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Un sistema bioprinting 3D per la produzione di tessuti umani.

Posted by giorgiobertin su febbraio 18, 2016

Un team di ricerca del Wake Forest Baptist Medical Center, nel North Carolina, coordinato dal prof. Anthony Atala ha messo a punto un nuovo sistema di stampa (chiamato ‘Integrated Tissue and Organ Printing System‘, Itop) che produce tessuti ‘personalizzati‘ prendendo a modello le immagini ricavate da tac e risonanze magnetiche.


The Integrated Tissue-Organ Printing (ITOP) System

Utilizzando una sofisticata stampante 3D, progettata su misura, gli scienziati, nel corso di un periodo di 10 anni, hanno dimostrato che è possibile stampare strutture dei tessuti viventi per sostituire quelli danneggiati o malati nei pazienti. Gli ugelli della stampante depositano in uno stampo, un materiale plastico biodegradabile, che serve a dare forma e robustezza al tessuto fino a completa maturazione, uno speciale ‘inchiostro’ biologico fatto di cellule immerse in una soluzione acquosa.

Per permettere la sopravvivenza del tessuto e la sua vascolarizzazione, i ricercatori hanno stampato al suo interno una rete di micro-canali che permettono il passaggio di nutrienti e ossigeno fin tanto che il pezzo trapiantato non viene pervaso da un sistema di capillari sanguigni per essere integrato nell’organismo. I ‘pezzi di ricambio‘ sono stati impiantati con successo sotto pelle nei topi e, a distanza di mesi, hanno mostrato non solo di essere ancora in buone condizioni, ma perfino di aver intrapreso un processo di integrazione con i tessuti vicini, con la formazione di nuovi vasi sanguigni e nervi.

I nostri risultati indicano che la combinazione di bio-inchiostro, in combinazione con micro-canali, offre l’ambiente giusto per mantenere le cellule vive e per sostenere la crescita delle cellule e dei tessuti“, ha detto il prof. Atala.

Leggi abstract dell’articolo:
A 3D bioprinting system to produce human-scale tissue constructs with structural integrity
Hyun-Wook Kang, Sang Jin Lee, In Kap Ko, Carlos Kengla, James J Yoo & Anthony Atala
Nature Biotechnology Published online 15 February 2016 doi:10.1038/nbt.3413

Fonte ed approfondimenti: Wake Forest Baptist Medical Center

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