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RCOG: Linea guida sulla gestione della sindrome della vescica dolorosa.

Posted by giorgiobertin su dicembre 14, 2016

Questo orientamento, un’iniziativa congiunta Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) e British Society of Urogynaecology (BSUG), ha lo scopo di fornire informazioni basate su prove per i medici di assistenza primaria e secondaria sui sintomi e le opzioni di trattamento per la sindrome di dolore vescicale (BPS – Bladder Pain Syndrome) nelle donne.

bladder-guidelines

La BPS può essere definita come dolore, pressione o disagio nel bacino/vescica, in associazione a sintomi urinari (frequenza, urgenza, nicturia, vescica dolorosa al riempimento) della durata di almeno sei settimane, e senza alcuna causa identificabile.
La linea guida copre anche trattamenti farmacologici e ulteriori opzioni di trattamento tra cui la chirurgia una volta che tutto il resto è stato provato.

Scarica e leggi il documento in fulltext:
Management of Bladder Pain Syndrome (Green-top Guideline No. 70)

Fonte: Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG)

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Una Risposta to “RCOG: Linea guida sulla gestione della sindrome della vescica dolorosa.”

  1. DANIELA PELOTTI said

    La sindrome da vescica iperattiva, pare sia correlata a un tipo di batteri che sono stati trovati nelle urine che, fino a poco fa, si riteneva fossero sterili.

    20/05/2014
    LM&SDP

    Si è sempre popolarmente ritenuto che l’urina fosse sterile: sangue filtrato privo, per esempio, di batteri. Ma a quanto pare le cose non stanno esattamente così; anzi, i batteri presenti nell’urina possono essere associati alla vescica iperattiva – in particolare nelle donne.

    A soffrire di vescica iperattiva (OAB) sono circa il 15% delle donne. Di queste, il 40-50% non rispondono ai trattamenti convenzionali. E una possibile spiegazione di questa mancanza di risposta al trattamento può essere ricercata proprio nei batteri presenti in queste donne.

    A suggerire che dietro alla vescica iperattiva e la mancanza di risposta ai trattamenti vi sia la presenza di batteri nelle urine, sono stati i ricercatori della Loyola University di Chicago che hanno presentato i risultati del loro studio al CXIV Meeting annuale della American Society for Microbiology, che si tiene dal 17 al 20 maggio 2014 a Boston (Usa).

    «La presenza di alcuni batteri nelle donne con vescica iperattiva appare associata a sintomi di OAB», ha spiegato il dott. Evann Hilt della LU, presentando lo studio.

    Come già ribadito in un precedente articolo, la cosiddetta sindrome da vescica iperattiva (o OAB, OverActive Bladder) è una condizione comune che si manifesta con evidenti sintomi a livello urologicocome, per esempio, contrazioni involontarie, urgenza, frequenza. Vi è anche minzione frequente notturna (nocturia) e perdite incontrollate di urina (incontinenza urinaria). Le cause, tuttavia, sono spesso sconosciute.

    E’ altresì un disturbo disabilitante e causa di isolamento sociale, e in Italia interessa il 19% della popolazione (uomini e donne di tutte le età).

    Come ricordato dai ricercatori, per anni i medici sono stati istruiti a credere che l’urina fosse priva di germi. Ma già nel 2012, i colleghi del dott. Hilt e coautori dello studio, hanno scoperto che le cose non stavano esattamente così. Utilizzando metodi di rilevamento moderni, basati sul DNA, sono riusciti aindividuare batteri nelle urine che non potevano essere rilevati da tecniche di coltura standard.

    Le ricerche sono poi sfociate in questo ultimo studio in cui si sono valutati campioni di urina raccolti da 90 donne con e senza OAB, utilizzando una nuova tecnica conosciuta come “urinocoltura quantitativa ampliata” (EQUC).

    Con questo metodo, i ricercatori sono stati in grado di trovare batteri che non erano mai stati identificati dalle tecniche standard di coltura delle urine, tipicamente utilizzate per diagnosticare le sindromi del tratto urinario.

    Utilizzando l’EQUC, il dott. Hilt e colleghi hanno scoperto che i batteri della vescica in donne sane differiscono significativamente da quelli delle donne affette da OAB, suggerendo che alcuni batteri della vescica possono svolgere un ruolo nella OAB.

    «Se stabiliamo che alcuni batteri causano sintomi di OAB, potremmo essere in grado di identificare meglio i soggetti a rischio per questa patologia e prevenire o curare in modo più efficace i pazienti colpiti – ha sottolineato Hilt – Saranno necessarie ulteriori ricerche per determinare se queste differenze batteriche sono clinicamente rilevanti per i milioni di donne con OAB e i medici che le curano».

    A conclusione dello studio, i ricercatori fanno sapere che il passo successivo sarà quello di determinare quali batteri della vescica sono utili e quali sono nocivi, e come i batteri interagiscono tra loro e il loro ospite. Le informazioni ricavate saranno utili per aiutare i pazienti a rischio e quelli affetti da questo tipo di sindrome.

    Altri autori dello studio sono: Linda Brubaker, MD, MS, decano, Loyola University Chicago Stritch School of Medicine (SSOM); Paul Schreckenberger, PhD, direttore del laboratorio di microbiologia clinica, Loyola University Health System; e Alan J. Wolfe, PhD, professore di Microbiologia e Immunologia, SSOM.

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