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AGENAS: Linee guida clinico-organizzative sulle complicanze in gravidanza.

Posted by giorgiobertin su agosto 4, 2017

Sono state pubblicate a cura dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) le “Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza“,  articolate in proposte operative, basate su evidenze scientifiche e destinate al percorso nascita, inteso come gravidanza/travaglio/parto/puerperio.

Il  documento rappresenta il risultato finale del lavoro prodotto dal “Tavolo Complicanze” ed è destinato agli operatori sanitari, al fine di individuare e rafforzare gli aspetti della sicurezza dell’organizzazione e delle cure ritenuti più vulnerabili.

Agenas

Le linee di indirizzo sono strutturate in Quesiti e Raccomandazioni che non sono esaustivi di tutto il percorso nascita, ma
focalizzati sugli aspetti ritenuti più vulnerabili ai fini della sicurezza delle pazienti. I Quesiti formulati riguardano le seguenti cinque condizioni: Emorragia del Post Partum (EPP), Sepsi, Ipertensione, Influenza e Obesità. Per ognuna di
queste condizioni cliniche le raccomandazioni sono state contestualizzate in relazione all’ambito temporale di riferimento: gravidanza, parto e puerperio e per l’obesità è stato incluso anche il periodo preconcezionale.

Scarica e leggi il documento in full text:
Linee di indirizzo clinico-organizzative per la prevenzione delle complicanze legate alla gravidanza. pdf: pag. 105

I componenti del Tavolo complicanze

Fonte. Quotidiano sanità

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Nuovo target per il trattamento del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 4, 2017

Gli scienziati hanno scoperto che il targeting di un enzima conosciuto come NOX4 interrompe l’azione di un tipo di cellule chiamato fibroblasti associati al cancro (Cancer-associated fibroblasts (CAFs)), riducendo la dimensione dei tumori nei topi fino al 50%.

I fibroblasti sono cellule sane il cui ruolo è quello di tenere insieme diversi tipi di organi. Quando vengono ingannati dalle cellule tumorali, diventano CAFs e sono noti per aiutare i tumori a crescere, a diffondere e ad eludere la terapia. Fino ad ora, i tentativi di indirizzarli non hanno avuto esito.

Un team di ricercatori dell’University of Southampton ha scoperto che livelli superiori di CAFs sono stati associati a una bassa sopravvivenza in diversi tipi di cancro, inclusi i tumori dell’intestino, della testa e del collo.

jnci_110_cover NOX4

Analizzando molti tipi di cancro, abbiamo individuato un meccanismo comune responsabile della formazione dei CAF nei tumori“. afferma il prof. Gareth Thomas. “Queste cellule rendono i tumori aggressivi e difficili da trattare, e possiamo vedere interessanti possibilità per il targeting di CAFs in molti pazienti che non rispondono bene alle terapie esistenti“.

I topi sono stati trattati farmacologicamente con un farmaco chiamato GKT137831 per inibire NOX4, che ha a livello statistico significativamente ridotto l’accumulo dei miofibroblasti e la crescita tumorale.

Dai risultati ottenuti possiamo dire che i CAF possono essere mirati con un farmaco e che i loro effetti “pro-tumori” possono essere invertiti nei topi, dando ai ricercatori un punto di partenza per sviluppare nuovi  trattamenti più efficaci in futuro” – conclude Gareth Thomas.

Leggi abstract dell’articolo:
Targeting the myofibroblastic cancer-associated fibroblast phenotype through inhibition of NOX4.
Christopher J. Hanley, Massimiliano Mellone, Kirsty Ford, Steve M. Thirdborough, Toby Mellows …Gareth J. Thomas
Journal of the National Cancer Institute Published: 03 August 2017 110 (1): djx121. DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djx121

Fonte: Cancer Research UK

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Scoperto come riparare le mutazioni genetiche negli embrioni umani.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Gli scienziati dell’Oregon Health & Science University – OHSU e del Salk Institute, hanno dimostrato in modo efficace che è possibile utilizzare uno strumento per la modifica del gene per correggere una mutazione genetica causata da malattie negli embrioni umani e fermare il passaggio alle generazioni future.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature,  si è concentrato sulla mutazione genetica che causa la cardiomiopatia ipertrofica, una comune malattia genetica del cuore che può causare improvvisa morte cardiaca e insufficienza cardiaca.

La nuova tecnica utilizza lo strumento di modifica genetica CRISPR per individuare e riparare una mutazione che causa la malattia e impedirgli che possa essere ereditata dalle generazioni successive. Questa è la prima volta che gli scienziati hanno testato con successo il metodo sulle uova umane donate alla ricerca clinica (video1) (video2).

First Safe Repair of Gene in Human Embryos

CRISPR, che sta per ripetere regolare e ripetuta palindromica regolarmente interspacita, ha promesso di correggere le mutazioni nel genoma umano per prevenire la malattia genetica. Utilizzando un enzima chiamato Cas9, è possibile tagliare una sequenza specifica di bersaglio su un gene mutante.

Il nuovo studio ha scoperto che gli embrioni umani effettivamente riparano queste interruzioni nel gene mutante usando la normale copia di questo gene da un secondo genitore come modello. Gli embrioni risultanti contengono ora copie riparate, senza mutazioni di questo gene. La tecnica è già stata utilizzata negli animali per la generazione di modelli mutanti. Tuttavia, il nuovo studio è il primo a dimostrare che la tecnica può essere usata negli embrioni umani per convertire i geni mutanti in normali.

Le ricerche condotte in questo studio hanno aderito a linee guida internazionali e da ulteriori comitati ad hoc istituiti per la revisione scientifica ed etica. La notizia l’avevamo anticipata in un post su questo blog del 27 luglio 2017.

Leggi abstract dell’articolo:
Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos
Hong Ma,Nuria Marti-Gutierrez, Sang-Wook Park, Jun Wu, Yeonmi Lee,……Juan Carlos Izpisua Belmonte,Paula Amato,Jin-Soo Kim, Sanjiv Kaul & Shoukhrat Mitalipov
Nature (2017) doi:10.1038/nature23305 Published online 02 August 2017

Fonti: Oregon Health & Science University – OHSU  –   Salk Institute

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Cellule killer naturali modificate per combattere i tumori.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Le cellule immunitarie hanno una capacità generale di riconoscere e uccidere molti tipi di cellule infette o anormali e possono anche essere progettate per colpire cellule come quelle cancerogene, con l’obiettivo di un trattamento anticancro. Sono questi i risultati ottenuti dai ricercatori del Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center, Houston, in un report pubblicato sulla rivista “Leukemia“.

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La ricerca preclinica del team ha dimostrato che le cellule killer naturali (NK) derivate da cordoni ombelicali donati possono essere modificate per cercare e distruggere alcuni tipi di leucemia e linfoma. Attraverso l’ingegneria genetica è stato anche possibile aumentare la loro persistenza e incorporare un gene suicida che consente di far morire le cellule modificate se provocano una grave risposta infiammatoria.

Una sperimentazione clinica di fase I/II come prime fasi di queste cellule killer naturali dotate di antigene chimerico derivate dal sangue è stata condotta nel mese di giugno per i pazienti con leucemia linfocitica cronica recidiva o resistente (CLL), leucemia linfocitaria acuta (ALL) o il linfoma non-Hodgkin. Tutti questi sono tumori delle cellule B, cellula ematica bianca coinvolta nella risposta immunitaria.
Le cellule killer naturali sono i killer più potenti del sistema immunitario, ma sono di breve durata e i tumori riescono a evadere le cellule NK di un paziente per progredire“, ha detto la prof.ssa Katy Rezvani
Le cellule T modificate con recettori antigenici chimerici (CAR) contro CD19 hanno dimostrato l’efficacia negli studi clinici. In queste terapie, le cellule T del paziente vengono modificate, ampliate e restituite al paziente, un processo che richiede settimane.

Leggi abstract dell’articolo:
Cord blood NK cells engineered to express IL-15 and a CD19-targeted CAR show long-term persistence and potent anti-tumor activity
E Liu1, Y Tong, G Dotti, H Shaim1, B Savoldo, M Mukherjee, J Orange, X Wan, X Lu, A Reynolds, M Gagea, P Banerjee, R Cai, M H Bdaiwi, R Basar1, M Muftuoglu, L Li, D Marin, W Wierda, M Keating, R Champlin, E Shpall and K Rezvan.
Leukemia 20 July 2017; doi: 10.1038/leu.2017.226

Fonte: Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center

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Scoperto come riprogrammare le cellule del sistema immunitario.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Gli scienziati degli Gladstone Institutes – San Francisco, California, hanno rivelato, per la prima volta, un metodo per riprogrammare specifiche cellule T. Più precisamente, hanno scoperto come trasformare le cellule pro-infiammatorie che aumentano il sistema immunitario in cellule anti-infiammatorie che lo sopprimono e viceversa.

Quando il sistema immunitario è imballato, a causa di cellule particolari o cellule eccessive che sopprimono la sua funzione, si ha una vasta gamma di malattie, dalla psoriasi al cancro. Manipolando la funzione di alcune cellule immunitarie chiamate cellule T, i ricercatori hanno ripristinato l’equilibrio del sistema al fine di creare nuovi trattamenti mirati per queste malattie.

Il nostro lavoro potrebbe contribuire agli sforzi in corso nel campo dell’immuno-oncologia e nel trattamento del cancro“, ha spiegato il prof. Tao Xu primo autore dello studio. “Questo tipo di terapia non riguarda direttamente il cancro, ma funziona per attivare il sistema immunitario in modo da poter riconoscere le cellule tumorali e attaccarle“.

DingXu_GladstoneInstitutes
Gladstone scientists Sheng Ding (right) and Tao Xu (left) discovered how to reprogram cells in our immune system.

Molti tumori assumono il controllo delle cellule T regolatori per sopprimere il sistema immunitario, creando un ambiente in cui i tumori possono crescere senza essere attaccati. In questi casi, i risultati della ricerca potrebbero essere utilizzati per trasformare le cellule T di regolazione in cellule T efficaci per rafforzare il sistema immunitario in modo da poter meglio riconoscere e distruggere le cellule tumorali.

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature” è molto importante perchè potrebbe migliorare i trattamenti per le malattie autoimmuni e il cancro.

Leggi abstract dell’articolo:
Metabolic control of TH17 and induced Treg cell balance by an epigenetic mechanism
Tao Xu, Kelly M. Stewart,Xiaohu Wang,Kai Liu,Min Xie,Jae Kyu Ryu,Ke Li,Tianhua Ma, Haixia Wang, Lu Ni,Saiyong Zhu,Nan Cao, Dongwei Zhu,Yu Zhang,Katerina Akassoglou, Chen Dong,Edward M. Driggers & Sheng Ding.
Nature (2017) Published online 02 August 2017 doi:10.1038/nature23475

Fonte: Gladstone Institutes

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Iss: Notiziario maggio 2017.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2017

Dall’Iss segnaliamo il Notiziario Vol. 30, n. 5 maggio 2017. I contenuti:

– Infezione e colonizzazione da patogeni multi-resistenti nell’anziano in Residenze Sanitarie Assistenziali: il Progetto PAMURSA.
– Celebrazioni degli 83 anni dell’ISS.
– Le piante geneticamente modificate: cosa sono e cosa non sono.
– Convegno. I dati aperti cemento della scienza: risultati dell’indagine Bibliosan per la Scienza Aperta (BISA).
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale).

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario Vol. 30, n. 5 maggio 2017

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La curcumina protegge contro il cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2017

Un ostacolo comune nel trattamento del cancro al pancreas è la resistenza ai farmaci. Ora in uno studio pubblicato sulla rivista “Carcinogenesis“, i ricercatori dell’Istituto Baylor Scott & White Research hanno dimostrato che la curcumina – un composto che si trova nella curcuma – può aiutare a superare la resistenza alla chemioterapia nel PDAC (pancreatic ductal adenocarcinoma (PDAC)), una forma comune molto aggressiva di cancro al pancreas.

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Precedenti ricerche avevano dimostrato i vantaggi della curcumina per i suoi potenti effetti anti-infiammatori e antiossidanti, ma questo è il primo studio nel suo genere a dimostrare i benefici della curcumina in aggiunta alla chemioterapia.

Il trattamento di alcune cellule con piccole dosi di curcumina, ha permesso di invertire le vie che portano alla chemioresistenza“, afferma il prof. Ajay Goel, autore dello studio. “Questo è un importante passo avanti che potrebbe portare ad una migliore prognosi e a una vita più lunga per i pazienti con cancro pancreatico chemioresistente“.

È stato trovato anche la curcumina previene la formazione di sferoidi, un segno distintivo delle cellule staminali del cancro, questo potrebbero ridurre la crescita e la ricorrenza del tumore.
Sono in corso anche sperimentazioni cliniche per esplorare il ruolo della curcumina nei tumori della cervice, del seno e del colon-retto.

Leggi abstract dell’articolo:
Curcumin sensitizes pancreatic cancer cells to gemcitabine by attenuating PRC2 subunit EZH2, and the lncRNA PVT1 expression
Kazuhiro Yoshida; Shusuke Toden; Preethi Ravindranathan; Haiyong Han; Ajay Goel
Carcinogenesis, DOI: https://doi.org/10.1093/carcin/bgx065 – Published: 17 July 2017

Fonte: Baylor Scott & White Research Institute – Dallas – Tx

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Sviluppata tecnologia per ringiovanire le cellule umane.

Posted by giorgiobertin su agosto 1, 2017

I ricercatori del Houston Methodist hanno sviluppato una tecnologia che potrebbe permettere di ringiovanire le cellule umane. La scoperta è molto importante per la piccola popolazione di bambini che invecchiano troppo rapidamente – i bambini con progeria.

Il team di ricercatori coordinati dal prof. John P. Cooke, ha analizzato a fondo i telomeri, che sono i cronometristi delle cellule e molto importanti per la funzione dei nostri cromosomi. Si trovano alla punta di ogni cromosoma, come la punta di una scarpa, e tengono insieme il cromosoma. Quando siamo più anziani, il telomero diventa più corto, segnando il tempo che ci resta.

Researchers Develop Technology to Make Aged Cells Younger from Houston Methodist.

I ricercatori hanno visto che i telomeri erano più corti nei bambini con progeria e così hanno pensato su come poter ripristinare la lunghezza dei telomeri.
Allo scopo hanno usato una tecnologia chiamata terapia RNA. Sono stati in grado di ottenere delle cellule per produrre una proteina, chiamata telomerasi, che può estendere e allungare il telomero. Lo hanno fatto trasportando RNA alle cellule che codificano questa proteina. In sostanza, hanno dato alle cellule le informazioni necessarie per estendere il telomero attraverso un sistema di consegna RNA e lasciando che le cellule facciano il resto.

Quello che più è stato sorprendente nel nostro lavoro è stato l’effetto drammatico che la tecnologia ha avuto nell’estensione dei telomeri“, ha dichiarato Cooke. “Non ci aspettavamo di vedere un effetto così drammatico sulla capacità delle cellule di proliferare, tutto ha funzionato al meglio, abbiamo dato alle cellule una durata di vita supplementare, oltre ad una migliore funzionalità” –  (video).

I nostri passi successivi sono iniziare a spostare questa terapia verso l’uso clinico, abbiamo intenzione di farlo migliorando le terapie cellulari esistenti, vogliamo sviluppare una terapia per questi bambini” – conclude il prof. Cooke.

Leggi abstract dell’articolo:
Telomerase mRNA Reverses Senescence in Progeria Cells
Yanhui Li, Gang Zhou, Ivone G. Bruno, John P. Cooke
Journal of the American College of Cardiology Volume 70, Issue 6, August 2017 DOI: 10.1016/j.jacc.2017.06.017

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Un nuovo farmaco contro il Parkinson.

Posted by giorgiobertin su agosto 1, 2017

I ricercatori della Binghamton University, State University of New York, hanno sviluppato un nuovo farmaco che potrebbe limitare la progressione della malattia di Parkinson, fornendo un miglioramento dei sintomi a centinaia di migliaia di persone con la malattia.

I sintomi della malattia di Parkinson sono comunemente gestiti usando un agonista selettivo del recettore della dopamina. Mentre questi farmaci sono utili nel primo stadio del Parkinson, essi tendono a perdere efficacia nelle fasi successive della malattia.

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Il team di ricerca, coordinato dal professor Chris Bishop dell’Università di Binghamton, ha impiegato un modello preclinico della malattia di Parkinson per confrontare gli effetti del ropinirolo, un agonista della dopamina, sul un nuovo farmaco multifunzionale, noto come D-512.
I risultati hanno dimostrato che il D-512 è più efficace del ropinirolo nel trattamento dei sintomi della malattia, prolungando la finestra temporale in cui gli animali hanno mostrato benefici.

D-512 è unico perché non solo tratta i sintomi della malattia di Parkinson, ma la molecola stessa è un antiossidante“, ha dichiarato il prof. Lindenbach. “Questa proprietà antiossidante è importante perché una causa principale della malattia di Parkinson sembra essere eccessivo stress ossidativo è un piccolo gruppo di cellule cerebrali che facilitano il movimento“.

Il farmaco attualmente è in una fase pre-clinica. I risultati sono pubblicati sulla rivista “British Journal of Pharmacology“.

Leggi abstract dell’articolo:
D-512, a novel dopamine D2 / D3 receptor agonist, demonstrates superior anti-parkinsonian efficacy over ropinirole in parkinsonian rats.
David Lindenbach, Banibrata Das, Melissa M Conti, Samantha M Meadows, Aloke K Dutta, Christopher Bishop.
British Journal of Pharmacology, 2017; DOI: 10.1111/bph.13937

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Linee guida aggiornate sui disturbi della menopausa.

Posted by giorgiobertin su luglio 31, 2017

L’American Association of Clinical Endocrinologists (AACE) e l’American College of Endocrinology (ACE) hanno aggiornato il loro position statement sul trattamento dei sintomi della menopausa. Le nuove raccomandazioni aggiornano ed integrano quelle emesse nel 2011 e sono pubblicate sulla rivista su “Endocrine Practice“.

La terapia ormonale sostitutiva (Hrt) deve essere individuata in base all’età della donna, all’inizio della menopausa e ad altri fattori cardiovascolari, metabolici e genetici” specificano gli autori. Tra le nuove raccomandazioni, vi è l’indicazione che un estrogeno transdermico piuttosto che orale potrebbe essere considerato nei casi in cui ci possa essere il rischio trombotico di una paziente; inoltre l’Hrt transdermica potrebbe anche ridurre il rischio di malattie dell’arteria coronarica. Quando è necessario l’uso del progesterone, quello micronizzato è considerato un’alternativa sicura.
La commissione Aace/Ace non approva l’uso di ormoni bioidentici, come nel 2011.

Scarica e leggi il documento in full text:
AMERICAN ASSOCIATION OF CLINICAL ENDOCRINOLOGISTS AND AMERICAN COLLEGE OF ENDOCRINOLOGY POSITION STATEMENT ON MENOPAUSE–2017 UPDATE
Rhoda H. Cobin, MD, MACE1; Neil F. Goodman, MD, FACE2; on behalf of the AACE Reproductive Endocrinology Scientific Committee
Endo Pract,2017;23(7):869-880

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Cancro al colon-retto: un batterio promuove la resistenza alla chemioterapia.

Posted by giorgiobertin su luglio 30, 2017

I ricercatori dell’University of Michigan in collaborazione con Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, hanno scoperto che un batterio Fusobacterium nucleatum promuove la resistenza alla chemioterapia nei pazienti affetti da tumore al colon spegnendo il pulsante per il suicidio delle cellule tumorali (apoptosi).
La pubblicazione dei risultati sulla rivista “Cell“.

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Trattiamo i pazienti con la chemioterapia in modo da indurre l’apoptosi delle cellule tumorali, ma alcune cellule tumorali trovano il modo per evitare l’apoptosi indotta dalla chemioterapia, escono dal processo di apoptosi attivando un meccanismo di sopravvivenza cellulare chiamato autofagia. Un meccanismo che protegge le cellule tumorali dalla distruzione“, afferma Weiping Zou, professore di chirurgia presso la Michigan Medicine.

Una volta che l’autofagia è attiva, il cancro diviene resistente alla chemioterapia, Fusobacterium nucleatum mantiene l’autofagia accesa: in questo modo le cellule tumorali possono essere in grado di evitare l’apoptosi indotta“, dice Zou. “I risultati della ricerca sono stati una sorpresa. Non ci aspettavamo che il batterio contribuisse alla chemoresistenza“.
Dobbiamo trovare un approccio specifico per trattare o controllare selettivamente Fusobacterium nucleatum. Inoltre, non sappiamo se un’abbondanza di questo batterio si trova in qualsiasi altro tipo di cancro chemioresistente“, dice Zou. “Dobbiamo continuare gli studi su questo batterio; pensiamo di poter ritardare e prevenire la chemioresistenza nel cancro del colon-retto“.

Leggi il full text dell’articolo:
Fusobacterium nucleatum Promotes Chemoresistance to Colorectal Cancer by Modulating Autophagy
Yu, TaChung,…….Weiping Zou, Jing-Yuan Fang.
Cell , Volume 170, Issue 3, 548 – 563.e16, 27 July 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2017.07.008

Fonte: University of Michigan

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Identificati nuovi marcatori genetici associati alla durata della vita.

Posted by giorgiobertin su luglio 29, 2017

I ricercatori del SIB Swiss Institute of Bioinformatics, del Lausanne University Hospital (CHUV), dell’University of Lausanne e dell’EPFL, in uno studio computazionale di genetica, pubblicato sulla rivista “Nature Communications” hanno identificato 16 marcatori genetici associati a una diminuzione della durata della vita.
Si tratta del più grande insieme di marcatori della durata di vita scoperta fino ad oggi. Circa il 10% della popolazione porta alcune configurazioni di questi marcatori che riducono la loro vita per più di un anno rispetto alla media della popolazione.

Human_lifespan

Nel nuovo studio, il team di scienziati, guidato da Kutalik, ha utilizzato un approccio informatico innovativo per analizzare un set di 116.279 individui e sondare 2.3 milioni di SNP umani (single-nucleotide polymorphisms – SNP).
I SNP scoperti, combinati con dati di espressione genica, hanno permesso ai ricercatori di identificare che l’espressione di tre geni vicini alle SNP (RBM6, SULT1A1 e CHRNA5, coinvolti nella dipendenza dalla nicotina) erano legati in modo causale ad una maggiore durata della vita.

Questi tre geni potrebbero dunque agire come biomarcatori della longevità, vale a dire la sopravvivenza oltre 85-100 anni. Per sostenere questa ipotesi, abbiamo dimostrato che i topi con un livello di espressione cerebrale inferiore di RBM6 hanno vissuto notevolmente più a lungo, commenta Prof. Johan Auwerx, professore presso l’EPFL.
È interessante notare che l’impatto di espressione genica di alcuni di questi SNP negli esseri umani è analogo alla conseguenza di una dieta a basso contenuto calorico nei topi, conosciuta per avere effetti positivi sulla durata della vita” –
afferma il Prof. Marc Robinson-Rechavi, dell’University of Lausanne.

Leggi abstract dell’articolo:
Bayesian association scan reveals loci associated with human lifespan and linked biomarkers.
Aaron F. McDaid, Peter K. Joshi, Eleonora Porcu, Andrea Komljenovic, Hao Li, Vincenzo Sorrentino, Maria Litovchenko, Roel P. J. Bevers, Sina Rüeger, Alexandre Reymond, Murielle Bochud, Bart Deplancke, Robert W. Williams, Marc Robinson-Rechavi, Fred Paccaud, Valentin Rousson, Johan Auwerx, James F. Wilson & Zoltán Kutalik
Nature Communications Article number: 15842 (2017), Published online:27 July 2017, DOI: 10.1038/NCOMMS15842

Fonte: SIB Swiss Institute of Bioinformatics – Comunicazione completa in inglese e francese

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Alzheimer: nuova sostanza migliora la funzione cerebrale.

Posted by giorgiobertin su luglio 28, 2017

La proteina beta amiloide è la causa principale della malattia di Alzheimer. Le sostanze che riducono la produzione di beta amiloide, come ad esempio gli inibitori di BACE, sono promettenti candidati per nuovi trattamenti farmacologici. Un team di ricercatori della Technical University of Munich (TUM) – Institute for Neurosciences ha dimostrato che uno di questi inibitori BACE riduce la quantità di beta amiloide nel cervello. In tal modo, è possibile ripristinare la normale funzione delle cellule nervose e migliorare sensibilmente le prestazioni della memoria.

Beta-amiloide-placche
Amyloid-β plaques (blue) and nerve cells (green) in the brain of an Alzheimer mouse model. (Image: M. A. Busche/TUM)

Nei nostri esperimenti abbiamo bloccato l’enzima beta secretasi BACE, che produce beta amiloide“, spiega il dottor Marc Aurel Busche.
I ricercatori hanno provato una sostanza che inibisce la beta-secretasi in un modello di topi di Alzheimer. I topi producono grandi quantità di beta amiloide che, come nell’uomo, porta alla formazione di placche beta amiloide nel cervello con conseguente perdita di memoria. Durante lo studio, ai topi è stato somministrato l’inibitore nel loro cibo fino a otto settimane, dopo di che sono stati esaminati. A questo scopo, i ricercatori hanno utilizzato una speciale tecnica di imaging nota come microscopia a due fotoni, che ha permesso loro di osservare singole cellule nervose nel cervello.

Dai risultati i topi trattati avevano meno beta amiloide nel loro cervello dopo questo periodo, poiché la sua produzione è stata inibita. L’effetto della sostanza era molto più ampio: le funzioni cerebrali degli animali si sono normalizzate. C’erano meno cellule nervose iperattive, e gli schemi cerebrali a onda lenta erano simile a quelli dei topi sani.
Un dato fondamentale per gli scienziati è stata l’osservazione che anche la memoria degli animali è migliorata.
Quello che ci ha colpito e stupito è stato la reversibilità dei sintomi“, afferma Aylin Keskin, autore principale della ricerca.

E’ previsto a breve l’avvio di uno studio clinico su larga scala con circa 1000 partecipanti per testare una forma leggermente modificata dell’inibitore BACE. “Inutile dire che speriamo che le promettenti scoperte del modello animale si traducano nell’uomo“, afferma Busche.

Leggi abstract dell’articolo:
BACE inhibition-dependent repair of Alzheimer’s pathophysiology
A. D. Keskin, M. Kekuš, H. Adelsberger, U. Neumann, D. R. Shimshek, B. Song, B. Zott, T. Peng, H. Förstl, M. Staufenbiel, I. Nelken, B. Sakmann, A. Konnerth, and M. A. Busche.
Proceedings of the National Academy of Sciences, July 2017, DOI: 10.1073/pnas.1708106114

Fonte: Technical University of Munich (TUM) – Institute for Neurosciences

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Tecnica Crispr per modificare il Dna di embrioni umani.

Posted by giorgiobertin su luglio 27, 2017

L’editing genetico (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats – Crispr) è stato impiegato con successo da un team di scienziati americani dell’Oregon Health and Science University, per “correggere” il codice genetico subito dopo la fecondazione. È la prima volta che ciò avviene, senza produzione di mutazioni indesiderate.

CRISPR-ovulo
A still from a video shows gene-editing chemicals being injected into a human egg at the moment of fertilization. Scientists used the technique to correct DNA errors present in the father’s sperm.

Il gruppo del prof. Mitalipov ha applicato la tecnica dle Crispr al momento in cui l’ovulo viene fecondato dallo sperma: stando ad un report riportato su “MIT Technology Review“, gli esperimenti avrebbero coinvolto “diverse decine” di embrioni, creati con fecondazione in vitro usando lo sperma di uomini portatori di diverse mutazioni genetiche.

Al momento non è noto di quali mutazioni si tratta, né a quali patologie sono collegate, né il numero preciso di embrioni utilizzati, per cui non è ancora possibile trarre alcuna conclusione quantitativa sul tasso di mosaicismo (presenza, in un individuo pluricellulare, di due o più linee genetiche diverse, ossia di diversi patrimoni genetici all’interno di uno stesso individuo che vengono espressi contemporaneamente) osservato. “La nostra è una dimostrazione di principio della sicurezza della tecnica” – affermano i ricercatori.

Leggi abstract dell’articolo:
First Human Embryos Edited in U.S.
by Steve Connor July 26, 2017

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Un test per distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza.

Posted by giorgiobertin su luglio 26, 2017

Un nuovo metodo per aiutare a determinare se una persona ha malattia di Alzheimer o la demenza frontotemporale, due diversi tipi di demenza che spesso presentano sintomi simili, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Brescia coordinati dalla prof.ssa Barbara Borroni e pubblicato sulla rivista “Neurology“, la rivista medica dell’American Academy of Neurology.

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Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato 79 persone con probabile malattia di Alzheimer, 61 persone con probabile demenza frontotemporale e 32 persone della stessa età che non avevano alcun segno di demenza.
Il nuovo metodo semplice e non invasivo si basa sull’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica, che consiste nell’inviare, tramite una sonda, una stimolazione magnetica ad aree precise del cervello.

La diagnosi corretta può essere difficile“, ha detto Barbara Borroni. “I metodi attuali prevedono costose scansioni cerebrali o punture lombari invasive che coinvolgono un ago inserito nella colonna vertebrale, quindi è emozionante essere in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e semplice con questa procedura non invasiva”.
Se questi risultati saranno replicati in studi più ampi – conclude – i clinici potrebbero essere presto in grado di diagnosticare con facilità e rapidità la demenza frontotemporale con questo metodo non invasivo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Transcranial magnetic stimulation distinguishes Alzheimer disease from frontotemporal dementia
Alberto Benussi, Francesco Di Lorenzo, Valentina Dell’Era, Maura Cosseddu, Antonella Alberici, Salvatore Caratozzolo, Maria Sofia Cotelli, Anna Micheli, Luca Rozzini, Alessandro Depari, Alessandra Flammini, Viviana Ponzo, Alessandro Martorana, Carlo Caltagirone, Alessandro Padovani, Giacomo Koch, and Barbara Borroni
Neurology; published ahead of print July 26, 2017, doi:10.1212/WNL.0000000000004232: 1526-632X

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Janssen Pro: nuovo servizio per i medici.

Posted by giorgiobertin su luglio 23, 2017

JanssenPro è un sistema di servizi digitali specifici per i medici italiani. All’interno del sito troverai soluzioni utili per la gestione dei pazienti, l’aggiornamento e la pratica clinica.
I servizi sono suddivisi nelle principali aree terapeutiche:
diabetologia, immunologia, infettivologia, neurologia, oncologia, ematologia ed un’area specifica per i farmacisti ospedalieri.

JanssenPro

Il servizio di consultazione scientifica offre al medico la possibilità di “richiedere qualsiasi articolo scientifico”, e propone un servizio di training su come effettuare ricerche bibliografiche sulla banca dati PubMed.
Altro servizio molto utile è quello del “CALENDARIO DEI PRINCIPALI EVENTI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI“, dove trovare gli eventi nazionali ed internazionali più rilevanti per le diverse aree terapeutiche.
Per accedere al sito è necessario registrarsi farlo è semplicissimo e gratuito.

Accedi al servizio:
Janssen Pro

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Le noci aiutano a mantenere l’intestino sano.

Posted by giorgiobertin su luglio 22, 2017

Le conclusioni di un nuovo studio sugli animali suggeriscono che il consumo di noci nella dieta può essere utile per la salute digestiva aumentando la quantità di buoni batteri probiotici nell’intestino.

La salute dell’intestino è legata alla salute generale del resto del corpo“, ha detto il prof. Byerley. “Il nostro studio dimostra che le noci cambiano l’intestino, questo potrebbe aiutare a spiegare perché ci siano altri vantaggi a mangiare le noci come la salute del cuore e del cervello“.

Noci

I componenti bioattivi delle noci possono essere fattori che contribuiscono a fornire questi benefici per la salute. Le noci sono l’unico dado che contiene una notevole quantità di acido alfa-linolenico (ALA), proteine e fibre.
Negli studi sugli animali, i ratti che mangiavano una dieta arricchita di noci hanno visto un aumento di batteri benefici, inclusi Lactobacillus, Roseburia e Ruminococcaceae. Partiranno a breve studi futuri per capire l’effetto sugli esseri umani.

Leggi il full text dell’articolo:
Changes in the Gut Microbial Communities Following Addition of Walnuts to the Diet.
Byerley LO, Samuelson D, Blanchard E, et al.
J Nutr Biochem. 2017. DOI: https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.07.001.

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Linee guida per uniformare i controlli sanitari ai migranti.

Posted by giorgiobertin su luglio 21, 2017

La linea guida “Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela sanitaria per i migranti ospiti presso i centri di accoglienza” intende offrire ai decisori, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sociosanitari, raccomandazioni evidence-based circa la pratica dei controlli, a fronte dell’incertezza e della discrezionalità nei comportamenti adottati sul territorio nazionale.

A tale riguardo è infatti emersa la necessità di uniformare misure e modalità di attuazione della sorveglianza sanitaria rispetto a condizioni patologiche giudicate rilevanti per la sanità pubblica, anche nell’ottica di un ridimensionamento dell’allarmismo sociale sui rischi di potenziali epidemie.

INMP-migranti

Accedi al sito dei documenti:
Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela sanitaria per i migranti ospiti presso i centri di accoglienza.

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Structural Heart: The Journal of the Heart Team.

Posted by giorgiobertin su luglio 20, 2017

Il The Cardiovascular Research Foundation (CRF) ha pubblicato on line il primo numero di una nuova rivista di cardiologia: Structural Heart: The Journal of the Heart Team.

structural heart

E’ un giornale internazionale rivolto a coloro che si occupano della diagnosi e del trattamento delle malattie delle valvole cardiache, del miocardio e dei grandi vasi, nonché delle malattie cardiache congenite.

Accedi alla rivista:
Structural Heart

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Attività fisica contro l’infiammazione.

Posted by giorgiobertin su luglio 19, 2017

L’attività fisica ha forti proprietà anti-infiammatorie, secondo una recente revisione. I risultati sono significativi in ​​quanto l’infiammazione persistente è coinvolta nello sviluppo e nella progressione di malattie croniche come il diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Gli studi pubblicati sulla rivista “European Journal of Clinical Investigation” hanno rivelato i meccanismi e le molecole dietro la capacità dell’esercizio di bloccare l’infiammazione. In particolare, l’esercizio aumenta i livelli di citochine IL-6 e IL-10, che esercitano effetti antiinfiammatorie inibendo TNF-α (molecola chiave nella resistenza all’insulina periferica, coinvolta nella patogenesi di aterosclerosi e insufficienza cardiaca) e stimolando IL-1ra, limitando così la segnalazione di IL-1β. Inoltre, IL-6 ha un impatto diretto sul metabolismo dello zucchero e del grasso.

Leggi il full text dell’articolo:

Anti-inflammatory effects of exercise: role in diabetes and cardiovascular disease
Bente Klarlund Pedersen
European Journal of Clinical Investigation: 19 JUL 2017 | DOI: 10.1111/eci.12781

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Due tipi di cellule assieme proteggono il tumore al pancreas.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2017

I ricercatori del NYU Langone Medical Center e del Perlmutter Cancer Center, hanno scoperto che due tipi di cellule lavorano insieme per proteggere i tumori del pancreas dalla distruzione da parte del sistema immunitario. bloccando questa partnership si può ristabilire la capacità del sistema immunitario di attaccare queste cellule tumorali.

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I risultati della ricerca sui topi sono pubblicati sulla rivista “Cell Reports“. Lo studio attuale ha scoperto che Tregs (cellule T regolatorie) hanno il loro effetto mantenendo un secondo tipo di cellule, le cellule dendritiche.
I nostri risultati sostengono che bloccare la partnership tra Tregs e le cellule dendritiche potrebbe essere una risposta per ottenere una immunoterapia efficace contro il cancro al pancreas“, afferma l’autore principale Dafna Bar-Sagi. “Gli studi futuri cercheranno di confermare che questa relazione può diventare il fondamento di nuove strategie di trattamento“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Crosstalk between Regulatory T Cells and Tumor-Associated Dendritic Cells Negates Anti-tumor Immunity in Pancreatic Cancer
Jung-Eun Jang, Cristina H. Hajdu, Caroline Liot, George Miller, Michael L. Dustin, Dafna Bar-Sagi.
Cell Reports Volume 20, Issue 3, p558–571, 18 July 2017

Fonte: NYU Langone Medical Center

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Un tipo di batteri accelera la crescita del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2017

I ricercatori del Texas A & M Health Science Center hanno scoperto che una sottospecie del batterio Streptococcus gallolyticus sembra promuovere attivamente lo sviluppo del cancro del colon-retto, questo potrebbe portare a possibili strategie di trattamento. I risultati sono pubblicati sulla rivista “PLOS Pathogens“.

Streptococcus gallolyticus

Gli scienziati già conoscevano da tempo tempo che le persone infette da S. gallolyticus hanno maggiori probabilità di avere il cancro del colon-retto. Quale fosse il suo ruolo non era ben chiaro.
Ora il team coordinato dal prof. Yi Xu attraverso i risultati della coltura cellulare e in vivo sugli animali ha dimostrato che quando la produzione di una certa proteina, chiamata β-catenina, nota a svolgere un ruolo chiave nel cancro del colon-retto, è stata ridotta in una cellula, S. gallolyticus non ha promosso la proliferazione delle cellule tumorali del colon-retto. Questo indica un possibile percorso attraverso il quale i batteri guidano lo sviluppo del cancro.
In particolare negli esperimenti sugli animali coloro che sono stati trattati con S. gallolyticus hanno sviluppato più tumori e avevano una maggiore produzione della proteina β-catenina, nonché altri segni di gravità del cancro.

Si pensa che circa il 2 all’8 per cento delle persone sane ha SGG nel tessuto del colon. Rimane ancora da capire se SGG sta alla base delle mutazioni iniziali che causano il cancro. SGG talvolta provoca infezioni delle valvole cardiache, e i medici di solito consigliano a chiunque con questa infezione un controllo anche per il cancro del colon. Circa la metà delle persone con un’infezione della valvola cardiaca di SGG ha anche avuto un cancro del colon non diagnosticato.

Se il ruolo del batterio nel cancro è confermato, i tumori del colon potranno essere trattati un giorno con antibiotici o persino prevenuti con un vaccino.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Streptococcus gallolyticus subsp. gallolyticus promotes colorectal tumor development
Ritesh Kumar, Jennifer L. Herold, Deborah Schady, Jennifer Davis, Scott Kopetz, Margarita Martinez-Moczygemba, Barbara E. Murray, Fang Han, Yu Li, Evelyn Callaway, Robert S. Chapkin, Wan-Mohaiza Dashwood, Roderick H. Dashwood, [ … ], Yi Xu
PLOS Pathogens Published: July 13, 2017 https://doi.org/10.1371/journal.ppat.1006440

Fonte: Texas A & M Health Science Center

Approfondimenti:
Klein RS, Recco RA, Catalano MT, Edberg SC, Casey JI, Steigbigel NH (13 October 1977). “Association of Streptococcus bovis with carcinoma of the colon“. N. Engl. J. Med. 297 (15): 800–2. PMID 408687. doi:10.1056/NEJM197710132971503

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Il ruolo della flora batterica intestinale nella sclerosi multipla.

Posted by giorgiobertin su luglio 16, 2017

Nell’intestino dei pazienti colpiti da sclerosi multipla recidivante-remittente, nelle fasi che precedono la riattivazione della malattia, si osserva un’alterazione della flora batterica intestinale e una corrispondente proliferazione di un tipo di globuli bianchi che sappiamo essere implicati nello sviluppo della malattia.
Sono queste le conclusioni pubblicate sulla rivista “Science Advances” da parte dei ricercatori della Divisione di Immunologia, trapianti e malattie infettive dell’Ospedale San Raffaele – Milano.

I risultati mostrano che nei tessuti intestinali dei pazienti con la malattia in fase attiva era presente, al momento dell’analisi, una quantità aumentata di un tipo specifico di linfociti T, chiamati linfociti TH17. “Sappiamo già che nella sclerosi multipla queste cellule del sistema immunitario sono le prime a superare la barriera ematoencefalica e a raggiungere il sistema nervoso centrale, contribuendo al danno del rivestimento mielinico”, osserva la prof.ssa Marika Falcone. “Non solo, ma una molecola da loro prodotta – la citochina IL-17 – è presente in alte dosi nelle lesioni cerebrali tipiche della malattia”. Si tratta, in sostanza, di alcune tra le cellule del sistema immunitario più fortemente indiziate come responsabili della sclerosi multipla.

Viene così svelato un possibile ruolo chiave del microbiota nell’origine della malattia neurologica.

I risultati, che dovranno ulteriormente essere confermati da studi futuri – precisano gli autori – supportano l’ipotesi di un ruolo importante dell’intestino nell’evoluzione della malattia: secondo questa teoria, l’attivazione patologica delle cellule del sistema immunitario avviene principalmente nell’intestino, meccanismo già provato nel caso dell’Encefalite autoimmune sperimentale (Eae), il modello sperimentale della sclerosi multipla” – conclude la prof.ssa Falcone.

Leggi il full text dell’articolo:
High frequency of intestinal TH17 cells correlates with microbiota alterations and disease activity in multiple sclerosis
Ilaria Cosorich, Gloria Dalla Costa, Chiara Sorini, Roberto Ferrarese, Maria Josè Messina, Jayashree Dolpady, Elisa Radice, Alberto Mariani, Pier Alberto Testoni, Filippo Canducci, Giancarlo Comi, Vittorio Martinelli, Marika Falcone.
Science Advances 12 Jul 2017: Vol. 3, no. 7, e1700492 DOI: 10.1126/sciadv.1700492

Fonte: Ospedale San Raffaele – Milano.

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Dieta ricca di pomodori riduce il rischio di tumori della pelle.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Il consumo quotidiano di pomodoro sembra ridurre di metà lo sviluppo di tumori della pelle in uno studio condotto sui topi dai ricercatori dell’Ohio State University.

Il nuovo studio su come gli interventi nutrizionali possono alterare il rischio per i tumori della pelle è pubblicato sulla rivista “Scientific Reports“.

tomato

I ricercatori hanno scoperto che i topi maschi alimentati con una dieta del 10% di polvere di pomodoro giornaliero per 35 settimane, esposti poi a luce ultravioletta, in media, hanno una diminuzione del 50% dei tumori della pelle rispetto ai topi che non avevano mangiato il pomodoro disidratato.

La teoria che sta dietro al rapporto tra i pomodori e il cancro, è che i carotenoidi, composti pigmentanti che danno il colore ai pomodori, possono proteggere la pelle dai danni della luce UV.

Questo studio ci ha anche dimostrato che dobbiamo considerare il sesso quando esploriamo diverse strategie di prevenzione“. “Quello che funziona negli uomini non può sempre funzionare ugualmente bene nelle donne e viceversa”.
Infatti i ricercatori dello Stato dell’Ohio hanno scoperto che solo topi maschii alimentati con pomodori rossi disidratati avevano riduzioni della crescita tumorale
” – afferma la prof.ssa Tatiana M. Oberyszyn.
Ricordiamo che i tumori della pelle non melanoma sono i più comuni di tutti i tumori.

Leggi abstract dell’articolo:
Tomatoes protect against development of UV-induced keratinocyte carcinoma via metabolomic alterations
Jessica L. Cooperstone, Kathleen L. Tober, Ken M. Riedl, Matthew D. Teegarden, Morgan J. Cichon, David M. Francis, Steven J. Schwartz & Tatiana M. Oberyszyn
Scientific Reports 7, Article number: 5106 Published online: 11 July 2017

Fonte: Ohio State University

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Linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A.

Posted by giorgiobertin su luglio 15, 2017

Sono state pubblicate cura del “Public Health Management of hepatitis A infection” inglese le linee guida sul controllo e gestione dell’epatite A. Il documento aggiorna il precedente del 2009.

hep_A

Ricordiamo che l’infezione da virus dell’epatite A provoca una serie di malattie lievi, come nausea e vomito non specificatamente riconducibili all’epatite (infiammazione al fegato, ittero o ictero) e raramente insufficienza epatica.

Il virus viene generalmente diffuso dalla via fecale-orale, ma può anche essere diffuso occasionalmente attraverso il sangue.
Una buona igiene tra cui l’acqua potabile e la manipolazione degli alimenti e la buona praticità del lavaggio delle mani impediscono l’infezione.

Scarica e leggi i documenti in full text:
Public health control and management of hepatitis A 2017 Guidelines
Rachel Mearkle with Koye Balogun, Michael Edelstein, Karen Homer,
Phillip Keel, Sema Mandal and Siew Lin Ngui on behalf of the Hepatitis A Guidelines
Working Group

Hepatitis A: temporary adult immunisation recommendations
PHE publications gateway number: 2017175 PDF, 239KB, 10 pages

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