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Posts Tagged ‘chimica’

Tumore al seno HER2 positivo: test molecolare in risposta alla terapia neoadiuvante.

Posted by giorgiobertin su aprile 9, 2019

Sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research” i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sui marcatori precoci di risposta ai trattamenti per le donne con tumore al seno HER2 positivo.

I risultati hanno mostrato che analizzando i microRNA presenti nel sangue è possibile individuare pazienti con maggiori probabilità di risposta alla terapia neoadiuvante con trastuzumab, dopo solo due settimane di trattamento. I risultati sono particolarmente significativi sia perché aggiungono prove sulle potenzialità della biopsia liquida, metodo poco invasivo e strumento predittivo di efficacia della terapia, sia perché aprono la strada a una nuova linea di ricerca nell’ambito degli studi clinici sul tumore della mammella HER2 positivo.
La sperimentazione è stata fatta analizzando i campioni ematici provenienti da 429 donne con carcinoma mammario HER2 positivo, arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial).

Clin-Cancer7

Lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di utilizzare test basati su microRNA circolanti per la selezione delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo che possano beneficiare della terapia con trastuzumab o da indirizzare a terapie con più farmaci che abbiano sempre HER2 come bersaglio” – spiega Maria Grazia Daidone, Direttore del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico (DRAST) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Si tratta di un approccio innovativo, che rappresenta una svolta nell’individuazione dell’opzione terapeutica più efficace”.

Questo nostro studio ha un grande valore, ma rappresenta solo il primo passo di un percorso più lungo di ricerca che deve confermare il ruolo dell’insieme di microRNA identificati. Per farlo sarà necessario avviare quanto prima uno studio di validazione preclinica (in cellule tumorali di laboratorio) e in clinica (su casistiche indipendenti)” – conclude la prof.ssa Daidone.

Leggi abstract dell’articolo:
Plasma microRNA levels for predicting therapeutic response to neoadjuvant treatment in HER2-positive breast cancer: Results from the NeoALTTO trial
Serena Di Cosimo, Valentina Appierto, Sara Pizzamiglio, Paola Tiberio, Marilena V Iorio, Florentine Hilbers, Evandro de Azambuja, Lorena de la Pena, Miguel Ángel Izquierdo, Jens Huober, José Baselga, Martine Piccart, Filippo G. De Braud, Giovanni Apolone, Paolo Verderio and Maria G Daidone
Clin Cancer Res February 27 2019 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-2507

Fonte: Noesis srl

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Sintetizzata molecola che agisce in modo mirato contro alcuni tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2019

E’ stata sintetizzata dai ricercatori dell’Università di Padova una nuova molecola che agisce in modo mirato contro i tumori. Questo meccanismo ha per protagonista la Proteina Fosfatasi 2A (PP2A), un naturale regolatore del ciclo cellulare, che si trova ad essere “spenta” nelle cellule tumorali a causa del legame con una piccola proteina (SET).

SApir

PP2A può essere però riattivata usando una piccola molecola, sintetizzata dai ricercatori e brevettata dall’Università di Padova, capace di dissociare il complesso “inattivo” PP2A-SET, così neutralizzando il danno tissutale. Una volta riattivata, PP2A va a ripristinare la naturale mortalità nelle cellule tumorali, altrimenti caratterizzate da una crescita sregolata, ed a ridurre lo stato infiammatorio.

Finora l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su tre tipi di tumori: leucemia, tumori epatici e tumori al seno.
Questa strategia, supportata da risultati preclinici molto promettenti, potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici futuri.

La molecola brevettata verrà speditamente avviata allo sviluppo clinico con il fondamentale supporto della Sapir Pharmaceutical.

Articolo correlato:
Targeted activation of the SHP-1/PP2A signaling axis elicits apoptosis of chronic lymphocytic leukemia cells.
Tibaldi E, Pagano MA, Frezzato F, Trimarco V, Facco M, Zagotto G, Ribaudo G, Pavan V, Bordin L, Visentin A, Zonta F, Semenzato G, Brunati AM, Trentin L.
Haematologica. 2017 Aug;102(8):1401-1412. doi: 10.3324/haematol.2016.155747. Epub 2017 Jun 15

Fonte: Unipd

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Creato super DNA sintetico a otto “lettere”.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2019

Un team di ricerca internazionale finanziato dalla NASA ha creato in laboratorio un rivoluzionario DNA sintetico a otto “lettere”: la sua struttura, infatti, oltre a comprendere A, T, G, e C presenta anche Z, P, S, B. Chiamato DNA hachimoji, ci aiuterà a scoprire la vita aliena, creare nuovi farmaci e a immagazzinare informazioni.

hachimoji
Hachimoji DNA uses the four informational ingredients of regular DNA (green, red, blue, yellow) and four new ones (cyan, pink, purple, orange).

A mettere a punto il super DNA è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Foundation for Applied Molecular Evolution (finanziata dalla NASA) e della società Firebird Biomolecular Science, che hanno collaborato con i colleghi della DNA Software Inc. e del Department of Biochemistry and Molecular Biology, Indiana University School of Medicine, Indianapolis, USA. Gli scienziati, coordinati dal professor Steven A. Brenner, hanno deciso di chiamarlo DNA hachimoji, unendo i termini giapponesi hachi (otto) e moji (lettera), proprio in relazione alla sua peculiare struttura molecolare.

Con otto lettere il DNA risulta potenziato, può dunque immagazzinare e trasmettere più informazioni, ma può essere copiato dall’RNA esattamente come il vero DNA e può controllare la produzione di proteine.

I dettagli della ricerca sono pubblicati sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Hachimoji DNA and RNA: A genetic system with eight building blocks
BY SHUICHI HOSHIKA, NICOLE A. LEAL, MYONG-JUNG KIM, MYONG-SANG KIM, NILESH B. KARALKAR, HYO-JOONG KIM, ALISON M. BATES, NORMAN E. WATKINS JR., HOLLY A. SANTALUCIA, ADAM J. MEYER, SAURJA DASGUPTA, JOSEPH A. PICCIRILLI, ANDREW D. ELLINGTON, JOHN SANTALUCIA JR., MILLIE M. GEORGIADIS, STEVEN A. BENNER
SCIENCE 22 FEB 2019: 884-887

Fonti: Foundation for Applied Molecular Evolution – CNN – Science

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Un farmaco migliora l’immunoterapia del cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 22, 2019

Un nuovo studio ha identificato un farmaco che potenzialmente potrebbe rendere ancora più efficace un tipo comune di immunoterapia per il cancro. Lo studio condotto su topi di laboratorio ha rilevato che il farmaco dasatinib, approvato dalla FDA per il trattamento di alcuni tipi di leucemia, migliora notevolmente le risposte a una forma di immunoterapia che viene utilizzata contro un’ampia gamma di altri tumori.

“Se i nostri risultati sono confermati negli studi clinici, significa che combinando entrambi i tipi di farmaci, potremmo essere in grado di ridurre o addirittura eliminare i tumori nei tumori della vescica, della mammella, del colon, del melanoma e del sarcoma”, ha detto il professore Dan Theodorescu,del Cedars-Sinai Cancer. Lo studio è stato pubblicato su “Science Advances“.

dasatinib immunoterapia

Ricordiamo che le immunoterapie sono progettate per aiutare il sistema immunitario dei pazienti a combattere vari tipi di cancro. Lo studio si è concentrato su una classe di immunoterapici chiamati inibitori del checkpoint, che coinvolgono una proteina chiamata PD-1. Le terapie anti-PD-1 interrompono i segnali delle cellule tumorali, consentendo alle cellule T di attaccare il cancro.

“Mentre molti pazienti mostrano risposte durature alle terapie anti-PD-1, un numero significativo rimane insensibile o ha recidive, evidenziando un bisogno urgente di comprendere e migliorare meglio queste terapie”, ha detto il prof. Theodorescu. “Il farmaco dasatinib, è stato in grado di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali durante la terapia anti-PD-1″.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting DDR2 enhances tumor response to anti–PD-1 immunotherapy
BY MEGAN M. TU, FRANCIS Y. F. LEE, ROBERT T. JONES, …., ALAN J. KORMAN, DAN THEODORESCU
Science Advances (2019). DOI: https://doi.org/10.1126/sciadv.aav2437

Fonte: Cedars-Sinai Cancer

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Un anticorpo con funzioni terapeutiche per il cancro del pancreas

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2019

Un team di ricercatori dell’University of Osaka ha studiato CKAP4, una proteina della membrana plasmatica che funge da recettore per la proteina DKK1 secreta che promuove la tumorigenesi. Hanno scoperto che CKAP4 è stato rilasciato da cellule di cancro al pancreas in esosomi, che sono minuscole sacche membranose prodotte dalle cellule tumorali per comunicare tra loro. Un vantaggio delle proteine ​​membranose secrete è che sono abbastanza semplici da rilevare a causa della loro accessibilità.

ckap4
DKK1–CKAP4 signaling and application of the anti-CKAP4 antibody
DKK1 and CKAP4 are overexpressed in cancer cells and the PI3 kinase–AKT pathway is activated, promoting cell proliferation. Cancer cells secrete CKAP4 in exosomes, and serum CKAP4 is detected by the anti-CKAP4 antibody as a biomarker of pancreatic cancer. The anti-CKAP4 antibody is also useful in pancreatic cancer therapy. Credit image University of Osaka prof. Hirokazu Kimura

Abbiamo generato anticorpi monoclonali anti-CKAP4 che abbiamo usato per sviluppare ELISA per il rilevamento di CKAP4 rilasciato da tumori“, dice il il prof. Hirokazu Kimura. “Questi sono stati in grado di misurare con successo la proteina CKAP4 nel siero dei pazienti con cancro al pancreas“.

Negli esperimenti in laboratorio questi anticorpi monoclonali hanno il vantaggio di bloccare la segnalazione nelle cellule tumorali pancreatiche e impedire loro di proliferare e migrare. Il team ha anche analizzato gli effetti degli anticorpi sui tumori di topo che si erano sviluppati dal trapianto di cellule di cancro del pancreas umano. Alcuni degli anticorpi hanno inibito la crescita del tumore e bloccato la diffusione dei tumori ai linfonodi, prolungando così in modo cruciale la vita dei topi.

Il nostro lavoro sullo sviluppo di preparati di anticorpi monoclonali contro il cancro del pancreas offre il duplice vantaggio di diagnosticare e curare la malattia”, spiegano i ricercatori. “Come passo successivo, speriamo di sviluppare metodi di screening per i pazienti portatori del biomarcatore dell’antigene CKAP4 che trarranno beneficio da interventi terapeutici che utilizzano anticorpi anti-CKAP4”.

Leggi abstract dell’articolo:
CKAP4, a DKK1 receptor, is a biomarker in exosomes derived from pancreatic cancer and a molecular target for therapy
Hirokazu Kimura, Hideki Yamamoto, Takeshi Harada, Katsumi Fumoto, Yoshihito Osugi, Ryota Sada, Natsumi Maehara, Hayato Hikita, Soichiro Mori, Hidetoshi Eguchi, Masahito Ikawa, Tetsuo Takehara, and Akira Kikuchi
Clinical Cancer Research at DOI: https://doi.org/10.1158/1078-0432.CCR-18-2124

Fonte: University of Osaka

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Nuovo materiale per la guarigione delle ferite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2019

I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno sviluppato un nuovo materiale bioispirato che interagisce con i tessuti circostanti per promuovere la guarigione.


TrAPs: DNA Nanotechnology for Wound Healing

Parecchi materiali sono ampiamente usati per aiutare a guarire le ferite: le spugne di collagene aiutano a trattare le ustioni e le piaghe da decubito e gli impianti simili a scaffold sono usati per riparare le ossa. Tuttavia, il processo di riparazione dei tessuti cambia nel tempo, quindi gli scienziati stanno sviluppando biomateriali che interagiscono con i tessuti man mano che la guarigione avviene.

Ora, il team del dott. Ben Almquist ha creato una nuova molecola che potrebbe cambiare il modo in cui i materiali tradizionali funzionano con il corpo. Noto come carico utile attivato dalla forza di trazione (TrAP), il nuovo metodo consente ai materiali di parlare con i sistemi di riparazione naturali del corpo per guidare la guarigione. I ricercatori hanno piegato i segmenti del DNA in forme tridimensionali note come aptameri che si attaccano strettamente alle proteine. Quindi, hanno attaccato un “manico” personalizzabile che le cellule possono afferrare su un’estremità, prima di attaccare l’estremità opposta a un’impalcatura come il collagene.

“Questa guarigione intelligente è utile durante ogni fase del processo di guarigione, ha il potenziale per aumentare la possibilità di recupero del corpo e ha usi di vasta portata su molti diversi tipi di ferite“. – afferma il Dr Ben Almquist.

I risultati sono pubblicati su “Advanced Materials“.

Leggi il full text dell’articolo:
Biologically Inspired, Cell‐Selective Release of Aptamer‐Trapped Growth Factors by Traction Forces
Anna Stejskalová Nuria Oliva Frances J. England Benjamin D. Almquist
Advanced Materials First published: 07 January 2019

Fonte: Imperial College of London

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Create proteine che stimolano le cellule T contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2019

Gli scienziati dell’Institute for Protein Design, University of Washington Seattle hanno creato una nuova proteina che imita l’azione di una proteina regolatrice del sistema immunitario chiave, l’interleuchina 2 (IL-2). IL-2 è un potente farmaco antitumorale e un trattamento efficace per la malattia autoimmune, ma i suoi effetti collaterali tossici hanno limitato la sua utilità clinica (video).

Come riportato nell’articolo pubblicato dalla rivista Nature, i ricercatori riferiscono di aver utilizzato programmi per computer per progettare una proteina che hanno dimostrato in modelli animali di avere la stessa capacità di stimolare le cellule T cancerose come il naturale IL- 2, ma senza innescare effetti collaterali dannosi.


Researchers develop protein to fight cancer without toxic effects

La nuova proteina è stata soprannominata Neo-2/15 perché, oltre a imitare l’effetto di IL-2, la proteina può anche imitare l’effetto di un’altra interleuchina, IL-15, che è stata studiata come un’altra possibile immunoterapia antitumorale. “Neo-2/15 ha proprietà terapeutiche che sono almeno altrettanto buone o migliori rispetto all’IL-2 naturale, ma è stato progettato a livello computazionale per essere molto meno tossico“, ha detto il prof. Umut Ulge.

Per progettare una proteina anticancro che non causasse questi effetti collaterali, i ricercatori hanno utilizzato un programma per computer ad hoc chiamato Rosetta. Il risultato apre nuovi approcci alla progettazione di terapie a base di proteine ​​per il trattamento del cancro, delle malattie autoimmuni e di altri disturbi.

Leggi il full text dell’articolo:
De novo design of potent and selective mimics of IL-2 and IL-15
Daniel-Adriano Silva,……K. Christopher Garcia & David Baker
Nature volume 565, pages 186–191 (2019) Published: 09 January 2019 DOI: 10.1038/s41586-018-0830-7

Fonte: Institute for Protein Design, University of Washington Seattle

Video

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Artrosi: nanoparticelle con farmaci arrivano all’interno della cartilagine.

Posted by giorgiobertin su dicembre 3, 2018

Un gruppo di ingegneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno messo a punto della nanoparticelle che promettono di rivoluzionare il trattamento dell’osteoartrosi. Queste molecole infatti riescono a trasportare negli strati più profondi della cartilagine il fattore di crescita insulino-simile Igf-1, sostanza potenzialmente in grado di riparare i danni del tessuto connettivo delle articolazioni all’origine dei dolori articolari.

L’osteoartrosi è una malattia progressiva che può essere causata da una lesione traumatica come la lacerazione di un legamento; può anche derivare da un progressivo logorio della cartilagine con l’invecchiamento delle persone.

MIT-Cartilagine-Drug-Delivery
Sei giorni dopo il trattamento con IGF-1 trasportato da nanoparticelle di dendrimero (blu), le particelle sono penetrate attraverso la cartilagine dell’articolazione del ginocchio. Credit immagine: Brett Geiger e Jeff Wyckoff

L’Igf-1 ha dimostrato in molti studi sugli animali effettive proprietà rigenerative. Quando raggiunge l’articolazione, il farmaco si disperde molto prima di aver potuto svolgere l’azione riparatrice all’interno delle cellule che compongono la cartilagine, i condrociti.

Per ovviare a questo inconveniente, gli ingegneri hanno realizzato un nuovo sistema di trasporto del farmaco capace di penetrare negli strati più profondi della cartilagine e di restarvi più a lungo possibile. Si tratta di una minuscola molecola simile a un polipo, con un corpo centrale da cui partono delle strutture “tentacolari” chiamate dendrimeri. Le estremità di ogni braccio posseggono una carica elettrica positiva che favorisce l’adesione alla cartilagine che ha invece carica negativa.

L’Igf-1 viene inserito nelle nanoparticelle così strutturate e rilasciato a destinazione.
Con il nuovo sistema di trasporto e rilascio, l’Igf-1 rimaneva nell’organismo in quantità sufficienti ad assicurare un effetto terapeutico per 30 giorni. Alla fine dell’esperimento la cartilagine degli animali trattati con le nanoparticelle era meno danneggiata di quella trattata con l’Igf-1 iniettato direttamente. Le articolazioni hanno anche mostrato riduzioni nell’infiammazione delle articolazioni e nella formazione di spurie ossee.

Questo è un modo per arrivare direttamente alle cellule che stanno vivendo il danno e introdurre diversi tipi di terapie che potrebbero cambiare il loro comportamento“, afferma la prof.ssa Paula Hammond.
I ricercatori ora intendono esplorare la possibilità di fornire diversi tipi di farmaci, come altri fattori di crescita, farmaci che bloccano le citochine infiammatorie e acidi nucleici come il DNA e l’RNA.

Leggi il full text dell’articolo:
Cartilage-penetrating nanocarriers improve delivery and efficacy of growth factor treatment of osteoarthritis
BY BRETT C. GEIGER, SHERYL WANG, ROBERT F. PADERA, JR., ALAN J. GRODZINSKY, PAULA T. HAMMOND
Science Translational Medicine 28 Nov 2018: Vol. 10, Issue 469, eaat8800 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat8800

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

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V1M: Libreria virtuale di sostanze chimiche completamente nuove.

Posted by giorgiobertin su dicembre 1, 2018

Il prof. Fourches e i suoi colleghi della North Carolina State University, hanno creato un programma software chiamato PKS Enumerator, che genera librerie molto grandi di analoghi chimici virtuali di farmaci macrolidi.

PKS-enumerator

I macrolidi sono prodotti naturali“, afferma il prof. Fourches. “Queste sostanze chimiche sono prodotte dai batteri come mezzo per uccidere altri batteri. Ma occorrono da 20 a 25 passaggi chimici per sintetizzare questi composti molto complessi, questo è un processo lungo e costoso. Per trovare nuovi composti, la simulazione al computer è di gran lunga il modo più veloce per farlo.”

V1M è la prima libreria di pubblico dominio di questi nuovi macrolidi, che sono tutti chimicamente simili ai 18 macrolidi bioattivi conosciuti che abbiamo analizzato. Speriamo che altri ricercatori possano usare la libreria per esaminare ulteriormente e identificare alcuni composti che potrebbero essere utili nella scoperta di nuovi farmaci“.

Il software utilizza elementi chimici estratti da un insieme di 18 macrolidi bioattivi conosciuti, suddividendoli nelle sue componenti chimiche e quindi rimescolandoli per creare nuovi composti in base a una serie di regole e vincoli dell’utente. La libreria risultante di nuovi macrolidi – V1M – classifica i nuovi composti per dimensioni, peso, topologia e donatori e accettori di legami di idrogeno.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Cheminformatics

Leggi abstract dell’articolo:
Cheminformatics-based enumeration and analysis of large libraries of macrolide scaffolds
Phyo Phyo Kyaw Zin, Gavin Williams and Denis Fourches
Journal of Cheminformatics 2018 10:53 https://doi.org/10.1186/s13321-018-0307-6

PKS Enumerator is also freely available for download (http://www.fourches-laboratory.com/software)

Fonte: North Carolina State University

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Scoperto un nuovo inibitore dell’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su novembre 17, 2018

Un team multidisciplinare di ricercatori guidati dal Karolinska Institutet in Svezia ha sviluppato una molecola antinfiammatoria con un nuovo meccanismo d’azione. Inibendo una certa proteina, i ricercatori sono stati in grado di ridurre i segnali che scatenano un’infiammazione. Lo studio è pubblicato su “Science” ed è stato realizzato in collaborazione con la University Medical Branch del Texas, l’Università di Uppsala e l’Università di Stoccolma.

Science6416

Abbiamo sviluppato una nuova molecola di un farmaco che inibisce l’ infiammazione “, afferma il professor Thomas Helleday del Karolinska Institutet. “Agisce su una proteina che riteniamo sia un meccanismo generale per il modo in cui l’infiammazione insorge nelle cellule”.

I ricercatori hanno scoperto con grande sorpresa e casualmente, che una nuova molecola per inibire l’enzima che ripara il danno dell’ossigeno al DNA, ha anche smorzato l’infiammazione. L’enzima OGG1, oltre a riparare il DNA, attiva anche l’infiammazione.
L’inibitore blocca il rilascio di proteine ​​infiammatorie, come il TNF alfa. Negli studi su topi con malattia polmonare acuta, i ricercatori sono riusciti a smorzare l’infiammazione.

Leggi abstract dell’articolo.
Small-molecule inhibitor of OGG1 suppresses proinflammatory gene expression and inflammation
Torkild Visnes, Armando Cázares-Körner……Istvan Boldogh, Thomas Helleday
Science (2018). science.sciencemag.org/cgi/doi … 1126/science.aar8048

Fonte: Karolinska Institutet

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Scoperto come potenziare le proteine ​​del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2018

Gli scienziati della Rice University hanno trovato un metodo semplice per attaccare farmaci o altre sostanze agli anticorpi, le potenti proteine ​​che sono centrali nel sistema immunitario del corpo.

Il laboratorio del bioingegnere Han Xiao ha sviluppato una tecnica chiamata pClick, che utilizza un cross-linker che si aggancia a un sito specifico sugli anticorpi e funge da ponte verso molecole terapeutiche o nanomateriali senza la necessità di riprogettare l’anticorpo con sostanze chimiche nocive, enzimi o luce ultravioletta (UV).

Xiao
Site-specific antibody conjugates with a well-defined structure and superb therapeutic index are of great interest for basic research, disease diagnostics, and therapy. Here, we develop a novel proximity-induced antibody conjugation strategy enabling site-specific covalent bond formation between functional moieties and native antibodies without antibody engineering or additional UV/chemical treatment. A high conjugation efficiency and specificity was achieved with IgGs from different species and subclasses. The utility of this approach was demonstrated by site-specific conjugation of the small-molecule fluorophore to a native antibody and in vitro characterization of its activities.

La nostra tecnologia è semplice, altamente efficiente ed economica“, ha detto il prof. Xiao. “Usiamo anticorpi nativi senza ingegneria, nessun trattamento enzimatico, nessun trattamento chimico, nessun trattamento UV”.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society “Bioconjugate Chemistry“.

Il team di ricercatori prevede di sviluppare pClick per l’immunoterapia contro il cancro. “Vogliamo ottenere coniugazioni diverse, dai coniugati anticorpo-farmaco fino ai coniugati anticorpo-anticorpo, dove mescoleremmo due anticorpi insieme“, ha detto Xiao.

Leggi abstract dell’artciolO:
Proximity-Induced Site-Specific Antibody Conjugation
Chenfei Yu, Juan Tang, Axel Loredo, Yuda Chen, Sung Yun Jung, Antrix Jain, Aviva Gordon, and Han Xiao
Bioconjugate Chemistry Article ASAP DOI: 10.1021/acs.bioconjchem.8b00680 Publication Date (Web): October 29, 2018

Fonte: Rice University

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Sviluppata molecola di DNA contro il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2018

Gli scienziati del City of Hope, centro oncologico indipendente di ricerca biomedica, hanno sviluppato una molecola sintetica di DNA che disabilita i sistemi di difesa del tumore inducendo risposte immunitarie – un’immunoterapia in due fasi che ha eliminato il cancro alla prostata difficile da trattare in modelli sperimentali.

CCR20.cover

Il DNA a catena corta programmato dai ricercatori della City of Hope ha temporaneamente revocato lo scudo difensivo dei tumori e risvegliato il sistema immunitario nei modelli di cellule umane e nei topi per sradicare i tumori della prostata difficili da trattare. Lo studio preclinico, pubblicato sulla rivista “Clinical Cancer Research“, ha creato un modello di un nuovo tipo di DNA o farmaco “oligonucleotidico” – CpG-STAT3ASO.

In particolare, l’uso di una molecola sintetica con solo STAT3 o TLR9 non è stato altrettanto efficace nell’uccidere il cancro alla prostata come l’uso dei due assieme.

È troppo presto per affermarlo, ha detto il prof. Kortylewski, ma è possibile che questa molecola di DNA possa essere utilizzata in futuro per la vaccinazione terapeutica contro il cancro alla prostata metastatico. Un simile approccio potrebbe funzionare indipendentemente dalla genetica del cancro alla prostata di un individuo.

Leggi abstract dell’articolo:
STAT3 Inhibition Combined with CpG Immunostimulation Activates Antitumor Immunity to Eradicate Genetically Distinct Castration-Resistant Prostate Cancers
Dayson Moreira, Tomasz Adamus, Xingli Zhao, Yu-Lin Su, Zhuoran Zhang, Seok Voon White, Piotr Swiderski, Xin Lu, Ronald A. DePinho, Sumanta K. Pal and Marcin Kortylewski
Clin Cancer Res October 18 2018 DOI:10.1158/1078-0432.CCR-18-1277

Fonte: City of Hope

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Cancro al pancreas: un composto di alberi cinesi distrugge i tumori.

Posted by giorgiobertin su ottobre 23, 2018

Un nuovo studio, pubblicato sul “Journal of Experimental & Clinical Cancer Research“, rileva che un analogo sintetico di un composto trovato in un albero cinese raro può essere utilizzato per combattere il cancro pancreatico resistente al trattamento.

Gli scienziati del Department of Pharmacology & Therapeutics, Roswell Park Comprehensive Cancer Center,Buffalo, New York, hanno scoperto che un derivato della camptotecina – che è un composto di corteccia di un albero cinese le cui proprietà antitumorali sono state scoperte oltre mezzo secolo fa – può efficacemente uccidere i tumori del pancreas.

camptotheca_acuminata

In questo studio, il prof. Fengzhi Li e il suo team hanno testato il farmaco antitumorale FL118 ed hanno scoperto che il composto distruggeva le cellule cancerose resistenti ai farmaci e impediva la diffusione dei tumori distruggendo le cellule staminali cancerose. Nel complesso, il farmaco è stato ben tollerato e non ha attivato nessuno dei segni di tossicità che altri farmaci irinotecan e topotecan attualmente utilizzati producono.

Il nostro studio fornisce un forte supporto per lo sviluppo di terapie basate sul FL118 per il cancro del pancreas, specialmente nei pazienti che sono resistenti al trattamento attuale.” – afferma il prof. Xinjiang Wang.
I ricercatori hanno in programma di sviluppare uno studio clinico allargato basato su questi risultati.

Scarica e leggi il documento in full text:
An ABCG2 non-substrate anticancer agent FL118 targets drug-resistant cancer stem-like cells and overcomes treatment resistance of human pancreatic cancer
Xiang Ling, Wenjie Wu, Chuandong Fan, Chao Xu, Jianqun Liao, Laurie J. Rich, Ruea-Yea Huang, Elizabeth A. Repasky, Xinjiang Wang and Fengzhi Li
Journal of Experimental & Clinical Cancer Research 2018 37:240 Published on: 3 October 2018

Fonte: Department of Pharmacology & Therapeutics, Roswell Park Comprehensive Cancer Center,Buffalo, New York

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Un vecchio farmaco potrebbe migliorare la radioterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2018

Un farmaco identificato per la prima volta 150 anni fa e usato come rilassante muscolare liscio potrebbe rendere i tumori più sensibili alla radioterapia, ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Ohio State University Comprehensive Cancer Center – Arthur G. James Cancer Hospital and Richard J. Solove Research Institute (OSUCCC – James).

I ricercatori hanno scoperto che il farmaco chiamato papaverina inibisce la respirazione dei mitocondri, i componenti che consumano ossigeno e producono energia nelle cellule e sensibilizza i tumori alle radiazioni. Hanno scoperto che il farmaco non influisce sulla sensibilità alle radiazioni dei tessuti normali ben ossigenati.

Denko
Dr Nicholas Denko

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che la modifica della molecola di papaverina potrebbe migliorare la sicurezza della molecola e potrebbe rappresentare una nuova classe di farmaci radiosensibilizzanti con meno effetti collaterali.

I ricercatori riportano i loro risultati sulla rivista  Proceedings of the National Academy of Sciences. La rivista include anche un commento a questi studi.

Abbiamo scoperto che una dose di papaverina prima della radioterapia riduce la respirazione mitocondriale, allevia l’ipossia e migliora notevolmente le risposte dei modelli di tumore alle radiazioni“, afferma il prof. Denko. “Se le cellule maligne nelle aree ipossiche di un tumore sopravvivono alla radioterapia, possono diventare una fonte di recidiva. È fondamentale trovare metodi per superare questa forma di resistenza al trattamento“.
Abbiamo studiato l’approccio opposto del normale. Piuttosto che tentare di aumentare l’apporto di ossigeno, abbiamo ridotto la richiesta di ossigeno, e questi risultati suggeriscono che la papaverina o un suo derivato è un radiosensibilizzatore metabolico promettente.”– conclude il prof. Nicholas Denko.

Leggi abstract dell’articolo:
Papaverine and its derivatives radiosensitize solid tumors by inhibiting mitochondrial metabolism
Martin Benej, Xiangqian Hong, Sandip Vibhute, Sabina Scott, Jinghai Wu, Edward Graves, Quynh-Thu Le, Albert C. Koong, Amato J. Giaccia, Bing Yu, Shih-Ching Chen, Ioanna Papandreou, and Nicholas C. Denko
PNAS published ahead of print September 10, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1808945115

Fonte: Ohio State University Comprehensive Cancer Center

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E’ possibile monitorare la progressione dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2018

In uno studio umano rivoluzionario è risultato che l’antiossidante “glutatione” (GSH), protegge il cervello dallo stress, ed è deteriorato nei pazienti con Alzheimer rispetto ai soggetti normali.
Poiché il GSH è un antiossidante molto importante che protegge il cervello dai radicali liberi, i risultati forniscono un’altra misura da utilizzare per diagnosticare la progressione della malattia di Alzheimer.

JAD

Implementando tecniche di imaging non invasive, il Dr. Mandal e il suo team di ricercatori ha scoperto che il GSH ha due conformazioni (forme chiuse ed aperte) nel cervello. È stato scoperto che quando il GSH è esaurito nelle regioni dell’ippocampo di una persona anziana, il cervello sano soffre di un lieve deterioramento cognitivo (MCI), che è noto essere presente negli stadi iniziali dell’Alzheimer Disease (AD).
Questa ricerca innovativa ha un enorme potenziale per lo sviluppo terapeutico dell’AD.

Leggi abstract dell’articolo:
A Multi-Center Human Brain Glutathione Conformation Study from Magnetic Resonance Spectroscopy.
Shukla D, Mandal PK, Ersland L, Renate Grüner E, Tripathi M, Raghunathan P, Sharma A, Chaithya GR, Punjabi K, Splaine C.
J Alzheimers Dis. 2018 Sep 1. doi: 10.3233/JAD-180648. [Epub ahead of print].

Fonte: J Alzheimers Diseases

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Nuova classe di farmaci contro il cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su ottobre 4, 2018

I ricercatori del Stevens Institute of Technology e colleghi hanno progettato e sviluppato una nuova classe di molecole che utilizzano un meccanismo mai conosciuto prima che potrebbe arrestare o distruggere i tumori al seno, in particolare per i pazienti con stadi della malattia resistenti ai farmaci o pericolosamente metastatici.

Cyclohexane PROTAC 3D
Schematic of a fundamentally new molecule can halt proliferation and growth of breast cancer cells in the lab

La molecola, sviluppata dal team del prof. Abhishek Sharma, potrebbe aggiungersi ad altri farmaci sviluppati per degradare o inibire i recettori degli estrogeni, proteine ​​all’interno delle cellule che hanno dimostrato essere il bersaglio più importante nella terapia del cancro al seno.
Il team ha sintetizzando diverse varianti del nuovo composto, ognuna delle quali ha richiesto settimane o mesi di progettazione e produzione. Quasi tutti i nuovi composti hanno fortemente inibito la crescita e la proliferazione delle cellule del cancro al seno.

Riteniamo che questi risultati siano molto promettenti“, ha detto il prof. Sharma. Alcuni dei composti più promettenti sono già pronti per i test sugli animali.

Leggi abstrcat dell’articolo:
New Class of Selective Estrogen Receptor Degraders (SERDs): Expanding the Toolbox of PROTAC Degrons
Lucia Wang, Valeria S. Guillen, Naina Sharma, Kevin Flessa, Jian Min, Kathryn E. Carlson, Weiyi Toy, Sara Braqi, Benita S. Katzenellenbogen, John A. Katzenellenbogen, Sarat Chandarlapaty, and Abhishek Sharma
ACS Med. Chem. Lett., 2018, 9 (8), pp 803–808 Publication Date (Web): July 5, 2018 (Letter) DOI: 10.1021/acsmedchemlett.8b00106

Fonte:  Stevens Institute of Technology – New Jersey – United States

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Sviluppata una nuova piattaforma per uccidere le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su agosto 17, 2018

Per la prima volta, gli scienziati hanno dimostrato che un nanomateriale ibrido basato su particelle di magnetite-oro può fungere da piattaforma universale per rilevare le cellule tumorali in qualsiasi parte del corpo e per completare la consegna mirata di farmaci a queste cellule. La scoperta consente di creare e implementare una generazione completamente nuova di terapie antitumorali nei prossimi anni.

Una collaborazione interdisciplinare russo-tedesca di chimici, fisici e biologi di NUST MISIS, Lomonosov Moscow State University, Pirogov Russian National Research Medical University (RNRMU) e Università di Duisburg -Essen (Germania), ha permesso di sviluppare una piattaforma per la diagnosi e il trattamento simultanea del cancro. L’aggregazione di diagnosi e terapia a livello cellulare – la cosiddetta teranostica – è ora considerata una delle aree più promettenti nella medicina moderna.

magnetite-gold

Siamo riusciti a combinare nanoparticelle di oro (Au) e magnetite (Fe3O4) in un ibrido che ha entrambe le proprietà magnetiche ed è in grado di trasportare il farmaco [su un tumore]” – afferma il prof. Maxim Abakumov.

Questo nanoibrido artificiale di Fe3O4-Au rilascia le particelle sul tumore, caricate con la doxorubicina farmaco antitumorale. Il farmaco viene rilasciato all’interno del tumore e ha un’influenza terapeutica. E’ stato testato sia in vitro che in vivo. I test di laboratorio su topi con tumori innestati sono già stati completati. Ora sarà possibile procedere a studi pre-clinici in soli due o tre anni, per passare poi a studi clinici su pazienti reali.

I risultati di questa ricerca fondamentale condotta dall’incrocio tra fisica, chimica, biologia e medicina sono stati pubblicati su “Nature Scientific Reports“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Magnetite-Gold nanohybrids as ideal all-in-one platforms for theranostics
Maria V. Efremova, Victor A. Naumenko[…]Ulf Wiedwald
Scientific Reports 8, 11295

Fonte:  NUST MISIS Biomedical Nanomaterials Laboratory –  Lomonosov Moscow State University

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Scoperte sostanze chimiche che uccidono le cellule di glioblastoma.

Posted by giorgiobertin su agosto 16, 2018

Le cellule del tumore cerebrale aggressivo prelevate da pazienti si autodistruggono dopo essere stati esposti a una sostanza chimica in test di laboratorio, ha dimostrarlo i ricercatori dell’University of Leeds.

Stem-Cells-brain-tumor
Self-destructing brain tumor cells captured by microscopy. The red staining stems from a marker for ‘self-eating’ (autophagy) processes in cells. Credit: Stem Cells and Brain Tumour Group, University of Leeds

La ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, ha rilevato che la sostanza chimica sintetica, denominata KHS101, era in grado di tagliare la fonte energetica delle cellule tumorali del glioblastoma, portando alla morte delle cellule.
E’ stato dimostrato che la sostanza chimica stava distrugge i mitocondri e il metabolismo all’interno delle cellule tumorali interrompendo l’approvvigionamento energetico che porta alla loro autodistruzione.

Il nuovo studio ha mostrato risultati promettenti che potrebbero portare allo sviluppo di una terapia per combattere il cancro al cervello negli anni a venire.
Questo è il primo passo di un lungo processo, ma le nostre scoperte spianano la strada agli sviluppatori di farmaci per iniziare a indagare sugli usi di questa sostanza chimica” – afferma il prof. Heiko Wurdak, dell’Università di Leeds che ha guidato il gruppo di ricerca internazionale. “Quando abbiamo iniziato questa ricerca, pensavamo che il KHS101 potesse rallentare la crescita del glioblastoma, ma siamo rimasti sorpresi nel constatare che le cellule tumorali fondamentalmente si autodistruggono quando sono esposte ad esso”.

Leggi abstract:
KHS101 disrupts energy metabolism in human glioblastoma cells and reduces tumor growth in mice.
BY EUAN S. POLSON, VERENA B. KUCHLER, CHRISTOPHER ABBOSH,……..HEIKO WURDAK
Science Translational Medicine 15 Aug 2018: Vol. 10, Issue 454, eaar2718 DOI: 10.1126/scitranslmed.aar2718

Fonte: University of Leeds.

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Una sonda molecolare illumina le staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2018

I ricercatori dell’Università del Department of Chemistry and Department of BiochemistryUniversity of Illinois at Urbana−Champaign, hanno sviluppato una sonda molecolare in grado di etichettare e tracciare le cellule staminali del cancro inafferrabili sia nelle colture cellulari che negli organismi viventi.

Dopo aver trattato un tumore primitivo, le cellule staminali tumorali possono ancora essere in agguato nel corpo, pronte a metastatizzare e causare una recidiva del cancro in una forma più aggressiva e resistente al trattamento. I ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno sviluppato una sonda molecolare che cerca queste cellule elusive e le illumina in modo che possano essere identificate, monitorate e studiate non solo nelle colture cellulari, ma nel loro ambiente nativo: il corpo.


Cancer stem cells can be difficult to distinguish from standard tumor cells with conventional imaging, but the AlDeSense marker makes the cancer stem cells light up with fluorescence. Images courtesy of Chelsea Anorma.

E’ la prima volta che siamo in grado di guardare le cellule staminali del cancro in ambiente complicato in cui vivono – non solo nelle colture cellulari o ambienti artificiali tumorali”, ha detto il professore Jefferson Chan. “Ora possiamo vedere dove si nascondono, come cambiano mentre la malattia progredisce o come rispondono quando si applica il trattamento”.

La nuova sonda, denominata AlDeSense, è una piccola molecola che si lega a un enzima correlato alla proprietà della staminalità nelle cellule tumorali. La sonda si attiva, emettendo un segnale fluorescente solo quando reagisce con l’enzima bersaglio – che le cellule staminali tumorali producono in alte concentrazioni.

La capacità di trovare e rintracciare le cellule staminali cancerose nel corpo, ha permesso ai ricercatori di seguire le cellule tumorali mentre si diffondevano attraverso i corpi dei topi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Surveillance of cancer stem cell plasticity using an isoform-selective fluorescent probe for aldehyde dehydrogenase 1A1
Chelsea Anorma, Jamila Hedhli, Thomas E. Bearrood, Nicholas W. Pino, Sarah H. Gardner, Hiroshi Inaba, Pamela Zhang, Yanfen Li, Daven Feng, Sara E. Dibrell, Kristopher A. Kilian, Lawrence W. Dobrucki, Timothy M. Fan, and Jefferson Chan
ACS Central Science Publication Date (Web): July 25, 2018 DOI: 10.1021/acscentsci.8b00313

Fonte: University of Illinois at Urbana−Champaign

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La curcuma danneggia il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 9, 2018

Attraverso la cristallografia a raggi x e la specificità dell’inibitore della chinasi, i ricercatori della University of California di San Diego School of Medicine, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Pechino e Zhejiang, rivelano che la curcumina, un composto chimico naturale presente nella spezia, si lega a l’enzima chinasi chinasi 2 regolata dalla tirosina a doppia specificità (DYRK2) a livello atomico. Questa interazione biochimica della curcumina porta all’inibizione di DYRK2 che ostacola la proliferazione cellulare e riduce il carico del cancro.

curcuma-x
3D image, obtained using x-ray crystallography, shows curcumin in yellow and red binding to kinase enzyme dual-specificity tyrosine-regulated kinase 2 (DYRK2) in white at the atomic level. CREDIT UC San Diego Health

In generale, la curcumina viene espulsa dal corpo abbastanza velocemente”, ha detto il prof. Banerjee. “Perché la curcumina sia un farmaco efficace, deve essere modificata per entrare nel flusso sanguigno e rimanere nel corpo abbastanza a lungo da colpire il cancro. A causa di vari inconvenienti chimici, la curcumina da sola potrebbe non essere sufficiente per invertire completamente il cancro nei pazienti umani.”
Nessun gruppo di ricerca ha studiato una struttura co-cristallina della curcumina legata a un target di chinasi di proteine.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“.

Leggi il full text dell’articolo:
Ancient drug curcumin impedes 26S proteasome activity by direct inhibition of dual-specificity tyrosine-regulated kinase 2
Sourav Banerjee, Chenggong Ji, Joshua E. Mayfield, Apollina Goel, Junyu Xiao, Jack E. Dixon, and Xing Guo
PNAS July 9, 2018. 201806797; published ahead of print July 9, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1806797115

Fonte: University of California di San Diego School of Medicine

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Communications Chemistry: nuova rivista open access.

Posted by giorgiobertin su luglio 7, 2018

Communications Chemistry è una nuova rivista open access di Nature che pubblica articoli di ricerca di alta qualità, recensioni e commenti in tutte le aree delle scienze chimiche.


Introducing Communications Chemistry

Accedi alla rivista: Communications Chemistry

Editorial 

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Un nuovo legame tra cancro e invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2018

Gli scienziati dell’ Hollings Cancer Center della Medical University of South Carolina hanno scoperto che le cellule tumorali del polmone umano resistono alla morte controllando parti del processo di invecchiamento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“.

Man mano che le cellule normali invecchiano, le punte dei loro cromosomi, chiamate telomeri, possono iniziare a rompersi, che è un segnale per la morte della cellula. Questo sembra essere parte del processo di invecchiamento nelle cellule normali. Tuttavia, le cellule tumorali hanno sviluppato un modo per impedire che i loro telomeri cadano a pezzi, il che le aiuta a vivere molto più a lungo rispetto alle cellule normali. La lunga vita delle cellule tumorali è parte di ciò che consente loro di crescere e diffondersi in tutto il corpo.

Ogretmen
These laboratory images show induction of telomere damage induction (yellow in merged images). Photo courtesy Besim Ogretmen

Gli scienziati hanno scoperto che vari tipi di cellule tumorali hanno bassi livelli di una proteina chiamata p16. I ricercatori hanno usato un inibitore di enzimi chimici per causare danni ai telomeri in diversi tipi di cellule tumorali, comprese le cellule del cancro al polmone. L’inibitore, ABC294640, agisce in un modo che impedisce alle cellule tumorali di proteggere i loro telomeri, inibendo un enzima chiamato sfingosina chinasi 2. Questa inibizione ha dimostrato la rottura dei telomeri.

Come risultato di questa inibizione enzimatica, i telomeri sono stati danneggiati, con conseguente morte delle cellule tumorali quando i livelli di p16 erano bassi o assenti. Tuttavia, le cellule tumorali con alti livelli di p16 sono state in grado di sfuggire alla morte e sono rimaste biologicamente inattive, il che era un segno di invecchiamento.

Siamo entusiasti del fatto che esista almeno un meccanismo che può aiutarci a capire in che modo l’invecchiamento è associato a un rischio più elevato di cancro“, ha affermato il prof. Ogretmen.
L’inibitore utilizzato nello studio potrebbe aiutare a combattere il cancro a molti livelli. Il team ha già identificato la dose più sicura da utilizzare nei pazienti e sta pianificando uno studio clinico di fase 2 utilizzando ABC294640 in pazienti con un tipo di carcinoma epatico denominato carcinoma epatocellulare.

Leggi abstract dell’articolo:
Balance between senescence and apoptosis is regulated by telomere damage–induced association between p16 and caspase-3
Shanmugam Panneer Selvam, Braden M. Roth, Rose Nganga, Jisun Kim, Marion A. Cooley, Kristi Helke, Charles D. Smith, and Besim Ogretmen
J. Biol. Chem. 2018 293: 9784. doi:10.1074/jbc.RA118.003506

ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02939807

Fonte: Hollings Cancer Center – Medical University of South Carolina

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Sviluppate cellule T sintetiche che imitano quelle umane.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2018

I ricercatori della University of California, Los Angeles – UCLA hanno sviluppato linfociti T sintetici, o cellule T, che sono facsimili quasi perfetti delle cellule T umane. La capacità di creare cellule artificiali potrebbe essere un passo fondamentale verso farmaci più efficaci per trattare il cancro e le malattie autoimmuni e potrebbe portare a una migliore comprensione del comportamento delle cellule immunitarie umane. Tali cellule potrebbero anche essere utilizzate per potenziare il sistema immunitario di persone con cancro o deficit immunitari.

artificial T cells
UCLA scientists developed artificial T cells that, like natural T cells, can deform to squeeze between tiny gaps in the body, as shown in this schematic.

La complessa struttura dei linfociti T e la loro natura multifunzionale hanno reso difficile per gli scienziati replicarli in laboratorio“, ha detto Moshaverinia. “Con questa svolta, possiamo usare le cellule T sintetiche per progettare trasportatori di farmaci più efficienti e capire il comportamento delle cellule immunitarie“.

I linfociti T naturali sono difficili da usare nella ricerca perché sono molto delicati e poiché, dopo essere stati estratti dagli umani e da altri animali, tendono a sopravvivere solo per pochi giorni.

Abbiamo creato una nuova classe di cellule T artificiali in grado di potenziare il sistema immunitario di un ospite interagendo attivamente con le cellule immunitarie attraverso il contatto diretto, l’attivazione o il rilascio di segnali infiammatori o regolatori” – afferma il prof. Moshaverinia.

Scarica e leggi abstract dell’articolo:
Biomimicry Model: Mechanobiological Mimicry of Helper T Lymphocytes to Evaluate Cell–Biomaterials Crosstalk (Adv. Mater. 23/2018).
Hasani‐Sadrabadi, M. M., Majedi, F. S., Bensinger, S. J., Wu, B. M., Bouchard, L. , Weiss, P. S. and Moshaverinia, A.
Adv. Mater., 30: 1870159. doi:10.1002/adma.201870159

Fonte: University of California, Los Angeles – UCLA

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Unipd: scoperta molecola a base di rame che colpisce i tumori solidi.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2018

Scoperta una molecola a base di rame che è risultata estremamente efficace e selettiva verso alcuni tumori solidi. Frutto del lavoro dei ricercatori dell’Università di Padova, Cristina Marzano e Valentina Gandin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Padova, con Marina Porchia e Francesco Tisato dell’ICMATE-CNR di Padova e in collaborazione con Carlo Santini e Maura Pellei della Scuola di Scienze e Tecnologie – Sezione di Chimica- dell’Università degli Studi di Camerino, la nuova molecola si configura come una valida alternativa ai farmaci antitumorali a base di platino attualmente in uso clinico.

Gandin

Essendo il rame un metallo endogeno, questo composto possiede tutte le caratteristiche per essere meglio tollerato dall’organismo umano – spiega la prof.ssa Valentina Gandin -. Si tratta infatti di una molecola ‘smart’, che agisce come una sorta di cavallo di Troia, in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la nuova molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia“.

Il brevetto è stato gestito da Unismart, la società dell’Università di Padova nata con l’obiettivo di valorizzare le competenze e le conoscenze presenti all’interno dei suoi 32 Dipartimenti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic potential of the phosphino Cu(I) complex (HydroCuP) in the treatment of solid tumors.
Valentina Gandin, Cecilia Ceresa, Giovanni Esposito, Stefano Indraccolo, Marina Porchia, Francesco Tisato, Carlo Santini, Maura Pellei, and Cristina Marzano.
Sci Rep. 2017; 7: 13936. Published online 2017 Oct 24. doi: 10.1038/s41598-017-13698-1

Fonte: Università di Padova

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Scoperto composto che impedisce alle cellule tumorali di diffondersi.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

Combattere il cancro significa uccidere le cellule tumorali. Tuttavia, gli oncologi sanno che è anche importante fermare il movimento delle cellule tumorali (metastasi) prima che si diffondano in tutto il corpo. Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, mostra che potrebbe essere possibile congelare le cellule tumorali e successivamente ucciderle.

Il team multidisciplinare, comprendente il gruppo del professor Bergan presso l’OHSU – Division of Hematology/Oncology, Knight Cancer Institute, Oregon Health & Science University, un chimico della Northwestern University e ricercatori della Xiamen University in Cina, dell’Università di Chicago e dell’Università di Washington. ha scoperto che il composto KBU2046 inibisce la motilità cellulare in quattro diversi modelli di cellule umane di tipi di cancro solidi: tumori del seno, della prostata, del colon e del polmone.

bergan-team
(Left to right) Ryan Gordon, Ph.D., Raymond Bergan, M.D., Zhenzhen Zhang, Ph.D., M.P.H., Limin Zhang, Ph.D., Graham Fowler and Abhi Pattanayak in the OHSU Bergan Basic Research Laboratory. (OHSU/Kristyna Wentz-Graff)

Abbiamo usato la chimica per sondare la biologia per darci un farmaco perfetto che inibisce solo il movimento delle cellule tumorali e non fa nient’altro“, dice il prof. Bergan. “Questo fondamentale cambiamento di logica ci ha portato a questa ricerca.

Il nuovo composto testato sugli animali, ha ridotto al minimo la motilità nelle cellule tumorali, con pochi effetti collaterali e bassissima tossicità.

Il nostro obiettivo finale è quello di poter dire a una donna con un tumore al seno: prendi questa pillola e il tuo cancro non si diffonderà in tutto il corpo. La stessa cosa per i pazienti con cancro alla prostata, ai polmoni e al colon“, afferma Bergan. “Dobbiamo molto velocemente testare questa terapia sull’uomo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Precision therapeutic targeting of human cancer cell motility
Li Xu, Ryan Gordon, Rebecca Farmer, Abhinandan Pattanayak, Andrew Binkowski, Xiaoke Huang, Michael Avram, Sankar Krishna, Eric Voll, Janet Pavese, Juan Chavez, James Bruce, Andrew Mazar, Antoinette Nibbs, Wayne Anderson, Lin Li, Borko Jovanovic, Sean Pruell, Matias Valsecchi, Giulio Francia, Rick Betori, Karl Scheidt & Raymond Bergan
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 2454 Published: 22 June 2018

Fonte: Division of Hematology/Oncology, Knight Cancer Institute, Oregon Health & Science University

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