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Trattamento dell’Epatite C in pazienti con HIV.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 25, 2014

Oggi esistono trattamenti di maggiore efficacia per i pazienti affetti da HIV. Tuttavia, questi pazienti presentano anche tassi più elevati di infezione da epatite C. Anche se l’HIV è ben controllato, i pazienti possono ammalarsi e, in alcuni casi, anche morire a causa dell’epatopatia correlata all’epatite C.

L’autore principale, il dottor Mark S. Sulkowski, commenta nel video

Questo nuovo studio (noto come Photon1) condotto su 211 pazienti, pubblicato sulla rivista JAMA ha indagato se un regime farmacologico privo di interferone possa essere efficace in pazienti infetti sia da HIV sia da virus dell’epatite C.
Dai risultati conclusivi dello studio è emerso che la combinazione di sofosbuvir e ribavirina è sicura e ben tollerata in pazienti con coinfezione da HIV ed epatite C.

Leggi il full text dell’articolo:
Sofosbuvir and Ribavirin for Hepatitis C in Patients With HIV Coinfection
Sulkowski MS, Naggie S, Lalezari J, et al.
JAMA. 2014;312(4):353-361. doi:10.1001/jama.2014.7734.

Clinicaltrials.gov Identifier: NCT01667731.

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CENSIS: Classifica delle Università italiane 2014-15.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 24, 2014

E’ stata pubblicata su Repubblica la “Grande Guida Università 2014/2015”  la consueta classifica annuale a cura del “CENSIS Servizi”, sulle migliori Università italiane 2014-2015.
Dalla classifica generale il miglior punteggio è assegnato a Bologna che si riconferma per il quinto anno consecutivo al primo posto (97,8 come MEGA Ateneo) e Siena (103,2 come MEDIO Ateneo).
Indicatori e parametri su cui si basano le classifiche CENSIS degli atenei italiani (Link).

guida-università-2014-15

Classifiche:

MEGA Atenei (oltre 40mila iscritti):

1 Bologna 97,8
2 Padova 92,6
3 Firenze 90,4
4 Torino 85,8
5 Pisa 85,6
6 Bari 85,2
7 Roma Sapienza 84,2
8 Palermo 81,0
9 Milano 80,0
10 Catania 78,2
11 Napoli Federico II 73,6

GRANDI Atenei (da 20mila a 40mila iscritti)

1 Perugia 95,2
2 Pavia 94,0
3 Salento 90,6
4 Calabria 89,8
5 Parma 89,2
6 Verona 86,4
6 Genova 86,4
8 Roma Tor Vergata 84,6
9 Cagliari 84,4
10 Milano Bicocca 83,3
11 Roma Tre 81,6
12 Salerno 76,4
13 Messina 75,8
14 L’Aquila 74,8
15 Chieti-Pescara 73,2
16 Caserta 70,2

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Individuata l’origine dell’Alzhiemer.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 24, 2014

Un gruppo di ricerca italiano della Scuola Normale superiore di Pisa e dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato, su cellule di criceto, il sito intracellulare dove cominciano a formarsi gli oligomeri del peptide abeta che da inizio alla malattia di Alzheimer.

intracellular Aβ oligomers

Lo studio – spiega il professor Antonino Cattaneo che ha coordinato la ricerca – ha la doppia valenza di aver stabilito gli oligomeri intracellulari di abeta come target nel trattamento dell’Alzheimer e consente di prospettare una strategia sperimentale dal forte potenziale terapeutico“.

Su questa base, sarà possibile in futuro colpire precocemente le strutture patologiche, nel luogo dove si formano, prima che vengano trasportate fuori dalla cellula, attraverso sonde molecolari mirate, una sorta di “magic bullet” (proiettile magico) che colpisce con alta selettività solo le formazioni tossiche.

Leggi full text dell’articolo:
Conformational targeting of intracellular Aβ oligomers demonstrates their pathological oligomerization inside the endoplasmic reticulum
Giovanni Meli, Agnese Lecci, Annalisa Manca, Nina Krako, Valentina Albertini, Luisa Benussi, Roberta Ghidoni, Antonino Cattaneo
Nature Communications 5, Article number:3867 doi:10.1038/ncomms4867

Supplementary Information (1,514 KB)

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Scoperto un gene che blocca le metastasi del cancro al polmone.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 24, 2014

I ricercatori del Salk Institute for Biological Studies hanno identificato un gene che può fermare il movimento delle cellule cancerogene dai polmoni alle altre parti del corpo (metastasi), questo potrebbe essere un nuovo modo per combattere uno dei tumori più letali del mondo.

E’ noto che circa un quinto dei casi di cancro al polmone mancano di un gene anti-cancro chiamato LKB1 (noto anche come STK11). I tumori mancanti LKB1 sono spesso aggressivi, in rapida diffusione attraverso il corpo.
Nelle cellule normali, esistono i complessi di adesione focale che le ancora nelle loro posizioni corrette nel tessuto cui appartengono. Le cellule tumorali hanno invece la capacità di “alzare” le loro ancore cellulari; così  possono viaggiare attraverso il flusso sanguigno ad altri organi del corpo al fine di stabilire nuovi tumori. Il team ha scoperto che LKB1 comunica con DIXDC1, un nuovo gene istruendolo per modificare le dimensioni e il numero delle adesioni focali cambiandone le dimensioni e il numero.

Quando DIXDC1 è attivo, attraverso LKB1 le cellule sono ancorate al loro posto, quando DIXDC1 è inattivo o bloccato (mancanza di LKB1) la cellula è libera di viaggiare ad altri siti. In modelli animali e in culture cellulari riattivando DIXDC1 si è rallentata e bloccata la capacità delle cellule di viaggiare (metastasi).
Ora, attraverso questo lavoro, stiamo cominciando a capire perché alcuni sottoinsiemi di cancro al polmone sono così invasivi.” – afferma il Prof. Reuben J. Shaw uno degli autori (video).

Leggi abstract dell’articolo:
An AMPK-Independent Signaling Pathway Downstream of the LKB1 Tumor Suppressor Controls Snail1 and Metastatic Potential
Jonathan M. Goodwin,Robert U. Svensson,Hua Jane Lou,Monte M. Winslow,Benjamin E. Turk,Reuben J. Shaw
Molecular Cell In Press, Corrected Proof, Available online 17 July 2014

Fonte ed approfondimenti: Salk Institute for Biological Studies

Gene Discovery May Stop The Spread of Lung Cancer (video)

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Staminali ringiovaniscono i muscoli.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 24, 2014

Uno studio condotto sui topi ha mostrato che le cellule staminali mesenchimali aiutano a ringiovanire i muscoli. I risultati, descritti dai ricercatori dell’University of Illinois sulla rivista “Medicine and Science in Sports and Exercise“, potrebbero un giorno portare a nuovi approcci per combattere il declino muscolare legato all’età.

Medicine and Science in Sports and Exercise cover

Le staminali mesenchimali si trovano naturalmente nell’organismo e sono in grado di differenziarsi in diversi tipi di cellule. Queste staminali secernono fattori di crescita che stimolano le cellule precursori del muscolo, chiamate cellule satelliti, ad espandersi nei tessuti, e contribuiscono a ripararli dopo un trauma. Una volta presenti e attive, le cellule satelliti si fondono con le fibre muscolari danneggiate, formando nuove fibre per ricostruire il muscolo e aumentarne la forza.

Il trapianto di staminali mesenchimali può offrire una soluzione valida per ‘svegliare’ le cellule satelliti ‘invecchiate’” – afferma la Prof. Marni Boppart uno degli autori.

Leggi abstract dell’articolo:
Mesenchymal Stem Cells Augment the Adaptive Response to Eccentric Exercise.
Zou, Kai; Huntsman, Heather D.; Valero, M. Carmen; Adams, Joseph; Skelton, Jack; De Lisio, Michael; Jensen, Tor; Boppart, Marni
Medicine & Science in Sports & Exercise June 5, 2014 doi: 10.1249/MSS.0000000000000405

Fonte ed approfondimenti: University of Illinois

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Piastrine umane prodotte in bioreattore.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 23, 2014

Un gruppo di studiosi del “Brigham and Women’s Hospital” negli States, ha sviluppato una nuova tecnica per produrre piastrine umane, completamente funzionali in vitro, utilizzando un dispositivo denominato bioreattore piatrinico e delle cellule staminali umane.(Via YouTube/ThrombosisAdviser). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Blood.


Scientists find new way to make human platelets – Video from Newsy.com

Le cellule del sangue come le piastrine, sono create nel midollo osseo. Il bioreattore utilizzato dai ricercatori è un dispositivo che simula un ambiente biologico per effettuare una reazione biologica su scala industriale, utilizzando i principali componenti del midollo osseo, modellandone le caratteristiche di composizione del flusso sanguigno. La piastrina da bioreattore è microfluidica e riporta le caratteristiche analoghe a quelle umane quali: la rigidità, la composizione della matrice extracellulare, le dimensioni, e la stabilità nel flusso sanguigno. I ricercatori pensano di iniziare la fase I degli studi clinici sull’uomo nel 2017.

Jonathan Thon, coordinatore del progetto, spiega che “la possibilità di avere una fonte alternativa di piastrine umane con sostanzialmente nessun rischio di trasmissione delle malattie, rappresenta una rivoluzione a confronto con i modi con cui sono raccolte le piastrine che servono per soddisfare il crescente bisogno di sangue“.

Leggi abstract dell’articolo:
Platelet bioreactor-on-a-chip
Jonathan N. Thon, Linas Mazutis, Stephen Wu, Joanna L. Sylman, Allen Ehrlicher, Kellie R. Machlus, Qiang Feng, Shijiang Lu, Robert Lanza, Keith B. Neeves, David A. Weitz, Joseph E. Italiano
Blood Jan 2014, DOI: 10.1182/blood-2014-05-574913

Fonte ed approfondimenti: Brigham and Women’s Hospital

Blood Clot Formation – Coagulation Factors & Platelets (Video)

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Scoperta la base genetica per le malattie cardiache nelle donne.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 23, 2014

Una nuova ricerca svolta dai ricercatori della Western University e pubblicata sulla rivista “British Journal of Clinical  Pharmacology“, porta alla luce una base genetica per le malattie cardiache nelle donne e aiuta ad identificare quali donne sono più predisposte a malattie cardiache.

“Questo è un passo per capire gli effetti degli estrogeni sulla malattia di cuore, e capire perché alcune donne sono più inclini a infarto e ictus rispetto agli altri“, ha detto Feldman – ricercatore presso Schulich School of Medicine & Dentistry’s Robarts Research Institute (video).
La ricerca ha esaminato l’effetto dell’espressione del gene variante GPER contro il gene normale GPER nelle cellule muscolari lisce vascolari e la sua associazione con la pressione del sangue nelle donne. Le donne, ma non gli uomini, che portano la variante del gene GPER hanno la pressione sanguigna alta, un fattore di rischio molto grande per infarto e ictus.

Leggi il full text dell’articolo:
A common hypofunctional genetic variant of GPER is associated with increased blood pressure in women.
Ross D Feldman, Robert Gros, Qingming Ding, Yasin Hussain, Matthew R Ban, Adam D McIntyre, Robert A Hegele
British Journal of Clinical Pharmacology 21 JUL 2014 01:54AM EST | DOI: 10.1111/bcp.12471

Fonte ed approfondimenti: Western University

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Le “firme genetiche” che guidano il cancro colon-retto.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 23, 2014

Un gruppo di ricercatori della Vanderbilt University ha individuato le mutazioni genetiche che guidano il cancro del colon-retto. La pubblicazione sulla rivista “Nature“.

cover_nature

La ricerca è il risultato dell’applicazione della proteomica (studio delle proteine e loro caratterizzazione rispetto a struttura, funzione, attività) al cancro. “E’ lo studio della biologia del cancro attraverso il principio biologico fondamentale che è quello di come il DNA – il codice genetico – è “trascritto” in RNA messaggero, per essere poi “tradotto” in proteine. Mentre molte mutazioni genetiche associate con il cancro sono state identificate, è stato più difficile analizzare la struttura e la funzione delle proteine ​​che in realtà permettono al cancro di svilupparsi“, affermano i ricercatori.
Attraverso l’utilizzo di tecniche di spettrometria di massa avanzate si sono raccolti dati di proteomica su 95 campioni di tumori colorettali umani, e identificato cinque sottotipi di cancro al colon in base al loro contenuto proteico.

La nostra scoperta dei sottotipi di proteomica apre la porta alla diagnostica a base di proteine ​​che potrebbero identificare i cattivi tumori che hanno bisogno della terapia aggressiva“, ha detto Daniel Liebler, autore principale della ricerca. Un risultato della ricerca entusiasmante che può avere enormi implicazioni per la diagnosi e trattamento del cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Proteogenomic characterization of human colon and rectal cancer
David L. Tabb, Robert J. Coffey,Robbert J. C. Slebos,Daniel C. Liebler & the NCI CPTAC + al.
Nature (2014) Published online 20 July 2014 doi:10.1038/nature13438

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Eliminato il virus HIV da cellule umane coltivate.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 22, 2014

Il virus HIV-1 ha dimostrato di essere molto tenace inserendo il suo genoma permanentemente nel DNA delle sue vittime, e costringendo i pazienti ad assumere un regime farmacologico permanente per controllare il virus e prevenire eventuali attacchi. Ora, un team di ricercatori del Temple University School of Medicine ha progettato un modo per tagliare i geni con integrato HIV-1 in modo permanente.

La scoperta segna il primo tentativo riuscito di eliminare il virus HIV-1 latente dalle cellule umane. “E’ una scoperta entusiasmante, ma il metodo non è ancora pronto per andare in clinica. Si tratta di un ricerca che si sta muovendo nella giusta direzione“, afferma Kamel Khalili, Professor and Chair of the Department of Neuroscience at Temple University.

Una combinazione di un enzima DNA-snipping chiamato nucleasi e un RNA chiamato RNA guida (gRNA) vanno alla caccia del genoma virale e asportano HIV-1 DNA. Da quì, una macchina di riparazione genica della cellula prende il sopravvento, viene eliminato il virus e si saldando le estremità del genoma di nuovo insieme – con conseguente ripristino delle cellule virus-free.

Nell’articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of National Academy of Sciences” viene descritto in dettaglio come siano stati creati strumenti molecolari per eliminare il virus HIV-1 DNA provirale. Il processo di modifica ha avuto successo in vari tipi di cellule che possono annidare il virus HIV-1, compresi macrofagi e linfociti-T.

Leggi abstract dell’articolo:
RNA-directed gene editing specifically eradicates latent and prevents new HIV-1 infection
Yoelvis Garcia-Mesa,Jonathan Karn,Xianming Mo, and Kamel Khalili + al.
PNAS 2014; published ahead of print July 21, 2014, doi:10.1073/pnas.1405186111

Fonte ed approfondimenti: Temple University School of Medicine

Researchers successfully eliminate HIV virus from cultured human cells (video)

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Nuove terapie per il diabete tipo 2.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 22, 2014

La somministrazione di una particolare proteina, denominata FGF1 a topi con diabete da resistenza all’insulina ha normalizzato i livelli di glucosio nel sangue e stimolato la corretta risposta insulinica delle cellule, senza provocare effetti collaterali indesiderati. Ad affermarlo i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies che hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista “Nature“.

I topi privi del fattore di crescita FGF1, sviluppano rapidamente il diabete quando sono alimentati con una dieta ricca di grassi, una scoperta che suggerisce che FGF1 giocato un ruolo chiave nella gestione dei livelli di glucosio nel sangue.
Il controllo del glucosio è un problema dominante nella nostra società“, dice Ronald M. Evans del Salk Institute for Biological Studies; “FGF1 offre un nuovo metodo per controllare il glucosio in modo potente e inaspettato.”

Il trattamento con FGF1 aveva un numero di vantaggi rispetto agli attuali farmci, che hanno parecchi effetti collaterali che vanno da un aumento di peso indesiderato a problemi pericolosi di cuore e fegato. Importante, FGF1, anche a dosi elevate-non scatena questi effetti collaterali e non causa una discesa rapida dei livelli di glucosio (agenti ipoglicemizzanti). “Con FGF1, in realtà non abbiamo visto ipoglicemia o altri effetti collaterali comuni” conclude Evans.

Leggi abstract dell’articolo:
Endocrinization of FGF1 produces a neomorphic and potent insulin sensitizer
Jae Myoung Suh,Johan W. Jonker, Maryam Ahmadian, Regina Goetz, Denise Lackey+ et al.
Nature (16 July 2014) | doi:10.1038/nature13540
Discovery of Molecule’s Role May Lead to a Diabetes Cure (video)

Fonte ed approfondimenti: Salk Institute for Biological Studies – Le Scienze

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Fibrosi Cistica: Linee guida su prevenzione e controllo delle infezioni.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 22, 2014

Sono state pubblicate a cura della “Society for Healthcare Epidemiology of America” e “The Cystic Fibrosis Foundation” gli aggiornamenti sulla prevenzione e controllo dell’infezione nella fibrosi cistica. La pubblicazione è disponibile sulla rivista “Infection Control & Hospital Epidemiology“.

 Infection Control & Hospital Epidemiology

L’obiettivo primario delle Linee Guida, la prima pubblicazione è del 2003, è quello di aiutare persone affette da Fibrosi Cistica (FC) a preservare e proteggere la loro salute. Il documento mira a fornire informazioni sulle procedure fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni per aiutare le persone affette da FC, le loro famiglie e gli operatori sanitari a prendere decisioni informate nella loro vita quotidiana.

Scarica e leggi il documento in full text:
Infection Prevention and Control Guideline for Cystic Fibrosis: 2013 Update
Jennifer Webber; David J. Weber, + al.
Infection Control and Hospital Epidemiology Vol. 35, No. S1, (August 2014), pp. S1-S67

Fonte: The Cystic Fibrosis Foundation

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H. Pylori favorisce ulcere e cancro allo stomaco.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 21, 2014

I ricercatori dell’University of Cincinnati (UC) hanno descritto in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “PLoS Pathogens“,come il batterio Helicobacter Pylori interagisce con il tessuto gastrico promuovendo ulcere e cancro allo stomaco.

Plos_Pathogens

Fumo, alcol, sale in eccesso e farmaci anti-infiammatori non steroidei provocano danni al tessuto di rivestimento dello stomaco, e sono associati ad ulcere allo stomaco. I ricercatori hanno dimostrato come H. pylori identifichi rapidamente e colonizzi i siti di ferite lievi nello stomaco, interferisca con la riparazione dei danni ai tessuti, provocando un rallentamento.
Il batterio Helicobacter Pylori non solo rallenta la riparazione dei danni esistenti, ma anche fornire un luogo di iniziazione per la sequenza di patogenicità delle malattie dello stomaco, come ulcere e cancro” – affermano i ricercatori.

Leggi il full text dell’articolo:
Motility and Chemotaxis Mediate the Preferential Colonization of Gastric Injury Sites by Helicobacter pylori
Eitaro Aihara,Chet Closson,Andrea L. Matthis,Michael A. Schumacher,Amy C. Engevik,Yana Zavros,Karen M. Ottemann,Marshall H. Montrose
PLoS Pathog 10(7): e1004275 Published: July 17, 2014 DOI: 10.1371/journal.ppat.1004275

This work was supported by National Institutes of Health Grants RO1 DK54940 (MHM).

Fonte e aggiornamento: University of Cincinnati (UC)

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Carboidrati e cancro al colon-retto.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 21, 2014

I ricercatori dell’University of Toronto hanno scoperto come i batteri della flora intestinale metabolizzano i carboidrati, provocando la proliferazione delle cellule intestinali e la formazione di tumori in topi geneticamente predisposti al cancro colon-retto.

Carbohydrates-gut-microbes image from Cell Press

I batteri intestinali che metabolizzano i carboidrati producono un acido grasso chiamato butirrato. Quando, livelli di butirrato nei topi trattati sono alti, è aumentata la proliferazione cellulare e il numero dei tumori intestinali.
I ricercatori hanno anche scoperto che gli antibiotici e una dieta povera di carboidrati riduce significativamente le probabilità dei topi di sviluppare questo tipo di tumore, suggerendo quindi che questi semplici interventi potrebbero aiutare a prevenire un tipo comune di cancro colonrettale negli essei umani.

Poiche’ il cancro del colon-retto ereditario è associato con lo sviluppo di un tumore rapido e aggressivo, è fondamentale capire come i principali fattori ambientali, come i microbi e la dieta, interagiscono potenzialmente con i fattori genetici influenzando la progressione della malattia“, ha detto Alberto Martin, professore al Department of Immunology – University of Toronto, autore dello studio.

Leggi il full text dell’articolo:
Gut Microbial Metabolism Drives Transformation of Msh2-Deficient Colon Epithelial Cells
Stephen E. Girardin, Thomas M.S. Wolever, Winfried Edelmann, David S. Guttman, Dana J. Philpott, Alberto Martin + al.
Cell Volume 158, Issue 2, p288–299, 17 July 2014 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2014.04.051
Download Images(.ppt)

Fonte ed approfondimenti: University of Toronto

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I migliori ospedali americani 2014-15.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 20, 2014

Alcuni ospedali sono più esperti di altri nella cura dei pazienti con patologie rare o in pericolo di vita. Per questo è stato pubblicato il “US News & World Report” che aggiorna le classifiche annuali dei migliori ospedali della nazione americana.
Le classifiche 2014-15 coprono quasi 5.000 centri medici in tutto il paese e coprono 16 specialità mediche dal cancro all’urologia.

best_hospitals_rankings

Le classifiche che provengono dal ‘Federal Centers for Medicare & Medicaid Services’ MedPAR database, dall’American Hospital Association, sono calcolate utilizzando diversi fattori:
-    Reputazione considera l’imput di 200 medici provenienti da ciascuna delle 16 specialità. I medici sono stati invitati ad elencare gli ospedali che secondo loro erano i migliori per i casi complessi o difficili.
-   La sopravvivenza del paziente.
-   Tassi sicurezza dei pazienti: per ogni ospedale errori evitati – sanguinamento dopo l’intervento chirurgico, o errori durante l’intervento chirurgico.
-   Altri fattori: il personale (infermieri), il numero dei paziente, la tecnologia, la qualità della cura.

See the Complete Rankings: Best Hospitals 2014-15.

See: Best Regional Hospitals by Metro Area and State.

Best Children’s Hospitals 2014-15

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Risonanza Magnetica Nucleare: nuovo agente di contrasto.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 19, 2014

La Risonanza Magnetica Nucleare è uno degli strumenti diagnostici più precisi ed efficienti in medicina. Un passo avanti verso un’affidabilità ancora maggiore è stato compiuto grazie a un innovativo agente di contrasto sviluppato da ricercatori del Politecnico di Milano, della Fondazione Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano e della “Fondazione Centro Europeo di Nanomedicina” (CEN).

PERFECTA
Image Copyright American Chemical Society

PERFECTA, questo il nome dato dai ricercatori alla molecola oggetto dello studio pubblicato sulla rivista “The Journal of the American Chemical Society” della Società Chimica Americana (ACS), sarà impiegata come agente di contrasto super-fluorurato per ottenere immagini in vivo ad alta risoluzione.

E’ possibile marcare sterilmente cellule e quindi iniettarle, studiando il cosiddetto “cell trafficking“, ovvero dove le cellule si dirigeranno (ad esempio nei linfonodi). Oppure si può abbinare l’agente di contrasto ad una proteina specifica per le cellule che si vogliono indagare, come ad esempio quelle di un tumore, che diventano in questo modo visibili in risonanza.
La nuova molecola è stata resa solubile in acqua, ed ha dimostrato elevata compatibilità cellulare accompagnata da tossicità pressoché nulla.

Leggi abstract dell’articolo:
A Superfluorinated Molecular Probe for Highly Sensitive in Vivo19F-MRI
Ilaria Tirotta, Alfonso Mastropietro, Chiara Cordiglieri, Lara Gazzera, Fulvio Baggi, Giuseppe Baselli, Maria Grazia Bruzzone, Ileana Zucca, Gabriella Cavallo, Giancarlo Terraneo, Francesca Baldelli Bombelli, Pierangelo Metrangolo, and Giuseppe Resnati
Journal of the American Chemical Society 2014 136 (24), 8524-8527

Fonte: Politecnico di Milano – Comunicato stampa

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Epidemiologia della Celiachia.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 19, 2014

Uno studio italiano del Dipartimento di Pediatria – Università Politecnica delle Marche, delinea una nuova mappa epidemiologica della celiachia, caratterizzata da un aumento di nuovi casi nelle aree storiche e una diffusione in nuove regioni del mondo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Pedriatic Gastroenterology and Nutrition“.

frumento

La mappatura epidemiologica della celiachia evidenzia come la malattia sia in aumento e molto più  comune in alcune aree rispetto che in passato.

L’aumento della prevalenza della celiachia può essere in parte attribuito al miglioramento delle tecniche diagnostiche e ad una maggiore consapevolezza della malattia. Negli ultimi 25 anni l’incidenza è aumentata di 5 volte, soprattutto in età pediatrica.

Ulteriori studi volti a chiarire il ruolo dell’alimentazione infantile nello sviluppo della malattia celiaca e a misurarne la prevalenza in nuove aree geografiche svolgeranno un ruolo strumentale fondamentale sia per aumentare la consapevolezza sulla celiachia – afferma il dott. Catassi – sia per spiegare l’interazione gene – ambiente che guida l’epidemia in tutto il mondo”.

Leggi il full text dell’articolo:
The New Epidemiology of Celiac Disease
Catassi Carlo; Gatti Simona; Fasano Alessio
Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition:July 2014 – Volume 59 – Issue – p S7–S9 doi: 10.1097/01.mpg.0000450393.23156.59

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FDA: Terapia cellulare personalizzata contro la leucemia.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 18, 2014

La Food and drug administration (Fda) l’ha già promossa a “Terapia fortemente innovativa“, si tratta del CTL019 (di Novartis), un recettore antigenico chimerico (Car, Chimeric antigen receptor) che permette di ottenere una terapia cellulare personalizzata per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici affetti da leucemia linfoblastica acuta in recidiva o refrattaria (r/r ALL).

Questa designazione Therapy Breakthrough sottolinea il potenziale di CTL019 come prodotto salva-vita per i pazienti con recidiva/refrattaria, che hanno un disperato bisogno di nuove opzioni di trattamento. “Ci sarà una revisione potenzialmente accelerata per semplificare lo sviluppo di CTL019 e, si spera di fornire questa promettente terapia ai pazienti il ​​più rapidamente possibile” – affermano i ricercatori di Novartis.

Questa nuova terapia sfrutta la tecnologia Car per riprogrammare le cellule T del paziente affinché “diano la caccia” alle cellule tumorali che esprimono specifiche proteine, chiamate CD19. Dopo essere state riprogrammate, queste cellule T vengono reintrodotte nel sangue del paziente, dove proliferano e si legano specificatamente alle cellule tumorali CD19+ e le distruggono.

Siamo eccitati dalla forza dei primi dati positivi osservati in pazienti adulti e pediatrici con recidiva/refrattaria leucemia linfoblastica acuta e non vediamo l’ora di proseguire su questi risultati,  continuiamo l’avanzamento del programma clinico CTL019 in studi di Fase II.” – afferma Richard  Vague professor of Pathology and Laboratory Medicine in the University of Pennsylvania’s Abramson Cancer Center and Perelman School of Medicine, che sta conducendo gli sviluppi clinici di fase I/II.

07-Jul-2014 Novartis personalized cell therapy CTL019 receives FDA Breakthrough Therapy designation »

Novartis

Memorial Sloan Kettering Cancer Center (video)

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Farmaci per l’asma sopprimono la crescita nei bambini.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 18, 2014

I farmaci corticosteroidi dati per via inalatoria ai bambini con asma possono sopprimere la loro crescita. Ad affermarlo due revisioni sistematiche di studi scientifici pubblicati su “The Cochrane Library“.
Ricordiamo che gli steroidi-inalatori sono prescritti come trattamenti di prima linea per adulti e bambini con asma persistente.

child-asthma

La prima delle due revisioni sistematiche si concentra su 25 studi che coinvolgono 8471 bambini fino a 18 anni con asma lieve e moderata persistente. Questi studi hanno testato quasi tutti i corticosteroidi per via inalatoria disponibili e hanno dimostrato una soppressione dei tassi di crescita rispetto al placebo o farmaci non steroidei.

Nella seconda revisione, i ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da 22 studi in cui i bambini sono stati trattati con dosi basse o medie di corticosteroidi per via inalatoria. gli effetti del rallentamento della crescita si sono minimizzati con l’uso di dosi più basse.

Questi studi confermano quello che molti hanno sospettato, che gli steroidi per via inalatoria possono sopprimere la crescita nei bambini“, ha detto Jon Ayres, professore di medicina ambientale e respiratoria all’Università di Birmingham in Gran Bretagna.
Gli autori affermano che sono necessarie ulteriori prove per validare i risultati delle due revisioni. Comunque l’effetto sembra non cumulativo e questo dovrebbe spingere i pazienti asmatici a non smettere di prendere le loro medicine.

Leggi abstracts delle revisioni:
Inhaled corticosteroids in children with persistent asthma: dose-response effects on growth
Ducharme et al.
Cochrane Database of Systematic Reviews, DOI:10.1002/14651858.CD009878.pub2, published 16 July 2014

Inhaled corticosteroids in children with persistent asthma: effects on growth
Zhang et al.
Cochrane Database of Systematic Reviews, DOI: 10.1002/14651858.CD009878.pub2, published 16 July 2014

Fonte: medicalnewstoday.com  -  Wiley

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Creato il primo Pacemaker biologico.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 18, 2014

Il trasferimento di un gene in alcune cellule cardiache attraverso una procedura poco invasiva permette di ripristinare, almeno per un certo tempo, il corretto ritmo cardiaco. La nuova tecnica è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori del Cedars-Sinai Heart Institute a Los Angeles e pubblicata su “Science Translational Medicine“.

I ricercatori hanno iniettato, tramite una procedura mininvasiva con catetere, il gene chiamato TBX18 in maiali di laboratorio con blocco cardiaco completo. Due giorni dopo, gli animali sottoposti all’intervento avevano battiti cardiaci significativamente più veloci rispetto ai maiali che non hanno ricevuto il gene. Il battito cardiaco più forte è durato per tutto lo studio, cioè per 14 giorni.
Per la prima volta – spiega Eduardo Marban, coordinatore della ricerca – siamo riusciti a creare un pacemaker biologico usando metodi poco invasivi, e a riprogrammare le cellule cardiache di animali viventi per curare in modo efficace una patologia“.

Questa nuova tecnica potrebbe in futuro essere applicata in cardiologia pediatria e neonatale. “I bambini ancora nel grembo materno non possono avere un pacemaker, ma speriamo di lavorare con gli specialisti di medicina fetale per creare un trattamento salva-vita per i bambini con una diagnosi di blocco cardiaco congenito“, ha detto il co-autore Eugenio Cingolani, direttore della Cardiogenetics-Familial Arrhythmia Clinic del Cedars-Sinai Heart Institute.
Se i risultati delle prossime ricerche saranno positivi, nel giro di tre anni si potrebbe arrivare allo studio sull’uomo.

Leggi abstract dell’articolo:
Biological pacemaker created by minimally invasive somatic reprogramming in pigs with complete heart block
Yu-Feng Hu, James Frederick Dawkins, Hee Cheol Cho, Eduardo Marbán, and Eugenio Cingolani
Sci Transl Med 16 July 2014 6:245ra94. [DOI:10.1126/scitranslmed.3008681]

This animation explains how researchers created biological pacemaker cells in pigs using gene therapy Video.

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Cellule del sangue dalle staminali.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 17, 2014

Per la prima volta presso i laboratori del Wisconsin National Primate Research Center si sono ottenute diverse cellule del sangue, compresi globuli bianchi e globuli rossi, da cellule staminali grazie a specifiche proteine che controllano l’espressione dei geni, i cosiddetti fattori di trascrizione.
Il risultato è importante perché identifica come i processi naturali diano origine ai prodotti del sangue nelle primissime fasi dello sviluppo.
StemCellBloodCells
Microfotografia di cellule staminali endoteliali (in verde) che si differenziano in globuli rossi (in rosso) Cortesia Irina Elcheva e Akhilesh Kumar, Wisconsin National Primate Research Center

È la prima volta che viene dimostrata la possibilità di produrre diversi tipi di cellule da staminali pluripotenti usando fattori di trascrizione”, spiega Slukvin coordinatore della ricerca. “Questi ultimi sono proteine che si legano al DNA e controllano il flusso dell’informazione genetica attivando o silenziando specifici geni e quindi determinando il destino dello sviluppo delle cellule staminali indifferenziate“.

Leggi abstract dell’articolo:
Direct induction of haematoendothelial programs in human pluripotent stem cells by transcriptional regulators
Irina Elcheva, Vera Brok-Volchanskaya, Akhilesh Kumar, Patricia Liu, Jeong-Hee Lee, Lilian Tong, Maxim Vodyanik, Scott Swanson, Ron Stewart, Michael Kyba, Eduard Yakubov, John Cooke, James A. Thomson, Igor Slukvin
Nature Communications 5, Article number: 4372 Published 14 July 2014

Fonte ed approfondimenti: Wisconsin National Primate Research CenterLe Scienze

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Le migliori Università del mondo.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 17, 2014

Il Center for World University Rankings (CWUR) ha pubblicato la classifica delle 1000 più prestigiose università del mondo.

CWUR-logo

La classifica misura la qualità dell’istruzione e della formazione degli studenti, nonché il prestigio dei docenti e la qualità della loro ricerca senza basarsi su indagini e presentazione di dati universitari.
Gli otto indicatori usati:

  1. Qualità dell’Istruzione, misurata dal numero di studenti universitari che hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali [25%];
  2. Alumni occupazione, misurata dal numero di studenti di una università che attualmente detengono posizioni di CEO presso le migliori aziende del mondo rispetto alla dimensione dell’università [25%];
  3. Qualità della Facoltà, misurata dal numero di accademici che hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali, premi e medaglie [25%];
  4. Pubblicazioni, misurata dal numero di articoli di ricerca che compaiono in riviste importanti [5%];
  5. Influenza, misurata dal numero di articoli di ricerca che compaiono in riviste altamente influenti [5%];
  6. Citazioni, misurata dal numero di articoli di ricerca altamente citati [5%];
  7. Broad impact, misurato da h-Index dell’università [5%];
  8. Brevetti.

World

Americas

Europe

Asia/Pacific

Africa

Ranking by Country

La prima Università al mondo è la Harvard University. L’Università degli Studi di Padova si classifica al 3° posto a livello Nazionale e 184° a livello internazionale.

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Rapporto IBDO 2014: Il Diabete in Italia

Posted by Giorgio Bertin su luglio 17, 2014

Sono allarmanti i dati contenuti nel Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014”, che analizza il peso del Diabete nel nostro Paese.
Il rapporto è redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) ed è stato presentato alla settima edizione dell’Italian Barometer Diabetes Forum.

ibdo-logo

Il diabete è responsabile ogni anno di 12 mila ricoveri in più ogni 100 mila persone. Tutto questo comporta non solo un problema per chi ha la malattia, ma rappresenta un notevole peso che grava sulle casse dello Stato: i ricoveri in ospedale per diabete costano ben 6 miliardi di euro, 100 euro ad ogni cittadino, dai neonati ai centenari.

Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi.

Scarica i documento in full text:
Facts and figures about the diabetes in Italy 2014Italiano – Inglese
Diabetes Monitor – Analysis of the Diabetes in Italy

Fonte: Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation  -  Pharmastar

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Burnout Research: nuova rivista open access.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 16, 2014

Elsevier, editore per l’informazione scientifica mondiale, ha annunciato il lancio della rivista ad accesso libero Burnout Research.

Burnout Reserach cover

Burnout Research è una rivista internazionale peer-reviewed finalizzata alla presentazione di base, traslazionale e ricerca clinica di alta qualità legate al fenomeno del burnout.

Accedi alla rivista in full text free:
View Articles Volume 1, Issue 1, Pages 1-56 (June 2014)

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I prodotti biologici sono più ricchi di antiossidanti.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 16, 2014

Secondo una ricerca internazionale coordinata dai ricercatori dell’Università di Newcastle, e pubblicata sulla rivista “British Journal of Nutrition” frutta,verdura e cereali biologici oltre che contenere meno pesticidi, sono anche più ricchi di sostanze antiossidanti.

frutta verdura biologica

I ricercatori dimostrano che le colture biologiche contengono un più alta percentuale di antiossidanti, fino al 60% in più rispetto a quelle coltivate convenzionalmente.

Lo studio dimostra inoltre la presenza di livelli significativamente più bassi di metalli pesanti tossici in colture biologiche. Cadmio, che è uno dei soli tre contaminanti metallici insieme con il piombo e mercurio per i quali la Commissione europea ha fissato i livelli massimi ammissibili di contaminazione negli alimenti, è risultato inferiore di quasi il 50% in colture biologiche rispetto a quelle convenzionali coltivate.

L’intero database generato e utilizzato per questa analisi è liberamente disponibile sul sito web dell’Università di Newcastle a beneficio di esperti e persone interessate del pubblico.

Leggi full text dell’articolo:
Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops: a systematic literature review and meta-analyses
Dagmar and Niggli,Urs and Nicot,Philippe and Leifert,Carl + al.
British Journal of Nutrition FirstView Article pp 1-18 – DOI: http://dx.doi.org/10.1017/S0007114514001366
Supplementary Materials

Fonte ed approfondimenti: Newcastle University

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Il colesterolo favorisce il cancro.

Posted by Giorgio Bertin su luglio 16, 2014

I ricercatori del Department of Chemistry, University of Illinois a Chicago hanno scoperto come il colesterolo (LDL) attiva una via di segnalazione cellulare collegata al cancro.

Colesterolo-Wnt

I ricercatori coordinati dal Prof. Wonhwa Cho, professore di chimica presso l’Università dell’Illinois spiegano che una via di segnalazione canonica chiamata Wnt promuove la crescita e divisione cellulare, una funzione importante per lo sviluppo di cellule embrionali. In cellule mature, l’iperattività di questa via è ritenuta essere un grande promotore dello sviluppo del cancro.

Nel dettaglio quando il colesterolo si lega ad una proteina denominata “Dishevelled”, questa invia il segnale lungo la canonica via di segnalazione Wnt – che favorisce la crescita e divisione cellulare. Senza colesterolo, questo tipo di segnalazione non c’è. Questo spiega perchè livelli di colesterolo alti aumentano il rischio di cancro.
Il Prof. Cho afferma che un farmaco che previene il colesterolo potrebbe essere efficace contro i tumori di segnalazione Wnt (cancro al colon, melanoma, cancro al seno e cancro ai polmoni).

Da un ulteriore studio pubblicato su “Cardiovascular Research” su oltre 1 milione di pazienti tenuti controllati per 14 anni, è emerso una correlazione tra alti livelli di colesterolo è lo sviluppo di cancro al seno. Alti livelli di colesterolo hanno aumentato il rischio di cancro al seno di 1.64 volte.  Si prospetta la possibilità, tutta da verificare visto che questo è uno studio osservazionale, di prevenire il cancro al seno con le statine (theguardian.com, Friday 4 July 2014), che abbassano il colesterolo.

Leggi abstract dell’articolo:
Cholesterol selectively activates canonical Wnt signalling over non-canonical Wnt signalling
Ren Sheng, Hyunjoon Kim, Hyeyoon Lee, Yao Xin, Yong Chen, Wen Tian, Yang Cui, Jong-Cheol Choi, Junsang Doh, Jin-Kwan Han, Wonhwa Cho.
Nature Communications 5,Article number:4393 Published 15 July 2014

Hyperlipidaemia as a risk factor for breast cancer?
R Potluri, D Lavu, H Uppal, S Chandran
Cardiovascular Research (2014). DOI: 10.1093/cvr/cvu098.160

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