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Posts Tagged ‘cardiologia’

Creato grembo artificiale per aiutare neonati prematuri.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2017

Gli scienziati statunitensi hanno sviluppato un ‘grembo’ artificiale costituito da una sacca piena di liquidi da utilizzare come dispositivo di supporto extra-uterino per i neonati estremamente prematuri.

Il nuovo dispositivo medico messo a punto dai ricercatori del Center for Fetal Research, Department of Surgery, The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute, Philadelphia, Pennsylvania , è chiamato BioBag ed è stato testato su agnellini di appena 23 settimane (video). Se il trial clinico andrà avanti e si rivelerà di successo, i ricercatori potranno essere in grado di salvare molte vite umane.

Il nuovo utero artificiale riproduce l’ambiente dell’utero e fornisce al feto tutto ciò di cui ha bisogno, dal sangue alle sostanze nutritive, mentre è immerso nel liquido amniotico (video). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
An extra-uterine system to physiologically support the extreme premature lamb
Emily A. Partridge, Marcus G. Davey[…]Alan W. Flake
Nature Communications 8, Article number: 15112 (2017) Published online:25 April 2017doi:10.1038/ncomms15112

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute

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L’attività fisica può scongiurare danni cardiaci.

Posted by giorgiobertin su aprile 22, 2017

In uno studio condotto su 9.427 pazienti di età compresa tra 45-64 anni senza malattie cardiovascolari e un indice di massa corporea superiore a 18,5 kg / m2, i ricercatori del Johns Hopkins Hospital hanno dimostrato che l’attività fisica può ridurre il rischio di danno cardiaco negli adulti di mezza età e anziani e ridurre i livelli di danno cardiaco in persone obese.

JACC-HF

I ricercatori hanno esaminato le associazioni combinate di attività fisica e obesità con il marker nel sangue di danno cardiaco: la troponina. la pubblicazione dei risultati sulla rivista “JACC: Heart Failure” .

Gli individui con bassi livelli di attività fisica avevano significativamente più probabilità di avere livelli elevati di troponina,  che comporta un più alto rischio di danni al cuore.

Leggi abstract dell’articolo:
Physical Activity, Obesity, and Subclinical Myocardial Damage
Roberta Florido, Chiadi E. Ndumele, Lucia Kwak, Yuanjie Pang, Kunihiro Matsushita, Jennifer A. Schrack, Mariana Lazo, Vijay Nambi, Roger S. Blumenthal, Aaron R. Folsom, Josef Coresh, Christie M. Ballantyne, Elizabeth Selvin
JACC: Heart Failure Volume 5, Issue 5, May 2017 DOI: 10.1016/j.jchf.2017.02.002

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Cellule della pelle convertite in vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2017

I ricercatori della University of Illinois a Chicago hanno identificato un interruttore molecolare che converte le cellule della pelle in cellule che compongono i vasi sanguigni. La scoperta potrebbe essere utilizzate per riparare i vasi danneggiati nei pazienti con malattie cardiache o di ingegnere vascolare in laboratorio.
La tecnica aumenta i livelli di un enzima che mantiene le cellule giovani, questo può aggirare il problema dell’invecchiamento cellulare. I risultati, condotti sugli animali, sono riportati nella rivista “Circulation.

La tecnica consiste nel trasformare delle cellule mature in cellule staminali “progenitrici intermedie“, utilizzando un cocktails chimico che induce la maturazione nello specifico tipo di cellula. Altri metodi riprogrammano le cellule in modo che assumino direttamente una nuova identità, bypassando tutti gli stati arrivando a staminali pluripotenti.

Mouse-heart-with-human-blood-vessels
Mouse heart section showing human progenitor cells that formed functional human blood vessels. Purple color signifies human blood vessels, red staining signifies the blood vessels of the mouse that received the human cell implants.

Non ritornano indietro fino ad una cellula staminale pluripotente, ma arriviamo a cellule progenitrici intermedie,” spiega il Prof. Jalees Rehman, “Le cellule progenitrici possono essere coltivate in grandi quantità sufficienti per terapie rigenerative”.
Rehman chiama questo metodo per produrre nuove cellule “parziale de-differenziazione“.
Ricordiamo che a differenza delle cellule staminali pluripotenti, le cellule progenitrici possono differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule.

Il team ha scoperto che le cellule progenitrici prodotte da cellule endoteliali, (intermediate CD34+ ) – fibroblasti provenienti da cellule adulte della pelle umana – possono essere convertite in cellule dei vasi sanguigni o in globuli rossi, a seconda del livello di un fattore di trascrizione del gene chiamato SOX17. Quando sono stati aumentati i livelli di SOX17 sono aumentate le cellule progenitrici, e si è avuto un miglioramento fino a cinque volte nella produzione di vasi sanguigni. La soppressione di SOX17 ha portato ad una considerevole diminuzione di cellule progenitrici e conseguente diminuzione di vasi sanguigni nuovi.

Leggi abstract dell’articolo:
SOX17 Regulates Conversion of Human Fibroblasts into Endothelial Cells and Erythroblasts via De-Differentiation into CD34+ Progenitor Cells
Lianghui Zhang, Ankit Jambusaria, Zhigang Hong, Glenn Marsboom, Peter T. Toth, Brittney-Shea Herbert, Asrar B. Malik and Jalees Rehman
Circulation. 2017; CIRCULATIONAHA.116.025722, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025722

Fonte: University of Illinois

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Cellule staminali possibile trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University Of Osaka in Giappone, ha sperimentato un approccio innovativo per il trattamento dell’insufficienza cardiaca. Utilizzando le cellule staminali muscolari dei pazienti, i ricercatori hanno rattoppato con successo i cuori danneggiati. Le cellule staminali possono quindi offrire un nuovo percorso di trattamento per i pazienti con insufficienza cardiaca.

illustration-of-a-heart

Ricordiamo che l’insufficienza cardiaca si riferisce a quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue e ossigeno al corpo. Gli attuali trattamenti disponibili per l’insufficienza cardiaca sono ben lungi dall’essere l’ideale. Essi mirano a ridurre i sintomi, prevenire ulteriori danni, e ad aumentare la durata della vita migliorandone la qualità. Rigenerare il tessuto cardiaco sarebbe una scelta ideale.

Il team ha condotto gli esperimenti su 27 pazienti con insufficienza cardiaca, 15 avevano cardiomiopatia ischemica, e 12 avevano cardiomiopatia dilatativa. Le cellule staminali provenienti dai muscoli della coscia del paziente (vasto mediale, in particolare) sono state chirurgicamente incollate sulla superficie del ventricolo sinistro del cuore. Il tessuto impiantato secerne i fattori che favoriscono il vecchio tessuto. Dopo l’operazione, i pazienti non hanno avuto complicanze significative e, ad un anno dalla procedura ci sono stati miglioramenti misurabili nella loro capacità di esercizio e nella funzionalità del cuore.
Saranno necessari studi più ampi per confermare l’efficacia terapeutica.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase I Clinical Trial of Autologous Stem Cell–Sheet Transplantation Therapy for Treating Cardiomyopathy
Shigeru Miyagawa, Keitaro Domae, Yasushi Yoshikawa, Satsuki Fukushima, Teruya Nakamura, Atsuhiro Saito, Yasushi Sakata, Seiki Hamada, Koichi Toda, Kyongsun Pak, Masahiro Takeuchi, Yoshiki Sawa
Journal of the American Heart Association. 2017;6:e003918, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/JAHA.116.003918

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I telomeri proteggono dalle malattie dell’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su marzo 28, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori del Gladstone Institute of Cardiovascular Disease dimostra che diminuendo la lunghezza dei telomeri si contribuire all’insorgenza di malattie legate all’età.

“I nostri risultati rivelano un ruolo critico per la lunghezza dei telomeri in un modello murino della malattia umana età-dipendente”, ha detto il primo autore Christina Theodoris, “Questo modello fornisce un’opportunità unica per capire i meccanismi con cui telomeri influiscono sulle malattie dipendenti dall’età e anche un sistema per testare nuove terapie per la malattia della valvola aortica.

Telomeres Protect Against Diseases of Aging: A Tale of Mice and Men

I ricercatori, che in precedenza identificati NOTCH1 come gene responsabile della CAVD umana, hanno evidenziato in questo studio che la mutazione del NOTCH1 da sola non è riuscita a indurre la malattia della valvola nei topi. Sorprendentemente, i topi con i telomeri più corti e la mutazione NOTCH1 mostravano tutte le anomalie cardiache viste negli esseri umani, tra cui la calcificazione della valvola aortica. Gli scienziati pensano che la lunghezza dei telomeri influisca sulla gravità della malattia, modificando l’espressione genica nei percorsi implicati nella CAVD, come ad esempio le vie anti-infiammatorie e anti-calcificazioni.

Lo studio conferma dati precedenti che hanno evidenziato come i pazienti con la calcificazione della valvola aortica avessero telomeri più corti rispetto a individui sani della stessa età. I ricercatori affermano che la lunghezza dei telomeri può essere una spiegazione alle variazioni di gravità della malattia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Long telomeres protect against age-dependent cardiac disease caused by NOTCH1 haploinsufficiency.
Christina V. Theodoris … Helen M. Blau, Deepak Srivastava
J Clin Invest. 2017. doi:10.1172/JCI90338 Published March 27, 2017

Fonte: Gladstone Institute of Cardiovascular Disease

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Nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo.

Posted by giorgiobertin su marzo 19, 2017

Una nuova classe di farmaci per abbassare il colesterolo è stato trovata per aiutare i pazienti a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e infarto.
In uno studio condotto su 27,564 pazienti (partecipanti da 49 paesi, con una storia di malattia vascolare aterosclerotica, che stavano già assumendo le statine per ridurre il colesterolo), i ricercatori dell’Imperial College di Londra, hanno scoperto che la somministrazione di iniezioni mensili o bimensili del farmaco, chiamato evolocumab, può ridurre i livelli di colesterolo di quasi il 60 per cento, in media, nei pazienti con un rischio di fondo di malattie cardiovascolari.
Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista “New Englan Journal of Medicine” il farmaco potrebbe fornire benefici in aggiunta ai pazienti che già assumono statine, riducendo ulteriormente i livelli di colesterolo delle lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) nel sangue.

Questa è una delle prove più importanti di riduzione del colesterolo dal primo studio sulle statine, pubblicato 20 anni fa” ha detto il professor Peter Sever, dall’istituto National Heart and Lung presso l’Imperial College of London.
I risultati dimostrano l’effetto protettivo del farmaco attraverso l’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL, con nessuna differenza significativa nella comparsa di effetti collaterali.

Aevolocumab  evolocumab-in-hyperlipidemia

Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano che agisce bloccando una proteina che riduce la capacità del fegato di rimuovere il colesterolo LDL dal sangue, denominata PCSK9.
Il trattamento è stato approvato per l’uso negli Stati Uniti nel 2016, in aggiunta alla terapia con statine e stile di vita modifiche volte a ridurre il colesterolo LDL in alcuni adulti con malattie cardiovascolari.

Anche in Italia evolocumab (Approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco).

Leggi il full text dell’articolo:
Evolocumab and Clinical Outcomes in Patients with Cardiovascular Disease
Marc S. Sabatine, M.D., M.P.H., Robert P. Giugliano, M.D., Anthony C. Keech, M.D., Narimon Honarpour, M.D., Ph.D., Stephen D. Wiviott, M.D., Sabina A. Murphy, M.P.H., Julia F. Kuder, M.A., Huei Wang, Ph.D., Thomas Liu, Ph.D., Scott M. Wasserman, M.D., Peter S. Sever, Ph.D., F.R.C.P., and Terje R. Pedersen, M.D., for the FOURIER Steering Committee and Investigators
NEJM March 17, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1615664

(Funded by Amgen; FOURIER ClinicalTrials.gov number, NCT01764633.)

Supplementary Material

EDITORIAL: PCSK9 Inhibition to Reduce Cardiovascular Events – March 17, 2017 | R.P.F. Dullaart

Fonte ed approfondimenti: Imperial College di Londra

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Linee guida sulla valutazione e gestione dei pazienti con Sincope.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American College of Cardiology/American Heart Association e Heart Rhythm Society le linee guida sulla valutazione e gestione dei pazienti con sincope. Il documento è stato pubblicato sulle riviste: Journal of American College of Cardiology, Circulation, e HeartRhythm.

Syncope syncope

La Sincope, comunemente chiamata svenimento, è causata da una pressione bassa che provoca un’insufficiente apporto di sangue ossigenato al cervello.
Il documento tratta la gestione di pazienti adulti e pediatrici con sospetta sincope, stratificazione del rischio e prevenzione della morte cardiaca improvvisa.

Leggi abstract dell’articolo:
2017 ACC/AHA/HRS Guideline for the Evaluation and Management of Patients With Syncope: Executive Summary: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines, and the Heart Rhythm Society
Win-Kuang Shen, Robert S. Sheldon, David G. Benditt, Mitchell I. Cohen, Daniel E. Forman, Zachary D. Goldberger, Blair P. Grubb, Mohamed H. Hamdan, Andrew D. Krahn, Mark S. Link, Brian Olshansky, Satish R. Raj, Roopinder Kaur Sandhu, Dan Sorajja, Benjamin C. Sun and Clyde W. Yancy
Circulation. 2017;CIR.0000000000000498, originally published March 9, 2017  – https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000000498

Top Ten Things to Know

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AHA: Piattaforma di Medicina di Precisione per le malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2017

L’American Heart Association in collaborazione con Amazon Web Services (AWS), ha sviluppato una piattaforma di dati globali sicuri per affrontare le malattie cardiovascolari.
Diverse organizzazioni stanno aprendo la strada verso il futuro dei dati aperti, contribuendo con le loro informazioni all’implementazione sicura della piattaforma, tra cui AstraZeneca, Cedars-Sinai Heart Institute, Dallas Heart Study, Duke Cardiovascular Research Institute, Intermountain Health, the International Stroke Genetics Consortium, the National Heart, Lung and Blood Institute (NHLBI) and Stanford University.

I ricercatori, medici, biologi computazionali, ingegneri informatici e tirocinanti provenienti da tutto il mondo possono sfruttare questa risorsa cloud-based per accedere e analizzare volumi di dati cardiovascolari e ictus per accelerare la cura dei pazienti a rischio.  AHA Precision Medicine Platform è l’unica risorsa di questo tipo focalizzata sulle malattie cardiovascolari e ictus.

Abbiamo spazzato via le barriere e diamo il benvenuto a tutti affinchè partecipino a questa piattaforma che cambia e promuove il modo di lavorare insieme, come una comunità a beneficio in ultima analisi, dei pazienti in tutto il mondo“, ha detto Jennifer Hal

Accedi alla piattaforma: https://precision.heart.org/

Fonte: American Heart Association

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Un farmaco antitumorale promuovere la rigenerazione del tessuto cardiaco.

Posted by giorgiobertin su febbraio 4, 2017

Un agente antitumorale in fase di sviluppo promuove la rigenerazione del muscolo cardiaco danneggiato – una scoperta inaspettata che può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca.
Molte parti del corpo, come le cellule del sangue e il rivestimento dell’intestino si rinnovano continuamente per tutta la vita. Altri, come il cuore, non lo fanno. A causa della incapacità del cuore di riparare se stesso, i danni causati da un attacco di cuore provoca cicatrici permanenti che si traduce spesso in un grave indebolimento, conosciuto come insufficienza cardiaca.

lum-group
(From left) Dr. Rhonda Bassel-Duby, Dr. Lawrence Lum, Huanyu Zhou, Dr. Jesung Moon, and Dr. Wei Tan

Il nostro laboratorio ha studiato la riparazione del cuore per diversi anni, ed è stato sorprendente vedere che la somministrazione di un inibitore della Wnt ha significativamente migliorato la funzione del cuore a seguito di un attacco di cuore nei topi“, ha detto il professore Rhonda Bassel-Duby del Hamon Center for Regenerative Science and Medicine presso UT Southwestern Medical Center. È importante sottolineare che, oltre al miglioramento della capacità di pompaggio del cuore nei topi, i ricercatori hanno notato una riduzione delle fibrosi o cicatrizzazioni nei cuori. Il farmaco contro il cancro utilizzato mira alle molecole di segnalazione Wnt. Queste molecole sono fondamentali per la rigenerazione dei tessuti.

Speriamo di portare l’inibitore in test clinici come agente rigenerante per la malattia cardiaca entro il prossimo anno“, ha detto il dottor Lum, altro autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi abstract dell’articolo:
Blockade to pathological remodeling of infarcted heart tissue using a porcupine antagonist
Jesung Moon, Huanyu Zhou, Li-shu Zhang, Wei Tan, Ying Liu, Shanrong Zhang, Lorraine K. Morlock, Xiaoping Bao, Sean P. Palecek, Jian Q. Feng, Noelle S. Williams, James F. Amatruda, Eric N. Olson, Rhonda Bassel-Duby, and Lawrence Lum
PNAS 2017 ; published ahead of print January 31, 2017, doi:10.1073/pnas.1621346114

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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Ancora prove che le sigarette elettroniche non sono innocue.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2017

I ricercatori della David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, in uno studio pubblicato sulla rivista “Jama Cardiology” hanno evidenziato che le e-sigarette non sono innocue.

e-cigarette

L’attuale studio ha incluso 23 utenti abitualmente utilizzatori di e-sigarette (utilizzate quasi tutti i giorni per almeno un anno) e 19 utenti di età compresa tra i 21 ei 45 anni che non fumavano affatto. Si è riscontrato che coloro che utilizzavano delle sigarette elettroniche abitualmente avevano più probabilità di un aumento dell’attività cardiaca simpatica (aumento dei livelli di adrenalina nel cuore) ed un maggiore stress ossidativo – meccanismi noti nelle sigarette di tabacco che portano ad un aumento del rischio cardiovascolare.

I risultati anche se su piccoli numeri affermano i ricercatori “hanno implicazioni importanti per i rischi cardiaci a lungo termine associati con l’uso abituale delle e-sigarette“. “Studi come questo danno ulteriore conferma che l’e-sigarette non sono innocue“, ha detto il professor Joep Perk dell’European Society of Cardiology cardiovascular prevention.

Ricordiamo che nel 2016 le linee guida europee sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari avevano segnalato la necessità di ulteriori ricerche sugli effetti a lungo termine delle e-cigarettes.

Leggi abstract dell’articolo:
Increased Cardiac Sympathetic Activity and Oxidative Stress in Habitual Electronic Cigarette Users. Implications for Cardiovascular Risk
Roya S. Moheimani; May Bhetraratana; Fen Yin; Kacey M. Peters; Jeffrey Gornbein; Jesus A. Araujo; Holly R. Middlekauff
JAMA Cardiol. Published online February 1, 2017. doi:10.1001/jamacardio.2016.5303

Editorial
E-Cigarettes and Risk for Cardiovascular Disease
Aruni Bhatnagar, PhD

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ACC: Anticoagulanti orali in pazienti con Fibrillazione atriale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

L’American College of Cardiology (Acc) ha pubblicato le linee guida per la gestione dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare in trattamento a lungo termine con anticoagulanti orali sottoposti a procedure invasive.

jacc

2017 ACC Expert Consensus Decision Pathway for Periprocedural Management of Anticoagulation in Patients With Nonvalvular Atrial Fibrillation
A Report of the American College of Cardiology Clinical Expert Consensus Document Task Force
Periprocedural Management of Anticoagulation Writing Committee,John U. Doherty, Ty J. Gluckman, William J. Hucker, James L. Januzzi, Thomas L. Ortel, Sherry J. Saxonhouse, Sarah A. Spinler
Journal of the American College of Cardiology Jan 2017, 23217; DOI: 10.1016/j.jacc.2016.11.024

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ACP-AAFP: Linee guida per il trattamento dell’ipertensione negli anziani.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2017

L’American College of Physicians (ACP) e l’American Academy of Family Physicians (AAFP) hanno pubblicato in aggiornamento una linea guida clinica evidence-based sul trattamento dell’ipertensione negli adulti di età dai 60 anni in su.

hypertension_adults  acp-pressione

I medici raccomandano di iniziare o intensificare il trattamento farmacologico negli adulti di età compresa tra 60 anni o più, con una storia di ictus o attacco ischemico transitorio per raggiungere un target di pressione sanguigna sistolica inferiore a 140 mmHg al fine di ridurre il rischio di ictus.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pharmacologic Treatment of Hypertension in Adults Aged 60 Years or Older to Higher Versus Lower Blood Pressure Targets: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians and the American Academy of Family Physicians.
Qaseem A, Wilt TJ, Rich R, Humphrey LL, Frost J, Forciea MA, et al.
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 17 January 2017] doi: 10.7326/M16-1785

Fonte: American College of Physicians  –  American Academy of Family Physicians

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Come stress e attacchi di cuore sono collegati.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2017

Gli scienziati sanno da tempo che lo stress può influenzare la salute del cuore, ma esattamente come questo rapporto si svolge è ancora un mistero – almeno fino ad ora.
I ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) and Icahn School of Medicine at Mount Sinai (ISSMS) , infatti hanno scoperto che l’attività dell’amigdala, una regione del cervello associata con la paura e lo stress, può predire il rischio di malattie cardiache e ictus, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“.

L’amigdala è una componente fondamentale della rete di stress del cervello e diventa metabolicamente attiva durante periodi di stress”, ha detto il prof. Ahmed Tawakol – co-director of the Cardiac MR PET CT Program in the MGH Division of Cardiology – primo autore dello studio.

scan of a brain  amygdala

Il nuovo studio ha coinvolto 293 adulti sottoposti a scansioni PET e CT presso il Massachusetts General Hospital di Boston tra il 2005 e il 2008. Le scansioni hanno registrato l’attività cerebrale, l’attività del midollo osseo, l’attività della milza e infiammazione delle arterie del cuore. Dopo aver analizzato la scansione e la salute del cuore di ciascun paziente, i ricercatori hanno scoperto che l’attività più alta nel amigdala è associata ad un più alto rischio di un evento cardiovascolare.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività dell’amigdala è associata ad un aumento dell’attività del midollo osseo e dell’infiammazione nelle arterie.

Secondo gli scienziati lo stress può attivare l’amigdala, che porta alla produzione aggiuntiva di cellule immunitarie dal midollo osseo, che a loro volta possono influenzare le arterie, causando infiammazione, che potrebbe portare ad un evento di malattia cardiovascolare, come un infarto o ictus.

Lo studio potrebbe fornire nuove informazioni su come ridurre le malattie cardiovascolari legate allo stress.

Leggi abstract dell’articolo:
Relation between resting amygdalar activity and cardiovascular events: a longitudinal and cohort study
Ahmed Tawakol, Amorina Ishai, Richard AP Takx, Amparo L Figueroa, Abdelrahman Ali, Yannick Kaiser, Quynh A Truong, Chloe JE Solomon, Claudia Calcagno, Venkatesh Mani, Cheuk Y Tang, Willem JM Mulder, James W Murrough, Udo Hoffmann, Matthias Nahrendorf, Lisa M Shin, Zahi A Fayad, Roger K Pitman
The Lancet Published: 11 January 2017 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)31714-7

COMMENT: Stressed brain, stressed heart?

Fonte: Massachusetts General Hospital (MGH)

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Cellule staminali rigenerano la parete esterna del cuore.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

I ricercatori della Penn State – University Park, Pennsylvania, hanno utilizzato cellule staminali per rigenerare lo strato esterno (epicardio) di un cuore umano.

Nel 2012, abbiamo scoperto che se trattiamo le cellule staminali umane con sostanze chimiche che in sequenza attivano e inibiscono percorso di segnalazione Wnt, diventano cellule muscolari del miocardio“, ha detto Xiaojun Lance Lian, professore di ingegneria biomedica e biologia, che sta conducendo lo studio presso Penn State.
Ora, in questo studio abbiamo dimostrato che fornendo alle cellule progenitrici cardiache informazioni aggiuntive, siamo in grado di ri-guidare queste cellule progenitrici cardiache a diventare cellule dell’epicardio, invece che cellule del miocardio“.

lance-lian
Heart progenitors cells derived from human stem cells can be further specified to become either heart cells belonging to the external layer, the epicardium, or the muscle layer, myocardium, of a human heart. Image: Lance Lian/Penn State

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” portano ad un passo alla rigenerazione di un’intera parete del cuore. “Generare cellule dell’epicardio potrebbe essere utile in applicazioni cliniche, per i pazienti che soffrono di un attacco di cuore. Queste cellule dell’epicardio nuove potrebbero essere trapiantate al paziente e potenzialmente riparare le regioni danneggiate“. – afferma il prof. Xiaojun Lance Lian.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-term self-renewing human epicardial cells generated from pluripotent stem cells under defined xeno-free conditions
Xiaoping Bao, Xiaojun Lian[…]Sean P. Palecek
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0003 (2016) doi:10.1038/s41551-016-0003

Stem cell culture: Simply derived epicardial cells
David T. Paik & Joseph C. Wu

Fonte:  Penn State – University Park, Pennsylvania

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Create cellule staminali cardiache sintetiche.

Posted by giorgiobertin su gennaio 4, 2017

I ricercatori della North Carolina State University, dell’University of North Carolina al Chapel Hill e Hospital of Zhengzhou University hanno sviluppato una versione sintetica di cellule staminali cardiache.
Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelle delle cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi con le terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità, conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali.

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Mentre le terapie con cellule staminali possono essere efficaci, sono però associate ad alcuni rischi sia di crescita del tumore che di rigetto immunitario. Le nuove cellule sintetiche potrebbero risolvere questi problemi.

Le nuove cellule sperimentate in vitro e in vivo su un modello di topo con infarto del miocardio, è stato scoperto che hanno la capacità di legarsi al tessuto cardiaco e promuoverne la crescita, dopo un attacco di cuore. La crescita era paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache normali.
La pubblicazione sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic microparticles functionalized with biomimetic cardiac stem cell membranes and secretome
Junnan Tang, Deliang Shen, Thomas George Caranasos, Zegen Wang, Tyler A. Allen, Adam Vandergriff, Michael Taylor Hensley, Phuong-Uyen Dinh, Jhon Cores, Taosheng Li, Jinying Zhang, Quancheng Kan, Ke Cheng
Nature Communications 8, Article number: 13724 (2017) doi:10.1038/ncomms13724

Fonte: North Carolina State University

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Le statine potrebbero ridurre il rischio di Alzheimer?

Posted by giorgiobertin su dicembre 28, 2016

Le statine sono ben note per la loro capacità di abbassare il colesterolo, che può contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Ma secondo un nuovo studio, le statine possono anche avere il potenziale per ridurre il rischio della malattia di Alzheimer.

Statins
Researchers have found a link between high exposure to statins and a reduced Alzheimer’s risk.

Pubblicato sulla rivista “JAMA Neurology“, lo studio (399 979 partecipanti) identifica un legame tra l’uso di statine alto e un minor rischio di malattia di Alzheimer, anche se il rischio ridotto dipende da sesso, razza etnia, e il tipo di statina usata.

I risultati indicano che alcune statine potrebbe essere una strategia praticabile per la lotta contro la malattia di Alzheimer. Tuttavia il team suggerisce che bisognerà condurre ulteriori studi per indagare quali farmaci anticolesterolo esistenti sono utili per la prevenzione del morbo di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Sex and Race Differences in the Association Between Statin Use and the Incidence of Alzheimer Disease
Julie M. Zissimopoulos, PhD; Douglas Barthold, PhD; Roberta Diaz Brinton, PhD; et al.
JAMA Neurol. Published online December 12, 2016. doi:10.1001/jamaneurol.2016.3783

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Scoperta proteina chiave che si lega al colesterolo LDL.

Posted by giorgiobertin su novembre 21, 2016

I ricercatori della Yale University hanno identificato una proteina che svolge un ruolo importante nella accumulo di colesterolo LDL nei vasi sanguigni. La scoperta potrebbe portare ad una strategia aggiuntiva per bloccare l’accumulo di colesterolo LDL, aiutando a prevenire o rallentare l’intasamento delle arterie causa di malattie cardiache.

protein-bind-ldl
Cells expressing the newly described LDL binding protein ALK1 (green).

Per identificare il meccanismo responsabile del trasporto del colesterolo LDL all’interno delle cellule, il team di ricerca ha studiato oltre 18.000 geni dell’endotelio – lo strato interno dei vasi sanguigni umani. Essi hanno esaminato il trasferimento di LDL in cellule endoteliali e quindi si sono concentrati su possibili geni coinvolti nel processo.

Una proteina chiamata ALK1 facilitata il percorso di LDL nelle cellule. “Abbiamo confermato che ALK1 si lega direttamente all’LDL“, ha detto William C. Sessa, professore di Farmacologia e coordinatore della ricerca. “La scoperta di ALK1 come una proteina LDL-binding implica che potrebbe avviare le prime fasi dell’aterosclerosi“, ha osservato il professore. “Se siamo in grado di trovare un modo di bloccare ALK1 utilizzando piccole molecole o anticorpi, utilizzati in combinazione con le strategie ipolipemizzanti, blocchiamo di conseguenza l’accumulo di colesterolo LDL.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Genome-wide RNAi screen reveals ALK1 mediates LDL uptake and transcytosis in endothelial cells
Jan R. Kraehling, John H. Chidlow, Chitra Rajagopal, Michael G. Sugiyama, Joseph W. Fowler, Monica Y. Lee, Xinbo Zhang, Cristina M. Ramírez, Eon Joo Park, Bo Tao, Keyang Chen, Leena Kuruvilla, Bruno Larriveé, Ewa Folta-Stogniew, Roxana Ola, Noemi Rotllan, Wenping Zhou, Michael W. Nagle, Joachim Herz, Kevin Jon Williams, Anne Eichmann, Warren L. Lee, Carlos Fernández-Hernando & William C. Sessa
Nature Communications 7, Article number: 13516 (2016) – Published online: 21 November 2016 doi:10.1038/ncomms13516

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AHA/ACC: Linee guida sulla malattia arteriosa periferica.

Posted by giorgiobertin su novembre 21, 2016

L’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno pubblicato sulle rispettive riviste “Circulation” e “Journal of the American College of Cardiology” un documento congiunto sulla gestione della malattia arteriosa periferica. La nuova linea guida aggiorna quella pubblicata nel 2011.

AHA-ACC-logo

Dal punto di vista della terapia medica gli esperti Aha/Acc raccomandano l’uso di statine per ridurre l’accumulo di colesterolo all’interno delle pareti arteriose. Consigliando ai pazienti con malattia arteriosa periferica anche gli antiaggreganti come l’aspirina o il clopidogrel.

Leggi i documenti:
2016 AHA/ACC Guideline on the Management of Patients With Lower Extremity Peripheral Artery DiseaseA Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines
Marie D. Gerhard-Herman, Heather L. Gornik, Coletta Barrett, Neal R. Barshes, Matthew A. Corriere, Douglas E. Drachman, Lee A. Fleisher, Francis Gerry R. Fowkes, Naomi M. Hamburg, Scott Kinlay, Robert Lookstein, Sanjay Misra, Leila Mureebe, Jeffrey W. Olin, Rajan A.G. Patel, Judith G. Regensteiner, Andres Schanzer, Mehdi H. Shishehbor, Kerry J. Stewart, Diane Treat-Jacobson and M. Eileen Walsh
Circulation. 2016;CIR.0000000000000471, originally published November 13, 2016

2016 AHA/ACC Guideline on the Management of Patients With Lower Extremity Peripheral Artery Disease: Executive SummaryA Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines

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ESC/EAS: Linee guida sulla gestione delle dislipidemie.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista “Atherosclerosis” e sulla rivista “European Heart Journal” a cura dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Atherosclerosis Society (EAS), le linee guida aggiornate sulla gestione delle dislipidemie.

ESC

Nelle nuove linee guida vengono evidenziate le terapie da utilizzare per abbassare il colesterolo LDL. Vengono anche prese in considerazione e descritte in dettaglio le interazioni tra i farmaci, includendo la descrizione dei relativi meccanismi d’azione, l’efficacia negli studi clinici e le possibili reazioni indesiderate.

Scarica e leggi il documento in full text:
2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidaemias : The Task Force for the Management of Dyslipidaemias of the European Society of Cardiology (ESC) and European Atherosclerosis Society (EAS) Developed with the special contribution of the European Assocciation for Cardiovascular Prevention & Rehabilitation (EACPR)
Alberico L. Catapano, Ian Graham, Guy De Backer, Olov Wiklund, M. John Chapman, Heinz Drexel, Arno W. Hoes, Catriona S. Jennings, Ulf Landmesser, Terje R. Pedersen, Željko Reiner, Gabriele Riccardi, Marja-Riita Taskinen, Lale Tokgozoglu, W. M. Monique Verschuren, Charalambos Vlachopoulos, David A. Wood, Jose Luis Zamorano on behalf of Authors/Task Force Members
European Heart Journal – DOI: http://dx.doi.org/10.1093/eurheartj/ehw272 2999-3058 First published online: 27 August 2016

Pocket guidelines Published in 2016

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Statine: Linee guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

Le statine sono una classe di farmaci comunemente usata per trattare una varietà di problemi legati al cuore. Tuttavia, le statine possono anche essere utilizzate come prevenzione. A questo scopo The United States Preventive Services Task Force ha emesso nuove raccomandazioni riguardanti l’uso di statine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari negli adulti.

Le statine prevengono la formazione di colesterolo nel fegato bloccando l’enzima HMG-CoA reduttasi, che è responsabile della produzione di colesterolo. Livelli elevati di colesterolo portano alla formazione di placche nelle arterie che bloccano il flusso di sangue con conseguente malattia cardiovascolare (Cardiovascular disease – CVD).

Dopo aver esaminato le prove sia per i vantaggi che per gli svantaggi dell’uso di statine nella prevenzione, The United States Preventive Services Task Force (USPSTF) hanno emesso un nuovo set di raccomandazioni. La stesura finale della nuova linea guida è stata pubblicata sulla rivista “Jama“, e aggiorna la precedente pubblicazione del 2008. La revisione ha evidenziato che il grado di beneficio dalla terapia con statine è più grande in persone con il più alto rischio di base di subire un evento cardiovascolare.

Scarica e leggi il documento in full text:
Statin Use for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease in Adults
US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
JAMA. 2016;316(19):1997-2007. doi:10.1001/jama.2016.15450 – November 15, 2016

Statin Use for the Prevention of Cardiovascular Disease: A Systematic Review for the U.S. Preventive Services Task Force (PDF File, 1.5 MB; PDF Help)

Clinical Summary
Statin Use for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease in Adults: Preventive Medication

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Fibrillazione atriale: Anticoagulanti e rischio demenza.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2016

Un nuovo studio di revisione di dati medici su 6.000 pazienti riferisce che gli individui con fibrillazione atriale che prendono anticoagulanti sono a più alto rischio di demenza.

I ricercatori del Medical Center Heart Institute Intermountain a Salt Lake City, UT, hanno confrontato le cartelle cliniche di pazienti che avevano preso regolarmente anticoagulanti. Hanno scoperto che i casi di demenza erano più elevati tra i pazienti con fibrillazione atriale. Ricordiamo che la terapia anticoagulante è usata per fluidificare il sangue dei pazienti con fibrillazione atriale. L’anticoagulante più comunemente usato è il warfarin.

warfarin
Researchers have linked warfarin to increased dementia risk, particularly for patients with AF.

I pazienti con fibrillazione atriale sono a più alto rischio di sviluppare tutte le forme di demenza rispetto ai pazienti senza fibrillazione atriale“. – afferma il prof. Jared Bunch. “Warfarin è utilizzato per ridurre il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, ma quando i livelli ematici del farmaco sono irregolari contribuisce al rischio di demenza“.

E’ in corso la progettazione di uno studio prospettico per esaminare specificamente il meccanismo con cui la terapia con warfarin può causare demenza e come questo è diverso in pazienti con fibrillazione atriale.

Ricordiamo che la fibrillazione atriale (AF) è la condizione più comune battito cardiaco irregolare; non è nella maggior parte dei casi pericolosa per la vita, ma è nota essere una delle principali cause di ictus.

I risultati dello studio sono stati presentati durante American Heart Association Scientific Sessions in New Orleans (Louisiana), November 15.

Medical Center Heart Institute Intermountain

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AHA/ACC: Linee guida nutrizionali per ridurre il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista “Circulation“, a cura dell’American Heart Association Nutrition Committee of the Council on Lifestyle and Cardiometabolic Health le linee guida nutrizionali per ridurre il rischio cardiovascolare.

aha-acc-logo

Scarica e leggi il documento in full text:
Recommended Dietary Pattern to Achieve Adherence to the American Heart Association/American College of Cardiology (AHA/ACC) Guidelines: A Scientific Statement From the American Heart Association
Linda Van Horn, Jo Ann S. Carson, Lawrence J. Appel, Lora E. Burke, Christina Economos, Wahida Karmally, Kristie Lancaster, Alice H. Lichtenstein, Rachel K. Johnson, Randal J. Thomas, Miriam Vos, Judith Wylie-Rosett and Penny Kris-Etherton
Circulation. 2016;CIR.0000000000000462, originally published October 27, 2016 – http://dx.doi.org/10.1161/CIR.0000000000000462

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AHA: Guida sulle interazioni tra statine e farmaci cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su ottobre 21, 2016

Un nuovo documento dell’American Heart Association fornisce una guida su come gestire le interazioni farmacologiche tra statine e altri farmaci frequentemente prescritti ai pazienti con malattie cardiovascolari.

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I medici, ma anche i pazienti che assumono statine, devono sapere che questi farmaci possono interagire con altri medicinali assunti, come per esempio gli antipertensivi e gli antiaritmici” spiega Barbara Wiggins, del Medical University of South Carolina di Charleston.

I farmaci cardiovascolari esaminati includevano gli antiaritmici, i medicinali usati nell’insufficienza cardiaca congestizia, gli anticoagulanti e gli antipiastrinici, gli immunosoppressori, gli ipolipemizzanti diversi dalle statine e i calcio-antagonisti.

Leggi abstract del documento:
Recommendations for Management of Clinically Significant Drug-Drug Interactions With Statins and Select Agents Used in Patients With Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association
Barbara S. Wiggins, Joseph J. Saseen, Robert L. Page, et al.
Circulation 2016; Originally published October 17, 2016, http://dx.doi.org/10.1161/CIR.0000000000000456

Fonte: American Heart Association

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Scoperta interazione di due farmaci dannosa per il cuore.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2016

Sfruttando la potenza dei Big Bata (Grossi archivi di dati), i ricercatori presso la Columbia University Medical Center e Data Science Institute at Columbia University hanno trovato un modo per ampliare e migliorare la ricerca di interazioni farmacologiche. L’estrazione da un database governativo degli effetti collaterali dei farmaci (1,8 milioni) e un archivio ospedaliero universitario di dati (1.6 milioni di electrocardiogrammi) di pazienti (380.000 persone), ha permesso di scoprire l’interazione di due farmaci in commercio da anni.

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La coppia di farmaci studiati è: ceftriaxone, un antibiotico venduto con il marchio Rocephin e Lansoprazolo, un farmaco contro i bruciori di stomaco venduto come Prevacid – come evidenziato nelle prescrizioni, assunti da soli non sono noti rischi legati al cuore. Ma insieme, possono aumentare la probabilità che i pazienti sviluppino una anomalia del cuore nota come sindrome del QT lungo, che può causare anomalie del ritmo cardiaco e, in rari casi, la morte improvvisa. Lo studio rileva che i pazienti che assumono ceftriaxone e lansoprazolo insieme avevano 1,4 volte più probabilità di avere un prolungamento dell’intervallo QT rispetto alle persone che stavano assumendo questi farmaci da soli.

La cosa più sorprendente è che si può interrogare un database di miliardi di dati per fare una previsione se due molecole insieme possono modificare le funzioni di una proteina in una singola cellula del cuore“, ha detto l’autore senior dello studio, Prof. Nicholas Tatonetti.
I ricercatori hanno informato la FDA e le aziende che commercializzano i farmaci, Roche per ceftriaxone, e Takeda per lansoprazolo, dei loro risultati e stanno proseguendo per testare altre coppie di farmaci.

I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista  “Journal of American College of Cardiology“.

Leggi il full text dell’articolo:
Uncovering drug interactions via data science: the combination of ceftriazone and lansoprazole is associated with acquired long QT syndrome (LQTS).
Lorberbaum T, Sampson KJ, Chang JB, et al.
J Am Coll Cardiol. 2016;68(16):1756-1764. doi:10.1016/j.jacc.2016.07.761.

Listen to the Audio Commentary: Download MP3

Fonte: Columbia University Medical Center

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Non solo le statine riducono il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2016

Cambiamenti nella dieta, altri farmaci, e anche la chirurgia possono ridurre il rischio cardiovascolare in modo simile alle statine. Ad affermarlo una revisione e una meta-analisi pubblicata su “Journal of American Medical Association” (JAMA).

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I ricercatori Brigham and Women Hospital di Boston coordinati dal cardiologo Marc Sabatine, hanno analizzato i risultati di 49 studi clinici. Sono stati inclusi 25 studi clinici con le statine, così come le prove per una dieta-sana per il cuore, l’ezetimibe, e la chirurgia di bypass ileale. La revisione delle prove comprendeva anche due studi con inibitori PCSK9.

Dai risultati è emerso che queste terapie alternative sembrano conferire lo stesso livello di protezione della salute del cuore, come le statine, quando i livelli di colesterolo diminuiscono.
L’attenzione in realtà dovrebbe essere non su un particolare farmaco, ma sulla riduzione del colesterolo LDL“, ha detto il dott. Marc Sabatine. “Questi dati dimostrano che vi sono molteplici interventi che possono essere adottati”. “Le più recenti linee guida nel 2013 si sono concentrate quasi esclusivamente sulle statine e sono rimaste in silenzio sull’obiettivo dell’abbassamento del colesterolo LDL con metodi alternativi“.

Association Between Lowering LDL-C and Cardiovascular Risk Reduction Among Different Therapeutic Interventions: A Systematic Review and Meta-analysis.
Marc S. Sabatine, Silverman MG, Ference BA, Im K, et al.
JAMA. 2016;316(12):1289-1297. doi:10.1001/jama.2016.13985.

Approfondimenti: CBSnews

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