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Posts Tagged ‘cardiologia’

L’attività fisica riduce la mortalità nei pazienti con diabete.

Posted by giorgiobertin su gennaio 15, 2019

Ai pazienti con diabete di tipo 2 deve essere prescritta l’attività fisica per controllare lo zucchero nel sangue e migliorare la salute del cuore. Questa è una delle raccomandazioni contenute nel documento di sintesi dell’European Association of Preventive Cardiology (EAPC), una branca dell’European Society of Cardiology (ESC), pubblicato sull'”European Journal of Preventive Cardiology“.

Lo stile di vita sedentario e le diete malsane sono i fattori determinanti del crescente numero di pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari come attacchi cardiaci”, ha detto il primo autore il dott. Hareld Kemps. “Il diabete raddoppia il rischio di mortalità, ma per i pazienti più allenati il rischio diminuisce. Sfortunatamente, la maggior parte dei pazienti non si impegna in programmi di allenamento.
Ci sono anche passi che i pazienti possono prendere senza prima aver bisogno di consultare un medico, come interrompere il tempo di seduta e fare esercizi moderati come camminare e andare in bicicletta“.

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L’esercizio fisico aiuta anche a ridurre la pressione sanguigna e i lipidi sanguigni nocivi. Il dott. Kemps dichiara: “Non posso sottolineare abbastanza quanto sia efficace anche un piccolo aumento di attività a beneficio dei pazienti con diabete di tipo 2 e problemi cardiaci. L’interruzione della seduta con brevi periodi di deambulazione migliora il controllo del glucosio, mentre due ore di camminata vivace alla settimana riducono il rischio di ulteriori problemi cardiaci“.

Leggi abstract dell’articolo:
Exercise training for patients with type 2 diabetes and cardiovascular disease: What to pursue and how to do it. A Position Paper of the European Association of Preventive Cardiology (EAPC)
Kemps, H., Kränkel, N., Dörr, M., Moholdt, T., Wilhelm, M., Paneni, F., … Guazzi, M.
Eur J Prev Cardiol. First Published January 14, 2019. DOI: 10.1177/2047487318820420.

Fonte: European Association of Preventive Cardiology (EAPC)

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Rapporto 2018 sull’ictus in Italia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2019

Nel nostro Paese ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione.


Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.

I costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti.

Scarica e leggi il documento in full text
Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive

Fonte: Panorama Sanità

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ACC/AHA/HRS: Linee guida sulla Bradicardia e disturbi di conduzione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2019

Al recente congresso dell’American Heart Association sono state presentate le nuove linee guida ACC/AHA/HRS sulla valutazione e il trattamento della Bradicardia e dei disturbi di conduzione.

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una trattazione del documento è stata riservata ai disturbi respiratori del sonno che, assieme alle bradicardie notturne, sono ormai estremamente comuni. Nelle linee guida si sottolinea come il trattamento delle apnee ostruttive del sonno può non solo ridurre l’incidenza di alcune aritmie (quale la fibrillazione atriale), ma anche contribuire a ridurre la mortalità e morbidità cardiovascolare.

Scarica e leggi il documento in full text:
2018 ACC/AHA/HRS Guideline on the Evaluation and Management of Patients With Bradycardia and Cardiac Conduction Delay
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Rhythm Society
Fred M. Kusumoto , Mark H. Schoenfeld , Coletta Barrett , James R. Edgerton , Kenneth A. Ellenbogen , Michael R. Gold , Nora F. Goldschlager , Robert M. Hamilton , José A. Joglar , Robert J. Kim , Richard Lee , Joseph E. Marine , Christopher J. McLeod , Keith R. Oken , Kristen K. Patton , Cara N. Pellegrini , Kimberly A. Selzman , Annemarie Thompson , and Paul D. Varosy
Journal of the American College of Cardiology 2018; DOI: 10.1016/j.jacc.2018.10.044.

Fonte: American College of Cardiology 

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Sostanza naturale contro l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 6, 2019

Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio Di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed ha dimostrato che l’estratto di spirulina ha la capacità di contrastare l’ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni.

spirulina

I ricercatori hanno infatti scoperto un peptide SP6 (una molecola composta da aminoacidi, come le proteine, ma molto piccola) che si è rivelato capace di provocare un rilassamento delle arterie e di portare a un’azione antipertensiva. Gli esperimenti, riportati sulla rivista “Hypertension“, sono stati condotti sia in laboratorio su arterie isolate che su modelli animali di ipertensione.

Sappiamo – dice il prof. Carmine Vecchione, Professore nell’Università di Salerno presso l’I.R.C.C.S. Neuromed – che i pazienti ipertesi hanno spesso un difetto nel naturale processo di regolazione dell’endotelio (la parete interna dei vasi sanguigni) da parte dell’ossido nitrico. La molecola da noi individuata nell’estratto di spirulina agisce in modo positivo proprio su questo meccanismo. Saranno naturalmente necessarie ulteriori ricerche, ma SP6 potrebbe rappresentare un adiuvante naturale alle comuni terapie farmacologiche per migliorare la funzione endoteliale e, quindi, combattere l’ipertensione”.

Leggi abstract dell’articolo:
Novel Potent Decameric Peptide of Spirulina platensis Reduces Blood Pressure Levels Through a PI3K/AKT/eNOS-Dependent Mechanism
Albino Carrizzo, Giulio Maria Conte, Eduardo Sommella, Antonio Damato, Mariateresa Ambrosio, Marina Sala, Maria Carmina Scala, Rita Patrizia Aquino, Massimiliano De Lucia, Michele Madonna, Francesca Sansone, Carmine Ostacolo, Mario Capunzo, Serena Migliarino, Sebastiano Sciarretta, Giacomo Frati, Pietro Campiglia, Carmine Vecchione
HYPERTENSION AHA.118.11801, originally publishedDecember 31, 2018

Fonte: IRCCS Neuromed

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Consumo di carne rossa e sviluppo di malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su dicembre 10, 2018

I ricercatori del Department of Cardiovascular Medicine, Cleveland Clinic, Ohio, USA, hanno scoperto nuovi meccanismi che dimostrano perché e quanto regolarmente mangiare carne rossa possa aumentare il rischio di malattie cardiache, e il ruolo dei batteri intestinali in questo processo. In particolare sul lavoro pubblicato sull'”European Heart Journal, i ricercatori hanno scoperto che una dieta ricca di carne rossa come fonte proteica primaria aumenta significativamente i livelli di TMAO circolanti (trimetilammina N-ossido – un sottoprodotto di batteri intestinali formatosi durante la digestione), rispetto alle diete con carne bianca o non di carne come fonti proteiche.
Il TMAO viene prodotto quando i batteri intestinali digeriscono colina, lecitina e carnitina, sostanze nutritive che sono abbondanti in prodotti animali come carne rossa e fegato e altri prodotti animali e alcune bevande energetiche e integratori.

Alti livelli di TMAO nel sangue (studio condotto su 113 partecipanti) hanno dimostrato di essere un potente strumento per prevedere i futuri rischi di attacco di cuore, ictus e morte, in base alle ricerche precedenti condotte dallo stesso team di ricercatori guidati dal Dr. Hazen.


Research Uncovers another Red Meat Heart Disease Link

In un altro studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, il dott. Hazen e il suo gruppo di ricerca hanno rivelato un potenziale nuovo bersaglio per prevenire le malattie cardiovascolari perforando in profondità un percorso microbico intestinale che converte la carnitina in TMAO.

È straordinario che vegani e vegetariani riescano a malapena a produrre il TMAO dalla carnitina alimentare“. “La nuova sorprendente scoperta sul percorso indotto dall’ingestione di carnitina, anche se fornita solo come supplemento in forma di capsula, fornisce importanti approfondimenti sui nuovi interventi per inibire il TMAO, che può aiutare a ridurre i rischi per le malattie cardiovascolari“, ha detto il dott. Hazen (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Impact of chronic dietary red meat, white meat, or non-meat protein on trimethylamine N-oxide metabolism and renal excretion in healthy men and women
Zeneng Wang Nathalie Bergeron Bruce S Levison Xinmin S Li Sally Chiu Xun Jia Robert A Koeth Lin Li Yuping Wu W H Wilson Tang Ronald M Krauss Stanley L Hazen
European Heart Journal, ehy799, Published: 10 December 2018 https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy799

l-Carnitine in omnivorous diets induces an atherogenic gut microbial pathway in humans
Robert A. Koeth, … , Jose Carlos Garcia-Garcia, Stanley L. Hazen
J Clin Invest. 2018. Published December 10, 2018 https://doi.org/10.1172/JCI94601.

Fonte: Department of Cardiovascular Medicine, Cleveland Clinic, Ohio, USA

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Un cerotto di staminali per riparare il cuore dopo infarto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2018

Un team internazionale di scienziati provenienti da Cina e Stati Uniti, ha ingegnerizzato una patch di microaghi integrata con cellule cardiache stromali (MN-CSC) per la rigenerazione cardiaca terapeutica dopo infarto miocardico acuto.

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A cardiac cell-integrated microneedle patch (blue) on an injured heart for repair. Credit: Ke Cheng/Zhen Gu

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno cercato di applicare le cellule staminali al muscolo cardiaco danneggiato per guarirlo, ma tale ricerca non ha progredito bene. Le cellule staminali devono essere iniettate nel muscolo e raramente si integrano. In questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno applicato una patch microaghi alle aree danneggiate per introdurre le cellule staminali e consentire la crescita delle cellule del muscolo cardiaco (miociti).

I ricercatori hanno testato la patch su ratti e suini e riferiscono che ha ridotto la morte cellulare e promosso anche la crescita dei miociti, con conseguente generazione di nuovo tessuto muscolare cardiaco.
I ricercatori osservano che non hanno riscontrato alcun effetto collaterale inaspettato: la patch è biocompatibile e funziona come previsto. Prima di passare ai test sugli esseri umani, progettano di esplorare dei metodi per applicare una patch che non implichi un intervento chirurgico a cuore aperto e di rendere la patch dissolvibile.

Leggi abstract dell’articolo:
Cardiac cell–integrated microneedle patch for treating myocardial infarction
BY JUNNAN TANG, JINQIANG WANG, KE HUANG, YANQI YE, TENG SU, LI QIAO, MICHAEL TAYLOR HENSLEY, THOMAS GEORGE CARANASOS, JINYING ZHANG, ZHEN GU, KE CHENG
SCIENCE ADVANCES 28 NOV 2018 :EAAT9365 DOI:10.1126/sciadv.aat9365

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Le infezioni potrebbero scatenare malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

I ricercatori dell’Università del Minnesota a Minneapolis hanno trovato un rischio più elevato di eventi coronarici durante i 3 mesi successivi a un’infezione. La risposta immunitaria del corpo, suggeriscono, potrebbe spiegare perché le infezioni “scatenano” infarto e ictus.
Il termine malattia cardiovascolare (CVD) copre una serie di condizioni: da infarto e malattie cardiache a ictus, ipertensione e insufficienza cardiaca.

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Il nuovo studio, pubblicato sul “Journal of American Heart Association“, analizza il legame tra infezioni e eventi cardiovascolari avversi.
Il Dr. Lakshminarayan e colleghi hanno esaminato 1.312 persone che hanno avuto un evento coronarico come un attacco di cuore o infarto del miocardio e le hanno confrontate con 727 persone che avevano avuto un ictus ischemico. I ricercatori hanno cercato infezioni che queste persone hanno sviluppato fino a 1-2 anni prima dell’evento cardiovascolare. Le infezioni più comunemente riportate sono state infezioni del tratto urinario , polmonite e infezioni respiratorie.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che circa il 37% dei partecipanti con malattie cardiache aveva sviluppato un’infezione nei 3 mesi precedenti l’evento coronarico. Tra le persone con ictus, questo numero era quasi del 30 percento.

Nelle prime 2 settimane dopo l’infezione, il rischio di ictus o infarto è stato il più alto. “Durante un’infezione“, spiega il Dr. Lakshminarayan,”il sistema immunitario del corpo produce più globuli bianchi per combatterlo. Tuttavia, questa risposta immunitaria rende anche più piccoli i globuli rossi, chiamati piastrine, più appiccicosi. In un corpo sano, il ruolo delle piastrine è quello di legarsi a un vaso sanguigno danneggiato e creare un coagulo di sangue. Questo è molto utile per le infezioni accidentali ad esempio, ma troppe piastrine o piastrine troppo appiccicose possono aumentare il rischio di coaguli di sangue“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Inpatient and Outpatient Infection as a Trigger of Cardiovascular Disease: The ARIC Study
Logan T. Cowan Pamela L. Lutsey James S. Pankow Kunihiro Matsushita Junichi Ishigami Kamakshi Lakshminarayan
Journal of the American Heart Association. 2018;7:e009683 DOI:10.1161/JAHA.118.009683

See Editorial by Santos‐Gallego et al.

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C-CHANGE: linee guida cardiovascolari per la medicina generale.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2018

Il C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) canadese ha pubblicato sulla rivista “CMAJ” in aggiornamento le linee guida cardiovascolari per la medicina generale. Il documento aggiorna il precedente datato 2014. L’aggiornamento del 2018 alla linea guida C-CHANGE comprende un totale di 77 raccomandazioni provenienti dai nove gruppi di linee guida, tra cui 52 raccomandazioni che sono state aggiunte o aggiornate di recente.

CMAJ40.cover

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update.
Tobe S, Stome J et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: http://www.cmaj.ca/content/190/40/E1192

L’aggiornamento completo delle linee guida C-CHANGE 2018 è disponibile nell’appendice 1, all’indirizzo www.cmaj.ca/lookup/suppl/doi:10.1503/cmaj.180194/-/DC1 .

Tobe SW ,Stone JA ,Walker KM ,et al. Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE): 2014 . CMAJ 2014 ; 186 : 1299 – 305. FREE Full Text

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ASH: nuove linee guida sul tromboembolismo venoso.

Posted by giorgiobertin su novembre 28, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ American Society of Hematology le nuove linee guida sul tromboembolismo venoso.
Il tromboembolismo venoso (VTE), si riferisce ai coaguli di sangue nelle vene, è un problema di salute pubblica molto diffuso e di ampia portata che può causare disabilità e morte. Nonostante nuove e efficaci opzioni di prevenzione e trattamento, il VTE rimane una minaccia ancora sottovalutata.

ASH-VTE

Le linee guida sulla pratica clinica ASH sul tromboembolismo venoso – sono pubblicati sulla rivista “Blood Advance”. La pubblicazione riguarda i primi sei capitoli dei dieci programmati. Sono in sviluppo altri quattro capitoli.
I 10 capitoli di linee guida cliniche basati sull’evidenza:
Profilassi per pazienti ospedalizzati e non ospedalizzati
Diagnosi di TEV
Gestione ottimale della terapia anticoagulante
Trombocitopenia indotta da eparina
TEV nel contesto della gravidanza
– Trattamento della TEV pediatrica
– Trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare (anticipata nel 2019)
– TEV in pazienti con cancro (previsto nel 2019)
– Trombofilia (anticipata nel 2019)
– Prevenzione della TEV nei pazienti chirurgici (anticipata nel 2019)

Leggi e scarica il full text:
New clinical practice guidelines for venous thromboembolism
Evidence-based guidelines to drive improved care for patients with blood clots
Blood Advances November 27, 2018; 2 (22)

Fonte:  American Society of Hematology

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Diabete tipo 2: risultati positivi per un nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

Segnaliamo i risultati positivi del farmaco Dapagliflozin (Forxiga) nello studio di fase III DECLARE (Dapagliflozin Effect on Cardiovascular Events) – TIMI 58, presentati all’American Heart Association (AHA) a Chicago e contestualmente pubblicati sul “New England Journal of Medicine“.

dapagliflozin

Dapaglifozin ha mostrato risultati positivi sugli outcome cardiovascolari nello studio DECLARE, il più ampio studio mai condotto sugli outcome cardiovascolari (CVOT) per un inibitore di SGLT2, mostrando una riduzione significativa delle ospedalizzazioni dovute a scompenso cardiaco o morte cardiovascolare in una vasta popolazione di pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Lo studio DECLARE-TIMI 58 ha confermato il buon profilo di sicurezza di dapagliflozin, raggiungendo l’endpoint primario di non inferiorità rispetto a placebo e dimostrando di non aumentare gli eventi MACE (major adverse cardiovascular events).

Il Prof. Stefano Del Prato, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa ha commentato: “Questi risultati sono clinicamente rilevanti per i 3 milioni di pazienti che in Italia sono affetti da diabete di tipo 2 e che hanno un rischio da 2 a 5 volte più grande di scompenso cardiaco e malattia cardiovascolare rispetto ai soggetti non diabetici. Lo scompenso cardiaco è la prima causa di ospedalizzazione in Italia e dopo 5 anni dalla diagnosi solo il 50% dei pazienti con scompenso cardiaco sopravvive. Per questo i risultati dello studio DECLARE, ottenuti in una popolazione molto vicina a quella che vediamo normalmente nei nostri ambulatori, rivestono un particolare interesse e sottolineano la necessità di andare oltre l’obiettivo del controllo glicemico per un approccio più integrato del diabete e delle sue complicanze cardiache e renali“.

Dapagliflozin and Cardiovascular Outcomes in Type 2 Diabetes
Stephen D. Wiviott, M.D., Itamar Raz, M.D., Marc P. Bonaca…. et al.
NEJM November 10, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1812389

DECLARE–TIMI 58 ClinicalTrials.gov number, NCT01730534.

Dapagliflozin

 

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Malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer sono geneticamente collegati.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

La genetica può predisporre alcune persone sia al morbo di Alzheimer sia ad alti livelli di lipidi nel sangue come il colesterolo, una caratteristica comune delle malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dagli scienziati della UC San Francisco e della Washington University School of Medicine a St. Louis.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Acta Neuropathologica” ha analizzato dati genome-wide di oltre 1,5 milioni di individui, rendendolo uno dei più grandi studi di sempre sulla genetica dell’Alzheimer. Per identificare le varianti genetiche che conferiscono il rischio sia di malattie cardiovascolari che di morbo di Alzheimer, i ricercatori hanno usato tecniche statistiche.

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In the largest genetic study of Alzheimer’s disease, researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis and the University of California, San Francisco, have found that genes that increase risk of cardiovascular disease also heighten the risk for Alzheimer’s.

I risultati hanno consentito ai ricercatori di identificare 90 punti nel genoma in cui specifiche varianti del DNA hanno aumentato la probabilità combinata dei pazienti di sviluppare sia il morbo di Alzheimer che i livelli ematici di molecole lipidiche, compresi HDL e colesterolo LDL e trigliceridi, che sono fattori di rischio comuni per le malattie cardiovascolari.

Gli autori sperano che i risultati portino a un miglioramento della diagnosi precoce e potenzialmente nuove strategie di prevenzione per la malattia di Alzheimer. “Se siamo in grado di identificare il sottoinsieme di individui la cui salute cardiovascolare e cerebrale è collegata geneticamente, pensiamo che ci sia la possibilità che la riduzione dei livelli lipidici nel sangue possa ridurre il rischio di sviluppare demenza in età avanzata”. afferma il prof. Broce-Diaz.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissecting the genetic relationship between cardiovascular risk factors and Alzheimer’s disease
Iris J. Broce et al.
Acta Neuropathologica (2018). DOI: 10.1007/s00401-018-1928-6

Fonti: University of California San Francisco – Washington University School of Medicine a St. Louis

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Nuove linee guida sulla gestione del colesterolo.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2018

L’esposizione ad alti livelli di colesterolo nel corso della vita può aumentare il rischio di infarto o ictus e nuove linee guida scientifiche dicono che la gestione di questa sostanza cerosa e grassa nel sangue dovrebbe essere una preoccupazione per tutte le età.

Un gruppo di 24 esperti in scienze e salute dell’American Heart Association e di altre 11 organizzazioni sanitarie ha redatto le raccomandazioni scientifiche delle linee guida per persone con condizioni e rischi molto specifici. In particolare si raccomanda un approccio graduale che include statine, ezetimibe e inibitori di PCSK9 in pazienti con CVD pregressa ad alto rischio per un altro evento.

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Le linee guida, pubblicate sabato sulla rivista “Circulation”, hanno lo scopo di aiutare gli operatori sanitari a prevenire, diagnosticare e trattare il colesterolo alto.
La nuova guida richiede anche valutazioni del rischio più personalizzate di quelle delineate nella versione precedente, che è stata pubblicata nel 2013. Un target LDL <70 mg/dL è raccomandato per alcuni pazienti ad alto rischio.
Non c’è un obiettivo ideale per LDL nella popolazione generale, ma in linea di principio, più basso è meglio è“, ha detto il presidente dell’AHA Ivor Benjamin, direttore del Cardiovascular Center presso il Medical College of Wisconsin.

Scarica e leggi il documento in full text:
AHA/ACC/AACVPR/AAPA/ABC/ACPM/ADA/AGS/APhA/ASPC/NLA/PCNA Guideline on the Management of Blood Cholesterol
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Scott M. Grundy , Neil J. Stone , Alison L. Bailey , Craig Beam , Kim K. Birtcher , Roger S. Blumenthal , Lynne T. Braun , Sarah de Ferranti , Joseph Faiella-Tommasino… et al.
Circulation. 2018;0:CIR.0000000000000625 – Published: November 10, 2018

Supplemental materials are available with this article at https://www.ahajournals.org/doi/suppl/10.1161/CIR.0000000000000625.

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Gli ACE-inibitori aumentano il rischio di cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2018

Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione, pubblicato sul “British Medical Journal“, dimostra che l’uso di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) per abbassare la pressione arteriosa si associa a un rischio globale di cancro del polmone aumentato del 14% rispetto alla terapia antipertensiva con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB).

Per i pazienti che avevano assunto ACE-inibitori per 5 anni, il rischio di cancro del polmone era aumentato del 22% rispetto a quelli che avevano assunto ARB. L’aumento del rischio di cancro del polmone ha raggiunto il picco del 31% per i pazienti che hanno assunto ACE-inibitori per 10 anni o più.

cancro_polmone    ace

Lo studio: 335.135 pazienti sono stati trattati con ACE-inibitori: il ramipril è stato prescritto nel 26% dei pazienti, il lisinopril nel 12% e il perindopril nel 7% dei pazienti. Un totale di 29.008 pazienti sono stati trattati con ARB e 101.637 hanno ricevuto sia ACE-inibitori sia ARB.

Certamente sono necessari ulteriori studi per confermare le nostre scoperte, che devono avere un follow-up sufficiente, dato l’effetto a lungo termine osservato nel nostro studio” specificano i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
Angiotensin converting enzyme inhibitors and risk of lung cancer: population based cohort study
Hicks Blánaid M, Filion Kristian B, Yin Hui, Sakr Lama, Udell Jacob A, Azoulay Laurent et al.
BMJ 2018; 363 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k4209 (Published 24 October 2018)

Fonte: Pharmastar

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Un farmaco riduce il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2018

Un team di ricercatori ha individuato un nuovo farmaco capace di ridurre del 22 per cento il rischio di infarto del miocardio, di ictus o mortalità cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 con pregressa malattia cardiovascolare.

Lo studio denominato Harmony-Outcomes è stato coordinato dai professori Stefano Del Prato del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa e John McMurray del British Heart Foundation Cardiovascular Research Centre dell’Università di Glasgow.

Albiglutide-HARMONY

Complessivamente la ricerca, che ha coinvolto 9463 pazienti di 28 paesi diversi, ha mostrato le capacità cardioprotettive di albiglutide, un farmaco della classe degli agonisti del recettore del GLP1. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “The Lancet“.

Siamo veramente contenti di questi risultati che forniscono un’ulteriore, solida evidenza dell’effetto cardioprotettivo di alcuni agonisti del recettore del GLP1, farmaci già impiegati per il controllo della glicemia nei pazienti con diabete tipo 2“. – afferma il prof. Stefano Del Prato.

Leggi abstract dell’articolo:
Albiglutide and cardiovascular outcomes in patients with type 2 diabetes and cardiovascular disease (Harmony Outcomes): a double-blind, randomised placebo-controlled trial
The Lancet Published:October 02, 2018DOI: https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32261-X

This study is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT02465515.

Fonte: Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa

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La fibrillazione atriale aumenta il rischio di demenza.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2018

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neurology, i ricercatori del Karolinska Institute e dell’Università di Stoccolma, in Svezia, spiegano che la fibrillazione atriale è associata ad un aumentato rischio di sviluppare demenza di circa il 40%.

Nella Fibrillazione Atriale gli atri del cuore – o le camere che ricevono il sangue e poi lo mandano ai ventricoli, che lo pompano nel resto del corpo – battono in modo irregolare. A causa di ciò, il sangue può accumularsi nel cuore e formare coaguli, che possono successivamente circolare nel cervello, portando ad un ictus.

Spiega la dott.ssa Mozhu Ding: “In questo studio sugli adulti più anziani, abbiamo scoperto che le persone con fibrillazione atriale, un tipo particolare di battito cardiaco irregolare, possono sperimentare un declino più veloce nelle prestazioni cognitive, come pensare e memorizzare le abilità e avere un maggiore rischio di demenza rispetto a quelli senza fibrillazione atriale“.
La nostra ricerca ha mostrato un chiaro legame tra Fibrillazione Atriale e Demenza e ha scoperto che l’assunzione di anticoagulanti può effettivamente ridurre il rischio di demenza anche del 60%“.

Mentre i fluidificanti del sangue sembrano abbassare il rischio di demenza nei pazienti con fibrillazione atriale, i farmaci aumentano il rischio di sanguinamento“, ha detto Ding. “Pertanto, nelle persone anziane con fibrillazione atriale, la decisione di iniziare una terapia per la fluidificazione del sangue dovrebbe essere personalizzata.”

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Atrial fibrillation, antithrombotic treatment, and cognitive aging: a population-based study
Mozhu Ding, Laura Fratiglioni, Kristina Johnell, Giola Santoni, Johan Fastbom, Petter Ljungman, Alessandra Marengoni, Chengxuan Qiu
Neurology First published October 10, 2018, DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000006456

Fonte: Karolinska Institute – Reuters Health

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Cardio-oncology: rivista open access.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

La rivista “Cardio-oncology” è entrata a far parte della piattaforma BiomedCentral open access. La missione editoriale di Cardio-Oncology è far progredire la scienza e la pratica nel campo della cardiologia oncologica emergente per trovare un equilibrio tra efficacia oncologica e riduzione degli effetti avversi cardiovascolari attraverso la pubblicazione tempestiva e la diffusione di ricerche sottoposte a revisione paritaria.

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Come accesso aperto, il giornale online Cardio-Oncology fornisce una piattaforma ad alta visibilità per la pubblicazione di ricerche originali e recensioni di esperti sugli effetti cardiovascolari del trattamento del cancro.

La rivista è suddivisa in sezioni: Oncologia degli adulti, Cardiologia clinica, Sperimentazioni cliniche, Oncologia geriatrica, Imaging, Infermieristica, Pediatrica Oncologia, Oncologia delle radiazioni, Cardiologia traslazionale.

Accedi alla rivista:
Cardio-oncology Journal

Esempio articolo:
Tissue Doppler Imaging for anthracycline cardiotoxicity monitoring in pediatric patients with cancer

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

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La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Linee guida canadesi sulla gestione delle malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su ottobre 9, 2018

La linea guida completa aggiornata C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) per la gestione delle malattie cardiovascolari aiuterà i medici di base in tutto il Canada a fornire cure migliori per i pazienti con problemi cardiaci. La linea guida, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), aggiorna la linea guida 2014, con 52 raccomandazioni.

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La linea guida si rivolge a fornitori di cure primarie che trattano pazienti adulti che hanno o sono a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ipertensione, diabete, colesterolo alto, insufficienza cardiaca e ictus, nonché i fattori di rischio per queste condizioni, tra cui obesità, fumo e inattività.

Leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update
Sheldon W. Tobe, James A. Stone, Todd Anderson… et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180194

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Apple Watch 4: lo smartwatch che fa l’elettrocardiogramma.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2018

Il nuovo Apple Watch 4 è un dispositivo pensato per il monitoraggio della propria salute. Apple ha integrato nuovi sensori capaci di monitorare in ogni momento il battito cardiaco e addirittura di effettuare un elettrocardiogramma.

Questa nuova funzionalità trasforma l’Apple Watch 4 in un vero e proprio dispositivo medico e che può essere utilizzato facilmente da qualsiasi utente.
Apple Watch Series 4 è stato approvato dalla Food and Drug Administration(FDA) degli Stati Uniti ed è supportato dall’American Heart Association; può operare come dispositivo medico di monitoraggio ECG.


Apple Watch gets healthier with ECG app and fall detection sensor

Il nuovo Apple Watch ha elettrodi in vetro zaffiro e corona digitale. Per attivare la funzionalità basterà poggiare un dito sulla corona digitale di Apple Watch per 30 secondi e, una volta concluso l’esame, il dispositivo compilerà in automatico un PDF contenente i risultati da poter condividere con il proprio medico. Le app non funzioneranno come un elettrocardiografo, ma permetteranno al dispositivo una registrazione in continuo del ritmo.
Il dispositivo è disponibile in un primo momento solo per i clienti degli Stati Uniti. Apple sta lavorando per portare la funzionalità anche in altri mercati.

Apple Watch 4

Guarda i video

Press release:  Food and Drug Administration (FDA)

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AHA: linee guida sull’ipertensione resistente.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2018

L’American Heart Association ha aggiornato le sue linee guida del 2008 sul rilevamento e la gestione dell’ipertensione resistente, definita come pressione sanguigna superiore al target >130/80 mm Hg nonostante l’uso concomitante di 3 classi di farmaci antipertensivi, compreso comunemente un calcio antagonista ad azione prolungata, un bloccante del sistema renina-angiotensina (angiotensina inibitore dell’enzima o inibitore del recettore dell’angiotensina) e un diuretico.

farmaci-ipertensione

E’ opportuno ricordare che i farmaci antinfiammatori non steroidei da banco (FANS), inclusi ibuprofene, aspirina, naprossene e alcuni farmaci di prescrizione, come i contraccettivi orali, possono far aumentare la pressione sanguigna, come può fare anche il cosiddetto “effetto camice bianco”, durante la misurazione eseguita dal medico in ambulatorio.

Secondo le linee guida, pubblicate sulla rivista “Hypertension“, se la pressione sanguigna rimane superiore al target nonostante uno stile di vita ottimale e l’aderenza a un regime farmacologico, i medici dovrebbero considerare il passaggio da idroclorotiazide a clortalidone o indapamide.

Scarica e leggi il documento in full text:
Resistant Hypertension: Detection, Evaluation, and Management: A Scientific Statement From the American Heart Association
Robert M. Carey , David A. Calhoun , George L. Bakris , Robert D. Brook , Stacie L. Daugherty , Cheryl R. Dennison-Himmelfarb , Brent M. Egan , John M. Flack , Samuel S. Gidding……
Hypertension published 13 Sep 2018 Hypertension. 2018; Doi: 10.1161/HYP.0000000000000084

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Consumo di latte legato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2018

Il consumo di latticini di circa tre porzioni al giorno è associato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari e mortalità, rispetto ai livelli di consumo bassi. Ad affermarlo uno studio osservazionale globale di oltre 130.000 persone in 21 paesi, pubblicato su “The Lancet”.
Nello specifico lo studio ha rilevato che le persone che consumavano tre porzioni di latticini interi al giorno presentavano tassi di mortalità e malattie cardiovascolari più bassi rispetto a quelli che consumavano meno di 0,5 porzioni di latticini al giorno.

latticini

Lo studio Prospective Urban Rural Epidemiological (PURE) ha incluso dati da 136.384 individui di 35-70 anni in 21 paesi. Le assunzioni dietetiche sono state registrate all’inizio dello studio utilizzando questionari alimentari convalidati specifici per paese. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 9,1 anni. Durante questo periodo, ci sono stati 6.796 morti e 5.855 eventi cardiovascolari maggiori.

I risultati dello studio PURE sembrano suggerire che l’assunzione di latticini, in particolare latticini interi, potrebbe essere utile per prevenire la morte e le principali malattie cardiovascolari. Tuttavia, come hanno concluso gli autori stessi, i risultati suggeriscono che il solo consumo di prodotti lattiero-caseari non dovrebbe essere scoraggiato, ma addirittura incoraggiato specialmente nei paesi a basso reddito e a medio reddito.

Scarica e leggi il documento in full text:
Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, Andrew Mente, Sumathy Rangarajan, Patrick Sheridan,Prof Viswanathan Mohan,Romaina Iqbal, et al.
The Lancet Published:September 11, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31812-9

Approfondimenti:
Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study: baseline characteristics of the household sample and comparative analyses with national data in 17 countries. Am Heart J. 2013; 166: 636-646

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NICE: linee guida sull’insufficienza cardiaca cronica.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE (The National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’insufficienza cardiaca cronica negli adulti. Il documento mira a migliorare la diagnosi e il trattamento per aumentare la durata e la qualità della vita delle persone con insufficienza cardiaca.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Chronic heart failure in adults: diagnosis and management
NICE guideline Published: 12 September 2018 nice.org.uk/guidance/ng106

Chronic heart failure in adults
Quality standard [QS9] Published date: June 2011 Last updated: September 2018

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Esame del sangue per lo screening di un attacco cardiaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2018

Gli scienziati del Baker Heart and Diabetes Institute hanno sviluppato un esame del sangue che rileva rapidamente e facilmente se una persona è a rischio di un secondo attacco cardiaco.

Il professor Peter Meikle e il suo team hanno identificato i biomarker plasmatici lipidici (grassi nel sangue) che migliorano i tradizionali fattori di rischio nella previsione di malattie cardiache e ictus.

Baker-Heart
New test for secondary heart attack risk. Credit: Baker Heart and Diabetes Institute

I ricercatori affermano che il test del sangue rivoluzionario è proposto per essere sperimentato in Australia nei prossimi 2-3 anni come parte di un più ampio programma personalizzato di salute di precisione attualmente in fase di sviluppo. Alla fine un medico specialista sarà in grado di richiedere questo test con lo scopo di valutare meglio il rischio del paziente di sviluppare malattie cardiache.

“Il test è stato sviluppato dopo che uno studio ha esaminato 10.000 campioni per trovare i marcatori biologici che determineranno se una persona è a rischio di avere un altro attacco di cuore”, ha detto il Prof Meikle. “Il nostro test utilizzerà fino a dieci marcatori lipidici per diagnosticare meglio le malattie cardiache, è un momento stimolante, ma molto eccitante, abbiamo effettivamente le informazioni e stiamo perfezionando la tecnologia”.

I risultati sono stati pubblicati su JCI Insight.

Leggi abstract dell’articolo:
Large-scale plasma lipidomic profiling identifies lipids that predict cardiovascular events in secondary prevention
Piyushkumar A. Mundra, … , Peter J. Meikle, LIPID Study Investigators
JCI Insight. 2018;3(17):e121326. Published September 6, 2018 https://doi.org/10.1172/jci.insight.121326.

Fonte:  Baker Heart and Diabetes Institute

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ESC/ESH: Linee guida per la gestione dell’ipertensione arteriosa.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2018

La Task Force dell’European Society of Cardiology (ESC) e della European Society of Hypertension (ESH) ha pubblicato le linee guida per la gestione dell’ipertensione arteriosa. Il documento contiene le raccomandazioni aggiornate per la diagnosi, la riduzione del rischio e il trattamento dei pazienti con questa condizione.

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Rispetto al precedente documento pubblicato nel 2013, “Sono venute alla luce anche nuove prove“, afferma il prof. Heagerty, “che suggerisce che l’obiettivo per un controllo accettabile della pressione arteriosa dovrebbe essere abbassato, ed è ora 130/80 per la maggior parte dei pazienti. In effetti, i risultati dello studio SPRINT, che è alla base delle recenti linee guida ACC/AHA, ha dimostrato che il trattamento della pressione arteriosa sistolica su un target inferiore ha ridotto significativamente i tassi di eventi cardiovascolari e di morte.

Qualche altro cambiamento significativo spiega il Prof. De Backer: “C’è un’enfasi sull’importanza di considerare il rischio cardiovascolare totale di un paziente, non solo la pressione sanguigna, ma anche nel misurare i danni agli organi mediati dall’ipertensione; se questi sono presente, in questi casi è richiesto un intervento più forte”.Gli aggiornamenti riguardano la terapia farmacologica che si estende a ulteriori gruppi di pazienti. “C’è una sezione alla fine che copre importanti sottogruppi, come le donne incinte, alcuni gruppi etnici e quelli con ipertensione da “camice bianco”, in cui le strategie di trattamento sono diverse” – conclude il prof. Backer.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
2018 ESC/ESH Guidelines for the management of arterial hypertension
Bryan Williams, Giuseppe Mancia, Wilko Spiering,…..Costas Tsioufis, Victor Aboyans, Ileana Desormais
European Heart Journal, ehy339, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy339 Published: 25 August 2018

Fonte: ESC website (http://www.escardio.org/guidelines)

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Una pillola innovativa per trattare l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2018

Una nuova dose tre in una pillola per trattare l’ipertensione potrebbe trasformare il modo in cui l’ipertensione viene trattata in tutto il mondo.
Lo studio condotto dal George Institute for Global Health ha rivelato che la maggior parte dei pazienti, il 70%, ha raggiunto gli obiettivi della pressione arteriosa con la “pillola tripla”, rispetto a poco più della metà di quelli che hanno ricevuto cure normali.

La dottoressa Ruth Webster, del George Institute for Global Health, ha affermato che questo è stato un importante passo avanti dimostrando che la tripla pillola non solo era più efficace delle cure standard, ma era anche sicura (video).


Blood Pressure No captions

Lo studio, condotto in Sri Lanka, ha arruolato 700 pazienti con un’età media di 56 anni e una pressione arteriosa di 154/90 mm Hg.
Il George Institute sta ora esaminando le strategie per massimizzare l’assorbimento dei risultati dello studio. Ciò include l’esame dell’accettabilità dell’approccio della tripla pillola ai pazienti e ai loro medici, nonché l’efficacia dei costi che sarà importante per i servizi sanitari dei governi.

Leggi abstract dell’articolo:
Effect of Fixed Low-Dose Combination Antihypertensive Medication vs Usual Care on Blood Pressure
Ruth Webster, PhD; Abdul Salam, PhD; H. Asita de Silva, DPhil; et al
JAMA. 2018;320(6):566-579. doi:10.1001/jama.2018.10359 August 14, 2018

Trial Registration  anzctr.org.au Identifier: ACTRN12612001120864; slctr.lk Identifier: SLCTR/2015/020

Editorial
Low-Dose Combination Blood Pressure Therapy to Improve Treatment Effectiveness

 

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