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Posts Tagged ‘staminali’

Come aiutare le cellule del sangue a rigenerarsi dopo la radioterapia.

Posted by giorgiobertin su ottobre 28, 2018

I pazienti con tumori del sangue come leucemia e linfoma vengono spesso trattati irradiando il loro midollo osseo per distruggere le cellule malate. Dopo il trattamento, i pazienti sono vulnerabili alle infezioni e all’affaticamento fino a quando i nuovi globuli non ricrescono.

I ricercatori del MIT hanno ora escogitato un modo per aiutare le cellule del sangue a rigenerarsi più velocemente. Il loro metodo prevede di stimolare un particolare tipo di cellule staminali (mesenchymal stem cells (MSCs)) per secernere fattori di crescita che aiutano le cellule precursori a differenziarsi in globuli rossi maturi.

MIT-Stem-Cell-Mechanics
Gli ingegneri del MIT hanno sviluppato queste cellule staminali mesenchimali (rosse, con nuclei blu) su una superficie con proprietà meccaniche simili a quelle del midollo osseo. Immagine: Frances Liu e Krystyn Van Vliet

Ricordiamo che le mesenchymal stem cells (MSCs) sono prodotte in tutto il corpo e possono differenziarsi in una varietà di tessuti, tra cui ossa, cartilagine, muscoli e grasso. Possono anche secernere proteine ​​che aiutano altri tipi di cellule staminali a differenziarsi in cellule mature.

In uno studio sui topi, i ricercatori hanno dimostrato che le MSC appositamente sviluppate hanno aiutato gli animali a recuperare molto più rapidamente dall’irradiamento del midollo osseo.

Leggi il full text dell’articolo:
Improving hematopoietic recovery through modeling and modulation of the mesenchymal stromal cell secretome
Frances D. Liu, Kimberley Tam, Novalia Pishesha, Zhiyong Poon and Krystyn J. Van Vliet
Stem Cell Research & Therapy 2018 9:268 https://doi.org/10.1186/s13287-018-0982-2 – Published: 24 October 2018

Fonte MIT

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Cancro al seno: scoperto il ruolo di una specifica molecola di RNA.

Posted by giorgiobertin su ottobre 18, 2018

I ricercatori del Center for Genomic Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Milano hanno pubblicato su “Oncogene“, del gruppo Nature, uno studio in cui viene svelato il ruolo di una specifica molecola di RNA, il miR-34a, nel controllare la crescita delle cellule staminali del tumore al seno.

I ricercatori sono riusciti a comprendere in che modo la molecola miR-34a riusce a controllare la proliferazione delle cellule e le proprietà staminali che sono fondamentali nella rigenerazione dei tessuti. Il ruolo della famiglia di miR-34 soppressore del tumore nella fisiologia del seno e nelle cellule staminali mammarie (MaSC) è in gran parte sconosciuto.

cancro-al-seno

Questo lavoro ci ha permesso di capire che l’espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l’espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore“, spiega la dott.ssa Paola Bonetti – prima autrice del lavoro.

Le cellule tumorali con proprietà staminali sono considerate le più pericolose, perché si ritiene che da loro dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. Una singola cellula staminale tumorale può, infatti, rigenerare un intero tumore.
La scoperta, molto importante apre un fronte di ricerca applicativo per l’identificazione di farmaci in grado di colpire selettivamente la componente staminale del tumore, interrompendone la proliferazione.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual role for miR-34a in the control of early progenitor proliferation and commitment in the mammary gland and in breast cancer
Paola Bonetti, Montserrat Climent, Fabiana Panebianco, Chiara Tordonato, Angela Santoro, Matteo Jacopo Marzi, Pier Giuseppe Pelicci, Andrea Ventura & Francesco Nicassio
Oncogene (2018)

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Coltivata in laboratorio la prima retina umana.

Posted by giorgiobertin su ottobre 16, 2018

Dopo diversi studi e ricerche, negli Stati Uniti presso la Johns Hopkins University è stata coltivata in laboratorio la prima retina umana. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Science, getta le basi per sviluppare terapie per le malattie degli occhi come daltonismo e degenerazione maculare. Stabilisce anche “organoidi” creati in laboratorio come modello per studiare lo sviluppo umano a livello cellulare (video).


Human Retinas Grown in a Dish – Johns Hopkins University

Il prof. Robert J. Johnston ed il suo team si sono concentrati sulle cellule che consentono alle persone di vedere blu, rosso e verde – i tre fotorecettori conici nell’occhio umano.
Mentre la maggior parte della ricerca visiva viene effettuata su topi e pesci, nessuna di queste specie ha la visione dinamica diurna e cromatica degli esseri umani. Quindi i ricercatori hanno creato gli occhi umani di cui avevano bisogno – con le cellule staminali.

La visione tricromatica dei colori ci contraddistingue dalla maggior parte degli altri mammiferi“, ha detto la prima autrice Kiara Eldred. “La nostra ricerca sta davvero cercando di capire quali percorsi portano queste cellule a darci quella visione a colori speciale.

Quando le cellule sono cresciute in laboratorio e sono diventate retine in piena regola, il team ha scoperto che le cellule che rivelano il blu si sono materializzate per prime, seguite dalle rilevazioni di rosso e verde. In tutti i casi, la chiave era un interruttore molecolare: l’ormone tiroideo. Comprendendo come la quantità di ormone tiroideo stabiliva se le cellule diventassero blu o rosse e verdi, il team è stato in grado di manipolare il risultato, creando retine di un occhio umano completo.

Poiché la degenerazione maculare è una delle principali cause di cecità nelle persone, capire come far crescere una nuova macula potrebbe portare a trattamenti clinici.

Leggi abstract dell’articolo:
Thyroid hormone signaling specifies cone subtypes in human retinal organoids.
Kiara C. Eldred, Sarah E. Hadyniak, Katarzyna A. Hussey, Boris Brenerman, Ping-Wu Zhang, Xitiz Chamling, Valentin M. Sluch, Derek S. Welsbie, Samer Hattar, James Taylor, Karl Wahlin, Donald J. Zack, Robert J. Johnston.
Science, 2018; 362 (6411): eaau6348 DOI: 10.1126/science.aau6348

Fonte: Johns Hopkins University

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BioPen 3-D: un’iniezione di idrogel per rigenerare la cartilagine.

Posted by giorgiobertin su ottobre 3, 2018

Un team di chirurghi ortopedici australiani e bioingegneri ha realizzato in collaborazione una tecnica di produzione additiva in situ per la rigenerazione efficace della cartilagine.
Il dispositivo di estrusione progettato, noto come BioPen offre una strategia di estrusione coassiale avanzata per depositare le cellule incorporate in un materiale idrogel all’interno di un ambiente chirurgico. La dinamica della distribuzione dei materiali per facilitare la sopravvivenza delle cellule e il mantenimento delle proprietà meccaniche per l’ingegneria tissutale della cartilagine di BioPen sono pubblicate su “Biofabrication”.


BioPen

Gli autori hanno utilizzato cellule staminali mesenchimali (hADSCs) umane derivate da tessuto adiposo caricate in gelatina metacrilato (GelMa) e idrogel di acido ialuronico metacrilato (HAMa), il tutto estruso attraverso il BioPen per generare bioscaffolds che formano cartilagine ialina (La cartilagine ialina è la varietà più diffusa di cartilagine).

La capacità di produrre neocartilagine simile a quella ialina è stata analizzata utilizzando la risposta cellulare agli stimoli condrogenici attraverso l’analisi istologica, genica e di espressione proteica. Ricordiamo che rigenerare la cartilagine articolare simile a quella ialina robusta è una priorità chiave nell’ingegneria dei tessuti muscoloscheletrici per prevenire artrosi degenerativa che limita la qualità della vita nell’assistenza sanitaria globale.

Leggi abstracts degli articoli:
Biofabrication of human articular cartilage: a path towards the development of a clinical treatment
Carmine Onofrillo et al.
Biofabrication (2018). DOI: 10.1088/1758-5090/aad8d9

Approfondimenti:
Serena Duchi et al. Handheld Co-Axial Bioprinting: Application to in situ surgical cartilage repair, Scientific Reports (2017). DOI: 10.1038/s41598-017-05699-x

Cathal D O’Connell et al. Development of the Biopen: a handheld device for surgical printing of adipose stem cells at a chondral wound site, Biofabrication (2016). DOI: 10.1088/1758-5090/8/1/015019

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Scoperte cellule staminali che favoriscono la riparazione delle lesioni al midollo spinale.

Posted by giorgiobertin su settembre 27, 2018

Un team di scienziati della Yale School of Medicine e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa ha individuato una particolare popolazione di cellule staminali, dette neuroepiteliali, che si sono rivelate particolarmente efficaci nel riparare le lesioni al midollo spinale.

La sperimentazione condotta su modelli animali ha mostrato che queste particolari cellule sono in grado di integrarsi nel tessuto danneggiato, estendere prolungamenti per alcuni centimetri dopo il trapianto e fornire un recupero motorio e funzionale.

Trapianto_inside
Cellule staminali neuroepiteliali (in verde) trapiantate nel modello animale di midollo spinale lesionato (in rosso)

Per la prima volta, grazie a questo studio è stato dimostrato che l’origine anatomica delle cellule staminali ha una importanza cruciale per il successo del trapianto”, spiega il prof. Marco Onorati, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Nature Communications”.

Leggi abstract dell’articolo:
Human neuroepithelial stem cell regional specificity enables spinal cord repair through a relay circuit
Dell’Anno MT, Wang X, Onorati M (e altri)
Nature Communications 9, Article number: 3419 (2018

Fonte: Dipartimento di Biologia dell’Università di PisaEnglish Version https://www.unipi.it/index.php/english-news/item/13289

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Creato esofago umano da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su settembre 22, 2018

Un altro organo in miniatura, o organoide, e’ stato costruito in laboratorio: questa volta si tratta dell’esofago, il primo ricavato interamente da cellule staminali pluripotenti. Gli scienziati del Cincinnati Children’s Center for Cell Cell e Organoid Medicine (CuSTOM) nell’Ohio hanno artificialmente coltivato muscolo, tessuto connettivo e membrana mucosa in laboratorio usando cellule staminali pluripotenti o cellule staminali che possono assumere qualsiasi forma e creare qualsiasi tessuto nel corpo.

human-esophageal-organoid
This confocal microscopic image shows a two-month-old human esophageal organoid bioengineered by scientists from pluripotent stem cells.

Il team ha rivelato che Sox2 guida la formazione delle cellule esofagee inibendo un altro percorso genetico che “direbbe” alle cellule staminali di trasformarsi in cellule respiratorie. Negli esperimenti è stato dimostrato che la perdita di Sox2 provoca una forma di atresia esofagea nei topi.
Il mini esofago e’ cresciuto di circa 300-800 millesimi di millimetro in circa 2 mesi, ed e’ risultato molto simile, nella sua composizione, al tessuto esofageo ‘vero’ prelevato con biopsie da alcuni pazienti.

Gli organoidi esofagei di laboratorio possono aiutare a trattare una serie di condizioni, come il cancro esofageo e la malattia da reflusso gastroesofageo ( GERD ).

Leggi abstract dell’articolo:
Esophageal Organoids from Human Pluripotent Stem Cells Delineate Sox2 Functions during Esophageal Specification
Stephen L. Trisno, … James M. Wells
Cell Stem Cell Available online 20 September 2018 https://doi.org/10.1016/j.stem.2018.08.008

Fonte: Cincinnati Children’s Center for Cell Cell e Organoid Medicine (CuSTOM)

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Identificate le cellule staminali che danno origine a nuove ossa e cartilagine.

Posted by giorgiobertin su settembre 20, 2018

Uno sforzo decennale condotto dagli scienziati della Stanford University School of Medicine è stato premiato con l’identificazione della cellula staminale scheletrica umana. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Cell“, potrebbe aprire la strada a terapie rigenerative per fratture ossee, artriti e lesioni articolari.

staminali-scheletriche
A small bone structure arising from the human skeletal stem cell contains cartilage (blue), bone marrow (brown) and bone (yellow).
Courtesy of the Longaker and Chan labs

La cellula, che può essere isolata dall’osso umano o generata da cellule specializzate nel grasso, dà origine a cellule progenitrici che possono creare nuovo osso, lo stroma spugnoso dell’interno dell’osso e la cartilagine che aiuta le nostre ginocchia e le altre articolazioni a funzionare senza intoppi e senza dolore.

Ci sono 75 milioni di americani con artrite, per esempio. Immaginate se potessimo trasformare cellule grasse facilmente disponibili dalla liposuzione in cellule staminali che potrebbero essere iniettate nelle loro articolazioni per creare nuova cartilagine, o se potremmo stimolare la formazione di nuovo osso per riparare le fratture nelle persone anziane.” – afferma il prof. Michael Longaker.
“La cellula staminale scheletrica che abbiamo identificato possiede tutte le qualità tipiche di cellule staminali vere, multipotenti, auto-rinnovanti e specifiche del tessuto”. “Entro i prossimi dieci anni, questa fonte cellulare cambierà le regole nel campo della medicina artroscopica e rigenerativa”.

Scarica e leggi l’articolo in full text:
Identification of the Human Skeletal Stem Cell
Charles K.F. Chan, Gunsagar S. Gulati, Rahul Sinha, Justin Vincent Tompkins, … Michael T. Longaker
Cell VOLUME 175, ISSUE 1, P43-56.E21, SEPTEMBER 20, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.07.029

Video Abstract

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Nuovo metodo fa crescere le cellule cerebrali dalle cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su agosto 23, 2018

I ricercatori della Lund University in Svezia hanno sviluppato un metodo più veloce per generare cellule cerebrali funzionali, chiamate astrociti, da cellule staminali embrionali. Gli astrociti svolgono un ruolo significativo nelle malattie neurodegenerative. Il nuovo metodo riduce il tempo necessario per produrre le cellule da mesi a due settimane e lo studio è stato pubblicato su “Nature Methods“.

astrocyt_isaac_canals

Gli astrociti prodotti dalle cellule staminali embrionali sono molto simili agli astrociti nel cervello dell’uomo adulto, in termini di aspetto, profilo genetico e funzione.

Ciò significa che ora è più facile di prima studiare il ruolo degli astrociti in varie malattie”, afferma Henrik Ahlenius, che ha guidato il gruppo di ricerca.
L’obiettivo principale del team di ricerca è lo studio delle malattie neurodegenerative legate all’età come la demenza e l’Alzheimer, e il prossimo passo sarà utilizzare il metodo per esaminare il significato degli astrociti in queste malattie.

Leggi abstract dell’articolo:
Rapid and efficient induction of functional astrocytes from human pluripotent stem cells
Isaac Canals, Aurélie Ginisty, Ella Quist, Raissa Timmerman, Jonas Fritze, Giedre Miskinyte, Emanuela Monni, Marita G. Hansen, Isabel Hidalgo, David Bryder, Johan Bengzon & Henrik Ahlenius
Nature Methods (2018) Published: 20 August 2018

Fonte:  Lund University

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Cellule staminali possibile terapia per la Fibrosi Cistica.

Posted by giorgiobertin su agosto 5, 2018

La lotta contro la Fibrosi Cistica (CF) ha fatto un grande passo in avanti, con la ricerca degli scienziati dell’University of Adelaide che hanno dimostrato come le cellule che causano il disturbo genetico debilitante potrebbero essere sostituite con successo con quelle sane.

La ricerca pubblicata sulla rivista “Stem Cell Research and Therapy” applica la terapia di trapianto cellulare, normalmente utilizzata nei trapianti di midollo osseo per trattare i disordini da immunodeficienza.

cystic-fibrosiss

La nostra ricerca che applica il trapianto di cellule staminali coinvolge la raccolta di cellule staminali adulte dai polmoni dei pazienti CF, correggendoli con la terapia genica e quindi reintroducendo quelle cellule nel paziente“, dice il dott. Farrow.
Le nuove cellule staminali adulte trapiantate trasmettono i loro geni sani alle loro” cellule figlie “fornendo un mezzo costante per reintegrare le vie aeree con cellule sane, e quindi combattendo l’insorgenza della malattia della fibrosi cistica.”

Questa ricerca pionieristica dimostra che, in linea di principio, le cellule staminali delle vie aeree umane possono essere trapiantate nel rivestimento dei polmoni.

La chiave di questi trapianti di successo è stato il nostro metodo innovativo; abbiamo prima eliminato le celle di superficie esistenti, che poi hanno creato lo spazio necessario per introdurre le nuove celle“, afferma il Dr Farrow.
Se riusciremo a perfezionare ulteriormente questa tecnica, accelereremo questa entusiasmante ricerca che potrebbe migliorare significativamente la vita di coloro che vivono con la fibrosi cistica e potenzialmente combattere questa malattia cronica che limita la vita“, dice il dott. Farrow.

Leggi il full text dell’articolo:
Epithelial disruption: a new paradigm enabling human airway stem cell transplantation
Nigel Farrow, Patricia Cmielewski, Martin Donnelley, Nathan Rout-Pitt, Yuben Moodley, Ivan Bertoncello and David Parsons
Stem Cell Research & Therapy 2018 9:153 Published on: 13 June 2018

Fonte: University of Adelaide

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Una sonda molecolare illumina le staminali del cancro.

Posted by giorgiobertin su agosto 2, 2018

I ricercatori dell’Università del Department of Chemistry and Department of BiochemistryUniversity of Illinois at Urbana−Champaign, hanno sviluppato una sonda molecolare in grado di etichettare e tracciare le cellule staminali del cancro inafferrabili sia nelle colture cellulari che negli organismi viventi.

Dopo aver trattato un tumore primitivo, le cellule staminali tumorali possono ancora essere in agguato nel corpo, pronte a metastatizzare e causare una recidiva del cancro in una forma più aggressiva e resistente al trattamento. I ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno sviluppato una sonda molecolare che cerca queste cellule elusive e le illumina in modo che possano essere identificate, monitorate e studiate non solo nelle colture cellulari, ma nel loro ambiente nativo: il corpo.


Cancer stem cells can be difficult to distinguish from standard tumor cells with conventional imaging, but the AlDeSense marker makes the cancer stem cells light up with fluorescence. Images courtesy of Chelsea Anorma.

E’ la prima volta che siamo in grado di guardare le cellule staminali del cancro in ambiente complicato in cui vivono – non solo nelle colture cellulari o ambienti artificiali tumorali”, ha detto il professore Jefferson Chan. “Ora possiamo vedere dove si nascondono, come cambiano mentre la malattia progredisce o come rispondono quando si applica il trattamento”.

La nuova sonda, denominata AlDeSense, è una piccola molecola che si lega a un enzima correlato alla proprietà della staminalità nelle cellule tumorali. La sonda si attiva, emettendo un segnale fluorescente solo quando reagisce con l’enzima bersaglio – che le cellule staminali tumorali producono in alte concentrazioni.

La capacità di trovare e rintracciare le cellule staminali cancerose nel corpo, ha permesso ai ricercatori di seguire le cellule tumorali mentre si diffondevano attraverso i corpi dei topi.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Surveillance of cancer stem cell plasticity using an isoform-selective fluorescent probe for aldehyde dehydrogenase 1A1
Chelsea Anorma, Jamila Hedhli, Thomas E. Bearrood, Nicholas W. Pino, Sarah H. Gardner, Hiroshi Inaba, Pamela Zhang, Yanfen Li, Daven Feng, Sara E. Dibrell, Kristopher A. Kilian, Lawrence W. Dobrucki, Timothy M. Fan, and Jefferson Chan
ACS Central Science Publication Date (Web): July 25, 2018 DOI: 10.1021/acscentsci.8b00313

Fonte: University of Illinois at Urbana−Champaign

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Il Parkinson è una malattia autoimmune?

Posted by giorgiobertin su luglio 23, 2018

I ricercatori della Friedrich-Alexander-Universität (FAU) di Erlangen-Nürnberg, in Germania hanno trovato ulteriori prove a sostegno dell’idea che il Parkinson potrebbe essere una malattia autoimmune.

parkinson-autoimmune23

Gli scienziati, nello studio pubblicato sulla rivista “Cell Stem Cell“, hanno dimostrato che le cellule T helper 17 (Th17) – un tipo di cellule T immunitarie – attaccano le cellule della dopamina derivate da persone con malattia di Parkinson.

“Grazie alle nostre indagini”, afferma la professoressa Beate Winner, del Dipartimento di biologia delle cellule staminali alla FAU, “siamo stati in grado di dimostrare chiaramente non solo che [le cellule T] sono coinvolte nel causare la malattia di Parkinson, ma anche il ruolo che effettivamente svolgono”.

I ricercatori della FAU avevano scoperto in precedenza che il cervello di quelli con Parkinson aveva livelli più alti di cellule Th17.
Le cellule Th17 si trovano anche in quantità elevate nelle persone con artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni.

I risultati del nostro studio offrono una base significativa per i nuovi metodi di trattamento del morbo di Parkinson” -conclude la prof.ssa Winner.
In ulteriori esperimenti, gli scienziati hanno anche scoperto che un anticorpo già in uso per il trattamento della psoriasi era in grado di prevenire in larga misura la morte delle cellule cerebrali.

Leggi abstract dell’articolo:
Th17 Lymphocytes Induce Neuronal Cell Death in a Human iPSC-Based Model of Parkinson’s Disease
Annika Sommer, Franz Maxreiter, Florian Krach, Tanja Fadler, … Beate Winner
Cell Stem Cell Volume 23, Issue 1, 5 July 2018, Pages 123-131.e6

Ashley C. Bolte, John R. Lukens
Th17 Cells in Parkinson’s Disease: The Bane of the Midbrain
Cell Stem Cell, Volume 23, Issue 1, 5 July 2018, Pages 5-6

Fonte: Friedrich-Alexander-Universität (FAU) di Erlangen-Nürnberg

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Scoperto il gene che guida il destino delle staminali nel cervello.

Posted by giorgiobertin su luglio 18, 2018

Un team di ricercatori guidato dalla Prof.ssa Silvia De Marchis del NICO, del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi e del DBIOS, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, in collaborazione con il laboratorio dell’Università di Nizza diretto da Michèle Studer, ha dimostrato che il gene COUP-TFI, già noto per le sue molteplici funzioni nello sviluppo del cervello, gioca un ruolo fondamentale nel controllo delle staminali adulte e quindi nella produzione di nuovi neuroni.

COUP-TFI

Il gene COUP-TFI controlla che le staminali producano la giusta quantità di nuovi neuroni o astrociti. Un eccesso dei secondi è tipico di processi infiammatori associati a patologie tra cui l’Alzheimer.

Lo studio – afferma la prof.ssa Sara Bonzan – ha messo in evidenza un aspetto che riteniamo molto interessante, e cioè come proprio il fattore COUP-TFI risultasse ridotto nelle staminali adulte in presenza di neuroinfiammazione. Inoltre, ripristinando la funzione di COUP-TFI nelle staminali nel cervello infiammato è stato possibile ristabilire il corretto rapporto tra neurogenesi e astrogliogenesi“.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Neuron-Astroglia Cell Fate Decision in the Adult Mouse Hippocampal Neurogenic Niche Is Cell-Intrinsically Controlled by COUP-TFI In Vivo
Bonzano, Sara et al.
Cell Reports, Volume 24, Issue 2, 329 – 341, DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.06.044

Fonte: Università di Torino

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Nuovo metodo per trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti.

Posted by giorgiobertin su luglio 6, 2018

I ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e Karolinska Institutet, in Svezia, sono riusciti per la prima volta a convertire le cellule della pelle umana in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula.

CRISPR-Stem-Cells

Lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka aveva fatto per primo la scoperta, guadagnandosi il premio Nobel nel 2012: le cellule della pelle adulta possono essere convertite in cellule tipiche dei primi embrioni, le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Questo processo è chiamato riprogrammazione.
Fino ad ora, la riprogrammazione è stata possibile solo introducendo i geni critici per la conversione, chiamati fattori Yamanaka, artificialmente nelle cellule della pelle dove normalmente non sono affatto attivi.

Ora i ricercatori sono riusciti per la prima volta a trasformare le cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti attivando i geni propri della cellula. Ciò è stato ottenuto utilizzando la tecnologia di modifica dei geni, chiamata CRISPRa, che può essere diretta ad attivare i geni. Il metodo utilizza una versione smussata del “gene forbici” di Cas9 che non taglia il DNA e può quindi essere usato per attivare l’espressione genica senza mutare il genoma.

CRISPR/Cas9 può essere usato per attivare i geni. “Abbiamo dimostrato che è possibile progettare un sistema di attivatori CRISPR che consenta una solida riprogrammazione dell’iPC”, dice il professor Timo Otonkoski. “Usando questa tecnologia, sono state ottenute cellule staminali pluripotenti che somigliavano molto strettamente alle prime cellule embrionali“.

Leggi asbtract dell’articolo:
Human pluripotent reprogramming with CRISPR activators
Jere Weltner, Diego Balboa, Shintaro Katyama, Maxim Bespalov, Kaarel Krjutškov, Eeva-Mari Jouhilahti, Ras Trokovic, Juha Kere and Timo Otonkoski.
Nature Communications 6th July, 2018. DOI 10.1038/s41467-018-05067-x

Fonte: Università di Helsinki

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Nanomatrice promuove la crescita di staminali senza rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

La crescita di cellule staminali neurali è un processo complicato che ha il potenziale di provocare la produzione involontaria di cellule tumorali. In gran parte ciò è dovuto all’aggiunta di fattori di crescita al mix di coltura, che può determinare una moltiplicazione cellulare indiscriminata.

Ora i ricercatori della Hong Kong Baptist University, hanno sviluppato un modo di coltivare cellule staminali neurali (NSC) senza l’uso di fattori di crescita, affidandosi invece a materiali su scala nanometrica per stimolare il processo (video).


StemCell edit v5 06 EngNoWatermark

Il dott. Jeffery Huang ha detto che “lo strato di nanostruttura della loro nuova invenzione è costituito da materiali biocompatibili, ed evita l’uso di fattori di crescita aggiuntivi o altri biochimici per la coltivazione di cellule. Dopo la crescita e la differenziazione cellulare, si spera che la cellula matura possa trasformarsi in un agente terapeutico per la terapia con cellule staminali“.

Il dottor Huang afferma inoltre: “Le NSC sono sottoposte a “massaggio fisico” quando entrano in contatto fisiologico con la matrice che abbiamo sviluppato, grazie al design appropriato e alla scelta dei materiali e della struttura della matrice, il “massaggio fisico” assomiglia all’agopuntura della medicina cinese tecnica che fa sì che le cellule si differenziano in cellule funzionali che sono urgentemente richieste nella terapia di sostituzione cellulare per curare malattie neurodegenerative, e tumori. E’ importante, il massaggio fisico, che riduce al minimo l’uso di fattori di crescita e dovrebbe ridurre sostanzialmente il rischio di carcinogenesi in test clinici.

Il professor coautore Ken Yung puntualizza: “La nuova matrice consente agli scienziati di coltivare NSC adottando il metodo usuale, tuttavia con l’ulteriore vantaggio di escludere dal processo composti organici (come la polisina e la poliornitina), riducendo così il potenziale rischio di carcinogenesi o infiammazione in terapia con cellule staminali. La matrice fornisce una piattaforma sicura per la ricerca sulle terapie con cellule staminali utilizzando l’ultima e innovativa nanotecnologia, oltre a favorire lo sviluppo della medicina rigenerativa“.
La domanda di brevetto è stata presentata all’Esposizione Internazionale delle invenzioni di Ginevra tenutasi in Svizzera dall’11 al 15 Aprile 2018.

Growth Factor-Free Proliferation and Differentiation of Neural Stem Cells on Inorganic Extracellular Nanomatrices – US PAtent: 15/600,808 May 22, 2017

Fonti: ACN Newswire – Hong Kong Baptist University

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Globuli del sangue trasformati in neuroni funzionali.

Posted by giorgiobertin su giugno 5, 2018

Le cellule immunitarie umane nel sangue possono essere convertite direttamente in neuroni funzionali in laboratorio in circa tre settimane con l’aggiunta di solo quattro proteine, a scoprirlo i ricercatori della Stanford University School of Medicine.
La trasformazione non richiede alle cellule di entrare per la prima volta in uno stato chiamato pluripotenza, ma avviene invece attraverso un processo più diretto chiamato transdifferenziazione.

La conversione avviene con efficienza relativamente alta – generando fino a 50.000 neuroni da 1 millilitro di sangue – e può essere ottenuta con campioni di sangue freschi o precedentemente congelati e conservati, il che aumenta enormemente le opportunità per lo studio di disturbi neurologici come la schizofrenia e l’autismo.

transdifferenziazione

Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” – PNAS, il prof. Marius Wernig e il suo team si sono concentrati su cellule immunitarie altamente specializzate chiamate cellule T che circolano nel sangue. Le cellule T ci proteggono dalle malattie riconoscendo e uccidendo cellule infette o cancerose. “È piuttosto scioccante quanto sia semplice convertire le cellule T in neuroni funzionali in pochi giorni” – afferma Wernig.

I neuroni umani risultanti non sono perfetti. Non hanno la capacità di formare sinapsi mature, o connessioni, l’una con l’altra. Ma sono in grado di svolgere le principali funzioni fondamentali dei neuroni, i ricercatori sono fiduciosi che saranno in grado di ottimizzare ulteriormente la tecnica in futuro. “Ora abbiamo un modo per studiare direttamente la funzione neuronale di, in linea di principio, centinaia di persone con schizofrenia e autismo” – conclude il prof. Wernig.

Leggi abstract dell’articolo:
Transdifferentiation of human adult peripheral blood T cells into neurons
Koji Tanabe, Cheen Euong Ang, Soham Chanda, Victor Hipolito Olmos, Daniel Haag, Douglas F. Levinson, Thomas C. Südhof, and Marius Wernig
PNAS June 4, 2018. 201720273; published ahead of print June 4, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1720273115

Fonte: Stanford University School of Medicine.

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Cancro al cervello: scoperto un enzima che blocca la crescita.

Posted by giorgiobertin su maggio 15, 2018

Un team di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois, coordinati dal professore di Patologia Subhas Mukherjee, hanno scoperto studiando una sottopopolazione di cellule contenute nel tumore chiamate Cellule Staminali del Glioma(GSC) – un tipo di autorigenerante cancro cellule staminali che controlla la crescita dei tumori – che queste cellule contengono alti livelli di un enzima chiamato CDK5.
Bloccando questo enzima, i ricercatori mostrano nel loro nuovo studio, impedisce al glioblastoma di crescere e inibisce le capacità autorigeneranti delle GSC.

CDK5
Glioblastoma cells (orange) spread throughout a fly brain (normal cells in blue), used to model human cancer.

Già in precedenza il team aveva rivelato che il silenziamento del gene che codifica per CDK5 diminuiva le dimensioni del tumore e il numero di GSC. Nel nuovo studio il team approfondisce ulteriormente il processo di ricerca, affermando: “Abbiamo iniziato a eseguire test nel nostro laboratorio e abbiamo scoperto che CDK5 promuove un alto livello di Cellule Staminali del Glioma, quindi proliferano e crescono di più”.

Successivamente, i ricercatori hanno applicato un inibitore CDK5 alle cellule di glioblastoma umano. Ciò ha impedito ai tumori di crescere e ha causato la perdita delle staminali del Glioma, rendendo più difficile il loro rigenerarsi.
L’idea è di uccidere i resti e delle cellule staminali di glioma dopo la chemioterapia“, dice Mukherjee. “Quelle sono le cellule che persistono e causano la ricorrenza. Stiamo già lavorando alla progettazione di un farmaco inibitore“.

Leggi il full text dell’articolo:
CDK5 Inhibition Resolves PKA/cAMP-Independent Activation of CREB1 Signaling in Glioma Stem Cells
Subhas Mukherjee, Carol Tucker-Burden, Emily Kaissi, Austin Newsam, Hithardhi Duggireddy, Monica Chau, Changming Zhang, Bhakti Diwedi, Manali Rupji, Sandra Seby, Jeanne Kowalski, Jun Kong, Renee Read, Daniel J. Brat.
Cell Reports Volume 23, Issue 6, p1651–1664, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.celrep.2018.04.016

Fonte: Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, Illinois

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Staminali: Muscoli rigenerati grazie a cellule riprogrammate.

Posted by giorgiobertin su maggio 10, 2018

Gli scienziati dell’Harvard Stem Cell Institute coordinati dal prof. Konrad Hochedlinger, hanno sviluppato un approccio semplice e robusto per riprogrammare direttamente le cellule mature della pelle in cellule muscolari immature. Combinando l’espressione transitoria di una proteina chiamata MyoD e il trattamento con tre piccole molecole, i ricercatori hanno trasformato le cellule della pelle del topo in cellule progenitrici miogeniche indotte (iMPC). Queste cellule si sono propagate estensivamente e hanno condiviso proprietà molecolari e funzionali chiave con le cellule staminali del muscolo scheletrico.

hochedlinger
This image shows iMPCs stained for markers of muscle stem, progenitor and differentiated cells. iMPCs recapitulate muscle differentiation in a dish. CREDIT Ori Bar-Nur and Mattia Gerli

Come descritto sulla rivista “Stem Cell Reports”, una volta trapiantate in topi con ferite alle zampe, le iMPC si sono inserite correttamente nel tessuto danneggiato, contribuendo a sostenere la rigenerazione muscolare.

Ora il progetto dei ricercatori è studiare più approfonditamente il processo di riprogrammazione cellulare a livello molecolare e di raffinare il protocollo sperimentale per generare più popolazioni omogenee di cellule staminali e progenitrici muscolari, invece di miscele contenenti cellule muscolari mature, come fatto finora. In caso di successo, la riprogrammazione cellulare potrebbe essere usata per studiare malattie gravemente invalidanti come la distrofia muscolare.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Direct Reprogramming of Mouse Fibroblasts into Functional Skeletal Muscle Progenitors
Bar-Nur and Gerli ……… Konrad Hochedlinger.
Stem Cell Reports Volume 10, Issue 5, p1505–1521, 8 May 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/j.stemcr.2018.04.009

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Terapia genica contro la beta talassemia.

Posted by giorgiobertin su aprile 23, 2018

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston per la prima volta la terapia genica viene sperimentata su un numero abbastanza vasto di persone e può quindi uscire dalla fase sperimentale per diventare una cura. Un addio alle trasfusioni per le persone con beta talassemia.


LentiGlobin. Gene Therapy for Beta Thalassemia. Bluebird Bio

La beta talassemia, o anemia mediterranea, è una malattia genetica che impedisce di produrre una componente chiave dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue, che e nelle forme più gravi costringe ogni mese ad affrontare trasfusioni di sangue, a volte fin dall’infanzia, e trattamenti per rimuovere il ferro che si accumula nell’organismo.

La sperimentazione, iniziata nel 2013 è stata condotta in 6 centri tra Stati Uniti (14 pazienti), Francia (4 pazienti), Thailandia (2 pazienti) e Australia (2 pazienti), su 22 malati di età compresa fra 12 e 35 anni. Di questi, 15 non hanno più avuto bisogno delle trasfusioni, mentre per gli altri la frequenza si è ridotta del 73%.

Nella terapia genica sono state utilizzate le cellule staminali degli stessi pazienti, precedentemente trattate in laboratorio: un virus della famiglia dei lentivirus (LentiGlobin BB305), reso inoffensivo, ha permesso di sostituire il gene difettoso responsabile della malattia con il gene sano (video).

Leggi il full text dell’articolo:
Gene Therapy in Patients with Transfusion-Dependent β-Thalassemia
Alexis A. Thompson, M.D., M.P.H., Mark C. Walters… et al.
N Engl J Med 2018; 378:1479-1493 April 19, 2018 DOI: 10.1056/NEJMoa1705342

ClinicalTrials.gov numbers, NCT01745120 and NCT02151526

bluebird bio annuncio

EDITORIAL – APR 19, 2018
Gene Therapy as a Curative Option for β-Thalassemia
A. Biffi

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Un marker per cellule staminali tumorali.

Posted by giorgiobertin su aprile 5, 2018

Le cellule staminali tumorali sono particolarmente importanti nella formazione e nella metastasi dei tumori. Gli scienziati hanno ora sviluppato una sonda fluorescente universale per individuare queste “cellule staminali tumorali“.
Le “cellule staminali tumorali“, note anche come cellule che iniziano il tumore (Tumor initiating cells (TICs)), sembrano causare le ricadute dopo la radioterapia e la chemioterapia perché basta anche un singolo TIC sopravvissuto per causare la crescita di un nuovo tumore.

Tic

Un team di ricercatori dell’Agency for Science Technology and Research (A*STAR) in Singapore, Pohang University of Science and Technology in Korea, ed altre organizzazioni di ricerca in Singapore e Korea hanno realizzato una “sonda” che contraddistingue queste cellule staminali cancerose rendendole visibili. Le cellule sane e le cellule tumorali “normali” non erano marcate.
Ad alte concentrazioni, il colorante mostra anche una notevole citotossicità verso il TIC.

La sonda, chiamata TiY, riconosce la vimentina, che è una molecola presente nel citoscheletro. La vimentina è più concentrata nelle cellule epiteliali quando si trasformano in cellule mesenchimali. Queste nella trasformazione perdono la loro polarità e si liberano dalla struttura molecolare. La sonda potrebbe essere uno strumento prezioso per la visualizzazione e isolamento del TIC e può aiutare nello sviluppo di trattamenti tumorali mirati a zone concentrate con vimentina, inibendo così le ricadute.

Leggi abstract dell’articolo:
Identification of Tumor Initiating Cells with a Small‐Molecule Fluorescent Probe by Using Vimentin as a Biomarker
Dr. Yong‐An Lee Dr. Jong‐Jin Kim Dr. Jungyeol Lee Jia Hui Jane Lee Dr. Srikanta Sahu Dr. Haw‐Young Kwon Dr. Sung‐Jin Park Se‐Young Jang Dr. Jun‐Seok Lee … et al.
Angewandte Chemie First published: 26 January 2018 https://doi.org/10.1002/anie.201712920

Fonte: e-cancer.gov

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Scoperto l’ormone che provoca l’epilessia.

Posted by giorgiobertin su marzo 30, 2018

Il gruppo di ricerca costituito dal Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, e il Laboratorio di Neurogenetica e Neuroscienze dell’Istituto Giannina Gaslini ha eseguito uno studio multidisciplinare che riproduce in laboratorio i meccanismi di una patologia genetica neurologica partendo da cellule cutanee di pazienti.

In particolare lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Brain“, dimostra che mutazioni di un particolare gene, il gene PRRT2, causano l’inattivazione della proteina corrispondente, da cui deriva la maggior eccitabilità dei neuroni, responsabile di manifestazioni come epilessia, discinesie o emicrania presentate dai pazienti.

scoperta-epilessia

I risultati sono stati raggiunti grazie alle tecniche di riprogrammazione cellulare che hanno permesso di trasformare cellule ottenute dalla cute di pazienti affetti da questa patologia in neuroni dotati del corredo genico individuale di ciascun paziente.
Riprogrammare le cellule in laboratorio significa spegnere geni specifici che conferiscono alle cellule una determinata funzione nell’organismo, ad esempio cellule della cute, riportandole in uno stadio di cellule staminali dal quale, mediante l’accensione di altri geni, possono assumere una nuova identità, ad esempio quella di una cellule nervose.

La riprogrammazione cellulare favorisce l’individuazione di strategie terapeutiche sempre più precise e personalizzate per la cura di patologie anche complesse come quelle genetiche e a carico di cellule relativamente inaccessibili come quelle del sistema nervoso centrale

Leggi abstract dell’articolo:
PRRT2 controls neuronal excitability by negatively modulating Na + channel 1.2/1.6 activity
Floriana Fruscione, Pierluigi Valente, Bruno Sterlini, Alessandra Romei, Simona Baldassari …
Brain, Volume 141, Issue 4, 1 April 2018, Pages 1000–1016, https://doi.org/10.1093/brain/awy051

Fonte: Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia – Genova

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Staminali embrionali ridanno la vista a pazienti con degenerazione maculare.

Posted by giorgiobertin su marzo 22, 2018

Una donna di 60 anni e un uomo di 80 sono i primi ad aver sperimentato la nuova tecnica per la correzione della degenerazione maculare senile. Un tessuto ricoperto di staminali embrionali è stato inserito nel retro dell’occhio. I risultati sono molto incoraggianti ma bisogna aspettare di conoscere gli effetti a lungo termine.

elderly

La procedura è stata fatta all’interno del London Project to Cure Blindness dai ricercatori del Moorfields Eye Hospital ed è stata descritta su Nature Biotechnology.
I pazienti erano affetti dalla forma “umida” della degenerazione maculare, una condizione provocata da un’improvvisa perdita di vasi sanguigni nell’occhio che può distruggere le cellule dell’epitelio pigmentato sulla macula, parte fondamentale della retina.

L’impianto con cellule staminali è stato in grado di ripristinare la visione centrale consentendo ai due pazienti non solo di leggere, ma di vedere dettagli di un mondo che poco prima appariva come una confusa macchia grigia. La riuscita dell’intervento è stata valutata con una serie di test sulla visione.

Gli scienziati, nonostante il numero esiguo di pazienti (fase I – Clinicaltrials.gov: NCT01691261) sono convinti che entro cinque anni questo tipo di intervento possa diventare comune come un’operazione alla cataratta. La nuova tecnica è stata testata su pazienti con la forma “umida” di degenerazione maculare e non si sa se sia ugualmente efficace in chi è affetto dalla forma “secca” che è la più comune.

Leggi abstract dell’articolo:
Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell–derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration
Lyndon da Cruz, Kate Fynes[…]Peter J Coffey
Nature Biotechnology Published:19 March 2018 doi:10.1038/nbt.4114

Mandai, M. et al. Autologous induced stem-cell-derived retinal cells for macular degeneration. N. Engl. J. Med. 376, 1038–1046 (2017).

Clinicaltrials.gov: NCT01691261

Fonte: Moorfields Eye Hospital

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Menopausa precoce: staminali ringiovaniscono le ovaie.

Posted by giorgiobertin su marzo 18, 2018

I ricercatori dell’Università dell’Illinois Chicago, grazie ad una terapia a base di cellule staminali sono riusciti a ringiovanire le ovaie di due donne che soffrivano di menopausa precoce (premature ovarian insufficiency (POI)).
Le cellule sono state prelevate dalle stesse donne per essere poi iniettate per la prima volta direttamente nelle ovaie delle pazienti con una tecnica innovativa. Grazie a tale terapia a base di staminali, i sintomi della menopausa nelle due donne sono stati alleviati e a sei mesi dall’iniezione le donne hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale (ROSE clinical trial).

Le cellule staminali mesenchimali impiegate sono state ricavate dal midollo osseo delle stesse pazienti e poi iniettate direttamente dentro solo una delle due ovaie, mentre l’altra è stata usata come test di controllo. E’ la prima volta che le staminali vengono iniettate direttamente nelle ovaie.
Nelle due pazienti il livello di estrogeni è aumentato tre mesi dopo le iniezioni e l’effetto è durato per almeno un anno“, afferma Ayman Al-Hendy,  Professore di Ginecologia e Director of Translational Research presso l’University of Illinois a Chicago.
Le immagini a ultrasuoni delle ovaie trattate hanno mostrato un aumento significativo delle loro dimensioni, rispetto a quelle non trattate. Le due pazienti hanno finora tollerato la terapia molto bene, senza complicazioni o effetti collaterali“.

E’ indubbio che nonostante i risultati siano stati più che positivi c’è bisogno di ulteriori studi a conferma della sperimentazione. A breve partirà una sperimentazione su 33 donne.

Approfondimenti:
Human Mesenchymal Stem Cells Partially Reverse Infertility in Chemotherapy-Induced Ovarian Failure.
Mohamed SA, Shalaby SM, Abdelaziz M, Brakta S, Hill WD, Ismail N, Al-Hendy A.
Reprod Sci. 2018 Jan;25(1):51-63. doi: 10.1177/1933719117699705. Epub 2017 May 1.

ROSE clinical trial

Fonte: Endocrine Society

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Staminali dei denti per riparare osso e legamento ‘erosi’ da parodontite.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Cellule staminali presenti nei denti potrebbero divenire una soluzione per ricostruire i tessuti della bocca persi a causa della parodontite, ovvero l’osso “alveolare” che circonda i denti e il legamento parodontale (la struttura che si interpone tra radice del dente ed osso), il tutto con una tecnica di microchirurgia estremamente poco invasiva.

PRD

Ad affermarlo uno studio pilota condotto per ora sui primi 11 pazienti dal Prof. Mario Aimetti Presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Lo studio è stato pubblicato su “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry“.

Il processo è semplice, in genere le staminali si isolano dalla polpa di un dente che deve essere estratto per diversi motivi (ad esempio un dente del giudizio) e poi, in condizioni sterili e sostenute da ‘spugnette’ di collagene che si riassorbe, le staminali si innestano a livello dei tessuti parodontali danneggiati da ricostruire.

Le staminali, probabilmente favorite anche dal microambiente dove sono state innestate, hanno dimostrato la capacità di rigenerare i tessuti nell’arco di 12 mesi. “Evidenziamo clinicamente e con radiografie una rigenerazione dell’osso intorno ai denti – precisa Aimetti. “Naturalmente siamo ancora in una fase di studio iniziale con diversi aspetti da chiarire e attualmente stiamo svolgendo un’altra sperimentazione clinica su più pazienti”. 

Leggi l’abstract dell’articolo:
Regenerative Treatment of Periodontal Intrabony Defects Using Autologous Dental Pulp Stem Cells: A 1-Year Follow-Up Case Series
Mario Aimetti, MD, DDS/Francesco Ferrarotti, DDS/Mara Noemi Gamba, DDS/Marta Giraudi, DDS/Federica Romano, DDS
The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry Volume 38 , Issue 1 January/February 2018 Pages 51–58 DOI: 10.11607/prd.3425

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La rimozione del ferro come potenziale terapia contro il cancro

Posted by giorgiobertin su febbraio 28, 2018

I ricercatori della Okayama University – Japan, riportano sulla rivista “Oncotarget” un metodo promettente per colpire le cellule staminali tumorali (CSC) che causano la crescita tumorale e la recidiva del cancro. L’approccio prevede la somministrazione di molecole che catturano il ferro, un sovraccarico è già noto essere una potenziale causa di cancro.

Ferro-CSC
Iron chelators Deferasirox and Deferoxamine (DFO) suppress the expression of stemness marker. 5-FU, ordinary anti-cancer drug, did not inhibited. Credit: Okayama University

Il dott. Ohara e colleghi hanno dapprima confermato che in vitro una fornitura di ferro porta alla proliferazione di cellule staminali tumorali (CSC) e alla persistenza della loro staminalità. Hanno anche scoperto che i chelanti del ferro (composti organici che si legano a metalli particolari, in questo caso ferro) inducevano l’apoptosi (un processo altamente regolato che porta alla morte cellulare). Gli scienziati hanno anche studiato l’effetto del deferasirox e della deferossamina, due chelanti del ferro, sulla staminalità delle CSC ed hanno osservato che l’espressione dei marcatori di staminalità è stata soppressa – prove indirette della perdita di staminali. Attraverso la chelazione (tipo di legame tra ioni metallici e molecole), gli atomi di ferro sono isolati e potenzialmente “neutralizzati“.

Gli scienziati hanno dimostrato che l’esaurimento controllato del ferro nei tumori è una promettente strategia per il targeting delle staminali tumorali.

Ricordiamo che le CSC sono resistenti alla radio e alla chemioterapia e si ritiene giochino un ruolo importante nelle metastasi e nella recidiva del cancro.

Leggi abstract dell’articolo
Iron depletion is a novel therapeutic strategy to target cancer stem cells
Takayuki Ninomiya, Toshiaki Ohara, Kazuhiro Noma, Yuki Katsura, Ryoichi Katsube, Hajime Kashima, Takuya Kato, Yasuko Tomono, Hiroshi Tazawa, Shunsuke Kagawa, Yasuhiro Shirakawa, Fumiaki Kimura, Ling Chen, Tomonari Kasai, Masaharu Seno, Akihiro Matsukawa, Toshiyoshi Fujiwara
Oncotarget. 2017; 8:98405-98416. https://doi.org/10.18632/oncotarget.21846

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Cellule staminali neurali per riparare le lesioni del midollo spianale.

Posted by giorgiobertin su febbraio 27, 2018

Guidati dai ricercatori dell’University of California, San Diego School of Medicine, un team eterogeneo di neuroscienziati e chirurghi ha trapiantato con successo cellule progenitrici neurali derivate da midollo spinale umano (NPC) in scimmie rhesus con lesioni del midollo spinale. Gli innesti non solo sono andati a buon fine, ma hanno creato centinaia di migliaia di assoni e sinapsi umane, con conseguente miglioramento della funzione degli arti anteriori nelle scimmie.

tuszynski_graft_axons
Large numbers of human, green fluorescent protein-expressing axons emerge from a lesion/graft site and grow caudally in linear arrays. Many axons travel along the interface (indicated by arrows) between spinal cord white matter (nerve fibers covered with myelin) and spinal cord gray matter (nerves without the whitish myelin sheathing). Image courtesy of Mark Tuszynski, UC San Diego School of Medicine.

I risultati degli esperimenti pubblicati sulla rivista  Nature Medicine rappresentano un passo significativo nella traduzione di un lavoro simile e precedente nei roditori e ci si avvicina alle sperimentazioni cliniche umane; un potenziale rimedio per le lesioni del midollo spinale nelle persone.

Il prof. Tuszynski e i suoi collaboratori hanno superato una serie di difficoltà metodologiche specifiche per i primati per arrivare a questi risultati. Due settimane dopo la lesione iniziale (un periodo destinato a rappresentare il tempo necessario per una persona ferita per stabilizzarsi dal punto di vista medico durante la terapia con cellule staminali neurali), i ricercatori hanno innestato 20 milioni di NPC nelle lesioni delle scimmie, supportate da un cocktail di fattori di crescita e farmaci immunosoppressori.

Dopo nove mesi gli innesti sono cresciuti, esprimendo marcatori neurali chiave e inviando centinaia di migliaia di assoni – le fibre attraverso cui le cellule nervose conducono segnali ad altre cellule nervose – attraverso il sito della lesione fino alle cellule e ai tessuti non danneggiati. I ricercatori hanno notato che le scimmie hanno iniziato a mostrare un parziale recupero del movimento nei loro arti anteriori colpiti.

In particolare, il team ha documentato la rigenerazione degli assoni corticospinali, che sono essenziali per il movimento volontario negli esseri umani, nei siti delle lesioni – si tratta della prima documentazione conosciuta in un modello di primate.

Leggi abstract dell’articolo:
Restorative effects of human neural stem cell grafts on the primate spinal cord
Ephron S Rosenzweig, John H Brock[…]Mark H Tuszynski
Nature Medicine 26 February 2018

Fonte: University of California, San Diego School of Medicine

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