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Posts Tagged ‘oncologia’

Cancro al pancreas: nuovi approcci di trattamento.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2019

Una scoperta degli scienziati dell’Huntsman Cancer Institute (HCI) dell’Università dello Utah potrebbe condurre i ricercatori a un modo più efficace per curare il cancro del pancreas.

murtaugh

La ricerca si è concentrata su una proteina trovata sulla superficie cellulare chiamata Piezo1 per studiare in che modo la morbidezza del tessuto cerebrale ha influenzato il comportamento della cellula.
Come la maggior parte dei tumori, il carcinoma del pancreas si sviluppa in parte a causa dei cambiamenti genetici nelle cellule sane, facendo crescere quelle cellule fuori controllo.

Questi cambiamenti genetici non possono essere invertiti e di solito non rispondono ai farmaci anti-cancro.
Il team ha condotto studi incentrati sul PTF1A, una proteina utilizzata dalle cellule del pancreas per ignorare i cambiamenti genetici e rimanere “differenziata” o sana.

Le cellule differenziate sono non divisibili e ben educate. PTF1A mantiene questo buon comportamento nelle cellule differenziate del pancreas“, ha detto il prof. Murtaugh.
Quando si verifica il carcinoma del pancreas, il PTF1A viene sempre spento.

I ricercatori sono stati in grado di impedirlo e hanno scoperto che mantenere PTF1A era sufficiente per bloccare completamente la formazione delle cellule tumorali del pancreas.

Hanno anche scoperto che le cellule tumorali nella fase iniziale sono tornate alle normali cellule del pancreas quando il PTF1A è stato riacceso.

PTF1A ha anche bloccato la crescita delle cellule tumorali in fase avanzata.
I risultati molto positivi sono stati ottenuti sui topi e sulle le linee cellulari di cancro del pancreas umano.
Non possiamo avviare una sperimentazione clinica su questo domani, ma ora abbiamo modi semplici di procedere che potrebbero portare a nuovi approcci nei prossimi cinque o dieci anni” – puntualizzano i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Prevention and Reversion of Pancreatic Tumorigenesis through a Differentiation-Based Mechanism
Nathan M. Krah,Shuba M. Narayanan,Deanne E. Yugawa,Julie A. Straley,Christopher V.E. Wright,Raymond J. MacDonald,L. Charles Murtaugh
Published: August 15, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.devcel.2019.07.012

Fonte: Huntsman Cancer Institute (HCI) dell’Università dello Utah

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Cancro al seno: campi elettromagnetici per arrestare la diffusione delle cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su agosto 17, 2019

Un nuovo studio, pubblicato su “Communications Biology“, ha scoperto che i campi elettromagnetici sono efficaci nell’arrestare la diffusione di alcune cellule tumorali al seno.

cancer-cell

Un team della Ohio State University ha costruito uno strumento che potrebbe colpire la migrazione delle cellule tumorali. Chiamata bobina di Helmholtz, i ricercatori l’hanno utilizzata per applicare una quantità uniforme di energia elettromagnetica a una gamma di cellule tumorali al seno.
In particolare i ricercatori hanno scoperto che le cellule metastatiche di carcinoma mammario triplo negativo, che sono le cellule più difficili da trattare, erano le più sensibili ai campi elettromagnetici.

Il team è stato in grado di esaminare con precisione l’impatto di tale energia sulla forma e sul movimento delle cellule tumorali.

Ciò che abbiamo mostrato, biologicamente, è che queste cellule tumorali stanno diventando profondamente meno metastatiche, il che è una scoperta molto importante.” afferma il prof. Jonathan Song.
Prima di testare la tecnologia sull’uomo, i ricercatori dovranno prima verificare i risultati sugli animali, molto probabilmente i topi.

Leggi il full text dell’articolo:
Electromagnetic fields alter the motility of metastatic breast cancer cells
Ayush Arpit Garg, Travis H. Jones, Sarah M. Moss, Sanjay Mishra, Kirti Kaul, Dinesh K. Ahirwar, Jessica Ferree, Prabhat Kumar, Deepa Subramaniam, Ramesh K. Ganju, Vish V. Subramaniam & Jonathan W. Song
COMMUNICATIONS BIOLOGY | (2019)2:303 | https://doi.org/10.1038/s42003-019-0550

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Tumori associati all’obesità in aumento nei giovani.

Posted by giorgiobertin su agosto 16, 2019

Uno studio basato sulla popolazione ha scoperto che i tumori associati all’obesità colpiscono le persone in età sempre più precoce.
L’analisi di oltre 2,6 milioni di casi dal 2000 al 2016 ha rilevato che la percentuale di nuovi casi di tumore associato all’obesità che si verificano in soggetti di età pari o superiore a 65 anni è diminuita in questo intervallo, mentre è aumentata in quelle di età compresa tra 50 e 64 anni, ha affermato il prof. Siran Koroukian della School of Medicine – Case Western Reserve University of Cleveland.

obesity-world

I dati sono stati pubblicati online su “JAMA Network Open“.

Leggi il full text dell’articolo:
Changes in Age Distribution of Obesity-Associated Cancers.
Koroukian SM, Dong W, Berger NA.
JAMA Netw Open. 2019;2(8):e199261. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.9261

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NCCN: linee guida sul dolore negli adulti con cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2019

Sono state pubblicate sul “Journal of the National Comprehensive Cancer Network” le linee guida sul dolore nei pazienti adulti con il cancro.

JNCCN-4.cover

Il documento è incentrato sulla prescrizione appropriata e sicura di analgesici oppioidi, ottimizzazione di analgesici non oppioidi e farmaci adiuvanti e integrazione di metodi non farmacologici nella gestione del dolore da cancro.

Scarica e leggi il documento in full text:
Adult Cancer Pain, Version 3.2019, NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology
Swarm, R. A., Paice, J. A., Anghelescu, D. L., Are, M., Bruce, J., Buga, S., Chwistek, et al.
Journal of the National Comprehensive Cancer Network J Natl Compr Canc Netw, 17(8), 977-1007. Retrieved Aug 12, 2019, from https://jnccn.org/view/journals/jnccn/17/8/article-p977.xml

Linee guida correlate:
WHO Guidelines for the pharmacological and radiotherapeutic management of cancer pain in adults and adolescents – World Health Organization (free PDF)

Management of cancer pain in adult patients: ESMO Clinical Practice Guidelines – Annals of Oncology

Optimal pain management for patients with cancer in the modern era – CA: A Cancer Journal of Clinicians (free)

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ASCO: linee guida sul tromboembolismo venoso in pazienti con cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 9, 2019

Sono state pubblicate a cura dell’American Society of Clinical Oncology , sulla rivista “journal of Clinical Oncology“, le linee guida sulla profilassi e trattamento del tromboembolismo venoso (VTE)in pazienti con cancro.

La revisione sistematica ha incluso 35 pubblicazioni sulla profilassi e il trattamento del TEV e 18 pubblicazioni sulla valutazione del rischio di TEV.
I medici possono offrire tromboprofilassi con apixaban, rivaroxaban o LMWH (Eparina a basso peso molecolare) a pazienti ambulatoriali ad alto rischio selezionati con cancro.
Ricordiamo che la maggior parte dei pazienti ricoverati in ospedale con tumore e patologie acute richiedono tromboprofilassi durante il ricovero.

Scarica e leggi il documento in full text:
Venous Thromboembolism Prophylaxis and Treatment in Patients With Cancer: ASCO Clinical Practice Guideline Update
Nigel S. Key, Alok A. Khorana, Nicole M. Kuderer, Kari Bohlke, Agnes Y.Y. Lee, Juan I. Arcelus, Sandra L. Wong, Edward P. Balaban, Christopher R. Flowers, Charles W. Francis, Leigh E. Gates, Ajay K. Kakkar, Mark N. Levine, Howard A. Liebman, Margaret A. Tempero, Gary H. Lyman, and Anna Falanga
Journal of Clinical Oncology 0 0:0

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Tumori: la terapia Car-T approvata dall’AIFA.

Posted by giorgiobertin su agosto 7, 2019

La prima cura per leucemie e linfomi basata sull’utilizzo di linfociti T «ingegnerizzati» dello stesso paziente sarà ora rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale.

Car-T

L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale della prima terapia a base di cellule Car-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) in Italia.

La nuova terapia, denominata Kymriah (tisagenlecleucel) e messa a punto da Novartis– riferisce l’Aifa in una nota – potrà essere prescritta secondo le indicazioni approvate da Ema (European Medicine Agency) e utilizzata presso i centri specialistici che saranno selezionati dalle Regioni, per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (Lla) a cellule B“.

L’approvazione avviene attraverso un nuovo modello di rimborso, il pagamento al risultato (payment at results), utilizzato da AIFA per la prima volta, è dunque l’atto conclusivo di un lavoro di programmazione sanitaria.

Comunicato stampa AIFA:

AIFA approva la rimborsabilità della prima terapia CAR-T 

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Scoperto meccanismo molecolare per bloccare la crescita di alcuni tumori.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2019

Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina Molecolare della Sapienza in collaborazione l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha svelato un nuovo meccanismo molecolare per bloccare la crescita dei tumori caratterizzati da un’alterazione della via di segnale di Hedgehog, una via coinvolta nello sviluppo di numerose neoplasie. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Ricerca Laboratori OPBG

La via di segnalazione di Hedgehog è fondamentale nel corretto sviluppo di un organismo, ma allo stesso tempo può diventare estremamente dannosa se stimolata in modo inappropriato. L’attivazione incontrollata di questa via è infatti responsabile dell’insorgenza di una vasta gamma di tumori, compreso il medulloblastoma, il tumore cerebrale più diffuso nell’infanzia.

I ricercatori hanno studiato il ruolo di ERAP1 (endoplasmic reticulum aminopeptidase 1) (una proteina coinvolta nella risposta immunitaria) nella progressione tumorale, identificando in questa molecola un importante regolatore della via di Hedgehog e un promettente bersaglio terapeutico per la cura dei tumori. In particolare è stato dimostrato in diversi modelli sperimentali sia in vitro, sia in vivo, che la proteina ERAP1, se inattivata, innesca una cascata di eventi virtuosi che determinano il blocco della crescita tumorale.

Questa nuova scoperta potrebbe avere grandissime potenzialità e offrire nuovi importanti scenari terapeutici. È inoltre molto probabile che anche in altri tumori, sia pediatrici che dell’adulto, l’uso di farmaci in grado di inibire ERAP1 possa aprire la strada per una nuova strategia terapeutica contro i tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
ERAP1 promotes Hedgehog-dependent tumorigenesis by controlling USP47-mediated degradation of βTrCP.
Paola Infante, Flavia Bernardi, Miriam Caimano, Paolo Romania, Marta Moretti, Ludovica Lospinoso Severini, Julie Talbot, Ombretta Melaiu, Mirella Tanori, Laura Di Magno, Diana Bellavia, Carlo Capalbo, Stéphanie Puget, Enrico De Smaele, Gianluca Canettieri, Daniele Guardavaccaro, Luca Busino, Angelo Peschiaroli, Simonetta Pazzaglia, Giuseppe Giannini, Gerry Melino, Franco Locatelli, Alberto Gulino, Olivier Ayrault, Doriana Fruci & Lucia Di Marcotullio
Nature Communications volume 10, Article number: 3304 (2019) DOI: 10.1038/s41467-019-11093-0.

Fonte: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

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Scoperta una molecola che previene la formazione delle metastasi.

Posted by giorgiobertin su luglio 27, 2019

I ricercatori della Humanitase Università Statale di Milano, coordinati dal prof. Alberto Mantovani hanno scoperto il ruolo centrale della proteina MS4A4A nell’attivare una risposta immunitaria protettiva contro la diffusione metastatica del tumore. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Immunology“.

Questa molecola, scoperta in cellule del sistema immunitario, i macrofagi, si associa al recettore Dectina-1, controllandone la funzione. MS4A4A è anche essenziale per attivare un dialogo tra i macrofagi – cellule primitive del sistema immunitario che nei tumori hanno un significato prognostico – e le cellule Natural Killer, che sono in grado di uccidere le cellule tumorali.

MS4A4A

Abbiamo scoperto il gene responsabile di MS4A4A 10 anni fa nei macrofagi associati al tumore, ma il ruolo della proteina da esso codificata si è chiarito da poco” – spiega il prof. Massimo Locati. “…MS4A4A è essenziale affinché i macrofagi possano attivare la risposta antitumorale, prevenendo così la formazione delle metastasi. Per questa funzione MS4A4A si candida a essere un biomarcatore di macrofagi all’interno dei tumori“.

MS4A4A appartiene a una famiglia di proteine, una delle quali CD 20 si è dimostrata bersaglio molecolare adeguato per lo sviluppo di terapie immunomodulanti. Questa scoperta pertanto apre anche nuove possibilità terapeutiche basate sull’utilizzo di MS4A4A come possibile bersaglio per innovativi approcci di immunoterapia, a vantaggio di un sempre maggiore numero di malati di cancro.

Scarica e leggi il documento in full text:
The macrophage tetraspan MS4A4A enhances dectin-1-dependent NK cell–mediated resistance to metastasis
Irene Mattiola, Federica Tomay, Maria De Pizzo, Rita Silva-Gomes, Benedetta Savino, Tamara Gulic, Andrea Doni, Silvia Lonardi, Marie Astrid Boutet, Alessandra Nerviani, Roberta Carriero, Martina Molgora, Matteo Stravalaci, Diego Morone, Irina N. Shalova, Yunquin Lee, Subhra K. Biswas, Giovanna Mantovani, Marina Sironi, Costantino Pitzalis, William Vermi, Barbara Bottazzi, Alberto Mantovani and Massimo Locati.
Nature Immunology 20, pages 1012–1022 (2019)

Fonte: Humanitase Università Statale di Milano

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Possibile collegamento tra bevande zuccherate e cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2019

Uno studio pubblicato sul BMJ riporta una possibile associazione tra un maggiore consumo di bevande zuccherate e un aumentato rischio di cancro.
Il consumo di bevande zuccherate è aumentato in tutto il mondo negli ultimi decenni ed è associato in modo convincente al rischio di obesità, che a sua volta è riconosciuto come un forte fattore di rischio per molti tumori.
Lo studio di coorte NutriNet-Santé è stato condotto su 101.257 adulti francesi sani (21% uomini, 79% donne) con un’età media di 42 anni.

Bevande-zuccherate

I risultati mostrano che un aumento di 100 ml al giorno nel consumo di bevande zuccherate era associato a un aumento del 18% del rischio di cancro globale e ad un aumento del rischio di cancro al seno del 22%.

 

Le possibili spiegazioni per questi risultati includono l’effetto dello zucchero contenuto nelle bevande zuccherate sul grasso viscerale (conservato attorno agli organi vitali come il fegato e il pancreas), i livelli di zucchero nel sangue e i marcatori infiammatori, tutti collegati a un aumento del rischio di cancro.

Altri composti chimici, come gli additivi in ​​alcune bevande gassate potrebbero anche svolgere un ruolo importante.
Questi risultati richiedono la replica in altri studi su larga scala, affermano gli autori.

Leggi il full text dell’articolo:
Sugary drink consumption and risk of cancer: results from NutriNet-Sante?
Chazelas Eloi, Srour Bernard, Desmetz Elisa, Kesse-Guyot Emmanuelle, Julia Chantal, Deschamps Valérie et al.
BMJ 2019;366:l2408 https://doi.org/10.1136/bmj.l2408

ClinicalTrials.gov NCT03335644.

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NCCN: linee guida sulla Leucemia Mieloide Acuta.

Posted by giorgiobertin su luglio 2, 2019

Le linee guida di pratica clinica NCCN in Oncologia (Linee Guida NCCN) per la Leucemia Mieloide Acuta si concentra sulla gestione della malattia e fornisce raccomandazioni sul workup, sulla valutazione diagnostica e sulle opzioni di trattamento per i giovani (età <60 anni) e più anziani (età ≥60 anni) pazienti adulti.

AML-NCCN

Scarica e leggi il documento in full text:
Acute Myeloid Leukemia, Version 3.2019, NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology
Martin S. Tallman, et al.
Journal of the National Comprehensive Cancer Network J Natl Compr Canc Netw17(6), 721-749. Retrieved Jul 2, 2019, from https://jnccn.org/view/journals/jnccn/17/6/article-p721.xml DOI: https://doi.org/10.6004/jnccn.2019.0028

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Test delle urine per stabilire il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2019

I ricercatori dell’ University of East Anglia’s Norwich Medical School coordinati dal prof. Shea Connell, hanno sviluppato un test delle urine per diagnosticare il cancro alla prostata aggressivo e predire se i pazienti necessiteranno di un trattamento fino a cinque anni prima rispetto ai metodi clinici standard.

In particolare i ricercatori hanno esaminato l’espressione di 167 geni nei campioni. Hanno trovato 35 geni che possono aiutare a prevedere quanto pericoloso possa essere un cancro alla prostata. Hanno inoltre anche monitorato la salute degli uomini per una media di sei anni. I profili di 23 uomini il cui cancro è progredito erano significativamente diversi da quelli il cui cancro non progrediva. Il trials ha coinvolto 537 pazienti.

urine-prostate-cancer

Il nuovo test sperimentale chiamato “PUR” (Prostate Urine Risk) identifica gli uomini che hanno fino a otto volte meno probabilità di aver bisogno di un trattamento entro cinque anni dalla diagnosi. Attualmente i test più comunemente utilizzati per il cancro alla prostata includono esami del sangue, un esame fisico noto come esame rettale digitale (DRE), una risonanza magnetica o una biopsia.

La dott.ssa Clark ha dichiarato: “Questa ricerca dimostra che il nostro test delle urine potrebbe essere utilizzato non solo per diagnosticare il cancro alla prostata senza la necessità di una biopsia invasiva, ma per identificare il livello di rischio di un paziente. Ciò significa che potremmo prevedere se i pazienti affetti da cancro alla prostata già sottoposti a sorveglianza attiva abbiano bisogno o meno di un trattamento. La cosa veramente eccitante è che il test ha predetto la progressione della malattia fino a cinque anni prima che venisse rilevata da metodi clinici standard”. I risultati sono entusiasmanti, il test deve essere convalidato in un gruppo più ampio di pazienti.

Scarica e leggi il documento in full text:
A four‐group urine risk classifier for predicting outcomes in patients with prostate cancer
Shea P. Connell Marcel Hanna Frank McCarthy Rachel Hurst Martyn Webb Helen Curley Helen Walker Rob Mills Richard Y. Ball Martin G. Sanda Kathryn L. Pellegrini Dattatraya Patil Antoinette S. Perry Jack Schalken Hardev Pandha Hayley Whitaker Nening Dennis Christine Stuttle Ian G. Mills Ingrid Guldvik Movember GAP1 Urine Biomarker Consortium Chris Parker Daniel S. Brewer Colin S. Cooper Jeremy Clark.
BJU International First published: 20 May 2019 https://doi.org/10.1111/bju.14811

Fonti: University of East Anglia’s Norwich Medical School WebMDBBC

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Linee guida sulla Leucemia Linfoblastica Acuta Pediatrica.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2019

Sono state pubblicate a cura del National Comprehensive Cancer Network (NCCN) le nuove linee guida sulla Leucemia Linfoblastica Acuta Pediatrica, una rara forma di tumore che colpisce le cellule produttrici di linfociti nel midollo osseo.
Le nuove linee guida forniscono consigli sulle migliori cure di supporto anche nei bambini molto piccoli e nei bambini con sindrome di Down.
Sono state incluse numerose nuove strategie terapeutiche, come terapie mirate e la terapia con cellule T con recettore chimerico di antigene (chimeric antigen receptor, CAR) che ha aumentato il tasso di guarigione portandolo a circa il 90%.

ALL-Pediatric

Scarica e leggi il documento in full text (dopo registrazione):
Acute Lymphoblastic Leukemia (Pediatric)
National Comprehensive Cancer Network.

Fonte: National Comprehensive Cancer Network (NCCN)

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Il termomagnetismo per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2019

La prestigiosa rivista scientifica internazionale “Biochimica et Biophysica Acta – Molecular Cell Research” ha pubblicato un importante studio, condotto in collaborazione tra l’Università di Torino e il Politecnico di Torino, sull’utilizzo degli effetti termomagnetici su biosistemi per combattere il cancro.

Cancer cell electromagnetic

In particolare i ricercatori hanno progettato e realizzato un apparato con il quale è possibile irradiare le colture cellulari tumorali con onde elettromagnetiche a bassissime frequenze e generare effetti termomagnetici per rallentarne la proliferazione. Questo approccio è innovativo perché, a partire da una analisi termofisica del sistema cellulare, è in grado di calcolare la frequenza della radiazione che può agire sulla cellula tumorale, quindi propone un trattamento specifico, indipendente dal difetto molecolare che ha causato il cancro, virtualmente efficace su qualunque tipo di tumore, e innocuo per le cellule non tumorali.

Il trattamento è una novità in campo oncologico perché a differenza delle cure tradizionali non è somministrato un farmaco che la cellula tumorale può eliminare. Invece, si costringe la cellula tumorale a sprecare le sue riserve energetiche e a fermarsi nella riproduzione. Studi promettenti ancora in corso suggeriscono che questo approccio potrebbe essere usato in combinazione con le chemioterapie classiche.

Leggi abstract dell’articolo:
The extremely low frequency electromagnetic stimulation selective for cancer cells elicits growth arrest through a metabolic shift
Loredana Bergandi, Umberto Lucia, Giulia Grisolia, Riccarda Granata, … Francesca Silvagno
Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Cell Research Volume 1866, Issue 9, September 2019, Pages 1389-1397 https://doi.org/10.1016/j.bbamcr.2019.05.006

Fonte: Università di Torino

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Focus sull’anarchia cellulare all’origine del cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2019

I ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) hanno scoperto come l’alterazione di alcune proteine possa scatenare l’anarchia cellulare all’origine del cancro. I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC e Ministero della Salute, sono pubblicati su “Nature Communications“.

IEOweb_Mapelli

“Sappiamo che la cellula tumorale, a differenza di quella sana, prolifera in modo smisurato e disordinato, e dà così luogo a insiemi eterogenei e complessi di cellule, che noi chiamiamo ‘cancro’ – spiega Mapelli, Direttrice dell’ Unità di Biologia Strutturale del Dipartimento di Oncologia Molecolare all’IEO – Noi abbiamo scoperto alcuni aspetti inediti di questo processo studiando, con le tecnologie più avanzate della biologia strutturale e della biochimica, due proteine che regolano la divisione cellulare, NuMA e LGN.
Il nostro organismo è infatti strutturato per mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio delle sue proprietà fisiche e chimiche. Le due proteine che abbiamo studiato hanno un ruolo importante in questo equilibrio, perché hanno il compito, insieme ad altre, di eseguire la divisione cellulare e determinare la posizione della nuova cellula che si crea da quella originaria. Il complesso proteico NuMA-LGN assolve a questa funzione in maniera ordinata e sistematica, in modo che le nuove cellule siano disposte nella posizione corretta all’interno dell’organo di cui fanno parte, e svolgano il proprio ruolo nell’organismo. È come se fossero gli architetti che costruiscono o ristrutturano una casa”
.

Se a causa di un errore, per esempio una mutazione genica – continua Mapelli – queste proteine smettono di fare il proprio lavoro architettonico e posizionano le nuove cellule in modo disordinato e scombinato, si scatena il caos: tessuti e organi crescono in modo incoerente e non riescono più a funzionare in modo corretto. Questa è in genere la situazione in caso di un tumore”…….” Ora possiamo pensare di correggere il malfunzionamento di queste proteine, per esempio trovando una molecola in grado di intervenire sui geni che le regolano”.

Leggi il full text dell’articolo:
Hexameric NuMA:LGN structures promote multivalent interactions required for planar epithelial divisions
Laura Pirovano, Simone Culurgioni[…]Marina Mapelli
Nature Communications 10, 1–14

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ESMO: linee guida sullo screening e la gestione del tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su giugno 18, 2019

L’European Society for Medical Oncology (ESMO) ha pubblicato nuove linee guida per la pratica clinica sullo screening e la gestione del tumore al seno in fase iniziale.

ESMO-Early breast cancer

Lo screening attraverso mammografia è raccomandato dagli esperti ogni anno o ogni due anni nelle età da 50 a 69 anni. Lo screening è opzionale nelle età da 40 a 49 anni e oltre i 70 anni.

Scarica e leggi il documento in full text:
Early breast cancer: ESMO Clinical Practice Guidelines for diagnosis, treatment and follow-up.
Cardoso F, Kyriakides S, Ohno S, Penault-Llorca F, Poortmans P, Rubio IT, Zackrisson S, Senkus E. on behalf of the ESMO Guidelines Committee
Ann Oncol. 2019 Jun 4 [Epub ahead of print]. doi: 10.1093/annonc/mdz173. PMID: 31161190

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Un vaccino per il trattamento del linfoma non-Hodgkin.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2019

I ricercatori dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York, hanno sviluppato un vaccino in situ (utilizza qualcosa nel corpo) per aiutare a creare una risposta immunitaria a livello del corpo contro il linfoma non Hodgkin (NHL).
Esperimenti condotti dal team di ricerca sui topi hanno suggerito che il vaccino potrebbe essere ancora più efficace se combinato con un inibitore del checkpoint immunitario, una forma di immunoterapia già utilizzata per il trattamento del linfoma di Hodgkin e di molti altri tumori. Di conseguenza, il team di ricerca ha lanciato una sperimentazione clinica per testare il vaccino in combinazione con un inibitore del checkpoint immunitario.

dendritic-cell-adaptive-immunity

Considerando che queste ed altre immunoterapie colpiscono direttamente le cellule T, un vaccino in situ agisce principalmente stimolando l’attività di un altro componente del sistema immunitario: le cellule dendritiche.
In particolare l’approccio terapeutico del team Mount Sinai per un vaccino in situ utilizza tre componenti.

– Primo, viene iniettata una forma sintetica di una proteina chiamata FLT3L , che aiuta ad attirare le cellule dendritiche sul tumore.
– Secondo, vengono erogate basse dosi di radiazioni direttamente sul tumore. La radiazione danneggia le cellule tumorali, provocando il rilascio di antigeni che le cellule dendritiche alla fine presentano alle cellule T.
– Terzo, un’altra proteina sintetica, chiamata agonista TLR3, viene iniettata nel tumore. Questo farmaco attiva le cellule dendritiche caricate di antigene all’interno e intorno al tumore, inducendole a viaggiare verso i linfonodi dove risiedono le cellule T e, se tutto va come previsto, avviare una risposta immunitaria a livello dell’intero sistema.

Prima di avviare il processo, il dott. Brody e i suoi colleghi hanno eseguito una serie di esperimenti su modelli murini di linfoma per verificare se l’approccio funzionasse come previsto. I tumori trattati si sono ridotti rapidamente in molti topi e, in circa il 40% degli animali, sono stati completamente estirpati.

La sperimentazione sull’uomo appena avviata (Trial) dal team Mount Sinai accoppierà il vaccino con l’inibitore del checkpoint pembrolizumab (Keytruda) in soggetti con NHL indolente avanzato, carcinoma mammario e tumore della testa e del collo.

Leggi abstract dell’articolo:
Systemic clinical tumor regressions and potentiation of PD1 blockade with in situ vaccination
Linda Hammerich, Thomas U. Marron[…]Joshua D. Brody
Nature Medicine 25 , 814–824

trial (NCT01976585)

Fonte: Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York,

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Nuovo radiotracciante può identificare 30 tipi di cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2019

Una nuova classe di radiofarmaci si è dimostrata efficace nell’identificazione non invasiva di quasi 30 tipi di tumori maligni. Utilizzando la PET/CT 68Ga-FAPI, i ricercatori del German Cancer Research Center, Heidelberg, Germany, sono stati in grado di immaginare i tumori con assorbimento e contrasto dell’immagine molto alti, aprendo la strada a nuove applicazioni nella caratterizzazione, stadiazione e terapia del tumore. La ricerca è stata pubblicata nel numero di giugno di “The Journal of Nuclear Medicine“.

Il radiotracciante Ga-FAPI 68 si rivolge ai fibroblasti associati al cancro, che possono contribuire fino al 90% della massa di un tumore. Molti fibroblasti associati al cancro differiscono dai fibroblasti normali per la loro specifica espressione della proteina di attivazione, o FAP.

Fig3

Leggi abstract dell’articolo:
68Ga-FAPI PET/CT: Tracer Uptake in 28 Different Kinds of Cancer.
Clemens Kratochwil, Paul Flechsig, Thomas Lindner, Labidi Abderrahim, Annette Altmann, Walter Mier, Sebastian Adeberg, Hendrik Rathke, Manuel Röhrich, Hauke Winter, Peter K. Plinkert, Frederik Marme, Matthias Lang, Hans-Ulrich Kauczor, Dirk Jäger, Jürgen Debus, Uwe Haberkorn, and Frederik L. Giesel
J Nucl Med June 1, 2019 vol. 60 no. 6 801-805

Fonte: Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging.

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ASCO: nuovi farmaci per il trattamento dei tumori alla prostata in stadio avanzato.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2019

Il “New England Journal of Medicine” ha pubblicato i primi risultati di uno studio clinico internazionale di fase III denominato TITAN (National Clinical Trials Number 02489318), che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un nuovo farmaco, l’apalutamide, per il trattamento dei tumori della prostata in stadio avanzato.

apalutamide

I ricercatori hanno scoperto che il trattamento con apalutamide (ERLEADA) ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale, con una riduzione del 33% del rischio di morte rispetto alla terapia standard di cura. Inoltre, questo studio ha mostrato che l’apalutamide ha ritardato in modo significativo la progressione della malattia. Lo studio ha incluso la partecipazione di 230 istituzioni in tutto il mondo e l’arruolamento di oltre 1.000 pazienti nello studio (525 pazienti trattati con apalutamide plus e [androgen-deprivation therapy – ADT], 527 hanno ricevuto placebo plus e ADT).

Questo è uno studio importante che ha dimostrato, per la prima volta, un miglioramento significativo della sopravvivenza e del ritardo nella progressione della malattia con questa nuova classe di farmaci nota come “inibitore dei recettori degli androgeni potente e diretto negli uomini con carcinoma prostatico avanzato”. – afferma il prof. Kim Chi, MD, oncologo medico presso la British Columbia Cancer Agency.
Lo studio è stato presentato nel corso del Meeting: 2019 ASCO Annual Meeting.

Leggi abstract dell’articolo:
Apalutamide for Metastatic, Castration-Sensitive Prostate Cancer.
Chi, K.N. et al., for the TITAN Investigators
New England Journal of Medicine. doi.org/10.1056/NEJMoa1903307

(National Clinical Trials Number 02489318)

First results from TITAN: A phase III double-blind, randomized study of apalutamide (APA) versus placebo (PBO) in patients (pts) with metastatic castration-sensitive prostate cancer (mCSPC) receiving androgen deprivation therapy (ADT).
Meeting:
2019 ASCO Annual Meeting Abstract No: 5006 Citation:  J Clin Oncol 37, 2019 (suppl; abstr 5006)

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Tumore al pancreas: un farmaco raddoppia la sopravvivevnza.

Posted by giorgiobertin su giugno 2, 2019

Una terapia innovativa e personalizzata migliora la sopravvivenza dei pazienti con tumore metastatico al pancreas. Si chiama olaparib, e nei pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2 ha ridotto del 47% il rischio di progressione della malattia. A 2 anni, il 22% dei pazienti trattati con olaparib risulta libero da progressione di malattia (rispetto al 9,6% di quelli trattati con placebo). A dimostrarlo è lo studio internazionale di fase III POLO, presentato oggi in seduta plenaria al 55mo Congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) e pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.

olaparib

Questo studio, spiega il prof. Giampaolo Tortora, “avrà dunque un impatto importante sulla vita dei pazienti, poichè il cancro del pancreas è un killer che registra una delle peggiori prognosi tra i tumori solidi e contro il quale le armi sono ridotte“. I dati sono molto incoraggianti: “Ad un anno la malattia si è ‘fermata’ nel 15% dei pazienti trattati con placebo contro il 34% di quelli curati col farmaco; ad 1,5 anni rispettivamente nel 10% e nel 30% e a due anni nel 10% nel 22%”.

Confidiamo che dopo la pubblicazione di oggi dei risultati ottenuti dallo studio POLO sul “British Medical Journal”, ci possa essere in Italia un programma di uso compassionevole per garantire l’accesso al farmaco ai pazienti che ne necessiterebbero” – ha sottolineato Tortora -. “Stiamo avviando contatti con l’azienda produttrice in questa direzione e prevediamo un aumento della domanda da parte dei malati”.

Leggi abstract dell’articolo:
Maintenance Olaparib for Germline BRCA-Mutated Metastatic Pancreatic Cancer
Talia Golan, M.D., Pascal Hammel, M.D., Ph.D., Michele Reni, M.D., Eric Van Cutsem, M.D., Ph.D., Teresa Macarulla, M.D., Ph.D., Michael J. Hall, M.D., Joon-Oh Park, M.D., Ph.D., Daniel Hochhauser, M.D., Ph.D., Dirk Arnold, M.D., Ph.D., Do-Youn Oh, M.D., Ph.D., Anke Reinacher-Schick, M.D., Ph.D., Giampaolo Tortora, et al.
NEJM June 2, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1903387

POLO ClinicalTrials.gov number, NCT02184195.

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Cancro al seno: scoperto un nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2019

Per la prima volta, uno degli ultimi farmaci approvati per il tumore al seno ha dimostrato di riuscire ad aumentare la sopravvivenza complessiva. Ribociclib, questo è il nome del farmaco. Dallo studio è emerso che dopo 42 mesi di follow-up, la sopravvivenza globale è stata del 70% per le donne trattate in prima linea con la combinazione ribociclib più terapia ormonale standard, rispetto al 46% di chi è stato trattato con la sola terapia ormonale standard (un inibitore dell’aromatasi o tamoxifen). Complessivamnte, il rischio di morte risulta ridotto del 29%. Sono questi i risultati finali dello studio MONALEESA-7, pubblicati anche sul “New England Journal of Medicine” e presentato a Chicago, al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology.


Loop Retarder Ribociclib Enlarged Surviving Rates To 70 Percentage Following Three And A Part Year.

Ribociclib è un inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK4/6, due proteine che sottostanno alla progressione del tumore – video), approvato in Europa alla fine dello scorso anno per il trattamento di prima linea delle donne in premenopausa con un tumore al seno avanzato o metastatico, positivo ai recettori ormonali (HR+/HER2-). Lo studio MONALEESA-7 (di fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo – video) ha riguardato 672 pazienti tra 18 e 59 anni.

Le donne che hanno ricevuto Ribociclib hanno vissuto una mediana di 23,8 mesi senza che la malattia progredisse rispetto ai 13 mesi per le donne che hanno ricevuto il placebo. 4 I ricercatori hanno osservato che dopo 42 mesi di follow-up, per i pazienti trattati con ribocilcib, il tasso di sopravvivenza era del 70% se somministrato con terapia endocrina rispetto al 46% quando somministrato con placebo. Complessivamente ciò ha rappresentato una riduzione relativa del 29% del rischio di morte.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase III MONALEESA-7 trial of premenopausal patients with HR+/HER2− advanced breast cancer (ABC) treated with endocrine therapy ± ribociclib: Overall survival (OS) results. Abstract No: LBA1008
Author(s): Sara A. Hurvitz, Seock-Ah Im, Yen-Shen Lu, Marco Colleoni, Fabio Andre Franke, Aditya Bardia, Nadia …
Citation:
J Clin Oncol 37, 2019 (suppl; abstr LBA1008)

Adding Ribociclib to First-Line Endocrine Therapy Significantly Improves Survival for Pre-Menopausal Women With Advanced Breast Cancer
ASCO June 1, 2019

Ribociclib, a CDK 4/6 Inhibitor for Breast Cancer (video)

Clinical trial: Study of Efficacy and Safety in Premenopausal Women With Hormone Receptor Positive, HER2-negative Advanced Breast Cancer (MONALEESA-7)

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Cancro alla prostata: è possibile eliminare le cellule staminali tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 27, 2019

Uno studio condotto dai gruppi di ricerca dei prof.i Catapano e Carbone dell’Istituto di Ricerca Oncologica (IOR, affiliato all’USI Università della Svizzera italiana) di Bellinzona, in Svizzera, pubblicato sul “Cell Metabolism” rivela un nuovo modo per eliminare le cellule staminali tumorali (CSC) nel cancro della prostata e migliorare l’efficacia del trattamento.
Gli scienziati hanno scoperto un nuovo meccanismo che promuove l’espansione delle CSC nel cancro della prostata controllando la divisione mitocondriale ed hanno dimostrato che il blocco di questo processo porta alla progressiva perdita di CSC con un impatto drammatico sulla crescita del tumore in più modelli di cancro alla prostata.

CELLMET

Le CSC sono una piccola frazione della popolazione totale di cellule tumorali in un tumore. Le CSC hanno proprietà simili alle cellule staminali normali, compresa la capacità di riprodurre cellule identiche con caratteristiche simili alle cellule staminali evitando differenziazioni, invecchiamento e morte. È importante sottolineare che queste proprietà consentono ai CSC di persistere dopo il trattamento promuovendo la metastasi e la ricaduta del tumore.

I ricercatori dello IOR hanno scoperto che BRD4, una proteina che regola l’attività dei geni legandosi alla cromatina, controlla la sopravvivenza e l’espansione delle CSC prostatiche promuovendo la fissione mitocondriale. Nelle CSC prostatiche, BRD4 attiva il gene che codifica il fattore di fissione mitocondriale (mff), una proteina chiave richiesta per la divisione mitocondriale. Il blocco della funzione di BRD4 da knockdown genetico o inibitori farmacologici (inibitori BET), che impediscono il legame con BRD4 alla cromatina, ha portato ad una fissione mitocondriale compromessa, all’invecchiamento progressivo e alla morte delle CSC nella prostata.

Gli inibitori di BRD4 e altre proteine ​​BET sono attualmente sottoposti a valutazione clinica per il trattamento del cancro.

Scarica e leggi il full text:
Epigenetic Control of Mitochondrial Fission Enables Self-Renewal of Stem-like Tumor Cells in Human Prostate Cancer
Gianluca Civenni, Roberto Bosotti, Andrea Timpanaro, …, Esteban Cvitkovic, Giuseppina M. Carbone, Carlo V. Catapano
Cell Metabolism Published:May 23, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.cmet.2019.05.004

Fonte: Istituto di Ricerca Oncologica

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Cinque piante tropicali con proprietà antitumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2019

I ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore, Dipartimento di Farmacia (NUS Pharmacy) hanno impiegato 3 anni a studiare le proprietà farmacologiche delle piante locali. Hanno scoperto che tre specie erano particolarmente efficaci nell’inibire la crescita di diversi tumori ed hanno pubblicato i loro risultati sul “Journal of Ethnopharmacology”.

Erbe-anticancro

Nonostante l’uso diffuso della medicina moderna a Singapore, esiste una tradizione nell’uso di piante locali per trattare varie condizioni, incluso il cancro. Il team si è concentrato su sette piante che le persone hanno usato come medicine tradizionali per il cancro:

• Berry Bandicoot ( Leea indica )
• Sabah Snake Grass ( Clinacanthus nutans )
• Fool’s Curry Leaf ( Clausena lansium )
• Seven Star Needle ( Pereskia bleo )
• Black Face General ( Strobilanthes crispus )
• Foglia sudafricana ( Vernonia amygdalina )
• Simpleleaf Chastetree ( Vitex trifolia )

Nello studio, il team ha preparato estratti di foglie “fresche”, “sane” e “mature” da queste piante e ha esaminato i loro effetti sulle cellule di cancro al seno, ovarico, uterino, cervicale, leucemico , epatico e del colon.
Bandicoot Berry, South African Leaf e Simpleleaf Chastetree hanno avuto un effetto antitumorale su tutti e sette i tipi di cancro. Fool’s Curry Leaf e Black Face General avevano anche proprietà protettive contro alcune cellule tumorali.

Le piante medicinali sono state usate per il trattamento di diversi disturbi sin dai tempi antichi“, afferma l’autore dello studio il prof. Koh Hwee Ling. “ma le loro proprietà antitumorali non sono state studiate bene“. “I nostri risultati forniscono nuove prove scientifiche per l’uso di erbe tradizionali per il trattamento del cancro e aprono la strada allo sviluppo di nuovi agenti terapeutici“.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of anti-proliferative activity of medicinal plants used in Asian Traditional Medicine to treat cancer
Journal of Ethnopharmacology Volume 235, 10 May 2019, Pages 75-87 https://doi.org/10.1016/j.jep.2018.12.040
Yin-Yin Siew, Hui-Chuing Yew, Soek-Ying Neo, See-Voon Seow, … Hwee-Ling Koh

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Nuovo bersaglio terapeutico per il cancro alla prostata metastatico.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2019

I ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory, NY (Stati Uniti) hanno dimostrato che il trattamento delle cellule tumorali nella prostata con un farmaco che ha come obiettivo una proteina chiamata PHLPP2 può impedire alle cellule tumorali di diffondersi ad altri organi del corpo.

Lo studio su “Journal of Cell Biology“, rivela che l’inibizione di PHLPP2 ha ridotto i livelli di MYC, una proteina oncogenica che causa molti diversi tipi di cancro che non possono essere trattati con terapie convenzionali. MYC è un potente oncogene perché promuove la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali.

Novak
NOWAK ET AL., 2019

I ricercatori hanno scoperto che le cellule del cancro alla prostata metastatico richiedono il PHLPP2 per sopravvivere e proliferare. Hanno scoperto che PHLPP2 aiuta a stabilizzare il MYC rimuovendo un gruppo fosfato che altrimenti causerebbe la distruzione di MYC. Negli esperimenti sugli animali da laboratori la rimozione del gene PHLPP2 ha impedito alle cellule tumorali della prostata di metastatizzare ad altri organi.
L’eliminazione di questo enzima non ha manifestato segni di tossicità nei topi o nelle cellule umane.

Il team co-guidato dal dott. Trotman e dal dottor Dawid Nowak afferma che la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con carcinoma della prostata metastatico è solo il 28 per cento, mentre la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con malattia della prostata localizzato è quasi il 99 per cento.

I risultati di questo studio suggeriscono che la progettazione di inibitori PHLPP2 farmacologicamente rilevanti potrebbe aiutare a inibire efficacemente la progressione del cancro alla prostata, con possibili applicazioni anche su altri tipi di cancro.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
The PHLPP2 phosphatase is a druggable driver of prostate cancer progression
Dawid G. Nowak, Ksenya Cohen Katsenelson, Kaitlin E. Watrud, Muhan Chen, Grinu Mathew, Vincent D. D’Andrea, Matthew F. Lee, Manojit Mosur Swamynathan, Irene Casanova-Salas, Megan C. Jibilian, Caroline L. Buckholtz, Alexandra J. Ambrico, Chun-Hao Pan, John E. Wilkinson, Alexandra C. Newton, Lloyd C. Trotman
The Journal of Cell Biology May 2019, jcb.201902048; DOI: 10.1083/jcb.201902048

Fonte: Cold Spring Harbor Laboratory, NY

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NCCN: linee guida sul cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2019

Le linee guida NCCN per il cancro alla prostata includono raccomandazioni riguardanti la diagnosi, la stratificazione del rischio e il workup, le opzioni di trattamento per la malattia localizzata e la gestione delle malattie ricorrenti e avanzate per i medici che curano i pazienti con cancro alla prostata. Le parti delle linee guida includono i test genetici germinali e somatici, stratificazione del rischio con nomogrammi i test molecolari multigene tumorali, terapia di deprivazione androgenica, terapia ormonale secondaria, chemioterapia e immunoterapia in pazienti con carcinoma prostatico.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista della società: “Journal of the National Comprehensive Cancer Network“.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Prostate Cancer, Version 2.2019, NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology
James L. Mohler, Emmanuel S. Antonarakis, Andrew J. Armstrong… et al.
J Natl Compr Canc Netw 2019;17(5):479–505 Publication Date: May 2019 DOI: https://doi.org/10.6004/jnccn.2019.0023

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Nei broccoli una proteina anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Il consumo regolare di broccoli e cavoli potrebbe aiutare a prevenire e a contrastare il cancro. Queste verdure, infatti, contengono una molecola che inattiva un gene noto per svolgere un ruolo in una varietà di tumori umani.

In un nuovo documento pubblicato su “Science“, i ricercatori, guidati dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, direttore del Cancer Center e Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center, dimostrano che il gene, noto come WWP1, l’enzima responsabile della crescita dei tumori più comuni, come quello alla mammella o alla prostata viene spento da un composto naturale che si chiama I3C, indol-3-carbinolo. Questo composto è presente in tutte le crocifere, le piante della famiglia dei broccoli.

broccoli

Stiamo sperimentando sui topolini e i dati sono fantastici sia in chiave di prevenzione che di terapia del tumore. Possiamo usare I3C nell’uomo in studi clinici già da oggi, e avremo farmaci più potenti e selettivi in tempi brevi. Tutto questo è “exciting”. Quello che è però fondamentale ricordare è che non si può prescindere da studi clinici rigorosi nell’uomo. Questa fase è necessaria e imprescindibile. Dobbiamo dimostrare l’efficacia di queste molecole nell’uomo, ma anche capire se hanno tossicità inaspettate” – afferma il prof. Pier Paolo Pandolfi.

Questa scoperta enfatizza l’importanza di introdurre nella dieta alimenti vegetali come le crucifere, i broccoli e i cavolfiori . Un’altra dimostrazione è che una dieta a alto contenuto di vegetali e fibre fa davvero bene, comunque” – conclude Pandolfi.

Leggi abstract dell’articolo:
Reactivation of PTEN tumor suppressor for cancer treatment through inhibition of a MYC-WWP1 inhibitory pathway
BY YU-RU LEE, MING CHEN, JONATHAN D. LEE, JINFANG ZHANG, SHU-YU LIN, TIAN-MIN FU, HAO CHEN, TOMOKI ISHIKAWA, SHANG-YIN CHIANG, JESSE KATON,….., WENYI WEI, PIER PAOLO PANDOLFI
Science Vol. 364, No. 6441 DOI: 10.1126/science.aau0159 May 17th, 2019

Fonte: Cancer Research Institute, Beth Israel Deaconess Cancer Center, Harvard Medical School, Boston

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