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Posts Tagged ‘radiologia’

Nanoparticelle per la rilevazione dei micro-tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

Una nuova ricerca condotta dagli scienziati della Rutgers University-New Brunswick NJ USA, ha utilizzato con successo una tecnologia all’avanguardia per individuare tumori cancerogeni minuscoli e difficili da individuare.
Allo stato attuale, i mezzi più comuni per individuare i tumori cancerosi sono le tecniche di imaging tra cui tomografia computerizzata e le scansioni MRI, oltre alle biopsie. Tuttavia, questi metodi non sono sempre in grado di rilevare micrometastasi o micro-tumori, che sono troppo piccoli per essere rilevati facilmente e in modo affidabile.

Cancerforrutgers
This illustration shows how human breast cancer cells in a mouse model were “chased” with novel rare earth nanoscale probes injected intravenously. When the subject is illuminated, the probes glow in an infrared range of light that is more sensitive than other optical forms of illumination. In this case, the probes show the spread of cancer cells to adrenal glands and femur (thigh) bones.
Image: Harini Kantamneni and Professor Prabhas Moghe/Rutgers University New Brunswick

I team del Prof. Prabhas V. Moghe ha iniziato a testare l’uso di nanoparticelle che emettono luce nel rilevamento di cellule cancerose. I risultati della loro nuova ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering“.

Gli esperimenti sono stati condotti su un modello murino di cancro al seno umano, iniettando negli animali delle nanosonde, che sono piccoli dispositivi ottici che usano i raggi X per identificare micrometastasi. Le nanosonde vengono trasportate lungo il flusso sanguigno, consentendo ai ricercatori di ottenere un’immagine rapida e affidabile della posizione delle cellule interessate nel corpo.

Le cellule tumorali possono alloggiare in diverse nicchie nel corpo, e la sonda segue le cellule in espansione ovunque vadano” – afferma la coautrice dott.ssa Vidya Ganapathy. Le nanoparticelle potrebbero rilevare con successo più di 100 diversi tipi di cancro. Questo metodo all’avanguardia, affermano i ricercatori, potrebbe essere utilizzato per individuare il cancro negli esseri umani entro 5 anni.

Leggi abstract dell’articolo:
Surveillance nanotechnology for multi-organ cancer metastases
Harini Kantamneni, Margot Zevon, Michael J. Donzanti, Xinyu Zhao, Yang Sheng, Shravani R. Barkund, Lucas H. McCabe, Whitney Banach-Petrosky, Laura M. Higgins, Shridar Ganesan, Richard E. Riman, Charles M. Roth, Mei-Chee Tan, Mark C. Pierce, Vidya Ganapathy & Prabhas V. Moghe
Nature Biomedical Engineering 1, 993–1003 (2017) Published online:12 December 2017 doi:10.1038/s41551-017-0167-9

Fonte: Department of Biomedical Engineering Rutgers University-New Brunswick

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Create protesi per l’orecchio medio stampate su misura in 3D.

Posted by giorgiobertin su dicembre 11, 2017

I ricercatori dell’Università del Maryland Scuola di Medicina (UMSOM) a Baltimora hanno utilizzato le scansioni CT e la stampa 3D per creare delle protesi su misura per le parti danneggiate dell’orecchio medio.

Lo studio è stato presentato al 103rd Scientific Assembly and Annual Meeting (November 26 – December 1) McCormick Place, Chicago – “Radiological Society of North America (RSNA)“.


Auditory ossicles with 3-D printed prosthesis.

Gli ossicini dell’orecchio sono strutture molto piccole, e una delle ragioni per cui l’intervento ha un alto tasso di fallimento si pensa sia dovuto a un errato dimensionamento delle protesi“, ha detto l’autore dello studio il professore Jeffrey D. Hirsch. “Se potessimo personalizzare una protesi con una misura più precisa, la procedura dovrebbe avere un tasso di successo più elevato.

Il team ha studiato la stampa 3-D come un modo per creare protesi personalizzate per i pazienti con ipoacusia conduttiva. In particolare i ricercatori hanno rimosso l’osso intermedio di collegamento nella catena ossiculare da tre cadaveri umani e hanno esaminato le strutture con scansioni CT. Hanno utilizzato una stampante 3D a basso costo per creare protesi per ripristinare la continuità per ciascuna delle orecchie medie. Le protesi sono state realizzate con una resina che indurisce quando esposta alla luce laser ultravioletta. Ciascuna delle protesi aveva misurazioni uniche.

Il passo successivo della ricerca, ha affermato il prof. Hirsch, è la creazione di protesi con materiali biocompatibili. I ricercatori stanno anche valutando un approccio diverso che combinerebbe le protesi stampate in 3-D con le cellule staminali.
Invece di rendere solida la protesi dell’orecchio medio, è possibile perforarla come un reticolo che consente alle cellule staminali di crescere su di essa”, ha detto il prof. Hirsch. “Le cellule staminali maturerebbero nell’osso e diventerebbero una soluzione permanente per i pazienti con perdita dell’udito”.

Fonte: Radiological Society of North America (RSNA) – Annual meeting

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Ecco come i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia.

Posted by giorgiobertin su novembre 24, 2017

I ricercatori del Ludwig Cancer Research hannop scoperto il meccanismo chiave attraverso il quale i tumori sviluppano resistenza alla radioterapia ed hanno dimostrato come tale resistenza possa essere superata con farmaci attualmente in fase di sviluppo.

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È noto da tempo che le radiazioni inducono una infiammazione, e abbiamo dimostrato nei nostri lavori precedenti che ciò avviene attraverso un sensore molecolare trovato nelle cellule conosciute come stimolatore dei geni di interferone, o STING“, afferma il prof. Ralph Weichselbaum.

Quello che abbiamo dimostrato in questo studio preclinico è che se si blocca l’afflusso delle cellule MDSC, – particolari cellule immunitarie soppressive conosciute come cellule soppressorie derivate da mieloidi monocitiche (M-MDSCs) attivate da STING/Type 1, è possibile, in larga misura, prevenire la resistenza alla radioterapia“, afferma Weichselbaum. “Il nostro studio attuale è di immediata rilevanza per la radioterapia, ma pensiamo che possa avere anche implicazioni significative per la chemioterapia e l’immunoterapia“.

In particolare, negli esperimenti sui topi la distruzione dei tumori è stata significativamente aumentata quando la radioterapia è stata erogata insieme ad un farmaco attivante STING e anticorpi anti-CCR2 (recettore della superficie cellulare). Le aziende farmaceutiche stanno sviluppando farmaci attivanti STING per la terapia del cancro e uno è attualmente in fase di valutazione in studi clinici in combinazione con il blocco del checkpoint, un tipo di immunoterapia che potenzia l’attacco delle cellule T su determinati tipi di tumori.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi full text dell’articolo:
Host STING-dependent MDSC mobilization drives extrinsic radiation resistance
Hua Liang, Liufu Deng[…]Ralph R. Weichselbaum
Nature Communications 8, Article number: 1736 (2017) doi:10.1038/s41467-017-01566-5 Published online: 23 November 2017

Fonte: Ludwig Cancer Research

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Cancro al colon-retto: nuovi possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2017

I ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York City e del Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno sviluppato un nuovo sistema in tre fasi che utilizza la medicina nucleare per mirare ed eliminare il cancro del colon-retto.
In questo studio condotto su un modello di topi, i ricercatori hanno raggiunto un tasso di cura del 100%, senza effetti tossici correlati al trattamento.
Lo studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine“.

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Fino ad ora la radioimmunoterapia (terapia mirata) di tumori solidi che impiega radionuclidi mirati ad anticorpi, ha avuto un limitato successo terapeutico. La nuova ricerca porta alcune novità sostanziali nei parametri di trattamento.
Nello studio la glicoproteina A33 (GPA33), un antigene trovato su oltre il 95 per cento dei tumori cancerogeni umani primari e metastatici, è mirata con un anticorpo bispecifico per l’antigene del tumore A33 e un secondo anticorpo un aptene radioattivo (molecola a basso peso molecolare che funge da carrier  ed è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici ), un complesso di lutetium-177 (177Lu) e S-2- (4-aminobenzil) 1,4,7,10-tetraazaciclododecano tetraacetico (177Lu-DOTA-Bn).
Tutti gli animali trattati DOTA-pretargeted radioimmunotherapy (PRIT) hanno tollerato bene il trattamento e c’è stata una remissione del tumore del 100%.
I risultati suggeriscono che l’anti-GPA33-DOTA-PRIT può essere un potente radioimmunoterapico per tumori del cancro colorettale GPA33 positivo negli esseri umani.

Le applicazioni di questo protocollo di trattamento della medicina nucleare potrebbero estendersi anche ad altri tumori.

Leggi il full text dell’articolo:
Curative Multicycle Radioimmunotherapy Monitored by Quantitative SPECT/CT-Based Theranostics, Using Bispecific Antibody Pretargeting Strategy in Colorectal Cancer
Sarah M. Cheal, Edward K. Fung, Mitesh Patel, Hong Xu, Hong-fen Guo, Pat B. Zanzonico, Sebastien Monette, K. Dane Wittrup, Nai-Kong V. Cheung and Steven M. Larson.
J Nucl Med November 1, 2017 vol. 58 no. 11 1735-1742

Fonte: Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging

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Nuove nanoparticelle auto-regolanti per trattare il cancro.

Posted by giorgiobertin su ottobre 25, 2017

Gli scienziati dell’Università di Surrey hanno sviluppato delle nanoparticelle “intelligenti” che si riscaldano ad una temperatura abbastanza elevata per uccidere le cellule cancerose, ma che poi si autoregolano e perdono calore prima di danneggiare i tessuti sani.

Hyperthermia          HyperThermia

La termoterapia è da tempo utilizzata come metodo di trattamento per il cancro, ma è difficile curare i pazienti senza danneggiare le cellule sane. Le cellule tumorali possono essere indebolite o uccise senza influenzare il tessuto normale se le temperature sono controllate con precisione entro un intervallo da 42°C a 45°C.
I ricercatori dell’University of Surrey con i colleghi dell’Università di Tecnologia di Dalian in Cina hanno creato delle nanoparticelle di ferrite Zn-Co-Cr chimicamente stabili auto-regolanti, il che significa che quando vengono impiantate e usate in una sessione di termoterapia, possono indurre temperature fino a 45°C. Importante, le nanoparticelle sono a bassa tossicità ed è improbabile che causino danni permanenti al corpo.

L’ipertermia oncologica indotta è un modo tradizionale di trattare i tumori maligni, ma le difficoltà nel controllo della temperatura hanno ridotto significativamente il suo utilizzo. Se possiamo modulare le proprietà magnetiche delle nanoparticelle, la temperatura terapeutica può essere auto-regolata” – afferma il prof. Wei Zhang. “Una grande innovazione dal punto di vista dei nanomateriali“.

Leggi abstract dell’articolo:
Novel nanoparticles with Cr3+ substituted ferrite for self-regulating temperature hyperthermia
Wei Zhang, Xudong Zuo, Ying Niu, Chengwei Wu, Shuping Wang, Shui Guan and S. Ravi P. Silva
Nanoscale, 2017,9, 13929-13937 http://dx.doi.org/10.1039/C7NR02356A

Fonte: University of Surrey, Guildford, United Kingdom

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Menopausa e rischio Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su ottobre 11, 2017

La menopausa causa cambiamenti metabolici nel cervello che possono aumentare il rischio della malattia di Alzheimer. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori del Weill Cornell Medicine e dell’University of Arizona Health Sciences pubblicato sulla rivista “PloS One“.

I risultati potrebbero aiutare a risolvere un mistero di lunga data sull’Alzheimer, vale a dire perché le donne incoprrono in questa malattia neurodegenerativa più spesso rispetto agli uomini, anche tenendo conto del fatto che le donne in media vivono più a lungo. I ricercatori affermano che i risultati possono portare allo sviluppo di test di screening e di interventi precoci per invertire o rallentare i cambiamenti metabolici della malattia.

menopause-Alzheimer
The scan to the left shows brain activity (e.g., metabolism) in a premenopausal woman; the scan to the right shows brain activity in a postmenopausal woman. The color scale reflects brain activity, with brighter colors indicating more activity, and darker colors indicating lower activity. The scan to the right (menopause) looks ‘greener’ and overall darker, which means that the woman’s brain has substantially lower brain activity (more than 30 percent less) than the one to the left (no signs of menopause).

Per lo studio, la  professoressa Mosconi e i suoi colleghi  hanno utilizzato la tomografia a emissione di positroni (PET) per misurare l’uso del glucosio – una fonte di combustibile principale per l’attività cellulare – nel cervello di 43 donne sane di età compresa tra 40 e 60 anni. Di questi, 15 erano in pre-menopausa, 14 erano in peri-menopausa e 14 erano in stato menopausale. Dai risultati è emerso che le donne che erano entrate in menopausa o che erano in peri-menopausa avevano livelli del metabolismo del glucosio significativamente più bassi in diverse regioni del cervello chiave rispetto a quelle che erano pre-menopausa. Questo stato di “ipometabolismo” si ritrova nel cervelli dei pazienti nelle prime fasi dell’Alzheimer – e anche nei topi da esperimento con la malattia.

I nostri risultati mostrano che la perdita di estrogeni nella menopausa non solo diminuisce la fertilità“, ha affermato la dottoressa Mosconi, “.. ma significa anche la perdita di un elemento neuroprotettivo chiave nel cervello femminile e una maggiore vulnerabilità all’invecchiamento del cervello e alla malattia di Alzheimer.

I risultati aumentano l’evidenza di una connessione fisiologica tra la menopausa e l’Alzheimer. Gli stessi autori sulla rivista “Neurology” di settembre hanno pubblicato uno studio che collega la menopausa ad un aumento dell’accumulo della proteina amiloide beta associata all’Alzheimer nel cervello.

I ricercatori ora intendono espandere il loro gruppo di pazienti e sperano anche di effettuare analisi più lunghe e più complete dei marcatori neurali e metabolici durante e dopo la menopausa.

Leggi il full text degli articoli:
Perimenopause and emergence of an Alzheimer’s bioenergetic phenotype in brain and periphery
Lisa Mosconi , Valentina Berti, Crystal Guyara-Quinn, Pauline McHugh, Gabriella Petrongolo, Ricardo S. Osorio, Christopher Connaughty, Alberto Pupi, Shankar Vallabhajosula, Richard S. Isaacson, Mony J. de Leon, Russell H. Swerdlow, Roberta Diaz Brinton
Plos One Published: October 10, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0185926

Sex differences in Alzheimer risk
Lisa Mosconi, et al.
Neurology Published online before print August 30, 2017, doi: http:/​/​dx.​doi.​org/​10.​1212/​WNL.​0000000000004425

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NIH: Disponibile online il più grande set di dati di scansioni del torace.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2017

L’NIH Clinical Center ha reso disponibile gratuitamente alla comunità scientifica mondiale un set di dati di scansioni è di oltre 30.000 pazienti, tra cui molti con malattia polmonare avanzata. Si tratta di oltre 100.000 immagini di radiografie a raggi X. Con la massima privacy dei pazienti, il set di dati è stato rigorosamente sottoposto a screening per rimuovere tutte le informazioni personali identificabili prima del rilascio.

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La lettura e la diagnosi delle immagini radiografiche del torace possono essere relativamente semplici per i radiologi, richiedono una attenta analisi e osservazione, un ragionamento complesso oltre che una conoscenza dei principi anatomici, della fisiologia e della patologia.

L’NIH Clinical Center integrerà mensilmente il database con ulteriori immagini di scansioni complesse come CT e MRI.

Le immagini sono disponibili via Box: https://nihcc.app.box.com/v/ChestXray-NIHCC

ChestX-ray8: Hospital-scale Chest X-ray Database and Benchmarks on Weakly-Supervised Classification and Localization of Common Thorax Diseases.
Wang X, Peng Y, Lu L, Lu Z, Bagheri M, Summers RM
IEEE CVPR 2017,

Fonte: NIH Clinical Center

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Prevedere dieci anni prima l’insorgere dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su settembre 24, 2017

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari e della locale sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno utilizzato immagini di risonanza magnetica per identificare alterazioni nel cervello che permetterebbero di prevedere l’insorgere della malattia di Alzheimer con una decade di anticipo.

ADNI

Il gruppo di ricerca ha progettato e sviluppato un sistema di intelligenza artificiale (algoritmo) in grado di rivelare automaticamente segni precoci della malattia nelle immagini cerebrali di 148 soggetti, con un’accuratezza dell’84%. In particolare di questi, 52 erano sani, 48 avevano la malattia di Alzheimer e 48 avevano una lieve cognitiva (MCI)
I risultati della ricerca sono in corso di pubblicazione e sono stati anticipati sulla rivista “New Scientist“.

I ricercatori hanno addestrato l’algoritmo utilizzando 67 scansioni MRI, 38 dei quali provenienti da persone che avevano Alzheimer e 29 da controlli sani. Le scansioni provengono dal database di “Alzheimer’s Neuroimaging Initiative” presso l’Università della Southern California di Los Angeles.

Attualmente la diagnosi viene fatta attraverso le analisi dei fluidi cerebrospinali e la formazione di immagini cerebrali usando traccianti radioattivi che possono spiegare in che misura il cervello è coperto da placche e sono in grado di prevedere in modo relativamente preciso chi è ad alto rischio di sviluppare dopo anni il morbo di Alzheimer“, afferma La Rocca uno degli autori dello studio. “Tuttavia, questi metodi sono molto invasivi, costosi e disponibili solo nei centri altamente specializzati“.
La nuova tecnica può distinguere con una precisione simile tra i cervelli normali e i cervelli delle persone con MCI che continueranno a sviluppare la malattia di Alzheimer entro circa un decennio. Una tecnica molto più semplice, meno costosa e non invasiva.
I test di sangue che cercano i biomarcatori di Alzheimer potrebbero essere ancora più economici e più semplici della nuova tecnica, ma nessuno è ancora sul mercato.

Leggi il full text dell’articolo:
Brain structural connectivity atrophy in Alzheimer’s disease
Nicola Amoroso, Marianna La Rocca, Stefania Bruno, Tommaso Maggipinto, Alfonso Monaco, Roberto Bellotti, Sabina Tangaro
arXiv:1709.02369 [physics.med-ph]  latest version 9 Sep 2017

Fonti: Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari
New Scientist

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Un nuovo strumento permette di vedere l’infezione batterica nel corpo.

Posted by giorgiobertin su settembre 2, 2017

Gli scienziati di UC San Francisco (UCSF) hanno sviluppato uno strumento di imaging che potrebbe presto consentire ai medici di localizzare e visualizzare le infezioni batteriche nel corpo e di escludere altre cause comuni di infiammazione, come ad esempio le reazioni autoimmuni.

PET-Radiotracers

Il team di ricerca riferisce nello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che le scansioni effettuate con la tecnica di imaging nota come PET (tomografia a emissione di positroni) hanno rilevato efficacemente le infezioni nei topi causati da uno dei due gruppi di batteri Gram-negativi e grammi-positivo, senza generare un segnale da altre cause di infiammazione.
Il sistema utilizza la D-metionina, un aminoacido facilmente assorbito dai batteri gram-negativi Staphylococcus aureus (“staph”) e gram-positivi Escherichia coli, a cui è legato chimicamente un atomo debolmente radioattivo. Se l’imaging PET a base di D-metionina fosse approvato per l’uso negli esseri umani, permetterebbe ai medici di affrontare diagnosi difficili, trovare e trattare le infezioni molto più rapidamente.

Scarica e leggi il documento in full text:
Imaging Active Infection in Vivo Using D-Amino Acid Derived PET Radiotracers.
Neumann, Kiel D. et al.
Scientific Reports 7 (2017): 7903. PMC. Web. 31 Aug. 2017.

Fonte: UC San Francisco (UCSF)

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EANO: Nuove linee guida per il trattamento dei tumori al cervello.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “The Lancet Oncology” a cura dell’EANO (European Association for Neuro-Oncology) le linee guida  sulla diagnosi e trattamento dei pazienti adulti con tumore al cervello (Gliosi astrocitici e oligodendrogliali, inclusi glioblastomi).

Le linee guida forniscono indicazioni per le decisioni diagnostiche e gestionali, limitando inutili trattamenti e costi. Le raccomandazioni riguardano la prevenzione, la diagnosi precoce e lo screening, la diagnosi istologica e molecolare, la terapia e il follow-up. Gli autori hanno anche integrato i risultati di recenti studi clinici che hanno modificato la pratica clinica.

Il professor Pilkington, responsabile del Brain Tumour Research Centre at the University of Portsmouth, ha dichiarato: “L’attuazione di questa linea guida richiede strutture multidisciplinari di cura e processi di diagnosi e di trattamento definiti, che si concentrano sulla diagnostica patologica e radiologica e i principali metodi di trattamento di Chirurgia, radioterapia e farmacoterapia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Association for Neuro-Oncology (EANO) guideline on the diagnosis and treatment of adult astrocytic and oligodendroglial gliomas
Prof Michael Weller, …….the European Association for Neuro-Oncology (EANO) Task Force on Gliomas
The Lancet Oncology Volume 18, Issue 6, June 2017, Pages e315-e329

Approfondimenti: New research could help to prevent the development of brain tumours

European Association for Neuro-Oncology (EANO) guidelines for palliative care in adults with glioma – 2017

EANO Guideline on the Diagnosis and Treatment of Malignant Glioma. Lancet Oncol 2014;15:e395–403

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Un test per distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza.

Posted by giorgiobertin su luglio 26, 2017

Un nuovo metodo per aiutare a determinare se una persona ha malattia di Alzheimer o la demenza frontotemporale, due diversi tipi di demenza che spesso presentano sintomi simili, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Brescia coordinati dalla prof.ssa Barbara Borroni e pubblicato sulla rivista “Neurology“, la rivista medica dell’American Academy of Neurology.

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Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato 79 persone con probabile malattia di Alzheimer, 61 persone con probabile demenza frontotemporale e 32 persone della stessa età che non avevano alcun segno di demenza.
Il nuovo metodo semplice e non invasivo si basa sull’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica, che consiste nell’inviare, tramite una sonda, una stimolazione magnetica ad aree precise del cervello.

La diagnosi corretta può essere difficile“, ha detto Barbara Borroni. “I metodi attuali prevedono costose scansioni cerebrali o punture lombari invasive che coinvolgono un ago inserito nella colonna vertebrale, quindi è emozionante essere in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e semplice con questa procedura non invasiva”.
Se questi risultati saranno replicati in studi più ampi – conclude – i clinici potrebbero essere presto in grado di diagnosticare con facilità e rapidità la demenza frontotemporale con questo metodo non invasivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Transcranial magnetic stimulation distinguishes Alzheimer disease from frontotemporal dementia
Alberto Benussi, Francesco Di Lorenzo, Valentina Dell’Era, Maura Cosseddu, Antonella Alberici, Salvatore Caratozzolo, Maria Sofia Cotelli, Anna Micheli, Luca Rozzini, Alessandro Depari, Alessandra Flammini, Viviana Ponzo, Alessandro Martorana, Carlo Caltagirone, Alessandro Padovani, Giacomo Koch, and Barbara Borroni
Neurology; published ahead of print July 26, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004232: 1526-632X

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Radioterapia stereotassica efficace per il cancro del rene.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2017

I pazienti affetti da cancro al rene potrebbe presto avere un’alternativa ai trattamenti tradizionali, a dimostrarlo una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center Kidney Cancer Program del Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center.

Definitive radiation treatment for kidney cancer and metastases

Nello studio il team ha dimostrato che il trattamento del cancro del rene metastatico in forma avanzata attraverso una concentrazione di radiazione denominata ‘radioterapia stereotassica ablativa‘ realizza il controllo di oltre il 90 per cento delle metastasi.

Questo studio dimostra che la radiazione stereotassica fornisce una buona alternativa non invasiva al trattamento convenzionale, e permette il controllo efficace della malattia“, afferma il prof. Raquibul Hannan, docente di Radioterapia Oncologica. “E’ un’alternativa per i pazienti che non sono candidati alla chirurgia a causa delle loro condizioni e della posizione delle metastasi“. (video)

Lo standard di cura per il carcinoma renale metastatico è la terapia sistemica, ad esempio con farmaci o immunoterapia mirata, che ha spesso molti effetti collaterali. Il nostro studio dimostra che alcuni di questi pazienti possono essere trattati con la radioterapia stereotassica con l’obiettivo di guarire, o di ritardare la terapia sistemica, consentendo ai pazienti di godere di una migliore qualità della vita senza gli effetti collaterali dei farmaci” – conclude il prof. Hannan.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and Efficacy of Stereotactic Ablative Radiation Therapy for Renal Cell Carcinoma Extracranial Metastases
Wang, Chiachien Jake et al.
International Journal of Radiation Oncology • Biology • Physics , Volume 98 , Issue 1 , 91 – 100

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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ASTRO: Linee guida sulla gestione del cancro orofaringeo.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2017

L’American Society for Radiation Oncology (ASTRO) ha pubblicato sulla rivista “Pratical Radiation Oncology” le nuove linee guida di pratica clinica sulla gestione del cancro orofaringeo.

Oropharyngeal

Le raccomandazioni riguardano l’uso della radioterapia (RT) per trattare i tumori della dell’orofaringe in una varietà di situazioni. La nuova guida di pratica clinica copre dose di radiazioni e di frazionamento ad orari ottimali, l’integrazione della chemioterapia e il ruolo della chemioterapia di induzione.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Radiation therapy for oropharyngeal squamous cell carcinoma: An ASTRO Evidence-based Clinical Practice Guideline
Sher, David J. et al.
Practical Radiation Oncology; Published online: April 17, 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.prro.2017.02.002

Fonte:American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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ASCO: Linee guida sulla Radioterapia per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2017

Sono state aggiornate a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e Cancer Care Ontario le linee guida di pratica guida clinica sulla brachiterapia (radioterapia interna) per i pazienti con carcinoma della prostata. L’aggiornamento fornisce raccomandazioni basate sull’evidenza per diversi gruppi di rischio del paziente, e specifica le forme più efficaci di brachiterapia.

Brachytherapy_procedure

Questa linea guida fornisce informazioni molto chiare su quello che oggi è lo standard non chirurgico di cura per la maggior parte dei pazienti affetti da cancro alla prostata – brachiterapia da sola o come parte di un approccio combinato“, ha detto Andrew Loblaw, che ha sviluppato l’aggiornamento della linea guida, che rappresenta ASCO. “La brachiterapia è anche più conveniente rispetto alla radioterapia esterna ed ha una probabilità molto più alta di curare la malattia. Tuttavia, non tutti i pazienti possono avere la brachiterapia e non tutti i centri di trattamento sono esperti nella fornitura di brachiterapia di alta qualità.

Scarica e leggi il documento in full text:
Brachytherapy for Patients With Prostate Cancer
Joseph Chin, R. Bryan Rumble, Marisa Kollmeier, Elisabeth Heath, Jason Efstathiou, Tanya Dorff, Barry Berman, Andrew Feifer, Arthur Jacques,† and D. Andrew Loblaw
Journal of Clinical Oncology Published online March 27, 2017, DOI: 10.1200/JCO.2016.72.0466

Methodology Supplement
Data Supplement

Fonte: American Society of Clinical Oncology (ASCO)

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Rivista di radiologia open access.

Posted by giorgiobertin su marzo 3, 2017

La rivista “European Journal of Radiology Open” è ora open access,  inclusa in PubMed Central (PMC).
L’e-journal ha lo scopo di comunicare rapidamente la ricerca internazionale nel campo della diagnostica per immagini, offrendo aggiornamenti per Radiologi a tutti i livelli di formazione. Gli articoli pubblicati sono di alta qualità basati sulle prove di evidenza, originali e di ricerca, nonché recensioni autorevoli nel settore d’interesse.

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Accedi alla rivista:
European Journal of Radiology Open
2017 Volume 4, In Progress

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Un radiotracciante per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2017

I ricercatori del National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB) hanno sviluppato un nuovo radiotraciante per diagnosticare il cancro alla prostata. Lo studio di fase I di sperimentazione clinica si è concluso con successo. Ricordiamo che gli studi di fase I sono in genere condotti con un piccolo gruppo di persone, al fine di stabilire la sicurezza e identificare eventuali possibili effetti collaterali.

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The new tracer shows tumors in a 64 year old man newly diagnosed with prostate cancer.

Attualmente, i medici utilizzano una varietà di tecniche di imaging e test per diagnosticare e monitorare il cancro alla prostata compresi i test PSA sangue, la risonanza magnetica (MRI), il singolo fotone di emissione tomografia computerizzata (SPECT), tomografia ad emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata (CT ) a scansioni. Ogni metodo ha punti di forza e di debolezza, ma non esiste un unico metodo che è in grado di identificare con successo e monitorare tumori primari, linfonodi metastatici, e lesioni ossee.

Xiaoyuan Chen e il suo team hanno cercato di risolvere questo problema con lo sviluppo di un radiofarmaco che potrebbe identificare il cancro alla prostata in tutte le fasi. I radiotraccianti sono costituiti da molecole carrier che sono legate strettamente ad un atomo radioattivo.
Il tracciante, come descritto sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine” è stato in grado di identificare con successo 3 su 4 tumori primari, tutti i 14 linfonodi metastatici e, significativamente, è stato in grado di identità tutti e 20 le lesioni ossee nei pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical Translation of a Dual Integrin αvβ3– and Gastrin-Releasing Peptide Receptor–Targeting PET Radiotracer, 68Ga-BBN-RGD.
Jingjing Zhang, Gang Niu, Lixin Lang, Fang Li, Xinrong Fan, Xuefeng Yan, Shaobo Yao, Weigang Yan, Li Huo, Libo Chen, Zhiyuan Li, Zhaohui Zhu, and Xiaoyuan Chen.
The Journal of Nuclear Medicine. 01 Feb. 2017.

Fonte: National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB)

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Evitare la biopsia della prostata utilizzando la risonanza magnetica.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2017

L’esecuzione di una risonanza magnetica negli uomini con carcinoma prostatico sospetto potrebbe risparmiare ad un quarto di essi il dover subire la biopsia della prostata, secondo uno studio pubblicato su “The Lancet da parte dei ricercatori dell’University College Londra.

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La scansione multi-parametric MRI (MP-MRI) mostra quanto sia grande un tumore, come densamente siano aggregate le sue cellule e come siano legate al flusso sanguigno – tutti fattori che contribuiscono a determinare l’aggressività del cancro.
Per lo studio, 576 pazienti con sospetto cancro alla prostata sono stati scanditi da MP-MRI prima di subire due forme di biopsia: standard transrettale ecoguidata (TRUS) e di controllo. Il team ha dimostrato che l’esecuzione della scansione MP-MRI prima della biopsia ha potuto identificare gli uomini con tumori innocui che non hanno bisogno automaticamente di una biopsia, ma di un semplice monitoraggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnostic accuracy of multi-parametric MRI and TRUS biopsy in prostate cancer (PROMIS): a paired validating confirmatory study
Ahmed, Hashim U et al.
The Lancet Published: 19 January 2017 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)32401-1

This study is registered on ClinicalTrials.gov, NCT01292291.

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Trattamento laser contro il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su dicembre 20, 2016

I chirurghi della Division of Surgery and Interventional Science, University College London, UK hanno descritto e riportato i risultati di un nuovo trattamento per il cancro della prostata in fase iniziale.
La tecnica, testata in Europa, utilizza il laser ed un farmaco (Padeliporfin) a base di batteri di acque profonde per eliminare i tumori, tutto ciò senza causare gravi effetti collaterali. Si tratta della terapia fotodinamica vascolare mirata (4 mg/kg padeliporfin via endovenosa nell’arco di 10 minuti) con fibre ottiche inserite nella prostata per coprire la zona di trattamento desiderato e successiva attivazione con luce laser 753 nm con una potenza fissa di 150 mW/cm per 22 min 15 s).

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I trials in fase I e II sono stati condotti, come riportato sulla rivista “The Lancet Oncology“, su 413 uomini ed hanno dimostrato che in quasi la metà di loro non era rimasta traccia di cancro. Inoltre si sono attenuati e in parte risolti i problemi dell’impotenza permanente e dell’incontinenza, che sono spesso il prezzo del trattamento del cancro della prostata con la chirurgia o la radioterapia. Il processo ha coinvolto 47 ospedali in tutta Europa ed ha mostrato che il 49% dei pazienti è andato in remissione completa.

Il nuovo trattamento utilizza un farmaco, a base di batteri che vivono nel buio quasi totale del fondo marino e che diventano tossici solo quando esposti alla luce. Quando il laser è acceso, si attiva il farmaco per uccidere il cancro e lascia la prostata sana intatta.

Trattamenti di terapia focale come questo hanno il potenziale per offrire una soluzione coloro che hanno un cancro localizzato, non ancora diffuso al di fuori della prostata“, ha detto il prof Mark Emberton coordinatore degli studi.

Tuttavia, il nuovo trattamento non è ancora disponibile per i pazienti con cancro alla prostata. La nuova tecnica sarà valutata dalle autorità di regolamentazione europea, all’inizio del prossimo anno.

Leggi abstract dell’articolo:
Padeliporfin vascular-targeted photodynamic therapy versus active surveillance in men with low-risk prostate cancer (CLIN1001 PCM301): an open-label, phase 3, randomised controlled trial
Azzouzi, Abdel-Rahmène, Prof Christian Gratzke, MD, Prof Mark Emberton, et al.
The Lancet Oncology, Published: 19 December 2016 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)30661-1

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01310894.

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Nanoparticelle di ferro innescano il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine hanno scoperto che le nanoparticelle di ferro utilizzate per il trattamento dell’anemia hanno un altro uso: innescano la capacità del sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali.

Le nanoparticelle, che sono disponibili in commercio come iniettabili “ferumoxytol“, sono state approvate dalla Food and Drug Administration per il trattamento dell’anemia da carenza di ferro.

ferumoxytol
A mouse study found that ferumoxytol prompts immune cells called tumor-associated macrophages to destroy tumor cells.Amy Thomas

Lo studio sui topi ha rilevato che ferumoxytol induce le cellule immunitarie chiamate macrofagi associate al tumore a distruggere le cellule tumorali, questo suggerisce che le nanoparticelle potrebbero integrare trattamenti contro il cancro già esistenti. La scoperta è stata descritta sulla rivista “Nature Nanotechnology“, ed è stata fatta per caso, mentre si stava verificando se le nanoparticelle possono essere utilizzate come cavalli di Troia per fornire chemioterapici nei tumori.

E’ stato davvero sorprendente constatare che le nanoparticelle attivano i macrofagi in modo che questi inizino l’attacco alle cellule tumorali nei topi“, ha detto Heike Daldrup-Link, professore associato di radiologia presso la Stanford University School of Medicine. “Pensiamo che questo tecnica possa essere sperimentata anche in pazienti umani.”

In un modello murino di cancro al seno, i ricercatori hanno dimostrato che ferumoxytol inibisce la crescita tumorale quando somministrato in dosi, in base al peso corporeo, simili a quelli approvati dalla FDA per il trattamento dell’anemia. Studi precedenti avevano dimostrato che le nanoparticelle sono metabolizzati in un periodo di circa sei settimane; il nuovo studio ha dimostrato che l’effetto anti-cancro di una singola dose di nanoparticelle si esauriva in circa tre settimane.

Gli scienziati stanno testando se le nanoparticelle possono fermare la diffusione del cancro. Dai primi risultati sembra proprio di si. Sempre in un modello murino di cancro al polmone a piccole cellule, le nanoparticelle hanno ridotto la formazione di tumori nel fegato, un organo comune di metastasi sia nei topi che negli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Iron oxide nanoparticles inhibit tumour growth by inducing pro-inflammatory macrophage polarization in tumour tissues
Saeid Zanganeh, Gregor Hutter,Ryan Spitler,Olga Lenkov,Morteza Mahmoudi,Aubie Shaw,Jukka Sakari Pajarinen,Hossein Nejadnik, Stuart Goodman, Michael Moseley,Lisa Marie Coussens & Heike Elisabeth Daldrup-Link
Nature Nanotechnology Published online 26 September 2016 doi:10.1038/nnano.2016.168

Fonte:  Stanford University School of Medicine

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Cancro alla prostata: Analisi computazionale per possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2016

I ricercatori dell’UC Santa Cruz e UCLA hanno applicato una serie completa di strumenti di analisi di casi letali di cancro alla prostata metastatico [castration-resistant prostate cancer (CRPC)], producendo una mappa dettagliata delle complesse reti di interazioni tra geni e proteine che consentono alle cellule tumorali della prostata a proliferare e di eludere il trattamento.

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Sono stati analizzati campioni di tessuto ottenuti durante l’autopsia da pazienti con carcinoma della prostata metastatico letale; le analisi sofisticate hanno permesso di caratterizzare le cellule tumorali di ciascun paziente in dettagli senza precedenti. L’analisi computazionale dei set di dati risultanti ha prodotto schemi personalizzati delle vie di segnalazione delle cellule tumorali con dettagli che suggeriscono potenziali bersagli per la terapia.

Un passaggio chiave in molte delle vie di segnalazione è la “fosforilazione“, l’attivazione o la disattivazione di una proteina aggiungendo un gruppo fosfato in certi siti della proteina. Gli enzimi che fosforilano le proteine sono chiamati chinasi, e molti nuovi farmaci contro il cancro sono inibitori proprio della chinasi. Una componente importante di questo studio è un’analisi completa della “fosfoproteoma” dei tumori e delle cellule tumorali della prostata, che permettono di rivelare i cambiamenti negli stati di fosforilazione di proteine cellulari. E’ stata prodotta una nuova enciclopedia di fosforilazione delle proteine nelle cellule tumorali della prostata e dei tessuti.

I profili individuali basati sull’analisi di cellule tumorali di ogni paziente hanno rivelato informazioni clinicamente rilevanti. Lo strumento utilizzato per generare questi profili individuali va sotto l’acronimo pChips (phosphorylation-based cancer hallmarks using integrated personalized signatures).

Phosphoproteome Integration Reveals Patient-Specific Networks in Prostate Cancer
Drake, Justin M. … James A. Wohlschlegel, Thomas G. Graeber, Owen N. Witte
Cell – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2016.07.007

Fonte: UNIVERSITY OF CALIFORNIA Santa Cruz

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Chemioterapia: un farmaco per prevenire nausea e vomito.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2016

Un team di ricercatori oncologi dello Sanford Cancer Center ha scoperto che il farmco olanzapina, che è stato approvato dalla FDA per l’uso come agente antipsicotico, ha migliorato significativamente la prevenzione della nausea e vomito in pazienti che sono stati sottoposti a chemioterapia per il trattamento del cancro (380 pazienti).

Olanzapine

I ricercatori hanno notato che entro il primo giorno dopo il trattamento, il 74 per cento dei partecipanti allo studio non ha avuto nausea o vomito quando la chemioterapia è stata accoppiata con olanzapina (192 pazienti).
Questo beneficio è continuato per cinque giorni dopo il trattamento chemioterapico per molti pazienti. Il farmaco blocca i neurotrasmettitori coinvolti con la nausea e il vomito.
Il farmaco è approvato in Italia per il trattamento della schizofrenia, negli episodi di mania acuta associati al disturbo bipolare, ed è in commercio come Zyprexa.

Leggi abstract dell’articolo:
Olanzapine for the Prevention of Chemotherapy-Induced Nausea and Vomiting.
Rudolph M. Navari, Rui Qin, Kathryn J. Ruddy, Heshan Liu, Steven F. Powell, Madhuri Bajaj, Leah Dietrich, David Biggs, Jacqueline M. Lafky, Charles L. Loprinzi.
New England Journal of Medicine, 2016; 375 (2): 134 DOI: 10.1056/NEJMoa1515725

ClinicalTrials.gov number, NCT02116530

Fonte: Sanford Cancer Center

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Nuova tecnica per vedere l’RNA su scala nanometrica.

Posted by giorgiobertin su luglio 4, 2016

Le cellule contengono migliaia di molecole di RNA messaggero, che portano copie di istruzioni genetiche del DNA al resto della cellula. Gli ingegneri del MIT hanno sviluppato un modo per visualizzare queste molecole in risoluzione più alta rispetto al passato nei tessuti intatti, consentendo ai ricercatori di mappare con precisione la posizione del RNA in tutte le cellule.

La nuova tecnica denominata ad espansione ha permesso agli scienziati di individuare le molecole di RNA all’interno dei neuroni di tessuto cerebrale intatto.
Ora siamo in grado di individuare con immagini l’RNA con grande precisione spaziale, grazie al processo di espansione, e lo possiamo fare più facilmente in grandi tessuti intatti“, dice il prof. Edward Boyden, coordinatore del team.


Expansion Microscopy of Brainbow Hippocampus -Video credits: Yosuke Bando, Young Gyu Yoon, Fei Chen, Dawen Cai, Ed Boyden. proExM is described in the paper Tillberg*, Chen*, et al., Nature Biotechnology (*, equal contributors), published July 4, 2016, from the Boyden lab at MIT (http://synthneuro.org).

La tecnica di microscopia ad espansione originale si riferisce all’incorporamento nei campioni di tessuto di un polimero che si gonfia quando si aggiunge acqua. Questo allargamento del tessuto permette ai ricercatori di ottenere immagini con una risoluzione di circa 70 nanometri, che era precedentemente possibile solo con microscopi molto specializzati e costosi.

Nello studio, pubblicato su “Nature Methods“,  i ricercatori hanno utilizzato delle molecole di ACx, molecola disponibile in commercio, per ancorare sia le proteine che l’RNA a del gel. Tutte le molecole di RNA nel campione vengono ancorate al gel, in modo da rimanere nelle loro posizioni originali di tutto il processo di digestione e di espansione.

Usando questa tecnica, ci vuole circa un’ora per eseguire la scansione di un pezzo di tessuto da 500 da 200 micron, utilizzando un microscopio a luce foglio di fluorescenza. I ricercatori hanno dimostrato che questa tecnica funziona per molti tipi di tessuti, compreso il cervello, pancreas, polmone e milza.

Leggi abstract:
Nanoscale imaging of RNA with expansion microscopy
Fei Chen, Asmamaw T Wassie, Allison J Cote,Anubhav Sinha, Shahar Alon,Shoh Asano, Evan R Daugharthy,Jae-Byum Chang,Adam Marblestone, George M Church, Arjun Raj & Edward S Boyden
Nature Methods Published online 04 July 2016 doi:10.1038/nmeth.3899

Fonte: Massachusetts Institute of Technology • Cambridge

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Staminali e sclerosi multipla, esiti positivi ma molti rischi.

Posted by giorgiobertin su giugno 14, 2016

Secondo uno studio di fase 2, pubblicato sulla rivista “The Lancet”  la chemioterapia seguita dal trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (aHSCT) blocca a lungo termine le recidive e lo sviluppo di nuove lesioni cerebrali nei pazienti con sclerosi multipla senza necessità di farmaci aggiuntivi.

SM-Lancet-stem-cell

La terapia molto aggressiva ha permesso di controllare la sclerosi multipla in un piccolo gruppo di 24 pazienti con malattia resistente alle terapie standard. La terapia, consiste nel prelevare dal midollo osseo dei pazienti cellule staminali, “bombardare” con un mix di chemioterapici ad alte dosi il loro sistema immunitario e poi reiniettare loro le staminali precedentemente prelevate e conservate. E’ come “resettare” il sistema immunitario del paziente in modo tale da bloccare la progressione della malattia.

I risultati in termini di efficacia sono molto buoni: dopo la terapia i pazienti non hanno più ricadute e non si verificano nuove lesioni al sistema nervoso. La cura, molto aggressiva, è molto rischiosa, infatti uno dei 24 pazienti è deceduto in seguito a complicanze per intossicazione grave da chemio.

Ricordiamo che le terapie standard consistono nel tenere a bada il sistema immunitario impazzito del paziente con dei farmaci immunosoppressori.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunoablation and autologous haemopoietic stem-cell transplantation for aggressive multiple sclerosis: a multicentre single-group phase 2 trial
Dr Harold L Atkins, Marjorie Bowman, David Allan, Grizel Anstee, Prof Douglas L Arnold, Prof Amit Bar-Or, Isabelle Bence-Bruckler, Paul Birch, Prof Christopher Bredeson, Jacqueline Chen, Prof Dean Fergusson, Mike Halpenny,… et al.
The Lancet Published Online: 09 June 2016 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)30169-6

This study was registered at ClinicalTrials.gov, NCT01099930

Fonte: Multiple Sclerosis Society of Canada

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Una lunghezza d’onda della luce uccide i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

Gli scienziati sanno da tempo che la luce UV ha la capacità di uccidere i batteri, anche patogeni come l’MRSA, denominati “superbatteri“. Tuttavia, le lampade UV richieste per questo tipo di trattamento rappresentano una minaccia per la salute per i pazienti e per il personale medico. Essi possono causare una serie di problemi di salute, danneggiano la pelle e gli occhi. Per esempio, la luce UV è nota per indurre il cancro della pelle e la cataratta.

Ora gli scienziati del Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center, hanno trovato una stretta banda di luce UV con una lunghezza d’onda di circa 207 nanometri che non può penetrare nello strato della pelle che riveste gli esseri viventi, o nello strato esterno dell’occhio , e riesce ad uccidere le cellule batteriche 10-25 volte più piccole delle cellule umane come l’MRSA (Staphylococcus aureus) resistente alla meticillina.

Batteri
MRSA bacteria (Source: NIH/Tim Sandle, PhD)

I nostri risultati offrono un potenziale percorso pratico per ridurre in modo significativo i tassi di infezioni del sito chirurgico senza rischi per la salute e la sicurezza dei pazienti e del personale medico.” – afferma il prof. David J. Brenner, autore principale.

Leggi il full text dell’articolo:
207-nm UV Light—A Promising Tool for Safe Low-Cost Reduction of Surgical Site Infections. II: In-Vivo Safety Studies
Manuela Buonanno, Milda Stanislauskas, Brian Ponnaiya, Alan W. Bigelow, Gerhard Randers-Pehrson, Yanping Xu, Igor Shuryak, Lubomir Smilenov, David M. Owens, David J. Brenner
PLOS ONE Published: June 8, 2016  http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0138418

Fonte: Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center

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La risonanza magnetica per monitorare la distrofia.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2016

Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma hanno per la prima volta dimostrato che con la risonanza magnetica è possibile vedere passo dopo passo il decorso di una grave malattia che colpisce i muscoli, la Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale (FSHD), tra le più diffuse malattie rare con un’incidenza di un caso ogni 15 mila persone.

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Lo studio si basa sulle risonanze magnetiche muscolari effettuate su più di 250 pazienti affetti dalla rara patologia.

Questo studio documenta per la prima volta la possibilità di utilizzare una risonanza muscolare sia per diagnosticare, sia per valutare in maniera non invasiva il livello di gravità della malattia nel singolo paziente. In particolare, oltre a definire il grado di degenerazione muscolare complessiva del paziente, la risonanza magnetica muscolare fornisce la possibilità di evidenziare precocemente in quali e quanti muscoli sono presenti segni di attività della malattia“. – spiega il professor Ricci dell’Università cattolica del Sacro Cuore.

Leggi abstract dell’articolo:
Magnetic resonance imaging in a large cohort of facioscapulohumeral muscular dystrophy patients: Pattern refinement and implications for clinical trials
Giorgio Tasca, Mauro Monforte, Pierfrancesco Ottaviani, Marco Pelliccioni, Roberto Frusciante, Francesco Laschena and Enzo Ricci
ANNALS OF NEUROLOGY Volume 79, Issue 5, May 2016, Pages: 854–864  DOI: 10.1002/ana.24640

Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli

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