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Posts Tagged ‘ginecologia’

Rischio maggiore di cancro al seno per le donne dopo il parto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 11, 2018

Le donne più giovani che hanno avuto da poco un bambino possono avere un rischio più elevato di cancro al seno rispetto alle coetanee della stessa età che non hanno figli, secondo un’analisi su larga scala condotta dai ricercatori dell’ University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center.

I risultati sono pubblicati sulla rivista “Annals of Internal Medicine“.

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I ricercatori affermano che il parto diventa protettivo, ma possono essere necessari più di due decenni affinché i benefici emergano. “Quello che la maggior parte delle persone sa è che le donne che hanno figli tendono ad avere un rischio di cancro alla mammella inferiore rispetto alle donne che non hanno avuto figli, ma questi dati in realtà provengono da risultati condotti su donne dai 60 anni e oltre“, ha detto la prof.ssa Hazel B Nichols. “Abbiamo scoperto che il parto può richiedere più di 20 anni per diventare protettivo per il cancro al seno, e che prima di questo, il rischio di cancro al seno era più alto nelle donne che avevano avuto recentemente un figlio“.

Per la loro analisi, i ricercatori hanno riunito i dati di 15 studi prospettici da tutto il mondo che includevano 889.944 donne. Oltre a considerare il rischio di cancro al seno dopo il parto, hanno anche valutato l’impatto di altri fattori, come l’allattamento al seno e una storia familiare di cancro al seno.

Leggi abstract dell’articolo:
Breast Cancer Risk After Recent Childbirth: A Pooled Analysis of 15 Prospective Studies
Nichols HB, Schoemaker MJ, Cai J, Xu J, Wright LB, Brook MN, et al.
Ann Intern Med. 11 DECEMBER 2018. DOI:10.7326/M18-1323

Fonte: University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center.

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Linea guida aggiornata sullo screening per il tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su dicembre 8, 2018

Una linea guida aggiornata sullo screening per il tumore al seno enfatizza il processo decisionale condiviso tra le donne ei loro medici, sostenendo le donne a prendere una decisione informata in base alle preferenze personali quando l’equilibrio tra benefici e danni è incerto. La linea guida, pubblicata dal Canadian Task Force on Preventive Health Care, è pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal).

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Sulla base di 29 studi che valutano il valore che le donne attribuiscono ai benefici previsti e ai danni derivanti dallo screening del cancro al seno, la linea guida contiene raccomandazioni per le donne di età compresa tra 40 e 74 anni che non sono a maggior rischio di cancro al seno.

Le nuove raccomandazioni sullo screening del cancro al seno della Task Force canadese sull’assistenza sanitaria preventiva fungono da modello per l’importante ruolo delle linee guida nella promozione del valore dell’assistenza sanitaria.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Recommendations on screening for breast cancer in women aged 40–74 years who are not at increased risk for breast cancer
Scott Klarenbach, Nicki Sims-Jones, Gabriela Lewin, Harminder Singh, Guylène Thériault, Marcello Tonelli, Marion Doull, Susan Courage, Alejandra Jaramillo Garcia and Brett D. Thombs; for the Canadian Task Force on Preventive Health Care
CMAJ December 10, 2018 190 (49) E1441-E1451; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.180463

Fonte: Canadian Task Force on Preventive Health Care

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ACOG: linee guida per diagnosi dismenorrea nelle adolescenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

L’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG) ha pubblicato nuove linee guida sulla diagnosi della dismenorrea nelle adolescenti.
La dismenorrea è tipicamente suddivisa in due categorie, primaria e secondaria. La maggior parte degli adolescenti sperimenta una dismenorrea primaria, definita come una mestruazione dolorosa in assenza di un’altra malattia pelvica.

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Il dolore è causato da livelli eccessivi di prostaglandine, ormoni che fanno contrarre l’utero, causando forti crampi e disagi. La seconda dismenorrea si riferisce alle mestruazioni dolorose causate da una condizione o malattia medica riconosciuta. La causa più comune di dismenorrea secondaria è l’endometriosi, ma può anche derivare da adenomiosi, infezione, miomi, ostruzioni nel tratto riproduttivo, malformazioni congenite o cisti ovariche.

Indipendentemente dalla causa della dismenorrea, ha un profondo effetto sulla vita dei nostri pazienti, in particolare sui pazienti adolescenti“, ha dichiarato Geri Hewitt. “Identificando e diagnosticando rapidamente la dismenorrea, gli ostetrici e ginecologi possono aiutare ad alleviare il dolore dei pazienti e consentire loro di riprendere il normale ordine nelle loro vite“.
Le linee guida spiegano indicano quando eseguire un esame pelvico o un’ecografia pelvica e quando, invece, considerare una laparoscopia diagnostica.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
ACOG Committee Opinion No. 760: Dysmenorrhea and Endometriosis in the Adolescent
Obstetrics & Gynecology. 132(6):e249-e258, December 2018.

ACOG Committee Opinion No. 760 Summary: Dysmenorrhea and Endometriosis in the Adolescent
Obstetrics & Gynecology: December 2018 – Volume 132 – Issue 6 – p 1517–1518 doi: 10.1097/AOG.0000000000002981

Fonte: American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG)

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I tumori al seno crescono reclutando le cellule dal midollo osseo.

Posted by giorgiobertin su novembre 24, 2018

Ricercatori del Sackler School of Medicine, Tel Aviv University, hanno scoperto che i tumori al seno possono aumentare la loro crescita reclutando cellule stromali originariamente formate nel midollo osseo. Lo studio pubblicato sul “Journal of Experimental Medicine“, rivela che il reclutamento di fibroblasti derivati ​​dal midollo osseo riduce le probabilità di sopravvivenza del cancro al seno, ma suggerisce che il targeting di queste cellule potrebbe essere un modo efficace per curare la malattia.


Un tumore al seno del topo contiene fibroblasti derivati ​​dal midollo osseo (rosso) e altri fibroblasti associati al cancro (verde). Credito: Raz et al., 2018

I ricercatori hanno scoperto che, nei topi con cancro al seno, un numero significativo di fibroblasti associati al cancro derivano da cellule del midollo osseo chiamate cellule stromali mesenchimali (MSC).
Questi fibroblasti derivati ​​dal midollo osseo sono diversi dagli altri fibroblasti associati al cancro. Mancano, per esempio, di una proteina di segnalazione cellulare chiave chiamata PDGFRα. Ma i fibroblasti derivati ​​dal midollo osseo sono particolarmente efficaci nel stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni perché producono una grande quantità di una proteina chiamata clusterina.

Anche i tumori al seno umano contengono i fibroblasti privi di PDGFRα. “Il nostro studio mostra che il reclutamento di fibroblasti derivati ​​dal midollo osseo è importante per promuovere la crescita del tumore” – afferma il prof. Neta Erez.

Leggi il full text dell’articolo:
Bone marrow–derived fibroblasts are a functionally distinct stromal cell population in breast cancer
Yael Raz, Noam Cohen, Ophir Shani, Rachel E. Bell, Sergey V. Novitskiy, Lilach Abramovitz, Carmit Levy, Michael Milyavsky, Leonor Leider-Trejo, Harold L. Moses, Dan Grisaru, Neta Erez
Journal of Experimental Medicine Nov 2018, jem.20180818; DOI: 10.1084/jem.20180818

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Nuovo esame del sangue per la diagnosi di cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su novembre 22, 2018

Un gruppo di ricerca dell’University of Adelaide e della Griffith University ha sviluppato un nuovo esame del sangue per la diagnosi precoce del cancro ovarico.

In particolare i ricercatori, per realizzare questo test, hanno studiato una tossina batterica che reagisce con un polisaccaride anormale (glicano) che si esprime sulla superficie delle cellule cancerogene. Tale sostanza viene rilasciata in grande quantità dalle donne colpite dal carcinoma ovarico.

I ricercatori hanno rimosso dalla tossina la parte pericolosa lasciando solo quella in grado di riconoscere lo zucchero. In tal modo la tossina è diventata una sorta di biomarcatore in grado di scovare le molecole di zucchero nel sangue.

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Come pubblicato sulla rivista “Biochemical and Biophysical Research Communications“, il nuovo test ha rilevato livelli significativi del glicano del cancro nei campioni di sangue da oltre il 90% delle donne con carcinoma ovarico in stadio 1 e nel 100% dei campioni da fasi successive della malattia, ma non in nessuno dei campioni da controlli sani.

Il cancro ovarico è notoriamente difficile da rilevare nelle sue fasi iniziali, quando ci sono più opzioni per il trattamento e i tassi di sopravvivenza sono migliori.Il nostro nuovo test è quindi un potenziale punto di svolta“, afferma il professor James Paton.
Il rilevamento di questo marker tumorale può anche svolgere un ruolo in una semplice biopsia liquida per monitorare lo stadio e il trattamento della malattia“.

Leggi il full text dell’articolo:
Detection of N-glycolylneuraminic acid biomarkers in sera from patients with ovarian cancer using an engineered N-glycolylneuraminic acid-specific lectin SubB2M
L.K.Shewell, J.J.Wanga, J.C.Paton, A.W.Paton, C.J.Day, M.P.Jennings.
Biochemical and Biophysical Research Communications https://doi.org/10.1016/j.bbrc.2018.11.001 Available online 8 November 2018,

Fonte: University of Adelaide

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Chemioterapia e Immunoterapia contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 23, 2018

Una sperimentazione clinica condotta dai ricercatori della Queen Mary University di Londra e del St Bartholomew’s Hospital, entrambi a Londra, nel Regno Unito, potrebbe cambiare il volto della terapia per una forma molto aggressiva del cancro al seno: tripla-negativa.
Una combinazione di chemioterapia e immunoterapia aumenta i tassi di sopravvivenza, secondo i risultati pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine” dagli scienziati.


First immunotherapy success for triple-negative breast cancer – Pubblished 21 oct 2018 – Pubblished 21 oct 2018

“Il carcinoma mammario triplo negativo è una forma aggressiva di cancro al seno, abbiamo cercato disperatamente opzioni terapeutiche migliori”, afferma il prof. Peter Schmid. “Siamo entusiasti che utilizzando una combinazione di immunoterapia e chemioterapia siamo in grado di estendere significativamente le vite rispetto al trattamento standard della sola chemioterapia”.
Più specificamente, sono stati usati Atezolizumab, un anticorpo monoclonale (farmaco immunoterapico) e l’agente chemioterapico Nab-paclitaxel.
Questa potente combinazione è in grado di estendere la sopravvivenza di una persona fino a 10 mesi, riducendo il rischio di morte o di progressione della malattia fino al 40%.

La chemioterapia permette di strappare il “mantello immunoprotettivo” del tumore, ed esporlo al sistema immunitario della persona per combatterlo. Lo studio clinico ha dimostrato che l’immunoterapia, se erogata insieme alla chemioterapia, può aumentare la sopravvivenza e fermare la crescita del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Atezolizumab and Nab-Paclitaxel in Advanced Triple-Negative Breast Cancer
Peter Schmid, M.D., Ph.D., Sylvia Adams, M.D., Hope S. Rugo, M.D., Andreas Schneeweiss, M.D., Carlos H. Barrios, M.D., Hiroji Iwata, M.D., Ph.D., Véronique Diéras, M.D., Roberto Hegg, …. et al.
NEJM October 20, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1809615

A video explaining the research can be found on Dropbox here: http://bit.ly/2yJkOmE

Fonte: Queen Mary University of London

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Cancro al seno: scoperto il ruolo di una specifica molecola di RNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

I ricercatori del Center for Genomic Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Milano hanno pubblicato su “Oncogene“, del gruppo Nature, uno studio in cui viene svelato il ruolo di una specifica molecola di RNA, il miR-34a, nel controllare la crescita delle cellule staminali del tumore al seno.

I ricercatori sono riusciti a comprendere in che modo la molecola miR-34a riusce a controllare la proliferazione delle cellule e le proprietà staminali che sono fondamentali nella rigenerazione dei tessuti. Il ruolo della famiglia di miR-34 soppressore del tumore nella fisiologia del seno e nelle cellule staminali mammarie (MaSC) è in gran parte sconosciuto.

cancro-al-seno

Questo lavoro ci ha permesso di capire che l’espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l’espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore“, spiega la dott.ssa Paola Bonetti – prima autrice del lavoro.

Le cellule tumorali con proprietà staminali sono considerate le più pericolose, perché si ritiene che da loro dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. Una singola cellula staminale tumorale può, infatti, rigenerare un intero tumore.
La scoperta, molto importante apre un fronte di ricerca applicativo per l’identificazione di farmaci in grado di colpire selettivamente la componente staminale del tumore, interrompendone la proliferazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual role for miR-34a in the control of early progenitor proliferation and commitment in the mammary gland and in breast cancer
Paola Bonetti, Montserrat Climent, Fabiana Panebianco, Chiara Tordonato, Angela Santoro, Matteo Jacopo Marzi, Pier Giuseppe Pelicci, Andrea Ventura & Francesco Nicassio
Oncogene (2018)

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Depressione in perimenopausa e menopausa: linee guida.

Posted by giorgiobertin su ottobre 17, 2018

La depressione è uno dei possibili disturbi che possono comparire in perimenopausa, il periodo che precede la menopausa, e durante la menopausa. Le linee guida si soffermano su possibile cura con metodi “naturali”, cercando di evitare i farmaci antidepressivi.

depressione-menopausa

Le aree affrontate includono: 1) epidemiologia; 2) presentazione clinica; 3) effetti terapeutici degli antidepressivi; 4) effetti della terapia ormonale; e 5) efficacia di altre terapie (es. psicoterapia, esercizio fisico e prodotti naturali per la salute).

Il documento è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Menopause“.

Guidelines for the evaluation and treatment of perimenopausal depression: summary and recommendations
Maki, Pauline M.; Kornstein, Susan G.; Joffe, Hadine; More
Menopause: October 2018 – Volume 25 – Issue 10 – p 1069–1085 doi: 10.1097/GME.0000000000001174

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ESGO: Linee guida sul Carcinoma Della Cervice Uterina.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2018

La Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO), la Società Europea di Radioterapia ed Oncologia (ESTRO) e la Società Europea di Patologia (ESP) hanno sviluppato in collaborazione linee guida clinicamente rilevanti e basate sulla evidenza scientifica riguardanti complessivamente la stadiazione, la gestione ed il follow-up delle pazienti affette da carcinoma della cervice uterina.
Sono anche stati definiti i principi di radioterapia e di valutazione patologica.

ESGO-guidelines

Queste linee guida non includono la gestione del carcinoma neuroendocrino, dei sarcomi e degli altri sottotipi istologici rari. Inoltre, esse non includono nessuna analisi economica delle strategie.

Scarica e leggi il documento in full text:
Carcinoma Della Cervice Uterina.
Cibula, D., Pötter, R., Chiva, L., Planchamp, F., Avall-Lundqvist, E., Cibula, D., … Raspollini, M., R
International Journal of Gynecological Cancer, 28(4), 641–655. DOI: 10.1097/IGC.0000000000001216

Fonte: ESGO

Altre linee guida ESGO:
Carcinoma Vulvare Linee Guida

Cancro Dell’endometrio Linee Guida

Carcinoma Ovarico Linee Guida

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Nanoparticelle contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

Un team di ricerca guidato dalla professoressa Margherita Morpurgo dell’Università di Padova ha dimostrato che, per trasportare un farmaco verso il tumore, è più efficace legare l’anticorpo a una nanoparticella ANANAS invece che al farmaco stesso. Inoltre con questa metodologia si può aggredire il tumore al seno “triplo negativo”, ad oggi senza una cura farmacologica.

In pratica è stato dimostrato per la prima volta la superiorità dell’uso delle nanoparticelle rispetto a farmaci classici e alle molecole ibride anticorpo-farmaco. Tutto ciò, nel contesto del tumore al seno ‘triplo negativo’ (TNBC), una forma particolarmente grave di tumore che non risponde a nessuna terapia.

nanotech

Nello specifico abbiamo creato – dice la prof.ssa Margherita Morpurgo – una nanoparticella che unisce un anticorpo terapeutico, il cetuximab, e un farmaco, la doxorubicina, (entrambi inattivi nel combattere il TNBC). I risultati della ricerca dimostrano in vitro e in vivo che, mentre entrambi i farmaci da soli o uniti fra di loro nel complesso ADC sono inefficaci, la nuova nano combinazione diventa estremamente efficace anche a dosi molto basse di ciascun componente, di fatto bypassando le difese che il tumore ha sviluppato contro la terapia”.
I dati portano speranza in contesti dove le terapie oggi disponibili non funzionano”.

Leggi abstract dell’articolo
Improvement and extension of anti-EGFR targeting in breast cancer therapy by integration with the Avidin-Nucleic-Acid-Nano-Assemblies.
Francesco Roncato, Fatlum Rruga, Elena Porcù, Elisabetta Casarin, Roberto Ronca, Federica Maccarinelli, Nicola Realdon, Giuseppe Basso, Ronen Alon, Giampietro Viola & Margherita Morpurgo
Nature Communications volume 9, Article number: 4070 (2018) Published: 04 October 2018

Fonte: Università di Padova

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Il consumo di carni trasformate legato al rischio di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Department of Nutrition, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, hanno combinato i dati di 16 studi prospettici osservazionali sull’associazione fra consumo di carni lavorate e carcinoma mammario.

IL team ha scoperto che l’elevato consumo di carne lavorata (in media da 25 a 30 grammi al giorno) era associato a un aumento del rischio di cancro al seno del 9% rispetto a coloro che avevano mangiato quantità più basse (da 0 a 2 grammi al giorno). L’associazione con il consumo di altra carne rossa non era significativa.

red-meat-breast-cancer

L’autrice principale, la prof. Maryam S. Farvid, ha affermato che il meccanismo non è chiaro, ma che i conservanti nella carne lavorata potrebbero essere una causa del legame. “La mia raccomandazione è che è positivo per le donne ridurre la carne lavorata”.
La pubblicazione della revisione sistematica è stata fatta sulla rivista International Journal of Cancer.

Leggi abstract dell’articolo:
Consumption of red and processed meat and breast cancer incidence: A systematic review and meta‐analysis of prospective studies
Maryam S. Farvid, Mariana C. Stern, Teresa Norat, Shizuka Sasazuki, Paolo Vineis, Matty P. Weijenberg, Alicja Wolk, Kana Wu, Bernard W. Stewart, Eunyoung Cho.
First published: 05 September 2018 https://doi.org/10.1002/ijc.31848

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Nuova classe di farmaci contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Stevens Institute of Technology e colleghi hanno progettato e sviluppato una nuova classe di molecole che utilizzano un meccanismo mai conosciuto prima che potrebbe arrestare o distruggere i tumori al seno, in particolare per i pazienti con stadi della malattia resistenti ai farmaci o pericolosamente metastatici.

Cyclohexane PROTAC 3D
Schematic of a fundamentally new molecule can halt proliferation and growth of breast cancer cells in the lab

La molecola, sviluppata dal team del prof. Abhishek Sharma, potrebbe aggiungersi ad altri farmaci sviluppati per degradare o inibire i recettori degli estrogeni, proteine ​​all’interno delle cellule che hanno dimostrato essere il bersaglio più importante nella terapia del cancro al seno.
Il team ha sintetizzando diverse varianti del nuovo composto, ognuna delle quali ha richiesto settimane o mesi di progettazione e produzione. Quasi tutti i nuovi composti hanno fortemente inibito la crescita e la proliferazione delle cellule del cancro al seno.

Riteniamo che questi risultati siano molto promettenti“, ha detto il prof. Sharma. Alcuni dei composti più promettenti sono già pronti per i test sugli animali.

Leggi abstrcat dell’articolo:
New Class of Selective Estrogen Receptor Degraders (SERDs): Expanding the Toolbox of PROTAC Degrons
Lucia Wang, Valeria S. Guillen, Naina Sharma, Kevin Flessa, Jian Min, Kathryn E. Carlson, Weiyi Toy, Sara Braqi, Benita S. Katzenellenbogen, John A. Katzenellenbogen, Sarat Chandarlapaty, and Abhishek Sharma
ACS Med. Chem. Lett., 2018, 9 (8), pp 803–808 Publication Date (Web): July 5, 2018 (Letter) DOI: 10.1021/acsmedchemlett.8b00106

Fonte:  Stevens Institute of Technology – New Jersey – United States

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Alimentazione e rischio di cancro della mammella.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2018

Due studi recenti uno pubblicato su “International Journal of Cancer” e una review pubblicata su Anticancer Research, hanno approfondito i dettagli sul ruolo dell’alimentazione nel rischio di cancro della mammella.

Il primo studio ha valutato la relazione tra consumo di frutta e verdura e incidenza di tumore della mammella, caratterizzandolo rispetto allo stato menopausale, alla positività al recettore ormonale e ai sottotipi molecolari. Il consumo di frutta e verdura è stato stimato mediante questionari ripetuti e validati somministrati a 182.145 donne di età compresa, all’inizio dello studio, tra 27 e 59 anni afferenti al Nurses’ Health Study.
L’assunzione di verdure è risultata globalmente associata a un minore rischio di tumori ER-negativi, cioè negativi ai recettori per gli estrogeni, solitamente più aggressivi.

Il secondo studio (review di articoli pubblicati da gennaio 2013 a maggio 2017), ha preso invece in considerazione i gruppi, di alimenti e la loro correlazione con il rischio di tumore della mammella. I vegetali, come gruppo alimentare, sono significativamente associati a un minore rischio di tumore della mammella, mentre i grassi saturi e le carni rosse/processate sono risultate comuni tra i pattern non salutari associati a un maggiore rischio,

In pratica i risultati di entrambi forniscono ulteriore evidenza che un regime dietetico che includa verdure, ma anche frutta, legumi, proteine magre e farine integrali, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di tumore della mammella. Viceversa, pattern dietetici ricchi in grassi saturi e carni rosse e lavorate, zuccheri aggiunti, cibi fritti e farine raffinate possono invece favorirlo.

Leggi il full text dell’articolo:
Fruit and vegetable consumption and breast cancer incidence: Repeated measures over 30 years of follow-up.
Farvid MS, et al.
Int J Cancer 2018 Jul 6. doi: 10.1002/ijc.31653. [Epub ahead of print].

Dietary Patterns and Breast Cancer Risk: A Systematic Review.
Dandamudi A, et al.
Anticancer Res 2018; 38: 3209-22.

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Nuove linee guida per la valutazione e il trattamento della depressione perimenopausale.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2018

Sono state pubblicate online sulla rivista “Journal of Women’s Health” e sulla rivista “Menopause” a cura della North American Menopause Society e il Network National of Depression Centers, le linee guida per la valutazione e il trattamento della depressione perimenopausale.

Ricordiamo che la perimenopausa è il periodo che precede la menopausa. Si caratterizza con le prime irregolarità del ciclo mestruale, e termina dopo 12 mesi consecutivi di assenza del ciclo. Si possono verificare anche sintomi simili a quelli propri della menopausa, come vampate di calore, disturbi del sonno e secchezza vaginale.

JWH

Il panel degli esperti si è concentrato su cinque aree chiave: epidemiologia dei sintomi depressivi e disturbi depressivi; la presentazione clinica della depressione; gli effetti terapeutici dei farmaci antidepressivi; gli effetti della terapia ormonale; e l’efficacia di altre terapie, come la psicoterapia, l’esercizio fisico e i prodotti naturali per la salute.

Attualmente mancano raccomandazioni cliniche su come identificare, caratterizzare e trattare la depressione clinica in perimenopausa.

Afferma il Dr. Kornstein. “Queste nuove raccomandazioni cliniche offrono agli operatori sanitari le necessarie informazioni e indicazioni, in modo che possano fornire cure e trattamenti ottimali per le donne di mezza età”.

Leggi il full text dell’articolo:
Guidelines for the Evaluation and Treatment of Perimenopausal Depression: Summary and Recommendations
Pauline M. Maki, Susan G. Kornstein, Hadine Joffe,…Claudio N. Soares, and on behalf of the Board of Trustees for The North American Menopause Society (NAMS) and the Women and Mood Disorders Task Force of the National Network of Depression Centers.
Journal of Women’s Health Published Online:5 Sep 2018 https://doi.org/10.1089/jwh.2018.27099.mensocrec

Menopause: The Journal of The North American Menopause Society
Vol. 25, No. 10, pp. 000-000 DOI: 10.1097/GME.0000000000001174

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USPSTF: Linee guida sullo screening del tumore della cervice.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2018

La U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF ) ha pubblicato una raccomandazione riguardante lo screening del tumore della cervice.
L’USPSTF raccomanda lo screening mediante citologia cervicale ogni 3 anni nelle donne di 21–65 anni di età; le opzioni per le donne di ≥30 anni includono test del virus del papilloma umano ad alto rischio (high-risk human papillomavirus, hrHPV) o co-testing ogni 5 anni, in contrasto con la bozza delle raccomandazioni. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Jama“.

Screening for Cervical Cancer

Si raccomanda.

  • Screening delle donne di 21–29 anni ogni 3 anni con citologia cervicale (Grado A).
  • Screening delle donne di 30–65 anni ogni 3 anni con citologia cervicale o ogni 5 anni con hrHPV±citologia (Grado A).
  • Lo screening non è raccomandato nelle donne di età <21 anni, nelle donne di >65 anni con screening precedente adeguato e non ad alto rischio di sviluppare tumore della cervice e nelle donne sottoposte a isterectomia con rimozione della cervice e senza anamnesi di lesioni precancerose di alto grado o di tumore della cervice (grado D).
  • Le raccomandazioni non valgono per le donne con lesioni cervicali precancerose di alto grado o tumore, esposizione in utero a dietilstilbestrolo o sistema immunitario compromesso.

Scarica e leggi il documento in full text:
Screening for Cervical Cancer: US Preventive Services Task Force Recommendation Statement.
US Preventive Services Task Force.
JAMA. 2018;320(7):674-686. doi: 10.1001/jama.2018.10897

Fonte: U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF )

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I pesticidi possono aumentare il rischio di autismo.

Posted by giorgiobertin su agosto 16, 2018

Uno studio fondamentale pubblicato questa settimana sull’American Journal of Psychiatry descrive una correlazione tra i livelli di pesticidi nel sangue di una madre e il rischio di autismo nei loro bambini.

Esattamente ciò che causa l’autismo e come si sviluppa è ancora in discussione, ma è ampiamente riconosciuto che è probabile che vi sia un’interazione tra fattori ambientali e genetici.

DDT.autism

Uno studio condotto dai ricercatori della Mailman School of Public Health della Columbia University e dal Dipartimento di Psichiatria, su oltre 1 milione di gravidanze in Finlandia riporta che elevati livelli di un metabolita dell’insetticida DDT vietato, nel sangue delle donne in gravidanza sono legati ad un aumento del rischio di autismo nella prole.
Il sangue materno prelevato durante la gravidanza è stato analizzato per DDE, un metabolita del DDT e PCB, un’altra classe di inquinanti ambientali.

Mentre DDT e PCB sono stati ampiamente vietati in molte nazioni oltre 30 anni fa, compresi Stati Uniti e Finlandia, persistono nella catena alimentare perché la loro rottura avviene molto lentamente, fino a diversi decenni, con conseguente esposizione continua alle popolazioni. Queste sostanze chimiche vengono trasferite attraverso la placenta in concentrazioni maggiori di quelle osservate nel sangue della madre.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Maternal Insecticide Levels With Autism in Offspring From a National Birth Cohort
Alan S. Brown, M.D., M.P.H., Keely Cheslack-Postava, Ph.D., Panu Rantakokko, Ph.D., Hannu Kiviranta, Ph.D., Susanna Hinkka-Yli-Salomäki, Ph.D., Ian W. McKeague, Ph.D., Heljä-Marja Surcel, Ph.D., Andre Sourander, M.D., Ph.D.
American Journal of Psychiatry Published Online:16 Aug 2018 dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2018.17101129

Fonte: Mailman School of Public Health

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NICE: linee guida sull’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2018

Sono state pubblicate a cura del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’endometriosi nelle donne comprese le giovani donne di età pari o inferiore ai 17 anni.

endometriosis

L’endometriosi si intende la presenza di mucosa endometriale (tessuto che normalmente si trova solo all’interno della cavità uterina) al di fuori dell’utero (in sede extrauterina), per esempio sulle ovaie o su altre strutture pelviche e addominali.

Scarica e leggi il documento in full text:
Endometriosis
Quality standard [QS172] Published date: August 2018

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Identificati i geni associati al rischio di cancro al seno aggressivo.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sul “Journal of National Cancer Institute” ha identificato specifici geni associati ad un aumentato rischio di carcinoma mammario triplo negativo, fornendo le basi per una migliore gestione del rischio.

Il carcinoma mammario triplo negativo è un tipo di cancro aggressivo che non può essere trattato con le terapie più comuni. Rappresenta il 15% del cancro al seno nella popolazione caucasica e il 35% nella popolazione afroamericana. È anche associato a un elevato rischio di recidiva e a un basso tasso di sopravvivenza a cinque anni.

Triple-breast-cancer

I test genetici della linea germinale possono identificare le donne ad aumentato rischio di cancro al seno valutando se ci sono cambiamenti genetici, spesso ereditati da un genitore, che aumentano il rischio di alcuni tumori.
I ricercatori hanno eseguito test genetici su 10.901 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo da due studi. Per 8753 pazienti sono stati testati 21 geni e per i restanti 2148 pazienti sono stati testati 17 geni.

Tra i geni testati, i ricercatori hanno scoperto che le alternanze nei geni BARD1, BRCA1, BRCA2, PALB2 e RAD51D erano associate ad alto rischio di carcinoma mammario triplo negativo.
I risultati del nostro studio che dimostrano che i geni multipli causano un aumento del rischio di carcinoma mammario triplo negativo dovrebbero aiutare nella gestione clinica delle donne che hanno ereditato mutazioni in questi geni“, ha detto il prof. Fergus J. Couch.

Leggi abstract dell’articolo:
Triple-Negative Breast Cancer Risk Genes Identified by Multigene Hereditary Cancer Panel Testing
Hermela Shimelis,……..Eric C Polley, Jill S Dolinsky, Fergus J Couch.
JNCI: Journal of the National Cancer Institute (2018) Published: 07 August 2018. DOI: 10.1093/jnci/djy106

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FDA approva nuovo farmaco contro il dolore nell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su luglio 28, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) annuncia l’approvazione della versione commerciale dell’elagolex per il trattamento del dolore nell’endometriosi. Questa è la prima volta dopo oltre un decennio che viene approvato un trattamento orale specificamente progettato per il dolore dell’endometriosi.

L’endometriosi è caratterizzata da una crescita anormale dell’endometrio, che è il tessuto che normalmente allinea l’interno dell’utero. Questa crescita dei tessuti provoca dolore alla pelvi, alla zona lombare e all’addome.


FDA Approves Orilissa For Endometriosis

Il farmaco è stato approvato sulla base dei risultati di due studi (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01620528 – ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01931670 che hanno costituito il più grande programma di sperimentazione clinica di fase 3 mai condotto sull’endometriosi.

Rispetto alle donne che hanno ricevuto il placebo, coloro che hanno ricevuto il trattamento hanno riportato una significativa riduzione di tre tipi di dolore: dolore pelvico non-emotivo, dolore pelvico mestruale e dolore durante il rapporto sessuale.

Questi risultati sono stati rilevati a 3 mesi e 6 mesi dall’inizio del trattamento.

Il nuovo farmaco è prodotto da AbbVie in collaborazione con Neurocrine Biosciences, viene assunto come pillola quotidiana e sarà commercializzato all’inizio di agosto con il marchio Orilissa.

HIGHLIGHTS OF PRESCRIBING INFORMATION

https://www.orilissa.com/

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SIGO-AOGOI-AGUi: Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Sono state pubblicate a cura delle tre principali e più rappresentative società scientifiche della Ginecologia Italiana: SIGO, AOGOI e AGUI, le linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

endometriosi

L’endometriosi si riscontra nel 10% circa delle donne in età fertile. È una malattia benigna cronica e ricorrente, caratterizzata dalla presenza e dalla proliferazione di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Il tessuto endometriosico è estrogeno-dipendente e va incontro a processi infiammatori acuti e cronici che coinvolgono diversi organi, non solo pelvici. L’ormono-dipendenza giustifica la regressione della malattia
endometriosica con la menopausa o negli stati di amenorrea.

La patologia ha un impatto notevole sulla qualità di vita, sia per l’aspetto sintomatologico (dismenorrea, dispareunia, dolore pelvico cronico, disuria, dischezia), sia per il potenziale impatto negativo sulla fertilità).

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnosi e trattamento dell’endometriosi
Fondazione Confalonieri Ragonese – Su mandato : SIGO – AOGOI – AGUI

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Una proteina disattiva le cellule tumorali ovariche.

Posted by giorgiobertin su giugno 19, 2018

Gli scienziati dell’Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London hanno scoperto un meccanismo che disattiva le cellule tumorali ovariche.

I risultati, pubblicati in EMBO Reports , potrebbero portare a trattamenti migliori per le donne con carcinoma ovarico.

ovarian-cancer

La ricerca ha trovato un nuovo meccanismo per una proteina chiamata OPCML. Questa proteina è conosciuta come soppressore del tumore, in quanto impedisce alle cellule di trasformarsi in tumori.
Tuttavia l’OPCML di solito si perde nei pazienti oncologici. Gli scienziati hanno ora scoperto che quando OPCML viene rimesso nelle cellule tumorali, disattiva abilmente un tipo di proteina chiamata AXL.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che la proteina AXL accelera la crescita e la diffusione delle cellule tumorali ovariche.

Quando AXL viene attivata le cellule tumorali diventano più aggressive, aumentando la loro capacità di muoversi e diffondersi in altre parti del corpo.
Il prossimo passo è quello di sviluppare OPCML come agente terapeutico. Inoltre, OPCML è una proteina “naturale” presente nella maggior parte delle cellule del nostro corpo, quindi dovrebbe avere una tossicità minima.

“I nostri risultati sono davvero eccitanti perché rivelano un insolito meccanismo biologico e gettano luce sulla funzione di AXL, indicandoci nella giusta direzione per trovare un modo per spegnerlo nei malati di cancro. In questo contesto, OPCML ha un enorme potenziale come terapeutico“. afferma la prof.ssa Chiara Recchi.

Leggi abstract dell’articolo:
The tumour suppressor OPCML promotes AXL inactivation by the phosphatase PTPRG in ovarian cancer
J. Antony……Chiara Recchi.
EMBO Reports Published online 15.06.2018 DOI 10.15252/embr.201745670

Fonte: Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London

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Un esame del sangue in gravidanza può identificare il rischio di parto prematuro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2018

Una nuova ricerca finanziata da March of Dimes ha individuato biomarcatori nel sangue materno che identificavano accuratamente le donne in gravidanza che sono a rischio di partorire prematuramente, anche fino a due mesi prima. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Science“.

Premature-Baby

Questo risultato è importante in quanto i medici attualmente non hanno modo di valutare con precisione quali gravidanze si concluderanno con un parto prematuro. Inoltre, utilizzando gli stessi campioni di sangue, il team ha trovato biomarcatori nel sangue materno che potevano stimare l’età gestazionale o la data del parto.
Gli studi sono stati condotti dal prof. Stephen Quake, presso il March of Dimes Prematurity Research Center della Stanford University.

In due distinti studi di coorte in donne, tutte a rischio elevato di parto pretermine, il team ha identificato una serie di trascritti di RNA cell-free (cfRNA) che classificano accuratamente le donne che hanno un parto pretermine fino a due mesi prima del travaglio. Inoltre la misurazione di nove trascritti di cfRNA nel sangue materno prevedeva un’età gestazionale con accuratezza comparabile agli ultrasuoni.

I ricercatori affermano che i test richiederanno la convalida in studi clinici più ampi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Noninvasive blood tests for fetal development predict gestational age and preterm delivery
Thuy T. M. Ngo et al.
Science 08 Jun 2018: Vol. 360, Issue 6393, pp. 1133-1136 DOI: 10.1126/science.aar3819

Fonte: March of Dimes

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Cancro al seno: bene una nuova immunoterapia sperimentale.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2018

L’immunoterapia è una forma di terapia del cancro che aumenta il sistema immunitario del corpo nella lotta contro i tumori. Il trasferimento cellulare adottivo (ACT – Adoptive cell transfer), in particolare, è un tipo di immunoterapia che rafforza uno specifico tipo di cellula immunitaria: le cellule T.

Nella ACT, gli operatori sanitari raccolgono cellule T dal tumore maligno e isolano le cellule immunitarie che sono le più aggressive contro il cancro. Successivamente, coltivano queste cellule T in gran numero in laboratorio e quindi le reintroducono nel corpo del paziente per via endovenosa. Questa tecnica si è dimostrata essere efficace nel trattamento di diversi tumori, come il melanoma, il cancro del polmone e i tumori della vescica. Questi cancri sono tutti caratterizzati da un alto livello di mutazioni. Non è particolarmente efficace contro i tumori che hanno meno mutazioni, come il cancro allo stomaco, il cancro dell’esofago, il cancro alle ovaie e il cancro al seno.

MRI-scan-breast-cancer
Left: CT scans of a woman with breast cancer before TIL therapy show a lesion invading the chest wall (top) and metastatic lesions in the liver (bottom). Right: Scans 14 months after treatment show all lesions have disappeared. Credit: National Cancer Institute

Ora una nuova e migliorata forma di ACT, descritta su “Nature Medicine“, ha portato a una regressione completa del cancro al seno in un paziente che in precedenza non aveva risposto a tutti gli altri trattamenti, compresa la chemioterapia e la terapia ormonale. Questa nuova forma sperimentale di immunoterapia consiste nell’utilizzare cellule chiamate linfociti infiltranti il ​​tumore (tumor-infiltrating lymphocytes – TILS).

I ricercatori del National Cancer Institute (NCI), hanno rivelato 62 diverse mutazioni e testato quale TILS aveva la capacità di riconoscere queste mutazioni. “Abbiamo sviluppato un metodo ad alto rendimento“, afferma il prof. Steven Rosenberg, “per identificare le mutazioni presenti in un cancro che sono riconosciute dal sistema immunitario“.
Poiché questo nuovo approccio all’immunoterapia dipende dalle mutazioni, non dal tipo di cancro, è in un certo senso un progetto che possiamo usare per il trattamento di molti tipi di cancro” – conclude il prof. Rosemberg.

Leggi abstract dell’articolo:
Immune recognition of somatic mutations leading to complete durable regression in metastatic breast cancer
Nikolaos Zacharakis, Harshini Chinnasamy, Mary Black, Hui Xu, Yong-Chen Lu, Zhili Zheng, Anna Pasetto, Michelle Langhan, Thomas Shelton, Todd Prickett, Jared Gartner, Li Jia, Katarzyna Trebska-McGowan, Robert P. Somerville, Paul F. Robbins, Steven A. Rosenberg, Stephanie L. Goff & Steven A. Feldman
Nature Medicine (2018) Published: 04 June 2018 doi:10.1038/s41591-018-0040-8

Clinical trial, see: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01174121

Fonte: Surgery Branch, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda,, USA

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Tumore al seno iniziale, la chemio si può evitare.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2018

La chemioterapia può essere evitata nel 70% dei casi di tumore del seno iniziale, con un test basato su 21 geni. Lo indica lo studio americano di fase 3 ‘Tailorx‘ – Trial Assigning Individualised Options for Treatment (Rx), aperto nel 2006 e condotto su 10.273 donne con la forma più comune della malattia, ossia con recettori ormonali postivi e Her2-negativo (video). Presentato nel congresso dell’Asco, il risultato, dicono i ricercatori, “avrà un impatto immediato, risparmiando a migliaia di donne gli effetti collaterali della chemio“. Su questa base, in Italia potrebbero evitare la chemio circa 3.000 pazienti l’anno.


The Trial Assigning Individualized Options for Treatment (TAILORx) primary study group results will be presented at the Plenary Session at ASCO 2018

Questo significa che possiamo limitare la chemio al 30% delle donne per le quali già possiamo prevedere che ne trarranno beneficio”, dice l’autore principale dello studio, Joseph A. Sparano, direttore della Clinical Research – Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York.

l trial ha utilizzato un particolare test – Taylor X – che valuta l’espressione di 21 geni tumorali. Le donne che avevano un basso punteggio di rischio hanno ricevuto soltanto la terapia ormonale, quelle con alto punteggio hanno ricevuto anche la chemio. Fra le donne arruolate nello studio, 6.711 avevano un punteggio medio di rischio e sono state destinate in maniera casuale a ricevere solo l’ormonoterapia oppure anche la chemio. Il primo obiettivo era la sopravvivenza libera da malattia: da una valutazione a 7 anni e mezzo di follow up si è visto che l’ormonoterapia non era meno efficace se somministrata senza chemio. Quindi viene dimostrato che la chemioterapia non è vantaggiosa per la maggior parte delle donne nel gruppo con punteggio medio. Le due strategie terapeutiche erano ancora praticamente identiche indicando che non c’è beneficio nell’aggiunta della chemio.

I nuovi risultati di TAILORx offrono ai medici dati di alta qualità per le raccomandazioni di trattamento personalizzate per le donne” – afferma il prof. Joseph Sparano.

Abstract:
TAILORX: MANY WOMEN WITH EARLY BREAST CANCER CAN AVOID CHEMOTHERAPY – Endocrine therapy (ET) alone was noninferior to ET plus chemotherapy for women with estrogen receptor (ER)−positive, HER2-negative, axillary node−negative, early-stage breast cancer (BC) with a midrange score as measured by the Oncotype DX Breast Recurrence Score gene expression assay.

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Le cellule tumorali evadono la morte attraverso la riparazione del DNA.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2018

Uno studio sul carcinoma mammario condotto presso l‘Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) identifica il ruolo chiave di p38 nel salvaguardare le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di danni al DNA, che altrimenti causerebbe la morte cellulare.

È stato dimostrato che il blocco di p38 aumenta la morte delle cellule tumorali, causando la contrazione dei tumori. La combinazione di inibitori della p38 con farmaci chemioterapici (taxani) rafforza, accelera o prolunga l’effetto antitumorale nei tumori derivati ​​dai pazienti cresciuti nei topi.

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Image of breast cancer cells derived from a mouse mammary tumour (in blue: nucleus, in green: tubulin) Author: Begoña Cánovas, IRB Barcelona

I ricercatori hanno usato inibitori della p38 per bloccare l’azione di questa proteina nelle cellule tumorali. Questi inibitori sono già utilizzati in analisi cliniche che coinvolgono pazienti, ma per altre malattie.
In particolare sono stati utilizzati nove tumori da pazienti, coltivati ​​nei topi da esperimento. In sette di questi tumori, tra cui ER e triplo negativo, l’inibitore p38 ha rafforzato, accelerato o prolungato l’effetto antitumorale dei taxani.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Cancer Cell“, dimostrano che la proteina p38alpha protegge le cellule tumorali attivando un meccanismo di riparazione del DNA. A questo proposito, p38 salvaguarda le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di errori o mutazioni del DNA. “Le cellule tumorali tendono intrinsecamente ad accumulare danni al DNA, ma in alcuni questo accumulo è maggiore, e abbiamo osservato che queste cellule sono più dipendenti dall’attività di p38“, spiega il prof. Angel Nebreda.

I taxani prevengono la divisione cellulare danneggiando i cromosomi e causando instabilità cromosomica. Come sospettato, dato che p38 ostacola questa azione, se disattiviamo la funzione di questa proteina nelle cellule, perdono la loro protezione e i taxani possono essere più efficaci” affermano i ricercatori. “I nostri risultati dovranno essere confermati in un numero maggiore di tumori da pazienti“.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting p38α Increases DNA Damage, Chromosome Instability, and the Anti-tumoral Response to Taxanes in Breast Cancer Cells
Begoña Cánovas, Ana Igea, Alessandro A. Sartori, Roger R. Gomis, Tanya T. Paull, Michitaka Isoda, Héctor Pérez-Montoyo, Violeta Serra, Eva González-Suárez, Travis H. Stracker, Angel R. Nebreda
Cancer Cell Published: May 24, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.ccell.2018.04.010

Fonte: Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) 

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