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Posts Tagged ‘genetica’

Prima terapia genica contro la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2019

I ricercatori dell’Oxford Eye Hospital hanno effettuato la prima operazione di terapia genica al mondo per affrontare la causa principale della degenerazione maculare legata all’età (AMD).

Un trattamento genetico somministrato precocemente per preservare la vista in pazienti che altrimenti perderebbero la vista sarebbe un enorme passo avanti nell’oftalmologia e certamente qualcosa che spero di realizzare nel prossimo futuro” – afferma il Robert MacLaren Professore di Oftalmologia presso l’University of Oxford.

oxford-AMD A-schematic-showing-how-gene-tTherapy-virus-retina
Prof Robert MacLaren, right, injects the virus into the eye of Janet Osborne

Nell’AMD, i geni coinvolti nel sistema di difesa naturale dell’occhio (il sistema del complemento) iniziano a funzionare male. Ciò causa la morte delle cellule nella parte centrale della retina (la macula) e non vengono mai rinnovate. Alla fine, una persona inizia a perdere la visione centrale e la capacità di vedere i dettagli.

Il team del prof. MacLaren ha iniettato un virus che trasportava un gene sintetico nella parte posteriore dell’occhio del paziente. Il virus è entrato nelle cellule della retina e ha rilasciato il gene, aiutando l’occhio a creare una proteina che previene la morte delle cellule della retina. Questo processo mantiene la macula sana.
L’operazione è stata parte dello studio FOCUS, sponsorizzato da Gyroscope Therapeutics, un’azienda britannica di biotecnologie che ha sviluppato prodotti di terapia genica per malattie oculari quali AMD secca.

“Stiamo sfruttando la potenza del virus, un organismo presente in natura, per trasportare il DNA nelle cellule del paziente”, afferma il prof. MacLaren.

In caso di successo, l’operazione potrebbe avere un impatto significativo sulla qualità della vita e l’indipendenza di coloro che soffrono di AMD.

GYROSCOPE THERAPEUTICS ANNOUNCES FIRST PATIENT DOSED IN PHASE I/II FOCUS STUDY IN DRY AMD

Oxford Eye Hospital

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Una nuova terapia CRISPR/Cas9 può sopprimere l’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su febbraio 19, 2019

I ricercatori del Salk Institute hanno sviluppato una nuova terapia genica per aiutare a decelerare il processo di invecchiamento.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“, evidenziano una nuova terapia di genoma-editing CRISPR / Cas9 che può sopprimere l’invecchiamento accelerato osservato nei topi con la sindrome della progeria di Hutchinson-Gilford, una rara malattia genetica che affligge anche l’uomo. Questo trattamento fornisce importanti informazioni sui percorsi molecolari coinvolti nell’invecchiamento accelerato e su come ridurre le proteine ​​tossiche attraverso la terapia genica.


Putting the brakes on aging

L’invecchiamento è un processo complesso in cui le cellule iniziano a perdere la loro funzionalità, quindi è fondamentale per noi trovare modi efficaci per studiare i fattori molecolari dell’invecchiamento“, afferma il professore Juan Carlos Izpisua Belmonte. (video)

Il nostro obiettivo era quello di diminuire la tossicità della mutazione del gene LMNA che porta all’accumulo di progerina all’interno della cellula” – affermano i ricercatori. “Abbiamo ragionato che la progeria potrebbe essere trattata con la rottura di CRISPR/Cas9-target sia della lamina A che della progerina”.

Dopo terapia, i topi erano più forti e più attivi, con una migliore salute cardiovascolare. Hanno mostrato una diminuzione della degenerazione di un importante vaso sanguigno arterioso e un inizio ritardato della bradicardia (una frequenza cardiaca anormalmente lenta) -due problemi comunemente osservati nella progeria e nella vecchiaia.

Questo è un entusiasmante progresso per il trattamento della progeria.

Leggi abstract dell’articolo:
Single-dose CRISPR–Cas9 therapy extends lifespan of mice with Hutchinson–Gilford progeria syndrome
Ergin Beyret et al.
Nature Medicine (2019). DOI: 10.1038/s41591-019-0343-4

Fonte: Salk Institute

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Il colesterolo alto è un possibile fattore di rischio per la SLA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2019

È stato scoperto che il colesterolo alto è un possibile fattore di rischio per lo sviluppo della malattia del motoneurone (MND), secondo un ampio studio di dati genetici condotto nel Regno Unito dalla Queen Mary University di Londra, in collaborazione con il National Institutes of Health negli USA e con i ricercatori italiani del centro Cresla delle Molinette-Città della Salute e dell’Università di Torino guidati dal professor Adriano Chiò.

I risultati suggeriscono che i farmaci che abbassano il colesterolo, come le statine, potrebbero essere utilizzati per prevenire l’insorgenza di MND, se confermati in studi clinici.

sla

Questo è il più grande studio fino ad oggi alla ricerca di fattori di rischio causali per la malattia del motoneurone e abbiamo visto che livelli più alti di colesterolo LDL erano causalmente legati a un maggior rischio di malattia“. – afferma il prof. Alastair Noyce del Queen Mary’s Wolfson Institute of Preventive Medicine. “I prossimi passi includeranno lo studio se abbassare i livelli di colesterolo potrebbe avere un effetto protettivo contro la MND e potenzialmente valutare l’uso di farmaci modificanti il ​​colesterolo nelle persone a rischio di MND.

Ricordiamo che MND o sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa fatale per la quale non esiste una cura. La condizione colpisce il cervello e i nervi, con sintomi precoci tra cui debolezza, linguaggio confuso, difficoltà a deglutire cibo, crampi muscolari e contrazioni.

Pubblicato nella rivista Annals of Neurology , il team ha cercato set di dati genetici di circa 25 milioni di persone (tra cui oltre 337.000 persone della Biobank del Regno Unito) per trovare i fattori di rischio per lo sviluppo della SLA.

Leggi abstract dell’articolo:
Shared polygenic risk and causal inferences in amyotrophic lateral sclerosis
Bandres‐Ciga, S. , Noyce, A. J., Hemani, G. , Nicolas, A. , Calvo, A. , Mora, G. , , , , , Tienari, P. J., Stone, D. J., Nalls, M. A., Singleton, A. B., Chiò, A. and Traynor, B. J.
Annals of Neurology https://doi.org/10.1002/ana.25431

Fonti: Queen Mary University di Londratorino.corriere.itCresla delle Molinette-Città della Salute –’Università di Torino

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Decodifica del sistema immunitario umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2019

Per la prima volta, i ricercatori stanno sequenziando in modo completo il sistema immunitario umano, che è miliardi di volte più grande del genoma umano. In un nuovo studio pubblicato su Nature dal Human Vaccines Project, gli scienziati hanno sequenziato una parte fondamentale di questo vasto e misterioso sistema, i geni che codificano il repertorio del recettore delle cellule B circolanti.

Crowe

Dr. James Crowe in his lab for marketing use. Airport campaign.(John Russell/Vanderbilt University)

Il nuovo studio esamina in particolare una parte del sistema immunitario adattivo, i recettori delle cellule B circolanti che sono responsabili della produzione di anticorpi che sono considerati il ​​principale determinante dell’immunità nelle persone.

Sequenziando questi recettori sia negli adulti che nei neonati, gli scienziati hanno scoperto sorprendenti sovrapposizioni che potrebbero fornire potenziali nuovi bersagli anticorpali per vaccini e terapie che funzionano tra le popolazioni.
Guidato dagli scienziati del Vanderbilt University Medical Center e del San Diego Supercomputer Center, questo avanzamento è possibile grazie alla fusione della ricerca biologica con il supercalcolo di frontiera ad alta potenza.

Questo studio segna un passo fondamentale verso la comprensione di come funziona il sistema immunitario umano, preparando il terreno per lo sviluppo successivo -generazione di prodotti sanitari attraverso la convergenza di genomica e tecnologie di monitoraggio immunitario con apprendimento automatico e intelligenza artificiale.

Leggi abstract dell’articolo:
High frequency of shared clonotypes in human B cell receptor repertoires
Cinque Soto, Robin G. Bombardi, Andre Branchizio, Nurgun Kose, Pranathi Matta, Alexander M. Sevy, Robert S. Sinkovits, Pavlo Gilchuk, Jessica A. Finn & James E. Crowe Jr
Nature Published: 13 February 2019

Immunoglobulin and T-Cell receptor rearrangement software

Human Vaccines Project

Fonte: Vanderbilt University Medical Center

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Nuova tecnica per analizzare la vita delle cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su febbraio 13, 2019

Un team di ricercatori dell’MRC Weatherall Institute of Molecular Medicine dell’Università di Oxford ha sviluppato una nuova tecnica che consente agli scienziati di monitorare in modo affidabile gli errori genetici nelle singole cellule tumorali e scoprire come questi potrebbero portare a una crescita incontrollabile.

Questa è la prima volta che i ricercatori sono stati in grado di tracciare in modo affidabile gli errori del DNA, o “mutazioni” in migliaia di singole cellule tumorali, misurando anche il modo in cui queste mutazioni portano all’interruzione del modo in cui il DNA viene letto all’interno di singole cellule tumorali in un tumore.

analisi tumori

Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Cell, descrive come questa nuova tecnica, TARGET-seq, possa non solo rilevare mutazioni all’interno delle singole cellule tumorali dai pazienti, ma anche elaborare l’elenco completo dei prodotti genici nelle singole cellule tumorali (il trascrittoma).

Monitorare questi errori genetici, e le loro conseguenze, è importante, perché nonostante gli ultimi progressi della medicina, liberarsi completamente delle cellule tumorali a volte è estremamente difficile.

Il modello degli errori del genoma e del trascrittoma è così dettagliato che i ricercatori possono ricostruire la “storia della vita” di ogni singola cellula cancerosa in ogni tumore, scoprendo l’ordine in cui avvengono le mutazioni genetiche nelle singole cellule tumorali.

Il professor Mead, afferma: “Questa tecnica alla fine ci aiuterà a monitorare sottopopolazioni molto rare di cellule tumorali che sono resistenti ai trattamenti attuali. Comprendere esattamente come si sviluppano le cellule tumorali significa anche che possiamo progettare nuove terapie partendo da zero, che mirano in modo specifico alle prime fasi di questo sviluppo, in modo da poter eliminare completamente un tumore, valutare se un determinato trattamento funziona o sviluppare un nuovo razionale approcci terapeutici per essere in grado di eliminare completamente le cellule tumorali.”

Leggi il full text dell’articolo:
Unravelling Intratumoral Heterogeneity through High-Sensitivity Single-Cell Mutational Analysis and Parallel RNA Sequencing
Alba Rodriguez-Meira,Gemma Buck,Sally-Ann Clark,Benjamin J. Povinelli,Veronica Alcolea,Eleni Louka,Simon McGowan,Angela Hamblin,Nikolaos Sousos,Nikolaos Barkas,Alice Giustacchini,Bethan Psaila,Sten Eirik W. Jacobsen,Supat Thongjuea,Adam J. Mead
Molecular Cell Published: February 11, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2019.01.009

Fonte: MRC Weatherall Institute of Molecular Medicine dell’Università di Oxford

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Scoperti 2.000 batteri sconosciuti nell’intestino umano.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2019

Nuove ricerche – sulla rivista “Nature” – hanno identificato quasi 2.000 nuove specie batteriche intestinali sconosciute. l team di ricercatori, dell’EMBL’s European Bioinformatics Institute e del Wellcome Sanger Institute, entrambi a Hinxton, nel Regno Unito, hanno utilizzato l’analisi computazionale per valutare campioni di microbioma intestinale da partecipanti di tutto il mondo.

I metodi computazionali ci permettono di capire i batteri che non possiamo ancora coltivare in laboratorio“, spiega l’autore dello studio Rob Finn di EMBL-EMI.
Usare la metagenomica [l’analisi del materiale genetico] per ricostruire i genomi batterici è un po ‘come ricostruire centinaia di puzzle dopo aver mescolato tutti i pezzi insieme, senza sapere come dovrebbe essere l’immagine finale”.

microbes_computational

Gli scienziati sono stati in grado di ricostruire 92.143 genomi su campioni prelevati da 11.850 diversi microbiomi intestinali. Ciò ha permesso ai ricercatori di identificare 1.952 specie di batteri intestinali. “Ricerche come questa ci stanno aiutando a creare un cosiddetto progetto dell’intestino umano, che, in futuro, potrebbe aiutarci a capire meglio la salute umana e le malattie e potrebbe persino guidare la diagnosi e il trattamento delle malattie gastrointestinali.” – puntualizza il prof. Trevor Lawley, del Wellcome Sanger Institute.

Leggi il full text dell’articolo:
A new genomic blueprint of the human gut microbiota
Alexandre Almeida, Alex L. Mitchell, Miguel Boland, Samuel C. Forster, Gregory B. Gloor, Aleksandra Tarkowska, Trevor D. Lawley & Robert D. Finn
Nature Published: 11 February 2019

Fonti: Wellcome Sanger Institute – EMBL’s European Bioinformatics Institute

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Editing genetico: nuova proteina Crisp per modificare il DNA.

Posted by giorgiobertin su febbraio 7, 2019

Il set di strumenti della tecnica di editing genomico CRISPR si è arricchito di un nuovo enzima. Chiamato CasX, appartiene alla stessa famiglia della proteina Cas9 attualmente utilizzata, ma è più maneggevole, ed è stato isolato da un batterio “selvatico” che vive in acque sotterranee.

CasX è una proteina più maneggevole e più piccola di Cas9; è costituita da meno di mille aminoacidi, anziché 1300. Perciò potrà essere caricata più facilmente sui virus che fanno il servizio di navetta verso il nucleo cellulare, portando a destinazione gli ingredienti per effettuare le operazioni di editing genomico.

CasX-Cal750
A new gene-editing protein, CasX, may give CRISPR-Cas9 a run for its money. UC Berkeley scientists have determined the unique structure of CasX (grey), revealing that this pint-sized Cas enzyme is dominated by RNA (red) that directs it to specific sequences of DNA (blue), where it binds and cuts the DNA.

I ricercatori Jun-Jie Liu e Natalia Orlova dell’University of Berkeley, hanno utilizzato un microscopio crioelettronico per catturare istantanee della proteina CasX che attraversa i movimenti di modifica di un gene.

Oltre alle dimensioni ridotte, anche il fatto che CasX provenga da batteri non nell’essere umano potrebbe renderla più accettabile per il sistema immunitario umano. Al contrario, in precedenza è stato posto il dubbio che queste proteine batteriche possano essere combattute dal nostro organismo, mettendo a rischio l’efficacia. Alcuni medici temono che Cas9 possa essere associata a una reazione immunitaria in alcuni pazienti, sottolineano gli autori dell’università della California. “La capacità della sostanza di indurre una risposta immunitaria, l’invio e la specificità dello strumento di editing del genoma sono estremamente importanti“, speigano i ricercatori coordinati dalla prof.ssa Jennifer Doudna. “Siamo entusiasmati da CasX riguardo a tutti questi aspetti”.

Leggi abstract dell’articolo:
CasX enzymes comprise a distinct family of RNA-guided genome editors
Jun-Jie Liu, Natalia Orlova[…]Jennifer A. Doudna
Nature 04 February 2019

Fonte: ‘University of Berkeley

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Mappati i geni del cancro all’esofago.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2019

Le mutazioni che causano l’adenocarcinoma esofageo (esophageal adenocarcinoma – OAC) sono state mappate in dettagli senza precedenti – rivelando che più della metà potrebbe essere presa di mira da farmaci attualmente in corso per altri tipi di cancro.
Questa ricerca condotta dai ricercatori del Cancer Research UK -University of Cambridge, pubblicata su “Nature Genetics“, potrebbe aiutare a stratificare i pazienti affetti da cancro esofageo per dare loro terapie più personalizzate. Questo potrebbe fornire opzioni non attualmente disponibili per i pazienti oltre la chemioterapia standard, la radioterapia o la chirurgia.

gastroesophageal-carcinoma

La professoressa Rebecca Fitzgerald, ha dichiarato: “Questa ricerca potrebbe spostare completamente il paradigma dal fornire ai malati di cancro esofageo la stessa chemioterapia che sappiamo non sempre funziona, a trattamenti più mirati basati sulle caratteristiche individuali del cancro di un paziente”.
Stiamo ora progettando studi clinici che forniscono analisi in tempo reale dei geni dei pazienti per offrire ai pazienti il ​​miglior trattamento basato sul loro genoma“.

Leggi abstract dell’articolo:
The landscape of selection in 551 esophageal adenocarcinomas defines genomic biomarkers for the clinic.
Alexander M. Frankell, SriGanesh Jammula, Xiaodun Li, Gianmarco Contino, Sarah Killcoyne, Sujath Abbas, Juliane Perner, Lawrence Bower, Ginny Devonshire, Emma Ococks, Nicola Grehan, James Mok, Maria O’Donovan, Shona MacRae, Matthew D. Eldridge, Simon Tavaré, Rebecca C. Fitzgerald.
Nature Genetics, 2019; DOI: 10.1038/s41588-018-0331-5

Fonte: Cancer Research UK -University of Cambridge,

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Un motore di ricerca del DNA per i microbi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 5, 2019

I ricercatori dell’European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI) dell’EMBL hanno unito le loro conoscenze di genetica batterica e algoritmi di ricerca web per costruire un motore di ricerca del DNA per i dati microbici. Il motore di ricerca, descritto in un articolo pubblicato su “Nature Biotechnology“, potrebbe consentire ai ricercatori e alle agenzie sanitarie pubbliche di utilizzare i dati sul sequenziamento del genoma per monitorare la diffusione dei geni di resistenza agli antibiotici. Rendendo visibile questa vasta quantità di dati, il motore di ricerca potrebbe anche consentire ai ricercatori di saperne di più su batteri e virus.

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Il motore di ricerca, chiamato Bitsliced ​​Genomic Signature Index (BIGSI), è molto simile ai motori di ricerca su Internet, come Google. La quantità di DNA microbico sequenziato raddoppia ogni due anni. Fino ad ora, non c’era nessun un modo pratico per cercare questi dati.
La chiave per far funzionare BIGSI era trovare un modo per costruire un indice di ricerca che potesse far fronte alla diversità del DNA microbico.

Questo motore di ricerca integra altri strumenti esistenti e offre una soluzione in grado di scalare le enormi quantità di dati che stiamo generando“, spiega Phelim Bradley, Bioinformatician presso EMBL-EBI. “Ciò significa che la ricerca continuerà a funzionare man mano che la quantità di dati continua a crescere. In realtà, questa è stata una delle maggiori sfide che abbiamo dovuto superare. Siamo stati in grado di sviluppare un motore di ricerca che può essere utilizzato da chiunque abbia una connessione Internet.

Leggi abstract dell’articolo:
Ultra-fast search of all deposited bacterial and viral genomic data
Bradley, P., et al.
Nature Biotechnology, Published online: 4/2/2019 doi: 10.1038/s41587-018-0010-1

Fonte: European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI)BIGSI DEMO

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Nuovo approccio terapeutico per la leucemia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2019

Il gene BCR/ABL, che non si verifica tra le persone sane, ha dimostrato di essere un agente eziologico nella patogenesi della leucemia linfatica acuta delle cellule B. Il gene fa sì che i globuli bianchi diventino cellule leucemiche che si riproducono senza controllo.

Precedenti studi del gruppo di ricerca avevano già dimostrato che il fattore di trascrizione STAT5 era essenziale per lo sviluppo della leucemia indotta da BCR/ABL. Ma STAT5 consiste in realtà di due geni: STAT5A e STAT5B. I due sono molto simili e, essendo più del 90% identici, erano considerati funzionalmente uguali. Le mutazioni che provocano l’attivazione di STAT5 e si presume che guidino la malattia, sorprendentemente queste mutazioni sono state rilevate con una frequenza molto più alta in STAT5B che in STAT5A.

stat5
a) I pazienti con una mutazione STAT5B attivante mostrano una risposta di interferone soppressa, che promuove lo sviluppo e la crescita delle cellule leucemiche. b) Nel modello di topo leucemia carente di STAT5B, l’aumentata risposta all’interferone ha portato a una soppressione delle cellule di leucemia maligna. Questo rivela STAT5B come potenziale bersaglio per i farmaci anti-cancro. CREDIT Institute of Pharmacology and Toxicology, University of Veterinary Medicine Vienna, Austria

Il prof. Andrea Hölbl-Kovacic afferma: “I nostri dati mostrano che STAT5A e STAT5B sono gemelli con personalità diverse, e che STAT5B facilita la leucemogenesi nella leucemia BCR/ABL. I nostri risultati potrebbero aiutare a spiegare l’alta frequenza delle mutazioni di STAT5B nei tumori ematopoietici.

Secondo i ricercatori che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista “Leukemia“, i risultati potrebbero avere una rilevanza clinica diretta per i pazienti, poiché una migliore comprensione del complesso ruolo di STAT5B potrebbe consentire lo sviluppo di strategie di medicina di precisione per il trattamento delle malattie.

Leggi abstract dell’articolo:
Twins with different personalities: STAT5B—but not STAT5A—has a key role in BCR/ABL-induced leukemia
Sebastian Kollmann, Eva Grundschober[…]Veronika Sexl
Leukemia, 1–15, 24 January 2019

Fonte:  Institute of Pharmacology and Toxicology, University of Veterinary Medicine Vienna, Austria

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Creati batteri per assorbire l’ammoniaca tossica nell’intestino umano.

Posted by giorgiobertin su gennaio 23, 2019

I ricercatori del Synlogic Inc., (un’azienda biotech con sede a Cambridge, nel Massachusetts. – USA), hanno modificato geneticamente dei batteri che potrebbero essere utilizzati per trattare le malattie del fegato e dell’intestino rimuovendo le tossine all’interno dell’intestino.

L’approccio, di modificare i batteri in modo da trasformare l’ammoniaca dannosa in un composto sicuro, ha mostrato risultati promettenti nei test sugli animali e in volontari sani umani.

Synlogic

L’ammoniaca è prodotta nell’intestino come sottoprodotto della digestione degli alimenti; normalmente va al fegato per il trattamento, ma la cirrosi epatica o alcuni disordini metabolici possono portare a un accumulo di ammoniaca nel sangue, causando convulsioni o morte.
I ricercatori del Synlogic ha cambiato i geni di un batterio chiamato Escherichia coli Nissle – che in forma non modificata è già venduto come un probiotico – per aumentare il suo assorbimento di ammoniaca. I batteri trasformano la tossina in un composto chiamato L-arginina, un amminoacido presente nella nostra dieta.

La sperimentazione clinica di fase 1 per valutare la sicurezza e la tollerabilità diel prodotto modificato SYNB1020 in volontari sani ha dimostrato sicurezza, trasparenza e prove del meccanismo d’azione. Dati relativi allo studio clinico di fase 1b/2a in corso in pazienti con cirrosi e ammoniaca elevata sono attesi a metà del 2019.

La tecnica di ingegnerizzare i batteri potrebbe permettere ai prodotti chimici del sistema immunitario umano di essere usati nel trattamento di altri disturbi intestinali, come il morbo di Crohn.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
An engineered E. coli Nissle improves hyperammonemia and survival in mice and shows dose-dependent exposure in healthy humans
BY CAROLINE B. KURTZ, YVES A. MILLET, MARJA K. PUURUNEN, MYLÈNE PERREAULT, MARK R. CHARBONNEAU, VINCENT M. ISABELLA, JONATHAN W. KOTULA, EUGENE ANTIPOV, YOSSI DAGON, WILLIAM S. DENNEY, DAVID A. WAGNER, KIP A. WEST, ANDREW J. DEGAR, AOIFE M. BRENNAN, PAUL F. MILLER
Science Translational Medicine 16 Jan 2019: Vol. 11, Issue 475, eaau7975 DOI: 10.1126/scitranslmed.aau7975

Fonte: Synlogic

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Terapia genica sicura ed efficace per la Beta talassemia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 22, 2019

La terapia genica, soprattutto se somministrata in giovane età, potrebbe costituire una strategia di cura efficace per la beta talassemia, una malattia genetica molto diffusa nell’area mediterranea e che conta oltre 7000 pazienti solo in Italia.

Sono questi i risultati del primo trial clinico di terapia genica per la beta talassemia realizzato sia in pazienti adulti che pediatrici, frutto di oltre dieci anni di lavoro del gruppo di ricerca di Giuliana Ferrari, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele, all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano e possibile grazie all’alleanza strategica tra IRCCS Ospedale San Raffaele, Fondazione Telethon e Orchard Therapeutics. Lo studio è stato pubblicato su “Nature Medicine“.

beta-talassemia

La beta talassemia è una malattia genetica del sangue causata da una mutazione del gene che codifica per la beta-globina, una proteina fondamentale per il funzionamento dei globuli rossi e in particolare per il trasporto dell’ossigeno. Esistono oltre 300 mutazioni note di questo gene, che possono dare origine a forme di beta talassemia di diversa gravità.
È la prima volta che la terapia genica per la beta talassemia viene utilizzata in pazienti pediatrici. I risultati raccolti fino ad ora dimostrano non solo la sua sicurezza in questo contesto, ma anche la sua maggiore efficacia“, spiega la prof.ssa Giuliana Ferrari dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

Leggi abstract dell’articolo:
Intrabone hematopoietic stem cell gene therapy for adult and pediatric patients affected by transfusion dependent β-thalassemia
Sarah Marktel, Samantha Scaramuzza, […] Giuliana Ferrari
Nature Medicine (2019) Published: 21 January 2019

Fonte: Università Vita-Salute San Raffaele

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La terapia genica promuove la rigenerazione dei nervi.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2019

I ricercatori del Netherlands Institute for Neuroscience (NIN) e del Leiden University Medical Center (LUMC) hanno dimostrato che il trattamento mediante terapia genica porta a un recupero più rapido dopo il danno ai nervi. Combinando una procedura di riparazione chirurgica con la terapia genica, è stata stimolata la sopravvivenza delle cellule nervose e la rigenerazione delle fibre nervose su una lunga distanza. La scoperta pubblicata sulla rivista “Brain“, è un passo importante verso lo sviluppo di un nuovo trattamento per le persone con danni ai nervi.

nerve

Combinando la riparazione neurochirurgica con la terapia genica nei ratti, molte delle cellule nervose morenti possono essere salvate e può essere stimolata la crescita delle fibre nervose nella direzione del muscolo.
In questo studio, i ricercatori hanno utilizzato la terapia genica regolabile con un fattore di crescita che potrebbe essere attivato e disattivato utilizzando un antibiotico ampiamente utilizzato. “Poiché siamo stati in grado di interrompere la terapia genica quando il fattore di crescita non era più necessario, la rigenerazione di nuove fibre nervose verso i muscoli è stata notevolmente migliorata“, afferma il prof. Ruben Eggers.

Leggi il full text dell’articolo:
Timed GDNF gene therapy using an immune-evasive gene switch promotes long distance axon regeneration
Ruben Eggers Fred de Winter Stefan A Hoyng Rob C Hoeben Martijn J A Malessy Martijn R Tannemaat Joost Verhaagen
Brain, awy340, https://doi.org/10.1093/brain/awy340 Published: 15 January 2019

Fonti: Netherlands Institute for Neuroscience (NIN) – Leiden University Medical Center (LUMC)

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Atlante di fattori genetici associati all’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 31, 2018

Un nuovo e rivoluzionario studio condotto da ricercatori del Lady Davis Institute (LDI) presso l’Jewish General Hospital (JGH) è riuscito a compilare un atlante di fattori genetici associati alla densità minerale ossea stimata (BMD), uno dei più clinicamente rilevanti fattori nella diagnosi dell’osteoporosi.

osteoporosis
On the left is normal bone and on the right is osteoporotic bone. Credit: International Osteoporosis Foundation

Lo studio, pubblicato su “Nature Genetics, identifica 518 loci a livello genomico, di cui 301 sono stati scoperti di recente, che spiegano il 20% della vari”anza genetica associata all’osteoporosi. Avere identificato tanti fattori genetici offre grandi promesse per lo sviluppo di nuove terapie mirate per il trattamento della malattia e per ridurre il rischio di fratture.

Leggi abstract dell’articolo:
An atlas of genetic influences on osteoporosis in humans and mice
John A. Morris, John P. Kemp, […]J. Brent Richards
Nature Genetics (2018). DOI: 10.1038/s41588-018-0302-x

Fonte: Lady Davis Institute (LDI)

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La cannabis altera il profilo genetico dello sperma.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2018

Gli scienziati stanno studiando gli effetti del principio attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo (THC), negli adolescenti, negli adulti e nelle donne in gravidanza. Come ricerche fatte in precedenza hanno dimostrato che il fumo di tabacco, i pesticidi e persino l’obesità possono alterare lo sperma, la ricerca da parte degli scienziati della Duke University dimostra che il THC influenza anche l’epigenetica, innescando cambiamenti strutturali e regolatori nel DNA degli spermatozoi.

Man lighting joint

Esperimenti su ratti e uno studio condotto su 24 uomini hanno portato a scoprire che il THC sembra colpire i geni in due principali vie cellulari e altera la metilazione del DNA, un processo essenziale per il normale sviluppo.
Quello che abbiamo scoperto è che gli effetti del consumo di cannabis sui maschi e sulla loro salute riproduttiva non sono completamente nulli, in quanto c’è qualcosa nell’uso di cannabis che influenza il profilo genetico nello sperma“, ha detto il prof. Scott Kollins.

Gli autori hanno trovato che più alta è la concentrazione di THC nell’urina maschile, più pronunciate sono state le modifiche genetiche allo sperma. Lo studio è un punto di partenza sugli effetti epigenetici del THC sullo sperma ed è limitato dal numero relativamente piccolo di uomini coinvolti nello studio, ha affermato il prof. Murphy.

Il team intende continuare la ricerca con gruppi più grandi e studiare se i cambiamenti nello sperma vengono invertiti quando gli uomini smettono di usare marijuana. Si intende anche di testare il sangue del cordone ombelicale dei bambini nati da padri con spermatozoi alterati da THC per determinare quali eventuali cambiamenti epigenetici, vengono portati avanti al bambino (trasmissione alla generazione successiva).

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Cannabinoid exposure and altered DNA methylation in rat and human sperm
Susan K. Murphy, Nilda Itchon-Ramos, Zachary Visco, Zhiqing Huang, Carole Grenier, Rose Schrott, Kelly Acharya, Marie-Helene Boudreau, Thomas M. Price, Douglas J. Raburn, David L. Corcoran, Joseph E. Lucas, John T. Mitchell, F. Joseph McClernon, Marty Cauley, Brandon J. Hall, Edward D. Levin & Scott H. Kollins
Epigenetics Published online: 18 Dec 2018 https://doi.org/10.1080/15592294.2018.1554521

Fonte: Duke University

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La perdita di due geni porta al cancro del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2018

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori del Sanford Burnham Prebys (SBP) Medical Discovery Institute di La Jolla, CA, suggerisce che la perdita di due geni può guidare una forma aggressiva di cancro del colon-retto e propone una combinazione di due composti che possono arrestare la crescita del tumore.
I due geni sono responsabili della codifica della proteina chinasi C lambda/iota e della proteina chinasi C zeta, rispettivamente.

DNA-Sanford-Brunham-Prebys

La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Immunity“.

Nei topi, gli scienziati hanno anche scoperto che la perdita dei due geni attivava il tessuto intorno al tumore e provocava una proteina chiamata PD-L1 ad infiltrarsi in questo tessuto. Le cellule tumorali spesso sovraesprimono la PD-L1 perché la proteina aiuta le cellule a sfuggire al sistema immunitario.

Successivamente, i ricercatori hanno applicato un composto – chiamato inibitore del recettore del TGF-beta – che ha disattivato il tessuto circostante il tumore, insieme a una sostanza chiamata anti-PD-L1 che ha riattivato il sistema immunitario.

Questo trattamento combinato ha ridotto i tumori e ridotto il loro numero. “I nostri risultati identificano sia un trattamento di combinazione promettente per il cancro del colon-retto seghettato e potenziali biomarcatori che possono identificare questo sottotipo di cancro – entrambi sono estremamente importanti” – afferma il Prof. Jorge Moscat.

Il Prof. Moscat e colleghi avevano precedentemente scoperto che l’espressione di uno dei due geni – la proteina chinasi C lambda/iota – è ridotta anche nelle persone che vivono con IBD. Dai risultati di questa ricerca è possibile spiegare perché le persone con IBD sono a più alto rischio di sviluppare il cancro del colon-retto.

Leggi abstract dell’articolo:
Simultaneous Loss of Both Atypical Protein Kinase C Genes in the Intestinal Epithelium Drives Serrated Intestinal Cancer by Impairing Immunosurveillance
Yuki Nakanishi, Angeles Duran, Antoine L’Hermitte, Phillip M. Shelton, … Jorge Moscat
Immunity Available online 11 December 2018 https://doi.org/10.1016/j.immuni.2018.09.013

Fonte: Sanford Burnham Prebys (SBP) Medical Discovery Institute di La Jolla, CA

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Studio genetico sull’epilessia indica nuove potenziali terapie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 12, 2018

Il più grande studio di questo tipo, condotto da ricercatori internazionali tra cui gli scienziati dell’RCSI (Royal College of Surgeons in Irlanda), ha scoperto 11 nuovi geni associati all’epilessia.

La ricerca è pubblicata su “Nature Communications“, migliora notevolmente la conoscenza delle cause biologiche sottostanti all’epilessia e può contribuire allo sviluppo di nuovi trattamenti per questa patologia.

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I ricercatori hanno confrontato il DNA di oltre 15.000 persone con epilessia al DNA di 30.000 persone senza epilessia. Ciò ha creato una migliore comprensione dei fattori genetici che contribuiscono alle forme più comuni di questa condizione, ei risultati hanno triplicato il numero di associazioni genetiche conosciute per l’epilessia e hanno implicato 11 nuovi geni.

I ricercatori hanno anche scoperto che la maggior parte degli attuali farmaci antiepilettici bersaglia direttamente uno o più geni associati e identifica altri 166 farmaci che fanno lo stesso. Questi farmaci sono nuovi candidati promettenti per la terapia dell’epilessia poiché prendono direttamente di mira le basi genetiche della malattia.

Leggi il full text dell’articolo:
Genome-wide mega-analysis identifies 16 loci and highlights diverse biological mechanisms in the common epilepsies.
The International League Against Epilepsy Consortium on Complex Epilepsies.
Nature Communications, 2018 DOI: 10.1038/s41467-018-07524-z

Fonte: RCSI (Royal College of Surgeons)

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Scoperta la firma molecolare comune a molti tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2018

Un test rapido e facile sviluppato dai ricercatori dell’University of Queensland per rilevare il cancro da campioni di sangue o biopsia potrebbe alla fine portare a un nuovo approccio alla diagnosi del paziente.

Researchers smaller-Trau

I ricercatori coordinati dal professor Matt Trau hanno scoperto una nanostruttura di DNA unica che sembra essere comune a tutti i tumori.
Questa esclusiva firma del DNA su scala nanometrica è apparsa in tutti i tipi di tumore al seno che abbiamo esaminato e in altre forme di cancro tra cui la prostata, il colon-retto e il linfoma“, ha affermato la dott.ssa Laura Carrascosa.

I livelli e gli schemi di minuscole molecole chiamate gruppi metilici che decorano il DNA sono alterati drammaticamente dal cancro – questi gruppi metilici sono fondamentali per le cellule per controllare quali geni vengono attivati ​​e disattivati” prosegue la dottoressa.

Il team ha adottato un approccio olistico e sviluppato uno strumento in grado di esaminare questi cambiamenti di pattern a livello dell’intero genoma in pochi minuti. In particolare hanno scoperto che gruppi intensi di gruppi metilici posti in una soluzione hanno causato la formazione di frammenti di DNA del cancro in nanostrutture tridimensionali uniche che potrebbero facilmente essere separate attaccandosi a superfici solide come l’oro.

“Abbiamo progettato un semplice test utilizzando nanoparticelle d’oro che cambiano immediatamente colore per determinare se sono presenti le nanostrutture 3D del DNA del cancro“, ha detto il professor Trau.

La nuova tecnologia si è dimostrata accurata fino al 90% nei test che hanno coinvolto 200 campioni di cancro umano e DNA normale.

Leggi il full text dell’articolo:
Epigenetically reprogrammed methylation landscape drives the DNA self-assembly and serves as a universal cancer biomarker
Abu Ali Ibn Sina, Laura G. Carrascosa, Ziyu Liang, Yadveer S. Grewal, Andri Wardiana, Muhammad J. A. Shiddiky, Robert A. Gardiner, Hemamali Samaratunga, Maher K. Gandhi, Rodney J. Scott, Darren Korbie & Matt Trau
Nature Communications volume 9, Article number: 4915 (2018)

Fonte: University of Queensland

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Scoperti i geni legati alla demenza.

Posted by giorgiobertin su dicembre 4, 2018

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles (UCLA) hanno identificato i processi genetici coinvolti nella neurodegenerazione che si verifica nella demenza – un passo importante sulla strada verso lo sviluppo di terapie che potrebbero rallentare o arrestare il decorso della malattia. I risultati appaiono sulla rivista “Nature Medicine“.

I ricercatori hanno scoperto due gruppi principali di geni coinvolti in mutazioni che si traducono in una sovrapproduzione di una proteina chiamata tau, un segno distintivo della progressiva perdita di neuroni osservata nelle principali forme di demenza. Lo studio è stato condotto in gran parte su modelli murini di demenza, anche se i ricercatori hanno eseguito ulteriori esperimenti che hanno indicato che lo stesso processo genetico si verifica nel cervello umano.

brain-tau-protein
Brain scan of dementia patient shows neurons with Tau protein (in green) and reactive astrocyte cells (in red). Credit: UCLA/Geschwind lab

Il nostro studio è il più completo sforzo pubblicato fino ad oggi per identificare la fonte di neurodegenerazione attraverso le specie e fornisce un’importante tabella di marcia per lo sviluppo di nuovi farmaci potenzialmente efficaci per la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza”. afferma il dott. Daniel Geschwind.
“C’è ancora molto lavoro da fare per sviluppare farmaci che potrebbero essere efficacemente utilizzati nell’uomo contro questi obiettivi, ma questo è un passo incoraggiante”, ha affermato Geschwind.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of evolutionarily conserved gene networks mediating neurodegenerative dementia
Vivek Swarup, Flora I. Hinz, Jessica E. Rexach, Ken-ichi Noguchi, Hiroyoshi Toyoshiba, Akira Oda, Keisuke Hirai, Arjun Sarkar,…., Shinichi Kondou & Daniel H. Geschwind.
Nature Medicine (2018). Published:  DOI:10.1038/s41591-018-0223-3

Fonte: University of California – Los Angeles (UCLA)

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FDA approva nuovo farmaco contro mutazione una genetica nei tumori solidi.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato con procedura accelerata Vitrakvi (larotrectinib), per il trattamento di una serie di tumori, in pazienti adulti e pediatrici, che presentano una mutazione genetica specifica: una fusione genica del recettore della tirosina chinasi neurotrofica (NTRK).

VITRAKVI

L’efficacia del farmaco è stata studiata in tre studi clinici che hanno incluso 55 pazienti pediatrici e adulti con tumori solidi che avevano una fusione genica NTRK identificata senza una mutazione di resistenza, in fase metastatica o in cui la resezione chirurgica poteva causare una grave morbilità. I tumori che hanno risposto al farmaco ci sono il sarcoma dei tessuti molli, il cancro delle ghiandole salivari, il fibrosarcoma infantile, il carcinoma della tiroide e del polmone.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves an oncology drug that targets a key genetic driver of cancer, rather than a specific type of tumor

https://www.hcp.vitrakvi-us.com/

VITRAKVI, please see the full Prescribing Information.

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Identificato un driver molecolare del cancro alla prostata mortale.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2018

I ricercatori del Samuel Oschin Comprehensive Cancer Institute a Cedars-Sinai, hanno identificato un nuovo driver molecolare del cancro alla prostata letale, insieme a una molecola che potrebbe essere utilizzata per attaccarlo. I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“, sono stati effettuati su topi di laboratorio. Se confermati negli esseri umani questi risultati potrebbero portare a metodi più efficaci per controllare alcuni tipi aggressivi di cancro alla prostata.

Onecut2
Il grafico mostra un’attività elevata di una rete di fattori di trascrizione che include la molecola Onecut2 nei tumori di pazienti il ​​cui carcinoma prostatico ha resistito alla terapia ormonale (sopra la barra viola) rispetto ad altri tipi. (Michael Freeman, Ph.D.) Credit: Nature Publishing Group

Per la ricerca, il team ha analizzato i dati genetici e molecolari di pazienti oncologici in un ampio database. Hanno trovato evidenza di una elevata attività della molecola Onecut2 nei tumori di pazienti il ​​cui cancro alla prostata resisteva alla terapia ormonale. Onecut2, un tipo di fattore di trascrizione, è necessario affinché il corpo produca determinate proteine.

Onecut2 interferiva con l’attività delle proteine ​​del recettore degli androgeni, gli obiettivi della terapia ormonale per il cancro alla prostata. Questo processo potrebbe consentire al cancro di diventare meno dipendente dagli ormoni per la crescita. Allo stesso tempo, Onecut2 ha spinto alcune delle cellule tumorali a trasformarsi in una varietà più aggressiva che resiste alla terapia ormonale. “Queste doppie azioni di Onecut2 potrebbero aiutare a spiegare in che modo alcuni tumori della prostata eludono la terapia ormonale e diventano più aggressivi“, ha detto il professore Freeman. “Onecut2 è un regolatore principale del cancro alla prostata letale che può essere un utile bersaglio terapeutico in oltre un terzo dei pazienti il ​​cui cancro si diffonde e sfugge alla terapia ormonale“.

In ulteriori esperimenti su campioni di tessuti umani, database farmaceutici e animali da laboratorio, i ricercatori hanno identificato un composto, CSRM617, che ha neutralizzato Onecut2. Hanno dimostrato che CSRM617 ha ridotto significativamente le dimensioni delle metastasi del cancro alla prostata nei topi.

Leggi abstract dell’articolo:
ONECUT2 is a targetable master regulator of lethal prostate cancer that suppresses the androgen axis
Mirja Rotinen, Sungyong You, …., Beatrice S. Knudsen & Michael R. Freeman
Nature Medicine Published: 26 November 2018 DOI: 10.1038/s41591-018-0241-1

Fonte: Samuel Oschin Comprehensive Cancer Institute a Cedars-Sinai

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DICE: atlante delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2018

Il progetto DICE (database di Immune Cell Expression, Expression of quantitative trait loci ed Epigenomics  fornisce una mappa di come le variazioni genetiche umane influenzano l’espressione genica nelle cellule immunitarie umane, facendo luce sul ruolo delle varianti del rischio di malattia.


DICE contains a trove of data that will be critical for deciphering how this natural genetic variation shapes the immune system’s ability to protect our health.

Per creare l’atlante, il team di ricercatori della Jolla Institute for Immunology ha iniziato isolando diversi tipi di cellule immunitarie dai campioni di sangue dei donatori. Quindi hanno valutato le variazioni genetiche specifiche del donatore e utilizzato il sequenziamento dell’RNA per determinare, per ogni tipo di cellula, il livello di attività di ciascun gene. Tredici tipi di cellule immunitarie sono state incluse nell’analisi. Per due di queste, oltre a valutare l’attività dei geni nelle cellule nello stato di riposo e inattive, il team ha stimolato le cellule in modo simile allo stimolo che avrebbero ricevuto quando riconoscevano un agente patogeno o una cellula cancerosa maligna.
Attraverso l’analisi computazionale il team ha sviluppato il database DICE, contenente una grande quantità di dati.

Il database DICE è stato progettato per rendere facile per qualsiasi ricercatore di tutto il mondo esaminare le connessioni tra la variazione genetica e l’espressione genica in diversi tipi di cellule immunitarie.

Impact of genetic polymorphisms on human immune cell gene expression.
Benjamin J. Schmiedel, Divya Singh, Ariel Madrigal, Mitchell Kronenberg, Bjoern Peters, Pandurangan Vijayanand .. et al.
Cell (2018) Published: November 15, 2018 DOI: 10.1016/j.cell.2018.10.022

Accedi al database: https://dice-database.org

Fonte:  La Jolla Institute for Immunology

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Analisi del sangue per la diagnosi precoce di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2018

Gli scienziati dell’University Health Network, hanno combinato “biopsia liquida”, alterazioni epigenetiche e apprendimento automatico per sviluppare un esame del sangue per rilevare e classificare il cancro nelle sue fasi iniziali (video).

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, descrivono non solo un modo per rilevare il cancro, ma mantengono la promessa di poterlo trovare prima che i sintomi compaiano.


A new approach to detecting cancer earlier from blood tests: study

Profilando le alterazioni epigenetiche invece delle mutazioni, il team è stato in grado di identificare migliaia di modifiche uniche per ogni tipo di cancro. Quindi, utilizzando un approccio basato sui big data, hanno applicato l’apprendimento automatico per creare classificatori in grado di identificare la presenza di DNA derivato dal cancro all’interno di campioni di sangue e di determinare quale tipo di cancro.

I prossimi passi, afferma il Dr. Daniel De Carvalho del Princess Margaret Cancer Centre, per convalidare ulteriormente questo approccio includono l’analisi dei dati provenienti da ampi studi di ricerca sulla salute della popolazione già in corso in diversi paesi, dove i campioni di sangue sono stati raccolti mesi e anni prima della diagnosi del cancro. Quindi l’approccio dovrà essere in definitiva validato in studi prospettici per lo screening del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Sensitive tumour detection and classification using plasma cell-free DNA methylomes
Shu Yi Shen, Rajat Singhania, […]Daniel D. De Carvalho
Nature Published: 14 November 2018

Fonte: University Health Network

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Inibendo una proteina è possibile bloccare il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su novembre 14, 2018

Una caratteristica distintiva della malattia di Parkinson è costituita dai gruppi di proteine ​​alfa-sinucleina che si accumulano nell’area di controllo motorio del cervello, distruggendo i neuroni produttori di dopamina.

I processi naturali non possono eliminare questi ammassi, conosciuti come corpi di Lewy, e ad oggi non si è riusciti a fermare questo accumulo e a rompere questi aggregati.

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Un gruppo di neurologi del Medical Center della Georgetown University (GUMC) ha scoperto attraverso studi su topi e cervello umano, che uno dei motivi per cui i corpi di Lewy si sviluppano è che una molecola, USP13, rimuove tutti i “tag” posti sull’alfa -sinucleina che segnano alla proteina la sua distruzione. In questo modo cumuli tossici di alfa-sinucleina si accumulano e non vengono smaltiti.

Questo studio fornisce una nuova prova che USP13 influenza lo sviluppo e la clearance dei gruppi di proteine ​​del corpo di Lewy, suggerendo che il targeting USP13 può essere un bersaglio terapeutico nella malattia di Parkinson e in altre forme simili di neurodegenerazione“, afferma il prof. Xiaoguang Liu.
Studi su modelli murini del morbo di Parkinson hanno dimostrato che l’eliminazione del gene USP13 ha aumentato l’ubiquitinazione (modificazione post-traduzionale di una proteina dovuta al legame covalente di uno o più monomeri di ubiquitina; tale legame porta alla degradazione della proteina stessa) e la distruzione dell’α-sinucleina.

A nostra conoscenza, questi dati sono i primi a chiarire il ruolo di USP13 nella neurodegenerazione“, dice il prof. Liu.

Leggi il full text dell’articolo:
Ubiquitin specific protease-13 independently regulates parkin ubiquitination and alpha-synuclein clearance in alpha-synucleinopathies 
Xiaoguang Liu; Michaeline Hebron; Wangke Shi; Irina Lonskaya; Charbel E-H Moussa
Human Molecular Genetics, ddy365, Published: 16 October 2018 https://doi.org/10.1093/hmg/ddy365

 

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Malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer sono geneticamente collegati.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

La genetica può predisporre alcune persone sia al morbo di Alzheimer sia ad alti livelli di lipidi nel sangue come il colesterolo, una caratteristica comune delle malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dagli scienziati della UC San Francisco e della Washington University School of Medicine a St. Louis.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Acta Neuropathologica” ha analizzato dati genome-wide di oltre 1,5 milioni di individui, rendendolo uno dei più grandi studi di sempre sulla genetica dell’Alzheimer. Per identificare le varianti genetiche che conferiscono il rischio sia di malattie cardiovascolari che di morbo di Alzheimer, i ricercatori hanno usato tecniche statistiche.

brain-and-heart-connection
In the largest genetic study of Alzheimer’s disease, researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis and the University of California, San Francisco, have found that genes that increase risk of cardiovascular disease also heighten the risk for Alzheimer’s.

I risultati hanno consentito ai ricercatori di identificare 90 punti nel genoma in cui specifiche varianti del DNA hanno aumentato la probabilità combinata dei pazienti di sviluppare sia il morbo di Alzheimer che i livelli ematici di molecole lipidiche, compresi HDL e colesterolo LDL e trigliceridi, che sono fattori di rischio comuni per le malattie cardiovascolari.

Gli autori sperano che i risultati portino a un miglioramento della diagnosi precoce e potenzialmente nuove strategie di prevenzione per la malattia di Alzheimer. “Se siamo in grado di identificare il sottoinsieme di individui la cui salute cardiovascolare e cerebrale è collegata geneticamente, pensiamo che ci sia la possibilità che la riduzione dei livelli lipidici nel sangue possa ridurre il rischio di sviluppare demenza in età avanzata”. afferma il prof. Broce-Diaz.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissecting the genetic relationship between cardiovascular risk factors and Alzheimer’s disease
Iris J. Broce et al.
Acta Neuropathologica (2018). DOI: 10.1007/s00401-018-1928-6

Fonti: University of California San Francisco – Washington University School of Medicine a St. Louis

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