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Posts Tagged ‘biotecnologia’

Virus geneticamente modificato per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2017

I ricercatori del Sanford Health Center negli Stati Uniti hanno lanciato una sperimentazione clinica di fase 1 utilizzando un virus geneticamente modificato che mira a distruggere tumori resistenti alla terapia.

Il trattamento inietta un virus oncolitico (cancro-distruggente) – virus della stomatite vescicolare (VSV) – nel tumore. Il virus è progettato per crescere nelle cellule tumorali, distruggere questi tumori e poi diffondersi in altri siti di cancro. Durante questo processo, attiva il sistema immunitario nell’area con l’obiettivo di avviare una risposta immunitaria.

Il virus è alterato geneticamente aggiungendo due geni. Il primo gene è un gene interferone umano, che è una proteina naturale anti-virale. Ciò protegge le cellule normali e sane da essere infettate, pur lasciando che il virus possa funzionare contro le cellule tumorali.

Il secondo gene rende la proteina NIS trovata nella ghiandola tiroide, che consente ai ricercatori di monitorare il virus in quanto si diffonde nei siti tumorali.

I virus oncolitici sono la prossima ondata di promettenti trattamenti immunoterapici per il cancro“, afferma l’oncologo prof. Steven Powell.
Vyriad, è la società biofarmaceutica a Rochester, Minnesota, che ha sviluppato questa tecnologia.

Viral Therapy in Treating Patient With Refractory Liver Cancer or Advanced Solid Tumors

Oncolytic Vesicular Stomatitis Virus as a Viro-Immunotherapy – MDPI

Fonte: prweb.com

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La mappatura del cervello scopre le differenze neuronali.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2017

Utilizzando metodi molecolari, i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies in La Jolla, CA – in collaborazione con l’University of California (UC), San Diego – sono riusciti a mappare le differenze individuali dei neuroni a un livello di dettaglio senza precedenti.

Salk scientists identify new brain cells

Il lavoro del team coordinato dal prof. Joseph Ecker, direttore Salk’s Genomic Analysis Laboratory, è stato pubblicato sulla rivista “Science“.
I ricercatori hanno esaminato i neuroni sia nel cervello del topo che nel cervello umano. Gli sforzi precedenti di identificazione delle singole cellule erano centrato in un’analisi dell’ mRNA, ma l’RNA può cambiare sotto l’influenza dell’ambiente. La ricerca allora si è focalizzata sui metilomi del DNA che tendono ad essere stabili durante l’età adulta.

I metilomi di DNA sono il risultato del processo di metilazione del DNA, ossia l’aggiunta di gruppi metilici alle basi azotate di una molecola del DNA che porta a cambiamenti epigenetici. Durante i cambiamenti epigenetici, l’espressione del gene è alterata, il che significa che può essere “acceso” o “spento” – ma la sequenza genetica, o il suo codice, non cambia.
Sono state sequenziate un totale di 3.377 neuroni del topo (generando metilomi e coprendo il 4,7% del genoma del topo) e 2,784 neuroni umani (coprendo il 5,7% del genoma umano).

Sulla base dei modelli di metilazione, i ricercatori hanno potuto raggruppare i neuroni del topo in 16 sottotipi e quelli umani in 21 sottotipi. Gli scienziati hanno anche definito nuovi sottotipi di neuroni umani.
Il metodo che abbiamo sviluppato estende la risoluzione a livello della singola cellula, potenzialmente consentendoci di individuare i tipi di cellule che giocano un ruolo nelle malattie neurologiche “.” afferma il prof. Ecker (video). “Siamo entusiasti di cominciare ad applicare questo metodo all’intero cervello del topo e all’intero cervello umano, sia normale che malato“.

Leggi abstract dell’articolo:
Single-cell methylomes identify neuronal subtypes and regulatory elements in mammalian cortex.
Chongyuan Luo, Christopher L. Keown, Laurie Kurihara, Jingtian Zhou, Yupeng He, Junhao Li, Rosa Castanon, Jacinta Lucero, Joseph R. Nery, Justin P. Sandoval, Brian Bui, Terrence J. Sejnowski, Timothy T. Harkins, Eran A. Mukamel, M. Margarita Behrens, Joseph R. Ecker.
Science, 11 Aug 2017: Vol. 357, Issue 6351, pp. 600-604 DOI: 10.1126/science.aan3351

project website, http://brainome.org.

Fonti: Salk Institute for Biological Studies   –   University of California

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Creato un cuore artificiale morbido.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

I ricercatori svizzeri dell’ETH ( Eidgenössische Technische Hochschule Zürich) hanno sviluppato un cuore di silicio morbido [soft total artificial heart (sTAH)] che assomiglia al cuore umano nell’aspetto e nella funzione.
Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un cuore artificiale approssimativamente uguale a quello del paziente e che imita il cuore umano il più vicino possibile nella forma e nella funzione“, afferma il professor Cohrs.

Testing a soft artificial heart

Il cuore artificiale morbido è stato creato dal silicone usando una tecnica di fusione in cera e stampa 3D; Pesa 390 grammi e ha un volume di 679 cm3. “È un monoblocco in silicone con una struttura interna complessa“, spiega Cohrs. “Questo cuore artificiale ha un ventricolo destro e uno sinistro, proprio come un vero cuore umano, anche se non sono separati da un setto ma da una camera aggiuntiva. Questa camera è gonfiata e sgonfiata da aria pressurizzata ed è necessaria per pompare il sangue liquido dalle camere, sostituendo così la contrazione muscolare del cuore umano” (video).

I ricercatori hanno sviluppato un ambiente di test che simula il sistema cardiovascolare umano includendo anche l’uso di un fluido con viscosità comparabile con il sangue umano.

I risultati degli esperimenti sono pubblicati sulla rivista scientifica “Artificial Organs“.

Leggi abstract dell’articolo:
A Soft Total Artificial Heart—First Concept Evaluation on a Hybrid Mock Circulation.
Cohrs, N. H., Petrou, A., Loepfe, M., Yliruka, M., Schumacher, C. M., Kohll, A. X., Starck, C. T., Schmid Daners, M., Meboldt, M., Falk, V. and Stark, W. J.
Artificial Organs First published: 10 July 2017 – doi:10.1111/aor.12956

Fonte: ETH

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Nanoparticelle antibiotiche contro i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

La resistenza agli antibiotici è un problema crescente, soprattutto tra un tipo di batteri classificati come “Gram-negativi“. Questi batteri hanno due membrane cellulari, rendendo più difficile penetrare e uccidere le cellule.
I ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno utilizzato la nanotecnologia per sviluppare trattamenti più mirati per questi batteri resistenti ai farmaci. In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Advanced Materials“, riferiscono che un peptide antimicrobico confezionato in una nanoparticola di silicio ha ridotto drasticamente il numero di batteri nei polmoni dei topi infetti da Pseudomonas aeruginosa, una malattia causata dal batterio Gram-negativo che può portare alla polmonite.

adma201701527

Per il peptide antimicrobico, i ricercatori hanno scelto una tossina batterica sintetica chiamata KLAKAK. Hanno attaccato questa tossina ad una varietà di “peptidi di traffico”, che interagiscono con le membrane batteriche. Di 25 peptidi testati, il miglior risultato si è avuto con una combinazione di KLAKAK con un peptide chiamato lactoferrina, che era 30 volte più efficace nell’uccisione di Pseudomonas aeruginosa rispetto ai singoli peptidi. Si sono avuti minimi effetti tossici sulle cellule umane.

Leggi abstrcat dell’articolo:
Porous Silicon Nanoparticle Delivery of Tandem Peptide Anti-Infectives for the Treatment of Pseudomonas aeruginosa Lung Infections
Ester J. Kwon, Matthew Skalak, Alessandro Bertucci, Gary Braun, Francesco Ricci, Erkki Ruoslahti, Michael J. Sailor and Sangeeta N. Bhatia
Advanced Materials online: 12 JUL 2017 | DOI: 10.1002/adma.201701527

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

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Il primo video memorizzato nel DNA.

Posted by giorgiobertin su luglio 13, 2017

E’ stato realizzato il primo video memorizzato nel Dna di batteri viventi: si tratta di una gif animata composta da cinque frame che ritraggono il famoso cavallo al galoppo ripreso alla fine dell’Ottocento dal pioniere della fotografia in movimento, il britannico Eadweard Muybridge.

giphy

Lo strabigliante risultato, pubblicato sulla rivista “Nature“, è stato ottenuto dai biologi dell’Università di Harvard grazie alla tecnica ‘taglia-incolla’ del Dna, la “Crispr”, e dimostra ancora una volta che la molecola della vita ha tutte le carte in regola per diventare una memoria in cui archiviare dati digitali.

CRISPR-Cas: Molecular RecordingIn this video, Wyss Institute and Harvard Medical School researchers George Church and Seth Shipman explain how they engineered a new CRISPR system-based technology that enables the chronological recording of digital information, like that representing still and moving images, in living bacteria. Credit: Wyss Institute at Harvard University

In questo studio dimostriamo che due proteine ​​del sistema CRISPR, Cas1 e Cas2, che abbiamo progettato in uno strumento di registrazione molecolare, insieme a una nuova comprensione dei requisiti di sequenza per dei distanziali ottimali, permette l’acquisizione di ricordi e immagini e il loro deposito nel genoma” – afferma Robert Winthrop Professor of Genetics at Harvard Medical School (video).

Nel lavoro futuro, il team si concentrerà sulla creazione di dispositivi di registrazione molecolare in altri tipi di cellule e sull’ingegneria del sistema per memorizzare le informazioni biologiche.

Leggi abstract dell’articolo:
CRISPR–Cas encoding of a digital movie into the genomes of a population of living bacteria
Seth L. Shipman,Jeff Nivala,Jeffrey D. Macklis & George M. Church
Nature (2017) doi:10.1038/nature23017 Published online 12 July 2017

Lights, camera, CRISPR: Biologists use gene editing to store movies in DNA
Heidi Ledford – 12 July 2017

Fonte: Università di Harvard

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Il silicio rivoluziona le interfacce del cervello-computer.

Posted by giorgiobertin su luglio 11, 2017

I ricercatori del Columbia University School of Engineering and Applied Science sfruttando l’ultima elettronica al silicio, hanno inventato un dispositivo di interfaccia cerebrale impiantato che potrebbe trasformare i sistemi artificiali attuali migliorando le funzioni del cervello.

Ad oggi i dispositivi di elettrodi impiantati per stimolare il cervello sono dispositivi estremamente grezzi con degli elettrodi utilizzati per mitigare gli effetti del Parkinson, dell’epilessia e di altre condizioni neurodegenerative. L’invenzione di un dispositivo impiantabile meno invasivo con molti canali che possano interagire con il cervello porterebbe a dei miglioramenti rivoluzionari alle interfacce del cervello-macchina, incluse interfacce dirette alla corteccia uditiva e alla corteccia visiva, espandendo in modo drammatico il modo con cui i sistemi artificiali possono aiutare le funzioni del cervello.

Revolutionizing Brain-Computer Interfaces

Il professore Ken Shepard della Columbia Engineering sta lavorando con il suo team al progetto al progetto DARPA’s Neural Engineering System Design (NESD) con l’obiettivo di realizzare un dispositivo di interfaccia cerebrale impiantabile su scala di un milione di canali per consentire la registrazione e la stimolazione dalla corteccia sensoriale (video).

Progetto: Neural Engineering System Design (NESD)

Fonte: Columbia University School of Engineering and Applied Science

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Cerotto a microaghi per il vaccino antinfluenzale.

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2017

I ricercatori del Georgia Institute of Technology e della Emory University di Atlanta, per la prima volta hanno testato sugli esseri umani un cerotto sperimentale con microaghi che si dissolvono contenente un vaccino contro l’influenza.

Il vaccine patch a micro-aghi è sicuro, efficace e facile da smaltire. Si conserva a 40 gradi centigradi anche per un anno e lo si può applicare da soli. Il cerotto a micro-aghi o vaccine patch stimola negli esseri umani una forte risposta immunitaria, simile a quella provocata dalla vaccinazione tradizionale con ago e siringa.

Microneedle patches for flu vaccination prove successful in first human clinical trial

Il dispositivo consiste in un supporto adesivo di circa un centimetro quadrato con una faccia ricoperta di 100 microscopici aghi che incapsulano il vaccino. Una volta applicato sulla cute, in una ventina di minuti gli aghi si auto-dissolvono rilasciando il farmaco. Il supporto adesivo, non essendo materiale tagliente o pungente, non ha bisogno di procedure speciali di smaltimento.

Nonostante le raccomandazioni molte persone non si vaccinano contro l’influenza, i cerotti a micro-aghi potrebbero semplificare la distribuzione dei vaccini anti-influenzali”, ha dichiarato Nadine Rouphael, della Emory University e primo autore dello studio. (video)

Leggi abstract dell’articolo:
The safety, immunogenicity, and acceptability of inactivated influenza vaccine delivered by microneedle patch (TIV-MNP 2015): a randomised, partly blinded, placebo-controlled, phase 1 trial
Rouphael, Nadine GBeck, Allison et al.
Lancet Published: 27 June 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30575-5

ClinicalTrials.gov, number NCT02438423.

Fonti: Georgia Institute of Technology   –   Emory University

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Carie: nuovi materiali dentali, con vetro bioattivo e fluoruro.

Posted by giorgiobertin su luglio 4, 2017

I ricercatori del Departamento de Odontología Restauradora de la Universidad de Turku (Finlandia); della Facoltà di Odontoiatria della Università di Fortaleza (Brasile); del gruppo dei Biomateriali della Università di Ghent (Belgio); dell’ Università Friedrich Schiller di Jena (Germania); del King College di Londra Dental Institute, Londra (UK), e dell’University CEU-Cardenal Herrera, Valencia, hanno sviluppato nuovi materiali dentali basati sull’impiego di vetro bioattivo che riduce la degradazione delle fibre di collagene e promuovere la remineralizzazione della dentina.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Journal of Dental Research“, ha confrontato l’azione inibitoria di enzimi proteolitici e la remineralizzazione della dentina attraverso l’utilizzo di due tipi di resine sperimentali contenenti vetro bioattivo: una con microparticelle Bioglass 45S5 e l’altra con vetro bioattivo sperimentale arricchito con fluoro e fosfati. Gli effetti dei due tipi di materiale sperimentale sono stati testati su campioni di dentina demineralizzata, immersi in saliva artificiale per un periodo di trenta giorni.

La resina con vetro bioattivo arrichita con fluoro e fosfato ha dimostrato di essere più attiva nell’inibire enzimi proteolitici rispetto alla resina che contiene solo Bioglass. Come abbiamo notato nello studio, questo è perché gli ioni di fluoro rilasciati e la grande quantità di fosfati accelerano la remineralizzazione della dentina e rallentano il degrado” – afferma il prof. Salvatore Sauro.

Questo tipo di materiale bioattivo sperimentale arricchito potrebbe essere il più adatto per lo sviluppo di nuovi materiali dentali per il trattamento della carie, che distrugge i tessuti dentali a seguito della demineralizzazione causata da acidi generati dalla placca dei batteri.

Leggi abstract dell’articolo:
Effects of Composites Containing Bioactive Glasses on Demineralized Dentin
A. Tezvergil-Mutluay, R. Seseogullari-Dirihan, V.P. Feitosa, G. Cama, D.S. Brauer, S. Sauro
Journal of Dental Research DOI: https://doi.org/10.1177/0022034517709464

Fonte: University CEU-Cardenal Herrera, Valencia

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Una goccia di sangue per la diagnosi di sepsi.

Posted by giorgiobertin su luglio 3, 2017

I ricercatori dell’Università di Illinois e i medici del Carle Foundation Hospital hanno sviluppato un test rapido per la sepsi che conta globuli bianchi e alcuni marcatori proteici sulla loro superficie per monitorare la risposta immunitaria del paziente.

Lo scopo del test è quello di aiutare i medici a identificare la sepsi al suo esordio, monitorare i pazienti infetti e potrebbe anche puntare a una prognosi.

test-sepsi
Rapid test for sepsis that counts white blood cells and protein markers on their surface to monitor a patient’s immune response.

Il test conta i globuli bianchi totali e i globuli bianchi specifici chiamati neutrofili, e misura un marcatore: la proteina chiamata CD64 sulla superficie dei neutrofili. I livelli di CD64 si innalzano all’aumentare della risposta immunitaria del paziente.
I ricercatori, che hanno completato lo studio clinico del dispositivo,  hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista “Nature Communications”.

Leggi abstract dell’articolo:
A Point-of-Care Microfluidic Biochip for Quantification of CD64 Expression from Whole Blood for Sepsis Stratification
U. Hassan, T. Ghonge, B. Reddy Jr., M. Patel, M. Rappleye, I. Taneja, A. Tanna, R. Healey, N. Manusry, Z. Price, T. Jensen, J. Berger, A. Hasnain, E. Flaugher, S. Liu, B. Davis, J. Kumar, K. White & R. Bashir
Nature Communications 8, Article number: 15949 (2017) Published online: 03 July 2017 doi:10.1038/ncomms15949

Fonte: University of Illinois

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Nanotubi di carbonio per la rigenerazione neuronale.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2017

I nanotubi di carbonio presentano caratteristiche interessanti che li rendono particolarmente indicati per la costruzione di speciali dispositivi ibridi – composti cioè da tessuto biologico e materiale sintetico – progettati per ristabilire i collegamenti tra le cellule nervose, per esempio a livello spinale, perduti a causa di lesioni o traumi.
È questo il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Nanomedicine: Nanotechnology, Biology, and Medicine” compiuta da un’equipe multidisciplinare che comprende la SISSA, l’Università di Trieste, ELETTRA Sincrotrone Trieste e due istituzioni spagnole, Basque Foundation for Science e il CIC BiomaGUNE.

Neuroni

In particolare, i ricercatori hanno investigato quali effetti abbia sui neuroni l’interazione con i nanotubi di carbonio. Gli scienziati hanno dimostrato che questi nanomateriali possono regolare la formazione delle sinapsi, strutture specializzate attraverso cui comunicano le cellule nervose, e modulare meccanismi biologici, come la maturazione dei neuroni, in un processo che si autoregola.

Questo risultato, che dimostra come l’integrazione tra cellule nervose e queste strutture sintetiche sia stabile ed efficiente, evidenzia le grandi potenzialità dei nanotubi di carbonio come innovativi materiali utili a favorire la rigenerazione neuronale o per creare una sorta di ponte artificiale tra gruppi di neuroni la cui connessione è stata interrotta. La sperimentazione in vivo, è già partita.

Leggi il full text dell’articolo:
Sculpting neurotransmission during synaptic development by 2D nanostructured interfaces
Niccolò Paolo Pampaloni, Denis Scaini, Fabio Perissinotto, Susanna Bosi, Maurizio Prato, Laura Ballerini.
Nanomedicine: Nanotechnology, Biology and Medicine DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.nano.2017.01.020

Fonte: Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) – (in inglese)

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Nanoparticelle per fermare le metastasi del cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2017

Le Metastasi sono la principale causa di morte nel cancro, e gli attuali trattamenti contro di esse sono inefficaci. Ora una nuova ricerca potrebbe aver trovato un modo per rallentare, e forse anche arrestare, la diffusione delle cellule tumorali.

Ricordiamo che la Metastasi è il processo mediante il quale il cancro si diffonde in tutto il corpo. Durante questo processo, le cellule tumorali possono sia invadere i tessuti circostanti sani, sia penetrare le mura dei linfonodi, oppure inserirsi nei vasi sanguigni circostanti.
Ciò che permette alle cellule tumorali di migrare è un insieme di sporgenze che consentono loro di muoversi. Il team di ricercatori – guidati dal prof. Mostafa El-Sayed del Department of Chemistry and Biochemistry al Georgia Tech’s School – Atlanta, è riuscito a tagliare con successo queste sporgenze utilizzando una tecnica speciale.

MES

Le lunghe, sottili protuberanze che aiutano le cellule tumorali a muoversi sono chiamati filopodi. Queste protusioni sono un’estensione di una serie di fibre più larghe chiamate lamellipodi, che si trovano lungo i bordi della cella. Lamellipodi e filopodi sono piccole “gambe” che aiutano le cellule sane a spostarsi all’interno del tessuto. Nelle cellule cancerose, lamellipodi e filopodi sono prodotti in eccesso.

Attraverso dei nanotubi d’oro con incorporata una sostanza: integrina, è stato possibile agire sulla produzione in eccesso di lamellipodi e filopodi della cellula. Nella seconda fase dell’esperimento, il team ha riscaldato le nanoparticelle d’oro con un laser di luce nel vicino infrarosso. Questa ha fermato efficacemente la migrazione delle cellule maligne.

Leggi abstract dell’articolo:
Efficacy, long-term toxicity, and mechanistic studies of gold nanorods photothermal therapy of cancer in xenograft mice
Moustafa R. K. Ali, Mohammad Aminur Rahman, Yue Wu, Tiegang Han, Xianghong Peng, Megan A. Mackey, Dongsheng Wang, Hyung Ju Shin, Zhuo G. Chen, Haopeng Xiao, Ronghu Wu, Yan Tang, Dong M. Shin, and Mostafa A. El-Sayed
PNAS 2017; published ahead of print March 29, 2017, doi:10.1073/pnas.1619302114

Fonte: Department of Chemistry and Biochemistry al Georgia Tech’s School – Atlanta

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Nanoparticelle paramagnetiche con anticorpi contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Gli scienziati dell’Institute for Nanobiotechnology della Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, United States, hanno creato una nanoparticella che porta due diversi anticorpi capaci di spegnere le proprietà difensive delle cellule tumorali, e attivare una robusta risposta immunitaria antitumorale nei topi. Come descritto sulla rivista “ACS Nano” il team di ricercatori è stato in grado di rallentare drasticamente la crescita del melanoma e sradicare il cancro negli animali da laboratorio.
Questa nuova strategia testata sugli animali potrebbero migliorare le immunoterapie del cancro.

immunoswitch

Utilizzando particelle di ferro paramagnetiche di circa 100 nanometri di diametro, i ricercatori hanno inserito sopra due differenti tipi di anticorpi: uno blocca una proteina chiamata programmed death ligand 1 (PD-L1), che le cellule tumorali utilizzano per mascherare se stesse alle cellule immunitarie; un’altra che stimola le cellule T, un tipo di cellula immunitaria che combatte il cancro.
Combinando queste due funzioni, spiega il prof. Schneck, è possibile efficacemente inibire il tumore e contemporaneamente accendere la capacità da parte del sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali”.

I ricercatori stanno ora lavorando per migliorare le nanoparticelle attraverso la ricerca di combinazioni più efficaci di anticorpi da includere. Poiché le particelle sono magnetiche, essi prevedono anche di verificare se i risultati possono essere migliorati mediante magneti che guidino le particelle mantenendole nel sito del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual Targeting Nanoparticle Stimulates the Immune System To Inhibit Tumor Growth
Alyssa K. Kosmides, John-William Sidhom, Andrew Fraser, Catherine A. Bessell, and Jonathan P. Schneck
Publication Date (Web): June 7, 2017 (Article) – DOI: 10.1021/acsnano.6b08152

 

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Un orologio per la diagnosi del Parkinson.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2017

Un orologio da polso che, in pochi secondi, consenta la diagnosi di Parkinson. Il dispositivo, già brevettato, costerà poche decine di euro ed è stato messo a punto dai ricercatori dell dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con i colleghi dell’Università di Oxford.

I risultati relativi all’applicazione dello strumento, altamente innovativo, sono stati  pubblicati sulla rivista “Brain” e presentati al congresso internazionale su Parkinson e disturbi del movimento (abstract n. 748)  in corso a Vancouver dal 4 all’8 giugno.

Parkinson-tremors  parkinson-s-disease

Il dispositivo descritto sulla rivista “Brain” sarà presto a disposizione dei neurologi e degli ambulatori dei medici di famiglia, il test dura appena 10 secondi e permette di rilevare se il paziente è affetto da malattia di Parkinson o se il tremolio delle sue mani è diagnosticabile come tremore essenziale, patologia che al contrario non presenta un’evoluzione progressiva e che richiede un diverso trattamento.

Il ‘segreto‘ dello speciale orologio sta nel particolare algoritmo brevettato dagli scienziati e capace di predire in modo automatico la diagnosi del paziente, partendo dall’analisi del tremore.
Una delle forze del progetto sta nella vastità e varietà del campione analizzato, entrambe possibili grazie al coinvolgimento dei massimi esperti mondiali di tremore, che hanno fornito i dati dei loro pazienti per testare e validare l’algoritmo.

Leggi abstract dell’articolo:
Tremor stability index: a new tool for differential diagnosis in tremor syndromes
Lazzaro di Biase John-Stuart Brittain Syed Ahmar Shah David J. Pedrosa Hayriye Cagnan Alexandre Mathy Chiung Chu Chen Juan Francisco Martín-Rodríguez Pablo Mir Lars Timmerman Petra Schwingenschuh Kailash Bhatia Vincenzo Di Lazzaro Peter Brown
Brain awx104. DOI: https://doi.org/10.1093/brain/awx104

Fonte: Università Campus Bio-Medico di Roma

Meeting: 21st International Congress Abstract Number: 748

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Creato un pacemaker wireless, senza batteria.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

I ricercatori della Rice University e i loro colleghi del Texas Heart Institute (THI) hanno presentato all’IEEE Microwave Symposium Internazionale (IMS) che si tiene a Honolulu dal 04 al 09 giugno, un pacemaker wireless, senza batteria, che può essere impiantato direttamente nel cuore di un paziente.

Pacemaker
The internal components of a battery-free pacemaker introduced this week by Rice University and the Texas Heart Institute. The pacemaker can be inserted into the heart and powered by a battery pack outside the body, eliminating the need for wire leads and surgeries to occasionally replace the battery. Courtesy of Rice Integrated Systems and Circuits

I Pacemaker usano segnali elettrici per mantenere un ritmo costante al cuore, tradizionalmente non vengono impiantati direttamente nel cuore di un paziente. Alcuni dei problemi comuni di questi dispositivi sono le complicazioni connesse ai conduttori (fili), tra cui emorragie e infezioni. Il nuovo prototipo wireless spiega il prof. Babakhani riduce questi rischi eliminando del tutto i cavi.
Il nuovo pacemaker può essere inserito nel cuore ed è alimentato da una batteria fuori del corpo. Viene così eliminata la necessità di cavi di collegamento e la sostituzioni delle batterie.

Il team ha testato con successo il dispositivo in un maiale e ha dimostrato che potrebbe sintonizzare la frequenza cardiaca dell’animale da 100 a 172 battiti al minuto.

Un documento che descrive il dispositivo verrà rilasciato al termine della conferenza.

Fonte ed approfondimenti: Rice University

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Sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori della Ben Gurion University del Negev e del Sheba Medical Center hanno sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi e la prevenzione dell’insufficienza cardiaca, utilizzando un bio-polimero che riduce la placca arteriosa e l’infiammazione nel sistema vascolare.
Quando le cellule endoteliali diventano infiammate, producono una molecola chiamata “E-selectina“, che porta i globuli bianchi del sangue (monociti) nell’area e provocano l’accumulo di placca nelle arterie.

Heart_attacks

“Il nostro polimero E-selectina-targeting – spiega il prof. Ayelet David del Dipartimento BGU di Biochimica Clinica e Farmacologia – riduce la placca esistente e impedisce l’ulteriore progressione della placca e dell’infiammazione, prevenendo la trombosi arteriosa, l’ischemia, l’infarto del miocardio e l’ictus”.
Il polimero si deposita sul tessuto danneggiato e non provoca danni al tessuto sano, non ci sono quindi effetti collaterali. Attualmente le statine sono i farmaci più importanti per il trattamento dell’aterosclerosi, che possiedono però un certo numero di effetti collaterali noti.

La nuova terapia è stata già brevettata ed è ora in fase preclinica. Il nuovo polimero, è stato testato sui topi ed ha dato risultati molto positivi. I ricercatori hanno trattato i topi con l’aterosclerosi attraverso quattro iniezioni del polimero ed hanno esaminato il cambiamento nelle vene dopo quattro settimane.

Siamo rimasti stupiti dai risultati“, dice Jonathan Leor, professore di cardiologia presso l’Università di Tel Aviv. “Il cuore l’attività muscolare dei topi trattati era migliorata notevolmente, hanno avuto meno infiammazione nelle loro arterie e lo spessore è diminuito in modo significativo“. “Si potrebbe dire che questo è il primo risultato del genere. Ora siamo alla ricerca di una società farmaceutica che porti avanti i passi per lo sviluppo del farmaco e l’eventuale commercializzazione“.

Lo studio è in fase di pubblicazione.

Fonti: Phys.org  –  Ben Gurion University del Negev

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Linee guida canadesi sugli inibitori della pompa protonica.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Canadian Family Physician” le linee guida di pratica clinica su quando è possibile diminuire l’utilizzo di inibitori della pompa protonica.
Le nuove raccomandazioni si concentrano sugli adulti di età superiore ai 18 anni con sintomi gastrointestinali superiori che hanno ricevuto i PPI per un minimo di 4 settimane e hanno avuto una risoluzione sintomatica.
Per questi pazienti, le linee guida raccomandano che i medici dovrebbero ridurre la dose giornaliera di PPI o interrompere il farmaco e passare il paziente all’uso PPI su richiesta.

PPI

Quando i PPI sono prescritti in modo inappropriato o utilizzati troppo a lungo, possono interagire con altri farmaci prescritti in contemporanea e contribuire a non-aderenza, reazioni avverse, interazioni farmacologiche, accessi e ricoveri in reparti di emergenza” affermano gli autori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Deprescribing proton pump inhibitors – Evidence-based clinical practice guideline
Barbara Farrell, … et al.
Can Fam Physician. 2017 May;63(5):354-364.

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Alzheimer: scoperto un trattamento per prevenire la perdita di memoria negli animali.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2017

I ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’IRCCS – Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri in uno studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Controlled Release”, hanno scoperto un trattamento in grado di prevenire la perdita di memoria in modelli animali.

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Agendo prima della comparsa dei sintomi sarà possibile prevenire la perdita di memoria che caratterizza la malattia di Alzheimer. In particolare i liposomi multifunzionali prevengono la perdita della memoria se somministrati molto precocemente, prima della comparsa dei sintomi della patologia. Amyposomes cosi si chiamano queste nanoparticelle, rallentano l’accumulo nel cervello del beta-amiloide grazie a un effetto di “scarico” periferico nel fegato e nella milza (“sink effect”), impedendo così l’aumento dimensionale delle placche nel cervello e la comparsa dei sintomi della malattia.

Abbiamo dimostrato la possibilità di prevenire la perdita di memoria – spiega il professor Massimo Masserini, dell’Università di Milano-Bicocca – uno dei problemi più devastanti nei malati di Alzheimer. La cura non è applicabile già oggi all’uomo, nonostante questo sia il nostro obiettivo per il futuro. Visto che il trattamento sembra funzionare al meglio se si agisce molto precocemente, prima della morte dei neuroni, per individuare i pazienti in questo stadio dovranno essere sviluppati sistemi diagnostici molto sensibili, in grado di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi“.

Leggi abstract dell’articolo:
Multifunctional liposomes delay phenotype progression and prevent memory impairment in a presymptomatic stage mouse model of Alzheimer disease
Simona Mancini | Claudia Balducci | Edoardo Micotti | Daniele Tolomeo | Gianluigi Forloni | Massimo Masserini | Francesca Re
Journal of Controlled Release Volume 258, 28 July 2017, Pages 121–129  https://doi.org/10.1016/j.jconrel.2017.05.013

Fonte: Università di Milano-Bicocca

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Nanoterapia contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Per la prima volta, i ricercatori del Department of Pharmaceutical Sciences, Washington State University (WSU) hanno dimostrato che è possibile somministrare un farmaco contro il tumore collegandolo ad un globulo. Questa innovazione potrebbe colpire i tumori con farmaci antitumorali che, come succede ora danneggiano i tessuti sani.

Nanoterapia    Credit image: Washington State University

Il team ha lavorato su scala microscopica utilizzando una particella nano-terapica (nanoparticella + farmaco) collegandola ad un globulo bianco che combatte le infezioni, i ricercatori hanno dimostrato di poter rendere disponibile il farmaco oltre la corazza dei vasi sanguigni che di solito proteggono un tumore.

In particolare abbiamo iniettato nei topi nanoparticelle d’oro trattate con anticorpi che mediano l’unione delle nanoparticelle e dei neutrofili. Quando il tumore è stato esposto alla luce infrarossa, l’interazione della luce con le nanoparticelle d’oro ha prodotto calore che ha ucciso le cellule tumorali“, ha detto il professore di scienze farmaceutiche Wang.

Abbiamo sviluppato un nuovo approccio per fornire farmaci contro i tumori utilizzando i globuli bianchi del nostro corpo“, afferma Wang. “Questo sistema può essere applicato per fornire molti farmaci antitumorali, come la doxorubicina;  speriamo che possa aumentare l’efficacia delle terapie tumorali rispetto ad altri sistemi attualmente utilizzati.”

Leggi abstract dell’articolo:
Photosensitization Priming of Tumor Microenvironments Improves Delivery of Nanotherapeutics via Neutrophil Infiltration
Dafeng Chu, Xinyue Dong, Qi Zhao, Jingkai Gu and Zhenjia Wang
Advanced Materials Version of Record online: 15 MAY 2017 | DOI: 10.1002/adma.201701021

Approfondimenti:
Nanoparticle Targeting of Neutrophils for Improved Cancer Immunotherapy
Dafeng Chu, Qi Zhao, Jian Yu, Faya Zhang, Hui Zhang, Zhenjia Wang
Published Date – 17 March 2016

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Un collirio per curare la cecità legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Gli scienziati dell’Università di Birmingham hanno sviluppato un tipo di collirio che potrebbero rivoluzionare il trattamento di una delle principali cause di cecità: la degenerazione maculare legata all’età (AMD).

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Gli scienziati guidati dal biochimico Dr Felicity de Cogan, hanno sperimentato con successo un metodo per somministare un farmaco come collirio, ottenendo gli stessi risultati dell’iniezione. Viene utilizzato un “cell-penetrating peptide (CPP)” per rendere disponibile il farmaco.
Il CPP-farmaco ha il potenziale per avere un impatto significativo sul trattamento dell’AMD rivoluzionando le opzioni di consegna dei farmaci“. “Il complesso CPP-farmaco è anche una potenziale applicazione ad altre malattie oculari croniche che richiedono l’erogazione del farmaco nella camera posteriore dell’occhio“.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Investigative opthamology e Visual Science“, potrebbe significare la fine di iniezioni dolorose direttamente nell’occhio.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides.
Felicity de Cogan, Lisa J. Hill, Aisling Lynch, Peter J. Morgan-Warren, Judith Lechner, Matthew R. Berwick, Anna F. A. Peacock, Mei Chen, Robert A. H. Scott, Heping Xu, Ann Logan.
Investigative Opthalmology & Visual Science, 2017; 58 (5): 2578 DOI: 10.1167/iovs.16-20072

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Creata la prima retina sintetica.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università di Oxford, attraverso l’utilizzo di tessuti sintetici biologici, hanno sviluppato una retina sintetica artificiale. La ricerca potrebbe rivoluzionare il settore degli impianti bionici e lo sviluppo di nuove tecnologie meno invasive che si avvicinano maggiormente ai tessuti del corpo umano, aiutando a curare patologie oculari degenerative come la retinite pigmentosa.

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Il team ha realizzato una retina a doppio strato che imita da vicino il processo della retina umana naturale. La replicazione della retina è costituita da goccioline di acqua addolcita (idrogel) e proteine ​​di membrana delle cellule biologiche. Progettata come una macchina fotografica, le cellule agiscono come pixel, rilevando e reagendo alla luce per creare un’immagine in scala di grigi. “Il materiale sintetico è in grado di generare segnali elettrici, che stimolano i neuroni nella parte posteriore del nostro occhio, proprio come la retina originale” – affermano i ricercatori.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, dimostra che, a differenza di impianti retinici artificiali esistenti, le cellule-cultura sono create da materiali biodegradabili, naturali e non contengono corpi estranei o esseri viventi. In questo modo l’impianto è meno invasivo di un dispositivo meccanico, ed ha meno probabilità di avere una reazione avversa sul corpo.

La ricerca si espanderà fino a includere la sperimentazione sugli animali e poi una serie di studi clinici sugli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Light-Patterned Current Generation in a Droplet Bilayer Array.
Vanessa Restrepo Schild, Michael J. Booth, Stuart J. Box, Sam N. Olof, Kozhinjampara R. Mahendran, Hagan Bayley.
Scientific Reports, 2017; 7: 46585 DOI: 10.1038/srep46585

Fonte: Oxford University – Department of Chemistry

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CLARITY: Nuova tecnica per rendere trasparenti le ossa.

Posted by giorgiobertin su maggio 4, 2017

I ricercatori del California Institute of Technology hanno messo a punto una nuova tecnica che permette di rendere trasparenti i tessuti molli, in particolare i tessuti ossei. Negli esperimenti di laboratorio è stata evidenziata la proliferazione delle cellule staminali ossee, un processo fondamentale per il rimodellamento delle ossa.

In un osso sano c’è un delicato equilibrio tra l’attività degli osteoblasti, le cellule che costruiscono il tessuto osseo, e gli osteoclasti, che lo distruggono, permettendo un continuo rimodellamento. Questo processo è parzialmente controllato dalle cellule staminali del midollo osseo, chiamate preosteoblasti (od osteoprogenitori), che si sviluppano successivamente in osteoblasti.

La densità di cellule staminali nel tessuto osseo è molto bassa: per questo motivo è assai difficile studiarle in poche sezioni di osso“, ha spiegato Alon Greenbaum, primo autore dell’articolo. “Come se non bastasse, la riduzione dell’osso in sezioni sottili causa un deterioramento della struttura tridimensionale dell’ambiente in cui si sviluppano le staminali: per questo s’impone la necessità di vedere meglio il tessuto intatto“.

Clarity
A mouse tibia that has been rendered transparent with Bone CLARITY. Stem cells appear distributed throughout the bone in red. The ability to see bone stem cell behavior is crucial for testing new osteoporosis treatments.
Credit: Science Translational Medicine, Greenbaum, Chan, et al; Gradinaru laboratory/Caltech

La nuova tecnica consiste nella rimozione dei lipidi dalle cellule e nell’iniezione di idrogel al loro interno per fornire alle cellule
un nuovo supporto strutturale. L’applicazione ai tessuti ossei ha richiesto l’ulteriore rimozione del calcio che contribuisce all’opacità dei tessuti ed è presente nelle ossa in quantità decisamente maggiore che nei tessuti molli (video). La tecnica permetterà di studiare nuove molecole per il trattamento dell’osteoporosi.

La pubblicazione sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Bone CLARITY: Clearing, imaging, and computational analysis of osteoprogenitors within intact bone marrow
Alon Greenbaum, Ken Y. Chan, Tatyana Dobreva, David Brown, Deepak H. Balani, Rogely Boyce, Henry M. Kronenber….
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 26 APR 2017, Vol. 9, Issue 387, eaah6518 DOI: 10.1126/scitranslmed.aah6518

Fonte: California Institute of Technology – Le Scienze

Video

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Creato grembo artificiale per aiutare neonati prematuri.

Posted by giorgiobertin su aprile 27, 2017

Gli scienziati statunitensi hanno sviluppato un ‘grembo’ artificiale costituito da una sacca piena di liquidi da utilizzare come dispositivo di supporto extra-uterino per i neonati estremamente prematuri.

Il nuovo dispositivo medico messo a punto dai ricercatori del Center for Fetal Research, Department of Surgery, The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute, Philadelphia, Pennsylvania , è chiamato BioBag ed è stato testato su agnellini di appena 23 settimane (video). Se il trial clinico andrà avanti e si rivelerà di successo, i ricercatori potranno essere in grado di salvare molte vite umane.

Il nuovo utero artificiale riproduce l’ambiente dell’utero e fornisce al feto tutto ciò di cui ha bisogno, dal sangue alle sostanze nutritive, mentre è immerso nel liquido amniotico (video). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
An extra-uterine system to physiologically support the extreme premature lamb
Emily A. Partridge, Marcus G. Davey[…]Alan W. Flake
Nature Communications 8, Article number: 15112 (2017) Published online:25 April 2017doi:10.1038/ncomms15112

Fonte: The Children’s Hospital of Philadelphia Research Institute

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Nuova piattaforma diagnostica basata su CRISPR.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2017

Un team di scienziati del Broad Institute of MIT and Harvard, the McGovern Institute for Brain Research at MIT, the Institute for Medical Engineering & Science at MIT, and the Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University ha adattato, attraverso l’utilizzo dell’enzima CRISPR RNA-targeting una piattaforma denominata SHERLOCK (Specific High-sensitivity Enzymatic Reporter unLOCKing) come rivelatore altamente sensibile – in grado di segnalare la presenza di singole molecole di RNA o molecole di DNA (video).

SHERLOCK differisce dal sistema CRISPR-Cas9 in modo fondamentale. Esso utilizza un enzima chiamato Cas13a che taglia il materiale genetico ed ha il vantaggio di innescare il reporter fluorescente. Una volta che Cas13a trova il bersaglio, inizia indiscriminatamente tagliare qualsiasi RNA che incontra. Questi tagli “collaterali” possono costituire la base per la diagnostica di SHERLOCK. “La natura ha un sacco di strumenti molto sorprendenti“, dice Zhang, uno degli autori. “SHERLOCK può rilevare infezioni virali e batteriche, mutazioni tumorali trovate a basse frequenze, e variazioni sottili di sequenza del DNA note come polimorfismi di singoli nucleotidi che sono collegati ad altre malattie“.

Il metodo permette di:
Rilevare la presenza del virus Zika in pazienti – campioni di sangue o di urine entro poche ore;
– Distinguere tra le sequenze genetiche di ceppi africani e americani di virus Zika;
– Discriminare specifici tipi di batteri, come E. coli;
– Rilevare geni di resistenza agli antibiotici;
– Identificare mutazioni cancerose in frammenti di DNA simulati privi di cellule;
– Leggere rapidamente informazioni genetiche umane, come ad esempio il rischio di malattie cardiache, da un campione di saliva.

La sensibilità di rilevamento del nuovo sistema CRISPR-Cas13a specifica per materiale genetico ed è di 1 milione di volte più sensibile rispetto alla tecnica diagnostica più utilizzata, che rileva le proteine nota come ELISA.

SHERLOCK non solo rende più facile trovare le infezioni o mutazioni tumorali che la diagnostica meno sensibile si può perdere“, dice il prof. Collins, “ma il test funziona anche molto rapidamente”.

Prima che la piattaforma di diagnosi sia disponibile sul mercato, deve passare presso le agenzie di regolamentazione, come la Food and Drug Administration. la presentazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Nucleic acid detection with CRISPR-Cas13a/C2c2
JONATHAN S. GOOTENBERG, OMAR O. ABUDAYYEH, JEONG WOOK LEE, ……., JAMES J. COLLINS, FENG ZHANG
Science 13 Apr 2017: eaam9321 DOI: 10.1126/science.aam9321

Fonte: Science News  –  Broad Institute of MIT  –  McGovern Institute for Brain Research at MIT  –  Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

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Creata sinapsi artificiale che può apprendere.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2017

I ricercatori del National Center for Scientific Research (Cnrs), Thales, e le Università di Bordeaux, Paris-Sud, e Evry hanno creato un sinapsi artificiale in grado di apprendere autonomamente. Sono riusciti a modellare il dispositivo, che è essenziale per lo sviluppo di circuiti più complessi. La ricerca è stata pubblicata in “Nature Communications“.

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Artist’s impression of the electronic synapse: the particles represent electrons circulating through oxide, by analogy with neurotransmitters in biological synapses. The flow of electrons depends on the oxide’s ferroelectric domain structure, which is controlled by electric voltage pulses.
© Sören Boyn/CNRS/Thales physics joint research unit.

Il lavoro del team ha portato alla creazione di una sinapsi artificiale direttamente su un chip in grado di apprendere in maniera autonoma. La base di partenza del progetto è un sottile strato ferroelettrico all’interno di due elettrodi di cui si può regolare la resistenza, tramite degli impulsi di tensione. Insomma, un comportamento simile ai neuroni biologici, che consente di avere una massima connessione nel momento in cui la resistenza è bassa, mentre avverrà esattamente l’opposto quando la resistenza è alta.

Al momento il prototipo, conosciuto anche come memristore, è ancora in fase di testing ma, in un futuro prossimo potrebbere essere implementato per imitare ancora più scrupolosamente i meccanismi che animano la nostra mente.

Leggi il full text dell’articolo:
Learning through ferroelectric domain dynamics in solid-state synapses.
Sören Boyn, Julie Grollier, Gwendal Lecerf, Bin Xu, Nicolas Locatelli, Stéphane Fusil, Stéphanie Girod, Cécile Carrétéro, Karin Garcia, Stéphane Xavier, Jean Tomas, Laurent Bellaiche, Manuel Bibes, Agnès Barthélémy, Sylvain Saïghi, Vincent Garcia.
Nature communications, 3 April 2017. DOI : 10.1038/NCOMMS14736.

Fonte: Unité Mixte de Physique, CNRS, Thales, Univ. Paris Sud, Université Paris-Saclay

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Nuovo nano-impianto per ripristinare la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Un team di ingegneri della University of California di San Diego e della La Jolla-based startup Nanovision Biosciences Inc.,  hanno sviluppato con la nanotecnologia e l’elettronica wireless un nuovo tipo di protesi retinica che porta la ricerca ad un passo in avanti verso il ripristino della capacità dei neuroni della retina di rispondere alla luce. I ricercatori hanno dimostrato questa risposta alla luce in una retina di ratto.

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Scanning electron micrograph (SEM) image of individual nanowires and groupies of nanowires. Credit image University of California – San Diego

Il dettaglio del lavoro del team americano è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Neural Engineering“. La tecnologia potrebbe aiutare decine di milioni di persone nel mondo che soffrono di malattie neurodegenerative che colpiscono la vista, tra cui la degenerazione maculare, retinite pigmentosa e la perdita della vista a causa del diabete.

La nuova protesi si basa su due tecnologie innovative. Una è costituito da schiere di nanofili di silicio che rilevano contemporaneamente la luce e stimolano elettricamente la retina. Questi nanofili di silicio imitano coni e bastoncelli sensibili alla luce della retina per stimolare direttamente le cellule retiniche. L’altra innovazione è un dispositivo wireless in grado di trasmettere energia e dati ai nanofili.

Vogliamo creare una nuova classe di dispositivi con capacità drasticamente migliorate per aiutare le persone con disabilità visive“, ha detto Gabriel A. Silva, uno dei maggiori autori del lavoro. I test sugli animali con il nuovo dispositivo sono in corso, in seguito saranno attivati gli studi clinici con l’obiettivo di ripristinare la visione funzionale in pazienti con grave degenerazione della retina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Towards high-resolution retinal prostheses with direct optical addressing and inductive telemetry.
Sohmyung Ha, Massoud L Khraiche, Abraham Akinin, Yi Jing, Samir Damle, Yanjin Kuang, Sue Bauchner, Yu-Hwa Lo, William R Freeman, Gabriel A Silva, Gert Cauwenberghs
Journal of Neural Engineering, 2016; 13 (5): 056008 DOI: 10.1088/1741-2560/13/5/056008

University of California di San Diego

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