Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 447 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Posts Tagged ‘genetica’

Un anticorpo contro le metastasi ossee.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

Un nuovo anticorpo combatte le metastasi ossee minando la strategia di difesa del cancro e permettendo alla chemioterapia di funzionare. Ad affermarlo i ricercatori della Princeton University in uno studio pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.

Osteoblasts protecting cancer cells from Princeton University on Vimeo.

This 3-D fluorescent image shows osteoblasts (red) surrounding the cancer cells (green) in bone, protecting them from chemotherapy. Nuclei of normal and cancer cells are shown in blue. Antibody 15D11 prevents osteoblasts from protecting cancer cells, allowing chemotherapy to do its work. Video courtesy of Yibin Kang Lab/Princeton University

Il progetto ha esaminato specificamente le metastasi ossee e come cellule tumorali e cellule ossee comunicano l’una con l’altra attraverso la segnalazione molecolare. Precedenti lavori in laboratorio avevano dimostrato che una molecola chiamata Jagged1 è una parte critica di questa diafonia e rende più facile la metastatizzazione alle ossa delle cellule di cancro al seno. I ricercatori sono riusciti a prevenire o ridurre le metastasi usando un anticorpo chiamato 15D11 per bloccare Jagged1.

Negli esperimenti condotti dal team del prof. Yibin Kang, i topi con il trattamento combinato dell’anticorpo e della chemioterapia sono rimasti relativamente sani, rispetto al rapido peggioramento delle condizioni nei topi trattati con 15D11 o con la sola chemioterapia. Negli esperimenti, il carico tumorale nell’osso è diminuito di oltre 100 volte con il trattamento combinato. Jagged1 agisce negli osteoblasti proteggendo le cellule tumorali nelle ossa. 15D11 si rivolge specificamente a Jagged1; l’anticorpo elimina l’effetto protettivo dei ricostruttori, consentendo alla chemioterapia di continuare a combattere il cancro.

Il prof. Kang spera in un rapido percorso per avere l’anticorpo pronto per le prove umane. Poiché l’anticorpo è già completamente umano, essendo stato creato in un “topo umanizzato” geneticamente ingegnerizzato dalla società Amgen, il passo successivo sono gli studi clinici sui pazienti.

Questo lavoro rappresenta un importante passo in avanti“, ha detto il prof. Russell S. Taichman, dell’Università del Michigan, che non è stato coinvolto in questo studio. “Lo sviluppo di un nuovo target terapeutico (l’anticorpo), che può essere utile nelle persone, può cambiare il panorama clinico [per] i pazienti con malattia precoce e quelli che sviluppano metastasi a titolo definitivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic Antibody Targeting Tumor- and Osteoblastic Niche-Derived Jagged1 Sensitizes Bone Metastasis to Chemotherapy.
Hanqiu Zheng, Yangjin Bae, Sabine Kasimir-Bauer, Rebecca Tang, Jin Chen, Guangwen Ren, Min Yuan, Mark Esposito, Wenyang Li, Yong Wei, Minhong Shen, Lanjing Zhang, Nikolai Tupitsyn, Klaus Pantel, Chadwick King, Jan Sun, Jodi Moriguchi, Helen Toni Jun, Angela Coxon, Brendan Lee, Yibin Kang.
Cancer Cell, 2017; 32 (6): 731 DOI: 10.1016/j.ccell.2017.11.002

Fonte: Princeton University

Annunci

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Papilloma virus: il DNA individuato nel sangue.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2017

Il DNA virale può essere presente nel sangue di donne con papilloma virus ma che non hanno ancora sviluppato un tumore. È una scoperta molto rilevante, perché suggerisce che il DNA di questo virus può essere ritrovato non solo nelle mucose e nella pelle, come finora osservato, ma anche nel sangue.
I papilloma virus sono un gruppo di virus molto diffusi. Solo 14 sottotipi di HPV, definiti ad “alto rischio”, sono stati associati all’insorgere di alcuni tumori, sia nella donna che nell’uomo, come quello della cervice uterina (cioè il collo dell’utero), della cavità orofaringea, della cavità anale e dei genitali esterni.


Milano-Bicocca, nuova scoperta sul Papilloma Virus. Intervista alla Dott.ssa Cocuzza

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “PLOS One“, è stato condotto dai ricercatori di Microbiologia Clinica del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di ginecologia dell’ospedale San Gerardo (ASST Monza) e della Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

Questo studio – spiega Clementina Cocuzza, docente di Microbiologia Clinica dell’Università di Milano-Bicocca – ha permesso di riscontrare il genoma virale a livello ematico, attraverso metodiche molecolari, in un numero rilevante di donne con una probabile infezione recente da HPV al livello genitale, ma senza evidenza di tumore“.

I risultati contribuiranno a chiarire la storia dell’infezione da HPV aprendo nuovi orizzonti nell’ambito dello screening cervicale e per interventi di immunoprofilassi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human papillomavirus DNA detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia
Clementina Elvezia Cocuzza , Marianna Martinelli, Federica Sina, Andrea Piana, Giovanni Sotgiu, Tiziana Dell’Anna, Rosario Musumeci.
PLOSOne Published: November 28, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0188592

Fonte: Microbiologia Clinica – dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca

Posted in News dal web | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Terapia genica direttamente nel cervello per trattare le malattie neurodegenerative.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2017

Le cellule immunitarie che difendono il sistema nervoso centrale (la cosiddetta microglia) hanno un ruolo chiave in molte malattie neurodegenerative. Uno studio pubblicato sulla rivista “Science Advances“, condotto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) dell’Ospedale San Raffaele e del Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard, mostra per la prima volta l’efficacia di una nuova tecnica di trapianto di terapia genica che mira a ripopolare il cervello con nuove cellule immunitarie geneticamente modificate.

gene-therapy-mouse
Image of a mouse brain that received a direct transplantation of hematopoietic stem cells. The image reveals the transplanted cells (green) rapidly engrafted and gave rise to new cells (also green) that have widely distributed throughout the entire brain.
Credit: Biffi lab / Dana-Farber/Boston Children’s Cancer and Blood Disorders Center

La nuova tecnica consiste nel prelevare le cellule staminali ematopoietiche malate dal midollo osseo del paziente; correggere in laboratorio il difetto genetico e trapiantarle nuovamente. Non endovena, come avviene spesso, ma direttamente nel cervello, nei cosiddetti ventricoli cerebrali, delle cavità poste in profondità nel cervello nelle quali circola il liquor cerebrospinale. Qui, le cellule staminali sono in grado sia di produrre le sostanze carenti o assenti a causa della patologia sia di trasformarsi in cellule della microglia.

Trapiantare le cellule nei ventricoli cerebrali accelera il processo di attecchimento e potrebbe diventare un’opzione terapeutica valida anche per chi mostra già i primi sintomi“, spiega la prof.ssa Alessandra Biffi coordinatrice dello studio.

Una vera e propria rivoluzione nell’approccio al trattamento delle malattie del sistema nervoso centrale e dei disturbi neurodegenerativi.

Leggi abstract dell’articolo:
Intracerebroventricular delivery of hematopoietic progenitors results in rapid and robust engraftment of microglia-like cells
BY ALESSIA CAPOTONDO, RITA MILAZZO, JOSE M. GARCIA-MANTEIGA, ELEONORA CAVALCA, ANNITA MONTEPELOSO, BRIAN S. GARRISON, MARCO PEVIANI, DERRICK J. ROSSI, ALESSANDRA BIFFI
Science Advances 06 Dec 2017: Vol. 3, no. 12, e1701211 DOI: 10.1126/sciadv.1701211

Fonte: Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Scoperte delle proteine ​​specifiche che favoriscono lo sviluppo del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su dicembre 6, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“, un team di ricercatori guidati dalla prof.ssa Jelena Todoric dell’Istituto di medicina di laboratorio Università di Vienna e dal prof. Michael Karin dell’Università della California a San Diego hanno dimostrato che l’autofagia cellulare interrotta può essere un precursore dei cambiamenti genetici associati al cancro al pancreas.

pancreas-cancer2

L’autofagia è uno di quei processi corporei essenziali in cui le cellule operano una forma di riciclaggio: abbattono e riutilizzano i propri componenti ed eliminano le cattive proteine ​​e i rifiuti cellulari. Quando il processo è interrotto, ad esempio a causa del fumo o dell’obesità, questo aggrava le lesioni genetiche esistenti sulle cellule pancreatiche, la cui funzione è quella di produrre enzimi digestivi. Questo si traduce in un accumulo straordinario della proteina p62/SQSTM1.

Lo studio ha dimostrato che l’accumulo di p62/SQSTM1 promuove lo sviluppo di lesioni precoci nel pancreas, la cosiddetta metaplasia del dotto acinoso. Una successiva cascata di attività molecolari, che coinvolge  NRF2 nel nucleo e la proteina MDM2, procede poi a produrre la crescita del tumore maligno del pancreas, adenocarcinoma duttale pancreatico.
Un nuovo approccio terapeutico potrebbe essere quello di trattare l’autofagia, poiché la maggior parte dei fattori di rischio noti interrompono questo processo.

Leggi abstract dell’articolo:
Stress Activated NRF2-MDM2 Cascade Controls Neoplastic Progression in Pancreas.
Todoric J, Antonucci L, Di Caro G, Li N, Wu X, Lytle NK, Dhar D, Banerjee S, Fagman JB, Browne C, Umemura A, Valasek MA, Kessler H, Tarin D, Goggins M, Reya T, Diaz-Meco M, Moscat J, Karin M. Cancer Cell. 2017, in press.
Cancer Cell. 2017 Nov 7. pii: S1535-6108(17)30464-6. DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.ccell.2017.10.011

Fonte: University of Vienna

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Fatta luce su una proteina soppressiva del tumore nelle metastasi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2017

Un nuovo studio condotto presso il Vib-KU Leuven Center for Cancer Biology in Belgio ha etichettato la proteina Caveolin-1 come un elemento importante nella lotta contro il cancro. Molti progetti di ricerca hanno già implicato questa proteina in entrambe le funzioni tumorale-promotrice e soppressiva, ma il suo ruolo esatto non è mai stato ben chiarito. Esaminando i macrofagi nei siti delle metastasi, gli scienziati hanno ora descritto per la prima volta il ruolo di “sorveglianza anti-metastatica” di Caveolin-1 (Cav1).

Cell-Report-cover

Il team descrive per la prima volta il meccanismo di Caveolin-1 nei macrofagi metastatici. Hanno visto che la sovraregolazione di questa proteina nell’ambiente polmonare ostacola chiaramente la crescita metastatica.
Il Prof. Mazzone afferma: “Un risultato sorprendente, poiché i macrofagi sono tradizionalmente associati alla progressione del cancro. Ma allo stesso tempo, la funzione anti-metastatica e di pattugliamento di Caveolin-1 ha un senso quando si considera la rilevanza del sistema immunitario nei polmoni come la prima barriera contro agenti patogeni (inalati) e corpi esterni. Si potrebbe dire che Caveolin-1 è un guardiano: l’alta espressione può proteggere il corpo da corpi estranei e malattie, mentre la downregulation è prometastatica“.

Studi precedenti avevano già associato la perdita di Caveolin-1 con una proliferazione più aggressiva – e esiti peggiori per il paziente – in diversi tipi di cancro. Le scoperte del Prof. Mazzone confermano direttamente il suggerimento che questa proteina possa produrre prospettive terapeutiche promettenti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Loss of Caveolin-1 in metastasis-associated macrophages drives lung metastatic growth through increased angiogenesis
Ward Celus, Giusy Di Conza, Ana Isabel Oliveira, Manuel Ehling, Bruno M. Costa, Mathias Wenes, Massimiliano Mazzone,
Cell Reports Volume 21, Issue 10, p2842–2854, 5 December 2017

Fonte: Vib-KU Leuven Center for Cancer Biology Belgium

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Identificata la proteina responsabile dell’apprendimento e della memoria.

Posted by giorgiobertin su dicembre 2, 2017

L’apprendimento richiede l’adattamento chimico delle singole sinapsi. I ricercatori hanno ora rivelato l’impatto di una proteina legante l’RNA che è intimamente coinvolta in questo processo sull’apprendimento e sulla formazione della memoria e sui processi di apprendimento.
Si tratta di Staufen2, una sostanza che svolge un ruolo essenziale nella trasmissione delle informazioni tra le connessioni neuronali.

Kiebler
Michael Kiebler probes the molecular processes that underlie learning. Source: LMU/Joerg Koch

A scoprirla, in uno studio pubblicato sulla rivista “Genome Biology, sono stati gli scienziati tedeschi e spagnoli coordinati da Michael A. Kiebler dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco (Germania), secondo cui questa proteina sarebbe indispensabile per il corretto funzionamento degli Rna messaggeri, che sono prodotti dal nucleo dei neuroni per trasmettere le informazioni genetiche alle sinapsi, affinché possano realizzare la sintesi di specifiche proteine.

Questo lavoro ci ha permesso, per la prima volta, di collegare un fattore molecolare specifico, la proteina che si lega all’Rna Staufen2, con la plasticità sinaptica e l’apprendimento – afferma il prof. Kiebler -. Inoltre, il nostro approccio promette di fornire punti di vista completamente nuovi sui meccanismi molecolari che mediano l’apprendimento”.

Leggi il full text  dell’articolo:
Forebrain-specific, conditional silencing of Staufen2 alters synaptic plasticity, learning, and memory in rats
Stefan M. Berger, Iván Fernández-Lamo, Kai Schönig, Sandra M. Fernández Moya, Janina Ehses, Rico Schieweck, Stefano Clementi, Thomas Enkel, Sascha Grothe, Oliver von Bohlen und Halbach, Inmaculada Segura, José María Delgado-García, Agnès Gruart, Michael A. Kiebler
Genome Biology201718:222 Published: 17 November 2017 https://doi.org/10.1186/s13059-017-1350-8

Fonte: Università Ludwig Maximilian di Monaco (Germania)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cellule tumorali rese visibili e bloccate dal sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2017

Rendere le cellule tumorali visibili al sistema immunitario, che riesce così a bloccarne lo sviluppo. Sono questi i risultati della ricerca condotta dall’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo, in collaborazione con l’Università di Torino e pubblicati sulla rivista “Nature“.

nature-v551

Sappiamo –spiega il prof. Alberto Bardelliche molti tipi di neoplasie riescono a mascherarsi e, eludendo i meccanismi di difesa, si diffondono nell’organismo. Ci siamo chiesti come affrontare questo problema partendo dalla cellula tumorale, per poi vederne gli effetti sul sistema immunitario. Abbiamo ipotizzato che inattivando il processo di riparazione del DNA di una cellula si inducessero nuove mutazioni, alcune di queste dette ‘neoantigeni’, riconoscibili come estranee e quindi attaccabili dal sistema immunitario“.
“Usando un’innovativa tecnologia genetica, abbiamo costretto cellule di tumori del colon e del pancreas ad uscire allo scoperto e a diventare un bersaglio da aggredire e neutralizzare per le cellule del sistema immunitario“.

Si tratta di un successo ottenuto in laboratorio, su linee cellulari trasferite poi su modelli animali fondamentali per avvalorare la nostra ipotesi. La strada per arrivare al letto dei pazienti è appena iniziata e il traguardo non imminente, ma si apre un nuovo percorso che potrà un giorno costringere tumori, capaci di nascondersi ai radar-controllori, a rendersi visibili e individuabili per poter essere debellati.

Dove potrà portare questa scoperta? “E’ presto per dirlo – afferma Bardelli – ma stiamo studiando se farmaci antitumorali, che come effetto collaterale causano danni al DNA, provocano la formazione di neoantigeni che possono risvegliare il sistema immunitario. Abbiamo già in mente potenziali candidati e stiamo lavorando anche con l’Istituto Nazionale dei Tumori, il Niguarda Cancer Center e l’Università di Milano per verificare la nostra ipotesi per futuri sviluppi clinici” – conclude il prof. Bardelli.

Leggi abstract dell’articolo:
Inactivation of DNA repair triggers neoantigen generation and impairs tumour growth
Giovanni Germano, Simona Lamba[…]Alberto Bardelli
Nature Published online:29 November 2017 doi:10.1038/nature24673

Fonte: Università di Torino

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un composto dello zafferano contro l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori italiani del Laboratorio di Neurogenetica – Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (CERC) – IRCCS Santa Lucia coordinati dal prof. Antonio Orlacchio ha dimostrato che un estratto dello zafferano potrebbe favorire la degradazione della proteina tossica beta-amiloide, che sarebbe la più probabile causa della malattia.

zafferano

Nello studio sono state prese in esame le cellule immunitarie di 22 pazienti affetti dalla forma più diffusa di Alzheimer e con un quadro di declino cognitivo ancora lieve. Le cellule sono state trattate in provetta con la trans-crocetina, un componente attivo dello zafferano. Secondo i risultati della ricerca, questa sostanza favorirebbe la degradazione della proteina tossica beta-amiloide attraverso il potenziamento dell’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B, reso più efficiente proprio dal componente attivo.

In altri studi lo zafferano si è dimostrato efficace nel trattamento di tessuti neurali degenerati come la retina mentre crocine e crocetine hanno mostrato effetti antinfiammatori in cellule cerebrali in provetta.

Il prossimo step è quello a breve di avviare a un trial clinico sull’uomo. Se i risultati venissero confermati si apre la strada alla produzione di nuovi farmaci contro l’Alzheimer dallo zafferano.

Leggi abstract dell’articolo:
Trans-crocetin improves amyloid-β degradation in monocytes from Alzheimer’s Disease patients
Roberto Tiribuzi, Lucia Crispoltoni, Valerio Chiurchiù, Antonella Casella, Celeste Montecchiani, Alberto Marco Del Pino, Mauro Maccarrone, Carlo Alberto Palmerini, and others
Journal of the Neurological Sciences, Vol. 372, p408–412 Published online: November 6, 2016

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Terapia genetica fa regredire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2017

Un team congiunto di ricercatori italiani e statunitensi, rispettivamente dell’Università Statale di Milano, dell’Università di Harvard e dell’ospedale pediatrico di Boston, hanno condotto con successo una sperimentazione il cui risultato ha stupito gli stessi scienziati. Grazie ad un mix di terapia genica e cellule staminali, infatti, i ricercatori sono riusciti a far regredire nei topi il diabete di tipo 1, la forma nella quale il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulle pagine della rivista “Science Translational Medicine“, sono estremamente importanti.


Un passo avanti nella cura del diabete di tipo 1: intervista a Paolo Fiorina

Le cellule staminali del sangue prelevate dal topo sono state modificate geneticamente in modo da aumentare la produzione della proteina PD-L1, i cui livelli sono bassi negli individui con il diabete di tipo 1. Una volta modificate, le cellule sono state reintrodotte mediante l’iniezione di un virus carrier (reso inoffensivo) ed hanno così raggiunto il pancreas, l’organo in cui si trovano le isole pancreatiche, le “fabbriche” dell’insulina. La procedura, relativamente semplice da attuare, ha consentito al team di ripristinare la normale produzione dell’ormone peptidico.

La forza di questo approccio è la virtuale mancanza di controindicazioni, perché si usano cellule dei pazienti stessi, per di più sicure e già ampiamente sfruttate in clinica come le staminali ematopoietiche“, aggiunge il prof. Fiorina (video). I ricercatori confidano di poter replicare il risultato anche nell’uomo, con test clinici previsti già nei prossimi 2-4 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
PD-L1 genetic overexpression or pharmacological restoration in hematopoietic stem and progenitor cells reverses autoimmune diabetes
Moufida Ben Nasr, Sara Tezza, Francesca D’Addio, Chiara Mameli, Vera Usuelli, Anna Maestroni, Domenico Corradi,…
Science Translational Medicine 15 Nov 2017: Vol. 9, Issue 416, eaam7543 DOI: 10.1126/scitranslmed.aam7543

Fonte: Università Statale di Milano    –  University of Harvard

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Un farmaco antiparassitario combatte il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

I ricercatori sul cancro dell’University of Bergen (UiB) hanno sperimentato centinaia di farmaci noti, per vedere come riuscivano ad influenzare le cellule tumorali. Hanno scoperto che una sostanza utilizzata contro parassiti come Giardia (un protozoo flagellato responsabile di un’affezione intestinale) e Tenia (un parassita pluricellulare appartenente alla categoria dei vermi intestinali), agisce come medicina su misura contro il cancro alla prostata e al colon.

nchembio-v13-n11

Abbiamo scoperto che questa sostanza specifica blocca la via di segnalazione nelle cellule tumorali e le fa smettere di crescere. Non è frequente che i ricercatori scoprano una sostanza che agisce sulle molecole specifiche esattamente come questa“, afferma il professor Karl-Henning Kalland.

I ricercatori hanno visto che le cellule nel cancro della prostata e del colon contengono elevate quantità di beta-catenina attivata. L’attivazione di questa proteina fa sì che le cellule vadano in giro e si dividano ad un ritmo alto. Inoltre, la beta-catenina rende le cellule tumorali più resistenti e più capaci di sopravvivere. Il team ha scoperto che una sostanza NTZ (nitazoxanide), un farmaco antiparassitario ben noto e approvato, decompone la beta-catenina attivata.

NTZ attacca le cellule tumorali ostacolando la beta-catenina attivata. Questo ostacolo stimola il sistema immunitario, che attacca le cellule tumorali.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Chemical Biology“.

Leggi abstract dell’articolo:
Small molecule promotes β-catenin citrullination and inhibits Wnt signaling in cancer
Yi Qu, Jan Roger Olsen, Xing Yuan, Phil F Cheng, Mitchell P Levesque, Karl A Brokstad, Paul S Hoffman, Anne Margrete Oyan, Weidong Zhang, Karl-Henning Kalland & Xisong Ke
Nature Chemical Biology Published online: 30 October 2017 doi:10.1038/nchembio.2510

Fonte: University of Bergen

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Primo DNA modificato su un paziente.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2017

Modificato il primo Dna su un paziente. Un gruppo di scienziati statunitensi del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland e della  Sangamo Therapeutics, ha provato per la prima volta a modificare un gene di una persona direttamente nel suo corpo per cambiare il Dna in modo permanente, con l’obiettivo di curare una malattia.

L’esperimento è stato realizzato in California dal prof. Paul Harmatz del UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland, su Brian Madeux, un 44enne affetto da una rara malattia metabolica congenita la mucopolisaccaridosi di tipo II (MPS II), nota anche come sindrome di Hunter. Ricordiamo che senza l’enzima, chiamato iduronato-2-solfatasi (IDS), le persone con MPS II soffrono di un debilitante accumulo di carboidrati tossici nelle cellule di tutto il corpo. L’esito del tentativo sarà noto con certezza tra tre mesi. La tecnica verrà testata anche per altre malattie, inclusa l’emofilia.

Mucopolysaccharidosis II  zinc-finger-nucleases

La tecnica usata è diversa dalla Crispr, il cosiddetto “taglia e incolla” del Dna introdotto di recente. Sul paziente è stato sperimentato un sistema chiamato “nucleasi delle dita di zinco“. Sono forbici molecolari che cercano e tagliano uno specifico pezzo di Dna. La terapia fa parte di uno studio clinico di fase 1/2 (“lo studio CHAMPIONS“) che valuta SB-913, una terapia di modifica del genoma in vivo sperimentale. Il protocollo SB-913 utilizza la tecnologia di editing del genoma chiamata “nucleasi delle dita di zinco” messa a punto dalla  Sangamo Therapeutics che permette di inserire un gene correttivo in una posizione precisa nel DNA delle cellule epatiche.

Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell’università romana di Tor Vergata commenta: “E’ la prima volta al mondo che si tenta un gene editing su una malattia metabolica con questa tecnica e su un uomo adulto – spiega – ed è una notizia straordinaria. Finora è stato modificato in laboratorio il Dna di cellule che sono poi state reimpiantate nei pazienti”.  Siamo all’inizio di una nuova frontiera della medicina genomica.

Rimaniamo in attesa della pubblicazione dello studio.

UCSF Benioff Children’s Hospital Oakland Scientists Conduct First-Ever Gene Editing Inside a Patient’s Body

In 2017 Sangamo is conducting a Phase 1/2 clinical trial to evaluate safety, tolerability and preliminary efficacy of SB-913 in MPS II. Please visit the Clinicaltrials.gov webpage to learn more about our clinical trials.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

CRISP: Create nanoparticelle che modificano il genoma.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2017

In un nuovo studio, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology –  MIT  hanno sviluppato nanoparticelle che possono fornire il sistema di editing del genoma CRISPR e specificamente modificare i geni nei topi. Il team ha utilizzato le nanoparticelle per portare i componenti CRISPR, eliminando la necessità di utilizzare virus per la consegna.

MIT-CRISP
In a new study, MIT researchers have developed nanoparticles that can deliver the CRISPR genome-editing system and specifically modify genes, eliminating the need to use viruses for delivery. Image Credit: MIT

Utilizzando una nuova tecnica di consegna descritta nella rivista “Nature Biotechnology“, i ricercatori sono stati in grado di tagliare alcuni geni in circa l’80% delle cellule epatiche, la migliore percentuale di successo mai ottenuta con CRISPR negli animali adulti.
Quello che è veramente eccitante è che abbiamo dimostrato che è possibile creare una nanoparticella che possa essere utilizzata per modificare definitivamente e specificamente il DNA nel fegato di un animale adulto“, afferma il prof. Daniel Anderson.

Il team ha preso di mira in questo studio un gene, noto come Pcsk9, che regola i livelli di colesterolo. Le mutazioni nella versione umana del gene sono associate ad un raro disordine chiamato ipercolesterolemia familiare dominante e la FDA recentemente ha approvato due anticorpi che inibiscono Pcsk9. Tuttavia, a livello di trattamento, questi anticorpi devono essere presi regolarmente, e per il resto della vita del paziente. Le nuove nanoparticelle modificano in modo permanente il gene dopo un singolo trattamento, e la tecnica è molto promettente per il trattamento di altri disturbi epatici, secondo il team di ricercatori del MIT.

Leggi abstract dell’articolo:
Structure-guided chemical modification of guide RNA enables potent non-viral in vivo genome editing
Hao Yin, Chun-Qing Song, Sneha Suresh, Qiongqiong Wu, Stephen Walsh, Luke Hyunsik Rhym, Esther Mintzer, Mehmet Fatih Bolukbasi, Lihua Julie Zhu, Kevin Kauffman, Haiwei Mou, Alicia Oberholzer, Junmei Ding, Suet-Yan Kwan, Roman L Bogorad, Timofei Zatsepin, Victor Koteliansky, Scot A Wolfe, Wen Xue, Robert Langer & Daniel G Anderson
Nature Biotechnology Published online:13 November 2017 doi:10.1038/nbt.4005

Fonte: MIT

Posted in News dal web | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Glioblastoma: possibile un nuovo trattamento.

Posted by giorgiobertin su novembre 13, 2017

Bloccare una proteina chiamata TRF1 potrebbe fermare la crescita dei glioblastomi – tumori cerebrali molto difficili da curare con scarsa sopravvivenza. Ad affermarlo i ricercatori del Telomeres and Telomerase Group at the Spanish National Cancer Research Centre (CNIO) di Madrid coordinati dalla prof.ssa Maria A. Blasco in uno studio condotto sugli animali e pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.

Primera terapia eficaz frente al glioblastoma atacando los telómeros

I glioblastomi si sviluppano da cellule cerebrali a forma di stella chiamate astrociti. Questi tumori contengono anche un sottogruppo di cellule denominate cellule staminali di glioblastoma (GSCs), che consentono ai tumori di rigenerarsi. Questo è un motivo per cui il glioblastoma è così difficile da trattare.

I ricercatori hanno notano che queste cellule staminali contengono livelli elevati della proteina TRF1. TRF1 è un complesso proteico che aiuta a salvaguardare i telomeri – cioè i tappi protettivi alla fine dei cromosomi.

I ricercatori hanno rimosso TRF1 durante la formazione di tumori di glioblastoma nei modelli di topo. Questo trattamento ha ridotto i glioblastomi nei roditori e aumentato la loro sopravvivenza dell’80%.
Inoltre il team ha scoperto che il blocco della proteina TRF1 nei tumori di glioblastoma ha causato danni al DNA dei telomeri nei GSCs, questo ha impedito a queste cellule di proliferare.
Abbiamo visto che l’inibizione di TRF1 è una strategia efficace per il trattamento del glioblastoma, sia da sola che in combinazione con le attuali terapie con radiazioni e temozolomide (agente chemioterapico)” afferma Maria A. Blasco (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Inhibition of TRF1 Telomere Protein Impairs Tumor Initiation and Progression in Glioblastoma Mouse Models and Patient-Derived Xenografts
Leire Bejarano, Alberto J. Schuhmacher, Marinela Méndez, Diego Megías, Carmen Blanco-Aparicio, Sonia Martínez, Joaquín Pastor, Massimo Squatrito, Maria A. Blasco,
Cancer Cell Volume 32, Issue 5, 13 November 2017, Pages 590–607.e4 – https://doi.org/10.1016/j.ccell.2017.10.006

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre (CNIO)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , , | 1 Comment »

Scoperto un trattamento per ringiovanire le cellule vecchie.

Posted by giorgiobertin su novembre 8, 2017

Un team di ricercatori guidati dal professor Lorna Harries, professore di genetica molecolare all’Università di Exeter, ha scoperto un nuovo modo per ringiovanire le cellule senescenti inattive.

Questa scoperta si basa su precedenti risultati dello stesso gruppo che aveva dimostrato che una classe di geni chiamati fattori di splicing sono progressivamente spenti quando invecchiamo. Il team di ricerca ha scoperto che i fattori di splicing possono essere reintegrati con sostanze chimiche, rendendo le cellule senescenti fisicamente più giovani con le naturali capacità di suddivisione.

resveratroloAging
This is a 92 hour time capture image from NHDF cells treated with DMSO and 92 hour time capture image showing NHDF cells treated with resveratrol. Credit: University of Exeter

I ricercatori hanno applicato alcuni composti analoghi del resveratrolo, sostanze chimiche basate su un prodotto che si trova naturalmente nel vino rosso, cioccolato fondente, uva rossa e mirtilli, alle cellule senescenti in coltura.  A poche ore dal trattamento le cellule più vecchie hanno cominciato a dividersi ed avevano i telomeri più lunghi.
Le sostanze chimiche hanno riattivato i fattori di splicing, che vengono progressivamente spenti ​​quando si invecchia, si è avuta un’inversione della senescenza cellulare nei fibroblasti primari umani.

La scoperta ha il potenziale per essere una nuova terapia che aiuta le persone a migliorare la loro salute con l’età, senza incorrere negli effetti degenerativi dovuti all’invecchiamento.
Il professor Harries ha dichiarato: “Questo è un primo passo nel cercare di far vivere la vita normale, in salute il più a lungo possibile. I nostri dati suggeriscono che l’uso di sostanze chimiche permette di riaccendere i principali geni spenti quando invecchiamo, abbiamo trovato un mezzo per ripristinare la funzione delle vecchie cellule“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Small molecule modulation of splicing factor expression is associated with rescue from cellular senescence
Eva Latorre, Vishal C. Birar, Angela N. Sheerin, J. Charles C. Jeynes, Amy Hooper, Helen R. Dawe, David Melzer, Lynne S. Cox, Richard G. A. Faragher, Elizabeth L. OstlerEmail author and Lorna W. Harries
BMC Cell Biology 2017 18:31 https://doi.org/10.1186/s12860-017-0147-7

Fonte: University of Exeter

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

E’ possibile controllare la riparazione delle lesioni nervose.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2017

Gli scienziati dell’Università di Monash in collaborazione con i ricercatori dell’Università del Queensland sono molto vicini a risolvere l’enigma di come i nervi possono guarire.

La ricerca pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“, ha stabilito che la fusione assonale ripristina la funzione completa dei nervi danneggiati.
La fusione assonale è il processo per cui gli assoni di ricostruzione si ricollegano e si fondono con i propri frammenti separati, ripristinando rapidamente ed efficacemente il tratto assonale originale. “Abbiamo scoperto che il processo della fusione assonale ripristina la piena funzionalità dei neuroni danneggiati. Inoltre, dimostriamo che le alterazioni indotte dalle lesioni alla membrana assonica, che causano l’esposizione di segnali lipidici “save-me” mediano il livello di fusione axonica. Quindi i nostri risultati stabiliscono la fusione assonale come un meccanismo rigenerativo completo che può essere modulato cambiando il livello di segnali di salvataggio esposti dopo lesioni” – afferma il prof. Brent Neumann.

Monash
Monash University scientists are one step closer to solving the riddle of how nerves can self-heal. CREDIT Monash University.

Gli studi si sono basati su un modello di laboratorio, l’organismo quasi microscopico Caenorhabditis elegans un nematode trasparente che permette di osservare lo stato della rigenerazione. Le due estremità del nervo danneggiato erano in grado di riconoscere l’un l’altro e riconnettersi a seguito di specifici segnali di “salvataggio” visualizzati sulla superficie del nervo danneggiato.
I ricercatori hanno dimostrato che questi segnali “save-me”, essenziali per il processo riparativo, è possibile manipolarli geneticamente. In particolare una molecola, il recettore della fosfatidilserina (PSR-1), riesce a riconoscere, localizzare e rimuovere le cellule apoptotiche che sono pre-programmate per morire, insieme alle cellule necrotiche che sono state danneggiate e sono causa di infiammazione.

“Il verme di nematode è ideale per la ricerca sulla riparazione di lesioni nervose perché ha un sistema nervoso molto semplice e perché i meccanismi biologici coinvolti sono” conservati “e simili a quelli dell’uomo“.  “Conoscendo esattamente come avviene questo processo di riparazione, possiamo modularlo in modo più efficace e speriamo di applicarlo ai sistemi dei mammiferi” – conclude il prof. Neumann.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Phosphatidylserine save-me signals drive functional recovery of severed axons in Caenorhabditis elegans
Zehra C. Abay, Michelle Yu-Ying Wong, Jean-Sébastien Teoh, Tarika Vijayaraghavan, Massimo A. Hilliard, and Brent Neumann
PNAS 2017 ; published ahead of print November 6, 2017, doi:10.1073/pnas.1703807114

Fonte: Università di Monash

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cancro al pancreas: Quattro geni legati ai tempi di sopravvivenza.

Posted by giorgiobertin su novembre 3, 2017

Le alterazioni in quattro geni principali sono responsabili di quanto tempo i pazienti sopravvivono con il cancro al pancreas. Ad affermarlo un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Jama Oncology“, e condotta da un team di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute and Harvard Medical School, Boston, Massachusetts e dell’University of Rochester Medical Center, New York.

pancreatic-cancer

Lo studio relativamente grande, ha coinvolto 356 pazienti che avevano tutti un adenocarcinoma pancreatico che poteva essere rimosso chirurgicamente. I risultati hanno mostrato che i pazienti che avevano tre o quattro dei geni – KRAS , CDKN2A , SMAD4 e TP53 alterati avevano una peggior sopravvivenza.

La ricerca ci aiuta a capire come le caratteristiche molecolari influenzino la prognosi a livello individuale e ci danno maggiori informazioni per guidare i pazienti, e soprattutto per progettare studi futuri di ricerca sul cancro del pancreas“, ha detto il co-autore dello studio Aram Hezel.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Alterations in Main Driver Genes With Outcomes of Patients With Resected Pancreatic Ductal Adenocarcinoma
Qian ZR, Rubinson DA, Nowak JA, Morales-Oyarvide V, Dunne RF, Kozak MM, Welch MW, Brais LK, Da Silva A, Li T, Li W, Masuda A, Yang J, Shi Y, Gu M,…. Hornick JL, Hezel AF, Koong AC, Wolpin BM
JAMA Oncol. Published online November 02, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3420

Fonti: University of Rochester Medical Center –

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un nuovo modello statistico rivela nuovi geni del cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 31, 2017

Un nuovo modello statistico ha permesso ai ricercatori del Francis Crick Institute di Londra di individuare 27 nuovi geni per prevenire la formazione del cancro, in un’analisi di oltre 2212 tumori primari su 12 tipi di cancro umano,  inclusi i tumori del seno, del polmone e dell’intestino. I risultati potrebbero aiutare a creare nuovi trattamenti contro il cancro mirando a questi geni e aprendo a nuovi percorsi di ricerca sul cancro.

nature_communications

Utilizzando questo potente toolkit, abbiamo scoperto dei geni rari del tumore che causano il cancro“, dice Jonas Demeulemeester, uno degli autori. “Questo potrebbe aprire la strada per lo sviluppo di trattamenti personalizzati contro il cancro“.

Il team ha sviluppato strumenti computazionali che permettono di determinare le proporzioni delle cellule cancerose e sane in ciascun campione analizzato, elaborando il numero di copie di ciascun gene nelle cellule tumorali. “Il nostro studio dimostra che rari geni del soppressore del tumore possono essere identificati attraverso un’analisi su vasta scala del numero di copie di geni nei campioni di cancro“, afferma il professore Peter Van Loo.

La genomica del cancro è una area di ricerca in espansione e gli strumenti di calcolo che usiamo sono un molto potenti per trovare nuovi geni coinvolti nel cancro” conclude il prof. Peter Van Loo.
I nuovi geni soppressori tumorali identificati in questo studio possono essere studiati dagli scienziati in laboratorio per comprendere il loro meccanismo d’azione e cercare di trovare i bersagli farmacologici.

La ricerca è stata pubblicata su “Nature Communications“.

Leggi abstract dell’articolo:
Pan-cancer analysis of homozygous deletions in primary tumours uncovers rare tumour suppressors
Jiqiu Cheng, Jonas Demeulemeester, David C. Wedge, Hans Kristian M. Vollan, Jason J. Pitt, Hege G. Russnes, Bina P. Pandey, Gro Nilsen, Silje Nord, Graham R. Bignell, Kevin P. White, Anne-Lise Børresen-Dale, Peter J. Campbell, Vessela N. Kristensen, Michael R. Stratton, Ole Christian Lingjærde, Yves Moreau & Peter Van Loo
Nature Communications 8, Article number: 1221 (2017) doi:10.1038/s41467-017-01355-0 Published online: 31 October 2017

Fonte: Francis Crick Institute

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

MicroRNA regola la mobilità delle cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2017

Le cellule tumorali possono riattivare un processo cellulare che è una parte essenziale dello sviluppo embrionale. Ciò consente loro di lasciare il tumore primario, penetrare nel tessuto circostante e formare metastasi negli organi periferici. Nella rivista “Nature Communications“, i ricercatori dell’ University of Basel’s Department of Biomedicine forniscono una panoramica sulle reti molecolari che regolano questo processo.

EMT
Epithelial breast cancer cells following treatment with an EMT activator: they adopt the properties of mesenchymal cells; in addition, individual cells break away from the cell cluster and migrate into the surrounding tissue. Blue: nucleus, green: paxillin (adhesion protein), red: actin (cytoskeleton). (Image: University of Basel, Department of Biomedicine)

I ricercatori si sono concentrati in particolare sui microRNAs (miRNAs), una classe di RNA non codificanti con un notevole effetto sulla regolazione dei geni. Hanno identificato un microRNA finora sconosciuto, miR-1199-5p, che induce il comportamento delle cellule epiteliali e impedisce la malignità delle cellule tumorali, nonché il loro potenziale per formare tumori secondari.
Il microRNA appena scoperto impedisce la sintesi di una proteina specifica, il fattore di trascrizione Zeb1, che inibisce il programma EMT/MET, noto come transizione epiteliale-mesenchimale (EMT) in mesenchimale-epiteliale (MET).

Le cellule tumorali epiteliali possono ottenere capacità invasive e metastatiche subendo una transizione epiteliale-mesenchimale. I regolatori transcriptionali e quelli post-trascrizionali come i microRNAs orchestrano questo processo di alta plasticità cellulare e le sue conseguenze maligne.
Ricordiamo che una transizione epiteliale-mesenchimale (EMT) e la sua inversione, una transizione mesenchimale-epiteliale (MET), riflettono due processi graduali e ben controllati durante l’embriogenesi, la guarigione delle ferite negli adulti, promuovendo la formazione del tessuto e degli organi compresa l’omeostasi. Ora questa transizione svolge anche un ruolo importante nella diffusione delle cellule tumorali all’interno del corpo e nella formazione di metastasi.

Leggi abstract dell’articolo:
miR-1199-5p and Zeb1 function in a double-negative feedback loop potentially coordinating EMT and tumour metastasis
Maren Diepenbruck, Stefanie Tiede, Meera Saxena, Robert Ivanek, Ravi Kiran Reddy Kalathur, Fabiana Lüönd, Nathalie Meyer-Schaller und Gerhard Christofori.
Nature Communications (2017), Published online: 27 October 2017 doi: 10.1038/s41467-017-01197-w

Fonte: University of Basel’s Department of Biomedicine

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperti meccanismi molecolari implicati nel cancro e malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 27, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of North Carolina Lineberger Comprehensive Cancer Center fornisce nuovi dettagli sullo sviluppo di una particolare cellula immunitaria che può svolgere un ruolo nel cancro e nelle malattie autoimmuni e infiammatorie.

I ricercatori riportano sulla rivista “Nature” nuovi dettagli di ciò che innesca lo sviluppo di Th17, una cellula T helper CD4. Questo tipo di cellule inviano segnali per aiutare il sito dei tumori o le infezioni. I ricercatori sperano che la loro scoperta possa aiutare nella ricerca di nuovi trattamenti per i disturbi autoimmuni e cancro.

Th17Image

Mentre scopriamo questi meccanismi molecolari, offriamo nuovi obiettivi molecolari potenziali che potrebbero permettere di puntare precisamente a queste cellule immunitarie per curare le malattie correlate“, ha dichiarato il professore Yisong Wan. “Questo è un tipo di cellula molto importante per le malattie autoimmuni, l’infiammazione e il cancro, ma come queste cellule sono generate non è mai stato chiarito“.

I ricercatori hanno scoperto come una complessa combinazione di segnali aiuta a sciogliere il DNA in un determinato sito, permettendo l’espressione di un gene chiave per lo sviluppo del sottotipo Th17.
Sapevamo che l’interleukin-6 segnala la riprogrammazione di un particolare sito del DNA che rende la cellula pronta per esprimere questo gene, ma ha bisogno di un altro evento – questa è la una nuova scoperta – che Ski-Smad4 attraverso la segnalazione TGF-beta possa essere espresso“, ha detto Wan. Mentre l’interleukin-6 è come un acceleratore che guida l’espressione Th17, Ski-Smad4 è come un freno che deve essere rilasciato.
Sveliamo un importante meccanismo che sottende la generazione di cellule Th17″, ha dichiarato Wan. “La carenza di Smad4 nelle cellule T è stata associata a tumori gastrici e sviluppo Th17“.
“Lo sviluppo delle cellule Th17 è stato associato anche a danni tissutali delle cellule immunitarie donatrici dopo il trapianto di cellule staminali per malattie maligne”.

Leggi abstract dell’articolo:
Reversing SKI–SMAD4-mediated suppression is essential for TH17 cell differentiation
Song Zhang, Motoki Takaku, Liyun Zou, Ai-di Gu, Wei-chun Chou, ….. Jenny P. Y. Ting & Yisong Y. Wan
Nature Published online 25 October doi:10.1038/nature24283

Fonte: UNC School of Medicine Department of Microbiology & Immunology

Cellula TH17 :un nuovo attore sulla scena della risposta immunitaria (Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuovi strumenti di editor genetico per modificare l’RNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 26, 2017

Il Broad Institute e gli scienziati del MIT che hanno utilizzato prima CRISPR per il montaggio del genoma dei mammiferi, hanno ora progettato un nuovo sistema molecolare per la modifica efficiente del RNA nelle cellule umane. L’editing RNA, che può alterare i prodotti genetici senza apportare modifiche al genoma, ha un profondo potenziale come strumento per la ricerca e il trattamento delle malattie.

L’RNA è stato modificato utilizzando la tecnologia di modifica base CRISPR-Cas13 (A differenza di Cas9, le proteine ​​Cas13 mirano e tagliano l’RNA). Il nuovo sistema è denominato “REAPAIR” – (RNA Editing per Programmable A to I Replacement).
Il sistema può cambiare nucleotidi singoli RNA in cellule di mammiferi in modo programmabile e preciso. REPAIR ha la capacità di invertire le mutazioni che causano malattie a livello di RNA, nonché altre potenziali applicazioni di scienze terapeutiche e di base.

“Finora abbiamo ottenuto ottimi risultati inattivando i geni, ma effettivamente recuperare la funzione proteina persa è molto più impegnativa. Questa nuova capacità di modificare l’RNA apre molte potenziali opportunità per recuperare tale funzione e trattare molte malattie, in quasi tutte le cellule” – afferma il prof. Feng Zhang.

Cas13_infographic   Cas13_main
Infographic: What is Cas13?
Credit: Broad Communications, Susanna M. Hamilton

REPAIR ha la capacità di individuare singole lettere di RNA, o nucleosidi, commutando adenosina in inosina. Queste lettere sono coinvolte in cambiamenti a base singola noti per causare regolarmente malattie nell’uomo. Nella malattia umana, una mutazione della lettera G ad A è estremamente comune; queste alterazioni sono implicate in, ad esempio, casi di epilessia focale, distrofia muscolare di Duchenne e malattia di Parkinson. REPAIR ha la capacità di invertire l’impatto di qualsiasi mutazione da G ad A patogena indipendentemente dalla sua sequenza nucleotidica circostante, con il potenziale di operare in qualsiasi tipo di cellula.
Finora la nuova tecnica è stata sperimentata in vitro e su cellule umane.

Il professore Zhang e il suo team intendono condividere ampiamente il sistema REPAIR. Come i precedenti strumenti CRISPR, questa tecnologia sarà libera per la ricerca accademica tramite la pagina del laboratorio Zhang sul sito web di Addgene per la condivisione di plasmidi, attraverso il quale il laboratorio Zhang ha già condiviso dati con ricercatori in più di 2.200 laboratori in 61 paesi, accelerando la ricerca in tutto il mondo.

In un secondo lavoro il team di ricerca, guidato da David Liu, professore di chimica e biologia chimica all’Università di Harvard, membro del Broad Institute, ha sviluppato una macchina molecolare che può trasformare la base DNA T in C o A in G. Può dunque annullare i tipi più comuni di “mutazione puntuale“, che coinvolgono una singola base aberrante. Tutto questo senza tagliare la doppia elica, con alta efficienza e praticamente senza nessun prodotto indesiderato.
Lo sviluppo di questa tecnica è un’aggiunta importante alla crescente suite di strumenti di editing del genoma.
Il nuovo sistema, soprannominato Adenine Base Editor o ABE, può essere programmato per individuare una coppia di base specifica in un genoma utilizzando un RNA guida e una forma modificata di CRISPR-Cas9. Per dimostrare il potenziale di ABE, Liu e colleghi hanno utilizzato ABE per correggere direttamente una mutazione che causa l’emocromatosi ereditaria (HHC) nelle cellule umane.

Il nuovo editor è descritto sulla rivista Nature.

Leggi abstracts degli articoli:
RNA editing with CRISPR-Cas13
BY DAVID B. T. COX, JONATHAN S. GOOTENBERG, OMAR O. ABUDAYYEH, BRIAN FRANKLIN, MAX J. KELLNER, JULIA JOUNG, FENG ZHANG
Science 25 Oct 2017: PUBLISHED ONLINE 25 OCT 2017 DOI: 10.1126/science.aaq0180

Programmable base editing of A•T to G•C in genomic DNA without DNA cleavage
Nicole M. Gaudelli,Alexis C. Komor,Holly A. Rees,Michael S. Packer,Ahmed H. Badran, David I. Bryson & David R. Liu
Nature (2017) Published online 25 October 2017 doi:10.1038/nature24644

Fonte: Broad Institute

Approfondimenti: Addgene

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Immunoncologia: Scoperto bersaglio molecolare contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 26, 2017

Una proteina IL-1R8 (ovvero il recettore numero 8 dell’interleuchina 1), presente sulle cellule del sistema immunitario chiamate Natural Killer (NK) e sui linfociti T, agisce da blocco alla naturale azione anti-cancro del corpo umano. Se addirittura si toglie il blocco, cioè si spegne il gene che la esprime, l’azione antitumorale tanto degli NK quanto dei linfociti T è molto più potente.

Mantovani Alberto Mantovani 

Al centro del lavoro di ricerca dell’equipe dell’Irccs Humanitas di Rozzano diretta dal prof. Alberto Mantovani, vi sarebbe lo studio del gene IL-1R8, già oggetto di studio nel lontano 1998.
Identificare l’azione di IL-1R8 come freno all’attività delle nostre cellule di difesa, in particolare delle Natural Killer (NK), presenti in sedi specifiche quali fegato e polmone, ci ha permesso di vedere che, togliendo ‘il freno’, le cellule NK si attivano a difesa di questi organi contro cancro e metastasi” – afferma Martina Molgora, ricercatrice di Humanitas.

Questa nuova e rivoluzionaria scoperta pubblicata sulla rivista “Nature“, di fatto, sembra confermare che la strada della guerra immunologica al al tumore sia quella giusta. La scoperta del gene IL-1R8 va infatti ad aggiungersi a quella dei geni CTLA4 (immunoterapico ipilimumab) e PD-1/PD-L1 (immunoterapico nivolumab) già ampiamenti utilizzati per la cura del melanoma e di altre forme di cancro.

La scoperta del ruolo di IL-1R8 – auspicano gli scienziati – apre ora la strada all’uso sempre più efficace di armi immunologiche contro diversi tumori, a vantaggio di un sempre maggiore numero di malati“.

Leggi abstract dell’articolo:
IL-1R8 is a checkpoint in NK cells regulating anti-tumour and anti-viral activity
Martina Molgora, Eduardo Bonavita[…]Alberto Mantovani
Nature (2017) Published online 25 October doi:10.1038/nature24293

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Scoperti nuovi meccanismi di resistenza delle cellule tumorali alle terapie.

Posted by giorgiobertin su ottobre 26, 2017

Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” cui ha partecipato l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispaam-Cnr) di Napoli e il Laboratorio di biologia molecolare e stabilità genomica dell’Università di Udine, getta nuova luce su alcuni meccanismi molecolari responsabili della resistenza delle cellule tumorali alla chemio e radioterapia.
Lo studio potrebbe aprire nuovi scenari su possibili sviluppi di nuovi farmaci capaci di rendere le cellule tumorali più sensibili alla chemio e alla radio terapia, aumentandone così efficacia e specificità.

APE1

Applicando moderne tecniche di analisi genomica e proteomica abbiamo individuato un nuovo meccanismo funzionale della proteina Ape1, un enzima di riparazione del danno al Dna che contribuisce al processo di instabilità genetica associata a diversi tumori, come quelli che colpiscono seno, ovaie e il cervello (glioblastoma), scoprendo un nuovo ruolo nel processo di tumorigenesi”, spiega il prof. Andrea Scaloni, direttore dell’Ispaam-Cnr. “Abbiamo capito che la proteina Ape1 è in grado di regolare il processamento dei microRna, piccole molecole dell’acido ribonucleico (Rna), contribuendo alla regolazione dell’espressione di geni coinvolti nei fenomeni di chemioresistenza. Inoltre abbiamo evidenziato come questa proteina, interagendo con molte altre, giochi un ruolo importante nello sviluppo del cancro“.

I risultati di questa ricerca saranno fondamentali per lo studio e la messa a punto di farmaci innovativi, capaci di interferire con questo meccanismo di resistenza e di rendere le cellule malate maggiormente sensibili al trattamento con gli agenti terapeutici comunemente utilizzati, come i chemio e i radio-terapici, aumentandone così l’efficacia e la specificità“. conclude il prof. Scaloni.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Mammalian APE1 controls miRna processing and its interactome is linked to cancer Rna metabolism
Giulia Antoniali, Fabrizio Serra, Lisa Lirussi, Mikiei Tanaka, Chiara D’Ambrosio, Shiheng Zhang, Slobodanka Radovic, Emiliano Dalla, Yari Ciani, Andrea Scaloni, Mengxia Li, Silvano Piazza & Gianluca Tell
Nature Communications 8, Article number: 797 Published online:06 October 2017

Fonte: Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispaam-Cnr)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuove mutazioni genetiche associate al tumore al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

Sono stati pubblicati su “Nature” e “Nature Genetics” due studi che descrivono l’identificazione di nuove varianti genetiche associate al rischio di sviluppare carcinoma mammario. Gli studi sono stati coordinati dall’University of Cambridge. Il contributo italiano è dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Europeo di Oncologia e Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, grazie anche al sostegno di AIRC. Un lavoro del Consorzio OncoArray, un enorme impegno che ha coinvolto 550 ricercatori provenienti da circa 300 istituti diversi in sei continenti.

breast cancer

Sale così a 167 il numero di varianti comuni di predisposizione alla malattia (incluse 125 varianti specificamente associate ai tumori cosiddetti “ER-negativi”). Queste nuove varianti (72 per la precisione) sono state identificate mediante l’analisi genetica effettuata sul DNA di più di 137.000 donne colpite da carcinoma mammario, 18.900 donne portatrici di mutazioni in BRCA1, e più di 119.000 donne sane.

Ci sono alcuni modelli chiari nelle varianti genetiche che dovrebbero aiutarci a capire perché alcune donne sono predisposte al cancro al seno e quali geni e meccanismi sono coinvolti” – afferma il prof. Doug Easton dell’University of Cambridge.

In pratica questi studi fanno intravedere la possibilità futura di condurre test basati sulla tipizzazione simultanea di tutte le varianti comuni di rischio di carcinoma mammario ed ovarico. – spiega Paolo Peterlongo, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare – Modelli teorici suggeriscono che il cosiddetto PRS (Polygenic Risk Score o punteggio di rischio poligenico), un valore calcolato in base al numero di varianti simultaneamente presenti in un individuo, potrebbe essere utilizzato come fattore predittivo del rischio di sviluppare carcinoma mammario“.

È verosimile – aggiunge Peterlongo – immaginare un futuro in cui l’utilizzo di test basati sul PRS potrà influenzare le politiche nazionali sanitarie al fine di offrire alle donne della popolazione generale e a quelle portatrici di mutazioni ad alto rischio percorsi clinici personalizzati.”

Leggi abstracts degli articoli:
Identification of ten variants associated with risk of estrogen-receptor-negative breast cancer
Roger L Milne, Karoline B Kuchenbaecker[…]Jacques Simard
Nature Genetics Published online: 23 October 2017 doi:10.1038/ng.3785

Association analysis identifies 65 new breast cancer risk loci
Kyriaki Michailidou, Sara Lindström[…]Douglas F. Easton
Nature Published online 23 October 2017 doi:10.1038/nature24284

Fonti: Ufficio stampa Istituto Nazionale dei Tumori, Noesis s.r.l. –  University of Cambridge

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuovo test diagnostico per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della Queen’s University Belfast hanno condotto il più grande studio di ricerca al mondo utilizzando un test diagnostico sviluppato da Almac Diagnostics, per comprendere meglio la biologia del cancro alla prostata; questo potrebbe portare ad una trasformazione di come attualmente viene diagnosticato e trattato il cancro alla prostata.

Prostate-DX

La diagnosi attuale del cancro alla prostata comprende biopsie, scansioni e analisi del sangue per determinare quanto è aggressivo il cancro e successivamente sviluppare un appropriato piano di trattamento. I medici ripetutamente riportano che questi strumenti non sono sempre efficaci nel determinare quanto è aggressivo il cancro, il che può significare che è difficile decidere il miglior trattamento per un singolo paziente”. afferma il prof. Suneil Jain del  Centre for Cancer Research & Cell Biology presso la Queen’s University Belfast.

Almac Diagnostics ha sviluppato un biomarker di espressione genica, noto come Metastatic Assay, che mira a diagnosticare rapidamente il tipo di cancro alla prostata. Il test condotto su 248 pazienti precedentemente trattati per il cancro alla prostata ha analizza la genetica del tumore consentendo ai medici di comprendere il tipo di tumore, sia che si tratti di una crescita lenta o aggressiva e se quest’ultima, in che misura.

I risultati della ricerca pubblicati sulla rivista “Annals of Oncology“, hanno dimostrato che il test diagnostico è più efficace dei test clinici standard.

Leggi il full text dell’articolo:
Validation of a Metastatic Assay using biopsies to improve risk stratification in patients with prostate cancer treated with radical radiation therapy
S Jain C A Lyons S M Walker S McQuaid S Hynes D Mitchell B Pang G E Logan A M McCavigan D O’Rourke D McArt S McDade I Mills K M Prise L A Knight C J Steele P W Medlow V Berge B Katz D A Loblaw D P Harkin J James J M O’Sullivan R D Kennedy D J Waugh
Annals of Oncology, mdx637, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx637, Published: 10 October 2017

Fonti: Queen’s University Belfast Almac Diagnostics

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperto il gene associato alla Fibrosi Polmonare.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori dell’Università di Leicester e dell’Università di Nottingham hanno annunciato in un articolo pubblicato sulla rivista “The Lancet Respiratory Medicine” la scoperta di un gene associato alla fibrosi polmonare.

polmoni

I ricercatori Louise Wain dell’Università di Leicester e il professor Gisli Jenkins dell’Università di Nottingham, autori principali dello studio, hanno analizzato il DNA di oltre 2700 persone con IPF (fibrosi polmonare idiopatica (IPF)) e 8500 persone senza IPF da tutto il mondo ed hanno scoperto che le persone con IPF hanno maggiori probabilità di avere cambiamenti in un gene chiamato AKAP13.

“Abbiamo urgentemente bisogno di nuovi modi per trattare questa terribile malattia. I nostri risultati evidenziano un potenziale nuovo modo per il trattamento e ora abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per identificare il motivo per cui questo gene è importante nel IPF e come possiamo utilizzare queste informazioni per identificare nuove terapie” – affermano i ricercatori  delle due università.
Questo gene influisce su un percorso che può essere mirato da farmaci attualmente in sviluppo, aprendo la porta alla medicina di precisione per la IPF.

La fibrosi polmonare idiopatica porta ad una cicatrizzazione del tessuto tra gli alveoli del polmone (interstizio polmonare), ed è la causa del peggioramento della dispnea (mancanza di fiato). La fibrosi si associa solitamente a una prognosi infausta. E’ identificata istologicamente come polmonite interstiziale usuale. Il termine “idiopatica” viene utilizzato poiché la causa della fibrosi polmonare è ancora sconosciuta.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Genetic variants associated with susceptibility to idiopathic pulmonary fibrosis in people of European ancestry: a genome-wide association study
Richard J Allen, Joanne Porte, Rebecca Braybrooke, Carlos Flores, Tasha E Fingerlin, Justin M Oldham, Beatriz Guillen-Guio, Shwu-Fan Ma, Tsukasa Okamoto, Alison E John, Ma’en Obeidat, Ivana V Yang…. Prof. Louise V Wain, Prof. R Gisli Jenkins.
The Lancet Respiratory Medicine Published: 20 October 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S2213-2600(17)30387-9

Fonte: University of Leicester   –  University of Nottingham

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »