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Posts Tagged ‘Medicina Laboratorio’

Cancro al seno: test per determinare il trattamento più efficace.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2019

È stato trovato un test del tumore al seno che aiuta i medici a prendere decisioni terapeutiche per alcuni pazienti affetti da cancro al seno.
Il test ha avuto successo nel predire se la chemioterapia sarebbe vantaggiosa per i pazienti con il tipo più comune di tumore della mammella (recettore positivo dell’estrogeno, HER2-negativo), aiutando così a indirizzare i pazienti ad alto rischio di metastasi alla chemioterapia.

EndoPredict-TestKit

I ricercatori della Queen Mary University di Londra, del gruppo austriaco Breast and Colorectal Group e del gruppo spagnolo Foundation Research in Breast Cancer hanno eseguito un’analisi combinata di tre grandi studi clinici, tra cui un totale di 3.746 donne, che hanno ricevuto trattamenti comprendenti terapia ormonale e chemioterapia.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Breast Cancer Research and Treatment” è stato condotto nel Regno Unito, in Austria e in Spagna, ha scoperto che un test multigene chiamato EndoPredict (Myriad Genetics) è in grado di prevedere se la chemioterapia funzionerà per un singolo paziente.

I risultati dello studio hanno mostrato che i pazienti con un elevato risultato del test EndoPredict – che indica un alto rischio di metastasi – che hanno ricevuto chemioterapia oltre alla terapia ormonale hanno risultati statisticamente migliori di 10 anni rispetto a quelli che hanno ricevuto solo terapia ormonale.  EndoPredict non è solo un test prognostico, ma ha anche capacità predittive per quanto riguarda la chemioterapia.

I nostri dati mostrano che l’uso del test EndoPredict per valutare il rischio di metastasi può risparmiare alle donne una chemioterapia inutile se i risultati del test mostrano che una donna è a basso rischio di recidiva dal test” – afferma la prof.ssa Ivana Sestak del Wolfson Institute of Preventive Medicine.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of chemotherapy benefit by EndoPredict in patients with breast cancer who received adjuvant endocrine therapy plus chemotherapy or endocrine therapy alone
Ivana Sestak, Miguel Martín, Peter Dubsky, Ralf Kronenwett, Federico Rojo, Jack Cuzick, Martin Filipits, Amparo Ruiz, William Gradishar, Hatem Soliman, Lee Schwartzberg, Richard Buus, Dominik Hlauschek, Alvaro Rodríguez-Lescure, Michael Gnant.
Breast Cancer Research and Treatment. DOI: 10.1007/s10549-019-05226-8

EndoPredict

Fonte: Queen Mary University of London

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Tumore al seno HER2 positivo: test molecolare in risposta alla terapia neoadiuvante.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2019

Sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research” i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sui marcatori precoci di risposta ai trattamenti per le donne con tumore al seno HER2 positivo.

I risultati hanno mostrato che analizzando i microRNA presenti nel sangue è possibile individuare pazienti con maggiori probabilità di risposta alla terapia neoadiuvante con trastuzumab, dopo solo due settimane di trattamento. I risultati sono particolarmente significativi sia perché aggiungono prove sulle potenzialità della biopsia liquida, metodo poco invasivo e strumento predittivo di efficacia della terapia, sia perché aprono la strada a una nuova linea di ricerca nell’ambito degli studi clinici sul tumore della mammella HER2 positivo.
La sperimentazione è stata fatta analizzando i campioni ematici provenienti da 429 donne con carcinoma mammario HER2 positivo, arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial).

Clin-Cancer7

Lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di utilizzare test basati su microRNA circolanti per la selezione delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo che possano beneficiare della terapia con trastuzumab o da indirizzare a terapie con più farmaci che abbiano sempre HER2 come bersaglio” – spiega Maria Grazia Daidone, Direttore del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico (DRAST) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Si tratta di un approccio innovativo, che rappresenta una svolta nell’individuazione dell’opzione terapeutica più efficace”.

Questo nostro studio ha un grande valore, ma rappresenta solo il primo passo di un percorso più lungo di ricerca che deve confermare il ruolo dell’insieme di microRNA identificati. Per farlo sarà necessario avviare quanto prima uno studio di validazione preclinica (in cellule tumorali di laboratorio) e in clinica (su casistiche indipendenti)” – conclude la prof.ssa Daidone.

Leggi abstract dell’articolo:
Plasma microRNA levels for predicting therapeutic response to neoadjuvant treatment in HER2-positive breast cancer: Results from the NeoALTTO trial
Serena Di Cosimo, Valentina Appierto, Sara Pizzamiglio, Paola Tiberio, Marilena V Iorio, Florentine Hilbers, Evandro de Azambuja, Lorena de la Pena, Miguel Ángel Izquierdo, Jens Huober, José Baselga, Martine Piccart, Filippo G. De Braud, Giovanni Apolone, Paolo Verderio and Maria G Daidone
Clin Cancer Res February 27 2019 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-2507

Fonte: Noesis srl

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Cancro al colon: diagnosi precoce con il microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

uN gruppo di ricerca del Cibio dell’Università di Trento hanno scoperto il collegamento tra la composizione della popolazione batterica intestinale e il cancro al colon e individuato un insieme di batteri ricorrenti nei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia. I risultati dello studio, che rappresentano una possibile svolta per la diagnosi precoce non invasiva, sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“.

Segato CIBIO

“Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri “marcatori” del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione” – afferma il prof. Nicola Segata, responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento.

Oltre a batteri e altri microorganismi, i ricercatori hanno individuato un’altra particolare caratteristica del microbioma associato al cancro al colon-retto: un numero statisticamente più elevato di copie di un gene che codifica per l’enzima cutC. “Questo enzima”, spiega Nicola Segata, “è coinvolto nel metabolismo della colina – un composto organico preveniente dalla dieta – e nella conseguente produzione di una molecola (la trimetilammina) che è stata associata in altri studi a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto“.

La scoperta della correlazione tra microbioma intestinale e cancro al colon-retto può avere immediata applicazione sul piano della diagnosi precoce. “Il microbioma rilevato nelle feci è altamente predittivo per la presenza della malattia e, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, può aumentare l’accuratezza diagnostica di test non invasivi” – concludono i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Metagenomic analysis of colorectal cancer datasets identifies cross-cohort microbial diagnostic signatures and a link with choline degradation
Andrew Maltez Thomas, Paolo Manghi, […]Nicola Segata
Nature Medicine Published: 01 April 2019

Fonte: Cibio dell’Università di Trento

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Medicina di Laboratorio: premiato il prof. Plebani.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2019

L’American Association for Clinical Chemistry, la più prestigiosa Società Scientifica della medicina di laboratorio a livello internazionale, ha conferito al prof. Mario Plebani il “2019 AACC Outstanding Contributions Through Service to the Profession of Clinical Chemistry Award”. Il Premio sarà consegnato nel mese di agosto ad Anaheim (Los Angeles, California) nel corso del 71° Annual Scientific Meeting della Società americana che riunisce oltre 10.000 delegati provenienti da tutto il mondo.

plebaniProf. Mario Plebani

Questo Premio riconosce il valore dei ricercatori e professionisti della medicina di laboratorio che, nell’arco della loro carriera, abbiano dato un rilevante contributo al miglioramento della professione e delle conoscenze scientifiche nell’ambito della disciplina.

«La medicina di laboratorio», spiega il prof. Plebani, riconosciuto fra i 100 patologi più influenti nel mondo, «si occupa di analisi chimiche, biochimiche, ematologiche, microbiologiche, virologiche e oggi sempre più anche diagnostica molecolare. Fino a qualche decennio fa le analisi servivano a confermare la diagnosi clinica, oggi invece riusciamo a fare prevenzione grazie all’identificazione di fattori di rischio. Riusciamo a determinare la dose ottimale di determinati farmaci, anticoagulanti e antitumorali, in base ai diversi tipi di metabolismo del paziente, massimizzando gli effetti terapeutici e riducendo il rischio di eventi avversi».

Dal 2017 è Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova ed in tale veste ha promosso un corso di laurea in lingua veicolare (inglese) arricchendo così l’offerta formativa di una delle Scuole di Medicina più conosciute al mondo ed ha contribuito al programma del Festival della Salute Globale che si terrà a Padova dal 5 al 7 aprile di quest’anno.

Fonti: Insaluetnews.itMattino-Padova

 

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Analisi del sangue per rilevare con precisione la fibromialgia.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2019

In uno studio pubblicato su “Journal of Biological Chemistry“, i ricercatori della Ohio State University riportano il successo nell’individuare i biomarcatori della fibromialgia, e differenziandoli da altre malattie correlate.

La fibromialgia è una malattia reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico, caratterizzandosi per la presenza di: dolore cronico e diffuso; aumento della tensione muscolare; rigidità in numerose sedi dell’apparato locomotore.


First Blood Test for Fibromyalgia Could Provide Answers and Validation

La scoperta potrebbe essere un importante punto di svolta nella cura dei pazienti con una malattia che viene frequentemente diagnosticata erroneamente o non diagnosticata, lasciandoli senza cure adeguate”, ha detto il professor Kevin Hackshaw del Department of Internal Medicine, Division of Rheumatology and Immunology, Ohio State University (video).
L’identificazione dei biomarcatori della malattia – una “impronta metabolica” come quella scoperta nel nuovo studio – potrebbe anche aprire la possibilità di trattamenti mirati“.

Abbiamo trovato modelli metabolici chiari e riproducibili nel sangue di dozzine di pazienti con fibromialgia, il che ci porta molto più vicino a un esame del sangue di quanto non lo sia mai stato“, ha detto Hackshaw.

Lo studio ha incluso 50 persone con una diagnosi di fibromialgia, 29 con artrite reumatoide, 19 con osteoartrite e 23 con lupus. I ricercatori hanno esaminato campioni di sangue di ciascun partecipante utilizzando una tecnica chiamata spettroscopia vibrazionale, che misura il livello di energia delle molecole all’interno del campione. il prossimo studio dovrebbe coinvolgere 150 a 200 soggetti per gruppo di malattie per vedere se i risultati di questa ricerca sono replicabili in una popolazione più ampia e diversificata.

A molti pazienti non diagnosticati vengono prescritti oppiacei, forti antidolorifici che danno assuefazione e che non hanno dimostrato di essere di beneficio alle persone affette dalla malattia.
Secondo i ricercatori l’obiettivo è di avere un test pronto per l’uso diffuso entro cinque anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic fingerprinting for diagnosis of fibromyalgia and other rheumatologic disorders
Kevin V. Hackshaw, Didem P. Aykas, Gregory T. Sigurdson, Marcal Plans, Francesca Madiai, Lianbo Yu, Charles A. T. Buffington, M. Mónica Giusti, and Luis Rodriguez-Saona
J. Biol. Chem. 2019 294: 2555-. doi:10.1074/jbc.RA118.005816

Fonte: Department of Internal Medicine, Division of Rheumatology and Immunology, Ohio State University

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AHA: linee guida sulla misurazione della pressione arteriosa.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2019

La misurazione accurata della pressione sanguigna (BP) è essenziale per la diagnosi e la gestione dell’ipertensione, un importante fattore di rischio per malattie cardiache e ictus. La versione aggiornata della dichiarazione scientifica AHA sulle misurazioni della pressione arteriosa nell’uomo menziona l’uso di dispositivi oscillometrici per ridurre gli errori umani associati all’approccio auscultatorio. Questi dispositivi utilizzano un sensore di pressione elettronico all’interno del bracciale per la pressione sanguigna, che permettono un’accurata misurazione della pressione sanguigna riducendo gli errori umani.

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I ricercatori presentano una carrellata di considerazioni particolari relative alla misurazione della pressione arteriosa nei bambini, nelle donne in gravidanza, negli anziani, nei pazienti obesi e in caso di aritmia.

Tra le altre cose, i nuovi dispositivi oscillometrici automatici possono ottenere più misurazioni con la semplice pressione di un pulsante, ed è quindi molto semplice fare una media per stimare al meglio la pressione sanguigna” afferma il prof. Muntner (video).

La dichiarazione, che aggiorna una precedente dichiarazione sull’argomento pubblicato nel 2005, fornisce una panoramica di ciò che è attualmente noto sulla misurazione della pressione arteriosa, e sostiene le raccomandazioni del 2017 American College of Cardiology/American Heart Association Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation and Management of High Blood Pressure

Leggi abstract dell’articolo:
Measurement of Blood Pressure in Humans: A Scientific Statement From the American Heart Association
Paul Muntner, Daichi Shimbo, Robert M. Carey, Jeanne B. Charleston, Trudy Gaillard, Sanjay Misra, Martin G. Myers, Gbenga Ogedegbe, Joseph E. Schwartz, Raymond R. Townsend, Elaine M. Urbina, Anthony J. Viera, William B. White, Jackson T. Wright Jr.
Hypertension 4 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/HYP.0000000000000087

Fonte: https://newsroom.heart.org

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Ultrasuoni per la prevenzione della trombosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2019

Un nuovo approccio per la prevenzione della trombosi è stato proposto dai ricercatori del Moscow Institute of Physics and Technology e del Russian National Research Center for Hematology (NRCH).

Nella pratica clinica moderna, la trombolisi viene eseguita quando i trombi formati nei vasi sanguigni rappresentano una minaccia per la vita del paziente. Le procedure trombolitiche sono associate ad un rischio elevato, in quanto possono causare sanguinamento acuto.

trombi
Foto. Piastre di Petri con coaguli di fibrina estratti dal sistema sperimentale un’ora dopo l’inizio dei processi di coagulazione. Immagine gentilmente concessa dai ricercatori.

Nel documento pubblicato su PLOS ONE, è stato sviluppato un nuovo approccio basato sulla registrazione ultrasonica della coagulazione del sangue nelle sue fasi iniziali. Il monitoraggio ultrasonico continuo dello stato aggregato del sangue è stato eseguito utilizzando il modello di flusso ematico in vitro. Un’iniezione di un farmaco fibrinolitico è stata eseguita automaticamente sulla base di dati ultrasonici. Gli autori hanno dimostrato che la tecnica di monitoraggio a ultrasuoni consente di rilevare lo stadio di coagulazione in cui il tempestivo intervento farmacologico porta a una rapida e completa dissoluzione dei coaguli di fibrina formatisi nel flusso sanguigno.

Con i progressi nel campo dei sensori ultrasonici compatti, il lavoro apre nuove prospettive per la creazione di dispositivi indossabili per assistenza medica tempestiva a pazienti ad alto rischio di trombosi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Control of fibrinolytic drug injection via real-time ultrasonic monitoring of blood coagulation
Dmitry A. Ivlev, Shakhla N. Shirinli, Konstantin G. Guria, Svetlana G. Uzlova, Georgy Th. Guria
PLOSE ONE Published: February 27, 2019 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0211646

Fonte: Moscow Institute of Physics and Technology

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Un nuovo test rapido per la diagnosi di sepsi.

Posted by giorgiobertin su marzo 4, 2019

I ricercatori dell’University of Strathclyde hanno sviluppato un innovativo test a basso costo per la diagnosi precoce di sepsi che potrebbe salvare migliaia di vite.
Il semplice sistema per la misurazione sensibile in tempo reale della condizione di pericolo di vita è molto più veloce di alcuni test ospedalieri esistenti, che possono richiedere fino a 72 ore per l’elaborazione.

University_Strathclyde_sepsis
Image copyright – University of Strathclyde

Viene utilizzato un dispositivo biosensore con un microelettrodo per rilevare se uno dei biomarcatori proteici della sepsi-interleuchina-6 – è presente nel flusso sanguigno. IL-6 è una molecola secreta dal sistema immunitario e i suoi livelli nel sangue aumentano in molti di coloro che ne hanno questa condizione.

I risultati del progetto di ricerca mostrano che livelli aumentati della molecola possono essere rilevati dal test con una rapidità di due minuti e mezzo. “Abbiamo sviluppato un sensore a forma di ago con diversi elettrodi e abbiamo dimostrato di poter rilevare un biomarcatore sepsi in tempo quasi reale, a livelli clinicamente rilevanti”. – afferma il prof. Damion Corrigan.
Nella sepsi, la tempistica è un parametro chiave. Per ogni ora di ritardo nel trattamento antibiotico, aumentano la probabilità di morte.

La ricerca è ancora in una fase iniziale, il team però crede in una accelerazione degli studi clinici che potrebbe rendere disponibile il test per l’uso entro 3-5 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Development of a needle shaped microelectrode for electrochemical detection of the sepsis biomarker interleukin-6 (IL-6) in real time
Christopher Russell, Andrew C. Ward, Vincent Vezza, Paul Hoskisson, … Damion K. Corrigan
Biosensors and Bioelectronics Volume 126, 1 February 2019, Pages 806-814

Fonte: University of Strathclyde

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Dispositivo che rileva con una goccia di sangue il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 26, 2019

Un nuovo dispositivo diagnostico ultrasensibile inventato dai ricercatori del Cancer Center – University of Kansas e dal KU Medical Center potrebbe consentire ai medici di rilevare rapidamente il cancro da una goccia di sangue o plasma, portando a interventi più tempestivi e migliori risultati per i pazienti.

Zeng

Il “lab-on-a-chip” per l’analisi della “biopsia liquida“, riportato su Nature Biomedical Engineering“, rileva gli esosomi, piccoli pacchi di informazioni biologiche prodotte dalle cellule tumorali per stimolare la crescita del tumore o metastatizzare.

I ricercatori hanno testato il progetto del chip utilizzando campioni clinici di pazienti con carcinoma ovarico, scoprendo che il chip era in grado di rilevare la presenza di cancro in una minuscola quantità di plasma.
Questa area di studio è particolarmente importante per i tumori come le ovaie, data la grande maggioranza delle donne diagnosticate in uno stadio avanzato quando, purtroppo, la malattia è per la maggior parte incurabile.” – afferma il prof. Godwin.

“Quasi tutte le cellule di mammiferi rilasciano gli esosomi, quindi l’applicazione non è limitata al solo cancro ovarico o ad un tipo di cancro. Stiamo lavorando con le persone per esaminare le malattie neurodegenerative, i tumori della mammella e del colon-retto, per esempio. ”

Leggi abstract dell’articolo:
Ultrasensitive detection of circulating exosomes with a 3D-nanopatterned microfluidic chip
Peng Zhang, Xin Zhou, Mei He, Yuqin Shang, Ashley L. Tetlow, Andrew K. Godwin & Yong Zeng
Nature Biomedical Engineering (2019) Published: 25 February 2019

Fonte: Cancer Center – University of Kansas

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Nuovo biomarcatore per la diagnosi della celiachia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2019

I ricercatori della Division of Gastroenterology and Hepatology, Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, in uno studio pubblicato sulla rivista “Gastroenterology” hanno trovato un nuovo biomarker presente nel sangue che permette di diagnosticare la celiachia (malattia autoimmune scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti).

gluten-free

Attualmente la diagnosi viene fatta fatta attraverso un prelievo di sangue per la valutazione di anticorpi specifici per la malattia celiaca (quali anticorpi anti-transglutaminasi IgA e anticorpi anti-endomisio) associata all’esecuzione di una esofago-gastro-duodenoscopia (Egds) con biopsie effettuate a livello della seconda porzione del duodeno.

I ricercatori hanno individuato complesso tTg-Dgp (transglautaminase-deamited gliadin complex, un complesso di peptidi sintetizzati di gliadina deaminata e transglutaminasi) come marcatore diagnostico di celiachia e come marcatore di guarigione della mucosa intestinale in corso di dieta senza glutine. Questo nuovo test ha dimostrato una sensibilità del 99 % (1 % di falsi negativi) e una specificità del 100 % (0 % di falsi positivi) nel distinguere i pazienti con celiachia dai soggetti sani.

Si va verso l’impiego di un nuovo biomarcatore utile sia ai fini diagnostici che di monitoraggio della malattia celiaca, che potrebbe, in soggetti selezionati, evitare l’esecuzione della biopsia duodenale sia per la diagnosi che per il monitoraggio dei pazienti con celiachia. Tuttavia, l’utilizzo nella pratica clinica di questo nuovo sistema necessita di ulteriori studi.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic Neoepitopes of the Transglutaminase-Deamidated Gliadin Complex as Biomarkers for Diagnosing and Monitoring Celiac Disease.
Rok Seon Choung, Shahryar Khaleghi Rostamkolaei, Josephine M. Ju, Eric V. Marietta, Joseph A. Murray
Gastroenterology. 2018 Oct 17. pii: S0016-5085(18)35156-4. doi: 10.1053/j.gastro.2018.10.025. [Epub ahead of print]

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Test della saliva per la diagnosi della malattia di Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2018

Gli scienziati dell’University of Alberta hanno identificato tre biomarkers per la rilevazione di un danno cognitivo lieve e della malattia di Alzheimer nei campioni di saliva.

Il team di scienziati coordinati dai prof.i Liang Li e Roger Dixon ha esaminato campioni di saliva da tre gruppi di pazienti: quelli con Alzheimer, quelli con decadimento cognitivo lieve e quelli con cognizione normale. Usando un potente spettrometro di massa, la coppia ha esaminato più di 6.000 metaboliti – composti che fanno parte dei processi metabolici del nostro corpo per identificare eventuali cambiamenti o firme tra i gruppi.

alzheimers-biomarkers
Roger Dixon (left) and Liang Li are working together to develop a saliva test for Alzheimer’s disease. (Photo: John Ulan)

Abbiamo trovato tre metaboliti che possono essere utilizzati per differenziare tra questi tre gruppi“, ha detto il prof. Li, aggiungendo che “mentre i risultati sono molto promettenti, la dimensione del campione era piccola“.
Utilizzando i biomarker, possiamo anche fare dei test per vedere quali tipi di trattamenti sono più efficaci nel trattamento del morbo di Alzheimer – dalla dieta all’attività fisica ai farmaci“, ha aggiunto Li.
La ricerca è stata pubblicata in due documenti. Il primo su: “Journal of Alzheimer’s Disease“, il secondo sulla rivista: “Frontiers in Aging Neuroscience”.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolomics Analyses of Saliva Detect Novel Biomarkers of Alzheimer’s Disease
Huan, Taoa;| Tran, Trana; | Zheng, Jiamina | Sapkota, Shraddhab | MacDonald, Stuart W.c | Camicioli, Richardb; | Dixon, Roger | Li, Lianga;
Journal of Alzheimer’s Disease, vol. 65, no. 4, pp. 1401-1416, 2018 DOI: 10.3233/JAD-180711

Alzheimer’s Biomarkers From Multiple Modalities Selectively Discriminate Clinical Status: Relative Importance of Salivary Metabolomics Panels, Genetic, Lifestyle, Cognitive, Functional Health and Demographic Risk Markers
Shraddha Sapkota, Tao Huan, Tran Tran, Jiamin Zheng, Richard Camicioli, Liang Li and Roger A. Dixon
Front. Aging Neurosci., 02 October 2018 | https://doi.org/10.3389/fnagi.2018.00296

Fonte University of Alberta

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Scoperta la firma molecolare comune a molti tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2018

Un test rapido e facile sviluppato dai ricercatori dell’University of Queensland per rilevare il cancro da campioni di sangue o biopsia potrebbe alla fine portare a un nuovo approccio alla diagnosi del paziente.

Researchers smaller-Trau

I ricercatori coordinati dal professor Matt Trau hanno scoperto una nanostruttura di DNA unica che sembra essere comune a tutti i tumori.
Questa esclusiva firma del DNA su scala nanometrica è apparsa in tutti i tipi di tumore al seno che abbiamo esaminato e in altre forme di cancro tra cui la prostata, il colon-retto e il linfoma“, ha affermato la dott.ssa Laura Carrascosa.

I livelli e gli schemi di minuscole molecole chiamate gruppi metilici che decorano il DNA sono alterati drammaticamente dal cancro – questi gruppi metilici sono fondamentali per le cellule per controllare quali geni vengono attivati ​​e disattivati” prosegue la dottoressa.

Il team ha adottato un approccio olistico e sviluppato uno strumento in grado di esaminare questi cambiamenti di pattern a livello dell’intero genoma in pochi minuti. In particolare hanno scoperto che gruppi intensi di gruppi metilici posti in una soluzione hanno causato la formazione di frammenti di DNA del cancro in nanostrutture tridimensionali uniche che potrebbero facilmente essere separate attaccandosi a superfici solide come l’oro.

“Abbiamo progettato un semplice test utilizzando nanoparticelle d’oro che cambiano immediatamente colore per determinare se sono presenti le nanostrutture 3D del DNA del cancro“, ha detto il professor Trau.

La nuova tecnologia si è dimostrata accurata fino al 90% nei test che hanno coinvolto 200 campioni di cancro umano e DNA normale.

Leggi il full text dell’articolo:
Epigenetically reprogrammed methylation landscape drives the DNA self-assembly and serves as a universal cancer biomarker
Abu Ali Ibn Sina, Laura G. Carrascosa, Ziyu Liang, Yadveer S. Grewal, Andri Wardiana, Muhammad J. A. Shiddiky, Robert A. Gardiner, Hemamali Samaratunga, Maher K. Gandhi, Rodney J. Scott, Darren Korbie & Matt Trau
Nature Communications volume 9, Article number: 4915 (2018)

Fonte: University of Queensland

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Nuovo esame del sangue per la diagnosi di cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su novembre 22, 2018

Un gruppo di ricerca dell’University of Adelaide e della Griffith University ha sviluppato un nuovo esame del sangue per la diagnosi precoce del cancro ovarico.

In particolare i ricercatori, per realizzare questo test, hanno studiato una tossina batterica che reagisce con un polisaccaride anormale (glicano) che si esprime sulla superficie delle cellule cancerogene. Tale sostanza viene rilasciata in grande quantità dalle donne colpite dal carcinoma ovarico.

I ricercatori hanno rimosso dalla tossina la parte pericolosa lasciando solo quella in grado di riconoscere lo zucchero. In tal modo la tossina è diventata una sorta di biomarcatore in grado di scovare le molecole di zucchero nel sangue.

ovarian-cancer-scheme

Come pubblicato sulla rivista “Biochemical and Biophysical Research Communications“, il nuovo test ha rilevato livelli significativi del glicano del cancro nei campioni di sangue da oltre il 90% delle donne con carcinoma ovarico in stadio 1 e nel 100% dei campioni da fasi successive della malattia, ma non in nessuno dei campioni da controlli sani.

Il cancro ovarico è notoriamente difficile da rilevare nelle sue fasi iniziali, quando ci sono più opzioni per il trattamento e i tassi di sopravvivenza sono migliori.Il nostro nuovo test è quindi un potenziale punto di svolta“, afferma il professor James Paton.
Il rilevamento di questo marker tumorale può anche svolgere un ruolo in una semplice biopsia liquida per monitorare lo stadio e il trattamento della malattia“.

Leggi il full text dell’articolo:
Detection of N-glycolylneuraminic acid biomarkers in sera from patients with ovarian cancer using an engineered N-glycolylneuraminic acid-specific lectin SubB2M
L.K.Shewell, J.J.Wanga, J.C.Paton, A.W.Paton, C.J.Day, M.P.Jennings.
Biochemical and Biophysical Research Communications https://doi.org/10.1016/j.bbrc.2018.11.001 Available online 8 November 2018,

Fonte: University of Adelaide

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Analisi del sangue per la diagnosi precoce di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2018

Gli scienziati dell’University Health Network, hanno combinato “biopsia liquida”, alterazioni epigenetiche e apprendimento automatico per sviluppare un esame del sangue per rilevare e classificare il cancro nelle sue fasi iniziali (video).

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, descrivono non solo un modo per rilevare il cancro, ma mantengono la promessa di poterlo trovare prima che i sintomi compaiano.


A new approach to detecting cancer earlier from blood tests: study

Profilando le alterazioni epigenetiche invece delle mutazioni, il team è stato in grado di identificare migliaia di modifiche uniche per ogni tipo di cancro. Quindi, utilizzando un approccio basato sui big data, hanno applicato l’apprendimento automatico per creare classificatori in grado di identificare la presenza di DNA derivato dal cancro all’interno di campioni di sangue e di determinare quale tipo di cancro.

I prossimi passi, afferma il Dr. Daniel De Carvalho del Princess Margaret Cancer Centre, per convalidare ulteriormente questo approccio includono l’analisi dei dati provenienti da ampi studi di ricerca sulla salute della popolazione già in corso in diversi paesi, dove i campioni di sangue sono stati raccolti mesi e anni prima della diagnosi del cancro. Quindi l’approccio dovrà essere in definitiva validato in studi prospettici per lo screening del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Sensitive tumour detection and classification using plasma cell-free DNA methylomes
Shu Yi Shen, Rajat Singhania, […]Daniel D. De Carvalho
Nature Published: 14 November 2018

Fonte: University Health Network

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Analisi di frammenti di DNA nel sangue per la diagnosi di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

Un team di ricercatori provenienti da Regno Unito, Danimarca, Polonia, Paesi Bassi e Svizzera ha sviluppato un nuovo modo di testare il cancro, osservando le dimensioni dei frammenti di DNA tumorale che circolano nel sangue.
Nello studio pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, il team descrive la tecnica e i risultati positivi nei test su pazienti con diversi tipi di cancro.

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Il sangue umano contiene molti piccoli frammenti di DNA (circulating tumor DNA (ctDNA)), la maggior parte dei quali provenienti da globuli bianchi.
I ricercatori hanno studiato attentamente i frammenti di DNA nel sangue da diversi tipi di cancro e hanno scoperto che potevano essere classificati in base alle dimensioni. Hanno quindi creato una nuova metrica di misurazione in base alle dimensioni. L’hanno chiamata deviazione assoluta mediana ridotta dalla neutralità del numero di copie (t-MAD).

I risultati dei test hanno dimostrato che la tecnica è molto affidabile: ha offerto risultati positivi per il 94% dei tumori del seno, dell’intestino, dell’ovaio, della pelle e del dotto biliare con un tasso di falsi positivi di appena il 2,5%. Si è inoltre dimostrato accurato al 65% nel rilevare tumori del pancreas, dei reni e del cervello.

Leggi ail full text dell’articolo:
Enhanced detection of circulating tumor DNA by fragment size analysis
Florent Mouliere et al.
Science Translational Medicine 07 Nov 2018: Vol. 10, Issue 466, eaat4921 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat4921

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Doping: nuovo test per rilevare il sangue drogato negli atleti.

Posted by giorgiobertin su ottobre 21, 2018

Un team di ricercatori della Duke University ha trovato un modo per rilevare se il sangue di un atleta è stato drogato da un’infusione alterata del proprio sangue.
I globuli rossi trasportano l’ossigeno ai tessuti, fornendo carburante per l’attività muscolare. Atleti senza scrupoli sono stati in grado di “drogare” il loro sangue arricchendo la loro scorta di globuli rossi.

RedBloodCells
Red blood cells ferry oxygen to tissues, providing fuel for muscular activity. Unscrupulous athletes have been able to ‘dope’ their blood by enriching their supply of red blood cells. But a new test of microRNA can tell old cells from new ones. Credit: Bruce Blausen

Una trasfusione autologa prende un po ‘del sangue dell’atleta molto prima della competizione, seleziona solo i globuli rossi e poi li rimette nell’atleta prima della competizione per migliorare la capacità del sangue di trasportare ossigeno, il combustibile essenziale per le prestazioni muscolari.
Fino ad oggi il test confronta un campione di sangue pre-competizione con uno preso alla competizione per vedere se ci sono cambiamenti “significativi” nella biochimica. La difficoltà è quella che questi test non possono dire la differenza tra un globulo giovane e uno vecchio“, ha detto il prof. Jen-Tsan “Ashley.

In laboratorio i ricercatori hanno estratto e analizzato campioni di RNA prelevati dalle cellule a otto intervalli di tempo, da 1 giorno a 42 giorni. Un tipo di miRNA – miR-720 è un biomarcatore significativo per rilevare l’età dei globuli rossi.

I ricercatori affermano che ulteriori ricerche si concentreranno sulla comprensione del motivo per cui l’enzima che produce miR-720 è attivo nelle cellule del sangue stoccate.

Leggi abstract dell’articolo:
Angiogenin-mediated tRNA Cleavage as a Novel Feature of Stored Red Blood Cells
Wen-Hsuan Yang, Jennifer Doss, Katelyn Walzer, Shannon McNulty, Jianli Wu, John Roback and Jen-Tsan Chi.
British Journal of Haemotology, Oct. 18, 2018. DOI: 10.1111/bjh.15605

Fonte:  Duke University

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SLA, nuovo test del sangue per la diagnosi precoce della malattia.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

I ricercatori dell’Università di Ulm e dell’Università di Milano hanno messo a punto un esame del sangue per facilitare la diagnosi differenziale della sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Un esame di laboratorio sul sangue del paziente, che consente non solo di diagnosticare la SLA, ma pure di seguirne l’evolvere della malattia. Tutto ciò apre la strada alla diagnosi precoce e alla futura terapia della SLA.

Il lavoro del del team del Professor Markus Otto e del Dr. Federico Verde è apparso sulla rivista “Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry“.

SLA-ULM
SLA, le cellule nervose responsabili del controllo muscolare si spengono (Figura: University Hospital Ulm for Neurology Ulm/RKU)

Il test sul sangue misura la concentrazione di neurofilamenti (“neurofilamentlight chain”, NFL) nel siero dei pazienti. Si tratta di proteine che formano l’“impalcatura” delle cellule nervose come i motoneuroni. Se queste cellule nervose degenerano come nel corso della sclerosi laterale amiotrofica, vengono rilasciati dei frammenti dell’impalcatura proteica. In conseguenza di ciò la concentrazione del biomarcatore è aumentata nei pazienti – precedenti studi hanno già documentato questo effetto nel liquor.

I pazienti con SLA con una più alta concentrazione di NFL nel sangue subiscono un più veloce peggioramento clinico ed hanno in media un tempo di sopravvivenza più breve“, spiega il prof. Otto.

L’affidabilità del nuovo metodo diagnostico è stata verificata su 124 pazienti della Clinica neurologica universitaria (RKU) di Ulm e su 159 controlli. Il biomarcatore NFL è misurabile già poco tempo dopo l’esordio dei primi sintomi e possibilmente permetterà di tracciare anche la risposta a future terapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Neurofilament light chain in serum for the diagnosis of amyotrophic lateral sclerosis.
Verde F, Steinacker P, Weishaupt J, Kassubek J, Oeckl1 P, Halbgebauer S, Tumani H, von Arnim C, Dorst1 J, Feneberg E, Mayer B, Müller1 H, Gorges1 M, Rosenbohm A, Volk A, Silani V, Ludolph A, Otto M.
J Neurol Neurosurg Psychiatry Published Online First: 11 October 2018. doi: 10.1136/jnnp-2018-318704

Fonti: Università di Ulm – Università di Milano

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Nuovo test identifica rapidamente “superbatteri” resistenti agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su ottobre 17, 2018

Un nuovo ed economico test sviluppato dai ricercatori della University of California – Berkeley può diagnosticare i pazienti con ceppi batterici resistenti agli antibiotici in pochi minuti. La tecnica potrebbe aiutare i medici a prescrivere gli antibiotici giusti per ogni infezione e potrebbe aiutare a limitare la diffusione di “superbatteri” resistenti agli antibiotici, che uccidono ogni anno fino a 700.000 persone in tutto il mondo.


Detecting antibiotic resistance faster than ever before.  Video by Roxanne Makasdjian and Stephen McNally

Il test, denominato DETECT, individua le firme molecolari dei batteri resistenti agli antibiotici direttamente nei campioni di urina. A differenza di altre tecniche attualmente disponibili sul mercato, DETECT non richiede strumenti costosi ed è abbastanza semplice da essere applicato in un ambiente point-of-care.

In teoria, DETECT ti permetterà di diagnosticare infezioni batteriche resistenti agli antibiotici in uno studio medico semplicemente raccogliendo urina e mescolandola con i reagenti DETECT“, ha detto il professor Niren Murthy, della University of California – Berkeley.

La tecnica DETECT utilizza una reazione enzimatica a catena per aumentare il segnale delle beta-lattamasi (enzimi che bloccano i batteri dalla a livello di parete cellulare, rendendo impossibile la crescita e la riproduzione dei microbi) di un fattore di 40.000, abbastanza alto da consentire il rilevamento della presenza di questi enzimi nei campioni di urina. Con DETECT, un paziente che risulta positivo a un’infezione resistente agli antibiotici di prima generazione può essere immediatamente trattato con un antibiotico o un agente alternativo più potente.

Leggi il full text dell’articolo:
An Enzyme‐Mediated Amplification Strategy Enables Detection of β‐Lactamase Activity Directly in Unprocessed Clinical Samples for Phenotypic Detection of β‐Lactam Resistance
Tara R. de Boer Nicole J. Tarlton Reina Yamaji Sheila Adams‐Sapper Tiffany Z. Wu Santanu Maity Giri K. Vesgesna Corinne M. Sadlowski Peter DePaola Lee W. Riley Niren Murthy
ChemBioChem First published: 04 October 2018 https://doi.org/10.1002/cbic.201800571

Fonte: University of California – Berkeley

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Cancro: esame del sangue per prevenire la chemioterapia inutile.

Posted by giorgiobertin su ottobre 17, 2018

I pazienti oncologici potrebbero essere risparmiati dalla chemioterapia non necessaria e dai suoi effetti collaterali con un nuovo esame del sangue. Ad affermarlo i ricercatori del Walter and Eliza Hall Institute coordinati dal professore Jeanne Tie.

Mentre la chemioterapia è un trattamento essenziale e salvavita, non vogliamo che i pazienti la ricevano se non ne hanno bisogno. Vogliamo aiutare questi pazienti ad evitare effetti collaterali gravi e continui associati alla chemioterapia“, ha detto il professore associato Tie.


Cancer blood test trialed to prevent unnecessary chemotherapy

Le cellule tumorali spesso versano il loro DNA nel sangue quando muoiono. La recente tecnologia ha permesso ai ricercatori di catturare e profilare questi frammenti di DNA e capire se la chemioterapia sarebbe vantaggiosa.

Il nuovo test ctDNA cerca frammenti di DNA tumorale nel sangue di un paziente dopo che il tumore è stato rimosso chirurgicamente. Lo studio sta valutando se la quantità di ctDNA nel sangue di un paziente indica il rischio di recidiva – i pazienti a più alto rischio possono essere trattati in modo aggressivo con la chemioterapia, mentre i pazienti senza ctDNA nel sangue sono a basso rischio di recidiva e potrebbero non bisogno di chemioterapia.

Più di 400 pazienti hanno già partecipato alle prove del test ctDNA (DYNAMIC), ma i ricercatori sperano di reclutare circa 2000 partecipanti. Più di 40 ospedali in tutti gli stati dell’Australia e della Nuova Zelanda partecipano al trial, rendendolo uno dei più grandi studi in Australia e a livello internazionale. Lo scopo è indagare su un esame del sangue predittivo che possa  guidare il trattamento del cancro. Le prove dovrebbero durare fino al 2021 per cancro dell’intestino e 2019 per il cancro ovarico.

Leggi abstract dell’articolo:
Circulating tumor DNA analysis detects minimal residual disease and predicts recurrence in patients with stage II colon cancer
BY JEANNE TIE, YUXUAN WANG, CRISTIAN TOMASETTI, … et al.
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 06 JUL 2016 : 346RA92

Fonte:  Walter and Eliza Hall Institute

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

coronary-artery-disease

La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Esame del sangue per lo screening di un attacco cardiaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2018

Gli scienziati del Baker Heart and Diabetes Institute hanno sviluppato un esame del sangue che rileva rapidamente e facilmente se una persona è a rischio di un secondo attacco cardiaco.

Il professor Peter Meikle e il suo team hanno identificato i biomarker plasmatici lipidici (grassi nel sangue) che migliorano i tradizionali fattori di rischio nella previsione di malattie cardiache e ictus.

Baker-Heart
New test for secondary heart attack risk. Credit: Baker Heart and Diabetes Institute

I ricercatori affermano che il test del sangue rivoluzionario è proposto per essere sperimentato in Australia nei prossimi 2-3 anni come parte di un più ampio programma personalizzato di salute di precisione attualmente in fase di sviluppo. Alla fine un medico specialista sarà in grado di richiedere questo test con lo scopo di valutare meglio il rischio del paziente di sviluppare malattie cardiache.

“Il test è stato sviluppato dopo che uno studio ha esaminato 10.000 campioni per trovare i marcatori biologici che determineranno se una persona è a rischio di avere un altro attacco di cuore”, ha detto il Prof Meikle. “Il nostro test utilizzerà fino a dieci marcatori lipidici per diagnosticare meglio le malattie cardiache, è un momento stimolante, ma molto eccitante, abbiamo effettivamente le informazioni e stiamo perfezionando la tecnologia”.

I risultati sono stati pubblicati su JCI Insight.

Leggi abstract dell’articolo:
Large-scale plasma lipidomic profiling identifies lipids that predict cardiovascular events in secondary prevention
Piyushkumar A. Mundra, … , Peter J. Meikle, LIPID Study Investigators
JCI Insight. 2018;3(17):e121326. Published September 6, 2018 https://doi.org/10.1172/jci.insight.121326.

Fonte:  Baker Heart and Diabetes Institute

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Analisi del sangue per rilevare il cancro del rene.

Posted by giorgiobertin su agosto 18, 2018

I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC), coordinati dal prof. Rupal Bhatt, hanno dimostrato che una molecola chiamata KIM-1, una proteina presente nel sangue di alcuni pazienti con carcinoma a cellule renali è presente a livelli elevati al momento della diagnosi, può anche servire come strumento per prevedere l’insorgenza della malattia fino a cinque anni prima della diagnosi.

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Il nostro studio ha trovato un’associazione significativa tra le concentrazioni plasmatiche di KIM-1 e il rischio di carcinomi delle cellule renali“, ha detto Bhatt.
Questo lavoro è un grande passo in avanti, perché KIM-1 è l’unico biomarcatore del sangue per distinguere tra persone ad alto e basso rischio di cancro del rene“, ha detto Muller co-autore del lavoro. “Ma prima che possiamo vedere questo metodo in clinica, sarà necessario più lavoro per l’affinamento del metodo.”

I risultati del team sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research“.

Leggi abstract dell’articolo:
KIM-1 as a blood-based marker for early detection of kidney cancer: a prospective nested case-control study
Ghislaine Scelo, David C. Muller, Elio Riboli….Timothy J Key, Prateek Khanna, Joseph V. Bonventre, Venkata S Sabbisetti and Rupal S. Bhatt
Clin Cancer Res July 23 2018 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-1496

Fonte: Beth Israel Deaconess Medical Center

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Una goccia di sangue per diagnosticare le lesioni cerebrali.

Posted by giorgiobertin su agosto 1, 2018

I ricercatori dell’University of Geneva (UNIGE), in collaborazione con l’Hospitals of Barcelona, Madrid and Seville, hanno sviluppato una tecnica e un dispositivo di accompagnamento, che può essere utilizzato per diagnosticare un lieve lesione traumatica cerebrale entro una decina di minuti, attraverso un semplice esame dei livelli di certe proteine nel sangue.

Il team ha lavorato per identificare quali proteine ​​fossero presenti in numero maggiore in seguito ad una lesione cerebrale. Testando il sangue di pazienti con traumi cerebrali confermati, hanno scoperto che le proteine ​​H-FABP, Interleukin-10, S100B e GFAP hanno una concentrazione più alta.

Poiché i test sulle lesioni cerebrali vengono eseguiti al meglio il prima possibile e sul luogo della lesione, i ricercatori hanno creato un dispositivo portatile che ha solo una piccola macchia in cui inserire una goccia di sangue. Una volta posizionato il campione di sangue, occorrono circa dieci minuti affinché i risultati vengano visualizzati sotto forma di una linea continua all’interno della finestra dell’indicatore sopra il punto in cui è posizionato il sangue. Il dispositivo verifica effettivamente se c’è un minimo di 2,5 nanogrammi per millilitro di sangue di H-FABP e / o GFAP, e in tal caso il sangue è contrassegnato come positivo.

Questi risultati, brevettati dall’UNIGE e premiati con il Prix dell’Innovation Academy Award. a dicembre 2017, pubblicati sulla rivista “PLOS One” saranno commercializzati dal 2019 da ABCDx, una start-up fondata quattro anni fa da Jean-Charles Sanchez dell’UNIGE e Joan Montaner di Vall d’Hebron Ospedale a Barcellona.

Leggi il full text dell’articolo:
Combining H-FABP and GFAP increases the capacity to differentiate between CT-positive and CT-negative patients with mild traumatic brain injury
Linnéa Lagerstedt, Juan José Egea-Guerrero, Alejandro Bustamante, Ana Rodríguez-Rodríguez, Amir El Rahal, Manuel Quintana-Diaz, Roser García-Armengol, Carmen Melinda Prica, Elisabeth Andereggen, Lara Rinaldi, Asita Sarrafzadeh, Karl Schaller, Joan Montaner, Jean-Charles Sanchez
PLOS One Published: July 9, 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0200394

Fonte: University of Geneva

ABCDx

Blood-based Biomarker test for mild Traumatic Brain Injury stratification

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Test del sangue per la diagnosi di melanoma.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2018

I ricercatori australiani della Edith Cowan University hanno sviluppato un esame del sangue per il melanoma nelle sue fasi iniziali. Il test potrebbe aiutare i medici a rilevare il cancro della pelle prima che si diffonda attraverso il corpo di una persona.
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La ricerca, pubblicata sulla rivista “Oncotarget“, ha incluso uno studio che ha coinvolto 105 pazienti con melanoma e 104 persone sane.
La procedura ha rilevato il melanoma nella fase iniziale nel 79% dei casi, hanno detto gli scienziati.

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Il melanoma è attualmente rilevato utilizzando una scansione visiva da un medico, con aree di preoccupazione ritagliate chirurgicamente e sottoposte a biopsia.

La prof.ssa Pauline Zaenker ha affermato che il nuovo processo comporta l’identificazione degli autoanticorpi prodotti dal corpo di una persona in risposta al melanoma. Gli scienziati condurranno un altro studio clinico della durata di tre anni per convalidare i risultati ottenuti.Per questo esame del sangue (MelDx) è stato presentato per un brevetto internazionale.

Leggi abstract dell’articolo:
A diagnostic autoantibody signature for primary cutaneous melanoma
Pauline Zaenker et al.
Oncotarget. 2018; 9:30539-30551.

Fonte: Edith Cowan University

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Un esame del sangue in gravidanza può identificare il rischio di parto prematuro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2018

Una nuova ricerca finanziata da March of Dimes ha individuato biomarcatori nel sangue materno che identificavano accuratamente le donne in gravidanza che sono a rischio di partorire prematuramente, anche fino a due mesi prima. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Science“.

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Questo risultato è importante in quanto i medici attualmente non hanno modo di valutare con precisione quali gravidanze si concluderanno con un parto prematuro. Inoltre, utilizzando gli stessi campioni di sangue, il team ha trovato biomarcatori nel sangue materno che potevano stimare l’età gestazionale o la data del parto.
Gli studi sono stati condotti dal prof. Stephen Quake, presso il March of Dimes Prematurity Research Center della Stanford University.

In due distinti studi di coorte in donne, tutte a rischio elevato di parto pretermine, il team ha identificato una serie di trascritti di RNA cell-free (cfRNA) che classificano accuratamente le donne che hanno un parto pretermine fino a due mesi prima del travaglio. Inoltre la misurazione di nove trascritti di cfRNA nel sangue materno prevedeva un’età gestazionale con accuratezza comparabile agli ultrasuoni.

I ricercatori affermano che i test richiederanno la convalida in studi clinici più ampi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Noninvasive blood tests for fetal development predict gestational age and preterm delivery
Thuy T. M. Ngo et al.
Science 08 Jun 2018: Vol. 360, Issue 6393, pp. 1133-1136 DOI: 10.1126/science.aar3819

Fonte: March of Dimes

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