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Archive for giugno 2018

Alimentazione, attività fisica e cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 30, 2018

Il World Cancer Research Fund (Wcrf) e l’American Institute for Cancer Research (Aicr) hanno pubblicato il rapporto “Diet, Nutrition, Physical Activity and Cancer: a Global Perspective – A summary of the Third Expert Report“.
Il documento riporta le prove sul legame tra alimentazione, attività fisica e cancro e in particolare l’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica per le persone sopravvissute a una malattia oncologica.

Summary-Report-diet-cancer

Scarica e leggi il docuemnto in full text:
Diet, nutrition, physical activity and cancer: a global perspective. A summary of the third expert report.

Sul sito del Wcrf la matrice interattiva sui fattori di rischio legati ad alimentazione ed attività fisica.

World Cancer Research Fund (Wcrf)

Fonte: Iss-epicentro

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Nanoparticelle magnetiche progettate per distruggere i tumori.

Posted by giorgiobertin su giugno 29, 2018

Un team di ricercatori dell’University of Buffalo, ha sviluppato una nuova nanoparticella che può essere utilizzata per cucinare a morte i tumori. Le nanoparticelle di ferrite di zinco possono essere attivate da un campo magnetico a bassa intensità, rendendo la tecnologia clinicamente applicabile.

Le nanoparticelle vengano accoppiate con anticorpi e un campo magnetico alternato rapidamente, erogato da un elettromagnete vicino al corpo del paziente, farebbe scaldare le nanoparticelle. Il riscaldamento è localizzato e quindi con piccoli effetti negativi sui tessuti sani.

Xiang Yu
A transmission electron microscope image of zinc ferrite nanoparticles with an average diameter of 22 nanometers. This type of nanoparticle possesses high heating performance at very low magnetic fields suitable for clinical use, researchers say. Credit: Xiang Yu

Il trattamento riscalderà solo la regione in presenza delle nanoparticelle non interessano i tessuti sani che sono più lontani, quindi prevediamo pochissimi effetti collaterali“, ha detto Hao Zeng, professore di fisica presso l’Università di Buffalo. “Inoltre, il campo magnetico che viene utilizzato per eccitare le particelle può penetrare in profondità nel corpo da uno strumento che non richiede alcun contatto o inserimento di sonde. Come tale, la terapia può raggiungere parti del corpo che non sono facilmente accessibili alla chirurgia.

Il prof Zeng e il suo team hanno testato la nuova applicazione con le nanoparticelle magnetiche riscaldate su un cancro osseo indotto su una costola di maiale. Con solo un piccolo numero di nanoparticelle (1 per cento del cemento osseo, in peso), la sperimentazione ha portato all’uccisione totale delle cellule tumorali.

Mentre le particelle di manganese-cobalto-ferrite raggiungono la massima potenza di riscaldamento sotto alti campi magnetici, le particelle di ferrite di zinco biocompatibili si sono riscaldate con un’efficienza impressionante sotto un campo ultra-basso. Certamente servirà molta ricerca prima che le nanoparticelle siano disponibili per i pazienti.

Leggi abstract dell’articolo:
Maximizing Specific Loss Power for Magnetic Hyperthermia by Hard–Soft Mixed Ferrites
Shuli He, Hongwang Zhang, Yihao Liu, Fan Sun, Xiang Yu, Xueyan Li, Li Zhang, Lichen Wang, Keya Mao, Gangshi Wang, Yunjuan Lin, Zhenchuan Han, Renat Sabirianov, Hao Zeng.
Small First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1002/smll.201800135

Fonte: University of Buffalo

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Un nuovo legame tra cancro e invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 28, 2018

Gli scienziati dell’ Hollings Cancer Center della Medical University of South Carolina hanno scoperto che le cellule tumorali del polmone umano resistono alla morte controllando parti del processo di invecchiamento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Biological Chemistry“.

Man mano che le cellule normali invecchiano, le punte dei loro cromosomi, chiamate telomeri, possono iniziare a rompersi, che è un segnale per la morte della cellula. Questo sembra essere parte del processo di invecchiamento nelle cellule normali. Tuttavia, le cellule tumorali hanno sviluppato un modo per impedire che i loro telomeri cadano a pezzi, il che le aiuta a vivere molto più a lungo rispetto alle cellule normali. La lunga vita delle cellule tumorali è parte di ciò che consente loro di crescere e diffondersi in tutto il corpo.

Ogretmen
These laboratory images show induction of telomere damage induction (yellow in merged images). Photo courtesy Besim Ogretmen

Gli scienziati hanno scoperto che vari tipi di cellule tumorali hanno bassi livelli di una proteina chiamata p16. I ricercatori hanno usato un inibitore di enzimi chimici per causare danni ai telomeri in diversi tipi di cellule tumorali, comprese le cellule del cancro al polmone. L’inibitore, ABC294640, agisce in un modo che impedisce alle cellule tumorali di proteggere i loro telomeri, inibendo un enzima chiamato sfingosina chinasi 2. Questa inibizione ha dimostrato la rottura dei telomeri.

Come risultato di questa inibizione enzimatica, i telomeri sono stati danneggiati, con conseguente morte delle cellule tumorali quando i livelli di p16 erano bassi o assenti. Tuttavia, le cellule tumorali con alti livelli di p16 sono state in grado di sfuggire alla morte e sono rimaste biologicamente inattive, il che era un segno di invecchiamento.

Siamo entusiasti del fatto che esista almeno un meccanismo che può aiutarci a capire in che modo l’invecchiamento è associato a un rischio più elevato di cancro“, ha affermato il prof. Ogretmen.
L’inibitore utilizzato nello studio potrebbe aiutare a combattere il cancro a molti livelli. Il team ha già identificato la dose più sicura da utilizzare nei pazienti e sta pianificando uno studio clinico di fase 2 utilizzando ABC294640 in pazienti con un tipo di carcinoma epatico denominato carcinoma epatocellulare.

Leggi abstract dell’articolo:
Balance between senescence and apoptosis is regulated by telomere damage–induced association between p16 and caspase-3
Shanmugam Panneer Selvam, Braden M. Roth, Rose Nganga, Jisun Kim, Marion A. Cooley, Kristi Helke, Charles D. Smith, and Besim Ogretmen
J. Biol. Chem. 2018 293: 9784. doi:10.1074/jbc.RA118.003506

ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02939807

Fonte: Hollings Cancer Center – Medical University of South Carolina

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Sviluppate cellule T sintetiche che imitano quelle umane.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2018

I ricercatori della University of California, Los Angeles – UCLA hanno sviluppato linfociti T sintetici, o cellule T, che sono facsimili quasi perfetti delle cellule T umane. La capacità di creare cellule artificiali potrebbe essere un passo fondamentale verso farmaci più efficaci per trattare il cancro e le malattie autoimmuni e potrebbe portare a una migliore comprensione del comportamento delle cellule immunitarie umane. Tali cellule potrebbero anche essere utilizzate per potenziare il sistema immunitario di persone con cancro o deficit immunitari.

artificial T cells
UCLA scientists developed artificial T cells that, like natural T cells, can deform to squeeze between tiny gaps in the body, as shown in this schematic.

La complessa struttura dei linfociti T e la loro natura multifunzionale hanno reso difficile per gli scienziati replicarli in laboratorio“, ha detto Moshaverinia. “Con questa svolta, possiamo usare le cellule T sintetiche per progettare trasportatori di farmaci più efficienti e capire il comportamento delle cellule immunitarie“.

I linfociti T naturali sono difficili da usare nella ricerca perché sono molto delicati e poiché, dopo essere stati estratti dagli umani e da altri animali, tendono a sopravvivere solo per pochi giorni.

Abbiamo creato una nuova classe di cellule T artificiali in grado di potenziare il sistema immunitario di un ospite interagendo attivamente con le cellule immunitarie attraverso il contatto diretto, l’attivazione o il rilascio di segnali infiammatori o regolatori” – afferma il prof. Moshaverinia.

Scarica e leggi abstract dell’articolo:
Biomimicry Model: Mechanobiological Mimicry of Helper T Lymphocytes to Evaluate Cell–Biomaterials Crosstalk (Adv. Mater. 23/2018).
Hasani‐Sadrabadi, M. M., Majedi, F. S., Bensinger, S. J., Wu, B. M., Bouchard, L. , Weiss, P. S. and Moshaverinia, A.
Adv. Mater., 30: 1870159. doi:10.1002/adma.201870159

Fonte: University of California, Los Angeles – UCLA

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Unipd: scoperta molecola a base di rame che colpisce i tumori solidi.

Posted by giorgiobertin su giugno 27, 2018

Scoperta una molecola a base di rame che è risultata estremamente efficace e selettiva verso alcuni tumori solidi. Frutto del lavoro dei ricercatori dell’Università di Padova, Cristina Marzano e Valentina Gandin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Padova, con Marina Porchia e Francesco Tisato dell’ICMATE-CNR di Padova e in collaborazione con Carlo Santini e Maura Pellei della Scuola di Scienze e Tecnologie – Sezione di Chimica- dell’Università degli Studi di Camerino, la nuova molecola si configura come una valida alternativa ai farmaci antitumorali a base di platino attualmente in uso clinico.

Gandin

Essendo il rame un metallo endogeno, questo composto possiede tutte le caratteristiche per essere meglio tollerato dall’organismo umano – spiega la prof.ssa Valentina Gandin -. Si tratta infatti di una molecola ‘smart’, che agisce come una sorta di cavallo di Troia, in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la nuova molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia“.

Il brevetto è stato gestito da Unismart, la società dell’Università di Padova nata con l’obiettivo di valorizzare le competenze e le conoscenze presenti all’interno dei suoi 32 Dipartimenti.

Scarica e leggi il full text dell’articolo:
Therapeutic potential of the phosphino Cu(I) complex (HydroCuP) in the treatment of solid tumors.
Valentina Gandin, Cecilia Ceresa, Giovanni Esposito, Stefano Indraccolo, Marina Porchia, Francesco Tisato, Carlo Santini, Maura Pellei, and Cristina Marzano.
Sci Rep. 2017; 7: 13936. Published online 2017 Oct 24. doi: 10.1038/s41598-017-13698-1

Fonte: Università di Padova

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Nuova tecnica per la somministrazione di insulina per via orale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

I ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS) hanno sviluppato un metodo di somministrazione orale che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui i diabetici mantengono sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.

deliveringin
Oral delivery method could dramatically transform the way in which diabetics keep their blood sugar levels in check. Credit: Harvard SEAS

Gli scienziati non sono fino ad ora riusciti a trovare un modo per somministrare insulina per via orale, la proteina non resiste quando incontra l’ambiente acido dello stomaco e così viene scarsamente assorbita dall’intestino. La chiave del nuovo approccio è dunque trasportare l’insulina in un liquido ionico costituito da colina e acido geranico, che viene inserito in una capsula con rivestimento resistente agli acidi.
Il rivestimento polimerico si dissolve quando raggiunge un ambiente più alcalino nell’intestino tenue, dove viene rilasciato il liquido ionico contenente l’insulina.

La formulazione è biocompatibile, facile da produrre e può essere conservata fino a due mesi a temperatura ambiente senza degradazione, un tempo più lungo rispetto a molti altri prodotti iniettabili attualmente sul mercato.

L’insulina oralmente ingerita imiterebbe più fedelmente il modo in cui il pancreas di un individuo sano produce e distribuisce insulina al fegato, dove viene estratto fino all’80% e il resto viene fatto circolare attraverso il flusso sanguigno. Potrebbe anche mitigare gli effetti avversi di prendere iniezioni per un lungo periodo di tempo.

È il sacro graal del rilascio di farmaci per sviluppare modi per somministrare proteine ​​e peptidi come l’insulina per via orale, invece dell’iniezione“, ha dichiarato il prof. Mark Prausnitz.

Una rivoluzione per tutte le persone che vivono con il diabete che devono farsi una dolorosa puntura, una o due volte al giorno, essendo l’unica opzione per somministrare l’insulina.
I ricercatori sono ottimisti sul fatto che se tutto andrà bene, ottenere l’approvazione per eventuali studi clinici sugli esseri umani sarà reso più facile dal fatto che gli ingredienti chiave – colina e acido geranico – sono già considerati sicuri dall’FDA.

Leggi abstract dell’articolo:
Ionic liquids for oral insulin delivery
Ionic liquids for oral insulin delivery
Amrita Banerjee, Kelly Ibsen, Tyler Brown, Renwei Chen, Christian Agatemor, and Samir Mitragotri
PNAS June 25, 2018. 201722338; published ahead of print June 25, 2018. https://doi.org/10.1073/pnas.1722338115

Fonte: Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS)

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Un batterico-elettronico ingeribile per monitorare la salute gastrointestinale.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Un team di ricercatori del Massachussettes Institute of Techonology di Boston (Stati Uniti) sta lavorando ad una capsula ingeribile con al suo interno un batterio che, a contatto con un componente del sangue, si illumina e invia un segnale a un device esterno (video).
Combinando sensori biologici ingegnerizzati con dispositivi elettronici a bassissima potenza possiamo rilevare, quasi in tempo reale, i segnali biologici nel corpo rendendo possibili nuove capacità diagnostiche”, afferma il prof. Timothy Lu. La pubblicazione è stata fatta sulla rivista Science.


The ingestible bacterial-electronic sensor

Il chip è un cilindro di circa 3,8 cm di lunghezza con una potenza di 13 microwatts e una batteria da 2,7 volt in grado di fornire energia al device per un mese e mezzo. Al suo interno il team di scienziati ha inserito un ceppo probiotico di Escherichia coli modificato per far sì che il microrganismo potesse emettere un segnale luminoso una volta rilevato l’eme, un composto ferroso dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Grazie a un fototransistor che può misurare la quantità di luce prodotta dalle cellule batteriche, l’informazione viene rilasciata a un microprocessore. Questa viene così convertita in un segnale wireless che può essere letto da uno smartphone o da un computer.

Il chip, che potrebbe essere messo a punto per essere utilizzato una sola volta o per poter restare nel tratto digestivo per giorni o settimane, si è dimostrato in grado di funzionare nello stomaco dei maiali.

Nello stesso lavoro di ricerca il team ha illustrato le potenzialità di altre due molecole non ancora testate. Una rileva la presenza di un marcatore dell’infiammazione (uno ione contenente solfuro) utilizzabile per monitorare i pazienti con malattia di Crohn o altre condizioni infiammatorie, l’altra invece ha come target un marcatore molecolare delle infezioni gastrointestinali.

Leggi abstract dell’articolo:
An ingestible bacterial-electronic system to monitor gastrointestinal health
Mark Mimee, Phillip Nadeau3, Alison Hayward, Sean Carim, Sarah Flanagan, Logan Jerger, Joy Collins, Shane McDonnell, Richard Swartwout, Robert J. Citorik, Vladimir Bulović, Robert Langer, Giovanni Traverso, Anantha P. Chandrakasan, Timothy K. Lu.
Science 25 May 2018: Vol. 360, Issue 6391, pp. 915-918 DOI: 10.1126/science.aas9315

Fonte: Massachussettes Institute of Techonology

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I probiotici proteggono le ossa degli anziani.

Posted by giorgiobertin su giugno 26, 2018

Per la prima volta nel mondo, i ricercatori dell’University of Göteborg, in Svezia, hanno dimostrato che i probiotici, integratori alimentari con batteri che promuovono la salute, possono essere utilizzati per influenzare lo scheletro umano.
Tra le donne anziane che hanno ricevuto i probiotici, la perdita di tessuto osseo è stata dimezzata rispetto alle donne che hanno ricevuto solo un placebo. La ricerca apre le porte a un nuovo modo di prevenire le fratture tra gli anziani.


Probiotics can protect the skeletons of older women

Lo studio ha coinvolto 90 donne dell’età media di 76 anni, che sono state incaricate di assumere ogni giorno per un intero anno un integratore che conteneva batteri Lactobacillus reuteri 6475 o un placebo.
Quando abbiamo finito lo studio dopo un anno, abbiamo misurato la perdita ossea delle donne nella loro parte inferiore delle gambe con una scansione TC e confrontato con le misurazioni che abbiamo fatto all’inizio dello studio. Le donne che hanno ricevuto i batteri attivi hanno perso solo la metà delle ossa dello scheletro rispetto a quelle che hanno ricevuto il placebo“, dice Anna Nilsson, professore associato presso l’Accademia Sahlgrenska, University of Göteborg. “Un altro risultato positivo dello studio è stato che il trattamento è ben tollerato e non ha prodotto effetti collaterali“.

E’ il primo studio in cui sono stati utilizzati i probiotici per ridurre la perdita ossea nelle persone anziane. “Il fatto che il trattamento con i probiotici può influire sulla perdita ossea rappresenta un cambio di paradigma. Il trattamento con i probiotici può essere un modo efficace e sicuro per prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi in molte persone anziane in futuro“, afferma il prof. Mattias Lorentzon, coautore dello studio pubblicato su “Journal of Internal Medicine“.

Leggi abstract dell’articolo:
Lactobacillus reuteri reduces bone loss in older women with low bone mineral density – a randomized, placebo‐controlled, double‐blind, clinical trial
Anna G. Nilsson, Daniel Sundh, Fredrik Bäckhed, Mattias Lorentzon.
Journal of Internal Medicine First published: 21 June 2018 https://doi.org/10.1111/joim.12805

Fonte: University of Göteborg

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Scoperto composto che impedisce alle cellule tumorali di diffondersi.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

Combattere il cancro significa uccidere le cellule tumorali. Tuttavia, gli oncologi sanno che è anche importante fermare il movimento delle cellule tumorali (metastasi) prima che si diffondano in tutto il corpo. Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications“, mostra che potrebbe essere possibile congelare le cellule tumorali e successivamente ucciderle.

Il team multidisciplinare, comprendente il gruppo del professor Bergan presso l’OHSU – Division of Hematology/Oncology, Knight Cancer Institute, Oregon Health & Science University, un chimico della Northwestern University e ricercatori della Xiamen University in Cina, dell’Università di Chicago e dell’Università di Washington. ha scoperto che il composto KBU2046 inibisce la motilità cellulare in quattro diversi modelli di cellule umane di tipi di cancro solidi: tumori del seno, della prostata, del colon e del polmone.

bergan-team
(Left to right) Ryan Gordon, Ph.D., Raymond Bergan, M.D., Zhenzhen Zhang, Ph.D., M.P.H., Limin Zhang, Ph.D., Graham Fowler and Abhi Pattanayak in the OHSU Bergan Basic Research Laboratory. (OHSU/Kristyna Wentz-Graff)

Abbiamo usato la chimica per sondare la biologia per darci un farmaco perfetto che inibisce solo il movimento delle cellule tumorali e non fa nient’altro“, dice il prof. Bergan. “Questo fondamentale cambiamento di logica ci ha portato a questa ricerca.

Il nuovo composto testato sugli animali, ha ridotto al minimo la motilità nelle cellule tumorali, con pochi effetti collaterali e bassissima tossicità.

Il nostro obiettivo finale è quello di poter dire a una donna con un tumore al seno: prendi questa pillola e il tuo cancro non si diffonderà in tutto il corpo. La stessa cosa per i pazienti con cancro alla prostata, ai polmoni e al colon“, afferma Bergan. “Dobbiamo molto velocemente testare questa terapia sull’uomo“.

Leggi abstract dell’articolo:
Precision therapeutic targeting of human cancer cell motility
Li Xu, Ryan Gordon, Rebecca Farmer, Abhinandan Pattanayak, Andrew Binkowski, Xiaoke Huang, Michael Avram, Sankar Krishna, Eric Voll, Janet Pavese, Juan Chavez, James Bruce, Andrew Mazar, Antoinette Nibbs, Wayne Anderson, Lin Li, Borko Jovanovic, Sean Pruell, Matias Valsecchi, Giulio Francia, Rick Betori, Karl Scheidt & Raymond Bergan
Nature Communicationsvolume 9, Article number: 2454 Published: 22 June 2018

Fonte: Division of Hematology/Oncology, Knight Cancer Institute, Oregon Health & Science University

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NICE: Perdita dell’udito negli adulti: valutazione e gestione.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla valutazione e gestione della perdita dell’udito negli anziani.

hearing loss

La linea guida copre gli adulti di età superiore ai 18 anni, e include raccomandazioni su:
– indagine usando la risonanza magnetica;
– trattamento della perdita dell’udito neurosensoriale improvvisa idiopatica;
– valutazione e gestione nei servizi di audiologia;
– apparecchi acustici e dispositivi di ascolto assistito, incluso il follow-up nei servizi di audiologia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hearing loss in adults: assessment and management
NICE guideline [NG98] Published date: June 2018

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Nanomatrice promuove la crescita di staminali senza rischio di cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

La crescita di cellule staminali neurali è un processo complicato che ha il potenziale di provocare la produzione involontaria di cellule tumorali. In gran parte ciò è dovuto all’aggiunta di fattori di crescita al mix di coltura, che può determinare una moltiplicazione cellulare indiscriminata.

Ora i ricercatori della Hong Kong Baptist University, hanno sviluppato un modo di coltivare cellule staminali neurali (NSC) senza l’uso di fattori di crescita, affidandosi invece a materiali su scala nanometrica per stimolare il processo (video).


StemCell edit v5 06 EngNoWatermark

Il dott. Jeffery Huang ha detto che “lo strato di nanostruttura della loro nuova invenzione è costituito da materiali biocompatibili, ed evita l’uso di fattori di crescita aggiuntivi o altri biochimici per la coltivazione di cellule. Dopo la crescita e la differenziazione cellulare, si spera che la cellula matura possa trasformarsi in un agente terapeutico per la terapia con cellule staminali“.

Il dottor Huang afferma inoltre: “Le NSC sono sottoposte a “massaggio fisico” quando entrano in contatto fisiologico con la matrice che abbiamo sviluppato, grazie al design appropriato e alla scelta dei materiali e della struttura della matrice, il “massaggio fisico” assomiglia all’agopuntura della medicina cinese tecnica che fa sì che le cellule si differenziano in cellule funzionali che sono urgentemente richieste nella terapia di sostituzione cellulare per curare malattie neurodegenerative, e tumori. E’ importante, il massaggio fisico, che riduce al minimo l’uso di fattori di crescita e dovrebbe ridurre sostanzialmente il rischio di carcinogenesi in test clinici.

Il professor coautore Ken Yung puntualizza: “La nuova matrice consente agli scienziati di coltivare NSC adottando il metodo usuale, tuttavia con l’ulteriore vantaggio di escludere dal processo composti organici (come la polisina e la poliornitina), riducendo così il potenziale rischio di carcinogenesi o infiammazione in terapia con cellule staminali. La matrice fornisce una piattaforma sicura per la ricerca sulle terapie con cellule staminali utilizzando l’ultima e innovativa nanotecnologia, oltre a favorire lo sviluppo della medicina rigenerativa“.
La domanda di brevetto è stata presentata all’Esposizione Internazionale delle invenzioni di Ginevra tenutasi in Svizzera dall’11 al 15 Aprile 2018.

Growth Factor-Free Proliferation and Differentiation of Neural Stem Cells on Inorganic Extracellular Nanomatrices – US PAtent: 15/600,808 May 22, 2017

Fonti: ACN Newswire – Hong Kong Baptist University

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Iss: Notiziario aprile-maggio 2018.

Posted by giorgiobertin su giugno 25, 2018

E’ stato pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità il Notiziario Volume 31, n. 4-5, aprile-maggio 2018. I contenuti:
– Tatuaggi e piercing: non solo potenziali rischi, ma anche benefici per i pazienti.
– Workshop strategico internazionale. Strumenti per identificare e caratterizzare i dispositivi impiantabili: la prospettiva della collaborazione tra il RIAP e il NJR.
– BEN (Bollettino Epidemiologico Nazionale)

notiziario

Scarica e leggi il documento in full text:
Notiziario volume 31, n. aprile-maggio 2018

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Un enzima del corpo umano impedisce ai virus di replicarsi.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

Un team di ricercatori ha identificato la modalità di azione della viperina, un enzima presente in natura negli esseri umani e in altri mammiferi che è noto per avere effetti antivirali su virus come il Nilo occidentale, l’epatite C, la rabbia e l’HIV. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature“, potrebbe consentire ai ricercatori di sviluppare un farmaco che induca il corpo umano a produrre questa molecola, come terapia ad ampio spettro per una serie di virus.


Antiviral compound made inside human body could form basis for new drugs – Cameron & Jose

I ricercatori hanno rivelato che la viperina catalizza una reazione importante che porta alla creazione di una molecola chiamata ddhCTP. Il team della Pennsylvania State University e della Albert Einstein College of Medicine, ha mostrato gli effetti di ddhCTP sulla capacità del virus di replicare il suo materiale genetico. Sorprendentemente, la molecola agisce in modo simile ai farmaci che sono stati sviluppati per trattare virus come HIV ed epatite C.  con una migliore comprensione di come la viperina impedisce ai virus di replicarsi.

Per verificare l’efficacia di ddhCTP, il gruppo di ricerca ha dimostrato che la molecola inibiva le RNA polimerasi del virus della febbre Dengue (una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue), del virus del Nilo occidentale, febbre gialla, encefalite giapponese ed epatite, che sono tutte di un gruppo di virus chiamati flavivirus (genere di virus a RNA a singolo filamento positivo (+)ssRNA appartenenti alla famiglia Flaviviridae).

A differenza di molti dei nostri attuali farmaci, ddhCTP è codificato dalle cellule degli umani e di altri mammiferi”, ha affermato la prof.ssa Cameron. “Abbiamo sintetizzato analoghi nucleotidici per anni, ma qui vediamo che la natura ci ha battuto e creato un analogo nucleotidico che può trattare un virus nelle cellule viventi e non mostra alcuna tossicità fino ad oggi. Se verrà confermato che funziona, probabilmente la natura ci ha pensato, ci ha dato un modello per creare un composto antivirale potente e sicuro.”

Il prossimo passo è testare il composto contro un’ampia gamma di virus.

Leggi abstract dell’articolo:
A naturally occurring antiviral ribonucleotide encoded by the human genome.
Anthony S. Gizzi, Tyler L. Grove, Jamie J. Arnold, Joyce Jose, Rohit K. Jangra, Scott J. Garforth, Quan Du, Sean M. Cahill, Natalya G. Dulyaninova, James D. Love, Kartik Chandran, Anne R. Bresnick, Craig E. Cameron & Steven C. Almo
Nature Published: 20 June 2018

Fonti: Pennsylvania State University – Albert Einstein College of Medicine

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Linee guida sull’autogestione dei pazienti diabetici ospedalizzati.

Posted by giorgiobertin su giugno 24, 2018

È importante che i pazienti con diabete siano coinvolti nelle decisioni relative alla gestione della loro condizione mentre sono ospedalizzati. Le nuove linee guida pubblicate su “Diabetic Medicine” hanno lo scopo di migliorare l’esperienza ospedaliera e la sicurezza per le persone con diabete attraverso un’efficace autogestione.

Le linee guida suggeriscono un approccio per fornire informazioni sui pazienti, le circostanze in cui l’autogestione è appropriata, lo sviluppo di piani di assistenza e gli elementi necessari per un’efficace autogestione.

Il personale clinico ospedaliero dovrebbe essere consapevole del fatto che molte persone con diabete in ospedale desiderano autogestirsi e dovrebbero garantire che tale necessità sia soddisfatta il più possibile“, hanno scritto gli autori.

Leggi abstrcat dell’articolo:
Self‐management of diabetes in hospital: a guideline from the Joint British Diabetes Societies (JBDS) for Inpatient Care group
D. Flanagan K. Dhatariya A. Kilvert on behalf of the Joint British Diabetes Societies (JBDS) for Inpatient Care group and Guidelines writing group
Diabetic Medicine First published: 19 June 2018 https://doi.org/10.1111/dme.13677

Articoli correlati:
The Hospital Management of Hypoglycaemia in Adults with Diabetes Mellitus 3rd edition Revised April 2018

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NICE: Linee guida sulla gestione della demenza.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2018

Sono state pubblicate a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linea guida che coprono la diagnosi e la gestione della demenza (compresa la malattia di Alzheimer). IL documento ha lo scopo di migliorare l’assistenza formulando raccomandazioni sulla formazione del personale e aiutando gli assistenti a sostenere le persone affette da demenza.

Dementia_guidelines

NICE ha anche prodotto una linea guida su:  mid-life approaches to delay or prevent the onset of dementia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Dementia: assessment, management and support for people living with dementia and their carers
NICE guideline [NG97] Published date: June 2018

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Standard italiani per la cura del Diabete mellito 2.

Posted by giorgiobertin su giugno 23, 2018

Sono stati pubblicati a cura della Società Italiana di Diabetologia e dell’Associazione Medici Diabetologi gli standard per la cura del Diabete mellito 2.

Standard di Cura AMD - SID 2018

Gli Standard nell’edizione 2018 contengono vari elementi di novità. Tra le principali: rimodulazione degli obiettivi glicemici, benefici derivanti dall’impiego dei device, nuovo algoritmo di terapia farmacologica del diabete tipo 2 che retrocede i farmaci “non innovativi”, focus su vaccinazioni e terapia ipocolesterolemizzante con inibitori di PCSK9.

Il documento analizza tutti gli aspetti relativi alla gestione del diabete, dalla prevenzione alla diagnosi, dai farmaci all’innovazione tecnologica, rappresentando ormai da più di 10 anni lo strumento di riferimento per i clinici e l’intera comunità diabetologica italiana, ma anche per le istituzioni nazionali e regionali, nonché per le agenzie regolatorie.

Scarica e leggi il documento in full text:
Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018

Fonte: Società Italiana di Diabetologia

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SIGO-AOGOI-AGUi: Linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Sono state pubblicate a cura delle tre principali e più rappresentative società scientifiche della Ginecologia Italiana: SIGO, AOGOI e AGUI, le linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’endometriosi.

endometriosi

L’endometriosi si riscontra nel 10% circa delle donne in età fertile. È una malattia benigna cronica e ricorrente, caratterizzata dalla presenza e dalla proliferazione di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina. Il tessuto endometriosico è estrogeno-dipendente e va incontro a processi infiammatori acuti e cronici che coinvolgono diversi organi, non solo pelvici. L’ormono-dipendenza giustifica la regressione della malattia
endometriosica con la menopausa o negli stati di amenorrea.

La patologia ha un impatto notevole sulla qualità di vita, sia per l’aspetto sintomatologico (dismenorrea, dispareunia, dolore pelvico cronico, disuria, dischezia), sia per il potenziale impatto negativo sulla fertilità).

Scarica e leggi il documento in full text:
Diagnosi e trattamento dell’endometriosi
Fondazione Confalonieri Ragonese – Su mandato : SIGO – AOGOI – AGUI

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Sperimentazioni cliniche di un vaccino per invertire il diabete di tipo 1.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Il follow-up a lungo termine dei partecipanti alle sperimentazioni cliniche di un vaccino generico per invertire il diabete di tipo 1 avanzato ha fornito significativi benefici clinici, incluso il ripristino dei livelli quasi normali di zucchero nel sangue.

Tre anni dopo aver ricevuto due somministrazioni del vaccino del bacillo Mycobacterium bovis Bacillus Calmette Guérin (BCG) a quattro settimane di distanza, tutti i membri di un gruppo di adulti con diabete di tipo 1 di lunga data hanno mostrato un miglioramento dell’HbA1c (emoglobina glicata) a livelli quasi normali – miglioramento che è persistito per i successivi cinque anni.

Lo studio condotto da un gruppo di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) – pubblicato su “npj Vaccines” e presentato al 77th Scientific Sessions of the American Diabetes Association- riporta anche che gli effetti del vaccino BCG sul controllo della glicemia sembrano dipendere da un meccanismo metabolico totalmente nuovo che aumenta il consumo cellulare di glucosio.

Questa è la convalida clinica del potenziale di un vaccino sicuro per abbassare stabilmente gli zuccheri nel sangue a livelli quasi normali con, anche in pazienti con una malattia di lunga durata“, dice la prof. ssa Denise Faustman del Massachusetts General Hospital Immunobiology Laboratory. (video)


Faustman Lab BCG & Diabetes

Nell’indagare come la somministrazione del vaccino produce i suoi effetti benefici, il team di ricerca ha identificato un meccanismo mai visto in precedenza negli esseri umani in risposta al trattamento – uno spostamento del processo del metabolismo del glucosio dalla fosforilazione ossidativa, la via più comune attraverso la quale le cellule convertono il glucosio in energia, a glicolisi aerobica, un processo che comporta un consumo di glucosio significativamente maggiore da parte delle cellule.

I risultati del team hanno posto le basi per ulteriori test sulla somministrazione di BCG, compreso lo studio di fase 2 approvato dalla FDA attualmente in corso, testando dosi multiple di BCG in un ampio gruppo di partecipanti con diabete di tipo 1 di lunga data. Il vaccino ha l’approvazione della Food and Drug Administration statunitense, ed è usato contro la tubercolosi da più di 100 anni.

Leggi il full text dell’articolo:
Long-term reduction in hyperglycemia in advanced type 1 diabetes: the value of induced aerobic glycolysis with BCG vaccinations
Willem M. Kühtreiber, Lisa Tran, Taesoo Kim, Michael Dybala, Brian Nguyen, Sara Plager, Daniel Huang, Sophie Janes, Audrey Defusco, Danielle Baum, Hui Zheng & Denise L. Faustman
npj Vaccines volume 3, Article number: 23 (2018), Published: 21 June 2018

Initial clinical trial results, published in a 2012 PLOS One paper

Fonte:  Massachusetts General Hospital (MGH)

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Alzheimer: “Forte evidenza” di coinvolgimento dei virus.

Posted by giorgiobertin su giugno 22, 2018

Uno studio primo nel suo genere condotto dai ricercatori dell’Arizona State University-Banner Neurodegenerative Disease Research Center (NDRC) e i loro colleghi dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai chiarito i meccanismi attraverso cui gli agenti infettivi possono svolgere ruoli importanti nella malattia di Alzheimer (AD).

Per raggiungere questo obiettivo, il team ha capitalizzato i dati sul sequenziamento del DNA e dell’RNA da 622 donatori cerebrali con le caratteristiche cliniche e neuropatologiche del morbo di Alzheimer e 322 donatori cerebrali senza la malattia.
Nel presente studio, i ricercatori hanno esplorato la presenza virale in 6 regioni chiave del cervello che sono note per essere altamente vulnerabili alle devastazioni dell’AD.
Lo studio ha identificato alti livelli di herpesvirus umano (HHV) 6A e 7 in campioni di cervello che mostrano segni di neuropatologia AD, rispetto ai livelli più bassi trovati nel cervello normale.


Two strains of human herpesvirus—human herpesvirus 6A (HHV-6A) and human herpesvirus 7 (HHV-7) —are found in the brains of people with Alzheimer’s disease at levels up to twice as high as in those without Alzheimer’s, researchers from the Icahn School of Medicine at Mount Sinai report.

Siamo stati in grado di utilizzare una vasta gamma di approcci di biologia di rete per mettere a confronto il modo in cui questi virus potrebbero interagire con geni umani che sappiamo essere rilevanti per l’Alzheimer“, ha detto il prof. Readhead.
Non penso che possiamo rispondere se gli herpesvirus sono una causa primaria della malattia di Alzheimer, ma è chiaro che sono perturbanti e partecipano a reti che sono direttamente alla base della fisiopatologia del morbo di Alzheimer” – affermano i ricercatori.

Siamo entusiasti della possibilità di trarre vantaggio da questo approccio per aiutare nella comprensione scientifica, trattamento e prevenzione dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative” – afferma Michelle Ehrlich, Professor of Neurology, Pediatrics, and Genetics and Genomics Sciences.

Leggi abstract dell’articolo:
Multiscale Analysis of Independent Alzheimer’s Cohorts Finds Disruption of Molecular, Genetic, and Clinical Networks by Human Herpesvirus
Ben Readhead, Jean-Vianney Haure-Mirande, Cory C. Funk, Matthew A. Richards, Paul Shannon, Vahram Haroutunian, Mary Sano, Winnie S. Liang, Noam D. Beckmann, Nathan D. Price, Eric M. Reiman, Eric E. Schadt, Michelle E. Ehrlich, Sam Gandy, Joel T. Dudley.
Neuron 2018 giu. 21,  DOI: https://doi.org/10.1016/j.neuron.2018.05.023

Fonte: Icahn School of Medicine del Monte Sinai

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Scoperta la molecola chiave dell’invecchiamento.

Posted by giorgiobertin su giugno 21, 2018

Ogni cellula e ogni organismo invecchia prima o poi. Ma perché è così? Gli scienziati del German Cancer Research Center di Heidelberg hanno scoperto per la prima volta una proteina che rappresenta un punto di svolta nel processo di invecchiamento. Controlla la durata della vita di un individuo, dalla mosca all’essere umano. Ciò apre nuove possibilità per lo sviluppo di terapie contro le malattie legate all’età.

Invecchiamento

Lo stress ossidativo causa l’invecchiamento delle cellule e di interi organismi. I ricercatori hanno scoperto il regolatore chiave responsabile della quantità di molecole reattive dell’ossigeno, nocive che accelerano il processo di invecchiamento: si tratta di una molecola proteica chiamata TXNIP (thioredoxin-interacting protein).
Il TRX-1 ha dimostrato di svolgere un ruolo nella protezione del DNA dallo stress ossidativo e nel rallentamento dei processi di invecchiamento. Il suo antagonista TXNIP inibisce la thioredoxin-1 e quindi assicura che le molecole di ossigeno reattive vengano mantenute.

Il prof. Krammer e il suo team sono convinti che TXNIP sia un regolatore chiave per l’invecchiamento. “Gli scienziati hanno scoperto centinaia di geni che sono in qualche modo legati al processo di invecchiamento”. “Ma è sufficiente spegnere TXNIP per ritardare l’invecchiamento, allo stesso modo, l’invecchiamento può essere accelerato se le cellule producono TXNIP.” Questo rende la molecola interessante per intervenire nel processo di invecchiamento in futuro.

Leggi abstract dell’articolo:
Enhanced expression of thioredoxin-interacting-protein regulates oxidative DNA damage and aging,
Tina Oberacker Jörg Bajorat Sabine Ziola Anne Schroeder Daniel Röth Lena Kastl Bruce A. Edgar Wolfgang Wagner Karsten Gülow Peter H. Krammer
FEBS Letters (2018). DOI: 10.1002/1873-3468.13156

Fonte: German Cancer Research Center di Heidelberg

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Linee guida italiane per il trattamento dell’alcolismo.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2018

I ricercatori, sostenuti dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL), dalla Società Italiana Tossicodipendenze (SITD), dalla Società italiana per il Trattamento dell’Alcolismo e le sue Complicanze (SITAC), dalla Società Italiana Psichiatria delle Dipendenze (SIPDip), dalla Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPaD) e dall’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia (IBCN-CNR), hanno realizzato le linee guida per il trattamento farmacologico per le persone affette da Disordine da Uso di Alcol (DUA).

Alcohol-Dependence-Treatment

Oltre alle raccomandazioni su come gestire al meglio la patologia nei suoi aspetti di diagnosi e cura, si aggiungono altri obiettivi specifici:

  • Creare una cultura alcologica condivisa che permette a tutti gli operatori di confrontarsi, all’interno del servizio o tra i servizi, con un linguaggio e cultura clinica comune;
  • Creare le basi per elaborare dei programma di formazione;
  • Identificare aree cliniche che necessitano di essere indagate e meglio comprese attraverso la ricerca scientifica;

Per visualizzare le Linee Guida è necessario essere registrati al sito del CRARL ed inserire le proprie credenziali (registrazione gratuita). La “Rivista di Psichiatria” nel Vol. 53 N. 3 Maggio-Giugno ha pubblicato un editoriale e degli articoli full text sull’argomento.

Scarica e leggi il documento (editoriale) in full text:
Italian Guidelines for the treatment of alcohol dependence
Mauro Ceccanti, Angela Iannitelli, Marco Fiore
Riv Psichiatr 2018;53(3):105-106 | DOI 10.1708/2925.29410

Rivista di Psichiatria” nel Vol. 53 N. 3 Maggio-Giugno

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Le mutazioni genetiche associate al cancro al pancreas.

Posted by giorgiobertin su giugno 20, 2018

I ricercatori della Mayo Clinic in una ricerca pubblicata sulla rivista Jama, hanno scoperto sei geni contenenti mutazioni che possono essere tramandate nelle famiglie, aumentando sostanzialmente il rischio di una persona di avere il cancro del pancreas.

Attualmente, gli operatori sanitari offrono test genetici solo a pazienti affetti da cancro al pancreas con una storia familiare di malattia. “Questo studio fornisce i dati più completi fino ad oggi supportando i test genetici per tutti i pazienti affetti da cancro al pancreas“, afferma il prof. Fergus Couch. “Questo è il primo studio che fornisce stime sull’entità del rischio di cancro associato a ciascun gene e indica che la storia familiare da sola non può predire chi ha queste mutazioni”.

DNA-test

I test genetici sono stati condotti su 3.030 pazienti pancreatici, i risultati del test di 21 geni del cancro sono stati confrontati con risultati simili da più di 123.000 pazienti senza carcinoma pancreatico. Lo studio ha individuato sei geni chiaramente collegati ad un aumentato rischio di cancro al pancreas: BRCA1, BRCA2, CDKN2A, TP53, MLH1 e ATM.

La conclusione di questo studio è che ora abbiamo una migliore comprensione molecolare delle cause genetiche del cancro del pancreas” – afferma il prof. Raed Samara.

Leggi abstract dell’articolo:
Association Between Inherited Germline Mutations in Cancer Predisposition Genes and Risk of Pancreatic Cancer.
Hu C, Hart SN, Polley EC, et al.
JAMA. 2018;319(23):2401–2409. doi:10.1001/jama.2018.6228

Editorial
Germline Genetic Testing for Pancreatic Ductal Adenocarcinoma at Time of Diagnosis
Sapna Syngal, MD, MPH; C. Sloane Furniss, PhD

Fonte: Mayo Clinic

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Una proteina disattiva le cellule tumorali ovariche.

Posted by giorgiobertin su giugno 19, 2018

Gli scienziati dell’Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London hanno scoperto un meccanismo che disattiva le cellule tumorali ovariche.

I risultati, pubblicati in EMBO Reports , potrebbero portare a trattamenti migliori per le donne con carcinoma ovarico.

ovarian-cancer

La ricerca ha trovato un nuovo meccanismo per una proteina chiamata OPCML. Questa proteina è conosciuta come soppressore del tumore, in quanto impedisce alle cellule di trasformarsi in tumori.
Tuttavia l’OPCML di solito si perde nei pazienti oncologici. Gli scienziati hanno ora scoperto che quando OPCML viene rimesso nelle cellule tumorali, disattiva abilmente un tipo di proteina chiamata AXL.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che la proteina AXL accelera la crescita e la diffusione delle cellule tumorali ovariche.

Quando AXL viene attivata le cellule tumorali diventano più aggressive, aumentando la loro capacità di muoversi e diffondersi in altre parti del corpo.
Il prossimo passo è quello di sviluppare OPCML come agente terapeutico. Inoltre, OPCML è una proteina “naturale” presente nella maggior parte delle cellule del nostro corpo, quindi dovrebbe avere una tossicità minima.

“I nostri risultati sono davvero eccitanti perché rivelano un insolito meccanismo biologico e gettano luce sulla funzione di AXL, indicandoci nella giusta direzione per trovare un modo per spegnerlo nei malati di cancro. In questo contesto, OPCML ha un enorme potenziale come terapeutico“. afferma la prof.ssa Chiara Recchi.

Leggi abstract dell’articolo:
The tumour suppressor OPCML promotes AXL inactivation by the phosphatase PTPRG in ovarian cancer
J. Antony……Chiara Recchi.
EMBO Reports Published online 15.06.2018 DOI 10.15252/embr.201745670

Fonte: Ovarian Cancer Action Research Centre at Imperial College London

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WHO: rilascia la nuova classificazione internazionale delle malattie (ICD 11).

Posted by giorgiobertin su giugno 18, 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato la sua nuova classificazione internazionale delle malattie (ICD-11).

L’ICD è la base per identificare le tendenze e le statistiche sanitarie in tutto il mondo e contiene circa 55 000 codici univoci per lesioni, malattie e cause di morte. Fornisce un linguaggio comune che consente agli operatori sanitari di condividere informazioni sanitarie in tutto il mondo.
L’ICD-11, che ha funzionato per oltre un decennio, offre miglioramenti significativi rispetto alle versioni precedenti. Per la prima volta, è completamente elettronico e ha un formato molto più user-friendly.

Nella nuova versione è entrata a far parte il ‘gaming disorder’, la dipendenza da videogame e giochi digitali, che è a tutti gli effetti considerata una malattia. La gravità è sufficiente a causare una compromissione significativa nelle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative e professionali.


WHO: Revision of ICD-11 – questions and answers (Q&A) Dr Robert Jakob, team leader for Classifications Terminologies and Standards at the World Health Organization discusses the revision of the new ICD-11.

L’ICD-11 sarà presentato all’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2019 per l’adozione da parte degli Stati membri e entrerà in vigore il 1 ° gennaio 2022. L’agenzia Onu per la salute ha messo a disposizione già adesso un’anteprima per consentire ai Paesi di pianificare come usare il nuovo manuale, preparare traduzioni e formare su questa base i professionisti del settore.
L’ICD è una pietra miliare delle informazioni sulla salute e l’ICD-11 fornirà una visione aggiornata dei modelli di malattia.” – puntualizza la prof.ssa Lubna Alansari dell’OMS.

ICD-11: Classifying disease to map the way we live and die

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Cancro alla prostata: scoperti nuovi marcatori genetici.

Posted by giorgiobertin su giugno 17, 2018

Un team internazionali di ricercatori coordinati dal professore Frederick R. Schumacher del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, ha identificato 63 nuove varianti genetiche che potrebbe indicare un rischio maggiore di cancro alla prostata negli uomini.

Lo studio e i risultati sono stati pubblicati su “Nature Genetics”.

prostate cancer loci

I marcatori genetici – noti anche come polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) – sono rilevati a livello del DNA. Schumacher e colleghi hanno esaminato le sequenze di DNA di circa 140.000 uomini di discendenza europea, compresi i dati di precedenti studi. Circa 80.000 di questi uomini avevano il cancro alla prostata, mentre gli altri 60.000 non avevano alcuna evidenza della malattia.

Con questi dati, sono stati in grado di identificare 63 nuovi marcatori genetici in quelli con carcinoma della prostata – marcatori che non compaiono nel DNA degli uomini senza la malattia.
I nostri risultati ci permetteranno di identificare quali uomini dovrebbero sottoporsi a screening PSA precoci e regolari e questi risultati potrebbero eventualmente influenzare le decisioni di trattamento“, afferma il professore Schumacher.

i ricercatori stanno anche esaminando i cambiamenti genetici negli uomini di diverse razze, compresi gli afroamericani e quelli di origine asiatica.

Leggi abstract dell’articolo:
Association analyses of more than 140,000 men identify 63 new prostate cancer susceptibility loci
Fredrick R. Schumacher, Ali Amin Al Olama, […] Rosalind A. Eeles
Nature Genetics Published: 11 June 2018 doi:10.1038/s41588-018-0142-8

Fonte: Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio

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