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Archive for maggio 2017

Cancro: Nuovo target cellulare per frenare le metastasi.

Posted by giorgiobertin su maggio 31, 2017

Un team di ricercatori della Johns Hopkins ha scoperto un processo di segnalazione biochimica che induce le cellule tumorali a staccarsi da un tumore e a diffondersi in altre parti del corpo. Nello studio, pubblicato su “Nature Communications, il team ha anche riferito che l’uso combinato di due farmaci esistenti interrompe questo processo e rallenta in modo significativo la tendenza da parte delle cellule tumorali di viaggiare, un comportamento chiamato metastasi.

Hasini

A livello fondamentale, abbiamo trovato che la densità delle cellule è molto importante nell’innescare le metastasi. E’ come essere in attesa di un tavolo in un ristorante molto sovraffollato e quando arriva un messaggio che dice che è necessario prendere posto altrove.” afferma il prof. Jayatilaka primo autore.

Il prof. Jayatilaka e i suoi colleghi hanno sperimentato un mix di farmaci che ha modificato questo messaggio microscopico. I membri del team hanno avvertito che questo trattamento è stato testato in modelli animali, ma non ancora in pazienti affetti da cancro umano.

I due fattori chiave della metastasi, ha detto il coordinatore prof. Wirtz, sono la tendenza delle cellule tumorali di riprodursi molto rapidamente e la loro capacità di muoversi attraverso il tessuto circostante fino a raggiungere il flusso sanguigno, dove possono poi diffondere la malattia in altre parti del corpo. I ricercatori hanno identificato due proteine: interleuchina 6 (IL-6) e interleuchina 8 (IL-8).
IL-6 e IL-8 sembrano consegnare un messaggio alle cellule tumorali, dicendo loro di allontanarsi dal tumore primario densamente popolato”.

In studi sugli animali il team ha scoperto che l’applicazione di due farmaci Tocilizumab, un farmaco approvato per l’artrite reumatoide e in sperimentazione per il cancro ovarico, e Reparaxin come possibile trattamento per il cancro al seno, blocca i recettori che permettono alle cellule tumorali di ottenere i messaggi biochimici di trasferimento.

Leggi abstract dell’articolo:
Synergistic IL-6 and IL-8 paracrine signalling pathway infers a strategy to inhibit tumour cell migration
Hasini Jayatilaka, Pranay Tyle, Jonathan J. Chen, Minsuk Kwak, Julia Ju, Hyun Ji Kim, Jerry S. H. Lee, Pei-Hsun Wu, Daniele M. Gilkes, Rong Fan & Denis Wirtz
Nature Communications 8, Article number: 15584 (2017) doi:10.1038/ncomms15584

Fonte:  Johns Hopkins

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NICE: Linee guida sulla Fibrosi Polmonare Idiopatica.

Posted by giorgiobertin su maggio 30, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura di NICE (National Institute for Health and Care Excellence) le linee guida sulla diagnosi e gestione della Fibrosi Polmonare Idiopatica negli adulti (dai 18 anni in su). Il precedente documento era stato pubblicato nel 2013.

Fibrosi-idiopatica Fonte img: Wikipedia

La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia cronica progressiva fibrotica interstiziale polmonare di origine sconosciuta. Si tratta di una malattia difficile da diagnosticare e spesso richiede la competenza di collaborazione di un medico pneumologo, radiologo e istopatologo per raggiungere una diagnosi di consenso.

Scarica e leggi il documento in full text:
Idiopathic pulmonary fibrosis in adults: diagnosis and management
Clinical guideline Published: 12 June 2013 nice.org.uk/guidance/cg163

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Virus modificato per combattere contro i tumori.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori delle Université de Genève (UNIGE) e Basilea hanno dimostrato la possibilità di rafforzare il sistema immunitario con un virus geneticamente modificato con lo scopo di combattere i tumori.

merkler

Ottenere una risposta forte e specifica contro le cellule tumorali da parte del sistema immunitario è una priorità dell’immunoterapia. Ora i ricercatori hanno modificato un virus che permette al sistema immunitario di “imparare” a “reagire” contro le cellule tumorali. Testato nei topi, il virus modificato permesso di allertare il sistema immunitario, causando il reclutamento di cellule killer dirette contro le cellule tumorali. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Communications, apre la strada a nuove tecniche nel campo della immunoterapia.

Abbiamo trovato, in condizioni sperimentali, che la risposta immunitaria innescata da questo nuovo vettore è più forte e migliore di quella innescata da vettori tradizionali. Il tasso di risposta è migliorata“, dice il professor Merkler. In esperimenti su topi, il virus modificato è stato anche in grado di indurre risposte in alcuni tipi di tumore che non avevano risposto alla immunoterapia.
Questo virus modificato, molto promettente, è già stato brevettato con l’assistenza di Unitec, la struttura che sostiene i ricercatori presso l’Università di Ginevra.

Replicating viral vector platform exploits alarmin signals for potent CD8+ T cell-mediated tumour immunotherapy
Sandra M. Kallert, Stephanie Darbre, Weldy V. Bonilla, Mario Kreutzfeldt, Nicolas Page, Philipp Müller, Matthias Kreuzaler, Min Lu, Stéphanie Favre, Florian Kreppel, Max Löhning, Sanjiv A. Luther, Alfred Zippelius, Doron Merkler & Daniel D. Pinschewer
Nature Communications 8, Article number: 15327 (2017) Published online:26 May 2017 doi:10.1038/ncomms15327

Fonte: Université de Genève (UNIGE)

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Guarire le ferite con la terapia cellulare.

Posted by giorgiobertin su maggio 29, 2017

I ricercatori del Centre of Centre Hospitalier dell’Université de Montréal (CRCHUM), Quebec, Canada, hanno sperimentato nei topi una tecnica che permette la riprogrammazione delle cellule del sangue al fine di promuovere il processo di guarigione delle ferite cutanee. Questo approccio potrebbe rivelarsi utile nella guarigione delle ferite nei diabetici e nei pazienti vittime di grandi ustioni.

E’ noto da tempo che i macrofagi svolgono un ruolo chiave nel normale processo di guarigione delle ferite. Questi globuli bianchi specializzati in importanti processi cellulari sono essenziali per la riparazione dei tessuti; essi accelerano la guarigione, pur mantenendo un equilibrio tra le reazioni infiammatorie e anti-infiammatorie.

JID-cover

Abbiamo trovato un modo per modificare specifici globuli bianchi – i macrofagi – e renderli in grado di accelerare la guarigione cutanea“, ha spiegato il professore Jean-François Cailhier, presso l’Università di Montreal. In particolare “Abbiamo scoperto che il comportamento dei macrofagi può essere controllato in modo da spostare l’ago della bilancia verso la riparazione delle cellule per mezzo di una proteina speciale chiamata Milk Fat Globule Epidermal Growth Factor-8, or MFG-E8.” Senza questa proteina, le lesioni guariscono molto più lentamente.

La tecnica è descritta sulla rivista “Journal of Investigative Dermatology“.

Leggi abstract dell’articolo:
MFG-E8 Reprogramming of Macrophages Promotes Wound Healing by Increased bFGF Production and Fibroblast Functions
Patrick Laplante, Frédéric Brillant-Marquis, Marie-Joëlle Brissette, Benjamin Joannette-Pilon, Romain Cayrol, Victor Kokta, Jean-François Cailhier
Journal of Investigative Dermatology Published online: May 16, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.jid.2017.04.030

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Le sigarette light sono più pericolose di quelle normali.

Posted by giorgiobertin su maggio 28, 2017

Le sigarette light non sono meno nocive delle altre sigarette. Al contrario, avrebbero contribuito all’aumento della forma più comune di tumori ai polmoni che si è registrata negli ultimi cinquant’anni nonostante la riduzione del numero di fumatori. Ad affermarlo uno studio condotto dai ricercatori dell’Ohio State University (Usa) pubblicato sulla rivista “Journal of the National Cancer Institute“.

ventilation-sigarrettes ventilation-sigarrettes1

Lo studio ha confermato l’associazione tra il fumo delle sigarette light e l’incidenza dell’adenocarcinoma, tumore che si sviluppa nelle profondità dei polmoni. In questo tipo di sigarette, i fori che circondano il filtro fanno pensare ai fumatori che il fumo inalato sia meno dannoso. Al contrario, i fori consentono una combustione più lenta e ad una temperatura inferiore, il fumo poi si disperde in aria e tutto ciò fa sì che i fumatori tendono ad inalare più intensamente, tanto che i prodotti chimici tossici scendono in profondità nei polmoni.

I nostri dati suggeriscono una chiara relazione tra l’aggiunta di fori di ventilazione nelle sigarette e i tassi crescenti di adenocarcinoma del polmone visti nel corso degli ultimi 20 anni”, ha sottolineato Peter Shields, autore dello studio.
Secondo i ricercatori, è sempre più evidente che queste sigarette “ventilate” sono più pericolose e andrebbero vietate.

Leggi abstract dell’articolo:
Cigarette Filter Ventilation and its Relationship to Increasing Rates of Lung Adenocarcinoma
Min-Ae Song Neal L. Benowitz Micah Berman Theodore M. Brasky K. Michael Cummings Dorothy K. Hatsukami Catalin Marian Richard O’Connor Vaughan W. Rees Casper Woroszylo, Peter G. Shields
J Natl Cancer Inst (2017) 109 (12): djx075. Published: 22 May 2017 DOI: https://doi.org/10.1093/jnci/djx075

Fonte: La Stampa salute

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Promettente un nuovo farmaco per il trattamento dell’asma grave.

Posted by giorgiobertin su maggio 27, 2017

Uno studio condotto dai ricercatori  della McMaster University coordinati dal pneumologo professore Parameswaran Nair, ha mostrato risultati promettenti per un nuovo farmaco per i pazienti di affetti da asma grave.
I risultati dello studio, pubblicato sul “New England Journal of Medicine“, dimostra che i pazienti trattati con questo potenziale nuovo farmaco, chiamato benralizumab, un anticorpo monoclonale che agisce contro la catena alfa del recettore dell’interleuchina 5, erano in grado di ridurre l’uso di corticosteroidi e prednisone per via orale più di quattro volte rispetto a quelli trattati con placebo.

Il trial clinico”ZONDA”  ha valutato l’effetto del benralizumab 30 mg in 220 pazienti di 12 paesi, in un regime di dosaggio di otto o quattro settimane  in pazienti adulti affetti asma grave.

Benralizumab

Il dato è molto impressionante“, ha detto Parameswaran Nair. “Nello studio, i pazienti sono stati in grado di ridurre la loro dose di prednisone di ben il 75 per cento, avevano il 70 per cento in meno di riacutizzazioni e il 93 per cento di visite in meno al pronto soccorso o ricoveri, mantenendo la loro funzione polmonare“.
Benralizumab elimina quasi completamente un globuli bianchi chiamati eosinofili dalla circolazione e dal tessuto polmonare. Sono necessari ulteriori studi a lungo termine con questo farmaco per essere assolutamente certi della sicurezza di questa strategia di trattamento”.

Benralizumab non è un farmaco approvato, ma è in fase di revisione regolamentare in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Scarica e leggi il documento in full text:
Oral Glucocorticoid–Sparing Effect of Benralizumab in Severe Asthma
Parameswaran Nair, Sally Wenzel, Klaus F. Rabe, Arnaud Bourdin, Njira L. Lugogo, Piotr Kuna, Ph.D., Peter Barker, Stephanie Sproule, M.Math., Sandhia Ponnarambil, and Mitchell Goldman, for the ZONDA Trial Investigators
NEJM May 22, 2017 DOI:10.1056/NEJMoa1703501

ClinicalTrials.gov number, NCT02075255

AstraZeneca

Benralizumab Significantly Reduced Oral Corticosteroid Dosages and Asthma Exacerbation Rates for Patients with Severe, Uncontrolled Asthma: Results of the ZONDA Phase III Trial

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Tumore al cervello: Scoperto l’enzima che favorisce la crescita.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2017

I ricercatori dell’Università del Texas MD Anderson Cancer Center hanno rivelato nuovi dettagli su come un enzima chiamato acetil-CoA sintetasi 2 (ACSS2) permette ai tumori cerebrali di nutrirsi, crescere e diffondersi nonostante l’ambiente circostante sia ostile. I risultati pubblicati su “Molecular Cell“, dimostrano che ACSS2 può giocare un ruolo importante per il trattamento di questa malattia spesso mortale.

Brain-cancer

ACSS2 fornisce ai tumori un vantaggio competitivo migliorando la loro capacità di utilizzare un sale di cellulare chiamato acetato come fonte di cibo a base di carbonio, piuttosto che il glucosio più desiderabile che spesso scarseggia nelle cellule tumorali. Questa linea metabolica permette alle cellule tumorali al centro del tumore di sopravvivere e crescere combattendo la carenza di nutrienti.

In sostanza quando le sostanze nutrienti situati al di fuori della cella sono limitati, ACSS2 è in grado di riprogrammare il metabolismo delle cellule tumorali, aumentando l’autofagia e permettendo ai lisosomi di ricevere, digerire e riciclare i nutrienti tanto necessarie per la sopravvivenza e la crescita cellulare.
Se si riesce a fermare la traslocazione nucleare di ACSS2 si taglia fuori la capacità di auto-mantenimento della cellula del cancro al suo livello più fondamentale.

Questi risultati chiariscono un gioco strumentale tra riprogrammazione del metabolismo e l’espressione genica nelle cellule tumorali. L’inibizione delle funzioni di ACSS2 nucleare e la via metabolica, nota come glicolisi, che converte il glucosio in energia nel tumore al seno, sembra essere un approccio efficace per il trattamento del cancro.” afferma il prof. Zhimin Lu.

Leggi abstract dell’articolo:
Nucleus-Translocated ACSS2 Promotes Gene Transcription for Lysosomal Biogenesis and Autophagy
Xinjian Li, Willie Yu, Xu Qian, Yan Xia, Yanhua Zheng, Jong-Ho Lee, Wei Li, Jianxin Lyu, Ganesh Rao, Xiaochun Zhang, Chao-Nan Qian, Steven G. Rozen, Tao Jiang, Zhimin Lu.
Molecular Cell Published: May 25, 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.molcel.2017.04.026

Fonte: Università del Texas MD Anderson Cancer Center

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Scoperto come rallentare la crescita delle cellule del cancro.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2017

Il cancro è una malattia estremamente complessa, ma la sua definizione è abbastanza semplice: la crescita abnorme e incontrollabile delle cellule. I ricercatori della University of Rochester’s Center for RNA Biology hanno individuato un nuovo modo per rallentare potenzialmente le cellule in rapida crescita che caratterizzano tutti i tipi di cancro. I risultati sono riportati sulla rivista “Science“.

growth-cancer-cells

I ricercatori hanno identificato una proteina chiamata Tudor-SN, che è importante nella fase “preparatoria” del ciclo cellulare – il periodo in cui la cellula si prepara alla divisione. Eliminando questa proteina dalle cellule, utilizzando la tecnologia di editing gene CRISPR-Cas9, le cellule senza Tudor-SN hanno rallentato il ciclo cellulare.

Sappiamo che Tudor-SN è più abbondante nelle cellule tumorali rispetto alle cellule sane, e il nostro studio suggerisce che il targeting per questa proteina potrebbe inibire le cellule tumorali in rapida crescita“, afferma Reyad A. Elbarbary, primo autore dello studio.

Poiché le cellule tumorali hanno un ciclo cellulare difettoso, perseguire i fattori coinvolti nel ciclo cellulare è una strada promettente per il trattamento del cancro“, ha osservato la prof.ssa Maquat,

Leggi abstract dell’articolo:
Tudor-SN–mediated endonucleolytic decay of human cell microRNAs promotes G1/S phase transition
Reyad A. Elbarbary, Keita Miyoshi, Jason R. Myers, Peicheng Du, John M. Ashton, Bin Tian, Lynne E. Maquat.. et al.
Science 26 May 2017: Vol. 356, Issue 6340, pp. 859-862 DOI: 10.1126/science.aai9372

Fonte: University of Rochester’s Center for RNA Biology

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AAP: No succo di frutta per i bambini al disotto del primo anno di vita.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2017

Secondo le linee guida dell’American Academy of Pediatrics pubblicate sulla rivista “Pediatrics“,  Il succo di frutta deve essere limitato per i bambini e bambini più grandi, tutti dopo il loro primo compleanno.

L’AAP raccomanda che il latte umano o latte artificiale essere l’unico alimento nutriente per i neonati fino a circa 6 mesi di età. E’ da evitare completamente l’uso di succo di frutta nei bambini prima del 1° anno di età, a meno che non clinicamente indicato.

I genitori pensano che i succhi di frutta siano salutari, ma non sono un buon sostituto della frutta fresca. Servono solo a consumare più zucchero e calorie. Piccole quantità vanno bene per i bambini più grandi, ma non sono assolutamente necessarie sotto l’anno di età” afferma Melvin Heyman (video). Inoltre, la mancanza di proteine ​​e fibre nel succo può predisporre a un aumento di peso.Tra i sei mesi e l’anno, si può introdurre la frutta, ma intera e non sotto forma di succo.

Leggi il full text dell’articolo:
Fruit Juice in Infants, Children, and Adolescents: Current Recommendations
Melvin B. Heyman, Steven A. Abrams, SECTION ON GASTROENTEROLOGY, HEPATOLOGY, AND NUTRITION, COMMITTEE ON NUTRITION
Pediatrics May 2017, e20170967; DOI: 10.1542/peds.2017-0967

Fonte: American Academy of Pediatrics

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Un bisturi genomico ‘usa e getta’.

Posted by giorgiobertin su maggio 26, 2017

Con le terapie geniche possiamo consegnare nelle cellule di un paziente un gene per curare la sua malattia. Questo rappresenta un grande passo avanti per la medicina, perché, grazie a vettori molto efficienti (virus che vengono resi innocui), siamo in grado di modificare anche quelle cellule che sono difficili da raggiungere.

CRISPR/Cas9, è una molecola che è in grado di lavorare come un “bisturi genomico”, rimuovendo dal DNA dei pazienti il ​​gene che è responsabile di una data malattia. Il problema è che se la molecola rimane attiva nel sistema del paziente può creare alterazioni indesiderate imprevedibili.
Ora i ricercatori del Centre for Integrative Biology (Cibio) of the University of Trento guidati da Anna Cereseto, hanno messo a punto una nuova molecola per fare il “taglia e cuci” del Dna malato capace anche di distruggersi dopo aver svolto il suo compito. Una piccola grande rivoluzione in Biomedicina.

A Trento – afferma Cereseto – stiamo sperimentando questo nuovo approccio per il trattamento della fibrosi cistica e atrofia muscolare spinale (SMA), ma le sue applicazioni possono estendersi a molte altre condizioni, tra cui, in particolare, i tumori“.
La molecola messa a punto dai laboratori del CIBIO è stata brevettata dall’Università, e ha enormi potenziali applicazioni.

Scarica e leggi il documento in full text:
Hit and go CAS9 delivered through a lentiviral based self-limiting circuit
Gianluca Petris, Antonio Casini, Claudia Montagna, Francesca Lorenzin, Davide Prandi, Alessandro Romanel, Jacopo Zasso, Luciano Conti, Francesca Demichelis & Anna Cereseto
Nature Communications 8, Article number: 15334 (2017) Published online:22 May 2017 doi:10.1038/ncomms15334

Fonte: Centre for Integrative Biology (Cibio) of the University of Trento

Press release 23 May 2017 (in italian) (79 KB)

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Sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori della Ben Gurion University del Negev e del Sheba Medical Center hanno sviluppato un nuovo metodo per il trattamento dell’aterosclerosi e la prevenzione dell’insufficienza cardiaca, utilizzando un bio-polimero che riduce la placca arteriosa e l’infiammazione nel sistema vascolare.
Quando le cellule endoteliali diventano infiammate, producono una molecola chiamata “E-selectina“, che porta i globuli bianchi del sangue (monociti) nell’area e provocano l’accumulo di placca nelle arterie.

Heart_attacks

“Il nostro polimero E-selectina-targeting – spiega il prof. Ayelet David del Dipartimento BGU di Biochimica Clinica e Farmacologia – riduce la placca esistente e impedisce l’ulteriore progressione della placca e dell’infiammazione, prevenendo la trombosi arteriosa, l’ischemia, l’infarto del miocardio e l’ictus”.
Il polimero si deposita sul tessuto danneggiato e non provoca danni al tessuto sano, non ci sono quindi effetti collaterali. Attualmente le statine sono i farmaci più importanti per il trattamento dell’aterosclerosi, che possiedono però un certo numero di effetti collaterali noti.

La nuova terapia è stata già brevettata ed è ora in fase preclinica. Il nuovo polimero, è stato testato sui topi ed ha dato risultati molto positivi. I ricercatori hanno trattato i topi con l’aterosclerosi attraverso quattro iniezioni del polimero ed hanno esaminato il cambiamento nelle vene dopo quattro settimane.

Siamo rimasti stupiti dai risultati“, dice Jonathan Leor, professore di cardiologia presso l’Università di Tel Aviv. “Il cuore l’attività muscolare dei topi trattati era migliorata notevolmente, hanno avuto meno infiammazione nelle loro arterie e lo spessore è diminuito in modo significativo“. “Si potrebbe dire che questo è il primo risultato del genere. Ora siamo alla ricerca di una società farmaceutica che porti avanti i passi per lo sviluppo del farmaco e l’eventuale commercializzazione“.

Lo studio è in fase di pubblicazione.

Fonti: Phys.org  –  Ben Gurion University del Negev

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Nuova banca dati sulle malattie mitocondriali.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

Negli ultimi anni, un settore della ricerca medica che ha una crescente attenzione è quello delle malattie mitocondriali – un gruppo di malattie causate da disfunzioni dei mitocondri. Il DNA polimerasi gamma [DNA polymerase γ (POLG)] è l’enzima responsabile per la duplicazione e mantenimento del DNA mitocondriale. Disturbi legati alla sua perdita di funzione sono una delle principali cause delle malattie mitocondriali.

PolGA_clusters
The POLG Pathogenicity Prediction Server could to help clinicians and scientists better diagnose POLG disorders and more accurately predict their outcomes. Courtesy of Laura Kaguni

Il prof. Laurie Kaguni e il suo team della Michigan State University, hanno creato un nuovo strumento – il POLG Pathogenicity Prediction Server – per aiutare i medici e gli scienziati a diagnosticare i disturbi POLG  e con maggiore precisione prevedere i loro risultati. Lo strumento è descritto su “BBA clinical“.
Il database contiene 681 POLG anonimi, le voci dei pazienti raccolte da segnalazioni di casi accessibili al pubblico. Ogni voce del paziente include i dati su età della diagnosi e sintomi presenti.

Questi risultati ci mostrano che siamo in grado di prevedere – per una data mutazione – quale impatto avrà sulla biochimica dell’enzima“, ha detto Kaguni. “Quando consideriamo le coppie di mutazioni nel contesto di tutti i dati del paziente raccolti, possiamo ora prevedere con ragionevole certezza se la malattia sta per iniziare, o quando insorgerà successivamente – e quali sono i probabili sintomi.

Accedi al database: POLG Pathogenicity Server

Leggi abstract dell’articolo:
Pathogenicity in POLG Syndromes: DNA Polymerase Gamma Pathogenicity Prediction Server and Database
Anssi Nurminen, Gregory A. Farnum and Laurie S. Kaguni
BBA Clinical, Volume 7, June 2017, Pages 147–156

Fonte: Michigan State University

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Identificata molecola di RNA che protegge le cellule staminali del cancro al seno.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I ricercatori del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Università di Princeton hanno individuato una piccola molecola di RNA che aiuta a mantenere l’attività delle cellule staminali del cancro al seno proteggendole dal sistema immunitario.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature Cell Biology“, suggerisce che questo “microRNA” promuove forme particolarmente letali di cancro al seno e che inibendo questa molecola si potrebbe migliorare l’efficacia delle terapie del cancro al seno attualmente esistenti.

Princeton

I ricercatori hanno cercato molecole di RNA brevi chiamate microRNA che possono legarsi e inibire RNA messaggeri codificanti proteine per ridurre i livelli di proteine specifiche. E’stato identificato un microRNA chiamato miR-199a, che aiuta MASC (non-cancerous mammary gland stem cells (MaSCs)) a mantenere l’attività di cellule staminali sopprimendo la produzione di una proteina chiamata LCOR, che lega il DNA nella regolazione dell’espressione genica.

In particolare i ricercatori hanno dimostrato che aumentando miR-199a si migliora la capacità delle cellule staminali tumorali di formare tumori. Aumentando i livelli LCOR, al contrario, si potrebbe ridurre la capacità da parte del tumore di formare delle cellule staminali del cancro.
Il team ha trovato che le pazienti con carcinoma mammario i cui tumori esprimono grandi quantità di miR-199a hanno mostrato tassi di sopravvivenza molto bassi, mentre i tumori con elevati livelli di LCOR ha avuto una prognosi migliore.

Leggi abstract dell’articolo:
Normal and cancerous mammary stem cells evade interferon-induced constraint through the miR-199a–LCOR axis
Toni Celià-Terrassa,Daniel D. Liu,Abrar Choudhury,Xiang Hang,Yong Wei,Jose Zamalloa,Raymundo Alfaro-Aco,Rumela Chakrabarti,Yi-Zhou Jiang,Bong Ihn Koh,Heath A. Smith,Christina DeCoste,Jun-Jing Li,Zhi-Ming Shao & Yibin Kang.
Nature Cell Biology Published online 22 May 2017 doi:10.1038/ncb3533

Fonte: Princeton University’s Department of Molecular Biology

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L’inquinamento atmosferico accorcia i telomeri.

Posted by giorgiobertin su maggio 25, 2017

I bambini e gli adolescenti esposti ad elevati livelli di inquinamento atmosferico da traffico è stato dimostrato che hanno uno specifico tipo di danno al DNA chiamato accorciamento dei telomeri. Lo studio pilota è stato condotto dai ricercatori della School of Public Health, University of California, Berkeley, e pubblicato sulla rivista “Journal of Occupational and Environmental Medicine“.

telomeri  traffic

Lo studio ha incluso 14 bambini e adolescenti che vivono a Fresno, California, la seconda città più inquinata degli Stati Uniti.
I ricercatori hanno valutato la relazione tra gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), un’onnipresente inquinante dell’aria causato dallo scarico del veicolo a motore; e l’accorciamento dei telomeri, un tipo di danno al DNA tipicamente associato con l’invecchiamento.

La ricerca ha suggerito che i bambini possono avere una diversa regolamentazione per l’accorciamento dei telomeri rispetto agli adulti, questo potrebbe renderli più vulnerabili agli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico.

I nostri risultati suggeriscono che la lunghezza dei telomeri potrebbe avere il potenziale per essere utilizzata come biomarker di danno al DNA a causa di esposizioni ambientali e/o infiammazione cronica.” afferma il prof. Balmes della University of California, Berkeley.

Scarica e leggi il documento in full text:
Traffic-Related Air Pollution and Telomere Length in Children and Adolescents Living in Fresno, CA: A Pilot Study
Lee, Eunice Y.; Lin, Jue; Noth, Elizabeth M.; More
Journal of Occupational & Environmental Medicine. 59(5):446-452, May 2017.

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Linee guida canadesi sugli inibitori della pompa protonica.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2017

Sono state pubblicate sulla rivista “Canadian Family Physician” le linee guida di pratica clinica su quando è possibile diminuire l’utilizzo di inibitori della pompa protonica.
Le nuove raccomandazioni si concentrano sugli adulti di età superiore ai 18 anni con sintomi gastrointestinali superiori che hanno ricevuto i PPI per un minimo di 4 settimane e hanno avuto una risoluzione sintomatica.
Per questi pazienti, le linee guida raccomandano che i medici dovrebbero ridurre la dose giornaliera di PPI o interrompere il farmaco e passare il paziente all’uso PPI su richiesta.

PPI

Quando i PPI sono prescritti in modo inappropriato o utilizzati troppo a lungo, possono interagire con altri farmaci prescritti in contemporanea e contribuire a non-aderenza, reazioni avverse, interazioni farmacologiche, accessi e ricoveri in reparti di emergenza” affermano gli autori.

Scarica e leggi il documento in full text:
Deprescribing proton pump inhibitors – Evidence-based clinical practice guideline
Barbara Farrell, … et al.
Can Fam Physician. 2017 May;63(5):354-364.

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Alzheimer: scoperto un trattamento per prevenire la perdita di memoria negli animali.

Posted by giorgiobertin su maggio 24, 2017

I ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’IRCCS – Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri in uno studio è pubblicato sulla rivista “Journal of Controlled Release”, hanno scoperto un trattamento in grado di prevenire la perdita di memoria in modelli animali.

JCR-cover

Agendo prima della comparsa dei sintomi sarà possibile prevenire la perdita di memoria che caratterizza la malattia di Alzheimer. In particolare i liposomi multifunzionali prevengono la perdita della memoria se somministrati molto precocemente, prima della comparsa dei sintomi della patologia. Amyposomes cosi si chiamano queste nanoparticelle, rallentano l’accumulo nel cervello del beta-amiloide grazie a un effetto di “scarico” periferico nel fegato e nella milza (“sink effect”), impedendo così l’aumento dimensionale delle placche nel cervello e la comparsa dei sintomi della malattia.

Abbiamo dimostrato la possibilità di prevenire la perdita di memoria – spiega il professor Massimo Masserini, dell’Università di Milano-Bicocca – uno dei problemi più devastanti nei malati di Alzheimer. La cura non è applicabile già oggi all’uomo, nonostante questo sia il nostro obiettivo per il futuro. Visto che il trattamento sembra funzionare al meglio se si agisce molto precocemente, prima della morte dei neuroni, per individuare i pazienti in questo stadio dovranno essere sviluppati sistemi diagnostici molto sensibili, in grado di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi“.

Leggi abstract dell’articolo:
Multifunctional liposomes delay phenotype progression and prevent memory impairment in a presymptomatic stage mouse model of Alzheimer disease
Simona Mancini | Claudia Balducci | Edoardo Micotti | Daniele Tolomeo | Gianluigi Forloni | Massimo Masserini | Francesca Re
Journal of Controlled Release Volume 258, 28 July 2017, Pages 121–129  https://doi.org/10.1016/j.jconrel.2017.05.013

Fonte: Università di Milano-Bicocca

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Tumori della mammella – linee guida.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

Il Collegio Italiano dei Senologi sta pubblicando le linee guida 2017-2018 sulla diagnosi, trattamento e riabilitazione dei tumori della mammella. Il Collegio è un organo della Scuola Italiana di Senologia Onlus.

La Scuola Italiana di Senologia è stata fondata nel 1984 da Umberto Veronesi per contribuire a migliorare il livello di qualità delle diagnosi e delle cure dei tumori della mammella. La Scuola opera da allora in diversi settori: formazione, informazione ed educazione sanitaria, editoria scientifica.

Tumori-mammella-cover

CAPITOLI

Capitoli in fase di revisione e presto disponibili

  • Diagnosi
  • Terapia chirurgica
  • Terapia medica

Fonte: Collegio Italiano dei Senologi

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BSG: Guida alla decontaminazione degli endoscopi.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

Sono state pubblicate in aggiornamento a cura del British Society of Gastroenterology le linee guida sulla decontaminazione degli apparecchi per endoscopia gastrointestinale (endoscopi flessibili).
colonscopia

Il documento stabilisce i livelli di decontaminazione e i programmi di decontaminazione. Sottolinea la necessità della formazione del personale sanitario per i processi di decontaminazione e di tenere conto delle competenze adeguate per il loro ruolo. Sancisce la necessità di sistemi di controllo per garantire che i processi di decontaminazione siano adatti allo scopo e soddisfino gli standard richiesti.

Scarica e leggi il documento in full text:
BSG GUIDANCE FOR DECONTAMINATION OF EQUIPMENT FOR GASTROINTESTINAL ENDOSCOPY – update 2017
British Society of Gastroenterology Endoscopy Committee

Fonte: British Society of Gastroenterology

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Nuova terapia per la degenerazione maculare umida legata all’età.

Posted by giorgiobertin su maggio 23, 2017

I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, in uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet“,affermano che una terapia genica sperimentale che utilizza un virus per introdurre un gene terapeutico nell’occhio è sicura e può essere efficace nel preservare la vista nelle persone con degenerazione maculare umida legata all’età (Amd). La degenerazione maculare senile è una malattia complessa in cui più difetti genetici e fattori ambientali provocano la degenerazione della retina e graduale perdita della visione centrale.

Macula

Lo studio clinico di fase 1 ha coinvolto 19 uomini e donne, di 50 anni o più con AMD umida avanzata.

Abbiamo utilizzato un virus, simile a quello del raffreddore comune, ma alterato in laboratorio in modo che non sia in grado di causare malattie, come carrier per un gene e l’abbiamo iniettato nell’occhio” afferma Peter Campochiaro, della Johns Hopkins University School of Medicine che poi aggiunge: “Il virus penetrando nelle cellule retiniche deposita il gene che trasforma le cellule in fabbriche per produrre una proteina terapeutica, chiamata sFLT01“.

L’iniezione intravitreale di AAV2-sFLT01 sembrava essere sicura e ben tollerata a tutti i dosaggi. Una terapia innovativa che apre nuove speranze di cura per i pazienti affetti da questa patologia.

Scarica e leggi il documento in full text:
Intravitreous injection of AAV2-sFLT01 in patients with advanced neovascular age-related macular degeneration: a phase 1, open-label trial
Jeffrey S Heier, Saleema Kherani, Shilpa Desai, Pravin Dugel, …… + al.
The Lancet Published: 16 May 2017 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30979-0

This trial is registered with ClinicalTrials.gov, number NCT01024998.

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Nuove linee guida sull’ecocardiografia per la stenosi aortica.

Posted by giorgiobertin su maggio 22, 2017

L’European Association of Echocardiography e l’American Society of Echocardiography hanno pubblicato le nuove raccomandazioni relative all’uso dell’ecocardiografia nella valutazione della stenosi aortica (aortic stenosis, AS). Il documento è un aggiornamento della linea guida pubblicata nel 2009, ed è disponibile sulla rivista “Journal of the American Society of Echocardiography“.
L’ecocardiografia è la principale modalità di diagnostica per immagini non invasiva utilizzata per valutare l’AS.

 

vidloop

Scarica e leggi il full text del documento.
Recommendations on the Echocardiographic Assessment of Aortic Valve Stenosis: A Focused Update from the European Association of Cardiovascular Imaging and the American Society of Echocardiography
Helmut Baumgartner, FESC, (Chair), Judy Hung… et al.
Journal of the American Society of Echocardiography Volume 30 Number 4 372-393, http://dx.doi.org/10.1016/j.echo.2017.02.009

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Create in laboratorio le staminali del sangue.

Posted by giorgiobertin su maggio 21, 2017

Due gruppi di ricerca sono riusciti a ottenere in laboratorio cellule staminali progenitrici di tutte le cellule del sangue. Il primo gruppo, guidato dal prof. Shahin Rafii del Weill Cornell Medical College, a New York, ha trasformato cellule mature di topi in cellule staminali del sangue completamente sviluppate.

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This image shows reprogrammed hematopoietic stem cells (green) that are arising from mouse cells. These stem cells are developing close to a group of cells, called the vascular niche cells (gray), which provides them with the nurturing factors necessary for the reprogramming. Image credit: Dr. Raphael Lis/Flow Cytometry and Microscopy Core, Starr Foundation, Tri-Institutional Stem Cell Derivation Laboratory.

Nel secondo lavoro il prof. George Daley del Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts, ha creato cellule umane che agiscono come cellule staminali del sangue, anche se non sono identiche a quelle che si trovano in natura.

Dopo la produzione in laboratorio le cellule staminali sono state iniettate in topi che erano stati trattati con radiazioni per uccidere la maggior parte delle loro cellule ematiche e immunitarie, e si è constatato che gli animali si sono ripresi. Le cellule staminali hanno rigenerato il sangue, incluse le cellule immunitarie, e i topi hanno continuato a vivere nel laboratorio tutta la loro vita, più di un anno e mezzo.

I lavori, descritti su “Nature“, offrono una speranza alle persone con leucemia e altri disturbi del sangue che necessitano di un trapianto di midollo osseo ma non trovano un donatore compatibile. Se i risultati si tradurranno nella clinica, questi pazienti potrebbero ricevere versioni coltivate in laboratorio delle proprie cellule sane.

Leggi abstracts degli articoli:
Conversion of adult endothelium to immunocompetent haematopoietic stem cells
Raphael Lis,Charles C. Karrasch,Michael G. Poulos,Balvir Kunar, David Redmond,Jose G. Barcia Duran,Chaitanya R. Badwe,William Schachterle, Michael Ginsberg,Jenny Xiang, Arash Rafii Tabrizi,Koji Shido,Zev Rosenwaks,Olivier Elemento,Nancy A. Speck,Jason M. Butler,Joseph M. Scandura & Shahin Rafii
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22326

Haematopoietic stem and progenitor cells from human pluripotent stem cells
Ryohichi Sugimura,Deepak Kumar Jha,Areum Han,Clara Soria-Valles,Edroaldo Lummertz da Rocha,Yi-Fen Lu,Jeremy A. Goettel, Erik Serrao,R. Grant Rowe, Mohan Malleshaiah,Irene Wong,Patricia Sousa,Ted N. Zhu, Andrea Ditadi,Gordon Keller,Alan N. Engelman,Scott B. Snapper,Sergei Doulatov & George Q. Daley
Nature Published online 17 May 2017 doi:10.1038/nature22370

Fonti: Weill Cornell Medical College,  Boston Children’s Hospital, nel Massachusetts – Le Scienze

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EMA. Pubblicato l’Annual Report 2016.

Posted by giorgiobertin su maggio 20, 2017

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha pubblicato il Rapporto annuale 2016, che illustra i principali risultati conseguiti dall’Agenzia negli ambiti della valutazione dei medicinali, del sostegno alla ricerca e sviluppo di trattamenti nuovi e innovativi e del monitoraggio della sicurezza dei farmaci.

EMA logo

Scarica e leggi il report in full text:
Annual report 2016

Fonte: Agenzia Europea per i Medicinali (EMA)

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Gli acidi grassi polinsaturi nel sangue collegati all’invecchiamento del cervello.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

Due nuovi studi collegano gli acidi grassi polinsaturi nel sangue con l’integrità delle strutture cerebrali e le abilità cognitive che è noto diminuiscono nell’invecchiamento.

acidi-grassi-omega-3   Tabella-acidi-grassi

I ricercatori in questi studi affermano che l’assunzione di acidi grassi omega-3 e omega-6 acidi grassi può promuovere un invecchiamento sano.”Abbiamo studiato una rete primaria del cervello – la rete fronto-parietale – che svolge un ruolo importante nella intelligenza fluida e che declina molto presto, anche in un invecchiamento sano“, ha detto Zamroziewicz uno degli autori. “Sono state dimostrate correlazioni tra i livelli ematici di tre acidi grassi omega-3 – ALA, acido stearidonico e acido ecosatrienoico – e l’intelligenza fluida negli adulti“.

Parecchi studi affermano che è necessario mangiare pesce e olio di pesce per ottenere effetti neuroprotettivi da parte di questi acidi grassi particolari, questi nuovi studi suggeriscono che anche i grassi che otteniamo da noci, semi e oli possono fare la differenza nell’invecchiamento del cervello“, specifica Zamroziewicz.

Nel secondo studio, pubblicato sulla rivista “Nutritional Neuroscience“, il team ha trovato che un equilibrio di acidi grassi omega-3 e omega-6 nel sangue, fornice una robusta conservazione della memoria negli anziani. Anche in questo caso, i ricercatori hanno visto che la struttura del cervello ha svolto un ruolo di mediazione tra l’abbondanza e l’equilibrio dei nutrienti nel sangue e la cognizione (in questo caso, memoria).

In entrambi gli studi, i ricercatori hanno utilizzato modelli di acidi grassi polinsaturi nel sangue degli adulti età da 65 a 75 anni. Essi hanno analizzato la relazione tra questi modelli di nutrienti e la struttura del cervello dei soggetti e le prestazioni nei test cognitivi.

Questi due studi sottolineano l’importanza di indagare gli effetti dei gruppi di nutrienti insieme, piuttosto che concentrarsi su una alla volta“, ha detto Barbey altro autore. “Essi suggeriscono che diversi modelli di grassi polinsaturi promuovono aspetti specifici della cognizione rafforzando i circuiti neurali sottostanti che sono vulnerabili alle malattie e declino relativo all’età.”

Leggi gli abstracts degli articoli:
Determinants of fluid intelligence in healthy aging: Omega-3 Polyunsaturated fatty acid status and frontoparietal cortex structure.
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, and Aron K. Barbey
Nutritional Neuroscience Pages 1-10 | Published online: 11 May 2017 – http://dx.doi.org/10.1080/1028415X.2017.1324357

Predictors of Memory in Healthy Aging: Polyunsaturated Fatty Acid Balance and Fornix White Matter Integrity
Marta K. Zamroziewicz, Erick J. Paul, Chris E. Zwilling, Aron K. Barbey
Aging & Disease DOI: 10.14336/AD.2017.0501

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Biomarcatori nella saliva per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Posted by giorgiobertin su maggio 19, 2017

I ricercatori del Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA, in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Alzheimer Disease” hanno scoperto delle piccole molecole nella saliva che aiutano ad identificare le persone a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il prof. Stewart Graham, ha dichiarato: “Abbiamo usato la metabolomica, una tecnica più recente per studiare molecole coinvolte nel metabolismo. Il nostro obiettivo era quello di trovare modelli unici di molecole nella saliva dei nostri partecipanti allo studio che potrebbe essere utilizzati per diagnosticare la malattia di Alzheimer nelle prime fasi, quando il trattamento è considerato più efficace“.

Laboratorio

Lo studio ha incluso 29 adulti suddivisi in tre gruppi: decadimento cognitivo lieve, la malattia di Alzheimer e un gruppo di controllo. Dopo che i campioni sono stati raccolti, i ricercatori hanno identificato positivamente e con precisione, quantificandoli 57 metaboliti. Alcune delle variazioni osservate nei biomarcatori sono state significative. Da dati, è stato possibile fare previsioni per quelli a maggior rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Leggi abstract dell’articolo:
Diagnostic Biomarkers of Alzheimer’s Disease as Identified in Saliva using 1H NMR-Based Metabolomics
Yilmaz A, Geddes T, Han B, Bahado-Singh RO, Wilson GD, Imam K, Maddens M1, Graham SF
J Alzheimers Dis. 2017;58(2):355-359. doi: 10.3233/JAD-161226.

Fonte: Research Institute Beaumont – Beaumont Health, MI, USA,

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Origine genetica per l’anoressia nervosa.

Posted by giorgiobertin su maggio 18, 2017

Lo sviluppo dell’anoressia nervosa è scritto nel Dna. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori padovani, in collaborazione con altri gruppi a livello internazionale (oltre 220 tra scienziati e clinici da tutto il mondo), il disturbo alimentare trova origine nei geni e più precisamente in una porzione del cromosoma 12.
La ricerca è stata pubblicata nella rivista “American Journal of Psychiatry”.

ajp-2017-174

Attraverso l’analisi del Dna di 3.495 persone affette da anoressia nervosa e di altri 10.982 individui sani provenienti da diversi Paesi è stato possibile isolare sul cromosoma 12 il primo “locus genico” (una specifica porzione legata alla malattia). Il locus genico dell’anoressia nervosa si chiama Rs4622308 e si trova in una regione che era già conosciuta per ospitare anche le sequenze genetiche legate al diabete giovanile e alle malattie autoimmuni.

L’approccio innovativo dello studio è quello di valutare quanto il rischio genetico di una determinata malattia “correli” con il rischio genetico di altre patologie. L’anoressia nervosa è risultata significativamente correlata con il nevroticismo (disturbi d’ansia, depressione) e con la schizofrenia, confermando così di essere una malattia psichiatrica a tutti gli effetti». Il riconoscimento dell’anoressia nervosa come malattia che ha sia componenti psichiatriche che metaboliche potrebbe avere implicazioni importanti nel trattamento farmacologico di questa grave patologia.

Leggi abstract dell’articolo:
Significant Locus and Metabolic Genetic Correlations Revealed in Genome-Wide Association Study of Anorexia Nervosa
Laramie Duncan, Ph.D., Zeynep Yilmaz, Ph.D., Helena Gaspar, Ph.D., Raymond Walters, Ph.D., Jackie Goldstein, Ph.D., Verneri Anttila…. et al.
American Journal of Psychiatry Published online: May 12, 2017|http://dx.doi.org/10.1176/appi.ajp.2017.16121402

Fonte: Il Mattino di Padova

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