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Posts Tagged ‘staminali’

Cellule della pelle convertite in vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2017

I ricercatori della University of Illinois a Chicago hanno identificato un interruttore molecolare che converte le cellule della pelle in cellule che compongono i vasi sanguigni. La scoperta potrebbe essere utilizzate per riparare i vasi danneggiati nei pazienti con malattie cardiache o di ingegnere vascolare in laboratorio.
La tecnica aumenta i livelli di un enzima che mantiene le cellule giovani, questo può aggirare il problema dell’invecchiamento cellulare. I risultati, condotti sugli animali, sono riportati nella rivista “Circulation.

La tecnica consiste nel trasformare delle cellule mature in cellule staminali “progenitrici intermedie“, utilizzando un cocktails chimico che induce la maturazione nello specifico tipo di cellula. Altri metodi riprogrammano le cellule in modo che assumino direttamente una nuova identità, bypassando tutti gli stati arrivando a staminali pluripotenti.

Mouse-heart-with-human-blood-vessels
Mouse heart section showing human progenitor cells that formed functional human blood vessels. Purple color signifies human blood vessels, red staining signifies the blood vessels of the mouse that received the human cell implants.

Non ritornano indietro fino ad una cellula staminale pluripotente, ma arriviamo a cellule progenitrici intermedie,” spiega il Prof. Jalees Rehman, “Le cellule progenitrici possono essere coltivate in grandi quantità sufficienti per terapie rigenerative”.
Rehman chiama questo metodo per produrre nuove cellule “parziale de-differenziazione“.
Ricordiamo che a differenza delle cellule staminali pluripotenti, le cellule progenitrici possono differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule.

Il team ha scoperto che le cellule progenitrici prodotte da cellule endoteliali, (intermediate CD34+ ) – fibroblasti provenienti da cellule adulte della pelle umana – possono essere convertite in cellule dei vasi sanguigni o in globuli rossi, a seconda del livello di un fattore di trascrizione del gene chiamato SOX17. Quando sono stati aumentati i livelli di SOX17 sono aumentate le cellule progenitrici, e si è avuto un miglioramento fino a cinque volte nella produzione di vasi sanguigni. La soppressione di SOX17 ha portato ad una considerevole diminuzione di cellule progenitrici e conseguente diminuzione di vasi sanguigni nuovi.

Leggi abstract dell’articolo:
SOX17 Regulates Conversion of Human Fibroblasts into Endothelial Cells and Erythroblasts via De-Differentiation into CD34+ Progenitor Cells
Lianghui Zhang, Ankit Jambusaria, Zhigang Hong, Glenn Marsboom, Peter T. Toth, Brittney-Shea Herbert, Asrar B. Malik and Jalees Rehman
Circulation. 2017; CIRCULATIONAHA.116.025722, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025722

Fonte: University of Illinois

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Cellule staminali possibile trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University Of Osaka in Giappone, ha sperimentato un approccio innovativo per il trattamento dell’insufficienza cardiaca. Utilizzando le cellule staminali muscolari dei pazienti, i ricercatori hanno rattoppato con successo i cuori danneggiati. Le cellule staminali possono quindi offrire un nuovo percorso di trattamento per i pazienti con insufficienza cardiaca.

illustration-of-a-heart

Ricordiamo che l’insufficienza cardiaca si riferisce a quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue e ossigeno al corpo. Gli attuali trattamenti disponibili per l’insufficienza cardiaca sono ben lungi dall’essere l’ideale. Essi mirano a ridurre i sintomi, prevenire ulteriori danni, e ad aumentare la durata della vita migliorandone la qualità. Rigenerare il tessuto cardiaco sarebbe una scelta ideale.

Il team ha condotto gli esperimenti su 27 pazienti con insufficienza cardiaca, 15 avevano cardiomiopatia ischemica, e 12 avevano cardiomiopatia dilatativa. Le cellule staminali provenienti dai muscoli della coscia del paziente (vasto mediale, in particolare) sono state chirurgicamente incollate sulla superficie del ventricolo sinistro del cuore. Il tessuto impiantato secerne i fattori che favoriscono il vecchio tessuto. Dopo l’operazione, i pazienti non hanno avuto complicanze significative e, ad un anno dalla procedura ci sono stati miglioramenti misurabili nella loro capacità di esercizio e nella funzionalità del cuore.
Saranno necessari studi più ampi per confermare l’efficacia terapeutica.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase I Clinical Trial of Autologous Stem Cell–Sheet Transplantation Therapy for Treating Cardiomyopathy
Shigeru Miyagawa, Keitaro Domae, Yasushi Yoshikawa, Satsuki Fukushima, Teruya Nakamura, Atsuhiro Saito, Yasushi Sakata, Seiki Hamada, Koichi Toda, Kyongsun Pak, Masahiro Takeuchi, Yoshiki Sawa
Journal of the American Heart Association. 2017;6:e003918, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/JAHA.116.003918

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Scoperto meccanismo alla base dei tumori polmonari.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Medicina clinica e molecolare della Facoltà di Medicina e psicologia della Sapienza Università di Roma, coordinati da Rita Mancini, hanno svelato il meccanismo attraverso il quale le cellule staminali dei tumori polmonari si propagano. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Oncogene“.

tumore-polmone

Nello studio sono state isolate le cellule staminali tumorali di polmone direttamente dai versamenti pleurici di alcuni pazienti, e si è evidenziato come SCD1, un enzima che determina la sintesi degli acidi grassi insaturi, agisca attivando a cascata due vie metaboliche chiave nelle cellule tumorali. “Si tratta di quella della beta-catenina e successivamente di quella che coinvolge due proteine note per la loro capacità di controllare la crescita cellulare a livello del nucleo, chiamate YAP e TAZ” – afferma la prof. Rita Mancini.
SCD1 è uno dei principali promotori della crescita delle staminali tumorali polmonari. Inoltre abbiamo sufficienti elementi per ritenere che il ruolo chiave di SCD1 si estenda alle cellule staminali di altri tipi di tumori”.

La cosa molto interessante è che inibitori di SCD1 sono già disponibili per l’uso nell’uomo. Il prossimo passo potrà essere quello di trasferire questa possibilità terapeutica nei pazienti, in linea con un approccio di ricerca traslazionale che parte dal paziente, passa attraverso il laboratorio, per poi ritornare nel paziente.

Leggi abstract dell’articolo:
Stearoyl-CoA-desaturase 1 regulates lung cancer stemness via stabilization and nuclear localization of YAP/TAZ
A Noto, C De Vitis, M E Pisanu, G Roscilli, G Ricci, A Catizone, G Sorrentino, G Chianese, O Taglialatela-Scafati, D Trisciuoglio, D Del Bufalo, M Di Martile, A Di Napoli, L Ruco, S Costantini, Z Jakopin, A Budillon, G Melino, G Del Sal, G Ciliberto and R Mancini
Oncogene advance online publication, April 3, 2017; doi:10.1038/onc.2017.75

Fonte: Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

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Terapia con cellule staminali per riparare i danni ai polmoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2017

Un nuovo studio ha trovato che la terapia con cellule staminali è in grado di ridurre l’infiammazione polmonare in un modello animale di malattia cronica ostruttiva (BPCO) e nella fibrosi cistica. Anche se, ancora in una fase pre-clinica, questi risultati hanno importanti implicazioni potenziali per il futuro trattamento dei pazienti.

Lung disease

I ricercatori della Queens University Belfast hanno presentato questi risultati durante la “European Respiratory Society’s Lung Science Conference” che si tiene all’Estoril in Portogallo (23-27 marzo).
Negli esperimenti sono state somministrate le cellule staminali mesenchimali (MSC Mesenchymal stem cell) per via endovenosa a topi di quattro e sei settimane di età. Successivamente sono stati raccolti campione di tessuto dai polmoni dopo circa otto settimane. Dai risultati di confronto con un gruppo di controllo che non ha ricevuto la terapia MSC. I risultati hanno dimostrato che l’infiammazione è stata significativamente ridotta nel gruppo in trattamento con MSC. I miglioramenti sono significativi nella struttura dei polmoni, suggerendo che questa forma di trattamento ha il potenziale per riparare il polmone danneggiato.

Questi risultati preliminari dimostrano il potenziale efficacia del trattamento MSC come mezzo per riparare i danni causati da malattie polmonari croniche come la BPCO“, ha detto Declan Doherty della Queens University di Belfast.
Anche se, ancora in una fase iniziale in termini di ricaduta nella malattia umana, questo lavoro è uno degli abstracts all’avanguardia della conferenza.

Leggi abstract:
OP07 – Mesenchymal stem cell therapy reduces inflammation and damage in a model of chronic lung disease
Doherty Declan, Belfast, United Kingdom

Fonte: Queens University Belfast – European Respiratory Society’s Lung Science Conference  –  StemcellResearch

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Creato il primo embrione artificiale: è di topo.

Posted by giorgiobertin su marzo 3, 2017

Un gruppo di ricercatori inglesi dell’Università di Cambridge ha ottenuto il primo embrione artificiale: è di topo e si è formato a partire da cellule staminali che si sono assemblate. Lo studio, descritto sulla rivista “Science“, aiuterà a comprendere l’origine di molte malattie legate alle fasi iniziali dello sviluppo e a ridurre i test sugli animali. L’esperimento permette, almeno in linea ipotetica, lo sviluppo di un individuo al di fuori dall’utero.

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Stem cell-modelled embryo at 96 hours (embryonic (magenta) and extra-embryonic (blue) tissue with surrounding extracellular matrix (cyan)). Credit: Berna Sozen, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge

Nei test, condotti dalla ricercatrice Magdalena Zernicka-Goetz, sono state utilizzate sia le cellule staminali embrionali che danno origine agli organi sia quelle che formano le strutture esterne all’embrione, come la placenta. L’esperimento riproduce esattamente tutte le fasi dello sviluppo di un embrione e lo fa per la prima volta in una struttura tridimensionale.
Le regioni anatomicamente corrette si sviluppano al posto giusto nel momento giusto” afferma la ricercatrice. Confrontato con un embrione normale, quello artificiale ha mostrato di seguire lo stesso andamento nello sviluppo e di essere completo sotto tutti gli aspetti, compresa la formazione delle cellule germinali destinate a diventare ovuli e spermatozoi e quella della cavità amniotica nella quale l’embrione si sviluppa.

Leggi abstract dell’articolo:
Assembly of embryonic and extra-embryonic stem cells to mimic embryogenesis in vitro
BY SARAH ELLYS HARRISON, BERNA SOZEN, NEOPHYTOS CHRISTODOULOU, CHRISTOS KYPRIANOU, MAGDALENA ZERNICKA-GOETZ
Science PUBLISHED ONLINE 02 MAR 2017

Fonte: University of Cambridge

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Un cocktail di farmaci per riacquistare l’udito.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2017

Un team di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Bwh), Harvard e Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston ha scoperto una combinazione di farmaci in grado di rigenerare le cellule ciliate dell’orecchio interno.

Il fenomeno della perdita dell’udito può avere diverse cause tra cui l’invecchiamento, l’esposizione a rumori troppo forti, ma anche infezioni e l’utilizzo di antibiotici e chemioterapici. La base del problema è la morte delle cellule ciliate, cioè le cellule sensoriali situate nell’orecchio interno che captano le onde sonore e trasformano lo stimolo in un impulso nervoso diretto al cervello. Queste cellule nell’essere umano non si rigenerano, perciò se il loro numero diminuisce cala anche la nostra capacità di percepire i suoni.

Uccelli e anfibi sono in grado di rigenerare queste cellule durante la loro vita, e questo ha costituito l’ispirazione per il nostro lavoro, per trovare una soluzione simile nei mammiferi” afferma il prof. Jeff Karp. “Abbiamo dimostrato che le cellule di supporto dell’orecchio interno, cioè i progenitori delle cellule sensoriali, possono essere spinte a moltiplicarsi e poi a maturare in cellule ciliate grazie all’esposizione a specifiche molecole“. I risultati del nuovo metodo messo a punto dal team di ricerca sono impressionanti se confrontati con quelli ottenuti attraverso approcci già esistenti.

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This image shows large clonal colonies of cochlear progenitor cells formed from single cells and converted into high-purity colonies of hair cells (cyan) with intricate hair bundles (red). Image: Will McLean

Nell’immediato futuro, la Frequency Therapeutics, che ha rilevato il brevetto dal Mit, ha reso nota l’intenzione di voler sviluppare velocemente possibili trattamenti per ripristinare l’udito, per esempio iniettando il farmaco direttamente nell’orecchio del paziente in modo del tutto simile alla procedura che già si usa per curare alcuni tipi di infezione. Sperimentazioni cliniche sull’uomo sono in programma entro i prossimi 18 mesi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Cell Reports“.

Scarica e leggi il documento in full text:ù
Clonal Expansion of Lgr5-Positive Cells from Mammalian Cochlea and High-Purity Generation of Sensory Hair Cells
McLean, Will J. et al.
Cell Reports, Volume 18, Issue 8, 1917 – 1929

Fonti ed approfondimenti: Massachusetts Institute of Technology (Mit) – Brigham and Women’s Hospital – Galileo.net

Frequency Therapeutics Announces a Revolutionary Small-molecule Approach to Restore Hearing Published in Cell Reports
– February 21, 2017

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Primi risultati del trapianto di staminali nella Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2017

Un nuovo studio pubblicato online sulla rivista “JAMA Neurology” esamina i risultati a lungo termine dei pazienti con forme aggressive di sclerosi multipla (SM) che non hanno risposto alle terapie standard e sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe utilizzando le proprie cellule staminali.

ms

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (AHSCT) è stato studiato come trattamento per la SM aggressiva, nella logica della ricostituzione immunitaria. Il tipo di trattamento condotto dai ricercatori dell’Imperial College of London per la sclerosi multipla che ‘azzera‘ il sistema immunitario ha stabilito che si può fermare la progressione della malattia in quasi la metà dei pazienti. Tuttavia, poiché il trattamento comporta la chemioterapia aggressiva che disattiva il sistema immunitario per un breve periodo di tempo, alcuni pazienti sono deceduti per infezioni. I rischi devono essere attentamente valutati.

In questo studio, che è il più grande studio di follow-up a lungo termine con questa procedura, abbiamo dimostrato che possiamo ‘congelare’ la malattia di un paziente – e impedirgli di peggiorare, per un massimo di cinque anni dopo il trapianto“- afferma il prof. Paolo A. Muraro dell’Imperial College. I pazienti più giovani con forme meno gravi della malattia hanno risposto di più alla terapia. La maggior parte dei pazienti nello studio aveva una forma progressiva di SM; la forma più grave della malattia, e per il quale non esistono attualmente trattamenti.

Questi risultati sono molto promettenti, il prossimo passo sarà quello di avviare un ampio studio randomizzato controllato per questo tipo di trattamento” – conclude il professor Muraro.

Leggi il full text dell’articolo:
Long-term outcomes after autologous hematopoietic stem cell transplantation for multiple sclerosis
Muraro PA, Pasquini M, Atkins HL, Bowen JD, Farge D, Fassas A, Freedman MS, Georges GE, Gualandi F, Hamerschlak N, Havrdova E, + al. for the Multiple Sclerosis–Autologous Hematopoietic Stem Cell Transplantation (MS-AHSCT) Long-term Outcomes Study Group.
JAMA Neurol. Published online February 20, 2017. doi:10.1001/jamaneurol.2016.5867

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Linee guida internazionali sul Gene Editing.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Sono state pubblicate a cura del National Academy of Sciences (NAS) e della National Academy of Medicine (NAM), le prime linee guida di gene editing – ovvero l’aggiunta, rimozione o sostituzione di sequenze di Dna in gameti o embrioni in stadio precoce di sviluppo.

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Il documento illustra le condizioni rigorose che andrebbero verificate prima di consentire l’avvio di studi clinici che impieghino queste tecniche applicate alla linea germinale. L’applicazione dell’editing del genoma a cellule germinali è molto controversa perché le modifiche introdotte verrebbero ereditate dalle generazioni successive.

Scarica e leggi il documento (necessaria registrazione):
Human Genome Editing: Science, Ethics, and Governance (2017)
DOI: https://doi.org/10.17226/24623

Fonti ed approfondimenti:
National Academy of Sciences (NAS)
National Academy of Medicine (NAM)
SaluteH24 (italiano)

 

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Individuato potenziale bersaglio per il cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2017

I ricercatori dell’University of Leeds hanno scoperto che spegnendo la molecola RAD51 viene molto aumentata l’efficacia della radioterapia per uccidere le cellule di glioblastoma (tumore al cervello) in laboratorio.

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Glioblastoma cells grown in the lab. Credit: Dr Susan Short, University of Leeds.

Alcuni gruppi specializzati di cellule di glioblastoma sono in grado di riprodurre copie identiche di se stesse, più resistenti al trattamento. I ricercatori di Leeds hanno scoperto che uno dei sottogruppi, chiamato cellule staminali di glioblastoma (GSC), hanno alti livelli della molecola RAD51. RAD51 aiuta le cellule tumorali a riparare i danni che la radioterapia causa al loro DNA. Questa riparazione permette alle cellule tumorali di riprendersi dopo il trattamento e ripopolare il tumore.

Prendendo di mira RAD51 con un inibitore siamo stati in grado di rendere questo tipo di tumori più sensibili agli effetti della radioterapia, contribuendo alla loro rimozione.” – afferma il prof. Susan C. Short, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista “Stem Cell Reports“. “Questo studio promettente nelle cellule e nei topi potrebbe essere un modo per tagliare l’alimentazione e il carburante del tumore“. “L’esatto meccanismo attraverso il quale RAD51 viene aumentato in cellule che sopravvivono alla radioterapia non è ancora noto”.

Leggi il full text dell’articolo:
RAD51 is a Selective DNA Repair Target to Radiosensitise Glioma Stem Cells.
Harry O. King, Tim Brend, Helen L. Payne, Alexander Wright, Thomas A. Ward, Karan Patel, Teklu Egnuni, Lucy F. Stead, Anjana Patel, Heiko Wurdak, Susan C. Short
Stem Cell reports Volume 8, Issue 1, p125–139, 10 January 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.005

Fonte: Cancer Research UK  –  University of Leeds

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Cellule staminali rigenerano la parete esterna del cuore.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

I ricercatori della Penn State – University Park, Pennsylvania, hanno utilizzato cellule staminali per rigenerare lo strato esterno (epicardio) di un cuore umano.

Nel 2012, abbiamo scoperto che se trattiamo le cellule staminali umane con sostanze chimiche che in sequenza attivano e inibiscono percorso di segnalazione Wnt, diventano cellule muscolari del miocardio“, ha detto Xiaojun Lance Lian, professore di ingegneria biomedica e biologia, che sta conducendo lo studio presso Penn State.
Ora, in questo studio abbiamo dimostrato che fornendo alle cellule progenitrici cardiache informazioni aggiuntive, siamo in grado di ri-guidare queste cellule progenitrici cardiache a diventare cellule dell’epicardio, invece che cellule del miocardio“.

lance-lian
Heart progenitors cells derived from human stem cells can be further specified to become either heart cells belonging to the external layer, the epicardium, or the muscle layer, myocardium, of a human heart. Image: Lance Lian/Penn State

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” portano ad un passo alla rigenerazione di un’intera parete del cuore. “Generare cellule dell’epicardio potrebbe essere utile in applicazioni cliniche, per i pazienti che soffrono di un attacco di cuore. Queste cellule dell’epicardio nuove potrebbero essere trapiantate al paziente e potenzialmente riparare le regioni danneggiate“. – afferma il prof. Xiaojun Lance Lian.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-term self-renewing human epicardial cells generated from pluripotent stem cells under defined xeno-free conditions
Xiaoping Bao, Xiaojun Lian[…]Sean P. Palecek
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0003 (2016) doi:10.1038/s41551-016-0003

Stem cell culture: Simply derived epicardial cells
David T. Paik & Joseph C. Wu

Fonte:  Penn State – University Park, Pennsylvania

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Topi tornano a vedere con una retina ottenuta da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Le malattie degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare legata all’età, sono caratterizzate da una degenerazione della retina, che porta alla perdita della vista perché danneggia le cellule nervose sensibili alla luce (fotorecettori) che si trovano su questo tessuto. Attualmente non ci sono terapie in grado di bloccare la perdita della vista nelle persone con un processo di degenerazione della retina all’ultimo stadio.
Ora i ricercatori del RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe, Japan sono riusciti a coltivare in provetta a partire da cellule staminali una retina che trapiantata ha restituito la vista ai topi.

Il nostro studio è preliminare per un possibile trapianto della retina, derivata da cellule staminali, per la cura di alcune malattie dell’occhio” ha detto il prof. Takahashi. “Dopo ulteriori ricerche supplementari, abbiamo in programma di procedere a studi sull’uomo“.

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This image shows synaptic integration of graft retina into host mice. 3-D observation of contact between host bipolar cells (green) and graft retina (red). Credit: Mandai et al./Stem Cell Reports 2017

Negli esperimenti sono state utilizzate cellule della pelle di topi, riprogrammate usando un cocktail di 4 geni per farle diventare pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo. Queste cellule, che vengono chiamate cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), sono state poi indotte a svilupparsi in cellule della retina che sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo.
Quando è stato trapiantato nei topi, il tessuto ha sviluppato i collegamenti con le cellule vicine e ha restituito la vista in metà dei topi con una degenerazione della retina a uno stadio avanzato.

Scarica e leggi il documento in full text:
iPSC-Derived Retina Transplants Improve Vision in rd1 End-Stage Retinal-Degeneration Mice
Mandai, Michiko et al. Masayo Takahashi
Stem Cell Reports, Volume 8, Issue 1, 69 – 83  10 January 2017  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.008

Fonte: RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe  –  ANSA

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Staminali ricostruiscono la struttura originaria del dente.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Stimolando le cellule staminali presenti nella polpa dentaria è possibile ricostituire la struttura originaria del dente, con il ripristino dello strato naturale di dentina che lo protegge. La nuova tecnica descritta sulla rivista “Scientific Reports“, è stata messa a punto dai ricercatori del Dental Institute King’s College London.

stem-cells

Nella polpa dentaria sono presenti cellule staminali che permettono al dente di ripristinare le lesioni alla dentina, ma solo se sono molto piccole.
Ora l’équipe diretta dal prof. Paul T. Sharpe ha trovato il modo per stimolare queste cellule staminali in misura sufficiente da permettere la ricostituzione della struttura originaria del dente.

Una delle molecole usate per innescare la proliferazione delle staminali e la loro diversificazione nelle cellule che costituiscono il dente è il Tideglusib, già usato in studi clinici per il trattamento di disturbi neurologici come il morbo di Alzheimer.

Queste molecole stimolatrici delle staminali sono già state testate clinicamente e vengono somministrate attraverso delle spugne di collagene già in commercio, la nuova tecnica potrebbe entrare nella pratica odontoiatrica in tempi abbastanza brevi.

Leggi abstract dell’articolo:
Promotion of natural tooth repair by small molecule GSK3 antagonists
Vitor Neves, Rebecca Babb, Dhivya Chandrasekaran and Paul T Sharpe
Scientific Reports 9 January 2017

Fonte: Dental Institute King’s College London

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Metabolismo dei lipidi alla base delle cellule staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2017

I ricercatori hanno scoperto una firma metabolica cruciale per il funzionamento delle “cellule staminali del cancro” che avviano la formazione del tumore. Il team ha anche dimostrato come interferire con questo meccanismo metabolico nel carcinoma ovarico, inibisce la crescita tumorale.

La nuova ricerca si concentra sul targeting delle cellule staminali tumorali, inibendo l’attività degli enzimi necessari per realizzare un processo metabolico chiamato “desaturazione” delle molecole lipidiche.


Lipid Metabolism key to potential treatment for Ovarian Cancer

I lipidi insaturi nelle cellule staminali del cancro sono molto importanti per mantenere la segnalazione necessaria per funzionare“, ha detto il prof. Cheng coordinatore dello studio. “La comprensione del metabolismo dei lipidi nelle cellule staminali del cancro apre una nuova strada per il rilevamento e il trattamento del cancro.”

I nostri risultati mostrano che l’aumento dell’insaturazione dei lipidi è un marker metabolico per le cellule staminali del cancro ovarico ed è un bersaglio per la terapia. Bisogna concentrarsi su questi tipi di cellule” ha concluso il prof. Cheng (video).

L’inibizione della desaturasi dei lipidi ha efficacemente eliminato le cellule staminali del cancro, nelle colture di laboratorio, ed ha  bloccato la capacità di iniziazione del tumore nei topi di laboratorio.

Il lavoro è stato eseguito dai ricercatori della Purdue, Indiana University School of Medicine, e Feinberg School della Northwestern University of Medicine, che hanno pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell“.

Leggi il full text dell’articolo:
Lipid Desaturation Is a Metabolic Marker and Therapeutic Target of Ovarian Cancer Stem Cells
Junjie Li, Salvatore Condello, Jessica Thomes-Pepin, Xiaoxiao Ma, Yu Xia, Thomas D. Hurley, Daniela Matei, Ji-Xin Cheng,
Cell Stem Cell, doi: 10.1016/j.stem.2016.11.004, published 29 December 2016.

Fonte:  Purdue, Indiana University School of Medicine

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Create cellule staminali cardiache sintetiche.

Posted by giorgiobertin su gennaio 4, 2017

I ricercatori della North Carolina State University, dell’University of North Carolina al Chapel Hill e Hospital of Zhengzhou University hanno sviluppato una versione sintetica di cellule staminali cardiache.
Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelle delle cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi con le terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità, conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali.

synthetic-cell-stem

Mentre le terapie con cellule staminali possono essere efficaci, sono però associate ad alcuni rischi sia di crescita del tumore che di rigetto immunitario. Le nuove cellule sintetiche potrebbero risolvere questi problemi.

Le nuove cellule sperimentate in vitro e in vivo su un modello di topo con infarto del miocardio, è stato scoperto che hanno la capacità di legarsi al tessuto cardiaco e promuoverne la crescita, dopo un attacco di cuore. La crescita era paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache normali.
La pubblicazione sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic microparticles functionalized with biomimetic cardiac stem cell membranes and secretome
Junnan Tang, Deliang Shen, Thomas George Caranasos, Zegen Wang, Tyler A. Allen, Adam Vandergriff, Michael Taylor Hensley, Phuong-Uyen Dinh, Jhon Cores, Taosheng Li, Jinying Zhang, Quancheng Kan, Ke Cheng
Nature Communications 8, Article number: 13724 (2017) doi:10.1038/ncomms13724

Fonte: North Carolina State University

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Osteoporosi: Scoperto fattore di crescita che inverte la perdita di tessuto osseo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 30, 2016

Un team di ricercatori del Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern (CRI) ha scoperto un nuovo fattore di crescita di formazione ossea l’Osteolectin (Clec11a,) che può invertire la perdita di tessuto osseo associata con l’osteoporosi. Questa scoperta ha implicazioni per la medicina rigenerativa.

Il prof. Morrison e colleghi hanno scoperto che quando Osteolectin è stata eliminato nei topi, essi hanno avuto un’accelerazione nella perdita di tessuto osseo durante l’età adulta.

osteolectin

Questi risultati dimostrano il ruolo importante che l’Osteolectin svolge nella formazione di nuovo osso e nel mantenimento della massa ossea adulta. Questo studio apre la possibilità di utilizzare questo fattore di crescita per il trattamento di malattie come l’osteoporosi“, afferma il prof. Morrison che ha pubblicato i risultati sulla rivista “e-Life“.

L’Osteolectin è nota per essere fatta da alcune cellule del midollo osseo e delle ossa, i ricercatori del CRI sono stati i primi a dimostrare che l’Osteolectin promuove la formazione di nuovo tessuto osseo dalle cellule staminali scheletriche nel midollo osseo.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Clec11a/osteolectin is an osteogenic growth factor that promotes the maintenance of the adult skeleton
Rui Yue Bo Shen Sean J Morrison
eLife 2016;5:e18782 DOI: http://dx.doi.org/10.7554/eLife.18782 Published December 13, 2016

Fonte: Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern

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L’invecchiamento potrebbe essere reversibile, almeno negli animali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 18, 2016

I ricercatori del Salk Institute di La Jolla (California) coordinati dal prof. Juan Carlos Izpisua Belmonte hanno messo a punto una nuova tecnica per il ringiovanimento degli organi negli animali da esperimento e questo ha permesso loro di vivere più a lungo.

In particolare hanno scoperto che l’espressione di geni intermittente, normalmente associati con uno stato embrionale, può invertire i segni distintivi della vecchiaia. La tecnica di terapia genica ha permesso di “riprogrammare” l’orologio genetico interno delle cellule dei topi, in sei settimane è stato possibile ringiovanire gli animali, migliorandone la salute cardiovascolare, la solidità della colonna vertebrale e l’aspettativa di vita (durata di vita del 30% in più).

Il nostro studio dimostra che l’invecchiamento non può procedere in una sola direzione“, afferma Juan Carlos Izpisua Belmonte. “Ha una certa plasticità e, con un’attenta modulazione, l’invecchiamento potrebbe essere invertito.”
Questo lavoro mostra che i cambiamenti epigenetici sono in parte una guida per l”invecchiamento, i risultati ci danno spunti interessanti per dei percorsi che potrebbero essere mirati per ritardare l’invecchiamento cellulare.

Il trattamento usato nello studio non può essere replicato per ora o almeno nelle stesse condizioni sull’uomo.


Salk scientists reverse signs of aging in mice.

Leggi abstract dell’articolo:
In Vivo Amelioration of Age-Associated Hallmarks by Partial Reprogramming
Ocampo, Alejandro,………….Pedro Guillen, Juan Carlos Izpisua Belmonte.
Cell , Volume 167 , Issue 7 , 1719 – 1733.e12 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2016.11.052

Fonte: Salk Institute di La Jolla (California)

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Cellule staminali per il trattamento delle lesioni cerebrali.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2016

I ricercatori della University of Texas Health Science Center a Houston (UTHealth) hanno ottenuto dei buoni risultati in uno studio clinico di terapia cellulare con staminali per il trattamento delle lesioni cerebrali traumatiche (TBI). La terapia sembra smorzare la risposta neuro-infiammatoria del corpo al trauma preservando il tessuto cerebrale.
I risultati, che anche confermato la sicurezza e la fattibilità già evidenziata in precedenti studi, sono stati pubblicati online sulla rivista “Stem Cells“.

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Il nuovo studio si basa su ricerche precedentemente pubblicate dallo stesso team di ricercatori che documentano come la terapia con cellule staminali autologhe dopo TBI è sicura e riduce i requisiti e riduce l’infiammazione. La teoria è che le cellule staminali lavorino nel cervello per alleviare la risposta infiammatoria del corpo al trauma.

Nello studio (fase 2) sono stati arruolati pazienti adulti (di età 18-55) con gravi lesioni cerebrali traumatiche (GCS 5-8) e senza segni di altre lesioni cerebrali irreversibili. Le cellule staminali sono state prelevate dal midollo osseo, il trattamento ha permesso di isolare la frazione mononucleare. Successivamente sono state re-infusione per via endovenosa entro 48 ore dopo l’infortunio. Dai risultati è emerso che i biomarcatori infiammatori (citochine) sono drasticamente scesi dopo l’infusione.

Leggi abstract dell’articolo:
Treatment of Severe Adult Traumatic Brain Injury Using Bone Marrow Mononuclear Cells
Cox, C. S., Hetz, R. A., Liao, G. P., Aertker, B. M., Ewing-Cobbs, L., Juranek, J., Savitz, S. I., Jackson, M. L., Romanowska-Pawliczek, A. M., Triolo, F., Dash, P. K., Pedroza, C., Lee, D. A., Worth, L., Aisiku, I. P., Choi, H. A., Holcomb, J. B. and Kitagawa, R. S.
Stem Cells doi:10.1002/stem.2538

Fonte: University of Texas Health Science Center

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Staminali neuronali: Nuova strategia per il recupero da ictus.

Posted by giorgiobertin su ottobre 19, 2016

Il trapianto di cellule staminali neuronali potrebbe in futuro esser una possibile terapia per il recupero del danno cerebrale  causato da un ictus. Il meccanismo che sta dietro a questo recupero è stato studiato dai ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia, coordinati da Gianvito Martino, direttore Scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore all’Università Vita-Salute San Raffaele.

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I ricercatori hanno dimostrato che nei topi le cellule staminali neurali somministrate tramite un’iniezione nel sangue sono capaci di raggiungere l’area del cervello danneggiata e di produrre una proteina detta “fattore di crescita dell’endotelio vascolare“.
La proteina accelera i processi naturali di contenimento degli effetti neurotossici dell’ictus e promuove la plasticità cerebrale.

Le cellule staminali neurali si sono evolute per reagire in modo adattivo ai bisogni dell’organismo, ovvero al microambiente con cui entrano in contatto. A seconda del tipo di malattia neurologica, e quindi del tipo di danno presente nel tessuto, le cellule staminali neurali entrano in azione in modo diverso, un meccanismo definito in gergo plasticità terapeutica“, spiega Gianvito Martino.

Leggi il full text dell’articolo:
Neural Stem Cell Transplantation Induces Stroke Recovery by Upregulating Glutamate Transporter GLT-1 in Astrocytes
Marco Bacigaluppi, Gianluca Luigi Russo, ….Claudia Villani, Roberto William Invernizzi, Dirk Matthias Hermann, Diego Centonze and Gianvito Martino
Journal of Neuroscience October 2016, 36 (41) 10529-10544; DOI: http://dx.doi.org/10.1523/JNEUROSCI.1643-16.2016

Fonte: IRCCS Ospedale San Raffaele

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Sclerosi multipla: Trapianto con staminali blocca la malattia.

Posted by giorgiobertin su settembre 21, 2016

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, un trattamento sperimentato da più di 20 anni nei pazienti con sclerosi multipla severa o refrattaria ai trattamenti, potrebbe avere un successo a lungo termine nella terapia di questi individui. A dimostrare questo o risultati di una meta analisi presentata al 32° Congresso European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), che si è tenuto a Londra dal 14 al 17 settembre.

ectrims-logo

La meta analsi (17 studi che includono 887 pazienti trapiantati) dimostra che dopo 5 anni dal trapianto, il 67% dei pazienti trattati in 15 trial clinici ha raggiunto lo stato di NEDA (No Evidence of Disease Activity), ovvero nessuna attività di malattia. Inoltre, l’83% dei 764 soggetti inclusi nella meta analisi e sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali ha mantenuto lo stato di NEDA per un periodo di due anni.
I ricercatori affermano: “Risultati molto positivi. Per valutare l’efficacia di questo trattamento occorrono studi clinici ad hoc per raggiungere un livello di evidenze accettabile per la comunità neurologica e le autorità regolatorie“.

Leggi abstract dell’articolo:
Autologous haematopoietic stem cell transplantation in multiple sclerosis: a meta-analysis
M.P Sormani , I Schiavetti , A Signori , P.A Muraro , R Saccardi , G Mancardi
ECTRIMS Online Library Sep 15, 2016; 146591

Fonte: Pharmastar

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Positivi i primi risultati della terapia con staminali per lesioni del midollo spinale.

Posted by giorgiobertin su settembre 14, 2016

Una terapia sperimentale con cellule staminali (AST-OPC1 – una popolazione progenitrice degli oligodendrociti derivati da cellule staminali embrionali umane), sviluppata da Asterias Biotherapeutics ha ristabilito qualche movimento ai pazienti paralizzati da recenti lesioni del midollo spinale. I dati provengono da un piccolo studio di coorte condotto solo su 4 dei 5 pazienti seguiti per 90 giorni dopo la somministrazione. Tutti i pazienti hanno mostrato un livello motorio di miglioramento. I miglioramenti dei pazienti sono misurati sulla scala di classificazione neurologica ISNCSCI ampiamente utilizzata per quantificare lo stato funzionale dei pazienti con lesioni del midollo spinale.

scistar

I risultati dello studio, ancora aperto, con somministrazione di 10 milioni di cellule, dimostrano un miglioramento significativo nella funzione motoria, in particolare nell’uso delle mani, delle dita e delle braccia del paziente, che è di fondamentale importanza per la qualità della vita e la capacità di agire in modo indipendente.” – ha affermato Steve Cartt, Amministratore Delegato di Asterias. “Siamo molto incoraggiati da questo primo step di risultati di efficacia e non vediamo l’ora di pubblicare i dati di efficacia per sei mesi, come previsto, nel mese di gennaio 2017″.

I medici stanno monitorando attivamente i partecipanti per uno studio di ricerca clinica per valutare tre dosi crescenti di AST-OPC1, un farmaco sperimentale per le persone che hanno subito lesioni del midollo spinale (SCI). Tutte le dosi di sperimentazione del farmaco devono essere somministrate in un unico punto in un periodo tra i 14 e 30 giorni dopo l’infortunio.

Fonte ed approfondimenti: Asterias Biotherapeutics, Inc

Additional information on the Phase 1/2a trial, including trial sites, can be found at www.clinicaltrials.gov, using Identifier NCT02302157, and at the SCiStar Study Website (www.scistar-study.com).

Per ulteriori informazioni sui dati, si prega di consultare la conferenza di presentazione ISCOS (ISCoS Meeting September 14, 2016) sul sito internet della società all’indirizzo: http://asteriasbiotherapeutics.com/wp-content/uploads/2016/09/Wirth-ISCoS-14SEP2016-talk-FINAL.pdf .

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Le cellule staminali contro il morbo di Crohn.

Posted by giorgiobertin su settembre 9, 2016

Il trapianto di cellule staminali mesenchimali può essere considerato un nuovo e promettente approccio per la cura delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD), in particolare nel morbo di Crohn. L’uso delle staminali, secondo quanto dimostrato dai ricercatori dell’Humanitas di Rozzano – Milano, a 24 settimane dall’iniezione di staminali ha portato nel 50% dei pazienti alla completa cicatrizzazione delle fistole causate dall’infiammazione del tessuto di rivestimento della parete dell’intestino.

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Come illustrato in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet“, i ricercatori hanno sottoposto al trattamento, tra il luglio 2012 e luglio 2015, 212 malati di Crohn in 49 ospedali di Europa, Canada, USA e Israele. I pazienti affetti da fistola perianale sono stati suddivisi in due gruppi, il primo (107 pazienti) trattato con cellule mesenchimali da tessuto adiposo (Cx601), il secondo (105 pazienti) trattato con placebo, in cui rispettivamente il 45% e il 31% presentavano più di una fistola perianale. A 24 settimane dall’iniezione di 120milioni di cellule Cx601, nel 50% dei pazienti del primo gruppo, rispetto al 34% del secondo, le fistole erano completamente cicatrizzate e il trattamento risultava ben tollerato dai pazienti.

Le cellule mesenchimali da tessuto adiposo rappresentano una valida ed efficace opzione terapeutica rispetto alla chirurgia, ai trattamenti con immunosoppressori sistemici, agli antibiotici o agli inibitori del fattore di necrosi tumorale“, sottolinea Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali di Humanitas. Le cellule staminali mesenchimali sono cellule naturalmente ‘immunoprivilegiate‘, significa che vengono riconosciute e tollerate dal sistema immunitario del paziente senza provocare il fenomeno del rigetto.

Le cellule staminali mesenchimali sono cellule staminali adulte presenti in molti tessuti del nostro organismo. Una delle fonti più accessibili e più ricche di cellule staminali mesenchimali è rappresentata dal midollo osseo. Una volta isolate possono essere cresciute in laboratorio mantenendo la loro capacità di differenziarsi in una varietà di tessuti, come tessuto osseo, tessuto nervoso, tessuto adiposo e muscoli.

Leggi abstract dell’articolo:
Expanded allogeneic adipose-derived mesenchymal stem cells (Cx601) for complex perianal fistulas in Crohn’s disease: a phase 3 randomised, double-blind controlled trial
Panés, Julián Damián García-Olmo, MD, Prof Gert Van Assche, MD, Prof Jean Frederic Colombel, MD, Prof Walter Reinisch, MD, Prof Daniel C Baumgart, MD, Prof Axel Dignass, et al.
The Lancet Published Online: 28 July 2016

ClinicalTrials.gov, number NCT01541579.

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L’obesità può passare dalla madre al bambino.

Posted by giorgiobertin su agosto 21, 2016

I ricercatori del Joslin Diabetes Center hanno dimostrato che le cellule ombelicali di figli di madri obese o in sovrappeso mostrano l’espressione alterata di geni chiave che regolano l’energia delle cellule e il metabolismo, rispetto alle cellule simili di bambini di madri non-obesi.

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Tali risultati possono aiutare a spianare la strada verso una migliore assistenza sanitaria, sia prima che dopo la nascita, per i bambini a rischio elevato di obesità“, dice Elvira Isganaitis coordinatore dello studio.
Attraverso l’analisi del sangue fetale della vena del cordone ombelicale, “Abbiamo scoperto che i neonati di madri obese avevano livelli significativamente più alti di molti lipidi che sono noti per essere metabolicamente deleterei, come gli acidi grassi saturi“.

Isganaitis e il suo team sta esaminando come l’obesità della madre possa incoraggiare alcune cellule staminali che si trovano nel cordone ombelicale a differenziarsi in vari tipi di tessuti, trasformandosi preferenzialmente in cellule adipose.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Maternal obesity programs mitochondrial and lipid metabolism gene expression in infant umbilical vein endothelial cells
S M R Costa, E Isganaitis[…]M-E Patti
International Journal of Obesity preview 17 August 2016; doi: 10.1038/ijo.2016.142

Fonte:Joslin Diabetes Center

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Riprogrammate cellule staminali per il trattamento delle ulcere del piede diabetico.

Posted by giorgiobertin su agosto 11, 2016

La possibilità di usare le cellule del paziente per il trattamento delle ulcere croniche – una grave complicanza del diabete – ha compiuto un importante passo in avanti. I ricercatori hanno riprogrammato con successo le cellule della pelle prelevate dalle ulcere del piede diabetico per acquisire le proprietà delle cellule staminali pluripotenti (iPSCs). Queste cellule staminali pluripotenti indotte potrebbero un giorno essere usati per curare le ferite croniche. Lo studio condotto dai ricercatori della School of Dental Medicine and the Sackler School of Graduate Biomedical Sciences, Tufts University (Boston, MA), e Beth Israel Deaconess Medical Center e School of Engineering and Applied Sciences, Harvard University (Boston and Cambridge, MA), è stato pubblicato sulla rivista “Cellular Reprogramming“.

piede diabetico

La tecnica di riprogrammazione era simile in termini di efficienza ai risultati raggiunti con la pelle del piede sano in pazienti non diabetici. Il team di ricerca ha riprogrammato con successo le cellule da ferite diabetiche ad uno stato embrionale-like e li ha trasformati in tipi di cellule che sono importanti per la guarigione delle ferite.

Un secondo studio dello stesso team di ricercatori pubblicato su “Wound Repair and Regeneration” ha scoperto che una proteina chiamata fibronectina è legata al processo di guarigione delle ferite nelle ulcere del piede diabetico.

Leggi abstracts degli articoli:
Generation of Induced Pluripotent Stem Cells from Diabetic Foot Ulcer Fibroblasts Using a Nonintegrative Sendai Virus
Gerami-Naini Behzad, Smith Avi, Maione Anna G., Kashpur Olga, Carpinito Gianpaolo, Veves Aristides, Mooney David J., and Garlick Jonathan A. Cellular Reprogramming. July 2016, 18(4): 214-223. doi:10.1089/cell.2015.0087.

Altered ECM deposition by diabetic foot ulcer-derived fibroblasts implicates fibronectin in chronic wound repair.
Maione, A.G.; Smith, A.; Kashpur, O.; Yanez, V.; Knight, E.; Mooney, D.J.; Veves, A.; Tomic-Canic, M.; and Garlick, J.A. (2016).
Wound Repair and Regeneration. Accepted manuscript published online, DOI: 10.1111/wrr.12437. First published: 8 June 2016.

Fonte: Sackler School of Graduate Biomedical Sciences, Tufts University (Boston, MA)

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Cellule staminali ingegnerizzate per far crescere cartilagine.

Posted by giorgiobertin su luglio 19, 2016

I ricercatori della Washington University School of Medicine in St. Louis e della Cytex Therapeutics Inc. hanno programmato le cellule staminali a crescere come nuova cartilagine su un modello 3-D a forma di palla, come un’articolazione dell’anca. Inoltre, utilizzando la terapia genica hanno attivato la nuova cartilagine a rilasciare molecole anti-infiammatorie per respingere un ritorno dell’artrite.

Hip_secondary  cartilage-hemisphere
A 3-D, biodegradable, synthetic scaffold has been molded into the precise shape of a hip joint. The scaffold is covered with cartilage made from stem cells taken from fat beneath the skin.

Farshid Guilak, professore di chirurgia ortopedica presso la Washington University afferma: “Abbiamo sviluppato un modo per creare un giunto artritico utilizzando cellule staminali del paziente per far crescere nuova cartilagine, in combinazione con la terapia genica per rilasciare molecole anti-infiammatorie per tenere a bada l’artrite. La nostra speranza è quella di prevenire, o almeno ritardare, la sostituzione dell’articolazione protesica di metallo o plastica“.

Il ponteggio 3-D è costruito utilizzando un modello di tessitura che fornisce la struttura e le proprietà della cartilagine normale. la struttura unica è il risultato di circa 600 fasci di fibre biodegradabili tessute insieme per creare un maglia ad alte prestazioni in grado di funzionare come la cartilagine normale. Il ponteggio viene coperto con la cartilagine costituita da cellule staminali del paziente prelevate dal grasso sotto la pelle.

La scoperta, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS“, potrebbe fornire un’alternativa alla chirurgia di sostituzione dell’anca, soprattutto nei pazienti più giovani.

Leggi abstract dell’articolo:
Anatomically shaped tissue-engineered cartilage with tunable and inducible anticytokine delivery for biological joint resurfacing
Franklin T. Moutos, Katherine A. Glass, Sarah A. Compton, Alison K. Ross, Charles A. Gersbach, Farshid Guilak, and Bradley T. Estes
PNAS 2016 ; published ahead of print July 18, 2016, doi:10.1073/pnas.1601639113

Fonte: Washington University School of Medicine in St. Louis

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Individuate le “cellule origine” dei tumori della pelle.

Posted by giorgiobertin su luglio 8, 2016

Gli scienziati guidati dal professor Cédric Blanpain presso l’Université Libre de Bruxelles, Belgio, e dal Professor Ben Simons presso l’Università di Cambridge hanno identificato per la prima volta la ‘cellula di origine‘ – in altre parole, la prima cellula da cui il cancro si sviluppa – nel carcinoma basocellulare, la forma più comune di cancro della pelle.

basal_cell_carcinoma
Basal cell carcinoma associated with the clonal activation of the Smoothened receptor within a single lineage labelled interfollicular epidermal stem cell. Tumour cells marked in Green. Credit Adriana Sánchez-Danés, IRB Brussels 

Il team è stato in grado di dimostrare che solo i cloni derivati da cellule staminali mutanti sono stati in grado di superare un meccanismo noto come ‘apoptosi’, o morte cellulare programmata, continuando a dividersi e a proliferare senza controllo, sviluppando una forma di cancro della pelle (carcinoma basocellulare).

Questa scoperta dimostra non solo che la cellula all’origine di cancro è di fondamentale importanza, ma anche che le cellule staminali sono più suscettibili di iniziazione tumorale a causa della loro naturale capacità di auto-rinnovamento e di resistenza alla morte delle cellule“. “Questa modalità di sviluppo del tumore suggerisce che le terapie che stimolano la differenziazione cellulare o apoptosi dovrebbero essere efficaci per il trattamento del carcinoma a cellule basali, e dovrebbero portare ad una regressione del tumore e prevenire le recidive del tumore.“, spiega Cédric Blanpain.

Leggi abstract dell’articolo:
Defining the clonal dynamics leading to mouse skin tumour initiation
Adriana Sánchez-Danés,Edouard Hannezo,Jean-Christophe Larsimont,Mélanie Liagre, Khalil Kass Youssef,Benjamin D Simons & Cédric Blanpain
Nature Published online 08 July 2016 doi:10.1038/nature19069

Fonte: Université Libre de Bruxelles

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