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Posts Tagged ‘chimica’

Scoperto come rendere le cellule resistenti al virus HIV.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2017

Gli scienziati dello Scripps Research Institute (TSRI) – La Jolla, CA, hanno trovato un modo per legare degli anticorpi HIV-combattenti alle cellule del sistema immunitario. Una metodica di ingegneria immunochimica che ha permesso di creare una popolazione di cellule resistenti al virus. Nei loro esperimenti in laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che queste cellule resistenti possono sostituire rapidamente le cellule malate, potenzialmente curare la malattia in una persona con HIV.

HIV resistenza
Here, cells protected from rhinovirus by membrane-tethered, receptor-blocking antibodies survive well and form colonies.
CREDIT: Jia Xie, Lerner Lab

Questa protezione sarebbe a lungo termine“, ha detto Jia Xie, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“.

Prima di testare il nuovo sistema contro l’HIV, gli scienziati hanno usato rhinovirus (responsabile di molti casi di raffreddore comune) come modello. E’ stato utilizzato un vettore chiamato lentivirus per fornire un nuovo gene per le cellule umane in coltura. Il gene è incaricato di sintetizzare anticorpi che si legano con il recettore delle cellule umane (ICAM-1). Con la nuova tecnica il virus non può entrare nella cellula di diffondere l’infezione. “Questa è davvero una forma di vaccinazione cellulare“, ha detto il prof. Lerner.

In sostanza, i ricercatori hanno costretto le cellule ad una competizione darwiniana, “sopravvivenza del più forte“. Le cellule senza protezione dell’anticorpo sono morte, lasciando le cellule protette a sopravvivere e moltiplicarsi, riuscendo a trasmettere il gene protettivo a nuove cellule.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunochemical engineering of cell surfaces to generate virus resistance
Jia Xie, Devin Sok, Nicholas C. Wu, Tianqing Zheng, Wei Zhang, Dennis R. Burton, and Richard A. Lerner
PNAS 2017 ; published ahead of print April 10, 2017, doi:10.1073/pnas.1702764114

Fonte: Scripps Research Institute (TSRI)

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CCRIS – Chemical Carcinogenesis Research Information System.

Posted by giorgiobertin su aprile 2, 2017

CCRIS acronimo per Chemical Carcinogenesis Research Information System, è l’archivio di dati tossicologici nel Toxicology Data Network (TOXNET) della National Library of Medicine (NLM), sviluppato e gestito dal National Cancer Institute (NCI).

CCRIS

Contiene record chimici con risultati di test di carcinogenicità, mutagenicità, stimolazione e inibizione tumorale.

I dati provengono da studi citati in riviste primarie e strumenti di aggiornamento correnti, rapporti del National Cancer Institute e altre fonti speciali. I risultati dei test sono sottoposti alla verifica di esperti del settore.

La ricerca può essere fatta cercando il nome della sostanza, nome del frammento chimico, Chemical Abstracts Service Registry Number (RN).

Accedi al database: CCRIS

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Nanocubi per identificare precocemente Alzheimer e Parkinson.

Posted by giorgiobertin su febbraio 27, 2017

Grazie a una tecnica innovativa messa a punto da un team di ricercatori guidato dall’Ifac-Cnr di Firenze, e formato da ricercatori dell’Imm-Cnr di Catania, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Università di Saratov (Russia),è possibile identificare l”impronta digitale‘ di proteine e biomarcatori quando sono ancora presenti in minime tracce, riuscendo così a effettuare una diagnosi precoce di malattie neurodegenerative, quali l’Alzheimer e il Parkinson.

nn-2016-07523

La metodologia si basa sull’attivazione laser di nanocristalli (cristalli che hanno dimensioni dell’ordine del nanometro, unità di misura equivalente a un miliardesimo di metro) d’argento a forma di cubo; attivazione che consente di identificare molecole precursori della malattia presenti nei fluidi biologici (sangue, urina, fluido cerebrospinale)“, spiega Paolo Matteini dell’Ifac-Cnr, primo autore del lavoro e coordinatore del team. “L’irraggiamento laser ‘accende’ infatti i nanocristalli producendo un intenso campo elettrico che amplifica di circa un milione di volte il segnale delle molecole aderenti alla superficie dei nanocristalli stessi. Il segnale così rivelato fornisce informazioni uniche su composizione e struttura della biomolecola, che viene riconosciuta anche in minime tracce“.

La metodica consente di sviluppare test diagnostici per il riconoscimento precoce di biomarcatori di patologie neurodegenerative. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Acs Nano“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Site-Selective Surface-Enhanced Raman Detection of Proteins
Paolo Matteini, Maximilian Cottat, Francesco Tavanti, Elizaveta Panfilova, Mario Scuderi, Giuseppe Nicotra, Maria Cristina Menziani, Nikolau Khlebtsov, Marella de Angelis and Roberto Pini
ACS Nano, 2017, 11 (1), pp 918–926

Fonte: Istituto di fisica applicata (Ifac-Cnr)

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Un composto colpisce le cellule tumorali dall’interno.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Il professor Peter J. Sadler, e il suo gruppo presso il Department  of Chemistry – University of Warwick, hanno dimostrato che un composto Organo-metallico Osmio FY26 uccide le cellule tumorali individuando e attaccando la loro parte più debole. Il nuovo composto è 50 volte più potente dei farmaci attualmente utilizzati nei trattamenti contro il cancro, come l’antitumorale cisplatino.

osmium_compound_fy26
osmium compound fy26 in cancer cell – credit university of warwick

Utilizzando l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), i ricercatori hanno analizzato gli effetti di composti organici di osmio FY26 in cellule di cancro ovarico – rilevano le emissioni di luce fluorescente a raggi X per monitorare l’attività del composto all’interno delle cellule. E’stato possibile vedere un livello di dettaglio senza precedenti.
FY26 è risultata essersi posizionato nei mitocondri – attaccando e distruggendo le funzioni vitali delle cellule tumorali all’interno, nel loro punto più debole.
I ricercatori hanno potuto vedere metalli naturali che sono prodotti dal corpo – come zinco e calcio – muoversi all’interno delle cellule. Più della metà di tutti i trattamenti di chemioterapia contro il cancro attualmente utilizzano composti del platino, che sono stati introdotti quasi 40 anni fa, per cui vi è necessario esplorare i benefici di altri metalli.

Questi studi si aprono la strada a nuovi approcci per la scoperta di nuovi farmaci e trattamenti” – afferma il prof. Sadler che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Chemistry A European Journal“.

Leggi abstract dell’articolo:
Synchrotron X-Ray Fluorescence Nanoprobe Reveals Target Sites for Organo-Osmium Complex in Human Ovarian Cancer Cells
Sanchez-Cano, C., Romero-Canelón, I., Yang, Y., Hands-Portman, I. J., Bohic, S., Cloetens, P. and Sadler, P. J.
Chem. Eur. J.. doi:10.1002/chem.201605911

Fonte: Department  of Chemistry – University of Warwick

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Sviluppati nuovi potenziali farmaci contro la resistenza antimicrobica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2017

Gli team di scienziati presso l’Università di Lincoln, nel Regno Unito hanno per la prima volta determinato la struttura molecolare di un nuovo antibiotico, che potrebbe essere la chiave per affrontare i batteri resistenti ai farmaci.

teixobactin

Il Teixobactin, che uccide gli agenti patogeni senza alcuna resistenza rilevabile, è stato scoperto nel 2015 dagli scienziati negli Stati Uniti. E’ stato isolato dai microrganismi (che non crescono in condizioni di laboratorio) ma si trovano nel suolo – la fonte naturale di quasi tutti gli antibiotici sviluppate sin dal 1940. Ora il Dott Ishwar Singh dalla Facoltà di Farmacia ed il suo team ha prodotto sinteticamente diversi derivati del teixobactin.

Abbiamo definito con successo la struttura molecolare di sette analoghi del teixobactin“, spiega il dottor Singh. “Questo ci ha permesso di capire l’importanza dei singoli amminoacidi all’interno dell’antibiotico, e il contributo che ciascun fornisce alle strutture molecolari del teixobactin. In particolare abbiamo scoperto che un particolare aminoacido (D-Gln4) è essenziale e un altro (D-Ile5) è importante per il mantenimento della struttura del teixobactin, ed è indispensabile per la sua attività biologica“.

Lo studio è pubblicato dalla Royal Society of Chemistry su “Chemical Communications“.

Leggi abstract dell’articolo:
Defining the molecular structure of teixobactin analogues and understanding their role in antibacterial activities
Anish Parmar, Stephen H. Prior, Abhishek Iyer, Charlotte S. Vincent, Dorien Van Lysebetten, Eefjan Breukink, Annemieke Madder, Edward J. Taylor and Ishwar Singh
Chem. Commun., 2017, Advance Article DOI: 10.1039/C6CC09490B, Communication First published online : 13 Jan 2017

“Teixobactin And iChip Promise Hope Against Antibiotic Resistance”. Forbes. Retrieved 10 January 2015.

 

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Nuova classe di prodotti potrebbe rivoluzionare il settore biomedicale.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I borani poliedrici, o gruppi di atomi di boro legati ad atomi di idrogeno, stanno trasformando il settore biomedicale. Questi materiali artificiali sono diventati la base per la creazione di terapie contro il cancro, per la somministrazione avanzata di farmaci e nuovi mezzi di contrasto necessari per la diagnosi e il radioimaging.
Ora ricercatori dell’University of Missouri hanno scoperto una nuova classe di materiali a base di borani che potrebbero avere potenziali applicazioni diffuse, tra cui migliori strumenti diagnostici per il cancro e altre malattie, nonché celle solari a basso costo.

Poliarylborani
Polyarylboranes are a new class of materials that could be used in biomedical, personal computer and alternative energy applications. Credit: Mark Lee

Il professore di chimica Mark Lee Jr. e il suo team, hanno scoperto la nuova classe di nanomolecole ibride combinando borani con carbonio e idrogeno. “Questi nuovi materiali, chiamati ‘polyarylborani, possono avere un’utilizzo più ampio di quanto avessimo immaginato, ed ora stiamo esplorando sistematicamente l’uso di questi nuovi cluster.”

Leggi abstract dell’articolo:
Catalyst-Free Polyhydroboration of Dodecaborate Yields Highly Photoluminescent Ionic Polyarylated Clusters
Prof. Mark W. Lee Jr.
Angewandte Chemie, 2017; 129 (1): 144 DOI: 10.1002/ange.201608249

Fonte: University of Missouri

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Parkinson: Uno steroide scoperto nello squalo possibile terapia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 18, 2017

I ricercatori del Georgetown University Medical Center hanno sintetizzato uno steroide simile ad uno naturale presente nello squalo palombo che impedisce l’accumulo di una proteina letale implicata in alcune malattie neurodegenerative. L’accumulo di questa proteina, l’alfa-sinucleina (α-sinucleina), è il segno distintivo di Parkinson e della demenza con corpi di Lewy; i risultati suggeriscono che il nuovo composto è un potenziale terapeutico.

spiny_dogfish_noaa
Credit: Doug Costa, NOAA/SBNMS

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“, ha anche dimostrato che lo steroide sintetizzato, chiamato squalamine, ha ridotto la tossicità dei cespi di α-sinucleina esistenti.

Il prof. Zasloff, esperto nel sistema immunitario innato, ha studiato squalamine per più di 20 anni, ed ha stabilito le proprietà antivirali e antitumorali del composto. Questo è il primo studio a dimostrare i benefici neurologici nei modelli in vivo di Parkinson. I risultati di studi pre-clinici dimostrano che la squalamine elimina la proteina α-sinucleina scrollandola dalla parete interna delle cellule nervose (neuroni), dove si aggrappa e si accumula in grumi tossici, dicono i ricercatori.

Negli esperimenti in vitro la squalamine, molecola con carica positiva con alta affinità per le membrane cariche negativamente, potrebbe letteralmente “staccare” la α-sinucleina dalle membrane con carica negativa, in cui si lega, impedendo la formazione dei grumi tossici.

Leggi abstract dell’articolo:
A natural product inhibits the initiation of α-synuclein aggregation and suppresses its toxicity
Michele Perni, Céline Galvagnion, Alexander Maltsev, Georg Meisl, Martin B. D. Müller, Pavan K. Challa, Julius B. Kirkegaard, Patrick Flagmeier, Samuel I. A. Cohen, Roberta Cascella, Serene W. Chen, Ryan Limboker, Pietro Sormanni, Gabriella T. Heller, Francesco A. Aprile, Nunilo Cremades, Cristina Cecchi, Fabrizio Chiti, Ellen A. A. Nollen, Tuomas P. J. Knowles, Michele Vendruscolo, Adriaan Bax, Michael Zasloff, and Christopher M. Dobson
PNAS 2017 ; published ahead of print January 17, 2017, doi:10.1073/pnas.1610586114

This article contains supporting information online at www.pnas.org/lookup/suppl/doi:10.1073/pnas.1610586114/-/DCSupplemental.

Fonte: Georgetown University Medical Center

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Alzheimer: Un composto della cicoria riduce la perdita della memoria.

Posted by giorgiobertin su gennaio 14, 2017

La perdita di memoria è una caratteristica fondamentale della malattia di Alzheimer; ora i ricercatori del College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China hanno scoperto che un composto chiamato acido cicorico, naturalmente presente nel cicoria, può essere efficace nel ridurre la perdita di memoria nei malati di Alzheimer.

red-chicory

Lo studio, pubblicato su “The FASEB Journal“, rivela che i topi trattati con acido cicorico mostravano una migliore memoria nei test comportamentali, rispetto ai roditori che non avevano ricevuto il composto.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’acido cicorico ha proprietà antiossidanti, il che significa che si può ridurre o addirittura prevenire alcuni tipi di danno cellulare causati da stress ossidativo.
Secondo i ricercatori l’acido cicorico potrebbe proteggere da disturbi della memoria indotta da lipopolisaccaridi (LPS). Si tratta di molecole che sono state collegate a danni delle cellule cerebrali attraverso stress ossidativo e neuroinfiammazione. In particolare l’acido cicorico ha diminuito l’accumulo di proteine beta-amiloide indotte dal trattamento LPS. Le proteine beta-amiloide sono note per formare “placche” nelle cellule del cervello e sono considerate un precursore al morbo di Alzheimer.

I risultati suggeriscono che l’acido cicorico (composto naturale) potrebbe essere un “intervento terapeutico plausibile per le malattie neuroinfiammatorie correlate come il morbo di Alzheimer.” – afferma il prof. Xuebo Liu, of the College of Food Science and Engineering at Northwest A&F University in China.

Leggi abstract dell’articolo:
Chicoric acid supplementation prevents systemic inflammation-induced memory impairment and amyloidogenesis via inhibition of NF-κB
Qian Liu, Yuwei Chen, Chun Shen, Yating Xiao, Yutang Wang, Zhigang Liu, and Xuebo Liu
FASEB J fj.201601071R; published ahead of print December 21, 2016, doi:10.1096/fj.201601071R

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Un biosensore in grado di rilevare i tumori nelle fasi iniziali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Prima che si sviluppi un tumore maligno, il sistema immunitario cerca di combattere contro le proteine che sono alterate durante la loro formazione, producendo anticorpi specifici tumorali. Un biosensore sviluppato dai ricercatori della Complutense University of Madrid è stato in grado di rilevare queste unità difensive in campioni di siero di pazienti con cancro al colon-retto e cancro ovarico. Il metodo sviluppato è più veloce e più preciso rispetto ai metodi tradizionali.

Quando le cellule sane si trasformano in tumori, l’espressione di alcune proteine viene alterato. Come difesa, il sistema immunitario produce anticorpi specifici contro di loro. La produzione di questi autoanticorpi inizia diversi mesi o addirittura anni prima che la malattia si sviluppi completamente e venga rilevata dai medici. “Il nostro sistema immunitario produce questi autoanticorpi contro il cancro anche tre anni prima che i primi sintomi compaiono“, spiega Susana Campuzano, della Universidad Complutense de Madrid.

biosensor-es
Rappresentazione di un frammento di DNA e la proteina p53, nota come il guardiano del genoma. /Cho, Y., Gorina, S., Jeffrey, PD, Pavletich, NP.

Gli scienziati hanno realizzato un biosensore che rileva il contenuto degli autoanticorpi generati dai pazienti contro la proteina p53. “Questa proteina è conosciuto come il guardiano del genoma, perché ripara le mutazioni del DNA, evitando alterazioni del ciclo cellulare e la comparsa di tumori“. Quando p53 è mutata e si moltiplica senza controllo, nei pazienti affetti da cancro il sistema immunitario produce autoanticorpi contro p53, avvisando di una possibile trasformazione maligna. “La presenza di anticorpi contro p53 potrebbe essere indicativa dell’esistenza di una malattia neoplastica già avviata o del rischio di svilupparla in un prossimo futuro”.

Il biosensore ha dimostrato una sensibilità 440 volte più elevata e una migliore discriminazione tra campioni di siero positivi e negativi per anticorpi p53 rispetto ad altri metodi. “La sua semplicità di gestione, la portabilità e il tempo per completare la procedura completa (sei ore) lo rendono adatto per l’applicazione nella routine clinica”, conclude la prof.ssa Campuzano.

Leggi abstract dell’articolo (Researchgate -necessaria registrazione):
Towards liquid biopsy: Rapid Determination of the Humoral Immune Response in Cancer Patients using HaloTag Fusion protein-Modified Electrochemical Bioplatforms
María Garranzo-Asensio, Ana Guzmán-ARANGUEZ, Carmen Poves, María Jesús Fernández Aceñero, Rebeca M. Torrente-Rodriguez, Víctor Ruiz-Valdepeñas Montiel, Gemma Domínguez, Luis San Frutos, Nuria Rodríguez, Mayte Villalba, José; M. Pingarrón, Susana Campuzano y Rodrigo Barderas
Analytical Chemistry · November 2016 – DOI: 10.1021/acs.analchem.6b03526

Fonte: El Servicio de Información y Noticias Científicas (SINC)

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Scoperta nuova fonte naturale per potenti farmaci anti-cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 21, 2016

Gli scienziati del campus della Florida del The Scripps Research Institute (TSRI) hanno sviluppato un processo efficiente per scoprire rapidamente nuovi “prodotti naturali enediyne” da microbi del suolo che potrebbero portare allo realizzazione di farmaci antitumorali estremamente potenti.

La famiglia enediyne di prodotti naturali ha avuto un profondo impatto sulla chimica moderna, la biologia e la medicina. Molti degli enediynes naturali sono entrati studi clinici contro il cancro e in Giappone la zinostatina viene utilizzata clinicamente.

calicheamicin   Calicheamicin: An antitumor antibiotic featuring an enediyne unit

Il prof. Ben Shen ed i suoi colleghi hanno scoperto una nuova famiglia di prodotti enediyne naturali, chiamati tiancimycins, (TNMs) che uccidono le cellule tumorali più rapidamente e completamente in confronto a molecole tossiche utilizzate e approvate dalla FDA come gli anticorpi monoclonali collegati a farmaci citotossici che colpiscono solo le cellule tumorali. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “mBio“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Strain Prioritization and Genome Mining for Enediyne Natural Products
Xiaohui Yan, Huiming Ge, Tingting Huang, Hindra, Dong Yang, Qihui Teng, Ivana Crnovčić, Xiuling Li, Jeffrey D. Rudolf, Jeremy R. Lohman, Yannick Gansemans, Xiangcheng Zhu, Yong Huang, Li-Xing Zhao, Yi Jiang, Filip Van Nieuwerburgh, Christoph Rader, Yanwen Duan and Ben Shen
mBio vol. 7 no. 6 e02104-16 20 December 2016 doi:10.1128/mBio.02104-16

Fonte: The Scripps Research Institute (TSRI)

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Effetto dei microbi intestinali sulle malattie oculari gravi.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

I batteri intestinali hanno un ruolo significativo nel determinare se un soggetto sarà o è affetto da degenerazione maculare senile (AMD) – malattia legata all’invecchiamento che colpisce la macula, ossia la porzione più centrale della retina, che è la principale causa di cecità irreversibile nei paesi sviluppati.

I dati epidemiologici relativi all’AMD indicano che negli uomini, in generale, l’obesità addominale è il secondo fattori di rischio, dopo il tabacco.

amd-obesity Credit image: Przemyslaw Sapieha

Uno studio condotto dal professore Przemyslaw (Mike) Sapieha, presso Hôpital Maisonneuve-Rosemont (CIUSSS de l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e presso l’Università di Montreal, pubblicato su “EMBO Molecular Medicine“, ha scoperto che i batteri nel nostro intestino possono svolgere un ruolo importante nel determinare se si svilupperà la degenerazione maculare senile. In particolare i cambiamenti nella comunità batterica intestinale, come quelli portati da una dieta ricca di grassi, possono causare l’infiammazione di basso livello a lungo termine in tutto il corpo promuovendo l’AMD umida.

Sembra dal nostro studio che diete ricche di grassi alterano il microbioma intestinale al fine di aggravare l’AMD umida, malattia vascolare dovuta all’invecchiamento dell’occhio. Il fatto di agire sui tipi di microbi che vivono nell’intestino, dalla dieta o altri mezzi, potrebbe quindi alterare il rischio di sviluppare AMD e la progressione della malattia, che provoca perdita della vista“. – ha detto il prof. Sapieha.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut microbiota influences pathological angiogenesis in obesity‐driven choroidal neovascularization
Elisabeth MMA Andriessen, Ariel M Wilson, Gaelle Mawambo, Agnieszka Dejda, Khalil Miloudi, Florian Sennlaub, View ORCID ProfilePrzemyslaw Sapieha
EMBO Molecular Medicine (2016) e201606531 – DOI 10.15252/emmm.201606531 | Published online 15.11.2016

Fonti: Università di Montreal – Hôpital Maisonneuve-Rosemont –  Communiqué PDF

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Una molecola nella carne rossa aumenta il rischio di tumori.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2016

I ricercatori della UC Davis School of Medicine e Xiamen University School of Medicine hanno trovato che Neu5Gc, una molecola di acido sialico di zucchero, non umana comune nella carne rossa, aumenta il rischio di formazione di tumori negli esseri umani, si trova in maniera prevalente negli organi di maiale, con concentrazioni crescenti anche se gli organi sono cotti.

pig-organ

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Glycoconjugate Journal“, suggerisce che Neu5Gc può costituire un pericolo per la salute specialmente tra coloro che consumano regolarmente carne suina. Neu5Gc si trova naturalmente sulla superficie delle cellule nella maggior parte dei mammiferi, ma non nell’uomo.
Precedenti studi avevano dimostrato che quando Neu5Gc è incorporato nei tessuti umani, il sistema immunitario riconosce la molecola come una minaccia esterna, producendo anticorpi per contrastarla. Il consumo ripetuto di queste carni poi provoca l’infiammazione cronica, che è stato riconosciuto aumenta i rischi di formazione di tumori. Neu5Gc è stato inoltre collegato al cancro e a malattie infiammatorie cardiovascolari, tra cui alcune infezioni batteriche.

Siamo rimasti piuttosto sorpresi che carni di organi provenienti da maiali hanno un allarmante alti livelli di Neu5Gc“, ha detto il professore Frederic A. Troy.

Questo è il primo studio che trova Neu5Gc a livelli sostanzialmente più elevati negli organi di maiale, tra cui la milza, polmoni, cuore, reni, fegato, muscolo scheletrico, e che la cottura della carne aggrava la situazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Developmental changes in the level of free and conjugated sialic acids, Neu5Ac, Neu5Gc and KDN in different organs of pig: a LC-MS/MS quantitative analyses
Suna JiFang WangYue ChenChangwei YangPanwang ZhangXuebing Zhang Frederic A. Troy
Glycoconj J (2016). doi:10.1007/s10719-016-9724-9

Fonte: UC Davis School of Medicine

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Premio Nobel Chimica 2016 per gli studi sulle macchine molecolari.

Posted by giorgiobertin su ottobre 5, 2016

Il premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage (Università di Strasburgo), Sir J. Fraser Stoddart (Northwestern University) e Bernard L. Feringa (Università di Groningen, nei Paesi Bassi),per i loro studi sulle macchine molecolari. I tre ricercatori hanno sviluppato molecole con movimenti controllabili, che possono svolgere un compito quando a queste molecole si aggiunge energia. I ricercatori sono stati in grado di collegare insieme delle molecole capaci di funzionare come ascensori, motori e muscoli. Si tratta di minuscoli meccanismi grandi quanto un millesimo dello spessore di un capello.


Announcement of the Nobel Prize in Chemistry 2016

Da un punto di vista pratico i tre hanno aperto un nuovo ambito di ricerca nella chimica: hanno realizzato sistemi molecolari impensabili fino a qualche decennio fa con grandi potenzialità in molti ambiti, da quello medico a quello della ricerca di nuovi materiali.

In termini di sviluppo, il motore molecolare è allo stesso stadio come il motore elettrico è stato nel 1830, quando gli scienziati visualizzate varie manovelle filatura e ruote, senza sapere che avrebbero portare a treni elettrici, lavatrici, ventilatori e robot da cucina,” spiega l’Accademia delle Scienze svedese.

Fonte: The New York Times

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Possibile test della saliva per diagnosticare l’asma.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

I ricercatori della  Loughborough University in collaborazione con il Nottingham City Hospital hanno sviluppato un nuovo test che può diagnosticare l’asma dalla saliva del paziente. Il nuovo test è completamente indolore e offre una diagnosi unica, ed è adatto a persone di tutte le età.

asthma-baby

I ricercatori hanno eseguito le analisi di cromatografia liquida combinata con la spettrometria di massa (LC-MS) sui campioni di saliva in un gruppo relativamente piccolo di persone (30), trovando i biomarker metabolici che mostravano la presenza della malattia, la gravità e la progressione. “Non esiste un’unico, semplice test per diagnosticare l’asma, perché è una condizione così complessa con molte cause diverse, che dobbiamo ancora comprendere appieno. Questa ricerca suggerisce che un test della saliva potrebbe potenzialmente essere un modo semplice per diagnosticare l’asma in futuro“. afferma il Dr Samantha Walker – Director of Research and Policy at Asthma UK.

I ricercatori affermano che ulteriori studi di grandi dimensioni e a lungo termine sono necessari prima che il test possa essere offerto in un ambiente clinico. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Analytical Methods“.

Leggi abstract dell’articolo:
Untargeted metabolic profiling of saliva by liquid chromatography-mass spectrometry for the identification of potential diagnostic biomarkers of asthma
Aditya Malkar, Emma Wilson, Tim Harrrison, Dominick Shaw and Colin Creaser
Anal. Methods, 2016,8, 5407-5413 DOI: 10.1039/C6AY00938G

Fonte: Loughborough University

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Sviluppato un nuovo antidolorifico forte come la morfina.

Posted by giorgiobertin su agosto 19, 2016

Un team internazionale di scienziati della Stanford University, della University of North Carolina (UNC), e della Friedrich-Alexander University Erlangen-Nürnberg in Germany, coordinato da Brian K. Shoichet, professore di chimica farmaceutica presso l’Università della California di San Francisco (Usa), ha sviluppato un nuovo antidolorifico forte come la morfina, ma senza gli effetti collaterali generalmente provocati dagli oppioidi.

pills

Dopo aver analizzato gli effetti di oltre 4 miliardi d’interazioni tra sostanze chimiche, gli scienziati hanno individuato il nuovo antidolorifico, chiamato Pzm21. L’efficacia del composto è stata testata su un gruppo di topi, nel corso di uno studio pubblicato sulla rivista “Nature“.

Il composto è in grado di attivare, nel cervello, un processo molecolare che determina la soppressione del dolore. Pzm21 non ha provocato gli effetti collaterali degli oppiodi o dei farmaci come l’ossicodone e il naloxone, attualmente utilizzati contro il dolore.

A breve partiranno gli esperimenti sull’uomo per valutarne la sicurezza.

Leggi abstract dell’articolo:
Structure-based discovery of opioid analgesics with reduced side effects
Aashish Manglik,Henry Lin,Dipendra K. Aryal,John D. McCorvy,Daniela Dengler,…., Peter Gmeiner, Bryan L. Roth & Brian K. Shoichet
Nature 1–6 (2016) Published online 17 August 2016 doi:10.1038/nature19112

Fonte: University of California

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Super antibiotico sconfigge i batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2016

I ricercatori tedeschi dell’Università di Tubinga e del German Center for Infection Research (DZIF), hanno scoperto che i batteri dal naso umano producono un antibiotico efficace contro gli agenti patogeni multiresistenti.

Lugdunin    Lugdunin
Graphic demonstrating the function of Lugdunin. Staphylococcus lugdunensis (white) colonize on human nasal epithelial cells (pink) and combat the Staphylococcus aureus pathogen (yellow) by producing Lugdunin.

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici – come il patogeno Staphylococcus aureus (MRSA), che colonizza sulla pelle umana – sono tra le principali cause di morte in tutto il mondo. L’habitat naturale dei batteri Staphylococcus è la cavità nasale umana. Nei loro esperimenti, Dr. Bernhard Krismer, Alexander Zipperer e il professor Andreas Peschel dell’Interfaculty Institute for Microbiology and Infection Medicine Tübingen (IMIT) hanno osservato che lo Staphylococcus aureus è raramente presente quando Staphylococcus Lugdunensis è residente nel naso.

Analizzando i campioni prelevati a 187 pazienti ospedalieri, chi ospitava il tipo lugdunensis aveva una probabilità sei volte minore degli altri di ospitare il tipo aureo. I due germi insomma sono rivali, anzi protagonisti di una vera e propria guerra batteriologica.

Gli studi in vivo sul modello animale sono positivi. Una volta spruzzati nel naso di cavie da laboratorio, i batteri “buoni” eliminano i germi cattivi. Quando sono somministrati a topi la cui pelle è infettata con il tipo aureo, riescono a contrastare l’infezione.

Normalmente gli antibiotici sono formati solo da batteri del suolo e funghi,” dice il professor Andreas Peschel. “L’idea che la microflora umana possa anche essere una fonte di agenti antimicrobici è una nuova scoperta“. È possibile che la soluzione al problema degli agenti patogeni multiresistenti sia sempre stata sotto al nostro naso, anzi dentro. Con questa battuta la rivista “Nature” presenta la scoperta del potente antibiotico.

Leggi abstract dell’articolo:
Human commensals producing a novel antibiotic impair pathogen colonization
Alexander Zipperer,Martin C. Konnerth,Claudia Laux,Anne Berscheid,Daniela Janek, Christopher Weidenmaier,Marc Burian,Nadine A. Schilling, Christoph Slavetinsky, Matthias Marschal,Matthias Willmann,Hubert Kalbacher,Birgit Schittek,Heike Brötz-Oesterhelt,Stephanie Grond,Andreas Peschel & Bernhard Krismer
Nature 535, 511–516 (28 July 2016) doi:10.1038/nature18634

Fonte: Università di Tubinga

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Sindrome di Down: Il Resveratrolo rigenera i neuroni.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2016

La sindrome di Down a seguito della presenza di una terza copia del cromosoma 21 riduce, in particolare, la capacità di generare nuove cellule nervose nell’area del cervello denominata ippocampo. La disabilità intellettiva è tra le conseguenze più evidenti di questa alterazione cromosomica.
Ora una ricerca condotta dagli scienziati dell’Istituto di biomembrane e bioenergetica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbe-Cnr) di Bari e dell’Università di Bari evidenzia che utilizzando il resveratrolo, un polifenolo presente in un’ampia varietà di piante e frutti, tra cui l’uva rossa e quindi il vino, è possibile stimolare la formazione di nuovi neuroni.

Uva       resveratrolo

Con questo lavoro, eseguito su linee cellulari di un modello animale con sindrome di Down, dimostriamo che il resveratrolo è in grado di ripristinare la neurogenesi agendo a livello dei mitocondri“, spiega Rosa Anna Vacca, ricercatrice dell’Ibbe-Cnr e coordinatrice del lavoro.
E’ la prima volta che questa molecola viene testata in sindrome di Down, attraverso un meccanismo che inoltre correla il deficit della funzionalità dei neuroni alla ridotta funzionalità mitocondriale“.

Ricordiamo che un altro polifenolo di origine naturale, l’epigallocatechina-3-gallato (Egcg), estratto dal tè verde, riattiva il metabolismo energetico mitocondriale e la generazione di nuovi neuroni.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Basis of Disease“.

Leggi abstract dell’articolo:
The polyphenols resveratrol and epigallocatechin-3-gallate restore the severe impairment of mitochondria in hippocampal progenitor cells from a Down syndrome mouse model
Daniela Valenti, Lidia de Bari, Domenico de Rasmo, Anna Signorile, Alexandra Henrion-Caude, Andrea Contestabile, Rosa Anna Vacca
Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Basis of Disease, Volume 1862, Issue 6, June 2016, Pages 1093-1104

Fonte: Istituto di biomembrane e bioenergetica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbe-Cnr) di Bari

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Creati vaccini su misura per ogni virus.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2016

Gli ingegneri del MIT hanno sviluppato un nuovo tipo di vaccino facilmente personalizzabile che può essere prodotto in una settimana, permettendo così di essere rapidamente implementato in risposta alle epidemie. Finora, hanno progettato vaccini contro l’Ebola, l’influenza H1N1, e la Toxoplasma gondii (un parente del parassita che causa la malaria), che si sono rivelati al 100 per cento efficaci nei test sui topi.

MIT-Program-Vaccine Credit image MIT

Il vaccino è costituito da filamenti di materiale genetico noto come RNA messaggero, che può essere progettato per codificare qualsiasi proteina virale, batterica o parassitaria. Queste molecole sono poi confezionate in una molecola che trasporta l’RNA nelle cellule, dove viene tradotto in proteine che stimolano il sistema immunitario. I vaccini sono stati in grado di stimolare entrambi i rami del sistema immunitario – una risposta delle cellule T e una risposta anticorpale.
Il gruppo del MIT è riuscito a mettere a punto delle nanoparticelle che hanno mostrato a livello murino, di essere in grado di produrre anticorpi per ebola, influenza e toxoplasmosi.

Gli scienziati, che hanno pubblicato i risultati della ricerca sulla rivista “PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences” affermano che a differenza del DNA, RNA non può essere integrato nel genoma dell’ospite e causare mutazioni; quindi sono più sicuri.

Questo approccio di nanoformulazione ci permette di fare vaccini contro le nuove malattie in soli sette giorni, consentendo la possibilità di trattare con focolai improvvisi o fare rapidi modifiche e miglioramenti“, dice Daniel Anderson, professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica del MIT.

Leggi abstract dell’articolo:
Dendrimer-RNA nanoparticles generate protective immunity against lethal Ebola, H1N1 influenza, and Toxoplasma gondii challenges with a single dose
Jasdave S. Chahal, Omar F. Khan, Christopher L. Cooper, Justine S. McPartlan, Jonathan K. Tsosie, Lucas D. Tilley, Saima M. Sidik, Sebastian Lourido, Robert Langer, Sina Bavari, Hidde L. Ploegh, and Daniel G. Anderson
PNAS 2016 ; published ahead of print July 5, 2016, doi:10.1073/pnas.1600299113

Fonte: Massachusetts Institute of Technology

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Antibiotici sintetici contro la resistenza batterica.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2016

I ricercatori chimici della Harvard University in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”, sono già riusciti a sintetizzare oltre 300 sostanze differenti appartenenti alla classe dei macrolidi – una classe di antibiotici che comprende, per esempio, l’eritromicina (macrolide scoperto in un campione di terreno delle Filippine nel 1949, è presente sul mercato come farmaco dal 1953) efficaci contro i ceppi batterici di interesse clinico e che mostrano resistenza elevata ad antibiotici usati oggi.

Antibiotici-sintetici
Harvard researchers have created a new, greatly simplified, platform for antibiotic discovery that may go a long way to solving the crisis of antibiotic resistance.

La nuova tecnica si spera riesca a fronteggiare con successo la sfida della sempre crescente antibiotico-resistenza di molti ceppi batterici.
La fonte primaria degli antibiotici sono i composti naturali derivati da batteri o funghi, che possono essere prodotti su larga scala per fermentazione. Cambiarne la struttura, ma anche la loro modifica per via chimica – un processo noto come semisintesi – è difficile a causa della complessità delle molecole ottenute dalla fermentazione.

Attraverso la via sintetica sono state realizzate oltre 300 sostanze (macrolidi), ed alcune di esse si sono rivelate efficaci contro i ceppi batterici resistenti ai macrolidi di uso corrente, compresi Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) ed enterococco vancomicina-resistente (VRE), entrambi di grande interesse clinico.

Leggi abstract dell’articolo:
A platform for the discovery of new macrolide antibiotics
Ian B. Seiple, Ziyang Zhang,Pavol Jakubec,Audrey Langlois-Mercier,Peter M. Wright, Daniel T. Hog,Kazuo Yabu,Senkara Rao Allu, Takehiro Fukuzaki,Peter N. Carlsen, Yoshiaki Kitamura, Xiang Zhou,Matthew L. Condakes, Filip T. Szczypiński,William D. Green & Andrew G. Myers
Nature 533, 338–345 (19 May 2016) doi:10.1038/nature17967

Fonte: Harvard University

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Nuova tecnica di somministrazione farmaci anticancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

I ricercatori del Department of Biomedical Engineering – University at Buffalo hanno realizzato una nuova tecnica di somministrazione di farmaci progettata per ridurre le reazioni allergiche gravi e altri effetti collaterali da farmaci anti-cancro, il testosterone e altri farmaci che vengono di norma somministrati per via endovena.

La tecnica rimuove gli additivi potenzialmente dannosi – sostanze come i tensioattivi – dai farmaci iniettabili comuni. “Siamo entusiasti perché questo processo potrebbe rendere i farmaci iniettabili esistenti più sicuri e più efficaci per milioni di persone affette da gravi malattie e disturbi“, dice Jonathan F. Lovell, un ingegnere biomedico dell’University of Buffalo.
Ricordiamo che le aziende farmaceutiche utilizzano tensioattivi per sciogliere i farmaci in una soluzione liquida, un processo che rende la medicina adatta per l’iniezione. Questo processo è raramente efficace. Le soluzioni cariche di tensioattivi e altri ingredienti non essenziali possono portare al rischio di shock anafilattico, coagulazione del sangue, emolisi e altri effetti collaterali.

makinginject
Drug particles, minus excess surfactant, suspended in an injectable solution. Credit: Jonathan Lovell, University at Buffalo.

I ricercatori hanno dissolto 12 farmaci – Cabazitaxel (anti-cancro), testosterone, ciclosporina (un immunosoppressore usato per trapianti di organi) e altri – uno alla volta in un tensioattivo chiamato Pluronic. Poi, abbassando la temperatura della soluzione a 4 gradi Celsius (la maggior parte dei farmaci sono effettuate a temperatura ambiente), sono stati in grado di rimuovere l’eccesso Pluronic tramite una membrana. Il risultato finale è stato che i farmaci contenevano additivi da 100 a 1000 volte di meno di quello iniziale.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic surfactant-stripped frozen micelles
Yumiao Zhang, Wentao Song, Jumin Geng, Upendra Chitgupi, Hande Unsal, Jasmin Federizon, Javid Rzayev, Dinesh K. Sukumaran, Paschalis Alexandridis, Jonathan F. Lovell
Nature Communications 7, Article number: 11649 doi:10.1038/ncomms11649 Published 19 May 2016

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Gli alcolici aumentano il rischio di cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2016

Un nuovo studio dell’Università di Houston, in Texas, svela un link diretto tra l’alcol, gli estrogeni e un gene chiave che promuove lo sviluppo del carcinoma mammario.

La ricerca dimostra che l’alcol potenzia l’azione degli estrogeni che, nella maggior parte dei casi di carcinoma della mammella, guidano lo sviluppo delle cellule tumorali. Non solo: l’alcol rende anche meno efficace il tamoxifene (il farmaco utilizzato proprio per questi tumori, che ha l’obiettivo di bloccare gli ormoni femminili). “Tutto questo avviene attraverso l’azione di un gene chiamato BRAF“, spiega Chin-Yo Lin, primo autore dello studio pubblicato su “PloS One“.
Il gene BRAF, associato alla malattia viene “acceso” proprio dall’alcol.

alcolici  cancro_seno

L’obiettivo finale dello studio è quello di utilizzare queste conoscenze nella prevenzione del cancro al seno, ma dice, il prof. Lin “le nostre scoperte hanno anche implicazioni per le donne che si sottopongono a terapia ormonale sostitutiva per i sintomi della menopausa, come l’alcol può influenzare le azioni degli ormoni che prendono per gestire i loro sintomi“.
Ci auguriamo che questi e risultati futuri forniscano informazioni e motivazioni per promuovere scelte comportamentali sane“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Alcohol Regulates Genes that Are Associated with Response to Endocrine Therapy and Attenuates the Actions of Tamoxifen in Breast Cancer Cells.
Candelaria NR, Weldon R, Muthusamy S, Nguyen-Vu T, Addanki S, Yoffou P-H, et al. (2015)
PLoS ONE 10(12): e0145061. doi:10.1371/journal.pone.0145061

Fonte: University of Houston – Texas

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Ecco come le molecole si organizzano in cellule.

Posted by giorgiobertin su maggio 5, 2016

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova ha scoperto un modo del tutto nuovo in cui le molecole possono organizzarsi spontaneamente in strutture di grandi dimensioni.
Questo processo di auto-organizzazione è frequentemente utilizzato in natura, sia nella formazione di strutture complesse, come le cellule, che nella regolazione di importanti processi biologici, come la divisione cellulare.

In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Chemistry“, il gruppo di ricerca guidato dal prof. Leonard Prins ha descritto una nuova struttura sintetica che richiede il consumo di energia per rimanere in uno stato organizzato. “In presenza di ATP, piccole molecole si organizzano spontaneamente in liposomi, che sono strutture più grandi e simili alle cellule – spiega il Dott. Subhabrata Maiti, un ricercatore indiano che lavora a Padova con un finanziamento dell’Unione Europea – . Questi liposomi funzionano come nanoreattori, perché catalizzano una reazione chimica. Ma quando l’ATP disponibile si esaurisce, i liposomi si rompono e la reazione si ferma.”

Dissipative self-assembly of vesicular nanoreactors from skillmedia on Vimeo.

Questo studio fornisce indizi su come le prime molecole sulla terra hanno iniziato ad organizzarsi in strutture più grandi per portare, alla fine, ai primi organismi unicellulari. Questo processo, essenziale per la formazione della vita, è una delle domande più intriganti della scienza. Questa nostra ricerca porta un piccolo contributo in questa direzione” – afferma il prof. Prins.

Leggi abstract dell’articolo:
Dissipative self-assembly of vesicular nanoreactors
Subhabrata Maiti, Ilaria Fortunati, Camilla Ferrante, Paolo Scrimin & Leonard J. Prins
Nature Chemistry 2 May 2016

Video disponibile su https://vimeo.com/163924563

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Possibili nuovi trattamenti per il cancro del pancreas.

Posted by giorgiobertin su maggio 4, 2016

I ricercatori della Purdue University – West Lafayette, IN, USA, hanno dimostrato come il controllo del metabolismo del colesterolo nelle cellule tumorali pancreatiche riduce le metastasi, indicando un potenziale nuovo trattamento con farmaci già utilizzati per l’aterosclerosi.

Abbiamo dimostriamo per la prima volta che se si controlla il metabolismo del colesterolo si può ridurre la diffusione del cancro del pancreas ad altri organi“, ha detto Ji-Xin Cheng, professore alla Purdue University. “Abbiamo scelto il cancro al pancreas per testare questo approccio perché è la malattia più aggressiva di tutti i tipi di cancro.”

pancreatic cancer
Researchers have shown how controlling cholesterol metabolism in pancreatic cancer cells reduces metastasis to other organs, pointing to a potential new treatment. Findings showed a higher number of metastatic lesions in organs of untreated and treated mice, shown at top and bottom, respectively. CREDIT (Purdue University image/Junjie Li)

Il team di ricercatori ha trovato un legame tra l’aggressività del cancro alla prostata e l’accumulo di un composto prodotto quando il colesterolo è metabolizzato nelle cellule. I risultati, descritti sulla rivista “Oncogene“, suggeriscono che una classe di farmaci sviluppati per trattare l’aterosclerosi potrebbe essere riproposta per il trattamento del cancro al pancreas e altre forme di cancro. Negli esperimenti è stato usato avasimibe, un potente inibitore dell’acil -coenzima A – colesterol-aciltransferasi ( ACAT-1 ), in quanto le cellule tumorali pancreatiche erano molto più sensibili alle ACAT-1.

Abbiamo identificato un accumulo aberrante di esteri del colesterolo nel pancreas umano nei campioni di cellule tumorali“, ha detto il prof. Li, primo autore. “L’esaurimento delle esterificazione del colesterolo ha significativamente ridotto la crescita del tumore al pancreas e le metastasi nei topi. I risultati dimostrano una nuova strategia per il trattamento del carcinoma pancreatico metastatico: inibire l’esterificazione del colesterolo“.
Vogliamo portare nel più breve tempo possibile questi farmaci ad un uso clinico nel cancro al pancreas“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Abrogating Cholesterol Esterification Suppresses Growth and Metastasis of Pancreatic Cancer
J Li, D Gu, S S-Y Lee, B Song, S Bandyopadhyay, S Chen, S F Konieczny, T L Ratliff, X Liu, J Xie and J-X Cheng
Oncogene advance online publication, May 2, 2016; doi:10.1038/onc.2016.150

Fonte ed approfondimenti: Purdue University

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Svolta nel trattamento di una malattia genetica ereditaria.

Posted by giorgiobertin su aprile 26, 2016

Gli scienziati delle Università di York e di Leiden hanno fatto un significativo passo avanti nel trattamento di una malattia genetica ereditaria che danneggia le cellule muscolari e nervose nel corpo.

Pompe disease

Si tratta della malattia di Pompe, causata da un gene difettoso che si traduce in un deficit di un enzima chiamato acido alfa-glucosidasi (GAA), che provoca debolezza muscolare progressiva nelle persone di tutte le età.
Il team ha portato alla sintesi di prodotti chimici ‘sonde’ fluorescenti che possono essere applicate per la diagnosi medica. I ricercatori dicono che i composti aiuteranno per trattamenti più efficaci, permettendo terapie migliori e medicina personalizzata.

Questi strumenti permettono agli scienziati di misurare i livelli di un enzima nelle persone sane e malate. L’imaging dei livelli degli enzimi attivi aiuterà a valutare la gravità della malattia e anche contribuire quali sono i trattamenti più efficaci“. – afferma il prof. Davies.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of Active Mammalian GH31 α-Glucosidases in Health and Disease Using In-Class, Broad-Spectrum Activity-Based Probes
Jianbing Jiang, Chi-Lin Kuo, Liang Wu,…., Jeroen D. C. Codée, Rolf G. Boot, Gideon J. Davies, Herman S. Overkleeft, and Johannes M. F. G. Aerts
ACS Cent. Sci., Publication Date (Web): April 26, 2016 (Research Article) DOI: 10.1021/acscentsci.6b00057

Fonte: Università di York

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I batteri intestinali potrebbero aiutare a prevenire il cancro.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2016

I ricercatori dell’University of California – Los Angeles Health Sciences (UCLA) hanno dimostrato che vari tipi di batteri intestinali potrebbero essere fattori sia di causa che di prevenzione dell’obesità, e di malattie.

La ricerca, pubblicata on-line sulla rivista peer-reviewed “PLoS ONE“, offre la prova che i batteri intestinali anti-infiammatori “benefici per la salute” possono rallentare o fermare lo sviluppo di alcuni tipi di cancro.

I medici potrebbero essere in grado di ridurre il rischio di una persona di avere il cancro, analizzando i livelli e i tipi di batteri intestinali nel corpo, e quindi prescrivere probiotici per sostituire o rafforzare la quantità di batteri con proprietà anti-infiammatorie“, ha detto Robert Schiestl, professor of pathology, environmental health sciences and radiation oncology at UCLA.

Robert+H.+Schiestl
Robert Schiestl and his colleagues isolated a bacterium called Lactobacillus johnsonii 456, which is the most abundant of the beneficial gut bacteria.

In particolare un batterio chiamato Lactobacillus johnsonii 456, che è il più abbondante dei batteri benefici, riduce danni genetici ed ha significativamente ridotto l’infiammazione – un obiettivo fondamentale, perché l’infiammazione gioca un ruolo chiave in molte malattie, compreso il cancro, le malattie neurodegenerative, malattie cardiache, artrite e il lupus, e nel processo di invecchiamento.

Nello studio, i ricercatori hanno analizzato i metaboliti – molecole prodotte da un’azione metabolica naturale dell’intestino – nelle urine e le feci dei topi. Gli scienziati sono stati sorpresi nel verificare che i topi che avevano ricevevano batteri benefici avevano un rischio di avere il cancro molto più basso. Inoltre, i topi con i batteri buoni hanno vissuto quattro volte più a lungo, con meno danni al DNA e meno infiammazione dei topi normali.

Sorprendentemente, i nostri risultati suggeriscono che la composizione del microbiota intestinale influenza e alterare il metabolismo centrale del carbonio in modo indipendente dal genotipo. In futuro, la nostra speranza è che la manipolazione della composizione microbica attraverso l’uso di probiotici [integratori] possa essere essere una strategia efficace per prevenire o alleviare la suscettibilità al cancro” – afferma Robert Schiestl.

Scarica e leggi il documento in full text:
Chemopreventive Metabolites Are Correlated with a Change in Intestinal Microbiota Measured in A-T Mice and Decreased Carcinogenesis
Cheema AK, Maier I, Dowdy T, Wang Y, Singh R, Ruegger PM, Robert Schiestl, et al.
PLoS ONE 11(4): e0151190. Published: April 13, 2016 doi:10.1371/journal.pone.0151190

Fonte: University of California – Los Angeles Health Sciences

 

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