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Posts Tagged ‘ortopedia’

Idrogel terapeutico per combattere l’artrite reumatoide.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2017

Gli scienziati del Center for Self-Assembly and Complexity – Institute for Basic Science (IBS), Corea del Sud, hanno inventato un idrogel per combattere l’artrite reumatoide e altre malattie infiammatorie. Questo materiale simile alla gelatina potrebbe essere usato per assorbire i liquidi extra nelle giunture gonfie e rilasciare farmaci. La pubblicazione sulla rivista “Advanced Materials“.

NO-Idrogel
IBS scientists developed a hydrogel made of polymeric acrylamide (blue spaghetti) linked with crosslinkers (black), which can accommodate drug molecules (purple stars) within its mesh (grey). In the presence of nitric oxide (red), the linker is cleaved and the drug molecules can be released. At the same time, the gel absorbs fluid from the surroundings and swells in size.

L’idrogel risponde alla presenza di ossido di azoto (NO) e rilascia i farmaci quando è attivato. Questo tipo di sistema di somministrazione di farmaci può essere particolarmente efficace nel trattamento dell’artrite reumatoide, poiché le cellule immunitarie all’interno delle articolazioni infiammate liberano NO tossica in grandi quantità.  Il gel  reagisce con le molecole di ossido di azoto, utilizzando l’acrilammide come materiale di base. A differenza della forma monomerica, l’idrogel di acrilammide polimero ha poca tossicità e può contenere una grande quantità di acqua. L’agente di reticolazione (NOCCL) forma ponti tra le molecole di acrilammide creando una rete che può intrappolare all’interno molecole di farmaci.

Iniettare un gel che reagisce attivamente all’infiammazione, assorbe NO e fornisce immediatamente antiinfiammatori o altri farmaci che possono consentire un controllo automatico a lungo termine delle articolazioni infiammate è veramente il massimo. Lo stesso vale per molte altre malattie e condizioni che coinvolgono l’infiammazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic-Gas-Responsive Hydrogel
J. Park, S. Pramanick, D. Park, J. Yeo, J. Lee, H. Lee, W. J. Kim
Adv. Mater. 2017, 1702859. https://doi.org/10.1002/adma.201702859

Fonte: MedGadget

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Calcio nella prevenzione dell’osteoporosi in postmenopausa – linea guida.

Posted by giorgiobertin su ottobre 14, 2017

Il calcio è vitale per la fortificazione delle ossa sane e le società scientifiche di tutto il mondo hanno fornito indicazioni sui fabbisogni quotidiani dall’infanzia alla vecchiaia. L’European Menopause and Andropause Society (EMAS) ha rilasciato una nuova guida clinica che riassume le prove sugli effetti del calcio nella riduzione del rischio di osteoporosi dopo la menopausa.

Maturitas

L’assunzione giornaliera di calcio dopo la menopausa varia da 700 a 1.200 mg. È incerto se l’assunzione eccessiva può causare danni. Alcuni studi epidemiologici hanno sollevato preoccupazioni per il rischio cardiovascolare, la demenza o, paradossalmente, la frattura.

Leggi il documento:
Calcium in the prevention of postmenopausal osteoporosis: EMAS clinical guide
Antonio Cano, Peter Chedraui, Dimitrios G. Goulis, Patrice Lopes, Gita Mishra, Alfred Mueck, Levent M. Senturk, Tommaso Simoncini, John C. Stevenson, Petra Stute, Pauliina Tuomikoski, Margaret Rees, Irene Lambrinoudaki
Maturitas Volume 107, January 2018, Pages 7-12 https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2017.10.004

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Luce sul meccanismo che porta all’osteoporosi associata all’età.

Posted by giorgiobertin su settembre 25, 2017

Un grave problema di salute nelle persone anziane è l’osteoporosi associata all’età – il distacco dell’osso e la perdita di densità ossea che aumenta il rischio di fratture. Spesso questo è accompagnato da un aumento delle cellule di grasso nel midollo osseo.

I ricercatori dell’University of Alabama at Birmingham (UAB) hanno scoperto il meccanismo che porta all’osteoporosi associata all’età. Quando questo meccanismo malfunziona, le cellule progenitrici smettono di creare cellule che producono ossa e, invece, creano cellule adipose. La conoscenza di questo meccanismo può fornire obiettivi nella ricerca di nuove terapie per il trattamento dell’osteoporosi umana.

osteporosis
A protein called Cbf-beta plays a critical role in maintaining bone-producing cells. An examination of aged mice showed dramatically reduced levels of Cbf-beta in bone marrow cells, as compared to younger mice. Thus, the researchers propose, maintaining Cbf-beta may be essential to preventing human age-associated osteoporosis that is due to elevated creation of fat cells.

I ricercatori dell’UAB hanno scoperto che una proteina denominata Cbf-beta svolge un ruolo fondamentale nel mantenere le cellule che producono ossa. Inoltre, negli esperimenti sui topi invecchiati sono stati trovati livelli drasticamente ridotti di Cbf-beta nelle cellule del midollo osseo, rispetto ai topi più giovani. Il mantenimento di Cbf-beta a valori normali può essere essenziale per prevenire l’osteoporosi associata all’età umana.

Leggi abstract dell’articolo:
Cbfβ governs osteoblast−adipocyte lineage commitment through enhancing β-catenin signaling and suppressing adipogenesis gene expression
Mengrui Wu, Yiping Wang, Jian-Zhong Shao, Jue Wang, Wei Chen, and Yi-Ping Li
PNAS 2017 114 (38) 10119-10124; published ahead of print September 1, 2017, doi:10.1073/pnas.1619294114

Fonte: University of Alabama at Birmingham

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Protesi articolari al titanio possono provocare danni.

Posted by giorgiobertin su settembre 15, 2017

Un team di ricercatori della Mayo Clinic ha scoperto che le nanoparticelle di titanio (TiO2) che sono presenti negli impianti ossei possono causare danni compromettendo la formazione dell’osso e interferendo con la ricrescita nel sito di riparazione. Questo può portare ad allentamento degli impianti e conseguente dolore.

Il team per la loro ricerca ha raccolto i risultati di studi pubblicati di recente dove sono stati analizzati gli effetti degli impianti a base di titanio sulle cellule ossee e sulle cellule correlate. In particolare si sono concentrati sugli effetti delle nanoparticelle del biossido di titanio utilizzato negli impianti di protesi. Questi effetti all’interno della cellula (intracellulare) e all’esterno delle cellule (extracellulari) sono stati riportati sulla rivista “BioResearch Open Access“.

Alcune delle complicanze comuni associate all’artroplastica totale includono infezioni con problemi legati alle articolazioni, come ad esempio le dislocazioni dell’articolazione, l’usura delle ossa residue, lo scioglimento degli impianti, ecc.

titanium  titanium1

Negli impianti con l’attrito tra le superfici vengono rilasciate delle nanoparticelle metalliche nocive che possono entrare nello spazio comune e nei tessuti circostanti, ciò porta all’allentamento degli impianti. Le nanoparticelle di biossido di titanio (TiO2) provenienti dalle leghe di titanio che vengono utilizzate per realizzare questi impianti, sono dannose per le cellule umane.
E’ stato dimostrato che queste nanoparticelle di TiO2 vengono ricoperte con un biocomplesso di calcio e fosforo ed altri composti come le glicoproteine. Quindi entrano nelle cellule in modo simile a “cavalli di Troia“. Una volta all’interno delle cellule possono provocare danni. Programmano le cellule alla morte in un processo chiamato apoptosi. Ciò impedisce un’ulteriore crescita e riparazione delle aree danneggiate delle ossa.

Scarica e leggi il documento in full text:
Local Cellular Responses to Titanium Dioxide from Orthopedic Implants
Yao Jie J., Lewallen Eric A., Trousdale William H., Xu Wei, Thaler Roman, Salib Christopher G., Reina Nicolas, Abdel Matthew P., Lewallen David G., and van Wijnen Andre J.
BioResearch Open Access. July 2017, 6(1): 94-103. https://doi.org/10.1089/biores.2017.0017

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Linee guida sulla gestione dei pazienti con diabete ed osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (JCEM)“, a cura dell’ Endocrine Society le linee guida sulla gestione dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 e osteoporosi.

Endocrine Society logo

Numerosi studi hanno dimostrato che il rischio di frattura aumenta nelle persone con diabete di tipo 2.
Metformina, sulfoniluree, inibitori DPP-4, e GLP1 agonisti dei recettori dovrebbe essere il trattamento preferito per il diabete di tipo 2 in pazienti che hanno anche l’osteoporosi”, ha detto il prof. Stavroula A. Paschou primo autore.
La metformina ha effetti benefici sulla formazione ossea e sulla densità minerale ossea.

I ricercatori non hanno trovato prove di eventuali effetti negativi di farmaci per l’osteoporosi sul metabolismo del glucosio, ma un possibile effetto benefico con l’uso di bifosfonati. Essi raccomandano di non apportare nessuna modifica al trattamento dell’osteoporosi a causa della presenza di diabete di tipo 2.
Una dieta sana ed esercizio fisico sono molto importanti per la prevenzione e il trattamento di entrambe le condizioni”, ha detto il prof. Stavroula A. Paschou.

Leggi abstract del documento:
Type 2 diabetes and osteoporosis: a guide to optimal management.
Stavroula Α. Paschou, Anastasia D. Dede, Panagiotis G. Anagnostis, Andromachi Vryonidou, Daniel Morganstein, Dimitrios G. Goulis.
J Clin Endocrinol Metab 2017 jc.2017-00042. doi: 10.1210/jc.2017-00042

Fonte: Endocrine Society

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Terapia genetica e cellule staminali per ricostruire le ossa.

Posted by giorgiobertin su giugno 16, 2017

Un team di ricercatori del Grazit Laboratory – Cedars-Sinai è riuscito a riparato con successo gravi fratture degli arti in animali da laboratorio, con una tecnica innovativa che attiva la ricrescita dell’osso. Se la tecnica è sicura ed efficace negli esseri umani, potrebbe eventualmente sostituire gli innesti per le riparazioni delle ossa fratturate.
Il metodo rivoluzionario è una combinare di ultrasuoni, cellule staminali e terapia genica.

Siamo solo all’inizio di una rivoluzione in ortopedia“, ha dichiarato il prof. Dan Gazit. “Stiamo combinando un approccio ingegneristico con un approccio biologico per un avanzamento di ingegneria rigenerativa, che a nostro avviso è il futuro della medicina.

See an animation video that shows the bone-tissue engineering technique developed by Cedars-Sinai investigators.

Nel loro esperimento, i ricercatori hanno costruito una matrice di collagene, una proteina del corpo per la ricostruzione dell’osso è stata impiantata nella fessura tra i due lati dell’osso della gamba fratturata in animali da laboratorio. In questa matrice sono state iniettate cellule staminali per più di due settimane. Per avviare il processo di riparazione ossea, il team ha espresso un gene che induce la ricostruzione ossea direttamente nelle cellule staminali, utilizzando un impulso di ultrasuoni e microbolle che ha facilitato l’ingresso del gene nelle cellule.

Otto settimane dopo l’intervento chirurgico, il divario dell’osso era chiuso e la frattura della gamba era guarita in tutti gli animali di laboratorio che hanno ricevuto il trattamento. I test hanno dimostrato che l’osso è cresciuto ed è forte quanto quello degli innesti ossei chirurgici.
Questo studio è il primo a dimostrare la validità di un nuovo trattamento delle fratture ossee, basato sugli ultrasuoni, terapia genetica e cellule staminali proprie.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
In situ bone tissue engineering via ultrasound-mediated gene delivery to endogenous progenitor cells in mini-pigs.
Maxim Bez, Dmitriy Sheyn, Wafa Tawackoli, Pablo Avalos, Galina Shapiro, Joseph C. Giaconi, Xiaoyu Da, Shiran Ben David, Jayne Gavrity, Hani A. Awad, Hyun W. Bae, Eric J. Ley, Thomas J. Kremen, Zulma Gazit, Katherine W. Ferrara, Gadi Pelled, Dan Gazit.
Science Translational Medicine 17 May 2017: Vol. 9, Issue 390, eaal3128 DOI: 10.1126/scitranslmed.aal3128

Fonte: Grazit Laboratory – Cedars-Sinai

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Cartilagine artificiale con proprietà simili alla naturale.

Posted by giorgiobertin su giugno 12, 2017

Gli ingegneri biomedici presso l’Università della California, Davis, hanno creato un tessuto in laboratorio simile alla cartilagine naturale resistete alla trazione. Il tessuto, cresciuto sotto tensione, ma senza un’impalcatura di sostegno, mostra proprietà meccaniche simili e biochimiche alla cartilagine naturale. I risultati sono pubblicati sulla rivista “Nature Materials“.

cartialgine
Lab-grown cartilage grown with tension (top) shows similar mechanical and chemical properties to natural cartilage, which allows our joints to move smoothly. The lower image shows computer modeling of strain distribution across the artificial tissue. (Athanasiou lab, UC Davis)

Il team, guidato dal Professor Kyriacos Athanasiou, Dipartimento di Ingegneria Biomedica, ha cresciuto i condrociti umani in un sistema privo di ponteggio, permettendo alle cellule di auto-assemblarsi e attaccarsi insieme all’interno di un dispositivo appositamente progettato. Una volta che le cellule si sono unite, sono state messe sotto tensione – leggermente allungate – nell’arco di diversi giorni. Il materiale ottenuto è del tutto simile a quello naturale.

Leggi abstract dell’articolo:
Tension stimulation drives tissue formation in scaffold-free systems
Jennifer K. Lee,Le W. Huwe,Nikolaos Paschos,Ashkan Aryaei,Courtney A. Gegg,Jerry C. Hu & Kyriacos A. Athanasiou
Nature Materials (2017) Published online 12 June 2017 doi:10.1038/nmat4917

Fonte: Università della California, Davis,

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Nuovo farmaco per riparare i difetti della cartilagine nel ginocchio.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio di un nuovo medicinale: Spherox, per terapie avanzate (ATMP) per il trattamento dei pazienti adulti che presentano difetti sintomatici della cartilagine articolare nei condili femorali e nella patella, con estensione dell’area interessata inferiore a 10 cm².

knee_pain

Spherox è un ATMP composto da sferoidi, aggregati sferici di condrociti (cellule che si trovano nella cartilagine sana). In questa terapia, viene prelevata una piccola porzione di cartilagine sana per produrre in laboratorio sferoidi di condrociti che saranno inseriti artroscopicamente nel ginocchio del paziente per formare nuovi tessuti che guariscano il difetto.

Gli effetti positivi di Spherox sono stati valutati in due studi clinici, con pazienti tra i 18 ei 50 anni di età. Il primo studio, uno studio di fase II, ha incluso 75 pazienti con estensione del difetto da 4 a 10 cm², mentre nel secondo, uno studio di fase III, sono stati coinvolti 102 pazienti con estensione del difetto da 1 a 4 cm².

Il parere adottato dal CHMP (comitato per i medicinali per uso umano) costituisce una fase intermedia del percorso di accesso a Spherox per i pazienti. Il parere del CHMP sarà ora inviato alla Commissione Europea per l’adozione di una decisione relativa all’immissione in commercio del medicinale in tutta l’Unione Europea.

Fonte: AIFA EMA

New advanced therapy to repair cartilage defects in the knee

CHMP summary of positive opinion for Spherox

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Osteoartrosi al ginocchio: nessun beneficio dagli steroidi.

Posted by giorgiobertin su maggio 17, 2017

Il prof Timothy E. McAlindon, della Tufts Medical Center di Boston e i suoi colleghi hanno scoperto che le iniezioni di steroidi somministrati ogni 3 mesi non fornivano benefico rispetto al placebo, nell’alleviare il dolore al ginocchio nei pazienti con osteoartrosi del ginocchio (OA).

Osteoarthritis

I ricercatori hanno anche evidenziato che le iniezioni di steroidi in realtà portano ad una maggiore perdita di volume della cartilagine ossea se somministrati oltre 2 anni. Le scoperte del team provengono da un’analisi di 140 pazienti con OA sintomatica del ginocchio. Tutti i pazienti avevano infiammazione della membrana sinoviale, che riveste le articolazioni.
Rispetto ai pazienti che hanno ricevuto il placebo, coloro che hanno ricevuto triamcinolone hanno avuto una maggiore perdita di volume della cartilagine; si è vista una perdita di spessore della cartilagine di 0,21 millimetri, rispetto ai 0,10 millimetri del gruppo placebo.

In conclusione i pazienti con gonartrosi al ginocchio è improbabile che traggano beneficio da iniezioni di corticosteroidi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Effect of Intra-articular Triamcinolone vs Saline on Knee Cartilage Volume and Pain in Patients With Knee Osteoarthritis A Randomized Clinical Trial.
McAlindon TE, LaValley MP, Harvey WF, Price LL, Driban JB, Zhang M, Ward RJ.
JAMA. 2017;317(19):1967-1975. doi:10.1001/jama.2017.5283

Multimedia

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NICE: Linee guida sulla gestione delle fratture dell’anca.

Posted by giorgiobertin su maggio 14, 2017

Sono state pubblicate in  aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence), le linee guida sulla gestione delle fratture dell’anca negli adulti dai 18 anni in su. Il precedente documento era datato 2011.

hip fracture1

Scarica e leggi il documento in full text:
Hip fracture: management Clinical guideline [CG124] Published date: June 2011 Last updated: May 2017

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ACP: Linee guida sul trattamento dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2017

Sono state pubblicate dall’American College of Physicians (ACP), sulla rivista “Annals of Internal Medicine” le linee guida di pratica clinica basata sulle evidenze per il trattamento delle donne e degli uomini con osteoporosi. Le precedenti raccomandazioni di ACP per il trattamento di bassa densità ossea e osteoporosi per prevenire le fratture, erano state pubblicate nel 2008.

L’osteoporosi è una malattia scheletrica sistemica caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e deterioramento del tessuto osseo che porta ad un aumento del rischio di fragilità ossea e fratture, specialmente all’anca, colonna vertebrale e polso.

ACP

La linea guida si focalizza sui vantaggi comparativi e rischi dei trattamenti farmacologici a breve e lungo termine. L’evidenza suggerisce che i medici devono trattare le donne con osteoporosi con terapia farmacologica per cinque anni. Continuare il trattamento dopo i primi cinque anni può essere utile per alcune pazienti e meno per altre.

Non si raccomanda il monitoraggio della densità ossea durante il periodo di trattamento di cinque anni perché le prove non mostrano alcun beneficio. ACP raccomanda inoltre di non utilizzare la terapia in menopausa con estrogeni più terapia progestinica o raloxifene per il trattamento dell’osteoporosi nelle donne. Il trattamento con estrogeni è associato a gravi danni, come un aumento del rischio di incidenti cerebrovascolari ed eventi tromboembolici venosi che superano i potenziali benefici.

I destinatari di questa linea guida includono tutti i medici. La popolazione di pazienti bersaglio comprende uomini e donne con bassa densità ossea e osteoporosi.

Scarica e leggi il documento in full text:
Treatment of Low Bone Density or Osteoporosis to Prevent Fractures in Men and Women: A Clinical Practice Guideline Update from the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Mary Ann Forciea, MD; Robert M. McLean, MD; Thomas D. Denberg, MD, PhD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M15-1361

Pharmacologic Treatment of Low Bone Density or Osteoporosis to Prevent Fractures” – 2008

Fonte: American College of Physicians (ACP)

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GIOSEG: Vitamina D per la salute dell’osso.

Posted by giorgiobertin su maggio 5, 2017

La G.I.O.S.E.G. (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group) ha pubblicato un documento stilato da una task force sugli effetti scheletrici della vitamina D e del management della sua carenza.

logo_GIOSEG

Il documento ha l’obiettivo di chiarire il ruolo fisiologico della Vitamina D, la sua importanza nel trattamento della fragilità scheletrica e il suo corretto utilizzo basato sulle più recenti evidente scientifiche.

Scarica e leggi il documento in full text:
LA VITAMINA D: UN ORMONE ESSENZIALE PER LA SALUTE SCHELETRICA

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CLARITY: Nuova tecnica per rendere trasparenti le ossa.

Posted by giorgiobertin su maggio 4, 2017

I ricercatori del California Institute of Technology hanno messo a punto una nuova tecnica che permette di rendere trasparenti i tessuti molli, in particolare i tessuti ossei. Negli esperimenti di laboratorio è stata evidenziata la proliferazione delle cellule staminali ossee, un processo fondamentale per il rimodellamento delle ossa.

In un osso sano c’è un delicato equilibrio tra l’attività degli osteoblasti, le cellule che costruiscono il tessuto osseo, e gli osteoclasti, che lo distruggono, permettendo un continuo rimodellamento. Questo processo è parzialmente controllato dalle cellule staminali del midollo osseo, chiamate preosteoblasti (od osteoprogenitori), che si sviluppano successivamente in osteoblasti.

La densità di cellule staminali nel tessuto osseo è molto bassa: per questo motivo è assai difficile studiarle in poche sezioni di osso“, ha spiegato Alon Greenbaum, primo autore dell’articolo. “Come se non bastasse, la riduzione dell’osso in sezioni sottili causa un deterioramento della struttura tridimensionale dell’ambiente in cui si sviluppano le staminali: per questo s’impone la necessità di vedere meglio il tessuto intatto“.

Clarity
A mouse tibia that has been rendered transparent with Bone CLARITY. Stem cells appear distributed throughout the bone in red. The ability to see bone stem cell behavior is crucial for testing new osteoporosis treatments.
Credit: Science Translational Medicine, Greenbaum, Chan, et al; Gradinaru laboratory/Caltech

La nuova tecnica consiste nella rimozione dei lipidi dalle cellule e nell’iniezione di idrogel al loro interno per fornire alle cellule
un nuovo supporto strutturale. L’applicazione ai tessuti ossei ha richiesto l’ulteriore rimozione del calcio che contribuisce all’opacità dei tessuti ed è presente nelle ossa in quantità decisamente maggiore che nei tessuti molli (video). La tecnica permetterà di studiare nuove molecole per il trattamento dell’osteoporosi.

La pubblicazione sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Bone CLARITY: Clearing, imaging, and computational analysis of osteoprogenitors within intact bone marrow
Alon Greenbaum, Ken Y. Chan, Tatyana Dobreva, David Brown, Deepak H. Balani, Rogely Boyce, Henry M. Kronenber….
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 26 APR 2017, Vol. 9, Issue 387, eaah6518 DOI: 10.1126/scitranslmed.aah6518

Fonte: California Institute of Technology – Le Scienze

Video

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NICE: Linee guida sull’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 1, 2017

Sono stati pubblicati e cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) gli standard di qualità sulla gestione dell’osteoporosi negli adulti (18 anni in su), tra cui la valutazione del rischio e la prevenzione delle fratture da fragilità.

osteoporosis

Scarica e leggi il documento in full text:
Osteoporosis – Quality standard [QS149] Published date:  28 April 2017

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Il magnesio potrebbe prevenire le fratture negli anziani.

Posted by giorgiobertin su aprile 13, 2017

I ricercatori delle Università di Bristol e Finlandia orientale hanno seguito 2.245 uomini di mezza età nel corso di un periodo di 20 anni. Essi hanno scoperto che gli uomini con più bassi livelli ematici di magnesio avevano un aumento del rischio di fratture, in particolare le fratture dell’anca. Il rischio di avere una frattura è stata ridotta del 44 percento negli uomini con elevati livelli ematici di magnesio.
Nessuno dei 22 uomini che avevano livelli molto elevati di magnesio (> 2,3 mg / dl) nella popolazione dello studio ha avuto fratture durante il periodo di follow-up.

xrayhipfracture
X-ray of a hip fracture

Questi nuovi risultati possono avere implicazioni per la salute pubblica; bassi livelli ematici di magnesio sono molto comuni nella popolazione, soprattutto tra le persone anziane che sono soggette a fratture. Questi risultati potrebbero aiutare ad avviare iniziative per includere lo screening del magnesio nel sangue come esame di routine, soprattutto negli anziani.

Leggi il full text dell’articolo:
Low serum magnesium levels are associated with increased risk of fractures: a long-term prospective cohort study
Setor K. Kunutsor, Michael R. Whitehouse, Ashley W. Blom and Jari A. Laukkanen
European Journal of Epidemiology First Online: 12 April 2017 doi:10.1007/s10654-017-0242-2

Fonte: Università di Bristol

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Linee guida sulla diagnosi, gestione e trattamento dell’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su marzo 8, 2017

Queste linee guida pubblicate nel 2016 sulla rivista “Reumatismo” vogliono essere di aiuto ai clinici delle varie aree specialistiche che, con competenze ed interesse diverso, afferiscono alla gestione dell’Osteoporosi o, più in generale, alle problematiche del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro.

SIOMMMS-osteoporosi

Esse riassumono il lavoro di una attenta revisione della letteratura e forniscono raccomandazioni elaborate dalla messa a punto di una valutazione ponderata dei livelli di evidenza.

Scarica e leggi il documento in lingua italiana.
Linee guida per la diagnosi, la prevenzione ed il trattamento dell’osteoporosi
M. Rossini, S. Adami, F. Bertoldo, D. Diacinti, D. Gatti, S. Giannini, A. Giusti, N. Malavolta, S. Minisola, G. Osella, M. Pedrazzoni, L. Sinigaglia, O. Viapiana, G.C. Isaia
Reumatismo, 2016; 68 (1): 1-42

Scarica e leggi il documento in lingua inglese.
Guidelines for the diagnosis, prevention and management of osteoporosis

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ACP: Linee guida per il trattamento del mal di schiena.

Posted by giorgiobertin su febbraio 14, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’American College of Physicians le linee guida di pratica clinica per il trattamento del mal di schiena acuto o subacuto.
Secondo le raccomandazioni pubblicate sulla rivista “Annals of Internal Medicine“, i medici ed i pazienti dovrebbero trattare il mal di schiena acuto o subacuto con le terapie non farmacologiche come quelle sotto forma di calore superficiale, massaggi, agopuntura, o manipolazione spinale. Se la terapia farmacologica è necessaria, si dovrebbero selezionare i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o rilassanti muscolari scheletrici.

back-pain

I medici dovrebbe rassicurare i loro pazienti che lombalgia acuta e subacuta di solito migliora nel tempo indipendentemente dal trattamento“, ha detto Nitin S. Damle (video). “I medici dovrebbero evitare di prescrivere esami inutili e farmaci costosi e potenzialmente dannosi, in particolare narcotici, per i loro pazienti.”
Le prove hanno dimostrato che il paracetamolo non è stato efficace nel migliorare gli esiti del dolore rispetto al placebo. Altre prove hanno dimostrato che gli steroidi sistemici non sono stati efficaci nel trattamento della lombalgia acuta o subacuta.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Noninvasive Treatments for Acute, Subacute, and Chronic Low Back Pain: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians
Amir Qaseem, MD, PhD, MHA; Timothy J. Wilt, MD, MPH; Robert M. McLean, MD; Mary Ann Forciea, MD; for the Clinical Guidelines Committee of the American College of Physicians
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 14 February 2017] doi: 10.7326/M16-2367

Systemic Pharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2458

Nonpharmacologic Therapies for Low Back Pain: A Systematic Review for an American College of Physicians Clinical Practice Guideline
Roger Chou, MD; Richard Deyo, MD, MPH; Janna Friedly, MD; Andrea Skelly, PhD, MPH; Robin Hashimoto, PhD; Melissa Weimer, DO, MCR; Rochelle Fu, PhD; Tracy Dana, MLS; Paul Kraegel, MSW; Jessica Griffin, MS; Sara Grusing, BA; Erika D. Brodt, BS
Ann Intern Med. 2017. DOI: 10.7326/M16-2459

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Osteoporosi: Scoperto fattore di crescita che inverte la perdita di tessuto osseo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 30, 2016

Un team di ricercatori del Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern (CRI) ha scoperto un nuovo fattore di crescita di formazione ossea l’Osteolectin (Clec11a,) che può invertire la perdita di tessuto osseo associata con l’osteoporosi. Questa scoperta ha implicazioni per la medicina rigenerativa.

Il prof. Morrison e colleghi hanno scoperto che quando Osteolectin è stata eliminato nei topi, essi hanno avuto un’accelerazione nella perdita di tessuto osseo durante l’età adulta.

osteolectin

Questi risultati dimostrano il ruolo importante che l’Osteolectin svolge nella formazione di nuovo osso e nel mantenimento della massa ossea adulta. Questo studio apre la possibilità di utilizzare questo fattore di crescita per il trattamento di malattie come l’osteoporosi“, afferma il prof. Morrison che ha pubblicato i risultati sulla rivista “e-Life“.

L’Osteolectin è nota per essere fatta da alcune cellule del midollo osseo e delle ossa, i ricercatori del CRI sono stati i primi a dimostrare che l’Osteolectin promuove la formazione di nuovo tessuto osseo dalle cellule staminali scheletriche nel midollo osseo.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Clec11a/osteolectin is an osteogenic growth factor that promotes the maintenance of the adult skeleton
Rui Yue Bo Shen Sean J Morrison
eLife 2016;5:e18782 DOI: http://dx.doi.org/10.7554/eLife.18782 Published December 13, 2016

Fonte: Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern

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NICE: Linee guida sulle fratture all’anca negli adulti.

Posted by giorgiobertin su novembre 29, 2016

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione delle fratture all’anca negli adulti (dai 18 anni in su). Il precedente documento era datato 2012.

hip-fracture
La linea guida non riguarda la prevenzione di fratture dell’anca. Il documento è stato sottoscritto dalle istituzioni inglesi:British Orthopaedic Association, Chartered Society of Physiotherapy. Royal College of General Practitioners, Royal College of Physicians.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hip fracture in adults – Quality standard Published: November 2016

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Scimmie paralizzate camminano con interfaccia cervello-colonna vertebrale in wireless.

Posted by giorgiobertin su novembre 11, 2016

I ricercatori del Swiss Federal Institute of Technology di Lausanne ed un altro laboratorio in Cina hanno inserito in un cervelleo di scimmia un impianto wireless – che stimola gli elettrodi di una gamba, ricreando segnali registrati dal cervello – consentendo agli animali con lesioni del midollo spinale di camminare.

Questo studio aiuta ad aprire nuove interessanti percorsi di ricerca clinica e nuove opzioni di trattamenti bioelettronici per i pazienti che vivono con paralisi“, afferma il bioingegnere Chad Bouton uno dei ricercatori.


Paralyzed primate walks again after brain-spine implant

Dei microelettrodi vengono impiantati nel cervello delle scimmie paralizzate e vengono prelevati e decodificati i segnali che erano stati precedentemente associati con il movimento delle gambe.”Abbiamo capito come estrarre i segnali cerebrali che codificano la flessione ed estensione dei movimenti della gamba con un algoritmo matematico” – afferma Chad Bouton.
Questi segnali vengono inviati in modalità wireless a dispositivi che generano impulsi elettrici nella colonna vertebrale inferiore, che innescano a loro volta i muscoli nelle gambe delle scimmie creando il movimento video.

Ora stiamo lavorando con le scimmie per cercare di garantire loro un migliore controllo del muscolo della gamba, in modo che possano non solo sostenere il proprio peso, ma anche mantenere il loro equilibrio ed evitare gli ostacoli“. conclude Bouton

Leggi abstract degli articoli:
A brain–spine interface alleviating gait deficits after spinal cord injury in primates
Marco Capogrosso, Tomislav Milekovic, David Borton, Fabien Wagner, Eduardo Martin Moraud+ et al.
Nature 539, 284–288 (10 November 2016)

Spinal-cord injury: Neural interfaces take another step forward
Andrew Jackson
Nature 539, 177–178 (10 November 2016) doi:10.1038/539177a

 

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Osteoartrite: Possibile trattamento con iniezioni di nanoparticelle.

Posted by giorgiobertin su settembre 29, 2016

I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno dimostrato nei topi che l’iniezione di nanoparticelle nelle giunture delle articolazioni nei casi di osteoartrite è in grado di inibire l’infiammazione che contribuisce al danno della cartilagine.

cartilage
Researchers at Washington University School of Medicine in St. Louis have found that injecting nanoparticles into an injured joint can inhibit the inflammation that contributes to the cartilage damage seen in osteoarthritis. Shown in green is an inflammatory protein in cartilage cells. After nanoparticles are injected, the inflammation is greatly reduced. Credit: Washington University in St. Louis

Christine Pham, professore associato di medicina spiega: “Cerchiamo di trattare i sintomi dell’osteoartrosi, ma anche quando iniettiamo steroidi in un giunto artritico, il farmaco rimane solo per un massimo di un paio d’ore, e poi viene eliminato. Queste nanoparticelle rimangono nel sito più a lungo e aiutano a prevenire la degenerazione della cartilagine.”

Le nanoparticelle utilizzate nello studio sono 10 volte più piccolo di un globulo rosso, questo consente la penetrazione in profondità nei tessuti. Le particelle trasportano un peptide derivato da una proteina naturale chiamata melittin che è stata modificata per consentirgli di legarsi a una molecola chiamata small interfering RNA (siRNA). Il complesso peptidico di NF-kB siRNA agisce nell’articolazione danneggiata, interferendo con l’infiammazione delle cellule. La nanoparticella peptidica penetra in profondità nella cartilagine per consegnare il suo carico terapeutica ai condrociti, dimostrando la sua capacità di permeare la matrice cartilaginea densa.
Le nanoparticelle sono state iniettate poco dopo l’infortunio per evitare la rottura della cartilagine, che alla fine porta alla osteoartrite.

Leggi abstract dell’articolo:
Suppression of NF-kB activity via nanoparticle-based siRNA deliver alters early cartilage responses to injury.
Yan X, Duan X, Pan H, Holguin N, Rai MF, Akk A, Springer LE, Wickline SA, Sandell LJ, Pham CTN.
Proceedings of the National Academy of Sciences, Early Edition. Published online before print September 28, 2016, doi: 10.1073/pnas.1608245113 .

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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Fibra di mais migliora la salute delle ossa nelle donne.

Posted by giorgiobertin su agosto 27, 2016

Secondo una nuova ricerca condotta presso la Purdue University di West Lafayette, un supplemento di fibra di mais solubile quotidiana aiuta in modo significativo a costruire e mantenere il calcio nelle ossa per le donne adolescenti e in postmenopausa.

FiberUp

Nella nuova ricerca, il team ha valutato come la dose di fibra di mais influenza l’assorbimento del calcio, le proprietà delle ossa e del microbioma dell’intestino nelle donne adolescenti e post-menopausa.
I risultati dello studio sulle donne in post-menopausa sono stati pubblicati nel “American Journal of Clinical Nutrition“, mentre i risultati sulle donne adolescenti sono stati pubblicati nel “Journal of Nutrition“.

Nello studio postmenopausale, 14 donne sane in postmenopausa hanno consumato 0 grammi, 10 grammi o 20 grammi di fibra di mais solubile ogni giorno per 50 giorni. Le donne nei gruppi che hanno ricevuto 10 grammi e 20 grammi – hanno avuto nelle ossa un miglioramento della ritenzione di calcio del 4,8 per cento e 7 per cento, rispettivamente.

Nello studio sulle adolescenti, 28 ragazze di età compresa tra 11 e 14 anni hanno consumato 0 grammi, 10 grammi, o 20 grammi di fibra di mais solubile ogni giorno per 4 settimane, pur mantenendo la loro dieta regolare. Le femmine in entrambi i gruppi di 10 grammi e 20 grammi hanno visto un aumento dell’assorbimento del calcio di circa il 12 per cento, che corrisponde all’1,8 per cento in più di scheletro all’anno.

I sintomi gastrointestinali sono stati minimi in entrambi gli studi ed anche nei gruppi di controllo. Nutrendo adeguatamente i “batteri buoni” della flora intestinale con fibre solubili, come quelle del mais, si può favorire l’assorbimento del calcio.

Leggi abstracts degli articoli:
Soluble corn fiber increases bone calcium retention in postmenopausal women in a dose-dependent manner: a randomized crossover trial
Steven A. Jakeman, Courtney N. Henry, Berdine R. Martin, George P. McCabe, Linda D. McCabe, George S. Jackson, Munro Peacock, Connie M. Weaver
American Journal of Clinical Nutrition doi: 10.3945/ajcn.116.132761

Soluble Corn Fiber Increases Calcium Absorption Associated with Shifts in the Gut Microbiome: A Randomized Dose-Response Trial in Free-Living Pubertal Females
Corrie M. Whisner, Berdine R. Martin, Cindy H. Nakatsu, Jon A. Story, Claire J. MacDonald-Clarke, Linda D. McCabe, George P. McCabe, and Connie M. Weaver
Journal of Nutrition doi: 10.3945/jn. 115.227256

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Cellule staminali ingegnerizzate per far crescere cartilagine.

Posted by giorgiobertin su luglio 19, 2016

I ricercatori della Washington University School of Medicine in St. Louis e della Cytex Therapeutics Inc. hanno programmato le cellule staminali a crescere come nuova cartilagine su un modello 3-D a forma di palla, come un’articolazione dell’anca. Inoltre, utilizzando la terapia genica hanno attivato la nuova cartilagine a rilasciare molecole anti-infiammatorie per respingere un ritorno dell’artrite.

Hip_secondary  cartilage-hemisphere
A 3-D, biodegradable, synthetic scaffold has been molded into the precise shape of a hip joint. The scaffold is covered with cartilage made from stem cells taken from fat beneath the skin.

Farshid Guilak, professore di chirurgia ortopedica presso la Washington University afferma: “Abbiamo sviluppato un modo per creare un giunto artritico utilizzando cellule staminali del paziente per far crescere nuova cartilagine, in combinazione con la terapia genica per rilasciare molecole anti-infiammatorie per tenere a bada l’artrite. La nostra speranza è quella di prevenire, o almeno ritardare, la sostituzione dell’articolazione protesica di metallo o plastica“.

Il ponteggio 3-D è costruito utilizzando un modello di tessitura che fornisce la struttura e le proprietà della cartilagine normale. la struttura unica è il risultato di circa 600 fasci di fibre biodegradabili tessute insieme per creare un maglia ad alte prestazioni in grado di funzionare come la cartilagine normale. Il ponteggio viene coperto con la cartilagine costituita da cellule staminali del paziente prelevate dal grasso sotto la pelle.

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, potrebbe fornire un’alternativa alla chirurgia di sostituzione dell’anca, soprattutto nei pazienti più giovani.

Leggi abstract dell’articolo:
Anatomically shaped tissue-engineered cartilage with tunable and inducible anticytokine delivery for biological joint resurfacing
Franklin T. Moutos, Katherine A. Glass, Sarah A. Compton, Alison K. Ross, Charles A. Gersbach, Farshid Guilak, and Bradley T. Estes
PNAS 2016 ; published ahead of print July 18, 2016, doi:10.1073/pnas.1601639113

Fonte: Washington University School of Medicine in St. Louis

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Creato in laboratorio l’osso bionico che si stampa in 3D.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2016

I ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Materiali dell’Imperial College, hanno sintetizzato nuovi materiali ibridi per rigenerare il tessuto osseo e cartilagineo, danneggiato da traumi o da patologie.

Il tessuto osseo naturale, come la cartilagine, ha una forte resistenza meccanica, ma è allo stesso tempo dinamico. I ricercatori hanno studiato il modo per mimare queste caratteristiche con materiali sintetici. E utilizzando una componente inorganica a base di silicio con una nuova matrice organica mai utilizzata prima è stato creato un materiale con caratteristiche molto particolari, che possono anche essere modulate cambiando i rapporti tra le componenti organiche e inorganiche. Il materiale brevettato è così in grado di auto-ripararsi in caso di fratture nette o in caso di scheggiature, è elastico, resiste alla compressione e alla trazione.


Bouncy bio glass scaffolds computer animation

Grazie alle caratteristiche modulabili, verrà studiato il suo utilizzo nell’ambito della medicina rigenerativa. In particolare, dopo un’ulteriore fase di ricerca, si potrebbe giungere alla realizzazione di un materiale che, opportunamente ingegnerizzato, mimi il tessuto e ne stimoli la riparazione, fino ad arrivare alla rigenerazione della cartilagine consumata o danneggiata sia a livello del menisco sia a livello dei dischi intervertebrali.

Guarda e scarica i video che mostrano le proprietà del materiale brevettato dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Imperial College di Londra.

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La dieta mediterranea associata a minore rischio di fratture.

Posted by giorgiobertin su aprile 4, 2016

Secondo uno studio pubblicato su “Jama Internal Medicine“, una dieta mediterranea ricca di frutta, verdura, pesce, noci, legumi e cereali integrali sembra associata a una moderata riduzione del rischio di frattura dell’anca nelle donne in post-menopausa.

dieta

dieta mediterranea

Il prof. Haring e colleghi hanno analizzato i dati raccolti da 93.676 donne che hanno preso parte allo studio denominato Women’s Health Initiative. Le donne, avevano un’età compresa tra 50 e 79 anni e sono state seguite per un periodo di 16 anni. Durante il periodo di osservazione sono state registrate 28.718 fratture, di cui 2.121 all’anca. In particolare dai risultati è emerso che le donne che avevano seguito un tipo di dieta vicina a quella mediterranea, avevano subito un minor numero di fratture dell’anca. “Questi risultati suggeriscono che un’alimentazione sana può giocare un ruolo nel mantenimento della salute ossea in post-menopausa” afferma Häring.

Leggi abstract dell’articolo:
Dietary Patterns and Fractures in Postmenopausal Women: Results From the Women’s Health Initiative.
Haring B, Crandall CJ, Wu C, LeBlanc ES, Shikany JM, Carbone L, Orchard T, Thomas F, Wactawaski-Wende J, Li W, Cauley JA, Wassertheil-Smoller S.
JAMA Intern Med. 2016 Mar 28. doi: 10.1001/jamainternmed.2016.0482. [Epub ahead of print]

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