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Posts Tagged ‘oculistica’

Identificata una nuova proteina legata alla degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2020

Il team di ricerca, composto da scienziati della Queen Mary University of London, dell’University of Manchester, dell’University of Cardiff e del Radboud University Medical Center, Nijmegen, ha trovato livelli significativamente più alti di una proteina chiamata proteina 4 correlata al fattore H (FHR-4) nel sangue dei pazienti con degenerazione maculare legata all’età (AMD).

FHR-4-protein-macula
Accumulation of FHR-4 protein (yellow) within the macula

Utilizzando tessuti oculari donati per la ricerca medica, i ricercatori hanno dimostrato la presenza della proteina FHR-4 all’interno della macula, la regione specifica dell’occhio colpita dalla malattia.

I risultati di questo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications” aprono nuove vie per la diagnosi precoce misurando i livelli di FHR-4 nel sangue, e suggeriscono che le terapie mirate a questa proteina potrebbero fornire promettenti opzioni di trattamento futuro per la malattia.

L’FHR-4 regola il sistema del complemento, parte del sistema immunitario, che svolge un ruolo critico nell’infiammazione e nella difesa dell’organismo contro le infezioni. I risultati suggeriscono che i cambiamenti genetici ereditari possono portare a livelli più alti di FHR-4 nel sangue, il che si traduce in un’attivazione incontrollata del sistema del complemento all’interno dell’occhio.

Leggi il full text dell’articolo:
Increased circulating levels of Factor H-Related Protein 4 are strongly associated with age-related macular degeneration
V Cipriani et al.
Nature Communications dx.doi.org/10.1038/s41467-020-14499-3

Fonte: Queen Mary University of London

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Identificato un modo per arrestare la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2020

La nuova scoperta collega in modo sorprendente le forme “asciutte” e “umide” della degenerazione maculare legata all’età (AMD). Il team del prof. Gelfand del Center for Advanced Vision Science si è concentrato principalmente sulla forma secca più comune e attualmente non trattabile. Ma dopo aver fatto una scoperta sull’AMD secca, ha potuto constatare che la scoperta era vera anche per l’AMD umida.

wetform

In particolare è stato scoperto che l’assenza di un particolare enzima potrebbe guidare entrambe le forme di AMD. L’enzima, chiamato Dicer, si perde con l’età e quella perdita porta a una crescita eccessiva dei vasi sanguigni nella retina provocando parecchi danni.
Gelfand e il suo team è stato in grado di ripristinare l’enzima nei topi adattando una forma di terapia genica già utilizzata per trattare altre malattie degli occhi nelle persone. Il suo lavoro suggerisce che un approccio simile potrebbe trattare entrambe le forme di AMD, ma saranno necessari molti più test per determinare la sicurezza e l’efficacia di un potenziale trattamento. In caso di successo, tuttavia, sarebbe il primo trattamento per l’AMD secca e potrebbe migliorare significativamente il trattamento dell’AMD umida.

La ricerca condotta all’University of Virginia School of Medicine è stata supportata dal National Institutes of Health.

Leggi il full text dell’articolo:
Chronic Dicer1 deficiency promotes atrophic and neovascular outer retinal pathologies in mice
Charles B. Wright, Hironori Uehara, Younghee Kim, Tetsuhiro Yasuma, Reo Yasuma, Shuichiro Hirahara, Ryan D. Makin, Ivana Apicella, Felipe Pereira, Yosuke Nagasaka, Siddharth Narendran, Shinichi Fukuda, Romulo Albuquerque, Benjamin J. Fowler, Ana Bastos-Carvalho, Philippe Georgel, Izuho Hatada, Bo Chang, Nagaraj Kerur, Balamurali K. Ambati, Jayakrishna Ambati, Bradley D. Gelfand
Proceedings of the National Academy of Sciences Jan 2020, 201909761; DOI: 10.1073/pnas.1909761117

Fonte: University of Virginia School of Medicine

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FDA approva lente a contatto per rallentare la progressione della miopia.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2019

MiSight, la prima lente a contatto indicata per rallentare la progressione della miopia nei bambini di età compresa tra 8 e 12 anni, è stata approvata dalla Food and Drug Administration – FDA.

lente-contatto

La FDA ha approvato MiSight sulla base dei dati di una sperimentazione clinica prospettica in quattro siti clinici. La sicurezza e l’efficacia di MiSight sono state dimostrate in uno studio clinico randomizzato e controllato di tre anni su 135 bambini di età compresa tra 8 e 12 anni. Durante i tre anni, i bambini che indossavano lenti MiSight avevano una progressione minore della miopia rispetto a quelli che indossavano lenti a contatto morbide convenzionali.
L’approvazione è stata concessa a CooperVision Inc.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first contact lens indicated to slow the progression of nearsightedness in children

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Imaging retinico per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su novembre 10, 2019

La retina dell’occhio è considerata l’estensione dello sviluppo del cervello e si può accedere in modo non invasivo. In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “ACS Chemical Neuroscience, i professori dell’Università del Minnesota Robert Vince e Swati More hanno esaminato il potenziale dell’imaging iperspettrale della retina per rilevare i cambiamenti biochimici presenti nelle prime fasi della malattia di Alzheimer. In particolare, la tecnica caratterizza i cambiamenti di dispersione della luce nella retina dei pazienti con malattia di Alzheimer rispetto ai partecipanti sani.

eye Photo credit: Ababsolutum via Getty Images

Il processo, che è stato utilizzato in studi preclinici e in uno studio pilota umano, analizza l’occhio di un paziente per rilevare piccole quantità di una proteina molto prima che si accumulino in cluster abbastanza grandi da formare placche nel cervello, un segno biologico della progressione della malattia di Alzheimer. Il test non è invasivo e viene condotto in meno di 10 minuti.

I risultati preliminari di questo studio sono promettenti e hanno gettato le basi per i prossimi passi che prevedono una rigorosa validazione della tecnica in ambito clinico“, ha affermato Swati More, professore associato presso il Center for Drug Design, College of Pharmacy.

Leggi abstract dell’artciolo:
In Vivo Assessment of Retinal Biomarkers by Hyperspectral Imaging: Early Detection of Alzheimer’s Disease
Swati S. More et al.
ACS Chemical Neuroscience (2019). DOI: 10.1021/acschemneuro.9b00331

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Terapia Genica per la degenerazione maculare legata all’età.

Posted by giorgiobertin su ottobre 12, 2019

La terapia genica sta mostrando risultati promettenti per una delle cause più comuni di cecità. I dati presentati al 123° Meeting annuale dell’American Academy of Ophthalmology, mostrano che sei pazienti con degenerazione maculare legata all’età umida (AMD) finora sono passati almeno sei mesi senza la necessità di iniezioni continue per controllare una malattia che in genere richiede un trattamento ogni 4-6 settimane (studio clinico di fase I). I ricercatori affermano che la speranza è che la terapia genica libererà i pazienti da iniezioni agli occhi quasi mensili offrendo un potenziale trattamento “one-and-done“. Non si tratta solo di convenienza; un trattamento più coerente può anche aiutare le persone a mantenere una maggiore visione.

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Il team del dott. Kiss ha sviluppato un vettore di prossima generazione che può inserire nelle cellule dell’occhio, materiale genetico che rende una molecola simile a un medicinale ampiamente usato chiamato aflibercept. Una volta all’interno delle cellule, la sequenza del DNA inizia a produrre la proteina aflibercept.

In-Office Gene Therapy for Wet Age-related Macular Degeneration is Coming

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OpticSELINE: stimolazione del nervo ottico per aiutare i non vedenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 20, 2019

Gli scienziati dell’EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland) e della Scuola Superiore Sant’Anna in Italia, stanno sviluppando una tecnologia per non vedenti che bypassa completamente il bulbo oculare e invia messaggi al cervello, stimolando il nervo ottico con un nuovo tipo di elettrodo intraneurale chiamato OpticSELINE, testato sui conigli.

I ricercatori hanno riportato i loro risultati in “Nature Biomedical Engineering”.

OpticSELINE

Riteniamo che la stimolazione intraneurale possa essere una soluzione preziosa per diversi dispositivi neuroprostetici per il ripristino delle funzioni sensoriali e motorie. I potenziali traslazionali di questo approccio sono davvSpatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerveo estremamente promettenti”, spiega Silvestro Micera, Professore di bioelettronica alla Scuola Superiore Sant’Anna.

Gli elettrodi intraneurali possono effettivamente essere la risposta per fornire informazioni visive ricche ai soggetti. Sono anche stabili e hanno meno probabilità di muoversi una volta impiantati in un soggetto, secondo gli scienziati. Gli elettrodi del bracciale sono posizionati chirurgicamente attorno al nervo, mentre gli elettrodi intraneurali penetrano attraverso il nervo.

“Per ora, sappiamo che la stimolazione intraneurale ha il potenziale per fornire modelli visivi informativi. Ci vorranno feedback dai pazienti nei futuri studi clinici al fine di perfezionare tali modelli. Da una prospettiva puramente tecnologica, potremmo fare prove cliniche già domani” – afferma il prof. Diego Ghezzi.

Leggi abstract dell’articolo:
Spatially selective activation of the visual cortex via intraneural stimulation of the optic nerve
Vivien Gaillet, Annarita Cutrone[…] Silvestro Micera & Diego Ghezzi
Nature Biomedical Engineering 19 August 2019

Fonte: EPFL(École polytechnique fédérale de Lausanne, Geneva, Switzerland)

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Creato un occhio artificiale in 3D da cellule umane.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2019

I ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria, Università della Pennsylvania, Filadelfia, Pennsylvania, Stati Uniti, hanno creato un occhio tridimensionale, capace di ammiccare. Il modello, realizzato con cellule umane, è descritto in un articolo pubblicato online su “Nature Medicine“.


Engineered human ocular surface model – Credit: Jeongyun Seo and Dongeun Huh at the University of Pennsylvania

Gli autori hanno coltivato cellule di tessuto umano derivate dalla cornea e dalla congiuntiva in un’interfaccia aria-liquido per ricreare la superficie dell’occhio. Questa è stata quindi coltivata all’interno di una piattaforma con esposizione a fluidi lacrimali e ad una palpebra di idrogel artificiale che ha imitato il battito spontaneo.
L’occhio artificiale in futuro potrebbe essere usato al posto di modelli animali per studiare disturbi come l’occhio secco e per testare nuovi farmaci (video).

Ora i ricercatori dovranno migliorare ulteriormente questo modello artificiale arricchendolo con nuovi elementi, come i vasi sanguigni, le terminazioni nervose e le cellule del sistema immunitario.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiscale reverse engineering of the human ocular surface
Jeongyun Seo, Woo Y. Byun, Farid Alisafaei, Andrei Georgescu, Yoon-Suk Yi, Mina Massaro-Giordano, Vivek B. Shenoy, Vivian Lee, Vatinee Y. Bunya & Dongeun Huh
Nature Medicine Published: 05 August 2019

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Da un batterio un collirio contro le retinopatie.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2019

Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’ISS su una proteina batterica e’ stato ottenuto un collirio che potrebbe migliorare la vista nei casi di retinopatia. In particolare la ricerca, pubblicata sulla rivista “Neuroscience“, ha osservato che la somministrazione topica tramite collirio di una soluzione contenente la proteina batterica Fattore Citotossico Necrotizzante 1 (CNF1) di Escherichia Coli, e’ stata in grado di migliorare le prestazioni visive in un modello animale di retinopatia ipertensiva, una condizione clinica che si riscontra in soggetti con elevati valori di pressione arteriosa sistemica che altera il corretto funzionamento della retina portando ad una perdita graduale della vista.

collirio

CNF1, tramite la modulazione dell’attivita’ della proteina Rac1 nella retina, potrebbe agire come antiinfiammatorio, migliorando quindi la funzionalita’ visiva. La proteina Rac1 appartiene alla famiglia delle Rho GTPasi, piccole proteine regolatorie gia’ note per essere coinvolte nei processi infiammatori e nella risposta allo stress ossidativo a livello vascolare.

Aver dimostrato che l’agire sull’attivita’ della proteina Rac1 sia in grado di migliorare la funzionalita’ in una retina gia’ compromessa – spiega la Dott.ssa Fiorentini – apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a patologie della vista nella cui patogenesi esiste un’importante componente neuro-infiammatoria. Parlo di malattie altamente invalidanti come la retinopatia ipertensiva, la retinopatia diabetica ed il glaucoma, per le quali ad oggi non esistono cure”.

Leggi abstract dell’articolo:
Eye Drop Instillation of the Rac1 Modulator CNF1 Attenuates Retinal Gliosis and Ameliorates Visual Performance in a Rat Model of Hypertensive Retinopathy
Andrea Matteucci, Laura Ricceri, Alessia Fabbri, Andrea Fortuna, … Stefano Loizzo
Neuroscience, Available online 23 May 2019 https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2019.05.021

Fonte: Ordine Medici Roma

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Terapia glaucoma: un collirio dal cordone ombelicale.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2019

Un collirio per il trattamento del glaucoma, lo ha brevettato un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna dopo che il suo effetto neuroprotettivo è stato dimostrato in studi preclinici in vitro, ex vitro e in vivo.

Il nuovo prodotto si basa sulle proprietà del sangue contenuto nel cordone ombelicale. Al suo interno, infatti, gli studiosi hanno individuato una serie di fattori di crescita in grado di contrastare il glaucoma. E gli stessi effetti riparativi potrebbero essere efficaci anche su altri tipi di malattie degenerative oculari.

Glaucoma

Il glaucoma è caratterizzato da un aumento della pressione intraoculare e da fenomeni degenerativi che influenzano la testa del nervo ottico causando un progressivo deterioramento del campo visivo e danni permanenti della vista; se non curato in tempo può portare alla cecità.

Nel sangue del cordone ombelicale, e in particolare in una sua parte, il siero, ci sono una serie di fattori di crescita che sono in grado di esercitare un’azione riparatoria contrastando le malattie degenerative dell’occhio, come il glaucoma ma non solo”, sottolinea il professore dell’Università di Bologna Emilio Campos, “il prodotto potrà essere utilizzato anche su altre malattie degenerative dell’occhio”.

Scarica e leggi il documento in full text:
Topical Treatment with Cord Blood Serum in Glaucoma Patients: A Preliminary Report.
Campos E, Versura P, Giannaccare G, Terzi A, Bisti S, Di Marco S, Buzzi M.
Case Rep Ophthalmol Med. 2018 Jul 25;2018:2381296. doi: 10.1155/2018/2381296

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Analisi degli occhi per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su marzo 20, 2019

Un esame oculistico veloce potrebbe un giorno consentire agli oculisti di controllare sia la prescrizione degli occhiali che la salute del cervello.

Uno studio condotto su oltre 200 persone al Department of Ophthalmology, Duke University, Durham, North Carolina pubblicato sulla rivista “Ophthalmology Retina” suggerisce che la perdita dei vasi sanguigni nella retina potrebbe segnalare la malattia di Alzheimer.

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Nelle persone con cervello sano, i vasi sanguigni microscopici formano una rete densa nella parte posteriore dell’occhio all’interno della retina, come visto in 133 partecipanti in un gruppo di controllo. Agli occhi di 39 persone con il morbo di Alzheimer, quella rete era meno densa e anche scarsa in alcuni punti.

Stiamo misurando i vasi sanguigni che non possono essere visti durante un normale esame oculistico e lo stiamo facendo con una tecnologia non invasiva relativamente nuova che prende immagini ad alta risoluzione di vasi sanguigni molto piccoli all’interno della retina in pochi minuti” afferma la prof.ssa Sharon Fekrat del Department of Ophthalmology, Duke University, Durham, North Carolina. “È possibile che questi cambiamenti nella densità dei vasi sanguigni nella retina possano rispecchiare quello che succede nei minuscoli vasi sanguigni nel cervello, forse prima che siamo in grado di rilevare eventuali cambiamenti nella cognizione.”

Una scansione OCTA (angiografia con tomografia a coerenza ottica) potrebbe rivelare cambiamenti in minuscoli capillari – più della metà della larghezza di un capello umano – prima che i cambiamenti dei vasi sanguigni compaiano su una scansione cerebrale come una risonanza magnetica o un angiogramma cerebrale, che evidenziano solo vasi sanguigni più grandi. L’obiettivo è quello di utilizzare questa tecnologia per rilevare il morbo di Alzheimer in anticipo, prima che i sintomi della perdita di memoria siano evidenti.

Leggi abstract dell’articolo:
Retinal Microvascular and Neurodegenerative Changes in Alzheimer’s Disease and Mild Cognitive Impairment Compared with Control Participants
Stephen P. Yoon, Dilraj S. Grewal, Atalie C. Thompson, Bryce W. Polascik, … Sharon Fekrat
Ophthalmology Retina Available online 11 March 2019 https://doi.org/10.1016/j.oret.2019.02.002

Supplemental material is available at www.ophthalmologyretina.org.

Fonte: Department of Ophthalmology, Duke University, Durham, North Carolina

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Con l’inserimento di un singolo gene, i topi ciechi recuperano la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2019

Gli scienziati dell’University of California, Berkeley, hanno inserito un gene per un recettore a luce verde negli occhi dei topi ciechi e, un mese dopo, gli animali si muovono attorno agli ostacoli con la stessa facilità dei topi senza problemi di vista.

I ricercatori dicono che, in meno di tre anni, la terapia genica – somministrata tramite un virus inattivato – potrebbe essere provata negli esseri umani che hanno perso la vista a causa della degenerazione retinica, dando loro una visione sufficiente per muoversi e potenzialmente ripristinare la loro capacità di leggere o guardare video.
Nei loro studi sui topi, il team di UC Berkeley è riuscito a rendere sensibile il 90% delle cellule ganglionari.

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Isacoff, Flannery e colleghi hanno riportati i risultati del loro successo in un articolo apparso online su “Nature Communications“.

Per invertire la cecità nei topi, i ricercatori hanno progettato un virus mirato alle cellule gangliari della retina e l’hanno caricato con il gene per un recettore sensibile alla luce, l’opsina verde (con lunghezza d’onda media) del cono. Normalmente, questa opsina è espressa solo dalle cellule dei fotoricettori dei coni e li rende sensibili alla luce verde-gialla. Quando iniettato nell’occhio, il virus trasportava il gene in cellule gangliari, che normalmente sono insensibili alla luce, e le rendeva sensibili alla luce e in grado di inviare segnali al cervello interpretati come vista.
I topi ciechi hanno riacquistato la capacità di eseguire uno dei loro comportamenti più naturali: riconoscere ed esplorare oggetti tridimensionali.

l team di UC Berkeley è ora al lavoro per testare le variazioni sul tema che potrebbero ripristinare la visione dei colori e aumentare ulteriormente l’acutezza e l’adattamento.

Leggi il full text dell’articolo:
Restoration of high-sensitivity and adapting vision with a cone opsin
Michael H. Berry, Amy Holt, Autoosa Salari, Julia Veit, Meike Visel, Joshua Levitz, Krisha Aghi, Benjamin M. Gaub, Benjamin Sivyer, John G. Flannery & Ehud Y. Isacoff
Nature Communications volume 10, Article number: 1221 Published: 15 March 2019

Fonte: Department of Molecular and Cell Biology, University of California, Berkeley, CA

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Prima terapia genica contro la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2019

I ricercatori dell’Oxford Eye Hospital hanno effettuato la prima operazione di terapia genica al mondo per affrontare la causa principale della degenerazione maculare legata all’età (AMD).

Un trattamento genetico somministrato precocemente per preservare la vista in pazienti che altrimenti perderebbero la vista sarebbe un enorme passo avanti nell’oftalmologia e certamente qualcosa che spero di realizzare nel prossimo futuro” – afferma il Robert MacLaren Professore di Oftalmologia presso l’University of Oxford.

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Prof Robert MacLaren, right, injects the virus into the eye of Janet Osborne

Nell’AMD, i geni coinvolti nel sistema di difesa naturale dell’occhio (il sistema del complemento) iniziano a funzionare male. Ciò causa la morte delle cellule nella parte centrale della retina (la macula) e non vengono mai rinnovate. Alla fine, una persona inizia a perdere la visione centrale e la capacità di vedere i dettagli.

Il team del prof. MacLaren ha iniettato un virus che trasportava un gene sintetico nella parte posteriore dell’occhio del paziente. Il virus è entrato nelle cellule della retina e ha rilasciato il gene, aiutando l’occhio a creare una proteina che previene la morte delle cellule della retina. Questo processo mantiene la macula sana.
L’operazione è stata parte dello studio FOCUS, sponsorizzato da Gyroscope Therapeutics, un’azienda britannica di biotecnologie che ha sviluppato prodotti di terapia genica per malattie oculari quali AMD secca.

“Stiamo sfruttando la potenza del virus, un organismo presente in natura, per trasportare il DNA nelle cellule del paziente”, afferma il prof. MacLaren.

In caso di successo, l’operazione potrebbe avere un impatto significativo sulla qualità della vita e l’indipendenza di coloro che soffrono di AMD.

GYROSCOPE THERAPEUTICS ANNOUNCES FIRST PATIENT DOSED IN PHASE I/II FOCUS STUDY IN DRY AMD

Oxford Eye Hospital

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Visione restaurata in ratti ciechi dopo trapianto di cellule di retina fetali.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2018

Ricercatori dell’University of California, Irvine School of Medicine, hanno scoperto che i neuroni localizzati nei centri di visione del cervello dei ratti ciechi funzionavano normalmente in seguito a trapianti di cellule di retina fetali, confermando il successo del ripristino di visione. La ricerca è stata pubblicata su “Journal of Neuroscience“.

Il team guidato dal prof. David Lyon, ha dimostrato che cellule fetali si integrano nella retina e generano un’attività visiva quasi normale nel cervello dei ratti ciechi. “Sorprendentemente, abbiamo riscontrato che i trapianti di cellule di retina fetali hanno generato risposte visive in corteccia simili a quelle di ratti normali. I trapianti hanno anche preservato la connettività all’interno del cervello che supporta il potenziale di questo approccio nella cura della perdita della vista associata alla degenerazione retinica“, ha detto Lyon.

Lyon
The left side of the figure illustrates the retina transplantation procedure. The right side of the figure represents examples of orientation tuning curves recorded from three rats: a normal rat, a rat with a transplant and a rat with a degenerated retina (blind). Displayed below the tuning curves are the responses to sinusoidal grating stimuli. The response patterns indicate that neurons in the brains of transplant recipients are very similar to those of the rats with normal vision. Credit University of California.

Misurando la risposta dei neuroni nella corteccia visiva primaria, i ricercatori Lione hanno constatato come i ratti con grave degenerazione retinica che hanno ricevuto cellule donatrici, sono diventati sensibili a varie caratteristiche degli stimoli visivi, tra cui dimensioni, orientamento e contrasto, già a tre mesi dall’intervento. Lo studio rappresenta un importante passo avanti nella lotta alla perdita della vista legata all’età e alla malattia negli adulti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Detailed visual cortical responses generated by retinal sheet transplants in rats with severe retinal degeneration
Andrzej T. Foik, Georgina A. Lean, Leo R. Scholl, Bryce T. McLelland, Anuradha Mathur, Robert B. Aramant, Magdalene J. Seiler and David C. Lyon
Journal of Neuroscience 5 November 2018, 1279-18; DOI: https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.1279-18.2018

Fonte: University of California, Irvine School of Medicine

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Coltivata in laboratorio la prima retina umana.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2018

Dopo diversi studi e ricerche, negli Stati Uniti presso la Johns Hopkins University è stata coltivata in laboratorio la prima retina umana. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Science, getta le basi per sviluppare terapie per le malattie degli occhi come daltonismo e degenerazione maculare. Stabilisce anche “organoidi” creati in laboratorio come modello per studiare lo sviluppo umano a livello cellulare (video).


Human Retinas Grown in a Dish – Johns Hopkins University

Il prof. Robert J. Johnston ed il suo team si sono concentrati sulle cellule che consentono alle persone di vedere blu, rosso e verde – i tre fotorecettori conici nell’occhio umano.
Mentre la maggior parte della ricerca visiva viene effettuata su topi e pesci, nessuna di queste specie ha la visione dinamica diurna e cromatica degli esseri umani. Quindi i ricercatori hanno creato gli occhi umani di cui avevano bisogno – con le cellule staminali.

La visione tricromatica dei colori ci contraddistingue dalla maggior parte degli altri mammiferi“, ha detto la prima autrice Kiara Eldred. “La nostra ricerca sta davvero cercando di capire quali percorsi portano queste cellule a darci quella visione a colori speciale.

Quando le cellule sono cresciute in laboratorio e sono diventate retine in piena regola, il team ha scoperto che le cellule che rivelano il blu si sono materializzate per prime, seguite dalle rilevazioni di rosso e verde. In tutti i casi, la chiave era un interruttore molecolare: l’ormone tiroideo. Comprendendo come la quantità di ormone tiroideo stabiliva se le cellule diventassero blu o rosse e verdi, il team è stato in grado di manipolare il risultato, creando retine di un occhio umano completo.

Poiché la degenerazione maculare è una delle principali cause di cecità nelle persone, capire come far crescere una nuova macula potrebbe portare a trattamenti clinici.

Leggi abstract dell’articolo:
Thyroid hormone signaling specifies cone subtypes in human retinal organoids.
Kiara C. Eldred, Sarah E. Hadyniak, Katarzyna A. Hussey, Boris Brenerman, Ping-Wu Zhang, Xitiz Chamling, Valentin M. Sluch, Derek S. Welsbie, Samer Hattar, James Taylor, Karl Wahlin, Donald J. Zack, Robert J. Johnston.
Science, 2018; 362 (6411): eaau6348 DOI: 10.1126/science.aau6348

Fonte: Johns Hopkins University

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Un collirio per il trattamento della degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2018

Gli scienziati dell’University of Birmingham hanno fatto un passo avanti nello sviluppo di un collirio che potrebbe rivoluzionare il trattamento della degenerazione maculare senile (AMD).

La tecnologia che sta dietro alle gocce oculari è un peptide che penetra le cellule e può rilasciare il farmaco sulla retina (la parte posteriore dell’occhio).
Questo ultimo studio, pubblicato su Investigative Ophthalmology & Visual Science (IOVS), dimostra che le gocce per gli occhi possono fornire una quantità terapeuticamente efficace di farmaci alla retina dell’occhio nei grandi mammiferi.
Gli studi clinici imminenti potrebbero iniziare già nella primavera del 2019.

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Il professor Robert Scott, professore onorario di oftalmologia presso l’Università di Birmingham, ha commentato: “I peptidi che penetrano nelle cellule guideranno la prossima generazione di trattamento per le persone con AMD“.

Leggi il full text dell’articolo:
Topical treatment for AMD: Non-invasive delivery and efficacy of ranibizumab and bevacizumab in rabbit and porcine eyes
Felicity De Cogan; Aisling Lynch; Matthew Berwick; Anna Peacock; Samer Elsherbiny; Heping Xu; Mei Chen
Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 2018;59(9):1439.

Approfondimenti:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides
Felicity de Cogan; Lisa J. Hill; Aisling Lynch; Peter J. Morgan-Warren; Judith Lechner; Matthew R. Berwick; Anna F. A. Peacock; Mei Chen; Robert A. H. Scott; Heping Xu; Ann Logan
Investigative Ophthalmology & Visual Science May 2017, Vol.58, 2578-2590. doi:10.1167/iovs.16-20072https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2627719

Fonte: University of Birmingham

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Scoperto biomarcatore chiave del morbo di Parkinson nella retina.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2018

Una ricerca che coinvolge scienziati dell’Università di Alicante e di Istituzioni americane ha dimostrato che l’accumulo di una proteina nota come alfa-sinucleina nella retina è un biomarcatore chiave del Parkinson che potrebbe aiutare a rilevare il grado di gravità della malattia.

α‐synuclein in the retina

La ricerca è stato condotto con retine di pazienti deceduti di Parkinson, donati al Sun Banner, un centro dedicato allo studio di questa malattia. I ricercatori Cuenca e Ortuño Lizarán spiegano, che hanno studiato in dettaglio la proteina alfa-sinucleina come uno dei principali segni patologici che vengono solitamente analizzati per determinare la malattia di Parkinson. I pazienti di Parkinson presentano come segno caratteristico di questa malattia un accumulo della proteina summenzionata nel cervello, formando una struttura chiamata corpi di Lewy, e questo numero aumenta con il progredire della malattia.

Per la prima volta, sono stati identificati corpi di Lewy in retine di persone affette dal morbo di Parkinson. “L’accumulo di questa proteina nella retina che forma corpi di Lewy è simile a quella che si trova nel cervello nei pazienti con Parkinson. Crediamo che l’alfa-sinucleina sia un utile biomarker per il Parkinson, può mostrare il grado di gravità della malattia e riflette, in qualche modo, ciò che sta accadendo nel cervello” – affermano i ricercatori.

La malattia di Parkinson è caratterizzata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici, che rilasciano dopamina, un neurotrasmettitore chiave per la funzione motoria, e le persone che soffrono di questa malattia spesso hanno disturbi visivi.

Il lavoro è stato pubblicato su “Movement Disorders“.

Leggi abstract dell’articolo:
Phosphorylated α-synuclein in the retina is a biomarker of Parkinson’s disease pathology severity
Ortuño-Lizarán I., Beach T. G., Serrano G. E., Walker D. G., Adler C. H. and Cuenca, N.
Movement Disorders (2018). https://doi.org/10.1002/mds.27392

Fonte: Università di Alicante

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Prime cornee umane stampate in 3D.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2018

I ricercatori della Newcastle University hanno realizzato con stampante 3D le prime cornee umane artificiali. La ricerca, pubblicata su “Experimental Eye Research“, riporta come le cellule staminali (cellule umane stromali corneali) provenienti da una cornea sana di donatore mescolate insieme con alginato e collagene consente di ottenere una soluzione che può essere stampata in 3D con bio-inchiostro.
Usando una semplice bio-stampante 3D a basso costo, il bio-inchiostro è stato estruso con successo in cerchi concentrici per formare la forma di una cornea umana. Ci sono voluti meno di 10 minuti per stampare (video).

Il nostro gel unico – una combinazione di alginato e collagene – mantiene in vita le cellule staminali mentre produce un materiale abbastanza rigido da reggere la sua forma ma abbastanza morbido da essere estruso dall’ugello di una stampante 3D“- afferma il prof. Connon.
Ora disponiamo di cellule staminali contenenti bio-inchiostro pronte all’uso che consentono agli utenti di iniziare a stampare i tessuti senza doversi preoccupare di far crescere le cellule separatamente.

3D Bioprinting of a Corneal Stroma Equivalent
Abigail Isaacson, Stephen Swioklo, Che J. Connon
Exp Eye Res. 2018 May 14. pii: S0014-4835(18)30212-4. doi: 10.1016/j.exer.2018.05.010. [Epub ahead of print]

Fonte: Newcastle University

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Degenerazione maculare legata all’invecchiamento delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2018

Studiando topi e cellule da pazienti, i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno scoperto che le cellule immunitarie chiamate macrofagi invecchiano, e sono più propensi a contribuire all’infiammazione e alla crescita anormale dei vasi sanguigni che danneggiano la visione nella degenerazione maculare.

Micro-RNA  DANYEL CAVAZOS/MICHAEL WORFUL

Dagli esperimenti sui topi, il team ha scoperto che i macrofagi più anziani contengono quantità maggiori di brevi frammenti di materiale genetico, detti microRNA, che regolano il modo in cui le cellule esprimono i geni. I ricercatori hanno trovato livelli significativamente più elevati di microRNA-150 nei macrofagi negli occhi dei topi più anziani e nei campioni di sangue da soggetti umani con degenerazione maculare.

I microRNA aiutano a regolare molte cose nelle cellule legandosi a diversi geni per influenzare il modo in cui quei geni producono le proteine. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che microRNA-150 sembrava guidare i macrofagi più anziani verso la promozione dell’infiammazione e della formazione anormale dei vasi sanguigni nei modelli murini di degenerazione maculare.

Riteniamo che il microRNA-150 possa essere un potenziale bersaglio terapeutico, o almeno un biomarcatore, per la malattia aggressiva e il rischio di perdita della vista”, ha detto il prof. Jonathan B. Lin. “È possibile immaginare terapie immunitarie che modifichino il livello dei microRNA in modo che queste cellule macrofagiche non contribuiscano più alla malattia“.

Leggi abstract dell’articolo:
Macrophage microRNA-150 promotes pathological angiogenesis as seen in age-related macular degeneration
Lin JB, Moolani HV, Sene A, Sidhu R, Kell P, Lin JB, Dong Z, Ban N, Ory DS, Apte RS
JCI Insight. 2018;3(7):e120157. doi:10.1172/jci.insight.120157.

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Staminali embrionali ridanno la vista a pazienti con degenerazione maculare.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Una donna di 60 anni e un uomo di 80 sono i primi ad aver sperimentato la nuova tecnica per la correzione della degenerazione maculare senile. Un tessuto ricoperto di staminali embrionali è stato inserito nel retro dell’occhio. I risultati sono molto incoraggianti ma bisogna aspettare di conoscere gli effetti a lungo termine.

elderly

La procedura è stata fatta all’interno del London Project to Cure Blindness dai ricercatori del Moorfields Eye Hospital ed è stata descritta su Nature Biotechnology.
I pazienti erano affetti dalla forma “umida” della degenerazione maculare, una condizione provocata da un’improvvisa perdita di vasi sanguigni nell’occhio che può distruggere le cellule dell’epitelio pigmentato sulla macula, parte fondamentale della retina.

L’impianto con cellule staminali è stato in grado di ripristinare la visione centrale consentendo ai due pazienti non solo di leggere, ma di vedere dettagli di un mondo che poco prima appariva come una confusa macchia grigia. La riuscita dell’intervento è stata valutata con una serie di test sulla visione.

Gli scienziati, nonostante il numero esiguo di pazienti (fase I – Clinicaltrials.gov: NCT01691261) sono convinti che entro cinque anni questo tipo di intervento possa diventare comune come un’operazione alla cataratta. La nuova tecnica è stata testata su pazienti con la forma “umida” di degenerazione maculare e non si sa se sia ugualmente efficace in chi è affetto dalla forma “secca” che è la più comune.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell–derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration
Lyndon da Cruz, Kate Fynes[…]Peter J Coffey
Nature Biotechnology Published:19 March 2018 doi:10.1038/nbt.4114

Mandai, M. et al. Autologous induced stem-cell-derived retinal cells for macular degeneration. N. Engl. J. Med. 376, 1038–1046 (2017).

Clinicaltrials.gov: NCT01691261

Fonte: Moorfields Eye Hospital

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Un impianto retinico efficace contro la cecità.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

I ricercatori dell’EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne) hanno sviluppato un nuovo tipo di impianto retinico per le persone che sono diventate cieche a causa della perdita delle cellule dei fotorecettori nelle loro retine. L’impianto ripristina parzialmente il loro campo visivo e può migliorare significativamente la qualità della vita.

I ricercatori hanno ideato un impianto wireless all’avanguardia, realizzato con un materiale altamente flessibile e contenente pixel fotovoltaici. Si prevede di fornire agli utenti un campo visivo di 46 gradi con una risoluzione molto alta, gli impianti attuali raggiungono solo 20 gradi. Questi risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.


EPFL researchers have developed a new type of retinal implant for people who have become blind due to the loss of photoreceptor cells in their retinas.

L’impianto, come gli impianti convenzionali, è composto da una serie di pixel, occhiali e una fotocamera, ma senza fili. Ha una superficie ampia progettata per ampliare il campo visivo e migliorare la qualità dell’immagine. La maggiore dimensione significa anche che più cellule retiniche saranno stimolate dai pixel fotovoltaici. “Questo espanderà il campo visivo“, afferma la prof.ssa Laura Ferlauto (video). “Gli impianti esistenti stimolano solo le cellule al centro della retina. Significa che possiamo aumentare il numero di pixel fotovoltaici, e questo renderà più nitide le immagini.

Il prossimo passo sarà la sperimentazione in vivo per esaminare altri fattori come il comportamento dei pixel e la durata dell’innesto. “Sarà anche interessante vedere come gli umani si adattano a questo nuovo modo di vedere, che è diverso dalla nostra visione naturale”, conclude Laura Ferlauto.

Leggi il full text dell’articolo:
Design and validation of a foldable and photovoltaic wide-field epiretinal prosthesis
Laura Ferlauto, Marta J. I. Airaghi Leccardi, Naïg A. L. Chenais1, Paola Vagni, Michele Bevilacqua, Thomas J. Wolfensberger, Kevin Sivula and Diego Ghezzi.
Nature Communications volume 9, Article number: 992. DOI: 10.1038 / s41467-018-03386-7

Fonte: EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne)

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Nuova terapia genica corregge una forma di degenerazione maculare ereditaria.

Posted by giorgiobertin su marzo 7, 2018

Ricercatori della University of Pennsylvania, School of Veterinary Medicine hanno sviluppato una terapia genica che tratta con successo una forma di degenerazione maculare (vitelliforme) in un modello canino. Il lavoro prepara le basi per la traduzione dei risultati in una terapia umana per una malattia ereditaria che si traduce in una progressiva perdita della visione centrale e che al momento non è trattabile.

best1
A view of the eye of a dog affected by the canine equivalent of Best disease before (left) and 5 years after (right) the gene therapy underscores how the treatment reversed a sizeable lesion–and lasted. The black mark visible on the treated eye is the injection site. CREDIT University of Pennsylvania.

La malattia degenerazione maculare vitelliforme, è una malattia accecante ereditaria causata da mutazioni nel gene BEST1. Spesso si manifesta nei bambini e nei giovani adulti, privandoli gradualmente della loro visione centrale. Il team ha sviluppato una terapia genica per trattare questa condizione. La terapia descritta sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, sembra essere duratura, dal momento che gli occhi dei cani trattati sono rimasti senza malattie per almeno cinque anni.

“Nell’occhio, ci sono due strati di cellule retiniche integrate che si confondono l’un l’altro e, come una cerniera, intrecciano le cellule della vista e le cellule di supporto“, dice il prof. Artur Cideciyan. “Quello che abbiamo fatto in questa malattia è stato praticamente decomprimere questi strati, e rezipparli, riunendoli strettamente“.

Con questa ricerca, abbiamo dimostrato che esiste una terapia che funziona in un modello animale di grandi dimensioni e che, a seguito di studi sulla sicurezza, una sperimentazione clinica umana potrebbe essere a meno di due anni di distanza“.

Leggi abstract dell’articolo:
BEST1 gene therapy corrects a diffuse retina-wide microdetachment modulated by light exposure
Karina E. Guziewicz, Artur V. Cideciyan, William A. Beltran, András M. Komáromy, Valerie L. Dufour, Malgorzata Swider, Simone Iwabe, Alexander Sumaroka, Brian T. Kendrick, Gordon Ruthel, Vince A. Chiodo, Elise Héon, William W. Hauswirth, Samuel G. Jacobson and Gustavo D. Aguirre
PNAS 2018; published ahead of print March 5, 2018, https://doi.org/10.1073/pnas.1720662115

Fonte: University of Pennsylvania, School of Veterinary Medicine (Penn Vet)

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Google leggerà presto negli occhi il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2018

Gli scienziati del Google and Verily Life Sciences hanno messo a punto dei sofisticati modelli di deep learning che consentono, attraverso una scansione della retina, di individuare il ‘livello’ di rischio di un soggetto rispetto alle malattie cardiovascolari. Uno strumento che, una volta perfezionato, consentirà di controllare in tempo reale il proprio rischio cardiovascolare.

  
Come riportato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” i ricercatori hanno utilizzato dei modelli di deep-learning per ‘estrarre’ dalle immagini del fondo retinico delle informazioni. I modelli sono stati costruiti a partire dalle immagini retiniche di 284.335 pazienti. Sono riusciti in questo modo ad individuare dei fattori di rischio cardiovascolari che fino ad oggi non si riteneva possibile ‘leggere’ o quantificare dalle immagini del fondo dell’occhio; la ‘lettura’ della retina, utilizzando gli algoritmi di Google si è rivelata in grado di definire i seguenti parametri: l’età (con un errore assoluto non superiore ai 3,26 anni), il sesso, l’essere o meno un fumatore, il livello di pressione sistolica (con un errore medio inferiore a 11,23 mmHg), i MACE (eventi cardiaci maggiori occorsi entro 5 anni dalla scansione del fondo).
Potrebbe questo esser uno strumento di autocontrollo rispetto ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, il killer numero uno del mondo occidentale.

La ricerca di Google appare insomma promettente e si basa su studi consolidati. Il fundus, la faccia interiore dell’occhio è infatti ricca di vasi sanguigni che costituiscono un buon indicatore della salute del corpo. Ricordiamo che nel 2016 Google aveva realizzato un algoritmo validato per la diagnosi di retinopatia diabetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning
Ryan Poplin, Avinash V. Varadarajan, Katy Blumer, Yun Liu, Michael V. McConnell, Greg S. Corrado, Lily Peng & Dale R. Webster
Nature Biomedical Engineering (2018) doi:10.1038/s41551-018-0195-0 Published online: 19 February 2018

Fonte: Google and Verily Life Sciences

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Primo impianto di retina artificiale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2018

È stato impiantato dai chirurghi dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele «per la prima volta in Italia» un vero e proprio modello di retina artificiale. Si tratta, fanno sapere dalla struttura, di un microchip di circa 3 millimetri e 1.600 sensori, in grado di restituire una visione indipendente, senza la necessità di supporti esterni come telecamere o occhiali.


Il dott. Marco Codenotti, responsabile Chirurgia Vitreoretinica – Unità di Oculistica – IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano è intervistato sull’impianto della protesi sottoretinica – un vero e proprio modello di retina artificiale – in una persona che ha perso la vista durante l’età adulta a causa di una grave malattia genetica della retina.

Il microchip, denominato Alpha Ams e prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant è stato pensato per persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa.
Il dispositivo può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e persone circostanti. Si tratta, spiegano gli esperti, “del sistema di visione artificiale più evoluto al mondo”. Il funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.

Leggi il full text dell’articolo:
Assessment of the Electronic Retinal Implant Alpha AMS in Restoring Vision to Blind Patients with End-Stage Retinitis Pigmentosa.
Edwards TL, Cottriall CL, Xue K, Simunovic MP, Ramsden JD, Zrenner E, MacLaren RE.
Ophthalmology. 2017 Oct 27. pii: S0161-6420(17)32179-6. doi: 10.1016/j.ophtha.2017.09.019. [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

Guarda la videointervista al dottor Marco Codenotti: https://youtu.be/cRJq2U844_I

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione della Degenerazione Maculare Senile.

Posted by giorgiobertin su gennaio 29, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida aggiornate sulla Degenerazione Maculare Senile negli adulti. Il documento ha lo scopo di migliorare la velocità di diagnosi e trattamento per prevenire la perdita della vista.

Scarica e leggi il documento in full text:
Age-related macular degeneration
NICE guideline [NG82] Published date: January 2018

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FDA approva la terapia genica per una forma rara di cecità.

Posted by giorgiobertin su dicembre 24, 2017

Una nuova terapia genica per il trattamento di bambini e adulti con un tipo raro di perdita della vista ereditaria è stata approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
È la prima terapia genica approvata negli Stati Uniti per una malattia causata da mutazioni in un gene specifico.

eye  Spark

Il farmaco – Luxturna (voretigene neparvovec – Company: Spark Therapeutics) – può essere usato per trattare le persone con una condizione chiamata distrofia retinica associata alla mutazione biallelica RPE65, che provoca la perdita della vista e, in alcune persone, può portare alla completa cecità.

Lo sviluppo del farmaco è iniziato con la ricerca iniziata circa 25 anni fa presso l’Università della Pennsylvania e l’ospedale pediatrico di Philadelphia” afferma il dott. Jean Bennett.

Il commissario della FDA, il dott. Scott Gottlieb, ha dichiarato nel comunicato stampa dell’agenzia che l’approvazione “segna un altro primato nel campo della terapia genica – sia nel modo in cui la terapia funziona sia nell’ampliare l’uso della terapia genica oltre il trattamento del cancro il trattamento della perdita della vista – e questa pietra miliare rafforza il potenziale di questo approccio rivoluzionario nel trattamento di una vasta gamma di malattie difficili“.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves novel gene therapy to treat patients with a rare form of inherited vision loss

Comunicato stampa: Sparks Therapeutics

LUXTURNA Phase 1 clinical trial

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