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Posts Tagged ‘staminali’

Cellule killer naturali modificate per combattere i tumori.

Posted by giorgiobertin su agosto 3, 2017

Le cellule immunitarie hanno una capacità generale di riconoscere e uccidere molti tipi di cellule infette o anormali e possono anche essere progettate per colpire cellule come quelle cancerogene, con l’obiettivo di un trattamento anticancro. Sono questi i risultati ottenuti dai ricercatori del Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center, Houston, in un report pubblicato sulla rivista “Leukemia“.

provetta

La ricerca preclinica del team ha dimostrato che le cellule killer naturali (NK) derivate da cordoni ombelicali donati possono essere modificate per cercare e distruggere alcuni tipi di leucemia e linfoma. Attraverso l’ingegneria genetica è stato anche possibile aumentare la loro persistenza e incorporare un gene suicida che consente di far morire le cellule modificate se provocano una grave risposta infiammatoria.

Una sperimentazione clinica di fase I/II come prime fasi di queste cellule killer naturali dotate di antigene chimerico derivate dal sangue è stata condotta nel mese di giugno per i pazienti con leucemia linfocitica cronica recidiva o resistente (CLL), leucemia linfocitaria acuta (ALL) o il linfoma non-Hodgkin. Tutti questi sono tumori delle cellule B, cellula ematica bianca coinvolta nella risposta immunitaria.
Le cellule killer naturali sono i killer più potenti del sistema immunitario, ma sono di breve durata e i tumori riescono a evadere le cellule NK di un paziente per progredire“, ha detto la prof.ssa Katy Rezvani
Le cellule T modificate con recettori antigenici chimerici (CAR) contro CD19 hanno dimostrato l’efficacia negli studi clinici. In queste terapie, le cellule T del paziente vengono modificate, ampliate e restituite al paziente, un processo che richiede settimane.

Leggi abstract dell’articolo:
Cord blood NK cells engineered to express IL-15 and a CD19-targeted CAR show long-term persistence and potent anti-tumor activity
E Liu1, Y Tong, G Dotti, H Shaim1, B Savoldo, M Mukherjee, J Orange, X Wan, X Lu, A Reynolds, M Gagea, P Banerjee, R Cai, M H Bdaiwi, R Basar1, M Muftuoglu, L Li, D Marin, W Wierda, M Keating, R Champlin, E Shpall and K Rezvan.
Leukemia 20 July 2017; doi: 10.1038/leu.2017.226

Fonte: Department of Stem Cell Transplantation and Cellular Therapy, MD Anderson Cancer Center

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Composti a base di uva uccidono le cellule staminali del cancro del colon.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2017

L’effetto combinato di estratto di semi d’uva e resveratrolo potrebbe essere un ottimo trattamento per aiutare a prevenire il cancro al colon. Ad affermarlo uno studio coordinato dal professore Jairam KP Vanamala della Penn State’s College of Agricultural Sciences (video).

La combinazione di resveratrolo e l’estratto di semi d’uva è molto efficace per uccidere le cellule tumorali del colon“, ha detto Vanamala. “E quello che stiamo imparando è che la combinazione di questi composti non è tossica per le cellule sane.” Per ora i risultati positivi si sono ottenuti sia in una capsula di Petri che nei topi. I composti potrebbero aprire la strada alla sperimentazione clinica sul cancro del colon umano e potrebbero essere utilizzati in una pillola per aiutare a prevenire il cancro al colon e diminuire la ricorrenza della malattia in pazienti sopravvissuti al cancro del colon.

Quando presi separatamente in basse dosi, resveratrolo e l’estratto di semi d’uva non sono efficaci contro il cancro e la soppressione di cellule staminali. Combinati insieme uccidono le staminali del cancro al colon.
C’è ancora molto lavoro da fare per capire il meccanismo che sta dietro le proprietà anti-cancro del estratto d’uva, così come altri tipi di frutta e verdura colorate, affermano i ricercatori, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista “BMC Complementary and Alternative Medicine“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Grape compounds suppress colon cancer stem cells in vitro and in a rodent model of colon carcinogenesis
Lavanya Reddivari, Venkata Charepalli, Sridhar Radhakrishnan, Ramakrishna Vadde, Ryan J. Elias, Joshua D. Lambert and Jairam K. P. Vanamala
BMC Complementary and Alternative Medicine 2016 16:278

Fonte: Penn State’s College of Agricultural Sciences

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Terapia genetica e cellule staminali per ricostruire le ossa.

Posted by giorgiobertin su giugno 16, 2017

Un team di ricercatori del Grazit Laboratory – Cedars-Sinai è riuscito a riparato con successo gravi fratture degli arti in animali da laboratorio, con una tecnica innovativa che attiva la ricrescita dell’osso. Se la tecnica è sicura ed efficace negli esseri umani, potrebbe eventualmente sostituire gli innesti per le riparazioni delle ossa fratturate.
Il metodo rivoluzionario è una combinare di ultrasuoni, cellule staminali e terapia genica.

Siamo solo all’inizio di una rivoluzione in ortopedia“, ha dichiarato il prof. Dan Gazit. “Stiamo combinando un approccio ingegneristico con un approccio biologico per un avanzamento di ingegneria rigenerativa, che a nostro avviso è il futuro della medicina.

See an animation video that shows the bone-tissue engineering technique developed by Cedars-Sinai investigators.

Nel loro esperimento, i ricercatori hanno costruito una matrice di collagene, una proteina del corpo per la ricostruzione dell’osso è stata impiantata nella fessura tra i due lati dell’osso della gamba fratturata in animali da laboratorio. In questa matrice sono state iniettate cellule staminali per più di due settimane. Per avviare il processo di riparazione ossea, il team ha espresso un gene che induce la ricostruzione ossea direttamente nelle cellule staminali, utilizzando un impulso di ultrasuoni e microbolle che ha facilitato l’ingresso del gene nelle cellule.

Otto settimane dopo l’intervento chirurgico, il divario dell’osso era chiuso e la frattura della gamba era guarita in tutti gli animali di laboratorio che hanno ricevuto il trattamento. I test hanno dimostrato che l’osso è cresciuto ed è forte quanto quello degli innesti ossei chirurgici.
Questo studio è il primo a dimostrare la validità di un nuovo trattamento delle fratture ossee, basato sugli ultrasuoni, terapia genetica e cellule staminali proprie.

La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
In situ bone tissue engineering via ultrasound-mediated gene delivery to endogenous progenitor cells in mini-pigs.
Maxim Bez, Dmitriy Sheyn, Wafa Tawackoli, Pablo Avalos, Galina Shapiro, Joseph C. Giaconi, Xiaoyu Da, Shiran Ben David, Jayne Gavrity, Hani A. Awad, Hyun W. Bae, Eric J. Ley, Thomas J. Kremen, Zulma Gazit, Katherine W. Ferrara, Gadi Pelled, Dan Gazit.
Science Translational Medicine 17 May 2017: Vol. 9, Issue 390, eaal3128 DOI: 10.1126/scitranslmed.aal3128

Fonte: Grazit Laboratory – Cedars-Sinai

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Ecco perchè le cellule tumorali crescono e prosperano.

Posted by giorgiobertin su giugno 10, 2017

Alcune cellule tumorali hanno un asso nella manica per evitare la loro morte: incrementare la manutenzione dei telomeri, le “testate” protettive presenti sui cromosomi. Un gruppo di ricerca del Jackson Laboratory (JAX) guidato dal Professor Roel Verhaak in un lavoro pubblicato sulla rivista Nature Genetics ha scoperto il meccanismo della manutenzione dei telomeri di queste cellule tumorali.

Nella maggior parte delle cellule, i telomeri si accorciano nel tempo al punto in cui la divisione cellulare non è più possibile, portando alla morte cellulare. Alcune cellule, come le cellule staminali e le cellule germinali, sono in grado di continuare la divisione perché mantengono attiva la telomerasi, un enzima che allunga i telomeri. Le cellule tumorali riattivano la telomerasi attraverso la trascrittasi inversa telomerica (TERT) ed un RNA ad essa associato inversa, ma i meccanismi alla base sono sconosciuti.

telomeri

Ora i ricercatori hanno analizzato 18.430 campioni di tessuti cancerosi (in 31 diversi tipi di cancro) per determinare e confrontare le lunghezze dei telomeri e monitorare l’attività della telomerasi.
Il 73 per cento – dei tumori esprime TERT (che a sua volta aziona la riattivazione della telomerasi). Oltre all’espressione TERT, i ricercatori hanno scoperto un nuovo importante meccanismo: TERT promoter methylation.
“…abbiamo scoperto che TERT promoter methylation del DNA promuove l’espressione TERT nelle cellule tumorali“. – afferma il prof. Roel Verhaak.

Un filone di ricerca nuovo che necessita sicuramente di ulteriori studi.

Leggi abstract dell’articolo:
Systematic analysis of telomere length and somatic alterations in 31 cancer types
Floris P Barthel,Wei Wei,Ming Tang,Emmanuel Martinez-Ledesma,Xin Hu,Samirkumar B Amin,Kadir C Akdemir,Sahil Seth,Xingzhi Song,Qianghu Wang,Tara Lichtenberg,Jian Hu,Jianhua Zhang,Siyuan Zheng & Roel G W Verhaak
Nature Genetics (2017) Published online 30 January 2017 doi:10.1038/ng.3781

Fonte: Jackson Laboratory (JAX)

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Identificata molecola di RNA che protegge le cellule staminali del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Università di Princeton hanno individuato una piccola molecola di RNA che aiuta a mantenere l’attività delle cellule staminali del cancro al seno proteggendole dal sistema immunitario.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Cell Biology“, suggerisce che questo “microRNA” promuove forme particolarmente letali di cancro al seno e che inibendo questa molecola si potrebbe migliorare l’efficacia delle terapie del cancro al seno attualmente esistenti.

Princeton

I ricercatori hanno cercato molecole di RNA brevi chiamate microRNA che possono legarsi e inibire RNA messaggeri codificanti proteine per ridurre i livelli di proteine specifiche. E’stato identificato un microRNA chiamato miR-199a, che aiuta MASC (non-cancerous mammary gland stem cells (MaSCs)) a mantenere l’attività di cellule staminali sopprimendo la produzione di una proteina chiamata LCOR, che lega il DNA nella regolazione dell’espressione genica.

In particolare i ricercatori hanno dimostrato che aumentando miR-199a si migliora la capacità delle cellule staminali tumorali di formare tumori. Aumentando i livelli LCOR, al contrario, si potrebbe ridurre la capacità da parte del tumore di formare delle cellule staminali del cancro.
Il team ha trovato che le pazienti con carcinoma mammario i cui tumori esprimono grandi quantità di miR-199a hanno mostrato tassi di sopravvivenza molto bassi, mentre i tumori con elevati livelli di LCOR ha avuto una prognosi migliore.

Leggi abstract dell’articolo:
Normal and cancerous mammary stem cells evade interferon-induced constraint through the miR-199a–LCOR axis
Toni Celià-Terrassa,Daniel D. Liu,Abrar Choudhury,Xiang Hang,Yong Wei,Jose Zamalloa,Raymundo Alfaro-Aco,Rumela Chakrabarti,Yi-Zhou Jiang,Bong Ihn Koh,Heath A. Smith,Christina DeCoste,Jun-Jing Li,Zhi-Ming Shao & Yibin Kang.
Nature Cell Biology Published online 22 May 2017 doi:10.1038/ncb3533

Fonte: Princeton University’s Department of Molecular Biology

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Create in laboratorio le staminali del sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2017

Due gruppi di ricerca sono riusciti a ottenere in laboratorio cellule staminali progenitrici di tutte le cellule del sangue. Il primo gruppo, guidato dal prof. Shahin Rafii del Weill Cornell Medical College, a New York, ha trasformato cellule mature di topi in cellule staminali del sangue completamente sviluppate.

rafiii
This image shows reprogrammed hematopoietic stem cells (green) that are arising from mouse cells. These stem cells are developing close to a group of cells, called the vascular niche cells (gray), which provides them with the nurturing factors necessary for the reprogramming. Image credit: Dr. Raphael Lis/Flow Cytometry and Microscopy Core, Starr Foundation, Tri-Institutional Stem Cell Derivation Laboratory.

Nel secondo lavoro il prof. George Daley del Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts, ha creato cellule umane che agiscono come cellule staminali del sangue, anche se non sono identiche a quelle che si trovano in natura.

Dopo la produzione in laboratorio le cellule staminali sono state iniettate in topi che erano stati trattati con radiazioni per uccidere la maggior parte delle loro cellule ematiche e immunitarie, e si è constatato che gli animali si sono ripresi. Le cellule staminali hanno rigenerato il sangue, incluse le cellule immunitarie, e i topi hanno continuato a vivere nel laboratorio tutta la loro vita, più di un anno e mezzo.

I lavori, descritti su “Nature“, offrono una speranza alle persone con leucemia e altri disturbi del sangue che necessitano di un trapianto di midollo osseo ma non trovano un donatore compatibile. Se i risultati si tradurranno nella clinica, questi pazienti potrebbero ricevere versioni coltivate in laboratorio delle proprie cellule sane.

Leggi abstracts degli articoli:
Conversion of adult endothelium to immunocompetent haematopoietic stem cells
Raphael Lis,Charles C. Karrasch,Michael G. Poulos,Balvir Kunar, David Redmond,Jose G. Barcia Duran,Chaitanya R. Badwe,William Schachterle, Michael Ginsberg,Jenny Xiang, Arash Rafii Tabrizi,Koji Shido,Zev Rosenwaks,Olivier Elemento,Nancy A. Speck,Jason M. Butler,Joseph M. Scandura & Shahin Rafii
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22326

Haematopoietic stem and progenitor cells from human pluripotent stem cells
Ryohichi Sugimura,Deepak Kumar Jha,Areum Han,Clara Soria-Valles,Edroaldo Lummertz da Rocha,Yi-Fen Lu,Jeremy A. Goettel, Erik Serrao,R. Grant Rowe, Mohan Malleshaiah,Irene Wong,Patricia Sousa,Ted N. Zhu, Andrea Ditadi,Gordon Keller,Alan N. Engelman,Scott B. Snapper,Sergei Doulatov & George Q. Daley
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22370

Fonti: Weill Cornell Medical College,  Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts – Le Scienze

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Creata la più grande banca dati di cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su maggio 12, 2017

I ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute hanno realizzato in collaborazione con il King College di Londra, l’Istituto Europeo di Bioinformatica, l’Università di Dundee e l’Università di Cambridge la più grande collezione al mondo di cellule staminali ricavate da volontari sani. Il lavoro è descritto sulla rivista “Nature“.

Abbiamo realizzato una grande banca dati, di alta qualità, di cellule staminali pluripotenti indotte (IPS), cioè capaci di seguire diverse evoluzioni nello sviluppo, da volontari sani“, precisa il prof. Gaffney. Ognuna di queste linee cellulari è stata studiata e resa disponibile ad una comunità di ricercatori più ampia. Un passo fondamentale per realizzare migliori modelli cellulari di molte malattie.

I gruppi di staminali di riferimento sono stati ricavati dalle biopsie della pelle di 301 volontari sani, con cui sono state prodotte più linee di staminali per ogni persona, arrivando ad un totale di 711 linee cellulari, con informazioni dettagliate sul loro genoma, le proteine presenti e la loro biologia.

iPS cells
Skin cells can be reprogrammed into iPS cells that can then develop into different types of cells. Credit: Sanger Institute, Genome Research Limited

I progressi tecnologici hanno permesso di prendere una cellula adulta e utilizzare condizioni di crescita specifiche per far tornare indietro l’orologio – il ritorno ad uno stato embrionale precoce. Tutto ciò si traduce in una cellula staminale pluripotente indotta (IPSC), che può svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo. Queste cellule iPSCs hanno un potenziale enorme per lo studio scientifico lo sviluppo e l’impatto delle malattie tra cui il cancro, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache.

Leggi abstract dell’articolo:
Common genetic variation drives molecular heterogeneity in human iPSCs
Helena Kilpinen, Angela Goncalves[…]Daniel J Gaffney
Nature (2017) Published online 10 May 2017, doi:10.1038/nature22403

Fonte: Wellcome Trust Sanger Institute

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CLARITY: Nuova tecnica per rendere trasparenti le ossa.

Posted by giorgiobertin su maggio 4, 2017

I ricercatori del California Institute of Technology hanno messo a punto una nuova tecnica che permette di rendere trasparenti i tessuti molli, in particolare i tessuti ossei. Negli esperimenti di laboratorio è stata evidenziata la proliferazione delle cellule staminali ossee, un processo fondamentale per il rimodellamento delle ossa.

In un osso sano c’è un delicato equilibrio tra l’attività degli osteoblasti, le cellule che costruiscono il tessuto osseo, e gli osteoclasti, che lo distruggono, permettendo un continuo rimodellamento. Questo processo è parzialmente controllato dalle cellule staminali del midollo osseo, chiamate preosteoblasti (od osteoprogenitori), che si sviluppano successivamente in osteoblasti.

La densità di cellule staminali nel tessuto osseo è molto bassa: per questo motivo è assai difficile studiarle in poche sezioni di osso“, ha spiegato Alon Greenbaum, primo autore dell’articolo. “Come se non bastasse, la riduzione dell’osso in sezioni sottili causa un deterioramento della struttura tridimensionale dell’ambiente in cui si sviluppano le staminali: per questo s’impone la necessità di vedere meglio il tessuto intatto“.

Clarity
A mouse tibia that has been rendered transparent with Bone CLARITY. Stem cells appear distributed throughout the bone in red. The ability to see bone stem cell behavior is crucial for testing new osteoporosis treatments.
Credit: Science Translational Medicine, Greenbaum, Chan, et al; Gradinaru laboratory/Caltech

La nuova tecnica consiste nella rimozione dei lipidi dalle cellule e nell’iniezione di idrogel al loro interno per fornire alle cellule
un nuovo supporto strutturale. L’applicazione ai tessuti ossei ha richiesto l’ulteriore rimozione del calcio che contribuisce all’opacità dei tessuti ed è presente nelle ossa in quantità decisamente maggiore che nei tessuti molli (video). La tecnica permetterà di studiare nuove molecole per il trattamento dell’osteoporosi.

La pubblicazione sulla rivista “Science Translational Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Bone CLARITY: Clearing, imaging, and computational analysis of osteoprogenitors within intact bone marrow
Alon Greenbaum, Ken Y. Chan, Tatyana Dobreva, David Brown, Deepak H. Balani, Rogely Boyce, Henry M. Kronenber….
SCIENCE TRANSLATIONAL MEDICINE 26 APR 2017, Vol. 9, Issue 387, eaah6518 DOI: 10.1126/scitranslmed.aah6518

Fonte: California Institute of Technology – Le Scienze

Video

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Cellule della pelle convertite in vasi sanguigni.

Posted by giorgiobertin su aprile 7, 2017

I ricercatori della University of Illinois a Chicago hanno identificato un interruttore molecolare che converte le cellule della pelle in cellule che compongono i vasi sanguigni. La scoperta potrebbe essere utilizzate per riparare i vasi danneggiati nei pazienti con malattie cardiache o di ingegnere vascolare in laboratorio.
La tecnica aumenta i livelli di un enzima che mantiene le cellule giovani, questo può aggirare il problema dell’invecchiamento cellulare. I risultati, condotti sugli animali, sono riportati nella rivista “Circulation.

La tecnica consiste nel trasformare delle cellule mature in cellule staminali “progenitrici intermedie“, utilizzando un cocktails chimico che induce la maturazione nello specifico tipo di cellula. Altri metodi riprogrammano le cellule in modo che assumino direttamente una nuova identità, bypassando tutti gli stati arrivando a staminali pluripotenti.

Mouse-heart-with-human-blood-vessels
Mouse heart section showing human progenitor cells that formed functional human blood vessels. Purple color signifies human blood vessels, red staining signifies the blood vessels of the mouse that received the human cell implants.

Non ritornano indietro fino ad una cellula staminale pluripotente, ma arriviamo a cellule progenitrici intermedie,” spiega il Prof. Jalees Rehman, “Le cellule progenitrici possono essere coltivate in grandi quantità sufficienti per terapie rigenerative”.
Rehman chiama questo metodo per produrre nuove cellule “parziale de-differenziazione“.
Ricordiamo che a differenza delle cellule staminali pluripotenti, le cellule progenitrici possono differenziarsi solo in alcuni tipi di cellule.

Il team ha scoperto che le cellule progenitrici prodotte da cellule endoteliali, (intermediate CD34+ ) – fibroblasti provenienti da cellule adulte della pelle umana – possono essere convertite in cellule dei vasi sanguigni o in globuli rossi, a seconda del livello di un fattore di trascrizione del gene chiamato SOX17. Quando sono stati aumentati i livelli di SOX17 sono aumentate le cellule progenitrici, e si è avuto un miglioramento fino a cinque volte nella produzione di vasi sanguigni. La soppressione di SOX17 ha portato ad una considerevole diminuzione di cellule progenitrici e conseguente diminuzione di vasi sanguigni nuovi.

Leggi abstract dell’articolo:
SOX17 Regulates Conversion of Human Fibroblasts into Endothelial Cells and Erythroblasts via De-Differentiation into CD34+ Progenitor Cells
Lianghui Zhang, Ankit Jambusaria, Zhigang Hong, Glenn Marsboom, Peter T. Toth, Brittney-Shea Herbert, Asrar B. Malik and Jalees Rehman
Circulation. 2017; CIRCULATIONAHA.116.025722, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025722

Fonte: University of Illinois

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Cellule staminali possibile trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Posted by giorgiobertin su aprile 6, 2017

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University Of Osaka in Giappone, ha sperimentato un approccio innovativo per il trattamento dell’insufficienza cardiaca. Utilizzando le cellule staminali muscolari dei pazienti, i ricercatori hanno rattoppato con successo i cuori danneggiati. Le cellule staminali possono quindi offrire un nuovo percorso di trattamento per i pazienti con insufficienza cardiaca.

illustration-of-a-heart

Ricordiamo che l’insufficienza cardiaca si riferisce a quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue e ossigeno al corpo. Gli attuali trattamenti disponibili per l’insufficienza cardiaca sono ben lungi dall’essere l’ideale. Essi mirano a ridurre i sintomi, prevenire ulteriori danni, e ad aumentare la durata della vita migliorandone la qualità. Rigenerare il tessuto cardiaco sarebbe una scelta ideale.

Il team ha condotto gli esperimenti su 27 pazienti con insufficienza cardiaca, 15 avevano cardiomiopatia ischemica, e 12 avevano cardiomiopatia dilatativa. Le cellule staminali provenienti dai muscoli della coscia del paziente (vasto mediale, in particolare) sono state chirurgicamente incollate sulla superficie del ventricolo sinistro del cuore. Il tessuto impiantato secerne i fattori che favoriscono il vecchio tessuto. Dopo l’operazione, i pazienti non hanno avuto complicanze significative e, ad un anno dalla procedura ci sono stati miglioramenti misurabili nella loro capacità di esercizio e nella funzionalità del cuore.
Saranno necessari studi più ampi per confermare l’efficacia terapeutica.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase I Clinical Trial of Autologous Stem Cell–Sheet Transplantation Therapy for Treating Cardiomyopathy
Shigeru Miyagawa, Keitaro Domae, Yasushi Yoshikawa, Satsuki Fukushima, Teruya Nakamura, Atsuhiro Saito, Yasushi Sakata, Seiki Hamada, Koichi Toda, Kyongsun Pak, Masahiro Takeuchi, Yoshiki Sawa
Journal of the American Heart Association. 2017;6:e003918, originally published April 5, 2017 https://doi.org/10.1161/JAHA.116.003918

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Scoperto meccanismo alla base dei tumori polmonari.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Medicina clinica e molecolare della Facoltà di Medicina e psicologia della Sapienza Università di Roma, coordinati da Rita Mancini, hanno svelato il meccanismo attraverso il quale le cellule staminali dei tumori polmonari si propagano. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista “Oncogene“.

tumore-polmone

Nello studio sono state isolate le cellule staminali tumorali di polmone direttamente dai versamenti pleurici di alcuni pazienti, e si è evidenziato come SCD1, un enzima che determina la sintesi degli acidi grassi insaturi, agisca attivando a cascata due vie metaboliche chiave nelle cellule tumorali. “Si tratta di quella della beta-catenina e successivamente di quella che coinvolge due proteine note per la loro capacità di controllare la crescita cellulare a livello del nucleo, chiamate YAP e TAZ” – afferma la prof. Rita Mancini.
SCD1 è uno dei principali promotori della crescita delle staminali tumorali polmonari. Inoltre abbiamo sufficienti elementi per ritenere che il ruolo chiave di SCD1 si estenda alle cellule staminali di altri tipi di tumori”.

La cosa molto interessante è che inibitori di SCD1 sono già disponibili per l’uso nell’uomo. Il prossimo passo potrà essere quello di trasferire questa possibilità terapeutica nei pazienti, in linea con un approccio di ricerca traslazionale che parte dal paziente, passa attraverso il laboratorio, per poi ritornare nel paziente.

Leggi abstract dell’articolo:
Stearoyl-CoA-desaturase 1 regulates lung cancer stemness via stabilization and nuclear localization of YAP/TAZ
A Noto, C De Vitis, M E Pisanu, G Roscilli, G Ricci, A Catizone, G Sorrentino, G Chianese, O Taglialatela-Scafati, D Trisciuoglio, D Del Bufalo, M Di Martile, A Di Napoli, L Ruco, S Costantini, Z Jakopin, A Budillon, G Melino, G Del Sal, G Ciliberto and R Mancini
Oncogene advance online publication, April 3, 2017; doi:10.1038/onc.2017.75

Fonte: Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

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Terapia con cellule staminali per riparare i danni ai polmoni.

Posted by giorgiobertin su marzo 26, 2017

Un nuovo studio ha trovato che la terapia con cellule staminali è in grado di ridurre l’infiammazione polmonare in un modello animale di malattia cronica ostruttiva (BPCO) e nella fibrosi cistica. Anche se, ancora in una fase pre-clinica, questi risultati hanno importanti implicazioni potenziali per il futuro trattamento dei pazienti.

Lung disease

I ricercatori della Queens University Belfast hanno presentato questi risultati durante la “European Respiratory Society’s Lung Science Conference” che si tiene all’Estoril in Portogallo (23-27 marzo).
Negli esperimenti sono state somministrate le cellule staminali mesenchimali (MSC Mesenchymal stem cell) per via endovenosa a topi di quattro e sei settimane di età. Successivamente sono stati raccolti campione di tessuto dai polmoni dopo circa otto settimane. Dai risultati di confronto con un gruppo di controllo che non ha ricevuto la terapia MSC. I risultati hanno dimostrato che l’infiammazione è stata significativamente ridotta nel gruppo in trattamento con MSC. I miglioramenti sono significativi nella struttura dei polmoni, suggerendo che questa forma di trattamento ha il potenziale per riparare il polmone danneggiato.

Questi risultati preliminari dimostrano il potenziale efficacia del trattamento MSC come mezzo per riparare i danni causati da malattie polmonari croniche come la BPCO“, ha detto Declan Doherty della Queens University di Belfast.
Anche se, ancora in una fase iniziale in termini di ricaduta nella malattia umana, questo lavoro è uno degli abstracts all’avanguardia della conferenza.

Leggi abstract:
OP07 – Mesenchymal stem cell therapy reduces inflammation and damage in a model of chronic lung disease
Doherty Declan, Belfast, United Kingdom

Fonte: Queens University Belfast – European Respiratory Society’s Lung Science Conference  –  StemcellResearch

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Creato il primo embrione artificiale: è di topo.

Posted by giorgiobertin su marzo 3, 2017

Un gruppo di ricercatori inglesi dell’Università di Cambridge ha ottenuto il primo embrione artificiale: è di topo e si è formato a partire da cellule staminali che si sono assemblate. Lo studio, descritto sulla rivista “Science“, aiuterà a comprendere l’origine di molte malattie legate alle fasi iniziali dello sviluppo e a ridurre i test sugli animali. L’esperimento permette, almeno in linea ipotetica, lo sviluppo di un individuo al di fuori dall’utero.

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Stem cell-modelled embryo at 96 hours (embryonic (magenta) and extra-embryonic (blue) tissue with surrounding extracellular matrix (cyan)). Credit: Berna Sozen, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge

Nei test, condotti dalla ricercatrice Magdalena Zernicka-Goetz, sono state utilizzate sia le cellule staminali embrionali che danno origine agli organi sia quelle che formano le strutture esterne all’embrione, come la placenta. L’esperimento riproduce esattamente tutte le fasi dello sviluppo di un embrione e lo fa per la prima volta in una struttura tridimensionale.
Le regioni anatomicamente corrette si sviluppano al posto giusto nel momento giusto” afferma la ricercatrice. Confrontato con un embrione normale, quello artificiale ha mostrato di seguire lo stesso andamento nello sviluppo e di essere completo sotto tutti gli aspetti, compresa la formazione delle cellule germinali destinate a diventare ovuli e spermatozoi e quella della cavità amniotica nella quale l’embrione si sviluppa.

Leggi abstract dell’articolo:
Assembly of embryonic and extra-embryonic stem cells to mimic embryogenesis in vitro
BY SARAH ELLYS HARRISON, BERNA SOZEN, NEOPHYTOS CHRISTODOULOU, CHRISTOS KYPRIANOU, MAGDALENA ZERNICKA-GOETZ
Science PUBLISHED ONLINE 02 MAR 2017

Fonte: University of Cambridge

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Un cocktail di farmaci per riacquistare l’udito.

Posted by giorgiobertin su febbraio 23, 2017

Un team di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Bwh), Harvard e Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston ha scoperto una combinazione di farmaci in grado di rigenerare le cellule ciliate dell’orecchio interno.

Il fenomeno della perdita dell’udito può avere diverse cause tra cui l’invecchiamento, l’esposizione a rumori troppo forti, ma anche infezioni e l’utilizzo di antibiotici e chemioterapici. La base del problema è la morte delle cellule ciliate, cioè le cellule sensoriali situate nell’orecchio interno che captano le onde sonore e trasformano lo stimolo in un impulso nervoso diretto al cervello. Queste cellule nell’essere umano non si rigenerano, perciò se il loro numero diminuisce cala anche la nostra capacità di percepire i suoni.

Uccelli e anfibi sono in grado di rigenerare queste cellule durante la loro vita, e questo ha costituito l’ispirazione per il nostro lavoro, per trovare una soluzione simile nei mammiferi” afferma il prof. Jeff Karp. “Abbiamo dimostrato che le cellule di supporto dell’orecchio interno, cioè i progenitori delle cellule sensoriali, possono essere spinte a moltiplicarsi e poi a maturare in cellule ciliate grazie all’esposizione a specifiche molecole“. I risultati del nuovo metodo messo a punto dal team di ricerca sono impressionanti se confrontati con quelli ottenuti attraverso approcci già esistenti.

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This image shows large clonal colonies of cochlear progenitor cells formed from single cells and converted into high-purity colonies of hair cells (cyan) with intricate hair bundles (red). Image: Will McLean

Nell’immediato futuro, la Frequency Therapeutics, che ha rilevato il brevetto dal Mit, ha reso nota l’intenzione di voler sviluppare velocemente possibili trattamenti per ripristinare l’udito, per esempio iniettando il farmaco direttamente nell’orecchio del paziente in modo del tutto simile alla procedura che già si usa per curare alcuni tipi di infezione. Sperimentazioni cliniche sull’uomo sono in programma entro i prossimi 18 mesi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Cell Reports“.

Scarica e leggi il documento in full text:ù
Clonal Expansion of Lgr5-Positive Cells from Mammalian Cochlea and High-Purity Generation of Sensory Hair Cells
McLean, Will J. et al.
Cell Reports, Volume 18, Issue 8, 1917 – 1929

Fonti ed approfondimenti: Massachusetts Institute of Technology (Mit) – Brigham and Women’s Hospital – Galileo.net

Frequency Therapeutics Announces a Revolutionary Small-molecule Approach to Restore Hearing Published in Cell Reports
– February 21, 2017

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Primi risultati del trapianto di staminali nella Sclerosi Multipla.

Posted by giorgiobertin su febbraio 20, 2017

Un nuovo studio pubblicato online sulla rivista “JAMA Neurology” esamina i risultati a lungo termine dei pazienti con forme aggressive di sclerosi multipla (SM) che non hanno risposto alle terapie standard e sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe utilizzando le proprie cellule staminali.

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Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (AHSCT) è stato studiato come trattamento per la SM aggressiva, nella logica della ricostituzione immunitaria. Il tipo di trattamento condotto dai ricercatori dell’Imperial College of London per la sclerosi multipla che ‘azzera‘ il sistema immunitario ha stabilito che si può fermare la progressione della malattia in quasi la metà dei pazienti. Tuttavia, poiché il trattamento comporta la chemioterapia aggressiva che disattiva il sistema immunitario per un breve periodo di tempo, alcuni pazienti sono deceduti per infezioni. I rischi devono essere attentamente valutati.

In questo studio, che è il più grande studio di follow-up a lungo termine con questa procedura, abbiamo dimostrato che possiamo ‘congelare’ la malattia di un paziente – e impedirgli di peggiorare, per un massimo di cinque anni dopo il trapianto“- afferma il prof. Paolo A. Muraro dell’Imperial College. I pazienti più giovani con forme meno gravi della malattia hanno risposto di più alla terapia. La maggior parte dei pazienti nello studio aveva una forma progressiva di SM; la forma più grave della malattia, e per il quale non esistono attualmente trattamenti.

Questi risultati sono molto promettenti, il prossimo passo sarà quello di avviare un ampio studio randomizzato controllato per questo tipo di trattamento” – conclude il professor Muraro.

Leggi il full text dell’articolo:
Long-term outcomes after autologous hematopoietic stem cell transplantation for multiple sclerosis
Muraro PA, Pasquini M, Atkins HL, Bowen JD, Farge D, Fassas A, Freedman MS, Georges GE, Gualandi F, Hamerschlak N, Havrdova E, + al. for the Multiple Sclerosis–Autologous Hematopoietic Stem Cell Transplantation (MS-AHSCT) Long-term Outcomes Study Group.
JAMA Neurol. Published online February 20, 2017. doi:10.1001/jamaneurol.2016.5867

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Linee guida internazionali sul Gene Editing.

Posted by giorgiobertin su febbraio 15, 2017

Sono state pubblicate a cura del National Academy of Sciences (NAS) e della National Academy of Medicine (NAM), le prime linee guida di gene editing – ovvero l’aggiunta, rimozione o sostituzione di sequenze di Dna in gameti o embrioni in stadio precoce di sviluppo.

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Il documento illustra le condizioni rigorose che andrebbero verificate prima di consentire l’avvio di studi clinici che impieghino queste tecniche applicate alla linea germinale. L’applicazione dell’editing del genoma a cellule germinali è molto controversa perché le modifiche introdotte verrebbero ereditate dalle generazioni successive.

Scarica e leggi il documento (necessaria registrazione):
Human Genome Editing: Science, Ethics, and Governance (2017)
DOI: https://doi.org/10.17226/24623

Fonti ed approfondimenti:
National Academy of Sciences (NAS)
National Academy of Medicine (NAM)
SaluteH24 (italiano)

 

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Individuato potenziale bersaglio per il cancro al cervello.

Posted by giorgiobertin su gennaio 13, 2017

I ricercatori dell’University of Leeds hanno scoperto che spegnendo la molecola RAD51 viene molto aumentata l’efficacia della radioterapia per uccidere le cellule di glioblastoma (tumore al cervello) in laboratorio.

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Glioblastoma cells grown in the lab. Credit: Dr Susan Short, University of Leeds.

Alcuni gruppi specializzati di cellule di glioblastoma sono in grado di riprodurre copie identiche di se stesse, più resistenti al trattamento. I ricercatori di Leeds hanno scoperto che uno dei sottogruppi, chiamato cellule staminali di glioblastoma (GSC), hanno alti livelli della molecola RAD51. RAD51 aiuta le cellule tumorali a riparare i danni che la radioterapia causa al loro DNA. Questa riparazione permette alle cellule tumorali di riprendersi dopo il trattamento e ripopolare il tumore.

Prendendo di mira RAD51 con un inibitore siamo stati in grado di rendere questo tipo di tumori più sensibili agli effetti della radioterapia, contribuendo alla loro rimozione.” – afferma il prof. Susan C. Short, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista “Stem Cell Reports“. “Questo studio promettente nelle cellule e nei topi potrebbe essere un modo per tagliare l’alimentazione e il carburante del tumore“. “L’esatto meccanismo attraverso il quale RAD51 viene aumentato in cellule che sopravvivono alla radioterapia non è ancora noto”.

Leggi il full text dell’articolo:
RAD51 is a Selective DNA Repair Target to Radiosensitise Glioma Stem Cells.
Harry O. King, Tim Brend, Helen L. Payne, Alexander Wright, Thomas A. Ward, Karan Patel, Teklu Egnuni, Lucy F. Stead, Anjana Patel, Heiko Wurdak, Susan C. Short
Stem Cell reports Volume 8, Issue 1, p125–139, 10 January 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.005

Fonte: Cancer Research UK  –  University of Leeds

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Cellule staminali rigenerano la parete esterna del cuore.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

I ricercatori della Penn State – University Park, Pennsylvania, hanno utilizzato cellule staminali per rigenerare lo strato esterno (epicardio) di un cuore umano.

Nel 2012, abbiamo scoperto che se trattiamo le cellule staminali umane con sostanze chimiche che in sequenza attivano e inibiscono percorso di segnalazione Wnt, diventano cellule muscolari del miocardio“, ha detto Xiaojun Lance Lian, professore di ingegneria biomedica e biologia, che sta conducendo lo studio presso Penn State.
Ora, in questo studio abbiamo dimostrato che fornendo alle cellule progenitrici cardiache informazioni aggiuntive, siamo in grado di ri-guidare queste cellule progenitrici cardiache a diventare cellule dell’epicardio, invece che cellule del miocardio“.

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Heart progenitors cells derived from human stem cells can be further specified to become either heart cells belonging to the external layer, the epicardium, or the muscle layer, myocardium, of a human heart. Image: Lance Lian/Penn State

I risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Biomedical Engineering” portano ad un passo alla rigenerazione di un’intera parete del cuore. “Generare cellule dell’epicardio potrebbe essere utile in applicazioni cliniche, per i pazienti che soffrono di un attacco di cuore. Queste cellule dell’epicardio nuove potrebbero essere trapiantate al paziente e potenzialmente riparare le regioni danneggiate“. – afferma il prof. Xiaojun Lance Lian.

Leggi abstract dell’articolo:
Long-term self-renewing human epicardial cells generated from pluripotent stem cells under defined xeno-free conditions
Xiaoping Bao, Xiaojun Lian[…]Sean P. Palecek
Nature Biomedical Engineering 1, Article number: 0003 (2016) doi:10.1038/s41551-016-0003

Stem cell culture: Simply derived epicardial cells
David T. Paik & Joseph C. Wu

Fonte:  Penn State – University Park, Pennsylvania

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Topi tornano a vedere con una retina ottenuta da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su gennaio 12, 2017

Le malattie degli occhi, come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare legata all’età, sono caratterizzate da una degenerazione della retina, che porta alla perdita della vista perché danneggia le cellule nervose sensibili alla luce (fotorecettori) che si trovano su questo tessuto. Attualmente non ci sono terapie in grado di bloccare la perdita della vista nelle persone con un processo di degenerazione della retina all’ultimo stadio.
Ora i ricercatori del RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe, Japan sono riusciti a coltivare in provetta a partire da cellule staminali una retina che trapiantata ha restituito la vista ai topi.

Il nostro studio è preliminare per un possibile trapianto della retina, derivata da cellule staminali, per la cura di alcune malattie dell’occhio” ha detto il prof. Takahashi. “Dopo ulteriori ricerche supplementari, abbiamo in programma di procedere a studi sull’uomo“.

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This image shows synaptic integration of graft retina into host mice. 3-D observation of contact between host bipolar cells (green) and graft retina (red). Credit: Mandai et al./Stem Cell Reports 2017

Negli esperimenti sono state utilizzate cellule della pelle di topi, riprogrammate usando un cocktail di 4 geni per farle diventare pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo. Queste cellule, che vengono chiamate cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), sono state poi indotte a svilupparsi in cellule della retina che sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo.
Quando è stato trapiantato nei topi, il tessuto ha sviluppato i collegamenti con le cellule vicine e ha restituito la vista in metà dei topi con una degenerazione della retina a uno stadio avanzato.

Scarica e leggi il documento in full text:
iPSC-Derived Retina Transplants Improve Vision in rd1 End-Stage Retinal-Degeneration Mice
Mandai, Michiko et al. Masayo Takahashi
Stem Cell Reports, Volume 8, Issue 1, 69 – 83  10 January 2017  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.stemcr.2016.12.008

Fonte: RIKEN Center for Developmental Biology in Kobe  –  ANSA

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Staminali ricostruiscono la struttura originaria del dente.

Posted by giorgiobertin su gennaio 10, 2017

Stimolando le cellule staminali presenti nella polpa dentaria è possibile ricostituire la struttura originaria del dente, con il ripristino dello strato naturale di dentina che lo protegge. La nuova tecnica descritta sulla rivista “Scientific Reports“, è stata messa a punto dai ricercatori del Dental Institute King’s College London.

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Nella polpa dentaria sono presenti cellule staminali che permettono al dente di ripristinare le lesioni alla dentina, ma solo se sono molto piccole.
Ora l’équipe diretta dal prof. Paul T. Sharpe ha trovato il modo per stimolare queste cellule staminali in misura sufficiente da permettere la ricostituzione della struttura originaria del dente.

Una delle molecole usate per innescare la proliferazione delle staminali e la loro diversificazione nelle cellule che costituiscono il dente è il Tideglusib, già usato in studi clinici per il trattamento di disturbi neurologici come il morbo di Alzheimer.

Queste molecole stimolatrici delle staminali sono già state testate clinicamente e vengono somministrate attraverso delle spugne di collagene già in commercio, la nuova tecnica potrebbe entrare nella pratica odontoiatrica in tempi abbastanza brevi.

Leggi abstract dell’articolo:
Promotion of natural tooth repair by small molecule GSK3 antagonists
Vitor Neves, Rebecca Babb, Dhivya Chandrasekaran and Paul T Sharpe
Scientific Reports 9 January 2017

Fonte: Dental Institute King’s College London

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Metabolismo dei lipidi alla base delle cellule staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su gennaio 8, 2017

I ricercatori hanno scoperto una firma metabolica cruciale per il funzionamento delle “cellule staminali del cancro” che avviano la formazione del tumore. Il team ha anche dimostrato come interferire con questo meccanismo metabolico nel carcinoma ovarico, inibisce la crescita tumorale.

La nuova ricerca si concentra sul targeting delle cellule staminali tumorali, inibendo l’attività degli enzimi necessari per realizzare un processo metabolico chiamato “desaturazione” delle molecole lipidiche.


Lipid Metabolism key to potential treatment for Ovarian Cancer

I lipidi insaturi nelle cellule staminali del cancro sono molto importanti per mantenere la segnalazione necessaria per funzionare“, ha detto il prof. Cheng coordinatore dello studio. “La comprensione del metabolismo dei lipidi nelle cellule staminali del cancro apre una nuova strada per il rilevamento e il trattamento del cancro.”

I nostri risultati mostrano che l’aumento dell’insaturazione dei lipidi è un marker metabolico per le cellule staminali del cancro ovarico ed è un bersaglio per la terapia. Bisogna concentrarsi su questi tipi di cellule” ha concluso il prof. Cheng (video).

L’inibizione della desaturasi dei lipidi ha efficacemente eliminato le cellule staminali del cancro, nelle colture di laboratorio, ed ha  bloccato la capacità di iniziazione del tumore nei topi di laboratorio.

Il lavoro è stato eseguito dai ricercatori della Purdue, Indiana University School of Medicine, e Feinberg School della Northwestern University of Medicine, che hanno pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell“.

Leggi il full text dell’articolo:
Lipid Desaturation Is a Metabolic Marker and Therapeutic Target of Ovarian Cancer Stem Cells
Junjie Li, Salvatore Condello, Jessica Thomes-Pepin, Xiaoxiao Ma, Yu Xia, Thomas D. Hurley, Daniela Matei, Ji-Xin Cheng,
Cell Stem Cell, doi: 10.1016/j.stem.2016.11.004, published 29 December 2016.

Fonte:  Purdue, Indiana University School of Medicine

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Create cellule staminali cardiache sintetiche.

Posted by giorgiobertin su gennaio 4, 2017

I ricercatori della North Carolina State University, dell’University of North Carolina al Chapel Hill e Hospital of Zhengzhou University hanno sviluppato una versione sintetica di cellule staminali cardiache.
Queste cellule staminali sintetiche offrono benefici terapeutici paragonabili a quelle delle cellule staminali naturali e potrebbero ridurre alcuni dei rischi connessi con le terapie con cellule staminali. Inoltre, queste cellule hanno una migliore stabilità, conservazione e la tecnologia è generalizzabile ad altri tipi di cellule staminali.

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Mentre le terapie con cellule staminali possono essere efficaci, sono però associate ad alcuni rischi sia di crescita del tumore che di rigetto immunitario. Le nuove cellule sintetiche potrebbero risolvere questi problemi.

Le nuove cellule sperimentate in vitro e in vivo su un modello di topo con infarto del miocardio, è stato scoperto che hanno la capacità di legarsi al tessuto cardiaco e promuoverne la crescita, dopo un attacco di cuore. La crescita era paragonabile a quella delle cellule staminali cardiache normali.
La pubblicazione sulla rivista “Nature Communications“.

Leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic microparticles functionalized with biomimetic cardiac stem cell membranes and secretome
Junnan Tang, Deliang Shen, Thomas George Caranasos, Zegen Wang, Tyler A. Allen, Adam Vandergriff, Michael Taylor Hensley, Phuong-Uyen Dinh, Jhon Cores, Taosheng Li, Jinying Zhang, Quancheng Kan, Ke Cheng
Nature Communications 8, Article number: 13724 (2017) doi:10.1038/ncomms13724

Fonte: North Carolina State University

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Osteoporosi: Scoperto fattore di crescita che inverte la perdita di tessuto osseo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 30, 2016

Un team di ricercatori del Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern (CRI) ha scoperto un nuovo fattore di crescita di formazione ossea l’Osteolectin (Clec11a,) che può invertire la perdita di tessuto osseo associata con l’osteoporosi. Questa scoperta ha implicazioni per la medicina rigenerativa.

Il prof. Morrison e colleghi hanno scoperto che quando Osteolectin è stata eliminato nei topi, essi hanno avuto un’accelerazione nella perdita di tessuto osseo durante l’età adulta.

osteolectin

Questi risultati dimostrano il ruolo importante che l’Osteolectin svolge nella formazione di nuovo osso e nel mantenimento della massa ossea adulta. Questo studio apre la possibilità di utilizzare questo fattore di crescita per il trattamento di malattie come l’osteoporosi“, afferma il prof. Morrison che ha pubblicato i risultati sulla rivista “e-Life“.

L’Osteolectin è nota per essere fatta da alcune cellule del midollo osseo e delle ossa, i ricercatori del CRI sono stati i primi a dimostrare che l’Osteolectin promuove la formazione di nuovo tessuto osseo dalle cellule staminali scheletriche nel midollo osseo.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Clec11a/osteolectin is an osteogenic growth factor that promotes the maintenance of the adult skeleton
Rui Yue Bo Shen Sean J Morrison
eLife 2016;5:e18782 DOI: http://dx.doi.org/10.7554/eLife.18782 Published December 13, 2016

Fonte: Children’s Medical Center Research Institute al UT Southwestern

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L’invecchiamento potrebbe essere reversibile, almeno negli animali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 18, 2016

I ricercatori del Salk Institute di La Jolla (California) coordinati dal prof. Juan Carlos Izpisua Belmonte hanno messo a punto una nuova tecnica per il ringiovanimento degli organi negli animali da esperimento e questo ha permesso loro di vivere più a lungo.

In particolare hanno scoperto che l’espressione di geni intermittente, normalmente associati con uno stato embrionale, può invertire i segni distintivi della vecchiaia. La tecnica di terapia genica ha permesso di “riprogrammare” l’orologio genetico interno delle cellule dei topi, in sei settimane è stato possibile ringiovanire gli animali, migliorandone la salute cardiovascolare, la solidità della colonna vertebrale e l’aspettativa di vita (durata di vita del 30% in più).

Il nostro studio dimostra che l’invecchiamento non può procedere in una sola direzione“, afferma Juan Carlos Izpisua Belmonte. “Ha una certa plasticità e, con un’attenta modulazione, l’invecchiamento potrebbe essere invertito.”
Questo lavoro mostra che i cambiamenti epigenetici sono in parte una guida per l”invecchiamento, i risultati ci danno spunti interessanti per dei percorsi che potrebbero essere mirati per ritardare l’invecchiamento cellulare.

Il trattamento usato nello studio non può essere replicato per ora o almeno nelle stesse condizioni sull’uomo.


Salk scientists reverse signs of aging in mice.

Leggi abstract dell’articolo:
In Vivo Amelioration of Age-Associated Hallmarks by Partial Reprogramming
Ocampo, Alejandro,………….Pedro Guillen, Juan Carlos Izpisua Belmonte.
Cell , Volume 167 , Issue 7 , 1719 – 1733.e12 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cell.2016.11.052

Fonte: Salk Institute di La Jolla (California)

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Cellule staminali per il trattamento delle lesioni cerebrali.

Posted by giorgiobertin su novembre 6, 2016

I ricercatori della University of Texas Health Science Center a Houston (UTHealth) hanno ottenuto dei buoni risultati in uno studio clinico di terapia cellulare con staminali per il trattamento delle lesioni cerebrali traumatiche (TBI). La terapia sembra smorzare la risposta neuro-infiammatoria del corpo al trauma preservando il tessuto cerebrale.
I risultati, che anche confermato la sicurezza e la fattibilità già evidenziata in precedenti studi, sono stati pubblicati online sulla rivista “Stem Cells“.

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Il nuovo studio si basa su ricerche precedentemente pubblicate dallo stesso team di ricercatori che documentano come la terapia con cellule staminali autologhe dopo TBI è sicura e riduce i requisiti e riduce l’infiammazione. La teoria è che le cellule staminali lavorino nel cervello per alleviare la risposta infiammatoria del corpo al trauma.

Nello studio (fase 2) sono stati arruolati pazienti adulti (di età 18-55) con gravi lesioni cerebrali traumatiche (GCS 5-8) e senza segni di altre lesioni cerebrali irreversibili. Le cellule staminali sono state prelevate dal midollo osseo, il trattamento ha permesso di isolare la frazione mononucleare. Successivamente sono state re-infusione per via endovenosa entro 48 ore dopo l’infortunio. Dai risultati è emerso che i biomarcatori infiammatori (citochine) sono drasticamente scesi dopo l’infusione.

Leggi abstract dell’articolo:
Treatment of Severe Adult Traumatic Brain Injury Using Bone Marrow Mononuclear Cells
Cox, C. S., Hetz, R. A., Liao, G. P., Aertker, B. M., Ewing-Cobbs, L., Juranek, J., Savitz, S. I., Jackson, M. L., Romanowska-Pawliczek, A. M., Triolo, F., Dash, P. K., Pedroza, C., Lee, D. A., Worth, L., Aisiku, I. P., Choi, H. A., Holcomb, J. B. and Kitagawa, R. S.
Stem Cells doi:10.1002/stem.2538

Fonte: University of Texas Health Science Center

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