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Posts Tagged ‘endocrinologia’

Linee guida sulla gestione dell’anziano con Diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su giugno 11, 2017

Sono state pubblicate a cura della Società Italiana di Diabetologia (Sid) e della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) le raccomandazioni sulla gestione clinica del paziente diabetico anziano, anche alla luce delle evidenze scientifiche e terapeutiche per il trattamento della malattia diabetica.

SID-anziani-diabete

La dieta mediterranea e l’attività fisica aerobica, alternata a esercizi di resistenza e di stretching sono parte fondamentale del trattamento. L’educazione all’automonitoraggio della glicemia è molto importante in questa fascia d’età. L’obiettivo da raggiungere anche nell’anziano è un’emoglobina glicata inferiore al sette per cento.

La metformina resta il farmaco di prima scelta, a meno che non ci sia un’insufficienza renale di grado elevato o uno scompenso cardiaco importante. Tra gli altri anti-diabetici orali la scelta dovrebbe cadere su quelli non a rischio ipoglicemia, quali gli inibitori di DDP-4, da preferire alla repaglinide e alle sulfoniluree, che andrebbero al contrario evitate perché possono dare ipoglicemie gravi (soprattutto la glibenclamide).

Scarica e leggi il documento in full text:
POSITION STATEMENT – Personalizzazione del trattamento dell’iperglicemia nell’anziano con diabete tipo 2
Società Italiana di Diabetologia – Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

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Un gruppo di neuroni modula l’insulina che il pancreas deve produrre.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Il cervello è la chiave nella regolazione dell’appetito, peso corporeo e metabolismo. In particolare, v’è un piccolo gruppo di neuroni dell’ipotalamo, chiamato POMC (Proopiomelanocortin), che rilevano e integrano i segnali sullo stato energetico dell’organismo e attivano le risposte fisiologiche appropriate. Questi neuroni sono sensibili alle fluttuazioni dei nutrienti come il glucosio, acidi grassi e aminoacidi.

neurones_pomc
Fluorescence microscopy image of the hypothalamus arcuate nucleus with POMC neurons in green (Image: Alicia G Gómez-Valadés)

Uno studio co-condotto da Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) e IDIBAPS sottolinea l’importanza dei meccanismi molecolari neuronali nella rilevazione di sostanze nutritive e nel controllo dei livelli di glucosio, con conseguente rilascio di insulina dal pancreas.

In particolare gli scienziati hanno osservato per la prima volta che la comunicazione tra l’ipotalamo e il pancreas dipende dall’attività della proteina mitofusin 1. Dagli esperimenti hanno iniziato a comprendere alcuni dettagli molecolari di questa connessione. Hanno descritto che le alterazioni sono dovute ad un eccessivo, anche se transitorio, aumento della produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) nell’ipotalamo. Quando i livelli di ROS nell’ipotalamo vengono ripristinati in laboratorio, il pancreas comincia a secernere dalle cellule beta i corretti livelli di insulina di nuovo.

I meccanismi molecolari coinvolti non sono perfettamnete noti in dettaglio. Si è evidenziato un cambiamento di forma dei mitocondri, un fenomeno noto come dinamica mitocondriale; un meccanismo di adattamento energetico a mutate condizioni metaboliche, dettate dalle esigenze cellulari.

I risultati pubblicati in “Cell Metabolism aiutano a capire il diabete in modo più dettagliato.

Leggi abstract dell’articolo:
Mitochondrial dynamics mediated by Mitofusin 1 is required for POMC neuron glucose-sensing and insulin release control
Sara Ramírez, Alicia G Gómez-Valadés, Marc Schneeberger, Luis Varela, Roberta Haddad-Tóvolli, Jordi Altirriba, Eduard Noguera, Anne Drougard, Álvaro Flores-Martínez, Mónica Imbernón, Iñigo Chivite, Macarena Pozo,…..Antonio Zorzano and Marc Claret.
Cell Metabolism (2017). doi: 10.1016/j.cmet.2017.05.010

Fonte: IRB Barcellona

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NICE: Linea guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla cura e gestione del diabete di tipo 2 negli adulti (18 anni in su). Il documento aggiorna il precedente del 2015.

diabetes-NICE

Il documento si concentra sull’educazione del paziente, consigli dietetici, sulla gestione del rischio cardiovascolare, gestione dei livelli di glucosio nel sangue, e l’identificazione e la gestione di complicanze a lungo termine.

Scarica e leggi il documento in full text:
Type 2 diabetes in adults: management – NICE guideline [NG28] Published date: December 2015 Last updated: May 2017

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Terapia ormonale in post-menopausa, rischio perdita dell’udito.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2017

E’stato a lungo sospettato che la menopausa e l’uso di ormoni avessero un effetto diretto sull’udito. Ora i ricercatori del Brigham and Women Hospital in uno studio prospettico pubblicato sulla rivista “Menopause“, la rivista della North American Menopause Society (NAMS), ne hanno dimostrato l’associazione.

Dopo aver esaminato la perdita di udito in 80,972 donne coinvolte nel Health Study II Nurses’ seguite nel periodo 1991-2013, i ricercatori hanno scoperto che durante il periodo di studio, il 23 per cento delle partecipanti ha sviluppato la perdita dell’udito. I ricercatori non hanno trovato una associazione significativa tra il complessivo stato di menopausa e il rischio di perdita di udito, anche se il più alto rischio è stato associato con l’età avanzata della menopausa naturale. L’uso della terapia ormonale in postmenopausa è associato a un maggior rischio di perdita dell’udito, e il rischio tendeva ad aumentare con la durata di utilizzo.

NAMS

La nostra ricerca si concentra sull’identificazione di elementi prevenibili alla perdita dell’udito. Sebbene il ruolo degli ormoni sessuali nel udito è complesso e non completamente capito, questi risultati suggeriscono che le donne che si sottopongono a menopausa in un’età più avanzata possono avere un rischio più elevato. Inoltre, più la durata è lunga nell’uso della terapia ormonale in post-menopausa più alto è il rischio di perdita dell’udito. Questi risultati suggeriscono che la salute dell’udito può essere presa in considerazione per le donne al momento di valutare i rischi e i benefici della terapia ormonale“, ha detto il prof. Curhan.

Leggi abstract dell’articolo:
Menopause and postmenopausal hormone therapy and risk of hearing loss.
Curhan, Sharon G.; Eliassen, A. Heather; Eavey, Roland D… et al.
Menopause: May 8, 2017

Fonte: North American Menopause Society (NAMS)

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Mappatura genetica per il diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su maggio 8, 2017

Gli scienziati sono più vicini alla comprensione delle cause genetiche del diabete di tipo 2, individuando 111 nuove sedi cromosomiche (‘loci’) sul genoma umano che indicano la suscettibilità alla malattia, in precedenza solo 76 loci erano conosciuti e studiati. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’University College London (UCL) in collaborazione con l’Imperial College of London.

genetics-diabetes

Lo studio, pubblicato su “The American Journal of Human Genetics“, ha utilizzato un metodo sviluppato presso UCL sulla base di mappe genetiche realizzate per indagare patologie complesse come il diabete di tipo 2. Sono stati analizzati campioni di pazienti di popolazioni europee, africane, americane, comprendente 5.800 soggetti con diabete di tipo 2 e 9.691 soggetti di controllo.

Nessuna malattia con una predisposizione genetica è stata più intensamente studiata come il diabete di tipo 2. Abbiamo dimostrato i benefici della mappatura genetica per identificare centinaia di luoghi in cui le mutazioni causali potrebbero essere presenti in molti popolazioni, tra cui gli afro-americani. Fornire un maggior numero di loci caratteristici per la malattia permetterà agli scienziati di studiare e costruire un quadro più dettagliato dell’architettura genetica del diabete di tipo 2″, ha spiegato l’autore principale, il prof. Nikolas Maniatis.

Attualmente stiamo studiando se questi loci alterano l’espressione dei geni in altri tessuti come il pancreas, fegato e muscolo scheletrico che sono anche rilevanti per diabete di tipo 2.

Leggi abstract dell’articolo:
High-Resolution Genetic Maps Identify Multiple Type 2 Diabetes Loci at Regulatory Hotspots in African Americans and Europeans
Winston Lau, Toby Andrew, Nikolas Maniatis
The American Journal of Human Genetics, Volume 100, Issue 5, 803 – 816, 4 May 2017

Fonte: University College London

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GIOSEG: Vitamina D per la salute dell’osso.

Posted by giorgiobertin su maggio 5, 2017

La G.I.O.S.E.G. (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group) ha pubblicato un documento stilato da una task force sugli effetti scheletrici della vitamina D e del management della sua carenza.

logo_GIOSEG

Il documento ha l’obiettivo di chiarire il ruolo fisiologico della Vitamina D, la sua importanza nel trattamento della fragilità scheletrica e il suo corretto utilizzo basato sulle più recenti evidente scientifiche.

Scarica e leggi il documento in full text:
LA VITAMINA D: UN ORMONE ESSENZIALE PER LA SALUTE SCHELETRICA

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L’obesità infantile legata allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su aprile 25, 2017

I bambini con obesità hanno un rischio quattro volte più alto di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto ai bambini con un indice di massa corporea (BMI) nel range di normalità. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del NIHR Biomedical Research Centre at Guy’s and St. Thomas’ NHS Foundation Trust e King’s College London pubblicato sul “Journal of Endocrine Society“.

I ricercatori hanno anche scoperto che ai bambini con diagnosi di diabete di tipo 1 non è stata trovata nessuna associazione tra obesità e incidenza del diabete di tipo 1, che è una malattia autoimmune.

Leggi abstract dell’articolo:
Body Mass Index and Incident Type 1 and Type 2 Diabetes in Children and Young Adults: A Retrospective Cohort Study
Ali Abbasi, Dorota Juszczyk, Cornelia HM van Jaarsveld, Martin C Gulliford, MA,
J. Endocr. Soc. js.2017-00044. Published: 25 April 2017 DOI: https://doi.org/10.1210/js.2017-00044

Fonte: King’s College London

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Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’amenorrea.

Posted by giorgiobertin su aprile 10, 2017

La Endocrine Society ha pubblicato le nuove linee guida sulla diagnosi e il trattamento dell’amenorrea ipotalamica sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Amenorrea  Amenorrea1

L’amenorrea ipotalamica è una forma di mancanza di ovulazione cronica, non dovuta a cause organiche identificabili, ma spesso associata a stress, perdita di peso, esercizio fisico eccessivo, o a una combinazione di fattori” afferma Catherine Gordon, del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center.

Come viene evidenziato nel documento è necessario un approccio di trattamento multidisciplinare, che includa supporto medico, dietistico e di salute mentale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Functional Hypothalamic Amenorrhea: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline
Catherine M. Gordon Kathryn E. Ackerman Sarah L. Berga Jay R. Kaplan George Mastorakos Madhusmita Misra M. Hassan Murad Nanette F. Santoro Michelle P. Warren
J Clin Endocrinol Metab jc.2017-00131. DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2017-00131

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Eversense: Sensore impiantabile per misurare la glicemia.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2017

Si chiama Eversense, il sensore impiantabile sotto la cute per il monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) prodotto da Roche Diabetes Care che promette di semplificare e rendere più sicura la gestione del diabete.
Il dispositivo, ora disponibile anche in Italia, misura i livelli di glucosio 24 ore al giorno, funziona ininterrottamente per 90 giorni, comunica i dati alla app del dispositivo mobile. Gli algoritmi predittivi avvertono il paziente di probabili episodi di ipo o iperglicemia in tempo utile per rimediare. I dati possono venire condivisi con il proprio diabetologo attraverso il portale dedicato.

Eversense     Senseonics
Eversense-System (PRNewsFoto/Roche Diabetes Care)

I pazienti impiantati con Eversense nella prima settimana di marzo sono in tutto 5. Tre sono stati impiantati a Padova dal team della dottoressa Bruttomesso dell’Unita’ Operativa Complessa di Malattie del Metabolismo diretta dal professor Avogaro e due sono stati impiantati a Olbia presso il centro di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia diretto dal dottor Giancarlo Tonolo.

“L’impianto di per sé è molto semplice fatto in anestesia locale con un taglio microscopico, la procedura occupa solo qualche minuto” – ha affermato il Dr. Giancarlo Tonolo.

Una rivoluzione nel monitoraggio della glicemia.

Accedi al sito web: Eversense

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Scoperta la causa genetica del tumore ai testicoli.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

I ricercatori dell’Università degli Studi di Padova hanno scoperto le cause genetiche del tumore del testicolo. Il gene E2f1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, è più frequentemente alterato nei soggetti colpiti dal cancro al testicolo. La ricerca, coordinata dall’endocrinologo e andrologo dell’Università di Padova Prof. Foresta è stata condotta dall’Istituto Oncologico Veneto – IOV, e pubblicata sulla rivista “Endocrine Related Cancer”.

logo_unipd         iov

I ricercatori, studiando 261 giovani con cancro del testicolo, hanno dimostrato che l’aumentata attività di questo gene caratterizza la predisposizione alla replicazione cellulare tipica del tumore. L’alterazione del gene E2f1 giustifica almeno in parte le ragioni di una predisposizione familiare nello sviluppo del tumore. Inoltre, i risultati raggiunti permettono di identificare la suscettibilità a sviluppare questo tumore nei giovani a rischio.

Leggi abstract dell’articolo:
Copy number variations of E2F1: a new genetic risk factor for testicular cancer
Maria Santa Rocca, Andrea Di Nisio, Arianna Marchiori, Marco Ghezzi, Giuseppe Opocher, Carlo Foresta, and Alberto Ferlin
Endocr Relat Cancer first published on 19 January 2017, doi:10.1530/ERC-16-0514

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Endocrine Society: Linee guida sull’obesità in età pediatrica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Endocrine Society e dell’European Society of Endocrinology and the Pediatric Endocrine Society, sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (JCEM)” le linea guida aggiornate che coprono la prevenzione, il trattamento e la valutazione dell’obesità in età pediatrica.

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Il documento oltre alla prevenzione e al trattamento, fornisce raccomandazioni su come valutare i bambini affetti da obesità per complicanze mediche o psicologiche, quando valutare i bambini obesi a seguito di cause genetiche rare e quando a prendere in considerazione farmaci o interventi chirurgici per gli adolescenti gravemente colpiti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pediatric Obesity—Assessment, Treatment, and Prevention: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline.
Dennis M. Styne, Silva A. Arslanian, Ellen L. Connor, Ismaa Sadaf Farooqi, M. Hassan Murad, Janet H. Silverstein, Jack A. Yanovski;
JCEM  2017  jc.2016-2573  doi: 10.1210/jc.2016-2573

Fonte: Endocrine Society

Per statistiche e dati su obesità in età pediatrica, visita: Society’s Endocrine Facts & Figures Report

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ADA: Linee guida sulla Neuropatia Diabetica.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American Diabetes Association in aggiornamento, il precedente documento era datato 2004, le linee guida sul trattamento della Neuropatia diabetica.

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Le Neuropatie diabetiche sono le complicanze croniche più diffuse del diabete. Questo gruppo eterogeneo di condizioni colpisce diverse parti del sistema nervoso e si presenta con diverse manifestazioni cliniche. Il riconoscimento precoce e la corretta gestione della neuropatia nel paziente con diabete è molto importante.

Il documento pubblicato sulla rivista “Diabetes Care“oltre che alla diagnosi e alla terapia, tratta anche la prevenzione della neuropatia, compreso il controllo glicemico e la modifica dello stile di vita.

Scarica e leggi il documento in full text
Diabetic Neuropathy: A Position Statement by the American Diabetes Association
Rodica Pop-Busui, Andrew J.M. Boulton, Eva L. Feldman, Vera Bril, Roy Freeman, Rayaz A. Malik, Jay M. Sosenko and Dan Ziegler
Diabetes Care 2017 Jan; 40(1): 136-154. https://doi.org/10.2337/dc16-2042

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Batteri intestinali legati al diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2017

Le persone con diabete di tipo 1 mostrano cambiamenti nel loro sistema digestivo che non si vedono nelle persone che non hanno la malattia autoimmune, ad affermarlo un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Questo è il primo studio che ha avuto l’opportunità di analizzare il profilo infiammatorio, microbioma, e l’associazione alla mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, rispetto ai pazienti con malattia celiaca e controlli sani“.“L’espressione di 10 geni specifici proinfiammatori risultano significativamente aumentati nel duodeno dei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto ai controlli sani e ai pazienti con malattia celiaca“, afferma il prof. Lorenzo Piemonti, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Italia.
batteri microbiota

Lo studio ha incluso 54 pazienti – 19 con diabete di tipo 1, 19 con malattia celiaca, e 16 controlli sani. Le biopsie della mucosa duodenale sono stati condotte presso l’ospedale San Raffaele dal 2009 al 2015. L’infiammazione è stata valutata da uno studio di espressione genica e di immunoistochimica. La composizione del Microbioma è stata analizzata con 16S rRNA gene sequencing.
La mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, ha mostrato un significativo aumento dei batteri Firmicutes (Gram-positivi) e una riduzione Proteobacteria (Gram-negativi) e Bacteroidetes (Gram-negativi) rispetto ai controlli sani.

Per anni, abbiamo cercato la causa del diabete di tipo 1 nel pancreas. Forse, abbiamo guardato nel posto sbagliato, vi è la possibilità che l’intestino hanno un ruolo chiave nello sviluppo della malattia“. – concludono i ricercatori.
Se i risultati saranno confermati, sarà possibile sviluppare un nuovo trattamento nelle persone con un alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Duodenal mucosa of patients with type 1 diabetes shows distinctive inflammatory profile and microbiota
Silvia Pellegrini, Valeria Sordi, Andrea Mario Bolla, Diego Saita, Roberto Ferrarese, Filippo Canducci, Massimo Clementi, Francesca Invernizzi, Alberto Mariani, Riccardo Bonfanti, Graziano Barera, Pier Alberto Testoni, Claudio Doglioni, Emanuele Bosi, Lorenzo Piemonti
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism published Jan. 19 – DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2016-3222

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Diabete di tipo 1 legato alle infezioni da enterovirus nei bambini.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori University of Tampere in Finland indaga il legame tra la malattia e un tipo di infezione da enterovirus nei bambini. Lo studio è pubblicato sulla rivista “Diabetologia“.

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Il team – guidato dal Prof. Heikki Hyöty e il Dr. Hanna Honkanen – ha analizzato un totale di 1.673 campioni di feci da 129 bambini che erano risultati positivi per gli anticorpi del Diabete tipo 1, e 3.108 campioni di feci da un gruppo di controllo di 282 bambini. I risultati suggeriscono che le infezioni da enterovirus diagnosticate rilevando RNA virale nelle feci sono associate con lo sviluppo del Diabete di tipo 1  con un ritardo anche di diversi mesi.

I tipi di enterovirus più frequentemente riscontrati sono: Coxsackievirus A4 (che rappresentano il 28 per cento dei virus genotipizzati), A2 coxsackievirus, (che ha il 14 per cento dei virus), e A16 Coxsackievirus (che ha rappresentato l’11 per cento dei virus).

Questa scoperta supporta le osservazioni precedenti di altri studi prospettici che suggerivano che le infezioni da enterovirus possono svolgere un ruolo nell’avvio del processo che danneggia le cellule beta“.
Sarà importante esplorare la possibilità di creare un vaccino contro questi virus per scoprire se si può prevenire il diabete di tipo 1“, affermano i ricercatori.
Gli autori hanno convenuto che ulteriori ricerche sono necessarie per validare ulteriormente i risultati dello studio in corso.

Ricordiamo che il Diabete di tipo 1 (malattia autoimmune che blocca nel corpo la produzione di insulina) è di solito diagnosticato nei bambini e negli adulti, e si verifica quando il sistema immunitario del corpo non riconosce le proprie cellule beta produttrici di insulina; anzi le attacca e le danneggia. Il corpo ha bisogno di insulina per trasformare il glucosio nel sangue in energia.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of enteroviruses in stools precedes islet autoimmunity by several months: possible evidence for slowly operating mechanisms in virus-induced autoimmunity
Honkanen, H., Oikarinen, S., Nurminen, N. et al.
Diabetologia (2017) First Online: 09 January 2017 doi:10.1007/s00125-016-4177-z

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Linee guida sulla gestione della malattia alla tiroide in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su gennaio 7, 2017

Sono state pubblicate dall’American Thyroid Association (ATA), sulla rivista “Thyroid” le linee guida aggiornate sulla diagnosi e gestione delle malattie della tiroide durante il periodo della gravidanza, dell’allattamento e del post-parto. Il precedente documento era datato 2011.

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Le linee guida comprendono raccomandazioni relative alla diagnosi e la gestione dell’ipotiroidismo, tireotossicosi, noduli tiroidei, e cancro alla tiroide, così come le considerazioni della tiroide nelle donne infertili, considerazioni fetali e neonatali, e indicazioni sulle future ricerche.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease during Pregnancy and the Postpartum
Erik K. Alexander (co-chairperson), et al.
Thyroid DOI: 10.1089/thy.2016.0457

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Diabete: una patch per la misurazione del glucosio.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2016

La società Nemaura Medical ha sviluppato un dispositivo che permetterà ai diabetici di gestire al meglio la loro malattia conoscendo in ogni momento i livelli di glucosio nel sangue stabilendo così ciò che provoca ipoglicemia o iperglicemia nel loro stile di vita.

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Il sistema Sugarbeat comprende: un sensore, un cerotto usa e getta che aderisce alla pelle, uno smartphone, o tablet o PC o watch dotati di uno schermo LCD per la lettura dei dati raccolti dal sensore. Esso consentirà ai diabetici di monitorare costantemente i loro livelli di glucosio e questo senza prelievi di sangue dal dito nel corso della giornata.

Sugarbeat patch può essere fissato in diverse parti del corpo, sul braccio, addome o su una gamba. Una volta fissato, invierà le informazioni via Bluetooth sullo smartphone dell’utente con l’applicazione dedicata installata, o su un piccolo dispositivo portatile. La patch è monouso, utilizzabile per 24 ore, il sensore ha una durata di due anni.

La patch misurerà i livelli di glucosio attraverso il liquido interstiziale dalla pelle, quindi è privo di aghi. Tuttavia non è possibile sfuggire alla puntura che verrà fatta una sola volta per la calibrazione del sensore e ogni volta che si cambia la patch. Le misure saranno effettuate ogni 5 minuti per una valutazione accurata delle variazioni dei livelli di glucosio.
Non è ancora stato fissato il prezzo. Il lancio sul mercato avverrà nel primo trimestre del 2017 in alcuni paesi in Europa, Asia e Medio Oriente.

SugarBEAT: le patch qui va révolutionner la mesure du glucose

SugarBEAT

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Passo in avanti nella ricerca di terapie sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2016

L’artemisinina (principio attivo estratto dall’artemisia annuale (Artemisia annua) approvato dalla FDA, da decenni usato per trattare la malaria, trasforma le cellule alfa che producono glucagone nel pancreas in cellule produttrici di insulina – acquisendo così le caratteristiche di cellule beta, il tipo di cellula danneggiata nel diabete di tipo 1.
Questi risultati innovativi, pubblicati sulla rivista Cell, fornisce le basi per un nuovo approccio promettente verso una cura per il diabete di tipo 1.

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Artemisinin can convert pancreatic alpha cells into functional beta-like cells through enhanced GABA signaling.

Senza insulina – che normalmente “dice” al corpo di iniziare a ridurre i livelli di glucosio – lo zucchero nel sangue non può entrare nelle cellule, dove viene normalmente trasformato in energia. Come risultato, il glucosio si blocca nel sangue, e si instaura il diabete con tutte le sue conseguenze. Per decenni, gli scienziati hanno cercato di trovare un modo per sostituire le cellule beta – a volte indicate come cellule delle isole perché si trovano in una zona endocrina del pancreas conosciute come Langerhans.

Esaminando il ruolo di una varietà di farmaci approvati sulle trasformazioni cellulari alfa e beta, i ricercatori del CeMM Research Center for Molecular Medicine in Austria, hanno scoperto che l’artemisinina trasforma le cellule pancreatiche alfa in cellule beta-like funzionali, che producono insulina.

Con il nostro studio, abbiamo potuto dimostrare che artemisinina cambia il programma di epigenetica delle cellule alfa glucagone-produzione e induce profonde alterazioni della loro funzione biochimica“, spiega il prof. Stefan Kubicek. Il modo in cui questo accade è attraverso l’attivazione dei recettori GABA. “siamo fiduciosi che la scoperta dell’artemisinina e la sua modalità di azione può costituire la base per una nuova terapia del diabete di tipo 1“.

Leggi abstract dell’articolo:
Artemisinins Target GABAA Receptor Signaling and Impair α Cell Identity
Jin Li, Tamara Casteels, Thomas Frogne, Camilla Ingvorsen, ……Jacob Hecksher-Sørensen, e Stefan Kubicek
Cell 2016. DOI:10.1016/j.cell.2016.11.010.

Fonte: CeMM Research Center for Molecular Medicine

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Isolata proteina che potrebbe arrestare lo sviluppo di diabete e obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2016

I ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio potrebbero aver fatto un passo avanti con la scoperta di una proteina che potrebbe presto fermare lo sviluppo di diabete e obesità negli esseri umani. il team ha lavorato per parecchi anni su un batterio chiamato “akkermansia muciniphila“.

Per ora, i ricercatori hanno dimostrato la sicurezza nell’utilizzo del batterio sugli esseri umani. Tuttavia, devono ancora dimostrare che gli effetti positivi dimostrati nei topi si applicano anche agli esseri umani. La sperimentazione umana è in corso presso il Saint-Luc clinics of the University of Louvain e non è ancora conclusa.

blood-glucose-test
Researchers have isolated a protein that in the future may stop the development of diabetes.

Inaspettatamente, abbiamo scoperto che la pastorizzazione di A. muciniphila ha migliorato la sua capacità di ridurre lo sviluppo di massa grassa, insulino-resistenza e la dislipidemia nei topi.” – afferma il prof. Patrice Cani coordinatore del progetto. Dopo la pastorizzazione, i ricercatori hanno scoperto che la sua efficacia era raddoppiata. Akkermansia è diventato così efficace che impediva lo sviluppo di obesità e diabete di tipo 2 topi.
Questa è la prima volta che viene dimostrata l’efficacia di akkermansia pastorizzato contro queste condizioni metaboliche nei topi.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
A purified membrane protein from Akkermansia muciniphila or the pasteurized bacterium improves metabolism in obese and diabetic mice
Hubert Plovier, Amandine Everard, ……Clara Belzer, Willem M de Vos & Patrice D Cani
Nature Medicine (2016) doi:10.1038/nm.4236 – Published online 28 November 2016

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NICE: linee guida sulla diagnosi e gestione del diabete (tipo 1 e 2) in età pediatrica

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2016

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida aggiornate, il precedente documento era datato 2015, sulla diagnosi e gestione del diabete di tipo 1 e 2 in pazienti in età pediatrica (età inferiore ai 18 anni).

nice-diabetes

Scarica e leggi il documento in full text:
Diabetes (type 1 and type 2) in children and young people: diagnosis and management
NICE guideline [NG18] Published date: August 2015 Last updated: November 2016

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Individuato l’ormone responsabile dell’obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine di Stanford (Usa), coordinati da Brian J. Feldman, hanno individuato un ormone che favorisce lo sviluppo dell’obesità. Si tratta di Adamts1, una sostanza rilasciata dalle cellule adipose mature, che induce le staminali a differenziarsi in cellule di grasso.

feldman
Brian Feldman and his colleagues conducted a series of experiments that led to the discovery of a hormone that they believe triggers the production of more fat cells in the body. Norbert von der Groeben

Per identificare il ruolo di Adamts1 e capire come funziona, il team di Feldman ha condotto una serie di esperimenti che utilizzano cellule di grasso e loro precursori in vitro, seguiti da studi effettuati su topi e sull’uomo. Gli scienziati hanno constatato che lo stress e un’alimentazione ipercalorica stimolano la produzione di Adamts1, aumentando il rischio di sviluppare l’obesità.

I risultati dello studio non escludono la possibilità che altri ormoni, non ancora scoperti, influenzino le cellule di grasso ‘a maturare’; tuttavia, Adamts1 è probabilmente uno dei più importanti. “Ci può essere un gruppo di regolatori, ma la potenza di Adamts1 suggerisce che si tratta di un segnale dominante, e gioca un fattore molto importante” – afferma il prof. Feldman.
Gli scienziati vogliono ora capire se Adamts1 possa in qualche modo essere usato come bersaglio per farmaci anti-obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
A glucocorticoid- and diet-responsive pathway toggles adipocyte precursor cell activity in vivo
BY JANICA C. WONG, KATHERINE C. KRUEGER, MARIA JOSÉ COSTA, ABHISHEK AGGARWAL, HONGQING DU, TRACEY L. MCLAUGHLIN, BRIAN J. FELDMAN
SCI. SIGNAL.25 OCT 2016 : RA103

Fonte: Stanford University School of Medicine di Stanford

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Carenza di vitamina B in gravidanza associata a rischio diabete tipo 2 nella prole.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2016

I bambini nati da madri che avevano carenza di vitamina B12 durante la gravidanza possono essere a maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 ed altri disordini metabolici. Ad affermarlo un nuovo studio della University of Warwick Medical School nel Regno Unito, presentato alla Society for Endocrinology annual conference in corso a Brighton, UK 07 November 2016 – 09 November 2016.

La vitamina B12 è una vitamina solubile in acqua naturalmente presente nei prodotti di origine animale, come il latte, le uova, formaggio, carne, pollame e pesce. E’ anche disponibile come integratore alimentare ed è stato aggiunto ad alcuni prodotti non di origine animale, come i cereali per la colazione.

vitaminab12

I ricercatori hanno dimostrato che le donne con livelli bassi di vitamina B12 durante la gravidanza (meno di 150 picomoli per litro), hanno più probabilità di avere un indice di massa corporea più elevato ( BMI ) ed avere bambini a basso peso alla nascita con elevato colesterolo.
Inoltre, la ricerca ha dimostrato che questi bambini hanno una maggiore resistenza all’insulina durante l’infanzia, aumentando il rischio per il diabete di tipo 2. In particolare hanno più probabilità di avere livelli di leptina (ormone delle cellule di grasso) più elevati di quelli normali, con conseguente aumento del rischio di diabete di tipo 2 e di altri disturbi metabolici. E’ probabile che bassi valori di vitamina B12 spingano l’accumulo di grasso nel feto, e questo porta ad un aumento della leptina.

Se i risultati saranno confermati, il team afferma che potrebbero essere riviste le attuali raccomandazioni per la vitamina B12 durante la gravidanza.

Leggi abstract dell’articolo:
Low maternal B12 associates with higher leptin in maternal adipose tissue, placental tissue and cord blood
Antonysunil Adaikalakoteswari, Manu Vatish, Ilona Goljan & Ponnusamy Saravanan
Endocrine Abstracts (2016) 44 P188 | DOI:10.1530/endoabs.44.P188

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Ruolo della prolattina nel carcinoma mammario triplo negativo.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2016

Uno studio condotto presso il Research Institute of the McGill University Health Centre (RI-MUHC) suggerisce lo screening per pazienti con cancro mammario per il recettore della prolattina; potrebbe migliorare la prognosi per il paziente ed aiutare ad evitare trattamenti inutili e invasivi.

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Utilizzando un database di 580 donne con tumore al seno triplo negativo (triple negative breast cancer – TNBC), i ricercatori hanno scoperto che la sopravvivenza è stata prolungata in pazienti che hanno espresso il recettore della prolattina e che l’ormone prolattina è stata in grado di ridurre il comportamento aggressivo delle cellule cancerose.

TNBC è il tipo più aggressivo di cancro al seno ed è molto difficile da trattare“, spiega il Dr. Suhad Ali. “Abbiamo scoperto che le donne con tumori che esprimono il recettore della prolattina avevano un cancro al seno meno aggressivo ed una prognosi migliore“.
La nostra ricerca supporta l’allattamento al seno che non è vantaggioso solo per i bambini ma anche per le madri. Dal momento che l’allattamento al seno è un modo naturale per la produzione di prolattina in alti livelli, l’allattamento al seno farebbe effettivamente ridurre il rischio di una donna di sviluppare il cancro al seno“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Prolactin Pro-Differentiation Pathway in Triple Negative Breast Cancer: Impact on Prognosis and Potential Therapy
Vanessa M. López-Ozuna, Ibrahim Y. Hachim, Mahmood Y. Hachim, Jean-Jacques Lebrun & Suhad Ali
Scientific Reports 6, Article number: 30934 (2016) – doi:10.1038/srep30934

Fonte: Research Institute of the McGill University Health Centre (RI-MUHC)

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Linee guida sulla chirurgia dell’obesità.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2016

Sono state pubblicate in aggiornamento dalla Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB) le linee guida sulla chirurgia dell’obesità. Il precedente documento era datato 2008.

obesità-linee-guida

Scarica e leggi il documento in full text (100 pg)
LINEE GUIDA DI CHIRURGIA DELL’OBESITÀ
LINEE GUIDA DI BUONA PRATICA CLINICA NELLA SELEZIONE, NELLA PREPARAZIONE, NEL TRATTAMENTO PERIOPERATORIO E A LUNGO TERMINE DEL PAZIENTE OBESO SOTTOPOSTO A CHIRURGIA BARIATRICA
Diego Foschi, Maurizio De Luca, Giuliano Sarro,Paolo Bernante, Marco Antonio Zappa, Roberto Moroni, Giuseppe Navarra, Mirto Foletto, Valerio Ceriani, Luigi Piazza, Nicola Di Lorenzo

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Cancro alla prostata: Terapia ormonale aumenta il rischio di demenza.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2016

Gli uomini con cancro alla prostata che sono trattati con una forma di terapia ormonale per abbassare il testosterone, hanno il doppio delle probabilità di sviluppare demenza entro cinque anni. Ad affermarlo uno studio retrospettivo delle cartelle cliniche dei pazienti con cancro alla prostata  condotto alla Stanford Universtity e pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology“.

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Il testosterone può promuovere la crescita dei tumori della prostata, e così i medici hanno utilizzato terapia di deprivazione androgenica per abbassare il testosterone e altri androgeni nei pazienti con cancro alla prostata sin dal 1940.

Il team ha esaminato i record (cartelle cliniche) di quasi 10.000 pazienti con carcinoma della prostata. Dei 1.829 che hanno ricevuto la terapia di deprivazione androgenica (ADT), 7,9 per cento ha sviluppato la demenza entro cinque anni, contro il 3,5 per cento di quelli non trattati con ADT.

Il rischio è reale e, a seconda della storia di demenza del paziente, si può prendere in considerazione dei trattamenti alternativi” – afferma Nigam Shah, professore associato di informatica biomedica alla Stanford Universtity.
I ricercatori avvertono comunque che i malati di cancro alla prostata che stanno ricevendo ADT non dovrebbe apportare modifiche ai loro farmaci senza parlare prima con i loro medici.

Leggi il full text dell’articolo:
Association Between Androgen Deprivation Therapy and Risk of Dementia
Kevin T. Nead, MD, MPhil; Greg Gaskin, BS; Cariad Chester, BS; Samuel Swisher-McClure, MD, MSHP; Nicholas J. Leeper, MD; Nigam H. Shah, PhD, MBBS
JAMA Oncol. 2016; doi: 10.1001/jamaoncol.2016.3662

Fonte: Stanford Universtity

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I cervelli femminili cambiano in sincronia con gli ormoni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2016

Anche se è già noto da tempo che il cervello non rimane rigido nella sua struttura anche in età adulta, gli scienziati del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences hanno fatto una scoperta sorprendente: il cervello non solo è in grado di adattarsi alle mutevoli condizioni dei processi a lungo termine, ma può farlo ogni mese. I ricercatori hanno osservato che nelle donne, in parallelo al ritmo del livello di estrogeni attraverso il loro ciclo mestruale, le strutture dell’ippocampo variano proprio in un’area del cervello che è cruciale per memorie, umore e emozioni.

estrogeni-ippocampo
Estrogen-modulated FA differences and time course across the menstrual cycle in the bilateral hippocampus. Credit image Nature.com

Abbiamo scoperto che in parallelo ai crescenti livelli di estrogeni che portano all’ovulazione mensile nelle donne, l’ippocampo aumenta anche nel volume della materia grigia così come quella della sostanza bianca“, spiega Claudia Barth, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Nature Scientific Reports“. Come queste fluttuazioni delle strutture cerebrali influenzano precisione il comportamento e le abilità cognitive specifiche rimane ancora un mistero. “L’ippocampo gioca un ruolo cruciale nella nostra memoria, il nostro umore e le nostre emozioni“.
Questo è il primo studio pilota condotto in un ampio gruppo di partecipanti sulle connessioni tra il livello di estrogeni, l’ippocampo  e gli effetti sul comportamento.

Leggi il full text  dell’articolo:
In-vivo Dynamics of the Human Hippocampus across the Menstrual Cycle
Claudia Barth, Christopher J Steele, Karsten Mueller, Vivien P. Rekkas, Katrin Arélin, Andre Pampel, Inga Burmann, Jürgen Kratzsch, Arno Villringer & Julia Sacher
Scientific Reports 6, Article number: 32833 Published online: 07 October 2016

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