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Posts Tagged ‘oculistica’

Degenerazione maculare legata all’invecchiamento delle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2018

Studiando topi e cellule da pazienti, i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno scoperto che le cellule immunitarie chiamate macrofagi invecchiano, e sono più propensi a contribuire all’infiammazione e alla crescita anormale dei vasi sanguigni che danneggiano la visione nella degenerazione maculare.

Micro-RNA  DANYEL CAVAZOS/MICHAEL WORFUL

Dagli esperimenti sui topi, il team ha scoperto che i macrofagi più anziani contengono quantità maggiori di brevi frammenti di materiale genetico, detti microRNA, che regolano il modo in cui le cellule esprimono i geni. I ricercatori hanno trovato livelli significativamente più elevati di microRNA-150 nei macrofagi negli occhi dei topi più anziani e nei campioni di sangue da soggetti umani con degenerazione maculare.

I microRNA aiutano a regolare molte cose nelle cellule legandosi a diversi geni per influenzare il modo in cui quei geni producono le proteine. In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che microRNA-150 sembrava guidare i macrofagi più anziani verso la promozione dell’infiammazione e della formazione anormale dei vasi sanguigni nei modelli murini di degenerazione maculare.

Riteniamo che il microRNA-150 possa essere un potenziale bersaglio terapeutico, o almeno un biomarcatore, per la malattia aggressiva e il rischio di perdita della vista”, ha detto il prof. Jonathan B. Lin. “È possibile immaginare terapie immunitarie che modifichino il livello dei microRNA in modo che queste cellule macrofagiche non contribuiscano più alla malattia“.

Leggi abstract dell’articolo:
Macrophage microRNA-150 promotes pathological angiogenesis as seen in age-related macular degeneration
Lin JB, Moolani HV, Sene A, Sidhu R, Kell P, Lin JB, Dong Z, Ban N, Ory DS, Apte RS
JCI Insight. 2018;3(7):e120157. doi:10.1172/jci.insight.120157.

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Staminali embrionali ridanno la vista a pazienti con degenerazione maculare.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Una donna di 60 anni e un uomo di 80 sono i primi ad aver sperimentato la nuova tecnica per la correzione della degenerazione maculare senile. Un tessuto ricoperto di staminali embrionali è stato inserito nel retro dell’occhio. I risultati sono molto incoraggianti ma bisogna aspettare di conoscere gli effetti a lungo termine.

elderly

La procedura è stata fatta all’interno del London Project to Cure Blindness dai ricercatori del Moorfields Eye Hospital ed è stata descritta su Nature Biotechnology.
I pazienti erano affetti dalla forma “umida” della degenerazione maculare, una condizione provocata da un’improvvisa perdita di vasi sanguigni nell’occhio che può distruggere le cellule dell’epitelio pigmentato sulla macula, parte fondamentale della retina.

L’impianto con cellule staminali è stato in grado di ripristinare la visione centrale consentendo ai due pazienti non solo di leggere, ma di vedere dettagli di un mondo che poco prima appariva come una confusa macchia grigia. La riuscita dell’intervento è stata valutata con una serie di test sulla visione.

Gli scienziati, nonostante il numero esiguo di pazienti (fase I – Clinicaltrials.gov: NCT01691261) sono convinti che entro cinque anni questo tipo di intervento possa diventare comune come un’operazione alla cataratta. La nuova tecnica è stata testata su pazienti con la forma “umida” di degenerazione maculare e non si sa se sia ugualmente efficace in chi è affetto dalla forma “secca” che è la più comune.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell–derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration
Lyndon da Cruz, Kate Fynes[…]Peter J Coffey
Nature Biotechnology Published:19 March 2018 doi:10.1038/nbt.4114

Mandai, M. et al. Autologous induced stem-cell-derived retinal cells for macular degeneration. N. Engl. J. Med. 376, 1038–1046 (2017).

Clinicaltrials.gov: NCT01691261

Fonte: Moorfields Eye Hospital

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Un impianto retinico efficace contro la cecità.

Posted by giorgiobertin su marzo 12, 2018

I ricercatori dell’EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne) hanno sviluppato un nuovo tipo di impianto retinico per le persone che sono diventate cieche a causa della perdita delle cellule dei fotorecettori nelle loro retine. L’impianto ripristina parzialmente il loro campo visivo e può migliorare significativamente la qualità della vita.

I ricercatori hanno ideato un impianto wireless all’avanguardia, realizzato con un materiale altamente flessibile e contenente pixel fotovoltaici. Si prevede di fornire agli utenti un campo visivo di 46 gradi con una risoluzione molto alta, gli impianti attuali raggiungono solo 20 gradi. Questi risultati sono stati pubblicati su “Nature Communications“.


EPFL researchers have developed a new type of retinal implant for people who have become blind due to the loss of photoreceptor cells in their retinas.

L’impianto, come gli impianti convenzionali, è composto da una serie di pixel, occhiali e una fotocamera, ma senza fili. Ha una superficie ampia progettata per ampliare il campo visivo e migliorare la qualità dell’immagine. La maggiore dimensione significa anche che più cellule retiniche saranno stimolate dai pixel fotovoltaici. “Questo espanderà il campo visivo“, afferma la prof.ssa Laura Ferlauto (video). “Gli impianti esistenti stimolano solo le cellule al centro della retina. Significa che possiamo aumentare il numero di pixel fotovoltaici, e questo renderà più nitide le immagini.

Il prossimo passo sarà la sperimentazione in vivo per esaminare altri fattori come il comportamento dei pixel e la durata dell’innesto. “Sarà anche interessante vedere come gli umani si adattano a questo nuovo modo di vedere, che è diverso dalla nostra visione naturale”, conclude Laura Ferlauto.

Leggi il full text dell’articolo:
Design and validation of a foldable and photovoltaic wide-field epiretinal prosthesis
Laura Ferlauto, Marta J. I. Airaghi Leccardi, Naïg A. L. Chenais1, Paola Vagni, Michele Bevilacqua, Thomas J. Wolfensberger, Kevin Sivula and Diego Ghezzi.
Nature Communications volume 9, Article number: 992. DOI: 10.1038 / s41467-018-03386-7

Fonte: EPFL (Ecole Polytechnique Federale de Lausanne)

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Nuova terapia genica corregge una forma di degenerazione maculare ereditaria.

Posted by giorgiobertin su marzo 7, 2018

Ricercatori della University of Pennsylvania, School of Veterinary Medicine hanno sviluppato una terapia genica che tratta con successo una forma di degenerazione maculare (vitelliforme) in un modello canino. Il lavoro prepara le basi per la traduzione dei risultati in una terapia umana per una malattia ereditaria che si traduce in una progressiva perdita della visione centrale e che al momento non è trattabile.

best1
A view of the eye of a dog affected by the canine equivalent of Best disease before (left) and 5 years after (right) the gene therapy underscores how the treatment reversed a sizeable lesion–and lasted. The black mark visible on the treated eye is the injection site. CREDIT University of Pennsylvania.

La malattia degenerazione maculare vitelliforme, è una malattia accecante ereditaria causata da mutazioni nel gene BEST1. Spesso si manifesta nei bambini e nei giovani adulti, privandoli gradualmente della loro visione centrale. Il team ha sviluppato una terapia genica per trattare questa condizione. La terapia descritta sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, sembra essere duratura, dal momento che gli occhi dei cani trattati sono rimasti senza malattie per almeno cinque anni.

“Nell’occhio, ci sono due strati di cellule retiniche integrate che si confondono l’un l’altro e, come una cerniera, intrecciano le cellule della vista e le cellule di supporto“, dice il prof. Artur Cideciyan. “Quello che abbiamo fatto in questa malattia è stato praticamente decomprimere questi strati, e rezipparli, riunendoli strettamente“.

Con questa ricerca, abbiamo dimostrato che esiste una terapia che funziona in un modello animale di grandi dimensioni e che, a seguito di studi sulla sicurezza, una sperimentazione clinica umana potrebbe essere a meno di due anni di distanza“.

Leggi abstract dell’articolo:
BEST1 gene therapy corrects a diffuse retina-wide microdetachment modulated by light exposure
Karina E. Guziewicz, Artur V. Cideciyan, William A. Beltran, András M. Komáromy, Valerie L. Dufour, Malgorzata Swider, Simone Iwabe, Alexander Sumaroka, Brian T. Kendrick, Gordon Ruthel, Vince A. Chiodo, Elise Héon, William W. Hauswirth, Samuel G. Jacobson and Gustavo D. Aguirre
PNAS 2018; published ahead of print March 5, 2018, https://doi.org/10.1073/pnas.1720662115

Fonte: University of Pennsylvania, School of Veterinary Medicine (Penn Vet)

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Google leggerà presto negli occhi il rischio cardiovascolare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 21, 2018

Gli scienziati del Google and Verily Life Sciences hanno messo a punto dei sofisticati modelli di deep learning che consentono, attraverso una scansione della retina, di individuare il ‘livello’ di rischio di un soggetto rispetto alle malattie cardiovascolari. Uno strumento che, una volta perfezionato, consentirà di controllare in tempo reale il proprio rischio cardiovascolare.

  
Come riportato sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” i ricercatori hanno utilizzato dei modelli di deep-learning per ‘estrarre’ dalle immagini del fondo retinico delle informazioni. I modelli sono stati costruiti a partire dalle immagini retiniche di 284.335 pazienti. Sono riusciti in questo modo ad individuare dei fattori di rischio cardiovascolari che fino ad oggi non si riteneva possibile ‘leggere’ o quantificare dalle immagini del fondo dell’occhio; la ‘lettura’ della retina, utilizzando gli algoritmi di Google si è rivelata in grado di definire i seguenti parametri: l’età (con un errore assoluto non superiore ai 3,26 anni), il sesso, l’essere o meno un fumatore, il livello di pressione sistolica (con un errore medio inferiore a 11,23 mmHg), i MACE (eventi cardiaci maggiori occorsi entro 5 anni dalla scansione del fondo).
Potrebbe questo esser uno strumento di autocontrollo rispetto ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, il killer numero uno del mondo occidentale.

La ricerca di Google appare insomma promettente e si basa su studi consolidati. Il fundus, la faccia interiore dell’occhio è infatti ricca di vasi sanguigni che costituiscono un buon indicatore della salute del corpo. Ricordiamo che nel 2016 Google aveva realizzato un algoritmo validato per la diagnosi di retinopatia diabetica.

Leggi abstract dell’articolo:
Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning
Ryan Poplin, Avinash V. Varadarajan, Katy Blumer, Yun Liu, Michael V. McConnell, Greg S. Corrado, Lily Peng & Dale R. Webster
Nature Biomedical Engineering (2018) doi:10.1038/s41551-018-0195-0 Published online: 19 February 2018

Fonte: Google and Verily Life Sciences

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Primo impianto di retina artificiale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2018

È stato impiantato dai chirurghi dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele «per la prima volta in Italia» un vero e proprio modello di retina artificiale. Si tratta, fanno sapere dalla struttura, di un microchip di circa 3 millimetri e 1.600 sensori, in grado di restituire una visione indipendente, senza la necessità di supporti esterni come telecamere o occhiali.


Il dott. Marco Codenotti, responsabile Chirurgia Vitreoretinica – Unità di Oculistica – IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano è intervistato sull’impianto della protesi sottoretinica – un vero e proprio modello di retina artificiale – in una persona che ha perso la vista durante l’età adulta a causa di una grave malattia genetica della retina.

Il microchip, denominato Alpha Ams e prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant è stato pensato per persone che hanno perso la vista durante l’età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina, come la retinite pigmentosa.
Il dispositivo può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e persone circostanti. Si tratta, spiegano gli esperti, “del sistema di visione artificiale più evoluto al mondo”. Il funzionamento si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) deputate a tradurre la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.

Leggi il full text dell’articolo:
Assessment of the Electronic Retinal Implant Alpha AMS in Restoring Vision to Blind Patients with End-Stage Retinitis Pigmentosa.
Edwards TL, Cottriall CL, Xue K, Simunovic MP, Ramsden JD, Zrenner E, MacLaren RE.
Ophthalmology. 2017 Oct 27. pii: S0161-6420(17)32179-6. doi: 10.1016/j.ophtha.2017.09.019. [Epub ahead of print]

Comunicato stampa: Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

Guarda la videointervista al dottor Marco Codenotti: https://youtu.be/cRJq2U844_I

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione della Degenerazione Maculare Senile.

Posted by giorgiobertin su gennaio 29, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida aggiornate sulla Degenerazione Maculare Senile negli adulti. Il documento ha lo scopo di migliorare la velocità di diagnosi e trattamento per prevenire la perdita della vista.

Scarica e leggi il documento in full text:
Age-related macular degeneration
NICE guideline [NG82] Published date: January 2018

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FDA approva la terapia genica per una forma rara di cecità.

Posted by giorgiobertin su dicembre 24, 2017

Una nuova terapia genica per il trattamento di bambini e adulti con un tipo raro di perdita della vista ereditaria è stata approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
È la prima terapia genica approvata negli Stati Uniti per una malattia causata da mutazioni in un gene specifico.

eye  Spark

Il farmaco – Luxturna (voretigene neparvovec – Company: Spark Therapeutics) – può essere usato per trattare le persone con una condizione chiamata distrofia retinica associata alla mutazione biallelica RPE65, che provoca la perdita della vista e, in alcune persone, può portare alla completa cecità.

Lo sviluppo del farmaco è iniziato con la ricerca iniziata circa 25 anni fa presso l’Università della Pennsylvania e l’ospedale pediatrico di Philadelphia” afferma il dott. Jean Bennett.

Il commissario della FDA, il dott. Scott Gottlieb, ha dichiarato nel comunicato stampa dell’agenzia che l’approvazione “segna un altro primato nel campo della terapia genica – sia nel modo in cui la terapia funziona sia nell’ampliare l’uso della terapia genica oltre il trattamento del cancro il trattamento della perdita della vista – e questa pietra miliare rafforza il potenziale di questo approccio rivoluzionario nel trattamento di una vasta gamma di malattie difficili“.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves novel gene therapy to treat patients with a rare form of inherited vision loss

Comunicato stampa: Sparks Therapeutics

LUXTURNA Phase 1 clinical trial

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NICE: Linee guida sulla gestione della cataratta negli adulti.

Posted by giorgiobertin su novembre 5, 2017

E’ stata pubblicata a cura di NICE la linea guida sulla gestione delle cataratte negli adulti (età superiore ai 18 anni). Essa mira a migliorare la cura prima, durante e dopo la chirurgia della cataratta ottimizzando l’organizzazione del servizio, il rinvio e la gestione chirurgica e riducendo le complicazioni.

Cataratta

Scarica e leggi il documento in full text:
Cataracts in adults: management – NICE guideline [NG77] Published date: October 2017

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione del glaucoma.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla diagnosi e gestione del glaucoma nelle persone adulte dai 18 anni la diagnosi e la gestione del glaucoma nelle persone di 18 anni in su.

NICE-glaucoma

Scarica  e leggi il documento in full text:
Glaucoma: diagnosis and management – NICE guideline [NG81] Published date: November 2017

Glaucoma in adults – Quality standard [QS7] Published date: March 2011 Last updated: November 2017

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Identificata la proteina chiave nella retinopatia diabetica.

Posted by giorgiobertin su ottobre 24, 2017

I ricercatori della University of Utah Health hanno identificato una proteina (ARF6) che, quando inibita, riduce la retinopatia diabetica, una condizione che si traduce quando i vasi sanguigni sul retro dell’occhio perdono fluido negli occhi, compromettendo la visione.
Questi risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Clinical Investigation“, offrono l’opportunità di sviluppare nuovi trattamenti per questo disturbo dell’occhio.

DiabeticRetinopathy
Image of left retina with spots from hemorrhages and scar tissue from diabetic retinopathy. Credit: M. Elizabeth Hartnett

Quello che è interessante in questo studio è che siamo riusciti ad identificare un composto (NAV-2729) che inibisce l’ARF6, cruciale per lo sviluppo della retinopatia diabetica“, ha spiegato il professore Weiquan Zhu, primo autore dello studio.
La retinopatia diabetica può svilupparsi nel corso del tempo, portando a una perdita drammatica della vista che non può essere migliorata con gli occhiali. “Nuovi trattamenti sono necessari, perché la retinopatia diabetica è in aumento in tutto il mondo e si prevede possa aumentare ulteriormente nei prossimi decenni” afferma il prof. Weiquan.

Pensiamo che questi risultati siano importanti perché identificano il meccanismo con il quale ARF6 controlla il segnale del recettore VEGF (fattore di crescita endoteliale – (VEGF)) e quindi può avere implicazioni molto più ampie” – conclude il prof. Weiquan.

Il team dei ricercatori prevede di continuare a esplorare il ruolo di ARF6 anche in altre malattie infiammatorie.

Leggi abstract dell’articolo:
Small GTPase ARF6 controls VEGFR2 trafficking and signaling in diabetic retinopathy
Weiquan Zhu, Dallas S. Shi, Jacob M. Winter, Bianca E. Rich, Zongzhong Tong, Lise K. Sorensen, Helong Zhao, Yi Huang, Zhengfu Tai, Tara M. Mleynek, Jae Hyuk Yoo, Christine Dunn, Jing Ling, Jake A. Bergquist, Jackson R. Richards, Amanda Jiang, Lisa A. Lesniewski, M. Elizabeth Hartnett, Diane M. Ward, Alan L. Mueller, Kirill Ostanin, Kirk R. Thomas, Shannon J. Odelberg, Dean Y. Li
J Clin Invest. Published October 23, 2017 doi:10.1172/JCI91770.

Fonte: University of Utah Health

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Un nuovo farmaco rallenta la degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Uno studio internazionale condotto dai ricercatori del Centre for Eye Research Australia (CERA) ha trovato un modo per rallentare la progressione della degenerazione maculare associata all’età (AMD) o senile – una delle cause più comuni della perdita di vista nelle persone di età superiore ai 50 anni .

macular-degeneration-6-638

Lo studio clinico di fase 2 (FILLY) è stato sponsorizzato da Apellis Pharmaceuticals e ha incluso 246 pazienti in 40 centri, di cui sette in Australia. “Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto enormi progressi nel trattamento delle complicazioni dell’AMD secca o atrofica, caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina centrale, che risulta scarsamente nutrita dai capillari (poco efficienti) e, di conseguenza, si atrofizza (muoiono le cellule nervose fotosensibili),“, afferma il professor Robyn Guymer dell’University of Melbourne. “Ora stiamo dirigendo la nostra attenzione al trattamento della forma più grave della malattia, detta “umida o essudativa”, meno frequente, ma più rapida nell’evoluzione”.

Apellis Pharmaceuticals ha sviluppato un nuovo composto denominato “complement factor 3 (C3) inhibitor APL-2” per il trattamento di questi pazienti. Sulla base dei risultati molto positivi, Apellis intende procedere con gli studi di Fase 3 al più presto.

Fonte ed approfondimenti: Centre for Eye Research Australia (CERA)

Apellis Pharmaceuticals Announces that APL-2 Met its Primary Endpoint in a Phase 2 Study in Patients with Geographic Atrophy, an Advanced Form of Age-Related Macular Degeneration – Statistically Significant Slowing of Disease Progression Seen at 12 Months

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Scoperta una nuova area visiva nel cervello umano.

Posted by giorgiobertin su ottobre 3, 2017

Un team di neuroscienziati dell’Università di Pisa e di Firenze, grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tecnica che ha rivoluzionato le ricerche in neuroscienze negli ultimi 25 anni, ha scoperto una nuova area visiva nel cervello umano: la prostriata.

Quest’area cerebrale è specializzata nell’analisi degli oggetti che si muovono ad alta velocità presentati della periferia del campo visivo.

Brain_Prostriata

L’area prostriata è localizzata in una parte primitiva della corteccia cerebrale e possiede caratteristiche peculiari che la differenziano dalle altre aree visive scoperte finora – spiega la professoressa Morrone – Tra queste una ‘linea diretta’ di comunicazione tra aree cerebrali che controllano emozioni e reazioni motorie rapide. Comprendere il funzionamento di questa area può generare importanti ricadute in ambito clinico. Ad esempio, nel morbo di Alzheimer sono state osservate degenerazioni che anatomicamente corrispondono all’area prostriata: queste alterazioni potrebbero contribuire al disorientamento spaziale e alla mancanza di equilibrio, caratteristici di questa malattia negli stadi iniziali”.

Come descritto sulla rivista “Current Biology“, utilizzando le tecniche computazionali di analisi del segnale BOLD, dette di “population receptive-field mapping” i neuroscienziati hanno dimostrato che quest’area, sebbene piccola, contiene una ‘mappa’ completa e organizzata del mondo esterno, e risponde esclusivamente a stimoli in rapido movimento, come ad esempio stimoli transienti che richiedono un’immediata risposta di fuga.

Leggi abstract dell’articolo:
Area Prostriata in the Human Brain
Mikellidou Kyriaki, Jan W. Kurzawski, Francesca Frijia, Domenico Montanaro, Vincenzo Greco, David C. Burr, Maria Concetta Morrone.
Current Biology – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2017.08.065

Fonte: Università di Pisa

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Esame del sangue per la diagnosi di degenerazione maculare senile.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Un nuovo esame per la diagnosi della degenerazione maculare senile è in grado di individuare la malattia e la prognosi a partire da un prelievo sanguigno. Un’innovazione derivata da una ricerca condotta presso il “Massachusetts Eye and Ear” di Boston e pubblicata sulla rivista “Ophthalmology“.

AMD
The back of the eye in a patient with AMD, showing multiple large drusen deposits and pigment changes.

Effettuando una serie di esami del sangue su 90 pazienti malati (30 nella fase precoce della patologia, 30 nella fase intermedia, 30 nella fase avanzata) e su altri 30 soggetti sani, è stato possibile riconoscere la presenza di molecole distintive negli individui che soffrono di questa patologia.
Questi potenziali biomarker lipidici nel plasma sanguigno umano possono portare a una diagnosi precoce, una migliore informazione prognostica e un trattamento più preciso dei pazienti con degenerazione maculare legata all’età (AMD – age-related macular degeneration).

Lo studio ha utilizzato una tecnica nota come metabolomica, analisi delle piccole particelle chiamate metaboliti, nel nostro corpo che riflettono i nostri geni e l’ambiente; possiamo così identificare i profili del sangue associati ad AMD e la sua gravità attraverso i test di laboratorio” – afferma Joan W. Miller, del Massachusetts General Hospital. “Crediamo che questo lavoro aiuterà a lanciare l’epoca della medicina personalizzata nel trattamento di AMD“.

AMD è la causa principale di cecità in persone nei paesi sviluppati e la sua prevalenza aumneta insieme all’invecchiamento globale della popolazione. Mentre AMD ha riconosciuto fattori di rischio genetici e di stile di vita, tra cui lo stato di dieta e fumo, attualmente non sono disponibili tecniche affidabili per individuare i pazienti che possono essere a rischio di sviluppare AMD,

Leggi abstract dell’articolo:
Human Plasma Metabolomics Study across All Stages of Age-Related Macular Degeneration Identifies Potential Lipid Biomarkers
Inês Laíns, Rachel S. Kelly, John B. Miller, Rufino Silva, Demetrios G. Vavvas, Ivana K. Kim, Joaquim N. Murta, Jessica Lasky-Su, Joan W. Miller, Deeba Husain
Ophthalmology Available online 12 September 2017https://doi.org/10.1016/j.ophtha.2017.08.008

Fonte: Massachusetts Eye and Ear – Harvard Medical School, Boston, Massachusetts

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Una app per la diagnosi precoce del cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su agosto 29, 2017

Il cancro al pancreas ha una delle previsioni peggiori – con un tasso di sopravvivenza di cinque anni del 9 percento – Questo è dovuto in parte alla mancanza di sintomi evidenti e di strumenti di screening non invasivi che permettano di individuare il tumore prima che si diffonda.

Ora i ricercatori dell’University of Washington hanno sviluppato un’applicazione che potrebbe consentire alle persone, scattando semplicemente un selfie con lo smartphone, di individuare il cancro al pancreas o altre malattie (video).

BiliScreen: Smartphone-based App for Measuring Adult Jaundice

BiliScreen utilizza una telecamera smartphone, algoritmi di visione informatica e strumenti di apprendimento macchina per rilevare i livelli di bilirubina aumentati nella sclera di una persona o nella parte bianca dell’occhio. La nuova applicazione è descritta in un documento che sarà presentato il 13 settembre a Ubicomp 2017, the Association for Computing Machinery’s International Joint Conference on Pervasive and Ubiquitous Computing.

Uno dei primi sintomi del cancro al pancreas, così come per altre malattie, è l’itterizia, una macchia gialla della pelle e degli occhi causata da un accumulo di bilirubina nel sangue. La capacità di rilevare segni di ittero quando i livelli di bilirubina sono minimamente elevati; ma prima che siano visibili a occhio nudo, potrebbe consentire uno screening completamente nuovo per i soggetti a rischio.

La speranza è che le persone possano fare questa semplice prova una volta al mese – nella privacy delle proprie case – e qualcuno potrebbe individuare la malattia abbastanza presto per sottoporsi a un trattamento che potrebbe salvargli la vita” – affermano i ricercatori. Gli occhi sono un gateway davvero interessante nel corpo – le lacrime possono dirci quanto glucosio abbiamo, la sclera ci può dire quanta bilirubina abbiamo nel sangue.

Scarica e leggi il documento in full text:
BiliScreen: Smartphone-Based Scleral Jaundice Monitoring for Liver and Pancreatic Disorders
ALEX MARIAKAKIS, MEGAN A. BANKS, LAUREN PHILLIPI, LEI YU, JAMES TAYLOR, and SHWETAK
N. PATEL, University of Washington

Fonte: University of Washington

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La malattia di Alzheimer influenza la retina.

Posted by giorgiobertin su agosto 18, 2017

I ricercatori di neuroscienze del Cedars-Sinai hanno scoperto che la malattia di Alzheimer influenza la retina – la parte posteriore dell’occhio – simile al modo con cui colpisce il cervello. Lo studio, in fase di sperimentazione a anche rivelato che l’esplorazione dell’occhio non invasiva è in grado di rilevare i segni principali della malattia di Alzheimer anni prima che i pazienti presentino i sintomi.

Utilizzando una scansione dell’occhio ad alta definizione sviluppata appositamente per lo studio, i ricercatori hanno scoperto i principali segnali di avvertimento della malattia di Alzheimer: depositi di amiloide beta, un accumulo di proteine ​​tossiche. I risultati rappresentano un importante progresso verso l’individuazione di persone a rischio elevato anni prima della condizione debilitativa.

AD-retina

I risultati suggeriscono che la retina possa servire da fonte affidabile per la diagnosi della malattia di Alzheimer“, ha dichiarato l’autore principale dello studio, la prof.ssa Maya Koronyo-Hamaoui. “Uno dei maggiori vantaggi dell’analisi della retina è la ripetibilità, che ci permette di monitorare i pazienti e di seguire la progressione della loro malattia“.
La sperimentazione clinica è stata condotta su 16 pazienti affetti da Alzheimer.

Scarica e leggi il full text:
Retinal amyloid pathology and proof-of-concept imaging trial in Alzheimer’s disease
Yosef Koronyo … Keith L. Black, Maya Koronyo-Hamaoui
JCI Insight. 2017;2(16):e93621. Published August 17, 2017 doi:10.1172/jci.insight.93621.

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Nuova terapia per la degenerazione maculare umida legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, in uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“,affermano che una terapia genica sperimentale che utilizza un virus per introdurre un gene terapeutico nell’occhio è sicura e può essere efficace nel preservare la vista nelle persone con degenerazione maculare umida legata all’età (Amd). La degenerazione maculare senile è una malattia complessa in cui più difetti genetici e fattori ambientali provocano la degenerazione della retina e graduale perdita della visione centrale.

Macula

Lo studio clinico di fase 1 ha coinvolto 19 uomini e donne, di 50 anni o più con AMD umida avanzata.

Abbiamo utilizzato un virus, simile a quello del raffreddore comune, ma alterato in laboratorio in modo che non sia in grado di causare malattie, come carrier per un gene e l’abbiamo iniettato nell’occhio” afferma Peter Campochiaro, della Johns Hopkins University School of Medicine che poi aggiunge: “Il virus penetrando nelle cellule retiniche deposita il gene che trasforma le cellule in fabbriche per produrre una proteina terapeutica, chiamata sFLT01“.

L’iniezione intravitreale di AAV2-sFLT01 sembrava essere sicura e ben tollerata a tutti i dosaggi. Una terapia innovativa che apre nuove speranze di cura per i pazienti affetti da questa patologia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Intravitreous injection of AAV2-sFLT01 in patients with advanced neovascular age-related macular degeneration: a phase 1, open-label trial
Jeffrey S Heier, Saleema Kherani, Shilpa Desai, Pravin Dugel, …… + al.
The Lancet Published: 16 May 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30979-0

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01024998.

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Un collirio per curare la cecità legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 16, 2017

Gli scienziati dell’Università di Birmingham hanno sviluppato un tipo di collirio che potrebbero rivoluzionare il trattamento di una delle principali cause di cecità: la degenerazione maculare legata all’età (AMD).

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Gli scienziati guidati dal biochimico Dr Felicity de Cogan, hanno sperimentato con successo un metodo per somministare un farmaco come collirio, ottenendo gli stessi risultati dell’iniezione. Viene utilizzato un “cell-penetrating peptide (CPP)” per rendere disponibile il farmaco.
Il CPP-farmaco ha il potenziale per avere un impatto significativo sul trattamento dell’AMD rivoluzionando le opzioni di consegna dei farmaci“. “Il complesso CPP-farmaco è anche una potenziale applicazione ad altre malattie oculari croniche che richiedono l’erogazione del farmaco nella camera posteriore dell’occhio“.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Investigative opthamology e Visual Science“, potrebbe significare la fine di iniezioni dolorose direttamente nell’occhio.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Topical Delivery of Anti-VEGF Drugs to the Ocular Posterior Segment Using Cell-Penetrating Peptides.
Felicity de Cogan, Lisa J. Hill, Aisling Lynch, Peter J. Morgan-Warren, Judith Lechner, Matthew R. Berwick, Anna F. A. Peacock, Mei Chen, Robert A. H. Scott, Heping Xu, Ann Logan.
Investigative Opthalmology & Visual Science, 2017; 58 (5): 2578 DOI: 10.1167/iovs.16-20072

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Creata la prima retina sintetica.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università di Oxford, attraverso l’utilizzo di tessuti sintetici biologici, hanno sviluppato una retina sintetica artificiale. La ricerca potrebbe rivoluzionare il settore degli impianti bionici e lo sviluppo di nuove tecnologie meno invasive che si avvicinano maggiormente ai tessuti del corpo umano, aiutando a curare patologie oculari degenerative come la retinite pigmentosa.

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Il team ha realizzato una retina a doppio strato che imita da vicino il processo della retina umana naturale. La replicazione della retina è costituita da goccioline di acqua addolcita (idrogel) e proteine ​​di membrana delle cellule biologiche. Progettata come una macchina fotografica, le cellule agiscono come pixel, rilevando e reagendo alla luce per creare un’immagine in scala di grigi. “Il materiale sintetico è in grado di generare segnali elettrici, che stimolano i neuroni nella parte posteriore del nostro occhio, proprio come la retina originale” – affermano i ricercatori.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, dimostra che, a differenza di impianti retinici artificiali esistenti, le cellule-cultura sono create da materiali biodegradabili, naturali e non contengono corpi estranei o esseri viventi. In questo modo l’impianto è meno invasivo di un dispositivo meccanico, ed ha meno probabilità di avere una reazione avversa sul corpo.

La ricerca si espanderà fino a includere la sperimentazione sugli animali e poi una serie di studi clinici sugli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Light-Patterned Current Generation in a Droplet Bilayer Array.
Vanessa Restrepo Schild, Michael J. Booth, Stuart J. Box, Sam N. Olof, Kozhinjampara R. Mahendran, Hagan Bayley.
Scientific Reports, 2017; 7: 46585 DOI: 10.1038/srep46585

Fonte: Oxford University – Department of Chemistry

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Nuovo nano-impianto per ripristinare la vista.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Un team di ingegneri della University of California di San Diego e della La Jolla-based startup Nanovision Biosciences Inc.,  hanno sviluppato con la nanotecnologia e l’elettronica wireless un nuovo tipo di protesi retinica che porta la ricerca ad un passo in avanti verso il ripristino della capacità dei neuroni della retina di rispondere alla luce. I ricercatori hanno dimostrato questa risposta alla luce in una retina di ratto.

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Scanning electron micrograph (SEM) image of individual nanowires and groupies of nanowires. Credit image University of California – San Diego

Il dettaglio del lavoro del team americano è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Neural Engineering“. La tecnologia potrebbe aiutare decine di milioni di persone nel mondo che soffrono di malattie neurodegenerative che colpiscono la vista, tra cui la degenerazione maculare, retinite pigmentosa e la perdita della vista a causa del diabete.

La nuova protesi si basa su due tecnologie innovative. Una è costituito da schiere di nanofili di silicio che rilevano contemporaneamente la luce e stimolano elettricamente la retina. Questi nanofili di silicio imitano coni e bastoncelli sensibili alla luce della retina per stimolare direttamente le cellule retiniche. L’altra innovazione è un dispositivo wireless in grado di trasmettere energia e dati ai nanofili.

Vogliamo creare una nuova classe di dispositivi con capacità drasticamente migliorate per aiutare le persone con disabilità visive“, ha detto Gabriel A. Silva, uno dei maggiori autori del lavoro. I test sugli animali con il nuovo dispositivo sono in corso, in seguito saranno attivati gli studi clinici con l’obiettivo di ripristinare la visione funzionale in pazienti con grave degenerazione della retina.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Towards high-resolution retinal prostheses with direct optical addressing and inductive telemetry.
Sohmyung Ha, Massoud L Khraiche, Abraham Akinin, Yi Jing, Samir Damle, Yanjin Kuang, Sue Bauchner, Yu-Hwa Lo, William R Freeman, Gabriel A Silva, Gert Cauwenberghs
Journal of Neural Engineering, 2016; 13 (5): 056008 DOI: 10.1088/1741-2560/13/5/056008

University of California di San Diego

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Topi tornano a vedere con una retina ottenuta da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Le malattie degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare legata all’età, sono caratterizzate da una degenerazione della retina, che porta alla perdita della vista perché danneggia le cellule nervose sensibili alla luce (fotorecettori) che si trovano su questo tessuto. Attualmente non ci sono terapie in grado di bloccare la perdita della vista nelle persone con un processo di degenerazione della retina all’ultimo stadio.
Ora i ricercatori del RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe, Japan sono riusciti a coltivare in provetta a partire da cellule staminali una retina che trapiantata ha restituito la vista ai topi.

Il nostro studio è preliminare per un possibile trapianto della retina, derivata da cellule staminali, per la cura di alcune malattie dell’occhio” ha detto il prof. Takahashi. “Dopo ulteriori ricerche supplementari, abbiamo in programma di procedere a studi sull’uomo“.

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This image shows synaptic integration of graft retina into host mice. 3-D observation of contact between host bipolar cells (green) and graft retina (red). Credit: Mandai et al./Stem Cell Reports 2017

Negli esperimenti sono state utilizzate cellule della pelle di topi, riprogrammate usando un cocktail di 4 geni per farle diventare pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo. Queste cellule, che vengono chiamate cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), sono state poi indotte a svilupparsi in cellule della retina che sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo.
Quando è stato trapiantato nei topi, il tessuto ha sviluppato i collegamenti con le cellule vicine e ha restituito la vista in metà dei topi con una degenerazione della retina a uno stadio avanzato.

Scarica e leggi il documento in full text:
iPSC-Derived Retina Transplants Improve Vision in rd1 End-Stage Retinal-Degeneration Mice
Mandai, Michiko et al. Masayo Takahashi
Stem Cell Reports, Volume 8, Issue 1, 69 – 83  10 January 2017  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.008

Fonte: RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe  –  ANSA

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ECM e linee guida per oculisti.

Posted by giorgiobertin su novembre 20, 2016

La Soi (Società oftalmologica italiana) ha attivato un sistema Ecm riservato ai medici oculisti, ortottisti/assistenti in oftalmologia, infermieri e biologi. I programmi formativi sono organizzati da CMO S.r.l. ente di formazione riconosciuto dalla commissione ECM con il numero identificativo 681.

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  • Utilizzo di tecnologie avanzate nella chirurgia refrattiva della cataratta e della retina
    Scadenza: 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 10 – Scheda sintetica  –  Accedi
  • Vista e conoscenza. Saper guardare per poter vedere. Dal 26 febbraio 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: – Scheda sinteticaAccedi – Costo per Soci SOI : GRATUITO – Costo del Corso: 30.00 Euro
  • La semeiotica morfo-funzionale nel glaucoma – Dal 24 marzo 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 15 – Scheda sinteticaAccedi
  • Relazione Ufficiale Soi – Chirurgia della Cataratta. Dal 15 settembre 2016 al 31 dicembre 2016 – Crediti ECM: 36 – Scheda sinteticaAccedi – Costo per Soci SOI : GRATUITO  – Costo del Corso: 100.00 Euro

Sono state aggiornate sempre a cura della Società Oftalmologica Italiana le “Linee guida Clinico Organizzative sulla Chirurgia della Cataratta“. Approvate il 25 ottobre 2014 – Primo Aggiornamento novembre 2015 – Secondo Aggiornamento ottobre 2016; e del Consenso Informato sull’intervento di Cataratta“.

Fonte: Soi

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Effetto dei microbi intestinali sulle malattie oculari gravi.

Posted by giorgiobertin su novembre 16, 2016

I batteri intestinali hanno un ruolo significativo nel determinare se un soggetto sarà o è affetto da degenerazione maculare senile (AMD) – malattia legata all’invecchiamento che colpisce la macula, ossia la porzione più centrale della retina, che è la principale causa di cecità irreversibile nei paesi sviluppati.

I dati epidemiologici relativi all’AMD indicano che negli uomini, in generale, l’obesità addominale è il secondo fattori di rischio, dopo il tabacco.

amd-obesity Credit image: Przemyslaw Sapieha

Uno studio condotto dal professore Przemyslaw (Mike) Sapieha, presso Hôpital Maisonneuve-Rosemont (CIUSSS de l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e presso l’Università di Montreal, pubblicato su “EMBO Molecular Medicine“, ha scoperto che i batteri nel nostro intestino possono svolgere un ruolo importante nel determinare se si svilupperà la degenerazione maculare senile. In particolare i cambiamenti nella comunità batterica intestinale, come quelli portati da una dieta ricca di grassi, possono causare l’infiammazione di basso livello a lungo termine in tutto il corpo promuovendo l’AMD umida.

Sembra dal nostro studio che diete ricche di grassi alterano il microbioma intestinale al fine di aggravare l’AMD umida, malattia vascolare dovuta all’invecchiamento dell’occhio. Il fatto di agire sui tipi di microbi che vivono nell’intestino, dalla dieta o altri mezzi, potrebbe quindi alterare il rischio di sviluppare AMD e la progressione della malattia, che provoca perdita della vista“. – ha detto il prof. Sapieha.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut microbiota influences pathological angiogenesis in obesity‐driven choroidal neovascularization
Elisabeth MMA Andriessen, Ariel M Wilson, Gaelle Mawambo, Agnieszka Dejda, Khalil Miloudi, Florian Sennlaub, View ORCID ProfilePrzemyslaw Sapieha
EMBO Molecular Medicine (2016) e201606531 – DOI 10.15252/emmm.201606531 | Published online 15.11.2016

Fonti: Università di Montreal – Hôpital Maisonneuve-Rosemont –  Communiqué PDF

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FDA approva nuovo farmaco per la malattia dell’occhio secco.

Posted by giorgiobertin su luglio 13, 2016

La Food and Drug Administration negli Stati Uniti ha approvato Xiidra (lifitegrast soluzione oftalmica) per il trattamento dei segni e sintomi della malattia dell’occhio secco.

xiidra   Eyes

Il programma clinico a sostegno dell’approvazione di Xiidra è il più grande condotto fino ad oggi sulla malattia dell’occhio secco, i pazienti partecipanti sono stati 2.500,” ha affermato Edward Olanda, MD, Professore di Oftalmologia Clinica, Università di Cincinnati.
Questi studi hanno incluso pazienti di età compresa dai 19 AI 97 anni, la maggioranza dei quali erano donne (76 per cento). I pazienti sono stati randomizzati a ricevere Ugualmente colliri Xiidra o colliri placebo, due volte al giorno per dodici settimane. Gli studi hanno trovato che i gruppi trattati con Xiidra hanno dimostrato un grosso miglioramento sia nei segni che nei sintomi di secchezza oculare rispetto ai gruppi trattati con placebo.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves new medication for dry eye disease

Xiidra e prodotto da Shire US Inc., of Lexington, Massachusetts

PR Newswire, Lexington, Mass. – July 11, 2016

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Campi elettrici e guarigione delle ferite diabetiche.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2016

Le persone con diabete spesso soffrono di ferite che sono lente a guarire e possono portare a ulcere, cancrena e amputazione. Una nuova ricerca condotta da un gruppo internazionale guidato da Min Zhao, professore di oftalmologia e dermatologia presso l’University of California, Davis, mostra che, in modelli animali di diabete, la lenta guarigione è associata a deboli correnti elettriche nelle ferite.

diabetes-cornea
UC Davis researchers measured electric fields and wound healing in eyes from three different models of diabetes. Left to right, green fluorescence shows damaged area shrinking over time. Top row, eyes from normal mice. Other rows are eyes from three different mouse models of diabetes. Credit: Min Zhao and Brian Reid, UC Davis

Questa è la prima dimostrazione che nelle ferite diabetiche o eventuali ferite croniche il segnale elettrico presente in natura è compromesso e correlato con un ritardo della guarigione“, ha detto Zhao. “La correzione di questo difetto offre un approccio totalmente nuovo per le ferite diabetiche.”

Il gruppo di ricerca ha dimostrato che i campi elettrici sono associati con la guarigione dei danni alla cornea, lo strato esterno trasparente dell’occhio nei diabetici.

Leggi abstract dell’articolo.
Diabetic cornea wounds produce significantly weaker electric signals that may contribute to impaired healing
Yunyun Shen, Trisha Pfluger, Fernando Ferreira, Jiebing Liang, Manuel F. Navedo, Qunli Zeng, Brian Reid & Min Zhao
Scientific Reports 6, Article number: 26525 Published online: 10 June 2016 – doi:10.1038/srep26525

Fonte: University of California, Davis

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