Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 458 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento
  • Annunci

Posts Tagged ‘genetica’

Identificati i marcatori genetici per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Un team internazionale di ricercatori esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Canada, Germania, Cina, Finlandia, Belgio, Spagna, Polonia, Malesia e Croazia, coordinati dagli scienziati dell’University of Southern California – USC ha trovato decine di nuovi marcatori genetici nel codice del DNA che aumentano il rischio di cancro alla prostata – una conoscenza potente che probabilmente si rivelerà utile per rilevare e prevenire la malattia.
Concentrandosi sul DNA di oltre 140.000 uomini in tutto il mondo, i ricercatori sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata.

Genetic-markers-prostate-cancer
Cancer in the prostate gland, seen here in yellow, is common for older men. A team including USC scientists found telltale genetic traits to predict men who are most at risk. (Photo/Science Source)

Questa non è una cura, ma le informazioni possono aiutare a identificare gli uomini ad alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata che possono beneficiare di uno screening avanzato e di una prevenzione futura mirata“, ha detto il prof. Christopher A. Haiman.
Per identificare i marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata, i ricercatori hanno usato “OncoArray“, una nuova analisi del DNA, per confrontare più di mezzo milione di cambiamenti a singola lettera nel codice del DNA di quasi 80.000 uomini con cancro alla prostata e più di 61.000 uomini senza la malattia.

Abbiamo la capacità di identificare gli uomini a maggior rischio di cancro alla prostata”, ha detto Haiman. “Ora abbiamo bisogno di capire come usare questa informazione genetica per prevenire la malattia“.
Molte delle nuove varianti genetiche sono state trovate nella regione dei geni coinvolti nella comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e altre cellule del corpo. Ciò implica che gli errori genetici nei percorsi immunitari possono influenzare il rischio di cancro alla prostata, che potrebbe avere importanti implicazioni per il potenziale trattamento futuro del cancro alla prostata con le immunoterapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […]Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018

Fonte: University of Southern California – USC

Annunci

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Scoperte le armi segrete di un gene chiave per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Il professore Marco Herold e il professor Andreas Strasser del Walter and Eliza Hall Institute hanno condotto uno studio, pubblicato su “Nature Medicine“, dove spiegano come il gene P53 è in grado di prevenire la crescita del cancro.

I risultati hanno rivelato che un gruppo speciale di geni che funzionano all’interno del normale processo di riparazione del DNA del corpo erano vitali per l’efficacia di p53. Queste nuove informazioni potrebbero aiutare i medici a identificare meglio i pazienti con un aumentato rischio di sviluppare determinati tumori. Potrebbe anche aiutare a sviluppare trattamenti più sicuri e più efficaci per i pazienti.

Strasser-team
Professor Andreas Strasser, associate professor Marco Herold and Dr. Ana Janic from the Walter and Eliza Hall Institute. Credit: The Walter and Eliza Hall Institute

E’ una scoperta eccitante e senza precedenti, abbiamo trovato che il gene di riparazione del DNA MLH1 e altri geni di riparazione del DNA, sono fondamentali per la capacità di p53 di prevenire lo sviluppo di linfomi a cellule B”, ha detto il Dr. Janic.

E’ stato sorprendente scoprire che la perdita del gene di riparazione del DNA MLH1 ha impedito al p53 di funzionare correttamente, causando lo sviluppo del linfoma e, quando l’MLH1 è stata riposizionato, lo sviluppo del tumore si è bloccato.

Ad esempio, se un paziente ha un linfoma con una mutazione che disabilita il meccanismo di riparazione del DNA, i medici ora sapranno di evitare alcuni trattamenti dannosi per il DNA, come la chemioterapia, che potrebbe solo rendere il cancro più aggressivo” – concludono i ricercatori.
Ricordiamo che il 50% di tutti i tumori nel mondo si verificano a causa del fatto che p53 non funziona come dovrebbe.

Leggi abstract dell’articolo:
DNA repair processes are critical mediators of p53-dependent tumor suppression
Ana Janic, Liz J. Valente, Matthew J. Wakefield, Leon Di Stefano, Liz Milla, Stephen Wilcox, Haoyu Yang, Lin Tai, Cassandra J. Vandenberg, Andrew J. Kueh, Shinsuke Mizutani, Margs S. Brennan, Robyn L. Schenk, Lisa M. Lindqvist, Anthony T. Papenfuss, Liam O’Connor, Andreas Strasser & Marco J. Herold
Nature Medicine, Published:11 June 2018. DOI: 10.1038/s41591-018-0043-5

Fonte: Walter and Eliza Hall Institute

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Realizzato l’atlante delle proteine del sangue.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2018

È stato realizzato il primo “atlante genetico” delle proteine umane del sangue, che dovrebbe aiutare a comprendere meglio una vasta gamma di malattie e a sviluppare nuovi farmaci più efficaci. La creazione è stata fatta da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dall’Università di Cambridge, in collaborazione con l’azienda farmaceutica Msd.

blood

I ricercatori guidati dal prof. Benjamin Sun, infatti, hanno utilizzato una nuova tecnologia chiamata SOMAscan per analizzare più di 3.600 proteine in campioni di sangue di circa 3.300 persone, delle quali hanno anche esaminato il Dna: come risultato hanno scoperto quasi 2.000 associazioni genetiche con circa 1.500 proteine.

“Grazie alla rivoluzione genomica negli ultimi dieci anni, siamo stati bravi a trovare associazioni statistiche tra genoma e malattia, ma la difficoltà è stata quella di identificare i geni e le vie che causano la malattia” – afferma il prof. Benjamin Sun

I dati genetici proteomici contenuti nel database potrebbero essere utilizzati per la scoperta di nuovi farmaci attraverso nuovi approfondimenti sugli obiettivi proteici di farmaci già esistenti. Collegando farmaci, proteine, variazioni genetiche e malattie, il team ha suggerito farmaci esistenti che potrebbero essere utilizzati anche per trattare una malattia diversa e una maggiore fiducia che alcuni farmaci attualmente in fase di sviluppo potrebbero avere successo in studi clinici.

“Forse in futuro questa potrà diventare un’analisi di routine: con un semplice check-up permetterebbe di scoprire subito le malattie alle quali siamo suscettibili e i farmaci ai quali l’organismo risponde meglio”. “Sarebbe un importantissimo strumento di analisi per capire in modo più completo lo stato di salute di una persona”.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic atlas of the human plasma proteome
Benjamin B. Sun, Joseph C. Maranville, […]Adam S. Butterworth
Naturevolume 558, pages73–79 (2018) Published: 06 June 2018 doi:10.1038/s41586-018-0175-2

Fonte: University of Cambridge,

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cancro al seno: bene una nuova immunoterapia sperimentale.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2018

L’immunoterapia è una forma di terapia del cancro che aumenta il sistema immunitario del corpo nella lotta contro i tumori. Il trasferimento cellulare adottivo (ACT – Adoptive cell transfer), in particolare, è un tipo di immunoterapia che rafforza uno specifico tipo di cellula immunitaria: le cellule T.

Nella ACT, gli operatori sanitari raccolgono cellule T dal tumore maligno e isolano le cellule immunitarie che sono le più aggressive contro il cancro. Successivamente, coltivano queste cellule T in gran numero in laboratorio e quindi le reintroducono nel corpo del paziente per via endovenosa. Questa tecnica si è dimostrata essere efficace nel trattamento di diversi tumori, come il melanoma, il cancro del polmone e i tumori della vescica. Questi cancri sono tutti caratterizzati da un alto livello di mutazioni. Non è particolarmente efficace contro i tumori che hanno meno mutazioni, come il cancro allo stomaco, il cancro dell’esofago, il cancro alle ovaie e il cancro al seno.

MRI-scan-breast-cancer
Left: CT scans of a woman with breast cancer before TIL therapy show a lesion invading the chest wall (top) and metastatic lesions in the liver (bottom). Right: Scans 14 months after treatment show all lesions have disappeared. Credit: National Cancer Institute

Ora una nuova e migliorata forma di ACT, descritta su “Nature Medicine“, ha portato a una regressione completa del cancro al seno in un paziente che in precedenza non aveva risposto a tutti gli altri trattamenti, compresa la chemioterapia e la terapia ormonale. Questa nuova forma sperimentale di immunoterapia consiste nell’utilizzare cellule chiamate linfociti infiltranti il ​​tumore (tumor-infiltrating lymphocytes – TILS).

I ricercatori del National Cancer Institute (NCI), hanno rivelato 62 diverse mutazioni e testato quale TILS aveva la capacità di riconoscere queste mutazioni. “Abbiamo sviluppato un metodo ad alto rendimento“, afferma il prof. Steven Rosenberg, “per identificare le mutazioni presenti in un cancro che sono riconosciute dal sistema immunitario“.
Poiché questo nuovo approccio all’immunoterapia dipende dalle mutazioni, non dal tipo di cancro, è in un certo senso un progetto che possiamo usare per il trattamento di molti tipi di cancro” – conclude il prof. Rosemberg.

Leggi abstract dell’articolo:
Immune recognition of somatic mutations leading to complete durable regression in metastatic breast cancer
Nikolaos Zacharakis, Harshini Chinnasamy, Mary Black, Hui Xu, Yong-Chen Lu, Zhili Zheng, Anna Pasetto, Michelle Langhan, Thomas Shelton, Todd Prickett, Jared Gartner, Li Jia, Katarzyna Trebska-McGowan, Robert P. Somerville, Paul F. Robbins, Steven A. Rosenberg, Stephanie L. Goff & Steven A. Feldman
Nature Medicine (2018) Published: 04 June 2018 doi:10.1038/s41591-018-0040-8

Clinical trial, see: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01174121

Fonte: Surgery Branch, National Cancer Institute, National Institutes of Health, Bethesda,, USA

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Un test del sangue per la diagnosi precoce di cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2018

La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori del Taussig Cancer Center della Stanford University: un esame del sangue che identifica i frammenti di DNA rilasciati da alcuni tipi di cancro e che quindi permetterebbe di individuare la malattia ancor prima del suo manifestarsi.

ovarian cancer
Ovarian cancer cells. Researchers hope the tests for cancer cells will become part of a ‘universal screening’ tool. Photograph: Media for Medical/UIG via Getty Images

Nello studio sono state coinvolte 1.600 persone, 749 sane e 878 a cui da poco era stato diagnosticato un tumore. Le rilevazioni più accurate sono state quelle del carcinoma delle ovaie e del pancreas, a seguire del fegato e della cistifellea, e ancora di linfoma e mieloma, cancro intestinale e infine cancro a polmone, testa e collo, prostata, stomaco e utero.

I risultati dello studio sono stati presentati alla conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncologists a Chicago. L’esame è risultato attendibile nel 90% dei casi analizzati, tanto che il National Health Service (NHS), il servizio sanitario inglese, lo adotterà per ottenere diagnosi precise e tempestive.

La maggior parte dei tumori viene rilevata in una fase avanzata, ma questa ‘biopsia liquida’ ci dà l’opportunità di trovarli mesi o anni prima che qualcuno sviluppi sintomi e venga diagnosticata”– ha dichiarato il dottor Eric Klein del centro di Cleveland.
Il test potrebbe arrivare in Italia entro cinque anni.

Leggi abstract presentato:
Development of a comprehensive cell-free DNA (cfDNA) assay for early detection of multiple tumor types: The Circulating Cell-free Genome Atlas (CCGA) study.
Eric A. Klein, Earl Hubbell, Tara Maddala, Alex Aravanis, John F. Beausang, Darya Filippova, Samuel Gross, Arash Jamshidi, Kathryn Kurtzman, Ling Shen, Anton Valouev,……..
J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 12021)

Clinical trial information: NCT02889978

Liquid biopsy

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperta la proteina che rallenta l’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2018

I ricercatori dell’University of Texas Southwestern Medical Center hanno scoperto che una mutazione della proteina denominata Beclin-1 sembrerebbe essere in grado non solo di allungare la vita, ritardando la vecchiaia, ma perfino di preservare la salute dalle malattie, più o meno gravi, a cui si va incontro in età avanzata.

levine-team
The UTSW research team that reported on autophagy in Nature includes, from left: (front) Drs. Ming Chang Hu, Beth Levine, and Orson Moe, and (back) Salwa Sebti and Álvaro Fernández.

Il meccanismo in cui questa proteina è coinvolta è quello dell’autofagia, il processo che una cellula usa per smaltire sostanze indesiderate o tossiche che possono danneggiare la salute cellulare. Più le cellule si ‘puliscono‘ più la vita sembra allungarsi e la salute migliorare. Quando si invecchia, questo processo si riduce. Una mutazione della beclin-1, allora, eviterebbe la riduzione di questo meccanismo.

In particolare la mutazione nella proteina autofagica Beclin 1, diminuisce il suo legame con un’altra proteina, Bcl-2, che normalmente inibisce la funzione di Beclin 1 nell’autofagia.
Gli esperimenti, come pubblicato sulla rivista “Nature“, hanno evidenziato che i topi con livelli persistentemente aumentati di autofagia vivono più a lungo e sono più sani.

“I risultati suggeriscono che è importante aumentare l’autofagia su base cronica per trattare malattie come la neurodegenerazione. Inoltre, rivelano un obiettivo specifico per lo sviluppo di farmaci che aumentano l’autofagia – vale a dire l’interruzione del legame di Beclin 1 con Bcl-2. Questi studi hanno importanti implicazioni per la salute umana e per lo sviluppo di farmaci per migliorarla“, afferma il dott. Beth Levine.

Leggi abstract dell’articolo:
Disruption of the beclin 1–BCL2 autophagy regulatory complex promotes longevity in mice
Álvaro F. Fernández, Salwa Sebti[…]Beth Levine
Nature Published: 30 May 2018 doi:10.1038/s41586-018-0162-7

Fonte: University of Texas Southwestern Medical Center

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nuova classe di farmaci contro i tumori aggressivi.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2018

Un team di ricercatori della Technical University of Munich (TUM) ha dimostrato che una nuova classe di farmaci noti come inibitori di SHP2 è anche efficace contro i tumori aggressivi e difficili da trattare come i polmoni e tumori pancreatici. Gli studi clinici attualmente in corso avevano precedentemente escluso i pazienti con questi tumori.

UTM-team
Kathrin Ciecielski e la prof.ssa Hana Algül (a destra) discutono i risultati dello studio. (Immagine: A. Heddergott/TUM)

Il tumore polmonare e pancreatico vengono definiti collettivamente come tumori KRAS, poiché condividono lo stesso errore genetico. Questo errore significa che la proteina KRAS, coinvolta, tra le altre cose, nella divisione cellulare, non funziona più correttamente ed è sempre attiva. Di conseguenza, le cellule si dividono fuori controllo, portando alla formazione di tumori.
Il problema, tuttavia, è che la proteina KRAS è anche attiva e svolge un ruolo cruciale nelle cellule sane, quindi la semplice disattivazione con farmaci non è un’opzione.

Nei loro esperimenti sui topi con proteina KRAS difettosa, quando è stata rimossa la proteina SHP2, gli animali non hanno più sviluppato tumori. Con questi risultati, il gruppo di ricerca è stato in grado di dimostrare che l’SHP2 è essenziale per la formazione del tumore e che l’SHP2 potrebbe essere anche un bersaglio farmacologico chiave nei tumori KRAS aggressivi.
Il team ha confermato i risultati usando degli inibitori SHP2. Quando ai topi è stato somministrato un inibitore SHP2, i tumori esistenti sono cresciuti più lentamente ed erano più facili da controllare.

Leggi abstract dell’articolo:
Mutant KRAS-driven cancers depend on PTPN11/SHP2 phosphatase
Ruess, D. A., G. J. Heynen, K. J. Ciecielski, J. Ai, A. Berninger, D. Kabacaoglu, K. Görgülü, Z. Dantes, S. M. Wörmann, K. N. Diakopoulos, A. F. Karpathaki, M. Kowalska, E. Kaya-Aksoy, L. Song, E. A. Zeeuw van der Laan, M. P. López-Alberca, M. Nazaré, M. Reichert, D. Saur, M. Erkan, U. T. Hopt, B. Sainz Jr., W. Birchmeier, R. M. Schmid, M. Lesina and H. Algül
Nature Medicine, 2018, DOI: 10.1038/s41591-018-0024-8

Fonte: Technical University of Munich (TUM)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Le cellule tumorali evadono la morte attraverso la riparazione del DNA.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2018

Uno studio sul carcinoma mammario condotto presso l‘Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) identifica il ruolo chiave di p38 nel salvaguardare le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di danni al DNA, che altrimenti causerebbe la morte cellulare.

È stato dimostrato che il blocco di p38 aumenta la morte delle cellule tumorali, causando la contrazione dei tumori. La combinazione di inibitori della p38 con farmaci chemioterapici (taxani) rafforza, accelera o prolunga l’effetto antitumorale nei tumori derivati ​​dai pazienti cresciuti nei topi.

image_4_rgb
Image of breast cancer cells derived from a mouse mammary tumour (in blue: nucleus, in green: tubulin) Author: Begoña Cánovas, IRB Barcelona

I ricercatori hanno usato inibitori della p38 per bloccare l’azione di questa proteina nelle cellule tumorali. Questi inibitori sono già utilizzati in analisi cliniche che coinvolgono pazienti, ma per altre malattie.
In particolare sono stati utilizzati nove tumori da pazienti, coltivati ​​nei topi da esperimento. In sette di questi tumori, tra cui ER e triplo negativo, l’inibitore p38 ha rafforzato, accelerato o prolungato l’effetto antitumorale dei taxani.

I risultati, pubblicati sulla rivista “Cancer Cell“, dimostrano che la proteina p38alpha protegge le cellule tumorali attivando un meccanismo di riparazione del DNA. A questo proposito, p38 salvaguarda le cellule tumorali dall’eccessivo accumulo di errori o mutazioni del DNA. “Le cellule tumorali tendono intrinsecamente ad accumulare danni al DNA, ma in alcuni questo accumulo è maggiore, e abbiamo osservato che queste cellule sono più dipendenti dall’attività di p38“, spiega il prof. Angel Nebreda.

I taxani prevengono la divisione cellulare danneggiando i cromosomi e causando instabilità cromosomica. Come sospettato, dato che p38 ostacola questa azione, se disattiviamo la funzione di questa proteina nelle cellule, perdono la loro protezione e i taxani possono essere più efficaci” affermano i ricercatori. “I nostri risultati dovranno essere confermati in un numero maggiore di tumori da pazienti“.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting p38α Increases DNA Damage, Chromosome Instability, and the Anti-tumoral Response to Taxanes in Breast Cancer Cells
Begoña Cánovas, Ana Igea, Alessandro A. Sartori, Roger R. Gomis, Tanya T. Paull, Michitaka Isoda, Héctor Pérez-Montoyo, Violeta Serra, Eva González-Suárez, Travis H. Stracker, Angel R. Nebreda
Cancer Cell Published: May 24, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.ccell.2018.04.010

Fonte: Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Virus riprogrammati per attaccare il cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

I virus sono agenti infettivi di piccole dimensioni, in rapida replicazione, che possono sopravvivere solo all’interno delle cellule di altri organismi. Sono noti per causare malattie e sofferenze, gli scienziati della School of Medicine, Cardiff University, hanno progettato un modo per usarli come una forza positiva nella lotta contro il cancro.

Adenovirus

I ricercatori hanno “addestrato” con successo i virus per riconoscere il cancro ovarico e ucciderlo senza danneggiare alcun tessuto sano. “I virus riprogrammati sono già stati utilizzati nelle procedure di terapia genica per trattare una serie di malattie, dimostrando che possono essere addestrati dall’essere in pericolo di vita in agenti potenzialmente salvavita” – afferma il prof. Alan Parker.
Abbiamo preso un virus comune e ben studiato e l’abbiamo completamente ridisegnato in modo che non possa legarsi a cellule sane, ma cerchi invece una specifica proteina marcatore chiamata alfa-v-beta-6 (αvβ6) integrina, che è unica per alcune cellule tumorali, permettendole di invaderle”.

In particolare, abbiamo introdotto il virus riprogrammato sul cancro ovarico, che ha identificato e distrutto con successo, un progresso entusiasmante che offre un potenziale reale per i pazienti con una varietà di tumori” – afferma il prof. Parker.

In futuro, i ricercatori sperano di perfezionare ulteriormente la loro arma virale. Vogliono addestrare il virus a riconoscere una componente proteica che è condivisa da tumori ovarici, mammari, pancreatici, polmonari e orali. Nei prossimi anni, sperano che i virus riprogrammati raggiungano la fase di sperimentazione clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
Ad5NULL-A20 – a tropism-modified, αvβ6 integrin-selective oncolytic adenovirus for epithelial ovarian cancer therapies
Hanni Uusi-Kerttula, James A Davies, Jill Thompson, Phonphimon Wongthida, Laura Evgin, Kevin G. Shim, Angela Bradshaw, Alexander T Baker, Pierre J Rizkallah, Rachel Jones, Louise Hanna, Emma Hudson, Richard Vile, John D Chester and Alan L Parker
Clinical Cancer Research May 24, 2018, doi: 10.1158/1078-0432.CCR-18-1089

Fonte: School of Medicine, Cardiff University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Microbioma intestinale e cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2018

I ricercatori del Departments of Genetics, Cell Biology and Development, and Ecology, Evolution, and Behavior, at the University of Minnesota, USA, hanno identificato una correlazione tra la composizione microbica intestinale e l’espressione di microRNA nel cancro del colon-retto umano.

Microbioma

I ricercatori hanno sequenziato il microRNA di campioni raccolti da 44 pazienti ed hanno correlato i livelli di espressione del microRNA nel tessuto del cancro del colon con la composizione del microbioma. In questo modo hanno scoperto che i microbi che sono stati precedentemente associati al tumore del colon-retto sono correlati ai microRNA (microRNA-182, microRNA-503, microRNA17-92) che regolano i geni correlati all’interazione con i microbi e che probabilmente regolano la produzione di glicani, che sono importanti per la patologia del tumore.

Lo studio è il primo a dimostrare che l’interazione tra microRNA e microbioma intestinale può avere un ruolo nel cancro del colon-retto.

Gli sforzi futuri mireranno a rilevare se esistono possibilità di manipolare il microbioma per regolare l’espressione dei microRNA nel tumore, con un potenziale impatto sulla progressione del tumore.

Leggi il full text dell’articolo:
Interaction between Host MicroRNAs and the Gut Microbiota in Colorectal Cancer
Ce Yuan, Michael B. Burns, Subbaya Subramanian, Ran Blekhman
mSystems May 2018, 3 (3) e00205-17; DOI: 10.1128/mSystems.00205-17

Fonte: American Society For Microbiology

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tumore al seno: Test multigene in sostituzione dei test BRCA.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

I ricercatori della Stanford University School of Medicine ed altri centri medici statunitensi in uno studio pubblicato su “JAMA Oncology” stanno sostituendo le analisi di sola BRCA in donne con carcinoma mammario, con test per rilevare le mutazioni in più geni.

Il cambiamento riflette un crescente riconoscimento da parte dei medici che i test panel multigene possono fornire informazioni clinicamente più utili per i pazienti e i loro parenti.

Breast-Cancer-Gene-Test

In generale, i test multigene danno risultati clinicamente più utili e stanno rapidamente diventando la norma“, ha detto il prof. Allison Kurian. “Le donne con nuova diagnosi dovrebbero chiedere ai loro medici se possono essere candidate idonee per i test genetici. Dovrebbero inoltre sostenere l’opportunità di discutere i test genetici e le sue implicazioni con un clinico esperto, come un consulente genetico, in modo tempestivo“.

I test multigenici hanno mostrato il doppio delle probabilità dei test BRCA di identificare mutazioni associate alla malattia, ma anche più probabilità di rivelare mutazioni di significato clinico incerto, in particolare nelle minoranze etniche o razziali.

Leggi abstract dell’articolo:
Uptake, Results, and Outcomes of Germline Multiple-Gene Sequencing After Diagnosis of Breast Cancer
Kurian AW, Ward KC, Hamilton AS, et al.
JAMA Oncol. Published online May 10, 2018. doi:10.1001/jamaoncol.2018.0644

Fonte: Stanford University School of Medicine

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Staminali: Muscoli rigenerati grazie a cellule riprogrammate.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Gli scienziati dell’Harvard Stem Cell Institute coordinati dal prof. Konrad Hochedlinger, hanno sviluppato un approccio semplice e robusto per riprogrammare direttamente le cellule mature della pelle in cellule muscolari immature. Combinando l’espressione transitoria di una proteina chiamata MyoD e il trattamento con tre piccole molecole, i ricercatori hanno trasformato le cellule della pelle del topo in cellule progenitrici miogeniche indotte (iMPC). Queste cellule si sono propagate estensivamente e hanno condiviso proprietà molecolari e funzionali chiave con le cellule staminali del muscolo scheletrico.

hochedlinger
This image shows iMPCs stained for markers of muscle stem, progenitor and differentiated cells. iMPCs recapitulate muscle differentiation in a dish. CREDIT Ori Bar-Nur and Mattia Gerli

Come descritto sulla rivista “Stem Cell Reports”, una volta trapiantate in topi con ferite alle zampe, le iMPC si sono inserite correttamente nel tessuto danneggiato, contribuendo a sostenere la rigenerazione muscolare.

Ora il progetto dei ricercatori è studiare più approfonditamente il processo di riprogrammazione cellulare a livello molecolare e di raffinare il protocollo sperimentale per generare più popolazioni omogenee di cellule staminali e progenitrici muscolari, invece di miscele contenenti cellule muscolari mature, come fatto finora. In caso di successo, la riprogrammazione cellulare potrebbe essere usata per studiare malattie gravemente invalidanti come la distrofia muscolare.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Direct Reprogramming of Mouse Fibroblasts into Functional Skeletal Muscle Progenitors
Bar-Nur and Gerli ……… Konrad Hochedlinger.
Stem Cell Reports Volume 10, Issue 5, p1505–1521, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stemcr.2018.04.009

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Trovato il tempo migliore per somministrare farmaci chemioterapici.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Per la prima volta, gli scienziati della University of North Carolina at Chapel Hill, guidati dal premio Nobel Aziz Sancar hanno analizzato la riparazione del DNA di tutto il genoma in un animale per 24 ore per trovare quali geni sono stati riparati, dove esattamente e quando, ponendo le basi per un uso più preciso di farmaci anti-cancro.

Ognuno di noi ha piccoli orologi a funzionamento proteico all’interno delle nostre cellule che operano in base al ciclo giornaliero di 24 ore. Questi orologi circadiani sono importanti per la corretta funzione biologica di diversi organi: cuore, fegato, polmoni, cervello, pelle. Tuttavia, non sappiamo esattamente come interagiscono con altre funzioni biologiche di base, come la riparazione del DNA – il processo che le nostre cellule subiscono costantemente perché siamo perennemente bombardati da cose che distruggono il DNA. Luce solare, per esempio.

Circadian-rhythms-in-anticancer-drug

I ricercatori hanno sviluppato un modo per misurare la riparazione del danno al DNA causato dal cisplatino – un comune farmaco antitumorale. Hanno misurato la riparazione del DNA dopo il trattamento con cisplatino nel corso di un intero ciclo circadiano di 24 ore attraverso un intero genoma di un mammifero. Per un topo, sembra che il tempo più impegnativo per la riparazione del DNA nei tessuti sani sia prima dell’alba e prima del tramonto.

Abbiamo scoperto che ci sono quasi 2.000 geni, le cui diverse parti sono riparate in diversi momenti della giornata, a seconda del gene“, ha detto il prof. Aziz Sancar. “Crediamo che la comprensione di questi schemi circadiani e della cinetica in tutto il genoma e in vari organi ci aiuterà a scoprire e sviluppare regimi di trattamento migliori per le persone con cancro”. “Pensiamo inoltre che comprendere il modo preciso in cui funzionano i nostri orologi circadiani sia la chiave per rallentare la progressione del cancro”.

Leggi abstract dell’articolo:
Cisplatin-DNA adduct repair of transcribed genes is controlled by two circadian programs in mouse tissues
Yanyan Yang, Ogun Adebali, Gang Wu, Christopher P. Selby, Yi-Ying Chiou, Naim Rashid, Jinchuan Hu, John B. Hogenesch, and Aziz Sancar
PNAS May 7, 2018. 201804493; published ahead of print May 7, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1804493115

Fonte: University of North Carolina at Chapel Hill

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

PapSEEK: un test per la diagnosi del cancro ovarico e dell’endometrio.

Posted by giorgiobertin su maggio 8, 2018

Nonostante i numerosi recenti progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro, il tumore ovarico rimane una delle neoplasie più letali, in parte perché non esistono metodi di screening accurati per questa malattia che viene spesso diagnosticato in una fase avanzata.

Per sviluppare uno strumento di screening per i tumori ovarici ed endometriali, i ricercatori del Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA, coordinati dal prof. Wang hanno condotto un’analisi genetica combinata di fluidi ottenuti attraverso il test di routine di Papanicolau, normalmente eseguito per il cancro cervicale, con analisi del DNA del tumore circolante nel sangue. Poiché il liquido del Pap test contiene occasionalmente cellule dell’endometrio o delle ovaie, i ricercatori hanno scoperto che potevano rilevare le cellule cancerose da questi organi presenti nel fluido.

Il nuovo test, chiamato PapSEEK, incorpora saggi per le mutazioni in 18 geni e un test per aneuploidia (Aberrazione cromosomica dovuta alla presenza di un numero di cromosomi maggiore o minore rispetto al normale assetto diploide).

PapSEEK
Since fluid from the Pap test occasionally contains cells from the endometrium or ovaries, researchers found they could detect cancer cells from these organs that are present in the fluid by using different brushes. Credit image Johns Hopkins University.

I ricercatori hanno affermato che i loro risultati dimostrano il potenziale diagnostico basato sulla mutazione per rilevare i tumori endometriali e ovarici.
La maggior parte dei decessi è causata da tumori che metastatizzano prima dell’inizio dei sintomi: con PapSEEK, miriamo a rilevare questi tumori all’inizio quando sono più curabili” – afferma il prof. Nickolas Papadopoulos del Ludwig Center della Johns Hopkins University.

Leggi abstract dell’articolo:
Evaluation of liquid from the Papanicolaou test and other liquid biopsies for the detection of endometrial and ovarian cancers.
BY YUXUAN WANG, LU LI, CHRISTOPHER DOUVILLE, JOSHUA D. COHEN, TING-TAI YEN, ISAAC KINDE, KARIN SUNDFELT,….. NICKOLAS PAPADOPOULOS
Sci Transl Med. 2018 Mar 21;10(433). pii: eaap8793. doi: 10.1126/scitranslmed.aap8793.

https://www.papseek.com/

Fonti ed approfondimenti:
Cancer.gov
Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimora, USA

 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperta la funzione di un gene legato alla SLA.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2018

I ricercatori biologi del MIT (Massachusetts Institute of Technology), Cambridge, USA hanno scoperto la funzione di un gene che si ritiene rappresenti fino al 40% di tutti i casi familiari di sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Studi sui pazienti con SLA hanno dimostrato che una regione anormalmente espansa del DNA in una regione specifica di questo gene può causare la malattia.

MIT-ALS-Gene
Biologists compared C. elegans embryos missing the alfa-1 gene, right, to those with the gene, left. At bottom right, abnormal blobs of yolk labeled with a fluorescent protein can be seen in the embryo lacking alfa-1. Image: Anna Corrionero Saiz

I ricercatori hanno scoperto che il gene ha un ruolo chiave nell’aiutare le cellule a rimuovere i prodotti di scarto attraverso strutture note come lisosomi. Quando il gene viene mutato, queste sostanze indesiderate si accumulano all’interno delle cellule. I ricercatori ritengono che se questo accade anche nei neuroni dei pazienti con SLA umana, potrebbe spiegare alcuni dei sintomi di questi pazienti.

I nostri studi indicano cosa succede quando le attività di un tale gene sono inibite – difetti nella funzione lisosomiale. Alcune caratteristiche della SLA sono coerenti con l’essere causate da difetti nella funzione lisosomiale, come l’infiammazione“, dice il prof. H. Robert Horvitz.

Le mutazioni in questo gene, noto come C9orf72, sono state anche collegate ad un altro disturbo neurodegenerativo del cervello noto come demenza frontotemporale (FTD). Di tutte le mutazioni associate alla SLA identificate finora, la mutazione C9orf72 è la più diffusa.

Molte compagnie farmaceutiche stanno ora ricercando farmaci che blocchino l’espressione del mutante C9orf72.

Leggi abstract dell’articolo:
A C9orf72 ALS/FTD Ortholog Acts in Endolysosomal Degradation and Lysosomal Homeostasis
Anna Corrionero, H. Robert Horvitz
Current Biology DOI: https://doi.org/10.1016/j.cub.2018.03.063

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cancro: scoperta proteina responsabile della stabilità genetica.

Posted by giorgiobertin su maggio 5, 2018

Tutte le nostre cellule contengono materiale genetico, il DNA, che controlla l’attività delle cellule. Se il materiale genetico è danneggiato, possono svilupparsi cellule tumorali. Pertanto, molte proteine ​​ed enzimi sono responsabili della stabilizzazione e della protezione del nostro DNA da danni permanenti e mutazioni.

I ricercatori dell’ University of Copenhagen The Faculty of Health and Medical Sciences, hanno scoperto e caratterizzato una nuova proteina chiamata ZUFSP. Questa proteina svolge un ruolo chiave nel garantire che il nostro materiale genetico rimanga stabile.

ZUFSP

La proteina ZUFSP non era stata caratterizzata prima, ma sembrava contenere alcune sequenze che spesso si trovano nelle proteine ​​coinvolte in quella che viene chiamata risposta al danno del DNA“. – afferma il prof. Niels Mailand. “ Se rimuoviamo ZUFSP, le cellule diventano geneticamente instabili”.

La stabilità genetica svolge un ruolo principale in vari aspetti della salute umana. Sebbene l’esempio più ovvio di una malattia causata dall’instabilità genetica sia il cancro, essa svolge anche un ruolo nella neurodegenerazione, nell’immunodeficienza, nella sterilità e nell’invecchiamento troppo precoce.
Anche se molte domande hanno ancora bisogno di risposta, la scoperta di ZUFSP è significativa. “Questa è una scoperta molto semplice. In questo momento sappiamo cos’è ZUFSP e cosa può fare. Ora dobbiamo cercare di capire cosa sta accadendo a livello molecolare e la sua possibile rilevanza biologica per la patogenesi“, afferma il professor Niels Mailand.

Leggi abstract dell’articolo:
ZUFSP Deubiquitylates K63-Linked Polyubiquitin Chains to Promote Genome Stability.
Peter Haahr, Nikoline Borgermann, Xiaohu Guo, Dimitris Typas, Divya Achuthankutty, Saskia Hoffmann, Robert Shearer, Titia K. Sixma, Niels Mailand.
Molecular Cell, 2018; 70 (1): 165 DOI: 10.1016/j.molcel.2018.02.024

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperta una nuova forma di DNA nelle nostre cellule.

Posted by giorgiobertin su aprile 24, 2018

I ricercatori australiani del Garvan Institute of Medical Research hanno identificato una nuova struttura del DNA – chiamata i-motif – all’interno delle cellule. E’ la prima volta che questo “nodo” intrecciato di DNA viene visto direttamente nelle cellule viventi.

i-motif
The i-motif is a tangled knot of DNA

La “doppia elica” del DNA ha catturato l’immaginazione pubblica dal 1953, quando James Watson e Francis Crick hanno scoperto la struttura del DNA. Tuttavia, è ormai noto che brevi tratti di DNA possono esistere in altre forme, almeno nel laboratorio – e gli scienziati sospettano che queste diverse forme potrebbero avere un ruolo importante nel modo e quando il codice del DNA viene “letto”.

La nuova forma descritta sulla rivista “Nature Chemistry“sembra completamente diversa dalla doppia elica del DNA a doppio filamento.

“L’i-motif è un” nodo “d, i DNA a quattro fili“, afferma il professore associato Marcel Dinger. “Nella struttura a nodo, le lettere C sullo stesso filamento di DNA si legano l’una all’altra – quindi questo è molto diverso da una doppia elica, dove” lettere “su fili opposti si riconoscono l’un l’altro, e dove C si lega a Gs [guanine].

Il Prof Marcel Dinger afferma: “È emozionante scoprire una nuova forma di DNA nelle cellule – e queste scoperte prepareranno il terreno per una nuova spinta per capire a cosa serve veramente questa nuova forma di DNA, e se avrà un impatto su salute e malattia.

Leggi abstract dell’articolo:
I-motif DNA structures are formed in the nuclei of human cells
Mahdi Zeraati, David B. Langley, Peter Schofield, Aaron L. Moye, Romain Rouet, William E. Hughes, Tracy M. Bryan, Marcel E. Dinger & Daniel Christ
Nature Chemistry (2018) Published online:23 April 2018 doi:10.1038/s41557-018-0046-3

Fonte: Garvan Institute of Medical Research

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terapia genica contro la beta talassemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston per la prima volta la terapia genica viene sperimentata su un numero abbastanza vasto di persone e può quindi uscire dalla fase sperimentale per diventare una cura. Un addio alle trasfusioni per le persone con beta talassemia.


LentiGlobin. Gene Therapy for Beta Thalassemia. Bluebird Bio

La beta talassemia, o anemia mediterranea, è una malattia genetica che impedisce di produrre una componente chiave dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue, che e nelle forme più gravi costringe ogni mese ad affrontare trasfusioni di sangue, a volte fin dall’infanzia, e trattamenti per rimuovere il ferro che si accumula nell’organismo.

La sperimentazione, iniziata nel 2013 è stata condotta in 6 centri tra Stati Uniti (14 pazienti), Francia (4 pazienti), Thailandia (2 pazienti) e Australia (2 pazienti), su 22 malati di età compresa fra 12 e 35 anni. Di questi, 15 non hanno più avuto bisogno delle trasfusioni, mentre per gli altri la frequenza si è ridotta del 73%.

Nella terapia genica sono state utilizzate le cellule staminali degli stessi pazienti, precedentemente trattate in laboratorio: un virus della famiglia dei lentivirus (LentiGlobin BB305), reso inoffensivo, ha permesso di sostituire il gene difettoso responsabile della malattia con il gene sano (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy in Patients with Transfusion-Dependent β-Thalassemia
Alexis A. Thompson, M.D., M.P.H., Mark C. Walters… et al.
N Engl J Med 2018; 378:1479-1493 April 19, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1705342

ClinicalTrials.gov numbers, NCT01745120 and NCT02151526

bluebird bio annuncio

EDITORIAL – APR 19, 2018
Gene Therapy as a Curative Option for β-Thalassemia
A. Biffi

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Identificata una proteina associata al cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2018

I ricercatori del Department of Pharmacology, UT Southwestern Medical Center, Dallas, Texas, USA hanno identificato una proteina fortemente associata al carcinoma mammario metastatico e che potrebbe essere l’obiettivo di future terapie.

luo-chen
Dr. Yan Chen (left) and Dr. Weibo Luo (right) discovered that the protein ZMYND8 may be a useful biomarker to indicate breast cancer that will spread.

Alti livelli della proteina ZMYND8 sono correlati ad una scarsa sopravvivenza in pazienti affetti da cancro al seno, ha detto il prof. Weibo Luo. Una famiglia di proteine ​​denominata fattore ipossia-inducibile (HIF) controlla le risposte all’ipossia, attivando i percorsi che portano alla crescita e alla diffusione delle cellule tumorali. “La nostra ricerca mostra che ZMYND8 è un regolatore che attiva centinaia di oncogeni HIF-dipendenti nelle cellule del cancro al seno”, ha detto il prof. Luo.

La ricerca su un modello murino di cancro al seno ha mostrato che l’esaurimento di ZMYND8 blocca la crescita di nuovi vasi sanguigni nei tumori e porta alla morte delle cellule del cancro al seno.
Questo lavoro svela un meccanismo epigenetico primario nella progressione del cancro al seno mediata da HIF e rivela un possibile bersaglio molecolare per la diagnosi e il trattamento della malattia aggressiva“, conclude il prof. Luo.

Leggi abstract dell’articolo:
ZMYND8 acetylation mediates HIF-dependent breast cancer progression and metastasis
Yan Chen, Bo Zhang, Lei Bao, Lai Jin, Mingming Yang, Yan Peng, Ashwani Kumar, Jennifer E. Wang, Chenliang Wang, Xuan Zou, Chao Xing, Yingfei Wang, Weibo Luo
J Clin Invest. 2018. Published April 9, 2018 https://doi.org/10.1172/JCI95089.

Fonte: Department of Pharmacology, UT Southwestern Medical Center, Dallas, Texas, USA

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

La mancanza di un gene favorisce la progressione del cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 10, 2018

I ricercatori del Cancer Science Institute di Singapore (CSI Singapore) presso la National University di Singapore hanno identificato che RUNX3, un gene soppressore del tumore assente in molti tipi di cancro, agisce da barriera contro lo stress ossidativo nelle cellule tumorali. Di conseguenza, le cellule tumorali che non possiedono questo gene sono più suscettibili allo stress ossidativo, determinando alterazioni genetiche e sviluppo di un carattere cancerogeno.

Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Cancer Research“, è stato guidato dal professor Yoshikai Ito.

ito
Professor Yoshikai Ito (left) and Dr Vaidehi Krishnan (right) were behind the study which identified that the tumour suppressor gene, RUNX3, acts as a barrier against oxidative stress in cancer cells.

Negli esperimenti sulle cellule del cancro del polmone i ricercatori hanno osservato che le cellule tumorali senza RUNX3 non erano in grado di arrestare la progressione del cancro a causa dell’esposizione allo stress ossidativo dall’esterno delle cellule e hanno ipotizzato un possibile collegamento di una proteina TGFβ. TGFβ è una proteina abbondantemente secreta dalle cellule tumorali e circola all’interno dell’ambiente del tumore per svolgere i suoi effetti.
I ricercatori hanno scoperto che il TGFβ induce danni al DNA cellulare attraverso l’attività ossidativa in assenza di RUNX3, causando la cancerizzazione delle cellule.

Il Prof Ito afferma: “Molti tipi di cancro hanno dimostrato di non avere RUNX3, quindi una più profonda comprensione di questo gene significa un migliore know-how su come sviluppare nuove terapie antitumorali mirate a questo gene“.
Nel proseguo degli esperimenti il gruppo di ricerca lavorerà per ripristinare la funzione RUNX3 con farmaci.

Leggi abstract dell’articolo:
TGFβ Promotes Genomic Instability after Loss of RUNX3
Vaidehi Krishnan, Yu Lin Chong, Tuan Zea Tan, Madhura Kulkarni, Muhammad Bakhait Bin Rahmat, Lavina Sierra Tay, Haresh Sankar, Doorgesh S. Jokhun, Amudha Ganesan, Linda Shyue Huey Chuang, Dominic C. Voon, GV Shivashankar, Jean-Paul Thiery and Yoshiaki Ito
Cancer Res January 1 2018 (78) (1) 88-102; DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-17-1178

Fonte: Cancer Science Institute di Singapore

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terapia genica contro le malattie del sangue.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2018

Un team di ricercatori australiani e giapponesi ha sperimentato positivamente come introdurre mutazioni genetiche che potrebbero aiutare lo sviluppo di terapie geniche per alcune malattie del sangue. si tratta di malattie come la beta talassemia e l’anemia falciforme, patologie a base genetica in cui le molecole di emoglobina – la proteina contenuta all’interno dei globuli rossi e deputata al trasporto di ossigeno – sono difettose.

cas9

L’idea è quella di ripristinare, con terapia genica, la produzione dell’emoglobina fetale, solitamente presente in piccolissime quantità da adulti.
Esiste quindi la possibilità di ripristinare la produzione di emoglobina fetale e compensare così la produzione di emoglobine difettose per chi soffre di beta talassemia e anemia falciforme.

Abbiamo scoperto che due geni, BCL11A e ZBTB7A, spengono il gene dell’emoglobina fetale legandosi direttamente ad esso – afferma il prof. Merlin Crossley della University of New South Wales – “Mutazioni benefiche funzionano distruggendo i due siti in cui si legano questi due geni“.
I ricercatori sono intervenuti geneticamente con la tecnologia CRISPR-Cas9 – per modificare geneticamente il gene dell’emoglobina fetale. L’alterazione introdotta in questo caso aveva lo scopo di inibire il legame dei repressori (in particolare a livello del gene della catena gamma dell’emoglobina fetale), di fatto togliendo il silenziamento e permettendo all’emoglobina fetale di tornare ad esprimersi.

Potremmo parlare di terapia genica biologica perché non introduciamo nuovo DNA nelle cellule – ha spiegato Crossley – piuttosto le ingegnerizziamo con mutazioni benigne che riscontriamo anche naturalmente e che sappiamo poter essere benefiche per le persone con queste malattie”.

La scoperta – seppur in vitro – ha permesso agli scienziati di capire come funzioni in silenziamento di questa proteina, ma anche di aprire la strada allo sviluppo di terapie per queste malattie del sangue utilizzando CRISPR.

Leggi abstract dell’articolo:
Natural regulatory mutations elevate the fetal globin gene via disruption of BCL11A or ZBTB7A binding
Gabriella E. Martyn, Beeke Wienert, Lu Yang, Manan Shah, Laura J. Norton, Jon Burdach, Ryo Kurita, Yukio Nakamura, Richard C. M. Pearson, Alister P. W. Funnell, Kate G. R. Quinlan & Merlin Crossley
Nature Genetics (2018) Published online: 02 April 2018 doi:10.1038/s41588-018-0085-0

Fonti: Galileonet.it – UNSW Sydney (The University of New South Wales)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Degenerazione maculare legata all’invecchiamento delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2018

Studiando topi e cellule da pazienti, i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno scoperto che le cellule immunitarie chiamate macrofagi invecchiano, e sono più propensi a contribuire all’infiammazione e alla crescita anormale dei vasi sanguigni che danneggiano la visione nella degenerazione maculare.

Micro-RNA  DANYEL CAVAZOS/MICHAEL WORFUL

Dagli esperimenti sui topi, il team ha scoperto che i macrofagi più anziani contengono quantità maggiori di brevi frammenti di materiale genetico, detti microRNA, che regolano il modo in cui le cellule esprimono i geni. I ricercatori hanno trovato livelli significativamente più elevati di microRNA-150 nei macrofagi negli occhi dei topi più anziani e nei campioni di sangue da soggetti umani con degenerazione maculare.

I microRNA aiutano a regolare molte cose nelle cellule legandosi a diversi geni per influenzare il modo in cui quei geni producono le proteine. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che microRNA-150 sembrava guidare i macrofagi più anziani verso la promozione dell’infiammazione e della formazione anormale dei vasi sanguigni nei modelli murini di degenerazione maculare.

Riteniamo che il microRNA-150 possa essere un potenziale bersaglio terapeutico, o almeno un biomarcatore, per la malattia aggressiva e il rischio di perdita della vista”, ha detto il prof. Jonathan B. Lin. “È possibile immaginare terapie immunitarie che modifichino il livello dei microRNA in modo che queste cellule macrofagiche non contribuiscano più alla malattia“.

Leggi abstract dell’articolo:
Macrophage microRNA-150 promotes pathological angiogenesis as seen in age-related macular degeneration
Lin JB, Moolani HV, Sene A, Sidhu R, Kell P, Lin JB, Dong Z, Ban N, Ory DS, Apte RS
JCI Insight. 2018;3(7):e120157. doi:10.1172/jci.insight.120157.

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le radici genetiche dei tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2018

Un team di ricercatori internazionali ha aggiunto un’importante pietra miliare al panorama genetico del cancro. Gli scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis e di altre istituzioni hanno completato il sequenziamento genetico e l’analisi di oltre 11000 tumori di pazienti, che coprono 33 tipi di cancro – tutti parte del progetto Cancer Genome Atlas (TCGA), finanziato dal National Cancer Institute e National Human Genome Research Institute, entrambi del National Institutes of Health (NIH).

Ding

Complessivamente, i ricercatori hanno identificato circa 300 geni che guidano la crescita del tumore. Poco più della metà di tutti i tumori analizzati portano mutazioni genetiche che potrebbero essere prese di mira da terapie già approvate per l’uso nei pazienti.

Per i 10.000 tumori che abbiamo analizzato, ora sappiamo – in dettaglio – le mutazioni ereditarie che causano il cancro e gli errori genetici che si accumulano quando le persone invecchiano, aumentando il rischio di cancro”, ha detto la prof.ssa Li Ding. “le nuove analisi hanno rivelato che gli errori genetici del cancro determinano specifiche firme molecolari che potrebbero guidare il trattamento”.

Ad esempio, i tumori a cellule squamose possono insorgere nel polmone, nella vescica, nella cervice e in alcuni tumori della testa e del collo. Studiando le loro caratteristiche molecolari, ora sappiamo che questi tumori sono strettamente correlati.

Scarica e legfgi il full text dell’articolo dell’articolo:
Comprehensive characterization of cancer driver genes and mutations
Bailey MH, … Ding L.
Cell Volume 173, Issue 2, p371–385.e18, 5 April 2018 – DOI: https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.02.060

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperto un nuovo gene per combattere l’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2018

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma in collaborazione con il Danish Cancer Society Research Center di Copenhagen hanno individuato un enzima «spazzino» che ripulisce le cellule dai radicali liberi frenando l’invecchiamento: si chiama GNSOR e col passare degli anni tende a scomparire, mentre negli ultracentenari, a sorpresa, è presente a livelli paragonabili a quelli di individui di giovane età.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.

GNSOR

L’invecchiamento viene spesso descritto con la “teoria dei radicali liberi dell’ossigeno”. Si tratterebbe di elementi tossici e altamente reattivi, prodotti durante la respirazione mitocondriale delle cellule. Tali “radicali liberi“, ma più in generale tutte le specie reattive dell’ossigeno (denominate ROS) sono in grado di danneggiare sia gli organelli che li producono – i mitocondri – sia compromettere la struttura e la funzione di tutte le componenti cellulari, tra cui anche il DNA. Secondo questa teoria, i ROS costituiscono la fonte primaria dei processi che portano al deterioramento cellulare, contribuendo con l’età all’invecchiamento dell’intero organismo. La ricerca ha rivelato il ruolo della proteina S-nitrosoglutatione reduttasi (GNSOR) nel processo. Tra i geni che si «disattivano» con l’avanzare degli anni c’è quello classificato come ADH5, responsabile della produzione di GNSOR.

Una ricerca condotta nel 2009 ha dimostrato che i topi nati senza l’enzima GNSOR sono in grado di resistere meglio a un attacco cardiaco, mantenendo una funzione quasi normale dei ventricoli del cuore e nel tessuto cardiaco

Questa scoperta porterebbero a sbocchi sanitari e farmacologici importanti sulla qualità della vita degli anziani, arrivando a rallentarne l’invecchiamento e a diminuire l’insorgenza di patologie come il cancro, che ha la vecchiaia come primo fattore di rischio.

Leggi abstract dell’articolo:
S-nitrosylation drives cell senescence and aging in mammals by controlling mitochondrial dynamics and mitophagy
Salvatore Rizza, Simone Cardaci, Costanza Montagna, Giuseppina Di Giacomo, Daniela De Zio, Matteo Bordi, Emiliano Maiani, Silvia Campello, Antonella Borreca, Annibale A. Puca, Jonathan S. Stamler, Francesco Cecconi and Giuseppe Filomeni
PNAS March 26, 2018. 201722452; published ahead of print March 26, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1722452115

Fonte: Università degli Studi Tor Vergata di Roma

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Cancer Communications: nuova rivista open access.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2018

La rivista “Cancer Communications” affiliata alla Chinese Anti-Cancer Association e alla Chinese Chinese Anti-Cancer Association è entrata nell’ambito delle riviste open access della piattaforma BioMedCentral.

Cancer-communications

Cancer Communications è un rivista online ad accesso aperto e sottoposta a peer review che comprende la ricerca sul cancro di base, clinica e traslazionale. La rivista accoglie osservazioni relative a studi clinici, epidemiologia, biologia molecolare e cellulare e genetica.
Per consultare gli articoli pubblicati sulla rivista prima di marzo 2015, visitare il sito Web del Cancer Center dell’Università di Sun Yat-sen .

Accedi alla rivista:
Cancer Communications

Read more thematic series in Cancer Communications

Posted in E-journal E-Book | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »