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Posts Tagged ‘virologia’

Un enzima del corpo umano impedisce ai virus di replicarsi.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

Un team di ricercatori ha identificato la modalità di azione della viperina, un enzima presente in natura negli esseri umani e in altri mammiferi che è noto per avere effetti antivirali su virus come il Nilo occidentale, l’epatite C, la rabbia e l’HIV. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature“, potrebbe consentire ai ricercatori di sviluppare un farmaco che induca il corpo umano a produrre questa molecola, come terapia ad ampio spettro per una serie di virus.


Antiviral compound made inside human body could form basis for new drugs – Cameron & Jose

I ricercatori hanno rivelato che la viperina catalizza una reazione importante che porta alla creazione di una molecola chiamata ddhCTP. Il team della Pennsylvania State University e della Albert Einstein College of Medicine, ha mostrato gli effetti di ddhCTP sulla capacità del virus di replicare il suo materiale genetico. Sorprendentemente, la molecola agisce in modo simile ai farmaci che sono stati sviluppati per trattare virus come HIV ed epatite C.  con una migliore comprensione di come la viperina impedisce ai virus di replicarsi.

Per verificare l’efficacia di ddhCTP, il gruppo di ricerca ha dimostrato che la molecola inibiva le RNA polimerasi del virus della febbre Dengue (una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue), del virus del Nilo occidentale, febbre gialla, encefalite giapponese ed epatite, che sono tutte di un gruppo di virus chiamati flavivirus (genere di virus a RNA a singolo filamento positivo (+)ssRNA appartenenti alla famiglia Flaviviridae).

A differenza di molti dei nostri attuali farmaci, ddhCTP è codificato dalle cellule degli umani e di altri mammiferi”, ha affermato la prof.ssa Cameron. “Abbiamo sintetizzato analoghi nucleotidici per anni, ma qui vediamo che la natura ci ha battuto e creato un analogo nucleotidico che può trattare un virus nelle cellule viventi e non mostra alcuna tossicità fino ad oggi. Se verrà confermato che funziona, probabilmente la natura ci ha pensato, ci ha dato un modello per creare un composto antivirale potente e sicuro.”

Il prossimo passo è testare il composto contro un’ampia gamma di virus.

Leggi abstract dell’articolo:
A naturally occurring antiviral ribonucleotide encoded by the human genome.
Anthony S. Gizzi, Tyler L. Grove, Jamie J. Arnold, Joyce Jose, Rohit K. Jangra, Scott J. Garforth, Quan Du, Sean M. Cahill, Natalya G. Dulyaninova, James D. Love, Kartik Chandran, Anne R. Bresnick, Craig E. Cameron & Steven C. Almo
Nature Published: 20 June 2018

Fonti: Pennsylvania State University – Albert Einstein College of Medicine

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Alzheimer: “Forte evidenza” di coinvolgimento dei virus.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Uno studio primo nel suo genere condotto dai ricercatori dell’Arizona State University-Banner Neurodegenerative Disease Research Center (NDRC) e i loro colleghi dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai chiarito i meccanismi attraverso cui gli agenti infettivi possono svolgere ruoli importanti nella malattia di Alzheimer (AD).

Per raggiungere questo obiettivo, il team ha capitalizzato i dati sul sequenziamento del DNA e dell’RNA da 622 donatori cerebrali con le caratteristiche cliniche e neuropatologiche del morbo di Alzheimer e 322 donatori cerebrali senza la malattia.
Nel presente studio, i ricercatori hanno esplorato la presenza virale in 6 regioni chiave del cervello che sono note per essere altamente vulnerabili alle devastazioni dell’AD.
Lo studio ha identificato alti livelli di herpesvirus umano (HHV) 6A e 7 in campioni di cervello che mostrano segni di neuropatologia AD, rispetto ai livelli più bassi trovati nel cervello normale.


Two strains of human herpesvirus—human herpesvirus 6A (HHV-6A) and human herpesvirus 7 (HHV-7) —are found in the brains of people with Alzheimer’s disease at levels up to twice as high as in those without Alzheimer’s, researchers from the Icahn School of Medicine at Mount Sinai report.

Siamo stati in grado di utilizzare una vasta gamma di approcci di biologia di rete per mettere a confronto il modo in cui questi virus potrebbero interagire con geni umani che sappiamo essere rilevanti per l’Alzheimer“, ha detto il prof. Readhead.
Non penso che possiamo rispondere se gli herpesvirus sono una causa primaria della malattia di Alzheimer, ma è chiaro che sono perturbanti e partecipano a reti che sono direttamente alla base della fisiopatologia del morbo di Alzheimer” – affermano i ricercatori.

Siamo entusiasti della possibilità di trarre vantaggio da questo approccio per aiutare nella comprensione scientifica, trattamento e prevenzione dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative” – afferma Michelle Ehrlich, Professor of Neurology, Pediatrics, and Genetics and Genomics Sciences.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiscale Analysis of Independent Alzheimer’s Cohorts Finds Disruption of Molecular, Genetic, and Clinical Networks by Human Herpesvirus
Ben Readhead, Jean-Vianney Haure-Mirande, Cory C. Funk, Matthew A. Richards, Paul Shannon, Vahram Haroutunian, Mary Sano, Winnie S. Liang, Noam D. Beckmann, Nathan D. Price, Eric M. Reiman, Eric E. Schadt, Michelle E. Ehrlich, Sam Gandy, Joel T. Dudley.
Neuron 2018 giu. 21,  DOI: https://doi.org/10.1016/j.neuron.2018.05.023

Fonte: Icahn School of Medicine del Monte Sinai

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Virus riprogrammati per attaccare il cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2018

I virus sono agenti infettivi di piccole dimensioni, in rapida replicazione, che possono sopravvivere solo all’interno delle cellule di altri organismi. Sono noti per causare malattie e sofferenze, gli scienziati della School of Medicine, Cardiff University, hanno progettato un modo per usarli come una forza positiva nella lotta contro il cancro.

Adenovirus

I ricercatori hanno “addestrato” con successo i virus per riconoscere il cancro ovarico e ucciderlo senza danneggiare alcun tessuto sano. “I virus riprogrammati sono già stati utilizzati nelle procedure di terapia genica per trattare una serie di malattie, dimostrando che possono essere addestrati dall’essere in pericolo di vita in agenti potenzialmente salvavita” – afferma il prof. Alan Parker.
Abbiamo preso un virus comune e ben studiato e l’abbiamo completamente ridisegnato in modo che non possa legarsi a cellule sane, ma cerchi invece una specifica proteina marcatore chiamata alfa-v-beta-6 (αvβ6) integrina, che è unica per alcune cellule tumorali, permettendole di invaderle”.

In particolare, abbiamo introdotto il virus riprogrammato sul cancro ovarico, che ha identificato e distrutto con successo, un progresso entusiasmante che offre un potenziale reale per i pazienti con una varietà di tumori” – afferma il prof. Parker.

In futuro, i ricercatori sperano di perfezionare ulteriormente la loro arma virale. Vogliono addestrare il virus a riconoscere una componente proteica che è condivisa da tumori ovarici, mammari, pancreatici, polmonari e orali. Nei prossimi anni, sperano che i virus riprogrammati raggiungano la fase di sperimentazione clinica.

Leggi abstract dell’articolo:
Ad5NULL-A20 – a tropism-modified, αvβ6 integrin-selective oncolytic adenovirus for epithelial ovarian cancer therapies
Hanni Uusi-Kerttula, James A Davies, Jill Thompson, Phonphimon Wongthida, Laura Evgin, Kevin G. Shim, Angela Bradshaw, Alexander T Baker, Pierre J Rizkallah, Rachel Jones, Louise Hanna, Emma Hudson, Richard Vile, John D Chester and Alan L Parker
Clinical Cancer Research May 24, 2018, doi: 10.1158/1078-0432.CCR-18-1089

Fonte: School of Medicine, Cardiff University

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Scoperta molecola contro il raffreddore.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2018

Per la prima volta è stata trovata una molecola – denominata IMP-1088) – capace di combattere il comune virus del raffreddore . Ad affermarlo i ricercatori dell’Imperial College of London coordinati dal chimico prof. Edward Tate.

I primi test di laboratorio con cellule umane hanno dimostrato la capacità della molecola di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, e il team spera di passare agli esperimenti sugli animali e poi sugli umani. I risultati dei test iniziali sono pubblicati sulla rivista “Nature Chemistry“.

Il comune raffreddore è causato da una famiglia di virus con centinaia di varianti, rendendo quasi impossibile diventare immuni o vaccinarsi. Inoltre, i virus si evolvono rapidamente, il che significa che possono rapidamente ottenere resistenza ai farmaci.
Per questi motivi, la maggior parte dei rimedi contro il raffreddore si basa sul trattamento dei sintomi dell’infezione – come naso che cola, mal di gola e febbre – piuttosto che affrontare il virus stesso.

IMP-1088
The molecule (yellow) blocks human NMT (blue), essential for the virus to assemble the capsid ‘shell’ that encloses its RNA genome (green)

La proteina, che si trova nelle stesse cellule umane, si chiama Nmt (N-miristoriltransferasi): è preziosa per il virus, che in tutte le sue numerose versioni la utilizza per costruire lo scudo (capside) che gli permette di proteggere il suo materiale genetico quando invade la cellula. Bloccare la proteina, come fa la nuova molecola, significa quindi bloccare il virus.

Leggi asbtract dell’articolo:
Fragment-derived inhibitors of human N-myristoyltransferase block capsid assembly and replication of the common cold virus
Aurélie Mousnier, Andrew S. Bell, Dawid P. Swieboda, Julia Morales-Sanfrutos, Inmaculada Pérez-Dorado,…..Tobias J. Tuthill, Roberto Solari & Edward W. Tate
Nature Chemistry (2018) Published: 14 May 2018 doi:10.1038/s41557-018-0039-2

Fonte: Imperial College of London

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Terapia genica contro la beta talassemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston per la prima volta la terapia genica viene sperimentata su un numero abbastanza vasto di persone e può quindi uscire dalla fase sperimentale per diventare una cura. Un addio alle trasfusioni per le persone con beta talassemia.


LentiGlobin. Gene Therapy for Beta Thalassemia. Bluebird Bio

La beta talassemia, o anemia mediterranea, è una malattia genetica che impedisce di produrre una componente chiave dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue, che e nelle forme più gravi costringe ogni mese ad affrontare trasfusioni di sangue, a volte fin dall’infanzia, e trattamenti per rimuovere il ferro che si accumula nell’organismo.

La sperimentazione, iniziata nel 2013 è stata condotta in 6 centri tra Stati Uniti (14 pazienti), Francia (4 pazienti), Thailandia (2 pazienti) e Australia (2 pazienti), su 22 malati di età compresa fra 12 e 35 anni. Di questi, 15 non hanno più avuto bisogno delle trasfusioni, mentre per gli altri la frequenza si è ridotta del 73%.

Nella terapia genica sono state utilizzate le cellule staminali degli stessi pazienti, precedentemente trattate in laboratorio: un virus della famiglia dei lentivirus (LentiGlobin BB305), reso inoffensivo, ha permesso di sostituire il gene difettoso responsabile della malattia con il gene sano (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy in Patients with Transfusion-Dependent β-Thalassemia
Alexis A. Thompson, M.D., M.P.H., Mark C. Walters… et al.
N Engl J Med 2018; 378:1479-1493 April 19, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1705342

ClinicalTrials.gov numbers, NCT01745120 and NCT02151526

bluebird bio annuncio

EDITORIAL – APR 19, 2018
Gene Therapy as a Curative Option for β-Thalassemia
A. Biffi

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SIMIT: Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’infezione da HIV-1.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2018

Sono state pubblicate a cura della Società italiana di malattie infettive e tropicali (SIMIT), in collaborazione con le Sezioni per la lotta contro l’Aids del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute le Linee Guida Italiane sull’utilizzo della Terapia Antiretrovirale e la gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1.

HIV-linee-guida

L’obiettivo principale dell’opera è quello di fornire elementi di guida per la prescrizione della terapia antiretrovirale e per la gestione dei pazienti con infezione da HIV agli infettivologi e agli altri specialisti coinvolti nella gestione multidisciplinare del paziente sieropositivo.

Ricordiamo che la terapia antiretrovirale (ART) è oggi riconosciuta di indubbio beneficio per la persona con HIV – per bloccare la replicazione virale, prevenire le complicanze ed evitare la forma conclamata della patologia detta AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) garantendo così una prospettiva di vita a lungo termine del paziente, ma anche come strumento efficace per ridurre notevolmente la possibilità di trasmettere l’infezione (TasP).

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee Guida Italiane sull’utilizzo della Terapia Antiretrovirale e la gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1- ver. 2017.
Ministero della Salute – Sezioni L e M del Comitato Tecnico Sanitario.

Fonte: Ministero della Salute.

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Creato un adenovirus “vettore” nella terapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Scienziati dell’Università di Zurigo hanno ridisegnato un adenovirus da usare nella terapia contro il cancro. Per raggiungere questo obiettivo descritto sulla rivista “Nature Communications“, hanno sviluppato un nuovo scudo proteico che nasconde il virus e lo protegge dall’eliminazione. Gli adattatori sulla superficie del virus consentono al virus ricostruito di infettare specificamente le cellule tumorali.


L’adenovirus (a sinistra) si mimetizza dal sistema immunitario grazie al suo rivestimento protettivo (a destra). (Immagine: UZH)

I virus hanno il loro materiale genetico e possono infettare le cellule umane in un modo molto specifico. Per le loro proprietà sono delle interessanti “navette genetiche” per combattere malattie ereditarie o cancro. Esistono innumerevoli virus diversi, ma l’adenovirus umano 5, che normalmente causa i sintomi di un tipico raffreddore, presenta notevoli vantaggi: il suo genoma può essere sostituito completamente da uno artificiale che contiene solo geni “utili“.

I ricercatori guidati dal professore Andreas Plückthun del Dipartimento di Biochimica dell’Università di Zurigo, sono riusciti a ricostruire i virus in modo tale da riconoscere e infettare efficacemente solo le cellule tumorali. Sono state create delle molecole che fungono da adattatori tra il virus e la cellula tumorale. I ricercatori hanno poi nascosto il virus sotto un nuovo rivestimento proteico, che serve come mimetizzazione per il virus e che lo protegge dal sistema immunitario. Questo impedisce che il virus venga eliminato dal fegato, che normalmente rimuove rapidamente gli adenovirus.

Con questa navetta genetica, abbiamo aperto molte vie per trattare i tumori aggressivi in ​​futuro, dal momento che possiamo produrre l’organismo stesso un intero cocktail di terapie direttamente nel tumore” – conclude il professore Andreas Plückthun.

Leggi il full text dell’articolo:
Adenoviral vector with shield and adapter increases tumor specificity and escapes liver and immune control.
Markus Schmid, Patrick Ernst, Annemarie Honegger, Maarit Suomalainen, Martina Zimmermann, Lukas Braun, Sarah Stauffer, Cristian Thom, Birgit Dreier, Matthias Eibauer, Anja Kipar, Viola Vogel, Urs F. Greber, Ohad Medalia, and Andreas Plückthun.
Nature Communications. January 31, 2018. DOI: 10.1038/s41467-017-02707-6

Fonte: Università di Zurigo

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Cancro al pancreas: il virus influenzale modificato distrugge i tumori.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2018

I ricercatori del Barts Cancer Institute alla Queen Mary University di Londra nel Regno Unito hanno modificato un virus dell’influenza e l’hanno usato per colpire con successo le cellule di cancro del pancreas.

Bacterial cell or virus,

Bacterial cell or virus

Al fine di evitare la resistenza ai farmaci, i ricercatori stanno studiando l’uso di virus mutati per colpire le cellule tumorali pancreatiche in modo più preciso. Con questo obiettivo un team di ricercatori guidati dal prof. Gunnel Halldén, della Queen Mary University, si è proposto di modificare geneticamente un virus influenzale.

A differenza delle cellule pancreatiche sane, le cellule del cancro del pancreas contengono una molecola chiamata αvβ6 [alfa v beta 6]. I ricercatori hanno alterato geneticamente il virus dell’influenza per contenere una proteina extra che si lega all’alfa v beta 6. Quando il virus dell’influenza accede alla cellula cancerosa, si moltiplica all’interno della cellula, facendola infine scoppiare e distruggendola.

Il team ha testato questo nuovo approccio nel modello murino con cellule tumorali umane e ha scoperto che il virus modificato ha fermato con successo la crescita del cancro.

Se riusciremo a confermare questi risultati negli studi clinici sull’uomo“, afferma la Dott.ssa  Stella Man, “allora questo potrebbe diventare un nuovo trattamento promettente per i pazienti con cancro al pancreas, [che] potrebbe essere combinato con farmaci chemioterapici esistenti per uccidere le cellule tumorali perseveranti“.  A breve partiranno gli studi clinici sull’uomo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Molecular Cancer Therapeutics“.

Leggi abstract dell’articolo:
The Novel Oncolytic Adenoviral Mutant Ad5-3Δ-A20T Retargeted to αvβ6 Integrins Efficiently Eliminates Pancreatic Cancer Cells
Y. K. Stella Man, James A. Davies, Lynda Coughlan, Constantia Pantelidou, Alfonso Blázquez-Moreno, John F. Marshall, Alan L. Parker and Gunnel Halldén
Mol Cancer Ther January 24 2018 DOI: 10.1158/1535-7163.MCT-17-0671

Fonte: Barts Cancer Institute

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Virus immunostimolante potrebbe trattare i tumori cerebrali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 7, 2018

Una sperimentazione di un potenziale nuovo trattamento per il cancro al cervello ha dimostrato che un virus iniettato direttamente nel sangue può raggiungere i tumori nel profondo del cervello e attivare il sistema di difesa del corpo per attaccarli.

Il processo ha coinvolto solo nove pazienti, ma gli scienziati hanno affermato che se i risultati potrebbero essere replicati in studi più ampi, il “reovirus” naturale potrebbe essere sviluppato in un’efficace immunoterapia per le persone con tumori cerebrali aggressivi.

Brain_cancer_stem_cell

Questa è la prima volta che viene dimostrato che un virus terapeutico è in grado di attraversare la barriera cervello-sangue“, ha detto Adel Samson, medico oncologo presso l’Institute of Cancer and Pathology dell’University of Leeds, che ha co-diretto il lavoro.
Abbiamo dimostrato non solo che un virus poteva essere trasmesso a un tumore in profondità nel cervello, ma che quando ha raggiunto il suo obiettivo “stimolava le difese immunitarie del corpo per attaccare il cancro“.

Nei nove pazienti, una volta che i tumori sono stati rimossi, i campioni sono stati prelevati e analizzati confermando che il virus era stato in grado di raggiungere il cancro, a volte in profondità nel cervello. In tutti i pazienti, c’erano prove che il virus aveva raggiunto il suo obiettivo.

I ricercatori hanno anche scoperto che la presenza di reovirus stimolava il sistema immunitario del corpo, i globuli bianchi o le cellule T “assassine” che venivano attratte dal sito del tumore per attaccare il cancro.

Gli autori dello studio ritengono che la terapia con reovirus possa essere utilizzata in combinazione con altre terapie antitumorali per renderle più potenti – e attualmente è in corso una sperimentazione clinica.
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Science Translational Medicine“, ha dimostrato che il virus poteva essere somministrato attraverso una flebo endovenosa monodose.

Leggi abstract dell’articolo:
Intravenous delivery of oncolytic reovirus to brain tumor patients immunologically primes for subsequent checkpoint blockade
BY ADEL SAMSON, KAREN J. SCOTT, DAVID TAGGART, EMMA J. WEST, ERICA WILSON, GERARD J. …… ALAN A. MELCHER
Science Translational Medicine 03 Jan 2018: Vol. 10, Issue 422, eaam7577 DOI: 10.1126/scitranslmed.aam7577

Fonte: Institute of Cancer and Pathology dell’University of Leeds

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Create nanoparticelle d’oro per distruggere i virus.

Posted by giorgiobertin su dicembre 18, 2017

I ricercatori dell’Institute of Materials, Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), Lausanne, Switzerland, hanno creato nanoparticelle che attirano i virus e, usando la pressione risultante dal processo di legame, le distruggono. Questo approccio rivoluzionario potrebbe portare allo sviluppo di farmaci antivirali ad ampio spettro.

nanoparticles

HIV, dengue, papillomavirus, herpes ed Ebola – questi sono solo alcuni dei molti virus che uccidono milioni di persone ogni anno. Ora i ricercatori hanno creato nanoparticelle d’oro che potrebbero portare ad un trattamento ad ampio spettro, nello stesso modo con cui gli antibiotici ad ampio spettro combattono una serie di batteri. Una volta iniettate nel corpo, queste nanoparticelle imitano le cellule umane e “ingannano” i virus. Quando i virus si legano a loro – al fine di infettarli – le nanoparticelle usano la pressione prodotta localmente da questo collegamento per “rompere” i virus, rendendoli innocui. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su “Nature Materials“.

Fortunatamente, abbiamo farmaci efficaci contro alcuni virus, come l’HIV e l’epatite C“, afferma il prof. Francesco Stellacci. “Ma questi farmaci funzionano solo su un virus specifico.” Di qui la necessità di farmaci antivirali ad ampio spettro.
A differenza di altri trattamenti, l’uso della pressione non è tossico. “le nanoparticelle d’oro potrebbero esser una soluzione al problema“.
Gli esperimenti in vitro condotti su colture cellulari infettate dal virus dell’herpes simplex, papillomavirus (che può portare al cancro dell’utero), virus respiratorio sinciziale (RSV, che può causare polmonite), virus della dengue e HIV (lentivirus), sono stati un successo. Anche i test sugli animali sono molto incoraggianti.

Leggi abstract dell’articolo:
Broad-spectrum non-toxic antiviral nanoparticles with a virucidal inhibition mechanism
Valeria Cagno, Patrizia Andreozzi[…]Francesco Stellacci
Nature Materials Published online: http://dx.doi.org/10.1038/nmat5053

Fonte: Institute of Materials, Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL)

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Papilloma virus: il DNA individuato nel sangue.

Posted by giorgiobertin su dicembre 9, 2017

Il DNA virale può essere presente nel sangue di donne con papilloma virus ma che non hanno ancora sviluppato un tumore. È una scoperta molto rilevante, perché suggerisce che il DNA di questo virus può essere ritrovato non solo nelle mucose e nella pelle, come finora osservato, ma anche nel sangue.
I papilloma virus sono un gruppo di virus molto diffusi. Solo 14 sottotipi di HPV, definiti ad “alto rischio”, sono stati associati all’insorgere di alcuni tumori, sia nella donna che nell’uomo, come quello della cervice uterina (cioè il collo dell’utero), della cavità orofaringea, della cavità anale e dei genitali esterni.


Milano-Bicocca, nuova scoperta sul Papilloma Virus. Intervista alla Dott.ssa Cocuzza

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “PLOS One“, è stato condotto dai ricercatori di Microbiologia Clinica del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di ginecologia dell’ospedale San Gerardo (ASST Monza) e della Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

Questo studio – spiega Clementina Cocuzza, docente di Microbiologia Clinica dell’Università di Milano-Bicocca – ha permesso di riscontrare il genoma virale a livello ematico, attraverso metodiche molecolari, in un numero rilevante di donne con una probabile infezione recente da HPV al livello genitale, ma senza evidenza di tumore“.

I risultati contribuiranno a chiarire la storia dell’infezione da HPV aprendo nuovi orizzonti nell’ambito dello screening cervicale e per interventi di immunoprofilassi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human papillomavirus DNA detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia
Clementina Elvezia Cocuzza , Marianna Martinelli, Federica Sina, Andrea Piana, Giovanni Sotgiu, Tiziana Dell’Anna, Rosario Musumeci.
PLOSOne Published: November 28, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0188592

Fonte: Microbiologia Clinica – dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca

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Linee guida canadesi sulla prevenzione dell’HIV.

Posted by giorgiobertin su novembre 27, 2017

Una nuova linea guida canadese sottolinea come le nuove strategie biomediche per prevenire l’infezione da HIV possano essere utilizzate al meglio nelle popolazioni ad alto rischio sia prima che dopo l’esposizione al virus. Il documento si applica agli adulti a rischio di infezione da HIV attraverso l’attività sessuale o l’uso di droghe iniettabili.

cmaj

La linea guida, di facile consultazione delinea i consigli pratici per la prevenzione, e si rivolge a: medici di cure primarie, malattie infettive, medicina d’urgenza, infermieristica, farmacia ed altre discipline.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Canadian guideline on HIV pre-exposure prophylaxis and nonoccupational postexposure prophylaxis
Darrell H. S. Tan, Mark W. Hull,….Tim Rogers and Stephen Shafran; for the Biomedical HIV Prevention Working Group of the CIHR Canadian HIV Trials Network
CMAJ November 27, 2017 189 (47) E1448-E1458; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.170494

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Iss: Notiziario settembre 2017 supplemento 1.

Posted by giorgiobertin su novembre 26, 2017

E’ stato pubblicato dall’Istituo Superiore di Sanità il Notiziario Volume 30, n. 9, settembre 2017, Supplemento 1.
I contenuti:
– Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2016.

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Volume 30, n. 9, settembre 2017, Supplemento 1

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HPV, sesso orale e cancro orofaringeo.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Il tumore orofaringeo non è associato solo al fumo ma anche al papillomavirus (Hpv). E una delle modalità di contagio può essere il sesso orale. Uno studio pubblicato su “Jama Oncology” dai ricercatori del Department of Otolaryngology – Head and Neck Surgery, Johns Hopkins University, Baltimore, USA ha quantificato per la prima volta la consistenza di questo rischio, indagando nello specifico il nesso con il papillomavirus umano, l’Hpv, responsabile di una buona parte di tumori orofaringei.


1 in 9 American Men Are Infected With Oral HPV 

Secondo i risultati dello studio negli ultimi 30 anni i tumori alla bocca e alla gola, dovuti alla trasmissione del papilloma virus tramite il sesso orale, sono aumentati. I ricercatori pensano che questo aumento sia da imputare alle abitudini sessuali degli individui; inoltre il numero di tumori alla lingua, alla bocca e alla gola, presi tramite la trasmissione sessuale del papilloma virus umano (Hpv), potrebbero essere anche la causa dell’aumento di circa un terzo dei casi di cancro alla cervice uterina nelle donne dal 1973 al 2004.

Lo studio è stato condotto su 13 mila persone tra i 20 e i 69 anni che si sono sottoposte al test per l’infezione orale da Hpv tra il 2009 e il 2014. E’ emerso inoltre che l’associazione tra cancro e sesso orale riguarda in particolare gli uomini.

Leggi il full text dell’articolo:
Understanding personal risk of oropharyngeal cancer: risk-groups for oncogenic oral HPV infection and oropharyngeal cancer
G D’Souza, T S McNeel, C Fakhry
Annals of Oncology, mdx535, https://doi.org/10.1093/annonc/mdx535 Published: 19 October 2017

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Linee guida europee sul trattamento dell’Hiv.

Posted by giorgiobertin su ottobre 27, 2017

Sono state pubblicate dall’European AIDS Clinical Society (EACS) le linee guida europee per il trattamento dell’Hiv negli adulti. Le linee guida EACS sono state pubblicate per la prima volta nel 2005. Le linee guida sono tradotte in diverse lingue e sono formalmente riviste almeno annualmente.

EACS-Guidelines

Le linee guida sono costituite da cinque sezioni principali, tra cui una tabella generale generale di tutti i principali problemi dell’infezione da HIV, nonché raccomandazioni dettagliate sul trattamento antiretrovirale, la diagnosi, il monitoraggio e il trattamento delle co-morbidità, delle co-infezioni. Ogni sezione è gestita da un gruppo di esperti europei sull’HIV.

Scarica e leggi il documento full text in pdf:

  English PDF – Version 9.0 – October 2017

  Chinese – 中文版 – 9.0 版本

  French – Français – Version 9.0

  German – Deutsch – Version 9.0

  Portuguese – Português – Versão 9.0

  Russian – Русский – Версия 9.0

  Spanish – Español – Versión 9.0

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Linee guida sull’epatite C in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su ottobre 21, 2017

Sono state pubblicate a cura della Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) le linee guida specifiche per lo screening, il trattamento e la gestione dell’epatite C in gravidanza.
Il documento è pubblicato sulla rivista “American Journal of Obstetrics and Gynecology” ed è stato approvato dal College of Obstetricians and Gynekologists (ACOG).

SMFM

L’epatite C (hepatitis C virus – HCV) durante la gravidanza è associata a gravi effetti negativi. I neonati nati da donne con HCV hanno maggiori probabilità di avere una bassa crescita fetale e un basso peso alla nascita. Per le donne, l’HCV cronico è associato a un danno epatico progressivo e, durante la gravidanza, può essere trasmesso dalla madre al feto.

Scarica e leggi il documento in full etxt:
Hepatitis C in pregnancy: screening, treatment, and management
Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) Brenna L. Hughes, Charlotte M. Page, Jeffrey A. Kuller
American Journal of Obstetrics & Gynecology

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HIV: Ecco come il virus persiste nel sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

I ricercatori dell’Unità di Biosicurezza della terapia genica e mutagenesi inserzionale dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, hanno scoperto che il virus HIV è in grado di indurre alterazioni genetiche in un sottotipo di cellule del sistema immunitario (le cellule T regolatorie), con l’obiettivo di sfruttarle come “rifugio“.
Lo studio che è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications“,  contribuisce alla comprensione delle modalità con cui HIV agisce per proteggersi e persistere nell’organismo.

hiv1

Gli scienziati hanno scoperto che il virus HIV, quando infetta le cellule T regolatorie spesso integra il suo genoma accanto a due geni specifici, STAT5B e BACH2, che hanno un ruolo importante nella sopravvivenza e nella proliferazione delle cellule T, e li attiva. In questo modo, le cellule infette si riproducono più velocemente delle altre e persistono più a lungo nell’organismo, andando a costituire un vero e proprio “serbatoio virale”.

Lo studio potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove metodiche molecolari che chiariscano come viene creato e mantenuto il ‘serbatoio virale’ di HIV e ad approcci che blocchino l’attività dei geni alterati nelle cellule T regolatorie. La speranza è di ottenere in futuro l’eradicazione dell’infezione da HIV.

Leggi abstract dell’articolo:
HIV-1-mediated insertional activation of STAT5B and BACH2 trigger viral reservoir in T regulatory cells
Daniela Cesana, Francesca R. Santoni de Sio, Laura Rudilosso, Pierangela Gallina, Andrea Calabria, Stefano Beretta, Ivan Merelli, Elena Bruzzesi, Laura Passerini, Silvia Nozza, Elisa Vicenzi, Guido Poli, Silvia Gregori, Giuseppe Tambussi & Eugenio Montini
Nature Communications 8, Article number: 498 Published online: 08 September 2017

Fonte: Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano, Italia

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Terapia genica inverte la sclerosi multipla negli animali.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

La sclerosi multipla può essere inibita o invertita nei modelli di topo usando una nuova tecnica di terapia genica che sopprime la risposta immunitaria che induce la malattia, ad affermarlo sono i ricercatori della University of Florida College of Medicine. che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “Molecular Therapy“.

I ricercatori hanno utilizzato un virus innocuo, noto come adeno-associated virus or AAV, per trasmettere un gene che codifica una proteina della guaina mielinica chiamata “myelin oligodendrocyte glycoprotein or MOG”, nel fegato dei modelli del topo. La proteina porta alla produzione di cosiddette cellule T regolatorie, che agiscono sulle cellule del sistema immunitario.


Gene therapy used to inhibit, reverse multiple sclerosis in animal model

Utilizzando una piattaforma di terapia genica testata clinicamente, siamo in grado di indurre le cellule T regolatorie molto specifiche, che mirano alle cellule auto-reattive responsabili di causare la sclerosi multipla“, ha affermato il prof. Brad E. Hoffman, (video).

La proteina indotta dalla terapia genica, MOG, è stata trovata efficace nel prevenire e invertire la sclerosi multipla da sola e i risultati sono stati convalidati attraverso diversi esperimenti indipendenti. Nel complesso, la terapia è stata testata in gruppi da 5 a 10 topi e i risultati sono stati riprodotti più volte.
Dopo sette mesi, i modelli di topi trattati con terapia genica non mostravano segni di malattia, rispetto a un gruppo di controllo che aveva problemi neurologici dopo 14 giorni.

Prima che la terapia possa essere testata negli esseri umani durante uno studio clinico, saranno necessarie ulteriori ricerche su altri modelli preclinici, affermano i ricercatori.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy-Induced Antigen-Specific Tregs Inhibit Neuro-inflammation and Reverse Disease in a Mouse Model of Multiple Sclerosis
Geoffrey D. Keeler, Sandeep Kumar, Brett Palaschak, Emily L. Silverberg, David M. Markusic, Noah T. Jones, Brad E. Hoffman
Molecular Therapy Available online 21 September 2017https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.09.001

Fonte:  University of Florida College of Medicine.

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Terapia genica contro il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Uno studio coordinato da Vania Broccoli, capo dell’unità di ricerca in Cellule Staminali e Neurogenesi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dimostra la capacità inedita di un nuovo vettore virale di diffondersi e rilasciare un gene terapeutico in tutto il sistema nervoso centrale, un risultato fondamentale per lo sviluppo di terapie geniche contro le malattie neurodegenerative, come il Parkinson o la demenza a corpi di Lewy.

I ricercatori hanno testato la tecnica sul modello sperimentale del Parkinson nel topo, riuscendo a ridurre i depositi tossici che causano la morte dei neuroni e a migliorare la salute degli animali. Lo studio è stato pubblicato su “Molecular Therapy“.

Ricordiamo che alla base della malattia di Parkinson e di altre simili c’è la formazione di depositi tossici di proteine, tra cui la principale è nota come sinucleina. Questi depositi causano la morte dei neuroni dopaminergici e rendono mal funzionati molti altri neuroni, con conseguenti sintomi motori debilitanti.

Parkinson-terapia-genica  Credit image: Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

Nello studio è stato utilizzato un vettore virale capace di superare la barriera emato-encefalica e diffondersi in tutto il cervello. I ricercatori hanno testato la sua efficacia dandogli da consegnare, nel cervello di topi parkinsoniani, il gene terapeutico GBA1, quello che produce l’enzima spazzino in grado di eliminare i depositi proteici. “Una singola iniezione nel sangue di questo virus ha permesso di attivare il gene GBA1 in vaste aree del cervello e prevenire o rallentare la formazione degli accumuli, proteggendo i neuroni“, afferma Vania Broccoli.

Il prossimo passo sarà testare ulteriormente sicurezza ed efficacia della terapia in laboratorio, per poi poter arrivare al primo studio sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
AAV-PHP.B-Mediated Global-Scale Expression in the Mouse Nervous System Enables GBA1 Gene Therapy for Wide Protection from Synucleinopathy
Giuseppe Morabito, Serena G. Giannelli, Gabriele Ordazzo, Simone Bido, Valerio Castoldi, Marzia Indrigo, Tommaso Cabassi, Stefano Cattaneo, Mirko Luoni, Cinzia Cancellieri, Alessandro Sessa, Marco Bacigaluppi, Stefano Taverna, Letizia Leocani, José L. Lanciego, and Vania Broccoli
Molecular Therapy, 10 agosto 2017 https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.08.004

Fonte: Stem Cell and Neurogenesis Unit, Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

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Il virus Zika uccide le cellule staminali del cancro del cervello.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Il virus Zika provoca devastanti danni ai cervelli dei feti in sviluppo, ma potrebbe essere un trattamento efficace per il glioblastoma, una forma mortale di cancro al cervello.
I ricercatori della School of Medicine di Washington University a St. Louis e dell’Università della California di San Diego School of Medicine hanno dimostrato che il virus uccide le cellule staminali del cancro del cervello, il tipo di cellule più resistenti ai trattamenti standard.

Il trattamento standard per questa malattia è aggressivo – la chirurgia, seguita da chemioterapia e radiazioni – tuttavia la maggior parte dei tumori si ripete entro sei mesi. Una piccola popolazione di cellule, nota come cellule staminali di glioblastoma, sopravvive spesso all’attacco e continua a dividersi, producendo nuove cellule tumorali per sostituire quelle uccise dai farmaci.

Zika-glioblastoma
Brain cancer stem cells (left) are killed by Zika virus infection (image at right shows cells after Zika treatment). Credit image Washington University School of Medicine

Nella sperimentazione i ricercatori hanno iniettato il virus Zika direttamente nei tumori del cervello di 18 topi, placebo in 15 topi di controllo. I tumori erano significativamente regrediti nei topi trattati con Zika. Se Zika fosse usato nelle persone, dovrebbe essere iniettato nel cervello, molto probabilmente durante la chirurgia per rimuovere il tumore primario.

L’idea di iniettare un virus noto per aver causato danni cerebrali nei cervelli delle persone sembra allarmante, ma Zika può essere sicuro per l’uso negli adulti perché i suoi obiettivi primari – le cellule neuroprogenitrici – sono rare nel cervello adulto. Il cervello fetale, invece, è pieno di queste cellule, per questo motivo l’infezione da Zika prima della nascita produce danni cerebrali diffusi e severi.
Studi sul virus usando i tessuti cerebrali provenienti da pazienti hanno dimostrato che il virus non infetta le cellule cerebrali non cancerose.

Leggi il full text dell’articolo:
Zika Virus Has Oncolytic Activity against Glioblastoma Stem Cells.
Zhu Z, Gorman MJ, McKenzie LD, Chai JN, Hubert CG, Prager BC, Fernandez E, Richner JM, Zhang R, Shan C, Wang X, Shi P-Y, Diamond MS, Rich JN, Chheda MG.
The Journal of Experimental Medicine. Sept. 5, 2017 10.1084/jem.20171093

Fonte: School of Medicine di Washington University a St. Louis – University of California di San Diego School of Medicine

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Virus geneticamente modificato per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2017

I ricercatori del Sanford Health Center negli Stati Uniti hanno lanciato una sperimentazione clinica di fase 1 utilizzando un virus geneticamente modificato che mira a distruggere tumori resistenti alla terapia.

Il trattamento inietta un virus oncolitico (cancro-distruggente) – virus della stomatite vescicolare (VSV) – nel tumore. Il virus è progettato per crescere nelle cellule tumorali, distruggere questi tumori e poi diffondersi in altri siti di cancro. Durante questo processo, attiva il sistema immunitario nell’area con l’obiettivo di avviare una risposta immunitaria.

Il virus è alterato geneticamente aggiungendo due geni. Il primo gene è un gene interferone umano, che è una proteina naturale anti-virale. Ciò protegge le cellule normali e sane da essere infettate, pur lasciando che il virus possa funzionare contro le cellule tumorali.

Il secondo gene rende la proteina NIS trovata nella ghiandola tiroide, che consente ai ricercatori di monitorare il virus in quanto si diffonde nei siti tumorali.

I virus oncolitici sono la prossima ondata di promettenti trattamenti immunoterapici per il cancro“, afferma l’oncologo prof. Steven Powell.
Vyriad, è la società biofarmaceutica a Rochester, Minnesota, che ha sviluppato questa tecnologia.

Viral Therapy in Treating Patient With Refractory Liver Cancer or Advanced Solid Tumors

Oncolytic Vesicular Stomatitis Virus as a Viro-Immunotherapy – MDPI

Fonte: prweb.com

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Linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Sono state pubblicate cura del “Public Health Management of hepatitis A infection” inglese le linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A. Il documento aggiorna il precedente del 2009.

hep_A

Ricordiamo che l’infezione da virus dell’epatite A provoca una serie di malattie lievi, come nausea e vomito non specificatamente riconducibili all’epatite (infiammazione al fegato, ittero o ictero) e raramente insufficienza epatica.

Il virus viene generalmente diffuso dalla via fecale-orale, ma può anche essere diffuso occasionalmente attraverso il sangue.
Una buona igiene tra cui l’acqua potabile e la manipolazione degli alimenti e la buona praticità del lavaggio delle mani impediscono l’infezione.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Public health control and management of hepatitis A 2017 Guidelines
Rachel Mearkle with Koye Balogun, Michael Edelstein, Karen Homer,
Phillip Keel, Sema Mandal and Siew Lin Ngui on behalf of the Hepatitis A Guidelines
Working Group

Hepatitis A: temporary adult immunisation recommendations
PHE publications gateway number: 2017175 PDF, 239KB, 10 pages

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Virus modificato per combattere contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori delle Université de Genève (UNIGE) e Basilea hanno dimostrato la possibilità di rafforzare il sistema immunitario con un virus geneticamente modificato con lo scopo di combattere i tumori.

merkler

Ottenere una risposta forte e specifica contro le cellule tumorali da parte del sistema immunitario è una priorità dell’immunoterapia. Ora i ricercatori hanno modificato un virus che permette al sistema immunitario di “imparare” a “reagire” contro le cellule tumorali. Testato nei topi, il virus modificato permesso di allertare il sistema immunitario, causando il reclutamento di cellule killer dirette contro le cellule tumorali. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications, apre la strada a nuove tecniche nel campo della immunoterapia.

Abbiamo trovato, in condizioni sperimentali, che la risposta immunitaria innescata da questo nuovo vettore è più forte e migliore di quella innescata da vettori tradizionali. Il tasso di risposta è migliorata“, dice il professor Merkler. In esperimenti su topi, il virus modificato è stato anche in grado di indurre risposte in alcuni tipi di tumore che non avevano risposto alla immunoterapia.
Questo virus modificato, molto promettente, è già stato brevettato con l’assistenza di Unitec, la struttura che sostiene i ricercatori presso l’Università di Ginevra.

Replicating viral vector platform exploits alarmin signals for potent CD8+ T cell-mediated tumour immunotherapy
Sandra M. Kallert, Stephanie Darbre, Weldy V. Bonilla, Mario Kreutzfeldt, Nicolas Page, Philipp Müller, Matthias Kreuzaler, Min Lu, Stéphanie Favre, Florian Kreppel, Max Löhning, Sanjiv A. Luther, Alfred Zippelius, Doron Merkler & Daniel D. Pinschewer
Nature Communications 8, Article number: 15327 (2017) Published online:26 May 2017 doi:10.1038/ncomms15327

Fonte: Université de Genève (UNIGE)

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Scoperta proteina essenziale per la replicazione del citomegalovirus umano.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

Gli scienziati della Division of Infection and Immunity, The Roslin Institute, University of Edinburgh hanno dimostrato che una proteina umana nota come valosin containing protein (VCP) è essenziale per la replicazione di citomegalovirus umano (HCMV). I risultati pubblicati sulla rivista “PLoS Pathogens” identificano VCP come un potenziale nuovo obiettivo per il trattamento.

Alcuni trattamenti HCMV esistono, ma i loro benefici sono limitati, e gli scienziati stanno studiando nuovi modi per trattare e prevenire queste infezioni. Questa infezione durante la gravidanza può portare alla perdita e disabilità intellettive dell’udito nei bambini non ancora nati. Il virus può essere contratto dalle persone con un sistema immunitario indebolito, come i pazienti trapiantati e persone con infezione da HIV in pericolo la vita.

citomegalovirus

Il team ha scoperto che l’inibitore, noto come NMS-873, ha ridotto la replicazione HCMV e l’espressione IE2 nelle cellule infette. Questo metodo è 10 volte più potente dei farmaci esistenti che colpiscono direttamente HCMV.

Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se NMS-873 – originariamente sviluppato come un potenziale farmaco anti-cancro – è sicuro ed efficace negli esseri umani. Ciononostante, questi risultati suggeriscono che le molecole NMS-873 ed altre progettate per inibire VCP potrebbero potenzialmente servire come trattamenti HCMV, in particolare in pazienti infettati con ceppi di HCMV resistenti ai farmaci.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The host ubiquitin-dependent segregase VCP/p97 is required for the onset of human cytomegalovirus replication
Yao-Tang Lin, James Prendergast, Finn Grey.
PLOS Pathogens Published: May 11, 2017  https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006329

Fonte: Roslin Institute – University of Edimburg

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Strategia di Gene-editing per eliminare il virus HIV negli animali.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2017

Gli scienziati del Lewis Katz School of Medicine at Temple University (LKSOM) e dell’University of Pittsburgh hanno dimostrato che è possibile asportare DNA dell’HIV dai genomi di animali vivi per eliminare ulteriori infezioni. Questa è la prima volta che gli esperimenti vengono eseguiti in tre diversi modelli animali, tra cui un modello “umanizzato”, in cui nei topi sono state trapiantate le cellule immunitarie umane infettate con il virus.

Il team è il primo a dimostrare che la replicazione dell’HIV-1 può essere completamente spenta e il virus eliminato dalle cellule infette in animali con una potente tecnologia di gene-editing nota come CRISPR/Cas9.

Cas9-HIV

Il nuovo studio segna un passo in avanti importante nella ricerca di una cura permanente per l’infezione da HIV. “La fase successiva potrebbe essere quella di ripetere lo studio in primati, un modello animale più adatto in cui l’infezione da HIV induce la malattia, al fine di dimostrare ulteriormente l’eliminazione del virus HIV-1 DNA nelle cellule T infette e in altri siti tra cui le cellule del cervello“, ha detto il prof Khalili. “Il nostro obiettivo finale è uno studio clinico in pazienti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
In Vivo Excision of HIV-1 Provirus by saCas9 and Multiplex Single-Guide RNAs in Animal Models.
Chaoran Yin, Ting Zhang, Xiying Qu, Yonggang Zhang, Raj Putatunda, Xiao Xiao, Fang Li, Weidong Xiao, Huaqing Zhao, Shen Dai, Xuebin Qin, Xianming Mo, Won-Bin Young, Kamel Khalili, Wenhui Hu.
Molecular Therapy, 2017; DOI: 10.1016/j.ymthe.2017.03.012

Fonte: Lewis Katz School of Medicine at Temple University

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