Medicina in Biblioteca

Weblog della Biblioteca Medica "PINALI" Università degli Studi di Padova

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 472 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Posts Tagged ‘neurologia’

EAN: linee guida sulla nevralgia del trigemino.

Posted by giorgiobertin su settembre 16, 2019

L’European Academy of Neurology ha pubblicato le nuove linee guida europee sulla diagnosi e gestione della nevralgia del trigemino (TN). La nevralgia del trigemino è un disordine neuropatico del nervo trigemino che causa episodi di intenso dolore localizzato a occhi, labbra, naso, cuoio capelluto, fronte, aree cutanee esterne, dentatura e mucose interne della mascella e della mandibola.

nevralgia-del-trigemino

Per il trattamento a lungo termine, si raccomandano carbamazepina o oxcarbazepina come farmaci di prima scelta. Lamotrigina, gabapentin, tossina botulinica di tipo A, pregabalin, baclofen e fenitoina possono essere usati da soli o come terapia aggiuntiva. Si raccomanda che ai pazienti venga offerto un intervento chirurgico se il dolore non è sufficientemente controllato dal punto di vista medico o se il trattamento medico è scarsamente tollerato. La decompressione microvascolare è raccomandata come chirurgia di prima linea nei pazienti con TN classico.

La prima linea guida della Federazione europea delle società neurologiche (EFNS) è stata pubblicata nel 2008 in collaborazione con l’American Academy of Neurology (AAN),. sempre sulla rivista “European Journal of Neurology“.

Scarica  e leggi l’articolo in full text:
European Academy of Neurology guideline on trigeminal neuralgia
L. Bendtsen J. M. Zakrzewska J. Abbott M. Braschinsky G. Di Stefano A. Donnet P. K. Eide P. R. L. Leal S. Maarbjerg A. May T. Nurmikko M. Obermann T. S. Jensen G. Cruccu
Eur J Neurol First published: 12 March 2019 https://doi.org/10.1111/ene.13950

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Linee guida canadesi sul Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “Canadian Medical Association Journal” le linee guida aggiornata sulla malattia di Parkinson. La linea guida contiene cambiamenti sostanziali provenienti dalla letteratura sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson e aggiunge informazioni sulle cure palliative.

CMAJ.36.cover

La linea guida contiene anche informazioni sulle terapie avanzate come la stimolazione cerebrale profonda e l’infusione di gel di levodopa-carbidopa che sono abitualmente utilizzate nella malattia di Parkinson per gestire i sintomi motori e le fluttuazioni.
Il documento aggiorna il precedente datato 2012.

Scarica e leggi il documento in full text:
Canadian guideline for Parkinson disease
David Grimes, Megan Fitzpatrick, Joyce Gordon, Janis Miyasaki, Edward A. Fon, Michael Schlossmacher, Oksana Suchowersky, Alexander Rajput, Anne Louise Lafontaine, Tiago Mestre, Silke Appel-Cresswell, Suneil K. Kalia, Kerrie Schoffer, Mateusz Zurowski, Ronald B. Postuma, Sean Udow, Susan Fox, Pauline Barbeau and Brian Hutton
CMAJ September 09, 2019 191 (36) E989-E1004; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.181504

Download MP3

Linee guida correlate:
Parkinson’s disease in adults – National Institute for Health and Care Excellence (NICE) Guideline (free)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Sclerosi multipla, un flavonoide per rigenerare la mielina.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2019

I ricercatori dell’Oregon Health & Science University coordinati dal neuroscienziato Larry Sherman hanno sviluppato un composto che promuove con successo la ricostruzione della guaina protettiva attorno alle cellule nervose danneggiata in condizioni come la sclerosi multipla.

(Getty Images)

In uno studio pubblicato sulla rivista “Glia“, gli scienziati hanno descritto con successo il test del composto nei topi. “Penso che sapremo tra circa un anno se questo è il farmaco giusto da provare negli studi clinici sull’uomo“, ha affermato il professore Larry Sherman. “In caso contrario, dagli studi sui topi sappiamo che questo approccio può funzionare. La domanda è: questo farmaco può essere adattato a cervelli umani più grandi?”.

In questo studio gli scienziati hanno scoperto che una molecola chiamata acido ialuronico (HA), si accumula nel cervello dei pazienti con SM. Inoltre, questo accumulo di HA è dovuto al fallimento nella maturazione delle cellule chiamate oligodendrociti. Gli oligodendrociti generano mielina. Il team ha lavorato per sviluppare un composto che neutralizza la ialuronidasi nel cervello dei pazienti con SM e altre malattie neurodegenerative, ripristinando così la capacità delle cellule progenitrici di maturare in oligodendrociti. Il composto, un flavonoide modificato – (classe di sostanze chimiche presenti nella frutta e nella verdura) – chiamato S3, inverte l’effetto dell’HA nel limitare la crescita degli oligodendrociti e promuove la rimielinizzazione funzionale nei topi.

La fase successiva della ricerca prevede la sperimentazione e il potenziale perfezionamento del composto nelle scimmie macaco che portano una versione naturale della sclerosi multipla chiamata encefalomielite giapponese del macaco.

Leggi abstract dell’articolo:
A modified flavonoid accelerates oligodendrocyte maturation and functional remyelination
Weiping Su Steven Matsumoto Fatima Banine Taasin Srivastava Justin Dean Scott Foster Peter Pham Brian Hammond Alec Peters Kesturu S. Girish Kanchugarakoppal S. Rangappa Basappa Joachim Jose Jon D. Hennebold Melinda J. Murphy Jill Bennett‐Toomey Stephen A. Back Larry S. Sherman
Glia First published: 06 September 2019 https://doi.org/10.1002/glia.23715

Fonte: Oregon Health & Science University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Scoperto il funzionamento della memoria nei pazienti colpiti da ictus.

Posted by giorgiobertin su agosto 23, 2019

Un team di ricercatori provenienti dalle Università di Padova, Harvard e Northwestern University di Chicago ha pubblicato sulla rivista “Nature Communications” uno studio che ha permesso l’individuazione di un circuito della memoria tramite la mappatura degli effetti funzionali di ictus che causano amnesia.

black-background-brain

La scoperta di questa particolare “hub” tramite la quale viene mediata la memoria è avvenuta attraverso studi di neuroimaging di pazienti colpiti da ictus”, come spiegato dal professor Maurizio Corbetta, direttore della Clinica neurologica. “Immagini di ictus con diagnosi di amnesia post ictus o, almeno, con deficit di memoria documentato, sono state importate elettronicamente in un atlante che contiene mille soggetti normali. L’atlante, per ogni soggetto, contiene tutte le connessioni funzionali di quel cervello. Quindi contiene anche la mappa probabilistica delle connessioni funzionali di queste mille persone. Una volta che inseriamo una lesione nell’atlante, possiamo calcolare l’insieme delle connessioni funzionali che sono alterate in quel paziente con ictus. Se ripetiamo questa operazione per ogni lesione, otterremo una mappa di connessioni alterate, o disconnettoma, nei nostri pazienti con problemi di memoria“.

Il potenziale di questo studio a livello clinico è importante per la predizione degli effetti delle lesioni sulla memoria e per provare a riattivare la memoria con tecniche di neuro-stimolazione.

Leggi il full text dell’articolo:
A human memory circuit derived from brain lesions causing amnesia
Michael A. Ferguson, Chun Lim, Danielle Cooke, R. Ryan Darby, Ona Wu, Natalia S. Rost, Maurizio Corbetta, Jordan Grafman & Michael D. Fox
Nature Communications volume 10, Article number: 3497 (2019)

Fonte: Università di Padova,

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

OpticSELINE: stimolazione del nervo ottico per aiutare i non vedenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2019

Gli scienziati dell’EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland) e della Scuola Superiore Sant’Anna in Italia, stanno sviluppando una tecnologia per non vedenti che bypassa completamente il bulbo oculare e invia messaggi al cervello, stimolando il nervo ottico con un nuovo tipo di elettrodo intraneurale chiamato OpticSELINE, testato sui conigli.

I ricercatori hanno riportato i loro risultati in “Nature Biomedical Engineering”.

OpticSELINE

Riteniamo che la stimolazione intraneurale possa essere una soluzione preziosa per diversi dispositivi neuroprostetici per il ripristino delle funzioni sensoriali e motorie. I potenziali traslazionali di questo approccio sono davvSpatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerveo estremamente promettenti”, spiega Silvestro Micera, Professore di bioelettronica alla Scuola Superiore Sant’Anna.

Gli elettrodi intraneurali possono effettivamente essere la risposta per fornire informazioni visive ricche ai soggetti. Sono anche stabili e hanno meno probabilità di muoversi una volta impiantati in un soggetto, secondo gli scienziati. Gli elettrodi del bracciale sono posizionati chirurgicamente attorno al nervo, mentre gli elettrodi intraneurali penetrano attraverso il nervo.

“Per ora, sappiamo che la stimolazione intraneurale ha il potenziale per fornire modelli visivi informativi. Ci vorranno feedback dai pazienti nei futuri studi clinici al fine di perfezionare tali modelli. Da una prospettiva puramente tecnologica, potremmo fare prove cliniche già domani” – afferma il prof. Diego Ghezzi.

Leggi abstract dell’articolo:
Spatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerve
Vivien Gaillet, Annarita Cutrone[…] Silvestro Micera & Diego Ghezzi
Nature Biomedical Engineering 19 August 2019

Fonte: EPFL(École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

AAN: linee guida sul trattamento del mal di testa nei bambini e adolescenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 14, 2019

L’American Academy of Neurology e l’American Headache Society hanno pubblicato sulla rivista “Neurology” le linee guida sul trattamento farmacologico preventivo dell’emicrania nei bambini e adolescenti.

pediatric-and-adolescent-headache

Raccomandazioni: La maggior parte degli studi randomizzati controllati che studiano l’efficacia dei farmaci preventivi per l’emicrania pediatrica non dimostrano la superiorità rispetto al placebo. Le raccomandazioni per la prevenzione dell’emicrania nei bambini comprendono la consulenza sullo stile di vita e i fattori comportamentali che influenzano la frequenza del mal di testa e la valutazione e la gestione dei disturbi da comorbilità associati alla persistenza del mal di testa.

Scarica e leggi il documento in full text:
Practice guideline update summary: Pharmacologic treatment for pediatric migraine prevention
Maryam Oskoui, Tamara Pringsheim, Lori Billinghurst,… et al.
Neurology Aug 2019, 10.1212/WNL.0000000000008105; DOI: 10.1212/WNL.0000000000008105

Practice guideline update summary: Acute treatment of migraine in children and adolescents
Maryam Oskoui, Tamara Pringsheim, Yolanda Holler-Managan, Sonja Potrebic, Lori Billinghurst.. wt al.
Neurology Aug 2019, 10.1212/WNL.0000000000008095; DOI: 10.1212/WNL.0000000000008095

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Livelli anormali di emoglobina associati a rischio demenza.

Posted by giorgiobertin su agosto 6, 2019

Nuovi livelli di emoglobina – sia bassi che alti – sono associati ad un aumentato rischio di sviluppare una successiva demenza. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Erasmus Medical Center, Rotterdam, Paesi Bassi – basato su 12.305 partecipanti. Dai risultati è emerso che gli individui con anemia avevano il 41% in più di probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer (AD) e il 34% in più di sviluppare qualsiasi tipo di demenza rispetto agli individui senza anemia.

I ricercatori hanno anche scoperto che quelli con emoglobina alta erano a maggior rischio di sviluppare demenza.

emoglobina

Bassi livelli di emoglobina, inclusa l’anemia, potrebbero portare direttamente a danni neuronali dovuti alla riduzione dell’erogazione di ossigeno, o attraverso alterazioni vascolari o metaboliche concomitanti, ad esempio cambiamenti nel legame con l’amiloide-beta-42, che è un marcatore importante della patologia dell’Alzheimer” afferma il prof. Frank J. Wolters.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hemoglobin and anemia in relation to dementia risk and accompanying changes on brain MRI
Frank J. Wolters, Hazel I. Zonneveld, Silvan Licher, Lotte G.M. Cremers, on behalf of the Heart Brain Connection Collaborative Research Group,, M. Kamran Ikram, Peter J. Koudstaal, Meike W. Vernooij, M. Arfan Ikram
Neurology Jul 2019, 10.1212/WNL.0000000000008003; DOI: 10.1212/WNL.0000000000008003

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Obesità o sovrappeso accelerano l’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su luglio 30, 2019

L’obesità o il sovrappeso a 60 anni accelerano l’invecchiamento del cervello di 10 anni. Ad affermarlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Miami in uno studio pubblicato sulla rivista “Neurology“.

Le persone con un giro vita più grande e un indice di massa corporea più elevato avevano maggiori probabilità di presentare un’assottigliamento nell’area della corteccia del cervello, il che implica che l’obesità è associata a una ridotta materia grigia del cervello. Queste associazioni sono risultate particolarmente forti in coloro che avevano meno di 65 anni, il che aggiunge peso alla teoria secondo cui avere scarsi indicatori di salute nella mezza età può aumentare il rischio di invecchiamento del cervello, di problemi di memoria e di capacità di pensiero successivamente“, spiega l’autore dello studio Tatjana Rundek.

Obesity

Lo studio ha coinvolto 1.289 persone con un’età media di 64 anni, alle quali è stato misurato all’inizio dello studio sia il Bmi che la circonferenza della vita. Circa sei anni dopo, i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni cerebrali con risonanza magnetica per misurare lo spessore della corteccia cerebrale, il volume generale del cervello e altri fattori.

Dai risultati è emerso che avere un Bmi più elevato è associato a una corteccia cerebrale più sottile. Nelle persone in sovrappeso, ogni aumento di unità di Bmi è stato associato a una corteccia più sottile di 0,098 millimetri e in persone obese con una corteccia più sottile di 0,207 mm. Avere una corteccia più sottile è legato ad un aumentato rischio di malattia di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Measures of obesity are associated with MRI markers of brain aging: The Northern Manhattan Study.
Caunca MR, Gardener H, Simonetto M, Cheung YK, Alperin N, Yoshita M, DeCarli C, Elkind MSV, Sacco RL, Wright CB, Rundek T.
Neurology. 2019 Jul 24. pii: 10.1212/WNL.0000000000007966. doi: 10.1212/WNL.0000000000007966. [Epub ahead of print]

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

NICE: linee guida sulla gestione della Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su luglio 28, 2019

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE le linea guida che coprono la diagnosi e la gestione della sclerosi multipla nelle persone di età pari o superiore a 18 anni. Il documento mira a migliorare la qualità della vita degli adulti con sclerosi multipla promuovendo la gestione dei sintomi, e i trattamento efficaci delle ricadute.

Multiple-sclerosis

Scarica e leggi il documento in full text:
Multiple sclerosis in adults: management
Clinical guideline [CG186] Published date: October 2014 Last updated: July 2019

 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

NICE: linee guida sulle malattie dei motoneuroni.

Posted by giorgiobertin su luglio 25, 2019

Sono state aggiornate a cura di NICE le linee guida sulla diagnosi e gestione della malattia dei motoneuroni. si tratta di un gruppo di patologie neurologiche che affliggono selettivamente i soli motoneuroni, le cellule cerebrali (neuroni) che controllano l’attività della muscolatura volontaria, tra cui la parola, la camminata, la deglutizione, il respiro.

nice logo
Questa linea guida include raccomandazioni su:

– riconoscimento e referral
– informazioni e supporto alla diagnosi
– valutazioni cognitive
– fattori prognostici
– organizzazione delle cure
– pianificando la fine della vita
– gestione dei sintomi

Scarica e leggi il documento in fulle text:
Motor neurone disease: assessment and management
NICE guideline [NG42] Published date: February 2016 Last updated: July 2019

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Riconoscere il Parkinson attraverso delle molecole-spia nel sangue.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2019

E’ possibile diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che raggiunge il 90% nelle donne, attraverso delle molecole-spia presenti nel sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale. Ad affermarlo uno studio italiano coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, e condotto dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e dalla Fondazione Santa Lucia di Roma.

Metabolomics5

La ricerca si è basata sull’analisi del sangue di 587 persone, 268 delle quali con il morbo di Parkinson e 319 sane. E’ emerso così che nelle prime la concentrazione nel sangue di molecole (lipidi) chiamate Nape (N-acyl-phosphatidylethanolamines) era più bassa di circa il 15% rispetto a quella riscontrata negli individui sani.
Le molecole-spia del morbo di Parkinson sono, come tutti i lipidi, una sorta di sentinelle delle cellule, incaricate di proteggerne la struttura. Se i neuroni vengono danneggiati, come avviene con il Parkinson, “prelevano” i Nape dal sangue diminuendone la quantità in circolazione nell’organismo.

Questi lipidi, facili da misurare con un semplice prelievo di sangue, potrebbero diventare in futuro – osserva il prof. Andrea Armirotti – un indicatore per la diagnosi del Parkinson”.

Leggi il full text dell’articolo:
Gender specific decrease of a set of circulating N-acylphosphatidyl ethanolamines (NAPEs) in the plasma of Parkinson’s disease patients
Hamid, Z., Basit, A., Pontis, S. et al.
Metabolomics May 2019, 15:74 https://doi.org/10.1007/s11306-019-1536-z)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Alzheimer: la diagnosi precoce con una goccia di sangue.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2019

Un team di ricercatori del Department of Clinical Sciences, Lund University, Svezia, e della società farmaceutica Roche, hanno presentato sulla rivista “Jama Neurology” i risultati ottenuti con una nuova tecnologia, che permette di identificare nel flusso sanguigno i marcatori caratteristici dell’accumulo di proteina beta amiloide nel cervello. Un indizio prezioso – spiegano – per riconoscere gli stadi precoci dell’Alzheimer, e iniziare quindi le terapie quando hanno maggiori possibilità di risultare efficaci.

Foto: Mostphotos

Le tracce della proteina beta amiloide nel sangue dei pazienti avviene attraverso una procedura automatizzata, che aumenta l’efficacia del test, e lo rende più economico e semplice da utilizzare. Le prove sono state condotte su 842 malati svedesi (lo studio svedese BioFINDER) e 237 tedeschi, rappresentativi di tutti gli stadi di sviluppo della malattia, hanno mostrato una precisione diagnostica paragonabile a quella delle tecniche utilizzate attualmente.

In autunno – assicurano i ricercatori svedesi – prenderà il via il primo trial clinico della tecnologia, che testerà l’efficacia del test coinvolgendo un ampio numero di medici di famiglia. Se tutto andrà come sperato, la nuova tecnologia potrebbe presto venire utilizzata per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Performance of Fully Automated Plasma Assays as Screening Tests for Alzheimer Disease–Related β-Amyloid Status.
Palmqvist S, Janelidze S, Stomrud E, et al.
JAMA Neurol. Published online June 24, 2019. doi:10.1001/jamaneurol.2019.1632

Editorial Comment

Fonti: Department of Clinical Sciences, Lund University  –  Galileonet.it

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Focus sull’emorragia intracerebrale spontanea.

Posted by giorgiobertin su giugno 18, 2019

L’Emorragia intracerebrale (Intracerebral hemorrhage – ICH) è un sottotipo di ictus associato a significativa morbilità e mortalità. Lo scopo di questa recensione pubblicata dai ricercatori del Department of Neurology, Loyola University Chicago, è di fornire un aggiornamento sulle ricerche negli ultimi tre anni per questa patologia.
Gli argomenti trattati comprendono fattori di rischio, predittori di imaging dell’espansione dell’ematoma, schema di punteggio per predire l’espansione dell’ematoma, terapie emostatiche, abbassamento della pressione arteriosa acuta, somministrazione intraventricolare di alteplase per emorragia intraventricolare e lo stato attuale delle terapie chirurgiche.

Spontaneous Intracerebral Hemorrhage

Scarica e leggi il documento in full text:
Recent advances in spontaneous intracerebral hemorrhage [version 1; peer review: 2 approved].
Garg R and Biller J.
F1000Research 2019, 8(F1000 Faculty Rev):302 (https://doi.org/10.12688/f1000research.16357.1)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

FDA: approvato farmaco per la cefalea a grappolo.

Posted by giorgiobertin su giugno 15, 2019

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha esteso le indicazioni di Emgality (galcanezumab-gnlm), approvando il primo trattamento per la cefalea a grappolo episodica negli adulti.

migrane

L’efficacia di Emgality – già approvato dall’FDA a settembre 2018, per il trattamento preventivo dell’emicrania negli adulti – per questa nuova indicazione è stata dimostrata in uno studio clinico che ha coinvolto 106 pazienti, in cui il medicinale è stato confrontato con il placebo.

FDA press release:
FDA approves first treatment for episodic cluster headache that reduces the frequency of attacks

https://www.emgality.com/

galcanezumab

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Da un batterio un collirio contro le retinopatie.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2019

Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’ISS su una proteina batterica e’ stato ottenuto un collirio che potrebbe migliorare la vista nei casi di retinopatia. In particolare la ricerca, pubblicata sulla rivista “Neuroscience“, ha osservato che la somministrazione topica tramite collirio di una soluzione contenente la proteina batterica Fattore Citotossico Necrotizzante 1 (CNF1) di Escherichia Coli, e’ stata in grado di migliorare le prestazioni visive in un modello animale di retinopatia ipertensiva, una condizione clinica che si riscontra in soggetti con elevati valori di pressione arteriosa sistemica che altera il corretto funzionamento della retina portando ad una perdita graduale della vista.

collirio

CNF1, tramite la modulazione dell’attivita’ della proteina Rac1 nella retina, potrebbe agire come antiinfiammatorio, migliorando quindi la funzionalita’ visiva. La proteina Rac1 appartiene alla famiglia delle Rho GTPasi, piccole proteine regolatorie gia’ note per essere coinvolte nei processi infiammatori e nella risposta allo stress ossidativo a livello vascolare.

Aver dimostrato che l’agire sull’attivita’ della proteina Rac1 sia in grado di migliorare la funzionalita’ in una retina gia’ compromessa – spiega la Dott.ssa Fiorentini – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a patologie della vista nella cui patogenesi esiste un’importante componente neuro-infiammatoria. Parlo di malattie altamente invalidanti come la retinopatia ipertensiva, la retinopatia diabetica ed il glaucoma, per le quali ad oggi non esistono cure”.

Leggi abstract dell’articolo:
Eye Drop Instillation of the Rac1 Modulator CNF1 Attenuates Retinal Gliosis and Ameliorates Visual Performance in a Rat Model of Hypertensive Retinopathy
Andrea Matteucci, Laura Ricceri, Alessia Fabbri, Andrea Fortuna, … Stefano Loizzo
Neuroscience, Available online 23 May 2019 https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2019.05.021

Fonte: Ordine Medici Roma

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Linee guida sulla sindrome di Tourette e disturbi cronici da tic.

Posted by giorgiobertin su Mag 21, 2019

L’American Academy of Neurology (AAN) ha pubblicato nuove linee guida (LG) sulla gestione della sindrome di Tourette e altri disturbi cronici da tic. Questo documento e la revisione sistematica della letteratura che supporta le raccomandazioni sono state pubblicate su “Neurology” in concomitanza con la riunione annuale AAN 2019, a Philadelphia.
La sindrome di Tourette è una patologia neuropsichiatrica dell’infanzia e dell’adolescenza, caratterizzata da tic motori e fonici (o vocali). Questi tic consistono in movimenti e suoni ripetuti e involontari; sono, inoltre, difficilmente controllabili e immotivati, cioè privi di uno scopo preciso.


AAN Releases Guideline: Treatment of Tics in People with Tourette Syndrome and Chronic Tic Disorders

Le linee guida raccomandano che gli adulti con sindrome di Tourette grave e resistenti alla terapia medica e comportamentale possano trarre beneficio dalla stimolazione cerebrale profonda (DBS), ma devono prima essere sottoposti a screening da un professionista della salute mentale e continuare a essere monitorati durante il trattamento con DBS.
I trattamenti delineati nella linea guida includono la tossina botulinica, che è un farmaco somministrato per iniezione nei muscoli che producono tic. Le linee guida affermano che i medici dovrebbero consigliare i loro pazienti adolescenti e adulti più anziani su questo trattamento, sulla base di prove limitate.

“I trattamenti possono aiutare a ridurre la frequenza e la gravità del tic, ma raramente eliminano tutti i tic. È importante che le persone siano informate di tutte le opzioni di trattamento disponibili, tra cui l’educazione, le terapie comportamentali, i farmaci o l’attesa vigile. ” – afferma la prof.ssa  Tamara Pringsheim, dell’Università di Calgary in Alberta, Canada.

Scarica e leggi il documento in full text:
Practice guideline recommendations summary: Treatment of tics in people with Tourette syndrome and chronic tic disorders
Tamara Pringsheim, Michael S. Okun, Kirsten Müller-Vahl, Davide Martino, Joseph Jankovic, Andrea E. Cavanna, Douglas W. Woods, Michael Robinson, Elizabeth Jarvie, Veit Roessner, Maryam Oskoui, Yolanda Holler-Managan, John Piacentini
Neurology First published May 6, 2019, DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000007466

Summary for Patients and Their Families

Clinician Summary

PowerPoint Presentation

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Scoperta proteina che contribuisce all’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su Mag 20, 2019

I ricercatori del Department of Neurology and Neurological Sciences, Stanford University School of Medicine hanno scoperto una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario che contribuisce all’invecchiamento del cervello. Lo studio pubblicato sulla rivista “Nature Medicine“, ha dimostrato che bloccando questa molecola è possibile ridurre e recuperare i deficit mentali legati all’età.

Tony Wyss-Coray
New research from Tony Wyss-Coray and his collaborators shows that older mice performed better on memory tests when a protein found on the walls of blood vessels in the brain was blocked.

Ci siamo concentrati sulle proteine che cambiano con l’età e che hanno qualcosa a che fare con la vascolarizzazione.” dice il prof. Wyss-Coray.
Fra queste è emersa una proteina che diventa più abbondante con l’età, Vascular Cell Adhesion Molecule 1 (VCAM1), che – come hanno dimostrato i ricercatori – sembra avere un ruolo chiave negli effetti del sangue invecchiato sul cervello. Misure biologiche e cognitive hanno indicato che il blocco di VCAM1 non solo impedisce al plasma vecchio di danneggiare il cervello dei topi giovani, ma può anche invertire i deficit nei topi anziani. In pratica bloccare VCAM1 nel cervello ha finito per rendere i topi più intelligenti.

Il team ha usato due tecniche per bloccare VCAM1: una cancella geneticamente la proteina dal cervello dei topi, l’altra prevede di iniettare un anticorpo che si lega a essa per impedire che si leghi a qualsiasi altra cosa. Entrambi i metodi hanno bloccato i segni di invecchiamento cerebrale nei topi giovani infusi con plasma vecchio e hanno invertito i livelli di marcatori nel cervello dei topi anziani.

VCAM1 (Vascular Cell Adhesion Molecule-1) è una proteina che sporge dalle cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi sanguigni e che si aggancia alle cellule immunitarie circolanti (globuli bianchi, o leucociti): risponde alle lesioni o alle infezioni aumentandone il numero e innescando le reazioni immunitarie.

Lo studio ha importanti implicazioni sul declino cognitivo legato all’età e sulle malattie cerebrali.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Aged blood impairs hippocampal neural precursor activity and activates microglia via brain endothelial cell VCAM1
Hanadie Yousef, Cathrin J. Czupalla, Davis Lee, Michelle B. Chen, Ashley N. Burke, Kristy A. Zera, Judith Zandstra, Elisabeth Berber, Benoit Lehallier, Vidhu Mathur, Ramesh V. Nair, Liana N. Bonanno, Andrew C. Yang, Todd Peterson, Husein Hadeiba, Taylor Merkel, Jakob Körbelin, Markus Schwaninger, Marion S. Buckwalter, Stephen R. Quake, Eugene C. Butcher & Tony Wyss-Coray
Nature Medicine Published: 13 May 2019

Fonti: Department of Neurology and Neurological Sciences, Stanford University School of MedicineLe Scienze

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

WHO: linee guida sulla prevenzione delle demenze.

Posted by giorgiobertin su Mag 20, 2019

La demenza è una malattia caratterizzata da un deterioramento delle funzioni cognitive oltre a quello che ci si potrebbe aspettare dal normale invecchiamento. Colpisce la memoria, il pensiero, l’orientamento, la comprensione, il calcolo, la capacità di apprendimento, la lingua e il giudizio. La demenza deriva da una varietà di malattie e lesioni che colpiscono il cervello, come la malattia di Alzheimer o l’ictus.
La demenza è un problema di salute pubblica in rapida crescita che colpisce circa 50 milioni di persone a livello globale.

Milioni di persone in tutto il mondo hanno una forma di demenza, gli scienziati non sono ancora sicuri di quale sia la causa di questa condizione. Le nuove linee guida sulla prevenzione pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (WHO) valutano 12 fattori di rischio e offrono consigli su come affrontarli.

I possibili fattori sono: bassi livelli di attività fisica, fumo, dieta povera, abuso di alcool, riserva cognitiva insufficiente o compromessa (capacità del cervello di compensare problemi neurologici), mancanza di attività sociale, aumento di peso, ipertensione, diabete, dislipidemia (livelli di colesterolo malsano), depressione e perdita dell’udito.

WHOguidelines_2019

L’esistenza di fattori di rischio potenzialmente modificabili significa che la prevenzione della demenza è possibile attraverso un approccio di sanità pubblica, compresa l’attuazione di interventi chiave che ritardano o rallentano il declino cognitivo o la demenza”, afferma il documento ufficiale.

Gli autori hanno rivolto le raccomandazioni agli operatori sanitari di tutto il mondo, ma sperano che le linee guida presentino una fonte affidabile di informazioni anche per le organizzazioni governative, aiutandole a redigere migliori politiche di prevenzione e cura.

Scarica e leggi il documento in full text:
Risk reduction of cognitive decline and dementia
WHO Guidelines Number of pages: 96 Languages: English ISBN: 978-92-4-155054-3

Fonte ed approfondimenti: WHO

 

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperte le mutazioni del DNA che causano le malattie neurodegenerative.

Posted by giorgiobertin su Mag 14, 2019

Gli scienziati dell’University of Adelaide hanno scoperto come le mutazioni nel DNA possono causare malattie neurodegenerative. La scoperta è un passo importante verso un trattamento migliore per rallentare la progressione o l’esordio ritardato in una serie di malattie incurabili come la malattia di Huntington e dei neuroni motori – probabilmente attraverso l’uso, in modi nuovi, di farmaci antinfiammatori esistenti.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Human Molecular Genetics“.

DNA-RNA-Proteine

Se il nuovo meccanismo che abbiamo scoperto si rivela corretto, trasformerà il campo delle malattie neurologiche, fornendo un modo diverso di pensare a queste malattie e offrendo nuove opportunità per l’intervento medico” – afferma Robert Richards, professore di Genetica presso la Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Adelaide.

I risultati dello studio sono centrati sull’RNA, la molecola nelle nostre cellule, che è il passaggio intermedio tra il DNA nei cromosomi e le proteine ​​che sono le principali componenti funzionali delle cellule.

Il DNA fornisce un modello per produrre RNA che è normalmente “codificato a barre” per garantire che le cellule lo riconoscano come “suo”, distinguendolo dall’RNA di un invasore straniero, come i virus. Usando il modello sperimentale Fly Drosophila, il professor Richards e il suo team hanno dimostrato che l’RNA “a doppio filamento” interessato era invece riconosciuto come estraneo al corpo o “non-suo”.

“Questo suscita una risposta auto-infiammatoria simile all’anti-virus che porta alla distruzione e alla morte neuronale, causando nel tempo danni neurologici progressivi”, afferma il professor Richards. “L’RNA anormale è costituito da regioni di ripetute sequenze di DNA che si trovano in un numero maggiore di persone affette da Huntington e da altre malattie neurodegenerative”.

Leggi abstract dell’articolo:
‘Non-self’ Mutation: Double-stranded RNA elicits antiviral pathogenic response in a Drosophila model of expanded CAG repeat neurodegenerative diseases,
Clare L Eyk Saumya E Samaraweera Andrew Scott Dani L Webber David P Harvey Olivia Mecinger Louise V O’Keefe Jennifer E Cropley Paul Young Joshua Ho Catherine Suter Robert I Richards
Human Molecular Genetics (2019). DOI: 10.1093/hmg/ddz096

Fonte: The University of Adelaide – Adelaide, South Australia

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Promettente un nuovo trattamento dell’ictus.

Posted by giorgiobertin su Mag 11, 2019

Un lavoro decennale di ricerca condotto dai ricercatori dell’Università della California, a Riverside – UCR, sul trattamento dell’ictus può passare agli studi clinici. Il trattamento si concentra sulle neureguline, una famiglia di proteine ​​presenti in natura che si è dimostrata promettente per il trattamento dell’ictus.

Durante l’ictus, l’apporto di sangue al cervello viene interrotto. Molto spesso, un’arteria al cervello viene bloccata da un grumo o da una rottura dei vasi sanguigni. Senza sangue – e quindi senza ossigeno o sostanze nutritive – che raggiungono il cervello, le cellule del cervello iniziano a morire localmente, nel “nucleo”, entro un paio d’ore. Successivamente, le cellule del nucleo scoppiano e rilasciano i loro componenti nell’area circostante, che quindi subisce una drammatica risposta infiammatoria. Questa zona, chiamata penombra ischemica, muore nel corso di diverse ore o giorni. Neuregulin-1, o NRG-1, una delle quattro proteine ​​della famiglia delle neuregolinine, previene questa infiammazione e la morte cellulare.
Brian-Ford Byron Ford is a professor of biomedical sciences at UC Riverside.

Le cellule nel nucleo muoiono diventando sovraeccitate ed esplodendo“, ha detto Byron Ford, professore di scienze biomediche presso la Scuola di Medicina UCR, la cui azienda, Brain-Gen, ha brevetti per l’uso di NRG-1 per il trattamento dell’ictus. “Le cellule nella penombra ischemica muoiono commettendo un suicidio. Ciò accade, crediamo, per impedire a tutto il cervello di morire“.
Ora affermano i ricercatori l’uso di una particolare forma di neuregulina, chiamata Neucardin, già brevettata per trattare l’insufficienza cardiaca è stato dimostrato che funziona per l’ictus in modelli animali.

Gli scienziati intendono rivolgersi alla Food and Drug Administration – FDA, per espandere l’uso di Neucardin per l’ictus. “Zensun Biotech ha già completato le sperimentazioni cliniche di fase I e di fase II per l’insufficienza cardiaca e ha dimostrato che la neucardina è sicura e migliora la funzione cardiaca nei pazienti“, ha affermato il prof. Ford. “Un ictus è come un attacco di cuore nel cervello. Se la FDA afferma che possiamo fare il riferimento incrociato dei dati di Zensun per l’approvazione per trattare l’ictus, questo accelererebbe notevolmente le questioni mentre ci candidiamo per diventare parte di NIH StrokeNet.

Evaluation of neuregulin-1‘s neuroprotection against ischemic injury in rats using diffusion tensor imaging.
Wang S, Li Y, Paudyal R, Ford BD, Zhang X.
Magn Reson Imaging. 2018 Nov;53:63-70. doi: 10.1016/j.mri.2018.07.002. Epub 2018 Jul 21.

Regulation of inflammatory responses by neuregulin-1 in brain ischemia and microglial cells in vitro involves the NF-kappa B pathway.
Simmons LJ, Surles-Zeigler MC, Li Y, Ford GD, Newman GD, Ford BD.
J Neuroinflammation. 2016 Sep 6;13(1):237. doi: 10.1186/s12974-016-0703-7.

Spatio-temporal assessment of the neuroprotective effects of neuregulin-1 on ischemic stroke lesions using MRI.
Wang S, Li Y, Paudyal R, Ford BD, Zhang X.

Neuregulin-1 inhibits neuroinflammatory responses in a rat model of organophosphate-nerve agent-induced delayed neuronal injury.
Li Y, Lein PJ, Ford GD, Liu C, Stovall KC, White TE, Bruun DA, Tewolde T, Gates AS, Distel TJ, Surles-Zeigler MC, Ford BD.
J Neuroinflammation. 2015 Apr 2;12:64. doi: 10.1186/s12974-015-0283-y.

Fonte: Università della California, a Riverside – UCR

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’esposizione alla luce pulsata può funzionare contro l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su Mag 10, 2019

I neuroscienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) avevano dimostrato in lavori precedenti di poter ridurre drasticamente le placche di amiloide nei topi con il morbo di Alzheimer semplicemente esponendo gli animali a uno sfarfallio luminoso a una frequenza specifica. La stimolazione visiva ad una frequenza di 40 hertz (cicli al secondo) induce onde cerebrali note come oscillazioni gamma nella corteccia visiva. Ora i ricercatori negli esperimenti riportati sulla rivista “Neuron“, hanno scoperto che questo trattamento ha effetti diffusi a livello cellulare e aiuta non solo i neuroni ma anche le cellule immunitarie chiamate microglia. Complessivamente, questi effetti riducono l’infiammazione, migliorano la funzione sinaptica e proteggono dalla morte cellulare, nei topi geneticamente programmati per sviluppare la malattia di Alzheimer.

Sembra che la neurodegenerazione sia ampiamente prevenuta“, afferma Li-Huei Tsai, direttore del Picower Institute for Learning and Memory del MIT. “Non ho mai visto niente del genere. È molto scioccante.”


Light-based therapy for Alzheimer’s disease

I ricercatori hanno scoperto che la stimolazione visiva, somministrata un’ora al giorno per 3-6 settimane, ha avuto effetti drammatici sulla degenerazione dei neuroni. Hanno iniziato i trattamenti poco prima dell’inizio della degenerazione, nei modelli di Alzheimer Tau P301S, una versione mutata della proteina Tau, che forma grovigli neurofibrillari come quelli visti nei pazienti di Alzheimer. Dopo tre settimane di trattamento, i topi Tau P301S non hanno mostrato alcuna degenerazione neuronale, mentre i topi Tau P301S non trattati hanno perso il 15-20% dei loro neuroni.

I ricercatori hanno anche in programma di testare il trattamento nei topi con sintomi più avanzati, per vedere se la degenerazione neuronale può essere invertita dopo l’inizio. Hanno anche iniziato gli studi clinici di fase 1 sulla stimolazione della luce e del suono nei pazienti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Gamma Entrainment Binds Higher-Order Brain Regions and Offers Neuroprotection
Chinnakkaruppan Adaikkan, Steven J. Middleton, Asaf Marco, Edward S. Boyden, Thomas J. McHugh, Li-Huei Tsai… et al.
Neuron Published:May 07, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/j.neuron.2019.04.011

Fonte: Massachusetts Institute of Technology

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

BOLD5000: nuovo set di dati e immagini del cervello.

Posted by giorgiobertin su Mag 7, 2019

Neuroscienziati e scienziati informatici hanno realizzato un nuovo set di dati di dimensioni senza precedenti – comprendente scansioni cerebrali di volontari. Il database BOLD5000 contiene circa 5.000 immagini e aiuterà i ricercatori a capire meglio come il cervello elabora le immagini.

I ricercatori della Carnegie Mellon University e della Fordham University, che riportano la notizia sulla rivista “Scientific Data“, hanno acquisito scansioni del cervello attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

BOLD5000

I futuri studi di visione che impiegano il set di dati BOLD5000 dovrebbero aiutare i neuroscienziati a comprendere meglio l’organizzazione delle conoscenze nel cervello umano, mentre impareremo di più sulle basi neurali del riconoscimento visivo, saremo anche in una posizione migliore per contribuire ai progressi nella visione artificiale” – afferma il prof. Michael J. Tarr.

Il set di dati BOLD5000 disponibile pubblicamente è già stato scaricato più di 2.500 volte.

Accedi e scarica il database:
https://bold5000.github.io/

BOLD5000, a public fMRI dataset while viewing 5000 visual images
Nadine Chang, John A. Pyles, Austin Marcus, Abhinav Gupta, Michael J. Tarr & Elissa M. Aminoff
Scientific Data volume 6, Article number: 49 (2019) Published: 06 May 2019

BOLD5000: A public fMRI dataset of 5000 images
Nadine Chang, John A. Pyles, Abhinav Gupta, Michael J. Tarr, Elissa M. Aminoff

Fonte: Carnegie Mellon University

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scoperta una nuova forma di demenza.

Posted by giorgiobertin su Mag 3, 2019

Circa il 20 per cento dei malati del morbo di Alzheimer sarebbero affetti in realtà da un’altra forma di demenza, un disturbo del cervello noto come LATE (limbic-predominant age-related TDP-43 encephalopathy) e causato da una diversa proteina del cervello finora sconosciuta, la TDP-43.

La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica “Brain“, è stata compiuta da un team di ricercatori di oltre 20 istituzioni di sei diversi Paesi.
Recenti ricerche e studi clinici sul morbo di Alzheimer ci hanno confermato che non tutte le persone che pensavamo fossero affette da questa malattia lo sono davvero” – afferma la prof.ssa Nina Silverberg, direttrice dell’Istituto nazionale americano sull’invecchiamento (NIA).

late-alzheimers
A newly defined neurodegenerative disease called LATE is characterized by entirely different protein aggregations in the brain than seen in Alzheimer’s(Credit: aa-w/Depositphotos)

Mentre il morbo di Alzheimer è dovuto all’accumulo nel cervello di placche amiloidi e ammassi neurofibrillari che portano alla morte dei neuroni e quindi a un danno cerebrale irreversibile, la LATE pare essere dovuta a una proteina diversa, chiamata TDP-43. Si tratta di una scoperta rivoluzionaria che da un lato non darà risultati immediati nella lotta alla demenza senile, ancora senza cura, ma dall’altro potrebbe aiutare a spiegare perché la ricerca di una cura contro l’Alzheimer si sia rivelata inutile.

Le prove di trattamento di farmaci che sono progettati per funzionare contro l’Alzheimer non avranno alcuna efficacia contro LATE e questo ha importanti implicazioni per la scelta dei partecipanti in studi futuri“, ha detto il prof. Howard.

Le implicazioni di questa nuova ricerca sono potenzialmente abbastanza profonde. Questo studio “eccellente” farà sì che molti scienziati rivalutino i risultati di precedenti studi clinici falliti. La grande sfida che i ricercatori ora devono affrontare è quella di sviluppare rapidamente biomarcatori specifici e sensibili in grado di identificare i pazienti affetti da LATE.

Scarica e leggi il documento in full text:
Limbic-predominant age-related TDP-43 encephalopathy (LATE): consensus working group report
Nelson, Peter T; Dickson, Dennis W….. et al.
Brain, awz099, https://doi.org/10.1093/brain/awz099

Fonte:  Rush University Medical Center

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mappa completa di come l’Alzheimer colpisce il cervello.

Posted by giorgiobertin su Mag 2, 2019

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno eseguito la prima analisi completa dei geni che sono espressi nelle singole cellule cerebrali dei pazienti con malattia di Alzheimer. I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature“, hanno consentito al team di identificare i percorsi cellulari distintivi che sono interessati dai neuroni e da altri tipi di cellule cerebrali.

MIT-Alzheimer's-Genes

“Questo studio fornisce la prima mappa per seguire tutti i processi molecolari che sono alterati nella malattia di Alzheimer in ogni singolo tipo di cellula che ora possiamo caratterizzare in modo affidabile“, dice Manolis Kellis, professore di informatica e membro del MIT’s Computer Science e Artificial Intelligence Laboratory e del Broad Institute of MIT e Harvard. “Si apre un’era completamente nuova per comprendere l’Alzheimer“.

I ricercatori hanno analizzato campioni di cervelli postmortem di 24 persone che hanno mostrato alti livelli di patologia dell’Alzheimer e 24 persone di età simile che non avevano questi segni di malattia. Il team del MIT ha effettuato il sequenziamento dell’RNA monocellulare su circa 80.000 cellule di questi soggetti.

Utilizzando l’approccio di sequenziamento a cella singola, i ricercatori sono stati in grado di analizzare non solo i tipi di cellule più abbondanti, che includono i neuroni eccitatori e inibitori, ma anche le cellule cerebrali non neuronali più rare come gli oligodendrociti, gli astrociti e la microglia. I ricercatori hanno scoperto che ciascuno di questi tipi di cellule mostrava differenze di espressione genica distinte nei pazienti con malattia di Alzheimer.

Questa è la prima applicazione completa della tecnologia di sequenziamento dell’RNA a singola cellula alla malattia di Alzheimer“, afferma Yankner, che non è stato coinvolto nella ricerca. “Prevedo che questa sarà una risorsa molto preziosa per il campo e farà progredire la nostra comprensione delle basi molecolari della malattia.”

Leggi abstract dell’articolo:
Single-cell transcriptomic analysis of Alzheimer’s disease
Hansruedi Mathys, Jose Davila-Velderrain, Zhuyu Peng, Fan Gao, Shahin Mohammadi, Jennie Z. Young, Madhvi Menon, Liang He, Fatema Abdurrob, Xueqiao Jiang, Anthony J. Martorell, Richard M. Ransohoff, Brian P. Hafler, David A. Bennett, Manolis Kellis & Li-Huei Tsai
Nature Published: 01 May 2019

Fonte: Massachusetts Institute of Technology

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Linee guida NICE: ictus e attacco ischemico transitorio.

Posted by giorgiobertin su Mag 1, 2019

Il National Institute for Health and Care Excellence ha pubblicato le linee guida sull’ictus e attacco ischemico transitorio. La linea guida aggiorna la precedente pubblicate nel luglio del 2008.

Stroke-Guidance-NICE

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Stroke and transient ischaemic attack in over 16s: diagnosis and initial management
NICE guideline [NG128] Published date: May 2019

Related Guidelines:
– Guidelines for the Early Management of Patients With Acute Ischemic Stroke: A Guideline for Healthcare Professionals From the AHA/ASA (free)
Dual antiplatelet therapy with aspirin and clopidogrel for acute high risk transient ischaemic attack and minor ischaemic stroke – The BMJ
Canadian Stroke Best Practice Recommendations for Acute Stroke Management (free)

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »