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Posts Tagged ‘oculistica’

NICE: Linee guida sulla gestione della cataratta negli adulti.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2017

E’ stata pubblicata a cura di NICE la linea guida sulla gestione delle cataratte negli adulti (età superiore ai 18 anni). Essa mira a migliorare la cura prima, durante e dopo la chirurgia della cataratta ottimizzando l’organizzazione del servizio, il rinvio e la gestione chirurgica e riducendo le complicazioni.

Cataratta

Scarica e leggi il documento in full text:
Cataracts in adults: management – NICE guideline [NG77] Published date: October 2017

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione del glaucoma.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla diagnosi e gestione del glaucoma nelle persone adulte dai 18 anni la diagnosi e la gestione del glaucoma nelle persone di 18 anni in su.

NICE-glaucoma

Scarica  e leggi il documento in full text:
Glaucoma: diagnosis and management – NICE guideline [NG81] Published date: November 2017

Glaucoma in adults – Quality standard [QS7] Published date: March 2011 Last updated: November 2017

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Identificata la proteina chiave nella retinopatia diabetica.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della University of Utah Health hanno identificato una proteina (ARF6) che, quando inibita, riduce la retinopatia diabetica, una condizione che si traduce quando i vasi sanguigni sul retro dell’occhio perdono fluido negli occhi, compromettendo la visione.
Questi risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Clinical Investigation“, offrono l’opportunità di sviluppare nuovi trattamenti per questo disturbo dell’occhio.

DiabeticRetinopathy
Image of left retina with spots from hemorrhages and scar tissue from diabetic retinopathy. Credit: M. Elizabeth Hartnett

Quello che è interessante in questo studio è che siamo riusciti ad identificare un composto (NAV-2729) che inibisce l’ARF6, cruciale per lo sviluppo della retinopatia diabetica“, ha spiegato il professore Weiquan Zhu, primo autore dello studio.
La retinopatia diabetica può svilupparsi nel corso del tempo, portando a una perdita drammatica della vista che non può essere migliorata con gli occhiali. “Nuovi trattamenti sono necessari, perché la retinopatia diabetica è in aumento in tutto il mondo e si prevede possa aumentare ulteriormente nei prossimi decenni” afferma il prof. Weiquan.

Pensiamo che questi risultati siano importanti perché identificano il meccanismo con il quale ARF6 controlla il segnale del recettore VEGF (fattore di crescita endoteliale – (VEGF)) e quindi può avere implicazioni molto più ampie” – conclude il prof. Weiquan.

Il team dei ricercatori prevede di continuare a esplorare il ruolo di ARF6 anche in altre malattie infiammatorie.

Leggi abstract dell’articolo:
Small GTPase ARF6 controls VEGFR2 trafficking and signaling in diabetic retinopathy
Weiquan Zhu, Dallas S. Shi, Jacob M. Winter, Bianca E. Rich, Zongzhong Tong, Lise K. Sorensen, Helong Zhao, Yi Huang, Zhengfu Tai, Tara M. Mleynek, Jae Hyuk Yoo, Christine Dunn, Jing Ling, Jake A. Bergquist, Jackson R. Richards, Amanda Jiang, Lisa A. Lesniewski, M. Elizabeth Hartnett, Diane M. Ward, Alan L. Mueller, Kirill Ostanin, Kirk R. Thomas, Shannon J. Odelberg, Dean Y. Li
J Clin Invest. Published October 23, 2017 doi:10.1172/JCI91770.

Fonte: University of Utah Health

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Un nuovo farmaco rallenta la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Uno studio internazionale condotto dai ricercatori del Centre for Eye Research Australia (CERA) ha trovato un modo per rallentare la progressione della degenerazione maculare associata all’età (AMD) o senile – una delle cause più comuni della perdita di vista nelle persone di età superiore ai 50 anni .

macular-degeneration-6-638

Lo studio clinico di fase 2 (FILLY) è stato sponsorizzato da Apellis Pharmaceuticals e ha incluso 246 pazienti in 40 centri, di cui sette in Australia. “Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto enormi progressi nel trattamento delle complicazioni dell’AMD secca o atrofica, caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale, che risulta scarsamente nutrita dai capillari (poco efficienti) e, di conseguenza, si atrofizza (muoiono le cellule nervose fotosensibili),“, afferma il professor Robyn Guymer dell’University of Melbourne. “Ora stiamo dirigendo la nostra attenzione al trattamento della forma più grave della malattia, detta “umida o essudativa”, meno frequente, ma più rapida nell’evoluzione”.

Apellis Pharmaceuticals ha sviluppato un nuovo composto denominato “complement factor 3 (C3) inhibitor APL-2” per il trattamento di questi pazienti. Sulla base dei risultati molto positivi, Apellis intende procedere con gli studi di Fase 3 al più presto.

Fonte ed approfondimenti: Centre for Eye Research Australia (CERA)

Apellis Pharmaceuticals Announces that APL-2 Met its Primary Endpoint in a Phase 2 Study in Patients with Geographic Atrophy, an Advanced Form of Age-Related Macular Degeneration – Statistically Significant Slowing of Disease Progression Seen at 12 Months

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Scoperta una nuova area visiva nel cervello umano.

Posted by giorgiobertin su ottobre 3, 2017

Un team di neuroscienziati dell’Università di Pisa e di Firenze, grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tecnica che ha rivoluzionato le ricerche in neuroscienze negli ultimi 25 anni, ha scoperto una nuova area visiva nel cervello umano: la prostriata.

Quest’area cerebrale è specializzata nell’analisi degli oggetti che si muovono ad alta velocità presentati della periferia del campo visivo.

Brain_Prostriata

L’area prostriata è localizzata in una parte primitiva della corteccia cerebrale e possiede caratteristiche peculiari che la differenziano dalle altre aree visive scoperte finora – spiega la professoressa Morrone – Tra queste una ‘linea diretta’ di comunicazione tra aree cerebrali che controllano emozioni e reazioni motorie rapide. Comprendere il funzionamento di questa area può generare importanti ricadute in ambito clinico. Ad esempio, nel morbo di Alzheimer sono state osservate degenerazioni che anatomicamente corrispondono all’area prostriata: queste alterazioni potrebbero contribuire al disorientamento spaziale e alla mancanza di equilibrio, caratteristici di questa malattia negli stadi iniziali”.

Come descritto sulla rivista “Current Biology“, utilizzando le tecniche computazionali di analisi del segnale BOLD, dette di “population receptive-field mapping” i neuroscienziati hanno dimostrato che quest’area, sebbene piccola, contiene una ‘mappa’ completa e organizzata del mondo esterno, e risponde esclusivamente a stimoli in rapido movimento, come ad esempio stimoli transienti che richiedono un’immediata risposta di fuga.

Leggi abstract dell’articolo:
Area Prostriata in the Human Brain
Mikellidou Kyriaki, Jan W. Kurzawski, Francesca Frijia, Domenico Montanaro, Vincenzo Greco, David C. Burr, Maria Concetta Morrone.
Current Biology – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2017.08.065

Fonte: Università di Pisa

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Esame del sangue per la diagnosi di degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Un nuovo esame per la diagnosi della degenerazione maculare senile è in grado di individuare la malattia e la prognosi a partire da un prelievo sanguigno. Un’innovazione derivata da una ricerca condotta presso il “Massachusetts Eye and Ear” di Boston e pubblicata sulla rivista “Ophthalmology“.

AMD
The back of the eye in a patient with AMD, showing multiple large drusen deposits and pigment changes.

Effettuando una serie di esami del sangue su 90 pazienti malati (30 nella fase precoce della patologia, 30 nella fase intermedia, 30 nella fase avanzata) e su altri 30 soggetti sani, è stato possibile riconoscere la presenza di molecole distintive negli individui che soffrono di questa patologia.
Questi potenziali biomarker lipidici nel plasma sanguigno umano possono portare a una diagnosi precoce, una migliore informazione prognostica e un trattamento più preciso dei pazienti con degenerazione maculare legata all’età (AMD – age-related macular degeneration).

Lo studio ha utilizzato una tecnica nota come metabolomica, analisi delle piccole particelle chiamate metaboliti, nel nostro corpo che riflettono i nostri geni e l’ambiente; possiamo così identificare i profili del sangue associati ad AMD e la sua gravità attraverso i test di laboratorio” – afferma Joan W. Miller, del Massachusetts General Hospital. “Crediamo che questo lavoro aiuterà a lanciare l’epoca della medicina personalizzata nel trattamento di AMD“.

AMD è la causa principale di cecità in persone nei paesi sviluppati e la sua prevalenza aumneta insieme all’invecchiamento globale della popolazione. Mentre AMD ha riconosciuto fattori di rischio genetici e di stile di vita, tra cui lo stato di dieta e fumo, attualmente non sono disponibili tecniche affidabili per individuare i pazienti che possono essere a rischio di sviluppare AMD,

Leggi abstract dell’articolo:
Human Plasma Metabolomics Study across All Stages of Age-Related Macular Degeneration Identifies Potential Lipid Biomarkers
Inês Laíns, Rachel S. Kelly, John B. Miller, Rufino Silva, Demetrios G. Vavvas, Ivana K. Kim, Joaquim N. Murta, Jessica Lasky-Su, Joan W. Miller, Deeba Husain
Ophthalmology Available online 12 September 2017https://doi.org/10.1016/j.ophtha.2017.08.008

Fonte: Massachusetts Eye and Ear – Harvard Medical School, Boston, Massachusetts

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Una app per la diagnosi precoce del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2017

Il cancro al pancreas ha una delle previsioni peggiori – con un tasso di sopravvivenza di cinque anni del 9 percento – Questo è dovuto in parte alla mancanza di sintomi evidenti e di strumenti di screening non invasivi che permettano di individuare il tumore prima che si diffonda.

Ora i ricercatori dell’University of Washington hanno sviluppato un’applicazione che potrebbe consentire alle persone, scattando semplicemente un selfie con lo smartphone, di individuare il cancro al pancreas o altre malattie (video).

BiliScreen: Smartphone-based App for Measuring Adult Jaundice

BiliScreen utilizza una telecamera smartphone, algoritmi di visione informatica e strumenti di apprendimento macchina per rilevare i livelli di bilirubina aumentati nella sclera di una persona o nella parte bianca dell’occhio. La nuova applicazione è descritta in un documento che sarà presentato il 13 settembre a Ubicomp 2017, the Association for Computing Machinery’s International Joint Conference on Pervasive and Ubiquitous Computing.

Uno dei primi sintomi del cancro al pancreas, così come per altre malattie, è l’itterizia, una macchia gialla della pelle e degli occhi causata da un accumulo di bilirubina nel sangue. La capacità di rilevare segni di ittero quando i livelli di bilirubina sono minimamente elevati; ma prima che siano visibili a occhio nudo, potrebbe consentire uno screening completamente nuovo per i soggetti a rischio.

La speranza è che le persone possano fare questa semplice prova una volta al mese – nella privacy delle proprie case – e qualcuno potrebbe individuare la malattia abbastanza presto per sottoporsi a un trattamento che potrebbe salvargli la vita” – affermano i ricercatori. Gli occhi sono un gateway davvero interessante nel corpo – le lacrime possono dirci quanto glucosio abbiamo, la sclera ci può dire quanta bilirubina abbiamo nel sangue.

Scarica e leggi il documento in full text:
BiliScreen: Smartphone-Based Scleral Jaundice Monitoring for Liver and Pancreatic Disorders
ALEX MARIAKAKIS, MEGAN A. BANKS, LAUREN PHILLIPI, LEI YU, JAMES TAYLOR, and SHWETAK
N. PATEL, University of Washington

Fonte: University of Washington

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La malattia di Alzheimer influenza la retina.

Posted by giorgiobertin su agosto 18, 2017

I ricercatori di neuroscienze del Cedars-Sinai hanno scoperto che la malattia di Alzheimer influenza la retina – la parte posteriore dell’occhio – simile al modo con cui colpisce il cervello. Lo studio, in fase di sperimentazione a anche rivelato che l’esplorazione dell’occhio non invasiva è in grado di rilevare i segni principali della malattia di Alzheimer anni prima che i pazienti presentino i sintomi.

Utilizzando una scansione dell’occhio ad alta definizione sviluppata appositamente per lo studio, i ricercatori hanno scoperto i principali segnali di avvertimento della malattia di Alzheimer: depositi di amiloide beta, un accumulo di proteine ​​tossiche. I risultati rappresentano un importante progresso verso l’individuazione di persone a rischio elevato anni prima della condizione debilitativa.

AD-retina

I risultati suggeriscono che la retina possa servire da fonte affidabile per la diagnosi della malattia di Alzheimer“, ha dichiarato l’autore principale dello studio, la prof.ssa Maya Koronyo-Hamaoui. “Uno dei maggiori vantaggi dell’analisi della retina è la ripetibilità, che ci permette di monitorare i pazienti e di seguire la progressione della loro malattia“.
La sperimentazione clinica è stata condotta su 16 pazienti affetti da Alzheimer.

Scarica e leggi il full text:
Retinal amyloid pathology and proof-of-concept imaging trial in Alzheimer’s disease
Yosef Koronyo … Keith L. Black, Maya Koronyo-Hamaoui
JCI Insight. 2017;2(16):e93621. Published August 17, 2017 doi:10.1172/jci.insight.93621.

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Nuova terapia per la degenerazione maculare umida legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, in uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“,affermano che una terapia genica sperimentale che utilizza un virus per introdurre un gene terapeutico nell’occhio è sicura e può essere efficace nel preservare la vista nelle persone con degenerazione maculare umida legata all’età (Amd). La degenerazione maculare senile è una malattia complessa in cui più difetti genetici e fattori ambientali provocano la degenerazione della retina e graduale perdita della visione centrale.

Macula

Lo studio clinico di fase 1 ha coinvolto 19 uomini e donne, di 50 anni o più con AMD umida avanzata.

Abbiamo utilizzato un virus, simile a quello del raffreddore comune, ma alterato in laboratorio in modo che non sia in grado di causare malattie, come carrier per un gene e l’abbiamo iniettato nell’occhio” afferma Peter Campochiaro, della Johns Hopkins University School of Medicine che poi aggiunge: “Il virus penetrando nelle cellule retiniche deposita il gene che trasforma le cellule in fabbriche per produrre una proteina terapeutica, chiamata sFLT01“.

L’iniezione intravitreale di AAV2-sFLT01 sembrava essere sicura e ben tollerata a tutti i dosaggi. Una terapia innovativa che apre nuove speranze di cura per i pazienti affetti da questa patologia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Intravitreous injection of AAV2-sFLT01 in patients with advanced neovascular age-related macular degeneration: a phase 1, open-label trial
Jeffrey S Heier, Saleema Kherani, Shilpa Desai, Pravin Dugel, …… + al.
The Lancet Published: 16 May 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30979-0

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01024998.

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Un collirio per curare la cecità legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Gli scienziati dell’Università di Birmingham hanno sviluppato un tipo di collirio che potrebbero rivoluzionare il trattamento di una delle principali cause di cecità: la degenerazione maculare legata all’età (AMD).

eye-drop

Gli scienziati guidati dal biochimico Dr Felicity de Cogan, hanno sperimentato con successo un metodo per somministare un farmaco come collirio, ottenendo gli stessi risultati dell’iniezione. Viene utilizzato un “cell-penetrating peptide (CPP)” per rendere disponibile il farmaco.
Il CPP-farmaco ha il potenziale per avere un impatto significativo sul trattamento dell’AMD rivoluzionando le opzioni di consegna dei farmaci“. “Il complesso CPP-farmaco è anche una potenziale applicazione ad altre malattie oculari croniche che richiedono l’erogazione del farmaco nella camera posteriore dell’occhio“.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Investigative opthamology e Visual Science“, potrebbe significare la fine di iniezioni dolorose direttamente nell’occhio.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides.
Felicity de Cogan, Lisa J. Hill, Aisling Lynch, Peter J. Morgan-Warren, Judith Lechner, Matthew R. Berwick, Anna F. A. Peacock, Mei Chen, Robert A. H. Scott, Heping Xu, Ann Logan.
Investigative Opthalmology & Visual Science, 2017; 58 (5): 2578 DOI: 10.1167/iovs.16-20072

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Creata la prima retina sintetica.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università di Oxford, attraverso l’utilizzo di tessuti sintetici biologici, hanno sviluppato una retina sintetica artificiale. La ricerca potrebbe rivoluzionare il settore degli impianti bionici e lo sviluppo di nuove tecnologie meno invasive che si avvicinano maggiormente ai tessuti del corpo umano, aiutando a curare patologie oculari degenerative come la retinite pigmentosa.

Synthetic-retina

Il team ha realizzato una retina a doppio strato che imita da vicino il processo della retina umana naturale. La replicazione della retina è costituita da goccioline di acqua addolcita (idrogel) e proteine ​​di membrana delle cellule biologiche. Progettata come una macchina fotografica, le cellule agiscono come pixel, rilevando e reagendo alla luce per creare un’immagine in scala di grigi. “Il materiale sintetico è in grado di generare segnali elettrici, che stimolano i neuroni nella parte posteriore del nostro occhio, proprio come la retina originale” – affermano i ricercatori.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, dimostra che, a differenza di impianti retinici artificiali esistenti, le cellule-cultura sono create da materiali biodegradabili, naturali e non contengono corpi estranei o esseri viventi. In questo modo l’impianto è meno invasivo di un dispositivo meccanico, ed ha meno probabilità di avere una reazione avversa sul corpo.

La ricerca si espanderà fino a includere la sperimentazione sugli animali e poi una serie di studi clinici sugli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Light-Patterned Current Generation in a Droplet Bilayer Array.
Vanessa Restrepo Schild, Michael J. Booth, Stuart J. Box, Sam N. Olof, Kozhinjampara R. Mahendran, Hagan Bayley.
Scientific Reports, 2017; 7: 46585 DOI: 10.1038/srep46585

Fonte: Oxford University – Department of Chemistry

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Nuovo nano-impianto per ripristinare la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Un team di ingegneri della University of California di San Diego e della La Jolla-based startup Nanovision Biosciences Inc.,  hanno sviluppato con la nanotecnologia e l’elettronica wireless un nuovo tipo di protesi retinica che porta la ricerca ad un passo in avanti verso il ripristino della capacità dei neuroni della retina di rispondere alla luce. I ricercatori hanno dimostrato questa risposta alla luce in una retina di ratto.

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Scanning electron micrograph (SEM) image of individual nanowires and groupies of nanowires. Credit image University of California – San Diego

Il dettaglio del lavoro del team americano è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Neural Engineering“. La tecnologia potrebbe aiutare decine di milioni di persone nel mondo che soffrono di malattie neurodegenerative che colpiscono la vista, tra cui la degenerazione maculare, retinite pigmentosa e la perdita della vista a causa del diabete.

La nuova protesi si basa su due tecnologie innovative. Una è costituito da schiere di nanofili di silicio che rilevano contemporaneamente la luce e stimolano elettricamente la retina. Questi nanofili di silicio imitano coni e bastoncelli sensibili alla luce della retina per stimolare direttamente le cellule retiniche. L’altra innovazione è un dispositivo wireless in grado di trasmettere energia e dati ai nanofili.

Vogliamo creare una nuova classe di dispositivi con capacità drasticamente migliorate per aiutare le persone con disabilità visive“, ha detto Gabriel A. Silva, uno dei maggiori autori del lavoro. I test sugli animali con il nuovo dispositivo sono in corso, in seguito saranno attivati gli studi clinici con l’obiettivo di ripristinare la visione funzionale in pazienti con grave degenerazione della retina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Towards high-resolution retinal prostheses with direct optical addressing and inductive telemetry.
Sohmyung Ha, Massoud L Khraiche, Abraham Akinin, Yi Jing, Samir Damle, Yanjin Kuang, Sue Bauchner, Yu-Hwa Lo, William R Freeman, Gabriel A Silva, Gert Cauwenberghs
Journal of Neural Engineering, 2016; 13 (5): 056008 DOI: 10.1088/1741-2560/13/5/056008

University of California di San Diego

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Topi tornano a vedere con una retina ottenuta da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Le malattie degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare legata all’età, sono caratterizzate da una degenerazione della retina, che porta alla perdita della vista perché danneggia le cellule nervose sensibili alla luce (fotorecettori) che si trovano su questo tessuto. Attualmente non ci sono terapie in grado di bloccare la perdita della vista nelle persone con un processo di degenerazione della retina all’ultimo stadio.
Ora i ricercatori del RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe, Japan sono riusciti a coltivare in provetta a partire da cellule staminali una retina che trapiantata ha restituito la vista ai topi.

Il nostro studio è preliminare per un possibile trapianto della retina, derivata da cellule staminali, per la cura di alcune malattie dell’occhio” ha detto il prof. Takahashi. “Dopo ulteriori ricerche supplementari, abbiamo in programma di procedere a studi sull’uomo“.

stem-cells-retina
This image shows synaptic integration of graft retina into host mice. 3-D observation of contact between host bipolar cells (green) and graft retina (red). Credit: Mandai et al./Stem Cell Reports 2017

Negli esperimenti sono state utilizzate cellule della pelle di topi, riprogrammate usando un cocktail di 4 geni per farle diventare pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo. Queste cellule, che vengono chiamate cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), sono state poi indotte a svilupparsi in cellule della retina che sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo.
Quando è stato trapiantato nei topi, il tessuto ha sviluppato i collegamenti con le cellule vicine e ha restituito la vista in metà dei topi con una degenerazione della retina a uno stadio avanzato.

Scarica e leggi il documento in full text:
iPSC-Derived Retina Transplants Improve Vision in rd1 End-Stage Retinal-Degeneration Mice
Mandai, Michiko et al. Masayo Takahashi
Stem Cell Reports, Volume 8, Issue 1, 69 – 83  10 January 2017  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.008

Fonte: RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe  –  ANSA

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ECM e linee guida per oculisti.

Posted by giorgiobertin su novembre 20, 2016

La Soi (Società oftalmologica italiana) ha attivato un sistema Ecm riservato ai medici oculisti, ortottisti/assistenti in oftalmologia, infermieri e biologi. I programmi formativi sono organizzati da CMO S.r.l. ente di formazione riconosciuto dalla commissione ECM con il numero identificativo 681.

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  • Utilizzo di tecnologie avanzate nella chirurgia refrattiva della cataratta e della retina
    Scadenza: 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 10 – Scheda sintetica  –  Accedi
  • Vista e conoscenza. Saper guardare per poter vedere. Dal 26 febbraio 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: – Scheda sinteticaAccedi – Costo per Soci SOI : GRATUITO – Costo del Corso: 30.00 Euro
  • La semeiotica morfo-funzionale nel glaucoma – Dal 24 marzo 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 15 – Scheda sinteticaAccedi
  • Relazione Ufficiale Soi – Chirurgia della Cataratta. Dal 15 settembre 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 36 – Scheda sinteticaAccedi – Costo per Soci SOI : GRATUITO  – Costo del Corso: 100.00 Euro

Sono state aggiornate sempre a cura della Società Oftalmologica Italiana le “Linee guida Clinico Organizzative sulla Chirurgia della Cataratta“. Approvate il 25 ottobre 2014 – Primo Aggiornamento novembre 2015 – Secondo Aggiornamento ottobre 2016; e del Consenso Informato sull’intervento di Cataratta“.

Fonte: Soi

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Effetto dei microbi intestinali sulle malattie oculari gravi.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

I batteri intestinali hanno un ruolo significativo nel determinare se un soggetto sarà o è affetto da degenerazione maculare senile (AMD) – malattia legata all’invecchiamento che colpisce la macula, ossia la porzione più centrale della retina, che è la principale causa di cecità irreversibile nei paesi sviluppati.

I dati epidemiologici relativi all’AMD indicano che negli uomini, in generale, l’obesità addominale è il secondo fattori di rischio, dopo il tabacco.

amd-obesity Credit image: Przemyslaw Sapieha

Uno studio condotto dal professore Przemyslaw (Mike) Sapieha, presso Hôpital Maisonneuve-Rosemont (CIUSSS de l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e presso l’Università di Montreal, pubblicato su “EMBO Molecular Medicine“, ha scoperto che i batteri nel nostro intestino possono svolgere un ruolo importante nel determinare se si svilupperà la degenerazione maculare senile. In particolare i cambiamenti nella comunità batterica intestinale, come quelli portati da una dieta ricca di grassi, possono causare l’infiammazione di basso livello a lungo termine in tutto il corpo promuovendo l’AMD umida.

Sembra dal nostro studio che diete ricche di grassi alterano il microbioma intestinale al fine di aggravare l’AMD umida, malattia vascolare dovuta all’invecchiamento dell’occhio. Il fatto di agire sui tipi di microbi che vivono nell’intestino, dalla dieta o altri mezzi, potrebbe quindi alterare il rischio di sviluppare AMD e la progressione della malattia, che provoca perdita della vista“. – ha detto il prof. Sapieha.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut microbiota influences pathological angiogenesis in obesity‐driven choroidal neovascularization
Elisabeth MMA Andriessen, Ariel M Wilson, Gaelle Mawambo, Agnieszka Dejda, Khalil Miloudi, Florian Sennlaub, View ORCID ProfilePrzemyslaw Sapieha
EMBO Molecular Medicine (2016) e201606531 – DOI 10.15252/emmm.201606531 | Published online 15.11.2016

Fonti: Università di Montreal – Hôpital Maisonneuve-Rosemont –  Communiqué PDF

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FDA approva nuovo farmaco per la malattia dell’occhio secco.

Posted by giorgiobertin su luglio 13, 2016

La Food and Drug Administration negli Stati Uniti ha approvato Xiidra (lifitegrast soluzione oftalmica) per il trattamento dei segni e sintomi della malattia dell’occhio secco.

xiidra   Eyes

Il programma clinico a sostegno dell’approvazione di Xiidra è il più grande condotto fino ad oggi sulla malattia dell’occhio secco, i pazienti partecipanti sono stati 2.500,” ha affermato Edward Olanda, MD, Professore di Oftalmologia Clinica, Università di Cincinnati.
Questi studi hanno incluso pazienti di età compresa dai 19 AI 97 anni, la maggioranza dei quali erano donne (76 per cento). I pazienti sono stati randomizzati a ricevere Ugualmente colliri Xiidra o colliri placebo, due volte al giorno per dodici settimane. Gli studi hanno trovato che i gruppi trattati con Xiidra hanno dimostrato un grosso miglioramento sia nei segni che nei sintomi di secchezza oculare rispetto ai gruppi trattati con placebo.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new medication for dry eye disease

Xiidra e prodotto da Shire US Inc., of Lexington, Massachusetts

PR Newswire, Lexington, Mass. – July 11, 2016

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Campi elettrici e guarigione delle ferite diabetiche.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2016

Le persone con diabete spesso soffrono di ferite che sono lente a guarire e possono portare a ulcere, cancrena e amputazione. Una nuova ricerca condotta da un gruppo internazionale guidato da Min Zhao, professore di oftalmologia e dermatologia presso l’University of California, Davis, mostra che, in modelli animali di diabete, la lenta guarigione è associata a deboli correnti elettriche nelle ferite.

diabetes-cornea
UC Davis researchers measured electric fields and wound healing in eyes from three different models of diabetes. Left to right, green fluorescence shows damaged area shrinking over time. Top row, eyes from normal mice. Other rows are eyes from three different mouse models of diabetes. Credit: Min Zhao and Brian Reid, UC Davis

Questa è la prima dimostrazione che nelle ferite diabetiche o eventuali ferite croniche il segnale elettrico presente in natura è compromesso e correlato con un ritardo della guarigione“, ha detto Zhao. “La correzione di questo difetto offre un approccio totalmente nuovo per le ferite diabetiche.”

Il gruppo di ricerca ha dimostrato che i campi elettrici sono associati con la guarigione dei danni alla cornea, lo strato esterno trasparente dell’occhio nei diabetici.

Leggi abstract dell’articolo.
Diabetic cornea wounds produce significantly weaker electric signals that may contribute to impaired healing
Yunyun Shen, Trisha Pfluger, Fernando Ferreira, Jiebing Liang, Manuel F. Navedo, Qunli Zeng, Brian Reid & Min Zhao
Scientific Reports 6, Article number: 26525 Published online: 10 June 2016 – doi:10.1038/srep26525

Fonte: University of California, Davis

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Una lunghezza d’onda della luce uccide i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

Gli scienziati sanno da tempo che la luce UV ha la capacità di uccidere i batteri, anche patogeni come l’MRSA, denominati “superbatteri“. Tuttavia, le lampade UV richieste per questo tipo di trattamento rappresentano una minaccia per la salute per i pazienti e per il personale medico. Essi possono causare una serie di problemi di salute, danneggiano la pelle e gli occhi. Per esempio, la luce UV è nota per indurre il cancro della pelle e la cataratta.

Ora gli scienziati del Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center, hanno trovato una stretta banda di luce UV con una lunghezza d’onda di circa 207 nanometri che non può penetrare nello strato della pelle che riveste gli esseri viventi, o nello strato esterno dell’occhio , e riesce ad uccidere le cellule batteriche 10-25 volte più piccole delle cellule umane come l’MRSA (Staphylococcus aureus) resistente alla meticillina.

Batteri
MRSA bacteria (Source: NIH/Tim Sandle, PhD)

I nostri risultati offrono un potenziale percorso pratico per ridurre in modo significativo i tassi di infezioni del sito chirurgico senza rischi per la salute e la sicurezza dei pazienti e del personale medico.” – afferma il prof. David J. Brenner, autore principale.

Leggi il full text dell’articolo:
207-nm UV Light—A Promising Tool for Safe Low-Cost Reduction of Surgical Site Infections. II: In-Vivo Safety Studies
Manuela Buonanno, Milda Stanislauskas, Brian Ponnaiya, Alan W. Bigelow, Gerhard Randers-Pehrson, Yanping Xu, Igor Shuryak, Lubomir Smilenov, David M. Owens, David J. Brenner
PLOS ONE Published: June 8, 2016  http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0138418

Fonte: Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center

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Ripristinata la visione in conigli ciechi dopo trapianto di cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su marzo 10, 2016

Un team di ricercatori della Cardiff University e dell’Osaka University in Giappone ha descritto, in uno studio pubblicato sulla rivista “Nature“, un metodo per generare vari tipi di tessuto oculare da cellule staminali umane in un modo da rispecchiare l’intero sviluppo dell’occhio.
Quando sono stati trapiantato in un modello animale di cecità corneale, questi tessuti hanno permesso di riparare la parte anteriore dell’occhio e restituire la vista, secondo gli scienziati questi risultati potrebbero aprire la strada per la sperimentazione clinica umana del trapianto anteriore dell’occhio per ripristinare la visione persa o danneggiata.


Growing eye tissue
Human induced pluripotent stem cells are shown here differentiating into four different types of eye tissue, mimicking cell types found in the cornea, retina and lens.

L’occhio è composto da tessuti altamente specializzati che sono derivati ​​da una varietà di linee cellulari durante lo sviluppo. Studi precedenti hanno dimostrato che particolari tipi di cellule, come quelli che costituiscono la retina o cornea, possono essere creati in laboratorio da cellule staminali pluripotenti. Tuttavia, questi studi non rappresentano la complessità dello sviluppo dell’intero occhio. Gli esperimenti descritti riportano la generazione di molteplici linee cellulari dell’occhio, compreso il trasparente, la cornea e la congiuntiva, utilizzando le cellule staminali pluripotenti indotte umane. Gli scienziati sono stati in grado di dimostrare che le cellule epiteliali corneali possono essere coltivate e trapiantate chirurgicamente sugli occhi dei conigli con cecità indotta sperimentalmente per riparare la parte anteriore dell’occhio.

Un secondo lavoro pubblicato sempre ieri sulla rivista “Nature” descrive una procedura chirurgica che attiva le cellule staminali del corpo per rigenerare le funzionalità degli occhi in bambini nati con la cataratta.

I due studi sono “incredibili, quasi fantascienza”.

Co-ordinated ocular development from human iPS cells and recovery of corneal function
Ryuhei Hayashi, Yuki Ishikawa, Yuzuru Sasamoto, Ryosuke Katori, Naoki Nomura, Tatsuya Ichikawa, Saori Araki, Takeshi Soma, Satoshi Kawasaki, Kiyotoshi Sekiguchi, Andrew J. Quantock,Motokazu Tsujikawa & Kohji Nishida
Nature (2016) Published online 09 March 2016 doi:10.1038/nature17000

Lens regeneration using endogenous stem cells with gain of visual function
Haotian Lin,Hong Ouyang,Jie Zhu,Shan Huang,Zhenzhen Liu,Shuyi Chen,Guiqun Cao, Gen Li,Robert A. J. Signer,Yanxin Xu, Christopher Chung,Ying Zhang,Danni Lin, Sherrina Patel, …..Kang Zhang & Yizhi Liu
Nature Published online 09 March 2016 – doi:10.1038/nature17181

Approfondimenti:
‘Sci fi’ eye experiments improve vision in children — and rabbits
Nature 09 March 2016

Fonte: Cardiff University

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Malattie rare: Trovata la cura per la Sindrome EEC che causa cecità.

Posted by giorgiobertin su marzo 1, 2016

I pazienti affetti da Sindrome EEC (Ectrodattilia, Displasia Ectodermica labio/palatoschisi), ovvero una severa patologia corneale responsabile della progressiva perdita della capacità visiva fino alla completa cecità, hanno finalmente una nuova speranza di cura.

logo_unipd           Stem-cells-cover

Nello studio, condotto dal dottor Enzo Di Iorio del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova in collaborazione con la dottoressa Vanessa Barbaro (Officina Farmaceutica della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus), i ricercatori hanno corretto il difetto genetico nelle cellule staminali epiteliali dei pazienti affetti da EEC mediante l’impiego di piccole molecole di RNA capaci di annullare in modo efficiente l’effetto della mutazione genica, consentendo quindi un recupero completo della funzionalità delle cellule staminali.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Stem Cells“.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Correction of mutant p63 in EEC syndrome using siRNA mediated allele specific silencing restores defective stem cell function.
Barbaro V, Nasti AA, Del Vecchio C, Ferrari S, Migliorati A, Raffa P, Lariccia V, Nespeca P, Biasolo M, Willoughby CE, Ponzin D, Palù G, Parolin C, Di Iorio E.
Stem Cells. 2016 Feb 17. doi: 10.1002/stem.2343. [Epub ahead of print]

Fonte: Università di Padova

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Editing genetico per il trattamento della perdita della vista.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2016

I ricercatori della Columbia University Medical Center (CUMC) e University of Iowa hanno utilizzato una tecnologia di editing-genetico chiamato CRISPR per riparare una mutazione genetica responsabile della retinite pigmentosa (RP), una malattia ereditaria che causa un degrado della retina e porta alla cecità.


Using CRISPR to Repair Blindness-causing Genetic Defect

Nello studio, i ricercatori hanno usato delle cellule staminali di un campione di pelle prelevato da un paziente con retinite pigmentosa. Il team ha poi attraverso la metodica CRISPR riparato il gene difettoso nelle staminali di derivazione che ospitavano la mutazione che causa la malattia. Le cellule staminali è possibile così trasformarle in cellule sane della retina. Il prossimo passo sarà quello di trapiantarle nuovamente dentro lo stesso paziente per il trattamento della perdita della vista.

I ricercatori affermano che utilizzare le stesse cellule del paziente comporta meno problemi di rigetto da parte del sistema immunitario. Precedenti studi clinici hanno dimostrato che la generazione di cellule della retina da cellule staminali embrionali e riutilizzarle per il trapianto è una procedura sicura e potenzialmente efficace. Ricordiamo che la tecnologia CRISPR non è ancora stata approvata per l’uso negli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Precision Medicine: Genetic Repair of Retinitis Pigmentosa in Patient-Derived Stem Cells
Alexander G. Bassuk, Andrew Zheng, Yao Li, Stephen H. Tsang & Vinit B. Mahajan
Scientific Reports 6, Article number: 19969 (2016) Published online: 27 January 2016 doi:10.1038/srep19969

Fonte ed approfondimenti: Columbia University Medical Center (CUMC)  –  University of Iowa

CRISPR Cas9 And The Mind-Blowing Future of Medicine (video)

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Cellule ombelicali per rigenerare i neuroni della retina.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2015

I ricercatori della Duke University hanno isolato le cellule del tessuto ombelicale umano ed hanno dimostrato che è possibile produrre molecole che aiutano i neuroni della retina a crescere, a collegarsi e a sopravvivere. Tutti gli esperimenti sono stati condotti, per ora sugli animali.

SynaptogenDuke
Cells isolated from newborns’ umbilical cords help neurons make new connections (shown in yellow) with their neighbors. Image credit: Sehwon Koh, Duke University

Le molecole studiate appartengono alla famiglia delle trombospondine (glicoproteine, contenute nei granuli alfa delle piastrine del sangue); possono avere un potenziale terapeutico per il trattamento di malattie oculari degenerative.
In particolare attraverso una serie di esperimenti, i ricercatori hanno determinato che relativamente grandi molecole, trombospondina 1, 2 e 4, sono le principalmente responsabili dell’effetto. Queste molecole vengono rilasciate dalle cellule cerebrali chiamate astrociti e aumentano la formazione di sinapsi tra i neuroni nel cervello.

E’ eccitante che le trombospondine abbiano avuto un forte effetto sulla crescita dei neuriti“, ha detto Cagla Eroglu, coordinatore della ricerca. “I neuriti che formano nuove connessioni tra loro sono fondamentali per aiutare i neuroni a crescere di fronte a infortuni e a malattie neurodegenerative“.

Leggi abstract dell’articolo:
Human Umbilical Tissue-Derived Cells (hUTC) Promote Synapse Formation and Neurite Outgrowth via Thrombospondin Family Proteins
Sehwon Koh, Namsoo Kim, Henry H. Yin, Ian R. Harris, Nadine S. Dejneka, and Cagla Eroglu.
Journal of Neuroscience, November 25, 2015. DOI: 10.1523/JNEUROSCI.1364-15.2015

Human umbilical tissue-derived cells (hUTC) promote synapse formation and neurite outgrowth via Thrombospondin family proteins: A potential mechanism for hUTC-based therapy in retinal-degenerative diseases
Sehwon Koh; Namsoo Kim; Nadine S Dejneka; Ian R Harris; Henry H Yin; Cagla Eroglu
Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2015; 56(7):2258

Fonte ed approfondimenti: Duke University

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Safe Walk – Bastone elettrico per non vedenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 15, 2015

Il dispositivo Safe Walk intende fornire un valido aiuto alle persone non vedenti o agli ipovedenti fornendo indicazioni sensoriali sugli ostacoli presenti durante il loro cammino, sia in ambienti chiusi che all’aperto.

Fonte: Telemedicina
Video

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Un collirio per curare la cataratta.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2015

La chirurgia della cataratta potrebbe presto essere un ricordo del passato. Questo è quanto emerge da due studi pubblicati sulla rivista “Science” e sulla rivista “Nature” a cura dei ricercatori dell’University of Durham.

Cataratta

Le cataratte sono regioni oscure che si sviluppano nel cristallino dell’occhio. Si formano nell’arco di parecchi anni a seguito di un’aggregazione di proteine, una volta formatesi c’è una sola soluzione: la chirurgia.
Ora secondo i ricercatori (articolo su Nature) questi aggregati possono essere sciolti in poche settimane con una sostanza chiamata lanosterolo, un precursore del colesterolo e/o diversi steroli correlati.

Negli studi si dimostra che gli steroli potrebbero aiutare nel trattamento di una serie di altre malattie umane come la cardiomiopatia e malattie neurodegenerative in cui sono coinvolte le proteine. Il meccanismo di azione è poco noto, è possibile però che tali farmaci a base di sterolo possano avere applicazioni per il trattamento del morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer e altri tipi di demenza.

Leggi abstract dell’articolo:
Pharmacological chaperone for α-crystallin partially restores transparency in cataract models
Leah N. Makley, Kathryn A. McMenimen, Brian T. DeVree, Joshua W. Goldman, Brittney N. McGlasson, Ponni Rajagopal, Bryan M. Dunyak, Thomas J. McQuade, Andrea D. Thompson, Roger Sunahara, Rachel E. Klevit, Usha P. Andley, and Jason E. Gestwicki
Science 6 November 2015: Vol. 350 no. 6261 pp. 674-677 DOI: 10.1126/science.aac9145

Supplementary Material

Lanosterol reverses protein aggregation in cataracts
Ling Zhao, Xiang-Jun Chen, Jie Zhu, Yi-Bo Xi, Xu Yang+ et al.
Nature 523, 607–611 (30 July 2015) doi:10.1038/nature14650

Fonte: University of Durham

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Primo trial per il trapianto di staminali nella retina.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2015

I ricercatori del Moorfields Eye Hospital di Londra, Regno Unito hanno trapiantato con successo cellule dell’occhio derivate da cellule staminali nella retina di un paziente con degenerazione maculare umida legata all’età – age-related macular degeneration (AMD). Queste cellule sono state utilizzate per sostituire quelle nella parte posteriore dell’occhio che sono malate nell’AMD.


AMD leads to an individual’s central vision becoming blurry, dark or distorted due to damaged retinal cells.

Il primo intervento è stato eseguito con successo su un paziente lo scorso mese, i risultati saranno pubblicati entro dicembre 2015.
La tecnica utilizza cellule staminali prevenienti da un embrione, che vengono fatte differenziare in cellule dell’epitelio pigmentato retinico, lo strato di tessuto più esterno di quelli che formano la retina. Uno strato di cellule così ottenute viene quindi impiantato nell’occhio dei pazienti, con la speranza che sostituisca quelle danneggiate dalla degenerazione maculare senile, ripristinando (almeno in parte) le normali funzioni dell’occhio.
Il trial clinico (condotto su 10 pazienti), ha come obiettivo quello di dimostrare per la prima volta la reale efficacia del trattamento in termini di recupero della vista per i pazienti.

The operation is part of a programme, the London Project to Cure Blindness

Fonte ed approfondimenti: Moorfields Eye Hospital   –   BBC Health

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