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Posts Tagged ‘cardiologia’

Trovata la chiave per rigenerare i vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

I ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno identificato una via di segnalazione essenziale per l’angiogenesi, la crescita di nuovi vasi sanguigni da vasi preesistenti.

Lo studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” potrebbe perfezionare le attuali strategie per migliorare il flusso sanguigno nel tessuto ischemico, come quello riscontrato nell’aterosclerosi e nella malattia vascolare periferica associata al diabete.

nature_communications

La nostra ricerca mostra che la formazione di vasi sanguigni pienamente funzionali richiede l’attivazione della proteina chinasi Akt da una proteina chiamata R-Ras, e questo meccanismo è necessario per la formazione della struttura di un vaso sanguigno.” dice il prof. Masanobu Komatsu.”I risultati sono importanti perché gettano nuova luce sul processo biologico necessario per aumentare il flusso di sangue nei tessuti ischemici”.
Il nostro prossimo passo è lavorare per promuovere la segnalazione combinata di Akt negli studi clinici, spingendo l’attivazione di R-Ras attraverso la terapia genica o farmacologicamente in parallelo con la terapia VEGF – fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF)“, dice Komatsu.

Scarica e leggi il documento in full text:
R-Ras-Akt axis induces endothelial lumenogenesis and regulates the patency of regenerating vasculature
Fangfei Li, Junko Sawada & Masanobu Komatsu
Nature Communications 8, Article number: 1720 (2017) Published online: 23 November 2017 doi:10.1038/s41467-017-01865-x

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AHA/ACC: Nuove linee guida americane sull’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

Quasi la metà degli adulti negli Stati Uniti potrebbero essere classificati con alta pressione sanguigna, dopo che nuove linee guida dell’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno ridefinito i parametri.

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue spinge contro le pareti dell’arteria. L’alta pressione sanguigna, o l’ ipertensione, è quando questa forza diventa troppo alta. La pressione sanguigna viene misurata in millimetri di mercurio e ci sono due numeri utilizzati per valutare la pressione sanguigna: sistolica e diastolica.

La pressione sanguigna sistolica (il numero massimo) è la pressione sanguigna quando il cuore batte, mentre la pressione arteriosa diastolica (numero inferiore) è la pressione sanguigna tra i battiti cardiaci, quando il cuore è a riposo.

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Le linee guida precedenti – stabilite nel 2003 – definiscono l’ipertensione come pressione sanguigna di 140/90 millimetri di mercurio o superiore. Ora secondo i nuovi parametri l’ipertensione è classificata come una pressione sanguigna di 130/80 millimetri di mercurio o superiore, mentre la pressione sanguigna normale è classificata come una pressione sanguigna di 120/80 millimetri di mercurio.
Secondo l’AHA, le linee guida riviste presentate all’AHA Scientific Session ( November 11–15), mirano ad aumentare la consapevolezza dei rischi connessi con l’alta pressione sanguigna e combattere la condizione prima che conduca a maggiori problemi di salute.
Il nuovo documento è stato pubblicato in contemporanea sulle riviste: “Hypertension” e “Journal of the American College of Cardiology“.

Dr. Whelton – autore principale delle nuove linee guida – rileva che le persone con elevata pressione sanguigna ed ipertensione di stadio 2 (140/90 e superiore) sono ad alto rischio di complicazioni cardiovascolari e le nuove linee guida dovrebbero contribuire a evidenziare tale rischio e incoraggiare le persone a fare cambiamenti.
Vogliamo essere in linea con la gentese hai già raddoppiato il rischio, lo devi sapere. Non significa che hai bisogno di farmaci, ma è una luce gialla che devi abbassare la pressione sanguigna, soprattutto con approcci non farmacologico“- afferma il Dr. Whelton.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Paul K. Whelton, Robert M. Carey.. et al.
Hypertension. 2017; https://doi.org/10.1161/HYP.0000000000000065 Originally published November 13, 2017

2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults: Executive Summary

Fonti: American College of Cardiology  –  American Heart Association

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AHA/ACC/HRS: aggiornate le linee guida sulle aritmie ventricolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2017

Le tre società: l’American College of Cardiology, l’American Heart Association e la Heart Rhythm Society hanno aggiornato le linee guida 2006 per la gestione delle aritmie ventricolari negli adulti a rischio o meno di morte cardiaca improvvisa (Scd).

Guideline-Ventricular-Arrhythmias

Il documento è pubblicato sulle riviste “Journal of the American College of Cardiology (Jacc)” e “Circulation“.
Nel documento sono inclusi anche i test invasivi come la cateterizzazione cardiaca, l’angiografia TC, la terapia farmacologica, i defibrillatori, l’ablazione transcatetere e le procedure chirurgiche e di rivascolarizzazione.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 AHA/ACC/HRS Guideline for Management of Patients With Ventricular Arrhythmias and the Prevention of Sudden Cardiac Death: Executive Summary
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Rhythm Society
Sana M. Al-Khatib, William G. Stevenson, Michael J. Ackerman, William J. Bryant, David J. Callans, Anne B. Curtis, Barbara J. Deal, Timm Dickfeld, Michael E. Field, Gregg C. Fonarow, Anne M. Gillis, Mark A. Hlatky, Christopher B. Granger, Stephen C. Hammill, José A. Joglar, G. Neal Kay, Daniel D. Matlock, Robert J. Myerburg and Richard L. Page
Journal of the American College of Cardiology DOI: https://doi.org/10.1016/j.jacc.2017.10.053

Download PowerPoint File

Systematic Review

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Acc: Linee guida sulla stenosi aortica e insufficienza mitralica.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2017

L’American College of Cardiology (Acc) ha pubblicato sul “Journal of the American College of Cardiology” le linee guida per i trattamenti  della stenosi aortica severa e insufficienza mitralica.

AHA-ACC-logo

Scarica e leggi i documenti in full text:
2017 ACC Expert Consensus Decision Pathway on the Management of Mitral Regurgitation: A Report of the American College of Cardiology Task Force on Expert Consensus Decision Pathways
Writing Committee, Patrick T. O’Gara, Paul A. Grayburn, Vinay Badhwar, Luis C. Afonso, John D. Carroll, Sammy Elmariah, Aaron P. Kithcart, Rick A. Nishimura, Thomas J. Ryan, Allan Schwartz, Lynne Warner Stevenson
Journal of the American College of Cardiology Available online 18 October 2017 – https://doi.org/10.1016/j.jacc.2017.09.019

ACC/AATS/AHA/ASE/EACTS/HVS/SCA/SCAI/SCCT/SCMR/STS 2017 Appropriate Use Criteria for the Treatment of Patients With Severe Aortic Stenosis: A Report of the American College of Cardiology Appropriate Use Criteria Task Force, American Association for Thoracic Surgery, American Heart Association, American Society of Echocardiography, European Association for Cardio-Thoracic Surgery, Heart Valve Society, Society of Cardiovascular Anesthesiologists, Society for Cardiovascular Angiography and Interventions, Society of Cardiovascular Computed Tomography, Society for Cardiovascular Magnetic Resonance, and Society of Thoracic Surgeons
Aortic Stenosis Writing Group, Robert O. Bonow, Alan S. Brown, Linda D. Gillam, Samir R. Kapadia, Clifford J. Kavinsky, Brian R. Lindman, Michael J. Mack, Vinod H. Thourani
Journal of the American College of Cardiology Available online 17 October 2017

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Profilassi del tromboembolismo venoso – linee guida Regione Toscana.

Posted by giorgiobertin su ottobre 23, 2017

Sono state pubblicate dalla Regione Toscana le linee guida sulla “Profilassi del tromboembolismo venoso“.
La malattia tromboembolica venosa o tromboembolismo venoso (TEV) è una delle patologie più comuni del sistema circolatorio. Il TEV prende origine da una trombosi venosa profonda (TVP) quando, all’interno di una vena profonda, generalmente degli arti inferiori, si forma un iniziale aggregato di piastrine cementato dalla fibrina, ovvero un trombo. Il distacco di frammenti dal trombo determina la formazione di emboli che, tramite le vie venose, possono raggiungere le camere destre del cuore e quindi il circolo polmonare, là dove la sezione del vaso è inferiore alla dimensione dell’embolo. Si realizza, così, la più temuta complicanza della trombosi venosa, ovvero l’embolia polmonare (EP).

Linee guida per la profilassi del tromboembolismo venoso

Questa nuova edizione delle linee guida della Regione Toscana sulla profilassi del tromboembolismo venoso è stata significativamente rinnovata rispetto alla prima edizione del 2011 ed è stata aggiornata la bibliografia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee guida per la profilassi del tromboembolismo venoso

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Linee guida sulla gestione del piede diabetico.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista JAMA a cura delle società: Society for Vascular Surgery (SVS), American Podiatric Medical Association, Society for Vascular Medicine, le linee guida sulla gestione del piede diabetico.

diabetic-foot

Per i pazienti affetti da diabete si raccomandano le ispezioni annuali dei piedi da parte dei medici specialistici e le istruzione dei pazienti e delle loro famiglie sulla cura preventiva del piede diabetico. Gli esami del piede in pazienti con diabete dovrebbero includere test per la neuropatia periferica utilizzando il test Semmes-Weinstein.

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of a Diabetic Foot
Theodore Hart; Ross Milner; Adam Cifu.
JAMA. 2017;318(14):1387-1388. doi:10.1001/jama.2017.11700

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Scoperto un gene responsabile dell’auto-riparazione del cuore dopo un infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2017

I ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston, Texas hanno scoperto un modo per invertire il grave grave problema dell’insufficienza cardiaca, una delle principali cause di morte per la malattia di cuore.
Il team coordinato dal prof.  James Martin ha verificato nei topi, che bloccando il gene chiamato Hippo, che impedisce alle cellule staminali di entrare in azione per riparare il tessuto lesionato, è possibile avviare il processo di guarigione del cuore rimasto danneggiato da un infarto.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature“.

Heart_attacks

Nel nostro studio abbiamo analizzato l’azione del gene Hippo, noto per impedire la moltiplicazione e rigenerazione delle cellule nel cuore degli adulti“, sottolinea il prof. Martin. “La sua attività, infatti, aumenta quando c’è un infarto. Lo abbiamo ‘silenziato’, in modo da stimolare il cuore a migliorare le sue funzioni“.
Nei topi con insufficienza cardiaca dopo che è stato bloccato il gene Hippo, nel giro di sei settimane il cuore danneggiato ha recuperato la sua funzione di pompaggio allo stesso livello di un cuore sano. Spegnendo questo gene quindi, osservano i ricercatori, da un lato si stimolano le cellule del muscolo cardiaco a moltiplicarsi e sopravvivere in un cuore danneggiato, e dall’altro lato si induce una modifica della fibrosi (cioè della cicatrizzazione).
Un ottimo risultato anche se serviranno però ulteriori studi per chiarire questo tipo di cambiamenti osservati.

Leggi abstract dell’articolo:
Hippo pathway deficiency reverses systolic heart failure after infarction
John P. Leach, Todd Heallen, Min Zhang, Mahdis Rahmani, Yuka Morikawa, Matthew C. Hill, Ana Segura, James T. Willerson & James F. Martin
Nature (2017) Published online 04 October 2017 doi:10.1038/nature24045

Fonte: Baylor College of Medicine di Houston

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Cellule staminali embrionali per trattare l’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2017

Utilizzando cellule staminali derivate dal cordone ombelicale (ottenuti da placenta umana), i ricercatori dell’Universidad de los Andes di Santiago, Cile, hanno migliorato la funzione del muscolo cardiaco in pazienti con insufficienza cardiaca, aprendo la strada per terapie non invasive.

Il team del Dott. Bartolucci ha condotto lo studio (Trial registration number: NCT01739777) confrontando i pazienti che avevano ricevuto un’iniezione endovenosa con cellule staminali da cordoni ombelicali, donati da madri sane che hanno portato la loro gravidanza a termine e hanno avuto un parto cesareo, con pazienti che avevano ricevuto un placebo. Nel gruppo delle cellule staminali, la terapia ha migliorato la capacità dei cuori di pompare il sangue anche ad un anno dopo il trattamento. La terapia con cellule staminali ha anche migliorato il funzionamento quotidiano e la qualità della vita dei pazienti trattati.

heart-stem-cells

Gli autori dello studio fanno notare che le ricerche precedenti per il trattamento dell’insufficienza cardiaca erano state condotte su cellule staminali derivate dal midollo osseo, per l’uso delle cellule staminali derivate da cordone ombelicale si tratta del primo studio.
Le cellule staminali embrionali non rappresentano nessuna preoccupazione dal punto di vista etico; inoltre non sono suscettibili di suscitare una risposta immunitaria negativa. Il trattamento, concludono gli autori è “fattibile e sicuro”.

I risultati – che sono stati pubblicati sulla rivista “Circulation Research“.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and Efficacy of the Intravenous Infusion of Umbilical Cord Mesenchymal Stem Cells in Patients With Heart Failure: A Phase 1/2 Randomized Controlled Trial (RIMECARD Trial)
Jorge G Bartolucci, Fernando J Verdugo, Paz L González, Ricardo E Larrea, Ema Abarzua, Carlos Goset, Pamela G Rojo, Ivan Palma, Ruben Lamich, Pablo A Pedreros, Gloria Valdivia, Valentina M Lopez, Carolina Nazzal, Francisca Alcayaga, Jimena Cuenca, Matthew J Brobeck, Amit N Patel, Fernando E Figueroa, Maroun Khoury
Circulation Research. September 15, 2017, Volume 121, Issue 7; https://doi.org/10.1161/CIRCRESAHA.117.310712

Trial registration numberNCT01739777

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Pharmastar: ebook del congresso ESC 2017.

Posted by giorgiobertin su settembre 19, 2017

A conclusione del Congresso mondiale di cardiologia ESC tenutosi a Barcellona dal 26 al 30 agosto 2017, Pharmastar ha raccolto in un ebook interattivo di 144 pagine, le news, articoli, interviste dell’evento.

CONGRESSO_ESC_2017

Ottima iniziativa consigliato a tutti i cardiologi.

Scarica e leggi il documento in full text:
ESC Congress – Barcelona 2017

Altre info: ESC Congress
Scientific Resources from ESC Congress

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ESC/EACTS: Linee guida per la gestione della malattia cardiaca valvolare.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS), in aggiornamento le linee guida sulla gestione della malattia cardiaca valvolare. Il precedente documento era datato 2012.

ESC-EATS

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 ESC/EACTS Guidelines for the management of valvular heart disease: The Task Force for the Management of Valvular Heart Disease of the European Society of Cardiology (ESC) and the European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS)
H Baumgartner, V Falk, JJ Bax, M Bon Bon, C Hamm, PJ Holm, B Iung, P Lancellotti, E Lansac, D Rodriguez Muñoz, R Rosenhek, J Sjögren, PT Mas, A Vahanian, TWalther, O Wendler, S Windecker, JL Zamorano
European Heart Journal, ehx391, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx391

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Depressione e attività cardiaca: dall’ECG un aiuto per lo screening.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

La ricerca del team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova (Claudio Gentili, Daniela Palomba e Simone Messerotti Benvenuti), in collaborazione con i bioingegneri del Centro di ricerca interdipartimentale “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, suggerisce un nuovo modo di guardare al rapporto tra indici elettrofisiologici e umore.

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Nel corso di una depressione sono riscontrabili delle alterazioni elettrofisiologiche misurabili con l’elettrocardiogramma che, se “rilette” attraverso una tecnica di analisi particolare, portano a individuare soggetti con alta probabilità di depressione.
Con l’aiuto di un software di machine learning, adattato alla nostra analisi dai colleghi dell’università di Pisa, abbiamo potuto stimare il grado di depressione in pazienti con patologia cardiovascolare attraverso una lettura attenta del loro elettrocardiogramma (ECG)” afferma Claudio Gentili docente di Psicologia clinica.

La relazione tra attività cardiaca e umore è molto stretta e dimostrata da numerosi lavori scientifici: i pazienti depressi hanno un rischio maggiore di sviluppare una patologia cardiovascolare e, viceversa, dopo un infarto il rischio di un episodio depressivo può aumentare – afferma la prof. Daniela Palomba. “Il nostro lavoro dimostra come l’approccio utilizzato permette da un lato analisi tarate sul singolo individuo, ma anche la possibilità di effettuare uno screening affidabile a livello del singolo paziente”.

Leggi abstract dell’articolo:
Assessing mood symptoms through heartbeat dynamics: An HRV study on cardiosurgical patients
Gentili, Claudio et al.
Journal of Psychiatric Research, article in press, Published online: August 26, 2017, http://dx.doi.org/10.1016/j.jpsychires.2017.08.018

Fonte: Dipartimento di Psicologia generale – Università di Padova

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SIPREC: Linee guida sul trattamento delle ipercolesterolemie.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

E’ stato pubblicato a cura della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) un “Documento di consenso sul trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato“.

docconsenso

Il documento si incentra largamente sulle recenti Linee Guida dell’European Society of Cardiology per la prevenzione delle malattie vascolari pubblicate nel 2016, sottolineando gli aspetti specifici che riguardano il nostro Paese, anche in rapporto alla etnia prevalente, agli aspetti demografici, alla distribuzione dei fattori di rischio, agli stili di vita ed alle abitudini dietetiche ed, infine, agli aspetti regolatori.

Il documento è rivolto, in particolar modo, ai medici di medicina generale, con l’intento di fornire indicazioni pratiche sulla gestione clinica e terapeutica di pazienti affetti da dislipidemia e, in particolare, in quelli affetti da ipercolesterolemia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Documento di consenso per il trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato
SIPREC Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare

Fonte: SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare)

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I carboidrati e non i grassi aumentano la mortalità cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

Un elevato apporto di carboidrati è associato a un aumentato del rischio di mortalità, mentre i lipidi non solo correlano con una minore mortalità totale, ma non si legano ad alcun aumento di morbilità o mortalità cardiovascolare.

Questi sono i risultati dello studio prospettico PURE, (Prospective Urban Rural Epidemiology) condotto su più di 135.000 persone in cinque continenti (18 paesi) seguite in media per 7,4 anni e valutate dal punto di vista alimentare da parte della McMaster University di Hamilton in Canada. La ricerca è stata pubblicata su due articoli della rivista “The Lancet“.

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Lo studio ha dimostrato che una dieta che include una moderata assunzione di grassi, frutta e verdura, ed evita elevati livelli di carboidrati, è associata a un minore rischio di morte.
La ricerca sui grassi dietetici ha scoperto che non sono associati a grandi malattie cardiovascolari, ma il consumo di grasso superiore è stato associato con una minore mortalità. Questo è stato visto per tutti i principali tipi di grassi (grassi saturi, grassi polinsaturi e grassi mono insaturi), con grassi saturi associati a un rischio di ictus inferiore.

I grassi totali e i singoli tipi di grasso non sono stati associati al rischio di attacchi di cuore o di morte a causa di malattie cardiovascolari.

Una diminuzione dell’assunzione di grassi ha portato automaticamente ad un aumento del consumo di carboidrati e le nostre scoperte potrebbero spiegare perché alcune popolazioni come i sud asiatici, che non consumano molto grassi ma consumano molti carboidrati, hanno tassi di mortalità più elevati” – spiega il prof. Mahshid Dehghan, autore principale dello studio.
Piuttosto che concentrarsi sulla riduzione dei grassi alimentari, le linee guida dovrebbero invece consigliare di ridurre i carboidrati” – concludono i ricercatori.

Nello stesso studio, pubblicato contemporaneamente da “The Lancet Diabetes and Endocrinology“, i ricercatori hanno esaminato l’impatto dei grassi e dei carboidrati sui lipidi nel sangue e sulla pressione sanguigna. Hanno scoperto che LDL (cosiddetto colesterolo “cattivo”) non è affidabile nel prevedere gli effetti del grasso saturo sugli eventi cardiovascolari futuri. Invece, il rapporto tra Apolipoprotein B (ApoB) e Apolipoprotein A1 (ApoA1) fornisce la migliore indicazione dell’impatto del grasso saturo sul rischio cardiovascolare.

Leggi abstracts degli articoli:
Fruit, vegetable, and legume intake, and cardiovascular disease and deaths in 18 countries (PURE): a prospective cohort study
Victoria Miller,…et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, …. et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Association of dietary nutrients with blood lipids and blood pressure in 18 countries: a cross-sectional analysis from the PURE study
Andrew Mente,…. et al.
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: August 29, 2017

Fonte: McMaster University di Hamilton

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Un farmaco riduce l’infiammazione e previene infarto, ictus e cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

I ricercatori del Center for Cardiovascular Disease Prevention-  Brigham and Women’s Hospital hanno presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia, che si tiene a Barcellona, Spagna dal 26 al 30 agosto, i risultati dello studio denominato CANTOS (Canakinumab Anti-inflammatory Thrombosis Outcomes Study) su un farmaco che potrebbe “spegnere” il processo infiammatorio.


Paul Ridker, MD recaps the results of the CANTOS trial – The Canakinumab Anti-Inflammatory Thrombosis Outcomes Study presented at ESC Congress 2017.

Dai risultati dello studio è emerso che il canakinumab, anticorpo monoclonale anti interleuchina 1β prodotto da Novartis, finora largamente impiegato nel trattamento di malattie infiammatorie autoimmuni come l’artrite reumatoide, potrebbe essere utile anche nella riduzione dell’infiammazione.

Nella sperimentazione il farmaco è stato somministrato ad oltre diecimila pazienti con infarto pregresso e alti livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità. I pazienti sono stati poi suddivisi in diversi gruppi e seguiti dai ricercatori per quattro anni: alcuni hanno ricevuto il trattamento con canakinumab, altri un placebo.

Alla fine del periodo d’osservazione è emerso che nel gruppo di pazienti che avevano ricevuto la cura anti infiammatoria c’era stata una diminuzione del 15% dell’incidenza del rischio vascolare, inclusi infarti e ictus, e si era ridotto del 30% il ricorso a interventi come bypass e altre pratiche chirurgiche cardiache. Ma non solo: anche il numero di morti per tumore, in particolare di quello ai polmoni, era diminuito.

Per la prima volta siamo stati in grado di dimostrare che una molecola è in grado di agire sull’infiammazione e può ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi, senza agire sui livelli di colesterolo”, ha affermato il prof. Ridker. Si apre forse una nuova sulla cardiologia cardiovascolare (video).

Leggi abstract degli articoli:
Anti-Inflammatory Therapy with Canakinumab for Atherosclerotic Disease
Ridker PM et al.
New England Journal of Medicine August 27, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1707914

Effects of Interleukin-1b Inhibition with Canakinumab on Incident Lung Cancer in Patients with Atherosclerosis: Exploratory Results from a Randomised Double-blind Placebo Controlled Trial
Prof Paul M Ridker, MD’Correspondence information about the author Prof Paul M RidkerEmail the author Prof Paul M Ridker, Jean G MacFadyen, BA, Tom Thuren, MD, Brendan M Everett, MD, Prof Peter Libby, MD*,, Prof Robert J Glynn, ScD* on behalf of the show CANTOS Trial Group†
Lancet Published: 27 August 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32247-X

CANTOS trial (ClinicalTrials.gov identifier: NCT01327846),

Fonte: Center for Cardiovascular Disease Prevention-  Brigham and Women’s Hospital

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ESC: Linee guida sull’infarto miocardico di elevazione del segmento ST.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2017

L’European Society of Cardiology (ESC) ha pubblicato le linee guida per la gestione dell’infarto miocardico acuto nei pazienti con sopra elevazione del tratto ST sulla rivista “European Heart Journal“.
Il documento è un aggiornamento di quello pubblicato nel 2012.

ESC_Logo

Scarica e leggi il documento in full text:
Acute Myocardial Infarction in patients presenting with ST-segment elevation (Management of)
ESC Clinical Practice Guidelines
Borja Ibanez, Stefan James,…..et al.
European Heart Journal, ehx393, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx393
Published: 26 August 2017

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ESC: Linee guida sulla diagnosi e trattamento delle malattie arteriose periferiche.

Posted by giorgiobertin su agosto 26, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’European Society of Cardiology (ESC) le linee guida sulla diagnosi e cura delle malattie arteriose periferiche. Il documento è pubblicato in contemporanea sulle riviste: “European Heart Journal” ed “European Journal of Vascular and Endovascular Surgery“.

Il documento aggiorna il precedente pubblicato nel 2011.

33.cover-EHJ

Scarica e leggi il documento in full text:
Peripheral Arterial Diseases (Diagnosis and Treatment of) – ESC Clinical Practice Guidelines
Victor Aboyans Jean-Baptiste Ricco…. et al.
European Heart Journal, ehx095, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx095

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AAP: Linee guida sull’ipertensione nei bambini e adolescenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 21, 2017

Le prime nuove linee guida sull’identificazione e il trattamento dell’alta pressione sanguigna nei bambini e negli adolescenti (dai 3 ai 18 anni) sono stati pubblicati dall’Accademia Americana di Pediatria (AAP) nel 2004. Ora un team di esperti ha provveduto all’aggiornamento a seguito delle prove derivanti da una revisione completa di quasi 15.000 studi pubblicati dal 2004.

Il trattamento di prima linea rimane il cambiamento nello stile di vita, in quanto vi è un’alta correlazione tra ipertensione e obesità. Quando non trattata, l’ipertensione di lunga data può danneggiare il cuore, i reni e il cervello.
Le nuove raccomandazioni consigliano di effettuare solamente misure di pressione sanguigna di routine a seguito delle visite annuali di prevenzione. Le linee guida pubblicate sulla rivista “Pediatrics“, sono state sviluppate attraverso l’armonizzazione con le linee guida per adulti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Clinical Practice Guideline for Screening and Management of High Blood Pressure in Children and Adolescents
Joseph T. Flynn, David C. Kaelber,…. et al.
Pediatrics 21 August 2017

Fonte: American Academy of Pediatrics

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E’ possibile la riparazione delle cellule cardiache danneggiate.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2017

Una nuova ricerca del Genome Institute of Singapore (GIS) e del National Health System System (NUHS) ha portato alla scoperta di un potenziale mezzo per attivare la guarigione delle cellule cardiache danneggiate. La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, potrebbe portare a nuove forme di trattamento per le malattie cardiache. Per la prima volta, i ricercatori hanno identificato un lungo acido ribonucleico non codificante (ncRNA) che regola i geni che controllano la capacità delle cellule cardiache di subire riparazioni o rigenerazioni.

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A differenza di molte altre cellule del corpo umano, le cellule del cuore non hanno la capacità di auto-ripararsi o rigenerarsi in modo efficace, rendendo gravi e debilitanti l’infarto e l’insufficienza cardiaca.
C’è sempre stato il sospetto che il cuore possieda la chiave per la propria capacità di guarigione, rigenerazione e riparazione, ma questa capacità sembra bloccarsi non appena il cuore ha passato il suo stadio di sviluppo”, ha spiegato il prof. Roger Foo. “Questa nuova ricerca è un passo significativo per sbloccare il pieno potenziale rigenerativo del cuore“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Single cardiomyocyte nuclear transcriptomes reveal a lincRNA-regulated de-differentiation and cell cycle stress-response in vivo
Kelvin See, Wilson L. W. Tan[…]Roger S. Foo
Nature Communications 8, 225 Published online: 09 August 2017

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ACC/AHA/HFSA: Aggiornate le linee guida sull’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su agosto 7, 2017

Dal 1980, l’American College of Cardiology (ACC) e l’American Heart Association (AHA) traducono le prove scientifiche in linee guida di pratiche cliniche con raccomandazioni per migliorare la salute cardiovascolare. Queste linee guida, basate su metodi sistematici per valutare e classificare le prove scientifiche, costituiscono una pietra miliare per una cura di qualità cardiovascolare. Il documento pubblicato il 6 agosto sulla rivista “Journal of the American College of Cardiology” aggiorna il precedente pubblicato nel 2013.

AHA-ACC

Questo aggiornamento mirato rappresenta la seconda parte di una pubblicazione in due step. La prima parte che è stata pubblicata come “2016 ACC/AHA/HFSA Aggiornato sulla nuova terapia farmacologica per insufficienza cardiaca” – J Am Coll Cardiol 68 : 1476 – 1488, ha introdotto le linee guida sulle nuove terapie, in particolare sull’uso di un inibitore dell’inibitore dell’angiotensina-neprilisina (ARNI) (Valsartan/sacubitril) e un modulatore di nodo sinusale (ivabradina). Documento pubblicato in contemporanea dalla “Società Europea di Cardiologia” – “2016 ESC Guidelines for the Diagnosis and Treatment of Acute and Chronic Heart Failure“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
2017 ACC/AHA/HFSA Focused Update of the 2013 ACCF/AHA Guideline for the Management of Heart Failure
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Failure Society of America
Clyde W. Yancy, Mariell Jessup, Biykem Bozkurt, Javed Butler, Donald E. Casey Jr., Monica M. Colvin, Mark H. Drazner, Gerasimos S. Filippatos, Gregg C. Fonarow, Michael M. Givertz, Steven M. Hollenberg, JoAnn Lindenfeld, Frederick A. Masoudi, Patrick E. McBride, Pamela N. Peterson, Lynne Warner Stevenson, Cheryl Westlake
JACC Volume 70, Issue 6, August 2017 DOI: 10.1016/j.jacc.2017.04.025

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SIGN: Linee guida sulla riabilitazione cardiaca.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2017

Sono state aggiornate a cura di SIGN (Scottish Intercollegiate Guidelines Network) due importanti le linee guida. La prima è sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari, la seconda sulla riabilitazione cardiaca.

SIGN-149-150

Scarica e leggi i documenti in full text:

SIGN guideline 150: Cardiac rehabilitation

SIGN guideline 149: Risk estimation and the prevention of cardiovascular disease

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Scoperto come riparare le mutazioni genetiche negli embrioni umani.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Gli scienziati dell’Oregon Health & Science University – OHSU e del Salk Institute, hanno dimostrato in modo efficace che è possibile utilizzare uno strumento per la modifica del gene per correggere una mutazione genetica causata da malattie negli embrioni umani e fermare il passaggio alle generazioni future.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature,  si è concentrato sulla mutazione genetica che causa la cardiomiopatia ipertrofica, una comune malattia genetica del cuore che può causare improvvisa morte cardiaca e insufficienza cardiaca.

La nuova tecnica utilizza lo strumento di modifica genetica CRISPR per individuare e riparare una mutazione che causa la malattia e impedirgli che possa essere ereditata dalle generazioni successive. Questa è la prima volta che gli scienziati hanno testato con successo il metodo sulle uova umane donate alla ricerca clinica (video1) (video2).

First Safe Repair of Gene in Human Embryos

CRISPR, che sta per ripetere regolare e ripetuta palindromica regolarmente interspacita, ha promesso di correggere le mutazioni nel genoma umano per prevenire la malattia genetica. Utilizzando un enzima chiamato Cas9, è possibile tagliare una sequenza specifica di bersaglio su un gene mutante.

Il nuovo studio ha scoperto che gli embrioni umani effettivamente riparano queste interruzioni nel gene mutante usando la normale copia di questo gene da un secondo genitore come modello. Gli embrioni risultanti contengono ora copie riparate, senza mutazioni di questo gene. La tecnica è già stata utilizzata negli animali per la generazione di modelli mutanti. Tuttavia, il nuovo studio è il primo a dimostrare che la tecnica può essere usata negli embrioni umani per convertire i geni mutanti in normali.

Le ricerche condotte in questo studio hanno aderito a linee guida internazionali e da ulteriori comitati ad hoc istituiti per la revisione scientifica ed etica. La notizia l’avevamo anticipata in un post su questo blog del 27 luglio 2017.

Leggi abstract dell’articolo:
Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos
Hong Ma,Nuria Marti-Gutierrez, Sang-Wook Park, Jun Wu, Yeonmi Lee,……Juan Carlos Izpisua Belmonte,Paula Amato,Jin-Soo Kim, Sanjiv Kaul & Shoukhrat Mitalipov
Nature (2017) doi:10.1038/nature23305 Published online 02 August 2017

Fonti: Oregon Health & Science University – OHSU  –   Salk Institute

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Structural Heart: The Journal of the Heart Team.

Posted by giorgiobertin su luglio 20, 2017

Il The Cardiovascular Research Foundation (CRF) ha pubblicato on line il primo numero di una nuova rivista di cardiologia: Structural Heart: The Journal of the Heart Team.

structural heart

E’ un giornale internazionale rivolto a coloro che si occupano della diagnosi e del trattamento delle malattie delle valvole cardiache, del miocardio e dei grandi vasi, nonché delle malattie cardiache congenite.

Accedi alla rivista:
Structural Heart

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Creato un cuore artificiale morbido.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

I ricercatori svizzeri dell’ETH ( Eidgenössische Technische Hochschule Zürich) hanno sviluppato un cuore di silicio morbido [soft total artificial heart (sTAH)] che assomiglia al cuore umano nell’aspetto e nella funzione.
Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un cuore artificiale approssimativamente uguale a quello del paziente e che imita il cuore umano il più vicino possibile nella forma e nella funzione“, afferma il professor Cohrs.

Testing a soft artificial heart

Il cuore artificiale morbido è stato creato dal silicone usando una tecnica di fusione in cera e stampa 3D; Pesa 390 grammi e ha un volume di 679 cm3. “È un monoblocco in silicone con una struttura interna complessa“, spiega Cohrs. “Questo cuore artificiale ha un ventricolo destro e uno sinistro, proprio come un vero cuore umano, anche se non sono separati da un setto ma da una camera aggiuntiva. Questa camera è gonfiata e sgonfiata da aria pressurizzata ed è necessaria per pompare il sangue liquido dalle camere, sostituendo così la contrazione muscolare del cuore umano” (video).

I ricercatori hanno sviluppato un ambiente di test che simula il sistema cardiovascolare umano includendo anche l’uso di un fluido con viscosità comparabile con il sangue umano.

I risultati degli esperimenti sono pubblicati sulla rivista scientifica “Artificial Organs“.

Leggi abstract dell’articolo:
A Soft Total Artificial Heart—First Concept Evaluation on a Hybrid Mock Circulation.
Cohrs, N. H., Petrou, A., Loepfe, M., Yliruka, M., Schumacher, C. M., Kohll, A. X., Starck, C. T., Schmid Daners, M., Meboldt, M., Falk, V. and Stark, W. J.
Artificial Organs First published: 10 July 2017 – doi:10.1111/aor.12956

Fonte: ETH

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La carenza di ferro può aumentare il rischio di malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

Le persone con bassi livelli di ferro possono essere a maggior rischio di malattie cardiache. Ad affermarlo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Imperial College London e dell’University College London, pubblicato sulla rivista “Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology“.

heart-and-arteries
New research suggests that low levels of iron may lead to coronary artery disease.

I ricercatori hanno usato un metodo chiamato randomizzazione Mendeliana per cercare di stabilire se esiste un collegamento diretto o causale tra i livelli di ferro e il rischio di malattia coronarica (CAD), [un tipo di malattia cardiovascolare (CVD) in cui le arterie intasate riducono l’apporto di sangue al cuore].

Utilizzando dati genomici da un database pubblico, il team ha analizzato i dati di più di 48.000 persone per verificare l’impatto delle varianti genetiche sullo stato del ferro delle persone. Si sono concentrati su tre punti del genoma in cui una singola differenza di lettere nel DNA chiamata singolo nucleotide polimorfismo (SNP) può leggermente aumentare o ridurre lo stato di ferro di una persona. Hanno scoperto che coloro che avevano SNP per lo stato di ferro più elevato avevano un rischio minore di CAD.

I nostri risultati hanno implicazioni potenziali per la salute pubblica“, afferma il prof. Gill. “Proprio come quando i livelli di colesterolo di qualcuno sono alti, noi diamo loro una statina, potrebbe benissimo essere che se i livelli di ferro sono bassi, potremmo dare loro una tavoletta di ferro per ridurre al minimo il rischio di malattie cardiovascolari“.

Il mantenimento del ferro a un livello ottimale è molto importante poiché sia ​​i livelli di ferro bassi che elevati possono portare a malattie” – afferma il professor Surjit Kaila Srai dell’Università di Londra.

Leggi abstract dell’articolo:
The Effect of Iron Status on Risk of Coronary Artery Disease – A Mendelian Randomization Study
Dipender Gill, Fabiola Del Greco M., Ann P. Walker, Surjit K.S. Srai, Michael A. Laffan, Cosetta Minelli
Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology. 2017; https://doi.org/10.1161/ATVBAHA.117.309757
Originally published July 6, 2017

Fonte: Imperial College London

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Colorante vegetale può sopprimere l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2017

La luteina, una sostanza nutriente che si trova in diverse verdure e frutta colorata, può sopprimere l’infiammazione, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della Università di Linkoping, in Svezia. I risultati, pubblicati sulla rivista “Atherosclerosis”, suggeriscono che la luteina stessa ha effetti anti-infiammatori in pazienti con malattia coronarica.

luteina

Precedenti ricerche hanno suggerito che la nostra dieta influenza i processi infiammatori nel corpo. Un gruppo di sostanze che possono essere interessanti sono i carotenoidi, una grande famiglia di coloranti naturali liposolubili presenti nella frutta e verdura. Il beta-carotene e il licopene sono tra le sostanze più noti di questa famiglia. Diversi studi precedenti hanno dimostrato che i livelli di carotenoidi sono inversamente correlati con marcatori di infiammazione.

Il nostro studio conferma che un particolare carotenoide, la luteina, può sopprimere l’infiammazione a lungo termine nei pazienti con malattia coronarica. Abbiamo anche dimostrato che la luteina viene assorbita e immagazzinata dalle cellule del sistema immunitario nel sangue“, spiega la prof.ssa Rosanna Chung.

I ricercatori hanno misurato i livelli di sei carotenoidi più comuni nel sangue di 193 pazienti con malattia coronarica. Allo stesso tempo, hanno misurato il livello di infiammazione nel sangue utilizzando il marcatore infiammatoria interleuchina-6. Dai risultati è emerso che più alto è il livello di luteina nel sangue, più basso è il livello di IL-6. I ricercatori studieranno ora se una maggiore assunzione di alimenti ricchi di luteina ha un effetto positivo sul sistema immunitario nei pazienti con malattia coronarica. Ricordiamo che verdure con foglie verde scuro, come spinaci, sono particolarmente ricchi di luteina.

Leggi abstract dell’articolo:
Lutein exerts anti-inflammatory effects in patients with coronary artery disease
Rosanna W.S. Chung, Per Leanderson, Anna K. Lundberg, Lena Jonasson
Atherosclerosis, Volume 262, July 2017, Pages 87-93

Fonte: Department of Medical and Health Sciences, Linköping University

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