Medicina in Biblioteca

Weblog di news mediche

  • Categorie

  • Archivi

  • Pagine

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Unisciti ad altri 463 follower

  • QR Code Blog

    Scarica e installa il software direttamente dal telefonino: sito i-nigma; fotografa il codice e avrai le news dal blog sempre con te.


  • Seguimi su Libero Mobile

  • sito internet

  • Sito d'argento

Archive for 19 dicembre 2017

Creato muscolo scheletrico da cellule staminali.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2017

Gli scienziati dell’Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA, hanno sviluppato una nuova strategia per isolare, maturare e trapiantare efficientemente le cellule muscolari scheletriche create da cellule staminali pluripotenti umane (Human pluripotent stem cells (hPSCs)), che possono produrre tutti i tipi di cellule del corpo.
I risultati pubblicati sulla rivista “Nature Cell Biology a cura del team del prof. April Pyle, sono un passo importante verso lo sviluppo di una terapia sostitutiva delle cellule staminali per le patologie muscolari inclusa la distrofia muscolare di Duchenne, malattia genetica infantile mortale più comune.

ERBB3-NGFR
Skeletal muscle cells isolated using the ERBB3 and NGFR surface markers (right) restore human dystrophin (green) after transplantation significantly greater than previous methods (left). Credit UCLA

Utilizzando il processo naturale di sviluppo umano come guida, i ricercatori hanno sviluppato metodi per maturare le cellule muscolari in laboratorio per creare fibre muscolari che ripristinano la distrofina, la proteina che manca nei muscoli dei ragazzi con Duchenne. Senza distrofina, i muscoli degenerano e diventano progressivamente più deboli. I sintomi di Duchenne di solito iniziano nella prima infanzia; i pazienti perdono gradualmente mobilità e tipicamente muoiono a causa di insufficienza cardiaca o respiratoria intorno ai 20 anni. Attualmente non esiste alcun modo per invertire o curare la malattia.

Dopo attente analisi delle cellule muscolari fetali sono stati scoperti due nuovi marcatori di superficie cellulare denominati ERBB3 e NGFR; questo ha permesso ai ricercatori di isolare con precisione le cellule muscolari dal tessuto umano e separarle da vari tipi di cellule create utilizzando cellule staminali pluripotenti umane.
In particolare le cellule dei pazienti di Duchenne sono state riprogrammate per diventare cellule staminali pluripotenti. Quindi è stata rimossa la mutazione genetica che causa Duchenne utilizzando la tecnologia di modifica dei geni CRISPR-Cas9. Usando i marcatori di superficie ERBB3 e NGFR, le cellule del muscolo scheletrico sono state isolate e poi iniettate nei topi nello stesso momento in cui è stato somministrato un inibitore del TGF Beta. I risultati sono molto entusiasmanti.

Leggi abstract dell’articolo:
ERBB3 and NGFR mark a distinct skeletal muscle progenitor cell in human development and hPSCs
Michael R. Hicks, Julia Hiserodt, Katrina Paras, Wakana Fujiwara, Ascia Eskin, Majib Jan, Haibin Xi, Courtney S. Young, Denis Evseenko, Stanley F. Nelson, Melissa J. Spencer, Ben Van Handel & April D. Pyle
Nature Cell Biology (2017) Published online: 18 December 2017 doi:10.1038/s41556-017-0010-2

Fonte: Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research at UCLA

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Il ruolo della proteina p53 mutata nei tumori.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2017

Uno studio, pubblicato online dalla rivista scientifica internazionale “Nature Cell Biology” a firma dei ricercatori dell’Università di Trieste, ha permesso di svelare un aspetto cruciale e inedito della proteina  p53 e dei tumori: particolari condizioni fisiche del tessuto tumorale, come la durezza, la rigidità e la forte tensione che spesso caratterizzano i tumori più aggressivi, stabilizzano e stimolano l’attività della p53 mutata all’interno delle cellule maligne.
Le cellule tumorali, infatti, reagiscono a questo genere di anomalie meccaniche attivando una catena di segnali biochimici all’interno della cellula che potenziano la p53 mutata, bloccando il sistema responsabile della sua distruzione. La cellula tumorale, così, non riesce più a tenere sotto controllo questa pericolosa proteina che, quindi, si accumula e attiva un programma genetico in grado di stimolare la proliferazione, la resistenza alle terapie e l’invasione di altri tessuti.

P53_pathways

Aspetto importante del nuovo meccanismo tumorale che abbiamo messo in luce” precisa il prof. Giannino Del Sal “è che la proteina p53 mutata dà origine a un circuito che si auto-rinforza. Infatti, se da un lato i segnali meccanici dell’ambiente tumorale stimolano l’accumulo di p53 mutata, questa a sua volta è in grado di rafforzare la risposta della cellula agli stessi segnali attraverso la riprogrammazione del metabolismo cellulare del colesterolo“.

Lo scenario è complesso, e siamo riusciti a metterlo a fuoco solo grazie all’integrazione di diverse analisi: dalle vie molecolari attive all’interno della cellula maligna, allo stato fisico dei tessuti tumorali; inoltre abbiamo misurato l’espressione dei geni, la rigidità e la composizione della cellula tumorale e dell’ambiente circostante“.
“Ci siamo concentrati sulla via di sintesi del colesterolo, la stessa via metabolica che la proteina p53 mutata è in grado di attivare. Abbiamo dimostrato in cellule isolate e in animali di laboratorio che, agendo su questo aspetto del metabolismo della cellula tumorale, si riesce a colpire e destabilizzare la p53 mutata, a ristabilire le proprietà meccaniche del tessuto e a fermare il tumore“.

Abbiamo avviato anche delle sperimentazioni cliniche, in corso, che hanno l’obiettivo di studiare nelle pazienti con tumore al seno triplo negativo l’effetto anti-tumorale di farmaci che colpiscono la via metabolica del colesterolo”. conclude il prof. De Sal.

Leggi abstract dell’articolo:
Mechanical cues control mutant p53 stability through a mevalonate–RhoA axis
Eleonora Ingallina, Giovanni Sorrentino, Rebecca Bertolio, Kamil Lisek, Alessandro Zannini, Luca Azzolin, Luisa Ulloa Severino, Denis Scaini, Miguel Mano, Fiamma Mantovani, Antonio Rosato, Silvio Bicciato, Stefano Piccolo e Giannino Del Sal.
Nature Cell Biology 18 dicembre 2017, http://dx.doi.org/10.1038/s41556-017-0009-8.

Fonte: Università di Trieste

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ripristinati i geni della memoria nei ratti anziani.

Posted by giorgiobertin su dicembre 19, 2017

La sovraespressione di una proteina che regola l’omeostasi del calcio nei neuroni dell’ippocampo può invertire in modo sicuro ed efficace prevenendo le compromissioni della memoria legate all’età nei ratti. Ad affermarlo una nuova ricerca pubblicata su “Journal of Neuroscience” da parte dei ricercatori dell’Università del Kentucky, viene cioè ripristinata l’espressione genica alterata dall’invecchiamento.

Gant
Representative photomicrographs from (A) young control, (B) aged control, (C) aged short-term FKBP1b and (D) aged long-term FKBP1b. Note the substantial increase in FKBP1b expression at both the mRNA and protein levels, particularly in the LT-FKBP1b group. (sp- stratum pyramidale; DG- dentate gyrus; calbar- 500 uM) CREDIT Gant et al., JNeurosci (2017)

Il team del Prof. Philip W. Landfield ha scoperto che il trattamento a lungo termine e a breve termine dei ratti anziani che induce la sovraespressione di FK506-Binding Protein 12.6/1b (FKBP1b) ha ristabilito l’espressione di oltre 800 geni affetti da invecchiamento a livelli paragonabile a quelli dei giovani ratti non trattati.

I geni restaurati rappresentano una nuova rete genomica che regola l’integrità della struttura neuronale nell’ippocampo ed è interessata dall’invecchiamento. Questi risultati suggeriscono che affrontare il deficit di FKBP1b potrebbe rappresentare una nuova strada per contrastare la perdita di memoria legata all’età.

Leggi abstract dell’articolo:
FK506-Binding Protein 12.6/1b, a negative regulator of [Ca2+], rescues memory and restores genomic regulation in the hippocampus of aging rats
John C. Gant, Eric M. Blalock, Kuey-Chu Chen, Inga Kadish, Olivier Thibault, Nada M. Porter and Philip W. Landfield
Journal of Neuroscience 18 December 2017, 2234-17; DOI: https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.2234-17.2017

Posted in News-ricerca | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »