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Posts Tagged ‘endocrinologia’

L’obesità infantile legata allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su aprile 25, 2017

I bambini con obesità hanno un rischio quattro volte più alto di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto ai bambini con un indice di massa corporea (BMI) nel range di normalità. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del NIHR Biomedical Research Centre at Guy’s and St. Thomas’ NHS Foundation Trust e King’s College London pubblicato sul “Journal of Endocrine Society“.

I ricercatori hanno anche scoperto che ai bambini con diagnosi di diabete di tipo 1 non è stata trovata nessuna associazione tra obesità e incidenza del diabete di tipo 1, che è una malattia autoimmune.

Leggi abstract dell’articolo:
Body Mass Index and Incident Type 1 and Type 2 Diabetes in Children and Young Adults: A Retrospective Cohort Study
Ali Abbasi, Dorota Juszczyk, Cornelia HM van Jaarsveld, Martin C Gulliford, MA,
J. Endocr. Soc. js.2017-00044. Published: 25 April 2017 DOI: https://doi.org/10.1210/js.2017-00044

Fonte: King’s College London

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Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’amenorrea.

Posted by giorgiobertin su aprile 10, 2017

La Endocrine Society ha pubblicato le nuove linee guida sulla diagnosi e il trattamento dell’amenorrea ipotalamica sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Amenorrea  Amenorrea1

L’amenorrea ipotalamica è una forma di mancanza di ovulazione cronica, non dovuta a cause organiche identificabili, ma spesso associata a stress, perdita di peso, esercizio fisico eccessivo, o a una combinazione di fattori” afferma Catherine Gordon, del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center.

Come viene evidenziato nel documento è necessario un approccio di trattamento multidisciplinare, che includa supporto medico, dietistico e di salute mentale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Functional Hypothalamic Amenorrhea: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline
Catherine M. Gordon Kathryn E. Ackerman Sarah L. Berga Jay R. Kaplan George Mastorakos Madhusmita Misra M. Hassan Murad Nanette F. Santoro Michelle P. Warren
J Clin Endocrinol Metab jc.2017-00131. DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2017-00131

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Eversense: Sensore impiantabile per misurare la glicemia.

Posted by giorgiobertin su marzo 9, 2017

Si chiama Eversense, il sensore impiantabile sotto la cute per il monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) prodotto da Roche Diabetes Care che promette di semplificare e rendere più sicura la gestione del diabete.
Il dispositivo, ora disponibile anche in Italia, misura i livelli di glucosio 24 ore al giorno, funziona ininterrottamente per 90 giorni, comunica i dati alla app del dispositivo mobile. Gli algoritmi predittivi avvertono il paziente di probabili episodi di ipo o iperglicemia in tempo utile per rimediare. I dati possono venire condivisi con il proprio diabetologo attraverso il portale dedicato.

Eversense     Senseonics
Eversense-System (PRNewsFoto/Roche Diabetes Care)

I pazienti impiantati con Eversense nella prima settimana di marzo sono in tutto 5. Tre sono stati impiantati a Padova dal team della dottoressa Bruttomesso dell’Unita’ Operativa Complessa di Malattie del Metabolismo diretta dal professor Avogaro e due sono stati impiantati a Olbia presso il centro di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia diretto dal dottor Giancarlo Tonolo.

“L’impianto di per sé è molto semplice fatto in anestesia locale con un taglio microscopico, la procedura occupa solo qualche minuto” – ha affermato il Dr. Giancarlo Tonolo.

Una rivoluzione nel monitoraggio della glicemia.

Accedi al sito web: Eversense

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Scoperta la causa genetica del tumore ai testicoli.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

I ricercatori dell’Università degli Studi di Padova hanno scoperto le cause genetiche del tumore del testicolo. Il gene E2f1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, è più frequentemente alterato nei soggetti colpiti dal cancro al testicolo. La ricerca, coordinata dall’endocrinologo e andrologo dell’Università di Padova Prof. Foresta è stata condotta dall’Istituto Oncologico Veneto – IOV, e pubblicata sulla rivista “Endocrine Related Cancer”.

logo_unipd         iov

I ricercatori, studiando 261 giovani con cancro del testicolo, hanno dimostrato che l’aumentata attività di questo gene caratterizza la predisposizione alla replicazione cellulare tipica del tumore. L’alterazione del gene E2f1 giustifica almeno in parte le ragioni di una predisposizione familiare nello sviluppo del tumore. Inoltre, i risultati raggiunti permettono di identificare la suscettibilità a sviluppare questo tumore nei giovani a rischio.

Leggi abstract dell’articolo:
Copy number variations of E2F1: a new genetic risk factor for testicular cancer
Maria Santa Rocca, Andrea Di Nisio, Arianna Marchiori, Marco Ghezzi, Giuseppe Opocher, Carlo Foresta, and Alberto Ferlin
Endocr Relat Cancer first published on 19 January 2017, doi:10.1530/ERC-16-0514

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Endocrine Society: Linee guida sull’obesità in età pediatrica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Endocrine Society e dell’European Society of Endocrinology and the Pediatric Endocrine Society, sulla rivista “The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (JCEM)” le linea guida aggiornate che coprono la prevenzione, il trattamento e la valutazione dell’obesità in età pediatrica.

obesity-childhood

Il documento oltre alla prevenzione e al trattamento, fornisce raccomandazioni su come valutare i bambini affetti da obesità per complicanze mediche o psicologiche, quando valutare i bambini obesi a seguito di cause genetiche rare e quando a prendere in considerazione farmaci o interventi chirurgici per gli adolescenti gravemente colpiti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Pediatric Obesity—Assessment, Treatment, and Prevention: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline.
Dennis M. Styne, Silva A. Arslanian, Ellen L. Connor, Ismaa Sadaf Farooqi, M. Hassan Murad, Janet H. Silverstein, Jack A. Yanovski;
JCEM  2017  jc.2016-2573  doi: 10.1210/jc.2016-2573

Fonte: Endocrine Society

Per statistiche e dati su obesità in età pediatrica, visita: Society’s Endocrine Facts & Figures Report

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ADA: Linee guida sulla Neuropatia Diabetica.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American Diabetes Association in aggiornamento, il precedente documento era datato 2004, le linee guida sul trattamento della Neuropatia diabetica.

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Le Neuropatie diabetiche sono le complicanze croniche più diffuse del diabete. Questo gruppo eterogeneo di condizioni colpisce diverse parti del sistema nervoso e si presenta con diverse manifestazioni cliniche. Il riconoscimento precoce e la corretta gestione della neuropatia nel paziente con diabete è molto importante.

Il documento pubblicato sulla rivista “Diabetes Care“oltre che alla diagnosi e alla terapia, tratta anche la prevenzione della neuropatia, compreso il controllo glicemico e la modifica dello stile di vita.

Scarica e leggi il documento in full text
Diabetic Neuropathy: A Position Statement by the American Diabetes Association
Rodica Pop-Busui, Andrew J.M. Boulton, Eva L. Feldman, Vera Bril, Roy Freeman, Rayaz A. Malik, Jay M. Sosenko and Dan Ziegler
Diabetes Care 2017 Jan; 40(1): 136-154. https://doi.org/10.2337/dc16-2042

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Batteri intestinali legati al diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su gennaio 20, 2017

Le persone con diabete di tipo 1 mostrano cambiamenti nel loro sistema digestivo che non si vedono nelle persone che non hanno la malattia autoimmune, ad affermarlo un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism“.

Questo è il primo studio che ha avuto l’opportunità di analizzare il profilo infiammatorio, microbioma, e l’associazione alla mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, rispetto ai pazienti con malattia celiaca e controlli sani“.“L’espressione di 10 geni specifici proinfiammatori risultano significativamente aumentati nel duodeno dei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto ai controlli sani e ai pazienti con malattia celiaca“, afferma il prof. Lorenzo Piemonti, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Italia.
batteri microbiota

Lo studio ha incluso 54 pazienti – 19 con diabete di tipo 1, 19 con malattia celiaca, e 16 controlli sani. Le biopsie della mucosa duodenale sono stati condotte presso l’ospedale San Raffaele dal 2009 al 2015. L’infiammazione è stata valutata da uno studio di espressione genica e di immunoistochimica. La composizione del Microbioma è stata analizzata con 16S rRNA gene sequencing.
La mucosa duodenale dei pazienti con diabete di tipo 1, ha mostrato un significativo aumento dei batteri Firmicutes (Gram-positivi) e una riduzione Proteobacteria (Gram-negativi) e Bacteroidetes (Gram-negativi) rispetto ai controlli sani.

Per anni, abbiamo cercato la causa del diabete di tipo 1 nel pancreas. Forse, abbiamo guardato nel posto sbagliato, vi è la possibilità che l’intestino hanno un ruolo chiave nello sviluppo della malattia“. – concludono i ricercatori.
Se i risultati saranno confermati, sarà possibile sviluppare un nuovo trattamento nelle persone con un alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.

Leggi abstract dell’articolo:
Duodenal mucosa of patients with type 1 diabetes shows distinctive inflammatory profile and microbiota
Silvia Pellegrini, Valeria Sordi, Andrea Mario Bolla, Diego Saita, Roberto Ferrarese, Filippo Canducci, Massimo Clementi, Francesca Invernizzi, Alberto Mariani, Riccardo Bonfanti, Graziano Barera, Pier Alberto Testoni, Claudio Doglioni, Emanuele Bosi, Lorenzo Piemonti
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism published Jan. 19 – DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2016-3222

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Diabete di tipo 1 legato alle infezioni da enterovirus nei bambini.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori University of Tampere in Finland indaga il legame tra la malattia e un tipo di infezione da enterovirus nei bambini. Lo studio è pubblicato sulla rivista “Diabetologia“.

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Il team – guidato dal Prof. Heikki Hyöty e il Dr. Hanna Honkanen – ha analizzato un totale di 1.673 campioni di feci da 129 bambini che erano risultati positivi per gli anticorpi del Diabete tipo 1, e 3.108 campioni di feci da un gruppo di controllo di 282 bambini. I risultati suggeriscono che le infezioni da enterovirus diagnosticate rilevando RNA virale nelle feci sono associate con lo sviluppo del Diabete di tipo 1  con un ritardo anche di diversi mesi.

I tipi di enterovirus più frequentemente riscontrati sono: Coxsackievirus A4 (che rappresentano il 28 per cento dei virus genotipizzati), A2 coxsackievirus, (che ha il 14 per cento dei virus), e A16 Coxsackievirus (che ha rappresentato l’11 per cento dei virus).

Questa scoperta supporta le osservazioni precedenti di altri studi prospettici che suggerivano che le infezioni da enterovirus possono svolgere un ruolo nell’avvio del processo che danneggia le cellule beta“.
Sarà importante esplorare la possibilità di creare un vaccino contro questi virus per scoprire se si può prevenire il diabete di tipo 1“, affermano i ricercatori.
Gli autori hanno convenuto che ulteriori ricerche sono necessarie per validare ulteriormente i risultati dello studio in corso.

Ricordiamo che il Diabete di tipo 1 (malattia autoimmune che blocca nel corpo la produzione di insulina) è di solito diagnosticato nei bambini e negli adulti, e si verifica quando il sistema immunitario del corpo non riconosce le proprie cellule beta produttrici di insulina; anzi le attacca e le danneggia. Il corpo ha bisogno di insulina per trasformare il glucosio nel sangue in energia.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of enteroviruses in stools precedes islet autoimmunity by several months: possible evidence for slowly operating mechanisms in virus-induced autoimmunity
Honkanen, H., Oikarinen, S., Nurminen, N. et al.
Diabetologia (2017) First Online: 09 January 2017 doi:10.1007/s00125-016-4177-z

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Linee guida sulla gestione della malattia alla tiroide in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su gennaio 7, 2017

Sono state pubblicate dall’American Thyroid Association (ATA), sulla rivista “Thyroid” le linee guida aggiornate sulla diagnosi e gestione delle malattie della tiroide durante il periodo della gravidanza, dell’allattamento e del post-parto. Il precedente documento era datato 2011.

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Le linee guida comprendono raccomandazioni relative alla diagnosi e la gestione dell’ipotiroidismo, tireotossicosi, noduli tiroidei, e cancro alla tiroide, così come le considerazioni della tiroide nelle donne infertili, considerazioni fetali e neonatali, e indicazioni sulle future ricerche.

Scarica e leggi il documento in full text:
2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease during Pregnancy and the Postpartum
Erik K. Alexander (co-chairperson), et al.
Thyroid DOI: 10.1089/thy.2016.0457

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Diabete: una patch per la misurazione del glucosio.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2016

La società Nemaura Medical ha sviluppato un dispositivo che permetterà ai diabetici di gestire al meglio la loro malattia conoscendo in ogni momento i livelli di glucosio nel sangue stabilendo così ciò che provoca ipoglicemia o iperglicemia nel loro stile di vita.

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Il sistema Sugarbeat comprende: un sensore, un cerotto usa e getta che aderisce alla pelle, uno smartphone, o tablet o PC o watch dotati di uno schermo LCD per la lettura dei dati raccolti dal sensore. Esso consentirà ai diabetici di monitorare costantemente i loro livelli di glucosio e questo senza prelievi di sangue dal dito nel corso della giornata.

Sugarbeat patch può essere fissato in diverse parti del corpo, sul braccio, addome o su una gamba. Una volta fissato, invierà le informazioni via Bluetooth sullo smartphone dell’utente con l’applicazione dedicata installata, o su un piccolo dispositivo portatile. La patch è monouso, utilizzabile per 24 ore, il sensore ha una durata di due anni.

La patch misurerà i livelli di glucosio attraverso il liquido interstiziale dalla pelle, quindi è privo di aghi. Tuttavia non è possibile sfuggire alla puntura che verrà fatta una sola volta per la calibrazione del sensore e ogni volta che si cambia la patch. Le misure saranno effettuate ogni 5 minuti per una valutazione accurata delle variazioni dei livelli di glucosio.
Non è ancora stato fissato il prezzo. Il lancio sul mercato avverrà nel primo trimestre del 2017 in alcuni paesi in Europa, Asia e Medio Oriente.

SugarBEAT: le patch qui va révolutionner la mesure du glucose

SugarBEAT

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Passo in avanti nella ricerca di terapie sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2016

L’artemisinina (principio attivo estratto dall’artemisia annuale (Artemisia annua) approvato dalla FDA, da decenni usato per trattare la malaria, trasforma le cellule alfa che producono glucagone nel pancreas in cellule produttrici di insulina – acquisendo così le caratteristiche di cellule beta, il tipo di cellula danneggiata nel diabete di tipo 1.
Questi risultati innovativi, pubblicati sulla rivista Cell, fornisce le basi per un nuovo approccio promettente verso una cura per il diabete di tipo 1.

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Artemisinin can convert pancreatic alpha cells into functional beta-like cells through enhanced GABA signaling.

Senza insulina – che normalmente “dice” al corpo di iniziare a ridurre i livelli di glucosio – lo zucchero nel sangue non può entrare nelle cellule, dove viene normalmente trasformato in energia. Come risultato, il glucosio si blocca nel sangue, e si instaura il diabete con tutte le sue conseguenze. Per decenni, gli scienziati hanno cercato di trovare un modo per sostituire le cellule beta – a volte indicate come cellule delle isole perché si trovano in una zona endocrina del pancreas conosciute come Langerhans.

Esaminando il ruolo di una varietà di farmaci approvati sulle trasformazioni cellulari alfa e beta, i ricercatori del CeMM Research Center for Molecular Medicine in Austria, hanno scoperto che l’artemisinina trasforma le cellule pancreatiche alfa in cellule beta-like funzionali, che producono insulina.

Con il nostro studio, abbiamo potuto dimostrare che artemisinina cambia il programma di epigenetica delle cellule alfa glucagone-produzione e induce profonde alterazioni della loro funzione biochimica“, spiega il prof. Stefan Kubicek. Il modo in cui questo accade è attraverso l’attivazione dei recettori GABA. “siamo fiduciosi che la scoperta dell’artemisinina e la sua modalità di azione può costituire la base per una nuova terapia del diabete di tipo 1“.

Leggi abstract dell’articolo:
Artemisinins Target GABAA Receptor Signaling and Impair α Cell Identity
Jin Li, Tamara Casteels, Thomas Frogne, Camilla Ingvorsen, ……Jacob Hecksher-Sørensen, e Stefan Kubicek
Cell 2016. DOI:10.1016/j.cell.2016.11.010.

Fonte: CeMM Research Center for Molecular Medicine

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Isolata proteina che potrebbe arrestare lo sviluppo di diabete e obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2016

I ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio potrebbero aver fatto un passo avanti con la scoperta di una proteina che potrebbe presto fermare lo sviluppo di diabete e obesità negli esseri umani. il team ha lavorato per parecchi anni su un batterio chiamato “akkermansia muciniphila“.

Per ora, i ricercatori hanno dimostrato la sicurezza nell’utilizzo del batterio sugli esseri umani. Tuttavia, devono ancora dimostrare che gli effetti positivi dimostrati nei topi si applicano anche agli esseri umani. La sperimentazione umana è in corso presso il Saint-Luc clinics of the University of Louvain e non è ancora conclusa.

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Researchers have isolated a protein that in the future may stop the development of diabetes.

Inaspettatamente, abbiamo scoperto che la pastorizzazione di A. muciniphila ha migliorato la sua capacità di ridurre lo sviluppo di massa grassa, insulino-resistenza e la dislipidemia nei topi.” – afferma il prof. Patrice Cani coordinatore del progetto. Dopo la pastorizzazione, i ricercatori hanno scoperto che la sua efficacia era raddoppiata. Akkermansia è diventato così efficace che impediva lo sviluppo di obesità e diabete di tipo 2 topi.
Questa è la prima volta che viene dimostrata l’efficacia di akkermansia pastorizzato contro queste condizioni metaboliche nei topi.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
A purified membrane protein from Akkermansia muciniphila or the pasteurized bacterium improves metabolism in obese and diabetic mice
Hubert Plovier, Amandine Everard, ……Clara Belzer, Willem M de Vos & Patrice D Cani
Nature Medicine (2016) doi:10.1038/nm.4236 – Published online 28 November 2016

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NICE: linee guida sulla diagnosi e gestione del diabete (tipo 1 e 2) in età pediatrica

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2016

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida aggiornate, il precedente documento era datato 2015, sulla diagnosi e gestione del diabete di tipo 1 e 2 in pazienti in età pediatrica (età inferiore ai 18 anni).

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Scarica e leggi il documento in full text:
Diabetes (type 1 and type 2) in children and young people: diagnosis and management
NICE guideline [NG18] Published date: August 2015 Last updated: November 2016

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Individuato l’ormone responsabile dell’obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine di Stanford (Usa), coordinati da Brian J. Feldman, hanno individuato un ormone che favorisce lo sviluppo dell’obesità. Si tratta di Adamts1, una sostanza rilasciata dalle cellule adipose mature, che induce le staminali a differenziarsi in cellule di grasso.

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Brian Feldman and his colleagues conducted a series of experiments that led to the discovery of a hormone that they believe triggers the production of more fat cells in the body. Norbert von der Groeben

Per identificare il ruolo di Adamts1 e capire come funziona, il team di Feldman ha condotto una serie di esperimenti che utilizzano cellule di grasso e loro precursori in vitro, seguiti da studi effettuati su topi e sull’uomo. Gli scienziati hanno constatato che lo stress e un’alimentazione ipercalorica stimolano la produzione di Adamts1, aumentando il rischio di sviluppare l’obesità.

I risultati dello studio non escludono la possibilità che altri ormoni, non ancora scoperti, influenzino le cellule di grasso ‘a maturare’; tuttavia, Adamts1 è probabilmente uno dei più importanti. “Ci può essere un gruppo di regolatori, ma la potenza di Adamts1 suggerisce che si tratta di un segnale dominante, e gioca un fattore molto importante” – afferma il prof. Feldman.
Gli scienziati vogliono ora capire se Adamts1 possa in qualche modo essere usato come bersaglio per farmaci anti-obesità.

Leggi abstract dell’articolo:
A glucocorticoid- and diet-responsive pathway toggles adipocyte precursor cell activity in vivo
BY JANICA C. WONG, KATHERINE C. KRUEGER, MARIA JOSÉ COSTA, ABHISHEK AGGARWAL, HONGQING DU, TRACEY L. MCLAUGHLIN, BRIAN J. FELDMAN
SCI. SIGNAL.25 OCT 2016 : RA103

Fonte: Stanford University School of Medicine di Stanford

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Carenza di vitamina B in gravidanza associata a rischio diabete tipo 2 nella prole.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2016

I bambini nati da madri che avevano carenza di vitamina B12 durante la gravidanza possono essere a maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 ed altri disordini metabolici. Ad affermarlo un nuovo studio della University of Warwick Medical School nel Regno Unito, presentato alla Society for Endocrinology annual conference in corso a Brighton, UK 07 November 2016 – 09 November 2016.

La vitamina B12 è una vitamina solubile in acqua naturalmente presente nei prodotti di origine animale, come il latte, le uova, formaggio, carne, pollame e pesce. E’ anche disponibile come integratore alimentare ed è stato aggiunto ad alcuni prodotti non di origine animale, come i cereali per la colazione.

vitaminab12

I ricercatori hanno dimostrato che le donne con livelli bassi di vitamina B12 durante la gravidanza (meno di 150 picomoli per litro), hanno più probabilità di avere un indice di massa corporea più elevato ( BMI ) ed avere bambini a basso peso alla nascita con elevato colesterolo.
Inoltre, la ricerca ha dimostrato che questi bambini hanno una maggiore resistenza all’insulina durante l’infanzia, aumentando il rischio per il diabete di tipo 2. In particolare hanno più probabilità di avere livelli di leptina (ormone delle cellule di grasso) più elevati di quelli normali, con conseguente aumento del rischio di diabete di tipo 2 e di altri disturbi metabolici. E’ probabile che bassi valori di vitamina B12 spingano l’accumulo di grasso nel feto, e questo porta ad un aumento della leptina.

Se i risultati saranno confermati, il team afferma che potrebbero essere riviste le attuali raccomandazioni per la vitamina B12 durante la gravidanza.

Leggi abstract dell’articolo:
Low maternal B12 associates with higher leptin in maternal adipose tissue, placental tissue and cord blood
Antonysunil Adaikalakoteswari, Manu Vatish, Ilona Goljan & Ponnusamy Saravanan
Endocrine Abstracts (2016) 44 P188 | DOI:10.1530/endoabs.44.P188

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Ruolo della prolattina nel carcinoma mammario triplo negativo.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2016

Uno studio condotto presso il Research Institute of the McGill University Health Centre (RI-MUHC) suggerisce lo screening per pazienti con cancro mammario per il recettore della prolattina; potrebbe migliorare la prognosi per il paziente ed aiutare ad evitare trattamenti inutili e invasivi.

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Utilizzando un database di 580 donne con tumore al seno triplo negativo (triple negative breast cancer – TNBC), i ricercatori hanno scoperto che la sopravvivenza è stata prolungata in pazienti che hanno espresso il recettore della prolattina e che l’ormone prolattina è stata in grado di ridurre il comportamento aggressivo delle cellule cancerose.

TNBC è il tipo più aggressivo di cancro al seno ed è molto difficile da trattare“, spiega il Dr. Suhad Ali. “Abbiamo scoperto che le donne con tumori che esprimono il recettore della prolattina avevano un cancro al seno meno aggressivo ed una prognosi migliore“.
La nostra ricerca supporta l’allattamento al seno che non è vantaggioso solo per i bambini ma anche per le madri. Dal momento che l’allattamento al seno è un modo naturale per la produzione di prolattina in alti livelli, l’allattamento al seno farebbe effettivamente ridurre il rischio di una donna di sviluppare il cancro al seno“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Prolactin Pro-Differentiation Pathway in Triple Negative Breast Cancer: Impact on Prognosis and Potential Therapy
Vanessa M. López-Ozuna, Ibrahim Y. Hachim, Mahmood Y. Hachim, Jean-Jacques Lebrun & Suhad Ali
Scientific Reports 6, Article number: 30934 (2016) – doi:10.1038/srep30934

Fonte: Research Institute of the McGill University Health Centre (RI-MUHC)

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Linee guida sulla chirurgia dell’obesità.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2016

Sono state pubblicate in aggiornamento dalla Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB) le linee guida sulla chirurgia dell’obesità. Il precedente documento era datato 2008.

obesità-linee-guida

Scarica e leggi il documento in full text (100 pg)
LINEE GUIDA DI CHIRURGIA DELL’OBESITÀ
LINEE GUIDA DI BUONA PRATICA CLINICA NELLA SELEZIONE, NELLA PREPARAZIONE, NEL TRATTAMENTO PERIOPERATORIO E A LUNGO TERMINE DEL PAZIENTE OBESO SOTTOPOSTO A CHIRURGIA BARIATRICA
Diego Foschi, Maurizio De Luca, Giuliano Sarro,Paolo Bernante, Marco Antonio Zappa, Roberto Moroni, Giuseppe Navarra, Mirto Foletto, Valerio Ceriani, Luigi Piazza, Nicola Di Lorenzo

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Cancro alla prostata: Terapia ormonale aumenta il rischio di demenza.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2016

Gli uomini con cancro alla prostata che sono trattati con una forma di terapia ormonale per abbassare il testosterone, hanno il doppio delle probabilità di sviluppare demenza entro cinque anni. Ad affermarlo uno studio retrospettivo delle cartelle cliniche dei pazienti con cancro alla prostata  condotto alla Stanford Universtity e pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology“.

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Il testosterone può promuovere la crescita dei tumori della prostata, e così i medici hanno utilizzato terapia di deprivazione androgenica per abbassare il testosterone e altri androgeni nei pazienti con cancro alla prostata sin dal 1940.

Il team ha esaminato i record (cartelle cliniche) di quasi 10.000 pazienti con carcinoma della prostata. Dei 1.829 che hanno ricevuto la terapia di deprivazione androgenica (ADT), 7,9 per cento ha sviluppato la demenza entro cinque anni, contro il 3,5 per cento di quelli non trattati con ADT.

Il rischio è reale e, a seconda della storia di demenza del paziente, si può prendere in considerazione dei trattamenti alternativi” – afferma Nigam Shah, professore associato di informatica biomedica alla Stanford Universtity.
I ricercatori avvertono comunque che i malati di cancro alla prostata che stanno ricevendo ADT non dovrebbe apportare modifiche ai loro farmaci senza parlare prima con i loro medici.

Leggi il full text dell’articolo:
Association Between Androgen Deprivation Therapy and Risk of Dementia
Kevin T. Nead, MD, MPhil; Greg Gaskin, BS; Cariad Chester, BS; Samuel Swisher-McClure, MD, MSHP; Nicholas J. Leeper, MD; Nigam H. Shah, PhD, MBBS
JAMA Oncol. 2016; doi: 10.1001/jamaoncol.2016.3662

Fonte: Stanford Universtity

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I cervelli femminili cambiano in sincronia con gli ormoni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2016

Anche se è già noto da tempo che il cervello non rimane rigido nella sua struttura anche in età adulta, gli scienziati del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences hanno fatto una scoperta sorprendente: il cervello non solo è in grado di adattarsi alle mutevoli condizioni dei processi a lungo termine, ma può farlo ogni mese. I ricercatori hanno osservato che nelle donne, in parallelo al ritmo del livello di estrogeni attraverso il loro ciclo mestruale, le strutture dell’ippocampo variano proprio in un’area del cervello che è cruciale per memorie, umore e emozioni.

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Estrogen-modulated FA differences and time course across the menstrual cycle in the bilateral hippocampus. Credit image Nature.com

Abbiamo scoperto che in parallelo ai crescenti livelli di estrogeni che portano all’ovulazione mensile nelle donne, l’ippocampo aumenta anche nel volume della materia grigia così come quella della sostanza bianca“, spiega Claudia Barth, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Nature Scientific Reports“. Come queste fluttuazioni delle strutture cerebrali influenzano precisione il comportamento e le abilità cognitive specifiche rimane ancora un mistero. “L’ippocampo gioca un ruolo cruciale nella nostra memoria, il nostro umore e le nostre emozioni“.
Questo è il primo studio pilota condotto in un ampio gruppo di partecipanti sulle connessioni tra il livello di estrogeni, l’ippocampo  e gli effetti sul comportamento.

Leggi il full text  dell’articolo:
In-vivo Dynamics of the Human Hippocampus across the Menstrual Cycle
Claudia Barth, Christopher J Steele, Karsten Mueller, Vivien P. Rekkas, Katrin Arélin, Andre Pampel, Inga Burmann, Jürgen Kratzsch, Arno Villringer & Julia Sacher
Scientific Reports 6, Article number: 32833 Published online: 07 October 2016

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ATA: Linee guida sull’ipertiroidismo.

Posted by giorgiobertin su ottobre 6, 2016

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura dell’American Thyroid Association (ATA), le linee guida 2016 sull’ipertiroidismo. Il precedente documento era datato 2011.

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Il documento è orientato ai medici nella gestione dei pazienti affetti da tutte le forme di tireotossicosi (condizione in cui vi è un eccesso di ormoni tiroidei nell’organismo), tra cui l’ipertiroidismo. Il trattamento adeguato di tireotossicosi richiede una diagnosi accurata, e le 124 raccomandazioni presentate nella nuova guida aiutano a definire le attuali migliori pratiche per la valutazione del paziente, la diagnosi e il trattamento come la chirurgia, la radioattività, e farmaci antitiroidei.. Le linee guida sono pubblicate sulla rivista in “Thyroid“.

Scarica e leggi il documento in full text:
2016 American Thyroid Association Guidelines for Diagnosis and Management of Hyperthyroidism and other causes of Thyrotoxicosis
Douglas S. Ross, Henry B. Burch, David S. Cooper, M. Carol Greenlee, Peter Laurberg, AnaLuiza Maia, Scott A. Rivkees, Mary Samuels, Julie Ann Sosa, Marius N. Stan, and Martin A.Walter
Thyroid DOI: 10.1089/thy.2016.0229

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NICE: Linee guida sulle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2016

E’ stata pubblicata, in aggiornamento, a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) una linea guida riguardante la valutazione e la cura degli adulti che sono a rischio o che hanno malattie cardiovascolari (CVD), come le malattie cardiache e/o ictus. Il documento ha lo scopo di aiutare gli operatori sanitari ad identificare le persone che sono a rischio di problemi cardiovascolari, comprese le persone con diabete tipo 1 o diabete di tipo 2, o malattia renale cronica. La linea guida descrive il cambio dello stile di vita delle persone e come le statine ppossono essere utilizzate per ridurre il rischio.

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Scarica e leggi il documento in full text:
Cardiovascular disease: risk assessment and reduction, including lipid modification
Clinical guideline [CG181] Last updated: September 2016

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FDA approva il primo “pancreas artificiale”.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

La U.S. Food and Drug Administration ha approvato il primo “pancreas artificiale“, un dispositivo che può aiutare alcuni pazienti diabetici a gestire la loro malattia, monitorando costantemente la glicemia e la consegna di insulina in base alle esigenze.
Il dispositivo prodotto da Medtronic è stato approvato per i pazienti con diabete di tipo 1, il tipo di solito diagnosticato durante l’infanzia.

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Attualmente i pazienti affetti da diabete di tipo 1 gestiscono la loro insulina attraverso iniezioni multiple per tutta la giornata con una pompa di consegna del farmaco attraverso un tubo. Il loro pancreas non produce insulina, un ormone necessario per trasformare il cibo in energia.
Il nuovo MiniMed 670g consiste di una pompa per il farmaco, un sensore che misura la glicemia e un tubo che trasporta l’insulina. Il sensore misura i livelli di zucchero ogni 5 minuti, infondendo o sospendendo l’insulina a seconda delle necessità.

La Food and Drug Administration ha approvato il dispositivo Medtronic sulla base di uno studio di tre mesi su oltre 120 pazienti. Lo studio non ha riportato eventi avversi, come pericolosi abbassamenti di zucchero nel sangue, dimostrando che il dispositivo è sicuro dai 14 anni in su. Il sistema MiniMed 670g non è approvato per l’uso in donne in gravidanza e pazienti con funzione renale compromessa.

Questa approvazione rappresenta una pietra miliare significativa nella storia della gestione del diabete, ed è il culmine di molti anni di lavoro dedicato. Con questa approvazione, siamo un passo più vicini a fornire un sistema a circuito chiuso completamente automatizzato, affermano i ricercatori.

Mentre il dispositivo attualmente può essere commercializzato solo per il tipo 1, i medici affermano che potrebbe eventualmente essere utilizzato da persone con diabete di tipo 2, in cui il corpo perde gradualmente la capacità di produrre o utilizzare l’insulina.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first automated insulin delivery device for type 1 diabetes

www.medtronicdiabetes.com

MiniMed 670g

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Creata la mappa molecolare dei geni del pancreas umano.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2016

I ricercatori del Karolinska Institutet sono riusciti a produrre la prima mappa molecolare dei geni che sono attivi nelle varie cellule del pancreas umano. Essi hanno anche rivelato differenze di attività genetica tra le persone con diabete di tipo 2 e controlli sani. Lo studio, che è pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism“, è stata condotta da AstraZeneca in collaborazione con Karolinska Institutet.

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Per condurre il loro studio, i ricercatori hanno esaminato il pancreas di dieci persone decedute, di cui sei erano state in buona salute e quattro erano morti di diabete di tipo 2.
Speriamo che l’atlante del pancreas serva da catalizzatore per la ricerca sulle malattie metaboliche“, afferma il prof. Rickard Sandberg. “Il nostro studio indica che le diverse cellule endocrine del pancreas esprimono geni distinti ed unici che regolano la funzione cellulare, che cambia nel caso di diabete”.

Leggi il full text dell’articolo:
Single-cell transcriptome profiling of human pancreatic islets in health and type 2 diabetes
Åsa Segerstolpe, Athanasia Palasantza, Pernilla Eliasson, Eva-Marie Andersson, Ann-Christine Andreasson, Xiaoyan Sun, Simone Picelli, Alan Sabirsh, Maryam Clausen, Magnus Bjursell, David M. Smith, Maria Kasper, Carina Ämmälä and Rickard Sandberg
Cell Metabolism, online 22 September 2016, doi: 10.1016/j.cmet.2016.08.020

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Menopausa precoce legata alle malattie del cuore.

Posted by giorgiobertin su settembre 18, 2016

In uno studio pubblicato on-line da “JAMA Cardiology“, del Dr. Taulant Muka e colleghi dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, è stato valutato l’effetto dell’insorgenza precoce della menopausa e alcune malattie cardiovascolari (CVD).

early-menopause credit image:  Erasmus MC

Per lo studio i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di 32 studi (310,329 donne). I risultati sono stati confrontati tra le donne che hanno avuto la menopausa di età inferiore ai 45 anni e le donne con oltre 45 anni. le donne che hanno avuto la menopausa precoce o ad esordio precoce sembrano avere un maggior rischio di malattia coronarica (CHD), mortalità cardiovascolare, e tutte le cause di mortalità, ma nessuna associazione con il rischio di ictus. Le donne tra i 50 e i 54 anni a inizio della menopausa avevano un ridotto rischio di malattia coronarica fatale.

La menopausa precoce serve da sentinella per riconoscere tempestivamente la presenza di un rischio cardiovascolare elevato. In altri termini, riconoscere che le donne con un declino riproduttivo precoce sono una popolazione ad aumentato rischio di malattie cardiovascolari offre importanti opportunità di intervento precoce in termini di prevenzione e, se è il caso, anche di terapia ormonale” – affermano i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Age at Onset of Menopause and Time Since Onset of Menopause With Cardiovascular Outcomes, Intermediate Vascular Traits, and All-Cause Mortality: A Systematic Review and Meta-analysis
Muka T, Oliver-Williams C, Kunutsor S, et al.
JAMA Cardiol. Published online September 14, 2016. doi:10.1001/jamacardio.2016.2415.

Fonte: Erasmus University Medical Center di Rotterdam

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Il Mango, previene obesità e diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2016

I ricercatori dell’Oklahoma State University di Stillwater (Usa), in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Nutrition” hanno trovato che il consumo quotidiano di mango aiuta a prevenire la disbiosi o dismicrobismo, ossia l’alterazione della flora batterica intestinale causata dal consumo eccessivo di grassi.

mango

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi e gli studiosi hanno osservato che il consumo elevato del frutto esotico aveva protetto i roditori dalla disbiosi. I topi che ne avevano consumato quotidianamente dosi ingenti, infatti, non presentavano l’alterazione della flora intestinale e la perdita dei batteri buoni che sono generalmente associate alle diete ricche di grassi. Di conseguenza, erano meno esposti al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e obesità, che vengono favoriti dallo squilibrio della flora batterica.

Il mango è una buona fonte di fibre, che proteggono dalla disbiosi intestinale provocata dalle diete ricche di grassi. Inoltre, studi precedenti hanno dimostrato che il frutto ha proprietà anti-obesità e ipoglicemiche” – afferma il professor Edralin A. Lucas. “I risultati di questo studio condotto sugli animali dimostrano che aggiungere il mango alla dieta potrebbe aiutare a mantenere l’intestino in salute e a tenere sotto controllo la presenza dei batteri benefici. Ma è necessario condurre ulteriori ricerche per verificare se questi effetti possono essere osservati anche negli esseri umani“.

Leggi abstract dell’articolo:
Mango Supplementation Modulates Gut Microbial Dysbiosis and Short-Chain Fatty Acid Production Independent of Body Weight Reduction in C57BL/6 Mice Fed a High-Fat Diet
Babajide Ojo, Guadalupe Davila El-Rassi, Mark E Payton, Penelope Perkins-Veazie, Stephen Clarke, Brenda J Smith, and Edralin A Lucas
J. Nutr. jn226688; first published online June 29, 2016. doi:10.3945/jn.115.226688

Articoli correlati:
Il mango contro obesità, tumori e costipazione.

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