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Nuova frontiera per la diagnosi tumorale precoce

Posted by Giorgio Bertin su ottobre 1, 2014

E’ stata messa a punto una nuova tecnica utile per la diagnosi precoce sui tumori in grado di individuare le variazioni di alcune caratteristiche delle cellule come ad esempio quella del pH acido. Utilizza la combinazione di nuovi nanomateriali (nanocipolle o fullerene multistrato) per costruire ‘micro-navette’ in grado di navigare verso le cellule, penetrare facilmente al loro interno attraverso la membrana che le circonda, senza conseguenze tossiche per le cellule stesse e senza generare processi infiammatori nei tessuti circostanti.

I risultati delle ricerche sono stati pubblicati sulle riviste Nanoscale e Journal of Materials Chemistry B, a cura dei ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova coordinati da Silvia Giordani.

NIR fluorescent carbon based nanomaterials
NIR fluorescent carbon based nanomaterials: Credit image “Journal of Materiala Chemistry B”

Le nanocipolle sono in grado di penetrare all’interno di cellule cancerose e produrre fluorescenza, facilitandone l’individuazione durante una diagnosi. Questo avviene grazie alle proprietà dei nanomateriali impiegati per costruire la navicella stessa, che ha un diametro di circa cinque nanometri. La ‘scocca’ della navicella è costituita da lamine a cerchi concentrici che si stratificano una sull’altra, così come si presentano le guaine fogliari in una cipolla, queste lamine sono costituite di atomi di carbonio, CNOs, che conferiscono alla navicella ottime proprietà di penetrazione nelle cellule, presentando una bassa tossicità citologica e bassa potenzialità infiammatoria. “In pratica le nanocipolle si accendono solo quando il Ph cellulare è acido” – afferma Silvia Giordani. Nel futuro potrebbero fungere da mezzi per la teragnostica (diagnosi e terapia simultanee) individuando la cellula malate e permettendo il rilascio mirato di farmaci al suo interno.

Leggi abstracts degli articoli:
Boron dipyrromethene (BODIPY) Functionalized Carbon Nano-Onions for High Resolution Cellular Imaging
Juergen Bartelmess, Elisa De Luca, Angelo Signorelli, Michele Baldrighi, Michele Becce, Rosaria Brescia, Valentina Nardone, Emilio Parisini, Luis Echegoyen, Pier Paolo Pompa and Silvia Giordani
Nanoscale, First published online 12 Sep 2014 DOI: 10.1039/C4NR04533E

NIR fluorescence labelled carbon nano-onions: synthesis, analysis and cellular imaging
Silvia Giordani, Juergen Bartelmess, Marco Frasconi, Ilaria Biondi, Shane Cheung, Marco Grossi, Dan Wu, Luis Echegoyen and Donal F. O’Shea
J. Mater. Chem. B, 2014, Advance Article DOI: 10.1039/C4TB01087F

Fonte: GeniusLab.org

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Farmaci bloccano la crescita del cancro intestinale.

Posted by Giorgio Bertin su ottobre 1, 2014

Un gruppo di ricercatori internazionali coordinati dagli australiani del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research – Melbourne, ha scoperto una serie di farmaci che bloccano la crescita dei tumori intestinali in circa 80 – 90 per cento dei casi. La buona notizia è che i farmaci sono già approvati per l’uso in altre malattie.

Lo studio, a cui hanno partecipato anche scienziati dell’Università di Torino ha trovato che i farmaci chiamati “inibitori JAK” fermano la crescita tumorale nei tumori intestinali con una particolare mutazione genetica che è presente in oltre l’80% dei tumori intestinali: Wnt signaling pathway. Inibitori multipli JAK sono attualmente utilizzati, o sono in studi clinici, per le malattie tra cui l’artrite reumatoide, la psoriasi, i tumori del sangue e malattie mieloproliferative.

Fiat-lux

Gli studi clinici hanno già dimostrato che gli inibitori JAK sono sicuri per uso umano“, ha detto il Dr Buchert, uno degli autori. “Speriamo che questo consenta alla nostra ricerca di raggiungere rapidamente le sperimentazioni cliniche per i malati di cancro intestinale e fornire benefici nel prossimo futuro.”

Leggi abstract dell’articolo:
Partial inhibition of gp130-Jak-Stat3 signaling prevents Wnt–β-catenin–mediated intestinal tumor growth and regeneration.
T. J. Phesse, M. Buchert, E. Stuart, D. J. Flanagan, M. Faux, S. Afshar-Sterle, F. Walker, H.-H. Zhang, C. J. Nowell, R. Jorissen, C. W. Tan, Y. Hirokawa, M. F. Eissmann, A. R. Poh, J. Malaterre, H. B. Pearson, D. G. Kirsch, P. Provero, V. Poli, R. G. Ramsay, O. Sieber, A. W. Burgess, D. Huszar, E. Vincan, and M. Ernst.
Sci. Signal. 7, ra92 (2014).

Fonte: Walter and Eliza Hall Institute – Melbourne

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I batteri del sudore contro le malattie della pelle.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 29, 2014

I batteri che metabolizzano l’ammoniaca, (AOB ammonia-oxidizing bacteria), una componente importante del sudore, possono migliorare la salute della pelle e potrebbero essere utilizzati per il trattamento delle malattie della pelle, come l’acne o le ferite croniche. Ad affermarlo uno studio condotto da AoBiome, su un gruppo di 24 volontari su cui sono stati utilizzati i batteri: tutti hanno riportato un miglioramento delle condizioni e dell’aspetto della cute, rispetto a un gruppo di controllo con placebo.
I ricercatori hanno presentato i risultati dello studio alla 5a Conferenza dell’American Society for Microbiology (ASM) in corso a Washington.

acne

Per lo studio, i ricercatori hanno utilizzato un ceppo di Nitrosomonas eutropha isolato dal suolo. Nel trial, a un gruppo di volontari è stata applicata una sospensione di batteri vivi sul viso e sul cuoio capelluto per una settimana. Coloro che hanno utilizzato la “crema” hanno avuto miglioramenti qualitativi della pelle rispetto al gruppo di controllo. “Il nostro prossimo passo è quello di condurre studi clinici per valutare il potenziale terapeutico di questi batteri nei pazienti con ulcere diabetiche o acne“, dice Larry Weiss, Chief Medical Officer di AOBiome.

Fonte ed approfondimenti: ASM.org

5th ASM Conference on Beneficial Microbes

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Possibile diagnosi precoce del cancro al pancreas.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 28, 2014

Un team di scienziati del Dana-Farber Cancer Institute, Massachusetts Institute of Technology, ed altre istituzioni hanno scoperto dei segnali precoci che anticipano lo sviluppo del cancro al pancreas. E’ stato notato un aumento di alcuni aminoacidi che si verifica prima che la malattia sia diagnosticata e che appaiano i primi sintomi. La ricerca è stata pubblicata online sulla rivista Nature Medicine.

Nella maggior parte delle persone affette da adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) [di gran lunga la forma più comune di cancro pancreatico] la diagnosi avviene dopo che la malattia ha raggiunto uno stadio avanzato, e molti muoiono entro un anno dalla diagnosi.” ha dichiarato Brian Wolpin, co-autore della ricerca. “Rilevare la malattia prima del suo sviluppo può migliorare le nostre capacità di trattarla con successo. In questo studio, abbiamo rilevato come PDAC produce cambiamenti metabolici – cambiamenti nel modo in cui il corpo usa l’energia e i nutrienti“.

Nature-medicine-9

I ricercatori hanno utilizzato campioni di sangue prelevati negli anni prima da 1.500 persone che hanno partecipato allo studio. Hanno analizzato i campioni di più di 100 differenti metaboliti – sostanze prodotte dal processo metabolico – e confrontato i risultati dei partecipanti che hanno sviluppato il cancro al pancreas con quelli che non lo avevano sviluppato. I risultati hanno evidenziato che un aumento degli aminoacidi a catena ramificata è dovuto alla presenza di un tumore precoce al pancreas. Questi incremento degli aminoacidi ramificati rilasciati nel flusso sanguigno è dovuto probabilmente ad una rottura del tessuto muscolare. I dati sono stati confermati anche sui topi con tumori pancreatici.

Leggi abstract dell’articolo:
Elevation of circulating branched-chain amino acids is an early event in human pancreatic adenocarcinoma development
Talya L Dayton, Shuji Ogino,Meir J Stampfer,Edward L Giovannucci,Zhi Rong Qian, Douglas A Rubinson,Jing Ma,Howard D Sesso,John M Gaziano,Barbara B Cochrane,Simin Liu,Jean Wactawski-Wende, Matthew G Vander Heiden & Brian M Wolpin, et al.
Nature Medicine Published online 28 September 2014 doi:10.1038/nm.3686

Fonte ed approfondimenti: Dana-Farber Cancer Institute

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Paralisi: Buoni risultati dalla stimolazione elettrica del midollo.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 27, 2014

Un ratto completamente paralizzato è stato fatto camminare sopra a degli ostacoli e a delle scale stimolando elettricamente la parte mozzata del midollo spinale. Gli scienziati dell’École polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera hanno scoperto come controllare in tempo reale i movimenti del ratto (video). Un nuovo laboratorio presso il Lausanne University Hospital (CHUV) estenderà questa tecnologia ai pazienti umani già dalla prossima estate con una innovativa piattaforma “Gait Platform” che è stata costruita con il sostegno del Canton Vallese e della SUVA, all’interno del progetto europeo “NEUWalk” per le sperimentazioni cliniche.

Il corpo umano necessita di elettricità per funzionare. Quando i circuiti del sistema nervoso vengono danneggiati, la trasmissione dei segnali elettrici viene compromessa, portando a gravi problemi neurologici, come la paralisi. La stimolazione elettrica del sistema nervoso è nota per aiutare a ridurre tali problemi. Ma in questo studio si è visto che i segnali elettrici possono essere progettati ad arte per aiutare i paraplegici a camminare naturalmente.

Nei ratti, tramite l’impianto di elettrodi flessibili, si è riusciti a stimolare il midollo con la corrente elettrica. I ricercatori, monitorando attentamente la loro camminata, hanno progettato una stimolazione elettrica in grado di adattarsi ai loro passi prima di incontrare ostacoli, come barriere o gradini.

Il prossimo passo sarà sperimentare la stimolazione elettrica su persone con lesioni al midollo spinale.

Leggi abstract dell’articolo:
Closed-loop neuromodulation of spinal sensorimotor circuits controls refined locomotion after complete spinal cord injury
N. Wenger, E. M. Moraud, S. Raspopovic, M. Bonizzato, J. DiGiovanna, P. Musienko, M. Morari, S. Micera, G. Courtine
Sci Transl Med 24 September 2014: Vol. 6, Issue 255, p. 255ra133 DOI: 10.1126/scitranslmed.3008325

Fonte ed approfondimenti: École polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL)

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Staminali trasportano chemioterapici.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 26, 2014

La ricerca, applicata a un modello tumorale particolarmente aggressivo – eseguita in vitro e senza alcuna manipolazione di tipo genetico – indica che le cellule staminali mesenchimali, caricate di un farmaco antitumorale, e le microvescicole da esse prodotte possono essere utilizzate come ‘veicoli’ fisiologici efficaci per contrastare la proliferazione tumorale. Lo studio, pubblicato sul Journal of Controlled Release, è il risultato della collaborazione scientifica tra l’Istituto Besta e altre importanti istituzioni scientifiche le Università degli Studi di Milano, Perugia, Milano-Bicocca.

Ricordiamo che le cellule stromali mesenchimali (meglio note come ‘staminali mesenchimali’), presenti in molti tessuti umani adulti, in particolare nel midollo osseo e nel tessuto adiposo, sono in grado di rigenerare e riparare tessuti organici danneggiati.
Per la prima volta, il farmaco antineoplastico (Paclitaxel), assunto dalle cellule, viene successivamente rilasciato non solo in forma libera, ma anche all’interno di microvescicole e/o esosomi.

Paclitaxel-drug-delivery

Come sottolinea il Prof. Pessina coordinatore dello studio “Il dispositivo cellula-farmaco può essere preparato mediante procedure semplici e poco costose, senza alcuna manipolazione di tipo genetico (necessarie in alcune tecnologie di terapia cellulare avanzata) e ciò riduce o elimina del tutto i rischi correlati alla manipolazione di geni: in questo modo la cellula caricata del farmaco può essere usata come ‘veicolo’ fisiologico all’interno dello stesso organismo”.
Da sottolineare che non si tratta ancora di una terapia disponibile nella pratica clinica quotidiana ma rappresenta una novità molto promettente per tutte quelle malattie o traumi del cervello in cui è necessario portare un farmaco alle giuste concentrazioni a tessuti che per posizione o altre ragioni sono molto difficili da raggiungere” – aggiunge il prof. Eugenio Parati co-autore.

Leggi abstract dell’articolo:
Paclitaxel is incorporated by mesenchymal stromal cells and released in exosomes that inhibit in vitro tumor growth: A new approach for drug delivery
Luisa Pascucci, Valentina Coccè, Arianna Bonomi, Diletta Ami, Piero Ceccarelli, Emilio Ciusani, Lucia Viganò, Alberta Locatelli, Francesca Sisto, Silvia Maria Doglia, Eugenio Parati, Maria Ester Bernardo, Maurizio Muraca, Giulio Alessandri, Gianpietro Bondiolotti, Augusto Pessina
Journal of Controlled Release 192 (2014) 262-270 – DOI: 10.1016/j.jconrel.2014.07.042

Fonte ed approfondimenti: I.R.C.C.S. Istituto Neurologico Carlo Besta

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BPCO: Nuovo sistema mini-invasivo di ‘dialisi polmonare’.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 25, 2014

Per la prima volta al mondo alla Città della Salute di Torino e all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna è stata sperimentata con successo la dialisi polmonare  in pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
I ricercatori hanno utilizzato in 25 pazienti con BPCO un sistema mini-invasivo di ‘dialisi polmonare’ che depura il sangue dei pazienti dall’eccesso di anidride carbonica mediante un sistema brevettato che fra l’altro comprende un ossigenatore ed un emofiltro in vena (sistema DeCap).

CCM-cover

I ricercatori hanno dimostrato come l’applicazione della ‘dialisi polmonare’, abbattendo i livelli di anidride carbonica nel sangue, abbia significativamente ridotto il rischio di intubazione e le conseguenze negative che ne derivano. L’uso della ‘dialisi polmonare’ ha ridotto l’incidenza di intubazione dal 33 al 12 per cento e la mortalità, dal 35 al 7 per cento. “Una scoperta che se funzionerà su larga scala cambierà la storia naturale della malattia: i malati affetti da broncopneumapatia cronica ostruttiva non saranno più intubati per essere curati e vivranno di più” – afferma il professor Stefano Nava del Policlinico universitario Sant’Orsola di Bologna. “Ora siamo nella fase dello studio pilota. La metodica innovativa, che è la prima al mondo, ma che non è scevra da effetti collaterali (nel 30% dei pazienti si verificano sanguinamenti importanti, sebbene curabili), deve garantire sicurezza ed efficacia. Se ci sarà il semaforo verde della comunità scientifica su queste due garanzie, a cui la nuova tecnica deve rispondere, allora si passerà alla sperimentazione su larga scala” – precisa Nava.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista scientifica internazionale “Critical Care Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Extracorporeal CO2 Removal in Hypercapnic Patients At Risk of Noninvasive Ventilation Failure: A Matched Cohort Study With Historical Control.
Del Sorbo, Lorenzo; Pisani, Lara; Filippini, Claudia; Fanelli, Vito; Fasano, Luca; Terragni, Pierpaolo; Dell’Amore, Andrea; Urbino, Rosario; Mascia, Luciana; Evangelista, Andrea; Antro, Camillo; D’Amato, Raffaele; Sucre, Maria José; Simonetti, Umberto; Persico, Pietro; Nava, Stefano; Ranieri, V. Marco
Critical Care Medicine, September 16, 2014 – doi: 10.1097/CCM.0000000000000607

Approfondimenti:
Non-invasive positive pressure ventilation for the treatment of severe stable chronic obstructive pulmonary disease: a prospective, multicentre, randomised, controlled clinical trial
The Lancet Respiratory Medicine, Vol. 2 No. 9 pp 698-705 – Sep 2014

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Chimica: Creati amminoacidi sintetici non naturali.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 25, 2014

I ricercatori del Department of Chemistry all’ University of Leicester hanno sviluppato un nuovo processo per la generazione di uno specifico amminoacido sintetico.

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Siamo molto orgogliosi di questa ricerca,” afferma il ricercatore Dr. Andrew Jamieson, “ci sono voluti diversi anni di duro lavoro per padroneggiare le tecniche di chimica per creare questi nuovi blocchi, ma ora che ci siamo riusciti, abbiamo accesso ad un mondo che avevavmo solo sognato“.
Ci sono in natura solo 20 aminoacidi in totale. La nuova sintesi chimica di amminoacidi non naturali sperimentata dal team di Leicester e pubblicata sulla rivista “Organic & Biomolecular Chemistry“, permette di creare mini-proteine con strutture completamente nuove e funzioni diverse da quelle che si trovano in natura. I ricercatori sono particolarmente interessati a utilizzare queste nuove proteine per creare farmaci innovativi per il cancro e il morbo di Alzheimer.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Robust Asymmetric Synthesis of Unnatural Alkenyl Amino Acids for Conformationally Constrained α-Helix Peptides
Andrew George Jamieson, Boris Aillard, Naomi Stephanie Robertson, Adam Baldwin and Siobhan Robins
Org. Biomol. Chem., 2014, Accepted Manuscript DOI: 10.1039/C4OB01832J, Paper

Fonte: Department of Chemistry all’ University of Leicester

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Uso di statine in ospedale per emorragia intracerebrale.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 24, 2014

L’uso di statine (farmaco utilizzato per abbassare il colesterolo) durante il ricovero ospedaliero è associato ad un miglioramento della sopravvivenza e ad una migliore disposizione alla dimissione tra i pazienti colpiti da ictus emorragico. (Ictus ischemico è causato da una costrizione o ostruzione di un vaso sanguigno che blocca l’afflusso di sangue in alcune aree del cervello, mentre ictus emorragico, noto anche come emorragia intracerebrale, è il sanguinamento nel cervello).

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Per determinare gli effetti dell’uso di statine in pazienti affetti da emorragia intracerebrale (ICH), un team di studiosi del Kaiser Permanente Northern – California, dell’University of California e dell’University of Melbourne, ha eseguito uno studio di coorte retrospettivo su 3481 pazienti con ICH ricoverati in 20 ospedali facenti parte di un gruppo sanitario integrato nel corso di un periodo di 10 anni.
Dai risultati è emerso che l’uso ospedaliero delle statine a seguito di un ICH è associato a migliori risultati e la cessazione dell’uso di statine è associata ad un peggioramento degli esiti.
I ricercatori affermano che, in virtù di questi risultati, il rapporto rischio-beneficio della sospensione della terapia con statine nella fase acuta di ICH dovrebbe essere considerato con attenzione. Ci sono prove sufficienti per raccomandare almeno il proseguimento della terapia con statine in seguito a emorragia intracerebrale non amiloide per almeno 30 giorni dopo l’evento iniziale.
Il lavoro è stato pubblicato su JAMA Neurology.

Scarica e leggi il documento in full text:
Effect of Statin Use During Hospitalization for Intracerebral Hemorrhage on Mortality and Discharge Disposition.
Flint AC, Conell C, Rao VA, et al.
JAMA Neurol. Published online September 22, 2014. doi:10.1001/jamaneurol.2014.2124.

Fonte ed approfondimenti:
Kaiser Permanente Northern
AIFA

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Allergie: attenzione alle arachidi tostate.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 24, 2014

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University of Oxford e pubblicato sulla rivista ‘Journal of Allergy and Clinical Immunology‘, ha dimostrato come la tostatura delle noccioline americane possa aumentare le proprietà allergeniche di questi alimenti rendendoli maggiormente “pericolosi” per gli allergici rispetto agli stessi cibi freschi.

Dry_Roasted_Peanuts

Secondo quanto sostenuto dai ricercatori potrebbero essere le temperature raggiunte durante la tostatura a secco a provocare una vera e propria mutazione nei geni delle arachidi, confondendo il sistema immunitario dell’uomo e causando di conseguenza l’allergia.
Il professor Sattentau afferma: “Pensiamo di aver identificato le modificazioni chimiche coinvolte nello scatenare una reazione allergica alle arachidi, e stiamo attualmente esplorando metodi per modificare il processo industriale di produzione“.

Leggi il full text dell’articolo fino al 25 December 2014.
Dry roasting enhances peanut-induced allergic sensitization across mucosal and cutaneous routes in mice
Moghaddam, Amin E., Quentin Sattentau, et al.
Journal of Allergy and Clinical Immunology Published Online: September 21, 2014 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jaci.2014.07.032

Fonte: University of Oxford  –   BBC news   –  Dailymail

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Linee guida sul disturbo ossessivo-compulsivo.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 24, 2014

Sono state pubblicate sulla rivista “Neurosurgery” a cura dell’American Society of Stereotactic and Functional Neurosurgery le linee guida sul disturbo ossessivo-compulsivo (obsessive-compulsive disorder – OCD). La patologia è caratterizzata da pensieri ossessivi che inducono a ripetere specifiche azioni in modo compulsivo.

petscan1

Il documento raccomanda stimolazione cerebrale profonda per i casi di disturbo ossessivo-compulsivo che non rispondono ai farmaci. La stimolazione cerebrale profonda coinvolge aree specifiche del cervello stimolate elettricamente mediante elettrodi posti nel cervello. Questa procedura è diventata un trattamento fondamentale per la malattia di Parkinson e per altri disturbi del movimento.

Scarica e leggi la linea guida:
Deep Brain Stimulation for Obsessive-Compulsive Disorder: Systematic Review and Evidence-Based Guideline Sponsored by the American Society for Stereotactic and Functional Neurosurgery and the Congress of Neurological Surgeons (CNS) and Endorsed by the CNS and American Association of Neurological Surgeons
Ghogawala, Zoher; Benzel, Edward C.; Heary, Robert F; et al.
Neurosurgery: October 2014 – Volume 75 – Issue 4 – p 327–333 doi: 10.1227/NEU.0000000000000499

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Staminali neuronali efficaci contro la SLA.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 23, 2014

Il gruppo di ricerca del ‘Centro Dino Ferrari‘, Università degli Studi di Milano, IRCCS Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico conferma l’efficacia del trapianto di cellule staminali neuronali, derivate da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) umane, per il trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica in un modello animale di malattia.

Human Molecular genetics cover

I ricercatori hanno generato cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) umane, derivandole da cellule epidermiche di soggetti sani, con un metodo non virale, e le hanno differenziate in cellule staminali neuronali (NSCs). Il gruppo di ricerca ha quindi isolato una sotto-frazione specifica di NSCs trapiantandole con metodiche minimamente invasive in un modello murino di SLA familiare (SOD1).

Dopo il trapianto, effettuato con iniezione sistemica endovenosa o nel liquor, le cellule staminali neuronali derivate dalle iPSCs umane sono migrate nel sistema nervoso centrale del modello animale, si sono integrate nel midollo spinale e hanno migliorato significativamente le condizioni della malattia, non solo attraverso la sostituzione delle cellule degenerate dell’ospite, ma soprattutto grazie a meccanismi di neuroprotezione. I risultati rappresentano la premessa per lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche per la SLA, e per altre patologie neurodegenerative e malattie neuromuscolari.

Leggi il full text dell’articolo in pdf:
Minimally invasive transplantation of iPSC-derived ALDHhiSSCloVLA4+ neural stem cells effectively improves the phenotype of an amyotrophic lateral sclerosis model
Monica Nizzardo, Chiara Simone,Federica Rizzo, Margherita Ruggieri, Sabrina Salani, Giulietta Riboldi,Irene Faravelli, Chiara Zanetta, Nereo Bresolin, Giacomo P. Comi, and Stefania Corti
Hum. Mol. Genet. (2014) 23 (2): 342-354 first published online September 4, 2013 doi:10.1093/hmg/ddt425

Fonte ed approfondimenti: Centro Dino Ferrari   -

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Creata una proteina che blocca le metastasi.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 23, 2014

I ricercatori dell’University of Stanford hanno sperimentato sui topi una “super proteina” che può bloccare all’origine il processo di metastasi. Come pubblicato sulla rivista “Nature Chemical Biology” si tratta di una proteina ingegnerizzata, versione modificata della proteina naturale Axl, che funziona come una specie di ‘esca avvelenata’. Agganciandosi a un’altra proteina denominata Gas6, le impedisce di innescare il meccanismo attraverso il quale la neoplasia può viaggiare da un tessuto all’altro.

Cancer cell
Experimental therapy stops the metastasis of breast and ovarian cancers in lab mice.

Gli scienziati di Stanford sono riusciti ad impedire l’interazione fra le due proteine (Axl che si trova sulle cellule tumorali e la sua controparte circolante Gas6), che scatena la diffusione del tumore dando origine a metastasi. Gas6 e Axl agganciandosi generano un segnale che permette al cancro di viaggiare da un organo all’altro attraverso il sangue. La versione ingegnerizzata di Axl funziona come un’esca, va a caccia nel sangue di Gas6 e gli impedisce di legare e attivare le proteine Axl. Dai risultati nei topi si è avuta una riduzione delle metastasi rispettivamente del 78% dei noduli metastatici (la fase iniziale di una metastasi) nel caso del tumore al seno, e del 90% nel caso del tumore all’ovaio rispetto al gruppo di controllo, non trattato con la sostanza.

E’ una terapia molto promettente che dagli studi preclinici sembra efficace e non tossica. Potrebbe aprire a un nuovo approccio al trattamento del cancro“, spiega Amato J. Giaccia, uno degli autori.  A presto partiranno ulteriori test preclinici per verificare se la sua somministrazione possa essere sicura e potenzialmente efficace anche nell’uomo. La ‘super proteina’ è già avviata anche allo sviluppo industriale grazie a Ruga Corporation, start-up biotech di Palo Alto in California.

Leggi abstract dell’articolo:
An engineered Axl ‘decoy receptor’ effectively silences the Gas6-Axl signaling axis
Mihalis S Kariolis, Yu Rebecca Miao, Douglas S Jones, Shiven Kapur, Irimpan I Mathews, + et al.
Nature Chemical Biology Published online 21 September 2014 doi:10.1038/nchembio.1636

Fonte ed approfondimenti: University of Stanford

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Infusione di cellule staminali direttamente nel cuore.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 22, 2014

Il Translational Research Institute “TRI Medical” – University of Frankfurt, Germany, ha annunciato l’utilizzo per la prima volta sull’uomo di un nuovo catetere per l’infusione di cellule staminali direttamente nel cuore.

Il ND® Infusion Catheter fornisce la sicurezza e la potenziale efficacia. Il catetere riduce anche il tempo della procedura, circa 15 minuti; consentendo ai pazienti di camminare e riprendere le attività in circa 2 ore“, afferma il dottor Dib del Department of  Cardiology Center at the University of Frankfurt. “La sicurezza era al top quando abbiamo avviato la procedura sull’uomo. Siamo euforici per segnalare che i risultati della sperimentazione hanno avuto successo“.

Studi precedenti avevano rivelato che il Nabil Dib (ND®) Infusion Catheter riduce l’aggregazione cellulare, preserva la vitalità cellulare, migliora la dispersione e riduce le forze radiali sulle pareti dei vasi durante il gonfiaggio del palloncino; tutto questo migliora la sicurezza del paziente e fornisce risultati clinici ottimi (video).

Fonte ed approfondimenti: University of Frankfurt
Scientific Literature – Related Materials and Abstracts
http://trimedical.com/
First-in-Man Procedure Utilizes a New Method of Stem Cell Delivery: ND Infusion Catheter

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FDA: Approvato nuovo farmaco per il diabete tipo 2.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 22, 2014

L’FDA (U.S. Food and Drug Administration) ha approvato un nuovo farmaco, Trulicity (dulaglutide) per il trattamento del diabete tipo 2 negli adulti. Il farmaco viene somministrato con una iniezione sottocutanea una volta alla settimana per migliorare il controllo glicemico (livelli di zucchero nel sangue), insieme a dieta ed esercizio fisico.

trulicity

La sicurezza e l’efficacia del farmaco sono stati valutati in sei studi clinici nei quali 3.342 pazienti con diabete di tipo 2 trattati con Trulicity. Dulaglutide deve essere evitato nei pazienti con una storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide e in pazienti con sindrome di neoplasia endocrina multipla.

Il farmaco è commercializzato dalla Eli Lilly and Company, Indianapolis,.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves Trulicity to treat type 2 diabetes

Drug Trulicity (dulaglutide)

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Scoperto interruttore dell’invecchiamento cellulare.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 22, 2014

La maggior parte delle cellule umane non può dividersi all’infinito, con ogni divisione, un cronometrista cellulare posto alle estremità dei cromosomi li accorcia. Quando questo segnatempo, chiamato telomero, diventa troppo breve le cellule non possono più dividersi, provocando la degenerazione di organi e tessuti, come accade in età avanzata. I ricercatori del Salk Institute for Biological Studies hanno scoperto un modo per aggirare questo conto alla rovescia. Alcune cellule producono un enzima chiamato telomerasi, che agisce sui telomeri come un’interruttore e permette alle cellule di dividersi indefinitamente. Intervenendo su questo enzima è possibile mantenere la telomerasi a livelli eccezionalmente bassi all’interno della cellula.

telomeri

Come i telomeri erodendo le cellule normali possono contribuire al processo di invecchiamento, le cellule tumorali al contrario, si basano su livelli di telomerasi elevati per garantire la crescita cellulare sregolata. La pubblicazione dell’importante lavoro è stata fatta sulla rivista Genes and Development.

Leggi abstract dell’articolo:
Regulated assembly and disassembly of the yeast telomerase quaternary complex.
Tucey TM, Lundblad V.
Genes Dev. 2014 Sep 19. pii: gad.246256.114. [Epub ahead of print]

Fonte ed approfondimenti: Salk Institute for Biological Studies

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Cancro al pancreas: terapie più efficaci con le bacche selvatiche.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 20, 2014

Si chiamano chokeberry e aiutano i chemioterapici a bloccare il tumore al pancreas. I ricercatori del King’s College Hospital di Londra e dell’University of Southampton hanno infatti scoperto che l’efficacia di alcuni chemioterapici potrebbe essere potenziata attraverso un trattamento combinato con estratti di origine naturale. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Journal of Clinical Pathology.

Chokeberry Photo credit: Artemis International, Inc

Il team ha testato l’efficacia dell’estratto di aronia (Aronia melanocarpa – bacca selvatica che cresce sul versante orientale del Nord America in zone umide e paludose) ad uccidere le cellule tumorali, probabilmente per apoptosi (morte cellulare programmata); i marcatori di apoptosi precoce sono presenti nelle cellule pancreatiche tumorali (ASPC-1) trattate.

Negli esperimenti è stato utilizzato il farmaco gemcitabina e l’estratto di Aronia melanocarpada da soli e in diverse loro combinazioni. E’ stato così scoperto che l’estratto di chokeberry, naturalmente ricco di vitamine, di polifenoli e di altri antiossidanti, aumenta significativamente l’efficacia della gemcitabina. Non solo, l’aggiunta dell’estratto permette di ridurre le dosi di chemioterapico necessarie per trattare efficacemente le cellule tumorali.

L’analisi ha indicato che dopo 48 ore di trattamento con l’estratto di aronia le cellule tumorali pancreatiche indotte a morte cellulare erano 1 ug/ml. La tossicità di estratto di aronia sulle normali cellule di rivestimento dei vasi sanguigni è stato testato ed è risultato non avere effetti fino ai più alti livelli utilizzati (50 ug/ml).

Leggi abstract dell’articolo:
Cytotoxicity of gemcitabine enhanced by polyphenolics from Aronia melanocarpa in pancreatic cancer cell line AsPC-1.
Noor Azela Abdullah Thani, Sholeh Keshavarz, Bashir A Lwaleed, Alan J Cooper, Harcharan K Rooprai
J Clin Pathol jclinpath-2013-202075 Published Online First: 17 September 2014 doi:10.1136/jclinpath-2013-202075

Fonte ed approfondimenti:  University of Southampton

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Papilloma virus: diagnosi con l’esame delle urine.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 19, 2014

Uno studio coordinato dai ricercatori della Queen Mary University of London e pubblicato sulla rivista “British Medical Journal” ha stabilito che il cancro alla cervice uterina potrebbe essere diagnosticato con l’analisi delle urine, evitando così il più invasivo Pap test.

QMUL-logo

Il team di ricercatori con sede a Londra e Spagna, guidati dal dottor Neha Pathak, ha analizzato i risultati di 14 studi che hanno coinvolto 1.443 donne sessualmente attive per determinare l’accuratezza del test per l’HPV in campioni di urina rispetto ai campioni cervicali. Dai risultati è emerso che l’esame delle urine sarebbe in grado di rilevare due ceppi del virus, responsabili del 70% dei tumori alla cervice uterina. La ricerca ha infatti trovato il papilloma nell’87% dei casi positivi, cioè quelli in cui effettivamente era presente, e il 94% di quelli negativi.

La semplicità del test, secondo i ricercatori, potrebbe in prospettiva favorire lo screening per questo tipo di tumore, soprattutto tra le più giovani.

Scarica e leggi il documento in full text:
Accuracy of urinary human papillomavirus testing for presence of cervical HPV: systematic review and meta-analysis
Neha Pathak,Julie Dodds,Javier Zamora,Khalid Kha
BMJ 2014;349:g5264

Fonte ed approfondimenti: Queen Mary University of London

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Linee guida su menopausa e osteoporosi.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 19, 2014

Sono state pubblicate a cura della Society of Obstetricians and Gynaecologists of Canada (SOGC) due linee guida sulla menopausa.

La prima riguarda la gestione della menopausa sia su donne sane che su pazienti con malattie cardiovascolari, cancro al seno, malattie urogenitali.

La seconda ha come obiettivo la prevenzione, la diagnosi, e la gestione clinica dell’osteoporosi in post-menopausa.

SOGC logo

Scarica e leggi i documenti:
Managing Menopause
Penny Wilks, Namrita Sodhi, Sophie Desindes, Wendy Wolfman, Timothy Rowe, Shawna L. Johnston, Robert Reid, Jennifer Blake, Beth Abramson
JOGC September 2014

Osteoporosis in Menopause
Michel Fortier, Aliya Khan
J Obstet Gynaecol Can 2014;36(9):839–840 – Published September 2014

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Test del sangue per la diagnosi della depressione.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 18, 2014

Il primo test del sangue per la diagnosi di depressione negli adulti è stato sviluppato dai ricercatori della Northwestern University, Chicago, IL, USA. Il test identifica la depressione misurando i livelli di nove marcatori RNA nel sangue (ADCY3, DGKA, FAM46A, IGSF4A/CADM1, KIAA1539, MARCKS, PSME1, RAPH1 e TLR7). Le molecole di RNA sono i messaggeri che interpretano il codice genetico del DNA e svolgono le sue istruzioni.

Northwestern Researcher develops first blood test to diagnose depression in adults from Northwestern Feinberg on Vimeo.

La nostra ricerca indica chiaramente che si può fare un test del sangue in laboratorio per la depressione, fornendo una diagnosi scientifica nello stesso modo in cui viene diagnosticata la pressione sanguigna alta o il colesterolo alto“, ha detto Eva Redei principale autore della ricerca (video).

Oltre alla diagnosi il test del sangue permette di stabilire se la terapia individualizzata per le persone con depressione è efficace oppure no. Infatti i livelli dei marcatori cambiano nei pazienti che hanno avuto la terapia per almeno 18 settimane e non erano più depressi.

Gli stessi ricercatori avevano sviluppato nell’ aprile del 2012 un analogo test per la diagnosi della depressione negli adolescenti. Molti dei marcatori identificati per la depressione negli adulti sono diversi da quelli per la depressione negli adolescenti.

Entrambe le ricerche sono state pubblicate sulla rivista “Translational Psychiatry“.

Leggi il full text degli articoli:
Blood transcriptomic biomarkers in adult primary care patients with major depressive disorder undergoing cognitive behavioral therapy
E E Redei, B M Andrus, M J Kwasny, J Seok, X Cai, J Ho and D C Mohr
Translational Psychiatry (2014) 4, e442; doi:10.1038/tp.2014.66
Published online 16 September 2014

Discovery of blood transcriptomic markers for depression in animal models and pilot validation in subjects with early-onset major depression
K Pajer,B M Andrus,W Gardner,A Lourie, B Strange, + et al.
Translational Psychiatry (2012) 2, e101; doi:10.1038/tp.2012.26
Published online 17 April 2012

Fonte ed approfondimenti: Northwestern University, Chicago, IL, USA

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Ipertensione: lo zucchero peggio del sale.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 18, 2014

Uno studio del Saint Luke’s Mid American Heart Institute di Kansas City  pubblicato sulla rivista American Journal of Cardiology, correla l’eccesso di zucchero con l’attività dell’ipotalamo che sotto questo stimolo indurebbe un aumento della frequenza cardiaca e della pressione.

zucchero

Dai risultati della sperimentazione è emerso che il consumo di alimenti dolci è connesso all’insorgenza di ipertensione in maniera notevolmente maggiore (quasi il doppio) rispetto al consumo di alimenti salati.

Il dottor James Di Nicolantonio uno degli autori afferma: “Lo zucchero, sotto forma di bevande zuccherata, ha dimostrato di accrescere acutamente la pressione sanguigna, portando ad un aumento della variabilità della pressione sanguigna. Questo di per sé, anche senza un aumento della pressione arteriosa media, è un predittore indipendente di eventi cardiovascolari”.

Leggi abstract dell’articolo:
An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease
James J. DiNicolantonio, James H. O’Keefe, Sean C. Lucan
American Journal of Cardiology 1 October 2014, Pages 1126–1128
DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.amjcard.2014.07.002

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Creata milza artificiale per depurare il sangue.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 18, 2014

Un team di ricercatori del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering di Boston ha sviluppato una biomilza artificiale in grado di filtrare il sangue e depurarlo da ogni tipo di agente patogeno. Il nuovo sistema di ispirazione biologica può trasformare radicalmente il modo in cui i medici trattano la sepsi (una condizione pericolosa per la vita in cui i batteri o funghi si moltiplicano nel sangue di un paziente).

New Bioinspired Approach to Sepsis Therapy from Wyss Institute on Vimeo.

Il dispositivo, chiamato “biospleen,” ha superato le aspettative del team con la sua capacità di purificare il sangue umano testato in laboratorio e aumentare la sopravvivenza in animali con sangue infetto, come riportato sulla rivista “Nature Medicine“. Nel giro di poche ore, si possono filtrare gli agenti patogeni vivi e morti dal sangue, così come tossine pericolose che vengono rilasciate dai patogeni.

I ricercatori hanno ricoperto delle nanoperle magnetiche di Mbl, una versione modificata della lectina mannose-binding, una proteina che si lega alle molecole di zucchero presenti sulla superficie di più di 90 diversi tipi di batteri. Quando il sangue passa attraverso la biomilza esso veniva filtrato da queste nanoperle, che tendono a legarsi alla maggior parte degli agenti patogeni. In seguito, un magnete attira le perle magnetiche (e il loro ‘bottino’), depurando il sangue, che viene poi reindirizzato all’interno del paziente.

L’apparecchio, come è stato verificato, è in grado di rimuovere più del 90% dei batteri dal sangue, il che rende molto meno probabile la degenerazione dell’organismo in setticemia.“La sepsi è una grave minaccia; è in aumento a causa della resistenza agli antibiotici. Siamo eccitati dal biospleen perché fornisce potenzialmente un modo per trattare i pazienti in modo rapido, senza dover attendere giorni per identificare la fonte di infezione, e funziona altrettanto bene con microrganismi antibiotico-resistenti”, ha detto Ingber coordinatore del team.

Leggi abstract dell’articolo:
An extracorporeal blood-cleansing device for sepsis therapy
Joo H Kang, Michael Super, Kazue Takahashi & Donald E Ingber + al.
Nature Medicine Published online 14 September 2014

Fonte ed approfondimenti:

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Variante genetica riduce i trigliceridi nel sangue.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 17, 2014

Utilizzando i dati raccolti da circa 4.000 persone sane nel Regno Unito (UK10K project) un team di ricercatori della University College of London, della University of Bristol e del Wellcome Trust Sanger Institute, ha identificato una variante genetica rara che riduce drasticamente i livelli di alcuni tipi di lipidi nel sangue.

APOC3
Gene variant that dramatically reduces ‘bad’ lipids – [Image: Annie Cavanagh, Wellcome Images]

Analizzando intere sequenze del genoma di 4.000 persone e confrontandolo con i dati dei loro livelli di lipidi, gli scienziati hanno trovato un associazione tra i livelli di trigliceridi e la presenza della variante del gene APOC3. La ricerca suggerisce che le persone con questa variante rara (circa il 0,2 per cento della popolazione) ha più bassi livelli di trigliceridi, con conseguente rischio ridotto di malattie cardiovascolari.

Il professor Steve Humphries, autore senior della University College of London dice: “Una volta che siamo in grado di capire il meccanismo della funzione di protezione di questa variante, possiamo provare a utilizzare queste informazioni per sviluppare nuove terapie per aiutare le persone a rischio di malattie cardiovascolari.”

Leggi abstract dell’articolo:
A low-frequency variant near APOC3 is associated with plasma triglyceride and VLDL levels in Europeans.
Timpson, N, Eleftheria Zeggini, Nicole Soranzo & UK1OK consortium members et al.
Nature Communications 2014 Published 16 September 2014 – DOI: 10.1038/NCOMMS5871

Fonte ed approfondimenti: University of London   –   University of Bristol  –  Wellcome Trust Sanger Institute

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ESMO: Linee guida sulle cure palliative.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 17, 2014

Sono state pubblicate a cura dell’ European Society for Medical Oncology (ESMO) sulla rivista “Annals of Oncology“, le linee guida sulle cure palliative.

esmo-logo

Il documento evidenzia un ampio consenso etico che, alla fine della vita, la fornitura di un adeguato sollievo dei sintomi è un obiettivo prioritario, che deve essere perseguito anche nel contesto di un ristretto trattamento terapeutico. Tra i pazienti con cancro avanzato, l’esperienza clinica suggerisce che le cure palliative sono in grado di gestire efficacemente i sintomi di molti pazienti durante la maggior parte del percorso della malattia. Anche se i sintomi fisici e psicologici non possono essere eliminati, le cure palliative di solito sono sufficienti ad alleviare la sofferenza del paziente e della famiglia.

Scarica e leggi il documento in full text:
ESMO Clinical Practice Guidelines on palliative care: advanced care planning
D. Schrijvers and N. I. Cherny on behalf of the ESMO Guidelines Working Group
Ann Oncol (2014) 25 (suppl 3): iii138-iii142.

ESMO Clinical Practice Guidelines for the management of refractory symptoms at the end of life and the use of palliative sedation
N. I. Cherny – ESMO Guidelines Working Group
Ann Oncol (2014) 25 (suppl 3): iii143-iii152.

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Osteoporosi: Prevenzione farmacologica del rischio di fratture.

Posted by Giorgio Bertin su settembre 16, 2014

Uno studio di revisone sistematica ha comparato i diversi trattamenti farmacologici che rinforzano l’osso riducendo il rischio di fratture osteoporotiche. La pubblicazione a cura della Divisione di medicina interna della David Geffen School of Medicine, Università di California a Los Angeles, è stata fatta sulla rivista “Annals of Internal Medicine“.

Osteoporosis

Nel documento sono promossi farmaci come bisfosfonati, denosumab, teriparatide e raloxifene, tutti in grado di ridurre il rischio di frattura rispetto al placebo nelle donne con osteoporosi. “Un effetto collaterale dei bisfosfonati identificato di recente è l’aumento del rischio di fratture femorali atipiche sottotrocanteriche (che si verificano appena al di sotto della testa del femore)” – spiega la ricercatrice Caroline Crandall, ricordando che “la durata ottimale della terapia rimane da chiarire, anche se esistono prove, almeno per alendronato, che alcuni gruppi di pazienti potrebbero sospendere il trattamento dopo 5 anni“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Comparative Effectiveness of Pharmacologic Treatments to Prevent Fractures: An Updated Systematic Review.
Crandall CJ, Newberry SJ, Diamant A, Lim Y, Gellad WF, Booth MJ, et al.
Ann Intern Med. [Epub ahead of print 9 September 2014] doi:10.7326/M14-0317

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