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Posts Tagged ‘staminali’

Scoperto il gene che guida il destino delle staminali nel cervello.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2018

Un team di ricercatori guidato dalla Prof.ssa Silvia De Marchis del NICO, del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi e del DBIOS, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, in collaborazione con il laboratorio dell’Università di Nizza diretto da Michèle Studer, ha dimostrato che il gene COUP-TFI, già noto per le sue molteplici funzioni nello sviluppo del cervello, gioca un ruolo fondamentale nel controllo delle staminali adulte e quindi nella produzione di nuovi neuroni.

COUP-TFI

Il gene COUP-TFI controlla che le staminali producano la giusta quantità di nuovi neuroni o astrociti. Un eccesso dei secondi è tipico di processi infiammatori associati a patologie tra cui l’Alzheimer.

Lo studio – afferma la prof.ssa Sara Bonzan – ha messo in evidenza un aspetto che riteniamo molto interessante, e cioè come proprio il fattore COUP-TFI risultasse ridotto nelle staminali adulte in presenza di neuroinfiammazione. Inoltre, ripristinando la funzione di COUP-TFI nelle staminali nel cervello infiammato è stato possibile ristabilire il corretto rapporto tra neurogenesi e astrogliogenesi“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Neuron-Astroglia Cell Fate Decision in the Adult Mouse Hippocampal Neurogenic Niche Is Cell-Intrinsically Controlled by COUP-TFI In Vivo
Bonzano, Sara et al.
Cell Reports, Volume 24, Issue 2, 329 – 341, DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.06.044

Fonte: Università di Torino

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Nuovo metodo per trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2018

I ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e Karolinska Institutet, in Svezia, sono riusciti per la prima volta a convertire le cellule della pelle umana in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula.

CRISPR-Stem-Cells

Lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka aveva fatto per primo la scoperta, guadagnandosi il premio Nobel nel 2012: le cellule della pelle adulta possono essere convertite in cellule tipiche dei primi embrioni, le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Questo processo è chiamato riprogrammazione.
Fino ad ora, la riprogrammazione è stata possibile solo introducendo i geni critici per la conversione, chiamati fattori Yamanaka, artificialmente nelle cellule della pelle dove normalmente non sono affatto attivi.

Ora i ricercatori sono riusciti per la prima volta a trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula. Ciò è stato ottenuto utilizzando la tecnologia di modifica dei geni, chiamata CRISPRa, che può essere diretta ad attivare i geni. Il metodo utilizza una versione smussata del “gene forbici” di Cas9 che non taglia il DNA e può quindi essere usato per attivare l’espressione genica senza mutare il genoma.

CRISPR/Cas9 può essere usato per attivare i geni. “Abbiamo dimostrato che è possibile progettare un sistema di attivatori CRISPR che consenta una solida riprogrammazione dell’iPC”, dice il professor Timo Otonkoski. “Usando questa tecnologia, sono state ottenute cellule staminali pluripotenti che somigliavano molto strettamente alle prime cellule embrionali“.

Leggi asbtract dell’articolo:
Human pluripotent reprogramming with CRISPR activators
Jere Weltner, Diego Balboa, Shintaro Katyama, Maxim Bespalov, Kaarel Krjutškov, Eeva-Mari Jouhilahti, Ras Trokovic, Juha Kere and Timo Otonkoski.
Nature Communications 6th July, 2018. DOI 10.1038/s41467-018-05067-x

Fonte: Università di Helsinki

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Nanomatrice promuove la crescita di staminali senza rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

La crescita di cellule staminali neurali è un processo complicato che ha il potenziale di provocare la produzione involontaria di cellule tumorali. In gran parte ciò è dovuto all’aggiunta di fattori di crescita al mix di coltura, che può determinare una moltiplicazione cellulare indiscriminata.

Ora i ricercatori della Hong Kong Baptist University, hanno sviluppato un modo di coltivare cellule staminali neurali (NSC) senza l’uso di fattori di crescita, affidandosi invece a materiali su scala nanometrica per stimolare il processo (video).


StemCell edit v5 06 EngNoWatermark

Il dott. Jeffery Huang ha detto che “lo strato di nanostruttura della loro nuova invenzione è costituito da materiali biocompatibili, ed evita l’uso di fattori di crescita aggiuntivi o altri biochimici per la coltivazione di cellule. Dopo la crescita e la differenziazione cellulare, si spera che la cellula matura possa trasformarsi in un agente terapeutico per la terapia con cellule staminali“.

Il dottor Huang afferma inoltre: “Le NSC sono sottoposte a “massaggio fisico” quando entrano in contatto fisiologico con la matrice che abbiamo sviluppato, grazie al design appropriato e alla scelta dei materiali e della struttura della matrice, il “massaggio fisico” assomiglia all’agopuntura della medicina cinese tecnica che fa sì che le cellule si differenziano in cellule funzionali che sono urgentemente richieste nella terapia di sostituzione cellulare per curare malattie neurodegenerative, e tumori. E’ importante, il massaggio fisico, che riduce al minimo l’uso di fattori di crescita e dovrebbe ridurre sostanzialmente il rischio di carcinogenesi in test clinici.

Il professor coautore Ken Yung puntualizza: “La nuova matrice consente agli scienziati di coltivare NSC adottando il metodo usuale, tuttavia con l’ulteriore vantaggio di escludere dal processo composti organici (come la polisina e la poliornitina), riducendo così il potenziale rischio di carcinogenesi o infiammazione in terapia con cellule staminali. La matrice fornisce una piattaforma sicura per la ricerca sulle terapie con cellule staminali utilizzando l’ultima e innovativa nanotecnologia, oltre a favorire lo sviluppo della medicina rigenerativa“.
La domanda di brevetto è stata presentata all’Esposizione Internazionale delle invenzioni di Ginevra tenutasi in Svizzera dall’11 al 15 Aprile 2018.

Growth Factor-Free Proliferation and Differentiation of Neural Stem Cells on Inorganic Extracellular Nanomatrices – US PAtent: 15/600,808 May 22, 2017

Fonti: ACN Newswire – Hong Kong Baptist University

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Globuli del sangue trasformati in neuroni funzionali.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2018

Le cellule immunitarie umane nel sangue possono essere convertite direttamente in neuroni funzionali in laboratorio in circa tre settimane con l’aggiunta di solo quattro proteine, a scoprirlo i ricercatori della Stanford University School of Medicine.
La trasformazione non richiede alle cellule di entrare per la prima volta in uno stato chiamato pluripotenza, ma avviene invece attraverso un processo più diretto chiamato transdifferenziazione.

La conversione avviene con efficienza relativamente alta – generando fino a 50.000 neuroni da 1 millilitro di sangue – e può essere ottenuta con campioni di sangue freschi o precedentemente congelati e conservati, il che aumenta enormemente le opportunità per lo studio di disturbi neurologici come la schizofrenia e l’autismo.

transdifferenziazione

Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” – PNAS, il prof. Marius Wernig e il suo team si sono concentrati su cellule immunitarie altamente specializzate chiamate cellule T che circolano nel sangue. Le cellule T ci proteggono dalle malattie riconoscendo e uccidendo cellule infette o cancerose. “È piuttosto scioccante quanto sia semplice convertire le cellule T in neuroni funzionali in pochi giorni” – afferma Wernig.

I neuroni umani risultanti non sono perfetti. Non hanno la capacità di formare sinapsi mature, o connessioni, l’una con l’altra. Ma sono in grado di svolgere le principali funzioni fondamentali dei neuroni, i ricercatori sono fiduciosi che saranno in grado di ottimizzare ulteriormente la tecnica in futuro. “Ora abbiamo un modo per studiare direttamente la funzione neuronale di, in linea di principio, centinaia di persone con schizofrenia e autismo” – conclude il prof. Wernig.

Leggi abstract dell’articolo:
Transdifferentiation of human adult peripheral blood T cells into neurons
Koji Tanabe, Cheen Euong Ang, Soham Chanda, Victor Hipolito Olmos, Daniel Haag, Douglas F. Levinson, Thomas C. Südhof, and Marius Wernig
PNAS June 4, 2018. 201720273; published ahead of print June 4, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1720273115

Fonte: Stanford University School of Medicine.

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Cancro al cervello: scoperto un enzima che blocca la crescita.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

Un team di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois, coordinati dal professore di Patologia Subhas Mukherjee, hanno scoperto studiando una sottopopolazione di cellule contenute nel tumore chiamate Cellule Staminali del Glioma(GSC) – un tipo di autorigenerante cancro cellule staminali che controlla la crescita dei tumori – che queste cellule contengono alti livelli di un enzima chiamato CDK5.
Bloccando questo enzima, i ricercatori mostrano nel loro nuovo studio, impedisce al glioblastoma di crescere e inibisce le capacità autorigeneranti delle GSC.

CDK5
Glioblastoma cells (orange) spread throughout a fly brain (normal cells in blue), used to model human cancer.

Già in precedenza il team aveva rivelato che il silenziamento del gene che codifica per CDK5 diminuiva le dimensioni del tumore e il numero di GSC. Nel nuovo studio il team approfondisce ulteriormente il processo di ricerca, affermando: “Abbiamo iniziato a eseguire test nel nostro laboratorio e abbiamo scoperto che CDK5 promuove un alto livello di Cellule Staminali del Glioma, quindi proliferano e crescono di più”.

Successivamente, i ricercatori hanno applicato un inibitore CDK5 alle cellule di glioblastoma umano. Ciò ha impedito ai tumori di crescere e ha causato la perdita delle staminali del Glioma, rendendo più difficile il loro rigenerarsi.
L’idea è di uccidere i resti e delle cellule staminali di glioma dopo la chemioterapia“, dice Mukherjee. “Quelle sono le cellule che persistono e causano la ricorrenza. Stiamo già lavorando alla progettazione di un farmaco inibitore“.

Leggi il full text dell’articolo:
CDK5 Inhibition Resolves PKA/cAMP-Independent Activation of CREB1 Signaling in Glioma Stem Cells
Subhas Mukherjee, Carol Tucker-Burden, Emily Kaissi, Austin Newsam, Hithardhi Duggireddy, Monica Chau, Changming Zhang, Bhakti Diwedi, Manali Rupji, Sandra Seby, Jeanne Kowalski, Jun Kong, Renee Read, Daniel J. Brat.
Cell Reports Volume 23, Issue 6, p1651–1664, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.04.016

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois

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Staminali: Muscoli rigenerati grazie a cellule riprogrammate.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Gli scienziati dell’Harvard Stem Cell Institute coordinati dal prof. Konrad Hochedlinger, hanno sviluppato un approccio semplice e robusto per riprogrammare direttamente le cellule mature della pelle in cellule muscolari immature. Combinando l’espressione transitoria di una proteina chiamata MyoD e il trattamento con tre piccole molecole, i ricercatori hanno trasformato le cellule della pelle del topo in cellule progenitrici miogeniche indotte (iMPC). Queste cellule si sono propagate estensivamente e hanno condiviso proprietà molecolari e funzionali chiave con le cellule staminali del muscolo scheletrico.

hochedlinger
This image shows iMPCs stained for markers of muscle stem, progenitor and differentiated cells. iMPCs recapitulate muscle differentiation in a dish. CREDIT Ori Bar-Nur and Mattia Gerli

Come descritto sulla rivista “Stem Cell Reports”, una volta trapiantate in topi con ferite alle zampe, le iMPC si sono inserite correttamente nel tessuto danneggiato, contribuendo a sostenere la rigenerazione muscolare.

Ora il progetto dei ricercatori è studiare più approfonditamente il processo di riprogrammazione cellulare a livello molecolare e di raffinare il protocollo sperimentale per generare più popolazioni omogenee di cellule staminali e progenitrici muscolari, invece di miscele contenenti cellule muscolari mature, come fatto finora. In caso di successo, la riprogrammazione cellulare potrebbe essere usata per studiare malattie gravemente invalidanti come la distrofia muscolare.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Direct Reprogramming of Mouse Fibroblasts into Functional Skeletal Muscle Progenitors
Bar-Nur and Gerli ……… Konrad Hochedlinger.
Stem Cell Reports Volume 10, Issue 5, p1505–1521, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stemcr.2018.04.009

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Terapia genica contro la beta talassemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston per la prima volta la terapia genica viene sperimentata su un numero abbastanza vasto di persone e può quindi uscire dalla fase sperimentale per diventare una cura. Un addio alle trasfusioni per le persone con beta talassemia.


LentiGlobin. Gene Therapy for Beta Thalassemia. Bluebird Bio

La beta talassemia, o anemia mediterranea, è una malattia genetica che impedisce di produrre una componente chiave dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue, che e nelle forme più gravi costringe ogni mese ad affrontare trasfusioni di sangue, a volte fin dall’infanzia, e trattamenti per rimuovere il ferro che si accumula nell’organismo.

La sperimentazione, iniziata nel 2013 è stata condotta in 6 centri tra Stati Uniti (14 pazienti), Francia (4 pazienti), Thailandia (2 pazienti) e Australia (2 pazienti), su 22 malati di età compresa fra 12 e 35 anni. Di questi, 15 non hanno più avuto bisogno delle trasfusioni, mentre per gli altri la frequenza si è ridotta del 73%.

Nella terapia genica sono state utilizzate le cellule staminali degli stessi pazienti, precedentemente trattate in laboratorio: un virus della famiglia dei lentivirus (LentiGlobin BB305), reso inoffensivo, ha permesso di sostituire il gene difettoso responsabile della malattia con il gene sano (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy in Patients with Transfusion-Dependent β-Thalassemia
Alexis A. Thompson, M.D., M.P.H., Mark C. Walters… et al.
N Engl J Med 2018; 378:1479-1493 April 19, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1705342

ClinicalTrials.gov numbers, NCT01745120 and NCT02151526

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EDITORIAL – APR 19, 2018
Gene Therapy as a Curative Option for β-Thalassemia
A. Biffi

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Un marker per cellule staminali tumorali.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

Le cellule staminali tumorali sono particolarmente importanti nella formazione e nella metastasi dei tumori. Gli scienziati hanno ora sviluppato una sonda fluorescente universale per individuare queste “cellule staminali tumorali“.
Le “cellule staminali tumorali“, note anche come cellule che iniziano il tumore (Tumor initiating cells (TICs)), sembrano causare le ricadute dopo la radioterapia e la chemioterapia perché basta anche un singolo TIC sopravvissuto per causare la crescita di un nuovo tumore.

Tic

Un team di ricercatori dell’Agency for Science Technology and Research (A*STAR) in Singapore, Pohang University of Science and Technology in Korea, ed altre organizzazioni di ricerca in Singapore e Korea hanno realizzato una “sonda” che contraddistingue queste cellule staminali cancerose rendendole visibili. Le cellule sane e le cellule tumorali “normali” non erano marcate.
Ad alte concentrazioni, il colorante mostra anche una notevole citotossicità verso il TIC.

La sonda, chiamata TiY, riconosce la vimentina, che è una molecola presente nel citoscheletro. La vimentina è più concentrata nelle cellule epiteliali quando si trasformano in cellule mesenchimali. Queste nella trasformazione perdono la loro polarità e si liberano dalla struttura molecolare. La sonda potrebbe essere uno strumento prezioso per la visualizzazione e isolamento del TIC e può aiutare nello sviluppo di trattamenti tumorali mirati a zone concentrate con vimentina, inibendo così le ricadute.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of Tumor Initiating Cells with a Small‐Molecule Fluorescent Probe by Using Vimentin as a Biomarker
Dr. Yong‐An Lee Dr. Jong‐Jin Kim Dr. Jungyeol Lee Jia Hui Jane Lee Dr. Srikanta Sahu Dr. Haw‐Young Kwon Dr. Sung‐Jin Park Se‐Young Jang Dr. Jun‐Seok Lee … et al.
Angewandte Chemie First published: 26 January 2018 https://doi.org/10.1002/anie.201712920

Fonte: e-cancer.gov

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Scoperto l’ormone che provoca l’epilessia.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

Il gruppo di ricerca costituito dal Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, e il Laboratorio di Neurogenetica e Neuroscienze dell’Istituto Giannina Gaslini ha eseguito uno studio multidisciplinare che riproduce in laboratorio i meccanismi di una patologia genetica neurologica partendo da cellule cutanee di pazienti.

In particolare lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Brain“, dimostra che mutazioni di un particolare gene, il gene PRRT2, causano l’inattivazione della proteina corrispondente, da cui deriva la maggior eccitabilità dei neuroni, responsabile di manifestazioni come epilessia, discinesie o emicrania presentate dai pazienti.

scoperta-epilessia

I risultati sono stati raggiunti grazie alle tecniche di riprogrammazione cellulare che hanno permesso di trasformare cellule ottenute dalla cute di pazienti affetti da questa patologia in neuroni dotati del corredo genico individuale di ciascun paziente.
Riprogrammare le cellule in laboratorio significa spegnere geni specifici che conferiscono alle cellule una determinata funzione nell’organismo, ad esempio cellule della cute, riportandole in uno stadio di cellule staminali dal quale, mediante l’accensione di altri geni, possono assumere una nuova identità, ad esempio quella di una cellule nervose.

La riprogrammazione cellulare favorisce l’individuazione di strategie terapeutiche sempre più precise e personalizzate per la cura di patologie anche complesse come quelle genetiche e a carico di cellule relativamente inaccessibili come quelle del sistema nervoso centrale

Leggi abstract dell’articolo:
PRRT2 controls neuronal excitability by negatively modulating Na + channel 1.2/1.6 activity
Floriana Fruscione, Pierluigi Valente, Bruno Sterlini, Alessandra Romei, Simona Baldassari …
Brain, Volume 141, Issue 4, 1 April 2018, Pages 1000–1016, https://doi.org/10.1093/brain/awy051

Fonte: Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia – Genova

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Staminali embrionali ridanno la vista a pazienti con degenerazione maculare.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Una donna di 60 anni e un uomo di 80 sono i primi ad aver sperimentato la nuova tecnica per la correzione della degenerazione maculare senile. Un tessuto ricoperto di staminali embrionali è stato inserito nel retro dell’occhio. I risultati sono molto incoraggianti ma bisogna aspettare di conoscere gli effetti a lungo termine.

elderly

La procedura è stata fatta all’interno del London Project to Cure Blindness dai ricercatori del Moorfields Eye Hospital ed è stata descritta su Nature Biotechnology.
I pazienti erano affetti dalla forma “umida” della degenerazione maculare, una condizione provocata da un’improvvisa perdita di vasi sanguigni nell’occhio che può distruggere le cellule dell’epitelio pigmentato sulla macula, parte fondamentale della retina.

L’impianto con cellule staminali è stato in grado di ripristinare la visione centrale consentendo ai due pazienti non solo di leggere, ma di vedere dettagli di un mondo che poco prima appariva come una confusa macchia grigia. La riuscita dell’intervento è stata valutata con una serie di test sulla visione.

Gli scienziati, nonostante il numero esiguo di pazienti (fase I – Clinicaltrials.gov: NCT01691261) sono convinti che entro cinque anni questo tipo di intervento possa diventare comune come un’operazione alla cataratta. La nuova tecnica è stata testata su pazienti con la forma “umida” di degenerazione maculare e non si sa se sia ugualmente efficace in chi è affetto dalla forma “secca” che è la più comune.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell–derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration
Lyndon da Cruz, Kate Fynes[…]Peter J Coffey
Nature Biotechnology Published:19 March 2018 doi:10.1038/nbt.4114

Mandai, M. et al. Autologous induced stem-cell-derived retinal cells for macular degeneration. N. Engl. J. Med. 376, 1038–1046 (2017).

Clinicaltrials.gov: NCT01691261

Fonte: Moorfields Eye Hospital

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Menopausa precoce: staminali ringiovaniscono le ovaie.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2018

I ricercatori dell’Università dell’Illinois Chicago, grazie ad una terapia a base di cellule staminali sono riusciti a ringiovanire le ovaie di due donne che soffrivano di menopausa precoce (premature ovarian insufficiency (POI)).
Le cellule sono state prelevate dalle stesse donne per essere poi iniettate per la prima volta direttamente nelle ovaie delle pazienti con una tecnica innovativa. Grazie a tale terapia a base di staminali, i sintomi della menopausa nelle due donne sono stati alleviati e a sei mesi dall’iniezione le donne hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale (ROSE clinical trial).

Le cellule staminali mesenchimali impiegate sono state ricavate dal midollo osseo delle stesse pazienti e poi iniettate direttamente dentro solo una delle due ovaie, mentre l’altra è stata usata come test di controllo. E’ la prima volta che le staminali vengono iniettate direttamente nelle ovaie.
Nelle due pazienti il livello di estrogeni è aumentato tre mesi dopo le iniezioni e l’effetto è durato per almeno un anno“, afferma Ayman Al-Hendy,  Professore di Ginecologia e Director of Translational Research presso l’University of Illinois a Chicago.
Le immagini a ultrasuoni delle ovaie trattate hanno mostrato un aumento significativo delle loro dimensioni, rispetto a quelle non trattate. Le due pazienti hanno finora tollerato la terapia molto bene, senza complicazioni o effetti collaterali“.

E’ indubbio che nonostante i risultati siano stati più che positivi c’è bisogno di ulteriori studi a conferma della sperimentazione. A breve partirà una sperimentazione su 33 donne.

Approfondimenti:
Human Mesenchymal Stem Cells Partially Reverse Infertility in Chemotherapy-Induced Ovarian Failure.
Mohamed SA, Shalaby SM, Abdelaziz M, Brakta S, Hill WD, Ismail N, Al-Hendy A.
Reprod Sci. 2018 Jan;25(1):51-63. doi: 10.1177/1933719117699705. Epub 2017 May 1.

ROSE clinical trial

Fonte: Endocrine Society

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Staminali dei denti per riparare osso e legamento ‘erosi’ da parodontite.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Cellule staminali presenti nei denti potrebbero divenire una soluzione per ricostruire i tessuti della bocca persi a causa della parodontite, ovvero l’osso “alveolare” che circonda i denti e il legamento parodontale (la struttura che si interpone tra radice del dente ed osso), il tutto con una tecnica di microchirurgia estremamente poco invasiva.

PRD

Ad affermarlo uno studio pilota condotto per ora sui primi 11 pazienti dal Prof. Mario Aimetti Presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Lo studio è stato pubblicato su “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry“.

Il processo è semplice, in genere le staminali si isolano dalla polpa di un dente che deve essere estratto per diversi motivi (ad esempio un dente del giudizio) e poi, in condizioni sterili e sostenute da ‘spugnette’ di collagene che si riassorbe, le staminali si innestano a livello dei tessuti parodontali danneggiati da ricostruire.

Le staminali, probabilmente favorite anche dal microambiente dove sono state innestate, hanno dimostrato la capacità di rigenerare i tessuti nell’arco di 12 mesi. “Evidenziamo clinicamente e con radiografie una rigenerazione dell’osso intorno ai denti – precisa Aimetti. “Naturalmente siamo ancora in una fase di studio iniziale con diversi aspetti da chiarire e attualmente stiamo svolgendo un’altra sperimentazione clinica su più pazienti”. 

Leggi l’abstract dell’articolo:
Regenerative Treatment of Periodontal Intrabony Defects Using Autologous Dental Pulp Stem Cells: A 1-Year Follow-Up Case Series
Mario Aimetti, MD, DDS/Francesco Ferrarotti, DDS/Mara Noemi Gamba, DDS/Marta Giraudi, DDS/Federica Romano, DDS
The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry Volume 38 , Issue 1 January/February 2018 Pages 51–58 DOI: 10.11607/prd.3425

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La rimozione del ferro come potenziale terapia contro il cancro

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2018

I ricercatori della Okayama University – Japan, riportano sulla rivista “Oncotarget” un metodo promettente per colpire le cellule staminali tumorali (CSC) che causano la crescita tumorale e la recidiva del cancro. L’approccio prevede la somministrazione di molecole che catturano il ferro, un sovraccarico è già noto essere una potenziale causa di cancro.

Ferro-CSC
Iron chelators Deferasirox and Deferoxamine (DFO) suppress the expression of stemness marker. 5-FU, ordinary anti-cancer drug, did not inhibited. Credit: Okayama University

Il dott. Ohara e colleghi hanno dapprima confermato che in vitro una fornitura di ferro porta alla proliferazione di cellule staminali tumorali (CSC) e alla persistenza della loro staminalità. Hanno anche scoperto che i chelanti del ferro (composti organici che si legano a metalli particolari, in questo caso ferro) inducevano l’apoptosi (un processo altamente regolato che porta alla morte cellulare). Gli scienziati hanno anche studiato l’effetto del deferasirox e della deferossamina, due chelanti del ferro, sulla staminalità delle CSC ed hanno osservato che l’espressione dei marcatori di staminalità è stata soppressa – prove indirette della perdita di staminali. Attraverso la chelazione (tipo di legame tra ioni metallici e molecole), gli atomi di ferro sono isolati e potenzialmente “neutralizzati“.

Gli scienziati hanno dimostrato che l’esaurimento controllato del ferro nei tumori è una promettente strategia per il targeting delle staminali tumorali.

Ricordiamo che le CSC sono resistenti alla radio e alla chemioterapia e si ritiene giochino un ruolo importante nelle metastasi e nella recidiva del cancro.

Leggi abstract dell’articolo
Iron depletion is a novel therapeutic strategy to target cancer stem cells
Takayuki Ninomiya, Toshiaki Ohara, Kazuhiro Noma, Yuki Katsura, Ryoichi Katsube, Hajime Kashima, Takuya Kato, Yasuko Tomono, Hiroshi Tazawa, Shunsuke Kagawa, Yasuhiro Shirakawa, Fumiaki Kimura, Ling Chen, Tomonari Kasai, Masaharu Seno, Akihiro Matsukawa, Toshiyoshi Fujiwara
Oncotarget. 2017; 8:98405-98416. https://doi.org/10.18632/oncotarget.21846

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Cellule staminali neurali per riparare le lesioni del midollo spianale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 27, 2018

Guidati dai ricercatori dell’University of California, San Diego School of Medicine, un team eterogeneo di neuroscienziati e chirurghi ha trapiantato con successo cellule progenitrici neurali derivate da midollo spinale umano (NPC) in scimmie rhesus con lesioni del midollo spinale. Gli innesti non solo sono andati a buon fine, ma hanno creato centinaia di migliaia di assoni e sinapsi umane, con conseguente miglioramento della funzione degli arti anteriori nelle scimmie.

tuszynski_graft_axons
Large numbers of human, green fluorescent protein-expressing axons emerge from a lesion/graft site and grow caudally in linear arrays. Many axons travel along the interface (indicated by arrows) between spinal cord white matter (nerve fibers covered with myelin) and spinal cord gray matter (nerves without the whitish myelin sheathing). Image courtesy of Mark Tuszynski, UC San Diego School of Medicine.

I risultati degli esperimenti pubblicati sulla rivista  Nature Medicine rappresentano un passo significativo nella traduzione di un lavoro simile e precedente nei roditori e ci si avvicina alle sperimentazioni cliniche umane; un potenziale rimedio per le lesioni del midollo spinale nelle persone.

Il prof. Tuszynski e i suoi collaboratori hanno superato una serie di difficoltà metodologiche specifiche per i primati per arrivare a questi risultati. Due settimane dopo la lesione iniziale (un periodo destinato a rappresentare il tempo necessario per una persona ferita per stabilizzarsi dal punto di vista medico durante la terapia con cellule staminali neurali), i ricercatori hanno innestato 20 milioni di NPC nelle lesioni delle scimmie, supportate da un cocktail di fattori di crescita e farmaci immunosoppressori.

Dopo nove mesi gli innesti sono cresciuti, esprimendo marcatori neurali chiave e inviando centinaia di migliaia di assoni – le fibre attraverso cui le cellule nervose conducono segnali ad altre cellule nervose – attraverso il sito della lesione fino alle cellule e ai tessuti non danneggiati. I ricercatori hanno notato che le scimmie hanno iniziato a mostrare un parziale recupero del movimento nei loro arti anteriori colpiti.

In particolare, il team ha documentato la rigenerazione degli assoni corticospinali, che sono essenziali per il movimento volontario negli esseri umani, nei siti delle lesioni – si tratta della prima documentazione conosciuta in un modello di primate.

Leggi abstract dell’articolo:
Restorative effects of human neural stem cell grafts on the primate spinal cord
Ephron S Rosenzweig, John H Brock[…]Mark H Tuszynski
Nature Medicine 26 February 2018

Fonte: University of California, San Diego School of Medicine

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Le cellule staminali pluripotenti indotte come vaccino contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su febbraio 16, 2018

Le cellule staminali pluripotenti indotte, o cellule iPS, sono una pietra miliare della medicina rigenerativa. Fuori dal corpo, possono essere convertite a diventare diversi tipi di cellule e tessuti che possono aiutare a riparare i danni causati da traumi o malattie. Ora, uno studio sui topi dell’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine Stanford University School of Medicine suggerisce un altro uso per le cellule iPS: addestrare il sistema immunitario ad attaccare o persino a prevenire i tumori.

Come spiegano i ricercatori, il vantaggio principale dell’utilizzo di intere iPSC è che il vaccino non deve più identificare l’antigene perfetto per il bersaglio in uno specifico tipo di cancro. “Il vaccino ha quasi “innescato” il sistema immunitario dei roditori per sradicare le cellule tumorali“, spiega il prof. Joseph C. Wu. “Quello che ci ha sorpreso di più è stata l’efficacia del vaccino iPSC nel riattivare il sistema immunitario per colpire il cancro“.

Kooreman
This visual abstract depicts how cancer immunity against multiple types of cancer can be achieved using an easily generable iPSC-based cancer vaccine. This immunity is based on overlapping epitopes between iPSCs and cancer cells and can also be achieved by reactivating the immune system as an adjuvant. Credit: Kooreman and Kim et al./Cell Stem Cell

I risultati pubblicati sulla rivista “Cell Stem Cell” suggeriscono che potrebbe un giorno essere possibile vaccinare un individuo con le proprie cellule iPS per proteggersi dallo sviluppo di molti tipi di cancro.

Ora i ricercatori vorrebbero studiare se l’approccio funziona in campioni di tumori umani e cellule immunitarie in un ambiente di laboratorio. In caso di successo, immaginano un futuro in cui le persone possano ricevere un vaccino composto dalle proprie cellule iPS come mezzo per prevenire lo sviluppo dei tumori mesi o anni dopo.

Anche se resta ancora molto da fare, il concetto stesso è piuttosto semplice“, ha detto il prof. Joseph C. Wu. “Prenderemo il tuo sangue, creeremo le cellule iPS e quindi inietteremo le cellule per prevenire futuri tumori. Sono molto entusiasta delle possibilità future.

Leggi abstract dell’articolo:
Autologous iPSC-Based Vaccines Elicit Anti-tumor Responses In Vivo
Nigel G. Kooreman, Youngkyun Kim, Patricia E. de Almeida, Vittavat Termglinchan, Sebastian Diecke, Ning-Yi Shao, Tzu-Tang Wei, Hyoju Yi, Devaveena Dey, Raman Nelakanti, Thomas P. Brouwer, David T. Paik, Idit Sagiv-Barfi, Arnold Han, Paul H.A. Quax, Jaap F. Hamming, Ronald Levy, Mark M. Davis, Joseph C. Wu.
Cell Stem Cell Published: February 15, 2018 – DOI: https://doi.org/10.1016/j.stem.2018.01.016

Fonte:  Stanford University School of Medicine

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Creato tessuto renale funzionante.

Posted by giorgiobertin su febbraio 12, 2018

Gli scienziati del Medical Research Council e dal Kidney Research UK, hanno prodotto con successo tessuto renale umano all’interno di un organismo vivente che è in grado di produrre urina, una novità per la scienza medica.

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Lo studio pubblicato sulla rivista “Stem Cell Reports” rappresenta una pietra miliare significativa nello sviluppo del trattamento per le malattie renali.
I reni glomeruli – parti costituenti microscopiche dell’organo – sono stati generati da cellule staminali embrionali umane coltivate in piatti di coltura in laboratorio contenenti un brodo nutriente noto come terreno di coltura, contenente molecole per promuovere lo sviluppo dei reni. Sono stati combinati con una sostanza simile al gel, che fungeva da tessuto connettivo naturale – e poi iniettati sotto la pelle dei topi. Dopo tre mesi, da un esame del tessuto si è potuto stabilire che i nefroni: le microscopiche unità strutturali e funzionali del rene si erano formate ed erano funzionanti.

C’è ancora molto da imparare: basandoci sulla nostra generazione di unità di filtrazione del rene, dobbiamo ora dedicarci allo sviluppo di una via di uscita per l’urina e un modo per fornire questa tecnologia ai reni malati” – afferma il Professor Woolf della Nefrologia Pediatrica presso il Royal Manchester Children’s Hospital dell’Università di Manchester.

Scarica e leggi il dfull text dell’articolo:
Generation of Functioning Nephrons by Implanting Human Pluripotent Stem Cell-Derived Kidney Progenitors
Ioannis Bantounas, Parisa Ranjzad, Faris Tengku, Edina Silajdžić, Duncan Forster, Marie-Claude Asselin, Philip Lewis, Rachel Lennon, Antonius Plagge, Qi Wang, Adrian S. Woolf, Susan J. Susan J. Kimber
Stem Cell Reports Published Online: February 08, 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stemcr.2018.01.008

Fonte: Università di Manchester.

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Scoperto un nuovo grave fattore di rischio per infarto e ictus.

Posted by giorgiobertin su febbraio 3, 2018

Si chiama in sigla CHIP (Clonal Hematopoiesis of indeterminate potential – ematopoiesi clonale dal potenziale indeterminato) ed è un nuovo fattore di rischio, una delle principali cause di infarto e ictus fulminanti e mortali. Si tratta in sostanza di una mutazione di alcune cellule staminali che andrebbe ad aumentare il rischio di trovarsi in queste spiacevoli circostanze addirittura del 40-50%.

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A colored scanning electron micrograph of a bone marrow stem cell. Scientists have learned that an accumulation of mutated stem cells in bone marrow dramatically increases a person’s risk of dying from a heart attack or stroke. Credit SPL/Science Source

Secondo gli esperti che hanno individuato la mutazione (più gruppi di ricerca indipendenti), infatti, il CHIP sarebbe addirittura un fattore di rischio più pericoloso del colesterolo alto. Secondo gli esperti si tratta di una scoperta di fondamentale importanza in campo cardiologico addirittura al pari di quella delle statine utili proprio ad abbassare il colesterolo.

Come ha dichiarato il professore Kenneth Walsh, University of Virginia School of Medicine, che dirige il centro di biologia ematovascolare:
Sembra che ci siano solo due tipi di persone nel mondo: quelle che presentano emopoiesi clonale e quelle che stanno per sviluppare l’emopoiesi clonale“.

Gli esperti come riportato sulla rivista “N Engl J Med“, ritengono infatti che le mutazioni siano acquisite, non ereditate e ciò probabilmente a causa dell’esposizione a tossine come il fumo di sigaretta e altri inquinanti. I pazienti hanno dunque poche possibilità di difendersi. Per ora i medici sconsigliano i test per valutare la presenza di CHIP, dal momento che non c’è nulla di specifico da fare per poter ridurre l’aumento dei rischi di malattie cardiache.
Il dottor Ebert, tra l’altro, ritiene plausibile che il CHIP possa essere coinvolto in altre malattie infiammatorie come ad esempio l’artrite.

Leggi abstracts degli articoli:
Clonal Hematopoiesis and Risk of Atherosclerotic Cardiovascular Disease
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pradeep Natarajan….. Sekar Kathiresan, M.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2017; 377:111-121 DOI: 10.1056/NEJMoa1701719

Age-Related Clonal Hematopoiesis Associated with Adverse Outcomes
Siddhartha Jaiswal, M.D., Ph.D., Pierre Fontanillas, Ph.D………….David Altshuler, M.D., Ph.D., and Benjamin L. Ebert
N Engl J Med 2014; 371:2488-2498 DOI: 10.1056/NEJMoa1408617

EDITORIAL
CHIP-ping Away at Atherosclerosis
John F. Keaney, Jr., M.D.
N Engl J Med 2017; 377:184-185 DOI: 10.1056/NEJMe1706173

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La carenza di vitamina B2 mette le cellule staminali del cancro “in letargo”.

Posted by giorgiobertin su febbraio 1, 2018

Le cellule staminali del cancro possono essere messe “in ibernazione” da un farmaco poco conosciuto chiamato difenilenodonio – o DPI – secondo i ricercatori dell’University of Salford, Greater Manchester, nel Regno Unito.
DPI inibisce efficacemente le cellule staminali del cancro [cancer stem cells (CSCs)], prevenendone la proliferazione.


Cancer stem cells put into hibernation by Salford Research

La scoperta è significativa perché il farmaco bersaglia i mitocondri delle cellule tumorali e blocca la propagazione delle cellule staminali tumorali senza causare gli effetti collaterali tossici normalmente associati alla chemioterapia più convenzionale.
Riferendo i risultati degli esperimenti sulla rivista “Aging“, il team ha osservato che l’aggiunta di DPI a una popolazione mista di cellule ha eliminato il tumore che iniziava dalle cellule staminali tumorali.

Gli autori descrivono come DPI bersaglia più di 90 enzimi proteici che alimentano i mitocondri e aiutano a generare l’energia della cellula. In particolare, DPI funziona come un inibitore della vitamina B2 – Riboflavina – affamando le cellule dell’energia.

La nostra osservazione è che DPI sta attaccando selettivamente le cellule staminali del cancro, creando efficacemente una carenza vitaminica […]. In altre parole, spegnendo la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro, stiamo creando un processo di ibernazione” – afferma il professore Michael Lisanti.
I risultati sono particolarmente significativi data la terribile necessità di terapie antitumorali non tossiche e dei gravi effetti collaterali della chemioterapia convenzionale.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Targeting flavin-containing enzymes eliminates cancerstem cells (CSCs), by inhibiting mitochondrial respiration: Vitamin B2(Riboflavin) in cancer therapy.
Ozsvari B, Bonuccelli G, Sanchez-Alvarez R, Foster R,Sotgia F, Lisanti MP.
Aging (Albany NY). 2017 Dec 16;9(12):2610-2628 https://doi.org/10.18632/aging.101351

Fonte: Università di Salford,

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Riprogettate le cellule immunitarie innate per combattere la tubercolosi.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2018

I ricercatori del McGill University Health Centre (RI-MUHC) sono riusciti a riprogrammare – o “allenare” – le cellule immunitarie per uccidere la tubercolosi.

L’attuale vaccino BCG disponibile non è efficace: gli attuali trattamenti antibiotici sono tossici e hanno portato ad una generazione di ceppi resistenti alla TB. L’era degli antibiotici si sta avvicinando alla fine, siamo seriamente in difficoltà con questa malattia se non troviamo un approccio alternativo”, afferma il prof. Maziar Divangahi.

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Il sistema innato – attraverso le cellule staminali del midollo osseo – mobilita i macrofagi, che sono un tipo di globuli bianchi che inghiotte e uccide batteri invasori come Mycobacterium tuberculosis (Mtb) che causa la tubercolosi. Sono i primi soccorritori del sistema immunitario. Il batterio disarma il programma di uccisione dei macrofagi e li usa come una sorta di “santuario” per replicare e crescere.
Siamo stati in grado di riprogrammare o “educare” le cellule staminali a proliferare e generare macrofagi uccidendo la tubercolosi” – afferma il prof. Divangahi.

Ci vuole molta cautela affermano i ricercatori; “Questa è solo la punta dell’iceberg e sono necessarie ulteriori ricerche per sfruttare appieno il potere delle cellule staminali nell’immunità contro le malattie infettive“.

Leggi il full text dell’articolo:
BCG educates hematopoietic stem cells to generate protective innate immunity against tuberculosis
Eva Kaufmann, Joaquin Sanz, Jonathan L. Dunn, Nargis Khan, Laura E. Mendonça, Alain Pacis, Fanny Tzelepis, Erwan Pernet, Anne Dumaine, Jean-Christophe Grenier, Florence Mailhot-Léonard, Eisha Ahmed, Jad Belle, Rickvinder Besla, Bruce Mazer, Irah L. King, Anastasia Nijnik, Clinton S. Robbins, Luis B. Barreiro, and Maziar Divangahi,
Cell published Jan. 11, 2018, DOI: 10.1016/j.cell.2017.12.031

Fonte:  McGill University Health Centre (RI-MUHC)

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Dalle staminali create cellule che danno il senso del tatto.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2018

I ricercatori dell’Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research presso UCLA (University of California) hanno, per la prima volta, convinto le cellule staminali umane a diventare interneuroni sensoriali, le cellule che ci danno il senso del tatto. Il nuovo protocollo potrebbe essere un passo avanti verso terapie basate sulle cellule staminali per ripristinare la sensazione nelle persone paralizzate che hanno perso la sensibilità in alcune parti del loro corpo.

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Human embryonic stem cell-derived neurons (green) showing nuclei in blue. Left: with retinoic acid added. Right: with retinoic acid and BMP4 added, creating proprioceptive sensory interneurons (pink).

Gli interneuroni sensoriali, una classe di neuroni del midollo spinale, sono responsabili di trasmettere informazioni da tutto il corpo al sistema nervoso centrale, che consente il senso del tatto. La mancanza di un senso del tatto colpisce molto le persone che sono paralizzate.

Quando i ricercatori hanno aggiunto una specifica proteina morfogenetica dell’osso chiamata BMP4, così come un’altra molecola di segnalazione chiamata acido retinoico, alle cellule staminali embrionali umane, hanno ottenuto una miscela di due tipi di interneuroni sensoriali. Gli interneuroni sensoriali DI1 danno alla gente la propria percezione – la sensazione di dove il loro corpo è nello spazio – e gli interneuroni sensoriali dI3 consentono loro di provare un senso di pressione.

Il gruppo sta attualmente impiantando i nuovi interneuroni sensoriali dI1 e dI3 nei midolli spinali dei topi per capire se le cellule si integrano nel sistema nervoso e diventano pienamente funzionali.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Deriving Dorsal Spinal Sensory Interneurons from Human Pluripotent Stem Cells
Sandeep Gupta, Daniel Sivalingam, Samantha Hain, Christian Makkar, Enrique Sosa, Amander Clark, Samantha J. Butler
Stem Cell Reports Published Online: January 11, 2018 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2017.12.012

Fonte: Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research presso UCLA

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Creati muscoli umani artificiali da cellule della pelle.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2018

I ricercatori della Duke University in North Carolina hanno creato con successo muscoli umani artificiali in laboratorio dalle cellule staminali pluripotenti indotte. Sono piccoli ma perfettamente funzionanti e rispondono effettivamente alle stimolazioni nervose.
La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Nature Communications“.


Human Muscle Grown from Skin Cells

A partire da cellule staminali pluripotenti che non sono cellule muscolari, ma possono diventare tutte le cellule esistenti nel nostro corpo, abbiamo coltivato un numero illimitato di cellule progenitrici miogeniche“, ha affermato Nenad Bursac, professore di ingegneria biomedica presso la Duke University. “Queste cellule progenitrici assomigliano a cellule staminali muscolari adulte chiamate “cellule satelliti” che possono teoricamente far crescere un intero muscolo a partire da una singola cellula.” video

Nello studio i ricercatori hanno utilizzato le cellule staminali pluripotenti indotte dall’uomo. Queste sono cellule prelevate da tessuti non muscolari adulti, come pelle o sangue, e riprogrammate per ritornare a uno stato primordiale. Le cellule staminali pluripotenti vengono poi coltivate mentre sono inondate da una molecola chiamata Pax7, che segnala alle cellule di iniziare a diventare muscoli.
Una matrice 3-D, ha permesso alle cellule di crescere e svilupparsi molto più velocemente e più a lungo rispetto agli approcci con cultura 2-D che sono più comunemente utilizzati”.

I ricercatori stanno ora perfezionando la loro tecnica per far crescere muscoli più robusti e iniziare a lavorare per sviluppare nuovi modelli di malattie muscolari rare.

Leggi il full text dell’articolo:
Engineering human pluripotent stem cells into a functional skeletal muscle tissue
Lingjun Rao, Ying Qian, Alastair Khodabukus, Thomas Ribar & Nenad Bursac
Nature Communications 9, Article number: 126 (2018) Published online:09 January 2018 doi:10.1038/s41467-017-02636-4

Fonte: Duke University in North Carolina

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L’alcol danneggia il DNA e aumenta il rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 3, 2018

Un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori del MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge ha rivelato il ruolo significativo dell’alcol nel causare danni al DNA nelle cellule staminali e quindi aumentare i rischi di cancro. Lo studio è stato finanziato da Cancer Research UK e i risultati sono stati pubblicati su Nature.

KJ Patel

Dai risultati dello studio, gli scienziati hanno osservato che l’acetaldeide, una sostanza chimica dannosa prodotta quando l’organismo tratta l’alcol, potrebbe rompere e danneggiare il DNA presente nelle cellule staminali del sangue, con conseguente riarrangiamento dei cromosomi e sequenze di DNA permanentemente alterate all’interno di queste cellule.
Gli scienziati hanno dimostrato che le nostre cellule sono protette contro queste aldeidi tossiche utilizzando un sistema di protezione a due livelli: gli enzimi che rimuovono queste aldeidi (tier-1) e la riparazione del DNA che corregge il danno che causano (tier-2).

Il professor Ketan  Patel ha dichiarato: “Il nostro studio evidenzia che non essere in grado di processare l’alcol in modo efficace può portare a un rischio ancora maggiore di danni al DNA correlati all’alcol e quindi a certi tumori. Ma è importante ricordare che l’alcol e i sistemi di riparazione del DNA non sono perfetti e l’alcol può ancora causare il cancro in modi diversi, anche nelle persone i cui meccanismi di difesa sono intatti“.

Leggi abstract dell’articolo:
Alcohol and endogenous aldehydes damage chromosomes and mutate stem cells
Juan I. Garaycoechea, Gerry P. Crossan[…]Ketan J. Patel
Nature Published online:03 January 2018 doi:10.1038/nature25154

Fonte: MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge

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La chemioterapia potrebbe favorire le staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su dicembre 26, 2017

Alcuni tumori sono difficili da combattere, anche con i farmaci di ultima generazione. Una nuova ricerca condotta dagli scienziati  tedeschi del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Immunologia del tumore presso il Charité-University Medical Center e il Max-Delbrück-Center for Molecular Medicine, entrambi a Berlino, Germania, getta luce su come la chemioterapia fornisce un rifugio sicuro per le cellule tumorali, aumentando la recidiva del cancro e la crescita nel lungo periodo.

senescence

La senescenza, scoperta più di 50 anni fa, si pensa sia uno stato di arresto irreversibile della crescita cellulare. Ciò significa che le cellule rimangono dove sono ma non crescono ulteriormente. La senescenza delle cellule cancerose indotta dalla chemioterapia, le pone in uno stato assimilabile al sonno prolungato, in quanto le cellule sono vive ma non si dividono.
Le cellule senescenti hanno perso la capacità di subire la divisione cellulare in modo permanente, sebbene possano essere metabolicamente pienamente attive“, scrive il professor Schosserer coordinatore dello studio. “Questo certamente protegge le persone dalla metastasi di un cancro primario da un’ulteriore crescita cancerosa“.

Ci sono molte prove che le cellule del cancro senescente possono secernere molecole che causano l’ infiammazione e promuovere un ambiente ricco di ricrescita per il cancro. In particolare la senescenza potrebbe fornire un terreno fertile per le cellule staminali del cancro, lasciando aperta la via alla crescita e alla diffusione dei tumori.

In questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Nature” i ricercatori hanno ora fatto una scoperta sorprendente: la senescenza non solo aiuta le cellule tumorali a evitare la morte, ma le trasforma in cellule staminali tumorali.
Negli esperimenti, quando le cellule di linfoma sono state trattate con farmaci per indurre la senescenza, hanno smesso di dividersi, come previsto. Ma hanno anche iniziato a somigliare alle cellule staminali. Nello specifico, le cellule hanno iniziato a esprimere geni – come p21 e p53 – che sono vitali per il mantenimento delle funzioni delle cellule staminali.

La ragione per cui la staminatura è un grosso problema nel cancro è che le cellule staminali tumorali guidano la ricorrenza e la diffusione, o metastasi, dei tumori.
In un prossimo trials affronteremo il ruolo della riprogrammazione associata alla senescenza nei nostri pazienti affetti da linfoma e cercheremo di sfruttare una strategia di trattamento specifica contro di essa” afferma il Prof. Clemens A. Schmitt.

Leggi asbtract dell’articolo:
Senescence-associated reprogramming promotes cancer stemness
Maja Milanovic, Dorothy N. Y. Fan[…]Clemens A. Schmitt
Nature Published online: 20 December 2017 doi:10.1038/nature25167

Approfondimenti:
The Dual Role of Cellular Senescence in Developing Tumors and Their Response to Cancer Therapy
Markus Schosserer, Johannes Grillari and Michael Breitenbach
Front. Oncol., 23 November 2017 | https://doi.org/10.3389/fonc.2017.00278

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Un farmaco in commercio contro il cancro al seno aggressivo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 20, 2017

Il carcinoma mammario triplo negativo, che è una forma particolarmente aggressiva della malattia, ha spesso risultati molto scarsi a seguito delle terapie attualmente utilizzate. Ciò è in parte dovuto alla resistenza delle cellule tumorali simili a staminali, che promuovono la formazione di nuovi tumori.

Ora, i ricercatori del Case Comprehensive Cancer Center della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, hanno rivelato che le cellule del cancro al seno triple negative possono rispondere a una terapia esistente usata per trattare altre malattie, inclusa la sclerosi multipla (SM), chiamata interferone-β .

interferon-beta

Nel lavoro pubblicato sulla rivista ” PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, i ricercatori hanno dimostrato che le cellule del carcinoma mammario triplo negativo sono altamente vulnerabili all’interferone β, un potente antimicrobico che attiva anche il sistema immunitario. Il nuovo studio dimostra che l’interferone-β altera la capacità delle cellule del cancro al seno di migrare e formare tumori.

Lo studio ha dimostrato che l’interferone-β si rivolge direttamente alle cellule staminali tumorali. Negli esperimenti di laboratorio, i trattamenti regolari di interferone-β hanno impedito alle cellule staminali del cancro al seno triplo negativo di migrare – il primo passo nella metastasi. I ricercatori hanno convalidato i loro risultati utilizzando un database di tessuti del cancro al seno.

Seguendo questi risultati promettenti, il team del prof. Doherty sta esaminando più da vicino il ruolo svolto dall’interferone-β nella regolazione immunitaria, mirando al suo potenziale nell’aumentare la risposta immunitaria del corpo contro il cancro. Stanno anche sperando di iniziare studi clinici per una possibile terapia con interferone-beta ed esplorare i suoi effetti da solo o come via complementare alla chemioterapia.

Una sfida che gli scienziati dovranno affrontare sarà quella di trovare un modo efficace per fornire l’interferone-β.

I nostri studi futuri esamineranno metodi migliorati di consegna di interferone-β al sito del tumore che incorpora la tecnologia delle nanoparticelle“, spiega Doherty.

Leggi abstract dell’articolo:
Interferon-beta represses cancer stem cell properties in triple-negative breast cancer.
Doherty MR, Cheon H, Junk DJ, Vinayak S, Varadan V, Telli ML, Ford JM, Stark GR, Jackson MW.
Proc Natl Acad Sci U S A. 2017 Dec 11. pii: 201713728. doi: 10.1073/pnas.1713728114.

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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Creato muscolo scheletrico da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2017

Gli scienziati dell’Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA, hanno sviluppato una nuova strategia per isolare, maturare e trapiantare efficientemente le cellule muscolari scheletriche create da cellule staminali pluripotenti umane (Human pluripotent stem cells (hPSCs)), che possono produrre tutti i tipi di cellule del corpo.
I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Cell Biology a cura del team del prof. April Pyle, sono un passo importante verso lo sviluppo di una terapia sostitutiva delle cellule staminali per le patologie muscolari inclusa la distrofia muscolare di Duchenne, malattia genetica infantile mortale più comune.

ERBB3-NGFR
Skeletal muscle cells isolated using the ERBB3 and NGFR surface markers (right) restore human dystrophin (green) after transplantation significantly greater than previous methods (left). Credit UCLA

Utilizzando il processo naturale di sviluppo umano come guida, i ricercatori hanno sviluppato metodi per maturare le cellule muscolari in laboratorio per creare fibre muscolari che ripristinano la distrofina, la proteina che manca nei muscoli dei ragazzi con Duchenne. Senza distrofina, i muscoli degenerano e diventano progressivamente più deboli. I sintomi di Duchenne di solito iniziano nella prima infanzia; i pazienti perdono gradualmente mobilità e tipicamente muoiono a causa di insufficienza cardiaca o respiratoria intorno ai 20 anni. Attualmente non esiste alcun modo per invertire o curare la malattia.

Dopo attente analisi delle cellule muscolari fetali sono stati scoperti due nuovi marcatori di superficie cellulare denominati ERBB3 e NGFR; questo ha permesso ai ricercatori di isolare con precisione le cellule muscolari dal tessuto umano e separarle da vari tipi di cellule create utilizzando cellule staminali pluripotenti umane.
In particolare le cellule dei pazienti di Duchenne sono state riprogrammate per diventare cellule staminali pluripotenti. Quindi è stata rimossa la mutazione genetica che causa Duchenne utilizzando la tecnologia di modifica dei geni CRISPR-Cas9. Usando i marcatori di superficie ERBB3 e NGFR, le cellule del muscolo scheletrico sono state isolate e poi iniettate nei topi nello stesso momento in cui è stato somministrato un inibitore del TGF Beta. I risultati sono molto entusiasmanti.

Leggi abstract dell’articolo:
ERBB3 and NGFR mark a distinct skeletal muscle progenitor cell in human development and hPSCs
Michael R. Hicks, Julia Hiserodt, Katrina Paras, Wakana Fujiwara, Ascia Eskin, Majib Jan, Haibin Xi, Courtney S. Young, Denis Evseenko, Stanley F. Nelson, Melissa J. Spencer, Ben Van Handel & April D. Pyle
Nature Cell Biology (2017) Published online: 18 December 2017 doi:10.1038/s41556-017-0010-2

Fonte: Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA

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