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Posts Tagged ‘cardiologia’

Linee guida sullo shock cardiogeno.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of American Heart Association” le linee guida aggiornate sullo shock cardiogeno.

jaha3.2019

Lo shock cardiogeno è una condizione medica molto grave, che insorge molto spesso a seguito di un infarto del miocardio e si caratterizza per una ridotta capacità ventricolare.
L’incapacità del cuore di contrarsi e pompare il sangue come dovrebbe fa sì che i tessuti e gli organi del corpo non vengano adeguatamente irrorati (ipoperfusione) e ossigenati (ipossia). Da ciò derivano le manifestazioni tipiche dello shock cardiogeno, che comprendono ipotensione, oliguria e dispnea.

Scarica e leggi il documento in full text:
Cardiogenic Shock
Cyrus Vahdatpour, David Collins, and Sheldon Goldberg
Journal of American Heart Association, 5 apr 2019 https://doi.org/10.1161/JAHA.119.011991

Linee guida correlate:
Contemporary Management of Cardiogenic Shock: A Scientific Statement From the American Heart Association – Circulation
Contemporary Management of Cardiogenic Shock

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La sicurezza dei tipi di Anestesia in Cardiochirurgia.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2019

Uno studio multicentrico pubblicato sulla prestigiosa rivista “The New England Journal of Medicine dimostra  che non c’è alcuna differenza fra i due tipi di anestesia (anestesia volatile (o inalatoria) – intravenosa) dal punto di vista della sicurezza.
La ricerca, condotta in 36 centri e 13 paesi con un coinvolgimento di 5.400 pazienti, è stata coordinata interamente da medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Si tratta di uno degli studi più grandi mai condotti su questo argomento.

Anestesia

Negli anni, ricerche pre-cliniche e meta-analisi hanno suggerito di preferire, negli interventi al cuore, l’anestesia inalatoria rispetto a quella intravenosa per le sue conseguenze farmacologiche positive, come la riduzione di infarto miocardico. Lo scopo della ricerca è stato quello di verificare l’effettiva differenza fra i due tipi di anestesia generale nelle operazioni di bypass aortocoronarico, monitorando la mortalità a un anno dei pazienti ed eventuali reazioni avverse all’anestesia.
Anestesia volatile e intravenosa sono, quindi, ugualmente sicure.

I risultati dello studio verranno presentati a Brussels il 19-22 marzo durante la 39esima edizione del congresso ISICEM (International Symposium on Intensive Care and Emergency Medicine).

Leggi abstract dell’articolo:
Volatile Anesthetics versus Total Intravenous Anesthesia for Cardiac Surgery
Giovanni Landoni, M.D., Vladimir V. Lomivorotov, M.D., Ph.D., Caetano Nigro Neto, M.D., Ph.D., Fabrizio Monaco, M.D., Vadim V. Pasyuga, M.D., Nikola Bradic, M.D., Rosalba Lembo, M.Sc., Gordana Gazivoda, M.D., Valery V. Likhvantsev, M.D., Ph.D., Chong Lei, M.D., Ph.D., Andrey Lozovskiy, M.D., Nora Di Tomasso, M.D., et al., for the MYRIAD Study Group
NEJM March 19, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1816476

(Funded by the Italian Ministry of Health; MYRIAD ClinicalTrials.gov number, NCT02105610.)

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Bevande zuccherate legate a malattie cardiovascolari e tassi più elevati di cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 24, 2019

Un nuovo studio apparso sulla rivista “Circulation“, ha dimostrato che quando le persone consumano più bevande zuccherate hanno un rischio più elevato di morte a seguito di malattie cardiovascolari e un tasso più alto di sviluppare il cancro.
Per comprendere questa associazione, i ricercatori hanno esaminato i dati di 37.716 uomini nello studio di follow-up e 80.647 donne. Dopo aver controllato i fattori dietetici, l’attività fisica e il BMI, il team ha stabilito che queste bevande zuccherine erano associate a tassi di mortalità più elevati da malattie cardiovascolari (CVD) e a tassi di cancro più elevati.

drinks

L’acqua potabile al posto delle bevande zuccherate è una scelta salutare che potrebbe contribuire alla longevità”, afferma il prof. Vasanti Malik.
L’AHA suggerisce dal punto di vista nutrizionale, di evitare gli zuccheri aggiunti. Questo non include solo bevande zuccherate, ma anche cibi, dato che lo zucchero aggiunto può davvero aumentare nel corso della giornata e portare a effetti indesiderati.

Questi risultati sono coerenti con i noti effetti avversi dell’elevato apporto di zuccheri sui fattori di rischio metabolici e la forte evidenza che bere bevande zuccherate aumenta il rischio di diabete di tipo 2, a sua volta un importante fattore di rischio per morte prematura“, spiega Walter Willett.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-Term Consumption of Sugar-Sweetened and Artificially Sweetened Beverages and Risk of Mortality in US Adults
Vasanti S. Malik , Yanping Li , An Pan , Lawrence De Koning , Eva Schernhammer , Walter C. Willett , and Frank B. Hu
Circulation. 2019 Originally published 18 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.118.037401

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ACC/AHA: linee guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2019

Le linee guida aggiornate pubblicate dall’American College of Cardiology (ACC) e dall’American Heart Association (AHA) non modificano la raccomandazione nell’uso dell’aspirina nella prevenzione secondaria e dimostrano che c’è ancora un ruolo nell’aspirina nella prevenzione primaria.
L’aspirina continua ad essere il trattamento cardine per la prevenzione di eventi cardiovascolari secondari (prevenzione secondaria). Per coloro che hanno già avuto un infarto, ictus o altri eventi cardiovascolari, la sospensione di un regime di aspirina senza la guida di un medico potrebbe aumentare il rischio di un altro attacco cardiaco del 63% e un ictus ischemico del 40%.


A working group of Johns Hopkins Medicine cardiologists, including Dr. Erin Michos, American Heart Association (AHA) and American College of Cardiology (ACC) colleagues have released updated guidelines for clinicians and patients on the primary prevention of cardiovascular disease.

Per quanto riguarda l’esercizio fisico, le linee guida di prevenzione primaria includono raccomandazioni, basate su recenti linee guida del governo federale, secondo cui gli adulti dovrebbero impegnarsi in almeno 150 minuti a settimana di attività fisica a intensità moderata o 75 minuti a settimana ad un ritmo vigoroso.
Una vita sana, con la dieta e l’esercizio“, affermano i ricercatori, “è la principale linea di difesa nella prevenzione delle malattie cardiache”.

Queste nuove raccomandazioni sono state presentate al 2019 ACC 68th Annual Scientific Session and Expo il 17 marzo 2019 (video) e pubblicate su “Circulation“.

Scarica e leggi il documento in full text:
2019 ACC/AHA Guideline on the Primary Prevention of Cardiovascular Disease
WRITING COMMITTEE MEMBERS, Donna K. Arnett, Roger S. Blumenthal, Michelle A. Albert,……..Federico Gentile, Barbara Riegel, Zachary D. Goldberger, Duminda N. Wijeysundera
Journal of the American College of Cardiology Mar 2019, 26029; DOI: 10.1016/j.jacc.2019.03.010

2019 ACC/AHA Guideline on the Primary Prevention of Cardiovascular Disease: Executive Summary
WRITING COMMITTEE MEMBERSDuminda N. Wijeysundera, et al.

Fonti: AHA newsACC

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Consumo elevato di uova aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2019

Un ampio studio sulla medicina nord-occidentale riporta che gli adulti che mangiano molte uova con un aumento del colesterolo nella dieta hanno avuto un rischio significativamente più elevato di malattie cardiovascolari e morte per qualsiasi causa.

egg

Il messaggio importante riguarda il colesterolo, che si trova ad alto contenuto nelle uova e in particolare di tuorli“, ha detto la prof.ssa Norrina Allen del Department of Preventive Medicine, Northwestern University Feinberg School of Medicine, Chicago, Illinois.Come parte di una sana dieta, la gente ha bisogno di consumare poche quantità di colesterolo. Le persone che consumano meno colesterolo hanno un minor rischio di malattie cardiache“.

I tuorli d’uovo sono una delle fonti più ricche di colesterolo alimentare tra tutti i cibi comunemente consumati. Un uovo di grandi dimensioni ha 186 milligrammi di colesterolo.
Lo ha esaminato i dati aggregati di 29.615 adulti statunitensi, razzialmente ed etnicamente diversi, provenienti da sei studi prospettici di coorte per un periodo fino a 31 anni di follow-up (25 Marzo, 1985, e 31 Agosto, 2016). I risultati indicano che le attuali raccomandazioni delle linee guida alimentari statunitensi per il colesterolo e le uova nella dieta potrebbero dover essere rivalutate.

Le persone dovrebbero mantenere bassa l’assunzione di colesterolo nella dieta riducendo cibi ricchi di colesterolo come uova e carne rossa nella dieta.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Associations of Dietary Cholesterol or Egg Consumption With Incident Cardiovascular Disease and Mortality
Victor W. Zhong, Linda Van Horn, Marilyn C. Cornelis et al.
JAMA. 2019;321(11):1081-1095. doi:10.1001/jama.2019.1572

Editorial
Association of Egg Consumption and Dietary Cholesterol With Cardiovascular Disease Risk

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Un nuovo farmaco per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2019

Un nuovo farmaco orale che abbassa efficacemente il colesterolo sembra destinato all’approvazione clinica. Le ultime prove del farmaco hanno dimostrato che è sicuro se usato in combinazione con statine.

Il nuovo studio, pubblicato su “The New England Journal of Medicine“, è il più grande studio condotto ad oggi per testare l’efficacia dell’acido bempedoico, che deve ancora essere approvato in Europa.

NEJMoa1803917

Il farmaco orale impedisce la capacità del corpo di creare colesterolo e potrebbe essere assunto in concomitanza con i trattamenti esistenti con statine dei pazienti, oltre ad agire come trattamento per coloro che non sono in grado di assumere statine a causa di effetti collaterali avversi o interazioni con altri farmaci.
Lo studio ha coinvolto 2230 pazienti, 1488 dei quali hanno assunto acido bempedoico e 742 un placebo. I pazienti provenivano da una serie di paesi, dal Regno Unito e dalla Germania alla Polonia, al Canada e agli Stati Uniti.

Un secondo studio pubblicato dal New England Journal of Medicine ha utilizzato i dati di 654.783 persone per studiare gli effetti a lungo termine dell’acido bempedoico.

Lo studio ha rintracciato i marcatori genetici per determinare i potenziali effetti dell’inibizione dell’enzima lyase ATP-citrato con acido bempedoico. È stato quindi confrontato con l’enzima che le statine solitamente inibiscono, 3-idrossi-3-metilglutaril-coenzima A reduttasi (HMGCR).

Sappiamo che ridurre i livelli di colesterolo è fondamentale per ridurre il rischio di infarto e ictus” – afferma il prof. Kausik Ray “Il nostro ultimo studio mostra che l’acido bempedoico può essere aggiunto ai molti trattamenti disponibili per abbassare il colesterolo”.
“Si tratta di una nuova classe di farmaci che potrebbero essere somministrati a pazienti che stanno già assumendo statine e potrebbero essere di aiuto per ridurre ulteriormente i loro livelli di colesterolo e quindi a ridurre potenzialmente il rischio di infarti e ictus”.

Leggi il full text degli articoli:

Safety and Efficacy of Bempedoic Acid to Reduce LDL Cholesterol
Kausik K. Ray, M.D., M.Phil., Harold E. Bays, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Narendra D. Lalwani, Ph.D., M.B.A., LeAnne T. Bloedon, M.S., R.D., Lulu R. Sterling, Ph.D., Paula L. Robinson, M.S., and Christie M. Ballantyne, M.D. for the CLEAR Harmony Trial
N Engl J Med 2019; 380:1022-1032 March 14, 2019 DOI: 10.1056/NEJMoa1803917

CLEAR Harmony ClinicalTrials.gov number, NCT02666664

Mendelian Randomization Study of ACLY and Cardiovascular Disease
Brian A. Ference, M.D., Kausik K. Ray, M.D., Alberico L. Catapano, Ph.D., Thatcher B. Ference, Stephen Burgess, Ph.D., David R. Neff, D.O., Clare Oliver-Williams, Ph.D., Angela M. Wood, Ph.D., Adam S. Butterworth, Ph.D., Emanuele Di Angelantonio, M.D., John Danesh, D.Phil., John J.P. Kastelein… et al.
N Engl J Med 2019; 380:1033-1042 DOI: 10.1056/NEJMoa1806747

EDITORIAL MAR 14, 2019
Human Genetics and Drug Development
M.V. Holmes

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AHA: linee guida sulla misurazione della pressione arteriosa.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2019

La misurazione accurata della pressione sanguigna (BP) è essenziale per la diagnosi e la gestione dell’ipertensione, un importante fattore di rischio per malattie cardiache e ictus. La versione aggiornata della dichiarazione scientifica AHA sulle misurazioni della pressione arteriosa nell’uomo menziona l’uso di dispositivi oscillometrici per ridurre gli errori umani associati all’approccio auscultatorio. Questi dispositivi utilizzano un sensore di pressione elettronico all’interno del bracciale per la pressione sanguigna, che permettono un’accurata misurazione della pressione sanguigna riducendo gli errori umani.

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I ricercatori presentano una carrellata di considerazioni particolari relative alla misurazione della pressione arteriosa nei bambini, nelle donne in gravidanza, negli anziani, nei pazienti obesi e in caso di aritmia.

Tra le altre cose, i nuovi dispositivi oscillometrici automatici possono ottenere più misurazioni con la semplice pressione di un pulsante, ed è quindi molto semplice fare una media per stimare al meglio la pressione sanguigna” afferma il prof. Muntner (video).

La dichiarazione, che aggiorna una precedente dichiarazione sull’argomento pubblicato nel 2005, fornisce una panoramica di ciò che è attualmente noto sulla misurazione della pressione arteriosa, e sostiene le raccomandazioni del 2017 American College of Cardiology/American Heart Association Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation and Management of High Blood Pressure

Leggi abstract dell’articolo:
Measurement of Blood Pressure in Humans: A Scientific Statement From the American Heart Association
Paul Muntner, Daichi Shimbo, Robert M. Carey, Jeanne B. Charleston, Trudy Gaillard, Sanjay Misra, Martin G. Myers, Gbenga Ogedegbe, Joseph E. Schwartz, Raymond R. Townsend, Elaine M. Urbina, Anthony J. Viera, William B. White, Jackson T. Wright Jr.
Hypertension 4 Mar 2019 https://doi.org/10.1161/HYP.0000000000000087

Fonte: https://newsroom.heart.org

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L’inquinamento atmosferico danneggia lo sviluppo cardiovascolare fetale.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2019

Le particelle microscopiche nell’inquinamento atmosferico inalate dalle donne incinte possono danneggiare lo sviluppo cardiovascolare fetale, secondo uno studio dei ricercatori del Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy.

CT

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cardiovascular Toxicology“, ha rilevato che all’inizio del primo trimestre e alla fine del terzo trimestre c’erano finestre critiche durante le quali le sostanze inquinanti influiscono maggiormente sui sistemi cardiovascolari della madre e del feto.

Questi risultati suggeriscono che le donne incinte, le donne in età fertile che possono essere incinte e quelle sottoposte a trattamenti di fertilità dovrebbero evitare aree note per l’alto inquinamento atmosferico o rimanere in ambienti chiusi in giornate di smog per ridurre la loro esposizione“, ha detto Phoebe Stapleton, assistente professore alla Rutgers Ernest Mario School of Pharmacy. “Le donne incinte dovrebbero anche prendere in considerazione il monitoraggio della qualità dell’aria interna ai locali”.

Ciò che una madre inala influenza il sistema circolatorio del feto, che si adatta costantemente per fornire un adeguato flusso di sangue al feto man mano che cresce. L’esposizione a questi inquinanti può restringere i vasi sanguigni, restringendo il flusso di sangue verso l’utero e privando il feto di ossigeno e sostanze nutritive, questo può causare una crescita e uno sviluppo ritardati. Può anche portare a complicazioni di gravidanza comuni, come la restrizione della crescita intrauterina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Effect of Gestational Age on Maternofetal Vascular Function Following Single Maternal Engineered Nanoparticle Exposure
S. B. FournierS. KallontziL. FabrisC. LoveP. A. Stapleton
Cardiovascular Toxicology pp 1–13 First Online 07 February 2019 https://doi.org/10.1007/s12012-019-09505-0

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Linee guida sul trattamento delle malattie cardiovascolari correlate all’HIV.

Posted by giorgiobertin su marzo 6, 2019

Le persone infette dall’HIV vivono più a lungo a causa di terapie efficaci, ora però questi pazienti hanno iniziato a incontrare nuovi rischi da disturbi legati all’età comuni nella popolazione generale, compresa la malattia cardiovascolare (CVD).
Per affrontare queste problematiche nella cura clinica, nell’ultimo numero del Canadian Journal of Cardiology è stata presenta una guida aggiornata per cardiologi e altri medici che trattano questa popolazione di pazienti.

La stragrande maggioranza dei pazienti con HIV è ben trattata conterapia antiretrovirale (ART), tuttavia, rimane il rischio aumentato di CVD. “Stiamo imparando che anche dopo la soppressione del virus nel sangue con questi agenti più recenti, c’è un aumento dell’infiammazione e dei cambiamenti nel sistema immunitario che mettono questi individui a un rischio più elevato di attacchi cardiaci. Il virus dell’HIV si nasconde ancora in alcune parti del il corpo come l’intestino probabilmente porta a questi cambiamenti problematici“, osserva il dott. Feinstein.
Dobbiamo migliorare la nostra capacità di prevedere il rischio di futuri eventi cardiovascolari nelle persone affette da HIV, così da poter identificare chi trarrà beneficio dall’avvio di terapie già disponibili” – concludono i ricercatori.

Il dott. Hsue ritiene che i meccanismi cellulari che sono alla base dell’aterosclerosi “ordinaria” possano essere amplificati nei pazienti HIV. “A livello molecolare, monociti/macrofagi, reattività piastrinica e attivazione delle cellule immunitarie possono essere intensificati nel contesto dell’HIV e contribuire all’aterosclerosi associata all’HIV“.

cardiovascular-issues-in-treating-patients-with-HIV_1

Acquired Immunodeficiency and Heart Disease 
Guest Editors: Girish Dwivedi, MD, DM, PhD, Priscilla Hsue, MD, and David Waters, MD
Canadian Journal of Cardiology, volume 35, issue 3 (March 2019) published by Elsevier.
www.onlinecjc.ca/issue/S0828-282X(18)X0016-6

The featured articles are:“Introduction to Cardiovascular Issues in HIV,” by David D. Waters, MD and Priscilla Y. Hsue, MD (https://doi.org/10.1016/j.cjca.2018.12.009).
Author contact: David D. Waters at David.Waters@ucsf.edu

Mechanisms of Cardiovascular Disease in the Setting of HIV Infection,” by Priscilla Y. Hsue, MD (https://doi.org/10.1016/j.cjca.2018.12.024).
Author contact: Priscilla Y. Hsue at Priscilla.Hsue@ucsf.edu
This study was funded by NIH (K24AI112393).

Coronary Artery Disease Manifestations in HIV: What, How, and Why,” by Arjun Sinha, MD, MS, and Matthew J. Feinstein, MD, MS (https://doi.org/10.1016/j.cjca.2018.11.029).
Author contact: Matthew J. Feinstein at matthewjfeinstein@northwestern.edu
Dr. Feinstein reports grant funding from the American Heart Association (16 FTF 31200010) and the National Institutes of Health (P30 AI 117943 Administrative Supplement).

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AHA/ACC/HRS: linee guida 2019 sulla fibrillazione atriale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2019

Le società American College of Cardiology/American Heart Association/Heart Rhythm Society, hanno pubblicato le linee guida del 2019 per la gestione dei pazienti con fibrillazione atriale (AFib). La pubblicazione è avvenuta contemporaneamente sulle riviste: Circulation, Journal of the American College of Cardiology ed Heart Rhythm.

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Una sezione delle nuove linee guida è orientata ai professionisti che guidano l’intero spettro della medicina, concentrandosi sull’uso di nuovi fluidificanti del sangue o anticoagulanti nelle persone con fibrillazione atriale. Le nuove linee guida aiutano a determinare come e quando utilizzare questi nuovi agenti, anche in una situazione che comporta un intervento chirurgico.
Un’altra parte sezione del documento affronta la gestione della fibrillazione atriale in diversi scenari, come i pazienti che hanno sviluppato attacchi di cuore. Nella parte finale del documento viene presa in considerazione l’importanza della perdita di peso e della gestione del peso nel migliorare i risultati nelle persone con AFib. Negli ultimi anni, ci sono sempre più prove che suggeriscono che la modificazione dello stile di vita, come la perdita di peso e l’attività fisica, possono ridurre la frequenza e l’onere di AFib.

Scarica e leggi il documento in full text:
2019 AHA/ACC/HRS Focused Update of the 2014 AHA/ACC/HRS Guideline for the Management of Patients With Atrial FibrillationA Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Rhythm Society
Craig T. January, L. Samuel Wann, Hugh Calkins, Lin Y. Chen, Joaquin E. Cigarroa, Joseph C. Cleveland, Patrick T. Ellinor, Michael D. Ezekowitz, Michael E. Field, Karen L. Furie, Paul A. Heidenreich, Katherine T. Murray, Julie B. Shea, Cynthia M. Tracy, Clyde W. Yancy
Journal of the American College of Cardiology Jan 2019, 25873; DOI: 10.1016/j.jacc.2019.01.011

Fonte: Press release American College of Cardiology

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Tromboembolismo venoso acuto, diagnosi con PET/CT.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2019

Uno studio condotto sull’uomo e pubblicato sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine” riporta che la nuova tomografia ad emissione di positroni/tracciante per tomografia computerizzata (PET/CT) 18F-GP1 ha mostrato un’eccellente qualità dell’immagine e un alto tasso di rilevamento per la diagnosi di tromboembolia venosa acuta (TEV). Ben tollerata nei pazienti, la PET/TC 18F-GP1 ha anche identificato coaguli di sangue nelle vene distali della gamba sotto il ginocchio, dove l’imaging convenzionale presenta dei limiti.


New PET/CT Imaging Agent Shows Promise for Better Diagnosis of Acute Venous Thromboembolism

L’imaging convenzionale con ecografia, venografia TC o angiografia polmonare TC è tipicamente incapace di distinguere i tromboemboli vecchi da tromboemboli nuovi e potenzialmente instabili“, ha affermato il prof. Dae Hyuk Moon, dell’Università di Ulsan College of Medicine nella Repubblica di Corea. “Il tracciante 18F-GP1 utilizzato in questo studio offre la capacità unica di rilevare, caratterizzare e tracciare trombi appena formati che presentano un alto rischio di embolizzazione e ulteriori complicazioni.

Conclude il prof. Moon: “Sebbene gli studi attuali siano preliminari, la PET/TC 18F-GP1 può fornire non solo una localizzazione anatomica più accurata, ma anche informazioni sul rischio di crescita o embolizzazione del coagulo, che può portare a cambiamenti nell’intervento clinico nei confronti del singolo paziente.VIDEO

Leggi abstract del’articolo:
Glycoprotein IIb/IIIa Receptor Imaging with 18F-GP1 PET for Acute Venous Thromboembolism: An Open-Label, Nonrandomized, Phase 1 Study
Chanwoo Kim ……..Dae Hyuk Moon
J Nucl Med February 1, 2019 vol. 60 no. 2 244-249. DOI: 10.2967/jnumed.118.212084

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Adrenalina e vasopressina per l’arresto cardiaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2019

Una revisione sistematica pubblicata sulla Cochrane Librray da parte dei ricercatori del Department of Emergency Medicine, University of Western Australia, ha dato una risposta alla domanda: “I farmaci adrenalina o vasopressina migliorano la sopravvivenza in caso di arresto cardiaco?”.

L’arresto cardiaco si verifica quando il cuore di qualcuno improvvisamente smette di battere. Senza alcun trattamento, la morte si verifica in pochi minuti. I trattamenti che hanno dimostrato di funzionare in arresto cardiaco comprendono la rianimazione cardiopolmonare e il rilascio di una scarica elettrica (defibrillazione). Se questi trattamenti non funzionano, vengono iniettati farmaci come adrenalina e vasopressina (di solito in una vena) per provare a riavviare il cuore. Le prime prove scientifiche che hanno portato al loro uso provenivano in gran parte da piccoli studi sugli animali. Mentre alcuni studi sull’uomo hanno dimostrato che questi farmaci possono aiutare a ricominciare il cuore inizialmente, la ricerca suggerisce anche che potrebbero avere effetti dannosi sul cervello.

adrenalina

I ricercatori hanno identificato 26 studi clinici randomizzati, che hanno coinvolto 21.704 partecipanti,  hanno esaminato l’effetto dell’adrenalina e/o della vasopressina sulla sopravvivenza del paziente dopo un arresto cardiaco verificatosi in ospedale e fuori dall’ospedale. Gli studi hanno evidenziato che l’adrenalina è efficace nel riavviare il cuore e aiutare le persone al recupero. Tuttavia, non ci sono prove che i due farmaci abbiano migliorato la sopravvivenza con un buon esito neurologico.

Né l’adrenalina ad alte dosi né l’aggiunta di vasopressina hanno migliorato gli esiti dei pazienti dopo l’arresto cardiaco. La dose standard di adrenalina può riattivare il cuore e migliorare la sopravvivenza alla dimissione dall’ospedale, ma non è necessariamente buona a migliorare i risultati neurologici. Sembra che l’adrenalina faccia bene al cuore ma non al cervello.” – concludono i ricercatori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Adrenaline and vasopressin for cardiac arrest.
Finn J, Jacobs I, Williams TA, Gates S, Perkins GD.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 1. Art. No.: CD003179. DOI: 10.1002/14651858.CD003179.pub2.

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L’attività fisica riduce la mortalità nei pazienti con diabete.

Posted by giorgiobertin su gennaio 15, 2019

Ai pazienti con diabete di tipo 2 deve essere prescritta l’attività fisica per controllare lo zucchero nel sangue e migliorare la salute del cuore. Questa è una delle raccomandazioni contenute nel documento di sintesi dell’European Association of Preventive Cardiology (EAPC), una branca dell’European Society of Cardiology (ESC), pubblicato sull'”European Journal of Preventive Cardiology“.

Lo stile di vita sedentario e le diete malsane sono i fattori determinanti del crescente numero di pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari come attacchi cardiaci”, ha detto il primo autore il dott. Hareld Kemps. “Il diabete raddoppia il rischio di mortalità, ma per i pazienti più allenati il rischio diminuisce. Sfortunatamente, la maggior parte dei pazienti non si impegna in programmi di allenamento.
Ci sono anche passi che i pazienti possono prendere senza prima aver bisogno di consultare un medico, come interrompere il tempo di seduta e fare esercizi moderati come camminare e andare in bicicletta“.

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L’esercizio fisico aiuta anche a ridurre la pressione sanguigna e i lipidi sanguigni nocivi. Il dott. Kemps dichiara: “Non posso sottolineare abbastanza quanto sia efficace anche un piccolo aumento di attività a beneficio dei pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiaci. L’interruzione della seduta con brevi periodi di deambulazione migliora il controllo del glucosio, mentre due ore di camminata vivace alla settimana riducono il rischio di ulteriori problemi cardiaci“.

Leggi abstract dell’articolo:
Exercise training for patients with type 2 diabetes and cardiovascular disease: What to pursue and how to do it. A Position Paper of the European Association of Preventive Cardiology (EAPC)
Kemps, H., Kränkel, N., Dörr, M., Moholdt, T., Wilhelm, M., Paneni, F., … Guazzi, M.
Eur J Prev Cardiol. First Published January 14, 2019. DOI: 10.1177/2047487318820420.

Fonte: European Association of Preventive Cardiology (EAPC)

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Rapporto 2018 sull’ictus in Italia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2019

Nel nostro Paese ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione.


Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.

I costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti.

Scarica e leggi il documento in full text
Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive

Fonte: Panorama Sanità

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ACC/AHA/HRS: Linee guida sulla Bradicardia e disturbi di conduzione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2019

Al recente congresso dell’American Heart Association sono state presentate le nuove linee guida ACC/AHA/HRS sulla valutazione e il trattamento della Bradicardia e dei disturbi di conduzione.

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una trattazione del documento è stata riservata ai disturbi respiratori del sonno che, assieme alle bradicardie notturne, sono ormai estremamente comuni. Nelle linee guida si sottolinea come il trattamento delle apnee ostruttive del sonno può non solo ridurre l’incidenza di alcune aritmie (quale la fibrillazione atriale), ma anche contribuire a ridurre la mortalità e morbidità cardiovascolare.

Scarica e leggi il documento in full text:
2018 ACC/AHA/HRS Guideline on the Evaluation and Management of Patients With Bradycardia and Cardiac Conduction Delay
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Rhythm Society
Fred M. Kusumoto , Mark H. Schoenfeld , Coletta Barrett , James R. Edgerton , Kenneth A. Ellenbogen , Michael R. Gold , Nora F. Goldschlager , Robert M. Hamilton , José A. Joglar , Robert J. Kim , Richard Lee , Joseph E. Marine , Christopher J. McLeod , Keith R. Oken , Kristen K. Patton , Cara N. Pellegrini , Kimberly A. Selzman , Annemarie Thompson , and Paul D. Varosy
Journal of the American College of Cardiology 2018; DOI: 10.1016/j.jacc.2018.10.044.

Fonte: American College of Cardiology 

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Sostanza naturale contro l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 6, 2019

Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio Di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed ha dimostrato che l’estratto di spirulina ha la capacità di contrastare l’ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni.

spirulina

I ricercatori hanno infatti scoperto un peptide SP6 (una molecola composta da aminoacidi, come le proteine, ma molto piccola) che si è rivelato capace di provocare un rilassamento delle arterie e di portare a un’azione antipertensiva. Gli esperimenti, riportati sulla rivista “Hypertension“, sono stati condotti sia in laboratorio su arterie isolate che su modelli animali di ipertensione.

Sappiamo – dice il prof. Carmine Vecchione, Professore nell’Università di Salerno presso l’I.R.C.C.S. Neuromed – che i pazienti ipertesi hanno spesso un difetto nel naturale processo di regolazione dell’endotelio (la parete interna dei vasi sanguigni) da parte dell’ossido nitrico. La molecola da noi individuata nell’estratto di spirulina agisce in modo positivo proprio su questo meccanismo. Saranno naturalmente necessarie ulteriori ricerche, ma SP6 potrebbe rappresentare un adiuvante naturale alle comuni terapie farmacologiche per migliorare la funzione endoteliale e, quindi, combattere l’ipertensione”.

Leggi abstract dell’articolo:
Novel Potent Decameric Peptide of Spirulina platensis Reduces Blood Pressure Levels Through a PI3K/AKT/eNOS-Dependent Mechanism
Albino Carrizzo, Giulio Maria Conte, Eduardo Sommella, Antonio Damato, Mariateresa Ambrosio, Marina Sala, Maria Carmina Scala, Rita Patrizia Aquino, Massimiliano De Lucia, Michele Madonna, Francesca Sansone, Carmine Ostacolo, Mario Capunzo, Serena Migliarino, Sebastiano Sciarretta, Giacomo Frati, Pietro Campiglia, Carmine Vecchione
HYPERTENSION AHA.118.11801, originally publishedDecember 31, 2018

Fonte: IRCCS Neuromed

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Consumo di carne rossa e sviluppo di malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su dicembre 10, 2018

I ricercatori del Department of Cardiovascular Medicine, Cleveland Clinic, Ohio, USA, hanno scoperto nuovi meccanismi che dimostrano perché e quanto regolarmente mangiare carne rossa possa aumentare il rischio di malattie cardiache, e il ruolo dei batteri intestinali in questo processo. In particolare sul lavoro pubblicato sull'”European Heart Journal, i ricercatori hanno scoperto che una dieta ricca di carne rossa come fonte proteica primaria aumenta significativamente i livelli di TMAO circolanti (trimetilammina N-ossido – un sottoprodotto di batteri intestinali formatosi durante la digestione), rispetto alle diete con carne bianca o non di carne come fonti proteiche.
Il TMAO viene prodotto quando i batteri intestinali digeriscono colina, lecitina e carnitina, sostanze nutritive che sono abbondanti in prodotti animali come carne rossa e fegato e altri prodotti animali e alcune bevande energetiche e integratori.

Alti livelli di TMAO nel sangue (studio condotto su 113 partecipanti) hanno dimostrato di essere un potente strumento per prevedere i futuri rischi di attacco di cuore, ictus e morte, in base alle ricerche precedenti condotte dallo stesso team di ricercatori guidati dal Dr. Hazen.


Research Uncovers another Red Meat Heart Disease Link

In un altro studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, il dott. Hazen e il suo gruppo di ricerca hanno rivelato un potenziale nuovo bersaglio per prevenire le malattie cardiovascolari perforando in profondità un percorso microbico intestinale che converte la carnitina in TMAO.

È straordinario che vegani e vegetariani riescano a malapena a produrre il TMAO dalla carnitina alimentare“. “La nuova sorprendente scoperta sul percorso indotto dall’ingestione di carnitina, anche se fornita solo come supplemento in forma di capsula, fornisce importanti approfondimenti sui nuovi interventi per inibire il TMAO, che può aiutare a ridurre i rischi per le malattie cardiovascolari“, ha detto il dott. Hazen (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Impact of chronic dietary red meat, white meat, or non-meat protein on trimethylamine N-oxide metabolism and renal excretion in healthy men and women
Zeneng Wang Nathalie Bergeron Bruce S Levison Xinmin S Li Sally Chiu Xun Jia Robert A Koeth Lin Li Yuping Wu W H Wilson Tang Ronald M Krauss Stanley L Hazen
European Heart Journal, ehy799, Published: 10 December 2018 https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy799

l-Carnitine in omnivorous diets induces an atherogenic gut microbial pathway in humans
Robert A. Koeth, … , Jose Carlos Garcia-Garcia, Stanley L. Hazen
J Clin Invest. 2018. Published December 10, 2018 https://doi.org/10.1172/JCI94601.

Fonte: Department of Cardiovascular Medicine, Cleveland Clinic, Ohio, USA

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Un cerotto di staminali per riparare il cuore dopo infarto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2018

Un team internazionale di scienziati provenienti da Cina e Stati Uniti, ha ingegnerizzato una patch di microaghi integrata con cellule cardiache stromali (MN-CSC) per la rigenerazione cardiaca terapeutica dopo infarto miocardico acuto.

patch-cuore-infarto
A cardiac cell-integrated microneedle patch (blue) on an injured heart for repair. Credit: Ke Cheng/Zhen Gu

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno cercato di applicare le cellule staminali al muscolo cardiaco danneggiato per guarirlo, ma tale ricerca non ha progredito bene. Le cellule staminali devono essere iniettate nel muscolo e raramente si integrano. In questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno applicato una patch microaghi alle aree danneggiate per introdurre le cellule staminali e consentire la crescita delle cellule del muscolo cardiaco (miociti).

I ricercatori hanno testato la patch su ratti e suini e riferiscono che ha ridotto la morte cellulare e promosso anche la crescita dei miociti, con conseguente generazione di nuovo tessuto muscolare cardiaco.
I ricercatori osservano che non hanno riscontrato alcun effetto collaterale inaspettato: la patch è biocompatibile e funziona come previsto. Prima di passare ai test sugli esseri umani, progettano di esplorare dei metodi per applicare una patch che non implichi un intervento chirurgico a cuore aperto e di rendere la patch dissolvibile.

Leggi abstract dell’articolo:
Cardiac cell–integrated microneedle patch for treating myocardial infarction
BY JUNNAN TANG, JINQIANG WANG, KE HUANG, YANQI YE, TENG SU, LI QIAO, MICHAEL TAYLOR HENSLEY, THOMAS GEORGE CARANASOS, JINYING ZHANG, ZHEN GU, KE CHENG
SCIENCE ADVANCES 28 NOV 2018 :EAAT9365 DOI:10.1126/sciadv.aat9365

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Le infezioni potrebbero scatenare malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

I ricercatori dell’Università del Minnesota a Minneapolis hanno trovato un rischio più elevato di eventi coronarici durante i 3 mesi successivi a un’infezione. La risposta immunitaria del corpo, suggeriscono, potrebbe spiegare perché le infezioni “scatenano” infarto e ictus.
Il termine malattia cardiovascolare (CVD) copre una serie di condizioni: da infarto e malattie cardiache a ictus, ipertensione e insufficienza cardiaca.

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Il nuovo studio, pubblicato sul “Journal of American Heart Association“, analizza il legame tra infezioni e eventi cardiovascolari avversi.
Il Dr. Lakshminarayan e colleghi hanno esaminato 1.312 persone che hanno avuto un evento coronarico come un attacco di cuore o infarto del miocardio e le hanno confrontate con 727 persone che avevano avuto un ictus ischemico. I ricercatori hanno cercato infezioni che queste persone hanno sviluppato fino a 1-2 anni prima dell’evento cardiovascolare. Le infezioni più comunemente riportate sono state infezioni del tratto urinario , polmonite e infezioni respiratorie.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che circa il 37% dei partecipanti con malattie cardiache aveva sviluppato un’infezione nei 3 mesi precedenti l’evento coronarico. Tra le persone con ictus, questo numero era quasi del 30 percento.

Nelle prime 2 settimane dopo l’infezione, il rischio di ictus o infarto è stato il più alto. “Durante un’infezione“, spiega il Dr. Lakshminarayan,”il sistema immunitario del corpo produce più globuli bianchi per combatterlo. Tuttavia, questa risposta immunitaria rende anche più piccoli i globuli rossi, chiamati piastrine, più appiccicosi. In un corpo sano, il ruolo delle piastrine è quello di legarsi a un vaso sanguigno danneggiato e creare un coagulo di sangue. Questo è molto utile per le infezioni accidentali ad esempio, ma troppe piastrine o piastrine troppo appiccicose possono aumentare il rischio di coaguli di sangue“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Inpatient and Outpatient Infection as a Trigger of Cardiovascular Disease: The ARIC Study
Logan T. Cowan Pamela L. Lutsey James S. Pankow Kunihiro Matsushita Junichi Ishigami Kamakshi Lakshminarayan
Journal of the American Heart Association. 2018;7:e009683 DOI:10.1161/JAHA.118.009683

See Editorial by Santos‐Gallego et al.

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C-CHANGE: linee guida cardiovascolari per la medicina generale.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2018

Il C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) canadese ha pubblicato sulla rivista “CMAJ” in aggiornamento le linee guida cardiovascolari per la medicina generale. Il documento aggiorna il precedente datato 2014. L’aggiornamento del 2018 alla linea guida C-CHANGE comprende un totale di 77 raccomandazioni provenienti dai nove gruppi di linee guida, tra cui 52 raccomandazioni che sono state aggiunte o aggiornate di recente.

CMAJ40.cover

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update.
Tobe S, Stome J et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: http://www.cmaj.ca/content/190/40/E1192

L’aggiornamento completo delle linee guida C-CHANGE 2018 è disponibile nell’appendice 1, all’indirizzo www.cmaj.ca/lookup/suppl/doi:10.1503/cmaj.180194/-/DC1 .

Tobe SW ,Stone JA ,Walker KM ,et al. Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE): 2014 . CMAJ 2014 ; 186 : 1299 – 305. FREE Full Text

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ASH: nuove linee guida sul tromboembolismo venoso.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ American Society of Hematology le nuove linee guida sul tromboembolismo venoso.
Il tromboembolismo venoso (VTE), si riferisce ai coaguli di sangue nelle vene, è un problema di salute pubblica molto diffuso e di ampia portata che può causare disabilità e morte. Nonostante nuove e efficaci opzioni di prevenzione e trattamento, il VTE rimane una minaccia ancora sottovalutata.

ASH-VTE

Le linee guida sulla pratica clinica ASH sul tromboembolismo venoso – sono pubblicati sulla rivista “Blood Advance”. La pubblicazione riguarda i primi sei capitoli dei dieci programmati. Sono in sviluppo altri quattro capitoli.
I 10 capitoli di linee guida cliniche basati sull’evidenza:
Profilassi per pazienti ospedalizzati e non ospedalizzati
Diagnosi di TEV
Gestione ottimale della terapia anticoagulante
Trombocitopenia indotta da eparina
TEV nel contesto della gravidanza
– Trattamento della TEV pediatrica
– Trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare (anticipata nel 2019)
– TEV in pazienti con cancro (previsto nel 2019)
– Trombofilia (anticipata nel 2019)
– Prevenzione della TEV nei pazienti chirurgici (anticipata nel 2019)

Leggi e scarica il full text:
New clinical practice guidelines for venous thromboembolism
Evidence-based guidelines to drive improved care for patients with blood clots
Blood Advances November 27, 2018; 2 (22)

Fonte:  American Society of Hematology

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Diabete tipo 2: risultati positivi per un nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

Segnaliamo i risultati positivi del farmaco Dapagliflozin (Forxiga) nello studio di fase III DECLARE (Dapagliflozin Effect on Cardiovascular Events) – TIMI 58, presentati all’American Heart Association (AHA) a Chicago e contestualmente pubblicati sul “New England Journal of Medicine“.

dapagliflozin

Dapaglifozin ha mostrato risultati positivi sugli outcome cardiovascolari nello studio DECLARE, il più ampio studio mai condotto sugli outcome cardiovascolari (CVOT) per un inibitore di SGLT2, mostrando una riduzione significativa delle ospedalizzazioni dovute a scompenso cardiaco o morte cardiovascolare in una vasta popolazione di pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Lo studio DECLARE-TIMI 58 ha confermato il buon profilo di sicurezza di dapagliflozin, raggiungendo l’endpoint primario di non inferiorità rispetto a placebo e dimostrando di non aumentare gli eventi MACE (major adverse cardiovascular events).

Il Prof. Stefano Del Prato, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa ha commentato: “Questi risultati sono clinicamente rilevanti per i 3 milioni di pazienti che in Italia sono affetti da diabete di tipo 2 e che hanno un rischio da 2 a 5 volte più grande di scompenso cardiaco e malattia cardiovascolare rispetto ai soggetti non diabetici. Lo scompenso cardiaco è la prima causa di ospedalizzazione in Italia e dopo 5 anni dalla diagnosi solo il 50% dei pazienti con scompenso cardiaco sopravvive. Per questo i risultati dello studio DECLARE, ottenuti in una popolazione molto vicina a quella che vediamo normalmente nei nostri ambulatori, rivestono un particolare interesse e sottolineano la necessità di andare oltre l’obiettivo del controllo glicemico per un approccio più integrato del diabete e delle sue complicanze cardiache e renali“.

Dapagliflozin and Cardiovascular Outcomes in Type 2 Diabetes
Stephen D. Wiviott, M.D., Itamar Raz, M.D., Marc P. Bonaca…. et al.
NEJM November 10, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1812389

DECLARE–TIMI 58 ClinicalTrials.gov number, NCT01730534.

Dapagliflozin

 

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Malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer sono geneticamente collegati.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

La genetica può predisporre alcune persone sia al morbo di Alzheimer sia ad alti livelli di lipidi nel sangue come il colesterolo, una caratteristica comune delle malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dagli scienziati della UC San Francisco e della Washington University School of Medicine a St. Louis.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Acta Neuropathologica” ha analizzato dati genome-wide di oltre 1,5 milioni di individui, rendendolo uno dei più grandi studi di sempre sulla genetica dell’Alzheimer. Per identificare le varianti genetiche che conferiscono il rischio sia di malattie cardiovascolari che di morbo di Alzheimer, i ricercatori hanno usato tecniche statistiche.

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In the largest genetic study of Alzheimer’s disease, researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis and the University of California, San Francisco, have found that genes that increase risk of cardiovascular disease also heighten the risk for Alzheimer’s.

I risultati hanno consentito ai ricercatori di identificare 90 punti nel genoma in cui specifiche varianti del DNA hanno aumentato la probabilità combinata dei pazienti di sviluppare sia il morbo di Alzheimer che i livelli ematici di molecole lipidiche, compresi HDL e colesterolo LDL e trigliceridi, che sono fattori di rischio comuni per le malattie cardiovascolari.

Gli autori sperano che i risultati portino a un miglioramento della diagnosi precoce e potenzialmente nuove strategie di prevenzione per la malattia di Alzheimer. “Se siamo in grado di identificare il sottoinsieme di individui la cui salute cardiovascolare e cerebrale è collegata geneticamente, pensiamo che ci sia la possibilità che la riduzione dei livelli lipidici nel sangue possa ridurre il rischio di sviluppare demenza in età avanzata”. afferma il prof. Broce-Diaz.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissecting the genetic relationship between cardiovascular risk factors and Alzheimer’s disease
Iris J. Broce et al.
Acta Neuropathologica (2018). DOI: 10.1007/s00401-018-1928-6

Fonti: University of California San Francisco – Washington University School of Medicine a St. Louis

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Nuove linee guida sulla gestione del colesterolo.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2018

L’esposizione ad alti livelli di colesterolo nel corso della vita può aumentare il rischio di infarto o ictus e nuove linee guida scientifiche dicono che la gestione di questa sostanza cerosa e grassa nel sangue dovrebbe essere una preoccupazione per tutte le età.

Un gruppo di 24 esperti in scienze e salute dell’American Heart Association e di altre 11 organizzazioni sanitarie ha redatto le raccomandazioni scientifiche delle linee guida per persone con condizioni e rischi molto specifici. In particolare si raccomanda un approccio graduale che include statine, ezetimibe e inibitori di PCSK9 in pazienti con CVD pregressa ad alto rischio per un altro evento.

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Le linee guida, pubblicate sabato sulla rivista “Circulation”, hanno lo scopo di aiutare gli operatori sanitari a prevenire, diagnosticare e trattare il colesterolo alto.
La nuova guida richiede anche valutazioni del rischio più personalizzate di quelle delineate nella versione precedente, che è stata pubblicata nel 2013. Un target LDL <70 mg/dL è raccomandato per alcuni pazienti ad alto rischio.
Non c’è un obiettivo ideale per LDL nella popolazione generale, ma in linea di principio, più basso è meglio è“, ha detto il presidente dell’AHA Ivor Benjamin, direttore del Cardiovascular Center presso il Medical College of Wisconsin.

Scarica e leggi il documento in full text:
AHA/ACC/AACVPR/AAPA/ABC/ACPM/ADA/AGS/APhA/ASPC/NLA/PCNA Guideline on the Management of Blood Cholesterol
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Scott M. Grundy , Neil J. Stone , Alison L. Bailey , Craig Beam , Kim K. Birtcher , Roger S. Blumenthal , Lynne T. Braun , Sarah de Ferranti , Joseph Faiella-Tommasino… et al.
Circulation. 2018;0:CIR.0000000000000625 – Published: November 10, 2018

Supplemental materials are available with this article at https://www.ahajournals.org/doi/suppl/10.1161/CIR.0000000000000625.

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Gli ACE-inibitori aumentano il rischio di cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2018

Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione, pubblicato sul “British Medical Journal“, dimostra che l’uso di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) per abbassare la pressione arteriosa si associa a un rischio globale di cancro del polmone aumentato del 14% rispetto alla terapia antipertensiva con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB).

Per i pazienti che avevano assunto ACE-inibitori per 5 anni, il rischio di cancro del polmone era aumentato del 22% rispetto a quelli che avevano assunto ARB. L’aumento del rischio di cancro del polmone ha raggiunto il picco del 31% per i pazienti che hanno assunto ACE-inibitori per 10 anni o più.

cancro_polmone    ace

Lo studio: 335.135 pazienti sono stati trattati con ACE-inibitori: il ramipril è stato prescritto nel 26% dei pazienti, il lisinopril nel 12% e il perindopril nel 7% dei pazienti. Un totale di 29.008 pazienti sono stati trattati con ARB e 101.637 hanno ricevuto sia ACE-inibitori sia ARB.

Certamente sono necessari ulteriori studi per confermare le nostre scoperte, che devono avere un follow-up sufficiente, dato l’effetto a lungo termine osservato nel nostro studio” specificano i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
Angiotensin converting enzyme inhibitors and risk of lung cancer: population based cohort study
Hicks Blánaid M, Filion Kristian B, Yin Hui, Sakr Lama, Udell Jacob A, Azoulay Laurent et al.
BMJ 2018; 363 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k4209 (Published 24 October 2018)

Fonte: Pharmastar

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