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Archive for 17 dicembre 2017

Create proteine che combattono i batteri patogeni.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2017

Poiché aumenta la resistenza agli antibiotici esistenti, sono necessari nuovi approcci alle infezioni batteriche gravi. Ora i ricercatori della Lund University in Svezia, insieme ai colleghi della University of Massachusetts Medical School negli Stati Uniti, hanno studiato una di queste alternative.

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In precedenza i ricercatori avevano dimostrato che una proteina appositamente progettata, sviluppata e brevettata e nota come proteina di fusione, può essere utilizzata efficacemente come trattamento nei topi affetti da batteri Gram-negativi, che possono causare la gonorrea, meningite e infezioni respiratorie.
Ora siamo stati in grado di dimostrare che una proteina creata su misura, che in precedenza ha funzionato contro vari tipi di batteri Gram-negativi ha anche avuto risultati promettenti nei modelli murini contro un patogeno Gram-positivo“, afferma il professore David Ermert.

La proteina di fusione nello studio pubblicato sulla rivista “Journal of Immunology“, funziona anche contro i batteri Gram-positivi, in particolare gli streptococchi di gruppo A. Negli esperimenti i ricercatori hanno aggiunto streptococchi di gruppo A – che possono causare qualsiasi cosa, dalla tonsillite comune alla sepsi potenzialmente letale – ai campioni di sangue umano. Hanno poi analizzato cosa è successo quando hanno aggiunto la proteina di fusione al sangue infetto.

Siamo stati quindi in grado di osservare che la proteina di fusione ha ridotto drasticamente la quantità di batteri nel sangue. La proteina rimuove il fattore H dalla superficie dei batteri e attiva il sistema immunitario in modo che uccida i batteri. Abbiamo anche studiato come la proteina ha funzionato nell’infezione da sepsi acuta nei topi e siamo stati in grado di dimostrare una riduzione della mortalità“, afferma David Ermert.

Il prossimo passo sarà vedere se la proteina di fusione funziona contro quei batteri resistenti, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) costituiscono la più grande minaccia per l’umanità.

Leggi abstract dell’articolo:
Factor H–IgG Chimeric Proteins as a Therapeutic Approach against the Gram-Positive Bacterial Pathogen Streptococcus pyogenes
Anna M. Blom, Michal Magda, Lisa Kohl, Jutamas Shaughnessy, John D. Lambris, Sanjay Ram and David Ermert
J Immunol December 1, 2017, 199 (11) 3828-3839; DOI: https://doi.org/10.4049/jimmunol.1700426

Fonte: Lund University

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Terapia genica per curare l’emofilia.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2017

Una “cura” per l’emofilia ha fatto un grosso passo in avanti. A convalidare questa affermazione sono i risultati pubblicati sulla rivista “New England Journal of Medicine” di un rivoluzionario processo di terapia genica condotto dai ricercatori clinici del Barts Health NHS Trust e della Queen Mary University di Londra.

emofilia

I ricercatori hanno scoperto che oltre un anno dopo un singolo trattamento con un farmaco per la terapia genica, i partecipanti con emofilia A (la forma più comune di emofilia, caratterizzata da emorragie spontanee o prolungate) al trials clinico mostrano livelli normali della proteina precedentemente mancante, e la cura è risultata efficace.

Una singola infusione del farmaco di terapia genica ha mostrato livelli migliorati del fattore VIII della proteina di coagulazione del sangue essenziale, con l’85% dei pazienti che raggiungono livelli di Fattore VIII normali o quasi normali, anche molti mesi dopo il trattamento.
I risultati hanno un significato particolare essendo il primo trial genetico riuscito per l’emofilia A.

Abbiamo visto risultati strabilianti che hanno di gran lunga superato le nostre aspettative. Un risultato enorme, vedere i livelli normali o quasi normali con una drastica riduzione dell’emorragia è semplicemente stupefacente. Ora abbiamo davvero il potenziale per trasformare la cura per le persone con emofilia usando un singolo trattamento per le persone che al momento devono farsi l’iniezione tutte le volte che ne hanno bisogno a giorni alterni. È così eccitante“. – afferma il prof. John Pasi, direttore del centro di emofilia presso l’NHS Trust di Barts Health.
Incredibilmente eccitante è il potenziale per un cambiamento significativo nel modo in cui l’emofilia viene curata a livello globale: una singola dose di farmaci che può così migliorare drasticamente la vita dei pazienti in tutto il mondo è una prospettiva sorprendente.” sottolinea il prof. Pasi.

I cinque siti di sperimentazione del Regno Unito includevano: gli ospedali Royal London, Guys e St Thomas, Birmingham, Cambridge e Hampshire.
Il team ora terrà ulteriori test allargando i partecipanti a livello globale per includere persone negli Stati Uniti, Europa, Africa e Sud America.

Leggi asbtract dell’articolo:
AAV5–Factor VIII Gene Transfer in Severe Hemophilia A
Savita Rangarajan, M.B., B.S., Liron Walsh, M.D., Will Lester, M.B., Ch.B., Ph.D., David Perry, M.D., Ph.D., Bella Madan, M.D., Michael Laffan, D.M., Hua Yu, Ph.D., Christian Vettermann, Ph.D., Glenn F. Pierce, M.D., Ph.D., Wing Y. Wong, M.D., and K. John Pasi, M.B., Ch.B., Ph.D.
New England Journal of Medicine December 9, 2017 DOI: 10.1056/NEJMoa1708483

ClinicalTrials.gov number, NCT02576795; EudraCT number, 2014-003880-38

Fonte:  Barts Health NHS Trust – London

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Mercy Virtual Hospital: Primo ospedale virtuale al mondo.

Posted by giorgiobertin su dicembre 17, 2017

A Chesterfield, negli USA, un interessante caso di telemedicina: un ospedale di quattro piani, senza neanche un letto, dove vi lavorano 330 fra medici e infermieri che gestiscono da remoto circa 2.400 pazienti. Il Mercy Virtual Hospital è infatti il primo ospedale virtuale al mondo, costato 45 milioni di dollari.

Mercy
Nurses and doctors at the virtual hospital run by Mercy Health System use web cameras and track vital signs remotely to assist healthcare professionals in hospital rooms far away and also homebound patients with chronic illnesses. BOTTOM LEFT: Nurse Anne Bowie monitors ICU patients via camera and vital sign monitors. BOTTOM RIGHT: An example of a telemedicine station, which includes a camera view of a hospital bed, data tracked from vital sign monitors, and computerized supports to help nurses and doctors at the virtual hospital help staff at brick-and-mortar hospitals around the country.

Inaugurato nell’ottobre 2015, il Virtual Care Center è la prima e unica struttura del suo genere. L’edificio di quattro piani, ha infermieri, medici e una mensa, e lo staff passa le giornate a curare i malati, controllando i loro segni vitali, registrando note, rispondendo a ordini e allarmi, facendo esami e chiacchierando con loro. E’ una struttura però senza pazienti e senza letti.

È il centro di comando per la più grande unità elettronica di terapia intensiva della nazione e altri servizi di telemedicina, tra cui telestroke, Nurse On Call e teleconsulti medici.

Mercy Virtual sta trasformando l’assistenza sanitaria 24 ore al giorno, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno creando nuovi modelli di assistenza supportati da team e tecnologie di telemedicina. I pazienti non devono più cercare assistenza fisica o riorientare completamente le loro vite per ottenere l’accesso agli specialisti. La tecnologia virtuale si prende cura di loro.

Accedi: http://www.mercyvirtual.net/

Visualizza il tour virtuale di Mercy

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