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Posts Tagged ‘chimica’

Creati nuovi farmaci anticancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2017

I ricercatori del Boise State University hanno creato farmaci anticancro che possono uccidere le cellule tumorali di 58 dei 60 tipi di tumori conosciuti dal National Cancer Institutes NCI-60 panel, che attaccano 9 sistemi e organi del corpo umano.

Lo studio pubblicato sulla rivista “BMC Cancer” a cura dei professori Abdelkrim Alileche e Greg Hampikian riporta che due farmaci, 9R e 9S1, sono effettivamente attivi su 58 dei 60 tumori.

boise-state

Le proteine, comunemente note come “Nullomeri”, sono delle sequenze  di nucleotidi o aminoacidi molto brevi, assenti in natura. I ricercatori hanno utilizzato alcune delle sequenze di queste proteine, con soli cinque aminoacidi, per uccidere le cellule tumorali umane. I peptidi 9S1R e 9R sono risultati con un ampio effetto letale sulle linee cellulari tumorali resistenti ai farmaci e ormonali e persino sulle cellule staminali del cancro.

Dopo la straordinaria scoperta il prof. Hampikian afferma: “Ci sono ancora 196 peptidi di Nullomer che sono sotto screening, e abbiamo altri candidati promettenti “.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The effect of Nullomer-derived peptides 9R, 9S1R and 124R on the NCI-60 panel and normal cell lines
Abdelkrim AlilecheEmail and Greg Hampikian
BMC Cancer 2017 17:533 https://doi.org/10.1186/s12885-017-3514-z© Published: 9 August 2017

Fonte: Boise State University

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I conservanti alimentari promuovono l’obesità.

Posted by giorgiobertin su agosto 10, 2017

Un nuovo studio pubblicato su “Nature Communications” dai ricercatori del Cedars-Sinai ha dimostrato come i conservanti alimentari possono disturbare gli ormoni umani e promuovere l’obesità. Per ottenere questi risultati i ricercatori hanno sviluppato una nuova piattaforma e un protocollo per testare gli effetti delle sostanze chimiche note come disgregatori endocrini sugli esseri umani.

nature_communications

Le tre sostanze chimiche testate in questo studio sono abbondanti nella vita moderna. Butylhydroxytoluene (BHT) è un antiossidante comunemente aggiunto ai cereali per la prima colazione e ad altri alimenti per proteggere le sostanze nutritive e per conservare i grassi; L’acido perfluorooctanoico (PFOA) è un polimero usato usato come rivestimento impermeabilizzante per tessuti, pellame, carta, nella cera per pavimenti; e la tributiltina (TBT) un composto delle vernici che può diluirsi in acqua e accumularsi nei frutti di mare, erroneamente considerata sicura per l’ambiente.

“Abbiamo scoperto che ognuno di questi prodotti chimici ha danneggiato gli ormoni che comunicano tra l’intestino e il cervello“, il prof. Dhruv Sareen. “Quando abbiamo li abbiamo provati tutti e tre insieme, lo stress combinato era molto più alto“.
Precedenti studi avevano dimostrato che questi composti possono distruggere i sistemi ormonali negli animali da laboratorio, il nuovo studio è il primo ad utilizzare le cellule staminali e i tessuti umani pluripotenti per dimostrare come alcuni composti possono disturbare gli ormoni endocrini critici di segnalazione intestino-tessuti neuronali della regione dell’ipotalamo nel cervello, che regolano l’appetito e il metabolismo.

Poiché i danni chimici si sono verificati nelle “giovani” cellule in fase precoce, i risultati suggeriscono che un sistema ormonale difettoso potrebbe influenzare una donna incinta e il feto nel grembo materno”, ha affermato Sareen. “Abbiamo osservato che le sostanze chimiche testate hanno anche danneggiato i mitocondri – strutture cellulari che trasformano cibo e ossigeno in energia e guidano il metabolismo del corpo”.

Leggi il full text dell’articolo:
Endocrine disruptors induce perturbations in endoplasmic reticulum and mitochondria of human pluripotent stem cell derivatives
Uthra Rajamani, Andrew R. Gross, Camille Ocampo, Allen M. Andres, Roberta A. Gottlieb & Dhruv Sareen
Nature Communications 8, Article number: 219 Published online: 09 August 2017, doi:10.1038/s41467-017-00254-8

Fonte: Cedars-Sinai

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Sviluppati antidolorifici senza effetti collaterali.

Posted by giorgiobertin su luglio 5, 2017

I ricercatori della Freie Universität Berlin and Charité – Universitätsmedizin Berlin at Campus Benjamin Franklin, hanno sviluppato una nuova classe di farmaci contro il dolore.

fu-logo

Utilizzando nuovi metodi di sintesi chimica, la morfina – farmaco convenzionale contro il dolore – è stata accoppiata a molecole carrier, i cosiddetti nanovettori. Il legame si rompe solo all’arrivo nel tessuto bersaglio, per cui la morfina non può causare effetti indesiderati nei tessuti sani, come il cervello o la parete intestinale. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “eLife.

I ricercatori sono stati in grado di dimostrare che la nuova formulazione di polimero coniugato “poliglicerolo+morfina” ha avuto effetto solo nei tessuti infiammati, e questo elimina il rischio di effetti collaterali pericolosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Polyglycerol-opioid conjugate produces analgesia devoid of side effects
Sara González-Rodríguez Mohiuddin A Quadir Shilpi Gupta Karolina A Walker Xuejiao Zhang Viola Spahn Dominika Labuz Antonio Rodriguez-Gaztelumendi Martin Schmelz Jan Joseph Maria K Parr Halina Machelska Rainer Haag Christoph Stein
eLife 2017;6:e27081 DOI: 10.7554/eLife.27081

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Nanoparticelle per fermare le metastasi del cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2017

Le Metastasi sono la principale causa di morte nel cancro, e gli attuali trattamenti contro di esse sono inefficaci. Ora una nuova ricerca potrebbe aver trovato un modo per rallentare, e forse anche arrestare, la diffusione delle cellule tumorali.

Ricordiamo che la Metastasi è il processo mediante il quale il cancro si diffonde in tutto il corpo. Durante questo processo, le cellule tumorali possono sia invadere i tessuti circostanti sani, sia penetrare le mura dei linfonodi, oppure inserirsi nei vasi sanguigni circostanti.
Ciò che permette alle cellule tumorali di migrare è un insieme di sporgenze che consentono loro di muoversi. Il team di ricercatori – guidati dal prof. Mostafa El-Sayed del Department of Chemistry and Biochemistry al Georgia Tech’s School – Atlanta, è riuscito a tagliare con successo queste sporgenze utilizzando una tecnica speciale.

MES

Le lunghe, sottili protuberanze che aiutano le cellule tumorali a muoversi sono chiamati filopodi. Queste protusioni sono un’estensione di una serie di fibre più larghe chiamate lamellipodi, che si trovano lungo i bordi della cella. Lamellipodi e filopodi sono piccole “gambe” che aiutano le cellule sane a spostarsi all’interno del tessuto. Nelle cellule cancerose, lamellipodi e filopodi sono prodotti in eccesso.

Attraverso dei nanotubi d’oro con incorporata una sostanza: integrina, è stato possibile agire sulla produzione in eccesso di lamellipodi e filopodi della cellula. Nella seconda fase dell’esperimento, il team ha riscaldato le nanoparticelle d’oro con un laser di luce nel vicino infrarosso. Questa ha fermato efficacemente la migrazione delle cellule maligne.

Leggi abstract dell’articolo:
Efficacy, long-term toxicity, and mechanistic studies of gold nanorods photothermal therapy of cancer in xenograft mice
Moustafa R. K. Ali, Mohammad Aminur Rahman, Yue Wu, Tiegang Han, Xianghong Peng, Megan A. Mackey, Dongsheng Wang, Hyung Ju Shin, Zhuo G. Chen, Haopeng Xiao, Ronghu Wu, Yan Tang, Dong M. Shin, and Mostafa A. El-Sayed
PNAS 2017; published ahead of print March 29, 2017, doi:10.1073/pnas.1619302114

Fonte: Department of Chemistry and Biochemistry al Georgia Tech’s School – Atlanta

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Progettati al computer anticorpi contro l’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2017

I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno utilizzato metodi computerizzati per sviluppare anticorpi che colpiscono i depositi di proteine ​​nel cervello associati con la malattia di Alzheimer, e riescono a fermarne la produzione.

I primi test di questi anticorpi in provetta e nei nematodi hanno mostrato una quasi completa eliminazione di questi patogeni. I diversi anticorpi sono stati in grado di bloccare la capacità del beta-amiloide di aggregarsi. I risultati sono riportati sulla rivista “Science Advances“.

crop_24 Credit image. University of Cambridge

Una delle caratteristiche della malattia di Alzheimer è l’accumulo di depositi di proteine, note come placche o grovigli, nel cervello degli individui affetti. Tali depositi, che si accumulano quando le proteine ​​nel corpo si ripiegano e si aggregano, si formano principalmente a causa di due proteine: beta-amiloide e tau. Il processo di aggregazione proteica crea anche gruppi più piccoli chiamati oligomeri, che sono altamente tossici per le cellule nervose e si pensa siano responsabili dei danni cerebrali nella malattia di Alzheimer.

“Negli ultimi anni, grazie a computer sempre più potenti e grandi basi di dati strutturali, è diventato possibile progettare gli anticorpi al computer, che abbassa notevolmente i tempi e i costi necessari”, ha detto il dottor Pietro Sormanni. “Questo ci permette inoltre di agire su regioni specifiche all’interno l’antigene, e altre proprietà critiche controllare altre applicazioni cliniche, come la stabilità dell’anticorpo e la solubilità.
Questi anticorpi studiati non solo stimolano una risposta immunitaria, ma sono anche molto più piccoli rispetto agli anticorpi standard, ciò permette di consegnarli in modo più efficace al cervello attraverso la barriera emato-encefalica.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Selective targeting of primary and secondary nucleation pathways in Aβ42 aggregation using a rational antibody scanning method.
Francesco A. Aprile et al.
Science Advances 21 Jun 2017: Vol. 3, no. 6, e1700488 DOI: 10.1126/sciadv.1700488. DOI: 10.1126/sciadv.1700488

Fonte: University of Cambridge

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Strumento online per estrarre le informazioni sulla tossicità dei farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2017

Vi è un crescente interesse da parte dei motori di ricerca più sofisticati di far fronte alla complessità dei dati biomedici, non solo consentendo query di ricerca più mirate, ma anche facilitando l’integrazione e la costruzione di basi di conoscenze biologiche con l’analisi di insiemi di dati sperimentali.

I ricercatori del Spanish National Cancer Research CentreCNIO Structural Biology and BioComputing Programme hanno realizzato un software online LimTox che integra metodi di state-of-the-art di text mining, machine learning e tecnologie linguistiche, al fine di potenziare il motore di ricerca biomedico semantico. LimTox consente il recupero e la classificazione delle entità chimiche e biologiche, le interazioni tra di loro, la visualizzazione delle strutture chimiche dei composti identificati automaticamente nel testo, e la generazione di grafici di rete.

LimTox

Il server web LimTox può aiutare i ricercatori e medici per recuperare le associazioni di reazioni avverse utilizzando ricerche per parole chiave e le query semplici particolarmente ottimizzate per gestire le entità quali i prodotti chimici e i geni.
Lavora estraendo le informazioni dagli abstract e dai full text dei documenti dall’archivio biomedico PubMed, European Public Assessment Reports (EPAR), pubblicato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), e New Drug Application (NDA) degli stati Uniti.

LimTox ha una particolare attenzione sulle reazioni avverse e tossicità dei composti chimici con enfasi al danno epatico indotto da farmaci, comprese le sostanze che causano un peggioramento della funzione epatica e epatocarcinogenesi.

Il database è gratuito e aperto a tutti gli utenti a http://limtox.bioinfo.cnio.es/ ed è stato descritto sulla rivista “Nucleic Acids Research

Accedi al database:
Limtox

LimTox: a web tool for applied text mining of adverse event and toxicity associations of compounds, drugs and genes
Andres Cañada Salvador Capella-Gutierrez Obdulia Rabal Julen Oyarzabal Alfonso Valencia Martin Krallinger
Nucleic Acids Res gkx462. DOI: https://doi.org/10.1093/nar/gkx462 Published: 22 May 2017

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre

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Un nuovo antibiotico contro i superbatteri.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2017

Un gruppo di ricerca dello Scripps Research Institute in California ha sviluppato un nuovo antibiotico potente contro la resistenza batterica.

I ricercatori hanno usato come molecola di partenza la vancomicina, un antibiotico che interferisce con la formazione della parete nelle cellule batteriche. La vancomicina è stata utilizzata clinicamente per decenni, e solo in tempi recenti sono comparsi batteri dotati di una resistenza a questa molecola.


Three modifications to vancomycin’s structure (shown in blue) give it new “mechanisms of action” for fighting infection. (Image courtesy Boger Lab.)

I ricercatori hanno provato ad aumentarne la potenza, modificando la struttura chimica dell’antibiotico fino a renderlo 1.000 volte più efficace del suo predecessore. “Con queste modifiche, serve meno antibiotico per avere lo stesso effetto“, spiega Dale Boger, autore dello studio pubblicato sulla rivista “PNAS” .

Per la prima volta nella storia degli antibiotici, la nuova vancomicina è in grado di interferire con diversi processi biologici essenziali per la sopravvivenza dei batteri.
Nonostante il nuovo antibiotico sia molto promettente, gli autori spiegano che non è ancora pronto per essere testato sull’essere umano. Prima bisogna trovare un modo di produrlo più velocemente e ad un costo minore – oggi la sintesi richiede circa 30 passaggi, e poi si potrà procedere ai test sugli animali e sugli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Peripheral modifications of [Ψ[CH2NH]Tpg4]vancomycin with added synergistic mechanisms of action provide durable and potent antibiotics
Akinori Okanoa, Nicholas A. Isleya, and Dale L. Boger
PNAS 2017; published ahead of print May 30, 2017, doi:10.1073/pnas.1704125114

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Sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori della Ben Gurion University del Negev e del Sheba Medical Center hanno sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi e la prevenzione dell’insufficienza cardiaca, utilizzando un bio-polimero che riduce la placca arteriosa e l’infiammazione nel sistema vascolare.
Quando le cellule endoteliali diventano infiammate, producono una molecola chiamata “E-selectina“, che porta i globuli bianchi del sangue (monociti) nell’area e provocano l’accumulo di placca nelle arterie.

Heart_attacks

“Il nostro polimero E-selectina-targeting – spiega il prof. Ayelet David del Dipartimento BGU di Biochimica Clinica e Farmacologia – riduce la placca esistente e impedisce l’ulteriore progressione della placca e dell’infiammazione, prevenendo la trombosi arteriosa, l’ischemia, l’infarto del miocardio e l’ictus”.
Il polimero si deposita sul tessuto danneggiato e non provoca danni al tessuto sano, non ci sono quindi effetti collaterali. Attualmente le statine sono i farmaci più importanti per il trattamento dell’aterosclerosi, che possiedono però un certo numero di effetti collaterali noti.

La nuova terapia è stata già brevettata ed è ora in fase preclinica. Il nuovo polimero, è stato testato sui topi ed ha dato risultati molto positivi. I ricercatori hanno trattato i topi con l’aterosclerosi attraverso quattro iniezioni del polimero ed hanno esaminato il cambiamento nelle vene dopo quattro settimane.

Siamo rimasti stupiti dai risultati“, dice Jonathan Leor, professore di cardiologia presso l’Università di Tel Aviv. “Il cuore l’attività muscolare dei topi trattati era migliorata notevolmente, hanno avuto meno infiammazione nelle loro arterie e lo spessore è diminuito in modo significativo“. “Si potrebbe dire che questo è il primo risultato del genere. Ora siamo alla ricerca di una società farmaceutica che porti avanti i passi per lo sviluppo del farmaco e l’eventuale commercializzazione“.

Lo studio è in fase di pubblicazione.

Fonti: Phys.org  –  Ben Gurion University del Negev

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L’inquinamento atmosferico accorcia i telomeri.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I bambini e gli adolescenti esposti ad elevati livelli di inquinamento atmosferico da traffico è stato dimostrato che hanno uno specifico tipo di danno al DNA chiamato accorciamento dei telomeri. Lo studio pilota è stato condotto dai ricercatori della School of Public Health, University of California, Berkeley, e pubblicato sulla rivista “Journal of Occupational and Environmental Medicine“.

telomeri  traffic

Lo studio ha incluso 14 bambini e adolescenti che vivono a Fresno, California, la seconda città più inquinata degli Stati Uniti.
I ricercatori hanno valutato la relazione tra gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), un’onnipresente inquinante dell’aria causato dallo scarico del veicolo a motore; e l’accorciamento dei telomeri, un tipo di danno al DNA tipicamente associato con l’invecchiamento.

La ricerca ha suggerito che i bambini possono avere una diversa regolamentazione per l’accorciamento dei telomeri rispetto agli adulti, questo potrebbe renderli più vulnerabili agli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico.

I nostri risultati suggeriscono che la lunghezza dei telomeri potrebbe avere il potenziale per essere utilizzata come biomarker di danno al DNA a causa di esposizioni ambientali e/o infiammazione cronica.” afferma il prof. Balmes della University of California, Berkeley.

Scarica e leggi il documento in full text:
Traffic-Related Air Pollution and Telomere Length in Children and Adolescents Living in Fresno, CA: A Pilot Study
Lee, Eunice Y.; Lin, Jue; Noth, Elizabeth M.; More
Journal of Occupational & Environmental Medicine. 59(5):446-452, May 2017.

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Scoperto come rendere le cellule resistenti al virus HIV.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2017

Gli scienziati dello Scripps Research Institute (TSRI) – La Jolla, CA, hanno trovato un modo per legare degli anticorpi HIV-combattenti alle cellule del sistema immunitario. Una metodica di ingegneria immunochimica che ha permesso di creare una popolazione di cellule resistenti al virus. Nei loro esperimenti in laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che queste cellule resistenti possono sostituire rapidamente le cellule malate, potenzialmente curare la malattia in una persona con HIV.

HIV resistenza
Here, cells protected from rhinovirus by membrane-tethered, receptor-blocking antibodies survive well and form colonies.
CREDIT: Jia Xie, Lerner Lab

Questa protezione sarebbe a lungo termine“, ha detto Jia Xie, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“.

Prima di testare il nuovo sistema contro l’HIV, gli scienziati hanno usato rhinovirus (responsabile di molti casi di raffreddore comune) come modello. E’ stato utilizzato un vettore chiamato lentivirus per fornire un nuovo gene per le cellule umane in coltura. Il gene è incaricato di sintetizzare anticorpi che si legano con il recettore delle cellule umane (ICAM-1). Con la nuova tecnica il virus non può entrare nella cellula di diffondere l’infezione. “Questa è davvero una forma di vaccinazione cellulare“, ha detto il prof. Lerner.

In sostanza, i ricercatori hanno costretto le cellule ad una competizione darwiniana, “sopravvivenza del più forte“. Le cellule senza protezione dell’anticorpo sono morte, lasciando le cellule protette a sopravvivere e moltiplicarsi, riuscendo a trasmettere il gene protettivo a nuove cellule.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunochemical engineering of cell surfaces to generate virus resistance
Jia Xie, Devin Sok, Nicholas C. Wu, Tianqing Zheng, Wei Zhang, Dennis R. Burton, and Richard A. Lerner
PNAS 2017 ; published ahead of print April 10, 2017, doi:10.1073/pnas.1702764114

Fonte: Scripps Research Institute (TSRI)

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CCRIS – Chemical Carcinogenesis Research Information System.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2017

CCRIS acronimo per Chemical Carcinogenesis Research Information System, è l’archivio di dati tossicologici nel Toxicology Data Network (TOXNET) della National Library of Medicine (NLM), sviluppato e gestito dal National Cancer Institute (NCI).

CCRIS

Contiene record chimici con risultati di test di carcinogenicità, mutagenicità, stimolazione e inibizione tumorale.

I dati provengono da studi citati in riviste primarie e strumenti di aggiornamento correnti, rapporti del National Cancer Institute e altre fonti speciali. I risultati dei test sono sottoposti alla verifica di esperti del settore.

La ricerca può essere fatta cercando il nome della sostanza, nome del frammento chimico, Chemical Abstracts Service Registry Number (RN).

Accedi al database: CCRIS

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Nanocubi per identificare precocemente Alzheimer e Parkinson.

Posted by giorgiobertin su febbraio 27, 2017

Grazie a una tecnica innovativa messa a punto da un team di ricercatori guidato dall’Ifac-Cnr di Firenze, e formato da ricercatori dell’Imm-Cnr di Catania, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Università di Saratov (Russia),è possibile identificare l”impronta digitale‘ di proteine e biomarcatori quando sono ancora presenti in minime tracce, riuscendo così a effettuare una diagnosi precoce di malattie neurodegenerative, quali l’Alzheimer e il Parkinson.

nn-2016-07523

La metodologia si basa sull’attivazione laser di nanocristalli (cristalli che hanno dimensioni dell’ordine del nanometro, unità di misura equivalente a un miliardesimo di metro) d’argento a forma di cubo; attivazione che consente di identificare molecole precursori della malattia presenti nei fluidi biologici (sangue, urina, fluido cerebrospinale)“, spiega Paolo Matteini dell’Ifac-Cnr, primo autore del lavoro e coordinatore del team. “L’irraggiamento laser ‘accende’ infatti i nanocristalli producendo un intenso campo elettrico che amplifica di circa un milione di volte il segnale delle molecole aderenti alla superficie dei nanocristalli stessi. Il segnale così rivelato fornisce informazioni uniche su composizione e struttura della biomolecola, che viene riconosciuta anche in minime tracce“.

La metodica consente di sviluppare test diagnostici per il riconoscimento precoce di biomarcatori di patologie neurodegenerative. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Acs Nano“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Site-Selective Surface-Enhanced Raman Detection of Proteins
Paolo Matteini, Maximilian Cottat, Francesco Tavanti, Elizaveta Panfilova, Mario Scuderi, Giuseppe Nicotra, Maria Cristina Menziani, Nikolau Khlebtsov, Marella de Angelis and Roberto Pini
ACS Nano, 2017, 11 (1), pp 918–926

Fonte: Istituto di fisica applicata (Ifac-Cnr)

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Un composto colpisce le cellule tumorali dall’interno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Il professor Peter J. Sadler, e il suo gruppo presso il Department  of Chemistry – University of Warwick, hanno dimostrato che un composto Organo-metallico Osmio FY26 uccide le cellule tumorali individuando e attaccando la loro parte più debole. Il nuovo composto è 50 volte più potente dei farmaci attualmente utilizzati nei trattamenti contro il cancro, come l’antitumorale cisplatino.

osmium_compound_fy26
osmium compound fy26 in cancer cell – credit university of warwick

Utilizzando l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), i ricercatori hanno analizzato gli effetti di composti organici di osmio FY26 in cellule di cancro ovarico – rilevano le emissioni di luce fluorescente a raggi X per monitorare l’attività del composto all’interno delle cellule. E’stato possibile vedere un livello di dettaglio senza precedenti.
FY26 è risultata essersi posizionato nei mitocondri – attaccando e distruggendo le funzioni vitali delle cellule tumorali all’interno, nel loro punto più debole.
I ricercatori hanno potuto vedere metalli naturali che sono prodotti dal corpo – come zinco e calcio – muoversi all’interno delle cellule. Più della metà di tutti i trattamenti di chemioterapia contro il cancro attualmente utilizzano composti del platino, che sono stati introdotti quasi 40 anni fa, per cui vi è necessario esplorare i benefici di altri metalli.

Questi studi si aprono la strada a nuovi approcci per la scoperta di nuovi farmaci e trattamenti” – afferma il prof. Sadler che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Chemistry A European Journal“.

Leggi abstract dell’articolo:
Synchrotron X-Ray Fluorescence Nanoprobe Reveals Target Sites for Organo-Osmium Complex in Human Ovarian Cancer Cells
Sanchez-Cano, C., Romero-Canelón, I., Yang, Y., Hands-Portman, I. J., Bohic, S., Cloetens, P. and Sadler, P. J.
Chem. Eur. J.. doi:10.1002/chem.201605911

Fonte: Department  of Chemistry – University of Warwick

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Sviluppati nuovi potenziali farmaci contro la resistenza antimicrobica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Gli team di scienziati presso l’Università di Lincoln, nel Regno Unito hanno per la prima volta determinato la struttura molecolare di un nuovo antibiotico, che potrebbe essere la chiave per affrontare i batteri resistenti ai farmaci.

teixobactin

Il Teixobactin, che uccide gli agenti patogeni senza alcuna resistenza rilevabile, è stato scoperto nel 2015 dagli scienziati negli Stati Uniti. E’ stato isolato dai microrganismi (che non crescono in condizioni di laboratorio) ma si trovano nel suolo – la fonte naturale di quasi tutti gli antibiotici sviluppate sin dal 1940. Ora il Dott Ishwar Singh dalla Facoltà di Farmacia ed il suo team ha prodotto sinteticamente diversi derivati del teixobactin.

Abbiamo definito con successo la struttura molecolare di sette analoghi del teixobactin“, spiega il dottor Singh. “Questo ci ha permesso di capire l’importanza dei singoli amminoacidi all’interno dell’antibiotico, e il contributo che ciascun fornisce alle strutture molecolari del teixobactin. In particolare abbiamo scoperto che un particolare aminoacido (D-Gln4) è essenziale e un altro (D-Ile5) è importante per il mantenimento della struttura del teixobactin, ed è indispensabile per la sua attività biologica“.

Lo studio è pubblicato dalla Royal Society of Chemistry su “Chemical Communications“.

Leggi abstract dell’articolo:
Defining the molecular structure of teixobactin analogues and understanding their role in antibacterial activities
Anish Parmar, Stephen H. Prior, Abhishek Iyer, Charlotte S. Vincent, Dorien Van Lysebetten, Eefjan Breukink, Annemieke Madder, Edward J. Taylor and Ishwar Singh
Chem. Commun., 2017, Advance Article DOI: 10.1039/C6CC09490B, Communication First published online : 13 Jan 2017

“Teixobactin And iChip Promise Hope Against Antibiotic Resistance”. Forbes. Retrieved 10 January 2015.

 

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Nuova classe di prodotti potrebbe rivoluzionare il settore biomedicale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I borani poliedrici, o gruppi di atomi di boro legati ad atomi di idrogeno, stanno trasformando il settore biomedicale. Questi materiali artificiali sono diventati la base per la creazione di terapie contro il cancro, per la somministrazione avanzata di farmaci e nuovi mezzi di contrasto necessari per la diagnosi e il radioimaging.
Ora ricercatori dell’University of Missouri hanno scoperto una nuova classe di materiali a base di borani che potrebbero avere potenziali applicazioni diffuse, tra cui migliori strumenti diagnostici per il cancro e altre malattie, nonché celle solari a basso costo.

Poliarylborani
Polyarylboranes are a new class of materials that could be used in biomedical, personal computer and alternative energy applications. Credit: Mark Lee

Il professore di chimica Mark Lee Jr. e il suo team, hanno scoperto la nuova classe di nanomolecole ibride combinando borani con carbonio e idrogeno. “Questi nuovi materiali, chiamati ‘polyarylborani, possono avere un’utilizzo più ampio di quanto avessimo immaginato, ed ora stiamo esplorando sistematicamente l’uso di questi nuovi cluster.”

Leggi abstract dell’articolo:
Catalyst-Free Polyhydroboration of Dodecaborate Yields Highly Photoluminescent Ionic Polyarylated Clusters
Prof. Mark W. Lee Jr.
Angewandte Chemie, 2017; 129 (1): 144 DOI: 10.1002/ange.201608249

Fonte: University of Missouri

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Parkinson: Uno steroide scoperto nello squalo possibile terapia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2017

I ricercatori del Georgetown University Medical Center hanno sintetizzato uno steroide simile ad uno naturale presente nello squalo palombo che impedisce l’accumulo di una proteina letale implicata in alcune malattie neurodegenerative. L’accumulo di questa proteina, l’alfa-sinucleina (α-sinucleina), è il segno distintivo di Parkinson e della demenza con corpi di Lewy; i risultati suggeriscono che il nuovo composto è un potenziale terapeutico.

spiny_dogfish_noaa
Credit: Doug Costa, NOAA/SBNMS

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“, ha anche dimostrato che lo steroide sintetizzato, chiamato squalamine, ha ridotto la tossicità dei cespi di α-sinucleina esistenti.

Il prof. Zasloff, esperto nel sistema immunitario innato, ha studiato squalamine per più di 20 anni, ed ha stabilito le proprietà antivirali e antitumorali del composto. Questo è il primo studio a dimostrare i benefici neurologici nei modelli in vivo di Parkinson. I risultati di studi pre-clinici dimostrano che la squalamine elimina la proteina α-sinucleina scrollandola dalla parete interna delle cellule nervose (neuroni), dove si aggrappa e si accumula in grumi tossici, dicono i ricercatori.

Negli esperimenti in vitro la squalamine, molecola con carica positiva con alta affinità per le membrane cariche negativamente, potrebbe letteralmente “staccare” la α-sinucleina dalle membrane con carica negativa, in cui si lega, impedendo la formazione dei grumi tossici.

Leggi abstract dell’articolo:
A natural product inhibits the initiation of α-synuclein aggregation and suppresses its toxicity
Michele Perni, Céline Galvagnion, Alexander Maltsev, Georg Meisl, Martin B. D. Müller, Pavan K. Challa, Julius B. Kirkegaard, Patrick Flagmeier, Samuel I. A. Cohen, Roberta Cascella, Serene W. Chen, Ryan Limboker, Pietro Sormanni, Gabriella T. Heller, Francesco A. Aprile, Nunilo Cremades, Cristina Cecchi, Fabrizio Chiti, Ellen A. A. Nollen, Tuomas P. J. Knowles, Michele Vendruscolo, Adriaan Bax, Michael Zasloff, and Christopher M. Dobson
PNAS 2017 ; published ahead of print January 17, 2017, doi:10.1073/pnas.1610586114

This article contains supporting information online at www.pnas.org/lookup/suppl/doi:10.1073/pnas.1610586114/-/DCSupplemental.

Fonte: Georgetown University Medical Center

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Alzheimer: Un composto della cicoria riduce la perdita della memoria.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2017

La perdita di memoria è una caratteristica fondamentale della malattia di Alzheimer; ora i ricercatori del College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China hanno scoperto che un composto chiamato acido cicorico, naturalmente presente nel cicoria, può essere efficace nel ridurre la perdita di memoria nei malati di Alzheimer.

red-chicory

Lo studio, pubblicato su “The FASEB Journal“, rivela che i topi trattati con acido cicorico mostravano una migliore memoria nei test comportamentali, rispetto ai roditori che non avevano ricevuto il composto.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’acido cicorico ha proprietà antiossidanti, il che significa che si può ridurre o addirittura prevenire alcuni tipi di danno cellulare causati da stress ossidativo.
Secondo i ricercatori l’acido cicorico potrebbe proteggere da disturbi della memoria indotta da lipopolisaccaridi (LPS). Si tratta di molecole che sono state collegate a danni delle cellule cerebrali attraverso stress ossidativo e neuroinfiammazione. In particolare l’acido cicorico ha diminuito l’accumulo di proteine beta-amiloide indotte dal trattamento LPS. Le proteine beta-amiloide sono note per formare “placche” nelle cellule del cervello e sono considerate un precursore al morbo di Alzheimer.

I risultati suggeriscono che l’acido cicorico (composto naturale) potrebbe essere un “intervento terapeutico plausibile per le malattie neuroinfiammatorie correlate come il morbo di Alzheimer.” – afferma il prof. Xuebo Liu, of the College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China.

Leggi abstract dell’articolo:
Chicoric acid supplementation prevents systemic inflammation-induced memory impairment and amyloidogenesis via inhibition of NF-κB
Qian Liu, Yuwei Chen, Chun Shen, Yating Xiao, Yutang Wang, Zhigang Liu, and Xuebo Liu
FASEB J fj.201601071R; published ahead of print December 21, 2016, doi:10.1096/fj.201601071R

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Un biosensore in grado di rilevare i tumori nelle fasi iniziali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Prima che si sviluppi un tumore maligno, il sistema immunitario cerca di combattere contro le proteine che sono alterate durante la loro formazione, producendo anticorpi specifici tumorali. Un biosensore sviluppato dai ricercatori della Complutense University of Madrid è stato in grado di rilevare queste unità difensive in campioni di siero di pazienti con cancro al colon-retto e cancro ovarico. Il metodo sviluppato è più veloce e più preciso rispetto ai metodi tradizionali.

Quando le cellule sane si trasformano in tumori, l’espressione di alcune proteine viene alterato. Come difesa, il sistema immunitario produce anticorpi specifici contro di loro. La produzione di questi autoanticorpi inizia diversi mesi o addirittura anni prima che la malattia si sviluppi completamente e venga rilevata dai medici. “Il nostro sistema immunitario produce questi autoanticorpi contro il cancro anche tre anni prima che i primi sintomi compaiono“, spiega Susana Campuzano, della Universidad Complutense de Madrid.

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Rappresentazione di un frammento di DNA e la proteina p53, nota come il guardiano del genoma. /Cho, Y., Gorina, S., Jeffrey, PD, Pavletich, NP.

Gli scienziati hanno realizzato un biosensore che rileva il contenuto degli autoanticorpi generati dai pazienti contro la proteina p53. “Questa proteina è conosciuto come il guardiano del genoma, perché ripara le mutazioni del DNA, evitando alterazioni del ciclo cellulare e la comparsa di tumori“. Quando p53 è mutata e si moltiplica senza controllo, nei pazienti affetti da cancro il sistema immunitario produce autoanticorpi contro p53, avvisando di una possibile trasformazione maligna. “La presenza di anticorpi contro p53 potrebbe essere indicativa dell’esistenza di una malattia neoplastica già avviata o del rischio di svilupparla in un prossimo futuro”.

Il biosensore ha dimostrato una sensibilità 440 volte più elevata e una migliore discriminazione tra campioni di siero positivi e negativi per anticorpi p53 rispetto ad altri metodi. “La sua semplicità di gestione, la portabilità e il tempo per completare la procedura completa (sei ore) lo rendono adatto per l’applicazione nella routine clinica”, conclude la prof.ssa Campuzano.

Leggi abstract dell’articolo (Researchgate -necessaria registrazione):
Towards liquid biopsy: Rapid Determination of the Humoral Immune Response in Cancer Patients using HaloTag Fusion protein-Modified Electrochemical Bioplatforms
María Garranzo-Asensio, Ana Guzmán-ARANGUEZ, Carmen Poves, María Jesús Fernández Aceñero, Rebeca M. Torrente-Rodriguez, Víctor Ruiz-Valdepeñas Montiel, Gemma Domínguez, Luis San Frutos, Nuria Rodríguez, Mayte Villalba, José; M. Pingarrón, Susana Campuzano y Rodrigo Barderas
Analytical Chemistry · November 2016 – DOI: 10.1021/acs.analchem.6b03526

Fonte: El Servicio de Información y Noticias Científicas (SINC)

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Scoperta nuova fonte naturale per potenti farmaci anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 21, 2016

Gli scienziati del campus della Florida del The Scripps Research Institute (TSRI) hanno sviluppato un processo efficiente per scoprire rapidamente nuovi “prodotti naturali enediyne” da microbi del suolo che potrebbero portare allo realizzazione di farmaci antitumorali estremamente potenti.

La famiglia enediyne di prodotti naturali ha avuto un profondo impatto sulla chimica moderna, la biologia e la medicina. Molti degli enediynes naturali sono entrati studi clinici contro il cancro e in Giappone la zinostatina viene utilizzata clinicamente.

calicheamicin   Calicheamicin: An antitumor antibiotic featuring an enediyne unit

Il prof. Ben Shen ed i suoi colleghi hanno scoperto una nuova famiglia di prodotti enediyne naturali, chiamati tiancimycins, (TNMs) che uccidono le cellule tumorali più rapidamente e completamente in confronto a molecole tossiche utilizzate e approvate dalla FDA come gli anticorpi monoclonali collegati a farmaci citotossici che colpiscono solo le cellule tumorali. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “mBio“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Strain Prioritization and Genome Mining for Enediyne Natural Products
Xiaohui Yan, Huiming Ge, Tingting Huang, Hindra, Dong Yang, Qihui Teng, Ivana Crnovčić, Xiuling Li, Jeffrey D. Rudolf, Jeremy R. Lohman, Yannick Gansemans, Xiangcheng Zhu, Yong Huang, Li-Xing Zhao, Yi Jiang, Filip Van Nieuwerburgh, Christoph Rader, Yanwen Duan and Ben Shen
mBio vol. 7 no. 6 e02104-16 20 December 2016 doi:10.1128/mBio.02104-16

Fonte: The Scripps Research Institute (TSRI)

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Effetto dei microbi intestinali sulle malattie oculari gravi.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

I batteri intestinali hanno un ruolo significativo nel determinare se un soggetto sarà o è affetto da degenerazione maculare senile (AMD) – malattia legata all’invecchiamento che colpisce la macula, ossia la porzione più centrale della retina, che è la principale causa di cecità irreversibile nei paesi sviluppati.

I dati epidemiologici relativi all’AMD indicano che negli uomini, in generale, l’obesità addominale è il secondo fattori di rischio, dopo il tabacco.

amd-obesity Credit image: Przemyslaw Sapieha

Uno studio condotto dal professore Przemyslaw (Mike) Sapieha, presso Hôpital Maisonneuve-Rosemont (CIUSSS de l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e presso l’Università di Montreal, pubblicato su “EMBO Molecular Medicine“, ha scoperto che i batteri nel nostro intestino possono svolgere un ruolo importante nel determinare se si svilupperà la degenerazione maculare senile. In particolare i cambiamenti nella comunità batterica intestinale, come quelli portati da una dieta ricca di grassi, possono causare l’infiammazione di basso livello a lungo termine in tutto il corpo promuovendo l’AMD umida.

Sembra dal nostro studio che diete ricche di grassi alterano il microbioma intestinale al fine di aggravare l’AMD umida, malattia vascolare dovuta all’invecchiamento dell’occhio. Il fatto di agire sui tipi di microbi che vivono nell’intestino, dalla dieta o altri mezzi, potrebbe quindi alterare il rischio di sviluppare AMD e la progressione della malattia, che provoca perdita della vista“. – ha detto il prof. Sapieha.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut microbiota influences pathological angiogenesis in obesity‐driven choroidal neovascularization
Elisabeth MMA Andriessen, Ariel M Wilson, Gaelle Mawambo, Agnieszka Dejda, Khalil Miloudi, Florian Sennlaub, View ORCID ProfilePrzemyslaw Sapieha
EMBO Molecular Medicine (2016) e201606531 – DOI 10.15252/emmm.201606531 | Published online 15.11.2016

Fonti: Università di Montreal – Hôpital Maisonneuve-Rosemont –  Communiqué PDF

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Una molecola nella carne rossa aumenta il rischio di tumori.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2016

I ricercatori della UC Davis School of Medicine e Xiamen University School of Medicine hanno trovato che Neu5Gc, una molecola di acido sialico di zucchero, non umana comune nella carne rossa, aumenta il rischio di formazione di tumori negli esseri umani, si trova in maniera prevalente negli organi di maiale, con concentrazioni crescenti anche se gli organi sono cotti.

pig-organ

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Glycoconjugate Journal“, suggerisce che Neu5Gc può costituire un pericolo per la salute specialmente tra coloro che consumano regolarmente carne suina. Neu5Gc si trova naturalmente sulla superficie delle cellule nella maggior parte dei mammiferi, ma non nell’uomo.
Precedenti studi avevano dimostrato che quando Neu5Gc è incorporato nei tessuti umani, il sistema immunitario riconosce la molecola come una minaccia esterna, producendo anticorpi per contrastarla. Il consumo ripetuto di queste carni poi provoca l’infiammazione cronica, che è stato riconosciuto aumenta i rischi di formazione di tumori. Neu5Gc è stato inoltre collegato al cancro e a malattie infiammatorie cardiovascolari, tra cui alcune infezioni batteriche.

Siamo rimasti piuttosto sorpresi che carni di organi provenienti da maiali hanno un allarmante alti livelli di Neu5Gc“, ha detto il professore Frederic A. Troy.

Questo è il primo studio che trova Neu5Gc a livelli sostanzialmente più elevati negli organi di maiale, tra cui la milza, polmoni, cuore, reni, fegato, muscolo scheletrico, e che la cottura della carne aggrava la situazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Developmental changes in the level of free and conjugated sialic acids, Neu5Ac, Neu5Gc and KDN in different organs of pig: a LC-MS/MS quantitative analyses
Suna JiFang WangYue ChenChangwei YangPanwang ZhangXuebing Zhang Frederic A. Troy
Glycoconj J (2016). doi:10.1007/s10719-016-9724-9

Fonte: UC Davis School of Medicine

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Premio Nobel Chimica 2016 per gli studi sulle macchine molecolari.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2016

Il premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage (Università di Strasburgo), Sir J. Fraser Stoddart (Northwestern University) e Bernard L. Feringa (Università di Groningen, nei Paesi Bassi),per i loro studi sulle macchine molecolari. I tre ricercatori hanno sviluppato molecole con movimenti controllabili, che possono svolgere un compito quando a queste molecole si aggiunge energia. I ricercatori sono stati in grado di collegare insieme delle molecole capaci di funzionare come ascensori, motori e muscoli. Si tratta di minuscoli meccanismi grandi quanto un millesimo dello spessore di un capello.


Announcement of the Nobel Prize in Chemistry 2016

Da un punto di vista pratico i tre hanno aperto un nuovo ambito di ricerca nella chimica: hanno realizzato sistemi molecolari impensabili fino a qualche decennio fa con grandi potenzialità in molti ambiti, da quello medico a quello della ricerca di nuovi materiali.

In termini di sviluppo, il motore molecolare è allo stesso stadio come il motore elettrico è stato nel 1830, quando gli scienziati visualizzate varie manovelle filatura e ruote, senza sapere che avrebbero portare a treni elettrici, lavatrici, ventilatori e robot da cucina,” spiega l’Accademia delle Scienze svedese.

Fonte: The New York Times

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Possibile test della saliva per diagnosticare l’asma.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

I ricercatori della  Loughborough University in collaborazione con il Nottingham City Hospital hanno sviluppato un nuovo test che può diagnosticare l’asma dalla saliva del paziente. Il nuovo test è completamente indolore e offre una diagnosi unica, ed è adatto a persone di tutte le età.

asthma-baby

I ricercatori hanno eseguito le analisi di cromatografia liquida combinata con la spettrometria di massa (LC-MS) sui campioni di saliva in un gruppo relativamente piccolo di persone (30), trovando i biomarker metabolici che mostravano la presenza della malattia, la gravità e la progressione. “Non esiste un’unico, semplice test per diagnosticare l’asma, perché è una condizione così complessa con molte cause diverse, che dobbiamo ancora comprendere appieno. Questa ricerca suggerisce che un test della saliva potrebbe potenzialmente essere un modo semplice per diagnosticare l’asma in futuro“. afferma il Dr Samantha Walker – Director of Research and Policy at Asthma UK.

I ricercatori affermano che ulteriori studi di grandi dimensioni e a lungo termine sono necessari prima che il test possa essere offerto in un ambiente clinico. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Analytical Methods“.

Leggi abstract dell’articolo:
Untargeted metabolic profiling of saliva by liquid chromatography-mass spectrometry for the identification of potential diagnostic biomarkers of asthma
Aditya Malkar, Emma Wilson, Tim Harrrison, Dominick Shaw and Colin Creaser
Anal. Methods, 2016,8, 5407-5413 DOI: 10.1039/C6AY00938G

Fonte: Loughborough University

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Sviluppato un nuovo antidolorifico forte come la morfina.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2016

Un team internazionale di scienziati della Stanford University, della University of North Carolina (UNC), e della Friedrich-Alexander University Erlangen-Nürnberg in Germany, coordinato da Brian K. Shoichet, professore di chimica farmaceutica presso l’Università della California di San Francisco (Usa), ha sviluppato un nuovo antidolorifico forte come la morfina, ma senza gli effetti collaterali generalmente provocati dagli oppioidi.

pills

Dopo aver analizzato gli effetti di oltre 4 miliardi d’interazioni tra sostanze chimiche, gli scienziati hanno individuato il nuovo antidolorifico, chiamato Pzm21. L’efficacia del composto è stata testata su un gruppo di topi, nel corso di uno studio pubblicato sulla rivista “Nature“.

Il composto è in grado di attivare, nel cervello, un processo molecolare che determina la soppressione del dolore. Pzm21 non ha provocato gli effetti collaterali degli oppiodi o dei farmaci come l’ossicodone e il naloxone, attualmente utilizzati contro il dolore.

A breve partiranno gli esperimenti sull’uomo per valutarne la sicurezza.

Leggi abstract dell’articolo:
Structure-based discovery of opioid analgesics with reduced side effects
Aashish Manglik,Henry Lin,Dipendra K. Aryal,John D. McCorvy,Daniela Dengler,…., Peter Gmeiner, Bryan L. Roth & Brian K. Shoichet
Nature 1–6 (2016) Published online 17 August 2016 doi:10.1038/nature19112

Fonte: University of California

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Super antibiotico sconfigge i batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2016

I ricercatori tedeschi dell’Università di Tubinga e del German Center for Infection Research (DZIF), hanno scoperto che i batteri dal naso umano producono un antibiotico efficace contro gli agenti patogeni multiresistenti.

Lugdunin    Lugdunin
Graphic demonstrating the function of Lugdunin. Staphylococcus lugdunensis (white) colonize on human nasal epithelial cells (pink) and combat the Staphylococcus aureus pathogen (yellow) by producing Lugdunin.

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici – come il patogeno Staphylococcus aureus (MRSA), che colonizza sulla pelle umana – sono tra le principali cause di morte in tutto il mondo. L’habitat naturale dei batteri Staphylococcus è la cavità nasale umana. Nei loro esperimenti, Dr. Bernhard Krismer, Alexander Zipperer e il professor Andreas Peschel dell’Interfaculty Institute for Microbiology and Infection Medicine Tübingen (IMIT) hanno osservato che lo Staphylococcus aureus è raramente presente quando Staphylococcus Lugdunensis è residente nel naso.

Analizzando i campioni prelevati a 187 pazienti ospedalieri, chi ospitava il tipo lugdunensis aveva una probabilità sei volte minore degli altri di ospitare il tipo aureo. I due germi insomma sono rivali, anzi protagonisti di una vera e propria guerra batteriologica.

Gli studi in vivo sul modello animale sono positivi. Una volta spruzzati nel naso di cavie da laboratorio, i batteri “buoni” eliminano i germi cattivi. Quando sono somministrati a topi la cui pelle è infettata con il tipo aureo, riescono a contrastare l’infezione.

Normalmente gli antibiotici sono formati solo da batteri del suolo e funghi,” dice il professor Andreas Peschel. “L’idea che la microflora umana possa anche essere una fonte di agenti antimicrobici è una nuova scoperta“. È possibile che la soluzione al problema degli agenti patogeni multiresistenti sia sempre stata sotto al nostro naso, anzi dentro. Con questa battuta la rivista “Nature” presenta la scoperta del potente antibiotico.

Leggi abstract dell’articolo:
Human commensals producing a novel antibiotic impair pathogen colonization
Alexander Zipperer,Martin C. Konnerth,Claudia Laux,Anne Berscheid,Daniela Janek, Christopher Weidenmaier,Marc Burian,Nadine A. Schilling, Christoph Slavetinsky, Matthias Marschal,Matthias Willmann,Hubert Kalbacher,Birgit Schittek,Heike Brötz-Oesterhelt,Stephanie Grond,Andreas Peschel & Bernhard Krismer
Nature 535, 511–516 (28 July 2016) doi:10.1038/nature18634

Fonte: Università di Tubinga

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