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Posts Tagged ‘radiologia’

EANO: Nuove linee guida per il trattamento dei tumori al cervello.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “The Lancet Oncology” a cura dell’EANO (European Association for Neuro-Oncology) le linee guida  sulla diagnosi e trattamento dei pazienti adulti con tumore al cervello (Gliosi astrocitici e oligodendrogliali, inclusi glioblastomi).

Le linee guida forniscono indicazioni per le decisioni diagnostiche e gestionali, limitando inutili trattamenti e costi. Le raccomandazioni riguardano la prevenzione, la diagnosi precoce e lo screening, la diagnosi istologica e molecolare, la terapia e il follow-up. Gli autori hanno anche integrato i risultati di recenti studi clinici che hanno modificato la pratica clinica.

Il professor Pilkington, responsabile del Brain Tumour Research Centre at the University of Portsmouth, ha dichiarato: “L’attuazione di questa linea guida richiede strutture multidisciplinari di cura e processi di diagnosi e di trattamento definiti, che si concentrano sulla diagnostica patologica e radiologica e i principali metodi di trattamento di Chirurgia, radioterapia e farmacoterapia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
European Association for Neuro-Oncology (EANO) guideline on the diagnosis and treatment of adult astrocytic and oligodendroglial gliomas
Prof Michael Weller, …….the European Association for Neuro-Oncology (EANO) Task Force on Gliomas
The Lancet Oncology Volume 18, Issue 6, June 2017, Pages e315-e329

Approfondimenti: New research could help to prevent the development of brain tumours

European Association for Neuro-Oncology (EANO) guidelines for palliative care in adults with glioma – 2017

EANO Guideline on the Diagnosis and Treatment of Malignant Glioma. Lancet Oncol 2014;15:e395–403

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Un test per distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza.

Posted by giorgiobertin su luglio 26, 2017

Un nuovo metodo per aiutare a determinare se una persona ha malattia di Alzheimer o la demenza frontotemporale, due diversi tipi di demenza che spesso presentano sintomi simili, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Brescia coordinati dalla prof.ssa Barbara Borroni e pubblicato sulla rivista “Neurology“, la rivista medica dell’American Academy of Neurology.

rtms

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato 79 persone con probabile malattia di Alzheimer, 61 persone con probabile demenza frontotemporale e 32 persone della stessa età che non avevano alcun segno di demenza.
Il nuovo metodo semplice e non invasivo si basa sull’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica, che consiste nell’inviare, tramite una sonda, una stimolazione magnetica ad aree precise del cervello.

La diagnosi corretta può essere difficile“, ha detto Barbara Borroni. “I metodi attuali prevedono costose scansioni cerebrali o punture lombari invasive che coinvolgono un ago inserito nella colonna vertebrale, quindi è emozionante essere in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e semplice con questa procedura non invasiva”.
Se questi risultati saranno replicati in studi più ampi – conclude – i clinici potrebbero essere presto in grado di diagnosticare con facilità e rapidità la demenza frontotemporale con questo metodo non invasivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Transcranial magnetic stimulation distinguishes Alzheimer disease from frontotemporal dementia
Alberto Benussi, Francesco Di Lorenzo, Valentina Dell’Era, Maura Cosseddu, Antonella Alberici, Salvatore Caratozzolo, Maria Sofia Cotelli, Anna Micheli, Luca Rozzini, Alessandro Depari, Alessandra Flammini, Viviana Ponzo, Alessandro Martorana, Carlo Caltagirone, Alessandro Padovani, Giacomo Koch, and Barbara Borroni
Neurology; published ahead of print July 26, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004232: 1526-632X

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Radioterapia stereotassica efficace per il cancro del rene.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2017

I pazienti affetti da cancro al rene potrebbe presto avere un’alternativa ai trattamenti tradizionali, a dimostrarlo una nuova ricerca condotta dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center Kidney Cancer Program del Harold C. Simmons Comprehensive Cancer Center.

Definitive radiation treatment for kidney cancer and metastases

Nello studio il team ha dimostrato che il trattamento del cancro del rene metastatico in forma avanzata attraverso una concentrazione di radiazione denominata ‘radioterapia stereotassica ablativa‘ realizza il controllo di oltre il 90 per cento delle metastasi.

Questo studio dimostra che la radiazione stereotassica fornisce una buona alternativa non invasiva al trattamento convenzionale, e permette il controllo efficace della malattia“, afferma il prof. Raquibul Hannan, docente di Radioterapia Oncologica. “E’ un’alternativa per i pazienti che non sono candidati alla chirurgia a causa delle loro condizioni e della posizione delle metastasi“. (video)

Lo standard di cura per il carcinoma renale metastatico è la terapia sistemica, ad esempio con farmaci o immunoterapia mirata, che ha spesso molti effetti collaterali. Il nostro studio dimostra che alcuni di questi pazienti possono essere trattati con la radioterapia stereotassica con l’obiettivo di guarire, o di ritardare la terapia sistemica, consentendo ai pazienti di godere di una migliore qualità della vita senza gli effetti collaterali dei farmaci” – conclude il prof. Hannan.

Leggi abstract dell’articolo:
Safety and Efficacy of Stereotactic Ablative Radiation Therapy for Renal Cell Carcinoma Extracranial Metastases
Wang, Chiachien Jake et al.
International Journal of Radiation Oncology • Biology • Physics , Volume 98 , Issue 1 , 91 – 100

Fonte: UT Southwestern Medical Center

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ASTRO: Linee guida sulla gestione del cancro orofaringeo.

Posted by giorgiobertin su aprile 17, 2017

L’American Society for Radiation Oncology (ASTRO) ha pubblicato sulla rivista “Pratical Radiation Oncology” le nuove linee guida di pratica clinica sulla gestione del cancro orofaringeo.

Oropharyngeal

Le raccomandazioni riguardano l’uso della radioterapia (RT) per trattare i tumori della dell’orofaringe in una varietà di situazioni. La nuova guida di pratica clinica copre dose di radiazioni e di frazionamento ad orari ottimali, l’integrazione della chemioterapia e il ruolo della chemioterapia di induzione.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Radiation therapy for oropharyngeal squamous cell carcinoma: An ASTRO Evidence-based Clinical Practice Guideline
Sher, David J. et al.
Practical Radiation Oncology; Published online: April 17, 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.prro.2017.02.002

Fonte:American Society for Radiation Oncology (ASTRO)

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ASCO: Linee guida sulla Radioterapia per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su marzo 29, 2017

Sono state aggiornate a cura dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e Cancer Care Ontario le linee guida di pratica guida clinica sulla brachiterapia (radioterapia interna) per i pazienti con carcinoma della prostata. L’aggiornamento fornisce raccomandazioni basate sull’evidenza per diversi gruppi di rischio del paziente, e specifica le forme più efficaci di brachiterapia.

Brachytherapy_procedure

Questa linea guida fornisce informazioni molto chiare su quello che oggi è lo standard non chirurgico di cura per la maggior parte dei pazienti affetti da cancro alla prostata – brachiterapia da sola o come parte di un approccio combinato“, ha detto Andrew Loblaw, che ha sviluppato l’aggiornamento della linea guida, che rappresenta ASCO. “La brachiterapia è anche più conveniente rispetto alla radioterapia esterna ed ha una probabilità molto più alta di curare la malattia. Tuttavia, non tutti i pazienti possono avere la brachiterapia e non tutti i centri di trattamento sono esperti nella fornitura di brachiterapia di alta qualità.

Scarica e leggi il documento in full text:
Brachytherapy for Patients With Prostate Cancer
Joseph Chin, R. Bryan Rumble, Marisa Kollmeier, Elisabeth Heath, Jason Efstathiou, Tanya Dorff, Barry Berman, Andrew Feifer, Arthur Jacques,† and D. Andrew Loblaw
Journal of Clinical Oncology Published online March 27, 2017, DOI: 10.1200/JCO.2016.72.0466

Methodology Supplement
Data Supplement

Fonte: American Society of Clinical Oncology (ASCO)

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Rivista di radiologia open access.

Posted by giorgiobertin su marzo 3, 2017

La rivista “European Journal of Radiology Open” è ora open access,  inclusa in PubMed Central (PMC).
L’e-journal ha lo scopo di comunicare rapidamente la ricerca internazionale nel campo della diagnostica per immagini, offrendo aggiornamenti per Radiologi a tutti i livelli di formazione. Gli articoli pubblicati sono di alta qualità basati sulle prove di evidenza, originali e di ricerca, nonché recensioni autorevoli nel settore d’interesse.

ejro-cover

Accedi alla rivista:
European Journal of Radiology Open
2017 Volume 4, In Progress

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Un radiotracciante per la diagnosi di cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su febbraio 8, 2017

I ricercatori del National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB) hanno sviluppato un nuovo radiotraciante per diagnosticare il cancro alla prostata. Lo studio di fase I di sperimentazione clinica si è concluso con successo. Ricordiamo che gli studi di fase I sono in genere condotti con un piccolo gruppo di persone, al fine di stabilire la sicurezza e identificare eventuali possibili effetti collaterali.

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The new tracer shows tumors in a 64 year old man newly diagnosed with prostate cancer.

Attualmente, i medici utilizzano una varietà di tecniche di imaging e test per diagnosticare e monitorare il cancro alla prostata compresi i test PSA sangue, la risonanza magnetica (MRI), il singolo fotone di emissione tomografia computerizzata (SPECT), tomografia ad emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata (CT ) a scansioni. Ogni metodo ha punti di forza e di debolezza, ma non esiste un unico metodo che è in grado di identificare con successo e monitorare tumori primari, linfonodi metastatici, e lesioni ossee.

Xiaoyuan Chen e il suo team hanno cercato di risolvere questo problema con lo sviluppo di un radiofarmaco che potrebbe identificare il cancro alla prostata in tutte le fasi. I radiotraccianti sono costituiti da molecole carrier che sono legate strettamente ad un atomo radioattivo.
Il tracciante, come descritto sulla rivista “Journal of Nuclear Medicine” è stato in grado di identificare con successo 3 su 4 tumori primari, tutti i 14 linfonodi metastatici e, significativamente, è stato in grado di identità tutti e 20 le lesioni ossee nei pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Clinical Translation of a Dual Integrin αvβ3– and Gastrin-Releasing Peptide Receptor–Targeting PET Radiotracer, 68Ga-BBN-RGD.
Jingjing Zhang, Gang Niu, Lixin Lang, Fang Li, Xinrong Fan, Xuefeng Yan, Shaobo Yao, Weigang Yan, Li Huo, Libo Chen, Zhiyuan Li, Zhaohui Zhu, and Xiaoyuan Chen.
The Journal of Nuclear Medicine. 01 Feb. 2017.

Fonte: National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneria (NIBIB)

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Evitare la biopsia della prostata utilizzando la risonanza magnetica.

Posted by giorgiobertin su gennaio 24, 2017

L’esecuzione di una risonanza magnetica negli uomini con carcinoma prostatico sospetto potrebbe risparmiare ad un quarto di essi il dover subire la biopsia della prostata, secondo uno studio pubblicato su “The Lancet da parte dei ricercatori dell’University College Londra.

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La scansione multi-parametric MRI (MP-MRI) mostra quanto sia grande un tumore, come densamente siano aggregate le sue cellule e come siano legate al flusso sanguigno – tutti fattori che contribuiscono a determinare l’aggressività del cancro.
Per lo studio, 576 pazienti con sospetto cancro alla prostata sono stati scanditi da MP-MRI prima di subire due forme di biopsia: standard transrettale ecoguidata (TRUS) e di controllo. Il team ha dimostrato che l’esecuzione della scansione MP-MRI prima della biopsia ha potuto identificare gli uomini con tumori innocui che non hanno bisogno automaticamente di una biopsia, ma di un semplice monitoraggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnostic accuracy of multi-parametric MRI and TRUS biopsy in prostate cancer (PROMIS): a paired validating confirmatory study
Ahmed, Hashim U et al.
The Lancet Published: 19 January 2017 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)32401-1

This study is registered on ClinicalTrials.gov, NCT01292291.

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Trattamento laser contro il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su dicembre 20, 2016

I chirurghi della Division of Surgery and Interventional Science, University College London, UK hanno descritto e riportato i risultati di un nuovo trattamento per il cancro della prostata in fase iniziale.
La tecnica, testata in Europa, utilizza il laser ed un farmaco (Padeliporfin) a base di batteri di acque profonde per eliminare i tumori, tutto ciò senza causare gravi effetti collaterali. Si tratta della terapia fotodinamica vascolare mirata (4 mg/kg padeliporfin via endovenosa nell’arco di 10 minuti) con fibre ottiche inserite nella prostata per coprire la zona di trattamento desiderato e successiva attivazione con luce laser 753 nm con una potenza fissa di 150 mW/cm per 22 min 15 s).

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I trials in fase I e II sono stati condotti, come riportato sulla rivista “The Lancet Oncology“, su 413 uomini ed hanno dimostrato che in quasi la metà di loro non era rimasta traccia di cancro. Inoltre si sono attenuati e in parte risolti i problemi dell’impotenza permanente e dell’incontinenza, che sono spesso il prezzo del trattamento del cancro della prostata con la chirurgia o la radioterapia. Il processo ha coinvolto 47 ospedali in tutta Europa ed ha mostrato che il 49% dei pazienti è andato in remissione completa.

Il nuovo trattamento utilizza un farmaco, a base di batteri che vivono nel buio quasi totale del fondo marino e che diventano tossici solo quando esposti alla luce. Quando il laser è acceso, si attiva il farmaco per uccidere il cancro e lascia la prostata sana intatta.

Trattamenti di terapia focale come questo hanno il potenziale per offrire una soluzione coloro che hanno un cancro localizzato, non ancora diffuso al di fuori della prostata“, ha detto il prof Mark Emberton coordinatore degli studi.

Tuttavia, il nuovo trattamento non è ancora disponibile per i pazienti con cancro alla prostata. La nuova tecnica sarà valutata dalle autorità di regolamentazione europea, all’inizio del prossimo anno.

Leggi abstract dell’articolo:
Padeliporfin vascular-targeted photodynamic therapy versus active surveillance in men with low-risk prostate cancer (CLIN1001 PCM301): an open-label, phase 3, randomised controlled trial
Azzouzi, Abdel-Rahmène, Prof Christian Gratzke, MD, Prof Mark Emberton, et al.
The Lancet Oncology, Published: 19 December 2016 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)30661-1

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01310894.

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Nanoparticelle di ferro innescano il sistema immunitario contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su settembre 30, 2016

I ricercatori della Stanford University School of Medicine hanno scoperto che le nanoparticelle di ferro utilizzate per il trattamento dell’anemia hanno un altro uso: innescano la capacità del sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali.

Le nanoparticelle, che sono disponibili in commercio come iniettabili “ferumoxytol“, sono state approvate dalla Food and Drug Administration per il trattamento dell’anemia da carenza di ferro.

ferumoxytol
A mouse study found that ferumoxytol prompts immune cells called tumor-associated macrophages to destroy tumor cells.Amy Thomas

Lo studio sui topi ha rilevato che ferumoxytol induce le cellule immunitarie chiamate macrofagi associate al tumore a distruggere le cellule tumorali, questo suggerisce che le nanoparticelle potrebbero integrare trattamenti contro il cancro già esistenti. La scoperta è stata descritta sulla rivista “Nature Nanotechnology“, ed è stata fatta per caso, mentre si stava verificando se le nanoparticelle possono essere utilizzate come cavalli di Troia per fornire chemioterapici nei tumori.

E’ stato davvero sorprendente constatare che le nanoparticelle attivano i macrofagi in modo che questi inizino l’attacco alle cellule tumorali nei topi“, ha detto Heike Daldrup-Link, professore associato di radiologia presso la Stanford University School of Medicine. “Pensiamo che questo tecnica possa essere sperimentata anche in pazienti umani.”

In un modello murino di cancro al seno, i ricercatori hanno dimostrato che ferumoxytol inibisce la crescita tumorale quando somministrato in dosi, in base al peso corporeo, simili a quelli approvati dalla FDA per il trattamento dell’anemia. Studi precedenti avevano dimostrato che le nanoparticelle sono metabolizzati in un periodo di circa sei settimane; il nuovo studio ha dimostrato che l’effetto anti-cancro di una singola dose di nanoparticelle si esauriva in circa tre settimane.

Gli scienziati stanno testando se le nanoparticelle possono fermare la diffusione del cancro. Dai primi risultati sembra proprio di si. Sempre in un modello murino di cancro al polmone a piccole cellule, le nanoparticelle hanno ridotto la formazione di tumori nel fegato, un organo comune di metastasi sia nei topi che negli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Iron oxide nanoparticles inhibit tumour growth by inducing pro-inflammatory macrophage polarization in tumour tissues
Saeid Zanganeh, Gregor Hutter,Ryan Spitler,Olga Lenkov,Morteza Mahmoudi,Aubie Shaw,Jukka Sakari Pajarinen,Hossein Nejadnik, Stuart Goodman, Michael Moseley,Lisa Marie Coussens & Heike Elisabeth Daldrup-Link
Nature Nanotechnology Published online 26 September 2016 doi:10.1038/nnano.2016.168

Fonte:  Stanford University School of Medicine

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Cancro alla prostata: Analisi computazionale per possibili trattamenti.

Posted by giorgiobertin su agosto 12, 2016

I ricercatori dell’UC Santa Cruz e UCLA hanno applicato una serie completa di strumenti di analisi di casi letali di cancro alla prostata metastatico [castration-resistant prostate cancer (CRPC)], producendo una mappa dettagliata delle complesse reti di interazioni tra geni e proteine che consentono alle cellule tumorali della prostata a proliferare e di eludere il trattamento.

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Sono stati analizzati campioni di tessuto ottenuti durante l’autopsia da pazienti con carcinoma della prostata metastatico letale; le analisi sofisticate hanno permesso di caratterizzare le cellule tumorali di ciascun paziente in dettagli senza precedenti. L’analisi computazionale dei set di dati risultanti ha prodotto schemi personalizzati delle vie di segnalazione delle cellule tumorali con dettagli che suggeriscono potenziali bersagli per la terapia.

Un passaggio chiave in molte delle vie di segnalazione è la “fosforilazione“, l’attivazione o la disattivazione di una proteina aggiungendo un gruppo fosfato in certi siti della proteina. Gli enzimi che fosforilano le proteine sono chiamati chinasi, e molti nuovi farmaci contro il cancro sono inibitori proprio della chinasi. Una componente importante di questo studio è un’analisi completa della “fosfoproteoma” dei tumori e delle cellule tumorali della prostata, che permettono di rivelare i cambiamenti negli stati di fosforilazione di proteine cellulari. E’ stata prodotta una nuova enciclopedia di fosforilazione delle proteine nelle cellule tumorali della prostata e dei tessuti.

I profili individuali basati sull’analisi di cellule tumorali di ogni paziente hanno rivelato informazioni clinicamente rilevanti. Lo strumento utilizzato per generare questi profili individuali va sotto l’acronimo pChips (phosphorylation-based cancer hallmarks using integrated personalized signatures).

Phosphoproteome Integration Reveals Patient-Specific Networks in Prostate Cancer
Drake, Justin M. … James A. Wohlschlegel, Thomas G. Graeber, Owen N. Witte
Cell – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2016.07.007

Fonte: UNIVERSITY OF CALIFORNIA Santa Cruz

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Chemioterapia: un farmaco per prevenire nausea e vomito.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2016

Un team di ricercatori oncologi dello Sanford Cancer Center ha scoperto che il farmco olanzapina, che è stato approvato dalla FDA per l’uso come agente antipsicotico, ha migliorato significativamente la prevenzione della nausea e vomito in pazienti che sono stati sottoposti a chemioterapia per il trattamento del cancro (380 pazienti).

Olanzapine

I ricercatori hanno notato che entro il primo giorno dopo il trattamento, il 74 per cento dei partecipanti allo studio non ha avuto nausea o vomito quando la chemioterapia è stata accoppiata con olanzapina (192 pazienti).
Questo beneficio è continuato per cinque giorni dopo il trattamento chemioterapico per molti pazienti. Il farmaco blocca i neurotrasmettitori coinvolti con la nausea e il vomito.
Il farmaco è approvato in Italia per il trattamento della schizofrenia, negli episodi di mania acuta associati al disturbo bipolare, ed è in commercio come Zyprexa.

Leggi abstract dell’articolo:
Olanzapine for the Prevention of Chemotherapy-Induced Nausea and Vomiting.
Rudolph M. Navari, Rui Qin, Kathryn J. Ruddy, Heshan Liu, Steven F. Powell, Madhuri Bajaj, Leah Dietrich, David Biggs, Jacqueline M. Lafky, Charles L. Loprinzi.
New England Journal of Medicine, 2016; 375 (2): 134 DOI: 10.1056/NEJMoa1515725

ClinicalTrials.gov number, NCT02116530

Fonte: Sanford Cancer Center

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Nuova tecnica per vedere l’RNA su scala nanometrica.

Posted by giorgiobertin su luglio 4, 2016

Le cellule contengono migliaia di molecole di RNA messaggero, che portano copie di istruzioni genetiche del DNA al resto della cellula. Gli ingegneri del MIT hanno sviluppato un modo per visualizzare queste molecole in risoluzione più alta rispetto al passato nei tessuti intatti, consentendo ai ricercatori di mappare con precisione la posizione del RNA in tutte le cellule.

La nuova tecnica denominata ad espansione ha permesso agli scienziati di individuare le molecole di RNA all’interno dei neuroni di tessuto cerebrale intatto.
Ora siamo in grado di individuare con immagini l’RNA con grande precisione spaziale, grazie al processo di espansione, e lo possiamo fare più facilmente in grandi tessuti intatti“, dice il prof. Edward Boyden, coordinatore del team.


Expansion Microscopy of Brainbow Hippocampus -Video credits: Yosuke Bando, Young Gyu Yoon, Fei Chen, Dawen Cai, Ed Boyden. proExM is described in the paper Tillberg*, Chen*, et al., Nature Biotechnology (*, equal contributors), published July 4, 2016, from the Boyden lab at MIT (http://synthneuro.org).

La tecnica di microscopia ad espansione originale si riferisce all’incorporamento nei campioni di tessuto di un polimero che si gonfia quando si aggiunge acqua. Questo allargamento del tessuto permette ai ricercatori di ottenere immagini con una risoluzione di circa 70 nanometri, che era precedentemente possibile solo con microscopi molto specializzati e costosi.

Nello studio, pubblicato su “Nature Methods“,  i ricercatori hanno utilizzato delle molecole di ACx, molecola disponibile in commercio, per ancorare sia le proteine che l’RNA a del gel. Tutte le molecole di RNA nel campione vengono ancorate al gel, in modo da rimanere nelle loro posizioni originali di tutto il processo di digestione e di espansione.

Usando questa tecnica, ci vuole circa un’ora per eseguire la scansione di un pezzo di tessuto da 500 da 200 micron, utilizzando un microscopio a luce foglio di fluorescenza. I ricercatori hanno dimostrato che questa tecnica funziona per molti tipi di tessuti, compreso il cervello, pancreas, polmone e milza.

Leggi abstract:
Nanoscale imaging of RNA with expansion microscopy
Fei Chen, Asmamaw T Wassie, Allison J Cote,Anubhav Sinha, Shahar Alon,Shoh Asano, Evan R Daugharthy,Jae-Byum Chang,Adam Marblestone, George M Church, Arjun Raj & Edward S Boyden
Nature Methods Published online 04 July 2016 doi:10.1038/nmeth.3899

Fonte: Massachusetts Institute of Technology • Cambridge

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Staminali e sclerosi multipla, esiti positivi ma molti rischi.

Posted by giorgiobertin su giugno 14, 2016

Secondo uno studio di fase 2, pubblicato sulla rivista “The Lancet”  la chemioterapia seguita dal trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (aHSCT) blocca a lungo termine le recidive e lo sviluppo di nuove lesioni cerebrali nei pazienti con sclerosi multipla senza necessità di farmaci aggiuntivi.

SM-Lancet-stem-cell

La terapia molto aggressiva ha permesso di controllare la sclerosi multipla in un piccolo gruppo di 24 pazienti con malattia resistente alle terapie standard. La terapia, consiste nel prelevare dal midollo osseo dei pazienti cellule staminali, “bombardare” con un mix di chemioterapici ad alte dosi il loro sistema immunitario e poi reiniettare loro le staminali precedentemente prelevate e conservate. E’ come “resettare” il sistema immunitario del paziente in modo tale da bloccare la progressione della malattia.

I risultati in termini di efficacia sono molto buoni: dopo la terapia i pazienti non hanno più ricadute e non si verificano nuove lesioni al sistema nervoso. La cura, molto aggressiva, è molto rischiosa, infatti uno dei 24 pazienti è deceduto in seguito a complicanze per intossicazione grave da chemio.

Ricordiamo che le terapie standard consistono nel tenere a bada il sistema immunitario impazzito del paziente con dei farmaci immunosoppressori.

Leggi abstract dell’articolo:
Immunoablation and autologous haemopoietic stem-cell transplantation for aggressive multiple sclerosis: a multicentre single-group phase 2 trial
Dr Harold L Atkins, Marjorie Bowman, David Allan, Grizel Anstee, Prof Douglas L Arnold, Prof Amit Bar-Or, Isabelle Bence-Bruckler, Paul Birch, Prof Christopher Bredeson, Jacqueline Chen, Prof Dean Fergusson, Mike Halpenny,… et al.
The Lancet Published Online: 09 June 2016 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)30169-6

This study was registered at ClinicalTrials.gov, NCT01099930

Fonte: Multiple Sclerosis Society of Canada

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Una lunghezza d’onda della luce uccide i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

Gli scienziati sanno da tempo che la luce UV ha la capacità di uccidere i batteri, anche patogeni come l’MRSA, denominati “superbatteri“. Tuttavia, le lampade UV richieste per questo tipo di trattamento rappresentano una minaccia per la salute per i pazienti e per il personale medico. Essi possono causare una serie di problemi di salute, danneggiano la pelle e gli occhi. Per esempio, la luce UV è nota per indurre il cancro della pelle e la cataratta.

Ora gli scienziati del Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center, hanno trovato una stretta banda di luce UV con una lunghezza d’onda di circa 207 nanometri che non può penetrare nello strato della pelle che riveste gli esseri viventi, o nello strato esterno dell’occhio , e riesce ad uccidere le cellule batteriche 10-25 volte più piccole delle cellule umane come l’MRSA (Staphylococcus aureus) resistente alla meticillina.

Batteri
MRSA bacteria (Source: NIH/Tim Sandle, PhD)

I nostri risultati offrono un potenziale percorso pratico per ridurre in modo significativo i tassi di infezioni del sito chirurgico senza rischi per la salute e la sicurezza dei pazienti e del personale medico.” – afferma il prof. David J. Brenner, autore principale.

Leggi il full text dell’articolo:
207-nm UV Light—A Promising Tool for Safe Low-Cost Reduction of Surgical Site Infections. II: In-Vivo Safety Studies
Manuela Buonanno, Milda Stanislauskas, Brian Ponnaiya, Alan W. Bigelow, Gerhard Randers-Pehrson, Yanping Xu, Igor Shuryak, Lubomir Smilenov, David M. Owens, David J. Brenner
PLOS ONE Published: June 8, 2016  http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0138418

Fonte: Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center

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La risonanza magnetica per monitorare la distrofia.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2016

Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma hanno per la prima volta dimostrato che con la risonanza magnetica è possibile vedere passo dopo passo il decorso di una grave malattia che colpisce i muscoli, la Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale (FSHD), tra le più diffuse malattie rare con un’incidenza di un caso ogni 15 mila persone.

Annals_Neurology_May-16

Lo studio si basa sulle risonanze magnetiche muscolari effettuate su più di 250 pazienti affetti dalla rara patologia.

Questo studio documenta per la prima volta la possibilità di utilizzare una risonanza muscolare sia per diagnosticare, sia per valutare in maniera non invasiva il livello di gravità della malattia nel singolo paziente. In particolare, oltre a definire il grado di degenerazione muscolare complessiva del paziente, la risonanza magnetica muscolare fornisce la possibilità di evidenziare precocemente in quali e quanti muscoli sono presenti segni di attività della malattia“. – spiega il professor Ricci dell’Università cattolica del Sacro Cuore.

Leggi abstract dell’articolo:
Magnetic resonance imaging in a large cohort of facioscapulohumeral muscular dystrophy patients: Pattern refinement and implications for clinical trials
Giorgio Tasca, Mauro Monforte, Pierfrancesco Ottaviani, Marco Pelliccioni, Roberto Frusciante, Francesco Laschena and Enzo Ricci
ANNALS OF NEUROLOGY Volume 79, Issue 5, May 2016, Pages: 854–864  DOI: 10.1002/ana.24640

Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli

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EchoPixel per guardare dentro al corpo.

Posted by giorgiobertin su maggio 7, 2016

EchoPixel è una nuova tecnologia di imaging medicale che consente ai medici di individuare le aree problematiche da scansioni CT utilizzando occhiali 3D e un display speciale. Un’opportunità senza precedenti per visualizzare ed interagire con i tessuti dei pazienti e organi in una forma veramente 3D, come se fossero oggetti fisici reali.


EchoPixel wants to bring virtual reality to the medical world. The startup’s new technology creates an interactive 3D view of CT scans. This is 360 degree imagery that help doctors pinpoint the exact location of a disease.

Con EchoPixel e gli occhiali 3D, gli organi interni escono fuori dallo schermo come ologrammi in modo che i medici possono praticamente esaminare un paziente da qualsiasi angolazione. EchoPixel potrebbe migliorare radicalmente l’assistenza sanitaria, riducendo i tempi e i costi per gli ospedali e i pazienti. E’ una delle applicazioni più promettenti che la realtà virtuale sta facendo nel settore sanitario.

La tecnologia 3D per allargare virtualmente piccole parti del corpo è particolarmente utile per il trattamento di neonati. Studi clinici hanno dimostrato che i medici sono stati in grado di trovare il 90 per cento in più di difetti cardiaci congeniti tra i neonati nel 40 per cento in meno di tempo.

EchoPixel ha già il via libera da parte della FDA, e ora si aspettano le approvazioni per l’Europa e l’Asia.

Guardate il video qui sopra per vedere come questa tecnologia potrebbe accelerare la produttività in ospedale e contribuire a salvare più vite.

http://www.echopixeltech.com/

EchoPixel Adds 3D Visualization to CT Scans (video)

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Rischio cancro al seno con fecondazione assistita.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2016

Le donne che si sottopongono ai trattamenti per la fecondazione assistita potrebbero avere più probabilità di sviluppare il cancro al seno. Ad affermarlo uno studio del Karolinka Institute di Svezia, pubblicato sulla rivista “Breast Cancer Research” coordinato dal dott. Frida Lundberg.

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Lo studio, condotto su 43.313 donne (di età dai 40 ai 69 anni) ha trovato che coloro che si sottopongono a stimolazione ovarica controllata, trattamento di fecondazione assistita, hanno più probabilità di sviluppare tessuto mammario denso. La densità del seno è uno dei fattori di rischio per il cancro al seno. Le donne che hanno seni molto densi hanno fino a sei volte più probabilità di sviluppare il tumore. Un tessuto mammario denso contiene più tessuto ghiandolare e meno grassi.

I ricercatori affermano che occorrono tuttavia studi più ampi e mirati per confermare i dati; anche perchè non è chiarito se la densità del seno dipenda più dall’avere problemi di fertilità che dal trattamento di stimolazione ovarica.

Leggi il full text dell’articolo:
Association of infertility and fertility treatment with mammographic density in a large screening-based cohort of women: a cross-sectional study
Frida E. Lundberg, Anna L. V. Johansson, Kenny Rodriguez-Wallberg, Judith S. Brand, Kamila Czene, Per Hall and Anastasia N. Iliadou
Breast Cancer Research 2016 DOI: 10.1186/s13058-016-0693-5 Online 13 April 2016.

Fonte: Karolinka Institute di Svezia

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Immunoterapia e chemio contro il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2016

Un farmaco sperimentale che stimola il sistema immunitario, usato in combinazione con la chemioterapia, ha ridotto i tumori in pazienti con cancro al pancreas, secondo uno studio clinico preliminare degli Stati Uniti.

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Pubblicato sulla rivista “The Lancet Oncology“, i risultati dello studio suggeriscono che la terapia sperimentale potrebbe consentire ai pazienti affetti da cancro del pancreas migliori possibilità di sopravvivenza.

Il farmaco immunoterapico, noto come PF-04136309, attacca alcune cellule immunitarie presenti nei tumori pancreatici. Queste cellule impediscono ad altre parti del sistema immunitario di attaccare il cancro. Per quanto riguarda la chemioterapia è stato usato FOLFIRINOX (oxaliplatin and irinotecan plus leucovorin and fluorouracil).

Lo studio condotto dai ricercatori dell’University of Rochester Medical Center, ha incluso 47 pazienti con il tipo più comune di cancro del pancreas – adenocarcinoma duttale – che aveva iniziato a diffondersi. Dei pazienti arruolati nello studio, 39 hanno ricevuto la combinazione sperimentale e otto hanno ricevuto la sola chemioterapia. La maggior parte di coloro che hanno avuto la combinazione hanno visto i loro tumori fermarsi nella crescita, mentre alcuni addirittura hanno visto i loro tumori restringersi.
Gli esperti hanno avvertito che saranno necessari studi più ampi per confermare questi risultati, già di per se molto positivi. A tal fine il team condurrà nel più breve tempo possibile una più ampia sperimentazione (fase 2) per testare la nuova terapia.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting tumour-associated macrophages with CCR2 inhibition in combination with FOLFIRINOX in patients with borderline resectable and locally advanced pancreatic cancer: a single-centre, open-label, dose-finding, non-randomised, phase 1b trial.
Timothy M Nywening, Andrea Wang-Gillam, Dominic E Sanford, Brian A Belt, Roheena Z Panni, Brian M Cusworth, and others
The Lancet Oncology Published online: April 4, 2016 DOI: 10.1016/S1470-2045(16)00078-4

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01413022.

Fonte: University of Rochester Medical Center

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Sclerosi Multipla: Linee guida sulla diagnosi con RM.

Posted by giorgiobertin su marzo 25, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista Lancet Neurology  a cura di un team di esperti internazionali coordinati dai ricercatori dell’Unità di Neuroimaging quantitativo dell’Irccs Ospedale San Raffaele le linee guida sull’uso della Risonanza Magnetica (RM) per la diagnosi della Sclerosi Multipla.

Ricordiamo che dal 2001 la risonanza magnetica è stata inclusa formalmente nel percorso di indagine della malattia al fine di formulare una diagnosi precoce e accurata e, di conseguenza, di iniziare quanto prima a somministrare le terapie.

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Nel documento “spieghiamo che, oltre alle quattro sedi tipicamente coinvolte dalla Sm e contemplate negli attuali criteri diagnostici (periventricolare, sottocorticale, fossa posteriore e midollo spinale), vi è anche un coinvolgimento del nervo ottico, che può essere colpito in più del 30% dei pazienti, già all’esordio della malattia“, – afferma la ricercatrice Maria Rocca della Division of Neuroscience and Department of Neurology, San Raffaele Scientific Institute, Vita-Salute San Raffaele University, Milan, Italy.

Afferma il professor Filippi: “Queste linee guida rappresentano un avanzamento importante nel processo diagnostico della sclerosi multipla e avranno un notevole impatto clinico. Dobbiamo tuttavia tenere presente che l’imaging della sclerosi multipla è un campo in continua evoluzione, non solo per le continue migliorie tecniche, ma anche per l’identificazione di nuovi meccanismi fisiopatologici alla base della malattia”.

Scarica e leggi il documento in full text:
MRI criteria for the diagnosis of multiple sclerosis: MAGNIMS consensus guidelines.
Massimo Filippi, Maria A Rocca, Olga Ciccarelli, Nicola De Stefano, Nikos Evangelou, Ludwig Kappos, Alex Rovira, Jaume Sastre-Garriga, Mar Tintorè, Jette L Frederiksen, Claudio Gasperini, Jacqueline Palace, Daniel S Reich, Brenda Banwell, Xavier Montalban, Frederik Barkhof.
Lancet Neurology. 2016 Jan 25. pii: S1474-4422(15)00393-2. doi: 10.1016/S1474-4422(15)00393-2. Review.

Approfondimenti:
The role of MRI in the diagnosis of multiple sclerosis.
Adv Neurol. 2006;98:125-46.

Diagnostic criteria for multiple sclerosis.
Clin Neurol Neurosurg. 2001 Apr;103(1):1-11.

Fonte: Ospedale San Raffaele – Milano

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Un anticorpo tracciante per la diagnosi dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su febbraio 19, 2016

Per la prima volta, i ricercatori della Uppsala University Hospital, sono riusciti a far passare un anticorpo attraverso la barriera emato-encefalica per utilizzarlo come tracciante per l’imaging PET (Positron emission tomography) del cervello.

PET-Alzheimer

Il principale vantaggio nell’uso di anticorpi monoclonali rispetto ai normali piccole molecole traccianti PET è la loro specificità molto elevata. Il nostro anticorpo si lega forme solubili di beta amiloide, le cosiddette protofibrille, che sono probabilmente la forma tossica di amiloide e che causano i sintomi della malattia“, afferma il prof. Lars Lannfelt.

Questi anticorpi sono usati come traccianti, ma solitamente per diagnosticare tumori cancerosi nel corpo. Nel cervello, l’assorbimento è limitato dalla barriera emato-encefalica. Per superare questo problema, i ricercatori hanno sviluppato una proteina di fusione che aumenta il passaggio di un fattore di circa 15. Come un cavallo di Troia, l’anticorpo viene somministrato nel cervello attraverso un altro anticorpo che inganna un recettore sulla parete del vaso. Lo studio è stato condotto utilizzando topi vivi transgenici.

Lo studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” fornisce speranze per una diagnosi più efficace della malattia di Alzhiemer ad esordio precoce e miglioramenti nel monitoraggio degli effetti dei farmaco. I ricercatori stanno attualmente lavorando su un metodo PET simile per il morbo di Parkinson.

Scarica e leggi il documento in full text:
Antibody-based PET imaging of amyloid beta in mouse models of Alzheimer’s disease
Dag Sehlin, Xiaotian T. Fang, Linda Cato, Gunnar Antoni, Lars Lannfelt & Stina Syvänen
Nature Communications 7, Article number: 10759 Published 19 February 2016 doi:10.1038/ncomms10759

Fonte: Uppsala University Hospital

Approfondimenti: Biotech company develops way to carry antibodies across blood-brain barrier to treat Alzheimer’s

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Advances in Radiation Oncology: Nuova rivista open access.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2016

Advances in Radiation Oncology” è una nuova rivista open access pubblicata dall’editore Elsevier in collaborazione con l’American Society for Radiation Oncology (ASTRO).

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La mission della rivista è quella di fornire informazioni sulla ricerca clinica originale volta a migliorare la vita delle persone che vivono con il cancro ed altre malattie trattate con radioterapia.

Accedi al sito della rivista: Advances in Radiation Oncology
A Prospective Study of Quality of Life in Breast Cancer Patients Undergoing Radiotherapy
Canhua Xiao, Andrew H. Miller, Jennifer Felger, Donna Mister, Tian Liu, Mylin A. Torres
Publication stage: In Press Accepted Manuscript – Published online: February 3 2016

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Terapia protonica per il trattamento del tumore cerebrale nei bambini.

Posted by giorgiobertin su febbraio 2, 2016

La Terapia Protonica è efficace come quella fotonica standard o X-ray radioterapia nel trattamento del tumore maligno al cervello nei bambini (medulloblastoma – tumore che si sviluppa nel cervelletto alla base del cervello) – e provoca minori effetti collaterali a lungo termine. A questa conclusione sono giunti i ricercatori della Harvard Medical School di Boston, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “The Lancet Oncology“.


How does Proton Therapy work?

La Terapia Protonica non è ancora ampiamente disponibile in tutto il mondo, ma è sempre più riconosciuta per la sua capacità di ridurre gli effetti collaterali del trattamento, in particolare nella popolazione pediatrica“, ha detto l’autore dello studio il dottor Torunn Yock.
I nostri risultati indicano che la terapia protonica mantiene ottimi tassi di guarigione nel medulloblastoma pediatrico, riducendo gli effetti collaterali a lungo termine, in particolare per l’udito e le funzioni neurocognitive, quelle cardiache, polmonari, gastrointestinali e riproduttive“.

La Terapia Protonica – nota anche come terapia a fascio di protoni – utilizza un fascio di protoni, che permette di confinare le radiazioni esattamente nel tumore (il video spiega come funziona questa terapia). Il risultato è una probabilità molto più piccola di uccidere i tessuti sani circostanti.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-term toxic effects of proton radiotherapy for paediatric medulloblastoma: a phase 2 single-arm study
Torunn I Yock, Beow Y Yeap, David H Ebb, Elizabeth Weyman, Bree R Eaton, Nicole A Sherry, and others
The Lancet Oncology – Published online: January 29, 2016

Fonte ed approfondimenti: Harvard Medical School di Boston

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Nuova particella in grado di monitorare la chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 16, 2016

Il monitoraggio del percorso di farmaci chemioterapici in tempo reale a livello cellulare potrebbe rivoluzionare la cura del cancro e aiutare i medici a capire il motivo per cui due pazienti reagiscono in modo diverso allo stesso trattamento.
I ricercatori della Ohio State University hanno trovato un modo per illuminare un farmaco contro il cancro durante i trattamenti chemioterapici.

nnano.2015.312 Credit image: The Ohio State University

I ricercatori hanno prima creato una molecola luminescente, un peptide costituiti da due aminoacidi e poi agganciato il peptide luminoso al farmaco contro il cancro in modo da rilevare l’arrivo attraverso la chemioterapia all’interno delle cellule.

Questo è molto importante per la medicina personalizzata. Vogliamo proprio vedere cosa sta succedendo quando diamo farmaci chemioterapici e questo lavoro apre una nuova strada“, ha detto il dottor Mingjun Zhang, il professore di ingegneria biomedica che ha condotto lo studio. “È possibile per un farmaco vedere dove va e quando viene rilasciato“.

Il peptide composto di aminoacidi naturali, è una nanoparticella biocompatibile che facilmente può coesistere con le cellule umane essendo innocuo.

Leggi abstract dell’articolo:
Bioinspired fluorescent dipeptide nanoparticles for targeted cancer cell imaging and real-time monitoring of drug release
Zhen Fan,Leming Sun,Yujian Huang,Yongzhong Wang & Mingjun Zhang
Nature Nanotechnology (2016) Published online 11 January 2016 – doi:10.1038/nnano.2015.312

Peptide nanostructures: Aromatic dipeptides light up
Ehud Gazit

Fonte ed approfondimenti: Ohio State University

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Linee guida sulle pratiche radiologiche.

Posted by giorgiobertin su dicembre 11, 2015

Sono state emanate dal Ministero della Salute le “Linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate” (art.6, decreto legislativo n. 187/2000, pubblicate in Gu n.261 del 9/11/15) che forniscono raccomandazioni e indicazioni operative ai prescrittori, nonché precisazioni su funzioni e responsabilità del medico radiologo, del tecnico sanitario di radiologia medica (Tsrm) e del fisico medico.

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Il testo è suddiviso in 3 sezioni:
– pratiche radiologiche standardizzate in regime di ricovero (ordinario, day hospital o day surgery o in elezione) presso strutture pubbliche o private ospedaliere;
– pratiche radiologiche in regime di ricovero in urgenza-emergenza presso strutture pubbliche o private ospedaliere;
– pratiche radiologiche in regime ambulatoriale presso strutture territoriali e presidi radiologici privati accreditati e non.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate

FNOMCeO: Linee guida procedure pratiche radiologiche

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