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Archive for the ‘News-ricerca’ Category

Scoperto come interrompere la malattia di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 11, 2017

Gli scienziati del Department of Neurology, Northwestern University Feinberg School of Medicine, Chicago, USA, hanno identificato una cascata tossica che porta alla degenerazione neuronale nei pazienti con malattia di Parkinson (PD) ed hanno capito come interromperla, secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Science“.

Dimitri-Krainc Professor Dimitri Krainc.

Lo studio dimostra che un intervento con un antiossidante all’inizio del processo di malattia può rompere il ciclo degenerativo e migliorare la funzione dei neuroni nella malattia di Parkinson.
Utilizzando i neuroni umani dai pazienti con Parkinson, il prof. Krainc e il suo team hanno identificato una cascata tossica di disfunzione mitocondriale e lisosomica avviata da un accumulo di dopamina ossidata e da una proteina chiamata alfa-sinucleina.
In particolare, lo studio ha dimostrato che un accumulo di dopamina ossidata ha depresso l’attività della glucosocerebrosidasi lisosomiale (GCase), un enzima implicato nella malattia. I ricercatori hanno cercato di interrompere questa cascata tossica.

“Una delle strategie chiave che ha funzionato nei nostri esperimenti è trattare i neuroni della dopamina all’inizio della cascata tossica con antiossidanti specifici che migliorano lo stress ossidativo mitocondriale e la dopamina ossidata”, ha dichiarato Krainc. “Con questo approccio abbiamo scoperto che possiamo attenuare o prevenire gli effetti tossici a valle nei neuroni dopaminergici umani“.

Leggi abstract dell’articolo:
Dopamine oxidation mediates mitochondrial and lysosomal dysfunction in Parkinson’s disease
BY Lena F. Burbulla, Pingping Song, Joseph R. Mazzulli, Enrico Zampese, Yvette C. Wong, Sohee Jeon, David P. Santos, Judith Blanz, Carolin D. Obermaier, Chelsee Strojny, Jeffrey N. Savas, Evangelos Kiskinis, Xiaoxi Zhuang, Rejko Krüger, D. James Surmeier, Dimitri Krainc.
Science PUBLISHED ONLINE 07 SEP 2017 DOI: 10.1126/science.aam9080

Fonte: Northwestern Medicine University

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Raccomandazioni sul test HR-HPV, screening del carcinoma della cervice.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2017

Sono state pubblicate a cura del GISCi – Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma le raccomandazioni sul test HR-HPV 1° livello “HPV test: formazione e valutazione degli indicatori di qualità” sullo screening del carcinoma della cervice uterina.
Si tratta della 2° edizione approvata nel corso dell’assemblea del 15 Giugno 2017 tenutasi a Ferrara.

GISCi

La persistenza dell’infezione con tipi ad alto rischio di HPV (HR-HPV) è la condizione necessaria per lo sviluppo del carcinoma della cervice e dei suoi precursori. Il carcinoma della cervice uterina è attribuibile nella quasi totalità dei casi (99%) ad HPV.
Il documento contiene elementi e raccomandazioni utili per i laboratori coinvolti nel percorso di screening per il carcinoma della cervice con test HPV come test primario. Vengono analizzati e dettagliati i diversi aspetti di competenza del laboratorio, dal prelievo alla fase analitica, alla modalità di refertazione e comunicazione dei risultati.

Scarica e leggi il documento in full text:
Raccomandazioni sul test HR-HPV come test di screening primario- 7 agosto 2017

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Infezioni del tratto urinario, Fda approva nuovo farmaco.

Posted by giorgiobertin su settembre 9, 2017

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato Vabomere per i pazienti adulti con complicanze e infezioni del tratto urinario (cUTI), tra cui un tipo di infezione renale, pielonefrite, causata da batteri specifici. Vabomere è un farmaco contenente meropenem, antibatterico e vaborbactam, che inibisce determinati tipi di meccanismi di resistenza utilizzati dai batteri.

Vabomere

La sicurezza e l’efficacia di Vabomere sono state valutate in uno studio clinico con 545 adulti con cUTI, inclusi quelli con pielonefrite. Alla fine del trattamento endovenoso con Vabomere, circa il 98 per cento dei pazienti trattati con Vabomere non aveva più infezione nella coltura delle urina, rispetto a circa il 94 per cento dei pazienti trattati con piperacillina/tazobactam, un altro farmaco antibatterico.
Vabomere è prodotto da Rempex Pharmaceuticals.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new antibacterial drug

FDA Approval of VABOMERE™ (meropenem and vaborbactam) – Rempex Pharmaceuticals

www.vabomere.com for the full prescribing information.

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Terapia genica contro il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Uno studio coordinato da Vania Broccoli, capo dell’unità di ricerca in Cellule Staminali e Neurogenesi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dimostra la capacità inedita di un nuovo vettore virale di diffondersi e rilasciare un gene terapeutico in tutto il sistema nervoso centrale, un risultato fondamentale per lo sviluppo di terapie geniche contro le malattie neurodegenerative, come il Parkinson o la demenza a corpi di Lewy.

I ricercatori hanno testato la tecnica sul modello sperimentale del Parkinson nel topo, riuscendo a ridurre i depositi tossici che causano la morte dei neuroni e a migliorare la salute degli animali. Lo studio è stato pubblicato su “Molecular Therapy“.

Ricordiamo che alla base della malattia di Parkinson e di altre simili c’è la formazione di depositi tossici di proteine, tra cui la principale è nota come sinucleina. Questi depositi causano la morte dei neuroni dopaminergici e rendono mal funzionati molti altri neuroni, con conseguenti sintomi motori debilitanti.

Parkinson-terapia-genica  Credit image: Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

Nello studio è stato utilizzato un vettore virale capace di superare la barriera emato-encefalica e diffondersi in tutto il cervello. I ricercatori hanno testato la sua efficacia dandogli da consegnare, nel cervello di topi parkinsoniani, il gene terapeutico GBA1, quello che produce l’enzima spazzino in grado di eliminare i depositi proteici. “Una singola iniezione nel sangue di questo virus ha permesso di attivare il gene GBA1 in vaste aree del cervello e prevenire o rallentare la formazione degli accumuli, proteggendo i neuroni“, afferma Vania Broccoli.

Il prossimo passo sarà testare ulteriormente sicurezza ed efficacia della terapia in laboratorio, per poi poter arrivare al primo studio sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
AAV-PHP.B-Mediated Global-Scale Expression in the Mouse Nervous System Enables GBA1 Gene Therapy for Wide Protection from Synucleinopathy
Giuseppe Morabito, Serena G. Giannelli, Gabriele Ordazzo, Simone Bido, Valerio Castoldi, Marzia Indrigo, Tommaso Cabassi, Stefano Cattaneo, Mirko Luoni, Cinzia Cancellieri, Alessandro Sessa, Marco Bacigaluppi, Stefano Taverna, Letizia Leocani, José L. Lanciego, and Vania Broccoli
Molecular Therapy, 10 agosto 2017 https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.08.004

Fonte: Stem Cell and Neurogenesis Unit, Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

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Il virus Zika uccide le cellule staminali del cancro del cervello.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Il virus Zika provoca devastanti danni ai cervelli dei feti in sviluppo, ma potrebbe essere un trattamento efficace per il glioblastoma, una forma mortale di cancro al cervello.
I ricercatori della School of Medicine di Washington University a St. Louis e dell’Università della California di San Diego School of Medicine hanno dimostrato che il virus uccide le cellule staminali del cancro del cervello, il tipo di cellule più resistenti ai trattamenti standard.

Il trattamento standard per questa malattia è aggressivo – la chirurgia, seguita da chemioterapia e radiazioni – tuttavia la maggior parte dei tumori si ripete entro sei mesi. Una piccola popolazione di cellule, nota come cellule staminali di glioblastoma, sopravvive spesso all’attacco e continua a dividersi, producendo nuove cellule tumorali per sostituire quelle uccise dai farmaci.

Zika-glioblastoma
Brain cancer stem cells (left) are killed by Zika virus infection (image at right shows cells after Zika treatment). Credit image Washington University School of Medicine

Nella sperimentazione i ricercatori hanno iniettato il virus Zika direttamente nei tumori del cervello di 18 topi, placebo in 15 topi di controllo. I tumori erano significativamente regrediti nei topi trattati con Zika. Se Zika fosse usato nelle persone, dovrebbe essere iniettato nel cervello, molto probabilmente durante la chirurgia per rimuovere il tumore primario.

L’idea di iniettare un virus noto per aver causato danni cerebrali nei cervelli delle persone sembra allarmante, ma Zika può essere sicuro per l’uso negli adulti perché i suoi obiettivi primari – le cellule neuroprogenitrici – sono rare nel cervello adulto. Il cervello fetale, invece, è pieno di queste cellule, per questo motivo l’infezione da Zika prima della nascita produce danni cerebrali diffusi e severi.
Studi sul virus usando i tessuti cerebrali provenienti da pazienti hanno dimostrato che il virus non infetta le cellule cerebrali non cancerose.

Leggi il full text dell’articolo:
Zika Virus Has Oncolytic Activity against Glioblastoma Stem Cells.
Zhu Z, Gorman MJ, McKenzie LD, Chai JN, Hubert CG, Prager BC, Fernandez E, Richner JM, Zhang R, Shan C, Wang X, Shi P-Y, Diamond MS, Rich JN, Chheda MG.
The Journal of Experimental Medicine. Sept. 5, 2017 10.1084/jem.20171093

Fonte: School of Medicine di Washington University a St. Louis – University of California di San Diego School of Medicine

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Cancro alla prostata: scoperto come ridurre le recidive.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

In uno studio approfondito, un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati britannici dell’University of Surrey ha studiato l’impatto della terapia anti-ormonale [androgen-deprivation therapy (ADT)] su campioni prelevati da pazienti con cancro alla prostata.

prostate-cancer

La terapia anti-ormonale è un trattamento comunemente prescritti per il cancro della prostata, che aiuta a ridurre i livelli di ormoni maschili – che stimolano le cellule tumorali a crescere – nella ghiandola. I ricercatori hanno scoperto che una conseguenza della terapia anti-ormone è l’attivazione dell’enzima riparazione del DNA, PARP.
L’attivazione di PARP permette alle cellule tumorali di resistere alla terapia anti-ormonale, e sviluppare una forma più aggressiva della malattia.

I ricercatori hanno scoperto che la prescrizione di inibitori PARP, un farmaco comunemente usato nel cancro al seno, al fianco di terapia anti-ormonale può essere efficace nel ridurre le recidive di cancro della prostata.

Il cancro della prostata è una malattia devastante, con un tasso di mortalità elevato. La nostra scoperta contribuirà a porre rimedio a questa e ad aumentare le possibilità di sopravvivenza per le migliaia di uomini che hanno contratto la malattia ogni anno” –  afferma il prof. Mohammad Asim.
Il passo successivo è quello di effettuare studi clinici per testare se questa combinazione di trattamento è sicura nei pazienti”.

Nuova ed entusiasmante scoperta che offre speranza a migliaia di maschi e limiterà la ricorrenza del cancro alla prostata. I risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Synthetic lethality between androgen receptor signalling and the PARP pathway in prostate cancer
Mohammad Asim, Firas Tarish[…]Thomas Helleday
Nature Communications 8, 374 doi:10.1038/s41467-017-00393-y

Fonte: University of Surrey

 

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Asma associata allo sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

In uno studio case-control basato sulla popolazione, i ricercatori dell’ University of Calgary, Alberta, Canada, e colleghi, hanno dimostrato l’associazione dell’asma con la malattia di Crohn (3.087 pazienti) e con la colite ulcerosa (2.377 pazienti).
Sebbene l’eziologia dell’asma e dell’IBD non sia ben compresa, le due malattie condividono caratteristiche comuni, tra cui l’essere radicate in una complessa interazione tra genetica, fattori ambientali e microbioma. Molti di questi fattori di rischio sono comuni sia a livello di IBD che di asma.

Nello studio pubblicato sulla rivista “Clinical Gastroenterology and Hepatology” i ricercatori coordinati dalla Drs. Ellen Kuenzig, hanno scoperto che una diagnosi di asma è stata associata ad aumentate probabilità di malattia di Crohn (video).

Scarica e leggi il dcoumento in full text:
Asthma Is Associated With Subsequent Development of Inflammatory Bowel Disease: A Population-based Case–Control Study
M. Ellen Kuenzig, Cheryl Barnabe, Cynthia H. Seow, Bertus Eksteen, Maria E. Negron, Ali Rezaie, Remo Panaccione, Eric I. Benchimol, Mohsen Sadatsafavi, J. Antonio Aviña-Zubieta, Gilaad G. Kaplan
Clinical Gastroenterology and Hepatology Volume 15, Issue 9, September 2017, Pages 1405–1412.e3

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Creato rilevatore portatile di allergeni alimentari.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2017

I ricercatori del Massachusetts General Hospital, e della Harvard Medical School, Boston, hanno sviluppato un nuovo sistema portatile di rilevamento degli allergeni – includendo l’analizzatore in un portachiavi – che potrebbe aiutare la maggior parte delle persone con allergie alimentari a gestisce la loro condizione evitando alcuni alimenti specifici, i pesci, le uova o altri prodotti che causano reazione allergica, che può variare da un lieve eruzione cutanea allo ‘shock anafilattico‘ pericoloso per la vita.

iEAT
A portable allergen-detection system with a keychain analyzer could help people with food allergies test their meals.
Credit: The American Chemical Society

I metodi convenzionali per rilevare questi trigger nascosti richiedono apparecchiature di laboratorio ingombranti, sono lenti e non rilevano basse concentrazioni.
Il nuovo dispositivo integrated exogenous antigen testing, o iEAT è costituito da un dispositivo palmare per estrarre allergeni dal cibo, e da un lettore elettronico nel portachiavi per rilevare gli allergeni. La comunicazione dei dati ad uno smartphone avviene in wireless. In meno di 10 minuti, il prototipo potrebbe rilevare cinque allergeni, dal grano, alle arachidi, dalle nocciole, al latte e uova, a livelli inferiori al saggio di laboratorio standard.

Leggi abstract dell’articolo:
Integrated Magneto-Chemical Sensor For On-Site Food Allergen Detection
Hsing-Ying Lin, Chen-Han Huang, Jongmin Park, Divya Pathania, Cesar M. Castro, Alessio Fasano, Ralph Weissleder, Hakho Lee.
ACS Nano, Article ASAP DOI: 10.1021/acsnano.7b04318

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Anticoagulanti: Pronta la versione sintetica dell’eparina.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2017

Una versione sintetica di eparina a basso peso molecolare è pronta per gli studi clinici e lo sviluppo come farmaco per i pazienti con disturbi di coagulazione e quelli sottoposti a procedure come la dialisi renale, chirurgia a bypass cardiaco, impianto di stent e sostituzione del ginocchio e dell’anca.

eparina-sintetica
Synthetic low molecular weight heparin proven safe and effective in preclinical trials. Credit: Rensselaer Polytechnic Institute

L’eparina a basso peso molecolare è ottenuta naturalmente attraverso l’estrazione dall’intestino dei suini; la versione sintetica offre diversi vantaggi: un rischio minore di contaminazione nella produzione e, a differenza della sua controparte naturale, è stata progettata per essere più sicura per i pazienti con insufficienza renale.

I risultati degli studi preclinici, che dimostrano la sicurezza e l’efficacia del composto sintetico nei modelli animali di trombosi venosa profonda e altre malattie, sono pubblicati sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Abbiamo snellito e alterato la struttura molecolare dell’eparina a basso peso molecolare in modo da migliorare notevolmente la funzione del farmaco e renderlo più conveniente da sintetizzare. Abbiamo sviluppato tecniche sofisticate di NMR e di spettrometria di massa che garantiscono l’alta qualità e la purezza nella sintesi” – afferma il prof. Xing Zhang del Rensselaer Polytechnic Institute (RPI).

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic oligosaccharides can replace animal-sourced low–molecular weight heparins.
Yongmei Xu et al.
Science Translational Medicine, Vol. 9, Issue 406, eaan5954 – 06 September 2017 DOI: 10.1126/scitranslmed.aan5954

Fonte: Rensselaer Polytechnic Institute (RPI).

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Una penna identifica i tumori in pochi secondi.

Posted by giorgiobertin su settembre 7, 2017

Un team di scienziati e ingegneri dell’Università del Texas di Austin ha inventato un potente strumento che identifica rapidamente e accuratamente il tessuto canceroso durante l’intervento chirurgico, fornendo risultati in circa 10 secondi, più di 150 volte più veloci della tecnologia esistente.
La MasSpec Pen è uno strumento palmare innovativo che fornisce ai chirurghi informazioni diagnostiche precise su quali tessuti tagliare o conservare, aiutando a migliorare il trattamento e ridurre le probabilità di recidiva del cancro.

Riconosce le molecole chiamate metaboliti, prodotte dalle cellule viventi, sia sane che cancerose, e che hanno funzioni molti importanti, come produrre energia e rimuovere le tossine. Ogni forma di tumore produce dei metaboliti particolare, come una sorta di firma molecolare.


The MasSpec Pen Can Detect Cancer By Touch

Dopo aver analizzato i campioni dei tessuti tumorali di 253 pazienti (polmone, ovaie, tiroide e seno), i ricercatori sono riusciti a sviluppare un ‘profilo molecolare‘, arrivando così a identificare i tumori con un’accuratezza del 96%. La penna riesce a estrarre le molecole dal tessuto con pochissima acqua, e le trasferisce attraverso un tubo flessibile allo spettrometro di massa, che calcola la massa delle molecole presenti nel campione. Il risultato compare dopo qualche secondo sullo schermo di un computer, a volte indicando anche il nome del sottotipo di tumore (video)

Leggi abstract dell’articolo:
Non destructive tissue analysis for ex vivo and in vivo cancer diagnosis using a handheld mass spectrometry system.
J. Zhang, J. Rector, J. Q. Lin, J. H. Young, M. Sans, N. Katta, N. Giese, W. Yu, C. Nagi, J. Suliburk, J. Liu, A. Bensussan, R. J. DeHoog, K. Y. Garza, B. Ludolph, A. G. Sorace, A. Syed, A. Zahedivash, T. E. Milner, L. S. Eberlin,
Sci. Transl. Med. 9, eaan3968 (2017).

Fonte:Università del Texas di Austin

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE  le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’endometriosi. Ricordiamo che l’endometriosi è la presenza di endometrio e stroma di endometrio al di fuori della cavità uterina in altre zone del corpo femminile, normalmente nella pelvi.

endometriosi

Endometriosi è sospetta nelle donne che presentano uno o più dei seguenti sintomi:
– dolore pelvico cronico.
– dolore legato al periodo (dismenorrea) che influenza le attività quotidiane e la qualità della vita.
– dolore profondo durante o dopo il rapporto sessuale.
– sintomi gastrointestinali correlati al periodo o ciclici, in particolare movimenti intestinali dolorosi.
– sintomi periodici o ciclici urinari, in particolare sangue nelle urine.
– infertilità in associazione con uno dei sintomi sopra.

Scarica e leggi il documento in full text:
Endometriosis: diagnosis and management
NICE guideline [NG73] Published date: September 2017

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SIPREC: Linee guida sul trattamento delle ipercolesterolemie.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

E’ stato pubblicato a cura della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) un “Documento di consenso sul trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato“.

docconsenso

Il documento si incentra largamente sulle recenti Linee Guida dell’European Society of Cardiology per la prevenzione delle malattie vascolari pubblicate nel 2016, sottolineando gli aspetti specifici che riguardano il nostro Paese, anche in rapporto alla etnia prevalente, agli aspetti demografici, alla distribuzione dei fattori di rischio, agli stili di vita ed alle abitudini dietetiche ed, infine, agli aspetti regolatori.

Il documento è rivolto, in particolar modo, ai medici di medicina generale, con l’intento di fornire indicazioni pratiche sulla gestione clinica e terapeutica di pazienti affetti da dislipidemia e, in particolare, in quelli affetti da ipercolesterolemia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Documento di consenso per il trattamento delle ipercolesterolemie e per la riduzione del rischio cardiovascolare associato
SIPREC Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare

Fonte: SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare)

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Mangiare carne aumenta il rischio di diabete.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2017

Il professor Koh Woon Puay delle Scienze Cliniche presso la Duke-NUS Medical School (Duke-NUS) e il suo team ha scoperto che una maggiore assunzione di carne rossa e pollame è associata ad un rischio significativamente maggiore di sviluppare il diabete, questo è parzialmente attribuito al più alto contenuto di ferro in queste carni.

meat-eating-diabetes

Questi risultati provengono dallo Singapore Chinese Health Study, che ha reclutato 63.257 adulti di età compresa tra i 45 e i 74 anni tra il 1993 e il 1998 e poi li ha seguiti dal punto di vista alimentare per una media di circa 11 anni. Un più alto consumo di carne rossa e pollame ha evidenziato un aumento del rischio di diabete del 23%, mentre l’assunzione di pesce/molluschi non era associata a rischio di diabete.
Il professor Koh ha affermato: “Non abbiamo bisogno di rimuovere completamente la carne dalla dieta. E’ importante ridurre l’assunzione giornaliera, in particolare per la carne rossa, e scegliere il petto di pollo (non altre parti) e i pesci/molluschi o i prodotti alimentari proteici vegetali e prodotti lattiero-caseari per ridurre il rischio di diabete”.

I risultati di questo, che è uno dei maggiori studi asiatici sul consumo di carne e rischio di diabete è stato pubblicato sulla rivista “American Journal of Epidemiology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Meat, Dietary Heme Iron, and Risk of Type 2 Diabetes Mellitus: The Singapore Chinese Health Study
Mohammad Talaei, Ye-Li Wang, Jian-Min Yuan, An Pan, Woon-Puay Koh
American Journal of Epidemiology, Published: 22 August 2017, https://doi.org/10.1093/aje/kwx156

Fonte:  Clinical Sciences at Duke-NUS Medical School

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Lo screening del PSA riduce il rischio di morte per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su settembre 5, 2017

Lo screening dell’antigene specifico della prostata (PSA) è legato a una notevole riduzione del rischio di morte per il cancro alla prostata. A suggerirlo una nuova revisione condotta dai ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle pubblicata sulla rivista “Annals Internal Medicine“.

screening-prostate-psa

Il test PSA è uno dei test predominanti utilizzati per diagnosticare il cancro alla prostata. Valuta i livelli di un antigene specifico della prostata nel sangue, che è una proteina prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica.

I ricercatori hanno confrontato il rischio di morte di cancro alla prostata tra uomini che hanno fatto e non hanno sottoposto a screening PSA. La revisione ha dimostrato che lo screening del PSA è associato a una significativa riduzione del rischio di morte da cancro alla prostata.

Sulla base di questi risultati, il team suggerisce che le attuali linee guida dell’United States Preventive Services Task Force (USPSTF)in materia di screening per il cancro alla prostata dovrebbero essere sottoposte a revisione.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Reconciling the Effects of Screening on Prostate Cancer Mortality in the ERSPC and PLCO Trials
Alex Tsodikov; Roman Gulati, et al.
Ann Intern Med. 5 SEPTEMBER 2017. DOI: 10.7326/M16-2586

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla valutazione e gestione della psoriasi negli adulti, nei giovani e nei bambini. Il documento aggiorna il precedente pubblicato nel 2012.

NICE-psoriasis

Scarica e leggi il documento in full text:
Psoriasis: assessment and management
Clinical guideline [CG153] Published date: October 2012 Last updated: September 2017

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Nuovo trattamento con successo dell’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su settembre 3, 2017

I ricercatori della University of Western Australia hanno fatto un passo avanti nella lotta contro la pressione alta dopo le prime sperimentazioni umane di un trattamento rivoluzionario che ha prodotto risultati di successo.

Sappiamo che i pazienti con pressione sanguigna incontrollabile hanno spesso un corpo carotideo eccessivo, quindi con la nuova tecnica abbiamo cercato di far tacere o almeno ridurre la sua attività“, afferma il professor Schlaich coordinatore del team.

La procedura all’avanguardia mira ai corpi carotidei, ai piccoli organi che si trovano su entrambi i lati del collo, che regolano i sistemi cardiovascolari e respiratori.
La procedura consiste nel guidare un catetere attraverso la vena femorale dall’inguine fino al collo e qui si ferma adiacente al corpo carotideo. Il dispositivo quindi interviene sull’organo specifico con brevi impulsi di energia ad ultrasuoni, rendendolo inefficace (video). L’ultrasuono blocca i segnali inviati dal corpo carotideo al cervello. Stiamo parlando di un tempo di trattamento netto da 20 a 30 secondi.

L’ultrasuono terapeutico può emettere onde di energia che attraversano il tessuto, destinate all’organo di interesse” afferma il Professor Markus Schlaich. “Questo approccio non sarà utilizzato per tutti i pazienti con ipertensione, ma potrebbe essere un ottimo approccio per coloro la cui pressione sanguigna non può essere controllata con farmaci o cambiamenti di stile di vita. Abbiamo visto riduzioni di pressione sanguigna molto significative nei pazienti (n. 29) inseriti nello studio“.

Fonte: University of Western Australia

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Un nuovo strumento permette di vedere l’infezione batterica nel corpo.

Posted by giorgiobertin su settembre 2, 2017

Gli scienziati di UC San Francisco (UCSF) hanno sviluppato uno strumento di imaging che potrebbe presto consentire ai medici di localizzare e visualizzare le infezioni batteriche nel corpo e di escludere altre cause comuni di infiammazione, come ad esempio le reazioni autoimmuni.

PET-Radiotracers

Il team di ricerca riferisce nello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che le scansioni effettuate con la tecnica di imaging nota come PET (tomografia a emissione di positroni) hanno rilevato efficacemente le infezioni nei topi causati da uno dei due gruppi di batteri Gram-negativi e grammi-positivo, senza generare un segnale da altre cause di infiammazione.
Il sistema utilizza la D-metionina, un aminoacido facilmente assorbito dai batteri gram-negativi Staphylococcus aureus (“staph”) e gram-positivi Escherichia coli, a cui è legato chimicamente un atomo debolmente radioattivo. Se l’imaging PET a base di D-metionina fosse approvato per l’uso negli esseri umani, permetterebbe ai medici di affrontare diagnosi difficili, trovare e trattare le infezioni molto più rapidamente.

Scarica e leggi il documento in full text:
Imaging Active Infection in Vivo Using D-Amino Acid Derived PET Radiotracers.
Neumann, Kiel D. et al.
Scientific Reports 7 (2017): 7903. PMC. Web. 31 Aug. 2017.

Fonte: UC San Francisco (UCSF)

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Nuovo farmaco per fermare la crescita del cancro al seno ER-positivo.

Posted by giorgiobertin su settembre 2, 2017

I ricercatori del UT Health San Antonio ed altre istituzioni partner hanno sintetizzato un nuovo agente di prima classe che ha interrotto la crescita del cancro al seno positivo (ER-positivo). Il nuovo prodotto è una molecola denominata ERX-11 e le sue funzionalità sono state descritte in un articolo pubblicato sulla rivista “eLife“.

Vadlamudi_breast_cancer_cells

La maggior parte dei tumori al seno nelle donne richiede l’estrogeno o il progesterone – i due ormoni femminili – per crescere. Per trattare i tumori ormonali, è necessario bloccare l’ormone o bloccare il recettore che riceve l’ormone per prevenire lo sviluppo del cancro. In molti pazienti i tumori diventano resistenti alla terapia attuale e i tumori si ripetono. Il nostro team ha scoperto una nuova molecola che blocca la segnalazione del recettore degli estrogeni che si verifica nei tumori resistenti e ha testato una nuova molecola negli studi preclinici in laboratorio“. Ha affermato il prof. Ratna Vadlamudi, – uno degli autori.

Lo sviluppo di questo farmaco è importante perché si rivolge a un sito unico del recettore estrogeno e blocca le sue interazioni con proteine ​​critiche che contribuiscono alla progressione del cancro al seno. Questo farmaco sarà utile nel trattamento di tumori al seno sensibili alle terapie attuali e resistenti alle terapie. Ci aspettiamo che le sperimentazioni umane inizino presto” – conclude Vadlamudi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Estrogen receptor coregulator binding modulators (ERXs) effectively target estrogen receptor positive human breast cancers
Ganesh V Raj Is a corresponding author Gangadhara Reddy Sareddy Shihong Ma,…. et al.
eLife 2017;6:e26857 DOI: 10.7554/eLife.26857

Fonte: UT Health Science Center San Antonio

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FDA: Approvata la prima terapia genica contro la leucemia.

Posted by giorgiobertin su agosto 31, 2017

L’US Food and Drug Administration (FDA) ha reso disponibile un nuovo farmaco per la prima terapia genica per il trattamento dei bambini con una forma di leucemia linfatica acuta (ALL).

Il farmaco prodotto da Novartis e denominato Kymriah (tisagenlecleucel – CTL019) sospensione per iniezione endovenosa, è una immunoterapia autologa a cellule T geneticamente modificata. Ogni dose di Kymriah è un trattamento personalizzato creato utilizzando le cellule T del singolo paziente, un tipo di globuli bianchi noti come linfociti.  I linfociti T del paziente subiscono un processo di modificazione genetica presso un centro specializzato che è in grado di inserire un nuovo gene. Tale gene contiene una proteina precisa e specifica (CAR o chimeric antigen receptor) in grado di direzionare il linfocita verso le cellule tumorali, sulle quali è presente l’antigene CD19, e che causano questo particolare tipo di leucemia e distruggerle. Dopo aver subito questa modifica, i linfociti vengono infusi nel paziente per ottenere l’effetto terapeutico.

kymriah

La sicurezza e l’efficacia di Kymriah sono stati dimostrati in uno studio clinico multicentrico su 63 pazienti pediatrici e giovani adulti con precursore ALL cellule B recidivato o refrattario (Phase II ELIANA trial). Il tasso di remissione globale entro tre mesi dal trattamento è stato dell’83%.

E’ la prima terapia genica disponibile negli Stati Uniti, e promuove un nuovo approccio al trattamento del cancro e di altre malattie gravi. Il prezzo è di 475.000 dollari.

Comunicato stampa FDA:
FDA approval brings first gene therapy to the United States – 30 agosto 2017

Phase II ELIANA trial

KYMRIAH

Novartis

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Cellule staminali riprogrammate: possibile terapia contro il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su agosto 31, 2017

I ricercatori giapponesi del Center for iPS Cell Research and Application, Kyoto University – Japan, hanno scoperto che la loro terapia sperimentale con le cellule staminali per la malattia di Parkinson funziona.
Nella sperimentazione, il team di ricercatori ha “riprogrammato” le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) per farle diventare neuroni e le hanno impiantate poi nel cervello delle scimmie con malattia di Parkinson (scimmie macachi che hanno sviluppato la malattia di Parkinson dando loro una tossina che uccide il neurone).

Le cellule cerebrali trapiantate hanno vissuto senza alcun danno, o alcun danno per almeno due anni, ed hanno formato reti di collegamento con le altre cellule cerebrali della scimmia.  La terapia delle cellule staminali ha mostrato un miglioramento dei sintomi ed il trattamento è risultato essere sicuro.
Queste nuove cellule non hanno innescato risposte immunitarie e nessuna delle cellule impiantate si è trasformata in tumori.

Gli studi  sono stati pubblicati sulla rivista “Nature”. e su “Nature Communications“.

ttherapy-ips-Parkinson
Credit image: Center for iPS Cell Research and Application, Kyoto University, Kyoto

Il prof. Takahashi coordinatore della ricerca ha detto che il team “si sta preparando per iniziare il trapianto di neuroni, creati da cellule staminali pluripotenti (iPS) in persone che soffrono di malattia di Parkinson come passo successivo di questo lavoro di ricerca“.
Due ragioni hanno impedito questo trattamento fino ad oggi. Uno è trovare neuroni dopaminergici per il trapianto, e due la scarsa sopravvivenza delle cellule trapiantate a causa del sistema immunitario del paziente, rigetto del trapianto. Le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) sembrano risolvere il problema.

La malattia di Parkinson è una malattia degenerativa del cervello. Colpisce parti del cervello che sono associate al normale movimento ed equilibrio. La malattia è causato principalmente dalla morte delle cellule chiamate neuroni dopaminergici. Questi normalmente agiscono su un neurotrasmettitore chiamato dopamina che in alcune aree del cervello si occupa del movimento e dell’equilibrio. La malattia può essere controllata inizialmente con diversi gruppi di farmaci, ma è progressiva e non ha cura.

Leggi abstracts degli articoli:
Human iPS cell-derived dopaminergic neurons function in a primate Parkinson’s disease model
Tetsuhiro Kikuchi,Asuka Morizane,Daisuke Doi,Hiroaki Magotani,Hirotaka Onoe,Takuya Hayashi,Hiroshi Mizuma,Sayuki Takara, Ryosuke Takahashi,Haruhisa Inoue,Satoshi Morita,Michio Yamamoto,Keisuke Okita,Masato Nakagawa,Malin Parmar & Jun Takahashi
Nature 548, 592–596 (31 August 2017) doi:10.1038/nature23664

MHC matching improves engraftment of iPSC-derived neurons in non-human primates
Asuka Morizane, Tetsuhiro Kikuchi, Takuya Hayashi, Hiroshi Mizuma, Sayuki Takara, Hisashi Doi, Aya Mawatari,…., Shinya Yamanaka, and Jun Takahashi
Nature Communications 8, Article number: 385 Published online: 30 August 2017

Fonte: Center for iPS Cell Research and Application, Kyoto University – Japan

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Network per il trattamento dei tumori solidi pediatrici.

Posted by giorgiobertin su agosto 31, 2017

Il St. Jude Children’s Research Hospital offre alla comunità scientifica internazionale un accesso gratuito ad una raccolta di dati di campioni di tumori solidi pediatrici con lo scopo di alimentare la ricerca e nuovi possibili trattamenti. Si tratta dell’unico database di ricerca ad accesso libero per il cancro infantile.

La risorsa: Childhood Solid Tumor Network è descritta sulla rivista scientifica “Nature“.

retinoblastoma
This stained image represents a retinoblastoma sample, much like researchers and physicians can request from the Childhood Solid Tumor Network. The top section of the image is the retina, followed by xenografted retinoblastoma cells.

I tumori solidi pediatrici sono rari e così sono molto importanti i campioni di tessuto e altre risorse necessarie per promuovere la loro comprensione e il loro trattamento. I tumori solidi dell’osso, del muscolo, del rene, dell’occhio e di altri organi escluso il cervello rappresentano circa il 30% dei tumori infantili.

Il network ora include campioni da più di 67 diversi tumori,  che rappresentano 12 tipi di tumori solidi pediatrici. Oltre ai campioni tumorali sono disponibili anche informazioni sulla sensibilità farmacologica, sulla farmacocinetica e sulla composizione molecolare dei tumori.

Gli scienziati intendono espandere lo sforzo per includere cellule staminali pluripotenti indotte da bambini che sono geneticamente predisposti per sviluppare il cancro.

Accedi al database: Childhood Solid Tumor Network

Leggi abstract dell’articolo:
Orthotopic patient-derived xenografts of paediatric solid tumours
Elizabeth Stewart, Sara M. Federico[…]Michael A. Dyer
Nature Published online 30 August 2017 doi:10.1038/nature23647

Fonte: St. Jude Children’s Research Hospital

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I carboidrati e non i grassi aumentano la mortalità cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

Un elevato apporto di carboidrati è associato a un aumentato del rischio di mortalità, mentre i lipidi non solo correlano con una minore mortalità totale, ma non si legano ad alcun aumento di morbilità o mortalità cardiovascolare.

Questi sono i risultati dello studio prospettico PURE, (Prospective Urban Rural Epidemiology) condotto su più di 135.000 persone in cinque continenti (18 paesi) seguite in media per 7,4 anni e valutate dal punto di vista alimentare da parte della McMaster University di Hamilton in Canada. La ricerca è stata pubblicata su due articoli della rivista “The Lancet“.

diete_vegetali

Lo studio ha dimostrato che una dieta che include una moderata assunzione di grassi, frutta e verdura, ed evita elevati livelli di carboidrati, è associata a un minore rischio di morte.
La ricerca sui grassi dietetici ha scoperto che non sono associati a grandi malattie cardiovascolari, ma il consumo di grasso superiore è stato associato con una minore mortalità. Questo è stato visto per tutti i principali tipi di grassi (grassi saturi, grassi polinsaturi e grassi mono insaturi), con grassi saturi associati a un rischio di ictus inferiore.

I grassi totali e i singoli tipi di grasso non sono stati associati al rischio di attacchi di cuore o di morte a causa di malattie cardiovascolari.

Una diminuzione dell’assunzione di grassi ha portato automaticamente ad un aumento del consumo di carboidrati e le nostre scoperte potrebbero spiegare perché alcune popolazioni come i sud asiatici, che non consumano molto grassi ma consumano molti carboidrati, hanno tassi di mortalità più elevati” – spiega il prof. Mahshid Dehghan, autore principale dello studio.
Piuttosto che concentrarsi sulla riduzione dei grassi alimentari, le linee guida dovrebbero invece consigliare di ridurre i carboidrati” – concludono i ricercatori.

Nello stesso studio, pubblicato contemporaneamente da “The Lancet Diabetes and Endocrinology“, i ricercatori hanno esaminato l’impatto dei grassi e dei carboidrati sui lipidi nel sangue e sulla pressione sanguigna. Hanno scoperto che LDL (cosiddetto colesterolo “cattivo”) non è affidabile nel prevedere gli effetti del grasso saturo sugli eventi cardiovascolari futuri. Invece, il rapporto tra Apolipoprotein B (ApoB) e Apolipoprotein A1 (ApoA1) fornisce la migliore indicazione dell’impatto del grasso saturo sul rischio cardiovascolare.

Leggi abstracts degli articoli:
Fruit, vegetable, and legume intake, and cardiovascular disease and deaths in 18 countries (PURE): a prospective cohort study
Victoria Miller,…et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study
Mahshid Dehghan, …. et al.
The Lancet Published: August 29, 2017

Association of dietary nutrients with blood lipids and blood pressure in 18 countries: a cross-sectional analysis from the PURE study
Andrew Mente,…. et al.
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: August 29, 2017

Fonte: McMaster University di Hamilton

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Un farmaco riduce l’infiammazione e previene infarto, ictus e cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

I ricercatori del Center for Cardiovascular Disease Prevention-  Brigham and Women’s Hospital hanno presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia, che si tiene a Barcellona, Spagna dal 26 al 30 agosto, i risultati dello studio denominato CANTOS (Canakinumab Anti-inflammatory Thrombosis Outcomes Study) su un farmaco che potrebbe “spegnere” il processo infiammatorio.


Paul Ridker, MD recaps the results of the CANTOS trial – The Canakinumab Anti-Inflammatory Thrombosis Outcomes Study presented at ESC Congress 2017.

Dai risultati dello studio è emerso che il canakinumab, anticorpo monoclonale anti interleuchina 1β prodotto da Novartis, finora largamente impiegato nel trattamento di malattie infiammatorie autoimmuni come l’artrite reumatoide, potrebbe essere utile anche nella riduzione dell’infiammazione.

Nella sperimentazione il farmaco è stato somministrato ad oltre diecimila pazienti con infarto pregresso e alti livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità. I pazienti sono stati poi suddivisi in diversi gruppi e seguiti dai ricercatori per quattro anni: alcuni hanno ricevuto il trattamento con canakinumab, altri un placebo.

Alla fine del periodo d’osservazione è emerso che nel gruppo di pazienti che avevano ricevuto la cura anti infiammatoria c’era stata una diminuzione del 15% dell’incidenza del rischio vascolare, inclusi infarti e ictus, e si era ridotto del 30% il ricorso a interventi come bypass e altre pratiche chirurgiche cardiache. Ma non solo: anche il numero di morti per tumore, in particolare di quello ai polmoni, era diminuito.

Per la prima volta siamo stati in grado di dimostrare che una molecola è in grado di agire sull’infiammazione e può ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi, senza agire sui livelli di colesterolo”, ha affermato il prof. Ridker. Si apre forse una nuova sulla cardiologia cardiovascolare (video).

Leggi abstract degli articoli:
Anti-Inflammatory Therapy with Canakinumab for Atherosclerotic Disease
Ridker PM et al.
New England Journal of Medicine August 27, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1707914

Effects of Interleukin-1b Inhibition with Canakinumab on Incident Lung Cancer in Patients with Atherosclerosis: Exploratory Results from a Randomised Double-blind Placebo Controlled Trial
Prof Paul M Ridker, MD’Correspondence information about the author Prof Paul M RidkerEmail the author Prof Paul M Ridker, Jean G MacFadyen, BA, Tom Thuren, MD, Brendan M Everett, MD, Prof Peter Libby, MD*,, Prof Robert J Glynn, ScD* on behalf of the show CANTOS Trial Group†
Lancet Published: 27 August 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32247-X

CANTOS trial (ClinicalTrials.gov identifier: NCT01327846),

Fonte: Center for Cardiovascular Disease Prevention-  Brigham and Women’s Hospital

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Test del sangue per diagnosticare l’autismo.

Posted by giorgiobertin su agosto 30, 2017

I ricercatori italiani del Consiglio Nazionale della Ricerca di Bologna coordinati dalla prof.ssa Carla Ferreri hanno sviluppato un nuovo test per la diagnosi dell’autismo. Il nuovo metodo, che si basa sull’analisi della membrana cellulare e del suo stato di equilibrio, permette la diagnosi con appena 20-30 gocce di sangue.

Il test descritto sulla rivista “Scientific Reports“, mette per la prima volta insieme due metodiche diagnostiche, quella “lipidomica” e quella “biofotonica“. Per individuare le disfunzioni autistiche, sono state utilizzate le membrane dei globuli rossi, che testimoniano lo stato dei vari tessuti, come quello nervoso, non raggiungibili per un prelievo in un essere vivente. Gli studiosi hanno esaminato la qualità e quantità degli acidi grassi presenti nella membrana del globulo rosso maturo attraverso la metodica lipidomica. Successivamente, con la biofotonica, hanno analizzato la luce riflessa dalla membrana dei globuli rossi, rilevando le caratteristiche ‘spia‘ dell’autismo.

Il test è stato condotto su 20 bambini con diagnosi di disordine dello spettro autistico e 21 bambini sani. “Le metodiche per il test – afferma la Ferreri – sono semplici e non costose, quindi daranno anche la possibilità di monitorare nel tempo la membrana cellulare dei pazienti e soprattutto di valutare gli effetti di interventi di tipo nutrizionale e nutraceutico personalizzati”.

Scarica e leggi il documento in full text:
High predictive values of RBC membrane-based diagnostics by biophotonics in an integrated approach for Autism Spectrum Disorders
Giorgia Giacometti, Carla Ferreri, Anna Sansone, Chryssostomos Chatgilialoglu, Carla Marzetti, Ellas Spyratou, Alexandros G. Georgakilas, Marina Marini, Provvidenza M. Abruzzo, Alessandra Bolotta, Alessandro Ghezzo, Renato Minguzzi, Annio Posar & Paola Visconti
Scientific Reports 7, Article number: 9854 Published online: 29 August 2017

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Scoperto meccanismo per la rigenerazione delle cellule del fegato.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2017

Un team di ricercatori internazionali ha dimostrato per la prima volta il ruolo dei colangiociti (cellule epiteliali dei dotti biliari) nella rigenerazione epatica. I risultati dello studio sono molto promettenti per la medicina rigenerativa e la lotta contro le malattie del fegato. La scoperta del team è stata pubblicata su “Nature“.

Il fegato è uno dei pochi organi del corpo umano capace di rigenerarsi. In caso di danni al fegato a seguito di traumi o malattie croniche, le cellule epatiche principali – gli epatociti, che sono responsabili di tutte le funzioni di base del fegato – sono in grado di rigenerarsi dividendosi in nuovi epatociti. I dettagli di questo meccanismo e se altri tipi di cellule epatiche sono coinvolte nel processo di formazione di nuovi epatociti rimane poco chiaro.

Nello studio condotto su animali transgenici, è stato dimostrato che le cellule epiteliali dei canali biliari – coloangiociti – sono coinvolti nella rigenerazione degli epatociti. Inoltre, gli scienziati suggeriscono che il potenziale di rigenerazione negli epatociti derivanti da colangiociti può essere superiore a quello dei normali epatociti.
I ricercatori stanno cominciando i lavori volti ad isolare e a trapiantare dei colangiociti autologhi a pazienti con cirrosi del fegato. Sono inoltre impegnati nella sperimentazione di nuovi geni bersaglio, il cui blocco potrebbe impedire o stabilizzare i processi associati alla fibrosi e alla cirrosi del fegato.

Leggi abstract dell’articolo:
Cholangiocytes Act as Facultative Liver Stem Cells during Impaired Hepatocyte Regeneration
Raven, Alexander, Wei-Yu Lu, Tak Yung Man, Sofia Ferreira-Gonzalez, Eoghan O’Duibhir, Benjamin J. Dwyer, John P. Thomson, et al.
Nature 547, no. 7663 (July 20, 2017): 350–54. DOI: 10.1038/nature23015

Fonte: Skolkovo Institute for Science and Technology (Skoltech; Russia)

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