virus ma che non hanno ancora sviluppato un tumore. È una scoperta molto rilevante, perché suggerisce che il DNA di questo virus può essere ritrovato non solo nelle mucose e nella pelle, come finora osservato, ma anche nel sangue.
I papilloma virus sono un gruppo di virus molto diffusi. Solo 14 sottotipi di HPV, definiti ad “alto rischio”, sono stati associati all’insorgere di alcuni tumori, sia nella donna che nell’uomo, come quello della cervice uterina (cioè il collo dell’utero), della cavità orofaringea, della cavità anale e dei genitali esterni.


Milano-Bicocca, nuova scoperta sul Papilloma Virus. Intervista alla Dott.ssa Cocuzza

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “PLOS One“, è stato condotto dai ricercatori di Microbiologia Clinica del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di ginecologia dell’ospedale San Gerardo (ASST Monza) e della Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

Questo studio – spiega Clementina Cocuzza, docente di Microbiologia Clinica dell’Università di Milano-Bicocca – ha permesso di riscontrare il genoma virale a livello ematico, attraverso metodiche molecolari, in un numero rilevante di donne con una probabile infezione recente da HPV al livello genitale, ma senza evidenza di tumore“.

I risultati contribuiranno a chiarire la storia dell’infezione da HPV aprendo nuovi orizzonti nell’ambito dello screening cervicale e per interventi di immunoprofilassi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human papillomavirus DNA detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia
Clementina Elvezia Cocuzza , Marianna Martinelli, Federica Sina, Andrea Piana, Giovanni Sotgiu, Tiziana Dell’Anna, Rosario Musumeci.
PLOSOne Published: November 28, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0188592

Fonte: Microbiologia Clinica – dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca

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Un nuovo sensore chimico per la diagnosi precoce dell’autismo.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2017

I ricercatori dell’Institute of Physical Chemistry of the Polish Academy of Sciences di Varsavia hanno realizzato un sensore che riconosce le molecole di ossitocina, un composto considerato uno dei biomarcatori dell’autismo.

Molecole di molti composti chimici diversi circolano nel sangue umano. Uno di questi è l’ossitocina, un composto più comunemente noto come “l’ormone dell’amore“. Distinti cambiamenti nella sua concentrazione ematica suggeriscono che il paziente potrebbe essere potenzialmente predisposto all’autismo. Il sensore chimico realizzato riconosce selettivamente anche piccole quantità di ossitocina, come riportato sulla rivista “Biosensors and Bioelectronics“, fascicolo di febbraio 2018.

oxytocin  autism

Il team del Prof. Kutner ha già sviluppato molti strati polimerici che reagiscono selettivamente anche a basse concentrazioni di sostanze chimiche importanti, tra cui melamina, nicotina, albumina e neopterina (uno dei biomarcatori del cancro). L’ossitocina si è appena unita a questo gruppo.
Nei test sperimentali, si è scoperto che il nuovo sensore rileva le concentrazioni micromolari di ossitocina e reagisce alla sua presenza anche quando è circondato da molecole di una struttura molto simile” – afferma il prof. Kutner. “Il nostro sensore chimico dell’ossitocina è davvero solo il primo passo verso la costruzione di un dispositivo medico più avanzato che diagnostichi una predisposizione all’autismo“.

Fino ad ora, la concentrazione di ossitocina è stata misurata mediante analisi enzimatica e radioimmunologica nei fluidi corporei, come plasma sanguigno , saliva e urina così come nel fluido cerebrospinale ( Szeto et al., 2011 ).

Leggi abstract dell’articolo:
Synthesis and application of a “plastic antibody” in electrochemical microfluidic platform for oxytocin determination
Piyush Sindhu Sharma, Zofia Iskierko, Krzysztof Noworyta, Maciej Cieplak, Wlodzimierz Kutner
Biosensors and Bioelectronics, Volume 100, 15 February 2018, Pages 251-258

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Scoperto biomarker per la rilevazione precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2017

I ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno identificato un peptide che potrebbe portare alla rilevazione precoce della malattia di Alzheimer (AD).

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, può anche fornire un mezzo per mettere a punto farmaci per le aree malate del cervello e per curare l’AD, la malattia di Parkinson, così come il glioblastoma, lesioni cerebrali e ictus.


Dr. Aman Mann of the Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute discusses a finding that may lead to earlier detection and treatment of Alzheimer’s disease.

Il nostro obiettivo era trovare un nuovo biomarker per l’AD“, afferma il prof. Aman Mann, “Abbiamo identificato un peptide (DAG) che riconosce una proteina che è elevata nei vasi sanguigni del cervello dei topi con AD e dei pazienti umani. Il target DAG, fattore di crescita del tessuto connettivo (connective tissue growth factor – CTGF), appare nel cervello di questi pazienti con AD prima che la malattia diventi patologica” (video).

CTGF è una proteina che viene generata nel cervello in risposta all’infiammazione e alla riparazione dei tessuti“, spiega Mann. “La nostra scoperta che collega elevati livelli di CTGF con AD è in linea con il crescente numero di prove che suggeriscono che l’infiammazione svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’AD“.
Dobbiamo prima sviluppare una piattaforma di imaging, utilizzando scansioni MRI o PET per differenziare i topi con AD dal vivo da quelli normali. Una volta questo step, possiamo concentrarci sugli esseri umani“, aggiunge il prof. Ruoslahti. “Man mano che la nostra ricerca progredisce, prevediamo anche CTGF come un potenziale obiettivo terapeutico che non è correlato al Beta amiloide (Aβ), la proteina tossica che crea le placche nel cervello“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a peptide recognizing cerebrovascular changes in mouse models of Alzheimer’s disease
Aman P. Mann, Pablo Scodeller, Sazid Hussain, Gary B. Braun, Tarmo Mölder, Kadri Toome, Rajesh Ambasudhan, Tambet Teesalu, Stuart A. Lipton & Erkki Ruoslahti
Nature Communications 8, Article number: 1403 (2017) Published online: 10 November 2017 doi:10.1038/s41467-017-01096-0

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Nuovo test diagnostico per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della Queen’s University Belfast hanno condotto il più grande studio di ricerca al mondo utilizzando un test diagnostico sviluppato da Almac Diagnostics, per comprendere meglio la biologia del cancro alla prostata; questo potrebbe portare ad una trasformazione di come attualmente viene diagnosticato e trattato il cancro alla prostata.

Prostate-DX

La diagnosi attuale del cancro alla prostata comprende biopsie, scansioni e analisi del sangue per determinare quanto è aggressivo il cancro e successivamente sviluppare un appropriato piano di trattamento. I medici ripetutamente riportano che questi strumenti non sono sempre efficaci nel determinare quanto è aggressivo il cancro, il che può significare che è difficile decidere il miglior trattamento per un singolo paziente”. afferma il prof. Suneil Jain del  Centre for Cancer Research & Cell Biology presso la Queen’s University Belfast.

Almac Diagnostics ha sviluppato un biomarker di espressione genica, noto come Metastatic Assay, che mira a diagnosticare rapidamente il tipo di cancro alla prostata. Il test condotto su 248 pazienti precedentemente trattati per il cancro alla prostata ha analizza la genetica del tumore consentendo ai medici di comprendere il tipo di tumore, sia che si tratti di una crescita lenta o aggressiva e se quest’ultima, in che misura.

I risultati della ricerca pubblicati sulla rivista “Annals of Oncology“, hanno dimostrato che il test diagnostico è più efficace dei test clinici standard.

Leggi il full text dell’articolo:
Validation of a Metastatic Assay using biopsies to improve risk stratification in patients with prostate cancer treated with radical radiation therapy
S Jain C A Lyons S M Walker S McQuaid S Hynes D Mitchell B Pang G E Logan A M McCavigan D O’Rourke D McArt S McDade I Mills K M Prise L A Knight C J Steele P W Medlow V Berge B Katz D A Loblaw D P Harkin J James J M O’Sullivan R D Kennedy D J Waugh
Annals of Oncology, mdx637, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx637, Published: 10 October 2017

Fonti: Queen’s University Belfast Almac Diagnostics

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