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Posts Tagged ‘cardiologia’

Editing genetico per abbassare il colesterolo nelle scimmie

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Biotechnology“, afferma che le persone ad alto rischio di malattie cardiache a causa dei loro eccessivi livelli di colesterolo potrebbero presto avere un trattamento alternativo sicuro ed efficace nell’editing genico.

ipercolesterolemia

L’ipercolesterolemia mette le persone ad un rischio estremamente elevato di malattia coronarica a causa dell’elevato accumulo di colesterolo nel sangue. Per curare questa patologia vengono usate le statine. Nei casi di ipercolesterolemia ereditaria si dovrà ricorrere a un altro tipo di farmaco chiamato inibitori PCSK9.
Questo trattamento però richiede iniezioni ripetute e alcuni pazienti non tollerano il farmaco.

Ora i ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia,hanno dimostrato che l’editing del genoma può abbassare i livelli di colesterolo nelle scimmie rhesus. In particolare i ricercatori hanno progettato un enzima che individua e disattiva il gene PCSK9 . Hanno usato un vettore di virus adeno-associato (AAV) per trasportare questo enzima nei fegati delle scimmie. Il fegato trasporta la maggior parte della responsabilità per la rimozione del colesterolo eccessivo.

I risultati aprono le porte ad un trattamento alternativo dell’ipercolesterolemia.

Leggi abstract dell’articolo:
Meganuclease targeting of PCSK9 in macaque liver leads to stable reduction in serum cholesterol
Lili Wang, Jeff Smith[…]James M Wilson
Nature Biotechnology 09 July 2018

Fonte: Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania

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Nuovo approccio al trattamento delle malattie infiammatorie.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2018

Gli scienziati della University of California San Diego School of Medicine hanno scoperto che è possibile bloccare l’infiammazione nei topi con un anticorpo naturale che lega le molecole di fosfolipidi ossidati (oxidized phospholipids – OxPL) sulle superfici cellulari che vengono modificate dall’infiammazione. Anche durante una dieta ricca di grassi, l’anticorpo proteggeva i topi dalla formazione della placca arteriosa, dall’indurimento delle arterie e dalle malattie del fegato e prolungava le loro vite.

Witztum_OxPL
The aorta of a mouse model of atherosclerosis on a high-fat diet for 12 months (top) has significantly more plaques (bright red) than the aorta of the same type of mouse that also produces the anti-inflammatory E06 antibody (bottom).

Lo studio, pubblicato su “Nature“, segna la prima dimostrazione in un sistema vivente che OxPL innesca l’infiammazione e porta alla formazione della placca, secondo i ricercatori, che aggiungono che i risultati suggeriscono anche un nuovo approccio per prevenire o invertire un certo numero di malattie infiammatorie.
Ovunque si verifichi l’infiammazione, si ottiene OxPL“, ha detto il professoere Joseph Witztum. “Non significa che OxPL è la causa, ma sicuramente gioca un ruolo importante.”

Alcuni fosfolipidi – le molecole che costituiscono le membrane cellulari – sono soggetti a modifiche da parte di specie reattive dell’ossigeno, formando OxPL. Questo evento è particolarmente comune in condizioni infiammatorie come l’aterosclerosi, in cui si formano le placche che bloccano le arterie.

I ricercatori hanno generano un pezzo di anticorpo chiamato E06 che è sufficiente per legare OxPL e prevenire la capacità di causare l’infiammazione nelle cellule immunitarie, ma non abbastanza da causare l’infiammazione da sola. Rispetto ai topi di controllo, i topi con anticorpi E06 presentavano un’aterosclerosi del 28-57 % in meno, anche dopo un anno, nonostante avessero alti livelli di colesterolo. L’anticorpo diminuiva anche la calcificazione della valvola aortica (indurimento e restringimento delle valvole aortiche), la steatosi epatica (malattia del fegato grasso) e l’infiammazione del fegato. L’anticorpo E06 ha anche prolungato la vita dei topi.

Witztum e il team stanno testando l’anticorpo E06 nei modelli murini di malattie umane legate all’infiammazione, come l’osteoporosi (perdita ossea) e la steatoepatite non alcolica

Leggi abstract dell’articolo:
Oxidized phospholipids are proinflammatory and proatherogenic in hypercholesterolaemic mice
Xuchu Que, Ming-Yow Hung, Calvin Yeang, Ayelet Gonen, Thomas A. Prohaska, Xiaoli Sun, Cody Diehl, Antti Määttä, Dalia E. Gaddis, Karen Bowden, Jennifer Pattison, Jeffrey G. MacDonald, Seppo Ylä-Herttuala, Pamela L. Mellon, Catherine C. Hedrick, Klaus Ley, Yury I. Miller, Christopher K. Glass, Kirk L. Peterson, Christoph J. Binder, Sotirios Tsimikas & Joseph L. Witztum
Nature Published: 06 June 2018

Fonte: University of California San Diego School of Medicine

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Gli integratori vitaminici più popolari sono essenzialmente inutili.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

Una nuova revisione sistematica dei dati e degli studi esistenti pubblicati tra gennaio 2012 e ottobre 2017 ha rilevato che i multivitaminici popolari, la vitamina C, la vitamina D e il calcio – alcune delle scelte più comuni – non hanno avuto un reale vantaggio per la salute delle persone e non ci sono le prove che riducono il rischio di malattie cardiovascolari, infarto, ictus o morte precoce.

multivitamin-supplement

Lo studio, pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, è stato condotto da ricercatori del St. Michael’s Hospital e dell’Università di Toronto.
Siamo stati sorpresi di trovare così pochi effetti positivi sugli integratori più comuni che le persone consumano“, ha detto il dottor David Jenkins, l’autore principale dello studio. “La nostra revisione ha rilevato che se si desiderano utilizzare multivitaminici, vitamina D, calcio o vitamina C non vi è alcun vantaggio apparente“.

C’erano, tuttavia, alcuni supplementi apparentemente vantaggiosi. È stato dimostrato che l’acido folico e le vitamine del gruppo B con acido folico riducono il rischio di malattie cardiovascolari e ictus.

Le vitamine esaminate dal team erano A, B1, B2, B3 (niacina), B6, B9 (acido folico), C, D ed E, carotene; calcio; ferro; zinco; magnesio; e selenio. La ricerca ha dimostrato come alcune vitamine siano più utili di altre . Ad esempio, lo zinco è stato associato ad accorciare gli effetti di un raffreddore (la vitamina C non lo fa, nonostante le persone pensino che lo faccia). La vitamina D può anche essere difficile da ottenere dal cibo, quindi se sei carente, gli integratori possono essere efficaci. Alcuni altri, come niacina e antiossidanti, potrebbero addiritura causare danni.

E’ più vantaggioso fare affidamento su una dieta sana per fare il pieno di vitamine e minerali“, ha detto il prof. Jenkins. “Finora, nessuna ricerca sugli integratori ci ha mostrato qualcosa di meglio delle porzioni sane di cibi vegetali meno elaborati tra cui verdure, frutta e noci.”

Scarica e leggi il documento in full text:
Supplemental Vitamins and Minerals for CVD Prevention and Treatment
David J.A. Jenkins, J. David Spence, Edward L. Giovannucci, Young-in Kim, … John L. Sievenpiper
Journal of the American College of Cardiology Volume 71, Issue 22, 5 June 2018, Pages 2570–2584, https://doi.org/10.1016/j.jacc.2018.04.020

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Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Ipertensione, nuove linee guida per la pressione pediatrica.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista “Jama Pediatrics” le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics sull’ipertensione in età pediatrica.

AAPG

In questo studio di coorte condotto su 15 647 bambini, la prevalenza della popolazione aveva una elevata pressione sanguigna aumentata dal 11,8% al 14,2%; complessivamente, 905 bambini (5,8%) hanno avuto una nuova diagnosi di ipertensione (n = 381) o un peggioramento nella fase clinica (n = 524), un sostanziale aumento del carico di malattia. I bambini la cui pressione arteriosa è stata riclassificata verso l’alto si è notato hanno più probabilità di essere in sovrappeso o obesi, con profili lipidici sfavorevoli e aumento dei livelli di emoglobina A 1c (prediabete).

Scarica e leggi il documento in full text:
Prevalence and Severity of High Blood Pressure Among Children Based on the 2017 American Academy of Pediatrics Guidelines.
Sharma AK, Metzger DL, Rodd CJ.
JAMA Pediatr. Published online April 23, 2018. doi:10.1001/jamapediatrics.2018.0223

What Is the Prevalence of Childhood Hypertension?It Depends on the Definition.
Daniels SR.
JAMA Pediatr. Published online April 23, 2018. doi:10.1001/jamapediatrics.2018.0375

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Alimentazione e rischio di ictus.

Posted by giorgiobertin su aprile 30, 2018

E’ stato pubblicato dalla NFI – Nutrition Foundation of Italy un documento sul rischio di ictus e alimentazione. Il documento è pubblicato su “AP&B Alimentazione, Prevenzione & Benessere n. 3 – 2018“.

dieta-mediterranea

Le evidenze scientifiche dimostrano che il rischio di incorrere in un ictus è inferiore, se si adottano stili di vita sani e soprattutto abitudini alimentari corrette, come emerge dal contributo del gruppo di lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Non c’è dubbio che un’alimentazione complessivamente equilibrata e varia, cioè sana, “sia uno strumento ottimale di prevenzione dell’ictus” ribadisce il gruppo di lavoro “in parte per la sua azione favorevole sui principali fattori di rischio di ictus (pressione elevata, ipercolesterolemia, iperglicemia)“.

Scarica e leggi il documento in full text:
IL RISCHIO DI ICTUS E L’ALIMENTAZIONE

Approfondimenti:
Iacoviello L, Bonaccio ML, Cairella G, et al. on behalf of Working Group for Nutrition and Stroke – Diet and primary prevention of stroke: systematic review and dietary recommendations by the ad hoc working group of the Italian society of human nutrition. NMCD 2018;28:309-34.

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Verso un vaccino anti-aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2018

Nella malattia aterosclerosi, le placche contenenti colesterolo si formano nelle pareti dei vasi, causando una restringimento delle arterie e aumentando notevolmente il rischio di infarto e ictus. L’uso recente di farmaci anti-colesterolo delle statine ha ridotto gli eventi cardiovascolari causati dall’aterosclerosi del 35%, ma milioni di individui rimangono a rischio. Quindi, un’aggiunta o un’alternativa desiderabile sarebbe un intervento per prevenire del tutto la formazione della placca.

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As cardiovascular disease progresses, the proportion of protective Tregs decreases. Image: Dr. Klaus Ley, La Jolla Institute for Allergy and Immunology

Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista “Circulation” condotto dai ricercatori del La Jolla Institute for Allergy and Immunology supporta questa possibilità.
Per creare il nuovo vaccino, il team di Ley ha progettato un breve tratto (o peptide) della proteina LDL principale.
La vaccinazione ha avuto successo in topi aterosclerotici con una piccola porzione di proteina modificata di “colesterolo cattivo“. La vaccinazione ha ridotto i livelli di placca nei topi ed in altri esperimenti con campioni di sangue umano.

Sapevamo che l’aterosclerosi aveva una componente infiammatoria, ma fino a poco tempo fa non avevamo un modo per contrastarla” – afferma il prof. Klaus Ley “Ora scopriamo che la nostra vaccinazione riduce effettivamente il carico di placca espandendo una classe di cellule T protettive che frenano l’infiammazione”.
Un vaccino ampiamente disponibile che prevenga la formazione della placca potrebbe essere molto vicino.

Leggi abstract dell’articolo:
Regulatory CD4+ T Cells Recognize MHC-II-Restricted Peptide Epitopes of Apolipoprotein B
Takayuki Kimura, Kouji Kobiyama, Holger Winkels, Kevin Tse, Jacqueline Miller, Melanie Vassallo, Dennis Wolf, Christian Ryden, Marco Orecchioni, Thamotharampillai Dileepan, Marc K. Jenkins, Eddie A. James, William W. Kwok, David B. Hanna, Robert C. Kaplan, Howard D. Strickler, Helen G. Durkin, Seble G. Kassaye, Roksana Karim, Phyllis C. Tien, Alan L. Landay, Stephen J. Gange, John Sidney, Alessandro Sette and Klaus Ley
Circulation. 2018; CIRCULATIONAHA.117.031420, originally published March 27, 2018

Fonte: La Jolla Institute for Allergy and Immunology

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Un integratore naturale protegge dall’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2018

Un nuovo studio della University of Colorado Boulder, pubblicato online su “Nature Communications”, indica che quando le persone assumono ogni giorno un integratore alimentare naturale – la nicotinamide riboside (NR) – si imita la restrizione calorica (CR) dando il via agli stessi percorsi chimici chiave della limitazione dell’intake calorico responsabili dei benefici per la salute, tra i quali la longevità.

Dallo studio condotto su 13 partecipanti con pressione arteriosa elevata o ipertensione di stadio 1 (120-139 / 80-89 mmHg), emerge che questo tipo di supplementazione tende anche a ridurre la pressione arteriosa e migliorare la salute delle arterie, in particolare nei soggetti con ipertensione.

NR    nicotinamide_riboside

Si tratta del primo studio in assoluto nel quale questo nuovo composto è stato somministrato agli esseri umani per un certo periodo di tempo” specificano i ricercatori. “Abbiamo scoperto che la NR è ben tollerata e sembra attivare alcune delle stesse vie biologiche fondamentali che sono innescate dalla restrizione calorica“.

I ricercatori hanno così scoperto che 1.000 mg al giorno di NR avevano potenziato i livelli di nicotinamide adenin dinucleotide (NAD+) del 60%. Il NAD+ è richiesto per l’attivazione delle sirtuine, enzimi ai quali sono in gran parte attribuiti gli effetti benefici della restrizione calorica. Il NAD+ è inoltre coinvolto in una serie di azioni metaboliche in tutto il corpo ma tende a declinare con l’età.

L’idea è che integrando gli anziani con NR, non stiamo solo ripristinando qualcosa che si perde con l’invecchiamento (il NAD +), ma potremmo potenzialmente amplificare l’attività degli enzimi responsabili del contribuire a proteggere i nostri corpi dallo stress” afferma il prof. Christopher R. Martens.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Chronic nicotinamide riboside supplementation is well-tolerated and elevates NAD+ in healthy middle-aged and older adults
Christopher R. Martens, Blair A. Denman, Melissa R. Mazzo, Michael L. Armstrong, Nichole Reisdorph, Matthew B. McQueen, Michel Chonchol, and Douglas R. Seals
Nat Commun. 2018; 9: 1286. Published online 2018 Mar 29. doi: 10.1038/s41467-018-03421-7

Fonte: Pharmastar  –  University of Colorado Boulder,

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Scoperto un nuovo gene per combattere l’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2018

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma in collaborazione con il Danish Cancer Society Research Center di Copenhagen hanno individuato un enzima «spazzino» che ripulisce le cellule dai radicali liberi frenando l’invecchiamento: si chiama GNSOR e col passare degli anni tende a scomparire, mentre negli ultracentenari, a sorpresa, è presente a livelli paragonabili a quelli di individui di giovane età.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.

GNSOR

L’invecchiamento viene spesso descritto con la “teoria dei radicali liberi dell’ossigeno”. Si tratterebbe di elementi tossici e altamente reattivi, prodotti durante la respirazione mitocondriale delle cellule. Tali “radicali liberi“, ma più in generale tutte le specie reattive dell’ossigeno (denominate ROS) sono in grado di danneggiare sia gli organelli che li producono – i mitocondri – sia compromettere la struttura e la funzione di tutte le componenti cellulari, tra cui anche il DNA. Secondo questa teoria, i ROS costituiscono la fonte primaria dei processi che portano al deterioramento cellulare, contribuendo con l’età all’invecchiamento dell’intero organismo. La ricerca ha rivelato il ruolo della proteina S-nitrosoglutatione reduttasi (GNSOR) nel processo. Tra i geni che si «disattivano» con l’avanzare degli anni c’è quello classificato come ADH5, responsabile della produzione di GNSOR.

Una ricerca condotta nel 2009 ha dimostrato che i topi nati senza l’enzima GNSOR sono in grado di resistere meglio a un attacco cardiaco, mantenendo una funzione quasi normale dei ventricoli del cuore e nel tessuto cardiaco

Questa scoperta porterebbero a sbocchi sanitari e farmacologici importanti sulla qualità della vita degli anziani, arrivando a rallentarne l’invecchiamento e a diminuire l’insorgenza di patologie come il cancro, che ha la vecchiaia come primo fattore di rischio.

Leggi abstract dell’articolo:
S-nitrosylation drives cell senescence and aging in mammals by controlling mitochondrial dynamics and mitophagy
Salvatore Rizza, Simone Cardaci, Costanza Montagna, Giuseppina Di Giacomo, Daniela De Zio, Matteo Bordi, Emiliano Maiani, Silvia Campello, Antonella Borreca, Annibale A. Puca, Jonathan S. Stamler, Francesco Cecconi and Giuseppe Filomeni
PNAS March 26, 2018. 201722452; published ahead of print March 26, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1722452115

Fonte: Università degli Studi Tor Vergata di Roma

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Identificati i meccanismi molecolari dell’invecchiamento vascolare.

Posted by giorgiobertin su marzo 25, 2018

I ricercatori del Dipartimento di Genetica presso la Harvard Medical School hanno identificato i meccanismi cellulari chiave dell’invecchiamento vascolare e dei suoi effetti sulla salute dei muscoli e sono riusciti con successo ad invertire il processo negli animali (video).

Quando invecchiamo, diventiamo deboli e fragili. Una costellazione di cambiamenti fisiologici – alcuni sottili, alcuni drammatici – precipitano durante questo inevitabile declino. Cosa succede esattamente all’interno delle nostre cellule per provocare i cambiamenti biologici che portano all’invecchiamento? È una domanda a cui il team del prof. Sinclair ha cercato di dare una risposta.


Scientists have reversed vascular atrophy, restored vessel growth in mice. Video: Rick Groleau and Ekaterina Pesheva

In una serie di esperimenti, riportati sulla rivista “Cell“, il team ha scoperto che il flusso sanguigno ridotto si sviluppa quando le cellule endoteliali iniziano a perdere una proteina critica nota come sirtuin1 o SIRT1. Precedenti studi hanno dimostrato che SIRT1 ritarda l’invecchiamento e prolunga la vita nei lieviti e nei topi.

In particolare, è stato rivelato che nel giovane muscolo di topo, la segnalazione SIRT1 viene attivata e genera nuovi capillari, i più piccoli vasi sanguigni nel corpo che forniscono ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti e agli organi. Tuttavia, poiché l’attività di SIRT1 diminuisce nel tempo, così come il flusso sanguigno, lasciando il tessuto muscolare privo di nutrienti e affamato di ossigeno. eliminato SIRT1 nelle cellule endoteliali di giovani topi, si è osservato una densità capillare marcatamente ridotta e un numero ridotto di capillari, rispetto ai topi che avevano SIRT1 intatto.
La perdita di SIRT1 legata all’età conduce all’atrofia muscolare e alla morte dei vasi sanguigni.

Per invertire questo processo di invecchiamento dei vasi sanguigni e ripristinare la vitalità giovanile i ricercatori hanno utilizzato un composto chimico chiamato NMN, che in precedenza aveva dimostrato di svolgere un ruolo nella riparazione del DNA cellulare e nel mantenimento della vitalità cellulare, agendo su SIRT1.

L’obiettivo finale del team è replicare i risultati e, infine, passare allo sviluppo di farmaci a base di piccole molecole, che imitano gli effetti del flusso sanguigno e dell’ossigenazione dei muscoli e di altri tessuti.

Leggi abstract dell’articolo:
Impairment of an Endothelial NAD+-H2S Signaling Network Is a Reversible Cause of Vascular Aging
Abhirup Das, George X. Huang, Michael S. Bonkowski, Alban Longchamp, Catherine Li, Michael B. Schultz, Lynn-Jee Kim, Brenna Osborne, …David A. Sinclair.
Cell, Vol. 173, Issue 1, p74–89.e20 DOI: https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.02.008 Published in issue: March 22, 2018

Fonte: Harvard Medical School

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Linee guida su Fibrillazione atriale e demenza.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

L’European Heart Rhythm Association (EHRA), l’Heart Rhythm Society, l’Asia Pacific Heart Rhythm Society e la Latin American Heart Rhythm Society hanno pubblicato su “Europace” e “Heart Rhythm” le linee guida sulle aritmie e funzioni cognitiva.

AF-decline-cognitive

Viene quindi confermata una correlazione fibrillazione atriale e demenza.
In particolare i pazienti con fibrillazione atriale (FA) potrebbero vedere ridotto il rischio di demenza assumendo una terapia anticoagulante orale. La fibrillazione atriale è associata a un rischio più elevato di danno cognitivo e demenza. Questo rischio di demenza risulta aumentato nei pazienti con fibrillazione atriale che non ricevono una terapia adeguata.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Heart Rhythm Association (EHRA)/Heart Rhythm Society (HRS)/Asia Pacific Heart Rhythm Society (APHRS)/Latin American Heart Rhythm Society (LAHRS) expert consensus on arrhythmias and cognitive function: what is the best practice?
Nikolaos Dagres, Tze-Fan Chao, Guilherme Fenelon, Luis Aguinaga, Daniel Benhayon, Emelia J Benjamin, T Jared Bunch, Lin Yee Chen, Shih-Ann Chen, Francisco Darrieux
EP Europace, euy046, https://doi.org/10.1093/europace/euy046 Published: 18 March 2018

Dagres N, et al. HeartRhythm. 2018;doi:10.1016/j.hrthm.2018.03.005.

Fonte: https://www.medscape.com/viewarticle/894093 – Heart Rhythm Society

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I grassi vegetali aiutano a vivere più a lungo.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Una dieta ricca di grassi monoinsaturi (monounsaturated fatty acid(MUFA)) a base vegetale è legata ad un minor rischio di morte per malattie cardiache e altre cause. Al contrario, se i grassi monoinsaturi provengono da fonti animali, il collegamento è un rischio più elevato di morte per malattie cardiache e altre cause.
Sono questi i risultati di un’analisi di due ampi studi che hanno raccolto informazioni da più di 93.000 uomini e donne su una media di 22 anni, condotta dai ricercatori del Harvard TH Chan School of Public Health Boston. Le pubblicazioni sulle riviste “Circulation” e “The American Journal of Clinical Nutrition“.

oil  olive-oil

I nostri risultati sottolineano l’importanza della fonte e della quantità di acidi grassi monoinsaturi nella dieta – dovremmo mangiare più acidi grassi monoinsaturi da fonti vegetali e meno acidi grassi monoinsaturi da fonti animali” – afferma il prof. Qi Sun del Departments of Nutrition and Epidemiology, Harvard TH Chan School of Public Health, Boston, MA.

Va notato che questi risultati provengono da un’analisi di dati osservativi che è solo in grado di determinare i collegamenti tra i tipi di grassi monoinsaturi e il rischio di morte.

Leggi gli abstracts dei documenti:
Abstract MP40: Associations of Monounsaturated Fatty Acids From Plant and Animal Sources With Total and Cardiovascular Mortality Risk
Marta Guasch, Geng Zong, Walter Willett, Peter Zock, Anne Wanders, Frank Hu, Qi Sun
Circulation. 2018;137:AMP40

Monounsaturated fats from plant and animal sources in relation to risk of coronary heart disease among US men and women
Geng Zong; Yanping Li; Laura Sampson; Lauren W Dougherty; Walter C Willett …
The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 107, Issue 3, 1 March 2018, Pages 445–453, https://doi.org/10.1093/ajcn/nqx004

Fonte: Harvard TH Chan School of Public Health Boston

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L’obesità aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2018

Il rischio cardiovascolare (CVD) aumenta con l’adiposità crescente. Ad affermarlo uno studio di coorte condotto dai ricercatori dell’Institute of Cardiovascular and Medical Sciences, University of Glasgow, su 296.535 adulti europei.
Lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, ha dimostrato che tra gli uomini e le donne, all’aumentare della adiposità, aumenta anche il rischio associato di CVD.

CVD-risk-obesity

È interessante notare che l’aggiustamento con un’attività fisica da moderata a vigorosa non era protettivo per il rischio di CVD in soggetti con maggiore adiposità. I risultati si aggiungono alle molte ricerche che supportano l’idea del “paradosso dell’obesità“, che suggerisce che il sovrappeso e l’obesità possano effettivamente aiutare a proteggere dalla CVD.
Qualsiasi equivoco su un potenziale effetto “protettivo” del grasso sul rischio di CVD dovrebbe essere messo in discussione” – affermano i ricercatori.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
The impact of confounding on the associations of different adiposity measures with the incidence of cardiovascular disease: a cohort study of 296 535 adults of white European descent
Stamatina Iliodromiti Carlos A Celis-Morales Donald M Lyall Jana Anderson Stuart R Gray Daniel F Mackay Scott M Nelson Paul Welsh Jill P Pell Jason M R Gill Naveed Sattar
European Heart Journal, ehy057, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy057 Published: 16 March 2018

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Congelare un tumore per sconfiggere l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2018

I ricercatori della Clinica medica 4 dell’Azienda ospedaliera di Padova e dell’Università di Padova, hanno guarito una ragazza dall’ipertensione grazie alla crio-ablazione di un piccolo tumore che ne era la causa.
Un passo alla lotta contro l’ipertensione arteriosa.
Il prof. Gian Paolo Rossi afferma che questi tumori sono ancora oggi considerati rarissimi: “Ne sono stati diagnosticati soltanto 102 casi nel mondo sin dalla prima descrizione nel 1967 a Glasgow. Ciò dipende in larga misura dal fatto che sono assai difficili da riconoscere in quanto spesso sfuggono all’imaging (ecografia e TAC) perché sono minuscoli (di pochi millimetri), e possono presentarsi con valori di renina nel plasma non misurabili con la necessaria precisione, soprattutto allorché si usino i vecchi metodi di dosaggio radioattivo”.

American-Journal-of-Hypertension

Attraverso un metodo metodo chemi-luminescente è stato possibile diagnosticare le cause dell’ipertensione. cioè un tumore secernente renina (un ormone prodotto dal nostro organismo presente nel sangue). Si è quindi proceduto con una crio-ablazione, eseguita con anestesia locale.

Tutta la procedura è stata ben tollerata dalla paziente, che è stata dimessa il giorno successivo all’intervento; un anno dopo sia i valori di renina in circolo (che prima era prodotta in eccesso per il tumore) che quelli della pressione sono risultati assolutamente normali, e la ragazza non deve più assumere alcun farmaco.

Leggi abstract dell’articolo:
Cure With Cryoablation of Arterial Hypertension Due to a Renin-Producing Tumor.
Maiolino G, Battistel M, Barbiero G, Bisogni V, Rossi GP.
Am J Hypertens. 2018 Mar 7. doi: 10.1093/ajh/hpx213. [Epub ahead of print]

Fonte: Università di Padova

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Vene varicose associate ad aumentato rischio di trombosi venosa profonda.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Le vene varicose sembrano essere associate ad un aumentato rischio di sviluppare trombosi venosa profonda (TVP), anche se sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere la forza di tale associazione, secondo uno studio pubblicato su “JAMA“.

vene varicose

Per lo studio, Pei-Chun Chen, PhD, China Medical University, Taichung, Taiwan e colleghi hanno analizzato i dati relativi ai reclami da 212.984 pazienti con vene varicose e 212.984 senza vene varicose. I pazienti sono stati arruolati nel programma nazionale di assicurazione sanitaria di Taiwan dal 2001 al 2013 e sono stati seguiti fino al 2014.

Dai risultati è emerso che “Tra gli adulti con diagnosi di vene varicose, c’era un significativo aumento del rischio di TVP incidente” – afferma il prof. Pei-Chun Chen. Anche se il campione analizzato è ampio, per confermare l’associazione tra vene varicose e TVP sono necessarie ulteriori ricerche.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Varicose Veins With Incident Venous Thromboembolism and Peripheral Artery Disease
Chang S, Huang Y, Lee M, Hu S, Hsiao Y, Chang S, Chang CJ, Chen P.
JAMA. 2018;319(8):807–817. doi:10.1001/jama.2018.0246

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Fibrillazione atriale e deterioramento cognitivo.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2018

Un team di ricercatori coordinati dal prof. Arvind Nishtala della University of California hanno pubblicato sulla rivista “Heart Rhythm” un’analisi trasversale e longitudinale che ha analizzato l’associazione fra Fibrillazione atriale (FA) e performance cognitive in una popolazione di pazienti arruolati nel Framingham Heart Study.

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Lo studio ha arruolato 2682 soggetti dei quali 112 (4%) presentavano FA (età media 72±9 anni, 32% femmine) alla valutazione iniziale. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una batteria di test standardizzati per la valutazione neuropsicologica dei principali domini cognitivi, nello specifico la memoria visiva, il ragionamento astratto, l’organizzazione visuospaziale, la funzione esecutiva e l’attenzione.

Dai risultati è emerso che la presenza o la nuova insorgenza di FA ha contribuito a un significativo deterioramento delle funzioni esecutive, in particolare nei pazienti di sesso maschile. Tale deterioramento cognitivo è imputabile verosimilmente a una compromissione funzionale di natura
vascolare.

Leggi abstract dell’articolo:
Atrial fibrillation and cognitive decline in the Framingham Heart Study
Nishtala A, Piers RJ, Himali JJ, et al.
Heart Rhythm Febbraio 2018 Volume 15, numero 2, pagine 166-172 DOI: https://doi.org/10.1016/j.hrthm.2017.09.036

Fonte: AIAC – Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione

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Gene editing per ridurre trigliceridi e colesterolo.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2018

Una nuova tecnica simile al CRISP sperimentata sui topi da parte dei ricercatori della Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania, pubblicata sulla rivista “Circulation“, ha permesso di simulare gli effetti protettivi di una mutazione genetica legata ai livelli più bassi di colesterolo e ai rischi di malattie cardiache.

Musunuru CREDIT: PEGGY PETERSON PHOTOGRAPHY

Le persone con mutazioni naturali che causano una perdita della funzione nel gene ANGPTL3 hanno ridotto i trigliceridi nel sangue, il colesterolo LDL e il rischio di malattia coronarica, senza apparenti conseguenze dannose per la loro salute. Questo rende la proteina ANGPTL3 un bersaglio attraente per i nuovi farmaci.

Questo studio sugli animali ha mostrato che l’editing di base di ANGPTL3 è un modo potenziale per trattare in modo permanente i pazienti con livelli lipidici di sangue dannosi”, ha detto il prof. Musunuru. “Sarebbe particolarmente utile in pazienti con una rara condizione chiamata ipercolesterolemia familiare omozigote, che causa alti livelli di colesterolo e un rischio aumentato di infarto, molto difficili da trattare con i farmaci odierni“.

Dagli esperimenti è emerso che dopo due settimane, i topi trattati hanno mostrato livelli significativamente ridotti di trigliceridi (56%) e colesterolo (51%) rispetto ai topi non trattati.

Il team del prof. Musunuru si sta ora preparando a testare i trattamenti basati su CRISPR contro il gene umano ANGPTL3 nelle cellule epatiche umane trapiantate nei topi. Ciò fornirà importanti informazioni sull’efficacia e sulla sicurezza; tutto ciò prima dell’avvio di sperimentazioni umane.

Leggi asbtract dell’articolo:
Reduced Blood Lipid Levels With In Vivo CRISPR-Cas9 Base Editing of ANGPTL3
Alexandra C. Chadwick, Niklaus H. Evitt, Wenjian Lv, Kiran Musunuru
Circulation. 2018;137:975-977 Originally published February 26, 2018 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.117.031335

Fonte: Perelman School of Medicine – University of Pennsylvania

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Google leggerà presto negli occhi il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2018

Gli scienziati del Google and Verily Life Sciences hanno messo a punto dei sofisticati modelli di deep learning che consentono, attraverso una scansione della retina, di individuare il ‘livello’ di rischio di un soggetto rispetto alle malattie cardiovascolari. Uno strumento che, una volta perfezionato, consentirà di controllare in tempo reale il proprio rischio cardiovascolare.

  
Come riportato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” i ricercatori hanno utilizzato dei modelli di deep-learning per ‘estrarre’ dalle immagini del fondo retinico delle informazioni. I modelli sono stati costruiti a partire dalle immagini retiniche di 284.335 pazienti. Sono riusciti in questo modo ad individuare dei fattori di rischio cardiovascolari che fino ad oggi non si riteneva possibile ‘leggere’ o quantificare dalle immagini del fondo dell’occhio; la ‘lettura’ della retina, utilizzando gli algoritmi di Google si è rivelata in grado di definire i seguenti parametri: l’età (con un errore assoluto non superiore ai 3,26 anni), il sesso, l’essere o meno un fumatore, il livello di pressione sistolica (con un errore medio inferiore a 11,23 mmHg), i MACE (eventi cardiaci maggiori occorsi entro 5 anni dalla scansione del fondo).
Potrebbe questo esser uno strumento di autocontrollo rispetto ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, il killer numero uno del mondo occidentale.

La ricerca di Google appare insomma promettente e si basa su studi consolidati. Il fundus, la faccia interiore dell’occhio è infatti ricca di vasi sanguigni che costituiscono un buon indicatore della salute del corpo. Ricordiamo che nel 2016 Google aveva realizzato un algoritmo validato per la diagnosi di retinopatia diabetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning
Ryan Poplin, Avinash V. Varadarajan, Katy Blumer, Yun Liu, Michael V. McConnell, Greg S. Corrado, Lily Peng & Dale R. Webster
Nature Biomedical Engineering (2018) doi:10.1038/s41551-018-0195-0 Published online: 19 February 2018

Fonte: Google and Verily Life Sciences

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Scompenso cardiaco: individuata proteina chiave.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Uno studio effettuato da ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di Pisa, pubblicato sulla rivista scientifica di cardiologia, “Circulation”, dimostra che il dosaggio ematico con metodiche ad alta sensibilità di una proteina cardiaca – la “troponina T”, di norma impiegata per la diagnosi di infarto miocardico acuto – è anche in grado di fornire agli specialisti un potente strumento di predizione del destino dei pazienti affetti da scompenso.

troponin  troponina-esame

Il dosaggio di questa proteina cardiaca con metodica ad alta sensibilità permette di adattare la strategia terapeutica sulla base del rischio individuale di ogni paziente e di prevedere l’evolversi della patologia.

Questa osservazione sull’utilizzo della ‘troponina T’ è assolutamente originale” – sottolineano i cardiologi Michele Emdin e Claudio Passino. “I risultati pubblicati confermano il valore dei biomarcatori di danno cellulare per la valutazione integrata del paziente cardiopatico e la loro utilità per la messa a punto – concludono – di nuovi strumenti di diagnosi e cura di una delle patologie più frequenti e pericolose, com’è appunto lo scompenso cardiaco, con importanti ricadute cliniche“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Prognostic Value of High-Sensitivity Troponin T in Chronic Heart Failure An Individual Patient Data Meta-Analysis
Alberto Aimo, MD et al.
Circulation. 2018;137:286–297. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.117.031560

Fonte: Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna

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Creato display ultrasottile che mostra l’elettrocardiogramma sulla pelle.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Un nuovo display ultrasottile ed elastico che si adatta perfettamente alla pelle può mostrare la forma d’onda in movimento di un elettrocardiogramma registrato da un sensore di elettrodi posto sulla pelle. Combinato con un modulo di comunicazione wireless, questo sistema di sensori biomedici integrato, denominato “skin electronics“, può trasmettere i dati biometrici al cloud (video).


Japan team builds second skin message display

Il professor Takao Someya presso la Graduate School of Engineering dell’Università di Tokyo, ha presentato il nuovo display indossabile all’Annas Meeting annuale di Austin, in Texas, il 17 febbraio.

I ricercatori ritengono che la “skin eletronics” sia un sistema di monitoraggio della salute non invasivo per gli anziani o infermi, con i medici o sanitari in grado di monitorare da remoto le condizioni di chi lo indossa.

Il display per la pelle è costituito da un array di micro LED 16 x 24 e cavi estensibili montati su una gomma foglio. “Il display sulla nostra pelle mostra una grafica semplice con movimento”, afferma il professor Someya. “Poiché è realizzato con materiali sottili e morbidi, può essere deformato liberamente.
Il display è estensibile fino al 45 percento della sua lunghezza originale.

Il patch può essere allungato fino ad un massimo del 45% della sua lunghezza originale ed è progettato per essere molto più resistente all’usura ed allo strappo rispetto agli schermi precedenti. Il nuovo display ultrasottile può essere indossato sulla pelle ininterrottamente per una settimana senza causare alcuna infiammazione (video).
L’Università di Tokyo e la giapponese Dai Nippon Printing sperano di iniziare a produrre il patch in massa entro i prossimi tre anni, con maggiore affidabilità e capacità di coprire aree più vaste.

Fonte: Graduate School of Engineering University of Tokyo

Scientific Session: “Biomedical Sensors: Advances in Health Monitoring and Disease Treatment

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NICE: Standard di qualità sulla Fibrillazione Atriale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2018

E’ stato pubblicato a cura di NICE lo standard di qualità riguardante l’identificazione e la gestione della fibrillazione atriale (tra cui parossistica, fibrillazione atriale persistente e permanente, flutter atriale) negli adulti (di età pari o superiore a 18 anni).

E24   Atrial fibrillation

Scarica e leggi il documento in full text:
Atrial fibrillation
Quality standard [QS93] Published date: July 2015 Last updated: February 2018

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AHA: Malattie cardiovascolari e cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2018

Una dichiarazione scientifica della American Heart Association, pubblicata su “Circulation“, si è occupata per la prima volta delle interazioni tra malattie cardiovascolari e cancro al seno.

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Durante il trattamento del cancro al seno, la sorveglianza, la prevenzione e la gestione secondaria della cardiotossicità sono fondamentali. Le terapie per il cancro al seno alcune in particolare aumentano il rischio di disfunzione cardiaca, come le antracicline ad alta dose, la radioterapia ad alta dose.

Il documento è importante perchè sottolinea come il cancro al seno e le malattie cardiovascolari condividono molti fattori di rischio comuni, e che aderire a comportamenti di vita sana è associato a una tendenza verso una minore incidenza di cancro al seno e a un rischio significativamente più basso di malattia cardiovascolare.

Leggi abstract dell’articolo:
Cardiovascular Disease and Breast Cancer: Where These Entities Intersect: A Scientific Statement From the American Heart Association
Laxmi S. Mehta, Karol E. Watson, Ana Barac, Theresa M. Beckie, Vera Bittner, Salvador Cruz-Flores, Susan Dent, Lavanya Kondapalli, Bonnie Ky, Tochukwu Okwuosa, Ileana L. Piña, Annabelle Santos Volgman,
Circulation. 2018; CIR.0000000000000556 Originally published February 1, 2018 https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000000556

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ADA: aggiornate le linee guida sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2018

L’American Diabetes Association (Ada) ha pubblicato sulla rivista “Diabetes Care” le linee guida aggiornate le linee guida sul diabete di tipo 2.
Il documento si occupa anche delle nuove tecnologie applicate al diabete e, in particolare, del monitoraggio continuo del glucosio.

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Per aggiornare gli Standard of Care, il Professional Practice Committee (PPC) di ADA ha svolto una vasta ricerca clinica della letteratura sul diabete, integrata con il contributo del personale di ADA e della comunità medica in generale.

E’ stato pubblicato un articolo di commento su Medscape da paerte di Anne Peters, direttrice dello University of Southern California (Usc) Clinical Diabetes Program.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standards of Medical Care in Diabetes—2018
Diabetes Care 2018 Jan; 41(Supplement 1): S1-S2. https://doi.org/10.2337/dc18-Sint01

Medscape 2018
https://www.medscape.com/viewarticle/890906

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Scoperto un nuovo grave fattore di rischio per infarto e ictus.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2018

Si chiama in sigla CHIP (Clonal Hematopoiesis of indeterminate potential – ematopoiesi clonale dal potenziale indeterminato) ed è un nuovo fattore di rischio, una delle principali cause di infarto e ictus fulminanti e mortali. Si tratta in sostanza di una mutazione di alcune cellule staminali che andrebbe ad aumentare il rischio di trovarsi in queste spiacevoli circostanze addirittura del 40-50%.

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A colored scanning electron micrograph of a bone marrow stem cell. Scientists have learned that an accumulation of mutated stem cells in bone marrow dramatically increases a person’s risk of dying from a heart attack or stroke. Credit SPL/Science Source

Secondo gli esperti che hanno individuato la mutazione (più gruppi di ricerca indipendenti), infatti, il CHIP sarebbe addirittura un fattore di rischio più pericoloso del colesterolo alto. Secondo gli esperti si tratta di una scoperta di fondamentale importanza in campo cardiologico addirittura al pari di quella delle statine utili proprio ad abbassare il colesterolo.

Come ha dichiarato il professore Kenneth Walsh, University of Virginia School of Medicine, che dirige il centro di biologia ematovascolare:
Sembra che ci siano solo due tipi di persone nel mondo: quelle che presentano emopoiesi clonale e quelle che stanno per sviluppare l’emopoiesi clonale“.

Gli esperti come riportato sulla rivista “N Engl J Med“, ritengono infatti che le mutazioni siano acquisite, non ereditate e ciò probabilmente a causa dell’esposizione a tossine come il fumo di sigaretta e altri inquinanti. I pazienti hanno dunque poche possibilità di difendersi. Per ora i medici sconsigliano i test per valutare la presenza di CHIP, dal momento che non c’è nulla di specifico da fare per poter ridurre l’aumento dei rischi di malattie cardiache.
Il dottor Ebert, tra l’altro, ritiene plausibile che il CHIP possa essere coinvolto in altre malattie infiammatorie come ad esempio l’artrite.

Leggi abstracts degli articoli:
Clonal Hematopoiesis and Risk of Atherosclerotic Cardiovascular Disease
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pradeep Natarajan….. Sekar Kathiresan, M.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2017; 377:111-121 DOI: 10.1056/NEJMoa1701719

Age-Related Clonal Hematopoiesis Associated with Adverse Outcomes
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pierre Fontanillas, Ph.D………….David Altshuler, M.D., Ph.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2014; 371:2488-2498 DOI: 10.1056/NEJMoa1408617

EDITORIAL
CHIP-ping Away at Atherosclerosis
John F. Keaney, Jr., M.D.
N Engl J Med 2017; 377:184-185 DOI: 10.1056/NEJMe1706173

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Linee guida sui trattamenti dei pazienti con ictus.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’American Heart Association/American Stroke Association delle nuove linee guida sul trattamento dell’ictus ischemico acuto, il tipo più comune di ictus, quello causato da un coagulo di sangue che riduce o interrompe il flusso di sangue a una porzione del cervello.

0124-Stroke-Guidelines

Le linee guida raccomandano che più persone colpite da ictus dovrebbero essere sottoposte ad una procedura chiamata trombectomia meccanica, in cui i medici rimuovono i coaguli di sangue usando un dispositivo infilato attraverso un vaso sanguigno. Inoltre, le linee guida suggeriscono che più persone dovrebbero essere considerate eleggibili per un farmaco per la riduzione del coagulo chiamato alteplase.

Alcuni pazienti possono ora avere la rimozione del coagulo meccanico fino a 24 ore dopo dall’inizio dei sintomi. Il limite delle precedenti linee guida era di sei ore. La procedura di recupero del coagulo richiede ad un medico di infilare un catetere attraverso un’arteria, utilizzando un dispositivo che raggiunga e rimuova il coagulo. Questo se il coagulo di sangue è in una grande arteria all’interno della testa che fornisce parte del cervello. Questo tipo di coaguli potrebbe non rispondere bene ai farmaci per via endovenosa, e possono causare gravi complicazioni come il gonfiore del cervello portando ad una considerevole disabilità o morte.

Il farmaco Alteplase è stato approvato per il trattamento dell’ictus ischemico nel 1996 e rimane l’unico farmaco approvato dalla FDA per sciogliere i coaguli. Alteplase è in una classe di farmaci noti come attivatori del plasminogeno tissutale (o tPA). È stato dimostrato che riduce la disabilità quando viene somministrato tempestivamente.

Le nuove linee guida sono state pubblicate sulla rivista “Stroke dell’American Heart Association. Sulla base di una revisione di oltre 400 studi di ricerca, le linee guida sostituiscono le precedenti del 2013.

Scarica e leggi il documento in full text:
2018 Guidelines for the Early Management of Patients With Acute Ischemic Stroke: A Guideline for Healthcare Professionals From the American Heart Association/American Stroke Association
William J. Powers, Alejandro A. Rabinstein, Teri Ackerson, Opeolu M. Adeoye, Nicholas C. Bambakidis, Kyra Becker, José Biller, Michael Brown, Bart M. Demaerschalk, Brian Hoh, Edward C. Jauch, Chelsea S. Kidwell, Thabele M. Leslie-Mazwi, Bruce Ovbiagele, Phillip A. Scott, Kevin N. Sheth, Andrew M. Southerland, Deborah V. Summers, David L. Tirschwell and on behalf of the American Heart Association Stroke Council
Stroke. 2018;STR.0000000000000158, originally published January 24, 2018 https://doi.org/10.1161/STR.0000000000000158

Fonte: ‘American Heart Association

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