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Posts Tagged ‘ginecologia’

I pesticidi possono aumentare il rischio di autismo.

Posted by giorgiobertin su agosto 16, 2018

Uno studio fondamentale pubblicato questa settimana sull’American Journal of Psychiatry descrive una correlazione tra i livelli di pesticidi nel sangue di una madre e il rischio di autismo nei loro bambini.

Esattamente ciò che causa l’autismo e come si sviluppa è ancora in discussione, ma è ampiamente riconosciuto che è probabile che vi sia un’interazione tra fattori ambientali e genetici.

DDT.autism

Uno studio condotto dai ricercatori della Mailman School of Public Health della Columbia University e dal Dipartimento di Psichiatria, su oltre 1 milione di gravidanze in Finlandia riporta che elevati livelli di un metabolita dell’insetticida DDT vietato, nel sangue delle donne in gravidanza sono legati ad un aumento del rischio di autismo nella prole.
Il sangue materno prelevato durante la gravidanza è stato analizzato per DDE, un metabolita del DDT e PCB, un’altra classe di inquinanti ambientali.

Mentre DDT e PCB sono stati ampiamente vietati in molte nazioni oltre 30 anni fa, compresi Stati Uniti e Finlandia, persistono nella catena alimentare perché la loro rottura avviene molto lentamente, fino a diversi decenni, con conseguente esposizione continua alle popolazioni. Queste sostanze chimiche vengono trasferite attraverso la placenta in concentrazioni maggiori di quelle osservate nel sangue della madre.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Maternal Insecticide Levels With Autism in Offspring From a National Birth Cohort
Alan S. Brown, M.D., M.P.H., Keely Cheslack-Postava, Ph.D., Panu Rantakokko, Ph.D., Hannu Kiviranta, Ph.D., Susanna Hinkka-Yli-Salomäki, Ph.D., Ian W. McKeague, Ph.D., Heljä-Marja Surcel, Ph.D., Andre Sourander, M.D., Ph.D.
American Journal of Psychiatry Published Online:16 Aug 2018 dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2018.17101129

Fonte: Mailman School of Public Health

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NICE: linee guida sull’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2018

Sono state pubblicate a cura del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), le linee guida sulla diagnosi e gestione dell’endometriosi nelle donne comprese le giovani donne di età pari o inferiore ai 17 anni.

endometriosis

L’endometriosi si intende la presenza di mucosa endometriale (tessuto che normalmente si trova solo all’interno della cavità uterina) al di fuori dell’utero (in sede extrauterina), per esempio sulle ovaie o su altre strutture pelviche e addominali.

Scarica e leggi il documento in full text:
Endometriosis
Quality standard [QS172] Published date: August 2018

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Identificati i geni associati al rischio di cancro al seno aggressivo.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sul “Journal of National Cancer Institute” ha identificato specifici geni associati ad un aumentato rischio di carcinoma mammario triplo negativo, fornendo le basi per una migliore gestione del rischio.

Il carcinoma mammario triplo negativo è un tipo di cancro aggressivo che non può essere trattato con le terapie più comuni. Rappresenta il 15% del cancro al seno nella popolazione caucasica e il 35% nella popolazione afroamericana. È anche associato a un elevato rischio di recidiva e a un basso tasso di sopravvivenza a cinque anni.

Triple-breast-cancer

I test genetici della linea germinale possono identificare le donne ad aumentato rischio di cancro al seno valutando se ci sono cambiamenti genetici, spesso ereditati da un genitore, che aumentano il rischio di alcuni tumori.
I ricercatori hanno eseguito test genetici su 10.901 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo da due studi. Per 8753 pazienti sono stati testati 21 geni e per i restanti 2148 pazienti sono stati testati 17 geni.

Tra i geni testati, i ricercatori hanno scoperto che le alternanze nei geni BARD1, BRCA1, BRCA2, PALB2 e RAD51D erano associate ad alto rischio di carcinoma mammario triplo negativo.
I risultati del nostro studio che dimostrano che i geni multipli causano un aumento del rischio di carcinoma mammario triplo negativo dovrebbero aiutare nella gestione clinica delle donne che hanno ereditato mutazioni in questi geni“, ha detto il prof. Fergus J. Couch.

Leggi abstract dell’articolo:
Triple-Negative Breast Cancer Risk Genes Identified by Multigene Hereditary Cancer Panel Testing
Hermela Shimelis,……..Eric C Polley, Jill S Dolinsky, Fergus J Couch.
JNCI: Journal of the National Cancer Institute (2018) Published: 07 August 2018. DOI: 10.1093/jnci/djy106

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FDA approva nuovo farmaco contro il dolore nell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su luglio 28, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) annuncia l’approvazione della versione commerciale dell’elagolex per il trattamento del dolore nell’endometriosi. Questa è la prima volta dopo oltre un decennio che viene approvato un trattamento orale specificamente progettato per il dolore dell’endometriosi.

L’endometriosi è caratterizzata da una crescita anormale dell’endometrio, che è il tessuto che normalmente allinea l’interno dell’utero. Questa crescita dei tessuti provoca dolore alla pelvi, alla zona lombare e all’addome.


FDA Approves Orilissa For Endometriosis

Il farmaco è stato approvato sulla base dei risultati di due studi (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01620528 – ClinicalTrials.gov Identifier: NCT01931670 che hanno costituito il più grande programma di sperimentazione clinica di fase 3 mai condotto sull’endometriosi.

Rispetto alle donne che hanno ricevuto il placebo, coloro che hanno ricevuto il trattamento hanno riportato una significativa riduzione di tre tipi di dolore: dolore pelvico non-emotivo, dolore pelvico mestruale e dolore durante il rapporto sessuale.

Questi risultati sono stati rilevati a 3 mesi e 6 mesi dall’inizio del trattamento.

Il nuovo farmaco è prodotto da AbbVie in collaborazione con Neurocrine Biosciences, viene assunto come pillola quotidiana e sarà commercializzato all’inizio di agosto con il marchio Orilissa.

HIGHLIGHTS OF PRESCRIBING INFORMATION

https://www.orilissa.com/

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SIGO-AOGOI-AGUi: Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Sono state pubblicate a cura delle tre principali e più rappresentative società scientifiche della Ginecologia Italiana: SIGO, AOGOI e AGUI, le linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

endometriosi

L’endometriosi si riscontra nel 10% circa delle donne in età fertile. È una malattia benigna cronica e ricorrente, caratterizzata dalla presenza e dalla proliferazione di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Il tessuto endometriosico è estrogeno-dipendente e va incontro a processi infiammatori acuti e cronici che coinvolgono diversi organi, non solo pelvici. L’ormono-dipendenza giustifica la regressione della malattia
endometriosica con la menopausa o negli stati di amenorrea.

La patologia ha un impatto notevole sulla qualità di vita, sia per l’aspetto sintomatologico (dismenorrea, dispareunia, dolore pelvico cronico, disuria, dischezia), sia per il potenziale impatto negativo sulla fertilità).

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnosi e trattamento dell’endometriosi
Fondazione Confalonieri Ragonese – Su mandato : SIGO – AOGOI – AGUI

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Una proteina disattiva le cellule tumorali ovariche.

Posted by giorgiobertin su giugno 19, 2018

Gli scienziati dell’Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London hanno scoperto un meccanismo che disattiva le cellule tumorali ovariche.

I risultati, pubblicati in EMBO Reports , potrebbero portare a trattamenti migliori per le donne con carcinoma ovarico.

ovarian-cancer

La ricerca ha trovato un nuovo meccanismo per una proteina chiamata OPCML. Questa proteina è conosciuta come soppressore del tumore, in quanto impedisce alle cellule di trasformarsi in tumori.
Tuttavia l’OPCML di solito si perde nei pazienti oncologici. Gli scienziati hanno ora scoperto che quando OPCML viene rimesso nelle cellule tumorali, disattiva abilmente un tipo di proteina chiamata AXL.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che la proteina AXL accelera la crescita e la diffusione delle cellule tumorali ovariche.

Quando AXL viene attivata le cellule tumorali diventano più aggressive, aumentando la loro capacità di muoversi e diffondersi in altre parti del corpo.
Il prossimo passo è quello di sviluppare OPCML come agente terapeutico. Inoltre, OPCML è una proteina “naturale” presente nella maggior parte delle cellule del nostro corpo, quindi dovrebbe avere una tossicità minima.

“I nostri risultati sono davvero eccitanti perché rivelano un insolito meccanismo biologico e gettano luce sulla funzione di AXL, indicandoci nella giusta direzione per trovare un modo per spegnerlo nei malati di cancro. In questo contesto, OPCML ha un enorme potenziale come terapeutico“. afferma la prof.ssa Chiara Recchi.

Leggi abstract dell’articolo:
The tumour suppressor OPCML promotes AXL inactivation by the phosphatase PTPRG in ovarian cancer
J. Antony……Chiara Recchi.
EMBO Reports Published online 15.06.2018 DOI 10.15252/embr.201745670

Fonte: Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London

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Un esame del sangue in gravidanza può identificare il rischio di parto prematuro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2018

Una nuova ricerca finanziata da March of Dimes ha individuato biomarcatori nel sangue materno che identificavano accuratamente le donne in gravidanza che sono a rischio di partorire prematuramente, anche fino a due mesi prima. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Science“.

Premature-Baby

Questo risultato è importante in quanto i medici attualmente non hanno modo di valutare con precisione quali gravidanze si concluderanno con un parto prematuro. Inoltre, utilizzando gli stessi campioni di sangue, il team ha trovato biomarcatori nel sangue materno che potevano stimare l’età gestazionale o la data del parto.
Gli studi sono stati condotti dal prof. Stephen Quake, presso il March of Dimes Prematurity Research Center della Stanford University.

In due distinti studi di coorte in donne, tutte a rischio elevato di parto pretermine, il team ha identificato una serie di trascritti di RNA cell-free (cfRNA) che classificano accuratamente le donne che hanno un parto pretermine fino a due mesi prima del travaglio. Inoltre la misurazione di nove trascritti di cfRNA nel sangue materno prevedeva un’età gestazionale con accuratezza comparabile agli ultrasuoni.

I ricercatori affermano che i test richiederanno la convalida in studi clinici più ampi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Noninvasive blood tests for fetal development predict gestational age and preterm delivery
Thuy T. M. Ngo et al.
Science 08 Jun 2018: Vol. 360, Issue 6393, pp. 1133-1136 DOI: 10.1126/science.aar3819

Fonte: March of Dimes

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Cancro al seno: bene una nuova immunoterapia sperimentale.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2018

L’immunoterapia è una forma di terapia del cancro che aumenta il sistema immunitario del corpo nella lotta contro i tumori. Il trasferimento cellulare adottivo (ACT – Adoptive cell transfer), in particolare, è un tipo di immunoterapia che rafforza uno specifico tipo di cellula immunitaria: le cellule T.

Nella ACT, gli operatori sanitari raccolgono cellule T dal tumore maligno e isolano le cellule immunitarie che sono le più aggressive contro il cancro. Successivamente, coltivano queste cellule T in gran numero in laboratorio e quindi le reintroducono nel corpo del paziente per via endovenosa. Questa tecnica si è dimostrata essere efficace nel trattamento di diversi tumori, come il melanoma, il cancro del polmone e i tumori della vescica. Questi cancri sono tutti caratterizzati da un alto livello di mutazioni. Non è particolarmente efficace contro i tumori che hanno meno mutazioni, come il cancro allo stomaco, il cancro dell’esofago, il cancro alle ovaie e il cancro al seno.

MRI-scan-breast-cancer
Left: CT scans of a woman with breast cancer before TIL therapy show a lesion invading the chest wall (top) and metastatic lesions in the liver (bottom). Right: Scans 14 months after treatment show all lesions have disappeared. Credit: National Cancer Institute

Ora una nuova e migliorata forma di ACT, descritta su “Nature Medicine“, ha portato a una regressione completa del cancro al seno in un paziente che in precedenza non aveva risposto a tutti gli altri trattamenti, compresa la chemioterapia e la terapia ormonale. Questa nuova forma sperimentale di immunoterapia consiste nell’utilizzare cellule chiamate linfociti infiltranti il ​​tumore (tumor-infiltrating lymphocytes – TILS).

I ricercatori del National Cancer Institute (NCI), hanno rivelato 62 diverse mutazioni e testato quale TILS aveva la capacità di riconoscere queste mutazioni. “Abbiamo sviluppato un metodo ad alto rendimento“, afferma il prof. Steven Rosenberg, “per identificare le mutazioni presenti in un cancro che sono riconosciute dal sistema immunitario“.
Poiché questo nuovo approccio all’immunoterapia dipende dalle mutazioni, non dal tipo di cancro, è in un certo senso un progetto che possiamo usare per il trattamento di molti tipi di cancro” – conclude il prof. Rosemberg.

Leggi abstract dell’articolo:
Immune recognition of somatic mutations leading to complete durable regression in metastatic breast cancer
Nikolaos Zacharakis, Harshini Chinnasamy, Mary Black, Hui Xu, Yong-Chen Lu, Zhili Zheng, Anna Pasetto, Michelle Langhan, Thomas Shelton, Todd Prickett, Jared Gartner, Li Jia, Katarzyna Trebska-McGowan, Robert P. Somerville, Paul F. Robbins, Steven A. Rosenberg, Stephanie L. Goff & Steven A. Feldman
Nature Medicine (2018) Published: 04 June 2018 doi:10.1038/s41591-018-0040-8

Clinical trial, see: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01174121

Fonte: Surgery Branch, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda,, USA

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Tumore al seno iniziale, la chemio si può evitare.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2018

La chemioterapia può essere evitata nel 70% dei casi di tumore del seno iniziale, con un test basato su 21 geni. Lo indica lo studio americano di fase 3 ‘Tailorx‘ – Trial Assigning Individualised Options for Treatment (Rx), aperto nel 2006 e condotto su 10.273 donne con la forma più comune della malattia, ossia con recettori ormonali postivi e Her2-negativo (video). Presentato nel congresso dell’Asco, il risultato, dicono i ricercatori, “avrà un impatto immediato, risparmiando a migliaia di donne gli effetti collaterali della chemio“. Su questa base, in Italia potrebbero evitare la chemio circa 3.000 pazienti l’anno.


The Trial Assigning Individualized Options for Treatment (TAILORx) primary study group results will be presented at the Plenary Session at ASCO 2018

Questo significa che possiamo limitare la chemio al 30% delle donne per le quali già possiamo prevedere che ne trarranno beneficio”, dice l’autore principale dello studio, Joseph A. Sparano, direttore della Clinical Research – Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York.

l trial ha utilizzato un particolare test – Taylor X – che valuta l’espressione di 21 geni tumorali. Le donne che avevano un basso punteggio di rischio hanno ricevuto soltanto la terapia ormonale, quelle con alto punteggio hanno ricevuto anche la chemio. Fra le donne arruolate nello studio, 6.711 avevano un punteggio medio di rischio e sono state destinate in maniera casuale a ricevere solo l’ormonoterapia oppure anche la chemio. Il primo obiettivo era la sopravvivenza libera da malattia: da una valutazione a 7 anni e mezzo di follow up si è visto che l’ormonoterapia non era meno efficace se somministrata senza chemio. Quindi viene dimostrato che la chemioterapia non è vantaggiosa per la maggior parte delle donne nel gruppo con punteggio medio. Le due strategie terapeutiche erano ancora praticamente identiche indicando che non c’è beneficio nell’aggiunta della chemio.

I nuovi risultati di TAILORx offrono ai medici dati di alta qualità per le raccomandazioni di trattamento personalizzate per le donne” – afferma il prof. Joseph Sparano.

Abstract:
TAILORX: MANY WOMEN WITH EARLY BREAST CANCER CAN AVOID CHEMOTHERAPY – Endocrine therapy (ET) alone was noninferior to ET plus chemotherapy for women with estrogen receptor (ER)−positive, HER2-negative, axillary node−negative, early-stage breast cancer (BC) with a midrange score as measured by the Oncotype DX Breast Recurrence Score gene expression assay.

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Le cellule tumorali evadono la morte attraverso la riparazione del DNA.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2018

Uno studio sul carcinoma mammario condotto presso l‘Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) identifica il ruolo chiave di p38 nel salvaguardare le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di danni al DNA, che altrimenti causerebbe la morte cellulare.

È stato dimostrato che il blocco di p38 aumenta la morte delle cellule tumorali, causando la contrazione dei tumori. La combinazione di inibitori della p38 con farmaci chemioterapici (taxani) rafforza, accelera o prolunga l’effetto antitumorale nei tumori derivati ​​dai pazienti cresciuti nei topi.

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Image of breast cancer cells derived from a mouse mammary tumour (in blue: nucleus, in green: tubulin) Author: Begoña Cánovas, IRB Barcelona

I ricercatori hanno usato inibitori della p38 per bloccare l’azione di questa proteina nelle cellule tumorali. Questi inibitori sono già utilizzati in analisi cliniche che coinvolgono pazienti, ma per altre malattie.
In particolare sono stati utilizzati nove tumori da pazienti, coltivati ​​nei topi da esperimento. In sette di questi tumori, tra cui ER e triplo negativo, l’inibitore p38 ha rafforzato, accelerato o prolungato l’effetto antitumorale dei taxani.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Cancer Cell“, dimostrano che la proteina p38alpha protegge le cellule tumorali attivando un meccanismo di riparazione del DNA. A questo proposito, p38 salvaguarda le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di errori o mutazioni del DNA. “Le cellule tumorali tendono intrinsecamente ad accumulare danni al DNA, ma in alcuni questo accumulo è maggiore, e abbiamo osservato che queste cellule sono più dipendenti dall’attività di p38“, spiega il prof. Angel Nebreda.

I taxani prevengono la divisione cellulare danneggiando i cromosomi e causando instabilità cromosomica. Come sospettato, dato che p38 ostacola questa azione, se disattiviamo la funzione di questa proteina nelle cellule, perdono la loro protezione e i taxani possono essere più efficaci” affermano i ricercatori. “I nostri risultati dovranno essere confermati in un numero maggiore di tumori da pazienti“.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting p38α Increases DNA Damage, Chromosome Instability, and the Anti-tumoral Response to Taxanes in Breast Cancer Cells
Begoña Cánovas, Ana Igea, Alessandro A. Sartori, Roger R. Gomis, Tanya T. Paull, Michitaka Isoda, Héctor Pérez-Montoyo, Violeta Serra, Eva González-Suárez, Travis H. Stracker, Angel R. Nebreda
Cancer Cell Published: May 24, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.ccell.2018.04.010

Fonte: Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) 

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Virus riprogrammati per attaccare il cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

I virus sono agenti infettivi di piccole dimensioni, in rapida replicazione, che possono sopravvivere solo all’interno delle cellule di altri organismi. Sono noti per causare malattie e sofferenze, gli scienziati della School of Medicine, Cardiff University, hanno progettato un modo per usarli come una forza positiva nella lotta contro il cancro.

Adenovirus

I ricercatori hanno “addestrato” con successo i virus per riconoscere il cancro ovarico e ucciderlo senza danneggiare alcun tessuto sano. “I virus riprogrammati sono già stati utilizzati nelle procedure di terapia genica per trattare una serie di malattie, dimostrando che possono essere addestrati dall’essere in pericolo di vita in agenti potenzialmente salvavita” – afferma il prof. Alan Parker.
Abbiamo preso un virus comune e ben studiato e l’abbiamo completamente ridisegnato in modo che non possa legarsi a cellule sane, ma cerchi invece una specifica proteina marcatore chiamata alfa-v-beta-6 (αvβ6) integrina, che è unica per alcune cellule tumorali, permettendole di invaderle”.

In particolare, abbiamo introdotto il virus riprogrammato sul cancro ovarico, che ha identificato e distrutto con successo, un progresso entusiasmante che offre un potenziale reale per i pazienti con una varietà di tumori” – afferma il prof. Parker.

In futuro, i ricercatori sperano di perfezionare ulteriormente la loro arma virale. Vogliono addestrare il virus a riconoscere una componente proteica che è condivisa da tumori ovarici, mammari, pancreatici, polmonari e orali. Nei prossimi anni, sperano che i virus riprogrammati raggiungano la fase di sperimentazione clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
Ad5NULL-A20 – a tropism-modified, αvβ6 integrin-selective oncolytic adenovirus for epithelial ovarian cancer therapies
Hanni Uusi-Kerttula, James A Davies, Jill Thompson, Phonphimon Wongthida, Laura Evgin, Kevin G. Shim, Angela Bradshaw, Alexander T Baker, Pierre J Rizkallah, Rachel Jones, Louise Hanna, Emma Hudson, Richard Vile, John D Chester and Alan L Parker
Clinical Cancer Research May 24, 2018, doi: 10.1158/1078-0432.CCR-18-1089

Fonte: School of Medicine, Cardiff University

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Tumore al seno: Test multigene in sostituzione dei test BRCA.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori della Stanford University School of Medicine ed altri centri medici statunitensi in uno studio pubblicato su “JAMA Oncology” stanno sostituendo le analisi di sola BRCA in donne con carcinoma mammario, con test per rilevare le mutazioni in più geni.

Il cambiamento riflette un crescente riconoscimento da parte dei medici che i test panel multigene possono fornire informazioni clinicamente più utili per i pazienti e i loro parenti.

Breast-Cancer-Gene-Test

In generale, i test multigene danno risultati clinicamente più utili e stanno rapidamente diventando la norma“, ha detto il prof. Allison Kurian. “Le donne con nuova diagnosi dovrebbero chiedere ai loro medici se possono essere candidate idonee per i test genetici. Dovrebbero inoltre sostenere l’opportunità di discutere i test genetici e le sue implicazioni con un clinico esperto, come un consulente genetico, in modo tempestivo“.

I test multigenici hanno mostrato il doppio delle probabilità dei test BRCA di identificare mutazioni associate alla malattia, ma anche più probabilità di rivelare mutazioni di significato clinico incerto, in particolare nelle minoranze etniche o razziali.

Leggi abstract dell’articolo:
Uptake, Results, and Outcomes of Germline Multiple-Gene Sequencing After Diagnosis of Breast Cancer
Kurian AW, Ward KC, Hamilton AS, et al.
JAMA Oncol. Published online May 10, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2018.0644

Fonte: Stanford University School of Medicine

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PapSEEK: un test per la diagnosi del cancro ovarico e dell’endometrio.

Posted by giorgiobertin su maggio 8, 2018

Nonostante i numerosi recenti progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro, il tumore ovarico rimane una delle neoplasie più letali, in parte perché non esistono metodi di screening accurati per questa malattia che viene spesso diagnosticato in una fase avanzata.

Per sviluppare uno strumento di screening per i tumori ovarici ed endometriali, i ricercatori del Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA, coordinati dal prof. Wang hanno condotto un’analisi genetica combinata di fluidi ottenuti attraverso il test di routine di Papanicolau, normalmente eseguito per il cancro cervicale, con analisi del DNA del tumore circolante nel sangue. Poiché il liquido del Pap test contiene occasionalmente cellule dell’endometrio o delle ovaie, i ricercatori hanno scoperto che potevano rilevare le cellule cancerose da questi organi presenti nel fluido.

Il nuovo test, chiamato PapSEEK, incorpora saggi per le mutazioni in 18 geni e un test per aneuploidia (Aberrazione cromosomica dovuta alla presenza di un numero di cromosomi maggiore o minore rispetto al normale assetto diploide).

PapSEEK
Since fluid from the Pap test occasionally contains cells from the endometrium or ovaries, researchers found they could detect cancer cells from these organs that are present in the fluid by using different brushes. Credit image Johns Hopkins University.

I ricercatori hanno affermato che i loro risultati dimostrano il potenziale diagnostico basato sulla mutazione per rilevare i tumori endometriali e ovarici.
La maggior parte dei decessi è causata da tumori che metastatizzano prima dell’inizio dei sintomi: con PapSEEK, miriamo a rilevare questi tumori all’inizio quando sono più curabili” – afferma il prof. Nickolas Papadopoulos del Ludwig Center della Johns Hopkins University.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of liquid from the Papanicolaou test and other liquid biopsies for the detection of endometrial and ovarian cancers.
BY YUXUAN WANG, LU LI, CHRISTOPHER DOUVILLE, JOSHUA D. COHEN, TING-TAI YEN, ISAAC KINDE, KARIN SUNDFELT,….. NICKOLAS PAPADOPOULOS
Sci Transl Med. 2018 Mar 21;10(433). pii: eaap8793. doi: 10.1126/scitranslmed.aap8793.

https://www.papseek.com/

Fonti ed approfondimenti:
Cancer.gov
Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA

 

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Cancro al seno: scoperta una proteina legata alle metastasi.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2018

I ricercatori del Montreal Clinical Research Institute (IRCM) coordinati dal professore Jean-François Côté presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Montréal, che studiano le metastasi, la principale causa di morte correlata al cancro, hanno scoperto una proteina che, una volta disattivata, potrebbe impedire lo sviluppo di metastasi in un tipo di cancro aggressivo, carcinoma mammario HER2-positivo.

IRCM

Nello studio il team ha dimostrato che una proteina, AXL, influenza l’insorgenza di metastasi nel tumore HER2-positivo, un tipo aggressivo che rappresenta il 20 per cento dei tumori al seno. Nei tumori al seno HER2-positivi, le cellule con alti livelli di AXL hanno maggiori probabilità di distaccarsi dai tumori per formare metastasi.
La ricerca è stata condotta su topi e campioni di cellule tumorali prelevate da pazienti oncologici. E’ stata somministrata una terapia farmacologica inibente l’AXL ai topi con tumori HER2-positivi ed è stato scoperto che le metastasi erano meno inclini a svilupparsi. Il farmaco è attualmente in fase di sperimentazione in studi clinici per vari usi terapeutici. Se gli studi successivi hanno lo stesso successo, questo trattamento potrebbe anche essere usato per il trattamento i pazienti con cancro al seno.

I risultati sono pubblicati sulla rivista “Cell Reports“.

Scarica e leggi il documento in full text:
The Receptor Tyrosine Kinase AXL Is Required at Multiple Steps of the Metastatic Cascade during HER2-Positive Breast Cancer Progression
Marie-Anne Goyette, Stéphanie Duhamel, Léo Aubert, Ariane Pelletier, Paul Savage, Marie-Pier Thibault, Radia Marie Johnson, Peter Carmeliet, …. Jean-François Côté
Cell Reports, Vol. 23, Issue 5, p1476–1490 Published in issue: May 01, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.04.019

Fonte: Montreal Clinical Research Institute (IRCM)

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Tumore al seno e Obesità: un legame pericoloso.

Posted by giorgiobertin su maggio 4, 2018

L’obesità e il sovrappeso sono associate a una prognosi peggiore delle pazienti con tumore al seno: il rischio di mortalità è di circa 1,33 volte superiore nelle pazienti obese rispetto a quelle di peso nella norma, a confermarlo una meta-analisi pubblicata nel 2010. Ora i ricercatori dell’Institut Jules Bordet di Bruxelles e dell’Istituto Nazionale dei Tumori e Università degli Studi di Milano hanno dimostrato che la somministrazione di un farmaco antinfiammatorio durante la rimozione del carcinoma mammario è associata alla riduzione del rischio di recidiva nelle pazienti sovrappeso e obese.

obesity-breast-cancer

Lo studio condotto su 827 pazienti (529 operate con in più la somministrazione intraoperatoria per via iniettiva di ketorolac e 298 senza) e 1007 (787 operate con in più la somministrazione intraoperatoria per via iniettiva di diclofenac e 220 senza). In entrambi i gruppi vi erano pazienti sovrappeso e obesi. Nel gruppo che è stato sottoposto alla terapia con ketorolac si è verificata una diminuzione di recidive, che è stata più evidente nel caso di indice di massa corporea elevato.

Già altri studi suggerivano un ruolo potenziale dei farmaci antinfiammatori non steroidei nella prevenzione delle recidive – spiega Elia Biganzoli, Dirigente Ricercatore dell’Unità di Biostatistica, Biometria e Bioinformatica dell’Istituto Nazionale dei Tumori – Ma questo posiziona per la prima volta nero su bianco il ruolo di un antinfiammatorio non steroideo, in particolare il ketorolac, focalizzandone in più la capacità di azione nelle pazienti sovrappeso e obese”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute“.

Leggi abstract dell’articolo:
Potential Benefit of Intra-operative Administration of Ketorolac on Breast Cancer Recurrence According to the Patient’s Body Mass Index
Christine Desmedt, Romano Demicheli, Marco Fornili, Imane Bachir, Mariana Duca, Giulia Viglietti, Martine Berlière, Martine Piccart, Christos Sotiriou, Maurice Sosnowski,Patrice Forget, Elia Biganzoli
JNCI J Natl Cancer Inst (2018) https://doi.org/10.1093/jnci/djy042 Published: 30 April 2018

Effect of obesity on survival of women with breast cancer: systematic review and meta-analysis.
Protani M1, Coory M, Martin JH.
Breast Cancer Res Treat. 2010 Oct;123(3):627-35. doi: 10.1007/s10549-010-0990-0. Epub 2010 Jun 23.

Comunicato stampa Istituto Nazionale dei Tumori

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Identificata una proteina associata al cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2018

I ricercatori del Department of Pharmacology, UT Southwestern Medical Center, Dallas, Texas, USA hanno identificato una proteina fortemente associata al carcinoma mammario metastatico e che potrebbe essere l’obiettivo di future terapie.

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Dr. Yan Chen (left) and Dr. Weibo Luo (right) discovered that the protein ZMYND8 may be a useful biomarker to indicate breast cancer that will spread.

Alti livelli della proteina ZMYND8 sono correlati ad una scarsa sopravvivenza in pazienti affetti da cancro al seno, ha detto il prof. Weibo Luo. Una famiglia di proteine ​​denominata fattore ipossia-inducibile (HIF) controlla le risposte all’ipossia, attivando i percorsi che portano alla crescita e alla diffusione delle cellule tumorali. “La nostra ricerca mostra che ZMYND8 è un regolatore che attiva centinaia di oncogeni HIF-dipendenti nelle cellule del cancro al seno”, ha detto il prof. Luo.

La ricerca su un modello murino di cancro al seno ha mostrato che l’esaurimento di ZMYND8 blocca la crescita di nuovi vasi sanguigni nei tumori e porta alla morte delle cellule del cancro al seno.
Questo lavoro svela un meccanismo epigenetico primario nella progressione del cancro al seno mediata da HIF e rivela un possibile bersaglio molecolare per la diagnosi e il trattamento della malattia aggressiva“, conclude il prof. Luo.

Leggi abstract dell’articolo:
ZMYND8 acetylation mediates HIF-dependent breast cancer progression and metastasis
Yan Chen, Bo Zhang, Lei Bao, Lai Jin, Mingming Yang, Yan Peng, Ashwani Kumar, Jennifer E. Wang, Chenliang Wang, Xuan Zou, Chao Xing, Yingfei Wang, Weibo Luo
J Clin Invest. 2018. Published April 9, 2018 https://doi.org/10.1172/JCI95089.

Fonte: Department of Pharmacology, UT Southwestern Medical Center, Dallas, Texas, USA

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Breast Cancer Research: nuova rivista open access.

Posted by giorgiobertin su aprile 15, 2018

Breast Cancer Research è un giornale online internazionale peer-reviewed disponibile sulla piattaforma BioMedCentral.

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Gli articoli di ricerca ad accesso aperto di eccezionale interesse sono inerenti a tutte le aree della biologia e della medicina rilevanti per il cancro al seno, inclusa la normale biologia delle ghiandole mammarie, con particolare attenzione alle basi genetiche, biochimiche e cellulari del cancro al seno. Oltre alla ricerca di base, la rivista pubblica studi preclinici, traslazionali e clinici con una base biologica, compresi gli studi di Fase I e Fase II.

Accedi alla rivista:
Breast Cancer Research

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Promettente un vaccino contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 13, 2018

Un nuovo tipo di vaccino contro il cancro ha prodotto risultati promettenti in una sperimentazione clinica iniziale condotta presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e l’Abramson Cancer Center dell’Università della Pennsylvania. Il vaccino personalizzato è costituito dalle cellule immunitarie dei pazienti, queste sono esposte in laboratorio al contenuto delle cellule tumorali dei pazienti e quindi iniettate nei pazienti per avviare una risposta immunitaria più ampia.

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Lo studio, condotto in pazienti con carcinoma ovarico avanzato, era uno studio pilota finalizzato principalmente a determinare la sicurezza e la fattibilità, ma c’erano chiari segni che poteva essere efficace: circa la metà dei pazienti vaccinati mostrava segni di risposta alle cellule T anti-tumorali, e quei “responder” tendevano a vivere molto più a lungo senza progressione del tumore rispetto a quelli che non rispondevano.
“Il tasso di sopravvivenza globale a 2 anni di questi pazienti responder era del 100%, mentre il tasso per i non responder era solo del 25%” – affermano i ricercatori.
Lo studio è stato pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Questo vaccino sembra essere sicuro per i pazienti e provoca un’ampia immunità anti-tumorale – riteniamo che meriti ulteriori test in studi clinici più ampi“, ha detto l’autore principale il prof. Janos L. Tanyi.
Ogni vaccino è essenzialmente personalizzato per il singolo paziente, utilizzando il tumore del paziente che ha un insieme unico di mutazioni e quindi una presentazione unica al sistema immunitario. È anche un vaccino contro il tumore intero, inteso a stimolare una risposta immunitaria contro non solo un bersaglio associato al tumore, ma centinaia o migliaia.
L’idea è di mobilitare una risposta immunitaria che colpisca il tumore in modo molto ampio, colpendo una varietà di marcatori, inclusi alcuni che potrebbero essere trovati solo su quel particolare tumore” – afferma il prof. Tanyi.

Il vaccino sfrutta il naturale processo dell’immunità dei linfociti T ai tumori, ma lo potenzia per aiutare a superare le formidabili difese dei tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
Personalized cancer vaccine effectively mobilizes antitumor T cell immunity in ovarian cancer
Janos L. Tanyi, Sara Bobisse, Eran Ophir, Sandra Tuyaerts, Annalisa Roberti, Raphael Genolet, Petra Baumgartner, Brian J. Stevenson, Christian Iseli……..et al.
Science Translational Medicine 11 Apr 2018: Vol. 10, Issue 436, eaao5931 DOI: 10.1126/scitranslmed.aao5931

Fonte: Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania

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Creata pillola anticoncezionale senza ormoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

I ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma hanno creato un nuovo contraccettivo femminile che non usa gli ormoni ma una sostanza naturale che viene dai crostacei. E’ infatti sul chitosano, una sostanza prodotta dai gusci esterni dei granchi, dei gamberi e delle aragoste, che si potrà concentrare una nuova tecnica anticoncezionale.


The distribution of chitosan over a mucin drop is shown in flourescence. (Image: Thomas Crouzier)

I ricercatori hanno scelto il chitosano, un polisaccaride derivato dalla chitina. La quale è una sostanza che si sviluppa nei gusci esterni dei crostacei, come i gamberi che per i paesi nordici è facile procurarsi in quantità industriali a prezzo modico, e la sostanza agisce a livello della cervice. Dove la mucosa solitamente impervia all’ingresso dell’utero si allenta naturalmente durante l’ovulazione, permettendo al liquido seminale maschile di fecondare gli ovuli. Ma il polimero potrebbe impedire la fecondazione senza appunto indurre disturbi, dolori o altri effetti collaterali.

L’idea infatti è quella di sviluppare un prodotto composto da una capsula vaginale che si dissolve rapidamente e che va a modificare lo strato di muco superficiale, creando una sorta di barriera. I ricercatori hanno anche lavorato per migliorare le altre proprietà delle mucose, come la lubrificazione e l’idratazione.
Il nuovo preparato non interviene sul processo ormonale e dunque non causa effetti collaterali.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Biomacromolecules” dell’American Chemical Society.

Scarica e leggi il full text:
Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans
Sujit Kootala, Luimar Filho, Vaibhav Srivastava, Victoria Linderberg, Amani Moussa, Laurent David, Stéphane Trombotto, and Thomas Crouzier
Biomacromolecules 2018 19 (3), 872-882 DOI: 10.1021/acs.biomac.7b01670

Fonte: Kungliga Tekniska Högskolan in Stockholm.

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Gravidanza: scoperti 2 geni legati a nausea e vomito.

Posted by giorgiobertin su marzo 21, 2018

Uno studio condotto dai ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center, University of California a Los Angeles, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, ha identificato due geni associati alla nausea e al vomito in gravidanza: si tratta dei geni GDF15 e IGFBP7, entrambi coinvolti nello sviluppo della placenta e svolgono un ruolo importante nella gravidanza precoce e nella regolazione dell’appetito.

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L’iperemesi gravidica (HG) grave comporta nausea e vomito in gravidanza e si verifica in circa il 2% delle gravidanze. La causa di HG rimane ancora sconosciuta, ma poichè è presente in un certo grado di familiarità, si pensa che la genetica abbia un ruolo e che la comprensione del contributo genetico è essenziale per comprendere l’eziologia della malattia.

Ora si spera di determinare se i livelli di GDF15 e IGFBP7 possano essere modificati in modo sicuro durante la gravidanza per minimizzare la nausea e il vomito.

Leggi abstract dell’articolo:
Placenta and appetite genes GDF15 and IGFBP7 are associated with hyperemesis gravidarum
Marlena S. Fejzo, Olga V. Sazonova, J. Fah Sathirapongsasuti, Ingileif B. Hallgrímsdóttir, Vladimir Vacic, Kimber W. MacGibbon, Frederic P. Schoenberg, Nicholas Mancuso, Dennis J. Slamon, Patrick M. Mullin & 23andMe Research Team
Nature Communications volume 9, Published online: 21 March 2018 Article number: 1178 (2018) doi:10.1038/s41467-018-03258-0

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Menopausa precoce: staminali ringiovaniscono le ovaie.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2018

I ricercatori dell’Università dell’Illinois Chicago, grazie ad una terapia a base di cellule staminali sono riusciti a ringiovanire le ovaie di due donne che soffrivano di menopausa precoce (premature ovarian insufficiency (POI)).
Le cellule sono state prelevate dalle stesse donne per essere poi iniettate per la prima volta direttamente nelle ovaie delle pazienti con una tecnica innovativa. Grazie a tale terapia a base di staminali, i sintomi della menopausa nelle due donne sono stati alleviati e a sei mesi dall’iniezione le donne hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale (ROSE clinical trial).

Le cellule staminali mesenchimali impiegate sono state ricavate dal midollo osseo delle stesse pazienti e poi iniettate direttamente dentro solo una delle due ovaie, mentre l’altra è stata usata come test di controllo. E’ la prima volta che le staminali vengono iniettate direttamente nelle ovaie.
Nelle due pazienti il livello di estrogeni è aumentato tre mesi dopo le iniezioni e l’effetto è durato per almeno un anno“, afferma Ayman Al-Hendy,  Professore di Ginecologia e Director of Translational Research presso l’University of Illinois a Chicago.
Le immagini a ultrasuoni delle ovaie trattate hanno mostrato un aumento significativo delle loro dimensioni, rispetto a quelle non trattate. Le due pazienti hanno finora tollerato la terapia molto bene, senza complicazioni o effetti collaterali“.

E’ indubbio che nonostante i risultati siano stati più che positivi c’è bisogno di ulteriori studi a conferma della sperimentazione. A breve partirà una sperimentazione su 33 donne.

Approfondimenti:
Human Mesenchymal Stem Cells Partially Reverse Infertility in Chemotherapy-Induced Ovarian Failure.
Mohamed SA, Shalaby SM, Abdelaziz M, Brakta S, Hill WD, Ismail N, Al-Hendy A.
Reprod Sci. 2018 Jan;25(1):51-63. doi: 10.1177/1933719117699705. Epub 2017 May 1.

ROSE clinical trial

Fonte: Endocrine Society

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ASCO: Linee guida clinica sull’uso della radioterapia nel cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2018

L’American Society for Radiation Oncology (ASTRO)  ha pubblicato sulla rivista “Pratical Radiation Oncology” una nuova linea guida clinica per l’uso della radioterapia del seno intero per il cancro al seno che espande la popolazione di pazienti per ricevere un trattamento accelerato noto come terapia ipofrazionata.

WBIPR

L’ipofrazionato, permette ai pazienti di ricevere dosi più elevate di radiazioni in un numero inferiore di sessioni di trattamento, in genere completando il trattamento in 3-4 settimane, rispetto alle 5-7 settimane per il trattamento convenzionale.
In precedenza, il trattamento accelerato è stato raccomandato solo per alcuni pazienti, compresi i pazienti più anziani e quelli con malattia meno avanzata, ma i recenti risultati a lungo termine di numerosi studi clinici sostengono fortemente la sicurezza e l’efficacia del trattamento accelerato per la maggior parte dei pazienti affetti da cancro al seno“, ha detto il prof. Benjamin Smith.

Le decisioni terapeutiche, comprese le decisioni tra approcci ipofrazionati e convenzionali, devono essere individualizzate per ciascun paziente e condivise tra il paziente e il medico.

Scarica e leggi il documento in full text:
Radiation therapy for the whole breast: Executive summary of an American Society for Radiation Oncology (ASTRO) evidence-based guideline
Smith, Benjamin D. et al.
Practical Radiation Oncology DOI: https://doi.org/10.1016/j.prro.2018.01.012

Fonte: American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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FDA: Nuovo farmaco per il cancro al seno metastatico ereditato nei geni BRCA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 26, 2018

Il farmaco olaparib (Lynparza®) è diventato il primo trattamento approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per i pazienti con carcinoma mammario metastatico che hanno ereditato mutazioni nelGeni BRCA1 o BRCA2.

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Human-breast-cancer-cells – Credit NCI

“Questo è un progresso importante per le donne con mutazioni BRCA germinali che hanno il cancro al seno“, ha detto il prof. Elise Kohn del Gynecologic Cancer Therapeutics nella divisione National Cancer Institute.
I geni BRCA1 e BRCA2 producono proteine soppressorie del tumore che aiutano a riparare il DNA danneggiato nelle cellule. Le mutazioni in questi geni causano circa il 75% -80% del carcinoma mammario ereditario e il 5% -10% di tutti i tumori al seno.

La FDA ha basato la sua nuova approvazione sui risultati dello studio clinico OlympiAD, che ha arruolato 302 pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-negativo con una mutazione BRCA germinale. Nello studio, la sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 7,0 mesi per i pazienti del gruppo Olaparib rispetto ai 4,2 mesi per i pazienti del gruppo con terapia standard.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first treatment for breast cancer with a certain inherited genetic mutation

OlympiAD ClinicalTrials.gov number, NCT02000622

Olaparib

RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO

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Cancro ovarico: potrebbe essere ereditato da un gene mutato del padre.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2018

Gli scienziati del Roswell Park Comprehensive Cancer Center di Buffalo, a New York, USA che studiano il cancro ovarico hanno rivelato una nuova mutazione genetica che aumenta il rischio di cancro ovarico in una donna – e può essere trasmessa a lei da suo padre.

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La ricerca pubblicata sulla rivista “PLOS Genetics” identifica una nuova mutazione associata al carcinoma ovarico e alla prostata ad esordio precoce che viene trasmesso attraverso la linea paterna attraverso il cromosoma X.
Il team ha anche sequenziato porzioni del cromosoma X da 186 persone con carcinoma ovarico e ha scoperto che una mutazione precedentemente non identificata è associata ad un aumentato rischio di cancro ovarico.

I casi di carcinoma ovarico che sono collegati alla mutazione appena identificata si sviluppano più di 6 anni prima rispetto all’età media di insorgenza per il carcinoma ovarico. Questo è importante perché il tumore ovarico viene spesso diagnosticato in una fase avanzata quando è più difficile da trattare.
La ricerca ha anche scoperto un’associazione tra questa mutazione e un aumentato rischio di cancro alla prostata tra i membri della famiglia maschile.

Lo studio, che ha elaborato i dati dal Familial Ovarian Cancer Registry, non ha confermato l’identità e la funzione del gene specifico in gioco in questa associazione, quindi i ricercatori riconoscono che sono necessari ulteriori studi.

Il prof. Kevin Eng e i suoi colleghi ritengono che molti casi di cancro alle ovaie che sembrano sporadici potrebbero effettivamente essere ereditati. L’identificazione del gene responsabile contribuirà quindi a migliorare lo screening del carcinoma ovarico.

Scarica e leggi il documento in full text:
Paternal lineage early onset hereditary ovarian cancers: A Familial Ovarian Cancer Registry study
Eng KH, Szender JB, Etter JL, Kaur J, Poblete S, Huang R-Y, et al.
PLoS Genet 14(2): e1007194 Published: February 15, 2018 https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1007194

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USPSTF: Linee guida sullo screening per il cancro ovarico.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2018

La US Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda di non sottoporre a screening per il carcinoma ovarico le donne asintomatiche che non sono ad alto rischio di cancro ovarico. Questi risultati costituiscono la base di una dichiarazione di raccomandazione finale pubblicata sulla rivista “Journal of American Medical Association” DA PARTE DELLA SOCIETà.

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Per aggiornare la raccomandazione USPST del 2012, i ricercatori hanno esaminato le prove sui benefici e sui rischi dello screening per il carcinoma ovarico tra le donne asintomatiche che non sono ad alto rischio di cancro ovarico.

I ricercatori hanno scoperto che c’erano prove sufficienti per affermare che lo screening del cancro ovarico non riduce la mortalità per cancro ovarico. “Le prove dimostrano che gli attuali metodi di screening non impediscono alle donne di morire di cancro ovarico e che lo screening può portare a interventi chirurgici non necessari nelle donne senza cancro” – afferma il prof. Michael J. Barry.

Scarica e leggi il full text:
Screening for Ovarian Cancer US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. 2018;319(6):624. doi:10.1001/jama.2017.22136

Editorial: Screening for Ovarian Cancer in Asymptomatic Women

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