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Posts Tagged ‘neurologia’

Gestione dell’ictus ischemico acuto.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2020

In questo lavoro pubblicato sulla rivista BMJ sono stati esaminati i protocolli che supportano la cura dell’ictus pre-ospedaliero e di emergenza, incluso l’uso di protocolli di servizi medici di emergenza per l’identificazione di pazienti con ictus, trombolisi endovenosa nell’ictus ischemico acuto, inclusi aggiornamenti ai criteri di ammissibilità dei pazienti, le finestre dei tempi di trattamento, e le tecniche di imaging avanzate con interpretazione automatizzata per identificare i pazienti con vaste aree del cervello a rischio.

Vengono inoltre analizzati i recenti aggiornamenti nelle raccomandazioni di prevenzione secondaria, incluso l’uso a breve termine della doppia terapia antipiastrinica per prevenire l’ictus ricorrente nel periodo ad alto rischio immediatamente dopo l’ictus.

Stroke

L’ictus ischemico acuto (AIS) è definito dall’improvvisa perdita del flusso sanguigno in un’area del cervello con la conseguente perdita della funzione neurologica. È causato da trombosi o embolia che occlude un vaso cerebrale che fornisce una specifica area del cervello.

Ricordiamo inoltre che il primo passo fondamentale nella cura dell’ictus è l’identificazione precoce dei pazienti con ictus e triage in centri in grado di erogare il trattamento appropriato il più rapidamente possibile.

Leggi il full text dell’articolo:
Management of acute ischemic stroke
Phipps Michael S, Cronin Carolyn A.
BMJ 2020; 368 :l6983

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Diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2020

Sulla rivista JAMA è stata pubblicata una revisione sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson. La malattia di Parkinson è una malattia eterogenea con forme rapidamente e lentamente progressive. Il trattamento prevede approcci farmacologici (in genere con preparati di levodopa prescritti con o senza altri farmaci) e approcci non farmacologici (come esercizio fisico e terapie fisiche, occupazionali e logopediche).
Approcci come la stimolazione cerebrale profonda e il trattamento con sospensione enterale di levodopa-carbidopa possono aiutare le persone con tremore resistente ai farmaci.

Parkinson- Review

Leggi il full text dell’articolo:
Diagnosis and Treatment of Parkinson Disease: A Review.
Armstrong MJ, Okun MS.
JAMA. 2020;323(6):548–560. doi:10.1001/jama.2019.22360

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Uso di antidepressivi in oncologia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2020

L’uso di farmaci psicotropi, in particolare quelli con un profilo antidepressivo (AD), è una parte obbligatoria di un trattamento integrato dei disturbi psichiatrici tra i malati di cancro. In una revisione pubblicata sulla rivista “Annals of Oncology” sono state sintetizzate raccomandazioni pratiche che sono state fatte per l’uso di AD in pazienti affetti da cancro, nel contesto di un approccio multimodale al trattamento della depressione.

annals-oncology

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The use of antidepressants in oncology: a review and practical tips for oncologists
L. Grassi, M.G. Nanni, G. Rodin, M. Li, R. Caruso
Annals of Oncology Volume 29, Issue 1, January 2018, Pages 101-111 https://doi.org/10.1093/annonc/mdx526

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Un probiotico potrebbe fermare il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2020

Uno studio condotto dalle Università di Edimburgo e Dundee indica che il batterio intestinale Bacillus subtilis bloccherebbe la formazione di ammassi di proteine tossiche nel cervello e favorirebbe anche lo scioglimento degli accumuli già addensati, tipi del Parkinson.
I ricercatori affermano infatti che nel microrganismo potrebbe nascondersi una possibile arma per rallentare o fermare del tutto la malattia neurodegenerativa. I risultati degli esperimenti sono riportati sulla rivista “Cell Reports“.

probiotici-parkinson Probiotic Bacillus subtilis Protects against α-Synuclein Aggregation credit image Cell Reports

Nello studio i ricercatori hanno verificato l’efficacia di diversi probiotici sul verme Caenorhabditis elegans (C. Elegans), uno degli organismi più studiati dagli scienziati. Hanno così scoperto che il Bacillus subtilis impedisce la formazione di accumuli della proteina alfa-sinucleina e contribuisce a sciogliere quelli già formati. Il suo utilizzo ha permesso di migliorare le capacità motorie di C.Elegans. Il prossimo step sarà quello di testare l’efficacia del batterio sui topolini: se anche questo test darà esito positivo, allora il team potrà avviare un primo trial clinico sui pazienti in tempi brevissimi, dato che il probiotico è già disponibile in commercio.

I ricercatori ritengono che i microrganismi nell’intestino svolgano un ruolo nell’iniziazione del Parkinson. Da una ricerca della Johns Hopkins Medicine di Baltimora è persino emerso che la proteina alfa-sinucleina si formerebbe nell’intestino e raggiungerebbe il cervello risalendo il nervo vago.

Scarica e leggi il documento in full text:
Probiotic Bacillus subtilis Protects against α-Synuclein Aggregation in C. elegans
María Eugenia Goya,Feng Xue,Cristina Sampedro-Torres-Quevedo,Sofia Arnaouteli,Lourdes Riquelme-Dominguez,Andrés Romanowski,Jack Brydon,Kathryn L. Ball,Nicola R. Stanley-Wall,Maria Doitsidou
Cell Reports VOLUME 30, ISSUE 2, P367-380.E7, JANUARY 14, 2020 DOI:https://doi.org/10.1016/j.celrep.2019.12.078

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Linee guida per la gestione delle gravi lesioni cerebrali traumatiche nei bambini.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2020

Sono state aggiornate a cura del Brain Trauma Foundation Guidelines le linee guida sul Severe traumatic brain injury (TBI) terza versione in pediatria. La seconda edizione era stata pubblicata nel 2012, la terza nel marzo del 2019.
Le linee guida rivedute per la gestione della TBI pediatrica grave affrontano alcune delle lacune delle precedenti versioni e nelle strategie di gestione mirate a promuovere gli esiti sanitari generali.

ajcc_29_1_cover

Scarica e leggi il documento in full text:
Guidelines for the Management of Pediatric Severe Traumatic Brain Injury, Third Edition: Update of the Brain Trauma Foundation Guidelines
Karin Reuter-Rice, PhD, CPNP-AC; Elise Christoferson, BA
Am J Crit Care (2020) 29 (1): e13–e18. https://doi.org/10.4037/ajcc2020228

3rd Edition Guidelines for the Management of Pediatric Severe TBI

An executive summary is also available in the journals Neurosurgery and Pediatric Critical Care Medicine.

Approfondimenti:

Centers for Disease Control and Prevention Traumatic Brain Injury and Concussion website: https://www.cdc.gov/traumaticbraininjury/data/tbi-deaths.html. March 29, 2019

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FDA approva un nuovo trattamento per l’emicrania.

Posted by giorgiobertin su gennaio 2, 2020

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Ubrelvy (ubrogepant) compresse per il trattamento acuto dell’emicrania, con o senza aura, negli adulti. Si tratta del primo medicinale della classe degli antagonisti orali del recettore peptidico correlato al gene della calcitonina approvato per il trattamento acuto dell’emicrania. Ubrelvy non è indicato per il trattamento preventivo dell’emicrania.

ubrelvyThe molecular formula is C29H26F3N5O3 and molecular weight is 549.6.

L’efficacia di Ubrelvy per il trattamento acuto dell’emicrania è stata dimostrata in due studi randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo. In questi studi, 1.439 pazienti adulti con una storia di emicrania, con e senza aura, hanno ricevuto le dosi approvate di Ubrelvy per trattare un’emicrania in corso.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new treatment for adults with migraine

Date of Approval: December 23, 2019

Drug Description

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ONCOHabitats: una piattaforma per monitorare il glioblastoma.

Posted by giorgiobertin su dicembre 12, 2019

Il glioblastoma (GBM) è il tumore cerebrale più aggressivo negli adulti. Ora può essere trattato con neurochirurgia, radioterapia e chemioterapia. Tuttavia, l’aspettativa di vita mediana dei pazienti affetti da questa patologia non supera i 15 mesi.

Glioblastoma-habitats

In questo contesto, i ricercatori dell’Universitat Politècnica de València (UPV) hanno lavorato per 15 anni su nuovi strumenti biomedici che possono aiutare a seguire questo tumore. E’ stata realizzata ONCOHabitats, una piattaforma che consente ai medici di conoscere la situazione reale del paziente con maggiore precisione in base alla vascolarizzazione delle diverse aree del tumore.

La metodologia sviluppata dal team di ricercatori UPV aiuta ora a scoprire nuove aree nel tumore e facilita il monitoraggio dell’evoluzione del paziente, grazie a nuovi biomarcatori. La chiave sta nell’analisi di cinque tipi di immagini a risonanza magnetica: quattro MRI morfologiche e una risonanza magnetica.

I ricercatori hanno lavorato con MRI di 184 pazienti in sette centri che hanno preso parte alla sperimentazione (Clinical Trials). “Abbiamo dimostrato in sette ospedali che la nostra metodologia è affidabile e robusta, indipendentemente dalle variazioni che possono apparire durante l’acquisizione e l’elaborazione di risonanze magnetiche e, in definitiva, l’ottenimento dei biomarcatori” – afferma la prof.ssa Mar Álvarez-Torres della Universitat Politècnica de València.

Leggi abstract dell’articolo:
Robust association between vascular habitats and patient prognosis in glioblastoma: An international multicenter study.
María del Mar Álvarez, Torres et al.
Journal of Magnetic Resonance Imaging First published: 26 October 2019 https://doi.org/10.1002/jmri.26958

ONCOHabitats

https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03439332

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Microelettrodi per ripristinare la funzione spinale.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2019

I ricercatori dell’University of Alberta in Canada hanno utilizzato nuovi microelettrodi di platino / iridio per creare una mappa funzionale del midollo spinale inferiore nelle scimmie, dimostrando come diversi segmenti del midollo spinale controllano il movimento degli arti inferiori. Questo sviluppo può un giorno essere utilizzato per la riabilitazione di pazienti con paralisi.
La stimolazione del midollo spinale è stata studiata per rianimare gli arti paralizzati e migliorare il recupero.

I ricercatori hanno usato un microelettrodo impiantabile per studiare l’organizzazione del midollo spinale delle scimmie macaco.

monkey-neuro

I ricercatori hanno utilizzato microelettrodi di platino/iridio (75 µm di diametro) insieme a un sistema stereotassico montato sulla colonna vertebrale per un controllo spaziale altamente preciso del posizionamento dei microelettrodi. Gli esperimenti sono stati condotti su delle scimmie macaco.
Pensiamo che la stessa stimolazione intraspinale indurrà le persone a iniziare a camminare sempre più a lungo, e forse anche più velocemente“, ha dichiarato Vivian Mushahwar, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Functional organization of motor networks in the lumbosacral spinal cord of non-human primates.
Toossi, A., Everaert, D.G., Perlmutter, S.I. et al.
Sci Rep 9, 13539 (2019) doi:10.1038/s41598-019-49328-1

Fonte: University of Alberta

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Scoperto il gene architetto del volto dell’uomo moderno.

Posted by giorgiobertin su dicembre 6, 2019

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia, dell’Università Statale di Milano, guidato da Giuseppe Testa, direttore del Laboratorio di Epigenetica delle Cellule Staminali IEO, dell’Università di Barcellona, Cantabria, Colonia e Heildelberg, e dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ha aperto una nuova prospettiva sull’evoluzione umana, grazie alla scoperta del gene architetto dei tratti del nostro viso di uomini moderni e dei nostri comportamenti pro-sociali. La ricerca è pubblicata sulla rivista scientifica “Sciences Advances“.

self-domestication

Il gene architetto si chiama BAZ1B e il suo ruolo consiste nel regolare, come un direttore d’orchestra, l’attività di decine e decine di geni responsabili delle fattezze del volto o di atteggiamenti di socialità.

Il processo di self-domestication coinciderebbe con l’emergere dell’essere umano che oggi anatomicamente conosciamo“, ha osservato il Prof. Giuseppe Testa. La prova sperimentale è arrivata studiando le cellule staminali di due malattie genetiche, entrambi varianti della sindrome di Williams-Beuren, nelle quali sia il viso sia le caratteristiche cognitive e comportamentali presentano aspetti tipici del processo di addomesticazione, come la faccia più piccola e ridotte reazioni aggressive.

E’ la prima volta, ha rilevato il ricercatore, che le malattie genetiche “sono state in grado di catturare l’eco della nostra storia lontana per parlarci dell’evoluzione della condizione umana” – conclude il prof. Testa.

Leggi abstract dell’articolo:
Dosage analysis of the 7q11.23 Williams region identifies BAZ1B as a major human gene patterning the modern human face and underlying self-domestication
BY MATTEO ZANELLA, ALESSANDRO VITRIOLO, ALEJANDRO ANDIRKO, PEDRO TIAGO MARTINS, STEFANIE STURM, THOMAS O’ROURKE, MAGDALENA LAUGSCH, NATASCIA MALERBA, ADRIANOS SKAROS, SEBASTIANO TRATTARO, PIERRE-LUC GERMAIN, MARIJA MIHAILOVIC, GIUSEPPE MERLA, ALVARO RADA-IGLESIAS, CEDRIC BOECKX, GIUSEPPE TESTA
Science Advances 04 Dec 2019: Vol. 5, no. 12, eaaw7908 DOI: 10.1126/sciadv.aaw7908

Fonte: Università Statale di MilanoSciencenewsUniversità di Barcellona

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L’intestino può essere coinvolto nello sviluppo della sclerosi multipla.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2019

L’intestino è stato a lungo sospettato di svolgere un ruolo nella malattia autoimmune. Un gruppo di ricerca del Centro di Neuroimmunologia presso l’Ospedale St. Josef, ospedale universitario della Ruhr-Universität Bochum, ha ora identificato le prove di un potenziale meccanismo.
I ricercatori hanno utilizzato un modello animale per dimostrare che la proteina Smad7 mobilizza le cellule immunitarie nell’intestino che, a loro volta, innescano l’infiammazione nel sistema nervoso centrale. Le analisi dei campioni di tessuto intestinale prelevati da pazienti con Sclerosi Multipla hanno confermato i risultati, pubblicati online sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).

gut

I più forti sintomi clinici simili alla SM si sono verificati negli animali con un livello aumentato di Smad7 nelle cellule T. Nel loro intestino, le cellule T sono state attivate più frequentemente, che sono poi migrate nel sistema nervoso centrale dove hanno scatenato l’infiammazione. Inoltre, il rapporto tra cellule T regolatorie protettive e cellule T autorogene attive patogene era cambiato. Nei topi che non avevano alcuna proteina Smad7, non si sono verificati segni clinici di una malattia simile alla SM.
I risultati sono stati confermati utilizzando campioni di tessuto prelevati dall’intestino di 27 pazienti con SM e li hanno confrontati con campioni prelevati da 27 individui sani.

Leggi abstract dell’articolo:
Smad7 in intestinal CD4+ T cells determines autoimmunity in a spontaneous model of multiple sclerosis
Steffen Haupeltshofer et al.
Proceedings of the National Academy of Sciences (2019). DOI: 10.1073/pnas.1905955116

Fonte: Ruhr-Universität Bochum

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Controllo dell’attenzione con le onde cerebrali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 5, 2019

I neuroscienziati del MIT hanno forse risolto il problema dell’attenzione, abbassando le onde cerebrali alfa. In un nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che le persone possono migliorare la loro attenzione controllando le proprie onde cerebrali alfa basate sul neurofeedback che ricevono mentre svolgono un determinato compito.

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Lo studio ha scoperto che quando i soggetti hanno imparato a sopprimere le onde alfa in un emisfero della corteccia parietale, sono stati in grado di prestare maggiore attenzione agli oggetti che sono apparsi sul lato opposto del loro campo visivo. Questa è la prima volta che questa relazione causa-effetto è stata vista e suggerisce che potrebbe essere possibile per le persone imparare a migliorare la loro attenzione attraverso il neurofeedback.
Robert Desimone, direttore del McGovern Institute for Brain Research del MIT. “È un modo completamente non invasivo di controllare e testare il ruolo di diversi tipi di attività cerebrale“.

Precedenti studi hanno dimostrato una forte correlazione tra l’attenzione e le onde cerebrali alfa, in particolare nella corteccia parietale. Nell’uomo e negli studi sugli animali, una diminuzione delle onde alfa è stata collegata a una maggiore attenzione. Tuttavia, non è chiaro se le onde alfa controllino l’attenzione o siano solo un sottoprodotto di qualche altro processo che governa l’attenzione” – afferma il prof. Desimone.

Leggi abstract dell’articolo:
Alpha Synchrony and the Neurofeedback Control of Spatial Attention
Yasaman Bagherzadeh et al.
Neuron (2019). DOI: 10.1016/j.neuron.2019.11.001

Fonte: MIT

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Creati i primi neuroni artificiali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 4, 2019

Un team di ricerca, guidato dall’Università di Bath e comprendente ricercatori delle Università di Bristol, Zurigo e Auckland, per la prima volta ha riprodotto con successo le proprietà elettriche dei neuroni biologici su chip a semiconduttore. I particolari di questa creazione di neuroni artificiali in uno studio pubblicato su “Nature Communications“.
Un risultato unico nel suo genere con un enorme potenziale per i dispositivi medici per curare malattie croniche, come insufficienza cardiaca, Alzheimer e altre malattie neuronali degenerazione.
I neuroni artificiali potrebbero riparare i bio-circuiti malati replicando la loro funzione sana e rispondendo adeguatamente al feedback biologico per ripristinare la funzione corporea.

Synthetic Neurons

Il professor Alain Nogaret, del dipartimento di fisica dell’Università di Bath, ha guidato il progetto. Ha detto: “Fino ad ora i neuroni sono stati come scatole nere, ma siamo riusciti ad aprire la scatola nera e scrutare all’interno. Il nostro lavoro sta cambiando paradigma perché fornisce un metodo robusto per riprodurre le proprietà elettriche dei neuroni reali nei minimi dettagli“.
Ad esempio stiamo sviluppando pacemaker intelligenti che non solo stimolano il cuore a pompare a un ritmo costante, ma usano questi neuroni per rispondere in tempo reale alle richieste poste sul cuore – che è ciò che accade naturalmente in un cuore sano. Altre possibili applicazioni potrebbero essere nel trattamento di condizioni come l’Alzheimer e le malattie degenerative neuronali più in generale.

Leggi abstract dell’articolo:
Optimal solid state neurons
Abu-Hassan, K., Taylor, J.D., Morris, P.G. et al.
Nat Commun 10, 5309 (2019) https://doi.org/10.1038/s41467-019-13177-3

Fonte: University of Bath

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Parkinson, stop ai tremori con gli ultrasuoni.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2019

Una terapia sperimentale con ultrasuoni focalizzati ad alta intensità può essere una nuova speranza per chi soffre di Parkinson o tremore essenziale. I dati della sperimentazione che saranno presentati al congresso annuale della “Radiological Society of North America” (1-6 dicembre a Chicago) parlano di un’efficacia del 95% e un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

tremor-parkinson

Alla sperimentazione italiana, guidata dal prof. Bruno e colleghi hanno partecipato 39 soggetti con età media di 64 anni: 18 avevano una diagnosi di tremore essenziale e 21 di Parkinson. Una novità rispetto agli studi precedenti, che includevano quasi esclusivamente pazienti affetti da tremore essenziale. I ricercatori hanno misurato il tremore e la qualità di vita dei pazienti prima e immediatamente dopo il trattamento, e nel corso di tutto l’anno successivo. I risultati sono stati sorprendenti: 37 pazienti su 39 (il 95%) hanno riportato una significativa e immediata riduzione del tremore.

L’applicazione clinica di questa tecnica per le malattie neurologiche è una novità assoluta: è stata approvato dalla FDA meno di tre anni fa“, ha commentato il prof. Bruno. “Pochi pazienti conoscono questa opzione di trattamento ancora e non ci sono molti centri specializzati dotati della tecnologia richiesta“.

Scarica e leggi abstract:
Efficacy of tc-MRgFUS thalamotomy in the treatment of essential tremor (ET) and Parkinson disease (PD) tremor: Experience from 39 Patients in single centre with long term follow-up.
Bruno F, Panebianco L, Micelli MVM, et al.
To be presented at: RSNA 2019, Chicago, Illinois. December 1-6, 2019. Abstract: NR438-SD-WEB7.

https://scienze.fanpage.it/parkinson-addio-ai-tremori-grazie-una-macchina-rivoluzionaria-come-funziona-la-mrgfus/

Fonte: galileonet.it – https://www.ajmc.com/newsroomWebMD

 

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Alzheimer: scoperta la molecola che ringiovanisce il cervello.

Posted by giorgiobertin su novembre 25, 2019

Un tema di ricercatori ha scoperto che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto (neurogenesi) si riduce in una fase molto precoce della malattia di Alzheimer. Tale alterazione è causata dall’accumulo nelle cellule staminali del cervello di aggregati altamente tossici della proteina beta Amiloide, chiamati A-beta oligomeri.

PET-Alzheimer

Il team è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un topo malato di Alzheimer introducendo l’anticorpo A13 all’interno delle cellule staminali del cervello, riattivando la nascita di nuovi neuroni e ringiovanendo così il cervello. In particolare, i ricercatori hanno dimostrato come la strategia permetta di ristabilire la corretta neurogenesi nel modello di topo studiato, recuperando dell’80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale.

Lo studio interamente italiano, coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore di Pisa e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, è stato pubblicato di recente sulla rivista “Cell Death and Differentiation“.

“Riuscire a monitorare la neurogenesi nella popolazione adulta offrirà in futuro un potenziale strumento diagnostico per segnalare l’insorgenza dell’Alzheimer in uno stadio ancora molto precoce, cioè quando la malattia è clinicamente pre-sintomatica. Inoltre – conclude Cattaneo – l’utilizzo terapeutico dell’anticorpo A13 permetterà di neutralizzare gli A-beta oligomeri dentro i neuroni, laddove si formano per la prima volta, colpendo così l’evento più precoce possibile nell’evoluzione della patologia”.

Leggi il full text dell’articolo:
Impaired adult neurogenesis is an early event in Alzheimer’s disease neurodegeneration, mediated by intracellular Aβ oligomers.
Scopa, C., Marrocco, F., Latina, V. et al.
Cell Death Differ (2019) doi:10.1038/s41418-019-0409-3

Fonte: Scuola Normale Superiore Pisa

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NICE: linee guida sulla gestione della Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su novembre 14, 2019

Sono state pubblicate in aggiornamento, a cura di NICE, le linee guida sulla diagnosi e gestione della sclerosi multipla nelle persone di età pari o superiore a 18 anni.

Multiple sclerosis- NICE
Questa linea guida include raccomandazioni su:
– diagnosi
– informazioni e supporto
– fattori di rischio modificabili per recidiva o progressione
– gestione dei sintomi e riabilitazione
– revisione comprensiva
– ricaduta ed esacerbazione

Scarica eleggi il documento in full text:
Multiple sclerosis in adults: management
Clinical guideline [CG186]Published date: October 2014 Last updated: November 2019

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Imaging retinico per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2019

La retina dell’occhio è considerata l’estensione dello sviluppo del cervello e si può accedere in modo non invasivo. In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “ACS Chemical Neuroscience, i professori dell’Università del Minnesota Robert Vince e Swati More hanno esaminato il potenziale dell’imaging iperspettrale della retina per rilevare i cambiamenti biochimici presenti nelle prime fasi della malattia di Alzheimer. In particolare, la tecnica caratterizza i cambiamenti di dispersione della luce nella retina dei pazienti con malattia di Alzheimer rispetto ai partecipanti sani.

eye Photo credit: Ababsolutum via Getty Images

Il processo, che è stato utilizzato in studi preclinici e in uno studio pilota umano, analizza l’occhio di un paziente per rilevare piccole quantità di una proteina molto prima che si accumulino in cluster abbastanza grandi da formare placche nel cervello, un segno biologico della progressione della malattia di Alzheimer. Il test non è invasivo e viene condotto in meno di 10 minuti.

I risultati preliminari di questo studio sono promettenti e hanno gettato le basi per i prossimi passi che prevedono una rigorosa validazione della tecnica in ambito clinico“, ha affermato Swati More, professore associato presso il Center for Drug Design, College of Pharmacy.

Leggi abstract dell’artciolo:
In Vivo Assessment of Retinal Biomarkers by Hyperspectral Imaging: Early Detection of Alzheimer’s Disease
Swati S. More et al.
ACS Chemical Neuroscience (2019). DOI: 10.1021/acschemneuro.9b00331

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FDA approva un nuovo trattamento per l’emicrania.

Posted by giorgiobertin su ottobre 13, 2019

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Reyvow (lasmiditan) compresse per il trattamento acuto dell’emicrania, con o senza aura, negli adulti. Il farmaco è un nuovo agonista del recettore 5-HT(1F), altamente selettivo e ad azione centrale. Il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Reyvow.
Lasmiditan

L’approvazione di lasmiditan per questa indicazione è stata sostenuta dai dati di due studi di Fase III che coinvolgono un totale di 3.177 adulti con una storia di emicrania con o senza aura. L’Fda ha osservato che i dati di entrambi i trial, lo studio SPARTAN e lo studio SAMURAI, hanno mostrato che la percentuale di pazienti i cui sintomi di dolore e con il sintomo emicrania più fastidioso (nausea, sensibilità alla luce o sensibilità al suono) era significativamente minore tra i pazienti cui era stato somministrato l’agonista del 5-HT1F per via orale rispetto ai pazienti che ricevevano placebo.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new treatment for patients with migraine

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NICE: diagnosi e gestione dell’epilessia.

Posted by giorgiobertin su ottobre 8, 2019

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida che riguardano la diagnosi, il trattamento e la gestione dell’epilessia e delle convulsioni nei bambini, nei giovani e negli adulti nelle cure primarie e secondarie. Offre consigli sulle migliori pratiche sulla gestione dell’epilessia per migliorare i risultati di salute in modo che le persone con epilessia possano partecipare pienamente alla vita quotidiana.

Epilepsies

Questa linea guida aggiorna e sostituisce la linea guida NICE CG20 (ottobre 2004) rivista nel 2012.

Scarica e leggi il documento in full text:
Epilepsies: diagnosis and management
Clinical guideline [CG137]Published date: January 2012 Last updated: October 2019

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Esoscheletro comandato dal cervello.

Posted by giorgiobertin su ottobre 8, 2019

Un team di ricercatori dell’University of Grenoble, Grenoble, France, ha realizzato un esoscheletro che “raccoglie” i pensieri di chi lo indossa e guidato da questi grazie a una serie di elettrodi speciali, ha permesso a un giovane paralizzato di camminare di nuovo.

L’esperimento all’interno del progetto Brain Computer Interface, pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology, è stato condotto su un ragazzo di Lione di 28 anni, Thibault, rimasto completamente paralizzato quattro anni fa a causa di un incidente che gli ha lesionato il midollo spinale.

L’armatura robotica risponde all’attività elettrica del cervello grazie a due dispositivi impiantanti nella testa, sopra la corteccia motoria. Ogni impianto è ricoperto da 64 elettrodi che catturano i segnali prodotti dal cervello durante le intenzioni di movimento e li inviano in modalità wireless a un computer.È poi compito di un sofisticato software leggere le onde cerebrali e trasformarle in istruzioni comprensibili dall’esoscheletro. Il sistema impiega 350 millisecondi per passare dal pensiero al movimento degli arti robotici.

Per i ricercatori il prossimo passo è riuscire declinare l’utilizzo dell’interfaccia cervello-macchina anche in altri strumenti, come per esempio una sedia a rotelle o un braccio robotico.

L’obiettivo finale rimane sempre lo stesso: compensare i diversi tipi di disabilità motoria e dare maggiore autonomia a tutti quelli che, per un motivo o per un altro, l’hanno persa.

Leggi il full text dell’articolo:
An exoskeleton controlled by an epidural wireless brain–machine interface in a tetraplegic patient: a proof-of-concept demonstration
Alim Louis Benabid,Thomas Costecalde,Andrey Eliseyev,…..
Published: October 03, 2019 DOI: https://doi.org/10.1016/S1474-4422(19)30321-7

Video 1

Video 2

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Epilessia: approvato primo farmaco a base di Cannabidiolo.

Posted by giorgiobertin su ottobre 1, 2019

La Commissione Europea (European Commission (EC)) ha approvato in data 23 settembre 2019 l’autorizzazione all’immissione in commercio del primo farmaco per uso orale a base di Cannabidiolo (EPYDIOLEX ® prodotto da GW Pharmaceuticals) come trattamento aggiuntivo delle crisi epilettiche nei pazienti (di età pari o superiore ai due anni) con Sindrome di Lennox-Gastaut e Sindrome di Dravet, che assumono anche Clobazam.

Epidiolex

Gli studi di Fase III, pubblicati sulle riviste “The New England Journal of Medicine“, hanno dimostrato che Epidiolex, in aggiunta ad altre terapie antiepilettiche (clobazam), è in grado di ridurre significativamente la frequenza e l’intensità delle crisi nei pazienti.
La soluzione orale di cannabidiolo contiene cannabidiolo (CBD) altamente purificato, di origine vegetale.

Il trattamento autorizzato rappresenta una classe completamente nuova di farmaci antiepilettici che può essere senz’altro di aiuto per la cura di forme farmacoresistenti di encefalopatia epilettica che esordiscono in età infantile persistendo poi anche in età giovanile ed adulta“. – afferma il Prof. Oriano Mecarelli del Dipartimento di Neuroscienze Umane dell’Università Sapienza di Roma – presidente della LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia).

Fonte: GW Pharmaceuticals

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EAN: linee guida sulla nevralgia del trigemino.

Posted by giorgiobertin su settembre 16, 2019

L’European Academy of Neurology ha pubblicato le nuove linee guida europee sulla diagnosi e gestione della nevralgia del trigemino (TN). La nevralgia del trigemino è un disordine neuropatico del nervo trigemino che causa episodi di intenso dolore localizzato a occhi, labbra, naso, cuoio capelluto, fronte, aree cutanee esterne, dentatura e mucose interne della mascella e della mandibola.

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Per il trattamento a lungo termine, si raccomandano carbamazepina o oxcarbazepina come farmaci di prima scelta. Lamotrigina, gabapentin, tossina botulinica di tipo A, pregabalin, baclofen e fenitoina possono essere usati da soli o come terapia aggiuntiva. Si raccomanda che ai pazienti venga offerto un intervento chirurgico se il dolore non è sufficientemente controllato dal punto di vista medico o se il trattamento medico è scarsamente tollerato. La decompressione microvascolare è raccomandata come chirurgia di prima linea nei pazienti con TN classico.

La prima linea guida della Federazione europea delle società neurologiche (EFNS) è stata pubblicata nel 2008 in collaborazione con l’American Academy of Neurology (AAN),. sempre sulla rivista “European Journal of Neurology“.

Scarica  e leggi l’articolo in full text:
European Academy of Neurology guideline on trigeminal neuralgia
L. Bendtsen J. M. Zakrzewska J. Abbott M. Braschinsky G. Di Stefano A. Donnet P. K. Eide P. R. L. Leal S. Maarbjerg A. May T. Nurmikko M. Obermann T. S. Jensen G. Cruccu
Eur J Neurol First published: 12 March 2019 https://doi.org/10.1111/ene.13950

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Linee guida canadesi sul Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “Canadian Medical Association Journal” le linee guida aggiornata sulla malattia di Parkinson. La linea guida contiene cambiamenti sostanziali provenienti dalla letteratura sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson e aggiunge informazioni sulle cure palliative.

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La linea guida contiene anche informazioni sulle terapie avanzate come la stimolazione cerebrale profonda e l’infusione di gel di levodopa-carbidopa che sono abitualmente utilizzate nella malattia di Parkinson per gestire i sintomi motori e le fluttuazioni.
Il documento aggiorna il precedente datato 2012.

Scarica e leggi il documento in full text:
Canadian guideline for Parkinson disease
David Grimes, Megan Fitzpatrick, Joyce Gordon, Janis Miyasaki, Edward A. Fon, Michael Schlossmacher, Oksana Suchowersky, Alexander Rajput, Anne Louise Lafontaine, Tiago Mestre, Silke Appel-Cresswell, Suneil K. Kalia, Kerrie Schoffer, Mateusz Zurowski, Ronald B. Postuma, Sean Udow, Susan Fox, Pauline Barbeau and Brian Hutton
CMAJ September 09, 2019 191 (36) E989-E1004; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.181504

Download MP3

Linee guida correlate:
Parkinson’s disease in adults – National Institute for Health and Care Excellence (NICE) Guideline (free)

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Sclerosi multipla, un flavonoide per rigenerare la mielina.

Posted by giorgiobertin su settembre 6, 2019

I ricercatori dell’Oregon Health & Science University coordinati dal neuroscienziato Larry Sherman hanno sviluppato un composto che promuove con successo la ricostruzione della guaina protettiva attorno alle cellule nervose danneggiata in condizioni come la sclerosi multipla.

(Getty Images)

In uno studio pubblicato sulla rivista “Glia“, gli scienziati hanno descritto con successo il test del composto nei topi. “Penso che sapremo tra circa un anno se questo è il farmaco giusto da provare negli studi clinici sull’uomo“, ha affermato il professore Larry Sherman. “In caso contrario, dagli studi sui topi sappiamo che questo approccio può funzionare. La domanda è: questo farmaco può essere adattato a cervelli umani più grandi?”.

In questo studio gli scienziati hanno scoperto che una molecola chiamata acido ialuronico (HA), si accumula nel cervello dei pazienti con SM. Inoltre, questo accumulo di HA è dovuto al fallimento nella maturazione delle cellule chiamate oligodendrociti. Gli oligodendrociti generano mielina. Il team ha lavorato per sviluppare un composto che neutralizza la ialuronidasi nel cervello dei pazienti con SM e altre malattie neurodegenerative, ripristinando così la capacità delle cellule progenitrici di maturare in oligodendrociti. Il composto, un flavonoide modificato – (classe di sostanze chimiche presenti nella frutta e nella verdura) – chiamato S3, inverte l’effetto dell’HA nel limitare la crescita degli oligodendrociti e promuove la rimielinizzazione funzionale nei topi.

La fase successiva della ricerca prevede la sperimentazione e il potenziale perfezionamento del composto nelle scimmie macaco che portano una versione naturale della sclerosi multipla chiamata encefalomielite giapponese del macaco.

Leggi abstract dell’articolo:
A modified flavonoid accelerates oligodendrocyte maturation and functional remyelination
Weiping Su Steven Matsumoto Fatima Banine Taasin Srivastava Justin Dean Scott Foster Peter Pham Brian Hammond Alec Peters Kesturu S. Girish Kanchugarakoppal S. Rangappa Basappa Joachim Jose Jon D. Hennebold Melinda J. Murphy Jill Bennett‐Toomey Stephen A. Back Larry S. Sherman
Glia First published: 06 September 2019 https://doi.org/10.1002/glia.23715

Fonte: Oregon Health & Science University

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Scoperto il funzionamento della memoria nei pazienti colpiti da ictus.

Posted by giorgiobertin su agosto 23, 2019

Un team di ricercatori provenienti dalle Università di Padova, Harvard e Northwestern University di Chicago ha pubblicato sulla rivista “Nature Communications” uno studio che ha permesso l’individuazione di un circuito della memoria tramite la mappatura degli effetti funzionali di ictus che causano amnesia.

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La scoperta di questa particolare “hub” tramite la quale viene mediata la memoria è avvenuta attraverso studi di neuroimaging di pazienti colpiti da ictus”, come spiegato dal professor Maurizio Corbetta, direttore della Clinica neurologica. “Immagini di ictus con diagnosi di amnesia post ictus o, almeno, con deficit di memoria documentato, sono state importate elettronicamente in un atlante che contiene mille soggetti normali. L’atlante, per ogni soggetto, contiene tutte le connessioni funzionali di quel cervello. Quindi contiene anche la mappa probabilistica delle connessioni funzionali di queste mille persone. Una volta che inseriamo una lesione nell’atlante, possiamo calcolare l’insieme delle connessioni funzionali che sono alterate in quel paziente con ictus. Se ripetiamo questa operazione per ogni lesione, otterremo una mappa di connessioni alterate, o disconnettoma, nei nostri pazienti con problemi di memoria“.

Il potenziale di questo studio a livello clinico è importante per la predizione degli effetti delle lesioni sulla memoria e per provare a riattivare la memoria con tecniche di neuro-stimolazione.

Leggi il full text dell’articolo:
A human memory circuit derived from brain lesions causing amnesia
Michael A. Ferguson, Chun Lim, Danielle Cooke, R. Ryan Darby, Ona Wu, Natalia S. Rost, Maurizio Corbetta, Jordan Grafman & Michael D. Fox
Nature Communications volume 10, Article number: 3497 (2019)

Fonte: Università di Padova,

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OpticSELINE: stimolazione del nervo ottico per aiutare i non vedenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2019

Gli scienziati dell’EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland) e della Scuola Superiore Sant’Anna in Italia, stanno sviluppando una tecnologia per non vedenti che bypassa completamente il bulbo oculare e invia messaggi al cervello, stimolando il nervo ottico con un nuovo tipo di elettrodo intraneurale chiamato OpticSELINE, testato sui conigli.

I ricercatori hanno riportato i loro risultati in “Nature Biomedical Engineering”.

OpticSELINE

Riteniamo che la stimolazione intraneurale possa essere una soluzione preziosa per diversi dispositivi neuroprostetici per il ripristino delle funzioni sensoriali e motorie. I potenziali traslazionali di questo approccio sono davvSpatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerveo estremamente promettenti”, spiega Silvestro Micera, Professore di bioelettronica alla Scuola Superiore Sant’Anna.

Gli elettrodi intraneurali possono effettivamente essere la risposta per fornire informazioni visive ricche ai soggetti. Sono anche stabili e hanno meno probabilità di muoversi una volta impiantati in un soggetto, secondo gli scienziati. Gli elettrodi del bracciale sono posizionati chirurgicamente attorno al nervo, mentre gli elettrodi intraneurali penetrano attraverso il nervo.

“Per ora, sappiamo che la stimolazione intraneurale ha il potenziale per fornire modelli visivi informativi. Ci vorranno feedback dai pazienti nei futuri studi clinici al fine di perfezionare tali modelli. Da una prospettiva puramente tecnologica, potremmo fare prove cliniche già domani” – afferma il prof. Diego Ghezzi.

Leggi abstract dell’articolo:
Spatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerve
Vivien Gaillet, Annarita Cutrone[…] Silvestro Micera & Diego Ghezzi
Nature Biomedical Engineering 19 August 2019

Fonte: EPFL(École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland)

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