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Posts Tagged ‘Tecno Sanità’

CRISPR-Chip: realizzato un biosensore per rilevare mutazioni genetiche.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2019

Un team di ingegneri presso il Department of Bioengineering, University of California, Berkeley e il Keck Graduate Institute (KGI) di The Claremont Colleges hanno combinato CRISPR con transistor elettronici realizzati in grafene per creare un nuovo dispositivo portatile in grado di rilevare specifiche mutazioni genetiche in pochi minuti.

Il dispositivo, denominato CRISPR-Chip, potrebbe essere utilizzato per diagnosticare rapidamente malattie genetiche o per valutare l’accuratezza delle tecniche di modifica genica. Il team ha utilizzato il dispositivo per identificare mutazioni genetiche in campioni di DNA da pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne.


New CRISPR-powered device detects genetic mutations in minutes – (Video di UC Berkeley di Roxanne Makasdjian e Stephen McNally)

Semplicemente basta solo un campione di cellule da cui estrarre il DNA, che verrà analizzato per scoprire se contiene una specifica sequenza nucleotidica. CRISPR viene immobilizzata sulla superficie del transistor in grafene (cioè un dispositivo elettronico a semiconduttori che permette di amplificare un segnale elettrico in entrata), dove cerca la sequenza di DNA bersaglio nel campione e, quando la trova, si lega ad essa modificando la conduttività del grafene, che viene rilevata da un lettore.

Abbiamo sviluppato il primo transistor che utilizza CRISPR per cercare il tuo genoma per potenziali mutazioni“, ha detto la prof.ssa Kiana Aran.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of unamplified target genes via CRISPR–Cas9 immobilized on a graphene field-effect transistor
Reza Hajian, Sarah Balderston, Thanhtra Tran, Tara deBoer, Jessy Etienne, Mandeep Sandhu, Noreen A. Wauford, Jing-Yi Chung, Jolie Nokes, Mitre Athaiya, Jacobo Paredes, Regis Peytavi, Brett Goldsmith, Niren Murthy, Irina M. Conboy & Kiana Aran
Nature Biomedical Engineering Published: 25 March 2019

Fonte: Department of Bioengineering, University of California, Berkeley

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Rianimazione extraospedaliera: nuovo dispositivo per le vie respiratorie.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2019

Un nuovo dispositivo per le vie respiratorie e inserimento del tubo tracheale per la rianimazione extraospedaliera è stato messo a punto dai ricercatori del Wessex Institute, University of Southampton.

Ambulance

Lo studio clinico randomizzato AIRWAYS-2 condotto su 9.296 pazienti, ha analizzato gli effetti funzionali di un dispositivo per le vie aeree supraglottiche rispetto all’intubazione tracheale durante l’arresto cardiaco extraospedaliero.

Le persone che hanno smesso di respirare hanno bisogno di far entrare aria nei polmoni con urgenza. Di solito, un tubo viene inserito attraverso le corde vocali nella trachea per assicurare una via aerea affidabile, ma il corretto posizionamento richiede abilità e pratica e può interrompere le compressioni toraciche durante la rianimazione. Il nuovo dispositivo per le vie aeree supraglottiche, posizionato nella gola sopra le corde vocali, che è più veloce da inserire e richiede meno addestramento per un posizionamento affidabile.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “BMJ” e sulla rivista “JAMA“.

Leggi abstracts degli articoli:
New airway device as good as tracheal tube insertion for out-of-hospital resuscitation
Rob Cook,Vaughan Thomas, Rosie Martin.
BMJ 2019; 364 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k5324 (Published 13 February 2019)

Effect of a strategy of a supraglottic airway device vs tracheal intubation during out-of-hospital cardiac arrest on functional outcome: the AIRWAYS-2 randomized clinical trial.
Benger JR, Kirby K, Black S, et al.
JAMA. 2018;320(8):779-91.

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Lo stetoscopio intelligente può individuare la polmonite senza l’aiuto umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2019

Uno stetoscopio reinventato attraverso l’intelligenza artificiale potrebbe diagnosticare la polmonite ascoltando i polmoni di un paziente.
Gli scienziati della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti hanno progettato il nuovo device che è in grado di individuare i segnali di pericolo – senza la necessità di un orecchio addestrato del medico (video).

Il sistema utilizza la tecnologia di filtraggio del rumore in modo che possa essere utilizzato in qualsiasi ambiente. Il suo software si basa su un database di circa 1.500 suoni polmonari delle persone, è accurato all’87% nel diagnosticare la malattia polmonare.

I ricercatori hanno simulato un ambiente estremamente rumoroso in laboratorio (il misuratore del suono mostra livelli di circa 70 decibel). Hanno confrontato l’audio ascoltato con uno stetoscopio commerciale di prima qualità, in cui i suoni della respirazione sono mescolati con il rumore ambientale, con quello sentito attraverso lo stetoscopio intelligente della  Johns Hopkins, che utilizza un filtro acustico attivo per isolare i suoni della respirazione. I risultati sono molto buoni e si riescono ad individuare condizioni patologiche come la polmonite.


Smart Stethoscope from Johns Hopkins University

Gli sviluppatori sperano che il dispositivo possa salvare vite umane rilevando precocemente la polmonite.

Il nostro stetoscopio digitale è meno sensibile al posizionamento preciso sul corpo, incorpora il controllo attivo del rumore in modo che possa funzionare in quasi tutti gli ambienti ed è in grado di rilevare suoni polmonari anormali” ha detto il professor James West a Digital Trends.

A Smart Stethoscope Puts AI in Medics’ Ears

Fonte: Johns Hopkins University

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Primo impianto permanente al mondo di una mano robotica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2019

Per la prima volta al mondo una mano robotica è stata impiantata in modo permanente e potrà essere utilizzata quotidianamente. L’intervento è stato eseguito in Svezia, presso la Chalmers University of Technology su una donna di 45 anni e la mano robotica è stata costruita grazie al progetto europeo DeTOP, guidato da Christian Cipriani, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Si sta lavorando in vista di altri due interventi, da eseguire in Italia e in Svezia (video).


Osseo-neuromuscular interface for below-elbow amputations (e-OPRA)

Nelle ossa dell’avambraccio (radio e ulna) della donna sono stati impiantate delle strutture in titanio come ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall’altro. Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso. In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto.

“Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata – ha osservato Cipriani – e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale”.

Il traguardo raggiunto con questo primo intervento segna una pietra miliare: “abbiamo a disposizione uno strumento incredibilmente versatile connesso col cervello, che ci aiuta a studiare la connessione tra il cervello e la periferia del sistema nervoso e utile per capire altre patologie“.

Si apre, ha detto ancora il professore, “un mondo molto grande” ed è anche chiaro che queste tecnologie costituiscono anche “il ponte verso nuove mani robotiche destinate alle macchine è già chiaro: la stessa mano capace di adattarsi può essere utilizzata nei robot”, a partire da quelli che lavorano in aziende e che hanno il compito di afferrare e manipolare oggetti.

See videos describing the project

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Intelligenza artificiale per regolare i dosaggi della chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2019

Un team di ricercatori dell’Université de Lorraine in collaborazione con i ricercatori della Stanford University analizzando i dati digitali dei pazienti hanno realizzato un algoritmo innovativo che può prevedere in anticipo se i pazienti avranno bisogno di una dose inferiore di farmaci rispetto alle dosi standard, riducendo così la sofferenza causata da effetti collaterali. Questo risultato è stato pubblicato sulla rivista “Nature Scientific Reports“.

I ricercatori erano particolarmente interessati ai farmaci che interagiscono con la famiglia degli enzimi P450. I malfunzionamenti di questa famiglia di enzimi sono legati a reazioni avverse a diversi tipi di farmaci, inclusi alcuni farmaci anti-cancro. Queste reazioni avverse possono essere limitate quando il dosaggio dei farmaci antitumorali prescritti come parte di una chemioterapia sono adeguati a ciascun paziente in base alle proprie esigenze.

adrien-coulet

Tradizionalmente questi dosaggi sono molto difficili da regolare perché l’attività della famiglia di enzimi P450 dipende in gran parte dalle caratteristiche individuali dei pazienti. Quindi gli effetti percepiti dai pazienti che assumono questi farmaci, sia positivi che negativi, possono variare notevolmente a seconda dei loro geni, della loro storia personale o del loro stile di vita. La precisione e la completezza dell’algoritmo hanno reso possibile prendere in considerazione questa moltitudine di possibilità per applicarlo a nuovi pazienti e fare previsioni accurate.

Per consentire l’interpretazione dei risultati, abbiamo creato un browser per il profilo fenotipico, disponibile su http://snowflake.loria.fr/p450/, afferma il prof. Adrien Coulet.

La fase successiva della ricerca sarà quella di adattare l’algoritmo sviluppato ad ulteriori dati provenienti dagli Stati Uniti e da file digitali degli ospedali francesi.

Leggi il full text dell’articolo:
Predicting the need for a reduced drug dose, at first prescription
Adrien Coulet, Nigam H. Shah[…]Michel Dumontier
Scientific Reports 8 , 1–11

Fonte: Université de Lorraine

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Creato un sistema che traduce il pensiero in parole.

Posted by giorgiobertin su gennaio 29, 2019

I neuroingegneri della Columbia University NY. hanno creato un sistema che traduce il pensiero in un linguaggio comprensibile e riconoscibile. Monitorando l’attività cerebrale di qualcuno, la tecnologia può ricostruire le parole che una persona ascolta con una chiarezza senza precedenti.

brain-signals

Questa scoperta, che sfrutta la potenza dei sintetizzatori vocali e dell’intelligenza artificiale, potrebbe portare a nuovi modi per i computer di comunicare direttamente con il cervello. Inoltre, pone le basi per aiutare le persone che non sanno parlare, come quelli che vivono con sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o che si riprendono dall’ictus, a riconquistare la capacità di comunicare con il mondo esterno.

Per decodificarli, i ricercatori guidati dal prof. Nima Mesgarani hanno sviluppato un vocoder, cioè un algoritmo capace di sintetizzare i discorsi, dopo aver imparato a registrare una persona mentre parla. “E’ la stessa tecnologia usata da Amazon Echo e Apple Siri che rispondono verbalmente alle nostre domande”, rilevail prof.  Mesgarani.
Questo sarebbe un punto di svolta. Darebbe a chiunque abbia perso la capacità di parlare, sia per infortunio che per malattia, la rinnovata possibilità di connettersi al mondo che li circonda“.

Il risultato di questo studio, è stato descritto sulla rivista “Scientific Reports“.

Leggi abstract dell’articolo:
Towards reconstructing intelligible speech from the human auditory cortex
Hassan Akbari, Bahar Khalighinejad, Jose L. Herrero, Ashesh D. Mehta & Nima Mesgarani
Scientific Reports volume 9, Article number: 874 (2019) Published: 29 January 2019

Fonte: Columbia University NY

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Mappatura del cervello ad alta risoluzione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2019

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) , dell’University of California a Berkeley, dell’Howard Hughes Medical Institute e della Harvard Medical School/Boston Children’s Hospital, hanno sviluppato un nuovo modo di visualizzare il cervello con una risoluzione e una velocità senza precedenti. Usando questo approccio, possono localizzare singoli neuroni, tracciare connessioni tra loro e visualizzare organelli all’interno dei neuroni, su grandi volumi di tessuto cerebrale.

flybrain_internal

La nuova tecnologia combina un metodo per espandere il tessuto cerebrale, rendendo possibile l’immagine a una risoluzione più elevata, con una rapida tecnica di microscopia tridimensionale nota come microscopia a reticolo leggero.
Questa tecnica consente ai ricercatori di mappare circuiti su larga scala all’interno del cervello e allo stesso tempo offre una visione unica delle funzioni dei singoli neuroni” – dice il prof. Edward Boyden. “Usando la microscopia a reticolo di luce, insieme al processo di microscopia di espansione, ora possiamo immaginare su larga scala senza perdere di vista la configurazione su scala nanometrica delle biomolecole.

L’imaging di campioni di tessuto espanso genera enormi quantità di dati – fino a decine di terabyte per campione – quindi i ricercatori hanno anche dovuto elaborare tecniche computazionali di elaborazione dell’immagine altamente parallele in grado di suddividere i dati in blocchi più piccoli, analizzarli e ricucirli insieme in un insieme coerente. Utilizzando questa tecnica, è possibile analizzare milioni di sinapsi in pochi giorni. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Cortical column and whole-brain imaging with molecular contrast and nanoscale resolution
BY RUIXUAN GAO, SHOH M. ASANO, SRIGOKUL UPADHYAYULA, IGOR PISAREV, DANIEL E. ….. YOSHINORI ASO, EDWARD S. BOYDEN, ERIC BETZIG
Science 18 Jan 2019: Vol. 363, Issue 6424, eaau8302 DOI:10.1126/science.aau8302

Fonte: MIT

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Sviluppati microrobot intelligenti che permettono la somministrazione di farmaci.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2019

I ricercatori dell’Ecole polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL) e dell’Eidgenössische Technische Hochschule Zürich (ETHZ) hanno sviluppato minuscoli robot elastici ispirati ai batteri, che adattano la loro morfologia al loro ambiente. Biocompatibili, in grado di massimizzare i loro movimenti e raggiungere aree ristrette, potrebbero rivoluzionare metodi mirati di somministrazione di farmaci nel corpo umano.


Smart microrobots that can adapt to their surroundings

Il team del prof. Selman Sakar dell’EPFL e il team del prof. Bradley Nelson a ETHZ hanno progettato micro-robot da nuoto morbidi, intelligenti e biocompatibili. Questi piccoli meccanismi ispirati ai batteri hanno la particolarità di potersi deformare ampiamente, permettendo di evolversi attraverso i vasi sanguigni stretti, e in ambienti stretti e complessi, senza perdere velocità o manovrabilità. Composti da un idrogel nanocomposito contenente nanoparticelle magnetiche, sono controllati applicando loro un campo elettromagnetico (video).

I nostri robot hanno una struttura e una composizione speciale che permettono una deformazione in determinate condizioni. Pertanto, quando la viscosità o la concentrazione osmotica dell’ambiente cambia, ad esempio, il robot cambia forma per preservarne la velocità e la manovrabilità e rimane stabile in caso di cambio di direzione“, afferma il prof. Selman Sakar.

I robot in miniatura hanno il vantaggio di essere facili da produrre e a costi molto bassi. Per ora, i ricercatori stanno ancora lavorando per migliorare le loro prestazioni per farli “nuotare” in fluidi complessi simili a quelli che si trovano nel corpo umano.

Leggi abstract dell’articolo:
Adaptive locomotion of artificial microswimmers
H.-W. Huang, F. E. Uslu, P. Katsamba, E. Lauga, M. S. Sakar, B. J. Nelson.
Science Advances  18 Jan 2019: Vol. 5, no. 1, eaau1532 DOI: 10.1126/sciadv.aau1532

Fonte: Ecole polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL)

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Nuovi sensori indossabili per monitorare lo stato di salute.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2018

I ricercatori della Purdue University hanno realizzato degli adesivi indossabili, sottili come la pelle per monitorare continuamente lo stato di salute.
Gli “adesivi intelligenti” sono fatti di cellulosa, che è sia biocompatibile che traspirante. Possono essere utilizzati per monitorare l’attività fisica e allertare chi lo indossa in merito a possibili rischi per la salute in tempo reale.

Questi semplici stickers potrebbero essere utilizzati come sensori impiantabili per monitorare il sonno dei pazienti perché si conformano agli organi interni senza causare reazioni avverse. Gli atleti potrebbero anche utilizzare la tecnologia per monitorare la loro salute durante l’allenamento e il nuoto.


Mounting EPEDs Epidermal Paper Based Electronics on skin

Poiché la carta si degrada rapidamente quando si bagna e la pelle umana tende a essere coperta di sudore, questi adesivi sono stati rivestiti con molecole che respingono acqua, olio, polvere e batteri.

Per la prima volta, abbiamo creato dispositivi elettronici indossabili che si possono attaccare facilmente alla propria pelle e sono fatti di carta per ridurre i costi della medicina personalizzata“, ha dichiarato il prof. Ramses Martinez (video).
La ricerca è stata pubblicata su “ACS Advanced Materials and Interfaces“.

Leggi abstract dell’articolo:
Wearable and Implantable Epidermal Paper-Based Electronics
Behnam Sadri, Debkalpa Goswami, Marina Sala de Medeiros, Aniket Pal, Beatriz Castro, Shihuan Kuang, and Ramses V. Martinez
ACS Appl. Mater. Interfaces, 2018, 10 (37), pp 31061–31068 DOI: 10.1021/acsami.8b11020

Fonte: Purdue University

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Paralizzati camminano dopo “impianto spinale”.

Posted by giorgiobertin su settembre 26, 2018

Tre pazienti, tutti paralizzati dalla vita in giù, sono stati in grado di camminare di nuovo dopo aver montato una patch elettrica sui loro midolli spinali.

I gruppi di ricerca statunitensi dell’Università di Louisville e la Mayo Clinic, riportano il successo in “Nature Medicine” e nel “New England Journal of Medicine“.


Spinal Cord Injury Patients taking steps – Kelly Thomas learned to walk again after doctors attached an electrical patch to her spinal cord

Questa ricerca dimostra che una certa connettività cervello-spina dorsale può essere ripristinata anni dopo una lesione del midollo spinale in quanto questi partecipanti che vivono con paralisi motoria completa sono stati in grado di camminare, stare in piedi, recuperare la mobilità del tronco e recuperare un certo numero di funzioni motorie senza assistenza fisica quando utilizzando lo stimolatore epidurale“. – afferma la prof.ssa Susan Harkema, autore dello studio.

Questa ricerca si basa su due distinti trattamenti:

  • La stimolazione epidurale è l’applicazione di corrente elettrica continua a varie frequenze e intensità a specifiche posizioni sul midollo spinale lombosacrale. Questa posizione corrisponde alle reti neurali dense che controllano in gran parte il movimento di fianchi, ginocchia, caviglie e dita dei piedi.
  • L’allenamento locomotore mira a riqualificare in definitiva il midollo spinale per “ricordare” il modello del camminare ripetendo ripetutamente la posizione eretta. In una sessione di terapia di allenamento locomotore, il peso del corpo del partecipante è supportato in un’imbracatura mentre il personale appositamente addestrato muove le gambe per simulare camminare mentre si è su un tapis roulant.

La stimolazione epidurale probabilmente diventerà un trattamento standard con diversi miglioramenti nella progettazione del dispositivo per indirizzare circuiti neurologici più specifici.

Leggi abstract degli articoli:
Neuromodulation of lumbosacral spinal networks enables independent stepping after complete paraplegia
Megan L. Gill, Peter J. Grahn, Jonathan S. Calvert, Margaux B. Linde, Igor A. Lavrov, Jeffrey A. Strommen… et al.
Nature Medicine Published: 24 September 2018

Recovery of Over-Ground Walking after Chronic Motor Complete Spinal Cord Injury
Claudia A. Angeli, Ph.D., Maxwell Boakye, M.D., Rebekah A. Morton, B.S., Justin Vogt, B.S., Kristin Benton, B.S., Yangshen Chen, Ph.D., Christie K. Ferreira, B.S., and Susan J. Harkema
NEJM September 24, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1803588

Watch a video of the patients taking steps.

Fonte: University of Louisville

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Verso la mappatura delle connessioni neuronali.

Posted by giorgiobertin su luglio 1, 2018

I ricercatori della Purdue University stanno progettando strumenti basati sui dati che aiuteranno i medici a comprendere meglio la progressione delle malattie neurodegenerative identificando e monitorando i cambiamenti nel cervello.

Il progetto guidato dal prof. Joaquín Goñi sta studiando la rete di connessioni neurali che compongono il cervello umano. Questa rete è chiamata connectome. Le tecniche di imaging del cervello, come l’imaging pesato sulla diffusione e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), consentono ai neuroscienziati di modellare ed esaminare il connettoma per comprendere la comunicazione tra le diverse regioni del cervello. Questo li aiuta a vedere quali parti del cervello funzionano normalmente – e quali no – osservandone i cambiamenti nel tempo.

Connectome
A visualization of the human connectome. (Purdue University image)

Come descritto su “Nature Scientific Reports” utilizzando i dati del progetto “Human Connectome” è stato dimostrato che i singoli connettivi sono abbastanza unici per essere identificabili e potrebbero essere potenzialmente utilizzati per comprendere meglio le differenze tra i singoli individui e i loro collegamenti con la loro salute.

In definitiva, il team spera di rilasciare uno strumento collaudato per valutare il connettoma umano che aiuterà i medici a monitorare la progressione della malattia e la salute neurale.

Leggi abstract dell’articolo:
The quest for identifiability in human functional connectomes
Enrico Amico & Joaquín Goñi
Scientific Reports volume 8, Article number: 8254 (2018) Published: 29 May 2018

Human Connectome Project

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Nuova tecnica per la somministrazione di insulina per via orale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

I ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS) hanno sviluppato un metodo di somministrazione orale che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui i diabetici mantengono sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.

deliveringin
Oral delivery method could dramatically transform the way in which diabetics keep their blood sugar levels in check. Credit: Harvard SEAS

Gli scienziati non sono fino ad ora riusciti a trovare un modo per somministrare insulina per via orale, la proteina non resiste quando incontra l’ambiente acido dello stomaco e così viene scarsamente assorbita dall’intestino. La chiave del nuovo approccio è dunque trasportare l’insulina in un liquido ionico costituito da colina e acido geranico, che viene inserito in una capsula con rivestimento resistente agli acidi.
Il rivestimento polimerico si dissolve quando raggiunge un ambiente più alcalino nell’intestino tenue, dove viene rilasciato il liquido ionico contenente l’insulina.

La formulazione è biocompatibile, facile da produrre e può essere conservata fino a due mesi a temperatura ambiente senza degradazione, un tempo più lungo rispetto a molti altri prodotti iniettabili attualmente sul mercato.

L’insulina oralmente ingerita imiterebbe più fedelmente il modo in cui il pancreas di un individuo sano produce e distribuisce insulina al fegato, dove viene estratto fino all’80% e il resto viene fatto circolare attraverso il flusso sanguigno. Potrebbe anche mitigare gli effetti avversi di prendere iniezioni per un lungo periodo di tempo.

È il sacro graal del rilascio di farmaci per sviluppare modi per somministrare proteine ​​e peptidi come l’insulina per via orale, invece dell’iniezione“, ha dichiarato il prof. Mark Prausnitz.

Una rivoluzione per tutte le persone che vivono con il diabete che devono farsi una dolorosa puntura, una o due volte al giorno, essendo l’unica opzione per somministrare l’insulina.
I ricercatori sono ottimisti sul fatto che se tutto andrà bene, ottenere l’approvazione per eventuali studi clinici sugli esseri umani sarà reso più facile dal fatto che gli ingredienti chiave – colina e acido geranico – sono già considerati sicuri dall’FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Ionic liquids for oral insulin delivery
Ionic liquids for oral insulin delivery
Amrita Banerjee, Kelly Ibsen, Tyler Brown, Renwei Chen, Christian Agatemor, and Samir Mitragotri
PNAS June 25, 2018. 201722338; published ahead of print June 25, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1722338115

Fonte: Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS)

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Un batterico-elettronico ingeribile per monitorare la salute gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Un team di ricercatori del Massachussettes Institute of Techonology di Boston (Stati Uniti) sta lavorando ad una capsula ingeribile con al suo interno un batterio che, a contatto con un componente del sangue, si illumina e invia un segnale a un device esterno (video).
Combinando sensori biologici ingegnerizzati con dispositivi elettronici a bassissima potenza possiamo rilevare, quasi in tempo reale, i segnali biologici nel corpo rendendo possibili nuove capacità diagnostiche”, afferma il prof. Timothy Lu. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Science.


The ingestible bacterial-electronic sensor

Il chip è un cilindro di circa 3,8 cm di lunghezza con una potenza di 13 microwatts e una batteria da 2,7 volt in grado di fornire energia al device per un mese e mezzo. Al suo interno il team di scienziati ha inserito un ceppo probiotico di Escherichia coli modificato per far sì che il microrganismo potesse emettere un segnale luminoso una volta rilevato l’eme, un composto ferroso dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Grazie a un fototransistor che può misurare la quantità di luce prodotta dalle cellule batteriche, l’informazione viene rilasciata a un microprocessore. Questa viene così convertita in un segnale wireless che può essere letto da uno smartphone o da un computer.

Il chip, che potrebbe essere messo a punto per essere utilizzato una sola volta o per poter restare nel tratto digestivo per giorni o settimane, si è dimostrato in grado di funzionare nello stomaco dei maiali.

Nello stesso lavoro di ricerca il team ha illustrato le potenzialità di altre due molecole non ancora testate. Una rileva la presenza di un marcatore dell’infiammazione (uno ione contenente solfuro) utilizzabile per monitorare i pazienti con malattia di Crohn o altre condizioni infiammatorie, l’altra invece ha come target un marcatore molecolare delle infezioni gastrointestinali.

Leggi abstract dell’articolo:
An ingestible bacterial-electronic system to monitor gastrointestinal health
Mark Mimee, Phillip Nadeau3, Alison Hayward, Sean Carim, Sarah Flanagan, Logan Jerger, Joy Collins, Shane McDonnell, Richard Swartwout, Robert J. Citorik, Vladimir Bulović, Robert Langer, Giovanni Traverso, Anantha P. Chandrakasan, Timothy K. Lu.
Science 25 May 2018: Vol. 360, Issue 6391, pp. 915-918 DOI: 10.1126/science.aas9315

Fonte: Massachussettes Institute of Techonology

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Hemospray: dispositivo per il trattamento del sanguinamento gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato la commercializzazione di Hemospray, un nuovo dispositivo utilizzato per aiutare a controllare alcuni tipi di sanguinamento nel tratto gastrointestinale (GI).


HEMOSPRAY

Il dispositivo è pensato per la maggior parte dei tipi di sanguinamento GI superiore o inferiore e può coprire ulcere o tumori di grandi dimensioni. “Lo spray offre ai medici un’opzione non chirurgica aggiuntiva e può aiutare a ridurre il rischio di morte per emorragia gastrointestinale in molti pazienti” spiega Binita Ashar, del Center for Devices and Radiological Health della FDA.

Per arrivare all’autorizzazione, la FDA ha esaminato studi clinici s su 228 pazienti con emorragia gastrointestinale superiore e inferiore, oltre a lavori presenti in letteratura che comprendevano 522 pazienti.
Il prodotto è ritenuto inerte e non tossico. L’azienda produttrice è la Wilson-Cook Medical.

Comunicato stampa FDA:
FDA permits marketing of new endoscopic device for treating gastrointestinal bleeding
Hemospray® Endoscopic Hemostat

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Creata mano robotica che piega le dita.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2018

Si chiama ‘Hannes‘, sarà disponibile a partire dal 2019 e consentirà ai pazienti di recuperare circa il 90% delle funzionalità. E’ la nuova mano protesica di derivazione robotica sviluppata da Rehab Technologies Itt. Si tratta di un dispositivo che non richiede bisturi ed è più economico di quelli attuali.

La mano – che prende il nome dal professor Hannes Schmidl (il primo direttore tecnico del Centro protesi dell’Inail di Budrio (Bologna) e autore nel 1965 della prima mano controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli (mioelettrica), è stata progettata affinché conformazione, peso e qualità dei movimenti siano quanto più possibile equiparabili a quelli di un arto reale (video).


Marco Zambelli presenta “Hannes”, la mano robotica di Inail e IIT – (10-05-2018)

Questa tecnologia fa sì che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Il pollice è orientabile in 3 diverse posizioni e rende possibili i tipi di orse necessarie bella vita di tutti i giorni. La mano può inoltre spostare oggetti fino a un peso di 15 kg. è stata realizzata in 2 taglie e in versione destra e sinistra.

La mano – spiega il prof. Lorenzo de Micheli, responsabilie laboratorio Rehab Technologies Itt – è attuata da un solo motore che trascina le dita in chiusura in modo molto armonioso attraverso dei cavi, un po’ mimando quelli che sono i tendini della mano umana. Questo motore viene poi comandato dalla persona attraverso la contrazione muscolare di alcuni muscoli residui che stanno all’interno dell’invaso a cui è connessa la mano. L’attività di questi muscoli residui, la contrazione, viene raccolta da dei sensori i quali poi comandano in apertura e chiusura la mano attraverso il singolo motore”.
A questo punto – affermano i ricercatori – abbiamo un cammino davanti che volgiamo perseguire. Sarà una strada lunga e difficile, dopo la mano dovremo realizzare una protesi per il braccio e per la gamba“.

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Sensori wireless per misurare temperatura e pressione nei pazienti allettati.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2018

Un team di ricercatori statunitensi, cinesi e coreani ha sviluppato un piccolo sensore simile alla pelle che può essere applicato a un paziente umano per raccogliere informazioni sulla temperatura e sulla pressione e inviarlo in modalità wireless agli operatori sanitari. Nel loro articolo pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, il team descrive il sensore, come funziona e le sue peculiarità rispetto ai sensori convenzionali.

Rielvare la temperatura dei pazienti in un ambiente ospedaliero è un modo rapido per testare l’insorgenza di un’infezione. Inoltre, i test di pressione nei pazienti allettati per lunghi periodi di tempo permettono ai sanitari di intervenire per prevenire le piaghe da decubito.
Il sensore sviluppato dal team è destinato a essere utilizzato come parte di un set di sensori applicati alla pelle del paziente in vari siti (video). Ciascuno dei sensori, che hanno all’incirca le dimensioni di una monetina, ha un sensore di pressione, un sensore di temperatura e un sistema di trasmissione NFC.

E’ in programma una sperimentazione clinica più ampia; inoltre i ricercatori stanno lavorando per poter aggiungere altre capacità ai sensori, come il monitoraggio del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.

Leggi abstract dell’articolo:
Battery-free, wireless sensors for full-body pressure and temperature mapping
Seungyong Han et al.
Science Translational Medicine (2018). DOI: 10.1126/scitranslmed.aan4950

Approfondimenti in full text:
J. Kim, A. Banks, Z. Xie, S.Y. Heo, P. Gutruf, J.W. Lee, S. Xu, K.-I. Jang, F. Liu, G. Brown, J. Choi, J.H. Kim, X. Feng, Y. Huang, U. Paik and J.A. Rogers, “Miniaturized Flexible Electronic Systems with Wireless Power and Near-Field Communication Capabilities,” Advanced Functional Materials 25, 4761–4767 (2015)

J. Kim, P. Gutruf, A.M. Chiarelli, S.Y. Heo, K. Cho, Z. Xie, A. Banks, S. Han, K.-I. Jang, J.W. Lee, K.-T. Lee, X. Feng, Y. Huang, M. Fabiani, G. Gratton, U. Paik, and J.A. Rogers, “Miniaturized Battery-Free Wireless Systems for Wearable Pulse Oximetry,” Advanced Functional Materials 27, 1604373 (2017)

Fonte: Medicalxpress.com

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Nuovi elettrodi tatuabili come seconda pelle.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2018

I ricercatori del Centro IIT di Pontedera, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi di Milano, hanno implementato una tecnica per stampare elettrodi direttamente sulla carta dei tatuaggi trasferibili, mediante stampante a getto di inchiostro che utilizza inchiostri in grado di condurre l’elettricità, organici e compatibili con la pelle.

tatuaggio-elettrodi

I nuovi elettrodi sono flessibili, in grado di aderire alla pelle conformandosi alle sue rugosità e realizzabili nella forma che meglio si adatta alle asperità dell’area del corpo dove devono essere applicati per poter rilevare con miglior precisione il segnale elettrico di interesse, potendo essere applicati anche in parti del corpo un tempo impensabili, ad esempio sul volto. Si tratta di sensori asciutti, che riescono a trasmettere in maniera corretta il segnale elettrico per tre giorni, a differenza dei normali elettrodi che necessitano di un gel per interfacciarsi con la pelle e che mantengono la loro efficienza al massimo per otto ore prima di asciugarsi.
Al termine dell’utilizzo i nuovi sensori vengono lavati via con acqua e sapone, proprio come i comuni tatuaggi temporanei.

“Il campo della cosidetta ‘epidermal electronics’, ossia i dispositivi elettronici da indossare a diretto contatto con la pelle, é un campo di ricerca in fortissima espansione. I nostri elettrodi a tatuaggio, grazie alla scelta dei materiali e al processo di stampa usato, rappresentano uno sviluppo interessante anche perché low-cost e facili da applicare e utilizzare” afferma il prof. Francesco Greco.

Leggi il full text dell’articolo:
Ultraconformable Temporary Tattoo Electrodes for Electrophysiology
Laura M. Ferrari, Sudha Sudha, Sergio Tarantino, Roberto Esposti, Francesco Bolzoni, Paolo Cavallari, Christian Cipriani, Virgilio Mattoli and Francesco Greco
Advanced Science: 3 JAN 2018, DOI: 10.1002/advs.201700771

Fonte:Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna

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Nuova tecnologia per la diagnosi dettagliata del cancro.

Posted by giorgiobertin su marzo 13, 2018

Una nuova tecnologia di imaging per valutare le biopsie tumorali è stata sviluppata da un team di scienziati guidati dal Dipartimento di Fisica e dal Dipartimento di Chirurgia e Cancro dell’Imperial College of London. Questa nuova tecnologia all’avanguardia può essere utilizzata per classificare i tumori del cancro, sradicare la soggettività umana e garantire che i pazienti ricevano il trattamento giusto.

Digistain
A traditional stained biopsy (L) and a Digistain view (R)

La nuova tecnologia “Digistain” utilizza la luce invisibile a medio infrarosso per fotografare le fette di tessuto in modo da mappare i cambiamenti chimici che segnalano l’insorgenza del cancro. In particolare, misurano il “rapporto tra nucleo e citoplasma” (NCR): un marker biologico riconosciuto per un’ampia gamma di tumori.

La nostra tecnica fornisce un punteggio quantitativo dell’indice Digistain (DI), corrispondente al NCR, e questo studio dimostra che è un indicatore estremamente affidabile del grado della progressione della malattia. Poiché si basa su una misurazione fisica, piuttosto che su un giudizio umano, promette di rimuovere l’elemento di probabilità nella diagnosi del cancro” – afferma il professor Chris Phillips dell’Imperial College.

A livello pratico, i ricercatori affermano che la tecnologia di imaging Digistain può essere incorporata facilmente ed economicamente nei laboratori ospedalieri esistenti e utilizzata dal personale. La professoressa Philips ha aggiunto: “È facile dimostrarne la validità controllando con le migliaia di campioni di biopsia già presenti negli archivi ospedalieri. Insieme, questi fatti faciliteranno il percorso verso la clinica e potrebbero salvare vite in solo un paio d’anni”.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Mid-Infrared Imaging in Breast Cancer Tissue: An Objective Measure of Grading Breast Cancer Biopsies
by H. Amrania, L. Woodley-Barker, K. Goddard, B. Rosales, S. Shousha, G. Thomas, T. McFarlane, M. Sroya, C. Wilhelm-Benartzi, K. Cocks, R.C. Coombes, and C.C. Phillips
Convergent Science Physical Oncology, Volume 4, Number 2, Published 13 March 2018.

Fonte: Imperial College of London

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Google leggerà presto negli occhi il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2018

Gli scienziati del Google and Verily Life Sciences hanno messo a punto dei sofisticati modelli di deep learning che consentono, attraverso una scansione della retina, di individuare il ‘livello’ di rischio di un soggetto rispetto alle malattie cardiovascolari. Uno strumento che, una volta perfezionato, consentirà di controllare in tempo reale il proprio rischio cardiovascolare.

  
Come riportato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” i ricercatori hanno utilizzato dei modelli di deep-learning per ‘estrarre’ dalle immagini del fondo retinico delle informazioni. I modelli sono stati costruiti a partire dalle immagini retiniche di 284.335 pazienti. Sono riusciti in questo modo ad individuare dei fattori di rischio cardiovascolari che fino ad oggi non si riteneva possibile ‘leggere’ o quantificare dalle immagini del fondo dell’occhio; la ‘lettura’ della retina, utilizzando gli algoritmi di Google si è rivelata in grado di definire i seguenti parametri: l’età (con un errore assoluto non superiore ai 3,26 anni), il sesso, l’essere o meno un fumatore, il livello di pressione sistolica (con un errore medio inferiore a 11,23 mmHg), i MACE (eventi cardiaci maggiori occorsi entro 5 anni dalla scansione del fondo).
Potrebbe questo esser uno strumento di autocontrollo rispetto ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, il killer numero uno del mondo occidentale.

La ricerca di Google appare insomma promettente e si basa su studi consolidati. Il fundus, la faccia interiore dell’occhio è infatti ricca di vasi sanguigni che costituiscono un buon indicatore della salute del corpo. Ricordiamo che nel 2016 Google aveva realizzato un algoritmo validato per la diagnosi di retinopatia diabetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning
Ryan Poplin, Avinash V. Varadarajan, Katy Blumer, Yun Liu, Michael V. McConnell, Greg S. Corrado, Lily Peng & Dale R. Webster
Nature Biomedical Engineering (2018) doi:10.1038/s41551-018-0195-0 Published online: 19 February 2018

Fonte: Google and Verily Life Sciences

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Creato display ultrasottile che mostra l’elettrocardiogramma sulla pelle.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Un nuovo display ultrasottile ed elastico che si adatta perfettamente alla pelle può mostrare la forma d’onda in movimento di un elettrocardiogramma registrato da un sensore di elettrodi posto sulla pelle. Combinato con un modulo di comunicazione wireless, questo sistema di sensori biomedici integrato, denominato “skin electronics“, può trasmettere i dati biometrici al cloud (video).


Japan team builds second skin message display

Il professor Takao Someya presso la Graduate School of Engineering dell’Università di Tokyo, ha presentato il nuovo display indossabile all’Annas Meeting annuale di Austin, in Texas, il 17 febbraio.

I ricercatori ritengono che la “skin eletronics” sia un sistema di monitoraggio della salute non invasivo per gli anziani o infermi, con i medici o sanitari in grado di monitorare da remoto le condizioni di chi lo indossa.

Il display per la pelle è costituito da un array di micro LED 16 x 24 e cavi estensibili montati su una gomma foglio. “Il display sulla nostra pelle mostra una grafica semplice con movimento”, afferma il professor Someya. “Poiché è realizzato con materiali sottili e morbidi, può essere deformato liberamente.
Il display è estensibile fino al 45 percento della sua lunghezza originale.

Il patch può essere allungato fino ad un massimo del 45% della sua lunghezza originale ed è progettato per essere molto più resistente all’usura ed allo strappo rispetto agli schermi precedenti. Il nuovo display ultrasottile può essere indossato sulla pelle ininterrottamente per una settimana senza causare alcuna infiammazione (video).
L’Università di Tokyo e la giapponese Dai Nippon Printing sperano di iniziare a produrre il patch in massa entro i prossimi tre anni, con maggiore affidabilità e capacità di coprire aree più vaste.

Fonte: Graduate School of Engineering University of Tokyo

Scientific Session: “Biomedical Sensors: Advances in Health Monitoring and Disease Treatment

videovideo 1

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Trapianto di Fegato – Metroticket 2.0: primo algoritmo che prevede il risultato.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2018

Si chiama Metroticket, il primo algoritmo in grado di prevedere con precisione molto elevata- ben oltre il 70% – il risultato di un trapianto di fegato dovuto ad un di tumore.
L’algoritmo e il suo applicativo informatico interamente “made in Italy”, è stato studiato ed elaborato dal Centro Trapianti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’Università degli Studi di Milano insieme ai Centri Trapianto dell’ospedale Niguarda di Milano e dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna, studiando l’attività di questi Centri in un arco di dieci anni con il coinvolgimento di oltre mille pazienti italiani trapiantati di fegato per tumore.

Liver-Transplant

L’algoritmo infatti è in grado di prevedere il risultato del trapianto, a cinque anni, in ogni singolo paziente affetto da tumore, in base alle sue caratteristiche e considerando anche l’effetto delle terapie utilizzate nell’attesa dell’intervento In pratica, il medico che segue un paziente con tumore epatico potrà calcolare istantaneamente, utilizzando una combinazione di parametri clinici e biologici, il risultato previsto del trapianto.

Il nuovo algoritmo, come emerge dallo studio pubblicato su “Gastroenterology“, è in grado di cambiare profondamente la pratica clinica internazionale perchè è di immediata applicabilità.
Questa ricerca ha prodotto un programma che supera in precisione ogni altro “criterio” sino ad oggi impiegato nel mondo per i trapianti in caso di tumore – precisa il prof. Mazzaferro, primo autore della ricerca.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Metroticket 2.0 Model for Analysis of Competing Risks of Death After Liver Transplantation for Hepatocellular Carcinoma
Mazzaferro V, Sposito C2, Zhou J, Pinna AD, De Carlis L, Fan J, Cescon M, Di Sandro S, Yi-Feng H, Lauterio A, Bongini M, Cucchetti A.
Gastroenterology. 2018 Jan;154(1):128-139. doi: 10.1053/j.gastro.2017.09.025. Epub 2017 Oct 5. https://doi.org/10.1053/j.gastro.2017.09.025

www.hcc-olt-metroticket.org/. ClinicalTrials.gov ID NCT02898415.

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Creato dispositivo tascabile per mappare il genoma umano.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

Un team di scienziati delle Università di Birmingham, Nottingham, East Anglia, California, Salt Lake City, British Columbia e Toronto, oltre al National Human Genome Research Institute del NIH coordinati dal prof. Nicholas Loman, ha sviluppato un dispositivo “MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies” per mappare il genoma umano, tanto piccolo da stare nel palmo di una mano: è stato ideato e sperimentato per sequenziare e poi ri-assemblare un intero genoma umano. (video)


Scientists have used a pocket-sized DNA-scanner to sequence the most complete human genome ever assembled with a single device.
The £700 ($1,000) portable gadget, which is no bigger than a mobile phone, could one day help us detect diseases in real-time.

Il ‘mappatore’ portatile a nanopori permette di sequenziare e assemblare un genoma umano, producendo dati che hanno consentito di analizzare regioni del Dna precedentemente non trattabili, con un’elevata accuratezza, un’eccezionale rapidità e costi molto contenuti.

Siamo passati da una situazione in cui potevi mappare il genoma solo con una grande quantità di denaro e in laboratori sofisticati, a una in cui puoi letteralmente tenere la mappatura del genoma in tasca, proprio come un telefonino“, spiega il Professor Nick Loman dell’Institute of Microbiology and Infection at the University of Birmingham. “Questo ci dà l’eccitante opportunità di iniziare a considerare la mappatura del Dna come uno strumento di routine, qualcosa che alcune persone potranno fare a casa“.

Le caratteristiche del dispositivo sono state pubblicate sulla rivista “Nature Biotechnology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nanopore sequencing and assembly of a human genome with ultra-long reads
Miten Jain, Sergey Koren, Karen H Miga, Josh Quick, Arthur C Rand, Thomas A Sasani, John R Tyson, Andrew D Beggs, Alexander T Dilthey, Ian T Fiddes, Sunir Malla, Hannah Marriott, Tom Nieto, Justin O’Grady, Hugh E Olsen, Brent S Pedersen, Arang Rhie, Hollian Richardson, Aaron R Quinlan, Terrance P Snutch, Louise Tee, Benedict Paten, Adam M Phillippy, Jared T Simpson, Nicholas J Loman & Matthew Loose
Nature Biotechnology Published online:29 January 2018 doi:10.1038/nbt.4060

MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies

Fonte: University of Birmingham

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La realtà aumentata aiuta i chirurghi a ricollegare i vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

L’utilizzo della realtà aumentata nella sala operatoria potrebbe aiutare i chirurghi a migliorare l’esito della chirurgia ricostruttiva per i pazienti.

In una serie di procedure condotte da un team dell’Imperial College di Londra al St. Mary’s Hospital, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta come i chirurghi possono utilizzare le cuffie Microsoft HoloLens mentre operano su pazienti sottoposti a chirurgia ricostruttiva degli arti inferiori.


The surgeon’s view. Credit: ‘Philip Pratt, et al. Eur Radiol Exp, 2018’

Il team di Imperial ha utilizzato la tecnologia per sovrapporre le immagini delle scansioni TC – compresa la posizione delle ossa e dei vasi sanguigni chiave – sulla gamba di ciascun paziente, in effetti consentendo al chirurgo di “vedere attraverso” l’arto durante l’intervento.
Siamo uno dei primi gruppi al mondo ad utilizzare con successo gli HoloLens in sala operatoria“, ha affermato il prof. Philip Pratt.

Attraverso questa serie iniziale di casi di pazienti abbiamo dimostrato che la tecnologia è praticabile e che può fornire un beneficio al team chirurgico. Con gli HoloLens, guardi la gamba e in sostanza la vedi all’interno. Vedi le ossa, il corso dei vasi sanguigni e puoi identificare esattamente dove si trovano gli obiettivi“, spiega il prof. Pratt.

I ricercatori nel lavoro pubblicato sulla rivista “European Radiology Experimental“, sono fiduciosi che, una volta perfezionato, l’approccio potrebbe essere applicato ad altre aree della chirurgia ricostruttiva che richiedono lembi di tessuto, come la ricostruzione del seno dopo mastectomia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Through the HoloLens™ looking glass: augmented reality for extremity reconstruction surgery using 3D vascular models with perforating vessels
Philip Pratt, Matthew Ives, Graham Lawton, Jonathan Simmons, Nasko Radev, Liana Spyropoulou and Dimitri Amiras
European Radiology Experimental 20182:2 Published on: 31 January 2018 https://doi.org/10.1186/s41747-017-0033-2

Fonte: Imperial College di Londra al St. Mary’s Hospital

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Janssen DiseaseLens: confronta i dati epidemiologici rapidamente e gratuitamente.

Posted by giorgiobertin su gennaio 23, 2018

Janssen DiseaseLens: confronta i dati epidemiologici per 30 malattie in 48 paesi, in modo rapido e gratuito. E’ uno strumento di ricerca interattivo per mettere a fuoco i dati chiave sulle malattie in tutto il mondo.

DiseaseLens consente di scegliere tra più punti di accesso per cercare, confrontare e condividere dati per paese, malattia e parola chiave.


Janssen DiseaseLens™ – Mobile App

E’ un’applicazione web che offre la possibilità di analizzare, da un’unica dashboard, i dati più completi sulle malattie più diffuse tra cui: tubercolosi (TB), diabete, epatite C, HIV, Schizofrenia, depressione, morbo di Alzheimer, psoriasi, colite ulcerosa, morbo di Crohn, mieloma multiplo e linfoma a cellule del mantello, così come forme diffuse di cancro come la prostata, la leucemia linfatica cronica e altro ancora.

I dati inclusi nel database DiseaseLens sono regolarmente aggiornati e provengono da tutte le fonti pubbliche più credibili tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Commissione Europea.

Janssen DiseaseLens è ora disponibile anche come app mobile per dispositivi iOS e Android. Puoi scaricarlo da iTunes App Store o Google Play. Basta digitare “DiseaseLens” nella barra di ricerca e scaricarlo gratuitamente.

Accedi al portale: http://www.diseaselens.com/

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Ottenute immagini “incredibili” del DNA in azione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2018

Grazie alla crio-microscopia elettronica , tecnica vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 2017, un team di ricercatori dell’Institute of Cancer Research di Londra coordinati dal prof. Alessandro Vannini ha ottenuto «incredibili» immagini dell’Rna polimerasi III, che è in grado di leggere le istruzioni genetiche contenute nel Dna ed è utilizzato dalle cellule cancerogene per moltiplicarsi.


ICR Researchers use Cryo-Electron Microscopy to zoom in on DNA code being read in cells

Nel corso della ricerca, pubblicata su “Nature, i ricercatori hanno purificato l’Rna polimerasi III e dopo averlo immesso in acqua lo hanno velocemente congelato, per preservarne la struttura microscopica. Al termine di questo procedimento l’Rna è stato colpito da un fascio di elettroni al fine di ottenerne immagini da diverse angolazioni che sono state in seguito utilizzate per creare una fotografia tridimensionale molto dettagliata.

Si tratta di un nuovo modo di pensare e di mirare a un meccanismo molto importante – ha dichiarato il prof. Alessandro Vannini – poiché se noi bloccassimo completamente l’Rna polimerasi III tutte le cellule morirebbero, ma se riusciremo a bloccarne solo una parte potremmo riuscire a fermare lo sviluppo del cancro”  (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Structural basis of RNA polymerase III transcription initiation

Guillermo Abascal-Palacios, Ewan Phillip Ramsay, Fabienne Beuron, Edward Morris & Alessandro Vannini
Nature 553, 301–306 (18 January 2018) doi:10.1038/nature25441

Fonte: Institute of Cancer Research

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