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Archive for 9 giugno 2017

Nanoparticelle paramagnetiche con anticorpi contro il cancro.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Gli scienziati dell’Institute for Nanobiotechnology della Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, United States, hanno creato una nanoparticella che porta due diversi anticorpi capaci di spegnere le proprietà difensive delle cellule tumorali, e attivare una robusta risposta immunitaria antitumorale nei topi. Come descritto sulla rivista “ACS Nano” il team di ricercatori è stato in grado di rallentare drasticamente la crescita del melanoma e sradicare il cancro negli animali da laboratorio.
Questa nuova strategia testata sugli animali potrebbero migliorare le immunoterapie del cancro.

immunoswitch

Utilizzando particelle di ferro paramagnetiche di circa 100 nanometri di diametro, i ricercatori hanno inserito sopra due differenti tipi di anticorpi: uno blocca una proteina chiamata programmed death ligand 1 (PD-L1), che le cellule tumorali utilizzano per mascherare se stesse alle cellule immunitarie; un’altra che stimola le cellule T, un tipo di cellula immunitaria che combatte il cancro.
Combinando queste due funzioni, spiega il prof. Schneck, è possibile efficacemente inibire il tumore e contemporaneamente accendere la capacità da parte del sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali”.

I ricercatori stanno ora lavorando per migliorare le nanoparticelle attraverso la ricerca di combinazioni più efficaci di anticorpi da includere. Poiché le particelle sono magnetiche, essi prevedono anche di verificare se i risultati possono essere migliorati mediante magneti che guidino le particelle mantenendole nel sito del tumore.

Leggi abstract dell’articolo:
Dual Targeting Nanoparticle Stimulates the Immune System To Inhibit Tumor Growth
Alyssa K. Kosmides, John-William Sidhom, Andrew Fraser, Catherine A. Bessell, and Jonathan P. Schneck
Publication Date (Web): June 7, 2017 (Article) – DOI: 10.1021/acsnano.6b08152

 

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I migliori Atenei del mondo.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

L’azienda britannica Quacquarelli Symonds, come ogni anno elabora una graduatoria dei migliori atenei al mondo; la classifica è quella del Qs World University Ranking.

Al primo posto in assoluto – sorpresa – non c’è Harvard ma il Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Boston. Seconda è Stanford, seguita da Harvard che quest’anno scivola al terzo posto, il California Institute of Technology (Caltech) sale al quarto posto. Altre Università statunitensi e britanniche perdono invece terreno, mentre avanzano quelle di Russia, Australia, Singapore, Cina e India.

Top-Universities

I criteri utilizzati per il confronto si basano su cinque indicatori: la reputazione accademica, che valuta il riconoscimento di un ateneo nella comunità scientifica internazionale; la reputazione tra i datori di lavoro, che considera la qualità dei laureati; le citazioni, che misurano l’impatto della produzione scientifica; il grado di internazionalizzazione del corpo docente; e infine il grado di internazionalizzazione degli studenti.

Per quanto riguarda gli Atenei italiani, il Politecnico di Milano si posiziona al 170° posto guadagnando 13 posizioni e confermandosi il primo Ateneo italiano; segue l’Alma Mater di Bologna (188ma, sale di 20 posizioni) e per la prima volta entrano nella classifica la Scuola Superiore Sant’Anna Pisa e la Scuola Normale Superiore (entrambe al 192mo posto).

La classifica: Qs World University Ranking

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Un zucchero naturale contro l’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su giugno 9, 2017

Una ricerca, coordinata dal prof. Babak Razani presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, e pubblicato sulla rivista “Nature Communications“, ha concluso che il trealosio zucchero naturale può avere un ruolo protettivo contro l’aterosclerosi.
In particolare gli esperimenti condotti sugli animali hanno evidenziato che il trealosio (disaccaride-costituito da due molecole di glucosio), un tipo di zucchero naturale, può aumentare le capacità di ‘pulizia’ di un certo tipo di cellule immunitarie, riducendo così l’accumulo di placca all’interno delle arterie.

Trealosio    atherosclerosis-disease

Il prof. Razani e il suo team hanno esaminato la possibilità di incrementare l’attività di alcuni tipi di cellule immunitarie chiamate macrofagi, in modo da trattare le condizioni arterosclerotiche e metaboliche tra cui il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso.

I macrofagi sono un tipo di globuli bianchi che aiutano l’organismo a combattere le infezioni. Il loro nome deriva dalla antica terminologia greca che significa “grande mangiatore“, che è appropriato date le loro dimensioni e la responsabilità. Queste cellule del sistema immunitario sono specializzati nel “mangiare” le particelle indesiderate e espellerle come rifiuti cellulari.

Nell’aterosclerosi, i macrofagi tentano di risolvere i danni all’arteria pulendo l’area, ma vengono sopraffatti dalla natura infiammatoria delle placche. Il loro processo di pulizia viene stoppato. Siamo riusciti con il trealosio a creare dei “super-macrofagi” che riescono ad assolvere ai loro compiti“. – afferma il prof. Babak Razani.

Le placche aortiche dei topi trattati con trealosio mostravano una diminuzione di circa il 30 per cento delle dimensioni della placca. Il team ha cercato di fornire una spiegazione: il trealosio attiva una molecola chiamata TFEB, che, a sua volta, invade il nucleo dei macrofagi, si lega al suo DNA, e innesca una reazione a catena che alla fine dà alle cellule immunitarie dei “super-poteri” per combattere la placca.

Leggi abstract dell’articolo:
Exploiting macrophage autophagy-lysosomal biogenesis as a therapy for atherosclerosis
Ismail Sergin, Trent D. Evans, Xiangyu Zhang, Somashubhra Bhattacharya, Carl J. Stokes, Eric Song, Sahl Ali, Babak Dehestani, Karyn B. Holloway, Paul S. Micevych, Ali Javaheri, Jan R. Crowley, Andrea Ballabio, Joel D. Schilling, Slava Epelman, Conrad C. Weihl, Abhinav Diwan, Daping Fan, Mohamed A. Zayed & Babak Razani
Nature Communications 8, Article number: 15750 (2017) Published online: 07 June 2017 doi:10.1038/ncomms15750

Fonte: Washington University School of Medicine di St. Louis

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