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Posts Tagged ‘biotecnologia’

Creato grembo artificiale per aiutare neonati prematuri.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2017

Gli scienziati statunitensi hanno sviluppato un ‘grembo’ artificiale costituito da una sacca piena di liquidi da utilizzare come dispositivo di supporto extra-uterino per i neonati estremamente prematuri.

Il nuovo dispositivo medico messo a punto dai ricercatori del Center for Fetal Research, Department of Surgery, The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute, Philadelphia, Pennsylvania , è chiamato BioBag ed è stato testato su agnellini di appena 23 settimane (video). Se il trial clinico andrà avanti e si rivelerà di successo, i ricercatori potranno essere in grado di salvare molte vite umane.

Il nuovo utero artificiale riproduce l’ambiente dell’utero e fornisce al feto tutto ciò di cui ha bisogno, dal sangue alle sostanze nutritive, mentre è immerso nel liquido amniotico (video). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
An extra-uterine system to physiologically support the extreme premature lamb
Emily A. Partridge, Marcus G. Davey[…]Alan W. Flake
Nature Communications 8, Article number: 15112 (2017) Published online:25 April 2017doi:10.1038/ncomms15112

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute

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Nuova piattaforma diagnostica basata su CRISPR.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2017

Un team di scienziati del Broad Institute of MIT and Harvard, the McGovern Institute for Brain Research at MIT, the Institute for Medical Engineering & Science at MIT, and the Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University ha adattato, attraverso l’utilizzo dell’enzima CRISPR RNA-targeting una piattaforma denominata SHERLOCK (Specific High-sensitivity Enzymatic Reporter unLOCKing) come rivelatore altamente sensibile – in grado di segnalare la presenza di singole molecole di RNA o molecole di DNA (video).

SHERLOCK differisce dal sistema CRISPR-Cas9 in modo fondamentale. Esso utilizza un enzima chiamato Cas13a che taglia il materiale genetico ed ha il vantaggio di innescare il reporter fluorescente. Una volta che Cas13a trova il bersaglio, inizia indiscriminatamente tagliare qualsiasi RNA che incontra. Questi tagli “collaterali” possono costituire la base per la diagnostica di SHERLOCK. “La natura ha un sacco di strumenti molto sorprendenti“, dice Zhang, uno degli autori. “SHERLOCK può rilevare infezioni virali e batteriche, mutazioni tumorali trovate a basse frequenze, e variazioni sottili di sequenza del DNA note come polimorfismi di singoli nucleotidi che sono collegati ad altre malattie“.

Il metodo permette di:
Rilevare la presenza del virus Zika in pazienti – campioni di sangue o di urine entro poche ore;
– Distinguere tra le sequenze genetiche di ceppi africani e americani di virus Zika;
– Discriminare specifici tipi di batteri, come E. coli;
– Rilevare geni di resistenza agli antibiotici;
– Identificare mutazioni cancerose in frammenti di DNA simulati privi di cellule;
– Leggere rapidamente informazioni genetiche umane, come ad esempio il rischio di malattie cardiache, da un campione di saliva.

La sensibilità di rilevamento del nuovo sistema CRISPR-Cas13a specifica per materiale genetico ed è di 1 milione di volte più sensibile rispetto alla tecnica diagnostica più utilizzata, che rileva le proteine nota come ELISA.

SHERLOCK non solo rende più facile trovare le infezioni o mutazioni tumorali che la diagnostica meno sensibile si può perdere“, dice il prof. Collins, “ma il test funziona anche molto rapidamente”.

Prima che la piattaforma di diagnosi sia disponibile sul mercato, deve passare presso le agenzie di regolamentazione, come la Food and Drug Administration. la presentazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nucleic acid detection with CRISPR-Cas13a/C2c2
JONATHAN S. GOOTENBERG, OMAR O. ABUDAYYEH, JEONG WOOK LEE, ……., JAMES J. COLLINS, FENG ZHANG
Science 13 Apr 2017: eaam9321 DOI: 10.1126/science.aam9321

Fonte: Science News  –  Broad Institute of MIT  –  McGovern Institute for Brain Research at MIT  –  Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

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Creata sinapsi artificiale che può apprendere.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2017

I ricercatori del National Center for Scientific Research (Cnrs), Thales, e le Università di Bordeaux, Paris-Sud, e Evry hanno creato un sinapsi artificiale in grado di apprendere autonomamente. Sono riusciti a modellare il dispositivo, che è essenziale per lo sviluppo di circuiti più complessi. La ricerca è stata pubblicata in “Nature Communications“.

biomem_cnrs
Artist’s impression of the electronic synapse: the particles represent electrons circulating through oxide, by analogy with neurotransmitters in biological synapses. The flow of electrons depends on the oxide’s ferroelectric domain structure, which is controlled by electric voltage pulses.
© Sören Boyn/CNRS/Thales physics joint research unit.

Il lavoro del team ha portato alla creazione di una sinapsi artificiale direttamente su un chip in grado di apprendere in maniera autonoma. La base di partenza del progetto è un sottile strato ferroelettrico all’interno di due elettrodi di cui si può regolare la resistenza, tramite degli impulsi di tensione. Insomma, un comportamento simile ai neuroni biologici, che consente di avere una massima connessione nel momento in cui la resistenza è bassa, mentre avverrà esattamente l’opposto quando la resistenza è alta.

Al momento il prototipo, conosciuto anche come memristore, è ancora in fase di testing ma, in un futuro prossimo potrebbere essere implementato per imitare ancora più scrupolosamente i meccanismi che animano la nostra mente.

Leggi il full text dell’articolo:
Learning through ferroelectric domain dynamics in solid-state synapses.
Sören Boyn, Julie Grollier, Gwendal Lecerf, Bin Xu, Nicolas Locatelli, Stéphane Fusil, Stéphanie Girod, Cécile Carrétéro, Karin Garcia, Stéphane Xavier, Jean Tomas, Laurent Bellaiche, Manuel Bibes, Agnès Barthélémy, Sylvain Saïghi, Vincent Garcia.
Nature communications, 3 April 2017. DOI : 10.1038/NCOMMS14736.

Fonte: Unité Mixte de Physique, CNRS, Thales, Univ. Paris Sud, Université Paris-Saclay

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Nuovo nano-impianto per ripristinare la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Un team di ingegneri della University of California di San Diego e della La Jolla-based startup Nanovision Biosciences Inc.,  hanno sviluppato con la nanotecnologia e l’elettronica wireless un nuovo tipo di protesi retinica che porta la ricerca ad un passo in avanti verso il ripristino della capacità dei neuroni della retina di rispondere alla luce. I ricercatori hanno dimostrato questa risposta alla luce in una retina di ratto.

nanotech-retina-3     jneaa366af1_lr
Scanning electron micrograph (SEM) image of individual nanowires and groupies of nanowires. Credit image University of California – San Diego

Il dettaglio del lavoro del team americano è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Neural Engineering“. La tecnologia potrebbe aiutare decine di milioni di persone nel mondo che soffrono di malattie neurodegenerative che colpiscono la vista, tra cui la degenerazione maculare, retinite pigmentosa e la perdita della vista a causa del diabete.

La nuova protesi si basa su due tecnologie innovative. Una è costituito da schiere di nanofili di silicio che rilevano contemporaneamente la luce e stimolano elettricamente la retina. Questi nanofili di silicio imitano coni e bastoncelli sensibili alla luce della retina per stimolare direttamente le cellule retiniche. L’altra innovazione è un dispositivo wireless in grado di trasmettere energia e dati ai nanofili.

Vogliamo creare una nuova classe di dispositivi con capacità drasticamente migliorate per aiutare le persone con disabilità visive“, ha detto Gabriel A. Silva, uno dei maggiori autori del lavoro. I test sugli animali con il nuovo dispositivo sono in corso, in seguito saranno attivati gli studi clinici con l’obiettivo di ripristinare la visione funzionale in pazienti con grave degenerazione della retina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Towards high-resolution retinal prostheses with direct optical addressing and inductive telemetry.
Sohmyung Ha, Massoud L Khraiche, Abraham Akinin, Yi Jing, Samir Damle, Yanjin Kuang, Sue Bauchner, Yu-Hwa Lo, William R Freeman, Gabriel A Silva, Gert Cauwenberghs
Journal of Neural Engineering, 2016; 13 (5): 056008 DOI: 10.1088/1741-2560/13/5/056008

University of California di San Diego

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Archiviati con successo i file del PC sul DNA.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2017

Il DNA è un disco rigido creato dalla natura in grado di memorizzare, replicare e trasmettere grandi quantità di informazioni. Gli scienziati della Columbia University e del New York Genome Center hanno trovato un modo per utilizzare il DNA come un disco rigido del computer vero e proprio, la memorizzazione, replicazione e il recupero di diversi file digitali è avvenuta con successo. Nell’articolo pubblicato sulla rivista “Science“, sono riusciti a memorizzare sul dna diversi informazioni, tra cui un cortometraggio e un sistema operativo.

All of Your Data in a Drop of DNA

Il dna non si degrada nel tempo come le videocassette o i cd, e non diventerà obsoleto“, spiega il coautore dello studio Yaniv Erlich. Servendosi di un algoritmo, delle quattro basi nucleotidiche del dna (A, G, C e T) e di un codice a barre per il riassemblaggio dei file, i ricercatori con l’aiuto di una società la Twist Bioscience, specializzata nel trasformare i dati digitali in dati biologici, sono riusciti ad archiviare i dati in delle goccioline. Successivamente con una moderna tecnica di sequenziamento hanno letto i filamenti del dna e tradotto il codice genetico di nuovo in codice binario, recuperando così i file senza alcun errore ( short demo, – Capacity-approaching DNA storage).

I ricercatori sono stati in grado di memorizzare e salvare, senza alcun errore, 215 petabyte di dati su un singolo grammo di dna.”Crediamo che questo sia il dispositivo di archiviazione dati a più alta densità mai creato,” ha detto lo scienziato del computer Yaniv Erlich.

Leggi abstract dell’articolo:
DNA Fountain enables a robust and efficient storage architecture
Yaniv Erlich, Dina Zielinski, et al.
Science 03 Mar 2017: Vol. 355, Issue 6328, pp. 950-954 DOI: 10.1126/science.aaj2038

DNA Fountain enables a robust and efficient storage architecture – bioRxiv preprint first posted online Dec. 4, 2016 (full text pdf)

Fonti ed approfondimenti:
Columbia University
New York Genome Center
A Thumb Drive Made of Genes, Science Friday, Mar. 3, 2017
DNA could store all of the world’s data in one room, Science Magazine, Mar. 2, 2017
This Speck of DNA Contains a Movie, a Computer Virus, and an Amazon Gift Card, The Atlantic, Mar. 2, 2017
What’s Stored in DNA? An Old French Movie and a $50 Gift Card, Wall Street Journal, Mar. 2, 2017

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Un cerotto «wireless» per combattere l’emicrania.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2017

I ricercatori del Rambam Healthcare Campus and Technion Faculty of Medicine di Haifa hanno realizzato un cerotto ingegnerizzato con un chip autoalimentato da una microbatteria, attivabile con un’app via wireless da smartphone o tablet per effettuare una neurostimolazione delle terminazioni nervose sottocute e alleviare il dolore.

theranica theranicaiconstech

Lo studio è stato realizzato in 71 pazienti che avevano da 2 a 8 attacchi di emicrania al mese, il trattamento ha riportato un dimezzamento del dolore nel 64% dei casi a due ore dall’attivazione del dispositivo, soprattutto se l’accensione era fatta alle prime avvisaglie dell’attacco, cioè 20 minuti prima dell’arrivo del dolore. Il confronto è stato fatto con il gruppo di controllo che aveva ricevuto solo una falsa stimolazione.

I risultati del trial clinico non sono sufficienti ad affermare che questo device, prodotto dall’azienda israeliana Theranica Bio-Electronics, sia davvero la soluzione finale per l’emicrania anche perchè non è chiaro il meccanismo d’azione. I risultati preliminari sono promettenti, ma la dimensione del campione è relativamente piccola. I risultati dovranno essere confermati con uno studio multicentrico più grande.

Quello effettuato da Theranica e dai ricercatori israeliani per il device Nerivio Migra è  comunque il primo studio pubblicato che ottiene risultati simili a quelli dei famosi triptani, da vent’anni i farmaci di riferimento per questa malattia. I triptani ricordiamo includono una serie di effetti collaterali, e le persone con disturbi cardiaci non possono prenderli. Così una alternativa per il sollievo dal dolore sarebbe accolta da molte persone che soffrono di emicrania.

La fase successiva prevede studi presso tre centri di mal di testa degli Stati Uniti per raccogliere dati che permetteranno all’azienda di presentare la documentazione per l’approvazione da parte dell’FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Nonpainful remote electrical stimulation alleviates episodic migraine pain
David Yarnitsky, Lana Volokh, Alon Ironi, Boaz Weller, Merav Shor, Alla Shifrin, and Yelena Granovsky
Neurology; published ahead of print March 1, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000003760: 1526-632X

ClinicalTrials.gov identifier: NCT02453399.

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Nanocubi per identificare precocemente Alzheimer e Parkinson.

Posted by giorgiobertin su febbraio 27, 2017

Grazie a una tecnica innovativa messa a punto da un team di ricercatori guidato dall’Ifac-Cnr di Firenze, e formato da ricercatori dell’Imm-Cnr di Catania, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Università di Saratov (Russia),è possibile identificare l”impronta digitale‘ di proteine e biomarcatori quando sono ancora presenti in minime tracce, riuscendo così a effettuare una diagnosi precoce di malattie neurodegenerative, quali l’Alzheimer e il Parkinson.

nn-2016-07523

La metodologia si basa sull’attivazione laser di nanocristalli (cristalli che hanno dimensioni dell’ordine del nanometro, unità di misura equivalente a un miliardesimo di metro) d’argento a forma di cubo; attivazione che consente di identificare molecole precursori della malattia presenti nei fluidi biologici (sangue, urina, fluido cerebrospinale)“, spiega Paolo Matteini dell’Ifac-Cnr, primo autore del lavoro e coordinatore del team. “L’irraggiamento laser ‘accende’ infatti i nanocristalli producendo un intenso campo elettrico che amplifica di circa un milione di volte il segnale delle molecole aderenti alla superficie dei nanocristalli stessi. Il segnale così rivelato fornisce informazioni uniche su composizione e struttura della biomolecola, che viene riconosciuta anche in minime tracce“.

La metodica consente di sviluppare test diagnostici per il riconoscimento precoce di biomarcatori di patologie neurodegenerative. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Acs Nano“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Site-Selective Surface-Enhanced Raman Detection of Proteins
Paolo Matteini, Maximilian Cottat, Francesco Tavanti, Elizaveta Panfilova, Mario Scuderi, Giuseppe Nicotra, Maria Cristina Menziani, Nikolau Khlebtsov, Marella de Angelis and Roberto Pini
ACS Nano, 2017, 11 (1), pp 918–926

Fonte: Istituto di fisica applicata (Ifac-Cnr)

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Un composto colpisce le cellule tumorali dall’interno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Il professor Peter J. Sadler, e il suo gruppo presso il Department  of Chemistry – University of Warwick, hanno dimostrato che un composto Organo-metallico Osmio FY26 uccide le cellule tumorali individuando e attaccando la loro parte più debole. Il nuovo composto è 50 volte più potente dei farmaci attualmente utilizzati nei trattamenti contro il cancro, come l’antitumorale cisplatino.

osmium_compound_fy26
osmium compound fy26 in cancer cell – credit university of warwick

Utilizzando l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), i ricercatori hanno analizzato gli effetti di composti organici di osmio FY26 in cellule di cancro ovarico – rilevano le emissioni di luce fluorescente a raggi X per monitorare l’attività del composto all’interno delle cellule. E’stato possibile vedere un livello di dettaglio senza precedenti.
FY26 è risultata essersi posizionato nei mitocondri – attaccando e distruggendo le funzioni vitali delle cellule tumorali all’interno, nel loro punto più debole.
I ricercatori hanno potuto vedere metalli naturali che sono prodotti dal corpo – come zinco e calcio – muoversi all’interno delle cellule. Più della metà di tutti i trattamenti di chemioterapia contro il cancro attualmente utilizzano composti del platino, che sono stati introdotti quasi 40 anni fa, per cui vi è necessario esplorare i benefici di altri metalli.

Questi studi si aprono la strada a nuovi approcci per la scoperta di nuovi farmaci e trattamenti” – afferma il prof. Sadler che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Chemistry A European Journal“.

Leggi abstract dell’articolo:
Synchrotron X-Ray Fluorescence Nanoprobe Reveals Target Sites for Organo-Osmium Complex in Human Ovarian Cancer Cells
Sanchez-Cano, C., Romero-Canelón, I., Yang, Y., Hands-Portman, I. J., Bohic, S., Cloetens, P. and Sadler, P. J.
Chem. Eur. J.. doi:10.1002/chem.201605911

Fonte: Department  of Chemistry – University of Warwick

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Nuova classe di prodotti potrebbe rivoluzionare il settore biomedicale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I borani poliedrici, o gruppi di atomi di boro legati ad atomi di idrogeno, stanno trasformando il settore biomedicale. Questi materiali artificiali sono diventati la base per la creazione di terapie contro il cancro, per la somministrazione avanzata di farmaci e nuovi mezzi di contrasto necessari per la diagnosi e il radioimaging.
Ora ricercatori dell’University of Missouri hanno scoperto una nuova classe di materiali a base di borani che potrebbero avere potenziali applicazioni diffuse, tra cui migliori strumenti diagnostici per il cancro e altre malattie, nonché celle solari a basso costo.

Poliarylborani
Polyarylboranes are a new class of materials that could be used in biomedical, personal computer and alternative energy applications. Credit: Mark Lee

Il professore di chimica Mark Lee Jr. e il suo team, hanno scoperto la nuova classe di nanomolecole ibride combinando borani con carbonio e idrogeno. “Questi nuovi materiali, chiamati ‘polyarylborani, possono avere un’utilizzo più ampio di quanto avessimo immaginato, ed ora stiamo esplorando sistematicamente l’uso di questi nuovi cluster.”

Leggi abstract dell’articolo:
Catalyst-Free Polyhydroboration of Dodecaborate Yields Highly Photoluminescent Ionic Polyarylated Clusters
Prof. Mark W. Lee Jr.
Angewandte Chemie, 2017; 129 (1): 144 DOI: 10.1002/ange.201608249

Fonte: University of Missouri

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Prodotta Pelle Umana con stampante 3-D.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I ricercatori dell’Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboratione con BioDan Group, hanno sviluppato una biostampante in 3-D in grado di produrre pelle umana sufficiente per il trapianto in pazienti, o per testare farmaci e cosmetici (video).


Scientists from the Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboration with the firm BioDan Group, have presented a prototype for a 3D bioprinter that can create totally functional human skin.

In medicina diversi gruppi in tutto il mondo stanno esplorando modi per utilizzare la stampa 3-D per creare tessuti complessi e organi del corpo umano. La nuova tecnica di bioprinting 3-D, descritta sulla rivista online “Biofabrication” ha generato una vasta area (100 x 100 centimetri) di pelle in meno di 35 minuti – di cui 30 minuti “necessari per la gelificazione della fibrina”, con due strati di pelle: l’epidermide e il derma.

Saper mescolare i componenti biologici, in quali condizioni lavorarli in modo che le cellule non si deteriorano, e come depositare correttamente il prodotto è fondamentale per il sistema.” – afferma il prof. Juan Francisco del Cañizo dell’Universidad Complutense de Madrid.

Invece delle cartucce di inchiostri colorati normalmente associati alla stampa, il bioprinter 3-D utilizza componenti biologiche. Gli esperti dicono che questi “bio-inchiostri” sono la chiave per il successo di stampa 3-D di tessuti umani e organi.

Per il bioprinter 3-D è stata presentata la documentazione per l’approvazione ai vari Enti regolatori europei. Occorre L’approvazione per garantire che la pelle stampata possa essere utilizzata per trapianto in pazienti con ustioni o altre malattie della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
3D bioprinting of functional human skin: production and in vivo analysis.
Nieves Cubo, Marta García, Juan Francisco del Cañizo, Diego Velasco, José L. Jorcano.
Biofabrication, Volume 9, Number 1 http://dx.doi.org/10.1088/1758-5090/9/1/015006

Fonte: Universidad Carlos III de Madrid (UC3M)

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Sviluppato impianto dentale per combattere le infezioni.

Posted by giorgiobertin su gennaio 19, 2017

Un team multidisciplinare di ricercatori della KU Leuven (Università di Lovanio, Belgio) ha messo a punto un impianto dentale che rilascia gradualmente i farmaci da un serbatoio incorporato. Questo aiuta a prevenire e combattere le infezioni.

Il nostro impianto ha un serbatoio incorporato sotto la corona del dente,” spiega il prof. Kaat De Cremer. “Attraverso una vite di copertura è molto facile da riempirlo con farmaci antimicrobici. L’impianto è realizzato in un materiale composito poroso, in modo che i farmaci gradualmente si diffondono dal serbatoio all’esterno dell’impianto. Come risultato, i batteri non possono più formare un biofilm“.

ku-leuven-dental                ku-leuven-dental2 Credit image K De Cremer 

Lo studio dimostra che i Streptococcus mutans, un tipo di batteri della bocca che colpisce i denti, non può formare il biofilm all’esterno dell’impianto quando il serbatoio è pieno di collutorio (clorexidina).
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “European Cells and Materials“.

Scarica e leggi il documento in full text:
CONTROLLED RELEASE OF CHLORHEXIDINE FROM A MESOPOROUS SILICA-CONTAINING MACROPOROUS TITANIUM DENTAL IMPLANT PREVENTS MICROBIAL BIOFILM FORMATION
K. De Cremer, A. Braem, E. Gerits, K. De Brucker, K. Vandamme, J.A. Martens, J. Michiels, J. Vleugels, B.P.A. Cammue and K. Thevissen
European Cells and Materials Vol. 33 2017 (pages 13-27) DOI: 10.22203/eCM.v033a02

Fonte: Centre of Microbial and Plant Genetics, KU Leuven, Leuven, Belgium

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Topi tornano a vedere con una retina ottenuta da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Le malattie degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare legata all’età, sono caratterizzate da una degenerazione della retina, che porta alla perdita della vista perché danneggia le cellule nervose sensibili alla luce (fotorecettori) che si trovano su questo tessuto. Attualmente non ci sono terapie in grado di bloccare la perdita della vista nelle persone con un processo di degenerazione della retina all’ultimo stadio.
Ora i ricercatori del RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe, Japan sono riusciti a coltivare in provetta a partire da cellule staminali una retina che trapiantata ha restituito la vista ai topi.

Il nostro studio è preliminare per un possibile trapianto della retina, derivata da cellule staminali, per la cura di alcune malattie dell’occhio” ha detto il prof. Takahashi. “Dopo ulteriori ricerche supplementari, abbiamo in programma di procedere a studi sull’uomo“.

stem-cells-retina
This image shows synaptic integration of graft retina into host mice. 3-D observation of contact between host bipolar cells (green) and graft retina (red). Credit: Mandai et al./Stem Cell Reports 2017

Negli esperimenti sono state utilizzate cellule della pelle di topi, riprogrammate usando un cocktail di 4 geni per farle diventare pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo. Queste cellule, che vengono chiamate cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), sono state poi indotte a svilupparsi in cellule della retina che sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo.
Quando è stato trapiantato nei topi, il tessuto ha sviluppato i collegamenti con le cellule vicine e ha restituito la vista in metà dei topi con una degenerazione della retina a uno stadio avanzato.

Scarica e leggi il documento in full text:
iPSC-Derived Retina Transplants Improve Vision in rd1 End-Stage Retinal-Degeneration Mice
Mandai, Michiko et al. Masayo Takahashi
Stem Cell Reports, Volume 8, Issue 1, 69 – 83  10 January 2017  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.008

Fonte: RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe  –  ANSA

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Immunoterapia personalizzata: possibile terapia anticancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2017

I ricercatori dell’Università del Michigan hanno avuto un buon successo iniziale nei topi utilizzando dei nanodischi per fornire un vaccino terapeutico personalizzato per il trattamento del cancro del colon e del melanoma.

nanodisc-cancer-therapy
The therapeutic cancer vaccine employs nanodiscs (in blue) loaded with tumor neoantigens, which are unique mutations from the patient’s own tumor cells. By generating T-cells to recognize the neoantigens, the nanodiscs can target a patient’s cancer mutations and fight to eliminate cancer cells and prevent tumor growth. Image credit: James Moon, John Gideon Searle

Il possibile vaccino terapeutico contro il cancro impiega nanodischi, realizzati con lipoproteine sintetiche ad alta densità, carichi di neoantigeni tumorali, che innescano una risposta immunitaria ad un tumore specifico. In particolare quando vengono iniettati nel corpo generano delle cellule-T da parte del sistema immunitario che attaccano quel tipo particolare di cancro e ne prevengono il ripetersi.

Fondamentalmente educhiamo il sistema immunitario con questi nanodischi in modo che le cellule immunitarie possono attaccare le cellule tumorali; tutto in modo personalizzato“, ha detto James Moon, professore di scienze farmaceutiche e ingegneria biomedica presso l’Università del Michigan.

I ricercatori hanno riportato i risultati sulla rivista “Nature Materials“. La nuova tecnologia, testata su topi affetti da melanoma e cancro al colon, ha dimostrato che dopo la vaccinazione il 27% delle cellule T nei topi ha avuto modo di lavorare e combattere i tumori dopo l’introduzione dei nanodischi. Il team ha anche accoppiata la terapia con le tecniche già utilizzate per amplificare l’attività delle cellule T, ottenendo una riduzione completa del tumore entro dieci giorni in quasi tutti i topi.

Il Santo Graal dell’immunoterapia del cancro è quello di sradicare i tumori e prevenire il ripetersi in futuro senza tossicità sistemica, ed i nostri studi hanno prodotto risultati molto promettenti nei topi“, ha detto il prof. Moon.

Leggi abstract dell’articolo:
Designer vaccine nanodiscs for personalized cancer immunotherapy
Rui Kuai, Lukasz J. Ochyl, Keith S. Bahjat, Anna Schwendeman & James J. Moon
Nature Materials Published online 26 December 2016 – doi:10.1038/nmat4822

Fonte: University of Michigan

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Create cellule staminali cardiache sintetiche.

Posted by giorgiobertin su gennaio 4, 2017

I ricercatori della North Carolina State University, dell’University of North Carolina al Chapel Hill e Hospital of Zhengzhou University hanno sviluppato una versione sintetica di cellule staminali cardiache.
Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelle delle cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi con le terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità, conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali.

synthetic-cell-stem

Mentre le terapie con cellule staminali possono essere efficaci, sono però associate ad alcuni rischi sia di crescita del tumore che di rigetto immunitario. Le nuove cellule sintetiche potrebbero risolvere questi problemi.

Le nuove cellule sperimentate in vitro e in vivo su un modello di topo con infarto del miocardio, è stato scoperto che hanno la capacità di legarsi al tessuto cardiaco e promuoverne la crescita, dopo un attacco di cuore. La crescita era paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache normali.
La pubblicazione sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic microparticles functionalized with biomimetic cardiac stem cell membranes and secretome
Junnan Tang, Deliang Shen, Thomas George Caranasos, Zegen Wang, Tyler A. Allen, Adam Vandergriff, Michael Taylor Hensley, Phuong-Uyen Dinh, Jhon Cores, Taosheng Li, Jinying Zhang, Quancheng Kan, Ke Cheng
Nature Communications 8, Article number: 13724 (2017) doi:10.1038/ncomms13724

Fonte: North Carolina State University

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Una mano robot per le persone quadriplegiche.

Posted by giorgiobertin su dicembre 12, 2016

Per la prima volta sono state restituite capacità di presa della mano, sufficienti a compiere azioni come mangiare e bere in maniera autonoma, a persone quadriplegiche, immobilizzate nel tronco e negli arti inferiori e superiori. La momentanea restituzione di questa capacità di presa è risultata possibile grazie a un robot esoscheletrico, indossabile, per l’assistenza della mano e a un’interfaccia non invasiva con il sistema nervoso. La descrizione della nuova tecnica è stata pubblicata sulla rivista del gruppo “Science” “Science Robotics“.


Direct brain control of advanced robotic systems promises substantial improvements in health care, for example, to restore intuitive control of hand movements required for activities of daily living in quadriplegics, like holding a cup and drinking, eating with cutlery, or manipulating different objects.

La funzionalità del nuovo sistema robotico, un’interfaccia robotica costituita da una cuffietta e da un esoscheletro di mano, è stata compiuta con successo da un gruppo di scienziati europei, coordinati in Italia da Nicola Vitiello e Maria Chiara Carrozza dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Nella sperimentazione, sei persone con quadriplegia sono riuscite ad afferrare un foglio, bere da una tazza, impugnare una forchetta per mangiare e stringere tra le mani una carta di credito (video).

Questi risultati appaiono molto promettenti, ma gli scienziati del consorzio europeo sono tutti consapevoli delle necessità di studi clinici che coinvolgano una popolazione più ampia e con tempi di sperimentazione più lunghi. “Soltanto grazie a una sperimentazione più estensiva – sottolinea Nicola Vitiello dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna – sarà infatti possibile capire come migliorare ancora le prestazioni dei vari moduli che compongono il sistema, ovvero il sistema robotico e la sua interfaccia con l’utente, e come pianificare una strategia di lungo periodo per portare questo tipo di tecnologie sul mercato“.

Leggi abstract dell’articolo:
Hybrid EEG/EOG-based brain/neural hand exoskeleton restores fully independent daily living activities after quadriplegia
BY S. R. SOEKADAR, M. WITKOWSKI, C. GÓMEZ, E. OPISSO, J. MEDINA, M. CORTESE, M. CEMPINI, M. C. CARROZZA, L. G. COHEN, N. BIRBAUMER, N. VITIELLO
SCIENCE ROBOTIC 06 DEC 2016

Fonti: Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna  –  Università di Tübingen

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Nuovo composto rileva i componenti del biofilm batterico.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2016

I rucercatori del Karolinska Institutet hanno sintetizzato un nuovo composto per il monitoraggio delle infezioni batteriche che formano biofilm. Fino ad ora non esistevano metodi specifici per il rilevamento della composizione del biofilm; non si riusciva ad avere un’analisi dei singoli batteri e della melma extracellulare generata dall’infezione.


Smart molecules reveal bacterial biofilm

Le molecole che abbiamo sviluppato sono uniche in quanto possono colorarsi in modo diverso a seconda di come si legano e si piegano. Noi di solito li chiamiamo camaleonti molecolari, perché cambiano colore a seconda dell’ambiente“, spiega il professor Peter Nilsson, Università di Linköping. “Questo è il primo metodo che colora specificamente i componenti del biofilm. Questo significa che i ricercatori che desiderano studiare i meccanismi che stanno alla base dei batteri che formano il biofilm, hanno un nuovo strumento per comprendere il processo“.

Nello studio, pubblicato sulla rivista “Nature Journal Biofilms and Microbiomes“, i ricercatori dimostrano come il metodo può essere usato per studiare batteri Salmonella, sia in piastre di coltura che in tessuto infetto. (video)

Leggi abstract dell’articolo:
Real-time opto-tracing of curli and cellulose into live Salmonella biofilms using luminescent oligothiophenes
Ferdinand X. Choong, Marcus Brooks, Sara Fahlén, BG Leif Johansson, Keira Melican, Michael Reno, K. Peter R Nilsson, Agneta Richter Dahlfors
Nature Journal Biofilms and Microbiomes, published online 23 October 2016, doi: 10.1038/npjbiofilms.2016.24

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Cerotto intelligente ascolta i suoni del corpo.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2016

Un nuovo cerotto o tatuaggio elettronico, realizzato dai ricercatori dell’University of Illinois a Urbana-Champaign, riprende i rumori sottili all’interno del corpo umano, compreso il suono del cuore, muscoli e tratto gastrointestinale.

Il dispositivo è costituito da sensori racchiusi in un guscio di silicone flessibile e fiancheggiato da elettrodi. Si attacca alla pelle come un cerotto o tatuaggio temporaneo e misura soli 20 millimetri in tutto. Si può attaccare su quasi ogni parte del corpo e sarà pronto per raccogliere i suoni e le vibrazioni da 0,5 a 550 Hertz – tutto, da un battito cardiaco ad un discorso.


Electronic tattoo listens to sounds in the body

Il nostro corpo genera un sacco di suoni diversi,” afferma Howard Liu presso la University of Illinois a Urbana-Champaign. “Progettando sensori con una costruzione leggera e sottile, siamo in grado di catturare suoni o segnali di vibrazione dalla nostra pelle.”
Il team pensa che la patch potrebbe essere utile per il monitoraggio di una vasta gamma di suoni clinicamente significativi. Si potrebbero tenere sotto controllo gli impianti biologici, allertando i medici a problemi medici potenziali o guasti meccanici.

Liu afferma che la patch potrebbe anche permettere alle persone di comunicare con i droni o protesi a comando vocale.

In un esperimento, il team ha messo il dispositivo in gola delle persone e istituito con un gioco a controllo vocale di Pac-Man. I sensori hanno ascoltato le vibrazioni delle corde vocali dei giocatori, come hanno detto “su“, “giù“, “sinistra” o “destra” per spostare l’avatar del Pac-Man in tempo reale (video).
Quello che abbiamo catturato è la vibrazione direttamente dalla gola“, dice Liu. “Se si catturano i segnali di questo tipo direttamente, si è praticamente immune da tutti i rumori circostanti. Questo tipo di segnali sono a bassa frequenza e vanno dalle attività muscolari, al cuore; tutto questo apre una nuova dimensione delle informazioni“.

Leggi abstract dell’articolo:
Epidermal mechano-acoustic sensing electronics for cardiovascular diagnostics and human-machine interfaces
Yuhao Liu, James J. S. Norton, Raza Qazi, Zhanan Zou, Kaitlyn R. Ammann, Hank Liu, Lingqing Yan, Phat L. Tran, Kyung-In Jang, Jung Woo Lee, Douglas Zhang, Kristopher A. Kilian, Sung Hee Jung, Timothy Bretl, Jianliang Xiao, Marvin J. Slepian, Yonggang Huang, Jae-Woong Jeong, and John A. Rogers
Science Advances 16 Nov 2016: Vol. 2, no. 11, e1601185 DOI: 10.1126/sciadv.1601185

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Scimmie paralizzate camminano con interfaccia cervello-colonna vertebrale in wireless.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2016

I ricercatori del Swiss Federal Institute of Technology di Lausanne ed un altro laboratorio in Cina hanno inserito in un cervelleo di scimmia un impianto wireless – che stimola gli elettrodi di una gamba, ricreando segnali registrati dal cervello – consentendo agli animali con lesioni del midollo spinale di camminare.

Questo studio aiuta ad aprire nuove interessanti percorsi di ricerca clinica e nuove opzioni di trattamenti bioelettronici per i pazienti che vivono con paralisi“, afferma il bioingegnere Chad Bouton uno dei ricercatori.


Paralyzed primate walks again after brain-spine implant

Dei microelettrodi vengono impiantati nel cervello delle scimmie paralizzate e vengono prelevati e decodificati i segnali che erano stati precedentemente associati con il movimento delle gambe.”Abbiamo capito come estrarre i segnali cerebrali che codificano la flessione ed estensione dei movimenti della gamba con un algoritmo matematico” – afferma Chad Bouton.
Questi segnali vengono inviati in modalità wireless a dispositivi che generano impulsi elettrici nella colonna vertebrale inferiore, che innescano a loro volta i muscoli nelle gambe delle scimmie creando il movimento video.

Ora stiamo lavorando con le scimmie per cercare di garantire loro un migliore controllo del muscolo della gamba, in modo che possano non solo sostenere il proprio peso, ma anche mantenere il loro equilibrio ed evitare gli ostacoli“. conclude Bouton

Leggi abstract degli articoli:
A brain–spine interface alleviating gait deficits after spinal cord injury in primates
Marco Capogrosso, Tomislav Milekovic, David Borton, Fabien Wagner, Eduardo Martin Moraud+ et al.
Nature 539, 284–288 (10 November 2016)

Spinal-cord injury: Neural interfaces take another step forward
Andrew Jackson
Nature 539, 177–178 (10 November 2016) doi:10.1038/539177a

 

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Sintonizzare il cervello per alleviare il dolore.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2016

Gli scienziati dell’Università di Manchester hanno dimostrato per la prima volta che se il cervello è ‘sintonizzato’ per una particolare frequenza, il dolore può essere alleviato.
Il dolore cronico (che dura per più di sei mesi) – è un vero problema per molte persone, si stima che il 20-50% della popolazione generale ne soffra.

Le cellule nervose sulla superficie del cervello sono coordinate tra di loro ad una particolare frequenza a seconda dello stato del cervello. Le onde alfa che sono sintonizzate a 7-14 cicli al secondo (Hz) sono state recentemente associate all’attivazione di parti del cervello.


Scientists at The University of Manchester successfully tune the brain to alleviate pain

I ricercatori del Human Pain Research Group presso l’Università di Manchester hanno trovato che le onde alfa della parte anteriore del cervello, il prosencefalo, sono associate al processo cerebrale del dolore. E’ stato dimostrato che fornendo a dei volontari con dolore cronico degli occhiali che lampeggiano con luce a tutta la gamma alfa o stimolando il suono in entrambe le orecchie gradualmente per fornire la stessa frequenza di stimolo, si è significativamente ridotta l’intensità del dolore (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Alpha-range visual and auditory stimulation reduces the perception of pain
K. Ecsy, A.K.P. Jones, C.A. Brown
European Journal of Pain First published: 2 November 2016 DOI: 10.1002/ejp.960

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Nuova terapia genica per la cura delle malattie genetiche del sangue.

Posted by giorgiobertin su ottobre 28, 2016

I ricercatori della Yale University e della Carnegie Mellon University  hanno realizzato delle nanoparticelle contenenti frammenti di DNA sintetico con lo scopo di curare la talassemia nei topi correggendo il DNA delle cellule staminali del sangue con una semplice iniezione endovenosa.
In particolare la nuova tecnica di editing genetico si basa sull’uso di molecole chiamate acido peptidonucleico (Pna) formate da uno ‘scheletro’ simile ad una proteina a cui sono legate le basi azotate tipiche di Dna e Rna.

edit-gene-mutations
(Left) Blood smears from anemic mice indicate irregular shapes of red blood cells; (right) wild type mice indicate normal shapes of red blood cells.

La nuova tecnica ha portato alla riparazione del Dna della cellula, con conseguente correzione della mutazione responsabile della malattia. Questo è avvenuto in un numero di cellule sufficiente a cancellare i sintomi della talassemia, con valori di emoglobina che si sono mantenuti normali anche a distanza di 140 giorni.

Il successo e i prossimi passi per sviluppare un’analoga terapia sull’uomo, più facile e precisa della tecnica Crispr (La Gene-editing CRISPR si basa su enzimi DNA per tagliare il DNA aperto a un sito di destinazione e per modificare un gene specifico), sono stati descritti in un articolo sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi abstract dell’articolo:
In vivo correction of anaemia in β-thalassemic mice by γPNA-mediated gene editing with nanoparticle delivery
Raman Bahal, Nicole Ali McNeer[…]Peter M. Glazer
Nature Communications 7, Article number: 13304 Published online: 26 October 2016 doi:10.1038/ncomms13304

Fonti:  Carnegie Mellon University   –   Yale University

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Nanoparticelle d’oro per trattare il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2016

Gli scienziati della Division of Gastroenterology and Hepatology, College of Medicine, Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, hanno studiato delle particelle d’oro minuscole come veicolo per trasportare molecole di farmaco chemioterapico in tumori con l’obiettivo di migliorare l’impatto delle radiazioni sui tumori.
Priyabrata Mukherjee e colleghi avevano già scoperto nel 2013 ( Journal of Biological Chemistry) che le nanoparticelle d’oro limitavano la crescita del tumore e le metastasi in un modello di cancro ovarico, ora i risultati positivi si sono ripetuti in un modello murino di cancro al pancreas.

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Image Copyright © 2016 American Chemical Society

Lo studio ha rivelato i dettagli sulla comunicazione cellulare nella zona circostante i tumori pancreatici. Interrompendo questa comunicazione – che è in parte responsabile per la natura letale di questo tipo di tumore – le particelle riducono la proliferazione cellulare e la migrazione che si verifica di solito nei pressi di questi tumori. Le nanoparticelle d’oro utilizzate nello studio non sono tossiche per le cellule normali.

Leggi abstract dell’articolo:
Gold Nanoparticle Reprograms Pancreatic Tumor Microenvironment and Inhibits Tumor Growth.
Sounik Saha, Xunhao Xiong, Prabir K. Chakraborty, Khader Shameer, Rochelle R. Arvizo, Rachel A. Kudgus, Shailendra Kumar Dhar Dwivedi, Md. Nazir Hossen, Elizabeth M. Gillies, J. David Robertson, Joel T. Dudley, Raul A. Urrutia, Russell G. Postier, Resham Bhattacharya, Priyabrata Mukherjee
ACS Nano, 2016; DOI: 10.1021/acsnano.6b02231 – Publication Date (Web): October 19, 2016

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Premio Nobel Chimica 2016 per gli studi sulle macchine molecolari.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2016

Il premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage (Università di Strasburgo), Sir J. Fraser Stoddart (Northwestern University) e Bernard L. Feringa (Università di Groningen, nei Paesi Bassi),per i loro studi sulle macchine molecolari. I tre ricercatori hanno sviluppato molecole con movimenti controllabili, che possono svolgere un compito quando a queste molecole si aggiunge energia. I ricercatori sono stati in grado di collegare insieme delle molecole capaci di funzionare come ascensori, motori e muscoli. Si tratta di minuscoli meccanismi grandi quanto un millesimo dello spessore di un capello.


Announcement of the Nobel Prize in Chemistry 2016

Da un punto di vista pratico i tre hanno aperto un nuovo ambito di ricerca nella chimica: hanno realizzato sistemi molecolari impensabili fino a qualche decennio fa con grandi potenzialità in molti ambiti, da quello medico a quello della ricerca di nuovi materiali.

In termini di sviluppo, il motore molecolare è allo stesso stadio come il motore elettrico è stato nel 1830, quando gli scienziati visualizzate varie manovelle filatura e ruote, senza sapere che avrebbero portare a treni elettrici, lavatrici, ventilatori e robot da cucina,” spiega l’Accademia delle Scienze svedese.

Fonte: The New York Times

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Nanoparticelle uccidono le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su ottobre 2, 2016

Gli scienziati della Cornell University, coordinati dal professore di Ingegneria Ulrich Wiesner, hanno scoperto che, le nanoparticelle fluorescenti ultrasmall – originariamente sviluppate per illuminare i tumori per la chirurgia – possono anche uccidere le cellule tumorali innescando un tipo di morte cellulare.

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Le nanoparticelle sono particelle minuscole con dimensione non più grande di 100 nanometri. Esse hanno proprietà insolite rispetto allo stesso materiale su scala più grande, e si applicano in molti campi, tra cui l’elettronica e la biomedicina.

Le nanoparticelle al centro dello studio sono ultrasmall, particelle di silice fluorescenti, con un diametro di 5 nanometri. “Questa è la prima volta che riusciamo a dimostrare che la nanoparticella ha proprietà terapeutiche intrinseche.” – afferma il prof. Michelle Bradbury. “La nanoparticella è ben tollerata nel tessuto normalmente sano, ma non appena si ha un tumore, e in condizioni molto specifiche, queste particelle diventano assassine.”

Le cellule tumorali hanno fame di sostanze nutritive – le nanoparticelle prendono il ferro dall’ambiente e lo consegnano alle cellule tumorali. Fornire il ferro nelle cellule innesca un tipo di morte cellulare chiamato ferroptosis, che rompe la membrana cellulare. Questo sistema è diverso dalla morte cellulare per frammentazione più comunemente osservata e nota come apoptosi.
Solo dopo 24-48 ore dall’esposizione è stata osservata un “onda di distruzione” che ha spazzato l’intera cultura delle cellule tumorali. Le nanoparticelle iniettate a dosi elevate in topi con melanoma è stato visto riducono i tumori senza causare reazioni avverse.

I ricercatori hanno ora intenzione di verificare i risultati con altre terapie standard in diversi tipi di tumori del cancro. Vogliono rendere più efficaci le nanoparticelle prima di iniziare i test sugli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Ultrasmall nanoparticles induce ferroptosis in nutrient-deprived cancer cells and suppress tumour growth
Sung Eun Kim,Li Zhang,Kai Ma,Michelle Riegman,Feng Chen,Irina Ingold,Marcus Conrad,Melik Ziya Turker,Minghui Gao,Xuejun Jiang, Sebastien Monette,Mohan Pauliah, Mithat Gonen,Pat Zanzonico,Thomas Quinn,Ulrich Wiesner,Michelle S. Bradbury & Michael Overholtzer
Nature Nanotechnology Published online 26 September 2016 doi:10.1038/nnano.2016.164

Fonte:  Cornell University

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Nanoparticelle di ferro innescano il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine hanno scoperto che le nanoparticelle di ferro utilizzate per il trattamento dell’anemia hanno un altro uso: innescano la capacità del sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali.

Le nanoparticelle, che sono disponibili in commercio come iniettabili “ferumoxytol“, sono state approvate dalla Food and Drug Administration per il trattamento dell’anemia da carenza di ferro.

ferumoxytol
A mouse study found that ferumoxytol prompts immune cells called tumor-associated macrophages to destroy tumor cells.Amy Thomas

Lo studio sui topi ha rilevato che ferumoxytol induce le cellule immunitarie chiamate macrofagi associate al tumore a distruggere le cellule tumorali, questo suggerisce che le nanoparticelle potrebbero integrare trattamenti contro il cancro già esistenti. La scoperta è stata descritta sulla rivista “Nature Nanotechnology“, ed è stata fatta per caso, mentre si stava verificando se le nanoparticelle possono essere utilizzate come cavalli di Troia per fornire chemioterapici nei tumori.

E’ stato davvero sorprendente constatare che le nanoparticelle attivano i macrofagi in modo che questi inizino l’attacco alle cellule tumorali nei topi“, ha detto Heike Daldrup-Link, professore associato di radiologia presso la Stanford University School of Medicine. “Pensiamo che questo tecnica possa essere sperimentata anche in pazienti umani.”

In un modello murino di cancro al seno, i ricercatori hanno dimostrato che ferumoxytol inibisce la crescita tumorale quando somministrato in dosi, in base al peso corporeo, simili a quelli approvati dalla FDA per il trattamento dell’anemia. Studi precedenti avevano dimostrato che le nanoparticelle sono metabolizzati in un periodo di circa sei settimane; il nuovo studio ha dimostrato che l’effetto anti-cancro di una singola dose di nanoparticelle si esauriva in circa tre settimane.

Gli scienziati stanno testando se le nanoparticelle possono fermare la diffusione del cancro. Dai primi risultati sembra proprio di si. Sempre in un modello murino di cancro al polmone a piccole cellule, le nanoparticelle hanno ridotto la formazione di tumori nel fegato, un organo comune di metastasi sia nei topi che negli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Iron oxide nanoparticles inhibit tumour growth by inducing pro-inflammatory macrophage polarization in tumour tissues
Saeid Zanganeh, Gregor Hutter,Ryan Spitler,Olga Lenkov,Morteza Mahmoudi,Aubie Shaw,Jukka Sakari Pajarinen,Hossein Nejadnik, Stuart Goodman, Michael Moseley,Lisa Marie Coussens & Heike Elisabeth Daldrup-Link
Nature Nanotechnology Published online 26 September 2016 doi:10.1038/nnano.2016.168

Fonte:  Stanford University School of Medicine

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FDA approva il primo “pancreas artificiale”.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato il primo “pancreas artificiale“, un dispositivo che può aiutare alcuni pazienti diabetici a gestire la loro malattia, monitorando costantemente la glicemia e la consegna di insulina in base alle esigenze.
Il dispositivo prodotto da Medtronic è stato approvato per i pazienti con diabete di tipo 1, il tipo di solito diagnosticato durante l’infanzia.

pancreas-artificiale

Attualmente i pazienti affetti da diabete di tipo 1 gestiscono la loro insulina attraverso iniezioni multiple per tutta la giornata con una pompa di consegna del farmaco attraverso un tubo. Il loro pancreas non produce insulina, un ormone necessario per trasformare il cibo in energia.
Il nuovo MiniMed 670g consiste di una pompa per il farmaco, un sensore che misura la glicemia e un tubo che trasporta l’insulina. Il sensore misura i livelli di zucchero ogni 5 minuti, infondendo o sospendendo l’insulina a seconda delle necessità.

La Food and Drug Administration ha approvato il dispositivo Medtronic sulla base di uno studio di tre mesi su oltre 120 pazienti. Lo studio non ha riportato eventi avversi, come pericolosi abbassamenti di zucchero nel sangue, dimostrando che il dispositivo è sicuro dai 14 anni in su. Il sistema MiniMed 670g non è approvato per l’uso in donne in gravidanza e pazienti con funzione renale compromessa.

Questa approvazione rappresenta una pietra miliare significativa nella storia della gestione del diabete, ed è il culmine di molti anni di lavoro dedicato. Con questa approvazione, siamo un passo più vicini a fornire un sistema a circuito chiuso completamente automatizzato, affermano i ricercatori.

Mentre il dispositivo attualmente può essere commercializzato solo per il tipo 1, i medici affermano che potrebbe eventualmente essere utilizzato da persone con diabete di tipo 2, in cui il corpo perde gradualmente la capacità di produrre o utilizzare l’insulina.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first automated insulin delivery device for type 1 diabetes

www.medtronicdiabetes.com

MiniMed 670g

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