Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 459 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento
  • Annunci

Posts Tagged ‘biotecnologia’

Pillola fluorescente illumina le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2018

Lo screening del futuro potrebbe consistere nell’ingoiare una pillola speciale che contiene un colorante in grado di reagire alla luce infrarossa. La pasticca si lega alle molecole comunemente presenti nelle cellule tumorali, nei vasi sanguigni che alimentano i tumori e nei tessuti infiammati rendendole fluorescenti una volta esposte alla luce infrarossa.

pill

Il nuovo strumento diagnostico per il cancro al seno, messo a punto dai ricercatori del Department of Biomedical Engineering, University of Michigan è stato descritto su “Molecular Pharmaceutics“. E’ stato testato con successo sui topi e riesce a distinguere un tumore benigno da uno maligno meglio delle tradizionali immagini mammografiche.

La luce infrarossa penetra nel corpo in profondità senza rischiare di causare danni al Dna o di provocare nuovi tumori come, anche se in minima parte, può succedere con i raggi X. La pillola fluorescente permette di distinguere un tumore benigno da una maligno e di individuare le masse pericolose più nascoste.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral Administration and Detection of a Near-Infrared Molecular Imaging Agent in an Orthotopic Mouse Model for Breast Cancer Screening
Sumit Bhatnagar, Kirti Dhingra Verma, Yongjun Hu, Eshita Khera, Aaron Priluck, David E. Smith, and Greg M. Thurber
Mol. Pharmaceutics, 2018, 15 (5), pp 1746–1754 DOI: 10.1021/acs.molpharmaceut.7b00994

Annunci

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Verso la creazione di tessuti cellulari artificiali.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori dell’Imperial College London hanno utilizzato i laser per collegare, organizzare e unire delle cellule artificiali, aprendo la strada a reti di cellule artificiali che agiscono come i tessuti.


A fluorescing cell (brighter white outline) dragged towards a non-fluorescing cell, and a tether strung between them. The non-fluorescing cell is then dragged to the left, pulling the fluorescing cell with it.

Il team di ricercatori ha dichiarato: “Le membrane cellulari artificiali di solito si rimbalzano l’un l’altra come sfere di gomma. Modificando la biofisica delle membrane nelle nostre cellule, li abbiamo invece fatti incollare come mattoni” – video.

Con questo, siamo stati in grado di formare reti di celle collegate da” biogiunzioni “. Reinserendo i componenti biologici come le proteine ​​nella membrana, potremmo far comunicare le cellule e scambiare materiale tra loro. Questo imita ciò che si vede in natura, quindi è un grande passo avanti nella creazione di tessuti cellulari artificiali come quelli biologici.” – afferma il Professor Yuval Elani.

In futuro potremmo pensare ad applicazioni su larga scala, per esempio – ha aggiunto il Professor Guido Bolognesi- potremmo immaginare di avere un sistema che rappresenta un tessuto artificiale e sviluppare in questo modo materiali che rispondono alla presenza di una tossina, quindi dei sensori, oppure materiali che possono essere integrati in sistemi biologici e per somministrare farmaci”.
I risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Sculpting and fusing biomimetic vesicle networks using optical tweezers
Guido Bolognesi, Mark S. Friddin, Ali Salehi-Reyhani, Nathan E. Barlow, Nicholas J. Brooks, Oscar Ces & Yuval Elani
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 1882 (2018) Published:14 May 2018 doi:10.1038/s41467-018-04282-w

Fonte ed approfodnimenti: Imperial College London

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Creata mano robotica che piega le dita.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2018

Si chiama ‘Hannes‘, sarà disponibile a partire dal 2019 e consentirà ai pazienti di recuperare circa il 90% delle funzionalità. E’ la nuova mano protesica di derivazione robotica sviluppata da Rehab Technologies Itt. Si tratta di un dispositivo che non richiede bisturi ed è più economico di quelli attuali.

La mano – che prende il nome dal professor Hannes Schmidl (il primo direttore tecnico del Centro protesi dell’Inail di Budrio (Bologna) e autore nel 1965 della prima mano controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli (mioelettrica), è stata progettata affinché conformazione, peso e qualità dei movimenti siano quanto più possibile equiparabili a quelli di un arto reale (video).


Marco Zambelli presenta “Hannes”, la mano robotica di Inail e IIT – (10-05-2018)

Questa tecnologia fa sì che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Il pollice è orientabile in 3 diverse posizioni e rende possibili i tipi di orse necessarie bella vita di tutti i giorni. La mano può inoltre spostare oggetti fino a un peso di 15 kg. è stata realizzata in 2 taglie e in versione destra e sinistra.

La mano – spiega il prof. Lorenzo de Micheli, responsabilie laboratorio Rehab Technologies Itt – è attuata da un solo motore che trascina le dita in chiusura in modo molto armonioso attraverso dei cavi, un po’ mimando quelli che sono i tendini della mano umana. Questo motore viene poi comandato dalla persona attraverso la contrazione muscolare di alcuni muscoli residui che stanno all’interno dell’invaso a cui è connessa la mano. L’attività di questi muscoli residui, la contrazione, viene raccolta da dei sensori i quali poi comandano in apertura e chiusura la mano attraverso il singolo motore”.
A questo punto – affermano i ricercatori – abbiamo un cammino davanti che volgiamo perseguire. Sarà una strada lunga e difficile, dopo la mano dovremo realizzare una protesi per il braccio e per la gamba“.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Creata dentiera in 3D anti-infezioni.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2018

I ricercatori dell’University of  Buffalo School of Dental Medicine hanno realizzato con innovative stampanti 3D dentature artificiali munite al loro interno di capsule microscopiche che periodicamente rilasciano nella bocca amfotericina B, un efficace farmaco antimicotico.

A differenza delle tradizionali strategie igieniche, come immersioni nei collutori o nel bicarbonato di sodio o passaggi nel forno a microonde, il nuovo dispositivo aiuterebbe a prevenire le infezioni mentre è in uso.

La nuova protesi realizzata in acrilammide, il materiale attualmente usato per le dentiere, è stata sottoposta a una serie di test per valutarne la resistenza e la capacità di rilasciare il farmaco (video).


3-D Printed Dentures That Bite Back at Infection

I risultati dei test, pubblicati sulla rivista “Materials Today Communications“, hanno dimostrato che la nuova dentiera presenta proprietà meccaniche paragonabili a quelle dei prodotti tradizionali, offrendo un efficace sistema per ridurre il rischio di stomatiti.

Il principale impatto di questo innovativo sistema di stampa 3D è il suo potenziale impatto sul risparmio di tempo e costi” – afferma il prof. Praveen Arany. “La tecnologia consente ai medici di creare rapidamente una protesi dentaria personalizzata, un enorme miglioramento rispetto alla produzione convenzionale che può variare da pochi giorni a qualche settimana”.

Leggi asbtract dell’articolo:
Functionalized prosthetic interfaces using 3D printing: Generating infection-neutralizing prosthesis in dentistry
Malvika Nagrath, Alexander Sikora, Jacob Graca, Jennifer L. Chinnici, … Praveen R. Arany
Materials Today CommunicationsVolume 15, June 2018, Pages 114-119 https://doi.org/10.1016/j.mtcomm.2018.02.016

Fonte: University of  Buffalo School of Dental Medicine

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nanotecnologia per trovare le cellule tumorali nel sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 1, 2018

I ricercatori dell’Olivia Newton-John Cancer Research Institute, Heidelberg, Australia, hanno sviluppato una nuova nanotecnologia che include particelle d’oro e che mira a monitorare la diversita’ delle singole cellule tumorali che circolano nell’organismo (Circulating tumour cell (CTC)). La tecnica rivoluzionaria e’ stata testata su campioni di sangue da pazienti con melanoma ed e’ stata in grado di monitorare i cambiamenti critici nella diffusione delle cellule tumorali prima, durante e dopo il trattamento.

AIBN Cancer Gold
Professor Matt Trau and PhD student Jing Wang

Abbiamo sviluppato una tecnologia semplice che utilizza un tipo speciale di nanoparticelle d’oro attaccate a diversi anticorpi– spiegano i ricercatori, che possono aderire a diverse proteine su un’ampia varieta’ di cellule tumorali circolanti. Queste nanoparticelle emettono un segnale a barre unico quando vengono colpite con luce laser, e questo segnale cambia lievemente se quella nanoparticella incontra una cellula tumorale circolante e si attacca ad essa, rendendola facile da rilevare“.

Nel caso dei pazienti campione di melanoma- dice- la tecnologia ha tracciato con successo in tempo reale come la diversita’ delle popolazioni di cellule tumorali stava cambiando in risposta a terapie particolari per tutti i pazienti studiati ed era altamente predittiva dell’efficacia del trattamento e dei risultati del paziente” – afferma il prof. Matt Trau.

Gli studi sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Characterising the phenotypic evolution of circulating tumour cells during treatment.
Tsao SC-H, Wang J, Wang Y, Behren A, Cebon J, Trau M.
Nature Communications. 2018;9:1482. doi:10.1038/s41467-018-03725-8.

Fonti: Dire.it, Olivia Newton-John Cancer Research Institute, Heidelberg, Australia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un neo artificiale per identificare possibili tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

Un team di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha realizzato un nuovo sistema di allerta rapida dei tumori: è un “tatuaggio biomedico” – che si forma sulla pelle quando nel sangue sono presenti a lungo livelli elevati di calcio tipici delle prime fasi dei quattro tumori più frequenti.

Prodotto grazie all’ingegneria genetica e impiantato sotto cute, il sistema che genera il tatuaggio, che ha l’aspetto di un normale neo, ha infatti dimostrato nei primi test su animali di riconoscere precocemente i tumori di prostata, polmone, colon e mammella.

ETH-Zurich   Hypercalcemia
As soon as the calcium level exceeds a particular threshold over a longer period of time, an implant inserted under the skin triggers the production of melanin. This causes a mole to form. (Re-enacted montage: ETH Zurich)

Come afferma il team del prof. Martin Fussenegger, ci vorranno almeno una decina di anni affinché questo “tatuaggio biomedico” possa essere usato sull’uomo, ma le premesse sembrano incoraggianti. Il sistema si basa sull’impianto sotto cute di alcune cellule umane geneticamente modificate che agiscono come un sensore per monitorare la concentrazione di calcio nel sangue. Livelli troppo alti nel tempo (ipercalcemia), scatenano una cascata di segnali che porta alla produzione del pigmento melanina e alla comparsa del neo.

Il “tatuaggio biomedico” si colora molto prima che il tumore possa essere riconosciuto dalle tradizionali tecniche diagnostiche. “Quando appare il neo, la persona che porta l’impianto dovrebbe farsi vedere da un medico per ulteriori accertamenti“, ma senza panico, afferma il prof. Fussenegger. “Il neo non significa che la persona stia per morire”, ma soltanto che bisogna fare approfondimenti e, se necessario, delle cure.

Oltre ai tumori, il “tatuaggio biomedico” potrebbe essere usato per rilevare altre anomalie legate a malattie neurodegenerative o disordini ormonali.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic biology-based cellular biomedical tattoo for detection of hypercalcemia associated with cancer.
Tastanova A, Folcher M, Müller M, Camenisch G, Ponti A, Horn T, Tikhomirova MS, Fussenegger M.
Science Translational Medicine 10, eaap8562 (2018) 18 April 2018. DOI: 10.1126/scitranslmed.aap8562

Fonte: Department of Biosystems Science and Engineering at ETH Zurich in Basel

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Sensori wireless per misurare temperatura e pressione nei pazienti allettati.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2018

Un team di ricercatori statunitensi, cinesi e coreani ha sviluppato un piccolo sensore simile alla pelle che può essere applicato a un paziente umano per raccogliere informazioni sulla temperatura e sulla pressione e inviarlo in modalità wireless agli operatori sanitari. Nel loro articolo pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, il team descrive il sensore, come funziona e le sue peculiarità rispetto ai sensori convenzionali.

Rielvare la temperatura dei pazienti in un ambiente ospedaliero è un modo rapido per testare l’insorgenza di un’infezione. Inoltre, i test di pressione nei pazienti allettati per lunghi periodi di tempo permettono ai sanitari di intervenire per prevenire le piaghe da decubito.
Il sensore sviluppato dal team è destinato a essere utilizzato come parte di un set di sensori applicati alla pelle del paziente in vari siti (video). Ciascuno dei sensori, che hanno all’incirca le dimensioni di una monetina, ha un sensore di pressione, un sensore di temperatura e un sistema di trasmissione NFC.

E’ in programma una sperimentazione clinica più ampia; inoltre i ricercatori stanno lavorando per poter aggiungere altre capacità ai sensori, come il monitoraggio del battito cardiaco e della frequenza respiratoria.

Leggi abstract dell’articolo:
Battery-free, wireless sensors for full-body pressure and temperature mapping
Seungyong Han et al.
Science Translational Medicine (2018). DOI: 10.1126/scitranslmed.aan4950

Approfondimenti in full text:
J. Kim, A. Banks, Z. Xie, S.Y. Heo, P. Gutruf, J.W. Lee, S. Xu, K.-I. Jang, F. Liu, G. Brown, J. Choi, J.H. Kim, X. Feng, Y. Huang, U. Paik and J.A. Rogers, “Miniaturized Flexible Electronic Systems with Wireless Power and Near-Field Communication Capabilities,” Advanced Functional Materials 25, 4761–4767 (2015)

J. Kim, P. Gutruf, A.M. Chiarelli, S.Y. Heo, K. Cho, Z. Xie, A. Banks, S. Han, K.-I. Jang, J.W. Lee, K.-T. Lee, X. Feng, Y. Huang, M. Fabiani, G. Gratton, U. Paik, and J.A. Rogers, “Miniaturized Battery-Free Wireless Systems for Wearable Pulse Oximetry,” Advanced Functional Materials 27, 1604373 (2017)

Fonte: Medicalxpress.com

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un prodotto naturale per curare le carie dentali.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2018

I ricercatori del Department of Oral Health Sciences, University of Washington hanno progettato un prodotto naturale che utilizza le proteine ​​per ricostruire lo smalto dei denti e trattare le cavità dentali.
La ricerca è stata pubblicata su “ACS Biomaterials Science and Engineering“.

peptides-caries Credit image Department of Oral Health Sciences, University of Washington

I batteri metabolizzano lo zucchero e altri carboidrati fermentabili in ambienti orali e l’acido, come sottoprodotto, demineralizzerà lo smalto dentale. Ispirandosi alle proteine ​​naturali che formano il corpo, il team ha trovato un modo per riparare lo smalto dei denti. I ricercatori hanno raggiunto questo obiettivo catturando l’essenza dell’amelogenina – una proteina cruciale per la formazione dello smalto della corona dura – per progettare peptidi derivati ​​da amelogenina che biomineralizzano. Il processo di riparazione bioispirato ripristina la struttura minerale trovata nello smalto dei denti nativi. “Si è dimostrato che questi peptidi si legano alle superfici dei denti e reclutano ioni di calcio e fosfato“, affermano i ricercatori.

La tecnologia abilitata per il peptide consente la deposizione di 10-50 micrometri di nuovo smalto sui denti dopo ogni utilizzo. Una volta completamente sviluppata, la tecnologia può essere utilizzata sia in ambito sanitario pubblico che privato, in dentifricio, gel, soluzioni e compositi biomimetici come alternativa sicura alle procedure e ai trattamenti dentali esistenti. La tecnologia consente alle persone di ricostruire e rafforzare lo smalto dei denti ogni giorno come parte di una routine di cura dentale preventiva. Dovrebbe essere sicuro per l’uso da parte di adulti e bambini.

Leggi abstract dell’articolo:
Biomimetic Tooth Repair: Amelogenin-Derived Peptide Enables in Vitro Remineralization of Human Enamel
Sami Dogan, Hanson Fong, Deniz T. Yucesoy, Timothee Cousin, Carolyn Gresswell, Sefa Dag, Greg Huang, and Mehmet Sarikaya
ACS Biomater. Sci. Eng., Article ASAP DOI: 10.1021/acsbiomaterials.7b00959 Publication Date (Web): March 9, 2018

Fonte: Università di Washington

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Paralisi: indotte sensazioni di tatto e movimento.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2018

Per la prima volta, gli scienziati del Caltech – California Institute of Technology, coordinati dal prof. Richard Andersen, hanno indotto sensazioni naturali nel braccio di un uomo paralizzato stimolando una certa regione del cervello con una piccola serie di elettrodi.
Il paziente con una lesione del midollo spinale di alto livello (paralizzato dalle spalle in giù da tre anni dopo una lesione del midollo spinale), oltre a non essere in grado di muovere i suoi arti, non riesce a percepirli. Il lavoro potrebbe un giorno consentire alle persone paralizzate che usano gli arti protesici di sentire il feedback fisico dai sensori posizionati su questi dispositivi.

Andersen-Caltech
fMRI is used to highlight select implant sites in the somatosensory cortex. Electrodes implanted in this region were able to stimulate neurons that produced physical sensations, like a squeeze or tap, in the arm of a paralyzed man. Credit: Courtesy of the Andersen laboratory

La corteccia somatosensoriale è una striscia di cervello che governa le sensazioni corporee, sia le sensazioni di movimento che la posizione del corpo nello spazio, oltre che alle sensazioni cutanee (quelle di pressione, vibrazione, tatto e simili). Due array di piccoli elettrodi sono stati inseriti chirurgicamente nella corteccia somatosensoriale del paziente; successivamente i ricercatori hanno stimolato i neuroni nella regione con impulsi elettrici molto piccoli.
Il paziente ha sentito diverse sensazioni naturali che variavano per tipo, intensità e posizione a seconda della frequenza, dell’ampiezza e della posizione della stimolazione dagli array. È la prima volta che tali sensazioni naturali sono state indotte dalla stimolazione neurale intracorticale.

Il prossimo passo importante, secondo il prof. Richard Andersen, è integrare la tecnologia con le protesi neurali esistenti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Proprioceptive and Cutaneous Sensations in Humans Elicited by Intracortical Microstimulation.
Michelle Armenta Salas, Luke Bashford, Spencer Kellis, Matiar Jafari, HyeongChan Jo, Daniel Kramer, Kathleen Shanfield, Kelsie Pejsa, Brian Lee, Charles Y Liu, Richard A Andersen
eLife 2018;7:e32904 DOI: 10.7554/eLife.32904

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nanoparticelle bloccano la crescita del cancro al polmone.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2018

Il tipo più comune di cancro del polmone, cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), continua ad essere difficile da trattare, con cinque anni di sopravvivenza tassi di circa il 36 per cento per i tumori fase 3A. I ricercatori del Jefferson College of Pharmacy –  Pennsylvania, United States, stanno sviluppando un nuovo approccio terapeutico basato sulle nanotecnologie che è stato recentemente dimostrato essere efficace nei modelli murini della malattia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Molecular Pharmaceutics“.

mp-2017
Credit image: Department of Pharmaceutical Sciences, College of Pharmacy, Thomas Jefferson University

Le nanoparticelle sono state progettate per fornire una molecola che ha dimostrato di bloccare la crescita del tumore e può rendere i tumori più suscettibili alla chemioterapia. La molecola, chiamata microRNA 29b, sarebbe inefficace se somministrata mediante iniezione da sola, poiché rapidamente si degradava nel sangue o veniva prelevata e rimossa dalle cellule immunitarie.

Per risolvere il problema il team del prof. Sunday Shoyele ha sviluppato una nanoparticella composta da quattro parti. Un anticorpo umano, immunoglobulina G (IgG), per nascondere la particella al sistema immunitario, un antigene MUC1, che agisce come un sistema di navigazione che guida le nanoparticelle ai tumori polmonari coperti da MUC1, un carico utile terapeutico, microRNA-29b, ed un insieme di altri due componenti incollati insieme con un polimero appiccicoso chiamato poloxamer-188.

Negli esperimenti si è dimostrato che questi componenti formano una nanoparticella sferica in grado di individuare correttamente i tumori polmonari e di ridurre i tumori nei modelli murini della malattia.
Saranno necessari ulteriori test prima che la tecnologia sia pronta per essere testata in studi clinici sull’uomo. La fase preclinica sembra essere andata a buon fine.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of MUC1-Aptamer Functionalized Hybrid Nanoparticles for Targeted Delivery of miRNA-29b to Nonsmall Cell Lung Cancer
Maryna Perepelyuk, Koita Sacko, Karthik Thangavel, and Sunday A. Shoyele
Molecular Pharmaceutics 2018 15 (3), 985-993 DOI: 10.1021/acs.molpharmaceut.7b00900

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Diabete: un cerotto misura la glicemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2018

Un team di ricercatori del Department of Pharmacy & Pharmacology dell’University of Bath ha creato un cerotto adesivo non invasivo, che permette la misurazione dei livelli di glucosio attraverso la pelle senza un esame ematico del dito, eliminando potenzialmente la necessità per milioni di diabetici di eseguire frequentemente i test di prelievo dolorosi con aghi.

device-glucosio-skin
The device can measure glucose levels without piercing the skin

Il cerotto non perfora la pelle, ma estrae il glucosio dal fluido tra le cellule attraverso i follicoli piliferi, a cui si accede individualmente tramite una serie di sensori miniaturizzati utilizzando una piccola corrente elettrica. Il glucosio si raccoglie in piccoli serbatoi e viene misurato. Le letture possono essere prese ogni 10-15 minuti per diverse ore.
Questa rivoluzionare nella gestione quotidiana del diabete per i pazienti – è stata presentata sulla rivista “Nature Nanotechnology“.

In questo studio il team ha testato il cerotto sulle pelli di maiale, dove hanno dimostrato di poter monitorare con precisione i livelli di glucosio negli stessi intervalli dei pazienti diabetici umani, il cerotto è stato in grado di tracciare le variazioni di zucchero nel sangue in tutta la giornata.

L’architettura specifica del nostro array consente operazioni senza calibrazione e ha l’ulteriore vantaggio di consentire la realizzazione con una varietà di materiali in combinazione. Abbiamo utilizzato il grafene come uno dei componenti in quanto offre importanti vantaggi: in particolare, è forte, conduttivo, flessibile e potenzialmente a basso costo e rispettoso dell’ambiente. Inoltre, il nostro design può essere implementato utilizzando tecniche di fabbricazione ad alta produttività come la serigrafia, che speriamo possa supportare in definitiva un dispositivo usa e getta, ampiamente economico”. afferma la prof.ssa Adelina Ilie.

La speranza è che questo cerotto, una volta superati tutti i test su pazienti, sia in grado di inviare le letture della glicemia direttamente allo smartphone del paziente che così può sapere con sicurezza quando deve prendere le terapie o l’insulina.

Leggi abstract dell’articolo:
Non-invasive, transdermal, path-selective and specific glucose monitoring via a graphene-based platform
Luca Lipani, Bertrand G. R. Dupont[…]Adelina Ilie
Nature Nanotechnology (2018) Published online: 09 April 2018 doi:10.1038/s41565-018-0112-4

Fonte: Department of Pharmacy & Pharmacology dell’University of Bath

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terapia genica contro le malattie del sangue.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2018

Un team di ricercatori australiani e giapponesi ha sperimentato positivamente come introdurre mutazioni genetiche che potrebbero aiutare lo sviluppo di terapie geniche per alcune malattie del sangue. si tratta di malattie come la beta talassemia e l’anemia falciforme, patologie a base genetica in cui le molecole di emoglobina – la proteina contenuta all’interno dei globuli rossi e deputata al trasporto di ossigeno – sono difettose.

cas9

L’idea è quella di ripristinare, con terapia genica, la produzione dell’emoglobina fetale, solitamente presente in piccolissime quantità da adulti.
Esiste quindi la possibilità di ripristinare la produzione di emoglobina fetale e compensare così la produzione di emoglobine difettose per chi soffre di beta talassemia e anemia falciforme.

Abbiamo scoperto che due geni, BCL11A e ZBTB7A, spengono il gene dell’emoglobina fetale legandosi direttamente ad esso – afferma il prof. Merlin Crossley della University of New South Wales – “Mutazioni benefiche funzionano distruggendo i due siti in cui si legano questi due geni“.
I ricercatori sono intervenuti geneticamente con la tecnologia CRISPR-Cas9 – per modificare geneticamente il gene dell’emoglobina fetale. L’alterazione introdotta in questo caso aveva lo scopo di inibire il legame dei repressori (in particolare a livello del gene della catena gamma dell’emoglobina fetale), di fatto togliendo il silenziamento e permettendo all’emoglobina fetale di tornare ad esprimersi.

Potremmo parlare di terapia genica biologica perché non introduciamo nuovo DNA nelle cellule – ha spiegato Crossley – piuttosto le ingegnerizziamo con mutazioni benigne che riscontriamo anche naturalmente e che sappiamo poter essere benefiche per le persone con queste malattie”.

La scoperta – seppur in vitro – ha permesso agli scienziati di capire come funzioni in silenziamento di questa proteina, ma anche di aprire la strada allo sviluppo di terapie per queste malattie del sangue utilizzando CRISPR.

Leggi abstract dell’articolo:
Natural regulatory mutations elevate the fetal globin gene via disruption of BCL11A or ZBTB7A binding
Gabriella E. Martyn, Beeke Wienert, Lu Yang, Manan Shah, Laura J. Norton, Jon Burdach, Ryo Kurita, Yukio Nakamura, Richard C. M. Pearson, Alister P. W. Funnell, Kate G. R. Quinlan & Merlin Crossley
Nature Genetics (2018) Published online: 02 April 2018 doi:10.1038/s41588-018-0085-0

Fonti: Galileonet.it – UNSW Sydney (The University of New South Wales)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un marker per cellule staminali tumorali.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

Le cellule staminali tumorali sono particolarmente importanti nella formazione e nella metastasi dei tumori. Gli scienziati hanno ora sviluppato una sonda fluorescente universale per individuare queste “cellule staminali tumorali“.
Le “cellule staminali tumorali“, note anche come cellule che iniziano il tumore (Tumor initiating cells (TICs)), sembrano causare le ricadute dopo la radioterapia e la chemioterapia perché basta anche un singolo TIC sopravvissuto per causare la crescita di un nuovo tumore.

Tic

Un team di ricercatori dell’Agency for Science Technology and Research (A*STAR) in Singapore, Pohang University of Science and Technology in Korea, ed altre organizzazioni di ricerca in Singapore e Korea hanno realizzato una “sonda” che contraddistingue queste cellule staminali cancerose rendendole visibili. Le cellule sane e le cellule tumorali “normali” non erano marcate.
Ad alte concentrazioni, il colorante mostra anche una notevole citotossicità verso il TIC.

La sonda, chiamata TiY, riconosce la vimentina, che è una molecola presente nel citoscheletro. La vimentina è più concentrata nelle cellule epiteliali quando si trasformano in cellule mesenchimali. Queste nella trasformazione perdono la loro polarità e si liberano dalla struttura molecolare. La sonda potrebbe essere uno strumento prezioso per la visualizzazione e isolamento del TIC e può aiutare nello sviluppo di trattamenti tumorali mirati a zone concentrate con vimentina, inibendo così le ricadute.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of Tumor Initiating Cells with a Small‐Molecule Fluorescent Probe by Using Vimentin as a Biomarker
Dr. Yong‐An Lee Dr. Jong‐Jin Kim Dr. Jungyeol Lee Jia Hui Jane Lee Dr. Srikanta Sahu Dr. Haw‐Young Kwon Dr. Sung‐Jin Park Se‐Young Jang Dr. Jun‐Seok Lee … et al.
Angewandte Chemie First published: 26 January 2018 https://doi.org/10.1002/anie.201712920

Fonte: e-cancer.gov

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Creata pillola anticoncezionale senza ormoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

I ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma hanno creato un nuovo contraccettivo femminile che non usa gli ormoni ma una sostanza naturale che viene dai crostacei. E’ infatti sul chitosano, una sostanza prodotta dai gusci esterni dei granchi, dei gamberi e delle aragoste, che si potrà concentrare una nuova tecnica anticoncezionale.


The distribution of chitosan over a mucin drop is shown in flourescence. (Image: Thomas Crouzier)

I ricercatori hanno scelto il chitosano, un polisaccaride derivato dalla chitina. La quale è una sostanza che si sviluppa nei gusci esterni dei crostacei, come i gamberi che per i paesi nordici è facile procurarsi in quantità industriali a prezzo modico, e la sostanza agisce a livello della cervice. Dove la mucosa solitamente impervia all’ingresso dell’utero si allenta naturalmente durante l’ovulazione, permettendo al liquido seminale maschile di fecondare gli ovuli. Ma il polimero potrebbe impedire la fecondazione senza appunto indurre disturbi, dolori o altri effetti collaterali.

L’idea infatti è quella di sviluppare un prodotto composto da una capsula vaginale che si dissolve rapidamente e che va a modificare lo strato di muco superficiale, creando una sorta di barriera. I ricercatori hanno anche lavorato per migliorare le altre proprietà delle mucose, come la lubrificazione e l’idratazione.
Il nuovo preparato non interviene sul processo ormonale e dunque non causa effetti collaterali.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Biomacromolecules” dell’American Chemical Society.

Scarica e leggi il full text:
Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans
Sujit Kootala, Luimar Filho, Vaibhav Srivastava, Victoria Linderberg, Amani Moussa, Laurent David, Stéphane Trombotto, and Thomas Crouzier
Biomacromolecules 2018 19 (3), 872-882 DOI: 10.1021/acs.biomac.7b01670

Fonte: Kungliga Tekniska Högskolan in Stockholm.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Staminali embrionali ridanno la vista a pazienti con degenerazione maculare.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Una donna di 60 anni e un uomo di 80 sono i primi ad aver sperimentato la nuova tecnica per la correzione della degenerazione maculare senile. Un tessuto ricoperto di staminali embrionali è stato inserito nel retro dell’occhio. I risultati sono molto incoraggianti ma bisogna aspettare di conoscere gli effetti a lungo termine.

elderly

La procedura è stata fatta all’interno del London Project to Cure Blindness dai ricercatori del Moorfields Eye Hospital ed è stata descritta su Nature Biotechnology.
I pazienti erano affetti dalla forma “umida” della degenerazione maculare, una condizione provocata da un’improvvisa perdita di vasi sanguigni nell’occhio che può distruggere le cellule dell’epitelio pigmentato sulla macula, parte fondamentale della retina.

L’impianto con cellule staminali è stato in grado di ripristinare la visione centrale consentendo ai due pazienti non solo di leggere, ma di vedere dettagli di un mondo che poco prima appariva come una confusa macchia grigia. La riuscita dell’intervento è stata valutata con una serie di test sulla visione.

Gli scienziati, nonostante il numero esiguo di pazienti (fase I – Clinicaltrials.gov: NCT01691261) sono convinti che entro cinque anni questo tipo di intervento possa diventare comune come un’operazione alla cataratta. La nuova tecnica è stata testata su pazienti con la forma “umida” di degenerazione maculare e non si sa se sia ugualmente efficace in chi è affetto dalla forma “secca” che è la più comune.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell–derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration
Lyndon da Cruz, Kate Fynes[…]Peter J Coffey
Nature Biotechnology Published:19 March 2018 doi:10.1038/nbt.4114

Mandai, M. et al. Autologous induced stem-cell-derived retinal cells for macular degeneration. N. Engl. J. Med. 376, 1038–1046 (2017).

Clinicaltrials.gov: NCT01691261

Fonte: Moorfields Eye Hospital

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nuovi elettrodi tatuabili come seconda pelle.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2018

I ricercatori del Centro IIT di Pontedera, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi di Milano, hanno implementato una tecnica per stampare elettrodi direttamente sulla carta dei tatuaggi trasferibili, mediante stampante a getto di inchiostro che utilizza inchiostri in grado di condurre l’elettricità, organici e compatibili con la pelle.

tatuaggio-elettrodi

I nuovi elettrodi sono flessibili, in grado di aderire alla pelle conformandosi alle sue rugosità e realizzabili nella forma che meglio si adatta alle asperità dell’area del corpo dove devono essere applicati per poter rilevare con miglior precisione il segnale elettrico di interesse, potendo essere applicati anche in parti del corpo un tempo impensabili, ad esempio sul volto. Si tratta di sensori asciutti, che riescono a trasmettere in maniera corretta il segnale elettrico per tre giorni, a differenza dei normali elettrodi che necessitano di un gel per interfacciarsi con la pelle e che mantengono la loro efficienza al massimo per otto ore prima di asciugarsi.
Al termine dell’utilizzo i nuovi sensori vengono lavati via con acqua e sapone, proprio come i comuni tatuaggi temporanei.

“Il campo della cosidetta ‘epidermal electronics’, ossia i dispositivi elettronici da indossare a diretto contatto con la pelle, é un campo di ricerca in fortissima espansione. I nostri elettrodi a tatuaggio, grazie alla scelta dei materiali e al processo di stampa usato, rappresentano uno sviluppo interessante anche perché low-cost e facili da applicare e utilizzare” afferma il prof. Francesco Greco.

Leggi il full text dell’articolo:
Ultraconformable Temporary Tattoo Electrodes for Electrophysiology
Laura M. Ferrari, Sudha Sudha, Sergio Tarantino, Roberto Esposti, Francesco Bolzoni, Paolo Cavallari, Christian Cipriani, Virgilio Mattoli and Francesco Greco
Advanced Science: 3 JAN 2018, DOI: 10.1002/advs.201700771

Fonte:Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un impianto retinico efficace contro la cecità.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

I ricercatori dell’EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne) hanno sviluppato un nuovo tipo di impianto retinico per le persone che sono diventate cieche a causa della perdita delle cellule dei fotorecettori nelle loro retine. L’impianto ripristina parzialmente il loro campo visivo e può migliorare significativamente la qualità della vita.

I ricercatori hanno ideato un impianto wireless all’avanguardia, realizzato con un materiale altamente flessibile e contenente pixel fotovoltaici. Si prevede di fornire agli utenti un campo visivo di 46 gradi con una risoluzione molto alta, gli impianti attuali raggiungono solo 20 gradi. Questi risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.


EPFL researchers have developed a new type of retinal implant for people who have become blind due to the loss of photoreceptor cells in their retinas.

L’impianto, come gli impianti convenzionali, è composto da una serie di pixel, occhiali e una fotocamera, ma senza fili. Ha una superficie ampia progettata per ampliare il campo visivo e migliorare la qualità dell’immagine. La maggiore dimensione significa anche che più cellule retiniche saranno stimolate dai pixel fotovoltaici. “Questo espanderà il campo visivo“, afferma la prof.ssa Laura Ferlauto (video). “Gli impianti esistenti stimolano solo le cellule al centro della retina. Significa che possiamo aumentare il numero di pixel fotovoltaici, e questo renderà più nitide le immagini.

Il prossimo passo sarà la sperimentazione in vivo per esaminare altri fattori come il comportamento dei pixel e la durata dell’innesto. “Sarà anche interessante vedere come gli umani si adattano a questo nuovo modo di vedere, che è diverso dalla nostra visione naturale”, conclude Laura Ferlauto.

Leggi il full text dell’articolo:
Design and validation of a foldable and photovoltaic wide-field epiretinal prosthesis
Laura Ferlauto, Marta J. I. Airaghi Leccardi, Naïg A. L. Chenais1, Paola Vagni, Michele Bevilacqua, Thomas J. Wolfensberger, Kevin Sivula and Diego Ghezzi.
Nature Communications volume 9, Article number: 992. DOI: 10.1038 / s41467-018-03386-7

Fonte: EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne)

Posted in News-ricerca, Video | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nanoparticelle magnetiche per fermare le emorragie.

Posted by giorgiobertin su marzo 6, 2018

Scienziati della ITMO University (Russia) hanno trovato un modo per fermare efficacemente il sanguinamento interno utilizzando delle nanoparticelle magneticamente guidate contenenti trombina. Il farmaco legato a queste nanoparticelle può essere iniettato per via endovenosa e consegnato direttamente sul sito della lesione vascolare. Può accelerare la formazione di coaguli locali e ridurre la perdita di sangue complessiva di 15 volte. Le nanoparticelle non sono tossiche per l’uomo e possono potenzialmente essere utilizzate per un trattamento sicuro. I risultati sono stati pubblicati su “Scientific Reports“.

Simulazione emorragia
This is an experimental modeling system simulating the conditions of a damaged blood vessel, which was used to estimate particles’ efficiency. CREDIT E. M. Shabanova, Andrey S. Drozdov et al.

Le particelle consistono in due componenti chiave. Il primo è la trombina, un enzima responsabile della coagulazione del sangue. Interagisce con la proteina chiamata fibrinogeno e innesca la formazione di coaguli per bloccare l’emorragia. La trombina è avvolta in una speciale matrice porosa fatta di magnetite. Questo minerale è il secondo ingrediente principale e consente un controllo preciso del movimento delle particelle all’interno del corpo utilizzando un campo magnetico esterno.

Leggi il full text dell’articolo:
Thrombin@Fe3O4 nanoparticles for use as a hemostatic agent in internal bleeding
E. M. Shabanova, Andrey S. Drozdov et al.
Scientific Reports 8, Article number: 233 (2018) https://www.nature.com/articles/s41598-017-18665-4

Fonte: Università ITMO (Russia)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Google leggerà presto negli occhi il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2018

Gli scienziati del Google and Verily Life Sciences hanno messo a punto dei sofisticati modelli di deep learning che consentono, attraverso una scansione della retina, di individuare il ‘livello’ di rischio di un soggetto rispetto alle malattie cardiovascolari. Uno strumento che, una volta perfezionato, consentirà di controllare in tempo reale il proprio rischio cardiovascolare.

  
Come riportato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” i ricercatori hanno utilizzato dei modelli di deep-learning per ‘estrarre’ dalle immagini del fondo retinico delle informazioni. I modelli sono stati costruiti a partire dalle immagini retiniche di 284.335 pazienti. Sono riusciti in questo modo ad individuare dei fattori di rischio cardiovascolari che fino ad oggi non si riteneva possibile ‘leggere’ o quantificare dalle immagini del fondo dell’occhio; la ‘lettura’ della retina, utilizzando gli algoritmi di Google si è rivelata in grado di definire i seguenti parametri: l’età (con un errore assoluto non superiore ai 3,26 anni), il sesso, l’essere o meno un fumatore, il livello di pressione sistolica (con un errore medio inferiore a 11,23 mmHg), i MACE (eventi cardiaci maggiori occorsi entro 5 anni dalla scansione del fondo).
Potrebbe questo esser uno strumento di autocontrollo rispetto ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, il killer numero uno del mondo occidentale.

La ricerca di Google appare insomma promettente e si basa su studi consolidati. Il fundus, la faccia interiore dell’occhio è infatti ricca di vasi sanguigni che costituiscono un buon indicatore della salute del corpo. Ricordiamo che nel 2016 Google aveva realizzato un algoritmo validato per la diagnosi di retinopatia diabetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning
Ryan Poplin, Avinash V. Varadarajan, Katy Blumer, Yun Liu, Michael V. McConnell, Greg S. Corrado, Lily Peng & Dale R. Webster
Nature Biomedical Engineering (2018) doi:10.1038/s41551-018-0195-0 Published online: 19 February 2018

Fonte: Google and Verily Life Sciences

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Creato display ultrasottile che mostra l’elettrocardiogramma sulla pelle.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2018

Un nuovo display ultrasottile ed elastico che si adatta perfettamente alla pelle può mostrare la forma d’onda in movimento di un elettrocardiogramma registrato da un sensore di elettrodi posto sulla pelle. Combinato con un modulo di comunicazione wireless, questo sistema di sensori biomedici integrato, denominato “skin electronics“, può trasmettere i dati biometrici al cloud (video).


Japan team builds second skin message display

Il professor Takao Someya presso la Graduate School of Engineering dell’Università di Tokyo, ha presentato il nuovo display indossabile all’Annas Meeting annuale di Austin, in Texas, il 17 febbraio.

I ricercatori ritengono che la “skin eletronics” sia un sistema di monitoraggio della salute non invasivo per gli anziani o infermi, con i medici o sanitari in grado di monitorare da remoto le condizioni di chi lo indossa.

Il display per la pelle è costituito da un array di micro LED 16 x 24 e cavi estensibili montati su una gomma foglio. “Il display sulla nostra pelle mostra una grafica semplice con movimento”, afferma il professor Someya. “Poiché è realizzato con materiali sottili e morbidi, può essere deformato liberamente.
Il display è estensibile fino al 45 percento della sua lunghezza originale.

Il patch può essere allungato fino ad un massimo del 45% della sua lunghezza originale ed è progettato per essere molto più resistente all’usura ed allo strappo rispetto agli schermi precedenti. Il nuovo display ultrasottile può essere indossato sulla pelle ininterrottamente per una settimana senza causare alcuna infiammazione (video).
L’Università di Tokyo e la giapponese Dai Nippon Printing sperano di iniziare a produrre il patch in massa entro i prossimi tre anni, con maggiore affidabilità e capacità di coprire aree più vaste.

Fonte: Graduate School of Engineering University of Tokyo

Scientific Session: “Biomedical Sensors: Advances in Health Monitoring and Disease Treatment

videovideo 1

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità, Tecnologia Web | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nanorobot di DNA distruggono quattro tipi di tumore.

Posted by giorgiobertin su febbraio 13, 2018

Un importante passo avanti nella nanomedicina, gli scienziati della Arizona State University, in collaborazione con i ricercatori del del National Center for Nanoscience and Technology, Cina, hanno programmato e sperimentato con successo nanorobot – che sono foglietti di Dna di dimensioni di 90 per 60 milionesimi di millimetro – sui topi. Queste “navette” speciali sono in grado di uccidere ben 4 tipologie di cancro (seno, ovaie, polmoni e pelle).

Il loro obiettivo è quello di viaggiare nell’organismo e uccidere i tumori per fame. Questo è possibile attraverso la chiusura dei vasi sanguigni che nutrono i tumori: i nanorobot colpiscono così il tumore e lo uccidono usando un enzima trombina che induce la formazione di coaguli.  Nei topi affetti da tumore al polmone, i ricercatori hanno osservato un restringimento dei tessuti affetti da tumore dopo un trattamento che ha avuto la durata di due settimane. I test hanno inoltre dimostrato che la tecnica non ha effetti collaterali.

Thrombin-loaded DNA Nanorobot from ASU Biodesign Institute on Vimeo.

Il nanorobot si è dimostrato sicuro e immunologicamente inerte nei topi e nei maiali in miniatura di Bama. I nostri dati mostrano che i nanorobot di DNA rappresentano una strategia promettente per un preciso rilascio di farmaci nella terapia del cancro.
La ricerca è stata pubblicata su “Nature Biotechnology“: “Abbiamo sviluppato il primo sistema robotico fatto di Dna e completamente autonomo, programmato per una terapia anticancro“, ha detto uno degli autori dello studio, Hao Yan,

Leggi abstract dell’articolo:
A DNA nanorobot functions as a cancer therapeutic in response to a molecular trigger in vivo
Suping Li, Qiao Jiang, Shaoli Liu, Yinlong Zhang, Yanhua Tian, Chen Song, Jing Wang, Yiguo Zou, Gregory J Anderson, Jing-Yan Han, Yung Chang, Yan Liu, Chen Zhang, Liang Chen, Guangbiao Zhou, Guangjun Nie, Hao Yan, Baoquan Ding & Yuliang Zhao
Nature Biotechnology Published online: 12 February 2018 doi:10.1038/nbt.4071

Fonte:  Arizona State University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Proteine naturali come vettori per vaccini contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2018

I bioingegneri del National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB) del National Institutes of Health, hanno sviluppato una nuova tecnologia che consente ai nanovaccini di legarsi alle proteine ​​dell’albumina naturalmente presenti nel corpo.
La proteina albumina fornisce quindi questi nanocomplessi ai linfonodi, provocando così una potente attivazione immunitaria contro diversi tipi di tumore nei modelli di cancro del topo. L’uso di albumina naturale come navetta universale per vaccini è un passo significativo verso l’applicazione dell’immunoterapia dei nanovaccini contro il cancro negli esseri umani.

I nanovaccini consistono fondamentalmente di due componenti: la parte che consegna il vaccino al sito corretto, i linfonodi, dove avviene l’attivazione del sistema immunitario; e la parte che attiva le cellule del sistema immunitario per espandersi e mirare specificamente al tumore.

Zhu
Schematic of self-assembly of the AlbiVax nanovaccine. The tumor-specific antigen and DNA segment were attached to Evans blue (purple arrows). Upon injection, albumin in the blood (green arrows) binds to the Evans blue and brings the complexes into the lymph system where the DNA and antigen interact with the immune cells (blue) in the lymph nodes. The interaction triggers a vigorous immune response against the target tumor. Credit: Zhu, et al.

Abbiamo progettato un vaccino che si lega a una proteina chiamata albumina normalmente presente nell’organismo, che filtra anche regolarmente attraverso i linfonodi. Quindi, il vaccino essenzialmente si lega con l’albumina per viaggiare verso i linfonodi, eliminando la necessità di creare un veicolo di consegna separato. La produzione su larga scala e la sicurezza a lungo termine sono gli ostacoli principali dell’attuale tecnologia dei nanovaccini, il nostro approccio offre una deviazione per accelerare l’uso finale di nanomedicine nella clinica” – spiega il prof.  Guizhi Zhu.  Il lavoro è descritto nel sulla rivista “Nature Communications“.

Sono stati ingegnerizzati diversi nanovaccini, ciascuno con un diverso antigene, il componente che stimola le cellule immunitarie ad attaccare un tipo specifico di tumore. Ad ogni antigene, gli ingegneri hanno anche aggiunto una piccola molecola di colorante chiamata Evans blue (EB), che si lega all’albumina nel corpo ed è stata utilizzata per quasi un secolo nella clinica.

Rispetto ad altre tecnologie di legame all’albumina, la nostra tecnologia proprietaria è stata sviluppata utilizzando EB clinicamente sicuro, rendendo molto promettente per l’eventuale traduzione clinica: sintetizzando semplicemente i vaccini che legano l’albumina, la nostra tecnologia può essere applicata praticamente a qualsiasi vaccino molecolare o terapia molecolare” – puntualizza il prof. Zhu.

Scarica e leggi il documento in full text:
Albumin/vaccine nanocomplexes that assemble in vivo for combination cancer immunotherapy
Zhu G, Lynn GM, Jacobson O, Chen K, Liu Y, Zhang H, Ma Y, Zhang F, Tian R, Ni Q, Cheng S, Wang Z, Lu N, Yung BC, Wang Z, Lang L, Fu X, Jin A, Weiss ID, Vishwasrao H, Niu G, Shroff H, Klinman DM, Seder RA, Chen X
Nat Commun. 2017 Dec 5;8(1):1954. doi: 10.1038/s41467-017-02191-y.

Fonte: National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Primo impianto di retina artificiale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2018

È stato impiantato dai chirurghi dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele «per la prima volta in Italia» un vero e proprio modello di retina artificiale. Si tratta, fanno sapere dalla struttura, di un microchip di circa 3 millimetri e 1.600 sensori, in grado di restituire una visione indipendente, senza la necessità di supporti esterni come telecamere o occhiali.


Il dott. Marco Codenotti, responsabile Chirurgia Vitreoretinica – Unità di Oculistica – IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano è intervistato sull’impianto della protesi sottoretinica – un vero e proprio modello di retina artificiale – in una persona che ha perso la vista durante l’età adulta a causa di una grave malattia genetica della retina.

Il microchip, denominato Alpha Ams e prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant è stato pensato per persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa.
Il dispositivo può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e persone circostanti. Si tratta, spiegano gli esperti, “del sistema di visione artificiale più evoluto al mondo”. Il funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.

Leggi il full text dell’articolo:
Assessment of the Electronic Retinal Implant Alpha AMS in Restoring Vision to Blind Patients with End-Stage Retinitis Pigmentosa.
Edwards TL, Cottriall CL, Xue K, Simunovic MP, Ramsden JD, Zrenner E, MacLaren RE.
Ophthalmology. 2017 Oct 27. pii: S0161-6420(17)32179-6. doi: 10.1016/j.ophtha.2017.09.019. [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

Guarda la videointervista al dottor Marco Codenotti: https://youtu.be/cRJq2U844_I

Posted in News-ricerca, Video | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Creato un adenovirus “vettore” nella terapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Scienziati dell’Università di Zurigo hanno ridisegnato un adenovirus da usare nella terapia contro il cancro. Per raggiungere questo obiettivo descritto sulla rivista “Nature Communications“, hanno sviluppato un nuovo scudo proteico che nasconde il virus e lo protegge dall’eliminazione. Gli adattatori sulla superficie del virus consentono al virus ricostruito di infettare specificamente le cellule tumorali.


L’adenovirus (a sinistra) si mimetizza dal sistema immunitario grazie al suo rivestimento protettivo (a destra). (Immagine: UZH)

I virus hanno il loro materiale genetico e possono infettare le cellule umane in un modo molto specifico. Per le loro proprietà sono delle interessanti “navette genetiche” per combattere malattie ereditarie o cancro. Esistono innumerevoli virus diversi, ma l’adenovirus umano 5, che normalmente causa i sintomi di un tipico raffreddore, presenta notevoli vantaggi: il suo genoma può essere sostituito completamente da uno artificiale che contiene solo geni “utili“.

I ricercatori guidati dal professore Andreas Plückthun del Dipartimento di Biochimica dell’Università di Zurigo, sono riusciti a ricostruire i virus in modo tale da riconoscere e infettare efficacemente solo le cellule tumorali. Sono state create delle molecole che fungono da adattatori tra il virus e la cellula tumorale. I ricercatori hanno poi nascosto il virus sotto un nuovo rivestimento proteico, che serve come mimetizzazione per il virus e che lo protegge dal sistema immunitario. Questo impedisce che il virus venga eliminato dal fegato, che normalmente rimuove rapidamente gli adenovirus.

Con questa navetta genetica, abbiamo aperto molte vie per trattare i tumori aggressivi in ​​futuro, dal momento che possiamo produrre l’organismo stesso un intero cocktail di terapie direttamente nel tumore” – conclude il professore Andreas Plückthun.

Leggi il full text dell’articolo:
Adenoviral vector with shield and adapter increases tumor specificity and escapes liver and immune control.
Markus Schmid, Patrick Ernst, Annemarie Honegger, Maarit Suomalainen, Martina Zimmermann, Lukas Braun, Sarah Stauffer, Cristian Thom, Birgit Dreier, Matthias Eibauer, Anja Kipar, Viola Vogel, Urs F. Greber, Ohad Medalia, and Andreas Plückthun.
Nature Communications. January 31, 2018. DOI: 10.1038/s41467-017-02707-6

Fonte: Università di Zurigo

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Creato dispositivo tascabile per mappare il genoma umano.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

Un team di scienziati delle Università di Birmingham, Nottingham, East Anglia, California, Salt Lake City, British Columbia e Toronto, oltre al National Human Genome Research Institute del NIH coordinati dal prof. Nicholas Loman, ha sviluppato un dispositivo “MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies” per mappare il genoma umano, tanto piccolo da stare nel palmo di una mano: è stato ideato e sperimentato per sequenziare e poi ri-assemblare un intero genoma umano. (video)


Scientists have used a pocket-sized DNA-scanner to sequence the most complete human genome ever assembled with a single device.
The £700 ($1,000) portable gadget, which is no bigger than a mobile phone, could one day help us detect diseases in real-time.

Il ‘mappatore’ portatile a nanopori permette di sequenziare e assemblare un genoma umano, producendo dati che hanno consentito di analizzare regioni del Dna precedentemente non trattabili, con un’elevata accuratezza, un’eccezionale rapidità e costi molto contenuti.

Siamo passati da una situazione in cui potevi mappare il genoma solo con una grande quantità di denaro e in laboratori sofisticati, a una in cui puoi letteralmente tenere la mappatura del genoma in tasca, proprio come un telefonino“, spiega il Professor Nick Loman dell’Institute of Microbiology and Infection at the University of Birmingham. “Questo ci dà l’eccitante opportunità di iniziare a considerare la mappatura del Dna come uno strumento di routine, qualcosa che alcune persone potranno fare a casa“.

Le caratteristiche del dispositivo sono state pubblicate sulla rivista “Nature Biotechnology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nanopore sequencing and assembly of a human genome with ultra-long reads
Miten Jain, Sergey Koren, Karen H Miga, Josh Quick, Arthur C Rand, Thomas A Sasani, John R Tyson, Andrew D Beggs, Alexander T Dilthey, Ian T Fiddes, Sunir Malla, Hannah Marriott, Tom Nieto, Justin O’Grady, Hugh E Olsen, Brent S Pedersen, Arang Rhie, Hollian Richardson, Aaron R Quinlan, Terrance P Snutch, Louise Tee, Benedict Paten, Adam M Phillippy, Jared T Simpson, Nicholas J Loman & Matthew Loose
Nature Biotechnology Published online:29 January 2018 doi:10.1038/nbt.4060

MinION – sequencer Minion Oxford Nanopore Technologies

Fonte: University of Birmingham

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »