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Posts Tagged ‘ortopedia’

Linee guida sulle terapie ossee per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su gennaio 28, 2020

Sono state pubblicate dall’ASCO (American Societyof Clinical Oncology) le linee guida sulla salute ossea e terapie ossee mirate per il cancro alla prostata. Il documento cerca di dare la risposta al quesito: Quali terapie mirate alla salute delle ossa sono efficaci in tutte le fasi del carcinoma della prostata?LA pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Journal of Clinical Oncology“.

JCO

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Bone Health and Bone-Targeted Therapies for Prostate Cancer: ASCO Endorsement of a Cancer Care Ontario Guideline
Philip J. Saylor, R. Bryan Rumble, Scott Tagawa, James A. Eastham, Antonio Finelli, Pavan S. Reddy, Terry M. Kungel, Merel G. Nissenberg, and Jeff M. Michalski
Journal of Clinical Oncology Published online January 28, 2020 DOI: 10.1200/JCO.19.03148

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Uso prolungato di statine collegato all’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 1, 2019

I risultati di uno studio condotto dai ricercatori della Medical University of Vienna, Austria, pubblicati sulla rivista “Annals of the Rheumatic Diseases” mostrano che la diagnosi di osteoporosi nei pazienti trattati con statine è dose-dipendente.

statine

La ricerca è stato avviata per studiare la relazione di diversi tipi e dosaggi di statine con l’osteoporosi, ipotizzando che l’inibizione della sintesi del colesterolo potrebbe influenzare gli ormoni sessuali e quindi la diagnosi dell’osteoporosi. Dall’analisi dei dati (dati sanitari di oltre 7,9 milioni di austriaci dal 2006 al 2007), è stato dimostrato che a basse dosi, le statine potrebbero proteggere dal riassorbimento osseo. Ma maggiore è il dosaggio di farmaci che abbassano il colesterolo, maggiore è la probabilità di osteoporosi.

Ricordiamo che le statine sono tra i farmaci più prescritti in tutto il mondo. Abbassano il colesterolo alto e hanno dimostrato di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Meno studiate sono le complicanze legate all’assunzione di statine, come una possibile influenza sul riassorbimento osseo patologico (osteoporosi).

Diagnosis of osteoporosis in statin-treated patients is dose-dependent
Michael Leutner, Caspar Matzhold, Luise Bellach, Carola Deischinger, Jürgen Harreiter, Stefan Thurner, Peter Klimek, Alexandra Kautzky-Willer.
Annals of the Rheumatic Diseases Published Online First: 26 September 2019. doi: 10.1136/annrheumdis-2019-215714

Commentary: Statins could increase or decrease osteoporosis risk — the dosage makes the difference – Complexity Science Hub Vienna

Fonte: Medical University of Vienna

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Revisione sistematica sulla diagnosi e gestione del piede diabetico.

Posted by giorgiobertin su ottobre 1, 2019

Le complicanze del piede diabetico sono la ragione principale del ricovero e dell’amputazione nelle persone con diabete. L’obiettivo principale di questo studio è stato quello di effettuare una revisione sistematica dei livelli delle strategie di valutazione e trattamento che appaiono nelle linee guida di pratica clinica focalizzate sul piede diabetico. Un altro obiettivo è quello di eseguire un’analisi dei livelli di evidenza a supporto delle raccomandazioni formulate dalle linee guida di pratica clinica selezionate.

piede diabetico

Scarica e leggi il documento in full text:
Prevention, assessment, diagnosis and management of diabetic foot based on clinical practice guidelines
A systematic review

Pérez-Panero, Alberto J.; Ruiz-Muñoz, María; Cuesta-Vargas, Antonio I.; Gónzalez-Sánchez, Manuel
Medicine: August 2019 – Volume 98 – Issue 35 – p e16877 doi: 10.1097/MD.0000000000016877

Articoli correlati:
Diabetic foot problems: prevention and management – National Institute for Health and Care Excellence (free)
Diagnosis and Management of Diabetic Foot Complications – American Diabetes Association (free)

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Linee guida: diagnosi e trattamento della lombalgia.

Posted by giorgiobertin su settembre 20, 2019

I ricercatori del U.S. Department of Veterans Affairs (VA) e U.S. Department of Defense (DoD) hanno pubblicato le linee guida di pratica clinica per la diagnosi e gestione della lombalgia.

lombagia

Scarica e leggi il documento in full text:
VA/DoD Clinical Practice Guideline: Diagnosis and Treatment of Low Back Pain

Linee guida correlate:
National Clinical Guidelines for non-surgical treatment of patients with recent onset low back pain or lumbar radiculopathy – European Spine Journal (free)

Clinical practice guidelines for the management of non-specific low back pain in primary care: an updated overview – European Spine Journal (free)

Noninvasive Treatments for Acute, Subacute, and Chronic Low Back Pain: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians (free)

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Raccomandazioni per la gestione della rottura del legamento crociato anteriore.

Posted by giorgiobertin su agosto 24, 2019

Sono state pubblicate sulla rivista “Best Practice & Research Clinical Rheumatology” le raccomandazione della sulla gestione dei pazienti con rottura del legamento crociato anteriore (LCA).

ACL

Scarica e leggi il documento in full text:
Evidence-based recommendations for the management of anterior cruciate ligament (ACL) rupture
Stephanie R. Filbay, Hege Grindem
Best Practice & Research Clinical Rheumatology Pages 33-47 https://doi.org/10.1016/j.berh.2019.01.018

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Artrite psoriasica: nuovo modello per studiare e testare farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2019

L’Università Cattolica – Sede di Roma nell’ambito di una collaborazione internazionale ha contribuito alla realizzazione del primo modello animale per lo studio dell’artrite psoriasica.

Il lavoro pubblicato sulla rivista “The FASEB journal” (Federation of American Societies For Experimental Biology) rappresenta una pietra miliare nella lotta all’artrite psoriatica (PsA).

fasebj.2019.33

Lo studio presenta un nuovo modello animale, unico nel suo genere, che ricapitola tutti gli aspetti dell’artrite psoriasica contemporaneamente (eritema, desquamazione ed ispessimento della pelle, degenerazione delle vertebre, ispessimento sinoviale e perdita di cartilagine articolare nel ginocchio), ottenuto attraverso modifiche genetiche (inserimento del gene “IL-23”, per l’interleuchina 23 proinfiammatoria).
I topolini modificati geneticamente hanno sviluppato, già dopo una singola iniezione del gene, la malattia, con tutti i sintomi a partire dalle manifestazioni cutanee fino alle disfunzioni discali e articolari.

L’importanza del nuovo modello – dichiara il professor Pola – si concretizza nella possibilità di aprire finalmente un varco nell’approccio terapeutico in particolare della degenerazione discale e dell’artrite della colonna connesse a questa patologia e, quindi, di poter migliorare la qualità di vita dei pazienti”.

L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica che riduce la mobilità e l’agilità dei pazienti, caratterizzata da dolore, gonfiore e rigidità delle articolazioni interessate, e che porta ad aumentato rischio di sviluppare il diabete di tipo II, compromettendo decisamente la qualità di vita dei pazienti e lo svolgimento delle normali attività connesse alla vita quotidiana.

Leggi abstract dell’articolo:
Adenoviral gene transfer of a single-chain IL-23 induces psoriatic arthritis–like symptoms in NOD mice
Rafael R. Flores, Lana Carbo, Eun Kim, Montina Van Meter, Consuelo M. Lopez De Padilla, Jing Zhao, Debora Colangelo, Matthew J. Yousefzadeh, Luise A. Angelini, Lei Zhang, Enrico Pola, Nam Vo, Christopher H. Evans, Andrea Gambotto, Laura J. Niedernhofer, and Paul D. Robbins
The FASEB journal Published Online:6 Jun 2019 https://doi.org/10.1096/fj.201900420R

Fonte: Università Cattolica – Sede di Roma

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Linee guida sulla chirurgia artroscopica del menisco.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2019

L’artroscopia del ginocchio è una tecnica chirurgica minimamente invasiva, eseguita in anestesia, attraverso la quale sono possibili la diagnosi e la cura di patologie e infortuni all’articolazione del ginocchio.
Il British Association for Surgery of the Knee (BASK) ha pubblicato sulla rivista “The Bone & Joint Journal” una linea guida sul trattamento chirurgico del menisco in artroscopia.

artroscopia ginocchio

Scarica e leggi il documento in full text:
Arthroscopic meniscal surgery
a national society treatment guideline and consensus statement
S. G. F. Abram, D. J. Beard, A. J. Price, BASK Meniscal Working Group*
Bone Joint J 2019;101-B:652–659. Published Online:1 Jun 2019 https://doi.org/10.1302/0301-620X.101B6.BJJ-2019-0126.R1

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Le cellule staminali del midollo osseo rigenerano la cartilagine.

Posted by giorgiobertin su aprile 14, 2019

Le cellule staminali raccolte dal midollo osseo del paziente hanno un grande interesse come potenziale terapia per l’osteoartrosi del ginocchio (KOA) a causa della loro capacità di rigenerare la cartilagine danneggiata. I risultati sono stati pubblicati su “STEM CELLS Translational Medicine (SCTM)“.

SCTM

In questo trial clinico, primo del suo genere in Canada, i ricercatori hanno usato cellule stromali mesenchimali (MSC), raccolte dal midollo osseo del paziente in anestesia locale, per trattare l’osteoartrosi del ginocchio (KOA).
Il Dr. Viswanathan ha affermato: “Abbiamo anche ottenuto nuove informazioni su un potenziale meccanismo di azione antinfiammatoria di queste cellule nelle articolazioni del ginocchio osteoartritico. Abbiamo notato che l’eterogeneità del donatore è un fattore importante, e il nostro panel di geni assemblati ci aiuta a identificare le cellule che sono potenti nell’osteoartrite: questi sono risultati importanti che speriamo di tradurre in una sperimentazione clinica più ampia e potenziata come parte dei nostri prossimi passi“.

“Questo studio pilota clinico avanza il campo della ricerca sulle cellule staminali per i pazienti con artrite, mostrando sicurezza e fornendo informazioni sulle potenziali linee guida sull’efficacia della terapia” – afferma il prof. Anthony Atala.

Leggi il full text dell’articolo:
Bone Marrow Mesenchymal Stromal Cells in Patients with Osteoarthritis Results in Overall Improvement in Pain and Symptoms and Reduces Synovial Inflammation
Jaskarndip Chahal Alejandro Gómez‐Aristizábal Konstantin Shestopaloff Shashank Bhatt Amélie Chaboureau Antonietta Fazio Jolene Chisholm Amanda Weston Julia Chiovitti Armand Keating Mohit Kapoor Darrell J. Ogilvie‐Harris Khalid A. Syed Rajiv Gandhi Nizar N. Mahomed Kenneth W. Marshall Marshall S. Sussman Ali M. Naraghi Sowmya Viswanathan
STEM CELLS Translational Medicine First Published: 9 April 2019 https://doi.org/10.1002/sctm.18-0183

(ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02351011)

Fonte: Prweb

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Primo impianto permanente al mondo di una mano robotica.

Posted by giorgiobertin su febbraio 6, 2019

Per la prima volta al mondo una mano robotica è stata impiantata in modo permanente e potrà essere utilizzata quotidianamente. L’intervento è stato eseguito in Svezia, presso la Chalmers University of Technology su una donna di 45 anni e la mano robotica è stata costruita grazie al progetto europeo DeTOP, guidato da Christian Cipriani, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Si sta lavorando in vista di altri due interventi, da eseguire in Italia e in Svezia (video).


Osseo-neuromuscular interface for below-elbow amputations (e-OPRA)

Nelle ossa dell’avambraccio (radio e ulna) della donna sono stati impiantate delle strutture in titanio come ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall’altro. Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso. In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto.

“Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata – ha osservato Cipriani – e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale”.

Il traguardo raggiunto con questo primo intervento segna una pietra miliare: “abbiamo a disposizione uno strumento incredibilmente versatile connesso col cervello, che ci aiuta a studiare la connessione tra il cervello e la periferia del sistema nervoso e utile per capire altre patologie“.

Si apre, ha detto ancora il professore, “un mondo molto grande” ed è anche chiaro che queste tecnologie costituiscono anche “il ponte verso nuove mani robotiche destinate alle macchine è già chiaro: la stessa mano capace di adattarsi può essere utilizzata nei robot”, a partire da quelli che lavorano in aziende e che hanno il compito di afferrare e manipolare oggetti.

See videos describing the project

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Gli antibiotici distruggono i batteri intestinali e influenzano la salute delle ossa.

Posted by giorgiobertin su gennaio 28, 2019

I ricercatori della Medical University of South Carolina (MUSC) di Charleston, specializzati in osteoimmunologia, in uno studio pubblicato sulla rivista “The American Journal of Pathology“, hanno analizzato l’impatto degli antibiotici sullo sviluppo scheletrico postpubatorio.

antibiotic-microbioma

In particolare lo studio ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale causa una risposta pro-infiammatoria che può portare a un minor riassorbimento osseo, un processo mediante il quale gli osteoclasti o le grandi cellule ossee rilasciano i minerali e li trasferiscono nel sangue.

Il nostro studio” afferma la prof.ssa Jessica D. Hathaway-Schrader “ha dimostrato che la rottura dell’antibiotico nel microbiota intestinale ha un impatto significativo sulla comunicazione tra il sistema immunitario e le cellule ossee. I risultati ottenuti potrebbero portare a studi clinici “volti a definire l’impatto di specifici antibiotici sul microbioma intestinale“.

Leggi abstract dell’articolo:
Antibiotic Perturbation of Gut Microbiota Dysregulates Osteoimmune Cross Talk in Postpubertal Skeletal Development
Jessica D. Hathaway-Schrader, Heidi M. Steinkamp, Michael B. Chavez, Nicole A. Poulides, … Chad M. Novince
The American Journal of Pathology Volume 189, Issue 2, February 2019, Pages 370-390 https://doi.org/10.1016/j.ajpath.2018.10.017

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Atlante di fattori genetici associati all’osteoporosi.

Posted by giorgiobertin su dicembre 31, 2018

Un nuovo e rivoluzionario studio condotto da ricercatori del Lady Davis Institute (LDI) presso l’Jewish General Hospital (JGH) è riuscito a compilare un atlante di fattori genetici associati alla densità minerale ossea stimata (BMD), uno dei più clinicamente rilevanti fattori nella diagnosi dell’osteoporosi.

osteoporosis
On the left is normal bone and on the right is osteoporotic bone. Credit: International Osteoporosis Foundation

Lo studio, pubblicato su “Nature Genetics, identifica 518 loci a livello genomico, di cui 301 sono stati scoperti di recente, che spiegano il 20% della vari”anza genetica associata all’osteoporosi. Avere identificato tanti fattori genetici offre grandi promesse per lo sviluppo di nuove terapie mirate per il trattamento della malattia e per ridurre il rischio di fratture.

Leggi abstract dell’articolo:
An atlas of genetic influences on osteoporosis in humans and mice
John A. Morris, John P. Kemp, […]J. Brent Richards
Nature Genetics (2018). DOI: 10.1038/s41588-018-0302-x

Fonte: Lady Davis Institute (LDI)

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Artrosi: nanoparticelle con farmaci arrivano all’interno della cartilagine.

Posted by giorgiobertin su dicembre 3, 2018

Un gruppo di ingegneri del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno messo a punto della nanoparticelle che promettono di rivoluzionare il trattamento dell’osteoartrosi. Queste molecole infatti riescono a trasportare negli strati più profondi della cartilagine il fattore di crescita insulino-simile Igf-1, sostanza potenzialmente in grado di riparare i danni del tessuto connettivo delle articolazioni all’origine dei dolori articolari.

L’osteoartrosi è una malattia progressiva che può essere causata da una lesione traumatica come la lacerazione di un legamento; può anche derivare da un progressivo logorio della cartilagine con l’invecchiamento delle persone.

MIT-Cartilagine-Drug-Delivery
Sei giorni dopo il trattamento con IGF-1 trasportato da nanoparticelle di dendrimero (blu), le particelle sono penetrate attraverso la cartilagine dell’articolazione del ginocchio. Credit immagine: Brett Geiger e Jeff Wyckoff

L’Igf-1 ha dimostrato in molti studi sugli animali effettive proprietà rigenerative. Quando raggiunge l’articolazione, il farmaco si disperde molto prima di aver potuto svolgere l’azione riparatrice all’interno delle cellule che compongono la cartilagine, i condrociti.

Per ovviare a questo inconveniente, gli ingegneri hanno realizzato un nuovo sistema di trasporto del farmaco capace di penetrare negli strati più profondi della cartilagine e di restarvi più a lungo possibile. Si tratta di una minuscola molecola simile a un polipo, con un corpo centrale da cui partono delle strutture “tentacolari” chiamate dendrimeri. Le estremità di ogni braccio posseggono una carica elettrica positiva che favorisce l’adesione alla cartilagine che ha invece carica negativa.

L’Igf-1 viene inserito nelle nanoparticelle così strutturate e rilasciato a destinazione.
Con il nuovo sistema di trasporto e rilascio, l’Igf-1 rimaneva nell’organismo in quantità sufficienti ad assicurare un effetto terapeutico per 30 giorni. Alla fine dell’esperimento la cartilagine degli animali trattati con le nanoparticelle era meno danneggiata di quella trattata con l’Igf-1 iniettato direttamente. Le articolazioni hanno anche mostrato riduzioni nell’infiammazione delle articolazioni e nella formazione di spurie ossee.

Questo è un modo per arrivare direttamente alle cellule che stanno vivendo il danno e introdurre diversi tipi di terapie che potrebbero cambiare il loro comportamento“, afferma la prof.ssa Paula Hammond.
I ricercatori ora intendono esplorare la possibilità di fornire diversi tipi di farmaci, come altri fattori di crescita, farmaci che bloccano le citochine infiammatorie e acidi nucleici come il DNA e l’RNA.

Leggi il full text dell’articolo:
Cartilage-penetrating nanocarriers improve delivery and efficacy of growth factor treatment of osteoarthritis
BY BRETT C. GEIGER, SHERYL WANG, ROBERT F. PADERA, JR., ALAN J. GRODZINSKY, PAULA T. HAMMOND
Science Translational Medicine 28 Nov 2018: Vol. 10, Issue 469, eaat8800 DOI: 10.1126/scitranslmed.aat8800

Fonte: MIT (Massachusetts Institute of Technology)

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Artrosi: un nuovo composto può fermare la malattia.

Posted by giorgiobertin su ottobre 10, 2018

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Annals of the Rheumatic Diseases“, a cura dei ricercatori dell’University Health Network di Toronto, in Canada, dimostra che un innovativo agente bloccante può fermare la degenerazione della cartilagine quando viene iniettato nelle articolazioni.

Il team ha scoperto che una molecola chiamata microRNA-181a-5p ha un ruolo “critico” nella distruzione delle articolazioni. Nello studio, il team ha voleva vedere se un agente bloccante può contrastare questa molecola dannosa. I ricercatori hanno testato il potenziale terapeutico dei cosiddetti oligonucleotidi acidi nucleici bloccati (LNA-ASO) nei ratti, roditori, colture cellulari e campioni di tessuto da persone con osteoartrosi del ginocchio e della colonna vertebrale.

osteoarthritis-knee

Per la prima prova abbiamo dimostrato che l’iniezione intra-articolare di LNA-miR-181a-5p ASO è in grado (in vivo) di attenuare la degenerazione della cartilagine nei modelli preclinici di artrosi del ginocchio“. – afferma il prof. Akihiro Nakamura. “Il blocco che abbiamo testato è una modifica della malattia. E’ possibile prevenire la distruzione articolare sia al ginocchio che alla colonna vertebrale.

Presto, il team prevede di avviare studi sulla sicurezza e studi clinici sull’uomo. “Se siamo in grado di sviluppare un’iniezione sicura ed efficace per i pazienti, questa scoperta potrebbe essere un punto di svolta” – concludono i ricercatori.

Scarica e leggi il documento in full text:
microRNA-181a-5p antisense oligonucleotides attenuate osteoarthritis in facet and knee joints
Nakamura A, Rampersaud YR, Nakamura S, et al.
Annals of the Rheumatic Diseases Published Online First: 04 October 2018. doi: 10.1136/annrheumdis-2018-213629

Fonte: University Health Network di Toronto

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BioPen 3-D: un’iniezione di idrogel per rigenerare la cartilagine.

Posted by giorgiobertin su ottobre 3, 2018

Un team di chirurghi ortopedici australiani e bioingegneri ha realizzato in collaborazione una tecnica di produzione additiva in situ per la rigenerazione efficace della cartilagine.
Il dispositivo di estrusione progettato, noto come BioPen offre una strategia di estrusione coassiale avanzata per depositare le cellule incorporate in un materiale idrogel all’interno di un ambiente chirurgico. La dinamica della distribuzione dei materiali per facilitare la sopravvivenza delle cellule e il mantenimento delle proprietà meccaniche per l’ingegneria tissutale della cartilagine di BioPen sono pubblicate su “Biofabrication”.


BioPen

Gli autori hanno utilizzato cellule staminali mesenchimali (hADSCs) umane derivate da tessuto adiposo caricate in gelatina metacrilato (GelMa) e idrogel di acido ialuronico metacrilato (HAMa), il tutto estruso attraverso il BioPen per generare bioscaffolds che formano cartilagine ialina (La cartilagine ialina è la varietà più diffusa di cartilagine).

La capacità di produrre neocartilagine simile a quella ialina è stata analizzata utilizzando la risposta cellulare agli stimoli condrogenici attraverso l’analisi istologica, genica e di espressione proteica. Ricordiamo che rigenerare la cartilagine articolare simile a quella ialina robusta è una priorità chiave nell’ingegneria dei tessuti muscoloscheletrici per prevenire artrosi degenerativa che limita la qualità della vita nell’assistenza sanitaria globale.

Leggi abstracts degli articoli:
Biofabrication of human articular cartilage: a path towards the development of a clinical treatment
Carmine Onofrillo et al.
Biofabrication (2018). DOI: 10.1088/1758-5090/aad8d9

Approfondimenti:
Serena Duchi et al. Handheld Co-Axial Bioprinting: Application to in situ surgical cartilage repair, Scientific Reports (2017). DOI: 10.1038/s41598-017-05699-x

Cathal D O’Connell et al. Development of the Biopen: a handheld device for surgical printing of adipose stem cells at a chondral wound site, Biofabrication (2016). DOI: 10.1088/1758-5090/8/1/015019

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Identificate le cellule staminali che danno origine a nuove ossa e cartilagine.

Posted by giorgiobertin su settembre 20, 2018

Uno sforzo decennale condotto dagli scienziati della Stanford University School of Medicine è stato premiato con l’identificazione della cellula staminale scheletrica umana. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Cell“, potrebbe aprire la strada a terapie rigenerative per fratture ossee, artriti e lesioni articolari.

staminali-scheletriche
A small bone structure arising from the human skeletal stem cell contains cartilage (blue), bone marrow (brown) and bone (yellow).
Courtesy of the Longaker and Chan labs

La cellula, che può essere isolata dall’osso umano o generata da cellule specializzate nel grasso, dà origine a cellule progenitrici che possono creare nuovo osso, lo stroma spugnoso dell’interno dell’osso e la cartilagine che aiuta le nostre ginocchia e le altre articolazioni a funzionare senza intoppi e senza dolore.

Ci sono 75 milioni di americani con artrite, per esempio. Immaginate se potessimo trasformare cellule grasse facilmente disponibili dalla liposuzione in cellule staminali che potrebbero essere iniettate nelle loro articolazioni per creare nuova cartilagine, o se potremmo stimolare la formazione di nuovo osso per riparare le fratture nelle persone anziane.” – afferma il prof. Michael Longaker.
“La cellula staminale scheletrica che abbiamo identificato possiede tutte le qualità tipiche di cellule staminali vere, multipotenti, auto-rinnovanti e specifiche del tessuto”. “Entro i prossimi dieci anni, questa fonte cellulare cambierà le regole nel campo della medicina artroscopica e rigenerativa”.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Identification of the Human Skeletal Stem Cell
Charles K.F. Chan, Gunsagar S. Gulati, Rahul Sinha, Justin Vincent Tompkins, … Michael T. Longaker
Cell VOLUME 175, ISSUE 1, P43-56.E21, SEPTEMBER 20, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.07.029

Video Abstract

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CNS: nuove linee guida sul trauma della colonna vertebrale.

Posted by giorgiobertin su settembre 10, 2018

Il Congresso dei chirurghi neurologici (CNS) ha pubblicato nuove linee guida di pratica clinica sulla valutazione e il trattamento dei pazienti con trauma toracolombare.

cns_logo

Queste linee guida forniscono indicazioni sulla valutazione e il trattamento dei pazienti con lesioni alla colonna vertebrale toracica, alla giunzione toracolombare e alla colonna lombare. Le linee guida presentano diciotto domande cliniche relative a una serie di problemi riguardanti la cura di questi pazienti, tra cui: classificazione delle lesioni; valutazione radiologica; valutazione neurologica; trattamento farmacologico; gestione emodinamica; profilassi e trattamento degli eventi tromboembolici; cura non operativa; gestione non operativa e operativa; scelta dell’approccio chirurgico; tempistica dell’intervento chirurgico; e nuove strategie chirurgiche.

Leggi i documenti in full text:
Guidelines on the Evaluation and Treatment of Patients with Thoracolumbar Spine Trauma
Congress of Neurological Surgeons and the Section on Disorders of the Spine and Peripheral Nerves in collaboration with the Section on Neurotrauma and Critical Care

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I probiotici proteggono le ossa degli anziani.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Per la prima volta nel mondo, i ricercatori dell’University of Göteborg, in Svezia, hanno dimostrato che i probiotici, integratori alimentari con batteri che promuovono la salute, possono essere utilizzati per influenzare lo scheletro umano.
Tra le donne anziane che hanno ricevuto i probiotici, la perdita di tessuto osseo è stata dimezzata rispetto alle donne che hanno ricevuto solo un placebo. La ricerca apre le porte a un nuovo modo di prevenire le fratture tra gli anziani.


Probiotics can protect the skeletons of older women

Lo studio ha coinvolto 90 donne dell’età media di 76 anni, che sono state incaricate di assumere ogni giorno per un intero anno un integratore che conteneva batteri Lactobacillus reuteri 6475 o un placebo.
Quando abbiamo finito lo studio dopo un anno, abbiamo misurato la perdita ossea delle donne nella loro parte inferiore delle gambe con una scansione TC e confrontato con le misurazioni che abbiamo fatto all’inizio dello studio. Le donne che hanno ricevuto i batteri attivi hanno perso solo la metà delle ossa dello scheletro rispetto a quelle che hanno ricevuto il placebo“, dice Anna Nilsson, professore associato presso l’Accademia Sahlgrenska, University of Göteborg. “Un altro risultato positivo dello studio è stato che il trattamento è ben tollerato e non ha prodotto effetti collaterali“.

E’ il primo studio in cui sono stati utilizzati i probiotici per ridurre la perdita ossea nelle persone anziane. “Il fatto che il trattamento con i probiotici può influire sulla perdita ossea rappresenta un cambio di paradigma. Il trattamento con i probiotici può essere un modo efficace e sicuro per prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi in molte persone anziane in futuro“, afferma il prof. Mattias Lorentzon, coautore dello studio pubblicato su “Journal of Internal Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lactobacillus reuteri reduces bone loss in older women with low bone mineral density – a randomized, placebo‐controlled, double‐blind, clinical trial
Anna G. Nilsson, Daniel Sundh, Fredrik Bäckhed, Mattias Lorentzon.
Journal of Internal Medicine First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1111/joim.12805

Fonte: University of Göteborg

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Creata mano robotica che piega le dita.

Posted by giorgiobertin su maggio 13, 2018

Si chiama ‘Hannes‘, sarà disponibile a partire dal 2019 e consentirà ai pazienti di recuperare circa il 90% delle funzionalità. E’ la nuova mano protesica di derivazione robotica sviluppata da Rehab Technologies Itt. Si tratta di un dispositivo che non richiede bisturi ed è più economico di quelli attuali.

La mano – che prende il nome dal professor Hannes Schmidl (il primo direttore tecnico del Centro protesi dell’Inail di Budrio (Bologna) e autore nel 1965 della prima mano controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli (mioelettrica), è stata progettata affinché conformazione, peso e qualità dei movimenti siano quanto più possibile equiparabili a quelli di un arto reale (video).


Marco Zambelli presenta “Hannes”, la mano robotica di Inail e IIT – (10-05-2018)

Questa tecnologia fa sì che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Il pollice è orientabile in 3 diverse posizioni e rende possibili i tipi di orse necessarie bella vita di tutti i giorni. La mano può inoltre spostare oggetti fino a un peso di 15 kg. è stata realizzata in 2 taglie e in versione destra e sinistra.

La mano – spiega il prof. Lorenzo de Micheli, responsabilie laboratorio Rehab Technologies Itt – è attuata da un solo motore che trascina le dita in chiusura in modo molto armonioso attraverso dei cavi, un po’ mimando quelli che sono i tendini della mano umana. Questo motore viene poi comandato dalla persona attraverso la contrazione muscolare di alcuni muscoli residui che stanno all’interno dell’invaso a cui è connessa la mano. L’attività di questi muscoli residui, la contrazione, viene raccolta da dei sensori i quali poi comandano in apertura e chiusura la mano attraverso il singolo motore”.
A questo punto – affermano i ricercatori – abbiamo un cammino davanti che volgiamo perseguire. Sarà una strada lunga e difficile, dopo la mano dovremo realizzare una protesi per il braccio e per la gamba“.

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Aggiornate le linee guida sulla prevenzione delle cadute e fratture negli anziani.

Posted by giorgiobertin su aprile 19, 2018

La U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) ha provveduto ad aggiornare le linee guida sulla prevenzione delle cadute e delle fratture negli anziani tramite integrazione con vitamina D e calcio.
Il documento è stato pubblicato sulla rivista “JAMA“. Secondo i relatori le prove ad oggi sono insufficienti per valutare l’utilità dell’uso di tali integratori, da soli o in combinazione, nella cornice preventiva negli uomini e nelle donne in pre-menopausa.

Il team sottolinea che le raccomandazioni non si applicano alle persone con una storia di fratture osteoporotiche, aumento del rischio di cadute o diagnosi di osteoporosi o carenza di vitamina D.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Interventions to Prevent Falls in Older Adults
Updated Evidence Report and Systematic Review for the US Preventive Services Task Force
Janelle M. Guirguis-Blake, MD1,2; Yvonne L. Michael, ScD, SM
JAMA. Published online April 17, 2018. doi:10.1001/jama.2017.21962

Interventions to Prevent Falls in Community-Dwelling Older AdultsUS Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA. Published online April 17, 2018. doi:10.1001/jama.2018.3097

Editorial:
New Prevention Guidelines for Falls and Fractures—Looking Beyond the Letters
David B. Reuben, MD

Preventing Fractures and FallsA Limited Role for Calcium and Vitamin D Supplements?
Heike A. Bischoff-Ferrari, MD, DrPH; Shalender Bhasin, MBBS; JoAnn E. Manson, MD, DrPH

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Creata cartilagine stabile da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su aprile 16, 2018

La cartilagine articolare stabile può essere prodotta da cellule staminali adulte provenienti dal midollo osseo. Ciò è reso possibile inducendo specifici processi molecolari che si verificano durante la formazione della cartilagine embrionale, come riportato dai ricercatori dell’University of Basel/University Hospital Basel, Department of Biomedicine nella rivista scientifica “PNAS“.

Martin-PNAS-2018
Development of cartilage tissue from mesenchymal stem/stromal cells after eight weeks in vivo: Inhibition of the signaling pathway of the protein BMP leads to the maintenance of stable cartilage tissue, indicated by red staining (left). In contrast, the control group shows a development towards bone tissue (right). (Image: University of Basel, Department of Biomedicine).

Nello specifico, gli scienziati hanno studiato due inibitori del recettore BMP (bone morphogenetic protein (BMP)) altamente specifici in un dispositivo speciale (piattaforma microfluidica) sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Milano. Con l’uso di questa nuova tecnologia, sono stati in grado di dimostrare che il blocco temporaneo di specifici recettori BMP – anche se solo per un tempo limitato – è sufficiente per mantenere il tessuto cartilagineo stabile, sia in laboratorio che in un modello murino.

Leggi abstract dell’articolo:
Developmentally inspired programming of adult human mesenchymal stromal cells towards stable chondrogenesis
Paola Occhetta, Sebastien Pigeot, Marco Rasponi, Boris Dasen, Arne Mehrkens, Thomas Ullrich, Ina Kramer, Sabine Guth-Gundel, Andrea Barbero, and Ivan Martin

Fonte: University of Basilea

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Creati muscoli umani artificiali da cellule della pelle.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2018

I ricercatori della Duke University in North Carolina hanno creato con successo muscoli umani artificiali in laboratorio dalle cellule staminali pluripotenti indotte. Sono piccoli ma perfettamente funzionanti e rispondono effettivamente alle stimolazioni nervose.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.


Human Muscle Grown from Skin Cells

A partire da cellule staminali pluripotenti che non sono cellule muscolari, ma possono diventare tutte le cellule esistenti nel nostro corpo, abbiamo coltivato un numero illimitato di cellule progenitrici miogeniche“, ha affermato Nenad Bursac, professore di ingegneria biomedica presso la Duke University. “Queste cellule progenitrici assomigliano a cellule staminali muscolari adulte chiamate “cellule satelliti” che possono teoricamente far crescere un intero muscolo a partire da una singola cellula.” video

Nello studio i ricercatori hanno utilizzato le cellule staminali pluripotenti indotte dall’uomo. Queste sono cellule prelevate da tessuti non muscolari adulti, come pelle o sangue, e riprogrammate per ritornare a uno stato primordiale. Le cellule staminali pluripotenti vengono poi coltivate mentre sono inondate da una molecola chiamata Pax7, che segnala alle cellule di iniziare a diventare muscoli.
Una matrice 3-D, ha permesso alle cellule di crescere e svilupparsi molto più velocemente e più a lungo rispetto agli approcci con cultura 2-D che sono più comunemente utilizzati”.

I ricercatori stanno ora perfezionando la loro tecnica per far crescere muscoli più robusti e iniziare a lavorare per sviluppare nuovi modelli di malattie muscolari rare.

Leggi il full text dell’articolo:
Engineering human pluripotent stem cells into a functional skeletal muscle tissue
Lingjun Rao, Ying Qian, Alastair Khodabukus, Thomas Ribar & Nenad Bursac
Nature Communications 9, Article number: 126 (2018) Published online:09 January 2018 doi:10.1038/s41467-017-02636-4

Fonte: Duke University in North Carolina

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Creato muscolo scheletrico da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2017

Gli scienziati dell’Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA, hanno sviluppato una nuova strategia per isolare, maturare e trapiantare efficientemente le cellule muscolari scheletriche create da cellule staminali pluripotenti umane (Human pluripotent stem cells (hPSCs)), che possono produrre tutti i tipi di cellule del corpo.
I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Cell Biology a cura del team del prof. April Pyle, sono un passo importante verso lo sviluppo di una terapia sostitutiva delle cellule staminali per le patologie muscolari inclusa la distrofia muscolare di Duchenne, malattia genetica infantile mortale più comune.

ERBB3-NGFR
Skeletal muscle cells isolated using the ERBB3 and NGFR surface markers (right) restore human dystrophin (green) after transplantation significantly greater than previous methods (left). Credit UCLA

Utilizzando il processo naturale di sviluppo umano come guida, i ricercatori hanno sviluppato metodi per maturare le cellule muscolari in laboratorio per creare fibre muscolari che ripristinano la distrofina, la proteina che manca nei muscoli dei ragazzi con Duchenne. Senza distrofina, i muscoli degenerano e diventano progressivamente più deboli. I sintomi di Duchenne di solito iniziano nella prima infanzia; i pazienti perdono gradualmente mobilità e tipicamente muoiono a causa di insufficienza cardiaca o respiratoria intorno ai 20 anni. Attualmente non esiste alcun modo per invertire o curare la malattia.

Dopo attente analisi delle cellule muscolari fetali sono stati scoperti due nuovi marcatori di superficie cellulare denominati ERBB3 e NGFR; questo ha permesso ai ricercatori di isolare con precisione le cellule muscolari dal tessuto umano e separarle da vari tipi di cellule create utilizzando cellule staminali pluripotenti umane.
In particolare le cellule dei pazienti di Duchenne sono state riprogrammate per diventare cellule staminali pluripotenti. Quindi è stata rimossa la mutazione genetica che causa Duchenne utilizzando la tecnologia di modifica dei geni CRISPR-Cas9. Usando i marcatori di superficie ERBB3 e NGFR, le cellule del muscolo scheletrico sono state isolate e poi iniettate nei topi nello stesso momento in cui è stato somministrato un inibitore del TGF Beta. I risultati sono molto entusiasmanti.

Leggi abstract dell’articolo:
ERBB3 and NGFR mark a distinct skeletal muscle progenitor cell in human development and hPSCs
Michael R. Hicks, Julia Hiserodt, Katrina Paras, Wakana Fujiwara, Ascia Eskin, Majib Jan, Haibin Xi, Courtney S. Young, Denis Evseenko, Stanley F. Nelson, Melissa J. Spencer, Ben Van Handel & April D. Pyle
Nature Cell Biology (2017) Published online: 18 December 2017 doi:10.1038/s41556-017-0010-2

Fonte: Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA

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FDA: Linee guida per Farmaci e Dispositivi stampati in 3D.

Posted by giorgiobertin su dicembre 16, 2017

La Food and drug administration (FDA) ha prodotto la prima guida tecnica in assoluto per le aziende che sviluppano prodotti, dalle protesi ai farmaci, interamente o parzialmente stampati in 3D.

La guida vuole offrire supporto e consiglio alle aziende sugli aspetti tecnici della stampa in 3D degli apparecchi medici, dal design alle prove di funzionalità, durata e qualità, fino all’arrivo sul mercato. Si tratta di raccomandazioni da usare su una tecnologia emergente che evolverà in modi inaspettati, all’interno di un quadro di regole e leggi attuali che, riconosce l’FDA, vanno riviste e adattate.

FDA-3D-printing
3D printed (left to right, top) models of a brain, blood vessel, surgical guide, and (bottom) medallion printed on FDA 3D printers.

L’FDA infatti ha rivisto più di 100 apparecchi, attualmente sul mercato, prodotti con le stampanti 3D, come protesi del ginocchio o impianti usati per la ricostruzione del viso. L’agenzia ha approvato anche il primo farmaco stampato in 3D, usato per trattare le crisi epilettiche, che si dissolve in bocca più velocemente.

Scarica e leggi il comunicato stampa FDA:
Statement by FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on FDA ushering in new era of 3D printing of medical products; provides guidance to manufacturers of medical devices

Leggi i documenti in full text:
Guidance: Technical Considerations for Additive Manufactured Medical Devices (PDF – 619KB)

3D Printing of Medical Devices

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Un anticorpo contro le metastasi ossee.

Posted by giorgiobertin su dicembre 13, 2017

Un nuovo anticorpo combatte le metastasi ossee minando la strategia di difesa del cancro e permettendo alla chemioterapia di funzionare. Ad affermarlo i ricercatori della Princeton University in uno studio pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.

Osteoblasts protecting cancer cells from Princeton University on Vimeo.

This 3-D fluorescent image shows osteoblasts (red) surrounding the cancer cells (green) in bone, protecting them from chemotherapy. Nuclei of normal and cancer cells are shown in blue. Antibody 15D11 prevents osteoblasts from protecting cancer cells, allowing chemotherapy to do its work. Video courtesy of Yibin Kang Lab/Princeton University

Il progetto ha esaminato specificamente le metastasi ossee e come cellule tumorali e cellule ossee comunicano l’una con l’altra attraverso la segnalazione molecolare. Precedenti lavori in laboratorio avevano dimostrato che una molecola chiamata Jagged1 è una parte critica di questa diafonia e rende più facile la metastatizzazione alle ossa delle cellule di cancro al seno. I ricercatori sono riusciti a prevenire o ridurre le metastasi usando un anticorpo chiamato 15D11 per bloccare Jagged1.

Negli esperimenti condotti dal team del prof. Yibin Kang, i topi con il trattamento combinato dell’anticorpo e della chemioterapia sono rimasti relativamente sani, rispetto al rapido peggioramento delle condizioni nei topi trattati con 15D11 o con la sola chemioterapia. Negli esperimenti, il carico tumorale nell’osso è diminuito di oltre 100 volte con il trattamento combinato. Jagged1 agisce negli osteoblasti proteggendo le cellule tumorali nelle ossa. 15D11 si rivolge specificamente a Jagged1; l’anticorpo elimina l’effetto protettivo dei ricostruttori, consentendo alla chemioterapia di continuare a combattere il cancro.

Il prof. Kang spera in un rapido percorso per avere l’anticorpo pronto per le prove umane. Poiché l’anticorpo è già completamente umano, essendo stato creato in un “topo umanizzato” geneticamente ingegnerizzato dalla società Amgen, il passo successivo sono gli studi clinici sui pazienti.

Questo lavoro rappresenta un importante passo in avanti“, ha detto il prof. Russell S. Taichman, dell’Università del Michigan, che non è stato coinvolto in questo studio. “Lo sviluppo di un nuovo target terapeutico (l’anticorpo), che può essere utile nelle persone, può cambiare il panorama clinico [per] i pazienti con malattia precoce e quelli che sviluppano metastasi a titolo definitivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Therapeutic Antibody Targeting Tumor- and Osteoblastic Niche-Derived Jagged1 Sensitizes Bone Metastasis to Chemotherapy.
Hanqiu Zheng, Yangjin Bae, Sabine Kasimir-Bauer, Rebecca Tang, Jin Chen, Guangwen Ren, Min Yuan, Mark Esposito, Wenyang Li, Yong Wei, Minhong Shen, Lanjing Zhang, Nikolai Tupitsyn, Klaus Pantel, Chadwick King, Jan Sun, Jodi Moriguchi, Helen Toni Jun, Angela Coxon, Brendan Lee, Yibin Kang.
Cancer Cell, 2017; 32 (6): 731 DOI: 10.1016/j.ccell.2017.11.002

Fonte: Princeton University

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Nuovo stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2017

Un team di ricercatori guidati da Kath Bogie, un ingegnere biomedico e professore associato di ortopedia e ingegneria biomedica presso la Scuola di Medicina della Case Western Reserve University e colleghi del Case Western Reserve ed altre istituzioni, ha sviluppato uno stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione e lesioni profonde dei tessuti dei glutei. Queste gravi condizioni mediche, che sono causate da lunghi periodi di tempo a letto o seduti, possono portare a forti dolori e infezioni, e persino alla morte.

flextstim flextstim1

flexSTIM, così si chiama questo piccolo stimolatore, flessibile, completamente impiantabile con elettrodi che, con il semplice tocco di un pulsante, fornirà una stimolazione intermittente ai tre muscoli glutei che costituiscono i glutei. Imitando il regolare spostamento del peso corporeo – aumentando di conseguenza la massa muscolare – la stimolazione migliorerà la salute dei muscoli e aiuterà a prevenire le ulcere da pressione e le lesioni dei tessuti profondi.

FlexSTIM sarà adatto praticamente per tutti i pazienti con lesioni del midollo spinale e altri con condizioni mediche debilitanti” afferma il prof. Bogie.
I benefici del nuovo sistema completamente impiantato includeranno una maggiore qualità della vita e una riduzione dei costi delle cure mediche. I rischi saranno ridotti al minimo perché sarà necessaria solo una piccola incisione per impiantare il dispositivo di 4 mm di spessore da effettuarsi ambulatorialmente previa anestesia locale.

Preliminary development of an advanced modular pressure relief cushion: Testing and user evaluation.
Freeto T, Mitchell SJ, Bogie KM.
J Tissue Viability. 2017 Mar 20. pii: S0965-206X(17)30041-4. doi: 10.1016/j.jtv.2017.03.001

Case Western Reserve University Receives DOD Grant for Implantable Muscle Stimulator

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