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Posts Tagged ‘dermatologia’

Scoperte le basi genetiche dell’eczema.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2017

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Genetics“, ha identificato la mutazione genetica responsabile dell’eczema, o dermatite atopica.
La dermatite atopica è una malattia cronica, non contagiosa infiammatoria della pelle. Le persone affette sono inclini ad altre infezioni cutanee virali o batteriche. Questo accade perché le persone con eczema non hanno le proteine che normalmente proteggono la pelle sana contro le infezioni.

eczema

Il dr. Milner e un team internazionale di ricercatori è riuscito ad individuare in pazienti con eczema le mutazioni nel gene CARD11. Questo gene codifica le istruzioni per produrre la proteina CARD11, che ha un ruolo chiave nella segnalazione del recettore dei linfociti. Le mutazioni hanno colpito le cellule T di segnalazione.
Le cellule T sono un tipo di cellule bianche del sangue, che sono essenziali per la risposta immunitaria dell’organismo alle infezioni.

In particolare, i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda, USA, sono stati in grado di rilevare due percorsi di segnalazione cellulare che sono stati interrotti dalle mutazioni. Uno di questi percorsi è attivato dalla glutammina un amminoacido con un ruolo chiave nell’immunità.
Aumentando i livelli di glutammina e possibile risolvere i difetti di segnalazione cellulare causati dalle mutazioni genetiche che sono alla base eczema.

Leggi abstract dell’articolo:
Germline hypomorphic CARD11 mutations in severe atopic disease
Chi A Ma, Jeffrey R Stinson, Yuan Zhang, Jordan K Abbott, …..Erwin W Gelfand,Andrew L Snow & Joshua D Milner
Nature Genetics (2017) Published online 19 June 2017 doi:10.1038/ng.3898

Fonte:  National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda

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Guarire le ferite con la terapia cellulare.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori del Centre of Centre Hospitalier dell’Université de Montréal (CRCHUM), Quebec, Canada, hanno sperimentato nei topi una tecnica che permette la riprogrammazione delle cellule del sangue al fine di promuovere il processo di guarigione delle ferite cutanee. Questo approccio potrebbe rivelarsi utile nella guarigione delle ferite nei diabetici e nei pazienti vittime di grandi ustioni.

E’ noto da tempo che i macrofagi svolgono un ruolo chiave nel normale processo di guarigione delle ferite. Questi globuli bianchi specializzati in importanti processi cellulari sono essenziali per la riparazione dei tessuti; essi accelerano la guarigione, pur mantenendo un equilibrio tra le reazioni infiammatorie e anti-infiammatorie.

JID-cover

Abbiamo trovato un modo per modificare specifici globuli bianchi – i macrofagi – e renderli in grado di accelerare la guarigione cutanea“, ha spiegato il professore Jean-François Cailhier, presso l’Università di Montreal. In particolare “Abbiamo scoperto che il comportamento dei macrofagi può essere controllato in modo da spostare l’ago della bilancia verso la riparazione delle cellule per mezzo di una proteina speciale chiamata Milk Fat Globule Epidermal Growth Factor-8, or MFG-E8.” Senza questa proteina, le lesioni guariscono molto più lentamente.

La tecnica è descritta sulla rivista “Journal of Investigative Dermatology“.

Leggi abstract dell’articolo:
MFG-E8 Reprogramming of Macrophages Promotes Wound Healing by Increased bFGF Production and Fibroblast Functions
Patrick Laplante, Frédéric Brillant-Marquis, Marie-Joëlle Brissette, Benjamin Joannette-Pilon, Romain Cayrol, Victor Kokta, Jean-François Cailhier
Journal of Investigative Dermatology Published online: May 16, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jid.2017.04.030

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Microbioma intestinale legato alla sclerosi sistemica.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori provenienti della University of California, Los Angeles (UCLA) e dell’Oslo University ha stabilito che i pazienti con sclerosi sistemica avevano un’alterazione dei livelli di batteri intestinali rispetto alle persone sane. Questo studio è il primo ad esaminare la composizione batterica gastrointestinale in due gruppi indipendenti di persone con sclerosi sistemica.

Sclerosi-sistemica

Persone con sclerosi sistemica avevano livelli significativamente più bassi di batteri intestinali che proteggono dall’infiammazione, come Bacteroide, faecalibacterium prausnitzii e Clostridium. I risultati di questo studio suggeriscono che il ripristino dell’equilibrio batterico intestinale attraverso la modificazione della dieta, probiotici e, eventualmente, il trapianto fecale può ridurre i sintomi gastrointestinali e migliorare la qualità della vita di questi pazienti.

La sclerosi sistemica, detta anche sclerodermia, è una malattia autoimmune che colpisce il tessuto connettivo del corpo. E’ caratterizzata da un indurimento della pelle e può progredire fino all’infiammazione e cicatrizzazione degli organi come i reni, cuore, polmoni e tratto gastrointestinale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Systemic sclerosis is associated with specific alterations in gastrointestinal microbiota in two independent cohorts
Elizabeth R Volkmann, Anna-Maria Hoffmann-Vold, Yu-Ling Chang, Jonathan P Jacobs, Kirsten Tillisch, Emeran A Mayer, Philip J Clements, Johannes R Hov, Martin Kummen, Øyvind Midtvedt, Venu Lagishetty, Lin Chang, Jennifer S Labus, Øyvind Molberg and Jonathan Braun
BMJ Open Gastro 2017; 4:e000134 doi:10.1136/bmjgast-2017-000134

Fonte: University of California, Los Angeles (UCLA)

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Gel topico di curcumina per il trattamento di ustioni e scottature.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Uno studio, pubblicato sulla rivista “BioDiscovery“, condotto dalla Dr.ssa Madalene Heng, professore di dermatologia clinica presso la David Geffen School of Medicine, afferma che l’uso di gel topico di curcumina è molto efficace per il trattamento di problemi di pelle, come ustioni e scottature, rispetto a prendere le compresse per via orale di curcumina.

Gel di curcumina sembra funzionare molto meglio quando usato sulla pelle perché la preparazione del gel consente alla curcumina di penetrare la pelle, inibire la chinasi fosforilasi e ridurre quindi l’infiammazione,” spiega il dott Heng.
Negli esperimenti condotti, l’uso della curcumina dopo ustioni e scottature riduce la gravità della lesione, riduce il dolore e l’infiammazione, e migliorare la guarigione con meno cicatrici del previsto, o addirittura senza cicatrici, sulla pelle colpita.
L’enzima chinasi fosforilasi negli esseri umani ha molte funzioni importanti, tra cui il suo coinvolgimento nella guarigione delle ferite. L’efficacia di gel curcumina sulla pelle – o curcumina topica – è legata alla sua potente attività anti-infiammatoria.

heng
These are results from 5 days upon application of curcumin gel to burns, and results after 6 weeks. Credit: Dr. Madalene Heng

Scarica e leggi il documento in full text:
Phosphorylase Kinase Inhibition Therapy in Burns and Scalds.
Madalene Heng.
BioDiscovery, 2017; 20: e11207 DOI: 10.3897/biodiscovery.20.e11207

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FDA approva un nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Siliq (brodalumab) per il trattamento di adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Siliq viene somministrato mediante iniezione.

psoriasis_skin

Siliq con il suo principio attivo (brodalumab) si lega a una proteina che causa l’infiammazione, inibendo la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della psoriasi a placche.

La sicurezza e l’efficacia di Siliq sono stati stabiliti in tre studi clinici randomizzati e controllati con placebo, per un totale di 4.373 partecipanti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che erano candidati alla terapia sistemica o fototerapia.
Siliq è commercializzato da Valeant Pharmaceuticals Bridgewater, New Jersey-based.

Leggi comunicato stampa FDA:
FDA approves new psoriasis drug
Siliq
Valeant Pharmaceuticals Bridgewater

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Prodotta Pelle Umana con stampante 3-D.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I ricercatori dell’Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboratione con BioDan Group, hanno sviluppato una biostampante in 3-D in grado di produrre pelle umana sufficiente per il trapianto in pazienti, o per testare farmaci e cosmetici (video).


Scientists from the Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboration with the firm BioDan Group, have presented a prototype for a 3D bioprinter that can create totally functional human skin.

In medicina diversi gruppi in tutto il mondo stanno esplorando modi per utilizzare la stampa 3-D per creare tessuti complessi e organi del corpo umano. La nuova tecnica di bioprinting 3-D, descritta sulla rivista online “Biofabrication” ha generato una vasta area (100 x 100 centimetri) di pelle in meno di 35 minuti – di cui 30 minuti “necessari per la gelificazione della fibrina”, con due strati di pelle: l’epidermide e il derma.

Saper mescolare i componenti biologici, in quali condizioni lavorarli in modo che le cellule non si deteriorano, e come depositare correttamente il prodotto è fondamentale per il sistema.” – afferma il prof. Juan Francisco del Cañizo dell’Universidad Complutense de Madrid.

Invece delle cartucce di inchiostri colorati normalmente associati alla stampa, il bioprinter 3-D utilizza componenti biologiche. Gli esperti dicono che questi “bio-inchiostri” sono la chiave per il successo di stampa 3-D di tessuti umani e organi.

Per il bioprinter 3-D è stata presentata la documentazione per l’approvazione ai vari Enti regolatori europei. Occorre L’approvazione per garantire che la pelle stampata possa essere utilizzata per trapianto in pazienti con ustioni o altre malattie della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
3D bioprinting of functional human skin: production and in vivo analysis.
Nieves Cubo, Marta García, Juan Francisco del Cañizo, Diego Velasco, José L. Jorcano.
Biofabrication, Volume 9, Number 1 http://dx.doi.org/10.1088/1758-5090/9/1/015006

Fonte: Universidad Carlos III de Madrid (UC3M)

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Il grasso per aiutare la guarigione delle ferite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 5, 2017

Le cellule adipose dette adipociti si trovano normalmente nella pelle, e sono perse quando le ferite guariscono cicatrizzando. Le cellule invece che si trovano nella guarigione delle ferite sono i miofibroblasti, che si pensa formino la cicatrice.
cotsarelis Credit image University of Pennsylvania.

Siamo stati in grado di manipolare la guarigione della ferita in modo da condurre alla rigenerazione della pelle piuttosto che alla sua cicatrizzazione“, ha detto il prof. George Cotsarelis della Perelman School of Medicine – University of Pennsylvania. “Il segreto è quello di rigenerare prima dei follicoli piliferi. Dopo di che, il grasso che si rigenera in risposta ai segnali provenienti da questi follicoli, rigenera la pelle”.
Le sostanze prodotte dal follicolo pilifero rigenerante, convertono i miofibroblasti in cellule adipose per rigenerare la pelle senza la formazione della cicatrice.

Il grasso non si formerà senza i nuovi follicoli, le nuove cellule prodotte sono indistinguibili dalle cellule adipose preesistenti, dando alla ferita guarita un aspetto naturale invece di lasciare una cicatrice.

I ricercatori hanno identificato un fattore chiamato Bone Morphogenetic Protein (BMP), che istruisce i miofibroblasti a diventare grasso. Queste scoperte hanno il potenziale di essere rivoluzionarie nel campo della dermatologia.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Regeneration of fat cells from myofibroblasts during wound healing
BY MAKSIM V. PLIKUS, CHRISTIAN F. GUERRERO-JUAREZ, MAYUMI ITO, YUN ROSE LI, PRIYA H. DEDHIA, YING ZHENG, MENGLE SHAO, DENISE L. GAY, RAUL RAMOS, TSAI-CHING HIS, JI WON OH, XIAOJIE WANG, et al.
Science 05 Jan 2017 DOI: 10.1126/science.aai8792

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La luce del Sole stimola il Sistema Immunitario.

Posted by giorgiobertin su dicembre 22, 2016

La luce solare stimola l’attività del sistema immunitario, con un meccanismo differente da quello con cui permette la produzione della vitamina D. La scoperta è di un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical Center, che la illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

Il team di ricercatori ha scoperto che la componente blu dello spettro della luce solare stimola la capacità di movimento dei linfociti T: “Le cellule T, che siano T helper o T killer, devono muoversi per fare il loro lavoro, che è quello di raggiungere il sito di un’infezione e orchestrare una risposta“, dice il prof. Gerard Ahern della Georgetown’s Department of Pharmacology and Physiology.

sunlight

I raggi solari che ricadono nella parte blu dello spettro sono in grado di penetrare fino al secondo strato della pelle, il derma, da cui possono spostarsi in tutto l’organismo. Il contributo di questi linfociti può essere determinante nella lotta a un’infezione: nel derma si trova infatti un numero di linfociti circa doppio di quelli che circolano nel sangue.  E’ stato anche trovato che in particolare sono i bassi livelli di luce blu a muovere più velocemente le cellule T.

E’ possibile che almeno parte degli effetti positivi sul sistema immunitario attribuiti alla vitamina D, la cui sintesi è attivata dai raggi ultravioletti, siano in realtà dovuti al meccanismo innescato dalla luce blu. La conferma di questa ipotesi potrebbe offrire una nuova opportunità per stimolare il sistema immunitario dei pazienti: sottoporli a “bagni” di luce blu. A differenza dei raggi ultravioletti necessari alla produzione di vitamina D – che possono favorire lo sviluppo del melanoma – la radiazione blu non comporta alcun rischio per la salute.

Leggi abstract dell’articolo:
Intrinsic Photosensitivity Enhances Motility of T Lymphocytes
Thieu X. Phan, Barbara Jaruga, Sandeep C. Pingle, Bidhan C. Bandyopadhyay & Gerard P. Ahern
Scientific Reports 6, Article number: 39479 Published online: 20 December 2016

Fonte: Georgetown University Medical Center

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FDA approva farmaco per la dermatite atopica.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2016

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Eucrisa (crisaborole) per il trattamento della dermatite atopica da lieve a moderata nei pazienti dai due anni di età.

La dermatite atopica è una malattia cronica la cui insorgenza ha di solito inizio durante l’infanzia e può durare fino all’età adulta. La causa va ricercata in una combinazione di fattori genetici, immunitari e ambientali.

crisaborole

La sicurezza e l’efficacia di Eucrisa (Pfizer Inc.) sono state stabilite in due studi (trial) controllati con placebo, condotti su un totale di 1.522 partecipanti di età compresa tra 2 e 79 anni di età con dermatite atopica da lieve a moderata.

FDA Press release: FDA approves Eucrisa for eczema

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WHO: Linee guida sul trattamento dell’herpes genitale.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2016

Sono state pubblicate dal World Health Organization (WHO) le linee guida sul trattamento dell’Herpes Genital Simplex Virus (HSV).

treatment-ghs-virus

Gli obiettivi di queste linee guida sono:
– fornire una guida evidence-based sul trattamento di infezione genitale da HSV; e
– sostenere i paesi per aggiornare le loro linee guida nazionali per il trattamento di infezione genitale da HSV.

Scarica e leggi il documento in full text:
Treatment of Genital Herpes Simplex Virus – Numero di pagine: 44 Data di pubblicazione : 2016
Annex D: Evidence tables and evidence-to-decision frameworks – pdf, 2.10 MB

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AAD: Linee guida sulla gestione dell’acne.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2016

Sono state pubblicate dall’American Academy of Dermatology (AAD) in aggiornamento le linee guida sulla gestione dell’acne.
I retinoidi topici, la componente fondamentale della terapia topica per l’acne, sono raccomandati in monoterapia per l’acne comedonica o in combinazione con antimicrobici per uso topico o orale in pazienti con acne mista o prevalentemente infiammatoria. Evitare l’uso dell’antibiotico, sia topico che sistemico, in monoterapia.

AAD

Scarica e leggi il documento in full text:
Guidelines of care for the management of acne vulgaris
Andrea L. Zaenglein, (Co-Chair),a Arun L. Pathy, (Co-Chair), Bethanee J. Schlosser, et al.
J AM ACAD DERMATOL MAY 2016

Leggi news dalla rivista JAMA
Management of Acne Vulgaris

Carly J. Roman, MD1; Adam S. Cifu, MD2; Sarah L. Stein, MD1
JAMA. 2016;316(13):1402-1403. doi:10.1001/jama.2016.11842

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Alopecia: Un farmaco favorisce la ricrescita dei capelli.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2016

I ricercatori della Columbia University Medical center (CUMC) hanno identificato una terapia promettente per l’Alopecia areata una malattia della pelle autoimmune che causa la perdita dei capelli a chiazze sul cuoio capelluto.


Drug Restores Hair Growth in Patients with Alopecia Areata

Ai partecipanti allo studio pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Investigation – Insight“, sono stati somministrati 20 milligrammi di ruxolitinib orale due volte al giorno per 3-6 mesi. Il follow-up ha avuto luogo nel corso di ulteriori 3 mesi di tempo per valutare la permanenza della risposta al trattamento.

I risultati hanno mostrato che nove dei pazienti – 75 per cento – ha presentato il 50 per cento o più ricrescita dei capelli. Entro la fine del periodo di trattamento, il 77 per cento dei partecipanti hanno raggiunto oltre il 95 per cento della ricrescita dei capelli. Il farmaco è stato ben tollerato in tutti i partecipanti, senza eventi avversi gravi.

Anche se il nostro studio è piccolo, fornisce la prova fondamentale che gli inibitori JAK possono costituire il primo trattamento efficace per le persone con alopecia areata“, ha detto Julian Mackay-Wiggan, professore associato e direttore dell’unità di ricerca clinica in dermatologia presso CUMC. “Questa è una notizia incoraggiante per i pazienti che stanno subendo gli effetti fisici ed emotivi di questa malattia autoimmune deturpante.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral ruxolitinib induces hair regrowth in moderate to severe alopecia areata.
Ali Jabbari, Nhan Nguyen, Jane E. Cerise, Charlotte Clark, Grace Ulerio, Megan Furniss, and Roger Vaughan.
JCI Insight. 2016;1(15):e89790. doi:10.1172/jci.insight.89790.

Clinicaltrials.gov NCT01950780.

Fonte: Columbia University Medical center (CUMC)

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Scoperta molecola che sopprime il melanoma.

Posted by giorgiobertin su agosto 22, 2016

Una molecola, appartenente alla classe dei microRNA e chiamata miR-579-3p, svolge un ruolo importante nel melanoma maligno. A scoprirla il gruppo di ricerca dell’Istituto Pascale di Napoli, guidato dal direttore scientifico, Gennaro Ciliberto, e dal direttore della struttura complessa di Oncologia medica Melanoma, Paolo Ascierto.

PNAS-cover

La molecola funziona da soppressore della crescita tumorale. E’ presente in abbondanza nei normali nei ma la sua quantità diminuisce man mano che il tumore diventa più aggressivo.
Inoltre riduce i melanomi resistenti ai farmaci inibitori di Braf e di Mek. Il miR-579-3p controlla la produzione di due proteine “oncogeni” che facilitano la produzione tumorale. Se questa molecola viene somministrata alle cellule tumorali queste iniziano a morire.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “PNAS“.

Leggi abstract dell’articolo:
miR-579-3p controls melanoma progression and resistance to target therapy
Luigi Fattore, Rita Mancini, Mario Acunzo, Giulia Romano, Alessandro Laganà, Maria Elena Pisanu, Debora Malpicci, Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Marilena Capone, Franco Fulciniti, Luca Mazzucchelli, Gerardo Botti, Carlo M. Croce, Paolo Antonio Ascierto, and Gennaro Ciliberto
Proc Natl Acad Sci U S A. 2016 Aug 8. pii: 201607753. [Epub ahead of print]

This article contains supporting information online www.pnas.org/lookup/suppl/doi:10.1073/pnas.1607753113/-/DCSupplemental.

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Riprogrammate cellule staminali per il trattamento delle ulcere del piede diabetico.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2016

La possibilità di usare le cellule del paziente per il trattamento delle ulcere croniche – una grave complicanza del diabete – ha compiuto un importante passo in avanti. I ricercatori hanno riprogrammato con successo le cellule della pelle prelevate dalle ulcere del piede diabetico per acquisire le proprietà delle cellule staminali pluripotenti (iPSCs). Queste cellule staminali pluripotenti indotte potrebbero un giorno essere usati per curare le ferite croniche. Lo studio condotto dai ricercatori della School of Dental Medicine and the Sackler School of Graduate Biomedical Sciences, Tufts University (Boston, MA), e Beth Israel Deaconess Medical Center e School of Engineering and Applied Sciences, Harvard University (Boston and Cambridge, MA), è stato pubblicato sulla rivista “Cellular Reprogramming“.

piede diabetico

La tecnica di riprogrammazione era simile in termini di efficienza ai risultati raggiunti con la pelle del piede sano in pazienti non diabetici. Il team di ricerca ha riprogrammato con successo le cellule da ferite diabetiche ad uno stato embrionale-like e li ha trasformati in tipi di cellule che sono importanti per la guarigione delle ferite.

Un secondo studio dello stesso team di ricercatori pubblicato su “Wound Repair and Regeneration” ha scoperto che una proteina chiamata fibronectina è legata al processo di guarigione delle ferite nelle ulcere del piede diabetico.

Leggi abstracts degli articoli:
Generation of Induced Pluripotent Stem Cells from Diabetic Foot Ulcer Fibroblasts Using a Nonintegrative Sendai Virus
Gerami-Naini Behzad, Smith Avi, Maione Anna G., Kashpur Olga, Carpinito Gianpaolo, Veves Aristides, Mooney David J., and Garlick Jonathan A. Cellular Reprogramming. July 2016, 18(4): 214-223. doi:10.1089/cell.2015.0087.

Altered ECM deposition by diabetic foot ulcer-derived fibroblasts implicates fibronectin in chronic wound repair.
Maione, A.G.; Smith, A.; Kashpur, O.; Yanez, V.; Knight, E.; Mooney, D.J.; Veves, A.; Tomic-Canic, M.; and Garlick, J.A. (2016).
Wound Repair and Regeneration. Accepted manuscript published online, DOI: 10.1111/wrr.12437. First published: 8 June 2016.

Fonte: Sackler School of Graduate Biomedical Sciences, Tufts University (Boston, MA)

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Super antibiotico sconfigge i batteri resistenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2016

I ricercatori tedeschi dell’Università di Tubinga e del German Center for Infection Research (DZIF), hanno scoperto che i batteri dal naso umano producono un antibiotico efficace contro gli agenti patogeni multiresistenti.

Lugdunin    Lugdunin
Graphic demonstrating the function of Lugdunin. Staphylococcus lugdunensis (white) colonize on human nasal epithelial cells (pink) and combat the Staphylococcus aureus pathogen (yellow) by producing Lugdunin.

Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici – come il patogeno Staphylococcus aureus (MRSA), che colonizza sulla pelle umana – sono tra le principali cause di morte in tutto il mondo. L’habitat naturale dei batteri Staphylococcus è la cavità nasale umana. Nei loro esperimenti, Dr. Bernhard Krismer, Alexander Zipperer e il professor Andreas Peschel dell’Interfaculty Institute for Microbiology and Infection Medicine Tübingen (IMIT) hanno osservato che lo Staphylococcus aureus è raramente presente quando Staphylococcus Lugdunensis è residente nel naso.

Analizzando i campioni prelevati a 187 pazienti ospedalieri, chi ospitava il tipo lugdunensis aveva una probabilità sei volte minore degli altri di ospitare il tipo aureo. I due germi insomma sono rivali, anzi protagonisti di una vera e propria guerra batteriologica.

Gli studi in vivo sul modello animale sono positivi. Una volta spruzzati nel naso di cavie da laboratorio, i batteri “buoni” eliminano i germi cattivi. Quando sono somministrati a topi la cui pelle è infettata con il tipo aureo, riescono a contrastare l’infezione.

Normalmente gli antibiotici sono formati solo da batteri del suolo e funghi,” dice il professor Andreas Peschel. “L’idea che la microflora umana possa anche essere una fonte di agenti antimicrobici è una nuova scoperta“. È possibile che la soluzione al problema degli agenti patogeni multiresistenti sia sempre stata sotto al nostro naso, anzi dentro. Con questa battuta la rivista “Nature” presenta la scoperta del potente antibiotico.

Leggi abstract dell’articolo:
Human commensals producing a novel antibiotic impair pathogen colonization
Alexander Zipperer,Martin C. Konnerth,Claudia Laux,Anne Berscheid,Daniela Janek, Christopher Weidenmaier,Marc Burian,Nadine A. Schilling, Christoph Slavetinsky, Matthias Marschal,Matthias Willmann,Hubert Kalbacher,Birgit Schittek,Heike Brötz-Oesterhelt,Stephanie Grond,Andreas Peschel & Bernhard Krismer
Nature 535, 511–516 (28 July 2016) doi:10.1038/nature18634

Fonte: Università di Tubinga

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Linee guida sul trattamento dell’acne.

Posted by giorgiobertin su luglio 11, 2016

Sono state aggiornate dall’European Dermatology Forum le linee guida sul trattamento dell’acne.
L’obiettivo di questa linea guida è quello di redigere un documento sulla base di una revisione sistematica della letteratura e un processo di consenso strutturato al fine di migliorare la qualità della terapia dell’acne in generale.

acne  Acne_Guidelines

Scarica e leggi la linea guida in full text:
Guideline for the Treatment of Acne (Update 2016)
Developed by the Guideline Subcommittee “Acne” of the European Dermatology Forum

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Individuate le “cellule origine” dei tumori della pelle.

Posted by giorgiobertin su luglio 8, 2016

Gli scienziati guidati dal professor Cédric Blanpain presso l’Université Libre de Bruxelles, Belgio, e dal Professor Ben Simons presso l’Università di Cambridge hanno identificato per la prima volta la ‘cellula di origine‘ – in altre parole, la prima cellula da cui il cancro si sviluppa – nel carcinoma basocellulare, la forma più comune di cancro della pelle.

basal_cell_carcinoma
Basal cell carcinoma associated with the clonal activation of the Smoothened receptor within a single lineage labelled interfollicular epidermal stem cell. Tumour cells marked in Green. Credit Adriana Sánchez-Danés, IRB Brussels 

Il team è stato in grado di dimostrare che solo i cloni derivati da cellule staminali mutanti sono stati in grado di superare un meccanismo noto come ‘apoptosi’, o morte cellulare programmata, continuando a dividersi e a proliferare senza controllo, sviluppando una forma di cancro della pelle (carcinoma basocellulare).

Questa scoperta dimostra non solo che la cellula all’origine di cancro è di fondamentale importanza, ma anche che le cellule staminali sono più suscettibili di iniziazione tumorale a causa della loro naturale capacità di auto-rinnovamento e di resistenza alla morte delle cellule“. “Questa modalità di sviluppo del tumore suggerisce che le terapie che stimolano la differenziazione cellulare o apoptosi dovrebbero essere efficaci per il trattamento del carcinoma a cellule basali, e dovrebbero portare ad una regressione del tumore e prevenire le recidive del tumore.“, spiega Cédric Blanpain.

Leggi abstract dell’articolo:
Defining the clonal dynamics leading to mouse skin tumour initiation
Adriana Sánchez-Danés,Edouard Hannezo,Jean-Christophe Larsimont,Mélanie Liagre, Khalil Kass Youssef,Benjamin D Simons & Cédric Blanpain
Nature Published online 08 July 2016 doi:10.1038/nature19069

Fonte: Université Libre de Bruxelles

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Cellule staminali per trattare i pazienti gravi ustioni.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2016

Gli scienziati dell’University of Texas Medical Branch, hanno scoperto un nuovo modo di trattare e potenzialmente rigenerare la muscolatura nei pazienti con ustioni gravi secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Physiology“.

stem-cell
Activated satellite cell (white) in a pediatric burn patient. The scale bar represents 50μm. Image was taken in the laboratory of the first author, Christopher Fry. Credit: Christopher Fry

Gravi ustioni a seguito di un trauma provocano un esteso danno muscolare scheletrico. Le cellule satelliti sono responsabili per il mantenimento e la rigenerazione del muscolo scheletrico a seguito dell’infortunio.
I ricercatori hanno raccolto campioni di tessuto da 12 pazienti con gravi ustioni e 12 soggetti sani, ed hanno scoperto che nei pazienti ustionati, queste cellule satelliti ricevono un segnale misto, che induce la morte cellulare e uno che induce rigenerazione muscolare.
Concentrandosi su questo secondo aspetto Christopher S. Fry, primo autore spiega, “Abbiamo trovato una quantità molto elevata di proteina marcatore Ki67, che indica che l’ustione attiva le cellule satelliti e stimola quindi muscolo scheletrico rigenerazione. I nostri risultati evidenziano il potenziale terapeutico di queste cellule satelliti“.
Stiamo lavorando a delle terapie che possano impedire alle cellule satelliti di morire e promuovere la loro attività di rigenerazione in cellule scheletriche, migliorando di conseguenza il recupero dei pazienti con gravi ustioni“.

Leggi il full text dell’articolo:
Satellite cell activation and apoptosis in skeletal muscle from severely burned children
Christopher S. Fry, Craig Porter, Labros S. Sidossis, Christopher Nieten, Paul T. Reidy, Gabriel Hundeshagen, Ronald Mlcak, Blake B. Ramussen, Jong O. Lee, Oscar E. Suman, David N. Herndon, Celeste C. Finnerty
The Journal of Physiology Accepted manuscript online: 27 June 2016

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Campi elettrici e guarigione delle ferite diabetiche.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2016

Le persone con diabete spesso soffrono di ferite che sono lente a guarire e possono portare a ulcere, cancrena e amputazione. Una nuova ricerca condotta da un gruppo internazionale guidato da Min Zhao, professore di oftalmologia e dermatologia presso l’University of California, Davis, mostra che, in modelli animali di diabete, la lenta guarigione è associata a deboli correnti elettriche nelle ferite.

diabetes-cornea
UC Davis researchers measured electric fields and wound healing in eyes from three different models of diabetes. Left to right, green fluorescence shows damaged area shrinking over time. Top row, eyes from normal mice. Other rows are eyes from three different mouse models of diabetes. Credit: Min Zhao and Brian Reid, UC Davis

Questa è la prima dimostrazione che nelle ferite diabetiche o eventuali ferite croniche il segnale elettrico presente in natura è compromesso e correlato con un ritardo della guarigione“, ha detto Zhao. “La correzione di questo difetto offre un approccio totalmente nuovo per le ferite diabetiche.”

Il gruppo di ricerca ha dimostrato che i campi elettrici sono associati con la guarigione dei danni alla cornea, lo strato esterno trasparente dell’occhio nei diabetici.

Leggi abstract dell’articolo.
Diabetic cornea wounds produce significantly weaker electric signals that may contribute to impaired healing
Yunyun Shen, Trisha Pfluger, Fernando Ferreira, Jiebing Liang, Manuel F. Navedo, Qunli Zeng, Brian Reid & Min Zhao
Scientific Reports 6, Article number: 26525 Published online: 10 June 2016 – doi:10.1038/srep26525

Fonte: University of California, Davis

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Nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su giugno 11, 2016

Circa l’80 per cento dei pazienti con psoriasi da moderata a grave, hanno vista la loro malattia completamente o quasi completamente cancellata con un nuovo farmaco chiamato ixekizumab, secondo tre grandi studi clinici (UNCOVER-1, UNCOVER- 2 and UNCOVER-3) a lungo termine condotti dai ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine.

Psoriasis

Il farmaco Ixekizumab funziona neutralizzando un percorso nel sistema immunitario conosciuto per promuovere la psoriasi. Per i tre trials sono stati arruolati un totale di 3.736 pazienti adulti in più di 100 centri in 21 paesi. Tutti i partecipanti avevano una psoriasi da moderata a grave, che è definita tale quando comprende il 10 percento o più del corpo. Il farmaco ha ridotto la gravità dei sintomi della psoriasi rispetto al placebo.
Sulla base dei risultati, pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine“, il farmaco è stato approvato dalla Food and Drug Administration.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 3 Trials of Ixekizumab in Moderate-to-Severe Plaque Psoriasis.
Kenneth B. Gordon, Andrew Blauvelt, Kim A. Papp, Richard G. Langley, Thomas Luger, Mamitaro Ohtsuki, Kristian Reich, David Amato, Susan G. Ball, Daniel K. Braun, Gregory S. Cameron, Janelle Erickson, Robert J. Konrad, Talia M. Muram, Brian J. Nickoloff, Olawale O. Osuntokun, Roberta J. Secrest, Fangyi Zhao, Lotus Mallbris, Craig L. Leonardi.
New England Journal of Medicine, 2016; DOI: 10.1056/NEJMoa1512711

(Funded by Eli Lilly; UNCOVER-1, UNCOVER-2, and UNCOVER-3 ClinicalTrials.gov numbers NCT01474512,NCT01597245, and NCT01646177, respectively.)

Fonte:  Northwestern University Feinberg School of Medicine

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Una lunghezza d’onda della luce uccide i batteri resistenti ai farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2016

Gli scienziati sanno da tempo che la luce UV ha la capacità di uccidere i batteri, anche patogeni come l’MRSA, denominati “superbatteri“. Tuttavia, le lampade UV richieste per questo tipo di trattamento rappresentano una minaccia per la salute per i pazienti e per il personale medico. Essi possono causare una serie di problemi di salute, danneggiano la pelle e gli occhi. Per esempio, la luce UV è nota per indurre il cancro della pelle e la cataratta.

Ora gli scienziati del Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center, hanno trovato una stretta banda di luce UV con una lunghezza d’onda di circa 207 nanometri che non può penetrare nello strato della pelle che riveste gli esseri viventi, o nello strato esterno dell’occhio , e riesce ad uccidere le cellule batteriche 10-25 volte più piccole delle cellule umane come l’MRSA (Staphylococcus aureus) resistente alla meticillina.

Batteri
MRSA bacteria (Source: NIH/Tim Sandle, PhD)

I nostri risultati offrono un potenziale percorso pratico per ridurre in modo significativo i tassi di infezioni del sito chirurgico senza rischi per la salute e la sicurezza dei pazienti e del personale medico.” – afferma il prof. David J. Brenner, autore principale.

Leggi il full text dell’articolo:
207-nm UV Light—A Promising Tool for Safe Low-Cost Reduction of Surgical Site Infections. II: In-Vivo Safety Studies
Manuela Buonanno, Milda Stanislauskas, Brian Ponnaiya, Alan W. Bigelow, Gerhard Randers-Pehrson, Yanping Xu, Igor Shuryak, Lubomir Smilenov, David M. Owens, David J. Brenner
PLOS ONE Published: June 8, 2016  http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0138418

Fonte: Center for Radiological Research at Columbia University Medical Center

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Melanoma: Sintetizzati nuovi farmaci.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2016

Un team di ricercatori dell’Inserm Unit 1065, “Mediterranean Center for Molecular Medicine“), guidati dal prof. Stéphane Rocchi ha sintetizzato e messo a punto nuovi farmaci contro il melanoma. Uno di loro, noto come HA15, riduce la vitalità delle cellule del melanoma senza essere tossico per le cellule normali. Questo lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista “Cancer Cell“.


Une nouvelle molécule contre le cancer de la peau

Sono stati presi in considerazione una nuova famiglia di farmaci, il Thiazole Benzensulfonamides (TZB), che hanno proprietà antitumorali.

Inizialmente questa famiglia di farmaci è stato identificata nel diabete di tipo 2, in quanto aumenta la sensibilità delle cellule all’insulina. Per poterli usare contro il cancro, abbiamo dovuto eliminare questa attività proinsulina“, spiega Stéphane Rocchi. “Così abbiamo modificato la struttura. Dopo molti tentativi abbiamo ottenuto un composto HA15 con poteri sorprendenti.” (video)

Leggi abstract dell’articolo:
Compounds Triggering ER Stress Exert Anti-Melanoma Effects and Overcome BRAF Inhibitor Resistance
Michaël Cerezo, Abdelali Lehraiki, Antoine Millet,……., Maruf M.U. Ali, Corine Bertolotto, Paul Hofman, Robert Ballotti, Rachid Benhida, Stéphane Rocchi
Cancer Cells Published online: May 26, 2016

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Piede diabetico: un nuovo potenziale percorso per la cura.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2016

I ricercatori dell’Unità di Bio-Imaging del Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare presso l’IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano diretta da Fabio Fiordaliso, e i colleghi dell’IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni (Milano), in uno studio pubblicato sulla rivista “Diabetologia“, hanno trovato che una diminuzione numerica e le alterazioni morfologiche dei capillari della cute del piede (microangiopatia) sono alla base delle cause che determinano l’insorgenza del piede diabetico.

Mario-Negri

Lo studio ha coinvolto sia in pazienti con sola neuropatia che quelli con anche arteriopatia. dall’analisi dei due diversi gruppi di pazienti diabetici è stata osservata la preponderante presenza di occlusione delle arteriole nel derma nei pazienti con arteriopatia che determinava, da un punto di vista clinico, una maggiore durata del tempo necessario per la guarigione dell’ulcerazione del piede diabetico.

Questa importante scoperta – spiega Fabio Fiordaliso, dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano – aggiunge un nuovo capitolo per la cura del piede diabetico in quanto attualmente molto si conosce sulle grandi arterie che portano al piede, ma ancor poche informazioni sono disponibili riguardo i componenti vascolari del microcircolo nel derma di pazienti con diabete. Lo sviluppo di farmaci che agiscono su questo distretto vascolare potrebbe quindi determinare una nuova era nella cura di questa devastante complicanza“.

Leggi abstract dell’articolo:
Prospective study on microangiopathy in type 2 diabetic foot ulcer
Fabio Fiordaliso, Giacomo Clerici, Serena Maggioni, Maurizio Caminiti, Cinzia Bisighini, Deborah Novelli, Daniela Minnella, Alessandro Corbelli, Riccardo Morisi, Alberto De Iaco, Ezio Faglia
Diabetologia pp 1-7 First online: 28 April 2016

ClinicalTrials.gov NCT02610036.

Fonte: IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’

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Creato dispositivo indossabile wireless alimentato con il calore del corpo.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2016

Un gruppo di ingegneri americani della North Carolina State University’s Center for Advanced Self-Powered Systems of Integrated Sensors (ASSIST), ha creato un prototipo di sensore wireless in grado di monitorare i livelli di idratazione durante l’attività fisica intensa o sport e inviare i dati a un telefono cellulare senza ricorrere alle batterie perché ottengono tutta l’energia necessaria dal calore del corpo dell’utente.

IEEE-Spectrum Photo: Evan Ackerman/IEEE Spectrum

Il sensore termoelettrico è una lamina flessibile ad energia elettrica ottenuta a causa della differenza di temperatura tra la pelle e l’aria, fintanto che ci sono almeno tre gradi Celsius di differenza. La piastra sulla superficie della pelle occupa circa sette centimetri quadrati. Il generatore di corrente è di 40-50 microwatt per centimetro quadrato di pelle.
Se l’utente di questo dispositivo esegue attività fisica intensa, come correre o praticare sport, l’energia prodotta dal generatore termoelettrico è moltiplicata per tre.

Il dispositivo è perfettamente in grado di gestire un processore a basso consumo con sensori come accelerometri, un monitor ECG, sensori di temperatura, sensori di pressione, o monitor di rilevazione dell’idratazione. Contiene un Wireless integrato per la trasmissione dei dati. I ricercatori stanno sviluppando uno standard Bluetooth a ultra basso consumo per la comunicazione dei dati, consentendo alla patch di comunicare con il telefono. L’obiettivo è quello di creare piccoli sensori indossabili autoalimentati.

Fonte: Spectrum IEEE

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Creata una “seconda pelle” che ringiovanisce e ripara la cute.

Posted by giorgiobertin su maggio 11, 2016

I ricercatori del Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston hanno realizzato una pellicola biomimetica elastica e durevole, in grado di restituire all’epidermide sia la funzione meccanica che quella fisiologica, annullando gli inestetismi. Soprattutto potrebbe essere utilizzata come vettore di farmaci per la cura di malattie come l’eczema e la psoriasi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature Materials“.


New material temporarily tightens skin. “Second skin” polymer could also be used to protect dry skin and deliver drugs.
Video: Melanie Gonick/MIT

Le proprietà della pelle – spiega Robert Langer del Mit – possono cambiare nel tempo, ma anche in seguito ad alcune malattie o a fattori ambientali. Questi cambiamenti possono tradursi nella perdita di normali funzioni dell’epidermide, ma anche in antiestetiche modifiche dell’aspetto. Due elementi che possono riflettersi sullo stato di una persona. Esistono già trattamenti per ripristinare la funzione meccanica o quella fisiologica della pelle, ma pochi agiscono contemporaneamente su entrambi questi aspetti(video).

Gli autori concludono che questa tecnologia simile a una ‘seconda pelle’ può offrire soluzioni davvero utili a una pelle dalle funzioni compromesse, ma può essere usata anche per la somministrazione di farmaci e per il trattamento delle ferite. Permettendo così alla pelle di avere un aspetto naturale. Questa “seconda pelle” resiste all’acqua e al sapone e i primi test non hanno rilevato effetti secondari.

Leggi abstract dell’articolo:
An elastic second skin
Betty Yu, Soo-Young Kang, Ariya Akthakul, Nithin Ramadurai, Morgan Pilkenton, Alpesh Patel, Amir Nashat, Daniel G. Anderson, Fernanda H. Sakamoto, Barbara A. Gilchrest, R. Rox Anderson & Robert Langer
Nature Materials Published online 09 May 2016 doi:10.1038/nmat4635

Fonte: Mit (Massachusetts Institute of Technology)

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