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Archive for the ‘Video’ Category

Video dal web sulle biblioteche, sulla medicina e sulle ricerche in banche dati

Chemioterapia e Immunoterapia contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 23, 2018

Una sperimentazione clinica condotta dai ricercatori della Queen Mary University di Londra e del St Bartholomew’s Hospital, entrambi a Londra, nel Regno Unito, potrebbe cambiare il volto della terapia per una forma molto aggressiva del cancro al seno: tripla-negativa.
Una combinazione di chemioterapia e immunoterapia aumenta i tassi di sopravvivenza, secondo i risultati pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine” dagli scienziati.


First immunotherapy success for triple-negative breast cancer – Pubblished 21 oct 2018 – Pubblished 21 oct 2018

“Il carcinoma mammario triplo negativo è una forma aggressiva di cancro al seno, abbiamo cercato disperatamente opzioni terapeutiche migliori”, afferma il prof. Peter Schmid. “Siamo entusiasti che utilizzando una combinazione di immunoterapia e chemioterapia siamo in grado di estendere significativamente le vite rispetto al trattamento standard della sola chemioterapia”.
Più specificamente, sono stati usati Atezolizumab, un anticorpo monoclonale (farmaco immunoterapico) e l’agente chemioterapico Nab-paclitaxel.
Questa potente combinazione è in grado di estendere la sopravvivenza di una persona fino a 10 mesi, riducendo il rischio di morte o di progressione della malattia fino al 40%.

La chemioterapia permette di strappare il “mantello immunoprotettivo” del tumore, ed esporlo al sistema immunitario della persona per combatterlo. Lo studio clinico ha dimostrato che l’immunoterapia, se erogata insieme alla chemioterapia, può aumentare la sopravvivenza e fermare la crescita del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Atezolizumab and Nab-Paclitaxel in Advanced Triple-Negative Breast Cancer
Peter Schmid, M.D., Ph.D., Sylvia Adams, M.D., Hope S. Rugo, M.D., Andreas Schneeweiss, M.D., Carlos H. Barrios, M.D., Hiroji Iwata, M.D., Ph.D., Véronique Diéras, M.D., Roberto Hegg, …. et al.
NEJM October 20, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1809615

A video explaining the research can be found on Dropbox here: http://bit.ly/2yJkOmE

Fonte: Queen Mary University of London

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ERN: le reti di riferimento europee sulle malattie rare.

Posted by giorgiobertin su marzo 27, 2018

Le reti di riferimento europee (ERN) sono reti virtuali che riuniscono prestatori di assistenza sanitaria di tutt’Europa. Il loro obiettivo è affrontare le malattie complesse o rare o le patologie che richiedono un trattamento altamente specializzato e una concentrazione di conoscenze e risorse. Per vagliare la diagnosi e il trattamento di un paziente i coordinatori delle ERN convocano un consulto “virtuale” di medici specialisti di diverse discipline usando un’apposita piattaforma informatica e strumenti di telemedicina.

Attualmente sono attive 24 ERN tematici che coinvolgono oltre 900 equipe mediche in oltre 300 ospedali di 25 paesi dell’UE, oltre alla Norvegia.


ern videoclip

Sono istituite in base alla direttiva UE sui diritti dei pazienti sani (2011/24/UE), che facilita l’accesso dei pazienti a informazioni sanitarie e aumenta così l’accesso alle informazioni in materia di assistenza sanitaria. opzioni di trattamento.

All’interno delle 24 reti ERNs segnaliamo ERN-EYE, una rete europea di riferimento dedicata alle malattie rare dell’occhio.
Le rare malattie dell’occhio sono molto eterogenee e rappresentano la prima causa di disfunzione visiva o cecità nei bambini e nei giovani adulti. Nonostante un progresso indiscutibile, molte barriere restringono ancora l’accesso alla diagnosi precoce, alla cura del paziente e alla ricerca. Gli esperti europei hanno deciso di unire le forze attraverso una rete europea di riferimento.

Accedi a ERN-EYE  ( Scheda informativa – Sito Web )

Elenco delle 24 ERN

Per maggiori informazioni:
Politica dell’UE sulle malattie rare

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FDA approva un nuovo trattamento per l’HIV.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Trogarzo (ibalizumab-uiyk), un nuovo antiretrovirale per i pazienti adulti affetti da HIV già trattati in precedenza con le terapie attualmente disponibili ma senza successo (HIV multiresistente, MDR HIV).


Trogarzo (ibalizumab). Mechanism of Action. TaiMed Biologics/Theratechnologies

La sicurezza e l’efficacia di Trogarzo sono state valutate in uno studio clinico condotto su 40 pazienti con HIV multiresistente, molti dei quali erano stati precedentemente trattati con 10 o più farmaci antiretrovirali.
Il medicinale viene somministrato per via endovenosa una volta ogni 14 giorni e utilizzato in combinazione con altri farmaci antiretrovirali (video).

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new HIV treatment for patients who have limited treatment options

Trogarzo

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Un impianto retinico efficace contro la cecità.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

I ricercatori dell’EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne) hanno sviluppato un nuovo tipo di impianto retinico per le persone che sono diventate cieche a causa della perdita delle cellule dei fotorecettori nelle loro retine. L’impianto ripristina parzialmente il loro campo visivo e può migliorare significativamente la qualità della vita.

I ricercatori hanno ideato un impianto wireless all’avanguardia, realizzato con un materiale altamente flessibile e contenente pixel fotovoltaici. Si prevede di fornire agli utenti un campo visivo di 46 gradi con una risoluzione molto alta, gli impianti attuali raggiungono solo 20 gradi. Questi risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.


EPFL researchers have developed a new type of retinal implant for people who have become blind due to the loss of photoreceptor cells in their retinas.

L’impianto, come gli impianti convenzionali, è composto da una serie di pixel, occhiali e una fotocamera, ma senza fili. Ha una superficie ampia progettata per ampliare il campo visivo e migliorare la qualità dell’immagine. La maggiore dimensione significa anche che più cellule retiniche saranno stimolate dai pixel fotovoltaici. “Questo espanderà il campo visivo“, afferma la prof.ssa Laura Ferlauto (video). “Gli impianti esistenti stimolano solo le cellule al centro della retina. Significa che possiamo aumentare il numero di pixel fotovoltaici, e questo renderà più nitide le immagini.

Il prossimo passo sarà la sperimentazione in vivo per esaminare altri fattori come il comportamento dei pixel e la durata dell’innesto. “Sarà anche interessante vedere come gli umani si adattano a questo nuovo modo di vedere, che è diverso dalla nostra visione naturale”, conclude Laura Ferlauto.

Leggi il full text dell’articolo:
Design and validation of a foldable and photovoltaic wide-field epiretinal prosthesis
Laura Ferlauto, Marta J. I. Airaghi Leccardi, Naïg A. L. Chenais1, Paola Vagni, Michele Bevilacqua, Thomas J. Wolfensberger, Kevin Sivula and Diego Ghezzi.
Nature Communications volume 9, Article number: 992. DOI: 10.1038 / s41467-018-03386-7

Fonte: EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne)

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Nuova classificazione del diabete.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Il diabete adulto non è una sola ma cinque ‘diverse’ malattie, con differenti livelli di gravità, differenti età di esordio, differenti caratteristiche metaboliche e anche genetiche; separare il diabete in 5 sottotipi potrebbe permettere di personalizzare le terapie e di prevedere e ridurre al massimo le complicanze. La nuova classificazione è il risultato di uno studio condotto da Leif Groop dell’University of Lund in Svezia e pubblicato su “The Lancet Diabetes & Endocrinology“.


Paradigm shift in the diagnosis of diabetes

Oggi il diabete si distingue in tipo 2 o insulino-resistente che colpisce l’adulto, costituisce la quasi totalità dei casi (85%), è caratterizzato da una scarsa risposta dell’organismo all’ormone che regola la glicemia, l’insulina; e tipo 1 o giovanile, compare quasi sempre nell’infanzia ed è una malattia autoimmune (il sistema immunitario attacca il pancreas rendendolo incapace di produrre insulina).

Lo studio ha analizzato 14.775 pazienti dai 18 anni in su ed ha identificato una forma autoimmune (riguarda l’11-17% dei pazienti – è caratterizzata da grave resistenza all’insulina e rischio molto alto di complicanze renali) e altri quattro distinti sottotipi su base non autoimmunitaria.

Questo è il primo passo verso una cura personalizzata del diabete“, afferma Leif Groop, medico e professore di diabete ed endocrinologia all’Università di Lund in Svezia (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables
Emma Ahlqvist, Petter Storm, Annemari Käräjämäki, Mats Martinell, Mozhgan Dorkhan, Annelie Carlsson, Petter Vikman, Rashmi B Prasad, Dina Mansour Aly, Peter Almgren, Ylva Wessman, Nael Shaat, Peter Spégel, Hindrik Mulder, Eero Lindholm, Olle Melander, Ola Hansson, Ulf Malmqvist, Åke Lernmark, Kaj Lahti, Tom Forsén, Tiinamaija Tuomi, Anders H Rosengren, Leif Groop
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: 01 March 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30051-2

Fonte: University of Lund – Sweden

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ASCO: linee guida sulla gestione degli effetti avversi dell’immunoterapia.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

L’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la National Comprehensive Cancer Network (NCCN) hanno sviluppato nuove linee guida sulla gestione delle tossicità correlate agli inibitori del checkpoint immunitario.
Gli inibitori del checkpoint immunitario hanno rivoluzionato il trattamento di diversi tipi di cancro, ma queste terapie possono provocare eventi avversi (AE) che possono essere gravi o addirittura letali. Le due società hanno sviluppato nuove linee guida, pubblicate sul “Journal of Clinical Oncology” e sul sito NCCN, sulla gestione del checkpoint immunitario correlata agli inibitori.

Le linee guida riguardano le patologie dermatologiche, gastrointestinali, epatiche, pancreatiche, endocrine, polmonari, renali, oculari, nervose, cardiovascolari e muscoloscheletriche, nonché le reazioni correlate all’infusione. Vengono inoltre trattati i principi di immunosoppressione, educazione del paziente, sfida immunitaria e monitoraggio di routine.
Le linee guida affermano che, in generale, gli inibitori del checkpoint possono essere proseguiti con un attento monitoraggio delle tossicità.

Se togli i freni dal sistema immunitario e gli permetti di attaccare il cancro, può anche attaccare il tessuto sano nel corpo di un paziente“, ha detto il prof. John A. Thompson. “Fortunatamente, la maggior parte degli effetti collaterali sono reversibili, ma il riconoscimento precoce e il trattamento adeguato sono fondamentali video.

ASCO e NCCN incoraggiano oncologi, altri professionisti e pazienti a fornire un feedback su queste linee guida tramite il Wiki delle Linee Guida ASCO o il sito Web dell’NCCN.

Scarica e leggi il documento in full text:
Management of Immune-Related Adverse Events in Patients Treated With Immune Checkpoint Inhibitor Therapy – American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline
Julie R. Brahmer, Christina Lacchetti, Bryan J. Schneider, Michael B. Atkins, Kelly J. Brassil, Jeffrey M. Caterino, Ian Chau, Marc S. Ernstoff…….Yinghong Wang, Jeffrey S. Weber, Jedd D. Wolchok, and John A. Thompson in collaboration with the National Comprehensive Cancer Network
Journal of Clinical Oncology DOI: 10.1200/JCO.2017.77.6385 published online before print February 14, 2018

Fonti: American Society of Clinical Oncology (ASCO) –  Medscape

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Primo impianto di retina artificiale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2018

È stato impiantato dai chirurghi dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele «per la prima volta in Italia» un vero e proprio modello di retina artificiale. Si tratta, fanno sapere dalla struttura, di un microchip di circa 3 millimetri e 1.600 sensori, in grado di restituire una visione indipendente, senza la necessità di supporti esterni come telecamere o occhiali.


Il dott. Marco Codenotti, responsabile Chirurgia Vitreoretinica – Unità di Oculistica – IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano è intervistato sull’impianto della protesi sottoretinica – un vero e proprio modello di retina artificiale – in una persona che ha perso la vista durante l’età adulta a causa di una grave malattia genetica della retina.

Il microchip, denominato Alpha Ams e prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant è stato pensato per persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa.
Il dispositivo può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e persone circostanti. Si tratta, spiegano gli esperti, “del sistema di visione artificiale più evoluto al mondo”. Il funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.

Leggi il full text dell’articolo:
Assessment of the Electronic Retinal Implant Alpha AMS in Restoring Vision to Blind Patients with End-Stage Retinitis Pigmentosa.
Edwards TL, Cottriall CL, Xue K, Simunovic MP, Ramsden JD, Zrenner E, MacLaren RE.
Ophthalmology. 2017 Oct 27. pii: S0161-6420(17)32179-6. doi: 10.1016/j.ophtha.2017.09.019. [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

Guarda la videointervista al dottor Marco Codenotti: https://youtu.be/cRJq2U844_I

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La carenza di vitamina B2 mette le cellule staminali del cancro “in letargo”.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Le cellule staminali del cancro possono essere messe “in ibernazione” da un farmaco poco conosciuto chiamato difenilenodonio – o DPI – secondo i ricercatori dell’University of Salford, Greater Manchester, nel Regno Unito.
DPI inibisce efficacemente le cellule staminali del cancro [cancer stem cells (CSCs)], prevenendone la proliferazione.


Cancer stem cells put into hibernation by Salford Research

La scoperta è significativa perché il farmaco bersaglia i mitocondri delle cellule tumorali e blocca la propagazione delle cellule staminali tumorali senza causare gli effetti collaterali tossici normalmente associati alla chemioterapia più convenzionale.
Riferendo i risultati degli esperimenti sulla rivista “Aging“, il team ha osservato che l’aggiunta di DPI a una popolazione mista di cellule ha eliminato il tumore che iniziava dalle cellule staminali tumorali.

Gli autori descrivono come DPI bersaglia più di 90 enzimi proteici che alimentano i mitocondri e aiutano a generare l’energia della cellula. In particolare, DPI funziona come un inibitore della vitamina B2 – Riboflavina – affamando le cellule dell’energia.

La nostra osservazione è che DPI sta attaccando selettivamente le cellule staminali del cancro, creando efficacemente una carenza vitaminica […]. In altre parole, spegnendo la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro, stiamo creando un processo di ibernazione” – afferma il professore Michael Lisanti.
I risultati sono particolarmente significativi data la terribile necessità di terapie antitumorali non tossiche e dei gravi effetti collaterali della chemioterapia convenzionale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Targeting flavin-containing enzymes eliminates cancerstem cells (CSCs), by inhibiting mitochondrial respiration: Vitamin B2(Riboflavin) in cancer therapy.
Ozsvari B, Bonuccelli G, Sanchez-Alvarez R, Foster R,Sotgia F, Lisanti MP.
Aging (Albany NY). 2017 Dec 16;9(12):2610-2628 https://doi.org/10.18632/aging.101351

Fonte: Università di Salford,

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Realtà aumentata consente di vedere sotto la pelle dei pazienti senza il bisturi.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2018

La nuova tecnologia sta portando il potere della realtà aumentata nella pratica clinica. Il sistema, denominato ProjectDR,  realizzato dai ricercatori dell’University of Alberta – Canada, consente di visualizzare immagini mediche come scansioni TC e dati RM direttamente sul corpo del paziente.


ProjectDR is an augmented reality system that allows medical images such as CT scans and MRI data to be displayed directly on a patient’s body in a way that moves as the patient does.

Volevamo creare un sistema che mostrasse ai clinici l’anatomia interna di un paziente nel contesto del corpo“, ha spiegato Ian Watts, sviluppatore di ProjectDR.
La tecnologia include un sistema di rilevamento del movimento che utilizza telecamere a infrarossi e marker sul corpo del paziente, oltre a un proiettore per visualizzare le immagini. Ma la parte davvero difficile, ha spiegato Watts, consiste nel tenere correttamente la traccia dell’immagine sul corpo del paziente anche mentre avvengono degli spostamenti (video).

Ci sono molte applicazioni per questa tecnologia, tra cui l’insegnamento, la fisioterapia, la chirurgia laparoscopica e persino la pianificazione chirurgica“, afferma Watts.

Presto, distribuiremo ProjectDR in una sala operatoria in un laboratorio di simulazione chirurgica per testare i pro e i contro nelle applicazioni chirurgiche della vita reale“, ha detto il prof. Boulanger. “Stiamo anche conducendo studi pilota per testare l’usabilità del sistema per l’insegnamento delle procedure chiropratiche e di terapia fisica.”

Scarica e leggi il documento del progetto:
ProjectDR: Augmented Reality System for Displaying Medical Images Directly onto a Patient
Ian Watts, Pierre Boulanger, Greg Kawchuk
Proceedings of ACM VRST conference, Gothenburg, Sweden, November 2017 (VRST’17), 2 pages. https://doi.org/10.1145/3139131.3141198

Mp4 (0:55) (5.76 MB)

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Ottenute immagini “incredibili” del DNA in azione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 21, 2018

Grazie alla crio-microscopia elettronica , tecnica vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 2017, un team di ricercatori dell’Institute of Cancer Research di Londra coordinati dal prof. Alessandro Vannini ha ottenuto «incredibili» immagini dell’Rna polimerasi III, che è in grado di leggere le istruzioni genetiche contenute nel Dna ed è utilizzato dalle cellule cancerogene per moltiplicarsi.


ICR Researchers use Cryo-Electron Microscopy to zoom in on DNA code being read in cells

Nel corso della ricerca, pubblicata su “Nature, i ricercatori hanno purificato l’Rna polimerasi III e dopo averlo immesso in acqua lo hanno velocemente congelato, per preservarne la struttura microscopica. Al termine di questo procedimento l’Rna è stato colpito da un fascio di elettroni al fine di ottenerne immagini da diverse angolazioni che sono state in seguito utilizzate per creare una fotografia tridimensionale molto dettagliata.

Si tratta di un nuovo modo di pensare e di mirare a un meccanismo molto importante – ha dichiarato il prof. Alessandro Vannini – poiché se noi bloccassimo completamente l’Rna polimerasi III tutte le cellule morirebbero, ma se riusciremo a bloccarne solo una parte potremmo riuscire a fermare lo sviluppo del cancro”  (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Structural basis of RNA polymerase III transcription initiation

Guillermo Abascal-Palacios, Ewan Phillip Ramsay, Fabienne Beuron, Edward Morris & Alessandro Vannini
Nature 553, 301–306 (18 January 2018) doi:10.1038/nature25441

Fonte: Institute of Cancer Research

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Sviluppato test per rivelare l’esofago di Barrett.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2018

I ricercatori del Case Western Reserve University School of Medicine e degli ospedali universitari Cleveland Medical Center hanno sviluppato un test semplice e deglutibile per la diagnosi precoce dell’esofago di Barrett. Una promessa per prevenire la morte da adenocarcinoma esofageo.


5-Minute Test for Barrett’s esophagus

L’esofago di Barrett (BE) è la lesione precursore dell’adenocarcinoma esofageo (EAC), un tumore altamente letale con più dell’80% di mortalità a cinque anni. Il team ha sviluppato un semplice test ambulatoriale di cinque minuti che è più sensibile del 90% per rilevare individui con BE. I pazienti semplicemente ingoiano un palloncino di dimensioni di una pillola di vitamine che tampona l’esofago e che, dopo il recupero attraverso la bocca, viene testato per le anormalità del DNA. I due geni, VIM e CCNA1, ognuno viene chimicamente modificato dalla metilazione del DNA nell’esofago di Barrett (video).

Il test di metilazione del DNA del Dr. Moinova è risultato accurato oltre il 90% nel rilevamento di BE o nel riconoscimento di un esofago come normale.
Lo studio che descrive lo sviluppo del test e i risultati della sua sperimentazione clinica sui pazienti è stato pubblicato su “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identifying DNA methylation biomarkers for non-endoscopic detection of Barrett’s esophagus
BY HELEN R. MOINOVA, THOMAS LAFRAMBOISE, JAMES D. LUTTERBAUGH,……JOSEPH E. WILLIS, AMITABH CHAK, SANFORD D. MARKOWITZ
Science Translational Medicine 17 Jan 2018: Vol. 10, Issue 424, eaao5848 DOI: 10.1126/scitranslmed.aao5848

Fonte; Case Western Reserve University School of Medicine

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Anestesia generale: scoperto nuovo meccanismo d’azione.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2018

I ricercatori dell’Università del Queensland coordinati dal professore associato Bruno van Swinderen hanno ribaltato la precedente comprensione di ciò che gli anestetici generici fanno al cervello, scoprendo che questi farmaci fatto molto più che indurre il sonno.


General anaesthetics do more than put you to sleep

Abbiamo esaminato gli effetti del propofol – uno dei più comuni farmaci anestetici generali usati durante la chirurgia – sul rilascio sinaptico“, ha detto il prof. van Swinderen (video). Il rilascio sinaptico è il meccanismo mediante il quale i neuroni – o le cellule nervose – comunicano tra loro.
Il nostro studio ha scoperto che il propofol sconvolge anche i meccanismi presinaptici, probabilmente influenzando la comunicazione tra i neuroni attraverso l’intero cervello in modo sistematico che differisce dal semplice addormentarsi. In questo modo è molto diverso da un sonnifero.

In particolare i ricercatori hanno scoperto che diversi anestetici (anche se non tutti) limitano la capacità di movimento di una proteina che si trova nella membrana delle sinapsi di tutti i neuroni, provocando un forte calo della comunicazione tra i neuroni.

Questa riduzione delle comunicazioni – osservano van Swinderen e colleghi – interessa tutti i tipi di neuroni del cervello e tutte le aree cerebrali, e questo potrebbe spiegare sia perché dopo un’anestesia generale si sperimenta una sensazione di stordimento e disorientamento sia la particolare sensibilità delle persone in cui la connettività cerebrale è più vulnerabile – come i bambini, il cui cervello è ancora in via di sviluppo, o le persone affette da patologie neurodegenerative.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Trapping of Syntaxin1a in Presynaptic Nanoclusters by a Clinically Relevant General Anesthetic
Adekunle T. Bademosi, James Steeves, Shanker Karunanithi, Oressia H. Zalucki, Rachel S. Gormal, Shu Liu, Elsa Lauwers, Patrik Verstreken, Victor Anggono, Frederic A. Meunier, Bruno van Swinderen
Cell Reports Volume 22, Issue 2, p427–440, 9 January 2018 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2017.12.054

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Scoperta una proteina che aiuta i neuroni a svilupparsi.

Posted by giorgiobertin su gennaio 6, 2018

Un team multidisciplinare dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e dell’Università di Genova ha pubblicato sulla rivista “Cell Reports” la scoperta di una proteina “APache” – (AP2-interacting clathrin-endocytosis protein) coinvolta nello sviluppo e nel corretto funzionamento del sistema nervoso.
I risultati dello studio aprono la strada ad ulteriori ricerche che potrebbero portare alla comprensione di numerose malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e alla messa a punto di strategie terapeutiche mirate.

La proteina APache — ha spiegato Silvia Giovedì, ricercatrice dell’Università di Genova — non era mai stata studiata prima d’ora e il nostro lavoro non solo ne ha dimostrato l’importante ruolo ma ha permesso di aprire una nuova strada alle nostre ricerche“. “APache potrebbe essere implicata nei meccanismi di riparazione dei neuroni e un suo malfunzionamento potrebbe essere alla base di molte malattie neurodegenerative come la malattia di alzheimer. I pazienti affetti da tale patologia sono infatti caratterizzati da livelli anomali di questa proteina”.

Gli studi del team di ricercatori IIT e dell’Università di Genova si orienteranno ora alla comprensione del ruolo di Apache nei meccanismi deputati alla ‘pulizia’ del nostro sistema nervoso, il cui malfunzionamento può provocare la morte dei nostri neuroni e il sopraggiungere di patologie neurodegenerative al momento considerate incurabili.

Scarica e leggi il documento in full text:
APache Is an AP2-Interacting Protein Involved in Synaptic Vesicle Trafficking and Neuronal Development
Alessandra Piccini, Enrico Castroflorio, Pierluigi Valente, Fabrizia C. Guarnieri, Davide Aprile, Caterina Michetti, Mattia Bramini, Giorgia Giansante, and others
Cell Reports, Vol. 21, Issue 12, p3596–3611 Published in issue: December 19, 2017

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Scoperto biomarker per la rilevazione precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2017

I ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno identificato un peptide che potrebbe portare alla rilevazione precoce della malattia di Alzheimer (AD).

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, può anche fornire un mezzo per mettere a punto farmaci per le aree malate del cervello e per curare l’AD, la malattia di Parkinson, così come il glioblastoma, lesioni cerebrali e ictus.


Dr. Aman Mann of the Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute discusses a finding that may lead to earlier detection and treatment of Alzheimer’s disease.

Il nostro obiettivo era trovare un nuovo biomarker per l’AD“, afferma il prof. Aman Mann, “Abbiamo identificato un peptide (DAG) che riconosce una proteina che è elevata nei vasi sanguigni del cervello dei topi con AD e dei pazienti umani. Il target DAG, fattore di crescita del tessuto connettivo (connective tissue growth factor – CTGF), appare nel cervello di questi pazienti con AD prima che la malattia diventi patologica” (video).

CTGF è una proteina che viene generata nel cervello in risposta all’infiammazione e alla riparazione dei tessuti“, spiega Mann. “La nostra scoperta che collega elevati livelli di CTGF con AD è in linea con il crescente numero di prove che suggeriscono che l’infiammazione svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’AD“.
Dobbiamo prima sviluppare una piattaforma di imaging, utilizzando scansioni MRI o PET per differenziare i topi con AD dal vivo da quelli normali. Una volta questo step, possiamo concentrarci sugli esseri umani“, aggiunge il prof. Ruoslahti. “Man mano che la nostra ricerca progredisce, prevediamo anche CTGF come un potenziale obiettivo terapeutico che non è correlato al Beta amiloide (Aβ), la proteina tossica che crea le placche nel cervello“.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a peptide recognizing cerebrovascular changes in mouse models of Alzheimer’s disease
Aman P. Mann, Pablo Scodeller, Sazid Hussain, Gary B. Braun, Tarmo Mölder, Kadri Toome, Rajesh Ambasudhan, Tambet Teesalu, Stuart A. Lipton & Erkki Ruoslahti
Nature Communications 8, Article number: 1403 (2017) Published online: 10 November 2017 doi:10.1038/s41467-017-01096-0

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Creata la prima pelle mimetica per i robot.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2017

I ricercatori del Cornell University riferiscono in uno studio pubblicato sulla rivista “Science” di aver realizzato e brevettato la prima pelle mimetica che cambia forma e colore a seconda dell’ambiente che la circonda e del compito che deve svolgere.


Skin Close-ups of a Live Octopus rubescens Expressing its Skin Papillae

La pelle mimetica è capace com’è di trasformarsi da un foglio a due dimensioni in una struttura in 3D, cambiando colore a seconda dell’ambiente.
I ricercatori studiando il polipo e le seppie che cambiando istantaneamente colore e modello della pelle per scomparire nell’ambiente, hanno realizzato delle Papille strutture biologiche costituite da muscoli senza supporto scheletrico (come la lingua umana).
Lo sviluppo di questo materiale è un ottimo esempio delle applicazioni che possono derivare dalla ricerca della biologia fondamentale degli organismi marini“, afferma il professore David Mark Welch direttore del Marine Biological Laboratory (MBL).

Le applicazioni possibili sono moltissime si possono immaginare robot-naturalisti per osservare gli animali nel loro ambiente senza disturbarli, per esplorare ambienti sconosciuti, o ancora per operazioni di salvataggio e applicazioni in campo militare.

Stretchable surfaces with programmable 3D texture morphing for synthetic camouflage skins.
J.H. Pikul, S. Li, H. Bai, R.T. Hanlon, I. Cohen and R.F. Shepherd (2017)
Science DOI: 10.1126/science.aan5627

Approfondimenti:
Panetta, D., Buresch, K., Hanlon, R.T. (2017). Dynamic masquerade with morphing 3D skin in cuttlefish. Biology Letters 13, 20170070 (featured in Nature Vol 544 Research Highlights).

Allen JJ, Bell GRR, Kuzirian AM, Velankar SS, Hanlon RT (2014). Comparative morphology of changeable skin papillae in octopus and cuttlefish. J. Morphology 275: 371-390.

Fonte: Cornell University Le Scienze

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Gli astrociti promuovono le connessioni tra i neuroni.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2017

Gli scienziati del Salk Institute for Biological Studies – La Jolla, CA, hanno scoperto che le cellule del cervello chiamate astrociti iniziano e favoriscono la comunicazione tra coppie di neuroni in fase di sviluppo, inducendo cambiamenti specifici in entrambi i membri della coppia. La ricerca, pubblicata sulla rivista “Neuron” ha importanti implicazioni per i disturbi comportamentali come l’autismo, l’ADHD e la schizofrenia che si ritiene siano almeno in parte dovuti alla comunicazione difettosa tra i neuroni (video).


Brain cells called astrocytes help neurons make the right connections

Quando il cervello si sta formando, tutti i neuroni devono fare le giuste connessioni reciproche per funzionare correttamente“, dice il professore Nicola Allen. Abbiamo scoperto che una proteina secreta dagli astrociti chiamata glypican 4 in qualche modo induce la comunicazione tra neuroni vicini. Con il glypican 4 presente, i neuroni che trasmettevano informazioni (chiamati “presynaptici”) sono in stretto contatto con i neuroni  riceventi (“postsynaptici”). Ricordiamo che i neuroni scambiano messaggi in forma di sostanze chimiche.

“Glypican 4 è necessario per rendere i neuroni postsynaptici ricettivi”, dicono i ricercatori. “Inoltre nello studio abbiamo scoperto che i neuroni presinaptici liberano una sostanza NP1 (Neuronal Pentraxin 1) in modo specifico in risposta a glypican 4, il che significa che una singola proteina rilasciata da astrociti è responsabile nel promuovere le connessioni agendo sia sui neuroni di invio che su quelli di ricevimento“.

Il lavoro futuro sarà quello di esplorare i modi per indirizzare gli astrociti in modo da elaborare nuove terapie per i disturbi neurologici.

Leggi abstract dell’articolo:
Astrocyte-Secreted Glypican 4 Regulates Release of Neuronal Pentraxin 1 from Axons to Induce Functional Synapse Formation
Isabella Farhy-Tselnicker, Adriana C. M. van Casteren, Aletheia Lee, Veronica T. Chang, A. Radu Aricescu, Nicola J. Allen
Neuron. DOI: dx.doi.org/10.1016/j.neuron.2017.09.053

Fonte ed approfondimenti:
Salk Institute for Biological Studies – La Jolla, CA

Astrocytes regulate heterogeneity of presynaptic strengths in hippocampal networks,
PNASDOI: 10.1073/pnas.1523717113

 Neural Circuit-Specialized Astrocytes: Transcriptomic, Proteomic, Morphological, and Functional Evidence.
Neuron. DOI: dx.doi.org/10.1016/j.neuron.2017.06.029

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Scoperto il biomaker per il trattamento del cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2017

In uno studio pubblicato sulla rivista “JAMA Oncology” i ricercatori del Cleveland Clinic Lerner Research Institute hanno dimostrato per la prima volta come un’anomalia genetica legata al testosterone possa aiutare a predire le risposte individuali dei pazienti a terapie specifiche per cancro alla prostata.


HSD3B1 and Resistance to Androgen‐Deprivation Therapy in Prostate Cancer

Il gruppo di ricerca, guidato dal professore Nima Sharifi, del Cleveland Clinic Lerner Research Institute, ha studiato il ruolo della variante genetica HSD3B1 (1245C) in due diverse popolazioni di pazienti affetti da carcinoma prostatico, dopo la terapia di deprivazione degli androgeni (ADT).
I ricercatori hanno trovato per la prima volta che dopo la radioterapia e l’ADT, il cancro alla prostata era molto più probabile si diffondesse rapidamente negli uomini che avevano la variante HSD3B1 (1245C).

HSD3B1 (1245C) come biomarker predittivo può aiutare a guidare decisioni critiche di trattamento. La prospettiva di vita per pazienti con questa variante genica è scarsa, questi studi offrono speranza per una nuova strategia di trattamento con inibitori androgeni di nuova generazione, come abiraterone e enzaltamide.

Leggi abstracts degli articoli:
Association of HSD3B1 Genotype With Response to Androgen-Deprivation Therapy for Biochemical Recurrence After Radiotherapy for Localized Prostate Cancer
Jason W. D. Hearn; Wanling Xie; Mari Nakabayashi; Nima Almassi; Chad A. Reichard; Mark Pomerantz; Philip W. Kantoff; Nima Sharifi.
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3164

Editorial
HSD3B1—A Predictive Biomarker in Advanced Prostate Cancer

Andrew W. Hahn; Sumanta K. Pal; Neeraj Agarwal
JAMA Oncol. Published online October 12, 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.3158

HSD3B1 and Response to a Nonsteroidal CYP17A1 Inhibitor in CRPC

Fonte: Cleveland Clinic Lerner Research Institute

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Asma associata allo sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

In uno studio case-control basato sulla popolazione, i ricercatori dell’ University of Calgary, Alberta, Canada, e colleghi, hanno dimostrato l’associazione dell’asma con la malattia di Crohn (3.087 pazienti) e con la colite ulcerosa (2.377 pazienti).
Sebbene l’eziologia dell’asma e dell’IBD non sia ben compresa, le due malattie condividono caratteristiche comuni, tra cui l’essere radicate in una complessa interazione tra genetica, fattori ambientali e microbioma. Molti di questi fattori di rischio sono comuni sia a livello di IBD che di asma.

Nello studio pubblicato sulla rivista “Clinical Gastroenterology and Hepatology” i ricercatori coordinati dalla Drs. Ellen Kuenzig, hanno scoperto che una diagnosi di asma è stata associata ad aumentate probabilità di malattia di Crohn (video).

Scarica e leggi il dcoumento in full text:
Asthma Is Associated With Subsequent Development of Inflammatory Bowel Disease: A Population-based Case–Control Study
M. Ellen Kuenzig, Cheryl Barnabe, Cynthia H. Seow, Bertus Eksteen, Maria E. Negron, Ali Rezaie, Remo Panaccione, Eric I. Benchimol, Mohsen Sadatsafavi, J. Antonio Aviña-Zubieta, Gilaad G. Kaplan
Clinical Gastroenterology and Hepatology Volume 15, Issue 9, September 2017, Pages 1405–1412.e3

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Scoperto come riparare le mutazioni genetiche negli embrioni umani.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Gli scienziati dell’Oregon Health & Science University – OHSU e del Salk Institute, hanno dimostrato in modo efficace che è possibile utilizzare uno strumento per la modifica del gene per correggere una mutazione genetica causata da malattie negli embrioni umani e fermare il passaggio alle generazioni future.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature,  si è concentrato sulla mutazione genetica che causa la cardiomiopatia ipertrofica, una comune malattia genetica del cuore che può causare improvvisa morte cardiaca e insufficienza cardiaca.

La nuova tecnica utilizza lo strumento di modifica genetica CRISPR per individuare e riparare una mutazione che causa la malattia e impedirgli che possa essere ereditata dalle generazioni successive. Questa è la prima volta che gli scienziati hanno testato con successo il metodo sulle uova umane donate alla ricerca clinica (video1) (video2).

First Safe Repair of Gene in Human Embryos

CRISPR, che sta per ripetere regolare e ripetuta palindromica regolarmente interspacita, ha promesso di correggere le mutazioni nel genoma umano per prevenire la malattia genetica. Utilizzando un enzima chiamato Cas9, è possibile tagliare una sequenza specifica di bersaglio su un gene mutante.

Il nuovo studio ha scoperto che gli embrioni umani effettivamente riparano queste interruzioni nel gene mutante usando la normale copia di questo gene da un secondo genitore come modello. Gli embrioni risultanti contengono ora copie riparate, senza mutazioni di questo gene. La tecnica è già stata utilizzata negli animali per la generazione di modelli mutanti. Tuttavia, il nuovo studio è il primo a dimostrare che la tecnica può essere usata negli embrioni umani per convertire i geni mutanti in normali.

Le ricerche condotte in questo studio hanno aderito a linee guida internazionali e da ulteriori comitati ad hoc istituiti per la revisione scientifica ed etica. La notizia l’avevamo anticipata in un post su questo blog del 27 luglio 2017.

Leggi abstract dell’articolo:
Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos
Hong Ma,Nuria Marti-Gutierrez, Sang-Wook Park, Jun Wu, Yeonmi Lee,……Juan Carlos Izpisua Belmonte,Paula Amato,Jin-Soo Kim, Sanjiv Kaul & Shoukhrat Mitalipov
Nature (2017) doi:10.1038/nature23305 Published online 02 August 2017

Fonti: Oregon Health & Science University – OHSU  –   Salk Institute

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Creato un cuore artificiale morbido.

Posted by giorgiobertin su luglio 14, 2017

I ricercatori svizzeri dell’ETH ( Eidgenössische Technische Hochschule Zürich) hanno sviluppato un cuore di silicio morbido [soft total artificial heart (sTAH)] che assomiglia al cuore umano nell’aspetto e nella funzione.
Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un cuore artificiale approssimativamente uguale a quello del paziente e che imita il cuore umano il più vicino possibile nella forma e nella funzione“, afferma il professor Cohrs.

Testing a soft artificial heart

Il cuore artificiale morbido è stato creato dal silicone usando una tecnica di fusione in cera e stampa 3D; Pesa 390 grammi e ha un volume di 679 cm3. “È un monoblocco in silicone con una struttura interna complessa“, spiega Cohrs. “Questo cuore artificiale ha un ventricolo destro e uno sinistro, proprio come un vero cuore umano, anche se non sono separati da un setto ma da una camera aggiuntiva. Questa camera è gonfiata e sgonfiata da aria pressurizzata ed è necessaria per pompare il sangue liquido dalle camere, sostituendo così la contrazione muscolare del cuore umano” (video).

I ricercatori hanno sviluppato un ambiente di test che simula il sistema cardiovascolare umano includendo anche l’uso di un fluido con viscosità comparabile con il sangue umano.

I risultati degli esperimenti sono pubblicati sulla rivista scientifica “Artificial Organs“.

Leggi abstract dell’articolo:
A Soft Total Artificial Heart—First Concept Evaluation on a Hybrid Mock Circulation.
Cohrs, N. H., Petrou, A., Loepfe, M., Yliruka, M., Schumacher, C. M., Kohll, A. X., Starck, C. T., Schmid Daners, M., Meboldt, M., Falk, V. and Stark, W. J.
Artificial Organs First published: 10 July 2017 – doi:10.1111/aor.12956

Fonte: ETH

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Test del sangue per la diagnosi di cancro alla prostata aggressivo.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2017

I ricercatori del Queen Mary University of London’s Barts Cancer Institute (BCI) hanno sviluppato un nuovo test per identificare i pazienti con cancro alla prostata aggressivo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Clinical Cancer Research”, ha analizzato campioni di sangue di 81 pazienti affetti da cancro alla prostata utilizzando una nuova tecnologia di cattura cellula chiamata Parsortix sviluppato dalla British company ANGLE plc.
A differenza di molti altri sistemi, il sistema Parsortix cattura tutti i tipi di cellule tumorali (CTC) circolanti – le cellule tumorali che hanno lasciato il tumore originale, convogliate nel flusso sanguigno prima di diffondersi in tutto il corpo.

Il team ha scoperto che la combinazione del numero di CTC con il livello di ‘antigene prostatico specifico – PSA‘ del paziente (usato nei test attualmente disponibili) ha dato il miglior risultato come predittore di metastasi (oltre 92 per cento).
Questo è uno studio molto promettente per i pazienti ed ha il potenziale per aumentare la capacità dei medici di agire precocemente per il trattamento di coloro che sono a un più alto rischio di morire di cancro alla prostata. Fornire un trattamento più adeguato e in modo rapido potrebbe contribuire a salvare vite umane e prolungare l’aspettativa.” – affermano i ricercatori.

The novel association of circulating tumor cells and circulating megakaryocytes with prostate cancer prognosis.
Lei Xu, Xueying Mao, Tianyu Guo, Pui Ying Chan, Greg Shaw, John Hines, Elzbieta Stankiewicz, Yuqin Wang, Tim Oliver, Amar Ahmad, Daniel Berney, Jonathan Shamash, Yong-jie Lu.
Clinical Cancer Research. doi: 10.1158/1078-0432.CCR-16-3081

Fonti:
Queen Mary University of London
PARSORTIX BREAKTHROUGH DELIVERS RARE BLOOD CELL DISCOVERY IN PROSTATE CANCER – Angle plc.

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Metabolismo dei lipidi alla base delle cellule staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2017

I ricercatori hanno scoperto una firma metabolica cruciale per il funzionamento delle “cellule staminali del cancro” che avviano la formazione del tumore. Il team ha anche dimostrato come interferire con questo meccanismo metabolico nel carcinoma ovarico, inibisce la crescita tumorale.

La nuova ricerca si concentra sul targeting delle cellule staminali tumorali, inibendo l’attività degli enzimi necessari per realizzare un processo metabolico chiamato “desaturazione” delle molecole lipidiche.


Lipid Metabolism key to potential treatment for Ovarian Cancer

I lipidi insaturi nelle cellule staminali del cancro sono molto importanti per mantenere la segnalazione necessaria per funzionare“, ha detto il prof. Cheng coordinatore dello studio. “La comprensione del metabolismo dei lipidi nelle cellule staminali del cancro apre una nuova strada per il rilevamento e il trattamento del cancro.”

I nostri risultati mostrano che l’aumento dell’insaturazione dei lipidi è un marker metabolico per le cellule staminali del cancro ovarico ed è un bersaglio per la terapia. Bisogna concentrarsi su questi tipi di cellule” ha concluso il prof. Cheng (video).

L’inibizione della desaturasi dei lipidi ha efficacemente eliminato le cellule staminali del cancro, nelle colture di laboratorio, ed ha  bloccato la capacità di iniziazione del tumore nei topi di laboratorio.

Il lavoro è stato eseguito dai ricercatori della Purdue, Indiana University School of Medicine, e Feinberg School della Northwestern University of Medicine, che hanno pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell“.

Leggi il full text dell’articolo:
Lipid Desaturation Is a Metabolic Marker and Therapeutic Target of Ovarian Cancer Stem Cells
Junjie Li, Salvatore Condello, Jessica Thomes-Pepin, Xiaoxiao Ma, Yu Xia, Thomas D. Hurley, Daniela Matei, Ji-Xin Cheng,
Cell Stem Cell, doi: 10.1016/j.stem.2016.11.004, published 29 December 2016.

Fonte:  Purdue, Indiana University School of Medicine

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Tumori: i grassi responsabili delle metastasi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 15, 2016

Uno studio condotto presso l’Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) e pubblicato sulla rivista “Nature” ha identificato le cellule responsabili per l’avvio e la promozione di metastasi in diversi tipi di tumori umani. Le metastasi tumorali per formarsi e ‘viaggiare‘ nel corpo hanno bisogno dei grassi che si introducono con la dieta.

I ricercatori hanno scoperto studiando alcuni tumori orali umani che alcune cellule hanno alti livelli di una proteina chiamata CD36, coinvolta nel metabolismo dei grassi. Se manca questa proteina, i tumori umani analizzati non sembrano in grado di metastatizzare (video). E questo vale non solo per i carcinomi orali, in cui la proteina è stata identificata, ma anche per altri tumori, tra cui il carcinoma del seno e il melanoma.


IRB Barcelona: Targeting metastasis-initiating cells through the fatty acid receptor CD36

Il Dr. Aznar-Benitah ha sottolineato: “Ci aspettiamo che questo studio possa avere un grande impatto sulla comunità scientifica e per ulteriori progressi nel campo della ricerca sulle metastasi, e speriamo di essere in grado di convalidare il potenziale di CD36 come un trattamento anti-metastasi“.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting metastasis-initiating cells through the fatty acid receptor CD36
Gloria Pascual, Alexandra Avgustinova, Stefania Mejetta, Mercé Martín, Andrés Castellanos, Camille Stephan-Otto Attolini, Antoni Berenguer, Neus Prats, Agustí Toll, Juan Antonio Hueto, Coro Bescós, Luciano Di Croce & Salvador Aznar Benitah
Nature (2016):Published online07 December  – Doi: 10.1038/nature20791

Fonte: Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona)

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Statine: Linee guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

Le statine sono una classe di farmaci comunemente usata per trattare una varietà di problemi legati al cuore. Tuttavia, le statine possono anche essere utilizzate come prevenzione. A questo scopo The United States Preventive Services Task Force ha emesso nuove raccomandazioni riguardanti l’uso di statine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari negli adulti.

Le statine prevengono la formazione di colesterolo nel fegato bloccando l’enzima HMG-CoA reduttasi, che è responsabile della produzione di colesterolo. Livelli elevati di colesterolo portano alla formazione di placche nelle arterie che bloccano il flusso di sangue con conseguente malattia cardiovascolare (Cardiovascular disease – CVD).

Dopo aver esaminato le prove sia per i vantaggi che per gli svantaggi dell’uso di statine nella prevenzione, The United States Preventive Services Task Force (USPSTF) hanno emesso un nuovo set di raccomandazioni. La stesura finale della nuova linea guida è stata pubblicata sulla rivista “Jama“, e aggiorna la precedente pubblicazione del 2008. La revisione ha evidenziato che il grado di beneficio dalla terapia con statine è più grande in persone con il più alto rischio di base di subire un evento cardiovascolare.

Scarica e leggi il documento in full text:
Statin Use for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease in Adults
US Preventive Services Task Force Recommendation Statement
JAMA. 2016;316(19):1997-2007. doi:10.1001/jama.2016.15450 – November 15, 2016

Statin Use for the Prevention of Cardiovascular Disease: A Systematic Review for the U.S. Preventive Services Task Force (PDF File, 1.5 MB; PDF Help)

Clinical Summary
Statin Use for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease in Adults: Preventive Medication

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Identificato un gene responsabile dell’angiogenesi.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2016

Un team internazionale di scienziati  ha identificato un gene Wars2,responsabile dell’angiogenesi – suggerendo quindi la possibilità di trattamenti per stimolare la crescita dei vasi sanguigni.
Il team ha trovato che spegnendo il gene Wars2 si riduce la crescita dei vasi sanguigni nel cuore e in tutto il resto del corpo, nei test sui ratti e zebrafish. L’inibizione dell’angiogenesi negli esperimenti, ha causato una funzione cardiaca compromessa.


Wars2 is a determinant of angiogenesis

I nostri dati dimostrano una funzione pro-angiogenica per Wars2 sia all’interno che all’esterno del cuore che può avere rilevanza traslazionale data l’associazione di Wars2 con le comuni malattie umane“, affermano i ricercatori che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “Nature Communications“.

Dr Ahmed ha commentato: “Siamo ora un passo più vicini al miglioramento della funzione cardiaca in persone con un flusso di sangue ostruito o ridotto del muscolo cardiaco. I nostri risultati potrebbero portare a nuovi trattamenti per stimolare la produzione dei vasi sanguigni nel cuore” (video).
Il passo successivo è quello di trovare farmaci per attivare la produzione dei vasi sanguigni specificamente nel muscolo cardiaco, utilizzando questo gene”.

I risultati potrebbero anche portare a nuovi trattamenti per altre malattie comuni oltre alle malattie cardiache. Questo gene è stato precedentemente collegato a obesità e cancro in ampi studi genetici.

Leggi abstract dell’articolo:
Wars2 is a determinant of angiogenesis
Mao Wang,Patrick Sips,Ester Khin,Maxime Rotival,Ximing Sun,Rizwan Ahmed,Anissa Anindya Widjaja,…..
Nature Communications 7, Article number: 12061 doi:10.1038/ncomms12061

Fonti: British Heart Foundation  –  Drugtargetreview.com

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