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Posts Tagged ‘radiologia’

Test per rilevare la resistenza delle cellule tumorali ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su ottobre 29, 2018

I biofisici della Ruhr-Universität Bochum (RUB) hanno dimostrato che la microscopia Raman può essere utilizzata per rilevare la resistenza delle cellule tumorali ai farmaci antitumorali. A differenza degli approcci convenzionali, questo metodo non richiede alcun anticorpo o marcatore. Rileva la risposta delle cellule ai farmaci somministrati e quindi potrebbe determinare l’effetto dei farmaci negli studi preclinici.

Gerwert
Samir El-Mashtoly (a destra) e Klaus Gerwert nel laboratorio della Ruhr-Universität Bochum Credito: Michael Schwettmann

Il team guidato dal professor Klaus Gerwert e dal dott. Samir El-Mashtoly, ha utilizzato erlotinib e osimertinib, disponibili sotto i nomi commerciali Tarceva e Tagrisso e approvati per il trattamento del cancro del polmone. Si legano a determinate proteine ​​sulla superficie cellulare e quindi inibiscono la crescita cellulare. Nel corso della terapia, tuttavia, i pazienti sviluppano resistenza agli ingredienti attivi perché le proteine ​​nelle cellule tumorali cambiano.
Con la microscopia Raman, è possibile generare un’impronta spettroscopica dell’apparecchiatura molecolare di una cellula. Un confronto degli spettri prima e dopo la somministrazione del farmaco può fornire informazioni sui processi chimici che attivano il farmaco.

Leggi il full text dell’articolo:
Raman micro-spectroscopy monitors acquired resistance to targeted cancer therapy at the cellular level
Mohamad K. Hammoud, Hesham K. Yosef[…]Klaus Gerwert
Scientific Reports 8 , 1–11 Published: 15 October 2018

Fonte:  Ruhr-Universität Bochum (RUB)

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Un vecchio farmaco potrebbe migliorare la radioterapia contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 20, 2018

Un farmaco identificato per la prima volta 150 anni fa e usato come rilassante muscolare liscio potrebbe rendere i tumori più sensibili alla radioterapia, ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Ohio State University Comprehensive Cancer Center – Arthur G. James Cancer Hospital and Richard J. Solove Research Institute (OSUCCC – James).

I ricercatori hanno scoperto che il farmaco chiamato papaverina inibisce la respirazione dei mitocondri, i componenti che consumano ossigeno e producono energia nelle cellule e sensibilizza i tumori alle radiazioni. Hanno scoperto che il farmaco non influisce sulla sensibilità alle radiazioni dei tessuti normali ben ossigenati.

Denko
Dr Nicholas Denko

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che la modifica della molecola di papaverina potrebbe migliorare la sicurezza della molecola e potrebbe rappresentare una nuova classe di farmaci radiosensibilizzanti con meno effetti collaterali.

I ricercatori riportano i loro risultati sulla rivista  Proceedings of the National Academy of Sciences. La rivista include anche un commento a questi studi.

Abbiamo scoperto che una dose di papaverina prima della radioterapia riduce la respirazione mitocondriale, allevia l’ipossia e migliora notevolmente le risposte dei modelli di tumore alle radiazioni“, afferma il prof. Denko. “Se le cellule maligne nelle aree ipossiche di un tumore sopravvivono alla radioterapia, possono diventare una fonte di recidiva. È fondamentale trovare metodi per superare questa forma di resistenza al trattamento“.
Abbiamo studiato l’approccio opposto del normale. Piuttosto che tentare di aumentare l’apporto di ossigeno, abbiamo ridotto la richiesta di ossigeno, e questi risultati suggeriscono che la papaverina o un suo derivato è un radiosensibilizzatore metabolico promettente.”– conclude il prof. Nicholas Denko.

Leggi abstract dell’articolo:
Papaverine and its derivatives radiosensitize solid tumors by inhibiting mitochondrial metabolism
Martin Benej, Xiangqian Hong, Sandip Vibhute, Sabina Scott, Jinghai Wu, Edward Graves, Quynh-Thu Le, Albert C. Koong, Amato J. Giaccia, Bing Yu, Shih-Ching Chen, Ioanna Papandreou, and Nicholas C. Denko
PNAS published ahead of print September 10, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1808945115

Fonte: Ohio State University Comprehensive Cancer Center

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ASTRO/ASCO/AUA: Linee Guida per il cancro alla prostata in stadio iniziale.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2018

Tre società americane American Society for Radiation Oncology (ASTRO), American Society of Clinical Oncology (ASCO) e American Urological Association (AUA), hanno pubblicato delle linea guida cliniche per i medici che trattano uomini con carcinoma prostatico in fase iniziale utilizzando la radioterapia a fascio esterno (EBRT).

Le linee guida sono state pubblicate contemporaneamente su tre riviste: Practical Radiation OncologyJournal of Clinical Oncology e The Journal of Urology.

ASCO

La radioterapia a raggio esterno è un’opzione di trattamento definitivo standard che conferisce esiti equivalenti alla prostatectomia radicale per gli uomini con carcinoma prostatico localizzato.

Quando l’EBRT è ipofrazionato, i pazienti ricevono dosi di radiazioni più ampie in un numero inferiore di sessioni di trattamento, in genere completando il trattamento in 4-5 settimane, rispetto alle otto-nove settimane per le radiazioni convenzionali.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hypofractionated Radiation Therapy for Localized Prostate Cancer: An ASTRO, ASCO, and AUA Evidence-Based Guideline
Scott C. Morgan, Karen Hoffman, D. Andrew Loblaw, Mark K. Buyyounouski, Caroline Patton, Daniel Barocas,…
Journal of Clinical Oncology – published online before print October 11, 2018 DOI: 10.1200/JCO.18.01097

Fonte: American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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ESGO: Linee guida sul Carcinoma Della Cervice Uterina.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2018

La Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO), la Società Europea di Radioterapia ed Oncologia (ESTRO) e la Società Europea di Patologia (ESP) hanno sviluppato in collaborazione linee guida clinicamente rilevanti e basate sulla evidenza scientifica riguardanti complessivamente la stadiazione, la gestione ed il follow-up delle pazienti affette da carcinoma della cervice uterina.
Sono anche stati definiti i principi di radioterapia e di valutazione patologica.

ESGO-guidelines

Queste linee guida non includono la gestione del carcinoma neuroendocrino, dei sarcomi e degli altri sottotipi istologici rari. Inoltre, esse non includono nessuna analisi economica delle strategie.

Scarica e leggi il documento in full text:
Carcinoma Della Cervice Uterina.
Cibula, D., Pötter, R., Chiva, L., Planchamp, F., Avall-Lundqvist, E., Cibula, D., … Raspollini, M., R
International Journal of Gynecological Cancer, 28(4), 641–655. DOI: 10.1097/IGC.0000000000001216

Fonte: ESGO

Altre linee guida ESGO:
Carcinoma Vulvare Linee Guida

Cancro Dell’endometrio Linee Guida

Carcinoma Ovarico Linee Guida

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Tecnica di microscopia per trovare le cellule responsabili della Sla.

Posted by giorgiobertin su ottobre 2, 2018

I ricercatori del Center for Life Nano Science dell’IIT (Istituto Italiano di tecnologia) di Roma in “Communications Biology” hanno descritto una nuova tecnica di microscopia che potrebbe permettere dei passi da gigante nel campo dello studio e della diagnosi della sclerosi laterale amiotrofica – Sla. Questa tecnica si basa su una microspia ottica ad altissimo contrasto che permette di andare a osservare da vicino strutture di dimensioni davvero molto inferiori rispetto a quelle che sono state viste fino ad oggi.

Brillouin

Osservando le strutture con una microspia di questo tipo (microscopia Brillouin di deflessione dello sfondo, studia la biomeccanica intracellulare tridimensionale a una risoluzione submicron), sarà possibile arrivare a capire come si attiva la proteina Fus che porta alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Quando la proteina è mutata le strutture cellulari diventano decisamente più rigide e viscose. Questa sarebbe la spiegazione per la quale nei motoneuroni delle persone ammalate di Sla si formano degli agglomerati che si possono considerare tossici.

“I nostri risultati forniscono approfondimenti fondamentali sulla fase di aggregazione critica alla base della malattia neurodegenerativa della SLA”. – affermano i ricercatori. “Questo è il primo passo per programmare in futuro terapie farmacologiche più mirate contro questa malattia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
Background-deflection Brillouin microscopy reveals altered biomechanics of intracellular stress granules by ALS protein FUS
Giuseppe Antonacci, Valeria de Turris[…]Giancarlo Ruocco
Communications Biology 1 , 1–8 Published: 

Fonte:

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Verso la mappatura delle connessioni neuronali.

Posted by giorgiobertin su luglio 1, 2018

I ricercatori della Purdue University stanno progettando strumenti basati sui dati che aiuteranno i medici a comprendere meglio la progressione delle malattie neurodegenerative identificando e monitorando i cambiamenti nel cervello.

Il progetto guidato dal prof. Joaquín Goñi sta studiando la rete di connessioni neurali che compongono il cervello umano. Questa rete è chiamata connectome. Le tecniche di imaging del cervello, come l’imaging pesato sulla diffusione e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), consentono ai neuroscienziati di modellare ed esaminare il connettoma per comprendere la comunicazione tra le diverse regioni del cervello. Questo li aiuta a vedere quali parti del cervello funzionano normalmente – e quali no – osservandone i cambiamenti nel tempo.

Connectome
A visualization of the human connectome. (Purdue University image)

Come descritto su “Nature Scientific Reports” utilizzando i dati del progetto “Human Connectome” è stato dimostrato che i singoli connettivi sono abbastanza unici per essere identificabili e potrebbero essere potenzialmente utilizzati per comprendere meglio le differenze tra i singoli individui e i loro collegamenti con la loro salute.

In definitiva, il team spera di rilasciare uno strumento collaudato per valutare il connettoma umano che aiuterà i medici a monitorare la progressione della malattia e la salute neurale.

Leggi abstract dell’articolo:
The quest for identifiability in human functional connectomes
Enrico Amico & Joaquín Goñi
Scientific Reports volume 8, Article number: 8254 (2018) Published: 29 May 2018

Human Connectome Project

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Congelare un tumore per sconfiggere l’ipertensione.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2018

I ricercatori della Clinica medica 4 dell’Azienda ospedaliera di Padova e dell’Università di Padova, hanno guarito una ragazza dall’ipertensione grazie alla crio-ablazione di un piccolo tumore che ne era la causa.
Un passo alla lotta contro l’ipertensione arteriosa.
Il prof. Gian Paolo Rossi afferma che questi tumori sono ancora oggi considerati rarissimi: “Ne sono stati diagnosticati soltanto 102 casi nel mondo sin dalla prima descrizione nel 1967 a Glasgow. Ciò dipende in larga misura dal fatto che sono assai difficili da riconoscere in quanto spesso sfuggono all’imaging (ecografia e TAC) perché sono minuscoli (di pochi millimetri), e possono presentarsi con valori di renina nel plasma non misurabili con la necessaria precisione, soprattutto allorché si usino i vecchi metodi di dosaggio radioattivo”.

American-Journal-of-Hypertension

Attraverso un metodo metodo chemi-luminescente è stato possibile diagnosticare le cause dell’ipertensione. cioè un tumore secernente renina (un ormone prodotto dal nostro organismo presente nel sangue). Si è quindi proceduto con una crio-ablazione, eseguita con anestesia locale.

Tutta la procedura è stata ben tollerata dalla paziente, che è stata dimessa il giorno successivo all’intervento; un anno dopo sia i valori di renina in circolo (che prima era prodotta in eccesso per il tumore) che quelli della pressione sono risultati assolutamente normali, e la ragazza non deve più assumere alcun farmaco.

Leggi abstract dell’articolo:
Cure With Cryoablation of Arterial Hypertension Due to a Renin-Producing Tumor.
Maiolino G, Battistel M, Barbiero G, Bisogni V, Rossi GP.
Am J Hypertens. 2018 Mar 7. doi: 10.1093/ajh/hpx213. [Epub ahead of print]

Fonte: Università di Padova

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ASCO: Linee guida clinica sull’uso della radioterapia nel cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su marzo 14, 2018

L’American Society for Radiation Oncology (ASTRO)  ha pubblicato sulla rivista “Pratical Radiation Oncology” una nuova linea guida clinica per l’uso della radioterapia del seno intero per il cancro al seno che espande la popolazione di pazienti per ricevere un trattamento accelerato noto come terapia ipofrazionata.

WBIPR

L’ipofrazionato, permette ai pazienti di ricevere dosi più elevate di radiazioni in un numero inferiore di sessioni di trattamento, in genere completando il trattamento in 3-4 settimane, rispetto alle 5-7 settimane per il trattamento convenzionale.
In precedenza, il trattamento accelerato è stato raccomandato solo per alcuni pazienti, compresi i pazienti più anziani e quelli con malattia meno avanzata, ma i recenti risultati a lungo termine di numerosi studi clinici sostengono fortemente la sicurezza e l’efficacia del trattamento accelerato per la maggior parte dei pazienti affetti da cancro al seno“, ha detto il prof. Benjamin Smith.

Le decisioni terapeutiche, comprese le decisioni tra approcci ipofrazionati e convenzionali, devono essere individualizzate per ciascun paziente e condivise tra il paziente e il medico.

Scarica e leggi il documento in full text:
Radiation therapy for the whole breast: Executive summary of an American Society for Radiation Oncology (ASTRO) evidence-based guideline
Smith, Benjamin D. et al.
Practical Radiation Oncology DOI: https://doi.org/10.1016/j.prro.2018.01.012

Fonte: American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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La realtà aumentata aiuta i chirurghi a ricollegare i vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su gennaio 31, 2018

L’utilizzo della realtà aumentata nella sala operatoria potrebbe aiutare i chirurghi a migliorare l’esito della chirurgia ricostruttiva per i pazienti.

In una serie di procedure condotte da un team dell’Imperial College di Londra al St. Mary’s Hospital, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta come i chirurghi possono utilizzare le cuffie Microsoft HoloLens mentre operano su pazienti sottoposti a chirurgia ricostruttiva degli arti inferiori.


The surgeon’s view. Credit: ‘Philip Pratt, et al. Eur Radiol Exp, 2018’

Il team di Imperial ha utilizzato la tecnologia per sovrapporre le immagini delle scansioni TC – compresa la posizione delle ossa e dei vasi sanguigni chiave – sulla gamba di ciascun paziente, in effetti consentendo al chirurgo di “vedere attraverso” l’arto durante l’intervento.
Siamo uno dei primi gruppi al mondo ad utilizzare con successo gli HoloLens in sala operatoria“, ha affermato il prof. Philip Pratt.

Attraverso questa serie iniziale di casi di pazienti abbiamo dimostrato che la tecnologia è praticabile e che può fornire un beneficio al team chirurgico. Con gli HoloLens, guardi la gamba e in sostanza la vedi all’interno. Vedi le ossa, il corso dei vasi sanguigni e puoi identificare esattamente dove si trovano gli obiettivi“, spiega il prof. Pratt.

I ricercatori nel lavoro pubblicato sulla rivista “European Radiology Experimental“, sono fiduciosi che, una volta perfezionato, l’approccio potrebbe essere applicato ad altre aree della chirurgia ricostruttiva che richiedono lembi di tessuto, come la ricostruzione del seno dopo mastectomia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Through the HoloLens™ looking glass: augmented reality for extremity reconstruction surgery using 3D vascular models with perforating vessels
Philip Pratt, Matthew Ives, Graham Lawton, Jonathan Simmons, Nasko Radev, Liana Spyropoulou and Dimitri Amiras
European Radiology Experimental 20182:2 Published on: 31 January 2018 https://doi.org/10.1186/s41747-017-0033-2

Fonte: Imperial College di Londra al St. Mary’s Hospital

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Realtà aumentata consente di vedere sotto la pelle dei pazienti senza il bisturi.

Posted by giorgiobertin su gennaio 25, 2018

La nuova tecnologia sta portando il potere della realtà aumentata nella pratica clinica. Il sistema, denominato ProjectDR,  realizzato dai ricercatori dell’University of Alberta – Canada, consente di visualizzare immagini mediche come scansioni TC e dati RM direttamente sul corpo del paziente.


ProjectDR is an augmented reality system that allows medical images such as CT scans and MRI data to be displayed directly on a patient’s body in a way that moves as the patient does.

Volevamo creare un sistema che mostrasse ai clinici l’anatomia interna di un paziente nel contesto del corpo“, ha spiegato Ian Watts, sviluppatore di ProjectDR.
La tecnologia include un sistema di rilevamento del movimento che utilizza telecamere a infrarossi e marker sul corpo del paziente, oltre a un proiettore per visualizzare le immagini. Ma la parte davvero difficile, ha spiegato Watts, consiste nel tenere correttamente la traccia dell’immagine sul corpo del paziente anche mentre avvengono degli spostamenti (video).

Ci sono molte applicazioni per questa tecnologia, tra cui l’insegnamento, la fisioterapia, la chirurgia laparoscopica e persino la pianificazione chirurgica“, afferma Watts.

Presto, distribuiremo ProjectDR in una sala operatoria in un laboratorio di simulazione chirurgica per testare i pro e i contro nelle applicazioni chirurgiche della vita reale“, ha detto il prof. Boulanger. “Stiamo anche conducendo studi pilota per testare l’usabilità del sistema per l’insegnamento delle procedure chiropratiche e di terapia fisica.”

Scarica e leggi il documento del progetto:
ProjectDR: Augmented Reality System for Displaying Medical Images Directly onto a Patient
Ian Watts, Pierre Boulanger, Greg Kawchuk
Proceedings of ACM VRST conference, Gothenburg, Sweden, November 2017 (VRST’17), 2 pages. https://doi.org/10.1145/3139131.3141198

Mp4 (0:55) (5.76 MB)

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La chemioterapia potrebbe favorire le staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 26, 2017

Alcuni tumori sono difficili da combattere, anche con i farmaci di ultima generazione. Una nuova ricerca condotta dagli scienziati  tedeschi del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Immunologia del tumore presso il Charité-University Medical Center e il Max-Delbrück-Center for Molecular Medicine, entrambi a Berlino, Germania, getta luce su come la chemioterapia fornisce un rifugio sicuro per le cellule tumorali, aumentando la recidiva del cancro e la crescita nel lungo periodo.

senescence

La senescenza, scoperta più di 50 anni fa, si pensa sia uno stato di arresto irreversibile della crescita cellulare. Ciò significa che le cellule rimangono dove sono ma non crescono ulteriormente. La senescenza delle cellule cancerose indotta dalla chemioterapia, le pone in uno stato assimilabile al sonno prolungato, in quanto le cellule sono vive ma non si dividono.
Le cellule senescenti hanno perso la capacità di subire la divisione cellulare in modo permanente, sebbene possano essere metabolicamente pienamente attive“, scrive il professor Schosserer coordinatore dello studio. “Questo certamente protegge le persone dalla metastasi di un cancro primario da un’ulteriore crescita cancerosa“.

Ci sono molte prove che le cellule del cancro senescente possono secernere molecole che causano l’ infiammazione e promuovere un ambiente ricco di ricrescita per il cancro. In particolare la senescenza potrebbe fornire un terreno fertile per le cellule staminali del cancro, lasciando aperta la via alla crescita e alla diffusione dei tumori.

In questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Nature” i ricercatori hanno ora fatto una scoperta sorprendente: la senescenza non solo aiuta le cellule tumorali a evitare la morte, ma le trasforma in cellule staminali tumorali.
Negli esperimenti, quando le cellule di linfoma sono state trattate con farmaci per indurre la senescenza, hanno smesso di dividersi, come previsto. Ma hanno anche iniziato a somigliare alle cellule staminali. Nello specifico, le cellule hanno iniziato a esprimere geni – come p21 e p53 – che sono vitali per il mantenimento delle funzioni delle cellule staminali.

La ragione per cui la staminatura è un grosso problema nel cancro è che le cellule staminali tumorali guidano la ricorrenza e la diffusione, o metastasi, dei tumori.
In un prossimo trials affronteremo il ruolo della riprogrammazione associata alla senescenza nei nostri pazienti affetti da linfoma e cercheremo di sfruttare una strategia di trattamento specifica contro di essa” afferma il Prof. Clemens A. Schmitt.

Leggi asbtract dell’articolo:
Senescence-associated reprogramming promotes cancer stemness
Maja Milanovic, Dorothy N. Y. Fan[…]Clemens A. Schmitt
Nature Published online: 20 December 2017 doi:10.1038/nature25167

Approfondimenti:
The Dual Role of Cellular Senescence in Developing Tumors and Their Response to Cancer Therapy
Markus Schosserer, Johannes Grillari and Michael Breitenbach
Front. Oncol., 23 November 2017 | https://doi.org/10.3389/fonc.2017.00278

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Nanoparticelle per la rilevazione dei micro-tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

Una nuova ricerca condotta dagli scienziati della Rutgers University-New Brunswick NJ USA, ha utilizzato con successo una tecnologia all’avanguardia per individuare tumori cancerogeni minuscoli e difficili da individuare.
Allo stato attuale, i mezzi più comuni per individuare i tumori cancerosi sono le tecniche di imaging tra cui tomografia computerizzata e le scansioni MRI, oltre alle biopsie. Tuttavia, questi metodi non sono sempre in grado di rilevare micrometastasi o micro-tumori, che sono troppo piccoli per essere rilevati facilmente e in modo affidabile.

Cancerforrutgers
This illustration shows how human breast cancer cells in a mouse model were “chased” with novel rare earth nanoscale probes injected intravenously. When the subject is illuminated, the probes glow in an infrared range of light that is more sensitive than other optical forms of illumination. In this case, the probes show the spread of cancer cells to adrenal glands and femur (thigh) bones.
Image: Harini Kantamneni and Professor Prabhas Moghe/Rutgers University New Brunswick

I team del Prof. Prabhas V. Moghe ha iniziato a testare l’uso di nanoparticelle che emettono luce nel rilevamento di cellule cancerose. I risultati della loro nuova ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering“.

Gli esperimenti sono stati condotti su un modello murino di cancro al seno umano, iniettando negli animali delle nanosonde, che sono piccoli dispositivi ottici che usano i raggi X per identificare micrometastasi. Le nanosonde vengono trasportate lungo il flusso sanguigno, consentendo ai ricercatori di ottenere un’immagine rapida e affidabile della posizione delle cellule interessate nel corpo.

Le cellule tumorali possono alloggiare in diverse nicchie nel corpo, e la sonda segue le cellule in espansione ovunque vadano” – afferma la coautrice dott.ssa Vidya Ganapathy. Le nanoparticelle potrebbero rilevare con successo più di 100 diversi tipi di cancro. Questo metodo all’avanguardia, affermano i ricercatori, potrebbe essere utilizzato per individuare il cancro negli esseri umani entro 5 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Surveillance nanotechnology for multi-organ cancer metastases
Harini Kantamneni, Margot Zevon, Michael J. Donzanti, Xinyu Zhao, Yang Sheng, Shravani R. Barkund, Lucas H. McCabe, Whitney Banach-Petrosky, Laura M. Higgins, Shridar Ganesan, Richard E. Riman, Charles M. Roth, Mei-Chee Tan, Mark C. Pierce, Vidya Ganapathy & Prabhas V. Moghe
Nature Biomedical Engineering 1, 993–1003 (2017) Published online:12 December 2017 doi:10.1038/s41551-017-0167-9

Fonte: Department of Biomedical Engineering Rutgers University-New Brunswick

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Create protesi per l’orecchio medio stampate su misura in 3D.

Posted by giorgiobertin su dicembre 11, 2017

I ricercatori dell’Università del Maryland Scuola di Medicina (UMSOM) a Baltimora hanno utilizzato le scansioni CT e la stampa 3D per creare delle protesi su misura per le parti danneggiate dell’orecchio medio.

Lo studio è stato presentato al 103rd Scientific Assembly and Annual Meeting (November 26 – December 1) McCormick Place, Chicago – “Radiological Society of North America (RSNA)“.


Auditory ossicles with 3-D printed prosthesis.

Gli ossicini dell’orecchio sono strutture molto piccole, e una delle ragioni per cui l’intervento ha un alto tasso di fallimento si pensa sia dovuto a un errato dimensionamento delle protesi“, ha detto l’autore dello studio il professore Jeffrey D. Hirsch. “Se potessimo personalizzare una protesi con una misura più precisa, la procedura dovrebbe avere un tasso di successo più elevato.

Il team ha studiato la stampa 3-D come un modo per creare protesi personalizzate per i pazienti con ipoacusia conduttiva. In particolare i ricercatori hanno rimosso l’osso intermedio di collegamento nella catena ossiculare da tre cadaveri umani e hanno esaminato le strutture con scansioni CT. Hanno utilizzato una stampante 3D a basso costo per creare protesi per ripristinare la continuità per ciascuna delle orecchie medie. Le protesi sono state realizzate con una resina che indurisce quando esposta alla luce laser ultravioletta. Ciascuna delle protesi aveva misurazioni uniche.

Il passo successivo della ricerca, ha affermato il prof. Hirsch, è la creazione di protesi con materiali biocompatibili. I ricercatori stanno anche valutando un approccio diverso che combinerebbe le protesi stampate in 3-D con le cellule staminali.
Invece di rendere solida la protesi dell’orecchio medio, è possibile perforarla come un reticolo che consente alle cellule staminali di crescere su di essa”, ha detto il prof. Hirsch. “Le cellule staminali maturerebbero nell’osso e diventerebbero una soluzione permanente per i pazienti con perdita dell’udito”.

Fonte: Radiological Society of North America (RSNA) – Annual meeting

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Ecco come i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 24, 2017

I ricercatori del Ludwig Cancer Research hannop scoperto il meccanismo chiave attraverso il quale i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia ed hanno dimostrato come tale resistenza possa essere superata con farmaci attualmente in fase di sviluppo.

nature_communications

È noto da tempo che le radiazioni inducono una infiammazione, e abbiamo dimostrato nei nostri lavori precedenti che ciò avviene attraverso un sensore molecolare trovato nelle cellule conosciute come stimolatore dei geni di interferone, o STING“, afferma il prof. Ralph Weichselbaum.

Quello che abbiamo dimostrato in questo studio preclinico è che se si blocca l’afflusso delle cellule MDSC, – particolari cellule immunitarie soppressive conosciute come cellule soppressorie derivate da mieloidi monocitiche (M-MDSCs) attivate da STING/Type 1, è possibile, in larga misura, prevenire la resistenza alla radioterapia“, afferma Weichselbaum. “Il nostro studio attuale è di immediata rilevanza per la radioterapia, ma pensiamo che possa avere anche implicazioni significative per la chemioterapia e l’immunoterapia“.

In particolare, negli esperimenti sui topi la distruzione dei tumori è stata significativamente aumentata quando la radioterapia è stata erogata insieme ad un farmaco attivante STING e anticorpi anti-CCR2 (recettore della superficie cellulare). Le aziende farmaceutiche stanno sviluppando farmaci attivanti STING per la terapia del cancro e uno è attualmente in fase di valutazione in studi clinici in combinazione con il blocco del checkpoint, un tipo di immunoterapia che potenzia l’attacco delle cellule T su determinati tipi di tumori.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi full text dell’articolo:
Host STING-dependent MDSC mobilization drives extrinsic radiation resistance
Hua Liang, Liufu Deng[…]Ralph R. Weichselbaum
Nature Communications 8, Article number: 1736 (2017) doi:10.1038/s41467-017-01566-5 Published online: 23 November 2017

Fonte: Ludwig Cancer Research

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Cancro al colon-retto: nuovi possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

I ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York City e del Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno sviluppato un nuovo sistema in tre fasi che utilizza la medicina nucleare per mirare ed eliminare il cancro del colon-retto.
In questo studio condotto su un modello di topi, i ricercatori hanno raggiunto un tasso di cura del 100%, senza effetti tossici correlati al trattamento.
Lo studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine“.

JNM11.cover

Fino ad ora la radioimmunoterapia (terapia mirata) di tumori solidi che impiega radionuclidi mirati ad anticorpi, ha avuto un limitato successo terapeutico. La nuova ricerca porta alcune novità sostanziali nei parametri di trattamento.
Nello studio la glicoproteina A33 (GPA33), un antigene trovato su oltre il 95 per cento dei tumori cancerogeni umani primari e metastatici, è mirata con un anticorpo bispecifico per l’antigene del tumore A33 e un secondo anticorpo un aptene radioattivo (molecola a basso peso molecolare che funge da carrier  ed è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici ), un complesso di lutetium-177 (177Lu) e S-2- (4-aminobenzil) 1,4,7,10-tetraazaciclododecano tetraacetico (177Lu-DOTA-Bn).
Tutti gli animali trattati DOTA-pretargeted radioimmunotherapy (PRIT) hanno tollerato bene il trattamento e c’è stata una remissione del tumore del 100%.
I risultati suggeriscono che l’anti-GPA33-DOTA-PRIT può essere un potente radioimmunoterapico per tumori del cancro colorettale GPA33 positivo negli esseri umani.

Le applicazioni di questo protocollo di trattamento della medicina nucleare potrebbero estendersi anche ad altri tumori.

Leggi il full text dell’articolo:
Curative Multicycle Radioimmunotherapy Monitored by Quantitative SPECT/CT-Based Theranostics, Using Bispecific Antibody Pretargeting Strategy in Colorectal Cancer
Sarah M. Cheal, Edward K. Fung, Mitesh Patel, Hong Xu, Hong-fen Guo, Pat B. Zanzonico, Sebastien Monette, K. Dane Wittrup, Nai-Kong V. Cheung and Steven M. Larson.
J Nucl Med November 1, 2017 vol. 58 no. 11 1735-1742

Fonte: Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging

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Nuove nanoparticelle auto-regolanti per trattare il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2017

Gli scienziati dell’Università di Surrey hanno sviluppato delle nanoparticelle “intelligenti” che si riscaldano ad una temperatura abbastanza elevata per uccidere le cellule cancerose, ma che poi si autoregolano e perdono calore prima di danneggiare i tessuti sani.

Hyperthermia          HyperThermia

La termoterapia è da tempo utilizzata come metodo di trattamento per il cancro, ma è difficile curare i pazienti senza danneggiare le cellule sane. Le cellule tumorali possono essere indebolite o uccise senza influenzare il tessuto normale se le temperature sono controllate con precisione entro un intervallo da 42°C a 45°C.
I ricercatori dell’University of Surrey con i colleghi dell’Università di Tecnologia di Dalian in Cina hanno creato delle nanoparticelle di ferrite Zn-Co-Cr chimicamente stabili auto-regolanti, il che significa che quando vengono impiantate e usate in una sessione di termoterapia, possono indurre temperature fino a 45°C. Importante, le nanoparticelle sono a bassa tossicità ed è improbabile che causino danni permanenti al corpo.

L’ipertermia oncologica indotta è un modo tradizionale di trattare i tumori maligni, ma le difficoltà nel controllo della temperatura hanno ridotto significativamente il suo utilizzo. Se possiamo modulare le proprietà magnetiche delle nanoparticelle, la temperatura terapeutica può essere auto-regolata” – afferma il prof. Wei Zhang. “Una grande innovazione dal punto di vista dei nanomateriali“.

Leggi abstract dell’articolo:
Novel nanoparticles with Cr3+ substituted ferrite for self-regulating temperature hyperthermia
Wei Zhang, Xudong Zuo, Ying Niu, Chengwei Wu, Shuping Wang, Shui Guan and S. Ravi P. Silva
Nanoscale, 2017,9, 13929-13937 http://dx.doi.org/10.1039/C7NR02356A

Fonte: University of Surrey, Guildford, United Kingdom

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Menopausa e rischio Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2017

La menopausa causa cambiamenti metabolici nel cervello che possono aumentare il rischio della malattia di Alzheimer. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Weill Cornell Medicine e dell’University of Arizona Health Sciences pubblicato sulla rivista “PloS One“.

I risultati potrebbero aiutare a risolvere un mistero di lunga data sull’Alzheimer, vale a dire perché le donne incoprrono in questa malattia neurodegenerativa più spesso rispetto agli uomini, anche tenendo conto del fatto che le donne in media vivono più a lungo. I ricercatori affermano che i risultati possono portare allo sviluppo di test di screening e di interventi precoci per invertire o rallentare i cambiamenti metabolici della malattia.

menopause-Alzheimer
The scan to the left shows brain activity (e.g., metabolism) in a premenopausal woman; the scan to the right shows brain activity in a postmenopausal woman. The color scale reflects brain activity, with brighter colors indicating more activity, and darker colors indicating lower activity. The scan to the right (menopause) looks ‘greener’ and overall darker, which means that the woman’s brain has substantially lower brain activity (more than 30 percent less) than the one to the left (no signs of menopause).

Per lo studio, la  professoressa Mosconi e i suoi colleghi  hanno utilizzato la tomografia a emissione di positroni (PET) per misurare l’uso del glucosio – una fonte di combustibile principale per l’attività cellulare – nel cervello di 43 donne sane di età compresa tra 40 e 60 anni. Di questi, 15 erano in pre-menopausa, 14 erano in peri-menopausa e 14 erano in stato menopausale. Dai risultati è emerso che le donne che erano entrate in menopausa o che erano in peri-menopausa avevano livelli del metabolismo del glucosio significativamente più bassi in diverse regioni del cervello chiave rispetto a quelle che erano pre-menopausa. Questo stato di “ipometabolismo” si ritrova nel cervelli dei pazienti nelle prime fasi dell’Alzheimer – e anche nei topi da esperimento con la malattia.

I nostri risultati mostrano che la perdita di estrogeni nella menopausa non solo diminuisce la fertilità“, ha affermato la dottoressa Mosconi, “.. ma significa anche la perdita di un elemento neuroprotettivo chiave nel cervello femminile e una maggiore vulnerabilità all’invecchiamento del cervello e alla malattia di Alzheimer.

I risultati aumentano l’evidenza di una connessione fisiologica tra la menopausa e l’Alzheimer. Gli stessi autori sulla rivista “Neurology” di settembre hanno pubblicato uno studio che collega la menopausa ad un aumento dell’accumulo della proteina amiloide beta associata all’Alzheimer nel cervello.

I ricercatori ora intendono espandere il loro gruppo di pazienti e sperano anche di effettuare analisi più lunghe e più complete dei marcatori neurali e metabolici durante e dopo la menopausa.

Leggi il full text degli articoli:
Perimenopause and emergence of an Alzheimer’s bioenergetic phenotype in brain and periphery
Lisa Mosconi , Valentina Berti, Crystal Guyara-Quinn, Pauline McHugh, Gabriella Petrongolo, Ricardo S. Osorio, Christopher Connaughty, Alberto Pupi, Shankar Vallabhajosula, Richard S. Isaacson, Mony J. de Leon, Russell H. Swerdlow, Roberta Diaz Brinton
Plos One Published: October 10, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0185926

Sex differences in Alzheimer risk
Lisa Mosconi, et al.
Neurology Published online before print August 30, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004425

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NIH: Disponibile online il più grande set di dati di scansioni del torace.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2017

L’NIH Clinical Center ha reso disponibile gratuitamente alla comunità scientifica mondiale un set di dati di scansioni è di oltre 30.000 pazienti, tra cui molti con malattia polmonare avanzata. Si tratta di oltre 100.000 immagini di radiografie a raggi X. Con la massima privacy dei pazienti, il set di dati è stato rigorosamente sottoposto a screening per rimuovere tutte le informazioni personali identificabili prima del rilascio.

lung-mass

La lettura e la diagnosi delle immagini radiografiche del torace possono essere relativamente semplici per i radiologi, richiedono una attenta analisi e osservazione, un ragionamento complesso oltre che una conoscenza dei principi anatomici, della fisiologia e della patologia.

L’NIH Clinical Center integrerà mensilmente il database con ulteriori immagini di scansioni complesse come CT e MRI.

Le immagini sono disponibili via Box: https://nihcc.app.box.com/v/ChestXray-NIHCC

ChestX-ray8: Hospital-scale Chest X-ray Database and Benchmarks on Weakly-Supervised Classification and Localization of Common Thorax Diseases.
Wang X, Peng Y, Lu L, Lu Z, Bagheri M, Summers RM
IEEE CVPR 2017,

Fonte: NIH Clinical Center

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Prevedere dieci anni prima l’insorgere dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su settembre 24, 2017

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari e della locale sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno utilizzato immagini di risonanza magnetica per identificare alterazioni nel cervello che permetterebbero di prevedere l’insorgere della malattia di Alzheimer con una decade di anticipo.

ADNI

Il gruppo di ricerca ha progettato e sviluppato un sistema di intelligenza artificiale (algoritmo) in grado di rivelare automaticamente segni precoci della malattia nelle immagini cerebrali di 148 soggetti, con un’accuratezza dell’84%. In particolare di questi, 52 erano sani, 48 avevano la malattia di Alzheimer e 48 avevano una lieve cognitiva (MCI)
I risultati della ricerca sono in corso di pubblicazione e sono stati anticipati sulla rivista “New Scientist“.

I ricercatori hanno addestrato l’algoritmo utilizzando 67 scansioni MRI, 38 dei quali provenienti da persone che avevano Alzheimer e 29 da controlli sani. Le scansioni provengono dal database di “Alzheimer’s Neuroimaging Initiative” presso l’Università della Southern California di Los Angeles.

Attualmente la diagnosi viene fatta attraverso le analisi dei fluidi cerebrospinali e la formazione di immagini cerebrali usando traccianti radioattivi che possono spiegare in che misura il cervello è coperto da placche e sono in grado di prevedere in modo relativamente preciso chi è ad alto rischio di sviluppare dopo anni il morbo di Alzheimer“, afferma La Rocca uno degli autori dello studio. “Tuttavia, questi metodi sono molto invasivi, costosi e disponibili solo nei centri altamente specializzati“.
La nuova tecnica può distinguere con una precisione simile tra i cervelli normali e i cervelli delle persone con MCI che continueranno a sviluppare la malattia di Alzheimer entro circa un decennio. Una tecnica molto più semplice, meno costosa e non invasiva.
I test di sangue che cercano i biomarcatori di Alzheimer potrebbero essere ancora più economici e più semplici della nuova tecnica, ma nessuno è ancora sul mercato.

Leggi il full text dell’articolo:
Brain structural connectivity atrophy in Alzheimer’s disease
Nicola Amoroso, Marianna La Rocca, Stefania Bruno, Tommaso Maggipinto, Alfonso Monaco, Roberto Bellotti, Sabina Tangaro
arXiv:1709.02369 [physics.med-ph]  latest version 9 Sep 2017

Fonti: Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari
New Scientist

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Un nuovo strumento permette di vedere l’infezione batterica nel corpo.

Posted by giorgiobertin su settembre 2, 2017

Gli scienziati di UC San Francisco (UCSF) hanno sviluppato uno strumento di imaging che potrebbe presto consentire ai medici di localizzare e visualizzare le infezioni batteriche nel corpo e di escludere altre cause comuni di infiammazione, come ad esempio le reazioni autoimmuni.

PET-Radiotracers

Il team di ricerca riferisce nello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che le scansioni effettuate con la tecnica di imaging nota come PET (tomografia a emissione di positroni) hanno rilevato efficacemente le infezioni nei topi causati da uno dei due gruppi di batteri Gram-negativi e grammi-positivo, senza generare un segnale da altre cause di infiammazione.
Il sistema utilizza la D-metionina, un aminoacido facilmente assorbito dai batteri gram-negativi Staphylococcus aureus (“staph”) e gram-positivi Escherichia coli, a cui è legato chimicamente un atomo debolmente radioattivo. Se l’imaging PET a base di D-metionina fosse approvato per l’uso negli esseri umani, permetterebbe ai medici di affrontare diagnosi difficili, trovare e trattare le infezioni molto più rapidamente.

Scarica e leggi il documento in full text:
Imaging Active Infection in Vivo Using D-Amino Acid Derived PET Radiotracers.
Neumann, Kiel D. et al.
Scientific Reports 7 (2017): 7903. PMC. Web. 31 Aug. 2017.

Fonte: UC San Francisco (UCSF)

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EANO: Nuove linee guida per il trattamento dei tumori al cervello.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “The Lancet Oncology” a cura dell’EANO (European Association for Neuro-Oncology) le linee guida  sulla diagnosi e trattamento dei pazienti adulti con tumore al cervello (Gliosi astrocitici e oligodendrogliali, inclusi glioblastomi).

Le linee guida forniscono indicazioni per le decisioni diagnostiche e gestionali, limitando inutili trattamenti e costi. Le raccomandazioni riguardano la prevenzione, la diagnosi precoce e lo screening, la diagnosi istologica e molecolare, la terapia e il follow-up. Gli autori hanno anche integrato i risultati di recenti studi clinici che hanno modificato la pratica clinica.

Il professor Pilkington, responsabile del Brain Tumour Research Centre at the University of Portsmouth, ha dichiarato: “L’attuazione di questa linea guida richiede strutture multidisciplinari di cura e processi di diagnosi e di trattamento definiti, che si concentrano sulla diagnostica patologica e radiologica e i principali metodi di trattamento di Chirurgia, radioterapia e farmacoterapia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Association for Neuro-Oncology (EANO) guideline on the diagnosis and treatment of adult astrocytic and oligodendroglial gliomas
Prof Michael Weller, …….the European Association for Neuro-Oncology (EANO) Task Force on Gliomas
The Lancet Oncology Volume 18, Issue 6, June 2017, Pages e315-e329

Approfondimenti: New research could help to prevent the development of brain tumours

European Association for Neuro-Oncology (EANO) guidelines for palliative care in adults with glioma – 2017

EANO Guideline on the Diagnosis and Treatment of Malignant Glioma. Lancet Oncol 2014;15:e395–403

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Un test per distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza.

Posted by giorgiobertin su luglio 26, 2017

Un nuovo metodo per aiutare a determinare se una persona ha malattia di Alzheimer o la demenza frontotemporale, due diversi tipi di demenza che spesso presentano sintomi simili, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Brescia coordinati dalla prof.ssa Barbara Borroni e pubblicato sulla rivista “Neurology“, la rivista medica dell’American Academy of Neurology.

rtms

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato 79 persone con probabile malattia di Alzheimer, 61 persone con probabile demenza frontotemporale e 32 persone della stessa età che non avevano alcun segno di demenza.
Il nuovo metodo semplice e non invasivo si basa sull’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica, che consiste nell’inviare, tramite una sonda, una stimolazione magnetica ad aree precise del cervello.

La diagnosi corretta può essere difficile“, ha detto Barbara Borroni. “I metodi attuali prevedono costose scansioni cerebrali o punture lombari invasive che coinvolgono un ago inserito nella colonna vertebrale, quindi è emozionante essere in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e semplice con questa procedura non invasiva”.
Se questi risultati saranno replicati in studi più ampi – conclude – i clinici potrebbero essere presto in grado di diagnosticare con facilità e rapidità la demenza frontotemporale con questo metodo non invasivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Transcranial magnetic stimulation distinguishes Alzheimer disease from frontotemporal dementia
Alberto Benussi, Francesco Di Lorenzo, Valentina Dell’Era, Maura Cosseddu, Antonella Alberici, Salvatore Caratozzolo, Maria Sofia Cotelli, Anna Micheli, Luca Rozzini, Alessandro Depari, Alessandra Flammini, Viviana Ponzo, Alessandro Martorana, Carlo Caltagirone, Alessandro Padovani, Giacomo Koch, and Barbara Borroni
Neurology; published ahead of print July 26, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004232: 1526-632X

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Radioterapia stereotassica efficace per il cancro del rene.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2017

I pazienti affetti da cancro al rene potrebbe presto avere un’alternativa ai trattamenti tradizionali, a dimostrarlo una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center Kidney Cancer Program del Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center.

Definitive radiation treatment for kidney cancer and metastases

Nello studio il team ha dimostrato che il trattamento del cancro del rene metastatico in forma avanzata attraverso una concentrazione di radiazione denominata ‘radioterapia stereotassica ablativa‘ realizza il controllo di oltre il 90 per cento delle metastasi.

Questo studio dimostra che la radiazione stereotassica fornisce una buona alternativa non invasiva al trattamento convenzionale, e permette il controllo efficace della malattia“, afferma il prof. Raquibul Hannan, docente di Radioterapia Oncologica. “E’ un’alternativa per i pazienti che non sono candidati alla chirurgia a causa delle loro condizioni e della posizione delle metastasi“. (video)

Lo standard di cura per il carcinoma renale metastatico è la terapia sistemica, ad esempio con farmaci o immunoterapia mirata, che ha spesso molti effetti collaterali. Il nostro studio dimostra che alcuni di questi pazienti possono essere trattati con la radioterapia stereotassica con l’obiettivo di guarire, o di ritardare la terapia sistemica, consentendo ai pazienti di godere di una migliore qualità della vita senza gli effetti collaterali dei farmaci” – conclude il prof. Hannan.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and Efficacy of Stereotactic Ablative Radiation Therapy for Renal Cell Carcinoma Extracranial Metastases
Wang, Chiachien Jake et al.
International Journal of Radiation Oncology • Biology • Physics , Volume 98 , Issue 1 , 91 – 100

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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ASTRO: Linee guida sulla gestione del cancro orofaringeo.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2017

L’American Society for Radiation Oncology (ASTRO) ha pubblicato sulla rivista “Pratical Radiation Oncology” le nuove linee guida di pratica clinica sulla gestione del cancro orofaringeo.

Oropharyngeal

Le raccomandazioni riguardano l’uso della radioterapia (RT) per trattare i tumori della dell’orofaringe in una varietà di situazioni. La nuova guida di pratica clinica copre dose di radiazioni e di frazionamento ad orari ottimali, l’integrazione della chemioterapia e il ruolo della chemioterapia di induzione.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Radiation therapy for oropharyngeal squamous cell carcinoma: An ASTRO Evidence-based Clinical Practice Guideline
Sher, David J. et al.
Practical Radiation Oncology; Published online: April 17, 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.prro.2017.02.002

Fonte:American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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ASCO: Linee guida sulla Radioterapia per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2017

Sono state aggiornate a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e Cancer Care Ontario le linee guida di pratica guida clinica sulla brachiterapia (radioterapia interna) per i pazienti con carcinoma della prostata. L’aggiornamento fornisce raccomandazioni basate sull’evidenza per diversi gruppi di rischio del paziente, e specifica le forme più efficaci di brachiterapia.

Brachytherapy_procedure

Questa linea guida fornisce informazioni molto chiare su quello che oggi è lo standard non chirurgico di cura per la maggior parte dei pazienti affetti da cancro alla prostata – brachiterapia da sola o come parte di un approccio combinato“, ha detto Andrew Loblaw, che ha sviluppato l’aggiornamento della linea guida, che rappresenta ASCO. “La brachiterapia è anche più conveniente rispetto alla radioterapia esterna ed ha una probabilità molto più alta di curare la malattia. Tuttavia, non tutti i pazienti possono avere la brachiterapia e non tutti i centri di trattamento sono esperti nella fornitura di brachiterapia di alta qualità.

Scarica e leggi il documento in full text:
Brachytherapy for Patients With Prostate Cancer
Joseph Chin, R. Bryan Rumble, Marisa Kollmeier, Elisabeth Heath, Jason Efstathiou, Tanya Dorff, Barry Berman, Andrew Feifer, Arthur Jacques,† and D. Andrew Loblaw
Journal of Clinical Oncology Published online March 27, 2017, DOI: 10.1200/JCO.2016.72.0466

Methodology Supplement
Data Supplement

Fonte: American Society of Clinical Oncology (ASCO)

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