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Posts Tagged ‘ortopedia’

Il magnesio potrebbe prevenire le fratture negli anziani.

Posted by giorgiobertin su aprile 13, 2017

I ricercatori delle Università di Bristol e Finlandia orientale hanno seguito 2.245 uomini di mezza età nel corso di un periodo di 20 anni. Essi hanno scoperto che gli uomini con più bassi livelli ematici di magnesio avevano un aumento del rischio di fratture, in particolare le fratture dell’anca. Il rischio di avere una frattura è stata ridotta del 44 percento negli uomini con elevati livelli ematici di magnesio.
Nessuno dei 22 uomini che avevano livelli molto elevati di magnesio (> 2,3 mg / dl) nella popolazione dello studio ha avuto fratture durante il periodo di follow-up.

xrayhipfracture
X-ray of a hip fracture

Questi nuovi risultati possono avere implicazioni per la salute pubblica; bassi livelli ematici di magnesio sono molto comuni nella popolazione, soprattutto tra le persone anziane che sono soggette a fratture. Questi risultati potrebbero aiutare ad avviare iniziative per includere lo screening del magnesio nel sangue come esame di routine, soprattutto negli anziani.

Leggi il full text dell’articolo:
Low serum magnesium levels are associated with increased risk of fractures: a long-term prospective cohort study
Setor K. Kunutsor, Michael R. Whitehouse, Ashley W. Blom and Jari A. Laukkanen
European Journal of Epidemiology First Online: 12 April 2017 doi:10.1007/s10654-017-0242-2

Fonte: Università di Bristol

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Linee guida sulla diagnosi, gestione e trattamento dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2017

Queste linee guida pubblicate nel 2016 sulla rivista “Reumatismo” vogliono essere di aiuto ai clinici delle varie aree specialistiche che, con competenze ed interesse diverso, afferiscono alla gestione dell’Osteoporosi o, più in generale, alle problematiche del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro.

SIOMMMS-osteoporosi

Esse riassumono il lavoro di una attenta revisione della letteratura e forniscono raccomandazioni elaborate dalla messa a punto di una valutazione ponderata dei livelli di evidenza.

Scarica e leggi il documento in lingua italiana.
Linee guida per la diagnosi, la prevenzione ed il trattamento dell’osteoporosi
M. Rossini, S. Adami, F. Bertoldo, D. Diacinti, D. Gatti, S. Giannini, A. Giusti, N. Malavolta, S. Minisola, G. Osella, M. Pedrazzoni, L. Sinigaglia, O. Viapiana, G.C. Isaia
Reumatismo, 2016; 68 (1): 1-42

Scarica e leggi il documento in lingua inglese.
Guidelines for the diagnosis, prevention and management of osteoporosis

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ACP: Linee guida per il trattamento del mal di schiena.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American College of Physicians le linee guida di pratica clinica per il trattamento del mal di schiena acuto o subacuto.
Secondo le raccomandazioni pubblicate sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, i medici ed i pazienti dovrebbero trattare il mal di schiena acuto o subacuto con le terapie non farmacologiche come quelle sotto forma di calore superficiale, massaggi, agopuntura, o manipolazione spinale. Se la terapia farmacologica è necessaria, si dovrebbero selezionare i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o rilassanti muscolari scheletrici.

back-pain

I medici dovrebbe rassicurare i loro pazienti che lombalgia acuta e subacuta di solito migliora nel tempo indipendentemente dal trattamento“, ha detto Nitin S. Damle (video). “I medici dovrebbero evitare di prescrivere esami inutili e farmaci costosi e potenzialmente dannosi, in particolare narcotici, per i loro pazienti.”
Le prove hanno dimostrato che il paracetamolo non è stato efficace nel migliorare gli esiti del dolore rispetto al placebo. Altre prove hanno dimostrato che gli steroidi sistemici non sono stati efficaci nel trattamento della lombalgia acuta o subacuta.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Noninvasive Treatments for Acute, Subacute, and Chronic Low Back Pain: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Timothy J. Wilt, MD, MPH; Robert M. McLean, MD; Mary Ann Forciea, MD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 14 February 2017] doi: 10.7326/M16-2367

Systemic Pharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2458

Nonpharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Robin Hashimoto, PhD; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA; Erika D. Brodt, BS
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2459

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Osteoporosi: Scoperto fattore di crescita che inverte la perdita di tessuto osseo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 30, 2016

Un team di ricercatori del Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern (CRI) ha scoperto un nuovo fattore di crescita di formazione ossea l’Osteolectin (Clec11a,) che può invertire la perdita di tessuto osseo associata con l’osteoporosi. Questa scoperta ha implicazioni per la medicina rigenerativa.

Il prof. Morrison e colleghi hanno scoperto che quando Osteolectin è stata eliminato nei topi, essi hanno avuto un’accelerazione nella perdita di tessuto osseo durante l’età adulta.

osteolectin

Questi risultati dimostrano il ruolo importante che l’Osteolectin svolge nella formazione di nuovo osso e nel mantenimento della massa ossea adulta. Questo studio apre la possibilità di utilizzare questo fattore di crescita per il trattamento di malattie come l’osteoporosi“, afferma il prof. Morrison che ha pubblicato i risultati sulla rivista “e-Life“.

L’Osteolectin è nota per essere fatta da alcune cellule del midollo osseo e delle ossa, i ricercatori del CRI sono stati i primi a dimostrare che l’Osteolectin promuove la formazione di nuovo tessuto osseo dalle cellule staminali scheletriche nel midollo osseo.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Clec11a/osteolectin is an osteogenic growth factor that promotes the maintenance of the adult skeleton
Rui Yue Bo Shen Sean J Morrison
eLife 2016;5:e18782 DOI: http://dx.doi.org/10.7554/eLife.18782 Published December 13, 2016

Fonte: Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern

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NICE: Linee guida sulle fratture all’anca negli adulti.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2016

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione delle fratture all’anca negli adulti (dai 18 anni in su). Il precedente documento era datato 2012.

hip-fracture
La linea guida non riguarda la prevenzione di fratture dell’anca. Il documento è stato sottoscritto dalle istituzioni inglesi:British Orthopaedic Association, Chartered Society of Physiotherapy. Royal College of General Practitioners, Royal College of Physicians.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hip fracture in adults – Quality standard Published: November 2016

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Scimmie paralizzate camminano con interfaccia cervello-colonna vertebrale in wireless.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2016

I ricercatori del Swiss Federal Institute of Technology di Lausanne ed un altro laboratorio in Cina hanno inserito in un cervelleo di scimmia un impianto wireless – che stimola gli elettrodi di una gamba, ricreando segnali registrati dal cervello – consentendo agli animali con lesioni del midollo spinale di camminare.

Questo studio aiuta ad aprire nuove interessanti percorsi di ricerca clinica e nuove opzioni di trattamenti bioelettronici per i pazienti che vivono con paralisi“, afferma il bioingegnere Chad Bouton uno dei ricercatori.


Paralyzed primate walks again after brain-spine implant

Dei microelettrodi vengono impiantati nel cervello delle scimmie paralizzate e vengono prelevati e decodificati i segnali che erano stati precedentemente associati con il movimento delle gambe.”Abbiamo capito come estrarre i segnali cerebrali che codificano la flessione ed estensione dei movimenti della gamba con un algoritmo matematico” – afferma Chad Bouton.
Questi segnali vengono inviati in modalità wireless a dispositivi che generano impulsi elettrici nella colonna vertebrale inferiore, che innescano a loro volta i muscoli nelle gambe delle scimmie creando il movimento video.

Ora stiamo lavorando con le scimmie per cercare di garantire loro un migliore controllo del muscolo della gamba, in modo che possano non solo sostenere il proprio peso, ma anche mantenere il loro equilibrio ed evitare gli ostacoli“. conclude Bouton

Leggi abstract degli articoli:
A brain–spine interface alleviating gait deficits after spinal cord injury in primates
Marco Capogrosso, Tomislav Milekovic, David Borton, Fabien Wagner, Eduardo Martin Moraud+ et al.
Nature 539, 284–288 (10 November 2016)

Spinal-cord injury: Neural interfaces take another step forward
Andrew Jackson
Nature 539, 177–178 (10 November 2016) doi:10.1038/539177a

 

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Osteoartrite: Possibile trattamento con iniezioni di nanoparticelle.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno dimostrato nei topi che l’iniezione di nanoparticelle nelle giunture delle articolazioni nei casi di osteoartrite è in grado di inibire l’infiammazione che contribuisce al danno della cartilagine.

cartilage
Researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis have found that injecting nanoparticles into an injured joint can inhibit the inflammation that contributes to the cartilage damage seen in osteoarthritis. Shown in green is an inflammatory protein in cartilage cells. After nanoparticles are injected, the inflammation is greatly reduced. Credit: Washington University in St. Louis

Christine Pham, professore associato di medicina spiega: “Cerchiamo di trattare i sintomi dell’osteoartrosi, ma anche quando iniettiamo steroidi in un giunto artritico, il farmaco rimane solo per un massimo di un paio d’ore, e poi viene eliminato. Queste nanoparticelle rimangono nel sito più a lungo e aiutano a prevenire la degenerazione della cartilagine.”

Le nanoparticelle utilizzate nello studio sono 10 volte più piccolo di un globulo rosso, questo consente la penetrazione in profondità nei tessuti. Le particelle trasportano un peptide derivato da una proteina naturale chiamata melittin che è stata modificata per consentirgli di legarsi a una molecola chiamata small interfering RNA (siRNA). Il complesso peptidico di NF-kB siRNA agisce nell’articolazione danneggiata, interferendo con l’infiammazione delle cellule. La nanoparticella peptidica penetra in profondità nella cartilagine per consegnare il suo carico terapeutica ai condrociti, dimostrando la sua capacità di permeare la matrice cartilaginea densa.
Le nanoparticelle sono state iniettate poco dopo l’infortunio per evitare la rottura della cartilagine, che alla fine porta alla osteoartrite.

Leggi abstract dell’articolo:
Suppression of NF-kB activity via nanoparticle-based siRNA deliver alters early cartilage responses to injury.
Yan X, Duan X, Pan H, Holguin N, Rai MF, Akk A, Springer LE, Wickline SA, Sandell LJ, Pham CTN.
Proceedings of the National Academy of Sciences, Early Edition. Published online before print September 28, 2016, doi: 10.1073/pnas.1608245113 .

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Fibra di mais migliora la salute delle ossa nelle donne.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2016

Secondo una nuova ricerca condotta presso la Purdue University di West Lafayette, un supplemento di fibra di mais solubile quotidiana aiuta in modo significativo a costruire e mantenere il calcio nelle ossa per le donne adolescenti e in postmenopausa.

FiberUp

Nella nuova ricerca, il team ha valutato come la dose di fibra di mais influenza l’assorbimento del calcio, le proprietà delle ossa e del microbioma dell’intestino nelle donne adolescenti e post-menopausa.
I risultati dello studio sulle donne in post-menopausa sono stati pubblicati nel “American Journal of Clinical Nutrition“, mentre i risultati sulle donne adolescenti sono stati pubblicati nel “Journal of Nutrition“.

Nello studio postmenopausale, 14 donne sane in postmenopausa hanno consumato 0 grammi, 10 grammi o 20 grammi di fibra di mais solubile ogni giorno per 50 giorni. Le donne nei gruppi che hanno ricevuto 10 grammi e 20 grammi – hanno avuto nelle ossa un miglioramento della ritenzione di calcio del 4,8 per cento e 7 per cento, rispettivamente.

Nello studio sulle adolescenti, 28 ragazze di età compresa tra 11 e 14 anni hanno consumato 0 grammi, 10 grammi, o 20 grammi di fibra di mais solubile ogni giorno per 4 settimane, pur mantenendo la loro dieta regolare. Le femmine in entrambi i gruppi di 10 grammi e 20 grammi hanno visto un aumento dell’assorbimento del calcio di circa il 12 per cento, che corrisponde all’1,8 per cento in più di scheletro all’anno.

I sintomi gastrointestinali sono stati minimi in entrambi gli studi ed anche nei gruppi di controllo. Nutrendo adeguatamente i “batteri buoni” della flora intestinale con fibre solubili, come quelle del mais, si può favorire l’assorbimento del calcio.

Leggi abstracts degli articoli:
Soluble corn fiber increases bone calcium retention in postmenopausal women in a dose-dependent manner: a randomized crossover trial
Steven A. Jakeman, Courtney N. Henry, Berdine R. Martin, George P. McCabe, Linda D. McCabe, George S. Jackson, Munro Peacock, Connie M. Weaver
American Journal of Clinical Nutrition doi: 10.3945/ajcn.116.132761

Soluble Corn Fiber Increases Calcium Absorption Associated with Shifts in the Gut Microbiome: A Randomized Dose-Response Trial in Free-Living Pubertal Females
Corrie M. Whisner, Berdine R. Martin, Cindy H. Nakatsu, Jon A. Story, Claire J. MacDonald-Clarke, Linda D. McCabe, George P. McCabe, and Connie M. Weaver
Journal of Nutrition doi: 10.3945/jn. 115.227256

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Cellule staminali ingegnerizzate per far crescere cartilagine.

Posted by giorgiobertin su luglio 19, 2016

I ricercatori della Washington University School of Medicine in St. Louis e della Cytex Therapeutics Inc. hanno programmato le cellule staminali a crescere come nuova cartilagine su un modello 3-D a forma di palla, come un’articolazione dell’anca. Inoltre, utilizzando la terapia genica hanno attivato la nuova cartilagine a rilasciare molecole anti-infiammatorie per respingere un ritorno dell’artrite.

Hip_secondary  cartilage-hemisphere
A 3-D, biodegradable, synthetic scaffold has been molded into the precise shape of a hip joint. The scaffold is covered with cartilage made from stem cells taken from fat beneath the skin.

Farshid Guilak, professore di chirurgia ortopedica presso la Washington University afferma: “Abbiamo sviluppato un modo per creare un giunto artritico utilizzando cellule staminali del paziente per far crescere nuova cartilagine, in combinazione con la terapia genica per rilasciare molecole anti-infiammatorie per tenere a bada l’artrite. La nostra speranza è quella di prevenire, o almeno ritardare, la sostituzione dell’articolazione protesica di metallo o plastica“.

Il ponteggio 3-D è costruito utilizzando un modello di tessitura che fornisce la struttura e le proprietà della cartilagine normale. la struttura unica è il risultato di circa 600 fasci di fibre biodegradabili tessute insieme per creare un maglia ad alte prestazioni in grado di funzionare come la cartilagine normale. Il ponteggio viene coperto con la cartilagine costituita da cellule staminali del paziente prelevate dal grasso sotto la pelle.

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, potrebbe fornire un’alternativa alla chirurgia di sostituzione dell’anca, soprattutto nei pazienti più giovani.

Leggi abstract dell’articolo:
Anatomically shaped tissue-engineered cartilage with tunable and inducible anticytokine delivery for biological joint resurfacing
Franklin T. Moutos, Katherine A. Glass, Sarah A. Compton, Alison K. Ross, Charles A. Gersbach, Farshid Guilak, and Bradley T. Estes
PNAS 2016 ; published ahead of print July 18, 2016, doi:10.1073/pnas.1601639113

Fonte: Washington University School of Medicine in St. Louis

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Creato in laboratorio l’osso bionico che si stampa in 3D.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2016

I ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Materiali dell’Imperial College, hanno sintetizzato nuovi materiali ibridi per rigenerare il tessuto osseo e cartilagineo, danneggiato da traumi o da patologie.

Il tessuto osseo naturale, come la cartilagine, ha una forte resistenza meccanica, ma è allo stesso tempo dinamico. I ricercatori hanno studiato il modo per mimare queste caratteristiche con materiali sintetici. E utilizzando una componente inorganica a base di silicio con una nuova matrice organica mai utilizzata prima è stato creato un materiale con caratteristiche molto particolari, che possono anche essere modulate cambiando i rapporti tra le componenti organiche e inorganiche. Il materiale brevettato è così in grado di auto-ripararsi in caso di fratture nette o in caso di scheggiature, è elastico, resiste alla compressione e alla trazione.


Bouncy bio glass scaffolds computer animation

Grazie alle caratteristiche modulabili, verrà studiato il suo utilizzo nell’ambito della medicina rigenerativa. In particolare, dopo un’ulteriore fase di ricerca, si potrebbe giungere alla realizzazione di un materiale che, opportunamente ingegnerizzato, mimi il tessuto e ne stimoli la riparazione, fino ad arrivare alla rigenerazione della cartilagine consumata o danneggiata sia a livello del menisco sia a livello dei dischi intervertebrali.

Guarda e scarica i video che mostrano le proprietà del materiale brevettato dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Imperial College di Londra.

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La dieta mediterranea associata a minore rischio di fratture.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2016

Secondo uno studio pubblicato su “Jama Internal Medicine“, una dieta mediterranea ricca di frutta, verdura, pesce, noci, legumi e cereali integrali sembra associata a una moderata riduzione del rischio di frattura dell’anca nelle donne in post-menopausa.

dieta

dieta mediterranea

Il prof. Haring e colleghi hanno analizzato i dati raccolti da 93.676 donne che hanno preso parte allo studio denominato Women’s Health Initiative. Le donne, avevano un’età compresa tra 50 e 79 anni e sono state seguite per un periodo di 16 anni. Durante il periodo di osservazione sono state registrate 28.718 fratture, di cui 2.121 all’anca. In particolare dai risultati è emerso che le donne che avevano seguito un tipo di dieta vicina a quella mediterranea, avevano subito un minor numero di fratture dell’anca. “Questi risultati suggeriscono che un’alimentazione sana può giocare un ruolo nel mantenimento della salute ossea in post-menopausa” afferma Häring.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary Patterns and Fractures in Postmenopausal Women: Results From the Women’s Health Initiative.
Haring B, Crandall CJ, Wu C, LeBlanc ES, Shikany JM, Carbone L, Orchard T, Thomas F, Wactawaski-Wende J, Li W, Cauley JA, Wassertheil-Smoller S.
JAMA Intern Med. 2016 Mar 28. doi: 10.1001/jamainternmed.2016.0482. [Epub ahead of print]

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Il paracetamolo non è efficace nell’osteoartrosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2016

Il paracetamolo, un comune antidolorifico, non funziona nel trattamento di osteoartrosi. Ad affermarlo un meta-analisi, pubblicata sulla rivista “The Lancet“, condotta dai ricercatori dell’University of Berna in Svizzera.

I nostri risultati suggeriscono che il paracetamolo a qualsiasi dose non è efficace nella gestione del dolore nell’osteoartrite.” ha dichiarato Sven Trelle, il principale autore della meta-analisi.
Lo studio ha preso in considerazione 74 studi randomizzati per un totale di 58.556 pazienti. Il team ha valutato il paracetamolo e sette farmaci anti-infiammatori presi singolarmente e in dosi diverse – dimostrando che il paracetamolo non è “clinicamente efficacie” anche se “leggermente migliore” di un placebo. L’osteoartrite è una malattia infiammatoria che provoca dolore, gonfiore, rigidità e perdita della funzione articolare.

Knee1     paracetamolo

Il farmaco che ha funzionato meglio per l’artrite, è stato trovato essere il diclofenac, venduti in diversi paesi con i marchi Voltaren, Aclonac e Cataflam, alla dose di 150 mg/giorno.
Il risultato non è del tutto inaspettato, l’efficacia del paracetamolo non è mai stata stabilita o quantificata rigorosamente nelle malattie croniche.

Leggi abstract dell’articolo:
Effectiveness of non-steroidal anti-inflammatory drugs for the treatment of pain in knee and hip osteoarthritis: a network meta-analysis
Bruno R da Costa, Stephan Reichenbach, Noah Keller, Linda Nartey, Simon Wandel, Prof Peter Jüni, Dr Sven Trelle.
The Lancet Published Online: 17 March 2016

Sven Trelle discusses a meta-analysis which aims to shed light on the best non-steroidal anti-inflammatory treatments for common knee and hip pain. (audio – mp3)

 

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Scoperto legame tra psoriasi e perdita di massa ossea.

Posted by giorgiobertin su marzo 17, 2016

Un team di ricercatori guidati dal prof. Erwin Wagner presso il Spanish National Cancer Research Centre (CNIO), Madrid hanno scoperto che i pazienti affetti da psoriasi mostravano una perdita ossea diffusa a causa della malattia. Nello studio pubblicato sulla rivista “Science Translational Medicine“, viene descritta la comunicazione molecolare che si instaura tra la pelle infiammata e la perdita di massa ossea. Questa scoperta mette in evidenza la possibilità di trattare la psoriasi con farmaci che sono già presenti sul mercato, o in fase avanzata di sperimentazione clinica, che abbiano anche dei benefici aggiuntivi per l’osso.

istologia_osso
Right, shows bone from which the JunB gene of the epidermis has been deleted and where the loss of bone tissue can be seen.

Abbiamo rilevato che la psoriasi provoca la perdita diffusa e progressiva del tessuto osseo“, spiega il ricercatore Özge Uluçkan, primo autore dello studio. “Non c’è nessuna distruzione attiva dell’osso, durante il ciclo di rigenerazione ossea, l’osso si forma non alla velocità necessaria per sostituire quello che viene perso e quindi la massa ossea del paziente si riduce nel tempo.

I ricercatori hanno scoperto che le cellule immunitarie della pelle nel modello animale genera grandi quantità di citochina IL-17 – una proteina del sistema immunitario che attiva infiammazione cellulare in risposta al danno. IL-17 viaggia attraverso il flusso sanguigno alle ossa. Una volta lì, la proteina agisce sugli osteoblasti e inibisce l’attività Wnt, che è un percorso di segnalazione cellulare coinvolto nella formazione dello scheletro e in alcuni disturbi, come osteoporosi, artrite e mieloma.
I topi trattati, a cui è stata bloccata iL-17  permette il ripristino della via Wnt e la sua normale attività, porta alla formazione dell’osso.

Leggi abstract dell’articolo:
Chronic skin inflammation leads to bone loss by IL-17–mediated inhibition of Wnt signaling in osteoblasts
Özge Uluçkan, Maria Jimenez, Susanne Karbach, Anke Jeschke, Osvaldo Graña, Johannes Keller, Björn Busse, Andrew L. Croxford, Stephanie Finzel, Marije Koenders, Wim Van Den Berg, Thorsten Schinke, Michael Amling, Ari Waisman, Georg Schett, Erwin F. Wagner.
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 16 MAR 2016 : 330RA37

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre (CNIO), Madrid

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I meccanismi molecolari della rigenerazione muscolare.

Posted by giorgiobertin su marzo 4, 2016

Il muscolo scheletrico è il tessuto responsabile della postura, della locomozione e della respirazione diaframmatica. È un tessuto eterogeneo, composto da fibre muscolari che si diversificano per dimensione, forma, e contenuto in proteine contrattili, per far fronte alle diverse necessità funzionali del corpo dei vertebrati. Questa eterogeneità deriva, almeno in parte, da diverse classi di progenitori miogenici: i mioblasti embrionali, fetali ed adulti (le cellule satelliti). I ricercatori dell’ Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Bioscienze – coordinati dalla prof. Graziella Messina nel 2010 avevano dimostrato che, durante lo sviluppo, le caratteristiche uniche di mioblasti embrionali e fetali dipendono da un cambiamento nell’espressione genica principalmente mediato dal fattore di trascrizione Nfix (Nuclear Factor I X).

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Ora in questo studio i ricercatori hanno osservato che Nfix è espresso nelle cellule satelliti e che la sua espressione è necessaria per regolare il corretto timing del processo rigenerativo in seguito a danno acuto. In assenza di Nfix infatti, il muscolo ha una alterata morfologia, presenta una contrazione prevalentemente di tipo lento e, dato più significativo, rigenera con una cinetica molto più ritardata rispetto al controllo.

Lo studio ha un rilevante impatto sia per la fisiologia che per la patologia del muscolo scheletrico. Definire i meccanismi molecolari che mediano il corretto timing della rigenerazione muscolare è infatti un aspetto cruciale per lo studio dei processi rigenerativi e delle Distrofie Muscolari.

Scarica e leggi il documento in full text:
Nfix Regulates Temporal Progression of Muscle Regeneration through Modulation of Myostatin Expression
Giuliana Rossi, Stefania Antonini, Chiara Bonfanti, Stefania Monteverde, Chiara Vezzali, Shahragim Tajbakhsh, Giulio Cossu, Graziella Messina.
Cell Reports 2016 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2016.02.014

Download Images(.ppt)

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AAOS: Linee guida sulla sindrome del Tunnel Carpale.

Posted by giorgiobertin su marzo 4, 2016

Sono state pubblicate sulla rivista e Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons a cura dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons le linee guida sulla  sindrome del Tunnel Carpale (CTS).

OrthoGuidelines

Per il trattamento CTS, le linee guida raccomandano immobilizzazione, steroidi (per via orale o per iniezione), l’uso di gel di ketoprofene fonoforesi, e/o  terapia magnetica.

Scarica e leggi il documento in full text:
MANAGEMENT OF CARPAL TUNNEL SYNDROME EVIDENCE-BASED CLINICAL PRACTICE GUIDELINE
Adopted by the American Academy of Orthopaedic Surgeons Board of Directors
Published February 29, 2016 (pdf 982 pag. 15,2 Mb) http://www.aaos.org/ctsguideline

Print Summary

Fonte: American Academy of Orthopaedic Surgeons

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Osteoporosi: Linee guida sull’uso dei Bisfosfonati.

Posted by giorgiobertin su febbraio 11, 2016

E’ stato pubblicato a cura dell’American Society for Bone and Mineral Research (Asbmr), sulla rivista “Journal of Bone and Mineral Research” un report sull’uso dei bisfosfonati, farmaci comunemente usati nel trattamento dell’osteoporosi (OP).

JBMR

I suggerimenti forniti in questo report non sono vincolanti, in ragione della limitata evidenza clinica disponibile, ma potrebbero aiutare i processi di decisione clinica che informano la terapia dei pazienti con OP con questa classe di farmaci.

Scarica e leggi il documento in full text:
Managing Osteoporosis in Patients on Long-Term Bisphosphonate Treatment: Report of a Task Force of the American Society for Bone and Mineral Research
Robert A Adler, Ghada El-Hajj Fuleihan, Douglas C Bauer, Pauline M Camacho, Bart L Clarke, Gregory A Clines, Juliet E Compston, Matthew T Drake, Beatrice J Edwards, Murray J Favus, Susan L Greenspan, Ross McKinney Jr, Robert J Pignolo and Deborah E Sellmeyer
Journal of Bone and Mineral Research Volume 31, Issue 1, pages 16–35, January 2016

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Phoenix: Esoscheletro che aiuta i paralizzati a camminare.

Posted by giorgiobertin su febbraio 10, 2016

Rimanendo sull’argomento dell’ultimo post pubblicato, relativo alle innovazioni tecnologiche in aiuto alle persone paralizzate, segnaliamo l’esoscheletro “Phoenix“. Si tratta di una tuta ‘hi tech’ indossabile di ultima generazione che punta ad abbattere i costi e il peso di questi dispositivi, il costo di 40mila dollari (quasi la metà rispetto ad altri dispositivi) . Il peso infatti è di 12 chili, inferiore ad altri modelli già approvati in Usa dalla Food and Drug administration (FdA). La tecnologia è stata sviluppata dall’ UC Berkeley’s Robotics and Human Engineering Laboratory – University of California.


Phoenix

Phoenix” consentirà agli utenti di camminare ad una velocità massima di 1,7 chilometri orari e sarà equipaggiato con una batteria che può durare fino a 4 ore di passo costante, e fino a otto di cammino intermittente. L’esoscheletro è alimentato da più motori silenziosi che sono gestiti da controlli legati alle stampelle, mentre la batteria è contenuta in un piccolo zaino. (video).

L’esoscheletro per il mercato americano è prodotto dall’azienda SuitX di Berkley.
Phoenix è un prodotto della M.E.S. Spa di Roma, che ne detiene ogni esclusivo diritto in Italia ed in Europa. L’esoscheletro Phoenix è stato, dalla M.E.S. SPA, certificato a marchio CE e registrato presso il Ministero della Salute lo scorso luglio 2015.
La Società MES e la US Bionics, hanno collaborato al progetto, ma per l’Unione Europea la MES SPA ne detiene ogni esclusivo diritto.

Fonte ed approfondimenti: MIT Technology Review   –   Engadget

Phoenix

Phoenix is marketed in Europe by Meccanica per I’Elettronica e Servomeccanismi s.p.a. (MES). Please contact esoscheletro@mesroma.it for more information regarding purchasing Phoenix in Europe.

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Atlas un ammortizzatore per il ginocchio con osteoartrite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2016

Moximed, una società con sede a Hayward, California e Zurigo, in Svizzera, ha ottenuto il marchio CE europeo per il suo nuovo Atlas Knee System.

knee      ATLAS-Knee AtlasKeyFeatures

Il dispositivo è progettato per ridurre la pressione applicata al ginocchio eliminando l’eventuale necessità di una protesi nei casi gravi di osteoartrite (malattia degenerativa della cartilagine). Il dispositivo funziona come gli ammortizzatori di un’auto, applicati al ginocchio. Il dispositivo si traduce in meno danni alla cartilagine all’interno del ginocchio.

Il giunto scaricatore è impiantabile nei pazienti con osteoartrite del ginocchio mediale, viene inserito per via sottocutanea a fianco del ginocchio, incorpora biomateriali avanzati (Unique biomaterials – Polycarbonate Urethane) progettati per fornire uno scarico di circa 13 kg. Il nuovo Atlas Knee System è stato valutato in 40 pazienti, in uno studio clinico prospettico, multicentrico. Risultati estremamente positivi.

Moximed Announces CE Mark and First Commercial Use of AtlasTM Knee System

Atlas Knee System

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Creata cartilagine in laboratorio.

Posted by giorgiobertin su gennaio 3, 2016

I pazienti che necessitano di un intervento chirurgico per ricostruire parti del corpo come naso e orecchie potrebbero presto avere un nuovo trattamento con la cartilagine sviluppata in laboratorio.


Trail-blazing Swansea team 3D printing human tissue

I chirurghi plastici del Welsh Centre for Burns and Plastic Surgery del Morriston Hospital nel Galles, stanno lavorando con gli ingegneri e gli scienziati per sviluppare una stampa 3-D di tessuto – a base di cellule umane.

Nel giro di circa tre anni, i pazienti che hanno perso tutto o parte del loro orecchio o naso attraverso un trauma o cancro potrebbero avere la ricostruzione con nuovo tessuto coltivato dalle loro stesse cellule. Una bio-stampa che utilizza cellule umane invece di materiale artificiale.

In termini semplici, stiamo cercando di far crescere nuovi tessuti utilizzando cellule umane“, ha detto il prof Iain Whitaker.

Leggi il full text dell’articolo:
The Challenge for Reconstructive Surgeons in the Twenty-First Century: Manufacturing Tissue-Engineered Solutions.
Jessop ZM, Al-Himdani S, Clement M, Whitaker IS.
Front Surg. 2015 Oct 16;2:52. doi: 10.3389/fsurg.2015.00052. eCollection 2015

Fonte: BBC News   –   Welsh Centre for Burns and Plastic Surgery del Morriston Hospital

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Valutazione e trattamento della lombalgia.

Posted by giorgiobertin su gennaio 2, 2016

Sulla rivista “Mayo Clinic Proceedings” è stata pubblicata una review sulla valutazione e trattamento della lombalgia (low back pain).

Mayo-Clinic_Proc

Leggi il full text dell’articolo:
Evaluation and Treatment of Low Back Pain
Hooten, W. Michael et al.
Mayo Clinic Proceedings, Volume 90 , Issue 12 , 1699 – 1718
DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2015.10.009

A Clinically Focused Review for Primary Care Specialists

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Linee Guida per la Diagnosi, Prevenzione e Terapia dell’Osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su novembre 25, 2015

Sono state pubblicate dalla ‘Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro‘ (SIOMMMS), le linee guida per la diagnosi, prevenzione e terapia dell’Osteoporosi. Edizione 2015.

osteoporosi-linee-guida  SIOMMMS_logo

Il documento include le linee guida diagnostiche e terapeutiche per le osteoporosi primitive (postmenopausale e senile) e secondarie.

Le raccomandazioni sono state messe a punto utilizzando un processo dimostrabile e riproducibile per la valutazione delle referenze bibliografiche e sono il risultato di una valutazione ponderata del livello di evidenza.

Le raccomandazioni sono state elaborate da una specifica Commissione della SIOMMMS costituita da esponenti di varie specialità mediche coinvolte nella diagnosi e prevenzione dell’osteoporosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee Guida per la diagnosi, prevenzione e terapia dell’Osteoporosi. Edizione 2015

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La soia può prevenire l’osteoporosi in menopausa.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2015

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Hull una dieta ricca di isoflavoni e proteine ​​di soia può aiutare a proteggere le donne in menopausa contro l’osteoporosi e l’indebolimento delle ossa.

soy-products
The amount of isoflavone in the daily supplements that the women took is about the same as that consumed in an oriental diet, which is rich in soybean foods.

Dai risultati dello studio presentato alla Society for Endocrinology annual conference in Edinburgh, le donne che prendono la soia con isoflavoni nella dieta hanno più bassi livelli di proteine ​​βCTX e P1NP, e questo porta ad un minor rischio di sviluppare osteoporosi.
Lo studio ha reclutato 200 donne in menopausa precoce suddivise in due gruppi. In un gruppo, le donne hanno assunto un supplemento giornaliero di 30 g di proteine ​​di soia con 66 mg isoflavoni, e nell’altro gruppo, le donne hanno assunto un supplemento giornaliero della stessa quantità di proteine ​​di soia, ma senza gli isoflavoni.

Abbiamo scoperto che la proteina della soia e gli isoflavoni sono una scelta sicura ed efficace per migliorare la salute delle ossa nelle donne in menopausa precoce. Le azioni della soia sembrano imitare quello dei farmaci osteoporosi convenzionali.” afferma il dottor Thozhukat Sathyapalan autore dello studio.

Leggi abstract:
Soy protein with isoflavones impairs thyroid function
Thozhukat Sathyapalan, Mo Aye, Natalie J Thatcher, Alan S Rigby, Eric S Kilpatrick5 & Stephen L Atkin
Endocrine Abstracts (2015) 38 P439 | DOI:10.1530/endoabs.38.P439

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SNLG: Linee guida sul mal di schiena.

Posted by giorgiobertin su ottobre 9, 2015

Sono state pubblicate, in aggiornamento, sul portale SNLG (Servizio Nazionale Linee Guida) le linee guida della Regione Toscana sul “Mal di schiena“. Il precedente documento era stato pubblicato nel 2005.

Mal_di_schiena

Scarica e leggi il documento:
Mal di schiena – Linee guida diagnostico terapeutiche e raccomandazioni per la costruzione di percorsi assistenziali
2015 REGIONE TOSCANA

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Linee guida sul trattamento dell’osteoartrite al ginocchio.

Posted by giorgiobertin su ottobre 8, 2015

Sono state pubblicate sulla rivista “Seminars in Arthritis and Rheumatism” le linee guida sul trattamento dell’osteoartrite al ginocchio con acido ialuronico intra-articolare.

ginocchio

Allo stato attuale, le raccomandazioni internazionali sono incoerenti sul trattamento con acido ialuronico intrarticolare e rendono difficile per i professionisti clinici determinare l’adeguatezza del trattamento di pazienti con osteoartrite del ginocchio. Questo documento dovrebbe essere uno strumento didattico per aiutare direttamente il professionista sanitario.

Scarica e leggi il documento in full text:
Assessment of clinical practice guideline methodology for the treatment of knee osteoarthritis with intra-articular hyaluronic acid
Roy D. Altman, Emil Schemitsch, Asheesh Bedi
Seminars in Arthritis and Rheumatism, Volume 45, Issue 2, October 2015, Pages 132-139, http://dx.doi.org/10.1016/j.semarthrit.2015.04.013

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Isolate cellule staminali muscolari umane.

Posted by giorgiobertin su settembre 24, 2015

I ricercatori dell’University of California San Francisco hanno isolato con successo cellule staminali muscolari umane ed hanno dimostrato che queste possono replicarsi e riparare muscoli danneggiati quando sono innestate su un sito danneggiato. La scoperta di laboratorio apre la strada a potenziali trattamenti per i pazienti con lesioni muscolari gravi, paralisi o malattie genetiche come la distrofia muscolare.

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Questo studio sulle cellule staminali muscolari umane e la capacità di trapiantarle in muscoli feriti ha implicazioni per i pazienti affetti da paralisi muscolare, i cui muscoli danneggiati hanno perso la capacità di rigenerarsi.

I risultati ci forniscono la speranza che siamo in grado di estrarre le cellule staminali sane da altri muscoli nel corpo del paziente e trapiantarle nel sito della ferita“, ha detto Pomerantz coordinatore dello studio. “Il reintegro del muscolo sano con un pool di cellule facilita la reinnervazione e il recupero, questo è un significativo balzo in avanti.”

La capacità di isolare e manipolare le cellule staminali umane può anche avere applicazioni per capire il motivo per cui i nostri muscoli perdono la loro capacità rigenerativa durante l’invecchiamento normale o in malattie genetiche come la distrofia muscolare.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Human Satellite Cell Transplantation and Regeneration from Diverse Skeletal Muscles
Xiaoti Xu, Karlijn J. Wilschut, Gayle Kouklis, Hua Tian, Robert Hesse, Catharine Garland, Hani Sbitany, Scott Hansen, Rahul Seth, P. Daniel Knott, William Y. Hoffman, Jason H. Pomerantz
Stem Cell Reports Volume 5, Issue 3, 8 September 2015, Pages 419–434doi:10.1016/j.stemcr.2015.07.016

Fonte ed approfondimenti: University of California San Francisco

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