Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 460 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento
  • Annunci

Posts Tagged ‘endocrinologia’

Nuova tecnica per la somministrazione di insulina per via orale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

I ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS) hanno sviluppato un metodo di somministrazione orale che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui i diabetici mantengono sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.

deliveringin
Oral delivery method could dramatically transform the way in which diabetics keep their blood sugar levels in check. Credit: Harvard SEAS

Gli scienziati non sono fino ad ora riusciti a trovare un modo per somministrare insulina per via orale, la proteina non resiste quando incontra l’ambiente acido dello stomaco e così viene scarsamente assorbita dall’intestino. La chiave del nuovo approccio è dunque trasportare l’insulina in un liquido ionico costituito da colina e acido geranico, che viene inserito in una capsula con rivestimento resistente agli acidi.
Il rivestimento polimerico si dissolve quando raggiunge un ambiente più alcalino nell’intestino tenue, dove viene rilasciato il liquido ionico contenente l’insulina.

La formulazione è biocompatibile, facile da produrre e può essere conservata fino a due mesi a temperatura ambiente senza degradazione, un tempo più lungo rispetto a molti altri prodotti iniettabili attualmente sul mercato.

L’insulina oralmente ingerita imiterebbe più fedelmente il modo in cui il pancreas di un individuo sano produce e distribuisce insulina al fegato, dove viene estratto fino all’80% e il resto viene fatto circolare attraverso il flusso sanguigno. Potrebbe anche mitigare gli effetti avversi di prendere iniezioni per un lungo periodo di tempo.

È il sacro graal del rilascio di farmaci per sviluppare modi per somministrare proteine ​​e peptidi come l’insulina per via orale, invece dell’iniezione“, ha dichiarato il prof. Mark Prausnitz.

Una rivoluzione per tutte le persone che vivono con il diabete che devono farsi una dolorosa puntura, una o due volte al giorno, essendo l’unica opzione per somministrare l’insulina.
I ricercatori sono ottimisti sul fatto che se tutto andrà bene, ottenere l’approvazione per eventuali studi clinici sugli esseri umani sarà reso più facile dal fatto che gli ingredienti chiave – colina e acido geranico – sono già considerati sicuri dall’FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Ionic liquids for oral insulin delivery
Ionic liquids for oral insulin delivery
Amrita Banerjee, Kelly Ibsen, Tyler Brown, Renwei Chen, Christian Agatemor, and Samir Mitragotri
PNAS June 25, 2018. 201722338; published ahead of print June 25, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1722338115

Fonte: Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS)

Annunci

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Linee guida sull’autogestione dei pazienti diabetici ospedalizzati.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

È importante che i pazienti con diabete siano coinvolti nelle decisioni relative alla gestione della loro condizione mentre sono ospedalizzati. Le nuove linee guida pubblicate su “Diabetic Medicine” hanno lo scopo di migliorare l’esperienza ospedaliera e la sicurezza per le persone con diabete attraverso un’efficace autogestione.

Le linee guida suggeriscono un approccio per fornire informazioni sui pazienti, le circostanze in cui l’autogestione è appropriata, lo sviluppo di piani di assistenza e gli elementi necessari per un’efficace autogestione.

Il personale clinico ospedaliero dovrebbe essere consapevole del fatto che molte persone con diabete in ospedale desiderano autogestirsi e dovrebbero garantire che tale necessità sia soddisfatta il più possibile“, hanno scritto gli autori.

Leggi abstrcat dell’articolo:
Self‐management of diabetes in hospital: a guideline from the Joint British Diabetes Societies (JBDS) for Inpatient Care group
D. Flanagan K. Dhatariya A. Kilvert on behalf of the Joint British Diabetes Societies (JBDS) for Inpatient Care group and Guidelines writing group
Diabetic Medicine First published: 19 June 2018 https://doi.org/10.1111/dme.13677

Articoli correlati:
The Hospital Management of Hypoglycaemia in Adults with Diabetes Mellitus 3rd edition Revised April 2018

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Standard italiani per la cura del Diabete mellito 2.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2018

Sono stati pubblicati a cura della Società Italiana di Diabetologia e dell’Associazione Medici Diabetologi gli standard per la cura del Diabete mellito 2.

Standard di Cura AMD - SID 2018

Gli Standard nell’edizione 2018 contengono vari elementi di novità. Tra le principali: rimodulazione degli obiettivi glicemici, benefici derivanti dall’impiego dei device, nuovo algoritmo di terapia farmacologica del diabete tipo 2 che retrocede i farmaci “non innovativi”, focus su vaccinazioni e terapia ipocolesterolemizzante con inibitori di PCSK9.

Il documento analizza tutti gli aspetti relativi alla gestione del diabete, dalla prevenzione alla diagnosi, dai farmaci all’innovazione tecnologica, rappresentando ormai da più di 10 anni lo strumento di riferimento per i clinici e l’intera comunità diabetologica italiana, ma anche per le istituzioni nazionali e regionali, nonché per le agenzie regolatorie.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018

Fonte: Società Italiana di Diabetologia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Obesità e diabete: scoperta proteina chiave.

Posted by giorgiobertin su giugno 16, 2018

Uno studio internazionale a cui ha partecipato il Deutsches Zentrum fuer Diabetesforschung (Dzd), ha individuato una nuova adipochina, molecola prodotta dal tessuto adiposo, che favorisce l’insorgere dell’insulino-resistenza e dell’infiammazione sistemica. In presenza di grave obesità questa molecola viene secreta dagli adipociti, cellule del tessuto adiposo, e rilasciata nel sangue.

Gli scienziati hanno identificato una particolare proteina, chiamata Wisp1 (Wingless-type signaling), come una adipochina pro-infiammatoria e ne hanno osservato gli effetti sull’organismo, verificando se i suoi livelli nel sangue fossero anomali nelle persone con diabete 2.
Dall’analisi è emerso per la prima volta che Wisp 1 altera in modo diretto l’azione dell’insulina nelle cellule dei muscoli e nel fegato provocando la riduzione di sensibilità all’insulina e aprendo così le porte al diabete.

diabetes-obesity

Abbiamo il sospetto che un aumento della produzione di Wisp 1 dal grasso addominale – ha dichiarato la prof.ssa Tina Hörbelt del German Diabetes Center Düsseldorf partnre del Dzd, – potrebbe essere una delle ragioni per cui spesso le persone in sovrappeso hanno un metabolismo del glucosio alterato. Una delle possibili cause dell’aumento della produzione di Wisp 1 e della secrezione dalle cellule del grasso addominale potrebbe essere un scarso apporto di ossigeno (ipossia) ai tessuti. E ciò potrebbe provocare una risposta infiammatoria sistemica“.

Lo studio, pubblicato su “Diabetologia“,  apre possibilità alla ricerca di nuove soluzioni per il trattamento del diabete. Wisp 1 potrebbe infatti diventare un nuovo target terapeutico nel tentativo di prevenirne gli effetti nocivi sulle cellule del fegato e dei muscoli.

Leggi asbtract dell’articolo:
The novel adipokine WISP1 associates with insulin resistance and impairs insulin action in human myotubes and mouse hepatocytes
Tina Hörbelt, Christopher Tacke, Mariya Markova, Daniella Herzfeld de Wiza, ………., Olga Pivovarova, D. Margriet Ouwens
Diabetologia (2018) https://doi.org/10.1007/s00125-018-4636-9

Fonte: Deutsches Zentrum fuer Diabetesforschung (Dzd)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Creata pillola anticoncezionale senza ormoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

I ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma hanno creato un nuovo contraccettivo femminile che non usa gli ormoni ma una sostanza naturale che viene dai crostacei. E’ infatti sul chitosano, una sostanza prodotta dai gusci esterni dei granchi, dei gamberi e delle aragoste, che si potrà concentrare una nuova tecnica anticoncezionale.


The distribution of chitosan over a mucin drop is shown in flourescence. (Image: Thomas Crouzier)

I ricercatori hanno scelto il chitosano, un polisaccaride derivato dalla chitina. La quale è una sostanza che si sviluppa nei gusci esterni dei crostacei, come i gamberi che per i paesi nordici è facile procurarsi in quantità industriali a prezzo modico, e la sostanza agisce a livello della cervice. Dove la mucosa solitamente impervia all’ingresso dell’utero si allenta naturalmente durante l’ovulazione, permettendo al liquido seminale maschile di fecondare gli ovuli. Ma il polimero potrebbe impedire la fecondazione senza appunto indurre disturbi, dolori o altri effetti collaterali.

L’idea infatti è quella di sviluppare un prodotto composto da una capsula vaginale che si dissolve rapidamente e che va a modificare lo strato di muco superficiale, creando una sorta di barriera. I ricercatori hanno anche lavorato per migliorare le altre proprietà delle mucose, come la lubrificazione e l’idratazione.
Il nuovo preparato non interviene sul processo ormonale e dunque non causa effetti collaterali.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Biomacromolecules” dell’American Chemical Society.

Scarica e leggi il full text:
Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans
Sujit Kootala, Luimar Filho, Vaibhav Srivastava, Victoria Linderberg, Amani Moussa, Laurent David, Stéphane Trombotto, and Thomas Crouzier
Biomacromolecules 2018 19 (3), 872-882 DOI: 10.1021/acs.biomac.7b01670

Fonte: Kungliga Tekniska Högskolan in Stockholm.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Ipogonadismo maschile: le nuove linee guida per trattarlo.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2018

Per trattare l’ipogonadismo maschile, ok alla terapia con testosterone, ma solo negli uomini che hanno un deficit di questo ormone. Invece, tra coloro che hanno bassi livelli di testosterone dovuti all’età o ad altre condizioni, lo stesso trattamento non dovrebbe essere consigliato. Sono alcuni dei punti trattati nelle linee guida aggiornate della Endocrine Society, pubblicati su “JAMA” da Robert Sargis, dell’Università dell’Illinois di Chicago, e Andrew Davis, dell’Università di Chicago.

Hypogonadism

Le linee guida sottolineano come la terapia con testosterone non sia raccomandata tra gli uomini che desiderano rimanere fertili a breve termine o che hanno un tumore a seno o prostata, infezioni al tratto urinario o malattie cardiache. Inoltre, la terapia ormonale non dovrebbe essere prescritta in modo ordinario agli uomini di 65 anni di età o più anziani, con basse concentrazioni di testosterone. E dal momento che i livelli di testosterone possono variare nel tempo, la diagnosi di ipogonadismo dovrebbe essere formulata dopo due misurazioni di testosterone inequivocabilmente basse.

Scarica e leggi il documento in full text:
Evaluation and Treatment of Male Hypogonadism
Robert M. Sargis; Andrew M. Davis
JAMA. Published online March 17, 2018. doi:10.1001/jama.2018.3182

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Il grasso dell’addome promuove il diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 23, 2018

Il grasso che si accumula nell’addome, più di qualsiasi altro tipo di grasso corporeo, aumenta il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2. I ricercatori hanno determinato che il grasso addominale diventa pericoloso quando diventa infiammato ma hanno avuto molte difficoltà a stabilire che cosa causa l’infiammazione. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature“.

Tabas
Left image: In obese mice, a liver enzyme, DPP4, travels to abdominal fat and increases inflammation (inflammatory cells labeled red), thereby promoting diabetes. Right: When the production of the liver enzyme is blocked, inflammation and insulin resistance lessens. Images: Ira Tabas / Columbia University Irving Medical Center (image hue of the above images has been altered from the originals to improve clarity).

I ricercatori del Columbia University Irving Medical Center (CUIMC) hanno scoperto che, nei topi obesi, il fegato aumenta la produzione di un enzima chiamato DPP4. Questo enzima viaggia attraverso il flusso sanguigno verso il grasso addominale. Una volta all’interno del tessuto grasso, DPP4 aiuta ad attivare le cellule infiammatorie.
Questa infiammazione può essere risolta spegnendo la produzione di DPP4 nel fegato, come dimostrato dai ricercatori nei topi.

Se possiamo sviluppare dei metodi per indirizzare l’enzima DPP4 nelle persone, questo potrebbe essere un nuovo modo potente per trattare il diabete di tipo 2 indotto dall’obesità”, ha detto il prof. Ira Tabas. “L’inibizione del DPP4 in particolare nelle cellule del fegato attacca la resistenza all’insulina – il problema principale del diabete di tipo 2 – almeno nei nostri modelli preclinici“.

Quando i ricercatori hanno bloccato selettivamente la produzione di DPP4 all’interno delle cellule del fegato, sono stati in grado di ridurre l’infiammazione del grasso e migliorare la resistenza all’insulina, riducendo allo stesso tempo la glicemia. Bisognerebbe consegnare gli inibitori DPP4 direttamente al fegato, confezionando il farmaco con delle nanoparticelle.

Un altro percorso potrebbe essere quello di bloccare l’attività di DPP4 nei macrofagi del grasso addominale. “Dai nostri studi, sappiamo che DPP4 interagisce con una molecola su queste cellule per aumentare l’infiammazione. Se potessimo bloccare questa interazione, potremmo essere in grado di fermare l’enzima che causa infiammazione e resistenza all’insulina“, conclude il prof. Tabas.

Leggi abstract dell’articolo:
Hepatocyte-Secreted DPP4 in Obesity Promotes Adipose Inflammation and Insulin Resistance
Devram S. Ghorpade, Lale Ozcan, Ze Zheng, Sarah M. Nicoloro, Yuefei Shen, Emily Chen, Matthias Blüher, Michael P. Czech & Ira Tabas
Nature Published:21 March 2018 doi:10.1038/nature26138

Fonte: Columbia University Irving Medical Center (CUIMC)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Carenza di vitamina D legata all’autismo.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

I ricercatori della University of Western Australia e del Telethon Kids Institute hanno scoperto che la vitamina D svolge un ruolo importante nello sviluppo cerebrale dei bambini.

La vitamina D non è facilmente disponibile nella dieta e proviene principalmente dall’esposizione della pelle alla luce solare e dagli effetti della radiazione ultravioletta B.

Sunshine

Lo studio, pubblicato oggi sul “Journal of Endocrinology“, ha scoperto che femmine di ratti con bassi livelli di vitamina D durante la gravidanza e l’allattamento avevano più probabilità di avere una prole che mostrava un insolito sviluppo cerebrale. Si ritiene che questo possa portare a comportamenti di tipo autistico più tardi nella vita, incluse caratteristiche come una ridotta interazione sociale e problemi di memoria e apprendimento.

Le differenze nel comportamento sociale sono un segno distintivo di numerose condizioni umane, come il disturbo dello spettro autistico (ASD), e questi risultati forniscono ulteriori prove dell’importanza dei livelli di vitamina D materna durante la gravidanza nello sviluppo cerebrale della prole“, ha detto il dott. Wyrwoll.

Lo studio attuale rivela, per la prima volta, l’esistenza di una stretta relazione tra i bassi livelli ematici di vitamina D e l’alterata espressione di specifici geni coinvolti nella fisiologica attività neurotrofica della dopamina e dei glucocorticoidi.

Studi epidemiologici precedenti hanno rilevato che livelli più bassi di vitamina D materna durante la gravidanza sono associati ad un aumentato rischio di ASD. Tuttavia, i meccanismi biologici alla base di questa relazione rimangono ancora poco chiari.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Vitamin D is crucial for maternal care and offspring social behaviour in rats
Nathanael J Yates, Dijana Tesic, Kirk W Feindel, Jeremy T Smith, Michael W Clarke, Celeste Wale, Rachael C Crew, Michaela D Wharfe, Andrew J O Whitehouse, and Caitlin S Wyrwoll
J Endocrinol 237 (2) 73-85, doi: 10.1530/JOE-18-0008

Fonte: University of Western Australia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Menopausa precoce: staminali ringiovaniscono le ovaie.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2018

I ricercatori dell’Università dell’Illinois Chicago, grazie ad una terapia a base di cellule staminali sono riusciti a ringiovanire le ovaie di due donne che soffrivano di menopausa precoce (premature ovarian insufficiency (POI)).
Le cellule sono state prelevate dalle stesse donne per essere poi iniettate per la prima volta direttamente nelle ovaie delle pazienti con una tecnica innovativa. Grazie a tale terapia a base di staminali, i sintomi della menopausa nelle due donne sono stati alleviati e a sei mesi dall’iniezione le donne hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale (ROSE clinical trial).

Le cellule staminali mesenchimali impiegate sono state ricavate dal midollo osseo delle stesse pazienti e poi iniettate direttamente dentro solo una delle due ovaie, mentre l’altra è stata usata come test di controllo. E’ la prima volta che le staminali vengono iniettate direttamente nelle ovaie.
Nelle due pazienti il livello di estrogeni è aumentato tre mesi dopo le iniezioni e l’effetto è durato per almeno un anno“, afferma Ayman Al-Hendy,  Professore di Ginecologia e Director of Translational Research presso l’University of Illinois a Chicago.
Le immagini a ultrasuoni delle ovaie trattate hanno mostrato un aumento significativo delle loro dimensioni, rispetto a quelle non trattate. Le due pazienti hanno finora tollerato la terapia molto bene, senza complicazioni o effetti collaterali“.

E’ indubbio che nonostante i risultati siano stati più che positivi c’è bisogno di ulteriori studi a conferma della sperimentazione. A breve partirà una sperimentazione su 33 donne.

Approfondimenti:
Human Mesenchymal Stem Cells Partially Reverse Infertility in Chemotherapy-Induced Ovarian Failure.
Mohamed SA, Shalaby SM, Abdelaziz M, Brakta S, Hill WD, Ismail N, Al-Hendy A.
Reprod Sci. 2018 Jan;25(1):51-63. doi: 10.1177/1933719117699705. Epub 2017 May 1.

ROSE clinical trial

Fonte: Endocrine Society

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’obesità aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2018

Il rischio cardiovascolare (CVD) aumenta con l’adiposità crescente. Ad affermarlo uno studio di coorte condotto dai ricercatori dell’Institute of Cardiovascular and Medical Sciences, University of Glasgow, su 296.535 adulti europei.
Lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, ha dimostrato che tra gli uomini e le donne, all’aumentare della adiposità, aumenta anche il rischio associato di CVD.

CVD-risk-obesity

È interessante notare che l’aggiustamento con un’attività fisica da moderata a vigorosa non era protettivo per il rischio di CVD in soggetti con maggiore adiposità. I risultati si aggiungono alle molte ricerche che supportano l’idea del “paradosso dell’obesità“, che suggerisce che il sovrappeso e l’obesità possano effettivamente aiutare a proteggere dalla CVD.
Qualsiasi equivoco su un potenziale effetto “protettivo” del grasso sul rischio di CVD dovrebbe essere messo in discussione” – affermano i ricercatori.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
The impact of confounding on the associations of different adiposity measures with the incidence of cardiovascular disease: a cohort study of 296 535 adults of white European descent
Stamatina Iliodromiti Carlos A Celis-Morales Donald M Lyall Jana Anderson Stuart R Gray Daniel F Mackay Scott M Nelson Paul Welsh Jill P Pell Jason M R Gill Naveed Sattar
European Heart Journal, ehy057, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehy057 Published: 16 March 2018

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Batteri intestinali migliorano la salute dei pazienti con diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 11, 2018

Un gruppo selezionato di batteri intestinali ed una dieta ricca di fibre diverse ha portato a un migliore controllo della glicemia, una maggiore perdita di peso e migliori livelli di lipidi nelle persone con diabete di tipo 2, secondo una ricerca di un team di ricercatori della Rutgers University-New Brunswick pubblicata su “Science“.

Gut-bacteria
This is gut bacteria in culture. Credit: Tao Liu and Xiaoyan Pang/Shanghai Jiao Tong University

Nell’intestino, molti batteri scompongono i carboidrati, come le fibre alimentari, e producono acidi grassi a catena corta che nutrono le nostre cellule di rivestimento dell’intestino, riducono l’infiammazione e aiutano a controllare l’appetito. Una carenza di acidi grassi a catena corta è stata associata al diabete di tipo 2 e ad altre malattie.
Nello studio durato sei anni gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University, hanno dimostrato che una dieta ricca di fibre comprendente cereali integrali, cibi medicinali tradizionali cinesi ricchi di fibre alimentari e prebiotici, promuove la crescita di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta.

Dei 141 ceppi di batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta identificati dal sequenziamento, solo 15 associati ad un consumo di fibre, hanno potenziato i livelli degli acidi grassi a catena corta, butirrato,  acetato e propionato nell’intestino. Questi acidi hanno creato un ambiente intestinale moderatamente acido che ha ridotto la popolazione di batteri dannosi ed ha portato ad un aumento della produzione di insulina e ad un migliore controllo della glicemia.

Lo studio supporta la creazione di un microbiota intestinale sano come nuovo approccio nutrizionale per prevenire e gestire il diabete di tipo 2.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut bacteria selectively promoted by dietary fibers alleviate type 2 diabetes
Liping Zhao, Feng Zhang, Xiaoying Ding, Guojun Wu, Yan Y. Lam, Xuejiao Wang,……….., Menghui Zhang, Yongde Peng, Chenhong Zhang.
Science 09 Mar 2018: Vol. 359, Issue 6380, pp. 1151-1156 DOI: 10.1126/science.aao5774

Fonte: Shanghai Jiao Tong University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

ACP: Linee guida sui livelli della glicemia nel Diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su marzo 7, 2018

L’American College of Physicians ha sviluppato una nuova dichiarazione di orientamento per guidare i medici nella selezione degli obiettivi per il trattamento farmacologico del diabete di tipo 2.

type-2-diabetes

Glucose level blood test

Una volta diagnosticato il diabete di tipo 2, i pazienti sono spesso invitati ad eseguire quello che è noto come test dell’emoglobina glicata (HbA1c) al fine di mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.
Rispetto alle linee guida esistenti i ricercatori hanno rilevato che “il trattamento con farmaci a target del 7% o inferiore rispetto agli obiettivi di circa l’8% non riduceva i decessi o macrovascolari complicazioni come infarto o ictus, ma causano danni sostanziali“.

Riducendo gli interventi farmacologici per i pazienti con livelli di A1C persistentemente inferiori al 6,5 per cento“, afferma il prof.Ende, “si ridurranno inutili danni, oneri e costi di farmaci senza incidere negativamente sul rischio di morte, infarti, ictus, insufficienza renale, amputazioni, menomazione o neuropatia dolorosa.

Sebbene la dichiarazione di orientamento dell’ACP si concentri sulla terapia farmacologica per controllare lo zucchero nel sangue, un obiettivo di trattamento più basso è appropriato se può essere raggiunto con una dieta e modifiche dello stile di vita come esercizio fisico, cambiamenti nella dieta e perdita di peso.” afferma il prof. Jack Ende.

Scarica e leggi il docuemnto in full text:
Hemoglobin A1c Targets for Glycemic Control With Pharmacologic Therapy for Nonpregnant Adults With Type 2 Diabetes Mellitus: A Guidance Statement Update From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Timothy J. Wilt, MD, MPH; Devan Kansagara, MD, MCR; Carrie Horwitch, MD, MPH; Michael J. Barry, MD; Mary Ann Forciea, MD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 6 March 2018] doi: 10.7326/M17-0939

Articoli correlati:
Oral Pharmacologic Treatment of Type 2 Diabetes Mellitus: A Clinical Practice Guideline Update From the American College of Physicians
Annals of Internal Medicine; 166 (4): 279-290

Glycemic Control and Type 2 Diabetes Mellitus: The Optimal Hemoglobin A1c Targets. A Guidance Statement from the American College of Physicians
Annals of Internal Medicine; 147 (6): 417-422

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuova classificazione del diabete.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Il diabete adulto non è una sola ma cinque ‘diverse’ malattie, con differenti livelli di gravità, differenti età di esordio, differenti caratteristiche metaboliche e anche genetiche; separare il diabete in 5 sottotipi potrebbe permettere di personalizzare le terapie e di prevedere e ridurre al massimo le complicanze. La nuova classificazione è il risultato di uno studio condotto da Leif Groop dell’University of Lund in Svezia e pubblicato su “The Lancet Diabetes & Endocrinology“.


Paradigm shift in the diagnosis of diabetes

Oggi il diabete si distingue in tipo 2 o insulino-resistente che colpisce l’adulto, costituisce la quasi totalità dei casi (85%), è caratterizzato da una scarsa risposta dell’organismo all’ormone che regola la glicemia, l’insulina; e tipo 1 o giovanile, compare quasi sempre nell’infanzia ed è una malattia autoimmune (il sistema immunitario attacca il pancreas rendendolo incapace di produrre insulina).

Lo studio ha analizzato 14.775 pazienti dai 18 anni in su ed ha identificato una forma autoimmune (riguarda l’11-17% dei pazienti – è caratterizzata da grave resistenza all’insulina e rischio molto alto di complicanze renali) e altri quattro distinti sottotipi su base non autoimmunitaria.

Questo è il primo passo verso una cura personalizzata del diabete“, afferma Leif Groop, medico e professore di diabete ed endocrinologia all’Università di Lund in Svezia (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables
Emma Ahlqvist, Petter Storm, Annemari Käräjämäki, Mats Martinell, Mozhgan Dorkhan, Annelie Carlsson, Petter Vikman, Rashmi B Prasad, Dina Mansour Aly, Peter Almgren, Ylva Wessman, Nael Shaat, Peter Spégel, Hindrik Mulder, Eero Lindholm, Olle Melander, Ola Hansson, Ulf Malmqvist, Åke Lernmark, Kaj Lahti, Tom Forsén, Tiinamaija Tuomi, Anders H Rosengren, Leif Groop
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: 01 March 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30051-2

Fonte: University of Lund – Sweden

Posted in News-ricerca, Video | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

ADA: aggiornate le linee guida sul Diabete.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2018

L’American Diabetes Association (Ada) ha pubblicato sulla rivista “Diabetes Care” le linee guida aggiornate le linee guida sul diabete di tipo 2.
Il documento si occupa anche delle nuove tecnologie applicate al diabete e, in particolare, del monitoraggio continuo del glucosio.

Diabetes-Care-Supplement_1.cover

Per aggiornare gli Standard of Care, il Professional Practice Committee (PPC) di ADA ha svolto una vasta ricerca clinica della letteratura sul diabete, integrata con il contributo del personale di ADA e della comunità medica in generale.

E’ stato pubblicato un articolo di commento su Medscape da paerte di Anne Peters, direttrice dello University of Southern California (Usc) Clinical Diabetes Program.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standards of Medical Care in Diabetes—2018
Diabetes Care 2018 Jan; 41(Supplement 1): S1-S2. https://doi.org/10.2337/dc18-Sint01

Medscape 2018
https://www.medscape.com/viewarticle/890906

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

I segreti della proteina della longevità.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2018

Prendono il nome dalla dea greca che filava il filo della vita, le proteine ​​Klotho svolgono un ruolo importante nella regolazione della longevità e del metabolismo.
I ricercatori della University of Yale hanno rivelato la struttura tridimensionale di una di queste proteine, la beta-Klotho, illuminando il suo intricato meccanismo e potenziale terapeutico.


Study reveals secrets of hormone that binds to ‘longevity’ protein: Structure of extracellular domain of beta-Klotho ‘longevity’ protein bound to FGF21 hormone unveils critical molecular interactions required for hormone binding and cell activation. Beta-Klotho is green, FGF21 is salmon and nanobody (chaperone used for crystallization) is orange.

La famiglia Klotho di due proteine ​​recettrici si trova sulla superficie delle cellule di specifici tessuti. Le proteine ​​si legano a una famiglia di ormoni, denominati FGF endocrini, che regolano i processi metabolici critici nel fegato, nei reni e nel cervello, tra gli altri organi. Per capire come funziona beta-Klotho, il team di ricerca ha utilizzato la cristallografia a raggi X, una tecnica che fornisce visualizzazioni tridimensionali ad alta risoluzione di queste proteine.

Avendo districato la struttura della beta-Klotho, il prof. Schlessinger e i suoi colleghi hanno una piattaforma per esplorare potenziali terapie per più malattie. Sviluppando farmaci i ricercatori possono prendere di mira il diabete e l’obesità. Al contrario, usando agenti che bloccano il percorso, sperano di esplorare terapie per condizioni come il cancro del fegato e le malattie delle ossa.

Leggi abstract dell’articolo:
Structures of β-klotho reveal a ‘zip code’-like mechanism for endocrine FGF signalling
Sangwon Lee, Jungyuen Choi, Jyotidarsini Mohanty, Leiliane P. Sousa, Francisco Tome, Els Pardon, Jan Steyaert, Mark A. Lemmon, Irit Lax & Joseph Schlessinger
Nature Published online:17 January 2018 doi:10.1038/nature25010

Fonte:  University of Yale

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Scoperta mutazione genetica causa del diabete.

Posted by giorgiobertin su gennaio 17, 2018

Studiando una famiglia con rari disordini glicemici, gli scienziati hanno identificato una mutazione del gene che può dare origine sia ad alti che a bassi livelli di zucchero nel sangue. Questa scoperta potrebbe portare a nuovi trattamenti per il diabete.

Ricordiamo che il diabete è una condizione in cui il corpo non è in grado di produrre una quantità sufficiente di insulina ormonale o non può utilizzarla in modo efficace; di conseguenza, i livelli di zucchero nel sangue diventano troppo alti.
Ci sono alcune forme come il diabete monogenico che derivano da una mutazione in un singolo gene che viene trasmessa da uno o entrambi i genitori. Questa mutazione compromette la funzione delle cellule beta, che sono cellule del pancreas che secernono insulina.

Gene

La ricerca condotta presso la Queen Mary University di Londra, l’Università di Exeter e la Vanderbilt University e pubblicata sulla rivista “PNAS“, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per entrambe le forme rare e comuni di diabete. I ricercatori hanno infatti identificato una mutazione genetica in un gene chiamato MAFA, che controlla la produzione di insulina nelle cellule beta. Inaspettatamente, questo difetto genetico era presente in entrambi i membri della famiglia con diabete.

Il primo autore, il dott. Donato Iacovazzo dell’Istituto di ricerca William Harvey, spiega: “Riteniamo che questo difetto genetico sia fondamentale nello sviluppo della malattia e stiamo ora effettuando ulteriori studi per determinare come questo difetto possa compromettere la produzione di insulina e causare il diabete“.

Leggi abstract dell’articolo:
MAFA missense mutation causes familial insulinomatosis and diabetes mellitus.
Donato Iacovazzoa, Sarah E. Flanaganb, Emily Walkerc, Rosana Quezadod, Fernando Antonio de Sousa Barros, Richard Caswell, Matthew B. Johnson, Matthew Wakeling, Michael Brändle, Min Guo, Mary N. Dang, Plamena Gabrovska, Bruno Niederle, Emanuel Christ, Stefan Jenni, Bence Sipos, Maike Nieser, Andrea Frilling, Ketan Dhatariya, Philippe Chanson, Wouter W. de Herder, Björn Konukiewitz, Günter Klöppel, Roland Stein, Márta Korbonits, and Sian Ellard.
PNAS Published online before print January 16, 2018, doi: 10.1073/pnas.1712262115

Fonte: William Harvey Research Institute, Queen Mary University of London

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’ibuprofene potrebbe ridurre la fertilità maschile.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2018

Uno studio franco-danese evidenzia che l’assunzione quotidiana di ibuprofene (analgesico e antinfiammatorio di uso comune) altera l’equilibrio ormonale nei giovani maschi, riducendone la fertilità. in particolare avrebbero infatti un effetto anti-androgenico, cioè di inibizione della produzione di testosterone – l’ormone maschile per eccellenza.

ibuprofen

I risultati provengono da uno studio controllato randomizzato su 31 volontari tra i 18 e i 35 anni: a 14 di loro è stato chiesto di assumere due volte al giorno 600 milligrammi di ibuprofene (per un totale di 1200 mg, la dose massima giornaliera indicata nel foglietto illustrativo dell’antinfiammatorio) per due settimane, mentre ai restanti 17 è stato somministrato un placebo.

Le analisi eseguite hanno dimostrato che la terapia con ibuprofene comprometteva l’equilibrio ormonale, influenzando gli ormoni prodotti dall’ipofisi (una ghiandola endocrina posta a livello cerebrale), che di norma stimolano la produzione di testosterone da parte dei testicoli. Uno squilibrio associato a compromissione della fertilità, depressione e aumento del rischio di eventi cardiovascolari come insufficienza cardiaca e ictus.
Gli effetti dannosi dell’ibuprofene sono stati dimostrati anche in studi in vitro sui testicoli di soggetti deceduti, che in media avevano 44 anni.

L’obiettivo non è allarmare la popolazione“, ha detto il prof. Bernard Jègou, direttore dell’Institute of Research in Environmental and Occupational Health in France. “E’ per dire che i giovani uomini, che assumono molto ibuprofene per lunghi periodi, meritano di sapere che questo provoca squilibri ormonali“.

Il periodo di trattamento con ibuprofene ha indotto per fortuna conseguenze momentanee e reversibili. Saranno necessari altri studi per confermare i dati e stabilire se gli effetti anti-androgenici si manifestano anche a basse dosi.

Leggi abstract dell’articolo:
Ibuprofen alters human testicular physiology to produce a state of compensated hypogonadism
David Møbjerg Kristensen, Christèle Desdoits-Lethimonier, Abigail L. Mackey, Marlene Danner Dalgaard, Federico De Masi, Cecilie Hurup Munkbøl, Bjarne Styrishave, Jean-Philippe Antignac, Bruno Le Bizec, Christian Platel, Anders Hay-Schmidt, Tina Kold Jensen, Laurianne Lesné, Séverine Mazaud-Guittot, Karsten Kristiansen, Søren Brunak, Michael Kjaer, Anders Juul, and Bernard Jégou
PNAS 2018 ; published ahead of print January 8, 2018, doi:10.1073/pnas.1715035115

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Diabete tipo 1: la terapia genica ripristina i valori normali di glucosio.

Posted by giorgiobertin su gennaio 5, 2018

Il diabete di tipo 1 è una malattia cronica in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta produttrici di insulina nel pancreas, causando alti livelli ematici di glucosio. Uno studio condotto dai ricercatori del Children’s Hospital di Pittsburgh di UPMC e della University of Pittsburgh School of Medicine, pubblicato sulla rivista “Cell Stem Cell, dimostra che un approccio di terapia genica può portare alla sopravvivenza a lungo termine delle cellule beta funzionali e ai normali livelli di glucosio nel sangue per un lungo periodo di tempo nei topi con diabete di tipo 1. I ricercatori hanno utilizzato un vettore virale adeno-associato (AAV) per portare al pancreas dei topi due proteine, Pdx1 e MafA, che hanno riprogrammato abbondanti cellule alfa in cellule beta funzionali che producono insulina.

cell_stem_cell

Questo studio è essenzialmente ed è il primo intervento clinicamente traducibile e semplice nel diabete autoimmune che porta a normali valori di zuccheri nel sangue e, soprattutto, senza immunosoppressione”, dice l’autore il prof. George Gittes.Una sperimentazione clinica in entrambi i diabetici di tipo 1 e di tipo 2 nell’immediato futuro è prevedibile e abbastanza realistica, data l’impressionante natura dell’inversione del diabete, insieme alla fattibilità nei pazienti attraverso terapia genica AAV“.

I vettori di AAV come quelli utilizzati in questo studio sono attualmente sottoposti a vari studi di terapia genica negli esseri umani. Inoltre, i vettori virali possono essere inviati direttamente al pancreas umano attraverso una procedura endoscopica non chirurgica eseguita di routine. Inoltre, non è richiesta alcuna immunosoppressione, quindi i pazienti eviterebbero effetti collaterali correlati come un aumento del rischio di infezione.

Se siamo in grado di mostrare l’efficacia in primati non umani, inizieremo a lavorare con la FDA per ottenere l’approvazione per l’uso di questa terapia genica virale nei pazienti diabetici, sia di tipo 1 che di tipo 2“, dice il porf. Gittes.

Leggi il full text dell’articolo:
Endogenous Reprogramming of Alpha Cells into Beta Cells, Induced by Viral Gene Therapy, Reverses Autoimmune Diabetes
Xiangwei Xiao, Ping Guo, Chiyo Shiota, Ting Zhang, Gina M. Coudriet, Shane Fischbach, Krishna Prasadan, Joseph Fusco, Sabarinathan Ramachandran, Piotr Witkowski, Jon D. Piganelli, George K. Gittes.
Volume 22, Issue 1, p78–90.e4, 4 January 2018 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stem.2017.11.020

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Obesità e disfunzioni metaboliche modificano il funzionamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su dicembre 14, 2017

Quello che mangiamo e quanto mangiamo può ripercuotersi anche sul funzionamento del cervello. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma pubblicato sulla rivista “Nature Communications“.

diabete-obesi-salute  demenza

Lo studio, condotto sugli animali, mostra come una dieta ricca di grassi sia associata a un declino delle funzioni cognitive. I responsabili sarebbero i grassi stessi che modificano uno dei meccanismi con cui i neuroni comunicano tra loro. In particolare L’obesità e il diabete di tipo 2 alterano il funzionamento di un ‘interruttore’ chiave per apprendimento e memoria, il recettore per il glutammato “GluA1” che, esposto sui neuroni, serve loro per comunicare.

Finora, la ricerca nel settore delle malattie metaboliche si è concentrata prevalentemente sugli effetti dell’insulino-resistenza sugli organi periferici quali muscoli e fegato. “Il nostro studio sottolinea l’importanza di rivolgere una maggiore attenzione agli effetti dell’insulino-resistenza sulle funzioni del cervello” sottolinea il professor Grassi. “Riteniamo che i risultati delle nostre ricerche abbiano una grande rilevanza clinica in quanto mettono in luce un meccanismo responsabile degli effetti negativi esercitati da una alimentazione squilibrata sulle funzioni cerebrali e, più in generale, consentono di comprendere meglio il rapporto tra nutrizione e funzioni cognitive“.

Abbiamo dimostrato – afferma il dott. Marco Spinelli – che bloccando geneticamente o farmacologicamente la palmitoilazione del recettore GluA1 siamo in grado di annullare gli effetti dannosi dell’insulino-resistenza sulle funzioni cognitive“.  E’ stato dimostrato (in modelli sperimentali animali) che un trattamento assolutamente non invasivo, quale la somministrazione tramite spray nasale di un farmaco che blocca la palmitoilazione, è in grado di contrastare le alterazioni di apprendimento e memoria che si osservano negli animali sottoposti a dieta grassa.

Leggi abstract dell’articolo:
Brain insulin resistance impairs hippocampal synaptic plasticity and memory by increasing GluA1 palmitoylation through FoxO3a
Matteo Spinelli, Salvatore Fusco, Marco Mainardi, Federico Scala, Francesca Natale, Rosita Lapenta, Andrea Mattera, Marco Rinaudo, Domenica Donatella Li Puma, Cristian Ripoli, Alfonso Grassi, Marcello D’Ascenzo & Claudio Grassi
Nature Communications 8, Article number: 2009 (2017) Published online: 08 December 2017 doi:10.1038/s41467-017-02221-9

Fonte: Università Cattolica di Roma

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Una dieta liquida contro il Diabete tipo 2.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2017

Uno studio, pubblicato sulla rivista “Lancet“, potrebbe rivoluzionare il trattamento contro il Diabete tipo 2. Una dieta liquida ipocalorica per 5 mesi, a base di zuppe e frullati per innescare una massiccia perdita di peso, è riuscita a dare scacco al diabete di tipo 2. Il trial (DiRECT – Diabetes Remission Clinical Trial) condotto in Gran Bretagna, è stato salutato come un lavoro straordinario dall’associazione Diabetes Uk.

  Prof. Roy Taylor – Newcastle University

Ogni giorno i 298 partecipanti alla sperimentazione (Trial) dovevano consumare quattro pasti liquidi: si trattava di bustine di polvere da sciogliere in acqua, per fare una minestra o un frullato, con un contenuto di 200 calorie e la giusta composizione di nutrienti. Una volta perso peso, i dietisti hanno poi aiutato i pazienti a reintrodurre cibi solidi e salutari.

In base ai dati pubblicati e presentati all’International Diabetes Federation Congress in Abu Dhabi  il 5 Dicembre 2017,  il 46% dei pazienti che ha iniziato la sperimentazione è guarito un anno dopo, l’86% che aveva perso 15 chili o di più ha visto scomparire il diabete di tipo 2 e solo il 4% è guarito con le terapie ora in uso. Non si tratta però di una cura definitiva, avvertono i medici. Se si riprende peso infatti, il diabete ritorna.

Il grasso, spiegano i prof.i Mike Lean dell’University of Glasgow e Roy Taylor della Newcastle University, altera il funzionamento del pancreas e delle beta cellule che controllano i livelli di zucchero nel sangue. La dieta elimina il grasso e il pancreas torna a funzionare bene. Il trial ha incluso solo pazienti con una diagnosi negli ultimi sei anni. Si ritiene infatti che avere il diabete di tipo 2 per periodi molto lunghi possa causare danni irreversibili.

Leggi abstract dell’articolo:
Primary care-led weight management for remission of type 2 diabetes (DiRECT): an open-label, cluster-randomised trial
Prof Michael EJ Lean, Wilma S Leslie, Prof. Roy Taylor, et al.
The Lancet DOI: Published: 05 December 2017 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)33102-1

This trial is registered with the ISRCTN registry, number 03267836.

Read on to find out more about how our DiRECT low-calorie research came to life – where you can hear from our scientists and the people with Type 2 diabetes who took part in the study.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terapia genetica fa regredire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Un team congiunto di ricercatori italiani e statunitensi, rispettivamente dell’Università Statale di Milano, dell’Università di Harvard e dell’ospedale pediatrico di Boston, hanno condotto con successo una sperimentazione il cui risultato ha stupito gli stessi scienziati. Grazie ad un mix di terapia genica e cellule staminali, infatti, i ricercatori sono riusciti a far regredire nei topi il diabete di tipo 1, la forma nella quale il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulle pagine della rivista “Science Translational Medicine“, sono estremamente importanti.


Un passo avanti nella cura del diabete di tipo 1: intervista a Paolo Fiorina

Le cellule staminali del sangue prelevate dal topo sono state modificate geneticamente in modo da aumentare la produzione della proteina PD-L1, i cui livelli sono bassi negli individui con il diabete di tipo 1. Una volta modificate, le cellule sono state reintrodotte mediante l’iniezione di un virus carrier (reso inoffensivo) ed hanno così raggiunto il pancreas, l’organo in cui si trovano le isole pancreatiche, le “fabbriche” dell’insulina. La procedura, relativamente semplice da attuare, ha consentito al team di ripristinare la normale produzione dell’ormone peptidico.

La forza di questo approccio è la virtuale mancanza di controindicazioni, perché si usano cellule dei pazienti stessi, per di più sicure e già ampiamente sfruttate in clinica come le staminali ematopoietiche“, aggiunge il prof. Fiorina (video). I ricercatori confidano di poter replicare il risultato anche nell’uomo, con test clinici previsti già nei prossimi 2-4 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
PD-L1 genetic overexpression or pharmacological restoration in hematopoietic stem and progenitor cells reverses autoimmune diabetes
Moufida Ben Nasr, Sara Tezza, Francesca D’Addio, Chiara Mameli, Vera Usuelli, Anna Maestroni, Domenico Corradi,…
Science Translational Medicine 15 Nov 2017: Vol. 9, Issue 416, eaam7543 DOI: 10.1126/scitranslmed.aam7543

Fonte: Università Statale di Milano    –  University of Harvard

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Cancro alla prostata: livelli bassi di testosterone riducono il rischio.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

Gli uomini con quantità basse di testosterone nel loro sangue hanno circa il 20% in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata. Ad affermarlo uno studio presentato alla National Cancer Research Institute (NCRI) Cancer Conference a Liverpool.

Gli scienziati dell’Università di Oxford hanno condotto il più grande studio fino ad oggi sull’analisi degli ormoni e il rischio di cancro alla prostata. Lo studio – finanziato da Cancer Research UK – ha esaminato campioni di sangue da circa 19.000 uomini di età compresa tra i 34-76 anni, raccolti tra il 1959 e il 2004. Di questi uomini, 6.900 hanno sviluppato il cancro alla prostata.
Hanno trovato che gli uomini con i livelli più bassi di testosterone avevano significativamente meno probabilità di sviluppare il cancro della prostata rispetto a tutti gli altri uomini di controllo.

prostate cancer  2017Conference

Il cancro alla prostata ha bisogno del testosterone per crescere. Quasi tutti i tumori della prostata che si diffondono hanno recettori iperattivi del testosterone. La terapia ormonale – la cura standard per il trattamento del cancro della prostata – blocca o abbassa la quantità di testosterone nel corpo.
In futuro, questi risultati potrebbero essere importanti per aiutare a sviluppare un approccio per ridurre il rischio di sviluppare la malattia da parte degli uomini“. – afferma il professor Matt Seymour.

Leggi abstract:
Low circulating free testosterone is associated with reduced incidence of prostate cancer: A pooled analysis of individual participant data from 20 prospective studies

Fonte: Nuffield Department of Population Health – University of Oxford

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Linee guida sulla gestione dell’ipercolesterolemia familiare.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2017

NICE ha provveduto alla pubblicazione di un aggiornamento (precedente documento 2008) delle linee guida sull’identificazione e gestione dell’ipercolesterolemia familiare.

ipercolesterolemia

Questa linea guida riguarda l’identificazione e la gestione dell’ipercolesterolemia familiare (hypercholesterolaemia – FH), un tipo specifico di colesterolo alto dovuto alla familiarità, nei bambini, nei giovani e negli adulti. Essa mira ad aiutare ad individuare persone a maggior rischio di malattie cardiache coronariche a causa di FH.

Scarica e leggi il documento in full text:
Familial hypercholesterolaemia: identification and management
Clinical guideline [CG71] Published date: August 2008 Last updated: November 2017

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Linee guida sulla gestione del Diabete di tipo 2.

Posted by giorgiobertin su novembre 1, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Annals of Internal Medicine” a cura del Veterans Administration Boston Healthcare System a West Roxbury, nel Massachusetts le linee guida di indirizzo sulla gestione del Diabete di tipo 2.

Guideline on Management of Type 2 Diabetes Mellitus

I ricercatori nel nuovo documento forniscono aggiornamenti in sette aree specifiche:
– assistenza ai pazienti e decisioni condivise;
– biomarcatori glicemici;
– intervallo dell’emoglobina A1c (HbA1c) come indicatore dell’efficacia del trattamento;
– piani di terapia individualizzati,
– trattamento farmacologico in ambito ambulatoriale;
– valori glicemici nei pazienti critici;
– obiettivi glicemici nei pazienti ospedalizzati.

La linea guida prevede un piano formativo individuale focalizzato sull’autogestione, sul monitoraggio glicemico e sul raggiungimento di valori ottimali di HbA1c.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synopsis of the 2017 U.S. Department of Veterans Affairs/U.S. Department of Defense Clinical Practice Guideline: Management of Type 2 Diabetes Mellitus
Paul R. Conlin; Jeffrey Colburn; David Aron; Rose Mary Pries; Mark P. Tschanz; Leonard Pogach
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M17-1362

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperto il biomaker per il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology” i ricercatori del Cleveland Clinic Lerner Research Institute hanno dimostrato per la prima volta come un’anomalia genetica legata al testosterone possa aiutare a predire le risposte individuali dei pazienti a terapie specifiche per cancro alla prostata.


HSD3B1 and Resistance to Androgen‐Deprivation Therapy in Prostate Cancer

Il gruppo di ricerca, guidato dal professore Nima Sharifi, del Cleveland Clinic Lerner Research Institute, ha studiato il ruolo della variante genetica HSD3B1 (1245C) in due diverse popolazioni di pazienti affetti da carcinoma prostatico, dopo la terapia di deprivazione degli androgeni (ADT).
I ricercatori hanno trovato per la prima volta che dopo la radioterapia e l’ADT, il cancro alla prostata era molto più probabile si diffondesse rapidamente negli uomini che avevano la variante HSD3B1 (1245C).

HSD3B1 (1245C) come biomarker predittivo può aiutare a guidare decisioni critiche di trattamento. La prospettiva di vita per pazienti con questa variante genica è scarsa, questi studi offrono speranza per una nuova strategia di trattamento con inibitori androgeni di nuova generazione, come abiraterone e enzaltamide.

Leggi abstracts degli articoli:
Association of HSD3B1 Genotype With Response to Androgen-Deprivation Therapy for Biochemical Recurrence After Radiotherapy for Localized Prostate Cancer
Jason W. D. Hearn; Wanling Xie; Mari Nakabayashi; Nima Almassi; Chad A. Reichard; Mark Pomerantz; Philip W. Kantoff; Nima Sharifi.
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3164

Editorial
HSD3B1—A Predictive Biomarker in Advanced Prostate Cancer

Andrew W. Hahn; Sumanta K. Pal; Neeraj Agarwal
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3158

HSD3B1 and Response to a Nonsteroidal CYP17A1 Inhibitor in CRPC

Fonte: Cleveland Clinic Lerner Research Institute

Posted in News-ricerca, Video | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »