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Posts Tagged ‘genetica’

La perdita di due geni porta al cancro del colon-retto.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2018

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori del Sanford Burnham Prebys (SBP) Medical Discovery Institute di La Jolla, CA, suggerisce che la perdita di due geni può guidare una forma aggressiva di cancro del colon-retto e propone una combinazione di due composti che possono arrestare la crescita del tumore.
I due geni sono responsabili della codifica della proteina chinasi C lambda/iota e della proteina chinasi C zeta, rispettivamente.

DNA-Sanford-Brunham-Prebys

La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Immunity“.

Nei topi, gli scienziati hanno anche scoperto che la perdita dei due geni attivava il tessuto intorno al tumore e provocava una proteina chiamata PD-L1 ad infiltrarsi in questo tessuto. Le cellule tumorali spesso sovraesprimono la PD-L1 perché la proteina aiuta le cellule a sfuggire al sistema immunitario.

Successivamente, i ricercatori hanno applicato un composto – chiamato inibitore del recettore del TGF-beta – che ha disattivato il tessuto circostante il tumore, insieme a una sostanza chiamata anti-PD-L1 che ha riattivato il sistema immunitario.

Questo trattamento combinato ha ridotto i tumori e ridotto il loro numero. “I nostri risultati identificano sia un trattamento di combinazione promettente per il cancro del colon-retto seghettato e potenziali biomarcatori che possono identificare questo sottotipo di cancro – entrambi sono estremamente importanti” – afferma il Prof. Jorge Moscat.

Il Prof. Moscat e colleghi avevano precedentemente scoperto che l’espressione di uno dei due geni – la proteina chinasi C lambda/iota – è ridotta anche nelle persone che vivono con IBD. Dai risultati di questa ricerca è possibile spiegare perché le persone con IBD sono a più alto rischio di sviluppare il cancro del colon-retto.

Leggi abstract dell’articolo:
Simultaneous Loss of Both Atypical Protein Kinase C Genes in the Intestinal Epithelium Drives Serrated Intestinal Cancer by Impairing Immunosurveillance
Yuki Nakanishi, Angeles Duran, Antoine L’Hermitte, Phillip M. Shelton, … Jorge Moscat
Immunity Available online 11 December 2018 https://doi.org/10.1016/j.immuni.2018.09.013

Fonte: Sanford Burnham Prebys (SBP) Medical Discovery Institute di La Jolla, CA

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Studio genetico sull’epilessia indica nuove potenziali terapie.

Posted by giorgiobertin su dicembre 12, 2018

Il più grande studio di questo tipo, condotto da ricercatori internazionali tra cui gli scienziati dell’RCSI (Royal College of Surgeons in Irlanda), ha scoperto 11 nuovi geni associati all’epilessia.

La ricerca è pubblicata su “Nature Communications“, migliora notevolmente la conoscenza delle cause biologiche sottostanti all’epilessia e può contribuire allo sviluppo di nuovi trattamenti per questa patologia.

genes-epilepsy

I ricercatori hanno confrontato il DNA di oltre 15.000 persone con epilessia al DNA di 30.000 persone senza epilessia. Ciò ha creato una migliore comprensione dei fattori genetici che contribuiscono alle forme più comuni di questa condizione, ei risultati hanno triplicato il numero di associazioni genetiche conosciute per l’epilessia e hanno implicato 11 nuovi geni.

I ricercatori hanno anche scoperto che la maggior parte degli attuali farmaci antiepilettici bersaglia direttamente uno o più geni associati e identifica altri 166 farmaci che fanno lo stesso. Questi farmaci sono nuovi candidati promettenti per la terapia dell’epilessia poiché prendono direttamente di mira le basi genetiche della malattia.

Leggi il full text dell’articolo:
Genome-wide mega-analysis identifies 16 loci and highlights diverse biological mechanisms in the common epilepsies.
The International League Against Epilepsy Consortium on Complex Epilepsies.
Nature Communications, 2018 DOI: 10.1038/s41467-018-07524-z

Fonte: RCSI (Royal College of Surgeons)

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Scoperta la firma molecolare comune a molti tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2018

Un test rapido e facile sviluppato dai ricercatori dell’University of Queensland per rilevare il cancro da campioni di sangue o biopsia potrebbe alla fine portare a un nuovo approccio alla diagnosi del paziente.

Researchers smaller-Trau

I ricercatori coordinati dal professor Matt Trau hanno scoperto una nanostruttura di DNA unica che sembra essere comune a tutti i tumori.
Questa esclusiva firma del DNA su scala nanometrica è apparsa in tutti i tipi di tumore al seno che abbiamo esaminato e in altre forme di cancro tra cui la prostata, il colon-retto e il linfoma“, ha affermato la dott.ssa Laura Carrascosa.

I livelli e gli schemi di minuscole molecole chiamate gruppi metilici che decorano il DNA sono alterati drammaticamente dal cancro – questi gruppi metilici sono fondamentali per le cellule per controllare quali geni vengono attivati ​​e disattivati” prosegue la dottoressa.

Il team ha adottato un approccio olistico e sviluppato uno strumento in grado di esaminare questi cambiamenti di pattern a livello dell’intero genoma in pochi minuti. In particolare hanno scoperto che gruppi intensi di gruppi metilici posti in una soluzione hanno causato la formazione di frammenti di DNA del cancro in nanostrutture tridimensionali uniche che potrebbero facilmente essere separate attaccandosi a superfici solide come l’oro.

“Abbiamo progettato un semplice test utilizzando nanoparticelle d’oro che cambiano immediatamente colore per determinare se sono presenti le nanostrutture 3D del DNA del cancro“, ha detto il professor Trau.

La nuova tecnologia si è dimostrata accurata fino al 90% nei test che hanno coinvolto 200 campioni di cancro umano e DNA normale.

Leggi il full text dell’articolo:
Epigenetically reprogrammed methylation landscape drives the DNA self-assembly and serves as a universal cancer biomarker
Abu Ali Ibn Sina, Laura G. Carrascosa, Ziyu Liang, Yadveer S. Grewal, Andri Wardiana, Muhammad J. A. Shiddiky, Robert A. Gardiner, Hemamali Samaratunga, Maher K. Gandhi, Rodney J. Scott, Darren Korbie & Matt Trau
Nature Communications volume 9, Article number: 4915 (2018)

Fonte: University of Queensland

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Scoperti i geni legati alla demenza.

Posted by giorgiobertin su dicembre 4, 2018

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles (UCLA) hanno identificato i processi genetici coinvolti nella neurodegenerazione che si verifica nella demenza – un passo importante sulla strada verso lo sviluppo di terapie che potrebbero rallentare o arrestare il decorso della malattia. I risultati appaiono sulla rivista “Nature Medicine“.

I ricercatori hanno scoperto due gruppi principali di geni coinvolti in mutazioni che si traducono in una sovrapproduzione di una proteina chiamata tau, un segno distintivo della progressiva perdita di neuroni osservata nelle principali forme di demenza. Lo studio è stato condotto in gran parte su modelli murini di demenza, anche se i ricercatori hanno eseguito ulteriori esperimenti che hanno indicato che lo stesso processo genetico si verifica nel cervello umano.

brain-tau-protein
Brain scan of dementia patient shows neurons with Tau protein (in green) and reactive astrocyte cells (in red). Credit: UCLA/Geschwind lab

Il nostro studio è il più completo sforzo pubblicato fino ad oggi per identificare la fonte di neurodegenerazione attraverso le specie e fornisce un’importante tabella di marcia per lo sviluppo di nuovi farmaci potenzialmente efficaci per la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza”. afferma il dott. Daniel Geschwind.
“C’è ancora molto lavoro da fare per sviluppare farmaci che potrebbero essere efficacemente utilizzati nell’uomo contro questi obiettivi, ma questo è un passo incoraggiante”, ha affermato Geschwind.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of evolutionarily conserved gene networks mediating neurodegenerative dementia
Vivek Swarup, Flora I. Hinz, Jessica E. Rexach, Ken-ichi Noguchi, Hiroyoshi Toyoshiba, Akira Oda, Keisuke Hirai, Arjun Sarkar,…., Shinichi Kondou & Daniel H. Geschwind.
Nature Medicine (2018). Published:  DOI:10.1038/s41591-018-0223-3

Fonte: University of California – Los Angeles (UCLA)

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FDA approva nuovo farmaco contro mutazione una genetica nei tumori solidi.

Posted by giorgiobertin su novembre 30, 2018

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato con procedura accelerata Vitrakvi (larotrectinib), per il trattamento di una serie di tumori, in pazienti adulti e pediatrici, che presentano una mutazione genetica specifica: una fusione genica del recettore della tirosina chinasi neurotrofica (NTRK).

VITRAKVI

L’efficacia del farmaco è stata studiata in tre studi clinici che hanno incluso 55 pazienti pediatrici e adulti con tumori solidi che avevano una fusione genica NTRK identificata senza una mutazione di resistenza, in fase metastatica o in cui la resezione chirurgica poteva causare una grave morbilità. I tumori che hanno risposto al farmaco ci sono il sarcoma dei tessuti molli, il cancro delle ghiandole salivari, il fibrosarcoma infantile, il carcinoma della tiroide e del polmone.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves an oncology drug that targets a key genetic driver of cancer, rather than a specific type of tumor

https://www.hcp.vitrakvi-us.com/

VITRAKVI, please see the full Prescribing Information.

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Identificato un driver molecolare del cancro alla prostata mortale.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2018

I ricercatori del Samuel Oschin Comprehensive Cancer Institute a Cedars-Sinai, hanno identificato un nuovo driver molecolare del cancro alla prostata letale, insieme a una molecola che potrebbe essere utilizzata per attaccarlo. I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Medicine“, sono stati effettuati su topi di laboratorio. Se confermati negli esseri umani questi risultati potrebbero portare a metodi più efficaci per controllare alcuni tipi aggressivi di cancro alla prostata.

Onecut2
Il grafico mostra un’attività elevata di una rete di fattori di trascrizione che include la molecola Onecut2 nei tumori di pazienti il ​​cui carcinoma prostatico ha resistito alla terapia ormonale (sopra la barra viola) rispetto ad altri tipi. (Michael Freeman, Ph.D.) Credit: Nature Publishing Group

Per la ricerca, il team ha analizzato i dati genetici e molecolari di pazienti oncologici in un ampio database. Hanno trovato evidenza di una elevata attività della molecola Onecut2 nei tumori di pazienti il ​​cui cancro alla prostata resisteva alla terapia ormonale. Onecut2, un tipo di fattore di trascrizione, è necessario affinché il corpo produca determinate proteine.

Onecut2 interferiva con l’attività delle proteine ​​del recettore degli androgeni, gli obiettivi della terapia ormonale per il cancro alla prostata. Questo processo potrebbe consentire al cancro di diventare meno dipendente dagli ormoni per la crescita. Allo stesso tempo, Onecut2 ha spinto alcune delle cellule tumorali a trasformarsi in una varietà più aggressiva che resiste alla terapia ormonale. “Queste doppie azioni di Onecut2 potrebbero aiutare a spiegare in che modo alcuni tumori della prostata eludono la terapia ormonale e diventano più aggressivi“, ha detto il professore Freeman. “Onecut2 è un regolatore principale del cancro alla prostata letale che può essere un utile bersaglio terapeutico in oltre un terzo dei pazienti il ​​cui cancro si diffonde e sfugge alla terapia ormonale“.

In ulteriori esperimenti su campioni di tessuti umani, database farmaceutici e animali da laboratorio, i ricercatori hanno identificato un composto, CSRM617, che ha neutralizzato Onecut2. Hanno dimostrato che CSRM617 ha ridotto significativamente le dimensioni delle metastasi del cancro alla prostata nei topi.

Leggi abstract dell’articolo:
ONECUT2 is a targetable master regulator of lethal prostate cancer that suppresses the androgen axis
Mirja Rotinen, Sungyong You, …., Beatrice S. Knudsen & Michael R. Freeman
Nature Medicine Published: 26 November 2018 DOI: 10.1038/s41591-018-0241-1

Fonte: Samuel Oschin Comprehensive Cancer Institute a Cedars-Sinai

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DICE: atlante delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2018

Il progetto DICE (database di Immune Cell Expression, Expression of quantitative trait loci ed Epigenomics  fornisce una mappa di come le variazioni genetiche umane influenzano l’espressione genica nelle cellule immunitarie umane, facendo luce sul ruolo delle varianti del rischio di malattia.


DICE contains a trove of data that will be critical for deciphering how this natural genetic variation shapes the immune system’s ability to protect our health.

Per creare l’atlante, il team di ricercatori della Jolla Institute for Immunology ha iniziato isolando diversi tipi di cellule immunitarie dai campioni di sangue dei donatori. Quindi hanno valutato le variazioni genetiche specifiche del donatore e utilizzato il sequenziamento dell’RNA per determinare, per ogni tipo di cellula, il livello di attività di ciascun gene. Tredici tipi di cellule immunitarie sono state incluse nell’analisi. Per due di queste, oltre a valutare l’attività dei geni nelle cellule nello stato di riposo e inattive, il team ha stimolato le cellule in modo simile allo stimolo che avrebbero ricevuto quando riconoscevano un agente patogeno o una cellula cancerosa maligna.
Attraverso l’analisi computazionale il team ha sviluppato il database DICE, contenente una grande quantità di dati.

Il database DICE è stato progettato per rendere facile per qualsiasi ricercatore di tutto il mondo esaminare le connessioni tra la variazione genetica e l’espressione genica in diversi tipi di cellule immunitarie.

Impact of genetic polymorphisms on human immune cell gene expression.
Benjamin J. Schmiedel, Divya Singh, Ariel Madrigal, Mitchell Kronenberg, Bjoern Peters, Pandurangan Vijayanand .. et al.
Cell (2018) Published: November 15, 2018 DOI: 10.1016/j.cell.2018.10.022

Accedi al database: https://dice-database.org

Fonte:  La Jolla Institute for Immunology

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Analisi del sangue per la diagnosi precoce di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2018

Gli scienziati dell’University Health Network, hanno combinato “biopsia liquida”, alterazioni epigenetiche e apprendimento automatico per sviluppare un esame del sangue per rilevare e classificare il cancro nelle sue fasi iniziali (video).

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, descrivono non solo un modo per rilevare il cancro, ma mantengono la promessa di poterlo trovare prima che i sintomi compaiano.


A new approach to detecting cancer earlier from blood tests: study

Profilando le alterazioni epigenetiche invece delle mutazioni, il team è stato in grado di identificare migliaia di modifiche uniche per ogni tipo di cancro. Quindi, utilizzando un approccio basato sui big data, hanno applicato l’apprendimento automatico per creare classificatori in grado di identificare la presenza di DNA derivato dal cancro all’interno di campioni di sangue e di determinare quale tipo di cancro.

I prossimi passi, afferma il Dr. Daniel De Carvalho del Princess Margaret Cancer Centre, per convalidare ulteriormente questo approccio includono l’analisi dei dati provenienti da ampi studi di ricerca sulla salute della popolazione già in corso in diversi paesi, dove i campioni di sangue sono stati raccolti mesi e anni prima della diagnosi del cancro. Quindi l’approccio dovrà essere in definitiva validato in studi prospettici per lo screening del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Sensitive tumour detection and classification using plasma cell-free DNA methylomes
Shu Yi Shen, Rajat Singhania, […]Daniel D. De Carvalho
Nature Published: 14 November 2018

Fonte: University Health Network

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Inibendo una proteina è possibile bloccare il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su novembre 14, 2018

Una caratteristica distintiva della malattia di Parkinson è costituita dai gruppi di proteine ​​alfa-sinucleina che si accumulano nell’area di controllo motorio del cervello, distruggendo i neuroni produttori di dopamina.

I processi naturali non possono eliminare questi ammassi, conosciuti come corpi di Lewy, e ad oggi non si è riusciti a fermare questo accumulo e a rompere questi aggregati.

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Un gruppo di neurologi del Medical Center della Georgetown University (GUMC) ha scoperto attraverso studi su topi e cervello umano, che uno dei motivi per cui i corpi di Lewy si sviluppano è che una molecola, USP13, rimuove tutti i “tag” posti sull’alfa -sinucleina che segnano alla proteina la sua distruzione. In questo modo cumuli tossici di alfa-sinucleina si accumulano e non vengono smaltiti.

Questo studio fornisce una nuova prova che USP13 influenza lo sviluppo e la clearance dei gruppi di proteine ​​del corpo di Lewy, suggerendo che il targeting USP13 può essere un bersaglio terapeutico nella malattia di Parkinson e in altre forme simili di neurodegenerazione“, afferma il prof. Xiaoguang Liu.
Studi su modelli murini del morbo di Parkinson hanno dimostrato che l’eliminazione del gene USP13 ha aumentato l’ubiquitinazione (modificazione post-traduzionale di una proteina dovuta al legame covalente di uno o più monomeri di ubiquitina; tale legame porta alla degradazione della proteina stessa) e la distruzione dell’α-sinucleina.

A nostra conoscenza, questi dati sono i primi a chiarire il ruolo di USP13 nella neurodegenerazione“, dice il prof. Liu.

Leggi il full text dell’articolo:
Ubiquitin specific protease-13 independently regulates parkin ubiquitination and alpha-synuclein clearance in alpha-synucleinopathies 
Xiaoguang Liu; Michaeline Hebron; Wangke Shi; Irina Lonskaya; Charbel E-H Moussa
Human Molecular Genetics, ddy365, Published: 16 October 2018 https://doi.org/10.1093/hmg/ddy365

 

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Malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer sono geneticamente collegati.

Posted by giorgiobertin su novembre 12, 2018

La genetica può predisporre alcune persone sia al morbo di Alzheimer sia ad alti livelli di lipidi nel sangue come il colesterolo, una caratteristica comune delle malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dagli scienziati della UC San Francisco e della Washington University School of Medicine a St. Louis.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Acta Neuropathologica” ha analizzato dati genome-wide di oltre 1,5 milioni di individui, rendendolo uno dei più grandi studi di sempre sulla genetica dell’Alzheimer. Per identificare le varianti genetiche che conferiscono il rischio sia di malattie cardiovascolari che di morbo di Alzheimer, i ricercatori hanno usato tecniche statistiche.

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In the largest genetic study of Alzheimer’s disease, researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis and the University of California, San Francisco, have found that genes that increase risk of cardiovascular disease also heighten the risk for Alzheimer’s.

I risultati hanno consentito ai ricercatori di identificare 90 punti nel genoma in cui specifiche varianti del DNA hanno aumentato la probabilità combinata dei pazienti di sviluppare sia il morbo di Alzheimer che i livelli ematici di molecole lipidiche, compresi HDL e colesterolo LDL e trigliceridi, che sono fattori di rischio comuni per le malattie cardiovascolari.

Gli autori sperano che i risultati portino a un miglioramento della diagnosi precoce e potenzialmente nuove strategie di prevenzione per la malattia di Alzheimer. “Se siamo in grado di identificare il sottoinsieme di individui la cui salute cardiovascolare e cerebrale è collegata geneticamente, pensiamo che ci sia la possibilità che la riduzione dei livelli lipidici nel sangue possa ridurre il rischio di sviluppare demenza in età avanzata”. afferma il prof. Broce-Diaz.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissecting the genetic relationship between cardiovascular risk factors and Alzheimer’s disease
Iris J. Broce et al.
Acta Neuropathologica (2018). DOI: 10.1007/s00401-018-1928-6

Fonti: University of California San Francisco – Washington University School of Medicine a St. Louis

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Analisi di frammenti di DNA nel sangue per la diagnosi di cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

Un team di ricercatori provenienti da Regno Unito, Danimarca, Polonia, Paesi Bassi e Svizzera ha sviluppato un nuovo modo di testare il cancro, osservando le dimensioni dei frammenti di DNA tumorale che circolano nel sangue.
Nello studio pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, il team descrive la tecnica e i risultati positivi nei test su pazienti con diversi tipi di cancro.

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Il sangue umano contiene molti piccoli frammenti di DNA (circulating tumor DNA (ctDNA)), la maggior parte dei quali provenienti da globuli bianchi.
I ricercatori hanno studiato attentamente i frammenti di DNA nel sangue da diversi tipi di cancro e hanno scoperto che potevano essere classificati in base alle dimensioni. Hanno quindi creato una nuova metrica di misurazione in base alle dimensioni. L’hanno chiamata deviazione assoluta mediana ridotta dalla neutralità del numero di copie (t-MAD).

I risultati dei test hanno dimostrato che la tecnica è molto affidabile: ha offerto risultati positivi per il 94% dei tumori del seno, dell’intestino, dell’ovaio, della pelle e del dotto biliare con un tasso di falsi positivi di appena il 2,5%. Si è inoltre dimostrato accurato al 65% nel rilevare tumori del pancreas, dei reni e del cervello.

Leggi ail full text dell’articolo:
Enhanced detection of circulating tumor DNA by fragment size analysis
Florent Mouliere et al.
Science Translational Medicine 07 Nov 2018: Vol. 10, Issue 466, eaat4921 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat4921

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Cancro: nuova classe di farmaci immunoterapici.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2018

I ricercatori della GlaxoSmithKline hanno scoperto una potenziale nuova classe di farmaci immunoterapici per trattare alcuni dei tumori più comuni. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature” mostra come funzionano queste molecole e cosa potrebbero significare per il futuro del trattamento del cancro.

Il sistema immunitario è una complessa rete di cellule che lavorano insieme per prevenire infezioni e malattie. Le cellule che costituiscono il sistema immunitario possono rilevare migliaia di trigger, dai virus ai vermi parassiti, noti come agenti patogeni. Le cellule immunitarie possono distinguere tra le cellule del corpo e le cellule o il materiale estraneo. Una volta che le cellule immunitarie individuano il bersaglio, perfezionano una risposta per distruggere l’agente patogeno invasore.

STING

Una di queste proteine chiamata STING  (Stimulator of interferon genes) quando è attiva, innesca un sottogruppo di cellule T in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
I ricercatori hanno trovato nuove molecole per attivare STING. Queste molecole sono le prime del loro genere.

Abbiamo anche visto in modelli murini di cancro che le nuove molecole attivano la “memoria” del sistema immunitario, che significa che se il cancro dovesse ritornare, le cellule del sistema immunitario erano innescate e pronte ad attaccare senza bisogno di ulteriori trattamenti.
Gli scienziati sono entusiasti del potenziale di queste nuove molecole, anche se la ricerca è appena agli inizi.

Continueremo a studiare gli attivatori di STING come potenziali trattamenti contro il cancro, il passo successivo per noi sarà quello di passare agli studi sulla sicurezza umana delle molecole, che prevediamo di iniziare nel 2019” – afferma il prof. Joshi Ramanjulu.

Leggi abstract dell’articolo
Design of amidobenzimidazole STING receptor agonists with systemic activity
Joshi M. Ramanjulu et al.
Nature (2018). DOI: 10.1038/s41586-018-0705-y

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Scoperto un gene che regola l’accumulo di grasso e l’obesità.

Posted by giorgiobertin su novembre 7, 2018

Un nuovo studio della Western University ha dimostrato che indipendentemente dalla dieta, una proteina chiamata Pannexin 1 (Panx1) regola in modo significativo l’accumulo di grasso nei topi. Panx1 è una glicoproteina coinvolta nella segnalazione cellulare che svolge un ruolo importante nello sviluppo precoce.

Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports“, suggerisce che la cancellazione del gene Panx1 nelle prime fasi di sviluppo delle cellule adipose di topo aumenta la quantità di grasso accumulato, portando ad un rischio più elevato di obesità più avanti nella vita. Lo studio ha anche dimostrato che l’assenza della glicoproteina ha portato ad un aumento dei livelli di insulina e glicemia, aumentando la propensione al diabete di tipo 2.

Panx1
Fat: A protein called Pannexin 1 (Panx1) significantly regulates the accumulation of fat in mice.

Questo è il primo studio per mostrare un legame tra Panx1 e accumulo di grasso” – afferma la prof.ssa Silvia Penuela.
Quando i topi non hanno Panx1, c’è più ipertrofia – quindi le loro cellule di grasso sono molto più grandi e accumulano più grasso“, ha detto Penuela. “Il prossimo passo nella nostra ricerca è di esaminare i livelli di espressione di Panx1 nelle cellule di grasso umano ed esaminare la presenza di potenziali mutazioni nel gene Panx1 in campioni prelevati da pazienti che soffrono di obesità rispetto ai donatori sani”.

Leggi il full text dell’articolo:
Pannexin 1 regulates adipose stromal cell differentiation and fat accumulation.
Vanessa R. Lee, Kevin J. Barr, John J. Kelly, Danielle Johnston, Cody F. C. Brown, Kevin P. Robb, Samar Sayedyahossein, Kenneth Huang, Robert Gros, Lauren E. Flynn, Silvia Penuela.
Scientific Reports, 2018; 8 (1) DOI: 10.1038/s41598-018-34234-9

Fonte: Western University

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Scoperto il “codice di uccisione” naturale per distruggere il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 30, 2018

Due nuovi studi, guidati dallo stesso Prof. Peter della Northwestern University Feinberg School of Medicine, hanno permesso di scoprire un codice che è incorporato nell’RNA e nei microRNA di ogni singola cellula. Questo meccanismo naturale potrebbe essere responsabile della capacità di autodistruzione delle cellule tumorali.


When normal cells mutate into cancer cells, ‘punching in’ a kill code may cause the cancer cells to self-destruct.

Il primo dei due studi è stato pubblicato sulla rivista eLIfe. Questo documento descrive in dettaglio come i grandi RNA possono essere trasformati in RNA piccoli e tossici. Circa il 3% di tutti i grandi RNA può essere “tagliato” in piccoli pezzi che poi agiscono come microRNA tossici che possono uccidere il cancro.

Il secondo articolo, che descrive come queste piccole molecole di microRNA utilizzano il “codice di uccisione” per distruggere le cellule cancerose, è stato pubblicato su “Nature Communications“. Sono stati testati circa 4100 diverse combinazioni possibili di basi nucleotidiche nel tentativo di trovare la combinazione più letale e più tossica.

Sulla base di ciò che abbiamo appreso in questi due studi, ora possiamo progettare microRNA artificiali che sono molto più potenti nell’uccidere le cellule tumorali rispetto a quelli sviluppati per natura“, spiega il Prof. Peter. “Dobbiamo assolutamente trasformarlo in una nuova forma di terapia.” “Ora che conosciamo il codice di uccisione, possiamo usare questi piccoli RNA direttamente, introdurli nelle cellule e attivare il kill switch”.

Poiché il cancro non può adattarsi agli RNA tossici, i risultati potrebbero un giorno portare a un trattamento inarrestabile contro il cancro.

Leggi il full text degli articoli:
CD95/Fas ligand mRNA is toxic to cells
Will Putzbach, Ashley Haluck-Kangas, Quan Q Gao, Aishe A Sarshad, Elizabeth T Bartom, Austin Stults, Abdul S Qadir, Markus Hafner, Marcus E Peter
eLife 2018;7:e38621 DOI: 10.7554/eLife.38621

6mer seed toxicity in tumor suppressive microRNAs
Quan Q. Gao, William E. Putzbach, Andrea E. Murmann, Siquan Chen, Aishe A. Sarshad, Johannes M. Peter, Elizabeth T. Bartom, Markus Hafner & Marcus E. Peter
Nature Communications volume 9, Article number: 4504 (2018)

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine

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Nuovo approccio all’immunoterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 29, 2018

Gli scienziati della Rockefeller University, nel tentativo di sviluppare trattamenti per il cancro più efficaci potenziando il sistema immunitario dei pazienti, hanno utilizzato anticorpi che attivano il CD40, una proteina delle cellule immunitarie che, quando innescata, spinge il resto del sistema immunitario a entrare in azione.

newmousemode
The immune trigger: Antibodies are Y shaped, and their stem, known as the Fc domain, can activate immune cells by binding to specific receptors on their surface. Credit: Rockefeller University

Sebbene promettenti, i farmaci che hanno come obiettivo il CD40 sono stati limitati nell’utilizzo dai significativi effetti collaterali: a dosi sufficienti per uccidere i tumori, gli anticorpi possono essere tossici. Il team ha utilizzato un modello di topo unico per progettare un anticorpo che si lega saldamente ai recettori CD40 umani. Questo anticorpo modificato elimina i tumori in modo più efficace di qualsiasi altro farmaco della sua classe.
Inoltre i ricercatori somministrando il farmaco a basse dosi direttamente sul sito del tumore a portato all’eliminazione della tossicità osservata in studi precedenti.

I ricercatori coordinati dai prof.i David A. Knorr, Rony Dahan e Jeffrey V. Ravetch descrivono questo metodo più sicuro per il trattamento sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“, e progettano di iniziare gli studi clinici dell’anticorpo questo inverno.

Leggi abstract dell’articolo:
Toxicity of an Fc-engineered anti-CD40 antibody is abrogated by intratumoral injection and results in durable antitumor immunity
David A. Knorr, Rony Dahan, and Jeffrey V. Ravetch
PNAS October 23, 2018 115 (43) 11048-11053; published ahead of print October 8, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1810566115

Fonte: Rockefeller University

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Database di dati online in aiuto al trattamento contro la Leucemia Mieloide Acuta.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2018

I ricercatori del Howard Hughes Medical Institute hanno raccolto un enorme set di dati che dettaglia la composizione molecolare delle cellule tumorali da più di 500 pazienti con un tumore del sangue aggressivo: la leucemia mieloide acuta (LMA). Il set di dati comprende come centinaia di cellule di singoli pazienti hanno risposto all’uso di un ampio pannello di farmaci.

È il più grande set di dati sul cancro del suo genere e potrebbe far progredire rapidamente gli studi clinici valutando potenziali trattamenti dell’AML (acute myeloid leukemia), afferma il prof. Brian Druker.
Utilizzando un nuovo visualizzatore di dati online, i ricercatori possono ora scoprire in pochi minuti quali tipi di terapie mirate sono più efficaci contro specifici sottoinsiemi di cellule AML.

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With a new dataset describing hundreds of samples from AML patients, researchers can learn what drugs may work best for specific subsets of patients. This image relates sensitivity to the cancer drug ibrutinib to co-occurrences of two types of genetic changes found in tumor samples. Credit: J. Tyner et al.

Lo sviluppo di terapie efficaci per l’AML è molto difficile perché i fattori molecolari che guidano la malattia variano in modo significativo tra i pazienti. I ricercatori hanno identificato almeno 11 classi genetiche di AML e hanno scoperto migliaia di mutazioni diverse tra le cellule tumorali dei pazienti. Le terapie mirate al cancro, che tentano di eliminare le cellule tumorali sfruttando le loro specifiche vulnerabilità molecolari, possono funzionare solo se somministrate a pazienti con AML con le giuste caratteristiche molecolari. Fino ad ora, i ricercatori non erano in possesso di una mappa chiara per identificare le migliori terapie per trattamenti specifici.

In particolare Druker ed i suoi colleghi hanno identificato una serie di tre mutazioni genetiche che possono rendere i pazienti con AML buoni candidati per il trattamento con ibrutinib. Questo farmaco è attualmente approvato per il trattamento di alcuni altri tipi di tumore del sangue.

Leggi abstract dell’articolo:
Functional genomic landscape of acute myeloid leukaemia
Jeffrey W. Tyner, Cristina E. Tognon, Daniel Bottomly, Beth Wilmot, Stephen E. Kurtz, Samantha L. Savage, Nicola Long, Anna Reister Schultz, Elie Traer, Melissa Abel, Anupriya Agarwal,………..Ryan M. Winters, Shannon K. McWeeney, Brian J. Druker.
Nature, Published online October 17, 2018; DOI: 10.1038/s41586-018-0623-z

Cancer: Drug sensitivity in acute myeloid leukaemia mapped
Nature October 18, 2018

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Cancro al seno: scoperto il ruolo di una specifica molecola di RNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

I ricercatori del Center for Genomic Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Milano hanno pubblicato su “Oncogene“, del gruppo Nature, uno studio in cui viene svelato il ruolo di una specifica molecola di RNA, il miR-34a, nel controllare la crescita delle cellule staminali del tumore al seno.

I ricercatori sono riusciti a comprendere in che modo la molecola miR-34a riusce a controllare la proliferazione delle cellule e le proprietà staminali che sono fondamentali nella rigenerazione dei tessuti. Il ruolo della famiglia di miR-34 soppressore del tumore nella fisiologia del seno e nelle cellule staminali mammarie (MaSC) è in gran parte sconosciuto.

cancro-al-seno

Questo lavoro ci ha permesso di capire che l’espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l’espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore“, spiega la dott.ssa Paola Bonetti – prima autrice del lavoro.

Le cellule tumorali con proprietà staminali sono considerate le più pericolose, perché si ritiene che da loro dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. Una singola cellula staminale tumorale può, infatti, rigenerare un intero tumore.
La scoperta, molto importante apre un fronte di ricerca applicativo per l’identificazione di farmaci in grado di colpire selettivamente la componente staminale del tumore, interrompendone la proliferazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual role for miR-34a in the control of early progenitor proliferation and commitment in the mammary gland and in breast cancer
Paola Bonetti, Montserrat Climent, Fabiana Panebianco, Chiara Tordonato, Angela Santoro, Matteo Jacopo Marzi, Pier Giuseppe Pelicci, Andrea Ventura & Francesco Nicassio
Oncogene (2018)

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Medicina di precisione: nasce una super banca del DNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2018

Un gruppo di ricercatori dell’University of Oxford ha dato vita a una super banca del Dna che raccoglie i dati dell’intero genoma di 500mila persone. Secondo gli esperti, la UK Biobank1 rappresenta un grande passo in avanti per la medicina di precisione. Due articoli sulla rivista Nature mostrano come questa enorme quantità di dati possa essere utilizzata in campo biomedico per trovare nuove armi contro patologie comuni come malattie cardiovascolari, tumori e diabete (video).


Highlights of the UK Biobank Scientific Conference 2018

Nel primo lavoro i ricercatori riportano le prime descrizioni di uno studio di coorte completo, inclusi i dati genetici a livello genomico per tutti gli individui (vedere C. Bycroft et al., Nature 562 , 203-209; 2018). In un secondo studio, i ricercatori riportano l’imaging cerebrale di 10.000 individui, che rivela influenze genetiche sulla struttura e sulla funzione del cervello, e mostra correlazioni con i tratti neurodegenerativi, psichiatrici e di personalità (vedi LT Elliott et al., Nature 562, 210-216; 2018).

E’ un lavoro molto importante, la prima grande risorsa sanitaria nazionale e internazionale basata sulle conoscenze genetiche specifiche delle persone, in rapporto alle loro caratteristiche e malattie“, commenta il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata.

Leggi abstracts degli articoli:
The UK Biobank resource with deep phenotyping and genomic data
Clare Bycroft, Colin Freeman,…. etal.
Nature volume 562, pages 203–209 (2018) Published: 10 October 2018

Genome-wide association studies of brain imaging phenotypes in UK Biobank
Lloyd T. Elliott, Kevin Sharp, Fidel Alfaro-Almagro, Sinan Shi, Karla L. Miller, Gwenaëlle Douaud, Jonathan Marchini & Stephen M. Smith
Nature volume 562, pages 210–216 (2018)  Published: 10 October 2018

EDITORIAL 10 OCTOBER 2018
UK Biobank data on 500,000 people paves way to precision medicine
Treatments tailored to individuals rely on the wisdom of crowds.

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Editing genetico prenatale per il trattamento di malattie genetiche.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2018

Per la prima volta, gli scienziati del Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP) e del Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania, hanno eseguito un editing genetico prenatale per prevenire un letale disordine metabolico in animali da laboratorio, offrendo il potenziale per trattare malattie congenite umane prima della nascita.
La ricerca pubblicata su “Nature Medicine” mostra il primo esempio di strumento di modifica di base per correggere una malattia in utero in modelli animali.

CRISP-CAS9

Usando entrambi gli strumenti di modifica genica CRISPR-Cas9 e base editor 3 (BE3), il team ha ridotto i livelli di colesterolo in topi sani trattati in utero prendendo di mira un gene che regola tali livelli. Hanno anche usato la modifica genetica prenatale per migliorare la funzionalità epatica e prevenire la morte neonatale in un sottogruppo di topi che era stato ingegnerizzato con una mutazione che causava la tirosinemia ereditaria di tipo 1 (HT1).
L’HT1 nell’uomo di solito appare durante l’infanzia, ed è spesso curabile con un medicinale chiamato nitisinone e una dieta rigorosa. Tuttavia, quando i trattamenti falliscono, i pazienti sono a rischio di insufficienza epatica o di cancro al fegato.

Il nostro obiettivo finale è quello di tradurre l’approccio utilizzato in questi studi di proof-of-concept per il trattamento di gravi malattie diagnosticate all’inizio della gravidanza“, ha detto il professor William H. Peranteau. “Speriamo di ampliare questa strategia per intervenire prenatalmente in malattie congenite che al momento non hanno un trattamento efficace per la maggior parte dei pazienti e possono portare a morte o gravi complicanze nei bambini”.

Leggi abstract dell’articolo:
In utero CRISPR-mediated therapeutic editing of metabolic genes
Avery C. Rossidis, John D. Stratigis, Alexandra C. Chadwick, Heather A. Hartman, Nicholas J. Ahn, Haiying Li, Kshitiz Singh, Barbara E. Coons, Li Li, Wenjian Lv, Philip W. Zoltick, Deepthi Alapati, William Zacharias, Rajan Jain, Edward E. Morrisey, Kiran Musunuru, William H. Peranteau.
Nature Medicine, 2018; 24 (10): 1513 DOI: 10.1038/s41591-018-0184-6

Fonte: Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP)Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania

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Test genetico per prevenire l’infarto.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Leicester, dell’Università di Cambridge e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia ha utilizzato i dati della banca dati britannica per sviluppare e testare un potente sistema di punteggio, chiamato punteggio di rischio genomico (GRS) che può identificare le persone che sono a rischio di sviluppare prematuramente malattie coronariche a causa della loro genetica.

Il team ha analizzato i dati genomici di quasi mezzo milione di persone dal progetto di ricerca del Biobank britannico di età compresa tra 40-69 anni. Questo ha incluso oltre 22.000 persone che hanno avuto malattia coronarica.

coronary-artery-disease

La sperimentazione ha dimostrato che i partecipanti con un punteggio Grs superiore avevano probabilità fino a quattro volte maggiori di sviluppare una malattia coronarica rispetto a quelli con un punteggio inferiore.

Questi risultati aiutano a spiegare perché le persone con stili di vita sani e senza fattori di rischio convenzionali possono ancora essere colpiti da un attacco cardiaco devastante. Per questo l’impiego del test potrebbe aiutare a individuare i soggetti che pur non presentando i fattori di rischio tradizionali (come il colesterolo alto), corrono il pericolo di essere colpiti da un infarto.

Nello studio sono stati analizzati campioni di sangue, gli scienziati affermano però che Grs potrebbe essere eseguito efficacemente anche sulla saliva.

Leggi abstract dell’articolo:
Genomic Risk Prediction of Coronary Artery Disease in 480,000 Adults
Implications for Primary Prevention
Michael Inouye, Gad Abraham, Christopher P. Nelson, Angela M. Wood, Michael J. Sweeting, Frank Dudbridge, Florence Y. Lai, Stephen Kaptoge, Marta Brozynska, Tingting Wang, Shu Ye, Thomas R. Webb, Martin K. Rutter, Ioanna Tzoulaki, Riyaz S. Patel, Ruth J.F. Loos, Bernard Keavney, Harry Hemingway, John Thompson, Hugh Watkins, Panos Deloukas, Emanuele Di Angelantonio, Adam S. Butterworth, John Danesh, Nilesh J. Samani and for the UK Biobank CardioMetabolic Consortium CHD Working Group

Fonti: University of Leicester – Baker Heart and Diabetes Institute

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Scoperto nuovo metodo per inibire il ciclo cellulare del cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 7, 2018

Una svolta sul meccanismo molecolare di come funziona un nuovo farmaco per il cancro potrebbe aiutare a identificare meglio i migliori trattamenti per i pazienti per una serie di tumori. La scoperta è descritta in “Molecular Cell” in uno studio condotto dal professor Eric J. Brown della Perelman School of Medicine presso l’University of Pennsylvania.

Il team ha identificato oltre 500 siti nel DNA che richiedono un enzima chiamato AQ checkpoint chinasi per non creare rotture durante la replicazione. Questi siti sono caratterizzati da tratti di blocchi ripetuti del DNA, che impediscono la normale replicazione del DNA.
L’impatto dannoso di queste “buche genomiche” si riduce quando la chinasi ATR va a funzionare come un “ammortizzatore” virtuale per smussare le parti irregolari della replicazione.

Genomes

Gli enzimi ATR e PARP fanno parte del DNA Damage Response (DDR), che viene utilizzato dalle cellule tumorali per sopravvivere a elevati livelli di stress di replicazione e difetti nella riparazione del DNA. Poiché il cancro si basa sulla DDR per la sopravvivenza, fermare questo processo con gli inibitori ATR è più tossico per le cellule tumorali rispetto alle cellule normali. Pertanto, i farmaci DDR come gli inibitori ATR e PARP possono essere più efficaci delle terapie standard.

Sono già partiti degli studi clinici sugli inibitori ATR per una varietà di tumori, tra cui polmone, colon, pancreas, linfoma, leucemia e altri. L’University of Pennsylvanaia Penn ha recentemente aperto una sperimentazione clinica, guidata per studiare il beneficio della combinazione di inibitori ATR con inibitori di PARP per il trattamento del carcinoma ovarico.

Leggi abstract dell’articolo:
Genome-wide Identification of Structure-Forming Repeats as Principal Sites of Fork Collapse upon ATR Inhibition
Nishita Shastri, Yu-Chen Tsai, ….. Liliya A. Yatsunyk, Kristin A. Eckert, Eric J. Brown
Molecular Cell Published:October 04, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2018.08.047

Fonte: Perelman School of Medicine presso l’University of Pennsylvania.

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Tumori della prostata e del polmone aggressivi sono guidati da meccanismi comuni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2018

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles (UCLA), hanno scoperto un processo comune nello sviluppo di tumori a piccole cellule della prostata e del polmone in stadio avanzato. Questi meccanismi molecolari condivisi potrebbero portare allo sviluppo di farmaci per trattare non solo i tumori della prostata e del polmone, ma i tumori a piccole cellule di quasi tutti gli organi.

uclaresearch
Microscopic image of small cell neuroendocrine prostate cancer: cancer cells are seen expressing diagnostic prostate cancer markers in green and red (blue color indicates the cell nucleus) Credit: Jung Wook Park & Owen Witte

La scoperta chiave: le cellule della prostata e del polmone hanno modelli di espressione genica molto diversi quando sono sani, ma modelli quasi identici quando si trasformano in tumori a piccole cellule.
I tumori a piccole cellule del polmone, della prostata, della vescica e di altri tessuti erano da lungo tempo ritenuti simili nel solo nome – e sono stati trattati dagli oncologi come entità diverse”, ha detto il prof. Owen Witte. “Negli ultimi anni, tuttavia, i ricercatori hanno iniziato a rendersi conto che ci sono delle somiglianze nei tumori, e questo è ciò che conferma il nostro lavoro“.

Il team sta ora lavorando alla mappatura dei geni che controllano l’intera cascata di eventi che sta alla base della transizione al cancro delle piccole cellule.

Il nostro studio ha rivelato” regolatori genici master “condivisi – le proteine ​​chiave che controllano l’espressione di più geni nelle cellule tumorali a piccole cellule”, afferma il prof. Witte. “Studiare la rete dei regolatori del gene master potrebbe portare a un nuovo modo di combattere i cancri mortali”.

Leggi abstract dell’articolo:
Reprogramming normal human epithelial tissues to a common, lethal neuroendocrine cancer lineage
BY JUNG WOOK PARK, JOHN K. LEE, KATHERINE M. SHEU, LIANG WANG, NIKOLAS G. BALANIS, …….OWEN N. WITTE
Science 05 Oct 2018: Vol. 362, Issue 6410, pp. 91-95 DOI: 10.1126/science.aat5749

Fonte: University of California – Los Angeles (UCLA)

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L’immunoterapia delle cellule killer potenziale cura per il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su settembre 5, 2018

I ricercatori dell’UNSW di Sydney e del California Institute of Biomedical Research (CALIBR) hanno dimostrato il successo di una nuova immunoterapia cellulare per il cancro del pancreas. Il trattamento ha portato i topi a essere completamente liberi dal cancro, comprese le cellule tumorali che si erano già diffuse al fegato e ai polmoni. Lo studio di riferimento è stato pubblicato su “Gut“.

pancreas

Nello studio, il team ha ottenuto cellule di cancro al pancreas da pazienti con malattia in fase avanzata e le ha trapiantate nei topi. Hanno quindi preso le cellule immunitarie dei pazienti e le hanno modificate per identificare ed eliminare specificamente le cellule tumorali, motivo per cui sono anche chiamate cellule killer educate o cellule CAR-T.

Dopo aver iniettato queste cellule CAR-T nei topi, si è riusciti a trovare eventuali cellule tumorali nel corpo, evidenziarle attraverso i marcatori di superficie e successivamente distruggerle. Il trattamento è stato così efficace che gli animali sono rimasti privi di tumore”, dice il professor Chris Heeschen, autore principale della UNSW Medicine.
Questa è la prima volta nella mia carriera che ho visto una cura reale per questa malattia molto aggressiva. Il prossimo passo sarà quello di combinare le cellule CAR-T con trattamenti che rendano più facile per le cellule CAR-T raggiungere le cellule tumorali“, dice il professor Heeschen.

I ricercatori non hanno solo dimostrato l’eccezionale efficacia della loro nuova immunoterapia CAR-T per il trattamento del cancro del pancreas. Hanno anche introdotto una nuova tecnologia che consente loro di controllare completamente l’attività delle cellule CAR-T.
Il team ora spera di portare questa terapia promettente nel più breve tempo possibile in clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
Switchable CAR-T cells mediate remission in metastatic pancreatic ductal adenocarcinoma
Deepak Raj, Ming-Hsin Yang, David Rodgers, Eric N Hampton, Julfa Begum, Arif Mustafa, Daniela Lorizio, Irene Garces, David Propper, James G Kench, Travis S Young, Alexandra Aicher, Christopher Heeschen
Gut Aug 2018, gutjnl-2018-316595; DOI: 10.1136/gutjnl-2018-316595

Fonte: UNSW – Sydney

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Nuovo modo per spezzare il circolo vizioso del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2018

I ricercatori dell’Università di Toronto hanno identificato una proteina chiamata NUAK2, prodotta dalle cellule tumorali per potenziare la loro proliferazione e la cui presenza nei tumori è associata a prognosi sfavorevole. Scrivendo sulla rivista “Nature Communications“, i ricercatori dimostrano che il blocco di NUAK2 rallenta la crescita delle cellule cancerogene, alimentando la speranza che possa essere sviluppato un farmaco per curare i pazienti.

Cancer-cell
Killer T cells surround a cancer cell. Credit: NIH

Abbiamo esaminato il cancro alla vescica e abbiamo scoperto che un sottogruppo di pazienti ha alti livelli di proteina NUAK2 nei loro tumori, che sono tumori di alto grado“, dice la prof.ssa Liliana Attisano.
In particolare è stato scoperto il ruolo di NUAK2 nelle proteine ​​conosciute per il cancro chiamate YAP e TAZ. Altamente attive in molti tumori, YAP/TAZ lavorano attaccandosi al DNA per attivare geni che promuovono la proliferazione cellulare. NUAK2 si è rivelato essere uno dei geni che è stato attivato da YAP/TAZ; e inaspettatamente si è scoperto che codifica una proteina che aiuta a trasportare ancor più YAP/TAZ nel nucleo della cellula, dove è conservato il DNA, per sostenere ulteriormente la crescita anormale delle cellule.

Bloccando la proteina NUAK2, sia attraverso farmaci che mutando il gene che la codifica, i ricercatori sono stati in grado di rallentare l’espansione delle cellule del cancro al seno in vitro e di ridurre i tumori al seno nei topi, rispettivamente. Un approccio simile potrebbe mirare a tumori di alto grado nei pazienti.

L’obiettivo finale è trovare un farmaco che funzioni sulle persone“, ha detto la prof.ssa Attisano.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
A feed forward loop enforces YAP/TAZ signaling during tumorigenesis
Mandeep K. Gill, Tania Christova, Ying Y. Zhang, Alex Gregorieff, Liang Zhang, Masahiro Narimatsu, Siyuan Song, Shawn Xiong, Amber L. Couzens, Jiefei Tong, Jonathan R. Krieger, Michael F. Moran, Alexandre R. Zlotta, Theodorus H. van der Kwast, Anne-Claude Gingras, Frank Sicheri, Jeffrey L. Wrana & Liliana Attisano.
Nature Communications volume 9, Article number: 3510 (2018) DOI: 10.1038 / s41467-018-05939-2

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Cancro, via libera in Europa alla rivoluzionaria terapia cellulare CAR-T.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2018

La cura per i tumori chiamata ‘Car T‘, acronimo di Chimeric antigen receptor T cell, si basa sull’uso delle cellule T (linfociti T) del paziente ‘addestrate’ a riconoscere quelle tumorali, è arrivata in Europa. La Commissione Ue ha infatti approvato il tisagenlecleucel, la prima terapia basata su questa tecnica, per due neoplasie.

Il via libera, spiega il comunicato dell’azienda Novartis che l’ha messa a punto, è arrivato per la leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) negli adulti, e in entrambi i casi va usata per le forme che non rispondono alle terapie tradizionali. La Cart-t therapy consiste nel prelevare i linfociti T del paziente, un tipo di cellule del sistema immunitario, modificandoli perché riconoscano le cellule tumorali e poi reinfondendoli dopo averli fatti replicare.

kymriah

L’approvazione di Kymriah® (tisagenlecleucel, formerly CTL019) rappresenta una svolta trasformativa per i pazienti in Europa che hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche – ha affermato Liz Barrett, CEO di Novartis Oncology – Perseguendo tenacemente il suo obiettivo di ridisegnare la cura del cancro, Novartis sta realizzando un’infrastruttura globale per la fornitura di terapie cellulari CAR-T, laddove prima non ne esisteva alcuna“.

Per i pazienti della UE, la disponibilità di tisagenlecleucel rappresenta un progresso senza precedenti del paradigma terapeutico – spiega Peter Bader del’University Hospital for Children and Adolescents di Frankfurt/Main, che ha coordinato uno degli studi clinici sulla terapia -, e costituisce inoltre una terapia salvavita per i giovani pazienti con LLA che non sono stati trattati con successo con le terapie esistenti e per i quali sono rimaste poche opzioni terapeutiche”.

Comunicato stampa:
Novartis receives European Commission approval of its CAR-T cell therapy, Kymriah® (tisagenlecleucel)

KYMRIAH, www.KYMRIAH.com

Treatment of Relapsed/Refractory Acute Lymphoblastic Leukemia in Adults.”
Ronson, A., Tvito, A., Rowe, JM.,
Current Oncology Reports, 2016 Jun;18(6):39. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27207612. Accessed August 2018

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