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Posts Tagged ‘genetica’

Database di dati online in aiuto al trattamento contro la Leucemia Mieloide Acuta.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2018

I ricercatori del Howard Hughes Medical Institute hanno raccolto un enorme set di dati che dettaglia la composizione molecolare delle cellule tumorali da più di 500 pazienti con un tumore del sangue aggressivo: la leucemia mieloide acuta (LMA). Il set di dati comprende come centinaia di cellule di singoli pazienti hanno risposto all’uso di un ampio pannello di farmaci.

È il più grande set di dati sul cancro del suo genere e potrebbe far progredire rapidamente gli studi clinici valutando potenziali trattamenti dell’AML (acute myeloid leukemia), afferma il prof. Brian Druker.
Utilizzando un nuovo visualizzatore di dati online, i ricercatori possono ora scoprire in pochi minuti quali tipi di terapie mirate sono più efficaci contro specifici sottoinsiemi di cellule AML.

druker  druker_2
With a new dataset describing hundreds of samples from AML patients, researchers can learn what drugs may work best for specific subsets of patients. This image relates sensitivity to the cancer drug ibrutinib to co-occurrences of two types of genetic changes found in tumor samples. Credit: J. Tyner et al.

Lo sviluppo di terapie efficaci per l’AML è molto difficile perché i fattori molecolari che guidano la malattia variano in modo significativo tra i pazienti. I ricercatori hanno identificato almeno 11 classi genetiche di AML e hanno scoperto migliaia di mutazioni diverse tra le cellule tumorali dei pazienti. Le terapie mirate al cancro, che tentano di eliminare le cellule tumorali sfruttando le loro specifiche vulnerabilità molecolari, possono funzionare solo se somministrate a pazienti con AML con le giuste caratteristiche molecolari. Fino ad ora, i ricercatori non erano in possesso di una mappa chiara per identificare le migliori terapie per trattamenti specifici.

In particolare Druker ed i suoi colleghi hanno identificato una serie di tre mutazioni genetiche che possono rendere i pazienti con AML buoni candidati per il trattamento con ibrutinib. Questo farmaco è attualmente approvato per il trattamento di alcuni altri tipi di tumore del sangue.

Leggi abstract dell’articolo:
Functional genomic landscape of acute myeloid leukaemia
Jeffrey W. Tyner, Cristina E. Tognon, Daniel Bottomly, Beth Wilmot, Stephen E. Kurtz, Samantha L. Savage, Nicola Long, Anna Reister Schultz, Elie Traer, Melissa Abel, Anupriya Agarwal,………..Ryan M. Winters, Shannon K. McWeeney, Brian J. Druker.
Nature, Published online October 17, 2018; DOI: 10.1038/s41586-018-0623-z

Cancer: Drug sensitivity in acute myeloid leukaemia mapped
Nature October 18, 2018

Accedi al visualizzatore di dati online

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Cancro al seno: scoperto il ruolo di una specifica molecola di RNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

I ricercatori del Center for Genomic Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Milano hanno pubblicato su “Oncogene“, del gruppo Nature, uno studio in cui viene svelato il ruolo di una specifica molecola di RNA, il miR-34a, nel controllare la crescita delle cellule staminali del tumore al seno.

I ricercatori sono riusciti a comprendere in che modo la molecola miR-34a riusce a controllare la proliferazione delle cellule e le proprietà staminali che sono fondamentali nella rigenerazione dei tessuti. Il ruolo della famiglia di miR-34 soppressore del tumore nella fisiologia del seno e nelle cellule staminali mammarie (MaSC) è in gran parte sconosciuto.

cancro-al-seno

Questo lavoro ci ha permesso di capire che l’espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l’espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore“, spiega la dott.ssa Paola Bonetti – prima autrice del lavoro.

Le cellule tumorali con proprietà staminali sono considerate le più pericolose, perché si ritiene che da loro dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. Una singola cellula staminale tumorale può, infatti, rigenerare un intero tumore.
La scoperta, molto importante apre un fronte di ricerca applicativo per l’identificazione di farmaci in grado di colpire selettivamente la componente staminale del tumore, interrompendone la proliferazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual role for miR-34a in the control of early progenitor proliferation and commitment in the mammary gland and in breast cancer
Paola Bonetti, Montserrat Climent, Fabiana Panebianco, Chiara Tordonato, Angela Santoro, Matteo Jacopo Marzi, Pier Giuseppe Pelicci, Andrea Ventura & Francesco Nicassio
Oncogene (2018)

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Medicina di precisione: nasce una super banca del DNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2018

Un gruppo di ricercatori dell’University of Oxford ha dato vita a una super banca del Dna che raccoglie i dati dell’intero genoma di 500mila persone. Secondo gli esperti, la UK Biobank1 rappresenta un grande passo in avanti per la medicina di precisione. Due articoli sulla rivista Nature mostrano come questa enorme quantità di dati possa essere utilizzata in campo biomedico per trovare nuove armi contro patologie comuni come malattie cardiovascolari, tumori e diabete (video).


Highlights of the UK Biobank Scientific Conference 2018

Nel primo lavoro i ricercatori riportano le prime descrizioni di uno studio di coorte completo, inclusi i dati genetici a livello genomico per tutti gli individui (vedere C. Bycroft et al., Nature 562 , 203-209; 2018). In un secondo studio, i ricercatori riportano l’imaging cerebrale di 10.000 individui, che rivela influenze genetiche sulla struttura e sulla funzione del cervello, e mostra correlazioni con i tratti neurodegenerativi, psichiatrici e di personalità (vedi LT Elliott et al., Nature 562, 210-216; 2018).

E’ un lavoro molto importante, la prima grande risorsa sanitaria nazionale e internazionale basata sulle conoscenze genetiche specifiche delle persone, in rapporto alle loro caratteristiche e malattie“, commenta il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata.

Leggi abstracts degli articoli:
The UK Biobank resource with deep phenotyping and genomic data
Clare Bycroft, Colin Freeman,…. etal.
Nature volume 562, pages 203–209 (2018) Published: 10 October 2018

Genome-wide association studies of brain imaging phenotypes in UK Biobank
Lloyd T. Elliott, Kevin Sharp, Fidel Alfaro-Almagro, Sinan Shi, Karla L. Miller, Gwenaëlle Douaud, Jonathan Marchini & Stephen M. Smith
Nature volume 562, pages 210–216 (2018)  Published: 10 October 2018

EDITORIAL 10 OCTOBER 2018
UK Biobank data on 500,000 people paves way to precision medicine
Treatments tailored to individuals rely on the wisdom of crowds.

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Editing genetico prenatale per il trattamento di malattie genetiche.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2018

Per la prima volta, gli scienziati del Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP) e del Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania, hanno eseguito un editing genetico prenatale per prevenire un letale disordine metabolico in animali da laboratorio, offrendo il potenziale per trattare malattie congenite umane prima della nascita.
La ricerca pubblicata su “Nature Medicine” mostra il primo esempio di strumento di modifica di base per correggere una malattia in utero in modelli animali.

CRISP-CAS9

Usando entrambi gli strumenti di modifica genica CRISPR-Cas9 e base editor 3 (BE3), il team ha ridotto i livelli di colesterolo in topi sani trattati in utero prendendo di mira un gene che regola tali livelli. Hanno anche usato la modifica genetica prenatale per migliorare la funzionalità epatica e prevenire la morte neonatale in un sottogruppo di topi che era stato ingegnerizzato con una mutazione che causava la tirosinemia ereditaria di tipo 1 (HT1).
L’HT1 nell’uomo di solito appare durante l’infanzia, ed è spesso curabile con un medicinale chiamato nitisinone e una dieta rigorosa. Tuttavia, quando i trattamenti falliscono, i pazienti sono a rischio di insufficienza epatica o di cancro al fegato.

Il nostro obiettivo finale è quello di tradurre l’approccio utilizzato in questi studi di proof-of-concept per il trattamento di gravi malattie diagnosticate all’inizio della gravidanza“, ha detto il professor William H. Peranteau. “Speriamo di ampliare questa strategia per intervenire prenatalmente in malattie congenite che al momento non hanno un trattamento efficace per la maggior parte dei pazienti e possono portare a morte o gravi complicanze nei bambini”.

Leggi abstract dell’articolo:
In utero CRISPR-mediated therapeutic editing of metabolic genes
Avery C. Rossidis, John D. Stratigis, Alexandra C. Chadwick, Heather A. Hartman, Nicholas J. Ahn, Haiying Li, Kshitiz Singh, Barbara E. Coons, Li Li, Wenjian Lv, Philip W. Zoltick, Deepthi Alapati, William Zacharias, Rajan Jain, Edward E. Morrisey, Kiran Musunuru, William H. Peranteau.
Nature Medicine, 2018; 24 (10): 1513 DOI: 10.1038/s41591-018-0184-6

Fonte: Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP)Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

coronary-artery-disease

La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Scoperto nuovo metodo per inibire il ciclo cellulare del cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 7, 2018

Una svolta sul meccanismo molecolare di come funziona un nuovo farmaco per il cancro potrebbe aiutare a identificare meglio i migliori trattamenti per i pazienti per una serie di tumori. La scoperta è descritta in “Molecular Cell” in uno studio condotto dal professor Eric J. Brown della Perelman School of Medicine presso l’University of Pennsylvania.

Il team ha identificato oltre 500 siti nel DNA che richiedono un enzima chiamato AQ checkpoint chinasi per non creare rotture durante la replicazione. Questi siti sono caratterizzati da tratti di blocchi ripetuti del DNA, che impediscono la normale replicazione del DNA.
L’impatto dannoso di queste “buche genomiche” si riduce quando la chinasi ATR va a funzionare come un “ammortizzatore” virtuale per smussare le parti irregolari della replicazione.

Genomes

Gli enzimi ATR e PARP fanno parte del DNA Damage Response (DDR), che viene utilizzato dalle cellule tumorali per sopravvivere a elevati livelli di stress di replicazione e difetti nella riparazione del DNA. Poiché il cancro si basa sulla DDR per la sopravvivenza, fermare questo processo con gli inibitori ATR è più tossico per le cellule tumorali rispetto alle cellule normali. Pertanto, i farmaci DDR come gli inibitori ATR e PARP possono essere più efficaci delle terapie standard.

Sono già partiti degli studi clinici sugli inibitori ATR per una varietà di tumori, tra cui polmone, colon, pancreas, linfoma, leucemia e altri. L’University of Pennsylvanaia Penn ha recentemente aperto una sperimentazione clinica, guidata per studiare il beneficio della combinazione di inibitori ATR con inibitori di PARP per il trattamento del carcinoma ovarico.

Leggi abstract dell’articolo:
Genome-wide Identification of Structure-Forming Repeats as Principal Sites of Fork Collapse upon ATR Inhibition
Nishita Shastri, Yu-Chen Tsai, ….. Liliya A. Yatsunyk, Kristin A. Eckert, Eric J. Brown
Molecular Cell Published:October 04, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2018.08.047

Fonte: Perelman School of Medicine presso l’University of Pennsylvania.

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Tumori della prostata e del polmone aggressivi sono guidati da meccanismi comuni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2018

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles (UCLA), hanno scoperto un processo comune nello sviluppo di tumori a piccole cellule della prostata e del polmone in stadio avanzato. Questi meccanismi molecolari condivisi potrebbero portare allo sviluppo di farmaci per trattare non solo i tumori della prostata e del polmone, ma i tumori a piccole cellule di quasi tutti gli organi.

uclaresearch
Microscopic image of small cell neuroendocrine prostate cancer: cancer cells are seen expressing diagnostic prostate cancer markers in green and red (blue color indicates the cell nucleus) Credit: Jung Wook Park & Owen Witte

La scoperta chiave: le cellule della prostata e del polmone hanno modelli di espressione genica molto diversi quando sono sani, ma modelli quasi identici quando si trasformano in tumori a piccole cellule.
I tumori a piccole cellule del polmone, della prostata, della vescica e di altri tessuti erano da lungo tempo ritenuti simili nel solo nome – e sono stati trattati dagli oncologi come entità diverse”, ha detto il prof. Owen Witte. “Negli ultimi anni, tuttavia, i ricercatori hanno iniziato a rendersi conto che ci sono delle somiglianze nei tumori, e questo è ciò che conferma il nostro lavoro“.

Il team sta ora lavorando alla mappatura dei geni che controllano l’intera cascata di eventi che sta alla base della transizione al cancro delle piccole cellule.

Il nostro studio ha rivelato” regolatori genici master “condivisi – le proteine ​​chiave che controllano l’espressione di più geni nelle cellule tumorali a piccole cellule”, afferma il prof. Witte. “Studiare la rete dei regolatori del gene master potrebbe portare a un nuovo modo di combattere i cancri mortali”.

Leggi abstract dell’articolo:
Reprogramming normal human epithelial tissues to a common, lethal neuroendocrine cancer lineage
BY JUNG WOOK PARK, JOHN K. LEE, KATHERINE M. SHEU, LIANG WANG, NIKOLAS G. BALANIS, …….OWEN N. WITTE
Science 05 Oct 2018: Vol. 362, Issue 6410, pp. 91-95 DOI: 10.1126/science.aat5749

Fonte: University of California – Los Angeles (UCLA)

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L’immunoterapia delle cellule killer potenziale cura per il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su settembre 5, 2018

I ricercatori dell’UNSW di Sydney e del California Institute of Biomedical Research (CALIBR) hanno dimostrato il successo di una nuova immunoterapia cellulare per il cancro del pancreas. Il trattamento ha portato i topi a essere completamente liberi dal cancro, comprese le cellule tumorali che si erano già diffuse al fegato e ai polmoni. Lo studio di riferimento è stato pubblicato su “Gut“.

pancreas

Nello studio, il team ha ottenuto cellule di cancro al pancreas da pazienti con malattia in fase avanzata e le ha trapiantate nei topi. Hanno quindi preso le cellule immunitarie dei pazienti e le hanno modificate per identificare ed eliminare specificamente le cellule tumorali, motivo per cui sono anche chiamate cellule killer educate o cellule CAR-T.

Dopo aver iniettato queste cellule CAR-T nei topi, si è riusciti a trovare eventuali cellule tumorali nel corpo, evidenziarle attraverso i marcatori di superficie e successivamente distruggerle. Il trattamento è stato così efficace che gli animali sono rimasti privi di tumore”, dice il professor Chris Heeschen, autore principale della UNSW Medicine.
Questa è la prima volta nella mia carriera che ho visto una cura reale per questa malattia molto aggressiva. Il prossimo passo sarà quello di combinare le cellule CAR-T con trattamenti che rendano più facile per le cellule CAR-T raggiungere le cellule tumorali“, dice il professor Heeschen.

I ricercatori non hanno solo dimostrato l’eccezionale efficacia della loro nuova immunoterapia CAR-T per il trattamento del cancro del pancreas. Hanno anche introdotto una nuova tecnologia che consente loro di controllare completamente l’attività delle cellule CAR-T.
Il team ora spera di portare questa terapia promettente nel più breve tempo possibile in clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
Switchable CAR-T cells mediate remission in metastatic pancreatic ductal adenocarcinoma
Deepak Raj, Ming-Hsin Yang, David Rodgers, Eric N Hampton, Julfa Begum, Arif Mustafa, Daniela Lorizio, Irene Garces, David Propper, James G Kench, Travis S Young, Alexandra Aicher, Christopher Heeschen
Gut Aug 2018, gutjnl-2018-316595; DOI: 10.1136/gutjnl-2018-316595

Fonte: UNSW – Sydney

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Nuovo modo per spezzare il circolo vizioso del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2018

I ricercatori dell’Università di Toronto hanno identificato una proteina chiamata NUAK2, prodotta dalle cellule tumorali per potenziare la loro proliferazione e la cui presenza nei tumori è associata a prognosi sfavorevole. Scrivendo sulla rivista “Nature Communications“, i ricercatori dimostrano che il blocco di NUAK2 rallenta la crescita delle cellule cancerogene, alimentando la speranza che possa essere sviluppato un farmaco per curare i pazienti.

Cancer-cell
Killer T cells surround a cancer cell. Credit: NIH

Abbiamo esaminato il cancro alla vescica e abbiamo scoperto che un sottogruppo di pazienti ha alti livelli di proteina NUAK2 nei loro tumori, che sono tumori di alto grado“, dice la prof.ssa Liliana Attisano.
In particolare è stato scoperto il ruolo di NUAK2 nelle proteine ​​conosciute per il cancro chiamate YAP e TAZ. Altamente attive in molti tumori, YAP/TAZ lavorano attaccandosi al DNA per attivare geni che promuovono la proliferazione cellulare. NUAK2 si è rivelato essere uno dei geni che è stato attivato da YAP/TAZ; e inaspettatamente si è scoperto che codifica una proteina che aiuta a trasportare ancor più YAP/TAZ nel nucleo della cellula, dove è conservato il DNA, per sostenere ulteriormente la crescita anormale delle cellule.

Bloccando la proteina NUAK2, sia attraverso farmaci che mutando il gene che la codifica, i ricercatori sono stati in grado di rallentare l’espansione delle cellule del cancro al seno in vitro e di ridurre i tumori al seno nei topi, rispettivamente. Un approccio simile potrebbe mirare a tumori di alto grado nei pazienti.

L’obiettivo finale è trovare un farmaco che funzioni sulle persone“, ha detto la prof.ssa Attisano.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
A feed forward loop enforces YAP/TAZ signaling during tumorigenesis
Mandeep K. Gill, Tania Christova, Ying Y. Zhang, Alex Gregorieff, Liang Zhang, Masahiro Narimatsu, Siyuan Song, Shawn Xiong, Amber L. Couzens, Jiefei Tong, Jonathan R. Krieger, Michael F. Moran, Alexandre R. Zlotta, Theodorus H. van der Kwast, Anne-Claude Gingras, Frank Sicheri, Jeffrey L. Wrana & Liliana Attisano.
Nature Communications volume 9, Article number: 3510 (2018) DOI: 10.1038 / s41467-018-05939-2

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Cancro, via libera in Europa alla rivoluzionaria terapia cellulare CAR-T.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2018

La cura per i tumori chiamata ‘Car T‘, acronimo di Chimeric antigen receptor T cell, si basa sull’uso delle cellule T (linfociti T) del paziente ‘addestrate’ a riconoscere quelle tumorali, è arrivata in Europa. La Commissione Ue ha infatti approvato il tisagenlecleucel, la prima terapia basata su questa tecnica, per due neoplasie.

Il via libera, spiega il comunicato dell’azienda Novartis che l’ha messa a punto, è arrivato per la leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) negli adulti, e in entrambi i casi va usata per le forme che non rispondono alle terapie tradizionali. La Cart-t therapy consiste nel prelevare i linfociti T del paziente, un tipo di cellule del sistema immunitario, modificandoli perché riconoscano le cellule tumorali e poi reinfondendoli dopo averli fatti replicare.

kymriah

L’approvazione di Kymriah® (tisagenlecleucel, formerly CTL019) rappresenta una svolta trasformativa per i pazienti in Europa che hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche – ha affermato Liz Barrett, CEO di Novartis Oncology – Perseguendo tenacemente il suo obiettivo di ridisegnare la cura del cancro, Novartis sta realizzando un’infrastruttura globale per la fornitura di terapie cellulari CAR-T, laddove prima non ne esisteva alcuna“.

Per i pazienti della UE, la disponibilità di tisagenlecleucel rappresenta un progresso senza precedenti del paradigma terapeutico – spiega Peter Bader del’University Hospital for Children and Adolescents di Frankfurt/Main, che ha coordinato uno degli studi clinici sulla terapia -, e costituisce inoltre una terapia salvavita per i giovani pazienti con LLA che non sono stati trattati con successo con le terapie esistenti e per i quali sono rimaste poche opzioni terapeutiche”.

Comunicato stampa:
Novartis receives European Commission approval of its CAR-T cell therapy, Kymriah® (tisagenlecleucel)

KYMRIAH, www.KYMRIAH.com

Treatment of Relapsed/Refractory Acute Lymphoblastic Leukemia in Adults.”
Ronson, A., Tvito, A., Rowe, JM.,
Current Oncology Reports, 2016 Jun;18(6):39. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27207612. Accessed August 2018

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Il metabolismo dell’azoto perturbato potrebbe causare il cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2018

L’azoto è un elemento fondamentale di tutte le proteine ​​del corpo, l’RNA e il DNA, quindi i tumori cancerosi sono avidi di questo elemento. I ricercatori del Weizmann Institute of Science, in collaborazione con i colleghi del National Cancer Institute ed altri, hanno ora dimostrato che in molti tumori, il metabolismo dell’azoto del paziente viene alterato, producendo cambiamenti rilevabili nei fluidi corporei e contribuendo all’emergere di nuove mutazioni nel tessuto canceroso. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Cell, potrebbero in futuro facilitare la diagnosi precoce del cancro e aiutare a prevedere il successo dell’immunoterapia.

pyrimidine

Quando il corpo fa uso di azoto, genera dagli avanzi una sostanza di rifiuto azotata chiamata urea in una catena di reazioni biochimiche che si verificano nel fegato, che sono conosciute come il ciclo dell’urea. Come risultato di questo ciclo, l’urea viene espulsa nel flusso sanguigno e successivamente viene espulsa dal corpo nelle urine.

Uno degli enzimi del ciclo dell’urea è stato inattivato in molti tumori cancerosi, aumentando la disponibilità di azoto per la sintesi di una sostanza organica chiamata pirimidina, che a sua volta, supporta l’RNA e la sintesi del DNA e la crescita cancerosa.
In questo studio il team del prof. Ayelet Erez ha identificato un numero di alterazioni su precisi enzimi del ciclo dell’urea, che insieme aumentano la disponibilità di composti azotati per la sintesi di pirimidina. Queste alterazioni portano ad un aumento dei livelli di pirimidina nel tumore predisponendo le mutazioni del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Urea Cycle Dysregulation Generates Clinically Relevant Genomic and Biochemical Signatures
Joo Sang Lee, Lital Adler, Hiren Karathia, Narin Carmel,….. Eytan Ruppin, Ayelet Erez
Cell Published:August 09, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.07.019

Fonte: Weizmann Institute of Science

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Identificati i geni associati al rischio di cancro al seno aggressivo.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sul “Journal of National Cancer Institute” ha identificato specifici geni associati ad un aumentato rischio di carcinoma mammario triplo negativo, fornendo le basi per una migliore gestione del rischio.

Il carcinoma mammario triplo negativo è un tipo di cancro aggressivo che non può essere trattato con le terapie più comuni. Rappresenta il 15% del cancro al seno nella popolazione caucasica e il 35% nella popolazione afroamericana. È anche associato a un elevato rischio di recidiva e a un basso tasso di sopravvivenza a cinque anni.

Triple-breast-cancer

I test genetici della linea germinale possono identificare le donne ad aumentato rischio di cancro al seno valutando se ci sono cambiamenti genetici, spesso ereditati da un genitore, che aumentano il rischio di alcuni tumori.
I ricercatori hanno eseguito test genetici su 10.901 pazienti con carcinoma mammario triplo negativo da due studi. Per 8753 pazienti sono stati testati 21 geni e per i restanti 2148 pazienti sono stati testati 17 geni.

Tra i geni testati, i ricercatori hanno scoperto che le alternanze nei geni BARD1, BRCA1, BRCA2, PALB2 e RAD51D erano associate ad alto rischio di carcinoma mammario triplo negativo.
I risultati del nostro studio che dimostrano che i geni multipli causano un aumento del rischio di carcinoma mammario triplo negativo dovrebbero aiutare nella gestione clinica delle donne che hanno ereditato mutazioni in questi geni“, ha detto il prof. Fergus J. Couch.

Leggi abstract dell’articolo:
Triple-Negative Breast Cancer Risk Genes Identified by Multigene Hereditary Cancer Panel Testing
Hermela Shimelis,……..Eric C Polley, Jill S Dolinsky, Fergus J Couch.
JNCI: Journal of the National Cancer Institute (2018) Published: 07 August 2018. DOI: 10.1093/jnci/djy106

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Svelati i fattori genetici della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su luglio 31, 2018

Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Genova e dell’Università di Verona, guidati rispettivamente da Antonio Puccetti e Claudio Lunardi hanno svelato i fattori genetici che esistono dei fattori genetici che determinano lo sviluppo della malattia psoriasica nella sua forma cutanea, osteoarticolare (artrite psoriasica) e metabolica. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista ” pubblicato su “Frontiers in Immunology“.

psoriatic-arthritis

La malattia psoriasica è considerata una malattia immuno-metabolica in quanto si associa spesso a sindrome metabolica, caratterizzata da obesità addominale, ipertensione, dislipidemia aterogenica, diabete di tipo 2 dell’adulto, insulino-resistenza e steatosi epatica non alcolica.
L’origine è ancora ignota e dipende dalla combinazione di fattori ambientali, genetici, epigenetici (ossia caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del Dna).

Spiega il prof. Puccetti: “abbiamo potuto identificare 4 geni regolatori (LINC00909, LINC00657 EPB41L4A-AS1, 11-539L10.3) che sono in grado di controllare tutti i diversi aspetti della malattia: la componente cutanea, quella articolare e la sindrome metabolica che spesso vi si associa“.

Questo studio è “molto importante perché dimostra che ‘geni non codificanti’ determinano l’insorgenza della malattia psoriasica e apre interessanti prospettive per l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la messa a punto di un trattamento personalizzato”, afferma il prof. Lunardi.

Leggi abstract dell’articolo:
Long Non-Coding RNAs Play a Role in the Pathogenesis of Psoriatic Arthritis by Regulating MicroRNAs and Genes Involved in Inflammation and Metabolic Syndrome
Marzia Dolcino, Andrea Pelosi, Piera Filomena Fiore, Giuseppe Patuzzo, Elisa Tinazzi, Claudio Lunardi and Antonio Puccetti
Front. Immunol., 16 July 2018 | https://doi.org/10.3389/fimmu.2018.01533

Fonte: LeScienze

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SLA: studi clinici per nuova terapia.

Posted by giorgiobertin su luglio 17, 2018

Una nuova ricerca condotta dalla Washington University School of Medicine in St. Louis indica che una terapia sperimentale per una forma ereditaria di SLA estende la sopravvivenza e inverte i segni di danno neuromuscolare nei topi e nei ratti. I risultati, pubblicati su “The Journal of Clinical Investigation“, hanno portato a due studi clinici di fase uno per indagare se il farmaco potrebbe giovare alle persone con SLA la cui malattia è causata da mutazioni in un gene chiamato SOD1.

SLA
New research at Washington University School of Medicine in St. Louis shows the drug extends survival and reverses some neuromuscular damage in mice and rats and may help people whose disease is caused by mutations in the gene SOD1.

Questo farmaco ha avuto un effetto impressionante nei topi e nei ratti con solo una o due dosi“, ha detto Timothy Miller, Professor of Neurology presso la Washington University. “Non sappiamo ancora se questo funziona nelle persone, ma siamo molto fiduciosi. Abbiamo completato la prima fase dei test di sicurezza e ora stiamo lavorando per trovare la giusta dose“.

In collaborazione con Ionis Pharmaceuticals, Miller e colleghi hanno testato composti basati sul DNA che bloccano nel corpo la produzione della proteina SOD1.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Antisense oligonucleotides extend survival and reverse decrement in muscle response in ALS models
Alex McCampbell, … , Eric E. Swayze, Timothy M. Miller
J Clin Invest. Published July 16, 2018. https://doi.org/10.1172/JCI99081

More information about the trial (number NCT02623699) can be found at clinicaltrials.gov.

Fonte: Washington University School of Medicine

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Editing genetico per abbassare il colesterolo nelle scimmie

Posted by giorgiobertin su luglio 10, 2018

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Biotechnology“, afferma che le persone ad alto rischio di malattie cardiache a causa dei loro eccessivi livelli di colesterolo potrebbero presto avere un trattamento alternativo sicuro ed efficace nell’editing genico.

ipercolesterolemia

L’ipercolesterolemia mette le persone ad un rischio estremamente elevato di malattia coronarica a causa dell’elevato accumulo di colesterolo nel sangue. Per curare questa patologia vengono usate le statine. Nei casi di ipercolesterolemia ereditaria si dovrà ricorrere a un altro tipo di farmaco chiamato inibitori PCSK9.
Questo trattamento però richiede iniezioni ripetute e alcuni pazienti non tollerano il farmaco.

Ora i ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia,hanno dimostrato che l’editing del genoma può abbassare i livelli di colesterolo nelle scimmie rhesus. In particolare i ricercatori hanno progettato un enzima che individua e disattiva il gene PCSK9 . Hanno usato un vettore di virus adeno-associato (AAV) per trasportare questo enzima nei fegati delle scimmie. Il fegato trasporta la maggior parte della responsabilità per la rimozione del colesterolo eccessivo.

I risultati aprono le porte ad un trattamento alternativo dell’ipercolesterolemia.

Leggi abstract dell’articolo:
Meganuclease targeting of PCSK9 in macaque liver leads to stable reduction in serum cholesterol
Lili Wang, Jeff Smith[…]James M Wilson
Nature Biotechnology 09 July 2018

Fonte: Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania

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Nuovo metodo per trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2018

I ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e Karolinska Institutet, in Svezia, sono riusciti per la prima volta a convertire le cellule della pelle umana in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula.

CRISPR-Stem-Cells

Lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka aveva fatto per primo la scoperta, guadagnandosi il premio Nobel nel 2012: le cellule della pelle adulta possono essere convertite in cellule tipiche dei primi embrioni, le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Questo processo è chiamato riprogrammazione.
Fino ad ora, la riprogrammazione è stata possibile solo introducendo i geni critici per la conversione, chiamati fattori Yamanaka, artificialmente nelle cellule della pelle dove normalmente non sono affatto attivi.

Ora i ricercatori sono riusciti per la prima volta a trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula. Ciò è stato ottenuto utilizzando la tecnologia di modifica dei geni, chiamata CRISPRa, che può essere diretta ad attivare i geni. Il metodo utilizza una versione smussata del “gene forbici” di Cas9 che non taglia il DNA e può quindi essere usato per attivare l’espressione genica senza mutare il genoma.

CRISPR/Cas9 può essere usato per attivare i geni. “Abbiamo dimostrato che è possibile progettare un sistema di attivatori CRISPR che consenta una solida riprogrammazione dell’iPC”, dice il professor Timo Otonkoski. “Usando questa tecnologia, sono state ottenute cellule staminali pluripotenti che somigliavano molto strettamente alle prime cellule embrionali“.

Leggi asbtract dell’articolo:
Human pluripotent reprogramming with CRISPR activators
Jere Weltner, Diego Balboa, Shintaro Katyama, Maxim Bespalov, Kaarel Krjutškov, Eeva-Mari Jouhilahti, Ras Trokovic, Juha Kere and Timo Otonkoski.
Nature Communications 6th July, 2018. DOI 10.1038/s41467-018-05067-x

Fonte: Università di Helsinki

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Scoperto un gene chiave nella regolazione della risposta immunitaria.

Posted by giorgiobertin su luglio 3, 2018

L’agenzia scientifica nazionale australiana CSIRO ha identificato un nuovo gene che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della risposta immunitaria dell’organismo alle infezioni e alle malattie.

Il gene, chiamato C6orf106 o “C6“, controlla la produzione di proteine ​​coinvolte in malattie infettive, cancro e diabete. Il gene esiste da 500 milioni di anni, ma il suo potenziale è compreso solo ora.

C6-gene
The C6orf106 or “C6” gene.

Il nostro sistema immunitario produce proteine ​​chiamate citochine che aiutano a fortificare il sistema immunitario e lavorano per impedire che virus e altri agenti patogeni si riproducano e causino malattie”, ha detto il prof. Cameron Stewart, del CSIRO.
C6 regola questo processo disattivando la produzione di alcune citochine per impedire alla nostra risposta immunitaria di andare fuori controllo”.

Le citochine regolate da C6 sono implicate in una varietà di malattie tra cui il cancro, il diabete e i disturbi infiammatori come l’artrite reumatoide” afferma Cameron.
La scoperta, pubblicata sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“, aiuta a migliorare la nostra comprensione del nostro sistema immunitario, e si spera che questa comprensione consentirà agli scienziati di sviluppare nuove terapie più mirate.

Leggi il full text dell’articolo:
C6orf106 is a novel inhibitor of the interferon-regulatory factor 3-dependent innate antiviral response.
Rebecca L. Ambrose, Yu Chih Liu, Timothy E. Adams, Andrew G. D. Bean, and Cameron R. Stewart
J. Biol. Chem. jbc.RA117.001491. doi:10.1074/jbc.RA117.001491

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Un nuovo legame tra cancro e invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2018

Gli scienziati dell’ Hollings Cancer Center della Medical University of South Carolina hanno scoperto che le cellule tumorali del polmone umano resistono alla morte controllando parti del processo di invecchiamento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“.

Man mano che le cellule normali invecchiano, le punte dei loro cromosomi, chiamate telomeri, possono iniziare a rompersi, che è un segnale per la morte della cellula. Questo sembra essere parte del processo di invecchiamento nelle cellule normali. Tuttavia, le cellule tumorali hanno sviluppato un modo per impedire che i loro telomeri cadano a pezzi, il che le aiuta a vivere molto più a lungo rispetto alle cellule normali. La lunga vita delle cellule tumorali è parte di ciò che consente loro di crescere e diffondersi in tutto il corpo.

Ogretmen
These laboratory images show induction of telomere damage induction (yellow in merged images). Photo courtesy Besim Ogretmen

Gli scienziati hanno scoperto che vari tipi di cellule tumorali hanno bassi livelli di una proteina chiamata p16. I ricercatori hanno usato un inibitore di enzimi chimici per causare danni ai telomeri in diversi tipi di cellule tumorali, comprese le cellule del cancro al polmone. L’inibitore, ABC294640, agisce in un modo che impedisce alle cellule tumorali di proteggere i loro telomeri, inibendo un enzima chiamato sfingosina chinasi 2. Questa inibizione ha dimostrato la rottura dei telomeri.

Come risultato di questa inibizione enzimatica, i telomeri sono stati danneggiati, con conseguente morte delle cellule tumorali quando i livelli di p16 erano bassi o assenti. Tuttavia, le cellule tumorali con alti livelli di p16 sono state in grado di sfuggire alla morte e sono rimaste biologicamente inattive, il che era un segno di invecchiamento.

Siamo entusiasti del fatto che esista almeno un meccanismo che può aiutarci a capire in che modo l’invecchiamento è associato a un rischio più elevato di cancro“, ha affermato il prof. Ogretmen.
L’inibitore utilizzato nello studio potrebbe aiutare a combattere il cancro a molti livelli. Il team ha già identificato la dose più sicura da utilizzare nei pazienti e sta pianificando uno studio clinico di fase 2 utilizzando ABC294640 in pazienti con un tipo di carcinoma epatico denominato carcinoma epatocellulare.

Leggi abstract dell’articolo:
Balance between senescence and apoptosis is regulated by telomere damage–induced association between p16 and caspase-3
Shanmugam Panneer Selvam, Braden M. Roth, Rose Nganga, Jisun Kim, Marion A. Cooley, Kristi Helke, Charles D. Smith, and Besim Ogretmen
J. Biol. Chem. 2018 293: 9784. doi:10.1074/jbc.RA118.003506

ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02939807

Fonte: Hollings Cancer Center – Medical University of South Carolina

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Un enzima del corpo umano impedisce ai virus di replicarsi.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

Un team di ricercatori ha identificato la modalità di azione della viperina, un enzima presente in natura negli esseri umani e in altri mammiferi che è noto per avere effetti antivirali su virus come il Nilo occidentale, l’epatite C, la rabbia e l’HIV. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature“, potrebbe consentire ai ricercatori di sviluppare un farmaco che induca il corpo umano a produrre questa molecola, come terapia ad ampio spettro per una serie di virus.


Antiviral compound made inside human body could form basis for new drugs – Cameron & Jose

I ricercatori hanno rivelato che la viperina catalizza una reazione importante che porta alla creazione di una molecola chiamata ddhCTP. Il team della Pennsylvania State University e della Albert Einstein College of Medicine, ha mostrato gli effetti di ddhCTP sulla capacità del virus di replicare il suo materiale genetico. Sorprendentemente, la molecola agisce in modo simile ai farmaci che sono stati sviluppati per trattare virus come HIV ed epatite C.  con una migliore comprensione di come la viperina impedisce ai virus di replicarsi.

Per verificare l’efficacia di ddhCTP, il gruppo di ricerca ha dimostrato che la molecola inibiva le RNA polimerasi del virus della febbre Dengue (una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue), del virus del Nilo occidentale, febbre gialla, encefalite giapponese ed epatite, che sono tutte di un gruppo di virus chiamati flavivirus (genere di virus a RNA a singolo filamento positivo (+)ssRNA appartenenti alla famiglia Flaviviridae).

A differenza di molti dei nostri attuali farmaci, ddhCTP è codificato dalle cellule degli umani e di altri mammiferi”, ha affermato la prof.ssa Cameron. “Abbiamo sintetizzato analoghi nucleotidici per anni, ma qui vediamo che la natura ci ha battuto e creato un analogo nucleotidico che può trattare un virus nelle cellule viventi e non mostra alcuna tossicità fino ad oggi. Se verrà confermato che funziona, probabilmente la natura ci ha pensato, ci ha dato un modello per creare un composto antivirale potente e sicuro.”

Il prossimo passo è testare il composto contro un’ampia gamma di virus.

Leggi abstract dell’articolo:
A naturally occurring antiviral ribonucleotide encoded by the human genome.
Anthony S. Gizzi, Tyler L. Grove, Jamie J. Arnold, Joyce Jose, Rohit K. Jangra, Scott J. Garforth, Quan Du, Sean M. Cahill, Natalya G. Dulyaninova, James D. Love, Kartik Chandran, Anne R. Bresnick, Craig E. Cameron & Steven C. Almo
Nature Published: 20 June 2018

Fonti: Pennsylvania State University – Albert Einstein College of Medicine

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Alzheimer: “Forte evidenza” di coinvolgimento dei virus.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Uno studio primo nel suo genere condotto dai ricercatori dell’Arizona State University-Banner Neurodegenerative Disease Research Center (NDRC) e i loro colleghi dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai chiarito i meccanismi attraverso cui gli agenti infettivi possono svolgere ruoli importanti nella malattia di Alzheimer (AD).

Per raggiungere questo obiettivo, il team ha capitalizzato i dati sul sequenziamento del DNA e dell’RNA da 622 donatori cerebrali con le caratteristiche cliniche e neuropatologiche del morbo di Alzheimer e 322 donatori cerebrali senza la malattia.
Nel presente studio, i ricercatori hanno esplorato la presenza virale in 6 regioni chiave del cervello che sono note per essere altamente vulnerabili alle devastazioni dell’AD.
Lo studio ha identificato alti livelli di herpesvirus umano (HHV) 6A e 7 in campioni di cervello che mostrano segni di neuropatologia AD, rispetto ai livelli più bassi trovati nel cervello normale.


Two strains of human herpesvirus—human herpesvirus 6A (HHV-6A) and human herpesvirus 7 (HHV-7) —are found in the brains of people with Alzheimer’s disease at levels up to twice as high as in those without Alzheimer’s, researchers from the Icahn School of Medicine at Mount Sinai report.

Siamo stati in grado di utilizzare una vasta gamma di approcci di biologia di rete per mettere a confronto il modo in cui questi virus potrebbero interagire con geni umani che sappiamo essere rilevanti per l’Alzheimer“, ha detto il prof. Readhead.
Non penso che possiamo rispondere se gli herpesvirus sono una causa primaria della malattia di Alzheimer, ma è chiaro che sono perturbanti e partecipano a reti che sono direttamente alla base della fisiopatologia del morbo di Alzheimer” – affermano i ricercatori.

Siamo entusiasti della possibilità di trarre vantaggio da questo approccio per aiutare nella comprensione scientifica, trattamento e prevenzione dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative” – afferma Michelle Ehrlich, Professor of Neurology, Pediatrics, and Genetics and Genomics Sciences.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiscale Analysis of Independent Alzheimer’s Cohorts Finds Disruption of Molecular, Genetic, and Clinical Networks by Human Herpesvirus
Ben Readhead, Jean-Vianney Haure-Mirande, Cory C. Funk, Matthew A. Richards, Paul Shannon, Vahram Haroutunian, Mary Sano, Winnie S. Liang, Noam D. Beckmann, Nathan D. Price, Eric M. Reiman, Eric E. Schadt, Michelle E. Ehrlich, Sam Gandy, Joel T. Dudley.
Neuron 2018 giu. 21,  DOI: https://doi.org/10.1016/j.neuron.2018.05.023

Fonte: Icahn School of Medicine del Monte Sinai

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Scoperta la molecola chiave dell’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2018

Ogni cellula e ogni organismo invecchia prima o poi. Ma perché è così? Gli scienziati del German Cancer Research Center di Heidelberg hanno scoperto per la prima volta una proteina che rappresenta un punto di svolta nel processo di invecchiamento. Controlla la durata della vita di un individuo, dalla mosca all’essere umano. Ciò apre nuove possibilità per lo sviluppo di terapie contro le malattie legate all’età.

Invecchiamento

Lo stress ossidativo causa l’invecchiamento delle cellule e di interi organismi. I ricercatori hanno scoperto il regolatore chiave responsabile della quantità di molecole reattive dell’ossigeno, nocive che accelerano il processo di invecchiamento: si tratta di una molecola proteica chiamata TXNIP (thioredoxin-interacting protein).
Il TRX-1 ha dimostrato di svolgere un ruolo nella protezione del DNA dallo stress ossidativo e nel rallentamento dei processi di invecchiamento. Il suo antagonista TXNIP inibisce la thioredoxin-1 e quindi assicura che le molecole di ossigeno reattive vengano mantenute.

Il prof. Krammer e il suo team sono convinti che TXNIP sia un regolatore chiave per l’invecchiamento. “Gli scienziati hanno scoperto centinaia di geni che sono in qualche modo legati al processo di invecchiamento”. “Ma è sufficiente spegnere TXNIP per ritardare l’invecchiamento, allo stesso modo, l’invecchiamento può essere accelerato se le cellule producono TXNIP.” Questo rende la molecola interessante per intervenire nel processo di invecchiamento in futuro.

Leggi abstract dell’articolo:
Enhanced expression of thioredoxin-interacting-protein regulates oxidative DNA damage and aging,
Tina Oberacker Jörg Bajorat Sabine Ziola Anne Schroeder Daniel Röth Lena Kastl Bruce A. Edgar Wolfgang Wagner Karsten Gülow Peter H. Krammer
FEBS Letters (2018). DOI: 10.1002/1873-3468.13156

Fonte: German Cancer Research Center di Heidelberg

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Le mutazioni genetiche associate al cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2018

I ricercatori della Mayo Clinic in una ricerca pubblicata sulla rivista Jama, hanno scoperto sei geni contenenti mutazioni che possono essere tramandate nelle famiglie, aumentando sostanzialmente il rischio di una persona di avere il cancro del pancreas.

Attualmente, gli operatori sanitari offrono test genetici solo a pazienti affetti da cancro al pancreas con una storia familiare di malattia. “Questo studio fornisce i dati più completi fino ad oggi supportando i test genetici per tutti i pazienti affetti da cancro al pancreas“, afferma il prof. Fergus Couch. “Questo è il primo studio che fornisce stime sull’entità del rischio di cancro associato a ciascun gene e indica che la storia familiare da sola non può predire chi ha queste mutazioni”.

DNA-test

I test genetici sono stati condotti su 3.030 pazienti pancreatici, i risultati del test di 21 geni del cancro sono stati confrontati con risultati simili da più di 123.000 pazienti senza carcinoma pancreatico. Lo studio ha individuato sei geni chiaramente collegati ad un aumentato rischio di cancro al pancreas: BRCA1, BRCA2, CDKN2A, TP53, MLH1 e ATM.

La conclusione di questo studio è che ora abbiamo una migliore comprensione molecolare delle cause genetiche del cancro del pancreas” – afferma il prof. Raed Samara.

Leggi abstract dell’articolo:
Association Between Inherited Germline Mutations in Cancer Predisposition Genes and Risk of Pancreatic Cancer.
Hu C, Hart SN, Polley EC, et al.
JAMA. 2018;319(23):2401–2409. doi:10.1001/jama.2018.6228

Editorial
Germline Genetic Testing for Pancreatic Ductal Adenocarcinoma at Time of Diagnosis
Sapna Syngal, MD, MPH; C. Sloane Furniss, PhD

Fonte: Mayo Clinic

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Cancro alla prostata: scoperti nuovi marcatori genetici.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2018

Un team internazionali di ricercatori coordinati dal professore Frederick R. Schumacher del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, ha identificato 63 nuove varianti genetiche che potrebbe indicare un rischio maggiore di cancro alla prostata negli uomini.

Lo studio e i risultati sono stati pubblicati su “Nature Genetics”.

prostate cancer loci

I marcatori genetici – noti anche come polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) – sono rilevati a livello del DNA. Schumacher e colleghi hanno esaminato le sequenze di DNA di circa 140.000 uomini di discendenza europea, compresi i dati di precedenti studi. Circa 80.000 di questi uomini avevano il cancro alla prostata, mentre gli altri 60.000 non avevano alcuna evidenza della malattia.

Con questi dati, sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici in quelli con carcinoma della prostata – marcatori che non compaiono nel DNA degli uomini senza la malattia.
I nostri risultati ci permetteranno di identificare quali uomini dovrebbero sottoporsi a screening PSA precoci e regolari e questi risultati potrebbero eventualmente influenzare le decisioni di trattamento“, afferma il professore Schumacher.

i ricercatori stanno anche esaminando i cambiamenti genetici negli uomini di diverse razze, compresi gli afroamericani e quelli di origine asiatica.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […] Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018 doi:10.1038/s41588-018-0142-8

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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Identificati i marcatori genetici per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Un team internazionale di ricercatori esperti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Canada, Germania, Cina, Finlandia, Belgio, Spagna, Polonia, Malesia e Croazia, coordinati dagli scienziati dell’University of Southern California – USC ha trovato decine di nuovi marcatori genetici nel codice del DNA che aumentano il rischio di cancro alla prostata – una conoscenza potente che probabilmente si rivelerà utile per rilevare e prevenire la malattia.
Concentrandosi sul DNA di oltre 140.000 uomini in tutto il mondo, i ricercatori sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata.

Genetic-markers-prostate-cancer
Cancer in the prostate gland, seen here in yellow, is common for older men. A team including USC scientists found telltale genetic traits to predict men who are most at risk. (Photo/Science Source)

Questa non è una cura, ma le informazioni possono aiutare a identificare gli uomini ad alto rischio di sviluppare il cancro alla prostata che possono beneficiare di uno screening avanzato e di una prevenzione futura mirata“, ha detto il prof. Christopher A. Haiman.
Per identificare i marcatori genetici associati al rischio di cancro alla prostata, i ricercatori hanno usato “OncoArray“, una nuova analisi del DNA, per confrontare più di mezzo milione di cambiamenti a singola lettera nel codice del DNA di quasi 80.000 uomini con cancro alla prostata e più di 61.000 uomini senza la malattia.

Abbiamo la capacità di identificare gli uomini a maggior rischio di cancro alla prostata”, ha detto Haiman. “Ora abbiamo bisogno di capire come usare questa informazione genetica per prevenire la malattia“.
Molte delle nuove varianti genetiche sono state trovate nella regione dei geni coinvolti nella comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e altre cellule del corpo. Ciò implica che gli errori genetici nei percorsi immunitari possono influenzare il rischio di cancro alla prostata, che potrebbe avere importanti implicazioni per il potenziale trattamento futuro del cancro alla prostata con le immunoterapie.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […]Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018

Fonte: University of Southern California – USC

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Scoperte le armi segrete di un gene chiave per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2018

Il professore Marco Herold e il professor Andreas Strasser del Walter and Eliza Hall Institute hanno condotto uno studio, pubblicato su “Nature Medicine“, dove spiegano come il gene P53 è in grado di prevenire la crescita del cancro.

I risultati hanno rivelato che un gruppo speciale di geni che funzionano all’interno del normale processo di riparazione del DNA del corpo erano vitali per l’efficacia di p53. Queste nuove informazioni potrebbero aiutare i medici a identificare meglio i pazienti con un aumentato rischio di sviluppare determinati tumori. Potrebbe anche aiutare a sviluppare trattamenti più sicuri e più efficaci per i pazienti.

Strasser-team
Professor Andreas Strasser, associate professor Marco Herold and Dr. Ana Janic from the Walter and Eliza Hall Institute. Credit: The Walter and Eliza Hall Institute

E’ una scoperta eccitante e senza precedenti, abbiamo trovato che il gene di riparazione del DNA MLH1 e altri geni di riparazione del DNA, sono fondamentali per la capacità di p53 di prevenire lo sviluppo di linfomi a cellule B”, ha detto il Dr. Janic.

E’ stato sorprendente scoprire che la perdita del gene di riparazione del DNA MLH1 ha impedito al p53 di funzionare correttamente, causando lo sviluppo del linfoma e, quando l’MLH1 è stata riposizionato, lo sviluppo del tumore si è bloccato.

Ad esempio, se un paziente ha un linfoma con una mutazione che disabilita il meccanismo di riparazione del DNA, i medici ora sapranno di evitare alcuni trattamenti dannosi per il DNA, come la chemioterapia, che potrebbe solo rendere il cancro più aggressivo” – concludono i ricercatori.
Ricordiamo che il 50% di tutti i tumori nel mondo si verificano a causa del fatto che p53 non funziona come dovrebbe.

Leggi abstract dell’articolo:
DNA repair processes are critical mediators of p53-dependent tumor suppression
Ana Janic, Liz J. Valente, Matthew J. Wakefield, Leon Di Stefano, Liz Milla, Stephen Wilcox, Haoyu Yang, Lin Tai, Cassandra J. Vandenberg, Andrew J. Kueh, Shinsuke Mizutani, Margs S. Brennan, Robyn L. Schenk, Lisa M. Lindqvist, Anthony T. Papenfuss, Liam O’Connor, Andreas Strasser & Marco J. Herold
Nature Medicine, Published:11 June 2018. DOI: 10.1038/s41591-018-0043-5

Fonte: Walter and Eliza Hall Institute

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