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Archive for 2 marzo 2018

Nuova classificazione del diabete.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Il diabete adulto non è una sola ma cinque ‘diverse’ malattie, con differenti livelli di gravità, differenti età di esordio, differenti caratteristiche metaboliche e anche genetiche; separare il diabete in 5 sottotipi potrebbe permettere di personalizzare le terapie e di prevedere e ridurre al massimo le complicanze. La nuova classificazione è il risultato di uno studio condotto da Leif Groop dell’University of Lund in Svezia e pubblicato su “The Lancet Diabetes & Endocrinology“.


Paradigm shift in the diagnosis of diabetes

Oggi il diabete si distingue in tipo 2 o insulino-resistente che colpisce l’adulto, costituisce la quasi totalità dei casi (85%), è caratterizzato da una scarsa risposta dell’organismo all’ormone che regola la glicemia, l’insulina; e tipo 1 o giovanile, compare quasi sempre nell’infanzia ed è una malattia autoimmune (il sistema immunitario attacca il pancreas rendendolo incapace di produrre insulina).

Lo studio ha analizzato 14.775 pazienti dai 18 anni in su ed ha identificato una forma autoimmune (riguarda l’11-17% dei pazienti – è caratterizzata da grave resistenza all’insulina e rischio molto alto di complicanze renali) e altri quattro distinti sottotipi su base non autoimmunitaria.

Questo è il primo passo verso una cura personalizzata del diabete“, afferma Leif Groop, medico e professore di diabete ed endocrinologia all’Università di Lund in Svezia (video).

Leggi abstract dell’articolo:
Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables
Emma Ahlqvist, Petter Storm, Annemari Käräjämäki, Mats Martinell, Mozhgan Dorkhan, Annelie Carlsson, Petter Vikman, Rashmi B Prasad, Dina Mansour Aly, Peter Almgren, Ylva Wessman, Nael Shaat, Peter Spégel, Hindrik Mulder, Eero Lindholm, Olle Melander, Ola Hansson, Ulf Malmqvist, Åke Lernmark, Kaj Lahti, Tom Forsén, Tiinamaija Tuomi, Anders H Rosengren, Leif Groop
The Lancet Diabetes & Endocrinology Published: 01 March 2018 DOI: https://doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30051-2

Fonte: University of Lund – Sweden

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Vene varicose associate ad aumentato rischio di trombosi venosa profonda.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Le vene varicose sembrano essere associate ad un aumentato rischio di sviluppare trombosi venosa profonda (TVP), anche se sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere la forza di tale associazione, secondo uno studio pubblicato su “JAMA“.

vene varicose

Per lo studio, Pei-Chun Chen, PhD, China Medical University, Taichung, Taiwan e colleghi hanno analizzato i dati relativi ai reclami da 212.984 pazienti con vene varicose e 212.984 senza vene varicose. I pazienti sono stati arruolati nel programma nazionale di assicurazione sanitaria di Taiwan dal 2001 al 2013 e sono stati seguiti fino al 2014.

Dai risultati è emerso che “Tra gli adulti con diagnosi di vene varicose, c’era un significativo aumento del rischio di TVP incidente” – afferma il prof. Pei-Chun Chen. Anche se il campione analizzato è ampio, per confermare l’associazione tra vene varicose e TVP sono necessarie ulteriori ricerche.

Leggi abstract dell’articolo:
Association of Varicose Veins With Incident Venous Thromboembolism and Peripheral Artery Disease
Chang S, Huang Y, Lee M, Hu S, Hsiao Y, Chang S, Chang CJ, Chen P.
JAMA. 2018;319(8):807–817. doi:10.1001/jama.2018.0246

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Staminali dei denti per riparare osso e legamento ‘erosi’ da parodontite.

Posted by giorgiobertin su marzo 2, 2018

Cellule staminali presenti nei denti potrebbero divenire una soluzione per ricostruire i tessuti della bocca persi a causa della parodontite, ovvero l’osso “alveolare” che circonda i denti e il legamento parodontale (la struttura che si interpone tra radice del dente ed osso), il tutto con una tecnica di microchirurgia estremamente poco invasiva.

PRD

Ad affermarlo uno studio pilota condotto per ora sui primi 11 pazienti dal Prof. Mario Aimetti Presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Lo studio è stato pubblicato su “The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry“.

Il processo è semplice, in genere le staminali si isolano dalla polpa di un dente che deve essere estratto per diversi motivi (ad esempio un dente del giudizio) e poi, in condizioni sterili e sostenute da ‘spugnette’ di collagene che si riassorbe, le staminali si innestano a livello dei tessuti parodontali danneggiati da ricostruire.

Le staminali, probabilmente favorite anche dal microambiente dove sono state innestate, hanno dimostrato la capacità di rigenerare i tessuti nell’arco di 12 mesi. “Evidenziamo clinicamente e con radiografie una rigenerazione dell’osso intorno ai denti – precisa Aimetti. “Naturalmente siamo ancora in una fase di studio iniziale con diversi aspetti da chiarire e attualmente stiamo svolgendo un’altra sperimentazione clinica su più pazienti”. 

Leggi l’abstract dell’articolo:
Regenerative Treatment of Periodontal Intrabony Defects Using Autologous Dental Pulp Stem Cells: A 1-Year Follow-Up Case Series
Mario Aimetti, MD, DDS/Francesco Ferrarotti, DDS/Mara Noemi Gamba, DDS/Marta Giraudi, DDS/Federica Romano, DDS
The International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry Volume 38 , Issue 1 January/February 2018 Pages 51–58 DOI: 10.11607/prd.3425

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