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I Prebiotici riducono il grasso corporeo nei bambini obesi.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Ci potrebbe essere presto un nuovo strumento nella lotta contro l’obesità infantile. Si tratta dei prebiotici che riducono il grasso corporeo nei bambini che sono in sovrappeso o obesi alterando la loro flora intestinale. Ad affermarlo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Gastroenterology“, la rivista ufficiale dell’American Gastroenterological Association (AGA).

I prebiotici sono ingredienti alimentari non digeribili (come la fibra), si trovano naturalmente nell’aglio, cipolle, banane, grano integrale, agiscono come fertilizzanti per stimolare la crescita di batteri buoni nell’intestino, sono diversi dai probiotici, che introducono nuovi batteri nel sistema intestinale.

In questo studio abbiamo dimostrato come un prebiotico potrebbe potenzialmente contribuire a combattere una delle condizioni più diffuse e costose che affliggono i bambini nel mondo sviluppato – sovrappeso – prendendo di mira il microbioma intestinale“, ha detto la prof.ssa Raylene Reimer  dell’ University of Calgary, Alberta, Canada.
Un paio di cucchiaini di un integratore di fibre, da assumere giornalmente, ha prodotto risultati incredibili.

Abbiamo anche recentemente dimostrato (in The American Journal of Clinical Nutrition ) che gli integratori prebiotici possono sopprimere l’appetito – che in parte aiuta a controllare il peso” – conclude Raylene Reimer.

Ai bambini in sovrappeso o obesi reclutati per lo studio (NCT02125955.), è stata data una fibra prebiotica, inulina oligofruttosio arricchita, per 16 settimane ed un altro gruppo di bambini di controllo ha preso un placebo. Dopo quattro mesi, i bambini tra i sette e i 12 anni hanno avuto una diminuzione del grasso corporeo e il grasso attorno all’addome, una condizione che aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 o malattie cardiache. La fibra ha anche diminuito la quantità di trigliceridi nel sangue del 19 per cento. Ricordiamo che i trigliceridi sono un tipo di grasso che potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache.

Leggi abstract dell’articolo:
Prebiotic Reduces Body Fat and Alters Intestinal Microbiota in Children With Overweight or Obesity.
Nicolucci, A.C., Hume, M.P., Martínez, I., Mayengbam, S., Walter, J., Reimer, R.A.
Gastroenterology (2017), doi: 10.1053/j.gastro.2017.05.055

Clinicaltrials.gov no: NCT02125955.

Fonte: University of Calgary, Alberta, Canada.

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Un gruppo di neuroni modula l’insulina che il pancreas deve produrre.

Posted by giorgiobertin su giugno 8, 2017

Il cervello è la chiave nella regolazione dell’appetito, peso corporeo e metabolismo. In particolare, v’è un piccolo gruppo di neuroni dell’ipotalamo, chiamato POMC (Proopiomelanocortin), che rilevano e integrano i segnali sullo stato energetico dell’organismo e attivano le risposte fisiologiche appropriate. Questi neuroni sono sensibili alle fluttuazioni dei nutrienti come il glucosio, acidi grassi e aminoacidi.

neurones_pomc
Fluorescence microscopy image of the hypothalamus arcuate nucleus with POMC neurons in green (Image: Alicia G Gómez-Valadés)

Uno studio co-condotto da Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) e IDIBAPS sottolinea l’importanza dei meccanismi molecolari neuronali nella rilevazione di sostanze nutritive e nel controllo dei livelli di glucosio, con conseguente rilascio di insulina dal pancreas.

In particolare gli scienziati hanno osservato per la prima volta che la comunicazione tra l’ipotalamo e il pancreas dipende dall’attività della proteina mitofusin 1. Dagli esperimenti hanno iniziato a comprendere alcuni dettagli molecolari di questa connessione. Hanno descritto che le alterazioni sono dovute ad un eccessivo, anche se transitorio, aumento della produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) nell’ipotalamo. Quando i livelli di ROS nell’ipotalamo vengono ripristinati in laboratorio, il pancreas comincia a secernere dalle cellule beta i corretti livelli di insulina di nuovo.

I meccanismi molecolari coinvolti non sono perfettamnete noti in dettaglio. Si è evidenziato un cambiamento di forma dei mitocondri, un fenomeno noto come dinamica mitocondriale; un meccanismo di adattamento energetico a mutate condizioni metaboliche, dettate dalle esigenze cellulari.

I risultati pubblicati in “Cell Metabolism aiutano a capire il diabete in modo più dettagliato.

Leggi abstract dell’articolo:
Mitochondrial dynamics mediated by Mitofusin 1 is required for POMC neuron glucose-sensing and insulin release control
Sara Ramírez, Alicia G Gómez-Valadés, Marc Schneeberger, Luis Varela, Roberta Haddad-Tóvolli, Jordi Altirriba, Eduard Noguera, Anne Drougard, Álvaro Flores-Martínez, Mónica Imbernón, Iñigo Chivite, Macarena Pozo,…..Antonio Zorzano and Marc Claret.
Cell Metabolism (2017). doi: 10.1016/j.cmet.2017.05.010

Fonte: IRB Barcellona

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Cannabinoidi e chemioterapia per uccidere le cellule tumorali.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2017

Una nuova ricerca ha confermato che i cannabinoidi – le sostanze chimiche attive della cannabis – sono efficaci nell’uccidere le cellule leucemiche, in particolare quando utilizzate in combinazione con trattamenti di chemioterapia.

Da esperimenti in laboratorio sugli animali è stato dimostrato che alcuni cannabinoidi inibiscono la crescita tumorale, promuovendo la morte delle cellule, riducendo la crescita cellulare, e bloccando lo sviluppo dei vasi sanguigni che alimentano il tumore. Ad oggi, sono stati identificati più di 100 cannabinoidi, tutti con differenti proprietà e profili chimichi.

Cannabis

Nello studio pubblicato sulla rivista “International Journal of Oncology” i ricercatori del St George’s, University of London nel Regno Unito hanno dimostrato che il cannabinoide delta-9-THC (tetraidrocannabinolo (THC)), se usato da solo, uccide le cellule leucemiche. Tuttavia, se usato in combinazione con la chemioterapia, la sua potenza risultata significativamente migliorata.
La combinazione di chemioterapia con cannabinoidi ha fornito risultati migliori rispetto alla sola chemioterapia.

Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’ordine in cui vengono utilizzati i cannabinoidi e la chemioterapia è cruciale nel determinare l’efficacia complessiva di questo trattamento. […] I cannabinoidi sono una prospettiva molto eccitante in oncologia“. afferma il prof. Wai Liu coordinatore del progetto.

Leggi abstract dell’articolo:
Anticancer effects of phytocannabinoids used with chemotherapy in leukaemia cells can be improved by altering the sequence of their administration
Katherine A. Scott Angus G. Dalgleish Wai M. Liu
International Journal of Oncology Pages:369-377 Published online on: May 29, 2017 https://doi.org/10.3892/ijo.2017.4022

Fonte: St George’s, University of London

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Un anticorpo per tutti i tumori.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2017

Per la prima volta la FDA ha approvato un farmaco antitumorale a prescindere dalla sede. Le indicazioni del pembrolizumab (Keytruda), immunoterapico anti PD-1, prevedono infatti che l’anticorpo monoclonale possa essere dato a tutti i malati adulti e pediatrici con tumori solidi non operabili, metastatici, con un’instabilità dei microsatelliti (MSI-H) o deficienti del mismatch repair (dMMR), che hanno una progressione dopo i trattamenti precedenti o, ancora, a coloro che hanno un carcinoma del colon con MSI-H o dMMR e che sono in progressione dopo fluoropirimidina, oxaliplatino e irinotecan.

Keytruda

Il via libero è giunto dopo che sono stati resi noti i risultati di 149 pazienti arruolati in cinque trial non controllati, multicoorte, multicentrici e a braccio singolo, condotti su 90 persone con tumore del colon e 59 con uno tra 14 diversi tipi di cancro, e che avevano ricevuto il pembrolizumab alle dosi di 200 mg ogni 3 settimane oppure 10 mg/kg ogni 2.

Il prodotto è commercializzato da Merck Sharp & Dohme.

Comunicato stampa FDA:
FDA approves first cancer treatment for any solid tumor with a specific genetic feature

Medication Guide for KEYTRUDA  
The physician Prescribing Information also is available.

Fonti: FDA – CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri)

Keytruda 

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Un orologio per la diagnosi del Parkinson.

Posted by giorgiobertin su giugno 7, 2017

Un orologio da polso che, in pochi secondi, consenta la diagnosi di Parkinson. Il dispositivo, già brevettato, costerà poche decine di euro ed è stato messo a punto dai ricercatori dell dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con i colleghi dell’Università di Oxford.

I risultati relativi all’applicazione dello strumento, altamente innovativo, sono stati  pubblicati sulla rivista “Brain” e presentati al congresso internazionale su Parkinson e disturbi del movimento (abstract n. 748)  in corso a Vancouver dal 4 all’8 giugno.

Parkinson-tremors  parkinson-s-disease

Il dispositivo descritto sulla rivista “Brain” sarà presto a disposizione dei neurologi e degli ambulatori dei medici di famiglia, il test dura appena 10 secondi e permette di rilevare se il paziente è affetto da malattia di Parkinson o se il tremolio delle sue mani è diagnosticabile come tremore essenziale, patologia che al contrario non presenta un’evoluzione progressiva e che richiede un diverso trattamento.

Il ‘segreto‘ dello speciale orologio sta nel particolare algoritmo brevettato dagli scienziati e capace di predire in modo automatico la diagnosi del paziente, partendo dall’analisi del tremore.
Una delle forze del progetto sta nella vastità e varietà del campione analizzato, entrambe possibili grazie al coinvolgimento dei massimi esperti mondiali di tremore, che hanno fornito i dati dei loro pazienti per testare e validare l’algoritmo.

Leggi abstract dell’articolo:
Tremor stability index: a new tool for differential diagnosis in tremor syndromes
Lazzaro di Biase John-Stuart Brittain Syed Ahmar Shah David J. Pedrosa Hayriye Cagnan Alexandre Mathy Chiung Chu Chen Juan Francisco Martín-Rodríguez Pablo Mir Lars Timmerman Petra Schwingenschuh Kailash Bhatia Vincenzo Di Lazzaro Peter Brown
Brain awx104. DOI: https://doi.org/10.1093/brain/awx104

Fonte: Università Campus Bio-Medico di Roma

Meeting: 21st International Congress Abstract Number: 748

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Svolta nella terapia per il cancro alla prostata.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

Una vera e propria svolta nel trattamento del cancro alla prostata è venuta nel corso del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago.

L’aggiunta di abiraterone acetato (Zytiga) più prednisone alla terapia ormonale standard per gli uomini con nuova diagnosi di alto rischio, carcinoma della prostata metastatico abbassa la probabilità di morte del 38%.
I dati provengono dallo studio di fase III ‘Latitude’, condotto su 1.200 uomini. L’abiraterone ha più che raddoppiato il tempo medio intercorso prima che la malattia ricominciasse a progredire, da 14,8 a 33 mesi. Il farmaco è stato dato al posto della chemioterapia.

zytiga1

Abiraterone non solo prolunga la vita, ma anche abbassato la probabilità di recidiva del 70% e ha ridotto il rischio di gravi complicanze ossee del 50%”, ha detto l’autore  dello studio Nicholas James,  Professore di Oncologia Clinica presso la Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, Regno Unito.

Per gli uomini che ricevono una diagnosi di cancro alla prostata in fase avanzata questo rappresenta un’evoluzione di trattamento, un nuovo efficace approccio. Dalla chemioterapia ad abiraterone“. Commentano gli esperti. “E’ una buona notizia per questi pazienti, poiché trattare la malattia con abiraterone può significare vivere più a lungo con un ridotto impatto di effetti collaterali”.

Il risultato terapeutico che abbiamo osservato in questo studio, dato dall’uso precoce di abiraterone – sottolineano gli scienziati – è comparabile a quello della chemio, dimostrato negli studi già effettuati. La differenza è che il farmaco è molto più tollerabile, tanto che molti pazienti non riportano nessun effetto collaterale”.

News dall’ASCO:
Abiraterone Delays Metastatic Prostate Cancer Growth by 18 Months, Extends Survival

Leggi abstract dell’articolo:
LATITUDE: A phase III, double-blind, randomized trial of androgen deprivation therapy with abiraterone acetate plus prednisone or placebos in newly diagnosed high-risk metastatic hormone-naive prostate cancer.
J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr LBA3)

Zytiga: Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto – EMA

ZYTIGA® (abiraterone acetate)

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Creato un pacemaker wireless, senza batteria.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

I ricercatori della Rice University e i loro colleghi del Texas Heart Institute (THI) hanno presentato all’IEEE Microwave Symposium Internazionale (IMS) che si tiene a Honolulu dal 04 al 09 giugno, un pacemaker wireless, senza batteria, che può essere impiantato direttamente nel cuore di un paziente.

Pacemaker
The internal components of a battery-free pacemaker introduced this week by Rice University and the Texas Heart Institute. The pacemaker can be inserted into the heart and powered by a battery pack outside the body, eliminating the need for wire leads and surgeries to occasionally replace the battery. Courtesy of Rice Integrated Systems and Circuits

I Pacemaker usano segnali elettrici per mantenere un ritmo costante al cuore, tradizionalmente non vengono impiantati direttamente nel cuore di un paziente. Alcuni dei problemi comuni di questi dispositivi sono le complicazioni connesse ai conduttori (fili), tra cui emorragie e infezioni. Il nuovo prototipo wireless spiega il prof. Babakhani riduce questi rischi eliminando del tutto i cavi.
Il nuovo pacemaker può essere inserito nel cuore ed è alimentato da una batteria fuori del corpo. Viene così eliminata la necessità di cavi di collegamento e la sostituzioni delle batterie.

Il team ha testato con successo il dispositivo in un maiale e ha dimostrato che potrebbe sintonizzare la frequenza cardiaca dell’animale da 100 a 172 battiti al minuto.

Un documento che descrive il dispositivo verrà rilasciato al termine della conferenza.

Fonte ed approfondimenti: Rice University

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L’olio d’oliva può anche aiutare a prevenire il cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su giugno 6, 2017

I ricercatori del Wellcome Trust Centre for Cell Biology presso l’Università di Edimburgo nel Regno Unito, hanno scoperto che l’acido oleico – un acido grasso monoinsaturo presenti nell’olio di oliva – blocca l’attività di una proteina che causa il cancro nelle cellule cerebrali. Nel lavoro pubblicato sulla rivista “Journal of Molecular Biology” concludono che l’assunzione di olio d’oliva protegge contro il cervello cancro.

olio-oliva

Precedenti ricerche hanno dimostrato che l’acido oleico può inibire l’attività patogenetica di specifiche proteine. Il dottor Michlewski e il suo team ha studiato come il composto dell’olio d’oliva agisca sull’attività delle proteine ​​miR-7, che sono dei microRNA coinvolti nella soppressione della formazione dei tumori al cervello.

I riceractori hanno trovato che l’acido oleico inibisce l’attività di una proteina cellulare chiamata Musashi homolog2, che blocca la produzione di miR-7, e di conseguenza la formazione di tumori cerebrali.

Anche se non possiamo ancora dire che l’olio d’oliva nella dieta aiuta a prevenire il cancro al cervello, i nostri risultati suggeriscono che l’acido oleico è in grado di supportare la produzione di molecole che sopprimono le cellule tumorali coltivate in laboratorio. Ulteriori studi potrebbero aiutare a determinare il ruolo che l’olio d’oliva può avere nella salute del cervello.” afferma il Dr. Gracjan Michlewski.

Scarica eleggi il documento in full text:
Oleic Acid Induces MiR-7 Processing through Remodeling of Pri-MiR-7/Protein Complex
Santosh Kumar, Angela Downie Ruiz Velasco, Gracjan Michlewski
Journal of Molecular Biology Volume 429, Issue 11, 2 June 2017, Pages 1638–1649 https://doi.org/10.1016/j.jmb.2017.05.001

Fonte: Wellcome Trust Centre for Cell Biology University of Edimburg

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Test del sangue per la diagnosi precoce di cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

I ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) e della Harvard T.H. Chan School of Public Health a Boston, hanno messo a punto un nuovo test del sangue che riconosce precocemente il cancro al pancreas. Un test innovativo che potrebbe cambiare il modo di curare la malattia che oggi in oltre l’80% dei casi si scopre quando è ormai inoperabile.
Il test è basato su 5 marcatori potrebbero rivelarsi estremamente utile nella diagnosi precoce dell’adenocarcinoma duttale pancreatico.

pancreatic-blood-test

L’attuale gold standard tra gli esami ematici, ovvero la determinazione dei livelli di CA19-9 non è in realtà sufficientemente specifico né sensibile per garantire al paziente una maggiore sopravvivenza. Ora “abbiamo identificato un gruppo di 5 marcatori proteici per poter arrivare alla diagnosi di adenocarcinoma e poi abbiamo analizzato i dati in oltre 100 popolazioni cliniche” affermano i ricercatori che hanno pubblicato il lavoro sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Il nuovo test si basa su un prelievo di sangue venoso e sfrutta le informazioni contenute nelle vescicole extracellulari circolanti; ha una sensibilità dell’86% e una specificità dell’81% nel diagnosticare l’adenocarcinoma duttale del pancreas.
Il test è ora pronta per essere testato in un numero più grande di pazienti, in particolare in coloro che sono ad alto rischio con una storia familiare di malattia, per esplorare il potenziale utilizzo per lo screening.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiparametric plasma EV profiling facilitates diagnosis of pancreatic malignancy
Yang KS, Im H, Hong S, Pergolini I, Del Castillo AF, Wang R, Clardy S, Huang CH, Pille C, Ferrone S, Yang R, Castro CM, Lee H, Del Castillo CF, Weissleder R
Sci Transl Med. 2017 May 24;9(391). pii: eaal3226. doi: 10.1126/scitranslmed.aal3226.

Fonti:

Blood Test for Earlier Detection of Pancreatic Cancer Feasible – Physician’s Briefing
Blood test for pancreatic cancer shows early promise – Health Medicine Network
New test may improve pancreatic cancer diagnoses – ScienceNews
Blood Test for Pancreatic Cancer Shows Early Promise – HealthDay
Harvard-MGH Liquid Biopsy Assay Targets Early Detection of Pancreatic Cancer – 360Dx

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Rare Disease Registries in Europa.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

E’ stato pubblicato a cura di Orphanet il registro europeo delle malattie rare. I registri pazienti e le banche dati costituiscono strumenti chiave per sviluppare la ricerca clinica sul campo delle malattie rare (RD), per migliorare la cura dei pazienti e la pianificazione sanitaria.

A completamento riportiamo: la lista dei farmaci approvati in Europa per le malattie rare e le infrastrutture di ricerca.

Scarica i documenti:
Orphanet Report Series – Rare Disease Registries in Europe – May 2017

Lists of medicinal products for rare diseases in Europe April 2017

List of Research Infrastructures useful to Rare Diseases in Europe May 2017

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Nuovo farmaco per riparare i difetti della cartilagine nel ginocchio.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio di un nuovo medicinale: Spherox, per terapie avanzate (ATMP) per il trattamento dei pazienti adulti che presentano difetti sintomatici della cartilagine articolare nei condili femorali e nella patella, con estensione dell’area interessata inferiore a 10 cm².

knee_pain

Spherox è un ATMP composto da sferoidi, aggregati sferici di condrociti (cellule che si trovano nella cartilagine sana). In questa terapia, viene prelevata una piccola porzione di cartilagine sana per produrre in laboratorio sferoidi di condrociti che saranno inseriti artroscopicamente nel ginocchio del paziente per formare nuovi tessuti che guariscano il difetto.

Gli effetti positivi di Spherox sono stati valutati in due studi clinici, con pazienti tra i 18 ei 50 anni di età. Il primo studio, uno studio di fase II, ha incluso 75 pazienti con estensione del difetto da 4 a 10 cm², mentre nel secondo, uno studio di fase III, sono stati coinvolti 102 pazienti con estensione del difetto da 1 a 4 cm².

Il parere adottato dal CHMP (comitato per i medicinali per uso umano) costituisce una fase intermedia del percorso di accesso a Spherox per i pazienti. Il parere del CHMP sarà ora inviato alla Commissione Europea per l’adozione di una decisione relativa all’immissione in commercio del medicinale in tutta l’Unione Europea.

Fonte: AIFA EMA

New advanced therapy to repair cartilage defects in the knee

CHMP summary of positive opinion for Spherox

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Nuovo possibile farmaco contro l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2017

I ricercatori dell’University of California, San Diego coordinati da prof. Robert Naviaux, hanno sperimentato un farmaco adoperato per il trattamento della malattia del sonno africana: la suramina contro l’autismo.

Il farmaco è stato testato su un gruppo molto ristretto di persone, un campione statisticamente poco significativo: 10 bambini autistici tra i 5 e i 14 anni, i “Benefici misurabili (linguaggio e socialità), anche se transitori” ci sono stati su tutti i piccoli pazienti. I primi test, condotti anche su topolini di laboratorio, sono stati molto promettenti, mostrando un evidente miglioramento dei sintomi.

Secondo gli scienziati (video) uno dei possibili motori dello sviluppo della malattia è un particolare processo biochimico delle nostre cellule. Gli scienziati lo chiamano “risposta cellulare al pericolo” (Cell danger response), determinato da un danno cellulare. Questo meccanismo, secondo gli scienziati, nell’infanzia o in gravidanza s’incepperebbe.

I ricercatori Usa che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista “Annals of Clinical and Translational Neurology” stanno adesso lavorando sulla stessa categoria di farmaci della suramina, i cosiddetti antipurinergici, potenzialmente in grado di normalizzare questa risposta biochimica delle cellule.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Low-dose suramin in autism spectrum disorder: a small, phase I/II, randomized clinical trial
Robert K. Naviaux, Brooke Curtis, Kefeng Li, Jane C. Naviaux, A. Taylor Bright, Gail E. Reiner, Marissa Westerfield, Suzanne Goh, William A. Alaynick, Lin Wang, Edmund V. Capparelli, Cynthia Adams, Ji Sun, Sonia Jain, Feng He, Deyna A. Arellano, Lisa E. Mash, Leanne Chukoskie, Alan Lincoln and Jeanne Townsend
Annals of Clinical and Translational Neurology 26 MAY 2017 | DOI: 10.1002/acn3.424

Fonte: University of California, San Diego

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EULAR: Linee guida sul trattamento della Sclerosi Sistemica.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2017

Sono state aggiornate a cura dell’European League against Rheumatism (EULAR) le linee guida sul trattamento della Sclerosi Sistemica (systemic sclerosis (SSc)). Il documento è stato pubblicato sulla rivista “Annals of the Rheumatic Diseases“, la precedente versione era datata 2009.

La sclerosi sistemica (o sclerodermia) è una malattia del tessuto connettivo che coinvolge il sistema vascolare, la cute (il termine sclerodermia significa infatti “pelle dura”) e gli organi interni. La sclerodermia colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 30 e i 50 anni. Come tutte le malattie autoimmuni ha una genesi multifattoriale.
EULAR Recommendations

Le nuove linee guida, che si basano su una revisione sistematica della letteratura relativa agli studi focalizzati sul trattamento delle complicanze associate alla malattia (fenomeno di Raynaud, ulcere digitali, ipertensione arteriosa polmonare, malattia polmonare e cutanea, crisi renale sclerodermica, coinvolgimento gastrointestinale), aggiungono due nuove raccomandazioni al trattamento delle complicanze d’organo associate alla malattia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Update of EULAR recommendations for the treatment of systemic sclerosis
Kowal-Bielecka O et al.
ARD Online First, published on April 25, 2017 as 10.1136/annrheumdis-2016-209909

Fonte: Pharmastar

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Analisi della flora intestinale per comprendere l’autismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 4, 2017

I ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze hanno approfondito lo studio dell’insieme dei microorganismi intestinali (microbiota) di soggetti affetti da autismo.
Attraverso sofisticate tecniche di metagenomica e bioinformatica i ricercatori hanno caratterizzato le centinaia di batteri e – per la prima volta – anche i funghi presenti nell’intestino (questi ultimi rappresentano circa l’1-2% del microbiota intestinale).

microbiota

Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi. Riscontrata, inoltre, la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori.

I risultati forniscono un set di marcatori preziosi per valutare e guidare studi di intervento sulla dieta, che è alla base della composizione del microbiota. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Microbiome“.

Leggi il full text dell’articolo:
New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders
Francesco Strati, Duccio Cavalieri, Davide Albanese, Claudio De Felice, Claudio Donati, Joussef Hayek, Olivier Jousson, Silvia Leoncini, Daniela Renzi, Antonio Calabrò and Carlotta De Filippo
Microbiome 2017 5:24 DOI: 10.1186/s40168-017-0242-1

Fonte: Università di Firenze

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Strumento online per estrarre le informazioni sulla tossicità dei farmaci.

Posted by giorgiobertin su giugno 3, 2017

Vi è un crescente interesse da parte dei motori di ricerca più sofisticati di far fronte alla complessità dei dati biomedici, non solo consentendo query di ricerca più mirate, ma anche facilitando l’integrazione e la costruzione di basi di conoscenze biologiche con l’analisi di insiemi di dati sperimentali.

I ricercatori del Spanish National Cancer Research CentreCNIO Structural Biology and BioComputing Programme hanno realizzato un software online LimTox che integra metodi di state-of-the-art di text mining, machine learning e tecnologie linguistiche, al fine di potenziare il motore di ricerca biomedico semantico. LimTox consente il recupero e la classificazione delle entità chimiche e biologiche, le interazioni tra di loro, la visualizzazione delle strutture chimiche dei composti identificati automaticamente nel testo, e la generazione di grafici di rete.

LimTox

Il server web LimTox può aiutare i ricercatori e medici per recuperare le associazioni di reazioni avverse utilizzando ricerche per parole chiave e le query semplici particolarmente ottimizzate per gestire le entità quali i prodotti chimici e i geni.
Lavora estraendo le informazioni dagli abstract e dai full text dei documenti dall’archivio biomedico PubMed, European Public Assessment Reports (EPAR), pubblicato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), e New Drug Application (NDA) degli stati Uniti.

LimTox ha una particolare attenzione sulle reazioni avverse e tossicità dei composti chimici con enfasi al danno epatico indotto da farmaci, comprese le sostanze che causano un peggioramento della funzione epatica e epatocarcinogenesi.

Il database è gratuito e aperto a tutti gli utenti a http://limtox.bioinfo.cnio.es/ ed è stato descritto sulla rivista “Nucleic Acids Research

Accedi al database:
Limtox

LimTox: a web tool for applied text mining of adverse event and toxicity associations of compounds, drugs and genes
Andres Cañada Salvador Capella-Gutierrez Obdulia Rabal Julen Oyarzabal Alfonso Valencia Martin Krallinger
Nucleic Acids Res gkx462. DOI: https://doi.org/10.1093/nar/gkx462 Published: 22 May 2017

Fonte: Spanish National Cancer Research Centre

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Nuovo sito web per l’interazione di farmaci oncologici.

Posted by giorgiobertin su giugno 2, 2017

Le interazioni farmacologiche sono un problema significativo per i pazienti oncologici ed i professionisti sanitari che li trattano. Combinando le competenze a livello internazionale dell’Università di Liverpool (UK) sulle interazioni farmaco-farmaco con l’esperienza della farmacologia clinica in oncologia ed ematologia della Radboud University, Nijmegen (the Netherlands), è stato possibile realizzare questo portale  in risposta alla necessità di una migliore gestione di interazioni farmaco-farmaco con agenti anti-cancro.

Cancer Drug Interactions

Accedi alla risorsa web:
Drug Interaction Checker

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NICE: Standard di qualità per i tumori ematologici.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2017

Sono state pubblicati a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) gli standard di qualità per la diagnosi e gestione dei tumori ematologici negli adulti e nei giovani.

Altri standard di qualità che devono essere considerati quando si attiva un servizio o la fornitura di servizi per pazienti con cancro ematologico.

haematological-cancers

Scarica e leggi il documento in full text:
Haematological cancers – Quality standard [QS150] Published date: June 2017

Ultime news su hematological cancer:
https://www.nature.com/subjects/haematological-cancer

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Un nuovo antibiotico contro i superbatteri.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2017

Un gruppo di ricerca dello Scripps Research Institute in California ha sviluppato un nuovo antibiotico potente contro la resistenza batterica.

I ricercatori hanno usato come molecola di partenza la vancomicina, un antibiotico che interferisce con la formazione della parete nelle cellule batteriche. La vancomicina è stata utilizzata clinicamente per decenni, e solo in tempi recenti sono comparsi batteri dotati di una resistenza a questa molecola.


Three modifications to vancomycin’s structure (shown in blue) give it new “mechanisms of action” for fighting infection. (Image courtesy Boger Lab.)

I ricercatori hanno provato ad aumentarne la potenza, modificando la struttura chimica dell’antibiotico fino a renderlo 1.000 volte più efficace del suo predecessore. “Con queste modifiche, serve meno antibiotico per avere lo stesso effetto“, spiega Dale Boger, autore dello studio pubblicato sulla rivista “PNAS” .

Per la prima volta nella storia degli antibiotici, la nuova vancomicina è in grado di interferire con diversi processi biologici essenziali per la sopravvivenza dei batteri.
Nonostante il nuovo antibiotico sia molto promettente, gli autori spiegano che non è ancora pronto per essere testato sull’essere umano. Prima bisogna trovare un modo di produrlo più velocemente e ad un costo minore – oggi la sintesi richiede circa 30 passaggi, e poi si potrà procedere ai test sugli animali e sugli esseri umani.

Leggi abstract dell’articolo:
Peripheral modifications of [Ψ[CH2NH]Tpg4]vancomycin with added synergistic mechanisms of action provide durable and potent antibiotics
Akinori Okanoa, Nicholas A. Isleya, and Dale L. Boger
PNAS 2017; published ahead of print May 30, 2017, doi:10.1073/pnas.1704125114

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Scoperto recettore implicato in molti tipi di tumore.

Posted by giorgiobertin su giugno 1, 2017

Un gruppo di ricercatori guidati da Pier Paolo di Fiore e Sara Sigismund dell’IFOM e dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con il Centro di Imaging Sperimentale diretto dal professor Carlo Tacchetti, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha svelato uno dei meccanismi con cui la cellula riassorbe uno di questi recettori, chiamato EGFR, e lo elimina. Questo recettore EGFR è presente in modo anomalo in diversi tumori – come quelli al cervello, colon, polmoni e seno.

egfr

Il processo di duplicazione cellulare è controllato anche dagli stimoli che arrivano alla cellula dall’ambiente esterno attraverso l’attivazione di alcuni recettori posti sulla sua superficie, che funzionano come interruttori di proliferazione. Eliminare questi interruttori dopo che hanno svolto la loro funzione fisiologica è fondamentale: l’eccessiva proliferazione è infatti tipica delle cellule tumorali.
La rimozione avviene grazie al processo di endocitosi, con cui i recettori vengono letteralmente inglobati all’interno della cellula per poi essere destinati alla distruzione.

Disordini e malfunzionamenti nel meccanismo di endocitosi possono contribuire notevolmente alla formazione dei tumori e alla loro proliferazione, proprio perché lasciano accessibili degli interruttori che se eccessivamente stimolati spingono la cellula a comportarsi in modo anomalo. Ecco perché comprenderne il meccanismo è così importante.

Il prossimo passo sarà comprendere come il meccanismo endocitico fisiologico possa essere alterato nelle cellule del cancro. “Se il suo ruolo fosse confermato – spiega Paolo Di Fiore – potrebbe spiegare perché in alcuni tumori l’attività del recettore dell’EGF è aumentata, aprendo la strada a ulteriori ricerche per identificare nuovi bersagli terapeutici con cui colpire i tumori e interferire con la loro crescita.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Science“.

Leggi abstract dell’articolo:
Reticulon3-dependent ER-PM contact sites control EGFR non-clathrin endocytosis
Giusi Caldieri, Elisa Barbieri, Gilda Nappo, Andrea Raimondi, Massimo Bonora, Alexia Conte, Lisette G.G.C. Verhoef, Stefano Confalonieri, Maria Grazia Malabarba, Fabrizio Bianchi, Alessandro Cuomo, Tiziana Bonaldi, Emanuele Martini, Davide Mazza, Paolo Pinton, Carlo Tacchetti, Simona Polo, Pier Paolo Di Fiore e Sara Sigismund
Science Vol. 356, Issue 6338, pp. 617-624 DOI: 10.1126/science.aah6152

Fonte:  IFOM, Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, Milano, Italia.

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Cancro: Nuovo target cellulare per frenare le metastasi.

Posted by giorgiobertin su maggio 31, 2017

Un team di ricercatori della Johns Hopkins ha scoperto un processo di segnalazione biochimica che induce le cellule tumorali a staccarsi da un tumore e a diffondersi in altre parti del corpo. Nello studio, pubblicato su “Nature Communications, il team ha anche riferito che l’uso combinato di due farmaci esistenti interrompe questo processo e rallenta in modo significativo la tendenza da parte delle cellule tumorali di viaggiare, un comportamento chiamato metastasi.

Hasini

A livello fondamentale, abbiamo trovato che la densità delle cellule è molto importante nell’innescare le metastasi. E’ come essere in attesa di un tavolo in un ristorante molto sovraffollato e quando arriva un messaggio che dice che è necessario prendere posto altrove.” afferma il prof. Jayatilaka primo autore.

Il prof. Jayatilaka e i suoi colleghi hanno sperimentato un mix di farmaci che ha modificato questo messaggio microscopico. I membri del team hanno avvertito che questo trattamento è stato testato in modelli animali, ma non ancora in pazienti affetti da cancro umano.

I due fattori chiave della metastasi, ha detto il coordinatore prof. Wirtz, sono la tendenza delle cellule tumorali di riprodursi molto rapidamente e la loro capacità di muoversi attraverso il tessuto circostante fino a raggiungere il flusso sanguigno, dove possono poi diffondere la malattia in altre parti del corpo. I ricercatori hanno identificato due proteine: interleuchina 6 (IL-6) e interleuchina 8 (IL-8).
IL-6 e IL-8 sembrano consegnare un messaggio alle cellule tumorali, dicendo loro di allontanarsi dal tumore primario densamente popolato”.

In studi sugli animali il team ha scoperto che l’applicazione di due farmaci Tocilizumab, un farmaco approvato per l’artrite reumatoide e in sperimentazione per il cancro ovarico, e Reparaxin come possibile trattamento per il cancro al seno, blocca i recettori che permettono alle cellule tumorali di ottenere i messaggi biochimici di trasferimento.

Leggi abstract dell’articolo:
Synergistic IL-6 and IL-8 paracrine signalling pathway infers a strategy to inhibit tumour cell migration
Hasini Jayatilaka, Pranay Tyle, Jonathan J. Chen, Minsuk Kwak, Julia Ju, Hyun Ji Kim, Jerry S. H. Lee, Pei-Hsun Wu, Daniele M. Gilkes, Rong Fan & Denis Wirtz
Nature Communications 8, Article number: 15584 (2017) doi:10.1038/ncomms15584

Fonte:  Johns Hopkins

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NICE: Linee guida sulla Fibrosi Polmonare Idiopatica.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione della Fibrosi Polmonare Idiopatica negli adulti (dai 18 anni in su). Il precedente documento era stato pubblicato nel 2013.

Fibrosi-idiopatica Fonte img: Wikipedia

La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia cronica progressiva fibrotica interstiziale polmonare di origine sconosciuta. Si tratta di una malattia difficile da diagnosticare e spesso richiede la competenza di collaborazione di un medico pneumologo, radiologo e istopatologo per raggiungere una diagnosi di consenso.

Scarica e leggi il documento in full text:
Idiopathic pulmonary fibrosis in adults: diagnosis and management
Clinical guideline Published: 12 June 2013 nice.org.uk/guidance/cg163

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Virus modificato per combattere contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori delle Université de Genève (UNIGE) e Basilea hanno dimostrato la possibilità di rafforzare il sistema immunitario con un virus geneticamente modificato con lo scopo di combattere i tumori.

merkler

Ottenere una risposta forte e specifica contro le cellule tumorali da parte del sistema immunitario è una priorità dell’immunoterapia. Ora i ricercatori hanno modificato un virus che permette al sistema immunitario di “imparare” a “reagire” contro le cellule tumorali. Testato nei topi, il virus modificato permesso di allertare il sistema immunitario, causando il reclutamento di cellule killer dirette contro le cellule tumorali. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications, apre la strada a nuove tecniche nel campo della immunoterapia.

Abbiamo trovato, in condizioni sperimentali, che la risposta immunitaria innescata da questo nuovo vettore è più forte e migliore di quella innescata da vettori tradizionali. Il tasso di risposta è migliorata“, dice il professor Merkler. In esperimenti su topi, il virus modificato è stato anche in grado di indurre risposte in alcuni tipi di tumore che non avevano risposto alla immunoterapia.
Questo virus modificato, molto promettente, è già stato brevettato con l’assistenza di Unitec, la struttura che sostiene i ricercatori presso l’Università di Ginevra.

Replicating viral vector platform exploits alarmin signals for potent CD8+ T cell-mediated tumour immunotherapy
Sandra M. Kallert, Stephanie Darbre, Weldy V. Bonilla, Mario Kreutzfeldt, Nicolas Page, Philipp Müller, Matthias Kreuzaler, Min Lu, Stéphanie Favre, Florian Kreppel, Max Löhning, Sanjiv A. Luther, Alfred Zippelius, Doron Merkler & Daniel D. Pinschewer
Nature Communications 8, Article number: 15327 (2017) Published online:26 May 2017 doi:10.1038/ncomms15327

Fonte: Université de Genève (UNIGE)

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Guarire le ferite con la terapia cellulare.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori del Centre of Centre Hospitalier dell’Université de Montréal (CRCHUM), Quebec, Canada, hanno sperimentato nei topi una tecnica che permette la riprogrammazione delle cellule del sangue al fine di promuovere il processo di guarigione delle ferite cutanee. Questo approccio potrebbe rivelarsi utile nella guarigione delle ferite nei diabetici e nei pazienti vittime di grandi ustioni.

E’ noto da tempo che i macrofagi svolgono un ruolo chiave nel normale processo di guarigione delle ferite. Questi globuli bianchi specializzati in importanti processi cellulari sono essenziali per la riparazione dei tessuti; essi accelerano la guarigione, pur mantenendo un equilibrio tra le reazioni infiammatorie e anti-infiammatorie.

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Abbiamo trovato un modo per modificare specifici globuli bianchi – i macrofagi – e renderli in grado di accelerare la guarigione cutanea“, ha spiegato il professore Jean-François Cailhier, presso l’Università di Montreal. In particolare “Abbiamo scoperto che il comportamento dei macrofagi può essere controllato in modo da spostare l’ago della bilancia verso la riparazione delle cellule per mezzo di una proteina speciale chiamata Milk Fat Globule Epidermal Growth Factor-8, or MFG-E8.” Senza questa proteina, le lesioni guariscono molto più lentamente.

La tecnica è descritta sulla rivista “Journal of Investigative Dermatology“.

Leggi abstract dell’articolo:
MFG-E8 Reprogramming of Macrophages Promotes Wound Healing by Increased bFGF Production and Fibroblast Functions
Patrick Laplante, Frédéric Brillant-Marquis, Marie-Joëlle Brissette, Benjamin Joannette-Pilon, Romain Cayrol, Victor Kokta, Jean-François Cailhier
Journal of Investigative Dermatology Published online: May 16, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jid.2017.04.030

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Le sigarette light sono più pericolose di quelle normali.

Posted by giorgiobertin su maggio 28, 2017

Le sigarette light non sono meno nocive delle altre sigarette. Al contrario, avrebbero contribuito all’aumento della forma più comune di tumori ai polmoni che si è registrata negli ultimi cinquant’anni nonostante la riduzione del numero di fumatori. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Ohio State University (Usa) pubblicato sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute“.

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Lo studio ha confermato l’associazione tra il fumo delle sigarette light e l’incidenza dell’adenocarcinoma, tumore che si sviluppa nelle profondità dei polmoni. In questo tipo di sigarette, i fori che circondano il filtro fanno pensare ai fumatori che il fumo inalato sia meno dannoso. Al contrario, i fori consentono una combustione più lenta e ad una temperatura inferiore, il fumo poi si disperde in aria e tutto ciò fa sì che i fumatori tendono ad inalare più intensamente, tanto che i prodotti chimici tossici scendono in profondità nei polmoni.

I nostri dati suggeriscono una chiara relazione tra l’aggiunta di fori di ventilazione nelle sigarette e i tassi crescenti di adenocarcinoma del polmone visti nel corso degli ultimi 20 anni”, ha sottolineato Peter Shields, autore dello studio.
Secondo i ricercatori, è sempre più evidente che queste sigarette “ventilate” sono più pericolose e andrebbero vietate.

Leggi abstract dell’articolo:
Cigarette Filter Ventilation and its Relationship to Increasing Rates of Lung Adenocarcinoma
Min-Ae Song Neal L. Benowitz Micah Berman Theodore M. Brasky K. Michael Cummings Dorothy K. Hatsukami Catalin Marian Richard O’Connor Vaughan W. Rees Casper Woroszylo, Peter G. Shields
J Natl Cancer Inst (2017) 109 (12): djx075. Published: 22 May 2017 DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djx075

Fonte: La Stampa salute

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Promettente un nuovo farmaco per il trattamento dell’asma grave.

Posted by giorgiobertin su maggio 27, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori  della McMaster University coordinati dal pneumologo professore Parameswaran Nair, ha mostrato risultati promettenti per un nuovo farmaco per i pazienti di affetti da asma grave.
I risultati dello studio, pubblicato sul “New England Journal of Medicine“, dimostra che i pazienti trattati con questo potenziale nuovo farmaco, chiamato benralizumab, un anticorpo monoclonale che agisce contro la catena alfa del recettore dell’interleuchina 5, erano in grado di ridurre l’uso di corticosteroidi e prednisone per via orale più di quattro volte rispetto a quelli trattati con placebo.

Il trial clinico”ZONDA”  ha valutato l’effetto del benralizumab 30 mg in 220 pazienti di 12 paesi, in un regime di dosaggio di otto o quattro settimane  in pazienti adulti affetti asma grave.

Benralizumab

Il dato è molto impressionante“, ha detto Parameswaran Nair. “Nello studio, i pazienti sono stati in grado di ridurre la loro dose di prednisone di ben il 75 per cento, avevano il 70 per cento in meno di riacutizzazioni e il 93 per cento di visite in meno al pronto soccorso o ricoveri, mantenendo la loro funzione polmonare“.
Benralizumab elimina quasi completamente un globuli bianchi chiamati eosinofili dalla circolazione e dal tessuto polmonare. Sono necessari ulteriori studi a lungo termine con questo farmaco per essere assolutamente certi della sicurezza di questa strategia di trattamento”.

Benralizumab non è un farmaco approvato, ma è in fase di revisione regolamentare in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Oral Glucocorticoid–Sparing Effect of Benralizumab in Severe Asthma
Parameswaran Nair, Sally Wenzel, Klaus F. Rabe, Arnaud Bourdin, Njira L. Lugogo, Piotr Kuna, Ph.D., Peter Barker, Stephanie Sproule, M.Math., Sandhia Ponnarambil, and Mitchell Goldman, for the ZONDA Trial Investigators
NEJM May 22, 2017 DOI:10.1056/NEJMoa1703501

ClinicalTrials.gov number, NCT02075255

AstraZeneca

Benralizumab Significantly Reduced Oral Corticosteroid Dosages and Asthma Exacerbation Rates for Patients with Severe, Uncontrolled Asthma: Results of the ZONDA Phase III Trial

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