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Posts Tagged ‘virologia’

HIV: Ecco come il virus persiste nel sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

I ricercatori dell’Unità di Biosicurezza della terapia genica e mutagenesi inserzionale dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, hanno scoperto che il virus HIV è in grado di indurre alterazioni genetiche in un sottotipo di cellule del sistema immunitario (le cellule T regolatorie), con l’obiettivo di sfruttarle come “rifugio“.
Lo studio che è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications“,  contribuisce alla comprensione delle modalità con cui HIV agisce per proteggersi e persistere nell’organismo.

hiv1

Gli scienziati hanno scoperto che il virus HIV, quando infetta le cellule T regolatorie spesso integra il suo genoma accanto a due geni specifici, STAT5B e BACH2, che hanno un ruolo importante nella sopravvivenza e nella proliferazione delle cellule T, e li attiva. In questo modo, le cellule infette si riproducono più velocemente delle altre e persistono più a lungo nell’organismo, andando a costituire un vero e proprio “serbatoio virale”.

Lo studio potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove metodiche molecolari che chiariscano come viene creato e mantenuto il ‘serbatoio virale’ di HIV e ad approcci che blocchino l’attività dei geni alterati nelle cellule T regolatorie. La speranza è di ottenere in futuro l’eradicazione dell’infezione da HIV.

Leggi abstract dell’articolo:
HIV-1-mediated insertional activation of STAT5B and BACH2 trigger viral reservoir in T regulatory cells
Daniela Cesana, Francesca R. Santoni de Sio, Laura Rudilosso, Pierangela Gallina, Andrea Calabria, Stefano Beretta, Ivan Merelli, Elena Bruzzesi, Laura Passerini, Silvia Nozza, Elisa Vicenzi, Guido Poli, Silvia Gregori, Giuseppe Tambussi & Eugenio Montini
Nature Communications 8, Article number: 498 Published online: 08 September 2017

Fonte: Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano, Italia

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Terapia genica inverte la sclerosi multipla negli animali.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

La sclerosi multipla può essere inibita o invertita nei modelli di topo usando una nuova tecnica di terapia genica che sopprime la risposta immunitaria che induce la malattia, ad affermarlo sono i ricercatori della University of Florida College of Medicine. che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “Molecular Therapy“.

I ricercatori hanno utilizzato un virus innocuo, noto come adeno-associated virus or AAV, per trasmettere un gene che codifica una proteina della guaina mielinica chiamata “myelin oligodendrocyte glycoprotein or MOG”, nel fegato dei modelli del topo. La proteina porta alla produzione di cosiddette cellule T regolatorie, che agiscono sulle cellule del sistema immunitario.


Gene therapy used to inhibit, reverse multiple sclerosis in animal model

Utilizzando una piattaforma di terapia genica testata clinicamente, siamo in grado di indurre le cellule T regolatorie molto specifiche, che mirano alle cellule auto-reattive responsabili di causare la sclerosi multipla“, ha affermato il prof. Brad E. Hoffman, (video).

La proteina indotta dalla terapia genica, MOG, è stata trovata efficace nel prevenire e invertire la sclerosi multipla da sola e i risultati sono stati convalidati attraverso diversi esperimenti indipendenti. Nel complesso, la terapia è stata testata in gruppi da 5 a 10 topi e i risultati sono stati riprodotti più volte.
Dopo sette mesi, i modelli di topi trattati con terapia genica non mostravano segni di malattia, rispetto a un gruppo di controllo che aveva problemi neurologici dopo 14 giorni.

Prima che la terapia possa essere testata negli esseri umani durante uno studio clinico, saranno necessarie ulteriori ricerche su altri modelli preclinici, affermano i ricercatori.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy-Induced Antigen-Specific Tregs Inhibit Neuro-inflammation and Reverse Disease in a Mouse Model of Multiple Sclerosis
Geoffrey D. Keeler, Sandeep Kumar, Brett Palaschak, Emily L. Silverberg, David M. Markusic, Noah T. Jones, Brad E. Hoffman
Molecular Therapy Available online 21 September 2017https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.09.001

Fonte:  University of Florida College of Medicine.

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Terapia genica contro il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Uno studio coordinato da Vania Broccoli, capo dell’unità di ricerca in Cellule Staminali e Neurogenesi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dimostra la capacità inedita di un nuovo vettore virale di diffondersi e rilasciare un gene terapeutico in tutto il sistema nervoso centrale, un risultato fondamentale per lo sviluppo di terapie geniche contro le malattie neurodegenerative, come il Parkinson o la demenza a corpi di Lewy.

I ricercatori hanno testato la tecnica sul modello sperimentale del Parkinson nel topo, riuscendo a ridurre i depositi tossici che causano la morte dei neuroni e a migliorare la salute degli animali. Lo studio è stato pubblicato su “Molecular Therapy“.

Ricordiamo che alla base della malattia di Parkinson e di altre simili c’è la formazione di depositi tossici di proteine, tra cui la principale è nota come sinucleina. Questi depositi causano la morte dei neuroni dopaminergici e rendono mal funzionati molti altri neuroni, con conseguenti sintomi motori debilitanti.

Parkinson-terapia-genica  Credit image: Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

Nello studio è stato utilizzato un vettore virale capace di superare la barriera emato-encefalica e diffondersi in tutto il cervello. I ricercatori hanno testato la sua efficacia dandogli da consegnare, nel cervello di topi parkinsoniani, il gene terapeutico GBA1, quello che produce l’enzima spazzino in grado di eliminare i depositi proteici. “Una singola iniezione nel sangue di questo virus ha permesso di attivare il gene GBA1 in vaste aree del cervello e prevenire o rallentare la formazione degli accumuli, proteggendo i neuroni“, afferma Vania Broccoli.

Il prossimo passo sarà testare ulteriormente sicurezza ed efficacia della terapia in laboratorio, per poi poter arrivare al primo studio sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
AAV-PHP.B-Mediated Global-Scale Expression in the Mouse Nervous System Enables GBA1 Gene Therapy for Wide Protection from Synucleinopathy
Giuseppe Morabito, Serena G. Giannelli, Gabriele Ordazzo, Simone Bido, Valerio Castoldi, Marzia Indrigo, Tommaso Cabassi, Stefano Cattaneo, Mirko Luoni, Cinzia Cancellieri, Alessandro Sessa, Marco Bacigaluppi, Stefano Taverna, Letizia Leocani, José L. Lanciego, and Vania Broccoli
Molecular Therapy, 10 agosto 2017 https://doi.org/10.1016/j.ymthe.2017.08.004

Fonte: Stem Cell and Neurogenesis Unit, Division of Neuroscience, San Raffaele Scientific Institute – Milan

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Il virus Zika uccide le cellule staminali del cancro del cervello.

Posted by giorgiobertin su settembre 8, 2017

Il virus Zika provoca devastanti danni ai cervelli dei feti in sviluppo, ma potrebbe essere un trattamento efficace per il glioblastoma, una forma mortale di cancro al cervello.
I ricercatori della School of Medicine di Washington University a St. Louis e dell’Università della California di San Diego School of Medicine hanno dimostrato che il virus uccide le cellule staminali del cancro del cervello, il tipo di cellule più resistenti ai trattamenti standard.

Il trattamento standard per questa malattia è aggressivo – la chirurgia, seguita da chemioterapia e radiazioni – tuttavia la maggior parte dei tumori si ripete entro sei mesi. Una piccola popolazione di cellule, nota come cellule staminali di glioblastoma, sopravvive spesso all’attacco e continua a dividersi, producendo nuove cellule tumorali per sostituire quelle uccise dai farmaci.

Zika-glioblastoma
Brain cancer stem cells (left) are killed by Zika virus infection (image at right shows cells after Zika treatment). Credit image Washington University School of Medicine

Nella sperimentazione i ricercatori hanno iniettato il virus Zika direttamente nei tumori del cervello di 18 topi, placebo in 15 topi di controllo. I tumori erano significativamente regrediti nei topi trattati con Zika. Se Zika fosse usato nelle persone, dovrebbe essere iniettato nel cervello, molto probabilmente durante la chirurgia per rimuovere il tumore primario.

L’idea di iniettare un virus noto per aver causato danni cerebrali nei cervelli delle persone sembra allarmante, ma Zika può essere sicuro per l’uso negli adulti perché i suoi obiettivi primari – le cellule neuroprogenitrici – sono rare nel cervello adulto. Il cervello fetale, invece, è pieno di queste cellule, per questo motivo l’infezione da Zika prima della nascita produce danni cerebrali diffusi e severi.
Studi sul virus usando i tessuti cerebrali provenienti da pazienti hanno dimostrato che il virus non infetta le cellule cerebrali non cancerose.

Leggi il full text dell’articolo:
Zika Virus Has Oncolytic Activity against Glioblastoma Stem Cells.
Zhu Z, Gorman MJ, McKenzie LD, Chai JN, Hubert CG, Prager BC, Fernandez E, Richner JM, Zhang R, Shan C, Wang X, Shi P-Y, Diamond MS, Rich JN, Chheda MG.
The Journal of Experimental Medicine. Sept. 5, 2017 10.1084/jem.20171093

Fonte: School of Medicine di Washington University a St. Louis – University of California di San Diego School of Medicine

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Virus geneticamente modificato per combattere il cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 15, 2017

I ricercatori del Sanford Health Center negli Stati Uniti hanno lanciato una sperimentazione clinica di fase 1 utilizzando un virus geneticamente modificato che mira a distruggere tumori resistenti alla terapia.

Il trattamento inietta un virus oncolitico (cancro-distruggente) – virus della stomatite vescicolare (VSV) – nel tumore. Il virus è progettato per crescere nelle cellule tumorali, distruggere questi tumori e poi diffondersi in altri siti di cancro. Durante questo processo, attiva il sistema immunitario nell’area con l’obiettivo di avviare una risposta immunitaria.

Il virus è alterato geneticamente aggiungendo due geni. Il primo gene è un gene interferone umano, che è una proteina naturale anti-virale. Ciò protegge le cellule normali e sane da essere infettate, pur lasciando che il virus possa funzionare contro le cellule tumorali.

Il secondo gene rende la proteina NIS trovata nella ghiandola tiroide, che consente ai ricercatori di monitorare il virus in quanto si diffonde nei siti tumorali.

I virus oncolitici sono la prossima ondata di promettenti trattamenti immunoterapici per il cancro“, afferma l’oncologo prof. Steven Powell.
Vyriad, è la società biofarmaceutica a Rochester, Minnesota, che ha sviluppato questa tecnologia.

Viral Therapy in Treating Patient With Refractory Liver Cancer or Advanced Solid Tumors

Oncolytic Vesicular Stomatitis Virus as a Viro-Immunotherapy – MDPI

Fonte: prweb.com

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Linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Sono state pubblicate cura del “Public Health Management of hepatitis A infection” inglese le linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A. Il documento aggiorna il precedente del 2009.

hep_A

Ricordiamo che l’infezione da virus dell’epatite A provoca una serie di malattie lievi, come nausea e vomito non specificatamente riconducibili all’epatite (infiammazione al fegato, ittero o ictero) e raramente insufficienza epatica.

Il virus viene generalmente diffuso dalla via fecale-orale, ma può anche essere diffuso occasionalmente attraverso il sangue.
Una buona igiene tra cui l’acqua potabile e la manipolazione degli alimenti e la buona praticità del lavaggio delle mani impediscono l’infezione.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Public health control and management of hepatitis A 2017 Guidelines
Rachel Mearkle with Koye Balogun, Michael Edelstein, Karen Homer,
Phillip Keel, Sema Mandal and Siew Lin Ngui on behalf of the Hepatitis A Guidelines
Working Group

Hepatitis A: temporary adult immunisation recommendations
PHE publications gateway number: 2017175 PDF, 239KB, 10 pages

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Virus modificato per combattere contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori delle Université de Genève (UNIGE) e Basilea hanno dimostrato la possibilità di rafforzare il sistema immunitario con un virus geneticamente modificato con lo scopo di combattere i tumori.

merkler

Ottenere una risposta forte e specifica contro le cellule tumorali da parte del sistema immunitario è una priorità dell’immunoterapia. Ora i ricercatori hanno modificato un virus che permette al sistema immunitario di “imparare” a “reagire” contro le cellule tumorali. Testato nei topi, il virus modificato permesso di allertare il sistema immunitario, causando il reclutamento di cellule killer dirette contro le cellule tumorali. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications, apre la strada a nuove tecniche nel campo della immunoterapia.

Abbiamo trovato, in condizioni sperimentali, che la risposta immunitaria innescata da questo nuovo vettore è più forte e migliore di quella innescata da vettori tradizionali. Il tasso di risposta è migliorata“, dice il professor Merkler. In esperimenti su topi, il virus modificato è stato anche in grado di indurre risposte in alcuni tipi di tumore che non avevano risposto alla immunoterapia.
Questo virus modificato, molto promettente, è già stato brevettato con l’assistenza di Unitec, la struttura che sostiene i ricercatori presso l’Università di Ginevra.

Replicating viral vector platform exploits alarmin signals for potent CD8+ T cell-mediated tumour immunotherapy
Sandra M. Kallert, Stephanie Darbre, Weldy V. Bonilla, Mario Kreutzfeldt, Nicolas Page, Philipp Müller, Matthias Kreuzaler, Min Lu, Stéphanie Favre, Florian Kreppel, Max Löhning, Sanjiv A. Luther, Alfred Zippelius, Doron Merkler & Daniel D. Pinschewer
Nature Communications 8, Article number: 15327 (2017) Published online:26 May 2017 doi:10.1038/ncomms15327

Fonte: Université de Genève (UNIGE)

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Scoperta proteina essenziale per la replicazione del citomegalovirus umano.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

Gli scienziati della Division of Infection and Immunity, The Roslin Institute, University of Edinburgh hanno dimostrato che una proteina umana nota come valosin containing protein (VCP) è essenziale per la replicazione di citomegalovirus umano (HCMV). I risultati pubblicati sulla rivista “PLoS Pathogens” identificano VCP come un potenziale nuovo obiettivo per il trattamento.

Alcuni trattamenti HCMV esistono, ma i loro benefici sono limitati, e gli scienziati stanno studiando nuovi modi per trattare e prevenire queste infezioni. Questa infezione durante la gravidanza può portare alla perdita e disabilità intellettive dell’udito nei bambini non ancora nati. Il virus può essere contratto dalle persone con un sistema immunitario indebolito, come i pazienti trapiantati e persone con infezione da HIV in pericolo la vita.

citomegalovirus

Il team ha scoperto che l’inibitore, noto come NMS-873, ha ridotto la replicazione HCMV e l’espressione IE2 nelle cellule infette. Questo metodo è 10 volte più potente dei farmaci esistenti che colpiscono direttamente HCMV.

Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se NMS-873 – originariamente sviluppato come un potenziale farmaco anti-cancro – è sicuro ed efficace negli esseri umani. Ciononostante, questi risultati suggeriscono che le molecole NMS-873 ed altre progettate per inibire VCP potrebbero potenzialmente servire come trattamenti HCMV, in particolare in pazienti infettati con ceppi di HCMV resistenti ai farmaci.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
The host ubiquitin-dependent segregase VCP/p97 is required for the onset of human cytomegalovirus replication
Yao-Tang Lin, James Prendergast, Finn Grey.
PLOS Pathogens Published: May 11, 2017  https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006329

Fonte: Roslin Institute – University of Edimburg

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Strategia di Gene-editing per eliminare il virus HIV negli animali.

Posted by giorgiobertin su maggio 2, 2017

Gli scienziati del Lewis Katz School of Medicine at Temple University (LKSOM) e dell’University of Pittsburgh hanno dimostrato che è possibile asportare DNA dell’HIV dai genomi di animali vivi per eliminare ulteriori infezioni. Questa è la prima volta che gli esperimenti vengono eseguiti in tre diversi modelli animali, tra cui un modello “umanizzato”, in cui nei topi sono state trapiantate le cellule immunitarie umane infettate con il virus.

Il team è il primo a dimostrare che la replicazione dell’HIV-1 può essere completamente spenta e il virus eliminato dalle cellule infette in animali con una potente tecnologia di gene-editing nota come CRISPR/Cas9.

Cas9-HIV

Il nuovo studio segna un passo in avanti importante nella ricerca di una cura permanente per l’infezione da HIV. “La fase successiva potrebbe essere quella di ripetere lo studio in primati, un modello animale più adatto in cui l’infezione da HIV induce la malattia, al fine di dimostrare ulteriormente l’eliminazione del virus HIV-1 DNA nelle cellule T infette e in altri siti tra cui le cellule del cervello“, ha detto il prof Khalili. “Il nostro obiettivo finale è uno studio clinico in pazienti umani.

Leggi abstract dell’articolo:
In Vivo Excision of HIV-1 Provirus by saCas9 and Multiplex Single-Guide RNAs in Animal Models.
Chaoran Yin, Ting Zhang, Xiying Qu, Yonggang Zhang, Raj Putatunda, Xiao Xiao, Fang Li, Weidong Xiao, Huaqing Zhao, Shen Dai, Xuebin Qin, Xianming Mo, Won-Bin Young, Kamel Khalili, Wenhui Hu.
Molecular Therapy, 2017; DOI: 10.1016/j.ymthe.2017.03.012

Fonte: Lewis Katz School of Medicine at Temple University

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Scoperto come rendere le cellule resistenti al virus HIV.

Posted by giorgiobertin su aprile 11, 2017

Gli scienziati dello Scripps Research Institute (TSRI) – La Jolla, CA, hanno trovato un modo per legare degli anticorpi HIV-combattenti alle cellule del sistema immunitario. Una metodica di ingegneria immunochimica che ha permesso di creare una popolazione di cellule resistenti al virus. Nei loro esperimenti in laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che queste cellule resistenti possono sostituire rapidamente le cellule malate, potenzialmente curare la malattia in una persona con HIV.

HIV resistenza
Here, cells protected from rhinovirus by membrane-tethered, receptor-blocking antibodies survive well and form colonies.
CREDIT: Jia Xie, Lerner Lab

Questa protezione sarebbe a lungo termine“, ha detto Jia Xie, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)“.

Prima di testare il nuovo sistema contro l’HIV, gli scienziati hanno usato rhinovirus (responsabile di molti casi di raffreddore comune) come modello. E’ stato utilizzato un vettore chiamato lentivirus per fornire un nuovo gene per le cellule umane in coltura. Il gene è incaricato di sintetizzare anticorpi che si legano con il recettore delle cellule umane (ICAM-1). Con la nuova tecnica il virus non può entrare nella cellula di diffondere l’infezione. “Questa è davvero una forma di vaccinazione cellulare“, ha detto il prof. Lerner.

In sostanza, i ricercatori hanno costretto le cellule ad una competizione darwiniana, “sopravvivenza del più forte“. Le cellule senza protezione dell’anticorpo sono morte, lasciando le cellule protette a sopravvivere e moltiplicarsi, riuscendo a trasmettere il gene protettivo a nuove cellule.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunochemical engineering of cell surfaces to generate virus resistance
Jia Xie, Devin Sok, Nicholas C. Wu, Tianqing Zheng, Wei Zhang, Dennis R. Burton, and Richard A. Lerner
PNAS 2017 ; published ahead of print April 10, 2017, doi:10.1073/pnas.1702764114

Fonte: Scripps Research Institute (TSRI)

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Creato un virus che attacca selettivamente il tumore.

Posted by giorgiobertin su marzo 16, 2017

Gli scienziati del Biomedical Research Institute IDIBAPS e dell’ Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcellona) hanno condotto uno studio in cui hanno progettato una nuova strategia per ottenere virus geneticamente modificati per attaccare selettivamente le cellule tumorali senza intaccare i tessuti sani.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Communications“.

Virus-cancer
The image shows tumour cells infected by the virus, which expresses a fluorescent protein. Over the days (in the image fifth day), the virus multiplies, generating new virions that infect more cancer cells (IDIBAPS, IRB Barcelona)

Abbiamo approfittato della diversa espressione di un tipo di proteina, CPEBs, nei tessuti normali e tumorali“, spiega il prof. Raúl Méndez. CPEB è una famiglia di quattro RNA-binding protein (le molecole che trasportano le informazioni dai geni per sintetizzare le proteine) che controllano l’espressione di centinaia di geni e mantengono la funzionalità e la capacità di riparare tessuti in condizioni normali. Quando CPEBs si sbilanciano, cambiano l’espressione di questi geni nelle cellule e contribuiscono allo sviluppo di processi patologici come il cancro.

CPEB4, è altamente espresso nelle cellule tumorali ed è necessario per la crescita del tumore, CPEB1, è espresso in tessuti normali e non nelle cellule tumorali. Abbiamo sfruttato questo squilibrio per fare un virus che attacca solo le cellule con alti livelli di CPEB4, e bassi valori di CPEB1, che significa che interessa solo le cellule tumorali, ignorando i tessuti sani“- afferma il prof. Mèndez. Quando i virus modificati sono stati immessi nelle cellule tumorali hanno replicato il loro genoma ed hanno distrutto le cellule tumorali.

Questa strategia oncoselective potrebbe essere valida per molti tumori solidi.

Leggi il full text dell’articolo:
Translational reprogramming in tumor cells can generate oncoselectivity in viral therapies
Eneko Villanueva, Pilar Navarro, María Rovira-Rigau, Annarita Sibilio, Raúl Méndez, Cristina Fillat
Nature Communications. DOI: 10.1038/NCOMMS14833 Published online:16 March 2017

Fonte: Biomedical Research Institute IDIBAPS-IRB Barcellona

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Viroterapia per reindirizzare il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

I ricercatori virologi dell’Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain, coordinati dal professore Ramon Alemany, hanno sviluppato un virus oncolitico che può reindirizzare il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Il lavoro, pubblicato sulla rivista “Cancer Research“, apre la porta allo sviluppo di nuovi percorsi terapeutici contro vari tipi di cancro.

virus-terapia
The T cells (in gray) of the immune system surround the tumor cells (in green) thanks to the action of BiTE antibodies secreted by the oncolytic adenovirus. CREDIT IDIBELL

Lavoriamo con gli adenovirus oncolitici, virus modificati che attaccano solo le cellule tumorali senza attaccare il tessuto normale, in forma di terapia mirata“, spiega Carlos Fajardo, primo autore dello studio. Gli adenovirus sono una famiglia di virus che possono causare raffreddori, gastroenteriti e congiuntiviti. Tuttavia, questi virus una volta modificati possono prendere di mira selettivamente le cellule tumorali fornendo un grande potenziale per un uso terapeutico anti-cancro.

La viroterapia contro il cancro è una ricerca molto attiva, grazie ai progressi della immunoterapia sviluppata negli ultimi anni. In questo campo ci sono però diverse limitazioni; uno di queste è che il nostro sistema immunitario riconosce il virus come un patogeno e attacca entrambi. I ricercatori affermano di essere riusciti a reindirizzare il sistema immunitario ad attaccare solo le cellule tumorali piuttosto che il virus.

Leggi abstract dell’articolo:
Oncolytic adenoviral delivery of an EGFR-targeting T cell engager improves antitumor efficacy
Carlos A Fajardo, Sonia Guedan, Luis A Rojas, Rafael Moreno, Marcel Arias-Badia, Jana de Sostoa, Carl H. June and Ramon Alemany
Cancer Research DOI: 10.1158/0008-5472.CAN-16-1708 Published 31 January 2017

Fonte ed approfondimenti: Institut d’Investigació Biomèdica de Bellvitge (IDIBELL) – Barcelona – Spain

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Diabete di tipo 1 legato alle infezioni da enterovirus nei bambini.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Una nuova ricerca condotta dai ricercatori University of Tampere in Finland indaga il legame tra la malattia e un tipo di infezione da enterovirus nei bambini. Lo studio è pubblicato sulla rivista “Diabetologia“.

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Il team – guidato dal Prof. Heikki Hyöty e il Dr. Hanna Honkanen – ha analizzato un totale di 1.673 campioni di feci da 129 bambini che erano risultati positivi per gli anticorpi del Diabete tipo 1, e 3.108 campioni di feci da un gruppo di controllo di 282 bambini. I risultati suggeriscono che le infezioni da enterovirus diagnosticate rilevando RNA virale nelle feci sono associate con lo sviluppo del Diabete di tipo 1  con un ritardo anche di diversi mesi.

I tipi di enterovirus più frequentemente riscontrati sono: Coxsackievirus A4 (che rappresentano il 28 per cento dei virus genotipizzati), A2 coxsackievirus, (che ha il 14 per cento dei virus), e A16 Coxsackievirus (che ha rappresentato l’11 per cento dei virus).

Questa scoperta supporta le osservazioni precedenti di altri studi prospettici che suggerivano che le infezioni da enterovirus possono svolgere un ruolo nell’avvio del processo che danneggia le cellule beta“.
Sarà importante esplorare la possibilità di creare un vaccino contro questi virus per scoprire se si può prevenire il diabete di tipo 1“, affermano i ricercatori.
Gli autori hanno convenuto che ulteriori ricerche sono necessarie per validare ulteriormente i risultati dello studio in corso.

Ricordiamo che il Diabete di tipo 1 (malattia autoimmune che blocca nel corpo la produzione di insulina) è di solito diagnosticato nei bambini e negli adulti, e si verifica quando il sistema immunitario del corpo non riconosce le proprie cellule beta produttrici di insulina; anzi le attacca e le danneggia. Il corpo ha bisogno di insulina per trasformare il glucosio nel sangue in energia.

Leggi abstract dell’articolo:
Detection of enteroviruses in stools precedes islet autoimmunity by several months: possible evidence for slowly operating mechanisms in virus-induced autoimmunity
Honkanen, H., Oikarinen, S., Nurminen, N. et al.
Diabetologia (2017) First Online: 09 January 2017 doi:10.1007/s00125-016-4177-z

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Scoperto anticorpo che neutralizza il virus HIV.

Posted by giorgiobertin su novembre 19, 2016

I ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) del Nih (National Institutes of Health), in uno studio pubblicato sulla rivista “Cell” affermano di aver identificato un nuovo modo per combattere il virus Hiv utilizzando l’anticorpo N6, aprendo così la strada allo sviluppo di nuovi potenziali trattamenti più efficaci per la cura e la prevenzione del virus.

antibodyasf

La scoperta di anticorpi contro l’HIV è stata molto difficile perché il virus cambia rapidamente le sue proteine di superficie per eludere il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Il team di scienziati ha identificato N6 nel sangue di un paziente affetto da hiv, osservando che l’anticorpo, oltre a essere capace di neutralizzare il 98% dei ceppi del virus, previene l’infezione legandosi ad una regione specifica della capsula che lo avvolge, impedendogli in questo modo di attaccare le cellule immunitarie che sono il suo bersaglio naturale.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of a CD4-binding site antibody to HIV that evolved near-pan neutralization breadth.
J Huang, BH Kang, E Ishida, T Zhou et al.
Immunity 45, 1108–1121, November 15, 2016 DOI: 10.1016/j.immuni.2016.10.027 (2016).

Fonte: Wired.it

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Nuovo test per distinguere tra infezioni virali e batteriche.

Posted by giorgiobertin su agosto 24, 2016

Un team internazionale di scienziati – coordinato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra – ha scoperto due geni che vengono attivati quando un bambino ha una infezione batterica. Questo potrebbe consentire ai medici di distinguere rapidamente tra una malattia virale o batterica, e identificare i primi casi di infezioni potenzialmente mortali.

senior-researcher

Lo studio, pubblicato su “JAMA“, ha scoperto che i due geni, chiamati IFI44L e FAM89A, si attivano in posizione “on” quando una infezione batterica è presente. Questo studio, condotto su 250 bambini ha rilevato che i due geni predicono un’infezione batterica con una precisione 95-100 per cento. Lo studio potrebbe consentire ai medici di distinguere tra infezioni batteriche e virali, e individuare i primi casi di infezioni gravi che potrebbero essere mortali.

Meningite, setticemia e polmonite tutte si verificano come risultato di una infezione batterica. Riuscire a differenziare queste condizioni potenzialmente pericolose per la vita dovrebbero consentire ai sanitari di intervenire rapidamente con trattamenti accurati.
Inoltre, facendo una distinzione se un individuo ha una infezione virale o batterica può impedire la prescrizione di antibiotici per i virus. Ricordiamo che gli antibiotici sono efficaci solo contro i batteri e non combattono le infezioni causate da virus come il raffreddore, l’influenza, il mal di gola e la bronchite.

Attualmente, quando un bambino in visita dal medico o al pronto soccorso con una febbre, non esiste nessun metodo rapido per determinare se il bambino ha una malattia batterica o virale. Molti bambini sono ricoverati in ospedale e ricevono antibiotici, perché il team medico non è in grado di escludere immediatamente la possibilità di una infezione batterica – ma in realtà, sono affetti da un virus.
Tagliare il numero di antibiotici prescritti in modo inappropriato è fondamentale per fermare la diffusione della resistenza antimicrobica, che minaccia il futuro della medicina moderna.

Leggi abstracts degli articoli:
Diagnostic Test Accuracy of a 2-Transcript Host RNA Signature for Discriminating Bacterial vs Viral Infection in Febrile Children
Jethro A. Herberg, PhD; Myrsini Kaforou, PhD; Victoria J. Wright, PhD; Hannah Shailes, BSc; Hariklia Eleftherohorinou + al.
JAMA 2016;316(8):835-845. doi:10.1001/jama.2016.11236.

Association of RNA Biosignatures With Bacterial Infections in Febrile Infants Aged 60 Days or Younger
Prashant Mahajan, MD, MPH, MBA; Nathan Kuppermann, MD, MPH; Asuncion Mejias, MD, PhD; Nicolas Suarez + al.
JAMA. 2016;316(8):846-857. doi:10.1001/jama.2016.9207.

Editorial: Genetics and the Evaluation of the Febrile Child

Fonte: Imperial College London

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Scoperto come il virus HIV entra nelle cellule immunitarie.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2016

La maggior parte dei virus entrano nel nucleo della cellula quando questa si divide e la membrana nucleare – il muro che protegge il nucleo e il suo prezioso carico di DNA – si rompe. Ma il virus HIV-1 non aspetta che ciò avvenga; in qualche modo, riesce a entrare nel nucleo delle cellule prima della divisione. Come riesce a fare questo è un mistero.

Ora il prof. Edward M. Campbell e il suo team del Department of Microbiology and Immunology at Loyola’s Stritch School of Medicine hanno trovato che il virus dirotta una proteina chiamata KIF5B, che trasporta normalmente vari materiali all’interno della cella, in modo tale che i pori diventano abbastanza grandi da consentire all’HIV-1 di passare. I pezzi che vengono strappati via sono proteine chiamate Nup358.

Nelle cellule che non hanno KIF5B o Nup358, gli autori notano che HIV-1 è molto ridotto, e il virus si accumula intorno alla parte esterna della membrana nucleare e non riesce ad entrare.

HIV-cell-nuclear
In cells that have no KIF5B or Nup358, the researchers note that HIV-1 entry is much reduced, and the virus (red) accumulates around the outside of the cell nucleus (blue).Image credit: Loyola University Chicago

Il team suggerisce che la scoperta è molto importante perchè potrebbe portare a un nuovo tipo di farmaco anti-HIV che blocca KIF5B. Tale farmaco potrebbe rallentare l’ingresso di HIV nel nucleo della cellula ospite abbastanza a lungo per dare il tempo sistema immunitario a dare l’allarme e distruggere il virus.

E’ come fare un caveau in una banca dove diventa più difficile entrare. Oltre a rendere il denaro più sicuro, aumenterebbe la possibilità di suonare l’allarme e catturare i ladri.” – afferma il prof. Campbell.

Leggi il full text dell’articolo:
KIF5B and Nup358 Cooperatively Mediate the Nuclear Import of HIV-1 during Infection
Adarsh Dharan, Sarah Talley, Abhishek Tripathi, João I. Mamede, Matthias Majetschak, Thomas J. Hope, Edward M. Campbell
PLOS Pathogens Published: June 21, 2016    http://dx.doi.org/10.1371/journal.ppat.1005700

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Virus Zika: A Padova primo isolamento dalla saliva.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2016

Un gruppo di virologi dell’Unità operativa di microbiologia e virologia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova diretto dal professor Palù sono riusciti, per la prima volta in letteratura, ad isolare Zika virus in coltura dalla saliva.

Zika_virus

Il campione proveniva da un paziente che presentava i sintomi tipici di febbre, mialgia, artralgia, congiuntivite e eritema cutaneo maculare, dopo un viaggio nella Repubblica Domenicana.

Il soggetto, che è stato monitorato con tecniche di diagnostica molecolare per oltre un mese per la presenza del genoma virale nei fluidi organici, aveva concentrazioni di Rna di Zika virus molto più elevate nella saliva (3 milioni di copie/ml) che nelle urine (1 milione di copie/ml) e nel sangue (30 copie/ml) e una persistenza più lunga nel tempo del virus nella saliva (oltre 30 giorni).

La scoperta dei virologi padovani, pubblicata sulla rivista “Eurosurveillance“, apre dunque nuovi, suggestivi scenari di ricerca per controllare la diffusione ed approntare misure di contenimento dell’infezione da Zika virus.

Scarica e leggi il documento in full text:
Isolation of infectious Zika virus from saliva and prolonged viral RNA shedding in a traveller returning from the Dominican Republic to Italy
Barzon L, Pacenti M, Berto A, Sinigaglia A, Franchin E, Lavezzo E, Brugnaro P, Palù G.
Euro Surveill. 2016;21(10):pii=30159. DOI: http://dx.doi.org/10.2807/1560-7917.ES.2016.21.10.30159

Fonte: Università degli Studi di Padova

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Sigarette elettroniche: un veleno per le vie aeree.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2016

I ricercatori dell’UC San Diego School of Medicine and Veterans Affairs San Diego Healthcare System, in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Molecular Medicine“, riportano che le sigarette elettroniche espongono i polmoni alla tossicità, riducono l’efficacia del sistema immunitario e favoriscono l’attività batterica, rendendo potenzialmente i superbatteri più mortali.

e-cigarette
E-cigarettes are shown to promote bacterial virulence and inflammation in the latest study.

I ricercatori hanno effettuato gli studi sui topi per esaminare gli effetti degli e-liquidi provenienti da sette diversi produttori. Gli animali sono stati esposti a vapori di e-sigaretta per 1 ora al giorno, 5 giorni alla settimana per 4 settimane.

I risultati hanno mostrato che i marcatori infiammatori delle vie aeree e nel sangue dei topi dopo l’inalazione di e-vapori sono stati il 10% superiori a quelli nei topi non esposti. I batteri esposti a vapori di e-sigaretta erano molto più virulenti nei topi infettati con una polmonite. In particolare il Staphylococcus aureus diventa più virulento quando esposto al vapore della sigaretta elettronica.

Ricordiamo anche che secondo uno studio riportato sulla rivista “Oral Oncology” a dicembre 2015, le sigarette elettroniche portano un danno alle cellule collegato al cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Electronic cigarette inhalation alters innate immunity and airway cytokines while increasing the virulence of colonizing bacteria
John H. Hwang, Matthew Lyes, Katherine Sladewski,…. Sagar Bapat
Journal of Molecular Medicine pp 1-13 – First online: 25 January 2016

Electronic cigarettes induce DNA strand breaks and cell death independently of nicotine in cell lines
Vicky Yu, Mehran Rahimy, Avinaash Korrapati, Yinan Xuan, Angela E. Zou, Aswini R. Krishnan, Tzuhan Tsui, Joseph A. Aguilera, and others
Oral Oncology, Vol. 52, p58–65

Fonte: UC San Diego School of Medicine and Veterans Affairs San Diego Healthcare System

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CDC: linee guida per l’infezione da virus Zika nei neonati.

Posted by giorgiobertin su gennaio 29, 2016

I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e l’American Academy of Pediatrics hanno pubblicato le linee-guida su prevenzione, trasmissione, sintomi e gestione dell’infezione congenita da virus Zika nei neonati.

zika-virus-infection

Il virus è trasmesso dalla puntura della zanzara Aedes (che rappresenta il vettore anche di dengue e chikungunya), e in genere causa una sintomatologia blanda di tipo influenzale, con febbre, rash, dolori articolari e congiuntivite della durata di alcuni giorni. Solo raramente causa il ricovero ospedaliero.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Interim Guidelines for the Evaluation and Testing of Infants with Possible Congenital Zika Virus Infection — United States, 2016
J. Erin Staples, Eric J. Dziuban, Marc Fischer, + al.
Weekly / January 29, 2016 / 65(3);63–67

Interim Guidelines for Pregnant Women During a Zika Virus Outbreak – United States, 2016
Emily E. Petersen, J. Erin Staples, Dana Meaney-Delman, + al.
Mmwr Early Release / January 26, 2016 / 65(3);1-5

Recognizing, Managing, and Reporting Zika Virus Infections in Travelers Returning from Central America, South America, the Caribbean, and Mexico Health Alert Network (HAN) Message, January 15, 2016

Zika Infezione da virus (Pan American Health Organization/Organizzazione Mondiale della Sanità)

Fonti: American Academy of Pediatrics

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Prescrizione Antibiotici per le infezioni respiratorie: Linea guida

Posted by giorgiobertin su gennaio 22, 2016

Sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, l’American College of Physicians e i Centers for Diseases Control and Prevention (CDC) hanno pubblicato le raccomandazioni sulla corretta prescrizione di antibiotici per il trattamento delle infezioni acute del tratto respiratorio [ Acute respiratory tract infection (ARTI)] (dal raffreddore alle bronchiti semplici, faringiti, sinusiti, polmoniti) negli adulti (video).


ACP and CDC issue advice for prescribing antibiotics for acute respiratory tract infections in adults.

L’inappropriata prescrizione degli antibiotici – ricordano gli esperti – è un comportamento da evitare, considerando la diffusione del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, oramai riconosciuto come una vera e propria minaccia per la salute pubblica. Essa non comporta solo conseguenze dal punto di vista clinico ed economico-sanitario, ma implica anche l’esposizione dei pazienti a possibili reazioni avverse.

Scarica e leggi il documento in full text:
Appropriate Antibiotic Use for Acute Respiratory Tract Infection in Adults: Advice for High-Value Care From the American College of Physicians and the Centers for Disease Control and Prevention.
Harris AM, Hicks LA, Qaseem A, for the High Value Care Task Force of the American College of Physicians and for the Centers for Disease Control and Prevention.
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 19 January 2016] doi:10.7326/M15-1840

Fonti: Medicaldaily.com

Watch video

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L’epatite C aumenta il rischio di Parkinson.

Posted by giorgiobertin su dicembre 24, 2015

I ricercatori del China Medical University Hospital di Taiwan, coordinati dal prof. Chia-Hung Kao,suggeriscono che gli individui con infezione da virus dell’epatite C possono essere a maggior rischio per la malattia di Parkinson.

Gli scienziati che hanno pubblicato sulla rivista “Neurology“, sottolineano che il virus dell’epatite C (HCV) può innescare la morte dei neuroni che secernono il neurotrasmettitore dopamina, che è un fattore chiave per la malattia di Parkinson.

Neurology cover

Lo studio ha coinvolto 49.967 persone sia con epatite B, epatite C o entrambi, e 199,868 persone senza epatite. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per una media di 12 anni, al fine di monitorare ogni sviluppo del Parkinson.
Dopo il controllo per possibili fattori confondenti,l’età, il sesso e la diagnosi di diabete o cirrosi, i ricercatori hanno che trovato i partecipanti con epatite C erano al 30% più a rischio di sviluppare il Parkinson rispetto a quelli che non hanno avuto l’epatite.

Leggi abstract dell’articolo:
Hepatitis C virus infection as a risk factor for Parkinson disease: A nationwide cohort study
Hsin-Hsi Tsai, Horng-Huei Liou, Chih-Hsin Muo, Cha-Ze Lee, Ruoh-Fang Yen, and Chia-Hung Kao
Neurology; published ahead of print December 23, 2015 doi:10.1212/WNL.0000000000002307 1526-632X

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SIMIT:Linee guida sull’uso degli antiretrovirali in HIV.

Posted by giorgiobertin su dicembre 24, 2015

Sono state pubblicate dal SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) le Linee Guida Italiane sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali e sulla gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1.
Il documento ha lo scopo di fornire le indicazioni al governo clinico della patologia con l’obiettivo di giungere all’uso ottimale della terapia antiretrovirale.

Hiv

L’edizione del 2015, oltre ad avere aggiornato tutte le parti in merito alle evidenze scientifiche disponibili, propone particolari novità sul perché, quando e come iniziare la terapia antiretrovirale di combinazione (cART) nonché sulla sua sull’ottimizzazione, sulla continuità di cura, la profilassi post-esposizione, la gravidanza e sul trattamento della coinfezione HIV/HCV, a seguito dell’avvento dei nuovi farmaci ad azione diretta contro l’HCV.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee guida italiane sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali e sulla gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1 – anno 2015 on line

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Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 7, 2015

E’ stato presentato dal Ministero della Salute il “Il Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali da virus B e C (PNEV)“, elaborato dai Componenti del Gruppo di lavoro per la prevenzione delle epatiti, si compone di 5 linee strategiche:

  1. Epidemiologia
  2. Prevenzione
  3. Sensibilizzazione informazione e formazione
  4. Cura trattamento e accesso
  5. Impatto sociale.

ministero
Le epatiti B e C rappresentano un rilevante problema di Sanità Pubblica, oltre che per la frequenza, per l’alta percentuale di casi clinicamente non manifesti che rappresentano una importante fonte di contagio; per l’elevata percentuale di cronicizzazione dell’infezione, che può portare ad un danno
epatico più severo, quale la cirrosi ed il carcinoma epatocellulare.

Scarica il documento in full text:
Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali da virus B e C (PNEV) (PDF 423.2 Kb)

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Cina: Allarme superbatteri resistenti a tutti gli antibiotici.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2015

Secondo uno studio, pubblicato su ‘Lancet Infectious Diseases‘, il mondo è sull’orlo di un’era post-antibiotica. Questo perché sono stati scoperti in Cina dei superbatteri resistenti anche ai farmaci finora utilizzati. Gli scienziati hanno identificato batteri in grado di sfuggire al farmaco di ultima generazione – la colistina – in pazienti e bestiame.
Secondo gli scienziati cinesi la resistenza sviluppata da questi super-batteri è dovuta all’abuso di antibiotici (colistina) negli allevamenti animali. La mutazione individuata dai ricercatori è stata soprannominata MCR-1, un gene che impedisce ai farmaci di eliminare i batteri. Il gene MCR-1 gene è stato trovato su plasmidi, il DNA cellulare che può essere facilmente copiato e trasferito tra diversi batteri.

Antibiotici     antibiotics

Quando Mrc-1 diventerà globale, che è una questione di ‘quando’ e non di ‘se’, e quando il gene si allineerà con altri geni resistenti agli antibiotici, che è inevitabile, allora avremo molto probabilmente raggiunto l’inizio di un’era post-antibiotica“, ha detto il prof. Timothy Walsh, ricercatore dell’Università di Cardiff (Regno Unito) e uno degli autori dello studio.

A quel punto se un paziente sarà gravemente malato, per esempio per l’e.Coli, allora non ci sarà praticamente niente da fare“. Il governo cinese si sta già muovendo rapidamente per affrontare il problema.

Leggi abstract dell’articolo:
Emergence of plasmid-mediated colistin resistance mechanism MCR-1 in animals and human beings in China: a microbiological and molecular biological study
Liu, Yi-Yun, Prof Timothy R Walsh, et al.
The Lancet Infectious Diseases – Published Online: 18 November 2015

COMMENT
Colistin resistance: a major breach in our last line of defence
David L Paterson, Patrick N A Harris

Fonte: Cardiff University

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Linee guida sulla prevenzione e controllo dei batteri Gram-negativi negli ospedali.

Posted by giorgiobertin su novembre 23, 2015

Sono state pubblicate sulla rivista “The Journal of Hospital Infection (JHI)” le linee guida sulla prevenzione e controllo dei batteri Gram-negativi multi-resistenti ai farmaci (MDRGNB) negli ospedali.

batteri

Il professor Peter Wilson, Professore di Microbiologia presso l’University College London Hospitals NHS Foundation Trust, presidente del gruppo di lavoro che ha sviluppato le linee guida ha spiegato, “I batteri Gram-negativi multi-resistenti si sono diffusi rapidamente in alcune zone d’Europa. Abbiamo condotto un un’ampia revisione delle prove che vanno per prevenire la diffusione di queste infezioni e abbiamo prodotto semplice consigli pratici che ci auguriamo possano essere utilizzati da tutti i gradi di personale in ogni contesto sanitario. Se ampiamente adottati possono impedire che il problema si diffonda ulteriormente“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Prevention and control of multi-drug-resistant Gram-negative bacteria: recommendations from a Joint Working Party by A.P.R. Wilson, D.M. Livermore, J.A. Otter, R.E. Warren, P. Jenks, D.A. Enoch, W.Newsholme, B. Oppenheim, A. Leanord, C. McNulty, G. Tanner, S. Bennett, M. Cann, J. Bostock, E. Collins, S.Peckitt, L. Ritchie, C. Fry, P. Hawkey
Journal of Hospital Infection Published Online: November 15, 2015 – doi:10.1016/j.jhin.2015.08.007)

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