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Posts Tagged ‘dermatologia’

Un farmaco per l’ipertensione è collegato al cancro della pelle.

Posted by giorgiobertin su dicembre 3, 2017

I ricercatori danesi dell’University of Southern Denmark e del Danish Cancer Society, hanno dimostrato che un farmaco comunemente usato per l’ipertensione mostra una connessione con il cancro della pelle. I ricercatori si sono concentrati sulla medicina antipertensiva contenente idroclorotiazide, in relazione ad un aumentato rischio di cancro della pelle.

idroclorotiazide

“Sapevamo che l’idroclorotiazide rendeva la pelle più vulnerabile ai danni provocati dai raggi UV del sole, ma ciò che è nuovo e anche sorprendente è che l’uso a lungo termine di questo medicinale per la pressione del sangue porta ad un aumento molto significativo del rischio di cancro della pelle” dice il prof. Anton Pottegård.

Lo studio, che si basa su circa 80.000 casi danesi di cancro della pelle, mostra che il rischio di sviluppare il cancro della pelle è fino a sette volte maggiore per gli utilizzatori di medicinali contenenti idroclorotiazide.
Non interrompere il trattamento senza prima consultare il medico; se si utilizza idroclorotiazide, potrebbe essere una buona idea parlare con il medico per vedere se è possibile scegliere una medicina diversa” – precisa il prof. Anton Pottegård.

Il fatto che l’idroclorotiazide induce il cancro, questo è dovuto al fatto che il prodotto appartiene a un gruppo di farmaci con un cosiddetto effetto fotosensibilizzante. Ciò significa che l’idroclorotiazide aumenta gli effetti nocivi della luce solare nella pelle e nelle labbra e questo può aumentare il rischio di cancro della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Hydrochlorothiazide use and risk of non-melanoma skin cancer: A nationwide case-control study from Denmark
Sidsel Arnspang, David Gaist, Sigrun Alba Johannesdottir Schmidt, Lisbet Rosenkrantz Hölmich, Søren Friis, Anton Pottegård
Journal of the American Academy of Dermatology Published online: December 3, 2017 DOI: 10.1016/j.jaad.2017.11.042

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Nuovo stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione.

Posted by giorgiobertin su novembre 18, 2017

Un team di ricercatori guidati da Kath Bogie, un ingegnere biomedico e professore associato di ortopedia e ingegneria biomedica presso la Scuola di Medicina della Case Western Reserve University e colleghi del Case Western Reserve ed altre istituzioni, ha sviluppato uno stimolatore muscolare impiantabile per prevenire le ulcere da pressione e lesioni profonde dei tessuti dei glutei. Queste gravi condizioni mediche, che sono causate da lunghi periodi di tempo a letto o seduti, possono portare a forti dolori e infezioni, e persino alla morte.

flextstim flextstim1

flexSTIM, così si chiama questo piccolo stimolatore, flessibile, completamente impiantabile con elettrodi che, con il semplice tocco di un pulsante, fornirà una stimolazione intermittente ai tre muscoli glutei che costituiscono i glutei. Imitando il regolare spostamento del peso corporeo – aumentando di conseguenza la massa muscolare – la stimolazione migliorerà la salute dei muscoli e aiuterà a prevenire le ulcere da pressione e le lesioni dei tessuti profondi.

FlexSTIM sarà adatto praticamente per tutti i pazienti con lesioni del midollo spinale e altri con condizioni mediche debilitanti” afferma il prof. Bogie.
I benefici del nuovo sistema completamente impiantato includeranno una maggiore qualità della vita e una riduzione dei costi delle cure mediche. I rischi saranno ridotti al minimo perché sarà necessaria solo una piccola incisione per impiantare il dispositivo di 4 mm di spessore da effettuarsi ambulatorialmente previa anestesia locale.

Preliminary development of an advanced modular pressure relief cushion: Testing and user evaluation.
Freeto T, Mitchell SJ, Bogie KM.
J Tissue Viability. 2017 Mar 20. pii: S0965-206X(17)30041-4. doi: 10.1016/j.jtv.2017.03.001

Case Western Reserve University Receives DOD Grant for Implantable Muscle Stimulator

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Staminali e terapia genica per ricostruire la pelle.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2017

Grazie alle cellule staminali corrette geneticamente è stato possibile un trapianto di pelle in un bambino farfalla, affetto cioè da una grave malattia della pelle, la epidermolisi bollosa (Eb) (http://www.debra.org/).

Skin-stem-cell
Un lembo di epidermide geneticamente corretta coltivata in laboratorio

La epidermolisi bollosa è una malattia genetica rara che rende la pelle dei bambini affetti estremamente fragile, anche solo per piccole attività di sfregamento o pressione, associata alla comparsa di bolle e piaghe dolorose. I difetti genetici modificano l’anatomia della pelle.
Si tratta di geni che raccolgono le istruzioni per la formazione di alcune proteine fondamentali per ancorare tra loro epidermide e derma, rispettivamente lo strato più esterno e quello più interno della pelle. Quando questi geni sono mutati l’epidermide tende a staccarsi dal derma.

Un team di ricercatori internazionali coordinati dal Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia come descritto nel lavoro pubblicato sulla rivista “Nature“, hanno prelevato delle cellule staminali dell’epidermide da una zona non danneggiata del bambino, hanno allestito delle colture cellulari in laboratorio e hanno modificato (con un vettore virale) le stesse cellule con la copia corretta alla base della malattia (in questo caso il gene LAMB3, che codifica per la proteina laminina beta 3). Il gene corretto che si trova all’interno del vettore che si integra nel DNA della cellula ospite, la quale comincia a produrre la proteina corrispondente. “Abbiamo messo insieme la capacità rigenerativa delle cellule staminali con quella correttiva della terapia genica“, ricorda il prof. Michele De Luca. Il risultato è stata la produzione di lembi di pelle corretti, sani, che sono stati trapiantati nel bambino.

Dopo 8 mesi, e dopo tre trapianti, il bambino è stato dimesso. Con una pelle, di fatto, nuova. Oggi a due anni di follow-up il bambino sta bene: non ci sono bolle, lesioni, la pelle è capace di rigenerarsi da sola. Una ottima notizia.

Leggi abstract dell’articolo:
Regeneration of the entire human epidermis using transgenic stem cells
Tobias Hirsch, Tobias Rothoeft,Norbert Teig,Johann W. Bauer,Graziella Pellegrini,Laura De Rosa,Davide Scaglione,…… Sergio Bondanza & Michele De Luca
Nature Published online 08 November 2017 doi:10.1038/nature24487

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I batteri intestinali possono influenzare la risposta alle terapie sul cancro.

Posted by giorgiobertin su novembre 3, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of Texas MD Anderson Cancer Center in collaborazione con l’Università di Rochester Medical Center e il Wilmot Cancer Institute ha scoperto che i pazienti con melanoma avanzato o cancro della pelle che avevano un batterio specifico nel loro intestino avevano una risposta più favorevole al trattamento del cancro con l’immunoterapia.

Un microbioma intestinale con molti batteri buoni, è stato associato a risultati migliori tra i 112 pazienti con melanoma metastatico che sono stati osservati per sei mesi durante la terapia anti-PD1. (I farmaci anti-PD1 sono noti per essere utilizzati per controllare il tumore cutaneo metastatico). Il farmaco funziona aumentando le difese immunitarie naturali del corpo contro le cellule tumorali – in particolare blocca la proteina PD1 sulle cellule T, che funge da freno al sistema immunitario.

microbioma

I risultati dello studio – pubblicato sulla rivista “Science” – sono emozionanti perché sono stati in grado di correlare, a un microbiota specifico, la capacità del sistema immunitario del paziente di combattere il cancro” afferma il prof. Peter Prieto. “Questo porterà a nuove strategie, come la sperimentazione di probiotici potenziali negli studi clinici per aumentare la risposta dei trattamenti standard contro il melanoma“.
L’analisi dei campioni dei microbiomi fecali dei pazienti ha dimostrato una significativamente differenza e una relativa abbondanza di batteri del genere Faecalibacterium (della famiglia Ruminococcaceae e l’ordine di Clostridiales) nei pazienti rispondenti alle terapie anti-PD1.

Ulteriori analisi hanno dimostrato che i pazienti rispondenti con alti livelli di Clostridiales/Ruminococcaceae, avevano una maggiore penetrazione delle cellule T nei tumori e livelli superiori di cellule T circolanti che uccidono le cellule tumorali.

E’ possibile cambiare il proprio microbioma, non è poi così difficile; quindi pensiamo che questi risultati aprano enormi nuove opportunità“. “I nostri studi sui pazienti e le successive ricerche sugli animali ci permettono di dire che i nostri microbiomi intestinali modulano sia l’immunità sistemica che anti-tumorale” – conclude la prof.ssa Jennifer Wargo uno degli autori.

Leggi abstract dell’articolo:
Gut microbiome modulates response to anti–PD-1 immunotherapy in melanoma patients
V. Gopalakrishnan, C. N. Spencer, L. Nezi, A. Reuben, M. C. Andrews, T. V. Karpinets, P. A. Prieto, D. Vicente, K. Hoffman, S. C. Wei, A. P. Cogdill,…et al.
Science 02 Nov 2017: eaan4236 DOI: 10.1126/science.aan4236

Fonti: University of Texas MD Anderson Cancer Center – Università di Rochester Medical Center

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Un gel topico efficace nel trattamento delle ferite croniche.

Posted by giorgiobertin su novembre 2, 2017

Un team internazionale di ricercatori guidati dalla Johns Hopkins University School of Medicine, ha dimostrato che un gel topico fatto da una classe di farmaci comunemente usati per la pressione sanguigna, blocca i percorsi di infiammazione e velocizza la guarigione delle ferite croniche della pelle nei topi e nei suini.

L’attenzione dei ricercatori è stata rivolta al sistema renina-angiotensina (renin-angiotensin system – RAS), che è coinvolto nella risposta infiammatoria della pelle, nella deposizione di collagene e nella segnalazione necessaria alla guarigione delle ferite. Gli studi dimostrano che il sistema RAS ha un comportamento anormale negli adulti diabetici e negli anziani.

ulcers

Il professore Peter Abadir, e i suoi colleghi hanno sperimentato delle formulazioni di gel con antagonisti del recettore dell’angiotensina II, una classe di farmaci di lunga data che comprendono losartan e valsartan, prescritti per trattare l’ipertensione. I farmaci bloccano il RAS e aumentano il flusso sanguigno nella ferita, l’obiettivo è quello di applicare i gel direttamente sulle ferite, aumentando il livello di disponibilità dei farmaci che promuovono la guarigione.
I risultati pubblicati sulla rivista “Journal of Dermatology Investigative” hanno mostrato che il valsartan è più efficace nell’accelerare la guarigione delle ferite rispetto al losartan. I risultati finali hanno inoltre dimostrato che la metà di tutti gli animali che hanno ricevuto 1 per cento di valsartan ha raggiunto la completa guarigione delle ferite.

“Ora che abbiamo dimostrato l’efficacia negli animali, stiamo passando alla fase successiva dei test negli esseri umani come richiesto dall’FDA. Speriamo che questo farmaco sarà disponibile per un uso pubblico in pochi anni” – afferma il professore Jeremy Walston.

Leggi abstract dell’articolo:
Topical Reformulation of Valsartan for Treatment of Chronic Diabetic Wounds
Peter Abadir, Sayed Hosseini, Mahya Faghih, Amir Ansari, Frank Lay, Barbara Smith, Aleksandra Beselman, Diep Vuong, and others
Journal of Investigative Dermatology Published online: October 25, 2017

Fonte: Johns Hopkins University School of Medicine

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Creata la prima pelle mimetica per i robot.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2017

I ricercatori del Cornell University riferiscono in uno studio pubblicato sulla rivista “Science” di aver realizzato e brevettato la prima pelle mimetica che cambia forma e colore a seconda dell’ambiente che la circonda e del compito che deve svolgere.


Skin Close-ups of a Live Octopus rubescens Expressing its Skin Papillae

La pelle mimetica è capace com’è di trasformarsi da un foglio a due dimensioni in una struttura in 3D, cambiando colore a seconda dell’ambiente.
I ricercatori studiando il polipo e le seppie che cambiando istantaneamente colore e modello della pelle per scomparire nell’ambiente, hanno realizzato delle Papille strutture biologiche costituite da muscoli senza supporto scheletrico (come la lingua umana).
Lo sviluppo di questo materiale è un ottimo esempio delle applicazioni che possono derivare dalla ricerca della biologia fondamentale degli organismi marini“, afferma il professore David Mark Welch direttore del Marine Biological Laboratory (MBL).

Le applicazioni possibili sono moltissime si possono immaginare robot-naturalisti per osservare gli animali nel loro ambiente senza disturbarli, per esplorare ambienti sconosciuti, o ancora per operazioni di salvataggio e applicazioni in campo militare.

Stretchable surfaces with programmable 3D texture morphing for synthetic camouflage skins.
J.H. Pikul, S. Li, H. Bai, R.T. Hanlon, I. Cohen and R.F. Shepherd (2017)
Science DOI: 10.1126/science.aan5627

Approfondimenti:
Panetta, D., Buresch, K., Hanlon, R.T. (2017). Dynamic masquerade with morphing 3D skin in cuttlefish. Biology Letters 13, 20170070 (featured in Nature Vol 544 Research Highlights).

Allen JJ, Bell GRR, Kuzirian AM, Velankar SS, Hanlon RT (2014). Comparative morphology of changeable skin papillae in octopus and cuttlefish. J. Morphology 275: 371-390.

Fonte: Cornell University Le Scienze

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Creata ‘Pelle elettronica’ che trasmette dati biochimici in wireless.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2017

Un team internazionale di ricercatori ha creato un microsistema di “pelle elettronica” – “The Lab on the Skin“, che potrebbe essere utilizzata per trasmettere dati sulla salute in modalità wireless (video).
Il sistema è un sottile “ragno” di micro-involucri tridimensionali auto-assemblati che fungono da minuscole molle e connessioni elettriche tra una serie di piccoli chip elettronici, il tutto è incorporato in una morbida matrice di silicone che aderisce alla pelle con un adesivo biocompatibile. Il sistema è abilitato al Bluetooth e può inviare dati ad uno smartphone.


John Rogers – The Lab on the Skin – la prossima generazione di tecnologie indossabili e è stata descritta nel Modern Museum of Art (MoMa) di New York. 09 ott 2017.

Abbiamo sviluppato un mezzo per rendere i componenti elettronici tradizionali e rigidi in morbidi laminati sottili e compatibili con la pelle, in grado di integrarsi con qualsiasi regione del corpo a fornire in modo non-invasivo dati di qualità clinica dello stato fisiologico in formato wireless“, ha detto il professore John Rogers della Northwestern University Feinberg School of Medicine.

Le misure del sistema includono elettroencefalografia, elettromiografia, elettrocardiografia, temperatura cutanea, tasso di respirazione e sismocardiografia.
I ricercatori si stanno approntando studi umani con l’obiettivo di portare il dispositivo sul mercato in 2 o 3 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Self-assembled three dimensional network designs for soft electronics
Kyung-In Jang, Kan Li[…]John A. Rogers
Nature Communications 8, Article number: 15894 (2017) doi:10.1038/ncomms15894

Video – New sweat-monitoring device explained ”

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine

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Colla chirurgica elastica sigilla le ferite in 60 secondi.

Posted by giorgiobertin su ottobre 6, 2017

Un team internazionali di ingegneri biomedici dell’Università di Sydney della Boston’s Northeastern University, del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University e del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) in Boston, hanno sviluppato una colla chirurgica, chiamata MeTro, ad alta elasticità che la rende ideale per sigillare ferite nei tessuti del corpo che si espandono e si allargano continuamente – come i polmoni, i cuori e le arterie.
I risultati sono riportati sulla rivista “Science Translational Medicine“.


Biomedical engineers from the University of Sydney and the United States have collaborated on the development of a potentially life-saving surgical glue, called MeTro.

Il materiale funziona anche su ferite interne che sono spesso in aree difficili da raggiungere e richiedono graffette o suture a causa del fluido corporeo circostante che impedisce l’efficacia di altri sigillanti.

MeTro agisce in soli 60 secondi una volta trattata con luce UV, ha un enzima degradante incorporato che può essere modificato per determinare quanto dura il sigillante – da ore a mesi, per consentire un tempo sufficiente per la guarigione della ferita. La colla viene spruzzata direttamente sulla ferita e attivata con luce.
La bellezza della formulazione MeTro è che, appena entra in contatto con le superfici del tessuto, si solidifica in una fase gelica” – afferma il prof. Nasim Annabi primo autore del lavoro. (video)
Il processo è simile a quello dei sigillanti in silicone utilizzati intorno alle piastrelle bagno e cucina.

Le potenziali applicazioni sono potenti – dal trattamento di gravi ferite interne a siti di emergenza, come ad esempio incidenti stradali e zone di guerra, nonché il miglioramento di interventi chirurgici ospedalieri.

Leggi abstract dell’articolo:
Engineering a highly elastic human protein–based sealant for surgical applications
BY NASIM ANNABI, YI-NAN ZHANG, ALEXANDER ASSMANN, EHSAN SHIRZAEI SANI, GEORGE CHENG, ANTONIO D. LASSALETTA, ANDREA VEGH, BIJAN DEHGHANI, GUILLERMO U. RUIZ-ESPARZA, XICHI WANG, SIDHU GANGADHARAN, ANTHONY S. WEISS, ALI KHADEMHOSSEINI
Science Translational Medicine 04 Oct 2017: Vol. 9, Issue 410, eaai7466 DOI: 10.1126/scitranslmed.aai7466

Fonti ed approfondimenti:
Università di Sydney – Boston’s Northeastern University – Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University

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I tatuaggi rilasciano nanoparticelle pericolose.

Posted by giorgiobertin su settembre 13, 2017

Micro e nanoparticelle rilasciate dagli inchiostri usati per i tatuaggi viaggiano nel corpo e raggiungono i linfonodi. A dimostrarlo è il primo studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“, che fornisce dettagliate prove analitiche del trasporto nell’organismo di diversi pigmenti organici e inorganici e delle impurità, costituite anche da elementi tossici, presenti negli inchiostri.

drawing tattookinetics
Translocation of tattoo particles from skin to lymph nodes. Upon injection of tattoo inks, particles can be either passively transported via blood and lymph fluids or phagocytized by immune cells and subsequently deposited in regional lymph nodes. After healing, particles are present in the dermis and in the sinusoids of the draining lymph nodes. Credits: C. Seim.

I ricercatori del Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) in collaborazione con l’Università Ludwig-Maximilians a Monaco di Baviera e la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble attraverso l’analisi con fluorescenza a raggi X di minuscoli campioni di pelle e di alcuni linfonodi, prelevati a un gruppo di volontari, hanno individuato la presenza di microparticelle e nanoparticelle di biossido di titanio nella pelle e di nanoparticelle nei linfonodi.

I pericoli derivanti dai tatuaggi sono stati finora studiati solo ricorrendo all’analisi in vitro degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione. Le misurazioni di fluorescenza a raggi X sull’ID21 hanno permesso al team di individuare il biossido di titanio nella gamma micro e nano nella pelle e nell’ambiente linfatico. Attraverso la tecnica della spettroscopia a infrarossi di trasformazione di Fourier è stato possibile anche valutare i cambiamenti biomolecolari nei tessuti in prossimità delle particelle del tatuaggio.

Scarica e leggi il documento in full text:
Synchrotron-based ν-XRF mapping and μ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin
Ines Schreiver, Bernhard Hesse, Christian Seim, Hiram Castillo-Michel, Julie Villanova, Peter Laux, Nadine Dreiack, Randolf Penning, Remi Tucoulou, Marine Cotte & Andreas Luch
Scientific Reports 7, Article number: 11395, Published online: 12 September 2017

Fonte: European Synchrotron Radiation Facility (ESRF)

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NICE: Linee guida sulla diagnosi e gestione della psoriasi.

Posted by giorgiobertin su settembre 4, 2017

Sono state pubblicate a cura di NICE le linee guida sulla valutazione e gestione della psoriasi negli adulti, nei giovani e nei bambini. Il documento aggiorna il precedente pubblicato nel 2012.

NICE-psoriasis

Scarica e leggi il documento in full text:
Psoriasis: assessment and management
Clinical guideline [CG153] Published date: October 2012 Last updated: September 2017

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Dieta ricca di pomodori riduce il rischio di tumori della pelle.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Il consumo quotidiano di pomodoro sembra ridurre di metà lo sviluppo di tumori della pelle in uno studio condotto sui topi dai ricercatori dell’Ohio State University.

Il nuovo studio su come gli interventi nutrizionali possono alterare il rischio per i tumori della pelle è pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

tomato

I ricercatori hanno scoperto che i topi maschi alimentati con una dieta del 10% di polvere di pomodoro giornaliero per 35 settimane, esposti poi a luce ultravioletta, in media, hanno una diminuzione del 50% dei tumori della pelle rispetto ai topi che non avevano mangiato il pomodoro disidratato.

La teoria che sta dietro al rapporto tra i pomodori e il cancro, è che i carotenoidi, composti pigmentanti che danno il colore ai pomodori, possono proteggere la pelle dai danni della luce UV.

Questo studio ci ha anche dimostrato che dobbiamo considerare il sesso quando esploriamo diverse strategie di prevenzione“. “Quello che funziona negli uomini non può sempre funzionare ugualmente bene nelle donne e viceversa”.
Infatti i ricercatori dello Stato dell’Ohio hanno scoperto che solo topi maschii alimentati con pomodori rossi disidratati avevano riduzioni della crescita tumorale
” – afferma la prof.ssa Tatiana M. Oberyszyn.
Ricordiamo che i tumori della pelle non melanoma sono i più comuni di tutti i tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
Tomatoes protect against development of UV-induced keratinocyte carcinoma via metabolomic alterations
Jessica L. Cooperstone, Kathleen L. Tober, Ken M. Riedl, Matthew D. Teegarden, Morgan J. Cichon, David M. Francis, Steven J. Schwartz & Tatiana M. Oberyszyn
Scientific Reports 7, Article number: 5106 Published online: 11 July 2017

Fonte: Ohio State University

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Vaccini personalizzati contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su luglio 7, 2017

Due tipi di vaccini antitumorali personalizzati, ossia prodotti per colpire le cellule maligne di uno specifico paziente, hanno mostrato di offrire significativi benefici clinici a soggetti con melanoma in stadi già avanzati della malattia. I risultati andranno però confermati da studi effettuati su un numero più consistente di pazienti.

nature23093
Manipulating the immune response to tumours.

I tentativi di terapia immunologica (immunoterapia) basate su un generico potenziamento del sistema immunitario hanno sortito scarsi effetti rispetto a quanto sperato, con notevoli effetti collaterali. Il vaccino stimola una risposta immunitaria mirata contro alcuni marcatori di uno specifico tumore di uno specifico paziente. Le mutazioni sono casuali, variano da persona a persona, e vanno quindi di volta in volta identificate con un analisi del DNA tumorale per isolare i geni delle proteine anomale coinvolte. E’ possibile così produrre un vaccino che induce le cellule immunitarie a colpire le cellule che presentano le mutazioni.

I vaccini sono descritti in due lavori pubblicati sulla rivista “Nature 1, 2.”.

Il vaccino personalizzato (segmenti di DNA mutati) è stato somministrato nel primo lavoro a sei persone già sottoposte a intervento chirurgico per rimuovere un melanoma già in fase avanzata. Quattro di questi pazienti non hanno mostrato recidive a 25 mesi dalla terapia, mentre gli altri due, che avevano il tumore in fase particolarmente avanzata, sono state successivamente trattate con un altro tipo di terapia immunologica, anti-PD-1, ottenendo alla fine una completa regressione tumorale.

Nel secondo lavoro il vaccino personalizzato è stato somministrato a 13 pazienti, otto dei quali sono rimasti liberi da tumori a 23 mesi dalla terapia, mentre cinque hanno avuto una ricaduta. Per due di questi cinque, una successiva terapia anti-PD-1 ha portato a una completa regressione tumorale.

Leggi abstracts degli articoli:
An immunogenic personal neoantigen vaccine for patients with melanoma
Patrick A. Ott, Zhuting Hu,Derin B. Keskin,Sachet A. Shukla,Jing Sun,David J. Bozym, Wandi Zhang,Adrienne Luoma.. et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature22991 Published online 05 July 2017

Personalized RNA mutanome vaccines mobilize poly-specific therapeutic immunity against cancer
Ugur Sahin,Evelyna Derhovanessian,Matthias Miller,Björn-Philipp Kloke,Petra Simon, Martin Löwer,Valesca Bukur,… et al.
Nature (2017) doi:10.1038/nature23003 Published online 05 July 2017

Personalized cancer vaccines show glimmers of success
Heidi Ledford

Cancer: Precision T-cell therapy targets tumours
Cornelis J. M. Melief

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Parkinson e melanoma.

Posted by giorgiobertin su luglio 5, 2017

Le persone con la malattia di Parkinson hanno un rischio molto più elevato di contrarre il melanoma, un cancro della pelle, e viceversa, ad affermarlo uno studio della Mayo Clinic pubblicato sulla rivista “Mayo Clinic Proceedings.

In generale, i pazienti con il morbo di Parkinson hanno circa quattro volte più probabilità di avere un melanoma rispetto a quelli senza il morbo di Parkinson, e le persone con melanoma ha avuto un rischio più elevato di quattro volte di sviluppare il morbo di Parkinson.

melanoma

Lo studio della Mayo Clinic ha utilizzato il database delle cartelle cliniche Rochester Epidemiology Project per identificare tutti i casi neurologici confermati di Parkinson dal gennaio 1976 fino a dicembre 2013.
I risultati sostengono un’associazione tra la malattia di Parkinson e il melanoma, non ci sono dati contro levodopa come causa“, affermano i ricercatori. E’ più probabile che comuni anomalie del sistema ambientale, genetico o immunitario siano alla base di entrambe le condizioni dei pazienti; sono necessarie ulteriori ricerche per confermare e perfezionare le raccomandazioni di screening.

Leggi abstract dell’articolo:
Parkinson Disease and Melanoma: Confirming and Reexamining an Association
Lauren A. Dalvin, Gena M. Damento, Barbara P. Yawn, Barbara A. Abbott, David O. Hodge, Jose S. Pulido
Mayo Clinic Proceedings , Volume 92 , Issue 7 , 1070 – 1079 Published in issue: July 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2017.03.014

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Scoperte le basi genetiche dell’eczema.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2017

Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Genetics“, ha identificato la mutazione genetica responsabile dell’eczema, o dermatite atopica.
La dermatite atopica è una malattia cronica, non contagiosa infiammatoria della pelle. Le persone affette sono inclini ad altre infezioni cutanee virali o batteriche. Questo accade perché le persone con eczema non hanno le proteine che normalmente proteggono la pelle sana contro le infezioni.

eczema

Il dr. Milner e un team internazionale di ricercatori è riuscito ad individuare in pazienti con eczema le mutazioni nel gene CARD11. Questo gene codifica le istruzioni per produrre la proteina CARD11, che ha un ruolo chiave nella segnalazione del recettore dei linfociti. Le mutazioni hanno colpito le cellule T di segnalazione.
Le cellule T sono un tipo di cellule bianche del sangue, che sono essenziali per la risposta immunitaria dell’organismo alle infezioni.

In particolare, i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda, USA, sono stati in grado di rilevare due percorsi di segnalazione cellulare che sono stati interrotti dalle mutazioni. Uno di questi percorsi è attivato dalla glutammina un amminoacido con un ruolo chiave nell’immunità.
Aumentando i livelli di glutammina e possibile risolvere i difetti di segnalazione cellulare causati dalle mutazioni genetiche che sono alla base eczema.

Leggi abstract dell’articolo:
Germline hypomorphic CARD11 mutations in severe atopic disease
Chi A Ma, Jeffrey R Stinson, Yuan Zhang, Jordan K Abbott, …..Erwin W Gelfand,Andrew L Snow & Joshua D Milner
Nature Genetics (2017) Published online 19 June 2017 doi:10.1038/ng.3898

Fonte:  National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, Bethesda

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Guarire le ferite con la terapia cellulare.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori del Centre of Centre Hospitalier dell’Université de Montréal (CRCHUM), Quebec, Canada, hanno sperimentato nei topi una tecnica che permette la riprogrammazione delle cellule del sangue al fine di promuovere il processo di guarigione delle ferite cutanee. Questo approccio potrebbe rivelarsi utile nella guarigione delle ferite nei diabetici e nei pazienti vittime di grandi ustioni.

E’ noto da tempo che i macrofagi svolgono un ruolo chiave nel normale processo di guarigione delle ferite. Questi globuli bianchi specializzati in importanti processi cellulari sono essenziali per la riparazione dei tessuti; essi accelerano la guarigione, pur mantenendo un equilibrio tra le reazioni infiammatorie e anti-infiammatorie.

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Abbiamo trovato un modo per modificare specifici globuli bianchi – i macrofagi – e renderli in grado di accelerare la guarigione cutanea“, ha spiegato il professore Jean-François Cailhier, presso l’Università di Montreal. In particolare “Abbiamo scoperto che il comportamento dei macrofagi può essere controllato in modo da spostare l’ago della bilancia verso la riparazione delle cellule per mezzo di una proteina speciale chiamata Milk Fat Globule Epidermal Growth Factor-8, or MFG-E8.” Senza questa proteina, le lesioni guariscono molto più lentamente.

La tecnica è descritta sulla rivista “Journal of Investigative Dermatology“.

Leggi abstract dell’articolo:
MFG-E8 Reprogramming of Macrophages Promotes Wound Healing by Increased bFGF Production and Fibroblast Functions
Patrick Laplante, Frédéric Brillant-Marquis, Marie-Joëlle Brissette, Benjamin Joannette-Pilon, Romain Cayrol, Victor Kokta, Jean-François Cailhier
Journal of Investigative Dermatology Published online: May 16, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jid.2017.04.030

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Microbioma intestinale legato alla sclerosi sistemica.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori provenienti della University of California, Los Angeles (UCLA) e dell’Oslo University ha stabilito che i pazienti con sclerosi sistemica avevano un’alterazione dei livelli di batteri intestinali rispetto alle persone sane. Questo studio è il primo ad esaminare la composizione batterica gastrointestinale in due gruppi indipendenti di persone con sclerosi sistemica.

Sclerosi-sistemica

Persone con sclerosi sistemica avevano livelli significativamente più bassi di batteri intestinali che proteggono dall’infiammazione, come Bacteroide, faecalibacterium prausnitzii e Clostridium. I risultati di questo studio suggeriscono che il ripristino dell’equilibrio batterico intestinale attraverso la modificazione della dieta, probiotici e, eventualmente, il trapianto fecale può ridurre i sintomi gastrointestinali e migliorare la qualità della vita di questi pazienti.

La sclerosi sistemica, detta anche sclerodermia, è una malattia autoimmune che colpisce il tessuto connettivo del corpo. E’ caratterizzata da un indurimento della pelle e può progredire fino all’infiammazione e cicatrizzazione degli organi come i reni, cuore, polmoni e tratto gastrointestinale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Systemic sclerosis is associated with specific alterations in gastrointestinal microbiota in two independent cohorts
Elizabeth R Volkmann, Anna-Maria Hoffmann-Vold, Yu-Ling Chang, Jonathan P Jacobs, Kirsten Tillisch, Emeran A Mayer, Philip J Clements, Johannes R Hov, Martin Kummen, Øyvind Midtvedt, Venu Lagishetty, Lin Chang, Jennifer S Labus, Øyvind Molberg and Jonathan Braun
BMJ Open Gastro 2017; 4:e000134 doi:10.1136/bmjgast-2017-000134

Fonte: University of California, Los Angeles (UCLA)

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Gel topico di curcumina per il trattamento di ustioni e scottature.

Posted by giorgiobertin su marzo 15, 2017

Uno studio, pubblicato sulla rivista “BioDiscovery“, condotto dalla Dr.ssa Madalene Heng, professore di dermatologia clinica presso la David Geffen School of Medicine, afferma che l’uso di gel topico di curcumina è molto efficace per il trattamento di problemi di pelle, come ustioni e scottature, rispetto a prendere le compresse per via orale di curcumina.

Gel di curcumina sembra funzionare molto meglio quando usato sulla pelle perché la preparazione del gel consente alla curcumina di penetrare la pelle, inibire la chinasi fosforilasi e ridurre quindi l’infiammazione,” spiega il dott Heng.
Negli esperimenti condotti, l’uso della curcumina dopo ustioni e scottature riduce la gravità della lesione, riduce il dolore e l’infiammazione, e migliorare la guarigione con meno cicatrici del previsto, o addirittura senza cicatrici, sulla pelle colpita.
L’enzima chinasi fosforilasi negli esseri umani ha molte funzioni importanti, tra cui il suo coinvolgimento nella guarigione delle ferite. L’efficacia di gel curcumina sulla pelle – o curcumina topica – è legata alla sua potente attività anti-infiammatoria.

heng
These are results from 5 days upon application of curcumin gel to burns, and results after 6 weeks. Credit: Dr. Madalene Heng

Scarica e leggi il documento in full text:
Phosphorylase Kinase Inhibition Therapy in Burns and Scalds.
Madalene Heng.
BioDiscovery, 2017; 20: e11207 DOI: 10.3897/biodiscovery.20.e11207

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FDA approva un nuovo farmaco contro la psoriasi.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2017

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha approvato Siliq (brodalumab) per il trattamento di adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Siliq viene somministrato mediante iniezione.

psoriasis_skin

Siliq con il suo principio attivo (brodalumab) si lega a una proteina che causa l’infiammazione, inibendo la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della psoriasi a placche.

La sicurezza e l’efficacia di Siliq sono stati stabiliti in tre studi clinici randomizzati e controllati con placebo, per un totale di 4.373 partecipanti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che erano candidati alla terapia sistemica o fototerapia.
Siliq è commercializzato da Valeant Pharmaceuticals Bridgewater, New Jersey-based.

Leggi comunicato stampa FDA:
FDA approves new psoriasis drug
Siliq
Valeant Pharmaceuticals Bridgewater

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Prodotta Pelle Umana con stampante 3-D.

Posted by giorgiobertin su gennaio 26, 2017

I ricercatori dell’Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboratione con BioDan Group, hanno sviluppato una biostampante in 3-D in grado di produrre pelle umana sufficiente per il trapianto in pazienti, o per testare farmaci e cosmetici (video).


Scientists from the Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Center for Energy, Environmental and Technological Research), Hospital General Universitario Gregorio Marañón, in collaboration with the firm BioDan Group, have presented a prototype for a 3D bioprinter that can create totally functional human skin.

In medicina diversi gruppi in tutto il mondo stanno esplorando modi per utilizzare la stampa 3-D per creare tessuti complessi e organi del corpo umano. La nuova tecnica di bioprinting 3-D, descritta sulla rivista online “Biofabrication” ha generato una vasta area (100 x 100 centimetri) di pelle in meno di 35 minuti – di cui 30 minuti “necessari per la gelificazione della fibrina”, con due strati di pelle: l’epidermide e il derma.

Saper mescolare i componenti biologici, in quali condizioni lavorarli in modo che le cellule non si deteriorano, e come depositare correttamente il prodotto è fondamentale per il sistema.” – afferma il prof. Juan Francisco del Cañizo dell’Universidad Complutense de Madrid.

Invece delle cartucce di inchiostri colorati normalmente associati alla stampa, il bioprinter 3-D utilizza componenti biologiche. Gli esperti dicono che questi “bio-inchiostri” sono la chiave per il successo di stampa 3-D di tessuti umani e organi.

Per il bioprinter 3-D è stata presentata la documentazione per l’approvazione ai vari Enti regolatori europei. Occorre L’approvazione per garantire che la pelle stampata possa essere utilizzata per trapianto in pazienti con ustioni o altre malattie della pelle.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
3D bioprinting of functional human skin: production and in vivo analysis.
Nieves Cubo, Marta García, Juan Francisco del Cañizo, Diego Velasco, José L. Jorcano.
Biofabrication, Volume 9, Number 1 http://dx.doi.org/10.1088/1758-5090/9/1/015006

Fonte: Universidad Carlos III de Madrid (UC3M)

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Il grasso per aiutare la guarigione delle ferite.

Posted by giorgiobertin su gennaio 5, 2017

Le cellule adipose dette adipociti si trovano normalmente nella pelle, e sono perse quando le ferite guariscono cicatrizzando. Le cellule invece che si trovano nella guarigione delle ferite sono i miofibroblasti, che si pensa formino la cicatrice.
cotsarelis Credit image University of Pennsylvania.

Siamo stati in grado di manipolare la guarigione della ferita in modo da condurre alla rigenerazione della pelle piuttosto che alla sua cicatrizzazione“, ha detto il prof. George Cotsarelis della Perelman School of Medicine – University of Pennsylvania. “Il segreto è quello di rigenerare prima dei follicoli piliferi. Dopo di che, il grasso che si rigenera in risposta ai segnali provenienti da questi follicoli, rigenera la pelle”.
Le sostanze prodotte dal follicolo pilifero rigenerante, convertono i miofibroblasti in cellule adipose per rigenerare la pelle senza la formazione della cicatrice.

Il grasso non si formerà senza i nuovi follicoli, le nuove cellule prodotte sono indistinguibili dalle cellule adipose preesistenti, dando alla ferita guarita un aspetto naturale invece di lasciare una cicatrice.

I ricercatori hanno identificato un fattore chiamato Bone Morphogenetic Protein (BMP), che istruisce i miofibroblasti a diventare grasso. Queste scoperte hanno il potenziale di essere rivoluzionarie nel campo della dermatologia.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Regeneration of fat cells from myofibroblasts during wound healing
BY MAKSIM V. PLIKUS, CHRISTIAN F. GUERRERO-JUAREZ, MAYUMI ITO, YUN ROSE LI, PRIYA H. DEDHIA, YING ZHENG, MENGLE SHAO, DENISE L. GAY, RAUL RAMOS, TSAI-CHING HIS, JI WON OH, XIAOJIE WANG, et al.
Science 05 Jan 2017 DOI: 10.1126/science.aai8792

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La luce del Sole stimola il Sistema Immunitario.

Posted by giorgiobertin su dicembre 22, 2016

La luce solare stimola l’attività del sistema immunitario, con un meccanismo differente da quello con cui permette la produzione della vitamina D. La scoperta è di un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical Center, che la illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

Il team di ricercatori ha scoperto che la componente blu dello spettro della luce solare stimola la capacità di movimento dei linfociti T: “Le cellule T, che siano T helper o T killer, devono muoversi per fare il loro lavoro, che è quello di raggiungere il sito di un’infezione e orchestrare una risposta“, dice il prof. Gerard Ahern della Georgetown’s Department of Pharmacology and Physiology.

sunlight

I raggi solari che ricadono nella parte blu dello spettro sono in grado di penetrare fino al secondo strato della pelle, il derma, da cui possono spostarsi in tutto l’organismo. Il contributo di questi linfociti può essere determinante nella lotta a un’infezione: nel derma si trova infatti un numero di linfociti circa doppio di quelli che circolano nel sangue.  E’ stato anche trovato che in particolare sono i bassi livelli di luce blu a muovere più velocemente le cellule T.

E’ possibile che almeno parte degli effetti positivi sul sistema immunitario attribuiti alla vitamina D, la cui sintesi è attivata dai raggi ultravioletti, siano in realtà dovuti al meccanismo innescato dalla luce blu. La conferma di questa ipotesi potrebbe offrire una nuova opportunità per stimolare il sistema immunitario dei pazienti: sottoporli a “bagni” di luce blu. A differenza dei raggi ultravioletti necessari alla produzione di vitamina D – che possono favorire lo sviluppo del melanoma – la radiazione blu non comporta alcun rischio per la salute.

Leggi abstract dell’articolo:
Intrinsic Photosensitivity Enhances Motility of T Lymphocytes
Thieu X. Phan, Barbara Jaruga, Sandeep C. Pingle, Bidhan C. Bandyopadhyay & Gerard P. Ahern
Scientific Reports 6, Article number: 39479 Published online: 20 December 2016

Fonte: Georgetown University Medical Center

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FDA approva farmaco per la dermatite atopica.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2016

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Eucrisa (crisaborole) per il trattamento della dermatite atopica da lieve a moderata nei pazienti dai due anni di età.

La dermatite atopica è una malattia cronica la cui insorgenza ha di solito inizio durante l’infanzia e può durare fino all’età adulta. La causa va ricercata in una combinazione di fattori genetici, immunitari e ambientali.

crisaborole

La sicurezza e l’efficacia di Eucrisa (Pfizer Inc.) sono state stabilite in due studi (trial) controllati con placebo, condotti su un totale di 1.522 partecipanti di età compresa tra 2 e 79 anni di età con dermatite atopica da lieve a moderata.

FDA Press release: FDA approves Eucrisa for eczema

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WHO: Linee guida sul trattamento dell’herpes genitale.

Posted by giorgiobertin su novembre 9, 2016

Sono state pubblicate dal World Health Organization (WHO) le linee guida sul trattamento dell’Herpes Genital Simplex Virus (HSV).

treatment-ghs-virus

Gli obiettivi di queste linee guida sono:
– fornire una guida evidence-based sul trattamento di infezione genitale da HSV; e
– sostenere i paesi per aggiornare le loro linee guida nazionali per il trattamento di infezione genitale da HSV.

Scarica e leggi il documento in full text:
Treatment of Genital Herpes Simplex Virus – Numero di pagine: 44 Data di pubblicazione : 2016
Annex D: Evidence tables and evidence-to-decision frameworks – pdf, 2.10 MB

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AAD: Linee guida sulla gestione dell’acne.

Posted by giorgiobertin su ottobre 15, 2016

Sono state pubblicate dall’American Academy of Dermatology (AAD) in aggiornamento le linee guida sulla gestione dell’acne.
I retinoidi topici, la componente fondamentale della terapia topica per l’acne, sono raccomandati in monoterapia per l’acne comedonica o in combinazione con antimicrobici per uso topico o orale in pazienti con acne mista o prevalentemente infiammatoria. Evitare l’uso dell’antibiotico, sia topico che sistemico, in monoterapia.

AAD

Scarica e leggi il documento in full text:
Guidelines of care for the management of acne vulgaris
Andrea L. Zaenglein, (Co-Chair),a Arun L. Pathy, (Co-Chair), Bethanee J. Schlosser, et al.
J AM ACAD DERMATOL MAY 2016

Leggi news dalla rivista JAMA
Management of Acne Vulgaris

Carly J. Roman, MD1; Adam S. Cifu, MD2; Sarah L. Stein, MD1
JAMA. 2016;316(13):1402-1403. doi:10.1001/jama.2016.11842

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Alopecia: Un farmaco favorisce la ricrescita dei capelli.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2016

I ricercatori della Columbia University Medical center (CUMC) hanno identificato una terapia promettente per l’Alopecia areata una malattia della pelle autoimmune che causa la perdita dei capelli a chiazze sul cuoio capelluto.


Drug Restores Hair Growth in Patients with Alopecia Areata

Ai partecipanti allo studio pubblicato sulla rivista “Journal of Clinical Investigation – Insight“, sono stati somministrati 20 milligrammi di ruxolitinib orale due volte al giorno per 3-6 mesi. Il follow-up ha avuto luogo nel corso di ulteriori 3 mesi di tempo per valutare la permanenza della risposta al trattamento.

I risultati hanno mostrato che nove dei pazienti – 75 per cento – ha presentato il 50 per cento o più ricrescita dei capelli. Entro la fine del periodo di trattamento, il 77 per cento dei partecipanti hanno raggiunto oltre il 95 per cento della ricrescita dei capelli. Il farmaco è stato ben tollerato in tutti i partecipanti, senza eventi avversi gravi.

Anche se il nostro studio è piccolo, fornisce la prova fondamentale che gli inibitori JAK possono costituire il primo trattamento efficace per le persone con alopecia areata“, ha detto Julian Mackay-Wiggan, professore associato e direttore dell’unità di ricerca clinica in dermatologia presso CUMC. “Questa è una notizia incoraggiante per i pazienti che stanno subendo gli effetti fisici ed emotivi di questa malattia autoimmune deturpante.

Leggi abstract dell’articolo:
Oral ruxolitinib induces hair regrowth in moderate to severe alopecia areata.
Ali Jabbari, Nhan Nguyen, Jane E. Cerise, Charlotte Clark, Grace Ulerio, Megan Furniss, and Roger Vaughan.
JCI Insight. 2016;1(15):e89790. doi:10.1172/jci.insight.89790.

Clinicaltrials.gov NCT01950780.

Fonte: Columbia University Medical center (CUMC)

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