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Posts Tagged ‘cardiologia’

Diabete tipo 2: risultati positivi per un nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

Segnaliamo i risultati positivi del farmaco Dapagliflozin (Forxiga) nello studio di fase III DECLARE (Dapagliflozin Effect on Cardiovascular Events) – TIMI 58, presentati all’American Heart Association (AHA) a Chicago e contestualmente pubblicati sul “New England Journal of Medicine“.

dapagliflozin

Dapaglifozin ha mostrato risultati positivi sugli outcome cardiovascolari nello studio DECLARE, il più ampio studio mai condotto sugli outcome cardiovascolari (CVOT) per un inibitore di SGLT2, mostrando una riduzione significativa delle ospedalizzazioni dovute a scompenso cardiaco o morte cardiovascolare in una vasta popolazione di pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Lo studio DECLARE-TIMI 58 ha confermato il buon profilo di sicurezza di dapagliflozin, raggiungendo l’endpoint primario di non inferiorità rispetto a placebo e dimostrando di non aumentare gli eventi MACE (major adverse cardiovascular events).

Il Prof. Stefano Del Prato, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa ha commentato: “Questi risultati sono clinicamente rilevanti per i 3 milioni di pazienti che in Italia sono affetti da diabete di tipo 2 e che hanno un rischio da 2 a 5 volte più grande di scompenso cardiaco e malattia cardiovascolare rispetto ai soggetti non diabetici. Lo scompenso cardiaco è la prima causa di ospedalizzazione in Italia e dopo 5 anni dalla diagnosi solo il 50% dei pazienti con scompenso cardiaco sopravvive. Per questo i risultati dello studio DECLARE, ottenuti in una popolazione molto vicina a quella che vediamo normalmente nei nostri ambulatori, rivestono un particolare interesse e sottolineano la necessità di andare oltre l’obiettivo del controllo glicemico per un approccio più integrato del diabete e delle sue complicanze cardiache e renali“.

Dapagliflozin and Cardiovascular Outcomes in Type 2 Diabetes
Stephen D. Wiviott, M.D., Itamar Raz, M.D., Marc P. Bonaca…. et al.
NEJM November 10, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1812389

DECLARE–TIMI 58 ClinicalTrials.gov number, NCT01730534.

Dapagliflozin

 

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Malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer sono geneticamente collegati.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

La genetica può predisporre alcune persone sia al morbo di Alzheimer sia ad alti livelli di lipidi nel sangue come il colesterolo, una caratteristica comune delle malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dagli scienziati della UC San Francisco e della Washington University School of Medicine a St. Louis.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Acta Neuropathologica” ha analizzato dati genome-wide di oltre 1,5 milioni di individui, rendendolo uno dei più grandi studi di sempre sulla genetica dell’Alzheimer. Per identificare le varianti genetiche che conferiscono il rischio sia di malattie cardiovascolari che di morbo di Alzheimer, i ricercatori hanno usato tecniche statistiche.

brain-and-heart-connection
In the largest genetic study of Alzheimer’s disease, researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis and the University of California, San Francisco, have found that genes that increase risk of cardiovascular disease also heighten the risk for Alzheimer’s.

I risultati hanno consentito ai ricercatori di identificare 90 punti nel genoma in cui specifiche varianti del DNA hanno aumentato la probabilità combinata dei pazienti di sviluppare sia il morbo di Alzheimer che i livelli ematici di molecole lipidiche, compresi HDL e colesterolo LDL e trigliceridi, che sono fattori di rischio comuni per le malattie cardiovascolari.

Gli autori sperano che i risultati portino a un miglioramento della diagnosi precoce e potenzialmente nuove strategie di prevenzione per la malattia di Alzheimer. “Se siamo in grado di identificare il sottoinsieme di individui la cui salute cardiovascolare e cerebrale è collegata geneticamente, pensiamo che ci sia la possibilità che la riduzione dei livelli lipidici nel sangue possa ridurre il rischio di sviluppare demenza in età avanzata”. afferma il prof. Broce-Diaz.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissecting the genetic relationship between cardiovascular risk factors and Alzheimer’s disease
Iris J. Broce et al.
Acta Neuropathologica (2018). DOI: 10.1007/s00401-018-1928-6

Fonti: University of California San Francisco – Washington University School of Medicine a St. Louis

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Nuove linee guida sulla gestione del colesterolo.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2018

L’esposizione ad alti livelli di colesterolo nel corso della vita può aumentare il rischio di infarto o ictus e nuove linee guida scientifiche dicono che la gestione di questa sostanza cerosa e grassa nel sangue dovrebbe essere una preoccupazione per tutte le età.

Un gruppo di 24 esperti in scienze e salute dell’American Heart Association e di altre 11 organizzazioni sanitarie ha redatto le raccomandazioni scientifiche delle linee guida per persone con condizioni e rischi molto specifici. In particolare si raccomanda un approccio graduale che include statine, ezetimibe e inibitori di PCSK9 in pazienti con CVD pregressa ad alto rischio per un altro evento.

Cholesterol Guidelines_infographic

Le linee guida, pubblicate sabato sulla rivista “Circulation”, hanno lo scopo di aiutare gli operatori sanitari a prevenire, diagnosticare e trattare il colesterolo alto.
La nuova guida richiede anche valutazioni del rischio più personalizzate di quelle delineate nella versione precedente, che è stata pubblicata nel 2013. Un target LDL <70 mg/dL è raccomandato per alcuni pazienti ad alto rischio.
Non c’è un obiettivo ideale per LDL nella popolazione generale, ma in linea di principio, più basso è meglio è“, ha detto il presidente dell’AHA Ivor Benjamin, direttore del Cardiovascular Center presso il Medical College of Wisconsin.

Scarica e leggi il documento in full text:
AHA/ACC/AACVPR/AAPA/ABC/ACPM/ADA/AGS/APhA/ASPC/NLA/PCNA Guideline on the Management of Blood Cholesterol
A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Scott M. Grundy , Neil J. Stone , Alison L. Bailey , Craig Beam , Kim K. Birtcher , Roger S. Blumenthal , Lynne T. Braun , Sarah de Ferranti , Joseph Faiella-Tommasino… et al.
Circulation. 2018;0:CIR.0000000000000625 – Published: November 10, 2018

Supplemental materials are available with this article at https://www.ahajournals.org/doi/suppl/10.1161/CIR.0000000000000625.

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Gli ACE-inibitori aumentano il rischio di cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2018

Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione, pubblicato sul “British Medical Journal“, dimostra che l’uso di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) per abbassare la pressione arteriosa si associa a un rischio globale di cancro del polmone aumentato del 14% rispetto alla terapia antipertensiva con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB).

Per i pazienti che avevano assunto ACE-inibitori per 5 anni, il rischio di cancro del polmone era aumentato del 22% rispetto a quelli che avevano assunto ARB. L’aumento del rischio di cancro del polmone ha raggiunto il picco del 31% per i pazienti che hanno assunto ACE-inibitori per 10 anni o più.

cancro_polmone    ace

Lo studio: 335.135 pazienti sono stati trattati con ACE-inibitori: il ramipril è stato prescritto nel 26% dei pazienti, il lisinopril nel 12% e il perindopril nel 7% dei pazienti. Un totale di 29.008 pazienti sono stati trattati con ARB e 101.637 hanno ricevuto sia ACE-inibitori sia ARB.

Certamente sono necessari ulteriori studi per confermare le nostre scoperte, che devono avere un follow-up sufficiente, dato l’effetto a lungo termine osservato nel nostro studio” specificano i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
Angiotensin converting enzyme inhibitors and risk of lung cancer: population based cohort study
Hicks Blánaid M, Filion Kristian B, Yin Hui, Sakr Lama, Udell Jacob A, Azoulay Laurent et al.
BMJ 2018; 363 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k4209 (Published 24 October 2018)

Fonte: Pharmastar

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Un farmaco riduce il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2018

Un team di ricercatori ha individuato un nuovo farmaco capace di ridurre del 22 per cento il rischio di infarto del miocardio, di ictus o mortalità cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 con pregressa malattia cardiovascolare.

Lo studio denominato Harmony-Outcomes è stato coordinato dai professori Stefano Del Prato del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa e John McMurray del British Heart Foundation Cardiovascular Research Centre dell’Università di Glasgow.

Albiglutide-HARMONY

Complessivamente la ricerca, che ha coinvolto 9463 pazienti di 28 paesi diversi, ha mostrato le capacità cardioprotettive di albiglutide, un farmaco della classe degli agonisti del recettore del GLP1. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “The Lancet“.

Siamo veramente contenti di questi risultati che forniscono un’ulteriore, solida evidenza dell’effetto cardioprotettivo di alcuni agonisti del recettore del GLP1, farmaci già impiegati per il controllo della glicemia nei pazienti con diabete tipo 2“. – afferma il prof. Stefano Del Prato.

Leggi abstract dell’articolo:
Albiglutide and cardiovascular outcomes in patients with type 2 diabetes and cardiovascular disease (Harmony Outcomes): a double-blind, randomised placebo-controlled trial
The Lancet Published:October 02, 2018DOI: https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32261-X

This study is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT02465515.

Fonte: Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa

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La fibrillazione atriale aumenta il rischio di demenza.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2018

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neurology, i ricercatori del Karolinska Institute e dell’Università di Stoccolma, in Svezia, spiegano che la fibrillazione atriale è associata ad un aumentato rischio di sviluppare demenza di circa il 40%.

Nella Fibrillazione Atriale gli atri del cuore – o le camere che ricevono il sangue e poi lo mandano ai ventricoli, che lo pompano nel resto del corpo – battono in modo irregolare. A causa di ciò, il sangue può accumularsi nel cuore e formare coaguli, che possono successivamente circolare nel cervello, portando ad un ictus.

Spiega la dott.ssa Mozhu Ding: “In questo studio sugli adulti più anziani, abbiamo scoperto che le persone con fibrillazione atriale, un tipo particolare di battito cardiaco irregolare, possono sperimentare un declino più veloce nelle prestazioni cognitive, come pensare e memorizzare le abilità e avere un maggiore rischio di demenza rispetto a quelli senza fibrillazione atriale“.
La nostra ricerca ha mostrato un chiaro legame tra Fibrillazione Atriale e Demenza e ha scoperto che l’assunzione di anticoagulanti può effettivamente ridurre il rischio di demenza anche del 60%“.

Mentre i fluidificanti del sangue sembrano abbassare il rischio di demenza nei pazienti con fibrillazione atriale, i farmaci aumentano il rischio di sanguinamento“, ha detto Ding. “Pertanto, nelle persone anziane con fibrillazione atriale, la decisione di iniziare una terapia per la fluidificazione del sangue dovrebbe essere personalizzata.”

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Atrial fibrillation, antithrombotic treatment, and cognitive aging: a population-based study
Mozhu Ding, Laura Fratiglioni, Kristina Johnell, Giola Santoni, Johan Fastbom, Petter Ljungman, Alessandra Marengoni, Chengxuan Qiu
Neurology First published October 10, 2018, DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000006456

Fonte: Karolinska Institute – Reuters Health

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Cardio-oncology: rivista open access.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

La rivista “Cardio-oncology” è entrata a far parte della piattaforma BiomedCentral open access. La missione editoriale di Cardio-Oncology è far progredire la scienza e la pratica nel campo della cardiologia oncologica emergente per trovare un equilibrio tra efficacia oncologica e riduzione degli effetti avversi cardiovascolari attraverso la pubblicazione tempestiva e la diffusione di ricerche sottoposte a revisione paritaria.

ICOS+logo

Come accesso aperto, il giornale online Cardio-Oncology fornisce una piattaforma ad alta visibilità per la pubblicazione di ricerche originali e recensioni di esperti sugli effetti cardiovascolari del trattamento del cancro.

La rivista è suddivisa in sezioni: Oncologia degli adulti, Cardiologia clinica, Sperimentazioni cliniche, Oncologia geriatrica, Imaging, Infermieristica, Pediatrica Oncologia, Oncologia delle radiazioni, Cardiologia traslazionale.

Accedi alla rivista:
Cardio-oncology Journal

Esempio articolo:
Tissue Doppler Imaging for anthracycline cardiotoxicity monitoring in pediatric patients with cancer

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

coronary-artery-disease

La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Linee guida canadesi sulla gestione delle malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su ottobre 9, 2018

La linea guida completa aggiornata C-CHANGE (Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour) per la gestione delle malattie cardiovascolari aiuterà i medici di base in tutto il Canada a fornire cure migliori per i pazienti con problemi cardiaci. La linea guida, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), aggiorna la linea guida 2014, con 52 raccomandazioni.

40.cmaj

La linea guida si rivolge a fornitori di cure primarie che trattano pazienti adulti che hanno o sono a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ipertensione, diabete, colesterolo alto, insufficienza cardiaca e ictus, nonché i fattori di rischio per queste condizioni, tra cui obesità, fumo e inattività.

Leggi il full text dell’articolo:
Canadian Cardiovascular Harmonized National Guidelines Endeavour (C-CHANGE) guideline for the prevention and management of cardiovascular disease in primary care: 2018 update
Sheldon W. Tobe, James A. Stone, Todd Anderson… et al.
CMAJ October 09, 2018 190 (40) E1192-E1206; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180194

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Apple Watch 4: lo smartwatch che fa l’elettrocardiogramma.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2018

Il nuovo Apple Watch 4 è un dispositivo pensato per il monitoraggio della propria salute. Apple ha integrato nuovi sensori capaci di monitorare in ogni momento il battito cardiaco e addirittura di effettuare un elettrocardiogramma.

Questa nuova funzionalità trasforma l’Apple Watch 4 in un vero e proprio dispositivo medico e che può essere utilizzato facilmente da qualsiasi utente.
Apple Watch Series 4 è stato approvato dalla Food and Drug Administration(FDA) degli Stati Uniti ed è supportato dall’American Heart Association; può operare come dispositivo medico di monitoraggio ECG.


Apple Watch gets healthier with ECG app and fall detection sensor

Il nuovo Apple Watch ha elettrodi in vetro zaffiro e corona digitale. Per attivare la funzionalità basterà poggiare un dito sulla corona digitale di Apple Watch per 30 secondi e, una volta concluso l’esame, il dispositivo compilerà in automatico un PDF contenente i risultati da poter condividere con il proprio medico. Le app non funzioneranno come un elettrocardiografo, ma permetteranno al dispositivo una registrazione in continuo del ritmo.
Il dispositivo è disponibile in un primo momento solo per i clienti degli Stati Uniti. Apple sta lavorando per portare la funzionalità anche in altri mercati.

Apple Watch 4

Guarda i video

Press release:  Food and Drug Administration (FDA)

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AHA: linee guida sull’ipertensione resistente.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2018

L’American Heart Association ha aggiornato le sue linee guida del 2008 sul rilevamento e la gestione dell’ipertensione resistente, definita come pressione sanguigna superiore al target >130/80 mm Hg nonostante l’uso concomitante di 3 classi di farmaci antipertensivi, compreso comunemente un calcio antagonista ad azione prolungata, un bloccante del sistema renina-angiotensina (angiotensina inibitore dell’enzima o inibitore del recettore dell’angiotensina) e un diuretico.

farmaci-ipertensione

E’ opportuno ricordare che i farmaci antinfiammatori non steroidei da banco (FANS), inclusi ibuprofene, aspirina, naprossene e alcuni farmaci di prescrizione, come i contraccettivi orali, possono far aumentare la pressione sanguigna, come può fare anche il cosiddetto “effetto camice bianco”, durante la misurazione eseguita dal medico in ambulatorio.

Secondo le linee guida, pubblicate sulla rivista “Hypertension“, se la pressione sanguigna rimane superiore al target nonostante uno stile di vita ottimale e l’aderenza a un regime farmacologico, i medici dovrebbero considerare il passaggio da idroclorotiazide a clortalidone o indapamide.

Scarica e leggi il documento in full text:
Resistant Hypertension: Detection, Evaluation, and Management: A Scientific Statement From the American Heart Association
Robert M. Carey , David A. Calhoun , George L. Bakris , Robert D. Brook , Stacie L. Daugherty , Cheryl R. Dennison-Himmelfarb , Brent M. Egan , John M. Flack , Samuel S. Gidding……
Hypertension published 13 Sep 2018 Hypertension. 2018; Doi: 10.1161/HYP.0000000000000084

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Consumo di latte legato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2018

Il consumo di latticini di circa tre porzioni al giorno è associato a tassi più bassi di malattie cardiovascolari e mortalità, rispetto ai livelli di consumo bassi. Ad affermarlo uno studio osservazionale globale di oltre 130.000 persone in 21 paesi, pubblicato su “The Lancet”.
Nello specifico lo studio ha rilevato che le persone che consumavano tre porzioni di latticini interi al giorno presentavano tassi di mortalità e malattie cardiovascolari più bassi rispetto a quelli che consumavano meno di 0,5 porzioni di latticini al giorno.

latticini

Lo studio Prospective Urban Rural Epidemiological (PURE) ha incluso dati da 136.384 individui di 35-70 anni in 21 paesi. Le assunzioni dietetiche sono state registrate all’inizio dello studio utilizzando questionari alimentari convalidati specifici per paese. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 9,1 anni. Durante questo periodo, ci sono stati 6.796 morti e 5.855 eventi cardiovascolari maggiori.

I risultati dello studio PURE sembrano suggerire che l’assunzione di latticini, in particolare latticini interi, potrebbe essere utile per prevenire la morte e le principali malattie cardiovascolari. Tuttavia, come hanno concluso gli autori stessi, i risultati suggeriscono che il solo consumo di prodotti lattiero-caseari non dovrebbe essere scoraggiato, ma addirittura incoraggiato specialmente nei paesi a basso reddito e a medio reddito.

Scarica e leggi il documento in full text:
Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, Andrew Mente, Sumathy Rangarajan, Patrick Sheridan,Prof Viswanathan Mohan,Romaina Iqbal, et al.
The Lancet Published:September 11, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31812-9

Approfondimenti:
Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study: baseline characteristics of the household sample and comparative analyses with national data in 17 countries. Am Heart J. 2013; 166: 636-646

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NICE: linee guida sull’insufficienza cardiaca cronica.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE (The National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’insufficienza cardiaca cronica negli adulti. Il documento mira a migliorare la diagnosi e il trattamento per aumentare la durata e la qualità della vita delle persone con insufficienza cardiaca.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Chronic heart failure in adults: diagnosis and management
NICE guideline Published: 12 September 2018 nice.org.uk/guidance/ng106

Chronic heart failure in adults
Quality standard [QS9] Published date: June 2011 Last updated: September 2018

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Esame del sangue per lo screening di un attacco cardiaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2018

Gli scienziati del Baker Heart and Diabetes Institute hanno sviluppato un esame del sangue che rileva rapidamente e facilmente se una persona è a rischio di un secondo attacco cardiaco.

Il professor Peter Meikle e il suo team hanno identificato i biomarker plasmatici lipidici (grassi nel sangue) che migliorano i tradizionali fattori di rischio nella previsione di malattie cardiache e ictus.

Baker-Heart
New test for secondary heart attack risk. Credit: Baker Heart and Diabetes Institute

I ricercatori affermano che il test del sangue rivoluzionario è proposto per essere sperimentato in Australia nei prossimi 2-3 anni come parte di un più ampio programma personalizzato di salute di precisione attualmente in fase di sviluppo. Alla fine un medico specialista sarà in grado di richiedere questo test con lo scopo di valutare meglio il rischio del paziente di sviluppare malattie cardiache.

“Il test è stato sviluppato dopo che uno studio ha esaminato 10.000 campioni per trovare i marcatori biologici che determineranno se una persona è a rischio di avere un altro attacco di cuore”, ha detto il Prof Meikle. “Il nostro test utilizzerà fino a dieci marcatori lipidici per diagnosticare meglio le malattie cardiache, è un momento stimolante, ma molto eccitante, abbiamo effettivamente le informazioni e stiamo perfezionando la tecnologia”.

I risultati sono stati pubblicati su JCI Insight.

Leggi abstract dell’articolo:
Large-scale plasma lipidomic profiling identifies lipids that predict cardiovascular events in secondary prevention
Piyushkumar A. Mundra, … , Peter J. Meikle, LIPID Study Investigators
JCI Insight. 2018;3(17):e121326. Published September 6, 2018 https://doi.org/10.1172/jci.insight.121326.

Fonte:  Baker Heart and Diabetes Institute

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ESC/ESH: Linee guida per la gestione dell’ipertensione arteriosa.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2018

La Task Force dell’European Society of Cardiology (ESC) e della European Society of Hypertension (ESH) ha pubblicato le linee guida per la gestione dell’ipertensione arteriosa. Il documento contiene le raccomandazioni aggiornate per la diagnosi, la riduzione del rischio e il trattamento dei pazienti con questa condizione.

esh-esc_guidelines

Rispetto al precedente documento pubblicato nel 2013, “Sono venute alla luce anche nuove prove“, afferma il prof. Heagerty, “che suggerisce che l’obiettivo per un controllo accettabile della pressione arteriosa dovrebbe essere abbassato, ed è ora 130/80 per la maggior parte dei pazienti. In effetti, i risultati dello studio SPRINT, che è alla base delle recenti linee guida ACC/AHA, ha dimostrato che il trattamento della pressione arteriosa sistolica su un target inferiore ha ridotto significativamente i tassi di eventi cardiovascolari e di morte.

Qualche altro cambiamento significativo spiega il Prof. De Backer: “C’è un’enfasi sull’importanza di considerare il rischio cardiovascolare totale di un paziente, non solo la pressione sanguigna, ma anche nel misurare i danni agli organi mediati dall’ipertensione; se questi sono presente, in questi casi è richiesto un intervento più forte”.Gli aggiornamenti riguardano la terapia farmacologica che si estende a ulteriori gruppi di pazienti. “C’è una sezione alla fine che copre importanti sottogruppi, come le donne incinte, alcuni gruppi etnici e quelli con ipertensione da “camice bianco”, in cui le strategie di trattamento sono diverse” – conclude il prof. Backer.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
2018 ESC/ESH Guidelines for the management of arterial hypertension
Bryan Williams, Giuseppe Mancia, Wilko Spiering,…..Costas Tsioufis, Victor Aboyans, Ileana Desormais
European Heart Journal, ehy339, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy339 Published: 25 August 2018

Fonte: ESC website (http://www.escardio.org/guidelines)

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Una pillola innovativa per trattare l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2018

Una nuova dose tre in una pillola per trattare l’ipertensione potrebbe trasformare il modo in cui l’ipertensione viene trattata in tutto il mondo.
Lo studio condotto dal George Institute for Global Health ha rivelato che la maggior parte dei pazienti, il 70%, ha raggiunto gli obiettivi della pressione arteriosa con la “pillola tripla”, rispetto a poco più della metà di quelli che hanno ricevuto cure normali.

La dottoressa Ruth Webster, del George Institute for Global Health, ha affermato che questo è stato un importante passo avanti dimostrando che la tripla pillola non solo era più efficace delle cure standard, ma era anche sicura (video).


Blood Pressure No captions

Lo studio, condotto in Sri Lanka, ha arruolato 700 pazienti con un’età media di 56 anni e una pressione arteriosa di 154/90 mm Hg.
Il George Institute sta ora esaminando le strategie per massimizzare l’assorbimento dei risultati dello studio. Ciò include l’esame dell’accettabilità dell’approccio della tripla pillola ai pazienti e ai loro medici, nonché l’efficacia dei costi che sarà importante per i servizi sanitari dei governi.

Leggi abstract dell’articolo:
Effect of Fixed Low-Dose Combination Antihypertensive Medication vs Usual Care on Blood Pressure
Ruth Webster, PhD; Abdul Salam, PhD; H. Asita de Silva, DPhil; et al
JAMA. 2018;320(6):566-579. doi:10.1001/jama.2018.10359 August 14, 2018

Trial Registration  anzctr.org.au Identifier: ACTRN12612001120864; slctr.lk Identifier: SLCTR/2015/020

Editorial
Low-Dose Combination Blood Pressure Therapy to Improve Treatment Effectiveness

 

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Agire sui batteri intestinali per ridurre le malattie cardiache.

Posted by giorgiobertin su agosto 7, 2018

I ricercatori del Department of Cellular and Molecular Medicine, Lerner Research Institute, Cleveland Clinic, Cleveland, USA, hanno creato un nuovo farmaco che blocca la produzione di una sostanza chimica da parte dei batteri intestinali riduce significativamente i fattori di rischio cardiovascolare.

New-Drugs-Gut Microbes
Click HERE to download the infographic video.

Guidati dal prof. Stanley Hazen, i ricercatori hanno studiato a una particolare sostanza chimica prodotta dai batteri intestinali, chiamata atrimetilammina N-ossido (TMAO).
Quando i batteri intestinali abbattono colina, lecitina e carnitina – composti che si trovano in livelli particolarmente alti in prodotti caseari ad alto contenuto di grassi, tuorlo d’uovo, fegato e carne rossa – il processo produce TMAO. I livelli di TMAO sono potenti predittori di future malattie cardiovascolari, tra cui ictus e infarto.

Per influenzare i livelli di TMAO, hanno usato un analogo della colina – un composto strutturalmente simile alla colina, che è una sostanza chimica essenziale nella produzione di TMAO. Una dose orale dell’inibitore ha ridotto i livelli di TMAO per 3 giorni. Ha inoltre ridotto la reattività piastrinica e l’eccessiva formazione di coaguli in seguito a lesione arteriosa.

Il farmaco non è tossico, non ha effetti collaterali e non aggiunge resistenza agli antibiotici – questa nuova metodologia è di grande interesse. I ricercatori attendono con impazienza i risultati delle sperimentazioni cliniche.

Leggi abstract dell’articolo:
Development of a gut microbe–targeted nonlethal therapeutic to inhibit thrombosis potential
Adam B. Roberts, Xiaodong Gu, Jennifer A. Buffa,……, Jose Carlos Garcia-Garcia & Stanley L. Hazen
Nature Medicine Published: 06 August 2018

Fonte: Department of Cellular and Molecular Medicine, Lerner Research Institute, Cleveland Clinic, Cleveland, USA

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SIGN: linee guida sulla gestione dell’angina stabile.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2018

E’ stata pubblicata da SIGN (Scottish Intercollegiate Guidelines Network) la linea guida basata sull’evidenza e sulle migliori pratiche nella gestione dei pazienti con angina stabile. Il documento sarà di interesse per i professionisti della salute e per coloro che lavorano con persone affette da angina stabile, inclusi cardiologi, specialisti di medicina acuta e di emergenza, medici generici e altri operatori sanitari nelle cure primarie, nonché pazienti, assistenti, organizzazioni di volontariato.

La linea guida copre le indagini necessarie per confermare la presenza di angina stabile, il trattamento medico ottimale per alleviare i sintomi e i relativi benefici di diversi interventi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of stable angina

Related guidelines

SIGN 147 Management of chronic heart failure (PDF)

SIGN 148 Acute coronary syndrome (PDF)

SIGN 149 Risk estimation and the prevention of cardiovascular disease (PDF)

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Terapia con gli ultrasuoni contro le demenze.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2018

Uno studio pubblicato su “Brain Stimulation” condotto dai ricercatori della Tohoku University di Sendai (Giappone), la tecnica sarebbe in grado di potenziare la formazione dei vasi sanguigni e la rigenerazione delle cellule nervose. Gli ultrasuoni potrebbero migliorare le condizioni di chi soffre di demenza vascolare e Alzheimer, le due forme più comuni di demenza.

brain-stimulation-dementia

La sperimentazione condotta sugli animali ha mostrato miglioramenti significativi nella funzione cognitiva. Inoltre, il trattamento ha determinato l’aumento dell’espressione di un enzima coinvolto nella formazione dei vasi sanguigni, e l’incremento di una proteina che svolge un ruolo chiave nella sopravvivenza e nella crescita delle cellule nervose. Oltretutto, gli autori sottolineano che durante la terapia LIPUS (ultrasuono pulsato a bassa intensità) non sono stati riscontrati effetti collaterali.

Leggi abstract dell’articolo:
Whole-brain low-intensity pulsed ultrasound therapy markedly improves cognitive dysfunctions in mouse models of dementia – Crucial roles of endothelial nitric oxide synthase.
Kumiko Eguchi, Tomohiko Shindo, Kenta Ito, Tsuyoshi Ogata, Ryo Kurosawa, Yuta Kagaya, Yuto Monma, Sadamitsu Ichijo, Sachie Kasukabe, Satoshi Miyata, Takeo Yoshikawa, Kazuhiko Yanai, Hirofumi Taki, Hiroshi Kanai, Noriko Osumi, Hiroaki Shimokawa
Brain Stimul. 2018 May 22. pii: S1935-861X(18)30159-1. doi: 10.1016/j.brs.2018.05.012. [Epub ahead of print]

Fonte: Tohoku University di Sendai (Giappone)

 

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Editing genetico per abbassare il colesterolo nelle scimmie

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Biotechnology“, afferma che le persone ad alto rischio di malattie cardiache a causa dei loro eccessivi livelli di colesterolo potrebbero presto avere un trattamento alternativo sicuro ed efficace nell’editing genico.

ipercolesterolemia

L’ipercolesterolemia mette le persone ad un rischio estremamente elevato di malattia coronarica a causa dell’elevato accumulo di colesterolo nel sangue. Per curare questa patologia vengono usate le statine. Nei casi di ipercolesterolemia ereditaria si dovrà ricorrere a un altro tipo di farmaco chiamato inibitori PCSK9.
Questo trattamento però richiede iniezioni ripetute e alcuni pazienti non tollerano il farmaco.

Ora i ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia,hanno dimostrato che l’editing del genoma può abbassare i livelli di colesterolo nelle scimmie rhesus. In particolare i ricercatori hanno progettato un enzima che individua e disattiva il gene PCSK9 . Hanno usato un vettore di virus adeno-associato (AAV) per trasportare questo enzima nei fegati delle scimmie. Il fegato trasporta la maggior parte della responsabilità per la rimozione del colesterolo eccessivo.

I risultati aprono le porte ad un trattamento alternativo dell’ipercolesterolemia.

Leggi abstract dell’articolo:
Meganuclease targeting of PCSK9 in macaque liver leads to stable reduction in serum cholesterol
Lili Wang, Jeff Smith[…]James M Wilson
Nature Biotechnology 09 July 2018

Fonte: Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania

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Nuovo approccio al trattamento delle malattie infiammatorie.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2018

Gli scienziati della University of California San Diego School of Medicine hanno scoperto che è possibile bloccare l’infiammazione nei topi con un anticorpo naturale che lega le molecole di fosfolipidi ossidati (oxidized phospholipids – OxPL) sulle superfici cellulari che vengono modificate dall’infiammazione. Anche durante una dieta ricca di grassi, l’anticorpo proteggeva i topi dalla formazione della placca arteriosa, dall’indurimento delle arterie e dalle malattie del fegato e prolungava le loro vite.

Witztum_OxPL
The aorta of a mouse model of atherosclerosis on a high-fat diet for 12 months (top) has significantly more plaques (bright red) than the aorta of the same type of mouse that also produces the anti-inflammatory E06 antibody (bottom).

Lo studio, pubblicato su “Nature“, segna la prima dimostrazione in un sistema vivente che OxPL innesca l’infiammazione e porta alla formazione della placca, secondo i ricercatori, che aggiungono che i risultati suggeriscono anche un nuovo approccio per prevenire o invertire un certo numero di malattie infiammatorie.
Ovunque si verifichi l’infiammazione, si ottiene OxPL“, ha detto il professoere Joseph Witztum. “Non significa che OxPL è la causa, ma sicuramente gioca un ruolo importante.”

Alcuni fosfolipidi – le molecole che costituiscono le membrane cellulari – sono soggetti a modifiche da parte di specie reattive dell’ossigeno, formando OxPL. Questo evento è particolarmente comune in condizioni infiammatorie come l’aterosclerosi, in cui si formano le placche che bloccano le arterie.

I ricercatori hanno generano un pezzo di anticorpo chiamato E06 che è sufficiente per legare OxPL e prevenire la capacità di causare l’infiammazione nelle cellule immunitarie, ma non abbastanza da causare l’infiammazione da sola. Rispetto ai topi di controllo, i topi con anticorpi E06 presentavano un’aterosclerosi del 28-57 % in meno, anche dopo un anno, nonostante avessero alti livelli di colesterolo. L’anticorpo diminuiva anche la calcificazione della valvola aortica (indurimento e restringimento delle valvole aortiche), la steatosi epatica (malattia del fegato grasso) e l’infiammazione del fegato. L’anticorpo E06 ha anche prolungato la vita dei topi.

Witztum e il team stanno testando l’anticorpo E06 nei modelli murini di malattie umane legate all’infiammazione, come l’osteoporosi (perdita ossea) e la steatoepatite non alcolica

Leggi abstract dell’articolo:
Oxidized phospholipids are proinflammatory and proatherogenic in hypercholesterolaemic mice
Xuchu Que, Ming-Yow Hung, Calvin Yeang, Ayelet Gonen, Thomas A. Prohaska, Xiaoli Sun, Cody Diehl, Antti Määttä, Dalia E. Gaddis, Karen Bowden, Jennifer Pattison, Jeffrey G. MacDonald, Seppo Ylä-Herttuala, Pamela L. Mellon, Catherine C. Hedrick, Klaus Ley, Yury I. Miller, Christopher K. Glass, Kirk L. Peterson, Christoph J. Binder, Sotirios Tsimikas & Joseph L. Witztum
Nature Published: 06 June 2018

Fonte: University of California San Diego School of Medicine

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Gli integratori vitaminici più popolari sono essenzialmente inutili.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

Una nuova revisione sistematica dei dati e degli studi esistenti pubblicati tra gennaio 2012 e ottobre 2017 ha rilevato che i multivitaminici popolari, la vitamina C, la vitamina D e il calcio – alcune delle scelte più comuni – non hanno avuto un reale vantaggio per la salute delle persone e non ci sono le prove che riducono il rischio di malattie cardiovascolari, infarto, ictus o morte precoce.

multivitamin-supplement

Lo studio, pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, è stato condotto da ricercatori del St. Michael’s Hospital e dell’Università di Toronto.
Siamo stati sorpresi di trovare così pochi effetti positivi sugli integratori più comuni che le persone consumano“, ha detto il dottor David Jenkins, l’autore principale dello studio. “La nostra revisione ha rilevato che se si desiderano utilizzare multivitaminici, vitamina D, calcio o vitamina C non vi è alcun vantaggio apparente“.

C’erano, tuttavia, alcuni supplementi apparentemente vantaggiosi. È stato dimostrato che l’acido folico e le vitamine del gruppo B con acido folico riducono il rischio di malattie cardiovascolari e ictus.

Le vitamine esaminate dal team erano A, B1, B2, B3 (niacina), B6, B9 (acido folico), C, D ed E, carotene; calcio; ferro; zinco; magnesio; e selenio. La ricerca ha dimostrato come alcune vitamine siano più utili di altre . Ad esempio, lo zinco è stato associato ad accorciare gli effetti di un raffreddore (la vitamina C non lo fa, nonostante le persone pensino che lo faccia). La vitamina D può anche essere difficile da ottenere dal cibo, quindi se sei carente, gli integratori possono essere efficaci. Alcuni altri, come niacina e antiossidanti, potrebbero addiritura causare danni.

E’ più vantaggioso fare affidamento su una dieta sana per fare il pieno di vitamine e minerali“, ha detto il prof. Jenkins. “Finora, nessuna ricerca sugli integratori ci ha mostrato qualcosa di meglio delle porzioni sane di cibi vegetali meno elaborati tra cui verdure, frutta e noci.”

Scarica e leggi il documento in full text:
Supplemental Vitamins and Minerals for CVD Prevention and Treatment
David J.A. Jenkins, J. David Spence, Edward L. Giovannucci, Young-in Kim, … John L. Sievenpiper
Journal of the American College of Cardiology Volume 71, Issue 22, 5 June 2018, Pages 2570–2584, https://doi.org/10.1016/j.jacc.2018.04.020

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Scoperto legame tra microbioma intestinale e indurimento delle arterie.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2018

Il livello di diversità dei “batteri buoni” nei sistemi digestivi è stato collegato ad una caratteristica delle malattie cardiovascolari – l’indurimento delle arterie. Ad afermarlo una nuova ricerca condotta da esperti dell‘University of Nottingham e del King’s College di Londra.

Il microbioma intestinale è sotto esame crescente nella ricerca medica poiché è noto che influisce su molti aspetti della nostra salute, incluso il nostro metabolismo e il sistema autoimmune. Ora per la prima volta, i ricercatori hanno scoperto un legame tra i batteri intestinali e l’irrigidimento delle arterie.

Microbioma   Arterial-stiffness

I nostri risultati rivelano la prima osservazione nell’uomo che collega i microbi intestinali e i loro prodotti a una bassa rigidità arteriosa. È possibile che i batteri intestinali possano essere utilizzati per rilevare il rischio di malattie cardiache e possono essere alterati dalla dieta o dai farmaci per ridurre il rischio” – afferma la dott.ssa Ana Valdes. “Trovare interventi dietetici per migliorare i batteri sani nell’intestino potrebbe essere un modo per ridurre il rischio di malattie cardiache. Ad esempio, una dieta ricca di fibre è nota per migliorare la quantità e la diversità di microbi utili nell’intestino“.

Lo studio condotto sulla composizione del microbioma intestinale in 617 donne di mezza età è stato pubblicato sulla rivista “European Heart Journal“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gut microbial diversity is associated with lower arterial stiffness in women
Cristina Menni, Chihung Lin, Marina Cecelja, Massimo Mangino, Maria Luisa Matey-Hernandez, Louise Keehn, Robert P Mohney, Claire J Steves, Tim D Spector, Chang-Fu Kuo, Phil Chowienczyk, Ana M Valdes.
European Heart Journal, ehy226, Published: 09 May 2018, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy226

Fonte: University of Nottingham

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Ipertensione, nuove linee guida per la pressione pediatrica.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2018

Sono state pubblicate sulla rivista “Jama Pediatrics” le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics sull’ipertensione in età pediatrica.

AAPG

In questo studio di coorte condotto su 15 647 bambini, la prevalenza della popolazione aveva una elevata pressione sanguigna aumentata dal 11,8% al 14,2%; complessivamente, 905 bambini (5,8%) hanno avuto una nuova diagnosi di ipertensione (n = 381) o un peggioramento nella fase clinica (n = 524), un sostanziale aumento del carico di malattia. I bambini la cui pressione arteriosa è stata riclassificata verso l’alto si è notato hanno più probabilità di essere in sovrappeso o obesi, con profili lipidici sfavorevoli e aumento dei livelli di emoglobina A 1c (prediabete).

Scarica e leggi il documento in full text:
Prevalence and Severity of High Blood Pressure Among Children Based on the 2017 American Academy of Pediatrics Guidelines.
Sharma AK, Metzger DL, Rodd CJ.
JAMA Pediatr. Published online April 23, 2018. doi:10.1001/jamapediatrics.2018.0223

What Is the Prevalence of Childhood Hypertension?It Depends on the Definition.
Daniels SR.
JAMA Pediatr. Published online April 23, 2018. doi:10.1001/jamapediatrics.2018.0375

Jackson SL, Zhang Z, Wiltz JL, et al. Hypertension Among Youths – United States, 2001-2016. MMWR Morb Mortal Wkly Rep, 2018 Jul 13;67(27):758-762. doi: 10.15585/mmwr.mm6727a2. doi: 10.15585/mmwr.mm6727a2.

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Alimentazione e rischio di ictus.

Posted by giorgiobertin su aprile 30, 2018

E’ stato pubblicato dalla NFI – Nutrition Foundation of Italy un documento sul rischio di ictus e alimentazione. Il documento è pubblicato su “AP&B Alimentazione, Prevenzione & Benessere n. 3 – 2018“.

dieta-mediterranea

Le evidenze scientifiche dimostrano che il rischio di incorrere in un ictus è inferiore, se si adottano stili di vita sani e soprattutto abitudini alimentari corrette, come emerge dal contributo del gruppo di lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Non c’è dubbio che un’alimentazione complessivamente equilibrata e varia, cioè sana, “sia uno strumento ottimale di prevenzione dell’ictus” ribadisce il gruppo di lavoro “in parte per la sua azione favorevole sui principali fattori di rischio di ictus (pressione elevata, ipercolesterolemia, iperglicemia)“.

Scarica e leggi il documento in full text:
IL RISCHIO DI ICTUS E L’ALIMENTAZIONE

Approfondimenti:
Iacoviello L, Bonaccio ML, Cairella G, et al. on behalf of Working Group for Nutrition and Stroke – Diet and primary prevention of stroke: systematic review and dietary recommendations by the ad hoc working group of the Italian society of human nutrition. NMCD 2018;28:309-34.

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