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Posts Tagged ‘cardiologia’

Possibile un vaccino per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2017

Un nuovo studio rivela come un vaccino è riuscito ad abbassare il colesterolo “cattivo” nei topi ed ha ridotto l’aterosclerosi, che è un restringimento delle arterie causate da un accumulo di placca.

Il vaccino si chiama AT04A ed è già entrato una sperimentazione clinica umana, i risultati dovrebbero essere pronti entro la fine di quest’anno.
Se il vaccino risultasse sicuro ed efficace negli esseri umani, i ricercatori dicono che ci sarebbe una strategia terapeutica a lungo termine per il colesterolo alto; piuttosto che prendere le statine ogni giorno, i pazienti potrebbero semplicemente avere un’iniezione iniziale, seguito da un richiamo annuale.

syringe

Nel nuovo studio – pubblicato sull’European Heart Journal – il Dr. Günther Staffler e il suo team dell’ AFFiRis (la compagnia che ha sviluppato AT04A) descrivono lo sviluppo del vaccino con l’obiettivo di bloccare l’attività di un enzima chiamato Proprotein covertase subtilisin/kexin type 9 (PCSK9). Prodotto dal fegato, PCSK9 è noto per legarsi ai recettori del colesterolo LDL. Il blocco di PCSK9 è considerato una strategia promettente per abbassare il colesterolo LDL.

Quando iniettato sotto la pelle dei roditori, il team ha scoperto che il vaccino AT04A ha portato ad una riduzione del 53 per cento dei livelli di colesterolo totale, rispetto ai topi non vaccinati, così come una riduzione del 64 per cento dei danni ai vasi sanguigni legati all’aterosclerosi. Il vaccino ha portato ad una riduzione del 21-28 per cento dei markers biologici relativi all’infiammazione dei vasi sanguigni.

Ricordiamo che le statine efficaci per abbassare il colesterolo, non sono senza rischi, con effetti collaterali tra cui dolori muscolari e danni al fegato. Per di più, le statine devono essere prese su base giornaliera, un regime che è difficile per alcuni pazienti da seguire.

Leggi abstract dell’articolo:
The AT04A vaccine against proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 reduces total cholesterol, vascular inflammation, and atherosclerosis in APOE*3Leiden.CETP mice
Christine Landlinger, Marianne G. Pouwer, Claudia Juno, José W.A. van der Hoorn, Elsbet J. Pieterman, J. Wouter Jukema, Guenther Staffler, Hans M.G. Princen, Gergana Galabova
Eur Heart J 2017 ehx260  Published: 19 June 2017. doi: 10.1093/eurheartj/ehx260

Vaccination to prevent atherosclerotic cardiovascular diseases
Ulrich Laufs; Brian A. Ference

Fonte: AFFiRis

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Un zucchero naturale contro l’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Una ricerca, coordinata dal prof. Babak Razani presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, e pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, ha concluso che il trealosio zucchero naturale può avere un ruolo protettivo contro l’aterosclerosi.
In particolare gli esperimenti condotti sugli animali hanno evidenziato che il trealosio (disaccaride-costituito da due molecole di glucosio), un tipo di zucchero naturale, può aumentare le capacità di ‘pulizia’ di un certo tipo di cellule immunitarie, riducendo così l’accumulo di placca all’interno delle arterie.

Trealosio    atherosclerosis-disease

Il prof. Razani e il suo team hanno esaminato la possibilità di incrementare l’attività di alcuni tipi di cellule immunitarie chiamate macrofagi, in modo da trattare le condizioni arterosclerotiche e metaboliche tra cui il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso.

I macrofagi sono un tipo di globuli bianchi che aiutano l’organismo a combattere le infezioni. Il loro nome deriva dalla antica terminologia greca che significa “grande mangiatore“, che è appropriato date le loro dimensioni e la responsabilità. Queste cellule del sistema immunitario sono specializzati nel “mangiare” le particelle indesiderate e espellerle come rifiuti cellulari.

Nell’aterosclerosi, i macrofagi tentano di risolvere i danni all’arteria pulendo l’area, ma vengono sopraffatti dalla natura infiammatoria delle placche. Il loro processo di pulizia viene stoppato. Siamo riusciti con il trealosio a creare dei “super-macrofagi” che riescono ad assolvere ai loro compiti“. – afferma il prof. Babak Razani.

Le placche aortiche dei topi trattati con trealosio mostravano una diminuzione di circa il 30 per cento delle dimensioni della placca. Il team ha cercato di fornire una spiegazione: il trealosio attiva una molecola chiamata TFEB, che, a sua volta, invade il nucleo dei macrofagi, si lega al suo DNA, e innesca una reazione a catena che alla fine dà alle cellule immunitarie dei “super-poteri” per combattere la placca.

Leggi abstract dell’articolo:
Exploiting macrophage autophagy-lysosomal biogenesis as a therapy for atherosclerosis
Ismail Sergin, Trent D. Evans, Xiangyu Zhang, Somashubhra Bhattacharya, Carl J. Stokes, Eric Song, Sahl Ali, Babak Dehestani, Karyn B. Holloway, Paul S. Micevych, Ali Javaheri, Jan R. Crowley, Andrea Ballabio, Joel D. Schilling, Slava Epelman, Conrad C. Weihl, Abhinav Diwan, Daping Fan, Mohamed A. Zayed & Babak Razani
Nature Communications 8, Article number: 15750 (2017) Published online: 07 June 2017 doi:10.1038/ncomms15750

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Creato un pacemaker wireless, senza batteria.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

I ricercatori della Rice University e i loro colleghi del Texas Heart Institute (THI) hanno presentato all’IEEE Microwave Symposium Internazionale (IMS) che si tiene a Honolulu dal 04 al 09 giugno, un pacemaker wireless, senza batteria, che può essere impiantato direttamente nel cuore di un paziente.

Pacemaker
The internal components of a battery-free pacemaker introduced this week by Rice University and the Texas Heart Institute. The pacemaker can be inserted into the heart and powered by a battery pack outside the body, eliminating the need for wire leads and surgeries to occasionally replace the battery. Courtesy of Rice Integrated Systems and Circuits

I Pacemaker usano segnali elettrici per mantenere un ritmo costante al cuore, tradizionalmente non vengono impiantati direttamente nel cuore di un paziente. Alcuni dei problemi comuni di questi dispositivi sono le complicazioni connesse ai conduttori (fili), tra cui emorragie e infezioni. Il nuovo prototipo wireless spiega il prof. Babakhani riduce questi rischi eliminando del tutto i cavi.
Il nuovo pacemaker può essere inserito nel cuore ed è alimentato da una batteria fuori del corpo. Viene così eliminata la necessità di cavi di collegamento e la sostituzioni delle batterie.

Il team ha testato con successo il dispositivo in un maiale e ha dimostrato che potrebbe sintonizzare la frequenza cardiaca dell’animale da 100 a 172 battiti al minuto.

Un documento che descrive il dispositivo verrà rilasciato al termine della conferenza.

Fonte ed approfondimenti: Rice University

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Sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori della Ben Gurion University del Negev e del Sheba Medical Center hanno sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi e la prevenzione dell’insufficienza cardiaca, utilizzando un bio-polimero che riduce la placca arteriosa e l’infiammazione nel sistema vascolare.
Quando le cellule endoteliali diventano infiammate, producono una molecola chiamata “E-selectina“, che porta i globuli bianchi del sangue (monociti) nell’area e provocano l’accumulo di placca nelle arterie.

Heart_attacks

“Il nostro polimero E-selectina-targeting – spiega il prof. Ayelet David del Dipartimento BGU di Biochimica Clinica e Farmacologia – riduce la placca esistente e impedisce l’ulteriore progressione della placca e dell’infiammazione, prevenendo la trombosi arteriosa, l’ischemia, l’infarto del miocardio e l’ictus”.
Il polimero si deposita sul tessuto danneggiato e non provoca danni al tessuto sano, non ci sono quindi effetti collaterali. Attualmente le statine sono i farmaci più importanti per il trattamento dell’aterosclerosi, che possiedono però un certo numero di effetti collaterali noti.

La nuova terapia è stata già brevettata ed è ora in fase preclinica. Il nuovo polimero, è stato testato sui topi ed ha dato risultati molto positivi. I ricercatori hanno trattato i topi con l’aterosclerosi attraverso quattro iniezioni del polimero ed hanno esaminato il cambiamento nelle vene dopo quattro settimane.

Siamo rimasti stupiti dai risultati“, dice Jonathan Leor, professore di cardiologia presso l’Università di Tel Aviv. “Il cuore l’attività muscolare dei topi trattati era migliorata notevolmente, hanno avuto meno infiammazione nelle loro arterie e lo spessore è diminuito in modo significativo“. “Si potrebbe dire che questo è il primo risultato del genere. Ora siamo alla ricerca di una società farmaceutica che porti avanti i passi per lo sviluppo del farmaco e l’eventuale commercializzazione“.

Lo studio è in fase di pubblicazione.

Fonti: Phys.org  –  Ben Gurion University del Negev

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Nuove linee guida sull’ecocardiografia per la stenosi aortica.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2017

L’European Association of Echocardiography e l’American Society of Echocardiography hanno pubblicato le nuove raccomandazioni relative all’uso dell’ecocardiografia nella valutazione della stenosi aortica (aortic stenosis, AS). Il documento è un aggiornamento della linea guida pubblicata nel 2009, ed è disponibile sulla rivista “Journal of the American Society of Echocardiography“.
L’ecocardiografia è la principale modalità di diagnostica per immagini non invasiva utilizzata per valutare l’AS.

 

vidloop

Scarica e leggi il full text del documento.
Recommendations on the Echocardiographic Assessment of Aortic Valve Stenosis: A Focused Update from the European Association of Cardiovascular Imaging and the American Society of Echocardiography
Helmut Baumgartner, FESC, (Chair), Judy Hung… et al.
Journal of the American Society of Echocardiography Volume 30 Number 4 372-393, http://dx.doi.org/10.1016/j.echo.2017.02.009

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ACCP: Linee guida sulla terapia per la malattia tromboembolica venosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Jama” a cura dell’American College of Chest Physicians (ACCP) le linee guida sulla terapia antitrombotica per la malattia tromboembolica venosa o tromboembolismo venoso (TEV), una delle patologie più comuni del sistema circolatorio.

DVT

La malattia tromboembolica venosa o TEV, indica un problema che molti conoscono: la formazione di un trombo, cioè un coagulo di sangue che ostruisce una vena profonda (nella maggior parte dei casi agli arti inferiori) e che, in certi casi, si stacca e arriva ai polmoni, provocando un’embolia.

Leggi il documento:
Antithrombotic Therapy for Venous Thromboembolic Disease
Jain A, Cifu AS.
JAMA. 2017;317(19):2008-2009. doi:10.1001/jama.2017.1928

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Relazione tra malattia del cervello e microbioma intestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

I ricercatori della Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia, hanno dimostrato un legame diretto e inaspettato tra il microbioma e alcune malattie cerebrovascolari.
I batteri del microbioma intestinale guidano la formazione di malformazioni cavernose cerebrali (CCM), dette anche angiomi cavernosi o cavernomi, lesioni vascolari caratterizzate da agglomerati di capillari sanguigni (gomitoli vascolari) abnormemente dilatati e fragili, che possono causare ictus e crisi epilettiche (video).

CCM-human-brain
CCMs in a mouse using microCT Credit: Issam Awad, University of Chicago

Il team ha scoperto, come descritto nell’articolo pubblicato sulla rivista “Nature“, che il percorso molecolare che sta alla base del CCM è attivato da TLR4, un recettore per un lipopolisaccaride, molecola batterica (LPS). L’attivazione di TLR4 sulle cellule endoteliali cerebrali da parte di LPS è notevolmente accelerata nella formazione di CCM. Al contrario, se TLR4 viene rimosso dalle cellule endoteliali, o se i topi sono trattati con farmaci che bloccano la funzione TLR4, la formazione CCM viene impedita.

In conclusione batteri del microbioma intestinale negli animali possono guidare la formazione di CCM attraverso la relazione LPS-TLR4. Il ruolo chiave della segnalazione LPS-TLR4 è stato trovato essere presente anche negli esseri umani.

Lo studio suggerisce che i trattamenti progettati per bloccare la segnalazione TLR4 alterando il microbioma possono essere usati per il trattamento di questa malattia“, ha detto il prof. Mark Kahn.

Leggi abstract dell’articolo:
Endothelial TLR4 and the microbiome drive cerebral cavernous malformations
Alan T. Tang ,Jaesung P. Choi ,Jonathan J. Kotzin ,Yiqing Yang ,Courtney C. Hong, Nicholas Hobson,Romuald Girard… Xiangjian Zheng & Mark L. Kahn.
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi: 10.1038/nature22075

Fonte: Penn Medicine – University of Pennsylvania – Philadelphia

CCM Italia  –  video

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Linee guida americane sull’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su maggio 9, 2017

L’American College of Cardiology, l’American Heart Association e la Heart Failure Society of America hanno pubblicato su “Circulation” la seconda parte del loro aggiornamento di orientamento sulla gestione dell’insufficienza cardiaca.La prima parte, dedicata alla terapia farmacologica dell’insufficienza cardiaca, era stata resa pubblicata nel maggio 2016, con l’introduzione di una guida per le nuove terapie, in particolare per l’uso di valsartan/sacubitril e ivabradina.

Heart-failure

Il nuovo documento che aggiorna di fatto quello pubblicato nel 2013 e contiene raccomandazioni importanti relative all’ipertensione, all’apnea nel sonno e all’anemia, in particolare viene trattata anche la prevenzione dell’insufficienza cardiaca.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 ACC/AHA/HFSA Focused Update of the 2013 ACCF/AHA Guideline for the Management of Heart Failure: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines and the Heart Failure Society of America
Clyde W. Yancy, Mariell Jessup,…..et al.
Circulation. 2017 Apr 28; CIR.0000000000000509

2016 ACC/AHA/HFSA focused update on new pharmacological therapy for heart failure: an update of the 2013 ACCF/AHA guideline for the management of heart failure.

Fonte: American College of Cardiology

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Fumo e malattia coronarica: responsabile un singolo gene.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2017

I ricercatori hanno trovato una spiegazione genetica di come il fumo può portare a malattia coronarica (CHD). Molte persone hanno un tipo gene protettivo (ADAMTS7 prodotto nei vasi sanguigni) che riduce i livelli di un enzima collegato alla formazione delle placche di grasso che ostruiscono le arterie e alle malattie coronariche. Nelle persone che portano questo gene, il fumo contrasta l’effetto protettivo.

Smoking cigarette

I nostri risultati suggeriscono che gli interventi per inibire questo enzima sarebbe particolarmente utile per i fumatori, e possono anche rivelarsi utili per tutti coloro che sono a rischio elevato di malattia coronarica“, spiega il prof. Reilly presso la Columbia University Medical Center (CUMC).

I ricercatori hanno elaborato i dati genetici di più di 140.000 persone provenienti da 29 studi precedenti. Essi hanno analizzato 45 piccole regioni del genoma che sono state precedentemente associate ad un elevato rischio di CHD. Il team è riuscito a dimostrare che la delezione genetica di ADAMTS7 ha ridotto l’accumulo di placche di grasso nelle arterie, suggerendo che bloccando la produzione o la funzione di questo enzima potrebbe essere la soluzione per ridurre il rischio di CHD.
Lo studio, il più grande del suo genere, è stato pubblicato sulla rivista “Circulation“.

Attraverso questi studi genetici su larga scala, stiamo cominciando a capire le variazioni genetiche che guidano il rischio in risposta a determinati esposizioni ambientali o comportamenti di stile di vita“. afferma il prof. Reilly.

Leggi abstract dell’articolo:
Loss of Cardio-Protective Effects at the ADAMTS7 Locus Due to Gene-Smoking Interactions
Danish Saleheen, Wei Zhao, Robin Young, Christopher P. Nelson, Weang Kee Ho, Jane F. Ferguson, Asif Rasheed, Kristy Ou,…..Rader, Nilesh Samani and Muredach P. Reilly EPIC-CVD, PROMIS, CARDIoGRAMplusC4D
Circulation. 2017;CIRCULATIONAHA.116.022069 Originally published May 1, 2017

Fonte: Columbia University Medical Center (CUMC).

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Linee guida canadesi sulla diagnosi, gestione e trattamento dell’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su maggio 1, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Hypertension Canada Guidelines Committee (HCGC), sulla rivista “Canadian Journal of Cardiology” le linee guida sulla diagnosi, la valutazione, la prevenzione e il trattamento dell’ipertensione negli adulti.

Canadian Journal of Cardiology

Scarica e leggi il documento in full text:
Hypertension Canada’s 2017 Guidelines for Diagnosis, Risk Assessment, Prevention, and Treatment of Hypertension in Adults.
Leung, Alexander A. et al.
Canadian Journal of Cardiology, Volume 33, Issue 5, 557 – 576, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cjca.2017.03.005

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Creato grembo artificiale per aiutare neonati prematuri.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2017

Gli scienziati statunitensi hanno sviluppato un ‘grembo’ artificiale costituito da una sacca piena di liquidi da utilizzare come dispositivo di supporto extra-uterino per i neonati estremamente prematuri.

Il nuovo dispositivo medico messo a punto dai ricercatori del Center for Fetal Research, Department of Surgery, The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute, Philadelphia, Pennsylvania , è chiamato BioBag ed è stato testato su agnellini di appena 23 settimane (video). Se il trial clinico andrà avanti e si rivelerà di successo, i ricercatori potranno essere in grado di salvare molte vite umane.

Il nuovo utero artificiale riproduce l’ambiente dell’utero e fornisce al feto tutto ciò di cui ha bisogno, dal sangue alle sostanze nutritive, mentre è immerso nel liquido amniotico (video). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
An extra-uterine system to physiologically support the extreme premature lamb
Emily A. Partridge, Marcus G. Davey[…]Alan W. Flake
Nature Communications 8, Article number: 15112 (2017) Published online:25 April 2017doi:10.1038/ncomms15112

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute

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L’attività fisica può scongiurare danni cardiaci.

Posted by giorgiobertin su aprile 22, 2017

In uno studio condotto su 9.427 pazienti di età compresa tra 45-64 anni senza malattie cardiovascolari e un indice di massa corporea superiore a 18,5 kg / m2, i ricercatori del Johns Hopkins Hospital hanno dimostrato che l’attività fisica può ridurre il rischio di danno cardiaco negli adulti di mezza età e anziani e ridurre i livelli di danno cardiaco in persone obese.

JACC-HF

I ricercatori hanno esaminato le associazioni combinate di attività fisica e obesità con il marker nel sangue di danno cardiaco: la troponina. la pubblicazione dei risultati sulla rivista “JACC: Heart Failure” .

Gli individui con bassi livelli di attività fisica avevano significativamente più probabilità di avere livelli elevati di troponina,  che comporta un più alto rischio di danni al cuore.

Leggi abstract dell’articolo:
Physical Activity, Obesity, and Subclinical Myocardial Damage
Roberta Florido, Chiadi E. Ndumele, Lucia Kwak, Yuanjie Pang, Kunihiro Matsushita, Jennifer A. Schrack, Mariana Lazo, Vijay Nambi, Roger S. Blumenthal, Aaron R. Folsom, Josef Coresh, Christie M. Ballantyne, Elizabeth Selvin
JACC: Heart Failure Volume 5, Issue 5, May 2017 DOI: 10.1016/j.jchf.2017.02.002

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Cellule della pelle convertite in vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2017

I ricercatori della University of Illinois a Chicago hanno identificato un interruttore molecolare che converte le cellule della pelle in cellule che compongono i vasi sanguigni. La scoperta potrebbe essere utilizzate per riparare i vasi danneggiati nei pazienti con malattie cardiache o di ingegnere vascolare in laboratorio.
La tecnica aumenta i livelli di un enzima che mantiene le cellule giovani, questo può aggirare il problema dell’invecchiamento cellulare. I risultati, condotti sugli animali, sono riportati nella rivista “Circulation.

La tecnica consiste nel trasformare delle cellule mature in cellule staminali “progenitrici intermedie“, utilizzando un cocktails chimico che induce la maturazione nello specifico tipo di cellula. Altri metodi riprogrammano le cellule in modo che assumino direttamente una nuova identità, bypassando tutti gli stati arrivando a staminali pluripotenti.

Mouse-heart-with-human-blood-vessels
Mouse heart section showing human progenitor cells that formed functional human blood vessels. Purple color signifies human blood vessels, red staining signifies the blood vessels of the mouse that received the human cell implants.

Non ritornano indietro fino ad una cellula staminale pluripotente, ma arriviamo a cellule progenitrici intermedie,” spiega il Prof. Jalees Rehman, “Le cellule progenitrici possono essere coltivate in grandi quantità sufficienti per terapie rigenerative”.
Rehman chiama questo metodo per produrre nuove cellule “parziale de-differenziazione“.
Ricordiamo che a differenza delle cellule staminali pluripotenti, le cellule progenitrici possono differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule.

Il team ha scoperto che le cellule progenitrici prodotte da cellule endoteliali, (intermediate CD34+ ) – fibroblasti provenienti da cellule adulte della pelle umana – possono essere convertite in cellule dei vasi sanguigni o in globuli rossi, a seconda del livello di un fattore di trascrizione del gene chiamato SOX17. Quando sono stati aumentati i livelli di SOX17 sono aumentate le cellule progenitrici, e si è avuto un miglioramento fino a cinque volte nella produzione di vasi sanguigni. La soppressione di SOX17 ha portato ad una considerevole diminuzione di cellule progenitrici e conseguente diminuzione di vasi sanguigni nuovi.

Leggi abstract dell’articolo:
SOX17 Regulates Conversion of Human Fibroblasts into Endothelial Cells and Erythroblasts via De-Differentiation into CD34+ Progenitor Cells
Lianghui Zhang, Ankit Jambusaria, Zhigang Hong, Glenn Marsboom, Peter T. Toth, Brittney-Shea Herbert, Asrar B. Malik and Jalees Rehman
Circulation. 2017; CIRCULATIONAHA.116.025722, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025722

Fonte: University of Illinois

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Cellule staminali possibile trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University Of Osaka in Giappone, ha sperimentato un approccio innovativo per il trattamento dell’insufficienza cardiaca. Utilizzando le cellule staminali muscolari dei pazienti, i ricercatori hanno rattoppato con successo i cuori danneggiati. Le cellule staminali possono quindi offrire un nuovo percorso di trattamento per i pazienti con insufficienza cardiaca.

illustration-of-a-heart

Ricordiamo che l’insufficienza cardiaca si riferisce a quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue e ossigeno al corpo. Gli attuali trattamenti disponibili per l’insufficienza cardiaca sono ben lungi dall’essere l’ideale. Essi mirano a ridurre i sintomi, prevenire ulteriori danni, e ad aumentare la durata della vita migliorandone la qualità. Rigenerare il tessuto cardiaco sarebbe una scelta ideale.

Il team ha condotto gli esperimenti su 27 pazienti con insufficienza cardiaca, 15 avevano cardiomiopatia ischemica, e 12 avevano cardiomiopatia dilatativa. Le cellule staminali provenienti dai muscoli della coscia del paziente (vasto mediale, in particolare) sono state chirurgicamente incollate sulla superficie del ventricolo sinistro del cuore. Il tessuto impiantato secerne i fattori che favoriscono il vecchio tessuto. Dopo l’operazione, i pazienti non hanno avuto complicanze significative e, ad un anno dalla procedura ci sono stati miglioramenti misurabili nella loro capacità di esercizio e nella funzionalità del cuore.
Saranno necessari studi più ampi per confermare l’efficacia terapeutica.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase I Clinical Trial of Autologous Stem Cell–Sheet Transplantation Therapy for Treating Cardiomyopathy
Shigeru Miyagawa, Keitaro Domae, Yasushi Yoshikawa, Satsuki Fukushima, Teruya Nakamura, Atsuhiro Saito, Yasushi Sakata, Seiki Hamada, Koichi Toda, Kyongsun Pak, Masahiro Takeuchi, Yoshiki Sawa
Journal of the American Heart Association. 2017;6:e003918, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/JAHA.116.003918

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I telomeri proteggono dalle malattie dell’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su marzo 28, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Gladstone Institute of Cardiovascular Disease dimostra che diminuendo la lunghezza dei telomeri si contribuire all’insorgenza di malattie legate all’età.

“I nostri risultati rivelano un ruolo critico per la lunghezza dei telomeri in un modello murino della malattia umana età-dipendente”, ha detto il primo autore Christina Theodoris, “Questo modello fornisce un’opportunità unica per capire i meccanismi con cui telomeri influiscono sulle malattie dipendenti dall’età e anche un sistema per testare nuove terapie per la malattia della valvola aortica.

Telomeres Protect Against Diseases of Aging: A Tale of Mice and Men

I ricercatori, che in precedenza identificati NOTCH1 come gene responsabile della CAVD umana, hanno evidenziato in questo studio che la mutazione del NOTCH1 da sola non è riuscita a indurre la malattia della valvola nei topi. Sorprendentemente, i topi con i telomeri più corti e la mutazione NOTCH1 mostravano tutte le anomalie cardiache viste negli esseri umani, tra cui la calcificazione della valvola aortica. Gli scienziati pensano che la lunghezza dei telomeri influisca sulla gravità della malattia, modificando l’espressione genica nei percorsi implicati nella CAVD, come ad esempio le vie anti-infiammatorie e anti-calcificazioni.

Lo studio conferma dati precedenti che hanno evidenziato come i pazienti con la calcificazione della valvola aortica avessero telomeri più corti rispetto a individui sani della stessa età. I ricercatori affermano che la lunghezza dei telomeri può essere una spiegazione alle variazioni di gravità della malattia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Long telomeres protect against age-dependent cardiac disease caused by NOTCH1 haploinsufficiency.
Christina V. Theodoris … Helen M. Blau, Deepak Srivastava
J Clin Invest. 2017. doi:10.1172/JCI90338 Published March 27, 2017

Fonte: Gladstone Institute of Cardiovascular Disease

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Nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2017

Una nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo è stato trovata per aiutare i pazienti a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e infarto.
In uno studio condotto su 27,564 pazienti (partecipanti da 49 paesi, con una storia di malattia vascolare aterosclerotica, che stavano già assumendo le statine per ridurre il colesterolo), i ricercatori dell’Imperial College di Londra, hanno scoperto che la somministrazione di iniezioni mensili o bimensili del farmaco, chiamato evolocumab, può ridurre i livelli di colesterolo di quasi il 60 per cento, in media, nei pazienti con un rischio di fondo di malattie cardiovascolari.
Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista “New Englan Journal of Medicine” il farmaco potrebbe fornire benefici in aggiunta ai pazienti che già assumono statine, riducendo ulteriormente i livelli di colesterolo delle lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) nel sangue.

Questa è una delle prove più importanti di riduzione del colesterolo dal primo studio sulle statine, pubblicato 20 anni fa” ha detto il professor Peter Sever, dall’istituto National Heart and Lung presso l’Imperial College of London.
I risultati dimostrano l’effetto protettivo del farmaco attraverso l’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL, con nessuna differenza significativa nella comparsa di effetti collaterali.

Aevolocumab  evolocumab-in-hyperlipidemia

Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano che agisce bloccando una proteina che riduce la capacità del fegato di rimuovere il colesterolo LDL dal sangue, denominata PCSK9.
Il trattamento è stato approvato per l’uso negli Stati Uniti nel 2016, in aggiunta alla terapia con statine e stile di vita modifiche volte a ridurre il colesterolo LDL in alcuni adulti con malattie cardiovascolari.

Anche in Italia evolocumab (Approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco).

Leggi il full text dell’articolo:
Evolocumab and Clinical Outcomes in Patients with Cardiovascular Disease
Marc S. Sabatine, M.D., M.P.H., Robert P. Giugliano, M.D., Anthony C. Keech, M.D., Narimon Honarpour, M.D., Ph.D., Stephen D. Wiviott, M.D., Sabina A. Murphy, M.P.H., Julia F. Kuder, M.A., Huei Wang, Ph.D., Thomas Liu, Ph.D., Scott M. Wasserman, M.D., Peter S. Sever, Ph.D., F.R.C.P., and Terje R. Pedersen, M.D., for the FOURIER Steering Committee and Investigators
NEJM March 17, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1615664

(Funded by Amgen; FOURIER ClinicalTrials.gov number, NCT01764633.)

Supplementary Material

EDITORIAL: PCSK9 Inhibition to Reduce Cardiovascular Events – March 17, 2017 | R.P.F. Dullaart

Fonte ed approfondimenti: Imperial College di Londra

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Linee guida sulla valutazione e gestione dei pazienti con Sincope.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American College of Cardiology/American Heart Association e Heart Rhythm Society le linee guida sulla valutazione e gestione dei pazienti con sincope. Il documento è stato pubblicato sulle riviste: Journal of American College of Cardiology, Circulation, e HeartRhythm.

Syncope syncope

La Sincope, comunemente chiamata svenimento, è causata da una pressione bassa che provoca un’insufficiente apporto di sangue ossigenato al cervello.
Il documento tratta la gestione di pazienti adulti e pediatrici con sospetta sincope, stratificazione del rischio e prevenzione della morte cardiaca improvvisa.

Leggi abstract dell’articolo:
2017 ACC/AHA/HRS Guideline for the Evaluation and Management of Patients With Syncope: Executive Summary: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines, and the Heart Rhythm Society
Win-Kuang Shen, Robert S. Sheldon, David G. Benditt, Mitchell I. Cohen, Daniel E. Forman, Zachary D. Goldberger, Blair P. Grubb, Mohamed H. Hamdan, Andrew D. Krahn, Mark S. Link, Brian Olshansky, Satish R. Raj, Roopinder Kaur Sandhu, Dan Sorajja, Benjamin C. Sun and Clyde W. Yancy
Circulation. 2017;CIR.0000000000000498, originally published March 9, 2017  – https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000000498

Top Ten Things to Know

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AHA: Piattaforma di Medicina di Precisione per le malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2017

L’American Heart Association in collaborazione con Amazon Web Services (AWS), ha sviluppato una piattaforma di dati globali sicuri per affrontare le malattie cardiovascolari.
Diverse organizzazioni stanno aprendo la strada verso il futuro dei dati aperti, contribuendo con le loro informazioni all’implementazione sicura della piattaforma, tra cui AstraZeneca, Cedars-Sinai Heart Institute, Dallas Heart Study, Duke Cardiovascular Research Institute, Intermountain Health, the International Stroke Genetics Consortium, the National Heart, Lung and Blood Institute (NHLBI) and Stanford University.

I ricercatori, medici, biologi computazionali, ingegneri informatici e tirocinanti provenienti da tutto il mondo possono sfruttare questa risorsa cloud-based per accedere e analizzare volumi di dati cardiovascolari e ictus per accelerare la cura dei pazienti a rischio.  AHA Precision Medicine Platform è l’unica risorsa di questo tipo focalizzata sulle malattie cardiovascolari e ictus.

Abbiamo spazzato via le barriere e diamo il benvenuto a tutti affinchè partecipino a questa piattaforma che cambia e promuove il modo di lavorare insieme, come una comunità a beneficio in ultima analisi, dei pazienti in tutto il mondo“, ha detto Jennifer Hal

Accedi alla piattaforma: https://precision.heart.org/

Fonte: American Heart Association

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Un farmaco antitumorale promuovere la rigenerazione del tessuto cardiaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 4, 2017

Un agente antitumorale in fase di sviluppo promuove la rigenerazione del muscolo cardiaco danneggiato – una scoperta inaspettata che può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca.
Molte parti del corpo, come le cellule del sangue e il rivestimento dell’intestino si rinnovano continuamente per tutta la vita. Altri, come il cuore, non lo fanno. A causa della incapacità del cuore di riparare se stesso, i danni causati da un attacco di cuore provoca cicatrici permanenti che si traduce spesso in un grave indebolimento, conosciuto come insufficienza cardiaca.

lum-group
(From left) Dr. Rhonda Bassel-Duby, Dr. Lawrence Lum, Huanyu Zhou, Dr. Jesung Moon, and Dr. Wei Tan

Il nostro laboratorio ha studiato la riparazione del cuore per diversi anni, ed è stato sorprendente vedere che la somministrazione di un inibitore della Wnt ha significativamente migliorato la funzione del cuore a seguito di un attacco di cuore nei topi“, ha detto il professore Rhonda Bassel-Duby del Hamon Center for Regenerative Science and Medicine presso UT Southwestern Medical Center. È importante sottolineare che, oltre al miglioramento della capacità di pompaggio del cuore nei topi, i ricercatori hanno notato una riduzione delle fibrosi o cicatrizzazioni nei cuori. Il farmaco contro il cancro utilizzato mira alle molecole di segnalazione Wnt. Queste molecole sono fondamentali per la rigenerazione dei tessuti.

Speriamo di portare l’inibitore in test clinici come agente rigenerante per la malattia cardiaca entro il prossimo anno“, ha detto il dottor Lum, altro autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi abstract dell’articolo:
Blockade to pathological remodeling of infarcted heart tissue using a porcupine antagonist
Jesung Moon, Huanyu Zhou, Li-shu Zhang, Wei Tan, Ying Liu, Shanrong Zhang, Lorraine K. Morlock, Xiaoping Bao, Sean P. Palecek, Jian Q. Feng, Noelle S. Williams, James F. Amatruda, Eric N. Olson, Rhonda Bassel-Duby, and Lawrence Lum
PNAS 2017 ; published ahead of print January 31, 2017, doi:10.1073/pnas.1621346114

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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Ancora prove che le sigarette elettroniche non sono innocue.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2017

I ricercatori della David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, in uno studio pubblicato sulla rivista “Jama Cardiology” hanno evidenziato che le e-sigarette non sono innocue.

e-cigarette

L’attuale studio ha incluso 23 utenti abitualmente utilizzatori di e-sigarette (utilizzate quasi tutti i giorni per almeno un anno) e 19 utenti di età compresa tra i 21 ei 45 anni che non fumavano affatto. Si è riscontrato che coloro che utilizzavano delle sigarette elettroniche abitualmente avevano più probabilità di un aumento dell’attività cardiaca simpatica (aumento dei livelli di adrenalina nel cuore) ed un maggiore stress ossidativo – meccanismi noti nelle sigarette di tabacco che portano ad un aumento del rischio cardiovascolare.

I risultati anche se su piccoli numeri affermano i ricercatori “hanno implicazioni importanti per i rischi cardiaci a lungo termine associati con l’uso abituale delle e-sigarette“. “Studi come questo danno ulteriore conferma che l’e-sigarette non sono innocue“, ha detto il professor Joep Perk dell’European Society of Cardiology cardiovascular prevention.

Ricordiamo che nel 2016 le linee guida europee sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari avevano segnalato la necessità di ulteriori ricerche sugli effetti a lungo termine delle e-cigarettes.

Leggi abstract dell’articolo:
Increased Cardiac Sympathetic Activity and Oxidative Stress in Habitual Electronic Cigarette Users. Implications for Cardiovascular Risk
Roya S. Moheimani; May Bhetraratana; Fen Yin; Kacey M. Peters; Jeffrey Gornbein; Jesus A. Araujo; Holly R. Middlekauff
JAMA Cardiol. Published online February 1, 2017. doi:10.1001/jamacardio.2016.5303

Editorial
E-Cigarettes and Risk for Cardiovascular Disease
Aruni Bhatnagar, PhD

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ACC: Anticoagulanti orali in pazienti con Fibrillazione atriale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

L’American College of Cardiology (Acc) ha pubblicato le linee guida per la gestione dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare in trattamento a lungo termine con anticoagulanti orali sottoposti a procedure invasive.

jacc

2017 ACC Expert Consensus Decision Pathway for Periprocedural Management of Anticoagulation in Patients With Nonvalvular Atrial Fibrillation
A Report of the American College of Cardiology Clinical Expert Consensus Document Task Force
Periprocedural Management of Anticoagulation Writing Committee,John U. Doherty, Ty J. Gluckman, William J. Hucker, James L. Januzzi, Thomas L. Ortel, Sherry J. Saxonhouse, Sarah A. Spinler
Journal of the American College of Cardiology Jan 2017, 23217; DOI: 10.1016/j.jacc.2016.11.024

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ACP-AAFP: Linee guida per il trattamento dell’ipertensione negli anziani.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2017

L’American College of Physicians (ACP) e l’American Academy of Family Physicians (AAFP) hanno pubblicato in aggiornamento una linea guida clinica evidence-based sul trattamento dell’ipertensione negli adulti di età dai 60 anni in su.

hypertension_adults  acp-pressione

I medici raccomandano di iniziare o intensificare il trattamento farmacologico negli adulti di età compresa tra 60 anni o più, con una storia di ictus o attacco ischemico transitorio per raggiungere un target di pressione sanguigna sistolica inferiore a 140 mmHg al fine di ridurre il rischio di ictus.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pharmacologic Treatment of Hypertension in Adults Aged 60 Years or Older to Higher Versus Lower Blood Pressure Targets: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians and the American Academy of Family Physicians.
Qaseem A, Wilt TJ, Rich R, Humphrey LL, Frost J, Forciea MA, et al.
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 17 January 2017] doi: 10.7326/M16-1785

Fonte: American College of Physicians  –  American Academy of Family Physicians

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Come stress e attacchi di cuore sono collegati.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2017

Gli scienziati sanno da tempo che lo stress può influenzare la salute del cuore, ma esattamente come questo rapporto si svolge è ancora un mistero – almeno fino ad ora.
I ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) and Icahn School of Medicine at Mount Sinai (ISSMS) , infatti hanno scoperto che l’attività dell’amigdala, una regione del cervello associata con la paura e lo stress, può predire il rischio di malattie cardiache e ictus, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“.

L’amigdala è una componente fondamentale della rete di stress del cervello e diventa metabolicamente attiva durante periodi di stress”, ha detto il prof. Ahmed Tawakol – co-director of the Cardiac MR PET CT Program in the MGH Division of Cardiology – primo autore dello studio.

scan of a brain  amygdala

Il nuovo studio ha coinvolto 293 adulti sottoposti a scansioni PET e CT presso il Massachusetts General Hospital di Boston tra il 2005 e il 2008. Le scansioni hanno registrato l’attività cerebrale, l’attività del midollo osseo, l’attività della milza e infiammazione delle arterie del cuore. Dopo aver analizzato la scansione e la salute del cuore di ciascun paziente, i ricercatori hanno scoperto che l’attività più alta nel amigdala è associata ad un più alto rischio di un evento cardiovascolare.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività dell’amigdala è associata ad un aumento dell’attività del midollo osseo e dell’infiammazione nelle arterie.

Secondo gli scienziati lo stress può attivare l’amigdala, che porta alla produzione aggiuntiva di cellule immunitarie dal midollo osseo, che a loro volta possono influenzare le arterie, causando infiammazione, che potrebbe portare ad un evento di malattia cardiovascolare, come un infarto o ictus.

Lo studio potrebbe fornire nuove informazioni su come ridurre le malattie cardiovascolari legate allo stress.

Leggi abstract dell’articolo:
Relation between resting amygdalar activity and cardiovascular events: a longitudinal and cohort study
Ahmed Tawakol, Amorina Ishai, Richard AP Takx, Amparo L Figueroa, Abdelrahman Ali, Yannick Kaiser, Quynh A Truong, Chloe JE Solomon, Claudia Calcagno, Venkatesh Mani, Cheuk Y Tang, Willem JM Mulder, James W Murrough, Udo Hoffmann, Matthias Nahrendorf, Lisa M Shin, Zahi A Fayad, Roger K Pitman
The Lancet Published: 11 January 2017 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)31714-7

COMMENT: Stressed brain, stressed heart?

Fonte: Massachusetts General Hospital (MGH)

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Cellule staminali rigenerano la parete esterna del cuore.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

I ricercatori della Penn State – University Park, Pennsylvania, hanno utilizzato cellule staminali per rigenerare lo strato esterno (epicardio) di un cuore umano.

Nel 2012, abbiamo scoperto che se trattiamo le cellule staminali umane con sostanze chimiche che in sequenza attivano e inibiscono percorso di segnalazione Wnt, diventano cellule muscolari del miocardio“, ha detto Xiaojun Lance Lian, professore di ingegneria biomedica e biologia, che sta conducendo lo studio presso Penn State.
Ora, in questo studio abbiamo dimostrato che fornendo alle cellule progenitrici cardiache informazioni aggiuntive, siamo in grado di ri-guidare queste cellule progenitrici cardiache a diventare cellule dell’epicardio, invece che cellule del miocardio“.

lance-lian
Heart progenitors cells derived from human stem cells can be further specified to become either heart cells belonging to the external layer, the epicardium, or the muscle layer, myocardium, of a human heart. Image: Lance Lian/Penn State

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” portano ad un passo alla rigenerazione di un’intera parete del cuore. “Generare cellule dell’epicardio potrebbe essere utile in applicazioni cliniche, per i pazienti che soffrono di un attacco di cuore. Queste cellule dell’epicardio nuove potrebbero essere trapiantate al paziente e potenzialmente riparare le regioni danneggiate“. – afferma il prof. Xiaojun Lance Lian.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-term self-renewing human epicardial cells generated from pluripotent stem cells under defined xeno-free conditions
Xiaoping Bao, Xiaojun Lian[…]Sean P. Palecek
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0003 (2016) doi:10.1038/s41551-016-0003

Stem cell culture: Simply derived epicardial cells
David T. Paik & Joseph C. Wu

Fonte:  Penn State – University Park, Pennsylvania

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Create cellule staminali cardiache sintetiche.

Posted by giorgiobertin su gennaio 4, 2017

I ricercatori della North Carolina State University, dell’University of North Carolina al Chapel Hill e Hospital of Zhengzhou University hanno sviluppato una versione sintetica di cellule staminali cardiache.
Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelle delle cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi con le terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità, conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali.

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Mentre le terapie con cellule staminali possono essere efficaci, sono però associate ad alcuni rischi sia di crescita del tumore che di rigetto immunitario. Le nuove cellule sintetiche potrebbero risolvere questi problemi.

Le nuove cellule sperimentate in vitro e in vivo su un modello di topo con infarto del miocardio, è stato scoperto che hanno la capacità di legarsi al tessuto cardiaco e promuoverne la crescita, dopo un attacco di cuore. La crescita era paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache normali.
La pubblicazione sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic microparticles functionalized with biomimetic cardiac stem cell membranes and secretome
Junnan Tang, Deliang Shen, Thomas George Caranasos, Zegen Wang, Tyler A. Allen, Adam Vandergriff, Michael Taylor Hensley, Phuong-Uyen Dinh, Jhon Cores, Taosheng Li, Jinying Zhang, Quancheng Kan, Ke Cheng
Nature Communications 8, Article number: 13724 (2017) doi:10.1038/ncomms13724

Fonte: North Carolina State University

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