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Posts Tagged ‘dermatologia’

Mappati i peptidi che riducono l’infezione e l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su agosto 13, 2018

I ricercatori della Lund University in Svezia, in collaborazione con i colleghi di Copenaghen e Singapore, hanno mappato il modo in cui i peptidi del corpo agiscono per ridurre l’infezione e l’infiammazione disattivando le sostanze tossiche che si formano nel processo. Lo studio è pubblicato su “Nature Communications” e i ricercatori ritengono che la loro scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci contro l’infezione e l’infiammazione, ad esempio nella guarigione delle ferite.

Sappiamo dagli studi precedenti qual’è il compito di questi peptidi ma ora abbiamo mappato come procedono nel ridurre gradualmente una reazione infiammatoria“, afferma il prof. Artur Schmidtchen.

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Researchers have mapped how the body’s own peptides (here in orange/yellow) bind to a receptor complex to suppress infection/inflammation. (Image: Suppl Fig 12 Nature Communications doi.org/10.1038/s41467-018-05242-0)

I ricercatori di dermatologia ora vogliono sviluppare un gel peptidico per migliorare la guarigione delle ferite negli studi sui pazienti.

Questo è l’obiettivo principale, ma guarderemo anche alla possibilità di sviluppare nuovi farmaci contro le infezioni agli occhi e vari organi interni. Questo diventerà un nuovo modo di prevenire sia l’infezione che l’infiammazione senza usare antibiotici.”

Leggi abstract dell’articolo:
Structural basis for endotoxin neutralisation and anti-inflammatory activity of thrombin-derived C-terminal peptides
Rathi Saravanan, Daniel A Holdbrook, Jitka Petrlova, Shalini Singh, Nils A Berglund, Yeu Khai Choong, Sven Kjellström, Peter J Bond, Martin Malmsten & Artur Schmidtchen
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 2762 (2018)

Fonte: Lund University

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Svelati i fattori genetici della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su luglio 31, 2018

Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Genova e dell’Università di Verona, guidati rispettivamente da Antonio Puccetti e Claudio Lunardi hanno svelato i fattori genetici che esistono dei fattori genetici che determinano lo sviluppo della malattia psoriasica nella sua forma cutanea, osteoarticolare (artrite psoriasica) e metabolica. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista ” pubblicato su “Frontiers in Immunology“.

psoriatic-arthritis

La malattia psoriasica è considerata una malattia immuno-metabolica in quanto si associa spesso a sindrome metabolica, caratterizzata da obesità addominale, ipertensione, dislipidemia aterogenica, diabete di tipo 2 dell’adulto, insulino-resistenza e steatosi epatica non alcolica.
L’origine è ancora ignota e dipende dalla combinazione di fattori ambientali, genetici, epigenetici (ossia caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del Dna).

Spiega il prof. Puccetti: “abbiamo potuto identificare 4 geni regolatori (LINC00909, LINC00657 EPB41L4A-AS1, 11-539L10.3) che sono in grado di controllare tutti i diversi aspetti della malattia: la componente cutanea, quella articolare e la sindrome metabolica che spesso vi si associa“.

Questo studio è “molto importante perché dimostra che ‘geni non codificanti’ determinano l’insorgenza della malattia psoriasica e apre interessanti prospettive per l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la messa a punto di un trattamento personalizzato”, afferma il prof. Lunardi.

Leggi abstract dell’articolo:
Long Non-Coding RNAs Play a Role in the Pathogenesis of Psoriatic Arthritis by Regulating MicroRNAs and Genes Involved in Inflammation and Metabolic Syndrome
Marzia Dolcino, Andrea Pelosi, Piera Filomena Fiore, Giuseppe Patuzzo, Elisa Tinazzi, Claudio Lunardi and Antonio Puccetti
Front. Immunol., 16 July 2018 | https://doi.org/10.3389/fimmu.2018.01533

Fonte: LeScienze

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Test del sangue per la diagnosi di melanoma.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2018

I ricercatori australiani della Edith Cowan University hanno sviluppato un esame del sangue per il melanoma nelle sue fasi iniziali. Il test potrebbe aiutare i medici a rilevare il cancro della pelle prima che si diffonda attraverso il corpo di una persona.
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La ricerca, pubblicata sulla rivista “Oncotarget“, ha incluso uno studio che ha coinvolto 105 pazienti con melanoma e 104 persone sane.
La procedura ha rilevato il melanoma nella fase iniziale nel 79% dei casi, hanno detto gli scienziati.

melanoma

Il melanoma è attualmente rilevato utilizzando una scansione visiva da un medico, con aree di preoccupazione ritagliate chirurgicamente e sottoposte a biopsia.

La prof.ssa Pauline Zaenker ha affermato che il nuovo processo comporta l’identificazione degli autoanticorpi prodotti dal corpo di una persona in risposta al melanoma. Gli scienziati condurranno un altro studio clinico della durata di tre anni per convalidare i risultati ottenuti.Per questo esame del sangue (MelDx) è stato presentato per un brevetto internazionale.

Leggi abstract dell’articolo:
A diagnostic autoantibody signature for primary cutaneous melanoma
Pauline Zaenker et al.
Oncotarget. 2018; 9:30539-30551.

Fonte: Edith Cowan University

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Nuovo metodo per trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2018

I ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e Karolinska Institutet, in Svezia, sono riusciti per la prima volta a convertire le cellule della pelle umana in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula.

CRISPR-Stem-Cells

Lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka aveva fatto per primo la scoperta, guadagnandosi il premio Nobel nel 2012: le cellule della pelle adulta possono essere convertite in cellule tipiche dei primi embrioni, le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Questo processo è chiamato riprogrammazione.
Fino ad ora, la riprogrammazione è stata possibile solo introducendo i geni critici per la conversione, chiamati fattori Yamanaka, artificialmente nelle cellule della pelle dove normalmente non sono affatto attivi.

Ora i ricercatori sono riusciti per la prima volta a trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula. Ciò è stato ottenuto utilizzando la tecnologia di modifica dei geni, chiamata CRISPRa, che può essere diretta ad attivare i geni. Il metodo utilizza una versione smussata del “gene forbici” di Cas9 che non taglia il DNA e può quindi essere usato per attivare l’espressione genica senza mutare il genoma.

CRISPR/Cas9 può essere usato per attivare i geni. “Abbiamo dimostrato che è possibile progettare un sistema di attivatori CRISPR che consenta una solida riprogrammazione dell’iPC”, dice il professor Timo Otonkoski. “Usando questa tecnologia, sono state ottenute cellule staminali pluripotenti che somigliavano molto strettamente alle prime cellule embrionali“.

Leggi asbtract dell’articolo:
Human pluripotent reprogramming with CRISPR activators
Jere Weltner, Diego Balboa, Shintaro Katyama, Maxim Bespalov, Kaarel Krjutškov, Eeva-Mari Jouhilahti, Ras Trokovic, Juha Kere and Timo Otonkoski.
Nature Communications 6th July, 2018. DOI 10.1038/s41467-018-05067-x

Fonte: Università di Helsinki

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Benda rigenerativa accelera la guarigione delle ferite diabetiche.

Posted by giorgiobertin su giugno 11, 2018

Un team della Northwestern University ha sviluppato un nuovo dispositivo, chiamato benda rigenerativa, che guarisce le piaghe dolorose e difficili da trattare senza l’uso di farmaci nei pazienti diabetici. Durante i test, la fasciatura ha guarito le ferite diabetiche il 33% più velocemente di una delle bende attualmente sul mercato.

La novità è che abbiamo identificato un segmento di una proteina nella pelle che è importante per la guarigione delle ferite, questo segmento viene incorporato in una molecola antiossidante che si autoaggrega a temperatura corporea per creare un’impalcatura che facilita la capacità del corpo di rigenerare i tessuti nel sito della ferita“, ha detto il prof. Guillermo Ameer. “La nuova benda non rilascia farmaci o fattori esterni per accelerare la guarigione e funziona molto bene.“Il bendaggio può essere usato per curare tutti i tipi di ferite aperte.

Rigenerative
The bandage accelerates tissue regeneration in vivo. A stained section of tissue who’s complete resorption of the hydrogel in all four groups of post-wounding. Credit: Ameer Research Lab, Northwestern University

Il segreto della benda rigenerativa di Ameer è la laminina, una proteina presente nella maggior parte dei tessuti del corpo, compresa la pelle. La laminina invia segnali alle cellule, incoraggiandoli a differenziarsi, migrare e aderire l’uno all’altro. Il team di Ameer ha identificato un segmento di laminina-12 amminoacidi in lunghezza chiamato A5G81 che è fondamentale per il processo di guarigione della ferita.

E’ stato utilizzato un frammento così piccolo di laminina piuttosto che l’intera proteina perchè può essere facilmente sintetizzato in laboratorio, rendendolo riproducibile, mantenendo bassi i costi di produzione. Il team di Ameer ha incorporato A5G81 in una benda di idrogel antiossidante sviluppata in precedenza in laboratorio.
Come descritto sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, la mancanza di farmaci o di farmaci biologici permette di portare la benda sul mercato molto velocemente. I ricercatori hanno già avviato un modello pre-clinico ampio.

Leggi abstract dell’articolo:
Potent laminin-inspired antioxidant regenerative dressing accelerates wound healing in diabetes
Yunxiao Zhu, Zdravka Cankova, Marta Iwanaszko, Sheridan Lichtor, Milan Mrksich, and Guillermo A. Ameer
PNAS June 11, 2018. 201804262; published ahead of print June 11, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1804262115

Fonte: Northwestern University

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Terapia con batteri per combattere l’eczema.

Posted by giorgiobertin su maggio 3, 2018

Il trattamento topico con mucosa di Roseomonas – un batterio naturalmente presente sulla pelle – è sicuro per adulti e bambini con dermatite atopica (eczema) ed è associato ad una ridotta gravità della malattia. Ad affermarlo i risultati iniziali di uno studio clinico condotto dai ricercatori del Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA. Il lavoro preclinico in un modello murino di dermatite atopica ha suggerito che i ceppi di R. mucosa raccolti da una pelle sana possono alleviare i sintomi della malattia (video).
Le nuove scoperte sono pubblicate sulla rivista “JCI Insight“.


Bacteria Therapy for Eczema Shows Promise in NIH Study

Da ricordare che la dermatite atopica è una malattia infiammatoria della pelle che può rendere la pelle secca e pruriginosa, causare eruzioni cutanee e portare a infezioni della pelle. La malattia è legata ad un aumentato rischio di sviluppare asma, raffreddore da fieno e allergia alimentare. La dermatite atopica è comune nei bambini e talvolta si risolve da sola, ma può anche persistere o svilupparsi durante l’età adulta.

Applicando i batteri da una fonte sana alla pelle delle persone con dermatite atopica, miriamo ad alterare il microbioma cutaneo in modo tale da alleviare i sintomi e liberare le persone dall’onere di un trattamento costante“, ha dichiarato il prof. Ian Myles della NIAID (video). “Se i futuri studi clinici dimostrano che questa strategia è efficace, il nostro lavoro potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per la dermatite atopica a basso costo che non richiedono un’applicazione giornaliera“.

I ricercatori hanno testato il trattamento sperimentale in 10 volontari adulti con dermatite atopica.  Lo studio di fase 1/2 è condotto presso il NIH Clinical Center di Bethesda, nel Maryland.

Leggi il full text dell’articolo:
First-in-human topical microbiome transplantation with Roseomonas mucosa for atopic dermatitis
Ian A. Myles, Noah J. Earland, Erik D. Anderson, Ian N. Moore, Mark D. Kieh, Kelli W. Williams, Arhum Saleem, Natalia M. Fontecilla, Pamela A. Welch, Dirk A. Darnell, Lisa A. Barnhart, Ashleigh A. Sun, Gulbu Uzel, Sandip K. Datta
JCI Insight. 2018;3(9):e120608. https://doi.org/10.1172/jci.insight.120608

For more information about the study, known as Beginning Assessment of Cutaneous Treatment Efficacy for Roseomonas in Atopic Dermatitis (BACTERiAD), please see ClinicalTrials.gov using identifier NCT03018275.

Fonte: Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology, National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

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Nanotecnologia per trovare le cellule tumorali nel sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 1, 2018

I ricercatori dell’Olivia Newton-John Cancer Research Institute, Heidelberg, Australia, hanno sviluppato una nuova nanotecnologia che include particelle d’oro e che mira a monitorare la diversita’ delle singole cellule tumorali che circolano nell’organismo (Circulating tumour cell (CTC)). La tecnica rivoluzionaria e’ stata testata su campioni di sangue da pazienti con melanoma ed e’ stata in grado di monitorare i cambiamenti critici nella diffusione delle cellule tumorali prima, durante e dopo il trattamento.

AIBN Cancer Gold
Professor Matt Trau and PhD student Jing Wang

Abbiamo sviluppato una tecnologia semplice che utilizza un tipo speciale di nanoparticelle d’oro attaccate a diversi anticorpi– spiegano i ricercatori, che possono aderire a diverse proteine su un’ampia varieta’ di cellule tumorali circolanti. Queste nanoparticelle emettono un segnale a barre unico quando vengono colpite con luce laser, e questo segnale cambia lievemente se quella nanoparticella incontra una cellula tumorale circolante e si attacca ad essa, rendendola facile da rilevare“.

Nel caso dei pazienti campione di melanoma- dice- la tecnologia ha tracciato con successo in tempo reale come la diversita’ delle popolazioni di cellule tumorali stava cambiando in risposta a terapie particolari per tutti i pazienti studiati ed era altamente predittiva dell’efficacia del trattamento e dei risultati del paziente” – afferma il prof. Matt Trau.

Gli studi sono stati pubblicati sulla rivista “Nature Communications“.

Scarica e leggi il documento in full text:
Characterising the phenotypic evolution of circulating tumour cells during treatment.
Tsao SC-H, Wang J, Wang Y, Behren A, Cebon J, Trau M.
Nature Communications. 2018;9:1482. doi:10.1038/s41467-018-03725-8.

Fonti: Dire.it, Olivia Newton-John Cancer Research Institute, Heidelberg, Australia

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Un neo artificiale per identificare possibili tumori.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

Un team di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha realizzato un nuovo sistema di allerta rapida dei tumori: è un “tatuaggio biomedico” – che si forma sulla pelle quando nel sangue sono presenti a lungo livelli elevati di calcio tipici delle prime fasi dei quattro tumori più frequenti.

Prodotto grazie all’ingegneria genetica e impiantato sotto cute, il sistema che genera il tatuaggio, che ha l’aspetto di un normale neo, ha infatti dimostrato nei primi test su animali di riconoscere precocemente i tumori di prostata, polmone, colon e mammella.

ETH-Zurich   Hypercalcemia
As soon as the calcium level exceeds a particular threshold over a longer period of time, an implant inserted under the skin triggers the production of melanin. This causes a mole to form. (Re-enacted montage: ETH Zurich)

Come afferma il team del prof. Martin Fussenegger, ci vorranno almeno una decina di anni affinché questo “tatuaggio biomedico” possa essere usato sull’uomo, ma le premesse sembrano incoraggianti. Il sistema si basa sull’impianto sotto cute di alcune cellule umane geneticamente modificate che agiscono come un sensore per monitorare la concentrazione di calcio nel sangue. Livelli troppo alti nel tempo (ipercalcemia), scatenano una cascata di segnali che porta alla produzione del pigmento melanina e alla comparsa del neo.

Il “tatuaggio biomedico” si colora molto prima che il tumore possa essere riconosciuto dalle tradizionali tecniche diagnostiche. “Quando appare il neo, la persona che porta l’impianto dovrebbe farsi vedere da un medico per ulteriori accertamenti“, ma senza panico, afferma il prof. Fussenegger. “Il neo non significa che la persona stia per morire”, ma soltanto che bisogna fare approfondimenti e, se necessario, delle cure.

Oltre ai tumori, il “tatuaggio biomedico” potrebbe essere usato per rilevare altre anomalie legate a malattie neurodegenerative o disordini ormonali.

Leggi abstract dell’articolo:
Synthetic biology-based cellular biomedical tattoo for detection of hypercalcemia associated with cancer.
Tastanova A, Folcher M, Müller M, Camenisch G, Ponti A, Horn T, Tikhomirova MS, Fussenegger M.
Science Translational Medicine 10, eaap8562 (2018) 18 April 2018. DOI: 10.1126/scitranslmed.aap8562

Fonte: Department of Biosystems Science and Engineering at ETH Zurich in Basel

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Scoperto composto efficace contro le malattie autoimmuni.

Posted by giorgiobertin su aprile 20, 2018

I ricercatori del Department of Pathology and Immunology, Washington University School of Medicine, St. Louis, USA- guidati da Maxim Artyomov, hanno scoperto che un composto blocca un percorso infiammatorio che è coinvolto in molte altre malattie autoimmuni. In particolare gli scienziati hanno ora ricavato un composto dalle cellule immunitarie e l’hanno usato per trattare con successo la psoriasi nei topi.

La psoriasi è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario non riconosce il proprio tessuto e inizia ad attaccarlo.

Psoriasis
A compound from the body’s own immune cells can treat psoriasis in mice and holds promise for other autoimmune diseases such as multiple sclerosis, according to a new study at Washington University School of Medicine in St. Louis. (GETTY IMAGES)

In precedenza era stato dimostrato che le cellule infiammatorie che rilevano la presenza di batteri producono un composto chiamato itaconato. ll composto riduce i livelli di una proteina chiave – nota come IkappaBzeta – nella via infiammatoria IL-17. Questo percorso è cruciale per combattere alcuni tipi di infezioni batteriche, ma è anche la via principale del corpo per iniziare la malattia autoimmune. Il nuovo prodotto utilizzato dai ricercatori negli esperimenti su topi con psoriasi è una forma modificata di itaconato: il dimetil-itaconato.
Come riportato dalla rivista “Nature“, gli animali con psoriasi alle orecchie trattati per una settimana con il dimetil-itaconato, rispetto al placebo sono tornati normali.

Ora sappiamo che i composti itaconati possono aiutare con le malattie autoimmuni, in particolare nella psoriasi e potenzialmente nella sclerosi multipla, e questa piccola molecola si sta rivelando molto potente.” afferma il prof. Maxim Artyomov.

Leggi abstract dell’articolo:
Electrophilic properties of itaconate and derivatives regulate the IκBζ–ATF3 inflammatory axis
Monika Bambouskova, Laurent Gorvel, […]Maxim N. Artyomov
Nature (2018) Published online:18 April 2018 doi:10.1038/s41586-018-0052-z

Fonte: Department of Pathology and Immunology, Washington University School of Medicine, St. Louis, USA

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Nuovi elettrodi tatuabili come seconda pelle.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2018

I ricercatori del Centro IIT di Pontedera, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi di Milano, hanno implementato una tecnica per stampare elettrodi direttamente sulla carta dei tatuaggi trasferibili, mediante stampante a getto di inchiostro che utilizza inchiostri in grado di condurre l’elettricità, organici e compatibili con la pelle.

tatuaggio-elettrodi

I nuovi elettrodi sono flessibili, in grado di aderire alla pelle conformandosi alle sue rugosità e realizzabili nella forma che meglio si adatta alle asperità dell’area del corpo dove devono essere applicati per poter rilevare con miglior precisione il segnale elettrico di interesse, potendo essere applicati anche in parti del corpo un tempo impensabili, ad esempio sul volto. Si tratta di sensori asciutti, che riescono a trasmettere in maniera corretta il segnale elettrico per tre giorni, a differenza dei normali elettrodi che necessitano di un gel per interfacciarsi con la pelle e che mantengono la loro efficienza al massimo per otto ore prima di asciugarsi.
Al termine dell’utilizzo i nuovi sensori vengono lavati via con acqua e sapone, proprio come i comuni tatuaggi temporanei.

“Il campo della cosidetta ‘epidermal electronics’, ossia i dispositivi elettronici da indossare a diretto contatto con la pelle, é un campo di ricerca in fortissima espansione. I nostri elettrodi a tatuaggio, grazie alla scelta dei materiali e al processo di stampa usato, rappresentano uno sviluppo interessante anche perché low-cost e facili da applicare e utilizzare” afferma il prof. Francesco Greco.

Leggi il full text dell’articolo:
Ultraconformable Temporary Tattoo Electrodes for Electrophysiology
Laura M. Ferrari, Sudha Sudha, Sergio Tarantino, Roberto Esposti, Francesco Bolzoni, Paolo Cavallari, Christian Cipriani, Virgilio Mattoli and Francesco Greco
Advanced Science: 3 JAN 2018, DOI: 10.1002/advs.201700771

Fonte:Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna

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AAD: linee guida per la cura del cancro della pelle non melanoma.

Posted by giorgiobertin su gennaio 11, 2018

Sono state pubblicate a cura dell’ American Academy of Dermatology due linee guida sul tumore della pelle non melanoma, due tipi molto comuni di cancro della pelle (carcinoma a cellule basali – BCC, carcinoma a cellule squamose – SCC).

Squamous-cell-carcinoma        basal_cell_carcinoma

Queste due linee guida aiuteranno i medici a fornire la migliore assistenza possibile per i pazienti con BCC e SCC”, afferma il dermatologo del Board Christopher K. Bichakjian, co-presidente del gruppo di lavoro che ha sviluppato le linee guida. “Se non vengono curati, questi tumori possono crescere e diffondersi, portando potenzialmente a deturpazione e persino alla morte, ma se diagnosticati precocemente, questi tumori cutanei sono altamente curabili”.

L’AAD raccomanda a tutti di eseguire regolarmente auto-esami della pelle per rilevare precocemente il cancro della pelle, quando è più curabile. Coloro che notano macchie nuove o sospette sulla loro pelle, così come qualsiasi cosa che cambia, prurito o sanguinamento, dovrebbero farsi vedere da un medico dermatologo.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Guidelines of care for the management of basal cell carcinoma
Bichakjian, ChristopherBaum, ChristianKim, John Y.S. et al.
Journal of the American Academy of Dermatology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jaad.2017.10.006

Guidelines of care for the management of cutaneous squamous cell carcinoma
Alam, MuradKim, John Y.S. et al.
Journal of the American Academy of Dermatology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jaad.2017.10.007

Fonte: American Academy of Dermatology

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Test del sangue per la diagnosi di linfoma e melanoma.

Posted by giorgiobertin su dicembre 20, 2017

Gli scienziati della Georgia State University di Atlanta (Usa) hanno sviluppato un test del sangue capace di diagnosticare due tipi di cancro: il linfoma non Hodgkin e il melanoma.
Attraverso una tecnica di spettroscopia infrarossa, chiamata mid-infrared spectroscopy, che viene generalmente utilizzata per caratterizzare i campioni biologici a livello molecolare, i ricercatori sono stati in grado di rilevare i cambiamenti biochimici indotti dal linfoma non Hodgkin e dal melanoma sottocutaneo.

cancersized

Gli scienziati precisano che lo sviluppo di una strategia di “pre-screening” rapida e affidabile per queste due forme di cancro potrebbe avere un’importanza fondamentale, perché la diagnosi e il trattamento precoci migliorano sensibilmente le possibilità di sopravvivenza dei pazienti.
Il nostro obiettivo finale era poter affermare che è possibile usare questa tecnica a infrarossi per identificare varie malattie” – afferma il prof. A. G. Unil Perera, che ha coordinato la ricerca. “Questo studio dimostra che la spettroscopia infrarossa è in grado d’identificare il cancro”.

Scarica e leggi il documento in full text:
ATR-FTIR spectral discrimination between normal and tumorous mouse models of lymphoma and melanoma from serum samples
Hemendra Ghimire, Mahathi Venkataramani, Zhen Bian, Yuan Liu & A. G. Unil Perera
Scientific Reports 7, Article number: 16993 Published online: 05 December 2017 doi:10.1038/s41598-017-17027-4

Fonte:  Georgia State University di Atlanta (Usa)

 

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Un farmaco per l’ipertensione è collegato al cancro della pelle.

Posted by giorgiobertin su dicembre 3, 2017

I ricercatori danesi dell’University of Southern Denmark e del Danish Cancer Society, hanno dimostrato che un farmaco comunemente usato per l’ipertensione mostra una connessione con il cancro della pelle. I ricercatori si sono concentrati sulla medicina antipertensiva contenente idroclorotiazide, in relazione ad un aumentato rischio di cancro della pelle.

idroclorotiazide

“Sapevamo che l’idroclorotiazide rendeva la pelle più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV del sole, ma ciò che è nuovo e anche sorprendente è che l’uso a lungo termine di questo medicinale per la pressione del sangue porta ad un aumento molto significativo del rischio di cancro della pelle” dice il prof. Anton Pottegård.

Lo studio, che si basa su circa 80.000 casi danesi di cancro della pelle, mostra che il rischio di sviluppare il cancro della pelle è fino a sette volte maggiore per gli utilizzatori di medicinali contenenti idroclorotiazide.
Non interrompere il trattamento senza prima consultare il medico; se si utilizza idroclorotiazide, potrebbe essere una buona idea parlare con il medico per vedere se è possibile scegliere una medicina diversa” – precisa il prof. Anton Pottegård.

Il fatto che l’idroclorotiazide induce il cancro, questo è dovuto al fatto che il prodotto appartiene a un gruppo di farmaci con un cosiddetto effetto fotosensibilizzante. Ciò significa che l’idroclorotiazide aumenta gli effetti nocivi della luce solare nella pelle e nelle labbra e questo può aumentare il rischio di cancro della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Hydrochlorothiazide use and risk of non-melanoma skin cancer: A nationwide case-control study from Denmark
Sidsel Arnspang, David Gaist, Sigrun Alba Johannesdottir Schmidt, Lisbet Rosenkrantz Hölmich, Søren Friis, Anton Pottegård
Journal of the American Academy of Dermatology Published online: December 3, 2017 DOI: 10.1016/j.jaad.2017.11.042

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Nuovo stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2017

Un team di ricercatori guidati da Kath Bogie, un ingegnere biomedico e professore associato di ortopedia e ingegneria biomedica presso la Scuola di Medicina della Case Western Reserve University e colleghi del Case Western Reserve ed altre istituzioni, ha sviluppato uno stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione e lesioni profonde dei tessuti dei glutei. Queste gravi condizioni mediche, che sono causate da lunghi periodi di tempo a letto o seduti, possono portare a forti dolori e infezioni, e persino alla morte.

flextstim flextstim1

flexSTIM, così si chiama questo piccolo stimolatore, flessibile, completamente impiantabile con elettrodi che, con il semplice tocco di un pulsante, fornirà una stimolazione intermittente ai tre muscoli glutei che costituiscono i glutei. Imitando il regolare spostamento del peso corporeo – aumentando di conseguenza la massa muscolare – la stimolazione migliorerà la salute dei muscoli e aiuterà a prevenire le ulcere da pressione e le lesioni dei tessuti profondi.

FlexSTIM sarà adatto praticamente per tutti i pazienti con lesioni del midollo spinale e altri con condizioni mediche debilitanti” afferma il prof. Bogie.
I benefici del nuovo sistema completamente impiantato includeranno una maggiore qualità della vita e una riduzione dei costi delle cure mediche. I rischi saranno ridotti al minimo perché sarà necessaria solo una piccola incisione per impiantare il dispositivo di 4 mm di spessore da effettuarsi ambulatorialmente previa anestesia locale.

Preliminary development of an advanced modular pressure relief cushion: Testing and user evaluation.
Freeto T, Mitchell SJ, Bogie KM.
J Tissue Viability. 2017 Mar 20. pii: S0965-206X(17)30041-4. doi: 10.1016/j.jtv.2017.03.001

Case Western Reserve University Receives DOD Grant for Implantable Muscle Stimulator

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Staminali e terapia genica per ricostruire la pelle.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2017

Grazie alle cellule staminali corrette geneticamente è stato possibile un trapianto di pelle in un bambino farfalla, affetto cioè da una grave malattia della pelle, la epidermolisi bollosa (Eb) (http://www.debra.org/).

Skin-stem-cell
Un lembo di epidermide geneticamente corretta coltivata in laboratorio

La epidermolisi bollosa è una malattia genetica rara che rende la pelle dei bambini affetti estremamente fragile, anche solo per piccole attività di sfregamento o pressione, associata alla comparsa di bolle e piaghe dolorose. I difetti genetici modificano l’anatomia della pelle.
Si tratta di geni che raccolgono le istruzioni per la formazione di alcune proteine fondamentali per ancorare tra loro epidermide e derma, rispettivamente lo strato più esterno e quello più interno della pelle. Quando questi geni sono mutati l’epidermide tende a staccarsi dal derma.

Un team di ricercatori internazionali coordinati dal Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia come descritto nel lavoro pubblicato sulla rivista “Nature“, hanno prelevato delle cellule staminali dell’epidermide da una zona non danneggiata del bambino, hanno allestito delle colture cellulari in laboratorio e hanno modificato (con un vettore virale) le stesse cellule con la copia corretta alla base della malattia (in questo caso il gene LAMB3, che codifica per la proteina laminina beta 3). Il gene corretto che si trova all’interno del vettore che si integra nel DNA della cellula ospite, la quale comincia a produrre la proteina corrispondente. “Abbiamo messo insieme la capacità rigenerativa delle cellule staminali con quella correttiva della terapia genica“, ricorda il prof. Michele De Luca. Il risultato è stata la produzione di lembi di pelle corretti, sani, che sono stati trapiantati nel bambino.

Dopo 8 mesi, e dopo tre trapianti, il bambino è stato dimesso. Con una pelle, di fatto, nuova. Oggi a due anni di follow-up il bambino sta bene: non ci sono bolle, lesioni, la pelle è capace di rigenerarsi da sola. Una ottima notizia.

Leggi abstract dell’articolo:
Regeneration of the entire human epidermis using transgenic stem cells
Tobias Hirsch, Tobias Rothoeft,Norbert Teig,Johann W. Bauer,Graziella Pellegrini,Laura De Rosa,Davide Scaglione,…… Sergio Bondanza & Michele De Luca
Nature Published online 08 November 2017 doi:10.1038/nature24487

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I batteri intestinali possono influenzare la risposta alle terapie sul cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 3, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of Texas MD Anderson Cancer Center in collaborazione con l’Università di Rochester Medical Center e il Wilmot Cancer Institute ha scoperto che i pazienti con melanoma avanzato o cancro della pelle che avevano un batterio specifico nel loro intestino avevano una risposta più favorevole al trattamento del cancro con l’immunoterapia.

Un microbioma intestinale con molti batteri buoni, è stato associato a risultati migliori tra i 112 pazienti con melanoma metastatico che sono stati osservati per sei mesi durante la terapia anti-PD1. (I farmaci anti-PD1 sono noti per essere utilizzati per controllare il tumore cutaneo metastatico). Il farmaco funziona aumentando le difese immunitarie naturali del corpo contro le cellule tumorali – in particolare blocca la proteina PD1 sulle cellule T, che funge da freno al sistema immunitario.

microbioma

I risultati dello studio – pubblicato sulla rivista “Science” – sono emozionanti perché sono stati in grado di correlare, a un microbiota specifico, la capacità del sistema immunitario del paziente di combattere il cancro” afferma il prof. Peter Prieto. “Questo porterà a nuove strategie, come la sperimentazione di probiotici potenziali negli studi clinici per aumentare la risposta dei trattamenti standard contro il melanoma“.
L’analisi dei campioni dei microbiomi fecali dei pazienti ha dimostrato una significativamente differenza e una relativa abbondanza di batteri del genere Faecalibacterium (della famiglia Ruminococcaceae e l’ordine di Clostridiales) nei pazienti rispondenti alle terapie anti-PD1.

Ulteriori analisi hanno dimostrato che i pazienti rispondenti con alti livelli di Clostridiales/Ruminococcaceae, avevano una maggiore penetrazione delle cellule T nei tumori e livelli superiori di cellule T circolanti che uccidono le cellule tumorali.

E’ possibile cambiare il proprio microbioma, non è poi così difficile; quindi pensiamo che questi risultati aprano enormi nuove opportunità“. “I nostri studi sui pazienti e le successive ricerche sugli animali ci permettono di dire che i nostri microbiomi intestinali modulano sia l’immunità sistemica che anti-tumorale” – conclude la prof.ssa Jennifer Wargo uno degli autori.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiome modulates response to anti–PD-1 immunotherapy in melanoma patients
V. Gopalakrishnan, C. N. Spencer, L. Nezi, A. Reuben, M. C. Andrews, T. V. Karpinets, P. A. Prieto, D. Vicente, K. Hoffman, S. C. Wei, A. P. Cogdill,…et al.
Science 02 Nov 2017: eaan4236 DOI: 10.1126/science.aan4236

Fonti: University of Texas MD Anderson Cancer Center – Università di Rochester Medical Center

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Un gel topico efficace nel trattamento delle ferite croniche.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Un team internazionale di ricercatori guidati dalla Johns Hopkins University School of Medicine, ha dimostrato che un gel topico fatto da una classe di farmaci comunemente usati per la pressione sanguigna, blocca i percorsi di infiammazione e velocizza la guarigione delle ferite croniche della pelle nei topi e nei suini.

L’attenzione dei ricercatori è stata rivolta al sistema renina-angiotensina (renin-angiotensin system – RAS), che è coinvolto nella risposta infiammatoria della pelle, nella deposizione di collagene e nella segnalazione necessaria alla guarigione delle ferite. Gli studi dimostrano che il sistema RAS ha un comportamento anormale negli adulti diabetici e negli anziani.

ulcers

Il professore Peter Abadir, e i suoi colleghi hanno sperimentato delle formulazioni di gel con antagonisti del recettore dell’angiotensina II, una classe di farmaci di lunga data che comprendono losartan e valsartan, prescritti per trattare l’ipertensione. I farmaci bloccano il RAS e aumentano il flusso sanguigno nella ferita, l’obiettivo è quello di applicare i gel direttamente sulle ferite, aumentando il livello di disponibilità dei farmaci che promuovono la guarigione.
I risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Dermatology Investigative” hanno mostrato che il valsartan è più efficace nell’accelerare la guarigione delle ferite rispetto al losartan. I risultati finali hanno inoltre dimostrato che la metà di tutti gli animali che hanno ricevuto 1 per cento di valsartan ha raggiunto la completa guarigione delle ferite.

“Ora che abbiamo dimostrato l’efficacia negli animali, stiamo passando alla fase successiva dei test negli esseri umani come richiesto dall’FDA. Speriamo che questo farmaco sarà disponibile per un uso pubblico in pochi anni” – afferma il professore Jeremy Walston.

Leggi abstract dell’articolo:
Topical Reformulation of Valsartan for Treatment of Chronic Diabetic Wounds
Peter Abadir, Sayed Hosseini, Mahya Faghih, Amir Ansari, Frank Lay, Barbara Smith, Aleksandra Beselman, Diep Vuong, and others
Journal of Investigative Dermatology Published online: October 25, 2017

Fonte: Johns Hopkins University School of Medicine

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Creata la prima pelle mimetica per i robot.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2017

I ricercatori del Cornell University riferiscono in uno studio pubblicato sulla rivista “Science” di aver realizzato e brevettato la prima pelle mimetica che cambia forma e colore a seconda dell’ambiente che la circonda e del compito che deve svolgere.


Skin Close-ups of a Live Octopus rubescens Expressing its Skin Papillae

La pelle mimetica è capace com’è di trasformarsi da un foglio a due dimensioni in una struttura in 3D, cambiando colore a seconda dell’ambiente.
I ricercatori studiando il polipo e le seppie che cambiando istantaneamente colore e modello della pelle per scomparire nell’ambiente, hanno realizzato delle Papille strutture biologiche costituite da muscoli senza supporto scheletrico (come la lingua umana).
Lo sviluppo di questo materiale è un ottimo esempio delle applicazioni che possono derivare dalla ricerca della biologia fondamentale degli organismi marini“, afferma il professore David Mark Welch direttore del Marine Biological Laboratory (MBL).

Le applicazioni possibili sono moltissime si possono immaginare robot-naturalisti per osservare gli animali nel loro ambiente senza disturbarli, per esplorare ambienti sconosciuti, o ancora per operazioni di salvataggio e applicazioni in campo militare.

Stretchable surfaces with programmable 3D texture morphing for synthetic camouflage skins.
J.H. Pikul, S. Li, H. Bai, R.T. Hanlon, I. Cohen and R.F. Shepherd (2017)
Science DOI: 10.1126/science.aan5627

Approfondimenti:
Panetta, D., Buresch, K., Hanlon, R.T. (2017). Dynamic masquerade with morphing 3D skin in cuttlefish. Biology Letters 13, 20170070 (featured in Nature Vol 544 Research Highlights).

Allen JJ, Bell GRR, Kuzirian AM, Velankar SS, Hanlon RT (2014). Comparative morphology of changeable skin papillae in octopus and cuttlefish. J. Morphology 275: 371-390.

Fonte: Cornell University Le Scienze

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Creata ‘Pelle elettronica’ che trasmette dati biochimici in wireless.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2017

Un team internazionale di ricercatori ha creato un microsistema di “pelle elettronica” – “The Lab on the Skin“, che potrebbe essere utilizzata per trasmettere dati sulla salute in modalità wireless (video).
Il sistema è un sottile “ragno” di micro-involucri tridimensionali auto-assemblati che fungono da minuscole molle e connessioni elettriche tra una serie di piccoli chip elettronici, il tutto è incorporato in una morbida matrice di silicone che aderisce alla pelle con un adesivo biocompatibile. Il sistema è abilitato al Bluetooth e può inviare dati ad uno smartphone.


John Rogers – The Lab on the Skin – la prossima generazione di tecnologie indossabili e è stata descritta nel Modern Museum of Art (MoMa) di New York. 09 ott 2017.

Abbiamo sviluppato un mezzo per rendere i componenti elettronici tradizionali e rigidi in morbidi laminati sottili e compatibili con la pelle, in grado di integrarsi con qualsiasi regione del corpo a fornire in modo non-invasivo dati di qualità clinica dello stato fisiologico in formato wireless“, ha detto il professore John Rogers della Northwestern University Feinberg School of Medicine.

Le misure del sistema includono elettroencefalografia, elettromiografia, elettrocardiografia, temperatura cutanea, tasso di respirazione e sismocardiografia.
I ricercatori si stanno approntando studi umani con l’obiettivo di portare il dispositivo sul mercato in 2 o 3 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Self-assembled three dimensional network designs for soft electronics
Kyung-In Jang, Kan Li[…]John A. Rogers
Nature Communications 8, Article number: 15894 (2017) doi:10.1038/ncomms15894

Video – New sweat-monitoring device explained ”

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine

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Colla chirurgica elastica sigilla le ferite in 60 secondi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 6, 2017

Un team internazionali di ingegneri biomedici dell’Università di Sydney della Boston’s Northeastern University, del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University e del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) in Boston, hanno sviluppato una colla chirurgica, chiamata MeTro, ad alta elasticità che la rende ideale per sigillare ferite nei tessuti del corpo che si espandono e si allargano continuamente – come i polmoni, i cuori e le arterie.
I risultati sono riportati sulla rivista “Science Translational Medicine“.


Biomedical engineers from the University of Sydney and the United States have collaborated on the development of a potentially life-saving surgical glue, called MeTro.

Il materiale funziona anche su ferite interne che sono spesso in aree difficili da raggiungere e richiedono graffette o suture a causa del fluido corporeo circostante che impedisce l’efficacia di altri sigillanti.

MeTro agisce in soli 60 secondi una volta trattata con luce UV, ha un enzima degradante incorporato che può essere modificato per determinare quanto dura il sigillante – da ore a mesi, per consentire un tempo sufficiente per la guarigione della ferita. La colla viene spruzzata direttamente sulla ferita e attivata con luce.
La bellezza della formulazione MeTro è che, appena entra in contatto con le superfici del tessuto, si solidifica in una fase gelica” – afferma il prof. Nasim Annabi primo autore del lavoro. (video)
Il processo è simile a quello dei sigillanti in silicone utilizzati intorno alle piastrelle bagno e cucina.

Le potenziali applicazioni sono potenti – dal trattamento di gravi ferite interne a siti di emergenza, come ad esempio incidenti stradali e zone di guerra, nonché il miglioramento di interventi chirurgici ospedalieri.

Leggi abstract dell’articolo:
Engineering a highly elastic human protein–based sealant for surgical applications
BY NASIM ANNABI, YI-NAN ZHANG, ALEXANDER ASSMANN, EHSAN SHIRZAEI SANI, GEORGE CHENG, ANTONIO D. LASSALETTA, ANDREA VEGH, BIJAN DEHGHANI, GUILLERMO U. RUIZ-ESPARZA, XICHI WANG, SIDHU GANGADHARAN, ANTHONY S. WEISS, ALI KHADEMHOSSEINI
Science Translational Medicine 04 Oct 2017: Vol. 9, Issue 410, eaai7466 DOI: 10.1126/scitranslmed.aai7466

Fonti ed approfondimenti:
Università di Sydney – Boston’s Northeastern University – Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

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I tatuaggi rilasciano nanoparticelle pericolose.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Micro e nanoparticelle rilasciate dagli inchiostri usati per i tatuaggi viaggiano nel corpo e raggiungono i linfonodi. A dimostrarlo è il primo studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che fornisce dettagliate prove analitiche del trasporto nell’organismo di diversi pigmenti organici e inorganici e delle impurità, costituite anche da elementi tossici, presenti negli inchiostri.

drawing tattookinetics
Translocation of tattoo particles from skin to lymph nodes. Upon injection of tattoo inks, particles can be either passively transported via blood and lymph fluids or phagocytized by immune cells and subsequently deposited in regional lymph nodes. After healing, particles are present in the dermis and in the sinusoids of the draining lymph nodes. Credits: C. Seim.

I ricercatori del Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians a Monaco di Baviera e la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble attraverso l’analisi con fluorescenza a raggi X di minuscoli campioni di pelle e di alcuni linfonodi, prelevati a un gruppo di volontari, hanno individuato la presenza di microparticelle e nanoparticelle di biossido di titanio nella pelle e di nanoparticelle nei linfonodi.

I pericoli derivanti dai tatuaggi sono stati finora studiati solo ricorrendo all’analisi in vitro degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione. Le misurazioni di fluorescenza a raggi X sull’ID21 hanno permesso al team di individuare il biossido di titanio nella gamma micro e nano nella pelle e nell’ambiente linfatico. Attraverso la tecnica della spettroscopia a infrarossi di trasformazione di Fourier è stato possibile anche valutare i cambiamenti biomolecolari nei tessuti in prossimità delle particelle del tatuaggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin
Ines Schreiver, Bernhard Hesse, Christian Seim, Hiram Castillo-Michel, Julie Villanova, Peter Laux, Nadine Dreiack, Randolf Penning, Remi Tucoulou, Marine Cotte & Andreas Luch
Scientific Reports 7, Article number: 11395, Published online: 12 September 2017

Fonte: European Synchrotron Radiation Facility (ESRF)

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla valutazione e gestione della psoriasi negli adulti, nei giovani e nei bambini. Il documento aggiorna il precedente pubblicato nel 2012.

NICE-psoriasis

Scarica e leggi il documento in full text:
Psoriasis: assessment and management
Clinical guideline [CG153] Published date: October 2012 Last updated: September 2017

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Dieta ricca di pomodori riduce il rischio di tumori della pelle.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Il consumo quotidiano di pomodoro sembra ridurre di metà lo sviluppo di tumori della pelle in uno studio condotto sui topi dai ricercatori dell’Ohio State University.

Il nuovo studio su come gli interventi nutrizionali possono alterare il rischio per i tumori della pelle è pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

tomato

I ricercatori hanno scoperto che i topi maschi alimentati con una dieta del 10% di polvere di pomodoro giornaliero per 35 settimane, esposti poi a luce ultravioletta, in media, hanno una diminuzione del 50% dei tumori della pelle rispetto ai topi che non avevano mangiato il pomodoro disidratato.

La teoria che sta dietro al rapporto tra i pomodori e il cancro, è che i carotenoidi, composti pigmentanti che danno il colore ai pomodori, possono proteggere la pelle dai danni della luce UV.

Questo studio ci ha anche dimostrato che dobbiamo considerare il sesso quando esploriamo diverse strategie di prevenzione“. “Quello che funziona negli uomini non può sempre funzionare ugualmente bene nelle donne e viceversa”.
Infatti i ricercatori dello Stato dell’Ohio hanno scoperto che solo topi maschii alimentati con pomodori rossi disidratati avevano riduzioni della crescita tumorale
” – afferma la prof.ssa Tatiana M. Oberyszyn.
Ricordiamo che i tumori della pelle non melanoma sono i più comuni di tutti i tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
Tomatoes protect against development of UV-induced keratinocyte carcinoma via metabolomic alterations
Jessica L. Cooperstone, Kathleen L. Tober, Ken M. Riedl, Matthew D. Teegarden, Morgan J. Cichon, David M. Francis, Steven J. Schwartz & Tatiana M. Oberyszyn
Scientific Reports 7, Article number: 5106 Published online: 11 July 2017

Fonte: Ohio State University

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Vaccini personalizzati contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 7, 2017

Due tipi di vaccini antitumorali personalizzati, ossia prodotti per colpire le cellule maligne di uno specifico paziente, hanno mostrato di offrire significativi benefici clinici a soggetti con melanoma in stadi già avanzati della malattia. I risultati andranno però confermati da studi effettuati su un numero più consistente di pazienti.

nature23093
Manipulating the immune response to tumours.

I tentativi di terapia immunologica (immunoterapia) basate su un generico potenziamento del sistema immunitario hanno sortito scarsi effetti rispetto a quanto sperato, con notevoli effetti collaterali. Il vaccino stimola una risposta immunitaria mirata contro alcuni marcatori di uno specifico tumore di uno specifico paziente. Le mutazioni sono casuali, variano da persona a persona, e vanno quindi di volta in volta identificate con un analisi del DNA tumorale per isolare i geni delle proteine anomale coinvolte. E’ possibile così produrre un vaccino che induce le cellule immunitarie a colpire le cellule che presentano le mutazioni.

I vaccini sono descritti in due lavori pubblicati sulla rivista “Nature 1, 2.”.

Il vaccino personalizzato (segmenti di DNA mutati) è stato somministrato nel primo lavoro a sei persone già sottoposte a intervento chirurgico per rimuovere un melanoma già in fase avanzata. Quattro di questi pazienti non hanno mostrato recidive a 25 mesi dalla terapia, mentre gli altri due, che avevano il tumore in fase particolarmente avanzata, sono state successivamente trattate con un altro tipo di terapia immunologica, anti-PD-1, ottenendo alla fine una completa regressione tumorale.

Nel secondo lavoro il vaccino personalizzato è stato somministrato a 13 pazienti, otto dei quali sono rimasti liberi da tumori a 23 mesi dalla terapia, mentre cinque hanno avuto una ricaduta. Per due di questi cinque, una successiva terapia anti-PD-1 ha portato a una completa regressione tumorale.

Leggi abstracts degli articoli:
An immunogenic personal neoantigen vaccine for patients with melanoma
Patrick A. Ott, Zhuting Hu,Derin B. Keskin,Sachet A. Shukla,Jing Sun,David J. Bozym, Wandi Zhang,Adrienne Luoma.. et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature22991 Published online 05 July 2017

Personalized RNA mutanome vaccines mobilize poly-specific therapeutic immunity against cancer
Ugur Sahin,Evelyna Derhovanessian,Matthias Miller,Björn-Philipp Kloke,Petra Simon, Martin Löwer,Valesca Bukur,… et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature23003 Published online 05 July 2017

Personalized cancer vaccines show glimmers of success
Heidi Ledford

Cancer: Precision T-cell therapy targets tumours
Cornelis J. M. Melief

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Parkinson e melanoma.

Posted by giorgiobertin su luglio 5, 2017

Le persone con la malattia di Parkinson hanno un rischio molto più elevato di contrarre il melanoma, un cancro della pelle, e viceversa, ad affermarlo uno studio della Mayo Clinic pubblicato sulla rivista “Mayo Clinic Proceedings.

In generale, i pazienti con il morbo di Parkinson hanno circa quattro volte più probabilità di avere un melanoma rispetto a quelli senza il morbo di Parkinson, e le persone con melanoma ha avuto un rischio più elevato di quattro volte di sviluppare il morbo di Parkinson.

melanoma

Lo studio della Mayo Clinic ha utilizzato il database delle cartelle cliniche Rochester Epidemiology Project per identificare tutti i casi neurologici confermati di Parkinson dal gennaio 1976 fino a dicembre 2013.
I risultati sostengono un’associazione tra la malattia di Parkinson e il melanoma, non ci sono dati contro levodopa come causa“, affermano i ricercatori. E’ più probabile che comuni anomalie del sistema ambientale, genetico o immunitario siano alla base di entrambe le condizioni dei pazienti; sono necessarie ulteriori ricerche per confermare e perfezionare le raccomandazioni di screening.

Leggi abstract dell’articolo:
Parkinson Disease and Melanoma: Confirming and Reexamining an Association
Lauren A. Dalvin, Gena M. Damento, Barbara P. Yawn, Barbara A. Abbott, David O. Hodge, Jose S. Pulido
Mayo Clinic Proceedings , Volume 92 , Issue 7 , 1070 – 1079 Published in issue: July 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2017.03.014

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