Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 469 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Posts Tagged ‘genetica’

FDA: Terapia genica per l’atrofia muscolare spinale.

Posted by giorgiobertin su maggio 31, 2019

La prima terapia genica in grado di arrestare la progressione dell’atrofia muscolare spinale (spinal muscular atrophy (SMA)) attraverso una sola infusione ha ricevuto il via libera negli Stati Uniti.
L’atrofia muscolare spinale è una malattia rara caratterizzata dalla perdita dei neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli.

Zolgensma

La malattia provoca atrofia muscolare progressiva, che interessa, in particolar modo, gli arti inferiori, i muscoli respiratori e della deglutizione. La forma più severa, causata da mutazioni nel gene SMN1, nel 90% dei casi porta alla morte o alla ventilazione permanente entro i primi due anni di vita. La nuova terapia, Zolgensma prodotta da Novartis, utilizza un virus per fornire una copia normale del gene SMN1 ai nati con un gene difettoso. Il farmaco viene somministrato per infusione ed è stato approvato dalla Food and Drug Administration (Fda), per bambini sotto i due anni.

La sicurezza e l’efficacia di Zolgensma si basano su uno studio clinico in corso e uno studio clinico completato che coinvolge un totale di 36 pazienti pediatrici con SMA ad insorgenza infantile di età compresa tra circa 2 settimane e 8 mesi all’ingresso nello studio.

L’approvazione segna un’altra pietra miliare nel settore delle terapie geniche“, ha dichiarato Ned Sharpless, Commissario dell’Fda.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves innovative gene therapy to treat pediatric patients with spinal muscular atrophy, a rare disease and leading genetic cause of infant mortality

Approfodnimento: NIH: Spinal Muscular Atrophy

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperte le mutazioni genetiche che sviluppano il lupus.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2019

I ricercatori della Australian National University (ANU) hanno dimostrato che le mutazioni genetiche rare precedentemente ignorate sono una delle principali cause del lupus eritematoso sistemico (SLE). La scoperta è destinata a cambiare la nostra comprensione delle cause della malattia e potenzialmente salvare vite umane.

lupus

Il lupus è una malattia autoimmune che non ha cura. Mira al tessuto sano del corpo, causando infiammazione, danni e dolore. Fino ad ora, la causa esatta della malattia non è stata trovata. “Abbiamo dimostrato per la prima volta in che modo rare varianti genetiche che si verificano in meno dell’uno per cento della popolazione causino il lupus e come queste varianti guidino la malattia nel corpo“, ha detto il dott. Jiang.

Quando le cellule non funzionano più, il sistema immunitario fatica a distinguere virus e batteri, portando al lupus. La scoperta lascia spazio a trattamenti personalizzati salvavita per il lupus e altre malattie autoimmuni“. – affermano i ricercatori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Functional rare and low frequency variants in BLK and BANK1 contribute to human lupus
Simon H. Jiang, Vicki Athanasopoulos[…]Carola G. Vinuesa
Nature Communications 10 , 1–12

Fonte: Australian National University (ANU)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Creato il genoma del batterio Escherichia coli con un DNA artificiale.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2019

Il gruppo del prof. Jason Chin del Laboratory of Molecular Biology, Cambridge Biomedical Campus, Cambridge, ha sintetizzato per la prima volta l’intero genoma di un organismo comunemente usato, il batterio Escherichia coli. C’è stato solo un precedente esempio di sintesi di un intero genoma: il genoma batterico di Mycoplasma, che consiste di circa 1 milione di basi.
Negli ultimi 5 anni, il gruppo del prof.  Jason ha sviluppato un metodo robusto per l’assemblaggio di grandi pezzi di DNA sintetico. Ciò ha permesso loro di sintetizzare l’intero genoma di E. coli , che è circa quattro volte più grande di quello di Mycoplasma.

Il dna all’interno di una cellula, precisano i ricercatori, contiene tutte le istruzioni necessarie per funzionare. Per esempio, quando la cellula ha bisogno di proteine per crescere riesce a leggere il dna che codifica per la proteina giusta: le lettere del dna che vengono lette a gruppi di tre sono chiamate codoni, come per esempio TCG e TCA. Quasi tutta la vita sulla terra utilizza 64 codoni, di cui 61 formano 20 amminoacidi, i mattoni delle proteine. Mentre i rimanenti tre fungono da segnali di stop, ovvero avvertono la cellula quando la proteina è pronta.

BLUEBACTERIA_ARTWORK

Uno degli scopo fondamentale della biologia sintetica prevede la riprogrammazione del codice genetico delle cellule per consentire l’incorporazione di aminoacidi non canonici, con proprietà nuove e diverse, in proteine, per consentire la produzione di una vasta gamma di nuove molecole che potrebbero avere benefici per la medicina e la biotecnologia.

Questo nuovo E. coli sintetico, denominato Syn61, non dovrebbe essere in grado di decodificare il DNA da qualsiasi altro organismo e quindi non dovrebbe essere possibile infettarlo con un virus.  Il lavoro è molto importante perchè questa versione sintetica del batterio potrebbe diventare una risorsa importante per lo sviluppo futuro di nuovi tipi di molecole.

Scarica e leggi il documento in full text:
Total synthesis of Escherichia coli with a recoded genome
Julius Fredens, Kaihang Wang, Daniel de la Torre, Louise F. H. Funke, Wesley E. Robertson, Yonka Christova, Tiongsun Chia, Wolfgang H. Schmied, Daniel L. Dunkelmann, Václav Beránek, Chayasith Uttamapinant, Andres Gonzalez Llamazares, Thomas S. Elliott & Jason W. Chin
Nature (2019) | Published: 15 May 2019

Fonte Laboratory of Molecular Biology, Cambridge Biomedical Campus, Cambridge

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperte le mutazioni del DNA che causano le malattie neurodegenerative.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2019

Gli scienziati dell’University of Adelaide hanno scoperto come le mutazioni nel DNA possono causare malattie neurodegenerative. La scoperta è un passo importante verso un trattamento migliore per rallentare la progressione o l’esordio ritardato in una serie di malattie incurabili come la malattia di Huntington e dei neuroni motori – probabilmente attraverso l’uso, in modi nuovi, di farmaci antinfiammatori esistenti.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Human Molecular Genetics“.

DNA-RNA-Proteine

Se il nuovo meccanismo che abbiamo scoperto si rivela corretto, trasformerà il campo delle malattie neurologiche, fornendo un modo diverso di pensare a queste malattie e offrendo nuove opportunità per l’intervento medico” – afferma Robert Richards, professore di Genetica presso la Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Adelaide.

I risultati dello studio sono centrati sull’RNA, la molecola nelle nostre cellule, che è il passaggio intermedio tra il DNA nei cromosomi e le proteine ​​che sono le principali componenti funzionali delle cellule.

Il DNA fornisce un modello per produrre RNA che è normalmente “codificato a barre” per garantire che le cellule lo riconoscano come “suo”, distinguendolo dall’RNA di un invasore straniero, come i virus. Usando il modello sperimentale Fly Drosophila, il professor Richards e il suo team hanno dimostrato che l’RNA “a doppio filamento” interessato era invece riconosciuto come estraneo al corpo o “non-suo”.

“Questo suscita una risposta auto-infiammatoria simile all’anti-virus che porta alla distruzione e alla morte neuronale, causando nel tempo danni neurologici progressivi”, afferma il professor Richards. “L’RNA anormale è costituito da regioni di ripetute sequenze di DNA che si trovano in un numero maggiore di persone affette da Huntington e da altre malattie neurodegenerative”.

Leggi abstract dell’articolo:
‘Non-self’ Mutation: Double-stranded RNA elicits antiviral pathogenic response in a Drosophila model of expanded CAG repeat neurodegenerative diseases,
Clare L Eyk Saumya E Samaraweera Andrew Scott Dani L Webber David P Harvey Olivia Mecinger Louise V O’Keefe Jennifer E Cropley Paul Young Joshua Ho Catherine Suter Robert I Richards
Human Molecular Genetics (2019). DOI: 10.1093/hmg/ddz096

Fonte: The University of Adelaide – Adelaide, South Australia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Enciclopedia delle linee cellulari tumorali.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2019

La Cancer Cell Line Encyclopedia (CCLE) è una raccolta di oltre 900 linee cellulari assemblate a partire dal 2008 dal Broad Cancer Program in collaborazione con gli Istituti Novartis per la Ricerca BioMedical.
Queste grandi librerie di linee cellulari cancerose sono raccolte di cellule che rappresentano tipi di tumore osservati in pazienti oncologici – possono fornire approfondimenti sulle caratteristiche genetiche uniche dei tumori e sulla loro sensibilità ai trattamenti attuali e potenziali.

CCLE

La collezione CCLE è stata determinante per individuare il gene PRMT5 come bersaglio promettente in alcuni tumori del cervello, dei polmoni, del pancreas, dell’ovaio e del sangue; e WRN in cellule tumorali prive di un meccanismo chiave di correzione del DNA.
In un articolo pubblicato sulle rivista “Nature” i ricercatori riferiscono di aver potenziato il set di dati CCLE, che ora include:
– Dati di sequenziamento dell’RNA per 1.019 linee cellulari;
– profili di espressione microRNA per 954 linee
– dati di matrice proteica (899 linee)
– modificazioni dell’istone su tutto il genoma (897)
– Metilazione del DNA (843)
– sequenziamento dell’intero genoma (329),
sequenziamento dell’intero esoma (326)
Il nuovo set di dati, che è liberamente disponibile su https://depmap.org/portal/ccle/, si fonde anche con i dati di dipendenza genetica da interferenze CRISPR e RNA dal team di Dependency Map (DepMap) del Broad Institute of MIT & Harvard.

“Nel loro insieme, questi set di dati costituiscono una massiccia risorsa comunitaria per chiunque nel campo della ricerca sul cancro che utilizza modelli di linee cellulari“, ha detto il prof. William Sellers. “È difficile sottovalutare il potere dei dati per la scoperta e per comprendere i meccanismi della biologia del cancro nei vari tipi di tumore”.

Leggi abstracts degli articoli:

Next-generation characterization of the Cancer Cell Line Encyclopedia,
Mahmoud Ghandi et al.
Nature (2019). DOI: 10.1038/s41586-019-1186-3

The landscape of cancer cell line metabolism,
Haoxin Li et al.
Nature Medicine (2019). DOI: 10.1038/s41591-019-0404-8

Accedi al database: https://depmap.org/portal/ccle/

Fonte ed approfondimenti: Broad Institute

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Nuova terapia genica per curare l’infarto.

Posted by giorgiobertin su maggio 8, 2019

Ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Sant’Anna, dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) e del King’s College di Londra, hanno scoperto che somministrare un piccolo farmaco genetico dopo un infarto stimola la rigenerazione del cuore e la proliferazione delle cellule cardiache.

In verde, le cellule del cuore rigenerate. Fonte: Mauro Giacca

In questo studio, pubblicato su “Nature“, il team di ricerca guidato da Mauro Giacca dell’ICGEB di Trieste e Fabio Recchia dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha dimostrato come la somministrazione di un piccolo RNA, chiamato microRNA-199, sia in grado di stimolare la rigenerazione del cuore nel maiale, portando al recupero quasi completo della funzionalità cardiaca a un mese dopo l’infarto.

Ci vorrà un po’ di tempo prima poter iniziare la sperimentazione clinica utilizzando questa nuova terapia” spiega il prof. Fabio Recchia. “Il trattamento finora è stato condotto utilizzando un virus modificato per veicolare le molecole di RNA all’interno delle cellule del cuore, ma questo non consente di controllare in maniera precisa il dosaggio, causando effetti indesiderati a lungo andare. Dobbiamo imparare a somministrare l’RNA come fosse un farmaco sintetico; sappiamo già che è possibile, perché abbiamo già visto che funziona nei topi“.

Leggi abstract dell’articolo:
MicroRNA therapy stimulates uncontrolled cardiac repair after myocardial infarction in pigs
Khatia Gabisonia, Giulia Prosdocimo, Giovanni Donato Aquaro, Lucia Carlucci, Lorena Zentilin, Ilaria Secco, Hashim Ali, Luca Braga, Nikoloz Gorgodze, Fabio Bernini, Silvia Burchielli, Chiara Collesi, Lorenzo Zandonà, Gianfranco Sinagra, Marcello Piacenti, Serena Zacchigna, Rossana Bussani, Fabio A. Recchia & Mauro Giacca
Nature Published: 08 May 2019

Fonti: Istituto di Scienze della Vita della Scuola Sant’AnnaKing’s College di Londra,

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Mappa completa di come l’Alzheimer colpisce il cervello.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2019

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno eseguito la prima analisi completa dei geni che sono espressi nelle singole cellule cerebrali dei pazienti con malattia di Alzheimer. I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, hanno consentito al team di identificare i percorsi cellulari distintivi che sono interessati dai neuroni e da altri tipi di cellule cerebrali.

MIT-Alzheimer's-Genes

“Questo studio fornisce la prima mappa per seguire tutti i processi molecolari che sono alterati nella malattia di Alzheimer in ogni singolo tipo di cellula che ora possiamo caratterizzare in modo affidabile“, dice Manolis Kellis, professore di informatica e membro del MIT’s Computer Science e Artificial Intelligence Laboratory e del Broad Institute of MIT e Harvard. “Si apre un’era completamente nuova per comprendere l’Alzheimer“.

I ricercatori hanno analizzato campioni di cervelli postmortem di 24 persone che hanno mostrato alti livelli di patologia dell’Alzheimer e 24 persone di età simile che non avevano questi segni di malattia. Il team del MIT ha effettuato il sequenziamento dell’RNA monocellulare su circa 80.000 cellule di questi soggetti.

Utilizzando l’approccio di sequenziamento a cella singola, i ricercatori sono stati in grado di analizzare non solo i tipi di cellule più abbondanti, che includono i neuroni eccitatori e inibitori, ma anche le cellule cerebrali non neuronali più rare come gli oligodendrociti, gli astrociti e la microglia. I ricercatori hanno scoperto che ciascuno di questi tipi di cellule mostrava differenze di espressione genica distinte nei pazienti con malattia di Alzheimer.

Questa è la prima applicazione completa della tecnologia di sequenziamento dell’RNA a singola cellula alla malattia di Alzheimer“, afferma Yankner, che non è stato coinvolto nella ricerca. “Prevedo che questa sarà una risorsa molto preziosa per il campo e farà progredire la nostra comprensione delle basi molecolari della malattia.”

Leggi abstract dell’articolo:
Single-cell transcriptomic analysis of Alzheimer’s disease
Hansruedi Mathys, Jose Davila-Velderrain, Zhuyu Peng, Fan Gao, Shahin Mohammadi, Jennie Z. Young, Madhvi Menon, Liang He, Fatema Abdurrob, Xueqiao Jiang, Anthony J. Martorell, Richard M. Ransohoff, Brian P. Hafler, David A. Bennett, Manolis Kellis & Li-Huei Tsai
Nature Published: 01 May 2019

Fonte: Massachusetts Institute of Technology

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Fibrosi cistica: i nuovi orizzonti terapeutici.

Posted by giorgiobertin su aprile 24, 2019

L’Associazione Culturale Pediatri ha pubblicato sulla rivista Bimestrale di informazione politico-culturale “Quaderniacp”, rivista indicizzata in Google Scholar e in SciVerse Scopus, il punto sui nuovi orizzonti terapeutici sulla fibrosi cistica.

Quaderni-acp-2019_262

La fibrosi cistica (FC) è la malattia genetica autosomica recessiva più frequente nella popolazione caucasica. Il difetto di base si ritrova nel gene che codifica per il Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator (CFTR), un canale per anioni che permette lo scambio dello ione cloro e del bicarbonato attraverso le membrane cellulari. Esso regola anche al- tri canali del cloruro e il canale del sodio.
La proteina CFTR si ritrova in vari tipi di cellule a secrezione esocrina quali, per esempio, quelle del polmone, fegato, pan- creas, ghiandole sudoripare. L’assenza o il difetto della proteina CFTR determina la presenza di secrezioni disidratate e viscose che possono danneggiare molti organi. La FC è una malattia multisistemica, anche se la patologia polmonare è predomi- nante e si manifesta con bronchiectasie e infezioni ricorrenti fino all’insufficienza respiratoria che inesorabilmente porta alla morte del paziente.

Scarica e leggi il documento in full text (italiano).
Fibrosi cistica: i nuovi orizzonti terapeutici
Nicole Caporelli, Valentino Bezzerri, Marco Cipolli
Centro Regionale Fibrosi Cistica, Regione Marche, Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti, Ancona
Quaderni acp – Associazione Culturale Pediatri Marzo – Aprile 2019 / Vol. 26 n. 2

Leggi il Quaderno Marzo – Aprile 2019

Fonte: Quaderni acp – 2019; 26(2)

Posted in Materiali Didattici, News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Proteggere i cuori danneggiati con microRNA.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2019

Le cellule muscolari, una volta formato il cuore, hanno una capacità di rigenerazione molto limitata. Dopo un attacco cardiaco, queste cellule muoiono e formano tessuto cicatriziale, potenzialmente mettendo le persone a rischio di insufficienza cardiaca. Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Boston Children’s Hospital e pubblicato su “Nature Communications” ha dimostrato la possibilità di utilizzare microRNA (piccole molecole che regolano la funzione genica) per rigenerare il muscolo cardiaco.
Nei topi, due microRNA abbondanti nei cuori in via di sviluppo, miR-19a e miR-19b, hanno riparato il muscolo cardiaco e migliorato la funzione cardiaca dopo l’infarto.

nature_communications

Iniettato nei topi dopo un infarto – sia direttamente nel cuore o sistematicamente – miR-19a/b ha fornito protezione sia immediata che a lungo termine. Nella prima fase, i primi 10 giorni dopo l’infarto, i microRNA hanno ridotto la morte cellulare acuta e soppresso la risposta immunitaria infiammatoria che aumenta il danno cardiaco. I test hanno dimostrato che questi microRNA hanno inibito più geni coinvolti in questi processi.

A lungo termine, i cuori trattati presentavano un tessuto più sano, meno tessuto morto o cicatrizzato e una migliore contrattilità, come dimostrato dall’accresciuto accorciamento del ventricolo sinistro sull’ecocardiografia.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic role of miR-19a/19b in cardiac regeneration and protection from myocardial infarction.
Feng Gao, Masaharu Kataoka, Ning Liu, Tian Liang, Zhan-Peng Huang, Fei Gu, Jian Ding, Jianming Liu, Feng Zhang, Qing Ma, Yingchao Wang, Mingming Zhang, Xiaoyun Hu, Jan Kyselovic, Xinyang Hu, William T. Pu, Jian’an Wang, Jinghai Chen, Da-Zhi Wang.
Nature Communications, 2019; 10 (1) DOI: 10.1038/s41467-019-09530-1

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La terapia genica ripristina il sistema immunitario dei neonati con immunodeficienza rara.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2019

Una piccola sperimentazione clinica ha dimostrato che la terapia genica può correggere in modo sicuro il sistema immunitario dei neonati con diagnosi di immunodeficienza, una malattia ereditaria, pericolosa per la vita, in cui le cellule immunitarie che combattono le infezioni non si sviluppano o non funzionano normalmente.

Otto bambini con il disturbo, chiamato immunodeficienza combinata grave legata all’X (X-linked severe combined immunodeficiency – SCID-X1), hanno ricevuto una terapia genica sperimentale sviluppata dagli scienziati del National Institutes of Health. Dai risultati è emerso un miglioramento sostanziale nella funzione del sistema immunitario e ad una crescita normale fino a due anni dopo il trattamento. Il nuovo approccio appare più sicuro e più efficace rispetto alle strategie di terapia genica precedentemente testate per SCID-X1.

I neonati con X-SCID, causati da mutazioni nel gene IL2RG , sono altamente suscettibili alle infezioni gravi. Se non trattata, la malattia è fatale, di solito entro i primi due anni di vita. I neonati con SCID-X1 sono tipicamente trattati con trapianti di cellule staminali emopoietiche, idealmente da un fratello geneticamente abbinato. Spesso però non si riesce a ricostituire l’immunità associata a cellule T, cellule B e cellule natural killer (NK) quando i donatori fratelli non sono disponibili.

SCID-XI

Questi eccitanti nuovi risultati suggeriscono che la terapia genica può essere un’opzione di trattamento efficace per i bambini con questa condizione estremamente grave, in particolare quelli che mancano di un donatore ottimale per il trapianto di cellule staminali. Questo avanzamento offre loro la speranza di sviluppare un sistema immunitario completamente funzionale e la possibilità di vivere una vita piena e sana.” – afferma il prof. Anthony S. Fauci.

Questi risultati provvisori della sperimentazione clinica, sostenuti in parte da NIH, sono stati pubblicati su “The New England Journal of Medicine“.

Leggi il full text dell’articolo:
Lentiviral Gene Therapy Combined with Low-Dose Busulfan in Infants with SCID-X1
Ewelina Mamcarz, M.D., Sheng Zhou, Ph.D., Timothy Lockey….. and Brian P. Sorrentino
N Engl J Med 2019; 380:1525-1534 DOI: 10.1056/NEJMoa1815408

ClinicalTrials.gov using identifier NCT01512888

Fonte: National Institutes of Health

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cancro: linea guida per i trattamenti di precisione.

Posted by giorgiobertin su aprile 20, 2019

I ricercatori del Wellcome Sanger Institute e di Open Targets, a Cambridge, nel Regno Unito, hanno utilizzato la tecnologia CRISPR per interrompere l’attività di quasi 20.000 geni in oltre 300 modelli provenienti da 30 tipi di cancro, e per scoprire quali di questi fossero essenziali per la sopravvivenza delle varie forme tumorali.
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo sistema per assegnare una priorità e classificare ben 600 bersagli farmacologici promettenti per lo sviluppo di nuovi trattamenti.


Sanger Institute scientists are using the genetic editing tool CRISPR to discover new drug targets for cancer.

I risultati, pubblicati su “Nature“, hanno lo scopo di accelerare lo sviluppo di trattamenti mirati contro il cancro e avvicinare i ricercatori alla produzione della mappa sulla dipendenza dal cancro, un dettagliato regolamento di trattamenti anticancro di precisione per aiutare più pazienti a ricevere terapie efficaci.
“CRISPR è uno strumento incredibilmente potente che ci consente di fare scienza su una scala e con una precisione che non potevamo fare cinque anni fa. Con CRISPR abbiamo scoperto un’opportunità molto eccitante per sviluppare nuovi farmaci mirati ai tumori“. afferma il Dr Kosuke Yusa

Scienziati e aziende farmaceutiche stanno esplorando nuove terapie mirate che uccidano selettivamente le cellule cancerose, lasciando illeso il tessuto sano» afferma Francesco Iorio, co-primo autore dello studio. “Attualmente produrre nuovi trattamenti efficaci è molto difficile, infatti sviluppare un singolo farmaco può costare uno o due miliardi di dollari, ma circa il 90% dei medicinali viene abbandonato perché non adatto all’uso o inefficace durante lo sviluppo. Pertanto, la selezione di un buon target farmacologico all’inizio del processo può essere considerata la parte più importante della scoperta di nuovi farmaci”.

Leggi abstract dell’articolo:
Prioritization of cancer therapeutic targets using CRISPR–Cas9 screens
Fiona M. Behan, Francesco Iorio, Gabriele Picco, Emanuel Gonçalves, Charlotte M. Beaver, Giorgia Migliardi, Rita Santos, Yanhua Rao, Francesco Sassi, Marika Pinnelli, Rizwan Ansari, Sarah Harper, David Adam Jackson, Rebecca McRae, Rachel Pooley, Piers Wilkinson, Dieudonne van der Meer, David Dow, Carolyn Buser-Doepner, Andrea Bertotti, Livio Trusolino, Euan A. Stronach, Julio Saez-Rodriguez, Kosuke Yusa & Mathew J. Garnett
Nature Published: 10 April 2019

The Cancer Dependency Map at the Sanger Institute

Posted in News-ricerca, Video | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cancro: creato “Database delle impronte digitali” di mutazione del DNA.

Posted by giorgiobertin su aprile 16, 2019

In uno studio pubblicato sulla rivista “Cell“, un team di ricercatori dell’University of Cambridge e del King’s College of London ha sviluppato un catalogo completo delle firme mutazionali causate da 41 agenti ambientali legati al cancro. In futuro sperano di estenderlo ulteriormente, utilizzando delle tecniche sperimentali, per produrre un’enciclopedia di modelli di mutazione causati da agenti ambientali.

mutationalsignatures
Image: Whole cancer genomes of six different patients: the plots show all the mutations that are present in whole cancer genomes.

Il nostro DNA, il genoma umano, comprende una serie di molecole note come nucleotidi. Questi sono rappresentati dalle lettere A, C, G e T. Talvolta, i cambiamenti avvengono nella ‘compitazione’ del nostro DNA – ad esempio A diventa G. Questi cambiamenti, noti come mutazioni, possono essere causati da una serie di fattori, alcuni ambientali, come l’esposizione al fumo di tabacco o alla luce ultravioletta.

Quando le cellule si dividono e si moltiplicano, fanno copie del loro DNA, quindi tutti gli errori di ortografia verranno riprodotti. Nel tempo, il numero di errori si accumula portando a una crescita cellulare incontrollata – lo sviluppo di tumori.

Le firme mutazionali sono le impronte digitali che gli agenti cancerogeni lasciano sul nostro DNA e, proprio come le impronte digitali, ognuna è unica“, spiega la dott.ssa Serena Nik-Zainal. “Ci permettono di trattare i tumori come una scena del crimine e, come gli scienziati forensi, ci permettono di identificare il colpevole – e i loro complici – responsabili del tumore“.

I ricercatori hanno anche identificato le impronte digitali lasciate da comuni farmaci chemioterapici, alcuni prodotti chimici dietetici e alcuni presenti nei gas di scarico dei diesel. Questo studio mostra come il DNA umano sia vulnerabile a molti agenti nel nostro ambiente.

Leggi il full text dell’articolo:
A compendium of mutational signatures of environmental agents.
Kucab, JE & Zou, X ………SerenaNik-Zainal.
Cell; 2 May 2019; DOI: 10.1016/j.cell.2019.03.001

Fonte: University of Cambridge

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

CRISPR-Chip: realizzato un biosensore per rilevare mutazioni genetiche.

Posted by giorgiobertin su aprile 12, 2019

Un team di ingegneri presso il Department of Bioengineering, University of California, Berkeley e il Keck Graduate Institute (KGI) di The Claremont Colleges hanno combinato CRISPR con transistor elettronici realizzati in grafene per creare un nuovo dispositivo portatile in grado di rilevare specifiche mutazioni genetiche in pochi minuti.

Il dispositivo, denominato CRISPR-Chip, potrebbe essere utilizzato per diagnosticare rapidamente malattie genetiche o per valutare l’accuratezza delle tecniche di modifica genica. Il team ha utilizzato il dispositivo per identificare mutazioni genetiche in campioni di DNA da pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne.


New CRISPR-powered device detects genetic mutations in minutes – (Video di UC Berkeley di Roxanne Makasdjian e Stephen McNally)

Semplicemente basta solo un campione di cellule da cui estrarre il DNA, che verrà analizzato per scoprire se contiene una specifica sequenza nucleotidica. CRISPR viene immobilizzata sulla superficie del transistor in grafene (cioè un dispositivo elettronico a semiconduttori che permette di amplificare un segnale elettrico in entrata), dove cerca la sequenza di DNA bersaglio nel campione e, quando la trova, si lega ad essa modificando la conduttività del grafene, che viene rilevata da un lettore.

Abbiamo sviluppato il primo transistor che utilizza CRISPR per cercare il tuo genoma per potenziali mutazioni“, ha detto la prof.ssa Kiana Aran.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of unamplified target genes via CRISPR–Cas9 immobilized on a graphene field-effect transistor
Reza Hajian, Sarah Balderston, Thanhtra Tran, Tara deBoer, Jessy Etienne, Mandeep Sandhu, Noreen A. Wauford, Jing-Yi Chung, Jolie Nokes, Mitre Athaiya, Jacobo Paredes, Regis Peytavi, Brett Goldsmith, Niren Murthy, Irina M. Conboy & Kiana Aran
Nature Biomedical Engineering Published: 25 March 2019

Fonte: Department of Bioengineering, University of California, Berkeley

Posted in News-ricerca, Tecno Sanità | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tumore al seno HER2 positivo: test molecolare in risposta alla terapia neoadiuvante.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2019

Sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research” i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sui marcatori precoci di risposta ai trattamenti per le donne con tumore al seno HER2 positivo.

I risultati hanno mostrato che analizzando i microRNA presenti nel sangue è possibile individuare pazienti con maggiori probabilità di risposta alla terapia neoadiuvante con trastuzumab, dopo solo due settimane di trattamento. I risultati sono particolarmente significativi sia perché aggiungono prove sulle potenzialità della biopsia liquida, metodo poco invasivo e strumento predittivo di efficacia della terapia, sia perché aprono la strada a una nuova linea di ricerca nell’ambito degli studi clinici sul tumore della mammella HER2 positivo.
La sperimentazione è stata fatta analizzando i campioni ematici provenienti da 429 donne con carcinoma mammario HER2 positivo, arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial).

Clin-Cancer7

Lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di utilizzare test basati su microRNA circolanti per la selezione delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo che possano beneficiare della terapia con trastuzumab o da indirizzare a terapie con più farmaci che abbiano sempre HER2 come bersaglio” – spiega Maria Grazia Daidone, Direttore del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico (DRAST) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Si tratta di un approccio innovativo, che rappresenta una svolta nell’individuazione dell’opzione terapeutica più efficace”.

Questo nostro studio ha un grande valore, ma rappresenta solo il primo passo di un percorso più lungo di ricerca che deve confermare il ruolo dell’insieme di microRNA identificati. Per farlo sarà necessario avviare quanto prima uno studio di validazione preclinica (in cellule tumorali di laboratorio) e in clinica (su casistiche indipendenti)” – conclude la prof.ssa Daidone.

Leggi abstract dell’articolo:
Plasma microRNA levels for predicting therapeutic response to neoadjuvant treatment in HER2-positive breast cancer: Results from the NeoALTTO trial
Serena Di Cosimo, Valentina Appierto, Sara Pizzamiglio, Paola Tiberio, Marilena V Iorio, Florentine Hilbers, Evandro de Azambuja, Lorena de la Pena, Miguel Ángel Izquierdo, Jens Huober, José Baselga, Martine Piccart, Filippo G. De Braud, Giovanni Apolone, Paolo Verderio and Maria G Daidone
Clin Cancer Res February 27 2019 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-2507

Fonte: Noesis srl

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Nuove linee guida sulla SLA.

Posted by giorgiobertin su aprile 8, 2019

Un comitato di consenso composto da 140 membri chiave della comunità internazionale della SLA (ricercatori ALS, medici, rappresentanti dei pazienti, rappresentanti dei finanziamenti alla ricerca, industria e agenzie regolatorie) ha affrontato 9 aree di necessità nell’ambito della ricerca sulla SLA:
(1) studi preclinici;
(2) eterogeneità biologica e fenotipica;
(3) misure di esito;
(4) interventi che modificano la malattia e sintomatici;
(5) assunzione e fidelizzazione;
6) biomarcatori;
(7) fasi di sperimentazione clinica;
(8) oltre i tradizionali progetti di prova;
(9) considerazioni statistiche,
rivedendo le linee guida del consenso di Airlie House del 1999 per la progettazione e l’implementazione di studi terapeutici preclinici e studi clinici sulla sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

SLA

Il lavoro pubblicato su ‘Neurology’ – spiega il prof. Silani – segna un importante passo in avanti perché conclude l’analisi di 112 linee guida e ne approfondisce 15, che sono state considerate di particolare impatto per il disegno dei trial clinici nella Sla. Il momento storico è favorevole alla terapia della Sla perché, anche grazie alla scoperta di oltre 30 geni patogenetici delle malattia a cui abbiamo attivamente partecipato, è oggi possibile ipotizzare una terapia personalizzata a correggere specificamente la genetica dei pazienti affetti: la terapia genica per pazienti con mutazione dei geni SOD1 e C9orf72 sta infatti diventando realtà“.

Leggi il full text dell’articolo:
Revised Airlie House consensus guidelines for design and implementation of ALS clinical trials
Leonard H. van den Berg, Eric Sorenson, Gary Gronseth, Eric A. Macklin, Jinsy Andrews, Robert H. Baloh, Michael Benatar, James D. Berry, View ORCID ProfileAdriano Chio, Philippe Corcia, Angela Genge, Amelie K. Gubitz, Catherine Lomen-Hoerth, Christopher J. McDermott, Erik P. Pioro, View ORCID ProfileJeffrey Rosenfeld, Vincenzo Silani, Martin R. Turner, Markus Weber, Benjamin Rix Brooks, Robert G. Miller, Hiroshi Mitsumoto, for the Airlie House ALS Clinical Trials Guidelines Group
Neurology April 02, 2019; 92 (14)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Completato atlante genetico in 3D della SLA.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2019

Completato l’atlante genetico 3D della sclerosi laterale amiotrofica (Sla), che permette di ricostruire quali geni si attivano e dove. Pubblicato sulla rivista “Science“, il risultato si deve al Centro di ricerca sul genoma di New York e aiutera’ a compiere passi in avanti nella comprensione di questa malattia, dal momento in cui si manifesta al modo in cui si sviluppa.

Phatnani_

I ricercatori hanno esaminato quattro momenti della progressione della malattia, dall’inizio dell’eta’ adulta fino allo stadio finale, su oltre 1.100 topi malati, e poi hanno analizzato campioni di midollo prelevati dopo la morte da 80 persone malate.Combinando i dati, i ricercatori sono riusciti a cogliere l’espressione di 12.000 geni simultaneamente.
Per la prima volta possiamo vedere le interazioni da cellula a cellula, capire che cosa va male, dove e in quali tipi di cellule“, spiega il prof.ssa Hemali Phatnani Direttore del New York Genome Center (NYGC).La nostra ricerca ha cercato di capire come le mutazioni causate dalla malattia distruggano le funzioni delle cellule, neuronali e non, e come i danni alle comunicazioni portino alla perdita dei neuroni che controllano il movimento” – video2.

Ricordiamo che la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia progressiva dei motoneuroni che colpisce le cellule nervose del cervello e del midollo spinale.
L’atlante potra’ essere utile anche per studiare altre malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson e corea di Huntington.

Un portale di esplorazione dei dati interattivo è disponibile pubblicamente su https://als-st.nygenome.org/.

Leggi abstract dell’articolo:
Spatiotemporal dynamics of molecular pathology in amyotrophic lateral sclerosis
BY SILAS MANIATIS, TARMO ÄIJÖ, SANJA VICKOVIC, CATHERINE BRAINE, KRISTY KANG, ANNELIE MOLLBRINK, DELPHINE FAGEGALTIER, ŽANETA ANDRUSIVOVÁ, SAMI SAARENPÄÄ, GONZALO SAIZ-CASTRO, MIGUEL CUEVAS, AARON WATTERS, JOAKIM LUNDEBERG, RICHARD BONNEAU, HEMALI PHATNANI
Science 05 aprile 2019: vol. 364, Issue 6435, pp. 89-93 DOI: 10.1126 / science.aav9776

Video1 – Video2

Fonte: New York Genome Center (NYGC).

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scoperto il meccanismo di un gene che guida i tumori metastatici.

Posted by giorgiobertin su aprile 3, 2019

I tumori ovarici, prostatici e mammari metastatici sono notoriamente difficili da trattare e spesso mortali. Ora, i ricercatori del Salk Institute hanno rivelato un nuovo ruolo per la proteina CDK12. I risultati sono stati pubblicati su “Genes & Development“.

Gendev-CDK12
Left: The process of cell division, called mitosis, showing structures called microtubules (orange) pulling the chromosomes (blue) to opposite sides, called spindle poles, of the cell. CDK12 is critical for proper chromosome alignment and progression through mitosis. Right: Without CDK12 the chromosomes become misaligned and detach from the spindle poles. Click here for a high-resolution image.

Analizzando il ruolo di CDK12 nel proteggere le cellule dalla chemioterapia, il team ha scoperto un nuovo gruppo di geni che sono controllati dal CDK12, inclusi molti geni che sono regolati da un’altra proteina chiamata mTORC1, che controlla il metabolismo delle cellule tumorali.

Il team, coordinato dal prof. Alan Saghatelian, è stato in grado di identificare specifici geni regolati dal CDK12 a livello di traduzione. Diverse centinaia di geni vengono controllati dal CDK12, molti di questi sono legati alla crescita delle cellule tumorali.

Abbiamo scoperto un nuovo percorso di traduzione che nessuno sapeva esistesse, utilizzato da molti fattori coinvolti nella divisione cellulare – in particolare, separando i cromosomi“, affermano i ricercatori. “Questa nuova informazione sul ruolo del CDK12 ci aiuta a capire come le cellule tumorali sono disorganizzate, e anche come gli inibitori chimici del CDK12 potrebbero aiutare ad uccidere le cellule tumorali“.

Leggi abstract dell’articolo:
CDK12 phosphorylates 4E-BP1 to enable mTORC1-dependent translation and mitotic genome stability
Seung H. Choi, Thomas F. Martinez, Seongjae Kim, Cynthia Donaldson, Maxim N. Shokhirev, Alan Saghatelian and Katherine A. Jones
Genes & Dev. February 28, 2019, doi:10.1101/gad.322339.118

Fonte: The Salk Institute for Biological Studies, La Jolla, California – La Jolla

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2019

Una nuova strategia per combattere la resistenza agli antibiotici è emersa da uno studio condotto dai ricercatori del Baylor College of Medicine. Pubblicato sulla rivista “Molecular Cell“, il rapporto rivela per la prima volta come i batteri evolvono mutazioni che conferiscono resistenza agli antibiotici e che questo processo può essere inibito con edaravone, un farmaco approvato dalla FDA.

antibiotic-resistance

La resistenza agli antibiotici è una delle minacce più urgenti per la salute pubblica. I batteri sviluppano resistenza grazie alla comparsa di nuove mutazioni nel loro DNA che consentono ai batteri di superare gli effetti mortali dell’antibiotico“, ha detto Susan M. Rosenberg professore di genetica molecolare e umana, di virologia molecolare e microbiologia e di biochimica e biologia molecolare presso Baylor.

Questi risultati suggeriscono che i batteri esposti a basse dosi di antibiotico mettono in atto una strategia molecolare che conferisce un vantaggio di sopravvivenza alla popolazione batterica nel suo complesso ed è probabilmente svantaggiosa per alcuni dei batteri in un’infezione“, ha affermato Rosenberg. “Ci siamo resi conto che esistono farmaci approvati dalla FDA che riducono la produzione di specie reattive dell’ossigeno, uno dei passaggi cruciali che portano a mutazioni“.
Abbiamo scoperto che il farmaco edaravone, che viene utilizzato per il trattamento della sclerosi laterale amiotrofica e dell’ictus, si adatterebbe nei meccanismi molecolari che avevamo descritto inibendo la produzione di specie reattive dell’ossigeno“.

I ricercatori hanno in programma di studiare se questo farmaco è in grado di rallentare il decorso di un’infezione, con o senza trattamento antibiotico, in modelli di infezioni.

Leggi abstract dell’articolo:
Gamblers: An Antibiotic-Induced Evolvable Cell Subpopulation Differentiated by Reactive-Oxygen-Induced General Stress Response
John P. Pribis,Libertad García-Villada,Yin Zhai,Ohad Lewin-Epstein,Anthony Z. Wang,Jingjing Liu,Jun Xia,Qian Mei,Devon M. Fitzgerald,Julia Bos,Robert H. Austin,Christophe Herman,David Bates,Lilach Hadany,P.J. Hastings,Susan M. Rosenberg
Molecular Cell Published: April 1, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.molcel.2019.02.037

Fonte: Baylor College of Medicine.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperto enzima che può portare a nuovi trattamenti per il cancro al seno e al pancreas.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2019

I ricercatori del Cancer Center della George Washington University (GW) hanno scoperto che l’enzima USP15 potrebbe potenzialmente portare a nuovi trattamenti per il cancro al seno e al pancreas. I risultati degli esperimenti sono stati pubblicati su “Nature Communications“.

Con questo studio, convalidiamo il ruolo di USP15 nel mantenimento della stabilità del genoma e soppressione del tumore e informare nuovi trattamenti per il cancro al seno“, ha detto il prof. Huadong Pei.

Killer-T-Cell
Killer T cells surround a cancer cell. Credit: NIH

Il Cancer Genome Atlas indica che le delezioni degli enzimi USP15 si verificano nel 16% dei tumori al seno e nel 5% dei tumori pancreatici. Gli studi hanno dimostrato che le mutazioni USP15 associate al cancro aumentano la sensibilità degli inibitori della poli-ribosio polimerasi ADP (PARP) nelle cellule tumorali.
Gli inibitori di PARP sono una nuova classe di inibitori farmacologici sviluppati per molteplici scopi, ma principalmente per il trattamento del cancro. Hanno raccolto una grande attenzione per il loro potenziale nella gestione dei pazienti con mutazioni BRCA.

USP15 fa parte di un gruppo di enzimi deubiquitinanti, responsabili della rimozione delle catene di ubiquitina da proteine ​​e altre molecole, che svolgono ruoli importanti nel mantenimento della stabilità del genoma. Sulla base delle loro ricerche, Pei e il suo team ritengono che USP15 possa funzionare in modo simile all’enzima USP4, che è stato trovato a svolgere un ruolo nella riparazione del DNA dal gruppo di Pei quattro anni fa.

USP15 è un potenziale biomarker per i trattamenti del cancro del pancreas, così come i tumori al seno e alle ovaie“, hanno spiegato i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
The deubiquitylating enzyme USP15 regulates homologous recombination repair and cancer cell response to PARP inhibitors
Yihan Peng, Qingchao Liao, Wei Tan, Changmin Peng, Zhaohua Hu, Yali Chen, Zhuqing Li, Jing Li, Bei Zhen, Wenge Zhu, Xiangpan Li, Yi Yao, Qibin Song, Chengsheng Liu, Xiangdong Qi, Fuchu He & Huadong Pei
Nature Communications volume 10, Article number: 1224 Published: 15 March 2019

Fonte: Cancer Center della George Washington University (GW

 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Con l’inserimento di un singolo gene, i topi ciechi recuperano la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2019

Gli scienziati dell’University of California, Berkeley, hanno inserito un gene per un recettore a luce verde negli occhi dei topi ciechi e, un mese dopo, gli animali si muovono attorno agli ostacoli con la stessa facilità dei topi senza problemi di vista.

I ricercatori dicono che, in meno di tre anni, la terapia genica – somministrata tramite un virus inattivato – potrebbe essere provata negli esseri umani che hanno perso la vista a causa della degenerazione retinica, dando loro una visione sufficiente per muoversi e potenzialmente ripristinare la loro capacità di leggere o guardare video.
Nei loro studi sui topi, il team di UC Berkeley è riuscito a rendere sensibile il 90% delle cellule ganglionari.

withsinglege

Isacoff, Flannery e colleghi hanno riportati i risultati del loro successo in un articolo apparso online su “Nature Communications“.

Per invertire la cecità nei topi, i ricercatori hanno progettato un virus mirato alle cellule gangliari della retina e l’hanno caricato con il gene per un recettore sensibile alla luce, l’opsina verde (con lunghezza d’onda media) del cono. Normalmente, questa opsina è espressa solo dalle cellule dei fotoricettori dei coni e li rende sensibili alla luce verde-gialla. Quando iniettato nell’occhio, il virus trasportava il gene in cellule gangliari, che normalmente sono insensibili alla luce, e le rendeva sensibili alla luce e in grado di inviare segnali al cervello interpretati come vista.
I topi ciechi hanno riacquistato la capacità di eseguire uno dei loro comportamenti più naturali: riconoscere ed esplorare oggetti tridimensionali.

l team di UC Berkeley è ora al lavoro per testare le variazioni sul tema che potrebbero ripristinare la visione dei colori e aumentare ulteriormente l’acutezza e l’adattamento.

Leggi il full text dell’articolo:
Restoration of high-sensitivity and adapting vision with a cone opsin
Michael H. Berry, Amy Holt, Autoosa Salari, Julia Veit, Meike Visel, Joshua Levitz, Krisha Aghi, Benjamin M. Gaub, Benjamin Sivyer, John G. Flannery & Ehud Y. Isacoff
Nature Communications volume 10, Article number: 1221 Published: 15 March 2019

Fonte: Department of Molecular and Cell Biology, University of California, Berkeley, CA

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Infertilità maschile: individuata molecola chiave.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2019

Ricercatori di Università Cattolica e Policlinico A. Gemelli IRCCS e hanno individuato il ruolo chiave di una molecola. La ricerca, pubblicata sulla rivista “Cell Reports“, suggerisce la possibilità di indagare nei pazienti il funzionamento di questa proteina.

Si tratta della proteina “Sam68”, che è risultata fondamentale nella formazione degli spermatozoi; il mal funzionamento di questa molecola potrebbe essere implicato in alcuni casi di sterilità maschile, infatti questa proteina è risultata in passato assente o ridotta in alcuni pazienti con problemi di fertilità.

SAM68

La proteina Sam68 è risultata essere un guardiano attento dei complicati processi di maturazione dello spermatozoi”, spiega il professor Sette, “e presiede alla protezione del bagaglio di messaggeri molecolari (gli mRna, molecole che contengono il codice genetico da copiare per sintetizzare le proteine), che serviranno allo spermatozoo per maturare, per raggiungere l’ovocita e per fecondarlo, nonché anche nelle prime fasi dello sviluppo dell’embrione”..

Leggi abstract dell’articolo:
Functional Interaction between U1snRNP and Sam68 Insures Proper 3′ End Pre-mRNA Processing during Germ Cell Differentiation
Chiara Naro,Livia Pellegrini,Ariane Jolly,Donatella Farini,Eleonora Cesari,Pamela Bielli,Pierre de la Grange,Claudio Sette
Cell Reports Published: March 12, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2019.02.058

Fonte: Università Cattolica 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Scoperto un gene potenziale bersaglio per il trattamento del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su marzo 10, 2019

Ricercatori australiani e statunitensi hanno sviluppato un modo per scoprire geni elusivi che promuovono il cancro ed hanno già identificato uno che sembra promuovere tumori al seno aggressivi.
I ricercatori dell’Università del Queensland e Albert Einstein College of Medicine hanno sviluppato un approccio statistico per rivelare molti geni precedentemente difficili da trovare che contribuiscono al cancro.

E’ stato utilizzato il metodo Oncomix che consente ai ricercatori di “ingrandire” le informazioni genetiche dei pazienti oncologici e di identificare i geni con due “bumps” distinti di dati – bassa attività in un gruppo di pazienti ma alta attività in un altro.

Il team ha identificato cinque geni che erano eccessivamente attivi in ​​un sottogruppo di pazienti con carcinoma mammario e hanno seguito l’obiettivo più, noto come CBX2.
“Abbiamo spento il gene in una linea di cellule di cancro al seno umano e questo ha rallentato la crescita di quelle cellule tumorali, suggerendo che CBX2 potrebbe promuovere la crescita del tumore” spiega la prof.ssa Jessica C. Mar. “Se ulteriori test confermano che CBX2 è un oncogene, potrebbe essere un potenziale bersaglio terapeutico per i tipi di cancro al seno aggressivi”.

A novel approach to modelling transcriptional heterogeneity identifies the oncogene candidate CBX2 in invasive breast carcinoma
British Journal of Cancer (2019). DOI: 10.1038/s41416-019-0387-8
Daniel G. Piqué, Jessica C. Mar, et al.

Oncomix is now a publicly-available, open source software tool,

Fonte: Università del Queensland

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il sonno ripara i danni al DNA dei singoli neuroni.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2019

Il sonno ha una funzione specifica e importantissima all’interno di ciascun neurone: permette la riparazione dei danni al DNA che si accumulano durante la veglia.

Nello studio pubblicato su Nature Communications e condotto su Danio rerio, o pesce zebra, un modello animale molto usato in biologia, ricercatori dell’University Bar-Ilan, in Israele, rivelano ora una funzione essenziale del sonno, che si svolge al livello dei singoli neuroni. Utilizzando tecniche di imaging 3D con una risoluzione di un cromosoma, gli autori sono infatti riusciti a dimostrare per la prima volta che i neuroni hanno bisogno del sonno per eseguire la “manutenzione” del DNA che si trova nel loro nucleo.

Zada
Nell’immagine, dinamica dei cromosomi (in verde) in un singolo neurone (in rosso, nella casella tratteggiata) di una larva di pesce zebra (David Zada/ Bar-Ilan University)

Il DNA può essere danneggiato sia da processi chimico-fisici, come radiazioni e stress ossidativo, sia processi biologici, come l’attività del neurone stesso.
Il processo di manutenzione del DNA durante la veglia non è abbastanza efficiente e ha bisogno di un periodo di sonno, durante il quale il cervello riceve un numero di stimoli limitato. “È un po’ come una strada piena di buche“, ha spiegato Lior Appelbaum, che ha guidato lo studio. “Le strade accumulano segni di usura, specialmente durante il giorno nelle ore di punta, ed è più comodo ed efficiente sistemarle di notte, quando c’è poco traffico”.

Abbiamo trovato un nesso causale tra sonno, dinamica dei cromosomi, attività neuronale e danni al DNA e riparazione con rilevanza fisiologica diretta all’intero organismo“, afferma il Prof. Appelbaum. “Il sonno dà l’opportunità di ridurre il danno al DNA accumulato nel cervello durante la veglia.”

Sleep increases chromosome dynamics to enable reduction of accumulating DNA damage in single neurons
D. Zada, I. Bronshtein, T. Lerer-Goldshtein, Y. Garini & L. Appelbaum
Nature Communications volume 10, Article number: 895 (2019) Published: 05 March 2019

Fonti: University Bar-Ilan – Le Scienze

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Mutazioni genetiche ereditate nello sviluppo del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2019

Un piccolo studio retrospettivo ha rilevato che, in pazienti con particolari lesioni del dotto pancreatico, la presenza di una mutazione genetica ereditaria può aumentare il rischio di sviluppo del cancro del pancreas nei pazienti. Per verificare questi risultati e saperne di più sullo sviluppo di questo cancro mortale, i ricercatori raccomandano ulteriori studi genetici.

A nostra conoscenza, nessuno aveva mai visto prima le mutazioni ereditarie in questa popolazione di pazienti. Sebbene di portata limitata, questo studio è stato un primo passo necessario nella valutazione del ruolo delle mutazioni ereditarie nello sviluppo del cancro del pancreas in pazienti con un tipo specifico di lesione precursore“afferma il prof. Nicholas Roberts del Department of Pathology, The Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA.

Un riassunto dei risultati è stato pubblicato sulla rivista “Gastroenterology“.

pancreatic_cancer_cell Credit: iStock

L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) nasce dalle cellule che rivestono il dotto che trasporta gli enzimi digestivi, fatti dal pancreas, nell’intestino tenue. Il passaggio da cellule sane a tumori invasivi comporta uno stadio intermedio di lesioni precursori non invasive. Un tipo di lesione precursore è chiamato neoplasia mucinosa papillare intraduttale o IPMN. Questa crescita simile a un dito, oltre 1 centimetro di dimensione, produce quantità eccessive di mucina, una proteina appiccicosa che si trova nel muco, che può ostruire il dotto e causa agli enzimi del pancreas una digestione dell’organo stesso, causando un forte dolore.

Il team ha estratto il DNA da tessuto non tumorale prelevato durante la rimozione di IPMN da 315 pazienti negli ultimi 20 anni. Hanno poi analizzato le sequenze di 94 geni di ciascun campione. Le mutazioni in tre geni specifici si sono verificate con una frequenza maggiore in quelle con IPMN: ATM, PTCH1 e SUFU. ATM è un noto gene di suscettibilità al cancro del pancreas, comunemente presente nei pazienti con cancro pancreatico con e senza una storia familiare della malattia. PTCH1 e SUFU non erano precedentemente associati allo sviluppo del cancro del pancreas ma fanno parte di una rete di proteine ​​ritenute coinvolte.

Leggi abstract dell’articolo:
Prevalence of Germline Mutations Associated with Cancer Risk in Patients With Intraductal Papillary Mucinous Neoplasms
Michael Skaro, Neha Nanda, Christian Gauthier, Matthäus Felsenstein, Zhengdong Jiang, Miaozhen Qiu, Koji Shindo, Jun Yu, Danielle Hutchings, Ammar A. Javed, Ross Beckman, Jin He, Christopher L. Wolfgang, Elizabeth Thompson, Ralph H. Hruban , Alison P. Klein, Michael Goggins, Laura D. Wood, Nicholas J. Roberts.
Gastroenterology Available online 1 February 2019 https://doi.org/10.1053/j.gastro.2019.01.254

Fonte: Department of Pathology, The Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, USA.

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Creato super DNA sintetico a otto “lettere”.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2019

Un team di ricerca internazionale finanziato dalla NASA ha creato in laboratorio un rivoluzionario DNA sintetico a otto “lettere”: la sua struttura, infatti, oltre a comprendere A, T, G, e C presenta anche Z, P, S, B. Chiamato DNA hachimoji, ci aiuterà a scoprire la vita aliena, creare nuovi farmaci e a immagazzinare informazioni.

hachimoji
Hachimoji DNA uses the four informational ingredients of regular DNA (green, red, blue, yellow) and four new ones (cyan, pink, purple, orange).

A mettere a punto il super DNA è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Foundation for Applied Molecular Evolution (finanziata dalla NASA) e della società Firebird Biomolecular Science, che hanno collaborato con i colleghi della DNA Software Inc. e del Department of Biochemistry and Molecular Biology, Indiana University School of Medicine, Indianapolis, USA. Gli scienziati, coordinati dal professor Steven A. Brenner, hanno deciso di chiamarlo DNA hachimoji, unendo i termini giapponesi hachi (otto) e moji (lettera), proprio in relazione alla sua peculiare struttura molecolare.

Con otto lettere il DNA risulta potenziato, può dunque immagazzinare e trasmettere più informazioni, ma può essere copiato dall’RNA esattamente come il vero DNA e può controllare la produzione di proteine.

I dettagli della ricerca sono pubblicati sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Hachimoji DNA and RNA: A genetic system with eight building blocks
BY SHUICHI HOSHIKA, NICOLE A. LEAL, MYONG-JUNG KIM, MYONG-SANG KIM, NILESH B. KARALKAR, HYO-JOONG KIM, ALISON M. BATES, NORMAN E. WATKINS JR., HOLLY A. SANTALUCIA, ADAM J. MEYER, SAURJA DASGUPTA, JOSEPH A. PICCIRILLI, ANDREW D. ELLINGTON, JOHN SANTALUCIA JR., MILLIE M. GEORGIADIS, STEVEN A. BENNER
SCIENCE 22 FEB 2019: 884-887

Fonti: Foundation for Applied Molecular Evolution – CNN – Science

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »